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1.

FONTI DEL DIRITTO TRIBUTARIO


Le fonti del diritto tributario si dividono in:
1. Fonti del diritto costituzionale (artt. 23, 53, 75, 81);
2. Leggi ordinarie (leggi tributarie);
3. Fonti regionali, internazionali, comunitarie;
4. Leggi e circolari interpretative;

1. LA COSTITUZIONE
Prima fonte del diritto tributario è la costituzione. Le norme che lo
interessano sono:
- Art. 23:
‘Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se
non in base alla legge.’

- Art. 53:
‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro
capacità contributiva. Il sistema tributario è conformato ai criteri di
progressività.’
Capacità contributiva riguarda tutti coloro che entrano in rapporto con
servizi pubblici italiani. È il parametro di misura dei tributi.
Principio di prossimità significa che l’aliquota aumenta più che
proporzionalmente all’aumentare del reddito; si attiva creando aliquote
crescenti per scaglioni di reddito.

- Art. 75 comma 2:
‘Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, o di
amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali.’

- Art. 81 comma 3:
‘Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi
tributi e nuove spese.’

2. LEGGI TRIBUTARIE (LEGGI ORDINARIE)


Non esiste un codice tributario, ma un insieme scoordinato di leggi e
provvedimenti aventi forza di legge.
Le più importanti sono:
- Lo statuto del contribuente, legge n° 212/2000;
- Testo unico delle imposte sui redditi, d.p.r. n° 917/1986;
- D.p.r. n° 600/1973 in materia di accertamento delle imposte sui redditi;
- D. lgs. n° 546/1992 sul contenzioso tributario;

3. FONTI REGIONALI, INTERNAZIONALI (E COMUNITARIE)


- Fonti regionali:
Rispettando la riserva di legge dell’art. 23; anche le leggi in virtù
dell’art.117, la potestà legislativa in materia tributaria è abbastanza
ampia, infatti la norma costituzionale riserva alla legislazione concorrente
di stato e regione il solo coordinamento del sistema tributario, lasciando
alle regioni ampi margini fi iniziativa in materia.
La potestà legislativa in materia tributaria da parte delle regioni è stata
finora esercitata con molta parsimonia, per ragioni politiche, per
l’impatto tendenzialmente negativo che ha in termini elettorali, regionali,
l’adozione e l’introduzione di nuovi tributi.

- Fonti internazionali:
Si tratta di due categorie di norme, le convenzioni internazionali e i
trattati comunitari:
1. Convenzioni internazionali:
Possono stabilire i principi generali rafforzando così le garanzie della
costituzione, oppure possono contenere norme di dettaglio. Le norme
delle convenzioni diventano efficaci nell’ordinamento per effetto delle
leggi di ratifica.

2. Trattati comunitari:
Contengono disposizioni che non riguardano direttamente il diritto
tributario, ma possono investirlo direttamente tramite tali principi:
- Principio di non discriminazione in base alla nazionalità;
- Libertà di stabilimento;
- Principio di proporzionalità;

4. LEGGI E CIRCOLARI INTERPRETATIVE


- Leggi interpretative:
Hanno per fine la determinazione del significato di una legge precedente.
Il problema di tali leggi è che attraverso una nuova disposizione che
interpreti la disposizione precedente si può assegnare a questa un
significato del tutto nuovo, imprevedibile e che potrebbe portare ad
eludere il divieto di retroattività della legge tributaria.
In merito la corte costituzionale ha dato due interpretazioni:
1. Leggi pseudo-interpretative sono legittime se sussistono i presupposti);
2. Leggi pseudo-interpretative sono costituzionalmente illegittime;

- Circolari interpretative:
Sono emanate dall’autorità amministrativa e volte a indirizzare
l’interpretazione della legge da parte dei funzionari e impiegati.
Non sono fonti del diritto, ma fonti di conoscenza dell’interpretazione che
del diritto darà la pubblica amministrazione.
Mentre il regolamento vincola il contribuente, l’ufficio e il giudice, la
circolare vincola solo l’ufficio.

2. CAPACITÀ CONTRIBUTIVA (ART. 53)


- Art. 53:
‘Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro
capacità contributiva. Il sistema tributario è conformato ai criteri di
progressività.’
Capacità contributiva è il parametro di misura dei tributi e riguarda tutti
coloro che entrano in rapporto con servizi pubblici italiani, cittadini e non,
residenti e non.
Principio di prossimità significa che l’aliquota aumenta più che
proporzionalmente all’aumentare del reddito; si attiva creando aliquote
crescenti per scaglioni di reddito.

3. ART. 23 E DEFINIZIONE DI PRESTAZIONE


Per ‘prestazione’ si intende “un fare”, “un dare” o “un permettere”. Al
diritto finanziario e tributario interessano della norma dell’art. 23 solo le
Prestazioni Patrimoniali Imposte (PPI).
- ART. 23:
‘Nessuna prestazione patrimoniale o personale può essere imposta, se
non in base alla legge.’
Per PPI si intende un’obbligazione di dare o permettere, materiale e non
personale, suscettibile di valutazione economica. Non sono PPI le
prestazioni “di fare”.
La PPI non è frutto di una scelta libera del soggetto attivo, ma
dell’esercizio di una potestà del soggetto attivo, come un tributo o un
atto amministrativo. In questo caso si ha quindi ‘soggezione formale’.
Si può avere però un’imposizione anche solo in senso sostanziale
(soggezione sostanziale), cioè quando il soggetto passivo è costretto a
subire una PPI non per via di una soggezione giuridica, ma perché non ha
libertà di scelta [es. monopolio].

4. DEFINIZIONE E CATEGORIE DEL TRIBUTO


- TRIBUTO: è una specie all’interno dei vari generi di PPI. Sul piano
strutturale il tributo ha una prima caratteristica comune con le PPI:
si tratta sempre di un’obbligazione la cui fonte non è un negozio giuridico.
Quindi la fonte dell’obbligo non può mai essere un contratto, questo però
non significa che il tributo, a volte, non possa averlo come oggetto e
presupposto [es. compravendita immobiliare].
Tale caratteristica strutturale non volontaria, non basta ad identificare il
tributo, poiché non è sua esclusiva.
Per distinguerli dalle altre PPI occorre utilizzare due criteri aggiuntivi,
alternativi, cumulativi (descrittivo e funzionale):
- Criterio Descrittivo:
Il tributo è una PPI di fonte non negoziale che rientra in una di queste
categorie:
1. IMPOSTA
2. TASSA
3. CONTRIBUTO SPECIALE
4. MONOPOLIO
1. IMPOSTA:
La sua caratteristica fondamentale è quella di essere un prelievo coattivo
che serve per finanziare la spesa pubblica (senza alcun collegamento
diretto con la fruizione o l’uso di un determinato servizio da parte
dell’obbligato) [es. canone RAI].
È generalmente applicato al reddito, al patrimonio e ai consumi (IVA) [es.
sanità e difesa, servizi pubblici indivisibili].

2. TASSA:
È il tributo riscosso in collegamento con la fruizione di un singolo servizio
da parte dell’obbligato.
Si differenzia dalle imposte proprio per il collegamento diretto con la
fruizione di uno specifico bene o servizio, chi non ne fruisce non è tenuto
a pagare la tassa [es. tasse universitarie, principio del beneficio
individuale applicabile ai servizi pubblici divisibili].

3. CONTRIBUTI SPECIALI:
Il contributo speciale è una via di mezza tra imposte e tasse perché viene
riscosso, come la tassa, in relazione alla fruizione di un servizio pubblico;
ma quel servizio ha carattere di non divisibilità come le imposte [es.
bonifica di uno specifico territorio].

4.MONOPOLIO:
Si ha quando un servizio/bene è fornito dallo stato in regime di
monopolio. Può essere venduto a prezzo di mercato (quando si tratta di
beni non di prima necessità) oppure su questo può essere aggiunto un
margine ulteriore, ovvero un plus di natura tributaria [prezzo = costo di
produzione + lucro + prelievo tributario].

- Criterio Funzionale:
Un altro criterio per differenziare la categoria dei tributi, è quello del
criterio funzionale; che può avere una formulazione in ‘positivo’ o in
‘negativo’.
- Positivo:
Il tributo è una prestazione richiesta in adempimento di doveri di
solidarietà, applicandone il principio espresso dall’art. 2.
- Negativo:
I tributi:
1. non sono prezzi che corrispondono a logiche di mercato (corrispettivo);
2. non sono una punizione e non tendono a rimediare o reagire a sanzioni
(violazioni dell’ordinamento);
3. non sono corrispettivi riscossi in regime di prezzo amministrativo
(prezzi pubblici);

5. STRUTTURA DEL TRIBUTO


- Presupposto, Oggetto, Base imponibile e Aliquota
Il diritto è sempre costituito da effetti giuridici correlati ai fatti, la norma
ha il compito di stabilire quale effetto consegue ad una certa fattispecie.
Nel diritto tributario la ‘fattispecie’ è la ricchezza, ovvero la capacità
contributiva in tutte le forme, mentre l’effetto giuridico è l’obbligo di
pagare.
La ‘fattispecie’ impositiva del diritto tributario è la ricchezza (capacità
contributiva); essa è il ‘presupposto’ del tributo.
- Il ‘presupposto’ è il fatto (fattispecie) giuridico che determina il sorgere
dell’obbligazione tributaria. Le fattispecie giuridiche in presenza delle
quali scatta l’obbligo di pagare il tributo sono:
- per IRPEF la percezione sul reddito;
- per IVA la cessione di beni o la prestazione di servizi;
- per ICI il diritto reale sull’immobile;

Si distingue dal ‘presupposto’, l’oggetto dell’imposta.


- Per ‘oggetto’ del tributo si intende il tipo di ricchezza in senso
economico inciso dal tributo, essa è una nozione economica.
L’oggetto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) è il
reddito, mentre il suo presupposto è quell’insieme di fatti descritti dalle
singole norme del tesoro unico sulle imposte dei redditi.
Il presupposto va distinto dalla base imponibile e l’aliquota.
- La ‘base imponibile’ è l’espressione quantitativa del presupposto, il
presupposto misurato, la qualità di ricchezza normalmente espressa in
valori monetari su cui viene effettivamente calcolato il tributo.
Il tasso è il valore che si applica alla base imponibile per ottenere
l’imposta. Esso può essere a valore fisso ovvero un ammontare stabilito in
via assoluta e slegato dall’importo della base imponibile; oppure
un’aliquota (una frazione di base imponibile). Per comodità l’aliquota si
esprime in %.

6. TIPI DI TRIBUTI
Si possono tracciare diverse classificazioni dei tributi in generale sulla
base del presupposto, dell’oggetto, della base imponibile o dell’aliquota.
Principalmente possono essere divise in imposte fisse e variabili.
1. Imposte fisse: sono imposte dovute in un ammontare fisso a
prescindere dalla ricchezza, dal reddito, dal prezzo, ecc.

- Tributi istantanei:
Quando il presupposto è un fatto istantaneo [es. saldo di un conto
corrente];

- Tributi periodici:
Quando la ricchezza viene misurata nell’unità di tempo [es. imposta sui
redditi];

2. Le imposte variabili: variano al variare della base imponibile. Le


imposte variabili possono essere:

- Imposte proporzionali:
Se l’aliquota rimane costante indipendentemente dal variare della base
imponibile.
[1000;100 2000;200 3000;30];

- Imposte progressive:
Se l’aliquota cresce al crescere della base imponibile. Tende a realizzare il
principio di giustizia, nel modo ritenuto più opportuno. Ma mano a mano
che la progressività aumenta, da vita ad un possibile ‘effetto
disincentivante’ [es. lavorare meno per pagare meno imposte; spostare il
capitale su un territorio nel quale spende meno di imposte];
[1000;100 (10%) 2000;240 (12%) 3000;450 (15%)];

- Imposte regressive:
Se l’aliquota diminuisce al crescere della base imponibile.
Le imposte regressive sono contrarie ad ogni principio di giustizia
tributaria. Infatti, tali imposte, non sono normalmente presenti nei
sistemi tributari. Tuttavia le imposte sui consumi dei beni di prima
necessità si rivelano essere delle imposte regressive in quanto gravano, in
proporzione, più sulle classi sociali meno abbienti che sui ricchi.
[1000;100 (10%) 2000;160 (8%) 3000;180 (6%)];

Il metodo più diffuso per applicare la progressività, è la progressività a


scaglioni: la base imponibile viene suddivisa in porzioni si applica una
diversa aliquota.

7. IMPOSTE DIRETTE E INDIRETTE


Si possono tracciare diverse classificazioni delle imposte in particolare
sulla base del presupposto, dell’oggetto, della base imponibile o
dell’aliquota.
1. Un’imposta è diretta quando come presupposto ha dei fatti
immediatamente rappresentativi di capacità economica.
Sono le imposte che hanno come presupposto la manifestazione diretta e
immediata di ricchezza consistente nel conseguimento di redditi o nel
possesso di un patrimonio. Possono avere per oggetto il reddito o il
patrimonio, e possono essere:
- reali: colpiscono la ricchezza in sé [es. IRPEF, IRES, IRAP];
- personali: colpiscono la ricchezza tenendo conto delle condizioni
personali e familiari del soggetto;

2. Le imposte indirette sono tutte altre: hanno ad oggetto fatti non


immediatamente costituenti ricchezza [es. consumo].
Sono quelle che colpiscono atti che rilevano la capacità contributiva del
soggetto [es. IVA, imposte sui fabbricati, imposte sul trasferimento del
patrimonio].

8. SOGGETTO ATTIVO E PASSIVO + DOMICILIO FISCALE


Le parti del diritto tributario sono:
- Il creditore (stato ed enti pubblici, soggetto attivo);
- Il debitore (contribuente, soggetto passivo);

- SOGGETTO ATTIVO
Il soggetto attivo più è lo stato:
1. Ministero dell’economia e delle finanze, che esercita funzioni di
indirizzo politico;
2. Agenzie (enti pubblici dotati di autonomia) che rappresentano
l’apparato organizzativo per l’amministrazione dei tributi.
Le agenzie sono quattro:
- Agenzia delle entrate; competenza tributaria generale sui principali
tributi [imposte sui redditi, IVA];

- Agenzia delle dogane; problemi legati ai dazi doganali;

- Agenzia del territorio; che gestisce il catasto;

- Agenzia del demanio; che gestisce i beni pubblici e non può essere
direttamente riferibile al diritto tributario.

- SOGGETTO PASSIVO
I soggetti passivi sono rappresentati da: persone fisiche, persone
giuridiche in senso stretto (associazioni non riconosciute, partiti politici,
sindacati). Ogni soggetto passivo deve possedere:
1. codice fiscale: espressione alfa numerica servente all’identificazione del
soggetto, viene dato nel momento della nascita e serve anche per i
rapporti fiscali;
2. domicilio fiscale: punto di collocamento del soggetto sul territorio dello
stato. Esso ha una doppia funzione:
- luogo delle notifiche in caso di accertamento tributario;
- individuazione dell’ufficio delle entrate locali competente del territorio;

Il domicilio fiscale si individua tramite:


1. soggetti residenti in Italia:
- persone fisiche luogo in cui il soggetto è iscritto all’anagrafe;
- enti ubicazione della sede legale;
2. soggetti non residenti in Italia:
Il domicilio coincide con il luogo in cui si è prodotto il reddito.

9. OBBLIGAZIONI PLURISOGGETTIVE E SOLIDARIETÀ


La presenza di più soggetti può innestarsi nelle varie fasi della procedura
di applicazione delle imposte determinando problemi derivanti dalla
presenza di più soggetti nella fase di dichiarazione, di accertamento, di
giudizio. Esistono due tipi di rapporti plurisoggettivi:
- Rapporto plurisoggettivo attivo: è un’ipotesi molto marginale perché di
solito c’è un solo organo impositore;

- Rapporto plurisoggettivo passivo: ipotesi molto più frequente rispetto a


quella attiva che da vita a vari concetti:
1. solidarietà tributaria passiva:
dove vi sono più soggetti obbligati insieme alla stessa prestazione; il
creditore può chiedere l’adempimento per intero a uno qualsiasi degli
obbligati solidali e il pagamento da parte di uno libera tutti.

2. solidarietà paritetica:
è considerato un vincolo di solidarietà nei confronti di più debitori ai quali
tutti è riferibile il presupposto del tributo;

3. solidarietà dipendente (responsabilità d’imposta):


il legislatore tributario ha unito con un vincolo di solidarietà per il
pagamento del tributo.

La differenza tra i vari concetti non è rilevabile nei rapporti esterni con il
fisco, ma nei rapporti interni tra condebitori.
Il diritto limitatamente alla porzione del debito spettante a ciascuno, se
non specificato, le quote di spettanza tra i vari condebitori sono uguali.
Le obbligazioni solidali prevedono una fase istruttoria seguita poi da un
provvedimento. All'eventuale fase di accertamento segue la fase di
riscossione (cartella esattoriale).
Le obbligazioni solidali prevedono un grande vantaggio per i creditori. In
passato si riteneva che se l'atto di accertamento era pervenuto ad uno
dei co-obbligati, allora anche gli altri ne erano a conoscenza. Questo però
ha leso molto il diritto alla difesa dei debitori; infatti dal momento in cui si
riceveva la notifica cominciava a decorrere il termine di 60 giorni per
poter impugnare. Questo principio detto ‘supersolidarietà tributaria’ è
stato ritenuto in seguito incostituzionale. Questa dichiarazione ha fatto si
che per procedere nei confronti dei co-obbligati bisogna procedere
individualmente, ma questo crea il rischio di avere sorti diverse da ogni
co-obbligato (problemi di difformità).

10. SOSTITUTO D’IMPOSTA E RESPONSABILE D’IMPOSTA


Per sostituzione intendiamo quella situazione in cui accanto al soggetto
debitore d'imposta viene collocato un altro soggetto debitore d'imposta.
Il sostituto d’imposta è quindi quel soggetto diverso dal portatore di
capacità contributiva che è tenuto a pagare il tributo.
Questo garantisce il grande successo della ritenuta. Le ritenute possono
poi dividersi a titolo d'imposta e a titolo di acconto.
Importante è capire la differenza tra il responsabile d'imposta e il
sostituto d'imposta:
- Il sostituto d'imposta è colui che è tenuto in luogo di altri al pagamento
dell'imposta;
- Il responsabile d'imposta è colui che è tenuto insieme ad altri al
pagamento dell'imposta;
Entrambi i soggetti non sono titolari dell'imposta, ma il sostituto
d'imposta non è completamente sganciato dal rapporto che si crea.
Altra differenza riguarda la rivalsa: il sostituto è obbligato ad effettuare la
rivalsa (perché al lavoratore non si può versare il lordo, ma la somma già
detratta), il responsabile d'imposta ha, invece, la facoltà di rivalsa.
11. RITENUTA
La ritenuta è un metodo di riscossione dei tributi previsto
dall'ordinamento italiano. Il soggetto erogatore di una somma (sostituto
d’imposta), nei casi previsti dalla legge, deve trattenere (ritenere)
l'imposta sul compenso e versarla allo Stato al posto del reale
contribuente (percettore). Nel caso le ritenute siano a titolo definitivo,
vengono denominate a titolo d'imposta; in caso contrario vanno sottratte
dal pagamento dell'imposta vera e propria per evitare di pagarla due
volte. In questo caso prendono il nome di ritenute a titolo d'acconto.
La dottrina è solita identificare un terzo tipo di ritenuta, la ritenuta
diretta. Questa viene prelevata dallo Stato sui redditi corrisposti ai propri
creditori [es. dipendenti pubblici].
Si parla in questi casi di una forma di «compensazione» fra l’obbligazione
d’imposta ed il credito del contribuente.

- La ritenuta a titolo d’imposta (anche qualificata come sostituzione


propria) estingue il rapporto tributario; pertanto con il pagamento della
ritenuta l’ente impositore non può rivolgersi in alcun modo al sostituito
poiché il rapporto tributario si è esaurito definitivamente.
In particolare, la sostituzione a titolo di imposta comporta l’applicazione
di una aliquota fissa su un determinato provento che in tal modo viene
sottratto dal reddito complessivo del percipiente.
Nella ritenuta a titolo d’imposta, la rivalsa è obbligatoria e non costituisce
quindi un mero diritto, ma un vero e proprio obbligo.

Ipotesi patologie ritenuta a titolo d’imposta:


1. Ritenuta effettuata ma non versata: Il sostituto (B) può essere
sanzionato per omesso versamento ed è tenuto al versamento di quanto
trattenuto in favore dell’erario. Il sostituito (A) è da ritenersi estraneo.

2. Ritenuta non effettuata ma versata: Avviene il versamento al sostituto


(B), ma saranno applicate sanzioni per l’omesso obbligo di effettuare la
ritenuta in capo al sostituito (A). Il sostituto (B) può in qualsiasi momento
recuperare in capo al sostituito (A) le somme versate all’erario e relative
al presupposto d’imposta da quest’ultimo maturate.
3. Ritenuta non effettuata ne versata: Il sostituito (A) è obbligato in solido
con il sostituto (B) per le imposte, interessi e sanzioni relative a redditi sui
quali esso non ha operato ne versato le ritenute ed ha diritto ad
intervenire nel procedimento giudiziale incardinato dal sostituito (A) per
far valere esenzioni od esclusioni.
4. Nel caso in cui il sostituito (A) dovesse pagare in via autonoma, è da
escludere che possa rivalersi nei confronti del sostituto (B).

- La ritenuta a titolo d’acconto (anche qualificata come sostituzione


impropria) non esaurisce il rapporto tributario ed il sostituito è tenuto a
presentare una dichiarazione tributaria che contempli la fattispecie
oggetto di ritenuta.
La ritenuta subita costituisce un mero acconto del debito dovuto dal
contribuente, con conseguente obbligo di conguaglio (ovvero di
rimborso) in relazione all’obbligazione finale di imposta che risulterà dalla
dichiarazione tributaria. Tale meccanismo non modifica la struttura di
fondo del tributo, lasciando inalterati i criteri di calcolo dell’imposta finale
(che saranno applicati direttamente dal contribuente in sede di
dichiarazione) trattandosi di una forma di riscossione anticipata.
Il sostituito è quindi chiamato a dichiarare il reddito oggetto di ritenuta,
includendolo nel reddito complessivo, ed a calcolare la corrispondente
imposta, di cui la ritenuta operata costituisce di fatto un mero acconto.

Ipotesi patologie ritenuta a titolo d’acconto


1. Ritenuta effettuata ma non versata: il fisco è legittimato ad agire nei
soli confronti del sostituto (B).

2. Ritenuta non effettuata ma versata: Come per la ritenuta a titolo


d’imposta, avviene il versamento al sostituto (B), ma saranno applicate
sanzioni per l’omesso obbligo di effettuare la ritenuta in capo al sostituito
(A). Il sostituto (B) può in qualsiasi momento recuperare in capo al
sostituito (A) le somme versate all’erario e relative al presupposto
d’imposta da quest’ultimo maturate.

3. Ritenuta non effettuata ne versata: Troviamo due sub ipotesi;


- Nel caso in cui il sostituito (A) dichiari i relativi redditi e versi l’imposta
dovuta, il sostituto (B) potrà essere sanzionato per la mancata
effettuazione della ritenuta;

- Nel caso in cui sostituito (A) non dichiari i relativi redditi ne versi quanto
dovuto, il fisco è legittimato ad agire nei confronti di entrambi i soggetti.

12. PROCEDIMENTO TRIBUTARIO + DICHIARAZIONE


Il procedimento tributario è una successione coordinata di atti, ciascuno
dei quali di norma ne presuppone altri ed è presupposto di quelli
successivi.
Tutti i procedimenti amministrativi e tributari si compongono in tre fasi:
1. Iniziativa:
ossia la fase da cui trae origine il procedimento e che nel diritto tributario
spetta di norma agli uffici; fa eccezione il procedimento di rimborso, che
inizia d’ordinario su istanza del contribuente.

2. Istruttoria.
Ossia la fase del procedimento tesa ad accertare qual è l’assetto di fatto e
di diritto su cui si deve intervenire. Ha contenuto molto variabile,
dipendendo essi non solo dal tipo di tributo, ma soprattutto dal
comportamento del contribuente. Nel caso in cui egli presenti la
dichiarazione, l’attività degli uffici può limitarsi al mero riscontro della
correttezza formale del contenuto di essa, ovvero spingersi all’esercizio di
ulteriori poteri.

3. Decisione:
ossia la fase del procedimento dove si determina il contenuto del
provvedimento, e si chiama di norma: ‘avviso o atto di accertamento del
tributo’.

La struttura del procedimento tributario è:


- Il contribuente si auto denuncia, presentando una dichiarazione della
sua ricchezza all’amministrazione finanziaria;
- L’amministrazione finanziaria procede al controllo, ovvero verifica se
essa è corretta e solo se emergono irregolarità si emette un avviso di
accertamento;

- I principi del procedimento di accertamento tributario:


1. Buona fede;
2. Tutela dell’affidamento;
3. Contraddittorio,

1. Buona fede:
Il c.c. distingue tra buona fede soggettiva e buona fede oggettiva. La
soggettiva è la convinzione di comportarsi secondo il proprio diritto.
L’oggettiva è il comportarsi correttamente. Un’applicazione del principio
della buona fede è la tutela dell’affidamento.

2. Tutela dell’affidamento:
Significa che viene a vario modo sanzionato il comportamento di chi non
rispetta la legittima aspettativa altrui, ovvero, che la ragionevole
convinzione che un soggetto si forma comportandosi diligentemente,
trova qualche riconoscimento giuridico, anche se tale convinzione è
errata.
Applicazione di tale principio nel diritto tributario: se il contribuente ha
chiesto precise indicazioni agli uffici, e alle stesse si è diligentemente
attenuto, il fisco non potrà avanzare delle pretese che contraddicano la
condotta se l’amministratore in una circolare indica una certa
interpretazione di una disposizione tributaria e il contribuente vi si
attiene; l’eventuale mutamento di orientamento dell’amministrazione
finanziaria non può pregiudicare il contribuente.
Quindi questo si troverà in una condizione di legittimo affidamento.

3. Principio del contraddittorio


Esso indica la doverosità del contraddittorio tra l’amministrazione e il
provato. All’interno del procedimento amministrativo tributario, ossia che
prima di procedere, sia interpellato l’interessato.
- Dichiarazione dei redditi
È il primo atto del procedimento tributario, ed è a carico del
contribuente. Il procedimento tributario inizia con un atto del
contribuente che si auto segnala. La dichiarazione dei redditi è l’atto
mediante il quale il contribuente fornisce all’amministrazione tutte le
informazioni necessarie e utili per determinare l’importo delle imposte
sui redditi dovute. Va presentata da coloro che hanno prodotto dei
redditi (i soggetti a cui viene affidata la tenuta delle scritture contabili
devono presentare la dichiarazione ogni anno).
Se si tratta di soggetti che hanno percepito dei redditi esenti, (infatti i
contribuenti che posseggono solo redditi da lavoro dipendente ed
eventualmente la prima casa) allora sono destinati ad un regime
semplificato.
La dichiarazione dei redditi contiene tutti gli elementi attivi e passivi che
concorrono alla determinazione del reddito complessivo del
contribuente.

13. PROCESSO TRIBUTARIO


Oggi tutte le controversie tributarie sono devolute ad una giurisprudenza
speciale, ovvero la commissione tributaria. Il giudice dinanzi la
commissione tributaria, si articola in 2 gradi:
1. Commissioni tributarie provinciali (giudice di 1° grado)
2. Commissioni tributarie regionali (giudice di 2° grado)
(3. Corte di cassazione, 3° grado)

- Oggetto
La giurisdizione e la competenza sono entrambi metodi della suddivisione
del potere, ma mentre la giurisdizione è la regola di distribuzione del
potere da un complesso di giudici, la competenza è la ripartizione del
potere all'interno del complesso dei giudici. L’oggetto della controversia
sono quelli relativi a tutti i tributi di ogni genere; ma non tutti i tipi di
controversie possono essere proposti.
È esclusa la possibilità di agire davanti al giudice tributario, non solo per
quelle in materia esecutiva, ma anche per la possibilità di fare liti di mero
accertamento. Non si può fare un’azione davanti al giudice tributario
semplicemente perché venga accertato in astratto se è dovuto o meno un
tributo. Perché si possa introdurre una lite fiscale è necessario che ci sia
già un provvedimento; ossia, i giudici tributari possono essere aditi
soltanto, di regola, per impugnare un provvedimento

- Competenza territoriale
La commissione tributaria provinciale ha sede nei capoluoghi di provincia
di ciascuna regione (per le sezioni più popolose sono previste delle sezioni
staccate, localizzate in città diverse dai capoluoghi).
Ruolo di tale commissione è quella di giudicare i ricorsi proposti per
l’annullamento dei provvedimenti impositivi, emessi dagli uffici ed enti
[es. agenzia delle entrate, del demanio, ecc.] aventi sede all’interno della
circoscrizione.
La commissione tributaria regionale ha sede presso la città capoluogo di
regione, anche se è prevista la possibilità, come nel caso di quelle
provinciali, di costituire delle sedi distaccate. Ruolo di tale commissione è
quello di essere competente per le impugnazioni avverso le decisioni
delle commissioni tributarie provinciali.

- Contenuto del ricorso


L’atto introduttivo del giudice tributario è il ricorso; questo va notificato
entro 60 giorni da quando il contribuente riceve la notifica dell'avviso di
accertamento. Dopo che è stato notificato partono i 30 giorni per il
deposito nella segreteria tributaria a pena di decadenza. Viene fissata, di
regola, una sola udienza e 20 giorni prima di questa data si possono
depositare documenti. Dieci giorni (liberi, compreso il primo e l'ultimo)
prima dell'udienza si possono presentare le memorie. Nell'udienza la
parola spetta al relatore, poi intervengono le parti e i giudici si ritirano per
deliberare. Inizia sempre per volontà del contribuente.
A pena di nullità, il ricorso deve contenere:

1. L’indicazione della commissione tributaria adita,

2. Le generalità del contribuente e del suo difensore;

3. L’individuazione dell’atto impugnato e del soggetto che lo ha emesso;


4. L’esposizione dei fatti che hanno condotto alla lite e i motivi addotti dal
contribuente a fondamento delle domande che vanno esplicitate;

5. La sottoscrizione del ricorrente e del suo difensore;


Il ricorso è di fatto inammissibile se manca anche solo uno degli elementi.

- Poteri
1. possibilità di costituirsi (una volta ricevuta la notifica). Qui non vi è un
obbligo di costituirsi in giudizio, ma ovviamente conviene per difendersi.
Si costituisce in giudizio presentando le controdeduzioni;

2. La proposizione del ricorso non sospende l'avviso di accertamento (1/3


del tributo va comunque versato). Il ricorrente può però richiedere la
sospensione del pagamento totale del tributo (domanda cautelare).
Nel caso dell'istanza cautelare i presupposti sono quelli di ogni
provvedimento cautelare, deve sussistere:
- Il ‘fumus bonis iuri’ (verosimiglianza di ragione);
- Il ‘periculum in mora’ (dimostrare che se fosse obbligato a pagare 1/3 ne
subirebbe un danno grave e irreparabile).

14. DIFFERENZA TRA EVASIONE ED ELUSIONE


Differenza tra:
- Evadere un tributo, che significa violare un dovere (si ha l’obbligo di
pagare e non si paga) ovvero il mancato adempimento dell’obbligazione
di pagare le tasse;
- Eludere un tributo, significa aggirare l’obbligo di pagare, ovvero
l’aggiramento di una posizione rispettandone la forma ma non
seguendone il principio.
Mentre nel diritto penale tutto ciò che non è tassativamente vietato, non
è punibile, nel diritto tributario l’esigenza di tassatività impedisce il
ricorso sistematico all’analogia; ma non esclude l’ammissibilità di qualche
correttivo legale alla tendenza del contribuente a sfruttare le imperfezioni
della legge.
15. RICAVI, COSTI E RIMANENZE
- I ricavi sono i proventi che si ottengono vendendo beni e servizi alla cui
produzione e scambio è dedicata l'attività dell'impresa. I ricavi vengono
determinati sommando tutti i proventi che si sono ottenuti dalla vendita
della merce. I ricavi sono considerati per masse, ovvero si contabilizzano
tutti i ricavi insieme (non segni il ricavo di una sola pizza).

- I costi sono la somma dei prezzi che ho dovuto pagare per dare vita
all'attività produttiva. Per misurare la ricchezza prodotta non bisogna
fermarsi a sottrarre tutti i costi dai ricavi. [es. se produco 10 trapani ma
ne vendo solo 5 cosa faccio? Conto i costi anche di quelli non venduti?
Si, perché se deduco tutti i costi sostenuti nell'esercizio devo anche
considerare tutti i beni che ho prodotto nell'esercizio].

- Le rimanenze sono i beni rimasti invenduti in magazzino. Per misurare


quanto è stata la produzione di una attività devo tenere conto dei ricavi,
dei costi e delle rimanenze finali (merci rimaste in magazzino alla fine
dell'anno). Per calcolare l'ammonto delle rimanenze finali, Il valore si
ottiene dividendo i costi totali per il numero di beni che ho prodotto (sia
venduti che in magazzino). Con questa operazione si ottiene il costo di
ogni singolo pezzo; e il valore corrisponderà a quello che verrà attribuito
alle rimanenze.

16. IVA (+ RIVALSA)


L'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) è un’imposta sui consumi, ed è un
indizio di capacità contributiva. L'imposta sui consumi come L'IVA è
un’imposta indiretta che viene applicata in fase di produzione e scambio
di un bene o di un servizio.
In tutta Europa si applica un’imposta sul consumo detta plurifase (perché
si applica a tutti i passaggi) e neutrale (perché pagata solo dal
consumatore) sui passaggi intermedi. Lo si fa per tenere d'occhio lo
spostamento della merce. Supponiamo per esempio che il soggetto riesca
a produrre magicamente un prodotto senza avere costi, e che dopo
averlo prodotto lo vuole vendere. Nel momento in cui deve vendere il
prodotto deve applicare l'imposta sui consumi. Quindi il soggetto metterà
come prezzo finale, la somma del prezzo (senza imposta) più l’imposta.
Questa operazione si chiama rivalsa (ci si fa pagare l'imposta). Quindi Il
soggetto (grossista) che ha acquistato i prodotti, decide di rivenderli, e
quando deve decidere il prezzo aggiunge l'imposta come è stato fatto dal
produttore (rivalsa). Il grossista però ha già pagato parte dell'imposta
quando ha acquistato il prodotto dal produttore. Il negoziante che ha
acquistato il prodotto dal grossista, lo rivenderà ad un prezzo superiore,
maggiorato dall'imposta (rivalsa). L'IVA viene aggiunta ai prezzi ed è
indifferente per i primi tre soggetti che aumentano il prezzo per non
sentirne l'imposizione. L'unico soggetto su cui grava è il consumatore che
non può effettuare la rivalsa su nessun altro soggetto. L'imposta è stata
presa da tutti i soggetti, ma effettuando la rivalsa grava solo sul
consumatore. È anche possibile che il negoziante non riesca a vendere il
prodotto, ed in questo caso se il soggetto a fine anno non ha prodotto IVA
(perché il prodotto non è stato venduto) ha diritto ad un rimborso della
somma di IVA pagata al grossista (perché è il consumatore a pagare).

Esistono alcuni casi però (previsti dalla legge), in cui l’IVA:


- Il primo caso è quello delle operazioni non imponibili (quando è difficile
identificare la nazionalità);
- il secondo caso è quello delle operazioni esenti; valido per il calcolo degli
introiti, ma non per la deduzione;
- Infine, per le operazioni escluse [es. cessioni di denaro o di crediti, valori
bollati, ecc.];

17. OPERAZIONI IMPONIBILI


Per far si che una operazione commerciale sia imponibile ai fini dell’iva,
sono obbligatori tre presupposti:
- presupposto oggettivo, deve trattarsi di un’operazione inquadrata come
cessione di beni o prestazione di servizi
- presupposto soggettivo, l’operazione deve essere realizzata
nell’esercizio d’impresa, arte o professione
- presupposto territoriale, l’operazione deve essere effettuata in Italia

Le operazioni imponibili ai fini iva sono soggette a diverse aliquote:


- 4% sui beni d prima necessità
- 5% su erbe e piante aromatiche e su alcune operazioni relative alle
cooperative sociali
- 10% aliquota intermedia
- 22% aliquota ordinaria

Le operazioni non imponibili iva sono quelle operazioni commerciali che


mancano di uno o piu requisiti previsti dalla normativa di riferimento.

Le operazioni esenti iva sono quelle operazioni che per ragioni sociali o
tecniche sono escluse dal campo di applicazione iva per esplicita
previsione normativa, tuttavia soddisfacendo tutti e 3 i presupposti iva
danno luogo al sorgere di una serie di adempimenti formali (fatturazione,
registrazione, ecc.).

Le operazioni escluse sono definite come non rilevanti in quanto non


danno luogo a obblighi particolari e on concorrono a formare il volume
d’affari.

18. ALTERNATIVITÀ TRA IVA E IMPOSTE DI REGISTRO


L’imposta di registro è alternativa all’iva. Gli atti soggetti all’IVA , infatti,
non scontano le imposte di registro, salvo quando previsto in materia di
locazione e cessione di fabbricati da imprese costruttrici.
I principi di alternatività tra iva e imposta di registro è previsto dall’art. 40
TUIR, il quale dispone che per gli atti aventi ad oggetto cessioni di beni e
prestazioni di servizi rientranti nel campo di applicazione dell’iva,
l’imposta di registro si applica in misura fissa.

L’imposta sulla registrazione degli atti ha lo scopo di fornire un’entrata


fiscale e di remunerare lo stato per il servizio che offre ai privati,
iscrivendo tali atti in un registro pubblico allo scopo di non poterne
modificare data e contenuto.
Devono essere registrati:
- Gli atti formati per iscritto nel territorio dello stato
- gli atti formati all’estero che comportano trasferimento della proprietà o
di altri diritti reali su beni immobili o aziende esistenti in Italia
- i contratti verbali di locazione o affitti di beni immobili esistenti in Italia
- i contratti di trasferimento e affitto di aziende esistenti nel territorio
dello stato e di costituzione di diritti reali di godimento sulle stesse
Si tratta di un’imposta indiretta.

19. AMMORTAMENTO + PLUSVALENZA, MINUSVALENZA


- Le quote di ammortamento sono le quote di un costo ripartito su più
anni, e questo costo è deducibile su più anni futuri.
L'ammortamento esiste per una questione di inerenza nel tempo. Per
stabilire le quote di ammortamento ci sono dei decreti ministeriali che
prevedono delle percentuali in cui esse si dividono [es. quota di
ammortamento del 10%]. Ma se al termine degli anni decidessi di
vendere il bene e guadagnassi 10 dovrei farli presenti al fisco, perché quei
10 sono un guadagno e di conseguenza va tassato.

- Questa è anche detta plusvalenza: ovvero è la differenza tra il prezzo di


rivendita di un bene e il suo valore fiscalmente riconosciuto. Il costo
fiscalmente riconosciuto è il costo originario meno le quote di
ammortamento. La stessa cosa succede se io decidessi di vendere il bene
prima che l'ammortamento sia terminato. Se invece dovessi vendere il
bene ad un valore inferiore rispetto al valore del bene stesso, darei vita
ad una minusvalenza. La minusvalenza non è altro che la quota di
ammortamento meno il prezzo a cui vendo il bene.

20. ACCANTONAMENTO
Gli accantonamenti sono delle deduzioni anticipate in vista di un costo da
sostenere in futuro. Sono possibili solo gli accantonamenti previsti dalla
legge (tassativi). Riguardo alla modalità di registrazione:
Nel conto economico deduco e anticipo come se ci fosse già stata quella
perdita. Poi ogni volta che deduco sposto quella somma di denaro su un
altro fondo del bilancio. Ci sono dei limiti precisi sull'accantonamento
massimo (non più di una percentuale dei crediti totali). Accantonamento
per il trattamento di fine rapporto è uno dei casi in cui questo è
permesso.

21. REDDITO DI CAPITALE


Sono disciplinati dall’art. 44 TUIR, che però non ne da una definizione
precisa, ma si limita ad indicare quali elementi (utili, interessi, proventi)
costituiscono tale tipo di reddito.
Secondo l’art. 44 TUIR, i redditi di capitale sono:
- interessi e altri proventi derivanti da mutui, conti correnti e depositi;

- interessi e altri proventi delle obbligazioni, altri titoli diversi dalle azioni
e dai certificati di massa;

- le rendite perpetue e le prestazioni annue perpetue degli artt. 1861 e


1869 c.c.;

- compensi per prestazioni di fideiussione;

- utili derivanti dalla partecipazione;

- proventi dalla gestione di masse patrimoniali;

- interessi derivanti dall’impiego del capitale sociale, che possono definirsi


come la ricchezza che si ottiene dall’investimento di denaro.

Vi rientrano due sottocategorie:


1. Gli interessi remunerativi di un capitale:
dove per interesse si intende la remunerazione per la restituzione di un
capitale dato a mutuo o altri titoli equivalenti, anche se pagato tutto in
una volta. (Va pagato indipendentemente da come va la società).

2. I dividendi, proventi che costituiscono remunerazione


dell’investimento:
si hanno quando il soggetto che ha bisogno di denaro non si obbliga a
pagare periodicamente gli interessi, ma si impegna a versare nei confronti
del creditore una quota di profitto dell'attività che compie con il denaro
prestato. (I dividendi dipendono da come va la società).
La tassazione dei dividendi viene applicata attraverso una tassazione
unica per tutti i soci, indipendentemente se questi sono titolari di
partecipazione qualificata o non qualificata. La ritenuta a titolo d’imposto
è pari al 26% ed è in capo alla società, quindi i soci non devono indicarli
nella dichiarazione dei redditi.

I redditi di capitale sono tassabili attraverso il criterio della cassa. Ci sono


poi delle regole che facilitano il controllo da parte del fisco, per esempio
gli interessi si considerano percepiti nel momento dovuto e
nell'ammontare pattuito.

22. REDDITO DA LAVORO DIPENDENTE


Il reddito da lavoro dipendente è definito e regolato dall’art. 49 TUIR.
Il reddito da lavoro dipendente deriva dai rapporti aventi per oggetto la
prestazione di lavoro, alle dipendenze e sotto la direzione di altri
(compreso il lavoro a domicilio in determinati casi stabiliti dalla legge).
Sono inoltre considerati redditi da lavoro dipendente le pensioni in ogni
genere e gli assegni ad esse equiparate. Vi rientra qualsiasi forma di
pagamento che il datore di lavoro fa al dipendente.
Sul piano giuridico bisogna distinguere invece tra:

- Lavoro sommerso
Lavoro dipendente svolto in modo clandestino con evasione del
pagamento di imposte e contributi previdenziali;

- Lavoro dipendente-dissimulato (mascherato)


Ovvero il lavoro similmente autonomo.

Questa seconda categoria è molto importante ai fini del recupero


dell’evasione contributiva, ma tendenzialmente poco rilevante dal punto
di vista tributario.
La prima categoria è invece importante ai fini tributari in quanto equivale
ad evasione.
23. REDDITO DA LAVORO AUTONOMO
La definizione è data dall’art. 53 TUIR, corrisponde a tutto ciò che non è
impresa a meno che non siano redditi diversi per mancanza di
determinate caratteristiche. È il reddito derivante dall’esercizio di arti e
professioni (cioè attività produttive, diverse da quelle indicate dall’art. 55
TUIR) svolte con lavoro prevalentemente proprio e senza vincoli di
subordinazione/dipendenza; purché le attività siano esercitate
abitualmente. Per determinarlo, l’operazione che si compie corrisponde
alla somma dei redditi ottenuti, che possono essere in denaro o in natura
più eventuali plusvalenze (percepiti nel periodo d’imposta). Anche qui si
applica il principio di cassa.

24. REDDITI D’IMPRESA


È disciplinato dagli artt. 55, 6 e 81 TUIR. Sono quelli derivanti
dall’esercizio d’impresa commerciale, cioè l’esercizio per professione
abituale delle attività indicate nell’art. 2195 c.c.
La disciplina del reddito d’impresa, è molto diversa dalle altre categorie di
reddito, perciò è molto importante stabilire se un provento configura nel
reddito d’impresa; per esempio alcuni proventi atipici sono imponibili
solo se conseguiti nell’attività d’impresa.
Il reddito d’impresa confina con il reddito di lavoro autonomo, infatti
condividono il carattere di autonomia, ma non quello di subordinazione.
Tra le principali ragioni per cui è importante differenziare reddito di
impresa da reddito di lavoro autonomo vi sono:
- Il lavoratore autonomo e l'impresa devono tenere due scritture
contabili diverse.
- Nel reddito del lavoro autonomo non sono imponibili tutti i tipi di
compenso nell'impresa sì.
- Il reddito di impresa non è mai assoggettato ad una trattenuta alla
fonte, il lavoratore autonomo sì.
- Il reddito di lavoro autonomo è tassato per cassa, il reddito di impresa
per competenza
- Solo per gli imprenditori sono previste forme semplificate di
documentazione dei corrispettivi

Per determinare il reddito d’impresa, vengono utilizzati due criteri:

1. Criterio soggettivo, per riconoscere il reddito d'impresa va individuato


il soggetto chi riceve il reddito. (regolato negli artt. 6, 73a, 81 e 162
TUIR);

2. Criterio oggettivo, è incentrato sulle caratteristiche oggettive delle


attività da cui deriva il provento, quando ci si trova ad una persona fisica
o un ente diverso dalle società dobbiamo guardare il tipo di attività svolta
(regolato dall’art. 5 TUIR).

Le componenti negative del reddito d’impresa sono:


- spese per prestazioni di lavoro (stipendi);
- oneri fiscali contributivi e di utilità sociale;
- minusvalenze patrimoniali;
- sopravvenienze passive:
1. mancato conseguimento di ricavi;
2. sostenimento di spese, perdite, oneri
3. la sopravvenuta insussistenza di attività iscritte in bilancio nel
precedente esercizio
- perdite, che possono riguardare beni o crediti
- ammortamenti materiali
- ammortamenti immateriali:
1. brevetti
2. marchi e avviamento
3. diritti di concessione
- spese pluriennali;
- spese incrementative (manutenzione, riparazione, ecc.);
- accantonamenti;
- interessi passivi

25. REDDITI FONDIARI


I redditi fondiari misurano la ricchezza prodotta dal possesso di beni
immobili, sono quindi redditi fondiari quelli derivanti dal possesso di
terreni e fabbricati situati nel territorio dello stato, che sono o devono
essere iscritti nel catasto dei terreni o edile urbano. I redditi immobiliari
sono i più facili da percepire perché non possono essere nascosti dal
titolare del bene.
Per determinare i redditi fondiari, si utilizza il sistema catastale attraverso
cui si calcola il ‘reddito medio ordinario ritraibile’:
- ‘medio’ perché risulta dalla media della produttività delle annate
favorevoli e negative;
- ‘ordinario’ perché misurato ipotizzando di una normale attività;
Quindi il gettito fiscale rimane sempre uguale perché determinato
attraverso una media, e questo valore si chiama ‘rendita catastale’.
Nel catasto sono quindi segnati tutti i beni immobili segnati su quel
territorio con i relativi guadagni medi ritraibili. Nel catasto non è indicato
il valore dell’immobile, ma del reddito che questo può produrre.
Il criterio utilizzato non è ne quello di cassa ne di competenza; il
meccanismo di imputazione è in base al periodo di possesso.

Il reddito fondiario è scomponibile in due categorie:


1. Reddito dei terreni; è il reddito che deriva dalle attività agricole.
Questo si scompone a sua volta in altre due categorie:

- reddito domenicale, che esprime la quota di guadagno derivante


dall'essere il proprietario di un bene;

- reddito agrario, deriva dallo sfruttamento e utilizzo agricolo del terreno;

Colui che possiede il reddito dei terreni è anche colui che è proprietario
del bene immobile. I titolari di un reddito territoriale sono sempre titolari
di un diritto reale che attribuisce un possesso o la possibilità di
godimento, a parte un’eccezione. Questa eccezione riguarda la
componente agraria perché eccezionalmente è possibile che ci sia un
proprietario della componente agraria che non è il proprietario del diritto
reale (l'affittuario). L'affittuario è colui che riceve un terreno in forza di
un contratto di usufrutto. Quindi le posizioni del reddito dei terreni sono
racchiuse tutte in un unico soggetto, ma possono essere anche scisse.

2. Reddito dei fabbricati; è il reddito che deriva dagli immobili urbani. Il


titolare del reddito è sempre il proprietario del diritto reale o
l'usufruttuario. Ma qui vi è una eccezione di un altro genere, perché
nell'ambito dei redditi dei fabbricati vi è una situazione nella quale non si
guarda al reddito medio ordinario ma al reddito effettivo. Tutte le volte
in cui il canone risulta più elevato del catasto allora risulta imponibile il
canone di locazione effettivo. Anche qui è possibile che ci sia un
proprietario che abbia attribuito l'usufrutto ad un altro soggetto e che
questo lo concede ad un terzo.
Non si considerano produttivi di reddito fondiario gli immobili relativi ad
imprese commerciali e quelli che costituiscono beni strumentali per
l’esercizio di arti e professioni.

26. REDDITI DIVERSI


I redditi diversi sono composti da tutti i redditi che non si inseriscono o
che hanno caratteri peculiari non inquadrabili nelle altre categorie. Sono
previsti dal sistema tributario dall’art. 67 TUIR.
Ci sono 3 macro categorie di redditi diversi:

1. Redditi diversi ‘veri e propri’; nei quali confluiscono altre categorie


reddituali:
- Le vincite derivanti da lotterie, concorsi, giochi a premi;
- Redditi di natura fondiaria non catastalmente determinabili (terreni in
affitto non ad uso agricolo, immobili situati in territorio italiano non
iscritti al catasto);

2. Redditi da attività occasionali; all’interno di questa categoria va fatta


un’ulteriore differenziazione in:
- Redditi derivanti da attività commerciali svolte in modo non abituale;
- Redditi derivanti da lavori autonomi non esercitati abitualmente;
- Redditi derivanti da assunzione di obblighi di ‘fare’ ‘non fare’
‘permettere’;
3. Le plusvalenze derivanti dagli investimenti immobiliari o da attività
finanziarie (incluso il trading online):
- Redditi derivanti da immobili posseduti all’estero;
- Brevetti e opere d’ingegno che generino redditi quando l’impiego
dell’opera avviene per mezzo di: eredi del brevetto o dell’opera, o
soggetti che abbiano acquistato i diritti d’autore per l’utilizzo dell’opera
stessa;
- Redditi d’affitto, usufrutto e sublocazione dei beni (mobili o immobili);
- Cessione di un’azienda da parte di eredi o donatori;
- Redditi generati dai beni concessi in godimento ai soci e ai familiari;

27. SOGGETTI PASSIVI IRES


I soggetti passivi dell’IRES sono stabiliti dall’articolo 73 del TUIR:
- società di capitali
- enti pubblici
- enti privati (diversi dalle società)
- trust residenti nel territorio dello stato che non hanno come oggetto
l’esercizio di attività commerciale
Tutti questi (eccetto società di capitali) possono anche avere come
oggetto l’esercizio di attività commerciale.

Si considerano residenti le società e gli enti che per la maggior parte del
periodo d’imposta hanno la sede legale, amministrativa o l’oggetto
principale nel territorio dello stato.
Il presupposto d’imposta è il possesso di redditi rientranti nelle categorie
previste dall’art. 6 del TUIR.
La determinazione del reddito complessivo si distingue in base alla natura
del soggetto che lo produce; il reddito complessivo è interamente
assoggettato alla categoria del reddito d’impresa (art. 81 TUIR), a meno
che non si tratti di enti non commerciali che imputano i propri redditi alle
categorie previste dall’IRPEF.

RESIDENZA IRPEF
L’art. 2 del TUIE stabilisce la soggettività passiva IRPEF del contribuente e
asserisce che sono considerati ‘soggetti passivi d’impostale persone
fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello stato’.
La residenza fiscale viene riconosciuta quando per la maggior parte del
periodo dell’anno (183 giorni) il soggetto soddisfa uno di questi requisiti:
- È iscritto nelle anagrafi della popolazione residente
- Ha fissato in Italia il proprio domicilio
- Ha stabilito in Italia la propria residenza
Per i soggetti residenti vale il principio secondo il quale devono essere
tassati in capo ad un determinato soggetto tutti i redditi percepiti,
indipendentemente dallo stato in cui sono stati prodotti.

- Domicilio è il luogo in cui la persona ha la sede principale dei propri


affari e dei propri interessi morali, familiari o sociali;
- Residenza è la permanenza stabile in un determinato luogo con
l’intenzione di rimanervi;

29. BENI RELATIVI ALL’IMPRESA, BENI MERCE E BENI


STRUMENTALI
L’art. 65 del TUIR si occupa di individuare i beni relativi all’impresa delle
società di fatto:
- i beni la cui produzione o scambio è diretta da attività d’impresa
- le materie prime e sussidiarie, semi lavorati e altri beni mobili da
impiegare nella produzione
- i beni strumentali all’esercizio d’impresa
- i crediti acquisiti nell’esercizio d’impresa
- beni presenti nell’inventario (art. 2217 cc)
- beni inseriti nel registro dei beni ammortizzabili
Sempre secondo l’art. 65 TUIR, per le società di persone si considerano
beni relativi all’impresa tutti i beni ad esse appartenenti.

I beni merce sono comprati per essere rivenduti o per essere impiegati
nei processi produttivi al fine di ottenere prodotti da cedere sul mercato.
I beni strumentali invece sono acquistati o prodotti internamente allo
scopo di supportare l’attività stessa. La loro funzione perciò è
esclusivamente di natura strumentale alla produzione.

30. SOPRAVVENIENZE ATTIVE


Vi sono due tipi di sopravvenienze: quelle in senso stretto (proprie) e
quelle in senso lato (improprie).
Vi sono delle sopravvenienze quando si verificano eventi che danno, ad
un fatto già contabilizzato, un esito diverso da quello contabilizzato.
Le sopravvenienze proprie sono eventi che modificano componenti
positive o negative di reddito che hanno già concorso alla formazione del
reddito in precedenti esercizi. Le sopravvenienze attive possono derivare:
- conseguimento di ricavi a fronte di spese, perdite od oneri dedotti o di
passività iscritte in bilancio in precedenti esercizi
- conseguimento di ricavi in misura superiore a quella prevista
- dalla sopravvenuta insussistenza di componenti negative

Vi sono poi le sopravvenienze improprie che derivano da un evento


estraneo alla normale gestione dell’impresa:
- le indennità conseguite a titolo di risarcimento per danni non connessi
alla perdita di beni che generano ricavi;
- proventi conseguenti a titolo di contributi o liberalità;

31. REDDITO COMPLESSIVO LORDO E CALCOLO DELLE


IMPOSTE IN BASE ALL’ALIQUOTA
Il reddito complessivo viene calcolato al netto delle ritenute previdenziali
e assistenziali, dalla detrazione di tutti gli altri oneri deducibili, dalle spese
mediche, a quelle di assegno del coniuge.
Rappresenta la base del reddito imponibile derivante dalla somma di
tutte le tipologie di reddito che ognuno percepisce. Deve essere
dichiarato da tutti i lavoratori ma anche da chi percepisce redditi diversi.
1. sommare tutti redditi percepiti nel corso dell’anno
2. calcolare il reddito imponibile (sottraendo gli oneri deducibili)
3. calcolare l’imposta lorda che si ottiene applicando la scala delle
aliquote a reddito imponibile
4. calcolare l’imposta netta che si ottiene sottraendo dall’imposta lorda le
detrazioni spettanti a ciascun lavoratore contribuente
5. determinare le ritenute sulle somme erogate

32. INERENZA
Il concetto di inerenza esprime una qualità fondamentale dei costi
dell'impresa. È un requisito che il costo deve avere per poter essere
dedotto. Con inerenza si intende l'area dei costi deducibili: ovvero solo
quelli che ineriscono, riguardano e afferiscono la fonte produttiva del
reddito. Serve a misurare correttamente il guadagno, ed evitare che vi
rientrano elementi che non ne fanno parte. Un costo non è inerente
quando un consumo è fatto per finalità personali o familiari, o comunque
non per fini imprenditoriali. I costi inerenti sono quelli necessari a
produrre, e che hanno avuto un’incidenza sul reddito. Il requisito
dell'inerenza non c'è quando si dimostra che il costo sostenuto non serve
all'attività imprenditoriale, non che il costo ha fatto subire delle perdite.
L'Agenzia delle entrate per valutare la deducibilità dei costi si pone due
domande:
1. ‘Io al suo posto lo avrei fatto?’: in caso di risposta affermativa il costo
sarà deducibile, in caso di risposta negativa da parte dell’agenzia delle
entrate, non lo sarà.

2. Guarda l'entità del costo: quindi l'agenzia delle entrate deduce il costo
solo in parte perché ritiene che quel determinato bene è stato pagato
troppo. In effetti un costo eccessivo potrebbe essere sospetto e in
determinati casi non deducibile:
- Quando il costo è finto, perché io fingo di spendere denaro per qualcosa
che non compro (non ha a che fare con l'inerenza perché il costo non
esiste).
- Quando il costo è eccessivo e dimostra che non c'è l'inerenza (l'inerenza
è soltanto qualitativa perché è la relazione tra il costo e l'attività).