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Testi: Maurizio Possenti e Paola Cuppini (High Consulting)
Progetto grafico e impaginazione: babe - Francesco Beringi, Firenze
Editing, redazione e revisione: Paola Agostini e Mariarosa Brizzi

www.giunti.it

ISBN: 9788844042080

Edizione digitale realizzata da Simplicissimus Book Farm srl, condivisa da mykon per TNTVillage

Prima edizione digitale 2012

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INDICE

PARTE I

Capitolo 1 • ISTRUZIONI PER L’USO


• Non esiste professionalità senza strategia
• Da cultura del risparmio a cultura dell’investimento
• Trasformare i sogni in realtà
• Il partner migliore per questo viaggio
• La molla per affrontare le sfide
• Pensiero
• Il tacchino senza ali
• Dimmi come pensi e ti dirò cosa senti
• Riconosci i tuoi pensieri: l’uomo e il calabrone
• Scopri le tue credenze
• Cos’è una credenza
• Caratteristiche generali delle credenze
• Come cambiare una credenza
• La ricerca interna e la ricerca esterna
• Emozioni
• Fisiologia
• Focalizza il tuo focus
• Azione e risultato: la ricetta del successo

PARTE II

Capitolo 2 • LA MEMORIA NELLA STORIA


• La memoria per tramandare le conoscenze
• Dalla Grecia ai tempi nostri
• Da tecniche di memoria a metodi di apprendimento rapido

Capitolo 3 • DALL’APPRENDIMENTO ALL’APPRENDIMENTO RAPIDO


• Le fasi dell’apprendimento
• Gli errori comuni
• Fattori di disturbo/ fallimento
• Fattori di successo
• Le basi delle tecniche di memoria

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• Le basi biologiche e i meccanismi della memoria
• Più naturale di così...
• La prima sorpresa

Capitolo 4 • GLI ACCESSORI ALLE TECNICHE DI MEMORIA


• Il rilassamento
• I colori del rilassamento
• Your mind travel
• Come avere più creatività
• Il brainstorming
• Oltre gli schemi
• Brainstorming e problem solving

PARTE III

Capitolo 5 • LE TECNICHE DI MEMORIA


• La fotografia mentale
• La conversione fonetica
• Casi particolari
• Dal fonema all’ordine mentale
• Parole astratte
• I numeri
• Nomi e visi
• Agenda mentale

Capitolo 6 • MEMORIA E SVAGO


• Calendario annuale
• La musica
• Le carte da gioco
• Gli scacchi

Capitolo 7 • GLI ARTICOLI DI CODICE

Capitolo 8 • LE MATERIE SCIENTIFICHE


• Alfabeto minuscolo
• Alfabeto maiuscolo
• Alfabeto greco
• Alfabeto internazionale
• Simboli e segni operatori
• Chimica

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Capitolo 9 • LE LINGUE STRANIERE
• Latino
• Greco
• Le lingue attuali
• Lo spagnolo per esercitarsi
• Conclusioni

Capitolo 10 • TESTI E CONCETTI


• Fasi preliminari
• Approccio al testo
• Memorizzazione
• Esposizione
• La morte delle tecniche

Capitolo 11 • LA LETTURA VELOCE


• Cos’è la lettura veloce e perché è uno strumento importante
• La velocità di lettura
• Test iniziale di lettura
• Eliminiamo le abitudini disfunzionali
• Strumenti per l’esercizio della lettura
• I principi base della lettura
• Le conoscenze attuali sulla percezione e sulla costruzione dell’immagine degli
oggetti
• I principi base della lettura veloce
• I punti di fissità e la velocità di spostamento degli occhi
• La tombola delle parole
• Come sviluppare il campo visivo
• Come migliorare la capacità di percezione visiva
• Il rilassamento oculare
• Il senso dei caratteri
• Piccole strategie di lettura
• Qualche test di lettura
• Test intermedio di lettura
• La lettura come strategia di comprensione
• I diversi tipi di test
• Test finale di lettura

Capitolo 12 • LE MAPPE MENTALI


• La scrittura si evolve
• Cos’è una mappa?
• Quando serve una mappa?
• I vantaggi
• Come è strutturata una mappa mentale

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• Applicazioni
• Come valutare una mappa

PARTE IV

Capitolo 13 • PLANNING E OBIETTIVI


• I fattori del tempo
• Un possibile modello di gestione
• Principi di organizzazione personale
• Dalla gestione del tempo alla gestione di se stessi
• Le fasi del work management
• Programmazione creativa
• Programmazione sistematica
• Fase operativa
• Feed-back
• Lavoro e stress
• Come gestire l’ansia da urgenze e problemi
• Come possiamo risolvere i nostri problemi e le nostre ansie?
• Strategie per risolvere gli stati d’ansia nel lavoro
• Otto modi per risparmiare tempo e avere più energia
• Organizzazione dell’esame
• A lezione
• Qualche piccola astuzia
• Cenni di comunicazione
• Il linguaggio del corpo
• La prossemica
• Ciò che non viene detto...

Capitolo 14 • CASE HISTORY


• Prima applicazione: filosofia
• Seconda applicazione: elementi di fisiologia cellulare

Capitolo 15 • CONCLUSIONI
• Le testimonianza dei nostri allievi
• Una testimonianza d’eccezione

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PARTE
I

I più pericolosi dei nostri pregiudizi


regnano in noi contro noi stessi.
Dissiparli è creatività.
Hugo von Hofmannsthal

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VINCENTE VS PERDENTE

Il vincente è sempre parte della risposta,


il perdente è sempre parte del problema;

il vincente ha sempre un programma,


il perdente ha sempre una scusa;

il vincente dice “lascialo fare a me”,


il perdente dice “non è compito mio”;

il vincente vede una risposta per ogni problema,


il perdente vede un problema per ogni risposta;

il vincente vede un green accanto a ogni buca di sabbia,


il perdente vede due o tre buche vicino a ogni green;

il vincente dice “può essere difficile ma è fattibile”,


il perdente dice “potrebbe essere fattibile ma è troppo difficile”.

SII UN VINCENTE!

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CAPITOLO
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ISTRUZIONI PER L’USO

Chiediamo consigli ma ci attendiamo approvazione.


Charles Colton

NON ESISTE PROFESSIONALITÀ SENZA STRATEGIA


... Che noia!
Un “mattone” di cinquecento pagine davanti agli occhi, la faccia perplessa e lo sguardo
rivolto verso l’alto, la mano destra sorregge la testa che pensa: “Oh mio Dio... che noia!”.
L’approccio a un testo non è sempre incoraggiante, soprattutto se le armi a disposizione
sono quelle del “self-made student”.
La strategia è una componente fondamentale della professionalità e noi vogliamo fare di te
un professionista dell’apprendimento.
Se ci pensi, chi si occupa di falegnameria ha imparato da qualcuno l’arte di intagliare il
legno, chi gioca a pallone ha imparato dall’allenatore come e quando calciarlo, chi suona il
piano ha imparato il modo migliore per posizionare le mani. Ma allora come è possibile
insegnare a un ragazzo la storia, la matematica, la scienza e la filosofia se non gli è stato
prima insegnato come apprendere in modo efficace?
Alcuni pensano, erroneamente, che l’apprendimento sia un’attitudine personale, in realtà
apprendere è un’arte che può essere insegnata.
Per qualunque cosa tu faccia nella vita - oltre a studiare naturalmente - esistono delle
strategie che ti permettono di migliorare il rendimento.
Nell’ambito dello studio, invece, si ha quasi sempre l’impressione che “o nasci imparato”
(come diceva il grande Totò) oppure non puoi fare nulla.
Qualche anno fa, proprio qui in Italia, un personaggio utilizzò le tecniche di memoria per
farsi pubblicità; si propose come un genio esclusivamente perché riusciva a ricordare
decine di numeri solo ascoltandoli, cosa che in realtà riuscirai a fare anche tu alla fine di
questo libro.
Altri sono convinti di possedere un ottimo metodo di studio per il semplice motivo che
hanno ottenuto valutazioni più alte rispetto alla media.
Un articolo pubblicato nel 2004 dal «Corriere della Sera» pose l’attenzione sul rapporto
percentuale tra immatricolazioni e laureati in corso: questi ultimi risultavano pari solamente
al 7%. Il restante 93% venne suddiviso ulteriormente in un 45% che sarebbe riuscito a
laurearsi fuori corso e il rimanente 55% che avrebbe abbandonato definitivamente gli studi.
Chi ottiene buoni risultati utilizza una strategia e lo fa in maniera metodica: ciò che più
conta è avere la pazienza di apprendere un metodo efficace e la costanza nel-l’applicarlo:
solo così è possibile diventare realmente uno studente modello.

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Generalmente la cultura scolastica non attribuisce grande importanza alla metodologia di
studio: vengono fornite nozioni generali agli alunni delle scuole elementari e ci si aspetta
che ognuno, con il tempo e l’esperienza acquisita, sviluppi un suo personale approccio allo
studio.
I programmi didattici raramente subiscono cambiamenti sostanziali e agli insegnanti non è
richiesto di sapere insegnare, ma solo di sapere.
Ecco tre differenti livelli di conoscenza, spesso erroneamente assimilati:
• sapere;
• saper fare;
• sapere insegnare.

Sapere insegnare è un’arte che comporta la capacità di riconoscere la realtà presente e


potenziale che ci circonda; purtroppo però molti insegnanti non conoscono e non hanno mai
sperimentato queste strategie, così come molti istituti scolastici italiani sono ancora
riluttanti all’idea di aprire le porte alle metodologie che stai per apprendere.
Sono state definite “americanate” senza cognizione di causa, eppure tutti sanno che
giudicare senza investigare è sinonimo di ignoranza e fonte di pregiudizio. Se ora stai
leggendo queste righe sappi che ti fa onore l’apertura mentale che dimostri nel mettere in
discussione qualcosa di così personale come il metodo di studio.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni.


Chiunque continua a imparare resta giovane. La più grande cosa
nella vita è mantenere la propria mente giovane.
Henry Ford

II tempo che scandisce le nostre giornate è sempre meno, corre veloce e si porta via ogni
cosa non strettamente necessaria alla sopravvivenza. Quante volte la giornata finisce senza
che si sia potuto fare tutto quello che si sarebbe voluto?
La società in cui viviamo ci richiede di essere sempre più veloci, sotto ogni aspetto.
Dobbiamo fare mille cose: lavoro, studio, famiglia, aggiornamenti professionali, e magari
ogni tanto dedicarci anche allo svago. Oltretutto ci è richiesto di essere anche molto
efficienti, perché non solo dobbiamo svolgere tutte queste attività, ma dobbiamo farlo
mantenendo uno standard altissimo se vogliamo essere competitivi.
In tempi passati la parola “cultura” aveva un significato più ampio: le persone dedicavano
uno spazio, all’interno della giornata, per coltivare le proprie capacità intellettive, le arti, i
piaceri. Esisteva, insomma, una sorta di “culto della cultura”. Oggi invece, il massimo che
si riesce a fare è ritagliare qualche minuto alla fine della giornata, magari stesi sul letto e
stanchi per il lavoro, per leggere poche righe di un romanzo che poi finirà con l’appoggiarsi
lentamente sul naso, complici i nostri occhi sonnecchianti. Questo limitato ed errato modo
di approcciarsi alla lettura, e quindi all’apprendimento, non solo non ci permette di
utilizzare bene le nostre risorse mentali, ma introduce anche uno degli errori più comuni,
quello di associare il sonno alla lettura, provocando automaticamente quella strana
sensazione di sonnolenza che si prova ogni volta che si legge.
Le tecniche di memoria hanno ormai centinaia di anni, ma solo da pochi decenni hanno
iniziato a diffondersi in modo più capillare sul territorio italiano. Esistono in realtà paesi

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nei quali vengono insegnate sistematicamente presso le strutture educative pubbliche e
private.
Alcune università americane, ad esempio, propongono test di ingresso che possono essere
superati solamente leggendo almeno 400 parole al minuto, attitudine non comune per chi
non conosce una tecnica, ma basilare per chi la applica.
Il desiderio di migliorare se stessi è naturale anche se spesso non sappiamo come farlo e da
dove iniziare. L’aspetto più affascinante delle tecniche che ci accingiamo a imparare è che
sono basate su principi naturali, meccanismi della mente che non abbiamo bisogno di capire
perché già ci appartengono.
In realtà non andremo ad aggiungere nulla a ciò che è già presente dentro di noi se non un
po’ di consapevolezza, strumento necessario a integrare le capacità con la conoscenza.
Si tratta infatti di una specie di puzzle: alcuni pezzi li conosciamo bene e li utilizziamo
quotidianamente, altri invece li scopriremo insieme e andranno a colmare le lacune che
abbiamo evidenziato.
Spesso le persone pensano che la qualità della preparazione sia direttamente proporzionale
al tempo impiegato per crearla, altre invece credono che studiare sia pesante e noioso e che
non esistano valide alternative.
Ciò che vogliamo offrirti è una prospettiva che porta con sé nuovi obiettivi e nuove strade
per raggiungerli. Percorsi più brevi ma certamente efficaci, lastricati di motivazione,
divertimento e soddisfazioni fino a ora mai provate.
Se stai pensando che forse abbiamo un po’ esagerato, ti invitiamo a rileggere queste righe
dopo che avrai applicato le tecniche proposte... solo così potrai toccare con mano i tuoi
miglioramenti e lo farai nell’arco di pochi minuti, non di giorni o settimane.
Queste tecniche non solo sono efficaci, ma sono anche altamente efficienti.
Per efficaci intendiamo produttive di un risultato, mentre consideriamo efficienti le strategie
che hanno un buon rapporto sforzo/risultato.

DA CULTURA DEL RISPARMIO A CULTURA


DELL’INVESTIMENTO
Un uomo chiamato a fare lo spazzino dovrebbe spazzare
le strade così come Michelangelo dipingeva o Beethoven componeva
o Shakespeare scriveva poesie. Egli dovrebbe spazzare le strade così
bene al punto che tutti gli ospiti del cielo e della terra si fermerebbero
per dire che qui ha vissuto un grande spazzino che faceva bene il suo lavoro.
Martin Luther King Jr.

“Chi ben comincia è a metà dell’opera”: così recita un vecchio e saggio proverbio che
ricorda quanto sia utile, ai fini di un risultato positivo, iniziare con il piede giusto ogni
impresa che ci interessa portare a termine.
L’introduzione di un libro è quasi sempre considerata la parte più noiosa e inutile, tutti si
saranno chiesti almeno una volta nella vita a cosa servissero quelle tre o quattro pagine che
si trovano all’inizio.

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Perché perdere tempo a leggere parole di nessuna utilità, quando si può passare subito al
succo del discorso?
Inoltre, a essere sinceri, aprire un volume di cinquecento pagine pensando alle lunghe e
pesanti ore di fatica che ci attendono e sapere che se saltiamo l’introduzione saremo già a
pagina dodici è di grande sollievo. Non è forse così?
Noi la definiamo cultura del risparmio.
Pensiamo che tralasciare qualche pagina sia utile per risparmiare tempo, magari ci
sentiamo addirittura furbi, ma la realtà è diversa.
Questo è il primo bivio di fronte al quale ci troviamo ed è necessario fare una scelta
sull’atteggiamento che adotteremo nella lettura del testo. Potrà essere superficiale e
approssimativa o interessata e attenta.
La maggior parte del risultato che otterremo è originato da questa decisione. Per quanto
possa sembrare strano, l’introduzione è presente in ogni libro perché ha un ruolo molto
importante.
Vi sono contenute informazioni preziose su come comprendere appieno i contenuti, la forma
nella quale saranno esposti, la struttura del testo e il motivo per il quale la si è ritenuta
adatta, oltre ovviamente a tutto ciò che servirà per interpretare gli elementi presenti.
L’obiettivo dell’introduzione è agevolare la lettura, la comprensione e l’apprendimento.
Quindi, anche se abbiamo sempre pensato di risparmiare tempo saltandola, sarà bene
capire che leggere queste poche pagine renderà tutto più facile: solo così guadagneremo
veramente tempo ed energie.
Perciò sarà utile modificare questo tipo di mentalità, passando dalla cultura del risparmio
(meno pagine = meno fatica), alla cultura dell’investimento (le pagine giuste per il
rendimento migliore). D’altra parte il motivo per cui si studia è, o dovrebbe essere, il
desiderio di imparare: di conseguenza qualunque strumento possa esserci di aiuto dovrebbe
essere il benvenuto.
Investire del tempo per imparare delle buone strategie di apprendimento è sicuramente la
cosa più intelligente che si possa fare per ottenere un risultato migliore. All’inizio si
impiegherà qualche minuto in più, ma successivamente si ri-sparmieranno ore, creando un
indiscusso vantaggio temporale.
Ipotizziamo di impiegare una settimana (diluita nel tempo) per imparare tutte queste
strategie e che queste, correttamente applicate, ci facciano risparmiare anche solo un terzo
del tempo che solitamente dedichiamo allo studio: ciò significa che, se nell’arco della
nostra vita studieremo anche solo un altro mese (30 giorni), avremo già guadagnato dal
nostro investimento (10 giorni di studio risparmiati - 7 giorni investiti nell’apprendimento
delle tecniche = 3 giorni guadagnati).
A tal proposito vogliamo raccontarti la storia di quel tagliaboschi che un giorno si trovò a
dover abbattere un enorme albero in mezzo alla foresta.
Il tagliaboschi ormai stava segando l’albero da ore quando un passante lo vide, si fermò e
gli chiese: “Da quanto tempo stai segando?”. Lui rispose: “Sono già cinque ore ma non ci
sono molti miglioramenti...”.
Allora il passante suggerì: “Perché non ti fermi un attimo e affili la sega? Sono certo che
dopo andrà meglio!”.
Il tagliaboschi senza nemmeno guardarlo rispose: “Non posso fermarmi ad affilare la sega,
sono troppo impegnato a segare!”.

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Il senso di questa storia è lampante, se non ci fermiamo mai ad “affilare la sega”, rischiamo
di perdere tempo nello svolgimento di compiti che ne richiederebbero molto meno.
Il CNVSU (Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario), a seguito
degli studi effettuati nel 2004, mise in evidenza anche la spesa per il mantenimento agli
studi di un universitario; la cifra si aggirava intorno ai 9000 euro all’anno. Considerando il
nuovo ordinamento in vigore, applicando quindi il sistema 3 + 2 (triennale più
specialistica), il costo può variare da una cifra base di 27.000 euro a una di 45.000 euro.
Il peso economico che grava sulle famiglie italiane però non è solamente questo.
L’età media del raggiungimento della laurea nel 2005 era di 27,8 anni (dato riferito a
studenti che hanno scelto un percorso di studi di cinque anni o appartenenti al vecchio
ordinamento). Possiamo così aggiungere al costo base di 9000 euro anche il mancato
guadagno, che se per ipotesi fosse pari a un minimo di 900 euro al mese, porterebbe i costi
totali da sostenere a quasi 20.000 euro annui. Tornando quindi al ragionamento iniziale,
possiamo sostenere che applicando queste strategie e ponendo un risparmio minimo di un
anno sul tempo impiegato a raggiungere la laurea, si risparmiano circa 20.000 euro.
Da questi calcoli si evince chiaramente la quantità di vantaggi che uno studente, magari
come nel tuo caso, può ottenere per sé e la propria famiglia, soprattutto considerando il
fatto che raramente l’universitario medio è fuori corso “solo” di un anno accademico.

TRASFORMARE I SOGNI IN REALTÀ


Dopo aver compreso l’importanza di investire su se stessi e volendo migliorare le proprie
performance mentali, ti sarà utile sapere che hai tra le mani il mezzo migliore.
Imparare strategie d’apprendimento rapido non significa solo avere un modo per studiare in
meno tempo e con maggior profitto, ma anche scoprire delle potenzialità nascoste e metterle
in risalto, aprire nuove prospettive e riuscire così a controllare il tuo futuro acquisendo la
consapevolezza che siamo noi a tracciare il nostro destino. Solo se riusciamo ad assumerci
la totale responsabilità delle nostre azioni sarà “facile” raggiungere qualunque meta
desideriamo.
La consapevolezza e la preparazione sono il punto di partenza per ogni impresa, la
motivazione invece rappresenta la corsia preferenziale che mette nelle condizioni di fare
“presto e bene”.
Scegli il tuo obiettivo. Una decisione presa con il cuore oltre che con la mente ti offre la
forza necessaria a realizzare i tuoi desideri.
Solo tu puoi fare una scelta: decidi quale via seguire, ma prima di farlo stabilisci
l’obiettivo che vuoi raggiungere, altrimenti ti sarà impossibile scegliere la strada giusta.
Ti sei mai fermato a pensare ai tuoi obiettivi?
Qualunque cosa tu voglia fare nella vita hai la possibilità di farla se sei abbastanza
determinato, devi solo decidere quale sia e trovare il percorso più adatto a te. Non è
sempre semplice prendere una direzione, ci sono persone che fin da piccole sanno
perfettamente cosa faranno da grandi, altre che cambiano idea continuamente fino a che non
si fermano e altre ancora che non ne hanno idea finché non capita loro qualcosa che li
illumina. Infine, purtroppo, esistono anche le persone che non scopriranno mai la loro vera
attitudine, la loro passione, e vivranno una vita di convenzione, accontentandosi di ciò che

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hanno senza porsi domande, ma soprattutto senza guardarsi veramente dentro. A quale di
queste categorie pensi di appartenere? Avrai notato, arrivato a questo punto, che è nostra
abitudine non soffermarci sulla superficie di ciò che affrontiamo, ma approfondire gli
argomenti e le situazioni affinché vengano assimilati dal lettore.
In questo caso vogliamo scindere due aspetti importanti che a volte vengono confusi:
l’informazione e la formazione.
La prima rappresenta il semplice passaggio di informazioni da un individuo a un altro senza
nessun coinvolgimento emotivo, nessun approfondimento personale e nessun cambiamento
profondo della persona che ascolta; la seconda lascia un segno in chi ascolta e la capacità
di arricchire ulteriormente il proprio lo, anche attraverso interrogativi che siano costruttivi.
L’approccio superficiale all’ascolto delle informazioni evita ciò che l’uomo moderno
reputa una perdita di tempo, ascoltare profondamente il proprio cuore.
Oggigiorno la società ci allontana sempre più dagli spazi personali, costringendoci a vite
caotiche e scarse di consapevolezza.
Le decisioni sono spesso frutto di meccanismi lontani dal puro e semplice sentire. Smetti di
pensare che i sogni siano un privilegio di pochi eletti.
Se i grandi personaggi del passato, quelli che hanno lasciato un segno nella storia, avessero
dubitato dei loro sogni, oggi non avremmo la lampadina, la radio, la tv, la penicillina e
tante altre cose che diamo per scontate.
Non dare per scontati i tuoi sogni, impegnati per realizzarli, è il solo modo per poterci
riuscire o, quantomeno, per non avere rimpianti.
Per ora abbiamo il piacere di offrirti il metodo che realizzerà il sogno di ogni studente:
impiegare una minore quantità di tempo per ottenere una maggiore qualità di risultati. Prova
a rispondere a queste domande.

• Ti è mai capitato di faticare nel ricordare le informazioni?


• Hai mai avuto incertezze nel richiamare informazioni durante un esame o un colloquio
importante?
• Hai sentito in qualche occasione la stanchezza dopo pochi minuti di lettura?
• Ti sei mai accorto di non aver assimilato quasi nulla da una lettura appena conclusa?
• Hai dubitato in certi casi di te stesso o della tua memoria?
• Ti è capitato a volte di avere poco tempo da dedicare ad aggiornamenti e letture
interessanti?

Se la risposta a queste domande è affermativa, sappi che sei in buona compagnia, poiché ci
sono almeno altri 56 milioni di individui in Italia che risponderebbero in questo modo. Non
pensi che sia venuto il momento di trasformare i sogni in realtà, correndo verso i tuoi
obiettivi?
Stanno per aprirsi nuovi e sorprendenti orizzonti.
Scoprirai di essere in grado di ricordare con grande facilità e precisione un’infinità di
informazioni, cosa che prima non avresti creduto possibile; imparerai perfino a leggere più
velocemente e in modo più efficace di quanto tu abbia mai fatto.
Ogni argomento di questo libro sarà trattato sia dal punto di vista teorico che pratico e
troverai numerosi esempi ed esercizi con i quali fare pratica.

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Un simpatico slogan pubblicitario di parecchi anni fa diceva: “Provare per credere”. Noi ti
esortiamo ad attuarlo, solo così avrai la possibilità di verificare tu stesso, con il progredire
della lettura, l’efficacia di tali metodi.
Immagina di poter imparare qualunque informazione desideri in meno della metà del tempo
che normalmente impiegheresti e di aumentare notevolmente la qualità della tua
memorizzazione tanto da ricordare a lungo termine anche i particolari.
Se avessi più tempo a disposizione come lo impiegheresti? Con gli amici, la famiglia o
magari con te stesso.
Sogno o realtà?
Non è forse vero che il sogno è il preludio della realtà che vorremmo?
La strada che unisce sogno e realtà è formata da tanti piccoli passi connessi, alcuni in salita
altri in discesa. Devi solo seguire il percorso e il sogno diverrà realtà. Segui le indicazioni,
sarà facile, divertente e soprattutto proficuo.
Nelle pagine che seguono troverai anche aneddoti di persone che hanno applicato queste
tecniche e vogliono condividere i sorprendenti risultati che hanno ottenuto. In questo modo
potrai ascoltare la verità di individui che un giorno, come te, hanno deciso di migliorare se
stessi e hanno intrapreso un percorso che li ha condotti al successo.
Hai mai comprato una torta preconfezionata? Una di quelle con l’elenco degli ingredienti da
aggiungere alla miscela della busta argentata... L’unico compito è quello di leggere gli
ingredienti e mescolarli secondo la ricetta.
In poco tempo un dolce profumo riempie la casa e la torta è fatta.
Allo stesso modo noi ti forniamo la miscela “magica” e tu devi solo aggiungere costanza e
volontà.
Questo piccolo sforzo sarà più che sufficiente per regalarti una magnifica “torta di
risultati”.
Naturalmente se cambierai gli ingredienti e le quantità a tua discrezione non potrai
pretendere che alla fine la torta sia uguale a quella della foto sulla confezione; magari sarà
gradevole, ma mai così buona come avrebbe potuto essere se avessi rispettato le dosi
consigliate.
Ci saranno momenti in cui ti verrà chiesto di fare cose di cui non capisci lo scopo, oppure
penserai che farle in un modo piuttosto che in un altro non faccia la differenza...
Fidati della nostra esperienza e soprattutto del fatto che il nostro risultato è il tuo: quindi
faremo il possibile per renderti felice e soddisfatto di questa esperienza. Sappiamo
benissimo che non è sempre facile seguire le indicazioni di qualcun altro ma a volte è la
cosa più intelligente da fare. Quante volte ci capita di farci prendere dalla sindrome del
“faccio di testa mia!”? Sono i momenti in cui nessuno deve permettersi di dirci cosa fare.
La convinzione di sapere meglio di chiunque altro cosa sia bene per noi e per la nostra vita
supera qualsiasi altra prospettiva. Nonostante l’esperienza acquisita a volte ci capita di
adottare questo comportamento, ad esempio quando non abbiamo voglia di metterci in
discussione e soprattutto quando non vogliamo affidarci a un’altra persona.
Uno dei privilegi del nostro lavoro è la possibilità di conoscere tante persone, alcune delle
quali, nel corso degli anni, ci hanno lasciato grandi insegnamenti.
Anna, una meravigliosa ragazzina di settantotto anni, è stata per noi l’esempio di come
l’umiltà renda forti e metta a frutto l’impegno. Immagina un’anziana signora, di così grande
esperienza, seduta in aula ad ascoltare la lezione di un ragazzo che avrebbe potuto essere

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suo nipote.
Sarebbe stata una reazione comune quella di porre qualche resistenza al suo ruolo di
allieva, ma Anna non era una persona comune ed era sempre la prima ad arrivare e l’ultima
ad andarsene.
Inutile dire che il suo interesse e la sua umiltà hanno fatto di lei un’allieva splendida, che
ancora oggi ricordiamo con affetto non solo per l’esempio che ci ha regalato, ma anche per
gli enormi risultati che ha ottenuto al corso.

Abbiamo bisogno di fiducia. Prima di tutto in noi stessi e poi negli altri, perché l’unica
certezza è che se non abbiamo fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità sicuramente non
possiamo averne in qualcun altro. Spesso sfruttare l’esperienza di chi ha avuto molte
occasioni per sperimentare e mettersi alla prova è la cosa più proficua da fare.
Ci rendiamo perfettamente conto che questa riflessione potrebbe essere in cima alla lista
delle banalità, ma è altrettanto vero che sulla teoria si è sempre tutti d’accordo, mentre
nella pratica spesso ci si trova in difficoltà.
Sbagliare con la propria testa produce esperienza, amplia le prospettive e arricchisce
interiormente.
Ricorda sempre che chi ha più esperienza di noi in un determinato ambito, è già stato nei
nostri panni e sa quale consiglio darci per superare la difficoltà del momento.

IL PARTNER MIGLIORE PER QUESTO VIAGGIO


Quando pensi di correre il rischio che una persona
ti possa nuocere, evita di attribuirle istantaneamente
la colpa, ma domandati anzitutto da quanto tempo
eri alla ricerca di un simile individuo.
Arthur Schnitzler

Immagina di partire per una vacanza splendida. La meta che hai sempre sognato è ora a
portata di mano. Tutto è organizzato alla perfezione: quando partire, dove alloggiare, le
tappe da fare, i luoghi da visitare una volta arrivati a destinazione e così via.
Tutto quello che ti serve per vivere una fantastica esperienza si è improvvisamente
materializzato di fronte a te, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.
Non avevi considerato che eri in compagnia di una persona che, purtroppo, si è rivelata
totalmente diversa da come te l’aspettavi e soprattutto assolutamente inadatta a quel tipo di
vacanza.
La vacanza dei tuoi sogni si è così trasformata in un incubo a occhi aperti e ciò che doveva
essere divertente ed entusiasmante è diventato noioso e pesante. Cosa si può imparare da
un’esperienza simile?
Che ancor prima di organizzarsi per raggiungere una meta è bene sapere con chi si
condividerà il percorso: il compagno di viaggio è spesso più importante dell’obiettivo.
Se in questo momento ti stai chiedendo se hai scelto dei buoni compagni di avventura per il
viaggio nel mondo dell’apprendimento, sappi che non potresti avere guide migliori. Non
vorremmo peccare di presunzione ma i 35.000 allievi che abbiamo formato negli ultimi

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nove anni ci garantiscono tutta quella esperienza che ora mettiamo a tua disposizione.
Erano i primi giorni del gennaio 2001 quando High Consulting si affacciava al mondo della
formazione e vantava già la presenza di professionisti affermati che, seppur giovani,
avevano fatto della loro passione per la crescita personale un lavoro di successo.
Saremo in grado di affiancarti non solo nella lettura e comprensione del testo, ma anche
nell’utilizzo delle nozioni apprese tramite l’assistenza on-line che potrai avere collegandoti
al sito www.hceureka.it.
Basterà inserire la tua username (libro eureka) e password (92821) per accedere a
un’inesauribile fonte di esperienza.
Nei prossimi capitoli vedrai come ricordare la tua password...
In tale sede potrai scaricare materiale audiovisivo aggiuntivo, applicazioni di persone che
hanno seguito il corso Eureka di High Consulting dal vivo, e avrai anche diritto a usufruire
di un’ora di tutoring presso le nostre sedi operative sparse su tutto il territorio nazionale.
Il tutoring è un’attività di affiancamento in cui un esperto di strategie dell’apprendimento si
mette a disposizione del corsista per aiutarlo nelle applicazioni su materie di suo interesse.
Vogliamo concretizzare il tuo desiderio di miglioramento.
Gli ambiti di competenza di High Consulting spaziano dalle tecniche di apprendimento
rapido alla motivazione, alla leadership, alla comunicazione e ad altro ancora; si può dire
che comprendano un ampio spettro di competenze all’interno del mondo dello sviluppo
delle risorse umane; per questo motivo i docenti di High Consulting, scelti anche da «Il
Sole 24 Ore», hanno formato, a vari livelli e su diversi argomenti, il personale di Iveco,
Regione Lombardia, Ferrari e Mercedes.
Per anni l’attività di High Consulting ha contribuito alla realizzazione personale e
professionale dei suoi allievi e ora ci mettiamo “nelle tue mani” per poter fare di te uno
studente di successo.
Le tecniche sono semplici da capire e da applicare, ma per padroneggiare ogni strumento e
renderlo produttivo al massimo la teoria non basta: è necessario utilizzarlo nei modi più
diversi possibili.
Tuttavia leggere un libro è molto differente da frequentare un corso; la difficoltà maggiore
che si incontra quando si studia un argomento su un testo è l’impossibilità di confronto con
l’autore o comunque con persone esperte: questo a volte demotiva il lettore e lo spinge a
rinunciare dopo le prime difficoltà.
È anche per evitare questo inconveniente che HC1 ti propone il servizio di assistenza e ti
invita a usufruirne.
Un ultimo consiglio che ti diamo è quello di rispettare l’ordine in cui troverai gli argomenti,
senza saltare i capitoli per passare subito a ciò che ti interessa maggiormente. Anticipare i
tempi non servirebbe ad altro che a complicare le cose: non comprenderesti appieno il
significato di ciò che vedi e perderesti tempo prezioso. Seguendo le indicazioni invece ne
risparmierai.

LA MOLLA PER AFFRONTARE LE SFIDE


Perché quindi non approfittare di chi il traguardo l’ha già raggiunto e ora sta facendo il

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tragitto a ritroso per indicare la via ai nuovi partecipanti, e perché no, magari anche svelare
qualche scorciatoia?
Leggi con attenzione ogni passaggio, non lasciare nulla al caso, metti in atto ogni
suggerimento e vedrai crescere e prosperare le tue attività cerebrali; il metodo è divertente,
abbiamo creato per te delle applicazioni che, oltre a essere simpatiche, ti aiuteranno a
fissare le nozioni più significative per ogni argomento che affronteremo.
Sicuramente ti verrà chiesto di fare esercizi particolari, ma è il minimo sforzo richiesto per
chi voglia risultati straordinari, e non sarà possibile ottenerli se mantieni l’atteggiamento
che hai sempre avuto.
Cambia i tuoi comportamenti e cambierai i tuoi risultati.
Tutto ciò che andremo a fare sarà integrare le tue capacità con strategie che si fondono con
le caratteristiche cerebrali che appartengono a ognuno di noi e che ognuno di noi può
adattare in base alle proprie preferenze, personalizzandole.
L’applicazione è l’unico mezzo che permette di utilizzare e sviluppare ciò che più ci piace
e scartare ciò che non ci è congeniale: questo perché ogni tecnica ha caratteristiche che
possono essere più o meno compatibili con attitudini e preferenze personali.
Come abbiamo visto in precedenza, confondere il sapere con il saper fare è un errore
comune: c’è un’enorme differenza tra avere la mente piena di nozioni e dispone dell’abilità
di mettere in pratica le proprie conoscenze.
A tutti noi è capitato di conoscere persone che hanno avuto ottimi risultati a scuola o
all’università e poi non hanno dato seguito alle proprie capacità con risultati professionali
altrettanto brillanti.
Per contro, persone che a scuola non brillavano certo per impegno e risultati hanno avuto un
futuro professionale di grande successo.
Come mai capita questo?
Perché i risultati che otteniamo non dipendono tanto da quanto sappiamo, ma dall’uso che
facciamo delle cose che sappiamo, indipendentemente da quante esse siano.
Nel mondo della formazione si dice che un risultato si componga per l’80% di psicologia e
solo per il 20% di know how, cioè di conoscenza: questo a dimostrazione del fatto che
spesso la volontà e la determinazione fanno ciò che la tecnica non può fare. È l’uomo che fa
grande la tecnica e non la tecnica che fa grande l’uomo. Tutto parte da un pensiero che,
ovviamente, si regge su conoscenze e credenze; da questo si passa alle azioni e infine si
raccoglie il risultato. Se però ai pensieri non seguono le azioni non è possibile che si
generino i risultati; perciò talvolta accade che da un punto di partenza simile si possa
arrivare a risultati molto diversi. Inoltre anche istruzione e intelligenza sono due aspetti
differenti che spesso vengono confusi: è necessario possedere entrambe e integrarle fra loro
per ottimizzare le proprie performance.
Per aiutarti a gestire tutte le sfumature che compongono il successo di ogni impresa, nel
nostro caso dell’apprendimento, abbiamo elaborato delle parti motivazionali che ti
aiuteranno a gestire i pensieri lungo il percorso, e ci auguriamo che faranno presto parte del
tuo modo di pensare.
Inoltre, lo schema che segue sintetizza i processi che mettiamo in atto quotidianamente,
offrendo lo spunto per analizzare ogni singola fase.

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Una volta capito qual è il susseguirsi degli eventi è utile farsi alcune domande per mettere a
fuoco ciò che ricorre nella nostra vita.
Chiediamoci quindi:
• quali sono i miei pensieri più ricorrenti?
• quali sono le emozioni che sento con maggiore frequenza?
• quali sono le mie abitudini?
• quali risultati ottengo sempre e quali fatico a ottenere?

Una risposta mentale a questi quesiti è più che sufficiente per risvegliare alcune
consapevolezze.

PENSIERO
Da cosa sono generati i pensieri? Siamo tutti la copia di qualcun altro: è sicuramente
un’affermazione impegnativa ma serve a porre l’attenzione sui fattori che compongono le
scelte, fattori che ci accingiamo ad analizzare.
Prova a riflettere su quante siano le situazioni in cui hai ricevuto input dal mondo
circostante senza notarne l’importanza.
Circa una quindicina di anni fa, una prestigiosa marca di amari produsse uno spot
pubblicitario in cui un veterinario salvava la vita a un cavallo e al termine dell’impresa si
godeva il suo meritato bicchiere di...
Fu molto interessante scoprire che l’anno successivo ci fu un incremento di iscrizioni alla
facoltà di veterinaria.
Se una pubblicità può incidere su scelte importanti della vita come la carriera accademica e
professionale, è facile intuire come la cultura, le istituzioni scolastiche e le mode possano
in un qualche modo avere influenzato noi, che non siamo altro che la somma di pensieri, sia
nostri che altrui.
In ogni caso gli spunti offerti finora non devono essere utilizzati come giustificazione a un
errato approccio all’apprendimento, ma devono aiutarti a individuarequei pensieri che
forse non ti hanno agevolato nel rapporto con lo studio. Analizzeremo alcuni dei fattori che
influenzano lo sviluppo dell’individuo, con particolare attenzione a ciò che riguarda lo
studio.

IL TACCHINO SENZA ALI


Con l’espressione “retaggi ambientali e familiari” intendiamo tutto ciò che ci è stato
trasferito dal mondo esterno: famiglia, amici, scuola, istituzioni sportive e religiose...
Il termine “retaggio” non è casuale: richiama l’immagine della rete, composta da un

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intreccio di fili, che compongono le maglie, così come noi siamo il risultato
dell’intersezione di valori, idee ed esperienze.
A tal proposito la storia di una giovane sposa ci aiuterà a chiarire il concetto.
La giovane sposa era entusiasta all’idea di preparare, con la tradizionale ricetta di famiglia,
il tacchino per il marito che sarebbe rincasato al termine di una lunga giornata di lavoro.
Dopo alcune ore di preparazione la cena fu pronta e la donna potè dedicarsi
all’abbellimento della sala da pranzo; naturalmente quando il marito arrivò fu molto colpito
dalla cura riposta in ogni particolare, tanto che appena vide la tavola imbandita si sedette e
insieme consumarono un lauto pasto.
Al termine della cena la moglie chiese: “Ti è piaciuta la cena, caro?”, e lui rispose: “Sì
tesoro molto, potrei solo chiederti una cosa?”. Senza attendere la risposta riprese: “Perché
il tacchino lo hai cucinato senza ali?”.
La moglie rimase un istante ferma, lo guardò, e poi attaccò stizzita: “Ma è ovvio, il tacchino
si cucina così! !”.
Il marito per non creare ulteriori tensioni ringraziò e cambiò discorso.
La sposa in realtà era rimasta colpita dall’osservazione del marito e non avendo una
risposta soddisfacente, in quanto aveva cucinato il tacchino nell’esatto modo in cui lo
faceva la madre, pensò che l’unico modo per scoprire la verità era chiederla alla madre,
così la chiamò: “Ciao mamma, avrei una domanda da farti: perché il tacchino va cucinato
senza ali?”.
Dall’altro capo del telefono la madre rimase a sua volta senza parole e rispose
bruscamente: “Dai... è ovvio! Il tacchino va cucinato senza ali!”. Poi cambiò discorso, ma
mentre parlava d’altro, dentro di sé la curiosità cresceva.
Chiusa la conversazione con la figlia, sorpresa di non avere ancora trovato una risposta, la
madre prese il telefono e chiamò sua madre, la nonna della sposina, e le chiese: “Mamma
perché il tacchino va cucinato senza ali?”.
La nonna rimase un po’ basita, poi rispose: “Cara, il tacchino non va cucinato senza ali...”.
La madre della sposa era infastidita perché continuava a non capire e disse: “Mamma, ma
tu hai sempre fatto il tacchino senza ali ed era buonissimo!”. La nonna capì e sorridendo
rispose: “Ma tesoro mio, io facevo il tacchino senza ali perché il forno che avevo una volta
era piccolo e il tacchino non entrava per intero, per cui ero costretta a tagliarlo”.

Molte volte facciamo quello che facciamo senza chiederci come e perché siamo arrivati a
prendere una certa decisione. Rifletti sulle tue abitudini, sul tuo modo di pensare e su
quanto ti riguarda, perché spesso siamo frutto di imitazione e non tutto ciò che siamo è
realmente nostro, almeno non fino a quando non abbiamo compreso e scelto
consapevolmente.

DIMMI COME PENSI E TI DIRÒ COSA SENTI


Niente è più pericoloso di un’idea,
quando se ne ha una sola.
Émile-Auguste Alain

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Ciò che pensiamo è ciò che realizziamo!
I momenti piacevoli della vita sono quelli in cui pensiamo in positivo e proviamo
sensazioni positive, purtroppo però non tutti i giorni ci riservano momenti di gioia. E se ti
capitasse di dover affrontare una piccola crisi?
Sarebbe molto facile puntare il dito verso qualcuno e attribuire le responsabilità dei nostri
malesseri a qualcun’altro, ma non sarebbe né giusto né tanto meno produttivo.
L’unica cosa che possiamo fare è agire su noi stessi, sui nostri comportamenti e su tutto ciò
che è sotto il nostro controllo, ma in questa categoria non rientrano certo le altre persone.
Scaricare su altri le nostre responsabilità ci spoglia automaticamente anche del nostro
potere decisionale, e questo ci fa sentire intrappolati in una situazione che vive
indipendentemente dalla nostra volontà, motivo per cui produciamo “pensieri stressanti”.
In circostanze difficili è utile chiedersi qual è il lato positivo, cosa si può imparare, a quali
delle nostre risorse possiamo fare appello e così via.
Questi pensieri, detti “ristrutturanti” perché danno a una certa situazione una connotazione
positiva, li chiameremo “energetici”.
Quando eravamo piccoli, la soluzione di un problema nuovo comportava un po’ di
stanchezza ma al tempo stesso produceva tanta energia e soddisfazione.
Einstein ha scritto la formula, a tutti ben nota, secondo cui un corpo in movimento crea
energia; lo stesso avviene per una persona in crescita che, abbattendo e affrontando i propri
limiti, riesce a produrre energia sia mentale che fisica.
Il potere dell’entusiasmo supera qualsiasi competenza!

Ogni “prima volta” comporta un maggior grado di difficoltà rispetto alle “volte
successive”.
È un fatto normale, così come lo è migliorare a ogni “ripetizione” e creare dentro di sé il
riferimento di essere perfettamente e tranquillamente in grado di affrontare ogni eventuale
imprevisto.
Si pensi al bambino che si avvicina per la prima volta alla matematica e riesce a svolgere
gli esercizi senza difficoltà: con il passare del tempo, ogni volta che dovrà risolvere un
problema di matematica, sarà tranquillo grazie alla consapevolezza di esserci già riuscito
tante volte.
Così i riferimenti positivi creati in precedenza avranno un effetto rassicurante in relazione
ai nuovi problemi da affrontare.
Questo tipo di pensiero riguarda l’autoaffermazione: infatti, ogni volta che il bambino si
avvicinerà alla matematica, sarà sereno perché la sua mente avrà già superato molti limiti
in quel campo. È chiaro che i “successi” che otterrà andranno ad aumentare la sua
autostima, per questo si parla di autoaffermazione. È normale ricercare il successo perché
offre soddisfazione, gratificazione, sicurezza e importanza.
Riassumendo possiamo dire che ci sono tre grandi categorie di pensieri.

A. Stressanti: sono i pensieri a cui la mente non può dare una vera e propria soluzione
poiché vanno a coinvolgere delle sfere esterne a noi.
B. Energetici: sono quei pensieri stressanti che però vediamo sotto una prospettiva più
positiva: ora si tratta di situazioni risolvibili, anche se con qualche difficoltà.
C. Autoaffermanti: sono i pensieri che riguardano le aree di forza personale, non li

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viviamo come veri problemi ma come compiti da svolgere; contribuiscono a rafforzare
la nostra opinione riguardo l’argomento cui si riferiscono.

Come forse avrai intuito, i pensieri di tipo B e C sono produttivi di sensazioni positive,
cosa che non si può certo affermare per i pensieri stressanti appartenenti al tipo A.
Il nostro obiettivo, tramite il percorso che stiamo delineando per te, è quello di farti
comprendere quante volte siamo schiavi di pensieri improduttivi e come sia possibile fare
un salto di mentalità che ci permetta di vivere al meglio le nostre giornate.

RICONOSCI I TUOI PENSIERI: L’UOMO E IL


CALABRONE
È utile sottolineare, ancora una volta, la potenza del pensiero: essa genera credenze che si
spingono così al di là dell’umana comprensione da sfidare le leggi della fisica.
La conformazione fisica del calabrone non è strutturata in modo tale da permettergli di
volare, eppure tutti noi abbiamo visto, in più di un’occasione, una di queste bestiole girarci
intorno in un pomeriggio di primavera.
La realtà è che il calabrone non ha studiato fisica: nessuno ha mai potuto dirgli che ciò che
fa quotidianamente è un piccolo miracolo della natura dato che la scienza ha stabilito che
non ha le ali abbastanza grandi, o abbastanza forti, o abbastanza veloci...
Probabilmente se potessimo parlargli e dargli questa notizia inizieremmo a instillare in lui
la paura di fallire, quella che a volte si impadronisce delle nostre capacità e ci obbliga ad
accontentarci di ciò che sappiamo di saper fare, togliendoci il gusto e il desiderio della
sfida che ci si apre ogni volta che decidiamo di cimentarci in qualcosa di nuovo.
È stupefacente pensare al paradosso al quale ci troviamo di fronte: il calabrone riesce a
fare ciò che la scienza gli “proibisce” perché non conosce i suoi limiti, mentre molti uomini
non riescono a mettere a frutto le proprie potenzialità perché sanno di avere qualche limite,
pur non sapendo quale. Questi uomini non si sono mai spinti oltre la soglia che credevano
di poter raggiungere.
Il genere umano racchiude in sé infinite possibilità che, associate alle infinite differenze che
ognuno di noi porta dentro, creano illimitate alternative e innumerevoli libertà che
aspettano solo di essere svelate.

SCOPRI LE TUE CREDENZE


Le convinzioni sono per la verità nemiche
più pericolose che le menzogne.
Friedrich Nietzsche

È venuto il momento di dedicare qualche minuto alla ricerca delle risposte che sono dentro
di te e che ormai da molto tempo condizionano il tuo modo di vivere: non è forse ora di
conoscere le carte con cui giochi?
Rispondi sinceramente alle domande che seguono e che riguardano il modo in cui

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l’apprendimento è influenzato da vari fattori: prove da superare, età, abitudini, identità o
posizione sociale, salute.

1. Cosa pensi dell’apprendimento?


Scrivi almeno 5 affermazioni relative all’apprendimento, senza riflettere a lungo (p.e.:
apprendere è facile, apprendere è noioso, apprendere è divertente, io studio per garantirmi
un futuro brillante, io studio perché i miei genitori me lo impongono...).

2. In che modo credi che lo stress influenzi l’apprendimento?

3. Credi che la tua età influisca sull’apprendimento? Perché affermi questo?

4. Pensi che tue abitudini influiscano sul tuo metodo di studio? In che modo?

5. In quale maniera la tua identità, o il ruolo principale che rivesti nella vita, influenza il
tuo rapporto con l’apprendimento?

6. Cosa pensi di chi ha molta conoscenza?

7. Cosa pensi di chi ottiene molti risultati nello studio?

8. Credi che un metodo di studio possa migliorare la tua capacità di apprendere?

9. In che modo l’ambiente familiare d’origine e/o attuale influenza o ha influenzato il tuo
approccio all’apprendimento?

10. Cosa pensi dei tuoi genitori nel ruolo di “studenti”?

11. In che modo i tuoi risultati passati influenzano il tuo rapporto con lo studio?

12. In quale maniera i risultati altrui influiscono o possono influire sulla tua capacità di
apprendere?

13. Come pensi che la tua vita personale influenzi l’apprendimento?

14. Quale credi sia la relazione tra la tua vita professionale e l’apprendimento?

15. In che modo credi che la conoscenza influenzi l’apprendimento?

16. Cosa pensi della possibilità di cambiare abitudini nel tuo modo di apprendere?

17. Credi che ti sia possibile migliorare le tue capacità di apprendimento? Perché?

18. Pensi che l’atteggiamento mentale influenzi l’apprendimento? Perché?

19. Quali credi siano le qualità personali necessarie per essere bravi studenti? Perché?

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20. Credi che l’apprendimento possa migliorare la qualità della tua vita e quella delle
persone intomo a te? Perché?

21. Le persone che frequenti nella quotidianità cosa ti dicono sulla tua capacità di
apprendimento? E questo come ti influenza?

22. Le persone che fanno parte della tua vita si rivolgono a te per essere aiutate
nell’ambito dell’apprendimento? E questo cosa ti porta a pensare?

Questa serie di domande è servita, almeno in parte, a fare emergere alcune delle tue
convinzioni nell’ambito dell’apprendimento.

Una delle difficoltà più grandi che possiamo incontrare, una volta messe a nudo le credenze
che sono alla base dei nostri pensieri, è cambiare quelle che non reputiamo funzionali.
Naturalmente esistono delle strategie per fare questo, e tra poco le analizzeremo, ma prima
di tutto è molto importante capire in effetti cosa sono queste credenze.

COS’È UNA CREDENZA


Lo sceneggiatore inglese Robert Bolt scriveva che “una convinzione non è solo un’idea che
la mente possiede, è un’idea che possiede la mente”.
Noi definiamo una credenza come una forte convinzione che abbiamo nei riguardi di
qualcosa e che ci influenza “prepotentemente” nei rapporti con quella stessa cosa.
Immaginiamo il primo giorno di scuola di un bambino di nome Luca, che si pone di fronte a
tutte le nuove materie con lo stesso entusiasmo; visto che non ne conosce nessuna, le tratta,
con molta intelligenza, nello stesso modo.
Tutto procede bene fino a quando Luca non riceve il primo giudizio negativo per un compito
di matematica che purtroppo ha sbagliato.
L’episodio si ripete più volte fino a che la maestra lo sgrida e gli dice che deve stare più
attento e chiedere un aiuto alla mamma perché la matematica è molto importante.
Anche la mamma insiste sull’argomento e lo aiuta nei compiti ma a volte lo rimprovera
dicendo che se non presta attenzione non riuscirà mai. Gli ricorda che nella vita l’impegno
è l’unica cosa che garantisce il risultato ed è necessario per avere successo!
Giorno dopo giorno, errore dopo errore. Luca si convince che la matematica è difficile e
che lui non è portato per la materia perché continua a sbagliare; non considera il fatto che
sta imparando e che gli errori sono parte integrante del processo di apprendimento,
considera solo che quando fa i compiti di matematica, ha paura di commettere errori e
quando esegue male i calcoli prova una brutta sensazione.
Quando si troverà di fronte a un nuovo compito da svolgere. Luca avrà due difficoltà da
affrontare: il problema di matematica vero e proprio e la paura di sbagliare, che
naturalmente lo predisporrà al fallimento.
Luca crescerà poi come ogni altro bambino, ma quando sarà il momento di scegliere come
proseguire gli studi, molto probabilmente eviterà facoltà a indirizzo scientifico.
Quando scegliamo tra varie alternative e ci facciamo influenzare dalle nostre paure spesso

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lasciamo che accada senza intervenire, ma anche senza renderci completamente conto di
quanto sta succedendo.
Ora però il quesito interessante è quello che ci porta a capire se veramente Luca sia o meno
portato per la matematica.
Ciò che inizia come una piccola difficoltà in una materia finisce col diventare una metafora
di vita che mina la sua sicurezza e mette in discussione il suo valore come persona, solo
perché la matematica non lo fa sentire a proprio agio.
È chiaro che in questo nostro esempio abbiamo esagerato le situazioni vissute da un
qualsiasi bambino, ma è servito per rimarcare alcuni comportamenti che possono preludere
alle insicurezze di un individuo e che a volte possono arrivare ad abbracciare l’intera
esistenza di qualcuno.
Si parla di incapacità appresa quando si impara a “non saper fare” una cosa e si lega
questa incapacità alla propria identità percependo la mancanza come personale, persistente
e pervasiva.
Personale perché è legata alla propria identità: Luca non pensa che si tratti di errori di
calcolo o distrazione, pensa che il problema reale sia lui e la sua incapacità di capire la
matematica.
Persistente perché si ha la sensazione che non cambierà mai: se Luca vedesse una via di
uscita ai suoi problemi, se pensasse di poter migliorare e diventare bravo, non soffrirebbe
così tanto delle sue “mancanze”, ma semplicemente si impegnerebbe per migliorare.
Pervasiva perché sembra riguardare ogni ambito della vita: se non sono bravo in
matematica allora non sono bravo in assoluto. Luca non si concede la possibilità di essere
bravo in qualcos’altro, basando il suo valore personale sull’esperienza di ciò che sa fare
peggio.
L’incapacità appresa trae origine dalle credenze depotenzianti, ossia dai pensieri che
diminuiscono il potere personale, facendo credere all’individuo di avere meno potenzialità
di quante non ne abbia veramente.
La realtà è che Luca sta mettendo in atto una strategia che gli permette di sfuggire al dolore
di un possibile fallimento, ma non bisogna fare l’errore di identificarsi con i propri
risultati.
Se ho fallito in qualcosa, non significa che sono un fallito, ho solo sperimentato un modo
non efficace per fare quella cosa.
Si racconta che Edison fece 10.000 tentativi prima di riuscire a inventare la lampadina e
nelle interviste era solito dire: “Non ho fallito per 9999 volte, ho solo trovato 9999 modi
diversi per non fare la lampadina!”.
È sicuramente un modo interessante per valutare un risultato e chiaramente rivela un
atteggiamento orientato al raggiungimento dell’obiettivo, non certo all’autocommiserazione
di chi non è riuscito nell’intento.

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Ipotizziamo il caso contrario: immaginiamo un Luca che ama la matematica perché per lui è
fonte di gioia.
Come è possibile che ci sia questa differenza?
Semplicemente perché i riferimenti che si creano per lui sono piacevoli e non dolorosi.
Il tavolo raffigurato nella figura in alto rappresenta la credenza di Luca: “Sono portato per
la matematica”, sorretta da tutti i riferimenti positivi che si sono creati lungo il suo
percorso di crescita; maggiori saranno i riferimenti e più forte sarà la credenza.
Ciò avviene sia in positivo sia in negativo, ma ricorda che i riferimenti sono frutto di
esperienze che passano dal nostro filtro interpretativo prima di venire “catalogate” fra le
positive o le negative.
Se rifletti un momento sulle credenze che hai scoperto di avere in relazione
all’apprendimento - e alla luce di quanto appena detto - appare chiaro che qualunque cosa
tu pensi è il risultato della somma della percezione di tue passate esperienze, più o meno
piacevoli.
Esattamente come per Luca c’è da chiedersi se queste tue credenze si appoggiano su basi
solide (oggettive e non soggettive) o sono solo il frutto delle emozioni che hai provato un
tempo.
Ciò che si rivela utile e funzionale per i tuoi obiettivi è un prezioso compagno di viaggio,
ciò che invece rallenta il cammino e lo rende insidioso e spiacevole non è necessario che
prosegua con te; hai la possibilità di scegliere.
Ricordare a noi stessi un passato successo è quantomeno onesto e rappresenta un ottimo
inizio per il cambiamento.

Ciò che è stato fatto una volta può essere fatto ancora, ciò che ha fatto un uomo può
farlo un altro e ciò che può essere concepito può essere realizzato.

CARATTERISTICHE GENERALI DELLE CREDENZE


Per chi non è abituato a farlo, riconoscere una credenza può essere difficile, per questo di
seguito indichiamo alcune piccole astuzie per individuarle. Sarai tu successivamente a
decidere se si tratta di un elemento utile o meno al raggiungimento dei tuoi obiettivi.

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In teoria possiamo definire una credenza come la nostra descrizione del mondo e il filtro
attraverso cui immaginiamo gli eventi futuri.
In pratica per riconoscere una credenza bisogna individuare i seguenti elementi.

• Presupposti: ovvero assunti da cui si parte per trarre delle conclusioni


• Luoghi comuni e ammonimenti ereditati da figure autorevoli: ciò che si può o non si
può, si deve o non si deve fare, anche se spesso non se ne capisce pienamente il motivo
• Ipergeneralizzazioni: ossia “sempre, tutti, mai, nessuno”; si intendono come parole
rivelatrici di una credenza

Come abbiamo già accennato, il potere della mente è molto più grande di quanto siamo
abituati a pensare e possiamo sfruttarlo a nostro favore; decidiamo quindi di abbandonare
alcune credenze limitanti, in quanto non utili, e di adottare qualche credenza potenziante in
modo razionale, semplicemente perché ci aiuta ad affrontare le sfide della vita.
Di seguito troverai alcuni esempi su come annullare razionalmente credenze de-potenzianti
e su come avvalorare quelle potenzianti; potrai poi integrarle con i contenuti che senti più
aderenti alla tua personalità e alle tue necessità.
La scienza ha dimostrato che non esistono reali predisposizioni genetiche alle materie, al
contrario essa dimostra quanto grande sia la potenza della mente, che è in grado di rendere
vero qualcosa che non lo è tramite un processo di convinzione.
Per modificare una credenza abbiamo bisogno prima di tutto dell’apertura mentale
necessaria ad accettare la possibilità del cambiamento e poi di creare un ambiente
potenziante che alimenti questi nuovi pensieri produttivi.
Una delle prime credenze da rinnovare riguardo all’apprendimento consiste nel cercare
luoghi che favoriscano il risultato e il contatto con persone che hanno un buon rapporto con
lo studio, quasi a voler assorbire le energie positive che nascono dai loro pensieri e farle
nostre.
Per creare una nuova credenza non è utile negare quella che ci ha accompagnato fino a
qualche minuto fa, la si può integrare con contenuti che ci diano una prospettiva più ricca,
ricordando episodi in cui ci siamo comportati in modo diverso e più produttivo.

COME CAMBIARE UNA CREDENZA


Ci piace pensare che sia possibile cambiare ciò che ostacola il raggiungimento degli
obiettivi che ci stanno a cuore.
In uno dei capitoli successivi vedremo ancora più chiaramente come sia possibile, ma per
ora è importante ricordare che il cambiamento scorre forte dentro ognuno di noi e
dobbiamo solo lasciarlo emergere.
Per capire meglio ciò che stiamo dicendo entriamo per un attimo nella sala del tu-toring,
dove Michela si sta occupando della formazione di un nostro allievo. Michela, esperta
tutor, si trova davanti ad Andrea, studente di medicina che ha appena terminato la prima
parte del seminario e sta preparando l’esame di anatomia comparata.
Entrambi si accomodano alla scrivania sedendosi uno affianco all’altra e Andrea, nel tirare
fuori i libri di testo dallo zaino, guarda Michela con espressione un po’ perplessa e dice:

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“Cominciamo...”. Ovviamente lei, senza dover accedere a un grosso bagaglio comunicativo
capisce che l’atteggiamento del ragazzo non è dei migliori e sicuramente non gli sarà utile
approcciarsi allo studio in quel modo. Decide quindi di intervenire cercando di modificare
i suoi pensieri e di conseguenza il suo stato d’animo. Guardandolo negli occhi con uno
sguardo deciso e dolce allo stesso tempo gli dice con voce accogliente: “Cos’è per te
apprendere?”.
Un po’ spiazzato dalla domanda Andrea risponde: “Scusa, cosa vuoi che sia
l’apprendimento... è una perdita di tempo. Credo che non sia poi così importante come
dicono i miei genitori, conosco tante persone che stanno bene senza aver studiato... si
possono sempre consultare i testi quando serve, e comunque è noioso!”. Non sorpresa da
simili affermazioni, Michela incalza facendo un domanda di approfondimento: “Pensi che
tutto ciò che hai imparato nella vita sia stato una perdita di tempo o credi che almeno in
qualche occasione ti sia stato utile?”. In un istante Andrea è costretto a pensare a tutte
quelle volte in cui la conoscenza si è rivelata vantaggiosa e di colpo la sua postura cambia,
inizia a sedersi dritto sulla sedia e spingendosi in avanti risponde: “No, no, qualche volta
mi è servito...”.
“Quando per esempio?”
“Beh... una volta un mio amico si sentì male e grazie a ciò che avevo appena studiato fui in
grado di aiutarlo... e poi quando ero in vacanza in Inghilterra conoscere qualche parola in
inglese mi è stato di grande aiuto!”.
“Grande Andrea! Stai trovando degli ottimi motivi per apprendere... la motivazione è alla
base di ciò che facciamo ed è importante ricordare le ragioni per cui decidiamo di fare le
cose... è vero che quando hai un motivo tutto è più facile?”.
“Certo che è vero... grazie Michi”.
Dopo un breve sguardo di complicità i due riprendono la sessione di tutoring con risultati
sorprendenti.
Nella stanza accanto si svolge un’altra ora di assistenza e questa volta il tutor, Marco,
spiega a Giulia, madre di due bambine e impiegata presso uno studio grafico, come gestire i
suoi numerosi impegni.
La prima cosa da fare però è affrontare i dubbi sulla sua capacità di poter essere madre,
lavoratrice e studentessa contemporaneamente.
Giulia desidera completare il suo percorso universitario ma il tempo a sua disposizione non
è molto, per questo ha deciso di frequentare il corso di apprendimento rapido, ma
nonostante le strategie apprese, teme ancora di non avere il tempo per metterle in pratica.
Marco le chiede: “Allora Giulia, cosa credi che ti impedisca di aprire i libri e preparare i
tuoi esami?”.
Alzando gli occhi al cielo Giulia risponde: “Beh, dunque, vediamo... portare le bimbe a
scuola dopo aver preparato la colazione e rimesso in ordine, andare al lavoro prima di
tornare a prenderle da scuola, aiutarle a fare i compiti e svolgere le faccende di casa e...”.
Marco si vede costretto a interromperla per dire: “Ok, ho capito: hai molte cose da fare, ma
non c’è nessun momento durante la giornata in cui puoi ritagliare qualche minuto per te?”.
Con un repentino “No!” come risposta non sembra esserci spazio per altre possibilità, ma
Marco non si arrende: “E se ci fosse qualche problema imprevisto in casa, come faresti a
risolverlo se non hai nemmeno dieci minuti di margine in una giornata?”.
“Beh, mi organizzerei in modo da riuscirci...”.

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“Quindi se ti organizzassi in modo diverso potresti riuscire a prenderti qualche minuto... o
forse qualcosa di più... per un eventuale imprevisto, giusto?”.
“Certo! Se non ci sono alternative il tempo si trova...”. Mentre parla, Giulia si rende conto
di ciò che sta accadendo; guardando la situazione da un’altra prospettiva, Marco le ha
improvvisamente offerto del tempo libero ogni giorno o almeno ogni giorno in cui non si
presenti un’emergenza...
Marco guarda Giulia negli occhi con l’espressione divertita di qualcuno che assiste a una
piccola metamorfosi e Giulia, dapprima un pochino contrariata di essere messa in
contraddizione, si rende conto di quanta vita ha appena guadagnato e un magnifico sorriso
le riempie il viso.
Ora Marco è certo che Giulia finirà con successo i suoi studi.
Tutto ciò che Marco e Michela hanno fatto è stato offrire un nuovo punto di vista che ha
fatto vacillare una credenza depotenziante.
Una volta capito che i nostri pensieri riguardo a qualcosa non sono gli unici possibili, è
molto più semplice valutare alternative produttive che ci offrono nuove opportunità.
In questo modo una credenza limitante, cioè che ci impedisce o rallenta nello svolgimento
di un’attività, può diventare una credenza potenziante, in grado di regalarci energia,
entusiasmo e motivazione.
Frasi tipo “studiare è come cercare di nuotare con un masso legato al collo”, oppure
“studiare è come fluttuare sulle onde con un surf sotto i piedi e il vento nei capelli”
rappresentano chiaramente uno stato d’animo e, altrettanto chiaramente, si capisce che nel
primo caso studiare è letteralmente un peso, mentre nel secondo è un’opportunità di
divertimento, libertà e leggerezza.
Il linguaggio è potente quanto le immagini che evoca e le emozioni che suscita, se vogliamo
provare emozioni positive ed energiche dobbiamo utilizzare un linguaggio adeguato; se
usiamo un linguaggio pesante e depotenziante, ci sentiremo appesantiti e sviliti, con la
conseguenza di trovare difficili attività che altrimenti non lo sarebbero.
Ciò che è importante valutare è il prezzo che pagheremmo se continuassimo a indulgere in
comportamenti che non sono utili.
Ormai hai imparato a capire quali sono i pensieri produttivi e quali sono i pensieri che
rendono il tuo cammino un percorso impervio e non necessariamente diretto verso
l’obiettivo. Se mantenere in vita un determinato comportamento ti condurrà, a lungo andare,
verso qualcosa che non vuoi, allora chiaramente non è il comportamento da utilizzare.
Il futuro che hai immaginato è il frutto di ciò che pensi possibile in funzione degli obiettivi
che desideri raggiungere: conoscere i tuoi limiti mentali aiuta ad abbattere i limiti che credi
reali.
Il primo passo da compiere per “smontare” una credenza depotenziante è rendersi conto del
dolore che porterà nella nostra vita se continueremo ad accoglierla nel nostro sistema di
credenze.
Una volta fatto questo, dovremo cambiare la credenza in modo che sia funzionale al
raggiungimento dei nostri obiettivi, per poi associare piacere a un determinato
comportamento produttivo.
Per esempio credere che non ci si può fidare di nessuno forse ci metterà al riparo da
qualche “fregatura” sul breve periodo, ma nel tempo ci condurrà alla solitudine, perché
nessuno sarà degno di fiducia; al contrario fidarsi del prossimo comporta qualche rischio,

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ma offre molte più opportunità.
Preferisci alzarti al mattino con la convinzione che nessuno potrà farti del male perché
nessuno ha il permesso di entrare nella tua vita, oppure correre qualche rischio a fronte
della possibilità di vivere momenti di gioia, di confronto e di condivisione?
Prova a pensare alle conseguenze che la tua scelta, qualunque essa sia, avrà su tutte le aree
della tua vita, nel rapporto con te stesso, con i tuoi amici, con la tua famiglia. In che modo
trasformerà le tue abitudini, le tue emozioni e i tuoi risultati nei prossimi cinque anni?
I momenti di felicità possono compensare le difficoltà che potresti incontrare? Se la
risposta è sì, allora sai quale comportamento scegliere. Decidi cosa vuoi e agisci di
conseguenza.
Se hai deciso di mettere in discussione qualche tua credenza, evidentemente hai già fatto il
primo passo, ossia hai già messo in evidenza, per te stesso, il prezzo che dovrai pagare se
continuerai a mettere in atto un determinato comportamento.

LA RICERCA INTERNA E LA RICERCA ESTERNA


Cercare riferimenti a cui ispirarsi per cambiare una propria credenza è molto più semplice
di quanto si possa pensare. Questo perché le possibilità di trovare alcuni nostri
comportamenti passati diversi da quelli usuali sono molte di più di quante pensiamo.
La prima fonte di cambiamento viene da dentro di noi; evidenziare le differenze è proprio
ciò di cui abbiamo bisogno per capire che la nostra risposta comportamentale abituale non
è l’unica possibile.
Ricordare un momento del nostro passato in cui abbiamo fatto qualcosa di straordinario
(ovviamente rispetto ai nostri parametri) ci servirà per ricordarci che noi non siamo solo
abitudine, siamo molto di più.
Lo stesso discorso vale nel momento in cui i riferimenti li andiamo a cercare non
nell’ambito strettamente connesso alla credenza da cambiare, ma in tutte le aree della nostra
vita: se dimostro di poter essere simpatico ed estroverso a una festa con degli amici, potrò
essere altrettanto piacevole durante un incontro di lavoro! E se non avessi nessun
riferimento personale a cui appoggiarmi per modificare una credenza? Dovrei forse darmi
per vinto e mantenere in vita una credenza nociva per il mio benessere? Assolutamente no!
Ci sono numerose persone a cui posso ispirarmi e che portano con sé tutte le esperienze di
cui ho bisogno, devo solo scegliere quella più adatta alle mie esigenze e inserirla nelle mie
possibilità.
Servirsi esclusivamente di conoscenze personali è limitante, così come lo è aspettare di
saper fare qualcosa per credere di poterla fare...
È un po’ come quando un amico ci dà un consiglio e noi ci fidiamo di lui mettendo in atto un
comportamento che altrimenti non avremmo adottato. L’unica differenza è che scegliamo noi
il “consiglio” da darci.
Non dimentichiamo inoltre che disponiamo di un database con infinite potenzialità: stiamo
parlando della nostra mente, che deve solo creare dentro di sé una realtà parallela affinché
possiamo viverla e rendere “reale” una specifica esperienza.
Anche ottenere informazioni sull’argomento che ci sta a cuore è utile per ampliare il nostro
punto di vista: sapere, per esempio, che gli studenti-lavoratori hanno diritto ad alcune

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agevolazioni è fondamentale per chi voglia seguire un percorso di studi ma debba
comunque lavorare.
Sono piccoli accorgimenti di cui si può usufruire solo se si sa che esistono o si ha la
motivazione a cercarli.
È bene evidenziare che le credenze non derivano solo da momenti di vita vissuta. A
testimonianza di tale affermazione portiamo l’esperimento che un’università americana
effettuò su una classe del corso di matematica.
Questa venne divisa in due sottogruppi, ai quali fu assegnato il medesimo problema da
risolvere; la differenza stava nel fatto che a una parte di studenti fu detto di fare del proprio
meglio, mentre all’altra che il problema era molto difficile, quasi impossibile da risolvere.
Inutile dire che la percentuale di successo fu molto alta nella parte di classe che non era
stata condizionata e bassa nel gruppo di ragazzi che pensavano che la prova fosse
impossibile da superare.
In realtà il problema era solo molto impegnativo, non certo irrisolvibile.
In questo caso la credenza depotenziante era stata “installata” dai docenti che avevano
detto: “Provateci, ma sappiate che quasi nessuno è riuscito a risolverlo...”. L’affermazione
non verificata di qualcuno a cui generalmente si dà credito spesso è sufficiente per minare
la sicurezza nelle proprie capacità, anche nel caso di brillanti studenti di matematica.
Non è necessario ricercare esempi così eclatanti per avvalorare la tesi che le credenze,
potenzianti o depotenzianti che siano, influenzano le nostre performance. Uno degli studenti
che ricordiamo con maggiore affetto, Antonio, arrivava dalla Sicilia e aveva partecipato al
seminario Eureka nella sede di Bologna. Voleva approfondire le sue conoscenze con il
corso sulla lettura rapida ma aveva quello, che secondo alcuni, era un problema: era
dislessico.
Antonio ebbe un atteggiamento impeccabile e, anziché pensare al suo ipotetico
“svantaggio”, decise di fare del suo meglio affinché il suo impegno venisse premiato. Non
solo ottenne i risultati desiderati ma decise addirittura di organizzare appositamente un
seminario per persone dislessiche.
Antonio oggi è un giovane imprenditore di successo e ha deciso di condividere le sue
esperienze con altre persone che potranno ricavarne un beneficio.
Per citare invece una storia vicina a ogni studente possiamo ricordare Carmen, studentessa
di economia e commercio alle prese con il temuto esame di matematica generale.
A causa di questa prova i suoi studi si erano bloccati per ben due anni; aveva creato una
sorta di muro emotivo che le impediva di apprendere e applicare le nozioni di matematica
necessarie al superamento dell’esame. Una volta frequentato il corso di tecniche di
memoria, con una rinnovata energia e fiducia in se stessa, Carmen si preparò nuovamente
per il suo esame e indovinate un po’... fu bocciata.
Quando glielo raccontò, il suo istruttore di tecniche di memoria si domandò perché stesse
sorridendo, non era certo un dramma ma era pur sempre un risultato negativo... La sua
risposta al perché avesse un attegiamento di quel tipo lo stupì. Carmen disse: “È vero che
mi hanno bocciata ancora, ma ho preso 17, sono migliorata rispetto all’ultima volta e ora
sono certa che la prossima sarà l’ultima!”. Era assolutamente convinta di ciò che diceva e il
risultato finale fu inevitabilmente positivo, tanto che oggi Carmen non solo ha conseguito la
laurea, ma è iscritta all’albo dei commercialisti ed esercita la professione.
La realtà che percepiamo non è quasi mai la realtà oggettiva; possiamo scegliere di

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complicarci la vita ricercando le prospettive negative o decidere di adottare
l’atteggiamento e le credenze che più ci sono utili per il raggiungimento dei nostri obiettivi.
Dedica qualche minuto a questo semplice ma fondamentale esercizio: ti servirà per iniziare
ad avere una nuova prospettiva.
Prendi spunto dalle tue precedenti affermazioni e, seguendo gli schemi di esempio che
troverai di seguito, integrale con il ricordo di un successo, tuo o di qualcuno che conosci.

ESEMPIO
• Andrea: “L’apprendimento è noioso”.
• Michela: “Sempre?”.
• Andrea: “lo penso che l’apprendimento sia noioso, tuttavia c’è stata almeno una volta in
cui mi sono divertito, quando abbiamo imparato l’inglese ascoltando una canzone”.

ESEMPIO
• Studiare è difficile per chi lavora.
• Sempre?
• Studiare è difficile per chi lavora, tuttavia ho un amico in polizia che usufruisce del
diritto ad alcuni giorni di permesso per preparare gli esami.
L’esercizio che ci apprestiamo a fare rappresenta una sintesi significativa dei passi da
compiere per cambiare una credenza depotenziante.

Leggi attentamente i passaggi che il nostro “studente” ideale si trova ad affrontare.


L’esempio parte da una delle credenze più comuni riguardo all’apprendimento, ma
chiaramente può e deve essere ripetuto per ogni altra credenza depotenziante che
rappresenti un ostacolo, sia che riguardi lo studio sia che si riferisca ad abitudini personali.
Se riuscirai ad associarti intensamente alle emozioni derivanti dalle risposte che tu stesso
darai, allora avrai fatto un buon lavoro e avrai ottime chance di successo: l’unico modo per
riuscire è sentire veramente il dolore provocato dalla credenza depotenziante e il piacere
creato dalla nuova credenza positiva.

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Puoi utilizzare alcune delle credenze positive che seguono come spunti di riflessione. Sono
affermazioni molto lontane dal tuo modo di pensare o le condividi?

TUTTO È POSSIBILE
Credere che ogni cosa sia possibile è l’unico modo per trovare la forza e il metodo per
ottenere ciò che desideriamo.
Aprire la mente alle varie possibilità è necessario per valutare anche opzioni che altri
avrebbero scartato.
Più opzioni significa più opportunità, che aumentano le probabilità di successo: quindi,

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secondo la legge dei grandi numeri...

C’È UN LATO POSITIVO IN OGNI SITUAZIONE


Qualunque cosa ci accada, piacevole o meno che sia, possiamo imparare una lezione:
ricordarci di questo piccolo insegnamento dà un senso ai momenti difficili della vita.

È POSSIBILE DIVERTIRSI IN OGNI ATTIVITÀ


Non è necessario assistere a uno spettacolo comico per divertirsi, basta non prendersi
troppo sul serio e avere voglia di ridere. Ogni piccola occasione di sorriso è da
valorizzare. Il sorriso è contagioso e non bisogna stupirsi di quanto sia semplice alleggerire
i momenti impegnativi della giornata con una bella risata.

LA VITA È BELLA
Ogni mattino la giornata comincia con un dono, il risveglio. L’inizio di una nuova avventura
e l’opportunità di lottare per ciò che desideriamo, di sbagliare e ritentare, di riuscire e
gioire.

IO MERITO
Ciascuno di noi merita ciò per cui si impegna, non c’è bisogno di fare nulla di particolare
per meritare la felicità. È un diritto di tutti.

EMOZIONI
La vita di ogni individuo si compone di molti fattori ma si può affermare che le emozioni ne
rappresentino una grossa percentuale; le persone vivono di emozioni, cercano di
avvicinarsi a quelle positive e piacevoli e di sfuggire a quelle negative e dolorose. Le
emozioni alimentano le motivazioni che ci spingono a portare avanti le attività quotidiane,
sono l’energia che spinge il nostro movimento interiore. Non è forse vero che spesso le
emozioni vengono descritte con sensazioni fisiche? Le espressioni: “ho le farfalle nello
stomaco”, o “ho un groppo in gola”, o ancora “mi prudono le mani”, non sono forse l’esatta
traduzione di un’emozione che dal cervello, punto in cui si genera, passa nel nostro corpo?
Le emozioni ci fanno sentire vivi.
Al contrario la parola “apatia” deriva dal greco a-phatos e significa senza emozioni: non a
caso è un termine che indica l’assenza di passioni e di contatti con il mondo esterno.
Si possono individuare due macrocategorie emozionali: il dolore e il piacere. L’obiettivo
che accomuna tutti noi e che ognuno realizza in modo differente è stare bene.
Anni fa girava in Internet la barzelletta di un uomo che per provare piacere faceva una cosa
strana.
Quando acquistava un paio di scarpe, chiedeva al calzolaio delle calzature più piccole di
due misure.
Il venditore un giorno gli chiese: “Come mai compri sempre le scarpe più piccole di due
misure?”.
E lui rispose: “Sai, faccio un lavoro che non amo, con mia moglie niente sesso, almeno
quando arrivo a casa, prima di coricarmi, ho un pensiero che mi rende felice: togliermi

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finalmente le scarpe!”.
È vero che non è il tipo di storiella che fa “spanciare” dalle risate, ma rende l’idea di come
spesso le persone fraintendano il piacere; ossia non cercano di stare realmente bene ma
semplicemente si accontentano di evitare il dolore. È un errore comune che condiziona la
vita di chi lo commette abbassando lo standard emotivo e precludendo molte opportunità. È
noto a tutti che piacere e dolore esistono perché esiste il loro opposto, ma temere di
provare dolore - cosa peraltro comprensibile - se influenza le nostre scelte, ci conduce
lentamente a smettere di provare anche il piacere. Si pensi all’innamorato che ama con tutto
se stesso e prova delle sensazioni meravigliose, ma che, al momento della conclusione del
rapporto, soffre con altrettanta intensità: dovrebbe forse augurarsi di non innamorarsi mai
più per evitare il dolore e perdere quindi anche l’opportunità di provare gioia?
Nella quotidianità abbiamo l’abitudine di dare un nome al piacere e al dolore.
Siamo soliti chiamarli amore, successo, entusiasmo, divertimento, coraggio, oppure paura,
tristezza, rifiuto, ma dovremmo rammentare che sono solo emozioni, e per quanto intense,
siamo noi a guidarle.
Esami, colloqui di lavoro o anche periodi particolarmente stressanti sono sia fonte che
risultato di emozioni. È vero che un’emozione influenza i nostri risultati ma è anche vero
che i nostri risultati ci regalano delle emozioni. In entrambi i casi possono essere positive o
negative ma fanno comunque parte di noi.
Scoprire come gestire meglio le proprie emozioni è senza alcun dubbio un grande passo in
avanti nella propria crescita personale. Prima però, vorremmo farti notare che le emozioni,
sia quelle piacevoli che quelle sgradevoli, sono tutte produttive.
Ti sarà capitato, magari quando eri piccolo, di mettere la mano sul fuoco; l’esperienza non
può dirsi piacevole ma è sicuramente istruttiva.
I neurotrasmettitori che ricoprono la pelle inviano al cervello le informazioni necessarie a
evitare o comunque a limitare i “danni”.
La sensazione di dolore e la paura di provarlo ancora ci insegnano una lezione molto
importante, una lezione che ogni essere umano ha imparato nello stesso modo, passando
attraverso il dolore.
È chiaro quindi che ascoltare le emozioni ci aiuta a capire i messaggi che vi sono celati e
che sono fondamentali per la crescita di un individuo.
Quando le emozioni sono negative si definiscono segnali d’azione, mentre quando sono
positive vengono chiamate stati potenzianti.
Dalla gestione delle emozioni positive e negative scaturisce il libero arbitrio, ossia la
capacità di fare una scelta.
Una delle caratteristiche che distingue l’uomo dall’animale è proprio la capacità di
ragionare e prendere decisioni non solo sulla base di uno stimolo che innesca un
meccanismo istintivo ma anche in considerazione di idee, obiettivi e valori personali.
Lo schema che segue illustra la sequenzialità delle fasi che compongono una scelta.
Gli animali, in natura, rispondono agli stimoli (che provocano emozioni) secondo un
condizionamento atavico da cui l’essere umano è libero: quest’ultimo, di fatto, ha la facoltà
di scegliere una risposta comportamentale razionale e non istintiva.
Non sempre però ci rendiamo conto delle nostre risposte emotive. Per esempio, quando
qualcuno ci taglia la strada in macchina e noi immediatamente rispondiamo con un insulto o
un’affermazione di forza (come ad esempio accelerare per superarlo a nostra volta) non

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stiamo facendo un ragionamento logico e dettato dalla razionalità, ma ci stiamo
semplicemente lasciando andare, facendoci dominare dalla “legge della giungla”.

Prova a prendere coscienza delle emozioni che vivono nei tuoi comportamenti. Concentrati
un istante sulle emozioni che sono riportate nella tabella che segue e, replicandola su un
foglio, scrivi un voto che ne rappresenti l’intensità con cui le provi ogni giorno.

Questo “semplice” esercizio ti è servito per valutare quante e quali emozioni provi nella
tua vita. E se potessi imparare a gestirle al meglio? Se potessi scegliere il momento in cui
vuoi provare una certa emozione? Se potessi essere padrone della tua sfera emotiva?

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Mentre ti chiedi se tutto ciò è possibile e già immagini come cambierebbe la tua vita, mettiti
nella posizione che preferisci, quella più comoda e rilassati.
Ricerca nella tua mente una situazione divertente e piacevole del passato.
Ora ti ritrovi con persone che ti sono care e cominci a rivivere l’atmosfera speciale di quel
giorno. Le persone intorno a te sorridono e anche tu in questo momento non riesci a fare a
meno di farlo.
I discorsi, le battute e le sensazioni piacevoli di quei momenti tornano alla mente come se li
stessi vivendo ora.
La sensazione è sempre più coinvolgente e ti accorgi che tutto il tuo corpo sta partecipando
a questo momento: la postura rispecchia il tuo stato d’animo e in parte lo influenza,
accentuandolo.
Ogni cosa intorno a te diventa più piacevole e i pensieri che vivono nella tua mente sono
permeati da un senso di gioia che non tenti nemmeno di spiegare.
Le emozioni sono il frutto di pensieri e fisiologia; abbiamo visto come modificare i
pensieri, ora andiamo a documentarci su qualche nozione di fisiologia.

FISIOLOGIA
Nel 1903, Ivan Petrovič Pavlov (1849–1936), noto fisiologo, medico e psicologo russo,
annunciò la scoperta del riflesso condizionato.
Tale scoperta consentì di applicare i metodi obbiettivi della fisiologia allo studio dei
processi nervosi superiori.
Pavlov giunse a questa scoperta mentre svolgeva delle ricerche riguardo la digestione su
alcuni cani, campo in cui diede contributi così importanti da meritare il premio Nobel per
la medicina e la fisiologia del 1904.
A molti sarà noto l’esperimento più conosciuto: consisteva nell’associare numerose volte il
suono di un campanello alla vista del cibo, stimolo al quale i cani rispondevano tramite la
classica salivazione da appetito.
Una volta associati i due stimoli, era sufficiente far suonare il campanello perché i cani, pur
senza vedere il cibo, sentissero nuovamente appetito e presentassero la salivazione
accentuata. Questo stesso principio funziona anche sugli esseri umani, che hanno,
inconsapevolmente, dei condizionamenti emozionali collegati al proprio corpo.
Si pensi a quei gesti che provocano in noi una risposta spontanea e automatica, positiva o
negativa che sia.
In funzione di quanto appena detto, potremmo affermare che mente e corpo sono legati in
maniera imprescindibile, da ciò ne segue che salute e fisiologia influenzano la mente, i
pensieri e le azioni.
Ripensando all’ultima volta che siamo stati malati, sarà facile notare quanto i pensieri
fossero diversi da quando si è in salute. Non parliamo poi di energia, voglia di fare,
intraprendenza...
La mente non è rivolta verso il raggiungimento di un obiettivo, solo verso il tanto
desiderato riposo.
Nei periodi in cui la fisiologia influenza negativamente la mente è consigliabile rimandare
ogni tipo di decisione perché si rischia di essere poco lucidi e di perdere di vista i veri

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obiettivi a favore delle esigenze del momento. In momenti come questi c’è il pericolo di
assecondare un desiderio di fuga, il che è piuttosto improduttivo per il raggiungimento dei
nostri scopi.
Tra l’altro il nostro organismo spesso utilizza la stanchezza o le lievi malattie come segnale
di necessità di un cambiamento.
I piccoli blackout personali servono a prendere tempo, di solito quello necessario a
rimettere ordine nella propria vita!
“Lavorare” sull’aspetto fisico quando non riusciamo a capire quello che sta accadendo
dentro di noi è sicuramente un ottimo inizio.
La fisiologia è un linguaggio che rivela molto di noi, conoscerla e utilizzarla a nostro
vantaggio ci aiuterà a comunicare con le nostre emozioni.
La postura e la gestualità che ci caratterizzano (fisiologia), possono essere guidate e
modificate a nostro beneficio: più saranno potenziarti più i risultati saranno positivi.
Ne deriva quindi un altro spunto interessante: la fisiologia è un ottimo strumento per
conoscersi meglio: analizza la tua fisiologia e capirai quali sono i pensieri dominanti che
hai dentro di te.

FOCALIZZA IL TUO FOCUS


Come fare dunque a risvegliare o a creare la motivazione necessaria al successo delle
nostre azioni e al divertimento dei nostri cuori?
È vero che la motivazione è qualcosa che nasce da dentro di noi, ma è altrettanto vero che è
possibile creare le condizioni migliori perché ciò avvenga.
Tutto dipende dalla direzione del tuo sguardo: gli aspetti della vita su cui sei focalizzato
influenzano fortemente i tuoi pensieri e le tue emozioni.
Il focus che scegliamo di avere su una cosa piuttosto che su un’altra determina la nostra
capacità di percezione; sarà più facile cogliere ogni sfumatura legata alla cosa su cui
poniamo l’attenzione, piuttosto che le macro-realtà relative alla situazione nella quale non
riponiamo alcun interesse.
Quando, ad esempio, acquistiamo una macchina nuova iniziamo a notare quante altre
macchine dello stesso modello sono in circolazione - in effetti più o meno lo stesso numero
di vetture che c’erano prima - la differenza è che ora poniamo l’attenzione su qualcosa che
prima non ci interessava affatto.
La differenza tra prima e dopo non è il reale numero di macchine, ma la nostra maggiore
familiarità e attenzione a quel particolare modello.
Noi percepiamo la vita attraverso il potente filtro dei nostri occhi e dei sensi in generale.
La realtà non è oggettiva, si basa su ciò che vediamo, ossia su ciò verso cui indirizziamo
l’attenzione in un preciso momento, come una grande macchina da presa che decide cosa
inquadrare attimo dopo attimo, creando così il film della nostra vita.
Ci sono momenti in cui accanto a una tragedia che stiamo vivendo ci sono veri e propri
miracoli di gioia che non riusciamo a mettere a fuoco perché l’attenzione è catalizzata in un
altro punto della vita.
Il SAR (Sistema di Attivazione Reticolare) è quella funzione della nostra mente che ci aiuta
a scegliere su cosa puntare l’attenzione in un certo momento.

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Forse non tutti sanno che la mente funziona per eliminazione: ciò significa che non siamo in
grado di elaborare consciamente tutti gli innumerevoli stimoli che percepiamo durante la
giornata, molti si manifestano contemporaneamente e, non potendo rispondere a tutti, la
mente ne lascia passare solo alcuni a cui rispondiamo a livello consapevole.
La quantità di informazioni che riusciamo ad elaborare contemporaneamente e
consapevolmente nel nostro cervello è un numero compreso tra cinque e nove. Il motivo per
cui è necessario operare una scelta è ovvio: dobbiamo, in base alla scala delle nostre
priorità, decidere a cosa dedicare attenzione e cosa tralasciare o anche solo posticipare.
A questo punto però siamo consapevoli del fatto che siamo noi a effettuare una scelta e per
questo motivo siamo responsabili dei risultati che ne conseguono.
Così come quando apriamo il giornale sulla pagine di cronaca nera immaginiamo un mondo
pieno di odio e dolore e quando sfogliamo una rivista di gossip vediamo frivolezze e
superficialità in ogni foto, possiamo decidere di puntare lo sguardo in direzione delle
nostre potenzialità e scoprire di averne di nuove e inesplorate; un po’ come capita con un
cellulare appena acquistato, le cui funzioni vengono “scoperte” giorno dopo giorno solo
tramite il tentativo di mettere a frutto tutta la sua tecnologia.
La mente è un computer di ultimissima generazione per il quale nessuno ha ancora scritto il
libretto delle istruzioni: l’unico modo per valorizzarlo è andare per tentativi, accettando i
fallimenti e accogliendo le vittorie.
Il focus che mettiamo su un aspetto piuttosto che su un altro ci rivela solo una parte della
realtà, ma considerando che la condizione umana è “condannata” alla parzialità della
conoscenza, allora è meglio poter scegliere su cosa puntare l’attenzione, così da procurarsi
gli strumenti migliori per il raggiungimento dei propri obiettivi.
Basta poco per cambiare prospettiva: è sufficiente modificare il punto di vista fino a che
non se ne trova uno che sia, nei limiti dell’accettabile, funzionale al proprio benessere.
Non è necessario pensare alla fame nel mondo per capire di essere fortunati nell’avere
sempre una tavola imbandita, o a come risolvere i conflitti internazionali per accorgersi che
non è necessario rispondere male al vicino per far valere le proprie ragioni.
È sufficiente pensare alle nostre giornate, a quante volte le abbiamo definite “una giornata
di merda” solo perché qualcosa era andata storta, e magari nemmeno ci ricordiamo del
sorriso che abbiamo ricevuto appena svegli da una persona che ci sta a cuore, della parola
gentile di uno sconosciuto che ci ha tenuto aperta la porta di un ufficio, o a quello squisito
pasticcino che è arrivato proprio nel momento in cui lo desideravamo.
La vita è fatta di piccoli piaceri nascosti in ogni gesto: solo se abbiamo il focus attivato
siamo in grado di coglierli e di godere di tutta la gioia che ci possono regalare.
Ci sono giorni che definiamo negativi perché non siamo soddisfatti di ciò che abbiamo
fatto, ma è bene ricordarsi che noi non siamo i nostri risultati.
Se commettiamo l’errore di credere che il nostro valore personale sia definito dai risultati
che otteniamo, allora la nostra identità è legata a un filo molto sottile.
Possiamo scegliere la realtà a cui ci vogliamo rapportare e la verità che vogliamo credere,
ovviamente la scelta “migliore” è quella che produce il risultato migliore.
Questo non significa vivere in una realtà parallela, piuttosto è un invito a prendere ciò che
di meglio ha da offrirci la vita.
Alcune persone pensano che prendere in mano il proprio destino sia una responsabilità
troppo grande e preferiscono seguire il corso del fiume così come gli si presenta, altre

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invece credono di poter plasmare il proprio futuro secondo i propri desideri; è stupefacente
notare come entrambe abbiano ragione. La mente realizza ciò che le viene richiesto!
Gli elementi da considerare sono: il pensiero e la percezione, le emozioni, le azioni e i
risultati
Mentre la percezione e il pensiero hanno origine dentro di noi e si sviluppano a volte anche
in maniera inconsapevole, gli altri fattori sono maggiormente evidenti e in relazione con
l’esterno.
Percezione e pensiero: sono collegati l’uno all’altro e si generano all’interno
dell’individuo, appartengono alla nostra sfera più intima e sono spesso talmente intrecciati
che è difficile distinguerli.
Emozioni: scaturiscono dal modo in cui percepiamo le azioni che sviluppiamo in relazione
ai nostri obiettivi.
Azioni e risultati: riguardano l’area della volontà e sono gestiti dalla razionalità; si
possono decidere a tavolino gli obiettivi da raggiungere e le azioni da compiere per
ottenere il risultato desiderato.
Ognuno di questi elementi è parte di un processo che nasce dentro di noi come pensiero,
che rileva la percezione di ciò che ci circonda, si traduce nelle emozioni che proviamo, le
quali, infine, in relazione ai nostri obiettivi, diventano azioni produttive di un risultato.
Questo risultato viene a sua volta percepito e concretizzato in un pensiero che darà inizio a
un nuovo processo.
Ecco il motivo per cui ha una così grande importanza il tipo di pensieri che vivono nella
nostra testa.
Dallo schema che segue, e che concretizza i passaggi appena visti, si nota chiaramente il
percorso che parte dal pensiero e arriva al risultato e, altrettanto chiaramente, si intuisce
come sia possibile influenzarlo.
Pensieri negativi producono risultati negativi così come pensieri positivi producono
risultati positivi.

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AZIONE E RISULTATO: LA RICETTA DEL SUCCESSO
Per portare a termine una qualunque impresa sono necessari tre elementi fondamentali che
costituiscono la rete di salvataggio per ogni caduta lungo il percorso. È proprio necessario
cadere?
No, ma è altamente probabile che la strada che ci porta verso i nostri obiettivi nasconda
ogni tanto qualche sorpresa.
Trovarsi di fronte ad alcuni imprevisti ci offre la possibilità di decidere come reagire
davanti a un bivio: subire la nuova situazione e magari incassare qualche colpo oppure
cogliere la nuova opportunità che ci si presenta nel tentativo di trasformare un
inconveniente in uno stimolo inaspettato.
Possiamo quindi avvalerci di grandi ancore alle quali aggrapparci nel momento in cui
dovessimo averne bisogno:

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• l’obiettivo;
• la motivazione;
• la strategia

L’OBIETTIVO
L’obiettivo rappresenta la realizzazione di un desiderio.
Perché si possa parlare realmente di obiettivo è necessario che questo risponda ad alcune
caratteristiche. Deve essere: espresso in positivo, chiaro e quantificabile, misurabile sulla
scala del tempo e con una specifica scadenza.
Esprimere un concetto in positivo è utile al fine di “parlare la stessa lingua della nostra
mente”: questo evita inutili fraintendimenti fra ciò che vogliamo e ciò che non vogliamo.
Sebbene dire “voglio mangiare” e non “voglio digiunare” esprima apparentemente lo stesso
concetto, la nostra mente li percepisce come due propositi completamente opposti.
Questo accade perché è “programmata” per non percepire il comando NON, che viene
automaticamente eliminato dal significato di ciò che si ascolta.
Per non fare qualcosa la mente deve prima prendere in considerazione l’idea di fare quella
cosa e poi negarla.
Sarà più chiaro con un esempio; ora ti chiedo di NON immaginare un enorme drago alato
con gli occhi rossi che sputa fuoco dal naso.
Allora? Era carino il tuo drago?
L’unico modo che la mente ha per obbedire a questo comando è immaginarsi il drago e poi
smettere di vederlo.
Inoltre noterai che ha addirittura dovuto creare un’immagine che in natura non esiste.
Esprimere quindi i desideri in positivo permette di saltare passaggi inutili e di comunicare
con noi stessi in modo più lineare.
L’obiettivo deve essere chiaro e quantificabile perché dobbiamo poter capire che lo
abbiamo raggiunto. Dire che vogliamo dimagrire non è porsi un obiettivo perché non
sapremo mai quando fermarci... perdere dieci chili sarà sufficiente?
Dipende: se ne bastano due per raggiungere il peso forma, perdere dieci chili significa
addirittura mettere a rischio la nostra salute; se invece il medico ci ha consigliato di
perderne venti, dopo dieci saremo solo a metà strada!
Altro elemento fondamentale per il successo è la scadenza stabilita per il raggiungimento
dell’obiettivo: dovrò quindi fissare una data entro cui portare a termine il mio progetto.
Dire “l’anno prossimo darò un esame”, non è fissare una scadenza. Se abbiamo varie date
tra cui scegliere è meglio designarne una precisa piuttosto che rimanere vaghi.
Inoltre è sempre bene avere un piano di riserva: se si vuole veramente essere certi di dare
un esame entro il 31 dicembre del prossimo anno, non sarebbe consigliato sostenere la
prova durante l’appello del 15 dicembre, perché nel caso qualcosa non andasse secondo le
aspettative non si avrebbe il tempo di rimediare.
Si tratta quindi di scelte strategiche dettate dalle necessità, dalle opportunità oppure dai
limiti che abbiamo. La cosa importante, in ogni caso, è valutare le alternative e stabilire la
data che a nostro parere è più funzionale.
Quando stabilisci i tuoi obiettivi ricorda che le sfide più impegnative sono le più
interessanti e quelle che danno le maggiori soddisfazioni.

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LA MOTIVAZIONE
La motivazione è la benzina delle nostre azioni.
Senza scomodare l’etimologia della parola è facile notare quale sia il significato di questo
termine che segna così profondamente la differenza tra successo e fallimento.
La “motiv-azione” rappresenta il motivo che ci spinge a fare qualcosa, le ragioni per cui ci
svegliamo ogni mattina e portiamo avanti la nostra vita, con i suoi impegni, le sue difficoltà,
i suoi traguardi e le sue soddisfazioni.
Anche le situazioni spiacevoli racchiudono motivazioni positive: quando ad esempio
fissiamo l’appuntamento dal dentista probabilmente non abbiamo lo stesso stato d’animo di
quando prenotiamo due posti a teatro per il nostro spettacolo preferito, ma in entrambi i
casi lo scopo finale è lo stesso, provare piacere o comunque non provare dolore...
Le motivazioni che ci accompagnano nella vita sono di vario tipo e si differenziano in
accordo con i valori personali e con gli obiettivi che ci poniamo nelle diverse aree di
interesse.
Ciò che desideriamo ottenere nell’ambito professionale viene supportato da motivazioni
che possono essere simili o diverse da quelle che ispirano i nostri obiettivi in ambito
personale.
Posso desiderare una carriera di successo per soddisfare il mio bisogno di affermazione
personale o per assicurare alla mia famiglia la solidità economica; posso dedicarmi con
assiduità allo sport per incrementare le mie performance o per mantenermi in forma; e
ancora posso impegnarmi per mantenermi in forma perché da questo dipende la mia salute o
semplicemente perché mi piace avere cura del mio corpo.
A volte capita, con una punta di presunzione, di pensare di sapere quali sono i motivi che
muovono le altre persone e questo accade perché ci facciamo delle domande alle quali
diamo una risposta personale, pensando che sia l’unica possibile o quasi.
Nulla di male, ma il problema che sorge è che si tratta di una visione un po’ limitata delle
infinite possibili risposte che avremmo ottenuto se avessimo fatto le stesse domande a un
numero illimitato di persone.
La motivazione è il carburante che muove la macchina umana, ogni modello ne richiede un
tipo specifico ma il principio di base è lo stesso in ogni caso.
Tra le tante attività che svolgiamo nell’arco della giornata ci sono quelle che ci regalano
energia e divertimento, quelle che portiamo a termine senza alcun coinvolgimento, come
semplici compiti, e quelle che assorbono parte della nostra vitalità e allegria.
La differenza tra la prima categoria, la seconda e la terza?
È semplicemente la motivazione con cui svolgiamo un determinato compito: lo spirito con
cui lo affrontiamo spesso determina il piacere che proviamo nel farlo. Persone diverse
hanno motivi diversi per agire: ti sarà già capitato di incontrare qualcuno che adora fare
cose che tu detesti e questo accade proprio perché ognuno di noi è motivato da sfide
differenti.
Nella vita ci sono numerose scelte da fare e una delle più produttive è prendere in mano le
proprie motivazioni per metterle a servizio dei propri desideri, senza sottostare alle
“incomprensibili” volontà del nostro umore.
Quando ci troviamo a sviluppare un progetto che ci appassiona va tutto bene -l’esame di
una materia interessante ad esempio - ma quando invece non proviamo un’immediata

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simpatia per il compito che ci viene affidato?
Possiamo metterlo da parte e fare finta che non esista, ma prima o poi qualcuno ci farà la
tanto odiata domanda: “Allora come va con...”, e a quel punto saremo comunque costretti a
fare i conti con la nostra volontà.
In alternativa possiamo tapparci il naso e ingoiare il rospo proprio come si fa con le
medicine amare.
In entrambi i casi però, la parola piacere non è la prima che viene in mente!
A tutti capita di dover affrontare compiti di questo genere e conoscere i meccanismi che
regolano il rubinetto della nostra motivazione ci garantisce un atterraggio morbido anche in
situazioni poco allettanti.
Non significa che saremo in grado di provare grande piacere nello svolgimento di tutte le
attività che detestiamo, ma almeno saremo capaci di arginare la sensazione di
“disperazione” che a volte proviamo quando non ci sono alternative.
In sintesi possiamo dire che la motivazione è la parte di noi più bambina, quella che vede
in ogni novità un’opportunità di divertimento, che si incuriosisce quando incontra un angolo
buio e che gioisce quando sorgono i problemi.

LA STRATEGIA
Come ultimo ingrediente fondamentale possiamo citare la strategia, che necessariamente
accompagna ogni impresa di successo.
Inutile sottolineare quanto sia importante padroneggiare gli strumenti adatti al
raggiungimento di un obiettivo, nel nostro caso apprendere.
Chi pensa che studiare sia solo questione di impegno non ha chiaramente mai applicato una
tecnica di apprendimento rapido e non ha di conseguenza sperimentato gli enormi benefici
che se ne traggono.
Non vogliamo spendere molte parole sulle strategie di apprendimento rapido poiché
saranno approfondite più avanti; ci basterà considerare il ruolo importante che ricoprono
nel raggiungimento di una meta. Anche soltanto per andare dal punto A al punto B il modo
migliore è quello di tracciare un percorso che ottimizzi i tempi e le risorse; perché con un
capitolo di storia dovrebbe essere diverso? Ciò che faremo sarà semplicemente valutare le
risorse a disposizione e le necessità da soddisfare.

IL RISULTATO
Il risultato non è altro che la conseguenza delle nostre azioni, non costituisce una scelta
nel momento in cui si produce, ma rappresenta l’effetto delle scelte compiute e attuate in
precedenza.
Possiamo considerarlo come il metro del successo sul quale celebrare il raggiungimento di
una meta o valutare le eventuali azioni correttive.
Rendersi conto del punto in cui ci si trova è utile per capire cosa fare successivamente, per
giudicare gli errori commessi e per confermare le strategie produttive; in effetti si può dire
che il risultato, nelle piccole parti che lo compongono, è parte del processo.
Per far sì che il risultato non sia solo l’elemento finale di un percorso, ma ne sia anche
parte centrale, è necessario creare dei collegamenti fra i comportamenti degli attori e le
conseguenze delle azioni che pongono in essere e analizzarli al fine di trarne insegnamenti.
La capacità di analisi di errori e successi è la dote che rende produttivo un risultato. Quali

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sono gli elementi da sviscerare a tale scopo? Quali sono le domande che è utile porsi per
capire come agire?
La risposta è semplice: qualunque domanda aiuti a migliorare la comprensione riguardo una
certa situazione è positiva, mentre le domande orientate a colpevolizzare, a recriminare o a
polemizzare, sono quelle che fanno solo perdere tempo.
Se fossimo una piccola azienda potremmo dire che delineare le responsabilità è comunque
utile per migliorare il comportamento dei singoli fattori produttivi.
Se per esempio fossimo stati bocciati a un esame perché impreparati a causa della
mancanza di tempo, potremmo porci domande del tipo:
• Come posso impiegare meno tempo a studiare?
• In che modo posso sfruttare i tempi morti delle mie giornate?
• Cosa mi distrae quando studio?
• Come posso concentrarmi ed essere più produttivo?

Per contro sono totalmente erronee e improduttive domande del tipo:


• Perché io non riesco a studiare?
• Perché gli altri ottengono sempre risultati migliori dei miei?

Sono domande da evitare perché non pongono l’attenzione su una possibile soluzione, ma
solo sul problema; inoltre rivelano un atteggiamento passivo e vittimista. Le domande sono
lo strumento migliore per indirizzare il focus in maniera produttiva come vedremo più
avanti. In definitiva il risultato è una parte importante del processo di avvicinamento a un
obiettivo, e come per tutto il resto, sta a noi scegliere se accettarlo passivamente o
utilizzarlo a nostro vantaggio.

Come avrai capito tutto può essere cambiato: HC da anni si occupa del benessere di
migliaia di persone attraverso l’applicazione delle più efficaci strategie di miglioramento
personale.
Abbiamo dedicato solo poche parole all’argomento delle credenze e della motivazione,
argomenti che nei seminari di HC vengono trattati per giorni interi senza venire esauriti: per
ora, quindi, siamo riusciti a mostrare solo la punta dell’iceberg, ma alla fine del testo
troverai maggiori informazioni su tutte le tecniche che possono esserti utili.
Abbiamo voluto indicarti la strada per prender in mano la tua vita, un piccolo cambiamento
di prospettiva che può generare un grande risultato.
Naturalmente anche questa è una credenza, ma siamo certi che si tratti di una credenza
produttiva, peraltro supportata da numerosi risultati e da migliaia di corsisti che hanno
migliorato la propria vita credendo semplicemente che fosse possibile e impegnandosi per
riuscire.
Se sei una di quelle persone che potremmo definire scettiche, a maggior ragione ti
consigliamo di sperimentare ogni nuova cosa: per te è l’unico modo per capire se funziona
veramente.

Che tu creda di riuscire o di non riuscire avrai comunque ragione.


Henry Ford

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PUNTI CHIAVE del capitolo 1

• Essere “self-made student” è una condizione diffusa ma non efficace ai fini dei
risultati accademici.
• Da cultura del risparmio a cultura dell’investimento.
• C’è differenza tra formare e informare.
• La motivazione e la fiducia in se stessi sono importanti per ottenere un buon risultato.
• Per cambiare i nostri risultati dobbiamo cambiare i nostri comportamenti.
• I pensieri influenzano le emozioni e le emozioni influenzano i risultati.
• Le credenze sono alla base del modo di interpretare la vita.
• Esistono credenze potenzianti e credenze depotenzianti.
• Le credenze depotenzianti possono essere cambiate.
• Possiamo scegliere una nuova credenza fra le nostre precedenti esperienze o fra
quelle altrui.
• Emozioni e fisiologia sono collegate.
• Il focus determina la nostra direzione.
• Per avere successo in una qualsiasi impresa bisogna avere un obiettivo, una strategia
e tanta motivazione.
• Un obiettivo deve essere espresso in positivo, deve essere chiaro e quantificabile,
deve avere una scadenza.

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PARTE
II

Provate tutto e tenete quello che è buono.


San Paolo

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UNA ANTICA LEGGENDA INDÙ
C’era un tempo in cui tutti gli uomini erano dei, ma abusavano talmente tanto della loro
divinità che Brahma, capo degli dei, decise di togliere loro la potenza divina e nasconderla
dove non l’avrebbero mai trovata.
Dove nasconderla divenne quindi il grande problema.
Quando gli dei minori furono chiamati a consiglio per valutare questo problema, dissero:
“Seppelliremo la divinità dell’uomo in fondo alla terra”.
Ma Brahma disse: “No, questo non basta perché l’uomo scaverà e la troverà”. Allora
dissero gli dei: “Bene, allora affonderemo la sua divinità nell’oceano più profondo”.
Ma Brahma gli rispose ancora: “No, perché prima o poi l’uomo esplorerà le profondità
dell’oceano e sarà certo che un giorno la troverà e la riporterà in superficie per sempre”.
Allora gli dei minori conclusero: “Non sappiamo dove nasconderla, perché sembra che non
ci sia nessun posto sulla terra o nel mare dove l’uomo non potrebbe eventualmente
raggiungerla”.
Allora Brahma disse: “Ecco cosa faremo con la divinità dell’uomo: la nasconderemo
profondamente in lui stesso perché non penserà mai a cercarla lì”.
E da allora, l’uomo è andato su e giù per la terra esplorando, arrampicandosi, tuffandosi e
scavando, cercando qualcosa che è già dentro di lui.

50
CAPITOLO
2
LA MEMORIA NELLA STORIA

Da migliaia di anni la memoria, le tecniche per il ricordo e tutte le implicazioni legate alla
memoria affascinano studiosi, letterati e poeti. La memoria, intesa come capacità di
ricordare e istruire alla vita, è sempre stata il centro e la fonte di ispirazione di molti
pensieri che sono arrivati fino a noi direttamente dall’antichità.
Quando si parla di memoria, si pensa subito all’apprendimento in senso classico.
Invece ciò che noi vogliamo mettere in evidenza è l’importanza della memoria come parte
integrante e fondamentale della cultura di tutta l’umanità.

LA MEMORIA PER TRAMANDARE LE CONOSCENZE


L’origine delle tecniche di memoria è molto antica e il motivo per cui si è giunti a elaborare
strategie di questo tipo è il riconoscimento del ruolo fondamentale della memoria
nell’evoluzione della specie: l’uomo non avrebbe mai potuto arrivare in vetta alla catena
alimentare e progredire nel corso dei secoli se non avesse fatto sue tutte le esperienze
necessarie a superare le difficoltà, generazione dopo generazione.
La memoria non è solo conoscenza, è anche istinto e esperienza. Nelle antiche società, la
cultura veniva tramandata oralmente dagli anziani ai giovani; quando ancora non esisteva la
parola scritta o era appannaggio di pochi, l’unico modo per imparare era ascoltare i
racconti degli anziani, i saggi, da sempre custodi di ricordi e tradizioni.
Il ripetersi delle situazioni, il susseguirsi delle stagioni, la ciclicità dei periodi storici ed
economici sono la ragione per cui ricordare un’esperienza precedente aiuta a superare le
difficoltà.
Fino all’avvento della carta stampata, e alla possibilità diffusa di “leggere la cultura”,
l’unica chance per apprendere era dunque “ascoltare la cultura” stessa. Anche le religioni
si sono avvalse di questo sistema per catechizzare i seguaci.
È per questo motivo che nel corso dei secoli sono nate e si sono affinate le strategie per
migliorare il ricordo delle informazioni: perché ricordare significava vivere.
Simonide di Ceo, vissuto tra il VI e il V secolo a.C, donò un enorme contributo in tal senso,
dando avvio alla comprensione di uno dei meccanismi basilari del funzionamento della
memoria.
Nessuno sa se sia avvenuto davvero, ma si racconta che il poeta fosse stato invitato a un
banchetto in occasione dei giochi olimpici affinché recitasse alcune sue opere.
Una volta terminata la declamazione, si allontanò dalla sala in cui si svolgeva il banchetto.
Così facendo si salvò dall’improvviso crollo del soffitto. Le macerie avevano sepolto la
maggior parte degli invitati rendendoli irriconoscibili.
Desiderando dare ai propri cari una degna sepoltura, i parenti delle vittime chiesero aiuto

51
al poeta che, ricordando la posizione dei commensali durante il banchetto, riuscì a risalire
alla loro identità.
Fu così che Simonide notò una relazione tra le immagini e la capacità di ricordare:
l’associazione tra i posti a sedere e i visi dei partecipanti era stata la chiave per accedere
al ricordo.
Una volta capito il meccanismo, era necessario ripetere l’esperimento per verificarne la
validità.
Successivamente per ricordare altre informazioni, Simonide si servì dello stesso
stratagemma, trasformando lo scenario e creando quella che, in seguito, verrà chiamata
“tecnica delle stanze”. Questa strategia, che approfondiremo in dettaglio negli ultimi
capitoli, è talmente efficace che viene tuttora insegnata e applicata.
Ci furono numerosi altri autori che dedicarono i propri sforzi e i propri scritti a tale
argomento: Aristotele fu uno di loro, così come Cicerone e Quintiliano.
L’arte della mnemotecnica trovò molti sostenitori fra i greci, che peraltro le fornirono anche
un’origine mitica, facendo di Mnemosine la dea della memoria.
Anche i romani si avvalsero di strategie di questo tipo, utilizzandole particolarmente
nell’ambito delle orazioni, di cui Cicerone fu il maestro. Esponente di un’agiata famiglia
dell’ordine equestre. Cicerone fu un celebre filosofo, avvocato e scrittore latino, nonché
uomo politico dell’ultimo periodo della Repubblica.
La “tecnica dei loci”, di cui parleremo in un momento successivo, trae origine proprio da
questo eccelso oratore, del quale tutti conoscono le grandi capacità retoriche. Forse però
non tutti sanno che per tenere discorsi così efficaci e persuasivi si serviva di strategie
specifiche.
Vediamo in cosa consistevano le due arti più diffuse al tempo di Cicerone.
La retorica, l’arte del dire, rappresenta la teorizzazione dell’oratoria, ossia del modo in cui
viene organizzato un discorso, secondo il criterio per il quale a una proposizione segue una
conclusione, con lo scopo di persuadere, di convincere uno specifico uditorio di una
specifica tesi.
L’oratoria era un’abilità importante nella vita pubblica e privata in Grecia e nell’antica
Roma. Durante il Medioevo e il Rinascimento quest’arte divenne parte di una “educazione
completa”, nonostante fosse generalmente riservata agli ambienti ecclesiastici.

Le capacità dell’oratore dovevano essere molteplici:


• docere et probare, ovvero informare e convincere;
• delectare, catturare l’attenzione con un discorso vivace e coinvolgente;
• movere, commuovere il pubblico per far sì che aderisse alla tesi proposta.

La preparazione dell’orazione avviene in cinque fasi:


1. inventio - la ricerca delle idee per svolgere la tesi prefissata;
2. dispositio - l’organizzazione degli argomenti e degli ornamenti del discorso;
3. elocutio - l’eleganza dell’espressione delle idee, la scelta di un lessico appropriato e di
artifici retorici d’effetto;
4. memoria - la memorizzazione del proprio discorso e delle posizioni dell’avversario al
fine di poterle controbattere;

52
5. actio - la declamazione del discorso in modalità teatrali, ossia ricorrendo all’utilizzo
della voce e della gestualità.

Anche la struttura del discorso presenta uno schema ben preciso, con la possibilità di
adattarlo alle esigenze dell’oratore e alla strategia comunicativa adottata. Le principali fasi
sono quattro:
1. exordium - il tentativo di interessare l’uditorio tramite un esordio particolare e
accattivante;
2. narratio - la “semplice” esposizione dei fatti in ordine cronologico o con una
introduzione a effetto per istruire la platea su uno specifico argomento;
3. argumentatio - l’illustrazione delle prove a sostegno a dimostrazione della propria tesi
(confirmatio) e la confutazione degli argomenti avversari (refutatio);
4. peroratio - la conclusione del discorso; generalmente era il momento in cui l’oratore
richiamava l’attenzione del pubblico sugli elementi di maggiore effetto al fine di
strapparne l’applauso e l’approvazione.

Come è facile notare, la sola struttura di un discorso e delle modalità di esposizione


richiedono l’applicazione di strategie specifiche, oltre che naturalmente di grande
personalità e pratica. Del resto si tratta delle caratteristiche necessarie al successo di ogni
attività: preparazione, contenuto e applicazione.
Non c’è da stupirsi se si è ritenuto importante utilizzare tecniche che permettessero di
migliorare le proprie performance mnemoniche nel campo dell’oratoria.
Nell’opera De Oratore, Cicerone mette in evidenza la capacità di ricordare in modo più
efficace gli avvenimenti che abbiano un forte impatto sui sensi: vista, olfatto, tatto, gusto e
udito.
Le sensazioni e le emozioni sono il miglior metodo per fissare nella mente ogni tipo di
informazione, sia volontariamente che involontariamente.
Cicerone utilizzò questi principi a proprio vantaggio, creando una tecnica che potesse
essere applicata per ricordare la “scaletta” del discorso.
La semplicità e l’efficacia di tale strategia rivela la motivazione per cui dall’antichità è
arrivata fino ai giorni nostri, abbattendo le resistenze comuni nei confronti della
memorizzazione di una grande quantità di informazioni.
Cicerone, così come molti altri, sottolineava l’importanza della memoria come fonte di
possibilità; conoscere e comprendere sono elementi fondamentali per aumentare le
prospettive di percezione della realtà. La diversa prospettiva è ciò che ha reso tali alcune
grandi menti del passato. Cicerone poneva enfasi anche su un altro aspetto molto importante
che noi non smetteremo mai di sottolineare, in quanto parte integrante del successo che
otterrai applicando ciò che è scritto su questo testo: la mente deve essere tenuta in
allenamento.
La tecnica da sola non basta; non è sufficiente per avere una memoria poderosa, è
necessario tenersi sempre in esercizio.
Un buon atleta non è colui che ha le potenzialità per vincere, ma colui che le usa per
ottenere la vittoria. Nel corso del tempo le tecniche vennero utilizzate per gli scopi più
disparati e si adattarono alle esigenze di coloro che le applicavano; non furono più solo
appannaggio di studiosi e oratori ma di tutti coloro i quali avevano il desiderio di ricordare

53
qualcosa.
Giordano Bruno scrisse riguardo a una tecnica mnemonica piuttosto complessa adottata dai
frati domenicani, che si basava su principi simili a quelli decritti fi-n’ora ma che utilizzava
un diverso punto di riferimento, lo Zodiaco.
Con il passare dei secoli le figure professionali e non che si sono avvalse di tali strategie
sono diventate via via più numerose. Se nell’antichità se ne servivano solo i professionisti
dell’arte oratoria a fini giuridici, politici e a volte di intrattenimento, al giorno d’oggi tali
tecniche sono a disposizione di molte più categorie e per molti più scopi.
L’introduzione della carta stampata ha provocato un enorme cambiamento nel mondo della
memoria; tutto ciò che fino a quel momento era custodito nella mente di pochi, era ormai
alla portata di tutti. Come però già temeva Cicerone, in parte a ragione, la mancata
necessità di “ricordare” può portare al disuso della mente e alla diminuzione della capacità
di ricordare.
Non tralasciamo l’importanza dell’aumento dell’alfabetizzazione: l’obbligo e al tempo
stesso il diritto all’istruzione, liberano l’individuo dalla schiavitù dell’ignoranza. Le nuove
generazioni danno per scontate molte cose e la cultura è tra queste, ma fino a qualche
decennio fa, nel nostro paese, numerose persone non avevano la possibilità di studiare e
apprendere quelle nozioni che la maggior parte dei giovani d’oggi considera basilari.
Attori, studenti, dottori, giuristi, sono solo alcuni esempi di persone che a oggi si
appoggiano alle tecniche di memoria; la sempre crescente mole di informazioni da
apprendere come la sempre presente competizione professionale e personale fra gli
individui sono solo un paio di esempi del perché siano necessarie.
Intorno alla metà del secolo scorso ci fu un caso particolarmente interessante.
Il giornalista russo Seresevskij, nonostante ricevesse spesso dettagliate informazioni sui
proprio compiti e pur non prendendo mai appunti, portava sempre a termine i suoi incarichi
con grande precisione. Inoltre era in grado di ricordare parola per parola conversazioni
avvenute molto tempo prima, e addirittura una formula molto complessa e senza alcun
senso, a distanza di 15 anni!
Il suo responsabile, accortosi di ciò, lo accompagnò da uno specialista che lo sottopose a
innumerevoli esperimenti di difficoltà sempre crescente, fino a che non svelò la fonte di tali
capacità, ovvero la sua inclinazione a tradurre, in tempi brevissimi, ogni cosa in immagine;
ciò gli permetteva di ricordare con estrema precisione qualsiasi particolare.
Il suo unico problema era opposto a quello della maggior parte delle persone: aveva
difficoltà a dimenticare, la sua mente era colma di informazioni, a volte inutili, che non
riusciva a eliminare.
A questo pose rimedio immaginando una lavagna su cui scrivere le informazioni da
“dismettere” che poi venivano fisicamente cancellate, sempre nella sua mente. Dopo avere
“scoperto” queste sue doti, Seresevskij divenne mnemoni-sta di professione e come tale
ebbe grande successo.
Al giorno d’oggi esistono numerose realtà aziendali che basano i loro servizi
sull’insegnamento e la divulgazione di strategie ormai dimenticate dalla maggior parte delle
persone. Nella società attuale, in cui i valori e le capacità umane sono ormai assopite o
comunque a disposizione di pochi, nasce una nuova realtà imprenditoriale e ciò grazie
all’intraprendenza e all’originalità di una nuova economia “privata”: nel bel mezzo di una
crisi del “pubblico” e quindi delle istituzioni, ci si vuole riappropriare delle naturali

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capacità umane attraverso la divulgazione di metodologie sull’apprendimento, tramite
corsi, master e seminari, con lo scopo di riempire le lacune.

DALLA GRECIA Al TEMPI NOSTRI


Le tecniche di memoria affondano le proprie radici in tempi molto antichi e chiunque pensi
che abbiano avuto origine negli Stati Uniti cade in un errore banaie. Sebbene gli americani
siano da tempo cultori dell’arte delle memoria e la diffondano nelle proprie strutture
educative con maggior enfasi rispetto agli europei, non implica che ne siano i creatori.
Abbiamo già avuto modo, in questo stesso capitolo, di rilevare il ruolo degli antichi greci
nello sviluppo delle mnemotecniche, ma è importante notare che non hanno sempre goduto
dell’ampio credito di cui godono adesso.
In realtà pur non essendo ancora riconosciute come materie fondamentali, stanno
guadagnando spazio e rispetto nel mondo della cultura. In Italia sono ovviamente conosciute
da migliaia di anni, ma solo da una trentina sono diventate oggetto di corsi e possono essere
apprese da chiunque lo desideri.
Non sono infatti argomenti che vengono approfonditi a livello pubblico ma ci sono
numerose aziende private che hanno fatto delle tecniche di memoria il proprio core
business, offrendo peraltro un importante servizio a coloro che hanno compreso
l’importanza di tali strategie.
Il merito degli studiosi statunitensi è stato principalmente quello di avere capito quale
grande valore aggiunto fosse applicare una strategia che permettesse di utilizzare meglio le
proprie capacità cerebrali.
Poche persone lo sanno, ma già da alcuni anni si svolgono dei singolari eventi mnemonici:
le “Olimpiadi delle memoria”, chiamate anche “Memoriadi”. Si tratta di prove di memoria
che vanno dal ricordo di nomi di persone, a quello di lunghi numeri senza alcun senso, a
poesie, sequenze di carte da gioco e altro ancora.
L’edizione delle Memoriadi del 1987 si è svolta in Italia e dieci anni dopo, nel 1997, si è
tenuta a New York. Oggi le Olimpiadi delle memoria si svolgono regolarmente in
concomitanza con le classiche olimpiadi sportive, perché non sono solo i muscoli ad avere
bisogno di allenamento.
La giovane Tatiana Cooley, vincitrice delle Memoriadi del 1997, nell’intervista che
rilasciò dopo la sua vittoria, svelò i suoi segreti: concentrazione, associazione,
visualizzazione e passione per tutto ciò che è apprendimento! Ancora oggi, tuttavia,
chiunque desideri approfondire la conoscenza delle proprie capacità mentali e mnemoniche
deve rivolgersi a strutture private specializzate in questo ambito.

DA TECNICHE DI MEMORIA A METODI DI


APPRENDIMENTO RAPIDO
Ogni cosa deve essere resa quanto più
semplice possibile, ma non di più.

55
Albert Einstein

Come si vedrà nel prosieguo della lettura, questo testo non si occupa solo di tecniche di
memoria così come vennero concepite al momento della loro creazione, ma è arricchito da
nuovi stratagemmi mnemonici e da strategie che comprendono le tecniche di memoria
nell’ambito di un più ampio concetto di apprendimento, inteso non già come semplice
assimilazione di nozioni ma come assorbimento di cultura.
Nel corso degli anni, infatti, si è assistito a una naturale evoluzione dei metodi originali che
li ha portati fino ai giorni nostri con la capacità di adattarsi alle nuove e sempre mutevoli
esigenze di coloro che ne sono i principali fruitori: gli studiosi. Fortunatamente questi
hanno avuto modo di sperimentare l’efficacia di tali metodi per confutare la tesi di coloro
che affermano, senza esperienza, che ciò che si apprende in fretta si dimentica con
altrettanta velocità.
Avrai modo tu stesso di toccare con mano gli strabilianti risultati derivanti
dall’applicazione di semplici stratagemmi.

PUNTI CHIAVE del capitolo 2

• La memoria ha avuto un ruolo fondamentale nella storia e lo ha tuttora.


• La memoria ha legato gli eventi fra loro per migliaia di anni.
• La memoria è la coscienza della storia.
• Molte religioni si affidarono alla memoria per tramandare i contenuti e le tradizioni
del proprio credo.
• Numerosi storici scrissero dell’arte della memoria lodandola.
• Le associazioni mnemoniche, intese come strategia di ricordo, debbono i loro natali
a Simonide di Ceo.
• Pur avendo avuto origine centinaia di anni fa, le tecniche di memoria sono state
riscoperte in Italia solo negli anni Ottanta.
• Le “Memoriadi” (Olimpiadi della memoria) si svolgono regolarmente ogni quattro
anni.
• Le tecniche di memoria si sono evolute fino a diventare strategie di apprendimento
rapido.

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56
CAPITOLO
3
DALL’APPRENDIMENTO ALL’APPRENDIMENTO
RAPIDO

È il metodo che permette alle persone ordinarie


di fare cose straordinarie.
Sidney Webb

LE FASI DELL’APPRENDIMENTO
Raramente, ai giovani studenti e tanto meno a quelli “esperti”, viene insegnato il metodo
migliore per imparare o anche “solo” un metodo di studio; scoprire i passaggi naturali da
effettuare per arrivare alla meta finale, cioè l’apprendimento, è il necessario primo passo
da compiere.
Come per ogni cosa, esistono molti modi per imparare, ma solo alcuni sono efficaci e ci
permettono di rendere al massimo del nostro potenziale.
Le quattro principali fasi dell’apprendimento sono riassunte, per facilitarne il ricordo,
nell’acronimo ACOR: Acquisizione, Comprensione, Organizzazione, Ritenzione
(l’acronimo, come illustreremo in seguito, è una sigla senza significato che ci aiuta a
ricordare delle informazioni in un determinato ordine).
La fase di acquisizione delle informazioni è il momento in cui lo studente (definiamo così
chiunque stia studiando un qualunque argomento, indipendentemente dalla professione e
dalle finalità), viene a contatto con le informazioni che poi dovrà immagazzinare nella
propria mente. L’acquisizione può avvenire in vari modi: l’ascolto, la visione di un filmato
o di immagini statiche e la lettura sono tutti mezzi attraverso i quali poter acquisire
informazioni.
Il più usuale tra gli studenti è la lettura, tramite la quale si “incontrano” le nozioni che
andranno successivamente capite e assorbite.
La lettura occupa una parte piuttosto importante del tempo dedicato allo studio. È una
pratica che, pur essendo considerata lenta e a volte faticosa, è comunque base necessaria
per progredire nello studio.
Le tecniche che vedremo più avanti permettono di incrementare le performance anche in
questo campo, riducendo i tempi di lettura e inaspettatamente migliorando la qualità della
comprensione.
L’acquisizione di informazioni tramite altri canali è un tema che approfondiremo nella
sezione relativa alle applicazioni delle tecniche di memoria su argomenti e situazioni
specifiche.
La comprensione è necessaria in qualunque processo di apprendimento.
Ci sono persone che pensano che le tecniche di memoria servano solo a imparare a

57
“pappagallo” ogni informazione senza aggiungere un minimo di senso critico: nulla di più
sbagliato.
Ovviamente l’uso che si fa di una tecnica una volta appresa è a discrezione personale, ma
ogni persona intelligente sa che imparare a memoria senza ragionare sui contenuti non è di
minima utilità e impedisce di mettere a frutto i propri sforzi.
Da anni insegniamo queste strategie e abbiamo sempre incoraggiato e valorizzato le
capacità dei nostri allievi a trecentosessanta gradi.
Non conosciamo ancora una tecnica che aiuti a capire meglio, ma certamente acquisire una
maggiore quantità di informazioni facilita quei collegamenti che possono agevolare la
comprensione degli argomenti affrontati; la conoscenza risulta quindi come uno strumento
aggiuntivo a beneficio della mente.
L’organizzazione è il passaggio successivo ed è utile ad agglomerare le informazioni
secondo schemi significativi.
L’obiettivo è strutturare il sapere nel modo migliore per essere assorbito o inserito in
contesti di elaborazione successiva.
Per fare questo utilizzeremo strategie relative a sintesi, riconoscimento dei concetti
fondamentali, estrapolazione delle parole chiave e organizzazione delle informazioni.
Infine abbiamo la ritenzione. Molti pensano che il ricordo sia l’unico obiettivo delle
tecniche di memoria, in realtà è solo il risultato finale di una serie di passaggi precedenti.
In ogni caso è proprio questo il momento in cui si applicano le mnemotecniche, una volta
scelte le informazioni importanti, si lavora per ricordarle.
Esistono molti modi per ricordare facilmente e con precisione ogni informazione ma tutti
hanno una base in comune, e questa, per nostra fortuna, è legata al funzionamento della
mente.

Anche se non abbiamo ancora affrontato il tema delle mappe mentali, con la mappa a pagina
seguente, desideriamo offrirti una panoramica di come i meccanismi di apprendimento e le
tecniche di apprendimento rapido si intreccino nel percorso che conduce alla conoscenza.

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Come potrai notare, pur non conoscendo i principi di costruzione di una mappa, l’immagine
risulterà di immediata comprensione.
L’obiettivo di raggiungere l’apprendimento (al centro) si realizza seguendo ogni passo
indicato nella mappa.
Partendo dall’acquisizione, che può avvenire in vari modi, passando dalla comprensione,
l’organizzazione e infine la ritenzione, possiamo intervenire su ogni singolo punto con una
strategia specifica, quella che vedi scritta a fianco e che approfondiremo in seguito.
Prima ancora di addentrarci nel mondo delle tecniche vere e proprie, ci sembra giusto
avere una maggiore consapevolezza delle abitudini limitanti più diffuse. Probabilmente
anche tu, leggendo le prossime righe, troverai qualcosa che ti è familiare.
Devi solo essere sincero con te stesso e cercare di capire quali sono le abitudini che fino a
oggi ti hanno ostacolato nel raggiungimento dei tuoi risultati.

GLI ERRORI COMUNI


Ognuno di noi ha sviluppato in totale autonomia un suo personale metodo di studio.
Non avendo ricevuto nessun tipo di formazione a riguardo, lo studente medio ha stabilito,
tramite l’esperienza, quello che sarebbe stato il suo modo di studiare.
Non esiste il modo migliore ma sicuramente è possibile ridurre al minimo gli errori più
comuni, quelli cioè che vengono commessi dalla maggior parte delle persone perché
confusi con una strategia efficace.
Chi non ricorda quando da piccoli, alle scuole elementari, la maestra diceva: “Leggi ad alta
voce e ripeti, vedrai che poi te lo ricorderai”.
Non vogliamo puntare il dito su nessuno, ma è giusto notare che le strategie adatte a un
bambino di sei anni che sta imparando a leggere o anche di otto o nove, che si affaccia al
mondo della scuola con le prime paginette da imparare, non possono certo andar bene per
un ragazzo o un adulto che debbano approcciarsi a ben altri tipi di informazioni e ai quali è
richiesto un livello di preparazione di tutt’altro genere. Prima di inserire delle novità nel
metodo di studio è bene cominciare ad analizzare ciò che è noto, cioè il metodo di studio
attuale e i piccoli errori che commettiamo ogni giorno.

SOTTOLINEARE ALLA PRIMA LETTURA


È credenza comune che leggere e sottolineare al primo contatto con il testo serva a
risparmiare tempo, si pensa che sia inutile leggere due volte un capitolo quando è possibile
saltare un passaggio. Individuare subito le parti importanti è difficile quando non si ha
certezza delle informazioni che seguiranno, a volte ciò che ci appare utile in un paragrafo
viene poi superato o inglobato dalle nozioni che troviamo nei passaggi successivi.
È naturale che effettuare continui controlli su ciò che abbiamo precedentemente sottolineato
ci fa perdere molto tempo e quindi neutralizza l’ipotetico vantaggio acquisito nel
sottolineare al primo passaggio.

SOTTOLINEARE TROPPE INFORMAZIONI


Chiariamo subito che anche tra i migliori memorizzatori ci sono persone che hanno un
passato da “maniaci della sottolineatura”.

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Grandi quantità di matite ed evidenziatori consumati, quasi ogni parola del testo
sottolineata con la convinzione che fosse tutto importante e che sottolineare tanto avrebbe
aiutato a ricordare più informazioni.
Generalmente questo capita quando si è insicuri e si teme di non essere abbastanza
preparati.
Cercare di ricordare una maggiore quantità di nozioni non è di aiuto: aumentare la quantità
di informazioni da memorizzare può solo accrescere la difficoltà di ritenzione, non
viceversa.
È necessario imparare a individuare le nozioni importanti al fine di valorizzare solo quelle,
senza appesantire inutilmente il lavoro.
Sottolineare tutto equivale a non sottolineare niente.

USARE TROPPI COLORI


Una delle cose più divertenti quando si studia è usare i colori, di tutti i tipi: matite,
pennarelli, evidenziatori.
Al termine del lavoro il libro assomiglia più a un’opera d’arte che a un testo universitario,
un’opera artisticamente interessante ma poco efficace per l’esito dell’esame.
All’inizio non è facile abbandonare le abitudini ma poi si riscontra un indubbio vantaggio.
Potrà sembrare un’osservazione banale, ma si pensi anche soltanto al tempo impiegato per
la scelta del colore, generalmente non associato a un significato gerarchico ma più a una
questione estetica e poi alla continua tentazione di fare disegni e ricami a partire dal testo.
Non è forse capitato a ognuno di noi, almeno una volta?

USARE COLORI CHE STANCANO LA VISTA


Utilizzare troppi colori è erroneo quanto utilizzare colori che sollecitano troppo la vista. In
questa categoria rientrano evidenziatori molto cangianti o così scuri da rendere difficile il
riconoscimento delle parole.

RIASSUMERE IL TESTO
I testi più amati dagli studenti sono i “bignami”, quelli cioè che riassumono mille pagine di
testo in duecento e ti permettono di preparare l’esame risparmiandoti la lettura dei contenuti
meno importanti.
In effetti, la maggior parte dei contenuti di un libro non è fondamentale, ma funge da
contorno per quei pochi concetti chiave che vanno assolutamente ricordati.
A favore degli autori c’è da dire che generalmente i contenuti di contorno servono per
introdurre, spiegare e valorizzare gli insegnamenti più importanti.
Tuttavia capita spesso che anziché ricorrere agli amati “bignami”, lo studente decida di
redigere un suo personale riassunto del testo, cosa che risulta essere un metodo più attivo
del classico “leggo e ripeto” (solo se è fonte di rielaborazione e non di ricopiatura), ma non
si può dire che sia il più efficace.
Infatti, causa enormi perdite di tempo e non garantisce il ricordo, ha l’unica funzione di
permettere una rielaborazione delle informazioni (quando questa avviene), ma obbliga lo
studente a utilizzare questo nuovo insieme di informazioni come libro di testo a cui attingere
il sapere.
II risultato finale però comporta per lo studente la necessità di cominciare un nuovo

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processo di apprendimento. Alcuni ragazzi, poi, fanno addirittura il riassunto del riassunto
nella speranza di avere meno contenuti da studiare e non si accorgono che così facendo
hanno già sprecato un’enormità di tempo.

LEGGERE E RIPETERE MECCANICAMENTE, IN MODO PASSIVO


Il metodo classico di apprendimento, quello più usato, è leggere e ripetere.
Naturalmente trattandosi di un metodo diffuso, la prima obiezione che sorge è che se fosse
tanto inefficace non sarebbe il più usato.
In realtà è il più utilizzato per il solo e semplice motivo che è il più conosciuto o, meglio,
l’unico conosciuto.
Lo si insegna ai bambini nella speranza che questi siano poi in grado di adeguarlo alle
mutate esigenze di quantità e qualità di informazioni da ricordare.
La natura passiva di questo tipo di “lavoro” rende lo studio noioso e decisamente poco
interattivo; la capacità di ragionamento viene inibita e ci si ritrova a leggere un paragrafo e
a tentare di ripeterlo senza esercitare il proprio senso critico per stabilire collegamenti e
motivazioni o anche solo per eliminare le parti di contorno non necessarie alla
comprensione dell’argomento centrale.
La ripetizione di un’informazione utilizza la memoria uditiva ed eventualmente quella
fotografica: purtroppo però nessuna delle due incide profondamente sulla capacità di
ricordare; inoltre entrambe necessitano di svariate ripetizioni per approdare a un risultato
che possa essere apprezzabile, anche se solo a breve termine.

ADOTTARE POSIZIONI PARTICOLARI PER LO STUDIO


È banale affermare che la postura migliore per studiare è seduti composti a una scrivania,
ma le consuetudini riscontrate nel mondo degli studenti fanno emergere l’abitudine alle
posizioni più svariate e fantasiose.
In tanti anni di corsi abbiamo sentito di tutto: chi si sdraia sul divano con il libro sopra la
testa stile lettino in spiaggia, chi si stende a pancia in giù sul letto con il libro appoggiato al
pavimento, la posizione più normale è quella di chi si accoccola su una poltrona con il
libro sulle ginocchia.
Queste posizioni, che definiamo creative, dopo poco tempo hanno bisogno di un
cambiamento, per evitare il formicolio di un piede, per sgranchirsi le gambe, per sciogliere
i muscoli del collo... Quanto può giovare alla nostra concentrazione? Chiaramente una
postura errata obbliga alla continua interruzione del processo di apprendimento e non a
intervalli regolari, come sarebbe più utile, ma in relazione alle necessità del nostro corpo.
Quando si studia è meglio assecondare le esigenze della mente piuttosto che quelle dei
muscoli. Ne deriva che una posizione più neutra facilita la concentrazione e quindi il
miglioramento della performance.

STUDIARE IN AMBIENTI CHE SIANO FONTE DI DISTRAZIONE


Lo studente medio non si accontenta di scegliere posizioni alternative, a volte preferisce
addirittura studiare in luoghi che non favoriscono la concentrazione nell’illusione che un
ambiente piacevole renda meno duro il suo compito.
La realtà ci insegna che ambienti rumorosi, musica, televisione e chiacchiere di contorno
non facilitano l’accesso allo stato di concentrazione che ci serve per portare a termine con

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successo la missione: studiare con profitto.

ALTRE POSSIBILITÀ
Ogni studente sviluppa nel corso del tempo una sua personale esperienza, che, nel bene e
nel male, entra a fare parte del bagaglio culturale di cui dispone.
Quali sono, oltre a quelli che abbiamo visto finora, gli errori che compi ogni volta che ti
siedi di fronte a un libro?
Pensa per un attimo al tuo modo di studiare, alle tue abitudini, agli errori che commetti ogni
giorno, ma soprattutto a come migliorerebbe la tua vita di “studente” se correggessi queste
piccole imperfezioni.

FATTORI DI DISTURBO/FALLIMENTO
Ci sono alcuni elementi, ai quali di solito non si attribuisce importanza, che influiscono
enormemente sulla capacità di apprendimento.
Si tratta di comportamenti, pensieri e attitudini che riguardano il modo di approcciarsi allo
studio e vengono considerati come dati di fatto: difficili da cambiare e impossibili da
migliorare.

INCAPACITÀ DI GESTIRE I TEMPI (DI STUDIO, DI CONCENTRAZIONE, DI


ORGANIZZAZIONE)
Quando si inizia a studiare senza aver fatto un minimo di pianificazione dei tempi, si rischia
di essere assorbiti dal procedere delle pagine e degli argomenti, senza rendersi conto di
quanto tempo si sta investendo, di quanto i nostri sforzi stiano rendendo, ma soprattutto, se
in effetti sono produttivi di un qualche risultato.
Il rischio è quello di perdere un intero pomeriggio su poche pagine perché manca la
concezione del tempo che passa. Avere un obiettivo temporale aiuta la mente a gestire le
proprie capacità e proprio perché il cervello viaggia molto più veloce di quanto possiamo
immaginare, sapere che a un certo orario vogliamo avere completato una certa parte del
programma ci faciliterà nel mantenere un ritmo di studio adeguato al raggiungimento del
nostro obiettivo.
Anche la gestione dei tempi di studio aiuta la concentrazione: se i cicli sono troppo brevi,
la mente non riesce a “entrare nell’argomento” e quindi a cogliere sfumature e ragionamenti
non superficiali; se invece il ciclo si protrae per troppo tempo, si rischia di compromettere
il risultato a causa dell’affaticamento e del sovraccarico di informazioni. La cosa migliore
da fare quindi è imparare a conoscere i propri ritmi per utilizzarli a proprio vantaggio
senza esserne vittima.
In seguito approfondiremo le nozioni sui cicli di studio ma sarà una responsabilità
personale adattarli al proprio stile.

SCARSA ABILITÀ NELLO STRUTTURARE IL MATERIALE


Quando ci si trova di fronte a un nuovo progetto o a un esame da preparare è fondamentale
la capacità di strutturare il materiale a propria disposizione.
Potrebbe provenire da un solo testo oppure dal risultato di ricerche effettuate da più

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persone e poi assemblate o ancora da nostre ricerche di varia provenienza.
Comunque sia, è necessario prima reperire il materiale e poi organizzarlo nel modo più
proficuo; bisogna capire come è impostato e come invece sarebbe ottimale strutturarlo per
un buon risultato.
Può apparire come una perdita di tempo, ma gestire il proprio materiale aiuta a chiarire il
quadro generale e a sapere con precisione dove cercare le informazioni che ci servono.

POCA DISCIPLINA E AUTOCONTROLLO


Un altro fattore fondamentale, che spesso manca, è la disciplina, cioè la capacità di fare un
programma e portarlo a termine nonostante possa essere impegnativo.
Non mancano certo gli elementi di distrazione nella vita di ognuno di noi, possono essere
telefonate di amici, impegni familiari, imprevisti dell’ultimo momento... sono tante le cause
che ci allontanano dalla via dello studio, ma è nostra responsabilità, e di nessun altro,
mantenere lo sguardo fisso sulla meta, in questo caso... sul libro! Gestire con disciplina i
propri cicli di studio facilita il raggiungimento dell’obiettivo perché mantiene vigili e
produttivi, il che contribuisce all’ottenimento dei risultati e di conseguenza alla
conservazione o addirittura all’incremento della motivazione necessaria a perseverare.

SOTTOVALUTARSI
Quante volte abbiamo detto o sentito dire: “non sono portato per questa materia”!? Per
qualche motivo si è deciso che ci sono materie in cui si è bravi e altre in cui non lo si è, e
non lo si diventerà mai!
Non è forse vero?
Rendere giustizia a se stessi e valutare in modo più obiettivo le proprie capacità è un passo
necessario per la consapevolezza del potenziale presente in ognuno di noi. Ci sono materie
che ci piacciono di più - “stranamente” sono quelle in cui riusciamo meglio -, ma una giusta
dose di impegno, unita al giusto atteggiamento, garantirà il successo anche nei campi che
finora abbiamo cercato di evitare. Non è obbligatorio mettersi alla prova, ma nemmeno
rinunciare a priori solo a causa della paura di fallire.
Avere consapevolezza di sé e dei propri progressi nell’apprendimento è fondamentale;
quando si affronta un percorso è necessario conoscere la propria posizione per sapere
quale direzione prendere e per valutare la distanza già percorsa.

MANCANZA DI FLESSIBILITÀ NEL METODO DI STUDIO (MATERIE DIVERSE,


TECNICHE UGUALI)
Materie diverse necessitano di tecniche diverse. Ogni tecnica (struttura, lettura,
memorizzazione...) deve essere adatta o adattata ai contenuti.
Nella parte dedicata alle tecniche di memoria e a quelle di lettura rapida verranno
approfondite diverse strategie che saranno associate agli argomenti per le quali sono più
adeguate.
L’esperienza garantisce la capacità di individuare la tecnica adatta a ogni occasione ma è
necessaria la flessibilità che deriva dalla competenza.
Le possibilità di scelta aumentano in modo direttamente proporzionale alla conoscenza e
non solo nello studio.

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DIFFICOLTÀ DI MEMORIZZAZIONE
La fase generalmente più noiosa e difficile nella vita dello studente è quella in cui deve
assimilare le informazioni.
Come detto in precedenza, la tecnica più usata è la ripetizione, nonostante sia noiosa e
scarsamente efficace.
Tra poche pagine ti stupirai nel notare quanto sia facile e divertente ricordare ogni tipo di
nozione e concetto.
Anche in questo caso gioca un ruolo molto importante l’approccio mentale che si ha nei
confronti di ciò che si sta per fare: se siamo convinti che un processo sarà lungo, noioso,
difficile e improduttivo, probabilmente avremo ragione.
Al contrario, avvicinarsi alle novità con divertimento e alle sfide con energia garantisce
dinamismo e risultati.

EMOTIVITÀ
Quante volte, nostro malgrado, abbiamo buttato via un risultato che ci saremmo meritati
(quantomeno per l’impegno) a causa dell’emotività?
Capita quando si è sottoposti a una prova, un colloquio, un esame; in un momento tutto ciò
che sappiamo viene quasi dissolto dall’ansia da prestazione che ci impedisce di accedere
serenamente al nostro bagaglio culturale.
Senza un aggancio che faccia da tramite tra domande e risposte, la capacità di ricordare è
unicamente legata alla memoria intesa in senso classico; le tecniche che apprenderemo
forniscono quel collegamento utile a richiamare le informazioni in ogni circostanza e a non
tralasciare nessun particolare.
Naturalmente anche nella fase di ritenzione, l’emotività gioca un ruolo importante e per
questo consigliamo di iniziare sempre lo studio con un breve ciclo di rilassamento che
favorisca la concentrazione e abbassi l’emotività.
Pensare al giorno della prova con la paura del fallimento certo non crea le condizioni ideali
per imparare, così come iniziare a studiare dopo una lite.

FATTORI DI SUCCESSO
Dopo aver individuato alcuni dei principali fattori di fallimento, analizziamo gli elementi
che contribuiscono al successo. Sono piccoli segreti che garantiscono un buon approccio
all’apprendimento e a qualunque impresa per la quale si desideri ottenere un risultato
positivo.

ATTEGGIAMENTO MENTALE POSITIVO


Ogni risultato positivo deriva da un pensiero positivo.
L’atteggiamento mentale positivo viene talvolta scambiato con un modo “leggero” di vivere
la vita; in realtà avere un atteggiamento positivo significa saper cogliere le opportunità,
trarre insegnamento dagli eventi che attraversano il nostro percorso, saper dare un senso a
ciò che non vorremmo accadesse. Questo e altro ancora, ma per noi significa
essenzialmente prendere in mano i propri risultati; sentirsi totalmente responsabili è l’unico
modo per garantire il successo oltre ogni aspettativa.

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DIVERTIMENTO
È chiara la differenza tra serio e serioso?
Forse solo ora poni l’attenzione su questa distinzione: serio significa professionale e
affidabile, serioso invece, non necessariamente professionale ma sicuramente scuro in
volto, triste, pesante.
Ogni cosa di ogni giorno può essere fatta in modo serio o in modo serioso: è una questione
di scelte e da queste dipenderà la gioia delle giornate che seguiranno. Hai notato come tutto
avvenga in modo naturale e piacevole quando facciamo qualcosa che ci appassiona?
Il divertimento abbatte le barriere, rende piacevoli e facilita le relazioni interpersonali,
inoltre riduce la negatività che blocca la capacità di pensare in modo produttivo.
Divertiti e tutto sarà più facile!

PRO-ATTIVITÀ
Essere sempre e solo spettatori negli eventi della vita è noioso e può addirittura arrivare a
essere svilente, demotivante.
Anche le cose che all’apparenza sembrano noiose assumono un interesse più vivo quando
diventiamo partecipativi; lo stesso avviene se prendiamo parte al processo di
apprendimento in modo attivo piuttosto che passivo.
Leggere e ripetere nella speranza che le informazioni si fermino nella nostra memoria è
senza dubbio un approccio passivo.
Come fare a cambiare?
Porsi delle domande è un ottimo metodo. È possibile farlo ancora prima di iniziare a
leggere, solo basandosi sul titolo o su quello che sappiamo dell’argomento. Poi conviene
continuare a farsi domande sulla base delle nuove informazioni acquisite e cercare
collegamenti, ipotizzare tesi e magari tentare di anticipare le conclusioni dell’autore.
Se avremo ragione, troveremo conferma di ciò che pensiamo a ogni passaggio; in caso
contrario, sarà più facile ricordare le differenze fra la nostra tesi e quella dell’autore:
infatti, non saranno più solo parole, ma idee.

SGUARDO SULL’OBIETTIVO
Quando si parte per una “missione”, di qualunque genere sia, la cosa più importante è avere
un obiettivo e dopo aver letto il capitolo dedicato a questo argomento confidiamo che tu ne
abbia definito almeno uno in modo preciso.
Mantenere lo sguardo fisso sull’obiettivo non solo ci ricorda dove vogliamo andare, ma
anche perché vogliamo farlo.
Mantenere la concentrazione sulla giusta direzione aumenta la consapevolezza della nostra
posizione sul percorso e ci fa sentire più vicini a ogni passo, aumentando così la
motivazione ad abbattere gli ostacoli.

CAPACITÀ DI ANALISI
Per decidere la cosa migliore da fare è necessario avere un chiaro quadro della situazione:
la capacità di analisi ci serve per dipingere il quadro e scegliere, tra le varie alternative,
quella migliore per noi.

DETERMINAZIONE

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La determinazione è elemento fondamentale per il raggiungimento di qualsiasi obiettivo,
serve a superare gli ostacoli e a dare forza nei momenti di difficoltà. Essere determinati
significa sapere ciò che si vuole e fare tutto ciò che serve per ottenerlo.
Non sempre si conoscono i passi necessari, ma la determinazione serve anche a questo, a
trovare risposte e a non abbattersi anche quando altri non vedono soluzioni, a trovare
sbocchi quando altri vedono solo muri.
La determinazione apre porte e offre opportunità.
Il detto “chi cerca trova” non è soltanto un’esortazione ai mariti che non trovano i calzini
riposti nel solito terzo cassetto, significa anche che se vogliamo trovare qualcosa dobbiamo
cercare e partire dal presupposto che ciò che cerchiamo esiste ed è “trovabile”; dopodiché
basterà solo essere abbastanza determinati per arrivare fino in fondo.

GRATIFICARSI
Sei abituato a farti i complimenti quando fai un buon lavoro?
Se sì, bravo! È giusto riconoscere ciò che facciamo bene perché ci incoraggia a proseguire
sulla giusta strada e ci regala soddisfazioni.
Spessa capita di aspettare che i riconoscimenti arrivino dall’esterno: amici, collaboratori,
genitori, insegnanti.
Forse si ha la convinzione che i complimenti di altre persone siano di maggior valore
rispetto a quelli che vengono da noi stessi ma non è vero; in realtà noi abbiamo una visuale
privilegiata sul nostro operato.
L’investimento migliore che si possa fare è su se stessi. Valorizzarsi è parte del valore
intrinseco delle persone: se noi crediamo in noi stessi chiunque altro lo farà, purtroppo non
è vero il contrario. Se un amico o un parente è convinto che siamo persone di valore, non
per forza noi ne saremo emotivamente e razionalmente persuasi, con tutto ciò che ne
consegue.
Sarà capitato che qualcuno ti abbia rivestito di un valore che non sentivi reale, magari hai
perso delle opportunità che ti si erano presentate solo perché non ti credevi all’altezza.
È un vero peccato quando non si riesce a riconoscere il proprio valore mentre si è
bravissimi a notare quello altrui.

GAREGGIARE CON SE STESSI


C’è sempre “qualcuno” che fa “qualcosa” meglio di noi, affermazione generica ma
inattaccabile.
Molte persone vorrebbero essere “il migliore”, e ovviamente sono destinati alla
frustrazione.
Il motivo è semplice: la scelta degli “avversari” è sbagliata.
Essere in gara con il resto del mondo condanna inevitabilmente al fallimento: c’è sempre
una persona che ha maggiori capacità, una preparazione più accurata o che comunque sa o
sa fare qualcosa che noi ignoriamo.
È un disonore?
Certo che no, anche se a volte ci sentiamo inadeguati a causa di ciò che non sappiamo. È
possibile sapere tutto?
No, e in tutta sincerità aggiungiamo che è una fortuna.
È bello sapere che ci sono nuove sfide ogni giorno, ma è giusto rendersi conto che l’unica

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cosa che conta è abbattere i propri limiti.
Affronta i tuoi limiti ogni giorno e investi le energie nel migliorare te stesso, non
conoscerai sconfitta se darai sempre il meglio di te, indipendentemente dal risultato.

Come appare chiaro nelle poche pagine che abbiamo appena visto, sono le azioni che noi
mettiamo in atto a determinare i risultati che otterremo, e non solo, esse determinano anche
il grado di soddisfazione personale e di divertimento che proveremo nel portarle a
compimento.
Avrai certamente notato che nei fattori di successo, a differenza di quanto abbiamo visto tra
gli errori più comuni e i fattori di fallimento, non c’è quasi nessuna indicazione di tipo
tecnico, tutto riguarda l’atteggiamento e il rapporto con se stessi. Se è vero che in ogni
nostra impresa il risultato lo si deve per il 20% alla tecnica e per il restante 80% alla
motivazione, allora si può affermare con certezza che avere un atteggiamento produttivo ci
risparmia grandi fatiche e realizza grandi risultati.

Ora che abbiamo analizzato gli elementi che influiscono maggiormente sul rendimento
mnemonico e accademico, vediamo come intervenire su ogni singolo aspetto coinvolto, a
partire dal funzionamento della memoria.
È da lì che parte ogni possibilità di miglioramento.

LE BASI DELLE TECNICHE DI MEMORIA


Tutte le volte che ci accingiamo a imparare qualcosa, penetriamo all’interno del
meccanismo dell’apprendimento che, nostro malgrado, segue dei principi specifici.
Se li ignoriamo, e nella maggior parte dei casi è così, rischiamo di allungare e rendere
spiacevole, oltre che poco proficuo, il tempo che dedichiamo alla nostra preparazione.
Il metodo di studio che ognuno di noi ha sviluppato nell’arco della propria esperienza
scolastica raramente ha qualcosa da spartire con la conoscenza di sinapsi e neuroni.
Più che normale in effetti: chi di noi ha mai pensato di studiare il funzionamento del
cervello per ottimizzare i propri tempi di apprendimento?
Forse nessuno, ma è altrettanto vero che proprio studi come questi ci hanno permesso di
capire come lasciare il segno nella memoria senza perdere il filo che ci riconduce alle
informazioni immagazzinate; motivo per cui le tecniche di memoria garantiscono il risultato,
la sicurezza e la velocità di apprendimento.
I principi su cui si basano le tecniche di memoria sono: la memoria visiva, l’associazione,
la fantasia.
La memoria visiva incide sul ricordo per l’83-85%, la memoria uditiva solo per il 13-15%
e la restante percentuale è occupata dalla memoria cinestesica (tatto, olfatto e gusto); ciò
significa che le immagini che vediamo restano impresse nella mente molto di più delle cose
che ascoltiamo solamente.
Si pensi al banale esempio di una festa durante la quale il padrone di casa presenta a un
amico altri ospiti, anche solo quattro o cinque.
Appena finite le presentazioni quanti nomi ricorderà questo povero ragazzo? Forse un paio,
se si tratta di belle ragazze, altrimenti nemmeno quelli...

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Tralasciando un attimo l’imbarazzante esperienza di doverli poi salutare con le classiche
espressioni “ciao bella” o “a presto caro, è stato un piacere conoscerti”, siamo certi che se
il ragazzo avesse incontrato una di quelle persone il giorno dopo l’avrebbe riconosciuta.
Ancora una volta non l’avrebbe salutata chiamandola per nome, ma certamente avrebbe
saputo richiamare le circostanze in cui l’aveva conosciuta.
Questo accade perché il viso di una persona è un’immagine e rimane impressa nella
memoria più profondamente di un nome, che è soltanto un suono.
L’associazione funziona come una catena: ogni anello è legato sia al precedente che al
successivo e ci conduce passo dopo passo alla meta.
II principio è semplice e si basa sulle associazioni di idee che la mente crea naturalmente
quando vive una situazione: la classica canzone dell’estate ne è un chiaro esempio.
La ascoltiamo in autunno e in un attimo siamo di nuovo sulla spiaggia sdraiati al sole o
immersi in una piacevole serata estiva.
Ricordiamo le persone che erano con noi e molti particolari di momenti lontani ormai mesi.
Senza che le facciamo una precisa richiesta, la mente decide come devono essere catalogate
in memoria determinate informazioni; capita quindi che all’improvviso si presentino a noi
scene del passato solo perché qualcuno pronuncia una particolare parola oppure perché
sentiamo un profumo della nostra infanzia.
La fantasia, intesa come elemento creativo e produttivo di emozioni, ha il grande potere di
produrre un risultato duraturo nella memorizzazione.
È necessaria per creare collegamenti di impatto: più daremo libero sfogo alla creatività più
le associazioni saranno incisive e utili allo scopo di ricordare.
Vedremo più avanti come utilizzare questo elemento, ma credo che sia comunque chiaro che
la vista di un uomo mascherato da supereroe nella piazza cittadina che corre facendo
svolazzare il suo mantello sia di maggiore impatto rispetto al classico uomo d’affari in
giacca e cravatta che cammina tenendo una valigetta fra le mani.
Perché?
Perché non è cosa da tutti i giorni e ciò che è inusuale rimane impresso nella memoria con
maggior forza rispetto a ciò che consideriamo banale.
Anche l’emozione, associata o meno alla fantasia, è un potente elemento del ricordo, anzi,
potremmo dire che è il più potente.
Ha il potere di creare un ricordo indelebile nei più piccoli particolari e allo stesso tempo è
capace di cancellare completamente eventi che abbiamo vissuto.
Si pensi ai momenti più emozionanti della vita come il primo bacio o la nascita di un figlio;
per contro si pensi alla persona che, per superare un forte trauma vissuto, cancella
totalmente l’evento che lo ha creato.
Nel secondo caso si innesca un meccanismo di difesa, che comunque, evidenzia un forte
legame fra emozione e ricordo.
Ora che sono chiari i meccanismi della mente la domanda potrebbe essere: “Bene, cosa
posso fare con queste informazioni? Conoscere questi aspetti mi offrirà qualche
beneficio?”.
In realtà la sola conoscenza non fa la differenza. Come abbiamo già visto in un precedente
capitolo, esiste una profonda differenza tra sapere e saper fare.
Ora che conosciamo le basi del funzionamento della memoria, possiamo senz’altro iniziare

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a gettare le fondamenta per la costruzione di grandi e innumerevoli risultati.
In realtà le tecniche di memoria affondano le proprie radici nei meccanismi biologici del
cervello, che sono alla base del successo dei metodi di apprendimento.

LE BASI BIOLOGICHE E I MECCANISMI DELLA


MEMORIA
Ciò che rende eccezionale il cervello è tutta una serie di meccanismi e collegamenti che
moltiplicano infinitamente il potenziale umano e, sebbene sia ormai noto il parziale utilizzo
che facciamo delle nostre capacità, ci permette di realizzare performance mentali
stupefacenti.
Le prossime pagine rappresentano una breve spiegazione di quanto avviene in ogni istante
della nostra vita all’interno della scatola cranica.
I termini maggiormente ricorrenti e non di uso comune sono riportati in un glossario al
termine del paragrafo.
Per quanto possa essere complicata la trattazione scientifica, è certamente molto
interessante capire come i ricordi si “attaccano” a noi per seguirci nel tempo 0 per lasciarci
dopo poco.

L’apprendimento è il processo di acquisizione di nuove informazioni, mentre la funzione


mnemonica è il meccanismo che permette l’archiviazione di quelle informazioni.
La memoria è una componente fondamentale dell’intelligenza.
Sebbene il modo in cui i ricordi vengono impressi nel cervello risulti essere sempre più
chiaro agli occhi degli studiosi, ci sono ancora molte aree inesplorate che racchiudono
segreti essenziali alla comprensione del funzionamento della mente umana.
In ogni caso negli ultimi venticinque anni sono stati fatti enormi passi avanti e possiamo
affermare che ogni ricordo è legato a un’associazione specifica, ma rimodellabile, di
neuroni.
Ogni organismo vivente ha bisogno di acquisire, conservare e utilizzare un insieme di
informazioni e di conoscenze per riuscire a sopravvivere e progredire: la consapevolezza
di sé è alla base dell’intelligenza e si crea anche e soprattutto tramite la memoria.
La memoria permette al passato di guidare la percezione del presente e di anticipare il
futuro, predisponendoci a esso.
Tuttavia la memoria non è una registrazione passiva di esperienze vissute.
La macchina neuronale crea nuove informazioni: il ricordo che abbiamo di un avvenimento
è intriso di espressioni e di immagini che riflettono una personale interpretazione di
quell’avvenimento e, in un certo modo, di tutta la nostra storia.
I segnali trasmessi dai sensi contribuiscono a creare una realtà soggettiva assolutamente
“vera” per ognuno di noi.
Così, la memoria trattiene non solo le nostre percezioni, le nostre azioni e i loro fini, ma
anche i nostri sentimenti, la nostra immaginazione e il percorso stesso del nostro pensiero.
L’insieme delle esperienze immagazzinate nel cervello è quanto costituisce la nostra
identità.

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Gli studi distinguono una memoria a breve termine (o di lavoro) e una memoria a lungo
termine.
La memoria a breve termine è quella che ci tradisce quando dimentichiamo il numero di
telefono appena letto nella rubrica o quando non ricordiamo dove sono le chiavi.
Si tratta di piccoli disguidi dovuti principalmente alla mancanza di attenzione, ma talvolta
si possono verificare dei deficit selettivi della memoria a breve termine, che non
compromettono la capacità di formare ricordi a lungo termine: è il caso di una commozione
cerebrale o di persone che abbiano lesioni a carico di certe regioni della corteccia (ossia
la sostanza grigia situata alla superficie degli emisferi cerebrali). La memoria a breve
termine è uno spazio di lavoro piuttosto che un ponte tra le informazioni ricevute e la
memoria di lavoro; perciò i meccanismi neurobiologici della memoria a breve termine non
assicurano operazioni di immagazzinamento a lungo termine perché il cervello utilizza
circuiti differenti per i due diversi tipi di memoria.
In ogni caso, i ricordi destinati a lasciare una traccia a lungo termine passano
necessariamente nello spazio della memoria a breve termine; poi però subiscono processi
di consolidamento e di maturazione che, nell’uomo, possono durare anche per più anni.
Diventano quindi importanti le interazioni tra il sistema della memoria di lavoro e quello
della memoria a lungo termine.
La memoria a lungo termine si basa a sua volta su sistemi distinti.
Recenti studi di psicologia cognitiva hanno evidenziato una memoria implicita e una
esplicita.
La memoria implicita riguarda le capacità motorie, verbali o cognitive che entrano in gioco
quando si acquisisce un’esperienza e la si vive esteriormente; essa facilita la “prestazione”
senza che sia necessario fare appello a un ricordo cosciente.
La memoria esplicita si suddivide a sua volta in semantica (vale a dire la memoria dei
fatti e delle conoscenze generali) ed episodica (ossia memoria degli avvenimenti che ci
riguardano in prima persona) che contiene elementi del passato individuale (e per questo
potrebbe essere definita anche memoria autobiografica). Per esempio, quando ricordiamo
che la Gioconda di Leonardo da Vinci si trova al Louvre, ci serviamo della memoria
semantica; ma quando pensiamo alle circostanze in cui abbiamo visto quel quadro per la
prima volta (con chi eravamo, che temperatura c’era, dove siamo andati dopo...),
utilizziamo la memoria episodica. Maxwell Maltz, nell’introduzione del suo libro
Psicocibernetica, afferma che la mente non distingue un evento realmente accaduto da un
evento altrettanto vividamente immaginato; ciò significa che è possibile “creare” dei
ricordi a cui accedere nel momento del bisogno.
Non sarà come accedere alla memoria episodica vera e propria ma il risultato sarà
altrettanto efficace.
Esiste un distinto circuito neurobiologico alla base di ogni “memoria”: nell’ambito della
memoria plurale sono varie le aree della corteccia prefrontale che partecipano alla gestione
di un sistema di memoria di lavoro, che permette di mantenere (anche se per un breve
periodo) una rappresentazione attiva dell’informazione e di manipolarla perché possa
essere subito utilizzata. Un tale sistema, essenziale per il ragionamento e la pianificazione
dell’azione, è il risultato del coordinamento di diverse aree cerebrali che assicurano
operazioni specifiche; un’interruzione casuale di quest’attivazione cancellerebbe

70
immediatamente l’informazione. È ormai noto che l’ippocampo e certe regioni del lobo
temporale sono indispensabili alla formazione di ricordi espliciti e alla loro conservazione
(per un periodo che va da qualche mese a qualche anno); questi ricordi possono poi
diventare “ospiti” permanenti delle regioni corticali. I neuroni dell’ippocampo hanno
prolungamenti che permettono loro di comunicare con i neuroni di zone cerebrali lontane,
quelli della corteccia ad esempio. I circuiti del cervelletto e quelli dell’amigdala (struttura
vicina all’ippocampo che ha un ruolo nei condizionamenti emozionali) partecipano
all’elaborazione di differenti forme di memoria implicita.

Le aree della corteccia cerebrale.

71
Le funzioni della corteccia cerebrale.
Comprendendo meglio l’organizzazione delle differenti forme di memoria e chiarendo quali
circuiti e strutture del cervello vi partecipano, l’analisi dei meccanismi che intervengono
nella formazione e nella conservazione delle tracce mnestiche si è evoluta notevolmente1. Il
rimodellamento dei circuiti cerebrali, garantito dalla straordinaria plasticità delle cellule
nervose, è una componente essenziale della formazione e dell’immagazzinamento dei
ricordi.

72
Raffigurazione schematica di una cellula nervosa.
Esistono controlli di fine regolazione del meccanismo genico, inoltre sono state scoperte le
proteine specifiche associate ai recettori di superficie dei neuroni, i quali intervengono in
cascate suscettibili di modificare la fisiologia delle reti neuronali. In relazione al posto che
occupano in una cascata e al loro grado di attivazione, queste proteine possono bloccare o
stimolare la propagazione di un segnale e indurre un modellamento coordinato delle sinapsi
dei circuiti neuronali. Le chiavi per svelare le cause dei malfunzionamenti del cervello
sono nascoste in questi meccanismi, nei circuiti cerebrali in cui si esprimono e nei ruoli che
hanno nelle diverse forme di memoria.
Una volta trovate potremo creare strumenti di indagine e di terapia specifici per i disturbi
legati all’invecchiamento e alle malattie neurodegenerative come ad esempio il morbo di
Alzheimer.

Prima di vedere come si imprimono i ricordi nel cervello, qual è la natura delle tracce
mnestiche, quali sono i meccanismi di costruzione, immagazzinamento, evocazione e
soprattutto come impariamo e ricordiamo le informazioni, dobbiamo acquisire la
consapevolezza che il cervello umano contiene circa 100 miliardi di neuroni, e ciascuno di
essi stabilisce più o meno 10.000 connessioni con altri neuroni.
Ogni neurone riceve informazioni dagli altri suoi simili tramite le migliaia di connessioni
sinaptiche distribuite lungo i suoi dendriti.
La scarica specifica di un neurone in risposta a un certo stimolo rappresenta le proprietà
dei circuiti in cui il neurone si trova e il supporto fisico delle rappresentazioni
immagazzinate in memoria è distribuito fra vaste e complesse reti di neuroni.

73
In effetti le sinapsi dell’ippocampo presentano alcune caratteristiche plastiche, ritenute
fondamentali per l’immagazzinamento dei ricordi.
Con una breve scarica di impulsi elettrici ad alta frequenza, si può aumentare l’efficacia
della trasmissione nervosa nelle sinapsi ippocampali e farla durare per ore o addirittura
giorni.
Da ciò possiamo capire che l’immagazzinamento dei ricordi è legato alla capacità dei
circuiti neuronali di presentare modificazioni plastiche più o meno persistenti.
Questa caratteristica della mente umana è stata approfondita dai biologi attraverso lo studio
dell’ippocampo di animali come il topo, che risulta strutturato in modo più semplice
rispetto a quello umano.
I meccanismi cellulari e molecolari alla base dei processi mnemonici e la costruzione delle
tracce mnestiche nella mente umana, sono ricostruibili attraverso l’applicazione di elettrodi
all’interno del cervello di un animale adulto; si può verificare l’acquisizione di una
memoria associativa nel ratto accoppiando sistematicamente uno stimolo sensoriale (ad
esempio un suono di una certa frequenza) a una scossa elettrica breve e di bassa intensità.
L’animale stabilisce rapidamente una relazione tra questi due avvenimenti: costruisce
quindi una rappresentazione di quest’associazione per cui il suono annuncia la scossa.
Gli studi di Norman Weinberg dell’Università della California dimostrano che in questo
tipo di apprendimento, certi neuroni delle vie sensoriali di elaborazione dell’informazione
uditiva modificano la propria attività; vengono “riaccordati” alla frequenza dello stimolo e
reagiscono a questo suono in modo più intenso che a qualunque altro suono di diversa
frequenza.
All’inizio del processo di apprendimento i neuroni dell’ippocampo non sono attivati da un
suono, ma, progressivamente, reagiscono emettendo i potenziali d’azione, ossia raffiche di
impulsi elettrici.
Molto tempo dopo (anche alcuni mesi), i neuroni sono ancora capaci di reagire allo stesso
suono perché i neuroni dell’ippocampo conservano una memoria a lungo termine
dell’associazione appresa.

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Il potenziale d’azione Un ricordo è il risultato di modificazioni delle connessioni tra
neuroni attivate da un segnale. Quando viene elaborata l’informazione, proteine e geni si
attivano nei neuroni postsinaptici. Particolari proteine vengono prodotte e avviate alle
connessioni tra i neuroni pre e postsinaptici. Esse servono alta costruzione di nuove
sinapsi e al rafforzamento di quelle esistenti. Durante la memorizzazione, una rete di
neuroni si attiva in diverse strutture cerebrali, in particolare nell’ippocampo;
successivamente il ricordo si imprime nella corteccia.
I circuiti del cervelletto e altri che connettono il talamo e i nuclei dell’amigdala sono i
responsabili della codificazione delle componenti implicite ed emozionali di tali
associazioni.
Altro esempio di memoria esplicita è rappresentato dalla memoria spaziale, argomento
molto studiato negli animali. Quando si muove, un animale è in grado di costruire una

75
mappa cognitiva dell’ambiente che gli permette di rappresentare simultaneamente le
relazioni spaziali tra diversi punti.
Questa mappa, costruita grazie all’integrazione delle informazioni sensoriali acquisite nel
corso degli spostamenti, crea un quadro di riferimento all’interno del quale vengono
localizzati gli oggetti, il soggetto stesso e ogni sito, occupato o meno.
I neuroni che vengono attivati quando un animale cammina per un particolare punto del
proprio ambiente, furono scoperti nel 1971 da John O’Keefe e alcuni colleghi
dell’Università di Londra. Questi, i cosiddetti “neuroni di luogo”, sono molto numerosi
nell’ippocampo. Alcuni hanno piccoli campi spaziali e codificano siti estremamente
precisi, altri invece sono attivati da zone più ampie dell’ambiente.
Numerose ricerche hanno dimostrato che le scariche dei neuroni di luogo non dipendono da
un indizio ambientale particolare, ma da una combinazione spaziale ordinata e specifica di
informazioni esterne: ad esempio le caratteristiche di una stanza e gli oggetti che vi si
trovano.
L’insieme dei neuroni che scaricano nei differenti luoghi di uno stesso ambiente forma una
rete in grado di rappresentare una struttura spaziale; la propagazione dell’attività in questa
rete (tramite molteplici connessioni tra neuroni) “sviluppa” la rappresentazione dello
spazio nel corso degli spostamenti.
Una volta terminato l’apprendimento, le scariche selettive dei neuroni di luogo persistono
nonostante l’assenza di riferimenti (ad esempio al buio), a condizione che l’animale abbia
visto questi riferimenti al momento della sua entrata nella stanza in cui avviene
l’esperimento; in altre parole l’animale deve conoscere la propria orientazione iniziale per
avere dei riferimenti.
In sintesi la rappresentazione neuronale può essere attivata da ciò che l’animale sa e da ciò
che ha già memorizzato dello spazio in cui si muove.
Esso utilizza questa rappresentazione mnestica per guidare i propri spostamenti. Se ogni
rappresentazione spaziale utilizza un gran numero di neuroni, uno stesso neurone
dell’ippocampo può partecipare a diverse rappresentazioni spaziali in ambienti differenti e
anche ad altri tipi di rappresentazioni non spaziali.

Ma come è possibile che un ricordo si mantenga per anni anche quando l’attività neuronale
che lo rappresenta è scomparsa (cioè, come abbiamo detto prima, in assenza di
riferimenti)?
Le scariche selettive dei neuroni di luogo persistono perché producono modificazioni delle
connessioni tra neuroni che rappresentano il ricordo.
Le esperienze sensoriali lasciano quindi una traccia nel cervello modificando l’efficienza
dei contatti sinaptici tra i neuroni e la struttura delle reti neuronali.
In relazione al loro grado di attivazione durante l’esperienza sensoriale, certe sinapsi sono
rinforzate e altre indebolite, oppure si stabiliscono nuovi contatti sinaptici: questi
cambiamenti rappresentano il ricordo dell’esperienza.
Sono le modificazioni cellulari a imprimere e poi stabilizzare le reti, supporti della traccia
mnestica.
Questi meccanismi stabilizzano la traccia in memoria, permettendo la ripresa dell’attività
neuronale specifica quando si richiama un ricordo.
Quando un animale si trova di fronte a un ambiente conosciuto si attivano i neuroni di luogo

76
corrispondenti agli stessi siti toccati nelle visite precedenti.
Nel 1973 Timothy Bliss e Teije Lomo scoprirono che certe sinapsi dell’ippocampo hanno
notevole plasticità, detta “potenziamento a lungo termine”, evidenziando la relazione tra la
formazione delle tracce mnestiche e le modificazioni sinaptiche.
Nell’animale adulto, una breve stimolazione elettrica ad alta frequenza di una via nervosa
che termina nell’ippocampo, provoca un aumento durevole dell’efficienza della
trasmissione sinaptica, per cui ogni ulteriore attivazione delle stesse sinapsi risulta più
reattiva.
Questo fenomeno è un esempio di plasticità neuronale: l’attivazione di un circuito per
alcune decine di millisecondi ne modifica le sinapsi per settimane, se non per mesi o anche
più. Quando i neuroni conservano una traccia della loro attivazione pregressa, il circuito
risulta modificato.
È un meccanismo che serve a respingere segnali troppo deboli e favorisce le associazioni
tra segnali di origine differente che convergono verso gli stessi neuroni per attivarli
simultaneamente.
Un legame preferenziale, o cammino specifico, si crea durevolmente tra i neuroni attivati e i
loro bersagli.
I biologi hanno messo in evidenza un incremento nell’efficienza della trasmissione sinaptica
nei circuiti dell’ippocampo durante l’apprendimento associativo. Quando si blocca questa
plasticità (per induzione chimica o a causa di malattie degenerative) i neuroni
dell’ippocampo non modificano più la loro attività per codificare l’informazione messa in
memoria.
Modificazioni sinaptiche di questo genere sono state osservate anche in altre strutture del
cervello (la corteccia o i nuclei dell’amigdala), a seconda del tipo di informazione da
memorizzare.
Secondo studi realizzati da La Roche, esistono fenomeni di depressione a lungo termine che
sono reciproci del potenziamento a lungo termine.
Sembra che il rafforzamento di certe sinapsi durante l’apprendimento si accompagni
all’indebolimento di altre. Da un sistema di modificazione delle sinapsi di questo tipo
deriva un aumento delle possibili configurazioni e di conseguenza della capacità di
immagazzinamento delle reti neuronali.
Inoltre, l’ampiezza delle modificazioni sinaptiche durante l’apprendimento è legata alla
forza del ricordo che si imprime.
Se con il passare del tempo le modificazioni sinaptiche vengono a mancare, avremo l’oblio
dell’informazione memorizzata.
L’evoluzione di queste modificazioni in una rete neuronale specifica riflette la forza e
l’accessibilità di un ricordo.
Comunque la possibilità di riawicinarsi alle informazioni che vogliamo richiamare esiste:
lo possiamo fare tramite l’evoluzione delle modificazioni scomparse.
La sperimentazione dimostra che la breve e ripetuta stimolazione di una via nervosa
modifica il funzionamento delle sinapsi attivate. L’efficienza della trasmissione dei segnali
attraverso queste sinapsi aumenta in modo stabile e durevole, in questo modo i neuroni
reagiscono maggiormente a ogni ulteriore attivazione di queste stesse vie nervose. Tale
effetto, il già descritto fenomeno del potenziamento a lungo termine, è una manifestazione
della plasticità cerebrale oltre che uno dei possibili meccanismi chiamati in causa nel corso

77
dell’apprendimento e della memorizzazione.
Quali sono dunque le sinapsi che si modificano nel corso dell’apprendimento? Attualmente
conosciamo solo il meccanismo secondo cui agisce la plasticità si-naptica e il meccanismo
molecolare che induce queste modificazioni durevoli delle sinapsi.
Una sinapsi ha due componenti: la terminazione del neurone presinaptico (il bottone
terminale) e la membrana recettrice del neurone bersaglio (postsinaptico). Quando un
neurone viene attivato, il segnale elettrico trasmesso lungo l’assone raggiunge il bottone
terminale e una sostanza contenuta nelle vescicole sinaptiche - un neuromediatore -
viene liberata nello spazio che separa il neurone presinaptico da quello postsinaptico
(spazio sinaptico).

Il neuromediatore che risulta essere più efficace nelle modificazioni sinaptiche nella
maggior parte dei casi è il glutammato.
Stabilità e consolidamento sono caratteristiche fondamentali per garantire la forza
sinaptica, quindi del ricordo, nel caso in cui la memorizzazione si basi su modificazioni
sinaptiche. Per avere modificazioni stabili sono necessarie l’attivazione di geni e la sintesi
di proteine.
Il premio Nobel Eric Richard Kandel ha dimostrato l’importanza della proteina CREB
nella plasticità neuronale e nella memoria a lungo termine.
Se per qualunque motivo questa proteina dovesse essere inattiva, ci sarebbero conseguenze
non solo nell’induzione del potenziamento a lungo termine, ma anche nel suo mantenimento.

78
Ma in che modo queste proteine trovano le sinapsi attivate, tra le migliaia che costellano le
arborizzazioni dendritiche (le ramificazioni) dei neuroni?
Uwe Frey e Richard Morris hanno dimostrato che l’attivazione iniziale che potenzia
l’efficienza di una sinapsi lascia una traccia, una sorta di richiamo che permette alle ondate
successive di proteine di trovare la propria strada e di consolidare le sinapsi designate.
Le nuove proteine trasportate verso le sinapsi di recente attivazione trasformano il
cambiamento temporaneo in un cambiamento permanente, anche se tuttora si ignora quale
sia la tappa finale del rimodellamento delle reti neuronali che assicura una memoria stabile.
Studi morfologici condotti con il microscopio elettronico hanno rivelato la traccia di
profondi rimaneggiamenti (modellamenti) delle reti neuronali dopo l’induzione della
plasticità sinaptica: cambiamenti di forma e di dimensione delle sinapsi, aumento delle
superfici di contatto tra gli elementi pre e postsinaptici, trasformazione di sinapsi da
“silenti” in attive e crescita di nuove sinapsi.
Il rimaneggiamento della struttura delle reti neuronali rappresenta quindi un meccanismo
fondamentale del processo di memorizzazione.
Studiando la regolazione genica della plasticità sinaptica, si è identificato un commutatore
molecolare che potrebbe avere un ruolo rilevante nella propagazione della plasticità in
seno alle reti interconnesse: la sintaxina, una proteina che interviene nella fissazione della
fusione delle vescicole sinaptiche con la membrana neuronale e nella liberazione dei
neuromediatori. Essa provoca un aumento della liberazione di glutammato, indizio di
attivazione della plasticità transinaptica. I meccanismi di plasticità all’ingresso dei circuiti
dell’ippocampo producono, grazie a meccanismi molecolari di regolazione genica,
modificazioni in ambiti più lontani della rete, cambiamenti che si spostano a “staffetta”.
Concludiamo dicendo che per troppo tempo si è pensato che i meccanismi fondamentali
delle funzioni mentali superiori, la memoria per esempio, sfuggissero a ogni analisi
biologica.
Sebbene non esista ancora una relazione scientificamente dimostrata tra i meccanismi di
funzionamento del cervello e le tecniche di memoria, crediamo di aver portato alla luce
elementi che supportano tale tesi.
È dimostrato che le immagini si imprimono nel cervello con particolare intensità: da qui il
principio della memoria visiva, coadiuvato dal principio della memoria associativa per
merito del principio secondo il quale quando vediamo un’immagine, la andiamo
automaticamente ad arricchire e integrare con altre immagini precedentemente
immagazzinate. Anche l’intensità emotiva stimola particolarmente l’attività neuronale e
quindi il ricordo.
In questo capitolo, seppur come accenno, abbiamo evidenziato molte nuove informazioni
che ci aiutano a svelare i misteri della memoria mentre tanti ancora attendono di essere
svelati. Ogni passo avanti, per quanto piccolo possa essere, contribuisce a illuminare un
tanto complicato quanto affascinante percorso.

Considerando l’ampiezza dell’argomento e le possibili numerose implicazioni in ogni


funzione cerebrale, desideriamo offrirti due brani tratti da Fisiologia medica di Guyton e
Hall2 e un brano estratto dal Manuale di psicologia generale di Luciano Mecacci3.
A differenza dei primi due, il terzo estratto non è una “pillola” di scienza ma un insieme di
numerosi paragrafi che contengono nozioni in grado di fornire un fondamento scientifico a

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ciò che vedremo in seguito.

CONSOLIDAMENTO DELLA MEMORIA


Perché la memoria a breve termine si trasformi in memoria a lungo termine è necessario
che si “consolidi” in modo tale da poter essere rievocata dopo settimane o dopo anni. In
altre parole, la memoria a breve termine, attivata ripetutamente, deve in qualche modo
suscitare a livello delle sinapsi quelle modificazioni chimiche, fisiche e morfologiche
caratteristiche della memoria a lungo termine.

ELABORAZIONE DEL PENSIERO, FUNZIONI DI PREVISIONE E ATTIVITÀ


INTELLETTIVE SUPERIORI NELLE AREE PREFRONTALI. CONCETTO DI
“MEMORIA DI LAVORO”
Le aree prefrontali possono immagazzinare molti elementi singoli di informazione
simultaneamente, e successivamente richiamarli istantaneamente alla memoria per i
processi di elaborazione cerebrale. Questa capacità della corteccia prefrontale è definita
“memoria di lavoro” e potrebbe rendere ben ragione delle molte funzioni cerebrali
associate alle espressioni superiori dell’intelligenza. Diversi studi hanno dimostrato,
infatti, che la corteccia prefrontale è divisa in settori separati per l’immagazzinamento
temporaneo di tipi differenti di informazioni mnemoniche. Per esempio, in un’area si
conservano le informazioni relative alla forma degli oggetti o di parti del corpo, in
un’altra si conservano le informazioni relative ai movimenti.
Combinando questi singoli elementi di memoria di lavoro, è possibile 1. fare una
previsione, 2. fare progetti per il futuro, 3. ritardare le reazioni a segnali sensoriali in
arrivo in modo da soppesare l’informazione prima di mettere in atto la risposta, 4.
considerare le conseguenze di attività motorie prima di eseguirle, 5. risolvere complessi
problemi matematici, legali o filosofici, 6. correlare tutte le informazioni pervenute da
varie fonti per diagnosticare malattie non comuni e 7. controllare il proprio
comportamento in relazione ai principi etici.

COME ELABORIAMO L’INFORMAZIONE


Un’informazione deve innanzitutto essere recepita dagli organi sensoriali e tradotta in
segnali comprensibili per il sistema di elaborazione (trasduzione sensoriale) in modo da
essere disponibile per i processi percettivi che interpreteranno l’informazione in base
all’esperienza e alla situazione in cui si verifica la percezione. È abbastanza evidente
che, nella vita di tutti i giorni, ciascuno di noi è bombardato da milioni di informazioni
sensoriali in tempi molto ridotti. Se assumiamo che il nostro sistema cognitivo segua
delle regole di economicità, dobbiamo convenire che solo una parte dell’informazione
sensoriale sia elaborata percettivamente. Questa selezione, necessaria per non portare al
collasso il sistema di elaborazione, è in parte dovuta all’impossibilità, in una stessa unità
di tempo, di recepire una quantità eccessiva di stimoli sensoriali: il risultato della
selezione viene successivamente sottoposto a processi di percezione. Anche in tale fase

80
si assiste a una selezione dell’informazione che in questo caso è dovuta all’attivazione
di meccanismi di inibizione, grazie ai quali le informazioni ridondanti e/o confusive,
quindi inutili per interpretare cognitivamente i segnali sensoriali, non vengono
interpretate percettivamente. Anche la quantità di risorse attentive a disposizione può
concorrere a ridurre la quantità di informazione disponibile per l’elaborazione.
Una volta superata questa prima selezione, l’informazione viene passata in tre distinti
magazzini di memoria: la memoria sensoriale, quella a breve termine e quella a lungo
termine. Ciascun magazzino differisce dagli altri per come l’informazione viene
conservata, per la durata dell’immagazzinamento e per la quantità di informazioni
conservate. Il passaggio nei tre tipi di memoria è obbligato: un’informazione non può
passare nella memoria a breve termine se prima non è transitata nel registro sensoriale e
non può essere conservata nella memoria a lungo termine se non è stata per un certo
tempo nella memoria a breve termine. Durante il passaggio da un magazzino al successivo
si può verificare un’ulteriore perdita di informazione attribuibile, in gran parte, a
interferenze nei processi di codifica: le interferenze possono essere di natura esterna
(presenza di fattori di disturbo, eccessivo carico di lavoro del sistema mnestico...) o
interna (scelta errata delle strategie di codifica ottimale, interferenza del materiale
appreso in precedenza). Le difficoltà in fase di codifica dell’informazione sono alla base
dei problemi di recupero dal magazzino a lungo termine: se l’apprendimento si svolge in
condizioni ottimali, la rievocazione, cioè la verifica dell’avvenuto apprendimento, sarà
molto simile all’oggetto dell’apprendimento; in caso contrario si assisterà a una perdita,
più o meno consistente, dell’informazione. È possibile distinguere tre differenti tipi di
memoria a lungo termine: quella procedurale, quella episodica e quella semantica. In
realtà spesso ci si riferisce ad altri tipi di memoria come, ad esempio, la memoria
prospettiva, la memoria di eventi remoti e la memoria di facce e nomi, ma si tratta di
distinzioni operate in base al compito richiesto e tutte affondano le proprie radici nella
più generica memoria a lungo termine e nella sua tripartizione.
[...] nella realtà, però, / processi di memoria avvengono in gran parte in parallelo, cioè
contemporaneamente. Quando si ipotizza una sequenzialità nei processi, di fatto, data la
loro velocità, essa non è percepita.

LA CODIFICA DELL’INFORMAZIONE
Perché un’informazione venga memorizzata è necessario prestare attenzione. Come si è
detto, se dovessimo tentare di immagazzinare tutte le informazioni che ci bombardano
nella stessa unità di tempo, il nostro sistema di elaborazione col lasserebbe, rendendo
impossibile ricordare alcunché. Ma la nostra attenzione può variare in funzione di
diversi fattori.
• condizioni fisiologiche (chi è affaticato ha minori risorse attentive);
• fattori ambientali interferenti (rumori, voci o la necessità di prestare attenzione nello
stesso momento a più cose possono distogliere o ridurre la nostra attenzione);
• differenze individuali (ciascun individuo può avere quantità di risorse attentive
diverse).
Ne consegue che solo una parte delle informazioni che transitano per il registro
sensoriale può disporre di risorse attentive e quindi ha qualche probabilità di transitare

81
nella memoria a breve termine. Ma in virtù di quali meccanismi avviene questo
passaggio?
Innanzitutto dobbiamo sottolineare il fatto che la nostra attenzione svolge una funzione di
selezione dell’informazione che prescinde dalle cause fisiologiche, ambientali e
individuali precedentemente indicate: è a questa caratteristica che si deve il fenomeno del
“cocktail-party”, cioè la nostra capacità di selezionare, fra le molte voci udibili durante
una festa, un frammento di discorso relativo a un argomento o a una persona che ci
interessano. Questa opera di selezione è stata associata all’idea di filtro e, più
recentemente, si sono ipotizzati meccanismi di selezione di tipo inibitorio (non accetto i
dati irrilevanti per la comprensione dell’informazione) ed eccitato-rio (le informazione
che accedono ai livelli successivi di elaborazione sono le sole a essere rilevanti ai fini
della comprensione).
Prestare attenzione è una condizione necessaria ma non sufficiente per memorizzare
un’informazione: è necessario infatti scegliere come rappresentare in memoria
l’informazione. Questo processo prende il nome di codifica dell’informazione ed è
fortemente determinato dal tipo di informazione ricevuta. Un sistema di codifica è un
modo di rappresentare la realtà che può essere più o meno legato alla natura dello
stimolo (ad esempio visivo, verbale, acustico) e utilizza linguaggi simbolici di
rappresentazione (ad esempio linguaggio verbale, pittorico, musicale).
Data la complessità delle informazioni che in genere siamo chiamati ad apprendere, la
scelta del codice da utilizzare non è sufficiente, di per sé, a garantire un buon
apprendimento: stimoli che fanno riferimento a uno stesso codice possono richiedere
modalità di apprendimento diverse. Quando studiamo una poesia a memoria, quando
apprendiamo un teorema di geometria, oppure quando impariamo la storia
contemporanea, noi impieghiamo il codice verbale (ma anche altri tipi di codice) ma in
modi diversi, a seconda di ciò che ci proponiamo di imparare; utilizziamo cioè delle
strategie di codifica. Le strategie di codifica possono essere molto semplici, come
ripetere più volte ciò che si deve imparare, o raggiungere livelli di complessità piuttosto
elevati, come costruire associazioni bizzarre fino a giungere all’impiego di vere e proprie
mnemotecniche (strategie e tecniche per ricordare nomi, eventi, discorsi...). Dalla loro
efficacia dipende la bontà dell’apprendimento e, quindi, la possibilità di immagazzinare
e, in un secondo tempo, recuperare l’informazione. Ogni individuo ha a disposizione
diverse strategie di codifica (maggiore è l’esperienza dell’individuo, maggiore è il
numero di strategie che ha a disposizione), ciascuna delle quali è più indicata per
apprendere un certo materiale piuttosto che un altro: l’apprendimento sarà tanto migliore
quanto più saremo stati capaci di scegliere la strategia ottimale per un particolare tipo
d’informazione.
Benché esistano diversi tipi di codifica, quelli più comunemente utilizzati sono il codice
verbale e quello per immagini. Quando impieghiamo una codifica verbale conserviamo
l’informazione grazie a una descrizione verbale sintetica (il nome di un oggetto) o di tipo
perifrastico (la terza strada a destra dopo il semaforo); il codice per immagini, invece,
utilizza una rappresentazione mentale di tipo iconico (la facciata di una chiesa, il volto di
una persona, un modello di auto...). Gran parte delle informazioni che provengono dal
mondo circostante possono essere codificate utilizzando entrambi i codici:

82
• se si chiede di imparare a memoria una lista di parole, all’apparire del termine “cane”
molto probabilmente alla parola verrà associata l’immagine di un cane (questa
rappresentazione mentale differirà da individuo a individuo per quel che riguarda la
razza del cane, a seconda dell’esperienza acquisita, ma sarà identica rispetto alle
caratteristiche comuni a tutti i cani).
• se dovete apprendere una lista di stimoli visivi all’apparire di un’immagine
raffigurante un “cane” molto probabilmente cercherete di etichettare verbalmente
l’immagine attribuendole il nome “cane”.
Paivio4 ha condotto un vasto numero di ricerche per comprendere meglio le differenze di
efficacia dei due tipi di codifica e la loro relazione con la natura del materiale da
apprendere. Per Paivio, a seconda del tipo di materiale da apprendere varierebbe il tipo
di codifica adottata. Prendendo spunto dalle evidenze sperimentali che dimostrano come
si ricordino più facilmente gli stimoli visivi e le parole concrete, meno facilmente le
parole astratte, Paivio ipotizza che la diversa efficacia nell’apprendimento di questi tipi
di materiale sia riconducibile all’uso contemporaneo di entrambi i codici.
Quando vediamo un’immagine la codifichiamo visivamente, ma anche verbalmente
(poiché tendiamo a identificare con un’etichetta verbale lo stimolo visivo); una parola
concreta non solo viene codificata in modo verbale, ma in genere evoca immediatamente
la rappresentazione iconica corrispondente e attiva quindi la codifica per immagini; la
parole astratte invece verrebbero codificate, per lo più, verbalmente (la rappresentazione
iconica, per esempio, della parola “anima” ha molto meno probabilità di essere evocata
poiché non esiste un’immagine univoca che la rappresenti). Dunque l’informazione può
essere codificata usando l’uno o l’altro dei codici, ma l’impiego della doppia codifica
garantisce un miglior apprendimento poiché l’informazione viene elaborata due volte.

MEMORIA A BREVE TERMINE E MEMORIA DI LAVORO


I tempi necessari per codificare un’informazione sono superiori alla permanenza massima
della stessa nel magazzino sensoriale. È quindi necessario ipotizzare l’esistenza di un
secondo magazzino nel quale avvengano i processi di codifica. Questo magazzino prende
il nome di memoria a breve termine e, nelle prime teorizzazioni, veniva descritto come
un magazzino temporaneo a capacità limitata, in grado cioè di conservare, nella stessa
unità di tempo, un numero limitato di informazioni per un tempo massimo di 30 secondi.
L’informazione, proveniente dal magazzino sensoriale, viene codificata e conservata nella
memoria a breve termine: se sosta in questo magazzino per un tempo sufficiente, passa
nel magazzino successivo, quello a lungo termine, in cui viene conservata. In caso
contrario decade. Ma quanto dura un tempo sufficiente? I sostenitori di questo modello di
memoria a breve termine hanno ipotizzato l’esistenza di un sottomagazzino (buffer di
reiterazione) il cui funzionamento è stato derivato direttamente dall’informatica. Il buffer
di reiterazione può essere raffigurato come una libreria dotata di ripiani: la prima
informazione viene immagazzinata occupando il primo ripiano, la successiva occupa a
sua volta il primo ripiano spingendo la prima informazione sul secondo, e così a seguire.
Il numero di ripiani a disposizione varia da individuo a individuo: quando il numero di
informazioni supera il numero dei ripiani disponibili, la prima informazione viene
eliminata dal buffer per fare spazio ad altre. La capacità della memoria a breve termine,

83
cioè il numero di informazioni che possono essere conservate contemporaneamente nel
buffer, prende il nome di span di memoria ed è solitamente compreso fra 5 e 9, in media
7, elementi (da qui l’espressione “il magico numero 7” di Miller). Il concetto di buffer di
reiterazione consente di spiegare due fenomeni particolari che si osservano quando ci si
sottopone alla rievocazione immediata di una lista di parole, di numeri o di figure, che ci
venga fatta ascoltare:
• l’effetto primacy: indica la tendenza a ricordare più frequentemente i primi elementi
della lista
• l’effetto recency: riguarda la tendenza a ricordare più frequentemente gli ultimi
elementi della lista
Se si accetta l’idea di buffer di reiterazione, è abbastanza semplice capire perché si
verifichino i due effetti: i primi elementi della lista sono quelli che rimangono per più
tempo nel buffer e hanno la possibilità di essere immagazzinati nella memoria a lungo
termine; gli ultimi elementi della lista sono ancora presenti nel buffer al momento della
rievocazione: l’effetto primacy sarebbe quindi legato all’avvenuta memorizzazione nella
memoria a lungo termine, l’effetto recency sarebbe il risultato di una semplice “lettura”
dalla memoria a breve termine. [...]
Abbiamo già sottolineato l’importanza dell’attenzione nel determinare l’efficacia del
processo di codifica sia in fase di selezione dell’informazione, sia per quanto riguarda le
risorse destinate all’apprendimento del materiale. Nella memoria di lavoro il ruolo
dell’attenzione è fondamentale.
Gli esperimenti sull’attenzione divisa hanno dimostrato la possibilità di eseguire
contemporaneamente due compiti diversi purché relativamente semplici: all’aumentare
della complessità dei compiti i soggetti tendono a sceglierne uno, concentrandovi le
proprie risorse attentive, e a trascurare l’altro. Un buon livello di attenzione consente di
cogliere gli elementi caratteristici del materiale da apprendere dando la possibilità di
scegliere la strategia di codifica ottimale: ciò significa maggiori probabilità di
immagazzinamento e quindi di recupero. Ma attenzione significa attivazione del sistema
cognitivo, cioè predisposizione all’attività cognitiva: maggiore recettività, velocità,
capacità di costruire legami fra ciò che si deve apprendere e ciò che si è già appreso in
passato. Facciamo riferimento all’attenzione intesa non solo come atto volontario, ma
anche come semplice condizione di attivazione: spesso infatti ci accorgiamo di
ricordare fatti e persone alle quali non abbiamo prestato attenzione, ma che sono
comunque stati oggetto di elaborazione cognitiva. In tal senso l’attenzione dipende, oltre
che dalla nostra volontà, dall’efficienza fisiologica che può variare in funzione:
• dell’età (maggiore nei giovani, minore negli anziani);
• di fattori occasionali (affaticamento da stress, depressione).
L’attenzione entra in gioco però anche nella fase di recupero dell’informazione: la
possibilità di cogliere quegli indizi che facilitano il recupero di quanto è stato appreso
dipende dalla disponibilità di risorse attentive. Pertanto, nel valutare la possibilità di
apprendere con successo del materiale, dobbiamo tenere in grande considerazione la
quantità di risorse attentive a nostra disposizione. Studiare quando si è affaticati per aver
fatto uno sforzo fisico prolungato o perché si sta studiando da diverse ore non produce
risultati positivi. Studiare quando si è in preda a una forte emozione è poco produttivo:

84
ripassare freneticamente prima di sostenere un esame di solito è controproducente, perché
l’attivazione generata dall’emozione finisce per danneggiare l’elaborazione
dell’informazione. Anche gli stati depressivi temporanei possono ridurre le risorse
attentive e determinare una perdita di efficacia dei meccanismi di apprendimento.

IL RECUPERO DELL’INFORMAZIONE
L’informazione che subisce per un tempo sufficiente il processo di reiterazione viene
depositata nella memoria a lungo termine. La memoria a lungo termine è caratterizzata
da una capacità teoricamente illimitata e dalla possibilità di conservare l’informazione
per un tempo indefinito, purché non intervengano danni cerebrali. Quindi, mentre la
memoria di lavoro è un magazzino temporaneo preposto alla codifica dell’informazione,
la memoria a lungo termine è un magazzino a lunga conservazione.
Tutto quello che un individuo apprende, esplicitamente o implicitamente, nel corso della
propria esistenza viene conservato nella memoria a lungo termine. Si tratta di
apprendimenti molto diversi sia per quanto riguarda la natura dei ricordi sia per le
modalità con cui sono stati immagazzinati. Appare logico immaginare l’esistenza di
diverse memorie preposte all’immagazzinamento di differenti informazioni. Squire5
distingue fra:
• memoria dichiarativa: all’interno di questa ricadono la memoria episodica e quella
semantica,
• memoria non dichiarativa: in questa ricade la memoria procedurale.
La distinzione fra memoria episodica, semantica e procedurale è stata proposta da
Tulving6 e appare plausibile anche se non esaustiva. Per poter parlare di apprendimento è
necessario che le informazioni possano essere recuperate nella nostra memoria e rese
disponibili per ulteriori elaborazioni. Il recupero dell’informazione dipende dalla bontà
dell’immagazzinamento.
L’efficacia dell’apprendimento dipende, come abbiamo visto:
• dalle risorse attentive a disposizione;
• dalla capacità di cogliere gli elementi rilevanti dell’informazione;
• dalla scelta della strategia;
• dalle condizioni emotive in cui avviene l’apprendimento.
L’efficacia del recupero è legata:
• alla capacità di cogliere indizi;
• alla capacità di creare associazioni;
• alla capacità di impiegare strategie di recupero complementari a quelle utilizzate in
fase di codifica;
• alla situazione emotiva del soggetto.
Le strategie di codifica hanno un ruolo cruciale nel recupero dell’informazione: la
memorizzazione meccanica, ottenuta attraverso numerose ripetizioni, è efficace solo per
apprendere un certo tipo di materiale (ad esempio una poesia, dei nomi, delle date), ma
non è adatta ad apprendere concetti o dimostrazioni. La possibilità di recuperare
un’informazione dipenderà quindi dal tipo di codifica adottato, ma anche dalla frequenza
con cui accediamo a quell’informazione (ad esempio recuperiamo con estrema facilità
dal nostro bagaglio lessicale i termini che utilizziamo frequentemente, mentre il recupero

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di parole meno usuali richiede più tempo e, spesso, l’impiego di processi di ricostruzione
dell’informazione). Infatti, il recupero dalla memoria a lungo termine non è
necessariamente letterale.
Solo una parte di ciò che apprendiamo può essere immagazzinata come copia
dell’originale (ad esempio una faccia, un profumo, un monumento): studiando un libro,
non memorizzeremo il suo contenuto parola per parola, ma cercheremo di riassumerlo, di
individuarne i concetti cardine. Nel momento in cui dovremo ricordarne il contenuto,
faremo riferimento ai concetti cardine e intorno a essi (ri)costruiremo tale contenuto. In
questo processo di ricostruzione, quanto è stato appreso subirà ulteriori modifiche, in
gran parte dovute a intrusioni legate al bagaglio di conoscenze di cui ogni individuo è
portatore.

LA MEMORIA EPISODICA
La memoria episodica conserva anche la prima volta di un avvenimento che può
successivamente ripetersi nel tempo. I ricordi immagazzinati nella memoria episodica
sono caratterizzati da una codifica multimodale, che utilizza cioè più codici, e da una
particolare vividezza: ricordi di questo tipo vengono rievocati in buona parte
visivamente, in modo quasi fotografico, e sono spesso accompagnati da ricordi relativi
all’atmosfera, agli odori, ai rumori e alle sensazioni interne provate dal soggetto al
momento dell’avvenimento. La rievocazione per immagini consente una lettura di molti
dettagli; la presenza di ricordi d’atmosfera, sonori, olfattivi e propriocettivi aumenta la
gamma degli stimoli in grado di far riaffiorare alla memoria l’episodio. A prima vista la
memoria episodica sembra essere preposta a conservare il film della nostra vita, e quindi
di scarsa utilità pratica. In realtà, molti dei ricordi in essa contenuti possono essere utili
nella vita di tutti i giorni (ad esempio il volto di una persona conosciuta in un’occasione
particolare potrà esserci utile per riconoscerla e ricostruirne l’identità quando la
incontreremo di nuovo; il ricordo di una gita in una città diversa dalla nostra potrà
aiutarci nell’orientarci durante una visita successiva). Spesso non abbiamo coscienza di
ricordare certi episodi, ma è sufficiente imbatterci in indizi appropriati per innescare un
processo a catena che, di ricordo in ricordo, ricostruisce un periodo non trascurabile
della nostra vita. I ricordi conservati nella memoria episodica sono spesso fortemente
connotati emotivamente.
Nel l’affrontare i vari aspetti dei processi di apprendimento e memoria abbiamo più volte
fatto riferimento a compiti di memoria utilizzati per verificare sperimentalmente le teorie
sul funzionamento dei processi mnestici. È importante conoscere i principali compiti di
memoria e impararne le differenze sostanziali sia per quanto riguarda le procedure
sperimentali, sia per quel che concerne gli scopi per i quali questi compiti vengono
utilizzati. Una prima distinzione riguarda:
• compiti di riconoscimento: i soggetti devono riconoscere fra un certo numero di
stimoli quelli che sono stati presentati loro in precedenza (ad esempio viene mostrata
una lista di 15 parole, stimoli target, e, successivamente, i soggetti devono individuare
le 15 parole all’interno di una lista di 45).
• quelli di rievocazione o richiamo: i soggetti devono rievocare liberamente le 15
parole.

86
I compiti di riconoscimento sono più facili di quelli di rievocazione perché gli stimoli
presentati nella fase di riconoscimento fungono da indizio, mentre nei compiti di
rievocazione i soggetti sono costretti a recuperare le parole dalla memoria a lungo
termine senza usufruire di alcun aiuto. Una seconda importante distinzione riguarda la
volontarietà dell’apprendimento:
• quando i soggetti sanno che il compito consiste nel valutare la loro capacità di
memorizzare il materiale, si è di fronte a misure della memoria esplicita;
• quando invece i soggetti vengono istruiti a eseguire un compito e poi vengono sottoposti
a una verifica del materiale appreso, allora si parla di compiti di memoria implicita.

LA MEMORIA SEMANTICA
Le conoscenze a cui facciamo riferimento non sono soltanto quelle acquisite sui banchi di
scuola, attraverso un processo mirato di apprendimento, ma sono anche il frutto delle
esperienze vissute nel corso degli anni. Spesso il ricordo è il risultato di un’opera di
ricostruzione, che si avvale delle conoscenze conservate nella memoria semantica, in cui
un elemento rievocato (idea, concetto...) funge da indizio per la rievocazione di altri
elementi a esso connessi per via associativa.
In questo processo possono essere implicati anche contenuti della memoria episodica,
attivati da indizi di tipo semantico, contenuti a loro volta in grado di attivare frammenti di
conoscenze immagazzinati nella memoria semantica.

LA MEMORIA PROSPETTICA
La memoria prospettica è preposta a conservare i piani d’azione in modo che
l’ottimazione dei tempi e degli spazi, frutto della pianificazione, venga tradotta in atti
concreti.
Questa memoria entra in gioco in gran parte delle nostre azioni quotidiane, dal
pianificare la giornata lavorativa all’andare a fare la spesa al supermercato. Essa si
avvale delle conoscenze conservate in memoria semantica e di elementi dedotti dalla
memoria episodica, trae giovamento dall’esperienza acquisita e necessita di una memoria
di lavoro efficiente: studi in compiti di memoria prospettica condotti su giovani e anziani
hanno mostrato cali di prestazione nei soggetti molto giovani (11-14 anni) che per
mancanza di esperienza non riuscivano a ottimizzare le azioni e nei più anziani (oltre i 70
anni) che, a causa della ridotta efficienza della memoria di lavoro, raggiungono un
numero minore di mete.

PERCHÉ DIMENTICHIAMO
Come detto in precedenza, la memoria a lungo termine è un magazzino a capacità
teoricamente illimitata.
Tuttavia capita a tutti di dimenticare qualcosa. L’ampia capacità della nostra memoria
non è garanzia di recupero dell’informazione. Le ipotesi avanzate per spiegare l’oblio e
le dimenticanze sono numerose almeno tanto quanto quelle proposte per spiegare come
ricordiamo. Dobbiamo innanzitutto distinguere fra dimenticare ciò che è stato realmente
appreso e ciò che crediamo di avere appreso: solo nel primo caso parleremo di
dimenticanza, mentre nel secondo si tratterà di mancato apprendimento. Dimenticarsi di
telefonare a un amico a cui lo abbiamo promesso è un esempio di mancato

87
apprendimento; non riuscire a ricordare i principi della Gestalt durante l’esame di
psicologia, gli stessi che avevamo ripetuto correttamente al nostro compagno di studi, è
una dimenticanza.
Sulle cause della perdita di informazione nella memoria a lungo termine si avanzano le
seguenti ipotesi:
• il mancato utilizzo di certi contenuti della memoria (teoria del disuso, decadimento
della traccia);
• l’impiego di strategie di recupero non congruenti con quelle con le quali è stata
effettuata la codifica;
• la presenza di grandi quantità di informazioni in memoria (teoria dell’interferenza);
• le condizioni emotive in cui è avvenuto l’apprendimento e/o avviene il recupero
(blocco emotivo, rimozione).

ASSOCIAZIONI CREATIVE DI IDEE


Non sembra che il pensiero creativo possa essere spiegato completamente in base alla
quantità, qualità, varietà e rarità delle idee. Infatti potrebbe accadere che un individuo
produca molte idee senza tuttavia raggiungere pensieri innovativi. Anche l’originalità non
sembra essere sufficiente. Un aspetto che aiuta a caratterizzare il pensiero creativo è
rappresentato dal particolare tipo di legame che collega un elemento mentale a un
altro. Per esempio, Mednick7 ha proposto di identificare la creatività con la capacità di
stabilire associazioni remote, ossia mettere insieme in modo utile idee usualmente non
collegate tra loro, combinare in modo nuovo e inconsueto elementi disparati che
apparentemente hanno poco in comune tra loro. La visione associazionistica della
creatività è stata ripresa in tempi recenti da vari autori.
Secondo Weisberg8 il soggetto creativo, di fronte a un problema, cerca di recuperare
informazioni dalla propria memoria per immaginare possibili soluzioni. In questo
recupero gli elementi della situazione presente ne richiamano di precedenti e questi altri
ancora e così via.
Weisberg sottolinea il ruolo attivo del soggetto: le associazioni non sorgono
spontaneamente, ma vengono cercate attivamente attingendo alla propria esperienza.

GLOSSARIO
Aree di associazione - Sono aree non direttamente connesse con i processi senso-motori
che servono a coordinare quelle funzioni (come l’apprendimento, la memoria e il pensiero)
che coinvolgono più di un sistema sensoriale. Le aree di associazione aumentano nella loro
estensione man mano che si sale nella scala filogenetica, raggiungendo nell’uomo i 3/4
della corteccia cerebrale. Si pensa che le funzioni delle aree di associazione siano deputate
all’organizzazione e al controllo delle attività che coordinano l’azione globale del sistema
nervoso, regolando e dirigendo il flusso di informazioni nel sistema totale.

Cervelletto - Parte del sistema nervoso centrale che occupa la loggia cerebellare,
delimitata in alto dalla tenda del cervelletto, in basso anteriormente e lateralmente dalla
fossa cranica posteriore. Il cervelletto è un centro della sensibilità propriocettiva, partecipa
al meccanismo dei riflessi di posizione e rappresenta un elemento coordinatore della

88
motilità promossa dalla corteccia cerebrale. Presiede infatti al mantenimento
dell’equilibrio, alla coordinazione e alla forza dei movimenti muscolari.

Corteccia cerebrale - Strato esterno degli emisferi cerebrali, denominato sostanza grigia
a causa del suo colore, è composto in prevalenza da cellule, in contrasto con la sostanza
bianca sottostante, formata da fibre. Gli emisferi sono separati da un’ampia fessura
longitudinale in emisfero destro, che controlla le funzioni del lato sinistro del corpo, e in
emisfero sinistro, che controlla le funzioni del lato destro. Ogni emisfero si divide in
quattro lobi: frontale, parietale, occipitale e temporale; questi sono sede di funzioni
localizzate quali l’area elettromotoria, l’area somatosensitiva, l’area visiva, l’area uditiva,
l’area del linguaggio e le aree di associazione. Possono essere isolate topograficamente e
indicate come aree corticali.

Ipotalamo - Complessa zona di sostanza grigia, non superiore per dimensioni alla parte
terminale di un mignolo, che si estende in ciascun emisfero al di sotto del talamo. Ha una
ricchissima irrorazione sanguigna e contiene neuroni sensibili ai cambiamenti di
temperatura e di livello di molte sostanze presenti nel sangue. Studi condotti sulla
stimolazione elettrica e sull’ablazione hanno mostrato che l’ipotalamo riveste un ruolo
importante nel controllo dell’attività del sistema nervoso autonomo e delle emozioni.

Ippocampo - Formazione del cervello che, a livello embrionale, funge da centro di


correlazione olfattoria.

Memoria - Capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza


passata e servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri. La funzione in cui si
esprime la memoria è il ricordo, la cui diminuzione o scomparsa determina l’oblio. Come
fenomeno normale che descrive la fase discendente di ogni processo mnemonico, l’oblio va
tenuto distinto dall’amnesia, che è un fenomeno patologico che porta a disturbi del
comportamento.

Mielina - Sostanza che contorna come strato isolante le fibre del sistema nervoso
consentendo un aumento notevole dell’intensità di trasmissione degli impulsi nervosi.

Nervo olfattorio - Esclusivamente sensoriale, si distribuisce alla mucosa nasale e


raccoglie le sensazioni olfattive che trasmette al bulbo olfattorio dell’encefalo, ai centri
corticali olfattivi e all’ippocampo.

Neurofisiologia della memoria - Non esiste un centro neuronale della memoria. Le funzioni
mnesiche sono correlate con le formazioni nervose superiori e sono regolate dall’attività
corticale, le cui cellule conservano le tracce mnestiche. La persistenza dei ricordi lascia
supporre che nella struttura del cervello si verifichi una trasformazione duratura. Lo studio
della memoria comprende: a. i vari tipi di memoria: la reintegrazione, la rievocazione, il
riconoscimento, il riapprendimento; b. gli stadi della memoria: la registrazione, la
ritenzione, il consolidamento, il recupero o euforia; c. l’oblio: la teoria della traccia
amnestica, la teoria dell’interferenza o inibizione, la teoria della rimozione; d. memoria a

89
breve e a lungo termine; e. amnesia

Neurone - Cellula specializzata che costituisce l’unità basilare del sistema nervoso. Nel
suo schema fondamentale è costituita da un corpo cellulare che contiene il nucleo, da
filamenti ramificati che emergono dal corpo cellulare e che sono denominati dendriti, e da
un unico prolungamento detto neurite; quando questo si prolunga in una fibra nervosa e si
riveste, dopo un certo decorso, di un manicotto di sostanze isolanti, prende il nome di
cilindrasse o assone. La guaina mielinica che circonda l’assone, avendo un effetto isolante,
fa sì che la velocità di conduzione di un impulso sia maggiore rispetto ai neuroni privi di
mielina. Si distinguono i neuroni di senso, che portano le informazioni al cervello a partire
dagli organi di senso, i neuroni di moto, che portano le informazioni dal cervello ai
muscoli, e i neuroni di connessione che collegano i due tipi di neuroni. La conduzione di
qualsiasi messaggio avviene sotto forma di impulsi nervosi, ma la loro interpretazione
dipende dalla zona del cervello che riceve il messaggio; in una parte potrebbe essere
interpretato come una macchia di luce, in un’altra come un suono. Le connessioni tra i
singoli neuroni avvengono attraverso le sinapsi, termine che indica il rapporto di contiguità
tra le ramificazioni terminali di un neurite o di una fibra nervosa appartenente a un
determinato neurone e i dendriti o il corpo cellulare di un altro neurone. Tra i neuroni non
vi è dunque continuità diretta.

Plasticità - Capacità di un organismo di compiere trasformazioni in vista di un adattamento


migliorativo delle condizioni di esistenza. Si parla di plasticità: a. a livello fisiologico per
la riorganizzazione delle connessioni nervose in presenza di mutamenti traumatici e non,
che hanno un significato funzionale per l’organismo; b. a livello psicologico come capacità
di trasformazione in base a nuove condizioni che si presentano nel corso della crescita e
dello sviluppo interiore; c. a livello cognitivo come capacità di ristrutturazione
dell’intelligenza e delle procedure cognitive in occasione di mutamenti nel campo
esperienziale; d. a livello libidico come capacità della pulsione di cambiare oggetto o modo
di soddisfacimento. La plasticità è variabile da individuo a individuo e favorisce le
condizioni di adattamento oltre che di crescita.

Potenziale d’azione - Rappresenta l’unità fondamentale dell’informazione da un punto a un


altro del sistema nervoso, che avviene per mezzo della differenza di potenziale che esiste
sui due lati della membrana neuronale. Quando una cellula viene stimolata si depolarizza
fino a un valore critico denominato soglia. Quando viene superata la soglia, si produce una
temporanea inversione di polarità del potenziale con eccitamento della cellula. Questa
variazione del potenziale elettrico della membrana (potenziale di riposo), che rapidamente
si annulla (fase di depolarizzazione), per poi invertirsi (fase di inversione) e infine
ritornare più lentamente alla norma, è alla base di tutti i processi di eccitamento (impulso).

Sinapsi - È la zona di contiguità fra i neuroni che si stabilisce tra le ramificazioni terminali
di un neurite appartenente a un dato neurone (elemento presinaptico) e i dendriti o il corpo
cellulare di un altro neurone (elemento postsinaptico). Quando un impulso raggiunge un
bottone sinaptico, cioè uno dei rigonfiamenti microscopici che si trovano sulle ultime

90
ramificazioni del neurite, vengono liberate delle sostanze di trasmissione di natura chimica
che oltrepassano lo spazio sinaptico e trasmettono l’impulso al neurone successivo.

Sistema limbico - Insieme di formazioni grigie e bianche, localizzate sulla faccia mediale e
inferiore degli emisferi telencefalici. Esso comprende una parte di corteccia cerebrale e
alcune strutture sottocorticali come l’area del setto, l’amigdala e l’ippocampo, in cui
avviene l’integrazione emotivo-istintivo-comportamentale dell’individuo su un piano più
differenziato e complesso rispetto alla prima integrazione che ha luogo a livello
dell’ipotalamo. Oltre a essere il centro della funzione gustativa e olfattiva, il sistema
limbico svolge un ruolo fondamentale nella fisiologia delle emozioni, dell’affettività e
della memoria; mantiene in sintonia emotiva l’lo del soggetto con il contenuto della sua
esperienza presente e passata, dando alle memorie un tono di “vissuto” e consentendo la
memorizzazione di fatti che sono stati accompagnati da stati emozionali.

Talamo - Stazione di scambio per i percorsi che partono dalla corteccia e vi arrivano.

Traccia mnestica o engramma - Ipotizzata dal biologo evoluzionista Richard Semon


(1859-1918) nel 1908, è depositaria di un certo contenuto informativo e conservata nel
tessuto nervoso in forma di “neurogramma”, per effetto delle modificazioni del substrato
organico causate da stimoli che lo predispongono a rispondere sempre nello stesso modo
allo stesso stimolo. L’ipotesi è che la somma di tutti gli engrammi acquisiti costituisca la
base della memoria, dove tutto ciò che è stato pensato, vissuto o sperimentato si mantiene in
condizioni di disponibilità, pronto a riemergere e tornare alla memoria dietro un semplice
richiamo.

PIÙ NATURALE DI COSÌ...


La via d’imparare è lunga se si va per regole,
breve ed efficace se si procede per esempio.
Seneca

Spesso capita di sentir parlare della memoria come di un grande magazzino in cui stoccare
informazioni di tutti i tipi. In realtà la memoria non rappresenta un semplice deposito ma un
complesso insieme di elaborazioni. Per chiarire subito eventuali dubbi ti proponiamo un
breve test.
Leggi le parole elencate di seguito:

• CANE
• AUTOSTRADA
• GALLO
• TORO
• SUPERCALIFRAGILISTECHESPIRALIDOSO
• GATTO
• RATTO

91
• RANA
• BANANA
• MACCHINA

La semplice lettura di queste parole ha permesso alla tua mente di incamerarle, ma in quale
modo lo ha fatto?
Anche se spesso non ne siamo consapevoli la mente lavora con criteri precisi ed efficaci.
Rispondi a queste domande.
C’erano forse dei nomi di animali nella lista? C’erano parole più lunghe della media?
C’erano parole che facevano rima? Quante?
Se ti concentri un attimo saprai certamente rispondere perché nel tempo in cui venivano
assorbite delle nuove informazioni, queste venivano anche analizzate e “appoggiate” nella
memoria secondo un criterio di riconoscimento.
Nel nostro magazzino mnemonico ci sono molte stanze e ognuna di queste rappresenta una
categoria, un gruppo, un sottogruppo, un insieme di dati accomunati da qualcosa; ogni stanza
è in comunicazione con le altre per permettere lo scambio di informazioni e l’interazione
fra esse.
Spero ti sia chiaro il concetto che questo tipo di selezione viene attuata dal cervello senza
il minimo intervento volontario dell’individuo, è un gradito optional di cui godiamo in
totale assenza di consapevolezza.
Le parole conosciute dal cervello vengono riconosciute e catalogate con una logica di
appartenenza a categorie preordinate.
Le informazioni sconosciute invece devono essere sviscerate, comprese e solo in seguito
catalogate.
Abbiamo già visto che la memoria dichiarativa si divide in semantica ed episodica, la
prima possiamo definirla anche didattica mentre la seconda è di tipo esperienziale
Quando vogliamo apprendere una lingua nuova (affidandoci alla memoria semantica),
generalmente scriviamo o ripetiamo più volte le parole da imparare, attivando il circuito
visivo o al massimo quello uditivo.
Il circuito emotivo viene completamente ignorato, causando la classica difficoltà di
apprendimento.
Il bambino che tocca il fuoco per la prima volta (e immagazzina l’esperienza attraverso la
memoria episodica), utilizza il circuito visivo quando guarda le fiamme (crea la curiosità),
il circuito tattile quando le tocca (prova la sensazione del calore prima e del bruciore poi),
il circuito uditivo se il fuoco è abbastanza grande da scoppiettare o crepitare (ulteriore
fonte di curiosità) e infine il circuito emozionale (il dolore che prova scatena la reazione
emotiva della paura oppure delle lacrime). Quando attiviamo tutti questi circuiti
contemporaneamente possiamo essere sicuri che ricorderemo l’esperienza con grande
ricchezza di particolari.
I momenti che provocano emozioni - positive o negative che siano - sono accompagnati dal
rilascio di sostanze, all’interno del nostro organismo, che favoriscono le prestazioni
mnemoniche.
Sia la memoria semantica sia quella episodica hanno avuto un ruolo decisamente importante
nell’evoluzione della specie umana, anche se possiamo affermare che la seconda ha dato un
contributo maggiore ai fini della sopravvivenza degli individui: in effetti, imparare ciò che

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è pericoloso serve per evitare situazioni di rischio. La memoria episodica, oltre a garantire
l’apprendimento di informazioni basilari necessarie alla conservazione della specie,
permette di sviluppare i propri gusti personali, creando in questo modo le diverse identità
che compongono un gruppo.
Dal punto di vista biologico, le emozioni sono indicatori di piacere e dolore, sensazioni
che servono all’individuo per vivere la vita che desidera, per questo motivo amplificano le
potenzialità mnemoniche che sono collegate al deposito di nuove informazioni.
L’utilizzo di un sistema comunicativo interno multisensoriale offre la possibilità di attingere
a tutti i circuiti di cui disponiamo e di aumentare l’impatto emotivo di ciò che viviamo, con
la chiara conseguenza di rafforzare il ricordo.
Inoltre i possibili disturbi legati a singoli canali sensoriali non risulterebbero troppo
pregiudizievoli per i nostri risultati, se fossimo abituati ad appoggiarci a tutte le nostre
capacità.
In ogni caso è bene ricordare che il canale sensoriale maggiormente sviluppato nell’uomo è
quello visivo, a differenza del mondo animale che utilizza in prevalenza i canali uditivo e
olfattivo.
Il segreto dell’apprendimento è racchiuso nel modo in cui l’informazione giunge al nostro
cervello.
Le emozioni sono un parametro importante per decidere quale informazione vogliamo
ricordare e quale no; se non ci fosse un filtro ogni avvenimento avrebbe uguale importanza
e vivremmo nel caos creato da tutte le informazioni che non sapremmo dove stivare, per
non parlare dell’”insolito” interesse che avremmo nei confronti di tutto!
Come fare dunque a portare nel concreto gli insegnamenti che abbiamo appena visto? Per
quale motivo non ci è stato insegnato fin da piccoli a studiare in modo più proficuo?
Le ragioni possono essere tante ma non è utile andarle a ricercare: è meglio cogliere questa
occasione di miglioramento e impegnarsi per mettere a frutto quanto appreso fino a ora.

LA PRIMA SORPRESA
Abbiamo già chiarito l’importanza delle credenze e dell’influenza che queste hanno nella
quotidianità di ognuno di noi, abbiamo anche avuto occasione di ragionare sui meccanismi
della mente e sulle piccole trappole che noi stessi ci procuriamo quando facciamo pensieri
negativi.
Il pensiero negativo è l’anticamera del fallimento e il motivo delle brutte sensazioni che
spesso si provano in relazione a un mancato risultato, reale o anche solo presunto.
Avvicinarsi a un testo di studio con la certezza che studiare è inutile e pesante produce
emozioni inaspettatamente contrastanti.
Da un lato l’emozione negativa collegata alla noia e alla fatica, dall’altro la soddisfazione
di dirsi, ancora una volta: “Vedi, avevo ragione!”.
Possiamo in sintesi affermare che molti studenti pensano che studiare sia un processo lungo,
infruttuoso e anche noioso.

Arrivati a questo punto del testo vogliamo offrirti il primo passo concreto verso un nuovo
modo di vivere l’apprendimento, ne resterai molto colpito, e ci auguriamo che sia l’inizio

93
di una nuova prospettiva.
Prima però è necessario fare un piccolo test.

Leggi le 18 parole che seguono, con attenzione, ma una sola volta.

1. TROTTOLA
2. PANCIA
3. LAMA
4. LAVA
5. BUCA
6. PIUMINO
7. MUFFA
8. REGINA
9. CERO
10. MAMMA
11. FIAMMA
12. NUCA
13. PALAZZO
14. NEVE
15. FRUTTA
16. PACCO
17. DOCCIA
18. BOMBA

Bene, ora riscrivile su un foglio nell’esatto ordine in cui le hai lette.

Sappiamo ciò che stai pensando ora: “Se ne fossi capace non avrei bisogno di alcuna
tecnica!”. Sei tentato dall’idea di saltare l’esercizio ma vedrai che è un passaggio
importante per arrivare alla meta. Fai del tuo meglio senza barare.

Ora fai un confronto per verificare quante ne hai ricordate nel complesso e quante nello
stesso ordine.
La media creatasi negli anni tra le migliaia di persone che hanno partecipato alle nostre
conferenze si posiziona tra le tre e le cinque parole in ordine, più alcune in ordine sparso.

Tra poco potrai sperimentare di persona l’efficacia di una semplice strategia e la capacità
della tua mente di ricordare con facilità, precisione e divertimento. Stai per applicare il
principio della visualizzazione, quello che permette di accedere ai meccanismi naturali
della memoria sfruttandoli a proprio vantaggio. La visualizzazione è una funzione basilare
del cervello che riproduce immagini e le proietta nella mente come in un grande cinema.
Visualizzare significa semplicemente vedere con gli occhi della mente: una cosa che
facciamo ogni giorno, ogni volta che sogniamo a occhi aperti, ogni volta che immaginiamo
un momento della nostra vita, ogni volta che ricordiamo una scena ecc.

Il pensiero creativo si manifesta in immagini, nella musica che è rispetto

94
al suono ciò che l’immagine concreta è rispetto alla vista.
Ezra Pound

Ciò che dovrai fare è semplicemente seguire le istruzioni riportate sul sito
www.hceureka.it, nella sezione dedicata al testo che stai leggendo. La voce registrata ti
chiederà di chiudere gli occhi e visualizzare la sequenza di immagini descritte come si
trattasse di un film mentale. È molto semplice e altrettanto efficace.
Metti un attimo da parte il testo e inizia ad ascoltare la traccia intitolata “18 parole”:
ricorda però che non è sufficiente ascoltare, è necessario che tu crei nella mente una
piccola animazione con le immagini che ti verranno descritte.
Affinché tu possa renderti conto che ascoltare le immagini o leggerle direttamente dal testo
ha fondamentalmente lo stesso grado di efficacia, di seguito descriviamo anche la sequenza
di immagini necessaria per la memorizzazione. Potrai sperimentare sia una versione che
l’altra.

ESERCIZI
Immagina una grande e coloratissima TROTTOLA che gira e gira ancora fino ad andare a
sbattere sulla tua PANCIA, che si gonfia moltissimo e ti fa male, quindi decidi di operarti
con un’affilatissima LAMA. Dalla pancia esce un incandescente fiume di LAVA, che va a
confluire in una BUCA, che per sicurezza copri con un morbidissimo PIUMINO. Purtroppo
il calore fa uno strano effetto e sul piumino cresce della puzzolentissima MUFFA, la
raccogli e decidi di regalarla alla REGINA di Inghilterra, che contro ogni aspettativa,
apprezza molto il tuo dono e lo ricambia con un CERO da chiesa, alto e bianco. Prendi
questo bel cero e lo regali alla tua MAMMA, che lo accetta con gioia, lo accende con una
FIAMMA e se lo appoggia sulla NUCA, inizia poi una strana danza di equilibrio fino a che
non cade, e così si incendia tutto il PALAZZO. Fortunatamente dal cielo scende della
bianca e soffice NEVE, che toccando terra si trasforma in FRUTTA colorata e profumata;
desideri conservarla e quindi la raccogli dentro a un grande PACCO, che però si è sporcato
e per lavarlo lo metti sotto alla DOCCIA; quando però apri il rubinetto scoppia una
fragorosa BOMBA.

Bene, ora ripercorri mentalmente le immagini una per una così come le hai visualizzate e
scrivi su un foglio tutte e 18 le parole nell’ordine esatto in cui le vedi nella tua mente, una
volta terminato questo compito esegui lo stesso procedimento al contrario, ti basterà
ripercorrere la storia in senso inverso.

Com’è andata? Non è stupefacente?


A essere sinceri è stato anche divertente vero?
È solo l’inizio di un percorso lastricato di successi accademici e di piacevoli, oltre che
fruttuose, ore di studio.
Se ti chiedessimo di ripetere queste informazioni tra un giorno o anche una settimana saresti
in grado di richiamarle alla mente?
Certamente sì, ma ciò che conta è quello che credi tu: aspetta qualche giorno e fai una
prova, rimarrai sbalordito da un cambiamento così repentino; in soli tre minuti hai appreso
e fissato nella mente con grande precisione le stesse informazioni che poche righe fa ti

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avevano messo in difficoltà.
Questa strategia mette in evidenza come è semplice accedere alle potenzialità della mente e
quali grandi sorprese abbiamo ancora da scoprire.
Perché le immagini della visualizzazione siano efficaci, (quindi facilmente assimilabili), è
necessario che seguano i criteri particolari che racchiuderemo nell’acronimo PAV
(Paradosso - Azione - Vivido).
Si tratta di semplici accorgimenti che ci permettono di accedere alla parte della mente che
parla il linguaggio dell’apprendimento; è una specie di traduzione nel linguaggio naturale
della memoria.
Per paradosso intendiamo immagini improbabili, paradossali appunto, che richiamano un
po’ i cartoni animati.
Vedremo un elefante in tutù che interpreta un balletto o un gigante grosso e cattivo che parla
con una voce sottile e lamentosa.
Il paradosso è ciò che rende divertente uno spettacolo comico; crea emozioni di vario
genere, dal divertimento al disgusto, o magari anche semplice curiosità.
È anche quel tipo di caratteristica che ci colpisce quando conosciamo qualcuno, crea quelle
piccole contraddizioni che nella vita di tutti i giorni rendono interessanti le persone e ci
fanno venire voglia di conoscerle meglio.
Ancora una volte le emozioni sono parte centrale del processo di “conoscenza”. Le
immagini devono essere in movimento, l’azione aiuta a creare una sequenza che rende più
coinvolgente la visualizzazione.
È molto più semplice ricordare le sequenze di un film piuttosto che il susseguirsi di
immagini statiche e scollegate; inoltre è consigliabile, sempre considerando le
caratteristiche della memoria, creare immagini che siano produttive di un qualche tipo di
emozione, di qualunque genere sia.
Il principio dell’azione, proprio perché in qualche modo collegato all’associazione, rende
più naturale il ricordo, questo a causa del fatto che una serie di azioni devono essere
inserite in un contesto associativo logico, altrimenti non avrebbero alcun senso.
Le immagini possono essere di qualunque tipo ma è necessario che siano vivide, ovvero il
più “reali” e particolareggiate possibile.
Una definizione di vivido recita: “che ha grande vigore, acutezza, che è particolarmente
intenso e brillante”. Alcuni sinonimi possono essere “luminoso”, “splendente”,
“scintillante”, “sfavillante”; ed è proprio così che dovrebbero essere tutte le immagini
visualizzate al fine di ricordare. Per questo motivo è necessario aggiungere questa
peculiarità alle visualizzazioni, perché le rende vive e indimenticabili.
Per creare immagini di successo sarà sufficiente utilizzare tutta quella fantasia che
generalmente ci viene in aiuto quando dobbiamo trovare delle scuse per non portare a
termine gli impegni, di solito studiare!
Per acquisire confidenza ed esperienza nell’ambito delle visualizzazioni è utile conoscere
alcuni elementi che personalizzano le immagini e le rendono più incisive. Ognuno di noi
comunica con se stesso e con gli altri con caratteristiche specifiche: conoscere queste
caratteristiche e riconoscerle in sé, ci aiuterà a utilizzare il linguaggio che meglio si adegua
alle nostre esigenze.
Esistono tre stili comunicativi, quello adottato dalle persone che definiremo visive, quello

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caro alle persone uditive e infine quello preferito dalle persone cinestesiche.
Ognuna di queste categorie rappresenta uno stile specifico.
L’individuo visivo parla molto velocemente e comunica attraverso le numerose e
velocissime immagini che gli passano continuamente davanti agli occhi della mente,
racconterà immagini e userà parole che richiamano le immagini della vita o delle
espressioni inequivocabilmente a esse correlate come ad esempio: mi è tutto chiaro,
limpido, mi faccio un quadro della situazione, che bello ecc.
L’individuo cinestesico più che vedere le cose le sente, emotivamente e fisicamente, quindi
parlerà più lentamente per entrare in contatto con le sue emozioni e per darsi il tempo di
provarle e descriverle con parole che evocano sentimenti e sensazioni: sento un groppo alla
gola, ho lo stomaco in subbuglio, mi prudono le mani, sento il cuore scoppiare ecc.
L’individuo uditivo si colloca in una posizione intermedia e pone la sua attenzione
maggiormente su ciò che sente in termini uditivi, amerà la musicalità delle parole, del tono
e della cadenza con cui vengono pronunciate e ci dirà cose come ad esempio: ti sento bene,
questa proposta non mi suona, questo slogan suona bene, ascolta il suono della natura ecc.
Sono ancora molte le cose da dire su questo affascinante aspetto della comunicazione ma
non è questa la sede per approfondire l’argomento: ci basta conoscere qualche nozione di
base per capire a quale categoria apparteniamo in modo da poter arricchire le
visualizzazioni con i particolari che ci colpiranno di più. Se facendo una breve riflessione,
mi rendo conto di amare prevalentemente espressioni di tipo visivo, sarà utile arricchire le
immagini delle mie visualizzazioni con particolari visivi di grande impatto.
Se noterò una prevalenza di caratteristiche cinestesiche, dovrò creare forti emozioni e
associarmi alle sensazioni che provo in quel momento.
Se riconosco in me le peculiarità di un uditivo, sarà utile aggiungere suoni e dialoghi alle
mie visualizzazioni.
Naturalmente non esiste una catalogazione ufficiale ed esclusiva. Molti utilizzano più di un
canale contemporaneamente: una cosa del tutto normale è porre l’attenzione su ogni aspetto
e utilizzare ciò che scopriremo essere a vantaggio del nostro apprendimento.
L’unico modo per padroneggiare la tecnica delle visualizzazioni è fare pratica.

NOTA BIBLIOGRAFICA
Le voci del glossario e le immagini sono tratte da Umberto Galimberti, Dizionario di
Psicologia, 1992, Utet, e da Dizionario di Psicologia contenuto ne La Nuova Garzanti,
2007, con aggiornamenti dello stesso Galimberti.
I contenuti scientifici sono liberamente tratti dal dossier La memoria della rivista «Le
Scienze», n. 14, 2002.

PUNTI CHIAVE del capitolo 3

• Le principali fasi dell’apprendimento possono riassumersi nell’acronimo ACOR.


• Gli errori più comuni sono:
1. sottolineare alla prima lettura;
2. sottolineare troppe informazioni;

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3. usare troppi colori;
4. usare colori che stancano la vista;
5. riassumere il testo;
6. leggere e ripetere meccanicamente;
7. adottare posizioni particolari per lo studio;
8. studiare in ambienti che siano fonte di distrazione.
• I principali fattori di disturbo sono:
1. incapacità di gestione dei tempi;
2. scarsa abilità nello strutturare il materiale;
3. poca disciplina e poco autocontrollo;
4. sottovalutare se stessi;
5. poca flessibilità nel metodo di studio;
6. difficoltà di memorizzazione;
7. emotività.
• I fattori di successo sono:
1. atteggiamento mentale positivo;
2. divertimento;
3. pro-attività;
4. sguardo sull’obiettivo;
5. capacità di analisi;
6. determinazione;
7. gratificazione;
8. sfida con se stessi.
• I principi delle tecniche di memoria sono:
1. memoria visiva;
2. memoria associativa;
3. fantasia e creatività.
• Le tecniche di memoria e i metodi apprendimento rapido hanno dei fondamenti
scientifici.
• La memoria naturale sfrutta questi principi in modo innato.
• Le buone visualizzazioni sono PAV.
• Per creare visualizzazioni efficaci bisogna riconoscere il proprio stile comunicativo
preferenziale: visivo, uditivo o cinestesico.

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CAPITOLO
4
GLI ACCESSORI DELLE TECNICHE DI MEMORIA

La concentrazione è un fattore fondamentale per la riuscita dell’apprendimento: anzi, si


può affermare che è l’elemento da cui tutto inizia.
Uno dei motivi per cui la si considera quasi un dono divino è che non si tratta di un oggetto
che può essere posseduto, ma di uno stato mentale.
Esso è necessario per la riuscita di imprese accademiche o culturali, e purtroppo,
nell’immaginario collettivo, non può essere controllato.
La concentrazione ci permette di assimilare le informazioni in tempi minori e di porre la
mente nello stato di maggiore produttività.
Purtroppo però ci sono momenti - e non sono pochi - in cui si farebbe volentieri qualsiasi
altra cosa piuttosto che studiare.
Tutti noi, almeno una volta al giorno abbiamo la mente impegnata in attività che
preferiremmo svolgere in un altro momento o non svolgere affatto.
I primi minuti si possono considerare i più difficili, quelli in cui si deciderà la produttività
del nostro lavoro!
Esistono meccanismi fisici specifici che conducono in un stato mentale di maggiore
concentrazione, ma è solo nostra la responsabilità di volerli utilizzare per accedere a
questo stato privilegiato. Diviene così inevitabile farsi la domanda: “Cosa voglio fare oggi:
mettere a frutto il mio tempo o fare finta di studiare restando ore sui libri indipendentemente
dal risultato?”.
Inutile dire quale sarebbe la cosa migliore... ognuno deve scegliere liberamente. Questo
infatti è l’unico modo perché la decisione, una volta presa, conduca fino al traguardo.
II rilassamento è il procedimento che induce le onde celebrali all’attività ideale per
l’apprendimento. Lo stesso meccanismo è utile anche in altre situazioni: per diminuire lo
stress di momenti difficili (una prova d’esame, un colloquio di lavoro), per riprendere il
controllo durante una giornata densa di impegni e contrattempi o semplicemente per
rilassarci al termine di un lungo giorno lavorativo.
Chi ha difficoltà ad addormentarsi la sera dovrebbe sperimentare questa strategia semplice
ed efficace.
Il sonno influisce notevolmente sulle prestazioni mentali durante la veglia; riposare bene
garantisce la capacità di utilizzare la mente in modo migliore, e quindi anche la memoria in
maniera ottimale; al contrario quando si dorme poco e/o male non ci si può lamentare se
non si è proprio in forma perfetta.
Gli atleti professionisti devono mantenere un perfetto regime alimentare, comportamentale e
fisico per avere certezza della qualità delle proprie prestazioni sportive, perché con la
mente dovrebbe essere diverso?
Anche in questo caso è necessario conoscere se stessi, i propri limiti e il regime di vita che
più agevola il raggiungimento dei risultati desiderati.

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Se sappiamo che abbiamo bisogno di una bella dormita per rendere bene una volta sui libri,
è inutile che ci si metta a studiare dopo quattro ore di sonno e una nottata brava; è meglio
dormire un paio d’ore in più, con la promessa che recupereremo il tempo perduto sopra il
cuscino con una maggiore produttività.
Mantenere un regolare ritmo di vita serve ad avere maggior controllo sulle proprie capacità
mentali.
Non si richiede agli studenti di rinunciare al divertimento, ma sarebbe indicato scegliere i
momenti migliori.
Anche la serenità influisce sul rendimento: una giusta attività sociale, il divertimento e lo
svago sono necessari per la riuscita dello studente; la vita di chiunque non è fatta solo di
studio e ogni suo elemento deve essere in armonia con gli altri per integrarsi nella globalità
dell’individuo.
Ma torniamo un attimo al sonno.
Ti è mai capitato di dormire poco e svegliarti riposato?
Oppure di dormire molto e svegliarti stanco e intontito?
Sembra strano eppure è così; non sempre dipende dalla qualità del sonno, a volte si tratta
soltanto del momento in cui ci si sveglia.
Se il risveglio non avviene in modo naturale al termine di un ciclo di sonno (quindi con la
sveglia o un forte rumore), può capitare in un momento poco opportuno, cioè nella fase del
sonno profondo, quando siamo ancora molto lontani dal desiderio di aprire gli occhi.
In questo caso è normale che al risveglio si sia ancora un po’ assonnati, perché non
abbiamo avuto il tempo di riportare l’attività cerebrale a un adeguato dinamismo.
Conoscere il proprio ritmo del sonno è di grande aiuto per scegliere l’ora del risveglio e
per ottimizzare l’impiego delle proprie energie.
Non vogliamo dilungarci nell’approfondimento di dettagli tecnico-scientifici ma ogni
persona ha un proprio ritmo del sonno, cicli che si completano in un tempo variabile da
persona a persona ma comunque facilmente comprensibili. Se riusciamo a entrare nel
meccanismo, abbiamo la “garanzia” di sonni e risvegli migliori.
Esiste uno stratagemma particolare, tanto incredibile quanto efficace, che aiuta a gestire i
cicli del sonno.
Non si può definire una tecnica, ma molti nostri allievi affermano che da quando l’hanno
adottata raramente hanno avuto risvegli difficili.
La chiameremo sveglia mentale perché sostituisce il fastidioso squillo mattutino con la
semplice consapevolezza che è ora di svegliarsi.
Quando chiediamo qualcosa alla mente, al contrario di ciò che potremmo aspettarci, lei fa
tutto ciò che le è possibile per accontentarci, motivo per cui se applichiamo bene la
“tecnica”, ci farà magicamente aprire gli occhi all’ora desiderata. Come si fa?
Si stabilisce l’ora a cui ci si vuole svegliare (magari tenendo in considerazione quanto
detto sui cicli del sonno), e si immagina l’ora stessa su un grande orologio, poi
semplicemente si comunica alla mente l’intento di svegliarsi in quel momento perfettamente
riposati.
Come per magia l’indomani aprirete gli occhi e, controllando l’ora, scoprirete che è
proprio quella che avete scelto la sera prima addormentandovi.
Questo accade perché la mente si organizza seguendo le indicazioni che riceve e se le
chiediamo di essere attivi per le sette del mattino, farà in modo di averci fatto finire

100
l’ultimo ciclo di sonno per quell’ora; di conseguenza sarà spontaneo aprire gli occhi ed
essere subito attivi.
Se non hai mai pensato alla tua mente come a un organo così efficiente, ti sarà difficile
credere a ciò che abbiamo appena detto, ma ti invitiamo a sperimentare e a metterti alla
prova, vedrai che ti stupirai di ciò che accadrà.
Utilizziamo solo una piccolissima percentuale delle nostre potenzialità e attivare la
“funzione sveglia mentale” non significa altro che accedere a un altro miliardesimo delle
possibilità che il nostro cervello “full optional” ci offre.

Pare utile fare un accenno allo stress, argomento che approfondiremo in un capitolo
successivo. Non tutti sanno che esistono due tipi di stress, in certe occasioni la pressione
spinge a essere più produttivi mentre in altri casi è fonte di rallentamenti. Qual è la
differenza?
Lo stress “positivo” (eustress), ci spinge a fare di più, mentre lo stress “negativo”
(distress), ci toglie energie e sposta il focus dall’obiettivo all’ostacolo, con un’inevitabile
conseguenza sui risultati.
I vuoti di memoria sono un classico esempio di come lo stress influisca negativamente sulle
performance mnemoniche: generalmente ne siamo vittime proprio nei momenti meno
opportuni, cioè quando tentiamo di richiamare delle informazioni. Una coincidenza?
Molto probabilmente no. È il desiderio di risposte che innesca il meccanismo di ricerca e
l’autosabotaggio che termina con la frustrazione del mancato risultato.
Imparare a trasformare lo stress limitante in stress produttivo è un “accorgimento” che
permette di mettere a frutto anche le situazioni in cui ci sentiamo in difficoltà: è solo
questione di pratica!
Basterà mantenere lo “sguardo” sull’obiettivo che vogliamo raggiungere e ciò che ci
spaventa diventerà solo un altro piccolo ostacolo da superare; così come esistono i
problemi esistono le soluzioni, e nel momento in cui ci lasciamo prendere dalla paura
stiamo semplicemente chiudendo quella parte del cervello dedicata alla ricerca delle
risposte.
Quando si è di fronte a una situazione difficile, basta fare un respiro profondo, calmarsi un
attimo e pensare a quello che si vuole ottenere, ricordando che esiste sempre una soluzione
e che bisogna solo avere la pazienza e la volontà di trovarla. Si può superare ogni cosa.
Nel prossimo paragrafo vedremo come utilizzare la musica, unitamente ad altri elementi,
per accedere a uno stato di maggiore concentrazione e rilassamento. Correnti di pensiero
alternative affermano che è possibile, tramite la sola musica, influire sullo stato emotivo.
Partendo da un brano che rispecchia lo stato d’animo del momento, è possibile, cambiando
gradualmente gli stili, abbassare la pressione emotiva. È noto che la musica porta con sé le
emozioni: scegliendo la musica da ascoltare si scelgono anche le emozioni da provare1.
Ipotizziamo di essere finalmente riusciti a concentrarci quanto basta per iniziare a studiare
in modo produttivo: può capitare di distrarsi? La risposta ovviamente è sì! Perché capita?
Quali sono i fattori che ci portano fuori strada?
La distrazione è in agguato in ogni angolo della stanza: una foto sulla scrivania, un poster
appeso alla parete, il rumore che proviene dalla strada o il panorama fuori dalla finestra.
Tutti gli elementi che circondano lo studente sono fonte di pensieri che hanno il potere di

101
spostare il focus dal libro a qualcosa di diverso, piacevole o meno che sia non è
importante, la cosa importante è che pensare a qualcos’altro significa perdere tempo.
I fattori di distrazione sono molti, per questo motivo in un capitolo successivo abbiamo
esplicitato alcune semplici strategie per ridurre al minimo le “tentazioni”. Ma se il
“pericolo” viene direttamente dal testo?
Immagina di leggere un trattato sulla storia di Spagna e di trovare, a un certo punto, un
riferimento a Barcellona: quella potrebbe essere proprio la “parola aggancio” che ti fa
perdere la concentrazione.
Una parola aggancio è un termine che ci riporta con la mente a un’altra situazione; un
giorno speciale, un lavoro, un esame già superato o qualunque altro momento della nostra
vita.
Barcellona per esempio può essere l’aggancio per riportare a galla i ricordi di una
piacevole vacanza; come sappiamo la mente lavora per associazione di idee ed è naturale
che ciò avvenga, quindi possiamo solo fare appello alla forza di volontà. Nei primi secondi
in cui ciò accade ci troviamo proiettati all’interno di un film che ci vede protagonisti e non
ci accorgiamo di nulla, poi però, un poco alla volta diventiamo consapevoli che non stiamo
più studiando (anche se gli occhi continuano a spostarsi sulle parole), bensì stiamo
sognando a occhi aperti.
A quel punto dobbiamo fare affidamento sulla nostra determinazione, rendendoci conto che,
anche se nella maggior parte dei casi è più facile abbandonarsi alla piacevolezza di passate
emozioni, ciò è decisamente poco produttivo. Se decidiamo che vogliamo percorrere
qualche metro nel viale dei ricordi, possiamo scegliere di farlo alla prima pausa
programmata, oppure, se proprio non resistiamo, fare due minuti di pausa per goderci il
momento, con l’impegno a riprendere subito dopo senza ulteriori dilazioni. Cedere alla
tentazione è molto più dispendioso in termini di energia e questo perché è più difficile
fermarsi dopo che si è infranta una regola, piuttosto che rispettarla a priori.
Parole aggancio se ne trovano a ogni paragrafo, quindi dobbiamo essere consapevoli che
metteremo a dura prova la nostra volontà, ma se saremo determinati diventerà ogni volta
più semplice.
Imparare a gestire le proprie risorse è un passo fondamentale per l’atleta che voglia
raggiungere alti livelli, lo stesso vale per lo studente che in più di un’occasione si trova a
dover affrontare delle piccole maratone di studio.
Una corretta pianificazione dell’esame o della prova da superare risolve l’accavallarsi di
impegni e allevia le fatiche mentali.
In periodo di esame lo studente tipo è solito ai tour de force intellettuali, con la mal riposta
speranza che questo aumenti le probabilità di successo.
Decidere come strutturare il lavoro è il primo passo da fare e contribuisce alla più
produttiva gestione delle risorse fisiche e mentali. È altresì necessario dare al cervello il
tempo di elaborare, riorganizzare e assorbire le informazioni che si vogliono apprendere;
quindi fermarsi ogni tanto ha anche la funzione di stoccare le informazioni negli spazi
appositamente creati.

IL RILASSAMENTO

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Il rilassamento è una meravigliosa strategia che permette di migliorare la qualità della
vita.
In una società che fa a gara per stabilire chi è più veloce e mette in palio premi che
obbligano ad andare ancora più in fretta, il valore del tempo e della sua percezione è
fondamentale.
Il rilassamento serve, tecnicamente, ad abbassare l’attività celebrale a un livello più
consono all’apprendimento; emotivamente, a mantenere la calma nei momenti di tensione;
fisicamente, a calarsi nel sonno con maggiore efficacia, a scaricare le rigidità accumulate a
livello muscolare e a tanto altro ancora.
Tralasciamo i tecnicismi2 e soffermiamoci solo un attimo sulle principali fasi che ci
interessano.
La fase β (beta) si ha quando il cervello è in piena attività celebrale: nella veglia quindi,
nei momenti in cui reagiamo e interagiamo con il mondo esterno, pienamente coscienti delle
nostre azioni.
La fase α (alfa) è quella che rappresenta il dormiveglia, i momenti di massima
concentrazione o la condizione mentale dopo un rilassamento psicofisico. Si è rilassati ma
coscienti (tranne che nel dormiveglia), attenti agli stimoli esterni e in grado di produrre
spontaneamente pensieri associativi (molto utili all’apprendimento), l’attività intuitiva è
libera di esprimersi.
La fase θ (teta) caratterizza il sonno leggero, quello che precede il sonno profondo, quando
l’attività, sia quella fisica che quella mentale, rallenta.
Nella fase δ (delta) siamo nel sonno profondo e il rilassamento muscolare è quasi
completo, infatti non rispondiamo agli stimoli esterni perché siamo concentrati su
un’importante funzione vitale: il riposo.

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Andamento delle onde cerebrali durante il sonno.

Il rilassamento offre una breve pausa rigenerante all’interno di ritmi di vita intensi, può
essere fatto durante la giornata, alla sera prima di coricarsi o all’inizio della sessione di
studio.
L’obiettivo chiaramente è accedere alla fase alfa, quella maggiormente produttiva per
l’apprendimento.
Benché ciò che interessa allo studente sia principalmente l’aspetto mentale, desideriamo
offrire, a chi non avesse mai fatto questa esperienza, un assaggio di cosa vuole dire sentirsi
fisicamente rilassato e al riparo dalle continue, fastidiose sollecitazioni esterne.
Collegandoti al sito www.hceureka.it, potrai accedere alla sezione dedicata al rilassamento
mentale: segui le istruzioni e dedica questi prossimi minuti al tuo benessere psicofisico.

UN ESERCIZIO DI RILASSAMENTO
Scegli un ambiente possibilmente silenzioso e oscura la stanza in modo che sia in
penombra, gli occhi non saranno infastiditi dalla luce e le orecchie dai rumori. Se fossi
costretto a fare l’esercizio in un ambiente rumoroso, vicino alla strada o comunque in un
contesto più dispersivo, cerca di inglobare ogni possibile elemento di disturbo (un autobus
che passa, il rumore di un clacson o le urla di un bambino) come parte del tuo mondo, in
modo tale da “notarlo” di meno nel caso in cui dovesse manifestarsi durante il
rilassamento.
La posizione migliore da adottare è comodamente seduto, con la schiena dritta appoggiata
allo schienale, le gambe e le braccia non incrociate, i piedi poggiati a terra e le mani sulle
cosce.
Se indossi indumenti o accessori stretti slacciali prima di iniziare, eviterai che il possibile
fastidio influisca negativamente sul rilassamento; lo stesso vale per scarpe, orologi, cinture
e occhiali.
Tenere gli occhi chiusi ti aiuterà a entrare più facilmente in uno stato di rilassamento
completo.
Se lo desideri, puoi fare questo esercizio anche da sdraiato, mantenendo inalterati gli altri
suggerimenti: sarà più facile lasciarsi andare.
La posizione assunta influisce sul risultato, per questo dobbiamo decidere quale adottare a
seconda dello scopo che vogliamo raggiungere; se ci stiamo rilassando per entrare nello
spirito migliore per un pomeriggio di studio non è il caso di sdraiarsi, troppo rilassamento
potrebbe indurre il povero studente a non voler abbandonare il cuscino una volta terminato
il ciclo.
Al contrario, se vogliamo rilassarci per poi definitivamente lasciarci cullare nelle braccia
di Morfeo, la posizione supina è la migliore in quanto non richiede un immediato
“risveglio” successivo.
Quando avrai fatto partire la traccia che hai trovato nel sito, non dovrai fare altro che
adottare la posizione che preferisci (seduto o sdraiato), chiudere gli occhi e seguire le
indicazioni impartite dalla voce registrata.
Inizialmente verrai guidato in un rilassamento fisico, la guida vocale ti chiederà di
concentrarti su ogni parte del corpo che nominerà e di lasciarla andare: sarà molto
piacevole se ti concederai l’opportunità di farti coinvolgere totalmente dall’esercizio.

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Subito dopo inizierà il rilassamento mentale che consiste nella visualizzazione dei colori
dell’arcobaleno in un preciso ordine.
Dovrai immaginare il colore rosso o un oggetto di colore rosso e così via fino al viola,
momento in cui la guida ti inviterà a unire pollice, indice e medio nel modo illustrato
nell’immagine che segue.

I colori da visualizzare sono, nell’ordine: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e viola.
Di solito è tutto chiaro fino all’indaco, poi sorge il dubbio: quale sarà il color indaco?
È difficile da spiegare e anche mostrandoti un riquadro con il colore indaco potresti avere
difficoltà a immaginare una tonalità di colore a cui non sei abituato; ti offriamo quindi
un’alternativa: visualizza una melanzana nel suo punto più chiaro.
Le mani vanno giunte in questa posizione per creare un aggancio mentale tra lo stato
emotivo, di concentrazione e rilassamento, e la posizione delle mani stesse. Molti studiosi
affermano che il ciclo di adattamento biologico dell’uomo (il tempò necessario all’uomo
per adattarsi alle novità e prendere nuove abitudini) è di 21/30 giorni. In questo caso è il
tempo per creare un’associazione che ci renda capaci di richiamare uno stato di
concentrazione e rilassamento mettendo le mani in una certa posizione, vale a dire unendo
pollice, indice e medio.
Ti invitiamo perciò a ripetere il processo quanto più possibile, almeno fino a quando si
sarà creato l’aggancio.
Questa corrispondenza permetterà, in sede di esame o in mezzo alla gente, di ricreare la
piacevole sensazione di pace prodotta dal rilassamento.
Nell’ultima parte della traccia ti verrà chiesto di immaginare una scena della natura nella
quale immergerti per intensificare la sensazione di rilassamento: segui semplicemente le
indicazioni e crea la tua oasi.
La guida rimarrà in silenzio alcuni istanti per permetterti di assaporare appieno la
situazione e poi ti guiderà fuori dal rilassamento facendoti ripercorrere i colori
dell’arcobaleno al contrario dal viola al rosso, aumenterà gradualmente il tono di voce per

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riportarti al “qui e ora”, e infine ti chiederà di aprire gli occhi e pronunciare qualche
parola.
Una volta terminato tutto l’esercizio, concediti un paio di minuti prima di riprendere la
lettura del testo e ascolta ogni piccola sensazione.

Bene, dopo tanta teoria siamo finalmente giunti al rilassamento vero e proprio. Un ultimo
suggerimento, mantieni sempre una respirazione profonda, e se durante l’ascolto dovessi
sentire la testa appesantirsi sarebbe un buon segno, ricorda solo di lasciarla andare in
avanti, come se il mento volesse toccare il petto, lasciarla andare indietro ti provocherebbe
fastidio dopo poco tempo e addio rilassamento.
Puoi interrompere la lettura e partire con l’ascolto.
Buon rilassamento!

I COLORI DEL RILASSAMENTO


Un’ultima curiosità riguardo ai colori.
Esistono culture in cui i colori hanno un significato specifico e vengono associati ai chakra,
centri di energia la cui principale funzione è assorbire quella che viene definita come
“energia universale”, per incanalarla e metabolizzarla affinché partecipi al nostro
benessere.
I sette colori dell’arcobaleno corrispondono ai sette colori dei principali chakra (ce ne
sono molti altri, e ancor più specifici ma non è questa la sede per approfondire
l’argomento). Nella tabella che segue, un riassunto dei chakra con i colori e i significati
collegati.

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Ben tornato.
Com’è andata?
Quanto pensi sia durata la registrazione?
Quando siamo veramente rilassati entriamo in una dimensione in cui si perde la cognizione
del tempo, un po’ come i bambini quando giocano.
Se pensiamo che il rilassamento sia durato meno del tempo effettivo, ci siamo rilassati
profondamente; se il tempo stimato è simile a quello reale, significa che, seppur rilassati,
non abbiamo perso il contatto con la realtà e avremmo potuto fare di meglio; infine, se il
tempo ci è parso non finire mai, vuol dire che abbiamo bisogno di ripetere l’esercizio

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qualche altra volta prima di poterne godere appieno, evidentemente la nostra razionalità
non vuole concedersi alcuna tregua. In quest’ultimo caso abbiamo un ottimo spunto di
riflessione.
Generalmente le sensazioni che si provano sono piacevoli, ma se hai sentito formicolio e
fastidio in qualche momento, stai tranquillo, è perfettamente normale, è la reazione a una
nuova situazione e a sensazioni a cui non sei ancora abituato.
Ripeti l’esercizio in più occasioni e imparerai a rilassarti (anche grazie all’aggancio
mentale) in qualunque situazione; ogni volta sarà più facile e piacevole e il beneficio per il
corpo e la mente saranno tangibili.
Possiamo dire addio alle spiacevoli situazioni in cui lo stress o l’ansia da prestazione ci
impedivano di dare il meglio, la padronanza degli stati d’animo permette di vivere con
maggiore serenità le numerose prove che la vita riserva ogni giorno a ognuno di noi,
studente o meno che sia3.

YOUR MIND TRAYEL


Come abbiamo già più volte rilevato, la società in cui viviamo, definita “civiltà” in
opposizione ai popoli che ancora vivono seguendo i ritmi della natura, obbliga a stili di
vita piuttosto caotici e frenetici.
È un aspetto così radicato nel modo di vivere moderno che ne risentiamo anche quando
andiamo in vacanza.
Non è forse vero che nei primi giorni abbiamo la stessa fretta interiore di quando dobbiamo
seguire un planning serratissimo? E che solo dopo un paio di giorni iniziamo a capire che
non è necessario vivere con l’orologio in testa, che possiamo decidere del nostro tempo
minuto per minuto, che non dobbiamo pianificare ogni attimo, che non abbiamo un risultato
da ottimizzare ecc.
Se le vacanze a disposizione sono brevi può accadere addirittura che iniziamo a rilassarci
solo un giorno o due prima di tornare a casa...
Se imparassimo a dare spazio alla mente anche in un tempo che predilige il corpo, allora
potremmo gestire meglio le energie, l’individualità che ognuno di noi ha in quanto essere
vivente e il nostro spazio interiore.
Senza addentrarsi nell’articolato universo delle discipline orientali, in cui il mondo
interiore è molto più ampio di quello esterno, possiamo valutare nuove possibilità per il
nostro benessere.
Immagina di avere a disposizione un bellissimo rifugio, un luogo in cui ti piace stare: per
riflettere, per guardare il panorama e per riportare la vita ai ritmi naturali che da tempo hai
abbandonato.
Una tua oasi personale in cui prendere fiato quando lo senti mancare o in cui rifugiarti ogni
volta che ne senti il bisogno.
Non sarebbe bello se tu potessi raggiungere questo luogo incantato solo sbattendo le ciglia
o schioccando le dita?
Puoi farlo!
Hai a disposizione la migliore agenzia viaggi del mondo, quella che conosce i tuoi gusti,

108
che anticipa i tuoi desideri e che ti propone tutto ciò che vuoi a costo zero! “Your mind
travet è lieta di offrirti un soggiorno nelle più suggestive località di questo pianeta e,
perché no, di tutta la galassia, partenza e ritorno quando vuoi, modifiche al percorso in ogni
momento, disponibilità di alloggio in location di lusso e...”.
Naturalmente stiamo scherzando, non è la pubblicità di una nuova agenzia su-
percompetitiva, è un modo simpatico per dirti che la mente è il miglior tour ope-rator del
mondo.
Viaggiare con la fantasia rende liberi anche nei luoghi più angusti, vedere posti straordinari
con gli occhi della mente è quasi come vederli di persona.
Sdraiarsi sopra un prato di montagna o lasciarsi cullare dalle onde del mare è possibile
anche quando siamo rinchiusi in ufficio.
In questo momento però non ti chiediamo di fare un elenco di posti che vorresti visitare, ma
di immaginare il luogo perfetto in cui vorresti rifugiarti nei momenti di maggiore difficoltà,
quando hai bisogno di ritagliarti uno spazio tutto tuo.
Come dovrebbe essere questo spazio?
Può essere un luogo reale o di fantasia. Definisci ogni suo particolare, dedica uno spazio a
ogni attività che vorresti fare: ridere, pensare, guardare il panorama, risolvere problemi...
Lascia aperta la possibilità di aggiungere in seguito ogni cosa che desideri.
Potrai invitare nel tuo “mondo” chiunque vorrai, quando lo vorrai e avrai lo spazio per fare
interessanti chiacchierate fra te e te: quelle che nei momenti difficili sono indispensabili
per dipanare la matassa.
In questo luogo fantastico potrai far emergere la tua personalità senza paura di essere
giudicato, potrai essere ciò che vuoi ed esprimerti con la massima libertà. Servirà a
ricordarti che essere in sintonia con se stessi è necessario per sentirsi liberi con gli altri.
L’emisfero destro del cervello (che, come vedremo, è la nostra parte creativa), in questo
modo avrà libero sfogo, dandoci la possibilità di affidarci ogni tanto anche al lato di noi
che generalmente viene messo da parte.
Nell’oasi ti è permesso esercitare tutto il potere creativo di cui sei capace e ti stupirai nel
vedere quante meravigliose opportunità nascono dalla tua mente.
Ti regaliamo un simpatico suggerimento che renderà la permanenza nell’oasi molto
produttiva, oltre che divertente: la 100% Strategy.
Ogni qualvolta vogliamo lavorare a un progetto oppure dobbiamo risolvere un problema
possiamo chiamare in campo tre giocatori.
Avremo un giocatore chiamato “sognatore”, uno chiamato “realista” e infine l’ultimo, il
“critico”. Ognuno dei nostri giocatori ha un ruolo ben specifico e funzionale al risultato
finale.
Il sognatore è colui che immagina senza limiti, che inventa le cose più improbabili e lascia
spazio alla propria creatività al 100%.
Il realista cerca le strategie migliori per mettere in atto le fantasie del sognatore, il suo
compito è rendere concrete le idee e i desideri del sognatore.
Pianifica ogni momento di ogni attività al fine di considerare qualsiasi possibile evenienza
nella realizzazione del progetto.
Il critico interviene alla fine del processo e fa notare a tutti le cose che non vanno, i motivi
per cui ciò che è stato predetto non si avvererà, le falle nell’organizzazione e gli errori

109
nella pianificazione. Ogni “identità”, quando chiamata in causa, deve essere al 100%
associata al suo ruolo.
Apparentemente il critico non riveste un ruolo simpatico e piacevole ma è senza dubbio
fondamentale, permette di avere un approccio migliorativo e di evitare inutili errori.
Una volta che il critico ha espresso il suo parere (non è necessario che sia brusco nel farlo,
basta solo che faccia rilevare ciò che va migliorato), il giro ricomincia. Il sognatore fa le
sue fantasiose ipotesi su come è possibile risolvere i problemi rilevati dal critico, il
realista cerca di concretizzare il progetto e infine il critico valuta con attenzione le
possibilità di riuscita prima di fare il suo rapporto; tutto il procedimento continua fino a che
il critico non si ritiene soddisfatto.
A quel punto si può pensare di avere valutato tutti, o almeno una gran parte, dei possibili
ostacoli alla realizzazione di un progetto reale o alla risoluzione di un problema.
Questo processo può anche rivelarsi divertente se decidiamo di marcare ogni tratto della
personalità dei nostri attori.
Va da sé che tutte e tre le parti possono essere assegnate a noi stessi, magari accentuando un
tratto della nostra personalità e adattando la nostra immagine a ogni ruolo; se preferisci
però puoi invitare (virtualmente) qualcuna delle tue conoscenze a interpretare il ruolo per
te, in quel caso avrai visi diversi per ogni ruolo, ma sarai comunque tu a parlare per loro.
È un modo divertente per allenare la creatività, ma soprattutto per cavarsi d’impaccio nei
momenti difficili e in tempi piuttosto brevi.
A prima vista può sembrare un processo lungo e articolato ma dopo qualche applicazione
sarà immediato e spontaneo.

COME AVERE PIÙ CREATIVITÀ


Che penoso contrasto fra la sfolgorante intelligenza del bambino
e le fioche facoltà mentali dell’adulto medio.
Sigmund Freud

La creatività è una componente fondamentale della mente, della memoria e anche della
vita.
Per troppo tempo è stata relegata a un ruolo marginale, di appannaggio esclusivo di artisti e
bambini, gli uni per motivi lavorativi, gli altri per motivi ovvi.
La vivacità intellettuale spesso trae il suo nutrimento da una buona dose di creatività unita
alla curiosità che scaturisce naturalmente da una mente attiva.
L’apprendimento in particolare trae notevole beneficio dalla creatività.
Come abbiamo visto in precedenza la mente lavora per immagini che si associano tra loro
per creare una lunga ed efficiente catena mnemonica.
Le visualizzazioni più particolari, quelle più ricche degli elementi PAV (Paradosso -
Azione - Vivido) saranno quelle che ricorderemo con maggiore sicurezza; per questo è
importante sapere utilizzare quella parte del cervello deputata alla creatività.
Il cervello è diviso in due emisferi che hanno funzioni diverse; sebbene abbiano entrambi la
stessa importanza la gente di solito è portata a coltivarne uno in modo preferenziale e
generalmente si tratta del sinistro.

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Vediamo quali sono le caratteristiche di ogni emisfero e perché il sinistro è probabilmente
il più sviluppato.

EMISFERO SINISTRO
• Controlla la parte destra del corpo.
• Tratta gli impulsi uno alla volta.
• Tratta le informazioni in ordine logico.
• Controlla le espressioni verbali, la grammatica e l’ordine delle parole.
• Controlla le informazioni verbali e matematiche.
• Ha una memoria speciale per il riconoscimento di parole e numeri.
• Analizza, valuta e critica.
• È sede del senso comune e delle abitudini.

EMISFERO DESTRO
• Controlla la parte sinistra del corpo.
• Pensa per immagini, visualizza.
• Tratta l’insieme, non i dettagli.
• Controlla le espressioni del corpo, i movimenti e l’attività fisica (sport, ballo ecc.).
• Controlla le attività artistiche, il disegno e la pittura.
• Controlla l’intuizione, la spontaneità e i sentimenti.

L’emisfero sinistro è orientato alla gestione degli aspetti razionali, mentre l’emisfero destro
lascia spazio alla creatività4.
Benché non si tratti di una scelta consapevole, l’emisfero sinistro è di solito il più
sviluppato per il semplice motivo che è quello che permette di muoversi con competenza
all’interno di un contesto sociale regolato; il mondo del lavoro ne è un esempio lampante,
per essere accettati è necessario adeguarsi a usi e costumi di una società o di una
particolare figura lavorativa.
Lo stesso avviene all’interno di gruppi base (gli amici): anche loro hanno codici e regole
da rispettare.
È comunque importante evidenziare che ci sono situazioni in cui gli emisferi destro e
sinistro si combinano così velocemente in una determinata attività che non è possibile
distinguere nettamente le percentuali di partecipazione.
Quando i due emisferi collaborano fra loro, il cervello lavora in modo ottimale. Spesso
accade che in una persona un emisfero sia predominante rispetto all’altro:
indipendentemente da quale esso sia, è consigliato sviluppare il meno utilizzato al fine di
bilanciarne il contributo.
Molti geni del passato, e probabilmente anche del presente, hanno questa caratteristica,
riescono a bilanciare gli emisferi in modo magistrale; l’emisfero destro crea l’intuizione e
poi il sinistro cerca di concretizzare ciò che è stato concepito solo in teoria dal suo gemello
creativo.
Allenare il cervello a sviluppare al meglio le sue potenzialità apre nuove e immense
opportunità.
È possibile ottimizzare le proprie capacità creative, ma prima di tutto è necessario farle
riaffiorare. La creatività fa parte di ognuno di noi, c’è stato un tempo in cui eravamo

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creativi oltre ogni immaginazione...
Da bambini è quasi fastidioso dover tornare alla realtà: è molto più bello viaggiare nel
tempo, scoprire un accampamento indiano in soffitta o animare improvvisamente tutti i
giocattoli della stanza, piuttosto che attenersi alle “banali” regole del mondo dei “grandi”.
A meno che tu non arrivi da un altro pianeta, cosa del tutto plausibile nel mondo
dell’immaginazione, sei stato bambino come noi e quindi almeno una volta, tanto tempo fa,
hai avuto accesso a un’inesauribile fonte di fantasia.
L’obiettivo che ci prefiggiamo è far tornare a galla il tuo lato bambino, quello che si
divertiva a rincorrere il tappino spaziale con la “pennastronave” e a immaginare la
“batcaverna” nelle pantofole di papà.

Di logica e di ragione moriamo ogni ora,


di immaginazione viviamo.
W.B. Yeats

IL BRAINSTORMING
La tecnica del brainstroming venne ideata da Alex Osborn, cotitolare di un’agenzia
pubblicitaria, nella prima metà degli anni Cinquanta.
Lo scopo era riuscire a trovare nuove ed efficaci soluzioni a problemi esistenti. Nonostante
la sua nascita si debba a una necessità concreta, la tecnica si basa sulla possibilità di
esternare idee che non debbano, almeno in sede iniziale, avere un’applicazione reale. In
origine la procedura consisteva nella definizione del problema, nella successiva scelta di
obiettivi, nella “produzione” di idee di ogni tipo e infine nella cernita di quelle migliori e
più adatte alla soluzione del problema. Nacque come strategia di gruppo che comprendeva
dai cinque ai dodici individui, ma può essere praticata anche in solitudine.
Nel caso della riunione con più partecipanti, le regole di relazione da seguire sono
semplici ma fondamentali:

• non esistono capi o gerarchie, anzi, un tavolo tondo o ovale è consigliato;


• è necessario il rispetto fra i membri;
• viene apprezzata la creatività;
• nessuno può commentare le idee altrui;
• è buona norma invitare alla riunione persone non troppo esperte sull’argomento in
questione;
• non bisogna essere timorosi nel prendere la parola;
• non si deve temere di esporsi in pubblico;
• non si debbono ricercare soluzioni collaudate;
• non bisogna perdersi d’animo per idee poco brillanti, ma bisogna mantenere alto il
livello di produzione di idee;
• bisogna avere un buon livello di autostima per reggere il confronto con gli altri
partecipanti.

La reazione a catena che generalmente scaturisce da processi di questo tipo è proprio il

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risultato che Osborn si prefiggeva mentre creava queste straordinaria e divertentissima
tecnica.
Anche se il termine può non essere di uso quotidiano, ti sarà sicuramente capitato di sentire
parlare della tecnica utilizzata dai pubblicitari (e non solo) per trovare le brillanti idee che
tengono il pubblico incollato allo schermo durante le pubblicità. Esistono degli spot che
sono delle piccole opere d’arte: concisi, coinvolgenti, divertenti, appassionanti, e tutto
avviene nell’arco di pochi secondi.
Com’è possibile che ciò accada?
Semplicemente perché chi produce questi “capolavori mediatici” è un abile conoscitore
dell’animo umano, delle sue caratteristiche e del funzionamento della mente.
Come mai ci sono immagini, frasi e jingle che ci rimangono impressi e ci tornano in mente
in continuazione?
Perché i principi su cui si basano le tecniche di memoria funzionano anche se non vogliamo.
Se combiniamo gli elementi che le compongono, o se qualcuno le combina per noi, la nostra
mente sarà, come sempre avviene in questi casi, molto ricettiva.
Immagini divertenti ed emozionanti, associazioni di idee bizzarre e inconsuete sono alla
base degli spot di successo.
Perché parliamo di questo?
Perché i pubblicitari non sono nati con questo meraviglioso senso creativo (è possibile che
alcuni siano più inclini di altri), ma hanno lavorato affinché le loro doti innate venissero
alla luce e fossero utilizzabili.
L’esercizio che stiamo per proporti è semplice, divertente e fondamentale per
l’applicazione delle tecniche di memoria.
Proprio come se fossimo dei pubblicitari dovremo dare libero sfogo alla fantasia.
Immagina di trovarti a una riunione di creativi che sta cercando il nome per un nuovo
prodotto da lanciare sul mercato.
Sai qual è il metodo che usano?
All’inizio sparano a casaccio, dicono la prima cosa che viene loro in mente e la buttano sul
tavolo, poi fanno una cernita.
Le tre regole a cui è necessario attenersi per fare questo esercizio sono:
1. Non pregiudicare. Lascia andare la mente a ruota libera senza censurare la più piccola
idea, per quanto sciocca, banale o fuori tema possa sembrare.
2. Non criticare. Ogni soluzione è valida e potrebbe essere, a un più attento esame,
proprio quella giusta; quindi non si può scartare nulla di ciò che è stato detto.
3. Quantità non qualità. È necessario arrivare alla fine del percorso con un certo numero
di soluzioni, non importa di che tipo siano, importa che siano molte.

Se fossimo un ufficio di marketing che deve inventare un nuovo modo per andare da Roma a
Milano cosa potremmo proporre? Esistono tre categorie di possibili soluzioni.
1. Le soluzioni razionali, quelle che ogni essere dotato di raziocinio suggerirebbe per la
soluzione del “problema”. Sono le prime a venire in mente a causa dell’abitudine a
pensare razionalmente, ma finiscono con rapidità.
2. Le soluzioni pseudorazionali, quelle che pur essendo fisicamente fattibili sono
altamente improbabili, non praticate da nessuno e totalmente fuori dagli schemi

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comunemente accettati. Appena terminate le soluzioni “normali” si affacciano ipotesi
più particolari, un po’ più azzardate ma ancora legate al concetto di possibile e
impossibile.
3. Le soluzioni fantasiose, quelle che non hanno nulla di razionale, non sono fattibili
(almeno non con la tecnologia di cui disponiamo al momento) e appartengono,
nell’immaginario collettivo, alla categoria dei libri di favole o fantascienza.

Quando abbattiamo l’abitudine alla consuetudine cominciamo a intravedere nuove


possibilità e ci permettiamo dei brevi balzi fuori dal “recinto”, allora inizia l’esercizio
vero e proprio.

POSSIBILI SOLUZIONI PER UN VIAGGIO DA ROMA A MILANO


Soluzioni razionali: treno, auto, corriera, aereo, moto, bicicletta, mongolfiera, carretto
trainato da cavalli, veicolo trainato da altro veicolo ecc.
Soluzioni pseudorazionali: triciclo, monopattino, skateboard, pattini a rotelle, correndo, a
nuoto lungo la costa e poi a piedi per l’ultima parte, a zoppo galletto, facendo le capriole,
scavando una galleria che da sotto casa arrivi direttamente in centro (per evitare il traffico),
su una slitta da neve ma con le rotelle e trainata da gatti, ecc.
Soluzioni fantasiose: via fax, con il pensiero, spedendomi in un pacco, mandandomi con la
posta elettronica, appiccicandomi su una busta al posto del francobollo, trasportato da un
tappeto volante di zanzare (così non si devono fermare per i rifornimenti), trasformandomi
in un gabbiano e volando fino alla meta, diventando la pulce di un cane che deve andare a
Milano ecc.

Ci auguriamo che questa breve escursione nel mondo del brainstorming sia sufficiente a
indicarti la via da seguire per portare a termine l’importante esercizio che stiamo per
assegnarti.
Per sviluppare al meglio la tua creatività è necessario che tu scelga un “problema non
problema”, cioè un problema di facile soluzione, e trovi 300 soluzioni differenti; non
importa che la maggior parte di queste non sia realizzabile, anzi, a dire il vero quelle
irrealizzabili sono quelle che ci interessano di più, perché spaziano oltre il confine della
razionalità.
Per problema di facile soluzione intendiamo una situazione talmente banale che non è
nemmeno considerata un problema, vediamone alcuni esempi:

• 300 modi per svegliarsi al mattino;


• 300 modi per pettinarsi;
• 300 modi per scrivere;
• 300 modi per allacciarsi le scarpe;
• 300 modi per togliersi la cintura;
• 300 modi per aprire una porta.

Si tratta di gesti quotidiani che possono diventare un utile strumento di miglioramento.


Questi sono solo esempi, quindi se preferisci utilizzare qualche altra situazione va bene, la
cosa importante è che rispecchi il livello di difficoltà degli esempi proposti (quindi nullo).

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Non possiamo cercare 300 modi per risolvere il problema della fame nel mondo o per far
cessare le guerre, perché si tratta di problemi reali e anche di grande complessità. Non
sarebbe facile applicare le tre regole del brainstorming ad argomenti delicati come questi,
senza sentire ogni tanto l’interferenza della coscienza, del buon senso o del buon gusto.
Una volta scelto il “problema” parti per il traguardo delle 300 soluzioni senza esitazioni,
non è concesso cambiare idea a metà strada perché non sarebbe utile, così come non lo
sarebbe trovare 150 soluzioni per un problema e 150 per un altro.
Lo sforzo deve essere indirizzato su un unico quesito.
Arrivato a un certo punto ti troverai in difficoltà, cosa del tutto normale se si considera che
probabilmente non hai mai fatto nulla del genere, ma è importante che continui fino alla
fine.
Trova 10 soluzioni al giorno per 30 giorni, ti aiuterà a diluire il lavoro su un arco di tempo
stabilito e visto che, come ricorderai, il ciclo di adattamento biologico dell’uomo è di 21-
30 giorni, “magari” abituerai il tuo cervello a pensare in modo un po’ più fantasioso,
addirittura più completo.
Per agevolarti in questo impegno possiamo consigliarti di portare sempre con te un taccuino
tascabile sul quale appuntare le idee nel momento stesso in cui ti vengono in mente; non è
insolito che nel corso della giornata, mentre si svolgono compiti di vario tipo, possano
arrivare delle piccole illuminazioni; infatti le attività quotidiane sono fonte di grande
ispirazione.
Inoltre annotare le soluzioni ti aiuterà a non ripeterti, quando sarai arrivato a 100-150,
potrai trovare difficoltoso ricordare ogni singola risposta precedente. Ci sarà un momento
in cui penserai che non è possibile trovare nuove alternative, ti impegnerai, penserai e
penserai ancora ma non ti verrà in mente nulla; quello è il momento in cui devi mantenere il
focus sull’obiettivo.
Per aiutarti, quando proprio non saprai più in che direzione guardare, puoi iniziare a
utilizzare dei temi come fonte di ispirazione, potrai domandarti per esempio, quali soluzioni
troverei se il mio ambiente fosse il mare? E se fosse la montagna? E se fossi nello spazio?
E se fossi in un sottomarino? E se fossi una sirena? E se vivessi su una nuvola? In questo
modo farai un ulteriore esercizio di fantasia e ti procurerai nuove e divertenti prospettive.
Ricorda che se spazi nel mondo della fantasia le alternative non finiscono mai, bisogna solo
avere la pazienza di cercare: la perseveranza viene sempre premiata.
Perseverare è il segreto del successo!

Nel primo capitolo abbiamo parlato dell’importanza del positive thinking, e ora stiamo per
dimostrare come l’ottimismo e la creatività, se opportunamente miscelati, conducano a
risultati strabilianti e innovativi.
Ci sono molti esempi di persone che hanno saputo trarre beneficio da una situazione di
disagio e di potenziale fallimento.
A volte basta semplicemente mettere a frutto la creatività per ottenere risultati sorprendenti.
Il genio è la capacità di vedere dieci cose là dove l’uomo comune
ne vede solo una, e dove l’uomo di talento ne vede due o tre.
Ezra Pound

IL CONO GELATO

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Sono varie le leggende che raccontano di come è nato il cono gelato ma le più accreditate
riguardano uno stato di necessità a cui si è posto rimedio.
Si narra di un gelataio che offriva ai suoi clienti il gelato dentro a bicchieri di vetro che
spesso si rompevano o non venivano restituiti, creando un ovvio pregiudizio economico al
negoziante.
L’illuminazione venne quando il gelataio pensò che poteva usare come contenitore un
biscotto che sarebbe poi stato mangiato.
La gente avrebbe mangiato tutto, lui non avrebbe rischiato nulla, il servizio sarebbe
migliorato, i costi sarebbero diminuiti e anche la sua fatica.
Molti vantarono il diritto sull’invenzione, ma fu l’italiano Italo Marchioni a ricevere il
brevetto statunitense il 13 dicembre 1903.

LA PENNA A SFERA
La penna a sfera nacque dall’ispirazione di un giovane brillante che ebbe un’intuizione
guardando dei bambini che giocavano a biglie sulla strada.
La penna stilografica era ancora molto in uso ma creava il problema delle macchie sui
fogli; Làszlò Jòzsef Birò (da qui il nome della penna a sfera per antonomasia) provò a
sostituire il tipo di inchiostro che si usava per scrivere con quello delle rotative che
stampavano i giornali, che però si rivelò troppo denso, ragion per cui la scrittura risultava
poco fluida.
L’idea che ebbe fu semplice e geniale allo stesso tempo.
Sarebbe bastato introdurre una piccola sfera all’interno della punta che, girando
nell’inchiostro, avrebbe permesso una distribuzione omogenea.
Fu così che Bìrò, intorno alla fine degli anni Trenta, insieme a suo fratello Georg, inventò la
penna a sfera; purtroppo però morì povero dopo aver venduto il suo brevetto al barone
francese Bich, che, commercializzando la penna in tutto il mondo, si arricchì
immediatamente.

IL POST-IT
Chi di noi non ha mai utilizzato un post it?
Ora li vediamo sui banconi dei negozi specializzati nelle forniture per gli uffici o nelle
cartolerie, sono di tutti i colori, forme e dimensioni, e non mancano certo a chiunque
possieda una scrivania, ma pare che anche questa simpatica e utile invenzione derivi da un
errore al quale non solo si è posto rimedio, ma che ha addirittura prodotto un utile risultato.
Il signor Art Fry, ricercatore nella Divisione sviluppo prodotti della 3M, cantava nel coro
della chiesa ma non ricordava mai quali canti doveva eseguire, per questo era solito
inserire nel suo libro dei canti dei foglietti come segnalibro, che però spesso cadevano e
quindi non svolgevano il loro compito come avrebbero dovuto.
Fry, stanco di questa situazione, volle trovare una soluzione.
Fu allora che ricordò il prodotto creato da un suo collega che era stato scartato perché
perdeva capacità adesiva in poco tempo; pensò che sarebbe bastata qualche piccola
modifica per avere proprio ciò che desiderava. Aveva improvvisamente risolto il fastidioso
problema dei segna pagine per il coro e allo stesso tempo aveva rivoluzionato il mercato
degli articoli da ufficio.
Ci volle un anno e mezzo di lavoro per terminare il progetto, ma una volta finito fu un

116
grande successo.

Come è facile intuire abbiamo voluto far notare come sia possibile stravolgere situazioni di
potenziale fallimento e farle diventare occasioni di successo e di profitto: non è
obbligatorio che il profitto sia espresso in termini di denaro (elemento lampante nei casi
esposti), potrebbe anche “solo” essere soddisfazione personale, realizzazione di obiettivi
ecc.
La cosa importante è capire che l’ottimismo lascia sempre aperta almeno una porta e che la
creatività, la maggior parte delle volte, ci procura la chiave per aprirla.

OLTRE GLI SCHEMI


Ecco alcuni piccoli consigli da seguire per diventare un pensatore brillante e innovativo.

• Sii curioso.
• Osserva ogni cosa con occhi sempre nuovi.
• Fai della flessibilità un punto di forza.
• Mettiti in discussione.
• Esercita le tue capacità intellettive quando ne hai l’opportunità.
• Cerca gli stimoli anche nei piccoli particolari.
• Fai nuove esperienze.
• Sii spontaneo e quando possibile originale.
• Sii positivo.
• Accetta le sfide.
• Cerca dei collegamenti.
• Sii creativo ma se hai un metodo parti da quello.

Pensare fuori dagli schemi aiuta a intravedere le possibilità che sono alla portata di tutti ma
che nessuno nota.
È proprio questa una delle caratteristiche distintive dei geni: a loro appare lampante ciò
che gli altri ignorano; successivamente le superiori capacità intellettive concretizzano la
teoria.
Possedere una prospettiva più completa arricchisce, ma temere il confronto con la
“normalità” rischia di far perdere il vantaggio conquistato.
Se ci relazioniamo alla vita con gli stessi parametri che abbiamo sempre usato non
possiamo sperare che ci offra più del solito.
È più facile adeguarsi alle consuetudini piuttosto che essere una voce fuori dal coro ma
occorre un pizzico di iniziativa per raggiungere risultati degni di nota. Utilizzare il giudizio
altrui come metro di valutazione garantisce (almeno in parte) di non incorrere nel biasimo
delle persone che ci vivono accanto, ma presuppone poca fiducia nelle proprie capacità e
desiderio di giocare sul sicuro.
I risultati negativi fanno parte dei successi della vita, sono inevitabili compagni di viaggio,
a volte provocano dolore ma ogni volta forniscono elementi utili al miglioramento.

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BRAINSTORMING E PROBLEM SOLVING
La mente dell’uomo che spazia fino a una nuova idea
non tornerà più alla sua dimensione precedente.
Oliver Holmes

Anche se in questa sede ci siamo ispirati al brainstorming per sviluppare la creatività, è


importante ricordare che la tecnica nasce come inesauribile fonte di possibili soluzioni a
problemi quotidiani o straordinari.
La differenza rispetto a un normale esercizio di brainstorming, così come lo abbiamo visto
prima, è che le soluzioni serviranno per un problema reale.
È necessario predisporre la mente al pieno rispetto delle tre regole principali, almeno nella
fase iniziale. È difficile mettere sul piatto idee irrazionali quando si tratta di qualcosa che
ci tocca da vicino perché sembra una perdita di tempo e spesso non è semplice cogliere le
opportunità nascoste dietro a idee apparentemente bizzarre.
Per aiutarci ad abbattere le barriere della razionalità possiamo fare un rilassamento, aprire
la mente e iniziare il lavoro.
Bisogna ridurre il problema ai minimi termini al fine di renderlo più semplice e chiaro
possibile e poi raccogliere ogni elemento utile all’analisi dei fatti.
Una volta terminata la fase preliminare, si può iniziare a “produrre” delle soluzioni, di ogni
tipo e senza limiti di sorta.
Una volta elencate, le idee devono essere esaminate e modificate allo scopo di renderle
attuabili.
Poter disporre di tempo in abbondanza è importante per non sentirsi costretti a puntare
subito sulle soluzioni più “appetibili”.
Il tempo di rielaborazione delle idee varia a seconda della persona, delle idee e del
problema; è comunque utile darsi una scadenza per evitare di perdere tempo.
È consigliato creare collegamenti tra i fattori, cercare di rendere ovvi gli elementi che sono
parte del gioco e non tralasciare nemmeno i più piccoli dettagli. È un lavoro meticoloso che
non deve perdere di vista l’insieme.
Edward De Bono, grande pensatore creativo, ha elaborato un sistema di estrema utilità5.
Nel momento in cui desideriamo risolvere un problema possiamo farci aiutare dalla
brillante teoria di De Bono, essa ci ricorda che nel pensiero creativo esistono molti lati da
considerare, ognuno dei quali va utilizzato al momento opportuno. I cappelli vanno utilizzati
metaforicamente per risvegliare la parte di noi rappresentata dal colore “indossato”.
Proprio come nella 100% Strategy è necessario essere completamente associati al ruolo
che si sta “interpretando” per ottenere il miglior risultato.
Ogni cappello ha un colore a cui è associato un significato, essi si alternano nell’analisi
della situazione al fine di dare il proprio contributo senza l’interferenza degli altri; alla
fine, una volta raccolti tutti gli elementi, possiamo avere un’idea più precisa di come
affrontare il problema.
Vediamo insieme i colori e i loro significati.

• Bianco. Rappresenta la neutralità, l’elaborazione dei dati raccolti in modo totalmente

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imparziale e in assenza di qualunque tipo di emozione.
• Rosso. Lascia spazio alle emozioni e alle reazioni personali nei confronti della
situazione analizzata, delle sue conseguenze e delle relative implicazioni.
• Nero. È la critica razionale e negativa; è importante però che si tratti sempre di critica
costruttiva e non distruttiva.
• Giallo – Al contrario del colore precedente, il giallo rileva tutti i fattori positivi e le
relative opportunità, comprese quelle derivanti dagli elementi negativi.
• Verde. Rappresenta il lato creativo e dà libero sfogo all’innovazione, all’originalità e a
tutto ciò che le rappresenta, non teme critica o giudizi, semplicemente crea ciò che poi
verrà analizzato con l’aiuto degli altri cappelli.
• Blu. Svolge un ruolo di supervisione, verifica che non si perda mai di vista il tema
centrale, modera il dibattito e mantiene l’ordine quando necessario.

Sviluppare i vari tipi di intelligenza di cui siamo dotati è fondamentale per bilanciare la
razionalità: le nozioni che possiamo incamerare non sono sintomo di intelligenza ma
contribuiscono alla nostra cultura; così come ci preoccupiamo di studiare e aggiungere
informazioni alla nostra biblioteca personale dovremmo occuparci di mettere a frutto le
capacità che ci vengono offerte da madre natura.

POSSIAMO ESSERE COMPLETI


Volendo utilizzare una metafora moderna potremmo dire che siamo una fuoriserie full
optional pronta per affrontare ogni prova, ma anziché metterci in gioco, procediamo alla
velocità di 3 km orari spinti dai muscoli che ci siamo fatti lungo il percorso; basterebbe
aggiungere un po’ di benzina e potremmo sfrecciare felici lungo le strade della vita.

Così come è fondamentale fare esercizio fisico per mantenere perfettamente “funzionante” il
nostro organismo, fare esercizio mentale garantisce una migliore funzionalità delle nostre
capacità intellettive.
Come sappiamo i neuroni diminuiscono con il passare del tempo, perché, a differenza di
altre parti del corpo, non si rigenerano.
Siamo comunque provvisti di un grandissimo numero di neuroni, e uno stile di vita
responsabile ne lascia vivere più di quanti ce ne servano per accompagnarci in ogni giorno
della nostra vita; questo vale anche per chi supera i cento anni. Tuttavia, nonostante la
credenza popolare che la memoria diminuisca con il passare del tempo, possiamo affermare
che l’esercizio delle capacità celebrali non solo mantiene vive le nostre abilità, ma può
addirittura aumentarne le prestazioni.
Fulgido esempio ne è la brillante scienziata Rita Levi Montalcini, che nonostante l’età,
continua a dare grandi contributi alla scienza.
La diminuzione dei neuroni viene abbondantemente compensata dall’aumento delle
interconnessioni tra loro. L’attività diviene più completa: se ne deduce che se riuscissimo a
incrementare le interconnessioni tra i neuroni potremmo utilizzare meglio le nostre capacità.
Se sei un tipo giocoso e ti piace metterti alla prova in modo inusuale, puoi esercitare la
creatività, da solo o in compagnia, facendo dei giochi particolari e anche divertenti.
Ecco alcuni esempi. Con un po’ di fantasia tu stesso potrai crearne di nuovi.

119
• Inventa brevi storie con cinque parole scelte a caso su un libro.
• Inventa filastrocche sui piccoli gesti quotidiani.
• Crea frasi utilizzando parole che inizino sempre con la stessa sillaba.
• Scegli un colore e fai un elenco di tutto ciò che ha quel colore.
• Fai il gioco delle nuvole: scegline una a caso e pensa a cosa ti ricorda la sua forma.
• Tocca una superficie e trova altri oggetti che abbiano la stessa consistenza e ti diano la
stessa sensazione.
• Disegna e colora in libertà, fai una linea continua su un foglio bianco e poi cerca di dare
forma alle linee che si intersecano.
• Fai tante associazioni di idee quante riesci partendo sempre dalla stessa parola.
• Inventa nuovi oggetti.
• Inventa nuovi nomi per gli oggetti che già esistono.
• Cerca gli elementi comuni a due o più oggetti (più alto è il numero degli oggetti più è
difficile, o meglio, stimolante).

Buon divertimento!

PUNTI CHIAVE del capitolo 4

• I ritmi di vita influiscono sul nostro rendimento mnemonico.


• Lo stress può essere positivo (eustress) o negativo (distress).
• La distrazione si manifesta continuamente durante lo studio.
• Il rilassamento permette di entrare nella fase alfa, quella di maggiore concentrazione.
• La 100% Stategy ci permette di accedere al nostro potenziale creativo e produttivo
contemporaneamente.
• Il cervello si compone di emisfero destro e sinistro.
• La creatività si può sviluppare.
• Il brainstorming è una straordinaria tecnica creativa, utilizzata anche nel problem
solving.

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120
PARTE
III

Una delle ragioni per cui la gente smette di imparare è che


diventa sempre meno disponibile nei confronti del fallimento.
John Gardner

121
IL BUDDHA D’ORO

Ed ecco il mio segreto, un segreto molto semplice:


è soltanto con il cuore che si riesce a vedere correttamente;
ciò che è essenziale è invisibile all’occhio.
Antoine de Saint-Exupéry

Nell’autunno del 1988 mia moglie Georgia e io fummo invitati a tenere una conferenza
sull’amor proprio e sull’efficienza massima a un convegno di Hong Kong. Poiché non
eravamo mai stati in Estremo Oriente, decidemmo di prolungare il viaggio e visitare la
Thailandia.
Arrivando a Bangkok, abbiamo fatto un giro dei più famosi templi della città. Insieme con il
nostro interprete e autista, Georgia e io visitammo numerosi templi buddhisti, ma dopo un
po’ cominciarono tutti a sbiadirsi nella nostra memoria.
Tuttavia un tempio ci lasciò un’impressione indelebile nel cuore e nella mente: il tempio
del Buddha d’oro. Il tempio in sé è molto piccolo, probabilmente non più ampio di dieci
metri per dieci. Ma entrando rimanemmo sconcertati dalla presenza di un Buddha in oro
massiccio alto più di tre metri. Pesa oltre due tonnellate e mezza ed è valutato circa 196
milioni di dollari! Era una visione che incuteva timore: un Buddha d’oro massiccio
dall’aria gentile ma imponente che ci sorrideva dall’alto.
Immergendoci nei consueti compiti dei turisti (scattare fotografie fra un “ooh” e un “aah”
per la statua), mi avvicinai a una bacheca che conteneva un grande pezzo di argilla dello
spessore di venti centimetri e largo trenta. Accanto alla bacheca vi era una pagina
dattiloscritta che descriveva la storia di questa magnifica opera d’arte.
Nel 1957 alcuni monaci di un monastero dovevano trasferire un Buddha d’argilla dal loro
tempio a una nuova sede. Il monastero doveva essere trasferito per far posto alla
costruzione di una superstrada attraverso Bangkok. Quando la gru cominciò a sollevare
l’idolo gigantesco, il peso era così formidabile che la statua cominciò a incrinarsi.
Per di più cominciò a piovere. Il monaco a capo della congregazione, preoccupato di non
danneggiare il sacro Buddha, decise di rimettere a terra la statua e di coprirla con un grande
telone per proteggerla dalla pioggia. Più tardi quella sera il monaco andò a controllare la
statua. Accese la torcia elettrica sotto il telone per vedere se il Buddha era asciutto.
Quando la luce raggiunse l’incrinatura, egli notò uno strano bagliore riflesso. Guardando
meglio, si chiese se non potesse esservi qualcosa sotto l’argilla. Andò nel monastero a
prendere martello e scalpello e cominciò a scrostare l’argilla. A mano a mano che venivano
via pezzi di argilla, il bagliore si faceva più vivido e più esteso. Trascorsero molte ore di
lavoro prima che il monaco si trovasse a faccia a faccia con lo straordinario Buddha in oro
massiccio.
Gli storici ritengono che diverse centinaia di anni prima della scoperta del monaco,
l’esercito birmano stesse per invadere la Thailandia (allora chiamata Siam). I monaci
siamesi, rendendosi conto che il loro paese sarebbe stato ben presto attaccato, coprirono il

122
prezioso Buddha d’oro con uno strato esterno d’argilla per impedire che il loro tesoro
venisse trafugato dai birmani. Purtroppo, a quanto pare i birmani massacrarono tutti i
monaci siamesi, e il segreto ben custodito del Buddha d’oro rimase intatto fino a quel
giorno fatale del 1957.
Tornando a casa in aereo cominciai a pensare fra me: Tutti noi siamo come il Buddha
d’argilla, coperti da una crosta di durezza costituita dalla paura, eppure sotto ciascuno di
noi vi è un “Buddha d’oro” o un “Cristo d’oro” o una “essenza d’oro” che è il nostro vero
io. A un certo punto della nostra vita, fra i due e i nove anni d’età, cominciamo a coprire la
nostra “essenza d’oro”, il nostro lo naturale. Più o meno come il monaco con martello e
scalpello, il nostro compito ora è di scoprire di nuovo la nostra vera essenza.

Jack Canfield

In questo momento hai in mano uno scalpello e ti trovi di fronte al tuo Buddha d’oro, hai la
grande opportunità di far uscire le risorse nascoste sotto uno spesso strato di fango per
usarle a tuo beneficio.
I prossimi capitoli saranno piuttosto impegnativi perché racchiudono i segreti
dell’apprendimento, che una volta acquisiti, faranno una grande differenza nella tua vita.
Come sai la memorizzazione delle informazioni occupa una percentuale molto alta del
tempo che dedichiamo allo studio, dal 50% all’80% in effetti. Per questo motivo lo sforzo
che farai per appropriarti delle tecniche di memoria sarà più che ricompensato.
Considerando i tuoi interessi personali, professionali e accademici forse alcune delle
materie che vedremo insieme non sono di tua competenza, ma ti consigliamo ugualmente di
affrontare ogni pagina con lo stesso entusiasmo, vedrai che troverai presto un campo di
applicazione.
In ogni caso tutte le parti didattiche si intrecciano fra loro, quindi per una migliore
comprensione globale è utile approfondire ogni singolo dettaglio.
Le tecniche sono il frutto di esperienze personali, e tu potresti addirittura essere uno dei
prossimi fautori di qualche innovazione.
Il modo più proficuo per apprendere è confrontarsi con chi ha già avuto esperienze
analoghe, la tua opportunità in questo senso consiste nell’ora di tutoring che HC ti mette a
disposizione.
Applica ogni tecnica e poi richiedi l’assistenza di un tutor esperto: in un’ora potrà
trasferirti anni di esperienza.
Investi il tuo tempo in qualcosa di fruttuoso: investi tempo ed energia e guadagnerai tempo e
risultati.

123
CAPITOLO
5
LE TECNICHE DI MEMORIA

Non cedere mai, mai, mai, mai, mai.


Winston Churchill

LA FOTOGRAFIA MENTALE
La tecnica della fotografia mentale serve a imparare a memorizzare le immagini, di
qualunque tipo siano: fotografie, dipinti, grafici.
Per quale motivo spesso non siamo in grado di descrivere gli oggetti che ci circondano e
che utilizziamo durante una giornata?
Perché molti di noi non sanno descrivere il quadrante del proprio orologio?
Quante volte ogni giorno lasciamo cadere gli occhi sul polso per guardare l’ora? Come mai
spesso non sappiamo descrivere l’abbigliamento delle persone che lavorano con noi o
vivono sotto al nostro stesso tetto?
Abbiamo già detto che è più facile ricordare i particolari da cui rimaniamo per qualche
ragione colpiti rispetto alle banalità quotidiane, ma è anche vero che quando siamo a stretto
contatto con qualcosa o qualcuno la quotidianità diventa elemento di rinforzo per la
memoria.
Com’è possibile allora che ci sfuggano tante informazioni?
Il primo fattore su cui puntiamo il dito è l’attenzione: se non prestiamo attenzione alle cose
che ci circondano non possiamo certo pretendere che ci rimangano impresse!
Una minoranza di persone osserva ciò che la maggioranza guarda solamente.
L’accorgimento fondamentale da seguire è semplice: iniziare a guardare con maggiore
attenzione la realtà che ci circonda.
La tecnica vera e propria è un’applicazione particolareggiata del consiglio appena letto e
può sintetizzarsi in questa frase: GUARDO CHI CORRE.
Potrebbe non avere significato per chi non sa come interpretarla, ma noi sappiamo che frasi
come queste, apparentemente decontestualizzate, nascondono informazioni importanti; in
questo caso le sette regole per ricordare le immagini. L’acrostico è una frase o una sigla di
senso compiuto che serve a ricordare una sequenza di informazioni; si differenzia
dall’acronimo perché quest’ultimo non ha senso, è solo una sigla senza significato.
Nel nostro caso l’acrostico va scomposto così:

• GUARdare - Dare uno sguardo veloce all’immagine per avere una visione d’insieme e
rendersi conto di cosa si tratti; una foto, un dipinto, uno schema o altro ancora.
• Dividere - Porre una croce virtuale sull’immagine in modo da dividerla in quattro
quadranti più piccoli; creeremo dei punti di riferimento che faciliteranno il ricordo.
• Osservare - Notare tutti i particolari presenti all’interno di ogni singolo quadrante;

124
cercare i dettagli.
• CHIedere - Porsi in modo attivo nei confronti dell’immagine facendosi delle domande.
• COntare - Prendere nota del numero preciso di tutti gli elementi che si ripetono e di
quelli che compaiono una sola volta.
• Ricostruire - Coprire l’immagine che si sta studiando per avere la possibilità di
ricostruirla mentalmente in ogni particolare.
• RiscontrarE - Verificare che la ricostruzione appena fatta sia corretta, quindi guardare
l’immagine e notare eventuali mancanze o errori.

Segui le regole dell’acrostico e memorizza la tua prima immagine.


Dopo aver fatto la verifica, se noti delle mancanze nel lavoro appena fatto, ripeti il
procedimento fino a raggiungere la “perfezione”.
Guarda l’immagine ed entra in contatto con la visione di insieme.

Ora analizza le quattro parti dell’immagine aiutandoti con le regole dell’acrostico.

Una volta memorizzata l’immagine cerca di richiamare tutti i particolari della fotografia e
infine confronta l’immagine del tuo ricordo con quelle successive.

125
Era forse questa?

126
Oppure era questa?
Se la tua risposta è no, hai ragione ancora una volta.
Prova con l’immagine che segue.

Nemmeno questa? Sei sicuro? Se puoi affermarlo con certezza significa che hai
memorizzato bene la fotografia iniziale e hai imparato a creare nella mente dei riferimenti
visivi che ti aiuteranno nel ricordo di immagini di vario genere: dalla foto, al quadro, al
grafico e altro ancora. Vediamo se ora finalmente l’immagine corrisponde, controllala
minuziosamente in ogni sua parte e poi emetti il tuo verdetto.

127
Imparare a memorizzare con precisione ogni tipo di immagine significa avere l’opportunità
di apprendere anche informazioni non convenzionali.
Per informazioni non convenzionali intendiamo quelle che non sono semplici parole scritte
su un libro; possono essere vetrini da riconoscere, grafici matematici che si sviluppano
sulla base di un’equazione o ancora quadri dei quali vogliamo ricordare i particolari.
Gli studenti di medicina o veterinaria sanno quanto sia impegnativo e importante imparare a
riconoscere i vetrini, sia ai fini degli esami da superare che della loro futura professione;
così com’è impegnativa una materia scientifica che richieda la conoscenza dell’esatta
corrispondenza tra un’equazione e la sua curva rappresentata sugli assi cartesiani.
Anche allontanandoci dal mondo scientifico potremo trovare applicazioni interessanti.
Gli studenti delle facoltà artistiche o letterarie sono spesso chiamati a riconoscere
importanti opere d’arte, e se in alcuni casi i quadri sono tanto famosi da essere noti anche
ai non esperti, in altri è fondamentale la perfetta conoscenza dei particolari.
In questo caso come negli altri, la fotografia mentale offre la possibilità di fissare nella
mente gli aspetti maggiormente significativi dell’oggetto di nostro interesse, qualunque esso
sia.

Per farti capire con quanta precisione hai ricordato l’immagine che ti abbiamo proposto, ti
sottoponiamo alcune domande e siamo certi che ti stupirai nel notare quanti particolari
ricordi.

1. Quanti evidenziatori c’erano?

2. Quante monete c’erano?

3. C’erano dei guanti?

128
4. Di quale materiale?

5. Quanti bracci aveva il candeliere?

6. C’erano dei ed o delle videocassette?

7. E in quale quantità?

8. L’orologio di che tipo era?

9. C’era qualche strumento da manicure?

10. Quali altri elementi ricordi?

Questa strategia sarà molto utile anche per ricordare le schede che comporranno lo
schedario mentale che apprenderemo fra qualche pagina.
Non è una tecnica di memoria vera e propria ma permette di ricordare molti particolari
grazie a un semplice principio, il focus.
Le domande, che costituiscono il fulcro di questa strategia, servono semplicemente a
focalizzare la nostra attenzione su quanto desideriamo ricordare.
Prima di creare lo schedario, è necessario introdurre il concetto di conversione fonetica.

LA CONVERSIONE FONETICA
L’apprendimento coinvolge molti tipi di informazioni, alcune di queste sono facilmente
assimilabili in quanto richiamano alla mente immagini semplici da ricordare, altre invece
risultano particolarmente insidiose proprio perché, al contrario delle precedenti, non
richiamano alcun tipo di immagine; sono astratte e difficilmente rappresentabili senza una
tecnica.
Escludendo alcune particolari combinazioni che sono collegate a un preciso significato
(113 ci ricorda la polizia, 118 le emergenze mediche, 800 il prefisso dei numeri verdi e
così via), le informazioni astratte per eccellenza sono i numeri. Motivo per cui la
conversione fonetica offre una svolta nel panorama delle mnemotecniche. Il filosofo e
matematico Leibniz ha fornito un contributo in tal senso.
Come sappiamo le tecniche di memoria hanno origini molto antiche, risalgono addirittura a
centinaia di anni prima di Cristo, ma solo dopo molto tempo e molti studi, si è riusciti a
trovare il modo per applicare concretamente l’intuizione di una corrispondenza fra i numeri
da 0 a 9 e le consonanti dell’alfabeto; ovviamente, visto che esistono più consonanti che
numeri, le corrispondenze sono tra una cifra e più consonanti raggruppate per assonanza.
Ascolta la giusta pronuncia sul sito www.hceureka.it

1. T, D - es: the, atto, etto. Dio... (suono dentale)


2. N, GN - es: noè, gnu, neo, anno... (suono nasale)
3. M - es: amo, miao, mio... (suono mugolante)

129
4. R - es: re, eroe, oro, aereo... (suono vibrante)
5. L, GL - es: leo, olio, aglio... (suono liquido)
6. C, G - es: ciao, cioè, oggi... (suono palatale)
7. CH, GH - es: oca, ago, eco, occhio... (suono gutturale)
8. F, V - es: ufo, via, afa, ovvio... (suono labiodentale)
9. P, B - es: boa, bue, ape, oppio... (suono labiale)
0. S, Z, SC - es: osso, asso, asse, zio... (suono sibilante)

Lo schema che segue mette in relazione le immagini dei numeri con le immagini delle
consonanti a cui sono collegate; la breve spiegazione accanto a ogni corrispondenza servirà
a esplicitare in maniera simpatica il nesso creativo.

Di solito dopo aver ascoltato questa spiegazione i nostri allievi sono indecisi sul da farsi.
Alcuni saltano di gioia perché hanno capito che le tecniche oltre a essere efficaci sono
anche molto divertenti; altri invece si mettono le mani nei capelli e iniziano a pensare che
siamo tutti pazzi!
In effetti non hanno tutti i torti, per applicare bene queste tecniche un pizzico di pazzia è
necessaria anche se noi preferiamo chiamarla creatività.

130
Nulla di strano quindi: questo è soltanto un nuovo modo di intendere l’apprendimento.

Nell’utilizzo dei suoni fonetici è fondamentale pronunciare le lettere come fanno i bambini
che stanno imparando a leggere, quindi non diremo T = ti (t+i) ma semplicemente t (senza
pronunciare la i), non D = di (d+i) ma d (senza pronunciare la i). Se volessimo convertire
le parole in numeri dovremmo solo pronunciare la parola ascoltando bene il suono delle
consonanti e scegliendo l’abbinamento corretto sulla base della tabella appena vista.
Per esempio, la parola PORTA verrà convertita nei numeri 941 (P = 9, R = 4, T = 1), la
parola TAVOLO diventerà 185 (T = 1, V = 8, L = 5); come è semplice notare le vocali non
vengono prese in considerazione.
Capirai meglio quale funzione hanno queste corrispondenze in seguito, ma prima di fare un
po’ di esercizio insieme, vediamo alcune particolarità.

CASI PARTICOLARI
In questa breve sezione valutiamo le conversioni fonetiche in casi che potrebbero suscitare
dei dubbi.

DOPPIE
Dovendo convertire una parola con doppia consonante, quanti numeri sarebbe corretto
mettere, uno per lettera o uno per suono?
Per rispondere fai una prova, pronuncia la parola TETTO, quante volte la lingua batte sul
palato per pronunciare la lettera T?
Esatto, due volte.
La seconda volta il contatto della lingua sul palato si prolunga per creare l’effetto “doppia
consonante” ma rimane comunque un unico contatto, quindi anche la doppia consonante si
converte con un’unica cifra.
Ciò che conta è la fonetica, quindi è necessario pronunciare la parola e fare la relativa
conversione senza contare il numero delle lettere, ma solo quante volte le pronunci.
In entrambi i casi la lingua batte sul palato solo due volte, una volta per la prima T e la
seconda per il gruppo TT.

GRUPPO GL
Come sempre conta la fonetica quindi una volta pronunciata la parola, la conversione si
desume dai suoni pronunciati, anche se il gruppo GL è scritto nello stesso modo.

GRUPPO SC
Come per il caso precedente è necessario ascoltare la pronuncia.

131
GRUPPO CH; GH E Q
In italiano ai gruppi CH e GH corrisponde sempre un suono duro, non capita altrettanto
nelle parole che hanno origini straniere: il nome Charlie ad esempio ha un suono dolce. La
lettera Q invece produce sempre un suono duro, vediamo un esempio.

LETTERE STRANIERE O PARTICOLARI


Pronunciando la parola ci accorgeremo di quali lettere vanno convertite e quali non vanno
considerate.

LETTERA X
Questa lettera, che non è contemplata nella tabella, si converte semplicemente associando i
suoni che la compongono (X si pronuncia ICS e come nei casi precedenti la conversione
sarà: I non si converte, C = 7, S = 0).

PRONUNCIA PARTICOLARE
Nell’ambito delle lingue straniere la pronuncia continua a essere fondamentale,
indipendentemente da come si scrive la parola; la parola knife si pronuncia “naif” e listen
si pronuncia “lissen”.

Facciamo ora un piccolo test: se ti chiedessi di convertire la parola CARTA, quale sarebbe
il risultato? Se ti trovi in difficoltà pronuncia la parola ad alta voce senza pensare a come è
scritta, tutto sarà più semplice. Come sicuramente avrai capito la soluzione è 741 (C = 7, R
= 4, T = 1).
Nonostante si sia fatto accenno ad alcune parole in lingua straniera, è d’obbligo una
precisazione.
La tecnica per memorizzare le lingue straniere non ha nulla a che vedere con ciò che
abbiamo appena trattato, la approfondiremo in un capitolo successivo interamente dedicato
all’argomento.

Bene, a questo punto siamo pronti per eseguire il primo vero esercizio sui suoni fonetici.
Leggi il brano che segue una parola per volta e scrivi sopra la relativa conversione.
Se hai un dubbio fai la tua scelta prima di controllare, è meglio sbagliare e poi rendersi
conto dell’errore piuttosto che copiare la soluzione esatta.

132
Il ragazzo aprì gli occhi mentre il sole cominciava a sorgere all’orizzonte. Davanti a
lui, dove prima, durante la notte, c’erano le piccole stelle, adesso si stendeva una fila
interminabile di palme da datteri che ricopriva tutta quella zona di deserto.
“Ce l’abbiamo fatta!” esclamò l’inglese, che si era appena svegliato. Il ragazzo, però,
era silenzioso.
Aveva imparato il silenzio dal deserto e si beava nel guardare le palme davanti a sé.
Aveva ancora tanta strada da percorrere per arrivare alle piramidi e quel mattino, un
giorno, sarebbe stato soltanto un ricordo.
Ma adesso era il suo presente, la festa di cui aveva parlato il cammelliere, e lui stava
cercando di viverlo seguendo gli insegnamenti del proprio passato e i sogni del
proprio futuro.
Un giorno, quella visione di migliaia di palme sarebbe stata solo un ricordo. Ma per
lui, in quel momento, significava ombra, acqua, e un rifugio dalla guerra.
Così come il bramito di un cammello poteva trasformarsi in pericolo, una fila di palme
poteva significare un miracolo.
“Il mondo parla tanti linguaggi” pensò il ragazzo.
Paulo Coelho, L’alchimista

Come dice il protagonista del libro da cui abbiamo tratto il brano per l’esercizio, il mondo
parla tanti linguaggi: noi ne stiamo solo imparando uno in più.
Solo un’assidua applicazione dei suoni fonetici garantirà la velocità di conversione utile in
tutte le occasioni, usali ogni volta che puoi.
Prima di dedicarci al prossimo esercizio, verifica la correttezza dello svolgimento
dell’esercizio precedente, confronta le cifre scritte da te con quelle della soluzione che
troverai di seguito.

SOLUZIONE ESERCIZIO
5, 470, 94, 5, 7, 3214, 5, 05, 73268, 0464, 54021.
1821, 5, 18, 943, 1421, 5, 21, 642, 5, 975, 015, 10, 0, 01218, 2, 85, 2143295, 1, 953, 1,
114, 7, 47948, 11, 75, 02, 1, 1041.
6, 593, 81, 0753, 52750, 7, 0, 4, 92, 0851.
5, 470, 94, 4, 05200.
88, 3941, 5, 0520, 15, 1041, 0, 98, 25, 7414, 5, 953, 1821, 0.
88, 274, 121, 0141, 1, 94744, 94, 484, 5, 9431, 75, 312, 2, 642, 049, 011, 05121, 2, 4741.
3, 10, 4, 5, 0, 94021, 5, 801, 1, 7, 88, 9451, 5, 7354, 5, 018, 64721, 1, 8845, 0721, 5,
202321, 15, 9494, 901, 02, 15, 9494, 814.
2, 642, 75, 802, 1, 35, 1, 953, 049, 011, 05, 2, 4741.
3, 94, 5, 2, 75, 3321, 02878, 394, 7, 2, 486, 15, 74.
70, 73, 5, 9431, 1, 2, 735, 918, 14084340, 2, 9475, 2, 85, 1, 953, 918, 02874, 2, 3475.
5, 321, 945, 121, 5276, 920, 5, 470.

Ora che siamo entrati nel meraviglioso mondo dei suoni fonetici vogliamo dedicarci a un
altro esercizio, un po’ più impegnativo ma molto divertente.

Se dovessimo convertire la parola STELLA la conversione sarebbe 015, non è un mistero,

133
ma se partissimo invece dal numero 015, quante possibili parole potremmo trovare? In
effetti ci sono molte combinazioni che formano parole di senso compiuto, parole che, se
nuovamente convertite, restituirebbero lo stesso numero, vediamone alcune: STALLA,
STELO, ZITELLA, SOTTILE, SEDILE, SHUTTLE, SEATTLE ecc.
Il “trucco” per trovare le varie combinazione è ripetere ad alta voce i suoni contenuti nel
numero. Dopo un pochino di esercizio, aggiungendo ogni tanto una vocale qua e là, sarà
facile trovare le parole per assonanza. Avrai la tentazione di scrivere i suoni sul numero per
averli sott’occhio, soprattutto se ancora non li hai ben metabolizzati, ma è importante che tu
resista all’idea di fare poca fatica: è un’illusione. Scrivere i suoni ti complicherà il lavoro;
come abbiamo detto per l’esercizio precedente è meglio sbagliare piuttosto che copiare, il
processo deve essere fluente e per ottenere questa fluidità bisogna essere pazienti.
Potrai avere qualche difficoltà iniziale ma la ripetizione è la madre di ogni abilità.
L’esercizio consiste nel convertire in parole i numeri che trovi qui di seguito (utilizza un
foglio e una penna).

Trova 4 parole per ogni numero

Ora che abbiamo iniziato a muovere i primi passi tra i fondamenti delle tecniche, fai tesoro
dei suoni fonetici e utilizzali ogni volta che puoi, successivamente vedremo come potranno
esserci utili nella memorizzazione di numeri, formule e articoli di codice.

DAL FONEMA ALL’ORDINE MENTALE


Quando desideriamo mettere ordine nella nostra camera da letto, cosa facciamo? Pieghiamo
i vestiti e li riponiamo nell’armadio o nei cassetti, non a caso però: i calzini nel cassetto
dei calzini, le camicie in quello delle camicie e così via.
Questo perché quando poi ci serviranno determinati indumenti sapremo con certezza dove
andare a cercarli, risparmiando tempo e arrivando subito all’obiettivo. Quante volte è
capitato di essere altrettanto efficienti nella ricerca di informazioni studiate
precedentemente?
È vero che non sempre troviamo in ordine il cassetto della biancheria ma è anche vero che
la cosa è piuttosto fastidiosa, soprattutto quando non troviamo quello che stiamo cercando;
inoltre se non riusciamo a trovare la nostra maglietta preferita nessuno ci metterà un brutto
voto!
Quello che stiamo per fare è creare uno schedario in cui custodire le informazioni che ci
servono.
Avremo 100 cassetti in cui riporre informazioni in ordine numerico.

134
Sappiamo però che i numeri non sono semplici da ricordare in quanto entità astratte: per
questo abbiamo fatto in modo di tradurre i numeri in parole e successivamente in immagini.
L’utilizzo dei suoni fonetici ci sarà di grande aiuto.
Come ormai è chiaro il numero 1 non è più solo un numero ma anche una lettera: la T
oppure la D.
Quali parole potremmo dunque trovare con queste alternative?
THE, DIO, ODIO, TU, ATEO e tante altre sono tutte conversioni corrette; potremmo
sceglierne una qualsiasi, ma la cosa importante è che la scelta ricada su una parola che sia
facilmente visualizzabile.
È piuttosto arduo raffigurare un ATEO o un TU QUALUNQUE, ma è semplice se scegliamo
di immaginare un THE, che sarà quindi la prima immagine del nostro schedario.
Ripetendo lo stesso procedimento per i numeri successivi fino al 100, otteniamo lo
schedario mentale.
Anche quando non abbiamo più una sola cifra ma due il processo è uguale; facciamo un
esempio; la scheda 14 nasce dalla conversione delle possibili combinazioni tra i suoni T o
D e R.
Alcune alternative sono TORO, TARA, TIRO, DIRE, DARE, TRAE, TOUR ecc.
Tra le tante possibilità abbiamo scelto quella più facilmente rappresentabile, il TORO.
Come certamente noterai, esistono numerose possibili combinazioni di parole, alcune più
visualizzabili, altre meno. Tra quelle visualizzabili noi abbiamo scelto a nostro piacimento
quelle che ritenevamo migliori e di maggior impatto; si è trattato di una decisione
arbitraria, ma dettata da anni di esperienza.
Di seguito troverai le 100 schede visive che abbiamo elaborato per te; potrai memorizzarle
in modo efficace con l’ausilio della sezione dedicata al testo sul sito www.hceureka.it.

Basterà seguire le indicazioni della voce registrata: prima ripeterà i suoni fonetici collegati
al numero, poi dirà qual è l’immagine scelta e infine la proietterà per un paio di secondi.
In quegli attimi, per memorizzare i particolari, dovrai applicare le tecniche di fotografia
mentale. Il tempo a disposizione, apparentemente poco, sarà più che sufficiente; in seguito
la voce fuori campo farà ripercorrere mentalmente e a piccoli gruppi le immagini
memorizzate, il ripasso servirà per imprimerle maggiormente nella mente.
L’esercizio inizierà con il rilassamento e terminerà con la visualizzazione dei colori dal
viola al rosso, per riportarti a uno stato di veglia.
Esistono molti possibili schedari, probabilmente alcune delle schede scelte da noi non sono
di tuo gradimento e preferiresti cambiarle, in un secondo tempo potrai farlo, per ora ti
consigliamo di apprendere quelle proposte da noi. È preferibile avere un po’ di
dimestichezza con le schede e con le tecniche in generale, prima di personalizzarle.

135
SCHEDARIO MENTALE
Questo schedario sarà fondamentale per creare le basi sulle quali costruire le tecniche utili
a memorizzare classificazioni, articoli di codice e qualsiasi altro tipo di elenco; ti
consigliamo quindi di dedicare il tempo necessario alla sua assimilazione.
Nel breve esercizio di associazione che segue daremo una dimostrazione di come utilizzare
lo schedario, seppur per semplici applicazioni.
Le tecniche che ci aiuteranno a memorizzare informazioni più impegnative (articoli di
codice, formule, testi ecc.) verranno approfondite e integrate con altre nei capitoli
successivi. Partiamo con qualcosa di semplice come una lista della spesa; ipotizza di dover
acquistare questi prodotti:
1. PANE 11. MARMELLATA
2. LATTE 12. PESCA
3. FETTINA DI POLLO 13. BANANA
4. CEREALI 14. ACQUA
5. YOGURT 15. VINO
6. INSALATA 16. QUADERNO
7. TONNO 17. EVIDENZIATORE
8. DETERSIVO PER PIATTI 18. CALCOLATRICE
9. PENNARELLO 19. SUCCO DI FRUTTA

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10. PATATE 20. FORMAGGIO

Forse in questo momento non hai ancora imparato tutte le schede quindi faremo i passaggi
uno alla volta, rafforzando il ricordo delle schede utilizzate.
Abbiamo creato delle immagini che ti permetteranno di memorizzare l’intero elenco con
estrema precisione; affinché la tecnica risulti efficace è necessario non solo leggere le
parole ma visualizzare le immagini come in un film mentale. Per agevolarti in questo primo
esercizio troverai un link sul sito www.hceureka.it che ti guiderà nella visualizzazione delle
immagini che abbiamo scritto di seguito: ascoltare le immagini dal sito ti risparmierà il
compito di leggerle.
1. I suoni sono T e D, la scheda collegata è THÈ e il prodotto da ricordare è il PANE.
Immagina di preparare il thè, immergi la bustina della tua marca preferita nell’acqua
bollente ma quando stai per bere ti accorgi che il thè si è trasformato in pane, e per
consolarti ne mangi un pezzo.
2. I suoni sono N e GN, la scheda collegata è NOÈ e il prodotto da ricordare è il LATTE.
Immagina Noè che chiede a ogni animale che vuole salire sull’arca un litro di latte
come pagamento del biglietto; dopo poco si ritrova sommerso da centinaia di bottiglie.
3. Il suono è M, la scheda collegata è AMO e il prodotto da ricordare è la FETTINA DI
POLLO. Immagina di essere sulla riva di un lago con la canna da pesca in mano, l’amo
è immerso nell’acqua quando la lenza si tende, qualcosa ha abboccato, inizi a tirare e
alla fine di una lunga lotta viene fuori una grandissima fettina di pollo; ti accorgi che è
proprio di pollo perché ha ancora qualche piuma attaccata e dal basso spuntano delle
piccole zampette arancioni.
4. Il suono è R, la scheda collegata è RE e il prodotto da ricordare sono i CEREALI.
Immagina un re che anziché essere vestito con abiti regali ha una corona, un mantello e
uno scettro fatto di cereali, ogni tanto viene preso da un raptus di fame e mangia i suoi
vestiti fino a che rimane completamente nudo.
5. I suoni sono L e GL, la scheda collegata è LEO e il prodotto da ricordare è lo
YOGURT. Immagina un enorme leone che nel caldo della savana trova riparo sotto a un
albero e mette il muso dentro a un gigantesco barattolo di yogurt alla frutta, quando si
alza vedi che ha tutti i baffi e il naso sporchi di yogurt.
6. I suoni sono C e G, la scheda collegata è CIAO e il prodotto da ricordare è
l’INSALATA. Immagina un amico al balcone che ti saluta con la mano e mentre grida
CIAOOOO, butta dall’alto delle grandi foglie di insalata.
7. I suoni sono CH e GH, la scheda collegata è OCA e il prodotto da ricordare è il
TONNO. Immagina un gruppetto di oche che beccano furiosamente il terreno fino a che
tutte alzano la testa contemporaneamente e vedi che hanno delle enormi scatolette di
tonno conficcate nel becco.
8. I suoni sono F e V, la scheda collegata è UFO e il prodotto da ricordare è il
DETERSIVO PER PIATTI. Immagina un marziano tutto verde che prende un’enorme
confezione di detersivo per piatti e ne versa una sola goccia perché è concentratissimo
e si mette a lavare i piatti. È così concentrato che in pochi secondi tutto si riempie di
schiuma.
9. I suoni sono P e B, la scheda collegata è BOA e il prodotto da ricordare è il

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PENNARELLO. Immagina un enorme serpente che al posto dei suoi denti aguzzi ha due
pennarelli colorati.
10. I suoni sono T e Z, la scheda collegata è TAZZA e il prodotto da ricordare sono le
PATATE. Immagina la tua tazza preferita diventare gigantesca e quando ci guardi dentro
vedi che è piena di patate, ne prendi una e la assaggi ma sono crude e le sputi subito.
11. I suoni sono T e T, la scheda collegata è TETTI e il prodotto da ricordare è la
MARMELLATA. Immagina dei grandi tetti ricoperti di marmellata, provi a camminarci
sopra ma scivoli e quando stai per cadere decidi di pulirli preparando una merenda e
poi vai a lavarti perché sei tutto appiccicoso e coperto di marmellata.
12. I suoni sono D e N, la scheda collegata è DONNA e il prodotto da ricordare è la PESCA.
Immagina una bellissima donna che per mantenere la sua bellezza mangia solo pesche e
si mette la buccia sulla faccia per ammorbidire la pelle.
13. I suoni sono D e M, la scheda collegata è DAMA e il prodotto da ricordare è la
BANANA. Immagina di giocare a dama ma di usare delle banane al posto delle pedine,
anziché avere i bianchi contro i neri avrai le banane mature (gialle) contro quelle
acerbe (verdi).
14. I suoni sono T e R, la scheda collegata è TORO e il prodotto da ricordare è l’AC-QUA.
Immagina che il toro, dopo aver caricato il torero all’interno dell’arena, corra al bar a
bere un bicchiere di acqua fresca, ne chiede così tanta che al terzo bicchiere il barista
gli tira una bottiglia che rimane incastrata fra le corna.
15. I suoni sono T e L, la scheda collegata è TELA e il prodotto da ricordare è il VINO.
Immagina la tela di un pittore su cui appare lentamente un fiasco di vino e il disegno è
talmente veritiero che allunghi la mano verso la tela e tiri fuori il fiasco di vino, lo
stappi e lo assaggi.
16. I suoni sono D e C, la scheda collegata è DOCCIA e il prodotto da ricordare è il
QUADERNO, immagina di essere sotto la doccia ma quando apri il rubinetto, al posto
delle piacevoli gocce di acqua calda ti piovono addosso quaderni di tutti i colori e tutte
le dimensioni.
17. I suoni sono T e CH, la scheda collegata è TACCO e il prodotto da ricordare è
L’EVIDENZIATORE. Immagina delle elegantissime scarpe che al posto del tacco alto
hanno un evidenziatore e quando cammini lasci una scia colorata e cangiante.
18. I suoni sono T e F, la scheda collegata è TUFFO e il prodotto da ricordare è la
CALCOLATRICE. Immagina di buttarti in piscina e di nuotare circondato da
calcolatrici di vari tipi e dimensioni, alcune con il rullino di carta bagnato, altre con il
led luminoso che scintilla, altre che fanno salire bolle d’aria in superficie.
19. I suoni sono T e P, la scheda collegata è TOPO e il prodotto da ricordare è il SUCCO
DI FRUTTA. Immagina un topolino che, anziché rubare il formaggio, porta nella sua
tana tanti succhi di frutta.
20. I suoni sono N e S, la scheda collegata è NASO e il prodotto da ricordare è il
FORMAGGIO. Immagina che all’improvviso ti devi soffiare il naso e quando guardi
nel fazzoletto ti accorgi con grande sorpresa che c’è un enorme pezzo di formaggio.

Anche se forse non ne sei convinto, hai appena memorizzato venti parole in un ordine ben
preciso. Mettiti alla prova rispondendo alle domande del prossimo esercizio. Replica lo

138
schema su di un foglio e scrivi accanto a ogni numero la parola corrispondente: per trovare
la soluzione devi ripercorrere il procedimento attuato durante la memorizzazione, partendo
dal numero, passando alla scheda e poi arrivando all’immagine collegata; vedrai che in
pochi istanti riuscirai a richiamare la parola giusta. La maggiore difficoltà di questo
esercizio sarà richiamare l’immagine della scheda collegata al numero dello schedario,
cosa del tutto normale se consideri che non l’hai mai fatto prima!

Questo esercizio ti dimostra come sia semplice toccare un risultato concreto in poco tempo.
È un risultato che si può ottenere grazie all’utilizzo dei principi di base delle tecniche di
memoria. Ricordiamoli ancora una volta: memoria visiva, associazione e creatività. Il PAV
è l’elemento che maggiormente contribuisce a fissare le immagini nella mente: impara a
mettere un pizzico di questi elementi in ciò che fai e, oltre a ricordare ogni particolare, ti
divertirai molto.
Per sviluppare le proprie capacità creative e associative è necessario fare molta pratica.
Le tecniche sono arrivate a noi dopo centinaia di anni di perfezionamento e ora ci si offrono
come strumento di miglioramento in grado di produrre cambiamenti positivi in pochi istanti.
Ma qual è la reale utilità di memorizzare una lista della spesa? Sicuramente non capita di
essere interrogati dal cassiere su quanto abbiamo acquistato...
Abbiamo voluto fare un esempio pratico e immediato ma la realtà è che questa tecnica è
utilizzabile in moltissime occasioni: elenchi di informazioni, codici associati a significati
specifici, prezziari contenenti sia codici che prezzi associati ai prodotti, articoli di codice e
relativi contenuti.
Lo studente di legge o chiunque debba apprendere nozioni giuridiche sa che conoscere gli
articoli del codice costituisce un obbligo in certi casi.
A volte è il professore a pretenderlo, altre volte siamo noi che ci rendiamo conto che è
necessario conoscere un argomento in modo approfondito.
Il professionista che vuole e deve tenersi aggiornato spesso non ha il tempo di farlo: le
tecniche sono una risposta definitiva alla mancanza di tempo, alla fatica e alla stanchezza di
giornate dense di impegni e di urgenze.
Padroneggiare questa tecnica significa avere quella marcia in più che permette di essere
maggiormente competitivi sul mercato del lavoro; inoltre produce un indubbio risparmio di
tempo ed energie.

139
ESERCIZI
La conoscenza di nessun uomo potrà mai andare
oltre la sua esperienza.
John Locke

Replicando il metodo appena appreso ti proponiamo di memorizzare le prossime liste di


parole associate a numeri: hanno una difficoltà crescente, ma vedrai che con un po’ di
pratica risulteranno tutte semplici.

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142
Gli argomenti appena trattati, e che stiamo per approfondire ulteriormente, costituiscono le
basi delle tecniche di memoria e trovano applicazioni specifiche differenziate per materia.
Stiamo ancora creando le tessere del puzzle, ma quando le avremo posizionate tutte, il
quadro sarà finalmente chiaro e potremo goderne pienamente.

PAROLE ASTRATTE
Come è stato già più volte ribadito, le tecniche fondano la loro efficacia sulla
visualizzazione e la fantasia.
Questo accade perché la visualizzazione rende concrete anche le informazioni astratte,
mentre la fantasia crea il contesto emotivo che produce un ricordo di maggior durata.
Come fare quindi per memorizzare parole, che oltre a essere molto articolate, non hanno
un’immagine concreta che le rappresenti?
Se si dovesse creare un’immagine per la parola BANANA o PANCHINA sarebbe
semplice, ovviamente ogni persona avrebbe la sua particolare idea di quanto deve essere
matura la banana o di quale colore è meglio dipingere la panchina, ma l’oggetto in sé
sarebbe sempre lo stesso.
Se invece la parola in questione fosse EMOZIONE, quali e quanti modi ci sarebbero per
rappresentarla?
Sappiamo per esperienza che ci sono molte scelte: un cuore, il viso di un bambino, un
cucciolo che gioca, un tramonto.
Il problema si creerà nel momento in cui andremo a rivedere l’immagine scelta: con grande
probabilità confonderemo la parola da memorizzare con un significato simile associato
all’immagine concreta.
Ricorderemo EMOZIONE o parole come AMORE, INNOCENZA, TENEREZZA?
Per questo motivo la strategia che stiamo per vedere è così utile, perché fuga ogni dubbio
lasciando solo la certezza delle informazioni memorizzate.
Quando ci troviamo di fronte a una parola astratta, dobbiamo seguire una semplice
procedura che ci assicura l’assimilazione dell’informazione.
1. Dividere la parola in più parti.
2. Creare un’immagine per ogni singola parte.
3. Associare le immagini in maniera creativa e nell’ordine esatto in cui si trovano.

143
4. Visualizzare le immagini con le caratteristiche del PAV.
5. Ripassare periodicamente le immagini per fissarne i contenuti.

Nel caso della parola EMOZIONE, applicando ciò che abbiamo appena visto, potremo
dividere la parola in EMO (l’emoglobina ci ricorda il sangue) e AZIONE (un regista che
grida “Azione!”) (punti 1 e 2).
Immagina ora una grande pozza di sangue e il tipico ciak che si usa al cinema che esce dalla
pozza mentre il regista grida “Azione!” (punti 3 e 4).

L’immagine è un po’ macabra, ma rispetta le regole del PAV (Paradosso - Azione - Vivido),
cosa che ci aiuta notevolmente nel raggiungimento del risultato: il ricordo.
La fase del ripasso la approfondiremo in uno dei capitoli successivi.
La parola FANTA/SIA può essere visualizzata con un’enorme bottiglia di FANTA
(aranciata) in cui vedi annegare la tua SIA preferita (zia di Venezia).
La parola FILO/SOFIA può essere visualizzata con un FILO che strangola a morte SOFIA
Loren.

Dopo questi semplici esempi vediamo insieme alcune parole più articolate e quindi più
complesse da ricordare.

ERITRO/MICINA (antibiotico) - Sulla cartina dell’ERITRea vedi accoccolata una dolce


MICINA.

PARA/CETA/MOLO (farmaco antinfiammatorio) - Immagina un PARÀ che si lancia con in


mano un’acCETTA e appena tocca terra distrugge il MOLO.

EMO/CROMO/CITO/METR/ICO (esame del sangue) - Visualizza una grande pozza di


sangue (EMO) dalla quale esce una bellissima CROMA (modello di macchina), guardando

144
bene ti accorgi che è guidata da CITO, il marito di Cita (amica di Tarzan) che
improvvisamente abbassa il finestrino e usa un METRO per picchiare un suo amico.

STERNO/CLE/IDO/MAST/OIDEO (muscolo del collo) - Senti molto male allo STERNO e


quando controlli vedi che dentro c’è CLEopatra che vuole uscire e chiama il suo amico
IDO, che per aiutarla ti lancia contro il suo MASTino napoletano, appena vedi la belva
inferocita ti si accende una lampadina luminosa sulla testa e dici: “IDEA! Forse è meglio
scappare...”.

Abbiamo messo in evidenza le parti delle parole che ci riportano, sommate tra loro, alla
parola da memorizzare; come avrai notato, non sono porzioni di parola precise alla lettera:
alcune desinenze e alcune lettere sono differenti dalla parola originale, altre non sono
scritte correttamente (ad esempio Cita), ma la cosa realmente importante è che il suono ci
riporti alla mente la parola che ci interessa.
Teniamo inoltre in considerazione il fatto che lo studente che debba memorizzare un termine
scientifico o comunque complicato, ha sicuramente una base culturale che gli permette di
collocarlo in un contesto preciso, comprenderne il significato e accertarsi di utilizzare le
giuste desinenze. Le parole che ci servono per creare le immagini, sono in realtà solo un
appiglio al quale aggrapparsi per ricordare la giusta sequenza delle sillabe che
compongono la parola reale.
Ovviamente per riuscire a trovare le parole più adatte e per collegarle tra loro in maniera
efficace è necessario utilizzare con maestria la propria fantasia, motivo per cui bisogna
portare a termine l’esercizio del brainstorming.
Al fine di ricordare con successo è necessario non solo leggere con attenzione le immagini
che abbiamo fatto per te, o pensare a quelle che tu stesso farai a breve, ma visualizzarle con
precisione con gli occhi della mente.
L’unico modo per diventare abili memorizzatori è applicare le tecniche in ogni occasione
possibile.

ESERCIZI
Ora ti riproponiamo lo stesso esercizio con un’ulteriore difficoltà: tra le parole da
memorizzare ne troverai alcune astratte e ti invitiamo ad applicare sia la strategia dello
schedario mentale sia quella per le parole astratte.
Prima però ti consigliamo di fare un po’ di pratica con le sole parole astratte. Di seguito ne
elenchiamo alcune cosicché tu possa memorizzarle secondo i principi appena appresi.
Nel fare la visualizzazione ricorda di arricchirla di tutti quei particolari che la rendono
efficace. Ormai sai che nel tuo modello comunicativo ci sono caratteristiche visive, uditive
e cinestesiche, utili ai fini della memorizzazione.
La riga bianca sotto alla parola astratta ti serve solo per appuntare le immagini delle
porzioni di parola con le quali creare la visualizzazione; la parte più importante del lavoro
è quella in cui vedi ogni cosa con gli occhi della mente.

PAROLE ASTRATTE
Esempio: SCHIZOFRENICO.
Bisogna dividere la parola in più parti, SCHIZO (schizzo di fango) + FRENI (pedali dei

145
freni) + ICO (amico).
Visualizzazione: immagina di vedere un grande SCHIZZO andare a finire sopra i FRENI
della macchina che guida un tuo AMICO e sporcare tutto.

COSMOPOLITA

POLIGLOTTA

POSOLOGIA

BOVINDO

IPERTROFIA

IPOTIROIDEO

Ora che sai memorizzare anche termini particolarmente complicati, ripeti l’esercizio dello
schedario mentale creando un’associazione tra i numeri e le parole. Questa volta però ce ne
saranno alcune più impegnative.

146
147
148
I NUMERI
Come abbiamo più volte ribadito, le informazioni più difficili da memorizzare sono quelle
astratte; e i numeri, in quanto informazioni astratte per eccellenza, costituiscono una sfida
per la mente.
I suoni fonetici di Leibniz e le 100 schede a disposizione sono il metodo migliore per
assimilare ogni tipo di informazione numerica.
II procedimento è semplice: partendo dal numero che si vuole memorizzare, si deve fare la
conversione in suoni fonetici per formare una parola facilmente visualizzabile. Infatti se
creassimo una parola astratta dovremmo poi utilizzare la tecnica apposita appena imparata
facendo un inutile doppio sforzo.
La maestria nell’utilizzo dei suoni fonetici è alla base del successo nell’applicazione di
questa strategia.
Nel caso di una conversione particolarmente complicata, si potrà ricorrere alle schede
scomponendo il numero in parti più piccole, da due cifre ad esempio, e creando una
sequenza di immagini con le schede corrispondenti.
Lo stesso procedimento può essere fatto anche con sottogruppi di cifre non regolarmente
divisi, convertiti secondo convenienza; è ovvio però che in questo caso è necessario avere
una maggiore dimestichezza con i suoni fonetici.

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Ecco qualche esempio.

DATE STORICHE
Memorizzare le date consiste nel convertire il numero che rappresenta la data e associarlo
all’immagine che abbiamo creato per ricordare il nome della persona oggetto del nostro
studio o dell’evento che desideriamo ricordare.

1785 - NASCITA DI MANZONI


Dando per scontato che si sappia che Manzoni è nato dopo l’anno Mille, procediamo alla
conversione fonetica (7 = C,G; 8 = V,F; 5 = L,GL) scegliendo i suoni che ci sono più
congeniali ai fini della scelta dell’immagine migliore e poi visualizziamola in un contesto
PAV.
• Visualizza che MANZOni è nato da un CaVaLLo oppure che sta in groppa a un CaVaLLO.
• Visualizza che Manzoni è nato sotto un CaVoLo.

1265/1321 - NASCITA E MORTE DI DANTE ALIGHIERI


Seguendo lo stesso procedimento
• Visualizza che Dante quando è nato è stato portato da un aNGeLo e quando è morto è
venuto a prenderlo un DeMoNieTTo.
• Visualizza che Dante è nato da Nino D’aNGeLo e quindi è un DiaMaNTe.

1492 - SCOPERTA DELL’AMERICA


• Visualizza Cristoforo Colombo che sbarca in America con in mano un TRaPaNo.
• Visualizza Colombo che durante il viaggio mangia moltissimo e quando finalmente sbarca
in America è un TRiPPoNe.

1939 - INIZIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE


• Visualizza un ToPo soldato, che prima di dare ordini alle truppe consulta la MaPPa del
territorio.
• Dando per scontato il millennio puoi visualizzare BaMBi, il celebre cerbiatto della
Disney, che parte all’attacco con un soldato in groppa.

PREFISSI TELEFONICI
In questo caso sarà necessario associare l’immagine derivante dalla conversione del
prefisso a un simbolo della città o a una persona che sappiamo vivere là.

049 - PADOVA
• A Padova portano tutti la SCiaRPa.
• A Padova hanno tutti una SeRPe in salotto.
• Il tuo amico che vive a Padova usa una SeRPe come SCiaRPa.

051 - BOLOGNA
• A Bologna si mangia molto SaLaTo.
• A Bologna c’è un pazzo che butta ZoLLeTTe di zucchero dalle Due torri.

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06 - ROMA
• A Roma i SeGGi elettorali sono dentro al Colosseo.

081 - NAPOLI
• A Napoli ti hanno SoFFiaTo il portafoglio.
• A Napoli si usano solo porte a SoFFieTTo.

NUMERI DI TELEFONO
Trattandosi sempre di numeri si dovrà associare l’immagine scelta per il prefisso (che sarà
un cliché per ogni città e si potrà tralasciare in caso si tratti di numeri della nostra stessa
città 0 di un prefisso che ricordiamo comunque) con le immagini relative alla conversione
dei numeri successivi.

• 928135 - PaNe; FoTo; MeLa. Mangi un pezzo di PANE ma è molto cattivo, lo sputi e
scopri che in realtà è una FOTO che ritrae una gigantesca MELA, magari blu a pois rosa.

• 7447214 - CoRReRe e CaNTaRe. Nel caso in cui sia possibile trovare una conversione
carina e visualizzabile, si può dividere il numero di telefono in sottonumeri non regolari,
cioè non a coppie.
Visualizza quindi l’intestatario di questo numero telefonico mentre è intento a correre e
cantare.

• 223785 - uNo GNoMo Che VoLa. In questo caso basterà visualizzare uno gnomo che
vola, magari aggiungendo qualche particolare carino come un mantello e uno slogan da
supereroe.

• 4412411 - RioRDiNaRe TuTTo. Una fortunata combinazione può produrre una simpatica
frase.

NUMERI DI CELLULARE
Nel caso si vogliano ricordare dei numeri di cellulare il procedimento è il medesimo, la
differenza sta nel fatto che il prefisso non sarà collegato a una città (quindi a un monumento
famoso) ma a una persona; in effetti ogni persona avrà un suo prefisso.
I tre numeri del prefisso andranno aggiunti agli altri e si dovrà creare una visualizzazione
che li comprenda tutti.

• 347.0282785 (Luca) - Immaginiamo il nostro amico Luca in MaRoCCo che So-GNaVa


uN caVaLLo.
• 393.375894 (Martina) - Il primo numero è sempre un 3, quindi possiamo darlo per
scontato e memorizzare solo il resto del numero. Vedremo Martina con una PiuMa in testa
come fosse un’indiana; magari in groppa a una MuCCa che si Lava con una PeRa.

In questo modo ogni numero, di qualsiasi lunghezza o complessità, è facilmente


memorizzabile. Quando devi ricordare delle informazioni che puoi in parte dare per
scontate, come ad esempio un prefisso o parte di esso, puoi decidere di iniziare la tua
visualizzazione dal punto in cui ti conviene, come abbiamo fatto nel secondo esempio.

151
Se ora stai pensando che memorizzare le nove cifre di un numero telefonico è ben diverso
da memorizzare lunghi codici, ti stupirai nel sapere che lo hai già fatto. Come? Quando?
Ricordi quando hai visualizzato le immagini per imparare le 18 parole?
Beh, non solo hai appreso le informazioni desiderate, ma hai anche imparato, pur senza
saperlo, le prime 45 cifre del π: ti basterà convertire i suoni fonetici in numeri.
Prova a farlo ora: ripassa le immagini della prima visualizzazione fatta nel capitolo
precedente e poi riscrivile su un foglio sotto forma di numeri; solo al termine verifica la
correttezza di quanto hai scritto confrontando la tua risposta con le cifre esatte.

Quando affronteremo il tema delle formule, sarà necessario introdurre ulteriori elementi: le
lettere.

ESERCIZI
Memorizza i numeri che seguono creando una visualizzazione che comprenda le conversioni
dei numeri che compongono il “numerone”; alcuni possono essere coppie già convertite
nello schedario, altre potrai convertirle tu stesso per creare immagini migliori per la tua
visualizzazione. Come nel caso del π potrai anche formare gruppi di cifre di 3 o 4 elementi.
In questo caso, ovviamente, non avrai più la corrispondenza con lo schedario mentale.
Il primo lo faremo insieme affinché tu possa avere una ulteriore dimostrazione pratica.

1. 2598567491835974

Dentro a un enorme ANELLO si nasconde un PUFFO che con un LACCIO si ALLACCIA un


CORPETTO, poi prende un lancia FIAMME e lo usa per difendersi da un LUPO che
spaventato CORRE via su un CARRO.
Noterai che alcune immagini (laccio e allaccia, corre e carro) sono doppie, non per
necessità, ma a volte può essere utile rafforzare il ricordo in questo modo.

Ora copia lo schema sottostante e riscrivi il numero ripercorrendo le immagini, ripetendo il


procedimento per ogni numero successivo.

152
153
NOMI E VISI
Il suono più melodioso, quello che tutti adoriamo sentire, è quello del nostro nome. A chi
non piace sentirsi chiamare per nome, essere ricordati e oggetto di attenzione?
Il modo migliore, più semplice e genuino per compiacere qualcuno è chiamarlo per nome. Il
problema è che a volte vorremmo farlo ma non ricordiamo il nome di chi ci troviamo di
fronte, così siamo costretti a usare degli improbabili appellativi come: bella, tesoro, caro
ecc.
Ricordare il nome delle persone non è importante solo come dimostrazione di gentilezza:
agevola i rapporti sociali, professionali e, perché no, anche le transazioni commerciali.
Pur essendo consapevoli di tutto ciò, capita spesso che i nomi vengano scordati subito dopo
le presentazioni.
Questo avviene perché spesso, mentre veniamo presentati, siamo più attenti a fare bella
figura e a pronunciare bene il nostro nome piuttosto che ad ascoltare attentamente quello
altrui.
La mancanza di ascolto è la prima causa di fallimento. Al di là della tecnica che stiamo per
vedere, il modo migliore per ricordare i nomi è ascoltarli!
Se “non sei proprio portato per i nomi”, allora puoi tranquillamente utilizzare questa
strategia.

1. Ascoltare il nome. Se non ascoltiamo con attenzione il nome che ci viene detto certo
non possiamo pretendere di ricordalo; se non lo abbiamo capito possiamo
tranquillamente chiedere di ripeterlo: al contrario di quanto potremmo pensare non è
fastidioso ripetere il proprio nome, fa capire che non si tratta solo di una formalità e che
dall’altra parte c’è un interesse sincero.
2. Osservare la persona e scegliere un particolare. Guarda la persona e trova un
particolare che colpisca la tua attenzione; quel particolare sarà quello che ti colpirà ogni
volta che rivedrai quell’individuo. Non è indicato scegliere caratteristiche suscettibili di
cambiamento come il colore dei vestiti o il tipo di borsa, la barba incolta, che può
essere tagliata, e gli occhiali, che possono essere rimpiazzati da lenti a contatto. Scegli

154
con attenzione e non avrai problemi, sii frettoloso e potresti perdere il tuo punto di
riferimento.
3. Rappresentare visivamente nome e cognome. Tratta il nome e il cognome che vuoi
memorizzare come parole astratte e quindi, usando la creatività, visualizza chiaramente
queste informazioni per renderle facilmente assimilabili.
4. Associare al particolare l’immagine del nome. A questo punto il più è fatto, dovrai
solo associare l’immagine del particolare visivo che ti ha colpito con l’immagine che
hai fatto per il nome e il cognome.

Ogni volta che guarderai quella persona, noterai subito la caratteristica che ti ha colpito al
primo incontro e da lì partirà la visualizzazione che richiamerà nome e cognome.
Nel caso ci presentino qualcuno che ha lo stesso nome di un nostro amico, potremo
associare al particolare del suo viso direttamente l’immagine del nostro amico.
Un ottimo modo per fissare ancor più nella mente il nome di una persona è interessarsi
sinceramente a lei.
Nel corso della conversazione, per quanto breve possa essere, cerca di conoscere
particolari personali, questo aiuterà a fissare nella mente la persona nella sua interezza,
creando così un maggiore impatto emotivo, che come sappiamo è fattore fondamentale per
il ricordo.
Ricordare i nomi delle persone è cosa riconosciuta come difficile e importante, tanto che
Henry Lorraine, noto showman, era solito esibirsi in spettacoli sulle tecniche di memoria,
improntati principalmente sul ricordo dei nomi dei partecipanti.
All’entrata ogni spettatore si presentava a Lorraine che poi, prima di iniziare, salutava
personalmente ogni partecipante chiamandolo per nome; di alcuni citava anche l’indirizzo e
vari dati personali.
E si trattava di centinaia di persone, non di pochi individui.
In un secondo momento Lorraine si metteva alla prova con altre dimostrazioni che a occhi
inesperti parevano straordinarie e che, paragonate alla media delle persone, lo sono
realmente.
Vediamo adesso alcuni esempi.

CHRISTIAN ha grandi orecchie e per ricordare il suo nome potremo mettergli un bel paio
di grandi orecchini a forma di CROCE CRISTIANA.

155
PAOLA invece ha una bocca molto grande e per ricordare il suo nome basterà immaginarla
con una PALLA in bocca.

Anche in questo caso l’esercizio e l’applicazione pratica sono fondamentali. Per iniziare
forniamo un elenco di possibili cliché per alcuni nomi propri.
• Anna - panna
• Andrea - croce di sant’Andrea
• Alba - alba
• Alberto - lupo Alberto
• Alessia/o - Lassie
• Antonio - fuoco di sant’Antonio
• Alessandro - piramidi di Alessandria
• Barbara - barba
• Beatrice - compagna di Dante
• Christian - croce
• Chiara - albume
• Cristina - crostino
• Claudia/o - claudicante
• Davide - David di Donatello
• Daniela/e - prosciutto di San Daniele
• Dante - dente
• Elena - di Troia
• Enza - lenza
• Erika - elica
• Ezechiele - lupo Ezechiele
• Federica/o - fede
• Francesca/o - san Francesco
• Fabio - fibbia
• Franco - francese
• Giovanni - gioviale
• Giorgia/o - Armani
• Giulia/o - Giulio Cesare
• Irene - iene
• Laura - laurea
• Luca - lacca
• Lucio - luce
• Luigi - re Luigi di Francia
• Mara - marea

156
• Maria/o - Madonna
• Mirella - stirella
• Monica - monaca
• Marco - marchio
• Massimo - pugile peso massimo
• Matteo - matto
• Paola - palla
• Paolo - pollo
• Sabrina - Saab
• Serena - sirena
• Simona/e - scimmiona
• Stefania/o - Stefanel
• Silvia - salvia
• Valentina/o - san Valentino

Sappiamo che il metodo per ricordare i nomi delle persone è tanto particolare quanto
efficace e sappiamo anche che quando lo applicherai le prime volte ti sentirai un po’ strano
e magari ti scapperà un sorriso.
Non temere di essere “scoperto”; all’inizio potresti pensare di essere indiscreto ma nel giro
di poco tempo otterrai grandi soddisfazioni.
Inizia a fare pratica con i tuoi amici, poi passa agli estranei, vedrai che sarà più semplice.

AGENDA MENTALE
A volte capita che la mancanza di organizzazione dipenda dalla poca presenza mentale che
abbiamo sui nostri impegni, e questo avviene anche perché non sappiamo sempre con
certezza cosa dobbiamo fare e quando, quali sono le scadenze che dobbiamo rispettare e la
gerarchia degli impegni che vogliamo assolvere. Le tecniche di memoria possono venirci in
aiuto anche in questo frangente: potremo memorizzare i nostri impegni nei giorni e negli
orari esatti, evitando così di accavallare le incombenze.
Potremo sapere in ogni momento se prendere o meno un impegno senza bisogno dell’agenda
perché ricorderemo gli impegni a memoria.
Per prima cosa è necessario creare dei cliché per i mesi dell’anno, i giorni della settimana
e gli appuntamenti più ricorrenti.
Seguendo poi le regole della visualizzazione, sarà semplice ricordare ogni particolare a
partire dal giorno che ci interessa. La cosa importante sarà partire sempre, nella
memorizzazione, da un elemento ricorrente, che sia il giorno della settimana o del mese in
questione; questo ci permetterà di avere ogni volta lo stesso punto di riferimento che awierà
la sequenza di immagini.
Vediamo insieme dei possibili cliché, che naturalmente, se non dovessero rispondere alle
tue esigenze, ti consigliamo di cambiare in modo da essere più efficaci.

I MESI DELL’ANNO
• Gennaio - Gennaro (Gattuso), Befana

157
• Febbraio - febbre, carnevale
• Marzo - marziano, primavera
• Aprile - pesce d’aprile, pioggia
• Maggio - formaggio, festa della mamma
• Giugno - pugno, estate
• Luglio - Giulio (Cesare), vacanze
• Agosto - aragosta. Ferragosto
• Settembre - settebello (gioco di carte), vendemmia
• Ottobre - ottovolante, Ocktober Fest
• Novembre - ventre, Ognissanti
• Dicembre - dicerie (pettegolezzi), Natale

I GIORNI DELLA SETTIMANA


• Lunedì - luna, luna park
• Martedì - Marte (pianeta)
• Mercoledì - mercurio (termometro)
• Giovedì - Giove (re degli dei)
• Venerdì - Venere (dea della bellezza)
• Sabato - Saab, relax
• Domenica - messa o funzione religiosa, match sportivo

GLI IMPEGNI PIÙ RICORRENTI


• Appuntamento - cena a lume di candela, due persone che si danno la mano
• Telefonata - telefono animato
• Compleanno - torta con candeline
• Anniversario - torta nuziale
• Meeting - riunione aziendale
• Termine di consegna - segnale di pericolo con il disegno di ciò che dobbiamo consegnare
• Cena - tavolata di amici
• Esame - professore che interroga
• Scadenze di pagamenti - segnale di pericolo con l’immagine del denaro e di ciò a cui si
riferisce

GLI ORARI
Gli orari possono essere ricordati semplicemente facendo la conversione del numero e poi
inserendola all’interno della sequenza di immagini.
Se abbiamo degli appuntamenti che identificano momenti specifici della giornata, possiamo
visualizzare l’immagine dell’impegno con maggiori particolari ma senza aver bisogno di
aggiungere la conversione del numero.
Per esempio se volessi ricordare un aperitivo potrei visualizzare il mio bar preferito, di
giorno o all’imbrunire, per ricordare se prima di pranzo o prima di cena; lo stesso vale per
un pranzo o una cena: scelgo un ristorante e poi capisco se l’appuntamento è a pranzo o a
cena a seconda del fatto che fuori dalla finestra ci sia luce oppure no o magari dalla
candela accesa sul tavolo.
Per maggiore precisione potremmo appendere alle pareti del locale un orologio che indica

158
l’ora dell’appuntamento o addirittura l’immagine della conversione dell’orario, ad esempio
un piccolo topino che cammina dentro a un orologio indicherebbe le ore 19.00.

Facciamo un altro esempio. Devi ricordare l’anniversario di matrimonio dei tuoi genitori
che ricorre il 12 aprile; una DONNA porta le FEDI durante la cerimonia nuziale e quando,
aprendo il cofanetto, scopre che non contiene nulla grida “pesce D’APRILE!”.
In questo caso non abbiamo utilizzato l’immagine della torta nuziale perché era già molto
chiara la visualizzazione della cerimonia.
Non crediamo sia necessario sapere anche il giorno della settimana in cui cade ma volendo
lo si può memorizzare: se fosse un mercoledì per esempio aggiungeremmo l’immagine della
donna, che prima di entrare in chiesa si prova la febbre, oppure che cammina lungo la
navata centrale della chiesa con un termometro in bocca.
Per ricordare una telefonata importante da fare il 7 maggio a un collega, potrai visualizzare
un’OCA che mangia del FORMAGGIO tanto cattivo da sputarlo in faccia al gigantesco
TELEFONO animato che le passava accanto proprio in quel momento, il quale, per
protestare, chiama il COLLEGA in questione.
Visualizzare il collega sarà facile se lo conosci, basterà immaginare il suo viso; se invece
non lo conosci ancora dovrai tradurre in immagine il suo nome come se fosse una parola
astratta.

Finalmente ci siamo tuffati nel mare delle tecniche, sensazione piacevole e sconcertante
allo stesso tempo. Abbiamo iniziato a renderci conto di quante cose siamo in grado di
imparare, di quante potenzialità sono ancora celate dentro di noi, di quali meraviglie siamo
capaci. Inutile dire che si tratta di una bella sorpresa, ma per amor di verità bisogna anche
dire che scoperte di tale portata sono destinate a sconvolgere un pochino il quieto vivere di
quanti non abbiano mai osato pensare a se stessi come a dei piccoli geni. Pensi che
esageriamo?
Rispondi sinceramente a questa domanda: “Cosa avresti pensato di una persona in grado di
fare tutto quello che hai fatto tu, se non conoscessi le tecniche?”. Anche se fino a ora
abbiamo solo gettato le fondamenta sulle quali appoggiare le tecniche più complesse, che
vedremo in seguito, bisogna riconoscere che i risultati che abbiamo costruito sulle
fondamenta sono stupefacenti. Chi avrebbe mai pensato di poter ricordare una lista della
spesa con tanta precisione; dei numeri così lunghi e senza alcun senso; delle parole così
complicate e articolate, parole che a volte sono difficili anche solo da pronunciare.
Non sprechiamo tempo a domandarci a cosa può servirci tutto questo.
Innanzitutto ci è servito a capire quanto potenziale stavamo sprecando e a darci
l’opportunità di essere migliori; in secondo luogo è solo uno dei primi passi che ci
condurrà verso nuovi e speriamo ambiziosi obiettivi.
Vivi ogni pagina come una piccola scoperta, sarà molto emozionante e divertente, ma
soprattutto sarà efficace.

PUNTI CHIAVE del capitolo 5

159
• L’acrostico GUARDO CHI CORRE serve per ricordare le regole della fotografia
mentale, che a sua volta permette di ricordare le immagini con molta precisione.
• La conversione fonetica tramuta i numeri in lettere e le lettere in numeri.
• Una possibile applicazione della conversione fonetica è lo schedano mentale con le
sue innumerevoli utilità.
• La tecnica associativa permette di ricordare anche parole astratte molto complesse;
basterà dividere la parola, creare un’immagine, associarla e visualizzarla.
• Date storiche, numeri di telefono e cifre in generale possono essere memorizzate con
la conversione fonetica.
• Per ricordare i nomi e i visi delle persone bisogna:
1. ascoltarne il nome;
2. osservare la persona e scegliere un particolare estetico;
3. rappresentare visivamente nome e cognome;
4. associare l’immagine del nome al particolare estetico.
• Si può creare e utilizzare un’agenda mentale sulla quale appuntare tutti i nostri
impegni.

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160
CAPITOLO
6
MEMORIA E SVAGO

Il vento è sempre favorevole per chi sa dove va.


Seneca

Al contrario di quanto solitamente si è portati a pensare la memoria non serve solo per
adempiere ai propri doveri accademici o professionali, è molto utile anche quando
supporta attività collaterali quali hobby e divertimento.
Non sempre ce ne rendiamo conto perché ciò che desta il nostro interesse non deve, nella
maggior parte dei casi, essere supportato da alcun elemento esterno; è più che sufficiente la
passione. L’interesse, la passione e il divertimento sono le tecniche di memoria più potenti
che possano esistere; è anche vero però che ci sono alcune attività in cui avere a
disposizione una marcia in più a livello mnemonico contribuisce notevolmente al risultato.
Vediamo quindi come applicare le tecniche di memoria in campi differenti: musica, carte da
gioco e scacchi. Prima ancora però, vediamo come pianificare i nostri svaghi con la tecnica
del calendario. È un modo semplice per avere sempre a disposizione il calendario di tutto
l’anno.

CALENDARIO ANNUALE
Le tecniche di memoria sono frutto di conoscenza e astuzia: la prima è relativa al
funzionamento della mente umana e la seconda è utile per valorizzare queste conoscenze a
vantaggio dell’apprendimento. Ci sono sempre nuovi modi per utilizzare le tecniche di
memoria, nuove possibilità e porte aperte all’innovazione. Fu proprio nel tentativo di
trovare nuove possibili applicazioni delle tecniche di memoria che uno studente inventò la
tecnica per memorizzare il calendario di tutto l’anno; strategia che ci permette di conoscere,
in pochi secondi, il giorno della settimana corrispondente a ogni data. In verità l’aspetto
mnemonico della tecnica coinvolge solo i suoni fonetici e le relative conversioni, il resto è
matematica elementare.
Il procedimento si articola in tre semplici passi.
1. individuare la prima domenica di ogni mese dell’anno;
2. convertire i numeri in suoni fonetici e raggrupparli in 4 gruppi di 3 cifre;
3. formare una frase con le quattro parole risultanti dalla conversione.
Il risultato sarà una frase alla quale potremo ricorrere ogni volta che vorremo conoscere un
giorno dell’anno. Dividere la conversione in quattro gruppi è come richiamare i quattro
trimestri, questo agevolerà la fase successiva, quella in cui faremo un po’ di conti...
Conoscere la prima domenica di ogni mese ci fornisce un punto di riferimento per iniziare
il conteggio; sarà sufficiente conoscere la tabelli-na del sette fino al quattro e l’ordine dei

161
giorni della settimana. Ripercorriamo insieme il procedimento per l’anno 2009. Per prima
cosa vediamo il calendario ed evidenziamo la prima domenica di ogni mese. A questo
punto facciamo quattro gruppi da tre numeri ciascuno.
411
537
526
416
Ora facciamo la conversione in modo da formare una frase, quella che utilizzeremo per tutto
l’anno 2009.
41 1
ARDITO
537
L’UOMO CHE
5 26
LANCIA
416
RADICI

Vediamo insieme un esempio.


Se volessi sapere che giorno sarà il 29 novembre 2009 questo sarà il percorso da seguire.
Novembre è l’undicesimo mese dell’anno quindi andremo nell’ultimo gruppo di suoni
fonetici (l’ultimo trimestre) e prenderemo il numero corrispondente al penultimo mese, l’1.
Sapremo quindi che la prima domenica di novembre è l’I, la seconda sarà l’8, poi il 15, poi
il 22 e infine il 29, se ne deduce chiaramente che il 29 sarà una domenica.
Per sapere che giorno sarà il 27 novembre, una volta arrivati alla domenica più vicina
(ossia il 29), basterà sottrarre due giorni e fare un calcolo a ritroso sui giorni della
settimana; se il 29 è domenica allora il 27 sarà un venerdì.
Ricordare l’intero calendario dell’anno dimostra una presenza mentale tale da favorire le

162
relazioni interpersonali, ancor più se a carattere professionale, per non parlare dello
stupore che susciterai nei tuoi interlocutori.
Il procedimento può essere ripetuto ogni anno per formare la frase di riferimento. Prova a
creare una frase di riferimento per il 2010, abbiamo già cerchiato le prime domeniche di
ogni mese.

Su di un foglio scrivi la frase per il 2010.

LA MUSICA
L’idea di memorizzare la musica può sembrare complicata a chi non conosce la materia, ma
diamo per scontato che chi desidera ricordare uno spartito o gli accordi di una canzone
abbia già le nozioni di base che gli permettono di assimilare le informazioni e utilizzarle
correttamente, oltre che capirle. Non approfondiremo quindi gli aspetti tecnici: ci
limiteremo a vedere come è possibile applicare le tecniche apprese finora nell’ambito
musicale.

TEORIA MUSICALE
Le informazioni basilari che bisogna conoscere sono le sette note, gli accordi, cioè
l’esecuzione di più suoni contemporaneamente, ed eventualmente la lettura del
pentagramma e dei suoi simboli.
Di seguito un esempio di come convertire in immagini i suoni e le eventuali variazioni.
• DO - dojo
• RE - re
• MI - micio
• FA - farfalla
• SOL - sole

163
• LA - lava
• SI - sci
• MAGGIORE - maggiore dell’esercito
• MINORE - pasticceria mignon
• DIESIS - diesel (la marca di vestiti o il carburante)
• BEMOLLE - molla
• QUARTA - carato (un grosso anello di diamanti)
• SETTIMA - un neonato prematuro

Alcune note vengono facilmente convertite in immagini che abbiamo già usato nello
schedario mentale ma, anche se non si dovrebbero mai usare immagini uguali per significati
diversi (e ovviamente non siamo obbligati a farlo), è chiaro che nell’ambito della musica
sarà istintivo convertire il micio in MI piuttosto che in 36. Si tratta comunque di semplici
esempi portati alla tua attenzione per agevolarti. Puoi cambiare le immagini in ogni
momento, purché una volta stabilite, rimangano invariate.
Tralasciamo la rappresentazione simbolica di tali elementi in quanto già noti a chi si
interessa della materia, ma nello schema che segue vediamo come è possibile memorizzare
il nome e la durata dei simboli che stabiliscono i tempi di esecuzione di un brano musicale.
Come puoi notare ci sono due colonne di simboli, una l’inverso dell’altra.
In realtà si tratta della stessa nota disegnata in un modo piuttosto che nell’altro a seconda
del suo posizionamento sul pentagramma: la scelta di una o dell’altra dipende quindi
dall’altezza della nota.
Il fatto che nell’immagine della SEMIMINIMA abbiamo messo il RE (4) prima del THÈ (1)
non costituisce un problema in quanto non c’è possibilità di confondere la durata 1/4 con
4/1.

164
Ciò che stiamo per vedere invece è il setticlavio che rappresenta le varie chiavi, i
rispettivi nomi e le relative posizioni sul pentagramma.
Noterai che nella prima visualizzazione abbiamo inserito l’immagine della chiave per
richiamare il nome, nelle successive non lo abbiamo ritenuto necessario, in applicazione
del principio che bisogna memorizzare solo ciò che è necessario e non elementi superflui.

165
La diteggiatura indica con quale dito si deve eseguire una determinata nota: chiaramente i
numeri con cui vengono designate le dita vanno da 1 a 5 e si posizionano sotto quasi tutte le
note; non è necessario indicarla se la nota è consecutiva, in tal caso si ritiene che sia
sufficientemente chiaro.
La diteggiatura è particolarmente utile nel caso di salti.
Per memorizzare questi numeri puoi semplicemente convertirli in immagini utilizzando le
schede a tua disposizione o creandone di nuove, in alternativa puoi creare delle immagini
direttamente legate al dito che deve eseguire la nota; ad esempio un anello per l’anulare,
l’autostop per il pollice ecc.
Uno dei momenti più impegnativi per un musicista è l’attacco di un pezzo, ricordare le
prime note di un brano musicale equivale un po’ a dare l’avvio al pilota automatico, ossia a
una memoria fisica per merito della quale le mani si muovono con una propria volontà,
abilità questa, che si sviluppa solo con molte ore di pratica.
Può quindi risultare molto utile memorizzare le prime 2 battute o anche solo le prime 4 o 5
note.

166
Per chiarezza di seguito indichiamo, visivamente, il significato del termine battuta.

La velocità di esecuzione è data dall’indicazione che si trova scritta all’inizio della riga di
pentagramma e rimane valida fino a una nuova indicazione; lo stesso vale per i segni di
espressione, che stabiliscono con quanta intensità si devono eseguire le note, per maggior
chiarezza diremo che nel caso del pianoforte indicano quanto forte bisogna spingere sui
tasti. Vengono indicati sulla riga e dati per scontati fino a “nuovi ordini”. Vediamone alcuni
associati a una possibile immagine da utilizzare nelle visualizzazioni.

Alcuni esempi di velocità di esecuzione


• MODERATO - un moderatore politico
• ANDANTE-onda
• ALLEGRO - giullare
• PRESTO - vigile che fa scorrere il traffico
• PRESTISSIMO - vigile isterico che urla a tutti di fare più in fretta
• ADAGIO - vigile che blocca il traffico
• CRESCENDO - metro che si allunga

I segni di espressione
• PIANO - pianoforte
• PIANISSIMO - pianoforte tascabile (piccolissimo)
• FORTE - culturista
• MEZZOFORTE - mezzo culturista
• FORTISSIMO - Hulk

Quando si parla di musica classica, per una buona esecuzione è necessario suonare ogni
singola nota dell’opera, mentre nel caso della musica leggera è sufficiente suonare gli
accordi che ricreino la melodia per fornire il necessario accompagnamento musicale
all’interprete di una canzone.
Il pentagramma che abbiamo riportato di seguito presenta tutte le note del brano ma anche,
sopra le righe, gli accordi per un’esecuzione più approssimativa ma comunque efficace,
dell’Inno nazionale italiano.

167
Al fine di una breve e semplice dimostrazione di come si possono applicare le tecniche in
questo campo, memorizzeremo l’inizio del brano, non tanto nelle singole note quanto negli
accordi sopra indicati.
Per fare ciò andremo a creare una visualizzazione che li unisca nella giusta combinazione.
Per memorizzare i primi accordi (così come per gli altri), basterà convertire la nota in
immagine e poi creare una visualizzazione. Le note sono Si bemolle, Fa7, Si bemolle, Fa7,
Si bemolle, Re7, Sol minore.
Visualizzazione: appoggiati a un muro ci sono degli sci molli (Si bemolle), te ne accorgi
perché una farfalla con la testa di un’oca (Fa7) vi si appoggia sopra e gli sci molli (Si
bemolle) si piegano sotto il suo peso e schiacciano la farfalla con la testa di oca (Fa7), che
con grande sforzo riesce a risollevare gli sci molli (Si bemolle) che però cadono addosso a
un re che ha un’oca intera e viva dentro alla corona (Re7). Per consolarsi il re allunga la
mano verso il sole e ne stacca un pezzo perché assomiglia a un bignè alla crema (Sol
minore) e lo mangia.

Per decidere se è meglio memorizzare tutte le note o soltanto gli accordi bisogna partire
dall’intenzione che si ha nell’esecuzione del brano musicale.

168
Nel caso in cui si ripetano determinati elementi possiamo inserirli nella visualizzazione
“eliminandoli”. Può sembrare un concetto un po’ strano, ma trae origine dal solito
presupposto che non bisogna memorizzare ciò che non è necessario; quindi, se un elemento
è sempre presente possiamo inserirlo una volta per ricordarci che esiste e poi dare per
scontato che si ripeterà fino alla fine. Nel caso per esempio di una canzone eseguita tutta in
tonalità minore o maggiore, sarà inutile memorizzare ogni volta un pasticcino o un
maggiore, se ne metterà uno all’inizio della sequenza e sarà più che sufficiente.
Nel caso di un ritornello che si ripeta dopo ogni strofa, basterà memorizzare l’incipit per
poi ripeterlo automaticamente.

L’ampiezza dell’argomento non permette di essere esaustivi, ma consente sicuramente di


fare appello a tutta la creatività a tua disposizione.
Finora abbiamo visto solo alcuni esempi di come è possibile applicare le tecniche in
ambito musicale, ciò che importa realmente è capire il meccanismo e sfruttarlo per i casi
pratici di proprio interesse.

LE CARTE DA GIOCO
Memorizzare le carte da gioco serve a capire quali sono le carte in mano all’avversario, a
contare i punti e a decidere la strategia migliore da mettere in atto.
Non si tratta certo di informazioni vitali, ma a chiunque piace eccellere, seppur nel
divertimento. Il procedimento di base è il medesimo: bisogna trasformare in immagine ogni
carta del mazzo e per farlo si utilizzano i suoni fonetici unitamente ai semi delle carte, sia
che si tratti del mazzo napoletano da 40 carte, sia che si tratti del mazzo francese da 52. In
entrambi i casi possiamo associare al suono fonetico crescente, da 1 fino a 10, (oppure fino
al re), la lettera che rappresenta il suono fonetico dell’iniziale del seme da ricordare: P/B
per bastoni o picche, CH/GH per coppe o cuori, T/D per denari, S/Z/SC per spade, F/V per
fiori e Q per quadri.
La lettera Q crea un po’ di difficoltà rispetto alle altre: consigliamo quindi di utilizzare la
seconda consonante disponibile, ossia la D.
Non scegliamo di rimpiazzare la Q con i suoni CH e GH per non confonderli con coppe o
cuori.
Abbiamo preparato uno schema riassuntivo con un’immagine per ogni carta cosicché tu
possa avere un prontuario da utilizzare immediatamente nel caso in cui le immagini risultino
di adeguato impatto.
È possibile cambiare le immagini non gradite con quelle ritenute migliori ai fini del
ricordo.

169
Nel mazzo francese, come puoi notare nello schema seguente, le ultime tre immagini di ogni
seme non sono state create con lo stesso sistema delle altre: si è ripetuta una semplice
immagine per ogni seme, che verrà poi collegata in modo personale all’immagine del fante,
del re e della regina.
Per i cuori possiamo immaginare tutte e tre le figure come Polifemo, con un unico grande
occhio al centro; per i quadri vedremo tutte e tre le figure nella loro versione divina; per i
fiori sarà sufficiente vedere le figure tutte verdi come i classici marziani dei film; infine le
picche le potremo rappresentare con fante, donna e re intenti in un’attività di dubbia
legalità...
Come è facile intuire, abbiamo usato, per i due tipi di mazzi di carte, un metodo simile ma
non uguale.
In un caso la prima consonante indica il valore della carta, mentre la seconda rivela il
seme; nell’altro è il contrario, il seme della carta è la prima consonante mentre il valore è
la seconda.

170
Nel caso in cui la consonante in questione non ci permetta di trovare una parola facilmente
visualizzabile possiamo utilizzare l’altra consonante appartenente allo stesso suono
fonetico. Una volta assimilate tutte le immagini, sarà facile memorizzare le carte uscite
durante il gioco: basterà far compiere alla scheda un qualsiasi gesto convenzionale o
magari colorarle di rosso, per indicare che sono già state giocate; a un veloce ripasso
mentale risulteranno le carte ancora a disposizione, sia nostra che dell’avversario.
È una tecnica molto valida anche per sbalordire gli amici con semplici giochi di memoria;
un amico farà vedere alcune carte in successione e, dopo averle memorizzate con una
semplice sequenza di immagini, sarai in grado di elencarle tutte nell’esatto ordine in cui
sono uscite, oppure, una volta viste quasi tutte le carte di un mazzo, sarai in grado di
elencare quelle che ancora non sono state estratte.
Ai fini del divertimento e dell’intrattenimento questi semplici giochi avranno certamente
grande successo. Per ricordare il punteggio di una partita basterà creare un cliché per i
propri punti, uno per quelli dell’avversario e uno per gli scarti. Ad esempio, una volta fatta
la somma dei tuoi punti potrai visualizzarli con l’immagine della loro conversione legata al
tuo collo e lo stesso vale per il tuo avversario. Ad esempio, se hai 26 punti puoi
immaginare di indossare una collana di Noci e il tuo avversario, che magari ne ha solo 10,
avrà un ciondolo a forma di Tazza. Non dimenticare però di aggiornare i punteggi!
Per quanto riguarda gli scarti è utile ricordare tutte le carte che non sono più in gioco: per
tale motivo è consigliabile creare una visualizzazione che comprenda tutte le immagini
delle carte scartate.
La visualizzazione si arricchirà, dopo ogni mano, con la carta scartata da se stessi o
dall’avversario.
Abbiamo preparato per te delle simpatiche immagini per ricordare le carte: prendendo
spunto da ciò che abbiamo fatto potrai personalizzare i tuoi cliché.

171
Ecco un esempio del criterio con cui abbiamo creato le carte.

172
173
GLI SCACCHI
Si dice che i migliori giocatori di scacchi al mondo siano in grado di ricordare intere
partite a memoria, non solo le proprie mosse ma anche quelle dell’avversario. La materia
degli scacchi è molto articolata e ricca di elementi da ricordare.
In effetti, parte della preparazione degli scacchisti professionisti prevede l’apprendimento
di numerose strategie di gioco, il che significa ricordare centinaia di possibili mosse e
combinazioni.
In questo gioco gli elementi di base da ricordare sono i pezzi della scacchiera e la
scacchiera stessa, che rappresenta il “campo di battaglia”.
I pezzi della scacchiera sono facilmente rappresentati dalla loro stessa immagine, che

174
eventualmente potrà essere arricchita con qualche speciale animazione: ad esempio
aggiungendo un viso al re e alla regina; facendo imbizzarrire il cavallo ogni tanto;
colorando tutto e mettendo anche il sonoro... come in un grande cartone animato.
La scacchiera è facilmente rappresentabile con delle apposite schede formate dalla lettera
che troviamo su un lato della scacchiera stessa e dal numero che si trova sull’altro lato.
L’immagine a fianco evidenzia il modo con il quale abbiamo creato le immagini.

Ecco un possibile schedario.

175
Come puoi notare le immagini che abbiamo formato con la H non iniziano realmente con
quella lettera, a causa del fatto che in italiano non sono molte le parole tra cui scegliere.
Abbiamo perciò preferito creare dei cliché con parole che iniziano con la lettera L (scelta

176
arbitraria): la cosa importante è non confonderle con le altre immagini dello stesso
schedario.
La memorizzazione delle strategie di gioco segue il solito principio, utilizzare le schede per
creare una visualizzazione che rappresenti l’esatta sequenza delle mosse da compiere.In
un’attività come il gioco degli scacchi non è possibile contare solo sulla memoria: è
necessario allenarsi continuamente anche con la pratica. L’esperienza è l’elemento che fa la
reale differenza.
Chi pensa alla memoria solo come a un elemento di successo professionale sarà rimasto
stupito nel vedere che può essere impiegata in molti modi non pròfessionali. A dire il vero
ci sono persone che suonano strumenti musicali o giocano a scacchi a livello professionale,
ma sono la minima parte. Nella maggior parte dei casi queste attività hanno l’unico scopo
di divertire e rilassare. Le tecniche di memoria fanno sì che il divertimento inizi già nel
momento in cui impariamo o perfezioniamo una disciplina. In effetti questa potrebbe
addirittura essere l’occasione giusta per coltivare un hobby, proprio quello che hai sempre
desiderato ma che per un motivo o per l’altro hai trascurato. Non importa se il tuo interesse
non è tra quelli di cui abbiamo parlato in questo capitolo.
Segui i tuoi desideri e cerca un modo creativo per applicare le tecniche di memoria al tuo
hobby, potresti trovare una nuova applicazione pratica; e del tuo sforzo potrebbero
beneficiare tante altre persone, così come tu ora stai traendo beneficio dall’esperienza di
altri che prima di te hanno dedicato tempo ed energie a mettere a punto strategie efficaci.

PUNTI CHIAVE del capitolo 6

• Le tecniche di memoria sono di supporto anche per hobby e divertimenti.


• È possibile ricordare il calendario di tutto l’anno tramite la frase che identifica le
prime domeniche di ogni mese.
• Per memorizzare la musica bisogna prima creare un prontuario per tutti gli elementi
che la compongono.
• Si possono ricordare anche i tempi di esecuzione delle opere, i segni di espressione,
il setticlavio e la diteggiatura.
• Le carte da gioco si ricordano creando un’immagine che comprenda il seme della
carta e il suo valore.
• La scacchiera si ricorda creando un’immagine per ogni posizione: basterà unire la
lettera al numero corrispondente.

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177
CAPITOLO
7
GLI ARTICOLI DI CODICE

Alcuni si ritengono perfetti unicamente perché sono


meno esigenti nei confronti di se stessi.
Hermann Hesse

La conoscenza del diritto, al contrario di quanto si potrebbe pensare, non è solo


appannaggio di avvocati e giuristi.
Ovviamente nulla è richiesto a chi non è studioso della materia, ma avere qualche semplice
nozione di diritto può rivelarsi molto utile.
Ogni persona ha a che vedere con questioni di diritto quotidianamente; nella maggior parte
dei casi non si devono discutere cause in tribunale, ma per tutelare i propri diritti è bene
valutare con grande attenzione le molte situazioni che si presentano.
Ogni giorno si ricevono documenti di vario genere: l’estratto conto, la bolletta, il resoconto
della riunione condominiale, oppure il cambiamento unilaterale delle condizioni
contrattuali della banca presso la quale abbiamo il conto corrente ecc. Anche solo la scelta
del contratto telefonico comporta una serie di conseguenze che, se non vengono attentamente
valutate, possono provocare un disservizio al posto della prestazione desiderata.
Anche se sarebbe utile in certi casi, non è necessario diventare esperti di leggi e cavilli
burocratici: quello che desideriamo è offrire un motivo in più, uno stimolo per
approfondire l’argomento che segue.
Questo perché, come già più volte accennato, l’interesse è un’ottima base di partenza per
l’apprendimento di qualunque argomento.
Prima di tutto è importante chiarire quale sia la struttura costante di un articolo: una volta
acquisita la “regola”, il lavoro risulterà più immediato e produttivo.
Utilizzando il sistema delle visualizzazioni, è semplice distinguere i numeri degli articoli di
codice e i relativi argomenti.
Chi studia diritto sa che, quando sul codice inizia un argomento, c’è prima l’articolo
principale e poi gli articoli successivi vanno a definire le eventuali varianti e specifiche.
Questo tipo di organizzazione da un lato è di aiuto, perché conoscendo il numero di un
articolo ci si può fare un’idea dell’argomento, ma dall’altro complica un pochino le cose,
essendoci molti articoli con contenuti e numeri simili.
Nonostante questo, le tecniche di memoria garantiscono assoluta chiarezza e precisione di
ricordo.
Un articolo di codice è formato da un numero e, generalmente, da un titolo; se questo fosse
assente, potremmo comunque sostituirlo con il concetto esposto nel testo, che si presenta
come terzo e fondamentale elemento dell’articolo di codice.
In questa fase apprenderemo le tecniche per ricordare sia numero che argomento, mentre
per la memorizzazione di testi molto lunghi si rimanda alla parte relativa a loci, stanze e

178
mappe mentali (vd. capitoli 10 e 11).
Chi studia la materia conosce la struttura interna che differenzia i vari codici: nel codice
penale ad esempio avremo prima la descrizione del reato e poi della pena relativa; nel
codice civile invece avremo enunciazioni relative a determinate situazioni, diritti da
garantire a una parte piuttosto che a un’altra, ma non troveremo tra le eventuali sanzioni
alcun accenno alla reclusione.
Per distinguere i due codici all’interno di una visualizzazione possiamo quindi aggiungere
un’immagine con una bella divisa a strisce bianche e nere da carcerato per il codice penale,
mentre un vigile urbano può caratterizzare quelle per il codice civile.
Le leggi vengono numerate in ordine di emissione e accompagnate dall’anno in cui sono
state emesse.
La tecnica per memorizzare gli articoli prevede la combinazione dell’utilizzo dei suoni
fonetici e della strategia per le parole astratte.
La maggior parte dei concetti e dei termini che si trovano studiando questo particolare tipo
di materia sono relativi a diritti, organi dello stato, persone fisiche o giuridiche ecc.
Per quanto riguarda ciò che è facilmente visualizzabile non c’è bisogno di fare nulla in
particolare, in caso contrario basterà mettere a frutto le abilità apprese nell’ambito del
capitolo relativo alle parole astratte.
A facilitare il compito interviene la ripetitività di molti termini che rappresentano il gergo
giuridico: il migliore investimento che si possa fare è dedicare un po’ di tempo alla
creazione di un prontuario di immagini che rappresentino i vocaboli maggiormente
utilizzati.
Ecco alcuni esempi.

• PARLAMENTO - un mento che parla


• MODIFICAZIONI - un cesto di fichi
• RECLUSIONE - prigione
• PERSONA FISICA - immagine di un body builder
• PERSONA GIURIDICA - persona esile con in mano un libro di diritto
• APPELLO - cappello
• CASSAZIONE - cassata siciliana
• SENTENZA - giuria che emette una sentenza
• PARTE - persona che saluta con il fazzoletto bianco
• CONVENUTO - convento
• PROCEDIMENTO - un mento da cui esce un procione
• LEGGE - persona che legge
• DECRETO - statua di creta
• DECRETO LEGGE - statua di creta che legge
• DECRETO LEGISLATIVO - statua di creta che balla latinoamericano
• REGOLAMENTO - un mento che usa il regolo
• STATO - cartina dello stato
• PRESIDENTE - immagine del tuo presidente preferito
• GOVERNO - governante

Di seguito alcuni esempi di articoli di codice memorizzati con i metodi appena esposti.

179
Art. 2082 ce. - L’imprenditore: per essere buoni imprenditori bisogna avere NASO FINO,
quindi vediamo un imprenditore famoso con questa caratteristica.

Art. 2083 ce. - Il piccolo imprenditore: proprio perché è piccolo, l’imprenditore soffre la
FAME; in questo caso non abbiamo convertito il 20 perché chi studia diritto sa che nel
codice, quando inizia un argomento, quelli seguenti sono a esso inerenti e basterà
memorizzare solo la parte di numero distintiva.

Art. 2135 ce. - L’imprenditore agricolo: questo sembra cucito su misura, è molto semplice
ricordare l’articolo dell’imprenditore agricolo perché è NATO MAIALE.

Art. 149 ce. - Lo scioglimento del matrimonio: è naturale che il marito desideri lo
scioglimento del matrimonio se la moglie ha avuto rapporti con tutta la TRUPPA, o magari
che lo voglia la moglie se il marito ha messo su TROPPA TRIPPA.

Art. 1140 ce. - Possesso: è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività
corrispondente all’esercizio della proprietà.
Il TETTO di casa è pieno di ROSE, da queste piovono tantissimi soldi e cerchiamo di
APPROPRIARCENE prendendoli e mettendoli in casa.

Art. 1102 ce. - Comunione: ciascuno può usare la cosa comune purché non ne alteri la
destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il
loro diritto.
Sui TETTI NOÈ fa fare la comunione a tutti gli animali dell’arca; così possono utilizzare
qualsiasi cosa in piena armonia, infatti li vediamo dividere con piacere ogni cosa, e tutti
portano un dono a un ASINO gigante.

Art. 1173 ce. - Fonti delle obbligazioni: le obbligazioni derivano da contratto, da fatto
illecito o da ogni altro fatto idoneo a produrle in conformità dell’ordinamento giuridico.
Possiamo dare per scontato l’11 : un brutto ceffo mi vuole OBBLIGARE con un coltello a
fare quello che vuole lui. lo lo colpisco con una GOMMA enorme e lui cade dentro una
FONTANA nella quale galleggiano contratti che vengono raccolti da un “fattone”, che
subito dopo va a fare una rapina.

Art. 20 Codice deontologico degli psicologi: nella sua attività di docenza, di didattica e
di formazione lo psicologo stimola negli studenti, allievi e tirocinanti l’interesse per i
principi deontologici, anche ispirando a essi la condotta professionale.

180
Dal NASO della professoressa esce una PERGAMENA enorme che la professoressa usa
per battere i DENTI degli studenti, causando loro una scossa (STIMOLO).

Art. 92 c.p. - Ubriachezza volontaria o colposa ovvero preordinata: l’ubriachezza non


derivata da caso fortuito o da forza maggiore non esclude né diminuisce l’imputabilità.
Se l’ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di prepararsi una
scusa, la pena è aumentata.
Quando ti viene VOGLIA di BERE, mangi sempre del PANE ma poi vieni PUNITO perché
ti si gonfia la pancia e, anziché portarti all’ospedale, ti portano in prigione.

Art. 94 c.p. - Ubriachezza abituale: quando il reato è commesso in stato di ubriachezza,


e questa è abituale, la pena è aumentata. Agli effetti della legge penale, è considerato
ubriaco abituale chi è dedito all’uso di bevande alcooliche e in stato frequente di
ubriachezza. L’aggravamento di pena stabilito nella prima parte di questo articolo si
applica anche quando il reato è commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti da chi
è dedito all’uso di tali sostanze.
Se hai l’ABlTUDlNE di UBRIACARTI è perché vai sempre a BERE una BIRRA al BAR e
prima o poi finirai in PRIGIONE, o peggio, nella BARA; e quando sei steso nella bara ti
DROGHI.

Art. 17 Codice deontologico: La SEGRETEZZA delle comunicazioni deve essere


PROTETTA anche attraverso la CUSTODIA e il controllo di appunti, note, scritti o
registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che riguardino il rapporto
professionale. Tale documentazione deve essere conservata per almeno CINQUE anni
successivi alla conclusione del rapporto professionale, fatto salvo quanto previsto da
norme specifiche. Lo psicologo deve provvedere perché, in caso di sua MORTE o di suo
IMPEDIMENTO, tale protezione sia affidata a un COLLEGA ovvero all’Ordine
professionale. Lo psicologo che collabora alla costituzione e all’uso di sistemi di
documentazione si adopera per la realizzazione di garanzie di tutela dei soggetti
interessati. Considerando che il contenuto non è troppo lungo, possiamo memorizzarlo con
le tecniche a nostra disposizione; perciò dopo aver letto attentamente il testo dovremo
scegliere le parole chiave da memorizzare (puoi notarle in maiuscolo) e inserirle in una
visualizzazione.
Possiamo limitarci alla creazione di una semplice sequenza di immagini proprio perché le
nozioni da ricordare non sono molte; se ci si trovasse di fronte a più pagine di testo si
dovrebbe ricorrere a una delle tecniche che vedremo nel capitolo relativo
all’apprendimento di testi e concetti.
Visualizzazione: con un TACCO a spillo PROTEGGO l’archivio dei DOCUMENTI
dall’attacco di un LEO (5 ANNI); il leo mi SBRANA e io tiro tutti i documenti a un’ALTRA
PERSONA che li prende al volo e scappa PROTEGGENDOLI.

Per memorizzare la lunghezza delle condanne possiamo avvalerci dell’aiuto dei suoni
fonetici utilizzando un codice per distinguere gli anni dai mesi; per ricordare 5 anni e 6
mesi potremmo immaginare un LEO molto grande che trasporta sulla schiena una persona
molto piccola; le immagini sono quelle dello schedario mentale (LEO e CIAO) e la

181
particolarità è data dalla dimensione dell’immagine stessa.
Inoltre gli articoli generalmente si inseriscono in un più ampio contesto discorsivo che li
accompagna, introduce e commenta. Le applicazioni che si possono fare di una tecnica
come questa sono innumerevoli e, tralasciando il diretto interesse degli studenti che
debbano affrontare esami universitari o di ammissione all’albo professionale, ci sono
moltissime altre professioni in cui una buona conoscenza della legge porta grandi vantaggi.
Prova tu stesso a pensare a quali siano i lavori in cui, in un modo o nell’altro, si abbia a
che vedere con aspetti giuridici. Al giorno d’oggi è necessario dare il proprio consenso
anche per il rilascio dei dati personali; anche solo per scaricare l’aggiornamento di un
programma da Internet siamo costretti a sottoscrivere un regolamento, seppur in via
telematica. Con quanta sicurezza saremo in grado di difendere i nostri diritti, se non li
conosciamo? Avere un minimo di conoscenza nell’ambito giuridico ci permette di essere
consapevoli di quanto accade intorno a noi ogni giorno.

ESERCIZI
Come sempre il metodo migliore per acquisire la tecnica e praticarla.
Di seguito troverai i primi 5 articoli della Costituzione Italiana, i 5 principi fondamentali su
cui si basa il nostro paese; memorizzali applicando le strategie specifiche per le materie
giuridiche.

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1. - L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene
al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2. - La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come


singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede
l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3. - Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il
pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori
all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.

Art. 4. - La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le


condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta,
un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Art. 5. - La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua


nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i
principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.

182
PUNTI CHIAVE del capitolo 7

• Il diritto fa parte della vita quotidiana di ogni persona.


• Ogni articolo ha una particolare struttura che lo caratterizza.
• Un glossario con le immagini dei termini più ricorrenti è utile nella memorizzazione.
• Per ricordare un articolo e il suo contenuto è necessario convertire il numero in
immagine e associarlo alle immagini delle parole chiave.

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183
CAPITOLO
8
LE MATERIE SCIENTIFICHE

Solo coloro che hanno il coraggio di affrontare grandi


insuccessi possono ottenere grandi successi.
Robert Kennedy

Le materie scientifiche offrono la straordinaria opportunità di rendersi conto di quanto le


nostre metodologie non solo agiscano, ma siano assolutamente efficaci anche con nozioni
numeriche e non umanistiche.
Una delle obiezioni che più spesso viene alla luce durante i nostri seminari riguarda
proprio gli studenti di facoltà scientifiche che non sono certi di poter applicare le tecniche
sulle loro materie principali.
Sappiamo che sulle prime è difficile da credere perché è opinione diffusa che non si possa
concretizzare una nozione astratta; in realtà è proprio questo il motivo per cui le strategie di
apprendimento che stiamo per vedere sono così efficaci.
Esistono varie materie in cui le formule hanno molta importanza, come ad esempio
matematica, fisica, economia, geometria, chimica.
Le informazioni astratte per eccellenza hanno a che fare con i numeri e le formule, di
qualunque genere esse siano.
Prima di tutto è rilevante notare che una formula si compone di molti elementi, tutti
fondamentali: oltre ai numeri ci sono lettere maiuscole, minuscole, appartenenti all’alfabeto
greco, costanti, simboli e segni operatori.
Ogni formula deriva dalla combinazione di questi fattori: pertanto è utile creare un
prontuario per la conversione in immagini degli elementi in questione; per creare le
visualizzazioni sarà sufficiente “sommare” le immagini, mentre qualche astuzia derivante
dall’esperienza eviterà inutili fatiche.
Abbiamo preparato un elenco di immagini già pronte per agevolare l’approccio alla nuova
strategia, ma come sempre è consigliabile personalizzare gli elementi di maggiore interesse
e soprattutto quelli che non risultano di grande impatto.
Il procedimento utilizzato varia con il variare delle caratteristiche degli elementi da
ricordare.
C’è un ulteriore passaggio che noi non possiamo fare per te: l’assimilazione di tali elenchi.
Inutile aspettare di averne bisogno, la strategia migliore consiste nel farsi trovare sempre
pronti, quindi ti consigliamo di dedicare un po’ di tempo alla memorizzazione di queste
immagini.
Inizia con il fare un rilassamento per entrare nella fase alfa, poi chiudi gli occhi e visualizza
ogni singola immagine; il tuo punto di partenza sarà l’alfabeto, e anche se non potrai contare
su una tecnica vera e propria, l’utilizzo assiduo di questi schedari è il modo migliore per
apprenderli.

184
In alternativa potrai creare una visualizzazione che parta dalla prima immagine, e a catena
arrivi fino all’ultima, come si suol dire, dalla A alla Z.
Servirà per aiutarti nel ricordo iniziale; chiaramente però, in un secondo tempo dovrai
slegare l’immagine dalla sequenza e associarla solo alla lettera che rappresenta.
A te la scelta del miglior metodo, che ovviamente vale per ognuno dei seguenti prontuari.

ALFABETO MINUSCOLO
A causa dell’irregolarità della loro forma, le lettere minuscole, quando scritte a mano,
possono essere rappresentate da parole che abbiano come iniziale la lettera che si vuole
ricordare, in tal modo, indipendentemente dalla grafia di chi scrive, si avranno sempre le
stesse immagini.
Ovviamente le immagini scelte non dovranno essere confondibili con quelle di altri
schedari, la M per esempio non potrà essere rappresentata da un MICIO perché il rischio
sarebbe quello di ricordare poi il numero 36 dello schedario mentale (MICIO).
Creare questi schedari a priori impedisce sovrapposizioni di questo genere.

a - ape
b - banana
c - cocco
d - dado
e - elefante
f - farfalla
g - gigante
h - hotel
i - iena
j - jolly
k - kg
l - lumaca
m - mirtillo
n - neonato
o - ostrica
p - pollo
q - quadro
r - razzo/rosa
s - sciarpa
t - torre
u - uova
v - velociraptor
w - wow
x - raggi x
y - yacht
z - zorro

185
ALFABETO MAIUSCOLO
Per ricordare l’alfabeto maiuscolo utilizzeremo la forma delle lettere.
Essendo più regolari rispetto alle loro parenti minuscole, le lettere maiuscole evocano
immagini in maniera piuttosto immediata. Tra le varie possibilità si dovrà scegliere quella
che con maggiore velocità si crea nella mente, che con grande probabilità è la più adatta a
colpire la nostra immaginazione.
È un procedimento personale per il quale abbiamo creato una traccia.

A - cima innevata
B - un paio di labbra
C - freesbee
D - donna incinta
E - forcone
F - chiave inglese
G - falce
H - salto con l’asta
I - l’asta
J - uncino di Capitan Uncino
K - forbici
L - sedile
M - cammello
N - dromedario
O - orecchino
P - donna molto magra con molto seno
Q - palloncino
R - donna molto prosperosa
S - divanetto degli innamorati
T - tettoia
U - sorriso
V - maglia con scollo a V
W - coppia di trombe d’aria
X - croce di sant’Andrea
Y - fionda
Z - saetta

ALFABETO GRECO
In questo caso lavorare sulla forma delle lettere risulta piuttosto impegnativo: quindi
utilizzeremo il nome della lettera stessa per creare le immagini per le visualizzazioni.
Per la memorizzazione delle lettere ti rimandiamo al capitolo seguente, quello sui vocaboli
stranieri.

186
ALFABETO INTERNAZIONALE
Nella comunicazione internazionale e nell’ambito militare, per evitare fraintendimenti che
potrebbero avere gravi conseguenze, si è adottato un alfabeto che associa a ogni lettera una
parola non confondibile con le altre.
Non sono state create con l’intento di essere visualizzate, quanto piuttosto di non essere
confuse, ma con un po’ di fantasia è semplice trasformarle in immagini. Di seguito facciamo
un esempio di come possono essere inserite nelle nostre visualizzazioni.
Come sempre vale il principio che ciò che non è d’impatto va sostituito con un elemento
che lo sia.

187
SIMBOLI E SEGNI OPERATORI
Ancora una volta è necessario trasformare dei simboli che possono confondere lo studente
in immagini significative e ancora una volta la fantasia è un elemento fondamentale per la
riuscita del procedimento.
L’immagine del simbolo o il suo nome saranno la nostra musa ispiratrice.

188
Si può avere l’impressione che la matematica sia argomento di poca attinenza con la vita di
tutti i giorni ma la realtà ci insegna che sono molti gli aspetti della quotidianità che la
coinvolgono.
È ormai chiaro che l’interesse gioca un ruolo fondamentale nell’apprendimento, quindi la
migliore strategia, al di fuori delle tecniche, è trovare un motivo che induca a voler
imparare, e non solo a doverlo fare!
Memorizzare una formula significa ricordare molte informazioni e sta allo studente
decidere quale sia il modo migliore per affrontare la prova: può decidere di memorizzare
ogni singolo elemento, dando forma a una visualizzazione molto articolata e completa; in

189
alternativa può dare per scontati alcuni elementi e memorizzare soltanto quelli che secondo
le sue previsioni potranno metterlo in difficoltà.
In ogni caso è bene tenere presente che per apprendere una formula non è sufficiente
ricordarne gli elementi nella giusta sequenza; è necessario comprenderla e saperla inserire
in un contesto, oltre che, ovviamente, applicarla nel momento giusto.
Per imparare correttamente una formula è necessario:

1. inserire la formula in un contesto per darle un senso che vada al di là dei suoi soli
simboli;
2. ragionare sulla formula e sulle sue singole parti;
3. stabilire se ci sono parti della formula che si possono sorvolare nella fase di
memorizzazione;
4. valutare la possibilità di convertire parti della formula in una sola immagine e non nella
somma di più immagini;
5. procedere alla memorizzazione vera e propria.

Al termine di ogni memorizzazione si deve verificare la qualità del lavoro fatto, in


particolar modo nel caso delle formule, infatti una sola piccola imprecisione può causare
un grande errore.
In questa sede non è il caso di approfondire tutte le fasi: quindi negli esercizi di
memorizzazione che ci apprestiamo a fare metteremo in pratica solo la parte finale del
procedimento, dando per scontato che i passaggi precedenti siano già stati effettuati.
Per memorizzare l’immagine di un grafico si possono applicare le regole della fotografia
mentale che abbiamo illustrato nei capitoli precedenti; esistono inoltre dei grafici che
rappresentano il risultato di determinate funzioni e che hanno sempre la stessa forma: in tal
caso è possibile associare al tipo di funzione l’immagine del grafico che ne deriva, come
abbiamo fatto per i cliché visti in precedenza.

ESEMPIO 1

Volendo associare anche il nome della formula basterà iniziare la visualizzazione con un
CAFFÈ che finisce a un SERGENTE (coefficiente) dell’AVIAZIONE (variazione).

ESEMPIO 2

190
ESEMPIO 3

ESEMPIO 4

CHIMICA
Per quanto possa sembrare strano la chimica, così come la matematica, non è una materia
prettamente mnemonica; necessita, prima di ogni altra cosa, della comprensione.
Naturalmente ci sono alcuni elementi che devono essere memorizzati e noi ne vedremo

191
alcuni.

CENNI TEORICI
Esistono molti tipi di chimica: quella organica, quella inorganica e altre ancora, ma noi non
vogliamo addentrarci nei meandri di una materia così complessa, vogliamo solo mostrarti
come ricordare informazioni importanti.
L’elemento base della chimica è l’atomo, che si compone di un nucleo, a sua volta formato
da neutroni e protoni, e di elettroni che girano intorno al nucleo secondo orbite stabilite,
dette orbitali.
Ogni diverso elemento presenta un diverso numero di protoni, neutroni ed elettroni che lo
caratterizza.
Negli ultimi decenni, si è arrivati addirittura a identificare delle particelle infinitesimali
(quark) che compongono neutroni e protoni.
I composti chimici vengono rappresentati mediante formule brute (in cui non sono forniti gli
elementi necessari a capire la disposizione spaziale degli atomi) e formule di struttura, che
rappresentano la disposizione degli atomi nello spazio. Anche se gli angoli che si formano
tra gli elettroni sono importanti nella loro rappresentazione tridimensionale, è usuale non
considerarli nella loro forma scritta; la cosa veramente importante è la corretta
disposizione degli elementi.
Infatti, gli elementi descritti dalle formule brute possono essere tradotti in formule di
struttura differenti, motivo per cui è importante avvalersi anche di uno strumento
mnemonico per non incorrere in errori banali e che possono essere facilmente evitati.
Ad esempio nelle formule brute dei composti organici bisogna sempre indicare prima il
carbonio, poi l’idrogeno e infine gli eternatomi (ossia tutti gli altri), dal più pesante al più
leggero.
Nelle formule brute dei composti inorganici invece si indicano sempre prima i composti a
carica positiva e poi quelli a carica negativa.

Memorizzare in modo preciso i termini che compongono un elemento è molto importante; la


variazione di un indice o di un legame può vanificare il risultato di un intero lavoro.
Si dovranno ricordare i simboli degli elementi e le loro eventuali aggregazioni. In questa
materia abbiamo la possibilità di creare delle singole immagini nelle quali comprendere
più termini con relativa facilità.
Ciò avviene perché ci sono degli elementi che, a causa delle loro caratteristiche, tendono a
raggrupparsi spesso con gli stessi elementi, formando dei gruppi ricorrenti.
Un esempio faciliterà la comprensione di questo concetto.
Partendo dalla formula di struttura di alcuni acidi è possibile notare gruppi di elementi che
si ripetono e parti di formule molto simili fra loro.
La memorizzazione risulterà efficace se saremo in grado di mantenere chiara la distinzione
fra gli elementi e i gruppi, nonostante si somiglino molto.

192
Formula bruta dell’acido succinico: C4H6O4

Formula bruta dell’acido citrico: C6H8O7

Formula bruta dell’acido fumarico: C4H4O4


Come prima cosa bisogna creare, quando possibile, dei cliché per la visualizzazione dei
gruppi degli elementi più ricorrenti.
Le formule illustrate evidenziano i seguenti elementi: CH, CH2, COOH, ma studiando la
materia impareremo che anche i gruppi CH3, CH4 sono spesso ricorrenti.
Vediamo come creare queste immagini. Anche se all’inizio del capitolo abbiamo proposto

193
uno schedario di immagini per la memorizzazione delle lettere maiuscole, in questo caso
può essere molto più efficace creare un’immagine unica che ricordi l’intero gruppo di
simboli, inventando così, un piccolo prontuario di composti chimici.
Il gruppo CH per esempio ricorda la Svizzera, che può essere rappresentata dalla sua
cartina geografica.
L’elemento che differenzia i tre gruppi CH è l’aumento dell’indice, che indica i legami.
L’assenza di indice presuppone un indice 1, che generalmente si omette; comunque, per non
causare confusione possiamo trovare immagini che, nonostante si riferiscano a indici
differenti abbiamo in comune la base, cioè la Svizzera. Per CH2 potremmo immaginare le
mucche svizzere (indice due come il numero delle corna), per CH3 potremmo scegliere gli
orologi svizzeri (tre lancette sul quadrante come l’indice), infine per CH4 potremmo
visualizzare i quattro cantoni.
Per ricordare il gruppo COOH possiamo visualizzare un cuoco, perché in inglese
corrisponde a cook, che ha una forte somiglianza ortografica.
Ricordiamo che ci sono alcuni elementi che non sono compatibili con altri: motivo per cui
un esperto della materia è agevolato nell’utilizzo dell’immaginazione per la creazione di
cliché efficaci. Inoltre ogni elemento ha un numero massimo di legami possibili:
conoscendolo, si riduce il rischio di errore legato sia alle visualizzazioni sia ai contenuti
veri e propri.
Con gli stessi principi è possibile individuare e stabilire le immagini che rappresentano i
gruppi che maggiormente ricorrono nei programmi da assimilare.
Cerchiamo ora di memorizzare le formule degli acidi.

ACIDO CITRICO - FORMULA DI STRUTTURA


Immagina Charlie Chaplin (C) con un limone (acido citrico) in bocca che tiene per le corna
due mucche (CH2) cavalcate da due cuochi (COOH); sputa il limone ed esclama: “Oh
cuochi!”.
ACIDO CITRICO - FORMULA BRUTA
Immagina Charlie Chaplin (C) che saluta (6) dal tetto di un hotel (H) da cui parte un UFO
(8) tutto pieno di orecchini (0) a forma di oche (7).

ACIDO SUCCINICO - FORMULA DI STRUTTURA


Immagina due cuochi (COOH) che si fronteggiano in una gara molto strana che consiste nel
succhiare (acido succinico) le corna di due mucche (CH2).
ACIDO SUCCINICO - FORMULA BRUTA
Charlie Chaplin (C) e un re (4) vanno in hotel (H) dove salutano (6) un orecchino (0)
gigante con la forma del re (4) stesso.

ACIDO FUMARICO - FORMULA DI STRUTTURA


Immagina i nostri due cuochi (COOH) che ora gareggiano fumando (acido fumario) una
cartina della Svizzera (CH) e arrivano pari (doppio legame).
ACIDO FUMARICO - FORMULA BRUTA
Charlie Chaplin (C) va in hotel (H) a indossare un paio di orecchini (0). Visto che l’indice
4 è presente per ogni elemento puoi darlo per scontato mettendo una unica immagine del re,

194
altrimenti puoi metterla accanto a ogni elemento come nelle visualizzazioni precedenti.

Formula bruta dell’ammoniaca NH3

La formula bruta dell’ammoniaca la puoi rappresentare in vari modi, entrambi accettati. Gli
angoli formati tra un idrogeno e l’altro sono di 107° ciascuno.
Le disposizioni spaziali dipendono dall’intorno elettronico (cioè dagli elettroni che ruotano
intorno al nucleo) dell’atomo.
I nomi dei composti sono di vario tipo, abbiamo il nome commerciale, quello storico e
quello ufficiale creato dallo YUPAC, l’ente preposto a questo compito.
Il nome commerciale è il più semplice ed è alla portata di tutti, quello storico è
generalmente legato al modo in cui è stato scoperto e di solito è attribuito dallo
“scopritore”. Il nome YUPAC invece è formato secondo numerose e complesse regole che
permettono a chiunque conosca la materia, di risalire, a partire dal nome, alla corretta
formula di struttura del composto.
È anche possibile memorizzare agevolmente la tavola periodica degli elementi sfruttando il
principio della concatenazione delle visualizzazioni: basterà creare le immagini utilizzando
la tecnica per le parole astratte.
Vediamo come.
Prima però memorizza il nome degli otto principali gruppi della tavola periodica; abbiamo:

1. metalli alcalini
2. metalli alcalino terrosi
3. gruppo del boro
4. gruppo del carbonio
5. gruppo dell’azoto
6. gruppo dell’ossigeno
7. gruppo degli alogeni
8. gruppo dei gas nobili

ESERCIZI
Crea una visualizzazione che comprenda i nomi dei gruppi nel loro esatto ordine.

195
Per prima cosa memorizzeremo il numero atomico degli elementi raggruppati per colonne,
poi lo assoceremo al nome dell’elemento corrispondente.

PRIMA COLONNA
Sul bordo di un’enorme tazza da THÈ c’è un AMO a cui è agganciato un enorme TETTO
sul quale, al posto delle tegole, ci sono un TOPO e una MUCCA. Camminano tranquilli fino
a che non cadono e vengono soccorsi dalla cagnolina LILLI, che per avvicinarsi trascina a
fatica una grande FOCA sgocciolante.

- Idrogeno: da una tazza di the esce IDRA, il mostro con tante teste di Ercole,
1
che al posto di una di queste ha un GENIO.
- Litio: stiamo pescando, e quando tiriamo su la lenza ci accorgiamo che all’amo
3
sono appese tantissime batterie al LITIO.
- Sodio: sul tetto del nostro palazzo, le tegole sono state alternate con dei
11
barattoli di SALE di tutti i tipi: grosso, fino, in cristalli colorati.
19 - Potassio: Topolino è impegnato a POTARE con le cesoie la barba dello ZIO.
- Rubidio: la mucca della Milka è al verde e quindi le tocca iniziare a RUBARE,
37
ma non a una persona normale, bensì a DIO.
- Cesio: la cagnolina Lilli è impegnata a CESELLARE un bellissimo osso di
55
legno con un cesello di osso.
- Francio: una foca turista, con passaporto alla mano, è di ritorno dalla
87
FRANCIA con una baguette sotto una pinna e una piccola Tour Eiffel nell’altra.

SECONDA COLONNA
Un RE fiero ed elegante bacia con passione una bellissima DONNA, ma all’improvviso dal
suo enorme NASO inizia a uscire una schifosissima MUFFA. Allora il re stacca i LACCI
delle scarpe della sua donna e li usa per chiudersi il naso perché stava per uscire anche il
cane FUFI.

196
- Berillio: immaginiamo un re che, sulla spiaggia in mezzo a tutte le persone,
4
come se nulla fosse, gioca ai BIRILLI con gli altri bambini.
- Magnesio: vediamo una donna che nonostante sia veramente molto brutta ha
12 tantissimi uomini intorno! Controllando scopriamo che ha nella borsa un
MAGNETE attirauomini!
- Calcio: ci soffiamo il naso, ma nel fazzoletto anziché trovare quello che ci si
20
aspetta di solito, troviamo tantissimi palloni da CALCIO.
- Stronzio: togliamo la muffa dal nostro formaggio preferito, il gorgonzola, e lo
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spalmiamo addosso al nostro amico più... STRONZIO!
- Bario: il laccio delle nostre scarpe ci fa inciampare, cadiamo e rotoliamo
56
talmente tanto che arriviamo fino alla città di BARI.
- Radio: sorprendiamo Fufi, il nostro cane, che si mette le cuffie e inizia a
88
ballare, scopriamo poi che è il dj della più famosa RADIO della nostra città!

TERZA COLONNA
Scalando un albero, vediamo un NIDO fatto con tantissime minuscole MAPPE incastrate tra
loro, e mamma uccello anziché nutrire i suoi piccoli, mette la LACCA sulle FIBBIE delle
cinture di marca prestigiosa che ha raccolto!

- Scandio: dentro a un nido sopra un ramo troviamo una donna tutta nuda e allora
21
diventiamo subito rossi e gridiamo “SCANDALO!!”.
- Ittrio: abbiamo in mano la mappa della nostra città ma, dopo lungo vagare, ci
39
ritroviamo in groppa a un cavallo che nitrisce “hii” nell’ATRIO di un albergo.
- Lantanio: stiamo cercando di vincere il gran premio di “lancio della lacca” e
57
vince chi la tira più LONTANO.
- Attinio: dopo tutte le fibbie alla moda presentate alle sfilate, gli stilisti ne
89
presentano una con la faccia di ATTILA, il flagello di Dio.

QUARTA COLONNA
Nostro NONNO è molto romantico, infatti porta una splendida ROSA a sua moglie: questa
si trasforma in un CANE che a sua volta gli regala un forziere con dentro un TESORO.

- Titanio: immaginiamo i nostri nonni sulla punta del TITANIC, che “volano”
22
proprio come Leonardo Di Caprio e Kate Winslet!
- Zirconio: le rose che coltiviamo sono così belle e splendenti perché hanno i
40
petali fatti di ZIRCONI.
- Afnio: il nostro cane ha l’AFFANNO, allora lo portiamo dal veterinario che ci
72
raccomanda di farlo riposare.
- Rutherfordio: dentro il forziere del tesoro anziché tante ricchezze troviamo
104
RUTGER Hauer che guida una FORD.

QUINTA COLONNA

197
Vediamo uno GNOMO che dopo aver fatto uno spaventoso RUTTO si scompiglia la sua
favolosa CHIOMA e così si ritrova DA SOLO.

- Vanadio: immaginiamo uno gnomo molto VANITOSO che si guarda allo


23
specchio e pensa di essere DIO.
- Niobio: Incastrato in una rete vediamo NEO, il protagonista di Matrix, che
41
lavora come BIOLOGO!
- Tantalio: la nostra fluente chioma è sempre in ordine, perché la mattina davanti
73
allo specchio ci spalmiamo TANTO OLIO.
- Dubnio: quest’estate decidiamo di fare una vacanza da soli e andiamo prima a
105
DUBLINO e poi sul DANUBIO.

SESTA COLONNA
Immaginiamo un bellissimo uomo NERO con una RANA in testa che propone alla nostra
amica CHIARA di diventare sua SOCIA in affari nella vendita di rane!

- Cromo: uno splendido uomo nero ha in mano le chiavi di una macchina.


24 Pensiamo di vederlo al volante di una macchina di lusso ma scopriamo che
guida una CROMA vecchia e rovinata.
- Molibdeno: una rana di mille colori si arrampica saltellando sulla MOLE
42 Antonelliana ma all’improvviso deve fermarsi perché le fa molto male il
DUODENO.
- Tungsteno: il carro che trasportiamo con gran fatica fa un rumore sordo, tipo
74 TUNG-TUNG, ci fermiamo per controllare e ci accorgiamo che sotto le ruote
c’è lo STELO di un enorme fiore.
- Seaborgio: il nostro socio in affari sta nuotando nel MARE (sea) in compagnia
106 di Lucrezia BORGIA! (Non abbiamo convertito l’uno di 106 perché era
possibile e utile darlo per scontato.)

SETTIMA COLONNA
Il nostro fidanzato ci regala uno straordinario ANELLO, ma al posto del diamante c’è un
RAMO nodoso tutto sporco di COLLA appiccicosa che stranamente ha un buon sapore;
decidiamo quindi di raccoglierla dentro a un SECCHIO.

- Manganese: nel nostro bellissimo anello, anziché i brillanti vediamo tantissimi


25
piccoli MANGANELLI.
- Tecnezio: il ramo è il posto preferito dello scrittore latino TERENZIO per
43 scrivere le sue opere, lo vediamo quindi attrezzato con sedia, scrivania e
calamaio.
- Renio: per fabbricare la colla, visto che i materiali sono costosi, decidiamo di
75
sostituirli con una spremuta di RENI.
107 - Bohrio: dentro al secchio mettiamo tutte le persone BORIOSE che incontriamo

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107 e dopo pochi passi è già pieno.

OTTAVA COLONNA
Da un’enorme NOCE esce fuori FRANKENSTEIN (cliché per orrore) che raccoglie ogni
sua GOCCIA di sangue per farne un pot-pourri da mettere poi sul suo SOFÀ.

- Ferro: stiamo cercando di aprire una noce ma non ci riusciamo perché è fatta
26
di FERRO arrugginito.
- Rutenio: Frankenstein ha l’hobby di fare corposi RUTTI in faccia al suo amico
44
NEO, protagonista di Matrix.
- Osmio: la goccia che cade costante su un punto preciso della fronte è un’ottima
76
cura per l’ASMA.
- Hassio: sul sofà di casa nostra è solita sedersi sempre ALESSIA Marcuzzi, che
108
da lì conduce il Grande fratello.

NONA COLONNA
Siccome ci fa male la NUCA, ci facciamo massaggiare con un RULLO, e non contenti ci
facciamo prendere a colpi di COCCO da un nostro amico vestito da SUB.

- Cobalto: sentiamo molto freddo alla nuca, ci controlliamo allo specchio e


27
vediamo che è congelata perché è di uno splendido blu COBALTO.
- Rodio: siamo alla guida di un rullo gigante e veniamo colti da un’improvvisa
45 sensazione di ODIO verso tutte le persone che passano, quindi decidiamo di
schiacciarle.
- Iridio: abbiamo voglia di qualcosa di fresco così prendiamo un cocco, lo
77 apriamo e dentro troviamo un occhio umano, nella cui IRIDE c’è l’immagine di
DIO.
- Metnerio: quando il nostro amico sub va a pescare, raccoglie le sue prede
109
dentro a un grande MANTELLO NERO.

DECIMA COLONNA
Sulla NAVE più famosa del mondo, c’è un RICCIO che ha appesa al collo una gigantesca e
lucente CHIAVE con cui si diverte a rigare tutte le TAZZE che trova.

- Nichel: immaginiamo una grande nave che diventa sempre più piccola, sempre
28
più piccola fino a diventare grande come un NICHELINO.
46 - Palladio: vediamo un bellissimo riccio che gioca a PALLA con DIO.
- Platino: prendiamo di nascosto le chiavi della cantina, scendiamo le scale per
78
andare in esplorazione e troviamo un grande forziere tutto fatto di PLATINO.
- Darmstatio: in cima a una TAZZA enorme parcheggiata sotto casa nostra c’è
110
Dharma, di Dharma & Greg, che vende biglietti per lo STADIO.

199
UNDICESIMA COLONNA
Da una NUBE temporalesca cascano una valanga di ORECCHIE, che fortunatamente
finiscono dentro a una COPPA la cui base è un DADO con dentro del THÈ.

- Rame: la nube di Fantozzi ci perseguita; quando inizia a piovere però ci


29
accorgiamo che dalla nube cadono pentole e stoviglie di RAME.
- Argento: abbiamo le orecchie molto delicate e appena mettiamo orecchini
47
d’ARGENTO diventano subito rosse e gonfie per l’allergia.
- Oro: la coppa che ci viene consegnata come premio è tutta d’ORO e ha il
79
potere di trasformare in oro ogni oggetto posto al suo interno.
- Roentgenio: lanciamo il dado che cadendo si apre e lascia uscire tutto il thè
che vi era contenuto; è talmente tanto che iniziamo a scavare e sotto al cumulo
111
di foglie troviamo tanti phon ROWENTA che una volta accesi fanno uscire il
GENIO del phon.

DODICESIMA COLONNA
Prendiamo un’enorme e nodosa MAZZA con cui iniziamo a scavare in RIVA al mare; poi
raccogliamo le conchiglie trovate in un bellissimo VASO che regaliamo alla nostra amica
TATIANA come pegno d’affetto.

- Zinco: prendiamo la mazza e colpiamo violentemente nostro ZIO sullo


30
STINCO.
- Cadmio: camminando sulla riva del mare inciampo e CADO in un buco pieno
48
di formaggino MIO.
- Mercurio: da un bellissimo e costoso vaso Ming esce fuori un uomo con un
80
gonnellino e le ali ai piedi: è proprio il dio MERCURIO!
- Ununbio: la nostra amica Tatiana è sarda, infatti la parola “uno” la pronuncia
112
“UNU” e di mestiere fa la BIOLOGA!

TREDICESIMA COLONNA
Un enorme e bellissimo LEO sta giocando a DAMA ma al posto delle pedine ci sono delle
piccole MOTO colorate che una dopo l’altra si arrampicano sulla RUPE per fare FOTO al
paesaggio.

- Boro: vediamo un leo tutto bianco che cammina lasciando una scia, lo
5
seguiamo e scopriamo che è tutto ricoperto di BORO-talco.
- Alluminio: stiamo giocando a dama con un nostro amico, ma le pedine sono
13
tutte luccicanti e grinzose perché le abbiamo avvolte in carta ALLUMINIO.
- Gallio: stiamo guidando la moto dei nostri sogni, quando ci attraversa la strada
31
un GALLO e facciamo una caduta rovinosa distruggendo tutto.
- Indio: stiamo ammirando una bellissima rupe, quando ci accorgiamo che sulla
49
cima c’è un INDIANO che saluta con i segnali di fumo.

200
81 - Tallio: la foto preferita della nostra collezione è quella che ci ritrae in
compagnia di STANUO e OLUO.

QUATTORDICESIMA COLONNA
Stiamo facendo CIAO a un amico che sta per entrare nell’arena per affrontare un TORO
enorme. Lui all’improvviso fa un cenno con la MANO e arriva LASSIE che con una
bottiglia di VINO fa ubriacare il toro!

- Carbonio: stiamo salutando i parenti mentre entriamo in una miniera di


6
CARBONE; poco dopo ne usciamo tutti neri.
- Silicio: andiamo ad assistere a una corrida e vediamo il toro nell’arena
14
indossare un dolorosissimo CIUCIO.
- Germanio: sentiamo una strana sensazione alla mano, la guardiamo e ci
32 accorgiamo che al posto delle unghie abbiamo tante piccole bandiere della
GERMANIA.
- Stagno: stiamo passeggiando per un bosco insieme a Lassie quando
50
all’improvviso il nostro cagnone si tuffa in uno STAGNO.
- Piombo: per il nostro compleanno ci regalano una pregiata bottiglia di vino.
82 Quando la beviamo però ci accorgiamo che a contatto con la bocca il vino si
trasforma in pesantissimo PIOMBO.

QUINDICESIMA COLONNA
Immaginiamo un’OCA con una tavolozza nella zampa che sta dipingendo su una TELA la
nostra MAMMA sdraiata su un LETTO mentre guarda un FIUME.

- Azoto: vediamo tantissime oche in fila con una piuma davanti al becco che
7 fanno segno a un compare di stare ZITTO, altrimenti lo congelano con
l’AZOTO liquido.
- Fosforo: immaginiamo un’enorme tela su cui disegniamo un uomo che ha sulle
15
spalle chili e chili di FORFORA.
- Arsenico: dal momento che siamo stati molto cattivi, la mamma per pu nirci
33 pensa bene di farci bere dell’ARSENICO; dopodiché cadiamo a terra
agonizzanti.
- Antitonio: ci dirigiamo verso la camera da letto per dare l’ANTlDOTO ad
51
ANTONIO, l’amante di Cleopatra.
- Bismuto: stiamo guardando il fiume e d’improvviso il silenzio si riempie di
83 voci che urlano “BIS, BIS”, ma il ragazzo al quale si rivolgono li guarda
immobile e MUTO.

SEDICESIMA COLONNA
Vediamo ET. (cliché per UFO) che si fa la DOCCIA a casa nostra, e per coprire il suo
corpo nudo costruisce un altissimo MURO fatto di LANA sulla cui cima troviamo un
imponente FARO.

201
- Ossigeno: immaginiamo ET. (UFO) che, dopo essere fuggito in bicicletta, si
8
sente male e ha bisogno di OSSIGENO.
- Zolfo: siamo sotto la doccia e ci stiamo rilassando, quando all’improvviso
16 vediamo la pelle diventare nera, controlliamo e scopriamo che dalla doccia al
posto dell’acqua esce ZOLFO.
- Selenio: il muro di casa nostra è unto perché per pulirlo qualcuno ci ha versato
34
sopra l’olio lubrificante SELENIA.
- Tellurio: abbiamo freddo e vogliamo coprirci con un bel maglione di lana, ma
52 visto che continuiamo ad avere freddo controlliamo l’etichetta e vediamo che in
realtà è semplice TELA e dall’orrore facciamo un URLO.
- Polonio: il nostro faro preferito ha vinto un premio perché il suo raggio arriva
84
fino al POLO NORD.

DICIASSETTESIMA COLONNA
Immaginiamo un BOA con indosso un paio di scarpe con il TACCO che prende una MELA,
la taglia con una LAMA lucente e poi la offre a un marinaio appeso a una VELA.

- Fluoro: siamo al rettilario e vediamo un boa che si lava i dentini con un


9
dentifricio al FLUORO.
- Cloro: stiamo passeggiando con le nostre scarpe con tacchi di 12 cm quando
17 all’improvviso perdiamo l’equilibrio e finiamo dentro alla piscina piena di
CLORO, non di acqua.
- Bromo: mentre mangiamo la nostra buonissima mela arriva un militare che ce
35 la strappa di mano e comincia a mangiarla avidamente; per scusarsi dice che
non ha avuto la sua razione di BROMURO.
- Iodio: immaginiamo un lama che prende un coltello (ancora lama) e minaccia
53
un signore con la barba che inorridito urla: “ODDIO!!!”.
- Astato: siamo in barca a vela su un mare splendido quando ci rendiamo conto
che il nostro compagno di viaggio è il bellissimo ASHTON Kutcher! (Le
85
ragazze ne saranno molto felici mente i ragazzi potranno immaginare di doverlo
sfidare per riconquistare la propria amata.)

DICIOTTESIMA COLONNA
Immaginiamo NOÈ che anziché far salire gli animali sull’arca, li fa entrare dentro a una
grande TAZZA del water sulla quale poi monta per fare un TUFFO spettacolare. Purtroppo
però va a finire tra le fauci di un MICIO che subito dopo sputa LARA Croft sulla FOCE del
fiume.

- Elio: è la festa di compleanno di Noè e lui è felicissimo! Così felice che


2 prende i palloncini e inizia ad aspirarne l’EUO; in questo modo fa divertire i
suoi amici parlando con voce contraffatta.

202
- Neon: siamo seduti sulla tazza, quando il NEON impazzisce accendendosi e
10 spegnendosi in continuazione; allora ci rendiamo conto che abbiamo perso
l’ispirazione.
- Argon: ogni volta che facciamo un tuffo immaginiamo di essere ARA-GORN,
18
uno dei protagonisti de II Signore degli anelli, armato e pronto alla battaglia.
- Kripton: immaginiamo di accarezzare il nostro micio, quando all’improvviso il
36
pelo diventa tutto verde e lascia cadere pezzi di KRIPTONITE.
- Xeno: la bellissima Lara Croft affronta XENA, la principessa guerriera, in un
54
duello all’ultimo sangue.
- Radon: siamo alla foce del fiume e ci accorgiamo che purtroppo è molto
86
inquinato perché è pieno di RADIO.

Avrai notato che abbiamo convertito alcuni elementi tralasciando l’1 iniziale; chi conosce
la materia sa che non ci si può sbagliare.
Nella maggior parte dei casi gli studenti di materie scientifiche hanno la possibilità di
consultare i prontuari o le tavole periodiche in sede di esame, ma, tralasciando il fatto che
non è sempre così, sarà utile notare quale impatto può avere su un professore la perfetta
conoscenza di informazioni non richieste.
Innanzitutto una preparazione non richiesta equivale a una dichiarazione di grande impegno
e interesse che a qualunque professore farà molto piacere. Inoltre poter svolgere i
propri”compiti” senza la necessità di elementi esterni velocizza ogni operazione. Dal punto
di vista professionale permette una tempestività non comune e lascia intuire un’affidabilità
notevole, caratteristica non trascurabile. Può essere il caso di un analista che riesce a dare
risposte in tempi brevi oppure del chimico che senza molti sforzi è in grado di individuare
gli elementi presenti in un composto o ancora di un ingegnere che ha la capacità di fare
calcoli complicati in poco tempo. Ognuno di noi vive immerso nella matematica tutti i
giorni, da quando esce per comprare il giornale a quando sceglie la tariffa telefonica più
conveniente, da quando scorpora l’IVA su un acquisto a quando calcola lo sconto su un
prodotto; per non parlare poi del periodo dell’anno in cui bisogna calcolare le imposte da
pagare allo Stato.
Questo tipo di conoscenza, seppur non approfondita, ci permette di avere una visione più
completa sugli aspetti numerici della nostra vita.
Non c’è naturalmente bisogno di entrare nel mondo delle equazioni di terzo grado o di
imparare a memoria tutta la tavola periodica, ci sono molte altre applicazioni più semplici
e dirette che puoi scegliere per esercitare le tue abilità in questo campo.

PUNTI CHIAVE del capitolo 8

• Anche le materie scientifiche, formate quasi totalmente da informazioni astratte,


possono essere memorizzate con le tecniche di memoria.
• Le formule, di qualunque tipo esse siano, si compongono di numeri, lettere, simboli e
segni operatori.

203
• Per ricordare tutti questi elementi è necessario creare un prontuario di immagini da
utilizzare nelle visualizzazioni.
• Le visualizzazioni saranno la somma delle immagini degli elementi che compongono
le formule.
• Anche la memorizzazione della chimica segue gli stessi principi.
• I composti chimici hanno vari tipi di nomi: quello commerciale, quello storico e
quello YUPAC.
• In ogni caso la base necessaria e irrinunciabile per l’apprendimento di una materia
scientifica è la comprensione.

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204
CAPITOLO
9
LE LINGUE STRANIERE

Per far sì che un grande sogno diventi realtà


occorre innanzitutto avere un grande sogno.
Mahatma Gandhi

Conoscere una o più lingue è un ottimo biglietto da visita per la propria vita professionale e
una grande opportunità per quella personale.
Saper parlare una lingua straniera significa non solo sapere comunicare con un altro
popolo, ma anche avere la possibilità di entrare in una mentalità diversa dalla propria, di
arricchirsi della cultura di altre nazioni.
Al giorno d’oggi, saper gestire le comunicazioni internazionali è caratteristica fondamentale
per l’accesso al mondo del lavoro ad alti livelli.
Iniziamo però con le nozioni basilari.
La prima lingua che abbiamo imparato è la nostra lingua madre e nessuno, almeno nei primi
anni di vita, ci ha spiegato le regole grammaticali.
Per insegnarci, la mamma indicava un oggetto e ripeteva il suo nome fino a che, dopo un po’
di tempo, anche noi eravamo in grado di ripetere la stessa parola, seppur con qualche
piccola variazione.
Le prime parole pronunciate erano sostantivi che, pur se privi di un corretto inserimento
all’interno di frasi complete, erano in grado di arrivare dritte al cuore dell’argomento.
Avevamo sete?
Non era necessario dire: “Mamma per favore mi daresti un bicchiere d’acqua fresca?”.
Bastava dire “acqua” o “sete” e subito appariva, quasi per magia, un bicchiere d’acqua.
È bene ricordare una cosa importante, conoscere le parole di una lingua ma non la sua
grammatica è sufficiente per improntare una semplice conversazione; viceversa, conoscere
perfettamente la grammatica ma neanche un vocabolo non ci offre nessuna chance.
Ovviamente non intendiamo dire che ci si dovrebbe accontentare di conoscere solo alcune e
basilari parole, ma si può affermare che l’apprendimento di una lingua, così come accade in
natura, può prendere avvio dai primi vocaboli essenziali, per poi evolversi naturalmente in
un linguaggio più complesso e accurato.
In questo capitolo vedremo come memorizzare i vocaboli in lingua straniera e le regole
grammaticali. Le lingue sono talmente tante che non potremo considerarle tutte e
apprenderle in modo approfondito, ma il procedimento, una volta assimilato, potrà essere
applicato a qualunque lingua, vocabolo o nozione grammaticale. Ogni esigenza mnemonica
può essere soddisfatta da una strategia appropriata: perciò memorizzeremo sia vocaboli che
regole grammaticali, per poter valutare le differenze e sperimentare diversi casi.
Non è necessario e tanto meno utile memorizzare ogni singolo particolare, le tecniche
servono per le informazioni difficilmente assimilabili. Inoltre è fondamentale rilevare che

205
la fluidità del linguaggio e la padronanza della pronuncia derivano solo da una pratica
assidua, ancor meglio se maturata sul suolo della nazione di cui si studia la lingua.
La strategia da applicare per memorizzare i vocaboli è simile a quella utilizzata per le
parole astratte, con la differenza che si deve associare all’immagine del vocabolo anche
l’immagine della corrispondente traduzione.
Per la creazione dell’immagine, si deve privilegiare la pronuncia della parola rispetto alla
sua ortografia perché quando si conversa non è importante conoscere il corretto modo di
scrivere ma la corretta pronuncia; resta inteso che quando si studia una lingua è giusto e
utile conoscere la fonetica.
Le regole di fonetica aiutano a capire come una parola deve essere scritta e
contemporaneamente pronunciata; una volta imparata la regola, sarà utile memorizzare solo
le eccezioni.
È possibile memorizzare contemporaneamente vocaboli di più lingue, basta inserire
nell’immagine un particolare che contraddistingua la nazione oggetto di studio (una
bandiera o un monumento famoso), senza considerare poi, che la pronuncia delle parole già
da sola fornisce preziose informazioni sull’origine geografica del termine.
Al fine di agevolare il processo affronteremo una lingua per volta, ma ti chiediamo di
procedere nella memorizzazione di tutti i vocaboli nel minor tempo possibile; questo ti
offrirà la possibilità di notare come sia immediato imparare simultaneamente più lingue,
anche se non le hai mai studiate prima.
Iniziamo con qualche semplice esempio di lingue che si studiano a scuola ma che non
vengono utilizzate perché antiche: il latino e il greco, entrambe molto note agli studenti di
liceo.
Per il latino vedremo come memorizzare una declinazione mentre per il greco impareremo
l’alfabeto.

LATINO
Come fare per ricordare le declinazioni? Sono così simili fra loro che imparare l’esatto
ordine delle desinenze è esclusivamente un esercizio di memoria.
Le tecniche rendono semplice e preciso il ricordo di informazioni che per la maggior parte
degli studenti sono molto insidiose.
Memorizzando le informazioni che seguono partiamo dal presupposto che lo studente abbia
già un’infarinatura delle basi grammaticali del latino e non spiegheremo la grammatica, ma
solo un possibile modo per assorbirla.
Vediamo quindi come visualizzare i sei casi del latino e la seconda declinazione singolare e
plurale della parola maschile populus.
I casi sono: nominativo (soggetto), genitivo (complemento di specificazione), dativo
(complemento di termine), accusativo (complemento oggetto), vocativo (complemento di
vocazione), ablativo (complementi indiretti: ad esempio moto a luogo, moto per luogo
ecc.).
La visualizzazione che ci aiuterà a ricordare questi sei casi è la seguente: sei ospite alla
notte degli Oscar e stanno annunciando le NOMINATIONS (nominativo) per i migliori GENI

206
(genitivo), il vincitore sarà colui che ricorderà il maggior numero di DATE (dativo)
storiche legate al cinema. Viene proclamato il vincitore, ma un altro concorrente lo
ACCUSA (accusativo) di aver barato; lui confessa e per penitenza decide di seguire la
VOCAZIONE (vocativo) ecclesiastica, però, quando dice le preghiere anziché recitarle
correttamente muove solo le labbra e dice: “BLA BLA BLA” (ablativo).
Vediamo ora come ricordare le declinazioni.

DECLINAZIONE SINGOLARE
populus, populi, populo, populum, popule, populo.
DECLINAZIONE PLURALE
populi, populorum, populis, populos, populi, populis.
La strategia più produttiva in questi casi è creare un cliché per le desinenze che verranno
poi aggiunte alla radice della parola.
Creeremo le immagini solo con le desinenze, perché pur non perdendo in efficacia,
riusciremo ad alleggerire il lavoro.
Prepariamo quindi tutti i cliché che possono esserci utili:
• us = USA - bandiera degli Stati Uniti
• i = IMPALCATURA
• o = BUCO
• um = MUMMIA
• e = ERCOLE
• orum = SECCHIELLO CON DENTRO UNA BOTTIGLIA DI RHUM
• is = ISTRICE
• os = OSTRICA
Queste immagini servono per memorizzare la seconda declinazione; per le altre basterà
creare cliché adatti alle nuove desinenze e ripetere il procedimento.

VISUALIZZAZIONE PER IL SINGOLARE


La BANDIERA (una sola perché è singolare) degli Stati Uniti si stacca dall’asta e vola via,
si ferma sopra a un’lMPALCATURA che però crolla e finisce in un grande BUCO dal quale
vedi uscire una MUMMIA gigantesca che inizia una furiosa lotta con ERCOLE fino a
quando non spariscono entrambi nel BUCO da cui sono usciti.

VISUALIZZAZIONE PER IL PLURALE


Immagina tante IMPALCATURE (perché si tratta del plurale) tutte piene di secchielli con
dentro una bottiglia di rhum, guardi bene e scopri che dentro a ognuno c’è un ISTRICE che
inizia a spararti addosso i suoi aculei; allora per difenderti usi come scudo un’OSTRlCA.
Una volta terminato l’attacco prendi un pezzo di IMPALCATURA e lo tiri all’ISTRICE che
stramazza a terra.

GRECO
Proprio perché diverso dal nostro, l’alfabeto greco può creare una difficoltà nell’approccio

207
alla lingua. Nello schema che segue abbiamo inserito il nome delle lettere, le lettere
minuscole, le maiuscole e la pronuncia con relativa corrispondenza in italiano. Partendo dal
nome della lettera abbiamo creato una visualizzazione che coinvolgesse tutto l’alfabeto nel
suo esatto ordine.
Anche in questo caso le immagini scelte per la visualizzazione servono solo per riportare
alla mente l’informazione vera e propria, quindi non è necessario che siano perfettamente
aderenti, la cosa importante è che ci permettano di raggiungere lo scopo. Vediamo come
memorizzarlo in modo divertente ed efficace.

VISUALIZZAZIONE
Un’ALFA ROMEO investe BATMAN che spara i RAGGI GAMMA, scappa con un
DELTAPLANO ma va a sbattere contro la stampante EPSON di Zorro che si arrabbia
molto, si alza e disegna nell’aria la sua famosa ZETA di fuoco; nel frattempo arriva ETÀ
BETA che si spaventa e va a sbattere con la TESTA, poi si rialza e grida: “Chi è
quell’lDlOTA che scrive con il fuoco?”. A quel punto Zorro SCAPPA con una CAPPA in
mano ballando la LAMBADA ma si scontra contro MI/NNi che muore. Arrivano allora i
personaggi di CSI per indagare e mettono tutte le prove dentro al MICROONDE, quando lo
aprono esce PIPPI CALZELUNGHE che parte subito per andare a ROVIGO per fare la
spesa in un supermercato SIGMA, mentre sta pagando si accorge che il cassiere è un TORO
e che ha fra le corna un modellino di IPSILON 10 pieno di FICHI; il toro allora dice a

208
Pippi: “PSSS, PSSS, lo sai che i fichi sono pieni di OMEGA 3?”.

LE LINGUE ATTUALI
Prima di iniziare a memorizzare i numerosi vocaboli che abbiamo preparato per te,
vogliamo chiarire alcuni punti. Innanzitutto le parole che abbiamo scelto sono,
statisticamente, le più pronunciate, motivo per cui rappresentano un’ottima base sulla quale
costruire la conoscenza di una lingua.
Essendo le stesse per ogni lingua potresti avere l’impressione che le immagini si
sovrappongano; in realtà la pronuncia delle parole ti aiuterà a distinguere le diverse nazioni
di provenienza e, se ciò non bastasse, sarà sufficiente inserire una bandiera o un particolare
tipico del popolo di appartenenza.
Per evitare inutili complicazioni, i cliché utilizzati per le immagini delle parole in italiano
(molte sono astratte) spesso si ripetono, con la differenza che saranno associati a diverse
immagini per le diverse lingue. In alcuni casi non abbiamo creato alcuna immagine perché
il vocabolo era praticamente identico; in altri invece abbiamo accorpato parole che si
somigliavano nella struttura creando dei cliché che ci permettessero di risparmiare tempo
nelle memorizzazioni future. Gli alfabeti delle varie lingue sono stati memorizzati con
strategie simili ma non identiche per darti modo di valutare le differenze e scegliere lo stile
che più ti soddisfa.

INGLESE
L’inglese è una delle lingue più diffuse al mondo e fortunatamente la sua grammatica,
paragonata ad altre, è relativamente semplice. Procediamo quindi alla memorizzazione di
alcuni dei vocaboli più utilizzati, sia per apprendere il metodo che per arricchire il nostro
vocabolario. Partiamo però dall’alfabeto, non perché le lettere siano differenti dalle nostre,
quanto perché la loro pronuncia è diversa.

209
VISUALIZZAZIONE
Fonzie fa schioccare le dita mentre dice “HEY” per richiamare l’attenzione di BEEP BEEP,
il famoso Road Runner che mentre corre si volta e dice “SI?” e si trasforma in un
DIAVOLO. Arrabbiatissimo Fonzie nitrisce come un cavallo “Hllll”. Nel frattempo alle sue
spalle si affacciano degli ELFI tutti GIALLI che volevano consolarlo ma iniziano a
starnutire “ETCÌ”, mentre starnutiscono il contraccolpo li fa sbattere gli uni contro gli altri
così iniziano a lamentarsi “AHI!”. Dopo aver preso tutti quei colpi in testa scoprono di
essere diventati dei GENI però purtroppo iniziano a parlare in barese e quando incontrano
dei “CHENI” per evitare di farsi mordere li scacciano con una copia della rivista

210
femminile ELLE.
Dalla rivista esce EMINEM che canta una canzone di ENYA che appare subito e gli dice
“OU! Come ti permetti?! “. Come risposta Eminem si mette a fare PIPI e allora Enya lo
minaccia alla sarda dicendo “Ti PICCHILI”, Eminem ringhia “ARR” e iniziano a fare a
botte. Solo uno dei due si rialza e si dirige verso il sole che sorge (EST); lungo il cammino
incontra TITTI, vestito da indiano, che cerca di domare un cavallo selvaggio e grida “IU-
HU”; il cavallo però viene morso da una VIPERA, per guarirlo gli danno da bere del
whisky proveniente da DUBLINO ma gli viene il singhiozzo (ICS-ICS), spaventato si mette
a piangere come un neonato (UEE-UEE) fino a che non arriva una ZEBRA che gli appoggia
uno zoccolo sulla spalla e gli dice “Dai...”

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ALCUNE REGOLE DELLA LINGUA INGLESE

PLURALE
La formazione del plurale di norma si ottiene aggiungendo una -s al singolare.

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• Car - Cars
• Book - Books
Basterà aggiungere all’immagine il simbolo di Superman con una grande S al centro.
Come sempre accade le regole hanno delle particolarità e anche delle eccezioni, vediamone
alcune.
I nomi che terminano in -s, -ss, -sh, -eh, -x, -z, -o si trasformano in -es.

• Potato - Potatoes: poti una PATATA;


• Kiss - Kisses: BACI il partner che dice: “Chi se ne frega”;
• Brush - Brushes: ogni volta che usi la SPAZZOLA arriva Bush;
• Watch - Watches: nota marca di OROLOGI (Swatch)
• Box - Boxes: gli incontri di boxe si svolgono in una SCATOLA;
• Quiz - Quizes: la parola è ormai di uso corrente anche in Italia;
• Bus - Buses: prendi un AUTOBUS, lo tagli a metà e tieni la seconda parte.

Per memorizzare questi esempi e ricordare i vari casi puoi fare questa visualizzazione. Sei
a un QUIZ televisivo e devi scegliere una SCATOLA, la apri e dentro c’è una SPAZZOLA,
la usi per pulire una PATATA, poi guardi l’OROLOGlO, ti accorgi che è molto tardi e
allora dai un BACIO al conduttore, prendi l’AUTOBUS e te ne vai.

I nomi con desinenza -y modificano in -ies, eccetto quando è preceduta da vocale.


• Baby - Babies
• Boy - Boys

Basterà ricordare che il tuo nuovo BABY-SITTER è un cantante dei BACK STREET
BOYS (y preceduta da vocale a cui aggiungere solo una s), per esclusione sarà facile
desumere che l’altro caso è quello in cui la y si trasforma in ies; come rafforzativo puoi
immaginare un gruppo di bambini che dicono in coro: “Yes!”.
I nomi che terminano in -o, se sono di origine straniera o sono abbreviazioni, per la
formazione del plurale aggiungono soltanto una -s.

• Canto - Cantos
• Studio - Studios
• Kimono - Kimonos
• Piano - Pianos (da pianoforte)
• Photo - Photos (da photograph)

Per ricordare i due casi sarà sufficiente immaginare un uomo vestito con il KIMONO che
suona il PIANO, su entrambi metteremo una grande S; quella di Superman andrà bene visto
che ci riporta alla regola di base per cui avevamo costruito il cliché.
Le parole terminanti in -f o -fe trasformano le terminazioni in -ves.

• Wolfe - Wolves
• Wife - Wives

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Sono molte le parole che rientrano in questa regola ma per ricordare le desinenze
prendiamo solo due esempi e per memorizzarli immaginiamo dei LUPI che rincorrono
ferocemente le MOGLI del famoso telefilm Desperate Housewives.
Ecco alcune eccezioni: Cliff - Cliffs, Handkerchief - Handkerchiefs

Alcuni nomi hanno plurali irregolari che non rientrano nei casi visti in precedenza: prova a
trovare e scrivere su un foglio le immagini per ricordare questi termini.

FRANCESE
Il francese ha una grammatica simile a quella italiana, più articolata rispetto a quella
inglese e alcune parole sembrano vocaboli italiani a cui è stata cambiata solo la desinenza.
Quando ci si trova di fronte a una parola di facile memorizzazione, perché praticamente
uguale alla traduzione nella nostra lingua, non è necessario applicare alcuna tecnica di
memoria ma solo un po’ di sana fiducia nella propria memoria naturale, molto più efficiente
di quanto si creda.
Inoltre, se per qualunque motivo ci si dovesse scordare il termine in questione, lo si potrà
memorizzare con le tecniche che ormai conosciamo.
La fiducia nella propria memoria naturale fa risparmiare moltissimo tempo.
Di seguito l’alfabeto e le visualizzazioni dei vocaboli presi ad esempio in francese.

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* Quando nell’immagine c’è qualcosa di rotto, non funzionante o difettoso significa che la pronuncia in francese è solo
l’inizio di quella in italiano.

Un altro modo per ricordare l’alfabeto è quello di creare una serie di immagini che
raccolgano tutte le lettere dell’alfabeto in ordine.

VISUALIZZAZIONE
C’è un A-BETE con un grosso SE-DERE sul quale c’è un’EFFlGE di HUTCH che gioca
con Gl-Gl Buffon a KARTE la sua licenza EL-EM-ENTARE più la sua O-PEL in cui è
CHIUSO BAR-ESI che beve un ESTATHE con lo IU-VENTINO Del Piero; inzuppano un
DUPLO dal quale escono dei VERMI che vanno verso l’USCITA (EXIT) perché vanno a
vedere la partita Italia contro la-GREClA arbitrata da ZIDANE che ha una ZETA sulla
maglietta (per ricordare che si pronuncia “zed”).

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I CLICHÉ PER I VERBI
I cliché a cui si riferisce la tabella sono quelli che ci permettono di ricordare la desinenza
dei verbi francesi nella forma dell’infinito, essi hanno nella maggior parte dei casi una
ripetuta corrispondenza con i verbi italiani.
La prima coniugazione in italiano (-are), corrisponde quasi sempre alla desinenza francese
-er e considerando le forti similitudini spesso non è necessario memorizzare la radice del
verbo in quanto praticamente uguale all’italiano. In effetti questo capita anche per gli altri
due casi. Possiamo memorizzare l’associazione con l’immagine di ARETHA (ARE)
Franklin che lancia un acuto (il suono EEEEEHH!).
La seconda coniugazione in italiano (-ere), si trasforma generalmente in -oir (si pronuncia
uar) e si può ricordare immaginando la tigre del film “L’era (-ere) glaciale” che ruggisce
(il suono UAR).
La terza ed ultima coniugazione in italiano (-ire) di solito rimane invariata, a parte la
pronuncia (“ir”), motivo per cui risulta inutile creare un cliché.
Ci sono però le classiche eccezioni che ci impediscono l’utilizzo del cliché ma che sono
comunque facilmente memorizzabili tramite le tecniche che abbiamo visto, l’immagine
creata per il verbo “sentire” ne è un chiaro esempio.

ACCENTI IN FRANCESE
Esistono tre tipi di accenti necessari per scrivere correttamente le parole francesi,
l’accento grave (è), l’acuto (é), il circonflesso (^). In più vi è il segno ortografico ç
(cediglia).
Si possono creare dei cliché per ogni accento oppure memorizzare le parole con la relativa
pronuncia e partire da quella per capire quale accento usare. È semplice se si è
memorizzata la pronuncia correttamente, ma nel caso si voglia memorizzare ogni
particolare basterà fare una visualizzazione più specifica.
Creiamo i cliché per gli accenti.
è (accento grave) - aereo che cade, che è peraltro una cosa grave!
é (accento acuto) - aereo che decolla; non è grave e per esclusione sarà acuto.
^ (accento circonflesso) - cappello cinese.
ç (cediglia) una lacrima che esce da un occhio.
La parola “allievo”, in francese élève, comprende sia un accento acuto, il primo, che uno
grave, il secondo, mentre l’ultima vocale è muta, quindi non si pronuncia. Possiamo
visualizzare un allievo sotto un grande tetto, quello della scuola magari: l’immagine ci
indica il numero e il verso degli accenti in un’unica volta; non è possibile sbagliarsi
spostando l’accento sulla seconda e terza vocale perché l’ultima è muta.

FORMAZIONE DEL FEMMINILE


I nomi comuni di persona e di animale e gli aggettivi utilizzano una serie di regole fisse per
passare dalla loro forma maschile al femminile. Alcuni sostantivi hanno due forme
completamente diverse. Per ricordarli bisognerà creare delle immagini specifiche per ogni
caso. Facciamo alcuni esempi.
Homme (uomo) ha al femminile femme (donna); le immagini sono già state create per i
vocaboli nella tabella vista in precedenza.

219
Pére (padre) ha mère (madre); immagina tuo PADRE fare il giocoliere con le PÉRE mentre
tua MADRE fa la stessa cosa con le MERENDINE.
Cheval (cavallo) nella sua versione femminile diventa jument (cavalla); visualizza un
CAVALLO che va sullo SCIVOLO e alla fine va a sbattere contro una CAVALLA che è la
coprotagonista di Robin William nel film Jumanji. In ogni caso in italiano si usa anche il
termine “giumenta” che non necessita di alcuna immagine.
II femminile dei nomi, degli aggettivi e dei participi si ottiene aggiungendo una -e sorda
alla forma del maschile: in Francia agli uomini per cambiare sesso basta cliccare sull’icona
di Explorer (E) ed entrare in Internet, basterà quindi aggiungere alla parola l’immagine del
collegamento a Internet.

Ecco alcuni esempi di parole che per la formazione del femminile necessitano
semplicemente dell’aggiunta di una -e alla desinenza.
Petit (piccolo) diventa petite (piccola).
Ami (amico) diventa amie (amica).
Grand (grande) diventa grande (grande).

Se il sostantivo o l’aggettivo terminano con una -é sonora, il femminile si forma


regolarmente. Per ricordarlo possiamo immaginare che chi ha la connessione wireless
(l’accento sulla é ricorda l’antenna) deve cliccare 2 volte, a indicare che bisogna
aggiungere un’altra -e. Ecco qualche esempio: arriva (arrivato) diviene arrivée (arrivata) e
créé (creato) diviene créée (creata).

Invece, i sostantivi e gli aggettivi che terminano in -e sorda al maschile, al femminile


rimangono invariati. Per esclusione ricorderemo che non dobbiamo aggiungere nulla, ma
volendo fare un’immagine possiamo vedere un collegamento via cavo (quindi non
wireless), con il quale basta cliccare solo una volta per ottenere la connessione. Qualche
esempio: leste (svelto, svelta); malade (malato, malata).

Come abbiamo detto all’inizio di questo paragrafo la lingua francese è molto articolata e
affrontare tutte le regole relative alla formazione del femminile risulterebbe molto lungo ma
soprattutto inutile: il nostro obiettivo non è tanto quello di apprendere una nuova lingua
quanto di capire come poterlo fare tramite queste tecniche. Non sarà necessario procedere
ulteriormente con altre visualizzazioni per il francese, ne vedremo ancora per le lingue cui
stiamo per avvicinarci.

TEDESCO
L’articolata grammatica tedesca rende molto difficile la memorizzazione dei vocaboli e, più
in generale, l’assimilazione della lingua. Con adeguati accorgimenti è possibile superare
anche tali ostacoli. In particolare ci riferiamo alla lunghezza delle parole e al genere, che, a
differenza dell’italiano, comprende anche il neutro oltre al maschile e al femminile; si
aggiunga poi la difficoltà dovuta al fatto che non sempre maschile e femminile in italiano
corrispondono allo stesso genere in tedesco. Nella parte di approfondimenti grammaticali
vedremo come differenziare e ricordare tutto ciò che ci serve.

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ALFABETO TEDESCO

VISUALIZZAZIONE
Un’APE che punge una PECORA che inizia a BELARE e mentre bela esce dalla bocca uno
sciame di MOSCHE TZÈ TZÈ; le mosche cominciano a sentire dolore ai DENTI e il dolore
è causato da un ELEFANTE che viene sputato fuori e finisce infilzato sulla punta della
TOUR EIFFEL; sotto la torre si sta svolgendo il GAY PRIDE: tutti guardando verso l’alto
iniziano a ridere HA-HA. A difendere l’onore dell’elefante irriso arrivano un enorme
IPPOPOTAMO e YODA che iniziano a picchiare tutti i presenti fino a quando vengono
investiti da una FORD KA. Dalla macchina, per valutare il danno, scende un ELFO che per
riparare al torto regala a tutti un enorme pacco di M&M’S e insieme iniziano a festeggiare
fino a quando arriva un tecnico dell’ENEL che spegne le luci della città. Dal buio che si è
creato salta fuori un OCCHIO gigante con le braccia e le gambe; l’occhio ha in mano un
barattolo pieno di PEPE e si mette con questo a dipingere dei QUADRI. Da uno di questi
prende vita HARRY POTTER che camminando incontra un ESCHIMESE e decidono di
andare insieme a bere un bel THÈ forte. Dentro la tazza però galleggiano degli acini d’UVA
marci e loro iniziano a tirarli centrando in piena faccia FAUSTO COPPI, che non trovando
nulla di meglio si pulisce il viso con una VELA, da questa ormai sporca saltano fuori tutti i
personaggi di X-FILES che salgono sulla loro macchina, una LANCIA IPSILON. Durante il
viaggio però vengono aggrediti da una ZECCA gigante che li fa andare fuori strada.

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QUALCHE REGOLA DI GRAMMATICA

GENERE, NUMERO E CASI


Come accennato in precedenza è necessario, quando non c’è accordo tra i generi,
memorizzare anche questa informazione. Non solo quando maschile e femminile in italiano
non corrispondono allo stesso genere in tedesco, ma anche quando il termine è neutro,
genere che in italiano non esiste.
Conoscere la classificazione dei vocaboli è necessario, oltre che per utilizzare l’articolo
adatto, per coniugare correttamente gli aggettivi.

224
Ecco alcuni semplici stratagemmi per risolvere il problema.
Per identificare i generi può essere utile creare dei cliché, magari utilizzando un colore, con
il quale caratterizzare le immagini del vocabolo. Ad esempio il NERO può rappresentare il
maschile (der), il ROSSO il femminile (die) e il GIALLO il neutro (das).
Facciamo un esempio di come utilizzare i nostri cliché. In tedesco la parola “gonna” è
maschile: possiamo vedere la nostra rock star preferita che indossa una gonna nera, e per
rafforzare il messaggio potrebbe addirittura essere un uomo di colore (uomo = maschile, di
colore = nero).
Il termine “sole” invece è femminile, quindi potremo vedere il sole che sbadiglia all’alba o
al tramonto, tutto colorato di rosso.
“Ristorante” è un termine neutro, genere che in italiano non esiste, ma si può ricordare
visualizzando un ristorante tutto giallo, con camerieri cinesi e clienti che hanno sul tavolo
una gabbietta con dentro il canarino Titti. Semplici accorgimenti eviteranno errori banali.
Un altro simpatico stratagemma per fermare nella mente il genere dei vocaboli, è
pronunciare la parola in italiano con il genere “sbagliato”, ossia corrispondente alla lingua
da imparare.
Ad esempio la parola “scarpa” in tedesco è maschile, per ricordarlo potremmo
semplicemente chiamarla IL SCARPO! La stranezza del suono prodotto da un tale errore
aiuterà il ricordo.
Dopo aver utilizzato le tecniche per qualche tempo, non sarà più necessario ricorrere ai
colori per ricordare il genere, diventerà parte del bagaglio culturale. In ogni caso
conoscere le regole di fonetica aiuta a capire come scrivere correttamente un vocabolo,
anche se a volte ci sono parole che hanno particolarità tali da rendere insufficiente il
semplice utilizzo di questo metodo. In questo caso aggiungere una o più immagini chiarirà
gli eventuali dubbi.
In modo simile all’italiano, le parti variabili del discorso (esclusi i verbi) sono
caratterizzate da un genere grammaticale (maschile, femminile e neutro), e da un numero
(singolare o plurale). Oltre alla presenza del genere neutro, ci sono altre due differenze.

• La distinzione tra maschile, femminile e neutro in tedesco è valida esclusivamente al


singolare. Al plurale nomi, aggettivi e pronomi prendono lo stesso articolo (nel caso dei
nomi) e assumono le stesse terminazioni.
• A differenza dell’italiano, che dispone di terminazioni tipicamente legate a un genere (-o
per il maschile, -a per il femminile), in tedesco è molto più difficile stabilire quale sia il
genere di un nome.

Per questo consigliamo di memorizzare sempre i nomi con l’articolo corrispondente (der,
die o das), in modo da ricordarne più facilmente il genere.

L’ARTICOLO
Come ormai chiaro, l’articolo in tedesco è indispensabile perché solo grazie a esso è
possibile stabilire univocamente genere, numero e caso del nome a cui si riferisce.
Inoltre, a volte l’utilizzo di un diverso articolo può cambiare, oltre al genere grammaticale
di un nome, anche il suo significato, come accade nei seguenti esempi.
• der See, significa “il lago” ed è maschile; die See significa “il mare” ed è femminile;

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• der Leiter significa “il direttore” ed è maschile, mentre die Leiter significa “la scala” ed
è femminile.

In questo caso è ancora più importante essere efficaci nell’utilizzo dei diversi colori per i
generi perché da ciò dipende il significato di un’intera frase. Facciamo l’esempio di Leiter
(il direttore o la scala), per definire con precisione l’immagine, i colori (il nero e il rosso)
e quindi i generi (maschile e femminile) nei due casi. Possiamo visualizzare una rock star
nera (nero) che fa il direttore di un’azienda fino a quando inciampa in una scala da cui
gocciola del sangue (rosso).

QUANDO NON USARE L’ARTICOLO


In generale l’articolo non si usa nei seguenti casi:
• con i nomi propri di persona o di città;
• con i nomi di materiali (comprese sostanze liquide) o i nomi astratti (ad esempio la
parola “pace”);
• con professioni e nazionalità;
• con i nomi di paesi o stati, con l’eccezione di quelli che terminano in -ei (ad esempio die
Türkeì), quelli al plurale (ad esempio die USA) e alcuni paesi come die Schweiz (la
Svizzera).

Infine, nel caso in cui lo stato sia accompagnato da un aggettivo, l’articolo viene
regolarmente usato.

VISUALIZZAZIONE
Gli ARTICOLO 31 SONO MORTI (l’articolo non si usa) e al funerale partecipa
NAPOLEONE (nomi propri) che in loro onore costruisce una splendida CITTÀ (nomi di
città). La città viene distrutta dalla caduta di strani MATERIALI dal cielo (nomi di materia)
e dalle rovine sorge un bellissimo QUADRO ASTRATTO (nomi astratti). Per vedere
l’opera arrivano tutti i rappresentanti di ogni professione, c’è un PANETTIERE, un
FRUTTIVENDOLO, un MURATORE ecc. (nomi di professioni). Per entrare devono
mostrare il PASSAPORTO (nazionalità), ma vengono rifiutati i TURCHI per i loro sigari,
gli STATUNITENSI e gli SVIZZERI perché sbriciolano il cioccolato, oltre a tutti coloro
che hanno degli OGGETTI IN MANO (stato accompagnato da un aggettivo).

RUSSO1
Il russo è senz’altro una lingua molto affascinante ma non è priva di insidie, prima fra tutte
l’alfabeto cirillico che chiaramente non è uguale al nostro.
Nell’approccio a questa lingua inizieremo dalla memorizzazione dei vocaboli per poi
apprendere le lettere dell’alfabeto, che, come vedrai, è presentato in corsivo, stampatello
maiuscolo e minuscolo, oltre a comprendere naturalmente la pronuncia e la corrispondenza
in italiano.
Per la pronuncia dei vocaboli abbiamo preferito non utilizzare l’alfabeto fonetico ufficiale
perché più complicato e diverso da quello utilizzato negli altri casi; abbiamo
semplicemente scritto la pronuncia come la scriverebbe un italiano. Per quei suoni un po’
più particolari siamo ricorsi a delle note in cui troverai esempi di parole conosciute che

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contengono quel suono.

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229
VISUALIZZAZIONE
C’è un Ape che punge BErlusconi, che indossa un bellissimo vestito di VErsace e dal
dolore decide di andare a pregare in un GHEtto dove c’è un gigantesco DElfi-no che viene
intervistato dalle lEne che improvvisamente cominciano a rincorre Ih-oh (il somarello di
Winnie Pooh) che spaventato salta in braccio ad Angelina Jolie che regala una Saponetta ai
tuoi zìi che vengono punti da un piccolissimo Istrice, che scappa sopra un Ford KA alla cui
guida c’è un ELefante che sta mangiando una fetta di formaggio EMmenthaler da cui
fuoriesce dell’ENergia bianca che avvolge un Osso che prende vita e ti schiaccia la
PELLE. Per il dolore ti fai medicare dai medici di E.R. (medici in prima linea) che ci
spruzzano sopra un’ESsen-za profumata. Dopo la cura decidi di bere una buonissima tazza
di THÈ dentro cui galleggia un Uovo che si schiude; all’interno trovi una pastiglia di
EFferalgan che esplode e distrugge una Casa dalla quale esce fuori Bombolo che piangendo
con il suo inconfondibile “TSE tse”, vola in CIElo e ti regala degli SCi; li prendi e li riponi

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dentro a una SCAtola che ti viene scippata da una macchina modello Y 10, guidata da Elio
di “Elio e le storie tese”, che sbanda su una aiuola della clA.

REGOLE BASE DELLA LINGUA RUSSA


Nella lingua russa esistono tre generi (maschile, femminile e neutro) e due numeri
(singolare e plurale). La principale differenza fra il russo e le lingue germaniche e neolatine
appare subito chiara: il russo possiede sei casi, ossia la capacità di un nome, aggettivo o
pronome di modificarsi a seconda del ruolo che riveste nella frase.

La morfologia per i casi si limita solitamente ad aggiungere vocali che marchino i casi per
il maschile, mentre femminile e neutro modificano le loro desinenze vocaliche.
Generalmente è facile individuare il genere di un nome: se termina per consonante è
maschile, se termina per è femminile (con alcune eccezioni); se termina per -o 0 -e è
neutro (eccetto per ossia “caffè”, che invece è maschile). Il genere dei sostantivi
che terminano in b è invece certamente non neutro, ma non è dato stabilire a priori, salvo
qualche regola meno generale, se è maschile o femminile.

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Vediamo come memorizzare i nomi dei casi.
Nominativo - Devi dare il NOME a un bambino appena NATO (nativo) ma viene travolto
da una MINI in TILT (til) guidata da NEO di Matrix (ni) che si schianta contro la gigantesca
bottiglia di ACETO (scto) di IVAN il terribile. Corrono in soccorso CITA (cita) e uno IETI
(iet): giunti sulla scena dell’incidente scoprono che in realtà il bimbo è IVAN IL
TERRIBILE (ivan).
Genitivo - I GENITORI di IVO (genitivo) decidono di fare una passeggiata e per animare
la giornata portano con loro una gigantesca RADIO (rad) coperta da più TELI (tili);
essendo molto pesante decidono di liberarsene lanciandola dentro un CAVO (kavò) che
esplode in mille pezzi, uno dei quali colpisce una CIVETTA (c’ivo) che indispettita inizia a
beccare il cranio di Kennedy (k). In fin di vita Kennedy cade in un fiume e ANNEGA
(kniga) insieme a IVANA Spagna (ivana), ma poi si ritrovano comodamente sdraiati sul
DIVANO (di ivan).
Dativo - Un DADO (dativo) gigante essendo molto pesante cade schiacciando DALÌ (da)
che per la botta va in TILT (til) e uccide NEO (ni) (datilni), il quale passeggiava tranquillo
su un CAMMELLO (camù), con una CIMA (cimù). Malconcio decide di partire per la
JAMAICA (ja), dove incontra DALLA (dal) che gli mostra la sua nuova casa, un IGLOO
(knigu) e gli presenta il suo fidanzato IVAN che sta mangiando DELL’UVA (ivanu) acida da
cui fuoriesce un APE (a) che punge IVAN (a ivan).
Ora prova tu a creare una visualizzazione per memorizzare gli altri tre casi: accusativo,
strumentale e prepositivo.

SINTASSI
Un’altra particolarità del russo è che l’ordine dei suoi costituenti è quasi completamente
libero. Nonostante la forma a cui si attiene nella maggior parte delle frasi sia quella
soggetto-verbo-oggetto, spesso possono capitare frasi dove l’ordine è modificato a seconda
dell’enfasi che si vuol dare alle diverse parti della frase. Ciò avviene perché la presenza
dei casi rende quasi totalmente inutile l’ordine delle parole per stabilire la funzione della
parola stessa nella frase.

GIAPPONESE
Il giapponese - così come il cinese, l’arabo e il russo - presenta l’ulteriore difficoltà legata
a un alfabeto del tutto sconosciuto, composto da caratteri che hanno un fascino particolare e
che sono altrettanto complicati.
Molti suoni di queste lingue sono nuovi per le orecchie occidentali e alcune sillabe non
sono la somma di più lettere, come nella nostra lingua, ma sono unità indivisibili che
rappresentano un significato ben preciso, ognuna con quella speciale sfumatura che le fa
acquisire un’identità unica.
Non specifichiamo le lettere dell’alfabeto come per le altre lingue trattate finora perché in
giapponese di alfabeti se ne utilizzano quattro; tuttavia potremo imparare i nomi e la
caratteristica di ognuno.

1. Kanji - È di origine cinese e ogni simbolo ha un significato preciso; possiamo


visualizzare ogni simbolo scritto con un colore CANGIANTE che cambia a seconda
della prospettiva dalla quale lo guardiamo. È utilizzato per la scrittura originale ed è

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composto da migliaia di simboli.
2. Hiragana - È l’alfabeto sillabico e lo possiamo visualizzare come un URAGANO.
Questo tipo di alfabeto è comprensibile anche per coloro che sono al primo approccio
con il giapponese e si compone di 46 simboli.
3. Katakana - È l’alfabeto sillabico usato per le parole straniere; può essere ricordato
immaginando una CATENA che trattiene un CANE di razza straniera.
4. Romaji - Identifica i caratteri latini che sono molto ROMANTICI.

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ARABO
L’ultima lingua che abbiamo deciso di affrontare è l’arabo: anche in questo caso
l’assimilazione dell’alfabeto è il primo scoglio da superare. In realtà per noi sarà l’unico:
non approfondiremo la lingua tramite la memorizzazione dei vocaboli... il solo alfabeto
assorbirà buona parte del nostro tempo! Resta comunque inteso che per arricchire il nostro
lessico basterà applicare le tecniche come abbiamo fatto finora.
Per darti un ulteriore spunto tecnico, la memorizzazione dell’alfabeto comprenderà il nome
della lettera e una o più immagini che possano ricordare la forma della lettera stessa e
questo perché, come puoi ben vedere, i simboli arabi sono molto articolati e complessi.

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Chiunque si approcci per la prima volta a questa lingua deve fare i conti con lettere che
sembrano più che altro piccoli capolavori di precisione, proprio come nel giapponese.
Noterai che i simboli sono divisi in più colonne perché le lettere assumono una forma
diversa a seconda della posizione: inizio, centro o fine della parola. Esiste anche la forma
isolata della lettera, non inserita in una parola. Per memorizzare la distinzione possiamo
utilizzare ad esempio una semplice immagine: una forma geometrica corre una gara da sola
(isolata); arrivata al traguardo (finale) viene arrestata dalla (centrale di) polizia e riportata
al principio (iniziale).
Ricorda che le visualizzazioni sono molto personali e ciò che è chiaro e funzionale per una
persona può non esserlo per un’altra, soprattutto nel caso di informazioni particolari.

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LETTERE
• Alif - Ali Babà (alif) ha un enorme scettro sul quale però si appoggia troppo; infatti a fine
giornata si piega il fondo e lui cade su un tappetane grigio.
• Ba - Barbara si trova su una barca in equilibro su un pallone. Passa di lì ad alta velocità
una nave della (centrale di) polizia la quale fa spostare il pallone e fa cadere Barbara in
acqua, dato che la barca si spezza a metà.
• Ta - Sulla barca ci sono due tavolini da bar. Passando la barca rivolta i tavolini in acqua.
• Tha - Un uomo con un enorme trifoglio aspetta in barca la sua donna sorseggiando un thè

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in una tazza tagliata a metà (per ricordare ta e non te). Arriva però prima la (centrale di)
polizia che gli spezza a metà la barca. L’uomo cade lasciando solo il trifoglio.
• Gim - Un cavalluccio marino con un enorme chiodo nella schiena cammina nella mia
palestra. Arrivato al fondo del corridoio (finale) lo mettono al muro con un uncino nella
nuca. Arriva la piccoletta del cartone animato Scuola di polizia (centrale) che se lo
mangia, ma le rimangono attaccati il chiodo e l’uncino.
• Ha - Un cavalluccio marino con una gran risata (ha) entra in un hotel (H maiuscola).
Arrivato in fondo alla hall (finale) lo attaccano al muro con un uncino, arriva la (centrale
di) polizia e lo mangiano.
• Kha - Un cavalluccio marino con un’enorme stella sulla testa incontra Katia (kha) davanti
al Jolly hotel (per ricordare l’h), che lo spinge in fondo alla strada e lo attacca al muro,
lo consegna alla (centrale di) polizia dove lo mangiano e resta loro la stella sulla testa.
• Dal - Da un naso enorme esce una dalia (dal) che cade pesantemente su un tappetone
grigio.
• Dhàl - Una dalia (dhâl) in un quadretto (H) viene appesa con un chiodo alla fronte di un
viso con un enorme naso. L’uomo sviene e cade su un tappetone grigio.
• Ra - Da una sedia a uovo da appendere dell’lkea salta fuori una rana (ra) cicciona che
per il peso si schianta su un tappetone grigio.
• Zai - Tornando a casa da scuola posi l’enorme zaino (zai) sulla sedia (di prima) e sopra
si accende una sirena perché è troppo pesante, infatti poi cade su un tappetone grigio.
• Sin - Arrotoli una bandiera della Comunità Europea e la metti sulla fronte perché hai la
sinusite (sin) ma la (centrale di) polizia ti prende e ti butta in mare.
• Shin - Come prima, ma sulla fronte, hai disegnato un tulipano e sulla bandiera c’è un
quadrifoglio che rimane sospeso quando ti buttano in mare.
• Sad - Quando inserisci un ed cominci a piangere tantissimo (sad = triste in inglese, con
lacrime nella scrittura) così la (centrale di) polizia ti butta in mare dove c’è una balena.
• Dad - Regalo a mio papà (dad) un ed con un chiodo piantato. Lui lo consegna alla
(centrale di) polizia, lo buttano in mare a una balena, ma il chiodo rimane in aria.
• Ta - Tua sorella (tata = ta) nuotando con le pinne, si riposa appendendosi a un palo
piantato su una balena.
• Za - Una zattera sbatte contro una balena con un palo perché il faro che c’è dietro non la
illumina bene.
• Ain - Un cavallo con il marchio dell’euro alza le zampe davanti gridando “ahi” (ain)
perché ha incontrato alla fine della strada (finale) una donna al volante. La (centrale) di
polizia fa una foto a mezzo busto frontale alla donna mentre passa di lì un collo mozzato
di un cigno su uno sci.
• Gain - Tutti hanno un euro da guadagnare (to gain, in inglese) sulla testa.
• Fa - Un fante è sdraiato come una mummia e ha una stella sulla testa. La polizia (centrale)
gli mozza le gambe e lui allunga il collo per vedersi.
• Qâf - Un bambino in culla con due palline appese sulla testa si trova al Caf (Centro
Assistenza Fiscale) sotto un quadro (q) in sala d’aspetto. Il quadro, a causa di un
poliziotto, cade e gli mozza le gambine, così allunga il collo per vedere se riesce ad
“aggiustarle”.
• Kaf - Katia con una kefia in testa sta disegnando un asse cartesiano al contrario e vede

238
che si sta formando un serpente al posto del grafico così chiama la polizia (centrale) che
cancella l’asse cartesiano e lascia il serpente che diventa anche più grande.
• Lam - Pescando con un uncino resta agganciato un lama (lam). La polizia (centrale) lo
salva spezzando l’amo.
• Mim - Durante un mimo (mim) tutti chiedono cos’è (?) finché la polizia (centrale) lancia
agli attori un cavatappi.
• Nun - Mio nonno (nun) ha un’enorme barba e un grosso neo sotto il naso. La polizia
(centrale) gli stacca la barba e gli fa due taglietti sotto il neo.
• Ha - Un maestro di karaté urlando “ha” (ha) colpisce una goccia che alla fine
dell’incontro (finale) diventa una donna con i capelli lunghi, ma la polizia (centrale) gli
lancia addosso una farfalla e lui si strozza con un nodo.
• Waw - Un bambino mentre esce dalla pancia della mamma urla “wow” (waw) prima di
cadere su un tappetone grigio.
• Ya - Un serpente tedesco (ja) corre una gara sui pattini. Arrivato al traguardo (finale) si
schiaccia un po’ per passarci sotto fino a diventare un pulcino.

LETTERE MODIFICATE
• Madda - Mafalda (madda) mette un cappello ad Ali Babà (alif). Il resto della
memorizzazione è come la lettera alif normale.
• Ta marbùta - Ai tavolini della barca (immagine per ta) c’è una donna barbuta
(marbùta); quando si siede in fondo alla barca (finale), le crescono i capelli.
• Alifmaqsura - Ali Babà con Max e Serena rincorrono un serpente in una gara. Al
traguardo (finale) il serpente passa sotto e poi scivola su un tappetane grigio.
• Hamza - Spargi del prosciutto (ham, in inglese) sulla pancia (panza) per far scivolare
lo sci con il collo del cigno mozzato.

VISUALIZZAZIONE DI TUTTO L’ALFABETO ARABO


ALI BABÀ (alif) colpisce BARBARA (ba) con uno scettro. Lei, arrabbiata, gli lancia
contro un TAVOLINO (ta) ma sopra c’era del THÈ (tha), così si scotta e sporca la
PALESTRA (gim) in cui si trovano. Le persone che si stavano allenando fanno una GRAN
RISATA (ha), compresa KATIA (kha), che però viene lanciata contro un (H)OTEL, dove
trova un gentiluomo che le regala una DALIA (dal). Lei decide di INCORNICIARLA (dhàl)
ma una volta appesa diventa una RANA (ra) che salta fuori dal quadretto e va a finire nel
tuo ZAINO (zai). Per lo schifo ti viene la SINUSITE (sin) e ti DISEGNI SULLA FRONTE
un TULIPANO (shin), ma per il male PIANGI (sad).
Tuo PADRE (dad) accorre e chiama tua SORELLA (ta) che arriva con una ZATTERA (za)
gridando “AHI” (ain). Va però a sbattere contro un MUCCHIO DI SOLDI (gain) dal quale
esce un FANTE (fa) che si reca al CAF (qàf), dove incontra Katia, che con una KEFIA (kaf)
colpisce un LAMA (lam) perché si divertiva facendo il MIMO (mim). Il NONNO (nun) lo
difende con una mossa di KARATÉ (ha) e soddisfatto del suo risultato dice “WOW” (waw)
a HITLER (ja) che passava di lì.

LETTERE MODIFICATE
ALI BABÀ invita MAFALDA (alif madda) a un tavolino dove c’è una DONNA BARBUTA

239
(ta marbùta). ALI viene portato via da MAX E SERENA che è SICURA (alif maqsura) di
potergli spargere del prosciutto sulla pancia (hamza).

LO SPAGNOLO PER ESERCITARSI


Come forse saprai, lo spagnolo è una lingua piuttosto simile all’italiano e, perciò, abbiamo
pensato che possa essere una buona opportunità per iniziare ad applicare le tecniche che
abbiamo appena visto.
Alcuni vocaboli sono così simili che non hanno bisogno di una visualizzazione. La
differenza più evidente è legata alla fonetica, che comprende alcuni suoni del tutto inusuali
per noi.
Prima di memorizzare l’alfabeto ti chiediamo di fare un po’ di esercizio e di creare delle
immagini che ti permettano di ricordare le particolarità della pronuncia nella lingua
spagnola. Leggi lettera per lettera le spiegazioni e poi, sulla base della pronuncia, crea
un’associazione visiva.

PARTICOLARITÀ DELLA PRONUNCIA


Le vocali si pronunciano come in italiano. Generalmente, anche le consonanti si
pronunciano come in italiano ma con alcune differenze:
• b e v hanno in spagnolo lo stesso suono bilabiale (β bien (bene), vida (vita)
• c, seguita da -e e -i (chiamate vocali deboli), non corrisponde ad alcun suono italiano e
viene indicata con il segno θ dell’alfabeto fonetico internazionale cena (cena), cine
(cinema), come per l’inglese think, mouth
• c, seguita da -a, -o e -u (vocali forti), si pronuncia come in italiano cariño (affetto),
corazón (cuore), curso (corso)
• cc è un gruppo consonantico (uso contrastivo); le due lettere si pronunciano distintamente
k/c [kθ]
ac/ción (azione)
• ch è considerata una sola consonante; seguita da vocale corrisponde pressappoco alla “e”
dolce italiana di “cielo”
chaleco (gilè), cheque (assegno), chocolate (cioccolata)
• d si pronuncia come in italiano; fa eccezione quando si trova a fine parola, che si
pronuncia come il th ð inglese di the
libertad - ð (libertà)
• g e j si pronunciano con un suono aspirato come il eh tedesco di Bach: la j davanti a tutte
le vocali, mentre la g seguita da -e o -i è dolce
jardin (giardino), jefe (capo), gitano (gitano), gente (gente)
• g seguita dalle altre vocali ha un suono occlusivo duro come in italiano per gatto
gordo (grasso)
• gn è un gruppo consonantico; la g si pronuncia X mentre la n si pronuncia normalmente
ignorancia (ignoranza)
• i gruppi gue, gui si pronunciano come in italiano “ghe”, “ghi”; in caso di dieresi sulla u, -
ü, anche quest’ultima va pronunciata

240
guepardo (ghepardo), linguistica (linguistica)
• h è sempre muta in spagnolo, sia a inizio parola che nel mezzo harina (farina), hijo
(figlio)
• k conserva il proprio suono, ma è poco usata.
• Uè considerata un’unica consonante e ha lo stesso suono del gruppo italiano “gì” in
“foglia”
llave (chiave), llevar (portare)
• ñ ha lo stesso suono del gruppo “gn” in italiano; è la tilde (~) posta sulla n che le
conferisce il suono “gn”.
una (unghia), muneca (bambola)
• q si trova solo nei gruppi que, qui e va pronunciata come “che, chi” queso (formaggio),
quinto (quinto)
• r ha un suono dolce quando non è iniziale di parola
caro (caro), tarea (compito)
• r ha un suono forte all’inizio di parola o quando è preceduta dalle consonanti l, n, s; il
suono forte tra due vocali si rappresenta con rr
rabo (coda), alrededor (intorno), burro (asino)
• s ha il suono della “s” sorda italiana
casa (casa), pasear (passeggiare)
• x si pronuncia come la “x” italiana di “ex”
exótico (esotico), exarto (esatto)
• y è considerata:
- consonante in principio di parola e tra due vocali
payaso (pagliaccio)
- vocale in fine di parola e quando è congiunzione
ley (legge), Mauricio y yo (Maurizio ed io)
• z non corrisponde ad alcun suono fonetico italiano perciò viene rappresentata con il
segno θ (th inglese di think) dell’alfabeto fonetico internazionale, identico alla c seguita
da vocali dolci
zafiro (zaffiro), zeta (zeta), zona (zona), zulú (zulú)

ALFABETO SPAGNOLO
Nello schema che segue non abbiamo inserito le vocali in quanto sono uguali alle nostre,
ma come noterai ci sono alcune consonanti doppie, a indicare due tipi di pronuncia
differenti.

241
Dopo aver visto innumerevoli esempi di come è possibile memorizzare un alfabeto
straniero è venuto il momento per te di metterti alla prova. Prima trova un’immagine per
ogni lettera e poi inventa una visualizzazione che comprenda tutte le lettere dell’alfabeto
utilizzando le regole apprese. Ricorda che il PAV è l’unico modo per creare immagini
efficaci.

VISUALIZZAZIONE

242
243
CONCLUSIONI
Speriamo che queste pagine ti siano state utili per capire e assimilare un metodo che ti
regalerà grandi soddisfazioni.
Apprendere un lingua straniera è molto semplice e, come hai potuto notare, anche molto
divertente; decidi di arricchire il tuo vocabolario e stabilisci un obiettivo: una decina di
vocaboli al giorno sono un piccolo impegno di tempo ma alla fine del mese rappresentano
un grande miglioramento personale.
Se stai pensando che sarebbe bello ma tu proprio non hai la possibilità di prendere neanche
dieci minuti per te durante la giornata, possiamo rassicurarti dicendoti che ogni giorno,
nella media, ogni persona ha dalle due alle tre ore di tempi morti durante i quali non fa
nulla.
Sono quei momenti in cui si aspetta l’autobus, si è in fila in un ufficio pubblico o si è in
cucina, in attesa che la pasta cuocia.
Basterà portare con sé uno di quei piccoli vocabolari tascabili che contengono migliaia di
parole utili, le più utilizzate di ogni lingua, e memorizzarne una o due ogni volta che se ne
ha la possibilità.
Studi statistici confermano che per sostenere un buon livello di conversazione sono
sufficienti duemila vocaboli (naturalmente un madrelingua ne conosce molti di più ma
raramente li usa).
Un piccolo progetto di studio ti renderà subito chiaro quanto è semplice raggiungere
l’obiettivo di duemila vocaboli nell’arco di pochi mesi.
Se possibile, ti consigliamo di integrare l’apprendimento dei vocaboli con l’esercizio della
pronuncia e con l’ascolto.
Non potendo viaggiare o conversare con insegnanti o madrelingua, la visione di film nella
lingua oggetto di studio sarà un ottimo esercizio: unirai così l’utile e il dilettevole.

ESERCIZI
Memorizza le parole straniere che ti proponiamo e poi riportale affiancate, replicando lo
schema su di un foglio.
Abbiamo scelto di farti memorizzare solo vocaboli in inglese perché è la lingua più
utilizzata e dovendo fare esercizio abbiamo creduto fosse il modo migliore per ottenere due
risultati: impratichirti nell’uso della tecnica e affinare il tuo vocabolario.

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245
246
Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete
alla vostra portata. Non cercate solo di superare
i vostri contemporanei o i vostri predecessori.
Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.
William Faulkner

PUNTI CHIAVE del capitolo 9

• Conoscere una o più lingue straniere arricchisce dal punto di vista culturale e
professionale.
• I vocaboli stranieri si ricordano con un metodo simile a quello usato per le parole
astratte.
• Bisogna associare l’immagine del vocabolo straniero all’immagine della sua
traduzione.
• La tecnica si può applicare a qualsiasi lingua e a qualsiasi alfabeto.
• Nel caso di un alfabeto differente dal proprio sarà necessario creare ulteriori
immagini per ricordare le singole lettere.
• Possiamo ricordare sia vocaboli sia regole grammaticali.
• Per perfezionare l’apprendimento di una lingua è necessario fare molta pratica,
preferibilmente sul suolo della nazione di cui si studia la lingua.

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248
CAPITOLO
10
TESTI E CONCETTI

Il successo li incoraggia: essi possono


poiché pensano di potere.
Virgilio

Ciò che influenza maggiormente i risultati nell’ambito dell’apprendimento è la capacità di


assimilare i concetti, estrarli dal testo e inserirli in un contesto più ampio, che comprenda
la totalità del nostro bagaglio culturale.
In questa fase non si affronta l’apprendimento nel suo aspetto principalmente mnemonico; si
applicano le strategie per la gestione di testi più articolati, piuttosto che di semplici
nozioni. La differenza consiste nel fatto che i dati da memorizzare in questo caso vengono
estratti da una quantità molto più ampia di informazioni; si devono riconoscere quelle
importanti per poterle organizzare e ritenere. La maggior parte degli errori relativi
all’apprendimento prendono forma nel momento in cui ci si avvicina al testo.
Dedica pochi secondi a fare mente locale sul tuo metodo di studio, pensa a come si articola,
a come sottolinei. Cosa ritieni utile del tuo metodo e in cosa lo ritieni carente? Ti capita di
sottolineare gran parte del testo oppure scegli solo alcune parole? Utilizzi molti colori o
solo una matita? Evidenzi con colori forti o tenui? Sottolinei il testo durante la prima lettura
oppure alla seconda?
Ognuna di queste abitudini contribuisce al successo o al fallimento di un metodo di studio.
Gli errori più comuni sono già stati evidenziati (capitolo 4), ora è bene valutare la strategia
che, nel corso del tempo, si è rivelata più produttiva. Prima di entrare nel vivo
dell’apprendimento bisogna svolgere alcune attività preliminari che hanno lo scopo di
agevolare le fasi successive.

FASI PRELIMINARI
L’approccio al testo e al materiale oggetto di studio è fondamentale, bisogna reperire tutto
ciò che si deve apprendere prima di iniziare a studiare. Questo è utile per avere un’idea
precisa dell’argomento, delle sue sfumature e della mole di lavoro da portare a termine, ma
anche per capire se il tema viene trattato in modo approfondito o superficiale.
Ogni parola oggetto di studio deve essere a disposizione per evitare sprechi di tempo e
motivi di distrazione.
Quando ci si dedica a un testo per l’apprendimento generalmente lo si apre alla prima
pagina che si ritiene adatta al fine della preparazione; quasi mai si inizia dall’inizio, dal
primo capitolo forse, ma non dall’inizio.
Le informazioni che precedono il primo capitolo sono di grande interesse per il lettore
perché contengono le linee guida attraverso le quali interpretare al meglio il testo.

249
Il titolo rappresenta la sintesi suprema dell’argomento.
Il nome dell’autore e i relativi cenni biografici aiutano a inquadrare il periodo storico in
cui il testo è stato scritto; la prefazione è una sorta di libretto di istruzioni sulla lettura
dell’argomento, spiega come interpretare i collegamenti, come è strutturato il testo, dove
trovare la teoria, la pratica, le esercitazioni e altro ancora.
Familiarizzare con l’aspetto estetico di un libro è quasi altrettanto importante che leggere
prefazione e introduzione.
Sapere come sono strutturati fisicamente i capitoli, i paragrafi, le note e tutto ciò che
compone il testo è utile per muoversi agevolmente al suo interno; in alcuni casi le parole
chiave sono gentilmente offerte dall’autore al margine della pagina, in altri casi si trova una
sintesi accurata al termine di ogni argomento, o ancora i concetti importanti sono
evidenziati da un carattere differente, più marcato o addirittura sottolineato.
Questa fase esplorativa non occupa molto tempo ma sicuramente ne fa risparmiare.

APPROCCIO AL TESTO
Entrando nel vivo dell’apprendimento bisogna analizzare i passi necessari a un corretto
approccio al testo.
Per l’esperienza personale accumulata in anni di studi, possiamo affermare, non senza
rammarico, che lo studente non è veramente consapevole della sua mancanza di metodo fino
a quando non ne trova uno più efficace.
Abbiamo conosciuto ragazzi che, arrivati al termine del secondo anno di università, non
avevano ancora ultimato gli esami richiesti per la prima annualità e rifiutavano anche solo
di ammettere che avrebbero potuto fare e/o ottenere di più. A volte avere la mentalità
chiusa è il peggior limite.
Una delle risposte più frequenti alla proposta di nuove metodologie di apprendimento era:
“Sono andato avanti fino a ora senza, perché dovrebbero servirmi adesso?”; oppure “ Mi
laureo l’anno prossimo, quindi...”.
Da queste frasi sembra che l’apprendimento sia prerogativa esclusiva degli “studenti
ufficiali”, ossia di quelli che studiano per fare un esame, completare un percorso e chiudere
una parentesi.
In realtà ci sono moltissime persone che studiano per il semplice motivo che vogliono
imparare, approfondire argomenti di loro interesse o perfezionare la propria preparazione e
abilità riguardo a un hobby.
Certe volte è la mancanza di fiducia in se stessi il vero limite; i ragazzi che faticano a
procedere nel piano di studi pensano di non essere in grado di affrontare l’università e
sentono questa colpa come un peso, mentre la realtà è che nessuno ha loro insegnato come
affrontare un testo... figuriamoci un intero percorso universitario!
Un efficace metodo di studio, per quanto semplice possa sembrare, fornisce quel supporto
tecnico ed emotivo che garantisce la raccolta di un risultato positivo al termine di un
investimento di tempo e fatica.

LETTURA DI SUPERVISIONE
I motivi per cui è inutile sottolineare durante la prima lettura sono chiari, si rischia di non

250
saper cogliere i punti veramente importanti e quindi di perdere tempo. La lettura di
supervisione ha lo scopo di offrire una visione d’insieme del testo, di quelli che sono i
punti salienti e di come si sviluppano.
Questa prima lettura va fatta alla massima velocità consentita dalle nostre capacità; nei
capitoli finali dedicati alla lettura rapida vedremo come si applica la tecnica per la lettura
di supervisione, ma fino a quando non sarai in grado di padroneggiare questa strategia, vai
semplicemente più veloce che puoi!
L’obiettivo è quello di farsi un’idea indicativa di cosa evidenziare come importante nella
fase successiva.
Chi pensa che sia uno spreco di tempo leggere due volte un testo che si può leggere una
volta sola è in buona compagnia ma... in realtà si sbaglia.
Prima di tutto sono pochissime le persone che con una sola lettura riescono ad apprendere
tutto il necessario, inoltre bisogna verificare se la memorizzazione è a breve o a lungo
termine.
Qualcuno può pensare che sia semplice capire immediatamente quali parti sono importanti
e quali no, ma l’esperienza insegna che è impossibile, a priori, capire le intenzioni
dell’autore.
Nel primo approccio col testo si può notare se l’autore regala qualche parola chiave
attendibile, se le didascalie, i disegni e le relative spiegazioni sono chiare, esaustive e utili,
oppure se complicano il percorso. Non è necessario capire e approfondire il significato di
tutto ciò che si legge, si può tranquillamente sorvolare su ciò che non è chiaro, nella fase
successiva si prenderà in seria considerazione ogni punto prima di proseguire.
Considerando che durante la lettura di supervisione non si prendono appunti né si sottolinea
nulla, è bene non esagerare con il numero di pagine da leggere prima di passare alla fase
successiva; se si vuole studiare un capitolo durante la giornata, la lettura di supervisione
può essere fatta un paragrafo per volta per evitare di far passare troppo tempo tra la prima
e la seconda lettura, in tal modo si riducono gli errori dovuti ad un ricordo approssimativo.
Ovviamente tutto dipende dalla quantità di informazioni da considerare: allo studente
decidere secondo esperienza e buon senso.

LETTURA CRITICA
Ho fatto questa lettera più lunga solo perché
non ho avuto il tempo di farla più corta.
Blaise Pascal

La lettura critica consiste nell’attento esame del testo. Se la fase precedente non richiedeva
grande attenzione perché mirava soltanto a evidenziare i contenuti principali, in questa fase
si vaglia ogni possibile significato delle parole.
La lettura critica rappresenta l’ultima lettura del testo, quindi è indispensabile non
tralasciare nulla. È il momento di scegliere le parole chiave, quelle cioè che hanno il
compito di ricordare i concetti importanti e per farlo è fondamentale capire tutto quello che
ci si trova di fronte.
Si dovrà approfondire ogni aspetto poco chiaro, cercare il significato delle parole
sconosciute e appurare la comprensione di tutte le sfumature.
In questo momento è importante esercitare la propria capacità di analisi per creare

251
collegamenti e capire cosa sia realmente importante.
La dote della sintesi in questa fase risulta particolarmente preziosa perché, come noto, solo
il 30% di un testo è realmente utile al fine della preparazione, il restante 70% contiene
informazioni di contorno, esempi o esercitazioni. Saper estrarre il concetto principale
costituisce gran parte del lavoro.
Se la sintesi non è tra le tue doti innate questa è l’occasione per migliorare, fare pratica è
alla base del successo di qualunque attività.
Ecco un piccolo segreto: spesso l’incapacità di sintetizzare deriva dall’insicurezza di non
riuscire a ricordare.
La credenza che ricordare molte informazioni sia meglio che fare una scelta è sbagliato,
questo perché la quantità non sostituisce mai la qualità.
Le tecniche di memoria servono per ricordare ciò che normalmente sarebbe difficile
imparare, non significa però che dal momento che si conosce una tecnica si debba voler
assimilare tutto; astuzia vuole che si cerchi di diminuire il carico di lavoro, non il
contrario!
Comunque, per lavorare sulla propria capacità di sintesi, è meglio fare esercizio con testi
che non abbiano una grande importanza, nessun testo d’esame quindi, ma romanzi, articoli
di giornale o riviste.
Perché fare pratica proprio con questi testi?
Perché in questo modo si riesce a tenere fuori l’insicurezza; non avremo paura di non
ricordare le parole chiave di un testo che in realtà non ci interessa e così facendo ci
abitueremo a sintetizzare con maggiore tranquillità.
Si consideri ora la fondamentale differenza fra parola chiave e concetto chiave; la prima
(soggettiva) aiuta a ricordare il secondo (oggettivo) che rappresenta ciò che l’autore vuole
trasmettere.
È comunque importante rilevare che il concetto che l’autore esprime è univoco, mentre le
parole che si possono scegliere per riportarlo alla mente sono innumerevoli: ogni persona
ha un suo particolare modo di interpretare le parole e i suoi significati. Ad esempio il
concetto univoco di sicurezza può essere rappresentato da molte parole diverse quali casa,
famiglia, soldi, amici...
Come appare chiaro, esistono molte possibili parole che riportano allo stesso concetto ed è
questo il motivo per cui è necessario scegliere con molta attenzione.
Una volta scelte, le parole devono essere evidenziate così da emergere immediatamente a
un rapido esame del testo; un ottimo sistema è quello di cerchiarle con una matita, in modo
da renderle evidenti, ma non pesanti alla vista.
La lettura critica è parte fondamentale del processo di studio ed è necessario che venga
portata avanti con grande attenzione perché rappresenta il momento centrale
dell’apprendimento.

VERIFICA
Dopo aver scelto con cura le parole chiave da memorizzare abbiamo il compito necessario
e importantissimo di verificarne l’efficacia.
A volte capita che una parola scelta durante la fase di lettura critica non sia in realtà la
migliore per rappresentare il concetto: in tal caso è necessario rimediare.
Ciò che bisogna fare è ripercorrere le parole chiave scelte e cercare di riportare alla mente

252
il concetto che dovrebbero ricordare; se leggendo la parola, questo risulta chiaro e
immediato abbiamo fatto un buon lavoro, se invece non ci viene in mente nulla... la scelta
non è corretta.
In tal caso possiamo decidere di cambiarla oppure addirittura di eliminarla, se ci rendiamo
conto che non solo non ci ricorda nulla ma che il concetto abbinato non è davvero
importante. In sintesi in questa fase si decidono le parole chiave da tenere in quanto utili e
quelle che devono essere cambiate o eliminate perché inutili.
A volte può capitare di segnare sul lato della pagina alcune parole importanti non presenti
nel testo che sono frutto di una personale sintesi; anche il modo in cui vengono scritte può
avere un significato.
Contrassegnandole con una serie di simboli di importanza prestabilita, oppure con dei
colori che hanno una valenza specifica, si può creare una gerarchia funzionale al ricordo.
L’obiettivo finale è utilizzare il minor numero di parole chiave possibile per avere chiari in
mente tutti i concetti importanti.
La logica e la capacità di analisi ci vengono in aiuto: come quando si parte da un concetto
conosciuto e si arriva ai concetti successivi per deduzione.
La comprensione e l’atteggiamento attivo sono sempre e comunque alla base del successo
di un’attività di apprendimento.

MEMORIZZAZIONE
La memorizzazione è la fase in cui si fissano nella mente le parole chiave selezionate nelle
fasi precedenti. Sarà poi sufficiente richiamare le parole chiave per far tornare alla mente
tutti i concetti importanti.
Esistono vari modi per affrontare questa fase e sono tutti ugualmente efficaci: bisogna solo
sperimentarli uno ad uno per scegliere i più adatti ai propri gusti e alle esigenze di materia.
Vediamoli di seguito.

SEQUENZA DI IMMAGINI
Si è già visto come fare a memorizzare una serie di informazioni tramite la visualizzazione
di una sequenza di immagini. Questo stesso meccanismo è utile per ricordare l’ordine esatto
delle parole chiave che costituiscono lo scheletro di un testo.
L’efficacia di questa strategia è comprovata dall’esperienza fatta insieme nei capitoli
iniziali: memorizzare le prime 45 cifre del π è stato facile e veloce.
L’unica perplessità relativa a questa strategia è dovuta al fatto che nel caso in cui si perda
un’immagine, è difficile risalire a quella successiva e di conseguenza alle altre; ciò può
avvenire a causa di un errore legato alla scarsa creatività o precisione nella
memorizzazione di un’immagine.
A questo inconveniente è facile ovviare allenando la creatività con il brainstorming e
facendo pratica con le visualizzazioni.
La sequenza di immagini partirà con la visualizzazione del titolo dell’argomento e poi vi si
agganceranno via via tutte le parole successive. Naturalmente questa è una tecnica adatta a
memorizzare brevi paragrafi o poche pagine, non certo lunghi testi o interi esami.

253
SCHEDARIO MENTALE
Nonostante il procedimento sia differente rispetto alla tecnica precedente, anche questa
strategia è da usare con testi brevi.
Ogni memorizzazione deve partire dallo schedario mentale come abbiamo fatto per
memorizzare la lista della spesa (capitolo 5). Associamo alla scheda numero uno (THÈ) il
titolo dell’argomento, alla scheda due (NOÈ) la prima parola chiave trovata, alla scheda tre
(AMO) la seconda parola e così via.
Se dovesse capitare di non ricordare un’associazione, non ci sarebbe il rischio di perdere
le successive in quanto sono state create in modo indipendente.
Ricordiamo comunque che la creatività gioca sempre un ruolo fondamentale per la
creazione di immagini PAV, ossia di grande impatto e di sicura efficacia.

LOCI CICERONIANI
Questa tecnica affonda le sue radici in tempi antichissimi: come abbiamo già detto nel
capitolo 2, ne fu infatti inventore e primo utilizzatore il famoso oratore che le dà il nome.
Tutti sanno che Cicerone era celebre per le lunghe orazioni che riusciva a tenere in
pubblico senza l’ausilio di alcun supporto mnemonico: parlava per ore dei più svariati
argomenti, dalla politica alle tradizioni, alle guerre e altro ancora.
Si narra che potesse affascinare a lungo l’uditorio senza mai perdere il filo del discorso. A
centinaia di anni di distanza si può ancora beneficiare di ciò che ha reso lui tanto celebre,
la tecnica dei loci.
Cicerone a quei tempi non fece altro che creare una sua personale versione dello schedario
mentale.
L’esperienza lo aiutò a mettere a punto una strategia che si rivela attuale anche al giorno
d’oggi.
Conosceva perfettamente le strade della sua città, ognuna delle quali era irripetibile, con
punti di riferimento precisi e difficilmente modificabili.
Si può quindi affermare che conoscesse, con la stessa precisione con cui noi ora
conosciamo lo schedario mentale, l’esatta ubicazione di case, negozi, strutture e ogni altra
particolarità delle strade della sua città.
Ecco un esempio: sulla strada che doveva fare per andare dalla sua abitazione al senato.
Cicerone incontrava le terme, un pozzo, un ponte, un laghetto e infine arrivava alla meta.
Immaginiamo che nel suo discorso volesse approfondire i concetti di eroe, di battaglia, di
politica, di economia e di tradizioni: per essere certo di ricordare le parole chiave in un
preciso ordine, le associava ai punti di riferimento che trovava sul proprio percorso.

254
La prima “fermata” del tragitto era alle TERME e la prima parola da ricordare era EROE.
Creava quindi un’associazione tra le due immagini a partire dalle terme: Cicerone forse
immaginava di entrare nelle terme e vedere annegare il suo eroe preferito.
La seconda “fermata” era al POZZO e la parola da ricordare era BATTAGLIA: quindi
visualizzava di passare di fianco al pozzo e sentire delle urla arrivare dal fondo, incuriosito
si affacciava e vedeva che all’interno si combatteva una feroce battaglia, tutta a colpi di
bottiglia.
Specificare la presenza della bottiglia nell’immagine è fondamentale per evitare errori
banali: la precisione è molto importante e i termini “battaglia” (“bottiglia”) e “guerra”
hanno significati differenti.
Procedendo nel tragitto, visualizzava, associate a ogni suo punto di riferimento, le parole
che voleva ricordare.
Era quindi sufficiente ripercorrere mentalmente tutto il percorso per ripassare le parole
chiave relative al discorso che avrebbe fatto.
Naturalmente, per evitare di commettere errori, era necessario stabilire la direzione da
prendere e dare una priorità alla destra o alla sinistra; se ad esempio ci fossero stati due
punti di riferimento alla stessa altezza della strada, doveva sapere se richiamare per prima
quella che si trovava alla sua destra o alla sua sinistra. Ognuno può decidere l’ordine che
preferisce: la cosa importante è che sia sempre lo stesso.
La tecnica è molto semplice: è sufficiente conoscere bene un percorso, magari da casa

255
all’università, oppure da casa all’ufficio: qualunque strada che si conosca bene può aiutare
a ricordare moltissime informazioni. Non è necessario percorrere fisicamente quella strada
per associare le parole chiave. Si può tranquillamente farlo da casa: si tratta solo di fare
una passeggiata mentale.
Non dobbiamo poi sottovalutare il potere delle tecniche o dei suoi effetti collaterali
positivi. Ogni volta che si percorrerà fisicamente la strada usata per memorizzare un testo,
che lo si voglia o meno, la mente farà un ripasso delle immagini senza che si debba fare il
minimo sforzo.

STANZE
La tecnica delle stanze è analoga a quella dei loci, si può dire che prenda spunto proprio da
quella.
In questo caso non si dovrà ricordare una strada ma una casa. Per la maggior parte delle
persone risulta ancora più semplice perché si tratta di qualcosa che vive ogni giorno e con
maggior coinvolgimento.
Non ci sarà solo una camera da “riempire” di immagini, ma tutte le stanze della propria
casa e magari anche di altre case conosciute, come quelle di villeggiatura, oppure di amici
che si frequentano con assiduità.
Inoltre si potrà dare libero sfogo alla creatività in quanto, una volta finite tutte le case a
disposizione, o addirittura come prima scelta, si potrà letteralmente utilizzare la casa dei
propri sogni. Infatti, considerando che non è necessario che la casa esista veramente, si può
fare un progetto mentale di come vorremmo che fosse; non avendo problemi di budget
potremo visualizzare una villa magnifica che contenga numerose stanze, la piscina, il campo
da tennis, un grande parco e magari anche un laghetto... non poniamo limiti alla fantasia!
L’unico aspetto fondamentale che non è concesso trascurare è la stabilità delle fantasie.
Infatti non è funzionale cambiare arredamento e disposizione dei mobili o delle stanze
perché verrebbero a mancare i punti di riferimento su cui si basa la tecnica.
Anche in questo caso, come nella tecnica dei loci, si deve scegliere un verso di
percorrenza, decidere cioè se iniziare il giro in senso orario o antiorario.

256
Sono innumerevoli gli oggetti ai quali poter associare delle parole chiave all’interno di una
stanza, basteranno quelli di grandi dimensioni se le informazioni da ricordare sono poche,
si aggiungeranno cassetti, soprammobili e utensili se l’argomento è molto articolato e
specifico. Ancora una volta la visualizzazione partirà dall’oggetto che funge da punto di
riferimento per poi stabilire soltanto se iniziare dal basso o dall’alto nel caso si tratti di
oggetti sistemati in verticale (ad esempio un tappeto, un mobile, una lampada e un quadro).

• Divano - ALGO/RITMO: immagina delle alghe che ballano a ritmo sul divano.
• Tappeto - EQUA/ZIONE: immagina sul tappeto zio Paperone a cavallo.
• Tavolino - DIS/EQUA/ZIONE: immagina sul tavolino zio Paperone a cavallo che viene
disarcionato.

CORPO UMANO
Il principio su cui si basa questa strategia è lo stesso rispetto alle due tecniche precedenti:
la differenza consiste nei punti di riferimento a cui associare i concetti. A meno che non si
conosca perfettamente l’anatomia umana, ci sarà un numero piuttosto limitato di parti del
corpo a cui associare le informazioni da ricordare. Si può partire dalla testa o dai piedi
indistintamente, purché la decisione sia costante.
In relazione alla quantità di informazioni da ricordare si potranno scegliere delle
macrocategorie o entrare di più nel dettaglio (ad esempio la mano oppure le cinque dita).
Le immagini per visualizzare le dita potrebbero essere: il pollice è il dito usato per fare
l’autostop; l’indice è il dito con il quale indichiamo; il medio non è difficile da
immaginare...; l’anulare è il dito a cui mettere la fede nuziale; infine il mignolo è il dito
della nobiltà, legato al fatto che i nobili tenevano l’unghia del dito mignolo lunga per

257
indicare che non dovevano lavorare per vivere.

• Spalla - ANALISI LOGICA: dalla spalla esce un piccolo laboratorio di analisi che
analizza la piantina dei loci vista prima.
• Mano - ANALISI GRAMMATICALE: dalla mano esce un piccolo laboratorio di analisi
che pesa i fogli per annotarne la grammatura.

MAPPE MENTALI
Le mappe mentali sono una straordinaria metodologia di apprendimento da introdurre nel
proprio metodo di studio.
La teoria consiste nella creazione di una vera e propria mappa del sapere relativa
all’argomento da studiare.
Negli anni abbiamo verificato come questo metodo, applicato in particolar modo allo
studio di grossi volumi, si sia rivelato eccezionale: molti studenti universitari hanno
superato brillantemente esami impegnativi e hanno trovato in questa applicazione la
risposta a diversi problemi di gestione di materiali, come dispense, appunti, libri, articoli
di giornale.
Per questo motivo abbiamo deciso di dedicare un capitolo a parte (il 12) alle mappe
mentali, in cui potrai trovare tutte le spiegazioni necessarie per costruire uno strumento
efficacissimo, sintetico e pronto per essere memorizzato.

258
Oltre a raggiungere perfettamente l’obiettivo di memorizzazione, la mappa mentale rende lo
studio piacevolmente divertente e libera la nostra creatività, aumentando così il piacere
verso ciò che stiamo studiando.

Un aspetto importante da tenere in considerazione è la gestione dei tempi di studio.


È necessario capire quali sono i propri ritmi per poterli ottimizzare. Ogni individuo ha un
suo ritmo personale, ma in generale si può dire che non è mai consigliato fare cicli di studio
inferiori a venti minuti perché tempi così limitati non permettono alla mente di “entrare” in
argomento e di cogliere ogni implicazione utile; contemporaneamente però non bisogna
affaticarsi troppo: dopo un certo periodo di concentrazione la mente riduce la sua
produttività. Se ne deduce quindi che il tempo dedicato allo studio rischia di fruttare meno
del previsto.
Nel capitolo 13, dedicato alla preparazione degli esami, questo argomento verrà
ulteriormente approfondito; per ora basti sapere che, come ogni macchina, il nostro
cervello necessita di carburante e di riposo con una certa regolarità, anzi, si può dire che la
regolarità sia parte integrante del nutrimento di cui la mente ha bisogno.

ESPOSIZIONE
Qualunque tecnica si decida di applicare, una volta terminata la memorizzazione il
processo di apprendimento è concluso, ma per completezza, è bene mettere alla prova la
propria conoscenza con un piccolo test.
Aprendo il libro a caso basterà scegliere un argomento e verificare il grado di preparazione
raggiunto.
Inoltre, chi non si sente molto disinvolto nell’esposizione, può approfittare di questo
momento per fare esercizio di fronte allo specchio.
È uno stratagemma semplice ed efficace per aumentare la propria sicurezza personale, utile
sia a livello emotivo sia pratico. In questo modo infatti è possibile ottenere una maggiore
serenità di fronte al professore e molto probabilmente una valutazione più alta del lavoro
svolto.
Immaginare il professore che ci fa una domanda e rispondere di fronte allo specchio
equivale a vivere l’esperienza reale (riprendiamo il concetto espresso da Maxwell Maltz
nel suo volume Psicocibernetica) e ad abbassare l’emotività che spesso si lega a “nuove”
esperienze.
In questo modo otteremo un doppio risultato: incrementare le nostre abilità espositive,
acquisendo un lessico più appropriato alla materia, e prepararci emotivamente a sostenere
una prova d’esame, oltre che di vita.

LA MORTE DELLE TECNICHE


Una delle domande più frequenti durante i nostri corsi riguarda il rischio di fare confusione
tra le numerose immagini proposte.
È un timore legittimo ma tecnicamente infondato.

259
Possiamo comprendere la sensazione di “affollamento” mentale e anche l’insicurezza
dovuta alla possibilità di sovrapporre un’immagine a un’altra; in realtà questa è
un’evenienza che non si verifica quasi mai.
L’unico caso in cui ciò può accadere è quando le immagini sono create in maniera
imprecisa.
In ogni altro caso le immagini mantengono una loro esatta posizione all’interno della
visualizzazione e non possono essere confuse, anche perché, dopo un certo periodo di
tempo, le immagini scompaiono lasciando spazio solo alle informazioni ormai inglobate nel
proprio bagaglio culturale.
La morte della tecnica è un passaggio importante che decreta il termine dei tecnicismi a
favore della naturalezza del ricordo.
Una volta che la nozione è ben “ambientata” all’interno del suo contesto, ogni altra strategia
è superflua. Non esiste una vera e propria “scadenza” delle tecniche: la durata varia da
persona a persona e dipende anche dall’intensità dell’uso che si fa del ricordo assistito. Un
maggiore utilizzo delle immagini fisserà il ricordo in tempi più brevi rispetto a uno scarso
utilizzo.

L’unica cosa che resta da fare ora è mettere in pratica tutte le strategie apprese. Ti
proponiamo adesso tre testi: il primo sarà utilizzato come esempio, gli altri due saranno un
banco di prova per sperimentare i vari metodi di memorizzazione e valutare quelli più
adatti al tuo stile. Hanno un livello di difficoltà crescente, ma sono sufficientemente
semplici da permetterti di concentrarti sulla tecnica piuttosto che sul contenuto. Segui tutti i
passaggi visti in teoria e mettili in pratica; ricorda che non c’è giusto o sbagliato nella
scelta di una parola chiave: tutto dipende dal risultato.

ESERCIZI
Mentre rimandiamo la vita passa.
Seneca

Il primo testo lo analizziamo insieme. Faremo una lettura di supervisione per cercare di
cogliere i punti salienti che poi andremo a sottolineare nella scelta delle parole chiave.
In questo caso le vedrai già evidenziate in grassetto ma ti esortiamo a seguire il
procedimento e a valutare con attenzione la scelta delle parole; probabilmente alcune di
quelle che sceglieremo noi non saranno adatte a te: sii critico e fai una cernita adeguata al
tuo modo di pensare.

l - LETTURA DI SUPERVISIONE
È la prima lettura che serve a scoprire l’argomento principale e a notare le parti più
interessanti.

TRA LE ONDE
La prima vacanza in barca prevede una sorta di rito iniziatico, attraverso il quale la

260
neofita del mare fa il suo ingresso nella tribù dei naviganti. La prova è dura: ci si deve
spogliare di tutti gli accessori della vacanza “terrena”. Niente trolley, valigie o borse
troppo voluminose. Niente indumenti superflui (qui la cena con il capitano non prevede
paillettes). Niente tacchi, zoccoli, scarpe con la suola di cuoio o la para scura. Niente
cappelli a tesa larga (volano via). Insomma, il bagaglio deve essere minimo. Come lo
spazio vitale in barca. E come il beauty case: i bauletti rigidi sono sconsigliati (tanto non
si sa dove appoggiarli) e nella trousse morbida si mette solo l’essenziale.

RESISTENTE ALLA NAVIGAZIONE


Anche i cosmetici da imbarcare sono diversi da quelli classici: “La differenza sostanziale
riguarda i solari”, dice Lucia Brambilla, specialista in Dermatologia e Venereologia alla
Clinica Dermatologica dell’Università di Milano, ma anche velista. “La protezione deve
essere più alta rispetto a quella che si usa sulla spiaggia perché in barca ci si deve
difendere dal sole diretto, ma anche dai raggi riflessi dall’acqua, dalla tuga (l’abitacolo
delle imbarcazioni) e dalle vele bianche. Il fattore minimo di protezione è 30, inoltre, il
solare va applicato spesso perché tende a sciogliersi per colpa degli spruzzi e del sudore,
che, a causa del vento, vengono percepiti poco. Per questo motivo le formule waterproof
sono le più indicate”. L’altra raccomandazione riguarda la consistenza dei cosmetici:
sono vietati gli oli solari perché macchiano e rendono scivolosa la barca. Con quelli che
proteggono capelli e cute si può fare un’eccezione, a patto, però, che si vaporizzino a
terra.

TELI, VELI E VELIERI


Durante la navigazione anche gli occhi vanno protetti bene: “Come la pelle, sono soggetti
al fotoinvecchiamento e in più rischiano congiuntiviti, quindi bisogna indossare occhiali
scuri”, continua la dermatologa-velista. “L’abbinata vento e sole, poi, causa una
lacrimazione più intensa che va a sciogliere la erema. L’ideale è applicare uno stick
protettivo sul contorno occhi, lo stesso che scherma altre zone a rischio scottature: naso,
labbra, fronte e orecchie”. Un’altra area da proteggere bene è il decolleté, ma visto che i
cappelli da barca hanno solo la visiera, serve un foulard.
Se i tessuti schermano i raggi in modo diverso (il cotone meno della seta, i colori chiari
sono più efficaci contro gli infrarossi, mentre quelli scuri assorbono maggiormente gli
Uv), ne esistono alcuni di ultima generazione con addirittura il fattore di protezione.
Come Silver Ridge, la camicia salva-pelle con Upf 30 di Columbia, ideale quando si
passano intere giornate all’aria aperta.

DURI MA SENSIBILI
Ma tutte queste indicazioni come vengono prese dai lupi di mare, “rudi” per
antonomasia? “Il velista è macho, certo, ma sta imparando che con il sole non si scherza
perché il rischio per la salute è troppo alto”, dice Brambilla. “Quando tengo le
conferenze nelle scuole di vela, il pubblico è attento e curioso. Mi chiedono soprattutto
come proteggere i bambini: la vacanza in barca è sempre più una vacanza per famiglie.
Anche se poi le domande più frequenti riguardano questioni più “pratiche”, come i rimedi
per verruche, herpes labiale e punture di meduse1.

261
2-LETTURA CRITICA
Una lettura più attenta permette di catturare o creare le parole chiave da memorizzare.

TRA LE ONDE
La prima vacanza in barca prevede una sorta di rito iniziatico, attraverso il quale la
neofita del mare fa il suo ingresso nella tribù dei naviganti. La prova è dura: ci si deve
spogliare di tutti gli accessori della vacanza “terrena”. Niente trolley, valigie o borse
troppo voluminose. Niente indumenti superflui (qui la cena con il capitano non prevede
paillettes). Niente tacchi, zoccoli, scarpe con la suola di cuoio o la para scura. Niente
cappelli a tesa larga (volano via). Insomma, il bagaglio deve essere minimo. Come lo
spazio vitale in barca. E come il beauty case: i bauletti rigidi sono sconsigliati (tanto non
si sa dove appoggiarli) e nella trousse morbida si mette solo l’essenziale.

RESISTENTE ALLA NAVIGAZIONE


Anche i cosmetici da imbarcare sono diversi da quelli classici: “La differenza sostanziale
riguarda i solari”, dice Lucia Brambilla, specialista in Dermatologia e Venereologia alla
Clinica Dermatologica dell’Università di Milano, ma anche velista. “La protezione deve
essere più alta rispetto a quella che si usa sulla spiaggia perché in barca ci si deve
difendere dal sole diretto, ma anche dai raggi riflessi dall’acqua, dalla tuga (l’abitacolo
delle imbarcazioni) e dalle vele bianche. Il fattore minimo di protezione è 30, inoltre, il
solare va applicato spesso perché tende a sciogliersi per colpa degli spruzzi e del sudore,
che, a causa del vento, vengono percepiti poco. Per questo motivo le formule waterproof
sono le più indicate”. L’altra raccomandazione riguarda la consistenza dei cosmetici:
sono vietati gli oli solari perché macchiano e rendono scivolosa la barca. Con quelli che
proteggono capelli e cute si può fare un’eccezione, a patto, però, che si vaporizzino a
terra.

TELI, VELI E VELIERI


Durante la navigazione anche gli occhi vanno protetti bene: “Come la pelle, sono soggetti
al fotoinvecchiamento e in più rischiano congiuntiviti, quindi bisogna indossare occhiali
scuri”, continua la dermatologa-velista. “L’abbinata vento e sole, poi, causa una
lacrimazione più intensa che va a sciogliere la crema. L’ideale è applicare uno stick
protettivo sul contorno occhi, lo stesso che scherma altre zone a rischio scottature: naso,
labbra, fronte e orecchie”. Un’altra area da proteggere bene è il decolleté, ma visto che
i cappelli da barca hanno solo la visiera, serve un foulard.
Se i tessuti schermano i raggi in modo diverso (il cotone meno della seta, i colori chiari
sono più efficaci contro gli infrarossi, mentre quelli scuri assorbono maggiormente gli
Uv), ne esistono alcuni di ultima generazione con addirittura il fattore di protezione.
Come Silver Ridge, la camicia salva-pelle con Upf 30 di Columbia, ideale quando si
passano intere giornate all’aria aperta.

DURI MA SENSIBILI
Ma tutte queste indicazioni come vengono prese dai lupi di mare, “rudi” per

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antonomasia? “Il velista è macho, certo, ma sta imparando che con il sole non si scherza
perché il rischio per la salute è troppo alto”, dice Brambilla. “Quando tengo le
conferenze nelle scuole di vela, il pubblico è attento e curioso. Mi chiedono soprattutto
come proteggere i bambini: la vacanza in barca è sempre più una vacanza per famiglie.
Anche se poi le domande più frequenti riguardano questioni più “pratiche”, come i rimedi
per verruche, herpes labiale e punture di meduse.

3-VERIFICA
Un’attenta revisione delle parole chiave assicura la scelta migliore e ciò vale sia per le
parole che troviamo nel testo sia per quelle che creiamo personalmente.

Ora che abbiamo fatto la scelta delle parole chiave è necessario fare un controllo per
essere sicuri di non aver tralasciato nulla e di non avere preso alcun elemento inutile; poi
potremo creare la sequenza di immagini. Se le parole che hai scelto sono diverse da quelle
cerchiate, verifica tu stesso l’opportunità delle tue scelte.

• Rito iniziatico
• Bagaglio minimo
• Solari
• 30
• Sciogliersi
• Waterproof
• Vietati oli
• Occhiali scuri
• Stick protettivo
• Naso, labbra, fronte e orecchie
• Foulard
• Bambini
• Disturbi della pelle (espressione non presente nel testo ma ugualmente utile)

4 -MEMORIZZAZIONE
La scelta della tecnica di memoria più adatta dipende da molti fattori, primi fra tutti il
tipo di testo e le preferenze personali; in questo caso abbiamo scelto la sequenza di
immagini per la brevità del brano.

Una volta fatta la verifica procedi alla creazione della visualizzazione, in questo casi noi ti
proponiamo la sequenza di immagini basata sulle parole scelte.

Tutto comincia con un rito di iniziazione che consiste nel fare il bagaglio per una
vacanza in barca e poi ridurlo ai minimi termini fino a farlo diventare tascabile. Una
volta arrivati a bordo il bagaglio scoppia per la troppa pressione e le creme solari
vengono sbalzate fuori ma uno dei passeggeri le colpisce con una mazza (30) che
subito dopo il colpo si scioglie e il liquido viene raccolto dentro ad una boccetta di
prodotti waterproof che una volta rovesciati lasciano uscire una sostanza oleosa. Il

263
riflesso del sole sugli oli è abbagliante e ti costringe a mettere gli occhiali scuri,
purtroppo però inciampi in un enorme stick protettivo e il suo contenuto schizza su
naso, labbra, fronte e orecchie, per pulirti usi un bellissimo foulard di seta che poi
usi per coprire un bambino; troppo tardi però, ormai è tutto ricoperto di vesciche,
chiazze rosse ed eritemi (malattie della pelle).

È chiaro che in questa occasione abbiamo voluto darti una dimostrazione, quindi il numero
di parole che abbiamo deciso di sottolineare è superiore al numero che ti consigliamo di
scegliere in una qualsiasi occasione di studio; ricorda che la sintesi è uno degli elementi
fondamentali dell’apprendimento.

Nei prossimi testi ti chiediamo di ripetere lo stesso procedimento e di utilizzare i tuoi


parametri per la scelta dei punti salienti.

GENITORE, ADULTO E BAMBINO

La passione per la verità viene soffocata da risposte


che hanno il peso dell’autorità indiscussa.
Paul Tillich

Durante le fasi iniziali dell’elaborazione dell’Analisi Transazionale, Berne ebbe a notare


che se osserviamo e ascoltiamo le persone, possiamo vederle cambiare a vista d’occhio.
Si tratta di un mutamento completo, che interessa simultaneamente l’espressione del
volto, il lessico, il gestire, l’atteggiamento e le funzioni fisiche, e che può provocare
rossori al volto, palpitazioni cardiache o una maggiore frequenza respiratoria.
Questi mutamenti improvvisi si possono notare in chiunque: il bambino che scoppia in
lacrime allorché non riesce a far funzionare un giocattolo, la ragazzina adolescente il cui
volto triste si illumina di gioia quando squilla finalmente il telefono, l’uomo che
impallidisce e si mette a tremare nell’apprendere la notizia di un insuccesso
commerciale, il padre che “impietrisce” in volto allorché il figlio lo contraddice.
L’individuo che subisce tali mutamenti rimane sempre la stessa persona, parlando in
termini di struttura ossea, pelle e abiti.
Quindi, cosa cambia dentro di lui? E quali sono i punti di partenza e di arrivo, nel
cambiamento?
Questi erano gli interrogativi che affascinavano Berne quando iniziò a elaborare l’Analisi
Transazionale. Un avvocato trentacinquenne, suo paziente, disse: “In realtà io non sono un
avvocato, ma soltanto un ragazzino”. Fuori dello studio del suo psichiatra egli era, in
effetti, un avvocato di successo, ma durante il trattamento si sentiva e si comportava come
un ragazzino. Talvolta, durante l’ora di seduta, era solito chiedere: “Dottore, ora si sta
rivolgendo all’avvocato o al ragazzino?”. Tanto Berne che il suo paziente cominciarono a
essere incuriositi dall’esistenza e dalla comparsa di queste due persone reali, o stati di
essere, e, riferendosi a esse, presero a parlare di “adulto” e di “bambino”. Il trattamento
venne principalmente rivolto a separare le due persone. In seguito, fece la sua comparsa
un altro stato di essere, distinto dall’“adulto” e dal “bambino”. Si trattava del “genitore”

264
ed era caratterizzato da un comportamento che era una riproduzione di ciò che il paziente
aveva visto e udito fare da parte dei propri genitori durante l’infanzia.
I passaggi da uno stato a un altro si notano nel comportamento, nell’aspetto, nelle parole e
nel gestire. Una donna di trentacinque anni si rivolse a me per aiuto perché afflitta da
insonnia, dalla costante preoccupazione per “quello che sto facendo ai miei figli”, e da
un’irritabilità crescente. Nel corso della prima ora di trattamento scoppiò all’improvviso
in lacrime, dicendo: “Lei mi fa sentire come se avessi tre anni”. La voce e il
comportamento erano quelli di una bambina. Le chiesi: “Cosa è accaduto per farla sentire
come una bambina?”. “Non lo so”, fu la risposta; poi la donna aggiunse: “All’improvviso
ho avuto come la sensazione di avere sbagliato tutto”. Allora io dissi: “Bene, allora
parliamo di bambini, della famiglia. Forse riusciremo a scoprire qualcosa dentro di lei,
qualcosa che è alla base di questo senso di fallimento e di disperazione”. In seguito,
sempre durante la stessa seduta, la sua voce e il suo atteggiamento mutarono di nuovo
improvvisamente. Essa assunse un atteggiamento critico e dogmatico: “Dopo tutto, anche i
genitori hanno i loto diritti. Bisogna insegnare ai bambini a saper stare al proprio posto”.
Nell’arco di un’ora, questa madre era passata attraverso tre personalità diverse e distinte:
quella di una bambina dominata dai sentimenti, quella di un genitore intollerante, e quella
di una donna ragionevole, logica, matura e madre di tre figli. Indagini continue hanno
confermato il presupposto che questi tre stati esistono in ogni persona. È come se
qualcuno recasse in sé la personalità infantile di quando aveva tre anni. Ognuno porta
dentro di sé anche i propri genitori. Si tratta di registrazioni a livello cerebrale di
esperienze concrete di avvenimenti interni ed esterni, i più significativi dei quali
risalgono ai primi cinque anni di vita. Esiste un terzo stato, diverso dai due precedenti.
Questi ultimi sono il Genitore e il Bambino, e il terzo, l’Adulto. Tali modi di essere non
sono ruoli, ma realtà psicologiche.
Berne afferma che “Genitore, Adulto e Bambino non sono concetti come Super-lo, lo e
Es... ma realtà fenomenologiche”. Un determinato stato è prodotto dal “riascolto” di
registrazioni di eventi accaduti in passato, riguardanti persone, tempi, luoghi, decisioni e
sentimenti reali2.

NATURA DELLE FONDAZIONI

Le fondazioni rientrano a pieno titolo, al pari delle associazioni, fra le formazioni sociali
prese in considerazione nell’articolo 2 della nostra Costituzione, il quale dispone che «la
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia
nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità».
Si tratta dunque di organismi collettivi costituiti per il raggiungimento di uno scopo, che
non è quello proprio di una pluralità di soggetti, ma è quello stabilito dal fondatore
dell’atto della costituzione della fondazione.
Diversamente quindi dalla tutela costituzionale che il legislatore ha riservato agli
organismi a base associativa ex articolo 18, non sussiste un’analoga disposizione dettata
anche per le fondazioni, le quali invece, come appena visto, sono richiamate
indirettamente dall’articolo 2.

265
Giuridicamente si tratta di enti che costituiscono un genus a sé stante rispetto a quello
proprio delle associazioni contemplate dal legislatore civilistico, e ciò per una serie di
ragioni che avremo modo di approfondire alla fine del presente capitolo. Può tuttavia fin
d’ora rilevarsi che, seppure entrambe costituite attraverso un atto di autonomia privata,
associazioni e fondazioni divergono soprattutto in ordine alla natura bilaterale o
unilaterale di tale atto.
L’atto costitutivo di un’associazione (riconosciuta o non riconosciuta), infatti, è un atto di
autonomia privata rientrante nella categoria degli atti bilaterali o plurilaterali, con il
quale due o più individui decidono di associarsi per perseguire insieme una finalità che
non è vietata dalla legge penale; ne deriva che il contratto di associazione richiede per la
sua stessa giuridica esistenza, la presenza di una concorde volontà di almeno due
individui.
L’atto di fondazione, invece, seppure sempre espressione di autonomia privata, deve
essere necessariamente ricompreso fra gli atti unilaterali, proprio perché l’unico
consenso che la legge richiede è quello del fondatore, e non quello di una pluralità di
persone: è dunque l’elemento personale che viene a mancare, almeno inizialmente, nelle
fondazioni, e anzi se questo fosse presente fin dall’inizio ci si troverebbe di fronte a
un’associazione e non a una fondazione.
L’atto costitutivo di una fondazione insomma nasce da una dichiarazione di volontà del
fondatore, il quale decide di destinare o di vincolare un proprio elemento patrimoniale al
raggiungimento di un determinato scopo; e come illustre dottrina ha sostenuto, tale atto
«conserva la propria struttura di atto unilaterale anche quando venga formato da più
persone (si avrà, in tal caso, una pluralità di atti unilaterali, pur se contenuti in un
medesimo documento, e non un contratto) o, addirittura, da una moltitudine di persone,
come nel caso in cui la fondazione venga costituita per pubblica sottoscrizione, nelle
forme di cui agli articoli 39ss. c.c.».
In tale ottica si esprime anche la giurisprudenza di legittimità, laddove ha sostenuto che
«il negozio di fondazione non è confondibile con altre figure di liberalità, tra vivi o a
causa di morte, ma costituisce un genus a sé stante, e precisamente un atto di privata
autonomia con il quale viene manifestata la destinazione di cespiti patrimoniali al
conseguimento di uno scopo, viene determinato tale scopo e il modo di attuazione di
questo e viene disposto che i cespiti così destinati si trasferiscono all’ente, la cui
costituzione è prevista nell’atto stesso».
Questo orientamento giurisprudenziale ci permette inoltre di rilevare come nell’atto
unilaterale di autonomia privata che per comodità denominiamo atto di fondazione, si
celano in realtà due negozi distinti sia per finalità che per natura.
Da una parte, infatti, si pone il negozio di fondazione della persona giuridica, che è atto
di diritto personale, con il quale il fondatore decide di dar vita a un nuovo ente; e
dall’altra si pone invece il negozio di dotazione di beni alla persona giuridica stessa, che
è atto di diritto patrimoniale, il quale comporta effetti «reali» sia in ordine alla
disponibilità dell’elemento patrimoniale assegnato dal fondatore che in ordine alla sua
proprietà.
È tuttavia evidente che il secondo di questi atti, seppure logicamente susseguente al
primo, costituisce un elemento essenziale per la costituzione della fondazione, sicché la
distinzione dell’atto costitutivo dell’ente in due atti, di cui uno di diritto personale e

266
l’altro di diritto patrimoniale, ha una rilevanza meramente retorica, in quanto ci troviamo
in realtà di fronte a un solo atto, sebbene a contenuto complesso; e tale complessità
deriva dal fatto che il fondatore predetermina gli scopi del costituendo organismo,
stabilisce e disciplina quello che dovrà essere l’assetto organizzativo in grado di
realizzare tale scopo, e infine destina al raggiungimento di esso una o più delle proprie
risorse patrimoniali, perdendone in tal modo la disponibilità e la proprietà.
Del resto, la stessa giurisprudenza di legittimità, nonostante propenda per la netta
distinzione fra il negozio di fondazione della persona giuridica e quello di dotazione di
beni alla stessa, finisce poi per riconoscere che «quando lo stesso soggetto, in un unico
atto, esprime la volontà di dar vita a un nuovo ente non ancora esistente di fatto, e,
contestualmente, dispone l’assegnazione di un patrimonio a favore dell’ente stesso da
istituire, il negozio di attribuzione di beni può essere, per volontà del soggetto, così
strettamente collegato, con funzione strumentale, al negozio di fondazione, da risultare
inscindibile da questo.
In questo caso i due negozi vengono a costituire un’unità funzionale per il nesso
teleologico con cui sono stati concepiti, attuati e collegati, cosicché lo svolgimento e le
vicende di un negozio si ripercuotono necessariamente su quello collegato».
Stabilito quindi che l’atto costitutivo di fondazione è un atto di autonomia privata
unilaterale e complesso, dobbiamo chiederci quale sia la natura giuridica delle
fondazioni; si è detto infatti, in apertura di paragrafo, che la Costituzione parla di
formazioni sociali e che fra queste certamente debbono ricomprendersi le fondazioni, ma
ancora non si è detto della loro natura giuridica.
Orbene, in sede di analisi della normativa che il legislatore civilistico dedica a questi
particolari organismi, avremo modo di chiarire che si tratta di enti dotati di personalità
giuridica e cioè dotati di quello stesso riconoscimento giuridico che compete agli enti
associativi per effetto delle disposizioni contenute nell’articolo 12 c.c. Si ricorderà
infatti che, fin dalla costituzione dell’associazione, i soci possono decidere se ottenere o
meno il riconoscimento, e cioè se costituirsi per atto pubblico per poi tentare
l’acquisizione della personalità giuridica, ovvero se dotarsi autonomamente di un atto
costitutivo e di uno statuto sprovvisti di quei requisiti richiesti dalla legge agli organismi
potenzialmente riconoscibili, e cioè se darsi di comune accordo una serie di regole ex
articolo 36 c.c.
Orbene, per le fondazioni le cose si pongono in termini diversi, in quanto il legislatore
non rimette alla libera scelta del fondatore la decisione di ottenere o meno la personalità
giuridica, ma prevede come «tappa obbligata» quella del riconoscimento; ne deriva che
all’interno della sezione dedicata agli organismi riconosciuti, il codice disciplina insieme
associazioni e fondazioni, mentre in quella dedicata agli organismi non riconosciuti non
ricomprende anche le fondazioni, sicché si pone anche il problema di valutare se è
possibile sostenere l’esistenza di fondazioni non riconosciute e cioè di fondazioni ed. di
fatto, oppure se dalla lettura del dato testuale possa emergere la giuridica inesistenza di
simili enti.
Questo sarà tuttavia argomento di uno specifico paragrafo del presente capitolo, poiché
quello che interessa precisare in questa sede è che la qualificazione giuridica delle
fondazioni è quella di enti collettivi dotati di personalità giuridica, e quindi
patrimonialmente distinti e responsabili rispetto sia al soggetto che ne è stato l’artefice, e

267
cioè il fondatore, e sia agli organi che si occupano dell’amministrazione e
dell’organizzazione dell’ente stesso3.

PUNTI CHIAVE del capitolo 10

• Per assorbire i contenuti di un testo è necessario seguire alcuni passi fondamentali:


1. i preliminari servono per acquisire informazioni generali;
2. la lettura di supervisione mette in luce i passaggi più interessanti;
3. la lettura critica serve a estrapolare i punti chiave;
4. la verifica permette di eliminare i punti chiave inutili o errati e di integrarli con
altri eventualmente migliori, ossia più adatti allo scopo;
5. la memorizzazione serve a fissare i punti salienti nella mente.
• La memorizzazione può avvenire tramite varie tecniche:
1. sequenza di immagini;
2. schedario mentale;
3. loci ciceroniani;
4. stanze;
5. corpo umano;
6. mappe mentali.
• L’arte della sintesi si acquisisce solamente attraverso molta pratica.

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CAPITOLO
11
LA LETTURA VELOCE

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o,


come gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.
Gustave Flaubert

La parte che stiamo per affrontare, sebbene non direttamente collegata al ricordo, riveste un
ruolo fondamentale nell’ambito dell’apprendimento.
La lettura rappresenta uno dei metodi più diffusi attraverso cui lo studente entra in contatto
con le nozioni che saranno poi oggetto dei suoi studi.
La lettura offre la possibilità di entrare lentamente all’interno di concetti e strutture di
pensiero complesse, accompagna attraverso il ragionamento che parte da un punto qualsiasi
del sapere per approdare poi in un luogo spesso lontano e nascosto.
La lettura ci guida all’interno della cultura e ci arricchisce in molti modi.
Come qualsiasi attività necessita di regole che nascono per ottimizzare i risultati derivanti
dall’impiego delle nostre energie.
Nelle prossime pagine metteremo a fuoco i punti salienti della tecnica di lettura tradizionale
(per sottolineare gli errori più comuni), ma soprattutto andremo a creare delle nuove
abitudini più produttive.
È molto importante sottolineare la differenza fondamentale che distingue le tecniche di
lettura rapida da quelle di memoria e apprendimento.
Queste ultime, come abbiamo già ampiamente avuto modo di sperimentare, hanno
un’applicazione immediata e permettono di ottenere subito un riscontro sulla loro effettiva
efficacia.
La lettura rapida invece si sviluppa nell’arco di più tempo (tre o quattro settimane) e
necessita di qualche attenzione aggiuntiva. Dobbiamo allenare la mente e i muscoli oculari
a un diverso tipo di attività.
Ripetere i gesti crea abitudini, positive o negative che siano: in questo caso ci
impegneremo per sostituire le abitudini limitanti con quelle potenzianti.
Se pensi che tre o quattro settimane siano un tempo molto lungo, ti ricordiamo che stai
abbattendo mura costruite in numerosi anni di vita...

COS’È LA LETTURA VELOCE E PERCHÉ È UNO


STRUMENTO IMPORTANTE
La lettura veloce è un sistema di lettura evoluto che, a partire dalle caratteristiche di occhi
e cervello, ci permette di raddoppiare, triplicare o anche quadruplicare la velocità di
lettura senza minimamente intaccare la nostra capacità di comprensione.

269
Così come in ogni altra attività umana, l’abilità necessaria a ottenere buoni risultati può
essere coltivata, allenata e affinata.
I meccanismi che ci condurranno verso i risultati sperati sono molto semplici e chiunque
possa valersi di normali condizioni psicofisiche ha l’opportunità di migliorare le proprie
performance tramite un’applicazione costante delle tecniche che stiamo per vedere insieme.
La lettura veloce potenzia la capacità di osservazione sviluppando i muscoli oculari e,
contemporaneamente, approfondisce la capacità di comprensione tramite l’allenamento
delle facoltà mentali che servono a interpretare i segni e i significati di quanto i nostri occhi
percepiscono.
Nelle prossime pagine approfondiremo sia l’aspetto teorico sia quello pratico. Per questo
motivo è importante seguire scrupolosamente l’ordine stabilito e procedere nella lettura
solo dopo avere fatto gli esercizi proposti.
Gli studi e gli aggiornamenti professionali sono solo esempi di occasioni che obbligano le
persone a leggere moltissimo e a scadenze prefissate; la logica conseguenza è che la
passione per la lettura ne risente.
Immaginiamo invece di essere sdraiati sul divano, una domenica pomeriggio, e di avere in
mano l’ultimo libro del nostro autore preferito: la sensazione è del tutto diversa!
Innanzitutto la decisione di leggere è nostra, nessuno ci impone nulla, tanto meno la scelta
del testo; l’interesse come sappiamo è fondamentale per determinare l’attenzione che
riponiamo in una determinata attività.
Maggiore attenzione significa maggiore produttività e maggiore produttività significa
maggiore soddisfazione personale, oltre ovviamente a un sensibile risparmio di tempo.
L’enorme mole di letture che ogni anno ci viene proposta spesso ci travolge e ci fa sentire
incapaci di rimanere al passo coi tempi e di far fronte a tutti gli impegni personali e
professionali a esse collegati.
A volte ne deriva una forte tentazione ad affrontare le lettura con una superficialità che non
rende giustizia al tempo impiegato. L’errata concezione che la lettura rapida sia poco
approfondita e sinonimo di approssimazione deve lasciare spazio alla consapevolezza che
gli strumenti adatti posso fare risparmiare tempo e aumentare la qualità della lettura.
Nonostante si cerchi spesso di sintetizzare le informazioni, come avviene nel caso dei
giornali che concentrano le notizie nei titoli, non sempre è possibile farlo: nel caso di testi
universitari ad esempio, per ovvi motivi di comprensione, è necessario creare un contorno
esplicativo da accostare al significato ultimo espresso dall’autore.
Tutte queste informazioni aggiuntive, seppur necessarie, appesantiscono il lavoro dello
studente. Riuscire a estrapolare i concetti fondamentali all’interno di una grande quantità di
materiale e anche a mantenere un buon livello di concentrazione, e quindi di rendimento,
rende lo studio un’attività piuttosto impegnativa. La lettura rapida, abbassando i tempi di
lettura e aumentando il livello di concentrazione, pone rimedio a questi inconvenienti.
L’approccio più dinamico al testo supera l’errata e antica concezione della lettura come
semplice vettore di informazioni: la lettura può essere uno strumento accessorio alla nostra
capacità di ragionamento e alla ricerca di nuove prospettive. Non si tratta più solamente di
riconoscere e interpretare dei simboli convenzionali, ma anche di inserirli in contesti
articolati che costituiscono la base dei ragionamenti sui quali costruiamo la cultura, non
solo torri di nozioni.
Un ulteriore vantaggio offerto dalla lettura rapida è la possibilità di diversificare il metodo

270
in relazione alla struttura del testo e alla finalità che ci proponiamo.
Un testo universitario di tipo scientifico differisce da un testo a impronta umanistica e ancor
più da un articolo di giornale, che a sua volta è diverso da un romanzo sentimentale o da un
legai thriller.
Il primo passo da compiere quando ci si avvicina a un testo è capirne la struttura e decidere
qual è l’obiettivo che vogliamo raggiungere tramite la sua lettura.
È probabile che nel caso della preparazione di un esame lo studente preferirà ridurre al
minimo il tempo di lettura mantenendo un buon livello di preparazione; nel caso invece si
voglia leggere un romanzo per diletto non si presterà attenzione al tempo impiegato ma al
piacere che si prova nella lettura e nell’atmosfera che l’autore riesce a creare.
Spesso capita che alla fine di un libro si vada addirittura più lenti per assaporare ogni
descrizione ed emozione, perché a volte dispiace abbandonare il mondo parallelo in cui ci
si è calati e che ci siamo costruiti a nostro piacimento.

LA VELOCITÀ DI LETTURA
Abbiamo già più volte accennato a un sensibile aumento della velocità di lettura, ma non
abbiamo ancora detto quale sia, nella media, la velocità di un lettore “normale”. Chiariamo
innanzitutto che in questo caso l’uso del termine normale si riferisce all’appartenenza a dati
statistici che collocano una velocità media di lettura intorno alle 200 parole al minuto;
questi dati sono solo uno spunto dal quale partire per un ulteriore approfondimento. In
effetti anche nell’ambito della lettura tradizionale le velocità medie variano con il variare
della difficoltà del testo:

• gli annunci pubblicitari, i romanzi, gli articoli di giornale sono classificabili come letture
semplici e generalmente si affrontano a una velocità che va dalle 200 alle 250 parole al
minuto;
• gli aggiornamenti professionali e gli articoli di approfondimento sono letture normali che
si fanno a poco meno di 200 parole al minuto;
• le letture tecniche o relative a campi non di propria competenza si fanno di solito a meno
di 150 parole al minuto;
• le letture scientifiche con formule, date, cifre e termini stranieri non arrivano nemmeno
alle 100 parole al minuto.

Chiaramente si tratta di dati statistici che servono solo a farsi un’idea di massima delle
differenti velocità di lettura che si raggiungono quando si affrontano testi che hanno finalità
specifiche diverse fra loro.
Ciò che abbiamo appena detto trova riscontro anche nel fatto che il nostro cervello è in
grado di assorbire all’istante i particolari di ciò che vede, mentre gli occhi hanno bisogno
di più tempo; per questo motivo, quando leggiamo qualcosa di semplice, il cervello
percepisce immediatamente il contenuto perché riconosce informazioni che già gli
appartengono, mentre quando i contenuti sono più articolati e complessi, il cervello,
sebbene possa incamerare subito l’informazione, necessita di più tempo per l’elaborazione
e mette in atto un vero e proprio processo di apprendimento. In questo modo si spiega anche

271
il motivo per cui le persone con un più alto grado di istruzione di solito leggono più
velocemente oltre, naturalmente, ad avere una maggiore abitudine e attitudine alla lettura.
Se è vero che la cultura aiuta a leggere meglio è vero anche che la lettura nutre la cultura.
Uno dei modi più gradevoli per arricchire il lessico personale è leggere e scoprire riga
dopo riga nuove parole.
Alcune sono curiose, altre antiche ma mai sentite, alcune moderne, altre tanto moderne da
essere un’invenzione dell’autore (neologismi).
La cosa importante è che sono tutti nuovi modi per esprimersi che entrano a far parte delle
nostre possibilità di scelta.

LA LETTURA FINO A OGGI


Da quanto abbiamo appena detto, si può chiaramente dedurre che per migliorare il
rendimento nella lettura, sia dal punto di vista della velocità che della comprensione, è
necessario adottare uno stile di lettura che si adatti al tipo di testo e alla finalità che
vogliamo raggiungere.
Non esiste un’unica modalità di lettura e nemmeno un sistema specifico per ogni tipo di
testo; le varianti sono molte e il modo migliore per ottimizzare il proprio rendimento è
sperimentare più tecniche possibile al fine di trovare quella che meglio si adatta al nostro
stile.
Nella scelta dello stile dobbiamo considerare il tipo di lettura (letterario, informativo,
didattico ecc.), il grado di conoscenza che abbiamo in proposito, l’interesse che proviamo
per quel dato argomento e l’obiettivo che vogliamo raggiungere leggendo.
L’attitudine del muscolo oculare a movimenti rapidi e la capacità di percezione allenata ci
favoriscono; il muscolo in quanto tale ha bisogno di allenamento per essere funzionale al
massimo e il processo di trasmissione delle immagini dall’occhio al cervello è istantaneo a
livello inconscio, ma necessita di tempo per essere interiorizzato.
Capita spesso che il cervello abbia informazioni che noi non siamo consapevoli di avere, in
quei casi solo una serie di domande mirate ci permette di estrarre le informazioni dai
meandri in cui sono nascoste.
Ancora una volta la pratica è un elemento fondamentale del successo.
Gli obiettivi a cui miriamo nell’esercizio della lettura sono generalmente l’aumento della
comprensione, l’aumento della velocità e l’incremento del patrimonio lessicale. Il lettore
che raggiunga questi risultati può senz’altro dirsi soddisfatto.
Paradossalmente il miglioramento che ottiene una persona molto colta, in un momento
iniziale del processo di apprendimento delle tecniche di lettura rapida, è sensibilmente più
basso di colui che non è abituato a leggere; questo perché i margini di miglioramento
diminuiscono in maniera direttamente proporzionale alle abilità già espresse
dall’individuo.
In ogni caso teniamo a sottolineare che è talmente alto il potenziale inespresso di ognuno di
noi che la possibilità di miglioramento risulta comunque interessante e decisiva. Sarà
semplicemente più evidente il salto di qualità di coloro che per la prima volta applicano
strategie mirate all’implementazione delle performance intellettuali rispetto a coloro che in
questo ambito sono già a un buon livello.
Sia che tu faccia parte della categoria dei “bravi” lettori, sia che invece appartenga al
gruppo dei non amanti della lettura, cioè di quelli che lo fanno solo per dovere, puoi

272
assolutamente instaurare un rapporto di fiducia con le tecniche che andremo ad apprendere.
In parole semplici potremmo dire che l’ostacolo maggiore che ti troverai a dover superare
è la resistenza razionale a un approccio di lettura differente rispetto a quello abituale.
È diffuso il pensiero che leggere in fretta non possa accompagnarsi a una buona qualità di
comprensione, ma non è corretto: se ce lo permetterai te lo dimostreremo. Prima di
imparare un nuovo metodo di lettura è bene valutare quello esistente e rendersi conto di
quali siano i pregi e i difetti. Oltre a questo, è utile capire qual è la tua attuale velocità di
lettura al fine di poter meglio apprezzare i miglioramenti che avrai da ora in poi. Il primo
test che ti proponiamo consiste nella lettura di un brano. Leggi con il metodo che hai sempre
utilizzato e alla velocità che ti viene più spontanea; gli unici parametri che devi rispettare
sono i tuoi: leggi concentrato e con l’obiettivo di capire i contenuti. Utilizza un cronometro
per prendere il tempo oppure un qualsiasi orologio che abbia anche la lancetta dei secondi.
Al termine della lettura ferma il cronometro o controlla l’orologio e poi segna il tempo
impiegato sul foglio in modo da poter poi procedere ai calcoli che ti porteranno a scoprire
la tua velocità di lettura e il tuo grado di comprensione. Ora prendi orologio e matita e,
quando ti senti pronto inizia la lettura; se vuoi puoi anche fare un breve rilassamento.
Il tempo di leggere, come il tempo per amare,
dilata il tempo per vivere.
Pubblicità Feltrinelli

TEST INIZIALE DI LETTURA

Si possono verificare quattro situazioni diverse di incomprensione del messaggio per:


• totale carenza di un codice comune fra emittente e destinatario, il segnale non è
percepito come messaggio;
• disparità dei codici di riferimento tra emittente e destinatario, il significato attribuito al
messaggio è differente;
• interferenze circostanziali, il messaggio è riferito dal destinatario a orizzonti di
aspettative diverse da quelli dell’emittente;
• delegittimazione dell’emittente per il sistema di credenze o per le pressioni
circostanziali del destinatario.
La nozione di codice muta sostanzialmente rispetto a quella utilizzata nel modello
emittente-destinatario. Nell’impianto semiotico rappresenta il meccanismo di
riconoscimento e di attribuzione di senso che consente la decodifica del messaggio
attraverso codici che stabiliscono i significati denotativi, e i sottocodici (lessici
specifici) quelli connotativi.
“A seconda delle diverse situazioni socio-culturali, esiste una diversità di codici, ovvero
di regole di competenza e di interpretazione. E il messaggio ha una forza significante che
può essere riempita con diversi significati, purché esistano diversi codici che
stabiliscono diverse regole di correlazione tra dati significanti e dati significati. E
qualora esistano codici di base accettati da tutti, si hanno differenze nei sottocodici, per
cui una stessa parola capita da tutti nel suo significato denotativo più diffuso, può
connotare per gli uni una cosa e per gli altri un’altra” (Eco e Fabbri, 1978).

273
La comunicazione è una relazione fra “emittente” e “destinatario” che si svolge in un
contesto.
Il modello della pragmatica della comunicazione umana di Watzlawick, Beavin e Jackson
(1967) è uno studio dei modelli interattivi delle patologie e dei paradossi, realizzato da
tre ricercatori del Mental Research Institute di Palo Alto, California per dimostrare che
sono le patologie della comunicazione a produrre modi di interagire patologici.
Lo studio individua procedimenti pragmatici (comportamentali), che consentono di
intervenire nelle interazioni e di modificarle, sbloccando situazioni nevrotiche o
psicotiche apparentemente inespugnabili.
Il modello della pragmatica della comunicazione umana identifica cinque assiomi:
• è impossibile non comunicare, comunque ci si sforzi (“L’attività o l’inattività, le parole
o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri, a loro volta,
non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche
loro”);
• “Ogni comunicazione implica un impegno e perciò definisce la relazione” (una
comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un
comportamento. Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di
relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione);
• la comunicazione è una “punteggiatura della sequenza di eventi” tra le persone in
relazione (il comportamento di uno giustifica il modo di interazione dell’altro e
definisce la natura della relazione fra i comunicanti);
• la comunicazione avviene utilizzando il codice numerico delle espressioni verbali e il
codice analogico della comunicazione non verbale, che include “le posizioni del corpo,
i gesti, l’espressione del viso, le inflessioni della voce, la sequenza, il ritmo e la
cadenza delle stesse parole, e ogni altra espressione non verbale di cui l’organismo sia
capace, come pure i segni di comunicazione immancabilmente presenti in ogni contesto
in cui ha luogo una interazione”;
• tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici e complementari, a seconda che siano
basati sull’uguaglianza o sulla differenza (il comportamento del partner completa
quello dell’altro e costituisce una diversa forma di comportamento. Un partner assume
la posizione superiore, primaria o one up, mentre l’altro tiene la corrispondente
posizione inferiore, secondaria o one down).
L’elemento unificante dei cinque assiomi è la possibilità di riferimenti interpersonali,
anziché monodici, e l’importanza pragmatica.
Quello che si comunica è legato alla scelta, fra le possibili cose da dire, di quelle più
appropriate all’ambito discorsivo, la tematica di riferimento, l’interlocutore, il
destinatario, il contesto in cui si parla, il modo e il mezzo della comunicazione.
Queste variabili condizionano la forma, il contenuto e la strategia dell’atto comunicativo.
Definiscono i ruoli dell’emittente e del destinatario e la situazione stessa1.
numero di parole del testo: 630

Bene, hai segnato il tempo di lettura?

274
Ora leggi attentamente le domande di seguito e rispondi in base a quanto ricordi del testo
appena letto, prendi tutto il tempo che ti serve e poi verifica l’esattezza delle tue risposte,
infine somma i punti che hai guadagnato.

DOMANDE DI COMPRENSIONE RELATIVE AL TESTO


1. Quante situazioni tipiche di incomprensione esistono?

2. Quali sono?

3. Cos’è un codice?

4. Esiste un solo codice?

5. Cos’è la comunicazione?

6. Chi sono Watzlawick, Beavin e Jackson?

7. Cosa hanno studiato?

8. Quanti sono gli assiomi individuati?

9. Quali sono?

10. Qual è l’elemento unificante di tali assiomi?

Ora verifica le tue risposte controllando il testo e calcola il punteggio. Attribuisciti il


punteggio totale per una risposta completa, altrimenti calcola in proporzione al tuo ricordo.

PUNTEGGIO
1. 10 punti
2. 15 punti
3. 10 punti
4. 10 punti
5. 10 punti
6. 5 punti
7. 10 punti
8. 5 punti
9. 15 punti
10. 10 punti

Ora che abbiamo questi dati rendiamoli chiari e utilizzabili per i nostri scopi.
Prima di tutto calcoliamo la velocità di lettura, ossia il numero di parole al minuto (PAM)
con cui hai letto il testo.
La formula è molto semplice e ci seguirà in ogni prova di lettura che affronteremo d’ora in
poi per monitorare i progressi fatti.

275
Calcola la tua velocità e poi utilizza questo nuovo dato per la formula che segue: serve per
valutare la qualità della tua lettura, ossia la quantità di informazioni che sei riuscito a
ritenere in relazione alla velocità di lettura; non si tratta di una percentuale, infatti il
risultato sarà spesso superiore a 100.

I brani riportati nel manuale che utilizzeremo per fare pratica avranno sempre riportato in
calce il numero di parole che li compongono, ma quando leggerai altri testi dovrai contare
da solo la quantità di vocaboli.
Ti suggeriamo un metodo semplice e veloce per sapere approssimativamente quante parole
contiene un testo, evitando di contarle una per una.
Innanzitutto conta il numero di righe di cui si compone il testo, poi conta le parole contenute
nelle prime tre righe del brano e fai una media per stabilire quante parole ci siano in ogni
riga, infine moltiplica il numero delle righe per il numero medio delle parole per riga.
Per agevolarti ulteriormente abbiamo creato il “contarighe” che vedi nella pagina a fianco,
un semplice strumento che ti permetterà, una volta accostato al testo, di sapere quante righe
lo compongono. Basterà trovare il tipo di riga che più si adatta al testo che si sta leggendo,
avvicinarlo alla pagina e vedere a che numero arriva.
Lo schema alla pagina successiva, invece, ti servirà per contare i caratteri presenti nella
riga: sarà sufficiente, così come per le righe, accostarlo al testo.

Ora che hai acquisito consapevolezza sul tuo rendimento di lettura poni l’attenzione su
alcuni elementi che possono aprirti a una nuova prospettiva.
Innanzitutto valuta un aspetto importante: il metodo di lettura che utilizzi attualmente, con
ogni probabilità, è lo stesso che utilizzavi quando ancora andavi a scuola e non parliamo
delle scuole medie superiori o dell’università...
Quando a sei anni hai imparato a leggere, tu come tanti altri, hai assorbito un metodo che
era perfetto per i tuoi primi passi, ma che con il passare del tempo si è rivelato inadeguato
alle mutate esigenze legate alla tua professione o anche semplicemente alle necessità
accademiche.
Aumentare la velocità di lettura non solo riduce i tempi di studio ma offre maggiori
possibilità di riflessione sugli argomenti trattati, favorendo ulteriormente la capacità di
comprensione e rielaborazione.

276
277
ELIMINIAMO LE ABITUDINI DISFUNZIONALI
Spesso capita di pensare che un comportamento ripetuto nel tempo, un’abitudine appunto,
sia produttivo solo perché rimasto immutato nel corso degli anni. Se così fosse sarebbe
semplice riconoscere ciò che è opportuno fare da ciò che non lo è; purtroppo invece a volte
capita di dover ammettere che ciò che si è fatto per tanto tempo non è in realtà molto
funzionale.
Questo è proprio il caso della lettura.

278
Chi di noi non ha mai letto sdraiato sul letto alla luce fioca di un’abat-jour, chi non si è
massaggiato il collo dopo un’ora di studio in cui il testo era appoggiato sulla scrivania, chi
non ha letto e riletto la stessa frase per numerose volte mentre pensava a qualcos’altro?
Questi sono solo pochi esempi degli errori più comuni che vengono commessi da ogni
lettore in assoluta buona fede. Ma così come la legge non ammette ignoranza, noi
dobbiamo prendere coscienza del fatto che gli errori che commettiamo ogni giorno hanno
delle ripercussioni sulla nostra vita.
A questo punto siamo certi che ti starai domandando: “Ma cosa potrà mai succedere se
leggo in un modo piuttosto che in un altro? Non potrà cambiare la qualità della mia vita!”.
Invece è proprio così: imparare a leggere sostituendo abitudini dannose con abitudini
produttive può veramente migliorare il benessere personale.
Un approccio alla lettura positivo e interessato è senz’altro un ottimo punto di partenza, ma
non basta. I fattori psicofisici legati a ognuno di noi influiscono sia sul rendimento che sulla
piacevolezza della lettura.
Le case editrici cercano di agevolarci con piccoli accorgimenti che sono di grande
importanza: un tipo di carattere immediatamente riconoscibile e non troppo elaborato, il
colore della stampa che sia visibile ma non troppo forte, il tipo di carta che non produca
riflessi quando illuminata, e altro ancora.
Vediamo qualche piccolo accorgimento di partenza prima di inoltrarci nella parte tecnica.

L’illuminazione della stanza deve essere scelta con attenzione; la luce non deve essere
troppa perché potrebbe stancare la vista ma nemmeno troppo poca perché costringerebbe
gli occhi a uno sforzo inutile; la luce naturale è la migliore ma quando non fosse possibile o
sufficiente, la si può sostituire con luce alogena da posizionare dietro le spalle (per evitare
il riverbero della luce diretta sul foglio), dalla parte opposta rispetto alla mano con cui si
scrive (a sinistra per i destrorsi e a destra per i mancini) in modo da non farsi ombra con il
corpo. Inutile dire che affaticare gli occhi, col passare del tempo, può causare disturbi alla
vista che si potrebbero evitare o perlomeno limitare con qualche semplice accortezza.
Anche la postura è molto importante perché influisce sull’attenzione e sulla capacità
respiratoria, oltre che sulla tensione muscolare.
La posizione migliore da assumere per una lettura efficace è quella che abbiamo già visto
nel caso del rilassamento: la posizione del cocchiere.
Sarà utile tenere la schiena appoggiata allo schienale, le gambe parallele e con i piedi
appoggiati a terra, il collo, diritto, non deve essere sollecitato dalla posizione di lettura.
Se il testo che stiamo leggendo viene semplicemente appoggiato al tavolo per avere una
buona visuale sulla pagina, ossia lo sguardo perpendicolare sul testo, dovremo sporgerci in
avanti e piegare il collo; così facendo però sforzeremo i muscoli che dopo breve tempo
inizieranno a distrarci a causa del dolore.
Da ciò nasce la necessità di aiutarsi con l’utilizzo di uno strumento semplice ma efficace, il
leggio, o di trovare un modo per mantenere la posizione più idonea del nostro libro.
Basterà mettere un paio di volumi sulla scrivania e appoggiarci il testo per leggere anche
per molte ore senza avvertire alcun disturbo al collo o alle spalle.
Leggere a letto è probabilmente uno dei pochi momenti di relax che possiamo concederci
dopo una lunga giornata di lavoro o di studio, purtroppo però non è fra le abitudini
produttive.

279
Inutile dire che non favorisce la postura ideale, ma un altro aspetto fondamentale deve
essere preso in considerazione.
Sentire il sonno che lentamente si avvicina e ci avvolge nel suo torpore è una sensazione
molto piacevole quando sappiamo di poter cedere; il problema sorge quando questa
situazione si ripete e crea quello che abbiamo definito un aggancio mentale.
Così come nel caso del rilassamento abbiamo associato uno stato mentale a una certa
posizione, è molto probabile se non sicuro che, se leggiamo a letto e finiamo spesso per
addormentarci con il libro in mano, con l’andare del tempo la nostra mente creerà un
collegamento diretto fra la lettura e il sonno.
Non c’è quindi da stupirsi se ci sentiamo stanchi e assonnati dopo un paio di pagine anche
se abbiamo appena iniziato la giornata.
Quando leggiamo un romanzo o un libro per puro piacere non abbiamo certo voglia di
metterci seduti alla scrivania come se stessimo studiando, è comprensibile cercare delle
posizioni più rilassanti e confortevoli, ma è importante ricordare che è meglio smettere di
leggere qualche minuto prima di addormentarsi piuttosto che cercare di resistere fino
all’ultima parola per poi scoprire che abbiamo creato un’associazione improduttiva e
difficile da modificare.
In relazione alla postura e ai possibili movimenti del corpo vogliamo ricordare che gli
unici muscoli che devono muoversi in fase di lettura sono quelli degli occhi: non è
necessario spostare il collo e la testa, né tanto meno usare le dita o degli oggetti (per
esempio una penna) come indicatori per “sottolineare” ogni parola letta.
La velocità di lettura sarebbe inevitabilmente e inutilmente compromessa visto che da una
pratica di questo tipo non si trae alcun vantaggio.
Una delle ultime abitudini che ti chiediamo di verificare ed eventualmente abbandonare è la
regressione nella lettura.
La regressione consiste nel continuo ritornare su ciò che si è già letto, qualche riga o parola
prima.
Generalmente capita perché mentre si legge non si presta la dovuta attenzione e quando ci si
accorge che si è tralasciato qualcosa di importante si ha la sensazione che sia utile tornare
indietro a recuperare quell’informazione.
In realtà la lettura rapida “proibisce” la regressione in quanto perdita di tempo: si parte dal
presupposto che il livello di attenzione deve essere tale da permettere di cogliere ogni dato
importante durante il passaggio prestabilito, senza alcun tipo di “rinforzo” mnemonico.
Tornare su quanto si è già letto lascia al lettore la possibilità di non essere totalmente
concentrato. Se invece a priori si stabilisce che ciò che non si coglie verrà perso, ci si
mette nelle condizioni di dover essere oltremodo attenti, incrementando la capacità di
percezione di mente e occhi.
Il consiglio che possiamo proporre per eliminare questo difetto di lettura consiste nel
coprire la parte di testo che si è già letta con un foglio bianco, in modo che se anche lo
sguardo dovesse sfuggire al nostro controllo, non troverebbe nulla da leggere.
Specifichiamo però che in alcuni casi la regressione è necessaria, specialmente quando si
affrontano letture particolarmente complesse che vanno elaborate e assimilate con l’aiuto di
informazioni che possono trovarsi anche in un punto del testo che si è già letto, che al
momento della lettura però non risultava totalmente chiaro.

280
Evitiamo di muovere le labbra; leggere ad alta voce fa parte del metodo didattico appreso
alle scuole elementari ma non si può dire che sia adatto al metodo di lettura di un adulto.
Considerando che in media si possono pronunciare duecento o duecentocinquanta parole al
minuto, se leggessimo ad alta voce non potremmo raggiungere velocità più elevate per ovvi
motivi fisici.
Anche solo muovere le labbra comporta questo rallentamento perché il movimento simula
la pronuncia delle parole.
Infine desideriamo porre l’attenzione sulla pratica più diffusa e meno conscia tra tutti i
lettori, la ripetizione mentale.
Pronunciare mentalmente le parole comporta gli stessi disguidi imputati alla lettura ad alta
voce, ma essendo interiore è un po’ più difficile da eliminare perché non sempre ci si rende
conto in modo tempestivo di quanto accade nella nostra mente.
Questa specie di dettato interiore elimina la possibilità di andare più veloce e riduce la
capacità di rielaborazione in quanto dirotta la mente su quanto pronunciato e non sul suo
significato.
Per eliminare questo difetto possiamo consigliare di aumentare molto la velocità di lettura:
non avendo più lo spazio per “esprimersi”, la pronuncia mentale scomparirà
automaticamente.
In alternativa al metodo della velocità si può tentare un’altra strada: tradurre in immagini
mentali il significato di ciò che si sta leggendo.

STRUMENTI PER L’ESERCIZIO DELLA LETTURA


Esistono vari mezzi che possono essere impiegati per allenarsi nella lettura, alcuni più
tecnologici altri più meccanici; in ogni caso essi hanno lo scopo di educare gli occhi a
determinati movimenti e il cervello a una comprensione più istintiva. Gli esercizi per cui
sono progettati tali strumenti sono molto simili a quelli che faremo noi nel corso
dell’approfondimento della lettura rapida, ma si basano sull’utilizzo di apparecchi esterni
mentre noi ci aiuteremo solo con piccoli stratagemmi.
Tali apparecchi riescono a migliorare la capacità di percezione grazie alla proiezione di
segni, parole, parti di frasi a una velocità regolabile che stimola la comprensione anche a
velocità molto elevate, ma che può anche ampliare il campo visivo tramite la proiezione di
simboli distanti fra loro o in parti diverse della superficie di proiezione.
Può esserne un esempio lo schermo del computer che, per mezzo di un apposito software,
proietta a intermittenza parole di varia difficoltà e lunghezza in posizioni sempre diverse;
per riuscire a leggere l’occhio deve essere veloce e flessibile.
Negli ultimi tempi la necessità di esercitare la vista è così diffusa che una nota casa di
produzione di videogiochi ha creato degli esercizi studiati appositamente per l’aumento
delle capacità di percezione degli occhi.
Pur trattandosi di utili strumenti di esercitazione, non sottraggono il lettore dall’impegno
intellettivo relativo alla comprensione e all’inserimento delle informazioni all’interno di un
contesto; inoltre rischiano di impigrire il soggetto che, una volta abituato al sostegno
tecnologico, abbandona le pratiche più semplici e comunque efficaci.
Ogni esercizio proposto in questo manuale non avrà bisogno di alcun supporto esterno se

281
non di semplici “attrezzi” alla portata di chiunque nella vita quotidiana. Il modo migliore
per incrementare le proprie prestazioni nella lettura è prendere coscienza dei meccanismi
di funzionamento del nostro cervello, delle numerose potenzialità ancora inespresse di
ognuno di noi e fare un esercizio costante fino alla totale acquisizione della tecnica.

I PRINCIPI BASE DELLA LETTURA


I MECCANISMI DELL’OCCHIO
Innanzitutto cerchiamo di capire in che modo catturiamo le informazioni dal testo, non tanto
dal punto di vista scientifico quanto da quello pratico.
Non parleremo di anatomia in maniera approfondita, o del modo in cui la luce viene
assorbita e utilizzata per riprodurre l’immagine, ma dei movimenti che l’occhio fa quando
legge e di come sia possibile, con piccole modifiche, aumentare sensibilmente il nostro
rendimento nella lettura.
Faremo solo un breve accenno ai meccanismi che ci permettono di vedere e quindi di
leggere.
La vista è il risultato della rielaborazione cerebrale della percezione visiva. Le cellule
oculari rispondono alla sollecitazione luminosa inviando dei segnali al cervello, da cui
parte tutto il processo.
Il bulbo oculare ha una forma sferica che mantiene grazie ai liquidi che ha al suo interno:
l’umor acquoso e l’umor vitreo. Si compone di tre strati, la sclera, la coroide e la retina;
quest’ultima, situata nello strato più interno dell’occhio, ospita le cellule nervose
specializzate nel captare gli stimoli luminosi.
L’accomodazione dell’occhio, ossia la sua capacità di percepire le diverse distanze degli
oggetti e la profondità, è garantita dai muscoli oculari che ci permettono anche gli
spostamenti in tutte le direzioni.
Il fisiologo, fisico e matematico tedesco H. von Helmholtz (1821-1894) affermava che
l’accomodazione dell’occhio è dovuta unicamente alla contrazione del muscolo ciliare.
Quest’idea è in contrasto con quella dell’americano W.H. Bates (1860-1931), oftalmologo
e scopritore della cura della vista imperfetta mediante trattamento e senza il supporto di
occhiali, che insiste invece sulla partecipazione decisiva dei muscoli esterni.
La teoria più comunemente accettata è quella che vede un contributo paritetico di entrambi i
tipi di muscoli - quelli ciliari e quelli esterni - che si contraggono e si rilassano
alternativamente per una visione e una lettura ottimale.
La sensazione che gli occhi scivolino sulla riga mentre leggiamo è piuttosto comune ma
altrettanto errata: gli occhi infatti non possono leggere in movimento. In realtà ogni volta
che leggiamo facciamo delle impercettibili soste durante le quali gli occhi mettono a fuoco
una parola o una porzione di testo, per poi collegarla a quanto letto durante le fermate
precedenti.
La quantità di informazioni che i nostri occhi sono in grado di assorbire in un’unica fermata
dipende dalla dimensione del nostro campo visivo, ossia dalla quantità di simboli che
riusciamo a mettere a fuoco alla destra e alla sinistra del punto di fissità durante la sosta.
Le lettura avviene durante gli intervalli di tempo tra un punto di fissità e un altro. A
pensarci bene, quando abbiamo imparato a leggere, l’attenzione era focalizzata sulla

282
capacità di riconoscere i segni: prima le singole lettere, poi le sillabe, e infine le intere
parole in un solo colpo d’occhio.
Ma ci è mai stato chiesto di riuscire a leggere più di una parola contemporaneamente? In
effetti no, ma aumentare il campo visivo non solo è comodamente possibile, è addirittura
indispensabile per ridurre i tempi di lettura e aumentare il livello di concentrazione.
Se ti stai domandando qual è il legame con la concentrazione hai una curiosità legittima.
Ecco la spiegazione.
Come spesso accade sfruttiamo il nostro potenziale in modo inefficace; nel caso della
lettura ciò significa che la capacità di concentrazione di cui disponiamo è nettamente
superiore a quella impiegata durante questa attività.
Quando leggiamo, una parte delle nostre energie, quella parte che non viene impiegata nella
lettura, è libera di vagare tra un pensiero e l’altro senza rendere conto a nessuno, causando
distrazione.
Ora, immagina cosa succederebbe se utilizzassi tutte le tue energie per concentrarti su
un’unica cosa alla volta: non sarebbe forse più semplice seguire i ragionamenti dell’autore?
Quanto tempo risparmieresti se non dovessi sempre rileggere alcuni passaggi del testo?
Quanto tempo in meno impiegheresti se non ti ritrovassi così spesso immerso nei tuoi
pensieri personali invece che in quelli didattici?
La capacità di concentrazione è un’altra di quelle caratteristiche che dovremo affinare se
vogliamo migliorare i nostri risultati.

LE CONOSCENZE ATTUALI SULLA PERCEZIONE E


SULLA COSTRUZIONE DELL’IMMAGINE DEGLI
OGGETTI
Uno studio recente2 evidenzia due passi interessanti in cui si trattano i meccanismi di
percezione in modo semplice e diretto.
Vediamoli entrambi.
“Il meccanismo della percezione deve, necessariamente, essere semplice. Non convincono
le teorie attuali che ipotizzano complesse elaborazioni a vari stadi. Infatti, quasi tutti gli
animali sono in grado di vedere oggetti in movimento, in brevi frazioni di secondo e, se per
osservare un oggetto, il cervello si perdesse in complesse elaborazioni, mancherebbe il
tempo per catturare la preda o sfuggire a un predatore.
Tutti i sistemi sensoriali si basano su principi generali comuni, ma, essendo quello visivo il
più studiato, tratteremo soprattutto della percezione visiva.
Si ritiene che la visione comporti l’intervento di tre vie poste in parallelo, che elaborano
separatamente le informazioni relative al movimento, alle forme e al senso della profondità,
e ai colori. Si tratta dei sistemi:

• magnocellulare (movimento);
• parvicellulare interblob (forme e senso della profondità);
• parvicellulare blob (colori).

283
Supponiamo di osservare la figura di un rettangolo. Il cervello lo riconosce
immediatamente. Affinché ciò sia possibile, il sistema oculomotore deve tracciare il
contorno secondo un preciso percorso.
Supponiamo che vi dica di guardare dapprima la base e poi l’altezza del rettangolo. Il
cervello costruisce con uno specifico tracciato oculomotore i due segmenti.
Lo stesso procedimento si può fare con l’angolo, la diagonale...
L’oggetto che noi vediamo, quindi, altro non è che il risultato di un preciso processo
costruttivo del cervello.
Tutto dipende da dove viene fissata l’attenzione”.

I PRINCIPI BASE DELLA LETTURA VELOCE


Ora che conosciamo i meccanismi basilari della lettura possiamo intervenire per inserire
quelle nuove abitudini che ci permetteranno di risparmiare tempo ed energie.
Alcuni ragionamenti potranno sembrare banali ma la semplicità è alla base delle tecniche
che proponiamo ed è proprio ciò che ci permette di garantire il raggiungimento del
risultato.
Abbiamo detto che gli occhi non leggono in movimento ma effettuano tante brevi fermate
sulle parole; il nostro primo compito è quello di ridurre il numero dei punti di fissità e di
aumentare la velocità dell’occhio.
Ciò significa maggiore velocità di spostamento da un punto di fissità all’altro e minore
tempo di sosta su ogni punto di fissità.
Facciamo un esempio.

Nella frase appena riportata abbiamo evidenziato i punti di fissità che vengono
normalmente scelti durante la lettura tradizionale.
Noterai che ogni parola ha il suo punto di fissità, indipendentemente dalla lunghezza o
complessità.
Se provi a seguire i punti di fissità indicati, noterai anche che il tuo campo visivo (la
porzione di testo che metti a fuoco con un solo punto di fissità) è sufficientemente
sviluppato per mettere a fuoco tre o quattro parole nello stesso momento e questo senza
aver ancora fatto alcun tipo di esercizio.
Ciò significa che, ancor prima di iniziare l’allenamento, puoi già ridurre i punti di fissità e
aumentare la velocità di lettura: è sufficiente prendere coscienza di questa tua capacità
innata.
Facciamo subito una prova: segui i punti come nel caso precedente.

284
Come hai potuto verificare tu stesso la qualità della tua comprensione non viene
minimamente intaccata dalla diminuzione dei punti di fissità; al contrario si può affermare
che renda la lettura più snella e fluida.
Il nostro obiettivo è quello di ridurre al minimo il numero dei punti di fissità per riga; per
fare questo è necessario allenare il campo visivo affinché sia sufficientemente sviluppato
da permetterci di vedere una porzione più grande di testo. In realtà le tecniche di lettura
rapida possono ridursi a poche e semplici regole:

1. ridurre al minimo i punti di fissità;


2. aumentare la velocità di spostamento degli occhi;
3. incrementare la capacità di percezione della mente;
4. eliminare la regressione durante la lettura;
5. sviluppare il campo visivo al massimo;
6. eliminare la ripetizione mentale.

Come puoi vedere non sono molti i cambiamenti da fare, ma la costanza è il settimo e
imprescindibile ingrediente per una ricetta di successo.

I PUNTI DI FISSITÀ E LA VELOCITÀ DI


SPOSTAMENTO DEGLI OCCHI
Vediamo un primo esercizio per allenare gli occhi a spostamenti più veloci. Per aiutarti ad
abituarti alla velocità senza il timore di perdere alcuna informazione abbiamo creato per te
uno schema che contiene solo punti di fissità.
Segui i punti come fossero un testo da sinistra a destra e alla fine di ogni riga scendi alla
successiva; inizia con un ritmo regolare e poi aumentalo sempre di più fino ad arrivare alla
velocità massima di cui sei capace.

285
Ora rendiamo l’esercizio un po’ più impegnativo variando la distanza fra i punti di fissità e
rendendo quindi irregolare il percorso visivo.
Ogni tipo di testo ha una sua struttura e ogni volta che leggi qualcosa hai un obiettivo in
mente: la tecnica di lettura che adotterai varierà in relazione a entrambe le cose. Proprio
questo è il motivo per cui è utile fare esercizi differenti. Inoltre stiamo per abbandonare la
concezione della lettura in senso classico che prevede un movimento dell’occhio da sinistra
a destra e dall’alto verso il basso; nella lettura rapida gli occhi sono liberi di muoversi
sulla pagina in modo creativo purché produttivo: è quindi necessario che gli occhi si
abituino a movimenti irregolari. Ancora una volta segui i punti come fossero un testo da

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sinistra a destra e alla fine di ogni riga scendi alla successiva, inizia con un ritmo regolare
e poi aumentalo sempre di più fino ad arrivare alla velocità massima di cui sei capace.

Rendiamo l’esercizio ancora più interessante rifacendolo un’ultima volta, ma partendo dal
basso; il primo punto di fissità sarà l’ultimo in basso a destra, poi quello immediatamente
alla sua sinistra e così via fino alla fine della riga, successivamente passeremo alla riga
sopra e rifaremo lo stesso percorso.
Al fine di abituarti gradualmente a questa nuova prospettiva, parti dallo schema qui sotto,
più regolare, e poi passa a quello successivo.

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288
Sappiamo che è molto strana la sensazione che hai provato durante quest’ultimo esercizio,
ma possiamo garantirti che è normale: ricordati che per molto tempo hai abituato i muscoli
degli occhi a muoversi in un determinato modo e ora stai chiedendo loro di stravolgere anni
e anni di abitudini.
Gli esercizi con i punti di fissità, anche quelli senza testo, hanno il duplice obiettivo di
aumentare la velocità degli occhi e di rieducarli a una mobilità più completa.
Naturalmente dopo aver fatto qualche esercizio con i punti di fissità ma senza le parole,
sarà bene passare alla pratica su qualche testo per abituare gli occhi non solo alla velocità
ma anche alla percezione dei segni a una più elevata rapidità di lettura.

289
Quando possibile, e soprattutto per le prime volte, ti consigliamo di tracciare sulla pagine
delle linee verticali che ti possono essere utili per indicare i punti di fissità per ogni riga.

L’aumento dell’abilità e del campo visivo del lettore consentiranno una graduale
diminuzione dei punti di fissità per riga come indicato dalle immagini appena viste.
Chi lo desidera può prendere come esempio le quattro precedenti immagini per creare un
suo personale strumento di ausilio alla ricerca dei punti di fissità. In ogni caso consigliamo
di abbandonarlo nel giro di breve tempo per evitare inutili condizionamenti.
Come già accennato, noi siamo dell’opinione che, a parte un imprinting iniziale sul
movimento degli occhi, non sia necessario avere troppi strumenti di sostegno; uno degli
obiettivi della lettura rapida è sviluppare la consapevolezza che si può leggere anche in
assenza delle regole con le quali siamo cresciuti e che ci hanno insegnato a scuola o

290
comunque con regole che ci possono apparire piuttosto strane e inusuali.
Una logica conseguenza dell’aumento di velocità nello spostamento dell’occhio è la
diminuzione del tempo di sosta e di attenzione su una porzione di testo. Ciò naturalmente
genera la necessità di imparare a percepire le informazioni in modo più immediato.
Vedremo successivamente qualche esercizio che può tornare utile per lo sviluppo di questa
dote.
Il modo migliore per acquisire disinvoltura nello spostamento oculare è una pratica slegata
da costrizioni.
Se senti la necessità di dare un ritmo allo spostamento dei tuoi occhi, puoi utilizzare un
metronomo, strumento del mondo musicale che può essere regolato a varie velocità e che
mantiene il ritmo desiderato.
Non sarà necessario acquistarlo, se lo desideri potrai scaricarlo gratuitamente dal sito
www.hceureka.it.
All’inizio potresti avere la sensazione di porre maggiore attenzione sul ritmo dato dal
metronomo che sulla lettura in sé, ma sappi che è parte del naturale processo di
assimilazione del metodo.
Dopo aver fatto un po’ di esercizio ti accorgerai che il movimento degli occhi è divenuto
automatico e non assorbe più né energia né attenzione.
Anche durante i nostri corsi ci avvaliamo dell’ausilio del metronomo e una domanda tra le
più frequenti riguarda la difficoltà di sincronizzare il movimento oculare con il suo suono.
Non è raro riscontrare in persone che hanno studiato uno strumento musicale una maggiore
facilità a seguire il ritmo.
Come in molte altre cose anche in questa situazione l’abitudine gioca un ruolo
fondamentale.
Dopo pochi giorni di esercizio i tuoi occhi saranno in grado di raggiungere velocità
insperate.

LA TOMBOLA DELLE PAROLE


Tutto ciò che merita di essere fatto,
merita di essere fatto bene.
Philip Chesterfield

Un altro modo molto divertente per ottenere i medesimi benefici su velocità e spostamento
degli occhi, oltre che per ampliare il campo visivo e abbattere la ripetizione mentale, è la
tombola delle parole. Consiste nella ricerca di una parola all’interno di una pagina che ne
contiene molte altre.
Nella pagina che segue abbiamo scritto molte parole scollegate fra loro e divise in più
colonne.
Trascrivi e ritaglia ogni singola parola, mettile tutte dentro a un contenitore e usale, a
estrazione, per trovare le loro corrispondenti sulla pagina seguente.
È importante che tu muova gli occhi ad alta velocità, in modo da evitare di ripetere
mentalmente; un po’ come si fa quando si cerca un numero telefonico sull’elenco, non si
leggono attentamente tutti i nomi, si fa una scrematura veloce e quasi per magia si approda

291
sempre sul numero cercato. È veramente una magia? In realtà si tratta solo della capacità
acquisita di percepire le informazioni anche ad alta velocità, cosa che capita anche quando
leggiamo i cartelli segnaletici sull’autostrada mentre sfrecciamo a 130 km orari; non
abbiamo certo il tempo di ripetere mentalmente!
Prepara subito la tua tombola personale: in palio c’è la possibilità di raggiungere grandi
risultati. Cerca una decina di parole e impegnati per andare molto veloce abbandonando la
razionalità e facendolo come fosse un gioco: sarà più divertente e molto più proficuo.
Durante le lezioni di lettura rapida abbiamo l’abitudine di indire piccole gare tra gli allievi,
dichiarando vincitore colui che trova per primo il maggior numero di parole durante la
tombola.
In un’occasione, uno dei ragazzi che partecipava alla gara sembrava particolarmente dotato
perché riusciva a trovare le parole a una velocità incredibile: era sempre il primo ad alzare
la mano. Stavamo per assegnargli il premio quando abbiamo scoperto che anziché guardare
la parola per intero guardava solo la prima lettera. Indubbiamente questo metodo consente
di trovare la parola, ma non è utile al nostro scopo perché inibisce lo sviluppo del campo
visivo.
Quando farai questo esercizio ricorda sempre di focalizzare la parola partendo dal centro;
così facendo aumenterai la velocità di percezione e amplierai il campo visivo.

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COME SVILUPPARE IL CAMPO VISIVO
L’aumento del campo visivo, ossia della capacità di percepire informazioni con un solo
punto di fissità, è fondamentale per compensare la diminuzione dei punti di fissità.
Meno punti di fissità avremo su una riga, maggiore sarà la necessità di un campo visivo
ampio.
Per ottenere questo risultato è utile fare l’esercizio del rombo, che consiste in una specie di
stretching del muscolo oculare.

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Nelle due figure che seguono troverai due testi senza alcun senso distribuiti sulla pagina
con la forma di un rombo; esattamente al centro di questa figura ti puoi immaginare una
linea verticale che divide in due parti uguali ogni riga, corta o lunga che sia.
L’intersezione tra le righe di testo e la riga verticale produce l’unico punto di fissità sul
quale devi puntare lo sguardo al fine di allargare il campo visivo.
L’esercizio consiste nel guardare il centro della riga e, senza mai spostare lo sguardo,
cercare di mettere a fuoco tutte le lettere che si trovano a destra e a sinistra.
Sulle prime righe sarà molto semplice in quanto il campo visivo medio ci permette di
percepire quattro cinque parole di media lunghezza, ma oltre la sesta o settima riga inizierà
l’esercizio vero e proprio.
Quando ti troverai in difficoltà sarai al confine tra ciò che sei già in grado di fare e ciò che
stai per ottenere: solo la costanza nell’esercizio e la pazienza ti porteranno i risultati che
desideri.

La cosa più complicata sarà impedire agli occhi di spostarsi per acquisire un altro punto di
fissità; inizialmente bisognerà “convincere la mente” che stiamo facendo un esercizio utile e
che vale la pena impegnarsi.
In una situazione come questa si ha la sensazione di dover gestire due volontà separate. La
realtà è che cambiare delle abitudini crea l’illusione di volontà contrapposte, sono il
vecchio e il nuovo che si fronteggiano in lotta per la vittoria.
È necessario coprire le righe non ancora lette per evitare la tentazione di spostare lo
sguardo e per mantenere la concentrazione solo su una riga per volta. È molto importante
non procedere nel tentativo di mettere a fuoco la riga successiva, se prima non si è riusciti
perfettamente con quella su cui stiamo lavorando.
Questo esercizio, come tutti gli altri visti fino a ora, va ripetuto quotidianamente per alcuni
minuti. Dopo qualche giorno però conoscerai a memoria tutte le righe del rombo. Per questo
motivo ne abbiamo già preparati altri e poi ti forniremo le istruzioni per crearne tu stesso
un numero infinito.
Mentre fai questo esercizio non avere fretta; spesso accade che non si notino subito

294
sostanziali miglioramenti, ma piuttosto si accusi un po’ di bruciore agli occhi e una
sensazione di annebbiamento.
A differenza di quanto possa sembrare, quando ciò accade è un buon segno perché significa
che stiamo chiedendo ai nostri occhi uno sforzo in più.
Le motivazioni per fare questo tipo di esercizio sono molte; una volta una ragazza
intervenne durante la lezione dicendo di aver trovato un buon motivo per esercitarsi. Lei
era ballerina e raccontava che per riuscire a fare la spaccata faceva ogni giorno molto
stretching; se durante gli esercizi sentiva dolore e tensione non si preoccupava perché
sapeva che il giorno dopo, durante gli stessi esercizi, avrebbe avvertito un miglioramento,
che anche se solo di poco, l’avvicinava al suo obiettivo. Accade la stessa cosa quando ci
esercitiamo ad ampliare il campo visivo, all’inizio sembra che non cambi nulla, poi si
iniziano a vedere i risultati: bisogna solo avere tanta pazienza e soprattutto tanta costanza.

UN ROMBO “FAI DATE”


Prendi un cartoncino di dimensione A5 (la metà di un normale foglio da stampante) e
disegnaci sopra un rombo delle dimensioni che preferisci; poi ritaglia il rombo e butta via
la parte interna, rimarrà un foglio con al centro un buco a forma di rombo che potrai
appoggiare su qualunque testo, ricreando così la forma che ti serve per fare esercizio. Se
vuoi puoi anche attaccare un filo di cotone ai due angoli superiore e inferiore del rombo in
modo da ottenere la riga verticale che indica il punto di fissità. Nella vita tutto è relativo,
anche i risultati che si ottengono; a questo proposito è interessante la storia di Viviana, una
delle nostre allieve. Durante la seconda lezione di lettura rapida si lamentava di non
riuscire a leggere le righe più lunghe del rombo sul quale si esercitava; venne incoraggiata
da tutti a perseverare. Nonostante fosse molto demoralizzata continuò a esercitarsi ogni
giorno nelle due settimane successive.

295
Quando arrivò il momento del test finale, Viviana sbalordì tutti con i suoi risultati. Non solo
era stata la migliore della classe, ma aveva addirittura raggiunto velocità sorprendenti e
percentuali di comprensione che andavano ben oltre la media.
Intervistata sul suo successo dall’insegnante, rivelò che si era impegnata molto e mentre
parlava estraeva dallo zaino il suo rombo che, anziché essere disegnato su un foglio di
dimensioni A5, era ritagliato su un foglio di dimensioni A4, esattamente il doppio!
Esercitandosi con un rombo di una misura inusualmente grande si era creata uno standard
eccezionale, molto più elevato rispetto a quello degli altri allievi, e così, unendo dedizione
e tenacia, era riuscita a ottenere risultati letteralmente straordinari.

UNA CURIOSITÀ
Recenti studi hanno messo in evidenza la tendenza delle parole delle lingue occidentali a
divenire sempre più lunghe a scapito di quelle monosillabiche che sono in netta minoranza.
Ne consegue la necessità di ampliare il campo visivo. Parcellizzare parole molto lunghe
durante la lettura può influire negativamente sulla comprensione, anche se, in certi casi, è
necessario utilizzare due punti di fissità per leggere termini lunghi e non usuali di tipo
tecnico o scientifico.

COME MIGLIORARE LA CAPACITÀ DI PERCEZIONE


VISIVA
Nel campo dell’osservazione, il caso favorisce
soltanto la mente preparata.
Louis Pasteur

296
Allenare gli occhi a muoversi più velocemente non basta: bisogna insegnare loro anche a
percepire le informazioni in minor tempo.
A questo scopo ti proponiamo un esercizio molto simpatico e al tempo stesso estremamente
efficace che insegna agli occhi come percepire le informazioni in una frazione di secondo e
alla mente come richiamarle una volta che sono state assimilate.
Per ottimizzare il risultato faremo esercizio con delle informazioni che non sono in alcun
modo collegate fra loro. Utilizzando questo stratagemma, si incontreranno inizialmente
maggiori difficoltà, ma lo sforzo verrà premiato con una migliore capacità ricettiva: se le
informazioni non destano in noi alcun interesse, saremmo costretti a mantenere la
concentrazione sulla percezione anziché sul contenuto.
L’esercizio, da farsi utilizzando la tabella della pagina a fianco, consiste nel mettere a fuoco
i caratteri in una frazione di secondo, una riga e una colonna per volta.
Per evitare che l’occhio vada involontariamente a vedere le righe successive, vanificando
quindi ogni sforzo, basterà coprirle con una tessera o un cartoncino, che sposterai poi al
massimo della velocità possibile per rivelare le lettere e i numeri nascosti sotto e ricoprirle
immediatamente dopo.
In quella frazione di secondo dovrai percepire e richiamare le informazioni nascoste; per
avere la possibilità di un confronto sarà utile scrivere ciò che hai visto sulla riga bianca a
fianco in modo da poter controllare la correttezza del tuo ricordo.
Una volta verificata l’esattezza, o gli eventuali errori, spostati alla riga successiva e ripeti
il processo.
La verifica degli errori è importante perché offre la possibilità di monitorare i
miglioramenti.
Nel caso l’errore consista spesso nell’inversione di cifre o lettere, ad esempio ci si ricorda
12 al posto di 21, significa che c’è ancora l’abitudine alla ripetizione mentale.
È necessario che la velocità di spostamento del cartoncino sia tale da permettere un solo
punto di fissità, in caso contrario si avrà la tentazione di ripetere mentalmente le
informazioni per ricordarle meglio. Così facendo però non solo non otterremo il risultato di
allenare gli occhi e la mente, ma perderemo molte informazioni.
Ripetere mentalmente significa quasi sempre perdere in concentrazione e quindi in
assimilazione.
Ricorda di spostare il cartoncino solo con l’aiuto delle dita e non di tutta la mano,
altrimenti ti stancherai molto presto. Inoltre è necessario scoprire una sola riga per volta
per evitare di attivare la visione periferica anche in senso verticale, cosa che al momento
non ci interessa.
Per agevolarti nell’esercizio, abbiamo tracciato una riga verticale sulla prima colonna, in
modo che tu possa avere, almeno all’inizio, un punto di fissità prestabilito.
Mano a mano che si procede nell’esercizio aumenta la difficoltà e con essa il risultato.
Normalmente un occhio è dotato di una maggiore capacità di percezione rispetto all’altro;
si consiglia quindi, nel caso, di porre più attenzione al lato del campo visivo che risulta
penalizzato.
Spostare leggermente il punto di fissità verso il lato del campo visivo meno sviluppato può
aiutarti a percepire meglio le informazioni e a colmare il gap esistente abituando l’occhio a
una maggiore attenzione su quel lato.

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Per ottenere un doppio risultato lavorando sul campo visivo e sulla percezione dei
caratteri, puoi ripetere lo stesso esercizio con la tabella seguente che ha la caratteristica di
contenere sia numeri che caratteri, indistintamente maiuscoli e minuscoli, e di avere vari
spazi vuoti che possono distrarre l’attenzione e che aumentano la difficoltà.

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IL RILASSAMENTO OCULARE
Al termine dei tuoi esercizi quotidiani probabilmente gli occhi saranno un po’ affaticati, il
giusto segno dell’impegno profuso.
In ogni caso è bene fare un rilassamento per gli occhi; come ogni buon atleta al termine
dell’allenamento, lo stretching servirà a defaticare il muscolo e a prepararlo per nuove
prestazioni.
Gli esercizi di rilassamento che stiamo per vedere svolgono al meglio la loro funzione se

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praticati ancor prima di awertire la stanchezza, in modo preventivo, a intervalli regolari e
per un paio di minuti al massimo.
Nel caso di letture molto impegnative o con caratteri molto piccoli gli intervalli possono
essere più ravvicinati e in ogni caso è bene praticare il rilassamento ogni volta che se ne
sente la necessità. Questi esercizi non occupano molto tempo ma permettono di ottimizzare
gli sforzi fatti durante gli allenamenti e la lettura in genere. Vediamo alcune tecniche di
rilassamento.

IL PERCORSO OCULARE
Questa strategia di rilassamento conduce al doppio risultato di defaticare gli occhi e di
coltivare la creatività. Consiste nel disegnare su un foglio di dimensioni almeno pari a un
A4 (un foglio da disegno andrà benissimo) una linea continua che parte da un punto per
arrivare a un altro in modo morbido e sinuoso, interrotta ogni tanto da un disegno colorato.
Per rilassarci seguiremo il percorso a una velocità per noi rilassante e sosteremo qualche
secondo su ogni immagine che incontreremo.
L’esercizio di creatività consiste nel creare il percorso, uno solo potrebbe bastare per tutti
rilassamenti, ma volendo divertirci e farne più di uno potremo scegliere ogni giorno un
disegno diverso. Ecco un paio di esempi di percorsi oculari.

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Volendo si possono sostituire o alternare i percorsi oculari con quadri da osservare in ogni
particolare, per distendere i muscoli, e da godersi, per distendere i nervi.

IL MASSAGGIO CALDO
Per produrre un rilassante massaggio caldo, sarà sufficiente scaldare i palmi delle mani
sfregandoli tra loro per poi appoggiarli sugli occhi chiusi e massaggiare delicatamente e
lentamente.
Il calore scioglierà i muscoli e la piacevolezza della sensazione scioglierà le tensioni
emotive.

IL PALMING
Anche in questo caso gli occhi sono chiusi: sopra si appoggiano delicatamente le mani,
senza premere, allo scopo di creare una zona d’ombra in cui riposare gli occhi.
Appoggeremo i gomiti al tavolo o sulle ginocchia per produrre un maggior stato di
rilassatezza e via via che l’oscurità si farà più profonda, rilasseremo anche i muscoli del
collo e delle spalle.
Visualizzare dei paesaggi naturali può essere di aiuto per la distensione mentale.

LO SBADIGLIO
Anche se può sembrare strano lo sbadiglio è un modo naturale per distendere i muscoli e
alleviare la stanchezza.
Anche se non ti viene spontaneo, provoca lo sbadiglio, vedrai che ossigenerà il corpo e la
mente mentre gli occhi si inumidiranno ripulendo la cornea.

IL BATTITO DELLE PALPEBRE


Il battito delle palpebre, a qualunque ritmo tu lo voglia fare, produce un massaggio per gli
occhi e li inumidisce, portando i vantaggi visti in precedenza.
Quando si è molto stanchi, il leggero battito di palpebre può trasformarsi in un vero e
proprio strizzar d’occhi.

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IL SENSO DEI CARATTERI
Abbiamo detto che è importante sviluppare una buona capacità di percezione della mente,
non solo riguardo il riconoscimento dei segni, pienamente visibili o meno, ma anche
riguardo al contesto e al senso di un brano di cui non riusciamo a focalizzare la totalità dei
caratteri o delle parole.
I prossimi esercizi hanno lo scopo di migliorare il rendimento nella lettura.

COMPRENSIONE IN ASSENZA DI SEGNI


Le parole riportate di seguito sono incomplete, manca loro qualche lettera, ma se vorrai
leggerle una a una scoprirai che non è necessario nessun tipo di sforzo per riuscire a
“decodificarne” il significato.

Ai fini della comprensione nell’ambito della lettura rapida è importante notare che la
capacità di capire in assenza di segni è ancora più semplice quando inserita all’interno di
un contesto logico. Una frase o un testo, anche se privi di qualche segno, consentono la
percezione del significato.

PERCEZIONE DELLA PAROLA


Percepire le parole non significa necessariamente leggerle lettera per lettera; al contrario la
percezione è più legata a un fatto istintivo che ci porta a essere in grado di intuire qualcosa
e ci induce a riconoscere una situazione senza che ci venga palesata.
Se dovessimo tagliare a metà una parola con una linea orizzontale, ci accorgeremmo che
anche solo vedendo la parte superiore dei caratteri saremmo in grado di dire con certezza
di quale parola si tratta; ciò è possibile per il semplice motivo che, come abbiamo più
volte ribadito, il cervello umano possiede numerose risorse di cui non siamo ancora
consapevoli.
Esso riconosce la parte superiore delle lettere e ne completa l’immagine utilizzando i suoi
archivi, andando a ricercare quell’insieme di simboli che combinati fra loro formano
parole inseribili in un determinato contesto.
Non capita lo stesso con la parte inferiore della riga che non permette un chiaro
riconoscimento dei caratteri. Per questo motivo si consiglia di muovere gli occhi sempre
sulla parte superiore della riga.

PERCEZIONE DEL SENSO


Alla luce di quanto detto sinora risulta chiaro che è possibile, e anche piuttosto semplice,
riuscire a cogliere il senso di frasi o brani che siano in qualche punto privi di intere parole.
Quante volte ci è capitato di finire le frasi di un amico o di suggerire una parola quando
questa mancava, non è certo perché leggiamo nella mente dei nostri interlocutori, quanto
piuttosto per merito del semplice utilizzo della logica.

302
Ancora una volta affermiamo che la credenza secondo cui leggere più velocemente conduce
immancabilmente a una diminuzione della comprensione è diffusa e comprensibile, ma
erronea.
L’aumento di consapevolezza dei meccanismi di lettura, l’utilizzo di tecniche avanzate ed
efficaci e l’incremento dei livelli di concentrazione portano a una maggiore velocità oltre
che a un miglior rendimento.
Non è indispensabile percepire ogni singola lettera o parola per comprendere un brano.
Con tali presupposti è più semplice per il lettore liberarsi dai freni emotivi e razionali che
gli impediscono di aumentare la velocità di lettura.
Nell’esercizio della lettura rapida è molto importante porre l’attenzione sugli errori più
ricorrenti in modo da mettere subito in atto una strategia correttiva mirata; è il metodo più
semplice, efficace e veloce per ottenere i risultati sperati.

PICCOLE STRATEGIE DI LETTURA


Tutto è difficile prima di essere semplice.
Thomas Fuller

LETTURA ATTIVA
Un buon lettore sa che per trarre il maggior beneficio dalla lettura deve porsi di fronte al
testo in maniera attiva e partire dal presupposto di un obiettivo specifico ben determinato.
La prima cosa da fare quando ci si dedica alla lettura è porsi delle domande riguardo a ciò
che si sta per leggere; farsi domande serve alla mente per focalizzare l’attenzione sulla
ricerca delle risposte, con la logica conseguenza di aumentare l’interesse e la
concentrazione.
Se al termine della lettura non avremo trovato nel testo la risposta a tutte le domande,
probabilmente lo giudicheremo insoddisfacente perché lascia in sospeso alcune delle nostre
curiosità.
Affrontare la lettura in maniera passiva “ruba” la concentrazione ed è un’attività
assolutamente priva di passione ed entusiasmo; in questo modo le informazioni sono solo
parte del processo e non si fissano nella mente né tantomeno rendono la lettura interessante.
La mediocrità di questo tipo di processo conduce spesso alla noia e alla perdita di stimoli
nei confronti di tale attività, che se affrontata con uno spirito curioso e di avventura può
regalare immense soddisfazioni e un arricchimento interiore incalcolabile.

LETTURA FLESSIBILE
Adottare un’unica tecnica di lettura per ogni tipo di testo è certamente un altro degli errori
più diffusi tra i lettori che non applicano la lettura rapida: non conoscendo altri tipi di
approccio, finiscono inevitabilmente con il leggere ogni cosa nello stesso modo.
Il problema nasce dal fatto che ogni contenuto ha un suo specifico involucro che deve
essere compreso e valutato in fase di avvicinamento e che deve necessariamente influenzare
la scelta della tecnica di lettura.
Le tecniche di lettura variata servono per adeguare la velocità e lo stile di lettura ai diversi
tipi di struttura e di contenuto.

303
Non si può certo equiparare un testo universitario a un pezzo di cronaca e nemmeno a un
articolo trovato su un giornale scandalistico; ugualmente all’interno delle varie categorie
esistono ulteriori suddivisioni: ad esempio un esame di medicina sarà diverso da un esame
di ingegneria ed entrambi saranno diversi da uno di filosofia.
Come sempre è importante riuscire a cogliere il senso del discorso e riflettere più a lungo
offre la possibilità di interiorizzare le informazioni acquisite.
È buona norma mantenere degli elevati ritmi di lettura per poter indugiare un po’ più a
lungo sulle parti che si ritengono maggiormente interessanti o impegnative.

LETTURA CONCENTRATA
Il primo e irrinunciabile elemento di successo della lettura, normale o veloce che sia, è la
concentrazione.
Un lettore esperto è in grado di mantenere uno stato di concentrazione anche in situazioni
potenzialmente ricche di elementi di distrazione; rumori esterni, telefonate, musica, pensieri
personali, sono solo alcuni esempi di come è semplice lasciar vagare la mente.
Per concentrarsi è “sufficiente” focalizzare le proprie energie mentali interamente in
un’unica direzione.

RICONOSCIMENTO DELLA STRUTTURA


Il lettore esperto è in grado di capire la struttura di un testo al primo approccio e di
utilizzare questa informazione per decidere in che modo affrontare la lettura.
Lo scopo finale è sempre quello di estrapolare le parole chiave, ma è chiaramente più
semplice se la ricerca awiene fra quel 20% di contenuti interessanti piuttosto che su un
100% che comprende anche i preamboli, le spiegazioni e i commenti. Bisogna saper
attribuire a ogni frase la giusta importanza e l’esperienza è l’unico supporto che ci può
aiutare nel raggiungimento di questo obiettivo.

RICONOSCIMENTO DEI RAPPORTI


Altra dote molto importante per una lettura efficace è la capacità di cogliere i nessi fra
argomenti o informazioni non direttamente collegati.
La comprensione di un testo è soprattutto fatta di rielaborazione: la capacità di interpretare
i contenuti per arricchirli di uno spunto personale è la differenza fra i ricettori passivi di
nozioni e gli studiosi esperti di una materia.
Non è sufficiente sapere una cosa, bisogna essere in grado di metterla in relazione con tutte
le altre; la comunione del sapere dà un senso all’apprendimento.

QUALCHE TEST DI LETTURA


Arrivati a questo punto possiamo iniziare ad applicare alcuni dei principi appresi ed
esercitati finora ai testi che troverai di seguito. Non abbiamo evidenziato i punti di fissità
per lasciarti libero di approcciare i brani come ritieni meglio. La nuova regola è che non ci
sono regole sui punti di fissità, solo indicazioni che sei libero di seguire o meno in
relazione ai risultati che ti danno. Il consiglio quindi è: personalizza la tua tecnica!

304
HO RAGGIUNTO IL MIO OBIETTIVO
Giornalista e conduttore del TG1 della sera, Attilio Romita, indica quali sono i
presupposti per fare una buona informazione. E spiega come ha fatto ad arrivare ai vertici
nel suo mestiere.

Cosa serve per essere un buon giornalista? “Onestà, coraggio, coerenza, discreta cultura e
tanta, tanta passione”. Parola di Attilio Romita. Uno che di giornalismo se ne intende.
Nato l’1 agosto del 1953 a Bari, si è laureato in giurisprudenza e durante gli studi ha
cominciato l’attività giornalistica in una radio e poi in una televisione private. Nel 1979
ha ottenuto il contratto di praticante professionista nella cooperativa giornalistica
Olimpico, editrice del quotidiano Puglia. Inizialmente si è occupato di sport ed è stato
con il passaggio alla sede Rai di Bari che ha cominciato a occuparsi di politica. Il salto
di qualità avviene nel 1990 quando passa al GR1 di Luca Giurato. Dopo avere condotto
l’edizione delle 20.30 del TG2 approda grazie a Clemente Mimun al TG1 dove, dopo
l’elezione all’Europarlamento di Lilli Gruber, prende il suo posto al TG delle 20.
“Nessuno ci crede quando lo dico - racconta Romita - ma da ragazzino sognavo di
condurre il TG1 della sera. Ce l’ho fatta. Quando il mio direttore dell’epoca mi affidò
questa conduzione provai la sensazione tipica di chi ha realizzato il sogno della sua vita”.
“Lei è giornalista del TG1, che responsabilità si sente di avere verso il pubblico?”. “Una
responsabilità enorme. Penso sempre a quel luogo comune secondo il quale la gente una
volta ripeteva: ‘lo ha detto la televisione’. Questo significava, e spesso ancora significa,
che quello che viene detto in televisione è senz’altro vero. Dunque dare una notizia non
verificata o aggettivare un fatto senza valutare il peso dei termini usati, significa tradire la
fiducia di un pubblico che si affeziona al tuo telegiornale perché sa di potersi fidare”.
“Fare informazione oggi: quali sono le difficoltà maggiori per farla bene?”.
“La prima regola da tenere presente è di non farsi risucchiare dalla tentazione di fare del
‘sensazionalismo’. Per fare una buona informazione occorre onestà intellettuale,
equilibrio e rispetto per l’intelligenza dei lettori e dei telespettatori. Nessuno può riuscire
a essere disonesto tutti i giorni senza essere scoperto. Nel breve termine l’onestà può
costare cara, ma alla lunga paga”.
“Per lavorare nella redazione di un telegiornale quanto conta la determinazione e quanto,
invece, la preparazione?”.
“La strada è stata lunga, lo ho cominciato in una piccola televisione privata di Bari, la
mia città, dove mi chiamarono per seguire la mia squadra del cuore in trasferta. Mio
padre era un commerciante e non aveva nessuna possibilità di inserirmi nel mondo del
giornalismo. Ho fatto tutto da solo e ne sono orgoglioso”. “È importante la formazione nel
suo mestiere?”.
“Nel mio mestiere si fa un esame al giorno, come diceva Eduardo. Non si finisce mai di
imparare. E appena ti distrai un attimo, toppi, come dicono a Roma!”.
“E per i giovani quanto conta?”.
“La formazione oggi è decisiva per un giovane che voglia affacciarsi alla professione di
giornalista, come lo è anche per gli altri mestieri. Adesso i ragazzi che arrivano in
redazione parlano tre lingue e usano Internet come quelli della mia generazione giocavano
a calciobalilla”.

305
“Il mondo del giornalismo non è un mondo facile in cui entrare e in cui cominciare a
lavorare. Cosa consiglierebbe a un ragazzo che vuole intraprendere la tua stessa strada?”.
“lo all’inizio ho lavorato gratis per non so quanto tempo. Se un grande giornalista era
disposto a insegnarmi qualcosa io ero disposto a pagare per frequentare quella redazione.
La trafila è lunga e costellata di precarietà e bocconi amari da ingoiare. Occorre avere
una passione sfrenata e alla fine le soddisfazioni pareggiano i conti con tutte le amarezze
subite”.
“Qual è stata la motivazione più forte che l’ha spinta ad andare avanti per la sua strada
anche nei momenti più difficili?”.
“Sono andato avanti, nonostante in certi momenti sembrava fosse tutto contro di me,
pensando che non c’era un altro mestiere che io sapessi fare al di là del giornalismo”.
“Quando sbaglia, superare gli errori e ripartire la rende più forte?”.
“Quando sbaglio non dormo due notti consecutive a causa del mio errore. Non riesco a
perdonarmi e riparto solo dopo essere sicuro che quello stesso errore non lo rifarò mai
più”.
“Quali sono secondo lei le cose più importanti della vita?”.
“Gli affetti familiari, la salute, la serenità economica. Poi vengono il successo nel lavoro
e tutto il resto”.
“Qual è il più grande insegnamento che la vita le ha dato?”.
“Cito un grande capo di stato che già Pietro Nenni citava spesso: ‘Si può prendere in giro
un uomo tutti i giorni, tutti gli uomini un giorno solo, ma non si possono prendere in giro
tutti gli uomini tutti i giorni’”.
“Ha raggiunto i suoi obiettivi o ha dei sogni da realizzare?”.
“Gli obiettivi importanti li considero centrati anche perché ho una moglie e una figlia
meravigliose. Una bella casa sul lungotevere, tanti amici e una straordinaria voglia di
vivere. Ma devo ancora togliermi qualche sfizio. Spero di riuscirci”.

COSA ABBIAMO IMPARATO


• A credere fermamente nei propri sogni e nelle proprie capacità.
• A individuare i propri errori e imparare da essi.
• Che quello che conta per avere successo nella vita è la sostanza di quello che si è e di
quello che si è capaci di fare.
• Che non si finisce mai di imparare. La formazione e l’aggiornamento sono molto
importanti anche per un professionista affermato. Per un giovane poi la formazione è
decisiva3.
numero di parole del testo: 1040

“BASTA FAR SFILARE LE MAGRISSIME”


IL MINISTRO MELANDRI LANCIA UN APPELLO AGLI STILISTI

Giovanna Melandri, ministro delle Politiche giovanili, ha deciso di dichiarare guerra


all’anoressia. E ha lanciato un appello al mondo della moda: “Creiamo un’alleanza,

306
lavoriamo insieme, per affrontare questo fenomeno dilagante che in Italia coinvolge due
milioni di ragazze”.
La moda ha un ruolo primario. Nella lotta all’anoressia è evidente come la moda sia in
grado di giocare un ruolo di primo piano. Le ragazzine di oggi, infatti, si ispirano alle top
model e ai prototipi femminili che vengono proposti sulle passerelle. E più le modelle
sono filiformi più scatta nella mente delle più giovani un meccanismo di emulazione.
Non è un caso se il governo spagnolo ha deciso di vietare modelle anoressiche e ha
messo al bando le taglie troppo piccole, come la 36 e la 38. “Ma io non voglio proibire
nulla”, ha chiarito la Melandri in una recente puntata di Porta a porta. “Non ho nessuna
intenzione di riprodurre in Italia il modello spagnolo. Non penso che sia lo Stato a dover
stabilire le taglie dei vestiti. La strada giusta è quella di chiedere la collaborazione degli
stilisti e lavorare insieme con loro a un’iniziativa comune”.
Il ministro ha anche precisato di non voler certo demonizzare il mondo della moda e delle
sfilate. “So benissimo che l’anoressia è una malattia che ha radici psicosomatiche, legate
al rapporto con il proprio corpo. So che è un problema complesso. Ma le modelle troppo
scheletriche finiscono con l’esaltare la magrezza e questo non va bene”.
La risposta delle maisons. E gli stilisti? Che cosa rispondono all’appello della Melandri?
Finora sono arrivate risposte positive. A partire da Donatella Versace, da sempre
contraria alle ultramagre. “Ho sempre scelto donne vere” dice. “Mai ragazzine con corpi
fragili”. Come lei anche Giorgio Armani: “Per le mie sfilate non ho mai voluto corpi
acerbi. Preferisco modelle che sappiano portare bene i miei abiti”. Anche Krizia si è
dichiarata d’accordo con l’appello del ministro: “Il mio obiettivo è sempre stato quello
di vestire tutte le donne, di ogni taglia ed età. Sono stata la prima a prendere in
considerazione anche taglie morbide, tipo la 48”. E la Melandri ha deciso di estendere il
suo appello anche agli Stati Uniti. In un recente viaggio a New York ha incontrato Anna
Wintour, direttrice di «Vogue America»: “Con lei abbiamo parlato di come sostenere i
giovani stilisti italiani, ma anche di come arginare il dramma dell’anoressia”4.
numero di parole del testo: 445

CI VUOLE FORMAZIONE AZIENDALE


CAPACITÀ ORGANIZZATIVA. FORMAZIONE DEL PERSONALE. RELAZIONI
ESTERNE. STEFANO DANI, RESPONSABILE MARKETING DI PEGASOFT,
ELENCA I PUNTI DI FORZA DA RAFFORZARE ALL’INTERNO DI
UN’AZIENDA

Da oltre undici anni Pegasoft, azienda bolognese di servizi, consulenza e formazione che
ha sede a Villanova di Castenaso, opera nell’Information & Communication Technology
come system integrator, software house, service provider e value added reseller. Stefano
Dani è il responsabile area commerciale e marketing di questa azienda che negli ultimi
anni è diventata un punto di riferimento importante, competente e qualificato del proprio
settore. Con lui abbiamo voluto puntare l’obiettivo sul macrocosmo dell’imprenditorialità
nazionale.

307
“Quanto è importante secondo lei la formazione nelle imprese?”.
“È assolutamente fondamentale, strategica e basilare per incrementare soprattutto le
competenze al loro interno”.
“In cosa sono carenti le aziende italiane?”.
“È una domanda complicata. Le nostre imprese, oggi, mancano di capacità organizzativa,
di sensibilità e, spesso, non si dà il giusto peso alla formazione continua del personale. Si
valuta prima il costo da affrontare, senza pensare al ritorno di qualità che si potrebbe
ottenere assumendosi determinati oneri. Chi decide di non compiere questo tipo di
investimento, lo fa limitandosi solo alla valutazione dell’esborso. Penso, inoltre, che non
ci sia un giusto ricambio generazionale. Vi sono, all’interno delle imprese, figure che
possiedono enorme esperienza, ma pochi giovani: bisognerebbe osare di più per dare
spazio alla nuova generazione, ed essere meno conservatori. In più c’è poca voglia di
espansione per arrivare a nuove fette di mercato, con ridotta propensione di rischiare il
capitale, come, invece, si faceva un tempo. Infine, il servizio del customer care è
assolutamente carente. Si pensa solo allo sviluppo dell’area commerciale e non si
capisce che il cliente è importante. Dovrebbe essere considerato di più”.
“Secondo lei qual è il profilo ideale di manager italiano?”.
“Innanzitutto, una persona capace di muoversi nelle logiche aziendali deve conoscere la
mission e l’organizzazione della propria impresa. Avere una disponibilità estrema nei
confronti dei clienti e delle risorse interne. Massima sensibilità umana per le relazioni
esterne, ovvero capire che cosa realmente vogliono le persone che ha di fronte. Un’altra
caratteristica del manager ideale è sicuramente il grande senso di responsabilità.
Per chi è imprenditore nella propria azienda è scontato pensare che sia responsabile,
perché agisce per se stesso.
Chi, invece, non è imprenditore, dovrebbe comunque gestire tutto come se fosse suo.
Sviluppare, quindi, la capacità di relazionarsi con l’esterno e con l’interno, avere la idee
chiare sulla comunicazione, sulle nuove tecnologie, oggi fondamentali nelle imprese,
proprio per creare nuove forme di business e guadagnarsi nuove opportunità”.
“Avendolo conosciuto, cosa pensa di Maurizio Possenti, presidente di High Consulting,
come imprenditore?”.
“Maurizio è la pura espressione della sua azienda. Parlando con lui si ha subito la
sensazione di avere davanti una persona che ama il suo lavoro, e lo fa con passione. È
l’essenza della sua azienda: è estremamente comunicativo, sensibile sul piano umano, sa
cosa le persone si aspettano da lui. Ha la grande capacità di cogliere nell’immediato le
tematiche di cui si discute e sa con certezza quando, e come, intervenire. Per quanto
riguarda High Consulting, invece, penso che sia un’azienda molto organizzata, attraverso
la quale è certamente possibile sviluppare capacità dialettiche ben definite, per esempio
con i corsi dedicati alla programmazione neurolinguistica o quelli dedicati alla
comunicazione efficace. Per i giovani d’oggi è fondamentale una formazione di questo
tipo”.

PEGASOFT S.R.L, TRA LE DIECI AZIENDE ECCELLENTI DI BOLOGNA

Il 7 maggio 2007, in occasione della “Nona giornata dell’eccellenza”, CNA, con il


patrocinio della Camera di Commercio di Bologna, ha premiato le dieci aziende che si

308
sono distinte come eccellenti grazie e attraverso la formazione o l’apprendimento: dieci
aziende bolognesi che si sono segnalate per essere nate da corsi di formazione, essere
spin off universitari di successo, oppure, per avere raggiunto risultati eccellenti
accrescendo costantemente le proprie competenze e facendo della formazione un core
business.
Tra queste 10 “eccellenze” c’era anche Pegasoft S.r.l., che è stata premiata per la propria
capacità di investire sull’accrescimento delle competenze delle proprie risorse umane,
per essere stata l’azienda che meglio ha lavorato a mercato con i propri servizi offrendo
corsi e servizi di formazione dall’elevato profilo sia a professionisti che intendevano
riqualificarsi e approfondire le proprie conoscenze specialistiche, che ai giovani
diplomati/laureati per inserirsi nel mondo del lavoro; cosa non meno importante,
ottenendo sempre la piena soddisfazione dei propri utenti5.
numero di parole del testo: 750

LA VITA È VERAMENTE SEMPLICE: CIÒ CHE


DIAMO CI RITORNA
Ciò che pensiamo di noi stessi, diventa reale per noi. Credo che ognuno, inclusa me
stessa, sia al 100% responsabile di ogni avvenimento della propria vita, il meglio e il
peggio.
Ogni pensiero che abbiamo nella mente, crea il nostro futuro.
Ognuno di noi produce le proprie esperienze tramite pensieri e sentimenti. Il contenuto
della mente e le parole con cui ci esprimiamo creano le nostre esperienze. Siamo gli
artefici delle situazioni, poi gettiamo al vento il nostro potere incolpando gli altri per le
nostre frustrazioni. Nessuna persona, nessun luogo, nessuna cosa ha alcuna autorità su di
noi, poiché “noi” siamo gli unici pensatori nella nostra mente.
Plasmiamo le nostre esperienze, la nostra realtà e chiunque presente in essa. Se la nostra
mente sarà in pace, armonia ed equilibrio, allora la nostra esistenza ne sarà un riflesso.
Quale di queste affermazioni ti appartiene?

1. Son tutti pronti a saltarmi addosso.


2. Ricevo aiuto da parte di tutti.

Ognuna di queste convinzioni creerà esperienze assolutamente differenti. Per noi si


avvera ciò che crediamo di noi stessi e della vita.

L’UNIVERSO CI SOSTIENE TOTALMENTE IN OGNI PENSIERO IN CUI


SCEGLIAMO DI CREDERE
In altre parole, la mente subconscia accetta qualsiasi cosa scegliamo di credere. Entrambi
i concetti significano che, per me, si avvera ciò che io credo di me stesso e della vita. Per
te, si avvera ciò che tu scegli di pensare di te stesso e della vita ed entrambi abbiamo

309
scelte illimitate riguardo a quello che la mente può produrre. Quando ci rendiamo conto
di ciò, ha più senso preferire “Ricevo aiuto da parte di tutti” piuttosto che “Son tutti
pronti a saltarmi addosso”.

IL POTERE UNIVERSALE NON CI GIUDICA NÉ CRITICA MAI


Ci accetta per il nostro valore, riflettendo in seguito le nostre convinzioni nella nostra
esistenza. Se siamo persuasi che la vita è triste e che nessuno ci ama, ciò che troveremo
nel nostro mondo sarà proprio questo. Se invece vogliamo abbandonare questo
convincimento e affermare che “l’amore è ovunque, noi amiamo e siamo amati” e
attenerci a questa nuova affermazione ripetendola di frequente, essa si realizzerà. A
questo punto persone colme d’amore entreranno nella nostra vita, quelle già presenti
esterneranno più amore nei nostri confronti e ci sarà più facile esprimere amore agli altri.

LA MAGGIOR PARTE DI NOI HA IDEE ASSURDE SU CHI SIAMO E MOLTE,


MOLTE REGOLE RIGIDE SU COME LA VITA DOVREBBE ESSERE VISSUTA
Non condannarti, poiché ognuno di noi fa del proprio meglio. Se avessimo una maggiore
conoscenza, se dimostrassimo una maggiore convinzione e consapevolezza, ci
comporteremmo in maniera differente. Per favore non deprimerti per essere al punto in
cui sei. Il fatto stesso che tu abbia trovato questo libro e che ci abbia scoperti, significa
che sei pronto a fare un nuovo cambiamento positivo nella tua vita. Apprezzati per questo.
“Gli uomini non piangono!” “Le donne non sanno gestire il denaro!”. Che idee limitanti
con cui convivere!

QUANDO SIAMO BAMBINI, IMPARIAMO DALLE REAZIONI DEGLI ADULTI


A PROVARE SENSAZIONI RIGUARDO A NOI STESSI E ALL’ESISTENZA.
Questo è il modo con cui impariamo a valutare noi stessi e il nostro microcosmo. Ora, se
hai vissuto con persone che erano molto infelici, o impaurite, o afflitte da sensi di colpa,
o arrabbiate, avrai appreso una quantità di concetti negativi su te stesso e sul tuo mondo.
“Non faccio mai niente di giusto” “È colpa mia” “Sono cattivo se mi arrabbio”. Su
convinzioni di questo tipo, si fonda una vita frustrante. Diventando adulti, tendiamo a
ricostruire l’ambiente emozionale dei primi anni della nostra vita familiare. Ciò non è né
buono né cattivo, né giusto né sbagliato, è semplicemente ciò che riconosciamo dentro di
noi come “famiglia”. Tendiamo anche a ripetere, nei rapporti personali, lo stesso tipo di
relazioni che abbiamo avuto con la madre o con il padre, o quella che essi avevano fra di
loro. Prova a ricordare quante volte hai avuto un amante o un datore di lavoro che era
“proprio come” tua madre o tuo padre. Trattiamo inoltre noi stessi come ci hanno trattato
i genitori. Ci sgridiamo e ci puniamo nello stesso modo (se ci ascoltassimo, risentiremmo
quasi le stesse parole). Se da bambini siamo stati amati e incoraggiati, ci amiamo e
incoraggiamo allo stesso modo. “Fai tutto sbagliato” “È sempre colpa tua”. Quanto
spesso ti sei ripetuto queste frasi? “Sei fantastico” “Ti amo”. Quanto spesso ti ripeti
parole come queste?6.
numero di parole del testo: 610

Se ti senti pronto puoi affrontare la prossima lettura sotto forma di test: leggi attentamente e

310
poi rispondi alle domande.

TEST INTERMEDIO DI LETTURA

Coloro che hanno raggiunto l’eccellenza seguono una precisa strada che porta al
successo, quella che io chiamo Formula Fondamentale del Successo. Il primo passo per
farla propria consiste nel conoscere il risultato che si vuole ottenere, vale a dire nel
definire esattamente ciò che si vuole. Il secondo passo consiste nell’agire, altrimenti i
desideri resteranno sempre semplici sogni; e bisogna compiere quelle azioni che hanno la
massima probabilità di produrre il risultato desiderato. Non sempre le azioni che
compiamo producono i risultati cui tendiamo, per cui il terzo passo consiste nello
sviluppare la capacità di riconoscere i tipi di risposte e i risultati che si ottengono dalle
azioni e di constatare quanto prima possibile se ci portano più vicino ai nostri obiettivi o
se ce ne allontanano. A questo punto, il quarto passo consiste nello sviluppare la
flessibilità necessaria a cambiare il proprio comportamento finché non si ottenga quel che
si vuole. Se si osservano persone di successo, si noterà che hanno fatto proprio appunto
questo procedimento in quattro fasi. Hanno cominciato fissandosi un obiettivo, perché non
se ne può raggiungere nessuno se non lo si ha. Poi hanno agito, perché sapere non è
sufficiente; avevano la capacità di “leggere” gli altri, di sapere quali risposte avrebbero
ottenuto. E hanno continuato a correggere, a cambiare il proprio comportamento fino a
trovare quello adatto.
Prendiamo in considerazione Steven Spielberg, che a trentasei anni è divenuto il regista e
produttore di maggior successo della storia. Gli si devono già quattro dei dieci film che
hanno fatto più cassetta di tutti i tempi, tra cui E.T., il film che ha incassato come nessun
altro. Come ha fatto a giungere a questi risultati in così giovane età? Fin da quando aveva
dodici o tredici anni, Spielberg sapeva che voleva diventare un regista cinematografico, e
la sua vita è cambiata il pomeriggio in cui, aveva allora diciassette anni, ha partecipato a
una visita agli studios della Universal. Nella visita non erano compresi i teatri di posa
dove si stava girando, per cui Spielberg, che sapeva quel che voleva, se l’è filata da solo
per assistere alla lavorazione di un vero film. E ha finito per imbattersi nel responsabile
del reparto montaggio della Universal, parlando con lui per un’ora, e il tecnico ha
espresso interesse per il film che Spielberg avrebbe voluto fare. Per gran parte degli
individui sarebbe stata la fine della storia, ma Spielberg aveva imparato la lezione di
quella prima visita, e ha cambiato approccio. Il giorno dopo si è vestito di tutto punto, ha
preso la cartella di suo padre, ci ha messo dentro un panino e due tavolette di cioccolato,
ed è tornato agli stabilimenti come se facesse parte del personale. Con l’aria più
tranquilla del mondo è passato sotto il naso del guardiano ai cancelli. S’è procurato un
vecchia roulotte e sulla portiera ha applicato la scritta “Steven Spielberg, regista”. Ha
quindi trascorso l’estate incontrando registi, scrittori e tecnici del montaggio, aggirandosi
ai margini di un mondo al quale aspirava, imparando qualcosa da ogni conversazione,
osservando e sviluppando una crescente sensibilità per i vari aspetti connessi alla
lavorazione di un film. Finalmente all’età di vent’anni, ormai divenuto un frequentatore
abituale dell’ambiente, ha portato alla Universal una modesta pellicola da lui girata, e si

311
è sentito offrire un contratto di sette anni per dirigere una serie televisiva. Il sogno di
Steven era divenuto realtà.
Spielberg ha fatto propria la Formula Fondamentale del Successo? Certamente. Era in
possesso delle conoscenze specialistiche che gli permettevano di sapere quel che voleva.
È entrato in azione. Aveva l’acutezza sensoria necessaria per capire quali risultati
avrebbe ottenuto e rendersi conto se le sue azioni lo avvicinavano o lo allontanavano
dall’obiettivo. E non gli mancava l’elasticità indispensabile per cambiare comportamento
allo scopo di ottenere ciò che voleva. In pratica ogni persona di successo a me nota fa lo
stesso; coloro che riescono a spuntarla sono pronti a cambiare e si mostrano flessibili al
punto da riuscire a crearsi l’esistenza cui aspirano7.
numero di parole del testo: 640

Ora rispondi alle seguenti domande come hai fatto nel test iniziale: ti servirà per notare già
qualche miglioramento. Ovviamente ti consigliamo di fare questo test dopo almeno 15
giorni di esercizio.

DOMANDE DI COMPRENSIONE RELATIVE AL TESTO

1. Qual è il nome della strada che porta al successo?

2. Chi è il protagonista del brano?

3. Quanti sono i passi per arrivare al successo?

4. A che età il protagonista ha deciso cosa fare da adulto?

5. A che età la sua vita ha subito una svolta?

6. Perché?

6. Perché?

7. Quale film ha incassato come nessun altro?

8. Qual è stato il primo incarico del protagonista?

9. A che età?

10. Il contratto propostogli che durata aveva?

Ora verifica le tue risposte controllando il testo e calcola il punteggio.


Attribuisciti il punteggio totale per una risposta completa: altrimenti calcola in proporzione
al tuo ricordo.

PUNTEGGIO

312
1. 10 punti
2. 10 punti
3. 10 punti
4. 10 punti
5. 10 punti
6. 10 punti
7. 10 punti
8. 10 punti
9. 10 punti
10. 10 punti

LA LETTURA COME STRATEGIA DI COMPRENSIONE


Abbiamo già avuto modo di sottolineare che esistono diversi modi di avvicinarsi al testo e
dipendono dal tipo di struttura utilizzata dall’autore, così come anche dall’obiettivo che
vogliamo raggiungere.
Vediamo insieme alcuni esempi di come utilizzare questa tecnica a nostro vantaggio.

LETTURA ESPLORATIVA
Serve per ottenere il maggior numero di informazioni possibile al primo contatto con il
testo oggetto di studio. Nella parte relativa alla preparazione dell’esame abbiamo già visto
queste nozioni, ma le riepiloghiamo velocemente a beneficio della memoria. Ci sono alcune
informazioni utili che sintetizzano il senso del testo e sono messe in evidenza dall’autore:

• il titolo è la sintesi estrema del libro;


• il nome dell’autore racchiude in sé anche la storia dell’autore stesso, il periodo storico e
il filone di pensiero, se conosciuto;
• l’introduzione chiarisce il punto di vista da cui l’autore è partito nella stesura del testo;
• l’indice suddivide il libro in parti e quindi in macrocategorie;
• i titoli dei capitoli sono le sottocategorie dei macroargomenti dell’indice;
• schemi e figure hanno un grande potere di sintesi e di chiarezza rispetto agli argomenti
più articolati.
Prendere confidenza con la struttura del testo è utile per capire meglio i contenuti: per
decidere quali parti vanno approfondite e quando è meglio farlo.

LETTURA SOMMARIA
Corrisponde alla lettura di supervisione che abbiamo proposto nella tecnica di studio dei
testi, consiste in una lettura molto rapida e con campo visivo molto allargato in modo da
comprendere grandi porzioni di testo.
Nonostante la versione originale di questo tipo di lettura preveda uno spostamento
diagonale degli occhi dall’angolo in alto a sinistra a quello in basso a destra, per evitare di
perdere informazioni importanti, consigliamo una lettura orizzontale, riga per riga, seppur
con campo visivo molto esteso. Questo permetterà di decidere quali informazioni

313
approfondire in un secondo momento.
Questo tipo di lettura molto veloce serve anche alla ricerca di informazioni contenute in
elenchi, come ad esempio un nome e un numero della guida telefonica; in questi casi si
superano spesso le mille parole al minuto, anche se non ci si fa caso perché non la si
considera una lettura.

LETTURA APPROFONDITA
Corrisponde alla lettura critica, quella in cui si approfondiscono gli elementi di maggior
interesse e si estrapolano i punti chiavi da assimilare.
In questo caso la velocità sarà più bassa rispetto alle precedenti tecniche di lettura ma
sempre molto elevata: dobbiamo ricordare che per capire bene non è necessario rallentare
il ritmo.
Se durante la lettura sommaria siamo ricorsi alle matite colorate per segnalare i concetti
interessanti e dare una gerarchia, allora durante la lettura approfondita potremo servirci di
queste indicazioni per un maggior impatto visivo e mnemonico.

LETTURA CONTROLLATA
Questo tipo di lettura si situa tra la lettura sommaria e quella approfondita e ha 10 scopo di
rispolverare concetti già visti ma non più freschi nella memoria.
Si consiglia un ritmo piuttosto sostenuto che si riduce solo in quei punti che contengono le
informazioni da ripassare; rappresenta un punto di equilibrio.

I DIVERSI TIPI DI TESTO


Oltre alla scelta della tecnica più appropriata da utilizzare, è opportuno predisporre la
mente alla ricerca delle informazioni che si presume debbano essere all’interno dello
scritto. Ogni testo ha caratteristiche che influenzano la scelta di lettura.

GIORNALI
I1 primo elemento di attrazione in un articolo di giornale è il titolo che si compone anche di
sottotitolo e occhiello (la breve frase che si trova sopra al titolo). In queste due o tre righe
(non sempre presenti), è contenuto il 90% delle informazioni interessanti.
Generalmente il titolo e le prime frasi dell’articolo esauriscono gli argomenti fondamentali
della notizia, che nelle frasi successive si vede solo più dettagliata e commentata dal
giornalista. È anche vero che è possibile trovare articoli che non si esauriscono nelle prime
righe ma mantengono vivo l’interesse del lettore fino alla fine; in questi casi è utile
applicare un tipo di lettura attiva che vada alla ricerca delle risposte alle domande che ogni
buon giornalista si pone quando scrive: chi? cosa? dove? quando? perché? Porsi delle
domande è il modo migliore per trovare le risposte perché la mente si attiva e si focalizza
proprio sulle informazioni ricercate. La larghezza delle colonne del giornale determinerà la
scelta del punto di fissità unico o doppio, in relazione anche alle dimensioni del campo
visivo. La lettura del giornale è molto utile per lo sviluppo della visibilità periferica in
senso verticale.
Per ottenere questo risultato bisogna leggere le righe del giornale, generalmente piuttosto

314
corte, con un unico punto di fissità che scorre verso il basso.
È possibile aiutarsi disegnando una lunga linea verticale al centro della colonna. Partendo
dall’alto e scendendo verso il basso ti concentrerai su una riga per volta ma lo sguardo
abbraccerà più righe contemporaneamente, abituando gli occhi a una visione più allargata,
che, anche se inconsciamente, migliorerà le tue capacità percettive.

PERIODICI
Questo tipo di lettura non è sostanzialmente differente dalla lettura del quotidiano.
Possono variare gli argomenti, dai più frivoli delle riviste di moda, ai più tecnici delle
riviste di settore specializzate.
Si consiglia una lettura globale che permetta di individuare i contenuti di maggiore
interesse da approfondire poi con una lettura più attenta.
Una possibile difficoltà deriva dalla presenza di termini tecnici e dalla sovrabbondanza di
informazioni.

LIBRI
Sia che il libro venga scelto per gusto personale sia che venga assegnato da un altra
persona, il modo di approcciarsi è uguale. La differenza più probabile sarà il grado di
interesse dimostrato nei confronti dell’argomento; tuttavia, la lettura attiva, che incoraggia
la curiosità, generalmente agisce positivamente sulla capacità di assimilazione del lettore.
La lettura del libro andrà affrontata come già specificato nel capitolo sulla preparazione
degli esami.

CORRISPONDENZA
Generalmente il destinatario conosce il mittente e il motivo dell’invio della
corrispondenza: sarà quindi sufficiente scorrere il centro del testo per cogliere le
informazioni fondamentali; la prima e l’ultima frase sono sempre formule di cortesia prive
di contenuto vero e proprio.

COMUNICAZIONI DI SERVIZIO
Sono spesso prestampati distribuiti per mettere a conoscenza di qualche novità,
aggiornamento o evento di comune interesse. Possono essere molto sintetiche o
estremamente dettagliate. La tecnica di lettura dipenderà dalla struttura del testo.

Dopo aver visto i principali tipi di testi e aver stabilito in che modo leggerli, possiamo
tradurre in immagini alcune delle più diffuse tecniche di lettura.
Abbandonare i vecchi schemi significa, oltre a eliminare i difetti, anche sentirsi liberi di
sperimentare nuovi percorsi oculari in fase di lettura.
Non è necessario essere fedeli alle abitudini tradizionali che muovono gli occhi da sinistra
a destra e dall’alto verso il basso: è possibile creare nuove regole, costruite in base alle
predisposizioni personali.
Quello che segue non è altro che la condivisione di alcuni tra i possibili modi di muovere
gli occhi sulla pagina.

315
Possibili movimenti oculari adatti alla lettura globale, di ripasso, di corrispondenza e di
romanzi.

Possibili movimenti oculari adatti alla lettura di testi alla massima velocità.

Possibili movimenti oculari adatti alla lettura critica, di documenti o corrispondenza


importanti.

Possibili movimenti oculari adatti alla lettura di giornali o articoli.

Ora che hai una visione globale della lettura rapida e di tutti gli esercizi che ti
permetteranno di migliorare il tuo rendimento, devi solo decidere quanti risultati vuoi

316
ottenere, perché da ora in poi tutto dipende da te e dal tuo impegno. Il training è alla base
del successo di qualunque attività e anche in questo caso costituisce il 90% del risultato che
otterrai.
Continua a sviluppare i tuoi punti di forza e a lavorare su eventuali carenze: vedrai che nel
giro di poco tempo sarai sorpreso dei tuoi progressi; se utilizzerai i testi di tuo interesse
per fare esercizio, potrai contemporaneamente portare avanti anche i tuoi studi che, grazie
anche alle tecniche di memoria, ti regaleranno grandi soddisfazioni.
Se vuoi fare un ultimo test di verifica leggi il brano qui di seguito, prendi il tempo e poi
rispondi ai quesiti successivi: potrai misurare i tuoi risultati dopo poche settimane di
pratica.

TEST FINALE DI LETTURA

SALVIAMO LA PAGHETTA
Permettetemi di chiamarla così. Mi riferisco sia alla nostra cara paghetta che ha perso
potere d’acquisto sia alla paghetta che intendiamo elargire ai nostri ragazzi.
Iniziamo dalla perdita di potere d’acquisto: cosa significa? Tutti coloro che vivono con
una pensione o uno stipendio, pertanto con un reddito mensile fisso, saprebbero tenere
una conferenza in merito elencando una serie di esempi di vita quotidiana.
Come risulta da un’articolata indagine di Od&M, è proprio la fascia reddituale degli
impiegati quella che esce peggio dal confronto-scontro con l’inflazione nel periodo 2002-
2003. I numeri, in questo caso, sono semplici ed eloquenti: infatti con il loro -13,2% di
media, gli impiegati stabiliscono il record negativo sia in raffronto alle retribuzioni più
alte (dirigenti e quadri) che a quelle più basse (operai).
Come si vede, se Fantozzi piange, le altre fasce sociali non ridono. I più fortunati, in
media, risultano essere i quadri, che riescono a ridurre il danno a un “accettabile” -5,5%.
Andando a esaminare nel dettaglio l’allargamento della forbice tra stipendi e prezzi, non
mancano le sorprese. Tra i settori più colpiti dalla svalutazione delle retribuzioni c’è
quello dei servizi Intemet – le mitiche dotcom – dove il reddito degli impiegati subisce un
taglio secco del 15,1% e quello dei quadri del 10,6% (spiegabile anche come effetto
sulle retribuzioni dell’”onda d’urto” conseguente all’esplosione della bolla speculativa
di fine secolo). Più in basso nella graduatoria si collocano solo i “poveri” dirigenti
dell’industria automobilistica con un -21,3%.
Altre rilevazioni – forse più prevedibili – indicano in genere un maggiore impoverimento
nelle piccole e medie imprese rispetto alle grandi, e per le donne rispetto agli uomini
(con una significativa eccezione per le operaie con un -5,1 % rispetto al -9,2% dei loro
colleghi maschi).
E adesso, preso atto che la regola principe di imparare a vivere in recessione è farsi
bastare ciò che si percepisce, se mi permettete vi darò qualche notizia pratica sia per voi,
che per i vostri ragazzi.
Questa considerazione coglie proprio nel segno per quanto riguarda il rapporto col
denaro. Infatti quando imparare a gestire il proprio denaro in maniera corretta se non in

317
giovane età? A educare i figli in questo senso dovrebbero essere soprattutto i genitori.
Se i vostri genitori non l’hanno fatto, non sarà un problema, siamo sempre in tempo a
rimediare, ma se siete genitori ricordate che il miglior metodo per educare i propri figli a
un utilizzo parsimonioso del denaro è ancora quello della paghetta. Una volta che il
salvadanaio è stato “prosciugato”, allora bisogna risparmiare.
Personalmente ritengo che la “paghetta” consista nell’elargizione di una cifra fissa
mensile o settimanale che il bambino o ragazzo potrà gestire liberamente. Questo
sicuramente responsabilizza il ragazzo Dell’utilizzo del denaro e sviluppa un’adeguata
autonomia che gli sarà di aiuto da adulto.
Sinceramente non è che non creda nel futuro dell’imprenditoria o nel lavoro autonomo, è
che ritengo che sia più difficile imparare a vivere con un’entrata fissa e voi sapete che
quando si impara dalle cose più difficili, il facile lo sappiamo gestire meglio.
La lezione per i bambini è quella di imparare ad arrivare alla fine del mese con una
somma stabilita, imparando in questo modo i principi di un corretto comportamento,
evitando di doversi rivolgere ai genitori per soddisfare un loro desiderio particolare.
Scopriranno il piacere dell’indipendenza e impareranno inoltre a essere responsabili. È
risaputo che i genitori devono abituare i figli a spendere soltanto quanto si possiede.
Oggigiorno i bambini crescono in una società dei consumi che li induce a pensare di poter
comprare tutto ciò che si desidera e che il denaro non ha alcun peso. Quindi è ancora più
importante che i bambini imparino da dove proviene la “risorsa rara” chiamata denaro.
Alcune regole ben precise: la cosa più importante è che vengano stabilite le regole che
definiscono la paghetta. Per esempio la paghetta dovrà soddisfare tutte quelle spese extra
come acquisto di ed, giochi, libri, riviste, biglietti per i concerti o abbigliamento e scarpe
firmati. Lo scopo della paghetta è proprio quello di soddisfare desideri particolari,
costringendo i ragazzi a scelte precise e a ponderare il valore dei propri desideri.
Istruzioni per l’uso:

• spiegare che i soldi non piovono per magia sul tetto di casa, ma provengono dal lavoro;
• non cadere nella trappola di ricompensare con i soldi ogni lavoretto di casa, ma
piuttosto assegnare lavoretti “gratuiti” motivandoli con la necessità per una famiglia di
collaborare proprio in virtù dei legami affettivi che la tengono in vita;
• insegnare il senso del costo della vita e che è possibile comparare i prezzi di uno
stesso oggetto e cercare di spendere il meno possibile per ottenerlo;
• rinforzare il concetto di economia dando ad esempio una piccola percentuale su ciò che
si è riusciti a risparmiare in un mese;
• ultima e importantissima regola: non concedere di più di quello che si è concordato! I
figli devono imparare che c’è un limite obbligato alla possibilità di spendere e che
starà soltanto a loro deciderne la modalità. Una volta che i soldi sono finiti, si dovrà
attendere la settimana o il mese seguente per poter ricominciare ad acquistare qualcosa
e questo svilupperà la capacità di saper rinunciare o sacrificare qualcosa per
qualcos’altro operando delle scelte.

E adesso che avete letto quanto sopra vi comunico una notizia: sappiate che niente
funziona meglio di un ottimo esempio.
Mi capita spesso di sentire persone adulte dire che i rispettivi genitori non hanno

318
insegnato loro nulla in merito alla gestione del denaro, e questo ha avuto conseguenze
disastrose nella loro vita.
Ricordo molti anni fa un’amica di mia mamma che si vedeva costretta a prestare del
denaro alla figlia sposata. Sembrava proprio che questa persona non riuscisse ad arrivare
a fine mese con lo stipendio del marito.
Un giorno la madre capitò a casa della figlia durante la cena ed ebbe modo di osservare i
“piatti ricchi” disposti sulla tavola luculliana. Fu solo allora che capì lo spreco della
figlia e capì anche il motivo per il quale non riusciva a farsi bastare lo stipendio. Mentre
lei con una pensione modesta riusciva a prestarle dei soldi. Conservo questo ricordo
perché in quel momento, avevo circa 10 anni, promisi a me stessa che mai e poi mai avrei
chiesto dei soldi in prestito ai miei genitori da grande. Che ricordo volete lasciare di voi
stessi ai vostri figli?8.
numero di parole del testo: 1045

DOMANDE DI COMPRENSIONE RELATIVE AL TESTO

1. Quanti e quali significati ha il termine “paglietta” nel testo?

2. Qual è la fascia reddituale che esce più svantaggiata dal confronto con l’inflazione?

3. E la categoria in proporzione meno colpita?

4. Subisce di più la categoria degli uomini o delle donne?

5. Con quale eccezione?

6. Quando è meglio imparare a gestire il denaro?

7. Imparare a gestire il denaro quale caratteristiche svilupperà?

8. Quale caratteristica sociale aumenta la difficoltà di gestione del denaro, soprattutto nei
giovani?

9. Quanti e quali sono i consigli dell’autore per una corretta educazione dei figli all’uso
del denaro?

10. Quale aneddoto racconta l’autore al termine del brano?

Ora verifica le tue risposte controllando il testo e calcola il punteggio.


Attribuisciti il punteggio totale per una risposta completa, altrimenti calcolalo in
proporzione al tuo ricordo.

PUNTEGGIO
1. 10 punti
2. 15 punti

319
3. 10 punti
4. 10 punti
5. 5 punti
6. 5 punti
7. 10 punti
8. 5 punti
9. 15 punti
10. 15 punti
Come avrai potuto notare, le tecniche di lettura rapida non sono così immediate come
quelle per la memoria.
Per ottenere risultati degni di nota è necessario fare molta pratica; tuttavia anche applicando
i fondamenti delle tecniche, potrai notare un sensibile aumento del tuo rendimento.
Non accontentarti dei primi segni di miglioramento, prendili solo come un anticipo sui
risultati che potrai ottenere impegnandoti ogni giorno nella direzione dei tuoi obiettivi.
Sii costante nel ripetere gli esercizi ogni giorno: anche se non ti daranno risultati immediati
avranno un ruolo fondamentale nel raggiungimento di performance accademiche che ora
sono solo un bel miraggio.
Una ventina di minuti al giorno di allenamento con gli esercizi che trovi nelle pagine
precedenti saranno più che sufficienti; ti consigliamo di iniziare gli allenamenti quotidiani
con un rilassamento mentale e di terminarli con un rilassamento oculare. Scegli il metodo
che ti è più congeniale.
In ogni caso ricorda che i grandi risultati si ottengono con un grande impegno: nulla viene
regalato e ciò che rende speciali i nostri traguardi è proprio il sudore che lasciamo lungo la
via.

PUNTI CHIAVE del capitolo 11

• La lettura è la madre della conoscenza.


• Lo stile di lettura appreso da bambini è inadatto alle mutate esigenze di un adulto.
• La velocità di lettura di un lettore medio si aggira intorno alle 150-200 parole al
minuto, ma è possibile raddoppiare e anche triplicare il rendimento con le tecniche
di lettura rapida.
• Come per le tecniche di memoria, la lettura rapida sfrutta dei meccanismi naturali
della mente.
• PAM, C e R sono i parametri di riferimento per il monitoraggio del rendimento.
• È necessario eliminare le abitudini disfunzionali:
- cattiva illuminazione:
- postura errata:
- posizione del testo poco produttiva (utilità del leggio);
- regressione, lettura ad alta voce;
- ripetizione mentale.
• Gli occhi non scorrono sul testo, saltano da un punto di fissità all’altro.

320
• Per ridurre i punti di fissità bisogna ampliare il campo visivo.
• È necessario molto esercizio per automatizzare il meccanismo e abbandonare le
cattive abitudini.
• Dopo un’intensa sessione di esercizi è consigliato un rilassamento oculare.
• Gli occhi e la mente possono essere allenati a incrementare le proprie prestazioni.
• Esistono strategie di lettura diverse a seconda dell’obiettivo che si prefiggono di
raggiungere.
• Le strategie di lettura variano anche con il variare del testo da leggere.
• Nella lettura rapida gli occhi sono liberi di muoversi in maniera non convenzionale,
liberi dagli schemi razionali a cui siamo abituati.

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321
CAPITOLO
12
LE MAPPE MENTALI

Quel che cerca l’uomo superiore è in lui stesso;


quel che cerca l’uomo dappoco è negli altri.
Confucio

Le mappe mentali sono uno strumento eccezionale per l’assorbimento del sapere, sono
arrivate a noi dopo un percorso evolutivo partito molti anni fa.
Joseph D. Novak della Cornell University, negli anni Sessanta elaborò la metodologia delle
mappe concettuali ispirandosi alle teorie di David Ausubel1.
Le mappe concettuali si basano sulle proprietà associative del pensiero e costituiscono utili
schemi per integrare nuove idee all’interno di strutture cognitive preesistenti. Da queste
teorie prende avvio anche il concetto di ipertesto.
Le mappe mentali prendono corpo negli anni Settanta per opera di Tony Buzan2, che
partendo dall’idea di “RadiantThinking” elaborò un metodo originale e divertente, oltre che
molto efficace.
Tra gli 82 libri di Buzan pubblicati in oltre 100 paesi e tradotti in 30 lingue, Usiamo la
testa è il primo in cui si parla di mappe mentali ed è considerato uno fra i più validi del
millennio.

LA SCRITTURA SI EVOLVE
La prima linea tracciata dall’uomo su una roccia rappresentò un solco indelebile nello
sviluppo della consapevolezza umana.
I primi alfabeti della storia non sono altro che l’evoluzione di quel segno originale. Le
immagini e i disegni che fino ad allora avevano rappresentato l’unica forma di
comunicazione scritta venivano scalzati da un nuovo e potente mezzo, la scrittura. Con il
passare dei secoli la scrittura si evolse per aderire alle mutate esigenze dei tempi fino ad
arrivare ai giorni nostri, all’era dell’informazione.
Lo scambio di informazioni che avviene al giorno d’oggi è incredibile e contiene una
quantità di dati incalcolabile, motivo per cui i sistemi di scrittura tradizionali si rivelano
inadeguati. La mappa mentale ha il grande pregio di riuscire a “tradurre” questo enorme
flusso di informazioni e di sintetizzarlo in spazi ragionevoli e facilmente consultabili. In
realtà la novità consiste nel rendere fruibile questa tecnica a tutti, perché i grandi geni del
passato, come Leonardo da Vinci, usavano già una strategia simile per organizzare i propri
appunti.
In sintesi, si può affermare che il trucco consiste nel riuscire a utilizzare
contemporaneamente le potenzialità degli emisferi destro e sinistro del cervello, cosa del

322
tutto inusuale per la maggior parte delle persone.
Le mappe mentali rendono semplice l’uso simultaneo di scrittura, creatività, linearità,
immagini, analisi, simboli, associazioni, codici, gerarchie, e di tutte quelle abilità che
spesso restano inutilizzate, a volte addirittura sconosciute.
Nell’inverno del 1973 il biologo e fisiologo russo Pyotr Kuzmich Anokhin (1898-1974)3
dell’Università di Mosca presentò una relazione, risultato di decenni di ricerche, sulla
natura delle cellule cerebrali, nella quale affermava l’assenza di limiti del potenziale del
cervello umano nel creare associazioni: i circa 10 miliardi di neuroni che lo compongono
possono formare nello stesso istante, sinapsi con più di 10.000 altri neuroni. Da ciò prende
avvio la teoria del “Radiant Thinking” che riproduce lo schema di pensiero del cervello
umano, assimilandolo a un potente meccanismo che crea associazioni che a loro volta si
ramificano; partendo da un numero elevatissimo di dati, i pensieri si intrecciano, si
combinano e si irradiano in infinite direzioni. La mappa mentale permette di raffigurare su
un semplice foglio di carta l’immensa complessità del nostro pensiero, in quanto
rappresenta l’espressione grafica dell’architettura fisica del cervello.

COS’È UNA MAPPA?


Generalmente una mappa serve a rappresentare un territorio; può essere una casa, una città
o magari un continente. La mappa è la rappresentazione, su un piano e in scala ridotta, di un
qualcosa che viene interpretato tramite un sistema convenzionale di segni, simboli,
informazioni verbali e numeriche. Può rappresentare l’intero territorio (ad esempio la
piantina di una città) o una parte di esso (le singole tavole di uno stradario).
Nel nostro caso il territorio è un pensiero che rappresentato visivamente in una mappa ci
permette di ottenere una visione globale di tutto il processo con un unico colpo d’occhio e
di cogliere la struttura, l’organizzazione, i collegamenti e le relazioni. Le strutture del
pensiero sono gerarchiche come il tronco di un albero che si suddivide in rami sempre più
piccoli fino alle venature delle foglie.
Le mappe sono la rappresentazione semplificata dei pensieri e possono esprimersi in varie
modalità: dalle due dimensioni di un foglio di carta alla tridimensionalità ottenuta tramite i
collegamenti ad altre mappe.
In alcuni casi è bene distinguere le mappe concettuali dalle mappe mentali, in altri invece si
può tralasciarne la differenza. Comunque, per chiarire, la mappa concettuale rappresenta
la conoscenza attraverso la strutturazione di una rete di concetti interconnessi (struttura
reticolare, modello connessionista); la mappa mentale rappresenta i concetti correlati a un
concetto centrale (struttura radiale, modello associazionista).
L’immagine che segue rappresenta una mappa concettuale che, come avrai modo di notare in
seguito, è strutturalmente differente dalle mappe mentali.
Entrambe hanno una loro funzionalità ma in questa sede desideriamo approfondire solo una
delle due: la mappa mentale.
In estrema sintesi possiamo dire che la mappa accoglie al centro l’argomento topico che
viene poi sviluppato tramite una serie di rami interconnessi che si irradiano dal centro fino
ad arrivare ai punti più lontani del foglio, che generalmente sono dedicati ai dettagli

323
dell’argomento stesso.

Vedremo in seguito più nel dettaglio le modalità di creazione di una mappa, ma è bene
evidenziare che ciò che può all’apparenza sembrare molto tecnico è in realtà una delle
massime espressioni di creatività che l’uomo si permette nell’ambito della vita accademica
o professionale.
Le mappe infatti possono, o meglio devono, essere arricchite con particolari che hanno
significati personali, come colori, codici, gerarchie, immagini ecc.

QUANDO SERVE UNA MAPPA?


Le situazioni in cui servirsi della tecnica delle mappe mentali sono davvero numerose.
Volendo generalizzare potremo dire che è utile affidarsi alla creazione di una mappa
ogniqualvolta vogliamo incrementare le nostre prestazioni mnemoniche o desideriamo
avere una visione chiara di quanto ci troviamo a fronteggiare.
È il caso di una riunione in cui dobbiamo presentare un progetto, sia nella fase di
pianificazione che di esposizione, o magari quando è necessario raccogliere le idee in
merito a una decisione importante, o addirittura quando si debba stabilire un piano di
lavoro dettagliato.

I VANTAGGI
Ogni persona utilizza le mappe mentali assecondando le proprie esigenze e il proprio stile,
ma in genere i vantaggi che si possono evidenziare sono i seguenti:

• l’argomento centrale è messo in evidenza nel nucleo;


• la visione globale è immediata e ciò favorisce la consultazione della mappa;
• la gerarchia e i legami tra i contenuti sono evidenti;

324
• è possibile aggiungere informazioni anche successivamente alla prima stesura;
• aiuta a sviluppare la capacità di sintesi;
• aumenta del 60% la capacità di assimilazione da parte dello studente;
• riduce notevolmente la fase di ripasso.

La mappa mentale elimina o quantomeno riduce il limite dovuto alla sequenzialità a cui
siamo abituati nell’ambito della lettura, della scrittura e anche dell’apprendimento
tradizionali.
I processi che prima si svolgevano solo in maniera lineare ora sono passati su un altro
piano, quello delle immagini, che offrono l’inestimabile vantaggio di essere percepite con
un unico colpo d’occhio.

325
COME È STRUTTURATA UNA MAPPA MENTALE
Le regole delle mappe mentali si propongono di aumentare la libertà di espressione
mantenendo inalterata l’efficacia della tecnica.

LE REGOLE BASILARI

CREATIVITÀ
È uno dei fattori decisivi per il miglioramento della memoria. Per ottenere la massima

326
efficacia tramite la creatività, dovrai seguire i seguenti accorgimenti.

• Porre un’immagine al centro. L’immagine focalizza l’occhio e il cervello sul nucleo


degli argomenti. La parola si può trasformare in immagine attraverso l’uso delle
dimensioni e dei colori.
• Inserire delle immagini, i visual. Creare immagini offre i vantaggi già descritti e allo
stesso tempo stimola le abilità cerebrali generalmente inutilizzate. Numerosi studi
testimoniano che la capacità della memoria di riconoscere immagini è quasi senza limiti.
Anche chi non si ritiene capace di disegnare si renderà conto di quanto sia più semplice
ricordare un “brutto disegno” rispetto a una parola! Questo perché, oltre a sfruttare
meglio le proprie potenzialità, tramite l’immagine si riesce a rendere concreto anche un
concetto astratto.
• Variare la dimensione dei caratteri, delle linee e delle immagini. È il modo più
immediato di indicare l’importanza degli elementi nella gerarchia.
• Organizzare lo spazio in maniera efficace. Lo spazio, se ben organizzato, chiarisce la
gerarchia fra gli elementi e offre l’opportunità di aggiunte.

ASSOCIAZIONE
È l’altro fattore fondamentale nel miglioramento della memoria. Si concretizza tramite l’uso
di:

• frecce che creano connessioni e danno una direzione spaziale ai pensieri;


• colori e codici che permettono di evidenziare le relazioni fra le varie parti della mappa
mentale.

CHIAREZZA
Spesso capita di riempire gli appunti di rimandi e scarabocchi che ostacolano la
memorizzazione e la chiarezza, per ottimizzare lo spazio e i risultati è bene attenersi ai
seguenti suggerimenti.

• Limitare le parole chiave all’essenziale. Ogni singola parola permette numerose


associazioni, inserirne poche lascia maggiore libertà. Il concetto da ricordare spesso può
essere rappresentato da un’unica parola, per la scelta della quale si può immaginare di
dover nominare una cartella sul proprio computer.
• Sintetizzare. È la forma di apprendimento del testo più attiva e più efficace che esista
perché presuppone la comprensione totale di ciò che si legge. Le parole chiave sono
soggettive al contrario dei concetti chiave che sono oggettivi, anche per questo motivo la
creazione della mappa è personale.
• Creare una gerarchia. È utile classificare le informazioni ad anelli: il primo anello,
quello più vicino al centro, racchiude gli argomenti principali; il secondo anello i
sottogruppi e così via. Più ci si sporta verso l’esterno più si entra nei dettagli.
• Scrivere in stampatello. Lo stampatello è più facile da leggere e da ricordare, inoltre
incoraggia la brevità e di conseguenza la sintesi.
• Partire dai rami collegati all’immagine centrale per collegare poi le altre
ramificazioni.

327
• Ispessire le linee principali.
• Mettere il foglio in orizzontale. Il formato orizzontale (paesaggio) offre maggiore
libertà e spazio per disegnare rispetto al formato verticale (ritratto). Il foglio non deve
muoversi durante la stesura, in caso contrario dovrebbe essere ruotato anche durante la
revisione, perdendo così il vantaggio dell’immediatezza.

PERSONALIZZARE
Le mappe mentali hanno il grande vantaggio di riflettere degli schemi di pensiero unici; la
capacità del cervello di identificarsi con una mappa dipende dal grado di personalizzazione
che presenta. I benefici del creare mappe mentali con visual personalizzati sono molteplici:
lo sviluppo di abilità artistiche; l’aumento della capacità mnemonica, del pensiero creativo
e della fiducia in se stessi; la riduzione dello stress e il raggiungimento di una migliore
comprensione del nostro potenziale. Lo stile personale non deve necessariamente essere di
tipo artistico, la mappa mentale è efficace anche se i disegni non sono propriamente
gradevoli. L’unica caratteristica che uno stile deve avere è la capacità di risvegliare i
ricordi.

RIPASSARE
Per avere il ricordo sempre “fresco” di una mappa mentale è bene rivederla entro un certo
periodo di tempo secondo lo schema di ripasso che vedremo in seguito. Potremo rivedere e
correggere le aree della mappa che necessitano di una revisione. In questo modo
trasferiremo i contenuti all’interno della memoria a lungo termine e potremo richiamarli
anche dopo lunghi periodi.

I SUGGERIMENTI
Le mappe mentali, soprattutto nelle fasi iniziali dei vari percorsi formativi, hanno una
funzione esplorativa: servono, oltre che per memorizzare, per organizzare le informazioni e
porle nella giusta prospettiva per comprendere l’argomento. Il discorso è diverso per
insegnanti e formatori che utilizzano le mappe come strumenti di organizzazione,
progettazione, programmazione e presentazione del proprio lavoro.
La scelta delle parole chiave da inserire in una mappa è arbitraria e personale; perciò è
diverso fare una mappa per sé o farla per un’altra persona. La “percentuale di implicito”
consentita quando si stende una mappa che deve essere fruibile anche da terzi è prossima
allo zero, mentre nel costruire uno schema per se stessi la sintesi è la scelta migliore.
Questo significa che non esiste la mappa giusta per definizione. Ogni argomento può essere
sviluppato in molteplici modi, tutti egualmente efficaci.
Le mappe mentali sono capaci di ricoprire “ruoli” differenti: basterà decidere il fine da
raggiungere per individuare lo stile di “mappatura” più adatto allo scopo.

APPLICAZIONI
MAPPE PER STUDIARE E SINTETIZZARE
Le mappe mentali possono essere utilizzate durante lo studio per organizzare gli argomenti.
La creazione di una mappa, a causa o per merito della sua struttura complessa, deve essere

328
necessariamente preceduta dalla comprensione del testo perché non è possibile sintetizzare,
e quindi mappare, senza prima capire.
II primo passo è visionare il materiale da studiare per farsi un’idea generale di come è
organizzato. Il secondo passo consiste nel fare una mappa mentale di ciò che già si
conosce. L’obiettivo è stabilire agganci logici che consentano associazioni mentali.
La lettura globale del testo serve per avere una panoramica e stabilire il punto di
partenza. Nella fase successiva faremo un’attenta lettura con l’obiettivo di analizzare ed
estrapolare i concetti più importanti. Sappiamo già che la creazione della mappa permette
di memorizzare il 60% dei contenuti durante la stesura: creare visual facilita il ricordo e i
colori evidenziano i collegamenti fra i diversi concetti. In ultimo è bene revisionare la
mappa, non solo per ricordare a lungo termine i contenuti, ma per integrare profondamente
le relazioni all’interno della mappa stessa.
Così ben organizzati, gli argomenti possono essere trasformati e rielaborati in tempi molto
ridotti.

329
330
MAPPE PER PRENDERE APPUNTI
Prendere appunti consiste nel raccogliere informazioni e idee da persone, discorsi, libri e
media per rappresentarle fedelmente e riorganizzarle in modo utile alle proprie necessità.
Gli appunti sono un importante strumento di confronto, oltre che di analisi. Creare la mappa
aiuta a identificare le gerarchie tra le informazioni che, se scritte in modo lineare, sembrano
avere tutte la stessa importanza. Quando si prendono appunti sotto forma di mappa mentale,
le note dovrebbero includere anche i pensieri spontanei che nascono durante la stesura. È
possibile distinguere il proprio personale contributo tramite l’impiego di codici. Per
prendere appunti è spesso vantaggioso utilizzare due fogli: uno per inserire le parole chiave

331
e l’altro per grafici, tabelle, definizioni o formule che non possono essere sintetizzate.
Appunti carenti e disorganizzati possono riflettere una mancanza dell’oratore, ma una
mappa curata può risolvere la situazione riordinando i concetti.

Le mappe mentali presentano numerosi vantaggi rispetto agli appunti tradizionali:


1. il tempo risparmiato annotando solo le parole chiave arriva fino al 95%;
2. il tempo risparmiato leggendo solo le parole chiave è superiore al 90%;
3. il tempo risparmiato ripassando è superiore al 95%;
4. il tempo risparmiato non dovendo cercare le parole chiave tra molte altre supera il 90%;
5. si ottiene una migliore concentrazione sulle questioni importanti;
6. la corretta gestione dello spazio migliora il ricordo;
7. i colori e le forme utilizzati stimolano l’interesse e quindi il ricordo;
8. durante la mappatura si producono costantemente nuove idee, si crea un flusso di
collegamenti continuo e potenzialmente infinito;
9. la mappa mentale è in armonia con i meccanismi naturali del cervello e con il naturale
desiderio di imparare;
10. l’utilizzo costante del cervello nella sua completezza (parole, simboli, numeri, logica,
analisi, associazioni, colore, visualizzazione, dimensione e percezione della struttura
globale) sviluppa le abilità della mente rendendola più vigile, ricettiva e fiduciosa nelle
sue capacità.

È diffusa anche la necessità di prendere appunti sulle proprie riflessioni personali


(produzione di appunti). In questo caso il mind mapper (colui che redige la mappa),
gestisce i tempi e gli spazi con maggiore libertà cosicché la stesura risulta più semplice
rispetto a quanto avviene durante una lezione.
Per acquisire abilità nel prendere appunti, un buon training è quello di creare una mappa
mentale ascoltando il telegiornale: lo speaker parla molto velocemente e ciò è molto utile
ai fini della capacità di rielaborare in poco tempo, inoltre la panoramica iniziale fornita
tramite il sommario aiuta nella gestione degli spazi.

332
MAPPE PER RIUNIONI E DISCORSI
Questo genere di mappe viene utilizzato principalmente nel mondo del lavoro ma può
essere utile anche allo studente che debba presentare una relazione in sede d’esame. In ogni
caso è uno strumento estremamente prezioso per organizzare le informazioni da esporre. Il
nucleo centrale sarà il titolo del tema da trattare durante la riunione e l’argomento verrà
sviluppato seguendo le normali regole per la creazione delle mappe mentali. L’aspetto più
sorprendente è che le mappe, in questa circostanza, oltre ad aiutarci a strutturare il discorso
e a fissarlo nella mente, possono anche servire da supporto tecnico, ad esempio come
lucido che accompagna l’intervento. In questo modo, oltre a fornire all’uditorio uno sfondo

333
visivo di grande impatto, daremo un quadro generale di come si svilupperà la riunione, e
potremo tenere sott’occhio tutto ciò che serve durante il discorso. Progetti e relazioni scritti
in questo modo sono meglio strutturati, più focalizzati, creativi e originali di quelli basati
sui metodi lineari tradizionali.
I vantaggi più apprezzati sono la velocità di esecuzione e di memorizzazione.
II creatore del sistema delle mappe mentali, Tony Buzan, ha voluto regalarci uno strumento
completo che potesse viaggiare alla stessa velocità del mondo moderno, parlare la lingua
dei giovani e inserirsi nel mondo del lavoro. Le mappe mentali sono un brillante esempio di
“comunicazione fra i pensieri”.
Per le riunioni di lavoro o gli incontri formali risulta molto apprezzata la versione
informatica delle mappe mentali: attraverso il software IMindMap è possibile creare su
computer mappe mentali molto ordinate e al contempo creative, colorate e accattivanti. Se
vuoi sperimentare una versione gratuita del programma, collegati al sito www.hceureka.it e
clicca sul banner apposito: potrai toccare con mano i colori del successo.

MAPPE PER PROGETTARE E PROGRAMMARE


Il titolo del progetto è racchiuso nel nucleo centrale e si sviluppa come una mappa mentale
normale, con la differenza che i vari rami che la compongono sono orientati alla creazione
di qualcosa, piuttosto che all’analisi di ciò che già esiste. Il nucleo centrale rappresenta lo
scopo finale e ogni ramo è un passo da compiere per il raggiungimento dell’obiettivo; ogni
microbiettivo deve avere una scadenza. Ipotizzando di voler programmare la tabella di
marcia per la preparazione di un esame, al centro ci sarà il nome dell’esame e la data
dell’appello, nei vari rami la suddivisione in capitoli o pagine da studiare in giorni precisi,
eventuali esercitazioni pratiche, un giorno per il ripasso finale e tutto ciò che viene ritenuto
utile al fine della preparazione.
Le mappe mentali riducono enormemente il tempo di preparazione, strutturazione e
completamento del progetto, permettono un controllo continuo del processo analitico e
creativo e danno come risultato uno schema più chiaro e facile da seguire.

334
335
MAPPE PER GESTIRE
La mappa mentale che aiuta a gestire una situazione è un promemoria strutturato di quanto è
utile sapere e avere a portata di mano al fine di essere efficiente nel proprio ruolo. Se ad
esempio bisogna gestire un gruppo di persone per qualche giorno, che si tratti di lavoro o di
svago, si può mettere nel nucleo il giorno in questione, nei vari rami i ruoli dei singoli, i
compiti, le persone a cui sono affidati, i tempi di svolgimento e ogni particolare utile, come
numeri di telefono, e-mail ecc. Nel corso della riunione per l’organizzazione dei ruoli la
mappa risulta utile per l’assegnazione dei compiti. Durante lo svolgimento dell’evento,
permette di verificare che si resti nei tempi pianificati e che ognuno assolva i propri doveri
correttamente.

MAPPE PER DECIDERE


Le mappe sono uno strumento particolarmente utile per chiarire le scelte personali e
professionali. Usando la mappa per evidenziare i propri bisogni e desideri, priorità e
limitazioni, si è in grado di prendere decisioni basate su una visione più chiara delle
situazioni. Quando si deve prendere una decisione, a meno che non si abbia una preferenza
netta, è necessario poter valutare con attenzione ogni alternativa. Si può quindi mettere al
centro della mappa la questione che si vuole risolvere o sulla quale è necessario riflettere
al fine di prendere una decisione. Il problema è sempre parte della soluzione, per cui
mettere a fuoco la problematica reale ci avvicina alla risoluzione. Una volta chiarito il
problema si può procedere. La mappa in questo caso aiuta a disegnare il quadro che
scioglierà il nodo. Il passo successivo consiste nello scrivere ogni soluzione
specificandone i lati positivi e quelli negativi; una volta messi su carta tutti gli aspetti della
faccenda, sarà più semplice ragionare sulle conseguenze di ogni azione e prendere la
decisione più ragionevole.
In ogni ramo collegato al nucleo si scrive una soluzione, nei rami che partono direttamente

336
da questi si specificano i prò e i contro, e successivamente le relative possibili
implicazioni.
Sperimentare una nuova strategia è solo un modo innovativo di mettere le carte in tavola, le
regole, come sempre, sono personali. Ognuno applicherà il suo metro di valutazione e il suo
sistema di valori a ciò che leggerà sulla mappa. Questa costituirà semplicemente un
supporto visivo che aiuterà a non tralasciare nessun particolare e ad avere un’ottima
visione d’insieme. Arrivati a questo punto possiamo applicare diverse strategie per fare
una scelta.
1. La scelta scaturisce dal processo. Il processo genera la soluzione tramite la visione
d’insieme dei dati raccolti. Il cervello è in grado di completare in pochi attimi calcoli
incredibili e di valutare le innumerevoli alternative per arrivare a una stima precisa
delle probabilità di successo. Ciò che noi riteniamo un’intuizione è spesso il risultato di
un processo che avviene a livello inconsapevole.
2. La scelta scaturisce dai numeri. A ogni parola chiave e possibile soluzione viene
assegnato un valore da 1 a 100 che rappresenta la sua importanza. Il totale più alto
“vince”, ossia rappresenta la scelta migliore. Se in ogni caso rimane l’indecisione si
può lanciare una monetina. La prima reazione, di sollievo o di delusione, dimostrerà che
il cervello aveva già preso una decisione inconscia.

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338
MAPPE PER ESPRIMERSI
La mappa costituisce inoltre un meraviglioso strumento di espressione. Come abbiamo
visto è un modo non lineare di organizzare i propri pensieri e quindi anche di pensare; ne
consegue che probabilmente sarà una strategia congeniale agli studenti che definiamo “non
convenzionali”, cioè coloro che con i metodi tradizionali non raccolgono i frutti del loro
lavoro mentale.
A volte si pensa che chi non ottiene risultati nello studio sia privo di motivazione e non si
impegni a sufficienza, si tratta di una verità solo parziale. Il cosiddetto “scarso impegno”
non è sempre sinonimo di scarsa volontà: capita a volte che un impegno più che inadeguato
sia male indirizzato. Se il metodo usato non è strutturato per aderire al nostro modo di
pensare, è naturale che non sia efficace; così come è altrettanto naturale che la mancanza di
risultati contribuisca a far scemare la motivazione ad apprendere. Per ottenere dei buoni
risultati è necessario spezzare il circolo vizioso che si viene a creare in questi casi.
Le mappe mentali, introducendo un elemento di novità, danno un grande contributo in tal
senso. La loro struttura creativa offre allo studente “non convenzionale” la possibilità di
mettere a frutto le proprie capacità. In questo caso infatti la mancanza di metodo
rappresenta un’opportunità: l’assenza di resistenza per l’utilizzo di un nuovo metodo
facilita il processo. Ciò che viene considerato confuso e disordinato in un ambito classico
può apparire perfettamente armonioso e produttivo in un ambito più innovativo.

MAPPE DI GRUPPO
La mappa di gruppo è uno strumento spesso utilizzato nel problem solving,
nell’insegnamento e nello studio di gruppo.
Durante il brainstorming la mappa mentale rappresenta il consenso del gruppo, e di
conseguenza ne diventa una specie di memoria. Durante questo processo i singoli cervelli si
fondono in una mente unica che mette a frutto le conoscenze, la creatività e le prospettive di
ogni individuo. Lavorare e studiare in gruppo è vantaggioso perché permette di verbalizzare

339
attivamente i contenuti e di renderli più efficaci nel ricordo e nell’elaborazione. Dopo aver
fornito le informazioni a sua disposizione, ogni membro trascorre un po’ di tempo a
lavorare autonomamente alla creazione di una mappa, in modo da non condizionare i flussi
creativi dei singoli verso un’unica direzione. Poi ci si divide in piccoli gruppi allo scopo
di scambiarsi idee e creare una prima mappa di gruppo, seppur parziale. È necessario un
atteggiamento positivo, aperto, acritico e libero dal pregiudizio per dare libero sfogo al
proprio potere creativo. Infine si passerà alla fase di confronto con il resto del team, per la
creazione di una mappa di gruppo definitiva. A questo punto è possibile prendere decisioni,
stabilire obiettivi, proporre soluzioni ecc.

MAPPE PER ESAMI E CONCORSI


Tutto ciò di cui si ha bisogno per tradurre la propria conoscenza in un’eccellente
performance è un approccio corretto. Consigliamo una procedura semplice e chiara.

• Leggere interamente il foglio d’esame scegliendo le domande a cui si sceglie di


rispondere subito e annotando in piccole mappe mentali qualsiasi pensiero utile.
• Decidere l’ordine di risposta alle domande.
• Riordinare la mappa in modo coerente.
• Fare una prima stesura del testo usando la mappa come schema. Se ben organizzata
fornisce tutti gli spunti per articolare il saggio in modo esauriente.
• Revisionare la mappa e rifinire il compito modificandolo e ampliandone le conclusioni
se necessario.

COME VALUTARE UNA MAPPA


Se consideriamo la mappa come strumento di apprendimento, la valutazione della sua
efficacia deriva direttamente dalla valutazione accademica che se ne ottiene. Si può dire
che la mappa acquista il valore che riesce a produrre.
Per chiarire il concetto facciamo qualche esempio: una mappa costruita per studiare
risulterà davvero valida se ci sarà una buona interrogazione; un’altra prodotta per tenere un
discorso in un contesto lavorativo o congressuale, misurerà la propria efficacia su quella
dell’esposizione stessa.
Le mappe si valutano per la loro capacità di essere strumento adeguato al contesto e al
processo in cui si situano.
In generale per valutare una mappa bisogna osservare vari elementi: la congruenza con
l’argomento per cui è stata creata, la sintesi nell’utilizzo delle parole chiave, la coerenza
nell’ordine gerarchico degli argomenti e nei collegamenti fra i concetti, la chiarezza
rispetto ai punti di vista scelti, l’utilizzo dello spazio, dei colori, delle relazioni, dei
visual, dei codici, la semplicità nell’utilizzo dei termini e la facilità di revisione.
Tutto questo anche per velocizzare i ripassi programmati.
In definitiva possiamo affermare che una mappa mentale si definisce buona quando ci
permette di raggiungere l’obiettivo per cui è stata creata.

340
PUNTI CHIAVE del capitolo 12

• La mappa mentale rappresenta la struttura del pensiero.


• I vantaggi principali delle mappe sono i seguenti:
1. nucleo centrale e collegamenti fra gli argomenti visibili a prima vista;
2. chiara gerarchia fra le informazioni;
3. sviluppa la capacità di sintesi;
4. riduce i tempi di memorizzazione.

• Le regole basilari sono:


1. creatività;
2. associazione;
3. chiarezza;
4. divertimento;
5. codici.

• Bisogna sviluppare un proprio stile perché le mappe siano efficaci al massimo.


• Esistono vari tipi di mappa, ognuno adatto a un determinato argomento da
memorizzare.
• Esisitono programmi specifici per la redazione delle mappe mentali su computer.

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341
PARTE
IV

I sogni più ridicoli e i più pazzeschi sono stati talvolta


causa di successi straordinari.
Vauvenargues

342
SUCCESSO
Successo è fare il meglio che puoi,
in tutti i modi che puoi.
È essere giusti, onesti e veri,
non in poche cose ma in tutto ciò che fai.

Guardare sempre avanti e mai guardare indietro,


credere che puoi trasformare tutti i tuoi sogni in realtà.
Credere sempre nel meglio che puoi essere
e avere fiducia nelle cose che fai.

Dimenticare gli errori che hai fatto ieri,


la lezione che hai imparato avrà valore per oggi...
mai alzarsi e pensare che non hai sbocchi
perché c’è sempre un domani e un’opportunità nuova di zecca.

È nel sognare i più grandi sogni


e nel puntare ai più alti obiettivi
che noi creiamo i domani più luminosi.

Non c’è limite alle mete che puoi raggiungere,


o ai successi che puoi ottenere:
le tue possibilità sono senza fine come i tuoi sogni.

Qualsiasi cosa tu cerchi nella vita,


qualsiasi siano i tuoi sogni e ciò che speri di ottenere
qualsiasi cosa provi a raggiungere, qualsiasi cosa pianifichi...
tutto può essere tuo, se solo CREDI DI POTERE!

Larry S. Chengges

343
CAPITOLO
13
PLANNING E OBIETTIVI

Pianificate, perché non pioveva ancora


quando Noè costruiva la sua arca.
Anonimo

Prima di capire dove possiamo arrivare cerchiamo di capire da dove partiamo.

PERDI TEMPO?
Rifletti su quanto i seguenti parametri incidano sulla cattiva gestione del tuo tempo, poi
replica su un foglio lo schema e rispondi a ogni domanda secondo uno dei valori sottostanti.

344
RISULTATI

DA o A17 PUNTI
Con molta probabilità hai difficoltà a programmare impegni e progetti; ti senti in balia degli
eventi e degli altri. Ricorda che alla base del successo ci sono la disciplina e la costanza.

DA 18 A 24 PUNTI
Hai un tuo modo di tenere sotto controllo il tempo. Il tuo focus è più orientato alla gestione
delle urgenze piuttosto che delle priorità. Devi migliorare la capacità di fare scelte più
produttive.

DA 25 A 30 PUNTI
Hai una buona gestione del tempo; tuttavia puoi ancora ottimizzare le risorse per avere una
maggiore incisività sugli eventi.

DA31A36 PUNTI
Congratulazioni! Sei un modello, un esempio da seguire per tutti coloro che vogliono
gestire il proprio tempo. Trasmetti agli altri la tua esperienza.

I FATTORI DEL TEMPO


Per gestire il tempo in maniera efficace bisogna dare la precedenza alle priorità. I due
fattori che definiscono il nostro tempo sono l’urgenza e l’importanza.
Urgente significa bisognoso di attenzione immediata. Le cose urgenti agiscono su di noi
dicendoci: “Ora!”. Un telefono che squilla è urgente. Un’automobile rotta esige una
riparazione urgente. Gli impegni urgenti sono di solito ben visibili. Essi premono su di noi,
ci obbligano ad agire. Talvolta si tratta di cose facili da farsi ma spesso prive
d’importanza.
L’importanza riguarda i risultati. Qualcosa è importante quando contribuisce ai nostri

345
obiettivi, ai nostri valori, a ciò che è in testa alle nostre priorità.
Siamo abituati a reagire immediatamente alle cose urgenti, mentre per le cose importanti ma
non urgenti dobbiamo attingere a leadership personale, iniziativa e coerenza.
Alcune persone sostengono di agire meglio quando sono sotto pressione (in prossimità di
esami o di scadenze professionali), ma si può dire che siano come coloro che decidono di
smettere di fumare solo dopo il primo attacco cardiaco. Le persone efficienti si muovono
per tempo, fanno ciò che è importante fare nel momento in cui deve essere fatto. Se non si
ha un’idea chiara di ciò che è importante e dei risultati che si vogliono ottenere, è facile
lasciarsi distrarre e guidare dagli impegni “solo” urgenti.

UN POSSIBILE MODELLO DI GESTIONE


Osserviamo per un attimo i quattro quadranti del modello riportato a pagina successiva. Il I
quadrante contiene ciò che risulta sia urgente che importante. Di solito tali attività
rappresentano impegni in scadenza, situazioni di difficoltà, crisi o problemi. Fino a quando
si resta concentrati sul I quadrante non si hanno possibilità di salvezza. Le crisi hanno un
effetto a catena, ne comportano sempre altre. Gli impegni aumentano facendoci perdere il
controllo della nostra vita e impedendoci una visione ad ampio respiro: unica possibilità di
miglioramento personale e professionale. Le persone che vivono la maggior parte del loro
tempo nel I quadrante, magari cercando di tanto in tanto sollievo nelle attività futili, non
importanti né urgenti del IV quadrante, si ritrovano nella continua necessità di arginare le
situazioni, causando spesso danni notevoli al proprio lavoro e alla propria salute.
Se i nostri impegni non sono né urgenti né importanti (IV quadrante), perché non eliminarli?
È anche peggiore la situazione di chi vive la maggior parte dei tempo nel III quadrante,
impegnato in attività sempre urgenti e per di più non importanti!
Chi sono le persone efficaci? Coloro che vivono nel II quadrante. Impegnati in attività
importanti ma non urgenti. Le persone efficaci spesso danno l’impressione di essere poco
impegnate; si concentrano sulle opportunità piuttosto che sui problemi, si muovono
preventivamente, riducendo al minimo le possibili crisi ed emergenze (I quadrante).
Le persone che vivono nel II quadrante dedicano costante attenzione alla cura e alla salute
del proprio fisico, al proprio miglioramento, alle proprie relazioni personali e
professionali (seminari di approfondimento, nuove esperienze, incontri, letture,
brainstorming, viaggi, ricerca di nuove opportunità ecc.). Fanno di tutto per mantenere
l’equilibrio tra risorse e risultati.
Il segreto consiste quindi nel riuscire a recuperare tempo dal III e dal IV quadrante per
investirlo dapprima nelle attività del I quadrante; poi, una volta migliorata la situazione nel
I quadrante, si può passare a lavorare sul II. Se le scadenze e le attività del I quadrante
risultano eccessive, imparare a delegare agli altri può rivelarsi risolutivo.

346
PRINCIPI DI ORGANIZZAZIONE PERSONALE
Le cose che contano di più non devono mai essere
alla mercé delle cose che contano di meno.
J.W. Goethe

Il problema non è gestire il tempo ma gestire noi stessi.

MODELLO DI GESTIONE DELTEMPO

347
Le persone efficaci rimangono fuori dai quadranti III e IV perché non si occupano di attività
che non sono importanti. Inoltre restringono il quadrante I passando più tempo nel II.
Il quadrante II riguarda cose non urgenti ma importanti, racchiude tutte quelle attività che
sappiamo di dover fare, ma che spesso rimandiamo perché non sono urgenti.

DALLA GESTIONE DEL TEMPO ALLA GESTIONE DI


SE STESSI
Il work management non è un semplice metodo per gestire il tempo, piuttosto ha l’obiettivo
di gestire le nostre attività quotidiane e lavorative.
Utilizzare questo metodo significa diventare dei veri e propri manager di se stessi. Non ci
limiteremo a gestire al meglio le priorità di ogni giorno sviluppando un atteggiamento
proattivo, ma pianificheremo le nostre attività stabilendo gli obiettivi da raggiungere per
ogni area specifica, programmeremo il “come” raggiungere questi obiettivi su base sia
annuale sia mensile e riusciremo a monitorare le nostre attività dall’inizio alla fine.

LE FASI DEL WORK MANAGEMENT


Prima di passare a un’analisi dettagliata del metodo, è utile fare una piccola
rappresentazione grafica del processo di utilizzo del metodo stesso.
Seguendo la struttura grafica riportata qui di seguito, possiamo capire quale sia lo sviluppo
cronologico di gestione di ogni attività.

348
PIANIFICAZIONE
Non c’è niente di così facile che non diventi
difficile quando si fa controvoglia.
Terenzio

La fase di pianificazione è senza dubbio quella più delicata e importante di tutto il processo
di gestione del tempo. Non solo è impossibile raggiungere un obiettivo mal definito, ma una
corretta pianificazione ci permette di attivare quello che gli psicologi chiamano Sistema
attivante reticolare (SAR). Il SAR, come abbiamo già accennato nella parte iniziale del
testo, è un sistema che permette alla mente di aumentare le capacità percettive orientate
verso i nostri obiettivi. L’attività del SAR è evidente in molti momenti della vita
quotidiana. Vedere spesso le auto che ci piacciono o notare negli altri un vestito appena
acquistato sono solo due semplici esempi che ci permettono di capire come la nostra mente
non possa vivere di incongruenze. Se desideriamo qualcosa, la nostra mente sarà orientata a
trovare la soluzione adatta a soddisfare il nostro desiderio. Da qui l’importanza di avere
degli obiettivi chiari e motivanti.

OBIETTIVI

349
Tutti noi abbiamo pianificato e raggiunto degli obiettivi. Nonostante siano il motore
principale delle nostre azioni, spesso non sappiamo darne un’esatta definizione e nemmeno
sappiamo come darci obiettivi efficaci.
Che cos’è un obiettivo?
Possiamo definire obiettivo quel punto di arrivo tra necessità oggettive e aspettative
soggettive che ci permette di concentrare buona parte delle nostre risorse fisiche e
mentali.
Maxwell Maltz, medico e motivatore statunitense, nel suo libro Psicocibernetica’1 afferma
che il genere umano non può vivere senza obiettivi.
La nostra mente è programmata per raggiungere obiettivi.
Rivediamo velocemente le caratteristiche di un obiettivo ben formato.
Un obiettivo efficace deve essere espresso in termini positivi. Per la nostra mente è molto
più semplice pensare attraverso una modalità esplicita, cioè positiva.
Spesso però esprimiamo i nostri obiettivi in una formula negativa (implicita), come ad
esempio: “non voglio più essere grasso”; “non voglio più rimanere solo”; “non voglio
rimanere senza soldi”.
In tali situazioni la mente incontra molte difficoltà in quanto per potersi rappresentare la
situazione desiderata, ad esempio essere magri, deve prima crearsi una rappresentazione di
noi grassi.
Come afferma Maltz: “La nostra mente ha un suo modo di elaborare le informazioni; non
accetta ordini in negativo!”.
Ogni volta che diciamo “non voglio preoccuparmi”, la mente per potersi “non preoccupare”
deve prima farlo. Per questo è importante esprimere gli obiettivi in positivo; ad esempio:
“voglio essere sereno”; “voglio essere più magro” ecc.

Questo primo passo nonostante sia fondamentale non è sufficiente perché l’obiettivo deve
essere misurato o misurabile.
Dire che vogliamo essere più magri o che vogliamo avere più denaro non è sufficiente. Per
attingere a tutte le nostre risorse fisiche e mentali dobbiamo rendere l’obiettivo misurabile,
dicendo ad esempio:”voglio pesare 70 Kg”.
In questo modo possiamo valutare l’andamento del nostro lavoro e possiamo stabilire con
più facilità dei programmi di esecuzione.

Inoltre l’obiettivo deve avere una scadenza.


Sappiamo cosa vogliamo e in che misura lo vogliamo, dobbiamo solo decidere entro quanto
tempo lo vogliamo. È importante dare una scadenza ai nostri obiettivi per programmare le
modalità di azione, per assegnare delle priorità e per attivare le risorse necessarie al
raggiungimento dello scopo.

L’obiettivo deve essere motivante e allo stesso tempo fattibile.


Ci sono persone che per mancanza di riferimenti personali o per una bassa autostima
tendono a sottostimare gli obiettivi che possono raggiungere.
Per queste persone forse è bene ricordare un detto zen che dice: se vuoi colpire l’aquila
mira alla luna, se vuoi colpire l’orso mira all’aquila.
In alcuni casi è meglio un eccesso di “ottimismo” per ottenere il risultato atteso piuttosto

350
che limitare le ambizioni con il rischio di ottenere molto meno di quanto ci si aspettava.
Questo principio per alcune realtà lavorative non è sempre applicabile, in quanto gli
obiettivi sono il risultato di fattori umani, economici e sociali. Tuttavia questo antico detto
zen ci aiuta a capire che se ci prefiggiamo di raggiungere più di quello che ci viene chiesto
e proporzioniamo così il nostro impegno, allora aumenteremo fortemente le probabilità di
successo.
Avere la giusta motivazione ci permette di affrontare con maggiore grinta le difficoltà.
Tuttavia è importante avere dentro di sé la consapevolezza che l’obiettivo prefissato sia per
noi fattibile, ossia raggiungibile. Questa consapevolezza viene detta valore intrinseco
dell’obiettivo.
Nel caso in cui sentiamo dentro di noi che l’obiettivo che ci siamo prefissati è eccessivo, è
consigliabile ridimensionarlo per darci il tempo di acquistare maggior fiducia e, una volta
che si sono avuti i primi segnali positivi, alzare i nostri standard.

OBIETTIVO E RISULTATO
Molti confondono il risultato con l’obiettivo.
In effetti, nell’uso quotidiano, i due termini possono essere usati indistintamente, ma non
hanno lo stesso valore.
Per spiegare meglio la differenza tra le due parole possiamo fare riferimento a un esempio.
Formuliamo un obiettivo: “Voglio pesare 78 kg prima della fine del novembre 2009”.
L’obiettivo è espresso in forma positiva, è misurabile, ha una scadenza e supponiamo sia
fattibile e motivante per la persona interessata.
Il risultato è quello che ci permette di contestualizzare l’obiettivo e assegnargli un fine
ultimo, come ad esempio ridurre il rischio di cardiopatia.
Avrete capito come il risultato ci aiuti ad avere sotto controllo le vere priorità. Individuare
il risultato che vogliamo ottenere dalla realizzazione del nostro obiettivo ci sarà utile nella
fase di programmazione.

SCOPO
Definire il nostro risultato ci aiuta a definire quello che gli americani indicano con il
termine purpose.
Il purpose indica le motivazioni che ci spingono ad agire: “Perché voglio impegnarmi nel
raggiungere un peso inferiore?”.
Dopo anni di esperienza nel campo della formazione possiamo affermare senza esitazione
che sono proprio lo scopo e le motivazioni che abbiamo dentro a spingerci ad agire
positivamente o negativamente rispetto al nostro obiettivo.
Spesso le persone sono razionalmente coinvolte nel raggiungimento di un obiettivo, ma non
sempre gli associano forti emozioni.
Se sapremo lavorare bene su questo punto del metodo, attiveremo grandi risorse dentro di
noi.
Per aiutarti a tirare fuori motivazioni profonde, ti suggeriamo di ricorrere alla tecnica
giapponese dei cinque perché.
Vediamo un esempio:

1D Perché per te è importante dimagrire?

351
1R Perché così sarò più in salute.
2D Perché è importante che tu abbia più salute?
2R Perché potrò godermi di più la vita e potrò stare per più tempo vicino ai miei figli.
3D Perché è importante per te essere vicino ai tuoi figli?
3R Perché sono ancora piccoli e hanno bisogno di riferimenti.
4D Perché per te è importante dare loro dei riferimenti positivi?
4R Perché in questo modo avranno sempre dei principi guida da seguire e dei valori forti
su cui fare affidamento nella vita.
5D Perché vuoi lasciare ai tuoi figli dei valori forti?
5R Perché li amo e voglio che, quando non ci sarò più, sappiano ricordarmi con il sorriso
nel cuore e sappiano cavarsela da soli!

Questo esempio ti ha dato degli spunti? Forse la tecnica ti sembrerà banale, ma spesso sono
le cose semplici a fare la differenza nella vita.

DOMANDE UTILI NELLA SCELTA DEI PROPRI OBIETTIVI A BREVE, MEDIO E


LUNGO PERIODO
• Come voglio essere ricordato/a nella mia vita?
• Qual è il fine ultimo che desidero raggiungere nella mia vita?
• Quale immagine voglio avere di me stesso/a da ora in poi?
• Quali obiettivi voglio raggiungere nel prossimo anno nel mio lavoro?
• Quali obiettivi voglio raggiungere nei prossimi tre anni nel mio lavoro?
• Quali obiettivi voglio raggiungere nei prossimi tre anni nella mia vita personale?
• Quali obiettivi voglio raggiungere nei prossimi cinque anni nel mio lavoro?
• Quali obiettivi voglio raggiungere nei prossimi cinque anni nella mia vita personale?

PROGRAMMAZIONE CREATIVA
Nella fase di programmazione creativa diventa essenziale definire le “strade” che ci
permettono di realizzare i nostri obiettivi.
Cos’è una strada?
Per noi è una categoria di azione. Ad esempio, facendo riferimento al nostro obiettivo
(raggiungere i 78 kg), le categorie di azione possono essere: l’alimentazione, lo sport, una
terapia ecc.
In questa fase è importante lasciar correre la creatività. È utile tirar fuori molte soluzioni
senza preoccuparsi né della fattibilità né della qualità delle soluzioni trovate. In sintesi
occorre:
1. focalizzarsi sulla quantità delle soluzioni;
2. non criticare né pregiudicare.

Ricorda: maggiori sono le strade che individui, maggiori sono le probabilità di raggiungere
il tuo obiettivo.

DOMANDA UTILE

352
• Quali sono le strade principali che posso percorrere per raggiungere l’obiettivo di...?

PROGRAMMAZIONE SISTEMATICA
È in questa fase che la creatività lascia spazio alla ragione. Infatti attraverso la
programmazione sistematica dovremo:
1. individuare le strade del tutto impraticabili tra quelle trovate (cernita);
2. definire i vantaggi e gli svantaggi tra le soluzioni possibili (analisi);
3. definire le conseguenze sulle varie aree di attività (conseguenze);
4. scegliere le soluzioni migliori tra quelle esaminate (scelta);
5. identificare i passi principali da compiere e con quale scadenza (identificazione);
6. definire e programmare dei passi principali attraverso il diagramma dei tempi
(tempistica);
7. programmare mensilmente le azioni da compiere (programma mensile).

DOMANDE UTILI PER LA SCELTA DELLE SOLUZIONI


• Quali sono gli obiettivi da raggiungere in questo mese? Quali sono le possibili strade?
Quali le relative azioni?
• Quale tra le soluzioni individuate è la più praticabile? Perché?
• Quali sono i vantaggi di...? Quali sono gli svantaggi?
• Questa soluzione che conseguenze avrà su...?
• Quali sono quindi, in funzione dei vantaggi e delle conseguenze, le tre soluzioni migliori?
• Quali sono i primi passi da compiere per applicare le soluzioni scelte?

FASE OPERATIVA
Durante la fase operativa è importante avere un certo equilibrio tra disciplina e flessibilità.
Occorre infatti essere fedeli al programma stabilito e al tempo stesso sapersi adattare alle
circostanze.
È importante ricordare che il raggiungimento di un obiettivo non avviene quasi mai in modo
lineare, ma sempre in seguito a una costante correzione di rotta. Possiamo paragonare il
raggiungimento di un obiettivo al modo in cui un capitano porta a destinazione la sua nave
eseguendo continui aggiustamenti di rotta. Questo ci fa capire quanto sia importante avere
sempre in mente e alimentare gli obiettivi che vogliamo raggiungere.
Un esercizio molto utile è la visualizzazione: farne qualche minuto ogni mattina ci avvicina
emozionalmente ai nostri obiettivi, mentre le mappe mentali rappresentano uno strumento
impareggiabile per avere sempre chiari i passi da compiere.

RAGGIUNGIMENTO DI UN OBIETTIVO

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Per gli imprevisti che possono capitare ogni giorno è bene avere presente la matrice del
tempo: ridurre al minimo gli impegni del III e IV quadrante a favore degli impegni del II è
la soluzione migliore.

FEED-BACK
Il feed-back è uno strumento essenziale per la crescita. Affinché un feed-back sia uno
strumento costruttivo e non distruttivo, occorre fare attenzione a dove orientiamo il nostro
focus.
Questa è forse la fase più delicata, in quanto un feed-back produttivo deve prendere in
esame sia aspetti puramente razionali (ad esempio lo scostamento dal fatturato previsto) sia
aspetti psicologici (come il benessere delle persone coinvolte). Il modo migliore per
esprimere un buon feed-back è formulare domande efficaci. Vediamone alcune insieme:

• Cosa ha determinato questa differenza tra l’obiettivo prefissato e quello raggiunto?


• Quali strategie o azioni si sono rilevate determinanti? In che misura (ove possibile)?
• Quali strategie o azioni si sono rilevate inefficaci o addirittura improduttive? In che
misura (ove possibile)?
• Come posso migliorare il risultato raggiunto?
• Quali nuove soluzioni posso adottare?
• Qual è il primo passo che posso mettere in atto?

Ricorda che un buon feed-back deve finire sempre con un primo passo da compiere al fine
di mandare un chiaro messaggio alla mente su cosa vogliamo raggiungere.
Quando effettuare il feed-back?
È difficile dirlo. Tuttavia può essere utile ricordare che feed-back troppo ravvicinati
rischiano di portare noi stessi o le persone a cui lo facciamo in uno stato di paralisi, mentre
feed-back troppo distanti rischiano di metterci di fronte ad amare sorprese non potendo
correggere proattivamente le azioni.
Tuttavia una verifica mensile è necessaria.
In sintesi ecco i tre passi principali:

1. fattori positivi;
2. fattori negativi;
3. fattori da migliorare.

Infine nell’analisi dei fattori positivi e negativi occorre prestare attenzione anche agli
aspetti psicologici e attitudinali.

LAVORO E STRESS
Molti di noi hanno talmente tanti impegni, compiti e responsabilità che hanno sviluppato la
credenza che non si può lavorare e vivere senza forti livelli di ansia: ricordiamo però che

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se lasciamo troppo spazio all’ansia, ne rimarrà poco per la nostra vita.
La scienza medica ci ha più volte redarguito sugli effetti negativi che una vita piena di ansia
e preoccupazioni ha sulla nostra salute. Depressione, ulcera e nei casi più gravi tumori
sono il prezzo da pagare per non saper gestire le proprie preoccupazioni. Rifletti
sinceramente su quanto segue.
Ha senso sacrificare la propria vita per un pugno di preoccupazioni? Ha senso rischiare di
perdere le persone a cui teniamo caricandole indirettamente di stress? E soprattutto, quando
non ci saremo più, che ricordi vogliamo che abbiano le persone a noi più vicine?

Prima di affrontare qualche strategia mentale per gestire meglio lo stress da lavoro, ti
poniamo una domanda che ai nostri seminari emerge spesso: “Ma lo stress è sempre
negativo?”.
La risposta può essere questa; l’adrenalina prepara l’organismo a battersi o a battersela!
Il significato di questa frase è palese. Situazioni di stress in cui viene indotta una maggiore
quantità di adrenalina possono essere positive quando ci aiutano a dare il meglio di noi o
viceversa possono rivelarsi improduttive e in alcuni casi addirittura paralizzanti.

EUSTRESS VSDISTRESS
Studi di psicologia ormai noti hanno evidenziato l’esistenza di due forme di stress.

EUSTRESS O STRESS “BUONO”


È quella forma di stress che ci spinge a voler ottenere il meglio da una determinata
situazione e stimola l’utilizzo delle risorse psichiche e fisiche. È quella forma di stress che
ci fa sentire “carichi”.

DISTRESS O STRESS “CATTIVO”


È quella forma di stress che paralizza o riduce l’utilizzo delle risorse psicofisiche. Si
evidenzia con mani sudate, forte senso di sete, linguaggio confuso, tensione muscolare,
respirazione irregolare ecc. Capita quando si supera la soglia di eustress.
Ecco come possiamo illustrare graficamente il rapporto esistente tra distress ed eustress.

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Come si evince dal grafico, superata una certa soglia di eustress, il livello di stress
comincia a essere deleterio per le nostre prestazioni mentali e fisiche.

COME GESTIRE L’ANSIA DA URGENZE E PROBLEMI


Non c’è nulla di nobile nell’essere superiore a un altro uomo.
La vera nobiltà sta nell’essere superire alla persona
che eravamo fino a ieri.
Samuel Johnson

Crediamo fortemente che la qualità della vita sia fortemente influenzata dal modo in cui
utilizziamo le nostre risorse psichiche. La mente si muove per “mezzi-fini”. Trova un fine
da raggiungere e si attiva per cercare le soluzioni e le conferme necessarie a farci sentire
congruenti.
Come disse Einstein: il modo più semplice per trovare una soluzione a un problema è
formularlo correttamente.
In effetti le persone che utilizzano al meglio le proprie risorse psichiche sono coloro che
sanno formulare al meglio i propri problemi. Sanno creare una “cornice” positiva.
Facciamo un esempio.
Riflettiamo su cosa succede a uno studente quando di fronte a un esame si concentra su tutte
le difficoltà che incontrerà, sul fatto che non crede di poterlo superare perché non è
preparato e la commissione è molto esigente.
Attingerà a tutto il suo potenziale? Sicuramente no!
Le sue azioni saranno incerte e le sue parole cariche di preoccupazione.
Il risultato probabilmente sarà disastroso e questo rafforzerà le sue insicurezze. Gli
psicologi la chiamano “spirale del cambiamento” e può essere positiva o negativa o,
meglio, produttiva o distruttiva.

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Spetta a noi la responsabilità di scegliere come utilizzare il nostro atteggiamento, le nostre
risorse e di conseguenza le nostre azioni. I risultati sono solo una conseguenza delle scelte
che facciamo.

Come possiamo influenzare il nostro atteggiamento? Attraverso l’uso delle domande:


domande di qualità danno sempre risposte di qualità!
Se ci chiediamo “perché devo risolvere sempre io tutti i problemi?”, che risposta possiamo
aspettarci?!
Tuttavia se ci chiediamo “come posso risolvere questo problema?”, o ancora “come posso
delegare in modo efficace?”, con ogni probabilità la nostra mente sarà orientata a trovare
soluzioni costruttive.

COME POSSIAMO RISOLVERE I NOSTRI PROBLEMI


E LE NOSTRE ANSI E?
Un modo efficace c’è: dando un nuovo significato alle situazioni e ponendoci le domande in
modo produttivo. Come posso utilizzare il mio atteggiamento per gestire l’ansia?

Aristotele affermava che per risolvere le preoccupazioni occorre:

1. stabilire i fatti;
2. analizzare i fatti;
3. giungere a una soluzione e poi agire.

La psicologia ci insegna che la causa principale dell’ansia è la poca chiarezza sulla


situazione da affrontare.
Occorre raccogliere tutti gli elementi in gioco per fare un’analisi completa e dettagliata.
Immagina di essere un reporter intento a raccogliere i dati per la stesura di un articolo.
Scrivili e procedi nell’analisi. Per aiutarti puoi chiederti “perché mi sto preoccupando?”
oppure, “cosa mi preoccupa di più?” e ancora, “che probabilità ci sono che questo
accada?”.
Solo a questo punto rispondi alle domande successive: “che soluzioni mi restano da

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attuare?” e “qual è la soluzione più produttiva?”.
Ricorda che due soluzioni allo stesso problema sono un dilemma, tre rappresentano
un’opportunità.

Ci sono sempre più di due soluzioni, basta solo trovarle. E, dopo aver scelto, agisci subito!
Una prima azione rafforzativa serve a comunicare al tuo inconscio che è arrivato il
momento di risolvere la situazione.
Facciamo un esercizio insieme. Pensa a un problema attuale e rispondi alle seguenti
domande:

1. Perché mi sto preoccupando?

2. Cosa mi preoccupa di più?

3. Che probabilità ci sono che questo accada?

4. Che soluzioni mi restano da attuare?

5. Qual è tra tutte la soluzione più produttiva (con più vantaggi)?

Una volta tracciate le linee base della situazione sarà semplice assumerne il controllo.

STRATEGIE PER RISOLVERE GLI STATI D’ANSIA NEL


LAVORO
Analizziamo qui di seguito qualche strategia per risolvere i nostri stati d’ansia.

1. Tieni la mente e le mani occupate


Troppo spesso ci fermiamo ad analizzare. L’analisi è molto importante ma, come
affermavano gli antichi greci, “la parola analisi è molto simile alla parola paralisi”. Più dei
due terzi della giornata dovrebbe essere occupata da azioni importanti e solo il tempo
rimanente da pensieri o attività futili.

2. Lascia morire di fame le inezie


È inutile focalizzarsi sulle piccole cose che ogni giorno ci capitano e ricamare su di esse
pensieri improduttivi.

3. Accetta l’inevitabile
Se un evento è al di fuori del nostro controllo, accettiamolo; se è possibile, impariamo da
esso: ogni avvenimento è quello giusto e avviene al momento giusto.

4. Utilizza uno “stop loss”


Fissiamo un punto oltre il quale, anche per le piccole cose, non è più utile continuare a
pagare il prezzo di comportamenti errati. Ad esempio, se qualcuno dei tuoi amici o

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collaboratori è abituato ad arrivare tardi agli appuntamenti, digli che dopo 10 minuti di
ritardo andrai per la tua strada. E se accade, fallo davvero. Avverranno dei miracoli!

5. Concentrati sul futuro, ringrazia e abbandona il passato


Sai che differenza c’è tra il parabrezza e lo specchietto retrovisore? Uno serve per guardare
avanti, l’altro indietro. Il primo è molto più grande del secondo perché guardare avanti è
molto più utile che tenere lo sguardo fisso sul passato.

6. Fai del tuo meglio e poi apri l’ombrello


Spesso capita che anche quando diamo il meglio di noi stessi siamo soggetti a critiche. Il
segreto è fare del proprio meglio senza aspettarsi nulla in cambio; se al posto della
gratitudine, arriveranno delle critiche è bene ricordare che solo chi non agisce non riceve
critiche.
Le critiche sono spesso il termometro del successo e del potere!

7. Metti il tuo corpo a disposizione della tua mente


Non dobbiamo mai dimenticare che mente e corpo sono due facce della stessa medaglia:
come la psicosomatica ci insegna, mente e corpo sono due entità interdipendenti. Gli stati
d’animo sono fortemente influenzati da molti fattori: fisiologia, respirazione, alimentazione
ecc.
Un detto, eredità delle passate generazioni, recita: “Quando sei in trincea fatti sempre la
barba”. Quando siamo in difficoltà non dobbiamo mai dimenticare di prenderci cura di noi
stessi!

OTTO MODI PER RISPARMIARE TEMPO E AVERE PIÙ


ENERGIA
1. Non comportarti da tuttofare
Spesso, per bisogno di approvazione o per scarsa capacità di delega, ci ritroviamo a dover
affrontare una serie di compiti che non ci appartengono. In questo modo non svolgiamo le
attività che ci interessano realmente o che appartengono al II quadrante. Impara a delegare e
sviluppa un approccio più manageriale.

2. Scrivi sempre una “to do list”


Una delle ragioni per cui non riusciamo a portare a termine alcuni compiti è che non
sappiamo neanche quali siano. Il modo migliore per gestire con successo il proprio tempo è
giocare d’anticipo organizzandosi proattivamente, mettendo a fuoco le risorse a
disposizione e rendendole produttive. Una lista delle cose da fare, del quando e del come
farle è senz’altro un grande inizio!

3. Impara a dire di no
Rendersi utili quando possibile è uno dei segreti per avere una ricompensa inaspettata, ma
essere sempre a completa disposizione non è altrettanto produttivo; spesso, infatti,
comporta la rinuncia ai propri impegni personali. Essere disponibili vuol dire essere

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collaborativi e pronti ad aiutare chi ne ha bisogno, mentre essere a disposizione significa
avere come unico o principale impegno le necessità altrui.

4. Elimina le distrazioni
È necessario crearsi le migliori condizioni di lavoro (ambiente, materiale, momenti...) e
distaccarsi mentalmente dai problemi che coinvolgono altre aree della nostra vita.

5. Occupati di un’azione alla volta


Il modo più semplice per assolvere a tutti i propri doveri, una volta scritti su un pezzo di
carta, è affrontarli uno dopo l’altro senza pensare a ciò che si è appena fatto e nemmeno a
ciò che ci attende. La concentrazione riduce i tempi di qualunque attività e aumenta la
qualità del risultato.

6. Porta sempre con te un block notes


Quante volte abbiamo avuto un’idea importante mentre eravamo in autobus o al volante,
quante volte avremmo voluto ricordare quel pensiero che è apparso e scomparso nel giro di
pochi istanti. Avere sempre a disposizione un piccolo blocco per gli appunti ci permette di
annotare ogni pensiero utile e fermare su carta tutto ciò che vale la pena di rivedere.

7. Sfrutta i tempi morti


Studi sociali evidenziano come una persona, ogni giorno, perda da un minimo di tre a un
massimo di nove ore in tempi morti. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. È bene
investire almeno una parte di questi momenti in attività del II quadrante.

8. Dedica almeno un giorno alla settimana a “ricaricare le pile”


Lo stress non è un virus che vive nell’aria e ci colpisce inaspettatamente, è un accumulo di
situazioni che facciamo finta di non vedere o che non riusciamo a gestire, che protraendosi
nel tempo finisce con l’avere delle ripercussioni fisiche e mentali. Per questo motivo è
molto importante dedicare qualche ora a settimana a noi stessi: le attività di “sfogo” sono
necessarie al nostro benessere.

ORGANIZZAZIONE DI UN ESAME
Qual è il primo pensiero che si affaccia nella mente dello studente appena apprende che
dovrà sostenere un esame?
La prima sensazione di solito è di peso e fatica, poi si fa strada la preoccupazione per la
possibile difficoltà della materia e infine il timore di non superare la prova o, almeno, di
non ottenere il risultato sperato.
Ti sei mai domandato per quale motivo il focus penda pericolosamente dal lato negativo
della situazione e solo raramente si senta uno studente dire: “Bene! Un nuovo esame, potrò
mettere un altro bel voto sul libretto!”. Oppure: “Grande! Così poi ne avrò uno di meno da
fare!”.
Superare un esame, così come la maggior parte delle cose nella vita, ha prima di tutto a che
vedere con la volontà.

360
Quando si desidera fortemente un risultato e si è disposti a fare ciò che è necessario per
raggiungerlo, ci sono moltissime possibilità di riuscire.
È necessario predisporsi positivamente nei confronti del compito che ci aspetta perché è
fondamentale rilevare che tutti i migliori strumenti non sarebbero sufficienti a raggiungere il
successo se non coadiuvati dal desiderio di riuscire.
Naturalmente oltre alla positività servono impegno e strategia.
Nell’ambito dell’apprendimento, l’impegno puoi metterlo solamente tu, ma per quanto
riguarda la strategia possiamo offrirti un valido aiuto.

SANE ABITUDINI
Innanzitutto è bene ricordare che il vecchio detto mens sana in corpore sano rivela un
legame tra la capacità di utilizzare la mente e il benessere fisico. Risvegliare questo
rapporto permette di sfruttare con maggiore efficacia le proprie capacità e di gestire al
meglio l’energia che proviene dalla cura del benessere fisico.
In effetti chi può negare che l’energia influisca positivamente sul rendimento? E come si
può preservare il benessere psicofisico?
Esistono molti modi per prendersi cura di sé e il compito dello studente è solo quello di
sperimentarne alcuni per testarne l’efficacia: lungi da noi l’idea di spostare l’attenzione
dalla mente al fisico, ma una volta provata la relazione è possibile asserire che occuparsi
nella giusta misura del proprio fisico significa in realtà occuparsi della propria mente.
È proprio per questo motivo che è consigliato dedicarsi a una piccola attività sportiva
quotidiana. Fare sport regolarmente regala al fisico e alla mente una grande riserva di
energia, oltre a essere un ottimo e salutare metodo per distrarsi e distendere i nervi dopo
una giornata di lavoro o di studio.
Prima di passare alla pianificazione vera e propria dell’esame, è bene valutare insieme
alcuni accorgimenti di grande rilevanza che contribuiranno al successo delle prove e
aiuteranno a circoscrivere l’ambiente ideale all’interno del quale coltivare la propria
preparazione.
Abbiamo già visto che l’errata postura crea un sabotaggio che impedisce il giusto
rendimento. La posizione migliore è quella del cocchiere: come per il rilassamento, essa
prevede gambe parallele con i piedi comodamente appoggiati al pavimento, schiena dritta e
appoggiata allo schienale.
La sedia deve essere avvolgente, in modo da non creare “fastidiose” distrazioni, ma
contemporaneamente non troppo comoda, per evitare che al minimo cenno di stanchezza il
comfort della sedia sia troppo invitante.
La scrivania su cui si studia deve essere sgombra da tutto ciò che non è strettamente
attinente alla materia, ma allo stesso tempo ogni libro, oggetto o strumento che possa essere
utile durante lo studio deve essere a portata di mano, così da non perdere tempo a cercarlo
nel momento in cui dovesse servire.
Libri, appunti, vocabolario, calcolatrice o codici devono essere pronti all’utilizzo: in
questo modo si risparmierà molto tempo e non si rischierà di rovinare lo stato di
concentrazione creato.
L’ambiente in cui si studia deve essere il più possibile silenzioso e orientato alla ricerca e
al mantenimento della concentrazione; non sempre si ha a disposizione un locale perfetto
per questa attività: qualcuno che parla nella stanza attigua, i rumori che giungono dalla

361
strada, il ticchettio del nostro stesso orologio da tavola potrebbero causare disturbo. Per
questo è consigliato fare un rilassamento mentale prima di iniziare lo studio.
Inoltre tutti sanno quanto sia importante la corretta respirazione e l’ossigenazione ai fini del
benessere di una persona e della sua prontezza, sia fisica che mentale; è utile studiare in
ambienti ben areati e cambiare l’aria con una certa frequenza: l’aria fresca risveglia il
corpo e l’ossigeno nutre le cellule cerebrali.
Come si è visto nel capitolo relativo alla lettura rapida, l’inclinazione ideale del testo di
studio la si ottiene con un leggio che evita al collo lo sforzo di guardare verso il basso; se
non se ne possiede uno e non lo si vuole acquistare, si può tranquillamente appoggiare il
libro su un altro paio di testi che al momento non si utilizzano.
La luce non deve essere né troppo forte né troppo debole: nel primo caso sarà fastidiosa e
accecante, mentre nel secondo la vista si affaticherà nel tentativo di mettere a fuoco
nell’oscurità. La condizione ideale si verifica in presenza di luce naturale o alogena,
sistemata in un punto tale da non creare riverbero sul testo e da non produrre ombra con il
corpo.
Quando ci si dedica alla preparazione di un esame, o comunque nel momento in cui si
decide di studiare un argomento, è consigliato adottare un regime alimentare che sia il più
corretto e bilanciato possibile.
Chi può dire cosa sia giusto mangiare e quando?
Tutti sanno che esistono numerose correnti di pensiero relative all’alimentazione, ma sono
tutti concordi nel dire che prima di studiare è meglio evitare di fare pasti troppo
abbondanti.
Il piacere della gola non sempre coincide con quello della mente e del corpo: bisogna
tenerne conto quando ci si siede a tavola prima di iniziare a studiare.
È buona norma gestire l’apporto calorico nell’arco dei pasti di tutta la giornata e
bilanciarlo con un’adeguata porzione di carboidrati, proteine, grassi, vitamine e di ogni
elemento necessario.
Anche una buona quantità di liquidi e sali minerali ha un ruolo importante, così come
fondamentale è evitare le bibite gassate o alcoliche.
Inoltre il cibo può essere un meraviglioso diversivo oltre che il carburante di cui necessita
la mente. Approfittiamo quindi delle pause dallo studio per fare piccoli e leggeri spuntini
che aiutino a rilassarsi, rifocillarsi e anche a spostare i pensieri per cinque o dieci minuti,
in modo da riacquistare le energie e la concentrazione. I cibi ad alta digeribilità sono
naturalmente da preferirsi e la frutta è meglio se consumata lontano dai pasti.
Avere ritmi di vita regolari ed equilibrati influisce sulla qualità del sonno, fase
fondamentale per l’apprendimento: dormire è il momento in cui si riacquistano le forze e si
riordinano le idee, anche se inconsciamente.
Purtroppo uno dei momenti più difficili della giornata per alcune persone è il risveglio: a
volte perché non si è dormito bene, altre volte invece perché la sveglia suona nel momento
in cui si è ancora nella fase di sonno profondo e non si è pronti a riprendere le attività
diurne in tempi brevi.
In questi casi può venire in aiuto la tecnica della sveglia mentale appresa nel capitolo 4:
essere pronti e scattanti appena svegli permette di ottimizzare i tempi e di svegliarsi con
una piacevole sensazione di energia, riposo e armonia.

362
PROGRAMMAZIONE
Ora che abbiamo delle ottime abitudini possiamo farle fruttare mettendo in atto il processo
di programmazione di apprendimento vero e proprio, con una precisione che può essere
definita matematica.
Lavorare per obiettivi permette di sapere sempre a che punto della strada si è arrivati;
quindi preparare un accurato piano di studi con l’obiettivo di superare un esame è il modo
più sicuro per raggiungere il risultato.
È possibile gestire con successo le numerose pagine di testo che compongono il
programma.
Fare dei calcoli matematici per organizzare lo studio non garantisce il risultato, ma è
sicuramente un ottimo punto di partenza.
Si inizia dal numero di pagine da studiare e dal tempo a disposizione.
Ipotizziamo di avere 1000 pagine da preparare entro 30 giorni.
La tentazione è quella di fare una semplice divisione: 1000 : 30 = 33,33 periodico.
Ovviamente è difficile valutare lo 0,33 periodico, ma a parte questo, sarebbe un calcolo
errato.
Bisogna domandarsi se, dei 30 giorni a disposizione, saranno tutti dedicati alla
preparazione dell’esame; è molto probabile che nel corso di un mese ci siano dei giorni di
riposo, impegni da assolvere e imprevisti.
Considerando quindi di tenere i sabati e le domeniche liberi, più un paio di giorni per i
possibili imprevisti, ci si accorge subito che il tempo di cui si dispone è diminuito
sensibilmente fino a 20 giorni di studio.
Si ripeta ora la divisione con i nuovi dati, lo stesso numero di pagine per un minor tempo:
1000 : 20 = 50 pagine al giorno.
Bene, ora sappiamo qual è il numero minimo di pagine che si deve preparare ogni giorno
per arrivare pronti alla data dell’esame.
Si tratta forse di un numero immodificabile?
La cosa migliore è considerarlo uno spunto dal quale partire per la programmazione del
lavoro giornaliero. Per concretizzare il planning vero e proprio sarà utile prendere
fisicamente in mano il testo e valutare la divisione degli argomenti, dei capitoli e di tutto
ciò che influisce sul rendimento.
In effetti non si può certo affermare che ogni pagina del testo richieda lo stesso impegno per
essere assimilata.
Di solito i primi capitoli sono di introduzione all’argomento centrale mentre gli ultimi
tirano le conclusioni.
A seconda del tipo di materia trattata, ciò significa che ci saranno capitoli più facili e
capitoli più difficili: saperli riconoscere fornisce la possibilità di gestire meglio il tempo.
Inoltre bisogna distinguere tra argomenti discorsivi e tecnici: un trattato di matematica, ad
esempio, comprende teoria, dimostrazioni, esercizi, e ognuna di queste parti necessita di
una particolare cura nell’approccio. Le peculiarità e le difficoltà di una materia ne
caratterizzano lo stile di apprendimento e il tempo necessario.
In sintesi, prima di redigere il piano giornaliero, si deve valutare la difficoltà di ogni
singola parte del testo per evitare di esaurire le “50 pagine al giorno” in 3 ore durante una
sessione di studio e in 2 giorni per la successiva.

363
Una volta conclusa questa ricerca bisogna crearsi dei microbiettivi e mettere su carta ciò
che si vuole raggiungere giorno per giorno.
Naturalmente per la riuscita del progetto è necessario rispettare scrupolosamente i tempi e
l’unico caso in cui è concesso trasgredire è quello che ci vede studiare più pagine del
dovuto, mai il contrario.
Avere sempre ben presenti i motivi che ci spingono a desiderare un risultato è importante
per accedere in ogni momento alla riserva di energia che procura la motivazione: è utile
soprattutto nei momenti difficili, quelli in cui ci si sente in difetto, quando ci si sente soli o
comunque si ha bisogno di sostegno. A volte il supporto necessario ci arriva dall’esterno,
da persone che ci sono accanto, ma in ogni caso è sempre bene poter provvedere da soli.
Se lo trovi utile puoi decidere di affiancare i tuoi obiettivi giornalieri da commenti che ti
ricordino le motivazioni che ti spingono a voler ottenere determinati risultati.
La consapevolezza è uno degli strumenti più importanti per il raggiungimento degli
obiettivi.
Una volta stabilito il piano d’azione, è necessario metterlo in atto con le tecniche di
apprendimento.
Entrano quindi in gioco le abilità di organizzazione e memorizzazione apprese nei capitoli
precedenti.
L’analisi dei testi prevede quattro fasi principali:

• lettura di supervisione;
• lettura critica;
• verifica;
• memorizzazione.

La lettura di supervisione serve ad avere una visione generale dell’argomento che ci si


appresta a studiare; la lettura critica prevede la totale comprensione del testo e
l’estrapolazione delle parole chiave; la verifica convalida la corretta scelta dei termini che
hanno il compito di riportare alla mente l’intero testo; la memorizzazione termina il
processo tramite l’assimilazione dei contenuti.
Ognuna di queste fasi deve essere portata a termine entro la giornata di studio e riferirsi
alle pagine di competenza del giorno stesso.
La lettura di supervisione può essere fatta per l’intero carico giornaliero di lavoro oppure
divisa in parti a seconda della nostra preferenza; allo stesso modo seguiranno le due fasi
successive, mentre la memorizzazione avverrà tutta insieme a fine giornata; anche in questo
caso c’è libertà di scelta fra i metodi visti in precedenza e, comunque, se ne può utilizzare
più di uno contemporaneamente.
In ogni caso il modo migliore per ottenere risultati nei tempi più brevi possibili è riuscire a
cogliere subito il senso del testo, in modo da poter poi scegliere le parole chiave adeguate
con maggior facilità. Come è possibile che ciò avvenga?
Semplice, basta porsi in modo attivo di fronte al testo e farsi delle domande sui possibili
contenuti di ciò che si sta per leggere.
Porre dei quesiti alla propria mente crea dei meccanismi di ricerca che il cervello mette
automaticamente in atto al momento della lettura: le domande poste a priori aiutano a
trovare delle risposte, il senso critico attivato dall’interesse nel trovare le risposte permette

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di collegare le informazioni raccolte e di fare ipotesi sul senso del contenuto.
È un approccio diverso, innovativo, che vuole dare un senso al tempo investito e andare
alla ricerca di ciò che si vuole imparare piuttosto che aspettare che “arrivino” le
informazioni che “dovremmo” sapere per mezzo della solita passività che annoia e
deprime, annientando la gioia dell’apprendimento.
È importante ricordare sempre di memorizzare solo il minimo indispensabile, ovvero: