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IL

LAVORO DEL TECNICO ISPETTORE VISTO DALLA PARTE DEGLI OPERATORI


Ivano Soave
Agronomo Agrintesa
soave.ivano@agrintesa.com

Le seguenti osservazioni si basano sull’attività della visita ispettiva quale risultato dell’attività impostata e diretta
dalla Direzione degli OdC, quindi il complesso del lavoro del tecnico ispettore in sé.

Il COMPITO DELL’ISPEZIONE

Innanzitutto, il ruolo dell’ispezione ha un valore non solo “etico” ma economico di primo piano, poiché solo il
corretto accesso al mercato di produzioni oneste può innescare una competizione onesta.

Si sa che l’introduzione nel mercato bio di prodotti certificati bio ma ottenuti a residuo zero ha effetti devastanti in
termini di concorrenza a livello di prezzo e di qualità.

Va ribadito che un prodotto bio, se offerto a prezzi bassi (inferiori ai costi colturali, confezionamento e trasporto)
può nascondere spesso un prodotto non bio, il che vuol dire una frode, cioè reato penale. Fatto tanto più grave
perché, se di dimensioni sufficienti, ha una azione estromissiva dal mercato di produttori onesti che forzatamente
producono a costi di produzione più alti.

GLI ASPETTI PIU’ IMPORTANTI DURANTE L’ISPEZIONE: GLI ELEMENTI CHE INFLUENZANO IL COSTO DEL PRODOTTO

- Il controllo della produzione agricola deve avvenire nelle sue fasi colturali più critiche, rispetto a:

o i fattori che più influenzano la resa per ettaro: apporti sufficienti di concimi organici per soddisfare
le rese (ovvero di soddisfacimento dell’N richiesto con concimi di sintesi), assenza di ormonatura
(kiwi, clementine, zucchine, pomodori d’inverno), gravi malattie compromettenti la resa.
o i fattori che più influenzano i costi colturali: il controllo delle malerbe e l’assenza di interventi di
diserbo

- Il controllo della resa per ettaro dichiarata,
o tra stima ante raccolta e verifica post raccolta, all’interno della singola azienda
o tra più aziende quando queste conferiscono in un’unica struttura (e compatibilità calibri venduti,
non solo bilancio di massa in kg!).

Durante la mia attività di controllo delle produzioni ho spesso visto l’applicazione del concetto di due pesi e due
misure, a seconda degli OdC e/o di diverse aree geografiche.

Dal produttore bravo si preleva il terreno per verificare l’assenza del diserbo, da quello sospetto si preleva il
prodotto finito.

Le foglie spesso non si controllano, poiché non si vendono, mentre si analizzano le patate.

Raramente ho visto dei tecnici capaci di stimare la resa per ettaro o semplicemente di essere presenti alla raccolta.
E’ indubbiamente un lavoro complesso che richiede molte competenze, non è da fare alla leggera ma va pianificato
e la formazione degli ispettori deve essere fatta ad hoc, poiché non si tratta di conoscenza di norme!

Cosa mancano:
INDICAZIONI UNIVOCHE PER COMPORTAMENTI OMOGENEI DI CONTROLLO

Si richiedono indicazioni univoche da parte dal Ministero attraverso piani di controllo modulati su base geografica,
in base alle colture e ai loro punti critici rilevanti, modulati in base all’ampiezza delle aziende, a cui gli OdC si
devono attenere affinché si comportino omogeneamente in ogni area agricola del paese, e omogeneamente tra
loro. E’ un lavoro complesso che non può essere compromesso dalla concorrenzialità economica tra gli OdC.

MODIFICARE LA NORMA CHE VANIFICA IL CONTROLLO SUL DISERBO

Un aspetto surreale è la modalità di campionamento, come riportato dal DM 29/10/2010: al punto 2.2.4 per fare
un prelievo di terreno, per gli arativi il campione va prelevato a diverse profondità, sino a quella di massima di
lavorazione; per i frutteti dai 20 ai 40 cm.

Ebbene, tutti i diserbi sono deposti a livello superficiale poiché devono bloccare i semi in germinazione sino a max 5
cm!

LA RESPONSABILITA’ DI FILIERA: dagli OdC agli Operatori Commerciali

La diffusione nel mercato di prodotti “falsi bio”/l’acquisto a prezzi troppo bassi apre al concetto della responsabilità
di filiera.

Questa responsabilità ha un ruolo primario nel far crescere fornitori certificati (dagli OdC), selezionati poi da un
mercato che vuole essere responsabile solo verso il prezzo e la qualità.

Qui non si vuole chiedere al mercato un ruolo etico che non può avere: non si tratta affatto di “sola” etica ma di
responsabilità in una possibile frode e nel dare accesso al mercato (sempre a scapito di altri) di un eventuale
sistema produttivo basato sulla produzione/commercializzazione di un prodotto a residuo zero.

Tale senso di “Responsabilità” non esiste nel caso di prodotto convenzionale, in quanto non vi è la frode, e laddove
si verificano o chiusura di aziende agricole o di riduzione di certe produzioni.

In virtù dei maggiori costi di produzione, non vi è invece come nel biologico dove Responsabilità vuol dire Premessa
di Legalità.

La selezione dei produttori ovvio va fatta in primis dall’Organismo di Controllo, attraverso le visite ispettive
focalizzate non tanto a verificare disposizioni varie e loro scadenze, ma appunto la sostanza degli elementi che
costituiscono una produzione /commercializzazione corretta.

Ma siccome sappiamo che le frodi si scoprono soprattutto dopo, la decertificazione del prodotto deve
assolutamente coinvolgere tutti gli attori commerciali coinvolti nei passaggi di filiera; ciò è assolutamente
importante per creare quel senso di Responsabilità rivolto non tanto al fatidico consumatore, ma verso il sistema
produttivo che deve poter crescere in modo sano e produrre frutti di qualità.

La Responsabilità degli attori commerciali può e deve esercitarsi anche in maniera attiva, laddove possibile, con
l’adozione di congrui prezzi minimi alla produzione.

Questa Responsabilità di Filiera è in fondo il lato operativo - se vogliamo definirlo così - del patto di fiducia che lega
il consumatore al produttore biologico.