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ENERGY SCAVENGING
Utilizzo attivo dell’energia di scarto

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progetto dell’associazione ONLUS Energoclub www.lulu.com
Massimo Mastrangeli

ENERGY SCAVENGING
Utilizzo attivo dell’energia di scarto

editrice Lulu.com
Direzione editoriale: Roy Virgilio

Autore: Massimo Mastrangeli

Editing e impaginazione: Erika Viola e Roy Virgilio

Copertina: Roy Virgilio

Foto di copertina: Roy Virgilio

I edizione: Marzo 2010

Collana: La Pillola Verde

2
Sommario

Introduzione pag.4

Cap. 1: Rovistare nella pattumiera dell’energia pag. 6

Cap. 2: Sorgenti di energia e principi di trasduzione pag. 9

2.1 Radiazioni ambientali pag. 9

2.2 Gradienti termici pag. 10

2.3 Radiazioni elettromagnetiche pag. 10

2.4 Il corpo umano pag. 11

2.5 Energia meccanica pag. 13

Cap. 3 - Esempi esistenti di Energy scavenging pag. 16

3.1 i primi sistemi pag. 16

3.2 Harvesting oggi e domani pag. 17

Conclusioni pag. 20

3
Introduzione
Ogni volta che ci nutriamo è come se immettessimo nel nostro
organismo del combustibile, ovvero energia potenzialmente utilizzabile che,
attraverso complesse reazioni biochimiche, l’organismo trasforma in forme di
energia fruibile per tutte le sue attività – motorie, fisiologiche e mentali.
L’organismo umano è molto efficiente
L'efficienza è la capacità di azione
nell’estrarre (o meglio convertire1) energia dal o di produzione con la massima
proprio combustibile. Molto più efficiente di efficacia e con il minimo di scarto.
metodi artificiali di conversione quali, ad Richiamando la definizione
esempio, centrali di produzione di energia, energetica, possiamo intenderla
come il rapporto tra i risultati
batterie, motori a combustione ed altri
ottenuti e risorse usate per
dispositivi che necessitano di alimentazione. ottenerli. Saremo più efficienti
Tuttavia, per quanto alto o quanto più ricaveremo a parità di
soddisfacente possa essere il rendimento di risorse utilizzate. Nel contesto
dell’Energy Scavenging un sistema
conversione di un qualsiasi dispositivo, esso
è maggiormente efficiente quanto
sarà sempre incompleto: parte dell’energia più riesce a convertire l’energia
iniziale finirà inevitabilmente2 in forme che raccolta in energia riutilizzabile
sfuggono ad un controllo attivo, ovvero in disperdendone il meno possibile
scarti energetici non utilizzati per soddisfare la verso altre forme (rendimento di
conversione).
funzione principale per cui erano stati
convertiti. Facciamo degli esempi. Mentre camminate, state trasformando
l’energia chimica del cibo che avete piacevolmente ingerito, in energia
meccanica (il moto dei vostri arti) e, mentre vi muovete, mettete in
movimento anche il vostro orologio, il vostro zaino e ciò che esso contiene, il

1
Ogni forma di energia disponibile risulta sempre dalla trasformazione della stessa quantità di
energia da una forma pre-esistente: l’energia non si crea e non si distrugge, si trasforma sol-
tanto – è il Primo Principio della Termodinamica.
2
Il Secondo Principio della Termodinamica (un principio empirico e macroscopico) stabilisce
che ogni forma di energia meccanica può essere interamente trasformata (dissipata) in energia
termica, ma non viceversa: soltanto una porzione inferiore alla totalità di una determinata
quantità di energia “disordinata”, come il calore, può essere convertita in energia “ordinata”,
come la meccanica utilizzabile per lavoro utile.

4
ponte che state attraversando, l’aria che vi avvolge, ed altro ancora. State
anche convertendo parte della stessa energia chimica in calore, utile per
mantenere caldo il vostro corpo ma che dissipate anche nell’aria circostante
attraverso la pelle e con l’evaporazione del sudore. A ben guardare, con la
semplice intenzione di camminare si mettono in moto anche molte attività
collaterali che, se non sfruttate, risultano “sprecate”.
Poi potreste salite sulla vostra auto e, nell’avviarla, innescare un’altra
reazione chimica (una vera combustione, in questo caso), per muovere la
vettura secondo i vostri piani. E mentre questo avviene, molta dell’energia
chimica mobilitata dalla combustione del motore viene persa in calore negli
attriti delle parti meccaniche dell’auto, altra si spreca per generare
sostanziose correnti d’aria, stimolare la vibrazione meccanica di strade e
cavalcavia e di tutti gli oggetti che portate con voi. Anche quando tornate a
casa, spostandovi da una stanza all’altra mettete in oscillazione il pavimento
e, nel riscaldare o rinfrescare le stanze create un contrasto netto (gradiente)
con la temperatura esterna. Inoltre, ovunque vi troviate siete costantemente
investiti dall’energia elettromagnetica di emissioni radiotelevisive, da
emissioni ottiche ed acustiche. E così via.
Si arriva così a capire che l’energia che viene mobilitata per
tantissime attività, umane o che si verificano naturalmente nel nostro
ambiente circostante, produce contestualmente molti effetti diversi da quelli
intenzionali. Inoltre, la qualità dell’energia posseduta da un sistema fisico
tende a degradarsi mentre viene impiegata per compiere lavoro utile, fino a
raggiungere il livello più basso di degenerazione che è il calore. Tutta questa
energia può risultare invisibile ed accessoria, in sostanza sprecata, a meno
che non si sappia come sfruttarla opportunamente. Per poca e degradata che
sia rimane energia che può essere riutilizzata o risparmiata – secondo
l’adagio “la miglior fonte di energia è il risparmio energetico”. Del resto
l’utilizzo degli scarti di un sistema come nutrimento per un sistema adiacente
è alla base dell’esistenza e dell’evoluzione degli ecosistemi naturali dove, di
fatto, i rifiuti non esistono e tutto rientra nel ciclo di qualcos’altro.

5
Capitolo 1: Rovistare nella pattumiera dell’energia

E’ molto interessante sapere che da qualche anno un attivissimo


filone di ricerca è dedicato esattamente a questo stimolante scopo: si tratta
dell’energy scavenging (o harvesting), l’incarnazione moderna del semplice e
nobile intento che fu già alla base dei mulini a vento ed ad acqua.
Con questo termine anglosassone3 si indica il vasto complesso di
tecniche di recupero, trasformazione e riutilizzo attivo di forme di energia
ambientali, ovvero disperse negli ambienti che ci circondano. Di queste
forme di energia disperse e potenzialmente utili siamo letteralmente
circondati: basti pensare all’energia elettromagnetica e termica con cui il Sole
irraggia costantemente la Terra4; le vibrazioni meccaniche che le nostre
attività innescano negli oggetti che ci circondano; gradienti termici e di
pressione, che includono le correnti d’aria; movimenti di masse d’acqua, sia
fluviali che oceaniche e molto altro. Si tratta spesso di fonti di energia
distribuite, ovvero non centralizzate, bensì disponibili su vaste aree di solito
in concentrazioni localmente piccole (bassa densità energetica). Per la loro
captazione sono necessari impianti estesi o, opzione preferibile, reti integrate
di impianti medio-piccoli. Sono comunque energie gratuite, in quanto
risultato di attività naturali o non specificamente destinate alla produzione di
energia. Inoltre, ad eccezione di importanti casi noti ma isolati (come sistemi
di produzione di energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica), i
dispositivi di energy scavenging non sono attualmente dedicati alla
produzione diretta di lavoro meccanico (ad esempio, l’azionamento di

3
In inglese, scavenging evoca vividamente l'idea di andare a setacciare tra i rifiuti; harvesting
indica invece la raccolta di prodotti disponibili (delle coltivazioni, ma anche figurati).
4
In ultima analisi, l’energia solare è la sorgente prima di tutte le altre forme di energia presenti
sulla Terra, ad eccezione di quelle nucleari (che derivano comunque dall’attività di precedenti
generazioni di stelle).

6
motori), piuttosto sono dispositivi passivi che raccolgono e mettono a
disposizione piccole quantità di energia destinate ad alimentare molte
importanti applicazioni.
L’interesse verso questa forma intelligente ed altamente
ecosostenibile di alimentazione energetica è in forte crescita e diversi
manuali sono già dedicati all’argomento. Si tratta innanzitutto di una
modalità di risparmio attivo complementare alla importantissima ricerca di
metodi di trasformazione energetica ad alta efficienza (come, esempio
recente, l’implementazione del motore Stirling): con lo scavenging si cerca di
captare, almeno in parte, non solo quella parte di energia inevitabilmente
sprecata nella conversione, ma anche quella coinvolta in numerose attività
involontariamente causate dalla conversione stessa. Sebbene la quantità di
energia captata o messa a disposizione non sia solitamente di grande entità,
essa è tuttavia sufficiente, come detto, ad alimentare molte applicazioni assai
utili od innovative, quali le batterie di micro-dispositivi o di sensori autonomi.
Questo è esattamente quello che si richiede, ad esempio, per attività di
monitoraggio di strutture remote o di vaste, impervie regioni, o per
dispositivi medici ad uso interno, dove la sostituzione o ricarica periodica
delle batterie è impraticabile, rischiosa, troppo costosa o inquinante. Risulta
molto utile anche nel campo dell’elettronica più classica per l’alimentazione
di orologi, telefoni, computer ed altri dispositivi portatili. Infine, convergenza
puntuale ed esaltante, i notevoli progressi nella fabbricazione su larga scala
ed a bassissimo costo di Sistemi MicroElettroMeccanici (MEMS) stanno
mettendo a disposizione una vastissima gamma di micro-dispositivi in grado
di sfruttare al meglio proprio
queste piccole quantità di
energia ritrovata. In questi mini
apparati, cosi come nella
maggior parte degli altri, uno
specifico sistema di captazione
di energia e’ associato a dei
sistemi di conversione
dell’energia in elettricità, e
Per gentile concessione della Sandia National Laboratories,
SUMMiTTM Technologies, www.mems.sandia.gov

7
circuiti elettronici di controllo e gestione dell’energia. Inoltre, se l’energia non
e’ immediatamente utilizzata, vengono aggiunti degli elementi di accumulo di
energia (batterie), confezionando comunque il tutto in oggetti di dimensioni
assai ridotte.
Andiamo ora ad analizzare i principi di trasformazione energetica
adottabili per l’energy scavenging.

8
Capitolo 2: Sorgenti di energia e principi di trasduzione

2.1 Radiazioni ambientali


Il Sole trasmette alla Terra una quantità di potenza pari in media a
1353 Joule (J) al secondo (ovvero Watt) per metro quadro. Questo valore è
chiamato Costante Solare. Celle solari fotovoltaiche ed impianti solari a
concentrazione termica sfruttano questa enorme sorgente costante di
energia (sebbene intermittente in riferimento ad una singola postazione
terrestre a causa della quotidiana rotazione del pianeta o alla presenza di
nuvole), che pur se normalmente non rubricati sotto questa categoria, sono
nondimeno esempi fondamentali e già comuni di energy scavenging oggetto
da anni di intenso studio al fine di fabbricare dispositivi economici, robusti e
maneggevoli in grado di fornire alte efficienze di conversione elettrica per
questa abbondante ed inesauribile forma di energia. Una dettagliata analisi di
questo importantissimo campo esula dagli scopi di questo contributo, e per
essa si rimanda ad altre abbondanti fonti editoriali e web e a future “Pillole”
dedicate.
Notiamo che l’energia solare è anche, in ultima analisi, alla base della
formazione di zone di alta e bassa pressione atmosferica, e quindi della
produzione di spostamenti di (grandi) masse d’aria che tendono ad
equilibrare i gradienti termici e di pressione conseguenti. Queste correnti,
che possono essere sia costanti sia intermittenti, interessano diversi strati
dell’atmosfera e variano ampiamente in orientamento ed ampiezza. Questa
forma di energia è oggi captata dai sistemi eolici.

9
2.2 Gradienti termici
Di maggior interesse per la nostra prospettiva sono i trasduttori
termo e piroelettrici5 implementati in dispositivi portatili che sfruttano i
gradienti termici. Vediamo con ordine di cosa si tratta.
Con effetto Seebeck6 si fa riferimento ad un flusso di cariche, e
conseguente creazione di differenza di potenziale elettrico, indotto dal flusso
di calore che si forma per applicazione di una differenza di temperatura alla
giunzione di due diversi materiali conduttori (elettrici). Se, viceversa, si fa
scorrere una corrente elettrica attraverso la stessa giunzione, si ottiene un
riscaldamento o raffreddamento della stessa in base alla direzione della
corrente secondo l’effetto Peltier7. Dall’unione dei due effetti deriva l’utilizzo
di materiali termoelettrici come generatori di corrente, riscaldatori e
raffreddatori. Se il gradiente di temperatura è applicato invece ad un
materiale piroelettrico, la conseguente deformazione della sua struttura
cristallina ne induce la polarizzazione elettrica, da cui si può estrarre della
corrente: è l’effetto piroelettrico. Il vantaggio di entrambe le forme di
trasduzione citate risiede nell’assenza di materiali che devono essere
sostituiti nel tempo. In più, i generatori termoelettrici, non contengono parti
mobili (quindi soggette ad usura per attrito e/o deformazione), e dunque
sono suscettibili di una maggiore durata di funzionamento.

2.3 Radiazioni elettromagnetiche


Le radiazioni elettromagnetiche sono un’altra forma di energia di alta
qualità - ormai ubiqua e non soltanto in riferimento alla radiazione nucleare
di fondo terrestre - che pervade il nostro ambiente quotidiano. Il loro ampio
spettro di frequenze contiene, tra gli altri, i raggi infrarossi (responsabili della
trasmissione a distanza del calore), la radiazione ottica (cui sono sensibili gli
occhi umani), i raggi ultravioletti e le radiazioni ionizzanti ad alt(issim)a
intensità. Oltre a veicolare segnali informativi, le radiazioni

5
La piroelettricità (o effetto piroelettrico) è l'effetto per cui si forma un temporaneo accumu-
lo di cariche elettriche di segno opposto (e quindi di una differenza di potenziale) sulle facce
opposte di certi cristalli in risposta ad un cambiamento di temperatura.
6
Per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Seebeck
7
Per approfondimenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_Peltier

10
elettromagnetiche forniscono innanzitutto energia. L’intensità delle emissioni
elettromagnetiche per uso medico o di telecomunicazione è opportunamente
controllata da legislazione internazionale per evitare ricadute sanitarie
significative (almeno per quelle che sono le conoscenze mediche attuali). Per
ottenere trasmissione di quantità sostanziali di energia elettromagnetica su
vasta scala (escludendo in questa sede dispositivi esotici come HAARP8)
occorrerebbero, o grandi impianti dotati di molte unità riceventi, o strutture
di piccole dimensioni ma poste a distanze molto ridotte rispetto alla
sorgente. Una recente interessante applicazione della seconda possibilità è
costituita dalle Radio Frequency Identification Tags (RFID). Si tratta di piccoli
dispositivi elettronici passivi attivati, localmente e/o temporaneamente, dalla
radiazione elettromagnetica emessa da apparati esterni, ad esempio scanner
ottici (gli stessi usati, per leggere i codici a barre delle etichette). Durante
l’attivazione, le RFID trasmettono informazioni o compiono piccole attività di
calcolo. Questo le rende utili per archiviazioni, etichettature, controllo di
depositi di beni commerciali o attività di monitoraggio, eventualmente anche
a scapito della privacy. Recentemente, sotto il nome di Witricity9 (crasi di
Wireless Electricity, ossia elettricità senza fili) è stato proposto un
meccanismo (che ricorda il pioneristico lavoro di Nikola Tesla a riguardo) di
trasmissione di energia senza fili basato sull’impiego, in trasmissione ed in
ricezione, dell’accoppiamento magnetico altamente selettivo tra circuiti
magnetici risonanti ad alta frequenza, in grado, apparentemente, di garantire
alte efficienze di trasmissione - a differenza del comune accoppiamento per
induzione magnetica.

2.4 Il corpo umano


In un lavoro del 199610, Thad Starner, dell’IBM, stimolato
dall'osservazione dell'elevata quantità di energia (ordine delle centinaia di
MJ) che l'organismo umano (sano) è in grado di estrarre dalla propria

8
Informazioni sul progetto:
http://it.wikipedia.org/wiki/High_Frequency_Active_Auroral_Research_Program Il sito ufficia-
le: http://www.haarp.alaska.edu/
9
Per approfondimenti: http://en.wikipedia.org/wiki/WiTricity
10
T. Starner, "Human-powered wearable computing", IBM System Journal, volume 35, pag.
618-629, 1996

11
alimentazione, e dall'altrettanto sorprendente velocità con cui essa può
essere consumata, analizzava la “macchina” umana da un punto di vista
termodinamico.
Egli formulava il problema di calcolare, sotto condizioni blandamente
restrittive e ipotesi di performance motorie ragionevoli, la potenza sviluppata
ed eventualmente il rendimento di attività svolte da una persona di
dimensioni e peso medi (68 Kg), con la prospettiva di poterne captare ed
utilizzare attivamente una, seppur minima, percentuale. L'applicazione
immediata, escogitata dalla IBM, fu il wearable computing, ossia
l'alimentazione di dispositivi elettronici, dotati di potenza di calcolo ma non
solo, che ospitiamo oramai con consuetudine sul nostro corpo
quotidianamente. Questo è possibile anche perché i mini sistemi elettronici
oramai necessitano di poca
energia per funzionare. Si pensi
che mentre un desktop PC
consuma tipicamente 200W, un
laptop può richiedere 10W, una
CPU da cellulare 1W e un
microcontrollore a bassa potenza
solo alcuni mW.
Starner produsse dei
risultati sorprendenti ed
interessanti. Ad esempio, il solo gradiente di temperatura corpo
umano/ambiente (temperatura standard, 293 K) da luogo ad una efficienza
del 5.5%, che aumenta con l'irrigidirsi del microclima. Stimò anche che il
calore emesso dalla regione circostante il collo possa produrre, con un
apposito trasduttore, una potenza di 0.3W. Altri esempi riguardano la
potenza ottenibile dal lavoro compiuto nell'espirazione del gas polmonare,
estraibile sia con maschere facciali sia con trasduttori che cingano la vita della
persona (potenza media di 0.5 W), e dal movimento degli arti superiori
(superiore al Watt). Ma l'attività più promettente risulta l'uso delle gambe
durante la camminata. Il contatto del piede con il terreno ad una andatura
normale della persona arriva a produrre secondo Starner fino a 67 W di
potenza.

12
2.5 Energia meccanica
I movimenti del corpo umano (arti e tronco), e le vibrazioni
meccaniche di varia origine che interessano moltissimi oggetti e strutture di
molti ambienti urbani sono una delle più interessanti sorgenti di energia per
energy scavenging. Ogni nostro movimento può essere assunto come
sorgente di energia cinetica, o come trasmittente di energia cinetica ad altri
oggetti. Quando il movimento di questi oggetti viene innescato, essi nel loro
muoversi od oscillare attorno a specifiche frequenze di risonanza incamerano
temporaneamente quell’energia. L’idea di fondo anche in questo caso, come
ormai compreso, risiede nel captare questa energia tramite trasduttori di
vario tipo.
Da rilevamenti ambientali non è difficile comprendere la
distribuzione spettrale delle sorgenti di vibrazione meccanica tipiche di un
determinato luogo o habitat (vale a dire, calcolare intorno a quali frequenze
di vibrazione si concentra la maggior parte della potenza meccanica ivi
presente). In genere si cerca di determinare la frequenza media tipica di una
stimolazione o disturbo meccanico sperimentato con ricorrenza (per es. la
cadenza del passo di una persona, la frequenza di vibrazione della lavatrice
durante lavaggio e/o centrifuga, la frequenza angolare di rotazione delle
ruote di macchine o biciclette, la frequenza dei principali modi di risonanza di
un ponte, di un palazzo o di altre strutture) per poi procedere ad ideare un
dispositivo in grado di entrare in risonanza con la frequenza desiderata. Di
solito le frequenze di interesse si trovano tra le poche decine e le poche
centinaia di cicli al secondo (o Hertz)11. Il dispositivo dovrà poter essere
piccolo e non intrusivo e in grado di oscillare o di deformarsi con la massima
ampiezza possibile quando sollecitato alle frequenze principali identificate12.
Traducendo le oscillazioni in corrente elettrica si può in teoria avere a
disposizione delle quantità di energia elettrica che, sebbene non elevate nel
caso di un singolo dispositivo, possono essere utili per applicazioni semplici
(come l’alimentazione di dispositivi portatili quali orologi e telefoni, o reti di

11
J. A. Paradiso, T. Starner, “Energy scavenging for mobile and wireless electronics”, IEEE Per-
vasive Computing, volume 4, no. 1, pag. 18-27, 2005.
12
Esistono anche dispositivi a larga banda, ovvero in grado di adattarsi alle stimolazioni ed ac-
cordare di conseguenza la loro frequenza di risonanza in base alle migliori condizioni di lavoro.

13
sensori distribuite sulle strutture o nei territori che si vogliono monitorare),
nonché amplificate disponendo di vasti insiemi di dispositivi (usandoli quindi
in parallelo o in serie). Questa forma di riciclaggio delle vibrazioni renderebbe
peraltro più sopportabili molte noie acustiche della routine quotidiana, ad
esempio lo sbattere delle porte, il ticchettio dei tasti del computer, il viavai di
passi sui marciapiedi, i sussulti inconsulti dei vagoni dei treni, e via dicendo.
Il movimento meccanico si può tradurre in carica o corrente elettrica
in vari modi. Il modo più comune sfrutta, come abbiamo visto, l’effetto
piezoelettrico, ovvero la proprietà di alcuni materiali, come il quarzo o il
nitruro di alluminio, di sviluppare alle loro estremità delle differenze di
potenziale elettrico in risposta a deformazioni meccaniche. Pertanto
disponendo un film sottile di questi materiali in prossimità delle parti del
dispositivo sensore soggette alla deformazione periodica di ampiezza
massima, alle estremità del film si ottiene, in breve tempo, una corrente
elettrica.
Un altro metodo consiste nell’usare le vibrazioni ambientali per
mettere in oscillazione masse inerziali sospese: la loro oscillazione,
eventualmente sostenuta nel tempo in base alle caratteristiche delle masse e
al tipo di attenuazione del moto, produce variazioni periodiche della carica
immagazzinata in opportuni condensatori, la quale da luogo alla corrente
elettrica. In aggiunta le masse mobili possono essere connesse a dei magneti,
il cui campo di forze, in base alla legge di Faraday, induce correnti elettriche
in bobine di materiale conduttore. Nei casi qui citati le potenze sviluppate
possono raggiungere l’intensità di alcuni milliwatt.

2.5.1 Energia dal rumore


Una fondamentale scoperta, dovuta ad un gruppo di ricerca italiano
guidato dal professor Gammaitoni, specializzato nell’utilizzo attivo del
rumore nelle sue varie espressioni (tecnicamente, della risonanza stocastica),
permetterebbe infine di aumentare notevolmente le possibilità dello
scavenging da vibrazioni meccaniche.

14
In un lavoro recentemente pubblicato su una prestigiosa rivista di
13
fisica , il gruppo dimostra in via generale (ossia con validità estesa ad ogni
oscillatore di Duffing14) che un sistema oscillante operante in regime non
lineare – a differenza quindi di tutti gli oscillatori di uso comune citati sopra –
possiede qualità superiori di conversione delle vibrazioni ambientali in
energia utile. In particolare, il regime non lineare, cioè in cui il sistema oscilla
attorno a più di un punto di equilibrio per mezzo di opportuni vincoli esterni,
permette all’oscillatore di coprire uno spettro di frequenze vibrazionali più
esteso e, nello stesso tempo, di accordare con maggiore accuratezza la
propria frequenza di oscillazione a quella caratteristica della sollecitazione
preminente nell’ambiente. Per dimostrare sperimentalmente la loro
scoperta, i ricercatori hanno costruito un oscillatore basato su un pendolo
invertito composto da materiale piezoelettrico e pilotato magneticamente. In
particolare, l’estremità libera (superiore) del pendolo era dotata di un
magnete, ed un ulteriore magnete esterno era posto al di sopra del pendolo,
ad una distanza verticale variabile da esso. Per distanze molto grandi, il
pendolo oscillava normalmente, cioè in regime lineare con un unico punto di
equilibrio. Per distanze piccole, il pendolo presentava due punti di equilibrio
ed oscillava attorno ad uno di essi, ancora in regime lineare. Ma per distanze
intermedie, il pendolo esibiva oscillazioni di grande ampiezza nel passare da
uno all’altro punto di equilibrio: in questo regime bistabile (non lineare) il
pendolo otteneva efficienze di conversione energetica fino a 6 volte superiori
rispetto al regime lineare. La scoperta è inoltre indipendente dal principio di
trasduzione impiegato (nel caso specifico, piezoelettrico).

13
F. Cottone, H. Vocca e L. Gammaitoni, “Nonlinear energy harvesting”, Physical Review Let-
ters, 102, 080601, 2009
14
per approfondimenti (eng): http://www.scholarpedia.org/article/Duffing_oscillator

15
Capitolo 3 - Esempi esistenti di Energy scavenging

Questa capitolo non pretende di fornire un elenco esaustivo delle


implementazioni dell’energy harvesting, vista sia la quantità e varietà di
dispositivi esistenti, sia la costante introduzione di nuove soluzioni. Troverete
quindi un sommario che raccoglie le proposte più significative e interessanti.

3.1 i primi sistemi


Le cellette solari incorporate su piccoli dispositivi portatili, come
calcolatrici e convertitori di valuta, in grado di produrre elettricità quando
investite da fasci di luce, sia naturale che artificiale, rappresentano un
esempio pioneristico e ben noto di sfruttamento attivo di energia
ambientale, in questo caso fotonica. Inoltre, anche i materiali fluorescenti e
fosforescenti, in grado di irradiare luce in assenza di radiazione luminosa
diretta, possono essere annoverati, almeno in linea di principio, tra i mezzi di
energy harvesting: infatti essi accumulano energia (specificamente, gli atomi
del materiale costituente vengono eccitati ad uno stato energetico superiore
a quello di base) quando esposti alla radiazione luminosa diretta, per poi
rilasciare nel tempo questo eccesso di energia ancora sotto forma di luce
visibile (gli elettroni del materiale tornano al ground state emettendo
radiazione nello spettro ottico).
L’esempio più classico di harvesting da vibrazioni meccaniche è
invece quello in uso nei cosiddetti orologi da polso cinetici. Il movimento del
braccio induce il movimento (tipicamente non periodico e bidirezionale) di un
magnete che produce una forza elettromotrice all’interno di bobine
conduttrici; la corrente elettrica così prodotta ricarica la batteria
dell’orologio. Un altro metodo, più recente e meno utilizzato, è quello di
utilizzare un insieme di microgeneratori termoelettrici integrati nel corpo

16
dell’orologio, per estrarre energia dal gradiente termico esistente tra il polso
della persona e l’ambiente circostante.

3.2 Harvesting oggi e domani


Un’applicazione assai promettente della trasduzione piezoelettrica
coinvolge l’harvesting da grandi masse di acqua, come quelle oceaniche.
Questi sistemi sono costantemente soggetti ad un insieme di molteplici moti
oscillatori (ad esempio: maree, onde superficiali, correnti sottomarine, etc...),
e sono dunque ideali come sorgente perpetua di energia ambientale. Le
proiezioni parlano di quantità di energia ricavabile assai significative.
Una delle interessanti proposte del citato Starner, ovvero la
trasduzione piezoelettrica integrata nelle scarpe, è stata recentemente
dimostrata e realizzata da un gruppo di ricercatori del MIT Media
Laboratory15. Il team ha modificato un paio di scarpe inserendo nella suola
due tipi di strutture piezo-trasduttive perfettamente integrate (senza danno
del comfort di marcia): una è un foglio di materiale piezoelettrico esteso su
tutta l'area della scarpa che sfrutta l'alternarsi di compressione e tensione
assiale indotta dalla torsione della suola della scarpa per la generazione di
potenza; l'altra usa una struttura in PZT16 di dimensioni più ridotte
concentrata in corrispondenza dell'area di impatto del tallone (su cui poggia
in determinati frangenti della camminata l'intero peso del corpo). Per una
cadenza di 0.9 Hz, il primo metodo produce circa 1 mW su un carico di 250
KOhm, il secondo circa 8 mW su un carico di 500 KOhm. La differenza è
maggiore in termini di efficienza, che nel primo caso è stimata attorno al
0.5% mentre sale al 20% per il secondo (quasi quella di una comune
automobile). L'immagazzinamento di energia è presieduto da circuiti
elettronici a capacità commutate, alloggiata anch'essa nella scarpa.
L'applicazione proposta nell’articolo è l'alimentazione di un Radio Frequency
IDentification (RFID) tag, da usare in presenza di sensori ambientali.
Abbandonando il singolo corpo umano e pensando più in grande, c’è
chi ha proposto di inserire delle strutture trasduttive nel pavimento della

15
N. S. Schenk, J. A. Paradiso, "Energy scavenging with shoe-mounted piezoelectrics", IEEE
Micro, vol. 21, p. 30-42, 2001.
16
Il PZT è una lega di 3 materiali composta da piombo, zirconio e titanio

17
Victoria Station di Londra, e sfruttare così le notevoli quotidiane vibrazioni
indotte dal passaggio dei viaggiatori per produrre elettricità destinata ad
illuminazione17.
I movimenti periodici associati alla camminata di una persona sono
usati per estrarre potenza motrice anche in un altra proposta18. In questo
caso, lo strumento è alloggiato in uno zaino: si tratta di una massa sospesa,
del peso variabile tra 20 e 38 kg (sic!), messa in oscillazione dal movimento
cadenzato del camminatore. Questo è interpretato come il moto di un
pendolo invertito, che viene trasmesso fedelmente alla massa inerziale se
questa aderisce al corpo. La potenza prodotta può superare i 7 W.
L'applicazione pensata per il dispositivo è nel sostegno delle attività di
lavoratori, scienziati, esploratori e reparti di sicurezza impegnati in situazioni
in cui il trasporto di batterie, dalla durata limitata, può risultare non
conveniente o impossibile.
La ditta inglese Perpetuum Ltd. ha commercializzato il primo
dispositivo di energy scavenging basato su vibrazioni meccaniche. Principi di
funzionamento e specifiche tecniche dei dispositivi, di dimensioni
relativamente piccole, sono disponibili sul sito web aziendale19.
Interessanti risultati in ambito di alimentazione di dispositivi di
medicina diagnostica da sorgenti di energia umana sono stati presentati da
ricercatori dell’IMEC (Belgio). Sfruttando microgeneratori termoelettrici di
tellururo di bismuto ed elettronica di controllo, integrati in piccoli dispositivi
flessibili e indossabili, essi hanno elaborato dei sensori per
elettroencefalogramma (EEG) ed elettrocardiogramma (ECG) inseriti
rispettivamente in una banda che cinge la testa del soggetto e in una
maglietta.
Vale anche la pena di citare, in questa sede, un interessante
dispositivo portatile a lunga durata che converte energia derivante da

17
Disponibile:
http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/energia-dai-
passi/energia-dai-passi/energia-dai-passi.html
18
L. C. Rome, L. Flynn, E. M. Goldman, T. D. Yoo, "Generating electricity while walking
with loads", Science, volume 309, p. 1725-8, 2005.
19
Disponibile: http://www.perpetuum.com/resources.asp

18
decadimento nucleare in energia elettrica20. Il dispositivo ricorre ad una
massa sospesa ancorata ad una estremità (detta cantilever) dotata alla sua
estremità non ancorata di un sottile film di materiale isolante in grado di
accumulare e non dissipare carica elettrica, qui chiamato collettore (di
carica). Questo film viene costantemente colpito dalla radiazione ionizzante
(a bassa intensità) prodotta da un film sottile (l’emettitore) di un materiale
blandamente radioattivo (un isotopo del Nickel) posto direttamente sotto ed
a poca distanza dal collettore. L’intero dispositivo e’ opportunamente
schermato esternamente per evitare conseguenze sanitarie. La costante
radiazione incidente sul collettore crea per ionizzazione delle cariche
elettriche libere. Quando, dopo un certo periodo, viene superata una
determinata soglia di carica elettrica, il collettore collassa a contatto con
l’emettitore (ovvero il cantilever subisce il cosiddetto “pull-in”) perché
l’attrazione elettrostatica non e’ piu’ compensata dalla rigidezza meccanica
del cantilever. In altre parole, quando la radiazione ha sufficientemente
caricato il condensatore ad armature parallele composto da emettitore e
collettore, il condensatore collassa. Al momento del contatto tra le armature
del condensatore, la carica accumulata viene dissipata e conseguentemente
l’attrazione elettrostatica tra le armature si annulla. Il movimento elastico di
rinculo del cantilever ne innesca un movimento oscillatorio: è questo
movimento, di frequenza ed ampiezza note e che si ripete nel tempo con
cadenza anch’essa prevedibile, ad essere tradotto in energia elettrica per via
piezoelettrica. Il ciclo si ripete con una cadenza determinata dall’intensità
della radiazione e dal tipo di materiale impiegato e soprattutto si protrae nel
tempo indefinitamente, ovvero finché l’isotopo radioattivo non cessa di
emettere radiazione ionizzante: nel caso del Nickel, ad esempio, l’autonomia
si attesta intorno al centinaio di anni, pari all’emivita dell’isotopo impiegato.

20
A. Lal, R. Duggirala, H. Li, “Pervasive power: a radioisotope-powered piezoelectric genera-
tor”, IEEE Pervasive Computing, 2005.

19
Conclusioni

In questa Pillola ci siamo occupati di una maniera intelligente e conveniente


di recupero attivo di energia sprecata. L’energy harvesting rappresenta una
metodologia di captazione e riciclo di energia ampiamente e lungamente
usata, e che sta recentemente suscitando grandissimo e benvenuto interesse
per la notevole quantità di usi ed applicazioni che potrebbe alimentare e per
la disponibilità di tecnologie e dispositivi innovativi in grado di applicarla in
maniera distribuita e pervasiva. Non è impensabile, ad esempio, che in un
futuro prossimo la maggior parte degli apparecchi portatili di largo consumo
o specialistici possano essere energeticamente autonomi in virtù
dell’adozione di tecniche di scavenging assai efficienti. Infine, l’importanza
dell’energy scavenging risiede nell’introdurre una maggiore consapevolezza,
particolarmente nei consumatori, della grande quantità di energia di cui
siamo circondati - e dell’esistenza, reale o potenziale, di modi insospettati ma
efficaci di giovarne. Aumentare i consumi mantenendo costante, o addirittura
riducendo, la quantità complessiva di energia impiegata rappresenterebbe un
risultato economico ed ecologico molto significativo.

Per approfondimenti e discussioni potete visitare la sezione dedicata sul


forum EnergeticAmbiente.it http://www.energeticambiente.it/fuori-casa/

20
21
L’autore

Massimo Mastrangeli, classe 1981 è dottorando in ingegneria dei materiali


all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio).

Ha conseguito la laurea specialistica in Ingegneria Elettronica con il massimo


dei voti all’Università di Pisa nel 2005. E’ appassionato di sistemi complessi,
musica, saggistica (www.fluttuaedevia.blogspot.com) e satira
(www.daysofmangoo.blogspot.com).

Collana “La Pillola Verde”

Pillola n.1 – “Energy Scavenging”

Di prossima pubblicazione:

Pillola n.2 – “Fusione Fredda: cos’è e come funziona”

Pillola n.3 – “Hai voluto la bici? E ora… E-bike!”

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