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SEPARAZIONE E DIVORZIO

(matteo.macilotti@unitn.it) -Yvonne Ronz-

Prova scritta, 3 domande. Risultato pubblicato nel registro online.

Tematiche:

 Matrimonio: obblighi e diritti+aspetto patrimoniale in esso+ aspetti patologici


 Il suo scioglimento=separazione e divorzio.
Inizialmente doveva farsi dinanzi al giudice, ora è possibile anche davanti all’ufficiale dello stato
civile -sindaco- e con la mediazione assistita con gli avvocati, possibili sempre tranne alcuni casi.
Ne analizzeremo l’iter e consulteremo atti.
 Riflessi patrimoniali, come si calcola l’assegno di mantenimento, parametro economici considerati
 Rapporto tra figli nei confronti dei terzi (nonni, parenti)
 Ripercussioni nelle unioni civili

26-10

MATRIMONIO
Alla base, vi sono gli articoli 143, 144 e 147.
Gli obblighi (fedeltà, mancata coabitazione/assistenza morale e materiale) specialmente con figli
sono contenuti nell’articolo 143, comma 2. La violazione di essi porta all’ADDEBITO.
ART. 143 DIRITTI E DOVERI RECIPROCI DEI CONIUGI
Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla
collaborazione nell'interesse della famiglia e alla coabitazione.
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di
lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.
1. FEDELTA’:
non tradire (fisicamente e moralmente, tenere il coniuge in secondarietà) il coniuge con
relazioni extra-coniugali (nell’unione civile manca quest’obbligo).
La sua infrazione, diventando spesso costante (l’uno fisicamente, l’altro moralmente), non
porta quasi più all’addebito.
2. ASSISTENZA MATERIALE E MORALE:
Solidarietà intraconiugale per sostenere i bisogni della vita quotidiana.
Qualora entrambi lavorino e abbiano un loro reddito, il problema è attutito.
(Se un coniuge dilapida il patrimonio per soddisfare i propri vizi privati e magari lamenta di
non avere le risorse per assolvere alle richieste della famiglia, incorre nella violazione di
questo obbligo).
È obbligo che giunge sino alla possibilità della persona di assistere il coniuge (e figli);
Assistenza da un punto di vista psicologico, per stimolare le proprie possibilità, sostegno
nella malattia… Ciò distingue il matrimonio dal contratto, vi è appunto la componente
umana oltre che quella patrimoniale.
3. COLLABORAZIONE
C’è compenetrazione di momenti in cui collaborano assieme. Sono in relazione a tempo,
sostanze e capacità.
La mancata c. potrebbe essere favorevole all’addebito.
4. COABITAZIONE:
Vivere assieme.
Il sostentamento economico è elemento fondamentale. Con le loro sostanze, sono obbligati a
contribuire alle esigenze della famiglia.
La famiglia, come società, si dà un’organizzazione: i coniugi possono decidere di lavorare entrambi,
dividersi le cariche familiari, stabilire i propri orari per stare di più con i figli, che sono da educare e
assistere.
(La trasgressione di uno di questi potrebbe essere causa di addebito).
ART. 144 INDIRIZZO DELLA VITA FAMILIARE E RESIDENZA DELLA FAMIGLIA
I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia
secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa.
A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.
Sull’indirizzo della vita familiare->
ART. 147 DOVERI VERSO I FIGLI
Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere
moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo
quanto previsto dall'articolo 315-bis.
Obblighi verso i figli: educare, istruire la prole.
È un obbligo che vale anche se c’è scioglimento del matrimonio.
Il dovere di mantenimento non si esaurisce con il raggiungimento della maggiore età dei figli, bensì
col raggiungimento dell’indipendenza economica. Ciò potrebbe portare a comportamenti
opportunistici del figlio. Egli deve dimostrare di aver tentato tutte le vie per trovare
un’occupazione.
Il coniuge deve sostenere il figlio nel suo studio perché esso è considerato come elemento
formante della sua personalità, possibilità di raggiungere le aspirazioni è un dovere educativo di un
genitore.
(Se invece però il figlio ritarda lo studio per evitare il lavoro, in quel caso “viene meno” il dovere.)
Giuridicamente, i coniugi assumono gli obblighi citati.
Patrimonialmente, si istituisce la COMUNIONE LEGALE DEI BENI -la ratio non è solo i beni in
comunione, ma anche l’aggredibilità da parte dei creditori- (se non è disposto diversamente):
Art. 177-178-179: Che beni entrano in comunione? Come sono amministrati? Quali beni non vi
rientrano?
1^ Effetto giuridico: tutto ciò che è in comunione è diviso 50 e 50, ma ciò che non vi rientra rimane
proprietà esclusiva.
Se i beni non sono divisibili (es: casa), entrambi sono titolari del diritto di proprietà e
astrattamente entrambi mantengono un titolo sul bene. La soluzione che poi si adotta in questi
casi è la vendita del bene e si spartisce il ricavato di esso (piuttosto che lasciarlo inutilizzato).
2^ Effetto giuridico: è nei confronti dei creditori. Questi ultimi possono rifarsi su tutti i beni in
comunione (si serve di azioni di azionamento come il pignoramento, l’eventuale vendita per
mancanza di un credito della famiglia stessa), in virtù delle obbligazioni che hanno stipulato questi
rapporti per l’interesse della famiglia. Solo se la comunione non è capiente, ci si rifà ai patrimoni
dei singoli coniugi.
La comunione è fondamentale anche per i creditori del singolo coniuge. Egli ha l’obbligo di rifarsi
prima sul patrimonio del coniuge che ha acquistato, ma nel caso in cui non sia capiente, il
creditore può rifarsi alla comunione nella misura della metà.
Esempio: c’è una comunione di beni. Un creditore fornisce 120. Il coniuge che ha stipulato
l’obbligazione ha 0, ma la metà della comunione, quella alla quale ci si può rifare, è di 100.
Nell’interesse della famiglia, il creditore può prendersi quei 100, ma di quei 20 che ancora
mancano, può richiedere la metà di quei 20 che ancora mancano, dunque 10, che rimangono però
insoddisfatti (“non rimborsabile”)
Beneficio di escussione->
Bilanciamento di interessi-> il creditore
Posizione maggioritaria dice che nel caso in cui la comunione non sia sufficiente ad assicurare
intero soddisfacimento obbligazione il creditore può rifarsi pro quota (50-50) su entrambi i coniugi
e nel caso in cui l’uno niente abbia o comunque non abbastanza, il creditore rimane insoddisfatto.
Se in malafede uno dei coniugi si è spogliato di beni dandoli all’altro facendo rimanere
insoddisfatto il creditore, questi si serve dell’azione revocatoria (2 presupposti per servirsene:
debitore spogliato di quantità di beni facendola in malafede per togliere solidità al proprio
patrimonio->lasciare creditore insoddisfatto. C’è “consilium fraudis”). Il suo effetto è quello di far
sì che il trasferimento dei beni non abbia effetto nei suoi confronti->ci si può rifare anche al
patrimonio che è stato trasferito.
(Nell’azione surrogatoria, ha effetto solo per il creditore che ha già citato l’azione, altri creditori
non possono approfittare dell’azione revocatoria degli altri).
 ART. 177 OGGETTO DELLA COMUNIONE.
Costituiscono oggetto della comunione:
a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio,
ad esclusione di quelli relativi ai beni personali.
Non tutti i beni acquisiti separatamente durante il matrimonio entrano in comunione, ma solo
quelli nell’interesse della famiglia.
b) i frutti dei beni propri* di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo
scioglimento della comunione;
“Comunione de residuo”-> entrano nella comunione solo se ne residuano al momento dello
scioglimento.
I creditori della comunione finché essa permane non potranno rifarsi su questi beni (ma solo al
momento dello scioglimento).
*Ad esempio, lo sono i redditi del lavoro, di proprietà in locazione, gli interessi di un investimento.
c) i proventi dell'attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della
comunione, non siano stati consumati;
Altro esempio di “comunione de residuo”.
d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio.
Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio
ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi.
C’è il parametro della costituzione pre o durante il patrimonio.
C’è differenza tra:
 aziende costituite da entrambi i coniugi->entrano a far parte della comunione se costituite
dopo il matrimonio.
 Aziende costituite prima del matrimonio, ma gestite poi da entrambi->entrano in
comunione solo utili e incrementi.

 ART. 179. BENI PERSONALI.


Non costituiscono oggetto della comunione e sono beni personali del coniuge:
a) i beni di cui, prima del matrimonio, il coniuge era proprietario o rispetto ai quali era
titolare di un diritto reale di godimento;
b) i beni acquisiti successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione,
quando nell'atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi sono attribuiti alla
comunione;
Altrimenti sono di proprietà del coniuge che succede o destinatario della donazione.
c) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge ed i loro accessori;
d) i beni che servono all'esercizio della professione del coniuge, tranne quelli destinati alla
conduzione di una azienda facente parte della comunione;
Nel caso dell’azienda, c’è richiamo ad articolo 147.
(“Potete perdere l’amore, ma non il lavoro” cit.)
e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno nonché la pensione attinente alla
perdita parziale o totale della capacità lavorativa;
Ratio: è un danno che ho subito personalmente ed è a me riconosciuto, anche se la famiglia può
richiedere il risarcimento del danno.
f) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali sopraelencati o col loro
scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all'atto dell'acquisto.
=Posso vendere un mio bene personale per comprarne un altro, ma devo dichiarare che lo
acquisto come bene personale oppure da destinarsi alla comunione.
L'acquisto di beni immobili, o di beni mobili elencati nell'articolo 2683, effettuato dopo il
matrimonio, è escluso dalla comunione, ai sensi delle lettere c), d) ed f) del precedente
comma, quando tale esclusione risulti dall'atto di acquisto se di esso sia stato parte anche
l'altro coniuge.
02/11
Introduzione: C’è progresso di privatizzazione dei rapporti familiari: ciò influisce sia sulle vie di
separazione e divorzio (sino al 2015 era unica la separazione giudiziale +consensuale, comunque
rimane importante la figura del giudice).
Prima bisogna attendere 3 anni tra separazione e divorzio, essere assistiti dall’avvocato, ora basta
recarsi dall’ufficiale dello stato civile ed eventualmente anche senza avvocati.
Modificate le modalità e rese più veloci. Ci sono 3 vie (di cui 2 aggiunte dalla L. 55 del 2015):
1. Separazione dinanzi ad ufficiale dello stato civile, adita da coniugi senza figli, figli minori e
disabili (legge 104) e che abbiano già risolto questioni di carattere patrimoniale*. Il sindaco
ha il potere di separare e dopo 6 mesi (da 3 anni a 6 mesi per la separazione consensuale)
si può addivenire al divorzio.
*Una circolare ministeriale INTERPRETATIVA ha stabilito che vi sono ipotesi (trasferimento
dei diritti reali, come il trasferimento di beni immobili) che non possono rientrare
all’interno del decreto letto dall’ufficiale dello stato civile, ma altri (assegno di
mantenimento) vi rientrano.
Le parti possono richiedere la modifica delle condizioni di separazione o divorzio dinanzi
all’ufficiale dello stato civile aggiungendo o un assegno di mantenimento o divorzile o una
sua modifica. Il sindaco non può e non ha diritto di controllare e valutare l’equità della
somma, fa semplicemente da ente certificatore. Egli non ha mezzi per valutare quella
somma. La notazione diviene titolo esecutivo se uno dei due non assolve a quella somma.
RATIO da parte del Ministro degli Interni: senza la circolare, molte meno sarebbero state
le coppie che si sarebbero presentate dinanzi all’ufficiale dello Stato Civile. Non era stato
infatti previsto l’assegno, penalizzando le coppie dove mancasse una portata economica
che non rendesse necessario un assegno di mantenimento.
PERCHE’ NON E’ ACCESSIBILE PER COPPIE CON FIGLI? Non c’è sicurezza in merito alla
protezione di soggetti deboli è necessario avere tutte le garanzie, non è detto che gli
accordi dei coniugi siano a tutela dei figli.)
A LIVELLO ECONOMICO->Marca da bolla per redazione atti di segreteria.
ITER PARLAMENTARE-> Inizialmente gli avvocati non erano previsti.
C’era la necessità di creare un istituto di pubblicità (non dato dalla presenza del giudice) e
che fosse più economico per i coniugi (alcune coppie economicamente erano
impossibilitate ad accedere al divorzio e perciò rimanevano ferme alla separazione).
PRIMA: L’ufficiale dello stato civile, in unica seduta, leggeva il decreto della separazione o
del divorzio, lo sottoscriveva e lo annotava al margine del registro dello stato civile.
Alcuni hanno però ritenuto fosse necessario concedere un tempo di ripensamento…
ORA: in un primo incontro, viene letto il decreto di separazione o divorzio, ricordando loro
che hanno almeno 30g per poter mutare il loto convincimento ed insieme ai coniugi fissa
una data attorno alla quale i coniugi devono presentarsi per confermare il tutto.
Il compito dell’ufficiale è controllare che i dati dei due coniugi siano corretti.
Se i due coniugi non confermano entrambi presentandosi, il primo decreto “tamquam non
esset”.
Gli effetti giuridici maturano a partire della conferma.
Anche la carta d’identità viene modificata, si perdono rapporto con gli affini e si perdono
tutti i diritti successori.
2. Negoziazione assistita:
Legge 2014 n^162.
Ratio: diminuire il contenzioso dinanzi ai giudici (consentendo che per alcune materie
specifiche fosse possibile che le parti cercassero un accordo in privato
Tempistica: durata non inferiore ad 1 mese e non prorogabile oltre 3 mesi ma è possibile
una proroga per un massimo di 30g su accordo delle parti.
Le parti, primariamente, stipulano un contratto di negoziazione nel quale stabiliscono le
tempistiche.
NULLITA’ ab sustantiam: la mancanza dell’atto scritto comporta la totale inesistenza
dell’accordo stesso.
Oggetto della controversia: MAI diritti indisponibili e diritti nel lavoro.
E’ procedimento di carattere privatista anche se c’è aspetto pubblicista (avvocati come
certificatori: devono certificare l’autografia delle firme, conformità dell’accordo raggiunto
alle norme imperative all’ordine pubblico).
I 2 coniugi, assistiti da almeno 2 avvocati, possono stipulare tra loro accordo di
negoziazione e regolare privativamente i loro rapporti.
Inizialmente era previsto 1 solo avvocato (tutelare interessi dell’uno e dell’altro), ma 2
avvocati possono discutere “competentemente” invece.
Obbligo deontologico-> nascente dall’appartenenza dell’avvocato al suo ordine (in
generale, appartenenza alla professione). Si viene sanzionati dall’ordine stesso.
L’avvocato deve informare che c’è la possibilità di rivolgersi alla negoziazione assistita.
L’avvocato fa firmare una dichiarazione nel quale il cliente dichiara di aver avuto
conoscenza di questo strumento.
Ratio: evitare l’omettere l’informazione perché più conveniente assistere il cliente nella
separazione giudiziale, ma si vogliono proprio diminuire le cause.
(Giuramento dinanzi alla corte d’appello in cui si dichiara di rispettare ordine & norme
deontologiche).
PROCEDURA:
Imput-> 1 dei 2 coniugi spedisce una missiva all’altro coniuge invitandolo a partecipare al
procedimento di negoziazione assistita. Inserisce anche l’avvertimento di procurarsi un
avvocato (obbligatorio) e indica una data nella quale i 2 si ritroveranno per iniziare la
negoziazione.
L’altro coniuge può:
 ritenere di non assecondare la richiesta del coniuge e preferire la via giudiziale->
non si presenta alla data fissata e bisognerà iniziare la sep. giudiziale.
 aderire al procedimento: i due coniugi si ritrovano la prima volta e dopo aver
tentato una conciliazione, nel caso fallisca, i due redigono la convenzione di
negoziazione assistita-> accordo in cui le parti stabiliscono i termini entro i quali la
n. deve avvenire e la metodologia con la quale raggiungere l’accordo, per poi
stipularlo.
Una volta stipulata la convenzione, i coniugi si trovano più volte dinanzi ai loro legali
e cominciano ad affrontare tutte le questioni legate al loro rapporto.
Q. tematiche:
 se ci sono figli, si discute in merito alla loro “sorte”.
In genere si opta per l’affido condiviso (prima la potestà genitoriale era solo
di uno dei due genitori, quello affidatario), entrambi esercitano la potestà
genitoriale. Stabiliscono regole che governeranno la vita dei figli: dove e con
chi vivranno prevalentemente+ diritto di visita dell’altro.
Per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli, i due devono fare
una valutazione economica.
 Casa coniugale-> il legislatore tutela prevalentemente i figli e perciò essa
verrà assegnata con preferenza al genitore al quale sono affidati con
prevalenza i figli.
Q. economiche:
 Se siamo in presenza della separazione di beni, l’assetto patrimoniale pare
delineato.
In presenza di comunione, bisogna stabilire quali siano oggetto di
comunione, procedere alla divisione (titolari 50-50), e dinanzi alla presenza
di beni indivisibili, vi sono 2 opzioni: o si decide di alienare il bene e
suddividere i proventi, oppure si assegna il bene esclusivamente ad uno dei
coniugi, ma egli dovrà corrispondere la metà del bene all’altro coniuge.
E’ redatto un accordo finale che contiene tutti i dati. Questo dovrà essere trasmesso al PM presso
il tribunale secondariale (?). Il PM deve:
 Se i coniugi non hanno figli, la sua valutazione è superficiale: esamina la congruità delle
condizioni economiche concordate attraverso gli allegati all’accordo di sep. o div. delle
dichiarazioni dei redditi degli ultimi 3 anni e le ultime 3 buste paga.
Se ritiene che le condizioni non siano eque, si rifà l’accordo.
Se le condizioni sono eque, si concede il NULLAOSTA.
 Se siano presenti figli, il PM ha un’attenzione maggiore: valutare se le condizioni
concordate siano congrue ai figli (soggetti terzi minori che non hanno preso parte agli
accordi).
Se è conforme, emana atto di AUTORIZZAZIONE (da registrare nel registro dello stato
civile).
Se non risulta idoneo, il PM entro 5 giorni notifica le parti ed entro 30g le convoca avanti a
sé per ridiscutere tali aspetti, avviando un procedimento giudiziale.
Se il giudice concede il nullaosta, dev’essere trascritto presso il registro dello stato civile.
Sono gli avvocati ad occuparsi di ciò (ripresa ruolo pubblicista), entro 10 giorni
dall’emanazione dell’autorizzazione o del nullaosta. Altrimenti gli avvocati saranno
sanzionati dai 2000 ai 10.000 euro.
Termina così l’intero procedimento.
La peculiarità è che il processo è applicabile in assenza e presenza di figli (sempre).
Si possono trasferire diritti reali (beni immobili).
A LIVELLO ECONOMICO->Pagamento parcella degli avvocati che assumono sia il ruolo
privatista che pubblicista. Il vantaggio però è non fare ampia pubblicità alle questioni
patrimoniali. (?)
Non c’è addebito.
3. Separazione dinanzi al giudice ordinario->
Assistenza dai legali, c’è necessità anche di 3000-4000 euro in totale.
Pare che il legislatore faccia sì che solo in ipotesi giudiziali faccia arrivare a separazione/divorzio
giudiziale. Se i coniugi non riuscissero a separarsi consensualmente, il termine per divorziare non è
più di 6 mesi ma 1 anno (come se si volesse “sanzionarli”).
La ratio dell’istituto della separazione è dare il tempo per ripensare alla decisione.
EFFETTI DELLA SEPARAZIONE
 Scioglimento della comunione-> acquisti fatti una volta separati non cadono più nella
comunione;
 Viene meno il dovere alla coabitazione e gli altri doveri vengono regolati diversamente.
(Ma a chi spetta la casa familiare? In genere alla madre, specialmente per la sua vicinanza
con i figli).
N.B.!
Assegno di mantenimento-> è diritto che si ha di poter, nel caso in cui uno dei coniugi non
abbia un reddito tale per cui possano mantenere uno stile di vita dignitoso, l’altro coniuge
mi deve corrispondere un assegno che mi permetta di vivere dignitosamente.
In caso di addebito, non posso più percepirlo.
(Ci sono parametri da rispettare in merito all’ipotesi economica del mantenimento.)
Assegno agli alimenti-> qualora anche sia presente l’addebito (che esclude la possibilità di
dare l’assegno di mantenimento), esso continua a fornire al coniuge i mezzi di
sostentamento primari. Qualora il coniuge che ne usufruisce muti la propria condizione
migliorandola, allora l’altro coniuge non è più tenuto a darlo.
(Per i figli non è revocabile, ne hanno sempre diritto perché a loro non spetta l’addebito ?)
EFFETTI DEL DIVORZIO

3. LA SEPARAZIONE GIUDIZIALE:
 Si svolge dinanzi al giudice;
 E’ di 2 tipologie:
Consensuale->entrambe le parti concordano le condizioni, fanno ricorso al
giudice richiedendo la fissazione dell’udienza presidenziale (ove il giudice
avrà funzione di mero notaio verificando se l’accordo raggiunto sia
confacente agli interesse dei figli se ci sono o equo anche senza la loro
presenza.
Non consensuale-> non c’è accordo raggiunto dalle parti.
 L. 55 n. 2005 ha innovato la procedura di separazione giudiziale, suddividendo la prima
parte della procedura “presidenziale” (presidente del tribunale) dalla seconda, dinanzi al
giudice istruttore.
In primis, c’è ricorso dinanzi al giudice (ART. 706, dal cpc):
-quello dell’ultima residenza dei coniugi;
-del luogo ove risiede la parte convenuta;
-se entrambi risiedono all’estero, dinanzi ad un giudice del Tribunale della Repubblica (se
sposati in Italia);
Rispetto a prima, la legge non stabilisce tempistiche definite.
Una volta ricevuto il ricorso, esso è presentato al presidente del tribunale.
Entro 5 giorni dalla deposizione in cancelleria dell’atto, il giudice con decreto stabilisce
l’udienza di comparizione dei due coniugi dinanzi al presidente del tribunale entro 90
giorni. E’ stabilito un termine alla parte ricorrente per notificare alla controparte il ricorso e
il termine entro il quale la controparte debba depositare memorie difensive o dei
documenti.
Presentando il ricorso, bisogna aggiungervi la dichiarazione dei redditi e l’esistenza di figli
legittimi, disabili, adottati da entrambi i coniugi (chiarire se hanno figli).
A differenza dell’art. 706 vecchio, non si nomina la richiesta di assegnazione di casa
coniugale o la gestione dei figli, perché questa prima parte, detta PRE-CONTENZIOSA vede
la prima udienza essere finalizzata alla conciliazione delle parti, perché la fase contenziosa
non è ancora iniziata. Quest’ultima comincerà successivamente (se nell’udienza
presidenziale non raggiungano la conciliazione).
Il presidente prima sente i coniugi separatamente e poi congiuntamente.
Se uno dei due coniugi non si presenta, L’ART. 707 DI CPC dice che entrambi devono
comparire con un difensore, ma:
 se chi fa la domanda non si presenta, è come se la domanda non si fosse mai presentata;
 se il coniuge convenuto non si presenta, è fissato un nuovo giorno per la comparizione con
un ordine di rinnovazione della notifica della comparizione e se la parte non si presentasse
ancora, il giudice darà inizio alla fase contenziosa e il giudizio proseguirà in contumacia
senza che questi abbia potuto parteciparvi.
ART. 706 cpc:
 Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere il processo verbale di conciliazione
che sarà poi omologato e sarà questa la condizione di separazione.
 Se invece non c’è conciliazione, il presidente dà i provvedimenti di urgenza che
disciplina temporaneamente rapporti tra coniugi e la gestione dei figli. Davanti a
giudice istruttore, egli potrà confermare o modificare le condizioni adottate da
presidente e solo allora diventeranno stabili.
Il giudice con ordinanza regola anche il nuovo status dei coniugi.
Inoltre, si ritiene che egli debba sentire in ogni caso i figli minori: 12 anni o minori se capaci di
discernimento. Sono i soggetti ai quali l’ordinanza è poi applicata. Se lo ritenga superfluo, o
comunque non lo fa, deve usare provvedimento motivato. Ci si può servire anche di personale
tecnico per comprendere l’effettivo interesse dei figli: psicologi, psichiatri vi rientrano.
Possono essere presenti i genitori, i difensori, i curatori e pubblico ministero all’ascolto.
Prima dell’ascolto, questi possono proporre al presidente del tribunale o il giudice istruttori di
proporre argomenti interessanti in merito ai quali il minore può essere sentito.
Il giudice inoltre stabilisce inoltre l’assegno di mantenimento nei confronti dei figli se ci sono o
nei confronti dei coniugi che ne abbia bisogna (analisi buste paga, dichiarazione dei redditi…).
Se il giudice non riesce a stabilire dai documenti, sviluppa ulteriori indagini per creare
ordinanza contenente regolazione vita dei figli, dei coniugi e a livello patrimoniale. E’ solo
provvisoria (definitiva con giudice istruttore).
Dopo l’udienza, se la conciliazione non è raggiunta, si passa alla fase contenziosa: il ricorrente
deve riconvocare l’altra parte ad un “vero giudizio”. E’ nominato il giudice istruttore, si danno
le tempistiche perché l’altro possa costituirsi -nell’atto dichiarare strumenti di prova e
testimoni- ed è qua che scattano tutte le preclusioni: presentare tutti i documenti (dopo non si
può più presentarne) e si possono chiamare testimoni -finita fase presidenziale, ricorrente
chiama altro- specialmente se si vuole richiedere l’addebito (dimostrare se coniuge è venuto
meno ad alcuni obblighi matrimoniali).
Se il rapporto di coppia è complicato, ci sono più udienze.
Si costituisce poi il giudizio vero e proprio, che si conclude con sentenza che stabilisce in
maniera indelebile la condizione tra i due.
REWIND:
1. Dinanzi al presidente del tribunale-> fase precontenziosa.
Egli emana ordinanza provvisoria o urgente che detta regole di vita dei coniugi, gestione di
figli, finchè non ci sia la sentenza definitiva.
Se un coniuge non ritiene che le statuizioni non siano corrette, egli può fare ricorso alla
Corte d’Appello.
2. Fase contenziosa-> giudice istruttore. Prove, testimoni, consulenti tecnici di parte,
psicologi, revisori contabili.
Si può chiedere di mutare le condizioni presidenziali solo se il giudice istruttore verifica il
mutamento delle condizioni di base (che hanno giustificato le prime statuizioni).
(Nelle condizioni di divorzio, capita più spesso la modifica rispetto alla separazione)
3. Sentenza->condizioni di separazione.
COME SI SCRIVE UN RICORSO CONGIUNTO DELLA SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI?
1. Individuare tribunale competente (altrimenti rigetto del ricorso).
Ultima residenza coppia/c
Non è un atto di citazione perché se così fosse verrebbe prima notificato alla controparte e
poi al giudice essendo un ricorso ho prima deposto dal giudice e poi notificazione alla
controparte.
Ricorso congiunto-> separazione consensuale.
Indicare nome, codice fiscale, ove sono domiciliati l’uno e l’altro, nome dell’avvocato (in genere
viene messo solamente uno) e il suo pec.
2. Individuare tipo di atto
3. Individuazione ricorrenti
4. Premesse:
1. In data x, i coniugi x ed y hanno contratto matrimonio civile o concordatario, trascritto
dall’ufficiale dello stato civile con un numero di trascrizione (chiedere copia atto di
matrimonio).
2. Se è ricorso congiunto, i coniugi attestano che la loro convivenza è divenuta intollerabile,
si dichiara in maniera generica.
3. Si citano eventuali figli nati.
4. Specificare regime patrimoniale. Se in comunione, porvi gli oggetti di essa.
5/6. Informazioni di carattere patrimoniale per stabilire l’assegno di mantenimento:
professione, reddito annuo+ allegazione redditi ultimi 3 anni.
7. Appartenenza della casa coniugale, o indicare se sono in affitto (spesso però i coniugi
giovani sono in comodato gratuito).
5. RICHIESTE
6. CONDIZIONI-> qui, in separazione consensuale, sono già stabilite. Giudice verifica equità.
Affido congiunto è regola di default. Esclusivo è solo se uno dei due genitori siano incapaci & co;
Assegno di mantenimento;
Godimento beni mobili e immobili;
Ripartizioni tasse e spese per l’abitazione (se ci sono figli, anche l’altro coniuge partecipa alle
spese). Spese ordinarie->50/50 -mantenimento responsabilità genitoriale-, quelle straordinarie
sono stabilite.
8/9 Vacanze dei figli-> con quale genitore bisogna trascorrerle? Il giudice potrebbe anche stabilire
compiti dei genitori se i due non trovino minimamente un accordo;
10 obbligo di comunicare cambio di residenza e recapiti telefonici;
7. DOCUMENTI DA PRESENTARE:
 Atto di matrimonio
 Stato di famiglia
 Misure catastali di casa coniugale (non obbligatorie)
 Dichiarazione dei redditi degli ultimi 3 anni
8. DICHIARAZIONE DEL VALORE DELLA CAUSA-> spese di segreteria
(In genere si considerano i costi dell’avvocato, del procedimento giudiziario, consulenza tecnica.
L’avvocato è obbligato a presentare un preventivo che tenga conto delle varie fasi)
COME SI COMPONE UN RICORSO NEL CASO VENISSE PRESENTATO SOLO DA UNO (SENZA
CONSENSO)?
“Ricorso per separazione personale dei coniugi”.
Avremmo 1 sola parte.
Nelle PREMESSE, la parte riguardante l’atto di matrimonio è uguale, ma il 2. In cui si dichiara una
descrizione estensiva delle condizioni che hanno portato all’insostenibilità della convivenza.
Rimane obbligatoria la dichiarazione sui figli, quella patrimoniale, l’indicazione della professione e
la dichiarazione dei redditi.
Mancheranno totalmente le condizioni. L’unica richiesta è quella di fissare l’udienza presidenziale,
stabilendo il termine entro il quale il ricorrente debba notificare all’altra parte ed il termine in cui
la controparte debba presentare memorie e documenti (manca la consensualità ed è impossibile
già che le condizioni siano stabilite).
Non è già obbligatorio chiedere l’addebito, l’assegno di mantenimento, o l’assegnazione casa
familiare. Le domande saranno poi dinanzi al giudice istruttorio presentate.
(Prima della legge 2005, già la parte chiedeva le cose enunciate anteriormente. La liberazione
dell’atto dalle richieste permette più facilmente raggiungere una conciliazione).
16/11
ASSEGNO DI MANTENIMENTO
Somma che può essere conferita nel caso in cui si abbia separazione. C’è il rapporto matrimoniale
ancora esistente.
Se le condizioni mutano, muta anch’esso.
Fondamento normativo: ART. 156 CC-> Il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a
vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall'altro coniuge
quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.
N.B. Domanda d’esame!:Quali sono i parametri?
Parametro 1: Non addebilità della separazione. In caso positivo, non si ha diritto all’assegno di
mantenimento.
Parametro 2: mancanza del beneficiario di adeguati redditi propri (se fossero entrambi privi, non ci
sarebbe l’assegno).
Redditi-> analisi globale situazione patrimoniale del coniuge.
L’altro coniuge ha diritto di trovare un altro reddito oltre all’assegno-> il giudice valuta ogni
condizione e soprattutto se egli abbia la possibilità di lavorare (formazione, mancanza di figli o
presenza di essi senza necessariamente occuparsene in ogni momento), in quel caso l’assegno è
temporaneo finchè egli non si procuri un reddito. Dunque l’assegno di mantenimento non è una
rendita ed un esonero a non procurarsi sostegni economici.
Parametro 3: disparità economica sussistente tra i 2 coniugi.
Ratio: se entrambi fossero eguali, l’assegno non avrebbe motivo di esistere.
Parametro 4: l’assegno deve consentire all’altro coniuge di mantenere lo status economico che
egli aveva in costanza di matrimonio. (Per l’assegno divorzile non è così, la Cassazione ha mutato
orientamento facendo venir meno questo principio, sentenza 11504/17)
In realtà, è difficile che entrambi mantengano lo stesso status, perchè i redditi si dividono e le
spese aumentano.
L’AdM da conferire ai figli ha un presupposto logico diverso alla base rispetto a quello conferito al
coniuge. Continua costantemente in separazione e divorzio.
Art. 337-ter-> obbligo di mantenere i figli, ci sono alcune condizioni:
1. Esigenze di figlio/i (se mutano, muta anche l’assegno conferitogli)
2. Tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori (visto che sono
“terzi” che subiscono le scelte dei loro genitori->garantire qualità di vita tendenzialmente
simile a quello goduto precedentemente);
3. Tempi di permanenza presso ciascuno di essi-> in genere si utilizza l’affidamento condiviso;
4. Risorse economiche di ciascuno dei coniugi (-> più è abbiente, più sarà il contributo);
5. Valenza di compiti domestici e cure assunte da ciascun coniuge-> chi avrà la maggior
incombenza, riceverà richieste meno “pesanti”;
ASSEGNO DIVORZILE
Somma conferita in caso di divorzio.
Cambia il parametro di quantificazione di esso, perché la relazione matrimoniale è completamente
rescissa. La Cassazione ha infatti sostenuto che esso non debba assicurare il tenore di vita
mantenuto in precedenza ma i mezzi di sussistenza necessari.
Come nell’assegno di mantenimento, nell’esame reddituale bisogna guardare il reddito attuale e
alla capacità prospettica di produrre reddito.
(Diverso dagli alimenti-> se coniugi manca di elementi minimi di sostentamento, permette solo il
cibo. C’è dovere di solidarietà sociale anche che si manifesta. L’interpretazione della Cassazione
potrebbe fare un richiamo ad esso sebbene rimangano distinti).
Se il coniuge non paga o l’assegno divorzile o di mantenimento, il provvedimento che ha stabilità
la quantificazione dell’assegno è titolo esecutivo (spendibili per avere provvedimenti gravosi)
idoneo per poter esercitare azioni di pignoramento diretto (1/5 sullo stipendio) o verso terzi.

Esempio 1
Marito-> 1400 (medio basso, mensile)
Moglie-> 800 mensile (part-time)
2 figli. 1-> 5 anni, 2-> 7 anni. Collocati dalla madre prioritariamente, hanno 1 sera col padre e
passato il weekend alternato+ assegnata la casa familiare, il padre trova altra casa
Casa di proprietà su cui c’è un mutuo a 500 euro mensili, sono comproprietari
Vi sono presupposti per conferire all’altro l’adm? Art 156
Qual è la quantità dell’adm che il marito deve corrispondere ai figli

MUTUO-> 250 a testa, ma M: 550 P: 1150


P affitto->1150-400=750-400 (alimenti x 1 mese)= 350-> 125/125+50
Madre-> ha redditi propri ma non adeguati per il mantenimento dei 2 figli, presumibilmente non le
è addebitabile la separazione. Comunque gode della casa
M+P: 1700:2=850
M:
///
Sentenza 11504/17, commento
 Prima sezione civile->si occupano delle problematiche di famiglia in genere
 Magistrati->3/4 uomini
 Sono passati 3 anni dalla sentenza della Corte d'appello fino ad arrivare alla Cassazione.
 Citazione avvocati
 Fatti di causa-> in prima istanza il tribunale di Milano aveva sancito il divorzio tra i soggetti
A e B ma aveva respinto l’assegno divorzile. Il gravame=appello alla Corte d'appello che
respinge anch’essa la richiesta (come farà poi la Cassazione).
 Ricorso 1->motivato dall’incompetenza territoriale del giudice, eccezione di rito.
 Eccezione di merito-> assegno divorzile respinto
Il diritto di solidarietà (post-coniugale) sorge dal valore della convivenza in passato, che diviene
così fondamento del diritto dell’uno verso l’altro.
L’assegno di divorzio è condizionato, così come enunciato dall’art. 5 comma 6:

 dalla mancanza di mezzi adeguati


 impossibilità di procurarseli
per l’altro coniuge, che si trova così nella situazione d’insufficienza economica.
Nell’assegno divorzile, ci sarà una locupletazione legittima (spostamento patrimoniale da chi
dà a chi ricevi)-> presenti i fondamenti.
La Corte ritiene principale ed il suo vero problema l’interpretazione di quel “mezzi adeguati e
non”: dal ’90, si considerava come termine di riferimento il tenore di vita precedentemente
avuto in costanza di matrimonio. La Corte ritiene però che quest’orientamento non sia più
“contemporaneo” al cambiamento della società, dove si verificherebbe un’ULTRATTIVITA’ a
riguardo di un elemento (il tenore di vita) che i coniugi stessi hanno voluto sciogliere.
L’ “An debeatur (“se sia dovuto”-> espressione per indicare la questione concernente
l'esistenza del diritto di cui si chiede tutela): STABILIRE SE IL CONIUGE ABBIA O MENO I MEZZI
DI SOSTENTAMENTO (NB! E non per mantenere il tenore di vita precedente).
La Cassazione ricostruisce i motivi del principio precedente: quando si era affermato, vi era un
periodo di transizione legato al divorzio, affermatosi “recentemente” nella società, ed il
principio si era costituito per rendere meno “tragico” il passaggio dal divorzio (vero e proprio
“marchio” per il soggetto, oltre che ipotesi “residuale” abbastanza rara) al matrimonio.
Quest’ultimo è ormai considerato molto più dissolubile e come atto di liberalità.
C’è così una DIVERSA INTERPRETAZIONE DEL PARAMETRO SOCIALE piuttosto che di quello
giuridico: il nuovo p. è il RAGGIUNGIMENTO DELL’INDIPENDENZA ECONOMICA, che l’ex
coniuge o ha o si deve procurare. Esso ha base normativa con l’art. 337-septies (“Disposizioni
in favore dei figli maggiorenni” -ancora non indipendenti-) -comma 1-, la cui particolarità è il
riferimento alla filiazione-> vige l’ANALOGIA LEGIS (stabilita dall’art. 12 delle preleggi) in
riferimento alla legge 898/70 sull’indipendenza economica oltre che riferimento l’assegnazione
del legato (?).
Motivo della decisione->il risultato finale rimane tale (la richiesta è respinta), ma muta la
giustificazione.
Qualora il parametro dell’indipendenza economica fosse una condizione negativa per il figlio- >
si darebbe maggiore protezione al coniuge piuttosto che al figlio (a cui spetta l’assegno di
mantenimento).
Le sentenze già passate in giudicato col differente principio non possono essere riviste (non
rientrano infatti nei parametri di revisione delle sentenze previsti dalla procedura civile).
Gli avvocati tuttavia, pur non potendo impugnare la vecchia sentenza, possono radicare una nuova
causa per modificare le cause di divorzio-> non sono mutate le condizioni dei coniugi, tuttavia il
parametro normativo.
Il problema dell’affermazione di questo nuovo parametro è stabilire quello che è il significato di
INDIPENDENZA ECONOMICA:
1. Capacità di percepire un reddito mensile;
2. Condizioni di base reddituali e patrimoniali (affitti, terreni) del soggetto;
3. Soddisfare autonomamente i parametri essenziali (mangiare, dormire, vestirsi, spese
sanitarie;
I figli devono rimanere “separati” da questo parametro, a loro deve essere assicurata una vita
dignitosa fino a che raggiungano l’indipendenza economica (così come per il coniuge che deve
raggiungerla ugualmente).
La presenza di una nuova relazione di fatto per il coniuge che percepisce l’assegno divorzile può
incidere su di esso, portando alla sua revisione oppure alla sua venuta meno qualora il suo sia un
rapporto more uxorio stabile ove l’altro soggetto è in grado di assisterlo oppure qualora l’ex
coniuge si risposi.
Vige il PRINCIPIO DI AUTORESPONSABILITA’ (ECONOMICA): l’assegno è chiesto in quanto persona
singola, e qualora il coniuge ritorni single (dopo una relazione di fatto contratta posteriormente),
devono provvedere da soli al loro sostentamento.
Es: qualora X dia un assegno ad Y che vive poi stabilmente con Z che porta reddito, Y può vedere
anche il suo assegno essere revisionato o venir meno, e qualora Y e Z si lascino, X non è più tenuto
a “finanziare” l’ex coniuge Y.
L’ASSEGNO DELLA CASA FAMILIARE E L’AFFIDAMENTO
Durante il laboratorio, abbiamo visto che la materia della filiazione riguarda l’assegno di
mantenimento, l’assegnazione della casa familiare, la valutazione dei requisiti economici dei
coniugi, la possibilità di essere ascoltati in tribunale per i figli stessi e per la scelta delle forma della
separazione.
La L. 54/2006 (che ha dato vita agli articoli 155, da bis a sexies) riguarda l’affido condiviso. La
Convenzione di Strasburgo (ratificata con l. 67/2003) e la Dichiarazione dei diritti del fanciullo si
sono occupati della faccenda. La riforma della filiazione (10-12-2012 e decreto legislativo
dicembre 2013. N 154 che ha equiparato i figli nati all’interno e fuori dal matrimonio.
ART. 315
E’ stato modificato dalla legge del 10 Dicembre del 2012, da notarsi l’art. 1 comma 7: “Tutti i figli
hanno lo stesso stato giuridico”. Prima erano distinti se nati in costanza o fuori dal matrimonio. La
riforma ha di fatto equiparato lo status di figlio indipendentemente dalla sua nascita.
La ratio alla base di ciò è stato il cambiamento sociale (oltre che risolvere la disparità che si
instaurava tra i figli che violava anche il principio di uguaglianza: i figli erano spesso nati all’interno
del matrimonio, ora invece le crisi dei rapporti di coppia, soprattutto dei matrimoni, sono sempre
più frequenti ed i figli nascono prevalentemente al di fuori di esso.
ART. 315-bis DIRITTI E DOVERI DEL FIGLIO
Diritti e doveri del figlio (speculare al 147 “Doveri verso i figli”, contiene gli obblighi genitori-figlio).
I diritti sono: l’essere mantenuto, educato, istruito, assistito moralmente dai genitori nel rispetto
delle proprie capacità, inclinazioni naturali, aspirazioni.
Ove vi fossero controversie nella mancanza di adempimento dei seguenti obblighi, lo standard di
comportamento (cioè per valutare quello dei genitori) è ricostruibile in relazione alle qualità del
figlio.
“Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.”-> i
parenti hanno diritto di azione se il legame viene in qualche modo reciso.
“Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di
discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.”-
> qualora vengano prese decisione senza la consultazione, esse potrebbero essere già considerate
illegittime. Il livello di maturità si sta sempre più abbassando a livello d’età.
“Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie
sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa.”-> sono i
doveri del figlio, egli può e deve assistere la famiglia. Quest’ultimo elemento è spesso uno dei più
critici perché dato che i figli rimangono sempre più a lungo in famiglia perché si sposano sempre
più tardi, capita spesso che i genitori nel tempo della crisi perdono il lavoro o non percepiscono
più reddito in età avanzata perché esodati. Potrebbe essere presente l’unico reddito del figlio
perché i genitori non riescono più ad impiegarsi nonostante ancora in età lavorativa. Il figlio ha
l’obbligo di mantenerli finchè convive con loro in relazione alle sue sostanze e al suo reddito.
ART. 316 RESPONSABILITA’ GENITORIALE
La potestà è stata sostituita con la responsabilità genitoriale
“Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo
tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio.
I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore. In caso di contrasto su
questioni di particolare importanza** ciascuno dei genitori può ricorrere senza formalità al giudice
indicando i provvedimenti che ritiene più idonei. Il giudice, sentiti i genitori e disposto l'ascolto del
figlio minore che abbia compiuto gli anni 12 e anche di età inferiore ove capace di discernimento,
suggerisce* le determinazioni che ritiene più utili nell'interesse del figlio e dell'unità familiare. Se il
contrasto permane il giudice attribuisce il potere di decisione a quello dei genitori che, nel singolo
caso, ritiene il più idoneo a curare l'interesse del figlio.
*in realtà, ordina.
**scelta della scuola superiore, trattamenti medici (es: bisogno di trasfusione, per l’uno è
necessario, per l’altro, per le sue credenze, è inconcepibile. Uno dei due può rivolgersi al giudice).
Il genitore che ha riconosciuto il figlio esercita la responsabilità genitoriale su di lui.
Perché magari la perde ha residuo di obbligo di vigilanza
ART. 316 BIS CONCORSO AL MANTENIMENTO
“I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive
sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non
hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori
stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.
E’ una sorta di solidarietà familiare che si concretizza. Gli ascendenti hanno l’obbligo di intervenire.
Anche altri istituti o enti possono intervenire a favore delle famiglie in difficoltà, sebbene prima
vengano “interpellati” gli ascendenti e se sono in grado di contribuire anche solo in parte e in
concorso con l’intervento pubblico.
In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito
l'inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi
dell'obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all'altro genitore o a chi
sopporta le spese per il mantenimento, l'istruzione e l'educazione della prole.”
Il decreto diviene titolo esecutivo con cui si possono eseguire azioni di escussione forzata nei
confronti di colui che sia obbligato non rispetti il proprio obbligo. (Il decreto, notificato agli
interessati ed al terzo debitore, costituisce titolo esecutivo, ma le parti ed il terzo debitore possono
proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica.”)
ART. 317 IMPEDIMENTO DI UNO DEI GENITORI
“Nel caso di lontananza, di incapacità o di altro impedimento che renda impossibile ad uno dei
genitori l'esercizio della responsabilità genitoriale, questa è esercitata in modo esclusivo dall'altro.
La responsabilità genitoriale di entrambi i genitori non cessa a seguito di separazione,
scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio.”
Qualora uno dei due si allontani fisicamente per una sua scelta di vita, la responsabilità genitoriale
viene persa perché egli manca totalmente nella vita del figlio (la perdita non si verifica quando
sussistono esigenze lavorative).
ART. 317-BIS RAPPORTO CON GLI ASCENDENTI
“Gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni.
L'ascendente al quale è impedito l'esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice del luogo di
residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell'esclusivo
interesse del minore.”
Il giudice considera se per lo sviluppo del nipote sia necessario il rapporto con l’ascendente.
Ci sono due parametri per valutarlo:
1.CONDIZIONE PRELIMINARE? E ONERE DELLA PROVA (in capo all’ascendente): dev’essere
relazione di significativa vicinanza affettiva tra i figli e i propri ascendenti.
Ratio: interesse dei figli=nipoti piuttosto che degli ascendenti.
2. Esistenza di una situazione patologica tra i genitori dei minori e l’ascendente-> ci sono state
manifestazioni di condotte da parte dei genitori nei confronti degli ascendenti tanto gravi da
considerarsi pregiudizievoli per i figli=nipoti da legittimare l’intervento del tribunale dei minorenni.
Ratio identica al primo presupposto: interesse per i piccoli di avere rapporti con i nonni.
Sono tutti articoli che riguardano la fisionomia del rapporto.
CAPO II TITOLO IV art. 337-bis e ss.
ART. 337-
Anche nel caso di separazione e divorzio, entrambi i genitori mantengono ed esercitano la
responsabilità genitoriale perché il figlio ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato con
entrambi.
Quando il giudice (nella separazione assistita o giudiziale) valuta se le condizioni stabilite dai
coniugi siano conformi ai figli ci si riferisce proprio al mantenere dei rapporti equilibrati con
entrambi, altrimenti non sarebbe una condizione accettabile da parte del giudice. Non sarebbe
nemmeno giusto se entrambi i genitori con un lavoro e un reddito si accordino per far sì che solo
uno mantenga economicamente i figli senza ragioni o motivi.
NELLA SEPARAZIONE GIUDIZIALE
Regola generale->I figli rimangono affidati ad entrambi secondo l’affidamento condiviso, anche se
uno di loro li avrà in casa
Un tribunale di Brindisi ha dato linee guida sulla questione stabilendo che non solo i figli devono
potere frequentare egualmente entrambi i genitori (che devono modificare le proprie vite per
poter permettere ciò, non facendo incombere la faccenda sui figli che sarebbero sottoposti ad
eccessivi spostamenti), ma anche che così, saltando però il concetto di casa familiare (perché
appunto il tempo viene fatto passare con) non diviene più importante a chi venga attribuita la
stessa, perché non ci sarà più un genitore “prevalente”.
Nel caso in cui l’abitazione della casa familiare sia in comproprietà di entrambi i genitori, e per
ovvie ragioni l’altro deve trovarsi un altro alloggio, questi vede diminuito il suo obbligo di
partecipazione al mantenimento dei figli per la quota corrispondente al pagamento di un ipotetico
canone di locazione.
Regola eccezionale->affidamento dei figli ad un solo genitore: se l’altro non ha le capacità
(elemento patologico) di fare ciò, o si sia allontanato (e. p.), o sia incapace.
ASSEGNO DI MANTENIMENTO
I parametri che orientano lo stabilire il quantum (art. 337-ter, c.4):

 Attualità: considerare sempre le condizioni in cui il figlio si trova, per questo l’assegno di
mantenimento è modificabile;
 Tenore di vita tenuto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;
 Tempi di permanenza presso ciascun genitore: se egli sta più con uno, l’altro deve
compensare l’onere che il primo assume;
 Risorse economiche di entrambi i genitori: non si può ovviamente chiedere ad un genitore
ciò che non ha;
 Valenza economica di ciascuno dei compiti domestici e di cura assunti da ciascuno dei
genitori.

I PATTI FAMILIARI-DI CONVIVENZA


Il ddl Cirinnà (passato col maxiemendamento della ministra Boschi) ha inserito le unioni civili
(persone delle stesso sesso) e disciplinato le convivenze (di entrambi e di diversi sessi)
trasformandosi in legge 76.
C’è una sorta di livellazione nelle coppie:
1. Coppia sposata o in unione civile;
2. Convivenze di fatto con contratto di convivenza, le convivenze sono registrate negli uffici
dello stato civile;
3. Mere convivenze di fatto (né regolate da contratti né registrate nei registri di stato civile)
CONVIVENZA-> coppie non fondate sul matrimonio/unione civile, ma caratterizzate da una
tendenziale stabilità, dalla comunanza di vita e di interessi e dalla reciproca assistenza morale e
materiale. Sono coppie in costante aumento.
Prima del ddl e della legge, la Corte Costituzionale aveva affrontato il tema della famiglia di fatto
concedendole alcuni diritti e ritenendola una formazione sociale tutelata a livello costituzionale
(art.2) sull’assunto che “un consolidato rapporto, ancorché di fatto, non appare
costituzionalmente irrilevante quando si abbia riguardo al rilievo offerto al riconoscimento delle
formazioni sociali e dalle intrinseche manifestazioni solidaristiche”.
La legge 76 indica i requisiti della coppia di fatto:
-persone maggiorenni;
-uniti stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale;
-coabitazione (e non essere sposati);
-non vi devono essere tra loro rapporti di parentela, affinità o adozione;
Non si richiede la formalizzazione dell’atto di costituzione per questa coppia, altrimenti sarebbe
una coppia di diritto. Tuttavia la normativa le ha dato riconoscimento e l’ACCERTAMENTO con la
famiglia anagrafica: coabitazione che risulta dallo stato di famiglia.
A livello di diritti e doveri, sono estesi i diritti che sono dati al coniuge:
a livello penitenziario (diritto di visita);
in ambito sanitario: assistenza, visita, accesso alle informazioni personali;
potere di conferire in forma scritta e autografa un mandato con il quale designare l’altro
convivente quale rappresentante con poteri in ordine a 2 casi:
-in caso di malattia che comporti incapacità, l’altro lo rappresenta totalmente;
-in caso di morte, egli diviene esecutore delle volontà post-mortem;
Assegnazione della casa familiare-> in caso di morte del convivente proprietario del caso,
l’altro ha diritto di abitazione per almeno 2 anni che divengono 3 se vi sono figli minori o
disabili.
Se la convivenza è durata più di 3 anni, si può avere diritto di abitazione superiore, ma
sempre inferiori a 5.
In caso di morte del convivente conduttore, l’altro può succedergli nel diritto.
Se la convivenza finisse ma uno dei due non ha i mezzi di sussistenza per poter vivere, ha
diritto agli alimenti per un periodo proporzionale alla convivenza;
In risarcimento di danno da morte, la convivenza di fatto è paragonato al legame coniugale
(già fatto dalla giurisprudenza)-> il secondo ha diritto al risarcimento dell’altro;
Diritto di preferenza nell’assegnazione della casa popolare.
La legge non riconosce alcuna novità.
CONTRATTO DI CONVIVENZA
1.
2.
-Scelta del regime patrimoniale della comunione dei beni;
-Non si può opporre nessun’eccezione;
-Risoluzione del contratto:
 Accordo tra le parti comunicazione entro 10 giorni all’ufficiale di stato civile per la
pubblicità;
 Morte del convivente;
 Sposalizio o unione civile;
 Recesso unilaterale, in tal caso è obbligo del notaio o dell’avvocato notificare il recesso
all’altra parte. Se la casa appartiene al convivente recedente, egli deve concedere all’altro
90 giorni di tempo per lasciare la casa.
 In caso di comunione, essa si scioglie.

UNIONI CIVILI
Si costituisce tra soggetti dello stesso sesso attraverso una dichiarazione dinanzi all’ufficiale dello
stato civile alla presenza di 2 testimoni.
Il documento che la costituisce deve contenere:
 dati anagrafici parti;
 adozione del regime patrimoniale (regolato dalla stesse regole): in genere
comunione dei beni, ma ammessa anche la separazione dei beni, la
costituzione di un fondo patrimoniale e la creazione dei patti familiari;
 residenza (visto l’obbligo di coabitazione);
 identità e residenza dei testimoni (come nel matrimonio).
Manca l’obbligo di fedeltà e di collaborazione (nell’interesse dell’unione), ciò è giustificato
ideologicamente per marcare la differenza che parte del corpo legislativo stabiliva rispetto alla
famiglia di formazione tradizionale: è una formazione sociale (tutelata dall’art. 2 della
Costituzione) ma non una famiglia.
Entrambe le parti:
 in relazione alle loro capacità economiche e di lavoro casalingo, devono contribuire ai
bisogni comuni;
 scegliere il cognome comune, anteponendolo o posponendolo a quello proprio;
L’indirizzo della vita familiare e la residenza comune sono concordati dalle parti e spetta ad
entrambi attuarlo (come nel matrimonio).
CAUSE IMPEDITIVE (DELL’UNIONE CIVILE)
Richiamo a quelle matrimoniali:
1. Una delle parti è unita in unione civile o in matrimonio con altra persona (dev’esserci stato
divorzio);
2. Una delle parti è incapace o interdetta;
3. Rapporto di parentela tra le parti;
4. Uno è stato condannato a titolo definitivo per omicidio consumato o tentato nei confronti
di chi sia coniugato o unito civilmente;
Grazie alla L. 76, sono estese alcune normative per la famiglia stessa:

 Ordini di protezione (attivabili per minaccia morali o fisiche);


 Amministrazione di sostegno;
 Interdizione e inabilitazione;
 In caso di morte di prestatore del lavoro, ha diritto a risarcimento dal datore di lavoro, al
trattamento di fine rapporto e le regole di prescrizione per le cause in essere (soggetto
coniugato);
 Tutte le disposizioni che presentano il termine “coniuge” e sono espressamente richiamate
dalla legge.
Norme per il coniuge superstite nella successione legittima, ab intestato e nelle regole per
l’indegnità, la collazione (comunione fittizia donazioni fatte in vita a titolo successorio) e il
patto di famiglia;
Non è prevista la separazione ma direttamente lo scioglimento (VS matrimonio):
Per morte o dichiarazione di morte presunta per l’altro partner;
Sentenza di rettificazione di attribuzione del sesso (non opera automaticamente la regola
del matrimonio ove se un coniuge cambia sesso, il matrimonio può diventare un unione
civile se il legame non vuole essere sciolto dai 2);
Ipotesi previste all’art. 3 nei numeri 1 e 2 della legge sul divorzio:
1. Uno dei partner ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere il suo partner in
unione civile;
2. Chi è stato condannato all’ergastolo.
Quando le parti hanno manifestato, anche disgiuntamente, la volontà dinanzi all’ufficiale
dello stato civile. La domanda di scioglimento dell’uc è proposta decorsi 3 mesi dalla data
della manifestazione di scioglimento dell’unione:
 si va dinanzi al giudice (per lo scioglimento) oppure
 si adotta lo scioglimento dinanzi all’ufficiale dello stato civile oppure
 si ricorre alla negoziazione assistita.
(La mancata consumazione non è elemento richiesto per lo scioglimento.
Nel caso di matrimonio putativo, non si applica quest’istituto.)

ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE


Vd.: Sentenza n.4847/13
Il diritto di abitazione è un prelegato ex lege, poiché il legislatore, seguendo il principio della
solidarietà coniugale, ha voluto favorire la posizione del coniuge.
ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE
Vd.:
Si ottiene qualora vi sia una violazione dell’obbligo familiare da solo sufficiente a creare crisi
familiare.
Qualora entrambi i coniugi siano corresponsabili di mancanze (violazioni) e poi intervenga una
violazione di obbligo familiare è “esito” di un rapporto ormai logorato-> per questo l’addebito non
è per nessuno dei 2.