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Il Codice Arundel di Leonardo:

ricerche e prospettive

a cura di
Andrea Bernardoni e Giuseppe Fornari

Atti del Convegno


Università degli Studi di Bergamo
24 maggio 2010

CB Edizioni
Coordinamento editoriale: Sara Taglialagamba
Progetto Grafico: Simone Bogani e Enrico Gori

© 2011 CB Edizioni
Via G. Rossini, 22 – 59016 Poggio a Caiano (PO) – Tel. 055 891063 Fax 055 8940843
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ISBN: 978-88-905781-2-0

Volume pubblicato con il contributo della Scuola di Dottorato in Antropologia ed


Epistemologia della Complessità dell’Università di Bergamo.

Referenze fotografiche:Archivio Fotografico dell’Armand Hammer Center for Leonardo


Studies at the University of California; Edizione Nazionale dei Manoscritti e dei
Disegni di Leonardo da Vinci (Roma, Libreria dello Stato, 1923-1941); National
Library of Medicine. L’Editore si dichiara disponibile a regolare eventuali spettanze
per quelle immagini di cui non sia stato possibile reperire la fonte.

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preventiva autorizzazione scritta dell’editore.
Sommario

Introduzione, Andrea Bernardoni, Giuseppe Fornari 7

Il codice a fogli sciolti, Carlo Pedretti 13

La figura di Thomas Howard, conte di Arundel (1585-1646), Lorenzo Fatticcioni 23

Architettura e idraulica nei fogli francesi del Codice Arundel.


Nuove prospettive su «Romorantino», Pascal Brioist 39

Leonardo e la scienza moderna, Enrico Giannetto 65

Elementi, sostanze naturali, atomi: osservazioni sulla struttura della materia


nel Codice Arundel di Leonardo, Andrea Bernardoni 77

Appendice: Il forno perpetuo e i moti trivellanti del fuoco, Andrea Bernardoni 106

Il concetto di forza in Leonardo da Vinci, Fabio Frosini 115

La ni-entificazione del mondo. I paradossi dello spazio, del tempo e della pittura
in Leonardo, Giuseppe Fornari 129

Autori 161

Apparati 165
Bibliografia 167
Indice dei nomi 185
Fig. 1. Peter Paul Rubens, Ritratto di Thomas Howard, secondo Conte di Arundel (1629-
1630); disegno acquerellato, Oxford, The Visitors of the Ashmolean Museum
Introduzione

Il presente volume è frutto del convegno organizzato a Bergamo nel maggio


del 2010 su Leonardo da Vinci, con l’intento di riprendere il Convegno di Stu-
dia Arundelliana voluto da Carlo Pedretti e tenuto nel 2002 presso l’Università
di Urbino con la collaborazione di Fabio Frosini, evento che negli intendi-
menti di Pedretti doveva essere il primo di una serie di incontri dedicati a
questo Codice. A distanza di anni ci è sembrato importante recuperare il senso
complessivo di questa iniziativa, in anni nei quali il nome di Leonardo è stato
disinvoltamente utilizzato con le finalità e sotto i pretesti più vari, ottenendo
di rafforzare la vulgata astorica del “genio universale” che ancora impedisce a
molti di accedere a una conoscenza più circostanziata e più autentica di questo
protagonista del Rinascimento. Il Codice Arundel rappresenta il secondo grande
corpus di annotazioni vinciane dopo il Codice Atlantico, ed è una vasta miniera di
insostituibili informazioni da esplorare e integrare pienamente agli altri codici,
maggiormente noti, oppure di dimensioni più esigue e quindi apparentemente
di più facile accesso. Questo è particolarmente vero nel campo sfuggente e
discusso del pensiero filosofico e scientifico di Leonardo, ancora da valutare
adeguatamente nel suo insieme e nella sua effettiva importanza storica, e che il
Codice Arundel con particolare ricchezza ci documenta. E a questa ricognizione
e ricostruzione di un pensiero tuttora ben da definire nei suoi contorni e nella
sua consistenza storica è appunto dedicato il volume da noi curato.
In breve, il Codice Arundel, unitamente al progetto di esplorazione più sistema-
tica promosso da Pedretti, può essere visto come un simbolo di quel Leonardo
più storicamente reale che oggi sarebbe urgente riconquistare, vista la tipizza-
zione mitografica che pare essere una delle caratteristiche dominanti dell’attuale
sistema mediatico, e che d’altronde riprende abitudini e attitudini ampiamente
diffuse ben prima dell’attuale sistema di comunicazione di massa. Questo ri-
chiede di aprire una breve parentesi di riflessione sui molteplici problemi inter-
pretativi posti dalla figura e dall’opera di Leonardo, problemi che vanno oltre la
generale difficoltà di decifrare e contestualizzare correttamente un linguaggio
8 Introduzione

che, come il suo, prescindeva dal gergo tecnico delle università e delle humanae
litterae, verso cui l’artista-scienziato nutriva un atteggiamento ambivalente di
escluso e di intellettuale consapevole dell’importanza del proprio lavoro. Que-
sta stessa ambivalenza ci mostra che Leonardo per primo è parte integrante di
questo intrico ermeneutico.
Il mito di Leonardo si è sovrapposto al personaggio reale già durante la sua
carriera, e non è azzardato pensare che egli stesso lo abbia sfruttato, se non altro
passivamente, soprattutto per chiuderla nel modo più vantaggioso nel momento
di sua massima auge presso la corte del re di Francia. Solamente Mantegna, fra
i suoi immediati predecessori, offre un esempio paragonabile di artista univer-
salmente acclamato e ammirato, nonché fatto segno di singolari privilegi da
parte di una dinastia, ma neppure Mantegna raggiunge gli onori e gli onorari di
Leonardo presso le autorità francesi; e ci vorrà la creatività scatenata di un Mi-
chelangelo, fra gli artisti di una generazione più giovani, per superare i traguardi
sociali e simbolici da lui conseguiti. Bisogna aggiungere che questa strategia
professionale, del resto clamorosamente asserita nelle rivendicazioni del Libro
di Pittura, avrebbe implicato per Leonardo uno scotto elevato, perché proprio
l’enorme e ambiguo successo da lui riscosso è diventato subito un ostacolo alla
comprensione effettiva delle sue idee e della sua concezione. Il vero pensiero
di Leonardo («ciò che ha veramente detto», per riprendere il titolo standard di
una vecchia e fortunata collana di divulgazione filosofica) resta coperto sotto
questa spessa coltre di ammirazione infatuata e generica, che lo stesso artista
ha in qualche misura assecondato nelle sue ambizioni di divenire un artefice
“divino”, grazie ai suoi dipinti come alle avveniristiche innovazioni tecniche
da lui concepite, prima fra tutte quella del volo; ambizioni a cui va aggiunta
anche la non secondaria necessità di non rendere accessibili le sue annotazioni
per evitare accuse e persecuzioni in un’epoca in cui le ricerche scientifiche
e filosofiche più avanzate erano facilmente sospette di “stregoneria” e “magia
nera”. Un pericolo sempre incombente, che forse anche spiega l’accanimento
e la furia polemica con cui Leonardo si scaglia contro i “negromanti”, ai quali
evidentemente temeva di venir assimilato.
Questa somma di travisamenti, nel duplice senso di fraintendimenti e di ma-
scheramenti, ha fatto sì che l’immagine leonardiana restasse gravemente am-
putata e deformata con la dispersione dei manoscritti in seguito alla morte del
fedelissimo Melzi, e lo sbiadirsi della sua figura storica e umana nelle tipiz-
zazioni della storiografia cinquecentesca. Ecco perché appare filologicamente
Introduzione 9

importante e culturalmente simbolica l’idea di riscoprire quel giacimento di


scritti che si trova racchiuso nel Codice Arundel, per proseguire entro il limite
del possibile quell’opera di restauro e recupero di un’immagine più completa
e più complessiva del suo autore intrapresa dagli studi leonardiani in Italia, di
cui Pedretti è oggi il più illustre rappresentante, e di cui è modello esemplare la
biografia sobria e documentata di Carlo Vecce.
Il volume risponde appunto a queste finalità e a questo programma, certamente
da continuare in altre iniziative, ma che intanto si offre ai lettori e agli studiosi
come un contributo organico e autonomo, nient’affatto composito pur nell’au-
tonomia e diversità delle proposte interpretative che esso contiene. Per utilità
del lettore, anticipiamo per linee estremamente essenziali i contenuti dei saggi
che il volume raccoglie e propone.

***

Il contributo di Carlo Pedretti presenta lo status quaestionis circa i lavori sul


Codice Arundel, ripercorrendone la storia dopo la pubblicazione della nuova edi-
zione che, grazie al riordinamento cronologico delle carte, apriva nuove inter-
pretazioni e chiavi di lettura. Nel riportare i temi principali che hanno animato
e stimolato il dibattito sul Codice, come il problema del compasso di Alhazen
impiegato per disegnare le anamorfosi cilindriche o gli studi di ottica e quelli
architettonici e idraulici legati al periodo francese, Pedretti si sofferma sull’im-
portante ritrovamento della lettera dell’Ammiraglio Bonnivet all’ambasciatore
francese in Vaticano Antonio Maria Pallavicini del 1516, nella quale si sollecita
Leonardo a recarsi in Francia alla corte di Francesco I. Ricostruendo le ultime
tappe filologiche nella ricezione e interpretazione del Codice Arundel, Pedretti
coglie così anche l’occasione per effettuare una valutazione più complessiva
sull’andamento e l’avanzamento degli studi vinciani, a cui egli ha dato il contri-
buto determinante della sua intera carriera scientifica.
Il contributo di Lorenzo Fatticcioni presenta la figura del virtuoso collezioni-
sta d’arte Thomas Howard conte di Arundel, argomentando il ruolo di primo
piano che questi ha avuto nella conservazione e acquisizione dei manoscritti
di Leonardo. Promotore di spedizioni alla ricerca di opere d’arte e reperti
archeologici in Italia e in Medio Oriente, Arundel mise insieme una delle
collezioni più importanti del XVII secolo, dotata di un prezioso nucleo di
originali di Tiziano, e comprendente anche una biblioteca con 540 manoscrit-
10 Introduzione

ti, tra i quali si annoveravano anche i codici leonardiani oggi custoditi alla
British Library e nella biblioteca di Windsor. L’estrema competenza del conte
di Arundel, erede del collezionismo italiano del Rinascimento, risulta imme-
diatamente dalla qualità, oltre che dalla quantità, degli autografi leonardeschi
da lui attentamente raccolti.
Il saggio di Pascal Brioist esplora un tema particolarmente interessante, in con-
tinuazione degli studi già compiuti da Pedretti, ossia il progetto leonardesco per
il Castello di Romorantin, a cui si doveva accompagnare una serie imponente
di interventi idraulici e urbanistici testimoniati da alcuni fogli del Codice Arundel
e del Codice Atlantico. Il progetto è un ultimo esempio della complessità e mo-
dernità delle idee architettoniche e urbanistiche di Leonardo, sempre concepite
in relazione al territorio e all’ambiente, ed è purtroppo rimasto allo stadio ini-
ziale per la sopravvenuta malattia e morte del maestro nel 1519. Ciò nonostante,
sulla base di esplorazioni documentali e archeologiche, è possibile interpretare
più a fondo quanto rimane nei fogli superstiti di quel progetto e ricostruire
quanto ne è stato realizzato in una primissima fase rimasta poi senza seguito.
Ma le idee di Leonardo avrebbero comunque lasciato il segno nell’architettura
francese di quel periodo, proponendoci uno dei tanti episodi di ibridazione
feconda tra cultura italiana e cultura francese.
Nell’intervento di Enrico Giannetto si affronta il tema di carattere storio-
grafico di come approcciarsi al pensiero scientifico di Leonardo e di come
valutarlo in relazione alla storia della scienza. Rileggendo i passi tradizionali
di carattere cosmologico Giannetto si sofferma sul rinnovamento del con-
cetto di impetus sviluppato da Leonardo. A partire da questo concetto, nei
manoscritti vinciani viene a delinearsi una ontologia di tipo unitario che va
oltre la riduzione della fisica a meccanica per basarsi invece su una concezione
“solare-termico-luminosa” della natura. Giannetto conclude auspicando una
revisione dell’atteggiamento storiografico fondato sulla contrapposizione del-
la scienza moderna (cartesiana) a quella medievale e rinascimentale, e vede al
contrario negli sviluppi della teoria dell’impeto medievale, condivisa da Leo-
nardo, Giordano Bruno, Galileo e Leibniz, la chiave per una rilettura della
storia della scienza moderna secondo la prospettiva storiografica continuista
inaugurata da Duhem agli inizi del XX secolo.
Andrea Bernardoni affronta un tema poco studiato dalla storiografia leonar-
diana come quello della teoria della materia che nel Codice Arundel, seppure
in maniera frammentaria, trova le sue elaborazioni teoriche più interessanti. In
Introduzione 11

una carta di questo codice, risalente agli anni 1504-1506, Leonardo propone una
definizione di elementi naturali intesi come entità materiali diversificate dal
loro grado di densità specifica. Questa idea di elemento trova conferma in una
serie di osservazioni empiriche di carattere sia naturalistico che tecnologico e
dà adito a speculazioni filosofiche che si spingono oltre il piano degli elementi
fino a ipotizzare una dimensione della materia prima di tipo atomistico e di
corpo misto, quest’ultimo inteso come una sorta di macromolecola nella quale
gli elementi partecipano secondo una proporzione determinata.
Nel contributo di Fabio Frosini viene affrontato il tema delle quattro potenze
naturali (forza, peso, moto e percussione) evidenziando come il tentativo di ri-
lettura dei fondamenti della fisica condotto da Leonardo lo porti a polarizzare
la problematica fisico-meccanica intorno al concetto di forza. Per questa via la
gravità e la levità dei corpi, qualità centrali nella fisica aristotelica, diventano
due concetti relativi, non naturali, che si producono negli elementi cosmici
nel momento in cui questi vengono sospinti fuori dal loro luogo naturale
o, sempre per l’azione di una forza esterna, quando variano le condizioni di
densità all’interno delle singole sfere elementari. Questa relativizzazione delle
potenze naturali che sono ridotte alla sola forza e al colpo, porta Leonardo
a sviluppare un concetto di natura, anch’esso relativo (seconda natura) che
contrapponendosi alla natura intesa come qualcosa di assoluto e sfuggente alla
nostra comprensione, si caratterizza per la sua interrelazione con i cicli storici,
con il susseguirsi delle civiltà scandito dal continuo mutarsi dell’assetto idro-
geologico del nostro pianeta.
Giuseppe Fornari propone una rilettura e una nuova interpretazione del con-
cetto leonardiano dell’«essere del nulla», attraverso la quale è possibile defi-
nire una dimensione magico-naturale di forze invisibili, di corpi sottili, che
si collocano in una dimensione intermedia tra quella fisica e quella spiritua-
le. La nozione leonardiana di punto, che riassume in sé il paradosso spaziale
dell’impossibilità del passaggio tra queste due dimensioni, viene ad esprimere
la trascendenza puntiforme di ciò che non è rappresentabile in termini umani,
e che proprio per questo diviene funzione trascendentale e creazionale dell’in-
tero universo. Questo collocarsi della trascendenza nella struttura medesima
del creato per Fornari corrisponde intimamente all’evento centrale del cristia-
nesimo, l’incarnazione di Dio compiutasi in Gesù Cristo. Le opere pittoriche
sacre di Leonardo rappresentano la testimonianza effettiva del suo cristianesimo,
che emerge, non sul piano di una mera riproposizione dei contenuti religiosi
12 Introduzione

tradizionali, ma più specificamente su quello della convergenza di tali conte-


nuti col valore teologico-spaziale delle regole geometrico-prospettiche che ne
permettono la rappresentazione. La pittura per questa via, oltre che un’attività
conoscitiva, diventa uno strumento di carattere quasi sacramentale; secondo
Fornari, quindi, la pittura è per Leonardo la produzione di un oggetto carico
di potenza magico-visiva attraverso il quale veniamo in contatto con il Divino.
Il Cenacolo in tal senso è l’esempio più significativo nel quale emerge in tutta la
sua complessità il significato cristologico dell’«essere del nulla».

***

I temi toccati, come si vede, sono molto ampi, ma riflettono con circospezione
storica e documentale i molteplici interessi coltivati da Leonardo, senza super-
fetazioni arbitrarie e deformazioni anacronistiche, e le carte del Codice Arundel
fanno quasi sempre da guida in queste esplorazioni. Non ci pare inutile aggiun-
gere che l’effettiva genialità di Leonardo ne esce esaltata, non mortificata, con
tutti i chiaroscuri di una carriera lunga e non sempre facile, in cui egli ha dovu-
to superare una serie di ostacoli pratici e culturali, e in cui ha dovuto più volte
fare i conti con l’opacità della mancata riuscita, del fallimento, circostanza di cui
egli si mostra nei suoi scritti perfettamente consapevole. Ma la consapevolezza
del carattere strutturalmente incompiuto e transitorio delle imprese umane non
ha mai trattenuto Leonardo dallo spendersi senza riserve in mille iniziative e
progetti, spesso rimasti allo stadio di abbozzo. Anche e forse soprattutto in que-
sto, dopo averne storicamente verificato e meglio definito la singolare figura,
possiamo sentire Leonardo a noi modernamente vicino.
Desideriamo esprimere la nostra gratitudine a tutti gli studiosi la cui partecipa-
zione ha reso possibile questa iniziativa, e in particolare a Carlo Pedretti, che vi
ha aderito dandole così il massimo riconoscimento e contribuendo in modo de-
terminante alla sua piena riuscita. Un ringraziamento non meno importante va
a Enrico Giannetto e alla Scuola di Dottorato in Antropologia ed Epistemologia
della Complessità, per il fattivo sostegno dato al Convegno e al presente volume.

Andrea Bernardoni
Giuseppe Fornari