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LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO CHIMICO NEI LABORATORI INAIL DI SVILUPPO DI

LASTRE RADIOGRAFICHE: CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

L. Argenti*, M.I. Barra**, S. Di Stefano*, E. Incocciati**


* INAIL - Direzione Regionale Emilia Romagna - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e
Prevenzione
** INAIL - Direzione Generale - Consulenza Tecnica Accertamento Rischi e Prevenzione

RIASSUNTO

L’esigenza di valutare il rischio chimico nei laboratori INAIL che effettuano lo sviluppo di lastre
radiografiche è emersa da alcuni anni in diverse Direzioni Regionali. Sulla scorta dei monito-
raggi già effettuati in Sicilia e nel Lazio, la CONTARP Emilia Romagna ha intrapreso uno studio
di valutazione del rischio chimico nelle sedi di propria competenza impiegando tecniche di
campionamento ed analisi differenti ed estendendo i rilievi ad altre sostanze chimiche poten-
zialmente presenti negli ambienti di lavoro e non indagate in altre sedi. L’ampliamento del
campo di indagine, che ha portato alla misura dei livelli di concentrazione di acido acetico, glu-
taraldeide, idrochinone, ammoniaca, anidride solforosa e COV (Composti Organici Volatili) tota-
li, ha confermato l’assenza di particolari rischi legati all’esposizione ad agenti chimici, spiega-
bile anche in virtù di una sempre maggiore automatizzazione delle operazioni che comportano
la manipolazione dei prodotti di sviluppo e fissaggio delle lastre radiografiche. Anche la misu-
razione dei parametri microclimatici ha messo in luce una situazione di sostanziale benessere
termico per gli operatori coinvolti.

SUMMARY

The requirement to evaluate chemical risk in INAIL laboratories which develop x-ray sheets
(dark-rooms) has been emerging for some years. On the basis of a previous study carried out
in Sicily and Lazio, the CONTARP of Emilia Romagna has undertaken a study to assess chemical
risk in its re-gional headquarters, using different sampling techniques and analysis, and exten-
ding the analysis to other chemical substances potentially present in workplaces and not pre-
viously investigated. The concentration of acetic acid, glutaraldehyde, hydroquinone, ammo-
nia, sulphur dioxide and total VOC (Volatile Organic Compounds) has been measured; the
results of analysis confirmed the absence of particular risks about the exposure to chemical
substances, even thanks to growing automation in manipulating developing and fixing pro-
ducts of x-ray sheets. Microclimatic parameters have been measured too, highlighting a sub-
stantial thermal well-being for the involved operators.

1. INTRODUZIONE

Nell’ambito delle attività di valutazione del rischio chimico svolte dalla CONTARP, l’interesse per
gli ambienti di lavoro in cui si effettua lo sviluppo di lastre radiografiche (camere oscure) assu-
me una certa rilevanza, a motivo della diffusione capillare sul territorio nazionale di tali strut-
ture, che sono tenute all’osservanza di specifiche prescrizioni di legge in materia (titolo VII bis

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D. Lgs. 626/94). Sulla scorta dei monitoraggi già effettuati in Sicilia (BARCELLONA et al., 2001)
e nel Lazio, la CONTARP Emilia Romagna ha intrapreso uno studio di valutazione del rischio chi-
mico nelle sedi di propria competenza, avvalendosi della collaborazione del Laboratorio di
Igiene Industriale della CONTARP DG. I rilievi strumentali sono stati estesi ad un’ampia gamma
di sostanze chimiche potenzialmente presenti negli ambienti di lavoro e non indagate in altre
sedi. Alla luce di risultati dei rilievi effettuati e sulla base delle analogie riscontrate con gli
ambienti oggetto di studio nel corso delle esperienze già maturate, si è tentato, seguendo un
approccio metodologico, di effettuare una valutazione completa del rischio chimico che possa
essere di ausilio in ambienti di lavoro analoghi.

2. DESCRIZIONE DELL’ATTIVITÀ LAVORATIVA IN CAMERA OSCURA

L’attività svolta nelle camere oscure è quella di sviluppo e fissaggio delle lastre radiografiche,
operazioni per le quali è necessaria la preparazione delle relative soluzioni. In passato, nella
sede oggetto del campionamento, al mescolamento dei prodotti chimici necessari provvedeva-
no manualmente i tecnici, mentre oggi queste attività sono effettuate automaticamente trami-
te un mixer e una sviluppatrice. Le soluzioni vengono preparate nel mixer, in cui si versano i
reagenti per lo sviluppo ed il fissaggio, oltre all’acqua necessaria per la diluizione. Opportune
quantità di tali soluzioni sono poi convogliate automaticamente nella sviluppatrice (sulla quale
è presente un aspiratore), in cui le lastre da sviluppare sono inserite manualmente dal tecni-
co. Dopo lo sviluppo, le lastre sono lavate ed essiccate automaticamente all’interno della svi-
luppatrice, da cui fuoriescono tramite una fessura, su cui è montata una seconda cappa di aspi-
razione. Il tempo necessario per l’operazione di sviluppo di una lastra è di circa 2 minuti, di cui
solo una parte viene trascorsa nella camera oscura.
Il rabbocco dei reagenti nel mixer è effettuato circa una volta alla settimana, utilizzando fla-
coni da 250 ml e da 5 litri, che vengono posti in posizione rovesciata nel mixer dotato di un
puntale per forare la membrana sigillata che chiude i flaconi. La temperatura impostata nel
bagno di sviluppo è di 33°C: ciò comporta un aumento dell’evaporazione della soluzione, con
esalazione di vapori nell’aria. La temperatura di essiccamento delle lastre è impostata invece a
65°C. La sostituzione integrale delle soluzioni esauste presenti nella sviluppatrice avviene
periodicamente (4 volte all’anno) da parte di personale esterno, che provvede anche ad effet-
tuare le operazioni di manutenzione della sviluppatrice. Dalle dichiarazioni dei tecnici, e dalla
documentazione presente, risultano i seguenti carichi di lavoro: quasi 4000 lastre radiografi-
che sviluppate, e circa 800 lastre riprodotte.

3. MATERIALI E METODI

Il personale impiegato nelle camere oscure oggetto del monitoraggio ha fornito le schede di
sicurezza dei prodotti chimici attualmente in uso per lo sviluppo delle lastre radiografiche.
L’analisi di tali schede ha messo in evidenza che i prodotti impiegati sono sostanzialmente defi-
niti rivelatori, integratori e fissatori; tra questi alcuni sono composti di più parti da addiziona-
re al momento dell’utilizzo. In particolare, l’esame del campo 2 delle schede
(Composizione/Informazioni sugli ingredienti) ha condotto all’identificazione delle sostanze per
le quali, in ragione di fattori quali: caratteristiche tossicologiche, percentuale nel composto e
volatilità, si è ritenuto di dover progettare un campionamento finalizzato alla determinazione
dei livelli di concentrazione in aria. La tabella 1 riporta l’elenco di tali sostanze, i relativi valo-
ri limite di esposizione professionale e i valori della soglia olfattiva.

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Tabella 1: Limiti di esposizione delle sostanze volatili indagate

Sostanza chimica TLV-TWA TLV-STEL/C Soglia olfattiva


ACGIH (mg/m3)* ACGIH (mg/m3)* (mg/m3)**

Acido acetico 25 37 0,004


Ammoniaca 17 (14***) 24 (36***) 0,06
Anidride solforosa 5,2 13 0,12
Glutaraldeide - 0,2 0,01
Idrochinone 2 - -
COV totali - - -

Legenda
TLV = Threshold Limit Values; TWA = Time Weighted Average; STEL = Short-Term Exposure Limit; C = Ceiling

*: ACGIH, 2003; **: dati forniti dalla Eastman KODAK Company; ***: D. M. 26/02/04

Per ciò che riguarda i COV, trattandosi di una miscela di cui sono ignoti i costituenti, non è defi-
nibile un valore soglia rispetto al quale confrontare il risultato di un monitoraggio. Per quan-
to riguarda gli ambienti indoor più comuni, la legislazione vigente non indica valori di riferi-
mento per esposizione ai COV negli ambienti di lavoro.
Alcune fonti bibliografiche (CAVALLO et al., 2004) attestano limiti di esposizione per i COV tota-
li piuttosto restrittivi dell’ordine di 300 µg/m3. Tali limiti, proposti al Convegno Internazionale
“Indoor Air ‘90”, sono da riferirsi ad una miscela complessa di composti chimici appartenenti
alle classi degli alcani, idrocarburi aromatici, idrocarburi alogenati, terpeni, esteri, aldeidi,
chetoni ed altri composti; pragmaticamente vi è accordo nel ritenere che il limite indicato
possa essere superato di 2 o 3 volte in situazioni difficili a seconda anche delle diverse misce-
le di COV in questione nei diversi ambienti.
Al fine di valutare la concentrazione di tutti gli analiti di interesse, sono stati effettuati diver-
si campionamenti nel gabinetto di radiologia di una Sede INAIL, tra i mesi di marzo e settem-
bre del 2004. Il monitoraggio ha riguardato le operazioni automatizzate di lavaggio ed essic-
caggio delle lastre radiografiche, ma non quelle di ripristino del consumo dei reagenti. Infatti,
viste le modalità di ripristino dei reagenti, il rischio di fuoriuscita e contatto accidentale con i
reagenti risulta ridotto per gli operatori, nonostante per svolgere l’operazione sia comunque
consigliabile indossare DPI quali guanti e occhiali; ancora minore risulta il rischio di esposi-
zione a sostanze chimiche per inalazione durante questa operazione. Le operazioni indagate
risultano ampiamente rappresentative dell’attività svolta in modo prevalente dai due tecnici
radiologi in forza presso il laboratorio.
Per effettuare i rilievi strumentali su NH3, H2S e COV, è stato impiegato il Monitor Multi gas PGM-
50 della Rae Systems, un rilevatore di gas che fornisce un monitoraggio continuo dell’esposi-
zione alle due classi di gas:
1) composti organici attraverso un Detector a Foto-Ionizzazione (PID);
2) composti inorganici con sensori elettrochimici.
Inoltre, lo strumento rileva l’anidride carbonica (CO2) attraverso un sensore a infrarossi non
dispersivo (NDIR).
I valori dei livelli di concentrazione dei gas rilevabili sono aggiornati dallo strumento in tempo
reale ed espressi in ppm.

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La tabella 2 riporta il campo di misura, la risoluzione ed il tempo di risposta dello strumento


per gli analiti indagati, mentre la tabella 3 contiene la sintesi delle condizioni operative nella
configurazione attiva nel corso delle indagini stesse.
Sono stati effettuati prelievi d’area ad altezza uomo in due ambienti:
1) nella camera oscura in prossimità del mixer contenente i reagenti di sviluppo e fissaggio
delle lastre nelle seguenti condizioni:
a) condizionatore acceso; porte aperte; finestre chiuse; velocità dell’aria ≈ 0,36 m/s. Il con-
dizionatore rimane acceso solo nel periodo estivo;
b) condizionatore spento; porte aperte; finestre chiuse; velocità dell’aria ≈ 0,03 m/s; tem-
peratura aria secca ≈ 24,7 °C; umidità relativa ≈ 60%;
2) in ambiente d’ufficio nei pressi della postazione di lavoro al PC nelle seguenti condizioni:
a) condizionatore spento; porta aperta; finestra chiusa; velocità dell’aria ≈ 0,04 m/s; tem-
peratura aria secca ≈ 25,2 °C; umidità relativa ≈ 59%.
I campionamenti si sono protratti per un tempo compatibile sia con la durata del turno lavora-
tivo dei due tecnici che con la rapidità di risposta dei rivelatori: in ogni caso tale tempo è risul-
tato compreso tra i 25 ed i 180 minuti.

Tabella 2: Campo di misura, risoluzione e tempo di risposta strumentali

analita Campo di misura (ppm) Risoluzione (ppm) Tempo di risposta (sec)

COV 0 ÷ 2000 0,1 10


SO2 0 ÷ 20 0,1 15
NH3 0 ÷ 50 1 150

Tabella 3: Specifiche del Monitor Multi gas PGM-50 nella configurazione adottata

configurazione: misura contemporanea di 3 gas con pompa di campionamento


datalogging
- misura concentrazione COV sensore PID (10.6 eV) a banda aperta
- misura concentrazione CO2 sensore NDIR (a infrarossi non dispersivo)
- misura di gas tossico sensore elettrochimico selettivo per SO2
flusso pompa di campionamento 0,15 L/min
intervallo di datalog 60 sec
calibrazione due punti di calibrazione (aria pulita e gas standard di riferimento)

Inizialmente sono stati effettuati rilievi di COV ed SO2. Successivamente, sfruttando le caratte-
ristiche del PID che, in quanto sensore a banda aperta, risponde ad un’ampia gamma di gas, è
stata rilevata anche NH3, previa impostazione, nel menu di programmazione dello strumento,
del fattore correttivo specifico per l’analita. L’adottabilità del PID quale sensore idoneo a quan-
tificare il livello di inquinamento da ammoniaca nell’aria è legata proprio al valore assunto dal
fattore correttivo (pari a 9,7) a fronte di un limite espositivo sufficientemente elevato e
comunque superiore a 10 ppm (cfr tabella 1) indice della non eccessiva tossicità di tale agen-
te chimico.
I campionamenti dell’acido acetico, glutaraldeide e idrochinone sono stati sia di tipo persona-
le, monitorando le attività svolte dai tecnici di radiologia, sia ambientali, nelle immediate vici-

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nanze della sviluppatrice e nell’ufficio adibito a segreteria. Per entrambe le tipologie di cam-
pionamento sono state utilizzate pompe a basso flusso. Il valore del flusso è stato misurato
prima e dopo il campionamento tramite calibratore primario DryCal Lite, e ne è stata verifica-
ta la rispondenza rispetto al valore nominale entro un intervallo del ± 5 %. Ogni set di cam-
pionamenti è stato corredato di un bianco e di un bulk.
Il campionamento dell’idrochinone è stato effettuato conformemente al metodo OSHA PV 2094
(OSHA, 1994), utilizzando fiale adsorbenti del tipo XAD-7 ed un flusso di aspirazione pari a 0,2
L/min. I tempi di campionamento sono risultati compresi tra 288 minuti e 654 minuti.
Per il campionamento dell’acido acetico è stata adottata la metodica NIOSH 1603 (NIOSH,
1994a) utilizzando fiale adsorbenti di carbone attivo (mg 100/50) ed impostando un flusso di
aspirazione di 0,05 L/min o, nel caso di campioni bulk, di 1 L/min. La durata del campiona-
mento è risultata compresa tra 207 e 1013 minuti.
Per il campionamento della glutaraldeide è stato impiegato il metodo NIOSH 2532 (NIOSH, 1994b),
utilizzando fiale adsorbenti in gel di silice (150/300 mg), ad un flusso di aspirazione di 0,05 L/min
o, per il bulk, di 0,5 L/min, ed un tempo di campionamento compreso tra 333 e 759 minuti.
Contestualmente alle misure degli agenti chimici, sono state effettuati rilievi dei seguenti para-
metri microclimatici:
- temperatura, misurata con la centralina microclimatica LSI Babuc A;
- umidità relativa, rilevata con la stessa centralina, utilizzando lo psicrometro sonda BSU 102.

4. RISULTATI

La tabella 4 riporta i risultati del complesso dei campionamenti effettuati.

Tabella 4: Risultati dei campionamenti eseguiti sulle sostanze chimiche aerodisperse

Inquinante Flusso (L/min) Campionamento* Conc. (mg/m3)

Glutaraldeide 0,05 A; camera oscura < 0,003


Glutaraldeide 0,05 A; camera oscura < 0,003
Glutaraldeide 0,28 A; camera oscura < 0,0003
Glutaraldeide 0,52 P < 0,0004
Acido acetico 0,05 P; Tecnico RX < 0,36
Acido acetico 0,05 A; Camera oscura < 0,50
Acido acetico 0,05 A; Camera oscura < 0,30
Acido acetico 0,05 A; Camera oscura vicino sviluppatrice < 0,37
Acido acetico 1,00 A; Camera oscura vicino mixer 0,313
Idrochinone 0,20 A; Ufficio radiologia < 0,013
Idrochinone 0,20 A; Camera oscura < 0,008
Idrochinone 0,20 A; Camera oscura < 0,013
Idrochinone 0,20 P; Tecnico RX < 0,014
Idrochinone 0,20 P; Tecnico RX < 0,017
Ammoniaca 0,15 A; Camera oscura (condizionatore acceso o spento) < 0,7
Ammoniaca 0,15 A; Ufficio radiologia (condizionatore spento) < 0,7
Anidride solforosa 0,15 A; Camera oscura (condizionatore acceso o spento) < 0,26
Anidride solforosa 0,15 A; Ufficio radiologia (condizionatore spento) < 0,26
COV 0,15 A; Camera oscura (condizionatore acceso o spento) < 0,1 ppm**
COV 0,15 A; Ufficio radiologia (condizionatore spento) < 0,1 ppm**

Legenda - *: P: personale; A: ambientale; **: parti per milione

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L’esame della tabella mostra che i valori rilevati sono risultati, in ogni caso, inferiori al limite
di rivelabilità strumentale (LOD).
Per ciò che riguarda le misure microclimatiche:
- la temperatura è risultata in ogni caso compresa tra 22 e 33°C;
- l’umidità relativa è stata misurata sia nella camera oscura che nell’ufficio dei tecnici di
radiologia, ed è risultata approssimativamente pari a 60 %.

5. CONCLUSIONI

Analogamente a quanto riscontrato nelle indagini effettuate dai colleghi regionale nei labora-
tori di sviluppo di lastre radiografiche che operano a ciclo chiuso, anche estendendo il cam-
pionamento ad ulteriori agenti chimici, si è riscontrato anche in questo caso che le concentra-
zioni degli inquinanti aerodispersi rilevate (acido acetico, glutaraldeide, idrochinone, ammo-
niaca, anidride solforosa, composti organici volatili), risultano tutte inferiori ai limiti di risolu-
zione strumentale e notevolmente al di sotto dei valori limite di esposizione professionale.
Si evince, pertanto, che la possibilità di esposizione ad agenti chimici è estremamente bassa
nella normale attività di sviluppo lastre. Perciò il rischio principale per i tecnici di radiologia è
imputabile alla probabilità che si verifichi un infortunio (schizzi, versamenti accidentali, ecc.)
nelle fasi di preparazione delle soluzioni di sviluppo e fissaggio delle lastre radiografiche. Tale
probabilità, comunque minimizzabile nel caso il personale indossi opportuni DPI, risulta ogget-
tivamente assai bassa, essendo state automatizzate le operazioni ad esse connesse.

RINGRAZIAMENTI

Si ringraziano i tecnici di radiologia Fausto Pizzirani e Laura Bettocchi per la collaborazione.

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93/88/CEE, 95/63/CE, 97/42/CE, 98/24/CE, 99/38/CE e 99/92/CE riguardanti il miglioramen-

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