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Le funzioni del sistema finanziario

Che cos’è il sistema finanziario


il sistema finanziario è l’insieme organizzato dei mercati intermediari strumenti finanziari esso rappresenta La
struttura attraverso la quale viene svolta l’attività finanziaria ovvero la produzione e L’offerta dei servizi
finanziari. un sistema finanziario efficiente rappresenta un elemento fondamentale per lo sviluppo dell
economia reale.

Il sistema finanziario si basa su quattro componenti fondamentali:

1. Gli strumenti finanziari: sono una particolare tipologia di contratto aventi per oggetto diritti
patrimoniali e non.
2. I mercati finanziari: sono dei mercati nei quali vengono negoziati gli strumenti finanziari.
3. Gli intermediari finanziari: sono una particolare tipologia di impresa caratterizzato da attività principale
concernente la produzione e la negoziazione di strumenti finanziari; offrono anche servizi legati alla
circolazione degli strumenti stessi.
4. Autorità di vigilanza: svolgendo il sistema finanziario la sua attività in un ambito di regole e controlli,
l'autorità di vigilanza è preposta al controllo di modeste.

Il sistema finanziario realizza tre fondamentali processi del funzionamento dell’economia:

 Regolamento degli scambi


 Accumulazione del risparmio finanziamento degli investimenti
 Gestione dei rischi

Natura e le caratteristiche degli strumenti finanziari


Gli strumenti finanziari sono una particolare tipologia di contratto che contengono diritti patrimoniali; in alcuni
casi contengono anche i diritti non patrimoniali, come accade per le azioni con i relativi poteri amministrativi.

Gli strumenti finanziari, dunque, sono una forma di rappresentanza della ricchezza reale, una forma che ne
rende molto più semplice il trasferimento e la detenzione. Dunque gli strumenti finanziari sono una forma di
partecipazione cartolare alle ricchezze di un paese; la detenzione della ricchezza attraverso gli strumenti
finanziari rende possibile la partecipazione redditi futuri delle imprese a singoli investitori, senza la detenzione
effettiva e materiale dei cespiti; inoltre investitore gode di una gamma di scelte di investimento notevolmente
maggiore e più ampia.

Gli strumenti finanziari hanno quattro principali funzioni:

1. Denominazione della ricchezza: solitamente il singolo investitore a fondi disponibili solamente per
l'acquisizione di una piccola frazione del valore di un'azienda o della spesa sostenuta dalla pubblica
amministrazione. Venendo questo valore incorporato in strumenti finanziari è possibile definirne una
quota unitaria per un ammontare sufficientemente piccolo da poterlo rendere disponibili anche i
piccoli investitori
2. Trasferimento della ricchezza: essendo la ricchezza rappresentata da strumenti finanziari, il suo
trasferimento è molto più rapido; difatti la circolazione degli strumenti finanziari molto più rapida e
semplice rispetto alla circolazione e trasferimento della ricchezza reale.
3. Diversificazione del rischio: gli strumenti finanziari rappresentano delle quote di ricchezza reale e per
questo motivo sono intrinsecamente rischiosi: gli investitori vedranno soddisfatti loro diritti solamente
se le attività finanziarie raggiungeranno i risultati sperati. L'esposizione al rischio è sicuramente più
sopportabile se ogni investitore è in grado di ripartire la propria ricchezza su più investimenti, su un più
alto numero di impieghi, piuttosto che destinarli interamente ad un singolo Investimento. Gli strumenti
finanziari sono alla base della possibilità di impiegare le proprie risorse su una molteplicità di impieghi.
4. Separazione del rischio: ogni strumento finanziario può essere costruito è definito in maniera tale da
incorporare determinati livelli di rischio; possono essere disegnati quindi strumenti a basso rischio
come i titoli di credito dove termini oppure strumenti ad alto rischio come le azioni di società con
prospettive incerte ma con rendimenti potenzialmente alti. tra questi due estremi si colloca un'ampia
gamma di strumenti intermedi.

La regola fondamentale è che a rischi più alti devono essere correlati aspettative di reddito più alte.

Inoltre si può affermare che questa ampia gamma di alternative di strumenti finanziari risponde agli interessi e
le necessità degli emittenti ma, al contempo, anche delle diverse categorie di investitori che si differenziano per
la differente propensione al rischio.

Guardando la natura dei diritti patrimoniali incorporati degli strumenti finanziari, possiamo distinguere
strumenti con varie funzioni:

 strumenti con funzione di trasferimento delle risorse, come credi tu azioni


 Strumenti con funzione di mezzo di pagamento
 Strumenti con funzioni di gestione dei rischi

La produzione di strumenti finanziari richiede competenze informazioni strutture specifiche e tendenzialmente


è un'attività svolta dagli intermediari finanziari. Gli strumenti finanziari sono caratterizzati da alcuni elementi
tecnici come: modalità di remunerazione, garanzia, modalità di rimborso, scadenza, eccetera; tutti questi
elementi determinano i diritti patrimoniali e non contenute nei contratti. I contenuti tecnici ed economici degli
strumenti finanziari possono essere riassunti in due dimensioni:

 Rischio
 Rendimento

Sulla base della combinazione di questi due elementi gli strumenti finanziari possono essere collocati su un
ipotetica curva di mercato, nella quale rischi crescenti sono correlati a rendimenti più alti. Si ha quindi un
premio di rendimento per ogni unità aggiuntiva di rischio.

L’ampia della gamma degli strumenti finanziari disponibili facilita la copertura degli sbagli schemi di
preferenza Da creditori debitori: da quelli più aperti a rischio a quelli che ricercano una maggiore esposizione
ad esso.

Le funzioni e le categorie degli intermediari finanziari


Gli intermediari finanziari sono una particolare tipologia di imprese specializzate nelle attività di produzione
offerta di servizi finanziari; Parte significativa di questi servizi corrisponde all emissione di uno strumento
finanziario da parte di un intermediario, il quale può essere debitori e creditori. Intermediari finanziari svolgono
servizi finanziari che si incorporano in appositi strumenti finanziario, rappresentativi di crediti o debiti
dell'intermediario stesso.

C’è una parte dei servizi finanziari offerti da intermediari che non è connessa per lo meno in modo diretto con
l'emissione di strumenti finanziari e nemmeno la circolazione di questi; si parla di casi in cui i servizi finanziari
sono servizi di consulenza: intermediario si specializza nella gestione del risparmio e fornisce il risparmiatore il
supporto tecnico alle scelte che costui deve compiere; si hanno casi in cui intermediari agiscono i ruoli da
organizzatori di operazioni di finanziamento o finanza straordinaria.

Più generalmente gli intermediari finanziari si possono distinguere in base ai contenuti prevalenti dell'attività
che codesti svolgono:

 Intermediari creditizi: svolgono prevalentemente attività di credito verso soggetti con fabbisogno
finanziario
 Intermediari mobiliari: svolgono attività legate all'emissione alla negoziazione e alla gestione degli
strumenti finanziari cosiddetti mobiliari, negoziati nei mercati mobiliari
 Intermediari assicurativi: svolgono attività di gestione dei rischi puri nel settore dei danni nel settore
della vita; Svolgono anche attività di natura previdenziale.

Le funzioni l’articolazione dei mercati finanziari


Mercati finanziari sono delle strutture di scambio e quali sono specializzati nel collocamento della negoziazione
degli strumenti finanziari; in base alla natura degli strumenti finanziari trattati possiamo distinguere vari tipi di
mercati:

 mercato valutario: mercato nel quale avviene lo scambio di capitali denominati in valute diverse;
 Mercato monetario: mercato nel quale vengono negoziati i titoli a breve termine;
 Mercato obbligazionario;
 Mercato azionario;
 Mercato dei derivati: in questo mercato avvengono scambi di strumenti finanziari derivati, la cui
funzione e la gestione dei rischi

Generalmente la funzione principale gli altri mercati e il trasferimento di risorse finanziarie da soggetti
investitori a soggetti emittenti gli strumenti.

Quali funzioni svolge il sistema finanziari


Tali funzioni soddisfano specifiche esigenze del sistema economico, rendendo così possibile lo sviluppo dei
processi produttivi e distributivi: il regolamento monetario degli scambi, il trasferimento delle risorse
finanziarie dalle unità in surplus (risparmiatori) a quelle in deficit, il trasferimento e la gestione dei rischi.

 L’offerta di strumenti di regolamento degli scambi

Un sistema che basa la propria funzionalità sulla specializzazione e sulle diversità di posizioni deve disporre di
meccanismi di scambio e di regolamento degli scambi molto sviluppati ed efficienti. Uno dei fattori alla base
della funzionalità degli scambi è il sistema dei pagamenti, e quindi l’adeguatezza degli strumenti monetari
attraverso cui le transazioni commerciali e non commerciali possono essere regolate.

 L’accumulazione del risparmio e il finanziamento degli investimenti :

il trasferimento delle risorse finanziarie la crescita di un sistema economico è basata sul volume e sulla natura
degli investimenti realizzati in un determinato arco di tempo. Il volume degli investimenti finanziabili è
condizionato dalla capacità di accumulazione del risparmio. La natura degli investimenti dipende in parte dalle
scelte di allocazione del risparmio investito in forma finanziaria. Accumulazione e allocazione del risparmio
costituiscono due aspetti fondamentali dell’attività del sistema finanziario. Presuppongono che il sistema rei le
condizioni più favorevoli: alle decisioni di risparmio (propensione all’accumulazione), alle decisioni di
investimento di risparmio (quali modalità di impiego del risparmio adottare), alle decisioni di finanziamento dei
soggetti in deficit (quali soggetti finanziare).

RISCHIO: indica il grado di incertezza al rendimento futuro di un investimento.

La funzione di trasferimento delle risorse del sistema finanziario si innesta in una condizione di diversità di
posizione dei soggetti dell’economia. Alcuni di essi dispongono di potere d’acquisto in eccesso e sono disposti
a scambiarlo con potere d’acquisto futuro (risparmiatori e i detentori di ricchezza), a patto che i termini
contrattuali siano adeguati e che ne derivi un vantaggio economico (rendimento) senza sopportare rischi
troppo alti. Altri soggetti si trovano in posizione di deficit di potere di acquisto che possono risolvere utilizzando
risorse altrui, procurate attraverso contratti di finanziamento, con l’opportunità di fare investimenti reali di
ammontare superiore all’autofinanziamento disponibile. Il trasferimento dai soggetti in surplus ai soggetti in
deficit richiede che vi sia un certo grado di finanziarizzazione dell’economia, che sia cioè possibile incorporare il
reddito non consumato e la ricchezza accumulato in appositi contratti che rappresentato: per il creditore una
forma di investimento finanziario, per il debitore un modo per raccogliere risorse finanziare aggiuntive. La
finanziarizzazione produce due risultati:

 La ricchezza reale, se rappresentata da strumenti finanziari, ha un grado di liquidità e di trasferibilità molto


più elevato.

 I soggetti con funzione di investimento reale possono mobilitare risorse finanziarie ben oltre la capacità
individuale.

È comprensibile che, in un sistema elementare a ricerca diretta tra risparmiatori e utilizzatori finali, non tutti i
potenziali rapporti di trasferimento di risorse possono realizzarsi (elevati costi di ricerca, alti rischi). Il sistema
finanziario opera in diversi modi al fine di rendere funzionale ed efficiente il processo di trasferimento delle
risorse: la definizione delle forme contrattuali, lo sviluppo dei mercati come momento organizzato di incontro
di soggetti con esigente contrapposte, la produzione di informazioni di prezzo, la presenza di intermediari
finanziari in grado di svolgere funzioni integratrici dello scambio di mercato puro di offrire servizi che agevolano
la circolazione degli strumenti finanziari. Il sistema finanziario crea le condizioni (forme contrattuali, mercati,
intermediari) perché il trasferimento nel tempo e nello spazio delle risorse finanziarie avvenga in modo
efficiente.

 Le funzioni del sistema finanziario nell’ambito del trasferimento delle risorse


Elementi che rappresentano le modalità attraverso cui il sistema finanziario rafforza e rende più efficiente il
processo di trasferimento delle risorse finanziarie:

 L’informazione: se il rischio percepito dal datore di fondi è quello relativo al rimborso alla scadenza, diventa
fondamentale il meccanismo dell’informazione. È necessario avere informazioni accurate ex ante sulla
potenziale controparte per valutarne l’affidabilità, ma è inoltre necessario continuare a raccogliere
informazione ex posti rispetto alla stipula del contratto per monitorare l’utilizzo corretto dei fondi. Al tempo
stesso è necessario mettere a punto contratti che rappresentino il mezzo di pressione per il rispetto
dell’accordo stesso. Gli intermediari finanziari e i mercati organizzati hanno la funzione di ridurre il gap di
informazione cui è esposto il creditore. Due contributi: quello che serve per affrontare il problema della
misurazione del rischio (selezione ex ante e monitoring ex posti) e quello che deriva dalla funzione di
informazione di prezzo e che consente un processo allocativo decentrato guidato dai segnali di convenienza
espressi attraverso la quotazione degli strumenti finanziari. In relazione alla scrittura dei contratti un aspetto
essenziale riguarda la moltiplicazione e la standardizzazione delle forme contrattuali. I contenuti tecnici ed
economici del contratto possono essere riassunti in due dimensioni: il rendimento e il rischio. Sulla base della
combinazione rendimento/rischio i contratti finanziari possono essere classificati lungo un’ideale curva del
mercato in cui per rischi crescenti, si hanno rendimenti attesi più elevati. L’ampiezza delle forme contrattuale
disponibili nel sistema finanziario facilita la copertura degli svariati schemi di preferenza espressi da creditori e
debitori: da quelli più avversi al rischio a quelli che cercano un’alta esposizione al rischio. A seconda del tipo di
contratto, la produzione di informazione (per colmare il gap tra datore e prenditore di fondi) rappresenta un
elemento essenziale di ogni scambio finanziario e di ogni forma contrattuale.

 La liquidità: se il rischio percepito dal creditore è di avere bisogno di riutilizzare il risparmio investito prima
della scadenza del contratto, allora diventa importante il requisito della liquidità, cioè della possibilità di
smobilizzare l’investimento prima della data di rimborso fissata contrattualmente. La liquidità è funzione della
natura degli strumenti finanziari: essi possono essere negoziabili (hanno un grado di liquidità che dipende dalla
durata residua e dalla possibilità di negoziare gli strumenti in un mercato) e non negoziabili. È funzione in oltre
del tipo di strumento e della presenza di mercati organizzati, mercati in cui lo scambio può avvenire con costi di
transazione molto bassi e prezzi trasparenti. La presenza di meccanismi di liquidità contribuisce a ridurre i rischi
per il datore di fondi, a ridurre il premio di rendimento richiesto, e a rendere più agevole l’incrocio di scambi
con i prenditori di fondi.

 La trasformazione del rischio: nonostante l’informazione, la scrittura di contratti impegnativi per il debitore e
la presenza di meccanismi di liquidita, i creditori più avversi al rischio possono ritenere non finanziabile quella
parte dei prenditori di fondi che presenta livelli di rischio più elevati. Fondamentalmente, il sistema finanziario
opera una trasformazione del rischio: ciò rende possibile che il datore di fondi trovi forme di investimento che
soddisfano la sua bassa propensione al rischio; dall’altro lato, che il prenditore di fondi sia finanziabile
nonostante presenti un rischio elevato o ricorra a strumenti più rischiosi. Due meccanismi:

1. Un intermediario finanziario si interpone tra datore e prenditore di fondi, assumendo sul proprio bilancio
una parte dei rischi del prenditore (es. raccolta fondi a breve per finanziare a lungo termine). La trasformazione
del rischio presenta due aspetti distinti: il primo è la trasformazione delle scadenze, il secondo deriva che il
datore di fondi ha come controparte un intermediario finanziario, quindi rischio molto più basso.

2. I datori di fondi hanno la possibilità di impiegare il risparmio sotto forma di partecipazione a un portafoglio
di strumenti di diversi emittenti. In questo modo il rischio assunto è relativo a un insieme diversificato di
prenditori di fondi, quindi è più basso.
 La gestione dei rischi

Il rischio è l’essenza dell’attività finanziaria. Il sistema finanziario, oltre alla funzione di trasformazione del
rischio, svolge anche una funzione di gestione dei rischi. Vi sono due componenti essenziali di questa attività: i
contratti a termini e l’attività assicurativa. I contratti a termine comprendono una vasta gamma di applicazioni:
da quelli sulle merci a quelli sugli strumenti finanziari. La negoziabilità a termine delle merci è un modo per
favorire lo sviluppo degli scambi, attraverso le transazioni a termine (regolamento a una data futura di un
prezzo fissato oggi), un operatore può gestire il rischio che affronta in relazione alla sua posizione per quella
determinata merce. Il problema è rilevante, in particolare in relazione all’andamento futuro del prezzo della
merce stessa. La gestione del rischio nel senso accennato può essere fatta attraverso appositi contratti a
termine negoziati nei mercati organizzati. Il collocamento in un mercato organizzato ha la funzione di ridurre i
rischi degli operatori e di limitare i costi di ricerca delle controparti. I mercati a termine di strumenti finanziari
sono una derivazione dei mercati delle merci: l’oggetto è il rischio di una molteplicità di grandezze finanziarie: il
cambio delle valute, il prezzo dei titoli, i tassi di interesse, gli indici di borsa. L’attività assicurativa ha per
oggetto la negoziazione dei rischi puri, i rischi cioè che si manifestano sotto forma di perdite o danni futuri e
incerti nella frequenza e nella gravità. La gestione dei rischi puri tramite una polizza assicurativa comporta il
trasferimento del rischio a un intermediario specializzato (compagnia assicurativa): l’assicurato trasforma un
evento futuro dannoso e incerto nella gravità e nella frequenza in un costo certo (premio della polizza). La
compagni è in grado di far fronte ai suoi impegni di risarcimento attraverso un processo di pooling, assumendo
cioè un numero sufficientemente alto e diversificato di rischi, per il complesso dei quali è possibile prevedere
con buona approssimazione il costo complessivo. L’attività assicurativa è un fattore di sviluppo economico
perché rende possibile sopportare il rischio di molteplici attività, favorisce quindi l’iniziativa imprenditoriale e
promuove un sistema di relazioni stabile e ordinato.

La struttura finanziaria dell’economia


Lo sviluppo dell’economia monetaria
 L’evoluzione della moneta nel tempo
Dal baratto all’economia monetaria Nel tempo si sono utilizzate forme di moneta rappresentate da beni. In
epoche successive i metalli, e in particolare i preziosi, hanno cominciato a essere coniati, conferendo così al
bene una funzione specifica di mezzo di pagamento con un valore facciale. Più tardi si sono sviluppate varie
forme di circolazione cartacea. Oggi la moneta può essere definita come l’insieme dei mezzi generalmente
accettati come strumento di pagamento. La moneta è rappresentata da tutti i beni di natura reale e
finanziaria che nell’ambito di un determinato assetto istituzionale svolgono la funzione di mezzo di
scambio. In un’economia privata gli scambi erano basati sul baratto delle merci, il baratto richiede una
doppia coincidenza di prestazioni, cioè che le due controparti offrano beni di reciproco interesse e che i
beni siano divisibili. La soluzione del problema si ha quando i beni cominciano a essere scambiati a fronte di
un corrispettivo, cioè di un bene di generale accettazione; nasce in questo modo la funzione di beni-
moneta. Passaggio dal baratto allo scambio regolato da un mezzo di pagamento: perché si accresce la
possibilità di scambio, aumenta il numero dei fabbisogni soddisfatti, i tempi e i costi dello scambio si
riducono, la possibilità di scambio incentiva la produzione. Economia monetaria si riferisce
all’organizzazione di un sistema economico in cui gli scambi di beni e servizi sono regolati attraverso la
moneta. L’evoluzione nel tempo della moneta L’evoluzione della moneta è segnata fortemente dal
passaggio dalla moneta-merce alla moneta-segno. La moneta merce è inizialmente un bene; nel tempo
questo ruolo viene svolto sempre più dai metalli preziosi. Presupposto è la simmetria tra valore facciale e
valore intrinseco che può perdersi per diverse ragioni: frodi, leghe o tosatura, cambio di valore del conio.
Tutto ciò comporta l’esigenza di effettuare verifiche e di raccogliere informazioni ai fini dell’accertamento
della qualità della moneta, il suo utilizza comporta comunque dei costi e dei rischi. Il passaggio
fondamentale verso la moneta-segno si ha allorché prende piede la possibilità di sostituire la moneta-
merce con titoli rappresentativi della stessa. Il risultato è la riduzione dei costi di informazione e trasporto e
dei rischi di qualità, furti e smarrimenti. La sostituzione della moneta-merce con titoli rappresentativi si
verifica perché i mercanti del Rinascimento trovarono più economico e sicuro fare uso di certificati di
deposito piuttosto che trasferire fisicamente la moneta stessa. Nasce così la moneta-segno. Un altro
passaggio chiave si verifica quando i banchieri si rendono conto che la circolazione di certificati non
richiede l’integrale copertura metallica, è infatti molto improbabile che tutti i depositanti si presentino
simultaneamente a ritirare il loro deposito; ciò consente di fare prestiti per un importo pari a una parte dei
depositi raccolti. Nel tempo la funzione di emettere titoli utilizzabili come moneta diviene un monopolio
degli stati: nasce cosi la moneta cartacea con corso legale. Nasce poi quella che viene chiamata moneta
bancaria, la cui diffusione ha come presupposto la fiducia del pubblico nell’affidabilità dei debiti bancari
come mezzi di pagamento. Con l’Itc moneta elettronica.

I fattori che influenzano l’evoluzione della moneta

- Il costo: gli oneri da sostenere in relazione alla produzione, utilizzo e mantenimento della moneta.
L’evoluzione è segnata dalla ricerca di mezzi con costi di produzione e transazione più bassi.

- Il rischio, cioè la possibilità che un mezzo di pagamento possa generare perdite

- La funzionalità, cioè la capacità del mezzo monetario di rendere un servizio in termini di tempo di
esecuzione dello scambio, affidabilità, informazione.

 Le funzioni della moneta

- Moneta come mezzo di scambio

- Moneta come unità di conto, cioè l’unità di misurazione del valore di attività reali e finanziarie e degli
scambi

- Moneta come riserva di valore, possibilità di trasferire il valore nel tempo e di poterla utilizzare per
l’acquisto di beni e servizi.

 Che cos’è oggi la moneta


M1: in senso più restrittivo, la definizione di moneta comprende il circolante, cioè la moneta legale (banconote
e moneta metallica) detenuta dal pubblico, e i depositi monetari, cioè i depositi che per la natura del contratto
consentono un utilizzo come mezzo di pagamento (assegni).

M2: il secondo aggregato monetario rappresenta la somma di M1 e dei depositi con scadenza a 2 anni. La
componente aggiunta è rappresentata da strumenti finanziari (compresi i certificati di deposito) che non
consento al titolare un diretto utilizzo come mezzo di pagamento.

M3: rappresenta un aggregato ancora più esteso, fino a ricomprendere componenti quali i titoli di mercato
monetario, le quote di fondi comuni monetari, le obbligazioni con durata fino a 2 anni.

 I circuiti reali e i circuiti monetari


Ogni scambio si caratterizza per due flussi di segno opposto, non necessariamente simultanei: quello dei
beni/servizi dal venditore al compratore e quello della moneta dal compratore al venditore. Produttore e
utilizzatori sono collegati da un duplice circuito, uno di natura reale e uno di natura monetaria:

- Circuito dei beni/servizi e dei fattori produttivi (circuito reale) - Circuito dei prezzi
(ricavi) e delle remunerazioni del lavoro e del capitale (circuito monetario).

In più si osserva un’ulteriore distinzione tra:

- Circuito dei beni/servizi, costituito dai prodotti che vengono venduti agli utilizzatori finali (circuito reale) e dai
ricavi corrispondenti sotto forma di prezzo pagato ai produttori (flusso monetario)
- Circuito dei fattori produttivi, rappresentato dalle prestazioni di lavoro o dagli apporti di capitale (flusso reale)
e dai redditi pagati come compenso delle prestazioni stesse (flusso monetario)

I valori risultanti da questi due circuiti sono equivalenti: il valore dei beni/servizi prodotti e venduti corrisponde
alla somma delle remunerazioni che sono state pagate per la loro produzione.

Il prodotto finale (Y) può essere visto come somma del valore dei beni e dei servizi destinati al consumo (C) e
del valore dei beni di investimento utilizzati nelle attività produttive (I): Y = C + I (formula del PIL: prodotto
interno lordo, cioè un aggregato rappresentativo della produzione finale del paese e riferibile alle unità
produttive operanti all’interno del paese stesso).

IL REDDITO NAZIONALE EQUIVALENTE può essere visto nella sua ripartizione tra spesa per consumi (C) e quoti
di reddito non consumati, cioè risparmio (S): Y = C + S. Il risparmio accumulato nel sistema è
alla base delle spese di investimento. In un’economia chiusa deve essere S = I, vale a dire che la formazione del
capitale reale (I) è vincolata all’accumulazione di risparmio e che la produzione deve essere sostenuta, oltre che
dalla domanda per consumi (C), da una domanda per investimenti (I) che corrisponde al pieno utilizzo del
risparmio (S). In un’economia aperta la formazione del capitale si raccorda con l’accumulazione di risparmio e
con il saldo degli scambi del paese nei confronti dell’estero. Ciò significa che l’economia potrebbe avere un
surplus di investimenti rispetto al risparmio disponibile, il tal caso la differenza sarà finanziata con risorse
risparmiate in altri paesi (saldo negativo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti: import > export).

La struttura finanziaria dell’economia: alcuni concetti base

 Il risparmio e il patrimonio delle unità economiche


Un soggetto in un determinato intervallo di tempo presenta un equilibrio economico espresso dalla
differenza tra ricavi e costi. Tale differenza, se positiva, costituisce il risparmio.
IL RISPARMIO:
- Per le famiglie è la differenza tra i redditi percepiti e le spese per consumi;
- Per le imprese è la differenza tra ricavi e costi d’esercizio;
- Per la PUBBLICA AMMINISTRAZIONE il risparmio misura la differenza fra entrate e uscite correnti.

Il reddito si distribuisce tra spesa per consumi e risparmio (Y=C+S). Il patrimonio netto è la voce di
collegamento al conto economico, in quanto in essa si accumulano i risultati d’esercizio, cioè il saldo risparmio
 La variabile stock e la variabile flusso

Il risparmio è una variabile flusso, cioè misura la dimensione di un fenomeno nel corso di un determinato
intervallo di tempo. Il patrimonio è una variabile stock, cioè la misura di un fenomeno in un dato momento.
Questi concetti valgono per tutte e grandezze economiche.

 Attività e passività finanziarie

Strumento finanziario: contratto che prevede prestazioni di natura patrimoniale e che intercorre tra un
emittente (debitore) e un investitore (creditore). Per l’investitore, tale strumento può essere visto come un
diritto patrimoniale (insieme ad altri diritti), esso assume quindi la natura di attività finanziaria. L’investitore
vanta un diritto nei confronti del reddito e della ricchezza presenti e futuri dell’emittente dello strumento
finanziario, il quale, a sua volta, ha un impegno a soddisfare questo diritto. Il concetto di passività finanziaria è
speculare: lo stesso strumento finanziario, visto dalla parte dell’emittente rappresenta un impegno
patrimoniale, cioè appunto una passività finanziaria.
Distinte dalle attività finanziarie sono le attività reali: sono beni aventi un valore intrinseco in quanto possono
produrre servizi di utilità reale e immediata per il possessore. Le attività finanziarie non hanno un valore
intrinseco, generano redditi per il possessore ma per l’economia tali redditi non corrispondo a produzione di
beni/servizi.

 Il concetto di saldo finanziario

I + variazione Af = variazione Pf -+ S

Il saldo finanziario di una unità economica sarà definito come divario tra risparmio e investimento: SF=S-I. In
questo modo si vuole misurare il surplus o il deficit di risorse a fronte dei fabbisogni per investimenti
(rispettivamente SF > 0, SF < 0). Il caso SF > 0 rappresenta quelle che saranno chiamate unità in surplus
(riequilibrio attraverso nuovi investimenti), il caso SF < 0 le unità in deficit (ricorso a nuove passività
finanziarie).

SF = variazione Af – variazione Pf

Il SF misura quindi l’equilibrio tra disponibilità di risorse (risparmio) e utilizzo di risorse (investimenti reali).

 I settori istituzionali

Sono normalmente indicate come settori istituzionali del’economia:

- Società non finanziarie: società e quasi-società (società di persone, società semplici, imprese individuali con
più di 5 addetti) private e pubbliche.

- Società finanziarie: comprendo i soggetti che costituiscono il sistema finanziario (intermediari finanziari, le
autorità di controllo come Banca d’Italia, CONSOB e ISVAP)

- Amministrazioni pubbliche - Famiglie e istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie

- Resto del mondo

 La struttura dei saldi finanziari settoriali


- Le famiglie rappresentano il settore in surplus per eccellenza, mentre imprese e amministrazioni pubbliche
sono settori in deficit; le risorse finanziarie sono quindi trasferite dalle prime alle ultime. Il saldo del resto del
mondo indica, se negativo, un deflusso netto di risparmio dell’economia del paese verso l’estero; se positivo,
un afflusso netto.

- Nel tempo i SF si riducono progressivamente: le famiglie diminuiscono l’accumulazione del risparmio, le


imprese aumentano la capacità di autofinanziamento, le amministrazioni pubbliche riducono il deficit di
bilancio.

- SF decrescenti corrispondono a un minore fabbisogno di trasferimento di risorse finanziarie dai settori in


surplus a quelli in deficit.

 I limiti nel significato dei saldi finanziari settoriali

Descrivono l’articolazione del processo di risparmio e di investimento fra grandi comparti dell’economia.
Hanno diversi limiti, tra cui il fatto che la rappresentazione dei SF settoriali è basata su dati ex post, quindi
potrebbero esserci dei divari significanti rispetto al fabbisogno ex ante (ad es. le unità finali possono cercare
strumenti finanziari che il mercato non offre o vi sono divergenze di aspettative). Se si verifica qualcosa del
genere, le conseguenze sono:

- Effetto di quantità: alcuni operatori modificano le preferenze ex ante

- Effetto composizione: il mix di AF e/o delle Pf degli operatori che non trovano gli strumenti desiderati viene
cambiato.

Il sistema finanziario, attraverso la capacità di soddisfare la domanda delle unità finali, svolge un ruolo chiave
per le performance dell’economia reale.

 I parametri di valutazione della struttura finanziaria dell’economia

La struttura finanziaria dell’economia è riassumibile nell’insieme di elementi che descrivono il


comportamento finanziario delle unità economiche finali e nell’insieme dei caratteri strutturali e funzionali del
sistema economico. Inoltre:

- Il grado di separazione tra funzione di risparmio e funzione di investimento (∑ |SFi / PIL|): la sommatoria in
valore assoluto dei SF dei diversi settori dell’economia esprime la misura della dissociazione delle due
funzioni: dato il risparmio nazionale, la sua concentrazione presso le unità che non investono comporta una
funzione di trasferimento più ampia.

- Il rapporto di interrelazione finanziaria (Af/Ar): indica il grado di sviluppo dell’economia finanziaria e


sottintende l’ipotesi di una relazione significativa tra sviluppo economico e sviluppo finanziario.

- Il rapporto di intermediazione finanziaria (Af intermediate / Af): misura l’importanza relativa delle attività
finanziarie emesse da intermediari, rispetto al totale delle attività finanziarie. Segnala quindi il peso degli
intermediari nei circuiti finanziari.

La struttura finanziaria dell'economia e l’intermediazione finanziaria

 I fattori determinanti del livello dei saldi finanziari


Il livello dei saldi è alla base del fabbisogno di trasferimento delle risorse finanziarie in un sistema
economico; quindi è importante per capire il modo di operare del sistema finanziario e il modello di
finanziamento dell’economia. In termini generali, si può assumere che ogni settore occupi una posizione
che si colloca fra due estremi:

- Equilibrio finanziario: con S = I e quindi SF = 0

- Divergenza finanziaria: con S = 0 e quindi SF = I, oppure con I = 0 e SF = S.

La dimensione dei saldi settoriali è tanto più elevata quanto più ci si avvicina alla situazione del secondo
tipo. A sua volta, ciò dipende dalle condizioni strutturali della distribuzione del reddito tra settori e da altri
fattori istituzionali.

 La dimensione dei saldi finanziari e il fabbisogno di trasferimento

Una situazione di divergenza finanziaria sottintende quindi una specializzazione settoriale: alcuni settori si
caratterizzano per la funzione di accumulazione del risparmio, altri per la funzione di investimento: si
verifica così quella che viene chiama dissociazione risparmio-investimento: indica una situazione per cui chi
ha le risorse non le impiega direttamente in investimenti reali, chi fa gli investimenti non ha le risorse
sufficienti per finanziarli. Si tratta di metter in relazione le due relazioni, nasce così la condizione
fondamentale per lo sviluppo dei circuiti finanziari fra unità in surplus e unità in deficit e cioè un processo
allocativo efficiente. La funzione allocativa è una delle ragion d’essere del sistema finanziario.

 Altri fattori esplicativi del volume di attività finanziaria

Anche se ci troviamo in condizione di equilibrio finanziario in un determinato settore vi sarebbe comunque


bisogno di trasferimento per diverse ragioni:

- Le attività finanziarie hanno, oltre a funzioni di finanziamento/investimento anche una funzione


monetaria e anche funzioni di gestione di rischi;

- SF = 0 indica un equilibrio del settore; naturalmente nulla ci dice circa la distribuzione dei saldi delle
singole unità che compongono il settore. A livello di infrasettore vi può essere un fabbisogno di
trasferimento importante, che nel dato settore scompare per la compensazione tra posizioni negative e
positive;

- Un’unità economica con SF = 0 può avere ugualmente fabbisogno di trasferimento;

- Inoltre un’unità economica in equilibrio può avere un fabbisogno di servizio finanziario per gestire lo
stock (ricomposizione di portafoglio).

 Il fabbisogno di trasformazione delle risorse finanziarie

Cosa accade quanto i portafogli di Af e Pf dei settori hanno composizioni fra loro incompatibili? Se per
esempio le Af preferite dalle unità in surplus sono prevalentemente a breve termine, mentre la
domanda di fondi (Pf) dei prenditori è prevalentemente a lunga scadenza, come possono chiudere i
circuiti di trasferimento delle risorse? In queste condizioni, il trasferimento delle risorse non può
evidentemente avvenire in modo diretto con l’emissione di uno strumento finanziario da parte delle
imprese da collocare presso le famiglie. I circuiti finanziari devono essere organizzati in modo da
rendere possibile il finanziamento a lungo termine con una posizione di credito iniziale a breve. In altri
termini avviene quella che è definita come trasformazione delle risorse finanziarie, che fa riferimento a
diverse funzioni dei sistemi finanziari. La prima è rappresentata dalla trasformazione delle scadenze e
serve per risolvere l’incompatibilità tra preferenze delle unità in surplus e di quelle in deficit. La
seconda è la trasformazione dei rischi, nel senso che non tutte le unità in surplus sono disposte a
investire direttamente in strumenti finanziari emessi dalle unità in deficit (rischio dell’emittente, rischi
alti); la presenza di intermediari finanziari riduce questa difficoltà, e riduce i rischi.

 I circuiti diretti e i circuiti indiretti

Il trasferimento delle risorse dalle unità in surplus alle unità in deficit può avvenire:

- Attraverso un circuito finanziario diretto, cioè attraverso strumenti finanziari che rappresentano un
rapporto contrattuale tra l’investitore e l’emittente;

- Attraverso un circuito indiretto, cioè l’inserimento, tra le unità finali, di uno o più intermediari.

I circuiti di trasferimento diretti sono basati su strumenti finanziari di mercato che contengono rapporti
contrattuali diretti tra datori e prenditori di fondi. Il circuito di trasferimento indiretto è basato
sull’emissione di due o più strumenti finanziari: uno tra unità in surplus e intermediario e un altro tra
intermediario e unità in deficit.

Gli intermediari sono un soggetto dei rapporti contrattuali che assumono di volta in volta la posizione di
debitore e del creditore. Gli intermediari possono svolgere parte della loro attività di provvista e di impiego con
strumenti finanziari negoziati nei mercati e possono essere coinvolti nel funzionamento tecnico dei mercati
stessi, cioè nei processi di collocamento, negoziazione e pricing.

Mercati e intermediari non sono necessariamente in competizione tra loro per il controllo della maggior quita
possibile dei circuiti finanziari dell’economia; associata a questa contrapposizione vi è la consapevolezza che
mercati e intermediari sono tra loro complementari e agiscono in stretta integrazione.

Profili normativi e istituzionali dell'attività bancaria, finanziaria e


assicurativa

La nozione di ordinamento delle attività del sistema finanziario


ORDINAMENTO: insieme delle norme che disciplinano l’attività e le istituzioni dell’intermediazione
finanziaria in un dato contesto politico amministrativo.
In Italia le norme possono derivare dall’ordinamento europeo o dall’ordinamento nazionale; non esiste
un ordinamento unitario che disciplini tutte le attività ed istituzioni del paradigma strumenti-mercati-
intermediari
ORDINAMENTO ITALIANO: è coerente con l’impostazione europea e l’intermediazione finanziaria
viene regolata per segmenti o tipologie di attività; si ha:
1. Ordinamento attività bancarie e creditizie (TUB)
2. Ordinamento dei mercati degli strumenti finanziari (TUF)
3. Ordinamento delle attività di gestione di servizi di investimento (TUF)
4. Ordinamento delle attività di gestione collettiva del risparmio (TUF)
5. Ordinamento dell’attività assicurativa (CODICE DELLE ASSICURAZIONI PRIVATE)

L’obiettivo politico-istituzionale dell’UE è la creazione di un ambiente, dove si crei la libera circolazione di


persone, informazioni, capitali, merci e servizi; si tende, quindi, alla creazione di un mercato unico degli
strumenti finanziari che metta in concorrenza i diversi ordinamenti nazionali degli stati europei e i rispettivi
sistemi di intermediari. Per fare ciò, l’azione comunitaria si è preposta l’obiettivo di realizzare un sufficiente
livello di armonizzazione fra i vari ordinamenti degli stati membri, disciplinando alcuni aspetti fondamentali.

I fondamenti dell’ordinamento comunitario sono:


I. Assenza di vincoli di specializzazione degli intermediari per l’attività svolta: possibilità di
svolgere congiuntamente vari tipi di attività intermediazione
II. Attribuzione delle attività di investimento collettivo in valori mobiliari, a titolo di riserva
esclusiva, a organizzazioni specializzate
III. Regolazione del grado di separatezza tra banca e impresa industriale a monte (partecipazione
industriali nel capitale bancario) e a valle (partecipazioni del capitale bancario nel capitale
industriale)

Ogni Stato aderente agli accordi è tenuto a recepire nell’ordinamento nazionale le direttive comunitarie e a
darvi attuazione; in tale esercizio di attuazione, è dato, allo stato membro, un certo grado di discrezionalità,
necessario ad adattare le direttive europee al proprio ordinamento ed alla situazione nazionale ma che non
deve scontrarsi con il fine di armonizzare i vari ordinamenti europei (non deve essere usata tale discrezionalità
in maniera opportunistica).

LA DISCREZIONALITÀ NON PUÒ CONTRASTARE CON IL PRINCIPIO DI ARMONIZZAZIONE MINIMA.

ARMONIZZAZIONE MINIMA: condizione necessaria affinché i vari ordinamenti nazionali possano condividere
i principi di libertà di prestazione di servizio e libertà di stabilimento di ogni intermediario nel territorio
comunitario e convivere nel mercato unico. Tali principi di libertà si realizzano tramite il criterio di mutuo
riconoscimento: ogni ordinamento deve riconoscere la possibilità di ogni intermediario esterno ad esso, non
avendo sede legale lì, di operare in forza dell’ordinamento vigente nel paese di provenienza, dato che i vari
ordinamenti devono uniformarsi alle direttive comunitarie.

L’armonizzazione minima è stata il punto di partenza per la creazione del mercato unico, oggi si parla di
armonizzazione massima.

ARMONIZZAZIONE MASSIMA: evoluzione dell’armonizzazione minima e dei principi su cui essa si basa, con il
fine di rendere sempre meno frammentato lo scenario egli ordinamenti degli stati membri. Quando si parla di
massima armonizzazione si vuol dire che le regole europee non possono essere rese più stringenti di quanto già
lo siano o essere trasposte in maniera diversa nei vari ordinamenti nazionali, al fine di salvaguardare l’effettivo
livellamento.

L’ordinamento delle attività bancaria e creditizia


Per l’attività bancaria e creditizia il principale riferimento legislativo sarà il D. Lgs. N 385/1993, il c.d. TESTO
UNICO BANCARIO (TUB).

 Definizione di banca ed attività bancaria

BANCA: impresa autorizzata all’esercizio dell’attività bancaria (art.1 c.1). Esercitano, oltre all’attività
bancaria, ogni altra attività finanziaria( quelle ammesse al mutuo riconoscimento) , seconda la
disciplina propria di ciascuna, e attività connesse e strumentali. Dalla disciplina del TUB si può evincere
che possano esistere diversi modelli di Banca (dalle più semplici, che sdolgono il minimo indispensabile
per essere definite tali, alle più complesse che offrono una ampia diversificazione dei servizi e
garantiscono tutte le attività ammesse dal muti riconoscimento).

ATTIVITÀ BANCARIA: la nozione di attività bancaria è contenuta nell’articolo 10; essa assume carattere
d’impresa, viene cioè svolta secondo principi di mercato e seguendo una logica imprenditoriale, non di
pubblico servizio. Nell’art.10 viene definita come: --

-COMMA I: “La raccolta del risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito”.

-COMMA II: L’esercizio dell’attività bancaria è riservato alle banche; tale riserva concerne, però, l’eserciio
congiunto delle due componenti dell’attività bancaria. L’esercizio disgiunto di una delle due componenti non è
riservato alla banca

-COMMA III: “Le banche esercitano, oltre all’attività bancaria, ogni altra attività finanziaria, secondo la propria
disciplina, nonché attività connesse e strumentali. Sono salve le riserve di attività previste dalla legge.”

L’attività bancaria ha, quindi, natura composita ; le due componenti sono:

1) RACCOLTA DEL RISPARMIO: è definita, nell’art. 11 c.1 del TUB, in questa maniera: “è raccolta
del risparmio l’acquisizione di fondi con obbligo di rimborso, sia sotto forma di depositi, sia sotto altra
forma”. Le caratteristiche principali sono:

a) RACCOLTA DIFFUSA: la raccolta del risparmio è rivolta ad un numero elevato di potenziali investitori
e con forme di contrattazione standardizzata

b) DIRITTO AL RIMBORSO: la raccolta è effettuata tramite negozi giuridici che danno al risparmiatore il
diritto di essere rimborsato

c) LA RACCOLTA È EFFETTUATA TRAMITE DEPOSITI O ALTRE FORME

Nell’art.11 sono contenute ulteriori caratteristiche della raccolta del risparmio:

-COMMA II: la raccolta del risparmio tra il pubblico è vietata ai soggetti diversi dalle banche
-COMMA III: non costituisce raccolta di risparmio tra il pubblico quella effettuata presso:

 Soci e dipendenti
 Società controllanti controllate o collegate

-COMMA IV: sono fornite situazioni nelle quali non è applicabile il COMMA II; queste sono:

 Agli Stati, agli organismi internazionali, agli enti territoriali


 Alle società per azioni ed alle società con titoli negoziati su un mercato regolamentato per la
raccolta tramite obbligazioni
 Alle imprese per la raccolta effettuata tramite banche o enti sottoposti alla vigilanza prudenziale
 Agli enti sottoposti a vigilanza prudenziale (metodologia di regole finanziarie)

2) ESERCIZIO DEL CREDITO: nel TUB non è chiarita la natura dell’esercizio del credito. Nell’articolo 1
comma 2, è presente un elenco delle attività ammesse al mutuo riconoscimento ; tra queste, del credito
nelle seguenti:

 Operazioni di prestito ( credito al consumo, factoring, cessioni pro-soluto e pro-solvendo)


 Leasing
 Rilascio di garanzie

CONCESSIONE DI FINANZIAMENTI: secondo il decreto ministeriale 17/02 n.29 2009, la concessione di


finanziamenti, sotto qualsiasi forma, è definita come la concessione di crediti (locazione finanziaria, acquisto
di crediti, credito al consumo, credito ipotecario, prestito su pegno) e rilascio di garanzie sostitutive del
credito e di impegni di firma.

ATTIVITÀ BANCARIA: ATTIVITÀ DI RACCOLTA DEL RISPARMIO TRA IL PUBBLICO, TRAMITE DEPOSITI ED ALTRE
FORME CON OBBLIGO DI RIMBORSO, ED ESERCIZIO DEL CREDITO TRAMITE ATIVITÀ DI PRESTITO E
CONCESSIONI DI GARANZIE.

 Le condizioni dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria

Una banca esiste ed è operante se e solo se riceve una formale autorizzazione dalla Banca d’Italia; le
condizioni che devono ricorrere per ricevere l’autorizzazione sono:
a) Forma societaria: S.p.a. o Società cooperativa per azioni a responsabilità limitata
b) Captale minimo: 10 mln (S.p.a.) e 5 mln per società cooperative per azioni
c) Programma con pianificazione delle attività che vuol svolgere la banca nella fase iniziale
d) Assicurazione della presenza della possibilità di una gestione sana e prudente della banca, in
relazioni ai soci con potere di controllo o le figure in grado di influenzare l’attività. Riguardo alla
garanzie della <garanzia> di una gestione sana e prudente, si snodano divere problematiche:
quando vengono presentate le condizioni, esse risultano necessarie ma non sufficienti a
garantire una gestione sana e prudente
e) I soggetti che svolgano funzioni di amministrazione, direzione e controllo devo soddisfare i
requisiti di professionalità, onorabilità ed indipendenza.

 La partecipazione al capitale delle banche: vincoli normativi e regime autorizzativo

Un importante problema delle Banche riguarda la possibilità che l’esercizio dell’attività bancaria possa
essere controllato da soggetti che siano portatori di interessi conflittuali con quello dell’istituto
bancario. Per questo motivo, questo aspetto è sottoposto al controllo delle autorità di vigilanza e
riscontra un ulteriore tutela nell’art.19 del TUB (al fine di garantire la stabilità della banca) . Nel
suddetto art. è previsto un regime di autorizzazione preventiva per l’acquisto, diretto o meno, di
partecipazioni che possano portare ad avere il controllo della banca, o comunque rivestire un ruolo di
notevole influenza all’interno e su di essa (è prevista anche per l’acquisizione di quote pari o superiori
al 10% del capitale sociale). La finalità della norma è sottoporre al vaglio delle autorità di vigilanza
l’assetto proprietario della banca, affinché venga garantita una gestione sana e prudente. Quando si
presentano potenziali acquirenti di maggioranza, i criteri di valutazione sono la qualità e la reputazione
di costui, oltre alla solidità finanziaria del progetto.

 La regolamentazione dell’attività bancaria: gli aspetti prudenziali


Il TUB, nell’art.5, attribuisce alla BANCA D’ITALIA funzioni e poteri di vigilanza, al fine di tutelare la
gestione sana e prudente delle banche, dei gruppi bancari e tutti gli altri istituti sottoposti a vigilanza;
più in generale, i poteri attribuiti a BDI sono finalizzati a garantire stabilità complessiva, efficienza e
competitività al sistema finanziario. Le modalità attraverso le quali BDI svolge i suoi poteri di controllo
sono:
a) Vigilanza regolamentare: definita nell’art.53 del TUB; con queste termine si richiama la
vigilanza prudenziale. Inizialmente, la vigilanza prudenziale si basava prettamente su
regolamenti internazionali (BASILEA 2 sul Capitale e DIRETTIVE EUROPEE IN MATERIA DI
ACCESSO ALL’ATTIVITÀ DEGLI ENTI CREDITIZI); negli anni successivi, a seguito della crisi
finanziaria 07/09, il Comitato di Basilea sulla Vigilanza Bancaria ha un nuovo impianto di
regolamentazione di vigilanza prudenziale, ampliando il controllo ad altri aspetti, oltre
l’adeguatezza del capitale delle banche: liquidità, struttura finanziaria, leverage; anche le
direttive si sono adeguate a Basilea 3
b) Vigilanza informativa: art.51 TUB; acquisizione ed analisi delle segnalazioni statistiche e dei
documenti relativi ai soggetti vigilati
c) Vigilanza ispettiva: art.54 TUB; è basata su verifiche documentali e valutazioni svolte presso le
sedi vigilate

 Nozione di gruppo bancario

Il soggetto “Banca” può assumere diversi configurazioni istituzionali: può presentarsi come un soggetto
costituito da un’unica entità societaria, completamente dedita allo svolgimento dell’attività bancaria, come
può presentarsi il caso in cui la banca è parte di una più grande articolazione chiamata gruppo bancario.

ART. 60 TUB afferma che il gruppo bancario sia composto, alternativamente, da:

-banca italiana capogruppo ed altre socetà bancarie, finanziarie e strumentali da questa controllate

-dalla società finanziaria capogruppo e dalle altre società bancarie, finanziarie e strumentali da essa
controllate, quano nell’ambito del gruppo abbia rilevanza determinante la componente bancaria e
finanziaria.

La capogruppo è il soggetto controllante delle altre società che compongono il gruppo controllate. La
struttura organizzativa del gruppo bancario può essere definita come “ gruppo integrato o strategico”,
caratterizzato da un segno imprenditoriale comune, coesione interna e direzione comune. La formula
organizzativa del gruppo bancario è proprio il presupposto per lo svolgimento di attività diversificata in
diversi ambiti del settore finanziario

-Società finanziarie: esercitano una delle attività bancarie ad esclusione della raccolta dei depositi con
obbligo di restituzione;

-Società strumentali: esercitano attività di carattere ausiliario quali quelle di gestione di immobili e di servizi
informatici.

ES: CONGLOMERATO FINANZIARIO

Le attività di intermediazione finanziaria, nel vigente ordinamento, possono essere intraprese secondo due
diversi modelli istituzionali:

-modello della “banca universale” tipo di banca che esercita congiuntamente l’attività bancaria e tutte le
altre attività finanziarie ammesse

-modello del “gruppo bancario ” consiste nello svolgimento di attività bancaria e finanziaria da parte di un
unico soggetto economico mediante società giuridicamente diverse e separate, ma dirette e coordinate per
la realizzazione di un unico progetto imprenditoriale a direzione strategica accentrata.

Il modello gruppo bancario è più efficiente nel raggiungimento di un maggior livello di diversificazione
poiché permette lo svolgimento di attività finanziarie con riserva di legge, essendo esso composto di una
molteplicità di società con diversa veste giuridica che permette di svolgere attività specifiche (assicurativa,
gestione di fondi comuni) il cui svolgimento non è consentito al soggetto “banca”.

 Altri intermediari operanti nel settore bancario e creditizio


Le banche rappresentano il soggetto più importante del settore creditizio e bancario, ma non sono le
uniche; esistono altre figure di intermediario accanto alle banche.

Basandoci sulle indicazione forniteci dal TUB possiamo far richiami su 3 casi:

1) Intermediari finanziari: figura di intermediario che si caratterizza nello svolgimento di attività


creditizia , servizi di pagamento e servizi di investimento. I casi più rilevanti sono quelli di operatori
che finanziano il settore delle imprese tramite leasing e factoring o il settore dei privati tramite
credito al consumo e prestiti personali (microcredito : finanziamento a perone fisiche o società di
persone, finalizzato all’avviamento o allo sviluppo di attività imprenditoriali o di lavoro autonomo.
MAX 25000 EURO / CONFIDI: SOGGETTI CHE SI SPECIALIZZANO NELL’ATTIVITÀ DI GARANZIA
COLLETTIVA DEI FIDI, AGEVOLANDO IL RAPPORTO DI FINANZIAMENTO TRA IMPRESE E
INTERMEDIARI, OFFRENDO MAGGIORI GARANZIE.)
2) Istituti di moneta elettronica: operatore specializzato nell’emissione di moneta elettronica,
mediante la trasformazione dei fondi ricevuti, in strumenti o dispositivi di pagamento elettronici
3) Istituti di pagamento: operatori che offrono servizi di pagamento in senso lato e possono svolgere
attività connesse come concessioni di credito e garanzie.
(emissione e gestione di carte di credito)

La disciplina dei mercati finanziari (TUF p.24)


I mercati degli strumenti finanziari sono regolati nella parte III del TUF; essi vengono distinti in:

-mercati regolamentati: generalmente in contrapposizione con quelli non regolamentati (over the counter
OTC) . I mercati regolamentati sono mercati di strumenti finanziari che operano rispettando una specifica
regolamentazione avente per oggetto l’organizzazione e il funzionamento del mercato stesso. I mercati
OTC sono, anch’essi, mercati di strumenti finanziari ma non sono sottoposti ad una specifica
regolamentazione in materia di organizzazione e funzionamento e non sono soggetti ad autorizzazione di
autorità di vigilanza.

-sistemi di negoziazione

 La trasformazione dei mercati: dalla forma pubblica al modello privatistico

Nel corso degli anni ’90 si è verificato un cambiamento nell’assetto istituzionale dei mercati: si è verificata
l’adozione di forme giuridiche, proprietarie e comportamentali di carattere privatistico. La trasformazione è
avvenuta in virtù di diversi fattori che toccano vari aspetti: economici, normativi e tecnologici. Uno dei più
importanti fattori, oltre alla volontà dell’UE di creare un mercato unico, e il conseguente principio di mutuo
riconoscimento, fu la MiFID (Direttiva 2004/39/CE). Essa applicò anche
ai mercati il principio di mutuo riconoscimento, rompendo così la simmetria tra mercati nazionali e spazio
geografico di riferimento, inoltre comportò un punto di svolta sul piano delle regole concorrenziali: cade
l’obbligo di concentrazione degli scambi nei mercati regolamentati, avvantaggiando così le alternative (sistemi
multilaterali di negoziazione e internalizzatori sistematici). Dato che i sistemi multilaterali di negoziazione
possono essere gestiti anche da intermediari abilitati, oltre alle società di gestione, dopo l’ approvazione della
MiDIF, si riduce anche la separazione tra mercati ed intermediari.
Nel contempo si ha anche un’innovazione tecnologica: si passa dai mercati fisici ai mercati telematici; questo
cambiamento, consentendo l’accesso dai mercati anche da remoto, consente la rottura dei confini spaziali e
apre la strada ad un confronto concorrenziale diretto tra mercati, ognuno interessato ad accrescere il proprio
lusso di scambi.

La connotazione privatistica dei mercati trova un punto di equilibrio nella tutela dell’interesse pubblico
all’ordinato funzionamento dei mercati.

La gestione dei mercati è considerata attività di impresa ma le società di gestione dei mercati sono sottoposte
al controllo pubblico, sia per quanto riguarda le scelte societarie, sia per quanto riguarda i principi e i contenuti
minimi che devono caratterizzare il regolamento del mercato.

 I contenuti normativi essenziali dei mercati regolamentati in Italia

Vengono esaminati:

-I mercati regolamentati e le società di gestione. Come specificato nell’art


61 del TUF, “l’attività di organizzazione gestione dei mercati regolamentati ha carattere d’impresa ed è
esercitata da società per azioni, anche senza scopo di lucro (SOCIETÀ DI GESTIONE). La società di gestione
ha, dunque, un ruolo centrale nel sistema dei mercati regolamentati e, per questo motivo, la norma indica
le caratteristiche a presidio della capacità di esercitare correttamente la sua funzione; la CONSOB deve
fissare le risorse finanziare di cui deve essere a disposizione la società e deve indicare i limiti nei quali essa
può agire svolgendo attività connesse e strumentali; il MEF, invece, deve determinare i requisiti di
onorabilità, professionalità ed indipendenza.

-Il regolamento del mercato e l’autorizzazione a operare. Il regolamento del mercato viene stabilito dalla
società di gestione e rappresenta le regole dell’attività di organizzazione e gestione del mercato (art.62
TUF); è un aspetto di autoregolamentazione ma, a bilanciare le agevolazioni del privato rispetto al pubblico,
ci sono dei contrappesi:

a) La CONSOB stabilisce i criteri generali ai quali deve uniformarsi il regolamento del mercato, riguardo ad
alcune materie come l’ ammissione di strumenti finanziari alle negoziazioni;
b) Le società di gestione devono predisporre regole e procedure trasparenti e non discrezionali e, più
specificatamente, richiede contenuti minimi sui diversi aspetti del processo di negoziazione; questi
sono:
i) Condizioni e modalità per l’ammissione alle quotazioni e per lo svolgimento delle negoziazioni
ii) Modalità di accertamento e diffusione dei prezzi
iii) Tipi di contratti ammessi alle negoziazioni

c)l’autorizzazione all’esercizio dei mercati regolamentati deve essere rilasciata dalla CONSOB, in base a
presupposti come: condizioni della società di gestione e i requisiti degli organi di amministrazione e
controllo. C’è anche la verifica della conformità dei regolamenti di mercato alla disciplina comunitaria e di
idoneità rispetto alla richiesta di trasparenza del mercato ,ordinato svolgimento delle negoziazioni e di
tutela degli investitori.

CONSOB ha pieni poteri di vigilanza sulle società di gestione e sui mercati regolamentati al fine di garantire
la presenza dell’effettiva trasparnza delle negoziazioni sul mercato
-L’organizzazione e il funzionamento del mercato. La società di gestione è chiamata a definire le forme
organizzative del mercato e a determinare le regole per il funzionamento. (TUF art 64). Deve svolgere alcuni
compiti:

1) Predisporre le strutture e l’offerta dei servizi sul mercato


2) Deve adottare le giuste misure per il corretto funzionamento del mercato e per un efficiente conrollo el
rispetto del regolamento
3) Deve prevenire ed identificare la divulgazione di informazioni fuorvianti e manipolazioni del mercato
4) Decide quali strumenti debbano essere ammessi, esclusi o sospesi dalle negoziazioni e dalla quotazione sul
mercato e quali operatori possano agire nelle negoziazioni .

L’autonomia delle società di gestione trova un limite nella consob che può richiedere informazioni
riguardo a scelte di ammissione e/o esclusione e, eventualmente, opporsi all’esecuzione di tali decisioni; in
altri casi può essere la CONSOB stessa a fare richiesta di ammissione o esclusione.

Breve inquadramento dei servizi e delle attività di investimento


I servizi e le attività di investimento sono costituiti da intermediazioni svolte da soggetti abilitati e sono
finalizzate all’impego del risparmio secondo le modalità alla scelta e alla gestione degli strumenti finanziari
impiegati.

-Le forme di intermediazione di cui si parla si rifanno, principalmente, a intermediari mobiliari;

-Gli strumenti sono identificati all’interno del TUF e comprendono, oltre agli strumenti mobiliari (categorie
di titoli del mercato di capitali), anche contratti derivati non regolarizzati (swap , contratti a termine e
quote di fondi comuni di investimento )

-Gli operatori abilitati sono alcune tipologie di intermediari ai quali il TUF riserva la possibilità di operare nel
campo dei servizi e delle attività di investimento

Le attività ed i servizi di investimento hanno come oggetto il risparmio e sono caratterizzate da


un’asimmetria informativa che penalizza l’investitore a vantaggio degli emittenti. Al fine di garantire una
tutela agli investitori ed al risparmio, sono presenti norme specifiche, oltre al diritto contrattuale, ed è stata
istituita un’autorità di vigilanza che si articola per contenuti e strumenti di vigilanza informativa,
regolamentare ed ispettiva. Le autorità di vigilanza vengono definite in base a competenze specifiche: la
CONSOB deve controllare che le regolamentazioni garantiscano trasparenza e correttezza, mentre
Bankitalia deve verificare che sia messa in atto una gestione sana e prudente, deve controllare il
contenimento del rischio e controllare la solidità patrimoniale.

 Che cosa sono le attività e i servizi di investimento?

Il TUF delinea le varie tipologie di attività e servizio di investimento nell’art 1 c.5; queste sono:

1) Negoziazione per conto proprio. L’intermediario si pone come contropartita diretta nella negoziazione per
l’acquisto e vendita di strumenti finanziari o l’attività market making ( l’intermediario quota i titoli che
rientrano nel suo ambito operativo, esponendo al mercato due prezzi: ASK ,ovvero il prezzo al quale è
disposto a vendere i propri titoli, e BID, il prezzo al quale è disposto ad acquistare; la differenza tra i due
prezzi ricade sul conto economico); in entrambi i casi l’intermediario si espone a rischi dato che opera
impegnando il proprio bilancio;
2) Esecuzione di ordini per conto di clienti. In questo caso l’intermediario agisce sul mercato per conto di
clienti e si espone a meno rischi, non impegnando il proprio bilancio;
3) La sottoscrizione e/o il collocamento, con o senza assunzione a fermo, ovvero con o senza assunzione di
garanzia nei confronti dell’emittente. L’intermediario agisce per conto di un’emittente di strumenti
finanziari, garantendole la collocazione dei titoli emessi( acquistandoli direttamente o facendoli acquistare
da terzi investitori);
4) La gestione di portafogli. L’intermediari, su mandato del cliente, si occupa della gestione di un portafogli
composto da vari strumenti finanziari, ottimizzando i risultati ottenibili, tenendo conto del rendimento e
del rischio;
5) La ricezione e trasmissione di ordini. L’intermediario che riceve l’ordine di acquisto o vendita da un cliente,
invece che eseguirlo lui stesso, lo trasmette ad un terzo intermediario.
6) Consulenza in materia di investimenti. L’intermediario offre ,ad un proprio cliente, consulenze su operazioni
da effettuare su uno specifico strumento finanziario
7) Gestione di sistemi multilaterali di investimenti. L’intermediario si occupa della gestione dei sistemi
multilaterali di negoziazione, che sono sistemi aperti a più operatori inseriscono i loro ordini di acquisto o
vendita.

Gli intermediari abilitati allo svolgimento di servizi ed attività di investimento sono abilitati anche all’esecuzione
di servizi accessori, come la concessione di prestiti finalizzati ad operazioni in sistemi finanziari. I servizi
accessori sono strettamente legati all’attività principale e consentono l’intermediario di ampliare la propria
offerta, aumentando la competitività; questi servizi, però, non sono riservati agli intermediari abilitati, quindi
c’è un contesto concorrenziale aperto

 Le imprese di investimento: soggetti, autorizzazione e svolgimento dei servizi

L’esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi di investimento è riservato alle imprese di
investimento e, previa autorizzazione della Banca d’Italia, alle banche (attività ammessa dal principio del
mutuo riconoscimento) . Le imprese di investimento si distinguono in tre categorie: quelle italiane,
denominate società di intermediazione mobiliare (SIM), quelle comunitarie e quelle extracomunitarie. Le
SIM possono prestare professionalmente nei confronti del pubblico i servizi accessori e altre attività
finanziarie, nonché attività connesse e strumentali, fatte salve le riserve di attività previste dalla legge. Alle
imprese di investimento è vietata la raccolta del risparmio fra il pubblico, ogni attività di intermediazione
dei pagamenti e l’emissione di titoli, documenti e certificati comunque rappresentativi dei diritti dei clienti.
Le società di intermediazione mobiliare devono essere iscritte a un apposito albo istituito presso la
CONSOB, che autorizza l’esercizio di servizi di investimento quando ricorrano specifiche condizioni, che
riguardano: la forma societaria, l’ammontare del capitale versato, il programma di attività, la struttura
organizzativa, i requisiti di professionalità e di onorabilità dei soggetti che svolgono funzioni di
amministrazione, direzione e controllo e i requisiti di onorabilità dei soci, oltre alla valutazione del
programma iniziale che deve descrivere le attività ed i servizi che si prepone di svolgere, le soluzioni
organizzative adottate e le procedure operative applicate,.

 Le condizioni per lo svolgimento dei servizi e delle attività di investimento


Il TUF provvede a definire sia i criteri generali sia le forme contrattuali cui devono conformarsi i soggetti
autorizzati allo svolgimento dei servizi e delle attività di investimento; si comprende da ciò la volontà del
legislatore di tutelare gli investitori e il mercato. I criteri generali si riferiscono ai seguenti aspetti:

- diligenza, correttezza e trasparenza dei comportamenti al fine di tutelare l’interesse dell’investitore

- acquisizione dell’informazione necessaria dai clienti;

- adeguatezza dell’informazione fornita ai clienti;

-sistemi di organizzazione interna in grado d garantire efficienza nello svolgimento dell’attività

- scelta e comunicazione del benchmark, cioè del portafoglio virtuale di investimento pubblicamente e
oggettivamente rilevabile;

- predisposizione di modalità organizzative idonee a prevenire rischi di conflitto di interessi;

- assicurazione al cliente di adeguate condizioni di trasparenza e di equo trattamento;

- disponibilità di risorse e procedure atte ad assicurare l’efficiente svolgimento dei servizi;

- modalità di gestione indipendente, sana e prudente;

- adozione di misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sugli strumenti finanziari e sul denaro
affidati.

Il legislatore vuole responsabilizzare le SIM e le Banche al fine di garantire la tutela per gli investitori; per
rafforzare ciò, l’onere della prova, in un eventuale giudizio di risarcimento, spetta all’intermediario e,
inoltre, vige il principio della separazione fra i patrimoni dei clienti e quello dell’intermediario.

Con riguardo alla gestione del portafogli di investimento, gli intermediari devono rispettare ulteriori regole:

-rispetto delle istruzioni ricevute dal cliente riguardo le operazioni da compiere

-diritto del cliente di recedere il contratto quando vuole

L’attività di gestione collettiva del risparmio


 Gli strumenti della gestione collettiva del risparmio
La gestione collettiva del risparmio è una modalità di gestione che consiste nel riunire gli apporti di una
molteplicità di risparmiatori per essere gestiti in forma unitaria; questo servizio si realizza attraverso la
promozione, istituzione e organizzazione di fondi comuni di investimento e l’amministrazione dei rapporti con i
partecipanti. La gestione del patrimonio degli organismi di investimento collettivi del risparmio (OICR) è dunque
la gestione collettiva del risparmio. L’esercizio della gestione collettiva del risparmio è riservato alle società di
gestione del risparmio (SGR), alle società a capitale variabile (Sicav) e alle società a capitale fisso (Sicaf).

La gestione collettiva dei risparmi comprende 3 aspetti fondamentali:

1) Gestione di un patrimonio. Insieme organico di scelte di investimento e disinvestimento avente per oggetto
le diverse componenti del portafogli e rivolte a valorizzare il patrimonio;
2) Gestione dei rischi. Processo gestionale svolto sulla base della valutazione degli obbiettivi della gestione e i
limiti prudenziali fissati dalle norme e dal regolamento degli OICR e non può prescindere da un adeguato
sistema di gestione dei rischi
3) Carattere collettivo dell’attività. Gli OICR sono costituiti da patrimoni risultanti dalla raccolta di fondi di una
pluralità di investitori

Gli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) sono rappresentate dai fondi comuni di
investimento FCI, dalle Sicav e Sicaf

- FCI: è un patrimonio autonomo, suddiviso in quote, tutte di uguale valore e uguali diritti e
proporzionali alla somma investita, di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito come
se fosse unitario da una SGR; FCI non è un ente giuridico ma il risultato della gestione collettiva
del risparmio. Possono essere definiti contrattualmente come aperti o chiusi;
(a) FCI chiusi il patrimonio e il numero delle quote è prefissato e le quote possono essere
sottoscritte solo nella fase iniziale, prima dell’operatività del fondo. Investe in strumenti
non liquidi o caratterizzati da un ciclo di vita lungo per sviluppare il loro valore
(b) FCI aperti non vi è un numero di quote prefissato e sono ammessi la sottoscrizione di
nuove quote o la richiesta di rimborso in qualsiasi momento. Le quote variano in funzione
della domanda. L’eventuale rimborso può essere richiesto senza preavviso poiché vengono
fatti investimenti in valori mobiliari con un alto livello di liquidità.
- Sicav: sono società di investimento che raccolgono i propri fondi tramite l’offerta al pubblico di
azioni proprie: La caratteristica del Sicav è che continua a raccogliere fondi anche durante la
sua attività. Lo scopo ultimo di queste società è l’investimento collettivo del risparmio
- Sicaf: società speculare alle Sicav se non che caratterizzata da un numero di azioni (attraverso
le quali raccolgono il patrimonio) fissato prima dell’emissione delle stesse. Sono a capitale
fisso.

Sicav e SIcaf sono, allo stesso tempo, sia un soggetto giuridico (società che gestiscono gli OICR) , sia il prodotto
finanziario sottoscritto dai finaziatori; quest’ultimi sono sia soci che investitori.

Gli OICR si distinguono, al loro interno, a seconda che rientrino nell’ambio di applicazione della Direttiva
2009/65/CE p nell’ambito della Direttiva 2011/61/UE; nel primo caso si parla di OICVM, nel secondo di
FIA(categoria non omogenea che comprende diverse tipologie come hedge, private equity, fondi immobiliari…).
Le Sicaf possono operare solo nell’ambito delle FIA.
1. OICM
a. OICVM
i. FCI sono sempre aperti nel ramo OICVM
ii. SICAV sempre aperti

2. FIA
a. APERTI
i. FCI
ii. SICAV
b. CHIUSI
i. FCI
ii. SICAF

 I soggetti della gestione collettiva del risparmio

Il servizio di gestione collettiva del risparmio può essere svolto da diversi soggetti, entità societarie di origine
UE, e non, che devono essere autorizzate da Banca d’Italia e CONSOB a gestire OICVM e FIA italiani; queste
sono:

 SGR
 SICAV
 SICAF
 Società di gestione UE che gestiscono OICVM italiani
 I gestori di FIA UE e non UE che gestiscono FIA italiani

SGR: svolgono servizio di gestione collettiva del risparmio nel senso che gestiscono il patrimonio e i rischi degli
OICR; ne curano l’amministrazione e la commercializzazione. Oltre all’attività principale, svolgono anche altre
attività strumentali ed utili ad integrare strategicamente l’attività principale; sono:

- Gestione di portafogli individuali su mandato dei clienti


- Consulenze in materia di investimenti
- Istituzione e gestione di fondi pensione.

Le SGR, per svolgere la loro attività, devono ricevere l’autorizzazione di Bankitalia, sentita la CONSOB, e devono
rispettare diverse condizioni:

- S.p.a.
- Capitale sociale versato non inferiore a quello minimo stabilito
- Sede statuaria e amministrativa in Italia
- I soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, controllo e gestione devono soddisfare i
requisiti di onorabilità, professionalità, indipendenza e devono essere corretti e competenti
- I soggetti che detengono quote di partecipazione rilevanti devono garantire una gestione sana
e prudente.
- Adeguatezza del programma iniziale delle SGR e l’interesse è rivolto alla consistenza e alla
sostenibilità delle scelte strategiche e organizzative

SGR, Sicav e Sicaf devono osservare alcune regole di comportamento nell’ambito della gestione:

- Diligenza, trasparenza e correttezza per garantire la tutela degli investitori e dell’integrità del
mercato
- Soluzioni organizzative idonee per garantire un efficiente tutela dal conflitto di interessi tra i
patrimoni gestiti e la salvaguardia dei diritti degli investitori degli OICR
- Risorse e procedure adeguate per garantire l’efficiente svolgimento dei servizi

Sono presenti anche vincoli all’operatività e alla politica di investimento; facciamo riferimento alla
regolamentazione della BANCA D’ITALIA sull’attività di investimento deghi OICR, in particolare alle norme di
contenimento e frazionamento del rischio,

Per quanto riguarda OICVM la disciplina prevede limiti per la scelta delle attività : quali strumenti possano
essere oggetto di investimento, controllo dei rischi, coerenza con la politica di investimento, liquidità
sufficientemente alta e definizione della perdita massima che può sire l’investitore; sono presenti, anche, limiti
massimi di investimento per categorie di investimento.

Per quanto riguarda FIA i limiti sono meno restrittivi e riguardano soprattutto OICR rivolti a investitori non
professionali; ciò perché la gamma degli OICR è notevolmente più ampia e eterogenea dunque le strategie di
investimento si indirizzano verso specifici ambiti e, quindi, c’è una maggior propensione al rischio. Per i FIA è
ammessa la leva finanziaria che permette investimenti più cospicui rispetto al patrimonio raccolto; il suo
utilizzo rappresenta un fattore di rischio poiché, un sua eccessività, potrebbe portare il sistema finanziario ad
un processo di develeraging, riduzione dell’offerta di credito e aumento della volatilità dell’economia reale.
Sono previste delle norme che limitano l’utilizzo della leva finanziaria.

Un quadro di sintesi dell'ordinamento dell’attività assicurativa

 Alcuni principi della normativa sull’attività assicurativa

Il Codice definisce le imprese di assicurazione come imprese cui è riservato l’esercizio dell’attività assicurativa
(che può essere appunto svolta solo dalle imprese assicurative). L’attività assicurativa si divide in ramo vita e
ramo danni. Una compagnia può essere autorizzata, alternativamente, a esercita o l’attività dei rami vita, o
quelle dei rami danni (principio della specializzazione). La sola parziale eccezione è data dalla possibilità di
esercitare in modo congiunto i rami vita e i rami danni malattia e infortuni. In campo assicurativo si applica il
principio dell’attività assicurativa, nel senso che le imprese di assicurazione devono limitare l’oggetto sociale
all’esercizio dell’attività assicurativa, riassicurativa e di capitalizzazione e delle operazione connesse, con
l’esclusione dell’esercizio diretto o indiretto di qualsiasi attività industriale o commerciale.

Per quanto riguarda la partecipazione al capitale, l’assunzione di partecipazioni dirette e indirette superiori al
5% nel capitale di imprese ed enti assicurativi deve essere comunicata all’ISVAP e l’assunzione di
partecipazione qualificate (più del 10%) o di controllo è comunque soggetta ad autorizzazione dell’ISVAP.
L’autorizzazione può essere negata a enti o imprese di Stati che non applichino il principio della reciprocità di
trattamento. L’autorizzazione è concessa se sussistono le condizioni per una sana e prudente gestione della
compagnia di assicurazione.

Altri profili di regolamentazione assicurativa prevedono che, al fine di tutelare la stabilità della compagnia di
assicurazione e gli interessi degli assicurati, le disposizione regolanti il contenimento del rischio della gestione
patrimoniale finanziaria disciplinano l’assunzione di rischi specifici secondo diverse configurazioni. Queste
ultime riguardano: - la concentrazione dei rischi: l’obiettivo di limitare l’eccessiva concentrazione dei rischi della
gestione patrimoniale è perseguito ponendo un tetto all’investimento in alcune classi di attività; - il rischio di
cambio: il principio della congruenza valutaria prevede che le attività siano espresse nella medesima valuta
delle passività ad esse collegate; - il rischio di interesse: si manifestano in quanto la compagnia investe
prevalentemente in attività in titoli il cui rendimento può differire rispetto al costo delle passività. Quest’ultimo
può essere assimilato al rendimento necessario affinché la compagnia sia in grado di onorare gli impieghi nei
confronti degli assicurati

 Le condizioni per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività assicurativa

Condizioni: forma di spa, società cooperativa e di muta assicurazione, possesso del capitale sociale minimo
richiesto, presentazione di un programma di attività, di una relazione tecnica, dell’atto costitutivo, dello
statuto, dell’elenco degli amministratori e dei soci, i requisiti di onorabilità dei soci e di onorabilità e
professionalità dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione e controllo. Se sussistono queste
condizioni, l’ISVAP rilascia l’autorizzazione e pubblicazione sulla GU.

 L’estensione geografica dell’attività esercitata

La compagnia autorizzata ha la facoltà di operare sul territorio nazionale e comunitario, in regime di


stabilimento e in regime di libera prestazione. Essa è sottoposta a un’unica autorità, a un unico regime
autorizzativo e di vigilanza (quello dello Stato di appartenenza), indipendentemente dalle differenti collocazioni
geografiche delle sedi. Le autorità del paese d’origine trasmettono a loro volta alle autorità dello Stato di
stabilimento la documentazione e le informazioni relative alle proprie compagnie che accedono ed esercitano
l’attività assicurativa su tale mercato.