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Metodi di indagine scientifica

nei beni culturali - Tecniche di


datazione e campionamento
Archeologia
Università di Torino
33 pag.

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METODI DI INDAGINE SCIENTIFICA NEI BENI CULTURALI – STS0134 - Anno 18/19
Esame scritto, domande aperte, possibilità di integrare il voto con prova orale

Modulo di fisica  Prof. Alessandro Lo Giudice

 Tecniche di datazione
 Libro: Renfrew, “Archaeology: theories, methods and practice, 7th edition” (pdf
in Tabacco)

Modulo di chimica  Prof. Monica Gulmini

 Generalità su procedure e strumenti


 Risultati numerici dell’indagine
 Campionamento
 Focus su:
o Vetri
o Ceramiche
o Metalli
o Materiali pittorici
 Libro: Armitage, “Archaeological Chemistry 3rd edition”

Lez.1 29/04/19

INTRODUZIONE GENERALE
Etichetta concettuale  Parola utilizzata per descrivere un oggetto/classe di oggetti

Importante che si utilizzino etichette concettuali comuni e chiare per comunicare tra ambiti scientifici
differenti.

Concetti

 Concetti categoriali  Oggetti tangibili, possibilità di interagire con i nostri cinque sensi
 Concetti formali  Immateriale, non direttamente a contatto con i cinque sensi. Astrazione a
partire da idee

Livelli gerarchici della chimica

 Livello macroscopico  Materia


 Primo livello microscopico  Molecole, atomi
 Secondo livello microscopico  Particelle subatomiche[non trattato]

Livello macroscopico  Materia, percepibile


dai cinque sensi.

Attributi essenziali:

 Esiste in porzioni chiamate corpi

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 Tutte le porzioni hanno massa, che si conserva con le trasformazioni
 Esiste in tre stati di aggregazione
o Solido
o Liquido
o Aeriforme

Costituita da:

 Sostanze
o Attributi essenziali
 Composizione definita e costante
 Caratterizzata da specifici valori dei parametri fisici (densità, punto fusione,
conducibilità elettrica specifica, ecc)
o Possono essere:
 Composte (o composti)  Possono essere scisse in sostanze semplici (es. l’acqua)
 Semplici  Non possono essere scisse per dare origine ad altre sostanze (es.
l’ossigeno)
 Miscugli
o Attributi essenziali
 Il miscuglio può avere composizione variabile
 Insieme di due o più sostanze
o Possono essere
 Omogeneo (es. il vetro)
 Formato da più sostanze
 Sostanze costituenti possono essere presenti in proporzioni variabili
 Possibile separare tra loro le sostanze che compongono il miscuglio
 Ogni porzione ha le stesse proprietà fisiche, che dipendono dal rapporto
quantitativo tra le sostanze presenti
 Eterogeneo (es latte, si vedono i granuli di grasso dispersi nella fase acquosa)
 Formato da più sostanze
 Sostanze costituenti possono essere presenti in proporzioni variabili
 E’ possibile separare tra loro le sostanze che compongono il miscuglio
 Le proprietà sono disomogenee a livello macroscopico (visibili i diversi
componenti)
o Alcuni miscugli hanno nomi specifici
 Soluzione  Miscugli omogenei tra un solido e un liquido o tra liquido e liquido (es
acqua e sale)
 Aerosol  Miscuglio eterogeneo tra solido (o liquido) e gas (nebbia)
 Emulsione  Miscuglio eterogeneo tra liquidi immiscibili (maionese)
 Sospensione  Miscuglio eterogeneo tra solido e liquido (fango)
 Lega  Miscuglio solido (omogeneo o eterogeneo) nel quale almeno una delle
sostanze coinvolte è un metallo

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Primo livello microscopico  Livello atomico/molecolare

 Osservazione della realtà visibile ha portato poi alla creazione di modelli per la comprensione della
realtà invisibile
 Livello delle molecole e degli atomi; la materia è microscopicamente discontinua e formata da sub
unità distinte
o Molecole
o Atomi

Secondo livello microscopico  Livello nucleo/elettronico

o Protoni, neutroni, elettroni


o In ambito chimico particolarmente importanti gli elettroni
o Numero atomico  Numero di protoni nel nucleo
o Numero di massa  Numero di protoni e neutroni nel nucleo

Elemento chimico

 Insieme di nuclei aventi lo stesso numero atomico


 Attributi essenziali
o Simbolo
o Numero atomico
o Specifica collocazione nella tavola periodica

Tavola periodica

 Se numero di massa cambia si parla di isotopi


o Esistono isotopi stabili, non tutti decadono rapidamente (quelli che lo fanno sono chiamati
radioattivi)
 Gli atomi associati a specifici elementi chimici formano legami basati su elettroni, condividendoli o
cedendoli
o Siamo quindi in presenza di una sostanza
o Rappresentata tramite formula chimica
o Livello macroscopico e livello microscopico si confondono in alcuni casi, quando le molecole
rappresentano anche la sostanza che formano.
 Formule delle sostanze semplici
o Fe C H2
o Indicati i simboli degli elementi costituenti integrati da numeri a pedice, che indicano i
rapporti quantitativi tra gli atomi presenti
 Formule delle sostanze composte
o CaCO3 H20

Trasformazioni chimiche (reazioni)

 Prevedono la formazione di nuove sostanze (prodotti) a partire da sostanze di partenza (reattivi)


 Reazioni rappresentate tramite “equazioni chimiche”
o Sostanze alla sinistra della freccia che combinandosi tra loro danno origine alle sostanze a
destra

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 Non ci sono trasformazioni che riguardano il secondo livello microscopico, in ambito chimico

Trasformazioni fisiche

Nelle trasformazioni fisiche non è coinvolto il cambio di sostanza (es. cambiamento di stato, separazione
delle sostanze componenti un miscuglio)

o Acqua solida  Acqua liquida (separazione per ebollizione della soluzione composta da
acqua e sale da cucina)

Lez.2 30/04/19

Archeometria  Applicazioni delle scienze naturali nell’archeologia

 Datazioni
 Studi paleoambientali, paleoclimatici, flora e fauna
 Studi per ricostruire nutrizione, dieta e salute della popolazione
 Metodi matematici per gestione di grandi quantità di dati
 Prospezioni in remoto per la localizzazione dei resti archeologici
 Metodi chimico-fisici per la caratterizzazione dei reperti
 Procedure e metodi per la conservazione dei materiali archeologici

Intervento degli “scienziati” nella ricerca archeologica

 E’ fortemente multidisciplinare
 Richiede competenze specialistiche specifiche anche all’interno della disciplina di appartenenza.

L’interazione fruttuosa tra archeologi e archeometri è possibile se esistono basi procedurali comuni,
finalizzate ad un percorso condiviso sviluppato sulla base di un chiaro quesito archeologico

Oggetto del corso

 Datazioni (metodi chimici e fisici)


 Indagini strumentali per la caratterizzazione chimico-fisica dei reperti
 Cenni su procedure e metodi per la conservazione dei materiali archeologici

INDAGINI STRUMENTALI PER CARATTERIZZAZIONE CHIMICO-FISICA DEI REPERTI

Caratterizzazione chimica strumentale dei reperti  Comprendere composizione dei reperti

Chimica analitica  Riconoscimento e quantificazione dei costituenti

 Informazioni su
o Materiali originali
 Tecnologie, epoche e luoghi di produzione
 Autenticazione
o Prodotti di degrado presenti
 Evidenziare i processi in atto e arrestarli
 Supportare l’intervento di restauro

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CLASSIFICAZIONE DELLE PROCEDURE DI ANALISI

-Tecniche di analisi elementare

Esempio  Analisi di soluzione fisiologica iniettabile

 Analisi elementare qualitativa  Come risposta


unicamente i componenti in termini di elementi,
senza informazione sui composti presenti
o H, O, Na, Cl
 Analisi elementare quantitativa  Quantità degli
elementi presenti
o X g/kg di Na
o Y g/kg di Clo
o Z g/kg di O
o W g/kg di H

-Tecniche di analisi molecolare

 Analisi molecolare quantitativa  Consente di determinare anche la quantità


o X % di Cloruro sodico in acqua
 Analisi molecolare qualitativa  Riconosce le sostanze presenti
o Soluzione acquosa di cloruro di sodio

Le tecniche di analisi possono essere indicizzate in:

 Qualitative/Quantitative
o Qualitative  Riconoscimento degli elementi chimici (analisi elementare) o delle sostanze
presenti in un campione
o Quantitative  Quantificazione accurata e precisa degli elementi chimici o delle sostanze
presenti in un campione
 Non distruttive/Distruttive e micro-distruttive
o Non distruttiva  Non determina nessuna modificazione del campione sottoposto ad
analisi. Si distinguono inoltre:
 Analisi invasive/microinvasive  Determinano il prelievo di una porzione dal
reperto per l’analisi
 Analisi non invasive  Preservano completamente l’integrità del reperto
o Distruttive  Il campione subisce forti modificazioni in seguito all’analisi.
 Microdistruttive  L’area interessata è praticamente invisibile ad occhio nudo.

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Procedure di analisi

 Procedura non invasiva è sicuramente non distruttiva


 Procedura invasiva può essere distruttiva o non distruttiva
 Non invasivo e non distruttivo non sono sinonimi

Tecniche di indagine

 Fare un’analisi significa focalizzarsi su un campione


o Un intero manufatto
o Una parte distaccata dal manufatto
 La tecnica è definita dal tipo di stimolo che invio al campione e dal tipo di risposta che rilevo
o Tecniche di spettrometria di massa
 Informazioni qualitative e/o quantitative sulla base delle masse molecolari o
atomiche, e sono in grado di fornire risultati sulla composizione isotopica della
materia
o Tecniche di analisi strutturale
 Informazioni legate alla disposizione delle unità strutturali (atomi o molecole) in un
solido
o Tecniche di imaging
 Immagini del campione utilizzando i vari campi della radiazione elettromagnetica
o Cromatografia
 Insieme di tecniche per la separazione dei miscugli

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Terminologia

 Fotone  Quanto del campo elettromagnetico


 Ione  Atomo (o gruppo di atomi) che ha carica elettrica (positiva/negativa)
 Neutrone, protone, elettrone  Particelle subatomiche costituenti degli atomi.
 Importante sapere quale è lo stimolo inviato e quale è la risposta
o Esempio  XRF (Fluorescenza di raggi X)  Tecnica elementare quantitativa, non invasiva
o La stessa tecnica può essere utilizzata grazie a strumenti diversi: portatili o grandi strumenti
di laboratorio

ANALISI QUANTITATIVE

 Analita  Oggetto dell’analisi


 Matrice  Tutte le altre componenti del campione di osso
 Campione Matrice + analita

Strumentazione caratterizzata da un “livello” di prestazioni

 Selettività  Capacità della procedura o della tecnica di riconoscere e/o quantificare una
determinata specie chimica (analita) in presenza di altre, che sono potenzialmente in grado di
falsare i risultati delle analisi (interferenti)
o Una tecnica è selettiva se riesce a focalizzarsi sull’analita senza il disturbo delle altre specie
presenti
 Limite di rilevabilità  Minima intensità della risposta che riesce ad essere rilevata dallo strumento
per individuare la presenza di un determinato analita
o L’assenza di risposta non è direttamente collegata all’assenza dell’analita, che potrebbe
venire rilevato da una strumentazione con minore limite di rilevabilità
 Incertezza di misure
o Precisione
o Esattezza/Accuratezza

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Errori sperimentali

 Errori grossolani
o Riguardano situazioni macroscopiche evidenti (rottura dello strumento di misura,
contaminazione ecc.)
 Errori sistematici
o Errori operativi, strumentali o metodologici che determinano uno scostamento tra il valore
misurato e il valore vero. Possono essere individuati e rimossi attraverso specifiche
procedure
 Errori casuali
o Non possono essere evitati in quanto determinati da fattori incontrollabili. Il loro effetto è
descritto da una funzione di probabilità.

dati con accuratezza ignota sono inutili  Necessario conoscere anche l’incertezza della misura

 Bisogna fornire ai chimico-fisici il massimo errore tollerabile nel risultato


o Richiedere dati che siano più accurati di quanto occorra è inutilmente costoso, così come
investire denaro per avere dati che non abbiano l’accuratezza sufficiente per essere
funzionali al lavoro di indagine che si sta svolgendo.
o Numero di rilevazioni che posso fare per ridurre la deviazione standard è vincolato da:
 Quantità di campione disponibile
 Tempo
 Soldi
 Precisione affinata tramite la ripetizione dell’esperimento.
o Distribuzione gaussiana fondata sulla distribuzione

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Analogia tra la procedura di misurazione e il tiro al bersaglio

 Obiettivo
o dell’arciere  Centrare zona gialla del bersaglio
o dell’analista  Centrare valore vero del misurando
 Effetto degli errori casuali (precisione del tiro) si manifesta nella distribuzione delle frecce sulla
superficie del bersaglio: i fattori che casualmente agiscono sul tiro dell’arciere determinano uno
spostamento dal centro che ha un effetto casuale
 Effetto dell’errore sistematico (esattezza del tiro) si evidenzia quando vi è una zona del bersaglio in
cui tendono a finire i vari tiri, causato da qualche effetto inatteso che non viene compreso
dall’arciere.
 L’effetto degli errori casuali e sistematici si somma nel risultato finale.

Errori casuali – Stima della precisione

 Distribuzione Gaussiana (o normale)  La funzione che riporta la frequenza dei risultati


ottenuti da infinite misurazioni sullo stesso campione ed affetti da errore casuale è nota

 Il risultato di una misura


viene espresso come valore
medio delle n misure

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eseguite sul campione accompagnato dall’errore, generalmente espresso dalla precisione
(deviazione standard) della misura

 Esempio
o Labo
ratorio A
 Media = 3.0
 S = 0.5
 RSD = 10%
 Risultato = 3.0 ± 0.5
o Laboratorio B
 Media = 3.0
 S=1
 RSD = 33%
 Risultato = 3 ± 1
o Il Lab A è più preciso del Lab B, quindi il risultato del Lab A è più accurato

Errori sistematici – Esattezza

 Errori strumentali (errata calibrazione o taratura)


 Errori operativi (utilizzo scorretto della strumentazione e delle apparecchiature di laboratorio)
 Errori metodologici (procedure di misura non adeguate)

Gli errori sistematici devono essere individuati e rimossi attraverso:

 Verifica periodica delle strumentazioni e esperienza nella pratica di laboratorio


 Test inter-laboratori
 Utilizzo di materiale di riferimento certificato

CIFRE SIGNIFICATIVE - Indicazione del risultato quantitativo

 E’ necessario tenere conto dell’accuratezza della misura che, in assenza di errori sistematici,
corrisponde alla precisione della misura stessa

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 La precisione può essere indicata in modo implicito attraverso il numero delle cifre significative con
cui è riportato il risultato
o Il numero delle cifre significative corrisponde al numero di cifre con cui si riporta il risultato,
direttamente legato alla precisione.
o Risultato ± 1 sull’ultima cifra riportata
 Esempi
o 1594 ppm  Errore sottinteso ± 1
 Errore 0.06%
o 1.59 102 ppm  Errore sottinteso ± 1 102
 Errore 0.6%
o 0.000016 ppm  Errore sottinteso ± 0.000001
 Errore 6%

Lez. 3 6/05/19

TECNICHE DI DATAZIONE RELATIVA E ASSOLUTA

Alcune tecniche di datazione non restituiscono informazioni sul momento della creazione dell’oggetto, ma
piuttosto sulla sua morte/fine utilizzo/eventi incendiari.

Concetti chiave:

 Fondamentale la presenza dell’incertezza


 Importante il contesto di provenienza
 Datare un reperto equivale ad autenticarlo
 Datazione di tipo relativo fornisce solo una comparazione tra oggetti ed un eventuale sequenza
cronologica, senza però fornire una data

Distribuzione gaussiana

Il risultato di una datazione assoluta è un anno, corredato dalla deviazione standard

Se in studio dati con n esperimenti non emerge una distribuzione gaussiana è possibile ci sia un errore
sistematico

 Cosa indica?
o Indica un valore medio, cioè che esiste un valore più probabile
o 1320 ± 50 indica il lasso di tempo in cui c’è il 68.2% di probabilità che sia all’interno di
questa fascia di tempo
 Dev. Standard in questo caso  68.2 % di possibilità che il campione rientri in quel
periodo
 Spesso il risultato è dato a due sigma piuttosto che ad uno
o La deviazione standard è del 95.4%
o E’ una convenzione che sigma corrisponda a 68.2, 95,4 e 99,7% ecc, ci sono motivi
matematici dietro
 Ad un sigma  1320 ± 50 d.C.
 A due sigma 1220 – 1420 d.C.
o Non si mette il ±

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 Altro modo di rappresentare i dati è “con il metodo della termoluminescenza”
[SLIDE MIS_01 n6]

Dendrocronologia – sarcofago [SLIDE MIS_01 n7]

 Limite  A seconda del frammento di tronco che utilizzo per fare il determinato manufatto,
utilizzerò una parte del tronco con alcuni anelli di accrescimento
o Se includo quelli della morte naturale dell’albero avrò un manufatto datato al taglio del
legno
o Se utilizzo magari una parte interna del tronco daterò ad un periodo antecedente (e quindi
sbagliato) la realizzazione del manufatto.

Esempi

 Lino, Osso
o Vista l’incertezza potrebbero anche essere coevi
 Carta di Vinland
o E’ stata datata la carta, non l’inchiostro
 La carta potrebbe essere antecedente al Concilio di Basilea (1431 d.C.)

TECNICHE DI DATAZIONE

Da tenere in considerazione, nella scelta di optare per una particolare tecnica:

 Periodo di applicabilità di una tecnica


 Tipo di materiale che si può datare con quella tecnica

Elenco

 Calendari antichi
 Dendrocronologia ( fino a ca 10.000 anni fa)
 Radiocarbonio (fino a ca 70.000 anni fa)
o Tutto ciò che è organico
o Limite di applicabilità  Dopo circa 10 volte il T di dimezzamento (57.300, ma in grandi
quantità di materiale si può elevare)
 Potassio-argon (da 50.000 fino a)
 Uranio ( da 10.000 fino a)
 Tracce di fissione
o Vetri vulcanici
o Vetri artificiali se contengono molto piombo
 Termoluminescenza
o Tutto ciò che è ceramico (che è stato cotto)
 Risonanza di spin elettronico
 Racemizzazione degli amminoacidi
 Idratazione dell’ossidiana

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 Archeomagnetismo
 Inversione elettromagnetica

Lez. 4

METODI BASATI SULLA RADIOATTIVITÀ

Fenomeno per cui nuclei atomici non stabili si trasformano in altri emettendo particelle di vario tipo

Utilità in ambito archeologico  Il processo del decadimento radioattivo non è influenzato in alcun modo
dalle condizioni ambientali: la velocità alla quale gli atomi instabili si trasformano è nota ed è costante.

Problematica  sono avvenute contaminazioni tra l’ambiente esterno e quello interno del contesto da
datare?

 Scambio o passaggio di materiale radioattivo.

Cosa si misura con i metodi di datazione che sfruttano la radioattività naturale?

 Quantità di atomi decaduti


 Numero di atomi di altro tipo prodotti dal decadimento.
 Effetti che le particelle, associate al decadimento, inducono nel materiale
o Tracce di fissione  Es. Tracce e scanalature lasciate dal decadimento dell’uranio nei
minerali

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Metodi di datazione

 Si dividono in base a quali sono gli atomi coinvolti nel processo di decadimento
 I più utilizzati in ambito archeologico sono:
 Radiocarbonio (per reperti organici)
 Metodi basati sulla luminescenza, come la termoluminescenza (per ceramiche e
laterizi).

TERMINOLOGIA E CONCETTI CHIAVE

 Isotopi
o Forza di Coulomb  Forza esercitata
da un campo elettrico su una carica
elettrica
o Forza forte  Forza che tiene
insieme protoni e neutroni
 Tempo di vita medio ≠ Tempo di
dimezzamento
 Ogni elemento chimico è presente in natura
con diversi isotopi, ovvero nuclei che
contengono un diverso numero di neutroni
o Le proprietà chimiche non cambiano
significativamente tra isotopi di un
determinato elemento chimico

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 A bassi numeri atomici il numero dei neutroni è simile a quello dei protoni, mentre a numeri
atomici maggiori aumenta il numero di neutroni (vedi tab)
o La maggiore presenza di neutroni è indispensabile per la stabilità del nucleo.
 Nuclei atomici
o Unità di massa atomica (u, uma, dalton [Da]) è 1/12 della massa dell’atomo di 12C
 La somma della massa di un neutrone e di un protone è inferiore alla massa di un
atomo di idrogeno
 Evidentemente deve esserci da qualche parte un passaggio di energia
o Nei processi di trasformazione dell’atomo sono sempre coinvolti trasferimenti di energia
 Processi di decadimento
o Durante un decadimento viene prodotta una certa quantità di energia che può essere di
tipo cinetico o di tipo radioattivo
 Nel caso si tratti di energia cinetica, questa viene ceduta in massima parte alla
particella alfa, che verrà quindi emessa a velocità molto elevata (10% velocità della
luce)
o α (alfa)
 Il nucleo instabile tende a decadere in un nucleo più leggero con emissione di una
particella α
 Inizialmente chiamate α, si scoprì poi che erano nuclei di He
4
 α = 2He
232 228 4
 Es. 90 Th  88 Ra + 2He
o β (beta)
 In questa categoria rientrano tre tipi di decadimento
 Decadimento β-
 Il neutrone è una particella instabile se è isolato, e decade in un protone e
un elettrone
o Inizialmente chiamate β, si scoprì poi che erano elettroni
 n  e- + p+
o Tempo di dimezzamento  10.8 minuti
 Se si misura sperimentalmente l’energia cinetica degli elettroni emessi si
osserva un comportamento diverso rispetto al decadimento α
o Energia degli elettroni non sempre la stessa  Necessario
supporre l’esistenza di un’altra particella con cui l’elettrone
condivide l’energia sviluppata nel decadimento
o Neutrino (si scoprì poi che era un antineutrino elettronico)
14 14
 Es. 6C  7 N + β- + ve
 Decadimento sfruttato per la tecnica del K/Ar
 Decadimento β+
 Un protone decade in un neutrone, un positrone e un neutrino
18 18
 Es. 9 F  9O + β+ + ve
 Cattura elettronica
 Un nucleo atomico cattura un elettrone dell’atomo, che successivamente si
fonde ad un protone per formare un neutrone, emettendo un neutrino.
40 40
 Es. 19 K + e-  18 Ar + ve

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 Decadimento sfruttato per la tecnica del K/Ar
o γ (gamma)
 Il nucleo non si trasforma ma passa semplicemente da uno stato eccitato ad uno
stato ad energia inferiore emettendo un raggio gamma.
 La radiazione gamma accompagna molte volte i decadimenti alfa e beta.
 Spesso, dopo l’emissione alfa o beta, il nucleo è ancora eccitato perché i
suoi protoni ed elettroni non hanno ancora raggiunto la nuova situazione di
equilibrio, di conseguenza il nucleo si libera del surplus di energia
attraverso l’emissione di un raggio gamma.
 Al contrario delle radiazioni alfa e beta, le radiazioni gamma sono molto
penetranti, e per bloccarle occorrono materiali ad elevata densità, come il
piombo.
 Per indicare un nucleo eccitato si utilizza l’asterisco (*)
40 40
 Es. 19 K + e-  18 Ar + ve
 Lunghezza d’onda del raggio gamma emesso  0.8 fm
o Il decadimento degli atomi non segue un andamento lineare ma esponenziale.

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Lez. 5 8/05/19

TECNICHE DI INDAGINE
RADIOCARBONIO

 Periodo di applicabilità  da 300 a 60.000 anni circa


o Limitato dall’andamento della curva di calibrazione che è stata influenzata anche
dall’intensa attività umana che ha modificato rapidamente la concentrazione di 14C in
atmosfera.
o Limitato dalla piccola quantità di 14C residuo. Per campioni di grosse dimensioni, con un
processo di arricchimento, è stato possibile arrivare a 75.000 anni fa.
o Fino a 24.000 anni fa  Bassa incertezza
o Da 24.000 anni fa a 60.000  Incertezza aumenta di molto
o Ulteriori limiti
 A causa delle oscillazioni nella presenza di 14C nell’atmosfera, non si può utilizzare
per periodi più recenti di 300 anni.
 Una situazione analoga si è verificata nell’Età del Ferro, comportando un
appiattimento delle età datate.
 Radiocarbonio è presente in una quantità nota in tutti gli esseri viventi
o Per datare in maniera corretta è necessario sapere quanto 14C era presente in atmosfera in
passato, per alcuni periodi sono disponibili dati più precisi, per altri meno.

 Materiale databile  Materiali organici


o Legno, tessuti, ossa, piante, conchiglie, corallo, avorio
o CO2 intrappolata nei ghiacci, materiali che inglobino materiali organici (terre di fusione,
sedimenti), carbone di legna.

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FORMAZIONE DEL RADIOCARBONIO

La Terra ha un età maggiore di 4 miliardi di anni. Poiché il tempo di dimezzamento del 14C è di circa 5730
anni, e dopo circa 100.000 anni la sua quantità diventa trascurabile, non dovrebbe più essercene sulla
Terra.

Deve quindi esserci un meccanismo di formazione del 14C

 Il 14C viene formato dall’interazione dei raggi cosmici con l’atmosfera terrestre.
o La collisione tra i raggi cosmici e l’atmosfera produce neutroni, che colpendo atomi di 14N
per “spallazione” si sostituiscono ad un protone
14
N  14C
 Legandosi all’ossigeno produce anidride carbonica radioattiva
 A seconda di quanti raggi cosmici ci colpiscono avremo una produzione maggiore o minore di 14C
o Dipendono da intensità campo magnetico terrestre
 Es. inversione dei poli magnetici
o Dipendono da intensità eliosfera
o Dipende da intensità della produzione di raggi cosmici nello spazio
 L’interazione tra particelle leggere, come idrogeno ed elio (provenienti principalmente dal Sole), e
l’atmosfera, dà luogo a reazioni che si manifestano attraverso fenomeni luminosi, come le aurore
boreali, ma anche con la formazione di isotopi instabili quali il 14C

PROCEDIMENTO DI PRODUZIONE

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Il metodo funziona se:

 Esiste un’uniforme distribuzione spaziale del 14C in atmosfera


 Esatta conoscenza della velocità di decadimento del 14C
 Origine atmosferica del carbonio negli organismi viventi
 Assenza di frazionamento isotopico in modo che la composizione isotopica del carbonio degli
organismi viventi sia in equilibrio con quella della CO 2 atmosferica
o Negli organismi viventi il rapporto tra le componenti di C non mantiene gli stessi rapporti
che ha in atmosfera
 Vengono “privilegiati” nel decadimento gli atomi più pesanti ( 14C)
o Ogni classe di essere vivente ha la sua velocità di frazionamento
o Legge matematica che collega frazionamento del 13C con quello del 14C
 In automatico riesco a sapere quanto 14C c’è rispetto al frazionamento di 13C
 Integrità isotopica del campione, cioè assenza in essa di carbonio estraneo (né immissione né
espulsione di carbonio)
 La concentrazione di 14C nell’atmosfera durante tutto il periodo interessabile alla datazione deve
essere costante (circa 50.000 anni)

DENDROCRONOLOGIA

 Periodo di applicabilità  da 0 a 13.000 anni fa

Scienza che usa gli anelli degli alberi datati all’esatto anno della loro formazione per analizzare andamenti
spazio-temporali di processi che riguardano le scienze fisiche e culturali.

Nelle zone geografiche a forte contrasto stagionale, gli alberi formano in primavera un nuovo anello, vicino
alla corteccia, sopra l’anello morto l’inverno precedente.

In un albero vivente il presente è l’anello più esterno, il passato è dato dal numero degli anelli morti che
aumenta con l’età. Difficoltà nel riconoscimento di eventuali falsi anelli; ogni evento (incendio, malattie)
lascia segni riconoscibili.

Anno di abbattimento  Anello più esterno

Anno di nascita  Anello più interno

 Legni archeologici  Ricostruzione sequenze cronologiche utilizzando i legni presenti in antiche


abitazioni, o provenienti da contesti archeologici per le fasi più antiche delle sequenze

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 Curva di calibrazione molto precisa fino a 14000 anni fa, le sequenze dendrocronologiche non
arrivano oltre quel periodo
 Oltre quel livello si utilizzano altre curve di
calibrazione
o Sedimenti sul fondo di laghi
glaciali
o Stalattiti

IMPIEGO PER CALIBRAZIONE DEL


RADIOCARBONIO

 La buona precisione delle cronologie così ottenute ci permette di usarle per “calibrare” le
cronologie del radiocarbonio
 E’ possibile conoscere la quantità di radiocarbonio presente in passato in atmosfera andando a
misurare quanto ne è presente in ogni singolo anello.
o Ogni anello ha registrato la quantità di radiocarbonio per l’anno in cui si è formato.

RADIOCARBONIO, VARIAZIONE SECOLARE DEL 14C IN ATMOSFERA

 La quantità di 14C può avere subito modificazioni in due modi


o E’ cambiata la velocità di produzione di 14C nell’alta atmosfera
o Sono state introdotte cospicue quantità di carbonio povero di 14C in uno dei serbatoi
(diluizione)
 Atmosfera 2%
 Biosfera 5%
 Idrosfera 93%

Lo scioglimento dei ghiacciai produce l’emissione di una grossa quantità di CO 2 povera di 14C

Rivoluzione industriale aumenta CO2 e diluisce ulteriormente produzione di CO 2 radioattivo  I


combustibili fossili non contengono 14C, e la loro emissione in forma aeriforme diluisce ulteriormente la
quantità di 14C presente nell’atmosfera

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I test nucleari producono neutroni che interagiscono con l’azoto in modo analogo a quanto fanno i raggi
cosmici, formando 14C

La variazione di 14C nell’atmosfera sembra essere affetta da una componente lenta e una veloce

 Lenta  Dovuta a fluttuazioni del campo magnetico terrestre e a variazioni climatiche


 Veloce  Attribuibile a variazioni dell’attività solare
o Attività solare maggiore  Raggi cosmici meno numerosi
o Attività solare minore  Raggi cosmici più numerosi

In laboratorio forniscono sempre due date

 Età con il radiocarbonio  Età che avrebbe l’oggetto se la quantità di 14C fosse uguale allo standard
di oggi
 Età calibrata  Età corretta con la curva di calibrazione.

Procedura

 Si misura la concentrazione di 14C e 13C nel reperto da datare


 Si calcola l’età del reperto tenendo conto del frazionamento isotopico e supponendo che la
quantità di 14C sia rimasta immutata nel tempo
o Questa età è detta “età con il radiocarbonio”.
 Si utilizza la curva di calibrazione per ricavare l’età reale (di calendario) del reperto.
 A causa delle oscillazioni nella curva di calibrazione
o L’intervallo di età possibile (e quindi la precisione della datazione) dipende dall’inclinazione
della curva di calibrazione in quel periodo storico.
o La distribuzione di probabilità sull’età di calendario ottenuta non è più gaussiana, ma segue
il profilo irregolare della curva di calibrazione.
o Ci sono dei casi in cui il reperto può essere associato a differenti periodi storici.
 Per le oscillazioni del 14C in tempi recenti non è possibile utilizzare la datazione al radiocarbonio
negli ultimi 300 anni.

LEZ. 9 – 20/05/19

RADIOCARBONIO SECONDA GENERAZIONE

 Datazione dei reperti permette di ricollocare alcuni periodi storici  Siti megalitici del nord Europa
si ritenevano ispirati da arte micenea greca  La datazione al radiocarbonio ha permesso di
confutare questa ipotesi.

RADIOCARBONIO TERZA GENERAZIONE

 Negli ultimi anni grandi progressi nei seguenti settori


o Estensione della calibrazione ad epoche più antiche e riduzione dell’incertezza
o Introduzione dell’AMS per la misura del rapporto 14C/12C
 AMS (Accelerator Mass Spectometry) Spettrometro di massa con acceleratore
o Necessita di piccola quantità di campione
o Corti tempi di analisi (minuti)

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o Elevato ingombro
o Attrezzatura iniziale molto costosa (circa 2 mln euro
o Tecnica di analisi distruttiva

PREPARAZIONE DEL CAMPIONE

Parte difficile dell’esame al radiocarbonio è preparazione del campione

 Può impiegare anche una settimana

Tre fasi:

 Pretrattamento
 Combustione (convertire il campione in CO2)
o Necessario per renderlo adatto alle misure effettuate dall’AMS
 Grafitizzazione (per depositare il carbonio nel campione sotto forma di grafite/carbonio amorfo)

Rischio di contaminazioni (possono avvenire in tutte e tre le fasi)  Insieme al campione da datare bisogna
utilizzare un campione di riferimento certificato con età nota

Tipologia di contaminazioni

 Naturali  Es. calcare disciolto in acqua e infiltrato nel campione; acido umico contamina il
campione
 Antropogene  Può essere stato trattato con cere o resine per la preservazione

Preparazione del campione - esempio ossa

 Materiale composto da:


o Collagene  Unica componente delle ossa utilizzata per la datazione
o Composto inorganico fatto di idrossiapatite e carbonato di calcio.  Non utilizzata perché
facilmente contaminabile dal calcio
 Grazie all’AMS è possibile isolare alcune delle sue componenti e datarle.

STRUMENTAZIONE NECESSARIA

 Apparati per combustione e grafitizzazione

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 AMS

ESEMPI DI DATAZIONE  Slide MIS_02 – datazione, radiocarbonio – slide 37-43

ESEMPI DI TARIFFARI, TEMPI DI LABORATORIO

ESEMPIO DELLA SINDONE (vedi slide MIS_02 – 49-53)

 Critiche
o L’incendio avrebbe arricchito di 14C il lino della sindone, facendo risultare il lino più giovane,
al periodo medievale

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DATAZIONE TERMOLUMINESCENZA

La termoluminescenza permette di datare

 Ceramiche
 Mattoni e laterizi
 Pietre da focolare
 Selci riscaldate
 Argilla inclusa o a contatto con lava vulcanica
 Terre di fusione
 Antiche fornaci metallurgiche

In generale permette di datare tutto ciò che contiene dell’argilla o terra, ed è stato cotto a temperature
superiori a 500°C.

Lo “zero temporale” è riferito all’ultima volta in cui l’oggetto è stato scaldato.

L’accuratezza è compresa tra il 7 e 10%, riducibile in casi particolari al 4%.

Costi approssimativi:

 Datazione 1000 euro


 Autenticazione 250 euro

AMBIENTE CIRCOSTANTE

In seguito all’ultima cottura la radioattività ambientale produce cariche elettriche libere che possono venire
intrappolate nei difetti presenti nel materiale. La dose approssimativa è di circa 0.5-0.8 Gy/secolo.

Per conoscere la quantità di radioattività assorbita dal reperto è necessario conoscere la radioattività
naturale presente in quel determinato territorio, che può essere influenzata, ad esempio, dalla vicinanza a
terreni vulcanici.

 Es. Campania alto livello di radiazioni naturali, Valle d’Aosta basso livello

Senza conoscere il terreno di scavo l’incertezza rischia di essere almeno del 20%

Gy  Gray  Unità di misura della dose assorbita di


radiazione (Corrisponde a una radiazione che deposita
un joule per kg.)

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In laboratorio si misura la termoluminescenza

 La quantità di luce emessa è proporzionale al numero di cariche elettriche intrappolate e quindi


all’età dell’oggetto.
 Si analizza la luce emessa nel visibile emessa da un materiale quando viene scaldato dopo essere
stato sottoposto a radiazioni ionizzanti

PRELIEVO DEL CAMPIONE

Quantità di campione necessaria

 Per datazione  Almeno 1 gr o più


 Per autenticazione  Anche solo 100 mg
o Non viene mai scritto “il campione è autentico”, ma di
solito “il campione è compatibile con il periodo storico
considerato
o Possibilità di falsificazione tramite irraggiamento di
raggi gamma.

Per datazioni in situ si pone un dosimetro ambientale nel punto del


prelievo.

 Utilizzate capsule di rame di 0.7 mm di spessore (per bloccare


raggi alfa e beta).
o Si tratta di materiali termoluminescenti molto sensibili
alla radiazione (per azzerarli sottoporli a 400°C per
un’ora).
o Se il sito può essere raggiunto solo dopo diverso
tempo dall’azzeramento, è necessario azzerarlo
nuovamente in loco.
 Poste nel terreno a circa 30 cm di profondità
o 30 cm perché le particelle radioattive hanno un range
di azione
 Alfa  25/50 micrometri  Ininfluenti
 Beta  2 mm  Poco influenti
 Gamma  30 cm  Molto influenti
 Collocare i dosimetri il più possibile nella stessa posizione dalla
quale è stato prelevato il campione.
 Lasciate in situ per almeno due settimane (meglio mesi).
o Così da mediare su eventuali variazioni stagionali della
dose
o Ridurre l’influenza della dose acquisita durante il viaggio (soprattutto se viaggio in aereo –
in alta quota raggi cosmici).

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o Opportuno, al momento di tornare in laboratorio, azzerare un altro dosimetro per sottrarre
in questo modo la dose di viaggio.

Per datazioni da un singolo reperto si effettua un prelievo di materiale dallo stesso, escludendo i primi 2
mm di superficie (affetti da radioattività anche di tipo beta e alfa), da effettuarsi in camera oscura.

PREPARAZIONE DEL CAMPIONE

Scopo  Isolare i grani delle dimensioni prescelte eliminando componenti carbonatiche e residui organici

Metodo del Fine Grain

 Selezionati per l’analisi solo grani di dimensioni compresa tra 1 µm e 10 µm


o La separazione avviene per successive decantazioni della polvere.
 Presenta più spesso il problema del fading anomalo
o Svuotamento delle trappole a temperatura ambiente
 Richiede solo qualche centinaio di mg di materiale

CAMPIONAMENTO

Vista la penetrazione dei raggi gamma è importante che il campione da datare provenga da una zona con
almeno 30 cm di materiale circostante omogeneo. In questo modo si assicura una dose gamma omogenea.

Possibilmente il campione dovrebbe avere passato almeno 2/3 della sua vita ad almeno 20 cm di
profondità, altrimenti la dose gamma nel tempo sarà disomogenea.

Procedura di campionamento

 Se possibile, raccogliere reperti con diversa fattura


 La dimensione ottimale è di circa 3x3x1 cm (o una carota di 2 cm di diametro e lunga 3 cm)
 Evitare la luce diretta del sole, anche se non è eccessivamente influente.
 Evitare l’esposizione al calore, raggi ultravioletti e infrarossi e/o radiazioni ionizzanti.
o Es. controlli agli aeroporti
 Non lavare i campioni con solventi o altri detersivi.
 Se non è possibile fare dosimetria ambientale raccogliere circa 0.5 kg di suolo in cui il campione è
stato trovato, impacchettandolo con le stesse accortezze da sottoporre al reperto stesso.

Es. Torre degli Asinelli (Bologna)

 Periodo di edificazione non è inequivocabilmente determinabile dalle fonti


 Effettuata campagna di datazione dei laterizi, prelevati dalle murature esterne a differenti altezze.
o Tronco originale del 1070 d.C.
o Merli del XIV d.C.
o I campioni di un settore intermedio sono risultati del 1420 d.C.
 Incendio nel 1412, in questa zona della torre era presente una piattaforma di legno.

ALTRI MATERIALI

Selci scaldate

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 Periodo databile  1000 a.C. – 500.000 a.C.
o Il limite inferiore è dovuto al basso segnale di TL
o Il limite superiore è dovuto alla saturazione delle trappole.
 E’ fondamentale riporre il campione rinvenuto al buio, in quanto la selce è traslucida e quindi la
luce solare potrebbe scaricare le trappole anche in profondità

Colate laviche

 Periodo databile  3000 a.C. – 300.000 a.C.


 Difficili da datare in quanto in esse sono presenti materiali con forti effetti di fading anomali.

Sedimenti non riscaldati

 Prima di depositarsi, i grani dei sedimenti sono esposti per lungo tempo alla luce solare che li
azzera. Un volta sepolti le trappole nei sedimenti iniziano a caricarsi come nel caso di vasi e laterizi.
 Se un reperto rimane sepolto sotto i sedimenti, datando questi ultimi si può datare il reperto.

DATAZIONE LUMINESCENZA STIMOLATA OTTICAMENTE (OSL)

Si basa sugli stessi principi della termoluminescenza, ma misura la quantità di cariche intrappolata con
un’altra metodologia, stimolando otticamente con un laser il materiale, anziché scaldandolo.

Materiali databili  Principalmente per datare i sedimenti non riscaldati, ma “azzerati” dalla luce solare

 Sedimenti geologici, eologici, glaciali e fluviali


 Terremoti, inondazioni e tsunami
 Livelli deposizionali antropici in scavi archeologici
 Malte e leganti
 Superfici (crollo di colonne o elementi architettonici)

Caratteristiche della tecnica

 Anno datato  Si data l’anno in cui il sedimento è stato esposto alla radiazione solare per l’ultima
volta

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 Periodo di applicabilità  Da meno di un secolo – 500.000 anni fa
 Incertezza  Incertezza maggiore rispetto a TL, circa 10%

ALTRI METODI DI DATAZIONE

RISONANZA DI SPIN ELETTRONICO (ESR) O RISONANZA PARAMAGNETICA ELETTRONICA

Metodo in fase di sviluppo.

Basato sugli stessi principi della termoluminescenza, ma misura la quantità di cariche intrappolate con
un’altra metodologia, la risonanza magnetica.

Materiali databili  Applicabile sugli stessi materiali su cui si applica la TL, ma è meno sensibile, si usa
quindi su quei materiali per i quali la TL non si può utilizzare (es. materiali organici che scaldati a 450°C
reagirebbero con un processo di combustione).

Minerali di nuova formazione (carbonati in particolare) e a materiali scaldati in passato.

 Smalto di denti
 Conchiglie e coralli
 Selci riscaldate
 Concrezioni nelle grotte (stalattiti, stalagmiti ecc)
 Depositi di travertino (calcare di deposito)

Caratteristiche della tecnica

 Anno datato  Si data l’anno di formazione del materiale (assenza di cariche intrappolate nel
materiale) oppure l’ultimo riscaldamento ad alta temperatura
 Periodo di applicabilità  10.000-1.000.000 anni fa
 Incertezza nella datazione  Abbastanza alta, 10-20%

Caso specifico - Applicazione ai denti

Molti siti archeologici non sono databili perché troppo antichi o per assenza di materiale databile con U/Th
o K/Ar.

Problematica  Sia lo smalto che la dentina tendono ad acquisire uranio dall’ambiente, rendendo incerta
la misura della dose annua.

Lo studio dei meccanismi di assorbimento dell’uranio ha portato alla creazione di due modelli che cercano
di descrivere il fenomeno:

 Early Uptake (EU)  Fornisce l’età più giovane


 Linear Uptake (LU)  Fornisce l’età più vecchia

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Quando non è possibile capire quale di queste due datazioni si avvicina maggiormente a quella più
probabile, si ha comunque a disposizione il range entro il quale si trova la datazione.

POTASSIO/ARGON

Il potassio è un elemento comune nella composizione delle rocce, ed è presente con tre isotopi, di cui uno
radioattivo (tempo di dimezzamento ca 1 miliardo di anni)

L’argon ha tre isotopi tutti stabili; poiché l’argon è un gas inerte, diffonde facilmente al di fuori di materiali
che vengano scaldati. Rocce ignee o metamorfiche che hanno subito forti riscaldamenti sono adatti per la
datazione, in quanto il riscaldamento elimina l’argon presente ed il successivo raffreddamento “cristallizza”
la situazione.

Materiali databili

 Rocce vulcaniche  E’ possibile ottenere informazioni sull’età di materiale compreso tra due strati
di eruzione vulcanica

Caratteristiche della tecnica

 Anno datato  Si data l’anno di formazione del materiale (assenza di argon nel cristallo)
 Periodo di applicabilità  100.000 – formazione della Terra
 Incertezza nella datazione  Intorno al 5-10%

Variante della tecnica: 40Ar/39Ar

 Una variante del metodo misura il rapporto tra gli isotopi 40Ar/39Ar. L’isotopo 39Ar non esiste in
natura, ma può essere creato dal 39K irraggiando artificialmente il campione con una sorgente di
neutroni (processo simile a formazione di 14C in alta atmosfera). Con questa variante si ottengono:
o Misure più precise
o Campioni più piccoli necessari.

Caso specifico – Applicazioni ed esempi

 Formazione di Koobi Fora  Datazione di resti di cenere e pomici presenti in una sequenza di
sedimenti lacustri e fluviali, ha permesso di datare i resti di animali, ominidi e utensili in pietra in
essa contenuti.
 Numerose datazioni in ambito preistorico

SERIE DELL’URANIO

Il metodo è nato per la datazione dei sedimenti marini. Si sfruttano i rapporti tra isotopi della catena di
decadimento di 235U e 238U. Nel tempo l’uranio decade, per cui misurando i rapporti di attività radioattiva di
230
Th/234U e 234U/238U è possibile conoscere il periodo passato dalla formazione del campione.

Materiali databili  Applicabile a minerali ricchi di calcio

 Concrezioni calcaree

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 Marne
 Gusci di crostacei
 Ossa e denti

Caratteristiche della tecnica

 Anno datato  Si data l’anno di formazione del materiale


 Periodo di applicabilità  50.000 – 500.000 anni fa
 Incertezza nella datazione  5-10%

Gli isotopi 238U e 235U decadono in altri isotopi radioattivi


formando una sequenza (catena) di elementi chimici fino al
piombo, che è stabile.

Si possono sfruttare vari rapporti della catena


230
 Th/234U
231
 Pa/235U
230
 Th/238U

TRACCE DI FISSIONE

L’uranio, oltre a decadere in elementi più leggeri con


decadimenti alfa, beta e gamma, tende anche a rompersi in due
nuclei di massa elevata.

Le tracce di fissione sono zone di intenso danneggiamento in un


cristallo formate dal passaggio di frammenti di fissioni
attraverso il solido.

Poiché la fissione avviene ad una velocità conosciuta, l’età di un cristallo può essere calcolata misurando la
quantità di uranio in esso presente e il numero di tracce che contiene.

Materiali databili  Vetri che contengano al loro interno elementi


appartenenti alla catena dell’uranio.

 Apatiti
 Zirconi ossidiane
 Vetro cineritico

Caratteristiche della tecnica

 Anno datato  Anno di formazione del materiale


 Periodo di applicabilità  100.000 – 2 mld anni fa (anche vetri più giovani se ricchi di uranio)
 Incertezza nella datazione  5-10%

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Lez. 6 13/05/19

CAMPIONAMENTO
Il campionamento è un punto essenziale dell’indagine

Oggetto  Oggetto dell’analisi

 Campionare  Evidenziare un oggetto su cui si vuole effettuare un’indagine scientifica e prelevarlo


 Per realizzare una procedura di campionamento corretta è necessario sapere la storia del reperto
da campionare
o In ambito archeologico è difficile, è importante basarsi almeno sui dati a disposizione.

OPERAZIONI CHE POSSONO INFICIARE GLI ESITI DELL’ANALISI (sia se vengono praticate sia se non vengono
documentate)

 Importante tenere traccia di tutte le manipolazioni che sono state fatte e riportarle in
documentazione
o Operazioni di pulizia dell’oggetto
o Tenere conto se immerso e lavato in acqua, acqua come, a che T°
 Se non note come derivanti dalle operazioni di pulizia, eventuali contaminazioni possono essere
erroneamente attribuite all’oggetto anziché alle procedure di pulizia.
 Sarebbe importante avere una procedura specifica ante scavo, così da sapere già come operare.

Tipologia di campionamento può dipendere da tipologia di indagine scientifica che si vuole realizzare.

 Può essere importante stretta collaborazione con scienziati che si occupano delle indagini
archeometriche.

DEFINIZIONE SET DI ANALISI  insieme dei reperti recuperati dallo scavo e considerati potenzialmente utili
per affrontare il problema archeologico

IDENTIFICAZIONE E SELEZIONE DI UN SET DI REPERTI

 Dopo avere individuato il quesito archeologico si scelgono i reperti da sottoporre ad analisi e, se


necessario, si procede al prelievo del materiale da portare in laboratorio
o Selezionare set ridotto che si ritiene rappresentativo e utile dell’insieme più grande.
 Non si può selezionare un solo oggetto per effettuare stime numeriche: con un solo
oggetto non si può effettuare una media e uno studio sulla distribuzione
 Con n reperti  Esprimere risultato come valore medio ottenuto da media di n
reperti.
 Al campionamento si procede se il quesito archeologico posto richiede una tecnica di analisi
invasiva, prima si cerca di procedere unicamente tramite tecniche non invasive.
 Il campionamento può avvenire in due modalità
o Prelievo di un campione rappresentativo
o Prelievo di un campione selettivo
 Quanto e come prelevare? Dipende

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o UNI (ente nazionale di normazione) ha provato a normare le procedure per il
campionamento

CAMPIONAMENTO RAPPRESENTATIVO

 Tipologia dell’oggetto vincola quanto campionare


o Ottenere frammenti che siano rappresentativi
 Ottenere nel frammento tutte le componenti dell’oggetto
 Nel frammento le stesse quantità (più o meno a vista) dei componenti dell’intero
oggetto (esempio della pietra in slide)
 Preparazione del campione
o Escludere parti danneggiate, corrose o comunque alterate
o Mantenere le proporzioni delle differenti componenti
o Prelevare una quantità di materiale sufficiente per condurre l’analisi
o Svolgere le operazioni in modo da preservare il più possibile l’oggetto.
 Non esiste universalmente una procedura standard
o Dipende dallo scopo dell’analisi
o Tenere sempre conto della contaminazione del campione
 Accidentale passaggio di materiale estraneo al campione, che può avvenire nel
corso dei vari passaggi precedenti l’analisi.
o Quali sono i miei analiti? Domanda importante per evitare contaminazioni
 Se devo fare analisi termoluminescenza su ceramica non importa se contamino
l’oggetto con le mani ecc ad esempio.
 Un mio intervento può inserire o meno contaminazioni?
 Es. Campione di frammento di ceramica ricavato con tenaglie in ferro
o Di cosa è fatto il campione? Di cosa sono fatte le tenaglie?
o Se c’è rischio contaminazione
 Cambio utensile
 Mi accerto che nella scala di Mohs il mio strumento sia più
duro e non ci sia rischio di rottura
 Passo successivo è macinazione  Composizione materiale
e utilizzo uno strumento adeguato.

CAMPIONAMENTO SELETTIVO

o Dama con liocorno (SLIDE LEZ.2 –ACCURATEZZA, CAMPIONAMENTO)


 Punti poco visibili o già deteriorati
o Campionamento limitato, strumenti di precisione
 Bisturi e microbisturi, tamponi abrasivi.

PREPARAZIONE DEL CAMPIONE

o Definire lo scopo del campionamento e i successivi passaggi di indagine


 Definire la modalità (selettivo o rappresentativo)
 Individuare la quantità di materiale da prelevare
 Utilizzare strumenti e contenitori puliti e di materiale compatibile agli scopi del
campionamento.

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o Documentare fotograficamente il prelievo
 Si fotografa ogni singola fase dell’indagine scientifica
o Dotare il campione di etichettatura chiara e completa.

INDICAZIONI GENERALI PER LA SCELTA DELLA STRATEGIA DI INDAGINE ARCHEOMETRICA

o Qual è lo scopo dell’indagine?


 Quesito archeologico?
 Tipo e accuratezza dell’informazione richiesta?
 Tipo di materiale/oggetti da studiare
 Qualitativo. Quantitativo, qualitativo-quantitativo
o Strategia adeguata
 Produce risultati funzionali allo scopo dell’indagine
 Determina effetti “accettabili” sul reperto
 E’ compatibile con il budget disponibile
 Il campionamento non dovrebbe essere finalizzato ad un’unica analisi, ma ad un processo di analisi
o Prima tutte le non invasive
o Poi le invasive
o Eventualmente le distruttive

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