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UNITÀ DIDATTICA: LA SINDONE DI TORINO TRA STORIA, SCIENZA E FEDE (F. Genovese – C.

Piccinelli)
Destinatari: Scuola Secondaria di I Grado
Durata: 2/3 ore di lezione che prevedono una introduzione storica, una breve panoramica della posizione della Chiesa
Cattolica nei confronti della Sindone, un’analisi sintetica dei risultati delle indagini scientifiche sul Telo e una riflessione
sul senso della sofferenza di Gesù modello dell’uomo sofferente. Conclude la trattazione dell’unità didattica un
cruciverba per la verifica (pdf allegato).
Materiali: testi di approfondimento, presentazione in power point (allegata), immagini fotografiche (cartella allegata),
collegamenti ipertestuali che rimandano ad immagini e a pagine di approfondimento, siti web, video (qui proposti):
https://www.youtube.com/watch?v=sNtnKxZL020
(G.M. Zaccone, Sindone e storia) 12’ca
https://www.youtube.com/watch?v=j9pYnHNMpOM
(B. Barberis, Sindone e scienza) 15’ ca
https://www.youtube.com/watch?v=o_Pu01FF75A
(B. Barberis, Scienza e fede) 13’ca
https://www.youtube.com/watch?v=WW8GSauidYs
(P. Tomatis, Sindone e liturgia) 4’ca

Obiettivi di apprendimento

 Sapere che cos’è la Sindone e le motivazioni storiche per cui si trova a Torino.
 Essere in grado di leggere sommariamente l’impronta presente sul telo.
 Utilizzare il testo biblico per individuare i brani evangelici che fanno riferimento alla Passione, Morte e
Risurrezione di Gesù
 Riflettere sul senso del dolore e della morte e comprendere che in Gesù Cristo la sofferenza ha valore
redentivo ed è testimonianza dell’amore di Dio.

Traguardi per lo sviluppo delle competenze:

 L’alunno è capace di presentare sinteticamente la storia della Sindone e di riferire sui principali risultati della
ricerca scientifica sul Telo.
 L’alunno è in grado di riconoscere nell’immagine presente sul sacro Lino l’impronta di un uomo crocefisso e di
mettere in risalto nei segni del martirio presenti sul suo corpo le somiglianze con le torture subite da Gesù
descritte nei Vangeli della Passione.
 L’alunno è consapevole che il male, la sofferenza e la morte sono parte dell’esistenza umana, ma che Gesù,
donando la sua vita sulla croce, ha redento il mondo ed ha mostrato all’uomo che l’amore è più forte della
morte.
 L’alunno riconosce nel corpo straziato dell’Uomo della Sindone il modello dell’uomo sofferente ed è in grado di
riflettere sulla terribile capacità dell’uomo di infliggere dolore e morte ai suoi simili; è quindi capace di fare scelte
che promuovano valori di difesa della vita, rispetto, accoglienza, solidarietà e amore per il prossimo.
CHE COS’E’ LA SINDONE?
Appassionante mistero per gli scienziati la Sindone (dal greco sindon “tessuto leggero”) è un segno prezioso per i
credenti.

Si tratta di un lenzuolo di lino rettangolare (4,36m x 1,10m; 225 g/m2) tessuto a “spina di pesce” secondo una tecnica in
uso nell’area siro-palestinese all’epoca di Gesù.
Per l’intera lunghezza ha impresse le impronte frontali e dorsali del corpo di un uomo alto ca. 1,80 m crocifisso e con i
segni delle stesse torture a cui fu sottoposto Gesù secondo il racconto evangelico.

Sono anche visibili sul telo le tracce dell’incendio del 1532, le chiazze lasciate dall’acqua usata per spegnerlo, i fori
provocati da gocce di metallo fuso della cassetta che custodiva il telo e i profili delle toppe cucite dalle Clarisse nel
restauro del 1534 a seguito dell’incendio oggi asportate.

La tradizione
Secondo la tradizione si tratta del Lenzuolo acquistato da Giuseppe di Arimatea che servì per avvolgere il corpo di Gesù
nel sepolcro come testimoniato dai Vangeli.

CHE COS’E’ UNA OSTENSIONE?

Quando la Sindone viene esposta al pubblico si parla di “ostensione”: dal latino “ostendere” che significa mostrare. È
l’azione del porre in mostra qualcosa affinché sia esposto alla vista altrui. Nel vocabolario liturgico il termine si usa in
caso di esposizione ai fedeli di ostie consacrate, reliquie e oggetti sacri.

I PAPI E LA SINDONE: la posizione della Chiesa Cattolica


Per comprendere la posizione della Chiesa Cattolica nei confronti della Sindone occorre fare riferimento alle parole dei
Pontefici contenute nei messaggi che hanno accompagnato le ultime ostensioni, da quella televisiva del 1973 voluta da
Paolo VI all’ultima video-ostensione del 2013.
Paolo VI nel messaggio precedente l’ostensione televisiva del 1973 la definì una “sorprendente e misteriosa reliquia”
capace di indurre a riflettere sulla persona del Salvatore e a penetrare il mistero della sua morte e resurrezione.
Giovanni Paolo II nella meditazione del 24 maggio 1998 in occasione dell’ostensione definì la Sindone una
“provocazione all’intelligenza” stimolo per l’uomo e per il ricercatore a cogliere in essa un messaggio profondo che
suscita domande di senso sul significato della sofferenza e della morte. “Immagine intensa di uno strazio
inenarrabile” la Sindone suscita domande sul rapporto fra il telo e gli avvenimenti della Passione di Gesù tanto da
potere essere definita “specchio dei Vangeli” per le innegabili somiglianze tra i testi evangelici e i segni presenti sul
lenzuolo. Quale testimonianza delle sofferenze di un uomo crocifisso la Sindone venne definita dal pontefice come una
“icona della sofferenza dell’innocente di tutti i tempi” , capace di evocare le tragedie che colpiscono l’umanità
(carestie, guerre, violenze, sfruttamento, umiliazioni); essa diviene quindi monito per l’uomo di oggi, non importa se sia
ateo o credente, a superare gli egoismi e a riflettere sul mistero del dolore innocente che santificato dal sacrificio di
Cristo, diviene sorgente di salvezza per l’umanità intera.
La Sindone è anche “immagine del silenzio” non si tratta però del silenzio dell’incomunicabilità che trova nella morte la
sua espressione più tragica e definitiva, ma in questo particolarissimo caso si tratta di un silenzio che parla a gran voce
dell’amore infinito di Dio per l’uomo.
Benedetto XVI nel messaggio per l’ostensione del 2010 chiama la Sindone “icona del mistero del Sabato Santo”,
momento di nascondimento di Dio, ma è proprio questo momento di oscurità che interpella e che fa riflettere sulle ombre
della nostra storia e della nostra epoca. La Sindone però nel mistero più oscuro della fede, introduce una fonte luminosa
di speranza e consolazione. Nello spazio della morte è entrato l’amore, Cristo con la sua passione ha condiviso la
sofferenza umana, si è dimostrato solidale con l’uomo fino al momento più radicale. Per questa ragione anche nell’ora
della solitudine più estrema l’uomo non è solo. “Questo è il mistero del Sabato Santo!“ scrive il pontefice “Proprio di
là, dal buio della morte del Figlio di Dio, è spuntata la luce di una speranza nuova: la luce della Risurrezione”. La
Sindone viene anche chiamata dal papa “icona scritta con il sangue”: l’Uomo della Sindone, nel silenzio del Sabato
Santo, parla e lo fa per mezzo del suo sangue. Il sangue di un uomo picchiato, flagellato, coronato di spine, crocifisso,
trafitto al costato. L’immagine presente sulla Sindone è quella di un morto, ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia
di quel sangue versato non parla solo di morte, ma parla di immenso amore e di vita spesa per la salvezza dell’umanità.
Papa Francesco nel messaggio per l’ostensione televisiva del 2013 ha sottolineato come questa icona di un uomo
flagellato e crocifisso induca a contemplare Gesù di Nazaret e comunichi attraverso un silenzio eloquente un profondo
messaggio di amore e di speranza.

LE TAPPE PRINCIPALI DELLA STORIA


Una storia articolata e controversa quella del sacro Lino, fatta di opinioni discordanti sulle date e sui luoghi. Gli studiosi
che sostengono la linea autenticista ipotizzano che il Telo risalga al I sec a.C., che possa provenire dall’area della
Palestina e che avrebbe attraversato il Medio Oriente per giungere fino in Europa. La tradizione evoca nomi di importanti
centri economici e culturali quali Edessa, Costantinopoli e Atene in cui vi sarebbe stata traccia del passaggio della
Sindone. Tuttavia su questa parte di storia del Telo non c’è accordo perché non è possibile documentarne con certezza
l’esistenza. Solo dal 1353 gli studiosi possono attestare storicamente l’esistenza del telo sindonico e la sua presenza in
Europa, più precisamente in Francia, prima a Lirey, nella regione dello Champagne e, circa un secolo dopo, a Chambery
e, infine, a Torino dove concluse il suo lungo viaggio nel 1578 e quivi restò fino ai giorni nostri.
Alcune ipotesi riguardanti l’esistenza e il viaggio della Sindone:
VI sec.: Edessa (Turchia): presenza di un’immagine di Gesù “non dipinta da mano d’uomo” ed impressa su tela
(Mandylion).
X sec.: presenza della stessa immagine a Costantinopoli.
Crociate: testimonianze scritte sulla “Sindone del Signore”.
1204 d.C: la Sindone è trasferita ad Atene.
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1353*: proprietà del nobile cavaliere Goffredo di Charny il telo giunse in Francia, nello Champagne, a Lirey.
1453: proprietà del duca Ludovico di Savoia, collocata nella Sainte Chapelle di Chambery (1502).
1532: un incendio devasta la Sainte Chapelle e provoca bruciature al telo sindonico – 1534 restauro opera delle Clarisse
di Chambery.
1578: il duca Emanuele Filiberto di Savoia trasferisce la Sindone a Torino.
1694-1997: conservata nella Cattedrale di Torino nella cappella della Sacra Sindone progettata appositamente
dall’architetto Guarino Guarini.
1997-2015: dopo l’incendio del 1997 è ora conservata distesa in una teca speciale ad atmosfera e umidità controllate
nella Cattedrale di Torino.
*da questa data sono presenti documenti storici che certificano l’esistenza della Sindone

ATTIVITA’: TRACCIA IL VIAGGIO DELLA SINDONE SULLA CARTINA


IL RAPPORTO SINDONE - CITTA’ DI TORINO
Lo stretto rapporto tra la S. Sindone e la Città di Torino non è una stranezza, non è un caso che il sacro Lino sia
conservato a Torino, ma vi sono delle motivazioni storiche precise.

Nel1506 papa Giulio II concede l’autorizzazione al culto pubblico della Sindone con messa e ufficio propri. Dal 1562
viene trasferito il ducato di Savoia a Torino e nel 1578 Emanuele Filiberto decide di trasferirvi anche la Sindone.
L’occasione si presenta quando l'arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo, fa sapere che intende sciogliere il voto, da
lui pronunciato durante la terribile epidemia di peste che colpì Milano nel 1576, di recarsi in pellegrinaggio a piedi a
visitare la Sindone. Emanuele Filiberto ordina di trasferire la reliquia a Torino per abbreviargli il cammino, che San Carlo
percorre in cinque giorni.

La Sindone, però, non viene più riportata a Chambéry: da allora resterà sempre a Torino, salvo brevi spostamenti (sarà
trasferita a Genova durante l’assedio di Torino del 1706 e presso l’abbazia di Montevergine in Campania tra il 1939 e il
1946). Nel 1694 viene collocata nella nuova Cappella della Sacra Sindone, appositamente edificata, tra il Duomo e il
Palazzo Reale, dall'architetto Guarino Guarini.

Nel 1983 muore Umberto II di Savoia, ultimo re d’Italia: nel suo testamento la Sindone viene donata alla Santa Sede.
Papa Giovanni Paolo II stabilì che rimanesse a Torino e nominò “custode” pro tempore l’arcivescovo della Città.

Le ultime ostensioni pubbliche della Sindone sono state nel 1978, 1998, 2000, 2010 e 2013 (video-ostensione con un
videomessaggio di Papa Francesco).

La prossima ostensione è prevista da domenica 19 aprile a mercoledì 24 giugno 2015 (festa di san Giovanni Battista
patrono di Torino e onomastico di Don Bosco); il periodo previsto (67 giorni) è più lungo rispetto a quello di altre
esposizioni del Telo, ma si è voluto in questo modo mettere a disposizione il più ampio spazio di tempo per permettere
sia la visita del Papa (prevista per il 21 giugno 2015) che il pellegrinaggio dei giovani che parteciperanno alle
celebrazioni per il Giubileo Salesiano. La Famiglia Salesiana ha, nel corso degli anni, sempre promosso la conoscenza
della Sindone e la sua venerazione in quanto il fondatore San Giovanni Bosco non solo conobbe e venerò il sacro Lino,
ma gli attribuì una valenza pedagogica per educare i giovani aiutandoli ad amare Gesù e ad essergli riconoscenti per
quanto ha fatto per noi.

LA SCIENZA INDAGA
Il negativo fotografico
Nel 1898 l’avv. torinese Secondo Pia, dopo aver fotografato il Telo scopriva che la Sindone è un perfetto negativo
fotografico. Come si sia impressa l’immagine sul telo che ha fatto da pellicola resta un mistero.

La Sindone ai Raggi X e ultravioletti


Indagini successive sempre più complesse (spettroscopia con uso dei raggi X e dei raggi ultravioletti, termografia,
radiografia) hanno dimostrato l’assenza di pigmenti penetrati in profondità nelle fibre del tessuto che sarebbero stati
invece presenti in caso di pittura.

Pollini provenienti da lontano:


Sul telo sono stati trovate tracce di pollini di oltre 50 piante (Frei Sulzer 1971-1978) presenti nei luoghi del suo
passaggio (Palestina, Turchia, Europa), recentemente gli studiosi israeliani Baruch e Danin hanno rintracciato pollini
della zona di Gerusalemme.

Sangue, aloe e mirra


Sul telo vi sono incrostazioni di sangue umano (venoso, arterioso e sieroso) appartenente al gruppo AB (Baima Bollone
1981); aloe, mirra, sostanze naturali conservanti abitualmente utilizzate nelle antiche sepolture ebraiche; residui di terra
e sostanze minerali come l’aragonite presente a Gerusalemme.

Medicina e anatomia si confrontano sull’Uomo della Sindone


Studi medici e anatomici hanno evidenziato più di 600 lesioni di diverso tipo sul corpo del crocifisso. Ogni colata di
sangue e macchia impressa rivelano la presenza di un corpo segnato da ferite lacero-contuse “a stampo” corrispondenti
a quelle provocate da un flagello a 3 punte terminali contundenti; numerose tumefazioni al volto (naso, guancia,
labbro, mandibola); numerose piccole ferite segnate dalle relative colature di sangue che testimoniano la presenza di un
“casco” di spine. Il corpo presenta una ferita al costato sinistro, provocata presumibilmente da una lancia, con traccia
di colatura di sangue e siero. Vi sono le ferite dei chiodi conficcati nel carpo, nello “spazio di Destot” dove si incontra il
nervo mediano (quando viene leso, il pollice si ritrae all’interno del palmo della mano) e dell’unico chiodo nei piedi
(quello destro mostra chiaramente il segno del chiodo). Sul dorso sopra le scapole due larghe contusioni segno della
trave trasversale della croce (patibolum) e numerose contusioni alle ginocchia provocate da cadute.

Numerose le ipotesi sulla causa di morte dell’Uomo della Sindone: asfissia, shock traumatico (provocano perdita di
conoscenza e stato comatoso); pericardite sierosa traumatica (non spiega le tracce di sangue e acqua vicino alla ferita
al costato); più accreditata la “rottura di cuore” dovuta ad una ischemia. Il corpo avvolto nel lenzuolo presenta tracce di
rigor mortis, ma nessuna traccia di decomposizione.

La formazione dell’immagine: dalla teoria del contatto all’energia radiante


L'analisi dei risultati ottenuti sperimentalmente nel tentativo di ottenere un’immagine simile per caratteristiche a quella
sulla Sindone evidenzia che le teorie prese in considerazione (vaporigrafica; del contatto; energia radiante)
conducono a impronte che solo in modo molto approssimativo possono spiegare il meccanismo di formazione
dell'immagine visibile sul telo sindonico. Le impronte presenti sulla Sindone costituiscono il risultato di un procedimento
scientifico che non è stato ancora completamente spiegato. I risultati finora ottenuti si adeguano all'ipotesi che
l'immagine della Sindone si sia formata in modo naturale.

Il problema della datazione: la prova del C14


Nel 1988 da una zona marginale della Sindone vengono prelevati tre campioni di tessuto per essere sottoposti alla
datazione con il metodo del radiocarbonio cioè per verificare la concentrazione sulla Sindone di un isotopo radioattivo
del carbonio (C 14) presente nei fossili (anche vegetali come il lino del tessuto): il risultato della datazione assegna al
tessuto della Sindone un'età compresa tra il 1260-1390 d.C. I risultati sono stati contestati da molti studiosi sia perché il
campione di tessuto prelevato proveniva da una delle parti più inquinate del lenzuolo, sia per le conseguenze del
surriscaldamento in occasione dell’incendio di Chambery (bruciature e foro causato da una colatura di metallo fuso) che
per la presenza di colonie batteriche che avrebbero potuto alterare del tutto i risultati. Il problema della datazione è
aperto in quanto, a causa di possibili contaminazioni di tipo chimico e biologico avvenute nel corso dei secoli la “data
radiocarbonica” ottenuta nel 1988 potrebbe essere notevolmente diversa da quella reale.

La ricerca informatica: la Sindone in 3D


L'informatica ha rivelato la tridimensionalità dell’immagine, questo a riprova del fatto che l’impronta sul lenzuolo è
stata prodotta da un corpo umano avvolto in esso. Il fatto che alcuni particolari siano emersi dopo l'elaborazione
tridimensionale, esclude qualsiasi intervento manuale nella formazione dell'immagine; è infatti impensabile che siano
stati inseriti particolari che, pur essendo invisibili a occhio nudo, diventino poi visibili solo dopo l'elaborazione. E’stata
infatti rilevata la presenza dell’impronta di una moneta sulla palpebra destra (Dilepton Lituus 29 d.C.) e di un'altra
sull'arcata sopraciliare sinistra (Lepton Simpulum 29 d.C.) entrambe coniate sotto Ponzio Pilato, ciò aumenta la
probabilità che l'immagine della Sindone non sia un artefatto.
La comparazione infine con l'iconografia di Cristo (es. il Cristo del Mandylion VI sec.) può essere messa in relazione
con l'ipotesi che la Sindone sia stata osservata già in epoca precedente al Medioevo.

SINDONE E VANGELI
Confrontando i racconti della Passione di Gesù contenuti nei Vangeli con le torture e i patimenti subiti dall’Uomo della
Sindone si possono cogliere sorprendenti analogie esemplificate nella tabella seguente:

L’UOMO DELLA SINDONE GESÙ NEI VANGELI

Sudore e sangue Lc 22,44

Corona di spine Mt 27,29


Mc 15,17
Gv 19,2
Flagellazione (più di 100 Mt 27,26
Mc 15,15
colpi) Gv 19,1
Caduta sotto il peso del Mt 27,32
Mc 15,21
patibolo (circa 50 kg) come Lc 23,26
lo dimostrano le tracce di Gv 19,17
terriccio nelle ginocchia e
nel naso e altre lesioni
presenti sul corpo.
Schiaffi e bastonate Mt 26, 67
Mc 15,19
(contusioni sul volto e sul
corpo).
Zona contusa ed escoriata
tra lo zigomo destro e il
naso, frattura della
cartilagine del naso.
Crocifissione Mt 27,35
Mc 15,24-25
Lc 23,33
Gv 19,18
Grido al momento della Mc 15,37
Lc 23,46
morte
Trafittura al costato; il Gv 19,34
sangue della ferita del
torace è sgorgato da una
persona già cadavere, per
cui la parte sierosa bianca è
distinta da quella rossa.
Non subisce la frattura Gv 19,32
delle ginocchia.
Sepoltura; Mt 27, 59-60
Mc 15, 42-46
mirra, aloe e oli aromatici Lc 23, 52-56
Gv 19, 38-41
Al sepolcro (bende e Lc 24,12
Gv 20,5-7
sudario)
Segni della passione Lc 24,33
Gv 20,20.25.27
mostrati da Gesù dopo la
resurrezione (mani, piedi,
costato)

OLTRE LA SOFFERENZA, L’AMORE PIU’GRANDE

Sulla sacra Sindone non leggiamo soltanto il racconto di ciò che Gesù ha sofferto, ma leggiamo anche il racconto di una
storia che ci parla di amore: un amore tenace, gratuito e offerto anche ai nemici «Nessuno ha un amore più grande di
questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Un amore che è segno della fedeltà di Dio all’uomo e della sua
volontà di salvarlo. Dio non ha risparmiato nulla per amore dell’uomo, neanche il suo Figlio prediletto.
La testimonianza silenziosa offerta dal telo sindonico mostra una sublime e solenne rappresentazione della morte. Il
volto dell’Uomo della Sindone, seppure tumefatto e macchiato di sangue conserva una dolcezza ed una serenità che
toccano il cuore di chi lo osserva indipendentemente dal credo religioso a cui appartenga.
Per un cristiano il pensiero non può che andare a Gesù il quale ci mostrò, anche nei momenti più difficili e oscuri della
sua vita, la fiducia nel Padre e il totale abbandono alla Sua volontà. Tale modo di vivere di Gesù ci propone un’esistenza
segnata dalla gratuità, dal primato dell’amore, dal perdono. Stando davanti all’immagine dell’Uomo della Sindone e
riflettendo sulla vita del Signore Gesù possiamo chiedere a noi stessi se la nostra vita sia caratterizzata da atteggiamenti
di amore e di accoglienza, dalla capacità di comprendere e perdonare. Contemplando la Sindone, segno di impotenza e
di silenzio, icona della sofferenza innocente di tutti i tempi e delle innumerevoli tragedie che fanno la nostra storia
(Giovanni Paolo II, Messaggio per l’Ostensione del 1998), si può cogliere un invito a vivere ogni situazione di privazione,
di umiliazione, di sfruttamento e di violenza con lo stesso atteggiamento di chi crede che l’amore di Dio vince ogni
povertà, ogni condizionamento, ogni disperazione.

Guardando il volto dell’Uomo della Sindone siamo spronati a cogliere nella figura di ogni uomo o donna sofferente
un’immagine del volto di Dio. Viene spontanea una domanda: riusciamo a riconoscere quel Volto nel volto di ogni uomo,
particolarmente nel volto di chi soffre?
Purtroppo molte volte è l’uomo causa di sofferenza per i suoi simili; riflettere sull’immagine impressa sul telo invita a
prendere coscienza di quanta crudeltà l’uomo sia capace e di quanti tormenti possa infliggere ad un altro essere umano
(pena di morte, tortura, segregazione, violenza fisica o psicologica, ecc).
Percorrendo con lo sguardo l’immagine presente sulla Sindone incontriamo il volto tumefatto: continuiamo a colpire il
volto di Gesù ogni volta che un uomo viene privato della dignità; il segno sulle spalle procurato dalla trave della croce ci
fa pensare alle situazioni difficili, alle problematiche che ogni giorno interpellano ognuno di noi, grande o piccolo che sia;
vediamo i segni della flagellazione su tutto il corpo: sono i segni impressi nelle carni di ogni uomo piegato, sfruttato,
umiliato. Le ginocchia segnate dalle cadute sono i segni delle nostre mancanze, dei nostri cedimenti causati dalla nostra
debolezza e dall’incapacità di percorrere la strada che Gesù ci ha indicato. Il segno dei chiodi nelle mani e nei piedi sono
il segno di legami, relazioni sbagliate, paure e angosce che ci bloccano impedendoci di camminare. I chiodi sono anche i
limiti che talvolta vengono imposti dalle convenzioni sociali o magari dalla cerchia familiare o dagli amici, essi provocano
un dolore grande perché annientano l’individualità della persona rendendola una come tante. Gesù ha subito tutti i limiti
e le sofferenze, poi ha sradicato quei chiodi e ci ha mostrato la via che conduce ad una vita segnata dalla libertà e da
relazioni profonde ed autentiche.
La riflessione appena condotta partiva dal “negativo”, dalle sofferenze e dai patimenti subiti dall’Uomo della Sindone e
inevitabilmente conduceva a riflettere sulla Passione di Gesù Cristo, ma l’immagine della Sindone ha un “positivo”. Essa
è anche icona di un mistero di vita e di risurrezione. La Sindone non è solo l’immagine di un morto, ma è l’immagine di
uno che vive: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto. Non è qui. Ecco il luogo dove lo avevano posto» (Mc
16, 6). La Sindone ci comunica la certezza che il sepolcro non è il traguardo ultimo dell’esistenza umana. Dio ci chiama
alla resurrezione e alla vita immortale. La Sindone è l’immagine di uno che trasmette vita. Vita che si contempla nel
sangue versato per noi, in remissione dei peccati. Vita che esplode nella luce folgorante della risurrezione, come si può
evidenziare anche in questa icona. La Sindone porta un raggio d’amore, una luce di speranza nuova, capace di
illuminare le tenebre più profonde degli inferi. Il dramma stesso della morte cui Gesù va incontro, e che a prima vista
sembrerebbe un fallimento della sua missione, parla di dedizione e di amore capaci di superare ogni resistenza,
divenendo intercessione e offerta sacrificale per la salvezza di tutta l’umanità. È’ proprio sulla croce, dove è morto suo
figlio che Dio Padre ha voluto manifestare l’amore infinito verso ogni uomo. Il ricordo della passione di Gesù è
esperienza dell’amore di Dio, la contemplazione della Sindone è scoperta dell’amore del Padre.

Occorre rispondere ad un tale amore con l’impegno e le scelte personali, imparando ad amare i fratelli con lo stesso
amore gratuito. Allo stesso modo è necessario imparare a portare la nostra croce e quella dei nostri fratelli, trasformando
le sofferenze e i dolori della vita in atti di gratuità e di solidarietà. Non è sempre facile amare il nostro prossimo ed essere
pronti a perdonarlo se ci sentiamo offesi, ancora più difficile è riconoscere un valore redentivo alla sofferenza, ma
guardando la Sindone possiamo cogliere un’esortazione a percorrere la strada del bene, del perdono, della
sopportazione, dell’accoglienza reciproca ricordando che Cristo è «amore sino alla fine» (cfr. Gv 13,1), il Suo è un
amore che non si sottrae a nulla pur di salvare l’altro. Il cristiano che vive in Cristo, che si sacrifica per amore,
riconoscendo ciò che il Salvatore ha fatto per lui, dona la sua vita a Dio e ama il prossimo, muore a se stesso e diviene
offerta viva, santa e gradita al Padre (cfr. Rm 12,1) che lo attenderà a braccia aperte nel giorno glorioso della
resurrezione.

Per la consultazione:
BARBERIS B., La Sindone spiegata ai ragazzi, Velar, Gorle 2010.
BARBERIS B., Sindone, il messaggio universale, Elledici, Leumann (Torino) 2009.
CARBALLO J.R. ofm, La Sindone, segno e messaggio (testo dell’omelia 15 maggio 2010).
DALL’ANTONIA S. sdb, La Sindone di Torino. Un incontro di fede, Edizioni Salesiani di Don Bosco, Bacau (Romania).
GARBIGLIA G. a cura di, Come leggere la Santa Sindone, fascicolo in distribuzione presso la Basilica Cattedrale
Metropolitana di Torino.
GHIBERTI G., Dalle cose che patì, Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2004.
GHIBERTI G., Sindone le immagini 2002 / Shroud images, Ed. ODPF, Torino 2002.
GHIBERTI G., Sindone, Vangeli e vita cristiana, Elledici, Leumann (Torino) 1998.
RICCI G., La Santa Sindone in «Fogli», 44(1978), Verona, 1978.
ZACCONE G.M., Sulle tracce della Sindone. Storia antica e recente, Ed. Elledici, Leumann (Torino), 1997.

www.sindone.org
www.sindone.it
http://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino