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Lo scambio occulto

Author(s): ALESSANDRO PIZZORNO


Source: Stato e mercato, No. 34 (1) (APRILE 1992), pp. 3-34
Published by: Società editrice Il Mulino S.p.A.
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/24650573
Accessed: 20-09-2017 19:31 UTC

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ALESSANDRO PIZZORNO

Lo scambio occulto

1. La vulnerabilità della democrazia della corruzione

Aprendo il capitolo di Modem democracies dedicato al potere


del denaro in politica1, James Brice ricorda che Filippo di
Macedonia si vantava di esser in grado di conquistare qualsiasi
città nella quale fosse riuscito a far entrare un asino carico d'oro.
E Sallustio ci dice che Giugurta pensava di Roma che fosse tutta
pronta a vendersi, si doveva soltanto trovare il compratore. Tutto
ciò per ricordare che la corruzione non è un male proprio ai
regimi democratici rappresentativi. Regimi assolutistici, oligarchi
ci, autoritari, totalitari o rivoluzionari (si pensi a Danton e al suo
ambiente) hanno conosciuto fasi di corruzione sfrenata. Tuttavia
si è nel vero se si dice che la democrazia rappresentativa ha un
rapporto speciale con la corruzione; e le ragioni sono più d'una2.
Si ponga caso, anzitutto, a come la corruzione tende ad
incidere su quelle condizioni dell'attività politica senza le quali
la democrazia non sarebbe tale, e cioè il principio della
trasparenza, e l'altro che si potrebbe chiamare deW uguaglianza
di diritti politici, cioè dell'uguale accesso di tutti i cittadini allo
Stato. La corruzione, essendo necessariamente occulta, sottrae
al principio di trasparenza il processo delle decisioni politiche
che essa inquina. (Che se poi, come può succedere, non è occulta
bensì largamente nota e sfrontata, il danno è ovviamente
maggiore, perché la trasparenza diventa una smentita palese

Questo testo riprende in parte l'introduzione al volume di Donatella della Porta,


Lo scambio occulto. Casi di corruzione politica in Italia, Bologna: Il Mulino, in corso
di stampa.
1 Brice, (1921, vol. II, p. 523).
2 I classici della crìtica della democrazia, Mosca e Pareto, hanno entrambi posto
l'accento sulle connessioni necessarie tra corruzione e regime parlamentare. Citazioni
eloquenti sono riportate in Belligni (1987, p. 63 sgg.).

STATO E MERCATO / n. 34, aprile 1992

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4 Alessandro Pizzorno

dell'uguaglianza d'accesso, e appare una beffa). In ciò


corruzione va vista come una delle condizioni che approf
scono il divario, cosi tipico della vita politica dei reg
democratici contemporanei, fra pubblicità e occultamento
una parte sta la esasperata presenza pubblica di imm
politiche irrilevanti - o, in ogni caso, veicolanti rappresentaz
di realtà inaccessibili; e dall'altra, appunto, le realtà inacce
delle decisioni che contano, e per le quali si cerca di occu
la via attraverso cui vi si arriva.
Quanto alle nuove forme della disuguaglianza nell'accesso
Stato, esse sono il prodotto della particolare natura ch
termediazione politica assume nei regimi democratici. Si
iscono con le trasformazioni cui questa va incontro diffonden
la corruzione.
Ogni regime politico non primitivo ha bisogno di una fo
o altra di mediazione tra popolazione e governo. Cioè
un'attività che serva a trasmettere alle autorità politiche i
mazioni sulla domanda politica potenziale, quindi sui biso
sociali emergenti, sulle opinioni rilevanti, sulle aggregazio
divisioni degli interessi, sulle forme di potere non pubblic
compongono la struttura di una data società e che l'auto
politica deve conoscere per poter mobilitare ai suoi scopi,
poter difendersene se costituiscono fonti di ostilità. Que
attività d'intermediazione, da una parte rappresenta la soc
civile presso i meccanismi dell'amministrazione politica, d
tra diffonde nella prima il consenso nei confronti del reg
le ragioni dell'osservanza delle leggi, e le ragioni in gener
giustificano un certo modo di governare. Si tratta, in
parola, di tecniche volte ad economizzare la produzion
consenso, le quali non solo operano come comunicazione
sensi, ma ridefiniscono gli stessi interessi che le misu
governo possono soddisfare. In termini sintetici, tutto qu
insieme di attività potrebbe venir chiamato opera di iden
zione degli interessi. Attraverso di essa gli interessi rice
identità e possono venir riconosciuti politicamente. Agli o
dell'Amministrazione dello Stato, la società diventa in tal
distinguibile in diverse componenti. Essa si costituisce, c
secondo una struttura di distinguibilità, che orienta sia i
vedimenti stessi dell'Amministrazione, sia l'azione politic
cittadini. È anche tale struttura di distinguibilità degli intere
che permette all'osservatore di comparare sistemi politici
renti.

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Lo scambio occulto 5

Ora, i regimi liberal-democratici si caratterizzano, fra l'altro


per la circostanza che l'attività di intermediazione è svolta,
parte rilevante, non da funzionari dello Stato, bensì da agen
privati. Tali, infatti, possono considerarsi tutti gli uomini politi
di partito o meno, in un regime rappresentativo. Essi giung
ad occupare cariche dello Stato investendo risorse private, anch
se non necessariamente personali, per il finanziamento della lor
carriera, e della loro attività, in genere. Questa, in quanto
attività di intermediazione, nel senso definito sopra, è altretta
privata. Misure legislative, quali, ad esempio, il finanziamen
pubblico dei partiti, hanno attenuato recentemente, in alc
regimi democratici, il principio, che era rimasto rigoroso n
visione liberale dello Stato, della privatezza della funzio
mediatoria; fino al punto da delineare ora una figura se
pubblica del mediatore politico. Le risorse con le quali
funzione viene alimentata continuano tuttavia ad essere
grande prevalenza, private - siano esse raccolte dai partiti,
la loro attività complessiva, o dai candidati, per le loro campagn
elettorali3. Dalla circostanza che i costi di intermediazione e
identificazione degli interessi sono sostenuti privatamente nasc
no i problemi relativi a come mobilitare le risorse necessar
finanziare l'attività di intermediazione: da qui deve prende
avvio un discorso sulla corruzione.
Il carattere privato, pre-, o extra-, statuale, dell'attività
intermediazione politica comporta due conseguenze principa
Anzitutto rende non soltanto legittima, ma funzionale all'e
cienza della intermediazione stessa (in quanto facilita l'iden
ficazione degli interessi da rappresentare), la formazione di lea
collettive intermedie, istituzionalmente subordinate, ma ps
logicamente potenzialmente alternative, alla lealtà verso lo Stat
- in quanto lo si intenda come Amministrazione. Tali sono
lealtà di partito; ma anche, come si è detto, le lealtà di alt
tipo, associative, religiose, territoriali e, in varie forme, person
Ed è dalla forte legittimità, in regime democratico, di tali lealt
intermedie, anche quando raggiungano gli estremi del par
colarismo, che potrà emergere una distorta giustificazione
certi comportamenti corrotti.

' In questo senso vanno definite come «private» anche quelle risorse estra
dall'economia pubblica per il finanziamento dei partiti, quando questi ne contro
la direzione (come nel caso dell'industria pubblica italiana).

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6 Alessandro Pizzomo

La seconda conseguenza è che l'attività di intermediazione


politica non è separata da quella destinata alla raccolta delle risor
necessarie al suo svolgimento. Si dirà che a volte tali risors
saranno raccolte con contributi volontari e non sempre daran
luogo a uno scambio in cui chi distribuisce si aspetta dal su
contributo vantaggi privati. In senso stretto, però, questi d
principi, della volontarietà e dell'interesse, non sono facilme
separabili. Anche i contributi volontari, le sottoscrizion
l'acquisto della tessera di partito, possono avere in vista, mag
soltanto sul lungo andare, e in maniera non specifica,
soddisfazione di determinati interessi. A volte si riconoscerà più
o meno esplicitamente che tali interessi sono particolaristici, cio
limitati a una parte (definita geograficamente, o funzionalment
o secondo altri criteri) della collettività. Altre volte si dichiarer
di aver di mira gli interessi della collettività nel suo comples
Solo in questo caso si potrà dire che il contributo per f
funzionare l'attività di intermediazione è dato come attivit
pubblica, cioè per realizzare interessi del «pubblico». M
naturalmente la valutazione di quando tale sia veramente il caso,
è ardua. La falsa coscienza dell'ideologia serve propri
nascondere interessi di parte e privati dietro il linguaggio de
interessi della collettività.
Qualunque ne sia la veste retorica, quando possiamo dire ch
il contributo all'attività e alla finanza politica ha come effet
di aprire l'accesso allo Stato per gruppi o persone specifich
e quindi, implicitamente o esplicitamente, di escluderne altr
anche se le procedure legali sono rispettate, dovremo dire c
si dà mano a un processo discriminatorio il cui prodotto è u
situazione di disuguaglianza politica, cioè di accesso ineguale
benefìci che conseguono all'azione dello Stato. L'identità de
persone e dei gruppi che vengono privilegiati nell'access
questi benefici sarà definita dalla loro posizione nella rete
rapporti che essi riescono a stabilire con l'attività degli int
mediari, e, in particolare, di finanziamento di essi; e non invece
dal loro condividere criteri di valori od opinioni su qu
debbano essere i modi per realizzare il bene della collettività

* Anche provvedimenti normali e legali possono determinare diseguaglianze nell'a


cesso ai benefici delio Stato. Così una legge che favorisce, mettiamo, gli invalidi di gue
nell'assunzione agli uffici pubblici, crea una disuguaglianza d'accesso. O una legge
favorisce esenzioni fiscali ad investimenti in certe aree del paese, favorisce chi è dispo
a intraprendere quegli investimenti. Analogamente, si potrebbe sostenere, la legge n

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In sintesi, a un cittadino sembrerà di contare solo perché conos


o può mettersi in contatto con qualcuno che gli renderà possib
l'accesso ai meccanismi dello Stato; perché ha un canal
un'«entratura», un appiglio, una presentazione autorevole o
appoggio connivente.

2. Le mutazioni nel personale politico

L'attività di intermediazione tra la società civile e lo Stato


di sua natura esposta alla pressione d'interessi diversi da qu
generali della collettività. Se penetrata dalle transazioni corrott
essa darà luogo appunto alle alterazioni descritte. In qua
incidono sulla trasparenza e sull'uguaglianza politica, que
appaiono fondamentali per la qualità di una democrazia. N
sono però isolate. Ad esse vanno aggiunte quelle che opera
sulle motivazioni a scegliere l'attività politica permanente, s
competenze richieste al personale politico, e quindi sui crit
di selezione di questo personale, e sulle aggregazioni entro
quali esso sarà portato ad organizzarsi. Si consideri se u
persona si raffigura l'attività di intermediazione politica
democrazia come avente il compito di individuare i bisogn
i desideri della popolazione, interpretarli, selezionarne que
politicamente esprimibili, generalizzarli, proporre provvedimen
e politiche, e avanzare giustificazioni o critiche di queste, o,
caso, dar ragioni riguardo al perché certe domande non
possono soddisfare, questa persona sarà probabilmente motiv
a intraprendere tale attività, e quindi la professione politica, d
riconoscimento pubblico che ne riceverà. Questo potrà ma

scritta della tangente favorisce chi è disposto a pagare una certa somma per otte
certi provvedimenti. La differenza fra i due tipi di diseguaglianza si ridurrebbe al
a «scritta/non scritta», cioè «pubblica/non pubblica»; cioè, alla violazione del princi
della trasparenza, già indicato. In realtà, la differenza non è solo tra disuguagl
dichiarata e disuguaglianza occulta. È tra disuguaglianza giustificabile e prevedibile
volta emanato il provvedimento); contro disuguaglianza che è effetto dell'arbitr
singoli. Queste considerazioni conducono a respingere l'affermazione paradossa
affrettata, in Lombardi (1990, p. 197), secondo la quale la corruzione è un mod
introdurre certezza nei rapporti tra burocrazia e cittadini. La tangente può introdu
efficienza e certezza in un'area di rapporti solo a prezzo di aumentare l'incerte
l'inefficienza nel resto del sistema. Cfr. quanto dirò più in là sulla nozione di «c
preferenziale».
D legame tra corruzione e alterazione dei diritti di uguaglianza è implicitamente p
al centro del problema della corruzione da Centorrino (1988).

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8 Alessandro Pizzorno

festarsi o in acquisizione di posizioni di autorità e prestigio,


di potere, o di ricchezze - o in combinazioni di tutto ciò. In
ogni caso tali riconoscimenti dovranno essere, per definizion
pubblici, quindi messi in atto da coloro stessi nel cui interess
l'attività si svolge. Le competenze che assicureranno il success
in tale attività potranno essere di diversi tipi, ma essenzialmente
si tradurranno nella capacità di generalizzare le domand
particolari in termini politici (ideologici, programmatici), tali ch
la risposta ad esse incontri il massimo consenso possibile, dat
certi vincoli. Quanto ai modi di organizzare l'attività di inte
mediazione, essi prenderanno la forma di partiti politici, m
vimenti, associazioni di interesse collettivo, nel senso ampio d
termine, o in altri raggruppamenti pubblicamente identificabili.
Si considerino, ora, le competenze e le funzioni degli inter
mediari che agiscono in un sistema penetrato dalla corruzione
È probabile, anzitutto, che essi, o, vedremo, una parte di essi
avrà il compito di informare se e dove si danno occasioni di
ottenere vantaggi particolari da provvedimenti amministrativi o
legislativi, indicare le transazioni illecite necessarie, provocarl
scoprire coloro che siano disponibili ad approfittarne5, metter
in contatto tra loro gli amministratori, i politici e i privati c
interessabili.
Poiché gli atti di corruzione sono punibili per legge e le
transazioni relative debbono quindi rimanere clandestine, questo
tipo di intermediari (che il linguaggio ordinario chiama effica
cemente faccendieri) dovrà essere fornito di un insieme di
capacità specifiche. Le si può definire con il termine generico
di competenza d'illegalità. Si tratta, per chi ne è provvisto, di
saper agire sotto minaccia di sanzioni, saper scegliere le vie
riparate, saper come coprirsi e proteggersi, ma, più importante
ancora, avere un'ampia e, il più possibile, diretta conoscenza
sia di altre persone disponibili a partecipare a transazioni illecite,
sia di persone che, pur non facendosi coinvolgere, occupino
posizioni di autorità che coprano le aree entro le quali le
occasioni di tali transazioni sono più frequenti. L'importanza
della competenza d'illegalità può render conto della funzione
politica che tendono ad acquistare, nell'evoluzione di questi

' Gambetta (1988), park di «costì di identificazione» che l'intermediario deve


sostenere. Questi, d'altra parte, non sono che una specie del più ampio galere dei costi
di transazione.

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sistemi, e, naturalmente, a diversi livelli di decisioni, sogg


organizzati pur così diversi tra loro, quali i servizi segreti
sicurezza, le associazioni segrete, o semi-segrete (ad esempio
Massoneria, o, piuttosto, parti occulte di essa), e la crimina
organizzata. Esse sono appunto in grado di offrire compete
d'illegalità, e il loro intervento in affari politici è tanto p
richiesto quanto più i soggetti politici tradizionali sono por
ad entrare in reti di transazioni illecite.
Espandendosi tale tipo di transazioni, si specializzeranno, in
riferimento ad esse, due livelli di posizioni. Ad un livello opererà
l'intermediazione specifica, condotta da coloro che abbiamo
indicato come faccendieri. Questi non partecipano in prima
persona alla vita politica, o solo in ruoli assai minori. A volte
non sono neppure iscritti a un partito. Spesso svolgono attività
di intermediazione anche fuori dalla politica (agenti immobiliari,
pubbliche relazioni, pubblicità, e simili).
Al secondo livello si situerà l'attività che combina interme
diazioni d'affari, leciti o illeciti, e, in genere, partecipazione in
proprio all'attività economica, con intermediazione politica in
senso tradizionale. Il termine che useremo qui sarà quello di
politico d'affari. Per certi aspetti, le qualità che si richiedono al
politico d'affari non differiscono gran che da quelle normali
dell'uomo politico tradizionale. Prima fra esse la capacità di
allacciare reti di relazioni, legami di fiducia forti, di indurre a
mutui favori, di stabilire quindi obblighi reciproci, di conoscere,
delle persone, le motivazioni meno dichiarabili. Politici normali
e politici corrotti si muovono entrambi sui terreni dove s'in
contrano amicizia, generosità, sodalizio, reciprocità, chiacchiera,
compagnoneria, comparatico, insomma, modi tradizionali, o
inattesi ed escogitati, per stabilire solidarietà.
Ma a queste qualità se ne devono aggiungere altre. Il possibile
elenco emergerà facilmente se solo se ne indica la radice, che
è la seguente. Il politico aperto alla corruzione deve essere scelto
nella categoria di persone che temono poco i rischi inerenti a
tale condizione perché, all'inizio in ogni caso, «hanno poco da
perdere». In altri termini, si tratterà di persone che intraprendono

' Il termine italiano è particolarmente specifico ed espressivo. La letteratura di lingua


inglese, per figure analoghe, usa il termine, più generico, di broker, o, a volte, middleman.
Una ricerca recente esplicitamente dedicata a una manifestazione di questa figura, è
in Oldenburg (1987). Una buona analisi dei problemi metodologici connessi al concetto
di intermediazione politica è in Calise (1978, pp. 96 sgg.).

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la carriera politica con basso capitale iniziale, sia questo misurato


in termini monetari, o di prestigio sociale, o di conoscenze
tecniche (necessarie per i compiti amministrativi che potranno
essere coperti) e intellettuali (quali quelle necessarie per inter
pretare l'ideologia)7.
Figure caratterizzate in questo modo saranno «forti» nel
confronto diretto con altri tipi di uomini politici per la loro
capacità di essere spregiudicate, saper usare di mezzi da cui altri
rifugge, saper allacciare indiscriminatamente relazioni con ogni
tipo di soggetti politici e sociali (e, al limite, criminali). Saranno
generalmente deboli, invece, quanto a capacità di far avanzare
programmi, di elaborare politiche in cui impegnarsi con coerenza
e perseveranza, di richiedere, senza temere di perder consenso,
sacrifici di benefìci immediati in nome di fini di lungo periodo.
Non avendo sicurezze, per dir così, radicate in comunanze
ideologiche, religiose, etniche o territoriali o tradizionali in
genere, con chi li segue e appoggia, il comportamento di questi
politici dovrà ostentare sicurezze di superficie. Ciò anche perché
sicurezze di superfìcie (arroganza, esibizione della capacità di
prendere decisioni arbitrarie, della capacità di soddisfare interessi
privati con strumenti pubblici, e quindi violare la legge senza
timore, e così via) sono funzionali all'allargamento delle richieste
di favori e quindi di consenso da far valere come risorsa per
incrementare il proprio potere politico. Indicano che una
persona è in grado di prendere decisioni arbitrarie, e quindi le
offrono il vantaggio di esser creduta potente; dando luogo a
quello che è stato chiamato «il vantaggio della cattiva reputa
zione»8. Inoltre rendono più insopportabile la condizione di
esclusione, inducendo gli esclusi a chiedere inclusione (e quindi
favori) a più alto prezzo. Si forma così quello che si potrà
definire il circolo vizioso dell'arroganza, che nasce dalla seguente
sequenza causale: arroganza (esibizione di capacità di arbitrio)
-» reputazione di essere potenti —> concentrazione di richieste
di favori e di protezione —» consenso da far valere in sede politica

7 Non va considerata un'eccezione l'eventuale possesso di una risorsa «pre-politica»,


quale la capacità di aggregazione, che molte di queste figure presentano sin dall'inizio
della loro carriera. Essa può derivare sia da doti di carattere, sia dalla posizione originaria
in un gruppo, una subcultura, una rete di amicizie. Generalmente, tale tipo di capitale
iniziale non viene messo a rischio dall'attività successiva del politico d'affari, anzi, viene
valorizzato.
8 Reuter, in un articolo inedito, riferendosi alla Mafia.

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Lo scambio occulto 11

aperta —» potere politico —» arroganza accresciuta (più estesa


capacità di arbitrio).

3. Le reti e gli aggregati della corruzione

Se tale tipo di personale politico tende ad espandersi, anche


le forme entro le quali si andrà aggregando muteranno, con
formandosi alle caratteristiche delle risorse usate nel nuovo tipo
di attività. Le aggregazioni partitiche rimangono importanti, ma
mutano di natura. Prima della situazione di corruzione diffusa,
la loro funzione essenziale era di mobilitare il consenso attorno
a certi programmi di azione di governo, quindi di interpretare
le disparate domande di breve periodo della popolazione alla
luce di una concezione degli interessi collettivi di lungo periodo.
Una volta presentati i programmi, i partiti, se necessario,
dovevano formare coalizioni con forze programmaticamente
affini, e governare con quelle. L'opera di mobilitazione del
consenso comportava che alla popolazione si proponessero
identità collettive politicamente distinguibili, seguendo le quali
essa poteva aggregarsi, stringere solidarietà di gruppo e quindi
partecipare, seppur parzialmente e indirettamente, alla forma
zione delle decisioni collettive. Attraverso tale processo la
popolazione si socializzava alla vita politica e si integrava in un
sistema di relazioni che, anche attraverso il conflitto, dava
significato alle istituzioni politiche della comunità. I partiti erano
la figura centrale in tale processo. Essi si aprivano alla popolazione
offrendole, per dir così, l'occasione di partecipare aun «secondo
livello» di relazioni sociali.
Supponiamo ora che si diffondano le transazioni corrotte, e
con esse il personale politico d'affari. L'attività dei partiti tenderà
a concentrarsi sull'individuazione di domande specifiche, quelle
che si possono riconoscere come portatrici di alto potere
d'acquisto. Diventerà infatti interesse dei partiti soddisfare
immediatamente tali domande, incassandone l'intero prezzo
(anche scontando il costo di mediazione), invece di sospenderne
la soddisfazione singola per aggregare organicamente le domande
disperse, generalizzarle e renderle omogenee a un programma
che abbia effetti di lungo periodo. Poiché, inoltre, una tipica
funzione dei partiti è quella di selezionare personale che occupi
cariche civili di designazione pubblica (cosiddette di «sotto
governo»), il senso dell'iscrizione ai partiti viene alterato. Non

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ci si iscrive per dare un apporto volontario all'opera di governo


bensì per essere ammessi a concorrere a posizioni di inter
privato. Ne conseguirà che i partiti tenderanno a chiuders
a ostacolare piuttosto che cercare nuove iscrizioni, perché color
che già vi sono iscritti non hanno interesse a che altri acced
a posizioni da cui si può concorrere a benefici ambiti. S
cercheranno iscrizioni, sarà più per rafforzare questo o qu
leader, questa o quella frazione. I vari processi di filtrag
saranno volti, allora, ad accertare se il futuro politico d'aff
è una persona disponibile a partecipare a forme di scam
illecito - o, almeno, a non porre obiezioni morali quando n
venisse a conoscenza, e comportarsi, invece, «responsabilmente»
Ad ogni passaggio di cooptazione sarà possibile congiungere
incremento di approssimazione al potere con un incremento
coinvolgimento, almeno conoscitivo, nelle realtà non pubblicabi
del potere. La socializzazione alla connivenza prenderà il po
di quella che si proponeva essere socializzazione all'attività
elaborare i fini collettivi.
Anche però nelle situazioni più vicine al tipo ideale di siste
totalmente corrotto, i partiti dovranno conservare un'ulteri
funzione. Essa avrà ad oggetto la popolazione che è escl
dall'accesso alla competizione politica, ma che resta tuttavia
possesso della risorsa del voto. Per questa parte della po
lazione il partito deve essere in grado di costruire, trasmett
e far accettare una determinata immagine del sistema politi
e dei suoi protagonisti. Non ci sono solo i partiti, naturalmente
che operano a questo scopo. Organizzazioni private, pubblicitarie
di «pubbliche relazioni», specialisti dei media, e simili, poss
essere altrettanto e più efficaci dei partiti. E, date le condiz
descritte, si può prevedere che il loro peso continuerà a crescer
Queste organizzazioni private, però, siano esse al servizio di
partito, o invece di singoli uomini politici, dovranno pur sempr
far qualche riferimento, anche se retoricamente indiretto
promesse di decisioni che qualche governo dovrebbe ess
destinato ad assumersi. Non presenteranno programmi, piuttos
lanceranno «tematiche». Ma identità di partito dovrann
qualche punto del discorso venir riconosciute.
Si può dire che si fisserà in tal modo la doppia figur
dell'intermediazione. Da una parte rivolta verso la popolazio
indiscriminatamente. Dall'altra, ben discriminatamente intenta
realizzare gli interessi privati di uno specifico personale politic
La cura per una buona apparenza del volto destinato al

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Lo scambio occulto 13

popolazione spiega il crescente interesse con cui le forze


politiche guardano ai problemi dei mezzi di comunicazione di
massa9, e al loro controllo. Assicurato questo controllo, cioè il
controllo della presenza dell'immagine, ciò che conta è il
perseguimento dei benefìci privati estraibili dalle funzioni pub
bliche, provengano questi dall'occupazione delle cariche o dai
profìtti di corruzione. In tale attività la competizione pu
diventare aspra e aggressiva, assai più che non lo fosse in un
sistema con divisioni e adesioni di natura ideologica. Ma s
tratterà di competizione che metterà di fronte frazioni, grupp
o individui, piuttosto che i partiti in quanto tali, e si esprimer
in polemiche personalistiche, più che ideologiche o di programma,
quasi confronto tra privati, invece che tra figure che incarnin
alternative per la conduzione dello Stato. Da qui anche l'ac
cresciuta attenzione che l'opinione pubblica presta alla vit
privata dei politici. Le risorse per il conflitto provengono dalla
sfera privata: allora è in quella direzione che si rivolgono
tentativi di controllo.
Pur in tal modo alterata, tuttavia, l'attività dei partiti politici
da sola non basta a coprire le molteplici funzioni di aggregazione
richieste da un sistema aperto alla corruzione. Poiché le transazioni
corrotte sono, per definizione, illecite, e quindi vanno condott
copertamente, è probabile che si formino altre aggregazioni, le
quali si mostrino capaci di rispondere al bisogno di confidenzialità
e di protezione dall'esposizione pubblica. Questi nuovi soggetti
politici dovranno poter offrire premi al silenzio, e, se necessario,
punire chi parla quando non deve parlare.
Alla garanzia del silenzio si arriva per diverse vie. Anzitutto
si deve curare la selezione di chi viene ammesso a partecipare
a patti illeciti. (Già il partito, come indicato prima, si orient
al suo interno a questo scopo). Si deve, inoltre, esser in grado
di proteggere chi si espone ai rischi di una transazione illecita,
rischi che possono nascere o dalla defezione di uno dei
contraenti, o dalla scoperta indipendente (per denuncia di terzi
anonima, o altro) dell'illecito. E la protezione, ovviamente, si
può promettere quando si è in grado di muovere persone potenti
che non sono necessariamente coinvolte nella transazione illecita.

' E ciò malgrado sia noto, dalle più attendibili ricerche condotte finora, che l'ascolto
o la lettura dei mezzi di comunicazione di massa non esercita influenza sulle decision
di voto. 0 fine, più o meno consapevole, è in realtà quello di mantenere una presenz
d'immagine del personale politico fra la popolazione.

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14 Alessandro Pizzorno

È vero che a volte la transazione, se semplice, contiene in sé


l'incentivo a non defezionare, a stare ai patti, perché il non
adempimento espone alla denuncia di corruzione. Ma appena
la transazione si estende a più di due10, o si protrae, o diventa
in qualche modo complessa, la miglior protezione contro chi
non sta ai patti va cercata o in sanzioni che si possono esercitare
contro chi defeziona, o nel mutuo interesse generato dalla
prospettiva di continuità del rapporto fra i contraenti. È quindi
conveniente ai soggetti che entrano in tali transazioni di
prevedere una certa regolarità di legami. Il soggetto collettivo
che ne nasce sarà maggiormente capace, che non individui
isolati, sia di comminare sanzioni (o, meglio, di trasmettere
credibili avvertimenti di sanzioni, al momento di contrarre gli
obblighi), sia di assicurare continuità, lasciando prevedere la
reiterazione del rapporto. All'interno di un soggetto collettivo
è inoltre più probabile coinvolgere persone che per posizioni
personali di potere ufficiale sono in grado di intervenire per
prevenire od orientare procedimenti giudiziari, se l'illecito è
denunciato o scoperto (pur eventualmente mantenendosi estranee
ad atti di corruzione vera e propria).
Per riassumere: la garanzia del silenzio richiesta dalle tran
sazioni illecite, o è inerente alle condizioni dello scambio; o è
data dall'interesse alla continuità del rapporto tra le parti; o è
ottenuta grazie alla possibilità di sanzioni esterne che possono
essere rivolte a chi non sta ai patti o infrange certe regole. Nel
secondo e nel terzo caso, la presenza di un soggetto collettivo,
organizzato, o ramificato, e in qualche modo identificabile come
relativamente duraturo, presenta vantaggi notevoli. Ai quali,
inoltre, vanno aggiunti quelli relativi ali 'allargamento dello
scambio. Anzitutto quegli allargamenti che permettono di stringere
pattuizioni protettive per il silenzio. Si immagini un gruppo B,
al potere in una giunta comunale, capace di decisioni relative
a un piano urbanistico che hanno grande incidenza per gli

10 Un nostro intervistato, assessore comunale, già condannato in primo grado per


corruzione, ci dice che quando la corruzione ha unicamente fini privati e il rapporto
si esaurisce tra corruttore e corrotto (o concussore), l'impunità è praticamente certa,
perché due soli soggetti sanno cosa è successo, e nessuno di loro ha interesse a parlare.
I casi di corruzione che vengono scoperti sono quasi sempre quelli che coinvolgono
partiti o gruppi. Un modo di superare questi patti di ferro sarebbe quello di giudicare
non punibile il corruttore pentito. Ciò era stato proposto, ma però non attuato (per
quanto riguardava la corruzione impropria, cioè di chi paga per un atto d'ufficio dovuto)
durante le discussioni per la nuova legge italiana sulla corruzione del 1990.

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Lo scambio occulto 15

provvedimenti
prowedimenti silenzio
silenzio

Fig. 1

interessi del gruppo industriale A, disposto a pagare una somm


se le decisioni di JB gli sono favorevoli. Si aggiunga la presenz
nel consiglio comunale di un gruppo politico C, restio ad entra
nello scambio di provvedimenti contro denaro, ma bisogn
di voti per far passare una sua determinata politica. Per la
posizione nella politica locale, il gruppo C non può esser ten
all'oscuro della transazione tra A e B. Avrà però interes
mantenere il silenzio se il gruppo B gli promette i voti necessa
nelle votazioni del consiglio, come illustrato nella fig. 1.
Benché tale forma di scambio sia possibile anche nel caso
B sia un individuo, essa assume rilevanza solo se B è in gr
di controllare un'azione di molti.
Più specifica è la necessità di soggetti collettivi in que
operazioni in cui si può parlare di certificazione della fiduc
ovvero in cui, per ottenere un beneficio, si usano promess
altri, le quali devono essere in qualche modo garantite.
immagini la storia seguente. Un industriale, I, vuole otten
agevolazioni che un certo assessore, L, è in grado, pur
difficoltà, di offrirgli facendo passare una certa delibera.
sessore però non chiede in cambio denari, o perché lo riti
troppo rischioso, o perché ha altre ambizioni di successo ne
politica nazionale. Queste ambizioni dipendono in larga mis
dall'appoggio che il politico locale può ricevere da un polit
nazionale, N. Questi, d'altra parte, si trova in ristrette
finanziarie, per spese elettorali, o altre, che ha dovuto sostene
I denari che I è disposto a sborsare gli farebbero comodo.
i tre si conoscono e hanno solida fiducia l'uno nell'altro, n
sorgeranno problemi, si metteranno d'accordo facilmente.
è probabile che siano più frequenti i casi in cui le persone
avrebbero potenzialmente interesse a entrare in tale tipo
scambi allargati, non abbiano le une con le altre familiari
sufficiente a far sorgere fiducia reciproca. Supponiamo ora
associazione - che chiameremo «Circolo dei Cavalieri della Bu

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16 Alessandro Pizzorno

appoggio denaro
denaro

L
provvedimenti
prowedimenti
Fig. 2.

d'Oro» - la quale, oltre a svolgere attività pubbliche di vario


tipo, è anche interessata a trarre vantaggio dalla partecipazione
alle transazioni illecite che sono in atto o possono venir
promosse. Essa incoraggia, quindi, l'adesione di individui che
hanno disponibilità ad entrare in quel tipo di transazioni, e
soprattutto favorisce coinvolgimenti multipli di membri gli uni
con gli altri, raccoglie informazioni su coinvolgimenti passati,
tiene schedari, ecc.. Inoltre è in contatto con organizzazioni che
possono remunerare qualcuno in forma legale (consulenze,
incarichi, e simili). N, L e I ne fanno parte, o almeno ne fanno
parte loro amici intimi. Grazie a questa circostanza la transazione
non presenterà più difficoltà. Essa si potrà descrivere come nel
grafico della fig. 2.
C, si sarà capito, rappresenta il Circolo dei Cavalieri, sopra
descritto. Le frecce che uniscono L, I, N indicano le transazioni
definite prima, il loro significato non solleva difficoltà. Le linee
tratteggiate che uniscono C ai tre protagonisti sono meno ovvie.
La lettera a, con cui le ho designate, sta per «appartenenza».
Ma occorre ora spiegare con precisione la natura del legame
che essa indica.
In prima approssimazione quel legame sembra essere lo stesso
che unisce i portatori di una carta di credito con l'Istituto che
le rilascia. L, I, N sono come dei portatori della carta di credito
C, e questo basta perché ricevano gli uni dagli altri fiducia a
vista. In realtà, Istituti di questo tipo usano vari modi per
premunirsi contro gli inadempimenti, modi che quasi tutti
implicano qualche forma d'intervento del sistema giuridico. Lo
stesso non può dirsi per l'opera di C. A prima vista si può
pensare che ciò che C tende ad assicurare è la possibilità, per
i contraenti, di rimanere in rapporto, e anticipare così i benefici
futuri delle transazioni che quel rapporto renderà possibili e che

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Lo scambio occulto 17

l'inadempienza farebbe perdere. Ma aspettare i vantaggi futur


può risultare meno conveniente che godere immediatamente de
guadagno ottenuto col non adempimento. Dipende da una
soggettiva valutazione delle utilità attese e dei rischi probabili.
Uno potrà fare i suoi calcoli e scegliere la seconda via invece
della prima. La teoria dei giochi ripetuti ha, del resto, dimostrato
che è razionale defezionare al primo gioco, a meno che non c
si possa aspettare una reiterazione indeterminata dei giochi.
Perché questi scambi illegali allargati siano possibili occorrerà
che l'inadempimento comporti costi in cui nessuno sia nor
malmente disposto ad incorrere. Le sanzioni violente ne co
stituiscono imo possibile, soprattutto se si dà il caso che il
«Circolo» abbia ramificazioni nella criminalità organizzata. M
per la grande maggioranza dei casi di corruzione politica l'uso
di sanzioni violente è improbabile, per difficoltà pratiche e alti
rischi. L'inadempimento è invece generalmente evitato da due
circostanze. O (come già osservato) dalla considerazione del
privato di aver troppo investito per potersi permettere di mandar
tutto all'aria. O da un fenomeno, psicologicamente simile, ma
che non si esprime in termini monetari, e che potremmo
chiamare della seconda identità. Si creano cioè situazioni speciali,
grazie alle quali colui che sente di appartenere a im'entità collettiva,
sia essa definibile come società segreta, clan, gang, gruppo di
«amici per la vita», o magari semplicemente partito politico,
stima che il tradire la fiducia di quel gruppo sia assai più
indesiderabile di quanto possa essere desiderabile l'eventuale
guadagno immediato ottenuto con la defezione. Ciò perché
l'identità stessa di quell'individuo si è andata costituendo sul
fondamento di quella certa appartenenza, come conseguenza dei
riconoscimenti che esso riceve all'interno di essa, o, dall'esterno,
ma grazie ad essa; e la defezione gliela farebbe perdere, e gli
invertirebbe quei riconoscimenti, che - dato l'assunto - non
potrebbero venir sostituiti, o non facilmente e subito. Si potrà
quindi prevedere che i patti verranno osservati, e così il silenzio.
E altri sacrifici individuali potranno venir richiesti, e proba
bilmente si otterranno.
L'emergere in un individuo di questa seconda identità può
essere il frutto di diverse circostanze. A volte si usano vere e
proprie tecniche di rafforzamento e fissazione della solidarietà
(rituali e cerimonie più o meno solenni - come in certe società
segrete, circoli o gangs - prove di iniziazione, e simili). A volte
è sufficiente qualche pratica di amicizia esclusiva che rende i

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18 Alessandro Pizzomo

gruppo di amici, o clan, o gang, l'unico, o il fondamentale


gruppo di riferimento da cui la persona si attende un giudizio
sulle proprie azioni, e di cui quindi adotta quei criteri che
servono a valutare le conseguenze attese delle proprie scelte.
Ho delineato, ovviamente, i casi in cui il legame di un
individuo a un gruppo è molto forte, in quanto consegue a
un'appartenenza esclusiva e quindi condizionante le sue maggiori
decisioni. Per incontrare aggregazioni occulte che operino con
una simile gamma di caratteristiche, dobbiamo trovarci ormai
in una fase avanzata del processo di frammentazione di un
sistema politico. Da una parte, le pratiche di corruzione
dovranno essere molto estese. Dall'altra, certe forze istituzionali
(della politica, della magistratura, dell'opinione pubblica) do
vranno star ancora conducendo la lotta contro tali pratiche.
Usualmente s'incontreranno piuttosto forme di aggregazione che
potremmo chiamare «semi-coperte»: reticoli multivalenti di
rapporti personali che informalmente coordinano l'azione di
persone militanti ufficialmente in settori diversi dello schiera
mento politico; alleanze non dichiarate, ma sufficientemente
durature, che includano membri di partiti diversi, insieme con
ambienti degli affari, dell'amministrazione pubblica e della
magistratura, delle comunicazioni di massa. La funzione di questi
reticoli non è più di vincolare a determinate lealtà la condotta
degli individui che ne fanno parte, quanto, più strumentalmente,
da una parte di diffondere informazioni sulle possibili occasioni
di transazioni illecite, dall'altra di rafforzare e coordinare gli
interventi di protezione di quelle che hanno luogo. Può suc
cedere che in certi casi vere e proprie associazioni illecite, o
«coperte», si colleghino a questi reticoli e ne sanzionino e
rafforzino i vincoli. Ma ad indurre a tacere e a «comportarsi
responsabilmente», oltre che, come già indicato, il generico
interesse a «restare insieme in affari», sono sufficienti le con
suetudini di rapporti sociali che si innestano sulle ripetute
transazioni occulte. Grazie ad esse si costituiscono cerchie di
riconoscimento abbastanza cogenti, per chi sia entrato in una
di esse, da imporgli la definizione di ciò che può e ciò che non
deve fare, e da rendere evidenti quali siano le figure nei confronti
delle quali egli si debba sentire «responsabile».
Sembra allora potersi stabilire una situazione d'equilibrio,
nella quale politici d'affari e politici normali (la cui forza
proviene da risorse autonome) coesistono. Ma non si tratterebbe
di equilibrio stabile. I politici d'affari raccolgono i profitti di

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Lo scambio occulto 19

corruzione e li investono, per dir così, nella politica normalmente


condotta, un po' come gli operatori dei mercati illegali (droga,
gioco d'azzardo, usura, estorsione) reinvestono in imprese legali
i loro profìtti colà raccolti. Non è soltanto il denaro, che il
politico d'affari reinvestirà; ma le «risorse di relazione» prove
nienti dalle reti allacciate grazie alle transazioni illecite; le
informazioni privilegiate che è venuto a conoscere; il consenso
di chi ha ricevuto favori, o spera di riceverne, o di chi ammira,
del politico chiacchierato, o, magari, già denunciato, il successo
nella spregiudicatezza11.
Tutto ciò li fa più forti dei politici esperti e dei politici
d'immagine. Anche se forse i secondi sembrano più necessari
dei primi, entrambi si trovano in posizione di debolezza.
Potrebbero, nella coesistenza, restare onesti, ma mai pronti a
denunciare la disonestà, perché questo romperebbe l'equilibrio.
Il ruolo di chi offre un'immagine, del resto, è di per sé
vulnerabile, poiché non è fondato sul controllo di risorse
proprie, inattaccabili, bensì, per definizione, su una risorsa
proveniente dal riconoscimento di altri. E questo può venir
facilmente minato. Nell'habitat della foresta politica il processo
di selezione naturale permetterebbe allora la sopravvivenza
soltanto dei politici d'affari. Come per la moneta, anche se non
per lo stesso meccanismo12, i politici cattivi scaccerebbero i
buoni.

4. Equilibrio e ciclo della corruzione

Ma, con un esperimento mentale, proviamo ora ad imma


ginare uno stato di equilibrio con condizioni di corruzione
generalizzata. Immagineremo che tutto il personale politico e
amministrativo sia coinvolto in transazioni illecite. Queste non
occorrerebbe neppure che restassero occulte, perché la corruzione
avrebbe luogo in condizioni di tolleranza da parte sia degli

11 Si ricordino i numerosi casi, in molti sistemi politici, di politici denunciati, e a


volte già condannati per corruzione, che continuano a ricevere larghi suffragi dall'elet
torato. Sui fattori che conducono a conservare o sottrarre fiducia ai politici corrotti,
cfr. Rundquist et al. (1977, p. 954 sgg.).
12 È infatti difficile pensare che gli utenti della politica, obbedendo a una sorta di
legge di Gresham, tendano a «tesoreggiare» i politici buoni! Si potrà però dire che
i politici buoni sono quelli che possono venir più apprezzati nelle professioni civili,
e anche per questa ragione saranno più pronti ad abbandonare la politica.

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20 Alessandro Pizzorno

avversari, sia delle istituzioni preposte al rispetto della legge. Le


pratiche di segretezza, di occultamento delle transazioni nei
confronti dell'opinione pubblica, di protezione nei confronti
degli organi di indagine, cesserebbero. L'uso del silenzio come
risorsa di scambio non avrebbe più valore, non costituirebbe
più il simbolico cemento delle alleanze. Il sistema politico
andrebbe allora descritto come operante a due gironi. In quello
interno starebbero coloro che hanno accesso alla formazione
delle decisioni e riescono ad esercitare su di esse un grado,
maggiore o minore, d'influenza, per dirigerle nel senso dei loro
interessi privati, e quindi stabilirsi su posizioni di rendita
parassitaria13 nel sistema economico. L'accesso a questo girone
si otterrebbe grazie al pagamento di un'imposta suppletiva a
quelle ordinariamente dovute; un'imposta di corruzione, che
sarebbe specifica, in quanto pagata a questo o quel membro della
classe politico-amministrativa in cambio di specifici benefici. Le
posizioni di rendita così ottenute sarebbero pagate con il gettito
delle imposte ordinarie, cui resterebbe obbligata la parte della
popolazione esclusa dall'accesso al girone interno. Si creerebbero
forme di riprivatizzazione degli uffici e gli stipendi pubblici
sarebbero accresciuti da ricavi di corruzione proporzionali alle
rendite che le decisioni di un certo ufficio sarebbero in grado
di assicurare14.

13 D rapporto tra corruzione e «ricerca di rendite parassitarie» (rent seeking) è


analizzato da diversi autori. L'idea generale è che le occasioni di restrizione all'accesso
inducono a transazioni corrotte, che impediscono la concorrenza e mantengono prezzi
di monopolio. L'attività di ricerca di rendita è appunto ciò che dà luogo a corruzione,
e i costi di essa sono una perdita netta per la collettività. Cfr. Buchanan (1984); Tullock
(1984); Tollison (1982); Müller (1989, pp. 229 sgg.). (Ringrazio A. Vannucci per aver
attirato la mia attenzione su questa letteratura). In Italia c'è un accenno a questa
letteratura in Centorrino (1988); il quale suggerisce anche come «la corruzione politica
porti a riconsiderare la stessa teoria del ciclo politico dell'economia» (p. 24). Centrata
sulla teoria del rent-seeking, e sul derivato concetto di scarsità istituzionale è anche la
rassegna della letteratura sulla corruzione, in Lombardi (1990).
M È chiaro che, in questi termini, si tratta di un modello che non descrive
specificamente nessuna possibile situazione storica. D sistema della corruzione nell'In
ghilterra del Settecento, da Anna a Giorgio ID, gli si approssima però notevolmente.
Con le parole di Lewis Namier: «Bribery, to be really effective, has to be widespread
and open; it has to be the custom of the land and cease to dishonour the recipients,
so that its prizes may attract the average self-respecting man. Such were political
emoluments in Great Britain about the middle of the eighteenth century...» (Namier,
1957, p. 176). Vero è che la parola «scandal» continua a riapparire nelle cronache
dell'epoca, a prova che pur c'era qualcuno che si scandalizzava. E che per l'opera di
corruzione dei politici il re si serviva dei servizi secreti, e voleva esser presente quando,
ad ogni cambio del loro capo, i libri con i rendiconti delle somme pagate per corruzione

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Lo scambio occulto 21

I denunciatori zelanti della corruzione sarebbero ignorati, o


esclusi dal gioco, o penalizzati in qualche modo. La competizione
politica prenderebbe come misura del successo l'ampiezza di
posizioni di rendita controllate. La mira di ogni partecipante
sarebbe di arrivare a costituire piccoli imperi politico-privati,
grazie ai quali controllare maggior numero e importanza di
nomine e posizioni di rendita più proficue che gli altri.
Simile sistema, però, non sarebbe in equilibrio, non sarebbe
capace di riprodurre se stesso tale e quale. Le difficoltà
risiederebbero nei rapporti con quello che ho chiamato il girone
esterno, quello di coloro che resterebbero esclusi dall'accesso
ai benefici politici. Pur esclusi, essi conserverebbero tuttavia due
funzioni essenziali: pagare le tasse e votare. Le spese necessarie
a far pagare le tasse tenderebbero ad alzarsi: possiamo plau
sibilmente ipotizzare, infatti, che il diffondersi di posizioni di
esclusione tenda a far calare la moralità fiscale, e che quindi
il controllo e l'ispezione dei comportamenti fiscali della po
polazione dovrebbe corrispondentemente intensificarsi. Questo
maggior peso dei costi d'imposizione andrebbe a detrimento
della rendita distribuibile nel settore incluso; il che acuirebbe
a sua volta la competizione. O, invece, si accrescerebbe il peso
fiscale globale, aumentando l'insofferenza tra la popolazione
esclusa, con conseguenze quanto ai suoi comportamenti eletto
rali.
Vero è che il valore potrebbe tendere a ridursi a zero grazie
a collusioni tra le forze che si presentano a chiedere il voto.
Potrebbe, infatti, essere conveniente a certe forze politiche di
far meramente mostra di competere, e invece segretamente

venivano bruciati, (id., 173). Ma Namier valuta che «nine-tenths of the subsidizing of
politicians was done in the full light of the day» (id., 176). Gò indipendentemente
dalla compera degli uffici, che era pure palese (v. Plumb, 1967, p. 117) (tale pratica
del resto era comune anche altrove). Si noti che si tratta di un periodo in cui il numero
dei funzionari pubblici crebbe a un ritmo rimasto ineguagliato in Inghilterra fino a tempi
recenti, e altrettanto fece il volume della spesa pubblica (Plumb, 1967, eh. 4). Per la
corruzione in quel periodo in Inghilterra, v. anche Levy Peck, in Heidenheimer et al.,
(1989).
Ho scelto un esempio storico, perché esaurientemente studiato e discusso. Più diffìcile
valutare l'approssimazione di casi contemporanei al modello. Uno dei 3 della nostra
ricerca potrebbe probabilmente essere visto come esempio di alta approssimazione. Un
altro indice dell'accettazione generalizzata della corruzione può essere illustrato dal caso
del giudice che assolve dall'accusa di corruzione gli industriali che pagano il «pizzo»
perché la pratica è generale e questo giustifica il singolo individuo, vittima della pressione
ambientale, ad aderirvi (Sentenza giudice Lo Russo, Tribunale di Catania, 1991). (Alcuni
usano, in situazioni come queste, la nozione di concussione ambientale).

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22 Alessandro Pizzorno

accordarsi sulla vittoria degli uni o degli altri in un'area


determinata, salvo a invertire le parti in un'altra, o, piuttosto
a ricevere benefici d'altro genere in cambio della poca com
petitività elettorale15 o, ancora, accordarsi in anticipo sulla
divisione delle spoglie, qualsiasi sia l'esito dei risultati elettorali16.
Tutto ciò implicherebbe però un'ipotesi di capacità generalizzata
di accordi senza incrinature tra le forze che si muovono sulla
scena politica; il che contrasta con l'ipotesi costitutiva del
modello: che si dia, invece, concorrenza per acquisire posizioni
di rendita scarse. Collusioni sono immaginabili tra gruppi di
forze in competizione gli uni con gli altri. Non possono, però,
ovviamente, includere tutti perché sussisterebbe sempre l'interesse,
in qualcuno dei partecipanti all'accordo, a defezionare e uti
lizzare le risorse, lasciate libere, che deriverebbero dal possibile
accaparramento del voto degli esclusi.
Si dovrebbe quindi immaginare un andamento ciclico, pro
dotto dall'operare di due tipi di strategie. Da una parte, i soggetti
dominanti nel settore interno mirerebbero a rendere efficaci le
barriere all'accesso, sia distribuendo posizioni di rendita a chi
ha più capacità di disturbare il sistema dall'esterno; sia ap
propriandosi del discorso moralizzante, in modo da spuntarne
gli argomenti penetranti, sottrarlo alla cattura da parte di soggetti
«irresponsabili» (cioè, non assorbibili in collusioni), e soprattutto
mantenerlo a livello di mero discorso. Dall'altra, le forze che si
ritengono danneggiate dal funzionamento della competizione
interna mirerebbero a rafforzare gli incentivi al comportamento
moralizzante, quindi mobilitare, o suscitare, cerchie di rico
noscimento positivo per i politici onesti e negativo per quelli
corrotti - quali possono trovarsi in istituzioni (magistratura,
burocrazia, ecc.), in produttori di opinione (mezzi di comu
nicazione di massa, figure popolari, ecc.), o in aree di popo
lazione attiva in genere17. La strategia di corruzione generalizzata

15 Si tratta di pratiche abbastanza comuni nella storia politica americana.


16 Come sembra essere la pratica nel caso italiano odierno.
17 D moralismo puritano, durante i primi Stuart, è stato interpretato come reazione
alla corruzione della classe politica legata alla corona. Fu quello un caso tipico di
formazione, o rafforzamento, di un gruppo di riconoscimento che produceva forti
incentivi di onestà amministrativa, (cfr. Levy Peck, cit.).
Condizione perché la strategia moralizzante abbia l'effetto di modificare la tendenza,
e non solamente far accedere nuovo personale all'area aperta alle occasioni di corruzione,
è che le cerchie di riconoscimento positivo abbiano una certa durata, si fondino cioè
su ragioni autonome dalla mera funzione di rinnovo politico.

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Lo scambio occulto 23

perderebbe forza, da una parte, per l'abbassarsi del prezzo


dell'offerta di corruzione (se si possono trovare funzionari
corrotti ovunque, ognuno di essi dovrà chiedere tangenti più
basse - salvo formazione di nicchie monopolistiche18, ma ine
vitabilmente isolate o di breve durata); dall'altra per l'accumu
larsi della forza degli esclusi. La strategia moralizzante tende
rebbe a decrescere quando diminuissero i casi di corruzione;
ed essa (in forma di concussione) incominciasse a venir offerta
a prezzi più alti. Si alternerebbero così una fase alta e una fase
bassa. Sarebbe invece possibile uscire dal ciclo soltanto se
intervenissero eventi esogeni rispetto ai meccanismi del sistema
delle transazioni illecite. Sia che tali eventi modificassero la
struttura delle occasioni di corruzione e degli ostacoli ad essa;
sia, invece, che alterassero le determinanti del costo morale. Su
questo ultimo punto, finora in ombra, presenterò ora qualche
considerazione e qualche ipotesi.

5. Ipotesi teoriche sulle cause della corruzione

Nella nostra ricerca abbiamo deciso di studiare i meccanismi


di funzionamento e non le cause della corruzione. Per studiare
le cause di un fenomeno occorre poterne misurare le variazioni
- sapere cioè esattamente in quali circostanze si manifesta
maggiormente, e in quali meno, o per nulla. Ora, far questo
per la corruzione è molto difficile, si direbbe, anzi, impossibile19.

18 Immaginare il mercato delle tangenti come perfettamente concorrenziale, è


ovviamente un assunto molto forte. Le situazioni monopolistiche sembrano inerire alla
struttura dell'offerta di beni politici (provvedimenti). In realtà, come Rose-Ackerman
dimostra (1978, p. 148 sg.; e anche 1986) è possibile concepire forme di competizione
burocratica che, a sanzioni uguali, tendono ad abbassare la corruzione.
" E infatti, non esistono, a nostra conoscenza, ricerche soddisfacenti che si siano
proposte tale obiettivo. (Non sono tali, per insufficienza sia del campione, sia del
questionario, i sondaggi «Successo» e «Makno», cit. da Cazzola, 1988, p. 163). In realtà,
una metodologia per conseguirlo, esisterebbe, costosa, ma non irrealizzabile. Dovrebbe
esser della stessa natura di quella usata ormai in diversi paesi per misurare la criminalità,
e ovviare così all'inattendibilità delle statistiche ufficiali, i cui dati sono funzione della
struttura di osservazione (attività degli organi di polizia) e non del fenomeno reale. Ancor
più questo è vero per la corruzione: una diminuzione delle denunce di corruzione può
essere espressione di adeguamento a pratiche di corruzione sempre più estesa, e
coinvolgimento in essa, e quindi paradossalmente significare che le pratiche di corruzione
sono aumentate.

La metodologia potrebbe essere la seguente. Estrarre un campione di popolaz


particolarmente esposta a pratiche di corruzione (politici, funzionari pubblici, imp

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24 Alessandro Pizzomo

Ipotesi da proporre si potranno quindi ricavare soltanto elabo


rando modelli teorici. È appunto ciò che mi propongo di fare
nelle pagine che seguono.
Ricordando quanto detto all'inizio, si possono distinguere le
variabili che probabilmente influenzano il nostro fenomeno,
come, da una parte, quelle che operano sulle occasioni di
corruzione-, dall'altra, quelle che operano sulla disponibilità a
entrare in transazioni corrotte, cioè, nella terminologia che
abbiamo già incontrato, sul costo morale. Praticamente tutti i
modelli teorici finora proposti, poiché tendono a ispirarsi a
metodologie della «scelta razionale», si occupano del primo tipo
di variabili, e assumono costante il secondo. Per cercar di
riempire tale vuoto20 io sceglierò la strategia opposta a quella
finora dominante; dopo un breve riassunto delle ipotesi sulle
cause della corruzione presentate dai modelli esistenti, svolgerò
alcune considerazioni su un modello che non si porrà tanto come
alternativo ai primi, bensì come capace di integrarli con ipotesi
sulla natura del «costo morale».

ditori, commercianti, professionisti, sindacalisti). Presentare un questionario anonimo


strutturato in cerchie di approssimazioni successive al fenomeno. Gliedere, quindi, se
il rispondente è stato oggetto di proposte di concussione o corruzione (specificando
i tipi); se sa di parenti, amici, conoscenti suoi, che lo siano stati; se sa di settori in
cui la corruzione è diffusa; se conosce, anonimamente, casi specifici, e così via). Con
campioni rappresentativi, e su grandi numeri - anche prevedendo un ritorno di risposte
della metà, o poco più, del campione - sarebbe possibile avere dati comparativi (per
aree urbane o rurali, regioni, eventualmente, nazioni) sulla densità di corruzione, sulla
natura della percezione che se ne ha in diversi ambienti, sulla distribuzione per tipi,
ecc. E quindi eventualmente confrontare questi dati con quelli giudiziari, e arrivare a
stimare il cosiddetto «numero oscuro».
20 Ma non solo per questo; anche perché penso che le variazioni della densità di
corruzione dipendano più dalla variazione delle disponibilità della gente a farsi
corrompere, e quindi del costo morale, che dalla struttura delle occasioni. Concordo,
in questo, con J. Elster, quando dice: «Although it is hard to prove, I believe that
the variation in corruption across countries is explained largely by the degree of public
spiritedness of their officials, not by the cleverness of institutional design». (Elster, 1989,
p. 158). Una tipica espressione invece della posizione opposta, che considera la «public
spiritedness», o «spirito civico», e quindi il costo morale, irrilevanti, perchè costanti,
si trova in Gambetta (1988), secondo cui «la distribuzione "naturale" delle probabilità
di [ma forse intendeva dire disponibilità a] delinquere di una popolazione ha una forma
a campana» (p. 240). Un'affermazione come questa o è irrilevante all'argomento, o è
falsa. E irrilevante ai fini di provare l'ipotesi secondo cui le variazioni nel grado di
spirito civico, nel tempo, o da un paese all'altro, spiegano le variazioni nella corruzione:
sono i valori assoluti del primo, non la sua distribuzione che dobbiamo, in questo caso,
calcolare. L'affermazione è falsa, o gratuita, o vale tutt'al più come battuta folcloristica,
se sottintende che il grado di spirito civico non varia da paese a paese e da un periodo
storico a un altro.

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Lo scambio occulto 25

I modelli che si occupano di ciò che influenza le occasioni


di corruzione, individuano anzitutto le tradizionali variabili di
tipo microeconomico che si riferiscono alla forma del mercato
degli scambi corrotti, e cioè al grado e tipo di concorrenza o
monopolio che lo regolano. Più propriamente riferite al sistema
politico sono invece quattro variabili, le quali vengono varia
mente pesate e combinate nei diversi modelli, ma che general
mente si considerano positivamente correlate con l'intensità di
corruzione. Esse sono: gli interventi dello Stato nell'organizza
zione della vita economica; il grado di discrezionalità dell'azione
amministrativa; il costo di intermediazione; l'entrata di nuovi
gruppi nel sistema politico. La connessione tra le due prime
variabili e la corruzione è ovvia, e non starò a dilungarmi su
di essa. La terza riguarda i fenomeni che abbiamo analizzato
a lungo nella sezione 3. Per l'aspetto causale che qui c'interessa,
basterà dire che aumenti nei costi di intermediazione, cioè delle
campagne elettorali, delle attività di partito e di quelle delle
organizzazioni degli interessi, espandono automaticamente le
occasioni, se non gli atti, di corruzione.
Mi fermerò invece un momento sull'ipotesi secondo cui i
nuovi entrati in un sistema politico tendono a favorire la
corruzione. Il mio interesse per questa ipotesi si fonda sulla
teoria che essa implicitamente esprime: la corruzione aumenta
non, o solo in parte, perché ne aumentano le occasioni, bensì
perché avvengono variazioni nel costo morale cui essa dà luogo,
ai nuovi venuti, arguibilmente, costando meno esser corrotti, che
a chi ha già uno status riconosciuto. I gruppi cui si pensa
possono essere svariati: la nuova borghesia di stato in paesi in
via di sviluppo, nei quali il capitalismo privato, e la società civile
in genere, si presentano come assai deboli; oppure gruppi di
borghesia privata di nuova ricchezza, che deve aprirsi l'accesso
in sistemi politici ancora controllati da vecchie classi aristocra
tiche, o, in ogni caso, da classi la cui ricchezza è ereditata; oppure
ceti politici e amministrativi che vanno a riempire i posti di un
apparato politico-statale in espansione. Posti che non possono
più esser ricoperti dai notabili e/o altri politici collegati con le
classi dirigenti tradizionali.
La teoria che i membri di questi nuovi ceti (dagli «homines
novi» della repubblica romana, agli Irlandesi, Italiani ed Ebrei
negli Stati Uniti fine e inizio secolo, ai «rampanti» nostrani, e
a mille altri casi) siano più disponibili alla corruzione, nasce da
una serie di considerazioni di senso comune. La prima è che

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26 Alessandro Pizzorno

le persone che sono nuove al potere - sia che lo esercitino, sia


che lo influenzino - sono probabilmente più avide perché
partono da un livello di ricchezza personale più basso. Se poi
hanno intrapreso la carriera politica, essendovi entrati, come ho
descritto prima, senza un capitale proprio, avranno bisogno di
formarsene uno che li tolga dalla situazione di svantaggio rispetto
ai politici già affermati. La necessità di «far soldi comunque»,
appare allora funzionale alla loro stessa carriera politica. E
avranno minori scrupoli, perché saranno in grado di raziona
lizzare a posteriori la loro avidità come «giusto indennizzo» per
la loro sfavorita posizione di partenza.
Ma c'è di più. Gli «uomini nuovi», entrando in politica,
tendono a rompere con ciò che ancora li lega alle loro radici;
o, fuor di metafora, a staccarsi dalle cerchie di riconoscimento
all'interno delle quali erano stati socializzati. Gli uomini politici
che appartengono alle classi che sono anche socialmente domi
nanti, e che quindi sono stati socializzati entro cerchie di
riconoscimento guidate da una moralità omologa a quella che
sostiene l'autorità legale, continuano, invece, a raffigurare la loro
azione come giudicata e riconosciuta secondo i criteri propri di
quelle cerchie, e a conformarsi a norme che da esse emanano.
In termini hirschmaniani21, essendo l'exit da quelle cerchie una
rinuncia anche a posizioni di alto prestigio, esso non può non
comportare un alto costo. Scarti di fedeltà all'immagine forma
tasi attraverso la socializzazione in quelle cerchie appaiono
quindi improbabili: i ricavi della corruzione pagherebbero male
i costi dell 'exit. Più esattamente, l'exit renderebbe difficile
confrontare con la situazione precedente le nuove soddisfazioni
ottenibili grazie alla corruzione. E ciò, non tanto, come si suole
dire, perché l'onestà, in casi come questi, non ha prezzo; ma,
più semplicemente, perché qualsiasi guadagno monetario prende
senso dalle condizioni nelle quali può venir consumato, o
investito. Così, quando si perde il rapporto con la cerchia di
persone che permetteva la misura reale, soggettiva, e non
monetaria, dei guadagni godibili, la guida della condotta indi
viduale diventerà incerta; almeno fino a quando un'altra cerchia
di riconoscimento diventi operante. Ma è probabile che questa
nuova non possa che godere, in generale, di basso prestigio, se
accetta di legittimare la corruzione. Se la cerchia di cui si rischia
di perdere il riconoscimento era, come nell'ipotesi, di alto status,

21 Cfr. Hirschman (1970).

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Lo scambio occulto 27

i riconoscimenti possibili nella nuova situazione non saranno


ambiti, o solo come minor male.
Per l'uomo nuovo, quale l'abbiamo definito, è come se le
cerchie di riconoscimento in cui si è formato siano svanite
dall'orizzonte. Entrando in politica, allora, o egli mira a formarsi
una nuova identità grazie al riconoscimento morale forte che
può derivargli da un'appartenenza ideologica; o, se questo è
difficile, il suo scopo si ridurrà a perseguire l'acquisizione di
ciò che può accrescere il suo potere (o quello dei suoi) su chi
non lo riconosce ancora. L'uso della corruzione è semplicemente
uno di questo mezzi. Il costo morale di essa sarà tanto più basso
quanto più labili appaiono ormai, agli occhi di un determinato
individuo, i contorni delle cerchie di riconoscimento che gli
avevano fornito criteri di valutazione morale positiva dell'osser
vanza della legge.
Finora mi sono riferito ai possibili effetti che, sulla corruzione,
possono derivare dalla relazione che gli individui intrattengono
con le loro originarie cerchie di riconoscimento, e dallo status
che gliene deriva nella società. Queste cerchie sono quelle in
cui è avvenuta la loro socializzazione primaria. Esse hanno
quindi operato sull'individuo permettendogli di interiorizzare le
norme che gli devono servire a guidare la sua condotta sociale.
Ma altri gruppi e istituzioni possono successivamente operare,
con analoghi effetti. Processi di socializzazione secondaria possono,
con più o meno forza, continuare ad operare sul formarsi
dell'identità di una persona fino a tardi in età adulta. Ho già
accennato all'importanza che può avere sull'interiorizzazione
delle norme un alto spirito di corpo in un servizio dello Stato
che goda, nel suo complesso, di alto prestigio sociale. Poiché
è molto ambito appartenere ad esso, l'esserne membro è
percepito come comportante obblighi (a simile situazione si
riferisce il detto «noblesse oblige»). H rischio di exit sarà valutato
come assai penoso, soprattutto se derivante da violazione di
norme esplicite del gruppo. Se il non partecipare a transazioni
corrotte è una di queste norme, si può prevedere che essa sarà
osservata. Lo stesso si potrà dire quando le cerchie di riferimento
sono di natura professionale e sono abbastanza coinvolgenti da
aver efficacia, attraverso una socializzazione secondaria, sul
modellarsi dell'identità sociale della persona.
Infine22, le appartenenze politiche, e l'esperienza della vita

22 Ho sviluppato il punto che segue grazie a una conversazione con C. Trigilia.

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28 Alessandro Pizzomo

politica in genere, hanno effetti di socializzazione secondaria,


che diventano costitutivi dell'identità della persona, e quindi dei
suoi principi morali. Chi appartiene a un'associazione politica
può ricevere il riconoscimento del suo valore o per le capacità
tecniche e culturali di cui egli dà mostra, o per la fedeltà, o
conformismo, della sua adesione ideologica, o per la lealtà verso
qualche leader, o per la sua astuzia o aggressività o mancanza
di scrupoli nel «far fuori» gli avversari, o per la sua capacità
di allacciare relazioni nella società esterna che gli permettono
di portare denaro alle casse del partito, o contribuzioni varie;
o, naturalmente, per combinazioni di queste qualità. A seconda
di quali criteri di riconoscimento prevalgono23, anche la «qualità
morale» della vita associata sarà diversa. Quanto più l'attività
e le relazioni di un individuo saranno limitate a ciò che attiene
alla vita di partito, tanto più i riconoscimenti di fronte ai quali
si modellerà la sua identità saranno omogenei a quella «qualità
morale». E le variazioni nel «costo morale» della corruzione ne
dipenderanno.
Infine, occorre considerare il caso in cui la complessiva
cultura, o subcultura, di una regione, o di una sezione della
società, non contiene norme morali che sanzionino la corruzione,
o, in genere, l'inganno, nei confronti dello Stato. In altre parole,
le norme che regolano i rapporti sociali in quella cultura, o
subcultura, non includono, come oggetto di azione moralmente
regolata, l'attore «Stato», o i suoi rappresentanti. Onestà e lealtà
avranno una valenza positiva solo quando si rivolgono ad attori
che sono membri di determinate cerchie (di amici, di parenti,
di conterranei), non quando l'oggetto della relazione è estraneo
a questa cerchia.
In situazioni come queste la disponibilità alla corruzione
sembra fondarsi su condizioni simmetriche a quelle che erano
alla base dei casi esaminati finora. Infatti, non è la rottura
individualistica con le cerchie di riconoscimento entro le quali
si era costituita l'identità morale dell'individuo (e quindi, per
esempio, la condizione iniziale di «non aver nulla da perdere»)
ad essere all'origine della disponibilità alla corruzione. Piuttosto,
è l'incapacità, o la non volontà, di situare le cerchie di
riconoscimento morale localistico in un sistema di riconoscimenti

23 Come conseguenza o della moralità prevalente nella società, o della particolare


posizione strutturale nella quale si trova un'associazione o partito, e dei vincoli di
condotta che ne derivano.

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Lo scambio occulto 29

più comprensivi. Il ragionamento implicito all'origine di questo


comportamento morale localistico si potrebbe ricostruire così:
non m'importa del giudizio morale di chi è estraneo alle mie
cerchie di riconoscimento; non m'importa neppure di come
queste cerchie, nella loro identità collettiva, siano giudicate da
chi è estraneo ad esse; lo Stato, e i cittadini che esso rappresenta,
non costituiscono cerchie con le quali ho un rapporto di
riconoscimento, e quindi di giudizio morale; l'inganno e il danno
che io perpetro nei loro confronti entrando in transazion
corrotte non incontrano nessuno che, riconosciuto da me, li
possa giudicare immorali; ho quindi la facoltà morale - e così
hanno coloro con i quali mi riconosco reciprocamente in termini
di lealtà e onestà - di ingannare lo Stato.
Non è il caso qui di esaminare quali possano essere le
condizioni entro cui si generano situazioni quali ora descritte.
Basterà dire che esse possono esser previste dai principi generali
del ragionamento finora condotto, come casi in cui le norme
delle cerchie di socializzazione, prima e seconda, non compren
dono la norma di riconoscimento morale generalizzato dell'altro,
e, in genere, le norme della morale civile, quindi l'onestà verso
lo Stato.
Quanto detto finora contiene un abbozzo di teoria, che
formulerò nel modo seguente. Per una persona data, il costo
morale di entrare in transazioni corrotte, sarà tanto più alto
a) quanto più alto è lo status sociale - o relativamente alla
società nazionale, o a quella locale - della cerchia di ricono
scimento entro la quale si è svolta la socializzazione - primaria
0 secondaria - di quella certa persona;
b) quanto più omologhi ai valori civili - cioè, ai valori
attribuiti all'osservanza della legge e alla lealtà' allo Stato - sono
1 valori sostenuti da quella cerchia;
c) quanto più lungo è stato il periodo in cui il costituirsi
dell'identità di quella persona è dipeso prevalentemente dal
riconoscimento di quella cerchia;
d) (conseguenza di a + c) quanto più penoso è per quella
persona l'exit da quella cerchia, e il conseguente abbandono dei
criteri riconosciuti che gli permettono ai valutare la propria
condotta.
Se tali sono alcuni pezzi di una possibile teoria, se ne potranno
derivare ipotesi specifiche in grado o di dar conto di fenomeni
già osservati, ma finora non facilmente spiegabili, o, d'altra parte,
di orientare la ricerca verso la scoperta di connessioni finora
rimaste in ombra. Si considerino le seguenti.

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30 Alessandro Pizzorno

Si è spesso osservato che periodi di alta corruzione succedono


a periodi caratterizzati da forti scontri religiosi o ideologici,
soprattutto se manifestatisi con uso della violenza. Se tali
osservazioni sono vere, la teoria esposta prima può spiegarle.
Infatti, contrapposizioni ideologiche, o religiose, violente, impli
cano forte, e tendenzialmente esclusiva, lealtà dell'individuo al
gruppo cui appartiene; da cui consegue che un individuo
immaginerà come assai penosi progetti di exit e di abbandono
dei criteri morali sanzionati dal gruppo; scarsa allora sarà la sua
disponibilità a intraprendere strategie individualistiche opportu
nistiche che comportino partecipazione a transazioni corrotte.
Naturalmente può darsi il caso che i valori del gruppo di
appartenenza non siano omologhi a quelli civili dominanti - ne
siano anzi in conflitto. Abusare di un ufficio pubblico in favore
della propria parte non dovrebbe allora comportare costo
morale. E a volte casi simili si danno, malgrado la scarsa
probabilità di trovare membri di gruppi in contrasto ideologico
con i valori civili dominanti che siano in grado di occupare uffici
dello Stato, e abusarne. In ogni caso una simile pratica non sarà
duratura: o è generalizzata a tutti i membri del gruppo di
opposizione, e segue un piano coordinato, e allora è solo una
forma di lotta politica che non potrà continuare a restare
clandestina. O si disperde in strategie di individui: e allora,
queste si ispireranno, appunto, a interessi individuali e i valori
comuni al gruppo agiranno secondariamente, o come pretesto.
Si è anche osservato che periodi storici che vedono ceti
tradizionalmente dominanti perdere rapidamente il loro prestigio,
vedono al contempo la diffusione delle transazioni corrotte. Si
ricordi l'osservazione relativa all'emergere di «uomini nuovi».
Quella descriveva gli effetti del formarsi di nuovi ceti, questa
osserva le conseguenze del dissolversi di quelli tradizionalmente
dominanti, dell'indebolirsi dei criteri che essi imponevano alle
condotte morali della generalità dei cittadini, e così del cadere
della loro funzione omologante e «certificante» per le norme
che reggono la vita dello Stato. Gli individui si troveranno allora
a mancare di criteri che si percepiscano come sicuramente
accettati dovunque ci si muova. Saranno portati a forzare il loro
riconoscimento grazie a strategie di successo economico o
politico; e l'uso di transazioni corrotte apparirà, ai loro occhi,
giustificabile.
Il caso appena esposto, del dissolversi di una classe dirigente
politica la cui condotta, almeno per quanto di essa appare, si

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Lo scambio occulto 31

ponga come esempio di virtù civiche, richiama la più ampia


classe di casi per i quali il senso comune stabilisce che una
corruzione diffusa ha le sue cause «in alto». Quando il governo
non funziona, e i governanti hanno fama di essere corrotti, o,
in ogni caso, non ispirano fiducia, ma, anzi, disprezzo, perché
mai i politici minori, i funzionari, e i privati che trattano con
questi, dovrebbero ispirare la propria condotta al perseguimento
del bene comune? Se l'occasione si presenta, e senza troppi
rischi, non c'è ragione di restare onesti, anzi, ci sono ragioni
che giustificano il contrario.
Tali considerazioni esprimono una teoria: che gli individui
misurino la moralità della propria condotta nei confronti della
collettività sulla base di un calcolo di reciprocità. Non reciprocità
di benefici, bensì reciprocità di atteggiamenti morali. Il governo
rappresenta la collettività, si comporta male ed è indegno di
stima, quindi è indegno anche del sacrifìcio dei miei interessi
personali: tale sarebbe, in questi casi, il ragionamento che
conduce alla corruzione. Esso rivelerebbe che una causa della
corruzione può trovarsi nella bassa stima, o bassa legittimità,
di cui gode una classe di governo.
Tale teoria sembra, però, esprimere più un'ipotesi sui modi
di formazione delle tecniche di neutralizzazione24, che non
un'ipotesi sulle cause che determinano i comportamenti corrotti.
Come appare dalla teoria che abbiamo proposto finora, di
sponibilità a condotte che infrangano norme abbastanza fon
damentali, come quella dell'onestà, emergono come frutto di
processi di socializzazione, non di ragionamenti. Naturalmente
un «sapere comune» che la corruzione sia diffusa anche ai livelli
alti dell'amministrazione ha effetti moltiplicativi perché fa palese
l'impunità.
Simili sono le considerazioni che si possono fare a proposito
degli effetti della professionalizzazione della politica. Diversi
commentatori25 osservano che più si afferma la professione
politica come carriera (con relativo diritto a restare in politica
tutta la vita), più è facile trovare disponibilità alla corruzione.
Il ragionamento, assai simile a quanto già esposto più su, è
questo: il politico di professione è condannato a restare in

24 Tecniche di neutralizzazione sono quelle grazie alle quali il delinquente riesce a


considerarsi non colpevole, o non responsabile dei suoi atti, e mantenere un'immagine
di sé come non più delinquente del resto della società. Cfr. Sykes and Matza (1957).
25 Citati in Cazzola (1988, pp. 151 e sgg.).

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32 Alessandro Pizzorno

politica, non ha altro dove andare. È quindi portato a usa


tutti i mezzi che gli assicurino permanenza professionale. Av
bisogno di un flusso costante di consenso e di un flusso costante
di denaro. Il primo si ottiene anche con legami ideologici o co
persuasione e con esempi di capacità e virtù civiche, e so
quando queste non sono alla portata, si ottiene con favor
collusioni. Il secondo, quasi inevitabilmente, con questi ultim
Ma resterà sempre da spiegare perché si persiste in politi
quando né ideologia, né indipendente e pressante riconoscimento
chiamino. E lì valgono allora le condizioni previste dalla teor
per la perdita, o assenza, di forti riconoscimenti alternativi.
Più importanti sembrano potersi considerare gli effetti de
l'espandersi, non tanto della professione politica, quanto de
politicizzazione della società civile. Con tale termine indico
fenomeno per il quale i riconoscimenti del proprio valore c
un individuo riceve grazie alla sua attività politica sono percepiti
come più importanti dei riconoscimenti acquisiti all'interno dell
cerchie proprie alla società civile; cioè quelle che si formano
all'interno delle professioni, delle organizzazioni e associazion
economiche o culturali, e delle occasioni di socialità in gener
Il fenomeno si può definire anche come prevalenza dello stat
politico sullo status sociale. Essere riconosciuti come un buo
medico, buono scienziato, buon dirigente industriale ha me
effetti espansivi, sul riconoscimento diffuso di una persona,
quanto non ne abbia il riconoscimento riferito ad alto succes
o influenza nella politica. Ne consegue un indebolimento de
norme interiorizzabili che regolano autonomamente i grupp
della società civile, e quindi una minor penalizzazione sociale
delle strategie opportunistiche, e maggior disponibilità indiv
duale ad esse.
Certo, la politicizzazione non è il solo processo che indebolis
l'autonomia di riconoscimenti professionali, o civili, in gener
La monetizzazione del successo fa altrettanto (essere considera
un buon medico perché si guadagna molto, non perché si han
alte qualità professionali). Ma, forse paradossalmente, la pol
ticizzazione è percepita come una distorsione più inquinante
Infatti, il successo professionale è riconosciuto dal merca
attraverso lo stesso processo che lo fa riconoscere dalle cerch
dei pari nella professione, e per criteri non troppo distanti.
successo economico, cioè, sembra seguire «naturalmente»
successo professionale, anche se non senza, a volte, notevoli
divari. Non così per l'uso politico di una posizione professiona

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Lo scambio occulto 33

che è spesso percepito come operazione opportunistica. Senten


dosi allora già giudicato negativamente da chi applichi i criter
di riconoscimento dei propri pari, l'individuo vedrà affievolirs
le ragioni delle sue remore e diventerà più disponibile a entrare
in transazioni che quei criteri condannavano.

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Summary. Interpretative models of political corruption generally aim to evaluate


variations in occasions of incentives and deterrents to corruption. Moral cost is
considered constant. The theory of corruption here proposed deals instead, explicitly,
with the determinants of moral costs. They are found to lie in various types of
relationship between the individual actor and the «circles of recognition» whose moral
judgement he or she is dependent upon. Thus, in the status of those «circles» relative
to others in the larger society.
The mechanisms of corruption processes and their consequences upon the political
system are further examined. The role of middlemen; of the initial «politicai capital»
of a new politician; of the vicious circle of arrogance; of socialization into connivence
of the exchange of administrative measures for money and of votes for silence are
examined to give a complex picture of a system of corruption. Some hypotheses about
the cycle of corruption are also advanced.

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