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APPENDICE AL CAPITOLO TERZO:

Lodovico Ariosto Commissario in Garfagnana (1522-


1525) e la sua lotta alla criminalità.

Incaricato dal duca Alfonso d’Este di recarsi in Garfagnana come


commissario (ultimo avamposto del dominio ducale nel territorio della
Toscana) il poeta dovette sobbarcarsi di frequente il percorso non cer-
to agevole che da Ferrara conduceva al castello di Castelnuovo Garfa-
gnana, dimora del “feudatario ducale”, percorso definito spaventoso
assai nel passare acque e ponti et alpi.
La via Bibulca, il cui nome derivava dal latino e che significava
“percorribile da un paio di buoi aggiogati”, era a quel tempo l’unico
collegamento agevole che dalla pianura modenese permetteva di rag-
giungere Lucca: dal castello di Ferrara occorreva raggiungere “Il Fina-
le” (oggi Finale Emilia), si costeggiava il Panaro, si raggiungeva il
greto della Secchia fino alla confluenza del Dolo e del Dragone quindi
si saliva verso il fortilizio di Montefiorino, si passava dalla vecchia
Abbazia di Frassinoro e, attraversando la Selva Romanesca, si valica-
va l’impervio passo delle Radici e l’eremo di San Pellegrino per scen-
dere poi a Castelnuovo. Il percorso che il poeta definiva Via Iniqua ri-
chiedeva tre o quattro giorni, considerando le varie soste: la prima di
queste avveniva “nell’Ospitale di San Pellegrino“ (con la buona sta-
gione era possibile raggiungere qualche paese più a valle), la seconda
permetteva di raggiungere Modena e la terza “Il Finale”1.

1
Si riporta di seguito un documento datato 1584 che indica al Duca il modo per
giungere alla Garfagnana attraverso il Frignano.

Instruttione del viaggio da Fiorenza a Modena per la via delle alpi del Frignano, 22
ottobre 1584 (A.S.MO., Rettori dello stato, Frignano, b.6, relazione del governatore
Giovan Battista Rotelli al duca).

“Fiorenza
Miglia 10
Poggio, palazzo del granduca

111
Miglia 10
Pistoia
Miglia 9
Maresca, palazzo capacissimo del signore di Piombino
Miglia 2
Cavinana, castello grosso, persino al quale altre volte si poteva andare da Fiorenza in
carrozza comodamente havendovi detto signore di Piombino fatta accomodare la
strada, la quale però facilmente si guasta per potere venire da Pistoia a Maresca, et a
un altro suo palazzo che ha in detta terra. Et qui poi (senza potere fare viaggio in al-
tro modo che a cavallo, per la strettezza et tortuosità de’ passi, più et meno, secondo
la stagione, quando non si facessero accomodare prima, massimamente di qua dalle
Alpi, stato di Vostra Altezza Ser.ma, ove la strada è peggio disposta assai, per natura
del sito molto erto, persino a Fanano) si comincia a salire il monte verso le Alpi.
Miglia 1
S. Marcello, castello
Miglia 3
Lizano, castello sotto le Alpi
Miglia 5
Alla sommità delle Alpi che dividono la Toscana dalla Lombardia, nelle quali per
ordinario sono nevi grosse 5 et 6 mesi dell’anno. Et da questa sommità sono poi altre
Miglia 7 a
Fanano, castello grosso, prima terra di V.A.Ser.ma di qua dall’Alpi, a quella banda,
ove sono diversi alloggiamenti ma piccioli, se ben comodi per la qualità del luogo.
Miglia 2
Sestola, fortezza, la quale nondimeno si potrebbe lasciare da parte per esser fuori
strada, né vi essendo più di tre alloggiamenti da prevalersi, con quelli dell’ufficiale e
capitano, quali sono anco poco capaci. Da Fanano dunque, persino sotto Gaiato, ca-
stello del conte Luigi Montecuccoli di Modona, si può andare in lettiga, con ogni
poco accomodamento delle strade, et vi sono
Miglia 6
Gaiato, al quale si passa sotto un tiro d’archibugio, ne vi è commodità d’ alloggia-
mento, ma si potrebbe volgere a man manca, giongendo a Montecucolo, de’ conti de
Modona, ove è una rocca commodissima, et molto capace, non discosto più di
Miglia 2
Montecucolo, castello

112
Overo giongere in Pavulo, luogo aperto, immediato di V.A.Ser.ma, posto in una val-
le, ove si fanno diverse fiere l’anno et vi sono molti alloggiamenti, se ben non molto
comodi, o capaci et da Gaiato sono
Miglia 3 in
Pavulo, borgo di case; così di questo luogo come da Gaiato, et Montecucolo, con
poco accomodamento di strade, si può persino andare a Modena, sempre in carrozza.
Miglia 5
S.to Almasio, borgo di case del marchesato di Vignuola, ove è un buon alloggiamen-
to moderno, et assai commodo, del colonnello Tassone di Graffagnana. Vicino al
quale un miglio è un altro luogo detto
Miglia 1
Farneta, borghetto di case con hosteria del medesimo marchesato ove per bisogno
potrebbono anco alloggiare persone di non molta portata et cavalli.
Miglia 4
Gorzano, hosteria del medesimo marchesato. Qui finisce il monte e comincia il pia-
no
Miglia 10
Modena.

Vi è un'altra strada da Cuttigliano, discosto da Lizzano


Miglia 2 a
Fiumalbo, terra di V.ra A.Ser.ma ove manco è più facile il passaggio delle alpi da
tutte le stagioni dell’anno. Ma non vi è la commodità degli alloggiamenti che vi
truova facendo l’altra di Fanano. Nondimeno, perché l’Alpi di Fanano non si posso-
no passare, cominciando da dicembre et seguendo tutto aprile per la quantità delle
nevi, porrò anco la strada di Fiumalbo, se bene il luogo non ha più che tre habitationi
commode per il sito; ma per esservi la Pieve di Pelago vicina tre miglia, ove sono 5
o 6 buoni alloggiamenti si potrebbono compartire le servitù. Da Lizzano dunque a
Miglia 2
Cuttigliano
Miglia 5 alla cima delle Alpi di Fiumalbo che dividono parimente la Toscana da
Lombardia
Miglia 3
Fiumalbo, castello assai grosso, prima terra di V.ra A.Ser.ma di qua dalle Alpi.
Miglia 3
Pieve di Pelago
Miglia 12

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Le condizioni climatiche spesso ostacolavano il viaggio; quando si
raggiungevano le quote più elevate la neve costituiva un pericolo con-
siderevole: a quel tempo erano numerosi i viandanti che venivano tro-
vati morti per assideramento essendo stati sorpresi da bufere di neve
nel tentativo di attraversare il valico, ma molto più spesso il pericolo
era costituito dai briganti che in quella zona trovavano un rifugio i-
deale. Tutti e due i versanti dell’Appennino erano infestati da bande di
malviventi e violenti che terrorizzavano le pacifiche genti di monta-
gna: l’Ariosto nel 1523 scriveva al duca Alfonso: "Né al bosco né den-
tro le terre, né serrati in le case nessuno di questo paese è sicuro degli
homicidi et assassinii”.
Una delle bande più attive e temute era quella comandata da un cer-
to Bernardello che, dalla Garfagnana, spesso sconfinava nei territori
del reggiano e nella parte modenese del ducato estense. Bernardello
veniva definito dai magistrati preposti all’ordine "colpevole di tanti
omicidi, furti, assassinamenti e violentie d’ogni sorte che a volerle e-
xplicare non basterebbero altri dieci fogli appresso”. Altre numerose
bande si aggiravano nei territori più impervi dell’Appennino e queste
spesso contavano sull’omertà della gente che, per amore o per forza,
offriva loro cibo e nascondigli; l’Ariosto, non disponendo di mezzi
sufficienti (numericamente a causa dello scarso numero di “balestrie-
ri”, ma anche psicologicamente poichè molti dei suoi uomini erano
demotivati e a volte complici dei briganti) chiedeva perennemente al
duca dei rinforzi che tuttavia non venivano mai inviati.
La collaborazione con gli stati confinanti era del tutto inesistente
anzi, molto spesso, le bande venivano favorite e protette dai “signori"
vicini che cercavano in ogni modo di indebolire l’autorità ducale. Il
povero commissario Ariosto inviava alla corte innumerevoli richieste
di aiuto, ma non riceveva risposta, tanto che il 21 gennaio del 1524
lamentava "estimo non essere in nessuna memoria di vostra eccellen-
za li problemi di sopraddette terre". Invece degli aiuti attesi e sperati

Montecenere, castello del conte Alfonso Montecucoli di Ferrara ove è una buona
rocca, con altri edifici assai commodi nel castello.
Miglia 2
Montecucolo.

114
per porre freno alle prepotenze dei briganti, al commissario veniva i-
noltrata richiesta di “primizie e leccornie” per la mensa del duca e del-
la consorte Lucrezia e l’Ariosto si premurava di inviare, ad esempio,
dei funghi primaverili detti “prugnoli” dei quali il signore andava
ghiotto, pur di ottenerne la “benevolentia”.
Anche il grande poeta era entrato in un meccanismo del quale non
si era reso conto: il duca Alfonso, mediante accordi diplomatici ed in-
trighi di corte, tentava di favorire alcune bande di briganti garantendo
impunità e permessi di saccheggiare territori vicini pur di danneggiare
gli stati confinanti e perciò numerosi capibanda erano certi di poter
sfuggire alla giustizia e di rimanere comunque impuniti. L’Ariosto
minacciava spesso di abbandonare il proprio incarico poiché si rende-
va conto della impossibilità di riportare ordine e pace nella Garfagna-
na. Soltanto nel 1525, il duca Alfonso lo richiamò a corte e così il poe-
ta poté abbandonare quel paese “di aspri, selvaggi, orridi sassi abitato
da gente inculta e pullulante di briganti”.

Di seguito vengono elencate le grida enunciate da Ludovico Ario-


sto durante il suo soggiorno in Garfagnana.

-Contro i ricettatori de' banditi.

Per parte e comandamento del magnifico et generoso con-


te Ludovico Ariosto, ducal generale Commissario in Car-
fignana, per questa publica presente grida si notifica a
ciascuno et huomo particolare, di che grado o conditione
si voglia essere o sia, che non ardisca per modo alcuno di
ricettare né di dì, né di notte, né dar mangiare, né bere, né
aiuto, né favore, in modo alcuno che si possa dire, né i-
maginare, ad alcuno bandito del Stato dell'Illustrissimo
Signor Duca nostro; né con detti banditi andare in com-
pagnia, né menarli seco, né parlar, né stare, né scrivere,
né tôr lettere, né praticare in alcun modo con essi, sotto
pena di ducati cinquanta per ogni volta, et per ciaschedun
bandito, da essere applicata per li due terzi alla Camera
Ducale et l'altro terzo all'accusatore, al quale, con un te-

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stimonio degno di fede et con il suo giuramento, s'abbia a
dar fede: et chi non haverà modo di pagare la detta pena,
gli sia commutata in quattro tratti di corda; et sia obligato
ognuno particolarmente, sùbito che vederà alcun bandito,
di andare con prestezza alla chiesa più prossima e di so-
nar la campana a martello; et sia obligato ogni Comune et
ogn'uno particolarmente di detto Comune, che sia atto a
portar arme et verisimilmente possa udire detta campana,
di pigliar sùbito le sue armi, e seguitar detti banditi e pi-
gliarli o ammazzarli, e pigliandoli condurli in le forze
dell'offitio ordinario, overo del Commissario; et chi man-
cherà di exeguire questo, cascarà in la pena di ducati ven-
ticinque, da essere applicati alla Ducal Camera per li due
terzi et l'altro terzo all'accusatore, da esser pagato senza
dilatione et termine alcuno; et se alcuna persona non ha-
verà modo di pagare, se gli commuterà questa pena in tre
tratti di corda, da esserli data sùbito, senz'altra remissio-
ne.
Die 27 feb. 1522.

-Contro il metter mano all'armi in rissa o tumulto.

Per parte del Magnifico Signor Commissario Conte Ludo-


vico Ariosto, Ducal Commissario di Garfagnana, si fa
comandamento che qualunque volta accaderà che in su la
Calcinaia, o in altri lochi della terra di Castelnovo, si fac-
cia questione, rissa o tumulto, che nissuno sia ardito di
metter mani a l'arme, se non li balestrieri dello Illustris-
simo Signor nostro, e qualunque serà trovato con arme
inhastate, o spade, o pugnali nudi, caderà sùbito in pena
di 25 ducati, d'essere aplicati li dui tertii alla Camera Du-
cale, e un terzo all'accusatore; e chi non haverà modo di
pagare, haverà tre tratti di corda.
Die 14 octobris 1522.

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-Contro l'andare in armata o ver guarnigione sul Fioren-
tino.

Desiderando il nostro Illustrissimo Signor Don Alfonso,


Duca di Ferrara, Modena et Reggio, Marchese d'Este et
Conte di Rovigo, etc. di vicinar bene con li Excelsi Signori
Fiorentini, per questa presente publica grida notifica et
proibisce a ciascun suddito, di qualunque conditione si
voglia essere, o sia, che non ardisca, né presuma andare
nelle terre et loci delli prefati Excelsi Signori Fiorentini in
armata, o ver guarnigione, sotto alcun pretesto o scusa di
fattione, o parentado, o altra causa, né ardisca dare alcu-
na molestia alli sudditi d'essi Signori, altrimenti incorrerà
nell'indignatione et disgratia di Sua Excellentia et in con-
fiscatione di tutti li suoi beni, etc.
Die ultimo aprilis 1523.

-Sul doversi vendere il pane nelle botteghe, né portarlo


drieto a' viandanti.

Da parte del Magnifico Signor Conte Ludovico Ariosto,


Ducale Commissario di Carfagnana, si fa intendere ad
ogni persona che voglia far pan da vendere, che non ha-
bia a tenir fora, né a venderlo in altro loco che veramente
drento dalle porte della Terra, o vero su la Calcinaria a
loco deputato; et nissun ardisca di partirsi dalla sua bot-
tega, o dal suo banchetto, con pane, per andar drieto a'
viandanti per vendere, sotto pena di perder tutto il pane
che si troverà haver fora del loco concesso et esser con-
dennato 10 scudi per volta; da essere aplicata la mità del-
la pena all'inventore et l'altra mità da esser data per limo-
sina, etc.
Die 20 iunij 1523.

-Sopra l'amazzare i banditi.

117
Perché nessuno possa pretendere d'ignorantia, per questa
presente grida si replica, da parte del Magnifico Signor
Commissario generale in Carfagnana, che ogni bandito, o
condennato, che amazzi un altro che sia bandito per ho-
micidio, guadagnerà la gratia libera, havendo la pace da'
suoi nemici; et intanto che la pace si praticherà, haverà
un salvo condotto di poter stare nella provincia; et se a-
mazzerà un bandito, et non fusse esso bandito, né conden-
nato, guadagnerà la gratia per un ch'esso voglia, purché
non sia bandito per ribello o per assassino.
Die 3 martii 1524.

-Contro Gio. Madalena e Nicolò da Ponteccio banditi.

Per parte del Magnifico et generoso Conte Ludovico Ario-


sto, Ducal generale Commissario in Carfignana, si fa co-
mandamento ad ogni persona, di che conditione voglia es-
sere et sia, di questa ducal provincia di Carfignana, che
non ardisca, sotto pena di 50 ducati, di dar alloggiamento,
o ricapito, o mangiare, o bere a Gio. Madalena da San
Donino, né a Nicolò di Gaspar da Ponteccio. Et si notifica
a ogni persona che andrà in sua compagnia con arme, et
loro presterà favore contro chi li volesse offendere, ca-
scherà sùbito in bando della testa et confiscatione de' sui
beni, et poterà esser morto senza punitione alcuna. Et,
d'altra parte, chi amazerà li dui predetti, cioè Gio. Mada-
lena et Nicolò da Ponteccio, o vero li darà presi in mano
de l'officio, se serà bandito guadagnerà la gratia per ogni
delitto che havesse fatto, et quando non fusse bandito po-
terà cavar un altro di bando et chi più li piacerà, purché
per altro non sia bandito per ribello o per assassino.
Die decimo martii 1524.

-Sopra l'amazzare i banditi.

118
Volendo l'Illustrissimo et Excellentissimo Signor nostro
Don Alfonso, Duca di Ferrara, di Modena et di Reggio,
Marchese d'Este et Conte di Rovigo, etc. proveder che li
delitti et excessi gravissimi che ogni dì accadeno in questa
sua fidel provincia di Carfignana per causa delli banditi
che contro la voluntà di Sua Excellentia ci stanno et habi-
tano con grandissimo danno de' suoi fedeli sudditi, per
questa presente grida conferma tutto quello che per altre
gride, da parte di Sua Excellentia et del suo Magnifico
Commissario, altre volte è stato notificato circa tal mate-
ria, et appresso per questa fa intendere ch'ogni bandito
che amazasse un altro bandito di questa provincia per
homicidio, haverà la gratia di sé, et gli serà perdonato
ogni pena in la quale fussi incorso.
Die 14 maij 1524.

-Sul denunciare il grano che si ha in casa.

Per parte del Magnifico Signor Commissario si comanda,


sotto pena della disgratia di Sua Excellentia et di 50 duca-
ti per ciascheduno disobediente, che tutti quelli che hanno
grano in casa, in poca o assai quantità, che fra il termine
di una settimana lo debbino denuntiare a Sua Signoria, al-
trimenti, etc.
Die prima ianuarij 1525.

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APPENDICE AL CAPITOLO QUARTO:

La giustizia e le condanne

Che cosa accadeva al brigante o al capobanda una volta catturato


dalla giustizia?
Di seguito alcuni documenti rinvenuti dall’Archivio di Stato di
Modena che permettono di conoscere le terribili sorti del condannato
con immagini e relazioni di facile interpretazione.

La giustizia di Nonantola sui crimini commessi da Ignazio


Cremonini e Luigi Zannettini.

120
121
122
Di seguito la condanna di un tale Domenico Poggioli nell’ordine:
tanagliato, mazzolato, scannato, tagliato in pezzi e cremato.

Condanna avvenuta in Piazza Grande a


Modena. Non si conosce l’autore dei
disegni riportati in queste pagine.

(A. S. Mo.)

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124
Tanagliato al luogo de’ Delitti Mazzolato, e tagliatagli la mano destra

Tagliato in pezzi
Scannato

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Abbruciato

Gettate le sue ceneri nel fiume Tepido

I documenti originali ed inediti citati in questo appendice eviden-


ziano in maniera inequivocabile i gravi supplizi che venivano inflitti a
coloro che venivano accusati di brigantaggio. Altre pene di minor en-
tità venivano inflitte a coloro che non rispettavano le varie grida duca-
li come ad esempio la condanna ai tiri di corda: il condannato veniva

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sollevato da terra con le braccia legate alle caviglie e, improvvisamen-
te, lasciato precipitare verso il suolo: ciò provocava gravissime lesioni
ai tendini ed ai muscoli che spesso rendevano invalido il soggetto.
Con la pacificazione avvenuta al ritorno del dominio ducale, molte
delle violenti punizioni sopracitate vennero abolite.

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