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15 Esplosioni, fusioni

e trasmutazioni.
Il Monumento a Francesco
Sforza e le arti chimiche
in Leonardo
DISEGNI DI LEONARDO DAL CODICE ATLANTICO

Andrea Bernardoni
Esplosioni, fusioni e trasmutazioni. Ringraziamenti
Il Monumento a Francesco Sforza Si ringraziano in particolare il Comune di Milano (Assessorati alla Sommario
e le arti chimiche in Leonardo Cultura e al Turismo), Expo 2015 S.p.A., Zucchetti S.p.A., UBI
Banca, Carnelutti-Studio Legale Associato, Fondazione Cariplo e
Disegni di Leonardo dal Codice Atlantico Fondazione Cardinale Federico Borromeo.
Sacrestia del Bramante nel complesso monumentale 5 Presentazione
delle Grazie, Milano, via Caradosso Franco Buzzi
Comitato per l’Allestimento delle Mostre
Biblioteca-Pinacoteca-Accademia Ambrosiana, Alberto Artioli, Soprintendente per i Beni Architettonici, Milano
Milano, Piazza Pio XI, 2 Sandrina Bandera, Soprintendente per i Beni Artistici 7 Introduzione
12 marzo 2013 - 9 giugno 2013 e Storici, Milano Andrea Bernardoni
Armida Batori, Direttore Icpal, Roma
In copertina Monique Bosco von Allmen, Architetto
Monumento equestre di Francesco Sforza Francesco Braschi, Pro-Segretario Generale 15 Opere
(C.A. f. 577v, dettaglio) della Biblioteca Ambrosiana Andrea Bernardoni
Franco Buzzi, Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana
Comitato Scientifico Carlo Capponi, Responsabile dell’Ufficio per i Beni Culturali, Diocesi
Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana, Milano di Milano 46 Bibliografia essenziale
Franco Buzzi, Prefetto della Veneranda Biblioteca Ambrosiana Libero Corrieri, Soprintendenza per i Beni Architettonici, Milano
Marco Navoni, Direttore della Pinacoteca Ambrosiana Emanuela Daffra, Soprintendenza per i Beni Artistici
Giulio Bora, Capo Gabinetto Disegni e Storici, Milano
e Incisioni della Biblioteca Ambrosiana Ornella Foglieni, Soprintendente per i Beni Librari,
Maria Teresa Fiorio, Curatrice della Pinacoteca Ambrosiana Regione Lombardia
Pietro C. Marani, Curatore dei Disegni Daniel Libeskind, Architetto, New York-Milano
di Leonardo presso la Biblioteca Ambrosiana Pietro C. Marani, Curatore dei Disegni di Leonardo,
Biblioteca Ambrosiana
Coordinamento Scientifico delle Mostre Marco Navoni, Direttore della Pinacoteca Ambrosiana
Mariolina Olivari, Soprintendenza per i Beni Artistici
Pietro C. Marani, Curatore dei Disegni di Leonardo e Storici, Milano
presso la Biblioteca Ambrosiana Luca Quartana, Restauratore di opere lignee
Professore Ordinario di Storia dell’Arte Moderna, Alberto Rocca, Dottore della Biblioteca Ambrosiana
Politecnico di Milano Giorgio Ricchebuono, Presidente della Fondazione
Cardinale Federico Borromeo
Restauro dei Fogli del Codice Atlantico Alberto Sempi, Studio di Architettura, Novara
Commissione Nazionale Vinciana, Roma Attilio Terragni, Studio Cityedge (partner italiano architetto
Icpal - Istituto centrale per il restauro e la conservazione Libeskind), Milano
del patrimonio archivistico e librario, Roma Domenico Venturelli, P. Paolo, Procuratore Generale
Anna Malipiero, Biblioteca Ambrosiana, Milano della Provincia di San Domenico in Italia
Suore Benedettine di Viboldone

Direzione ed Esecuzione delle Opere


Monique Bosco von Allmen, Architetto Catalogo
Savino Corsari, Savogi S.r.l., Milano Testi: Andrea Bernardoni
Elena Fontana, Biblioteca Ambrosiana, Responsabile eventi e mostre
Mida Informatica e Metis Systems, Riproduzione digitale De Agostini Libri S.p.A.
Luca Quartana, Restauratore di opere lignee Realizzazione Iniziative Speciali
Alberto Sempi, Studio di Architettura, Novara Direttore generale: Andrea Pasquino
White Label S.r.l., Milano, Grafica e multimediale Product manager: Davide Gallotti
Zucchetti S.p.A., Impianti di sicurezza Coordinamento redazionale: Marco Torriani
Coordinamento grafico, copertina, layout: Studio27
Organizzazione Immagini digitali del Codice Atlantico: Mida Informatica
with “Metis Systems” scanner
Fernanda Casiraghi, Michele Figlioli,
Servizi Tecnici Prepress: Andrea Campo
Blanka Prikrylova e Carolina Donzelli
Stampa digitale: Litoservice srl - Pero (MI)
Fondazione Cardinale Federico Borromeo

Ufficio Stampa
© Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Milano - 2013
Alberto Rocca, Dottore della Biblioteca Ambrosiana © De Agostini Libri S.p.A., Novara - 2013
Presentazione

Con la quindicesima esposizione intitolata Esplosioni, fusioni e trasmutazioni. Il Monumento a Francesco Sforza
e le arti chimiche in Leonardo continua la serie delle ventiquattro mostre programmate tra il settembre 2009
e il giugno 2015. Lo scopo di questa successione serrata di mostre, che si rinnovano di tre mesi in tre mesi,
è quello di offrire al pubblico – in modo tematico e sistematico, per la prima volta nella storia – la visione
integrale del Codice Atlantico.
Il tema di ogni singola mostra è unico, mentre resta duplice la sede espositiva: la Sala Federiciana nella
Biblioteca Ambrosiana e la Sacrestia del Bramante presso la Basilica di Santa Maria delle Grazie, accanto
alla celeberrima Ultima cena di Leonardo.
Il contenuto espositivo di questa quindicesima serie di fogli pone al centro dell’interesse del visitatore
i vari progetti escogitati da Leonardo per la fusione in bronzo del cosiddetto “cavallo sforzesco”, dapprima
immaginato come rampante e poi ideato con andatura al passo. Con grande sapere ed enorme erudizione
storica Andrea Bernardoni ci rende partecipi anche dello stato dell’arte relativo alle varie tecniche di fusione
praticate dai contemporanei di Leonardo, facendoci apprezzare le importanti testimonianze iconografiche,
contenute nel Codice Atlantico, che ci permettono di visualizzare le varie fasi di lavoro e le attrezzature
impiegate allo scopo. Nel notevole catalogo di Bernardoni il tema metallurgico della fusione si intreccia 5
inseparabilmente con le considerazioni che Leonardo dedica allo studio degli elementi della natura,
alle loro qualità fisiche e alla loro trasformazione chimica.
Ringrazio il professor Pietro Cesare Marani, Curatore del patrimonio grafico di Leonardo conservato
in Ambrosiana, per il suo impegno costante nell’individuazione dei temi espositivi attorno ai quali
organizzare la serie delle ventiquattro mostre programmate fino al 2015. Un grazie particolare deve essere
espresso anche alla Fondazione Cardinale Federico Borromeo, che, nella persona del suo presidente
Giorgio Ricchebuono, sostiene fin dall’inizio moralmente e finanziariamente questa straordinaria
iniziativa culturale della Veneranda Biblioteca Ambrosiana.

Monsignor Franco Buzzi


Prefetto della Biblioteca Ambrosiana
INTRODUZIONE
Andrea Bernardoni
L e dinamiche che regolano le trasformazioni
delle sostanze suscitarono l’interesse di Leo-
nardo durante tutto l’arco della sua carriera
e, come mostrano i suoi scritti, egli si impegnò nello
studio della natura e del comportamento dei quattro
soltanto sul piano fisico senza chiamare in causa pro-
blemi di ordine metafisico, relativi all’avvicendamento
delle forme sostanziali. Leonardo è il primo autore di
formazione tecnica che entra nel merito di questioni
epistemologiche relative allo studio delle sostanze, ar-
elementi già a partire dalla fine dagli anni Settanta rivando a ribadire la necessità di circoscrivere il domi-
del Quattrocento (Bernardoni, 2011a, p. 79). Gli ele- nio della nostra conoscenza sulla natura alla dimensio-
menti aristotelici (terra, acqua, aria e fuoco) erano il ne empirica e questo proprio perché, in conformità con
fondamento di una teoria cosmologica che trovava una i precetti dell’aristotelismo medievale, la “quiddità”
sua legittimazione sul piano del sensibile: terra e acqua (l’essenza) degli elementi non è conoscibile. L’uomo
erano i corpi pesanti e si disponevano in basso, intorno può studiare e operare sugli elementi naturali soltanto
al centro del Cosmo, sulla base della propria densità, sulla base dei loro effetti, cioè osservando le tracce che
mentre l’aria e il fuoco salivano verso l’alto poiché, in questi lasciano nel mondo fisico (Codice Atlantico, c.
quanto corpi leggeri, avevano il proprio luogo natu- 183r). In questa prospettiva venivano così a crearsi le
rale al disotto dell’orbe lunare che costituiva il limite premesse per uno studio dei fenomeni naturali basato
esterno del “mondo degli elementi” nel quale viviamo. sull’osservazione diretta e la sperimentazione.
I movimenti indotti negli elementi dai raggi solari, Le “arti chimiche”, tra le quali rientrano la metal-
che favorivano i movimenti ascensionali, e dal moto lurgia, la fonderia, la distillazione, la vetreria e anche la
dell’orbe lunare, che perturbava l’alta atmosfera, erano produzione dei colori e dei media necessari per la pittu-
alla base di tutti i fenomeni meteorologici e idrogeo- ra, costituivano un insieme di attività professionali di
logici presenti in natura. carattere artigianale che fino all’epoca rinascimentale
Nonostante l’apparente semplicità di questa teoria, erano state oggetto di osservazioni e speculazioni sol-
la tradizione filosofica aristotelica non era riuscita a tanto nella tradizione alchimistica. La sfera culturale
sviluppare su di essa una spiegazione della struttura degli artigiani era una categoria professionale comple- 9
delle sostanze naturali che si generavano a partire dai tamente immersa nel “fare” e, salvo rare eccezioni, non
quattro elementi. I limiti delle teorie proposte nella sono state tramandate testimonianze sulle loro attività,
tradizione aristotelica consistevano principalmente nel che oggi conosciamo essenzialmente attraverso la tra-
ritenere le essenze delle sostanze uniche e immodifi- dizione di ricettari chimico-alchemici che fanno capo a
cabili, ritenendo inammissibile che, ad esempio, una due manoscritti risalenti al IV secolo conservati a Lei-
sostanza metallica potesse contenere al suo interno an- da e Stoccolma (Multhauf 1966, pp. 96-100). Anche
che le essenze dei suoi stessi elementi costituenti. Il nel Diversarum schedula artium del monaco benedettino
dibattito medievale sulla struttura della sostanza ave- Teofilo, che fu il ricettario più noto e diffuso dell’e-
va proposto varie soluzioni di carattere metafisico e il poca tardomedievale, prevale l’aspetto ricettaristico
problema della compresenza di più forme sostanziali senza lasciare spazio a considerazioni di natura teori-
in una sostanza così come la possibilità di una loro tra- ca. Tra la fine del Quattrocento e la prima metà del
smutazione, costituiva una contraddizione teorica che secolo successivo, grazie in primo luogo allo sviluppo
delegittimava ogni tentativo di manipolazione artifi- dell’attività mineraria e metallurgica, la situazione ini-
ciale: le essenze delle sostanze non erano modificabili ziò lentamente a mutare e anche nell’ambito delle arti
con la tecnologia perché trasformazioni naturali e arti- chimiche si cominciò ad assistere a una riqualificazione
ficiali erano considerate su due piani ontologici diver- culturale e professionale dei tecnici, che portò i “me-
si. La trasmutazione di una sostanza in un’altra, come tallieri”, cioè i maestri saggiatori dei metalli, a scrivere
mostravano i ripetuti fallimenti degli alchimisti, era sui fenomeni chimico-metallurgici inerenti alla loro
un qualcosa che non rientrava nel dominio operativo professione. Questo fervore culturale portò alla pub-
dell’uomo. blicazione, nel 1540, del De la pirotechnia, un trattato
Verso la fine del Quattrocento, grazie in primo luo- sulle arti del fuoco scritto dall’ingegnere minerario e
go alla riqualificazione culturale della categoria sociale fonditore senese Vannoccio Biringuccio, che può es-
degli artigiani, si crearono le condizioni perché i quat- sere considerato a tutti gli effetti come l’atto fonda-
tro elementi e le loro trasformazioni venissero studiate tivo di una nuova disciplina professionale, distinta e
autonoma dall’alchimia, nella quale si riunivano tutte prima che fosse legato insieme al Codice di Madrid II profilo laterale sagomato in modo da poter essere as- do impegnato nel progetto scultoreo per la sepoltura
le arti chimico-metallurgiche (Bernardoni 2011b, p. (Bernardoni 2007, p. 69). semblati e saldati insieme con delle colate di gesso per del maresciallo Giangiacomo Trivulzio, che prevedeva
XII). Nel percorso che culmina con questa pubblica- La storia del progetto per la fusione del cavallo Sfor- evitare fuoriuscite del bronzo durante la colata, infine la fusione di un monumento equestre. Anche in que-
zione trova un posto di primo piano anche Leonardo, za inizia negli anni Settanta del Quattrocento, quando erano consolidati con un’armatura metallica. Nelle in- sto caso siamo di fronte a un’opera mai eseguita ed
sia come testimone della realtà tecnica della propria Galeazzo Maria Sforza incaricò il commissario per le tenzioni di Leonardo la fusione doveva essere eseguita è significativo notare come l’unica carta relativa alla
epoca, sia come sperimentatore e sviluppatore di nuove opere ducali Bartolomeo Gadio da Cremona di indivi- con la forma posizionata in verticale capovolta all’in- tecnica di fusione ribadisca le fasi operative essenzia-
tecnologie. duare le maestranze per l’esecuzione del monumento. terno di un impianto a forni multipli i quali doveva- li ideate per il progetto precedente del monumento
Nell’ambito dei suoi studi e delle sue esperienze sulle Tuttavia, l’impossibilità di reperire artisti capaci di no essere aperti secondo una sequenza determinata in Sforza. L’unica variante relativa alla tecnica di fusione,
tecniche fusorie, il progetto che farà da volano per uno compiere un’impresa del genere – se si escludono i po- modo da favorire il riempimento della forma. Tuttavia, determinata dalle dimensioni a grandezza naturale del
studio di più ampio raggio sulle tecnologie e i processi chi casi risalenti all’antichità come il Marco Aurelio a probabilmente proprio mentre stava facendo esegui- nuovo monumento, consisteva nell’impiego di un solo
chimico-metallurgici è senz’altro quello del monumen- Roma e il Regisole a Pavia, l’unico monumento eque- re lo scavo della fossa, si rese conto che l’altezza della forno, dal quale partiva una serie di canali disposti a
to equestre a Francesco Sforza. Di questo progetto, che stre fuso in epoca rinascimentale era quello del Gatta- falda freatica del territorio milanese non gli consenti- ventaglio che coprivano tutta la superficie della for-
coinvolse Leonardo quasi per l’intera durata del suo pri- melata a Padova, realizzato da Donatello – e l’improv- va il completo interramento della forma e quindi, per ma di fusione, collocata nella fossa in orizzontale (RL
mo soggiorno milanese, possediamo una nutrita docu- visa morte del Duca, avvenuta nel 1476, portarono a evitare i problemi che sarebbero sorti dall’allagamento 12347r-v).
mentazione contenuta nel quaderno dedicato alla fusio- un momentaneo nulla di fatto. Il progetto fu ripreso dell’area di lavoro, si trovò costretto a ripensare nuova- Quando Leonardo arrivò a Milano nel 1482 si porta-
ne del cavallo, fino a oggi legato al secondo dei codici di con l’ascesa al potere di Ludovico il Moro e, dopo un mente la tecnica fusoria, ridisegnando l’impianto con va dietro l’esperienza maturata nella bottega fiorentina
Madrid (Ms. 8936), nella raccolta miscellanea di disegni primo periodo nel quale si cercò di coinvolgere anche la forma posta in orizzontale (Bernardoni 2007, pp. di Andrea Verrocchio, fra le più all’avanguardia dell’e-
conservata a Windsor e nel Codice Atlantico; in quest’ul- Antonio del Pollaiolo – il quale realizzò due bozzetti 38-58, 105-121). poca. Durante la sua frequentazione di questa bottega
timo troviamo l’illustrazione del modello del cavallo e del monumento oggi conservati a Roma e a New York Come è noto, però, Leonardo non ebbe modo di furono realizzati il gruppo scultoreo dell’Incredulità di
di alcune fasi del processo di costruzione della forma di – l’incarico fu finalmente assegnato a Leonardo (Ber- mettere alla prova il suo sistema di fusione. Nel 1494, San Tommaso, che costituisce il primo esempio di un
fusione che presentiamo tra i fogli selezionati per questa nardoni 2007, p. 14). infatti, Ludovico il Moro, spaventato dalla discesa in bronzo di cospicue dimensioni fuso in un’unica colata,
mostra. Si trattava di un progetto inaudito, che prevede- Su queste fasi preliminari del progetto possedia- Italia di Carlo VIII, destinò il bronzo immagazzinato e il modello per il monumento equestre a Bartolomeo
va la realizzazione in una sola colata di un cavallo di bron- mo soltanto tre disegni conservati nella collezione di per la fusione del monumento alla fabbricazione di ar- Colleoni fuso a Venezia nel 1496 da Alessandro Leopar-
10 zo alto 7,20 metri per circa 70 tonnellate di peso; nessun Windsor dai quali apprendiamo che il cavallo doveva tiglierie (Sanudo 1883, pp. 118-119; cfr. anche Fusco- di. Inoltre, come sembra emergere da una nota conte- 11
artista fino a quel momento aveva mai tentato una fusio- essere rampante (RL 12357r e 12358r) e che la fusio- Corti 1992, p. 22). Il progetto entrò nuovamente in nuta nel Manoscritto G (c. 84r), Leonardo aveva parte-
ne del genere. Leonardo sviluppò una tecnica di fusione ne doveva essere eseguita con una tecnica indiretta in una fase di stallo che si protrasse fino al 1499 quando, cipato anche alla realizzazione e installazione dell’enor-
che, pur non essendo stata ancora verificata, si impose un impianto a forni multipli (RL 12349r-v); un meto- durante l’occupazione di Milano da parte dell’esercito me sfera in rame (circa 3 metri di diametro) posizionata
come metodo per la fusione dei monumenti equestri e do che, con le opportune modifiche, rimarrà lo stesso francese di Luigi XII, il modello del cavallo venne se- nella sommità della lanterna della cupola della basilica
per le macrofusioni in genere, ripreso anche da Benve- anche per il progetto definitivo. I lavori entrarono in riamente danneggiato a colpi di balestra (Castiglione di Santa Maria del Fiore: una complessa operazione che
nuto Cellini, che lo considerava il metodo per fondere i una fase di stallo e da una lettera del Moro a Lorenzo 1555, ricordo CIX, c. 115v; cfr. anche Pedretti 1995, prevedeva interventi di fusione, saldatura e carpenteria
“colossi” (Cellini 1987, p. 553), e da Giovan Francesco de’ Medici apprendiamo che egli non riteneva Leonar- pp. 27-32). metallica che Verrocchio realizzò insieme ai suoi colla-
Rustici; quest’ultimo lo adottò con successo per la fusio- do capace di portare a termine la fusione e per questo L’ultimo atto della storia del monumento Sforza boratori. Tuttavia, nonostante tutte queste esperienze
ne del cavallo per il monumento equestre a Francesco I chiedeva l’invio a Milano di uno o due esperti fonditori sembra risalire al 1501 quando, da una lettera di Gio- di carattere metallurgico, la fusione di un monumento
di Valois re di Francia (Bernardoni 2010, pp. 79-80). (Firenze, Archivio di Stato, Mediceo avanti il principa- vanni Valla, ambasciatore a Milano di Ercole I d’Este, equestre di dimensioni “colossali”, in un’unica colata,
Sempre nel XVI secolo il metodo di fusione di Leonardo to, 50, 155, pubblicato in Arrighi, Bellinazzi, Villata, apprendiamo che quest’ultimo chiese a Georges d’Am- poneva problematiche inedite, come la stabilità stati-
è ricordato anche da Biringuccio nel De la pirotechnia 2005, p. 144). Tuttavia, tra il 1489 e il 1490, il mo- boise, plenipotenziario del re Luigi XII nel ducato mi- ca – il monumento doveva essere autoportante su due
(Biringuccio 1540, c. 103r) e da Francesco De Marchi numento subì una revisione radicale nel disegno e nelle lanese, di trasferire a Ferrara le forme del cavallo di zampe di bronzo massiccio – e il montaggio della forma
nel Dell’architettura militare libri tre (De Marchi 1599, dimensioni, che furono triplicate, con la conseguenza di Leonardo per fondere un monumento in sua memoria di fusione – da una stima sommaria sui quantitativi di
IV, 20-21). Nel 1699, infine, pur mancando la testi- renderne ancora più problematica la statica e la tecnica (Modena, Archivio di Stato, Archivio Segreto Estense, terra e ferro necessari per la sua costruzione si pensa che
monianza di un’influenza diretta, una tecnica per molti di fusione. Nonostante le perplessità espresse nella let- Cancelleria Ducale, Estero, Carteggio degli Ambasciatori, le masse in gioco fossero nell’ordine di decine di ton-
aspetti analoga a quella ideata da Leonardo fu impie- tera del Moro, Leonardo venne confermato nell’incarico Milano, b. 19, pubblicato in Arrighi, Bellinazzi, Vil- nellate – che richiedevano senz’altro lo studio e la speri-
gata da Balthazar Keller per fondere il monumento e già il 23 aprile del 1490, come è ricordato nella carta lata, 2005, p. 183). Anche se questa richiesta non eb- mentazione di nuovi materiali e nuovi processi operati-
equestre a Luigi XIV. Le tavole che illustrano questo 15v del Manoscritto C, ricominciò a lavorare al cavallo. be gli esiti sperati, questo documento prova, tuttavia, vi. A tale proposito è molto significativo un documento
progetto presentano molteplici analogie con alcuni dei L’aumento di dimensioni e l’adozione di un’anda- come Leonardo avesse ultimato le forme di fusione del risalente alla metà degli anni Ottanta, anni per i quali
disegni di Leonardo realizzati per il monumento Sforza tura al passo portò a un ripensamento della tecnica di cavallo e si stesse preparando per la colata. è presumibile pensare che Leonardo stesse iniziando ad
e hanno indotto a ipotizzare che l’autore potesse aver costruzione della forma che ora doveva essere realizzata Il lavoro progettuale sviluppato per il monumento approfondire questi temi, nel quale troviamo descritti
visionato qualche manoscritto leonardiano, probabil- assemblando insieme i tasselli utilizzati per il calco del Sforza non andò perduto e qualche anno più tardi, do- i passi fondamentali del processo di fusione indiretto
mente proprio il quaderno sulla fusione del cavallo modello. Questi ultimi erano, infatti, realizzati con un po il suo ritorno a Milano nel 1506, troviamo Leonar- (Codice Atlantico c. 976r). Si tratta di un riferimento
molto importante perché costituisce la prima testimo- iettile attraverso la trasmutazione degli elementi. Il fe- matico è il caso di quest’ultimo manoscritto, in cui un frammentario e sparso. Quello che rimane estrema-
nianza in nostro possesso della reintroduzione di questo nomeno della deflagrazione che trasforma una sostanza disegno in sezione molto particolareggiato di questo mente interessante però è il tentativo di giungere a
metodo di fusione in epoca rinascimentale, metodo che solida (terrestre) in gas, fuoco e rumore assordante, era forno si stacca completamente dalla dimensione opera- una nuova definizione di elemento, nella quale si cer-
era stato dimenticato durante i secoli medievali dopo visto infatti da Leonardo come la riproduzione artificiale tiva per la quale è stato inventato per essere impiegato ca di sintetizzare le concezioni tradizionali risalenti
che lo si era usato in antichità. di quello che avveniva nei fenomeni meteorologici della come ausilio visivo nella progettazione di un esperi- a Platone e Aristotele nel rispetto delle osservazioni
Le fonti relative alle tecniche di fusione per il XV pioggia, del tuono e della saetta. In questa prospettiva, mento per osservare “i moti spiraliformi del fuoco”. empiriche. Dopo anni di esperienze e osservazioni dei
secolo sono estremamente rare e molte delle conoscen- quindi, le artiglierie costituivano uno dei risultati più Il tema dei moti spiraliformi del fuoco ritorna anche fenomeni naturali, Leonardo arriva a formulare una de-
ze che abbiamo sono il risultato di analisi di tipo ar- alti del tentativo di imbrigliare e utilizzare le forze na- in alcune illustrazioni di forni metallurgici ed è inte- finizione per mezzo di enunciati della quale troviamo
cheometrico condotte sui reperti metallici che ci sono turali per piegarle al servizio dell’uomo. Emblematico a ressante notare come Leonardo disegni questi apparati una prima formulazione abbozzata nella carta 766v del
pervenuti. I manoscritti di Leonardo, alcuni dei più tale proposito è il progetto di un elevatore pneumatico dedicando una particolare attenzione ai raccordi tra i Codice Atlantico e una forma più compiuta nella carta
significativi dei quali sono esposti in questa mostra, (Manoscritto F, c. 16v) che utilizza i gas prodotti nella condotti del bruciatore e la camera di fusione, per favo- P 99r : f. 189r del Codice Arundel, databile tra il 1506
costituiscono in questo tipo di studi un’importante te- deflagrazione della polvere da sparo per sollevare un peso rire la circolazione dei “flussi di calore”. Il disegno e la e il 1508 che qui riproponiamo integralmente per la
stimonianza iconografica che consente di visualizzare posto sopra un mantice appositamente preparato con un descrizione di un forno a riverbero nella carta 87r del Co- sua eccezionalità:
attrezzature e processi dei quali avremmo altrimenti piano di carico (Reti 1952, pp. 787-788; Bernardoni- dice Atlantico mettono in evidenza come Leonardo fosse
una conoscenza soltanto indiretta. Anche se indicazio- Neuwahl 2013, pp. 128, 140-141). arrivato a concepire una teoria cinetica del calore, nella 2 sono le qualità delli elementi, cioè raro e denso; raro è
ni sulle tecniche di fusione sono reperibili anche in Ancora altri due tipi di apparati tecnologici che quale il fuoco era interpretato come un flusso di parti- detto come il foco, l’aria e ll’acqua; denso sol si pò dire
altri manoscritti provenienti dall’area sia tedesca che permettono di controllare l’energia insita nelle trasfor- celle che riscaldava, fondeva e bruciava le sostanze, per alla terra.
italiana – molto interessante a tale proposito è lo zibal- mazioni degli elementi, sono gli impianti per la di- percussione meccanica (Bernardoni 2012, pp. 40-42). 2 sono le quantità di ciasscuno elemento, cioè continua
done di Bonaccorso Ghiberti (Manoscritto B.R. 228, stillazione e i forni metallurgici. Anche in questo caso La manipolazione chimica delle sostanze era alla ba- e discontinua.
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze) che illustra Leonardo si spinge oltre l’aspetto tecnologico per fare se del lavoro di ogni artista e poneva questioni sia di 2 sono e’ moti cioè del continuo elemento e del discon-
alcune fasi della fusione di una campana (f. 74v) – nes- di questi due strumenti di lavoro degli apparati per carattere operativo che di controllo della qualità. La tinuo le quantità delli elementi che ssi movano, cioè
sun ingegnere prima di Leonardo presenta un’analisi l’indagine empirica sulle dinamiche di trasformazione buona riuscita di una “ricetta chimica” dipendeva dal- continua o discontinua.
dettagliata delle fasi e delle attrezzature impiegate in della materia. La possibilità di scomporre e ricomporre la precisione con cui veniva effettuato il dosaggio dei 2 sono e’ moti naturali delli continui elementi e di-
12 un processo di fusione. Tra i suoi disegni, ad esempio, delle sostanze come i metalli o anche la risoluzione di reagenti, dalla codifica del processo tecnico e dall’affi- scontinui elementi, cioè moto d’elevatione e moto di 13
possiamo trovare la rappresentazione e la descrizione altre sostanze nei loro costituenti primari – pensiamo dabilità delle attrezzature impiegate. L’impegno nelle declinatione.
di tre diversi metodi per la costruzione di un’artiglie- ad esempio alla combustione del legno nella quale è tecniche di fusione e nella produzione di sostanze a uso 2 sono le figure che fano li elementi fugendo disconti-
ria adottati alla fine del Quattrocento: in ferro saldato possibile osservare la fiamma viva (fuoco), i fumi e i va- della pittura e dell’artigianato, permise di compiere nuamente l’un dell’altro.
(Codice Atlantico, cc. 10r, 11r, 15v, 41r), per fusione pori (aria), gli umori che escono dal legno (acqua) e la varie sperimentazioni di carattere chimico. Una linea 2 son quando li elementi continuamente fugano l’uno
diretta (Codice Atlantico, c. 167r) e per fusione indiret- cenere (terra) – spinse Leonardo a cogliere un’analogia di ricerca, questa, che ebbe il suo culmine nei primi dell’altro.
ta (Codice Atlantico, cc. 46r, 53r, 987r). I manoscritti tra le trasformazioni naturali e quelle indotte dall’arte, anni del Cinquecento, quando Leonardo tentò di ela- 2 sono e’ moti che ffanno li elementi fugenti l’uno
di Leonardo costituiscono l’unica testimonianza che nella quale immaginava le viscere terrestri come un borare un nuovo concetto di elemento e che rimanesse dell’altro.
ci consente di visualizzare l’intero processo di fusione alambicco e vedeva i passaggi di stato liquido-gasso- aderente al piano delle osservazioni fisiche che fungesse 2 son le cause perché l’uno elemento fuge dell’altro.
per le artiglierie di concezione quattrocentesca (fuse so-liquido che si attuano nel processo di distillazione da fondamento per una determinazione quantitativa
in più sezioni componibili). Per avere una descrizione come a una spiegazione del formarsi delle sorgenti di delle trasformazioni materiali. Per l’analisi dettagliata di questi enunciati riman-
più approfondita della fusione di un’artiglieria si dovrà alta quota: la vaporizzazione delle acque presenti nelle L’interesse verso strumenti come gli igrometri, gli do al mio contributo Elementi, sostanze naturali, atomi:
aspettare la pubblicazione del De la pirotechnia di Van- viscere della Terra sale fino alla sommità delle monta- anemometri e le bilance, oltre ai molteplici riferimenti osservazioni sulla struttura della materia nel Codice Arun-
noccio Biringuccio. gne dove frattura la crosta e condensandosi torna nuo- alle relazioni degli elementi in termini di densità, co- del di Leonardo (Bernardoni 2011a, pp. 79-92). In que-
Leonardo non si limitò a studiare soltanto le tecni- vamente allo stato liquido in cui sgorga (Codice Hammer stituiscono un chiaro indizio di come Leonardo stesse sta introduzione mi limiterò a un commento sintetico
che di fusione delle artiglierie ma fece di queste ultime 3B : f. 3v). cercando la via per stabilire dei criteri di misurabili- per sottolineare la continuità degli studi di Leonardo
anche un oggetto di riflessione e sperimentazione per Gli studi sui forni metallurgici e i sistemi di riscal- tà tra le sostanze elementari. Un tentativo di riforma, sulla natura con quelli tecnologici. Negli enunciati di
lo studio di fenomeni come la deflagrazione della pol- damento offrono ancora altri esempi della propensione quindi, assimilabile a quello che stava conducendo an- questa definizione si individuano quattro categorie ge-
vere da sparo, in cui la trasmutazione di una sostanza leonardiana a impiegare gli apparati tecnologici come che nell’ambito della meccanica, in cui le riflessioni nerali (quantità, qualità, figura e moto) entro le quali
artificiale generava una forza fisica. Gli esperimenti e le strumenti di osservazione delle trasformazioni e del teoriche dovevano essere ricondotte a problematiche le caratteristiche fisiche degli elementi sono scandite
osservazioni di Leonardo costituiscono il primo tentati- comportamento degli elementi. Un esempio in tal empiriche affinché potessero essere sfruttate sul piano da una coppia di contrari: raro/denso per la quanti-
vo di studio di quella che oggi chiameremmo “balisti- senso è il forno a torre degli alchimisti, che troviamo tecnologico (Galluzzi 1989). Le riflessioni e osservazio- tà, continuo/discontinuo per la qualità, elevazione/
ca interna” e, seppure in maniera del tutto inadeguata riprodotto nella carta 912r del Codice Atlantico, nelle ni di Leonardo sugli elementi, nonostante i continui declinazione per il moto, e, implicitamente, sferico/
secondo i criteri scientifici odierni, cercano di spiegare carte 21v e 37r rispettivamente dei manoscritti B e I e propositi di sistematizzazione in trattati specifici ad cubico per la figura – Leonardo sviluppa quest’ultimo
la generazione della forza propulsiva che muove il pro- nella carta P 29r : f. 145v del Codice Arundel. Emble- essi dedicati, restano tuttavia considerazioni di tipo tema nel Manoscritto F prendendo in considerazione
l’interpretazione di Alberto Magno della concezione particolare per la goccia e uno universale per la massa to-
platonica degli elementi (cubo = terra, icosaedro = ac- tale di acqua presente nel mondo e che le gocce si fanno
qua, ottaedro = aria, tetraedro = fuoco). Per Leonardo «calamita l’un dell’altra» formando sempre masse sferi-
acqua, aria e fuoco erano corpi flessibili assimilabili che più grandi (Codice Hammer 3A : 34v). Lo stesso vale
tutti alla forma sferica, mentre soltanto la terra, per anche per le bolle d’aria e per le fiamme. In definitiva,
la propria naturale resistenza al moto, era assimilabile quindi, per Leonardo gli elementi agiscono in natura sia
a una forma di tipo poliedrico. La definizione di Leo- in forma corpuscolare sia come masse continue di varie
nardo si basa sopra lo schema tradizionale proposto da dimensioni senza che ciò costituisca un problema sul
Aristotele nel De generatione et corruptione (Gen. et corr. piano della struttura della materia. (Bernardoni 2011a,
55 (B), 3, 330b) in cui gli elementi erano considerati pp. 86-90).
sostanze primarie definite sopra un sostrato continuo Anche se il tentativo di riforma del concetto di Ele-
grazie all’interazione di due coppie di qualità contrarie mento rimase uno studio isolato e frammentario, l’im-
(caldo-freddo, umido-secco). pegno di Leonardo nelle arti chimiche e nello studio
La differenza sostanziale, che sembra emergere nei delle sostanze ha il merito di gettare una luce ulte-
confronti della tradizione, deriva dal tentativo di in- riore sulle difficoltà del sapere tradizionale di fronte
tegrazione con la concezione platonica che attribuiva alle problematiche e alle evidenze che a partire dalla
agli elementi forme poliedriche, che portano Leonardo fine del XV secolo sorgevano con sempre maggiore
verso considerazioni di tipo corpuscolarista le quali in insistenza dal mondo delle tecniche. L’esperienza di
molti casi trovavano conferma anche nell’osservazione Leonardo costituisce una testimonianza emblematica
di molti fenomeni naturali. Quantità, qualità, figura di come gli ambienti delle arti e dell’ingegneria, agli
e moto non definivano una sostanza generica ma una inizi del XVI secolo, costituissero ormai un tessuto
“particella” determinata di terra, acqua, aria e fuoco, una culturale autonomo nel quale si cercavano di spiegare
specificazione, questa, che riguardava il modo di essere i fenomeni di trasformazione della materia osservati
14 OPERE
degli elementi sul piano fisico, in cui ogni tentativo di durante l’esercizio della professione o derivati dalle
applicazione tecnologica deve passare attraverso la quan- tradizioni filosofica e alchemica, sulla base di indagini
Andrea Bernardoni
tificazione. La definizione data da Leonardo mostra come sperimentali.
egli avesse compreso che la possibilità di una tecnologia Leonardo non è un pensatore sistematico e le sue
chimica dipendeva dalla definizione di unità materiali incursioni nelle scienze e nella filosofia sono il frutto
primarie, dalla cui combinazione dipendevano le sostan- di una lunga ricerca condotta da autodidatta. Privo di
ze composte. Si tratta tuttavia di un corpuscolarismo formazione accademica, egli apparteneva a quella tra-
soltanto fisico, in cui l’elemento primario è concepito dizione professionale alla quale ci si è riferiti come ar-
alla stregua dei minima naturalia medievali, delle parti- tigiani-superiori, artisti-ingegneri e scienziati-volgari
celle minime che costituivano il limite della percezione emersa e consolidatasi durante il Quattrocento (Zilsel
sensoriale delle sostanze, oltre la quale sul piano fisi- 2000, pp 7-21; Galluzzi 1996, pp. 7-80). Tuttavia, pur
co e tecnico-operativo non aveva senso spingersi e dal- essendo impossibile valutare se il suo pensiero abbia
la cui giustapposizione si ottenevano masse indistinte avuto o meno una qualche eco nel dibattito filosofico-
e continue della stessa sostanza. A tale proposito, cioè scientifico, resta pur vero che egli si rese protagonista
per mostrare il duplice statuto ontologico delle sostanze di un tentativo di riforma del metodo conoscitivo e
discreto e continuo, possono essere fatti vari esempi, ma di rinnovamento del sapere che, pur senza approdare
uno dei più interessanti è certamente quello dell’acqua a nessuna riforma compiuta, metteva in luce la crisi
che, osserva Leonardo, in natura può stare in forma di del sapere istituzionale di fronte alle problematiche e
gocce separate e in forma di massa indefinita continua. alle evidenze che sorgevano nel mondo delle tecniche e
È interessante una riflessione del Codice Hammer nella prepara il terreno per il rinnovamento scientifico e tec-
quale Leonardo afferma che l’acqua ha due centri: uno nologico che avverrà poi a partire dal secolo successivo.

La sigla posta tra parentesi dopo il titolo di ciascuna scheda (es. BA) indica il luogo in cui il disegno è esposto.
BA = Biblioteca Ambrosiana
SB = Sacrestia del Bramante, Santa Maria delle Grazie
Foglio 1082 r Foglio 577 v lo alle nozze di Bianca Maria Sforza con l’imperatore
Massimiliano I, come inizialmente era stato ipotizza-
1. Lettera di presentazione a Ludovico il Moro (BA) 2. Modello del cavallo Sforza con armatura to, bensì per portarlo nella fonderia dove procedere al
La compilazione di questa lettera viene tradizio­ di sostegno per la movimentazione (BA) calco e alla costruzione della forma di fusione. Secondo
nalmente fatta risalire al 1482, anno del trasferimento Il disegno riproduce il modello del cavallo imbracato la ricostruzione di Pedretti, il modello fu distrutto dai
di Leonardo a Milano. Tuttavia, sulla base di alcuni dentro la struttura in legno pensata per la sua movi- balestrieri francesi nei pressi del convento di San Vit-
disegni di carattere militare ad essa riconducibili, è mentazione. Il cavallo è riprodotto nella sua postura tore dove si suppone che Leonardo avesse allestito la
stata ipotizzata anche una sua postdatazione al 1485 definitiva che ritroviamo anche negli studi dell’im- fonderia (Pedretti 1995, pp. 27-39).
(Pedretti 1988, Schofield 1991), vedendo nei tre anni pianto di fusione contenuti in un quaderno posto in I due disegni sottostanti sono difficilmente interpre-
intercorsi dal suo arrivo nella città lombarda il tempo appendice al Codice di Madrid II (cc. 141r-157v). L’u- tabili a causa del loro carattere frammentario, tuttavia
durante il quale Leonardo si sarebbe applicato in studi nica differenza riguarda la statica del monumento, che potrebbero rappresentare schizzi di arpioni e staffe per
di ingegneria militare, competenze queste che non qui viene risolta con l’introduzione di un elemento ancorare l’armatura al cavallo.
facevano parte del bagaglio tecnologico maturato scenografico sotto la zampa anteriore alzata per na- Foglio 1082 r – Penna e inchiostro
durante gli anni della sua formazione nella bottega scondere un terzo punto di appoggio. L’elemento de- Richter 1883, II, p. 3, fig. LXXVI, no. 1; Muller-Walde 1897, p. mm 250 x 190 – Antica numerazione 32
100; Heydenreich 1954, fig. 98; Brugnoli 1974, p. 105; Pedretti
fiorentina di Andrea Verrocchio. È stato anche corativo sembra essere un vaso dal quale doveva zam- C.A. f. 1082 recto (ex 391r a) – Circa 1482-85
1979, p. 25; Brugnoli 1982, p. 112; Pedretti 1995, pp. 27-39;
suggerito che l’ispiratore di questa lettera potrebbe pillare dell’acqua. La stessa soluzione si ritrova anche Marani 1998, cat. 6, pp. 40-43; Bernardoni 2007, pp. 27-28, 61.
essere stato il mediatore mediceo con la corte in uno studio di monumento equestre presente nella
sforzesca Bernardo Rucellai e che quindi la missiva carta 137r della collezione di Windsor datata al 1513
non sia un’estemporanea presentazione di Leonardo che molto probabilmente riproduce uno studio per il Foglio 1104 r b
in cerca di credito verso il Moro, ma si inserirebbe monumento al maresciallo Giacomo Trivulzio o al re
4. Armatura interna del nucleo di fusione
in un contesto politico-diplomatico preciso nel quale di Francia Francesco I di Valois. In seguito, questo ele-
del cavallo Sforza (BA)
trova una spiegazione il suo successivo impegno mento scenografico-strutturale sembra essere stato eli-
nell’architettura e tecnologia militare (Marani 2009, minato in favore di una soluzione nella quale il cavallo La tecnica di fusione ideata da Leonardo è di tipo indi-
16 pp. 114-116). si sarebbe sostenuto soltanto su due zampe realizzate retto e prevede la costruzione del nucleo a partire dal 17
Leonardo si presenta come un ingegnere in grado di bronzo massiccio in maniera solidale a una base che calco del modello. Per fare questo fu adottato un sistema
di costruire artiglierie, ponti mobili, carri armati doveva conferire stabilità all’intero monumento. di calco a tasselli ricostruendo l’impronta negativa del
e fortificazioni. Estremamente interessante perché L’eccezionalità delle dimensioni e del peso del modello, cavallo in due valve che, una volta chiuse, formavano la aggiungere
consiste nel primo documento nel quale Leonardo che tra armatura metallica e argilla superava verosimil- matrice in positivo del corpo del cavallo. A questo pun- fondo
fa riferimento al monumento a Francesco Sforza, è mente le 20 tonnellate per circa 7 metri sia in altezza to, secondo le indicazioni di Leonardo, si doveva proce-
il passo di chiusura nel quale si afferma: «Ancora si che in lunghezza, richiedeva un’armatura robusta e bene dere stendendo sull’impronta di ciascuna valva uno stra- Foglio 577 v – Sanguigna
mm 295 x 207 – Antica numerazione 25
poterà dare opera al cavallo di bronzo che sarà gloria ancorata al modello. Il disegno è privo di indicazioni to di cera di spessore pari a quello voluto per il bronzo, C.A. f. 577 verso (ex 216v a) – Circa 1493
immortale et aetterno honore de la felice memoria del scritte se non per la nota «tutti i capi delle chiavarde» quindi, una volta che questa si fosse solidificata, si sa-
signor vostro patre et de la inclita Casa Sforzesca». che verosimilmente si riferisce ai numerosi cerchietti di- rebbero stesi i primi strati di terra refrattaria che costi-
Intorno al 1490 Leonardo riuscirà ad aggiudicarsi la segnati su alcune delle travi, due dei quali riprodotti in tuivano la superficie esterna del nucleo. Si montavano,
commissione del monumento al quale lavorerà a più rilievo e completi di chiavarda di bloccaggio. quindi, le cerchiature rappresentate in questo foglio, si
riprese durante gli anni Novanta. Un’interpretazione precedente vede in questo disegno chiudevano le due valve e si procedeva al riempimento
La scrittura non è autografa di Leonardo ma di un la forma di fusione imbracata nel momento del tra- con terra refrattaria. Una volta completata questa ope-
amanuense al quale egli si sarebbe rivolto forse sporto alla fossa di fusione (Brugnoli 1982, p. 112). razione per mezzo delle speciali macchine che Leonar-
perché conscio dei suoi limiti nella scrittura. La Anche se i cerchietti posizionati nel corpo del cavallo do disegna nel Quaderno sulla fusione allegato al Codice
copia contenuta tra le carte del Codice Atlantico è una potrebbero far pensare a degli innesti per i canali di di Madrid II (f. 155v – 154r-v), si sarebbero smontate
minuta e non siamo a conoscenza se di questa sia mai fusione, escludiamo questa interpretazione sulla base le due valve del calco e si sarebbe potuto procedere al
stata eseguita una redazione definitiva consegnata al del processo di costruzione della forma descritto nel montaggio definitivo della forma nella fossa di fusione.
Moro. Quaderno allegato al Codice di Madrid II, che prevedeva I perni trasversali, che sostengono le costole dell’ar-
il montaggio di quest’ultima all’interno della fossa di matura del nucleo, sono passanti e attraversano anche
Amoretti 1804, pp. 23-26; Richter 1883, II, pp. 395-398; fusione. Inoltre, il disegno di questa carta riproduce il la forma esterna in modo che, come si vede nella carta
Beltrami 1919a, pp. 10-11; Calvi 1925, pp. 69-71; Oltrocchi, in
Ritter 1925, pp. 41-42; Brizio 1952, pp. 631-633; Pedretti 1977, positivo del cavallo e non il negativo, come dovrebbe 157v del Quaderno sulla fusione, su di essi si innestassero
p. 295; 1979, p. 274; Marani 1984, pp. 12-17; Pedretti 1988, pp. essere nel caso di una forma di fusione. Più verosimile anche le cerchiature esterne per consolidare e tenere Foglio 1104 r b – Incisioni in punta di stilo, penna e inchiostro su
76-81; Schofield 1991, 114-115; Vecce 1998, pp. 77-79; Villata carta preparata blu – mm 99 x 128 – Antica numerazione 4 (e 203
pensare al trasporto del modello, ma non per espor- chiusa la forma di fusione.
1999, pp. 16-17; Marani 2002, pp. 114-116; 2009, pp. 42-44. cancellato) – C.A. f. 1104 recto c (ex 396v c) – Circa 1493-94
A fusione avvenuta, il getto viene liberato dalla forma mantenere quindi il baricentro del sistema all’interno si ricorda della commessione del dipignere i camerini...
e si procede anche al suo totale svuotamento attraver- della macchina che in questo caso lavora in verticale. portavo a vostra Signoria solo richiedendo a quella...
so un’apertura che Leonardo prevedeva di lasciare sul La nota che accompagna lo schizzo di questa macchina
dorso del cavallo, rimuovendo completamente anche afferma: «per la mezza forma che diacerà, l’è necessario Di questa lettera, che esprime la drammaticità del
l’armatura utilizzata per la costruzione del nucleo. provare el ricocere a diacere» e ci svela quindi una sua momento vissuto da Leonardo, costretto a provvede-
In questo frammento, che in origine era probabilmente destinazione anche nella fase di ricottura, per sostenere la re di per se stesso alle spese della sua bottega e dei
legato al foglio 12348r conservato oggi nella collezio- valva in orizzontale («a diacere») sopra il braciere ardente. suoi collaboratori, ci interessa il riferimento al cavallo
ne di Windsor, sono rappresentati due tipi di struttura Sforza, che dal tono sembra un progetto ormai abban-
Boni 1978, pp. 19-47; Pedretti 1978, p. 224; Brugnoli 1982, pp.
diversi, uno dei quali prevede anche un’armatura per la 89-112; Kirwin 1991, pp. 87-110; Bernardoni 2007, pp. 60-67. donato. «Del cavallo non dirò niente perché cognosco
testa. Confrontando questi disegni con quelli del Qua- i tempi», afferma Leonardo, come se si trattasse di
derno sulla fusione sembra che Leonardo si sia orientato un argomento ampiamente discusso che si protraeva
verso una soluzione analoga a quella disegnata nella Foglio 914 r a da lungo tempo, probabilmente dal 1494, quando
parte superiore del foglio, nella quale si prevedeva l’in- Ludovico il Moro, spaventato dalla facilità con cui il Foglio 477 r – Sanguigna, penna e inchiostro
nesto della forma della testa sul dorso del cavallo. 5. Lettera a Ludovico il Moro (BA) re di Francia era penetrato in Italia, aveva cambiato mm 290 x 211 – Antica numerazione 43
Leonardo esprime le sue lamentele a Ludovico il Moro che destinazione d’uso al bronzo immagazzinato per la C.A. f. 477 recto (ex 175r a) – Circa 1493-94
Pedretti 1964, pp. 271-275; 1979, pp. 283; Bernardoni 2007, pp.
41-43. è in ritardo nei pagamenti per i lavori commissionati alla fusione del cavallo, utilizzandolo per fondere nuove
sua bottega. Questa missiva risale al 1497, un periodo du- artiglierie.
rante il quale il ducato milanese degli Sforza era già in de-
Muller-Walde 1897, p. 164; Beltrami 1919, no. 73; Calvi 1925,
Foglio 477 r cadenza, o quantomeno la politica culturale di Ludovico il p. 157-158; Pedretti 1979, p. 177. eliminare
Moro era mutata, condizionata dalle conseguenze portate immagine
4. Macchina per il montaggio della forma della discesa in Italia di Carlo VIII che aveva sconvolto gli
di fusione del cavallo Sforza «a diacere» (BA) equilibri politico-militari degli Stati della penisola italica. Foglio 492 r a destra
La carta è quasi per intero dedicata a studi sulla com-
18 posizione delle ombre derivate da più sorgenti lumi- E se mi date più alcuna commessione d’alcuna... del 6. Preventivo per il monumento equestre 19
nose che investono un corpo sferico, oltre al disegno di premio del mio servizio, perché non son da essere da... al Maresciallo Trivulzio (BA)
una figura umana rappresentata di profilo. Per il tema cose assegnazioni, perché loro hanno intrate di p... e... Dopo il rientro a Milano nel 1506, Leonardo riceve
della nostra mostra sono estremamente interessanti ti e che bene possano as[p]ettare più di me... non la la commissione per eseguire il sepolcro monumentale
due schemi che rappresentano una macchina ideata da mia arte, la quale voglio mutare ed... dato qualche ve- al Maresciallo di Francia Gian Giacomo Trivulzio. Si
Leonardo per il montaggio delle valve costituenti la stimento. tratta di una complessa opera marmorea suggellata da
forma di fusione del cavallo Sforza (per una descrizione Signore, conoscendo io la mente di vostra Eccellenzia un monumento equestre in bronzo per la quale Leonar- Foglio 914 r a – Penna e inchiostro
mm 146 x 98 – Antica numerazione 167
delle fasi del processo di costruzione della forma di fu- essere occupa[ta]... il ricordare a vostra Signoria le mie do fornisce un dettagliato preventivo di spesa: C.A. f. 914 recto i (ex 335v a) – Circa 1497
sione del monumento Sforza si veda Bernardoni 2007, piccole e l’arei messe in silenzio...
pp. 38-67 e 105-120). che ’l mio tacere fussi causa di fare isdegnare vostra Si- Sepulcro di Messer Giovanni Iacomo da Treulso.
Si tratta della stessa macchina disegnata a bella copia gnoria... [Sp]esa della [m]anifattura e materia del cavallo.
nella carta 154v del Codice di Madrid II e in manie- la mia vita ai vostri servizi mi tien continuamente pa- Un corsiero grande al naturale coll’omo sopra vuole
ra schematica, ma durante la fase operativa, nel foglio rato a ubbidire... per la spesa del metallo ducati 500
12348 della collezione di Windsor. Rispetto a que- Del cavallo non dirò niente, perché cognosco i tempi... E per la spesa del ferramento, che va in nel modello, e
sto, lo schema appena accennato e confuso insieme al a vostra Signoria com’io restai [a] avere el salario di 2 carboni e legname e la fossa per gittarlo, e per serrare
disegno della figura umana ci fornisce un’indicazio- anni del... la forma, e col fornello dove si de’ gittare ducati 200
ne importante sul possibile impiego della macchina. con due maestri i quali continovo stettono a’ mio salario Per fare il modello di terra e poi di cera ducati 432
Mentre nel foglio di Windsor la macchina cala la valva e spe[se]... E per li lavoranti che lo netteranno, quando fia git-
lavorando a sbalzo da un lato della fossa di fusione, che alfine mi trovai avanzato di [de]tta opera circa a 15 tato ducati 450
in questo caso sembra invece che questa sia collocata lire. Ma... In somma sono ducati 1582
sopra detta fossa in modo da poter lavorare in maniera opere di fama per le quali io potessi mostrare a quelli
verticale senza il rischio di ribaltamento. Il sostegno che verranno, ch’io sono sta[to]... fa per tutto, ma io Il monumento al Trivulzio è il secondo monumento
con l’alloggiamento cavo per ancorare la valva, come non so dove io potessi spendere le mia opere a pre... equestre progettato da Leonardo. In questa carta si
Foglio 492 r – Penna e inchiostro
spiegato nel disegno del Codice di Madrid II, è posto L’avere io atteso a guadagnarmi la vita... Per non essere hanno pochissime informazioni se non il costo del- mm 272 x 192 – Antica numerazione 180
in modo da poter traslare grazie a un sistema a vite e informata... le operazioni. Nella raccolta miscellanea di disegni C.A. f. 492 recto (ex 179v) – Circa 1508
conservata a Windsor sono presenti alcuni disegni di sulla destra, il significato diventa chiaro. Leonardo si Foglio 959 r
monumenti equestri relativi a questo progetto, com- riferisce a un piano sagomato realizzato in materiale
presa una carta dedicata alla tecnica di fusione. Dal refrattario sul quale vengono staffati i pezzi da saldare 8. Forno a catino con mantice orientabile (BA)
preventivo apprendiamo che il cavallo doveva essere in e che funge quindi da forma per ricevere e contenere Si tratta di una tipologia di forno molto antica nota
grandezza naturale e che sarebbe stato fuso con il meto- il rame fuso colato lungo la linea di saldatura. L’osso anche come “fucina catalana” o “corsa”, a seconda delle
do di fusione indiretto sviluppato per il monumento a di coppella è, infatti, la cenere di ossa – in genere di aree geografiche nelle quali trovò impiego. Quello di
Francesco Sforza. Questo lo si evince dal riferimento al bue – che veniva impiegata per la costruzione delle Leonardo è uno dei disegni più antichi di questo for-
«serrare la forma» e ai due modelli di terra e di cera che “coppelle”, dei crogioli porosi in materiale refrattario no, che viene presentato con una vista in alzato e una
sono fasi distinte del processo di formatura sviluppate utilizzati in metallurgia per separare i metalli prezio- in sezione verticale. Quest’ultima mette in evidenza la
per il monumento Sforza. si dal piombo, procedimento che va sotto il nome di forte inclinazione del mantice che soffia nel centro del-
Come è noto, anche questo progetto non fu portato a “coppellazione”. L’olio di tartaro (carbonato di potassio la fucina e la netta linea di separazione del metallo, in
compimento. Dal testamento del Trivulzio apprendia- idrato o potassa) è un solvente che ha potere decapante basso, dai carboni ardenti, in alto. Le indicazioni “tutto
mo che alla fine egli optò per una sepoltura in cappel- e serve per agevolare la saldatura dei metalli. Nella caldo” e “mezzo caldo” fanno pensare alla possibilità Foglio 226 r – Penna e inchiostro
la realizzata dal Bramantino. Sulla base della data del figura «a b» si vedono i due pezzi da saldare accostati e di orientare il getto dell’aria per variare la tempera- mm 207 x 287 – Antica numerazione 204-205
testamento, il 22 febbraio 1507, e in virtù del fatto staffati sopra una maschera fatta con questo materiale tura all’interno del crogiolo. Questo tipo di forno fin C.A. f. 226 recto (ex 83r h) – Circa 1508
che Leonardo raggiunse Milano dopo il 30 maggio del refrattario. dall’antichità fu impiegato nella metallurgia di prima
1506, il preventivo per il monumento equestre deve Non meno interessante il passo riferito alla forma di fusione per la riduzione del minerale in metallo e ha
essere datato nella seconda parte del 1506 (Villata fusione del cavallo che, vista la datazione di questo fo- trovato impiego nell’industria siderurgica fino agli ini-
2009, p. 124). In studi recenti, è stata avanzata l’i- glio, si riferisce probabilmente al monumento equestre zi del XIX secolo. Nella produzione dell’acciaio con il
potesi che Leonardo fosse tornato sul progetto per il al Maresciallo Trivulzio: «Per fare li cavi to’ gesso e “metodo diretto” si otteneva un ferro con bassissime
monumento al Trivulzio durante il suo soggiorno ad forma, e poi metti in forno e imbevera con colla forte; concentrazioni di carbonio, il quale non necessitava
Amboise, quando avrebbe realizzato alcuni bozzetti dai po’ secca bene e questo riceverà la piastra sottile. E del quindi di nessun trattamento di decarburazione come
quali sarebbe stato poi fuso il famoso bronzetto eque- “ollavac” [= cavallo] fa prima tutta la sua metà, poi li nel moderno “processo indiretto” per mezzo del quale
20 stre di Budapest, che secondo questa interpretazione da’ l’armadura di ferro. E fa prima li pezzi tutti, e da l’acciaio è prodotto a partire dalla ghisa. 21
raffigurerebbe il Maresciallo Trivulzio nelle vesti di te segreto metti insieme». I «cavi» sono le due valve
Sherwood Taylor 1972, p. 48 tav. III; Pedretti 1980, p. 340; 1979,
San Giorgio, da parte di Gian Francesco Rustici (Ma- con le quali viene preso il calco del modello da fondere p. 207; Bernardoni 2011b, p. 118.
rani 2003, pp. 154-162). in bronzo. Il processo di costruzione della forma, che
ripropone quello ideato per il cavallo Sforza, prevede
Beltrami 1919, no. 171; Muller-Walde 1897, pp. 166-167;
Pedretti 1977, § 725; 1978, pp. 230-231; Villata 1999, pp. 197- il calco a tasselli del modello e la ricomposizione del- Foglio 835 r
199; 2009, pp. 122-124. la forma in due valve da chiudere sul nucleo. Come Foglio 959 r – Penna e inchiostro
si vede da questo passo, Leonardo pensa di calcare il 9. Forno per la fusione in crogiolo (BA) mm 136 x 172 – Antica numerazione 15 a penna, ma corretto
a matita in 18 – C.A. f. 959 recto (ex 348r b) – Circa 1490-95
modello con tasselli di gesso che poi rinforza con delle Speciale sistema di riscaldamento nel quale si integra
Foglio 226 r piastre metalliche esterne. Si appunta poi di mantenere la combustione del carbone con un flusso di vapore
segreta la tecnica di costruzione della forma, a ragione acqueo al fine di ottenere una fiamma più turbolenta.
7. Forma di fusione del cavallo e tecnica del fatto che nessuno, fino a quel momento, aveva ten- «Questo modo di fondere si fa presto, imperò che i car-
di saldatura del rame (BA) tato la fusione di un monumento equestre di cospicue boni che caggiono infocati de la graticola nell’acqua,
La carta affronta prevalentemente temi di ottica ma per dimensioni – lo Sforza era alto 7,20 metri, il Trivulzio fanno tal fumo che, salendo quello intra la fiamma de’
il tema della nostra mostra sono estremamente interes- a grandezza naturale – in un’unica colata. Sarà Giovan carboni, viene a dar gran movimento. E questo fornello
santi due riferimenti alle tecniche di costruzione della Francesco Rustici, istruito direttamente da Leonardo, sarà alto un braccio e largo un mezzo».
forma di fusione di un cavallo e a un particolare pro- il primo a realizzare la fusione di un cavallo in bronzo Si tratta di un dispositivo usato prevalentemente nel con-
cedimento di saldobrasatura per il rame, pensato per con il metodo indiretto per realizzare il monumento testo dei saggiatori dei metalli e nell’alchimia del quale,
integrare attraverso rifusioni le lacune di metallo che equestre a Francesco I (Bernardoni 2010, pp. 75-82). con le dovute cautele, si può vedere l’origine nel Kerotakis
talvolta si verificano nei getti o per unire insieme due Curioso è anche il ricorso alla scrittura inversa per crip- dello Pseudo-Democrito (Martelli 2011, pp. 306-307).
pezzi della stessa statua fusi separatamente. Leonardo tare i termini “rame” (emar) e “cavallo” (ollavac) con il Fino alla fine del XVI secolo il sistema di fusione a cro-
annota: «Osso di coppella e olio di tartaro: e questo risultato che questi sono gli unici due termini leggibili giolo sembra trovare soltanto altre due referenze icono-
ancora è bono a saldare il “emar” [= rame], come si vede nel normale verso di scrittura da sinistra a destra. grafiche: una xilografia del De la pirotechnia di Biringuc-
in a b. E tale mistura fia messa dirieto e il...»; purtrop- cio, ove si fa riferimento alla possibilità di posizionare Foglio 835 r – Penna e inchiostro
Pedretti 1962, pp. 60-61; McCabe 1972, p. 331; Pedretti 1978, mm 135 x 64 – Antica numerazione 45
po la frase è interrotta ma se letta insieme al disegno p. 117; Bernardoni 2010, pp. 75-82. sotto il forno un contenitore d’acqua per generare il vapo- C.A. f. 835 recto (ex 306r c) – Circa 1485
re (c. 106v), e Le premier livre des instruments mathématiques forno a riverbero, avremo che all’incremento dell’altezza Foglio 1103 r
méchaniques di Jean Errard pubblicato nel 1584 a Nancy che separa la camera di fusione dal bruciatore corrispon-
(f. 31r), in cui la fornace è munita di un dispositivo di derà una maggiore velocità dei flussi di fuoco/calore che 11. Forno a riverbero (BA)
iniezione a vapore costituito da una grossa caldaia, espo- colpiscono il metallo da fondere. Il foglio contiene lo studio per un forno a riverbero con
sta al fuoco stesso della fornace, da cui parte il cannello In linea con questa spiegazione può essere interpretata camera di fusione ellittica sul modello di quelli presen-
iniettore che soffia il vapore dentro il bruciatore. anche l’architettura del fornello multiplo disegnato nella ti nei fogli 82r, 87r e 580r. Se si escludono gli studi di
Nel Codice Arundel l’interazione tra fiamma e vapore parte inferiore di questa carta. Tradizionalmente questo Vannoccio Biringuccio, che risalgono al secondo e al ter-
acqueo è studiata in un fornello chimico per distilla- sistema di riscaldamento è stato associato a operazioni zo decennio del Cinquecento, questa è la descrizione più
zione al fine di osservare i “moti trivellanti” del fuoco, metallurgiche e spiegato in relazione al forno a crogioli dettagliata, sia verbale che grafica, di questo tipo di for-
cioè i flussi di calore che determinano la fusione dei multipli presentato nel De la pirotechnia di Biringuccio ni, per l’intero periodo rinascimentale e oltre. Per avere
metalli (Arundel, P 29 : f. 145v). (Somigli 1952, pp. 227-232). Tuttavia, Leonardo non dà tavole della medesima chiarezza si dovrà poi aspettare
nessuna indicazione sulla sua destinazione d’uso, limitan- l’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert nel XVIII secolo.
Feldhaus 1913, pp. 45-46; Pedretti 1979, p. 138; Bernardoni dosi a riportare che il bruciatore deve prendere l’aria dal Leonardo descrive il forno con un disegno in pianta e tre
2012, p. 118.
Foglio 87 r – Penna e inchiostro
basso; un’idea, questa, che rispecchia la disposizione in- sezioni verticali. La comprensione del disegno è facilitata mm 263 x 206 – Antica numerazione 22
clinata degli alloggiamenti per i crogioli che favoriscono da una dettagliata descrizione verbale che dialoga con il di- C.A. f. 87 recto (ex 32r a) – Circa 1480
la circolazione del “flusso di calore” verso l’alto. segno grazie a un’indicizzazione fatta per mezzo di lettere
Foglio 87 r Una interpretazione ulteriore di questo fornello può dell’alfabeto. L’architettura del forno è molto complessa e
essere vista nel contesto della produzione di solventi, si caratterizza per avere il bruciatore in linea con la camera
10. Studio per aumentare l’efficienza di un forno vernici e colle per la pittura. In sostegno di questa ipo- di fusione e con le aperture per regolare l’aerazione indi-
a riverbero (BA) tesi possiamo fare riferimento a un fornello descritto cate con le lettere “a, b, c”. Molto interessante è anche il
Gli studi sui sistemi di riscaldamento presenti in questa da Cennino Cennini: «Fa’ un fornelletto e fa’ una bu- “diaframma” posizionato tra bruciatore e camera di fusione
carta fanno emergere l’interessamento di Leonardo verso ca tonda, che questa pignatta [recipiente in terracotta] vi che, diversamente dagli altri modelli di forno, orienta at-
le proprietà “penetrative e dissolutive” del fuoco. Il forno stia commessa a punto, che ’l fuoco non possa di sopra; traverso cinque aperture basse e tre alte l’ingresso dei flussi
22 disegnato in pianta e in alzato (a centro pagina sulla si- perché il fuoco v’andrebbe volentieri, e metteresti a pe- di fuoco all’interno del forno. Nella sezione longitudinale 23
nistra) ha il bruciatore ricavato in basso con i condotti di ricolo l’olio, e anche di bruciare la casa» (Cennini 1997, (in basso) si vede l’inclinazione del piano del forno verso
trasferimento del calore alla camera di fusione fortemente p. 99). Anche se questo passo non costituisce una con- la bocca per l’uscita del bronzo fuso. Il posizionamento
inclinati, simili a quelli del forno disegnato nella carta ferma definitiva, il fornello di Leonardo sembra essere del bruciatore e il diaframma per orientare il fuoco fanno
82v. Più interessante, anche se di non facile interpreta- un’evoluzione “a pignatte multiple” di quello descritto inoltre pensare a uno stadio avanzato della “teoria del ca-
zione, è il disegno realizzato nel centro della pagina che da Cennini, che all’epoca costituiva certamente un’at- lore” di Leonardo che risente meno della teoria dei luoghi
rappresenta uno studio per migliorare l’efficienza di un trezzatura comune, largamente diffusa fra i pittori. naturali di Aristotele, per la quale egli aveva inizialmente Foglio 1103 r – Penna e inchiostro
forno a riverbero. Qui la camera di fusione è costruita Interessante è anche lo schema geometrico in basso a de- ipotizzato che l’azione disgregante delle particelle di calore mm 197 x 137
C.A. f. 1103 recto (ex 396r e) – Circa 1503-05 (o circa 1508?)
sopra una piattaforma elevata e collegata al bruciatore stra, che rappresenta la tecnica per tracciare la curvatura di potesse essere incrementata aumentando la distanza tra il
attraverso due condotti verticali. Allo stesso modo anche uno specchio parabolico, che è quindi da considerare in re- bruciatore, posto in basso, e il forno, in alto (vedi carta
il sistema di aerazione del forno non sembra prevedere lazione con la molatrice per specchi rappresentata in alto. 87r). Qui l’alimentazione della combustione e l’orienta-
l’uso di mantici bensì un condotto che prende l’aria dal Lo specchio parabolico costituisce uno strumento che tro- mento dei flussi di calore sembrano dipendere dall’immis-
basso e la convoglia in alto nel forno. Il disegno è inoltre vava impiego nella tecnologia dell’epoca per convogliare sione forzata di aria nel bruciatore che la spinge nel forno
accompagnato dalla nota esplicativa che legittima questa l’energia termica contenuta nei raggi solari sia a scopi me- attraverso le molteplici aperture. Per questo foglio sono
interpretazione: «quanto più il moto naturale del foco tallurgici che chimici. Nel De la pirotechnia di Biringuccio state avanzate due ipotesi di datazione, una sulla base del
o del peso sia lungo, più vale la sua percussione». Nei ad esempio troviamo il riferimento a un bollitore solare tipo di carta (1503-05) e l’altra sulla base della calligrafia
termini della teoria degli elementi di Aristotele, il moto (Biringuccio 1540, c. 127v), mentre in Leonardo, nella (1508). Questa seconda data corrisponde a un periodo nel
naturale dei corpi gravi è diretto dall’alto verso il centro carta 84r del Manoscritto G, è presente il riferimento a quale Leonardo tornò a occuparsi di tecniche di fusione do-
del mondo e la loro potenza di impatto è direttamente una saldatrice solare, ricordata in relazione alla saldatura vendo preparare il preventivo per la realizzazione del mo-
proporzionale all’altezza di caduta. Allo stesso modo i della sfera di rame, che sovrasta la cupola del duomo di numento equestre al maresciallo Gian Giacomo Trivulzio
corpi leggeri, aria e fuoco, hanno un moto naturale verso Firenze, realizzata dalla bottega di Andrea Verrocchio nel e frequentando, a Firenze, lo scultore Giovan Francesco
l’esterno del mondo e, se immaginati come un flusso di periodo in cui Leonardo ne faceva ancora parte. Rustici che stava lavorando al gruppo scultoreo in bronzo
tipo particellare, si può pensare che queste particelle ma- di San Giovanni il Levita e il Fariseo.
teriali aumentino la loro forza di impatto con la distan- Beck 1900, pp. 451, 463-464, figs. 681, 716, 720; Somigli 1952,
pp. 227-232; McCabe 1972, p. 15, fig. 3; Pedretti 1978, p. 62; Beck 1900, pp. 528-529, 649-650, figs. 24, 28, 147-150; Somigli
za. Se applichiamo questa teoria alla progettazione di un Bernardoni 2012, pp. 35-41. 1952, p. 230; Pedretti 1979, p. 283; Bernardoni 2007, pp. 58-59.
Foglio 548 r Foglio 580 v Foglio 82 v

12. Forno a riverbero (BA) 13. Forno a riverbero e moti spiraliformi 14. Forno a riverbero e moti spiraliformi
Nella parte destra di questa carta è rappresentata una del fuoco (BA) del fuoco (BA)
variante del tipico forno a riverbero sul quale Leonardo Nel foglio sono presenti vari disegni tra i quali spic- I disegni di forno a riverbero, in sezione verticale e
si sofferma anche in altre carte del Codice Atlantico (f. ca uno studio per la costruzione di un acciarino con un in pianta, ripropongono il tema della conformazione
82r, 87r, 580r, 1103r). Il bruciatore, realizzato in for- sistema di azionamento a molla, alternativo a quello della camera di fusione e del posizionamento e raccor-
ma semisferica, è posizionato sullo stesso piano della rappresentato nella carta 158r. Dal punto di vista delle do del bruciatore con la camera di fusione. Anche il
camera di fusione alla quale è raccordato sulla volta fusioni, molto interessante è il disegno di forno a river- modello di questo forno, come quello disegnato nella
per mezzo di un’apertura ristretta. In conformità con le bero, in pianta e in sezione verticale – lo stesso modello carta 580v, contiene indicazioni sul moto dei flussi di
riflessioni sull’azione del fuoco sviluppate da Leonardo rappresentato nei fogli 82r e 87r – nel quale sono dise- calore che, grazie alla conformazione semisferica priva
in altre carte – in particolare il Codice Arundel P 29 : gnati i vortici a spirale del fuoco, che sembrano realizzati di angoli vivi della volta della camera di fusione, si
f. 145v – questo tipo di raccordo sembra pensato per in analogia con la forma a spirale delle molle dell’accia- avviluppano su se stessi per essere convogliati verso il Foglio 548 r – Penna e inchiostro con tracce di matita nera
aumentare la velocità dei flussi di calore facendo loro rino. Il vortice è per Leonardo la “vite naturale”, cioè la centro. Questa idea dei flussi di calore spiraliformi e mm 204 x 274
assumere un andamento spiraliforme, che secondo la forma geometrica che assumono le forze naturali nella convergenti verso il centro, punto nel quale si sarebbe C.A. f. 548 recto (ex 205r b) – Circa 1503-05 (oppure circa 1506-07).
concezione di Leonardo del fuoco, ne aumenta le po- loro azione meccanica. Nella carta P29r : 145v del Codice sviluppata la massima azione penetrativa e dissolutiva
tenzialità dissolutive. Arundel, Leonardo fa esplicito riferimento ai suoi studi del fuoco, trova un riscontro nelle riflessioni sui forni
La forma circolare della pianta del bruciatore, inoltre, sui moti con cui agiscono i flussi di calore nel riscalda- di Biringuccio che circa trentacinque anni dopo, nel
richiama alla memoria le riflessioni di Leonardo sulla mento dei corpi richiamandosi alla forma a spirale della contesto di una teoria corpuscolarista del fuoco, riporta
conformazione delle camere di esplosione delle arti- trivella. una dimostrazione geometrica della maggiore efficien-
glierie, come nelle carte 79v e 92r di questo codice, za dei forni a calotta semisferica basandosi sulla teo-
e riflette l’idea che la fusione di un metallo dipenda Beck 1900, p. 783, fig. 195; Pedretti 1962, p. 93, note 32, fig. 53; ria della riflessione negli specchi concavi (Biringuccio
1960, p. 535; 1979, p. 27; Bernardoni 2012, pp. 35, 37.
dalla “percussione del fuoco”, cioè dalla forza di im- 1540, c. 104r). Nel disegno in pianta è riportato un
24 patto di flussi particellari di calore, secondo la teoria bruciatore con due canali per l’irraggiamento del ca- 25
cinetica del calore che Leonardo stava sviluppando nei lore fortemente inclinati, analoghi a quelli disegnati
suoi studi sugli elementi (Bernardoni 2011a, pp. 77- nella carta 87r di questo stesso codice, risalente a circa
104 e 2012, pp. 35-42). dieci anni prima.
Sopra la sezione verticale del forno è riportato il nome
Uccelli 1940, pp. 142, 370; Pedretti 1978, p. 59.
“Di geringallo”, identificato da Richter con Ghiringhel-
li, professore a Pavia dal 1443 al 1449 e citato da Leo- Foglio 580 v – Penna e inchiostro
nardo nel Manoscritto Forster III c. 86r. Più generica mm 290 x 200 – Antica numerazione 107
l’interpretazione di Pedretti che si limita a chiamare in C.A. f. 580 verso (ex 217v a) – Circa 1513-14
causa un membro della famiglia milanese dei Ghirin-
ghelli e colloca questo foglio dopo il maggio 1506, cioè
durante il secondo soggiorno milanese di Leonardo.

Pedretti 1962, p. 58, note 52; McCabe 1972, p. 340; Pedretti


1979, p 11.

Foglio 82 v – Penna e inchiostro


mm 213 x 287 – Antica numerazione 105
C.A. f. 82 verso (ex 29v b) – Circa 1497-1500
Foglio 167 r metodo di costruzione della forma di fusione di un’ar- zia 1540), né Alessandro Capobianco (Cronaca e Palma
tiglieria. È doveroso sottolineare, però, che si tratta di Militare di Artiglieria, Venezia 1598) né Francesco De
15. Tecnica per la fusione di una spingarda (BA) due metodi di fusione diversi per due tipi di artiglieria Marchi (Dell’architettura militare libri tre, Brescia 1599)
Le tre fasi del processo di costruzione del nucleo di differenti: una spingarda realizzata con il metodo di né Luigi Collado (Prattica manuale dell’artiglieria, Mi-
fusione di una spingarda, disegnate in questa carta, co- fusione diretto in questo caso e una bombarda com- lano 1606), che hanno dedicato ampio spazio alla pro-
stituiscono la testimonianza inedita dell’impiego del ponibile realizzata con il metodo di fusione indiretto, duzione delle artiglierie, si cimentano nella descrizione
metodo di fusione diretto nella realizzazione di arti- nell’altro. grafica dell’intero processo, limitandosi invece a illu-
glieria. Questa tecnica differiva da quella diffusa alla strare soltanto alcune fasi e trascurando completamente
fine del Quattrocento, nella quale la forma del cannone Calvi 1925, p. 42; Pedretti 1978, pp. 93-94. il montaggio nella fossa di fusione.
veniva costruita in più parti e assemblata nella fossa Più in basso, ripassati a penna, sono presenti alcuni
di fusione; metodo, questo, descritto più volte dallo disegni di artiglierie componibili viste in sezione, che
stesso Leonardo: nel solo Codice Atlantico si vedano le Foglio 46 r b mettono in risalto l’accoppiamento filettato conico tra
carte 46r, 53r, 60r e 61r. Le tre fasi rappresentate in la tromba del cannone (volata) e la culatta.
questo foglio descrivono la costruzione del modello in 16. Studi sulla costruzione della forma di fusione di Foglio 167 r – Penna e inchiostro
cera della spingarda sul quale viene successivamente un’artiglieria componibile e sull’accoppiamento Dibner 1946, p. 17, fig. 14; Pedretti 1978, p. 42; Bernardoni mm 78 x 206 – Antica numerazione 127
2011b, p. 13 e 2012, p. 34. C.A. f. 167 recto (ex 59r c) – Circa 1480-82
costruita la forma di fusione esterna. filettato tra “tromba e cannone” (BA)
Nella parte superiore vediamo il nucleo in legno o in Questa carta, ripassata soltanto in parte, è un docu-
metallo posizionato sopra il tornio sul quale viene poi mento estremamente importante perché costituisce la
avvolta una corda per aumentarne il diametro e suc- testimonianza più antica in nostro possesso che illustra Foglio 53 r
cessivamente, per facilitare la rimozione del nucleo dal il processo di produzione di un’artiglieria componibile.
getto, srotolata, una volta eseguita la fusione. Termi- A tale proposito, la parte più interessante è quella non 17. Studi sulla fusione di un’artiglieria (BA)
nato l’avvolgimento del nucleo si procede spalmando ripassata a penna, nella quale si ha una rappresentazio- Questo foglio è da leggere in continuità con il 46r nel
il tutto con una miscela di materiale refrattario fino al ne sequenziale del processo di formatura. Ruotando quale è illustrata la tecnica di fusione della canna di
26 raggiungimento del diametro corrispondente al calibro il foglio di 90° a sinistra e procedendo alla lettura da un’artiglieria componibile. Anche in questo caso, sia- 27
della spingarda; il nucleo veniva rifinito ricoprendolo sinistra a destra e dall’alto verso il basso, sono riporta- mo in presenza di un foglio denso di particolari dei
di “sevo o cera strutta” (una miscela di grassi e oli). te quattro fasi che illustrano il processo di costruzione quali soltanto alcuni sono ripassati a penna. Di parti-
L’applicazione di queste sostanze avveniva facendo ruo- della forma di fusione del cannone. Le prime due fasi colare rilievo sono gli schizzi che illustrano la costru-
tare il nucleo della spingarda con la manovella sulla relative al modello, le seconde due alla forma di fusio- zione della forma di fusione della “coda” (la culatta),
destra in modo che esse si distribuissero omogenea- ne. Queste fasi sono riprodotte ingrandite e ripassate specialmente le parti relative al nucleo che, trattandosi
mente su tutta la superficie esterna. Nel disegno più a penna nelle carte 60r e 61r dello stesso codice. In di un elemento a sbalzo destinato a rimanere bloccato Foglio 46 r b – Punta d’argento, penna e inchiostro
in basso, sopra il nucleo, è marcato in nero il profilo questa carta, che quindi deve essere considerata un fo- all’interno del pezzo fuso, viene progettato con un’ani- mm 138 x 217 – Antica numerazione 115
C.A. f. 46 recto b (ex 13v b) – Circa 1478-80
esterno dell’artiglieria, che si ottiene modellandolo al glio di appunti probabilmente annotati durante il so- ma metallica snodata, in modo da poter fungere da leva
tornio con la cera o il sevo. Per ottenere il profilo con- pralluogo in un arsenale, è ripassata soltanto la slitta per la sua rimozione a fusione avvenuta.
centrico talvolta si usava come sistema di controllo una per il trasporto della forma. Sulla destra sono illustrate Molto interessanti sono anche i disegni ripassati a pen-
dima che riproduceva la sagoma esterna dell’artiglieria tre fasi per la costruzione del nucleo di fusione men- na, che restituiscono l’illustrazione di particolari tecni-
(si veda a tale proposito la carta 53r e 60r di questo tre più in basso, da sinistra verso destra, si riportano ci inediti sulle tecniche di fusione delle artiglierie. In
codice). le fasi del montaggio della forma all’interno della fossa alto a sinistra troviamo il disegno di uno sportello del
Una volta realizzato il modello si procede con la costru- di fusione: posizionamento del tappo inferiore e della forno dotato di una leva snodata per l’apertura. Sem-
zione della forma esterna, ricoprendo la cera con strati forma all’interno della fossa di fusione, inserimento del pre in alto al centro è invece la rappresentazione del
di miscele di terre refrattarie rinforzate esternamente nucleo, posizionamento del tappo superiore; staffatura canale che convoglia il bronzo fuso dal forno alla forma
con opportune cerchiature in ferro (si confrontino i di- della forma, riempimento della fossa di fusione. Il tutto di fusione. Immediatamente sotto è rappresentato un
segni contenuti nelle carte 60r e 61r). In particolare, è poi completato con il posizionamento delle materozze tornio completo di dima per controllare la coassialità
si confronti la spingarda disegnata nella carta 32r che e del canale per la colata del bronzo come illustrato nel- del modello del cannone. Sulla destra, un’artiglieria
ci aiuta a capire le parti di diametro maggiore sulla la carta 53r. Per avere una descrizione illustrata efficace componibile con evidenziate le finiture in aggetto per
destra del nucleo, che servono per ricavare l’alloggio come quella di Leonardo si dovrà aspettare la pubbli- rinforzare la parte esterna dell’accoppiamento filettato,
per la culatta a vite. cazione del Discorso del Capitan Lechvga en que trata de che unisce la “tromba” con il “cannone”.
Foglio 53 r – Punta d’argento, penna e inchiostro
Tradizionalmente questa carta è considerata in conti- la artilleria y de todo lo necessario à ella del 1611, poi- mm 208 x 258 – Antica numerazione 22
nuità con le carte 60r e 61r nelle quali si descrive il ché né Vannoccio Biringuccio (De la pirotechnia, Vene- Beck 1900, pp. 462-463, fig. 715; Pedretti 1978, p. 44; Bernardoni C.A. f. 53 recto (ex 16r a) – Circa 1482-85
2011b, p. 13; 2012, p. 34.
Foglio 61 r di ferro. E da di sopra un suolo di terra sottile; e poi Foglio 937 v
riarma con altre cinglie tra l’una cinglia e l’altra di
18. Fasi principali per la costruzione della forma quelle di sotto, e queste di sopra lascia scoperte, e 20. Forma di fusione di un’artiglieria
di fusione di un’artiglieria (BA) hai finito la tua forma». componibile (BA)
I disegni contenuti in questa carta sono da leggersi Il cannone da fondere è una bombarda componibile,
in continuità con quelli contenuti nelle carte 60r Beck 1900, pp. 462-463; Feldhaus 1913, pp. 35-36; Parsons 1968, del tipo che andrà in disuso a partire dalla fine del
p. 46; Pedretti 1978, p. 50; Marinoni 1982, p. 108; Kirwin 1995,
e 46r: in modo particolare la slitta per il trasporto p. 93; Landrus 2010, p. 92. XV secolo. La forma di fusione della “tromba”
della forma, rappresentata nel foglio 60r, è la con- (canna del cannone) e della “coda” (culatta) sono fuse
tinuazione del processo descritto in questo foglio, separatamente (si vedano a tal proposito le carte 46r e
ed entrambi (ff. 61r e 60r) riproducono a bella co- Foglio 60 r 53r), ma qui sono rappresentate da Leonardo allineate
pia le fasi disegnate, ma non ripassate a penna, nel e con l’intercapedine di colore diverso per evidenziare
foglio 46r. 19. Slitta per il trasporto della forma di fusione le parti che saranno riempite dal bronzo. La forma
Procedendo dall’alto verso il basso sono illustrate le di un’artiglieria e percussore per la rimozione è rappresentata completa in ogni sua parte (forme Foglio 61 r – Penna e inchiostro
fasi di costruzione: 1) del nucleo ligneo del model- del modello (BA) esterne, anime di fusione e i tappi). mm 265 x 191 – Antica numerazione 3
C.A. f. 61 recto (ex 19r b) – Circa 1480-85
lo; 2) dell’ispessimento e forma cilindrica per mezzo Il disegno della forma di fusione adagiata sopra una In basso a destra è rappresentato il tappo superiore, con
dell’avvolgimento di una corda; 3) della stesura di slitta deve essere letto in stretta relazione con le carte il foro centrale per il sostegno del nucleo di fusione e
argilla fino al diametro desiderato e modellazione 61r e 46r dello stesso codice. Nel disegno sono rappre- quattro strappi, ortogonali tra loro, attraverso i quali il
delle cornici in aggetto per mezzo di un tornio pa- sentati particolari interessanti che ci aiutano a com- bronzo liquido viene introdotto all’interno della forma.
rallelo e una maschera sagomata per il controllo del- prendere la complessità del processo di costruzione di In alto, lo stesso elemento è rappresentato in modo da
la coassialità; 4) della costruzione della forma ester- una forma di fusione di un cannone. Sulla sinistra, ad evidenziare il profilo sagomato che deve accoppiarsi
na; 5) della cerchiatura e staffatura della forma. La esempio, è riprodotto lo speciale percussore necessario con la forma esterna. Il disegno in centro a destra, di
riproduzione in bella copia di soltanto cinque delle per rimuovere l’anima lignea sulla quale è costruito più difficile lettura, rappresenta sempre una forma di
quindici fasi disegnate nella carta 46r induce a pen- il modello. Dall’altro lato della forma, invece, emerge fusione, nella quale si evidenzia il sistema di formatura
28 sare che alcuni fogli siano andati perduti. la parte terminale del modello costituita dal nucleo di un bilico per ancorare il cannone sull’affusto. A 29
Sotto il disegno del modello del cannone finito ligneo, da un avvolgimento di corda. La corda, oltre livello di congettura, questa carta può essere vista anche
(fase 3), Leonardo annota: «Questa segnata i sie la che per dare spessore al nucleo del modello, serve anche come uno studio nel quale Leonardo, che aveva visto
bombarda finita colle sue cornici. Le quali cornici si per facilitare la sua rimozione. Una volta asciugate le le artiglierie ad avancarica di nuova concezione (fuse
conducano insino al toccare della centina con corda terre, infatti, agendo con forza sulla corda, si allentano in un unico pezzo), introdotte in Italia dall’esercito di
e con terra. E secca ch’ell’è, si ripulisca con terra le spire, le quali frantumano lo strato superficiale di Carlo VIII, cerca di adeguare la sua tecnologia fusoria,
liqu[i]da. Poi la risecca e dà ’l sevo sottilmente». argilla favorendo l’estrazione del modello. che prevedeva la fusione separata della “tromba” e della Foglio 60 r – Penna e inchiostro
mm 238 x 197 – Antica numerazione 4
Lo spargimento del “sevo” (una miscela di grassi Nella descrizione verbale si annotano i materiali, la “coda”, per realizzare i pezzi in un’unica fusione. Il C.A. f. 60 recto (ex 19r a) – Circa 1480-82
animali) si rendeva necessario per impedire che la tecnica di costruzione della slitta e le modalità da se- disegno delle due sezioni della forma di fusione sullo
superficie interna della forma di fusione si saldas- guire nell’estrazione del modello. Lo spostamento della stesso asse e accostate potrebbe, infatti, rappresentare
se con la superficie del modello, con il rischio di slitta avviene per mezzo di una leva ed è garantito da un primo passo per arrivare a una forma di fusione che
danneggiamento durante il distacco. In basso Leo- alcuni rulli di scorrimento. Non ripassato a penna è integrasse la tromba e la coda, secondo una procedura
nardo si sofferma sulle staffature esterne necessarie presente anche il disegno dell’imbracatura per il solle- operativa che a partire dal Cinquecento diventerà prassi
per resistere alla spinta metallostatica del bronzo vamento della forma di fusione. comune in tutti gli arsenali europei.
fuso: «Questa forma, quando è nel grado di quella Soltanto la parte inferiore del disegno è realizzata dalla
Beck 1900, p. 462; Pedretti 1978, p. 50; Kirwin 1995, p. 94.
di sopra segnata K, si vuole armare con ferri per lo mano di Leonardo. La parte superiore è probabilmente
lungo, e quali vadino ricercando colle lor torture un’integrazione di Pompeo Leoni che riproduce la parte
quelle della forma dove si posano. E vogliano detti mancante del disegno oggi conservata nella collezione di
ferri essere lunghi quanto la forma e da l’uno all’al- Windsor (f. 12433v).
tro un terzo di braccio, e larghi due dita e grossi
uno. Di poi torrai di quelle bande del ferro che si Pedretti 1957, p. 32, fig. 24; 1979, p. 195.

fa le serrature; e tagliandola per lo lungo, ne farai


cinglie larghe quattro dita e con queste va legando
Foglio 937 v – Penna e inchiostro, acquerello
detti ferri a ogni terzo di braccio per tutta lor lun- mm 251 x 144 – Antica numerazione 25
ghezza, congiugnendo le teste di dette cinglie co’ fil C.A. f. 937 verso (ex 342v c) – Circa 1485
Foglio 80 v Ma acciò che ’l gesso nel ricuocere non si disfacci, met- dei profili delle verghe stesse, che era molto difficile
tivi dentro quello che sai». da ottenere lavorandole per martellatura alla fucina.
21. Artiglieria a retrocarica e tecnica di montaggio Si tratta di un documento eccezionale nel quale, in ma- La soluzione pensata da Leonardo integra insieme il
di un cannone sull’affusto (BA) niera sintetica e chiara, vengono descritte le fasi per la principio della trafila e del laminatoio in modo da
Una volta fusa, disarmata e ripulita dalle imperfezio- costruzione di una forma di fusione con il metodo indi- ottenere delle verghe non solo omogenee e unifor-
ni di fusione, l’artiglieria doveva essere montata sopra retto. La scoperta di questo documento fornisce un’in- mi nello spessore, ma anche sagomate in modo tale
l’affusto e incarrata. In questa carta Leonardo descri- dicazione importante che ci permette di attestare l’im- da adeguarsi in maniera ottimale nella composizione
ve quest’ultima operazione proponendo una soluzione piego di questo metodo alla metà degli anni Ottanta e del tubo. Leonardo chiama significativamente questa
alternativa al tradizionale paranco, che prevede di fare aggiunge un ulteriore elemento di riflessione per fare operazione di trafilatura “uniformemente disforme”,
rotolare un cannone su due tavole inclinate, per mez- chiarezza sulla storia delle tecniche di fusione che, fino perché le doghe per costruire i cannoni dovevano
zo di una corda che avvolge la canna con una spira. a oggi, se si escludono le tecniche di calco presentate essere rastremate sia in larghezza che in lunghezza,
Si tratta di una soluzione semplice da attuare, nella da Cennino Cennini, le quali però non danno indica- prendendo in prestito questo termine che fu introdot-
quale si sommano i vantaggi meccanici del piano in- zioni sulla tecnica fusoria, vedevano in una lettera di to nella tradizione scolastica per indicare i fenomeni Foglio 80 v – Penna e inchiostro, acquerello, gessetto blu
clinato e della carrucola mobile. Il cannone, infatti, Antico da Padova a Isabella d’Este, datata 1519, in cui fisici, che variavano di intensità, come l’accelerazione, mm 190 x 290 – Antica numerazione 26
non è trascinato, ma fatto rotolare per mezzo della si fa riferimento alla produzione di “copie” realizzate e che erano rappresentati graficamente con un trian- C.A. f. 80 verso (ex 28v b) – Circa 1479-80
cima mobile della corda che gira intorno alla canna; a partire dallo stesso modello (Stone 1981, p. 96), la golo (Clagget 1952, pp. 378-379).
in questo modo il cannone si comporta come se fosse testimonianza più antica dell’impiego di un metodo di Lo schema cinematico di questa macchina è schema-
esso stesso una puleggia mobile dimezzando la forza fusione indiretto. tizzato in due disegni nella parte superiore del foglio.
necessaria per il suo sollevamento. La frase di chiusura del testo di Leonardo fa riferimento Attraverso una serie di ruote dentate e viti si sincro-
Un sistema di affusto analogo a questo è presentato a un segreto per mantenere integre le forme di fusione nizzava il movimento di trazione della doga con quello
anche nella carta 73r di questo codice. in gesso durante il processo di ricottura. Qui non si fa della camma che incrementa la pressione sulla trafila,
Sulla carta è rappresentata anche un’artiglieria a re- riferimento a nessuna sostanza, ma nel quaderno sulla in maniera tale che la sezione della doga decrescesse in
trocarica, nella quale è specificato che lo spessore al- fusione del monumento Sforza troviamo alcuni appun- modo uniforme in tutta la sua lunghezza. La particola-
30 la bocca è 2/5 del diametro della palla e la lunghezza ti per il trattamento del gesso prima delle fusioni, che rità degli schemi presentati in questa carta rispetto ai 31
complessiva del cannone è di 36 diametri della palla. prevedono di impregnarlo con “pece o olio” (Codice di disegni in bella copia della stessa risiede nell’avere una
Madrid II, c. 145r), con una soluzione di “sale cotto” doppia trafila premente che rastrema in larghezza e in
Pedretti 1978, p. 58; Bernardoni Neuwhal 2013, p. 121. (id. c. 150r) o di stemperarlo con “aceto” (id. c. 148v). lunghezza: «Sia tirato per trafila una piastra uniforme-
Pedretti considera questo appunto in relazione agli mente disforme sì per larghezza come per grossezza e
Foglio 976 r – Penna e inchiostro con tracce di matita nera
studi sul monumento equestre a Francesco Sforza ed qui le guide della [gros]sezza sara[n] dinanti o dirieto mm 144 x 146
Foglio 976 r è quindi orientato a datarlo negli anni Novanta del all[e] [guide] della larghezza». C.A. f. 976 recto (ex 352r a) – Circa 1485
Quattrocento. Calvi considera invece questo appunto Nella stessa carta, sia a destra che a sinistra, troviamo il
22. Descrizione delle fasi di lavoro per la fusione relativo ai primi anni Ottanta. disegno del tubo del cannone composto di quattro do-
indiretta (BA) ghe rastremate di sezione semicircolare. Per imprimere
Il frammento di testo contenuto in questo foglio co- Calvi 1925, p. 42; Pedretti 1977, § 710; 1978, p. 217; questo profilo alla doga, Leonardo progetta una specie
Bernardoni 2012, pp. 33-34.
stituisce la testimonianza più chiara della conoscenza di stampatrice a rullo disegnata sempre sulla sinistra.
da parte di Leonardo del metodo di fusione indiretta. Nel frammento “b” è disegnato il particolare dell’elica
Questo foglio è particolarmente importante perché che ingrana con la ruota dentata, nel “c” sembra essere
risalente al 1485, cioè circa cinque anni prima che Foglio 41 r a b c d rappresentata una doga o due, saldate insieme, nel “d”
egli sviluppasse il metodo definitivo per la fusione del 23. Trafilatrici per doghe metalliche (SB) vi è l’artiglieria disegnata in trasparenza. I progressi
cavallo Sforza: «toccare il gesso arà freddo soffiziente La macchina disegnata in questa carta è uno studio nella metallurgia e nelle tecniche di fusione mandaro-
grossezza, e tu versa il resto e riempi di gesso e po’ con il quale Leonardo cercava una soluzione per mi- no in disuso questa tecnica di costruzione delle armi da
disfa la forma e metti i ferri a traverso forando la cera gliorare la geometria delle doghe di ferro, con le quali fuoco, poiché le armi realizzate in fusione garantivano
e gesso; e poi rinetta la cera a tuo modo; di poi mettila venivano costruite le armi da fuoco, prima dell’in- un’efficienza maggiore.
in una cassetta e favvi su una forma di gesso lasciando troduzione delle tecniche di fusione. Si trattava di
li sfiatatoi e la bocca da gittare; per la qual bocca volta una tecnica manuale con la quale si realizzavano delle Beck 1900, p. 430; Pedretti 1978, p. 38; Kirwin 1995, p. 92;
Landrus 2010, p. 114.
la forma sotto sopra e, quella infocata, potrà uscire la verghe di ferro che poi venivano saldate insieme e cer- Foglio 41 r a b c d – Penna, inchiostro e matita nera
rinchiusa cera, e ’l vacuo ch’ella lascerà, potrai riempire chiate, a formare la tromba del cannone. La buona ri- mm 203-132 x 220-150
della tua materia fonduta, e la cosa gittata verrà busa. uscita di questa operazione dipendeva dalla regolarità C.A. f. 41 recto a, b, c, d (ex 11v a, b, c ,d) – Circa 1515
Foglio 83 r Foglio 71 v Foglio 1008 v

24. Strumenti e tecnica di bloccaggio delle sezioni 25. Artiglieria con culatta filettata (SB) 26. Studi sulle tecniche di fusione (SB)
di un’artiglieria componibile (SB) L’artiglieria in alto è dello stesso tipo di quella di carta La carta è quasi interamente dedicata allo studio di un
Nella carta si ripropone il tema dell’assemblaggio delle 80v ed entrambe misurano una lunghezza di 36 diame- impianto di fusione molto meccanizzato, del quale pe-
sezioni di un’artiglieria componibile già descritto nella tri della palla. Anche se in questo caso non c’è nessun rò non si capisce bene la destinazione d’uso. La succinta
carta 37r dello stesso codice. Anche in questo caso sono riferimento alla palla, è presumibile che si tratti dello annotazione riportata in alto fa riferimento all’assem-
messi in evidenza la ghiera a settori ricavata di fusione stesso tipo di arma da fuoco. Il modello qui presentato blaggio della forma dopo la ricottura: «Forma grossa.
nei punti di giunzione delle sezioni d’artiglieria, gli è dotato di uno sperone che faceva da fulcro per l’orien- E quando ell’è ricotta quasi, e tu vi metti el maschio,
arpioni e la leva. In sott’impressione sono rappresen- tamento verticale e serviva per ancorare il cannone alle e fallovi ricocere in detta forma». I disegni sono di
tate le capre per sostenere la leva in posizione orizzon- mura. La culatta rimovibile ha una filettatura conica non facile lettura, ma il profilo semisferico della forma
tale e una figura umana che aziona la leva stessa. La che, curiosamente, ricorda le odierne filettature per la di fusione e le due bombe in basso a destra, una delle
proporzione tra l’uomo e l’artiglieria fa pensare a un tenuta del gas. La filettatura conica, rispetto a quella quali di tipo esplosivo, inducono a pensare che si tratti
pezzo lungo almeno 6-7 metri, realizzato secondo il cilindrica, è autobloccante e il bloccaggio avviene su di un impianto concepito per automatizzare la produ- Foglio 83 r – Penna e inchiostro
modello e il metodo tradizionale, in uso prima dell’av- ogni filetto. All’epoca questo tipo di filettatura veniva zione di questa tipologia di ordigni al tempo ormai mm 282 x 200 – Antica numerazione 6
C.A. f. 83 recto (ex 30r a) – Circa 1487
vento dell’avancarica e reperibile nei manoscritti dei realizzato direttamente con la fusione. Il modello in molto nota e che Leonardo stesso descrive e riproduce
principali ingegneri rinascimentali. Questo modello alto reca la scritta “odona” che può anche essere letta più volte anche in altri fogli del Codice Atlantico, come
di bombarde, infatti, che cadrà in disuso con l’avvento “anodo”. È stato ipotizzato che si tratti di un’artiglieria il 31r [ex 9 r a] e il 33r [ex 9v a]. La realizzazione delle
dell’avancarica, è reperibile nei quaderni dei principali proveniente dall’avamposto veneziano del Peloponneso palle da cannone in fusione aveva permesso di miglio-
ingegneri quattrocenteschi quali Taccola, Francesco di Modone (Mjodona) (Pedretti 1960, p. 538). Nella car- rare le condizioni balistiche delle artiglierie, perché
Giorgio e Bonaccorso Ghiberti, oltre che nel De re mi- ta è rappresentato anche il celebre ponte autoportante permetteva una regolarizzazione delle geometrie e del-
litari di Valturio. arcuato, messo in relazione con la lettera di presen- le dimensioni. Prima dell’introduzione delle palle in
tazione a Ludovico il Moro, nella quale Leonardo fa fusione, queste venivano realizzate in ferro, alla fucina,
32 Calvi 1925, p. 73, nota 3; Pedretti 1978, p. 59. riferimento alle sue capacità di costruire ponti traspor- o di pietra scalpellata. 33
tabili facili da istallare. Il grosso pistone filettato, che si inserisce dall’alto den-
tro lo stampo, fa pensare inoltre a un apparato per la
Beck 1900, p. 416; Pedretti 1960, p. 538; 1978, p. 54. pressofusione. Gli anni Ottanta del Quattrocento sono
un’epoca di transizione sul piano metallurgico e se in aggiungere
alcune aree geografiche è già diffuso l’uso della ghi-
Foglio 71 v – Penna e inchiostro fondo
sa, la lavorazione del ferro alla fucina allo stato pasto- mm 384 x 275
so era ancora molto diffusa. Tenendo presente questa C.A. f. 71 verso (ex 23v a) – Circa 1485
soluzione operativa non è da escludere che Leonardo,
in questa carta, stia pensando a un dispositivo per lo
stampaggio a caldo dei proiettili. Tecniche del genere,
come l’estrusione, erano conosciute da Leonardo, come
ad esempio il dispositivo per la trafilatura dei pastelli
disegnato nel Manoscritto K, alla carta 114v.

Pedretti 1978, p. 233.

Foglio 1008 v – Penna e inchiostro


mm 176 x 277 e appendice di mm 17 x 27 – Antica numerazione 109
C.A. f. 1008 verso (ex 361v c) – Circa 1485-87
Foglio 37 r Foglio 62 r Foglio 63 r

27. Strumenti e tecnica di bloccaggio delle sezioni 28. Classificazione di artiglierie: cannoni 29. Classificazione di artiglierie: colubrine (SB)
di un’artiglieria componibile (SB) e falconetti (SB) Leonardo prosegue la descrizione delle artiglierie
Le artiglierie componibili erano tipiche del XV Questa carta è da leggere in continuità con la 63r, francesi iniziata nella carta 62r presentando cinque
secolo, quando il livello tecnico dei metodi di fu- insieme alla quale descrive i modelli di artiglierie modelli di colubrine: colubrina maggiore nuova, co-
sione non consentiva ancora la loro realizzazione in più diffusi tra la fine del Quattrocento e gli inizi lubrina grande 12 lati, colubrina più che mezzana
un’unica colata. Le varie sezioni, solitamente due del secolo successivo. Qui vengono descritte due nuova, colubrina mezzana vecchia, colubrina mezzana
o al massimo tre, erano unite per mezzo di un ac- tipologie di artiglieria, il cannone e il falcone, o minore nuova. La classificazione di questi pezzi di
coppiamento filettato e, sulla circonferenza esterna, che differiscono essenzialmente per il calibro e le artiglieria sarà perfezionata nella prima metà del se-
recavano una ghiera a settori per facilitarne il bloc- dimensioni. I secondi sono molto più maneggevoli colo, come è mostrato dalla classificazione presentata
caggio attraverso alcuni arpioni e una leva. Questa dei primi. Uno dei cannoni è indicato inoltre come da Vannoccio Biringuccio che, nel suo De la pirotech-
parte dell’artiglieria era particolarmente critica, “cannone francese”, mentre l’ultimo falconetto nia, sottolinea la necessità di mettere ordine tra i vari
poiché fortemente sollecitata dalle pressioni gene- etichettato come “vecchio”, ha la canna decorata calibri e propone tre tipi di cannoni e tre tipi di colu- Foglio 37 r – Penna e inchiostro
rate nelle ripetute esplosioni della polvere da sparo. con il giglio (fleur de lis) di Francia, a testimonianza brine, rispettivamente mezzi, normali e doppi, oltre mm 247 x 199
C.A. f. 37 recto (ex 10v a) – Circa 1487
La precisione con cui erano realizzati l’accoppiamen- ulteriore della provenienza francese delle artiglierie ai falconetti, i falconi e i sacri.
to filettato e il suo bloccaggio erano determinanti presenti in questa carta. L’importanza di questa carta e della precedente ri-
per il funzionamento e la sicurezza dell’artiglieria. Secondo la datazione tradizionale (1513-15), questa siede anche nel fatto che siamo in presenza di una
Il disegno centrale, nella parte superiore del foglio, carta risalirebbe al periodo del soggiorno romano al delle testimonianze più antiche di razionalizzazione
presenta l’artiglieria già posizionata nell’affusto, nel seguito di Giuliano de’ Medici (Pedretti 1978, p. dei calibri delle artiglierie, un problema, questo, che
momento del bloccaggio delle due parti. Leonardo 50). Restano tuttavia alcuni dubbi legati all’origine affliggerà i principali arsenali europei fino alla metà
riporta le dimensioni della leva che misura 16 brac- francese della maggior parte di questi pezzi del Cinquecento. Un tentativo analogo, risalente agli
cia di lunghezza e mezzo braccio in larghezza, cioè (compresi quelli della carta 63r) e alla comparazione anni Ottanta del Quattrocento, fu fatto dall’ingegne-
34 circa 9,5 metri per 26 centimetri. tra vecchi e nuovi modelli che ci portano a pensare re senese Francesco di Giorgio, il quale, nella seconda 35
Di un certo interesse sono anche il tentativo di inte- che la carta sia stata realizzata durante la visita a un stesura del suo Trattato di architettura, fornisce una
grare la leva con un argano, che testimonia la diffi- qualche arsenale filofrancese come ad esempio quello classificazione dei pezzi di artiglieria sulla base del
coltà e l’importanza dell’operazione di bloccaggio, e i di Ferrara che all’epoca era il più progredito della peso del proiettile (Francesco di Giorgio 1967, f. 48
due tipi di ponti mobili presenti nella parte inferiore penisola italica (Locatelli 1985). Per quanto abbia tav. 241).
della carta. valore soltanto congetturale, possiamo quindi tentare Secondo Carlo Pedretti, questa carta e la precedente
una retrodatazione ai primi anni del Cinquecento, al (62r) sarebbero databili al 1513 perché presentano Foglio 62 r – Penna e inchiostro
Beck 1900, p. 417; Calvi 1925, pp. 63, 73 nota 3; Dibner 1946, pp. periodo immediatamente successivo alla caduta di lo stesso tipo di preparazione della carta 48r sempre
16-17; Pedretti 1978, p. 37; Kirwin 1995, p. 91.
mm 262 x 205 – Antica numerazione 29
Milano in mano francese, che corrisponde, tra l’altro, del Codice Atlantico e sulla quale è presente il disegno C.A. f. 62 recto (ex 19v a) – Circa 1513-15 (1501-02?)
alla diffusione delle nuove artiglierie ad avancarica di un uomo mostruoso passato per Firenze nel 1513
in Italia e coincide con un periodo che vide Leonardo (Pedretti 1978, p. 50).
coinvolto in operazioni militari al seguito di Cesare
Beck 1900, pp. 462-463; Feldhaus 1913, pp. 35-36; Parson 1968,
Borgia. I legami di Leonardo con Ferrara sono p. 46; Pedretti 1978, p. 50.
confermati, inoltre, anche da una lettera di Ercole
d’Este del 1501 che richiede alla reggenza francese
di Milano le forme di fusione del monumento
Sforza che erano state abbandonate a Milano dopo la
partenza di Leonardo nel 1499.

Pedretti 1978, p. 50; Kirwin 1995, p. 90; Landrus 2010, pp.


94-97.

Foglio 63 r – Penna e inchiostro


mm 262 x 205 – Antica numerazione 28
C.A. f. 63 recto (ex 19v b) – Circa 1513-15 (1501-02?)
Foglio 48 r Foglio 620 r Foglio 1031 v c

30. Studi di balistica (SB) 31. Studi di balistica interna (SB) 32. Studi di balistica interna (SB)
Questo foglio, noto per il piccolo disegno sulla destra Uno dei temi principali è quello della modalità con La carta è uno studio relativo al posizionamento del
che riproduce un uomo con un gemello parassita che cui il fuoco innescato nella polvere da sparo svilup- sistema di innesco della polvere. Leonardo scrive come
fuoriesce dal torace (Belloni 1954, pp. 157-166), ri- pa la forza per lanciare il proiettile. Leonardo cerca titolo “de arteria”, ma immediatamente sotto abbozza
sulta estremamente importante anche per le osserva- di immaginare la dinamica di trasformazione degli il disegno in sezione di quella che sembra essere un’ar-
zioni e gli esperimenti di balistica interna, che costi- elementi che determinano questo fenomeno fino ad tiglieria con culatta rimovibile, nella quale si eviden-
tuiscono l’argomento principale della carta. Leonardo arrivare all’enunciazione di alcune regole generali sul zia con il tratteggio l’alloggio per la carica di polvere
cerca di determinare una relazione tra la carica di pol- fuoco: pirica. Sotto il disegno specifica che esistono tre tipi
vere da sparo, il peso della palla e la gittata dell’arti- di arterie, «delle quali l’una è larga in fondo e stretta
glieria ed effettua alcune considerazioni interessanti Prima. La fiamma accesa nella bombarda in ogni gra- in bocca, l’altra larga in bocca e stretta in fondo, la
sulla potenza di tiro, le quali entrano in contrasto con do di tempo acquista gradi di quantità e potenzia. terza è d’uniforme larghezza» e successivamente ini- Foglio 48 r – Penna e inchiostro
la teoria del moto medievale (de proportione motuum). Seconda. Quel foco ha men di vita, che è nutrito di zia a parlare anche del posizionamento del cosiddetto mm 216 x 301 – Antica numerazione 169
Dopo alcuni esperimenti, Leonardo conclude che le minor nutrimento. “focone”, il foro di innesco della polvere. Riteniamo C.A. f. 48 recto (ex 14r h) – Circa 1513-15
teorie basate esclusivamente sul calcolo proporzionale Il foco che cresce, si condensa in quelli obietti che quindi che il riferimento all’arteria non sia per indicare
non sono sufficienti per la determinazione della git- proibiscano il suo accrescimento, e si astendee inverso il sistema circolatorio animale, ma la cosiddetta “coda”
tata di un cannone, per la quale, invece, è necessario quello aspetto dove esso trova minore resistenzia. dell’artiglieria medievale che, usualmente, era realizza-
prendere in considerazione anche fattori perturbanti, Foco volatile. ta cilindrica o troncoconica, come riportato nella nota
di carattere empirico, come la qualità della polvere Terza. La fiamma si condensa in quelli obietti che di Leonardo e confermato anche dal De la pirotechnia di
da sparo. proibiscano il suo accrescimento. Vannoccio Biringuccio (c. 86v).
Leonardo elabora alcune conclusioni nelle quali asse- Quarta. La quantità della fiamma che si genera, s’a- Resta da spiegare l’uso del termine “arteria” per indi-
risce che la gittata del cannone è influenzata dal tipo stende inverso quel loco che men le resiste. care la coda del cannone o la camera di deflagrazione,
36 di polvere da sparo, cioè dalla sua capacità di incen- che non trova altre corrispondenze negli scritti di altri 37
diarsi. Singolare l’esperimento descritto nella facciata Leonardo continua a riflettere sulle forze che si gene- ingegneri rinascimentali. È sicuramente da escludere
sinistra, attraverso il quale si cerca di determinare se rano nella deflagrazione della polvere da sparo pren- che si tratti di un errore ortografico perché tale termine
e come la lunghezza della canna di un cannone sia dendo in esame anche la “tromba da galea”, un par- ricorre almeno un’altra volta in Leonardo nello stesso
influente sulla gittata. Leonardo prevede di effettuare ticolare lanciafiamme usato sulle navi, tema, questo, significato nella carta 19115v (c. 114v) degli scritti di
una serie di tiri mantenendo costanti la carica e il tipo che occupa anche il verso del foglio. anatomia. In questo caso l’analogia è chiara e si riferisce
di palla, ma segando ogni volta un dodicesimo della In alto a sinistra, sotto un appunto relativo alla gene- agli strumenti per la generazione del suono tra i quali Foglio 620 r – Penna e inchiostro
lunghezza della canna. In questo modo, conclude Le- razione delle forze che prendono vita nella canna di le canne dell’organo, le trombe e la trachea, quest’ulti- mm 223 x 110 – Antica numerazione 240
C.A. f. 620 recto (ex 227r a) – Circa 1513-14
onardo, «noterai la portata di grado in grado sopra la un’artiglieria, è abbozzato un disegno di difficile in- ma oggetto di studio di questa carta proprio in relazio-
portata d’una medesima pallotta con una medesima terpretazione che sembra fermare sulla carta l’idea di ne all’origine e alla modulazione della voce: in questo
polvere. Eccetera. E così arai le tue regole vere». un dispositivo per misurare la potenza della deflagra- condotto transita il respiro che genera la voce, che poi
Sulla base di alcune testimonianze sul transito da Fi- zione con alcuni dinamometri. Il disegno successivo la lingua modula nei vari suoni del linguaggio orale. È
renze e da Roma di un gemello parassita, questa carta rappresenta un esperimento che prevede l’unione di interessante notare come in questa analogia Leonardo
è stata datata al periodo 1513-15 (Pedretti 1978, p. due artiglierie contrapposte di 180° e la camera di vada oltre la dimensione tecnica dell’artiglieria per ap-
42). Tuttavia, per gli esperimenti di balistica interna esplosione in comune. Lungo il lato destro sono ri- prodare a un suo significato più alto; non più arma per
siamo più propensi ad anticipare la datazione di que- portate alcune artiglierie rappresentate in sezione per il lancio di proiettili, bensì “strumento armonico” per
sta carta al massimo ai primi anni del Cinquecento. visualizzare le linee di forza generate nell’esplosione. la modulazione di flussi pneumatici nella generazione
del suono.
Belt 1962, p. 170; Pedretti 1962, p. 109; 1973, p. 161 e fig. 159; Pedretti 1978, p. 43; Bernardoni 2009, p. 51.
1978, p. 42. Pedretti 1977, § 832; 1979, p. 247.

eliminare
immagine a Foglio 1031 v c – Penna e inchiostro
sinistra mm 104 x 63
C.A. f. 1031 verso c (ex 369v e) – Circa 1513-14
Foglio 92 r Foglio 912 r Foglio 1114 r a b

33. Studio per un’artiglieria componibile 34. Forno a torre per la distillazione 35. Sistemi per la refrigerazione degli alambicchi (SB)
con camera di deflagrazione sferica (SB) delle “acque forti” (SB) Gli alambicchi costituiscono una tecnologia chimica
Il disegno in sezione di questa artiglieria riflette alcu- Fornace di tradizione chimico-alchemica alla quale ci sulla quale Leonardo ritorna più volte proponendo so-
ne considerazioni che Leonardo ha annotato nella carta si è riferiti come forno a torre o perpetuo (auto-ali- luzioni innovative, specialmente per quanto riguarda
79r del Codice Atlantico e nella 27v del Manoscritto E mentante). Si tratta di un apparato di grandi dimen- i sistemi per il loro raffreddamento. Dai documenti in
nelle quali si ipotizza che per sfruttare al meglio la sioni costituito da un serbatoio centrale che convoglia nostro possesso apprendiamo che fino alla fine del XV
spinta generata nella deflagrazione, all’interno di una in maniera continua il combustibile (carbone o legna) secolo questa operazione era eseguita applicando delle
camera sferica, era opportuno collocare l’innesco al nel bruciatore, adiacente al quale sono ricavate due o pezze di tessuto bagnate sul cappello dell’alambicco. I
centro della carica in modo che vi si generassero le più camere di riscaldamento che ospitano le storte o disegni di Leonardo sono quindi la testimonianza più
stesse pressioni in ogni direzione. La camera di defla- gli alambicchi per la distillazione. Nonostante la dif- antica in nostro possesso di questo tipo di impianti per
grazione è disegnata in due diametri e con i rispettivi fusione di questo sistema di riscaldamento, la cui in- la condensazione. Foglio 92 r – Penna e inchiostro
foconi (il foro per l’innesco) posti al centro. Per l’in- troduzione si fa risalire alla tradizione alchemica araba, L’impianto è simile a quello disegnato nella carta 989r mm 274 x 400 – Antica numerazione 30
C.A. f. 92 recto (ex 34r a) – Circa 1485-90
nesco viene utilizzato un iniettore a cannuccia che questo disegno di Leonardo sembra essere la rappresen- ed è costituito da un fornello con un catino ricavato nel-
attraverso il focone raggiunge il centro della carica. tazione più antica pervenutaci di questa attrezzatura. la parte superiore, entro il quale trova alloggiamento
La filettatura conica, che unisce la coda con la trom- Secondo Girolamo Calvi, questo foglio può essere data- il cappello dell’alambicco. Nel catino viene convogliata
ba dell’artiglieria, offre una maggiore resistenza alla to a un periodo anteriore al 1482-83 e costituisce quin- l’acqua di una cisterna che defluendo lentamente sot-
pressione dei gas prodotti nell’esplosione. Sulla cir- di una testimonianza del precoce interessamento di Le- trae calore all’alambicco favorendo la condensazione dei
conferenza esterna del cannone sono ricavati i settori onardo nei confronti delle arti chimiche (Calvi 1925, vapori del distillato. Nello stesso frammento di carta è
per la presa degli arpioni del dispositivo di chiusura p. 56). Il disegno è accompagnato da un’informazione presente anche il disegno di un alambicco rappresentato
a leva (vedi Codice Atlantico carte 37r e 83r). interessante nella quale si specifica che si tratta di un in sezione verticale, nel quale risalta il canale di raccogli-
Nella carta è presente un altro disegno di artiglieria a fornello per “stillare acqua forte”, un acido utilizza- mento dei vapori, alla base del cappello lungo la circon-
38 retrocarica con culatta a vite conica e un cilindro che to principalmente per la mordenzatura dei metalli, in ferenza, dal quale il liquido viene scaricato all’esterno, 39
potrebbe essere il proiettile o il cartoccio di carica, sul operazioni metallurgiche e, a partire dal XVI secolo, attraverso il tubo ritorto.
modello di quelli presentati nella carta 32r. anche nella stampa per la preparazione delle matrici Nel frammento “b” è disegnato un altro alambicco che
di rame. Lo stesso modello di forno è presente anche sembra essere un’evoluzione di quello precedente. Per ri-
Parsons 1968, p. 46; Pedretti 1978, p. 66. in una carta del Manoscritto I (f. 37r), della fine degli solvere il problema della condensazione dei vapori, Leo-
anni Novanta, e in un’altra del Codice Arundel (P 29 : nardo abbandona l’idea del catino e pensa di ricavare sul-
f. 145v), anche questa presumibilmente riconducibile la superficie dell’alambicco un’intercapedine nella quale Foglio 912 r – Penna e inchiostro
mm 119 x 116 – Antica numerazione 152
allo stesso periodo, cioè quando Leonardo era ormai far scorrere l’acqua. La complessa morfologia di questo
C.A. f. 912 recto (ex 335r b) – 1479-80
insediato a Milano da circa quindici anni. Un’altra alambicco porta a escludere una sua realizzazione in ve-
testimonianza di questo sistema di riscaldamento ad tro, ma, come ha osservato Ladislao Reti, è più probabile
alimentazione continua, risalente al primo decennio la sua esecuzione in rame saldato (Reti 1952, p. 657).
milanese, si trova nel foglio 21v del Manoscritto B in Se accettiamo la datazione tradizionalmente attribuita
cui questo modello di forno è presentato con una va- a questo foglio, il 1479, questo alambicco risalirebbe al
riante interessante nella quale gli alloggiamenti degli primo periodo fiorentino e sarebbe quindi anteriore ai
alambicchi sono sostituiti da due camere a riverbero la modelli con refrigerazione a catino disegnati tra il 1485
cui destinazione d’uso sembrerebbe essere la metallur- e il 1489. Se leggiamo i disegni di Leonardo con questa
gia o la vetreria. cronologia, i modelli con la refrigerazione in catino pos-
sono essere visti come una soluzione alternativa adottata
Feldhaus 1913, pp. 153-154; Calvi 1925, p. 42; Pedretti 1979, p. da Leonardo una volta accertata l’impossibilità di realiz-
177; Bernardoni 2012, pp. 28-32.
zare in vetro il modello con l’intercapedine.

Reti 1952, pp. 656-657; Sherwood Taylor 1952, pp. 151-161;


Pedretti 1979, p. 288; Bernardoni 2012, pp. 42-49.
Foglio 1114 r a b– Penna e inchiostro
mm 73 x 68 e mm 90+12 x 119
C.A. f. 1114 recto a, b (ex 400v b, c) – Circa 1487-90 e circa 1479-80
Foglio 216 r spessori sottili. Inoltre, la rigidità del nucleo di fusio- Foglio 1118 r
ne non consentirebbe il ritiro del materiale durante la
36. Impianto di distillazione refrigerato e tecnica solidificazione, provocando la rottura dell’alambicco. 38. Impianto chimico (SB)
di costruzione di un alambicco (SB) Più sensato, quindi, come ha ipotizzato Ladislao Re- In questo foglio, di non facile lettura per i disegni
In questo foglio, come nel 1114r a, troviamo la rap- ti, è supporre l’impiego di una lega metallica tipo il realizzati in maniera approssimativa e per la
presentazione di un impianto di distillazione refrige- bronzo o l’ottone (Reti 1952, pp. 656-657). Non è tinteggiatura in azzurro della carta che attenua
rato per mezzo di un recipiente costruito intorno al tuttavia escludibile che Leonardo stesse pensando a l’evidenza dei contenuti, sembra essere rappresentato
cappello dell’alambicco, dal quale viene fatta defluire una colata in vetro, tecnica questa che nel foglio 10v un complesso impianto chimico per la distillazione.
l’acqua, reintegrata continuamente da un serbatoio. del Manoscritto B prende in considerazione per la re- Il disegno è molto articolato: in basso troviamo un
Lo studio di questo impianto è molto dettagliato e alizzazione di una campana: «farai il fornello usato a grosso recipiente posto su un tre piedi, chiuso nella
comprende disegni e annotazioni relativi anche alla modo di bombarde e quando il vetro è fonduto versa- parte superiore da un alambicco che, curiosamente,
costruzione dell’alambicco che Leonardo dice di rea- lo nella forma infocata». non sembra prevedere al di sotto nessun sistema di
lizzare per fusione: Le tecniche di lavorazione del vetro per stampaggio o riscaldamento. L’uscita dell’alambicco è convogliata Foglio 216 r – Penna e inchiostro
soffiatura erano conosciute fin dall’antichità e trova- in un tubo verticale, che penetra dal basso dentro mm 252 x 170 – Antica numerazione 183
C.A. f. 216 recto (ex 79v c) – Circa 1485
Questo fornello ha [a] aver continuamente un’acqua la no un indizio importante per il periodo medievale nel un altro recipiente posto sopra un tavolo, aperto
quale continuamente si muta, acciò che ’l cappello del Libro sull’acqua arzente di Michele Savonarola, in cui nella parte superiore e con due tubi di uscita rivolti
lambicco stia sempre freddo, I quale sta sotto detta ac- si afferma che i moderni alchimisti usano alambicchi verso il basso, in posizione mediana. Nel foglio
qua. E questa è la via da fare ogni stillazione chiara e di vetro (Savonarola 1953, pp. 52-53). Nonostante la sono presenti altri dispositivi meccanici, ma non è
bella. E quando hai destillato, fai bollire sapon tenero diffusione di questi apparati, presenti oltre che nei la- chiaro se questi abbiano o meno qualche relazione
colla risedenza, e poi lo potrai lavare a tua posta. E fassi boratori degli alchimisti anche in quelli degli artigia- con l’apparato chimico. In mancanza di ulteriori
detto limbicco in istampa. ni, la prima testimonianza esplicita, dopo Savonarola, riferimenti che consentano un’interpretazione
Quando voi fare il limbicco di rilievo per formare di sull’uso di alambicchi in vetro è quella di Leonardo nel sicura, sottolineiamo la somiglianza del recipiente
gesso, fa prima fare questo di legnheo al tornio, e colla Manoscritto E. superiore con il sistema di refrigerazione a “testa
40 terra di cimatura lo finisci. di Moro” che possiamo trovare, ad esempio, nel 41
Reti 1952, pp. 656-657; Pedretti 1978, p. 114; Bernardoni 2012,
pp. 42-49.
Liber de arte distillandi de compositis di Hieronymus
Si tratta di annotazioni molto importanti perché sono Brunschwig (1512) e nel Coelum philosophorum seu de
le testimonianze più antiche in nostro possesso relative segretis naturae di Philipp Ulstad (1528). Tuttavia,
alla costruzione di un alambicco. Si tratta, tra l’altro, Foglio 989 r il “refrigeratore” disegnato da Leonardo non è
di una tecnica molto curiosa, che non sembra trova- completo e resta difficile dire quanto questo studio
re riscontro neanche in seguito, nella quale si prevede 37. Impianto di distillazione con sistema sia il riflesso di un’attrezzatura esistente oppure Foglio 989 r – Penna e inchiostro
la realizzazione dell’alambicco attraverso un “metodo di refrigerazione continua a catino (SB) un’idea originale di Leonardo. Pedretti propone una mm 117 x 96 + 21 – Antica numerazione 30
di fusione indiretto”. In alto a sinistra è disegnato il Il disegno riproduce un impianto di distillazione stretta relazione di questo foglio con la carta 743r C.A. f. 989 recto (ex 357r c) – Circa 1487
modello dell’alambicco che Leonardo dice dover essere con dispositivo di refrigerazione continua a catino. la quale, seppur oggi priva di disegni e annotazioni,
realizzato in legno al tornio. Sullo stesso lato, in basso, La variante significativa di questo modello rispetto a come mostra la sua riproduzione nell’edizione
è disegnato lo stampo per la fusione. Una tecnica anche quelli riprodotti nelle carte 216r e 1114r a sempre di Hoepli del Codice Atlantico (c. 0275v_a), prima del
molto progredita poiché lo stampo, come sembrano in- questo codice, consiste nella separazione dell’impianto “restauro” recava alcuni disegni di apparati simili
dicare la linea di taglio con i denti di posizionamento di riscaldamento e della vasca di refrigerazione, in a quelli presenti in questo foglio, che, tuttavia,
e le maniglie nella parte superiore, sembra concepito modo da lasciare una parte del recipiente contenente i non sembrano aggiungere elementi risolutivi per
per fusioni in serie, che troveremo poi descritte nel De vapori del distillato a contatto con l’aria circostante. In l’interpretazione. Inoltre, lo stile e la preparazione
la pirotechnia di Vannoccio Biringuccio, circa quaranta- questo modo si crea una zona di dissipazione del calore di questi fogli sono simili a quelli della carta 881r
cinque anni dopo (Biringuccio 1540, 119r-120v). per evitare lo shock termico, nella zona di contatto tra dove si trovano gli studi per il sottomarino (Pedretti
Enigmatico resta il materiale da impiegare in que- la parte calda del fornello e quella fredda del catino, 1979, p. 290).
sta fusione. Se da un lato, infatti, il riferimento che che poteva provocare fratture nel recipiente di vetro.
Leonardo fa nella carta 3r del Manoscritto E all’op- Pedretti 1979, p. 290; Bernardoni 2012, p. 44.

portunità di utilizzare alambicchi di vetro, induce a Reti 1952, pp. 656-657; Pedretti 1979, p. 225; Bernardoni 2012,
pp. 43-44.
supporre che egli prediliga questo tipo di materiale, è
Foglio 1118 r – Punta d’argento o rame su carta preparata in blu
pur vero però che il vetro, allo stato di fusione, è una mm 189 x 260 – Antica numerazione 92
sostanza viscosa, non idonea per colate a gravità di C.A. f. 1118 recto (ex 401v c) – Circa 1485-87
Foglio 218 r Foglio 214 r a b Foglio 472 v

39. Strumenti per lo studio dell’acqua (SB) 40. Studi sui quattro elementi naturali (SB) 41. Trasmutazione volumetrica degli elementi (SB)
L’intero foglio è dedicato allo studio dell’acqua sotto- In questi due fogli troviamo una serie di osservazioni La teoria dei quattro elementi sviluppata da Leonardo
posta a riscaldamento, a sollecitazione meccanica e alla e considerazioni sulla relatività del peso dei quattro durante i primi anni del Cinquecento, per quanto ap-
sua reazione quando viene in contatto con altre sostan- elementi naturali (terra, acqua, aria, fuoco), che Le- prossimata e frammentaria, sembra andare oltre la teoria
ze. Vi sono descritti anche alcuni fenomeni idrogeolo- onardo analizza nel contesto della teoria aristotelica aristotelica, arrivando persino a tentare una definizione
gici e di evaporazione. Leonardo offre, inoltre, interes- dei luoghi naturali. Molto interessanti sono le con- di elementi nella quale la loro caratteristica principale
santi indicazioni sulle tecniche impiegate per pesare clusioni di carattere epistemologico alle quali Leo- sembra essere la densità (Bernardoni 2011a, pp. 79-92).
l’acqua le quali possono essere ricondotte ai dispositivi nardo arriva sul verso di questa stessa carta, con le Il primo passo delle frettolose annotazioni di questo
illustrati nella carta 146r del Codice di Madrid I, anche quali cerca di delimitare i termini del discorso sugli foglietto sembra infatti sottendere una concezione del
questi riconducibili allo stesso periodo di compilazione elementi esclusivamente sul piano fisico: «la defini- genere: «Li elementi sono equali, se si faran d’equale
di questa carta. zione di nessuna quiddità delli elementi non è in po- sottilità». Si tratta di un’affermazione importante, per- Foglio 218 r – Penna e inchiostro
Interessanti sono i disegni di una serie di attrezzature testà dell’omo, ma gran parte de loro effetti son noti. ché ci dice che variando la «sottilità» degli elementi, mm 204 x 290
che oggi rientrerebbero nella cosiddetta “vetreria” di E porremo a nostro beneplacito li gradi di lor gravità questi possono essere trasmutati l’uno nell’altro. In C.A. f. 218 recto (ex 80r b) – Circa 1490-92
laboratorio, come la cicognola (sifone), il corno poto- e levità, benché si po dare la verità, ma non semplici questo modo, Leonardo si richiama a una tradizione di
rio, il bollitore, il matraccio, i tubi piegati e spiralifor- elementi, perché infra noi non si trovano». pensiero antica che può essere fatta risalire allo stesso
mi, una fontana (di Erone?) e una zaina (un recipien- I quattro elementi sono i principi primi con i quali la Aristotele quando nella Fisica, discutendo in via ipote-
te cilindrico). Molto interessante è il riferimento allo natura genera ogni sostanza (Ms. A, 55v) e costituisco- tica la teoria degli elementi di Empedocle, per il quale
“stillare a feltro”, che Leonardo descrive in vari mano- no il limite ultimo della nostra percezione fisica, oltre questi sono trasmutabili l’uno nell’altro, afferma che,
scritti e in maniera approfondita nel Codice Leicester c. la quale non possiamo andare. Per Leonardo, l’uomo ha se tale conversione fosse possibile, un cotile di acqua si
34v. Questa operazione, che oggi sappiamo basarsi sul facoltà di conoscere soltanto gli effetti degli elementi trasformerebbe in 10 cotili di aria (Arist., Gen. et cor.,
fenomeno della capillarità dei liquidi, era una tecni- e non le loro cause. In natura, inoltre, non si trovano 333a, 15-30). Questo rapporto volumetrico tra gli ele-
42 ca di filtraggio eseguita mettendo un pezzo di feltro gli elementi allo stato puro, perché, come mostra l’e- menti viene mutuato e sviluppato durante il Medioevo 43
ricurvo sul bordo di un recipiente contenente un mi- sperienza, questi sono sempre in forma composta e la fissando il rapporto di conversione di un pugillo (pugno)
scuglio solido-liquido. Per quello che oggi sappiamo loro essenza è determinata dall’elemento dominante. di terra in 1000 pugilli di aria (Bernardoni 2011b, pp.
essere il fenomeno della capillarità, il liquido saliva nel È per questo motivo, ad esempio, che si possono ave- 86-87). Nell’ultimo appunto di questa carta, Leonardo
feltro e gocciolava all’esterno, nel recipiente di raccol- re terre, acque e arie di varia densità e qualità. Come riporta questo rapporto di conversione: «Quando l’unità
ta. Questo tipo di filtrazione veniva impiegato nella emerge da questo passo, ma potremmo fare numero- della terra si converte in 10, ella è simile alla densità
preparazione di estratti vegetali per separare la parte si altri esempi, le differenze tra gli elementi possono dell’acqua; e quando essa terra si convertissi in cento, Foglio 214 r a b – Penna e inchiostro
liquida da quella solida. Un ultimo disegno interes- essere determinate attraverso l’analisi ponderale («la ella sarebbe
simile all’aria; el simile farebbe l’ar[ia] con- mm 201 x 286 e 283 x 218 – Antica numerazione 77 e 79
C.A. f. 214 recto a b (ex 79r b a) – Circa 1505-06
sante (in basso al centro) è la cosiddetta “testa di Moro lor gravità e levità»). In questa carta sono molteplici i vertita in 10; e quando essa terra si convertissi in mille,
che soffia”. Si tratta di un dispositivo per osservare la passi nei quali, riflettendo sulla natura composita degli essa sarebbe simile al foco; el simile
farebbe l’acqua con-
forza del vapore, conosciuto fin dall’antichità – la sua elementi, Leonardo afferma che il peso di una massa vertita in cento e l’aria convertita in 10» (si veda anche
prima testimonianza risale a Vitruvio (De architectura, di terra si equipara a quella di una massa di acqua se Codice Atlantico c. 979r). In definitiva, quindi, una parte
I, IV, 2) – e riprodotto anche nei manoscritti di altri ad essa si aggiunge un determinato numero di parti di terra corrisponde a dieci parti di acqua dello stesso
ingegneri del Rinascimento come Mariano di Iacopo di aria o di fuoco che ne riducono il peso. Una “terra” volume, a cento di aria e a mille di fuoco, il quale rap-
detto il Taccola (De machinis, c. 69r) e Filarete (Trattato può contenere più o meno parti di aria, acqua e fuoco presenta dunque l’espansione volumetrica massima otte-
di architettura, IX). Questa attrezzatura, che Leonardo e questo determina le differenze di peso che si colgono nibile con la trasmutazione di una particella elementare.
ripete anche nelle carte 1077r e 1112v sempre del Co- con la bilancia. Questa trasmutazione elementare è ciò che avviene nella
dice Atlantico, è costituita essenzialmente da uno spe- polvere da sparo, dove una sostanza di natura “terrosa” si
ciale coperchio, molto pesante, sagomato a forma di Calvi 1925, p. 223 nota 1; Pedretti 1978, p. 112-113; Bernardoni trasmuta in “fuoco”, producendo un’espansione volume-
2011a, pp. 79, 91.
testa umana che, una volta posto sopra una pentola e trica che provoca il lancio del proiettile (Codice Atlantico,
portato il liquido a temperatura di ebollizione, inizia a cc. 480r; 728r), oltre che nella generazione dei fenomeni
soffiare flussi di vapore dalla bocca forata. atmosferici come le nubi, i tuoni e le saette (Codice Ham-
mer, 12B : 25r; 9A : 28v e Manoscritto F, c. 35r).
Uccelli 1940, p. 28; Pedretti 1978, p. 114; Bernardoni 2011a, p. Foglio 472 v –Sanguigna, penna e inchiostro
87; Pavesi 2012, p. 37. Pedretti 1960, p. 87; 1978, pp. 289-90; Bernardoni 2011a, pp. 79-92. mm 286 x 200 – Antica numerazione 39
C.A. f. 472 verso (ex 172v c, d) – Circa 1508
Foglio 183 v Foglio 589 r Foglio 675 r

42. I corpi misti (SB) 43. Studi sugli elementi (SB) 44. Misurare gli elementi (SB)
La carta è quasi interamente dedicata al fenomeno della La carta tratta vari argomenti e in particolare è dedi- Per comprendere i fenomeni naturali, oltre a capire la
percussione e del lancio dei proietti. Tuttavia, le serie di cata allo studio delle condizioni di equilibrio dei cor- loro dinamica, è necessario quantificarne le azioni. Come
numeri ordinati in colonne sulla parte destra, che vanno pi, delle forze e del moto di caduta. Ai fini di questa misurare le forze degli elementi? In questa pagina sono
sotto il titolo «Quanti misti si po fare di 4 cose, e se ne mostra è estremamente interessante un passo dedicato rappresentati un odometro, un igrometro e un anemo-
darà esempio con 4 numeri, cioè 1 2 3 4», rendono que- agli elementi naturali e all’azione levificatrice del so- metro, strumenti che servono per misurare rispettiva-
sta carta estremamente interessante per fare luce sulla le: «L’aria e l’acqua e la terra sono mutabili al conti- mente le distanze, la qualità dell’aria e la forza del vento.
concezione leonardiana della materia. nuo nella lor levità e gravezza mediante il calore del L’anemometro, se abbinato a un orologio, permette di
Il problema della costituzione dei “misti”, cioè di tutte sole, il quale scaldando levifica quella parte dello ele- calcolare le miglia percorse da un’imbarcazione. L’igro-
le sostanze omogenee presenti in natura, era stato ogget- mento che li è più vicino, e ’l contrario fa nella parte metro serve «a cognoscere le qualità e grossezze dell’aria,
to di dibattito fin dall’antichità e, durante i secoli me- opposita d’essi elementi». Il disegno che accompagna e quando ha a piovere», cioè la densità dell’aria e quindi Foglio 183 v – Penna e inchiostro
mm 220 x 300
dievali, si era concentrato sull’inadeguatezza del concet- questo testo mostra il sole in alto posto sopra le sfe- secondo la teoria degli elementi di Leonardo il suo grado
C.A. f. 183 verso (ex 65v a) – Circa 1508
to di forma sostanziale della tradizione aristotelica. Sia re elementari, in questo caso disegnate concentriche. di umidità. Lo strumento è essenzialmente una bilancia a
i quattro elementi, sia i corpi da essi composti, avevano Leonardo arriverà a concepire una nozione di elemen- bracci uguali, nella quale si equilibra una sostanza igro-
una propria forma sostanziale che, secondo la dottrina to naturale caratterizzato sulla base della densità e a scopica, come la carta, con una idrorepellente, come la
di Aristotele, non poteva essere né creata, né distrutta, concepire la trasmutazione degli elementi come tra- cera. Le variazioni di umidità si apprezzano con la rottura
né, tanto meno, poteva coesistere in atto con altre for- sformazioni di densità indotte dal calore (CA 766r). di questo equilibrio dovuto all’assorbimento dell’umidità
me sostanziali nella stessa sostanza naturale. Una riso- In questo modo veniva spiegato anche il fenomeno presente nell’aria da parte della sostanza igroscopica.
luzione a questo problema, che si affermò a partire dal dell’esplosione che, dopo l’innesco, si manifesta con Molto curioso è lo strumento disegnato nella metà
XIV secolo, specialmente nella tradizione alchemica e una dilatazione volumetrica provocata dalla liberazio- sinistra del foglio che dovrebbe servire a misurare la
artigianale, era quella di considerare gli elementi primi ne di aria e fuoco sotto forma di vapori. “distanza del tuono”, cioè la differenza di velocità tra
44 come corpuscoli, ognuno determinato dalla propria for- la luce del lampo e il rumore del tuono: 45
ma sostanziale, mentre per quanto riguardava la forma Uccelli 1940, pp. 110, 114-115; Pedretti 1979, p. 29.

sostanziale dei corpi misti, questa veniva spiegata non La vite farai prima di piombo o di legno per potere, li-
più in termini aristotelici, ma nel senso di un principio mando, correggere e far che la s[i]e di eq[u]al forza.
regolatore che determinava l’ordine delle particelle co- La prima darà una volta in un tempo, il qual sarà diviso
stituenti (Bernardoni 2011a, pp. 92-96). dalle volte della seconda in 20 punti e dalla terza in 200
Foglio 589 r – Penna e inchiostro
Le riflessioni contenute in questa carta non fanno rife- minuti. mm 280 x 206
rimento alla chimica delle sostanze se non per l’uso dei La prima ruota dando una volta 1 C.A. f. 589 recto (ex 219r a) – Circa 1515
termini “misti” e “mistioni”, che sono fortemente in- la seconda ne darà 20
dicativi degli interessi di Leonardo verso i rapporti tra la terza 200
elementi e corpi misti, confermati anche in altre car- la quarta 1000.
te dei suoi manoscritti (RL 19045v; Rl 19084r, Codice Se i nuboli e le cime de li alberi saranno senza moto, con
Atlantico, c. 899v). facilità si dimosterrà la distanza del tono per la via del
Le colonne di numeri riportati in questa carta elencano figurato strumento.
soltanto il numero di combinazioni possibili tra quat-
tro cifre diverse ed è plausibile interpretarle pensando ai Difficile capire come funzioni questo strumento. Tut-
quattro elementi aristotelici dalla cui combinazione di- tavia, la cosa importante è sottolineare come Leonardo
pendeva la produzione di tutte le specie naturali. Un ten- sia costantemente proteso a progettare strumenti per
tativo analogo è compiuto da Leonardo anche nella carta effettuare osservazioni e misurazioni sui fenomeni na-
214r a di questo codice, nella quale le combinazioni sono turali; in questo caso, la differenza di velocità tra la
effettuate non in termini di combinazione numerica, ma luce e il suono che si determina nelle interazioni fisico-
in base ai diversi gradi di gravità degli elementi. chimiche degli elementi.

Uccelli 1940, pp. 399, 400, 402; Pedretti 1978, p. 100; Bernardoni Baratta 1903, pp. 47-48; Feldhaus 1913, pp. 117-18; Calvi 1925, p. Foglio 675 r – Penna e inchiostro
2011a, pp. 92-96. 73, note 3; Pedretti 1979, p. 68. mm 392 x 205-231 - Antica numerazione 141-142
C.A. f. 675 recto (ex 249v z) – Circa 1487-90
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Finito di stampare nel mese di febbraio 2013