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Articolo 1 Codice civile

Capacità giuridica

Dispositivo

Dispositivo dell'art. 1 Codice civile


Fonti » Codice civile » LIBRO PRIMO - Delle persone e della famiglia » Titolo I - Delle persone fisiche (artt. 1-10)

La capacità giuridica si acquista dal momento della nascita [22 Cost.].


I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all'evento della
nascita(1)(2).

Note
(1) In particolare, il concepito (intendendosi colui che è stato procreato da un uomo e da una
donna, ma è ancora nel ventre materno) ha la capacità di succedere a causa di morte (v. art.
462) e di ricevere per donazione (v. art. 784).

(2) Il comma 3 è stato abrogato ex art. 1, R.D.L. 20 gennaio 1944, n. 25 ed ex art. 3, D. lgs.
lgt. 14 settembre 1944, n. 287.
Testo previgente: "Le limitazioni alla capacità giuridica derivanti dall'appartenenza a
determinate razze sono stabilite da leggi speciali".

Brocardi

“ Conceptus


Il concepito

“ Nasciturus pro iam nato habetur quotiens de eius


commodo agitur
Il nascituro si ha già per nato, quando si tratti


del suo interesse

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“ Persona


Persona, soggetto giuridico

“ Persona est homo statu praeditus


È considerato persona chi sia fornito di uno stato giuridico

“ Qui in utero sunt, in toto paene iure civili


intelliguntur in rerum natura esse
Coloro che sono ancora nell'utero, in quasi tutto il


diritto civile sono considerati come già nati

“ Qui mortui nascuntur, neque nati neque


procreati videntur, quia numquam liberi
appellari potuerunt
Coloro che nascono morti, non sono considerati
nati, né procreati, poiché mai poterono essere


chiamati figli

Spiegazione

Spiegazione dell'articolo 1 Codice civile


La capacità giuridica (configurante l'attitudine ad essere titolari di poteri e doveri
giuridici) sorge con la nascita del soggetto (ossia con il distacco del feto dal grembo
materno) e si perde soltanto al momento della morte; risulta fondamentale pertanto
stabilire il momento in cui essa si determina, poichè da tale momento nessun diritto può
più essere acquistato dal defunto, mentre quelli già acquisiti si estinguono.
Nello specifico, dapprima con la L. 644/1975 sui trapianti, ed in seguito con la L.
578/1993, si è pervenuti ad una definizione dell'evento morte identificandolo con la
cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo, senza tuttavia enuclearne i
criteri di accertamento della stessa. La dichiarazione di morte deve essere fatta
all'Ufficiale di Stato Civile del luogo ove essa è avvenuta, entro 24 ore dal decesso (art.

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72, d.P.R. 396/2000). Equiparata alla morte vi è la dichiarazione di morte presunta [v.
58], ottenibile con sentenza del Giudice; la legge vi ricollega gli stessi effetti della morte
naturale, pur non essendo parimenti incontrovertibile quanto l'accertamento di morte
effettiva. Nel nostro ordinamento non è, invece, ammessa la cd. morte civile, cioè la
situazione di chi, benchè vivente, venga privato di tutti i diritti. Non è nemmeno prevista
un'incapacità giuridica generale ed assoluta: è invece configurabile, in alcuni casi,
un'incapacità speciale per determinati rapporti giuridici, e che può essere assoluta (es.
in materia di lavoro minorile) o relativa (impossibilità per una persona di essere titolare
di alcuni rapporti nei confronti di determinate persone, come nel caso del fallito che non
può essere nominato tutore).

Relazioni

Relazione al Codice Civile


(Relazione del Ministro Guardasigilli Dino Grandi al Codice Civile del 4 aprile 1942)

35 In questo titolo sono raggruppate le norme che definiscono la persona fisica


soggetto di diritto e fissano la disciplina dei principali diritti della personalità. Per quanto
concerne i requisiti necessari all'esistenza di una persona fisica quale soggetto di diritti,
il nuovo codice sopprime la menzione del requisito della vitalità soprattutto per la
considerazione che nella pratica riesce assai difficile la distinzione del nato vitale dal
nato non vitale, nei casi in cui la vita duri poche ore o pochi giorni. D'altra parte,
l'importanza concreta del requisito stesso era attenuata dalla presunzione che, nel
dubbio, dovesse ritenersi vitale chi fosse nato vivo. Il secondo comma dell'art. 1 del c.c.
stabilisce, con una norma di ordine generale, che i diritti che la legge riconosce al
concepito sono subordinati all'evento della nascita. E' sembrato conveniente, infine, in
armonia con le direttive razziali del Regime, porre nel terzo comma dell'art. 1 una
disposizione con la quale si fa rinvio alle leggi speciali per quanto concerne le
limitazioni alla capacità giuridica derivanti dall'appartenenza a determinate razze. La
formula usata nel testo contiene peraltro un'affermazione positiva, in quanto sancisce il
principio che l'appartenenza a determinate razze può influire sulla sfera della capacità
giuridica delle persone.

Massime

Massime relative all'1 Codice civile

Cass. civ. n. 10741/2009


Il concepito, pur non avendo una piena capacità giuridica, è comunque un soggetto di
diritto, perché titolare di molteplici interessi personali riconosciuti dall'ordinamento sia
nazionale che sovranazionale, quali il diritto alla vita, alla salute, all'onore, all'identità
personale, a nascere sano, diritti, questi, rispetto ai quali l'avverarsi della "condicio iuris"

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della nascita è condizione imprescindibile per la loro azionabilità in giudizio ai fini


risarcitori. Ne consegue che la persona nata con malformazioni congenite, dovute alla
colposa somministrazione di farmaci dannosi (nella specie teratogeni), alla propria
madre, durante la gestazione, è legittimata a domandare il risarcimento del danno alla
salute nei confronti del medico che quei farmaci prescrisse o non sconsigliò.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10741 del 11 maggio 2009)

Cass. civ. n. 4627/2002


La personalità giuridica degli enti ecclesiastici, ivi ricompresi i capitoli, non è soggetta
alle regole di cui agli artt. 1 e 16 del codice civile, né dell'art. 16 delle preleggi, trovando
per essi applicazione la disciplina pattizia ed eccezionale e come tale derogatoria di
quella generale di cui all'art. 29, secondo comma, lett. a) del Concordato tra la Santa
Sede e l'Italia dell'11 febbraio 1929, ratificato dall'Italia con legge 29 maggio 1929, n.
810 (secondo cui «ferma restando la personalità giuridica degli enti ecclesiastici finora
riconosciuti dalle leggi italiane (Santa Sede, diocesi, capitoli, seminari, parrocchie, ecc.),
tale personalità sarà riconosciuta anche alle chiese ...»; né è onere dell'ente
ecclesiastico che sia stato convenuto in giudizio avanti al giudice italiano dare prova del
proprio status di persona giuridica secondo la legge italiana mediante l'esibizione
dell'atto di fondazione o di costituzione, essendo allo scopo sufficiente che da tutti i
documenti prodotti in giudizio (nel caso, nota verbale della Segreteria di Stato Vaticana
all'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede; denunzia dei redditi presentata dal
Capitolo: documenti tutti attinenti alla capacità di essere parte in giudizio, ed in quanto
tali direttamente esaminabili anche dalla Suprema Corte di Cassazione) tale status
risulti incontestato ed incontestabile.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 4627 del 2 aprile 2002)

Cass. civ. n. 11688/2001


Poiché la capacità giuridica si acquista al momento della nascita e si estingue con la
morte della persona fisica (art. 1 c.c.), deve ritenersi affetta da giuridica inesistenza,
denunciabile in ogni tempo e sede, la sentenza pronunciata nei confronti di colui che,
pur dichiarato contumace, risulti deceduto al momento della proposizione della
domanda introduttiva, senza che possa attribuirsi alcun rilievo in contrario al fatto che la
dichiarazione di contumacia sia avvenuta a seguito di una notificazione della citazione
effettuata nella formale osservanza delle norme in materia di notificazione, giacché tale
osservanza non vale ad escludere che, in ragione dell'inesistenza del notificando al
momento della notificazione, quest'ultima debba a sua volta considerarsi inesistente, e
restando inoltre irrilevante che erroneamente il giudice di primo grado abbia autorizzato
la notificazione di una nuova citazione nei confronti degli eredi del deceduto al fine di
integrare il contraddittorio, giacché, non essendosi mai instaurato il contraddittorio nei
confronti del medesimo il contraddittorio non era integrabile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11688 del 18 settembre 2001)

Cass. civ. n. 3467/1973


Le disposizioni di legge che, in deroga al principio generale dettato dal primo comma
dell'art. 1 c.c., prevedono la tutela dei diritti del nascituro sono da considerare
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disposizioni di carattere eccezionale e come tali di stretta interpretazione.


(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3467 del 28 dicembre 1973)

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