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L’origine della specie

“Elezione naturale, o sopravvivenza del più adatto”.


Capo IV
Charles Darwin

Darwin espone le sue nuove idee sull’evoluzione della vita. Le idee della
nuova teoria dell'evoluzione e della Biologia Evolutiva girano da una
parte intorno agli obiettivi della vita come causa diretta dei
cambiamenti nell'informazione genetica e dall'altra nella forma in cui si
trasmettono alla discendenza. Egli si riferisce fondamentalmente
all'evoluzione della vita nell'ambito tipico della Biologia Cellulare e della
Genetica, ricercando le origini o cause immediate delle modificazioni
dell'informazione genetica trasmesse ai discendenti, in funzione degli
obiettivi logici che ogni sistema evolutivo deve avere. Inoltre contiene
anche analogie con i sistemi di impulso vitale.

Darwin si chiede come la lotta per l’esistenza agisca rispetto alla


variabilità. Essa avviene poiché il principio di elezione si applica allo
stato di natura efficacemente. Possiamo scorgere il numero infinito di
varietà ottenute da produzioni domestiche ed il numero, meno
apparente, delle variazioni delle razze selvagge per poter constatare
quanto sia la forza delle tendenze ereditarie. L’intera organizzazione
diviene così molto più plastica.
Hooker ed Asa Gray osservarono come le variazioni nei nostri prodotti
domestici in realtà non si creino direttamente dall’uomo; noi non
possiamo né crearli né impedirne la loro produzione, ma possiamo
solamente conservarli ed accumularli. Noi esponiamo gli esseri
organizzati a nuove ed incostanti condizioni di vita cui fanno seguito
delle variazioni.
Riflettendo su come nascano le variazioni utili nell’uomo, ci rendiamo
conto che sarà improbabile che, nel corso delle generazioni successive,
si verificheranno altre variazioni utili agli esseri nella loro lotta della
vita. Tuttavia, ove queste variazioni si manifestino, non ci sono dubbi
che gli individui dotati di qualche vantaggio naturale abbiano maggior
probabilità di sopravvivere e propagare la loro razza. Queste leggi di
conservazione delle variazioni favorevoli e dell’eliminazione delle
deviazioni nocive, Darwin le chiama Elezione Naturale o sopravvivenza
del più adatto. Le variazioni che non sono né utili né dannose e
rimangono un elemento variabile, noi le osserviamo nelle specie
polimorfiche; altre diventano fisse per due fattori: la natura
dell’organismo e la natura delle condizioni.
Molti scrittori hanno frainteso e condannato il termine “Elezione
Naturale” coniato da Darwin. Alcuni hanno immaginato che l’elezione
naturale producesse una certa variabilità, mentre essa implica
solamente il mantenimento delle variazioni nate accidentalmente. Altri
hanno dichiarato che la parola Elezione supponesse una scelta a favore
degli animali che iniziano a modificarsi; inoltre si è anche sostenuto che
l’elezione naturale non sia applicabile alle piante poiché in esse manca
la volontà.
Darwin è stato additato di parlare dell’Elezione naturale come di un
potere divino. E’ difficile evitare di personificare la parola “Natura”, ma
per “Natura” Darwin intendeva solo l’azione combinata di diverse leggi
naturali e del loro risultato.
L’andamento dell’Elezione naturale può essere spiegato facilmente
attraverso l’esempio di un paese che sta subendo delle modificazioni,
come un cambiamento di clima. I suoi abitanti si altereranno
immediatamente ed alcune specie potranno estinguersi. Ma nel caso di
un’isola o di un paese parzialmente circondato da barriere, ci sarebbe
posto, nell’economia locale, per gli abitanti aborigeni che iniziassero in
qualche modo a modificarsi. Se l’area fosse aperta all’immigrazione, lo
stesso posto verrebbe occupato dagli intrusi. In tal caso ogni più piccola
modificazione tenderebbe ad essere più vantaggiosa per una specie
confermandola sull’altra.
Darwin sosteneva che un cambiamento nelle condizioni di vita causava
la variabilità o l’accresceva. Inoltre, non credeva che ci fosse bisogno di
grandi mutamenti fisici, come di clima, per produrre nuove lacune
prontamente riempite dall’elezione naturale attraverso delle varietà
perfezionate; possono bastare modificazioni minime di struttura o di
abitudini in un abitante per assicurargli il vantaggio sugli altri. In tutti i
luoghi le produzioni native furono conquistate da quelle forestiere che
presero definitivamente il possesso del suolo. Si può concludere con
sicurezza che, se le modificazioni fossero state più vantaggiose, esse
avrebbero meglio resistito agli invasori.
Darwin si chiede anche che cosa l’elezione naturale non può fare.
L’uomo può agire solamente su caratteri esterni e visibili; la natura,
invece, può agire sopra ogni organo poiché opera esclusivamente per il
benessere dell’essere di cui si occupa.
L’uomo conserva in uno stesso territorio individui appartenenti a climi
diversi; egli non fa distinzioni tra animali a becco lungo o corto o tra
pecore a pelo lungo o corto; egli non distrugge tutti gli animali
imperfetti. Egli comincia la sua elezione partendo da modificazioni tali
da permettergli dei vantaggi. La più insignificante differenza di struttura
o di costituzione basta a distruggere l’equilibrio tra le forme lottanti. Le
produzioni della natura sono meglio distinte rispetto a quelle degli
uomini.
L’elezione naturale si basa su variazioni anche minime: rifiuta ciò che è
cattivo e conserva ciò che è buono; essa lavora al perfezionamento di
ogni essere organizzato in relazione alle sue condizioni di vita organiche
ed inorganiche.
Affinchè si possano produrre molte modificazioni nel corso del tempo,
occorre che quando compare per la prima volta una variabile, essa
continui a variare in modo da conservare quelle più favorevoli. Pochi
negano che si formano diverse varietà dallo stipite paterno. I caratteri e
gli organi a cui noi diamo poca importanza risentono dell’azione
dell’elezione naturale. Un esempio è quello del colore degli uccelli per
preservarli dai pericoli. Nelle piante, la lanugine che ricopre i frutti
carnosi, sono considerati dai botanici come carattere di poca
importanza. Eppure l’orticoltore Downing afferma che i frutti a pelle
liscia soffrono maggiormente l’attacco di un coleottero rispetto a quelli
coperti di lanugine; le prugne purpuree sono più vulnerabili a certe
malattie rispetto a quelle gialle; mentre altre malattie attaccano
maggiormente pesche gialle rispetto a quelle con polpa di altri colori.
Queste differenze bastano a decidere quale varietà di frutta vince sulle
altre. Tuttavia, il clima, il nutrimento sono elementi che hanno una
parte di influenza. Ma è più indispensabile tener conto delle leggi
incognite della correlazione di sviluppo le quali generano modificazioni
correlative inattese.
L’elezione naturale, come abbiamo già detto, agisce sugli esseri
organizzati e li modifica in certe epoche della loro vita e deve modificare
l’organizzazione dei giovani animali in relazione ai loro genitori e
viceversa. Negli animali socievoli essa adatterà l’individuo al gruppo.
Una conformazione utile può modificarsi più o meno profondamente.
Un esempio è quello dei colombi giratori a becco corto. Quelli che
possiedono becchi duri e forti sopravvivono mentre gli altri
soccombono. Sopra tutti gli organismi può avvenire una distruzione che
può non avere effetto come lo può avere sull’elezione naturale. Molte
specie di animali o piante sono distrutte durante la maturità da cause
accidentali.
Gli individui più adatti si riproducono maggiormente rispetto a quelli
non adatti, sempre che si verifichi una condizione favorevole. L’elezione
naturale può risultare inefficace in alcune situazioni, ma ciò non
costituisce un’obiezione contro la sua efficacia in tempi e modi diversi.
Darwin ritiene molto importante anche l’ambito dell’elezione sessuale.
E’ possibile che dall’elezione naturale i due sessi si siano modificati in
relazione alle condizioni di vita, oppure che un sesso sia modificato in
base all’altro sesso. Questo processo viene chiamato Elezione sessuale.
Essa dipende da una lotta che si verifica fra individui dello stesso sesso,
generalmente tra maschi per il possesso della femmina. L’elezione
sessuale è meno rigorosa di quella naturale. I maschi più vigorosi
lasciano una progenie più numerosa. In molti casi la vittoria dipende
dalle difese che l’individuo possiede. La guerra è più terribile tra maschi
di animali poligami e questi sono anche quelli più provvisti di speciali
difese. I maschi degli animali carnivori sono già equipaggiati
convenientemente. Negli uccelli la lotta è meno cruenta. I maschi
attirano le femmine con il loro canto. I maschi spiegano le loro penne e
prendono gli atteggiamenti più strani davanti alle femmine, le quali
sceglieranno quello che le ha attirate maggiormente. Molti credono che
sia puerile attribuire una qualche influenza a dei caratteri così
insignificanti. La modificazione delle penne e la loro dipendenza da una
generazione all’altra può essere spiegata attraverso l’elezione sessuale.
Darwin sostiene che quando maschi e femmine di una specie animale
hanno le stesse abitudini ma diversa struttura, queste differenze
derivano principalmente dall’elezione sessuale. Alcuni individui maschi
riportarono dei piccoli vantaggi sugli altri nelle generazioni successive,
sia nei mezzi di offesa e difesa, e trasmisero questi vantaggi ai loro
discendenti maschi.
Per far comprendere in modo più chiaro come agisce l’elezione naturale,
Darwin espone due esempi. Il primo caso riguarda un lupo che trova la
sua preda in animali differenti e suppone che la sua preda più veloce, il
daino, sia divenuto più numeroso, e che gli altri animali di cui si ciba,
siano diminuiti. In queste circostanze, i lupi più agili e veloci avranno
una maggior probabilità di sopravvivere. Inoltre, il signor Pierce
confermò che nelle montagne di Catskill esistono due varietà di lupi: la
prima con forme slanciate che perseguita i daini; la seconda, più
pesante, attacca le greggi di pecore. Raramente singole varietà si
possono conservare. Se un uccello di qualsiasi specie può procurarsi più
facilmente il cibo grazie ad un becco curvo, le probabilità che
quest’individuo riproduca la sua forma per soppiantare quella comune è
minima. Tuttavia, non si deve dimenticare che certe variazioni ben
definite, spesso riappaiono poiché organizzazioni simili subiscono
influenze. Gli individui modificati si trovano spesso insieme in una
comunità e si riproducono.
Darwin cita un altro esempio più complicato per spiegare l’elezione
naturale. Egli sostiene che alcune piante secernono una sostanza
zuccherina per eliminare dal proprio succo le sostanze nocive. Questa
sostanza è ricercata dagli insetti. Se si suppone che una piccola parte di
succo sia fuoriuscita dai petali del fiore, si vedranno gli insetti ricoperti
di polline che trasporteranno da un fiore all’altro. Se ne deduce che due
individui distinti si troveranno incrociati; da questo incrocio nasceranno
piante più vigorose, le quali avranno maggior probabilità di
sopravvivere. I fiori che avranno le ghiandole del nettare più sviluppate,
più spesso rimarranno incrociate. Quando una piccola quantità di
polline viene trasportata prima accidentalmente, poi abitualmente,
gioverà alla pianta.
Darwin propone un esempio per spiegare come si effettua
gradualmente la separazione dei sessi nelle piante, prendendo in
considerazione le piante di agrifoglio. Alcuni agrifogli portano soltanto
fiori maschi, altri solo femmine. Egli trovò un albero femmina alla
distanza di settanta metri da uno maschio; pose al microscopio gli
stigma di venti fiori e rinvenne il polline su tutti. Il polline non era stato
trasportato dal vento, bensì dalle api. Non vi è naturalista che mette in
dubbio i vantaggi della “fisiologica divisione del lavoro”. Nelle piante
coltivate, gli organi maschili e femminili sono impotenti. Per le piante è
vantaggiosa una completa separazione dei sessi per il principio della
divisione del lavoro; gli individui, nei quali questa tendenza crescerà,
saranno favoriti. Noi possiamo supporre che la pinta sia comune e che
certi insetti dipendano dal suo nettare. Prendiamo il caso del trifoglio
rosso comune e di quello incarnato. A primo impatto sembrano di
lunghezza identica, ma non è così; infatti, l’ape può facilmente succhiare
il nettare dal trifoglio incarnato, ma non da quello rosso comune benché
ne sia ghiotta. La fertilità del trifoglio dipende dalla visita delle api.
L’elezione naturale agisce puramente per la conservazione delle
modificazioni ereditarie che sono utili all’essere preservato.
La fecondazione avviene attraverso l’intervento di due individui. Darwin
sostiene che anche negli ermafroditi, ci siano due individui che
concorrono per la riproduzione. Questa idea fu espressa anche da
Sprengel, Knight e Kolreuter. Tutti gli animali vertebrati, gli insetti ed
altri animali, si accoppiano per ogni fecondazione. Anche un gran
numero di ermafroditi si accoppiano. Negli animali e nelle piante, un
incrocio fra varietà differenti rende più vigorosa e feconda la prole.
Invece la riproduzione fra parenti prossimi la indebolisce. Molti fiori
hanno i loro organi racchiusi, ma nella maggior parte si osserva un
adattamento al modo in cui le api succhiano il loro nettare, spargendo il
polline del fiore sullo stigma. Le visite delle api sono necessarie. Quando
gli stami si lanciano sul pistillo, il processo è volto ad assicurare
l’autofecondazione. In molti casi, le circostanze impediscono allo stigma
di ricevere il polline. Darwin coltivò 233 piante di cavoli derivanti da
differenti varietà, ed in questo numero circa 78 appartenevano alla
stessa varietà pur essendo leggermente alterate. Quindi il pistillo di ogni
fiore di cavolo era circondato non solo dai propri semi, ma da tutti quelli
degli altri fiori della medesima pianta. Darwin si chiede come può
avvenire che una moltitudine di semi dia dei meticci. Egli attribuisce ciò
al polline di varietà distinte. Questa è un’applicazione della legge
generale che per mezzo dell’incrociamento di individui distinti si ottiene
un perfezionamento. Per quanto riguarda gli animali terrestri, alcuni
sono ermafroditi, ma tutti si accoppiano. Negli animali acquatici ci sono
molti ermafroditi, nei quali si verifica l’autofecondazione, ma le correnti
offrono dei mezzi di accidentale incrociamento. Due individui
ermafroditi, benché si fecondino da sé, qualche volta si accoppiano. Se
questo è vero, la differenza tra ermafroditi ed unisessuali è minima per
quanto concerne le funzioni sessuali. Darwin considera come legge
generale che nei regni vegetale ed animale, di tanto in tanto, si verifichi
un incrociamento tra individui distinti.
Un insieme di variabilità è favorevole all’elezione naturale. Tutti gli
esseri superiori sono costretti ad occupare uno specifico posto
nell’economia della natura e, se ogni specie non si perfezionasse,
rimarrebbe schiacciata dalle altre fino ad estinguersi. Se le variazioni
utili non si trasmettessero nel corso delle generazioni, l’elezione
naturale non sarebbe efficace. Nell’elezione metodica, l’allevatore
sceglie un obiettivo, ma il libero incrociamento sarebbe sufficiente ad
intralciare lo scopo. Ma quando molti uomini hanno un obiettivo in
comune, dal processo di elezione si avranno modificazioni e
miglioramenti anche se lenti. Altrettanto avviene nel mondo della
natura. L’elezione naturale tenderebbe sempre a conservare individui
che migliorano. Gli effetti dell’incrociamento sono più evidenti negli
animali che si accoppiano sempre e che non si estendono rapidamente.
Per esempio, negli uccelli, le varietà sono confinate in paesi separati.
Negli organismi ermafroditi, che si incrociano raramente, ed anche negli
animali che non generano prole velocemente, una varietà nuova e
perfezionata può verificarsi in qualunque luogo. Quando una varietà
locale è formata completamente, in seguito si espanderà molto
lentamente. Il compito degli incrociamenti è quello di conservare gli
individui della stessa specie. Nel tempo l’influenza degli incrociamenti
deve aumentare. Gli animali che non si incrociano, mantengono i loro
caratteri grazie ad un’immutata condizione di vita, poiché un
allontanamento da questo stile di vita, per il principio di eredità e per
l’elezione naturale, distruggerebbe la specie. Se si dovesse presentare
un cambiamento nelle condizioni di vita, i discendenti variati non
possono conservare l’uniformità del carattere se non per l’elezione
naturale. Anche l’isolamento è un elemento fondamentale nel processo
di elezione naturale. In un’area circoscritta le condizioni di vita sono più
uniformi come ha osservato anche Moritz Wagner. Tuttavia, Darwin non
acconsente alle sue teorie poiché non crede che migrazione ed
isolamento siano fattori necessari per la formazione di una nuova
specie. L’isolamento impedisce l’immigrazione e di conseguenza la
concorrenza e darà tempo ad una varietà di perfezionarsi lentamente.
Se una regione isolata fosse piccola, il numero degli individui compresi
sarebbe scarso e questo ritarderebbe la produzione di nuove specie per
mezzo dell’elezione naturale escludendo quindi modificazioni
favorevoli. Il tempo non può agire né contro né in favore dell’elezione
naturale; esso può solo procurare maggiori probabilità nel manifestare
variazioni vantaggiose. Darwin sostiene che l’ampiezza del paese sia
favorevole all’affermarsi di nuove specie, soprattutto quelle che sono
capaci di durare maggiormente. Quando alcune specie si modificano, le
altre devono migliorare a loro volta per evitare di essere sterminate.
Certe località piccole favorirono il perfezionamento. Per esempio, tutti i
bacini di acqua dolce riuniti formano un’area piccola in confronto a
quella dei mari; quindi la lotta fra i prodotti di acqua dolce è meno viva
rispetto al mare. Ed è proprio nell’acqua dolce che troviamo sette generi
di Ganoidi e forme di vita anormali come l’ornitorinco, il quale serve a
riunire ordini separati tra loro. Queste forme anormali sono chiamate
fossili viventi. Darwin sostiene che l’elezione naturale procede a rilento.
La sua azione dipende dai vuoti che si possono riscontrare
nell’economia della natura. Sebbene individui della stessa specie
differiscano minimamente tra loro, potrebbero manifestarsi variazioni
utili nei singoli individui. Questo processo può essere ritardato dal libero
incrociamento.
L’elezione naturale agisce conservando le variazioni vantaggiose. La
rarità è il precursore dell’estinzione. Noi possiamo ritenere che ogni
forma che possiede pochi individui debba correre maggiormente il
rischio di rimanere estinta. Si è osservato che quelle specie che hanno
un maggior numero di individui sono in condizioni migliori di poter
produrre delle variazioni favorevoli. Le altre specie si faranno sempre
più scarse fino a scomparire. Ogni varietà, durante la sua formazione,
deve combattere con le razze più simili e cercare di eliminarle.
Le varietà differiscono tra loro meno delle specie ben definite. Se le
differenze crescono, gli individui dotati di caratteri intermedi, saranno
trascurati fino a scomparire. Nelle produzioni dell’uomo si può vedere il
principio di divergenza. Darwin sostiene che possiamo capire questa
legge esaminando le semplici abitudini degli animali. Se si prende in
esame il caso di un quadrupede carnivoro che è arrivato, con il tempo, al
numero massimo che una regione può ospitare, si vedrà che se le sue
facoltà naturali di riprodursi sono libere, egli si moltiplicherà solo
attraverso i discendenti che occupano i posti conservati da altri animali.
Ciò che si attribuisce ad un solo individuo, lo si può attribuire a tutta la
specie purché ci siano delle variazioni, altrimenti l’elezione naturale non
potrebbe esistere. Altrettanto deve verificarsi per le piante. Se una
specie d’erba comincia a variare, un numero sempre maggiore di piante
potrà vegetare sul medesimo terreno. Quando queste varietà saranno
divenute diverse dalle altre si potrà parlare di specie. La maggior parte
di piante ed animali che vivono in un dato territorio fanno di tutto per
rimanervi. Ma quando iniziano la lotta fra loro, i vantaggi della
differenza di struttura determina una classificazione. Lo stesso principio
si osserva nella naturalizzazione delle piante. Si potrebbe credere che le
piante naturalizzate abbiano fatto parte di pochi gruppi più adatti alla
loro patria, ma non è cosi e Alfonso de Candolle lo ha osservato molto
bene. Darwin asserisce che noi possiamo farci un’idea del modo
secondo il quale alcune delle specie native si modifichino per ottenere
un vantaggio sulle altre. Un certo gruppo di animali potrebbe
difficilmente competere con un altro gruppo la cui struttura fosse più
perfetta. Nei mammiferi dell’Australia, si può vedere il processo di
variazione in uno stadio di incompleto sviluppo.
Darwin sostiene che i discendenti modificati di una specie si
moltiplicheranno meglio quanto siano divenuti differenti nella struttura.
Egli suppone che le lettere da A ad L rappresentino le specie più ricche in
un paese. Di solito variano maggiormente le specie più grandi, quelle
più diffuse. Perciò A è una specie comune collocata nel paese d’origine.
Le sue discendenze non possono manifestarsi simultaneamente e non si
può supporre che durino per lunghi periodi. Le variazioni che sono utili
saranno conservate. Quando le variazioni si accumulano formano una
varietà ben distinta. Dopo mille generazioni si è supposto che la specie
A abbia prodotto due varietà distinte. Queste due varietà saranno
esposte alle condizioni dei loro predecessori e la tendenza a variare sarà
ereditaria. Le loro variazioni saranno,poi, preservate per le generazioni
successive. Si suppone che la varietà a1 abbia dato origine alla varietà a2
la quale, secondo il principio di divergenza, differirà dallo stipite A. le
varietà modificate, derivanti dal progenitore A, cresceranno di numero e
cambieranno nel carattere. Darwin osserva che una forma è più
probabile che si conservi costante nel tempo e poi subisca delle
modificazioni. Supponiamo che dopo diecimila generazioni, la specie A
abbia dato origine a tre forme le quali differiranno tra di loro e
soprattutto dallo stipite A. dopo quattordicimila generazioni si saranno
formate sei specie diverse. Le specie di un genere tenderanno a
produrre il numero massimo di discendenti modificati. Durante il
processo di modificazione, importante diviene il principio di estinzione.
Ci sarà una tendenza nei discendenti perfezionati a distruggere i loro
predecessori. Tutte le forme intermedie fra le primitive e le più recenti
tenderanno ad estinguersi. La specie A e tutte le varietà più antiche si
estingueranno e verranno rimpiazzate da otto nuove specie. Darwin,
tuttavia, si spinge oltre. Secondo lui, la specie A sarebbe più affine con le
specie B,C e D; la specie I è, invece, più affine alle specie G,H,K ed L.
queste due specie A ed I sono le più comuni poiché in origine hanno
presentato dei caratteri più vantaggiosi rispetto alle altre specie. I loro
discendenti modificati hanno ereditato alcuni di questi vantaggi. Perciò
hanno preso il posto non solo delle madri-specie A ed I ma anche di
alcune delle specie più affini a queste e le abbiano distrutte. Le nuove
specie sarebbero divenute quindici. I sei discendenti di I formano due
sotto-generi o due generi. Questi, per la legge dell’eredità, sono diversi
dagli otto discendenti di A. anche le specie intermedie che collegavano
A ed I sono state distrutte fatta eccezione per la specie F. quindi, le
specie derivanti da A ed I sono diverse e sono classificate come due
sotto-famiglie distinte. Darwin vuole prendere in considerazione il
carattere della specie f, derivante dalla forma F. Derivando da una
forma collocata fra A ed I, essa si troverà in un rapporto intermedio fra i
tipi dei due gruppi.
In definitiva, avremo due generi distinti provenienti da I e tre
provenienti da A. le due nuove famiglie deriveranno da un genere
originale.
La lotta per la produzione di nuovi discendenti modificati avrà luogo in
gruppi più vasti. I sotto-gruppi più recenti distruggeranno quelli più
antichi. L’accrescimento continuo dei gruppi più ricchi non darà spazio ai
gruppi minori che si estingueranno senza lasciare nessun discendente
modificato. La terra può essere stata popolata da molte specie di molti
generi, famiglie, ordini e classi.
L’elezione naturale agisce soltanto per mezzo della conservazione delle
variazioni utili. Il risultato finale sarà che ogni creatura tenderà alla
perfezione, in relazione alle sue condizioni di vita. Questo
perfezionamento deve portare all’avanzamento dell’organizzazione
degli esseri viventi. Nei vertebrati il grado di intelligenza e le
somiglianze nella struttura a quella dell’uomo, entrano in gioco. La
norma di Von Baer consiste nel valutare l’insieme delle differenze nelle
varie parti. La difficoltà nel spiegare l’argomento risiede quando si fa
riferimento alle piante poiché sprovviste di intelligenza. Alcuni botanici
assegnano il posto più alto nella classificazione a quelle piante che
posseggono tutti gli organi del fiore, ovvero sepali, petali, stami e pistilli;
al contrario, altri botanici, con maggior fondamento, sostengono che ad
appartenere all’ordine più alto sono quelle piante che hanno organi
diversi più modificati. L’elezione naturale tende ad elevare
l’organizzazione. Si può ammettere l’ipotesi che un essere organizzato si
adatti, per elezione naturale, ad una situazione dove molti organi sono
superflui; in questo caso si avrà una regressione nell’organizzazione.
Darwin si chiede come mai le forme più sviluppate non abbiano
distrutto le forme inferiori. Lamarck fu indotto a supporre che forme
nuove e semplici nascono continuamente per mezzo della generazione
spontanea. L’elezione naturale non implica alcuna legge universale di
progresso. Essa trae profitto solo dalle variazioni utili. Sarebbe sbagliato
non supporre che la maggior parte delle forme inferiori non siano
progredite per nulla. Osservazioni simili possono essere fatte
considerando le differenze nei gradi di organizzazione. I fisiologi
sostengono che il cervello debba essere bagnato di sangue caldo per
poter funzionare correttamente, e ciò esige una respirazione aerea;
cosicché, quando i mammiferi si trovano nell’acqua, essi si trovano in
una posizione svantaggiata rispetto ai pesci. I tre ultimi ordini di
mammiferi, ovvero marsupiali, sdentati e roditori, convivono ed hanno
rapporti con molte scimmie.
L’avanzamento di certe classi intere o solo di individui, non conduce
necessariamente all’estinzione dei gruppi più deboli. In certi casi, le
forme organizzate inferiori si sono conservate perché abitanti in luoghi
particolari od isolati, ove ebbero una concorrenza meno dura. In alcuni
casi, le variazioni favorevoli possono non essersi mai manifestate. In
altri casi, può essere avvenuta una regressione dell’organizzazione. Ma
la ragione principale sta nel fatto che un’organizzazione elevata non
sarebbe utile in condizioni di vita relativamente semplici, anzi potrebbe
rivelarsi dannoso. Darwin, inoltre, si chiede come poterono avvenire i
primi gradi nell’avanzamento o nella separazione degli organi. Herbert
Spencer risponderebbe che appena gli organismi unicellulari, per
accrescimento o divisione, fossero divenuti multicellulari, la sua legge
sarebbe entrata in vigore, ovvero che le unità uguali subiscono una
differenziazione proporzionata alla diversità delle forze che agiscono su
di esse. Anche le variazioni di una sola specie potrebbero esserle
vantaggiose, e con la loro conservazione l’intera massa di individui
verrebbe modificata, oppure ne deriverebbero due forme distinte.
Watson sostiene che Darwin abbia attribuito troppa importanza al
principio della divergenza dei caratteri e dice che è più importante la
convergenza dei caratteri. Se due specie, appartenenti a generi diversi,
producono un certo numero di nuove specie divergenti, esse alla fine si
riuniranno convergendo verso un unico genere. La forma di un essere
organico dipende da molti fattori complessi: dalle variazioni avvenute
che furono conservate, dalla lotta di un essere con un altro, dall’eredità.
Watson si opponeva all’idea che l’elezione naturale tende a produrre un
certo numero indefinito di forme specifiche. Tuttavia, non sembra che
esistano limiti all’insieme delle variazioni utili e di conseguenza al
numero di forme specifiche. Darwin si chiede quali siano gli ostacoli che
si oppongono all’indefinito numero delle specie. Tutta la vita presente in
una regione, deve avere un limite dipendente dalle condizioni fisiche;
quindi se un’area è popolata da molte specie, quasi tutte saranno
formate da pochi individui. Conseguentemente il processo di sterminio
sarebbe rapido, mentre sarebbe molto lenta la produzione di nuove
specie. Le specie rare presenterebbero poche variazioni favorevoli ed è
per questo che il processo di produzione verrebbe ritardato. Quando
una specie diventa rara, gli incrociamenti tra individui affini
contribuirebbe alla sua distruzione. Infine, una specie dominante
tenderà sempre ad estendersi ed a soppiantarne molte altre. Hooker
notò che in Australia, le specie indigene diminuirono di numero.
Darwin sostiene che tutte queste considerazioni, prese
simultaneamente, debbono limitare in ogni area la tendenza
all’aumento indefinito delle forme specifiche.