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Media e studi culturali

Proff. Silvia Leonzi – Giovanni Ciofalo

L’immaginario

A.A. 2012/2013
Lo statuto del termine immagine è ambiguo: fa riferimento alla
“rappresentazione di qualcosa sia in assenza che in presenza”.
Da un lato, fa riferimento alla creazione, dall’altro alla riproduzione.

Visibile vs Invisibile

Il mito
Il sogno Immagine La religione

L’arte,
la scienza, la filosofia,
l’ industria culturale
L’immaginario
L’immaginario rappresenta un
oggetto trasversale, che va oltre i
confini delle singole discipline, dei
campi di studio, degli oggetti, dei
metodi.

L’attenzione è accordata alle totalità


in movimento (Garfinkel), alla
praxis processuale (Sartre), ai
mondi nascosti (Bachelard), alla
comprensione dell’unità
significante dei fatti sociali, con le
sue finalità, i suoi giochi
antropologici, i suoi conflitti.
Alcune definizioni di immaginario
Facoltà di creare delle immagini
che, per l’evocazione di una
realtà, suscitano la conoscenza
di un’altra verità.

Maniera di rappresentare il
mondo sotto forma di
immagini

Ciò che esiste nello spirito del soggetto per opposizione a ciò
che esiste nella realtà: idee, credenze, visioni.
I due volti dell’immaginario
Sul piano individuale, l’immaginario
testimonia la soggettività e la singolarità
della storia di ciascun individuo.
La psicoanalisi costituisce una delle vie di
investigazione privilegiate dell’immaginario
personale.

Su un piano collettivo, la produzione di miti


risponde ugualmente a una necessità
cruciale dei gruppi, che è quella di trovare
una sintesi dei propri valori in un racconto
delle origini e dei fini che consenta di tenere
insieme il mondo, in una narrazione
coerente.
L’immaginario
collettivo

L’immaginario non è un
semplice bacino di raccolta di
produzioni immateriali, ma
piuttosto la percezione di
un’attività immaginifica che
fluisce dalla sfera individuale
a quella sociale e viceversa,
dando forma a ciò che è
assente.
L’immaginario
collettivo
“Segni, simboli, metafore, miti,
narrazioni, costituiscono l’infinita
produzione che accompagna il
cammino dell’uomo e delle civiltà
L’immaginario è in parte
rintracciabile attraverso tracce
esteriori, in parte invisibile e
inesprimibile.
Costituisce una mappa, sempre
uguale e sempre diversa, che nasce
dalle successive stratificazioni, nel
tempo e nello spazio.”

Marc Augé, La guerra dei sogni


L’immaginario
fase della successione
L’universo intellettuale dei filosofi
greci, contrariamente a quello dei
pensatori cinesi e indiani, presuppone
una dicotomia radicale tra l’essere e il
divenire, tra l’intellegibile e il
sensibile

Platone: mito e razionalità


Socrate: il daimon
Aristotele: sogni premonitori

Medioevo: tentativo di riconciliare


religione e argomentazione razionale

Cartesio: intuizione e deduzione


Immagine come apparenza
L'immagine è "falsa apparenza", poiché
manifesta soltanto l'aspetto esteriore della
cosa che imita. È sulla base di questo
statuto fenomenico che l'immagine viene
estromessa dal reale e dal sapere.

Il “Modello" o "Idea”, invece, è altro dall'immagine, in quanto


non è visibile e non dipende, quindi, dalle molteplici
prospettive dell'apparire.

Per raggiungere l'Idea, occorre dunque staccare gli occhi da


ciò che vediamo e questo salto dalla cosa all'Idea della cosa,
priva le immagini di ogni statuto ontologico, riducendole
appunto a falsa apparenza.
L’immagine e il mito
Il mito consiste per Platone in una
“narrazione probabile” relativa al
mondo sensibile e al cosmo sensibile
nel suo intero (Platone,Timeo)

Il cosmo fisico è un’immagine del modello


intelligibile.
Ma solo l’intelligibile è conoscibile in modo
perfetto, l’immagine, invece, può conoscersi
solo in modo verosimile

Al mito Platone dà anche la capacità di fare


un incantesimo, e quindi di raggiungere le
pieghe emotive dell’anima e di persuaderla

(Platone, Leggi)
Il mito
Attraverso un processo di elaborazione
mitico-simbolica gli esseri umani
cercano un senso.
Attraverso le narrazioni, lo
comunicano, rielaborandolo, in base al
mutare delle condizioni del mondo

Il mito assomiglia al sogno, è un


racconto non programmato che ha una
sua spontaneità; il mito coglie
frammenti del mondo reale e li
ricombina secondo logiche che non
sono quelle dell'attenzione alla realtà
Il mito
Il mito come racconto segue una sequenza temporale, ma in esso
esistono elementi che ritornano sempre uguali

Il mito ha una doppia valenza: è nella storia come racconto, ma è


anche fuori dalla storia, perché in esso c'è qualcosa che torna
sempre uguale a sé stesso
Il mito
Nel mito emergono
dall'inconscio, e si
attualizzano, gli
«archetipi», che sono
delle forme costanti, delle
possibilità di
rappresentazioni che si
ritrovano simili sempre e
dovunque.
Il mito
Il tramonto del mito inizia prima del consolidarsi del
paradigma illuminista, con l’affermazione delle religioni
monoteiste.

Senofane, caposcuola della filosofia eleatica, è ricordato,


significativamente anche dalla patristica cristiana, per aver
insegnato che Dio è Uno, eterno e incorporeo, e al contempo
per aver severamente censurato le narrazioni mitiche di
Omero ed Esiodo.

Maurizio Nicosia, Riflessioni sul mito


L’immaginario:
fase della successione
Jean Paul Sartre definisce
l’immagine come un atto
della coscienza, che pone il
proprio oggetto come
Nato a Parigi, il 21 giugno assente, dunque come
1905, morto il 15 aprile 1980
filosofo, scrittore, e critico
irreale
letterario francese.
Dopo aver studiato all’École
Normale Supérieure, si laurea
nel 1929. Nel 1964 riceve il
Premio Nobel per la
letteratura, che però rifiuta
L’immaginario: fase della successione

“L’atto d’immaginazione (…) è un atto magico. È un


incantesimo destinato a far apparire l’oggetto
pensato, la cosa desiderata, in modo che se ne
possa prender possesso (…). È una maniera di
rappresentare l’appagamento”

J. P. Sartre, Immagine e coscienza.


Psicologia fenomenologica

“Tale incantamento equivale ad annullare


l’assenza e la distanza”

P. Ricoeur, La memoria, la storia, l’oblio


L’immaginario: fase della successione
Il pensiero metafisico non riesce a
pensare l’immagine se non come
subordinata alla cosa; l’immagine è
rappresentata e conservata nel
ricordo.

L’immaginario non è un surrogato


della percezione, cioè una traccia L’immagine resta subordinata
sensibile, esangue e indebolita, che al concetto, ma…
la memoria ha il compito di
riattivare. …“il nulla immaginario, pur
restando nulla, può produrre
effetti reali”
L’immaginario
fase della successione:
l’immagine è falsa apparenza
Titolo: Big
Anno: 1988
Regia: Penny Marshall

Josh Baskin è un ragazzino di dodici anni


che abita a New York. Josh è follemente
innamorato di Cynthia Benson, una sua
compagna di scuola molto più grande di lui,
ma non ha il coraggio di dichiararsi e la sua
vita è una frana. I suoi genitori lo
costringono, tra l'altro, a fare il baby-sitter
alla sorellina più piccola. Un giorno al luna-
park, dopo essere stato umiliato davanti a
Cynthia che ama tanto, vede una
macchinetta che riproduce le fattezze del
mago Zoltar e decide di esprimere un
desiderio: non essere più un bambino. Il
giorno seguente, Josh si sveglia e si rende
conto che qualcosa è cambiato.
L’immaginario
fase della successione:
l’immagine è falsa apparenza
Titolo: Amore a prima svista
Anno: 2001
Regia: Bobby Farrelly, Peter Farrelly

Trama:
Hal, per non deludere il defunto padre,
è in cerca di una ragazza bellissima. Ma
sotto l'effetto di un'ipnosi si innamora di
Rosemary, una donna obesa e
riservata, che lui vede bellissima.
Quando l'amico superficiale Mauricio lo
fa uscire dall'ipnosi, Hal si trova alla
vera realtà di Rosemary. Che fare? Per
Hal è arrivato il momento di decidere,
da solo, il suo futuro...
L’immaginario
fase della successione:
le conseguenze
dell’immaginazione

Titolo: Othello
Anno: 1995
Regia: Oliver Parker

Trama:
il film riporta in scena le vicende del
Moro di Venezia e della sua folle
gelosia nei confronti dell’amata
Desdemona.
L’immaginario
fase della successione:
le conseguenze
dell’immaginazione

Titolo: Gossip
Anno: 2000
Regia: Davis Guggenheim

Trama:
tre studenti del college iniziano una
ricerca sul "Gossip": devono
individuare il collegamento tra notizia
e pettegolezzo. Ma quando il progetto
sfugge al loro controllo, tutto viene
messo in pericolo, l'amicizia, il futuro,
la vita stessa.
L’immaginario
fase della successione:
le conseguenze dell’immaginazione
Titolo: Sim0ne
Anno: 2001
Regia: Andrew Niccol

Il regista Viktor (Al Pacino) crea con


l'ausilio del computer la donna più bella
del mondo, SIMONE, la quale diventerà
in breve tempo una vera e propria star.
Passata l'euforia, Viktor si rende presto
conto che la messa in scena rischia di
mettere in pericolo il suo matrimonio e
la sua sanità mentale e decide di
sbarazzarsi della sua creatura... Ma
eliminarla non sarà così semplice...
L’immaginario
fase della successione:
le conseguenze dell’immaginazione
Titolo: Le conseguenze dell’amore
Anno: 2004
Regia: Paolo Sorrentino
Ogni uomo ha il suo segreto inconfessabile. Ma Titta
Di Girolamo ne ha più di uno. È evidente. Altrimenti
perché un uomo di cinquant'anni, del sud, dovrebbe
vivere da otto anni in una anonima camera d'albergo
di un'anonima cittadina della Svizzera italiana? Otto
anni trascorsi a non lavorare. Apparentemente. Anni di
silenzio e di sigarette, anni appollaiato tra la hall e il
bar dell' hotel, indossando abiti elegantissimi senza
concedersi, però, alcuna mondanità. Un'atroce routine,
nell'eterna attesa che accada qualcosa di
rocambolesco. Cosa mai accadrà? Titta osserva,
scruta impassibile la vita che gli scorre davanti e
nessun sentimento, nessuna emozione trapela.
Apparentemente. Senza più nessuno. Solo. Un uomo
perduto. Perso da anni a contemplare di nascosto
qualcosa. Ma cosa? E perché? Insomma, quali sono i
segreti inconfessabili di Titta Di Girolamo?
L’immaginario: fase della successione
“Dopo il Rinascimento, l’immaginale fu
reintrodotto nella coscienza occidentale da grandi
pensatori e studiosi. La loro ricerca condusse al
riconoscimento che l’uomo non era soltanto
occidentale, moderno, laico, civilizzato e
ragionevole, ma anche primitivo, arcaico, mitico,
magico e pazzo.
Paradossalmente, essi utilizzarono i metodi più
avanzati della ragione per stabilire la realtà
dell’irrazionale – o di quello che doveva essere
chiamato l’irrazionale a causa
della ristretta definizione di ragione
determinata dal positivismo, dal meccanicismo
e dall’utilitarismo del secolo”.

James Hillman, Saggio su Pan, Milano, Adelphi, 1989,


p.32
L’immaginario: fase della sovversione
Romanticismo:
l’immaginario è l’unica realtà e
l’immaginazione il mezzo per la sua
realizzazione. Ricerca di conciliazione tra
immaginario e reale

Surrealismo:
attraverso la libera espressione delle
immagini, le forze psichiche si
affrancano dai vincoli posti dalla realtà,
trovando una sintesi tra soggetto e
oggetto, vita e morte, passato e
futuro, reale e immaginario
L’immaginario: fase della sovversione
L’estetica e la filosofia romantica coincisero con la progressiva
accentuazione delle forme di razionalità strumentale.
La separazione tra soggetto e oggetto, spirito e materia, realtà e simbolo
sono alla base del disincanto del mondo e del processo di
desacralizzazione della civiltà moderna.
La potenza espressiva e creatrice dell’immaginario
assume un valore ideologico.

Nella sfera estetica, opposta


all’etica, alla politica, si consuma il
rifiuto del mondo e della realtà:
intellettualizzazione
dell’immaginario.
L’immaginario: fase della sovversione
In Nietzsche trova piena
affermazione l’individualismo
ottocentesco dell’unicità

Ogni uomo rappresenta l’umanità


in una forma particolare.

Il superuomo è il soggetto del


superamento della soggettività
della razionalità classica

Esprime il conflitto tra soggetto e


oggetto, spirito e materia
…colui che sa “continuare a
sognare sapendo di sognare”
L’immaginario: fase della sovversione
L’immaginario è sovversivo

Lotta di classe storicamente


determinata e contingente:
universo della razionalità
espressiva

Lotta di classe trans-storica:


permanenza della poesia, del
sogno, della creazione, della
speranza rivoluzionaria, che
dissolve lentamente le forme
stabilite, in direzione di forme via
via più fluide.
(Renè Lourau)
L’immaginario: fase dell’autorizzazione
Il cogito della rêverie: «io sogno il mondo,
dunque il mondo è come io lo sogno!»

Per Bachelard, l’immaginazione non è tanto


il potere di formare delle immagini, ma
piuttosto di liberarci delle immagini fornite
dalla percezione, di deformarle, di
cambiarle.
Gaston Bachelard nasce
Bar-sur-Aube, nel 1922 si
laurea in filosofia e insegna Il vocabolo fondamentale che corrisponde
alla Facoltà di Dijon prima di
diventare professore alla all’immaginazione non è immagine ma
Sorbonne fino al 1954 immaginario.
L’immaginario: fase dell’autorizzazione
Nella vita diurna, l’uomo costruisce la realtà.
Nella vita notturna, l’uomo sogna l’immaginario.
«Credere alle immagini è il segreto del dinamismo»

«Il mondo immaginato viene prima del mondo rappresentato… il


mondo è bello prima di essere vero. Il mondo è ammirato prima di
essere verificato»

La maison natale est plus qu'un corps de logis, elle est un corps de songes.
(La Poétique de l'espace)
L’immaginario
fase della sovversione :
Il mondo è come io lo sogno

Se mi lasci ti cancello
(Michel Gondry, 2004)

Joel e Clementine si amano alla follia


ma sono troppo diversi. Così, un
giorno, Clementine decide di farsi
estirpare la sezione della memoria
relativa alla loro storia d'amore.
Quando Joel lo scopre vuole sottoporsi
allo stesso trattamento, ma all'ultimo
momento capisce di amare troppo
Clementine e di non volerne cancellare
il ricordo... Inizia così una corsa contro
il tempo per poter salvare l'amata nei
recessi della sua mente.
L’immaginario
fase della sovversione :
Il mondo è come io lo sogno
Big Fish
(Tim Burton, 2003)

William Bloom (Billy Crudyp) sta


cercando di conoscere meglio la
storia del padre morto, grazie a
tutte le storie che è riuscito a
mettere insieme durante tanti
anni. Attreverso queste storie
comincia a conoscere le grandi
imprese e i grandi fallimenti del
padre.
L’immaginario
fase della sovversione :
Il mondo è come io lo sogno
Dreams
(Akira Hurosawa, 1990)

L'esile filo che collega gli otto episodi


è la presenza di un io narrante
impersonato da Akira Terao, che è
stato, dopo Toshiro Mifune e Tatsuya
Nakadai, l'attore-feticcio di Kurosawa.
Nel film, oltre alla diretta
citazione/evocazione di Van Gogh,
sono presenti anche numerosi richiami
ad Hokusai (Fuji in rosso), alla
letteratura manga (Nausicaa della
valle del vento), alla storia recente e
alle tradizioni popolari nipponiche, a
Ozu (ultimo episodio).
L’immaginario
fase dell’autorizzazione:
Costruisci la realtà, sogna
l’immaginario
Inception
(Christopher Nolan,2010

Trama: Dom Cobb è un abilissimo ladro, il


migliore al mondo quando di tratta della
pericolosa arte dell'estrazione: ovvero il
furto di preziosi segreti dal profondo del
subconscio mentre si sogna, quando la
mente è al massimo della sua vulnerabilità.
Le abilità di Cobb ne hanno fatto un
giocatore di primo piano nel pericoloso
mondo dello spionaggio industriale, ma lo
hanno reso un fuggitivo ricercato in tutto il
mondo. Ma ora Cobb ha una chance di
redenzione, ma solo se riuscirà a rendere
possibile l'impossibile.
Immaginazione
I mezzi di comunicazione di
massa, hanno moltiplicato le
visioni del mondo.

L’immaginazione non costituisce


più l’attività creatrice che dà
senso al mondo ma il senso che la
sua proliferazione di immagini
produce sulla sensibilità collettiva.

La società della
comunicazione realizza una
delle profezie di Nietzsche:
il mondo vero diventa favola
L’immaginario tra realtà e
rappresentazione
L’immaginario fa parte del
campo della rappresentazione,
ma vi occupa il posto della
traduzione non riproduttiva,
non semplicemente trasposta
in immagine dello spirito,
bensì creativa, poetica in
senso etimologico.
Jacques Le Goff,
Eroi e meraviglie del Medioevo
Le sfere dell’ immaginario

1. Immaginario onirico
2. Immaginario simbolico
3. Immaginario collettivo
e sociale
4. Immaginario ideologico
Immaginario onirico
“Questa intera creazione è
essenzialmente soggettiva, e il sogno è il
teatro dove il sognatore è allo stesso
tempo sia la scena, l'attore,
il suggeritore, il direttore di scena,
il manager, l'autore, il pubblico e il critico.”

Carl Gustav Jung


Immaginario simbolico
Simbolo
(dal greco συν−βαλλο = metto insieme, compongo)

La storia dell’umanità è disseminata da simboli universali,


appartenenti a una determinata cultura
Immaginario simbolico
Si parla di simbolico quando si rinvia a un sistema di valori
sotteso, storico o ideale

Jacques Le Goff, L’immaginario medievale, Laterza, 2007


Immaginario simbolico
Il simbolo è il mezzo attraverso cui l’archetipo si manifesta e comincia ad
operare.

“una parola o un’immagine è


simbolica quando implica qualcosa
che sta al di là del suo significato
ovvio ed immediato. Essa possiede
un aspetto più ampio, “inconscio” che
non è mai definito con precisione o
compiutamente spiegato. Né si può
sperare di definirlo o spiegarlo. Quando la
mente esplora il simbolo, essa viene
portata in contatto con idee che stanno
al di là delle capacità razionali”.
Carl Gustav Jung
L’immaginario sociale
Ogni società vive dentro e
attraverso un immaginario.

Ogni realtà sarebbe


allucinata se non fosse
simbolizzata, cioè
collettivamente
rappresentata.

 Stereotipi
L’istituzione immaginaria della società, 1975
Cornelius Castoriadis
“L’immaginario di cui parlo non è immagine di. È creazione incessante
ed essenzialmente indeterminata (sociale-storica e psichica) di
figure/forme/immagini, a partire da cui soltanto si può parlare di
qualcosa”.

L’istituzione della società ha sempre il valore di una creazione


immaginaria.

Il fondamento ultimo di individuo è società è la creatività .

L’istituzione di della società è ogni volta l’istituzione di un magma di


significati immaginari che possiamo e dobbiamo chiamar mondo dei
significati.
L’istituzione immaginaria della società, 1975
Cornelius Castoriadis

Attraverso l’immaginario la società si riconosce nel campo molteplice


delle rappresentazioni. Le modalità dell’immaginario sociale sono
molteplici e comprendono, il mito, la religione, la politica.

Lo studio e l’analisi critica dei significati immaginari del sociale coincide


con il riconoscimento dei canali della politica come istituito da parte di
una società istituente: miti, rituali, simbolici, comunicazione di massa,
simboli.
L’immaginario sociale
“Se l’immaginario è condizione della possibilità e
della coscienza, se inaugura i nostri giochi
d’appropriazione del mondo e della
coesistenza, non bisogna dimenticare
che lo fa presentando il mondo come un
ordine di valori e di verità.”

Raymond Lemieux, sulla necessità dell’immaginario


L’immaginario sociale

L’immaginario sociale ingloba le


ideologie, che non sono che una forma
razionalizzata e apparente
dell’immaginario sociale di cui la
maggior parte resta sconosciuta.

Le istituzioni sono portatrici


di un immaginario sociale che costituisce la cultura di una società.

A livello dei gruppi e delle classi sociali esiste un processo conflittuale


tra l’istituente e l’istituito.
Il reincantamento del mondo
Le immagini condivise sono
alla base del reincantamento del
mondo

“Può trattarsi di un’immagine reale o di


un’immagine immateriale o anche di un’idea
intorno alla quale si comunica, poco importa.
(…) In un movimento di reversibilità queste
immagini riprendono vita, e al contempo
rigenerano il corpo sociale (…) La bandiera,
straccio variopinto, va a suscitare in quel
momento un intenso sentimento collettivo”

Michel Maffesoli, La contemplazione del mondo,


Genova, Costa & Nolan, 1993, p. 90
Immaginario ideologico
Le idee o significati incidono sulle azioni e le credenze
degli individui e dei gruppi che abitano l’universo
sociale.
Immaginario ideologico

“In tutta la storia vi è un


quarto di realtà, tre quarti
almeno d’immaginazione e
(…) non è certo la sua parte
immaginaria ad aver agito
in ogni tempo meno
potentemente sugli uomini”
Michel Bakounine
Immaginario ideologico
L’ideologico è investito da una concezione del mondo che
tende a imporre alla rappresentazione un significato tale
da snaturare tanto il “reale” materiale,
quanto l’altro reale,
l’ “immaginario”.

J. Le Goff, L’immaginario medievale,


Laterza, 2007
Immaginario e ideologia

L’ideologia non nasconde o distorce una realtà soggiacente (natura


umana, interessi sociali, ecc.), ma piuttosto è la realtà stessa che non
può essere riprodotta senza mistificazione ideologica. ... Ciò che
l’ideologia fornisce è la costruzione simbolica della realtà – la fantasy
estrema – come un modo per sfuggire ai traumatici effetti del Reale.

(Daly, Žižek, 2004, p. 209)


Immaginario e ideologia
Invece di elogiare frettolosamente questi spiazzamenti e ri-trascrizioni
come potenzialmente “sovversivi”, ed elevare Shrek a un altro “luogo di
resistenza,” bisognerebbe concentrarsi sul fatto ovvio che, attraverso
tutti questi spiazzamenti, ci vene raccontata la stessa vecchia storia. In
breve, la vera funzione di questi spiazzamenti e sovversioni è
precisamente di rendere accettabile la tradizionale storia per i nostri
tempi “postmoderni” – e così impedirci di rimpiazzarla con una nuova
storia .

Žižek 2003, p. 280


Gli immaginari in conflitto
“L’antropologia si è interessata all’immaginario individuale, alla
sua negoziazione perpetua con le immagini collettive e anche alla
fabbricazione delle
immagini o piuttosto degli oggetti
[…] Gli antropologi, inoltre, hanno
avuto occasione […] di osservare,
attraverso situazioni dette
pudicamente di “contatto culturale”,
come lo scontro fra immaginari
accompagnasse […] le conquiste e
le colonizzazioni, come le resistenze,
i ripiegamenti, le speranze prendessero forma nell’immaginario
dei vinti peraltro durevolmente intaccato e, in senso stretto,
impressionato da quello dei vincitori.”

Marc Augé, La guerra dei sogni, p. 11


La guerra dei sogni
Attraverso la cultura i processi di produzione del senso diventano
pensabili, mediante il ricorso a simboli (che la cultura stessa mette a
disposizione) e gestibili (attraverso le istituzioni).

Viviamo in un mondo, oggi, in cui la capacità di fare esperienze si è


separata dall’incontro. Il sequestro dell’esperienza dai luoghi
spazio‐temporali della nostra vita quotidiana va di pari passo con la
diffusione di esperienze mediate, con il mescolarsi di esperienze che la
maggioranza di noi vive di rado in prima persona

J. B. Thompson
Mezzi di comunicazione e modernità. Una teoria sociale dei media,
il Mulino, Bologna 1998.
La guerra dei sogni
Aprendo il sé a nuove forme di conoscenza non locale e ad altri tipi di materiali
simbolici mediati, lo sviluppo dei media arricchisce e accentua la sua organizzazione
riflessiva. La arricchisce nel senso che, accedendo a forme di comunicazione mediata,
gli individui possono costruire il loro sé utilizzando un insieme di risorse simboliche
sempre più abbondante. Come i materiali simbolici scambiati nelle interazioni faccia a
faccia, anche quelli mediati possono essere incorporati nel processo di
autoformazione; ma non solo: ciò che lo sviluppo dei media fa è anche approfondire e
accentuare l’organizzazione riflessiva del sè: infatti, via via che le risorse simboliche a
disposizione del processo di autoformazione aumentano, gli individui scoprono nuove
possibilità, allargano i loro orizzonti e cambiano i loro punti di riferimento simbolici.

J. B. Thompson
Mezzi di comunicazione e modernità. Una teoria sociale dei media,
il Mulino, Bologna 1998.
I tipi storici dell’immaginario
Comunicazione premoderna
Immaginario
realistico/riproduttivo

Comunicazione moderna/elettronica

Immaginario
creativo/adattativo

Comunicazione tardomoderna

Immaginario crossmediale
Immaginario e cinema
“Con il cinema ha inizio un
modo di produzione e consumo
dell’esperienza territoriale
essenziale per lo sviluppo
dell’immaginario collettivo: una
macchina industriale complessa
che si fa carico di creare forme
in cui riconoscerci passando non
più attraverso la relazione
interpersonale, ma attraverso la
centralità dei simulacri collettivi.
L’immaginario individuale si
traduce in immaginario collettivo.”

Alberto Abruzzese, L’immaginario


Immaginario
e cinema “Il film ritrova l’immagine sognata,
indebolita, rimpicciolita, ingrandita,
ravvicinata, deformata, ossessiva,
del mondo segreto ove noi ci
ritiriamo nella veglia come nel
sogno, di questa vita più grande
della vita dove dormono i crimini e
gli eroismi che noi non compiremo
mai, ove anneghiamo le nostre
delusioni e ove germinano i
nostri desideri più folli.”

Jacques Poisson, Cinema e psicanalisi,


in «Cahiers du Mois», n. 16-17
Immaginario e cinema

“Già la più banale proiezione sull’altro – il semplice


“mi metto al posto suo” – è una identificazione del proprio io nell’altro,
che facilita e richiama a sua volta l’identificazione in se stessi
dell’altro.”

Edgar Morin, Il Cinema, o l’uomo immaginario,


Milano, Feltrinelli, 1982
Immaginario e audiovisivo

“Possiamo concepire la sala cinematografica come un potente


dispositivo in grado di predisporre a forme di identificazione, di
empatia, di emozione che coinvolgono il pubblico in profondità,
immobilizzandolo nel buio avvolgente e possibilmente silenzioso.”

S. Leonzi in E. Girlanda, “Il precinema oltre il cinema”

La visione di un film al cinema è un atto condiviso che rafforza il


senso di comunità.

Ipnosi.
Immaginario e cinema

L’opera di finzione è una pila radioattiva di proiezioni-


identificazioni. È il prodotto oggettivato – in situazioni,
avvenimenti, personaggi, attori – reificato – in un’opera d’arte –
dei sogni e della soggettività dei suoi autori.

Proiezione di proiezioni, essa si presenta con tutti i caratteri


alienati e concretizzati della magia, ma è un’opera estetica,
destinata ad uno spettatore che resta cosciente della assenza di
realtà pratica di ciò che è rappresentato.

Edgar Morin, Il Cinema, o l’uomo immaginario, Milano, Feltrinelli, 1982


Immaginario e cinema
L’immagine del cinematografo è
letteralmente immensa, trascinata
dal flusso di un immaginario in
continuo prodursi.

Il fantastico è stato la prima,


decisiva e grande onda di
immaginario attraverso la quale si
è compiuto il passaggio dal
cinematografo al cinema.

Edgar Morin, Il Cinema, o l’uomo immaginario,


Milano, Feltrinelli, 1982
Immaginario e cinema
Il fantastico conoscerà certo un
riflusso e si ridurrà a un genere.
Ma tale riflusso abbandona sulla
riva le tecniche del cinema e il
deposito immaginario: il
fantastico.

Il fantastico è l’esitazione provata


da un essere che conosce
soltanto le leggi naturali, di
fronte a un avvenimento
apparentemente
Edgar Morin, Il Cinema,
soprannaturale. o l’uomo immaginario,
Milano, Feltrinelli, 1982
Immaginario e cinema
Il fantastico
Genere narrativo basato soprattutto su elementi di
fantasia, all'interno del quale si possono distinguere una
schiera di generi differenti, tra i quali l'horror, la
fantascienza, il fantasy, il gotico.

Il cinema fantastico
Genere del cinema classico. Spesso identificato con il
fantasy, connotato dalla presenza della magia e di mondi
immaginari, di creature leggendarie o dell'elemento
fiabesco.

Sottogeneri: l'horror fantascientifico, il fanta-mitologico,


i film d'avventura e di cappa e spada.
Immaginario e cinema
Viaggio nella Luna
Genere: fantastico
Anno: 1902
Regia: Georges Méliès.

Il film è una parodia basata liberamente sul romanzo


di Jules Verne Dalla Terra alla Luna e su quello di H.
G. Wells I primi uomini sulla Luna.

Una delle scene iniziali del film, la navicella spaziale


che si schianta sull'occhio della Luna (che presenta
un volto umano), è entrata nell'immaginario
collettivo ed è una delle sequenze che hanno fatto
la storia del cinema.
Il regno del fantastico

Entriamo nel regno dell’immaginario, quando le aspirazioni, i desideri, e


i loro negativi, i timori e i terrori trascinano e modellano l’immagine per
ordinare, secondo la loro logica, i sogni, i miti, le religioni, le credenze, le
letterature, tutte le elaborazioni fantastiche.

Miti e credenze, sogni e fantasie, sono le fioriture della visione magica


del mondo. Esse mettono in opera l’antropomorfismo e il doppio.
L’immaginario è la pratica magica spontanea dello spirito che sogna.
Edgar Morin, Il Cinema, o l’uomo immaginario, Milano, Feltrinelli, 1982
Cinema e fantastico
"In un mondo che è sicuramente il nostro, quello che conosciamo,
senza diavoli né silfidi, né vampiri, si verifica un avvenimento che,
appunto, non si può spiegare con le leggi del mondo che ci è
familiare. Colui che percepisce l’avvenimento deve optare per una
delle due soluzioni possibili: o si tratta di un’illusione dei sensi, di
un prodotto dell’immaginazione, e in tal caso le leggi del mondo
rimangono quelle che sono, oppure l’avvenimento è realmente
accaduto, è parte integrante della realtà, ma allora questa realtà è
governata da leggi a noi ignote... Il fantastico occupa il lasso di
tempo di questa incertezza…"

Todorov Tzvetan, La Letteratura fantastica , 1977


Immaginario e cinema
La letteratura, la televisione, il
cinema hanno sostituito alcune
forme di risposta mitica
all’esistenza, come la religione o il
racconto popolare.

Propp, Mircea Eliade, Northrop


Frye, Carl Gustav Jung, Sigmund
Freud, Joseph Campbell.

Le narrazioni cinematografiche
tendono a riattualizzare, e
dunque ricreare i miti universali.
Immaginario e cinema
Nei prodotti audiovisivi possiamo
rintracciare motivi costanti e
ricorrenti, che danno forma ad
aspetti fondamentali della vita
umana.

I testi audiovisivi sono spesso in


relazione con un modello
paradigmatico di origine mitologica,
che nasce dall’elaborazione
dell’immaginario a cui attinge la
memoria collettiva.
Immaginario e cinema
Gli schemi narrativi tendono a “pescare” in una matrice,
universale, presente nella memoria inconscia collettiva dello
spettatore, favorendo l’attivazione della
“sospensione dell’incredulità”.
Immaginario cinematografico e sociale

“Il film non è mai prodotto da un individuo", ma è un'opera


collettiva e socialmente influenzata, in cui passato e presente
si rincorrono continuamente e in cui si nascondono le
tendenze, i modi di pensare, l'immaginario di una società.

Siegfried Kracauer, 1947


Immaginario cinematografico e
sociale
Il cinema è anche la rappresentazione una
società costruisce di se stessa nonostante
le strutture ricorrenti e anche se inserito in
schemi narrativi universali.

Il film offre un’immagine del periodo della


società in cui nasce e viene prodotto.
Le pellicole cinematografiche sono lo
“specchio della società che le produce”,
espressione di una mentalità collettiva in
quanto opere di un gruppo, mai frutto di
un solo individuo e destinati ad un
consumo di massa.

Kracauer, From Caligari to Hitler, 1947


Immaginario cinematografico e sociale
"I film - non [vanno] considerati
come semplici finestre sull'universo;
essi costituiscono uno degli
strumenti di cui una società dispone
per mettersi in scena e mostrarsi" e,
proprio in quanto tali, sono
importanti documenti del loro
tempo e fonti per lo storico per
scoprire e analizzare il modo in cui in
un certo periodo ne veniva
socialmente pensato un altro”

Pierre Sorlin