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Istituto Cortivo

Corso per
ASSISTENTE
ALL’INFANZIA

Relazione sul tirocinio


ATTIVITA’ IN ASILO
NIDO

Bernardini Valentina A.S. 2019/20


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INDICE

1. INTRODUZIONE....................................................................................................................................3
2. PARTE OSSERVATIVA.............................................................................................................................3
2.1 Breve descrizione della storia della struttura..........................................................................................3
2.2 Presentazione delle attività quotidiane svolte dalla struttura...................................................................4
2.2.1 Organizzazione e orari.....................................................................................................................4
2.2.2 Descrizione degli spazi utilizzati.....................................................................................................5
2.3 Presentazione dell’équipe.......................................................................................................................6
2.4 Presentazione degli utenti.......................................................................................................................6
2.5 Presentazione di alcuni casi significativi................................................................................................7
3. PARTE OPERATIVA..................................................................................................................................8
3.1 Profilo dell’Assistente/Operatore per l’infanzia......................................................................................8
3.1.1 Descrizione profilo..........................................................................................................................8
3.1.2 Attività e mansioni...........................................................................................................................8
3.1.3 Competenze.....................................................................................................................................8
3.2 Descrizione dettagliata dell’attività svolta..............................................................................................9
3.3 Cosa ho scoperto di me stessa...............................................................................................................10
4. COLLEGAMENTO CON LA TEORIA....................................................................................................13
5. PROGETTO EDUCATIVO.......................................................................................................................15
6. CONCLUSIONE........................................................................................................................................19
7. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI.............................................................................................................21
8. APPENDICE..............................................................................................................................................22
ABSTRACT...................................................................................................................................................22

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1. INTRODUZIONE
“La cosa  importante  non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto che ad
ogni bambino  debba essere dato il  desiderio  di  imparare.”

John Lubbock Scrittore

Questo breve elaborato tratta dell’esperienza vissuta presso l’asilo nido nel quale ho prestato
attività di tirocinio collegandola al percorso di apprendimento scolastico.
Lavorare con i piccoli è qualcosa per certi versi inusuale. In un certo senso si sovvertono le
regole. La mattina tutti di corsa al lavoro: lavori complicati o semplici, ma tutti fatti con la richiesta
di essere adulti e di prendersi delle vere responsabilità. Tutti tranne uno: l'educatrice di asilo nido (o
l'insegnante di scuola dell'infanzia). Ecco, essa, deve prendersi tante responsabilità da adulto e, in
più, e contemporaneamente, essere bambino. E' ciò che rende questo lavoro davvero speciale e
davvero difficile. Se chi entra in ufficio, si “mette la giacca”, chi lavora al nido fa un gesto
bellissimo e fondamentale: si toglie la giacca e con essa tutte le maschere perché, con le maschere,
non si può stare di fronte a un bambino. È questa caratteristica unica, meravigliosa e
sfidante, che permette all’insegnante di crescere e far crescere.
Questo elaborato è suddiviso in più parti, una prima parte osservativa in cui sono descritti la
struttura, l’equipe e i gruppi di bambini presenti all’interno dell’asilo, una seconda parte operativa
teorica in cui si spiega il profilo dell’assistente, e pratica nel quale si dettagliano gli interventi da me
attuati. Una terza parte tratta il collegamento con il percorso formativo scolastico in cui affronto un
tema che a me sta molto a cuore, quello delle emozioni e infine la presentazione di un progetto che
tratta proprio questo tema.

2. PARTE OSSERVATIVA
2.1 Breve descrizione della storia della struttura
L’Asilo Mini Centro, dove ho svolto il tirocinio, apre alla fine del 2002 grazie a M. K., il
direttore, che dopo essersi trasferito in Ticino dalla Svizzera Interna vuole esercitare la professione
di insegnante.
La moglie svolge già attività sociale sul territorio tramite le famiglie diurne, una
organizzazione che offre alle famiglie di lavoratori, un servizio di accoglienza dei propri bambini
presso altre famiglie di cui le mamme o i papà (mamma o papà diurni) se ne prendono cura. Una
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buona conoscenza dei bisogni e delle strutture già presenti, permette a M. e alla moglie di notare
che tra Lugano e Mendrisio non sono presenti asili nido, cosi nel 2002 affittano una vecchia
struttura che precedentemente era l’asilo “La bella favola” chiuso nel 1998, lo ristrutturano e alla
fine del 2002 finalmente l’asilo apre le porte.
La struttura si trova nel Parco Commerciale di Grancia nel distretto del Comune di Lugano
nella zona industriale Pian Scairolo nelle primissime vicinanze dei centri commerciali. L’asilo si
può raggiungere in treno scendendo alla stazione di Lugano Paradiso e prendendo successivamente
l’auto postale in direzione Casoro. E’ facilmente raggiungibile anche in auto percorrendo
l’autostrada A2 in direzione Nord ed uscendo a Lugano sud. Si prosegue poi in direzione Figino
Morcote continuando verso il Parco Commerciale Grancia 2.
2.2 Presentazione delle attività quotidiane svolte dalla struttura
2.2.1 Organizzazione e orari
La struttura è aperta dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 18.30, comprende un massimo di 20
bambini dai 3 mesi fino ai 3/4 anni. Lo spazio è suddiviso in tre sezioni:
- Gruppo bebè: dai 3 mesi ai 12 mesi
- Gruppo medi: dai 13 mesi ai 2 anni
- Gruppo grandi: dai 2 anni ai 3/4.
Per ogni sezione è organizzata una giornata tipo.
La giornata tipo dei bebè può variare in base alle esigenze del bambino:
- 7.30 – 9.00: accoglienza
- 9.00 – 9.30: spuntino
- 9.30 – 11.10: cambio del pannolino e riposino
- 11.15: pranzo
- 12.30 13.00: preparazione per il riposino o per il rientro a casa
- 13.00 – 15.00: riposino
- 15.00 – 16.00: risveglio cambio del pannolino e merenda
- 16.00 – 18.45: gioco libero e preparazione per andare a casa.
Per il gruppo medi e grandi la giornata tipo è maggiormente standardizzata: alla stessa ora, ogni
giorno, ci sono dei rituali come lo spuntino, il pranzo e il riposino, nel tempo restante il bambino
decide se svolgere un’attività proposta o dedicarsi al gioco libero.
La struttura della giornata tipo è la seguente:

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- 7.30 – 9.00: accoglienza, l’educatrice dedica un tempo necessario allo scambio di
informazioni e cura la separazione del bambino dal genitore, nel frattempo gli altri bambini
giocano liberamente.
- 9.00 – 9.45: spuntino, cosi che anche i bambini che non hanno fatto colazione a casa
possono mangiare frutta e biscotti.
- 9.45 – 11.00 circa: attività guidate e non, il gruppo solitamente viene diviso in due piccoli
sottogruppi (non sempre) questo permette all’educatrice di organizzare attività guidate e non
(terrazza, attività ludiche, stanza del movimento ecc.)
- 11.00 – 11.20: preparazione al pranzo, i bambini a cui la mattina viene assegnato il compito
di camerieri apparecchiano la tavola, e infine tutti i bambini divisi per tavoli vanno al bagno
e si lavano le mani
- 11.30 – 12.20: pranzo, le educatrici mangiano al tavolo con 5/6 bambini.
- 12.30 – 13.00: preparazione alla nanna, le educatrici si occupano del cambio degli indumenti
e dell’igiene personale e aiuta a prepararli per il riposino o per andare a casa.
- 13.00 – 15.00: riposino.
- 15.00 – 16.00: risveglio e merenda.
- 16.00 – 18.45: si svolgono attività guidate o gioco libero fino all’arrivo dei genitori.
2.2.2 Descrizione degli spazi utilizzati
L’asilo è disposto su un unico piano, dall’entrata c’è un lungo corridoio che accede alle varie
stanze tutte situate sulla destra. Nella prima parte del corridoio c’è il guardaroba con panchine e
appendiabiti dove i bambini, la mattina, posano giacche e scarpe e mettono le pantofole. Sempre
nella prima parte sulla destra c’è l’ufficio e l’entrata del personale.
La stanza dei piccoli: suddivisa in due locali “la stanza della nanna” con lettini e un altro
spazio dove è disposto un fasciatoio e degli armadietti, l’angolo morbido per i più piccoli, una
scrivania, uno scaffale basso con dei giochi un piccolo tavolino e delle sedie per i bimbi che stanno
già seduti.
La stanza dei medi dei grandi: composta da un angolo lettura con un materasso e dei cuscini,
degli scaffali con libri e giochi da tavolo, un angolo dedicato alla cucina per sperimentare il gioco
della casa, un angolo con tavolo e sedie per il pranzo dei medi e un fasciatoio. In questa stanza e
presente una porta che collega la stanza dei medi con quella del movimento.
La stanza del movimento e della nanna: vi sono parecchi giochi che stimolano il movimento,
una mensola con radio e cd, giochi di costruzione e lego. Questo spazio permette loro di compiere
azioni motorie come correre, ballare, saltare e fare capriole.

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La stanza del pranzo (mensa): qui è presente un armadio con all’interno le stoviglie e un
altro armadio suddiviso con dei giochi da tavolo, travasi e incastri oppure altre attività come pittura
e disegni, sono presenti anche tavolini e sedie, questa stanza viene utilizzata anche per spuntini,
pranzi e merende. All’interno della stanza vi è una finestra collegata con la cucina per semplificare
il passaggio dei pasti e una porta che collega le due sale.
La cucina: è presente un tavolo, il frigorifero, il congelatore, i fornelli e la lavastoviglie.
Il soppalco: e situato verso la fine del corridoio e vengono sistemati altri giochi come macchinine
passeggini un'altra piccola cucina, uno specchio e un angolo travestimenti.
Il bagno: vi è un fasciatoio, uno specchio, tre lavandini, due wc di diverse grandezze uno
sgabuzzino contente prodotti per la pulizia, una lavatrice, un grande mobile con i cesti per pannolini
e ricambi per ogni bimbo una mensola porta bicchieri con spazzolini e dentifrici, una piccola
farmacia, in questo locale i bimbi possono anche giocare con l’acqua.
Il ripostiglio: è nell’ultima porta dove viene depositato il vetro, carta, prodotti e materiale di
manutenzione. Qui dentro ci sono tre porte che conducono all’esterno di cui una va in terrazza.
La terrazza: ci sono dei giochi per l’esterno come tricicli, biciclette, scivoli, una piccola cucina un
tavolo in legno con le panche. In estate c’è la possibilità di mettere le piscine. La terrazza è separata
da un divisorio in cui c’è la sabbiera.
2.3 Presentazione dell’équipe
All’interno della struttura sono presenti due educatori e due operatrici socioassistenziali,
un’apprendista e una cuoca.
Ma. K.: docente scuole elementari e superiori, scuola universitaria professionale della svizzera
italiana, educatore sociale.
È il direttore dell’asilo nido ha una funzione dirigenziale amministrativa.
Mi. K.: operatrice socioassistenziale, attestato federale di capacità infanzia. Educatrice OSA è la
responsabile del gruppo grandi, coordina le attività della giornata con altri educatori
N.K.: diploma commercio, corsi all’associazione fourchette verte (il marchio dell’alimentazione
equilibrata Ticino). Ha la mansione di educatrice non formata e cuoca
T.T: scuola universitaria professionale della svizzera italiana di educatrice sociale. Ha la mansione
di educatrice responsabile del gruppo medi, (ora in congedo maternità)
M.C: operatrice socioassistenziale, attestato federale di capacità d’infanzia con mansione di
educatrice OSA responsabile del gruppo bebè.
I.G: apprendista OSA stagista, con mansione di formazione
V.B.: apprendista OSA infanzia in Italia, mansione: formazione

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2.4 Presentazione degli utenti
L’asilo può ospitare un massimo di 20 bambini.
Al momento dello stage erano presenti 19 bambini di cui 7 maschi e 12 femmine.
- 10 bambini di cui 3 maschi e 7 femmine facevano parte del gruppo grandi dai 2 anni ai 3 /4
- 6 bambini di cui 2 maschi e 4 femmine facevano parte del gruppo medi dai 13 mesi ai 2 anni
- 3 bambini di cui 2 maschi e una femmina facevano parte del gruppo bebè dai 4 mesi
all’anno
2.5 Presentazione di alcuni casi significativi
Durante lo stage ho osservato con attenzione il comportamento di tutti gli ospiti, ritengo
infatti, al di là di tutto, anche del ruolo marginale che una stagista può avere, che capire le cause dei
comportamenti che i bambini assumono negli asili nido, in particolare di quelli difficili da gestire,
può consentire a noi educatrici di rispondere in maniera efficace dal punto di vista educativo.
In particolare, comprendere tali comportamenti permette di concentrare la propria azione educativa
sulle cause che li generano e non sul bambino in quanto soggetto che li agisce. Ebbene attraverso
l’attenta osservazione ho notato che i bambini citati di seguito, per me sono “soggetti significativi”
in quanto ho notato in loro che hanno maggiormente difficoltà ad esprimere le emozioni.
C. è una bimba di tre anni che fa parte del gruppo dei grandi, abita con la mamma, il papà, il
fratellino P., di 1 anno e mezzo che frequenta anche lui l’asilo nido e a breve arriverà anche una
sorellina. C. ha i capelli corti, gli occhi castani e una corporatura snella ed è sempre in continuo
movimento. Dopo il riposino la sua vivacità si placa e spesso si lamenta di non aver riposato
abbastanza e fatica, rispetto a tutti gli altri, ad alzarsi.
Frequenta l’asilo da quando aveva 4 mesi, è una bimba molto intelligente parla molto bene
l’italiano e spesso chiede di tradurre alcune parole in inglese visto che i genitori le hanno detto che
frequenterà la scuola dell’infanzia in una struttura inglese. È molto solare e socievole, ha due
amiche in asilo con cui è molto legata e giocano spesso insieme. Nei giorni in cui le sue amiche
non frequentano l’asilo non ha problemi a giocare con altri bambini. Come già accennato in
precedenza, ho notato che spesso non riesce a gestire le emozioni. Un giorno, mentre stavo
raccogliendo i suoi capelli per formare due codine, ha iniziato a tremare e quando le ho chiesto se il
mio agire la faceva arrabbiare ha detto che non lo sapeva. È capitato spesso che si mettesse a
piangere senza un motivo apparente, Interrogata non sapeva spiegare il motivo di quella
manifestazione e nemmeno cosa stesse provando in quel momento.
G. ha tre anni e fa parte del gruppo dei grandi, abita con la mamma, il papà e il fratellino D.
di un anno che frequenta l’asilo nido. G. frequenta l’asilo da quando aveva pochi mesi, ha capelli
corti biondi e occhi azzurro-verdi, è di corporatura snella, ha dei modi di fare simpatici, è sempre
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felice, molto furbo e socievole, non ha amici con cui gioca in particolare ma sta con tutti senza
problemi. Questo bambino però non riesce a contenere le emozioni e molto spesso le manifesta con
delle urla continue, disturbando gli altri bambini, per cui spesso sia io che le altre educatrici siamo
costrette a rimproverarlo per cercare di farlo desistere.
3. PARTE OPERATIVA
3.1 Profilo dell’Assistente/Operatore per l’infanzia
3.1.1 Descrizione profilo
L’operatore per l’infanzia è una figura professionale che ha come obiettivo la cura e
l’assistenza dei minori presso strutture pubbliche o private, solitamente opera all’interno di
un’equipe portando il proprio contributo e rispettando il ruolo di ciascuno. Questa figura
professionale opera nel campo dei servizi socio-ricreativi per l’infanzia: baby parking e ludoteche,
servizi integrativi al nido e alla scuola materna, asili aziendali, centri gioco.
3.1.2 Attività e mansioni
L’operatore per l’infanzia progetta e realizza anche in collaborazione con altre figure
professionali, iniziative finalizzate allo sviluppo delle capacità creative e alla promozione di
percorsi di autonomia.
Le mansioni principali di questa figura professionale sono:
- operare nei centri ricreativi e aggregativi, come quelli per bambini e famiglie creati
all’interno della scuola o durante i doposcuola;
- lavorare nei centri estivi per bambini e ragazzi;
- esercitare la propria attività negli spazi per bambini localizzati ad esempio nei centri
commerciali;
- fare animazione di strada;
- gestire attività associative di ragazzi.
I suoi interventi sono rivolti alla persona per migliorare la qualità di vita e l’autonomia per
questo motivo ha bisogno di competenze.
3.1.3 Competenze
Le competenze dell’operatore per l’infanzia sono di vario tipo, si tratta, come spesso accade
nell’ambito del sociale, di conoscenze multidisciplinari.
Competenze relazionali: esso utilizza le conoscenze sull’utente e sull’ambiente di vita per
relazionarsi con l’utente stesso e condivide conoscenze con il resto dell’equipe, si confronta anche
con bambini stranieri e con le loro famiglie aiutandoli nel processo di integrazione.
Competenze sociali: è sempre in contatto con gli altri operatori per confrontarsi, consigliarsi
e segnalare problematiche riscontrare per operare nel benessere dell’utente.
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Competenze di progettazione interprofessionale: collabora alla formulazione, realizzazione e
verifica dei piani di intervento e affronta i problemi in modo adeguato senza pero ricoprire ruoli che
non gli competono.
Competenze organizzative: attua interventi che mirano al miglioramento della vita
dell’utente.
Competenze operative: cerca di rendere più confortevole l’abitazione dell’utente facendo
riordino e pulizia ed è in grado di eseguire piccole attività infermieristiche.
Competenze di integrazione sociale: sviluppa azioni di stimolo con persone interne ed
esterne alla famiglia.
Competenze istituzionali: sa individuare le strutture e i servizi presenti sul territorio.
L’operatore per l’infanzia deve conoscere la normativa legata alla gestione dei servizi per
l’infanzia, le tecniche di animazione e di attività ludica, la progettazione di attività educative e le
dinamiche di gruppo.
Deve inoltre essere in grado di lavorare in equipe collaborando con le famiglie, avere
nozioni di psicologia dell’età evolutiva nonché di igiene, alimentazione, sicurezza e primo soccorso
pediatrico.
L‘operatore deve anche essere formato riguardo tematiche riguardanti i bambini con cui
andrà ad interagire.
3.2 Descrizione dettagliata dell’attività svolta
La mia attività iniziava tutte alle 8.30 e terminava alle 16,30. Dal lunedì al venerdì,
all’arrivo in asilo, mentre le educatrici erano impegnate nell’accoglienza, io mi occupavo di
sorvegliare i bambini del gruppo grandi, già arrivati, che giocavano liberamente e se la situazione lo
richiedeva ero pronta ad intervenire. Al momento dello spuntino, alle 9:00 insieme alla responsabile
del gruppo accompagnavo i bambini in bagno per l’igiene personale. Dopo aver messo i bavaglini,
prestavo attenzione durante lo spuntino affinché i bimbi avessero le maniche tirate su, non si
alzassero, non si agitassero più di tanto, mi accertavo che bevessero l’acqua e che assaggiassero ciò
che era servito. Finito di mangiare accompagnavo i bimbi in bagno per lavare mani e bocca.
Mentre i bambini giocavano sorvegliati dalla responsabile, mi occupavo di sistemare la sala
utilizzata per lo spuntino e prepararla per un’attività o per farli giocare con qualche gioco da tavola.
Fino alle 11:00 osservavo i bambini giocare oppure svolgevo con loro delle attività. Poco prima
dell’ora del pasto mi preoccupavo di far riordinare i giochi che avevano utilizzato e richiamavo i
bambini che quel giorno avevano il compito di fare i “camerieri”. Osservavo con attenzione il loro
grado di autonomia mentre apparecchiavano i tavoli e li guidavo verbalmente se avevano bisogno di
aiuto. Appena i bambini finivano di apparecchiare, li radunavo accanto a me e leggevo loro una

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storia, aspettando che fosse servito il pranzo. Durante il pranzo mi occupavo di gestire il tavolo che
mi era stato assegnato composto da quattro bambini. A fine pasto li accompagnavo in bagno per
lavare i denti. Prestare loro un piccolo aiuto poi li sollecitavo a poi continuare da soli. Mi occupavo
anche di prepararli per la nanna togliendo mollette ai capelli e sciogliendo i codini. Distribuivo
ciucci e pupazzi a chi li usava. Durante l’ora del sonnellino (13:00-15:00) io e le altre colleghe ci
occupiamo di fare le pulizie della sala dove era stato consumato il pasto, dei bagni e le attività
specifiche del giorno (potevano essere ad esempio la disinfezione dei giochi, la pulizia dei mobili, il
controllo della dispensa). Alle 15:00 svegliavamo i bambini li portavamo in bagno e poi a fare
merenda. Dopo la merenda i bambini giocavano liberamente sino all’arrivo dei genitori. A fine
giornata rimaneva da svolgere l’attività di riordino degli spazi utilizzati.
3.3 Cosa ho scoperto di me stessa
All’inizio, come in tutte le situazioni nuove, ho avuto qualche difficoltà. I bambini non mi
conoscevano bene e mi vedevano solo come una compagna di giochi. Non riuscivo ad essere
sufficientemente autorevole, per cui i bambini facevano fatica a ritenermi una persona di
riferimento. A posteriori, posso spiegare questa situazione solo ammettendo di aver avuto parecchi
timori. Temevo di intervenire in modo esagerato, oppure di intervenire in modo sbagliato.
Con estrema onestà bisogna dire che, quando un educatore entra al nido non ci sono ricette
che funzionano sempre. Quello che aiuta, nell’educazione e nelle relazioni con grandi e piccini, è
la consapevolezza di ciò che si fa, dell’intenzione con cui lo si fa e dei bisogni sia dell’educatore sia
dei bambini. Come dire che si può dare una bussola, ma la navigazione non ha una mappa già
scritta.
Ecco perché è così importante riflettere sui temi educativi: perché la riflessione è la bussola
che aiuta a rispondere e non a reagire. È lo strumento che permette di gustare il sapore del buono
che si fa. Perché se si termina ogni giornata avendo assaporato il piacere della connessione con i
bambini, il giorno dopo sarà più facile togliersi di nuovo la giacca, per navigare a vista nella
relazione con loro e aumentare i momenti di connessione possibile, che sono quelli in cui si fa
quello che è necessario fare e, nello stesso tempo, si prova il piacere che c’è nello scambio intimo e
profondo con un bambino. Sono partita dunque da queste considerazioni, che giorno dopo giorno si
sono manifestate sempre più nitidamente sino a cristallizzarsi in un atteggiamento perfettamente
coerente con il tono di voce fermo e deciso, lasciando trasparite la duplice anima dell’educatrice, la
dicotomia che la pervade: la compagna di giochi si, ma anche il riferimento autorevole. Grazie a
questa presa di coscienza, sono riuscita a farmi ascoltare e a farmi prendere sul serio dai bambini
come accadeva con le altre educatrici.
Perché lavorare con i bambini.

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Sembrerà strano, ma uno dei motivi è quello legato al tempo.
In un mondo che corre sempre più in fretta, sempre più frenetico, dove nessuno ha mai
tempo di fermarsi almeno un attimo per ammirare un tramonto, un arcobaleno, un bimbo che muove
i primi passi, ebbene in un modo che viaggia a tutto gas, i bambini costringono a rallentare. Per loro
le azioni si svolgono a un ritmo diverso che per noi adulti. Non amano essere toccati
frettolosamente e un cambio di pannolino troppo veloce può diventare una crisi di pianto.
D’altra parte i neonati e in genere i bambini nei primi tre anni di vita hanno una scarsa
tolleranza alla frustrazione. Se hanno bisogno di qualcosa, ne hanno bisogno subito.
Ecco dunque come il tempo gioca un ruolo fondamentale e gestirlo correttamente diventa
una sfida.
Così un’educatrice si trova a essere continuamente richiamata da due tempi diversi: lento e
affrettato. Si accelera e si rallenta in un moto inerziale senza soluzione di continuità.
Ma proprio da questo moto irregolare e per certi versi contraddittorio, nasce il piacere di
svolgere questo lavoro. Il piacere di assaporare i momenti di lentezza. Quando la situazione è calma
e si gioca con i bambini, ho letto che viene aumentata la stimolazione del circuito ossitocinergico
(aumento della produzione di ossitocina, il neuro-mediatore della calma e delle relazioni sociali
pacifiche).
Per questo si deve gustare pienamente la lentezza che arriva dal contatto fisico, dal gioco,
dallo scambio di sguardi. Fa bene ve lo assicuro. Un “bagno di ossitocina al giorno” renderebbe tutti
più gentili.
Ed ora arriva l’aspetto più interessante.
Cosa fare quando ci si deve confrontare con una urgenza.
Da una condizione vissuta al rallentatore, si è proiettati istantaneamente in orbita, senza tuta,
senza simulazioni o attività preparatorie. In tale situazione è ovvio assecondare la propria indole,
peraltro comune, che è quella di consolare e ciò è vero tanto più quanto più il bambino è piccolo.
Ecco dunque che l’educatrice deve fare uno sforzo importante, un volo pindarico e pensare
che la capacità di autoregolazione e autoconsolazione sono fattori importanti nella crescita di un
bambino. E ogni bambino è suscettibile a fonti di consolazione diverse.
Dunque cosa fare.
Da ciò che ho imparato osservando e aiutando le colleghe, la prima cosa da fare è richiamare
la sua attenzione con una voce dolce e gentile. A volte questo è sufficiente per calmarlo. Se non
funziona subito, si attende che il bambino registri lo stimolo e se ciò non avviene è necessario
avvicinarsi e stabilire un contatto visivo e non ancora fisico. Ci sono bambini che hanno bisogno di
vedere che non sono soli per calmarsi. Per un bambino piccolo il campo visivo è limitato dalla

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ridotta capacità di movimento, entrare nel suo campo visivo può essere sufficiente. Non si tratta
ancora di prenderlo in braccio, ma di essere in contatto con lo sguardo.
Se anche questo non funziona? Il tempo passa e l’urgenza incalza.
In alcuni casi ho preso le mani del bambino e ho fatto un piccolo abbraccio con le sue braccia
cullandolo.
E, infine, se nemmeno questo funziona, lo si prende in braccio cullandolo.
Quanto tempo è passato?
Dalla mia esperienza direi meno di un minuto.
Un tempo piccolo che ha dato però al bambino la possibilità di sperimentare diverse possibilità di
consolazione e a me il tempo per sintonizzarmi con me stessa e con lui e scoprire quale sistema
funziona meglio nello specifico. Non è esattamente vero che tutti i bambini vogliono essere subito
presi in braccio.
Ci sono molti bambini sensibili al suono e al contatto visivo e imparare qual è il sistema più
efficace per calmarli è un aiuto per tutti.
La magia del mio lavoro è tutta qui.
Perché di magia si tratta.
Se lavori in un ufficio potrai essere coinvolta in aspetti ripetitivi. Se si è all’interno di una
relazione con in bambini gli aspetti ripetitivi sono pochi. Perché il loro umore cambia di giorno in
giorno e cambia, perché crescono di giorno in giorno. Così questa è davvero una continua sfida.
Bella, spettacolare, affascinante, trasformatrice.
Le relazioni ci invitano a cambiare: quelle con i bambini lo fanno ancora di più, perché ogni
bambino risveglia qualche parte di noi che non è cresciuta e, nello stesso tempo, risveglia la crescita
della nostra parte adulta.
Non è forse tutto questo magico?
Quale altro lavoro ti fa sentire ogni giorno indifferentemente Mary Poppins e Biancaneve?
Grazie a questo lavoro, sia a livello personale sia a livello professionale sono cresciuta. Ho
appreso molte nozioni, mi sono aperta verso il mondo dei bambini dando un significato ad ogni loro
comportamento. Ma non solo, ho appreso il modo con cui ci si dovrebbe relazionare con i bambini
le diverse alternative di gioco, di approccio, di insegnamento delle regole. Mi aspettavo di poter
esplorare l’universo bambino da più angolazioni e quindi riuscire a rapportarmi al meglio con loro.
E così è stato. L’esperienza che ho vissuto all’interno della struttura mi ha soddisfatto e gratificato.
Credo che le difficoltà avute all’inizio siano state il trampolino di lancio per vivere la
situazione in modo appagante e tranquillizzante. Non posso certo assumermi tutti gli onori, molto
hanno fatto per me le colleghe. Grazie al loro aiuto, al loro supporto quotidiano, al loro sostegno

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morale sono riuscita a superare il disorientamento iniziale e gli ostacoli che inevitabilmente si
presentano in un lavoro come il nostro.

4. COLLEGAMENTO CON LA TEORIA


Per allacciarmi agli aspetti puramente teorici tratterò delle emozioni.
Ho deciso di affrontare questo argomento perché le emozioni hanno un ruolo fondamentale a livello
evolutivo: servono a proteggerci, a riconoscere i pericoli e a difenderci da essi. Quando però si vive
un’emozione troppo intensamente o quando non si riesce a riconoscerla e decifrarla, si corre il
rischio che si rivolti contro di noi.
Ed ecco dunque il motivo. L’emozione cela un aspetto contradditorio e la contraddizione, la
dicotomia, mi affascina e mi spinge ad indagarle.
Le emozioni sono definite come un processo articolato in più componenti e con un decorso
temporale in continua evoluzione, questo processo differenza le emozioni da altri fenomeni
psicologici. Le emozioni sono il segnale di un cambiamento percepito soggettivamente
considerevole.
Il decorso temporale delle emozioni può essere differente, in alcuni casi ha un inizio e una
fine molto chiari, mentre in altri è più discontinuo e fluttuante.
Spesso si crede che l’emozione sia in contraddizione con la cognizione, ma gli approcci
teorici alle emozioni evidenziano che la cognizione è parte del processo emotivo, ed è anche
variabile, ciò non significa che le emozioni insorgano in base a ragionamenti complessi, spesso le
valutazioni per attivare questa situazione emotiva sono molto veloci e quasi automatiche.
Vediamo alcune principali emozioni.
LA TRISTEZZA
La tristezza è un’emozione negativa che si presenta nel momento in cui succede qualcosa di
brutto o si perde qualcosa di caro irrimediabilmente e in cui non si riesce a trovare un’alternativa.
L’umore precipita e ci si autocritica svalutandosi per non essere riusciti a gestire la situazione. La
postura in questi casi si ricurva come in chiusura verso le alternative possibili e nel volto si possono
distinguere alcuni tratti come fronte corrugata labbra piegate verso il basso e sguardo perso nel
vuoto, una persona triste non ha più mordente sia dal punto di vista relazionale che sociale,
preferisce la solitudine per continuare a ripensare a quello che ha perso. L’intensità emotiva varia in
base all’importanza data a quello che non ha più.
E’ importante che questa tristezza non si instauri nella persona in modo permanente
altrimenti potrebbe diventare depressione, che è una patologia molto invasiva che potrebbe

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diventare invalidante portando una visione negativa di sé e del mondo circostante, dalla depressione
non si esce con la forza di volontà ma con terapie farmacologiche.
LA PAURA
La paura è una delle emozioni di base. È presente sia nelle persone che negli animali in
quanto la sua funzione aiuta la sopravvivenza e si innesca nel momento in cui c’è una situazione
minacciosa o pericolosa. Eventi che possono suscitare la paura sono ad esempio trovarsi in una
situazione non conosciuta, trovarsi in una situazione di reale pericolo per la propria incolumità o
trovarsi in una situazione in cui ci si ricorda che si era in pericolo o in cui sono accaduti eventi
dolorosi. La risposta alla paura è chiamata “attacco-fuga”, lo scopo è quello di difensi o scappare
dalla situazione pericolosa, questa sensazione viene percepita dal nostro corpo con battito
accelerato, tensione, respiro affannoso, sudorazione, bocca secca e attenzione per capire cosa fare in
maniera rapida o in alcuni casi paralisi totale.
Capita a volte che la paura diventi ansia, queste due emozioni sono uguali ma i motivi per
cui si manifestano sono diversi, nel primo caso, ovvero la paura, si è spaventati da qualcosa di reale,
mentre l’ansia si manifesta quando si fanno previsioni negative su eventi importanti o pericolosi. In
una situazione di ansia il nostro corpo percepisce sensazioni diverse da quelle della paura come
giramenti di testa, vertigini, senso di confusione, mancanza di respiro, dolori al petto, battito molto
accelerato, formicolio, sudore, mal di testa, paura d’impazzire e di perdere il controllo, in questo
caso l’ansia è definita panico.
LA RABBIA
La rabbia è tra i primi sentimenti a manifestarsi, nel bambino comincia tra i 3 e gli 8 mesi, è
provocata da una moltitudine di eventi che si scatenano in una reazione aggressiva verso ciò che
provoca questo sentimento. Le persone solitamente tendono a reprimere l’istinto di aggressione e
per questo è considerata una sensazione interna. La rabbia si manifesta quando le persone
percepiscono una minaccia nei confronti di qualcosa di loro; anche la mancanza di autostima può
provocare questo sentimento. La rabbia come tutte le altre emozioni ha una funzione adattiva e
spinge la persona all’attacco quando è minacciata da qualcosa. Ciò si spiega in quanto all’interno de
corpo comincia a prodursi adrenalina che sfocia in comportamenti aggressivi.
LA FELICITA’
La felicità è uno stato d’animo positivo che ci rende soddisfatti, è un insieme di sensazioni
del corpo che procurano benessere e gioia. Se una persona è felice è anche soddisfatta e appagata.
Questa emozione ha un significato che non si può generalizzare perché è relativa al percorso di vita,
alle scelte, allo stile e alle esperienze personali. Quando si è felici si osservano comportamenti come
sentimento di maggiore libertà, fiducia in se stesso e negli altri e ottimismo nei confronti della vita.

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Dagli studi che sono stati effettuati è emerso che le persone felici affrontano meglio la vita. La
felicità si manifesta con sorriso, espansione del petto, apertura del corpo e risata, molte persone
fanno fatica a provare questa emozione e non sanno come identificarla.
5. PROGETTO EDUCATIVO
Le emozioni
Per rafforzare maggiormente il collegamento tra teoria e pratica e per investigare
maggiormente il problema dell’esternazione delle emozioni o della loro consapevolezza che ho
potuto riscontrare in alcuni bimbi durante il periodo di stage, illustro un progetto da realizzarsi con
il gruppo dei grandi.
Si tratta di bambini di età compresa tra i due e i tre anni.
Ho scelto questo gruppo innanzitutto perché, essendo più grandi, sono in grado di capire
meglio certe dinamiche ma soprattutto perché dovrebbero riuscire a comunicare in forma verbale
più facilmente rispetto ai più piccoli. Scrivo dovrebbero perché durante lo stage ho notato che
proprio alcuni di loro, nonostante questo vantaggio, non riuscivano ad esprimere le loro emozioni in
maniera adeguata e spesso manifestavano reazioni estreme.
L’obiettivo che si dovrebbe raggiungere con il progetto è quello di fare in modo che il
bambino riconosca e gestisca le emozioni che compaiono in determinate situazioni.
Questo progetto ha una durata di 9 settimane e prevede che si svolgano due sedute a
settimana in asilo nella stanza del movimento.
Da come si può osservare nella tabella sottostante, le attività proposte per le diverse
emozioni sono sempre le stesse, cambiano invece in funzione del tipo di emozione le scelte degli
strumenti di lavoro (libri, canzoni, giochi) e ovviamente il criterio di valutazione dei disegni.

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EMOZIONE 1a SEDUTA 2a SEDUTA 3a SEDUTA 4a SEDUTA
FELICITA’ Leggere un libro Ascoltare delle Disegnare Giocare.
TRISTEZZA insieme ai bambini canzoni
PAURA
RABBIA

Il progetto si articola come segue:


EMOZIONE PERIODO SETTIMANA ATTIVITÀ
1a SEDUTA. Si legge un libro che parla della felicità e il libro scelto è
“Felicità…” di Alison McGhee e Peter H. Reynolds. Il protagonista è un
1 bambino che propone spunti per dire cos’e la felicità.
2a SEDUTA. Si ascoltano delle canzoni che ricordano la felicità (La canzone
della felicità. Se sei felice. Che felicità. It’s a small world ecc.)
1a SEDUTA. Si fa una breve chiacchierata con i bambini per rinfrescare la
memoria. I bambini sono poi invitati a disegnare la felicità a loro modo. I
FELICITÀ Settimana 1 e 2
disegni devono successivamente essere analizzati nei tratti, nel soggetto e
nei colori utilizzati.
2 2a SEDUTA. Si fa un gioco a tema. Si fanno sedere in cerchio i bambini e si
mostra loro delle faccine con varie espressioni. Si chiede ad ognuno di loro
di alzarsi ed indicare quale tratto del viso raffigurato esprime felicità e poi
con uno specchio si invita ognuno di loro ad imitare ed osservare
l’espressione indicata.
1a SEDUTA. Si legge un libro che parla della tristezza e il libro proposto è:
Balena Serena di Eric Battut, questo libro parla di una balena triste che
3 grazie ad un pesciolino man mano riesce a ridere di nuovo.
2a SEDUTA. Si ascoltano delle canzoni (I cagnolini tristi, Piccolo bambino
triste ecc.)
1a SEDUTA. Si riprende il discorso delle tristezza e come per la felicità si
invita il bambino a realizzare un disegno esprimendo la tristezza.
TRISTEZZA Settimana 3 e 4
2a SEDUTA. Si fa un gioco sulla tristezza. Ad esempio si può utilizzare lo
stesso gioco della felicità ma in questo caso si chiede di riconoscere i tratti
4 tristi del viso. Oppure si dividono in due gruppi i bimbi poi si fa scegliere ad
ogni bimbo di un gruppo con quale bambino del secondo gruppo vorrebbe
giocare. A qualche bambino preventivamente è detto di rifiutare l’invito a
giocare. Si discute poi su quanto fa male il rifiuto, piuttosto che il dolore
fisico (ad esempio se si cade a terra)

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EMOZIONE PERIODO SETTIMANA ATTIVITÀ
1a SEDUTA. Si legge il libro “La mia Paura” di Olimpia Ruiz di
Altamirano. Questo libro è interattivo perché i bambini devono parlare
5 colorare e disegnare.
2a SEDUTA. Si ascoltano delle canzoni che trattano la paura. (Paura
colorata, Me la faccio sotto, Aiuto che paura ecc.)
1a SEDUTA. Si riprende il discorso sulla paura e si inviata il bambino a
PAURA Settimana 5 e 6
disegnare cos’è secondo lui la paura.
2a SEDUTA. Si fa un gioco sulla paura. Ad esempio si invitano i bambini a
6 muoversi liberamente nello spazio a disposizione. Poi la conduttrice evoca
una situazione di paura (vedo un grosso ragno che si avvicina, uno strano
mostro si aggira intorno a voi e vuole catturarvi ecc.). I bambini che
avvertono paura si devono fermare gli altri proseguono nel movimento.
1a SEDUTA. Si legge un libro che parla della rabbia, il libro proposto è
Ippopotamo, che rabbia Di Maria Loretta Giraldo e Nicoletta Bertelle,
Questo libro parla di un ippopotamo che aiuta i bambini a gestire ed
7
affrontare la rabbia.
2a SEDUTA. Si ascoltano delle canzoni che parlano di rabbia (Filastrocca
scaccia rabbia. I colori delle emozioni ecc.)
1a SEDUTA. Si riprende il discorso sulla rabbia e i bambini realizzano dei
disegni nei quali, a loro modo, rappresenteranno la rabbia.
2a SEDUTA. Si fa un gioco sulla rabbia. Ad esempio ciò che io chiamo il
minestrone della rabbia. Seduti in cerchio, tutti mimano il gesto di rimestare
RABBIA Settimana 7 e 8
il minestrone della rabbia in un grosso pentolone immaginario che si trova
proprio nel centro del cerchio. A turno, ognuno descrive una situazione che
lo fa arrabbiare e mima il gesto di gettare quello che lo fa arrabbiare nel
8
pentolone. Quando tutti hanno detto ciò che li fa arrabbiare, si mescola
ancora un po’ e poi tutti bevono un pò di minestra, e diventano così
arrabbiati (lo fanno vedere mimando l’espressione arrabbiata). Poi a turno
ognuno dice cosa lo fa sentire meglio quando è arrabbiato e mima il gesto
di buttare nel pentolone ciò che lo consola. Dopo aver mescolato, tutti
bevono nuovamente un pò di minestrone, e mimano l’espressione di una
persona che sta meglio dopo essersi arrabbiata.

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EMOZIONE PERIODO SETTIMANA ATTIVITÀ
TUTTE LE Settimana 9 Nelle ultime due sedute si riassumono e si discutono tutte le emozioni. Poi si
EMOZIONI fa un gioco con un tabellone (che può avere varie forme ed anche vari nomi)
Esso è diviso in tre parti: 7 congratulazioni e ringraziamenti (comunicazioni
positive e situazioni piacevoli) 7 critiche (comunicazioni negative e
situazioni spiacevoli) 7 desidero parlare di... (proposte). Quando qualcuno
vuole parlare di una situazione, di un problema o semplicemente
comunicare agli altri qualcosa che ha vissuto in positivo o negativo, fanno
un disegno oppure chiedonoe all’educatrice di scrivere la situazione per
_
loro. Dopodiché ci si siede in cerchio e si discute degli argomenti che sono
scritti sui bigliettini, provando a trovare delle soluzioni condivise, oppure
semplicemente rispettando quanto espresso dai compagni. Durante questi
momenti è anche importante fare delle osservazioni sul numero di
bigliettini dalla parte positiva e negativa. Nei “desidero parlare di...”,
rientrano le proposte, sia dei bimbi che dell’educatrice, di racconti inerenti
le emozioni: esperienze personali, storie (libri), immagini da commentare,
ecc.

In questo progetto sono necessariamente coinvolte anche altre persone, la responsabile del
gruppo grandi e l’apprendista per aiutare nella gestione delle attività e dei bambini.

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6. CONCLUSIONE
Ho scelto di svolgere il mio tirocinio presso l'asilo nido Mini Centro, per avvicinarmi ad una
struttura fortemente legata al territorio e alle famiglie ticinesi delle quali il nido accoglie i bambini.
Si deve infatti considerare che il 90% degli asili nido in Svizzera sono privati e finanziati dai
genitori.
Gli enti pubblici sovvenzionano un numero ristretto di posti negli asili nido e privilegiano le
famiglie monoparentali o quelle con scarse risorse finanziarie. 
Non è stato affatto difficile, considerando la situazione appena descritta, individuare una
struttura privata che potesse accogliermi. Dopo avere svolto già un’attività simile nel mendrisiotto,
ho deciso di spostarmi nel luganese proprio per estendere la conoscenza delle realtà sociali presenti
nelle varie aree del cantone prossime al paese in cui vivo e dove probabilmente eserciterò l’attività.
Seppur la Svizzera sia geograficamente compatta, essa infatti si attraversa da sud a nord in
tre ore di auto, e seppur il Canton Ticino si estenda per un decimo della Lombardia e sia
percorribile verticalmente in 1 ora, le realtà economiche e sociali sono molto diversificate.
Il mendrisiotto pur immerso nel benessere, che pervade peraltro in tutta la Svizzera anche se
si stratifica più al nord che al sud, ha una connotazione più rurale e un tessuto sociale di tipo
grossolano. Il luganese invece si contraddistingue per la sua eleganza e il benessere spinto forse
troppo, verso gli eccessi. A conferma si pensi che nel XIX secolo era la capitale del cantone.
Il luganese concentra le attività finanziare e bancarie e pullula di “colletti bianchi”.
Si tratta quindi di realtà diverse tutte da esplorare.
Sin dai primi contatti con la struttura e con il direttore, ho pensato molto a quali potevano
essere gli obiettivi del mio tirocinio, e alla fine ho capito che la cosa fondamentale per me non era
conoscere la struttura, il personale, la politica del nido, le modalità organizzative del percorso
educativo proposto ai bambini, la gestione delle routine quotidiane (accoglienza, pasto, cambio,
addormentamento, ricongiungimento), la gestione delle attività educative, i giochi e gli
intrattenimenti proposti.
Non vorrei essere fraintesa, è ovvio che tutto ciò è fondamentale nello svolgimento del
lavoro ma è una conseguenza, un effetto derivato. Piuttosto che chiedermi cosa mi aspettassi dal
lavoro in un struttura per l’infanzia, mi sono chiesta:
Cosa si aspetta un bambino entrando in un asilo nido?
Rispondere a questa domanda è stato il vero obiettivo.
E posso dire con grande serenità, che la risposta è arrivata anzi non solo una, ma una molteplicità di
risposte.
Il bambino si aspetta di:

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- non perdere di colpo la sua mamma,
- di non essere subito toccato e preso in braccio da persone che non conosce,
- di non essere ingannato, imbrogliato,
- di trovare stanze quiete, cantucci in cui nascondersi, adulti che non gridano,
- di potersi guardare intorno in pace,
- di poter stare anche da solo,
- di potersi avvicinare agli altri bambini con i suoi tempi,
- di non essere spinto a fare, a mangiare e a dormire,
- di trovare oggetti semplici per lui interessanti, alla sua altezza, tanto da poterli prendere da
solo,
- di avvertire un “flusso” di simpatia dalla sua mamma all’educatrice e viceversa,
- di essere accolto tutte le mattine dal sorriso di un’educatrice che conosce bene.
Quante risposte in una sola volta! Fantastico e stupefacente.

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7. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Carta servizi dell’asilo
Vari liberi di testo dell’ Istituto Cortivo
Libro sulle emozioni

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8. APPENDICE
Foto dell’asilo

ABSTRACT
La breve relazione sul tirocinio svolto nell’asilo Nido Mini Centro di Grancia (Lugano)
descrive la struttura in cui i bambini sono accolti, traccia un loro profilo, descrive le competenze
degli educatori, descrive i “riti” che durante la giornata si compiono con i piccoli ospiti.
Il nido è completamente autonomo ed offe un servizio di accoglienza completo. I pasti sono
preparati in loco da una cuoca e serviti sul momento.
Fanno parte dell’equipe di educatori il direttore e la moglie, l’educatrice del gruppo grandi,
l’educatrice del gruppo medi, l’educatrice del gruppo dei bebè, l’apprendista e uno o due stagiere,
Gli utenti sono un gruppo di bambini (massimo 20 al giorno) con età comprese tra i 4 mesi e i 3-4
anni, sono: 11 grandi, 7 medi e 3 bebè.
Gli argomenti sono trattati in forma organica per facilitare la lettura e la comprensione, per
questo motivo, l’elaborato è stato suddiviso in più parti. Una prima parte osservativa, in cui è
descritta la struttura nella quale è stato svolto lo stage, la sua storia, l’organizzazione e le finalità e
sono presentati alcuni casi ritenuti per me significativi. Si tratta di bambini che hanno destato il mio
interesse in quanto in diverse occasioni non hanno saputo gestire le emozioni e nemmeno spiegarle.
Una seconda parte operativa in cui si descrivono il ruolo e le peculiarità dell’operatore d’infanzia e
che contiene anche una sezione introspettiva in cui se da un lato si descrive l’esperienza da me
vissuta con i bambini del nido che quotidianamente si confrontano situazioni dinamiche legate alla
crescita, dall’altro tratta anche delle emozioni e degli stati d’animo vissuti personalmente durante il
tirocinio.

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Una terza parte in cui si traccia un possibile collegamento tra aspetti puramente teorici
facenti parte del percorso formativo scolastico e il risvolto pratico. L’elemento di collegamento, il
ponte logico, proprio traendo spunto dall’osservazione e dal comportamento dei bambini che tratto
nella prima parte, riguarda il tema delle emozioni.
Ed infine un’ultima parte in cui propongo un realistico progetto proprio incentrato sulle
emozioni.
Esse infatti rivestono un ruolo importantissimo nella crescita e nella maturazione.
Il progetto si sviluppa nell’arco temporale di 9 settimane, riguarda i grandi e prevede due sedute a
settimana.
La struttura è semplice e si replica per tutte le emozioni considerate.
Le attività sono di lettura, ascolto, disegno e gioco. Sono prese in considerazioni quattro emozioni:
felicità, tristezza, paura e rabbia.
Nella nona settimana le ultime due sedute prendono in considerazione tutte le emozioni dando
ampio spazio ai bambini che attraverso bigliettini che affiggono su un pannello opportunamente
strutturato, descrivono ciò che la struttura del pannello richiede.
Nessuno di loro è obbligato a scrivere. Chi non si sente di farlo può affiggere un disegno o chiedere
ai membri dell’equipe di scrivere per lui.

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