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“L’Inclusione scolastica nella prospettiva ICF”

Sul tema possiamo ricordare le numerose indicazioni internazionali circa i bisogni educativi speciali (World
Bank, Oms, Onu, Eu, Agenzia europea per i bisogni speciali), in particolare la Convenzione Onu sui diritti delle
persone con disabilità (2006) e il World Report on Disability (2011).
L’elemento ricorrente nei diversi interventi internazionali è il fatto che gli insegnanti sono sempre interpretati
come agenti di cambiamento sociale. L’adozione del modello ICF per la descrizione delle interazioni entro la
scuola, è coerente con questa prospettiva.
Il focus si sposta dall’individuo ai fattori contestuali: dissociando lo stretto legame fra menomazione e
funzionamento, l’ICF fa rientrare nell’analisi anche i contesti, che per il funzionamento1 sono positivamente
o negativamente determinanti. Molto dipende da come formuliamo il problema. Infatti il modo di descriverlo
dice già molto di come verrà risolto.
L’Icf consente di descrivere l’inclusione come intervento sulle condizioni contestuali nelle quali è possibile lo
svolgimento della prestazione (l’alunno sa fare quando … se…) piuttosto che come distanza tra prestazione e
standard. Il bisogno (la disabilità) dell’alunno esprime un’urgenza di riequilibrio dell’interazione con
l’ambiente e la necessità che il sistema scuola proceda ad un aggiustamento continuo delle condizioni di
operatività dell’alunno (facilitatori – misure dispensative e compensative – abbattimento delle barriere).
La capacità è allora la possibilità del soggetto di svolgere determinati compiti in un ambiente neutro, mentre
la performance è la capacità del soggetto di svolgere quei compiti in un contesto concreto che lo può aiutare
(mediante facilitatori) o ostacolare (opponendo barriere). Naturalmente l’ambiente dell’alunno va
interpretato in tutta la sua complessità e nella concorrenza dei fattori che compongono la rete delle relazioni
(famiglia, servizi, ecc.).
Occorre perciò ripensare la prassi educativa. In particolare parlare di Bisogni educativi speciali richiede ai
docenti di approfondire le conoscenze sul tema ed esige una riflessione critica sul proprio agire e sull’operato
dell’istituzione scolastica. Emerge l’esigenza di sperimentare metodologie innovative e di istituire nuove
attività anche di rete. Occorre inoltre agire per la progettualità politica e sociale nel territorio.
Nella prospettiva dell’ICF, sono parole chiave per i Bisogni educativi speciali: multidimensionalità (descrizione
in positivo dei bisogni secondo più dimensioni); interazione (i bisogni derivano dalla relazione tra elementi
personali e fattori ambientali e il docente è figura centrale perché può modificare i fattori ambientali
ostacolanti); universalità (la situazione di bisogno in rapporto a fattori ambientali è una esperienza universale
che in diversi momenti della vita può capitare a chiunque ed ha la propria genesi ed interpretazione nella
collettività e nella sua organizzazione); neutralità eziologica e terminologica (descrivere condizioni in atto in
situazioni date).
Programmare un intervento didattico è comunque un interrogarsi, un operare delle scelte ed assumere dei
rischi. Non si tratta di un’azione dal sapore individuale ma coinvolge l’intera comunità professionale,
aprendosi anche al contesto sociale. Infatti ogni curricolo cela in sé un’idea di scuola. Proprio per questi
motivi, è essenziale che si adotti una visione antropologico-sociale piuttosto di una funzionale, guidata dai
principi di sequenzialità e standard. Facilitare non significa semplificare o rendere banale, quanto definire
per ogni allievo un livello di difficoltà che sia sfidante ma nello stesso tempo superabile.
Possiamo anche ricordare le ricerche di Anne West circa la plasticità neurale e le evidenze raccolte da Malka
Margalit dell’Università di Tel Aviv circa la solitudine degli alunni con disabilità e difficoltà di apprendimento.
Questi allievi già nella prima infanzia sono spesso ignorati o rifiutati dai loro pari e sono raramente scelti
come compagni. Il senso di solitudine e di isolamento sociale (legato a molte variabili come abilità psichiche

1
Nell’Icf l’insieme delle funzioni e strutture corporee da un lato e dell’attività e partecipazione dall’altro, nella sua
espressione positiva viene raccolto sotto il termine funzionamento, mentre in accezione negativa viene espresso con il
termine disabilità; funzionamento e disabilità costituiscono la Parte 1 della classificazione.
e cognitive, interazioni con i pari e con la famiglia) ha un consistente impatto sulla qualità della
vita dell’individuo e diviene una barriera contestuale. Può essere utile citare il concetto di Warm
cognition, ricordando che non c’è apprendimento separato dalle emozioni che tra l’altro investono anche il
nostro senso di autoefficacia e gli stessi pensieri che formuliamo sulle nostre prestazioni. Il sorriso e
l’incoraggiamento sono allora i mediatori dell’intelligenza distribuita, accompagnata dalle emozioni. Il
concetto di intelligenza che ne deriva è segnato dall’idea di flusso e di interazione.
Infine occorre citare gli adempimenti richiesti alle scuole:
 Redazione del Piano Annuale per l’Inclusività
 Redazione del Piano Didattico Personalizzato (DSA) o del PEI (Disabilità certificata ai sensi della L. 104/92)
 Eventuali accordi ed intese a livello territoriale
 Modalità di coinvolgimento delle famiglie