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Joshua Corvasce

2020-05-03

V A Classico

Le avanguardie storiche del novecento

Paragrafo primo: Distinzioni ed evoluzioni in rapporto al primo conflitto mondiale.

Alle porte del nuovo secolo, auspicato da molti come il secolo della Belle epoque definitiva,
e quindi di un secolo fatto di evoluzione, benessere e nuovi contesti artistici - culturali
( basti pensare che, sulla scia di oltre un secolo di distanza dalle spedizioni napoleoniche,
con la scoperta della tomba di Tutankhamon , ritornò in auge l’egitto-mania e quindi una
riscoperta delle civiltà antiche da parte dell’occidente); lo scoppio del grande conflitto
armato che vide scontrarsi le maggiori potenze mondiali sul territorio europeo,
destabilizzò la visione che l’umanità intera aveva di se stessa, del rapporto tra i popoli, e le
conseguenze del nazionalismo. A questo “oscuramento” morale e spirituale, gli artisti
dell’epoca non rimasero di certo indifferenti, portando, in alcuni casi, anche a modellare le
aspettative future in ambito culturale e sociale.

Nei primi anni del ‘900, due furono le avanguardie storiche che si misero al comando del
nuovo modo di dover vedere l’uomo e il suo rapporto con la cultura: Die Brücke di
Kirchner, in Germania, e il Futurismo di Marinetti in Italia. Il Die Brücke, si prefiggeva di
fare da “ponte” tra passato e futuro, tra antica imitazione e moderna originalità, imitando
ed emulando la visione nietzschiana dell’uomo sospeso tra “bestia e Uomo Nuovo” in
chiave artistica. Così facendo richiamavano intorno a loro la gioventù artistica, coloro che
desideravano allontanarsi da quel vecchio “bello” così difficile da rimuovere, e sfogare la
propria fede nel progresso e nel futuro tramite i temi urbani e la marginalità sociale. In
Italia, invece, il Futurismo non lasciava spazio al vecchio, in qualsiasi sua forma, l’unico
punto su cui focalizzarsi era lo sviluppo e la violenza bestiale della meccanica e della
tecnologia, pronte, tramite anche le tecnologie belliche a “purificare” il mondo con la
guerra. Questo movimento fu particolare nell’evoluzione, perché partì come un
movimento letterario, fondato appunto da Marinetti nel 1909; successivamente, con lo
svolgersi delle prime serate futuriste, il gruppo si allargò ad ogni altra forma d’arte,
compresa l’architettura. Il Futurismo, proprio come Die Brücke, chiamava a raccolta
intorno a se la gioventù artistica, non più desiderosa di muoversi lungo il ponte tra antico
e moderno, piuttosto di combattere e abbattere, con una venerata “temerarietà”, ogni
forma di vecchio, in nome di un futuro che ormai iniziava a definirsi più buio e lontano
dal non tanto antico splendore fatto di foglie d’oro.

Diametralmente opposto, si porrà, il Dadaismo. Il movimento dadaista ebbe origine nella


pacifica Svizzera durante l’ormai travagliato punto di non ritorno della Prima Guerra
Mondiale (1916). Nello Stato circondato dai monti, un gruppo di artisti iniziò ad unirsi
tutti insieme in un locale, il Cabaret Voltaire,per decidere di riconoscere la terribile
mostruosità della guerra e le radici artistico-culturali del disagio esistenziale europeo.
In questo melting pot proveniente da tutta Europa di artisti, scrittori, intellettuali e pacifisti
nasce l’idea che rivoluziona definitivamente il concetto di arte e di artista. Nel tentativo di
negare qualsiasi valore passato possibile progenitore dei presupposti alla grande Guerra,
l’artista ha il compito di riscattare l’umana follia, che risente degli strascichi di antichi
disagi, azzerando completamente ogni valore, principio e ideologia, compresa l’arte stessa.
L’opera quindi, non può e non deve più rappresentare la bellezza, che è “morta”, ma deve
essere un’arte che non è più arte, un’arte nuova e libera di essere sé stessa, così come è
richiestadall’elementarità minima della follia umana.

Paragrafo secondo: Tecniche espressive

Riprendendo il discorso dal Dadaismo, abbiamo un grande esempio di rivoluzione tecnica


con Marcel Duchamp, artista nato da ambienti cubisti e futuristi. La sua maggiore
innovazione fu l’introduzione dell’arte ready-madeovvero “prefabbricata. Troviamo esempi
nelle opere Fontana e L.H.O.O.Q. (in questo caso il ready-made è ancora più peculiare).
L’opera ready-made consiste nell’utilizzare un oggetto della vita quotidiana nel contesto
artistico, quindi fuori dal suo contesto abituale. Ma l’opera non si limita a questo, dal
punto di vista dell’artista, sebbene quell’opera non sia stata creata dall’opera delle sue
mani, è pur sempre frutto della sua scelta oculata; quindi è frutto del lavoro razionale
dell’artista, connettendo, in modo indissolubile, l’idea primordiale e originale ,
direttamente con la realtà individuata dall’artista.

Precedentemente, però, l’arte aveva già avuto il suo ciclo di cambiamento con l’avvento
del Cubismo, soprattutto con il suo stadio sintetico. Nella sua storia, il Cubismo ebbe due
fasi: la fase Analitica, fase in cui predomina la scomposizione degli oggetti di vita
quotidiana nei loro piani, a loro volta incastrati in un continuum visivo che rende l’opera
una superficie di molteplici punti di vista incastonati tra loro come un mosaico; e la fase
Sintetica, fase in cui gli stessi oggetti precedentemente frammentati e studiati, vengono
ricomposti in nuove figure, nuovi oggetti, sempre in analogia con la loro origine. In
quest’ultimo contesto compaiono il Papier collés e il Collages, propriamente, “carta
incollata” e “incollaggio” (più generico).

Le tecniche citate saranno anche i cavalli di battaglia dello stile Surrealista. Il Surrealismo è
un movimento nato dopo la Grande Guerra, che si rifà per alcuni aspetti al dadaismo, ma
si carica inoltre di significati e accostamenti occulti e densi di ambiguità e mistero, ricco
anche dell’impronta dei concetti di psicoanalisi. In questo nuovo e sorprendente stile
compaiono nuove tecniche espressive, quali: il frottage, ovvero la colorazione con una
matita o un pastello di una superficie sovrastante un piano rugoso o altrimenti malleato,
ottenendo così un pattern particolare; il grattage, che riguarda le azioni di rimozione del
colore o di uno strato per rendere visibile lo strato sottostante o la tela stessa; e per ultimo
il già citato collage, ovvero un accostamento casuale di ritagli di vari testi, che offrono un
associazione inedita e particolare di idee.

Paragrafo terzo: Il rapporto artista-pubblico


Ormai a metà del mio lavoro, penso che sia chiaro di quanto fossero particolari e intimi i
lavori di un artista durante le avanguardie storiche di primo ‘900.

Infatti (sebbene già dall’impressionismo ci si stesse allontanando dalla oggettiva


traduzione dell’aspetto esteriore, a favore di una lettura sì oggettiva, ma rivolta ad una
lettura interna, impressa), con le nuove avanguardie si fa vivo un nuovo modo di pensare
l’arte. Grazie alle scoperte e alle teorie sull’inconscio del padre della psicanalisi, Sigmund
Freud, l’artista viene portato dinanzi alla possibilità di potersi staccare dal mondo
sensibile, per trovare ispirazione e suggestione nel mondo “onirico”; questo è il caso del
Surrealismo.

Il surrealismo cerca ispirazione nei sogni, luogo d’essere dove spendiamo la metà della
nostra esistenza, e nelle figurazioni inverosimili dell’inconscio. Detto in parole povere, il
Surrealismo sfrutta un processo automatico, definito automatismo psichico, in cui l’inconscio
emerge e esprime se stesso anche nello stadio di veglia. Questo particolare processo pone
lo spettatore nella posizione di traduttore dell’inconscio dell’artista, dovrà porre in attivo il
suo stesso inconscio per definire l’idea generale e trarre le conclusioni che lo porteranno a
definirlo automaticamente parte dell’estetica interna, un bello surrealista, come dicono i
teorici, che porta a non riconoscere il comune a tutto, ma il simile nel nulla, nello strano,
nel estraneo al senso comune a tutti, poiché sarà lontano dalla visione sensibile delle cose.

Anche l’Espressionismo, movimento tedesco di avanguardia, pone basi insolite e


diametralmente opposte al “vecchio” impressionismo. Ex-premere significa letteralmente
“spingere fuori”, da qui la nascita concettuale dell’espressionismo, ovvero piuttosto che
imprimere la realtà dentro di noi, il bello è nell’esprimere ciò che si cela nell’animo, una
proiezione violenta e immediata fatta di colori forti, e abbandono del chiaroscuro e della
prospettiva. In questo caso, l’artista pone lo spettatore a “vedere dentro di lui”, a
confrontare il suo stato d’animo in relazione alla realtà delle cose ( perché comunque qui si
parla dell’impressione dell’animo sulla realtà percepita, e quindi è molto presente una
componente visivamente tangibile e verosimile), portandolo a tradurre dalle immagini il
pensiero attivo dell’artista: la delusione e l’insicurezza politica del tempo, la crudezza
della guerra, ecc.

Per ultimo è analizzabile il Suprematismo di Kazimir Malevic. Nella progressiva


semplificazione dell’arte, un artista si trova dinanzi alla possibilità di suscitare concetti,
pensieri e idee, solo con elementi di base, pure forme geometriche; riuscendo a liberare,
appunto, la forma suprema di arte. Quindi il Suprematismo si prefigura come non
rappresentativa, poiché ignora intenzionalmente le forme della realtà sensibile,
raggiungendo una “completezza” senza l’aiuto di rappresentazioni messe in relazione con
la natura, ma solo con la presenza di pure masse pittoriche “essenziali”. In questo modo
cosa si ritroverà lo spettatore? Chiunque ponga attenzione all’opera è automaticamente
portato a cercare il “vero”, il puro concetto che è all’interno; purtroppo, però, il linguaggio
che usa l’artista è un linguaggio povero di “appigli” semantici, e povero di aiuti alla
comprensione, che costringono l’audience ad essere composta da persone colte nel “nuovo
realismo pittorico”, per niente a digiuno di concetti astratti, e abili nell’individuare il
“totale privo di oggetto.

Forse prima di concludere il paragrafo sarebbe giusto dare un’ ultima occhiata ad un altro
stile che ha fatto la storia: il Cubismo. Il Cubismo è un movimento che desidera porre la
natura e la pittura, sullo stesso piano e non la seconda un imitazione della prima (nel caso
dell’arte classica); quindi lo scopo dell’ artista è quello di ricostruire una realtà diversa da
quella che conosciamo, ancora più vera della realtà stessa e delle sue imitazioni; infatti,
l’uso della multipla percezione dell’oggetto in tutti i possibili punti di vista è molto più
vera di una rappresentazione “di parte”, ovvero di un solo punto prospettico. Quindi che
cosa viene offerto allo spettatore? Gli verrà offerta una visione totale e completa del
soggetto proposto, riuscendo, nel caotico marasma di forme, a risultare più vero del vero;
lasciando la libertà di scegliere cosa vedere del tutto, con la obbligata presenza del tutto.

Paragrafo quarto: Possibile percorso di esame.

Tema: Eros e femminilità

Arte: Confronto con “Aha oe feii?” di Gauguin con “Pubertà” di Munch, sulla
rappresentazione dell’eros.

Italiano: Diatriba tra le concezioni di donna tra D’Annunzio e Pascoli.

Inglese: “Dubliners”, Eveline vs. Molly.

Greco: La donna “rubata” o “fedele”? Diverse ipotesi sulla Medea di Apollonio Rodio e
Euripide

Latino: La donna “colpevole”: Analisi del punto di vista di un filosofo stoico quale Seneca

Filosofia: “Spina nelle carni” di Soren Kierkegaard: La donna “Sessualmente necessaria” o


“Moralmente redentrice”?