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QRM 24 – 13 giugno 2020

Sabrina Maio Gina Gallo


Il concetto di trauma possiamo definirlo come
un’esperienza, un evento stressante, che impatta la
persona andando oltre le sue possibilità di difesa,
oltre la sua forza di reazione per il superamento
dell’esperienza stessa.
Il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, V
edizione, pubblicato nel 2014 (DSM-5), introduce un nuovo
capitolo intitolato Disturbi correlati a trauma e stress all’interno
del quale sono inseriti alcuni disturbi che, nelle precedenti
edizioni, erano collocati nel capitolo dei disturbi d’ansia. La
caratteristica che contraddistingue i disturbi correlati a trauma e
stress è l’aver vissuto direttamente eventi traumatici o
stressanti e aver sviluppato, come conseguenza ad essi, sintomi
psicologici clinicamente significativi, quali: depressione del tono
dell’umore, irritabilità, ansia, disturbi del sonno ma anche stati
dissociativi, amnesie.
 il disturbo reattivo dell’attaccamento;
 il disturbo da impegno sociale disinibito
 il disturbo post-traumatico da stress (PTSD)
 il disturbo da stress acuto
 i disturbi da adattamento.
 La risperimentazione del trauma,
attraverso ricordi, sogni angoscianti e incubi
notturni, flashback dal carattere intrusivo e
ricorrente, episodi dissociativi durante i quali la
persona sente ed agisce, a livello percettivo ed
affettivo, come se stesse rivivendo l’evento;
L’evitamento di tutte le situazioni che
rievocano il ricordo traumatico, fino
all’amnesia dissociativa, e l’appiattimento
delle risposte affettive, che comportano un
senso di distacco e di estraniamento,
indifferenza, ritiro sociale e riduzione degli
interessi.
L’iperattivazione (iper-arousal), che si
manifesta con una difficoltà a modulare il
grado di attivazione anche di fronte a
sollecitazioni ambientali di lieve entità, con
la presenza di irritabilità e scoppi di collera
improvvisi, ipervigilanza e risposte di
allarme, alterazioni del sonno e disturbi
della concentrazione e della memoria.
 Trascuratezza. Grave e/o persistente omissione di cure nei confronti del
bambino che hanno come conseguenza un danno significativo per la salute o
per lo sviluppo e/o un ritardo della crescita in assenza di cause organiche.
L’estremo della trascuratezza è l’abbandono (morale e/o materiale).

 Maltrattamento fisico. Presenza di un danno fisico dovuto ad aggressioni


fisiche, punizioni corporali o gravi attentati all’integrità fisica e alla vita.

 Maltrattamento psicologico. Relazione emotiva caratterizzata da ripetute e


continue pressioni psicologiche, ricatti affettivi, indifferenza, rifiuto,
denigrazione e svalutazioni che danneggiano o inibiscono lo sviluppo di
competenze cognitivo-emotive fondamentali quali l'intelligenza, l'attenzione,
la percezione, la memoria.

 Abuso sessuale. Coinvolgimento di un minore in atti sessuali, con o senza


contatto fisico, a cui non può liberamente consentire in ragione dell'età e
della preminenza dell'abusante, lo sfruttamento sessuale di un bambino o
adolescente, la prostituzione infantile e la pornografia.
Nozione che indica l’insieme di situazioni vissute nell’infanzia che
incidono sui processi di attaccamento e che compromettono il normale
percorso evolutivo (Felitti, 2001).

Le ESI comprendono le forme di abuso all’infanzia subito in forma


diretta (es. abuso sessuale, maltrattamento psicologico, fisico,
trascuratezza) e le condizioni subite in forma indiretta (es. alcolismo o
tossicodipendenza dei genitori, malattie psichiatriche e violenza
assistita, cioè il coinvolgimento del minore, attivo e/o passivo, in atti di
violenza compiuti su figure di riferimento per lui affettivamente
significative).

Ulteriori studi hanno focalizzato l’attenzione nei confronti dell’abuso


emozionale e della trascuratezza emozionale che vengono definiti come
modalità relazionali pericolose, tra colui che si prende cura del bambino
e il bambino stesso, anche se non implicano contatto fisico.
L’ abuso emozionale
Comporta da parte dell’adulto una reazione emozionale stabile, ripetitiva
e inappropriata all’esperienza del bambino.

Il maltrattamento psicologico
Si tratta di una forma di denigrazione verbale, di critiche e svalutazioni
che si configura più come risposta comportamentale e attiva.

Nonostante la loro diffusione e frequenza, l'abuso e la trascuratezza


emozionale sono forme poco conosciute e sottovalutate di abuso
all'infanzia. Il maggiore problema nasce dal fatto che i caregiver (quasi
sempre i genitori) non sono consapevoli della pericolosità del loro
comportamento.
Bambini in età prescolare (Scheeringa et Al., 1995)
Il gioco post-traumatico diviene ripetitivo e compulsivo e contiene
aspetti dell’evento traumatico espressi in maniera diretta o sotto forma
simbolica.
Il gioco tende a perdere il suo aspetto catartico perché contiene molti
aspetti di realtà a scapito di elementi legati alla fantasia.
Anche il disegno diviene ripetitivo e compulsivo.
Presenza di sogni paurosi/incubi non sempre collegati al trauma.
Presenza di ricordi intrusivi espressi attraverso domande e
manifestazione di fascinazione rispetto all’evento.
I sintomi dissociativi sono equivalenti ai flashback dell’adulto.
L’iper-arousal si esprime attraverso l’iperattività o eccitazione
generalizzata.
Cambiamenti comportamentali e sintomi fisici.
Bambini in età scolare (Barnett e Hamblen, 2009)

Non sempre manifestano sintomi come i flashback, ma tendono a


collocare gli eventi traumatici in ordine errato arrivando a pensare
che alcuni segni possono preannunciare l’evento, vivendo così in un
costante stato di allerta.
L’evitamento si esprime attraverso uno scarso o assente interesse
per il gioco e per lo sport e riduzione dei comportamenti esplorativi.
Alterazioni negative del pensiero e dei sentimenti.
L’iper-arousal interferisce sul rendimento scolastico, sul
comportamento e sulle relazioni interpersonali.
Adolescenti (Lubit et Al., 2002, Verardo, Lauretti, 2014)

Il PTSD si manifesta principalmente attraverso immagini intrusive,


inquietudine, aggressività, disturbi del sonno e difficoltà di
concentrazione.
Disturbi dissociativi importanti e sintomi psicotici, quando i traumi
sono ripetuti e prolungati.
Lamentele somatiche, sentimenti di impotenza, perdita di controllo,
ostilità, disturbi alimentari, difficoltà relazionali (Lubit et al, 2002).
Possono cambiare radicalmente le proprie abitudini di vita.
L’iper-arousal porta a scoppi di ira e a comportamenti spericolati.
Si tratta di una prospettiva di studi, un approccio al
trattamento nel campo della salute mentale, che intende
approfondire la conoscenza degli effetti neurologici,
biologici, psicologici e sociali del trauma e della violenza
sull’essere umano, partendo dal presupposto che, nelle
persone in carico ai servizi di cura, si registra un’alta
prevalenza di esperienze traumatiche.

«Un approccio TIC guarda una persona in modo olistico,


non solo come una lista di problemi che sta vivendo»
(Hepburn, 2017)
1. La struttura deve fornire sicurezza fisica ed emozionale
2. Si agisce in un clima di collaborazione e mutualità
3. Si promuove la fiducia ed un costante clima di
trasparenza
4. Si promuovono azioni di empowerment
5. Si sviluppa il supporto dei pari
6.Esiste una grande sensibilità a tutte le tematiche
culturali, interculturali e di genere
Possiamo definirlo come un evento in seguito al quale una
persona, che ha già vissuto una esperienza traumatica, può avere
una ricaduta.
I motivi che possono condurre alla ri-traumatizzazione sono
essenzialmente di due tipi:
 Il primo attiene al fatto che una persona già traumatizzata
può trovarsi a rivivere il trauma in quanto esposta
nuovamente a stimoli esterni (es. assistere ad un incidente,
una catastrofe, vedere un film) che possono far rivivere al
soggetto il trauma precedentemente esperito.
 L’altro tipo di ri-traumatizzazione ha origini iatrogene.
Accade che vengano offerti dei percorsi di cura, erogati in
maniera disfunzionale, da servizi ed operatori inesperti che
non sono trauma oriented, che possono indurre nella
persona una ri-traumatizzazione.
Il Kids’ Workshop Centrato sul Trauma nasce come risposta al
bisogno di realizzare uno spazio ad hoc per permettere ai bambini e
ragazzi che vi partecipano, la possibilità di elaborare l’esperienza o le
esperienze traumatiche che hanno vissuto, ma anche uno spazio in
cui poter scoprire e mettere in campo le risorse necessarie al fine di
poter affrontare al meglio le sfide della vita, presenti e future.
Il Kids’ Workshop Centrato sul Trauma si propone, attraverso
una serie di attivazioni ed esercizi sviluppati ad hoc, di scongiurare
il rischio di una ritraumatizzazione utilizzando un Approccio
Trauma-Informed (cioè informato sul Trauma), che favorisca la
ricostruzione coerente della storia traumatica della Persona.

L’ottica preventiva e di promozione della salute del Kids’ Workshop


Centrato sul Trauma facilita i bambini e adolescenti a sviluppare
fattori di protezione dopo l’esperienza del Trauma (Post-Traumatic
Growth).
La storia
Bambino di 9 anni, frequenta le 3° elementare
Genitori separati, praticamente dalla sua nascita
Il padre (sessantenne) ha due figlie di 31 e 36 anni, avute da un
precedente matrimonio, ed ha 4 nipoti piccoli (gli zii di D.)
La madre (quarantenne), ha una figlia di 16 anni, nata da una
precedente relazione. Non lavora.
Sia il padre che la madre hanno attualmente dei compagni
D. vive con il padre a tempo pieno, sporadicamente va dalla
madre (vivono nella stessa zona)
Viene descritto come una bambino allegro e iperattivo
Due anni fa ha perso il nonno materno
Il malessere espresso dal bambino durante il
lockdown

Ha smesso di mangiare cibi solidi per paura di strozzarsi. Attualmente


molto sottopeso.
Ha manifestato sentimenti di tristezza.
Ha riferito di vedere figure che lo spiano e lo controllano (ha visto anche
il nonno paterno)
Ha risentito molto dell’isolamento sociale, gli sono mancati tantissimo
gli amici.
E’ apparso confuso

E’ stato visto in prima istanza da una neuropsichiatra in un servizio


pubblico che le ha dato i fiori di Bach (che pare abbiano funzionato nello
sciogliere il nodo alla gola che non le permetteva di mangiare), e lo ha
inviato per iniziare un percorso terapeutico.
Il lavoro con il bambino traumatizzato

Creazione di un clima facilitante che si realizza nel luogo sicuro


della terapia.
Utilizzo dei canali del gioco, del disegno e della favola, per:
- facilitare l’elaborazione del trauma, attraverso l’espressione
di sentimenti e vissuti.
- permettere una riparazione del sé, dopo l’evento
traumatico (esperienza emozionale correttiva)
- ricostruire attraverso il rafforzamento e sviluppo delle
risorse personali (Post-Traumatic Growth)
L’adolescente va incontro ad una serie di cambiamenti evolutivi che
richiedono una riorganizzazione del proprio equilibrio arrivando a
ridefinire il proprio concetto di sé.
Il corpo
Le trasformazioni fisiche
Utilizzato come strumento per comunicare all’esterno i propri vissuti

Cambiamenti a livello interpersonale


Passaggio dalla dipendenza all’autonomia
Cambiamento del ruolo sociale

Modificazioni strutturali e funzionali del cervello


Es. nelle aree corticali che sono adibite ai processi decisionali
Nel corso di questa fase del nostro ciclo vitale gli
adolescenti instaurano delle importanti relazioni intime,
modellano la loro personalità, la loro identità e il loro stile
di vita.

Rappresenta un periodo di aumentata vulnerabilità in


quanto espone ogni ragazzo ad importanti esperienze di
cambiamento bio-psico-sociali che possono essere vissute
con disagio, sofferenza. Si tratta di malesseri che possono
accentuarsi se l’individuo è esposto ad esperienze
traumatiche perpetuate soprattutto dalle figure criterio.
L’effetto del trauma può essere profondo e può portare a
programmi futuri infranti, comportamenti a rischio e
depressione (Pynoos et al, 1999).

Ricordi intrusivi ed incontrollabili della scena traumatica


possono disturbare le relazioni intime ed indurre il ritiro
dai contatti sociali.

L’essere stato bersaglio di un trauma prodotto dall’uomo,


come nel caso di una violenza o di stupro, provoca una
profonda mancanza di fiducia nella benevolenza del
genere umano, che spesso si generalizza nelle relazioni
strette/intime (Janoff-Bulman, 1992).
La relazione basata sulle tre condizioni facilitanti: empatia,
considerazione positiva incondizionata e congruenza (Rogers, 1951),
sviluppando un clima facilitante, permette al ragazzo di contattare
emozioni e bisogni fino a quel momento negati.

Per poter ricostruire le esperienze traumatiche, riuscendo ad inserirle


nella narrazione più ampia della propria storia di vita, il ragazzo deve
potere contare su una relazione profonda basata sull’ ascolto empatico.

L’ascolto empatico, la possibilità di vedere rispecchiati dal terapeuta i


propri sentimenti, nominandoli e contestualizzandoli, permette al
ragazzo di sentire la propria mente nella mente dell’altro (Fonagy,
2020), aiutandolo a contattare e comprendere il proprio vissuto
emotivo.
16 anni
Inizio terapia giugno 2018
Padre/Madre/Due sorelle (10 e 20 anni)

Situazione pre-pandemia
Difficoltà con le interrogazioni che diventa rifiuto di andare a
scuola.
Riferisce di dinamiche conflittuali tra i genitori.
Quando i suoi genitori allentano la pressione inizia ad uscire
con le amiche storiche, conosce e frequenta altri coetanei, si
innamora di un ragazzo che però “fa solo l’amico…”
Comunica alla famiglia che non vuole più fare il Liceo classico,
“forse farà l’Istituto artistico, forse niente…”
La mamma è molto arrabbiata con lei, quasi non le rivolge la
parola.
Gli eventi in Covid19
 Incontri via skype ogni 2 settimane
 Continua ad avere relazioni virtuali con gli amici ma li
descrive come lentamente peggiorati: “Prima del covid
sapevo ascoltare…me lo dicevano tutti. Adesso non racconto
di me e mi sembra che gli altri si accorgano che non so stare
loro vicino”
 I genitori litigano di più e più spesso
 Il nonno viene portato in ospedale per un dolore al petto e gli
viene diagnosticato il covid19. Il padre di Elisa viene messo in
quarantena in casa. Tutta la famiglia è in allarme.
 Il padre non ha contratto il virus, ricominciano le vecchie
dinamiche. Lei si mette le cuffie per non sentire
 Il nonno viene dimesso
Situazione alla ripresa delle sedute in presenza
 Nel corso della prima seduta mi appare tesa, come se la sua
vulnerabilità fosse tornata ai livelli del primo periodo della
terapia.
 Ha rifiutato due uscite con gli amici, ci è andata solo una
volta ma non è stata bene: “mi sembravano degli
estranei…non so se li rivedrò…”
 Mi racconta di aver iniziato a darsi dei pugni sulle gambe (a
volte quando i suoi alzano la voce)
 Ha sviluppato quelle che sembrano essere ossessioni
(pensieri, paure, impulsi incontrollabili) e compulsioni
(azioni, comportamenti ripetuti, rituali, contare, ecc….)
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