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DIRITTO INTERNAZIONALE

4/4, ultima lezione  2/5, Hartwig

13/3 Sospensione lezioni

Parte domanda multipla: farne almeno 5 su 10, altrimenti si è bocciati, max 15 minuti + 2 domande aperte,
1 manualistica e l’altra che rivela che siamo stati frequentanti.

Mer 10/4 Argo + 15/4 (15-17) in aula 1

LEZIONE 1: ESISTE UNA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA’ INTERNAZIONALE?

Cos’è il DIRITTO INTERNAZIONALE? E’ un insieme di regoli e principi che regolano i diritti e doveri degli Stati,
e riguardano i RAPPORTI tra:

 Stati;
 Stato-individuo di un altro stato o impresa che nasce con territorio di un altro stato;
 Trattamento degli individui soggetti a questi stati;
 Diritto delle organizzazioni internazionali e loro creazione da parte degli stati.
Sono entità giuridiche separate che si relazionano con gli stati o altre organizzazioni internazionali.

La Carta ONU ha consentito di individuare i principi costituzionale del Diritto Internazionale, è stata
rilevante ma i principi fondanti non vi si esauriscono.

Il fatto che manchi un testo scritto non è un grande problema (vd: Regno Unito, si fonda su prassi
costituzionali, regole fondative non scritte ma vincolanti), ci si rifà ad elementi anche come la consuetudine,
i trattati, i principi generali.

PRINCIPI FONDATIVI

 Uguaglianza sovrana degli Stati


Nonostante la chiara diseguaglianza economica, politica, etc etc, le entità indipendenti (Stati) sono da
considerarsi per diritti e obblighi, per applicazione regole diritto internazionale come pari ordinati.
 1648, Pace di Westfalia
Il principio dello Stato moderno affonda le radici in questo evento, che sancì la fine della guerra dei
Trent’anni (religiosa, cattolici VS protestanti).
Si realizza così una coesistenza degli stati basato su un basso tasso di costituzionalizzazione: gli stati
sono sovrani, possono federarsi tra loro...
 Prospettiva eurocentrica ed orizzontale della vita di relazioni internazionali
E’ creata la possibilità per una serie di Stati (300 staterelli che nascono thx Pace) di federarsi =
divengono Stati autonomi che si sottraggono alle due autorità.
Passiamo da una struttura verticistica dei rapporti internazionali ad una orizzontale.
 (Pre-Westfalia): distribuzione gerarchica del potere con due centri di autorità, il papa e l’imperatore a
capo del Sacro Romano Impero
Prima della Pace, le autorità erano papa ed imperatore.
La pace porta anche la maggior libertà di coscienza, religiosa “cuius regio eius religio”, quindi ancora di
più c’è il distacco dalla chiesa.

Gli Stati, per convivere, si dotano di regole di base, di interazione e coesistenza, per vivere ma anche
commerciare  valori omogenei e condivisi che si realizzano, è un modello europeo condiviso che si
concretizza. Esse sono:

1. Standard minimo di trattamento dei propri cittadini all’estero;


2. Gestire le ostilità belliche;
3. Libertà dei mari finalizzata al commercio.
Il diritto del mare ha il nucleo delle regole più antiche del diritto internazionale.
Ugo Grozio (1583-1645) se ne occupò, è considerato uno dei padri del Diritto Internazionale.
Gli olandesi avevano sequestrato una nave vicino Singapore contenente spezie, vesti, provenienti
dalla Cina. Venne chiamato ad occuparsene e chiamò la propria opera “Mare liberum”.
E’ un periodo di grande espansione specialmente di spagnoli e portoghesi verso l’Africa, i Caraibi e
le Indie.
Si realizzarono già numerosi monopoli  Vantavano diritto di navigazione, commercio,
occupazione su questi territori per trarre risorse naturali.
Si parlava perciò di “Mare clausum” ed il papa consolidava questi principi monopolistici.
L’Olanda, in formazione, era interessata a rompere questo “circolo vizioso”…
Con il diritto di preda della nave portoghese Santa Catarina nei pressi di Singapore, si pone il
problema della giustificazione giuridica. Grozio la concretizzò enunciando la “libertà dei mari”:
 Si fonda su diritto universale/naturale alla libertà di commercio;
 Portoghesi e spagnoli non potevano vantare diritto di monopolio sull’oceano perché le parti
della natura non potevano esservi sottoposti;
 Il commercio era considerato come strumento di amicizia tra i popoli e scudo contro le
indigenze;

La mancanza di sovranità sui mari e di occupazione dei territori specialmente per la conversione al
cristianesimo serviva anche uno scopo economico, partecipare alla spartizione del nuovo mondo  paiono
i prodromi dei diritti umani (anche se no, Grozio è figlio del suo tempo, ammetteva effettuare guerre VS la
religione cristiana).

Il modello westfaliano è tipicamente non gerarchico e orizzontale con scarsa istituzionalizzazione, il


principio fondante è la sovranità degli stati con libertà reciproca tra essi.

UGUAGLIANZA SOVRANA DEGLI STATI: 3 COROLLARI RELATIVI ALLA STRUTTURA DELLA SOCIETA’
INTERSTATALE

 1. Modalità consensuale e partecipativa del procedimento di formazione delle regole internazionali


(attraverso gli accordi e le consuetudini in applicazione delle regole costituzionali consuetudo est
servanda e pacta sunt servanda)
Le regole sono create negli Stati ed essi stessi dunque partecipano direttamente nella formazione delle
regole (consuetudini e trattati) e ciò comporta un elemento di maggiore propensione degli stessi a
seguirle.
 2. Natura consensuale dei meccanismi di soluzione delle controversie con la prevalenza
dell’autoaccertamento
Nessuno Stato può essere convenuto in giudizio di fronte alle Corti internazionali senza aver dato il
proprio consenso (anche in forma preventiva).
 3. Autotutela nell’attuazione del diritto
Pur in assenza di un sistema giuridico coercitivo come negli Stati sovrani, c’è effettività.
L’autotutela potrebbe concretizzarsi anche attraverso l’accertamento se si è effettivamente subito un
danno.

UGUAGLIANZA SOVRANA DEGLI STATI: 3 COROLLARI RELATIVI AL DIRITTO SOSTANZIALE

 Assoluta indipendenza politica di ciascun Stato sovrano rispetto agli altri stati o altra autorità
esterna (salvo che lo Stato decida volontariamente di limitare la propria sovranità);
E’ possibile decidere la limitazione della sovranità nazionale (vd: UE).
 Principio di non ingerenza negli affari interni degli Stati
Non è possibile farlo perché sono Stati sovrani.
Nella struttura orizzontale ci sono stati tentativi di tornare nel modello verticistico.
Facciamo riferimento a spinte egemoniche:
 Progetto Napoleonico
 Nazifascismo
 George Bush Jr. unilateralismo egemonico
(Potersi svicolare dalle regole ordinarie perché si è in deroga per il contrasto al fenomeno
terroristico)
 Trump?
(C’è forte disimpegno vs apparato internazionale, vd. Uscita da molti accordi/trattati,
sottrarsi alle regole. No spinta egemonica ma piuttosto una spinta protezionistica -guerra
dei dazi-)
 Principio di integrità territoriale degli Stati
NO invasione territoriale dal ‘45, c’è il divieto dell’utilizzo della forza in relazione a ciò.
Si parla meno di ciò, piuttosto di “minaccia dell’uso della forza”, comunque vietato.

ESERCIZIO SOVRANITA’ ESTERNA E LIMITAZIONE PROPRIA SOVRANITA’

Nella seconda metà del 1900:

 Nascita di istituzioni internazionali o organizzazioni intergovernative (ad es ONU, Banca


Mondiale, OMC, OIL)  servono a cooperare.

Intergovernativa  è una cooperazione con un flebo di coesistenza, non cedo fortemente la mia
sovranità.

Sovranazionale  maggiore cessione delle sovranità.

 Sviluppo di regole materiali a tutela di interessi generali (obblighi erga omnes)


Alla fine della 2^ GM si diffondono nuovi valori, solidali e indivisibili: della dignità umana,
dell’importanza della pace, della sicurezza ambientale. In virtù di ciò, gli stati creano nuove regole.
Così fondamentali, generatrici di obblighi indivisibili/solidali, che qualora un trattato vi confliggesse
è da considerarsi nullo.
Sono OBBLIGHI ERGA OMNES  dovuti dagli Stati nei confronti di tutti gli altri stati, vd: divieto
dell’uso della forza.
Se violati, danno conseguenze aggiuntive rispetto alla violazione di una regola non così importante.
(NB! Non esiste una gerarchia delle fonti nel diritto internazionale.)

LEZIONE 2: I SOGGETTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

SOGGETTIVITA’ GIURIDICA STATI

 Titolarità di diritti e di obblighi nell’ambito dell’ordinamento giuridico internazionale


E’ la definizione di soggettività giuridica in diritto internazionale.
Dunque, gli Stati usano le regole del DI per regolare anche la convivenza degli individui che vivono
nel proprio territorio.
Si opera su un piano di lealtà con altri stati ed enti internazionali.
 Soggettività giuridica degli individui?
(esempio obblighi contenuti nella Convenzione di Aarhus sulla partecipazione del pubblico ai
processi decisionali ambientali)
Convenzione = multilaterale = ne fanno parte gli Stati
Distinzione:
 Obblighi di risultato = Es: garantire come Stato garantire ambiente salubre
 “ “mezzi = cercare di far in modo con i propri strumenti di evitare il danno all’ambiente

Gli individui possono farsi valere se lo Stato disattende il diritto internazionale (vd: appellarsi alla Corte
EDU), ma l’obbligo rimane in capo allo Stato che ha stipulato il trattato.

I SOGGETTI

1. Stati

E’ ente di governo effettivo e indipendente su una comunità territoriale  essere stanziati in un


certo territorio delimitato da confini = NO necessario che siano definiti (Vd: approccio da divisione
per settori per il mare, che si è sviluppato in seguito alla libertà dei mari)..
Per rilevarne occorrono dunque:
 Governanti  individui che pretendono di regolare la vita dei governati
 Governati
 Effettività  governanti devono essere effettivi
 Indipendenza  NO dipendenza da altri stati all’esterno
Stato con tripartizione Popolo – Territorio – Governo:
 Popolo  individui che risiedono stabilmente in quel territorio.
Non è necessario che sia omogeneo religiosamente, etnicamente, linguisticamente o
che abbia la cittadinanza.
 Governo  effettivo ed indipendente.
Bisogna esercitare autorità di governo su questo popolo, ma è difficile farlo anche alla
luce dell’erosione della sovranità degli stati anche a favore delle organizzazioni
internazionali.
Effettivo: sentenza arbitrale Tinoco 1923
1917: Federico Tinoco, ministro della guerra del Costa Rica, rovescia il governo in carica
e ottiene il consenso popolare governando fino al 1919
Tornato al potere il governo precedente e si pone la questione della validità dei
contratti stipultati dal ogverno precedente con società di private di cittadini stranieri.
Il tribunale arbitrale afferma che il governo doveva
Verificare se Corti funzionavano, governo amministrato, opposizione no sostanziale
conflitto, congresso legiferava
La Convenzione di Montevideo (1933) viene richiamata anche per definire uno stato:
1. popolazione permanente
2. territorio definito
3. governo
4. capacità di intrattenere rapporti con gli altri stati (sovranità esterna).

GOVERNO EFFETTIVO

 Stati non riconosciuti


Ci si chiede se il riconoscimento incida sull’effettività di quel governo.
La reputazione internazionale è cruciale, spesso la vera sanzione è la name shame: umiliazione dal
pdv internazionale.
 Stati insolventi
Da un pdv economico.
 State-building (R2P = Responsability to Protect)
E’ per proteggere la popolazione civile che non lo è più dal proprio stato, dunque lo scenario
internazionale interviene e cerca di ricostruire.
E’ un intervento sì ma lo Stato non cessa di esistere.
Si parla di SB anche come:
 assistenza elettorale affinchè avvengano in maniera democratico
 monitoraggio dei diritti umani
 ricostruzione/riforma ordinamento giuridico interno e dell’apparato giudiziario.
 Governi in esilio
 Stati membri di Stati federali o suddivisioni amministrative
Es: cantoni svizzeri, sono un’amministrazione separata.
Le regioni italiane possono stipulare accordi con altri stati.
L’eventuale violazione si trasferisce comunque sullo Stato, dato il principio di unitarietà dello stato
dal pdv esterno = di un altro stato.
 Governi fantoccio

Gli altri soggetti sono:

2. Organizzazioni internazionali

 Dalla co-esistenza alla cooperazione.


 Dalla fine della 2^ GM hanno proliferato le organizzazioni internazionali (ONU, FAO, ICAO,
FMI) e di altre organizzazioni fuori da sistema ONU (OMC, OMS, UE, NATO).
 Sono associazioni di Stati create con un trattato internazionale ai fini di cooperazione
 Sono regolate dal diritto internazionale.
 Funzionanti mediante organi propri.
 Autonomia rispetto agli Stati, essa aumenta se (“grado di separazione dallo Stato”):
1. l’organizzazione opera attraverso organi di “individui”
Si crea un organo indipendente i cui membri sono ormai indipendenti dagli Stati da cui
provengono, ma comunque l’indipendenza ha un limite nello Stato che istituisce questi
organi stessi;
2. quando gli organi dell’OI sono abilitati ad adottare gli atti giuridicamente vincolanti
soprattutto se a maggioranza
Es: ONU adotta atti che autorizzano l’utilizzo della forza;
3. quando l’organizzazione ha risorse finanziarie proprie;
4. quando l’OI ha un ordinamento interno proprio;
5. quando esiste al suo interno un organo rappresentativo dei popoli degli stati membri.

SOGGETTIVITA’ INTERNAZIONALE DELLE OI  poter operare su un piano internazionale

Israele aveva commesso un danno nei confronti dell’ONU, era morto un loro agente, era un diplomatico
svedese che stava mediando la questione israelo-palestinese. Ma chi poteva chiedere la riparazione/chi ha
la soggettività internazionale? Lo Stato svedese o l’ONU?

 Dire che l’ONU ha soggettività non equivale a dire che sia uno Stato o un “super-Stato”.
E’ una persona/soggetto del diritto internazionale.
 Equivale a dire che è capace di possedere diritti e doveri internazionali e ha la capacità di avanzare
reclami per mantenere d&d.

Dunque l’ONU era legittimata per avviare una procedura d’inchiesta sul danno morale e non per il proprio
funzionario.

E’ la classica protezione diplomatica ma nei confronti di un suo funzionario.

Generalmente, a livello internazionale si difende il proprio cittadino, in giudizio e in via diplomatica.


NB! La SOGGETTIVITA’ INTERNA è la titolarità di diritti ed obblighi derivanti dal diritto di uno Stato (es:
quando stipula con lo Stato in cui risiede il contratto d’affitto dello stesso luogo in cui ha sede).

3. Individui e investitori privati

4. Popoli (?)

5. ONG (?)

///// Lezione di Marco Pertile, docente del Diritto dei conflitti armati

L’autodeterminazione è un tema controverso politicamente e giuridicamente.

Gli elementi di complessità toccano:

 il contenuto stesso (cos’è?).


C’è un nucleo fondamentale ma ci sono elementi discussioni;
 la natura giuridica.
E’ una norma erga omnes, cogente, un principio?
 Le fonti, sparse.

Da un pdv storico, l’autodeterminazione nasce come PRINCIPIO POLITICO: è un’idea/concetto che affonda
prima nella politica che nel diritto (alcuni dicono che il 1^ esempio fosse stato dato dalla Rivoluzione
Francese) e si realizza compiutamente come programma nelle relazioni tra stati (“policy”) in seguito alla 1^
GM: è l’idea del presidente degli Stati Uniti quella di riorganizzare l’Europa ed i loro confini (tra i motivi
principali del conflitto) in maniera tale che ciascun popolo avrebbe avuto uno Stato  diritto di nazionalità
o principio di autodeterminazione.

La cosa non accadde e si predilesse la tutela delle minoranze.

L’autodeterminazione ridiventò un argomento importante nelle relazioni internazionali post-2^ GM 


comincia un processo che porta alla trasformazione di questo principio politico in un PRINCIPIO GIURIDICO.

Ciò è attestato dalla United Nation Charter:

 vi è affermata la sovrana uguaglianza tra gli Stati = hanno stessa posizione dentro sistema
internazionale, è un suo principio fondamentale.
 l’autodeterminazione dei popoli (che ne sono titolari) è tra i principi fondanti dell’ONU.
La norma è programmatica, non ce ne viene data la definizione.
Ma se cerchiamo nella Carta elementi per una definizione, non troviamo granché.
Al capitolo 11 c’è un riferimento ai TERRITORI NON INDIPENDENTI = le colonie dei paesi europei
che, nel 1945, non avevano ancora raggiunto l’indipendenza  l’autodeterminazione vale anche
per loro? L’obbligo delle potenze che le controllano è di promuovere il benessere degli abitanti di
questi territori, secondo la loro cultura, con avanzamento politico ed economico e sviluppare il loro
AUTOGOVERNO (self-government), ma non si parla di autodeterminazione!

L’autodeterminazione non è ancora un diritto/principio giuridico fonte di obblighi chiari, dunque decisivo
per garantire al popolo il diritto ad autodeterminarsi.

La carta delle nazioni unite diviene punto di partenza per lo sviluppo del principio di autodeterminazione
sulla base del diritto consuetudinario.

Anche la decolonizzazione ha mosso i passi da qui.

Da norme positive imprecise si realizza una prassi di diritto consuetudinario che le va a specificare le prime.
(Le fonti del diritto internazionale sono gli accordi internazionali, che possono creare organizzazioni
internazionali + corti che possono anche giudicare gli individui e le consuetudini = comportamento ripetuto
nel tempo e progressivamente non se ne può più farne a meno, anche se non è scritta diviene regola
vincolante per gli stati (es: mare territoriale: ogni Stato che si affaccia sul mare ha dominio, prima 3, poi 6
ed infine 12 miglia a seconda dell’evoluzione tecnologica -gittata del cannone, controllo-).

Un nucleo fondamentale, il diritto all’autodeterminazione dunque, si è realizzato su BASE


CONSUETUDINARIA  inizialmente è l’obbligo di accettare che i popoli sottoposti a dominio coloniale si
autodeterminino liberamente = decidano liberamente del proprio futuro politico:

 costituirsi in Stato indipendente;


 restare così come sono e dunque legati alla madrepatria europea;
 associarsi a stato già esistente.

E’ stato definito come DIMENSIONE ESTERNA dell’autodeterminazione dei popoli.

La Carta ONU ha la pecca di non avere elencati i diritti umani, ci sono solo riferimenti vaghi e mancanza di
definizioni (nella 2^GM lo Stato si era abbattuto vs i propri sudditi).

Intervennero perciò 2 Patti delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici (1966) + sui diritti economici, sociali e
culturali. In entrambi i Trattati, compare l’autodeterminazione all’articolo 1  dunque, è il pilastro su cui si
fondano i diritti umani.

Se un popolo non è libero di autodeterminarsi liberamente, non sussistono le condizione per tutelare i
diritti umani  l’autodeterminazione è dunque un “prerequisito”.

Ma allora cosa si intende per popolo quando parliamo di autodeterminazione?

Ci sono movimenti della società civile, di minoranze e settori della società, che spingono ad una definizione
su criteri etnoantropologici, storici, culturali, ma anche richiamarsi all’AUTODERMINAZIONE non è mai stata
accettata dagli Stati. (NO <<popolo>> coeso)

Essi, uniformemente, hanno ricondotto la definizione di popolo = popolazione degli stati esistenti.

Nel diritto internazionale l’autodeterminazione esterna si ammette in pochi casi e sono determinati
storicamente = consenso della comunità internazionale su applicazione dell’autodeterminazione esterna
sulla fattispecie di popoli sottoposti a dominio coloniale e poi straniero.

L’Assemblea Generale, dagli Anni 60-70, adotta risoluzioni che interpretano la carta in maniera diversa 
potenza coloniale ha l’obbligo di consentire l’indipendenza ai propri  sono individuati specificatamente
perché il colonialismo è un fenomeno storico.

Tutto ciò che non è dominio coloniale non vede l’applicazione dell’autodeterminazione esterna.

Risoluzione 1514 del 1960:

 la sottoposizione a gioco straniero e sfruttamento è vs diritti fondamentali ed impedimento a pace


e cooperazione
 tutti i popoli hanno diritto all’autodeterminazione (etc etc vd. Sopra)

La formazione consuetudinaria di questa norma si realizza quando anche le potenze coloniali accettano
l’obbligo: Spagna, Portogallo, Francia ( Algeria) e Regno Unito. Concedono con tempi diversi
l’indipendenza considerandola un diritto per quei popoli.
Si parla anche del controllo da parte di uno straniero, vd. Israele VS Palestina, il cui popolo vuole
autodeterminarsi  si è creato consenso internazionale. Ma su quale territorio, con che confini, con quale
spartizione dell’acqua, etc?

Dominio straniero = durante un conflitto, militarmente una parte ha preso il controllo del territorio su cui
un popolo ha diritto a costituirsi come indipendente.

(Per la Palestina manca l’unità territoriale su cui costituire lo Stato).

Ci sono molte spinte nell’inserire altri nella nozione di “popolo”:

 Popoli indigeni
Gioca un elemento importante l’elemento coloniale.
Parliamo di PI come popoli che hanno caratteristiche storiche-culturali comuni e soprattutto che
sono stati fortemente discriminati per un processo storico.
Vd: America Latina  Si trovano a vivere in Stati che si sono decolonizzati con un controllo
Europeo.
C’è differenza tra il processo storico che ha portato all’indipendenza dell’America latina e dell’Africa
 nei primi si costituiscono governi europei ma in un secolo prima. Nella seconda si costituiscono
leader autoctoni ma che poi hanno fatto una brutta fine.
Gli Stati che si formano in America Latina sono guidati comunque dall’Europa ed hanno al loro
interno popoli indigeni, che non hanno interesse però a costituirsi Stato, ma piuttosto a continuare
a vivere come hanno sempre fatto, preservando le proprie risorse. Non hanno una leadership.
A partire dagli ’90 sino ai 2000 c’è forte pressione nella società civile per includere anche i popoli
indigeni. Si è costituito un movimento a favore della loro autodeterminazione ed ha realizzato
anche strumenti giuridici: Convenzione 169 del 1991, con poche ratifiche (poco più di 20), ma NON
si parla di autodeterminazione.
Potrebbero costituire uno Stato, ma non lo vogliono fare, dunque per loro l’autodeterminazione è
controllare ancora le risorse naturali che gli consentono di vivere.
La Convenzione in questione aggiunge che ogni qualvolta si parla di “people” per i popoli indigeni
non ci si fa a riferire all’autodeterminazione.
Realizza 2 principi:
 Se le risorse naturali dei territori dei popoli indigeni sono soggette a sfruttamento, i PI
hanno diritto ad essere consultati (co-partecipazione nella gestione delle risorse);
 Se lo sfruttamento della risorsa mette in pericolo l’esistenza del PI, è necessaria la loro
autorizzazione.

La sovranità permanente dei popoli sulle risorse naturali è un corollario dell’autodeterminazione  al


tempo della decolonizzazione gli Stati europei lasciano il continente Africano con accordi che lo privano di
risorse.

Anche se il popolo non è indipendente ma ne ha diritto, le loro risorse non devono essere depredate in
quell’intervallo tra l’emergere dell’autodeterminazione e la realizzazione dell’indipendenza.

Un altro strumento giuridico importante è la Dichiarazione dei diritti delle popolazioni indigene del 2007,
ma non è vincolante, è stata realizzata dall’ONU. Il richiamo all’autodeterminazione, strumento non
vincolante e mancanza di ratifica da parte degli Stati.

Dominio razzista (casi Namibia, Rhodesia del Sud, Sudafrica)  c’è diritto di autodeterminazione anche
qualora i popoli siano sotto controllo di un governo che realizzi l’apartheid = discriminazione diritti civili
politici verso maggioranza popolazione
No autodeterminazione esterna, c’è già uno stato, ma è il diritto del popolo ad essere governato
diversamente.

E’ un diritto affermato da Risoluzioni dell’Assemblea Generale, Consiglio di sicurezza e dunque fa parte del
diritto consuetudinario.

 identificare parte della popolazione/minoranza nazionale di uno Stato preesistente.


La questione emerse nel caso del Kosovo, provincia autonoma della Serbia, che non aveva mai
avuto stato di repubblica.
In seguito allo smembramento della Iugoslavia di cui la Serbia faceva parte, ci fu l’intervento NATO
1998-1999 (illecito, non autorizzato dall’ONU).
Il Kosovo venne controllato da un’amministrazione internazionale ONU e controllo militare NATO.
In seguito, le autorità del Kosovo realizzarono una Dichiarazione d’Indipendenza, sottoposta poi alla
Corte internazionale di Giustizia.
L’Assemblea Generale, su spinta della Serbia, consentì la richiesta di un parere sulla liceità.
La Serbia sottolineò che effettivamente questo diritto di indipendenza mancasse perché non
rientrava nei criteri del diritto internazionale.
La Corte rifiutò di pronunciarsi sull’autodeterminazione, perché l’indipendenza è un fatto, il popolo
la raggiunge o non anche indipendentemente da un diritto e ciò che conta è il suo raggiungimento
o meno.
E’ una posizione classica del diritto internazionale = ciò che avviene NEGLI stati sfugge alla sua
competenza, si regolano SOLO i rapporti tra Stati.
In una guerra civile, è possibile che avvenga una secessione (fenomeno interno allo Stato) e non
deve necessariamente essere sorretta dal diritto internazionale.
I TERZI non devono intervenire.
(Vd: Catalogna  terzi non finanziano o danno armi, se raggiungono l’indipendenza ok, ma il diritto
internazionale è neutro.
In altri casi, l’autodeterminazione può garantire che l’intervento dei 3^ NON sia interferenza ma sia
compatibile e richiesto e la loro attività, tranne se c’è uso della forza, sia ammessa a sorreggere il
processo dell’autodeterminazione  concretizza OBBLIGO ERGA OMNES = garantire
autodeterminazione nei confronti di tutti).

AUTODETERMINAZIONE INTERNA:

 si afferma quando manca l’esterna;


 è il diritto dei popoli = popolazione di un intero Stato a partecipare su basi di parità alla vita politica
dello Stato.
Poter determinare il proprio futuro politico partecipando al processo interno politico.
 È un diritto allo Stato Democratico? C’è divisione.
C’è chi ritiene non lo sia, è un diritto a non avere interferenze esterne dagli altri Stati.
(es: diritto di Maduro in Venezuela a non avere interferenze di 3^).
C’è chi ritiene invece che l’autodeterminazione, diritto umano, non debba essere legato alla
violenza e dunque sia un diritto allo Stato democratico  se l’ordinamento dello stato non è
democratico, gli altri stati possono dirlo/criticare ciò, ma NO intervento con l’uso della forza.

RICONOSCIMENTO

C’è collegamento con autodeterminazione = unica norma del diritto internazionale che può portare alla
creazione degli Stati.

In altri casi, la formazione degli Stati è fenomenica, è un fatto non regolato dal diritto internazionale o se sì,
in maniera frammentale e scarsa.
Gli Stati è la società che forma il diritto internazionale, sono loro che lo creano, non viceversa.

Lo stato è tale perché lo vediamo, è un fatto, non si parla di principio o diritto di sovranità, la dottrina
realista italiana e tedesca parla di sovranità e basta: lo Stato controlla il territorio e la popolazione che vi è
stanziato.

Quando un ente chiamato governo fa questo controllo, allora è sovranità interna, se realizza il potere di
esclusione rispetto ai terzi allora è una sovranità esterna.

Riconoscimento dello Stato

Si realizza in modi molteplici.

Ma serve davvero oppure è un atto meramente politico che non incide sulla statualità?

 La teoria del RICONOSCIMENTO DICHIARATIVO dice che il riconoscimento è un atto politico che
dichiara una circostanza che già esiste = statualità, che si realizza a prescindere, il riconoscimento
manifesta la disponibilità ad entrare in relazione.
Se ti riconosco ed affermo che sei uno stato, a meno che le condizioni siano stravolte, continui ad
esserlo (principio di non contraddizione).
Questa teoria è prevalente.
 In Inghilterra (vd: Lauterpatt) si dice che se lo Stato non è riconosciuto da altri il suo potere sul
territorio non potrà dirsi compiuto  teoria del RICONOSCIMENTO COSTITUTIVO.
Ma se non c’è relazione internazionale sul piano di parità, come accadrebbe con il riconoscimento,
quanto durerà? L’assenza di relazione può incidere sui requisiti dello Stato, l’effettività = capacità di
controllare il territorio si indebolirà.

La Convenzione di Montevideo ci dà la definizione di Stato = è una persona giuridica del diritto


internazionale se ha:

 popolazione permanente
 territorio definito
 governo
 capacità di entrare in relazione con gli altri Stati (effetto del riconoscimento!)

Una forma di riconoscimento recente è quella subordinata rispetto alla promozione dei diritti umani e la
democraticità dell’ordinamento.

Questi modelli si affermano dagli anni ’90 e sono compatibili con la teoria dichiarativa.

Un’altra questione riguarda l’esistenza di un DIVIETO DI RICONOSCERE  lo Stato viola norme


fondamentali del diritto internazionale e dunque gli altri non sono tenuti e realizzare il riconoscimento.

Es: post-aggressione c’è l’annessione di un territorio di Stato X allo Stato Y che ha aggredito.

E’ un obbligo che realizza una mancanza di acquiescenza rispetto alla violazione di:

 diritto di autodeterminazione dei popoli


 divieto di utilizzo della forza

Es: Namibia, post parere Corte internazionale di Giustizia e risoluzione del Consiglio di sicurezza, si disse di
non trattare con il Sudafrica in relazione alla Namibia, non dare ai consoli il mandato, o entrare con trattati,
perché stava occupando un territorio dove era violata l’autodeterminazione + stava concretizzando
l’apartheid.

Riconoscimento del governo


Alcuni ritengono che non sia necessario, è la dottrina enstrada molto apprezzata dall’America Latina.

Non spetta l’intervento in un processo costituzionale interno, si entrerà in relazione con chi controlla il
territorio, dire chi lo farà spetterà al popolo del paese.

Questa posizione che lo considera un atto superfluo oppure di ingerenza, è molto popolare.

Regno Unito e Francia che invece avevano questa prassi l’hanno poi abbandonata.

In un processo costituzionale normale, non è necessario, basta solo telefonare e congratularsi al massimo.

Nel caso di guerre civili = conflitti armati interni, diviene problematico. Una situazione continua di
turbolenza fa perdere il senso di quale sia il governo, se ne costituiscono molti o ci sono gruppi
insurrezionali che controllano parti diversi del territorio anche per anni (es: Libia).

Ad un certo punto, i 3^ devono decidere con chi relazionarsi.

Ci sono varie posizioni del diritto internazionale:

 TRADIZIONALE
Nel caso di guerra civile, basta che il governo in carica continua ad esistere, anche con controllo
minimo del territorio  istinto di conservazione.
Quando è definitivamente sconfitto, ci sarà un cambio di governo e amen.
Es: Siria e governo di Assad che stava perdendo e con intervento esterno ha recuperato il territorio.
 ASTENSIONE ASSOLUTA
La posizione tradizionale è irrealistica.
Quando è difficile dire quale sia il governo, il problema non è il riconoscimento ma l’intervento,
cosa si può fare con quello.
E’ legittimo l’invito ad esempio di uno di essi?
Conta aspettare che la situazione finisca senza intervenire, nessuno ha esercizio della sovranità, che
è l’oggetto della guerra civile stessa.
Ma è davvero realistica anch’essa?

Il riconoscimento di governo è importante quando giustificato il supporto a quel governo magari, ed è


determinante solo in caso di conflitto civile, è il grimaldello per l’entrare nella questione.

Per gli stati, il criterio fondamentale del riconoscimento è l’effettività = chi ha potere nel territorio,
altrimenti se si faranno accordi non si realizzeranno, i rappresentanti diplomatici non saranno protetti…

Anche qui si considera il rispetto di diritti umani + procedure democratiche per considerare il governo
legittimo. Questa tendenza ad affiancarlo all’effettività ha dei picchi in certi casi (es: Haiti, il presidente del
’94, è stato deposto illegittimamente e il consiglio di sicurezza dell’ONU ha a sua volte deposto la giunta
militare + Venezuela: parte della comunità internazionale ritiene che Maduro abbia preso il potere in
maniera illegittima -comunque elezioni- ed altra che invece ritiene che egli controlla il territorio, è il
governo in carica, ha il potere  frattura nella comunità internazionale. Ci sono molti stati latino-americani
che hanno riconosciuto Guaidò ma non vuole l’opzione militare, a differenza invece degli USA. Test degli
aiuti umanitari: se non li escludi, non controlli il territorio, se lo fai, se l’affamatore del tuo popolo. I
diplomatici statunitensi sono stati dichiarati persone non grate ed è stato lasciato il tempo di lasciare il
paese incolume.)

L’INDIVIDUO NEL DIRITTO INTERNAZIONALE E LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI

L’INDIVIDUO COME SOGGETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE?


E’ una questione di prospettiva: no consenso stato, no “diritti dell’individuo”, se consenso, il soggetto
acquista quei diritti da far valere -ma effettività dipende cmq dall’intervento dello Stato-.

Parte della dottrina risponde negativamente: sulla base della dottrina dei diritti umani, lo Stato deve
ratificarne le fonti, sennò l’individuo non acquista il diritto di accedere alla Corte + se lo Stato non vuole
conformarsi a sentenza/decisione di un organismo internazionale, l’individuo non ha un mezzo di pressione
efficace per l’attuazione. Ma è un problema di tutto il diritto internazionale, quello dell’attuazione, ma
anche quando l’organo politico ha un ruolo tale da poter negoziare con lo Stato sulle misure da adottare,
non è indice di NON SOGGETTIVITA’.

La questione della soggettività internazionale dell’individuo fino a poco fa non veniva considerata
minimamente (fino al 2^ dopoguerra), perché privo di ruolo nella creazione/accertamento del diritto
internazionale, né era titolare di diritti o obblighi del diritto internazionale.

C’erano norme che li riguardavano ma gli Stati rimanevano destinatari:

 Protezione diplomatica
La violazione delle norme sugli stranieri comporta il diritto dello Stato di nazionalità dello straniero
di far valere la responsabilità internazionale dello Stato che ha violato quelle norme (ma può anche
rinunciarvi).
 Trattamento degli stranieri.
C’era discrezionalità senza limiti su trattamento sudditi e poi cittadini, era del “dominio riservato”
dello Stato.
C’erano invece obblighi per il trattamento degli stranieri:
 impossibilità di richiedere loro prestazioni non giustificate con un legame al territorio (es:
servizio militare)
 prevenire/reprimere offese alle persone o ai beni degli stranieri  ormai assorbito dalla
tutela dei diritti umani.
 Indennizzo degli investitori stranieri i cui beni vengano espropriati/nazionalizzati dallo
Stato.

Gli orrori dell’Olocausto e della 2^ GM comporta 2 elementi, diritti ed obblighi:

1. maggior riconoscimento dei diritti all’uomo in quanto tale (a prescindere dalla sua connotazione di
cittadino o straniero)
2. emerge la definizione di CRIMINI INTERNAZIONALI, la cui responsabilità grava sull’individuo.

Già durante il 19esimo secolo esistevano norme che tutelavano l’individuo in quanto tale (es: divieto di
schiavitù), ma erano esigue di numero e riguardavano materie specifiche.

Solo con 2^ DG + nascita ONU emergono diritti individuo in quanto tale ed importantissima è la
Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottata il
10 Dicembre 1948. Approvata a larghissima maggioranza in un periodo storico già di guerra fredda, il
conflitto dei blocchi riguardava anche i diritti umani  i paesi occidentali volevano tutelare i diritti civili e
politici (es: voto, libertà di espressione, libertà delle democrazie liberali), quelli sovietici sostenevano che gli
unici diritti meritevoli di tutela fossero i sociali-economici-culturali (es: diritto al lavoro, alla salute, al
salario).

NB! come le altre dichiarazioni, non sono strumenti VINCOLANTI.

La dichiarazione ha spianato la strada alle convenzioni, invece strumenti vincolanti, ulteriormente a tutela
dei diritti  sono di carattere generale oppure settoriali + trattati regionali ed universali che possono
essere sia generali che settoriali.
Universale e Generale  Patti delle nazioni unite

Universale e settoriale  Convenzione contro la tortura + a tutela di particolari soggetti

Regionale e generale  Convenzione europea dei diritti dell’uomo

Regionale e settoriale  Convenzione internazionale sulle sparizioni forzate

Si parla di DIRITTI DI 3^ GENERAZIONE = sono collettivi, come diritto all’ambiente o allo sviluppo, le
categorie originali dei diritti dei blocchi hanno necessitato di integrazione.

DIRITTI NEGATIVI E POSITIVI  i primi per essere realizzati richiederebbero una mera astensione da parte
dello Stato, i secondi invece sarebbero gli economici e sociali e richiederebbero un intervento attivo da
parte dello Stato (vd: diritto alla salute).

Ormai però si riconosce che tutti i diritti potrebbero richiedere una condotta sia attiva che passiva.

Nel 2^ dopoguerra si sono moltiplicate le norme per gli individui, a prescindere dalla sua qualifica di
cittadino o straniero.

Un crescente numero di trattati prevede dei meccanismi giurisdizionali o quasi che possono essere attivati
direttamente dall’individuo. Su ciò, parte della dottrina si fonda per affermare che l’individuo sia tale per il
diritto internazionale perché titolare di posizioni giuridiche.

LA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO (1950, EUROPA, LA TRADIZIONE GIURIDICA ERA
DELLE DEMOCRAZIE LIBERALI) E LA RELATIVA CORTE

Titolo I  catalogo diritti sostanziali protetto dalla convenzione. Sono i civili e politici, considerati
“tradizionali”. C’è divieto della schiavitù, all’equo processo.

E’ un catalogo piuttosto ridotto, la Corte EDU ha interpretato evolutivamente le norme e lo spettro di tutela
dei diritti dell’uomo in Europa sia stato notevolmente ampliato.

Titolo II  composizione, esecuzione delle sentenze, condizioni ammissibilità ricorsi.

I ricorsi possono essere:

 Interstatali  ogni stato parte della convenzione possa denunciare un altro stato
parte per violazione di norme della convenzione.
Di fatto, questo tipo di ricorsi sono molto ridotti, perché gli Stati preferiscono non portarne altri
dinanzi a corti sovranazionali, soprattutto quando si parla di tutela dei diritti degli individui.
Sono stati casi di rilevanza politica, es: trattamento dei terroristi dell’Irlanda del Nord, controversia
con Regno Unito.
 Individuali  presentati da persone fisiche e giuridiche che invocano violazione di
diritti propri attribuiti dalla convenzione.

Oggi vi è solo la Corte EDU, ma prima c’erano 2 organi di controllo di rispetto della CEDU: una commissione
e la corte.

1. I ricorsi individuali erano presentati alla commissione;


2. se li riteneva ammissibili, promuoveva una conciliazione amichevole tra individuo e Stato, se ciò
non fosse stato possibile, si avrebbe redatto una relazione in cui accertava la sussistenza di una
violazione
3. la relazione era sottoposta al comitato dei ministri, ancora esistente, riunisce i 47 rappresentanti
(ministri degli esteri o rappresentanti diplomatici) del Consiglio d’Europa, è un organo politico.
4. Dunque, l’ultima parola spettava ad un organo politico:
 se lo stato non aveva accettato la giurisdizione delle corte dato che non era
obbligatoria, la decisione finale spettava al comitato, che generalmente avvallava
le violazioni ritrovate dalla Convenzione.
 Se lo stato convenuto aveva accettato la giurisdizione, il caso poteva essere
riferito alla corte ma su iniziativa o della commissione o dello Stato convenuto (no
individuo che può chiedere).

Protocollo (strumenti di diritto internazionale vincolanti, sono sostanzialmente collegati ad un trattato


base) n. 9  prevedeva la possibilità per gli individui di chiedere di sottoporre il caso alla corte, ma era
opzionale, dunque gli stati erano liberi di ratificare oppure no.

Protocollo n.11 (1998), è MODIFICATIVO = modifica la convenzione e deve essere adottato da tutti gli stati
che ne sono parte per entrare in vigore  ha eliminato la commissione per cui la corte era accessibile
anche ai cittadini.

Quando un individuo presente il ricorso:

1. vi è uno scambio di osservazioni scritte Stato-individuo vittima e le udienze sono ??


2. la corte assume la decisione e può decidere che il ricorso sia inammissibile oppure con sentenze a
favore del ricorrente o a sfavore con il riconoscimento della presenza o non della violazione. Le loro
sentenze sono vincolanti, dunque gli Stati devono conformarsi.
3. Il comitato dei ministri non più decide il ricorso ma controlla l’esecuzione delle sentenze.

La violazione di una norma della Convenzione potrebbe dipendere da una legge (es: divieto unioni civili),
perciò bisognerà adottare misure generali, alle volte la Corte le prescrive agli Stati, altre volte sono
concordate tra lo Stato ed il Comitato dei ministri.

GLI ALTRI SISTEMI REGIONALI PER I DIRITTI UMANI

In ambito americano, c’è prima stata una dichiarazione non vincolante poi seguita da una Convenzione
americana sui diritti dell’uomo del ’69 (NON ratificata da USA + Canada, a differenza da America centrale e
meridionale). Protegge diritti civili e politici ed il Protocollo san Salvador aggiunge i diritti economici.

C’è coesistenza di:

 Commissione
 Promozione diritti umani;
 Può ricevere ricorsi, prima promuove tentativo di conciliazione, se fallisce realizza un rapporto
in cui esamina ammissibilità + merito del ricorso in relazione alla Convenzione;
 Può decidere autonomamente senza rimetterlo alla corte oppure può riferire il caso alla corte
subito se è particolarmente importanti o successivamente, quando lo stato non ottempera alle
raccomandazioni della corte
 Corte
 Decide quando riceve il ricorso dalla Commissione o dallo Stato parte;
 La sua giurisdizione non è obbligatoria.

Gli individui che possono presentare ricorsi non sono solo coloro che si ritengono vittima della violazione,
ma anche, come nel sistema anche africano, le ONG che li portano per conto di coloro che ritengono essere
vittime della violazione.

Il sistema africano si è sviluppato successivamente, la Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli è degli
anni 80, inizialmente la Corte non era prevista ma dopo lo è stata. Solo 9 stati che hanno sottoscritto la
carte ne hanno accettato la giurisdizione per i ricorsi individuali.
Possono provenire anche da individui non direttamente lesi, anche qui vi è una Commissione che può
decidere autonomamente il ricorso o deferirlo alla Corte.

La situazione tipica è la commissione che emana raccomandazioni (che tuttavia non hanno efficacia di
sentenze vincolanti).

Lo Stato o la Commissione mandano i ricorsi alla Corte.

L’organo politico del consiglio dei ministri monitora l’esecuzione delle sentenze, anche sulla base di report
della corte.

I COMITATI ONU PER I DIRITTI UMANI

Sono “Treaty bodies”  Ogni trattato ha un comitato che ne controlla l’attuazione, realizzano report sui
diritti umani nei paesi sulla base di relazioni dati da questi + dalle ONG.

Possono ricevere anche comunicazioni individuali, anche qui la procedura è scritta, si ricevono osservazioni
sia dell’individuo che dello Stato e se si riscontra una violazione l’accerta ed emana raccomandazioni allo
Stato (problema effettività).

Questi comitati tuttavia non hanno forti strumenti di pressione, dovrebbero provenire dagli Stati.

FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Si fa riferimento all’Art. 38 dello Statuto della Corte internazionale di giustizia, che ci spiega il compito di un
giudice internazionale chiamato a risolvere una controversia tra 2 stati, applicando le fonti del diritto
internazionale e interpretandole. Si fa riferimento a:

1. Trattati/convenzioni internazionali;
2. Consuetudine internazionale = prova di pratica generale accettata come diritto;
3. Principi generali del diritto riconosciuti dalle nazioni civili  sono comuni agli ordinamenti giuridici,
alle volte vengono trasposti ed utilizzati perché così comuni che devono essere tenuti in
considerazione;
4. (in via subordinata) le decisioni giudiziali = giurisprudenza e la dottrina = opinioni di giuristi e
internazionalisti più importanti pronunciatisi sulle tematiche;
5. Equità  se le parti acconsentono, il giudice può farvi ricorso, ciò che sembra giusto nel caso
specifico (ex aequm et bonum).

La consuetudine è una fonte prevalente perché:

 non esistendo un’autorità superiore a questi stati, il diritto internazionale è a formazione


spontanea/consuetudinaria
 sono norme consuetudinarie quelle che ricadono nello ius cogens che crea obblighi erga omnes.

NON si parla di gerarchia, es: può accadere che un trattato possa derogare una consuetudine.

La consuetudine si forma perché qualcuno comincia ad adottare un certo comportamento, e c’è della
reciprocità  mi aspetto che un certo comportamento sia tenuto anche da altri stati.

CODIFICAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Articolo 13 Carta ONU  1. l'Assemblea Generale intraprende studi e fa raccomandazioni allo scopo di:

a. promuovere la cooperazione internazionale nel campo politico ed incoraggiare lo sviluppo progressivo del
diritto internazionale e la sua codificazione.
b. sviluppare la cooperazione internazionale nei campi economico, sociale, culturale, educativo e della
sanità pubblica, e promuovere il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali per tutti senza
distinzione di razza, di sesso, di lingua, o di religione.

Sulla sua base, si è costituita la Commissione di Diritto Internazionale, la cui funzione è incoraggiare
sviluppo + codificazione diritto internazionale.

Roberto Ago ne ha fatto parte sin dalla sua nascita, ha cercato di introdurre la nozione di “crimini di Stato”.

Questa Commissione produce dei testi e regole e realizza i progetti d’articoli su una determinata materia.
Quest’ultimi sono testi che teoricamente, se gli stati vogliono, potrebbero diventare convenzioni
internazionali.

Codificazione è diverso da sviluppo progressivo  quando si codifica (=si prepara un progetto di articoli
oppure regole-modello), si mette per iscritto, si specifica e precisa  c’è una parte innovativa, dunque,
perché c’è anche un’espansione del diritto internazionale, che magari ancora non corrisponde alla prassi
internazionale, ma comunque sarebbe auspicabile (ecco dove sta lo sviluppo progressivo).

Se non sono rappresentate le culture giuridiche in questi testi, gli Stati non li approvano.

Questa cooperazione esperti-governi si concretizza in diverse letture del testo: quando la commissione
stava proponendo il progetto sulla responsabilità internazionale, esso ha subito diversi cambiamenti, in
seguito ai commenti apposti sotto ogni disposizione preparata dalla Commissione di diritto internazionale.

C’è sempre un progetto di articoli sia con i commenti che privo. Viene adottato in prima oppure in seconda
lettura (=thx ai commenti) da parte degli stati. Il testo viene sottoposto poi all’Assemblea Generale che lo
sottopone a sua volta agli Stati dell’ONU affinchè decidano cosa farne.

Quando lo Stato appone riserve, generalmente è un trattato frammentato, non è voluto in alcune parti.

Al momento c’è una tendenza a regole-modello e conclusioni. Le tendenze meno recenti invece:

 negli anni della Guerra Fredda l’incremento del diritto convenzionale e multilaterale, che
rispecchiavano i 3 blocchi (Paesi occidentali, in minoranza + Paesi socialisti + Paesi del 3^ mondo),
c’era interesse a riscrivere le norme consuetudinarie, specialmente dai paesi del 3^ mondo che
volevano liberarsi dalla colonizzazione ormai cessata (es: no accettazione di multinazionali -diritto
privati stranieri- sullo Stato proprio), per regolare la propria attività economica meglio senza
interferenza di stati stranieri;
 finita l’epoca della Guerra Fredda e attenuatasi la contrapposizione, sia Est-Ovest, che Nord-Sud, la
scelta un tempo politicamente molto sensibile tra codificazione attraverso convenzioni o strumenti
in sé non vincolanti si è spogliata di connotazione ideologica.
I paesi socialisti non sostennero più quelli del 3^ mondo specialmente per la questione della
proprietà, in quando volevano anche loro attirare investitori.

Mini-riassunto

Codifico  metto per iscritto ma c’è l’elemento innovativo, produzione testo dalla CDI che può essere già
pronto per diventare convenzione oppure la CDI realizza linee/principi guida perché comprende che non è
un testo che sarà adottato.

COSA NON RIENTRA NELL’ART. 38?

 Soft law
Non sono vincolanti ma possono costituire un terreno fertile per la graduale formazione di norme
consuetudinarie o contribuire alla stipulazione di trattati internazionale.
Rinforzo o ciò che ho già deciso (sempre fonti art. 38) o interpretare meglio dato che le fonti non mi
hanno aiutato a risolvere.
Quanto più sono autorevoli, tanto più i giudici sia interni che internazionali sono propensi ad
utilizzarli come strumenti di interpretazione e risoluzione della controversia.
 Dichiarazioni unilaterali
Creino obblighi giuridici per lo Stato che le realizza e si ritiene che ciò accada perché deriva da un
documento di principi formulato dalla CDI in materia  se fatte in maniera pubblica e manifestano
la volontà di obbligarsi, allora la vincolatività si basa sulla BUONA FEDE (es: Dichiarazione Francia
del 1974 sulla cessazione esperimenti nucleari in Polinesia).
 Fonti previste da accordo  Trattati istitutivi di organizzazioni internazionali a volte contengono
norme che istituiscono procedimenti di istituzione giuridica
Vd: Gli stati membri dell’UE hanno prestato il proprio consenso (tramite accordo) a che l’UE possa
adottare regolamenti, direttive e decisioni.
 Altri atti giuridici (unilaterali)
Protesta  Stato si oppone ad un atto di un altro stato, non prestando acquiescenza, riservandosi il
diritto di contestarlo (anche in giudizio)
Notifica  atto con cui uno Stato informa un altro Stato che una certa azione sta per essere
intrapresa.

LA CONSUETUDINE

E’ una delle fonti del diritto internazionale, ed è la più peculiare. E’ data dall’art. 38 dello Statuto della Corte
internazionale di giustizia e si rivolge alla Corte Internazionale.

La definizione è “international custom of evidence of a general practice accepted as law” = prova di prassi
generale accettata come diritto.

E’ costituito da 2 elementi (teoria dualista della consuetudine):

 una ripetizione del comportamento nel tempo;


 Atteggiamento psicologico = considerarlo come legge.

Una critica è stata rivolta alla definizione dell’articolo: “inverte” i termini  dovrebbe essere una general
practice accepted as law che è la international custom  non è la consuetudine che prova i due elementi.

Secondo Bobbio, conta solo la ripetizione e non l’elemento psicologico.

L’elemento psicologico rappresenta l’aspetto più problematico della teoria dualistica:

 Si ipotizza che ci sia una condizione psicologica di un ente astratto = Stati, ma pensano? Si
convincono di qualcosa? No. Siamo così immersi nella statualità per cui lo Stato è un fenomeno
naturale ma pensare che lo Stato pensi è “eccessivo”, ci riferiamo piuttosto all’esecutivo che
gestisce l’ambito internazionale che interpreta le regole del diritto internazionale.
L’elemento psicologico diviene di chi rappresenta lo Stato, ma questi mutano nel tempo.
 Se non ci fosse, scambieremmo comportamenti che sono azioni politiche da forme di attuazione del
diritto.
Vd: regali di natale, è convenzione farli  gli Stati potrebbero essere non convinti che se non
attuassero non ci sarebbero rilevanze politiche.
Eppure queste norme consuetudinarie si rispettano  a chi sostiene che l’elemento psicologico
non sia importante si controbatte di non saper distinguere obblighi di natura politica da obblighi di
diritto internazionale.
L’elemento psicologico è importante per la ricostruzione delle norme (vd: opinio iuris) ed incorre, se non lo
si interpreta bene in un’antinomia logica: se la formazione della consuetudine richiede l’elemento materiale
della ripetizione del comportamento, deve esserci la persuasione che il comportamento sia vincolante, ma
allora c’è contraddizione, perché il momento formativo c’è  come faccio ad essere convinto nel momento
iniziale di formazione? Devo essere convinto che esista una norma.

Allora, l’opinio iuris non è solo opinio iuris, ma opinio iuris ac/sive necessitatis: in un primo momento,
l’opinione che cerchiamo negli stati vede il comportamento non giuridicamente voluto, basta che esso sia
SOCIALMENTE DOVUTO (lo faccio perché mi sembra opportuno/giusto), che dopo si incardina in una
ripetizione e si sente giuridicamente dovuto.

Ci sono problemi anche per l’elemento materiale della PRASSI. Cos’è? Quali sono le sue fonti? Quanta
ampia dev’essere, quanti stati deve coinvolgere?

Prassi = comportamenti degli Stati, possono essere omissivi = divieti e attivi = prescrizioni.

Ci sono settori in cui i comportamenti non sono facilmente osservabili: vd. I conflitti armati, alcuni possono
essere sconosciuti  problema della CONOSCIBILITA’, e questo provoca una disparità degli stati: alcuni la
rendono conoscibile perché ha una dottrina molto avanzata, altri no.

Il secondo problema è il RECUPERO DELLA FONTE di conoscibilità.

Il terzo è quanti comportamenti devo ritrovare per individuare la regola? Bisogna avere riguardo ad una
distribuzione geografica equilibrata della prassi, dobbiamo trovare una regola che vale per la comunità
internazionale.

North Sea Continental Case –> la Germania vs Danimarca, la prima diceva che l’applicazione della linea
mediana alla piattaforma continentale (sfruttamento mare sinché esso continua) non fosse
consuetudinaria. La Convenzione di Ginevra del ’58 faceva riferimento alla linea mediana, che
generalmente è perpendicolare alla costa, ma chi ha la costa concava perde in ciò. La Corte disse che la
norma non fosse consuetudinaria, perché solo 10-15 Stati l’avevano.

Dunque, 10 stati non sono sufficienti per una prassi generale…

La prassi dipende anche da alcune capacità materiali degli Stati, es: lanciare oggetti spaziali.

C’è tendenza a realizzare regole con cumulazioni, citando Risoluzioni, Dichiarazioni ed afferma che esista
una prassi perché l’hanno sostenuto o approvato = c’è un opinio dietro  collasso dei due elementi in
unico raccogliendo le dichiarazioni statali.

Bisogna guardare agli Stati especially affected= maggiormente impattati dalla regola. Quando la Corte
affermò questo principio per il caso citato sopra, ci si riferiva a Stati che ovviamente hanno la costa.
Tuttavia, è stato applicato anche in altri settori: vd USA per diritto internazionale umanitario
consuetudinario, che si è riferito alla Croce Rossa chiedendo di essere presi in considerazione, perché la sua
prassi conta di più perché partecipa maggiormente ai conflitti.

La teoria è scivolosa perché mette in considerazione l’uguaglianza degli Stati = prendere in considerazione
le prassi degli Stati maggiormente coinvolti in certi ambiti.

CONSUETUDINE REGIONALE  Esiste solo per un gruppo di Stati.

Esistono sistemi regionali dove esistono regole diverse? Per il diritto internazionale è difficile ammetterlo
visto che è il diritto della comunità degli Stati.

Si è ritenuto che sussistessero in settori specifici:


 Caso dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia del 1949, Haya della Torre o asylum case = diritto
d’asilo.
Un insorto peruviano, capo di un partito insurrezionale, sta per essere arrestato e chiede asilo
politico all’ambasciata colombiana a Lima. La Colombia afferma di avere un diritto unilaterale per
determinare la fondatezza dell’asilo sulla base del diritto consuetudinario + fonte della
Convenzione de l’Havana.
Leggendo la convenzione tuttavia, non era chiaro che ci fosse diritto di determinare
unilateralmente l’asilo, viene invocata una convenzione successiva ma il Perù non ne era parte,
allora cita dei casi in Sudamerica in cui ciò è avvenuto.
La Corte ritiene che la Colombia non abbia portato tutti i casi necessari, non c’è una consuetudine
regionale ma potrebbe esistere teoricamente.
 Principio uti possidetis = nel momento della decolonizzazione, gli Stati che lo fanno assumono i
confini che erano gli amministrativi segnali dalla potenza coloniale.
Pur essendo nato nel continente africano (o in America Latina), è stato utilizzato anche nell’Unione
sovietica.

OBIETTORE CONSISTENTE  Stato che continua ad opporsi alla norma mentre gli altri la accolgono, potrà
liberarsi dalla norma o no?

Si può liberare se nel momento formativo della norma afferma coerentemente che quella norma non lo
vincola.

L’ammissione della validità è dunque molto restrittiva: nel momento formativo e dev’essere costante senza
contraddizioni  non si invoca norma a proprio favore ed in uno successivo sostenere che non esiste
quando viene fatta valere contro di sé. Una volta che la ammetti o la neghi, devi rimanere coerente nel
tempo.

Il problema è che la teoria dell’obiettore consistente tocca il problema di quanto ampia debba essere la
prassi: se per essere generale devo vedere una prassi di un tot di Stati (anche non tutti) distribuiti in
maniera equilibrata e altri non si oppongono, allora la norma si è formata, ma altri possono liberarsi?

La dottrina italiana dice che quando la prassi è sufficientemente generale, non te ne liberi, quella
anglosassone la ammette.

Caso peschieri norvegesi: la corte affermò che la teoria poteva essere applicata, il caso riguardava la
chiusura dei Fiordi norvegesi per tracciare le linee di base del mare continentale (che segue la regola delle
10 miglia). La Corte afferma che non è dimostrata la prassi del limite di 10 miglia sulla chiusura che deve
essere ragionevole, la questione rimane aperta.

L’INCOMPATIBILITA’ dei trattati

Quando esistono più trattati di cui sono parti gli stessi stati da soli o più altri, potrebbero essere in
contrasto. Si applicano 3 regole:

1. Pacta sunt servanda, obbligatorietà dei trattati, di origine consuetudinaria;


2. Il trattato è inefficace per chi non è ne parte = terzo;
3. Successione dei trattati nel tempo (lex posterior derogat lex priori).

Possono verificarsi 3 scenari di possibili trattati:

 Stato A e stato B in trattato precedente : Stato A e stato B in nuovo trattato


Prevarrà il trattato successivo, abbiamo le stesse parti, sia che sia un trattato bilaterale che
multilaterale;
 AB: AC
Nel trattato successivo, manteniamo solo lo Stato A.
Entrambi i trattati rimangono efficaci in virtù del Pacta sunt servanda, C vi fa affidamento.
E’ un problema di A che dovrà decidere se continuare a far parte del regime precedente o
adempiere agli obblighi presi con C.
Per C, il trattato A-B non lo riguarda.
 AB: ACBC e ABCD: AB
Il trattato successivo vede o l’aggiunta di nuovi stati oppure la mancanza di altri.
Nel primo caso, prevarrà il principio della lex posterior, non c’è problema di vincolatività e dunque
responsabilità internazionale perché sono gli stessi stati.
Nel secondo caso, A e B che creano regime incompatibile col precedente, ci sarà una responsabilità
internazionale in capo allo stato A e B per gli stati C e D per cui il trattato AB è res inter alios.

Queste incompatibilità spesso vengono decise dagli Stati preventivamente, e inseriscono nei trattati le
CLAUSOLE DI PREVALENZA/SUBORDINAZIONE.

Art. 103 C. ONU  conflitto obblighi membri ONU e altri internazionali sulla base di altri accordi (=regimi
pattizi), sono i primi a prevalere.

Caso della piattaforma continentale nel Mare del Nord

E’ importante per il rapporto trattati-regole consuetudinarie.

E’ un caso del 1969 e riguarda la delimitazione di piattaforma continentale del mare del Nord.

Piattaforma Continentale secondo la definizione della Convenzione di Montego Bay = prolungamento


naturale della terra sotto e oltre la linea del mare territoriale (prima di inabissarsi completamente nel mare)

Nel 1945, il presidente Truman decide che su questa zona deve esserci il controllo statale per sfruttamento
delle risorse.

La differenza che intercorre con la zona economica esclusiva non tanto per l’ampiezza, ma perché
comprende anche le acque sovrastanti a differenza della piattaforma continentale.

La controversia si sviluppa tra Germania e Danimarca + Olanda, finì dinanzi alla Corte internazionale di
giustizia.

Riferimento è l’articolo 6 della Convenzione di Ginevra sulla piattaforma continentale. E’ una convenzione
poi abrogata da quella dell’82 di Montego Bay (di codificazione, che riunisce le 4 di Ginevra).

Bisognava delimitare la piattaforma continentale, la conformazione del territorio non era favorevole alla
Germania che si era trovata con un’aria inferiore vista la costa rispetto agli altri Stati.

L’articolo 6, norma convenzionale, dice che innanzitutto si può provare con un accordo tra gli Stati. In
assenza, e a meno che non ci siano altre circostanze speciali, la delimitazione della piattaforma continentale
si farà sul principio dell’equidistanza, seguendone le linee, dai punti più vicini del mare di base
(=territoriale).

Era un problema, perché la Germania non aveva ratificato la convenzione di Ginevra, a differenza degli altri
2 stati. La Germania propendeva per applicare l’equità.

La Corte descrive la relazione di norme pattizie e regole consuetudinarie eventualmente corrispondenti ed


ha individuato 3 scenari di compatibilità:

1. Di codificazione / effetto declaratorio  della norma consuetudinaria.


La consuetudine si forma progressivamente (linea che da tratteggiata diviene fissa), ed il punto in
cui la norma consuetudinaria crea ed esiste, il momento pattizio di codificazione si realizza
successivamente, quando la consuetudine è già matura e la prassi è uniforme. Il trattato, a questo
punto, non fa altro che codificare (inevitabilmente, ha dell’innovazione);
2. Di cristallizzazione  della norma consuetudinaria.
La consuetudine si forma e diviene matura nel momento in cui viene codificata nel trattato.
C’è cristallizzazione, il trattato aiuta la consuetudine a chiudere il processo di formazione, diviene
definitivamente matura.
La consuetudine continua ad esistere come diritto non scritto ma le corrisponde il diritto scritto, che
la perfeziona;
3. Creazione  fa formare la norma consuetudinaria.
Quando il trattato codifica la consuetudine, la prassi è ancora non omogenea, è frammentaria. In
questo modo, il trattato contribuisce ad affermazione + diffusione consuetudine.
Poi non è detto che l’esistenza di un trattato, soprattutto se accordo di soft law, crei un’opinio iuris
decisa.

L’articolo 6 ha generato una prassi omogenea = linee di equidistanza? No, dunque non si può applicare la
disposizione alla Germania di un trattato che non ha ratificato, dato che manca anche una prassi
internazionale. Alla fine, si decide sulla base di principi equitativi.

DURATA E TERMINE DI EFFICACIA DEI TRATTATI

Si distinguono 2 tipi di cause di termine degli effetti dei trattati:

 Interne (al trattato)


o Lo stesso trattato decide per la sua durata.
o Stato decide di ritirarsi unilateralmente, serve una clausola in cui si parla di ritiro/uscita dal
trattato regolandone la modalità;
o Clausole di decadenza, generalmente nei trattati bilaterali di investimento  anche se lo
stato si ritira dal trattato, comunque la protezione verso l’impresa si protrae per un certo
periodo;
 Esterne (al trattato)
Vd: Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati.
o Violazione materiale del trattato  es: incompatibilità;
o Impossibilità sopravvenuta di adempimento;
o Cambio fondamentale di circostanze sulla base ho deciso di vincolarmi al trattato;

Caso (1997) delle dighe sul Danubio

Negli anni ’70, Cecoslovacchia e Ungheria avevano deciso di stipulare un trattato bilaterale di investimento
per realizzare dighe sul Danubio.

Sicuramente aveva risvolti economici (es: forza lavoro, energia elettrica), porre grandi infrastrutture senza
impattare ambiente e vita umana (sviluppo sostenibile).

L’Ungheria decide di sospendere unilateralmente la costruzione delle opere (1989) adducendo anche
motivi per la protezione ambientale. In risposta, la Cecoslovacchia decide di creare una variante del
progetto (1991), una deviazione delle acque del Danubio, unilateralmente, per deviare in un canale di
bypass una variante C (rispetto al trattato), la sua messa in opera comincia solo nel 1992.

L’Ungheria manda una nota verbale in cui dice di voler terminare il trattato (maggio 1992) ed invoca le
cause esterne di termine del trattato: tra queste, è fondamentale la violazione materiale del trattato.

La Corte doveva decidere se effettivamente fossimo nella situazione descritta dall’art. 60 della Convenzione
di Vienna, che ci dice cosa succede quando un trattato è terminabile sulla base di una violazione materiale.
La Corte internazionale di giustizia va a guardare quando effettivamente l’efficacia della Nota Verbale
poteva dirsi verificata  il suo invio (maggio 1992) è prematuro rispetto all’operatività dell’attivazione della
variante C (ottobre 1992). Se quella deviazione fosse stata già in operatività, si, c’era violazione materiale,
ma poiché non si era verificato, allora non si era verificata la violazione materiale tale da legittimare la
risposta dello stato (lo termino perché tu l’hai violato prima).

C’è sovrapposizione diritto dei trattati-responsabilità internazionale. La nota verbale sarebbe stata una
contromisura in risposta ad un precedente illecito, diventando così ingiustificata, ma qui non è il caso
quindi la nota è illecita.

Dal punto di vista della corte, la sospensione precedente dell’Ungheria non rileva: i momenti salienti sono
quelli successivi, per stabile se ci fosse stata una violazione materiale del trattato.

Poi la corte valuta se la sospensione iniziale dell’Ungheria: essa era avvenuta sulla base delle proteste
ecologiche per cui non fosse più sostenibile (stato di “necessità ecologica”)  stato di necessità come
causa di esclusione dell’illecito, in campo internazionale per essere invocato deve esserci in gioco
l’interesse nazionale dello Stato  qui se ne usa una variante, quella ecologica, e la corte non lo accetta,
dicendo che l’impatto ambientale andava previsto all’inizio, non era una scoperta (no corrispondenza con
art. 25)

Poi la corte valuta anche il cambio fondamentale delle circostanze  la Slovacchia aveva succeduto alla
Cecoslovacchia nel trattato. Tuttavia non viene accettato, anche se la situazione politica si è modificata, non
muta l’interesse ambientale, strategico.

Cambio circostanze ambientali? E’ da prevedere prima, si sa che queste grandi opere lo hanno, bisognava
fare valutazioni prima e se le si è accettate, non si può sospendere il trattato.

Art. 61  impossibilità sopravvenuta = scomparsa dell’oggetto del trattato.

Qui è il regime giuridico delle dighe, che in realtà non è affatto scomparso.

Dunque, sin dall’inizio non si aveva titolo di sospendere il trattato e poi agire con la nota verbale.

// Parte 2

Art. 46  valore diritto interno rispetto a quello internazionale:

 PARAGRAFO 1: le disposizioni del diritto interno riguardanti la competenza a concludere i trattati


non possono essere invocate dallo Stato per giustificarsi per la violazione delle disposizioni
internazionali.
Es: nella costituzione americana si prevede che il Presidente abbia il potere, con il consiglio (advice)
del senato, di partecipare ai trattati internazionali, a meno che la maggioranza dei senatori non
voglia  controllo potere presidenziale (di ratifica).
La disposizione parla di trattati, ma c’è una prassi che prevede l’adozione di executive agreements =
accordi esecutivi (NO trattati). La differenza ha pura valenza interna, non rileva a livello
internazionale, tratta gli EA comunque come trattati.
 PARAGRAFO 2: la regola di cui sopra vale a meno che la violazione di quelle disposizioni fosse
manifesta e riguardasse regola del diritto interno fondamentale.
Regola manifesta = è oggettivamente evidente (ad uno Stato 3^) la violazione.
Es: ordinamento italiano conclude in forma semplificata un trattato che invece richiederebbe il
passaggio in parlamento (forma solenne, dunque rientrante nell’art. 80 Cost).
Un terzo stato vede la manifesta violazione se si pone in atteggiamento di buona fede e correttezza.
Per sanare l’invalidità, potrebbe intervenire successivamente una legge del Parlamento.
7-3-2019

L’INTERPRETAZIONE

E’ un tema trasversale a tutto il diritto, dato che esso va interpretato.

C’è una parte cognitiva, per cui il significato sta nella disposizione e si deve trovare + parte creativa, sono
parole astratte da applicarsi ad un fatto concreto. La connessione di queste parole con fatti rilevanti +
contesto giuridico in questione si ripercuote sul significato da attribuire alla disposizione.

L’interprete collega disposizione (testo scritto, da cui discende la norma quando è intepretata) al caso
concreto.

Chi interpreta? Chiunque legga una disposizione, ma ovviamente bisognerà distinguere tra le
interpretazioni da tenere in considerazione e quali no.

Ci si chiede se l’interpretazione sia un’arte o una scienza. Non è una scienza esatta, ma il diritto pone
comunque una sorta di “cassetta degli attrezzi” per realizzarla. Più complessa sarà la lista di strumenti, più
ci avvicineremo all’idea che sia una scienza, bisognerà mettersi in contatto con le intenzioni delle parti,
that’s why si avvicina all’arte.

POLITICA DELL’INTERPRETAZIONE

 Monarchia: interpretazione autentica/<<autoritaria>>


Anche qui possiamo trovare soggetti preminenti.
Generalmente, è propria dell’autore dell’atto.
In alternativa, dell’organo delegato, che ha la possibilità di dare un’interpretazione vincolante (es:
Corte europea dei diritti dell’uomo).
Autoritaria  non è detto che sia autentica, perché a parlare non è l’autore dell’atto (lì avremmo
interpretazione autentica).
Autorevole? Ha senso parlarne nell’ambito della sociologia del diritto e non nel formalismo
giuridico come nelle due citate. Si possono comunque realizzare giudizi autorevoli.
Es: ordinamento italiano si riconosce che la Corte EDU è autorevole rispetto al significato della
CEDU, la CC si adatta all’interpretazione che la EDU dà alla CEDU sulla base dell’idea di autorità,
dato che la convenzione stessa attribuisce questo compito alla EDU.

Caso Germania vs Italia, un cittadino italiano era stato fatto prigioniero dalla Germania nella 2^ GM
chiedeva negli anni ’90 al tribunale locale un risarcimento per i danni subiti nel periodo di schiavitù. La
questione arriva ai massimi organi giurisdizionali, e si conclude positivamente perché gli è riconosciuto il
risarcimento, tuttavia la Germania, in quanto stato, ha immunità dalla giurisdizione, la corte EDU appoggerà
il tutto. Nel ribattere alla sentenza del 2012, la CC concorda sull’interpretazione della norma sull’immunità
dato che la corte EDU è troppo autorevole per opporvisi.

 Democrazia: valore dell’interpretazione giudiziale limitato alle parti della controversia


In genere, l’interpretazione di una norma da parte di una corte internazionale, vale solo nel caso di
specie in cui è applicata, magari in uno successivo si può tornare sulle proprie posizioni.
Si richiama all’arbitrarietà delle corti internazionali = gli stati si sottopongono volontariamente,
perciò le corti non possono imporre le interpretazioni contro il loro volere.
Sono fornite da corti che non sono in grado di dare interpretazioni autoritarie.
 Anarchia: frammentazione dell’autorità giudiziale
Esistono numerosi corte a livello internazionale senza gerarchia, quindi questo implica che un
medesimo trattato, nelle mani di giudici diversi potrebbe essere interpretato diversamente, oppure
possiamo avere due disposizioni identiche in due diversi trattati.
LA SOLITA OPPOSIZIONE…

Generalmente li si usa in relazione alle riserve.

 Criterio oggettivo = contrarietà a oggetto e scopo;


 Criterio soggettivo = obiezione della/e parte/i.

In merito all’interpretazione invece:

 Criterio oggettivo = significato che emerge dal trattato;


 Criterio soggettivo = significato che al trattato attribuiscono le parti.

LA CONVENZIONE DI VIENNA: ARTT. 31-33

 Art. 31: Regola generale (rimanda al principio oggettivo?)


Se rimaniamo ancora nell’ambiguità tra due significati, o se raggiungiamo significato univoco ma
manifestatamente assurdo ed insensato, facciamo riferimento ai mezzi supplementari.
o Interpretazione seconda buona fede = guidano l’applicazione degli obblighi giuridici ma non
è in se stessa fonte di obblighi laddove non esisterebbero diversamente.
La buona fede richiede che l’interpretazione efficace sia applicata + al principio “estoppel”
che previene che lo Stato cambi idea una volta assunta una certa interpretazione, dato che
altri hanno fatto affidamento su di essa.
o In accordo con il significato ordinario  concetto di comunità interpretativa, es: cos’è un
pomodoro? Caso Nix v. Hedden (1893), tabella doganale con valore diversi a seconda di
frutta o verdura e ci si chiedeva cosa fosse. Si attribuisce un significato testuale in maniera
letterale ma in base alle comunità interpretative possono mutare i significati.
o Interpretazione contestuale  il significato di una parola si comprende valutando anche il
contesto in cui ci si trova.

Es: Costa Rica e Nicaragua dovevano interpretare un’espressione che nel trattato permetteva alle parti di
navigare il fiume San Juan che li divide di effettuarlo con *espressione*: dovevano avere oggetti di
commercio “materiali” o intesi come con “scopo di commercio”? Nel primo caso, si dovevano portare beni
reali, nel secondo invece anche il traffico con oggetto di turismo sarebbe stato incluso. La controversia
venne risolta rifacendosi al contesto, prediligendo l’idea di scopo, inoltre le parti avevano stipulato un anno
prima un altro trattato

o INTERPRETAZIONE TELEOLOGICA: alla luce dello scopo


o Ci sono anche strumenti non utilizzati in altri ordinamenti: si guardano prassi successiva e
accordi successivi delle parti (ma quanta, quale e di chi questa prassi?).
o Ogni regola rilevante nel diritto internazionale applicabile tra le parti dovranno anche
essere considerate  i trattati come strumenti collegati tra loro.
 Art. 32: Mezzi supplementari di interpretazione (rimanda al principio soggettivo?)
o Lavori preparatori = verbali e altri documenti che contengono le tracce dei negoziati.
Più legati all’interpretazione soggettiva, si vedono le parole degli Stati, si vede la volontà
delle parti, anche se ovviamente è molto difficile se è un trattato multilaterale che consta di
molti parti.
o Circostanze della conclusione del trattato = quadro storico che ha portato alla conclusione
del trattato, oppure appartenenza delle parti a un gruppo di Stati (alleanza militare,
raggruppamento economico, etc)
 Art. 33: interpretazione dei trattati autenticati in due o più lingue
Bisogna confrontare i due testi finché li ricondurre ad unità = concordino.
Guardando art. 31 e 32 rinveniamo una gerarchia, c’è regola generale e mezzi supplementari. Si usa il 32
solo se non funziona il 31.

8-3-2019

LE CAUSE DI INVALIDITA’

 Errore nella stipulazione del trattato (art. 48)


Lo Stato dà per scontato che esista un fatto che costituisca la base essenziale per quel regime
giuridico/consenso.
Es: mappa errata per effettuare una delimitazione territoriale;
 Dolo
Es: rappresentante Stato X raggira rappresentante Stato Y dolosamente per stipulare un trattato;
 Corruzione di un rappresentante dello Stato
Disposizione voluta dagli Stati di nuova indipendenza;
 Violenza su rappresentante dello Stato o stato stesso
Es per rappresentante: prendere il braccio del rappresentante per stipulare il trattato, è coercizione
fisica.
Art. 52: violenza sullo stato attraverso la minaccia o l’uso della forza in violazione dei principi di
diritto internazionale così come contenuti nella Carta ONU.
Forza  non si fa riferimento solo a quella militare, ma anche la coercizione economica (difficile
tuttavia da stabilire) o politica. E’ stato adottato parallelamente un testo di soft law che condanna
qualsiasi tipologia di coercizione nella conclusione di un trattato;
 Trattati confliggenti con lo ius cogens (art. 53)
Un trattato è nullo se confligge con una regola perentoria del diritto internazionale generale =
norma accettata e riconosciuta dalla comunità internazionale degli stati nel suo insieme (prassi
diffusa e omogenea) come norma che non è prevista nessuna deroga e che potrebbe essere
modificata soltanto da una successiva norma dello stesso tipo.

LE RISERVE

Se uno stato decide di aderire successivamente ad un trattato ma non vuole sentirsi applicate alcune
regole, oppone RISERVA e questo causa frammentazione.

Art. 2 Convenzione Vienna.

La loro funzione è fare in modo che gli Stati possano aderire a gran parte delle disposizioni di un trattato ma
senza aderire a tutte. La finalità è dare possibilità a Stato che appunto non accetta tutte le disposizioni di
partecipare ugualmente.

Questo comporta ovviamente frammentazione del regime giuridico e il rischio di apposizione di eccessive
riserve, si vada a minare lo scopo per cui il trattato è stato stipulato, si rischia di perderne l’integrità =
impegno di tutti i contraenti verso clausole uguali per tutte.

Ovviamente anche la CDI se ne è occupata.

In passato, se lo Stato voleva realizzare una riserva, doveva essere accettata da tutte le parti contraenti,
altrimenti lo Stato riservante non poteva diventarne parte, e non si poteva apporle neanche post-firma del
trattato.

Nel 1951, un parere consultivo della Corte internazionale di giustizia sulle riserve apposte alla convenzione
sul genocidio (1948)  alcuni stati volevano aderirvi successivamente ma volevano apporre riserva
all’articolo 9 che prevedeva la competenza della corte in caso di controversa tra gli stati su interpretazione
o applicazione della convenzione. Tuttavia, nella convenzione non c’era traccia di possibilità di apporre
riserve. Quelli che erano già parte lamentavano la situazione, perché all’inizio non si potevano apporre
riserve, perché loro sì e gli originari no? L’assemblea generale chiede un parere consultivo alla Corte. Si
chiedono:

o Dal pdv del DI, gli stati entranti possono apporre riserva al momento dell’adesione anche se
la convenzione non lo prevede?

Bisogna applicare un approccio più flessibile e anche se non è previsto dal trattato, la corte dice che bisogna
lasciare possibilità agli Stati di apporre una riserva, purché non in contrasto con l’oggetto e lo scopo del
trattato (è diventata la regola generale, consuetudinaria e codificata poi).

o Possono allora gli stati altri parte presentare opposizione alla riserva una volta che essa è
proposta?

Sì, possono opporsi o accettare, è discrezionale, vd. Art. 21 per le conseguenze giuridiche di ciò, ci sono 3
scenari dinanzi alla presentazione della riserva:

1. Gli stati accettano la riserva;

Ci sono poi 2 modalità di opposizione alla riserva (evoluzione norma consuetudinaria come codificata +
Convenzione di Vienna):

2. Lo Stato riservante (A) vede l’opposizione di uno stato che si oppone (B) MA NO opposizione
all’entrata in vigore del trattato nel complesso  ci si oppone solo alla riserva, non si hanno
problemi che nei propri confronti operi il trattato. E’ un’opposizione meno perentoria.
La Convenzione di Vienna dice che le disposizioni riservate non si applicano nei limiti della riserva.
Lo stato riservante dunque ottiene ciò che vuole, le disposizioni come richiesto dalla riserva non si
applicano.
Di fatto si sacrifica l’interesse dello stato che si oppone alla riserva per far sì di avere maggiore
adesione da parte dei paesi.
3. Uno stato potrebbe non accettare la riserva e neanche il trattato avrà effetto tra chi si oppone e lo
stato che realizza la riserva. Lo stato riservante non è parte del trattato in relazione all’altro stato
per quanto riguarda quella disposizione specifica.
Non si accetta la riserva al punto tale che neanche il trattato ha efficacia tra lo stato che si oppone e
quello che ha opposto la riserva.

Esempio  trattato multilaterale che crea area libero scambio ma lo Stato A riservante dice che vuole che
sia esclusa la libertà d’investimento nel territorio. 3 possibilità come enunciate sopra:

1. Gli stati ovviamente possono accettare la riserva concernente l’esclusione secondo l’ipotesi 1;
2. Se lo stato C si oppone alla riserva, applicando art. 21, non può comunque mandare le proprie
imprese in stato A, non utilizzerà il territorio  nonostante l’opposizione, comunque non potrà
andare a commerciare;
3. Se lo stato D si oppone alla riserva dicendo che il trattato non vige proprio con lo stato A riservante,
e dunque il trattato non è in vigore tra A e D, ma A rimane parte del trattato cmq in relazione a stati
B e C.

14-3-2019

ADATTAMENTO: Meccanismi che l’ordinamento interno utilizza per adattarsi all’ordinamento


internazionale.

Gli obblighi internazionali vengono applicati nei tribunali per tutti i rami del diritto.
L’adattamento è da vedersi in chiave storica (post-Costituzione e con tutte le recenti modifiche per risolvere
i contrasti)  il nostro ordinamento nasce post-2^ GM. Il nostro Stato esce sconfitto da questa guerra da
un pdv politico e sociale, muoiono 320/350.000 militari, 150.000 civili, dunque mezzo milione di italiani,
comunque poco rispetto a 67 milioni complessivi.

C’è stata una limitazione del potere esecutivo e legislativo, quest’ultimo autore di minacce per i diritti. La
fiducia era così bassa in politica che si sono adottati anche meccanismi internazionali di controllo, perché
c’era stato un forte system failure, specialmente del potere giuridico che non è riuscito a difendere le
persone.

Solo nel ’55 siamo entrati nell’ONU perché mancava affidabilità nei nostri confronti, e per altri 20 anni
siamo stati sotto controllo affidabilità.

La vicenda dell’adattamento è una questione interna a tutti gli Stati.

Il nostro ordinamento ha reagito in Assemblea Costituente inserendo nella Costituzione alcune disposizioni,
nella parte dei principi generali, che si occupano del profilo di come trattare le norme di diritto
internazionale consuetudinario ma non si dice molto sui trattati internazionali (ce lo dice solo
nell’attribuzione di poteri in sede di ratifica).

Art. 10 (Downing Street, porta premier inglese, qui porta d’ingresso per norme internazionali riconosciute,
metafora) Cost  l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale
generalmente riconosciute (=consuetudinarie).

C’è dunque un meccanismo di adattamento continuo e costante di questo tipo di norme internazionale thx
art. 10 Cost. E’ uno strumento. Il suo meccanismo di operatività è simile a quello di un badge avvicinato ad
un dispositivo che mi apre una porta, la norma consuetudinaria entra direttamente nell’ordinamento così.

Per capire che una norma è consuetudinaria bisogna guardare prassi + opinio iuris. Ciò può divenire molto
difficile a volte. Se ne occupano i giudici, i magistrati che devono capire se è consuetudinaria, dunque l’art.
10 scarica la responsabilità dell’accertamento della norma consuetudinaria sui magistrati. L’operazione è
delicata, perché abbiamo sia giudici ordinari che costituzionali, e quando il contrasto ad es. è tra norma
internazionale e costituzionale, si va dinanzi alla CC.

Il 10 mi fa entrare tutto quello qualificato come norma consuetudinaria, il meccanismo è automatico solo se
ci sono tutti i presupposti, ma essi sono il problema: è davvero una norma consuetudinaria?

Nel diritto internazionale, non c’è una norma simile all’art. 10, esso si ispira ad una norma della
Costituzione di Weimar della Germania, che ha legiferato anche sulle norme pattizie, cosa che invece a noi
manca.

Due questioni: come entro nell’ordinamento (thx trasformatore permanente art. 10)? Che forza ho quando
lo faccio?

Nel nostro ordinamento, si ritiene che la forza della norma internazionale introdotta è quella propria del
contenitore che è stato utilizzato per introdurre la norma nell’ordinamento.

Se (c’è antinomia) una legge statale contrasta con la norma consuetudinaria (copertura in art. 10 Cost.),
ovviamente è quest’ultima a prevalere, c’è la dichiarazione di incostituzionalità se i giudici la rilevano, in
ogni caso c’è questa preminenza, la gerarchia potrebbe essere formale, sostanziale o assiologica
(=determinata dall’interprete).

Interpretazione costituzionalmente orientata  la effettuo perché la costituzione è gerarchicamente


superiore, si evita di andare contro perché il risultato è poi la cassazione di quelle norme.
Se ci sono dubbi però sull’interpretazione della norma interna (statale), si cerca di effettuare
un’interpretazione conforme alla norma consuetudinaria, se non riesco perché il dato letterale non me lo
consente perché magari è totalmente contraria, si effettua un rinvio del giudice ordinario alla Corte
Costituzionale.

Un altro contrasto della norma consuetudinaria può essere anche con la Costituzione, è antinomia tra pesi
massimi, in questo caso ci sono varie teorie, ma la CC è intervenuta direttamente. Interessante è il Caso
Russell (1979): addetto militare colonnello all’ambasciata canadese a Roma, cerca una casa quando viene
assegnato a questa sede. Il colonnello Russell affitta un immobile di cui deve pagare ovviamente l’affitto.
Tuttavia decide di non farlo più, così la società che ha affittato lo cita in giudizio. I suoi avvocati eccepiscono
l’immunità dalla giurisdizione statale, c’è la norma consuetudinaria vs costituzionale che prevede il diritto
alla difesa e la protezione dei propri diritti dinanzi ad un giudice.

Qualcuno ha parlato di un criterio “archeologico”: la CC dice che tutte le norme consuetudinarie


affermatesi prima dell’avvento della Costituzione hanno un certo trattamento (presunzione assoluta di
conformità a Cost, dunque valgono anche di più della Costituzione), quelle create successivamente devono
essere compatibili con la Costituzione.

La CC afferma che la norma di diritto consuetudinario è ormai confermata e riconosciuta da secoli e c’è un
difetto di giurisdizione, la società non vince la causa da un pdv tecnico-giuridico perché non può citarlo.

E’ una questione delicata perché in ultima analisi ordinamento deve rispettare norme consuetudinarie, qua
si fa pesare sulla società  si può anche non citare Russell, ma qualcuno deve indennizzare la società per
aver affittato, è il problema del public/burden sharing degli obblighi internazionali = come andare a
condividere il peso del rispetto di determinati obblighi.

Il contrasto norme consuetudinarie e costituzionali è stato molto raro. Prevalentemente con norme statali.

Nel caso delle norme pattizie, il problema sta nel fatto che l’art. 10 manca, l’art. 11 dice che l’Italia ripudia
la guerra e consente limitazioni della propria sovranità a favore di un ordinamento internazionale rivolto a
pace e giustizia.

Dunque l’art. 11 è servito all’UE, per vincolarsi alle comunità internazionali.

Non abbiamo comunque una disposizione costituzionale simile all’art. 10, dunque il problema è
comprendere come si fa nel caso di norme pattizie. Esse entrano nell’ordinamento mediante legge dello
Stato (meccanismo speciale/di rinvio) in cui si afferma che la piena ed intera esecuzione è data al trattato X,
riportando testualmente il testo del trattato all’interno di questo legge.

Abbiamo meccanismi di ratifica del trattato, con legge che dà ordine di esecuzione del trattato.

Dunque la porta d’entrata è la legge ordinaria (usate per ONU, UE…).

Il problema che posso incontrare è che può essere adottata successivamente una legge contrastante con il
contenuto della prima (internazionale), generalmente il criterio cronologico farebbe prevalere la seconda
(lex posterior derogat priori). In realtà il rischio del contrasto è molto alto, non si conosce tutto quello che è
presente nei testi, perciò cerco prima di effettuare un’interpretazione conforme della successiva rispetto
alla precedente, perché entrambe sono di pari grado, ma c’è principio di rispetto obbligo internazionali per
cui questo tipo di interpretazione è necessaria.

Il mancato rispetto degli obblighi internazionali implica una violazione internazionale, con conseguenze sul
piano esterno.

Anche da un pdv tecnico, la questione non era molto chiara. Ok rispetto obblighi internazionali, ma alcuni
ritenevano che comunque legge successiva dovesse prevalere sulla antecedente.
E’ stato elaborato un principio di specialità  Se sei norma di legge che introduci norma internazionale, c’è
una sorta di specialità per cui quella norma non può essere immediatamente abrogata dalla successiva, è
necessaria un’intenzionalità.

Si ebbe l’idea, nel 2001, di modificare il Titolo V della Costituzione (rapporto Stati-regioni), art. 117 C1: La
potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli
derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali  alcuni ritennero che fosse una
cosa scontata.

Il là che ha dato il via alla questione era una serie di casi che arrivano ad un foro giurisdizionale
internazionale, la corte EDU (europea dei diritti dell’uomo), che riguardano art. 5-bis della legge finanziaria
del 1992, il criterio Amato  nel ’92 avevamo già il problema del debito pubblico, il decreto legge
convertito prevede che quando lo Stato, per motivi di pubblica utilità, espropria i beni a privati, non si dà il
valore reale, bensì qualcosa di meno, magari anche meno della metà del valore reale, in tutto in un sistema
giudiziario che prevede per il risarcimento danni anche 12-15 anni durante un giudice. Chi si ritiene
danneggiato prova a dire che il criterio è contrario a Costituzione, a legge, ma nessuno riesce a fare nulla.
Così, considerando il system failure dell’apparato giudiziario nel caso, si fa riferimento al trattato
internazionale della CEDU (insieme di trattati), si fa riferimento all’articolo 1 del protocollo 1 (quindi
sistema CEDU) che protegge il diritto di proprietà.

La Corte EDU dichiara effettivamente la contrarietà all’art. 1 P1.

L’Italia, con la riforma del 2001 con l’art. 117 C1 si ritiene che abbia comportato un cambiamento epocale:
c’è un contrasto, il 117 viene riempito di contenuto thx CEDU e art. 1 del protocollo 1, dunque c’è contrasto
con l’art. 5-bis.

CC giudica la questione nelle sentenze Gemelle: i relatori sono nella 1^ Silvestri e nella 2^ Tesauro.

Sentenza 349/2007, paragrafo 6^: diritto UE ed internazionale con diritto interno, spiega la dinamica dei
rapporti. La CC ci dice che l’art. 117, al di là della sua collocazione sistematica (art. 117 come norma di
sistema, era un 10/11-bis, da mettere nella prima parte) ha colmato una lacuna della Costituzione.

Inoltre, riafferma che l’art. 10 vale solo per le norme consuetudinarie.

15-3-2019

L’art. 10 come altre disposizioni espongono il “grado di amicizia” rispetto all’ordinamento internazionale.
Dopo la riforma del titolo V, quel comma era interpretato in 3 modi:

1. Non è cambiato nulla;


2. Cambiato sì e no;
3. Cambiato davvero.

La CC propende per una totale mutazione. Nel paragrafo 6^ dà per scontate molte cose che in realtà non lo
erano, es: lo strumento con cui la norma internazionale è introdotta fa sì che quest’ultima abbia la stessa
forza.

Prima dell’avvento delle modifiche del Titolo V Cost., nel momento in cui abbiamo un trattato entrato
nell’ordinamento con legge ordinaria, è necessario escogitare sistemi interpretativi altrimenti abbiamo dei
problemi: es, la Costituzione è da interpretarsi in maniera filoeuropea? Quindi alla luce di una legge che ha
introdotto il trattato? No.

Alcuni ritengono che ci sia stato qualcosa prima del Titolo V, è rispettato un principio implicito dell’obbligo
internazionale, dunque per alcuni prima della riforma vi era un principio immanente nell’ordinamento per
cui leggo le disposizioni Cost. alla luce di trattati internazionali, ma perché l’ordinamento prevede il rispetto
degli obblighi internazionali.

Abbiamo una giurisprudenza della CC che già prima del titolo V ci diceva che “la CEDU è la CEDU” e ce lo
dice in parte per il rispetto di obblighi internazionali, quanto piuttosto perché quando si ha una norma
nell’ordinamento internazionale che ad es. afferma principio di eguaglianza ed entra con legge ordinaria,
non stiamo declassificando art. 3 cost  il fatto che ci siano nel trattato norme già presenti in costituzione
non fa abbassare il livello, ci dice anzi che la Cost. è piena di disposizioni non distanti da quelle della CEDU e
la forza delle sue disposizioni non muta. E’ una scelta già propria del nostro ordinamento.

Con la riforma, abbiamo una sorta di accelerazione che tecnicamente vale per qualsiasi trattato
internazionale, anche se alcuni hanno criticato questa “omogeneità di applicazione”.

La corte ci dice che quando il trattato entra nell’ordinamento, esso tecnicamente entra ed ha una copertura
nell’art. 117 c1 Cost. E’ utilizzato lo schema delle norme interposte nel rapporto Stato-regioni.

Ciò genera problemi perché abbiamo meccanismi delicati: non può accadere che come esecutivo o
legislativo concludo trattati utilizzando il potere estero (magari anche in contrasto con la costituzione) e
non interno (legislativo, sottoposto al controllo CC)  se concludo un trattato internazionale, deve
rispettare la costituzione, dal primo all’ultimo articolo (1-139), perché o l’esecutivo o il legislativo, tramite il
trattato internazionale può aggirare la costituzione, ed è qui che interveniamo: prima di porsi il problema
della efficacia delle norme nell’ordinamento, quello che riempie di contenuto il 117 è conforme a
Costituzione?

 Se non è conforme, la legge di esecuzione di trattato è incostituzionale per violazione della Cost.
nonché dell’art. 117;
 Cerco di interpretare il trattato internazionale alla luce della costituzione se esso non dice proprio il
contrario della Cost. per evitare contrasto.
Se effettuo interpretazione conforme, c’è un obbligo internazionale con copertura nel 117 ma con
lettura costituzionale (è riletta)  rischio di frizione con ordinamento internazionale, magari la
lettura costituzionalmente orientata vada benissimo per il nostro sistema ma malissimo con
l’ordinamento internazionale, nel caso del diritto UE (fondato su trattati internazionali) ci sono però
regole particolari.

Le disposizioni di quel trattato internazionale potrebbero entrare in contrasto con disposizioni costituzionali
o legislative = di rango inferiore.

Legge stato VS norma trattato con copertura costituzionale (art. 117)  la disposizione interna di legge è
incostituzionale se non si risolve tramite l’interpretazione conforme, che tanto la CC che la Corte di Giustizia
utilizzano.

Il grado di legittimazione = riconoscimento all’esterno va a ridursi se si abusa di un’interpretazione sempre


errata, alterare il contenuto della norma non è consentito.

L’incostituzionalità del 5-bis del Decreto Amato è dovuta alla violazione dell’art. 1 P1 Protocollo CEDU che
letto con giurisprudenza della Corte EDU, impone l’incostituzionalità.

Per il momento, le tecniche di risoluzione norma interna vs norma del trattato internazionale sono
interpretazione conforme o rimozione tramite il giudizio di incostituzionalità.

NB! Potrebbe avvenire che la norma contenuta nel Trattato internazionale è già riprodotta
materialmente in Costituzione.
La CC, nel paragrafo 6^ della 349, esplica la situazione per quanto riguarda l’UE: si citano Van Gend en Loos
e Costa c. Enel  ordinamento UE diverso, definito tale dalla Corte di Giustizia, quest’ultima aveva il timore
che poiché i meccanismi di adattamento dipendono dall’ordinamento interno in cui va ad integrarsi
l’integrazione sarebbe stata così difficilissima, perciò la Corte di Giustizia affermò che il suo trattato
costitutivo era una supernova rispetto ad altri, si vogliono meccanismi di risoluzioni di antinomie differenti,
senza aspettare la CC, lo dice già in Simmenthal e poi Costa c. Enel: bisogna disapplicare il diritto interno
contrastante.

Nella sentenza 349, la CC afferma che nel caso del diritto UE bisogna fare delle precisazioni: ok
interpretazione conforme, il metodo della risoluzione delle antinomie diritto interno vs UE è per la CC la
disapplicazione. E’ un principio accettato dalla sentenza Granital dell’84.

La norma di copertura per quei trattati è il 117 + 11 per le limitazioni di sovranità.

La disapplicazione tuttavia subisce delle eccezioni:

 Se una legge statale mi impone un obbligo che però contrasta trattati internazionali (vd:
imposizione dazi -custom duties-), si incide intenzionalmente contro fondamenti del sistema (UE), è
necessario il rinvio alla CC per l’eliminazione di quella legge.
 Es: Mandato d’arresto europeo  fiducia reciproca degli Stati, andrà eseguito in un altro che non
verrà ricontrollato, hai la fiducia dell’altro stato. Se la normativa europea prevedeva aspetti contrari
alla mia costituzione, posso entrarci? Sì, anche nel caso del diritto UE, qui non deve rispettare la
Costituzione nel completo, ma solo i diritti inalienabili della persona umana + i principi
fondamentali dell’ordinamento giuridico (o interpretazione conforme insomma o diviene
incostituzionale il trattato UE nella parte in cui prevede questa contrarietà a diritti e principi
poc’anzi annunciati).

Secondo la CC questa è la teoria dei Controlimiti = in condizioni particolari, l’ordinamento giuridico esercita
un controllo su norme internazionali limitando in qualche modo la loro forza. E’ stata elaborata anni ‘60-‘70
dalle CC italiana e tedesca. La CC tedesca aggiunge un riferimento alla “kompetenz-kompetenz”: è indicare
di chi è la competenza, ordinamento UE o dello Stato.

Questa “risposta” della CC agli effetti dei trattati internazionali dice che se si prova a violare quei principi
fondamentali e diritti inalienabili, si dichiara incostituzionale la legge di esecuzione del trattato nella parte
in cui prevede che si incida in una certa maniera. E’ un’operazione selettiva.

Di fatto, non è tanto un dialogo tra corti, quanto piuttosto una minaccia giuridica.

La CC l’ha utilizzata nel caso di diritto internazionale (e non europeo).

La Corte di giustizia l’ha usata col diritto internazionale in seguito agli attentati dell’11 Settembre 2001, i
vari paesi hanno adottato varie misure contro Al Qaeda: di carattere militare, uso l’extraterritorialità e
prendo persone per interrogarle magari anche usando le torture, uso il target killing (uccido in maniera
sistematica). Il tutto fa parte dell’antiterrorismo, con aspetti militari, di intelligence, di polizia, di
intercettazione, con l’appoggio della popolazione anche.

Una delle tecniche dell’ONU, i membri del Consiglio di Sicurezza, in una commissione antiterrorismo hanno
adottato sanzioni di tipo economico: “assets freeze” o “travel block”  blocco di conti correnti e assets
finanziari, ma anche di possibilità di spostarsi.

Tuttavia, gli Stati, all’indomani dell’11/9 fanno venir meno le garanzie del comunicare/motivare, ma per la
comunità internazionale, Stati Uniti & alleati, l’importante era annientare Al Qaeda con qualsiasi mezzo.

Quelle sanzioni economiche erano adottate però non vs Stati, bensì individui: è un “targeting”.
Nel caso Kadi, un ricco saudita, viene inserito in lista sulla base di un’informativa della CIA che deriva da un
articolo pubblicato su USA today che stabilisce un legame tra Kadi ed una fondazione legata a Bin Laden.
Un’analista della CIA ritiene che Kadi abbia legami, passa informazione al dipartimento di Stato che
partecipa alla Commissione sanzioni e Kadi viene così inserito. La lista è a New York.

L’UE ha un regolamento 881/02 che ha la lista di tutte queste persone affiliate. Esso è direttamente
applicabile da parte di tutti gli Stati, che gli bloccano i beni.

Kadi ha 3 livelli: Stato in cui si trova, New York e Bruxelles.

In primis, ci si rivolgerebbe al giudice nazionale, ma dinanzi a queste dinamiche è molto complicato


muoversi, impugnare il provvedimento nazionale adottato a seguito di un regolamento a suo volta adottato
dal Consiglio di sicurezza. A livello internazionale, non c’è meccanismo di review né tantomeno ci si poteva
rivolgere alla CIA che ha obbligo di segretezza, quindi impugnerei l’atto dinanzi al vecchio Tribunale di 1^
grado: inizialmente direbbe che è un provvedimento non annullabile perché del consiglio di sicurezza, nel
2008, la Corte di Giustizia però, pur rispettando le ragioni sicurezze, non è mai stato detto a Kadi perché i
beni sono stati bloccati. Prima del 2008 nessuno riceveva la motivazione.

Il caso finisce nel 2013 e riutilizza il diritto dei controlimiti vs ordinamento dell’ONU, ok attuazione, ma c’è
anche un diritto di difesa: La teoria, minacciata dalle CC, lei la utilizza vs Corte internazionale.

A fine 2^ GM, la Germania aveva devastato molti villaggi italiani, alcuni parenti delle vittime avevano
ricevuto risarcimenti, altri no, perciò si è citata la Germania con azioni legali arrivate persino in Cassazione.
Tuttavia, non è possibile citare in giudizio uno stato dinanzi ad un giudice nell’ordinamento, perché una
norma consuetudinaria dice ciò. I giudici italiani, fino all’ultimo grado con sentenze poi andate in giudicato,
ha detto che non importa perché eravamo dinanzi a crimini contro l’umanità, perciò sono partite azioni sui
beni della Germania per risarcimento, quest’ultima cita l’Italia dinanzi la Corte di Giustizia.

La Germania dice che sono violate le norme di immunità giurisdizionale, la CdG lo accerta, ma invita al
dialogo, la Germania non ha fatto assolutamente nulla però, con il risultato che a livello interno sono state
comunque propugnate ulteriori azioni legali per il risarcimento, il problema arriva alla CC che dichiara
incostituzionale la legge di esecuzione della Carta ONU nella parte in cui prevede l’esecuzione delle
sentenze della CdG (di quella sentenza in quel caso) applicata così la teoria dei controlimiti.

A partire dal 2007 abbiamo avuto un’evoluzione non indifferente che ha comportato l’utilizzo da parte della
CC italiana nei confronti del sistema ONU.

E’ un rischio però molto forte, si dice che la Costituzione ha principi anche superiori alla Carta ONU.

La CC italiana è inoltre intervenuta ulteriormente sull’art. 10, affermando che nel caso delle norme
consuetudinarie, devono rispettare la Costituzione per intero e ciò che colpisce è che nel 2008, la CC in un
inciso -attribuzione di sostentamenti a cittadini extracomunitari ma regolarmente residenti sul territorio-
parla di contrarietà a Cost + art. 10 con norma di diritto internazionale generale che vieta discriminazioni
tra cittadini e stranieri.

Qui c’era un problema di legittimazione: se attribuisco al giudice enorme potere di dirmi se siamo dinanzi
ad una norma consuetudinaria protetta dall’art. 10 e dunque integrare una disposizione costituzionale
tecnicamente riempibile, riprendo la discrezionalità però giustificando = giustificare la consuetudine,
rifacendosi alla opinio iuris, la prassi. Nel caso di sentenza qui citata, la motivazione manca totalmente 
aspetto più delicato dell’art. 10, la CC si doveva imporre di intervenire.

In altri stati come la Grecia, ci sono sezioni specializzate che si occupano di identificazione della norma
consuetudinaria.
20-03-2019

*Back to riserve*

C’è eccezione nella prassi rispetto alle regole generali quando si tratta di trattati concernenti la protezione
dei diritti umani. Non è lasciato agli stati la possibilità di decidere se la riserva è compatibile o meno col
trattato.

Il comitato degli Human Rights, in attuazione dei patti civili e politici, dà delle regole per inviare
“comunicazioni” (es: richiesta di attivazione del comitato da parte dei paesi o del cittadino vs proprio stato
parte del patto).

Nel caso Trininidad de Tobago, c’è stata una riserva per non ritenere ammissibili le comunicazioni da
cittadini condannati a morte (il paese aveva minacciato l’uscita), il comitato dello Human Rights Committed
a maggioranza ha eliminato la riserva all’ art. 1 del Patto.

La riserva al trattato dei diritti umani vede esempi di prassi in cui essa è considerata come non apposta.

LA RESPONSABILITA’ INTERNAZIONALE

Bisogna distinguere tra due tipi di regole. Entriamo nella fase patologica delle stesse.

Sono contenute in un testo soft law, non ancora trasformato in convenzione perché tratta una materia
molto delicata.

Finora abbiamo parlato di regole sostanziali primarie  indicano obblighi agli stati che devono rispettare
se vogliono essere in linea col diritto internazionale.

Quando si parla di responsabilità internazionale degli stati, si fa riferimento alle regole secondarie:
disposizioni (testo di soft law), lista di obblighi consuetudinari che ci dicono cosa succede quando un
obbligo/regola primaria è violata.

La sua codificazione corrisponde al pacchetto di disposizioni consuetudinarie e soft law che riconduciamo
alla responsabilità internazionale. C’è stato un tentativo di commissione da parte della Commissione di
Diritto internazionale parzialmente terminato nel 2001 quando è stato adottato un testo.

La CDI ha sottoposto il testo all’attenzione dei governi affinchè venisse utilizzato da tribunali internazionali
ma anche corti interni come manifestazione della prassi. Ma essendo un testo di soft law vale meno di uno
convenzionale.

Quando un illecito internazionale viene commesso?

 Ci deve essere un autoaccertamento che parte dagli Stati /figura terza con il consenso dello Stato;
 Elementi costitutivi di un illecito internazionale:
L’azione/omissione è attribuibile allo Stato = attribuzione della condotta dello Stato.
Occorre un rapporto di attribuzione tra l’individuo e lo stato. Come lo individuo se magari è
un privato cittadino se viola una regola internazionale?
L’attribuzione è una sorta di criterio classico (artt. 4 e ss) oltre che elemento soggettivo.
Negli artt. 8-11 derogano le regoli generali:
 Art. 8: Condotta diretta o controllata da uno stato: un gruppo di individui commette
un illecito internazionale sotto la direzione/controllo/istruzioni di uno Stato.
Caso Nicaragua-USA: il gruppo Contrast in Nicaragua, dopo la caduta del governo,
era contro il nuovo, gli USA finanziando questo gruppo, allora gli USA dirigevano le
attività del Contrast? In un passaggio della sentenza, la Corte internazionale di
Giustizia dice di dover analizzare se il Contrast costituiva un organo degli USA o
sotto il suo controllo, e considera che le prove presenti sono insufficienti a
dimostrare la dipendenza totale rispetto all’aiuto logistico-militare dato dagli USA.
Un’effettiva dipendenza c’era perché ad esempio il leader era stato scelto dagli
USA, ma non c’è una clear evidence che gli USA abbiano esercitato un tale livello di
controllo da giustificare l’equiparazione del Contrast ad un organo di stato.
 Art. 11: condotta riconosciuta e adottata da uno Stato come proprio. Non
attribuibile loro per gli articoli precedenti, tuttavia attribuibile se e nella misura in
cui quello stato riconosce e adotta quella condotta come propria.
E’ una sorta di articolo di chiusura, ha un ruolo residuale perché ha a che fare con la
condotta degli individui.
Caso USA vs Iran, degli ostaggi di Teheran: a fine anni ’70, durante la rivoluzione
iraniana, il governo di rappresentanza di fatto era controllato dagli USA lasciando la
popolazione scontenta. Degli studenti islamici (civili, soggetti privati) entrano nei
locali dell’ambasciata americana a Teheran, ne prendono il controllo e li tengono in
ostaggio per più di un anno.
1^ fase  Inizialmente, lo stato non era intervenuto perché gli studenti venivano
riconosciuti tali, non c’era una pronuncia in quel caso religiosa relativa agli eventi,
non c’è una presa di posizione.
Tuttavia, rimangono presenti degli obblighi di diligenza* (da ottemperare per
discolparsi, dimostrare che in realtà ha agito con diligenza) dello stato nei confronti
di ciò che è stato compiuto da parte dei privati cittadini, vd: norme sul trattamento
dei diplomatici nel paese, non c’è stata prevenzione.

*Quando manca l’obbligo di diligenza, devi verificare l’esistenza di una danno materiale d’evidenza durante
il giudizio, ovviamente la questione si semplifica quando esiste un obbligo di diligenza e si verifica che sia
stato violato.

2^ fase  presa di posizione dell’autorità religiosa, perché la Yatollah, ex art. 11,


prende posizione dicendo che quello che sta accadendo è da considerarsi come una
condotta dello stato.
 Condotta ultra vires: se l’organo di stato va oltre il suo mandato consente
l’attribuzione della condotta allo stato.
(21-3-2019)
La condotta viola il diritto internazionale (elemento oggettivo)  violazione di obbligo
internazionale in vigore per uno Stato.
Il primo che consideriamo è l’elemento soggettivo e patologico della COLPA: essa non rileva
(a differenza che nell’ordinamento interno) a livello internazionale, e neanche il DANNO. Ci
sono però eccezioni:
 Ci sono alcuni obblighi internazionali che richiedono la COLPA, come nel caso del
genocidio: si individua l’elemento psicologico dell’organo dello stato =
intenzionalità di distruzione del gruppo etnico, ma ciò dipende dal contenuto della
regola primaria (regola sostanziale di condotta) + Obbligo di non effettuare danni
ambientali transfrontalieri, il giudice si chiede non tanto se c’è o meno il danno, ma
se c’è stata la preventività nell’evitarlo.
 Per quanto riguarda il DANNO, la responsabilità internazionale non opera soltanto
se esso c’è ed è economicamente valutabile e materiale, o economico, la
responsabilità sorge dalla semplice violazione degli obblighi internazionali.
L’art. 31 dice che lo stato responsabile dell’illecito deve procedere ad una riparazione totale in seguito ad
una injury (vs damage = solo danno materiale, injury indica anche la violazione giuridica), riparare a tutte le
violazioni che hai creato, si includono danni sia materiali, morali (qui vanno bene delle scuse ufficiali),
giuridici.

Nell’art. 2 sono contenute tutte le tipologie di violazione:

 Violazioni prodotte da un atto i cui effetti possono durare nel tempo (es: espropriazione illecita);
 Violazioni che continuano (es: detenzione illegale);
 Violazioni costituite da una pluralità di atti (es: amministrazione locale si rifiuta di concedere dei
permessi a compiere alcune attività per una certa impresa come previsto magari di un accordo di
investimento).

CAUSE DI ESCLUSIONE DELL’ILLECITO

Nell’ambito di un illecito ordinario, ci sono alcune cause di esclusione di responsabilità che sono le CAUSE
DI GIUSTIFICAZIONE = ci sarebbe un illecito ma in presenza di giustificazioni non lo è più. Il progetto di
articoli le prevede:

1. Consenso dello Stato  se preventivamente accetto una violazione nei miei confronti, l’altro stato
non sarà responsabile di essa;
2. Legittima difesa  violo la regola dell’uso della forza ma perché prima essa è stata violata;
3. Forza maggiore (art. 23) l’elemento è tale per cui non ci si rende conto di star commettendo
l’illecito, esso si è consumato talmente l’emergenza, ma non è un vero illecito proprio perché c’era
la forza maggiore che giustifica l’illecito;
4. Détresse/destress  viene chiamata anche “estremo pericolo”. Il soggetto si accorge di star
commettendo l’illecito, ma non ha altra scelta che commetterlo per evitare l’estremo pericolo.
C’è dunque un elemento volitivo/intenzionale che invece manca nella forza maggiore.

Sia FM che Détresse sono situazioni di emergenza. L’art. 23 della giustificazione non si applica se lo Stato
che chiede la scriminante ha in realtà contribuito al verificarsi di quella situazione (es: sconfinamento nello
spazio aereo per salvare i passeggeri, però magari sai che le condizioni atmosferiche sono avverse e li hai
fatti partire lo stesso).

5. Stato di necessità (art.25)  alcuni ritengono che comprenda la forza maggiore + detresse, altri che
sono 3 cose diverse, nel progetto d’articolo sono comunque 3 articoli diversi.
Nel caso delle dighe sul Danubio, l’Ungheria che aveva deciso di sospendere preliminarmente
unilateralmente i lavori, si era giustificata dicendo che provocava danni ambientali molto gravi
(stato di necessità ecologica, art. 25 declinato in maniera ambientale). Esso non era stato accolto
dalla Corte perché lo Stato poteva saperlo preventivamente.
IXID: centro risoluzione per le controversie in materia di investimenti. Nell’ambito di rapporti di
commercio o investimenti fra stati, questo tribunale che accoglie le domande degli investitori i cui
diritti sono stati violati dagli Stati dove l’investimento è attuato. Sono tribunali arbitrali, le cause ixid
sono tribunali ad hoc proprio per dare alle imprese uno strumento in più di difesa. Es: caso
dell’impresa italiana che aveva investito in Argentina in collasso finanziario, non onorava più i suoi
debiti, non era illecito perché ci si serviva dello stato di necessità finanziaria. I tribunali ixid poche
volte hanno accettato questa giustificazione, anche perché lo Stato col suo comportamento ha
creato quella politica economica finanziaria sbagliata. Hanno avuto una prassi frammentaria.
Nella codificazione negli elementi di prassi di queste giustificazione, non si vuole dare troppo spazio
agli stati, solo nei casi eccezionali, quando un interesse essenziale dello stato è in discussione
(interesse essenziale vs illecito), dunque la formulazione è restrittiva.
LE CONTROMISURE

Si distinguono dalle sanzioni per la forma: nella responsabilità internazionale, certe forme di reazioni (es:
embargo commerciale Stato 1 vs prodotti Stato 2) prendono il nome di CONTROMISURE perché non
parliamo di contesti istituzionalizzati, ma siamo al di fuori del contesto ONU ma all’interno comunque
dell’ambito degli Stati. E’ una decisione degli stati di agire contro gli altri, la contromisura mi risponde ad un
precedente illecito, perciò operando successivamente il mio illecito è scriminato.

Le sanzioni vengono chieste/concesse da un organo terzo (Consiglio di Sicurezza), a differenza delle


contromisure.

22-03-2019

Off topic sulla lezione di Alì: l’UE è comunque un’organizzazione internazionale, tuttavia ha una serie di
caratteristiche (es: doppio binario, a livello di competenze c’è una forte integrazione in alcune materie)
comunque diverse ad altre organizzazioni internazionali, è particolare, ha poteri molto più di integrazione e
invasivi rispetto alla sovranità statale che la differenzia dagli altri organismi internazionali, ma rimane
un’organizzazione internazionale.

Quando l’UE adotta disposizioni vincolanti (vd: direttive-regolamenti-decisioni), esse sono le “fonti previste
d’accordo” secondo il diritto internazionale (l’accordo sono i trattati istitutivi). Queste fonti vincolanti sono
fonti del diritto UE, vincolanti per gli Stati perché rientrano come emanazione della struttura istituzionale
dell’UE essendo tali (vincolanti) per gli SM.

*back to contromisure*

Art. 60 Convenzione di Vienna venne utilizzato nel caso delle dighe del Danubio, è il primo esempio di
contromisura incontrato = c’è diritto di violare una disposizione anche pattizia e nella violazione in sé lo
Stato è giustificato perché rispondeva ad un precedente comportamento (NO articolo 60 però, Estinzione di
un trattato o sospensione della sua applicazione come conseguenza della sua violazione).

L’obiettivo della contromisura è che il primo Stato “ristabilisca” il trattato, ritorni nella legalità
internazionale, è una sorta di metodo di dissuasione, affinchè torni ad assumere una condotta richiesta
dall’ambito internazionale.

Si parla di contromisure quando parliamo di reazioni di Stati o isolata o di gruppi ma che rimangono al di
fuori ad esempio dall’ONU. In via preliminare ci sono azioni che non prevedono l’uso della forza, cambia
solo il contesto istituzionale ove vengono adottate (le misure ex art. 41 carta ONU sono le decisioni del
Consiglio di Sicurezza).

Nel contesto istituzionale  sanzioni, al di fuori  contromisure.

Possono essere contromisure individuali (caso del Danubio) o collettive = per un gruppo di stati,
generalmente sono quelli più forti che magari hanno forti interessi commerciali o politici (siamo fuori
dall’ONU, ognuno “fa quello che vuole”) e si hanno quando generalmente si violano le norme imperative
(es: divieto uso della forza violato dalla Russia vs Crimea).

Le contromisure è implicito che non implichino l’uso della forza, si differenziano anche dalle rappresaglie.
La norma consuetudinaria del divieto dell’uso della forza è stata poi codificata, qui abbiamo una violazione
così importante che vede la reazione potenzialmente anche nel senso di autorizzazione all’uso della forza
da parte del Consiglio di sicurezza. Si entra così nell’ambito dello ius in bellum/diritto umanitario, si
ritroverà la formulazione di rappresaglia, ora con questo divieto rimangono confinate nell’ambito del
diritto di guerra, al di fuori sono vietate.
Le contromisure sono anche diverse dalle ritorsioni  il diritto internazionale le distingue perché le
ritorsioni sono comportamenti non amichevoli che però non costituiscono una violazione internazionale,
hanno conseguenze politiche e diplomatiche ma non giuridiche (es: ritiro della rappresentanza diplomatica,
generalmente prelude una controversia tra i 2 stati, è segno di una tensione).

Se si decide di adottare una contromisura, ci sono limiti procedurali e sostanziali (vd. Art. 50+52).

Art. 50  I requisiti sostanziali riguardano la violazione delle norme primarie. L’art. 50 dice che adottata
una contromisura, non si possono violare i diritti umani, il divieto dell’uso della forza, le norme imperative
(ius cogens, che istituisce obblighi erga omnes, e se corrisponde ad obblighi di un trattato, sono obblighi
omnes partes).

Art. 52  Dal punto di vista procedurale, bisogna adottare una certa procedura prima di attuare una
contromisura: lo stato “danneggiato” deve avvertire l’altro stato con una notifica (“Obbligo di notifica”),
sperando che ritorni sulla “retta via”, e dopo solo adotti la contromisura.

Nella prassi, vi è l’eccezione per cui in alcuni casi la notifica preventiva manca, ad esempio quando si
congelano conti correnti bancari di soggetti governativi.

L’altra condizione procedurale implica che non si può agire in contromisura o le si deve sospendere se
tecnicamente la questione è stata già portata (è pendente dunque) dinanzi ad un tribunale internazionale
che può emanare decisioni vincolanti per le parti.

Art. 51 riguarda la PROPORZIONALITA’ delle contromisure, è un altro requisito procedurale: la risposta


dev’essere proporzionata alla precedente azione. Devono essere commisurate alla violazione sofferta
considerando serietà + gravità illecito e i diritti coinvolti. C’è dunque difficoltà dei tribunali di individuarla, e
si usa una controversia sui servizi aerei USA vs Francia (1978) per descriverla.

C’è un trattato bilaterale tra i due stati sui servizi aerei. Era del 1946. Gli USA, poiché vi era in programma la
produzione di un nuovo servizio San Francisco-Parigi via Londra, siccome la tratta, interpretando l’accordo,
era molto lunga, volevano fare un cambio di veicolo fermandosi a Londra. Questo cambio nell’accordo
implicava una mutazione del mezzo, da più grande a piccolo, ma nell’accordo non c’era scritto che si
potesse fare un cambio in un paese terzo. Gli USA dicevano che in mancanza di specifica, si potesse fare,
era una decisione manageriale che non va ad inficiare i termini, dato che comunque il cambio c’è scritto che
si può fare per risparmiare sui costi. La Francia si era opposta, voleva essere pagata per consentire questo
cambio. C’è una diatriba così sull’interpretazione: la Francia comincia a stoppare i voli della Panam (la
compagnia di voli USA), nell’aeroporto di Orly avevano impedito il disbarco, interrogato il pilota… allora gli
USA pianificano la sospensione di tutti i voli Air France Parigi-Los Angeles. Qualche mese prima che questo
piano americano si attuasse, il caso venne portato dinanzi ad un arbitrato internazionale, al quale chiesero
l’interpretazione della disposizione di cambio di veicolo anche in paese 3^ + hanno diritto gli USA ad
utilizzare la contromisura in risposta alla Francia ed era anche proporzionata?

Il lodo del tribunale arbitrale dice che la condotta francese costituiva un illecito e la decisione degli USA
avrebbero realizzato a ragione quella contromisura, che doveva essere considerata proporzionata.

Il criterio con cui si decide la proporzionalità è negativo, quasi a-contrario: dicono che non gli sembrano
sproporzionate se paragonate a quelle prese dalla Francia. Interferire con i servizi aerei è molto
problematico, anche a livello di sicurezza.

IL CONTENUTO DELLA RESPONSABILITA’ INTERNAZIONALE  CONSEGUENZE GIURIDICHE DERIVANTI


DALLA VIOLAZIONE altrimenti dette FORME DI RIPARAZIONE (art. 34 e ss.)

Quando si conclude l’accertamento di un illecito da parte di un tribunale di internazionale, sono chieste


delle forme di riparazione:
1. Chiedere innanzitutto la cessazione dell’illecito;
2. Inoltre, si possono anche chiedere forme di soddisfazione:
 giudizio declaratorio, in cui si dichiara che Stato X ha commesso l’illecito (generalmente, se
c’è un danno materiale/giuridico);
 restituzione di un oggetto conteso, oppure in termini monetario;
 richiesta di assicurazioni del rispetto della non commissione dell’illecito.

LA RESPONSABILITA’ AGGRAVATA

Non ho solo stato offeso e offensore, ma anche gli altri interessati (non direttamente lesi) al rispetto di
alcuni obblighi fondamentali (hanno un interesse giuridico).

Nella prima lettura del progetto precedente, l’art. 19 del prof Ago della commissione di diritto
internazionale introduceva i CRIMINI DI STATO  erano norme di ius cogens, si faceva riferimento
all’aggressione militare, all’autodeterminazione dei popoli, al genocidio, all’apartheid, alla schiavitù e alla
violazione delle regole che proteggono l’ambiente, soprattutto quelle che impediscono inquinamento
massiccio dell’atmosfera e dei mari.

Questa disposizione è stata totalmente eliminata, sebbene l’idea di diversità da illeciti ordinari dovesse
esserci. Questo speciale regime di responsabilità si ritrova oggi in “Gravi violazioni delle norme
imperative” (art. 40-41). Il “pacchetto” è però più ampio, vd: no assistenza degli Stati a coloro che
compiono queste violazioni di ius cogens.

Bisogna guardare anche ad un’altra coppia di articoli. Sono quello che rimane del concetto di “crimini di
Stato”. Si occupa solo di regole secondarie:

48  riguarda sempre non riconoscimento quando ad esempio c’è il genocidio da parte di uno stato. Siamo
in una situazione di responsabilità aggravata perché ci sono in ballo paesi 3^ (quelli che non stanno
subendo direttamente il genocidio), eppure è anche nel loro interesse che la regola non venga sovvertita
(vd: Russia e Crimea, sanzioni alla 1^ per segnalare l’interesse giuridico della comunità internazionale a
vedere certe regole rispettate).

Bisogna distinguere:

 gli obblighi di uno stato dovuti alla comunità internazionale nel suo insieme, dunque erga omnes,
es: no utilizzo uso della forza, tutti gli stati sono considerati titolari di un interesse giuridico al loro
rispetto.
 gli obblighi sinallagmatici (riguardano solo certi stati, ma non è una violazione per cui tutti gli stati, a
livello di prassi, opinio iuris hanno interesse).

Quando viene violata una regola che noi chiamiamo ius cogens/obblighi erga omnes, ogni stato della
comunità internazionale ha diritto di invocare la responsabilità internazionale dello stato che ha violato la
regola e a chiedergli la cessazione dell’illecito + declaratory judgement + assicurazione di garanzia di non
ripetizione + riparazione del danno nell’interesse dello stato direttamente leso o dei beneficiari dell’obbligo
violato = chi sono gli interessati dell’obbligo violato? Nel caso di genocidio, la popolazione.

(Ricordiamo che è uno Stato 3^, può comunque richiedere di meno dall’interessato, che può anche
adottare contromisure).

54  non è una disposizione matura e completa, sebbene sia resa di chiusura (è a fine capitolo
“Contromisure”). Non viene pregiudicato il diritto degli stati della comunità internazionale che ai sensi
dell’art. 48 ad invocare la responsabilità dello stato offensore, (problema) di adottare misure lecite
contro quello Stato per assicurare la cessazione della violazione e la riparazione nell’interesse dello Stato
leso o dei beneficiari dell’obbligo violato.
È nel capitolo delle contromisure, ma si parla di “misure lecite” e non di “contromisure”. Si parla di una
disposizione di compromesso, è ambigua, c’è una prassi molto forte di questi Stati 3^, ma gli esempi stessi
della prassi non sono ancora sufficienti, generalmente sono semplici ritorsioni = comportamenti
inamichevoli. C’è una prassi ancora embrionale ma aperta ad uno sviluppo successivo, di fatto però
spingendo la prassi in quella direzione.

Gli articoli 48 e 54 non riflettono completamente il diritto consuetudinario perché non ancora maturo.

27-03-2019

Il divieto di uso della forza protegge non solo gli stati di per sé in grado di difendersi per potenza politica e
militare ma anche quelli più piccoli o comunque ai margini della comunità internazionale, che traggono
dalla stessa la loro protezione.

Ci sono regole che disciplinano l’utilizzo della forza armata.

Storicamente e giuridicamente, si sviluppano 2 tipi di regole:

1. Ius ad bellum  Disciplinano le ragioni giustificative del ricorso della forza, QUANDO ciò è lecito
2. Ius in bello  disciplina COME la forza può essere usata (es: quali armi usare, come trattare i
prigionieri di guerra o la popolazione?);

Le relazioni tra questi 2 gruppi di regole è di INDIPENDENZA e INTANGIBILITA’.

Le regole dello ius in bello devono rimanere isolate e distinte rispetto a quelle dello ius ad bellum, non si
può fare un’interpretazione delle prime rispetto alle seconde. L’intangibilità viene chiamata dallo stesso ius
in bello come PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA DEI BELLIGERANTI, deriva da un’esigenza logica di distinzione tra
ragioni giustificative dei conflitti e motivi di ostilità.

Se si ammettesse che le modalità di ostilità siano condizionate dalle ragioni dell’ostilità, queste sarebbero
probabilmente disapplicate. Invece, le regole sono le stesse proprio per il principio di eguaglianza dei
belligeranti.

Rispetto ad un conflitto, bisogna valutare se le ragioni che hanno portato ad usare la forza armata siano
compatibili col diritto internazionale, occorre valutare se anche le modalità sono compatibili.

Da un pdv storico, si sono sviluppate prima le regole dello ius in bello, sin dal ‘600 i padri del diritto
internazionale si interrogavano sulla “guerra giusta”, ma le ragioni giustificative erano tendenzialmente
libere. Solo a partire dal ‘900 ci sono regole che limitano le decisioni politiche di utilizzare la forza nelle
relazioni internazionali  convenzione dell’Aia del 1907, si consolida col Patto della Società delle Nazioni e
col patto Briand-Kellog (USA-Francia, poi ratificata da tutto il mondo tranne 4 stati dell’America Latina). Nel
1945, la Carta di San Francisco (ONU) ha un divieto vero e proprio dell’uso della forza + apparato
istituzionale volto a controllare e monopolizzare l’uso della forza.

Lo sviluppo dello ius in bello esiste da prima, alcuni si riferiscono addirittura all’antichità (es: 3000 anni
prima di Cristo, è vietato avvelenare i pozzi).

Ufficialmente, lo ius in bello si sviluppa a partire da metà ‘800 con la Battaglia di Solferino (esercito
austriaco vs franco-piemontese) dove Napoleone III è inseguito in Italia, Durand, fondatore della Croce
Rossa, assista allo scenario di feriti che non vengono in alcun modo assistiti, così organizza con le donne del
paese un sostegno neutrale. Tornato a Ginevra, tenta di affermare il principio della NEUTRALIZZAZIONE
DELLE OPERAZIONE DI SOCCORSO = sono da considerarsi neutrali.
Sono adottate così le Convenzioni dell’Aia + 4 Convenzioni di Ginevra del 1949 + 2 protocolli aggiuntivi del
’77, il primo integra le norme delle condotte delle ostilità ed il secondo le condotte delle ostilità nelle
guerre civili.

Questo sviluppo, regolando non solo l’assistenza umanitaria ma anche il trattamento di feriti, civili,
naufraghi, prigionieri, uso delle armi nel 1980 per cui nasce una convenzione.

Questo sviluppo si basa sull’adozione di Trattati (ampiamente ratificati).

Una certa accusa che vede il diritto internazionale costituito da norme consuetudinarie molto ampie, per lo
ius in bello “non vale”. Lo ius in bello è usato per i manuali militari, per la formazione delle truppe, sono
strumenti formativi, generali.

Le regole di ingaggio sono invece strumenti ad hoc per disciplinare il comportamento delle truppe in certi
conflitti, e comunque rinviano allo ius in bello. Tanto che gli eserciti generalmente prendono decisioni con
un consigliere giuridico.

Lo ius in bello è portatore di regole operative. E’ da applicarsi nell’ambito della condotta delle ostilità.

Le violazioni più gravi del diritto dei conflitti armati sono considerati “crimini di guerra” dalle convenzioni
stesse (4^ Convenzione di Ginevra). Uno è l’attacco consapevole contro i civili.

Le violazioni comportano la responsabilità del proprio paese (responsabilità statale) + responsabilità


individuale dell’organo, giudicabile nel tribunale internazionale (specializzato o generale) che ha
competenza o lo stesso tribunale interno.

È chiamato anche diritto internazionale umanitario o dei conflitti armati.

Per quanto riguardo lo ius ad bellum, c’è uno sviluppo successivo, inizia in modo timido e comincia con le
Convenzioni dell’Aia del 1907 che prevedono alcuni casi di esclusione ma non escludono radicalmente l’uso
della forza armata:

 evitare la guerra di sorpresa, se ciò non accadesse, si tratta di una guerra di aggressione
 la guerra è illecita se riguarda l’adempimento di un obbligo contrattuale o commerciale, ma resta
possibile il ricorso alla forza armata qualora lo stato che non ha protetto gli interessi degli
investitori, non accetta di sottoporre la questione ad arbitrato internazionale, o se lo faccia, non
ottemperi all’arbitrato.

La situazione evolve nel 1919 col Patto della Società delle Nazioni che prevede un sistema di
“raffreddamento” = indurre gli stati alla riflessione prima di ricorrere alla forza armata  gli Stati devono
tentare di risolvere una differenza tra loro mediante soluzioni di controversie tramite metodi arbitrali o
deferendo la questione al Consiglio della Società delle Nazioni. Si prevede in ogni caso che gli Stati non
possano ricorrere alla forza armata prima di 3 mesi.

E’ inoltre vietata la guerra di conquista = volte a conquistare il territorio di un altro stato, è necessario
affermare che lo Stato sta aggredendo un territorio non proprio, ma dev’essere definito da un sistema di
accentramento che però manca.

Il sistema della società delle nazioni però fallisce, manca anche un sistema istituzionale che reagisca alla
violazione delle regole, ed è questo che si tenderà ad introdurre tramite il Trattato delle Nazioni Unite.

Nel 1928, si arriva al Patto Briand-Kellog, doveva essere un trattato bilaterale USA-Francia per non usare la
forza nei propri rapporti, però si decide di aprire la ratifica agli altri Stati (63, quasi tutti gli Stati esistenti
all’epoca, tranne 4 paesi dell’America Latina che però crearono un meccanismo simile, in contrasto con la
Dottrina Monroe).
Si è osservato che l’art. 1 del patto contenga delle lacune, che si possano insinuare ragionamenti che
ammettano l’uso della forza in alcuni casi. Qui si parla del divieto come perseguimento di una politica
nazionale, ma questo potrebbe aprire l’uso della forza all’attuazione del diritto internazionale, dunque l’uso
della forza non è vietata come sanzione (ristabilire ordine giuridico violato in ambito internazionale).

Se dal pdv dello ius ad bellum, l’introduzione di un obbligo di effettuare una dichiarazione di guerra viene
considerata a inizio ‘900 per evitare la guerra di sorpreso, dal pdv dello ius in bello è discusso fino ad
affermare nella Convenzione di Vienna che essa non sia necessaria, la convenzione si applica
indipendentemente che gli stati riconoscano o meno l’esistenza del conflitto.

A prescindere dal riconoscimento degli Stati, può esserci sia la dichiarazione di guerra sia solo l’esistenza
del conflitto. Se c’è dichiarazione ma non conflitto, comunque si applica lo ius in bello  es: Stati
dell’America Latina dichiarano guerra alla Germania, ma non c’è mai la condotta militare. L’internamento
dei cittadini tedeschi qui è comunque regolato dalla Convenzione di Ginevra, si applicano per la
dichiarazione (pure se ci fosse stato il conflitto e basta si applicavano).

La Carta delle Nazioni Unite del 1945 fa nascere un sistema radicalmente diverso. Il preambolo, classico
strumento interpretativo dei Trattati, dichiara già l’opposizione alla guerra. Si occupano di garantire che
non si verifichi più quanto accaduto in precedenza (2 guerre mondiali, con pratiche di genocidio anche, uno
stato che attacca la propria popolazione e la stermina sistematicamente era qualcosa di completamente
nuovo). La finalità della carta è la stabilità, il riferimento ai diritti umani non è molto approfondito (art. 55-
56 e altri 5) = non c’è un elenco, i trattati sui diritti umani verranno molto dopo, tra gli anni 60-70 del ‘900, i
patti sui diritti sociali ed economici e sui diritti politici e civili  2 patti per le 2 divisioni mondiali, il blocco
sovietico premiava i diritti economici e sociali, gli altri quelli civili e politici, per questo 2 patti per far sì che
ognuno aderisca a discrezione.

Garantire la stabilità mediante il divieto alla guerra, art. 2 p4 che prevede che tutti i membri dovranno
astenersi nelle relazioni internazionali dalla minaccia + uso della forza. Controversie da risolversi
pacificamente.

Alcuni hanno ritenuto che ci siano comunque delle lacune nel Patto delle Nazioni Unite, esiste un dibattito
interpretativo sull’introduzione di alcune finalità = è vietato contro integrità territoriale + indipendenza
politica (thx paesi latinoamericani, che volevano rafforzare il divieto, ma rafforzandolo si è indebolito) 
allora ci sono alcuni usi della forza che non ci vanno contro.

Il Capitolo 7 della Carta ci consente di capire meglio l’uso della forza: analisi art. 39 e ss.  si prevede un
sistema che attribuisce al Consiglio di Sicurezza il monopolio dell’uso della forza (lo regolerà).

Art. 51 e parzialmente dal 52 l’unica eccezione al divieto è la legittima difesa individuale e collettiva.

NB! Il Consiglio di Sicurezza (Stati Uniti, Cina, Gran Bretagna, Francia, Russia) è un organo di tipo politico
che prevede un sistema di voto che dà ampio rilievo agli interessi dei 5 membri permanente.

Il CS è formato da 15, le risoluzioni sostanziali (in materia di uso della forza incluse) possono essere adottate
soltanto (art. 27) con la maggioranza di 9 ed i voti concorrenti dei permanenti = votare a favore, se si
astengono teoricamente non sono concorrenti (“è” una violazione della carta però accettata), quindi anche
1-2 che si astengono ok, se c’è un solo voto contrario o anche solo che il membro permanente è contrario,
neanche è messo ai voti.

Il CS per esercitare i suoi poteri, deve determinare che ci sia minaccia/violazione della pace e aggressione. I
loro poteri divengono adozione di risoluzioni vincolanti che in virtù dell’art. 25 della Carta, gli stati sono
obbligati ad osservare.

I suoi poteri sono:


 Art. 40: adottare misure provvisorie  suggerire di realizzare un’inchiesta, a cessare un fuoco,
rimandare ad arbitrato.
Son quasi vincolanti, perché se non rispettano le raccomandazioni…
 …si attivano poteri art. 41-42 = adozione misure vincolanti  adottare sanzioni (non coercitive, ma
astenersi dai rapporti commerciali col paese che sta violando gli articoli, o ammettere individui
legati a quella leadership di accettarli nel proprio territorio)
 adottare azioni marittime, aeree, di terra, per ristabilire la pace = uso forza indirettamente per
ripristinare la pace, il CS agisce direttamente.

Non è obbligatorio passare l’iter da 40 a 42, si può arrivare direttamente all’uso della forza.

Negli articoli seguenti rimasti inattuati, il CS si doveva dotare di un Comitato di stato maggiore = militare, gli
stati dovevano mettere a disposizione ex-ante le truppe che sarebbero state guidate dal CS tramite questo
comitato.

Mai conclusi accordi + messe a disposizione le proprie truppe.

Nella guerra fredda, il CS era impossibilitato ad agire, era paralizzato da divieti (?) incrociati. Negli anni ’90,
col mutato clima politico, riattivò il CS che agì diversamente: 1^ guerra del Golfo (90-91, invasione Kuwait
dall’Iraq) autorizzò gli stati a usare la forza tramite una risoluzione in virtù del capitolo 7, visto che non c’era
la volontà di mettere a disposizione le proprie truppe ex-ante. Cominciò questa prassi dell’autorizzazione
dell’utilizzo della forza in determinate circostanze.

Avviene sempre più che autorizzi operazioni molto lontane da quelle previste (es: relazioni internazionali
minacciate!), che riguardano anche crisi umanitaria in un paese o una guerra civile. Si usa la clausola della
MINACCIA ALLA PACE in maniera estensiva.

Es: guerra in Somalia, c’è riflesso esterno col flusso migratorio.

Già a partire dagli anni ’50, si è parlato di missioni di mantenimento della pace, inizialmente che un cessate
il fuoco raggiunto non collassasse in un nuovo conflitto (es: Egitto-Israele, caschi blu, uso della forza solo in
difesa, servivano da “interposizione”), progressivamente sono diventate più penetranti, ci sono convogli
militari (es: catturare signore della guerra somalo). Le operazioni peace-keeping sono fallite in Ruanda
(andate vie le truppe di peace-keeping, si consumò il genocidio) e Sebreniza (attacco serbo-bosniaci, i
peace-keeping belgi avevano lasciati gli uomini superiori a 15 anni per portarli in salvo ma in realtà li
uccisero nei campi).

Il diritto alla legittima difesa permane se un attacco armato si verifica* vs stato membri e finché il CS non
abbia preso le misure del caso. Si ritiene che sia un diritto preesistente alla Carta stessa.

*già sferrato o in prevenzione? È il tema della legittima difesa preventiva, il patto ONU non è suicida allora
ok difendersi per primi, ma si perde chi è l’aggressore e chi la vittima, per questo si ritiene che non sia
ammissibile ai sensi dell’art. 51.

C’è un obbligo degli Stati di informare il CS della legittima difesa e può adottare misure efficacia, facendo sì
che il diritto alla legittima difesa si esaurisce.

Lo sviluppo più importante a livello di uso della forza è la grande tendenza ad ammettere legittima difesa vs
gruppi non statali che operano in uno stato.

28-03-2019

LE SANZIONI INTERNAZIONALI
L’ordinamento internazionale è PIATTO. “Nemo iudex in re sua” (imparzialità) è invertito, perché gli stati
coinvolti saranno contemporaneamente parti e giudici.

L’oggettività è fatta di comunicazione: lo Stato apprende che l’altro sta violando il trattato, si procede così:

1. viene mandata una lettera che segnala la violazione. Se essa non ha riscontro…
2. …si procede ad una misura inamicale (es: ritiro l’accreditamento dei diplomatici dello stato che sta
violando il trattato nei miei confronti);
3. Ritiro il mio ambasciatore;
4. Adotto contromisure = effettuo una violazione del diritto internazionale che se proporzionata a
quella che si è subita, essa perde il carattere di violazione.

Tutto si basa su un elemento soggettivo. Agisco perché ritengo ci siano violazioni.

Può essere utilizzato uno strumento di coercizione economica:

 non è considerato aggressione armata;


 l’utilizzo di questo tipo di strumenti di pressione è divenuto una costante, visto che siamo in un
periodo in cui le grandi potenze non si scontrano;

Lo strumento sanzionatorio, nell’ambito dell’ONU, prevalentemente economico, è stato usato per impedire
la violazione di regole fondamentali del sistema (es: nel caso dell’apartheid) che mediamente colpiscono lo
stato (es: embargo).

Queste misure vengono adottate tramite risoluzione del consiglio di sicurezza, e dunque i membri dell’ONU
sono tenuti ad attuare la misura prevista.

Le misure degli anni ’90 (caso Rhodesia e Sudafrica per l’apartheid, caso Iraq di Saddam Hussein post-
invasione del Kuwait) riguardavano gli stati. Sono previste dal Capitolo 7 dello Statuto ONU.

Sono misure adottabili solo quando non interferiscono dei 5 membri con diritto di veto del Consiglio di
Sicurezza.

Tuttavia, a forza di adottare misure sanzionatorie, prima o poi ne pagherà le conseguenze la popolazione
civile, perché avrà sicuramente informazioni che ne distolgono la realtà e si rivolgerà contro chi sta
attaccando materialmente il paese. Perciò, dagli anni ’90 ci si è resi conto che le operazioni di
sanzionamento soprattutto dal pdv economico allo stato complessivamente, si rischiava di avere un effetto
opposto a quello ad esempio di abbattere il regime dittatoriale.

Si sono adottate così operazioni di targeting: si vanno a colpire individui/gruppi o organizzazioni, quindi
NON statuali. Quando ci furono gli attacchi alle ambasciate americane a Nairobi e a Dar es Salaam da parte
di gruppi affiliati ad Al Qaeda, furono sanzionati insieme ad Al Qaeda stesso, dunque sanzionare anche i
talebani, che tollerano che nella parte nord dell’Afghanistan ci sia Al Qaeda.

Comitato 1267 all’interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU  si comincia ad includere nelle “black list” o
terroristi o chi li finanzia, impedendogli di muoversi oppure facendo un assets freeze = bloccare i beni.

La lista è compilata e gli stati devono applicarla, dovendo verificare se hanno proprietà, bloccando i beni e
adottare altre misure.

Le liste cambiano e vengono modificate continuamente.

I targeting hanno portato anche la cattura delle persone e portate a Guantanamo, oppure uccisioni tramite
droni, sono misure che violano il diritto internazionale umanitario ed i diritti umani stessi.

Le sanzioni sono parte delle misure antiterrorismo.


La lista viene materialmente compilata dal comitato sanzioni composto da membri del Consiglio di
Sicurezza ONU (5+5 a rotazione)  elenchi modificati sulla base di informazioni derivanti da intelligence a
cui accedono i diplomatici degli Stati.

All’indomani dell’11/1/2001 si rafforza il comitato e ci sono altre risoluzioni del CdS, la 1273 del 2001 è
quella in cui si stabilisce che tutti gli stati devono collaborare creando liste di gruppi terroristici.

Uno dei pilastri, dopo il ’92, dell’UE, era quello della PESC, oggi settore molto intergovernativo, l’UE ha una
sua politica di sicurezza, tutte le operazioni dell’ONU sono mediate dall’UE, che adotta sanzioni (quelle di
New York), c’è un regolamento base del consiglio con emendamenti della Commissione in cui vengono
inseriti tutti i nominativi dei possibili gruppi terroristici.

Nelle liste UE possiamo avere anche persone che non c’entrano nulla con ISIS o Al Qaeda.

Cominciamo ad avere SANZIONI AUTONOME dei singoli stati.

La sanzione può essere onusiana, ma interviene l’UE e poi il singolo stato UE per dare attuazione.

Programma di proliferazione nucleare (arricchimento dell’uranio) dell’Iran: viene subito monitorato


dall’Intelligence, c’è una guerra sotterranea nei confronti di queste installazioni. Si interviene vs Iran
bloccando le importazioni o esportazioni di petrolio + armi, quindi impedimento di realizzare tecnologie
utili per il programma nucleare. Vennero adottate sanzioni dall’UE e gli stati membri le hanno attuate.

Nel 2014, dopo un tira e molla del governo russo di Ianukovic in Ucraina e scontri lì, il governo, sfiduciato
dal parlamento, lascia il paese. Il tira e molla è filorusso e filoccidentale (UE). Negli scontri di Marzo, UE e
USA intervengono con sanzioni economiche di targeting (fosse stato ONU, la Russia avrebbe apposto il
veto): vs ex-governo ucraino. La Russia comincia sistematicamente a destabilizzare il territorio dell’Ucraina
sotto il comando di Anatoli Antonov, realizzando una guerra ibrida (utilizzo disinformazione etc etc) 
intervento gruppi militari.

Russia prende Crimea e Sebastopoli e dopo un referendum lampo, si proclamano favorevoli all’annessione
dato che l’80% delle persone erano filorusse. Non è stato bloccato perché ci sono dei missili
intercontinentali di mezzo, quindi era meglio evitare.

Come intervenire se un paese ha una forte forza militare, come la Russia (che a livello economico sta
sfasciata)? Si comincia a colpire chi ha invaso l’Ucraina (Crimea e Sebastopoli), dunque i russi che hanno
partecipato a destabilizzazione e occupazione.

Si parla di un escalation di sanzioni, il vero problema è quello delle contro-misure, più lo scontro è stato
elevato, l’annessione ha portato ad un intervento ancora più marcato, come? Ambito energetico, si
prendono le tecnologie che servono per estrazione del petrolio. Anche la Russia però adotta le proprie
sanzioni.

Sanzioni autonome degli stati creano un ping-pong di contromisure che possono restare così per sempre.

Le sanzioni hanno sempre un aspetto negativo.

Nel caso della Siria, si cominciò col targeting sulla famiglia di Assad in maniera autonoma da parte dell’UE.
E’ stato colpito anche l’ISIS con sanzioni UE per ostacolare l’estrazione petrolifera, principale fonte di
introito sul mercato nero, a sua volta ostacolato. L’UE però poteva solo usare soft-power, dato che erano
coinvolte delle armi molto potenti.

Per quanto riguarda le misure sanzionatorie sull’Iran, la cui economia è distrutta da embargo e altre misure
sanzionatorie internazionale dal 2015, si è deciso di realizzare un accordo con la formula 3+3, il “JSPOEI”
(Francia, Germania, Regno Unito, USA) = su una base più che ventennale, l’Iran su impegnerà a convertire il
suo piano di arricchimento nucleare da militare a civile.

Dal 2015, le misure sanzionatorie vs Iran si sono interrotte, si sono riallacciate le relazioni dell’Iran.

Trump, una volta eletto, ha tirato fuori gli USA dall’accordo, perché a Damasco le truppe siriane
combattevano ISIS + generali iraniani, che a sua volta premevano su Israele, alleati degli USA.

Gli USA adottano di nuovo misure sanzionatorie ma secondarie, vs imprese che negoziano con quel paese
accordi. Nel Gennaio 2019, Francia-Germania-Regno Unito portano avanti una misura per controbilanciare
le azioni degli USA (Brewer parla di ?? 0). L’obiettivo USA era destrutturare il blocco economico europeo.

29-03-2019

INTRODUZIONE AL DIRITTO DEI CRIMINI INTERNAZIONALI

Cos’è la giustizia penale internazionale? E’ l’insieme di norme-procedure-istituzioni che mirano


all’accertamento di responsabilità individuali e all’irrogazione di sanzioni penali per condotte che il diritto
internazionale qualifica come crimini internazionali.

Diritto internazionale penale Diritto penale internazionale


Anima riconducibile all’ambito Anima riconducibile all’ambito
internazionale. penalistico.

Responsabilità internazionale dello Stato Responsabilità penale individuale


FONTI  Violazione di obblighi posti dal diritto FONTI  Condotte individuali che il diritto internazionale
internazionale, sia pattizie che consuetudinarie. qualifica come crimini internazionali.

MODALITA’ DI ACCERTAMENTO  Gli stati stessi (la MODALITA’ DI ACCERTAMENTO  Sono tribunali ad hoc, di
giurisdizione si basa sul consenso) o comunque i natura permamente a volte, di carattere penale che
tribunali internazionali. accertano la responsabilità nel rispetto del processo penale.

CONSEGUENZE  se l’illecito è ancora in atto, CONSEGUENZE  irrogazioni di sanzioni con carattere


bisogna cessare di commetterlo. afflittivo = pene, è esclusa la pena di morte, prevalentemente
con carattere detentivo ma anche pecuniarie.
LOGICA  restaurazione, riparazione di ciò che è
stato leso dalla violazione dell’obbligo internazionale NB! Nei tribunali militari dopo la 2^ GM, la pena di morte era
consentita.

Può darsi che insorgano entrambe le responsabilità contemporaneamente. Però non esistono tribunali che
le accertino entrambi.

Nel caso di Srebrenica, le due responsabilità c’erano, per quella individuale sono stati accertati crimini di
genocidio, ma anche la Corte internazionale di giustizia si è occupata la faccenda nel 2007 (Bosnia vs
Serbia), accertando (basandosi anche sulle decisioni del tribunale ad hoc per la ex-Jugoslavia), che la Serbia
era venuta meno ad obblighi internazionali sul genocidio (prevenirli e reprimerli) ma non ha considerato lo
Stato in quanto tale come responsabile del genocidio.

Apartheid  è un regime instaurato thx anche apparato statale, c’è segregazione per ragioni etnico-razziali.
Ci sarà il contributo di individui ma anche dello stato per mantenere questo assetto.
Aggressione  esiste il crimine individuale di aggressione, ma esso postula il rapporto tra Stati, in cui uno
attacca l’altro, venendo meno alla Convenzione ONU, ad una disposizione di ius cogens.

L’idea che si possono realizzare processi internazionali penali nasce nel Trattato di Versailles (1919), un
fallito tentativo però. Negli art. 227-230, si parlò di un tribunale per giudicare Guglielmo II, per il “supremo
crimine” di aggressione (insieme a lui, anche importanti esponenti militari”), che contrariava la sacralità dei
trattati. Le disposizioni non furono mai attuate perché il Kaiser fuggì in Olanda rifiutando l’estradizione.

Anche il Trattato di Sèvres (1920) venne disatteso, in quanto nessuna persecuzione dei crimini ottomani fu
attuata contro gli armeni. (Era uno dei 4 trattati di pace, disciplinava la zona orientale, NB! l’impero
ottomano venne disgregato).

La prima generazione degli organi di giustizia penale internazionale furono i tribunali internazionali di
Norimberga (1945-1946) e Tokyo (1946-1948). Fu molto forte la pressione USA per istituirli, Churchill aveva
suggerito di prendere membri dei ranghi nazisti e fucilarli direttamente.

Sono i due tribunali delle potenze vincitrici che giudicavano l’operato altrui.

Il tribunale di Norimberga venne creato thx Carta di Londra, trattato internazionale concluso tra potenze
vincitrici (USA-Unione Sovietica-Francia-Gran Bretagna) che contiene anche lo statuto del tribunale. Tutti i
suoi organi, accusa e corte, erano composti unicamente da giudici provenienti dai paesi che l’hanno
istituito.

Erano competenti per:

1. crimini contro la pace aggressione;


2. crimini di guerra  esistevano già norme di protezione dei soggetti;
3. crimini contro l’umanità  è la prima volta che se ne parla in un testo normativo di tale
importanza. La carta ne dava un elencazione anche se non esaustiva, rientravano nella competenza
solo se avessero presentato una connessione con gli altri due, sarebbe stato il nesso, solo negli anni
’90, thx tribunale ex-Jugoslavia si disse che il nesso non dev’essere necessario.
Lo stato territoriale coi suoi sudditi è libero di fare quello che vuole, anche se infrange i diritti dei
suoi cittadini, ma se questo è perpetrato su vasta scala e si configura un crimini di guerra, allora è
un crimine che interessa l’intera comunità.
Non si parla di genocidio perché all’epoca non c’era una sua definizione normativa.

Il processo riguardava un numero molto limitato degli imputati, solo 24 (altri si erano suicidati o rifugiati in
America Latina).

La sentenza venne data nel 1° ottobre 1946.

L’omologo asiatico di Norimberga fu quello di Tokyo, fu creato da MacArthur, capo del comando delle
truppe di occupazione in Estremo Oriente.

Ha una giurisdizione identica a Norimberga, ma la competenza temporale va più indietro, il Giappone


imperiale aveva perpetrato aggressioni e crimini di guerra già nel 1928.

28 imputati della “Lista A” = alti ranghi dell’esercito e delle forze armate. La famiglia imperiale venne
completamente risparmiata per ragioni politiche.

La sentenza fu resa nel 4 novembre del 1948, ci volle più tempo anche perché gli imputati parlavano
giapponese, molti giudici non lo parlavano, erano americani ma anche orientali, c’erano anche documenti e
carte in quelle lingue.
Sotto lo sforzo degli Alleati, vennero realizzati altri processi nei territori occupati: Germania occupata sulla
base di un atto normativo (Consiglio di Controllo n. 10), ma anche in Filippine-Hong Kong-Yokohama
occupate dagli USA.

Nei primissimi anni ’50, a livello internazionale non abbiamo avuto altri processi penali internazionali
(qualche caso celebre: Eichmann a Gerusalemme). Dal 1949 al 1993.

Ci sono stati alcuni aspetti problematici:

 Giustizia dei vincitori  sforzo unilaterale, nessuno ha incriminato le bombe atomiche ad esempio;
 Ex post facto  giudice naturale precostituito non esisteva, il tribunale venne fatto dopo i fatti;
 Nullum crimen sine lege  problema della retroattività della legge penale, non erano previsti
specialmente i crimini contro l’umanità, le altre due categorie era prevista già responsabilità
internazionale;
 (Non) indipendenza dei prosecutors  erano rappresentanti degli stati, è emblematico che ci siano
state direttive di lasciar perdere l’imperatore Hirohito (che aveva partecipato a riunioni per
decidere le aggressioni) e la sua famiglia, di cui alcuni membri concretamente avevano partecipato
alle operazioni
 Omissioni/ travisamento di responsabilità  comfort women: dai paesi occupati le donne erano
deportate, ridotte in schiavitù sessuale e non presso luoghi dove erano di stanza giapponesi +
Katyn: fu un massacro, vennero ritrovate fosse comuni, la responsabilità era da attribuirsi
all’Armata Rossa, ci fu tentativo da parte del procuratore russo di attribuirlo ai nazisti, di fatto
essendoci stata una negoziazione dei procuratori sui crimini da analizzare nei tribunali;
 Critiche  un giudice indiano ha fatto una dissenting opinion nel processo di Tokyo, che elenca
proprio queste critiche enunciate.

Nel periodo “silente”, ci fu espansione normativa, sotto l’ONU sono stati adottati trattati fondamentali sullo
sviluppo della materia (convenzioni sul genocidio, sull’apartheid, sulla sparizione forzata, sui principi di
Norimberga).

Il circuito penale internazionale si riattiva per le guerre balcaniche ed il genocidio ruandese.

Nei primi anni ’90, a fine guerra fredda, il Consiglio di sicurezza non era inficiato dal blocco occidentale e
socialista che si opponevano, ed ha istituito 2 tribunali internazionali, tramite risoluzione thx Capitolo 7
della carta (mantenimento pace + sicurezza internazionale) = vincolante per tutti i membri della
convenzione. C’erano dubbi: non c’è scritto che il CdS possa istituire tribunali internazionali, c’è chi diceva
che avesse agito oltre le sue competenze.

Adesso sono formalmente chiusi. Sono organi sussidiari del CdS, i membri sono con le garanzie, sono peràò
tribunali soggetti a decisioni politiche (CdS) seppur indipendenti.

Il CdS li ha creati come superiori alle giurisdizioni ordinarie, in una situazione di guerra è difficile attuare il
potere giudiziario. Il CdS li aveva istituiti pensando che temporaneamente sarebbero durati per il tempo
necessario, ma i tempi si sono prolungati, tanto che il loro finanziamento è separato da quello generale
dell’ONU (budget maggiore per i tribunali + operazioni peace-keeping).

La competenza è stata delimitata: quello di Jugoslavia, crimini commessi da quel momento in avanti, no
indicata la fine; per il Ruanda si è fatto a genocidio finito, quindi c’era una fine.

A livello di materia: genocidio, crimini vs umanità e crimini di guerra anche se gli Statuti la qualifica era
differente (Ruanda: conflitto non internazionale, Jugoslavia: situazione + complessa, + Stati).

Sede ad Arusha (Tanzania) per Ruanda, Aia per Jugoslavia. Inizialmente avevano un unico procuratore, i cui
uffici furono poi distinti.
Sono:

 Tribunale per la ex-Jugoslavia (1993-2017)


Uno degli imputati si è suicidato in diretta bevendo veleno.
 Tribunale per il Ruanda (1194-2015)
Si è chiuso tramite il MICT: il “meccanismo” che porta ad esaurimento il lavoro dei tribunali.

Ci sono appelli, revisioni ed esecuzioni delle sentenze, di cui si occupa il MICT, ma comunque i tribunali
sono ufficialmente chiusi.

Già negli anni ’50 si avanzò il progetto di una corte penale permanente: competenza potenzialmente
universale (vd: Stati che la accettano) e senza limite di durata nel suo tempo  Statuto di Roma del ’98, si
istituì la Corte internazionale penale.

In seguito, sono nati organi di giustizia penale ibrida, mescolano elementi del diritto interno ed
internazionale, generalmente hanno sede dove commessi i crimini o in vicinanza, fanno da
transizione/superamento da situazione di guerra: es, tribunale della Cambogia, giudica fatti avvenuti negli
anni ’70.

La Corte internazionale penale:

 È istituita per trattato.


Debolezza,  ad esso si aderisce discrezionalmente, se ciò non accade = non si accetta la
competenza della corte + non ha organi per attuazione delle sentenze, quindi dipende dagli Stati
Forza chi ne fa parte assumendo obblighi di cooperazione deve darvi seguito;
 E’ separata dalla nazioni unite, è distinta perché NO organo sussidiario.
E’ però collegata all’ONU = Consiglio di Sicurezza tramite risoluzione può attivarla (su iniziativa del
procuratore o dello stato parte in forme particolari);
 È permanente;
 È complementare alle corti nazionali, spetta a loro prima punire, se c’è un’inaction (ricavata a livello
giurisprudenziale) per punire i crimini o laddove siano unwilling = mancano di volontà nel farlo o
unable = non in grado di reprimere, allora la corte ha competenza.
Sono criteri disgiuntivi;

QUALI SONO I CRIMINI INTERNAZIONALI?

Il novero è molto ristretto: i “core crimes” = nocciolo duro della giustizia penale internazionale. Sono
enunciati nell’art. 5 dello Statuto di Roma.

1. Genocidio;
2. Crimini contro l’umanità;
3. Crimini di guerra;
4. Aggressione  quando adottato lo Statuto, non c’era accordo su cosa si intenda, ci si è riservati di
dare in futuro la definizione.
2010, in una conferenza di revisione dello Statuto si è definito. Solo nel 2017 la competenza su
questo crimine è divenuto reale, si richiedeva una risoluzione dagli stati parti.

Da un pdv di tipicità, non differiscono granché da un crimine comune, ma queste singole condotte
divengono internazionalmente rilevanti se sussistono ELEMENTI DI CONTESTO = Condizioni da sussistere
perché queste condotti siano qualificati tali (da artt. 6 a 8-bis), e dopo vengono elencate le condotte.

GENOCIDIO (Art. 6)

Uccisione di un certo numero di persone secondo l’opinione comune.


Convenzione del 48 (la definizione non venne mai modificata): intento specifico di distruggere, in tutto o in
parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale.

Elemento di contesto

La portata applicativa è dunque molto ristretta, oltre che è difficile dimostrare l’intento di distruzione. Di
per sé, anche le categorie hanno problemi di definizione: cos’è un gruppo razziale? La “razza” è stata
screditata. Forse solo il gruppo religioso è quello meno problematico.

Condotte

1. Uccidere membri del gruppo


2. Cagionare gravi lesioni all’integrità fisica o psichica di persone appartenenti al gruppo;
3. Sottoporre deliberatamente persone appartenenti al gruppo a condizioni di vita tali da comportare
la istruzione fisica, totale o parziale, del gruppo stesso.

Genocidio biologico:

4. Imporre misure volte ad impedire le nascite in seno al gruppo;


5. Trasferire con forza i bambini appartenenti al gruppo ad un gruppo diverso.

Non si può estendere analogicamente le condizioni previste, siamo in ambito penale, anche lo stesso
statuto impone per sé questo divieto.

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’ (Art. 7)

Elemento di contesto

1. Attacco esteso o sistematico contro una popolazione civile*, e con la consapevolezza** dell’attacco
*altrimenti sono crimini di guerra
**elemento soggettivo
2. In attuazione o in esecuzione del disegno politico di uno Stato o di un’organizzazione diretto a
realizzare l’attacco.

Condotte

a) Omicidio;

b) Sterminio;

c) Riduzione in schiavitù;

d) Deportazione o trasferimento forzato della popolazione;

e) Imprigionamento o altre gravi forme di privazione della libertà personale in violazione di norme
fondamentali di diritto internazionale;

f) Tortura;

g) Stupro, schiavitù sessuale, prostituzione forzata, gravidanza forzata, sterilizzazione forzata e altre forme
di violenza sessuale di analoga gravità;

h) Persecuzione contro un gruppo o una collettività dotati di propria identità, inspirata da ragioni di ordine
politico, razziale, nazionale, etnico, culturale, religioso o di genere sessuale ai sensi del paragrafo 3, o da
altre ragioni universalmente riconosciute come non permissibili ai sensi del diritto internazionale, collegate
ad atti preveduti dalle disposizioni del presente paragrafo o a crimini di competenza della Corte;

i) Sparizione forzata delle persone;


j) Apartheid;

k) Altri atti inumani (di analogo carattere diretti a provocare intenzionalmente grandi sofferenze o gravi
danni all'integrità fisica o alla salute fisica o mentale)

La lettera g è la più ampia elencazione riguardante aspetti sessuali e di genere, che tradizionalmente sono
poco perseguiti nel diritto penale internazionale.

La lettera k, “Altri atti inumani”  erano casi già previsti da altri tribunali internazionali, si fa riferimento ad
una prassi precedente. Apre le porte alla possibilità di espansione (vs divieto di analogia!).

CRIMINI DI GUERRA (Art. 8)

Elemento di contesto

1. Dev’esserci una situazione qualificabile come conflitto armato, internazionale e non.


2. Le condotte devono essere parte di “plan or policy” o commissione su larga scala  dev’essere
connessione funzionale.

Condotte

Le prime due sono per i conflitti internazionali, gli ultimi due per quelli non internazionali.

1. Riporta ciò che le Convenzioni di Ginevra chiama “infrazioni gravi”.


2. Si fa riferimento anche a violazioni gravi di leggi e consuetudine di guerra applicabili ai conflitti
armati internazionali.
3. Violazioni gravi art 3 comune Conv. Ginevra + altre violazioni gravi di leggi e consuetudini di guerra
applicabili ai conflitti non internazionali

AGGRESSIONE (art. 8 bis)

Elemento di Contesto

1. Pianificazione – preparazione – inizio – esecuzione.


2. DESTINATARI  Persone che possono influire sulla volontà del paese in ambito bellico  Persona
in posizione tale da esercitare controllo o dirigere l’azione politica o militare dello Stato.
3. Violazione manifesta

Condotte

Copia e incolla della risoluzione data dall’Assemblea Generale.

4-4-2019

DIRITTO INTERNAZIONALE DELL’AMBIENTE

Precedentemente, si parlava solo di mare territoriale (Stati costieri) + spazio di libertà.

Le cose sono cambiate thx scoperte scientifiche  risorse naturali e del sottosuolo sono importanti
economicamente  la delimitazione ha risvolti dal pdv del profitto economico.

La ripartizione marittima diviene così maggiormente sofisticata.

L’evoluzione della norma consuetudinaria anche del mare territoriale (ora 12 miglia) segna il cambiamento.
Dal pdv della codificazione, essa era piuttosto frammentaria da un pdv delle convenzioni. Prima di quella di
Montego Bay omnicomprensiva, ce n’erano molte separate: di piattaforma continentale, di mare
territoriale, alto mare, zona contigua.

La CDI + Stati che spingevano per uno strumento unico che regolamentasse l’ambito, ha portato all’UNCLOS
= Convenzione sul diritto del Mare (1982)  Testo vincolante, è una convenzione di codificazione. E’
innovativo perché istituisce un tribunale ad hoc: controversie tra stati per il diritto del mare.

È esplicata molto bene la divisione:

 Mare territoriale
È una fascia che si prolunga per 12 miglia (ora) e corrisponde ad una parte del territorio ancora
considerato statale ma con la limitazione del DIRITTO DI PASSAGGIO INOFFENSIVO per le navi: lo
Stato deve accettare che ci sia un passaggio spedito/veloce per le imbarcazioni di altri stati.
Inoffensivo = non deve provocare un danno.
Stato di necessità (causa di esclusione dell’illecito) situazione di totale avaria della nave e si
ritrova nel mare territoriale di un altro stato. È un illecito o no oltrepassarlo? Bisogna vedere le
condizioni vigenti.
 Zona economica esclusiva
Vs piattaforma continentale: cmq 200 miglia della linea di base, ma nella ZEE è concesso lo
sfruttamento (vd: marittimo);
 Alto mare
Quando finisce la ZEE (200 miglia), la parte successiva è alto mare.
 Sottosuolo  sfruttamento economico dei fondi marini, corrisponde all’alto mare.
È un’area considerata come patrimonio comune dell’umanità: lo sfruttamento delle risorse naturali
lì è di tutti.
Autorità competente per l’ “Area” (come viene chiamata)  dà concessioni anche per attività di
esplorazione e trivellazione a compagnie private.
Attività economica sottoposta all’analisi dell’opportunità, dato che quell’area è di tutti gli Stati.

Questo è quanto concerne l’ambito del mare. Di fatto, è come se il diritto internazionale fosse nato con
esso (vd: Santa Catarina, libertà dei mari contesa per l’esplorazione).

Una coscienza ambientale comincia a nascere nei fine anni ’60-inizi anni ’70. È una materia estremamente
giovane anche dal pdv di codificazione = regole internazionali di diritto dell’ambiente.

Corrisponde ad una consapevolezza maggiore: sviluppo attività economica è da affiancarsi alla


preservazione degli Stati stessi e dell’ambiente. L’uomo ci vive all’interno, quindi è obbligo dello Stato, è
diritto umano vivere in ambiente sano, protettivo della salute umana.

È una materia inoltre molto scientifica: vd. Collaborazione giuristi (negoziatori dei trattati internazionali
stessi) e scienziati (es: loro pubblicazioni vengono usate, vd: cambiamenti climatici).

Quindi è un diritto molto tecnico. Chiede un approccio multidisciplinare (gli stessi giudici che vanno a
pronunciarsi su danni ambientali comunque devono considerare l’apporto degli scienziati, che dicono se c’è
un danno ambientale, quanto grave…).

Caso Argentina vs Uruguay: se si desidera far partire attività potenzialmente inquinanti sul proprio territorio
ed altrui, bisogna valutare gli impatti ambientali ed anche notificare il progetto agli “interessati”.
I testi delle convenzioni sull’ambiente non riportano alcuna DEFINIZIONE OMNICOMPRENSIVA
dell’ambiente. Non c’è ancora un interesse dello Stato in questo senso, perché si vuole lasciare aperta la
prassi a cosa gli stati sono pronti a tutelare.

Per quanto riguarda l’UE, si è intervenuti con direttive: c’è un dettaglio maggiore rispetto al diritto
internazionale.

E’ una materia in pieno sviluppo, poco uniforme  teoricamente, a livello di fonti, queste condizioni
realizzano una presenza massiccia di convenzioni, ed anche in questo caso è così.

La REGOLA CONSUETUDINARIA in questo ambito è l’obbligo di NON COMMETTERE DANNI


TRANSFRONTALIERI = è un esempio di obbligo di diligenza.

CASO DELLA FONDERIA DI TRAIL (1941)

Coltivazione americana di cereali consideratesi danneggiate da una fonderia canadese a confine.

Erano emissioni inquinanti, la terminologia ambientale mancava, ma divenne la base giurisprudenziale di


questa regola consuetudinaria del divieto di inquinamento transfrontaliero con obbligo di risarcimento del
danneggiato.

Successivamente, nello sviluppo del DI dell’ambiente, ci furono 2 momenti importanti, in cui gli Stati
cominciarono a prendere coscienza dell’interesse/necessità di protezione dell’ambiente:

1. Conferenza di Stoccolma (1971)


Si inserisce nei testi codificati in quel momento la regola di divieto di inquinamento
transfrontaliero.
Ad esito di questa conferenza sono stati adottati una serie di principi.
All’epoca c’era anche l’idea di istituire un’agenzia, dedicata alla protezione dell’ambiente: sarà
l’UNEP, programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Ha sede a Nairobi. Realizza testi non
vincolanti ma altamente autorevoli, ad opera dell’assemblea UNEA che si occupa dei temi
ambientali globali.
Insieme alla Conferenza di Rio (1992), Entrambe hanno dato vita solo ad un SOFT LAW. Non sono
convenzioni, ma dichiarazioni.
2. 1987: si dà mandato a studiosi di dare vita ad uno studio sullo sviluppo sostenibile.
Sviluppo sostenibile = introdotto per la prima volta qui, si affermò in maniera soft questo sviluppo,
inizialmente non vincolante, c’è stratificazione.
Nel caso delle dighe sul Danubio, si scontravano i due valori dello sviluppo economico (energia
prodotta in comune…) + protezione dell’ambiente.
Inizialmente, c’erano 6 aree di intervento. Si volevano integrare le considerazioni politiche ed
economiche con la coscienza e la considerazione ambientale.
Si voleva confermare il ruolo dell’UNEF e promuovere anche l’adozione di una sola convenzione.
Uno dei principi affermatisi in quegli anni fu la partecipazione della popolazione nello sviluppo
sostenibile, anche nel processo decisionale  si prendono decisioni “più ponderate” se la
popolazione è informata.
Si individua un’area di interesse e poi ci si occupa di adottare una convenzione.

Sviluppo sostenibile è l’attività economica che va pari passo con la coscienza ambientale.
Gli stati devono essere i primi promotori di questo atteggiamento vs l’ambiente. Bisogna vedere anche se le
scelte politiche hanno effetto positivo o non sull’ambiente.

3. Conferenza di Rio (1992)


Durante essa, viene adottata la Convenzione ONU sui cambiamenti climatici (convenzione quadro).

Nell’ambito delle conferenze gli Stati adottano delle convenzioni.

C’è dunque l’approccio multilaterale multisettoriale: numerosissime convenzioni sull’ambiente di molti tipi:
le Nazioni Unite, ad esempio, tramite la UNECE, si sono protetti interessi europei economici e ambientali.

Il principio dello sviluppo sostenibile non ha univocità di vedute sul fatto se sia un principio, un concetto o
una regola. (Nella sentenza delle dighe, proprio in CdG, vedono la presenza di un’opinione separata del
giudice Weeramantry, vd: moodle).

Principio di precauzione  Agire anche preventivamente, seppure in presenza di pochi elementi scientifici,
è uno sviluppo sostenibile.

Equità e Responsabilità comuni ma differenziate  vd. Protocollo di Kyoto, c’è idea di divisione tra stati
sviluppati ed in via di sviluppo. Solo i primi sono più responsabili di emissioni globali che hanno provocato il
cambiamento climatico, sebbene non si abbia la certezza al 100% di questa responsabilità.

Gli stati hanno adottato l’obbligo di ridurre certe emissioni, altri no, perché dal pdv storico non avevano
contribuito con la loro attività economica.

Questa separazione aveva dato vita, nell’applicazione del principio di equità, si tiene conto delle diversità,
perciò si fa incombere sì una responsabilità comune ma differenziata, perché alcuni sono meno responsabili
degli altri.

Nella convenzione di Parigi, questo principio è stato modificato, perché le pronunce ufficiali degli USA
avevano detto che non avrebbero più fatto parte di questi accordi se la lista degli stati in via di sviluppo e
sviluppati non fosse stata modificata = modifica del principio (es: Cina ha un livello di emissioni anche
maggiore, sebbene venga considerato ancora in via di sviluppo).

Nel caso del Protocollo di Kyoto, la commissione Clinton aveva partecipato, ma quella Bush non aveva
ratificato  la firma tuttavia sanciva la buona fede, ci si aspettava la ratifica, anche se non scatta l’illecito.

NB! Anche se non si è parte del PdK, ci sono consuetudini che vincolano gli Stati della CI a prescindere che si
ratifichi il trattato.

Cooperazione  vd: caso delle Dighe sul Danubio.

Chi inquina paga  si mette in atto lo sviluppo sostenibile, perché se provoca il danno ambientale l’impresa
di stato X, si realizzano normative per cui sarà quell’impresa a pagare e non lo stato nel complessivo.

5-4-2019

DIRITTO INTERNAZIONALE DELL’ECONOMIA

E’ suddiviso in 3 branche:

1. Diritto del commercio internazionale;


2. “ degli investimenti internazionali;
3. “ delle istituzioni finanziarie internazionali.

Dal pdv storico, ha sviluppo dopo la 2^ GM.

Studia il sistema economico globale, le norme che disciplinano l’economia globale. Nello stesso periodo,
sono nate istituzioni che ne sono alla base.

A questo nuovo ordine mondiale, già durante la 2^ GM, alcuni stati cominciarono a pensarci, specialmente
Stati Uniti e Regno Unito che si incontrarono anche più volte per porre le basi del nuovo mondo dopo la
guerra. Gli Alleati stavano già pensando che forma dare al nuovo mondo, da un pdv politico (es: ONU) ma
anche economico.

Carta Atlantica (1941)  non nacque come documento ufficiale ma come dichiarazione di Roosvelt e
Churchill, in cui si esposero alcuni punti basi su cui si sarebbe potuto realizzare il nuovo mondo, tra questi
punti ci fu la possibilità per tutti gli stati di avere accesso al mercato internazionale, commerciando con gli
altri Stati senza ostacoli. Anche il Principio di Autodeterminazione dei Popoli venne affermato (con una
certa ispirazione economica).

Quando parlavano ai loro elettorati, i presidenti in questione parlavano anche di Diritti Umani
(specialmente USA che dovevano giustificare l’entrare in guerra), ma il loro interesse primario era di natura
politica. Anche quando parlavano di autodeterminazione, specialmente gli USA erano mossi dal colpire il
Regno Unito, che voleva l’ingresso degli USA in Guerra affinchè venisse vinta ma dovette accettare
l’autodeterminazione  il RU era un impero coloniale!

Inoltre, gli USA volevano colpire il RU perché esso era avvantaggiato a livello di risorse economiche e verso
cui esportare i prodotti finiti, avevano un vantaggio commerciale che andava vs libero commercio vista la
presenza delle colonie.

Queste questioni economiche verranno di più sviluppate nella guerra, sino ad arrivare alla Conferenza di
Bretton Woods del 1944 a cui parteciparono 44 stati ma fu messa in piedi da USA e RU che determinarono
gli esiti stessi, specialmente gli USA con potere negoziale maggiore.

Nacquero le “Istituzioni di Bretton Woods”, le prime globali che avevano a che fare con le questioni
economiche internazionale:

1. Fondo Monetario internazionale  il suo scopo è molteplice:


 Garantire un SISTEMA DI CAMBI FISSI.
Oggi abbiamo quelli flessibili, anche se comunque ogni Stato decide per sé. I cambi mutano
a seconda della domanda: se maggiore è quella dei beni europei, allora l’euro si apprezzerà
perché ci sarà molta domanda per comprare appunto quei beni.
All’epoca si pose questo sistema che fissasse i cambi fissi, il cambio rimaneva tale, a tot
sterline avevi tot dollari, ad esempio  si pensava che avrebbe favorito i commerci,
garantendone la prevedibilità.
Mancando oggi dei tassi di cambio fissi dagli anni ‘70, per una serie di problemi dell’esito di
questi cambi fissi, gli USA abbandonarono la parità aurea diventata troppo gravosa per loro
+ il sistema di cambi fissi.
Con un accordo, si decise di cambiare con cambi flessibili.
Nel ’78 venne emendato lo Statuto per ufficializzare la decisione de facto;
 Garantire CONVERTIBILITA’ delle monete;
 NO ostacoli alle TRANSAZIONI COMMERCIALI internazionali;
 Garantire PRESTITI agli Stati, finalizzati a dare loro sollievo se avevano problemi nella
bilancia dei pagamenti = netto/risultato tra uscite ed entrate.
Numerosi sono stati dati ai paesi in via di sviluppo. Erano gli unici a chiederli negli anni
’80-’90. Non erano molto contenti di chiederli però, perché ovviamente vi erano delle
CONDIZIONALITA’ annesse al prestito (es: porre rimedio al deficit del bilancio dei
pagamenti), spesso riguardavano anche gli assetti stessi dello Stato che dovevano essere
cambiati.
Dalla crisi del 2008, anche gli stati occidentali che mai avevano chiesto prestiti, l’hanno
fatto (vd: Grecia), ed il FMI li ha concessi ponendo le condizioni delle riforme.
2. Banca mondiale, “Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo”
Anch’essa presta soldi, ma a condizioni diverse, si occupa di sviluppo e ricostruzioni  si prestano
fondi per opere di ricostruzione  siamo nel ’44 quando viene concepita, l’Europa è in macerie a
fine 2^ GM.
La ricostruzione è venuta meno, ma ora la banca finanzia progetti di sviluppo.
Interviene in situazioni di crisi, come ad esempio il collasso economico di un paese.
Dunque è questa istituzione ad essere primariamente pensata come prestatrice.
Tanto che Keynes aveva ritenuto che i nomi corretti fossero da invertirsi: la BM svolge funzioni di
un Fondo, ed il Fondo è invece BM.

L’accesso al commercio, già dalla Carta Atlantica, era un obiettivo principale degli Alleati. Questo proposito
di garantirlo a tutti gli Stati viene elaborato parallelamente a Bretton Woods, a Ginevra, dove si incontrano
molti stati per dare vita ad un’altra istituzione internazionale che se ne occupi prettamente = di aprire i
mercati nazionali al mercato internazionale = “Organizzazione internazionale del commercio”.

L’apertura dei mercati era solo uno degli obiettivi che questa organizzazione mai nata si sarebbe occupata, i
trattati originari parlavano di impiego, occupazione, pochissimo di questo obiettivo primario enunciato
prima. Ma questo trattato non venne “approvato” dagli USA, perciò quest’organizzazione non nacque. Il
presidente, convinto che mai il Senato avrebbe dato approvazione, neanche sottopose il trattato, e questo
sancì la morte del trattato. Anche gli altri stati decisero di desistere.

Tuttavia, contestualmente gli altri Stati stavano realizzando uno strumento più modesto, che sostituisse la
mai nata organizzazione internazionale del commercio. Questo accordo che ne prese il posto fu il GATT,
“General Agreement on Tariffs and Trade” (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio).

Rimanevano principi sui liberi scambi dal vecchio trattato. L’accordo avrebbe costruito l’ossatura del
commercio internazionale fino agli anni ’90, ma in maniera informale, perché il GATT non venne mai
ratificato dagli Stati.

Allora, il trattato entrò in vigore in maniera provvisoria (pre-entrata in vigore ufficiale ai sensi del trattato,
vd: CdT), per quasi 50 anni, fino a metà anni ’90, quando venne INGLOBATO dall’OMC.

Nel ‘600, aveva forza l’idea mercantilista/colbertista = lo Stato dovrebbe commerciare il meno possibile con
l’estero, e se lo facevano, dovevano vendere per guadagnare moneta, perché lo stock di metalli preziosi per
la moneta era limitato, perciò si doveva accaparrarsi la maggiore quantità, magari con le guerre o
commerciando con l’estero vendendo i beni, perché acquistare portava alla perdita netta delle risorse
metalliche.

Nel ‘700, con filosofi come Adam Smith e Ricardo, si pensa che il commercio internazionale sia un bene per
lo Stato, perché questo è motore per lo sviluppo, bisogna vendere i beni nella produzione dei quali hanno
vantaggio comparato/assoluto e acquistando dall’estero beni per la produzione dei quali lo stato estero ha
questo vantaggio (= compro qualcosa che non so produrre io stesso, ma mi specializzo in quello che so fare
e lo produco a basso prezzo, compro quello che non so produrre perché mi costa meno).

Dal ‘700, l’intellighenzia prima filosofica e poi politica ha contezza della positività della liberalizzazione dei
commerci, anche a livello internazionale.

A fine 800 però, alcuni stati come l’Italia adottarono misure protezionistiche, utilizzarono dazi molto alti per
evitare che dall’estero si vendesse ai cittadini, di fatto chiudendo i propri mercati.

Dalla fine della 2^ GM risorse la convinzione dei mercati liberi, con vantaggio per tutti. No con politiche di
svantaggio ai propri vicini, adottate nei primi decenni del ‘900.

Aprire i commerci = abbassare/abbattere le tariffe doganali, altrimenti il commercio è svantaggioso.

Il GATT all’inizio si occupava di abbassare le tariffe doganali, gli Stati dovevano negoziare tariffe più basse di
quelle in vigore, facendo così ogni anno.

Tutti i primi incontri (fino agli anni ’60) riguardano l’abbassamento di tariffe/dazi doganali. Per una ventina
d’anni l’interesse della comunità internazionale fu proprio questo.

Dagli anni ’70 in poi ci si interessò di altre questioni: ok dazi, ma ci sono altri ostacoli al commercio che
divengono più importanti progressivamente che i dazi si abbassano. Ad esempio il dumping = vendita di un
bene o servizio su di un mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita o produzione del
medesimo prodotto sul mercato di origine al fine di conquistare un nuovo mercato.

La presa di coscienza di questi altri problemi maturò la consapevolezza che il GATT non bastasse più, ha
troppi pochi articoli, allora si sentì l’esigenza di supplire alle sue mancanze creando altre regole da
affiancarsi  nacque l’OMC = Organizzazione Mondiale del Commercio, nacque dopo il round negoziale
dell’Uruguay, iniziato nell’86, ma nacque nel ‘93.

L’OMC è istituito dall’Accordo di Marrakech dove venne firmato, è scarno, delega tutto ai suoi allegati:

 Allegato 1 include trattati multilaterali, a cui tutti gli stati dell’OMC sono vincolati.
 Allegato 2 = sistema di risoluzione delle controversie.
E’ definito quasi giurisdizionale:
Le pronunce non sono sentenze ma RAPPORTI + i membri non sono giudici ma MEMBRI del
panel o organo d’appello.
Non sono sentenze perché in sé non vincolanti, sono il pdv su un determinato problema.
Sono vincolanti se l’organo di risoluzione delle controversie vota a favore (o contro) di quel
rapporto. Lo vota mediante il sistema del CONSENSUS NEGATIVO (sostituisce il positivo
pre-nascita OMC), è un sistema unico a livello mondiale.
CONSENSUS  Si chiede alla platea se ci sono obiezioni in una certa votazione. Se nessuna
la esprime, l’atto viene accolto. E’ unanimità + blanda perché non richiede una votazione
formale.
Il CN fa sì che i rapporti si intendano RIGETTATI in virtù del consensus: si chiede se lo
vogliono rigettare. Poiché il rapporto darà ragione ad uno degli Stati in causa, ci sarà
sempre almeno uno stato, il vincitore, che dirà che non ha interesse a rigettarlo, quindi è
un metodo che garantisce l’APPROVAZIONE dei rapporti.
E’ un sistema su 2 livelli:
o Istanza = costituito da PANEL, 3 membri costituiti ad hoc quando nasce controversia
internazionale coperta dai trattati dell’OMC;
oAppello, solo quest’ultimo ha un organo stabile (7? Membri che decidono in commissioni
da 3), dunque regolarmente i membri vengono eletti e rimangono lì per un tot di anni. Ci
sono però delle crisi attualmente, alcuni membri non vengono eletti (?).
Se il giudizio dell’istanza non li soddisfa, si riferiscono a loro.
 I trattati multilaterali sono differenti dai plurilaterali dell’Allegato 4, che li cita in quanto gli Stati
possono decidere se ratificarli o meno: sono solo 2, ma hanno migrato verso i trattati multilaterali.

E’ una terminologia dell’OMC, nel DI i plurilaterali sono stipulati da poche parti, i multilaterali da moolte
parti.

Gli accordi multilaterali sono principalmente il GATT 94, versione aggiornata del GATT 47  riguarda le
tariffe degli scambi di beni a libello internazionale + GATS = riguarda scambio di servizi + produzioni di beni
agricoli -tema molto politico, specialmente per stati in via di sviluppo prevalentemente che basano la loro
economia solo su quello-.

Il proposito dell’OMC a proposito dei dazi si estrinseca in via negoziale, se gli Stati raggiungono l’accordo.
L’ultimo round negoziale è iniziato nel 2001 e non è ancora concluso, se non raggiungono una
determinazione comune, il round non si chiude con un accordo.

L’OMC prevede regole scritte nei trattati ma anche non in essi (allegati?).

Il GATT:

Art. 11  divieto per gli stati di porre limitazioni ad esportazioni ed importazioni = NO


limiti.
Es: non valgono le quote, è contrario all’OMC = faccio passare solo tot quantità di prodotto.
E’ un divieto che ad esempio ha toccato la Cina che cercò di limitare esportazione materie
prime abbondanti in Cina vedendosi una causa da altri Stati affinchè fosse costretta ad
esportare, e fu costretta perché perse la causa dinanzi all’OMC.
Art. 1: Principio del trattamento nazionale  quando un bene ha pagato il dazio dovuto alla
frontiera, dev’essere trattato come se fosse prodotto domesticamente = nello Stato estero
che lo sta accogliendo, non deve fare distinzione tra i prodotti a seconda della provenienza.
Art. 3: Clausola della nazione favorita  le concessioni che uno Stato fa ad un altro Stato
devono estendersi a tutti gli altri stati se più vantaggiose di quelle concesse ad altri stati.

Ci sono eccezioni:

 I paesi in via di sviluppo possono avere condizioni molto più vantaggiose, a loro sono garantite
misure compensative, magari non pagano alcun dazio (Programma “Everything but arms”).
 Gli stati possono costituire zone di libero scambio, anche con accordi regionali, che sono schermati
dal dovere di estensione della tariffa più favorevole thx art. 1 GATT.
Vale per molti accordi commerciali stipulati a livello internazionale, vd: Rapporti Commerciali in
Africa, Asia, America Latina. Es: TIPP: UE-USA.
02-05-2019

L’uso della forza è un argomento topico del diritto internazionale, specialmente per l’ONU che ne è
l’organizzazione principale, la quale possiede numerosi scopi (sicurezza e pace internazionale, tutela dei
diritti umani, vd: la Dichiarazione del 1948, migliorare la cooperazione tra gli Stati).

Non può essere utilizzata nelle relazioni internazionali, di fatto civilizzandole così.

Anche prima della Pace di Westfalia, il Diritto Internazionale moderno si fa nascere con la Scuola di
Salamanca e con lo sviluppo dello Stato sovrano. Alcune radici vi sono anche già nell’antichità.

L’atteggiamento verso la guerra nell’antichità la vedeva non essere ripudiata: gli Stati potevano ricorrere
all’uso della forza. C’erano anche alcune regole religiose che facevano sospendere le guerre (vd: Giochi
olimpionici nell’antichità).

Con il Cristianesimo, nei primi secoli d.C, era affermato un pacifismo radicale  nell’episodio dei
Getsemani, s. Pietro aveva preso la spada tagliando l’orecchio ad una delle guardie, Gesù disse che ci
avrebbe impugnata la spada sarebbe morto di spada.

Nel 381 il Cristianesimo divenne religione di Stato e dopo ci fu la “grande migrazione” (invasioni barbariche
del V secolo). Era possibile difendere l’Impero da queste invasioni? (vd: legittima difesa). Si sviluppa l’idea
del bellum iustum = guerra giusta.

Bisogna unire dunque il pacifismo ma anche come religione di stato la difesa dello Stato stesso.

Si diceva che quando c’era una causa giusta ed un’autorità, allora la guerra era giusta.

Agostino scrive il “De civitate dei”, occupandosi anche della guerra giusta.

Nel Medioevo, abbiamo avuto le Crociate, giustificate come guerra giuste. S. Tommaso ha approfondito le
teorie di S. Agostino.

Nel tempo moderno, Francisco de Vitoria, appartenente alla Scuola di Salamanca (città spagnola dove aveva
sede un’università), aveva posto la questione dell’estensione del diritto internazionale anche ai popoli non-
cristiani (riteneva che non fosse ammissibile usare la forza per la conversione, altrimenti la persona non
fosse davvero convinta).

Libertà di pensiero e di commercio giustificavano la guerra giusta.

Inoltre, riteneva che ci fossero guerre giuste soggettivamente, “ex utraque parte” = per entrambe le parti
(ricordiamo che visse anche all’epoca di Lutero, c’erano due religioni cristiane).

Grozio parlò del bellum iustum ex utraque parte nel senso oggettivo.

Nei tempi delle guerre religiose ci si chiese chi avesse ragione  tutti gli stati cristiani prima dovevano fare
le guerre sante perché c’era una causa giusta.

Senza le restrizioni della guerra giusta, “liberum ius ad bellum”= gli stati potevano ricorrere all’uso della
forza.

Venendo a mancare la causa giusta  Inizio del concetto della neutralità, gli S potevano dichiararsi tale in
tempi di guerra. La violazione della neutralità è violazione del diritto internazionale, vd: 1^ GM (1914-1918),
la sua fine sancita dal Trattato di Versailles ha un articolo, il 231 (War Guilt Clause), che ha implicato molta
discussione in relazione all’utilizzo della forza.

Già prima delle guerre mondiali si è tentato di limitare l’uso della forza:
 Limitazioni attraverso il diritto di guerra (ius in bello o diritto umanitario) a partire dagli anni 1860;
 Trattati bilaterali che escludevano la guerra come mezzo di risolvere i trattati internazionali;
 Bryan-Treaties: fra USA e America Latina c’erano obblighi di costruire commissioni di investigazioni,
cooling-off period, poi gli Stati potevano ricorrere alla forza.

Prima di fare la guerra c’era l’obbligo di ricorrere alla soluzione pacifica.

Ci sono poi state le conferenze dell’Aia (1899, 1907), organizzate dallo Zar e da Martens (internazionalista),
si sono occupati di diritto umanitario.

Porter convenzione (Aja II): non ricorrere alla guerra per recuperare i diritti dei nazionali, se l’altro stato non
rifiuta un arbitrato; non si applicava ai debiti pubblici.

Drago-dottrina: i debiti statali sono affari nazionali.

Il trattato di Versailles conteneva lo Statuto della Società delle Nazioni. Quest’ultima non prevedeva alcun
divieto materiale dell’uso della forza, solamente richiedeva alcune procedure prima di ricorrere alla guerra.

Bisogna ricorrere al Consiglio delle SdN (paragonabile oggi al Consiglio di Sicurezza ONU, gli stati più
importanti dell’epoca ne facevano parte: Francia-Inghilterra-Germania, ma dopo il 1926-Italia-Giappone),
sia ad un arbitrato sia al tribunale internazionale permanente (1^ tribunale internazionale per decidere con
efficacia vincolante, precursore della Corte internazionale di Giustizia).

L’art. 11 diceva che ogni minaccia di guerra riguardava la Società delle Nazioni.

Nonostante tutti gli stati abbiano ratificato lo statuto della corte internazionale di giustizia, non sono
immediatamente sottomessi alla sua giurisdizione (sottomettersi volontariamente, accordi.. vd libro)  vd:
principio di sovranità.

Il sistema della SdN però non funzionava molto bene: ad esempio l’Italia effettuò guerre vs Etiopia, il
Giappone vs Manciuria. La Russia divenne membro nel ’34, quando la Germania aveva lasciato già la
Società delle Nazioni (con referendum con un risultato di 95%  uno degli scopi della Società era il
DISARMO). Vennero espulsi nel ’39 per l’attacco alla Finlandia (“Winter War”).

La prima proibizione dell’uso della forza in senso materiale c’è stato nel trattato Briand-Kellog (USA-Parigi,
1928, ma ratificato anche dalla Germania), era vietato l’utilizzo bilaterale (?) dell’uso della forza. Sarà la
base della persecuzione dei crimini di Norimberga.

La problematicità era nel fatto che il Patto vincolava gli Stati, i crimini erano stati commessi dagli individui
però (non era prevista alcuna sanzione, però questa è stata la base).

L’Art. 1 dava una condanna generale della guerra, senza eccezioni, non viene neanche menzionata la
legittima difesa. L’art. 2 si occupava invece dell’utilizzo della forza, ugualmente escluso.

La Carta delle Nazioni Unite prevede il divieto dell’utilizzo della forza nelle controversie internazionali tra
Stati  vs integrità territoriale, indipendenza politica degli Stati e altre incompatibilità coi fini delle Nazioni
Unite.

La forza è non solo quella armata/militare, ma anche quella economica  sanzioni economiche, ma solo gli
stati più forti le utilizzano, perché di fatto quelli più deboli sono anche minacciati da una risposta identica.

La forza economica serve alle contromisure, perché se si dichiarassero illegittime, gli stati non avrebbero
più possibilità di reagire alle violazioni del diritto internazionale.

E la decolonizzazione? E’ un processo cominciato già post-1^ GM con vari mandati, in Siria, Palestina, Iraq…
in alcuni casi fu un processo molto sanguinoso (es: Francia vs Algeria).
La comunità internazionale come regola generale non ha condannato le guerre di liberazione (es: Algeria).

La guerra di liberazione infatti non è una violazione dell’integrità territoriale o dell’indipendenza politica.

Le esclusioni del divieto:

 guerre di liberazione  sono esclusivamente quelle della decolonizzazione.

Il concetto è stretto perché altrimenti si potrebbe discuterne al proposito della guerre della isole Falkland
(sud dell’Atlantico), occupate dagli inglesi nell’800 quando già appartenevano all’Argentina, che ha sempre
ripetuto la loro appartenenza. Oggi ormai la popolazione è inglese. Venne fatto un referendum decidendo
per rimanere in Inghilterra.

L’Argentina fece anche un’invasione armata che venne condannata (e respinta).

Guerra di Algeria del ’54: vivevano circa 300.000 francesi che devono andar via. L’autodeterminazione della
popolazione non giocò alcun ruolo (?).

1. invito da parte del governo (effettivo piuttosto che legittimo):


 ogni stato può decidere in maniera sovrana sul dislocamento delle forza armate straniere
sul proprio territorio;
 è possibile invitare alla partecipazione nel combattere gli insorgenti;
 la partecipazioni nelle guerre civili non è ammessa (disputato)  c’è discussione per un
favore ad un divieto di mandare truppe nel partecipare.

Mali (2013)  c’è stata un’insurrezione, un colpo di Stato nella capitale. I Francesi si sono riferiti ad un
invito da parte del governo del Mali (g. transitorio, nel quale i militari hanno una grande influenza).

Prima dell’insurrezione c’era stato il golpe di stato da parte dei militari, che poi hanno effettuato l’invito.
Dunque, questione di legittimità.

Il CdS ha realizzato una risoluzione (2085) autorizzando l’uso della forza sotto lo guida dagli Africani ha
richiesto in primo luogo la legittimazione del governo con elezioni, quindi questo generava una discussione
sulla legittimità di quel governo a fare l’invito.

Nel caso della Crimea, la Russia giustificava l’invasione con l’invito del presidente Janukovich, però egli non
aveva più il potere statale (viveva all’estero, in Russia  no espressione invito legittimo), oltre che la
Costituzione ucraina richiede il consenso del parlamento per l’invito delle truppe straniere (art. 85).

L’Arabia Saudita, partecipante alla guerra nello Yemen, aveva giustificato la sua invasione nel 2015 con
l’invito del presidente Hadi dello Yemen (voleva difendere la sua posizione contro le popolazioni Huti che
avevano l’aiuto dell’Iraq, lui era stato esiliato), però il presidente si trovava fuori dal paese, perciò il suo
posto venne preso dal vice Salì. Applicando i principi del caso dell’Ucraina, non si poteva invitare forze
straniere.

Hadi venne definito dalla Risoluzione come il presidente legittimo.

Il potere effettivo gioca un ruolo, ma ci sono anche governi eletti che non potevano arrivare al potere e c’è
stato un intervento. Nel caso di Haiti del 94, dopo le elezioni, i militari hanno preso il potere nonostante la
carica del presidente Aristid(e), una risoluzione ONU giustificò l’intervento americano.

Nel caso dell’Afghanistan, l’Unione Sovietica aveva invaso il paese nel ’79 dopo l’invito del governo afghano
 avevano ucciso il presidente perché lo ritenevano incapace di pacificare la situazione.

I paesi occidentali oggi non si riferiscono all’invito per giustificare la presenza delle truppe sul territorio
afghano nel quadro della missione Enduring freedom (oggi non più esistente come missione), perché il
governo è stato costituito dai paesi occidentali  un governo stabilito da un invasore non può legittimare
l’invasione del territorio (???).

Gambia  i paesi vicini hanno mandato forze armate dopo le elezioni quando l’ex-presidente non voleva
dimettersi. Il presidente legittimo così non poteva prendere le funzioni: lui, eletto senza potere, poteva
invitare queste forze armate? Il Consiglio di Sicurezza ha preso una risoluzione. Il presidente almeno era
legittimamente eletto, dunque aveva una certa autorità.

Sia nel caso dello Yemen che del Gambia almeno c’era un’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza.

Venezuela: chi è il presidente legittimo? L’Italia non ha riconosciuto Guaidò ad interim, dichiaratosi tale.

Aveva detto che le elezioni erano state non legittime, con processi penali si erano già esclusi alcuni
candidati, di fatto facendo vincere Maduro.

Maduro, presidente legittimo, ha realizzato un’assemblea costituzionale che ha assunto le funzioni di un


Parlamento (eletto però con manipolazioni vs parlamento legittimamente eletto).

Art. 233 Costituzione Venezuela  quando manca un presidente lo diventa quello del parlamento, cosa che
è Guaidò. Il Tribunale supremo deve decidere, ma è dipendente, dunque non può decidere su Maduro.

Guaidò venne riconosciuto inoltre da molti governi.

08-05-2019

Finora solo governi che esercitano potere effettivo possono formulare degli inviti. Quindi, nella situazione di
Guaidò, presidente ad interim, più o meno apertamente ha espresso un invito agli americani per usare la
forza armata affinché si cacci Maduro dal potere. Tuttavia, non ha questa legittimità di farlo, la gran
maggioranza degli stati ha rifiutato l’idea di un intervento militare americano. La situazione, ovviamente,
può cambiare.

Nel caso delle guerre civili, bisogna guardare l’invito del governo in carica: a volte è problematico capire
quello che è legittimo però. Si guarda però prevalentemente all’effettività piuttosto che alla legittimità.

In Libia, dopo la morte di Gheddafi ci sono state elezioni, c’era una situazione transitoria molto prolungata,
ma c’è stata solo il 20% di partecipazione nazionale. Il parlamento ha avuto un mandato prolungato, ma
c’era uno eletto che si è poi ritirato. E’ stato anche richiesto l’intervento del Marocco.

Il generale Haftar ha assicurato la permanenza in vita del parlamento. Questi non ha ufficialmente alcun
potere, è solo un generale che esercita un potere di fatto, il Parlamento ufficialmente eletto ha dichiarato
che le forze armate di Haftar sono quelle della Libia. Tuttavia Haftar non ha potere di invitare le potenze
straniere, ma ha concretamente un gran potere nella parte orientale della Libia, ma anche lì è solo un
generale, non si è mai autoproclamato presidente.

Non c’è una grande coerenza. Ci sono dei criteri che giocano un ruolo (tuttavia ne mancano di stretti che ci
diano un orientamento fisso), ad esempio c’è quello di effettività  è sempre importante quando non
abbiamo un governo effettivo (Guaidò neanche è stato eletto come Presidente del paese, ma solo come
deputato e poi presidente della Camera).

//

Art. 2 c4  Anche la MINACCIA dell’uso della forza è vietata: se lo Stato A prepara un attacco armato vs
Stato B, e quello dice che reagirà invitando altri Stati alleati, questa è una minaccia anch’essa ma giustificata
perché una reazione all’attacco armato è giustificato dal diritto internazionale.
Iran  il suo riarmo non è un attacco armato e non giustifica una legittima difesa. Per questo motivo,
Israele e USA, minacciando l’Iran, stanno commettendo una violazione.

Minaccia solo possibile come reazione = legittima difesa, ma non quando si utilizza per forzare un altro
Stato ad una certa attività. E’ violazione dell’indipendenza politica.

ECCEZIONI ALL’USO DELLA FORZA

1. AUTOTUTELA = LEGITTIMA DIFESA (art. 51 c. Onu)


Che sia di un uomo che di uno stato che vengono attaccati, sussiste, è un principio fondamentale di
ogni ordinamento giuridico.
Qui la carta non è costitutiva per il diritto, che è naturale = non richiede una positivizzazione.
Ha fondamento anche nel diritto consuetudinario, dunque essa esiste anche senza la Carta.
Può essere COLLETTIVA  anche altri stati possono realizzarla (anche quelli non attaccati).
Lo scopo della c. ONU è ridurre la violenza e l’uso della forza, ma ha inserito l’autotutela collettiva,
allargando il n^ di Stati che possono reagire nel caso di attacchi armati  (ipotesi 1 ) il divieto di
aggressione è una norma cogente che crea obblighi erga omnes, dunque tutti possono reagire per
preservare pace e sicurezza internazionale + prevenire la legge della giungla, del più forte, perché
l’autotutela collettiva, se fosse esclusa, allora una stato più grande potrebbe attaccare uno molto
più debole senza nessuna reazione perché quello Stato non ne è in grado.
E’ specificato l’attacco armato (vs. art2 che parla solo di uso della forza) = utilizzo delle armi.

Caso Kosovo: la Serbia la riteneva parte del suo territorio, ma c’erano forti differenze di lingua, religione e
cultura. Una risoluzione 1244 del CdS stabilì che il Kosovo facesse parte della Serbia. Quando c’era molto
rischio per la popolazione albanese, la NATO ha deciso di intervenire. E’ possibile giustificarlo con l’art. 51?
No, perché il Kosovo non è uno Stato, perciò non ha diritto all’autotutela né individuale né collettiva.

Ci sono state negoziazioni tra Serbia e Kosovo. Il Kosovo aveva effettuato una dichiarazione unilaterale di
indipendenza violando la risoluzione ONU.

Oggi, la Serbia non ha il diritto di invadere militarmente il Kosovo, che è diventato uno Stato (vd. Più sotto la
roba dell’aggressione). La Serbia l’ha riconosciuto.

Israele ad esempio non l’ha riconosciuta, perché questo avrebbe potuto dare il là per la questione della
Palestina  evitare lo stabilimento di un precedente. Attualmente, 110 Stati hanno riconosciuto la Serbia.

(Autodeterminazione esterna consegue solo alla secessione.

L’autodeterminazione a volte non può cambiare la situazione magari consentendo la secessione, come nel
caso della Crimea che della Catalogna. Non c’è un diritto alla secessione.

In Scozia, c’era consenso del Governo, allora era possibile, ma in Crimea ed in Catalogna manca.

Violazione che danno legittimità alla secessione è solo un’idea nel Diritto internazionale, nessuno l’ha mai
legittimata).

Nicaragua c. USA (1986)  la Corte di giustizia disse che se anche l’opposizione fosse in grado di invitare
truppe straniere, il concetto di divieto dell’utilizzo della forza diverrebbe una finzione.

Dunque è da restringere la possibilità di un invito.

Nel 1974, l’Assemblea Generale definisce con una risoluzione (non vincolante quella dell’AG, la Carta lo
esclude perché gli Stati non vogliono essere governati da organizzazioni internazionali, è una questione di
sovranità, sarebbe rimessa ad una maggioranza. Tuttavia possono influenzare lo sviluppo del diritto
consuetudinario, possono divenire tale) l’AGGRESSIONE: la sua definizione è già nell’art. 2 della C. ONU.
Anche enti qualificabili come Stati anche non parti dell’ONU godono della sua protezione.

Dev’esserci un’aggressione e spetta al CdS di decidere sulla questione. Il primo che attacca è considerato
aggressore. Il CdS può anche giustificare l’aggressione.

09-05-2019

Art. 3 della Risoluzione:

 l’invasione armata e l’occupazione sono i casi classici dell’aggressione;


 il bombardamento dalle forze armate di uno stato contro il territorio di un altro + l’uso di ogni arma
di uno stato contro il territorio di un altro stato.
Anche il bombardamento delle navi è un’aggressione.

Nell’incidente Russia-Ucraina (novembre 2018), alcune barche della marina ucraina volevano passare lo
stretto di Kretch, tra Crimea e Russia, i Russi hanno preso queste navi, di fatto realizzando l’aggressione.

Potevano chiedere di uscire dalla zona territoriale, ma non sequestrarle;

 il blocco di porti o coste di uno Stato dalle forze armate di un altro stato, dell’accesso ad essi.
o E’ inteso sia per merci che per persone.
o Dev’essere effettivo, se viene violato e non è un blocco effettivo non è una violazione.

Oggi, a Gaza, gli israeliani hanno stabilito un blocco navale: non è possibile attraccare. 7 anni fa c’era una
squadriglia turca che voleva violare questo blocco, ma è stato ostacolato.

Una commissione dell’ONU è stata incaricata di fare un’indagine che ha individuato il blocco come legittimo
perché facente parte della legittima difesa.

L’articolo 3 qualifica inoltre l’aggressione come:

1. Un attacco da parte delle forze armate di uno Stato sul territorio, il mare o territorio aereo, o
marino di un altro stato;
2. l’uso di forze armate di uno Stato che si trova nel territorio di un altro col suo consenso, in
contravvenzione con le condizioni previste in un accordo o sull’estensione della loro presenza nel
territorio interessato oltre il termine dell’accordo.

Sebastopoli, città della Crimea, accordo Russia-Ucraina, i primi hanno affittato un porto per avere accesso al
Mar Nero. C’era diritto di utilizzare le forze per far funzionare il porto, non per invadere la Crimea, cosa poi
fatta, è stato un abuso della situazione.

3. Diritto di consentire l’accesso al territorio per essere usato per perpetrare un atto di aggressione
contro un terzo stato
Sia lo stato di attacco che chi consente di transitare è responsabile.

Nel caso dell’Iraq, nel 2003, sia l’Italia che la Germania hanno consentito il passaggio degli aerei americani
nella propria area (sono stati considerati aggressori). Qualora gli iracheni avessero bombardato le basi
militari italiani e tedeschi sarebbe stato consentito.

Uno stato che lascia il proprio territorio alla disponibilità di un altro di fatto perde la neutralità, divenendo
anch’esso aggressore.

Non è possibile riferirsi ai trattati NATO per superare gli obblighi che derivano dalle carte delle Nazioni
Unite.

4. L’invio, da parte di uno Stato o in suo nome, di bande o gruppi armati, di forze irregolari o di
mercenari che compiano atti di forza armata contro uno Stato d’una gravità tale da essere
riconducibili agli atti sopra esposti, o il coinvolgimento sostanziale dello Stato in atti simili.
Ci si riferisce alla responsabilità dello Stato. Si parla anche di gruppi privati che agiscono sotto il suo
controllo o direzione. E’ molto più comune, al posto di mandare proprie forze armate, dei
mercenari.
Non concerne le aggressione dei terroristi come Al Qaeda.

In Iraq, c’erano 150.000 americani, di cui 50.000 erano persone private (Blackwater è stato il gruppo più
grande). Oggi i Russi hanno il gruppo Wagner. Ovviamente è molto meglio che non siano sacrificati i propri
soldati.

Anche nello statuto di Roma c’è il crimine di aggressione. Solo dal 2017 è però in vigore. Lo statuto ha più o
meno copiato la definizione della Risoluzione ONU, trasferito poi in un documento vincolante. Molti stati
hanno introdotto nel proprio codice penale disposizioni in merito.

Nello statuto di Roma si parla solo di una VIOLAZIONE MANIFESTA, quando l’aggressione è tale: ma quando
è manifesta? La Germania ha sostenuto che un intervento umanitario non lo sia, ma è pericoloso affermarlo
perché è sempre possibile trovare ragioni umanitarie per compiere interventi.

ATTACCO ARMATO ATTUALE O IMMINENTE

Caso della Guerra dei 7 giorni nel ’67 Israele vs Paesi Arabi: Israele aveva preventivamente attaccato i paesi
confinanti, illegittimamente stavano pianificando un attacco armato contro di loro. Conseguentemente,
Israele aveva bombardato le forze aeree e armate. E’ il caso della legittima difesa preventiva per eccellenza.

IMMINENTE  doveva essere entro i prossimi 2 giorni.

Il Primo Ministro inglese, Blair, nel periodo della lotta contro Al Qaeda, aveva detto che Gheddafi avrebbe
attaccato addirittura nei prossimi 45 minuti al suo discorso.

Nell’81, Israele aveva bombardato la centrale nucleare Osirac in Iraq. Israele riteneva che la utilizzasse per
creare bombe nucleari. Il Consiglio di Sicurezza hanno però condannato il CdS, dicendo che non c’era un
attacco imminente dall’Iraq, magari dopo 5-7 anni sarebbe stato in grado di creare una bomba…

Non è possibile usare la LDP per prevenire anche un riarmo di un altro Stato. Era stata la stessa ragione che
la Germania aveva utilizzato contro l’Unione Sovietica nel 1941.

Gli USA, dopo il 2001, con Bush, hanno sviluppato una dottrina di politica di difesa per cui gli USA hanno
diritto di usare forze armate per la prevenzione, gli Stati hanno rifiutato il tutto perché sarebbe andato
contro la restrizione dell’uso della forza. Obama, nel 2010, ha modificato questa politica.

DA CHI DEVE PROVENIRE QUESTO ATTACCO ARMATO?

Il testo dell’art. 51 (autotutela) non dice nulla, dovrebbe essere da parte di uno Stato (è aperto ancora
all’interpretazione tuttavia) contro un membro della Nazioni Unite..

Non contro una minoranza, ma contro uno Stato.

Si parla degli Stati perché è un concetto tradizionale, visto che sono soggetti del diritto internazionale, e
dunque solamente loro devono rispettare il divieto dell’utilizzo della forza.

Se si guarda anche alla definizione di aggressione, si parla di Stati. Se si parlava di privati, si parlava di azioni
sotto controllo/nell’interesse statale.

Potrebbe provenire quindi dagli individui con la conseguenza di un autotutela. Gli individui sono menzionati
nella definizione dell’aggressione del ’74, ma solo con i requisiti indicati ivi sopra.
Nel 1985, Israele ha bombardato un campo della PLO (Operazione per la Liberazione della Palestina) in
Tunisia (si erano rifugiati qui in seguito ad uno scontro con gli israeliani), dicendo che si stavano preparando
attacchi terroristici. Li hanno attaccati senza il consenso della Tunisia, uccidendo anche alcuni membri  è
stata una violazione del DI? Israele parlava di autotutela, di legittima difesa.

Il CdS ha condannato gli attacchi israeliani perché non è stato un attacco di uno Stato, non era possibile
esercitare l’autotutela vs un gruppo privato.

Nel caso Nicaragua c. Usa (1986), la CIG ha detto che il solo finanziamento ed aiuto logistico delle bande
armate non risulta un attacco armato in quanto le bande non operano sotto il comando dello Stato.

TERRORISMO

Prima il Terrorismo non riguardava l’Europa, ma in realtà c’è sempre stato.

Gli attacchi terroristici, negli anni 80, li qualificava come proveniente da individui, dunque non era
consentita la legittima difesa, ora sono meritevoli di risposta con un attacco armato.

Risoluzione 1368:

 la peculiarità sono i contenuti forti già nel preambolo;


 Si parla dell’attacco terroristico ma non dell’attacco armato (=autotutela);
 Quando si parla di “minaccia alla pace” si fa riferimento all’autorizzazione da parte del Consiglio di
Sicurezza (quindi si fa riferimento al Capitolo VII!!!!).

Venne presa il giorno dopo gli attentati dell’11/09/2001. Non si sapeva chi fossero effettivamente i
responsabili con certezza, gli USA accusarono Saddam Hussein, che ritenevano che avesse pagato il gruppo
che effettivamente l’aveva commesso.

Nella guerra Iran-Iraq, gli americani avevano fornito l’antrace a Saddam Hussein (evento delle lettere
contenente questo batterio in America anche). E’ stato un attacco con armi di distruzione di massa.

Negli anni 2001-2002, il governo americano aveva mandato un ex-ambasciatore in Nigeria (best risorse
uranio) perché ritenevano che Saddam Hussein aveva concluso un contratto con loro per il rifornimento per
costruire una bomba. L’ambasciatore aveva detto di non aver trovato evidenze di questo accordo.

Una risoluzione ha introdotto il concetto dell’harbouring = ospitare i terroristi costituisce una violazione del
divieto dell’utilizzo della forza.

SALVATAGGIO DEI PROPRI CITTADINI

Ma se c’è un attacco contro i cittadini in uno Stato non di origine? È possibile salvare i propri cittadini in
pericolo. L’attacco vs i cittadini viene considerato come contro lo Stato, perché di fatto essi lo costituiscono.

Tuttavia, se vediamo la definizione di aggressione, di attacco armato, questa situazione non viene
menzionata, si parla solo di territorio, di Stato.

Caso Entebbe (1976)  sequestro di un aereo francese con passeggeri ebrei da parte di un gruppo
terrorista arabo e tedesco (le loro brigate rosse). Avvenne in un aeroporto di Uganda, tutti i loro aerei
vennero distrutti dagli operatori israeliani per liberare i prigionieri fatti in ostaggio.

L’Israele aveva autorizzato l’uso di forze armate nel territorio di un altro Stato, distruggendo anche i loro
aerei (che di per sé costituirebbe un’aggressione). Ci si è domandati se ci fosse la legittima difesa, la risposta
è stata positiva.

Caso Granada 1983  salvataggio di studenti americani.


“ Panama 1990  difesa cittadini americani.

Albania 1987  c’era capitalismo anarchico dopo la fine del comunismo. C’era una sorta di guerra civile, la
Germania intervenne. Non si sa se col consenso oppure no, vennero mandati delle forze aeree e armate,
non ci fu alcuna resistenza.

Libia 2011  nel campo di esplorazione del petrolio, la Germania aveva mandato forze armate per salvare i
cittadini europei. C’era il consenso del governo? Probabilmente no, il governo aveva altre cose a cui
pensare.

Sia nella guerra contro la Georgia da parte della Russia nel 2008 che nel caso della Crimea, si è argomentato
che c’era la difesa dei propri cittadini.

La posizione generale non c’è, manca una risposta chiara.

Non c’è grande discussione sulla possibilità di mandare le proprie truppe per salvare i propri cittadini.
Comunque è da cercarsi una base giuridica di giustificazione, perché rimane un’invasione della territorialità
statale altrui.

Gli incidenti frontalieri non si qualificano come attacchi armati  vd. CIG, caso di Nicaragua del 1986,
Kashmere (Pakistan vs India). La decisione della CIG nel caso Nicaragua si dice che ciò non giustifica
un’autotutela.

10-05-2019

Risoluzione 1373

 Si parla di minaccia alla pace (non di attacco armato).


E’ tra l’altro la forma + debole nel Capitolo VII;
 Comunque c’è diritto all’autotutela, questo non esclude il ricorso al Capitolo VII.

USA + GB hanno giustificato l’attacco vs Al Qaida nel 2001 con l’autotutela, notificandolo al Consiglio di
Sicurezza. Ciò è stato generalmente accettato, anche se è stato problematico.

Guerra del Libano (2006): Hizbollah, organizzazione privata terroristica, aveva effettuato attacchi vs Israele.
Il governo libanese se ne distaccava, così ha chiesto aiuto internazionale. Israele tuttavia ha bombardato il
Libano riferendosi alla legittima difesa. Fu generalmente accettato, anche se Israele fu criticato per la
sproporzionalità dell’uso della forza.

La problematicità risiede nel fatto che l’azione vs gruppi terroristici agisce comunque su uno stato, che qui
si era manifestamente dissociato.

La Turchia, negli anni 90, è intervenuto sul territorio iracheno vs i Curdi (la + grande minoranza etnica priva
di stato, questi “peshmerga” non sono considerati terrorista, qui in Iraq). Senza il consenso dell’Iraq, ma
senza critica a livello internazionale.

E’ intervenuto anche sul territorio siriano (ha criticato l’intervento, perché c’era violazione della sovranità
internazionale) vs ISIS e Curdi, con autorizzazione internazionale. Là i curdi sono gruppi armati qualificati
come terroristici, nonostante abbiano anche effettuato difesa di molte città cooperando con gli USA; che
avevano anche qualificato come terroristici.

La Turchia teme che a nord della Siria l’ISIS costituisca uno stato autonomo, perciò la Turchia è intervenuta
per evitare questo sviluppo.
Gli americani hanno bombardato in Siria facendo riferimento all’autotutela collettiva vs ISIS, che prepara
attacchi su territori di Siria e Iraq. Gli USA avevano attaccato qui all’estero perché commettono crimini
transfrontalieri.

Gli unici in grado a resistere all’ISIS sono stati i Curdi e Al Qaeda (in cui l’ISIS comunque affonda le radici).

Nel 2008, in Colombia c’era il gruppo rivoluzionario FARC, che controllava più o meno ¼ di territorio
colombiano. Olive, il presidente, sapendo di una collaborazione di FARC e Ecuador, facendo sì che i primi si
potessero rifugiare nel territorio del secondo. Un loro campo venne bombardato sul territorio ecuadoriano,
è stato criticato da tutti gli stati dell’America Latina. Oliva si è scusato ammettendo la violazione del diritto
internazionale.

Sarebbe stato giustificabile se si fosse richiamata l’autotutela, la Colombia ha rifiutando ammettendo


l’errore.

Il governo siriano, di Assad, avevano proposto alla comunità internazionale di collaborare vs ISIS. Gli USA
avevano rifiutato, ma teoricamente quando c’è un invito sono obbligati a cooperare, ma Assad veniva visto
come terrorista, nonostante l’ONU continui ad ospitare loro ambasciatori. I Russi invece hanno accettato
l’invito  base legale più sicura degli interventi, perché altri si sono appellati all’autotutela. Gli USA hanno
giustificato il bombardamento sul territorio della Siria con la legittima difesa, perché l’ISIS attaccava l’Iraq.
Tuttavia, sarebbe stato necessario avere il permesso del governo siriano.

La Corte internazionale di giustizia ha ritenuto che la legittima difesa è possibile solamente contro attacchi
di uno stato:

 Parere consultivo del 2004, dove è stato costruito un muro in Westbank, Cisgiordania.
Non era un contenzioso, l’Assemblea Generale se n’è occupata perché la Palestina non è uno Stato.
Israele aveva giustificato ciò per autotutela.
La CIG ha rifiutato questa argomentazione, perché l’autotutela è solo possibile per un attacco da
uno Stato.
 Nel 2005, Uguanda e Ruanda stavano combattendo gli Huti nel territorio del Congo, che avevano
anche partecipato al genocidio del 1994. Le due sono entrate nel territorio del Congo, che ha
denunciato l’atto come violazione del territorio.
I due stati hanno giustificato con autotutela, perché il Congo non riusciva a controllare i gruppi che
li attaccavano.
La CIG ha nuovamente rifiutato il tutto.

La CIG ha sempre una posizione conservatrice.

REQUISITI CHE LA LEGITTIMA DIFESA DEVE RISPETTARE

1. RATIONE LOCI  l’autotutela può svolgere sul luogo dell’attacco ed altrove;


2. “ TEMPORIS  la difesa comincia nel momento di un attacco, anche imminente; non si giustifica
però una difesa anticipativa (es: distruzione dell’armamento di un altro Stato).
Ed il terrorismo, che è un attacco permanente? Gli stati occidentali fanno riferimento alla legittima
difesa. Casus foederis, art. 5 Trattato NATO (Le parti convengono che un attacco armato contro una
o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto
contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di
esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'ari. 51
dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo
immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà
necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella
regione dell'Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese
in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza.
Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per
ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali.)
Rimane comunque limitato al respingimento dell’attacco, non include il rovescio del governo (Iraq
1991  caso del Kuwait, cacciati gli iracheni, gli USA dovevano difendere il Kuwait), serve solo alla
DIFESA dello Stato attaccato.
3. “ FORMAE solamente i mezzi permessi che si rivelino necessari.
Idea della proporzionalità.
Ius ad bellum  vd: mezzi;
“ in bello  una volta che la guerra è giustificata, è possibile distruggere completamente le
infrastrutture quando vincerebbero le guerre anche senza? Distruzione non come punizione.

Art. 51, ulteriori specificazioni:

 Le misure prese dai membri nell’esercizio di questo diritto non pregiudica in alcun modo il potere
ed il compito spettanti, secondo lo Statuto, al Consiglio di sicurezza, di intraprendere in qualsiasi
momento quella azione che ritenga necessaria per mantenere/ristabilire pace + sicurezza
internazionale  c’è autotutela consentita finchè il CdS non interviene.
 C’è un obbligo da parte degli Stati di comunicare al CdS quando esercitano autotutela  vd. Caso
Afghanistan, gli USA avevano scritto una lettera per comunicarlo.
 Senza comunicazione, non è legittima.
La CIG, nel caso Nicaragua, dato che gli USA non avevano informato, c’è l’onere della prova allora
della situazione di autotutela.
Ma questa conseguenza non si trova nella C. ONU, è una sorta di invenzione, ma la CIG riteneva
fosse necessaria una sanzione qualora non adempisse il suo obbligo di comunicazione.

La seconda eccezione al divieto dell’uso della forza è il CAPITOLO VII ONU  risoluzioni del Consiglio di
sicurezza ONU.

Art. 39: Il CdS accerta l’esistenza di minaccia alla pace, di una sua violazione, di un atto di aggressione.

C’è obbligo del CdS di prendere una misura quando c’è oggettivamente una minaccia? No, c’è
discrezionalità. E’ una decisione politica, non controllabile da parte della CIG.

Minaccia alla pace: atteggiamento aggressivo è suscettibile di qualificarsi come tale:

Nel caso di Iran e Corea del Nord, il CdS ha qualificato questi tentativi di riarmo come minaccia alla pace.

Il riarmo tuttavia, in via di principio, non è vietato, dunque è lecito ( nella minaccia alla pace possono
rientrare atti in via di principio legittimi, bisogna vedere la risoluzione del CdS sulla sua qualificazione).

Una minaccia alla pace classica è la violazione dei diritti umani. E’ paradossale a suo modo perché legittima
ad intervenire Stato A in Stato B che lo viola, che però attua questa violazione a livello interno  è
ingerenza negli affari interni, ma comunque oggi i diritti umani vengono tutelati dal diritto internazionale.

Il loro nucleo violato costituisce un obbligo erga omnes (?), sono qualificabili come minaccia alla pace.

L’idea originaria è dei diritti umani come diritti interni  la carta ONU dice espressamente che non può
intervenire in questioni interne, ma si dice anche che ciò non vieta l’adozione di misure coercitive
nell’ambito del Capitolo VII  quando il CdS prende una misura (es: sanzioni economiche con impatto
interno sulla vita dello Stato) ciò non è escluso, perché comunque tutto ha effetto a livello interno.
I diritti umani sono entrati nel diritto internazionale solo dopo la 2^ GM, molto tardi, perché gli Stati hanno
sempre considerato i primi come affari interni, non internazionali (il Diritto Internazionale protegge gli stati
dalle ingerenze, le loro sovranità!).

Prima della 2^ GM però c’è stato uno sviluppo:

 Convenzione dell’Aia, che comunque era diritto di guerra/umanitario;


 Tutela degli stranieri, già prima della pace di Westfalia si sono realizzati tribunali particolari per
loro. Anche la loro proprietà è tutelata, i loro investimenti.
In ambito europeo c’è il protocollo addizionale n^1 CEDU, c’è riferimento al DI per ciò che riguarda
l’espropriazione (thx diritto consuetudinario, solo per stranieri);
 Alla fine della 1^ GM ci fu la tutela delle minoranze etniche e linguistiche  fallimento dell’idea di
creare stati (uni)nazionali (in realtà è impossibile).
C’era generalmente uno stato protettore delle minoranze (elemento transfrontaliero).

I tre esempi hanno un vincolo transfrontaliero: Stato A vs Stato B.

ONU – DIRITTI UMANI

1. I diritti umani sono menzionati nella Carta ONU. Il primo obiettivo è la protezione della pace, ed
anche dei diritti umani.
Nel preambolo si dice di voler assicurare l’eguaglianza tra Stati ma anche degli individui.
2. C’è stata la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, era non vincolante, alcune
disposizioni lo sono diventate (thx prassi degli Stati), altre no. E’ un diritto derivato, è stata creata
dall’Assemblea Generale.
3. Patti sui diritti civili e politici + sociali, economici, culturali. Sono del ’66.

Gli stati erano riluttanti all’idea che i diritti umani fossero garantiti da strumenti internazionali ed organi
internazionali che potessero controllarli.

(That’s why gli USA non hanno ratificato il 2^ patto e la Convenzione americana dei diritti umani, stipulato
dagli Stati dell’America Latina).

Cmq i diritti umani ormai fanno parte del diritto internazionale.

Caso della Rhodesia (Zimbabwe): dopo la decolonizzazione, si è realizzata l’apartheid = considerata come
minaccia alla pace dal CdS, c’era forte violazione dei diritti umani. Hanno imposto sanzioni, vietando
l’importazione delle arme, autorizzando la marina inglese di incrementare il divieto anche con l’utilizzo
della forza.

Negli anni 70 è stato fatto lo stesso con il Sudafrica.

Somalia ’93  invasione delle forze armate americane con autorizzazione ONU perché era uno stato fallito,
c’erano gravi violazioni dei diritti umani.

In Ruanda, in Kosovo, ad Haiti, le situazioni presenti sono state tutte qualificate come minacce alla pace.

Anche in Costa d’Avorio, post-elezioni, il presidente non voleva lasciare il potere, allora le truppe francesi
furono utilizzate con consenso del CdS per installare il nuovo presidente.

Libia 2011  risoluzione 1970-1973: obbligo di protezione della popolazione civile

(NB! le minacce alla pace sono suscettibili di trasformarsi in conflitti internazionali.)

La sola qualifica come minaccia alla pace NON AUTORIZZA all’uso della forza, ci vuole un’autorizzazione
espressa del Consiglio di sicurezza. Questo ha sempre 3 opzioni:
 Non fare nulla;
 Dare sanzioni economiche.
Non è qualificata come una forza, dunque non serve un’autorizzazione, anche gli Stati possono
infliggerle (es. recente: Russia);
 Dare sanzioni armate  autorizzazione uso della forza.

es: l’autorizzazione mancava nel caso del Kosovo (Serbi vs Albanesi) del ’99  pur essendoci la qualifica
come minaccia alla pace, l’autorizzazione mancava, nonostante alcuni Stati siano intervenuti in
contravvenzione a ciò, servendosi della mera qualifica.

All’origine c’è stata l’idea di creare truppe onuniensi messe a disposizione degli SM, però non si è mai
concluso un trattato  le truppe operano sotto il comando nazionale.

(Caschi blu operano sotto la bandiera delle forze ONU. L’uso della forza è sempre sotto la bandiera
nazionale, così come la possibilità di attribuire la responsabilità).

L’autorizzazione alla forza è condensata nel “TUTTE LE MISURE O I MEZZI NECESSARI” (all necessaries
means or measures).

Si possono anche definire gli scopi dell’utilizzo di questi mezzi o misure.

Nel caso della Libia, l’autorizzazione a prendere tutte le misure necessaria era sia per la protezione della
popolazione civile sia per implementare il divieto di sorvolo.

Bisogna sempre rispettare i limiti contenuti all’interno dell’autorizzazione, altrimenti si potrebbe anche
configurare un’aggressione.

15-05-2019

Dagli anni 90, Sadam Hussein (Iraq) è stato costretto a distruggere le armi di massa. Tuttavia, vi era un
dubbio che l’avesse davvero fatto, oltre che la volontà degli americani al governo volevano, dopo il 2001,
combattere Sadam Hussein. Nel governo americano, c’era un movimento che attribuiva la colpevolezza
degli attacchi del 2001 proprio a lui. Si è esercitata una pressione vs Bush, che poi comincia la guerra.
All’inizio, gli USA volevano un’autorizzazione dal CdS, ma sin dall’inizio era chiaro che avrebbe rifiutato (3
dei 5 membri permanenti erano contrari). A novembre 2002, una risoluzione è stata adottata per creare
una commissione di verifica sul disarmo delle armi di distruzione di massa, è stata mandata sul territorio
dell’Iraq. Hanno comunicato di non aver trovato nulla. Gli americani furono insoddisfatti, il ministro degli
affari esteri dell’epoca presentò i risultati della CIA su queste armi. USA ed Gran Bretagna hanno comunque
cominciato la guerra nonostante la mancanza di autorizzazione. Per giustificare l’attacco si è richiamati a:

 Violazione grave dei diritti umani


Già dal ’91 era presente questa situazione, così USA + GB hanno realizzato divieto di sorvolo a Sud
(Sciiti) e a Nord (Curdi). Nel 2003 tuttavia questa situazione non era così esasperata, non c’erano
massacri o simili, dunque questa motivazione non è stata convincente;
 Cooperazione coi terroristi
Non è stata provata né quella con Al Qaeda né con la Nigeria (vd: ambasciatore Wilson che va a
verificare un eventuale legame);
 Violazioni umanitarie;
 Non-disarmo delle arme di distruzione di massa.

Dopo l’invasione del Kuwait, la risoluzione 678 del 1990 ha autorizzato l’uso della forza delle truppe
dell’Iraq dal Kuwait. E’ finita con un armistizio (risoluzione 687 del CdS), l’Iraq doveva ritirare le truppe e
distruggere le armi di distruzione di massa. La Gran Bretagna ha detto che la violazione della risoluzione
sull’armistizio ed il rifiuto di distruzione delle armi di massa terminava l’armistizio e rianimava
l’autorizzazione all’uso della forza thx risoluzione 678.

Riutilizzabile perché l’armistizio è stato solo una sospensione, la sua violazione ha fatto sì che potesse
continuare la guerra.

Ma davvero una risoluzione può essere riesumata? Generalmente, quando il CdS la adotta, considera la
situazione attuale (qui liberare il Kuwait), non del futuro.

La problematicità:

 il tempo passato;
 la sua qualità, era usata con scopi diversi;
 chi ha preso la risoluzione? Il CdS, che ne deve controllare e decidere la possibilità di implementare
o no la risoluzione, non spetta agli Stati, altrimenti con l’autorizzazione dell’uso della forza così
potrebbero abusarne, interpretandola unilateralmente di fatto.

Dunque le argomentazioni inglesi sono rigettate. Chi l’ha realizzata come argomentazione è stato un
professore e poi diventato giudice alla Corte internazionale di giustizia.

Nel caso della Siria, nonostante tutti gli stati fossero concordi alla presenza di una minaccia della pace, Cina
e Russia si sono opposti all’emanazione di una risoluzione, perché i due hanno riportato la loro esperienza
con la Libia, di come gli stati avessero poi abusato di essa.

La risoluzione 2249 non ha alcun riferimento al Capitolo VII: si condanna il terrorismo, ma autorizza anche
gli stati a prendere tutte le misure necessarie però contro ISIS e Al Qaeda, non il governo di Assad. Dice di
fatto che è possibile ricorrere all’uso della forza ma non è un’autorizzazione vera e propria, spetta agli Stati
decidere e giustificare in caso (dato che non c’è un richiamo al Capitolo VII).

La Russia è stata invitata da Assad (Siria, ma non Iraq insomma). Gli inglesi l’hanno qualificato come un
attacco armato e dunque ciò giustifica il bombardamento  l’utilizzo delle armi chimiche della Siria ha reso
l’attacco francese, americano ed inglese col bombardamento come una sorta di monito, anche se si è
parlato anche di intervento umanitario.

Gli inglesi difendono la posizione che l’intervento umanitario sia parte del diritto internazionale, ma in
realtà non è così.

ALTRE ECCEZIONI AL DIVIETO DELL’USO DELLA FORZA?

La responsability to protect (intervento umanitario) pone la propria origine nell’incapacità dell’ONU di


adottare misure necessarie alla tutela di diritti umani per violazioni gravi  intervenire anche senza
un’autorizzazione.

L’origine è nei casi di Kosovo e Ruanda, dove c’erano gravi violazioni di diritti umani ma anche la mancanza
di un’autorizzazione (+ la mancanza di una situazione di autotutela).

Il problema principale è che è mancato l’agire vs violazioni gravi di diritti umani senza l’autorizzazione.

Genocidio del Ruanda (94) e Kosovo, le Nazioni Unite erano già coinvolte, c’erano i caschi blu in Ruanda
sotto il comando di un generale canadese, in Kosovo non erano dislocati ma il CdS aveva presa una
risoluzione qualificando la sua situazione come una minaccia alla pace.

Non si è andati oltre nel caso del Kosovo per l’opposizione era Cina + Russia, nel caso della Ruanda per USA
(dopo la traumatica esperienza in Somalia).

L’Onu ha ritirato i caschi blu e si è ulteriormente consumato il massacro + hanno commesso dei massacri.
Nel caso del Kosovo, la NATO ha parlato della possibilità di interpretare la qualifica del CdS come
autorizzazione dell’uso della forza. E’ un argomento poi rifiutato dalla maggioranza della comunità
internazionale, che l’ha vista come violazione del diritto internazionale (di fatto non c’era stata
un’interpretazione della risoluzione da parte della CdS).

La Russia riteneva che ci fosse un rischio per la popolazione in Crimea e questo avrebbe giustificato
l’intervento, ma in realtà la motivazione era inesistente.

16-05-2019

La RtP venne discussa in un’Assemblea Generale composta da capi di stato e di governo nel 2005, “World
Summit”.

(NB! i paesi membri sono rappresentanti dai diplomatici, sostituibili dai capi del governo).

In principio hanno accettato il precetto, essa comprende 3 obblighi:

1. responsibility to prevent  prevenire la commissione della violazione


2. “ “ react  reagire quando la violazione c’è
3. “ “ rebuild  quando c’è la distruzione, bisogna “ricostruire”.

Gli obiettivi sono sempre pace, sviluppo e diritti umani.

La responsabilità di proteggere SPETTA in primis agli stati con riguardo alla propria popolazione (anche degli
stranieri, tutti coloro che si trovano sul territorio o dove la sovranità territoriale è esercitata), nel tutelare
dal genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità.

Se loro non provvedono lo fa la comunità internazionale.

Questo concetto della rtp non aggiunge nulla di nuovo, dato che già i diritti umani esigono dagli stati di
esercitare una protezione verso la propria popolazione.

Menzionato nelle risoluzione 1674 + 1973 (Libia, 2011)  si disse che il governo di Gheddafi aveva la
responsabilità di proteggere la propria popolazione.

La problematicità è l’uso della forza se sia ammessa o no per assicurare una protezione effettiva della
popolazione da parte della comunità internazionale (nb! uso della forza all’interno è comunque consentito,
la stato interno può decidere come desidera).

La responsabilità per proteggere (violazione grave diritti umani + mancanza autorizzazione CdS) giustifica
dunque l’utilizzo della forza? No, si considera esserci il monopolio del CdS sull’utilizzo della forza.

Nel documento dell’Assemblea Generale del World Summit si dice che:

 La comunità internazionale deve aiutare ed incoraggiare lo Stato che è in difficoltà a adempiere i


suoi obblighi (nb! è stato usato “should”, non “shall”, è un “dovrebbe” più debole).
 Non si fa alcun riferimento a sanzioni (economiche).
 I mezzi utilizzabili sono quelli del Capitolo VI della Carta ONU  gli stati possono farlo anche
indipendentemente, una volta che l’ONU “non funziona”?
 Tuttavia, gli stati possono ricorrere all’uso della forza esclusivamente con il Capitolo VII, e dunque
con autorizzazione del consiglio di sicurezza  dunque la R2P non cambia la situazione.

Nel caso di Guaidò, il riconoscimento da parti di alcuni Stati occidentali come presidente ad interim
costituisce una violazione del diritto internazionale, si potrebbe riconoscere questo riconoscimento
prematuro anche come R2P: 3 milioni di cittadini hanno abbandonato il paese soprattutto per fame, diritti
sociali violati.
Il CdS non ha preso alcuna misura. Se gli Stati dicono che il governo non sia capace di riorganizzare lo Stato
in modo da garantire i diritti fondamentali in maniera rapida, questa situazione legittimerebbe il
riconoscimento di un governo alternativo (e dunque il prematuro di Guaidò).

E’ un problema politico ma anche giuridico. Guaidò non riesce ad arrivare al potere.

Per giustificare l’utilizzo della forza serve la NECESSITA’  se un altro stato non può adempiere il suo
dovere di prevenire aggressione da parte degli individui? (if the territorial State is unwilling or unable to
take measures…)

Quando c’è un pericolo grave per lo stato e non c’è alcun altro mezzo per eliminarlo, gli altri Stati possono
reagire.

Nel Caroline Case, ad inizio ‘800 c’erano persone che avevano realizzato un’insurrezione vs inglese in
Canada, rifugiandosi negli USA tramite il fiume Niagara, con una barca. Gli inglesi, sul territorio americano
hanno preso la barca e l’hanno distrutta, facendo morire 2 persone. Gli USA dicevano ci fosse una
violazione ed il ministro degli affari esteri non usando l’autotutela ha parlato di necessità di difendersi
anche su territorio di altro stato quando c’è un pericolo imminente + nessun altro modo per difendersi.

Per l’autotutela nel caso del terrorismo tuttavia non vi si fa riferimento.

Caso Invasione turca dell’Iraq  no spiegazione prof

Non è più ammessa inoltre la RAPPRESAGLIA ARMATA  prima era reazione ad una violazione (es:
Venezuela non voleva pagare i suoi debiti, gli Stati europei hanno mandato le loro marine per bombardare i
loro porti).

Caschi blu:

 esistono dagli anni 40, il primo caso con guerra Israele-Palestina per verificare il rispetto
dell’armistizio;
 Missione Corea dopo la guerra, fine anni ‘60 + Sinai guerra del ‘77 + Somalia + Cipro + Iugoslavia;
 Un totale di 77 missioni da quando esistono le ONU, attualmente ve ne sono 14, con un totale di
90.000 soldati;
 Possono intervenire rispettando alcune regole:
 Consenso Stati parti del conflitto;
 “ “ che lasciano a disposizione le proprie forze armate

Di fatto è l’Onu a pagarli, ma spesso provengono da paesi che non dà loro formazione o disciplina, tanto
che alla volte hanno anche commesso violazioni dei diritti umani.

 Imparzialità / neutralità
 Non uso della forza armata, solo per scopi di autodifesa

Vengono a sorvegliare la situazione, si riteneva che la loro presenza bastasse per impedire la perpetuazione
di atti.

Tra i loro scopi rientra anche la tutela della popolazione.

 Armamento leggero
 Base: art. 29 (il CdS può creare organo ausiliario per raggiungere i suoi obiettivi) o Capitolo “VI e
mezzo”
 Sono sotto la bandiera ONU.
Ma di chi è la responsabilità in caso di illecito? Bisogna guardare alla questione del controllo: si è
spaccati, c’è chi dice (CIdG) il controllo effettivo, ed altri un overall (?) control.
O è lo Stato o l’organizzazione.
Un tribunale nazionale può perseguire solo il proprio Stato, l’organizzazione internazionale gode di
immunità. A livello internazionale non c’è un tribunale competente per illeciti commessi dalle
organizzazioni internazionali, la Corte Internazionale di Giustizia può solo fornire un parere
consultivo.
 In genere vengono creati con una risoluzione da parte del CdS.
 Negli ultimi tempi, i mandati sono divenuti molto più robusti  peace enforcement già in Sierra
Leone nel 1999, più recentemente anche nel Congo.
Risoluzione 2098 per il Congo  ci sono truppe del Congo ma non sotto un controllo stabile +
gruppi armati privati del Congo che fanno massacri, sono veri e propri criminali che non temono i
CB.
I Caschi blu non potevano intervenire, allora si è dato un mandato più robusto consentendo loro di
poter reagire a questi gruppi per neutralizzarli e disarmarli.
Nel caso del Mali, si consentì di agire per prevenire il ritorno di elementi armati nelle aree del Nord
o per ristabilizzare l’autorità statale. Lo stesso nel Sud del Sudan.
Nel caso della Serbia, la popolazione era stata portata in un luogo sicuro considerato tale dell’ONU.
I caschi blu, lì olandesi, dopo negoziazione con serbi, hanno acconsentito a che parte di loro venisse
trasportata in un altro luogo, ma furono massacrati, erano sotto la protezione ONU. Inizialmente si
ritenne fossero sotto il controllo della bandiera belga, ma in appello si è detto che c’era una
corresponsabilità ONU + Stato perché queste forze armate mantengono comunque una certa
libertà nel decidere sul territorio, non tutto è deciso dall’ONU, il comandante avrebbe dovuto
realizzare una difesa di quel soggetto.
17-05-2019

Rewind:

Richiamandoci alla R2P, il Consiglio di sicurezza ha un obbligo di adottare le misure? Di fatto:

 Non può essere controllato da un altro organo, nonostante la Corte internazionale ha dichiarato
che anch’esso è sottoposto al diritto internazionale;
 C’è discrezionalità.

Caso Siria  intervento contro ISIS, non contro Assad.

“ Libia  l’intervento del CdS ha comunque lasciato la situazione nel caos, nonostante la salvezza di un
numero considerevole di persona.

Per il terrorismo, gli Stati preferiscono l’autotutela ma devono giustificare l’intervento sul territorio. Non c’è
inoltre una definizione generalmente accettata di terrorismo.

NB! Caso Bernadotte: risarcimento sia allo stato di nazionalità che all’ONU, il problema era il
riconoscimento della soggettività internazionale di quest’ultima ( dunque poter chiedere un
risarcimento). C’è una soggettività oggettiva dato che gli Stati quasi di tutto il mondo vi partecipano.

Caso Birami  2 bambini sono morti per le mine che si trovano sul territorio del Kosovo. C’era lì una forza
armata sotto il comando NATO (erano cmq truppe nazionali, francesi) ed in missione ONU. I genitori hanno
citato la Francia dinanzi alla Corte EDU per omissione, dato che non avevano provveduto a ciò. Ma chi ha la
responsabilità? La Francia ha fornito le truppe alla Nato, poi c’era anche la missione ONU.

La corte disse che questa omissione non fosse attribuibile alla Francia.

Non c’è una chiara regola sulla ripartizione della responsabilità nei casi delle truppe a servizio dell’ONU,
quest’ultima si è offerta anche di fare un risarcimento dei danni.
(Dinanzi alle corte internazionali la giurisdizione contro gli Stati si realizza sempre. No giurisdizione di uno
Stato vs un altro).

Crisi Korea del Nord vs Stati Uniti  negli anni ’50 c’è stata una guerra, con autorizzazione del CdS. Alla
fine c’è stato un accordo con armistizio = cercare di congelare la situazione, anche per evitare di sostituire
le armi (nucleari).

Tra il ’56 ed il ’58, sulla penisola coreana gli USA hanno dislocato armi nucleari, di fatto violando l’accordo.

Nel 1985, il Nord Corea diviene parte di un trattato di non proliferazione (1968) per cui tutti gli Stati membri
di esso che hanno armi nucleari in quel momento possono mantenerle, gli altri che non le hanno non hanno
il diritto di svilupparle o acquistarle  DISEGUAGLIANZA: all’epoca le avevano solo i membri permanenti
del CdS (Cina non ancora, poi sì).

Alcuni stati dicevano che funzionava perché gli S che ne erano privi hanno rispettato l’obbligo, ma quello
degli S che le avevano non hanno fatto nulla per il disarmo.

Il NC, nel ’91 e la fine della Guerra Fredda, chiese anche agli USA di ritirare le armi che avevano posto sulla
penisola ma anche i sottomarini.

Nello stesso anno, le due Coree realizzarono un accordo per cui avrebbero smesso lo sviluppo, la
produzione ed il dislocamento delle armi nucleare sulla penisola.

Nel marzo ’93, la Corea del Nord annuncia la sua intenzione di ritirarsi dal trattato della non proliferazione,
nel Giugno ha effettuato la sospensione di questo ritiro però. Gli USA, sotto Clinton, hanno dato garanzie
per/contro la minaccia dell’uso della forza, inoltre promettendo assistenza nella costruzione di reattori
energetici di acqua (molto più difficile svilupparvi una bomba con questo tipo di reattori).

Negli anni ’90 c’erano negoziazioni sul programma dei missili in Nord Corea perché ci sono 2 elementi
pericolosi: bomba nucleare e missili.

Nel 2003, il NC si ritira definitivamente dal trattato di non proliferazione (ci volevano 6 mesi per ritirarsi, il
NC l’aveva fatto subito, già negli anni ’90 l’aveva fatta ma sospendendo il ritiro).

Negli anni 2000 (2003, 2006, 2009, 2013), la Nord Corea ha dichiarato la fine dell’accordo di armistizio.
Questo dovrebbe riattivare una situazione di guerra… Le armi nucleari sono garanzie di permanenza e
superiorità a livello internazionale, le NU hanno preso 16 risoluzioni anche basate sul capitolo VII ma dando
sanzioni economiche, dato che l’armistizio era rotto, si continuavano a fare i test coi missili...

Una risoluzione del 2009 ha consentito di cercare in Nord Corea le navi in alto mare su un eventuale
trasporto di queste armi.

A fine 2017, un’altra risoluzione del CdS ha imposto nuove sanzioni (6^, erano sempre più rigide, e questo è
stato molto duro per la popolazione coreana).

Nel settembre 2017 è stata tagliata l’importazione di petrolio, tolta quella di gas, impedita l’esportazione
dei tessuti…

Nella prima sentenza della Corte internazionale della giustizia, si è parlato dell’art. 51 della C. Onu  il
problema della sua applicazione qui è cosa sia l’attacco armato.

Uso della forza contro il Nord Corea può essere giustificata da:

 Autodifesa, perché:
 Ci sono state le violazioni del regime di sanzione imposte sotto il capitolo VII  no
continuare i test nucleari, l’hanno fatto
Secondo il capitolo VII, è competenza del CdS di autorizzare l’uso della forza, loro qualificano la situazione
come minaccia alla pace, danno sanzioni.

E’ dibattuta la natura delle risoluzioni: vincolanti solo per quelle del Capitolo VII? La corte internazionale di
giustizia ha parlato di vincolatività per tutte le risoluzioni in virtù dell’art. 25 C. ONU.

Spetta dunque al CdS di decidere per l’uso della forza, ma non vi è ancora una risoluzione in tal merito.
Dev’esserci sempre qualifica della situazione ed autorizzazione, spettano entrambi imprescindibilmente al
CdS.

 Violazione dello spazio aereo giapponese  i missili hanno attraversato lo spazio aereo ad
un’altezza superiore ai 1000 km

Bisogna vedere dove c’è lo spazio aereo internazionale e quello dello spazio cosmico, tuttavia non vi è un
limite fissato dal diritto internazionale.

Alcuni ritengono che lo spazio oltre i 100km di altezza non fa già più parte del territorio dello Stato.

Durante gli anni 70-80, gli Stati che si trovano all’Equatore (favore della fisica) hanno detto che c’era
bisogno di un’autorizzazione perché gli Stati al di sopra (?) lanciassero i missili, gli stati più forti hanno
rigettato questa pretesa.

 Autotutela preventiva
Webster (ministro affari esteri USA) Formula  lui ha parlato della situazione di necessità (no autotutela).
Dev’essere una minaccia istantanea, improvvisa e per cui sia impossibile avere altre scelte e nessun
momento per deliberare.

E’ stato il caso di Israele nel 1967 e il bombardamento del reattore nucleare ad Osirac nel 1981.

Nel caso delle isole Falkland, il CdS ha obbligato gli stati membri di non ricorrere all’uso della forza perché
era coinvolto in primis. Nel caso della Corea, sono state prese le misure necessarie anche prima, ma è
possibile ricorrere all’utilizzo della forza? In realtà no, gli Stati non hanno la possibilità di ricorrere all’uso
della forza.

Nell’82, il CdS ha preso una risoluzione obbligando gli Stati a non usare la forza, anche se in questo caso
delle Falklands comunque la Gran Bretagna ha mandato la sua marina entrando in conflitto con l’Argentina,
probabilmente è stata una violazione della violazione.

Pratica del CdS nell’interrelazione di Autorizzazione sua e Autotutela

1. Nel 1990 con l’Iran e l’insavione del Kuwait;


2. 2001  attacchi terroristici, risoluzioni 1368-1373;
3. 2015  attacchi terroristici in Francia, risoluzione 2249 (no utilizzo Capitolo VII);

A volte il CdS ha autorizzato l’uso della forza in una situazione di autotutela.

Quando non c’è questa autorizzazione, non è possibile.

No autotutela se il CdS interviene.

 La Corea ha dichiarato la fine dell’armistizio


La conseguenza sarebbe stata la guerra.

E’ stato anche l’argomento della Gran Bretagna nel 2003 nella guerra con l’Iraq: se l’armistizio finisce, gli
Stati possono tornare all’uso della forza.
Uso delle armi nucleari

Parere consultivo del 1996  principio dell’eguaglianza (lui ha detto discriminazione, vbb) dei belligeranti
del diritto umanitario, qui questa eguaglianza non c’è, per questo sono vietate.

Il Nord Corea ha scritto una lettera alla Corte Internazionale di Giustizia nel ’94: consideravano l’utilizzo di
questo uso come violazione del diritto internazionale.

Una soluzione senza l’autorizzazione del CdS potrebbe essere un blocco navale, ma si qualificherebbe come
aggressione.

NO AUTORIZZAZIONE CDS, SENZA PERICOLO IMMINENTE (QUALIFICATA TALE DAL CDS), di fatto gli USA
non possono attaccare la Corea del Nord.