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Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, ​battezzandole​ nel ​nome​ del ​Padre​ e del ​Figlio​ e dello ​Spirito Santo​,

insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla ​fine del
mondo​.
(​Mt​ ​28,19-20​)

La missione ad gentes è una delle dimensioni dell'attività della ​Chiesa​; essa risponde
al ​mandato​ di ​Cristo​ espresso in ​Mt​ ​28,19-20​.
La missione è un aspetto essenziale della fede cristiana in quanto crede il messaggio di Cristo
di importanza universale e considera tutte le generazioni della terra come oggetto della volontà
salvifica e del disegno di salvezza di Dio o, in termini neotestamentari, considera il "​regno di
Dio​" che è venuto in Gesù Cristo come destinato a tutta l'umanità​ . [1]​

La missione ad gentes
« si distingue dalle altre ​attività​ ​ecclesiali​, perché si rivolge a gruppi e ad ambienti non cristiani per
l'assenza o insufficienza dell'​annunzio​ ​evangelico​ e della presenza ecclesiale. Pertanto, si
caratterizza come opera di annunzio del C ​ risto​ e del suo Vangelo, di edificazione della chiesa
locale, di promozione dei valori del Regno. ​»
(​G​IOVANNI​ P​AOLO​ II​, ​Redemptoris missio​, ​1990​, n.34)

Uso del termine missione


La realtà della missione ad gentes è stata sempre presente nella ​storia della Chiesa​ anche se il
termine "missione" riferito in senso tecnico all'opera di evangelizzazione in ambienti non
ancora cristianizzati risale al ​XVI secolo​ . [3]​

Prima dell'uso di "missione" la Chiesa si servì di altre espressioni per indicare la stessa realtà:
"Dilatatio fidei", "Propagatio fidei", "Evangelii Praedicatio", "ministerium Verbi", "Procuratio
salutis", "Convocatio gentium", "Praedicatio apostolica"​ . Parallelamente, per indicare i
[4]​

"missionari" si usarono queste espressioni: "operarii aut ministri Sancti Evangelii",


"peregrinantes pro Christo", "nuntii evangelii", "proficiscentes ad infedeles convertendos",
"ministri Christi in gentibus" ecc.​ [5]

Gli storici spiegano l'inizio dell'utilizzo del termine "missione" facendo riferimento a ​Ignazio di
Loyola​ che propone alla ​Compagnia di Gesù​ il "voto de las misiones", cioè la disponibilità dei
suoi membri ad accettare qualsiasi destinazione e compito o "misión" in qualsiasi luogo o
territorio o "división". In effetti il termine negli scritti di Ignazio era sinonimo di "​obbedienza​"
ed indicava l'invio da parte dell'autorità competente e il luogo dove svolgere tale incarico,
senza nessuna specificazione, però, circa il luogo o i destinatari​ . [6]​

Progressivamente all'interno stesso della Compagnia si iniziò ad applicare il termine "missione"


ai ​ministeri​ che implicavano una distanza dal luogo di residenza e un accentuato dinamismo
apostolico che spingeva all' itineranza​ . [7]​

Il termine già agli inizi del ​1600​ uscì dall'ambito della letteratura ​gesuitica​ e si diffuse
velocemente, fino al punto che "missioni" sarebbe equivalso a "missioni estere", in particolare
attraverso i ​carmelitani riformati​ i quali nella riflessione su quali direzioni dare alla loro riforma
si interrogavano sugli aspetti contemplativi e apostolici della ​riforma teresiana​. Padre ​Giovanni
di Gesù Maria​, ad esempio, scrisse tra il ​1604​ e il ​1605​ ben tre opere sulla missione​ e il [8]​

padre ​Tommaso di Gesù​ diffuse il termine fuori dall'ambito carmelitano con le sue due
opere Stimulus missionum sive de Propaganda a religiosis per universum orbem
fidem (Roma ​1610​) e De procuranda salute omnium gentium(Anversa ​1613​).
L'accoglienza ecclesiale del termine dipese dai legami che i padri carmelitani ebbero con
la ​curia pontificia​ . Nel ​1599​ ​Clemente VIII​ aveva istituito una Commissione di nove cardinali
[9]​

che doveva gestire i problemi della missione e della conversione degli eretici​ ; in questa [10]​

iniziativa non solo i carmelitani furono presenti ma fu carmelitano ​Pietro della Madre di Dio​, il
"superintendens missionum" o segretario generale per incarico del quale ​Giovanni di Gesù
Maria​ scrisse i suoi lavori. Anche per questi motivi il termine "missione" entrò nel linguaggio
pontificio: ​Paolo V​ lo utilizzò nella ​bolla​ di erezione della ​Congregazione di S. Paolo apostolo
per le missioni​ (Onus pastoralis officii, del ​22 luglio​ ​1608​). La ​Congregazione de Propaganda
Fide​, sorta nel ​1622​, utilizzerà il temine "missioni" in un significato comprensivo della
conversione dei ​pagani​ e degli ​eretici​, e della pastorale straordinaria presso i cattolici (​missioni
popolari​, ad esempio)​ . [11]​

« Iltermine "missione", preso dal contesto e dal significato fornito dai gesuiti, fu utilizzato quindi per
indicare l'​apostolato​ iniziale presso i paesi non credenti in Cristo. (..) È proprio in questo periodo
dei primi anni del XVII secolo che il termine missione acquista il suo diritto di cittadinanza nella
terminologia ecclesiastica per designare le nostre odierne missioni estere. ​»
(​W​ALTER I​NSERO​, La chiesa è "missionaria per sua natura" (​AG​ 2): origine e contenuto dell'affermazione conciliare e la sua
recezione nel dopo Concilio, Roma 2007, 37.)
Così si esprime ​Bosch​ inserendo il termine nel contesto del suo inizio e della sua prima
diffusione:
« Il nuovo termine, "missione", è legato indissolubilmente, dal punto di vista storico, all'epoca
coloniale e all'idea di un incarico magisteriale. Il termine presuppone una chiesa stabilita in Europa
che invia delegati a convertire i popoli d'oltremare, e costituisce, in quanto tale, un fenomeno
collaterale all'espansione europea. ​»
(​D​AVID​ B​OSCH​, La trasformazione della missione. Mutamenti di paradigma in missiologia, Brescia 2000, 321.)

Storia
La storia della missione ad gentes si intreccia e si confonde con la storia stessa della Chiesa​ . [12]​

Le opere di storia delle missioni dell'Ottocento, risentendo eccessivamente del ​metodo


apologetico​, furono più attente alla celebrazione delle glorie dei missionari piuttosto che alle
informazioni documentarie​ . Grazie alla facoltà di ​Missiologia​ di Münster nel ​1924​ fu prodotto
[13]​

il primo lavoro scientifico ("secondo le fonti") di parte cattolica sulla storia delle missioni ad
opera di ​Joseph Schmidlin​ seguito da altre opere scientifiche impostate secondo l'ordine
[14]​

cronologico e geografico delle missioni​ . Recentemente la storia delle missioni è stata


[15]​

affrontata con un'impostazione più ​teologica​ in opere di ​missiologia​ che privilegiano l'analisi di
"modelli" o "paradigmi" missionari rispetto alla scansione geografica e cronologica​ . [16]​

Dal ​I​ al ​III secolo

Negli anni immediatamente successivi alla ​Pasqua​ l'impegno missionario della ​chiesa
primitiva​ fu indirizzato principalmente a ​Israele​ anche se non mancarono ​proseliti​ provenienti
dai ​gentili​.
La ​comunità di Antiochia​, soprattutto grazie all'opera di ​Paolo​ e ​Barnaba​, aprì già intorno
al ​40​ le prospettive della missione cristiana ad una dimensione universale accogliendo senza
distinzioni ​ebrei​ e ​gentili​. Le tensioni con la ​Chiesa di Gerusalemme​ circa il ruolo dei gentili
furono chiarite nel cosiddetto ​Concilio apostolico​ (o Concilio di Gerusalemme) (​47​ o ​48​).
La ​guerra giudaica​ (​66​-​70​) e la ​distruzione di Gerusalemme​ (​70​) portarono ad un progressivo
irrigidimento del ​giudaismo farisaico​ che rese prima difficile la partecipazione dei
giudeo-cristiani alla vita della ​sinagoga​ e infine, intorno all'​85​, impossibile dopo la
promulgazione delle ​Diciotto benedizioni​ che anatemizzavano i cristiani e gli eretici​ . La [18]​

missione della Chiesa primitiva, dunque, pur non dimenticando la necessità della missione ai
Giudei e la priorità permanente di Israele, si rivolse prevalentemente ai gentili.
La veloce diffusione del cristianesimo avvenne per "osmosi" affidata alla ​predicazione
itinerante​ e alla spontaneità dei normali rapporti personali e sociali dei singoli cristiani​ : [19]​

«I missionari più numerosi non furono i maestri di perfezione, ma spesso i più semplici tra i cristiani
con lo spettacolo di fedeltà e di forza che essi davano al mondo ​»
(​A​DOLF ​VON H​ARNACK​, Missione e propagazione del cristianesimo nei primi tre secoli, Cosenza ​1986​, 276 (orig. tedesco
1902).)
In questo primo periodo della ​storia della Chiesa​ l'attività missionaria fu spontanea, nel senso
che nasceva dalla naturale esigenza di comunicazione della fede cristiana e nel senso che non
c'era nessuna tattica predisposta di ​proselitismo​. Le ​persecuzioni​ e il ​martirio​ più che indebolire
o frenare l'espansione cristiana la rinvigorirono conferendo ancor di più agli occhi
dei ​pagani​ un'autorevolezza che veniva dalla ​testimonianza​ dell'​amore universale​. Il frutto di
questa prima espansione missionaria fu la nascita di comunità cristiane che si rendevano
progressivamente autonome con la costituzione di una propria ​gerarchia​.
Dal IV al XIII secolo
Con il riconoscimento ufficiale e la libertà di culto promossa da ​Costantino​ e ​Teodosio​ la Chiesa
fece i conti col massiccio ingresso di ​neofiti​ dovuto all'identificazione tra cristianesimo e
impero. In un impero ormai ufficialmente cristiano si fece strada la necessità di raggiungere i
popoli estranei all'impero​ . [20]​

L'​evangelizzazione​ e le ​conversioni​ dal ​IV secolo​ in poi non furono più il risultato
di ​testimonianza​ personale e persuasione. Si trattò, soprattutto per i popoli germanici,
di ​conversioni di massa​ conseguenti alla conversione dei capi. La stretta unione fra la vita dello
Stato e il culto religioso, che caratterizzava questi popoli, fece sì che la loro conversione al
cristianesimo non fosse solo un atto religioso, ma anche un atto sociale e politico.
Il primo popolo germanico che abbracciò il cristianesimo (di matrice ​ariana​, però) durante la
sua migrazione verso l'area mediterranea fu quello dei ​Visigoti​. Un altro popolo, la cui
conversione segnò la storia dell'Europa, è quello dei ​Franchi​, grazie al ​battesimo​ di ​Clodoveo I​.
I ​Longobardi​ si convertirono grazie soprattutto al ​papa Gregorio Magno​. Particolarmente lunga
e ardua fu l'evangelizzazione dei ​Sassoni​, contro i quali ​Carlo Magno​ combatte un'atroce
guerra, iniziata nel ​772​ e conclusa solo oltre trent'anni dopo.
Per approfondire, vedi la voce ​Evangelizzazione dei popoli slavi​.
Per quanto riguarda l'evangelizzazione dei popoli slavi, essa avvenne in un contesto di
concorrenza tra l'impero greco e il nuovo impero proclamato da ​Carlo Magno​. Le missioni
di ​Cirillo e Metodio​, che fin dall'inizio ebbero come destinazione Roma, intendevano ricomporre
la piena unione visibile tra le Chiese di Roma e Costantinopoli.
L'iniziativa fu assunta dai principi e dall'imperatore, l'adesione al cristianesimo dei quali aveva
una rilevanza sociale, civile e religiosa insieme. II potere politico imponeva la nuova fede con
lo stesso criterio con il quale emanava le leggi dello Stato.
La scelta del modello occidentale di cristianesimo o, all'opposto, di quello orientale esprimeva,
così, la volontà di aderire all'una o all'altra sfera d'influenza politica.
Se l'opera di cristianizzazione dei popoli germanici e slavi vide protagonisti i principi e il potere
politico sotto la responsabilità del ​Papa​ e si realizzò con metodi militari e coercitivi,
l'​evangelizzazione​ vera e propria fu opera del ​monachesimo​:
« Anche se le comunità monastiche non erano intenzionalmente missionarie (cioè create avendo per
scopo la missione), erano permeate da una dimensione missionaria. Anche senza saperlo e senza
proporselo intenzionalmente, la loro condotta era totalmente missionaria. ​»
(​D​AVID​ B​OSCH​, La trasformazione della missione. Mutamenti di paradigma in missiologia, Brescia 2000, 328.)
Il monachesimo dal ​V​ al ​XII secolo​ salvò il cristianesimo dalle ambiguità che l'alleanza con il
potere civile comportò per la Chiesa medioevale​ . [21]​

Un ruolo significativo per la missione ebbe il ​monachesimo irlandese​ (o celtico), ​San


Colombano​, in particolare. Il ​monachesimo benedettino​ condivise con quello celtico una forte
enfasi ​escatologica​ e, pur essendo più realistico, si impegnò in imprese esplicitamente
missionarie in maniera ancora più significativa dei monaci celtici.
Fu il papa ​benedettino​ ​Gregorio Magno​, in effetti, il primo a concepire una "missione estera"
pianificata mandando il monaco ​Agostino​ tra i ​pagani​ inglesi.
L'incontro tra il monachesimo celtico e quello benedettino diede vita ad un monaco
missionario, ​Bonifacio di Crediton​, che riuscì ad unire la predicazione itinerante ad una solida
organizzazione ecclesiastica​ . [22]​

In questo periodo della storia della Chiesa e della storia delle missioni uno dei principali
problemi storiografici è l'analisi degli strumenti coercitivi usati per la diffusione del
cristianesimo​ . Il testo biblico di riferimento​ , usato esplicitamente o implicitamente per
[23]​ [24]​

giustificare la coercizione al ​battesimo​ di ​pagani​ e ​giudei​ fu Luca 14,23: «Compelle intrare» ("E
costringeteli ad entrare") usato in questo senso per la prima volta
da ​Agostino​ nella ​controversia donatista​ (in riferimento, però, agli ​apostati​ e non ai ​pagani​). Se
inizialmente la coercizione escludeva l'uccisione e si riferiva ai soli apostati, piano piano si fece
strada, soprattutto con ​Gregorio Magno​, l'idea di una "​guerra giusta​" (bellum justum) che
preparasse indirettamente il terreno per la missione ai pagani. La ​guerra​ di ​Carlo Magno​ contro
i Sassoni (​772​-​804​) fu la conseguenza di una progressiva teorizzazione del confuso legame tra
religione e politica. Una volta battezzati, i Sassoni andavano incontro alla ​pena di morte​ se
ritornavano alla loro fede tradizionale: era infatti inconcepibile per la mentalità dell'epoca
credere alla loro lealtà politica se era in dubbio la loro lealtà religiosa. La "Capitulatio de
partibus Saxoniae", d'incerta datazione, forse del ​782​, testimonia la violenta severità con la
quale Carlo Magno intervenne nei confronti della religione tradizionale del popolo conquistato.
La coercizione nell'attività missionaria non fu un fatto isolato ed estremo, perché la si userà
ancora per molti secoli​ ; nella ​cristianizzazione della Norvegia​, ad esempio, ad opera di ​Olav II
[25]​
di Norvegia​ alla fine del ​decimo secolo​, e nella sottomissione della Sassonia orientale
nel ​dodicesimo secolo​.
Le ​crociate​ si collocano in questo contesto, anche se il loro scopo non fu "missionario" ma di
difesa della ​Terra Santa​, anzitutto, e quindi dei territori cristianizzati, dall'aggressiva
espansione ​islamica​ . [26]​

Nella Chiesa di questo periodo ci furono, però, anche figure e stili di missione che rifiutarono la
violenza e la coercizione in materia di fede. Esemplare è la posizione di A ​ lcuino di York​ il quale,
ad esempio, cercò di mitigare e consigliare C ​ arlo Magno​ circa i metodi di cristianizzazione dei
popoli sottomessi; in una sua lettera così si esprime con chiarezza: «Absque fide quid proficit
baptisma? dicente apostolo: Sine fide impossibile placere Deo» (Senza la fede a che serve il
battesimo? Dice infatti l'apostolo che senza la fede è impossibile essere graditi a Dio)​ . Nelle [27]​

missioni dei ​monaci celtici​ e b


​ enedettini​, poi, solo pochi di loro fecero tentativi di convertire
con la forza​ .
[28]​

In questo periodo, la Chiesa subì una serie di profondi mutamenti:


« Dalla condizione di piccola minoranza perseguitata passò a quella di organizzazione grande e
influente; da setta molestata si tramutò in vessatrice di sette; ogni legame fra il cristianesimo e il
giudaismo venne spezzato; si sviluppò una stretta relazione fra trono e altare; l'adesione alla
Chiesa diventa una cosa data per scontata; il ministero del credente fu in gran parte dimenticato;
il dogma venne definitivamente fissato e portato a compimento; la Chiesa si adattò alla lunga
posticipazione del ritorno di Cristo; il movimento missionario apocalittico della Chiesa primitiva
cedette il passo all'espansione del cristianesimo »

(​D​AVID​ B​OSCH​, La trasformazione della missione. Mutamenti di paradigma in missiologia, Brescia 2000, 333.)
La predicazione missionaria itinerante
Intorno all'​anno mille​ la storia delle missioni registra un certo indebolimento dell'azione
missionaria dovuto alle complesse condizioni della Chiesa di quel periodo (interferenze
politiche, ​lotta per le investiture​, feudalesimo ecc.). Si era fatta strada, inoltre, la convinzione
che ormai l'Europa fosse già cristiana. Quello che restava da fare era difendersi
dall'invasione ​islamica​ e cercare di espandersi agli estremi confini del nord Europa.
I primi fermenti in grado di scuotere la struttura fortemente sclerotizzata delle istituzioni
ecclesiastiche, ormai del tutto inserite nell'organismo della società feudale, si manifestarono
verso la metà dell'​XI secolo​ ad opera di movimenti popolari evangelicali. Lo stesso movimento
di riforma della chiesa, noto con il termine complessivo di ​riforma gregoriana​, dovette il suo
successo, almeno nella sua fase iniziale, all'appoggio di vasti movimenti popolari.
La dimensione missionaria della Chiesa di questo periodo vide protagonisti soprattutto questi
movimenti popolari guidati da personalità carismatiche che iniziarono a predicare ideali religiosi
di riforma ecclesiastica e che si distinguevano per l'affermazione della ​povertà​ evangelica e per
la ​predicazione​ itinerante​ . [29]​
Accanto ad esperienze ​ortodosse​ (ad esempio ​Roberto
d'Arbrissel​ e ​Norberto di Prémontré​), ci furono anche manifestazioni religiose di
tipo ​ereticale​ (ad esempio ​Bogomili​, P ​ atarini​, ​Catari​, ​Valdesi​ ed ​Umiliati​).
Di fronte a questi fermenti la ​gerarchia ecclesiastica​ reagì con varie condanne a partire
dalla ​decretale​ ​Ad abolendam diversarum haeresium pravitatem​ approvata da ​Lucio
III​ alla ​Dieta di Verona​ il ​4 novembre​ ​1184​.
Il fatto che questi movimenti di predicatori fossero di diversa ispirazione portò ​Innocenzo III​ ad
una diversa reazione nei confronti dei vari gruppi rafforzando la repressione nei confronti di
coloro che erano esplicitamente ​eretici​ e cercando di contenere i movimenti
pauperistici-evangelici riconducendoli all'​obbedienza​ cattolica.
In questo contesto la Chiesa gerarchica promosse la vocazione missionaria alla predicazione
itinerante di ​Francesco d'Assisi​ e di D ​ omenico di Guzman​ per far fronte alla predicazione
itinerante degli ​eretici​, soprattutto ​catari​ e ​albigesi​. Il ​XIII secolo​vide, con la fondazione
degli ​Ordini mendicanti​, quindi, un rilancio dell'azione missionaria che fu caratterizzata dalla
responsabilità diretta del ​Papa​ e dalla itineranza nelle nascenti città, tra gli eretici e i dissidenti.
Oltre alle missioni contro gli eretici, i ​Mendicanti​ si interessarono della
questione ​musulmana​ affrontandola in modo diverso dall'impostazione "crociata" del tempo.
Sia i ​Domenicani​ che i ​Francescani​ si resero conto che il metodo armato delle ​Crociate​ poteva
difendere la Chiesa ma non convertire l'Islam. Per la conversione sarebbe stato necessario un
approccio diverso: bisognava comprendere l'Islam, acquistarne la fiducia, replicare ai suoi
argomenti e alla sua teologia con ragioni valide​ . Esemplari di questo nuovo stile
[30]​

furono ​Raimondo di Peñafort​, ​domenicano​, che organizzò una scuola per le lingue arabe e che
sollecitò ​Tommaso d'Aquino​ a comporre la ​Summa contra Gentiles​ (destinata ai cristiani e agli
stessi missionari per avere argomenti adatti nelle dispute coi musulmani) e il ​terziario
francescano​ ​Raimondo Lullo​ che patrocinò la causa missionaria dello studio delle lingue
orientali per arrivare a conoscere meglio il mondo medio orientale e il musulmanesimo​ . [31]​

Dal XV al XVIII secolo


Nella seconda metà del ​XV secolo​ le nuove scoperte geografiche resero evidente alla Chiesa
che esistevano ancora territori per i quali era necessaria la cristianizzazione. Quest'opera di
cristianizzazione fu affidata ai Regni cattolici del Portogallo e della Spagna.
Con la ​bolla​ ​Romanus Pontifex​ di ​Nicolò V​, del ​1454​, la ​Inter coetera​ (​13 marzo​ ​1456​)
di ​Callisto III​, e la ​Aeterni dirigete​ di ​Sisto IV​ (​21 giugno​ ​1481​), il ​papato​legittimava con fini
religiosi le conquiste dei portoghesi in Africa e nelle "Indie". Dopo l'impresa di ​Cristoforo
Colombo​ del ​1492​, però, ​papa Alessandro VI​ risolse pacificamente la vertenza geografica e
politica tra Spagna e Portogallo con una serie di ​bolle​: la prima, ​Inter coetera​, datata ​3
maggio​ ​1493​, fu una bolla di donazione, in quanto il pontefice concedeva ai sovrani
spagnoli ​Ferdinando​ e ​Isabella​ le terre scoperte o da scoprire verso l'India. Il giorno dopo
promulgò la seconda bolla, sempre chiamata ​Inter coetera​, di spartizione, poiché tracciava una
linea in cui assegnava i territori alle due Corone (la linea di demarcazione fu poi modificata con
il ​trattato di Tordesillas​). Con la ​Eximiae devotionis​, sempre del ​4 maggio​, Alessandro VI
concesse ai re di Castiglia e d'Aragona gli stessi privilegi pontifici riconosciuti anteriormente al
Portogallo tra il ​1454​ e il ​1481​. A questi documenti seguirono i ​brevi​ ​Pii fidelium​, del ​23
giugno​ ​1493​, e ​Dudum si quidem​, del ​25 settembre​ dello stesso anno.
La ​Universalis Ecclesiae Regimini​ del ​1508​ di ​Giulio II​ investiva il re di Spagna di compiti
apostolici fino a farne il suo delegato per la missione. L'investitura simile, per il Portogallo, fu
fatta da ​papa Leone X​, nel ​1514​, con la ​Pro excellenti praeeminentia​ . [32]​

Questi privilegi da parte del ​papato​ concessi ai sovrani portoghesi e spagnoli sempre in cambio
dell'impegno a cristianizzare i territori occupati, portarono alla teoria del ​patronato regio​ (o
vicariato regio) secondo il quale i re diventavano vicari del papa ed assumevano piena autorità
sulle chiese dei nuovi territori, fino a diventarne patroni. Concretamente i re di Spagna e
Portogallo conferivano i ​benefici ecclesiastici​, erigevano ​parrocchie​ e ​diocesi​ definendone i
confini, controllavano e autorizzavano le partenze dei missionari in base alla nazionalità e alla
lealtà politica. Il patronato portò fino al punto che gli stessi interventi del Papa non avevano
valore nei territori di missione se non dopo l'approvazione regia. I re si sentivano investiti di
una missione divina, ma la motivazione religiosa dell'attività missionaria da loro organizzata
era evidentemente viziata da implicazioni politiche e commerciali.
Le missioni africane
Il continente africano aveva già conosciuto fin dal ​I secolo​ il ​cristianesimo​ soprattutto nelle
regioni settentrionali e in quelle della Nubia e dell'Etiopia​ . [35]​

Nel ​XV secolo​ iniziò la propagazione del cristianesimo nelle zone costiere grazie al re
portoghese Enrico (​1394​-​1460​) il quale, nello spirito della "​riconquista​", decise di affrontare i
saraceni sui loro territori. Evidentemente la "riconquista" portoghese aveva anche e soprattutto
motivi economici.
Nel ​1452​ il ​papa Nicolò V​ lo autorizzò a conquistare i territori dei ​musulmani​ e dei ​pagani​ e lo
riconfermò nel ​1454​ con la bolla ​Romanus Pontifex​ nella quale assegnava al Portogallo il diritto
a tutte le future conquiste a sud di Capo Bojador "fino alle Indie". Questi privilegi furono
affiancati in campo religioso dalla b ​ olla​ ​Inter coetera​ di ​Callisto III​ il quale concesse "per
sempre" la giurisdizione ecclesiastica all'​Ordine di Cristo​ nella persona del Gran Priore
di ​Tomar​. Dopo la morte di re Enrico il Papa acconsentì che la guida dell'Ordine fosse affidata
al re del Portogallo così che anche la giurisdizione ecclesiastica passò alla corona.
Il cristianesimo portato in Africa dai navigatori e commercianti portoghesi tra il ​XV​ e il ​XVI
secolo​ non attecchì, anche se in alcune zone i tentativi missionari andarono avanti fino
al ​1632​ (data dell'espulsione dei ​gesuiti​ dall'Etiopia dove era stato tentato per circa 150 anni
un avvicinamento della ​Chiesa etiope​ a quella romana), al ​1807​ (nel caso del ​Regno di Warri​),
al 1835 (nel caso del Regno del Kongo - corrispondente all'attuale ​Congo​ e ​Angola​, dell'Impero
di Mwene Mutapa - cioè le regioni degli attuali ​Zimbabwe​ e ​Mozambico​ - e della missione
di ​Luanda​). Nell'Africa orientale l'attività missionaria fu limitata alle aree islamizzate delle
città-stato (ad esempio ​Malindi​, ​Kilwa​, ​Sofala​, ​Mombasa​, ​Barawa​, ​Faza, Pate,
Lamu​, ​Zanzibar​ non andò oltre qualche iniziale tentativo d'​evangelizzazione​. Di tutti questi
tentativi l'unico storicamente rilevante fu quello nel regno del Kongo grazie alla sincera
conversione e all'opera di cristanizzazione di ​re Alfonso​ . [36]​
Il fallimento delle missioni portoghesi in Africa fu dovuto a vari motivi: la mancanza di una
forza missionaria stabile e numerosa dovuta al clima malsano e alle malattie tropicali;
l'identificazione tra ​patronato regio​ portoghese e la "​Conquista​" che portò a confondere, anche
agli occhi degli indigeni, l'attività missionaria e quella politica, i difetti del metodo missionario
che impedirono l'integrazione del ​Vangelo​ nella vita e nelle ​culture​ locali, e infine - e
soprattutto - il commercio degli ​schiavi​ al quale parteciparono attivamente i missionari
portoghesi​ .
[37]​

La nascita di Propaganda Fide (1622)


Il sistema del ​patronato regio​ aveva garantito la diffusione della Chiesa nelle terre colonizzate
da Spagna e Portogallo. Col passare degli anni, però, la ​Santa Sede​ si rese conto degli
inconvenienti della connessione e confusione tra colonialismo e missione anche a motivo delle
ingerenze degli ufficiali statali negli affari ecclesiastici.
Papa Pio V​ nel ​1568​ tentò la costituzione di una commissione ​cardinalizia​ che presiedesse alle
attività missionarie. Analogo tentativo fu fatto nel ​1599​ da ​Clemente VIII​ che aveva istituito
una commissione di nove cardinali super negotiis Sanctae Fidei et Religionis Catholicae che
avrebbe dovuto gestire i problemi della missione e della ​conversione​ degli ​eretici​. Questa
Commissione prenderà il nome di "Congregatio de Fide Propaganda" la quale, una volta sciolta,
sarà sostituita dal "Segretariato generale delle Missioni" che avrà il compito di preparare la
creazione della ​Sacra Congregatio De Propaganda Fide​, fondata il ​6 gennaio​ ​1622​ da ​Gregorio
XV​ . La bolla di fondazione "​Inscrutabili Divinae Providentiae​", è datata 2
[53]​
​ 2 giugno​); a questa
fecero seguito altri documenti pontifici fondamentali: "​Romanum decet​" (con la medesima
data), "​Cum inter multiplices​" (​14 dicembre​ ​1622​), "​Cum nuper​" (​13 giugno​1623​), ed infine
"​Immortalis Dei​" (​1° agosto​ ​1627​).
Gregorio XV​ diede a questa Congregazione una solida organizzazione interna, fondi necessari e
soprattutto uomini capaci di darle la necessaria impostazione iniziale. Tra questi va ricordato in
particolare il primo segretario, ​Francesco Ingoli​ (​1578​-​1649​), uomo deciso e dinamico che
seppe dare un impronta indelebile alla congregazione disciplinando il movimento missionario,
fino ad allora travagliato da rivalità all'interno della stessa Chiesa​ . [54]​

La nuova Congregazione era incaricata di promuovere la propagazione della fede e assicurare


la conservazione della fede nelle comunità cattoliche in diaspora.
Per quanto riguarda la promozione della fede, era compito di Propaganda
« coordinare tutte le forze missionarie, fino ad allora sovente sparse; dare direttive uniformi per le
missioni; organizzare le missioni sistematicamente in tutto il mondo, anche in quelle parti, fino
allora "dimenticate"; mettere in guardia i missionari dalle conseguenze perniciose del colonialismo
e dal confondere le cose ecclesiastiche con quelle politiche; liberare le missioni dalle grinfie del
colonialismo politico e trasformare le missioni da un fenomeno coloniale in un movimento
puramente ecclesiastico e spirituale; promuovere energicamente la formazione del clero autoctono
e l'erezione delle gerarchie episcopali autoctone; finalmente aiutare le missioni materialmente. »

(​J​OSEF M​ETZLER​, La Congregazione "de Propaganda Fide" e lo sviluppo delle missioni cattoliche (secoli XVIII-XX),
in Anuario de Historia de la Iglesia 9 (2000) 145-154, 146.)
L'importanza di "Propaganda Fide" per lo sviluppo delle missioni fu nelle indicazioni che offrì ai
missionari per la valorizzazione delle culture locali. In effetti i tentativi missionari del ​XVI
secolo​ avevano mancato soprattutto sotto questo aspetto. La valorizzazione delle culture locali
si manifestò anche nell'insistenza con la quale "Propaganda" chiedeva e supportava la
formazione di clero e di gerarchie autoctone​ . [55]​

Tra le attività iniziali di particolare rilievo della Congregazione ci fu l'istituzione, nel ​1626​,
della ​Tipografia Polyglotta​ per stampare libri nelle lingue delle popolazioni presenti nei territori
di missioni e la fondazione, con la ​bolla​ di ​Urbano VIII​ del ​1° agosto​ ​1627​ del ​Pontificio Ateneo
de Propaganda Fide​ con annesso il ​Pontificio Collegio Urbano de Propaganda Fide​ per
accogliere i seminaristi dei paesi di missione.
La caratteristica di apertura spirituale e culturale della nuova Congregazione fu ben descritta in
un documento che è considerato la "Magna Charta" di "Propaganda"​ , l'"​Istruzione per i Vicari
[56]​

Apostolici della Cocincina, del Tonchino e della Cina​", del ​1659​ [57]

Un passaggio di questa "Istruzione" recita così:


« Non compite nessun sforzo, non usate alcun mezzo di persuasione per indurre quei popoli a
mutare i loro riti, le loro consuetudini e i loro costumi, a meno che non siano apertamente contrari
alla religione e ai buoni costumi. Che cosa c'è infatti di più assurdo che trapiantare in Cina la
Francia, la Spagna, l'Italia o qualche altro paese d'Europa? Non è questo che voi dovete
introdurre, ma la fede, che non respinge né lede i riti e le consuetudini di alcun popolo, purché non
siano cattivi, ma vuole piuttosto salvaguardarli e consolidarli. (...) Quanto ai costumi che sono
manifestamente cattivi, sarà bene rimuoverli con l'atteggiamento e col silenzio più che con le
parole, cogliendo beninteso l'occasione di sradicarli pian piano e quasi insensibilmente, una volta
che gli animi siano disposti ad abbracciare la verità. ​»
(​S​ACRAE C​ONGREGATIONIS ​DE P​ROPAGANDA F​IDE​, Istruzione per i Vicari Apostolici della Cocincina, del Tonchino e della Cina,
1659.)
La ​questione dei riti​ che scoppiò nonostante le chiare direttive che la Congregazione aveva
dato ai missionari dell'Estremo Oriente
« fu una vera e propria tragedia della storia missionaria. La "maledetta questione dei riti cinesi ha
ritardato di due secoli l'evangelizzazione della Cina", ha detto Pio XI. ​»
(​J​OSEF M​ETZLER​, La Congregazione "de Propaganda Fide" e lo sviluppo delle missioni cattoliche (secoli XVIII-XX),
in Anuario de Historia de la Iglesia 9 (2000) 145-154, 148.)
Il valore storico di Propaganda sta nell'affermazione, con la sua costituzione e con le sue
attività, del carattere ecclesiale della missione. Il ​Pontefice​riservava alla sua giurisdizione
l'azione missionaria nei territori di missione. Questa rivendicazione del compito di unificare e
dirigere le attività missionarie dovette entrare necessariamente in conflitto con le potenze
economiche e politiche dell'epoca. Il metodo della nomina dei ​vicari apostolici​ a partire dal
1637 fu la prima grande azione di separazione tra ​evangelizzazione​ e colonizzazione.
Tra XVIII e XIX secolo
Nel ​XVIII secolo​ fino ai primi anni del ​XIX secolo​ gli storici registrano una crisi nell'attività
missionaria della Chiesa.
I motivi furono molteplici: il regresso sociale e politico di Spagna e Portogallo che, pur con tutti
i problemi, attraverso il ​patronato regio​ avevano mantenuto costante un certo impegno
missionario; l'imporsi di nazioni ​protestanti​ come Inghilterra e Olanda; l'affermarsi di una
concezione mitica del mondo primitivo con i suoi corollari sulla "bontà naturale" e sul "buon
selvaggio" da non inquietare con la predicazione missionaria; la
propaganda ​illuministica​ e ​razionalistica​ che avrebbe minato la fede cristiana nelle sue basi​ ; [58]​

e, infine, la ​soppressione dell'ordine dei gesuiti​ (​1773​) che rappresentava una delle forze più
lucide dell'impegno missionario della Chiesa.
L'offensiva ​giacobina​ e gli esiti della ​Rivoluzione francese​, con la soppressione degli istituti
francesi impegnati nelle missioni (agosto ​1792​)​ e la chiusura della ​Congregazione di
[59]​

Propaganda Fide​ decisa dalla ​Repubblica Romana​ del ​1798​ sollecitarono una revisione sulla
formazione delle gerarchie autoctone, sul clero indigeno e sulle autonomie finanziarie che
avrebbe condotto ad una nuova strategia sulle missioni e ai successi delle missioni
ottocentesche​ . [60]​

Le missioni ottocentesche
La sensibilità e l'attività missionaria della Chiesa riprese agli inizi dell'​Ottocento​ grazie all'opera
di pontefici come ​Pio VII​, ​Gregorio XVI​ e ​Pio IX​ che rivitalizzarono ​Propaganda Fide​, al clima
culturale romantico che esaltava l'opera civilizzatrice della Chiesa, alle nuove esplorazioni
soprattutto in Africa ed Estremo Oriente Oriente.
In questo periodo la sensibilità missionaria fu condivisa da tutto il popolo di Dio. Provvidenziale
fu la nascita ​Pontificia Opera per la Propagazione della Fede​ fondata a Lione
nel ​1822​ dalla ​Venerabile​ ​Pauline Jaricot​, la quale era riuscita a diffondere l'idea che tutti i
battezzati fossero protagonisti della missione. Grazie al coinvolgimento di tutti, le fu possibile
sostenere anche economicamente le opere missionarie dopo che a causa delle spogliazioni
napoleoniche e dei governi ​massonici​ sia ​Propaganda Fide​ che i grandi ​ordini religiosi​ erano
stati ridotti ad una reale povertà di mezzi.
Importante fu poi la nascita della ​Pontificia Opera della Santa Infanzia​, fondata
nel ​1843​ da ​Janson de Forbin​, ​vescovo​ di ​Nancy​, e della ​Pontificia Opera di San Pietro
Apostolo​, fondata nel ​1889​ dalle ​Signore Bigard​ a ​Caen​.
Numerose furono poi le Congregazione nate missionarie o che si sarebbero poi dedicate alla
missione ad gentes: i ​Maristi​ e gli ​Oblati di Maria Immacolata​(​1816​), i ​Marianisti​ (​1817​),
i ​Pallottini​ (​1835​), gli ​Assunzionisti​ (​1845​), i ​Clarettiani​ (​1849​), i ​Missionari della
Salette​ (​1852​), la ​Società delle missioni africane​ (​1856​), le ​Missioni Estere​ di Milano e
i ​Salesiani​ (​1859​), i ​Missionari di Scheut​ (​1862​), i ​Missionari di Mill Hill​ (​1866​),
i ​Comboniani​ (​1867​), i ​Padri Bianchi​ (​1868​), la ​Società del Verbo Divino​ (​1875​),
i ​Saveriani​ (​1895​).
Gli sforzi missionari si diressero soprattutto in ​Africa​ e nell'Estremo Oriente, in particolare
[61]​

in ​Cina​, ​Giappone​, ​Indocina​ e O ​ ceania​.


L'entusiasmo per le missioni che veniva "dal basso" fu anche provvidenzialmente sostenuto dal
personale convincimento dei pontefici che si avvicendarono da ​Pio VII​ in poi​ . [62]​

Nell'Ottocento la strategia missionaria ricorse praticamente ovunque agli stessi metodi: si


cominciava con un insediamento materiale che garantisse la visibilità della missione e
dimostrasse il potenziale civilizzatore del cattolicesimo attraverso una serie di servizi; si
concentravano in uno spazio, inizialmente modesto, cappelle, scuole maschili e femminili,
dispensari, laboratori, officine e fattorie. Con questa strategia progressivamente la missione si
legò indissolubilmente a tutte le opere sociali che preparavano e prolungavano l'azione
propriamente religiosa.
Le missioni nel XX secolo
Prima ancora che, tra le due guerre mondiali, il modello missionario ottocentesco andasse in
crisi, furono tentati stili missionari diversi ad esempio da parte di ​Francis Aupiais​, della ​Società
delle Missioni Africane di Lione​, partito nel ​1903​ per il Dahomey o da ​Charles de
Foucauld​ assassinato a Tamanrasset nel ​1916​.
La fondazione della ​Missione di Francia​ nel ​1941​ e della ​Missione di Parigi​ nel ​1943​, la
pubblicazione del libro ​La France, pays de mission?​ , l'enciclica di ​Pio XII​ ​fidei
[63]​

donum​ del ​1957​ furono solo alcuni degli avvenimenti ecclesiali che fecero emergere la
[64]​

coscienza della dimensione intrinsecamente missionaria della Chiesa che trovò poi la sua
autorevole e matura espressione magisteriale nel decreto ​Ad gentes​ del ​Concilio Vaticano
II​ («La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria», Ad
gentes, 2)​ .[65]​

Nonostante questa rinnovata coscienza missionaria che il Concilio contribuì a risvegliare nella
Chiesa, negli ​anni Settanta​ si manifestò una profonda crisi nelle missioni estere dovuta
sostenzialmente alla polemica culturale sulla positività della missione civilizzatrice
dell'Occidente e alle vicende storiche legate alle decolonizzazioni.
« Tutti questi fenomeni rappresentano la fine di una certa idea della missione perché il modello si è
esaurito. Nei decenni 1960-1970 ha inizio uno spettacolare trasferimento di generosità e di
obiettivi militanti. Il Terzo Mondo dà il cambio alla missione estera tradizionale. (...) La
riconversione del militante portatore di una buona novella religiosa in militante deciso a cambiare
il mondo segna la fine di un'epoca in cui l'impegno cristiano aveva lo scopo di prolungare
l'influenza della Chiesa grazie ai laici. Il militante cristiano inizia a dubitare della sua identità e si
domanda se in realtà possiede qualcosa più degli altri. (...) La crisi è dunque una crisi d'identità
che si basa sulla finalità della missione. Traduce l'esaurimento dell'antica teologia fondata su una
concezione della salvezza che conduceva a relativizzare la trasformazione della città. La principale
risposta nasce allora da una teologia della liberazione, multiforme, ma decisa a considerare la
salvezza in una prospettiva globale che associa trasformazione delle strutture e conversione dei
cuori, impegno nel sociale e scelta di fede. Fra salvezza e liberazione, negli anni Settanta gli
articoli e le opere di teologia sembrano ancora esitare prima di propendere dalla parte della
liberazione.
Malgrado questo sforzi, la critica si trasforma nel ​1973​-​74​ in contestazione radicale dell'idea
missionaria tout court. ​»
(​C​LAUDE P​RUDHOMME​, La ​Francia​ e l'opera ​evangelizzatrice​ all'estero tra ​Settecento​ e ​Novecento​, in ​L'Osservatore
Romano​ ​3 settembre​ ​2009​)
L'appello del gesuita camerunense F ​ abien Eboussi Boulaga​ pubblicato
su ​Spiritus​ nel ​1974​ divenne il simbolo della contestazione dell'idea di missione tradizionale:
« Che cosa si deve fare? La risposta sarà breve: l'Europa e l'America in primo luogo devono
evangelizzare ss stesse. E poi si pianifichi in buon ordine la partenza dall'Africa dei missionari. ​»
(​F​ABIEN​ E​BOUSSI​ B​OULAGA​, La démission, in Spiritus 56 (1974) 287.)
Se risentì di questo clima anche l'enciclica di ​Paolo VI​ ​Evangelii nuntiandi​, all'indomani del
sinodo del ​1974​, nella quale non viene utilizzato il termine "missione".
L'enciclica ​Redemptoris missio​ di G
​ iovanni Paolo II​ mise a tema ed interpretò la crisi che la
missione ad gentes aveva vissuto, ribadendone i fondamenti e rilanciandola con nuove
prospettive:
« Molti sono già stati i frutti missionari del concilio: si sono moltiplicate le chiese locali fornite di
propri vescovi, clero e personale apostolico; si verifica un più profondo inserimento delle comunità
cristiane nella vita dei popoli; la comunione fra le chiese porta a un vivace scambio di beni
spirituali e di doni; l'impegno evangelizzatore dei laici sta cambiando la vita ecclesiale; le chiese
particolari si aprono all'incontro, al dialogo e alla collaborazione con i membri di altre chiese
cristiane e religioni. Soprattutto si sta affermando una coscienza nuova: cioè che la missione
riguarda tutti i cristiani, tutte le diocesi e parrocchie, le istituzioni e associazioni ecclesiali.
Tuttavia, in questa "nuova primavera" del cristianesimo non si può nascondere una tendenza
negativa, che questo documento vuol contribuire a superare: la missione specifica ad
gentes sembra in fase di rallentamento, non certo in linea con le indicazioni del concilio e del
magistero successivo. Difficoltà interne ed esterne hanno indebolito lo slancio missionario della
chiesa verso i non cristiani, ed è un fatto, questo, che deve preoccupare tutti i credenti in Cristo.
Nella storia della chiesa, infatti, la spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità, come la sua
diminuzione è segno di una crisi di fede. (...) Ciò che ancor più mi spinge a proclamare l'urgenza
dell'evangelizzazione missionaria è che essa costituisce il primo servizio che la chiesa può rendere
a ciascun uomo e all'intera umanità nel mondo odierno, il quale conosce stupende conquiste, ma
sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza. ​»
(​G​IOVANNI​ P​AOLO​ II​, Redemptoris missio, 2)

Le missioni cattoliche oggi


Giovanni Paolo II​ ha vissuto il carisma missionario ad gentes attraverso i suoi molteplici viaggio
apostolici: "Già dall'inizio del mio pontificato ho scelto di viaggiare fino agli estremi confini della terra per
manifestare la sollecitudine missionaria, e proprio il contatto diretto con i popoli che ignorano Cristo mi
ha ancor più convinto dell'urgenza di tale attività" (​Redemptoris missio​ 1)
Le chiese che fanno riferimento alla ​Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli​ vivono
negli ultimi decenni di una singolare vivacità​ . [66]​

Attualmente alla ​Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli​ sono affidate


complessivamente 1.069 Circoscrizioni ecclesiastiche​ . Di esse 180 ​Arcidiocesi Metropolitane​,
[67]​

750 ​Diocesi​, 1 ​Abbazia Territoriale​, 72 ​Vicariati Apostolici​, 45 ​Prefetture Apostoliche​,


4 ​Amministrazioni Apostoliche​, 11 ​Missioni "sui iuris"​ e 6 ​Ordinariati Militari​.
Su 2.850 milioni di persone che gravitano nei territori di riferimento della ​Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli​ i cattolici ​battezzati​ sono 200 milioni​ . [68]​

A servizio della "missio ad gentes" lavorano all'incirca 85.000 ​sacerdoti​ tra appartenenti
al ​clero diocesano​ o a Istituti e ordini religiosi​ , 28.000 ​Religiosi non sacerdoti​; da
[69]​

45.000 ​Suore​ e da 1.650.000 ​Catechisti​. La Congregazione accompagna, poi, nei vari territori,
la formazione spirituale ed accademica di 280 ​Seminari Maggiori​ interdiocesani, e di
110 ​Seminari minori​, assicurando loro anche un sussidio economico.
A ciò, vanno aggiunte attività educative (circa 42.000 scuole); attività sanitarie (1.600
ospedali, oltre 6.000 dispensari, 780 lebbrosari); attività creative e sociali (12.000 iniziative).

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