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LE PAGINE "OSCURE" DELLA BIBBIA

CALDUCH-BENAGES, N., «Le pagine «oscure» della Bibbia : «Verbum Domini», n.


42», in M.C., APARICIO VALLS, Commento alla «Verbum Domini», Roma
2012, 85-94.
Problematica
Esporre le linee fondamentali della riflessione cattolica sulla Teologia Biblica
alla luce della Dei Verbum e di Verbum Domini.
Le cosiddette pagine "oscure" della Bibbia si concentrano specialmente nell'Antico
Testamento, con cui i cristiani purtroppo non hanno molta familiarità, in quanto lo
ritengono difficile da leggere e da capire. In cuor loro si domandano: quale legame
possono avere questi testi oscuri e antichi con la nostra vita? Vale la pena leggerli e
fare lo sforzo di capirli?
1. Le pagine difficili della Bibbia nel Sinodo e nella «Verbum Domini»
«Dati gli enormi cambiamenti culturali e sociali avvenuti, diventa necessaria una
catechesi che aiuti a spiegare le 'pagine difficili' della Bibbia... La ricerca di una
soluzione ha bisogno di una riflessione organica di carattere esegetico-teologico, ma
anche antropologico e pedagogico» (VD 45).
«Talvolta sorgono difficoltà nella lettura dell'Antico Testamento a causa di testi
contenenti elementi di violenza, d'ingiustizia, d'immoralità e di scarsa esemplarità
anche da parte di figure bibliche importanti. (cfr. Dei Verbum 15)».
2. Le principali difficoltà nella lettura dell'Antico Testamento
a) Difficolta formali e contestuali
In primo luogo, l'Antico Testamento è un libro molto lungo e come tale faticoso
da leggere. Infatti, con i suoi 46 libri esso costituisce 11 77% dell'intera Bibbia.
Inoltre, questi libri sono stati scritti in epoche diverse, con metodi e generi letterari
diversi, e riflettono pertanto circostanze storiche diverse.
In secondo luogo, l'Antico Testamento è un libro molto antico. Le sue parti piú
recenti, a prescindere dai libri deuterocanonici, sono datate non piú tardi del 400 a.C.
Ci separano, dunque, piú di 2.000 anni di storia.
In terzo luogo, l'Antico Testamento fu scritto in ebraico, aramaico e greco (i libri
deuterocanonici), per cui siamo costretti ad utilizzare delle traduzioni, purtroppo non
sempre fedeli al testi originali e spesso poco com-prensibili per i lettori moderni.
b) Difficoltà relative al contenuto
Le difficoltà piú ardue da superare sono, tuttavia, quelle che riguardano
direttamente il contenuto delle pagine bibliche: la violenza da parte di Dio e degli
uomini, la moralità di certi personaggi biblici importanti e una teologia insufficiente
riguardo all'aldilà. Uno dei problemi piú importanti in cui si imbatte il lettore
dell'Antico Testamento è l'atteggiamento violento di Dios, specialmente nella storia
deuteronomista.
Lo sterminio sacro non può quindi essere ridotto a un'usanza caratteristica di
un'epoca primitiva oppure a una legge barbarica durante il tempo di guerra. Si tratta,
come ben osserva Jean-Louis Ska, di un problema teologico, che Norbert Lohfink
riassume cosi: «In questo modo si stabilì un vincolo molto stretto tra le categorie del
diritto e le categorie della violenza. Il diritto s'impone con la violenza e dietro tutto
questo c'è la divinità.
Un'altra questione scottante per il lettore e la lettrice di oggi è la violenza
perpetrata contro le donne in racconti scabrosi come la storia della figlia di Iefte (Gdc
11), la storia della figlia vergine di Gàbaa e la concubina del levita (Gdc 19) oppure
la storia di Tamar (2 Sam 13). Questo tipo di violenza è un elemento essenziale nella
cosiddetta "metafora sponsale".
Passiamo adesso alla seconda questione accennata sopra: la mancanza di moralità
di alcuni personaggi biblici: Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Sansone, Davide,
Salome... Se quello che il lettore moderno cerca in questi personaggi del passato sono
esempi o modelli di comportamento, ahora diciamolo apertamente: non vale la pena
che perda il suo tempo leggendo le loro storie.
3. Tentativi di risposta
Che cosa bisogna fare con queste pagine "oscure"? Vale la pena leggerle? Oppure
è meglio lasciarle da parte e concentrarsi su quelle meno problematiche? Se la scelta
è di non arrenderci di fronte al testi difficili dell'Antico Testamento, dovremo
abbandonare alcuni vecchi schemi che cercano modelli di virtú nelle figure bibliche,
o che ci inducono a rifiutare a priori alcuni testi perché si oppongono, per esempio,
all'insegnamento di Gesú sull'amore per i nemici o sulla fede nella risurrezione. Al
loro posto bisogna applicare un altro tipo di ermeneutica che contempla la Bibbia, e
quindi l'Antico Testamento, nella sua qualità di opera letteraria, che trasmette un
messaggio religioso capace di incidere nella nostra vita, malgrado tutti gli ostacoli
sopra accennati.
In questo modo, scopriremo che la violenza nei racconti di conquista è un elemento
caratteristico del mondo idealizzato dell'epopea dove ci sono soltanto due opzioni
radicali e nessuna intermedia: in battaglia, o si vince o si perde. Giosuè è uno dei
pochi eroi incensurabili della Bibbia che gode la protezione incondizionata di Dio.
E cosa dice delle scene e delle metafore di violenza contro le donne? Nemmeno in
questo caso possiamo risolvere la questione chiamando in causa una cultura antica,
patriarcale e piena di pregiudizi contro le donne, una cultura per molti versi differente
dalla nostra. Se non altro, si dovrebbero analizzare le regole del linguaggio
metaforico.
In conclusione, l'Antico Testamento è difficile da leggere, perché adopera un
linguaggio diverso dal nostro ed è molto lontano dai nostri parametri culturali.
Tuttavia, i suoi testi, spesso inestricabili, ci sorprendono continuamente con
dimensioni nuove ed inaspettate se li leggiamo con gli "occhiali" adeguati.
L'Antico Testamento fa parte del nostro patrimonio culturale e della nostra identità
religiosa. Non è una parte qualsiasi, ma una sezione fondamentale della nostra
Bibbia, la base su cui poggia il Nuovo Testamento.
Quando l'apostolo Paolo vuole esprimere l'elemento essenziale della fede cristiana,
sottolinea due volte la conformità con 1'Antico Testamento, ossia con le Sacre
Scritture del popolo ebraico, dicendo «che Cristo morí per i nostri peccati, secondo le
Scritture; che fu sepolto e che risusciti terzo giomo secando le Scritture» (1 Cor 15,3-
5).
Concludo facendo mie le parole di Silvana Manfredi: «In questo cammino l'Antico
Testamento, alla luce del Nuovo, ha ancora molto da dire. Pretendere oggi di farne a
meno significa, per la Chiesa di Cristo, per la sua esistenza storica e per la teologia
che la sostiene, tradire la testimonianza della salvezza che s'incarna
progressivamente».
Per questo motivo, vale la pena lasciarci trascinare dalla curiosità e dal desiderio di
avventura e intraprendere un viaggio per le intricate e, a volte, "oscure" pagine
dell'Antico Testamento, con il desiderio di incontrare nuove, e allo stesso tempo
illuminanti, esperienze di fede.