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STORIA

Introduzione Diocleziano
Epoca tardoantica: momento di sintesi tra antichità/cristianesimo/mondo dei Barbari (così erano
chiamati germani quei popoli che premevano ai confini dell’impero romano).
Ad aprire le porte di questa nuova età furono Diocleziano e Costantino imperatori che cercarono
di riformare completamente l’impero romano.

Grazie alle sue doti di condottiero Aureliano (Aurelio= imperatore che aveva costruito le famose
mura Aureliane per difendere Roma) aveva fermato/frenato/arrestato le ribellioni che stavano
indebolendo l’impero e alla sua morte nel 275 si verificò un nuovo periodo di disordini nel corso
del quale tornò la pressione dei barbari e quindi prepotenza tornarono e le discodici.
Nel 284 però emerse/diventò imperatore un comandante di origine illirica dotato di una grande
personalità: Gaio Valerio Diocleziano, questo nuovo sovrano aveva vissuto tutta la sua vita
nell’esercito e doveva la sua elezione alle sue doti militari e all’appoggio delle legioni. Lui era
consapevole però che il potere eccessivo nelle mani dell’esercito poteva un costituire un
problema/una minaccia per la stabilità di Roma dunque Diocleziano visto che poi l’impero era
diventato veramente vasto decise che bisognava oltre che difendere le frontiere dell’impero
romano dagli attacchi esterni anche provvedere alla sicurezza interna dunque decise di dividere
l’impero in 4 parti, la tetrarchia.
La decisone di Diocleziano erano basata sulla convinzione che un solo sovrano non fosse più
sufficiente per governare un impero tanto vasto dunque decise di scegliere un collega Marco
Aurelio Massiniano un suo collega, un compagno d’armi con lui nel 286 divise l’impero e tenne per
se l’oriente e assegnò l’occidente all’altro Augusto (appellativo che veniva utilizzato per indicare
l’imperatore) dunque inizialmente si diede vita a una diarchia= potere nelle mani di 2 persone,
quindi 2 augusti. Diocleziano oriente Massiniano occidente.
Nel 293 i 2 augusti per non lasciare mai vagante la sede imperiale decisero di scegliere un
luogotenente come successore designato conferendogli il titolo di cesare e spartirono così con lui
il governo della propria parte dell’impero, nasceva così la tetrarchia (dal prefisso greco tetra 4 e
arte comando alla lettera governo di 4).
Una novità fu che nessuno dei 2 augusti e 2 cesari scelse di risiedere a Roma: Diocleziano scelse
Nicomedia in Asia Minore città strategica per controllare i traffici tra Mediterraneo e Mar Nero per
tenere sotto controllo la minaccia dei persiani. Massiniano scelse come capitale Milano centro
sicuramente non lontano di confini settentrionali dell’impero e adatto a fronteggia
velocissimamente eventuali minacce costituite dai barbari.
I 2 cesari invece si stabilirono il primo, Galerio, a Sirmio vicino al confine del danubio e a trevini
invece Costanzo Cloro nei pressi del Reno dunque Roma perse la centralità che aveva sempre
avuto nello stato romano, manteneva il suo prestigio di metropoli e di antica capitale ma ormai
non era più il fulcro/il centro fondamentale di tutte e vicende dello stato.

Diocleziano dunque creò un sistema statale in cui il governo dell’Impero era suddiviso/spartito tra
4 persone: 2 augusti Diocleziano e Massiniano e 2 Cesari Costanzo Cloro e Gaio Galerio.
Diocleziano instaurò una monarchia assoluta, da vita a delle riforme che sancirono l’assolutismo
come sistema di governo. Il senato non contava praticamente più nulla e nonostante
l’ordinamento tetrastico prevedesse una divisione del potere tra 4 persone era comunque
Diocleziano a detenere la suprema autorità grazie al controllo ai territori più ricchi e soprattutto al
maggior numero di regimi. Già in precedenza Vespasiano con la sua “lex de imperio Vespasiani”
aveva legalizzato ufficialmente i poteri autocratici dell’imperatore, Settimio severo aveva
introdotto il culto della figura dell’imperatore e adottato il titolo di padrone Dio sostituendo quello
di princeps.
Ora l’appellativo dell’imperatore diventava dominus “signore assoluto” dunque con Diocleziano e
la sua riforma il principato si trasformava in dominato da dominus signore/padrone e l’imperatore
diventava definitivamente il monarca assoluto. Il palazzo imperiale divenne il luogo dove era
concentrato tutto il potere. Diocleziano decise di divinizzare la figura dell’imperatore il suo scopo
era quello di rafforzare l’autorità del sovrano e indebolire le ambizioni dei generali dell’esercito
per Diocleziano era quindi fondamentale diffondere in tutto l’impero il culto della figura e
dell’opera dell’imperatore e questo portò negli ultimi anni del suo regno ad una nuova
persecuzione contro i Cristiani esse infatti furono considerati una minaccia perché non erano
disposti a riconoscere la natura divina dell’imperatore perciò nel 303 Diocleziano emano un editto
di persecuzione che prevedeva lo scioglimento delle comunità cristiane la distruzione dei luoghi di
culto e la requisizione dunque la confisca da parte dello stato romano appartenenti ai Cristiani

Riforma amministrativa
Seguendo la ripartizione tetrartica il territorio imperiale fu suddiviso in 4 grandi prefetture ognuna
di esse era amministrata da un prefetto che agiva sotto il diretto controllo dell’Imperatore.
Le prefetture erano a loro volta suddivise in 12 diocesi, ogni diocesi era amministrata da dicari, e le
diocesi, a loro volta, furono divise in province la cui gestione fu affidata a dei governatori.
Diocleziano però apportò delle modifiche per quanto riguarda la gestione delle province:
innanzitutto abolì la riforma che era stata voluta da Augusto quando aveva suddiviso le province in
senatorie e imperiali. Diocleziano volle parificare tutti i territori delle province sia rispetto alla
politica fiscale sia rispetto allo stanziamento della truppe e poi volle aumentare il numero delle
province ma volle ridurne l’estensione affinchè ci fosse un minore accentramento di autorità nelle
mani dei governatori. Quindi con lo scopo di ridimensionare i potere dei governatori Diocleziano
dispose che fossero separate la funzione amministrativa e giudiziaria da quella militare e dunque
istituì 2 figure distinte quella del proconsole (proconsul) che aveva compiti giudiziari e
amministrativi e quella del dux Capo/comandante che invece aveva mansioni/compiti solamente
militari

Riforma dell’esercito
Diocleziano operò anche una grande riforma all’interno dell’esercito. Divise l’esercito in 2 grandi
reparti, assegnando ad un primo reparto i limitani (da limes) con il compito di difendere le
frontiere dagli attacchi nemici, al secondo reparto i comitatensi (gli assistenti del dominus) affidò il
compito di difendere le grandi città dell’Impero, in questo modo le città avrebbero avuto a
disposizione truppe pronte ad intervenire dove si presentasse una minaccia. Poi Diocleziano per
scongiurare/evitare il pericolo delle rivolte pur aumentando il numero delle legioni portandolo da
25 a 60 ridusse il numero di membri di ognuna. L’esercito arrivò a contare quasi 600 mila uomini il
cui mantenimento contribuiva a svuotare le casse dello stato per questa ragione fu necessario
varare un nuovo sistema di reclutamento che trasformava la leva militare in una specie di
tassazione per i grandi proprietari terrieri che furono obbligati a fornire all’esercito un
determinato numero di coloni reclutati fra quanti lavoravano nelle loro terre

Riforma fiscale
Per sostentare un esercito/apparato militare così vasto ovviamente fu necessario anche che nelle
casse dello stato ci fossero ingenti introiti motivo per cui Diocleziano dispose un censimento per
tutte le proprietà e attività dell’Impero istituì dunque un registro del catasto (una specie di
inventario generale dei beni immobili). Fu istituito un doppio sistema di tassazione la iugatio che
calcolava l’imposta in base all’estensione della proprietà terriera posseduta, la capitatio invece
quantificava il dovuto in base ai capiti, letteralmente le teste (in latino capus,itis) ovvero la
quantità della manodopera presente nell’appezzamento agricolo o nella attività lavorativa.
Inizialmente questa riforma sembrò arricchire/rimpinguare le casse dello stato però poi generò nel
giro di pochi anni non soltanto la crisi dei piccoli proprietari terrieri che non riuscivano più a far
fronte a questa ingente tassazione ma anche una vertiginosa salita dei prezzi. Dunque Diocleziano
per cercare di frenare questa impennata dell’inflazione che affliggeva l’Impero decise di coniare
una nuova moneta d’argento ma anche questo non servì per far fronte alla crisi dunque
l’Imperatore per correre ai ripari decretò nel 301 con l’editto dei prezzi una cifra massima per la
vendita dei beni di largo consumo e una soglia minima per la retribuzione dei lavoratori
(stipendio). Tuttavia anche questo provvedimento non ottenne i benefici sperati i beni di consumo
su cui era stato fissato un tetto massimo di prezzo non furono più reperibili e sorse un vero e
propri mercato nero in cui il costo delle merci divenne veramente alto. Poi cos’altro fece
Diocleziano? Che come capito interveniva proprio in prima persona nelle questioni economica e
però tutte le volte insomma falliva nei suoi propositi decise di rendere vitalizi ed ereditari i
mestieri in questo modo non solo i contadini pur non essendone più proprietari erano sempre
legati alla terra ma lo erano anche i loro figli e il provvedimento che in realtà era nato con lo scopo
di mantenere vivi i settori produttivi come quello agricolo e artigianale divennero ben presto in
questa situazione di grande crisi economica un fortissimo freno alla mobilità sociale.

Introduzione Costantino
Nel 305 dopo circa 20anni di governo Diocleziano decise di ritirarsi a vita privata e si ritirò a
Spalato in Dalmazia. Anche Massimiano un po’ di tempo fu costretto ad abdicare e come era nei
patti, dopo l’abdicazione dei 2 augusti quindi di Diocleziano e Massimiano successero i 2 cesari:
Galerio e Costanzo I Cloro, i 2 da cesari dunque diventarono Augusti. Nonostante questo però
l’impero vide l’inizio un periodo di anarchia e di lotte nel corso del quale vi furono ben 6 augusti a
contendersi il trono: 3 in occidente, Costantino (figlio Costanzo Cloro), Massenzio (figlio di
Massimiano) e lo stesso Massimiano che aveva assunto di nuovo il titolo poco tempo dopo la sua
abdicazione, 3 invece erano in oriente dove a Galerio (il successore designato da Diocleziano) si
aggiunsero altri pretendenti alla carica di Augusto cioè Massiminio, Severo e Licinio (vedremo che
tra 3 prevalse Licinio). nei pressi del ponte Milvio” (a Saxadombra). Non molto tempo dopo in
oriente riuscì a primeggiare Licinio (un uomo abbastanza violento e soprattutto ostile ai cristiani).
Si ebbero dunque 2 nuovi imperatori quindi una sorta di diarchia: Costantino in occidente e Licinio
in oriente, questo nel 313. La convivenza tra i 2 sovrani durò circa un decennio dopo di che però
tra i 2 si accese la lotta che portò allo scontro finale e che vide nel 324 Costantino sconfiggere
Licinio e addirittura lo fece uccidere e Costantino si dichiaro “totius orbis imperator” imperatore di
tutto il mondo, dopo 20anni di lotte dunque l’Impero ritornava ad essere sotto l’autorità e la guida
di un unico imperatore: Costantino destinato a conservare il potere fino alla morte che avvenne
intorno al 337 d.C.

Costantinopoli e le riforme
Al culmine del suo potere Costantino decise di celebrare la propria grandezza creando una nuova
capitale che portasse il suo nome, così nel 330 volle trasferire la capitale da Roma a Bisanzio (una
antica città greca sul Bosforo) che fu rifondata e da lui dunque ribattezzata Costantinopoli. La
scelta di questa nuova capitale era dovuta sia a motivi strategico-militari sia a ragioni politiche.
Costantinopoli si trovava in una posizione molto importante per il controllo delle principali vie
commerciali tra Mediterraneo e Oriente e soprattutto per la difesa delle frontiere lungo il Danubio
e l’Eufrate. La scelta di Costantino dunque accentuò e favorì la decadenza di Roma già cominciata
con Diocleziano mentre per Costantinopoli incominciò un’epoca di grane splendore.

Costantino unificò tutto l’impero sotto la sua persona, creò una nuova burocrazia operando sulla
falsa riga di Diocleziano, quindi creò una nuova burocrazia che vide la presenza sempre più
massiccia di cristiani.

Diede vita ad una riforma militare, aumentò dunque il numero di soldati introdusse la carica di
comandante o meglio noto magister militum obbligò i figli dei veterani a proseguire la carriera dei
padri e fece arruolare nell’esercito elementi di origine germanica.

In campo economico diede vita /propose una riforma monetaria dunque fece coniare una nuova
moneta d’oro il soldus ma questa favorì la differenza tra i ricchi e i poveri le persone meno
abbienti che usavano generalmente monete di rame oppure ricorrevano al baratto.

Editto di Milano
Costantino attuò il Cesaropapismo cioè volle per se un doppio potere, si pose come capo politico e
capo spirituale dunque la massima autorità politica (cesare) e la massima autorità religiosa (papa).
Molto importanti furono le scelte di Costantino nei confronti del Cristianesimo: la persecuzione
decisa da Diocleziano si era rivelata un fallimento perché era emerso quanto il cristianesimo fosse
ormai diffuso in tutte le classi sociali, questo dunque spinse nel 313 Costantino e Licinio a
promulgare un editto noto come editto di Milano o conosciuto come editto di tolleranza che
riguardava tutti i culti cristianesimo compreso dunque tale editto stabiliva la libertà di culto per
tutte le religioni. Per secoli i cristiani erano stati mal sopportati o perseguitati dalle autorità
imperiali ora invece avevano piena libertà di poter professare la loro fede. La decisione di
Costantino e Licinio aprì dunque un’epoca nuovo nei rapporti tra impero e cristianesimo infatti
sempre più cristiani entrarono a far parte dell’amministrazione imperiale e alle chiese furono
riconosciuti dei privilegi e delle esenzioni fiscali inoltre, cosa importantissima, aumentò l’influenza
delle chiese cristiane in tutti i maggiori centri dell’impero dove sorsero anche i primi edifici di culto
del cristianesimo le famose basiliche.
Costantino si pose dunque ufficialmente come tutore della religione cristiana intervenendo per
evitare che divisioni dottrinali indebolissero la chiesa all’interno e infatti nel 4 secolo d.C. una
grave frattura fu provocata da una corrente religiosa/di pensiero nota come arianesimo per
conciliare il monoteismo con la natura divina delle 3 persone della trinità il vescovo Ario di
Alessandria sostenne che il figlio Cristo non era identico al padre ma a lui subordinato in quanto
sua creatura, dunque per ristabilire l’unità nel 325 Costantino convocò a Nicea il primo concilio
ecumenico (ecumene = tutta terra abitata) cristiano che respinse le tesi di Ario e fissò i dogmi della
chiesa che poi confluirono nel credo Miceno (il credo che ancora oggi si dice a messa). Dunque
Costantino vide nell’arianesimo un eletto di divisione all’inferno dell’impero quindi con il suo
concilio con la convocazione del concilio l’Arianesimo fu sconfitto (infatti sappiamo che poi iniziò a
diffondersi soprattutto tra i barbari ma fu escluso all’interno dell’impero romano). Inoltre
Costantino muore nel 337 e il suo impero fu diviso tra i suoi 3 figli ma in realtà si arrivò ad una
lotta che vide la vittoria come poi unico imperatore Costanzo II che nominò poi cioè suo
successore il famoso giuliano la postata educato cristiano ma poi convertito al paganesimo (per
questo chiamato apostata= traditore della fede).
L’Impero dopo Costantino, Giuliano, la postata
Costantino era riuscito a riunire nelle sue mani tutto il potere aveva cercato di dare stabilità
all’impero era consapevole però della difficoltà per un solo uomo di controllare uno stato
complesso ampio come era quello romano per questo motivo decise di ripristinare il sistema della
tetrarchia che era stato istituito da Diocleziano impose però un cambiamento rispetto al sistema
voluto da Diocleziano volle che gli augusti e cesari destinati a governare fossero membri della sua
famiglia era convinto così di evitare lotte per la successione tra gli appartenenti alla famiglia
imperiale in realtà quello che aveva pensato si rivelò completamente errato perchè alla morte di
Costantino nel 337 i suoi 3 figli scatenarono sanguinose lotte per l’egemonia per la successione e
in particolar modo 2 dei tre figli Costante e Costanzo II si scontrarono ferocemente dunque tra i 2
colui che prevalse fu Costanzo II che era anche un filoariano possiamo dire che allo scontro fra i
membri della famiglia imperiale si affiancò anche la lotta tra la chiesa e gli ariani per la supremazia
religiosa all’interno dell’impero dunque lo stato romano si ritrovò di nuovo nel caos. Dopo alcuni
decenni di lotte riuscì a riunificare nelle sue mani tutto il poter un certo Giuliano, lontano parente
di Costantino si pensa che sia stato un lontano cugino, quello che è certo è che giuliano governò
per poco tempo 361-363 quindi pochissimi anni ma si dimostrò un abilissimo capo di stato: fu un
intelligente stratega fu un esperto comandante. Giuliano educato cristiano ma poi convertitosi al
paganesimo fu chiamata “apostata” cioè traditore della fede infatti i cristiani lo videro come un
persecutore in realtà nel suo regno vi fu una profonda tolleranza nei confronti di tutte le religioni
l’obiettivo della sia vita fu quello di far rivivere le antiche virtù civili a suo parare corrotte dal
cristianesimo per questo motivo ritenne importante allontanare i cristiani dai luoghi di potere e di
insegnamento. In una battaglia contro i cristiani si ritiene che fosse stato colpito da una lancia e
infatti la sua morte è collocata cronologicamente nel 363 d.C. La morte di Giuliano pose dunque
fine alla dinastia di Costantino e riaccese le lotte per arrivare al potere tra i vari pretendenti lo
stato romano fu nuovamente diviso in una parte occidentale e in una orientale tra i 2 augusti. Ad
occidente si distinse l’Imperatore Graziano ad oriente l’Imperatore Valente e di questa situazione
un po’ instabile approfittarono da un lato i persiani dall’altro i germani che premevano sempre di
più ai confini dell’impero romano. In particolar modo la situazione diventò veramente difficile per i
romani al nord del Mar Nero e della penisola balcanica (siamo in oriente) qui a partire dal 3 secolo
a.C. si erano insediate molte popolazioni germaniche tra cui i goti (visigoti/goti ovest e
ostrogoti/goti est) all’inizi questi popoli si limitarono solo a rapide incursioni all’interno dei confini
romani ma le cose cambiarono introno al 370 a causa dell’arrivo dei unni (popolazione nomade di
stirpe mongolica originaria delle steppe euroasiatiche ) che basarono la propria esistenza
sull’allevamento del bestiame si postavano continuamente in cerca di nuovi pascoli e l’elemento
principale per loro era il cavallo che consentiva non solo di potersi spostare velocemente ma era
anche un elemento fondamentale in battaglia.
Con l’arrivo degli unni i visigoti decisero di scappare verso sud ed entrarono nei confini romani,
l’imperatore d’oriente Valente preferì non affrontarli e concesse loro il permesso di insediarsi
all’interno del territorio romano ma semplicemente perché voleva attendere rinforzi/aiuti da Parte
di Graziano da parte dell’occidente prima di affrontare i barbari questo però (il fatto che lui avesse
dato il permesso ai visigoti di poter entrare nei confini romani) si rivelò essere un errore fatale per
l’imperatore infatti i visigoti ben presto iniziarono a fare razzia dei territori dell’impero e quindi
Valente fu costretto ad affrontarli senza attendere rinforzi dall’occidente precisamente ad
Adrianopoli in Tracia nel 378 l’esercito romano fu annientato dai barbari e lo stesso valente perse
la vita in battaglia. Il disastro di Adrianopoli fu un evento epocale perché dimostrò che ormai la
supremazia militare apparteneva a i germani.
Teodosio
Con il disastro di Adrianopoli l’esercito romano viene sconfitto, Valente cade in battaglia ed i
visigoti dilagano in oriente. Di fronte alla gravità della situazione Graziano, imperatore d’occidente,
decise di porre sul trono di Costantinopoli un generale di origine spagnola un certo Teodosio
militare di grande esperienza consapevole di non poter eliminare con le armi la minaccia dei
visigoti e per questo motivo scelse di adottare una sorta politica di compromesso con le
popolazioni barbare. Nel 382 decise di stipulare una pace e riconoscere ai visigoti lo status di
federati una sorta di alleati dell’impero quindi essi potevano risiedere nelle diverse province però
in cambio erano tenuti a prestare servizio militare nell’esercito romano. Diciamo che la decisione
di Teodosio ebbe delle conseguenze importanti e sicuramente non positive come voleva:
innanzitutto la sua decisione consentiva lo stanziamento di un numero bene corposo di germani
all’interno dei confini dell’impero rendendo sempre più difficile il loro controllo, in secondo luogo
aumentava anche la presenza nell’esercito delle milizie germaniche che diventavano dunque
insostituibili l’impero dunque usciva sempre più indebolite da queste scelte di Teodosio. Pacificate
le province orientali negli anni successivi Teodosio, in accordo con Graziano, decise di mettere fine
alle divisioni religiose; per questo motivo nel 380 a Tessalonica (oggi Salonìco) promulgarono un
editto dove proclamarono il cristianesimo cattolico come religione ufficiale in questo modo
diventavano fuori legge sia le antiche religioni pagane sia le forme di cristianesimo diverse dal
cattolicesimo (ad esempio l’arianesimo) l’impero romano divenne dunque un impero cristiano.
Teodosio però era convinto che come ai tempi di Costantino la chiesa avesse sempre più bisogno
dell’appoggio dell’imperatore per crescere e prosperare in realtà sbagliava tanto a pensar questo
infatti il progetto di Teodosio si scontrò ben presto con una realtà diversa: alla fine del 4 secolo
l’autorità imperiale era in grave crisi invece quella della Chiesa diventava sempre più forte, era in
forte ascesa, era l’impero che aveva bisogno dell’alleanza con cristiani non viceversa come
dimostrò ad esempio lo scontro tra Teodosio e il vescovo di Milano Ambrogio infatti nel 390 si
diffuse sempre più la notizia che le truppe imperiali stanziate a Tessalonica avessero massacrato
per ordine di Teodosio più di 7000 cittadini inermi perché durante una sommossa era stato ucciso
un funzionario imperiale, Ambrogio allora, si affrettò a scomunicare l’imperatore e a rifiutargli la
riammissione nella comunità cristiana se non avesse fatto pubblica penitenza, dinnanzi
all’iniziativa del vescovo all’imperatore non restò che chiedere pubblicamente perdono questo
avvenne nel 391 per mettere così fine al conflitto che si era aperto tra chiesa e impero. L’episodio
però è molto significativo perché mostra quali fossero i reali rapporti di forza all’interno
dell’impero nel 4 secolo la chiesa aveva ormai assunto un eccezionale autorità. Morto Graziano la
precaria unità politica e territoriale dell’impero terminò con la morte anche di Teodosio che però
prima di morire e persuaso che nessuno avrebbe potuto reggere da solo l’impero decise di
dividere il potere tra i suoi 2 figli: oriente destinato al figlio diciottenne Arcadio e occidente ad
Onorio, un bimbo di appena 10 anni posto sotto la tutela di Stilicone un esperto generale di origine
germanica che aveva sposato una nipote di Teodosio, uno dei primi atti del giovane Onorio fu
quello di trasferire la capitale da Milano a Ravenna perché la città era ben difesa dalle paludi che
circondavano la città ed era dotata di un porto che permetteva /garantiva collegamenti navali e
anche rifornimenti con le provincie orientali dell’impero. Dalla morte di Teodosio le 2 parti
dell’impero conosceranno destini molto diversi in quanto quello d’oriente durerà ancora per oltre
1000 anni fino a quado Costantinopoli non sarà occupata dai Turchi nel 1453 e quello d’occidente
durerà soltanto pochi decenni fino al 476 d.C. in seguito alla deposizione dell’ultimo imperatore
Romolo Augustolo per mano del barbaro Odoacre.
Stilicone e i barbari nei territori dell’impero
Alla morte di Teodosio nel 395 il potere andò nelle mani dei suoi 2 figli Arcadio e Onorio, il primo
ebbe l’oriente e il secondo l’occidente. I figli di Teodosio erano troppo giovani per governare, a
reggere il potere imperiale soprattutto nei territori occidentali era di fatto il generale Stlicone che
era anche genero di Teodosio al quale era stato dato il compito di fare da tutore ad Onorio: di
madre romana e padre vandalo Stilicone rappresenta una figura importantissima per quanto
riguarda l’epoca tardo antica perché testimonia quanto i barbari non fossero più soltanto nemici
dei romani ma alcuni di essi già parte integrante dell’impero soprattutto nelle fila dell’esercito e fu
proprio come comandante dell’esercito che Stilicone dovette affrontare una prima ondata
/minaccia di visigoti che approfittando della debolezza dei confini orientali erano penetrati in
Italia. Stilicone li affrontò e li sconfisse a Pollenzo, in Piemonte nel 402 ma cercò poi di stringere
con loro un patto di alleanza seguendo un pochino la politica di mediazione che era appartenuta a
Teodosio in particolare modo egli stipulò con Alarico re dei visigoti un patto in base al quale da un
lato i barbari avrebbero dovuto stanziarsi in alcuni territori occidentali dall’altro lato avrebbero
dovuto però offrire aiuto militare in caso di attacco nemico. Per meglio controllare i confini della
penisola italica la capitale fu spostata da Milano a Ravenna perchè militarmente era ritenuta più
adatta perché munita/circondata da paludi quindi da maggior difese fortificate e soprattutto
perché aveva un porto fondamentale in caso di assedio sia per gli approvvigionamenti sia per via
eventuale di fuga. Il comandante vandalo Stilicone continuava a stipulare trattative con Alarico
consapevole dei limiti dell’esercito romano e delle difficoltà che stava vivendo l’impero
d’occidente. Onorio che di fatto era imperatore d’occidente preferì optare per una linea
intransigente Onorio rifiutava ogni forma di mediazione con i barbari e nel 408 Stilicone sospettato
di tradimento fu vittima di un congiura, gli eventi eventi a quel punto precipitarono le truppe
fedeli a Stilicone composte ovviamente in buona parte barbari si unirono ai visigoti di Alarico e
questi ultimi per il fatto che avessero veramente tanti uomini scesero fino a Roma che nel 410 fu
oggetto di un terribile saccheggio durato circa 3 giorni 24-5-6 agosto soltanto le basiliche cristiane
furono risparmiate. Negli stessi anni anche altre popolazioni barbariche entrarono nei territori
dell’impero ad esempio i vandali provenienti dall’Europa dell’est penetrarono nelle Gallie e nella
penisola Iberica saccheggiando tutti i territori che incontravano fino a spingersi sulle coste
settentrionali del nord africa qui nel 438 conquistarono Cartagine diventando i padroni delle rotte
mediterranee. Oltre ai vandali altre popolazioni di origine germanica sconfinarono nei territori
imperiali ad esempio gli alani si insediarono nella penisola Iberica, svevi angli e sassoni occuparono
altri territori imperiali, insomma, l’impero si ritrovò costretto a riconoscere lo stanziamento
permanete dei barbari nei propri confini territoriali dunque possiamo dire che la società
dell’impero stava cambiando gradualmente molto anche se le istituzioni, le leggi le strutture
amministrative restarono romane tuttavia la composizione della popolazione fu di maggioranza
barbara e gli stessi costumi subirono un cambiamento proprio per questa unione/mescolanza tra
stato romano e popolazione barbare i regni che iniziarono a sorgere durante il 5 secolo furono
definiti regni romano-barbarici.

Invasione unna e caduta dell’Impero Romano d’Occidente


Dopo la morte di Onorio avvenuta nel 425 salì al trono Valentiniano III nipote di Onorio, costui
aveva soltanto 6 anni motivo per cui fu nominata reggente sua madre, la famosa Galla Placidia,
colei che fece costruire a Ravenna molte chiese (ex. Mausoleo di galla Placidia ricco di splendidi
mosaici) e diciamo che con questo nuovo imperatore quindi con Valentiniano III la decadenza della
parte occidentale dell’impero sembrava ormai inevitabile a causa della terribile avanzata degli
unni (popolazione nomade di stirpe mongolica proveniente dalle steppe Euroasiatiche) intorno alla
metà del 5 secolo guidati da Attila gli unni diedero vita a un regno in Pannonia l’attuale Ungheria,
Attila ricordato per essere stato uno spietato e crudele condottiero devastò le regioni orientali
dell’impero e giunse a minacciare addirittura Costantinopoli ottenendo dal loro imperatore
Teodosio II il pagamento di un tributo che poi loro pretese anche da Valenteniano III imperatore
d’occidente. Quando il successore di Teodosio II insieme a Valentiniano si rifiutò di pagare il
tributo Attila decise di vacare i confini imperiali invase e confiscò la Gallia e diciamo che a
contenere l’avanzata fu Ezio un valente generale Gallico che era anche il comandante dell’esercito
romano d’occidente il quale fermò gli unni nella battaglia dei campi catalaunici in Francia nel 451.
Ezio come Stilicone era convinto che bisognasse sostenere una politica di mediazione con i barbari
e pur avendo sconfitto Attila tuttavia gli permise di ritirarsi, questa mossa però gli costò la vita
infatti trovò una grande opposizione da parte della corte imperiale e durante una congiura di
palazzo organizzata dall’imperatore Valentiniano III fu ucciso. Nello stesso periodo Attila tornò in
Italia rasando al suolo Aquileia devastando il Veneto e la paura il terrore della popolazione per
questa improvvisa invasione fu tale che Attila da quel momento venne soprannominato “flagello di
Dio” in questa occasione la Chiesa dimostrò la sua grande/crescente influenza addirittura anche su
popoli non cristiani infatti fu il Papa Leone I ad essere mandato per trattare la pace con Attila e
infatti il Papa riuscì ad impedire che Attila potesse pontare su Roma, l’incontro avvenne nei pressi
del fiume Mincio a Mantova ed ebbe successo, Attila quindi decise di siglare una tregua e si ritirò
poco dopo però sappiamo che morì in circostanze misteriose e il suo regno si dissolse salvando per
il momento i romani. Ormai dell’impero d’occidente rimaneva veramente poco: l’Italia, solo alcuni
territori della Gallia e della Spagna, alcuni territori balcanici e ad accelerarne la fine ci pensò la
politica degli ultimi imperatori tra congiure ed uccisioni violente. Nel 455 Roma fu nuovamente
assalita/saccheggia questa volta però dai vandali di Genserico e ancora una volta Papa Leone I
evitò il massacro e si accordò col re dei vandali, mentre in oriente governava Zenone la situazione
era più o meno tranquilla in occidente giunse al potere nel 475 il sedicenne Romolo Augustolo
chiamato così o per la sua giovane età o, più probabilmente, per ridicolizzarlo e governò sotto la
tutela del padre, il patrizio romano Oreste. L’esperienza però durò pochissimi mesi nel 476
Odoacre che era comandante delle milizie barbare dell’esercito romano si ribellò e depose Romolo
Augustolo esiliandolo a Napoli. Odoacre nello stesso momento inviò le insegne imperiale a Zenone
insieme alla richiesta di essere nominato suo cesare, il gesto significava il riconoscimento di
un'unica autorità imperiale quella di Costantinopoli quindi potremmo dire che con la deposizione
di Romolo Augustolo ultimo imperatore dell’impero romano d’occidente per mano del barbaro
Odoacre di fatto cessava l’impero romano d’occidente nel 476 d.C.

Introduzione ai regni romano-barbarici


Con la deposizione di Romolo Augustolo si è soliti, per convenzione, terminare la storia antica e
cominciare il medioevo un età di mezzo che parte proprio dal 476 e che giunge fino al 1942 anno
della scoperta dell’America inoltre il medioevo venne suddiviso in alto medioevo dunque dal 476
fino all’anno 1000 e basso medioevo invece dall’anno 1000 all’1492. La deposizione di Romolo
Augustolo fece si che la penisola italica perdesse il prestigio di essere la sede dell’imperatore, di
ospitare la capitale imperiale e diventò dunque in tutto e per tutto uguale/simile a tutti gli altri
territori che ormai occupati dalle popolazioni barbariche e già nella prima metà del 5 secolo
l’impero d’ocidente di fatto e nei fatti non esisteva più. L’egemonia però acquisita dai barbari nel 5
secolo non significò/comportò la scomparsa delle istituzioni e della cultura romana infatti la lingua
latina continuò ad essere usata, il diritto e la burocrazia di Roma sopravvissero ancor per secoli
insieme a quello che rimaneva della struttura amministrativa dell’impero allo stesso tempo
sopravvisse, anzi, si rafforzò la chiesa di Roma e si diffuse ancora di più la religione cristiana. Nella
seconda metà del 5 secolo però era evidente il fatto che i popoli germanici avevano finito per
strappare a Roma le più importanti province così che alla fine del secolo il territorio che un tempo
costituiva l’impero dei cesari risultava occupato e diviso in numerosi stati che gli storici hanno
chiamato regni romano-barbarici o romano-germanici: romani in quanto le leggi, le istituzioni,
l’organizzazione statale di Roma sopravvissero più o meno regolarmente per regolare i rapporti di
stirpe romana invece barbarici perché i dominatori per i quali l’uso delle armi restò un’assoluta
prerogativa continuarono a seguire le proprie tradizioni. All’inizio del 6 secolo l’occidente vide i
visigoti in gran parte della penisola iberica, il regno degli svevi nella Spagna settentrionale, il regno
dei vandali nell’Africa settentrionale (odierni Marocco, Algeria, Tunisia, una parte della Libia e per
un certo periodo anche Corsica, Sardegna e Sicilia) poi il regno degli ostrogoti in Italia, il regno dei
franchi in Gallia, il regno dei borgunti nell’alta Savoia e i regni anglosassoni in Inghilterra con
l’esclusione però della Scozia e dell’Irlanda. Il passaggio del potere dai romani ai barbari fu quasi
impercettibile perché fu segnato dal lento processo di assimilazione, diciamo che questi nuovi
regni pur fondandosi su tradizioni culturali e costumi totalmente diversi seppero però a poco a
poco assimilare alcune delle strutture politiche e amministrative imperiali.

Barbari e Romani
La convivenza tra Barbari e Romani fu obbligata ma assai complicata: nei molti regni romano-
barbarici le popolazioni di origine romana si ritrovarono a convivere con popoli molto diversi per
cultura, tradizioni ed organizzazione sociale, si trattava appunto di una convivenza obbligata. I capi
germanici compresero di dover fare affidamento suoi Romani per amministrare al meglio i loro
regni e anche i Romani si risero conto che la forza militare era ormai totalmente nelle mani degli
eserciti Barbari e che quindi la sicurezza delle città poteva essere garantita solo dalle milizie
germaniche. Alla fine quindi, tra Barbari e romani si instaurò una sorta di compromesso che
garantiva la convivenza. Le 2 popolazioni condividevano lo stesso territorio ma erano distanti su
molti altri aspetti:
 I Barbari praticavano il nomadismo mentre i Romani vivevano in grandi e complesse
città
 I Barbari esercitavano un’agricoltura collettiva, l’agricoltura romana invece, si basava
sul lavoro individuale e sulla proprietà privata
 I Barbari si distinguevano per superiorità militare, i romani invece, per superiorità
culturale e burocratica
 I Barbari dal punto di vista religioso erano fedeli al culto dell’arianesimo invece i
Romani erano pagani ma negli ultimi anni molti si convertirono al Cristianesimo,
questo li mise in contrasto con la Chiesa Cattolica
 I barbari non avevano un’organizzazione solida statale ma erano suddivisi in
tribù /clan guidate da un capo militare invece i romani erano governati dal sistema
politico imperiale
 I barbari non possedevano leggi scritte e il sistema giuridico era fondato sul principio
della personalità del diritto (le norme valevano in base al popolo di appartenenza)
diversamente i romani avevano un corpo di leggi scritte e loro sistema giuridico era
fondato sul principio della territorialità del diritto (le norme erano valide su tutto il
territorio e ogni persona che vi abitava doveva rispettarle) al quale poi si affiancò il
diritto Germanico che invece era fondato su consuetudini/abitudini e per di più era
tramandato oralmente quindi dovevano esserci leggi Romane e leggi Germaniche.
Inoltre per i barbari era prevista la vendetta come mezzo legittimo per riparare ad un
danno subito ben presto però , visto che diventava sempre più complicato gestire 2
forme di diritto così tanto diverse, i sovrani Germanici con il passare del tempo
sentirono la necessità di codificare per iscritto le loro leggi e prima cosa che fecero fu
quella di sostituire la faida/vendetta con il guidrigildo quindi si passò dalla personalità
di diritto alla territorialità del diritto e il guidrigildo consisteva in una multa pecuniaria
che serviva come una sorta di ricompensa per il torto subito.
 La cultura dei barbari era costituita da nozioni e consuetudini tramandate oralmente
invece la cultura dei romani aveva una lunga tradizione scritta e orale

I regni romano-barbarici durano a lungo, alcuni di più alcuni di meno, quelli che sopravvissero di
più furono quelli che riuscirono più rapidamente ad operare una sintesi tra mondo germanico e
tradizione romano cristiana, ad esempio accadde questa cosa al regno dei visigoti in Spagna o al
regno dei Franchi quanto però questa sintesi fosse complessa o dimostra la vicenda del regno
d’Italia sotto gli ostrogoti e dopo il regno di Odoacre conosceremo gli ostrogoti di Teodorico.

Introduzione a Teodorico e Regno ostrogoto in Italia


Tanti dei regni romano-barbarici scomparvero e invece quelli che durarono più a lungo furono
quelli che riuscirono a trovare una sintesi/collaborazione tra mondo germanico e tradizione
romano-cristiana. Avevamo citato a proposito dei regni che durarono di più quello dei visigoti in
Spagna, dei franchi in franci e quello degli ostrogoti in Italia anche se avevamo pure specificato che
la collaborazione tra barbari e romani era abbastanza complessa.
L’Italia era stata l’ultima area dell’impero d’occidente a cadere sotto la dominazione dei Barbari e il
regno di Odoacre conobbe sicuramente un periodi grande tranquillità perché questo capo militare
seppe esercitare il potere con equilibrio: si mostrò tollerante con i cattolici sebbene fosse ariano,
fu rispettoso delle consuetudini, delle tradizioni e delle leggi romane, inoltre Odoacre lasciò in
carica tutto il personale romano nell’ambito dell’amministrazione, quindi in politica interna
c’erano in prevalenza Romani all’interno della amministrazione del regno Ostrogoto. In politica
estera, invece, Odoacre suscitò il malcontento di Zenone (nuovo Imperatore d’Oriente) perchè
iniziò ad espandersi soprattutto e verso est e si avvicinò troppo soprattutto ai territori che erano
sotto il controllo dell’imperatore d’oriente Zenone e dunque quest’ultimo pensò di liberarsi di
Odoacre e decise di appoggiare le ambizioni degli Ostrogoti offrendo loro la possibilità di invadere
l’Italia, gli Ostrogoti che erano stati riconosciuti dall’impero d’oriente e dunque da Zenone come
federati, rimanevano ancora una minaccia per Costantinopoli tuttavia diciamo che essi raggiunsero
un grande successo/importanza col nuovo re: nel 474 diventò nuovo re il giovane Teodorico.
Teodorico si era formato culturalmente a Costantinopoli dove era stato inviato ancora da
piccolino/ancora in tenera età come ostaggio dal padre a Costantinopoli come una sorta di
garanzia dei patti/rapporti tra Ostrogoti e Imperatore d’Oriente e Teodorico proprio presso
Costantinopoli imparò ad apprezzare la civiltà di Roma e per questo motivo è considerato come il
più romanizzato tra i sovrani barbarici. Zenone però pensò bene di servirsi degli Ostrogoti contro
Odoacre e offrì a Teodorico la possibilità di occupare l’Italia però in qualità di rappresentate
dell’autorità imperiale sulla penisola.

La conquista dell’Italia, politica estera di Teodorico, convivenza tra Romani e Goti, la successione di
Teodorico
Zenone, Imperatore d’Oriente, decise di servirsi degli ostrogoti di Teodorico contro e Odoacre e
dunque offrì a Teodorico la possibilità di occupare l’Italia. Alla testa del suo popolo nell’estate del
489 Teodorico entrò nella penisola Italica da nord-est e subito riportò 2 vittorie su Odoacre: una
nei pressi del fiume Isonzo e l’altra nei pressi del fiume Adige. Gli occorsero però circa 4 anni per
poter vincere definitivamente Odoacre che sconfitto nuovamente in battaglia presso Verona
intorno al 489 si era rifugiato a Ravenna dove dopo un lungo assedio nel 483 fu catturato e ucciso,
Teodorico dunque pose le basi per la creazione di un nuovo regno destinato a durare dal 493 al
526 dunque il regno Ostrogoto nella penisola Italica. Formalmente però Teodorico governava
l’Italia come rappresentante legittimo dell’Imperatore d’Oriente e questo gli garantì l’appoggio
della Chiesa Cattolica e dell’aristocrazia romana. Pur essendo un grande ammiratore della civiltà
latina e un grande sostenitore della convivenza dei 2 popoli romani e barbari Teodorico però era
consapevole della difficoltà di arrivare ad una reale fusione tra Romani e Goti per questo motivo
nel regno di Teodorico vennero a crearsi 2 società parallele unite soltanto dal fatto che entrambe
riconoscevano l’autorità del sovrano: ai romani fu affidata la gestione burocratica dello stato
invece ai goti fu riservato il potere militare e politico anche nell’amministrazione della giustizia
fece una distinzione tra Ostrogoti e Romani mantenendo in vigore per gli Ostrogoti il diritto
barbarico mentre per i Romani il diritto di Roma. Cercò di attirarsi le simpatie dell’aristocrazia
affidando ai suoi membri cariche amministrative di una certa importanza e scegliendo come suoi
diretti collaboratori uomini come Cassio D’Oro che fu un senatore un letterato di grande fama e
anche Boezio che fu un appassionato studioso della classicità. A Teodorico poi, viene attribuito un
editto conosciuto come “Editto di Teodorico” con il quale stabilisce che il diritto gotico dovesse
riprendere i principi della giurisprudenza romana pur mantenendo diritto Romano e barbarico.
Sappiamo che realizzò numerose opere pubbliche, si adoperò per la ripresa dell’agricoltura e dei
commerci nonostante però lo sforzo la convivenza tra Goti e Romani cominciò a mostrare grosse
crepe/difficoltà: i 2 popoli erano troppo distanti per cultura e tradizioni ed inoltre iniziò a pesare
sempre di più la differenza religiosa e questa politica di conciliazione venne meno quando il nuovo
imperatore d’oriente successo a Zenone, Giustino che era anche un fervente Cattolico nel 524
emise un editto di persecuzione contro gli ariani valido anche per l’ Italia. Ovviamente questo
segnò la fine della pace religiosa e indusse l’ormai anziano re Teodorico a convincersi che ormai
era in atto un’ azione volta a rovesciare il suo Regno: tra i suoi nemici Teodorico individuò l’Impero
d’Oriente con il nuovo Imperatore Giustino, i Franchi che ora erano diventato alleati di
Costantinopoli e che da poco si erano convertiti al Cattolicesimo, la Chiesa di Roma e l’aristocrazia
romana che fino a poco tempo prima lo avevano appoggiato. Teodorico decise dunque di colpire i
Cattolici e vittime illustri della sua persecuzione o politica di repressione furono il Pontefice
Giovanni I oppure Simmaco che era a capo del senato di Roma o ancora il filosofo Boezio. La
distanza tra barbari e Romani esplose completamente alla morte di Teodorico che avvenne nel
526. Legittimo erede al trono di Teodorico era il nipote che era un ragazzetto di soli 10 anni, un
certo Atalarico ma visto che era troppo giovane governò in sua vece la madre Amalasunta che era
anche figlia prediletta di Teodorico la regina si dimostrò subito favorevole ad un accordo con
Costantinopoli in particolar modo col nuovo Imperatore Giustiniano che appunto alla morte di
Atalarico la regina Amalasunta fu costretta a sposare il cugino Teodato che invece non tollerava
per niente la sottomissione all’Imperatore d’Oriente Giustiniano per questo motivo fece uccidere
Amalasunta con l’obiettivo di conquistare Costantinopoli ma l’uccisione di Amalasunta offrì a
Giustiniano il pretesto per dichiarare guerra ai Goti e di intervenire militarmente nella penisola
Italica.

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