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È ancora attuale Clausewitz?

Author(s): Luigi Bonanate


Source: Contemporanea, Vol. 11, No. 2 (aprile 2008), pp. 305-309
Published by: Società editrice Il Mulino S.p.A.
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/24652978
Accessed: 21-05-2017 19:41 UTC

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successivi»8. Clausewitz ama le frasi lunghe st'ultimo si sente allora libero di utilizzarle
e complesse nelle quali egli esprime soprat- per costruire la propria riflessione. Della
tutto le sue scoperte concettuali, alle quali guerra è un libro che occorre leggere più
aggiunge poi molte subordinate per tener volte nel corso della vita. Nessuna lettura è
conto delle eccezioni. Così come lancia o mai definitiva. L'opera ha una ricchezza che
affina molti concetti, cerca anche le parole la può far paragonare alla maieutica di So
adeguate e utilizza spesso dei sinonimi per crate. Chi scrive queste righe ad esempio sta
descrivere lo stesso fenomeno, ciò che ima utilizzando la struttura di Della guerra come
revisione generale dell'opera avrebbe po- filo conduttore per le riflessioni sparse di
tuto evitare. Ma questo carattere incompiuto Napoleone sulla guerra. L'opera può essere
e anche ambiguo è un formidabile incentivo utile ai filosofi, ai sociologi, agli antropo
alla riflessione. L'opera solleva più domande logi, ai giornalisti e ai militari. Lo scopo di
che risposte. Era l'obiettivo principale di Clausewitz non era quello di redigere una
Clausewitz ed egli vi è riuscito. Egli familia- summa filosofica ma quello di aiutare i suoi
rizza il suo lettore con problematiche e que- compagni d'armi a pensare.

Luigi Bonanate

È ancora attuale Clausewitz? 305

È da tanto tempo che non cito Clausewitz |_g guerre IMMI può Spiegare la
- pirn avendo iniziato a farlo nel 1971 - che politica
il mio primo e spontaneo moto sarebbe Ma prfm> t ^ mam ^
reagire con un: «ancora?». Non solo di
volta la centralità assoluta del suo pensiero,
Clausewitz s'è detto tutto e di tutto (anche
dal quale nessuno può prescindere, anche
in modi egregi: per non fare che un paio
se poi se ne distaccherà quando riterrà ne
di nomi, R. Aron, G.E. Rusconi1), ma oggi
- _ .. • • cessano. Né il mio intento è del tipo: che
come oggi potrebbe peremo msorgere m p
noi il dubbio che la parabola del suo sue- 0083 ™nane e c^e posa ^ supe
cesso abbia incominciato a declinare - non pensiero. Chiarisco affrontando su

per colpa sua, ma perché il mondo è troppo mosissima (e ormai stucchev


cambiato per essere ancora letto con i suoi «La guerra non è che la conti
occhi. politica con altri mezzi» (§ 24 del primo ca

L. Pöirier, De la guerre, (recension), «Revue militaire d'information», septembre 1995, p. 50.


1 Cfr. R. Aron, Penser la guerre, Clausewitz, Paris, Gallimard, 1976; G.E. Rusconi, Clausewitz, il pru
Torino, Einaudi, 1999. Mi sia consentito ricordare, a mia volta, che Clausewitz era al centro dell'anal
svolgevo nel lemma Strategia di N. Tranfaglia (sotto la direzione di), Il mondo contemporaneo, voi. V
tica intemazionale, Firenze, La Nuova Italia, 1979, pp. 398-428, oltre ad aver influenzato ampiamente
primo lavoro, La politica della dissuasione. La guerra nella politica mondiale, Tbrino, Giappichelli,

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pitolo del primo libro2), per insistere ancora l'ordine internazionale di ciascun tempo5,
una volta sulla sottovalutazione di cui essa Clausewitz studia la guerra che studia la
è in realtà vittima. Non mi si prenda per politica internazionale; non si capisce que
matto: è una frase citatissima, invero, ma st'ultima se non si capisce la prima, ma la
ricordata e ripetuta in modo rituale e reto- guerra non può spiegare la politica. Baste
rico, senza quasi mai affrontarne il signifi- rebbe sviluppare questa considerazione per
cato profondo, oppure andando ben al di là liberare Clausewitz di tutte le incrostazioni
di un'esegesi legata al pensiero e non all'uso bellicistiche e aggressive che nel corso dei
del pensiero di Clausewitz. Un esempio per decenni hanno appesantito la lettura di
tutti: A. Gluskmann e il suo Le discours de questo libro straordinario.
la guerre'. Mi sia permesso dire che fin dal
mio primo lavoro, La politica della dissua- «Completare» Clausewitz
sione, ricollegavo invece perentoriamente e E non si pensi che questo «gioco al massa
insistentemente la formula alla realtà poli- ero», tanto involontario quanto malevolo, si
fica internazionale, fi meccanismo è sem- sia inaridito nel tempo. Da pochissimi mesi
plicissimo: se la guerra è «l'atto di forza che è uscito un libro che potrebbe dirci cose
ha per iscopo di costringere l'avversario a importanti sul nostro tema e sul nostro
sottomettersi alla nostra volontà»4, ciò si- generale, dato che il suo autorevolissimo
gnifica che essa travalica la pura e semplice autore, René Girard6, intende niente meno
volontà di chi la conduce perché coinvolge che «completare» [achever] Clausewitz, at
almeno un altro soggetto, proiettandoci in traverso un'operazione che - a mio modo
un contesto internazionale all'interno del di vedere - risulta non un «compieta
quale, soltanto, la guerra è «leggibile», in- mento» ma un abbattimento, davvero un
terpretabile. In sé, la guerra sarebbe pura- po' ingeneroso. Applicata alla sua lettura
mente e semplicemente un atto insensato, di Clausewitz che egli intende più ardita
ma non è più tale nel momento in cui dalla che quella di Aron, fin troppo timida7, la
sua apparizione, e più ancora dai risultati categoria della mimesi (che non direbbe
e dalle loro conseguenze, discendono tra- altro se non che ciascuno di noi imita l'ai
sformazioni immense nella struttura del- tro, cosicché in guerra ci si inseguirebbe

2 C. von Clausewitz, Della Guerra, Milano, Mondadori, 1970. È da questa edizione che verranno tratte le
citazioni, anche se quella, parziale (giustamente), di Rusconi, pubblicata da Einaudi nel 2000, è più mo
derna e scorrevole.
3 A. Gluskmann, Il discorso della guerra, Milano, Feltrinelli, 1969 (Paris, 1967].
4 C. von Clausewitz, Della guerra, cit, p. 19. Colgo l'occasione per dire una volta per tutte che la lettura dei
titoli dei 28 paragrafi di questo primo capitolo del primo libro equivale, quasi quasi, a impossessarsi dello
spirito dell'intera opera.
5 Mi sia concesso rinviare, per l'approfondimento di questo punto, al cap. V, § 2, del mio La politica della
dissuasione, cit
• Cfr. R. Girard, Achever Clausewitz, Paris, Carnets Nord, 2006, in questo caso coadiuvato da B. Chantre, che
lo ha accompagnato in una lunga intervista.
7 Con tutta l'ammirazione che ho sempre avuto per Aron, sentire svalutare così l'immenso suo lavoro su
Clausewitz mi pare davvero uno spreco di intelligenza; cfr. R. Girard, Achever Clausewitz, cit, p. 14.

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nel tentativo di «ascendere agli estremi», più inquietante»?11 E così, quando terrori
secondo quanto è argomentato nei §§ 3 e 5 smo e islamismo («una nuova religione»12)
del primo capitolo del primo libro di Della si incontrano si produce una ascensione
guerra)8 dovrebbe mostrarci che in ogni estrema perché «il terrorismo è una situa
comportamento ci rincorriamo Fun l'altro: zione inedita che sfrutta i codici islamici»13:
in guerra - è evidente - se ci si imita nel ne discende un'interpretazione che fa del
colpire e nell'uccidere non si causerà al- terrorismo «come l'avanguardia di una li
tro che una «ascensione agli estremi», ap- vincita globale contro la ricchezza dell'Oc
punto. Nella sua apocalittica lettura (che rìdente»14, per non dire più specificamente
pur vuole prendere in esame Inattualità» dell'Europa (quella stessa che R. Kagan
di Della guerra)9 Girard ritiene che quel- trovò avere i lombi stanchi!15), «un con
l'ascensione agli estremi che ai tempi di tinente spossato, che non oppone grande
Clausewitz risultava materialmente irrag- resistenza al terrorismo». Assistiamo cosi,
giungibile (la comparsa dell'arma atomica impotenti, «a una nuova tappa nell'ascen
aveva spinto qualcuno in effetti a ri-leggere sione agli estremi»16 realizzata da un isla
Clausewitz in questa chiave, producendo mismo che si accresce tanto quanto cresce
anche banalizzazioni estreme10) sia ora la rivoluzione17. Ciò che non era riuscito
giunta a compimento (Achever Clausewitz, al leninismo perché «ciò che gli mancava
appunto) grazie alla novella mimesi - una era la religiosità» è oggi possibile all'isla
miscela sconvolgente - tra terrorismo e mismo, secondo la logica imitativa che fa
islamismo, rectius tra violenza parossi- del mimetismo il vero filo conduttore della
stica e religiosità. Che cosa è più estremo filosofìa della storia18. Ma nella sua furia
che l'attentato alle Torri gemelle; che cosa misticheggiante Girard travolge anche
più inquietante che una religione che «ha Clausewitz, che sarà certo stato un buon
un rapporto con la violenza che noi non cristiano ma senza che per comprenderlo
comprendiamo e che proprio per questo è sia necessario ricorrere a «una interpreta

8 Ecco un passo (non ricordato da Girard) die si attaglierebbe benissimo alla sua argomentazione mimetica:
«per determinare la misura dei mezzi che dovremo mettere in azione per la guerra, dobbiamo valutare lo
scopo politico nostro e quello dell'avversario, porre a raffronto le forze e le condizioni dello Stato nemico e del
nostro; renderci conto del carattere del Governo e della nazione avversaria e delle loro attitudini e fare anche
altrettanto per quanto riguarda noi; tenere conto delle relazioni politiche che esistono con altri Stati e degli ef
fetti che la guerra può in essi provocare» (C. von Clausewitz, Della guerra, dt, p. 782, i corsivi sono nel testo).
9 Cfr. R. Girard, Achever Clausewitz, cit, p. 65.
10 Clf. G. Stamp e N. Giuriati, Clausewitz nell'era atomica, Milano, Longanesi, 1982.
11 R. Girard, Achever Clausewitz, cit, p. 360.
12 Ibidem.
13 Ibidem.
14 Ivi, p. 356.
15 R. Kagan, Paradiso e potere America ed Europa nel nuovo ordine mondiale, Milano, Mondadori, 2003
[New York, 2003].
16 R. Girard, Achever Clausewitz, cit, p. 357.
17 Cfr. ivi, p. 359.
18 Ibidem.

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zione religiosa», la sola che secondo Girard fesa delle proprie prerogative da parte di
attingerà all'essenziale19! ciascuno stato, come se non esistessero
più principi di solidarietà né alleanze so
QuantO sono lontani i nostri lide e ben strutturate sulla base di prìncipi
tempi da Clausewitz poMci, giudizi di valore, decisioni politi
Ho insistito sulla lettura clausewitziana di che - non hanno nulla di clausewitziano,
R. Girard non tanto perché si tratti della ma paradossalmente non nel senso che
più recente o dell'autore più prestigioso, esse siano andate al di là del pensiero di
ma perché mi apriva la strada per una ri- Clausewitz ma che il mondo al quale oggi
considerazione di Della guerra alla quale, si rivolgono risulta meno avanzato e pro
a mia volta, vorrei dare il senso di un inevi- gredito di quello di Clausewitz: la guerra
tabile accantonamento dell'opera di Clau- stessa ha fatto enormi passi indietro. Altro
sewitz nella nostra età. Non metto mini- che l'«ascensione agli estremi» che colpisce
mamente in dubbio la classicità dell'opera tanto Girard: oggi non sappiamo neppure
né la sua fecondità per qualsiasi nuova e se la condizione instabile incerta e insicura
attenta interpretazione; ma temo che oggi nella quale viviamo debba essere conside
rarne oggi i tempi non siano (più) adatti rata come una condizione di guerra, una di
all'interpretazione clausewitziana, come crisi endemica, una di normalità o infine
se la nostra età fosse stonata e non corri- una di degrado di ogni e qualsiasi principio
spondesse a quei principi di evoluzione di convivenza.
storica che soli potrebbero farci conside- Con straordinaria lucidità, Clausewitz af
rare superata questa o quella pagina del ferma: «la violenza che dobbiamo fare al
generale prussiano. Se noi guardiamo alla l'avversario dipende dalla grandezza delle
struttura della vita intemazionale attuale reciproche pretese politiche20»: noi non
e se in particolare osserviamo che più che possiamo affermare nulla di analogo del
da questa o quella guerra siamo aggrediti nostro mondo, sovrastato dalla violenza,
dal disfacimento di un ordine internazio- ma privo di grande pretese politiche, al
naie che era rigido ma solido, e che la vio- quale perfettamente si adatta la notissima
lenza politica si va diffondendo nel mondo metafora clausewitziana del linguaggio,
senza raggiungere la soglia della guerra in che egli applica alla guerra che è dotata
forma, ci rendiamo facilmente conto che le di una sua grammatica, ma «non ha una
chiavi interpretative che oggi prevalgono logica propria»21, proprio come il mondo
- il terrorismo e la «guerra globale al ter- contemporaneo, capace di dar vita a guerre
rorismo», la conflittualità endemica legata che non sanno esprimere alcunché perché
a questioni territoriali, la perdita di tenuta non corredate da uno scopo politico chiaro
delle vecchie alleanze e la ricerca della di- e comprensibile. Un'altra delle più note

19 Ivi, p. 15.
20 C. von Clausewitz, Della guerra, cit, p. 781.
21 Ivi, p. 811.

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e perentorie affermazioni di Clausewitz tuali, di fronte ai quali ci sentiamo a disagio,
verte sul nesso tra offensiva e difensiva come se fossimo noi a essere fuori posto e
(dal quale faceva discendere la superiorità non Clausewitz a esser superato dai tempi,
della seconda sulla prima), intorno a cui Uno dei passi più suggestivi di tutto Della
si sono scritti fiumi di inchiostro; ma se lo guerra è quello in cui la guerra viene sot
riferiamo al nostro mondo, scopriamo che toposta alla definizione triedrica (che tanto
mentre è chiaro chi sia colui che è attac- spazio ha nell'interpretazione aroniana e
cato (il mondo occidentale, ma dicendo nella sua splendida lettura della formula
ciò non intendo attribuirgli il ruolo della «trinitaria»22), che si appoggia sul cieco
vittima) non altrettanto lo è chi sia che sta istinto, la libera attività dell'anima, la pura
attaccando. I terroristi? Sì, ma perché, con e semplice ragione25: non è come se oggi,
quali fini? Ci si dice che viviamo in un'età dei tre, soltanto il cieco istinto avesse Ubero
alla quale megUo si adatta la categoria dei spazio per estrinsecarsi, mentre all'opposto
conflitti a low intensity, come dire, il contra- gU altri due elementi faticano (per caso?)
rio dell'ascensione agU estremi clausewit- sempre più ad imporsi?
ziana e dell'interpretazione girardiana: ma È buona norma, nei tempi di crisi o di diffi
non possiamo neppure dirci che il terrò- coltà, rifugiarsi nella lettura dei classici; così
rismo rientri tra queste forme a bassa in- è certo anche per quella di Clausewitz, che
tensità ma endemiche e inestirpabiU, come tuttavia mi parrebbe dover essere riferita,
sembra che si suggerisca quando si segue oggi come oggi, più alla prevalenza della
questa via. guerra sulla poUtica che non viceversa,
Clausewitz è diventato, se mi si passa un come egh ci insegna. Facciamo gu
pizzico di ironia, una specie di segnapo- senza politica: ecco come Clau
sto, un hallmark, che ci rassicura che ap- offre un insegnamento di impor
parteniamo tutti a una stessa, colta e con- da farne davvero un classico.
sapevole, confraternita la quale tuttavia e non Clausewitz ormai inadeguato
purtroppo ha perduto il senso della realtà tempi, ma questi ultimi inadegu
e non si sa più spiegare gli avvenimenti at- sewitz!

22 Cfr. R. Aron, Clausewitz, penser la guerre, cit, cap. III, parte I, vol. I e la Nota XL, a pp. 456-4
25 D passo rientra nel § 28, cioè l'ultimo, del primo capitolo del primo libro, e si intitola, non
tato per la teoria, cfr. C. von Clausewitz, Della guerra, cit, pp. 40-41.

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