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Ecologia umana - G.

Marteen
Ecologia
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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Ecologia e dinamiche delle popolazioni umane

I Rapporto tra uomo e ambiente, gli effetti che l’uomo ha avuto sull’ambiente. Da questo rapporto sia ambiente fisico
sia quello artificiale/ culturale. Storia delle dinamiche mane. Storia delle civiltà. Problema delle origini e
dell’evoluzione umana. Processo evolutivo. “Ominizzazione”. Processo biologico. “Umanizzazione” prerogative
esclusive dell’uomo. Aspetto ecologico: Rapporto uomo – ambiente. Biodiversità delle popolazioni umane e
adattabilità all’ambiente, cos’è e perché esiste. È sia tipologica sia individuale. Rapporto tra popolazione e
ambientazione. Rapporto tra popolazione e ambiente patogeno. Dinamiche demografiche e demiche (migrazioni) delle
popolazioni umane. L’antropocene, le sfide del futuro e le responsabilità dell’uomo. Sinergia tra le materie. Ecologia:
studio delle interazioni tra un organismo e tutte le componenti del suo ambiente. Sinecogia: analizza gli ecosistemi
nella loro globalità, studiandone l’equilibrio o l’evoluzione. Autoecologia: studia i rapporti ecologici. Nicchia
ecologica: condizioni di clima, biologiche, chimiche – fisiche nelle quali una popolazione può vivere. Non solo una
condizione, ma è diventata la sua stessa cultura. Cultura come nicchia ecologica umana. Interfaccia tra uomo e
ambiente. Habitat dove l’omo nasce e si sviluppa. Ecologia umana: studio delle interazioni umane con fattori biotici,
abiotici e culturali dell’ambiente. Ecologia culturale: studio del processo di adattamento delle società umane al loro
ambiente con attenzione alle tecnologie, alle caratteristiche economiche e i fattori limitanti dell’ambiente. Cultura:
corpus di conoscenza appresa, utile come mediatore tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda. Ecologia storica: studio
dell’evoluzione dell’interazione tra cultura e ambiente nel corso del tempo (in collaborazione con la geografia umana
e storica, studia l’ambiente come un artefatto umano). Ecosistema: insieme strutturale e funzionale di tutte le relazioni
tra componenti viventi e non di una data porzione di realtà. Ecosistemi naturali: quelli considerati preservati
dall’influsso umano (oggetto dell’ecologia biologica). Ecosistemi umani: quelli in cui l’uomo ha esercitato l propria
azione (oggetto dell’ecologia umana che ne valuta il fattore antropico). Dinamiche delle popolazioni umane: analisi
del movimento, dei fenomeni evolutivi, delle trasformazioni biologiche, demografiche e bioculturali delle popolazioni
umane in relazione ai fattori ambientali, alle risorse e alle scelte culturali. Cambiamenti climatici e ambientali nel
corso della storia evolutiva dell’uomo. Origine e diffusione del genere Homo e origine e diffusione del genere Homo
Sapiens. Dinamiche dell’antico popolamento umano. Il popolamento dei continenti. I cacciatori – raccoglitori. La
transazione neolitica. La domesticazione delle piante e le origini dell’agricoltura, la domesticazione degli animali.
Adattamento e adattabilità umana: omeostasi e adattabilità umana (per la temperatura); acclimazione fisiologica;
acclimatazione progressiva durante lo sviluppo (in crescendo); adattamento genetico; adattamento culturale e
interazioni bioculturali; clima e variazioni di carattere fisiologici e di polimorfismi genetici. Binomi: savana, deserto,
foresta, poli, montagne. Chi è l’uomo? Animale culturale. Animale per il suo essere biologico e culturale che lo
differenzia dagli animali. Corpo umano: strumento con cui l’uomo si mette in relazione con la realtà fisica in cui vive
e gli consente di esprimere la propria realtà individuale. Il 98% di DNA è uguale allo scimpanzé, ci siamo separati 6/7
milioni di anni fa.
II origine del bipedismo: l’uomo si è trovato da territori con alberi e liane a spazi aperti, il bipedismo serviva per
andare più veloci, avere mani libere per trasportare cibo e prole. Inaridimento e raffreddamento climatico. Grazie al
bipedismo la bocca non viene più utilizzata per il trasporto e l’uomo può iniziare a parlare, anche per la visione
frontale degli individui. Tra i 4 e i 7 milioni di anni fa. Inaridiamento: riduzione di territori forestali: aumento della
competizione nella poca foresta rimasta. Primati specializzati alla vita nell’ambiente forestale, che fa in modo che
rimangano legati in quel luogo (orango che non riesce a muoversi se non sugli alberi). Gli altri vengono esclusi e si
avviano alla scoperta del mondo. Predisposizione al bipedismo grazie all’adattamento ad appendersi, che comporta
una posizione verticale. Rift valley. Cresta afroasiatica, increspatura, si forma una catena montuosa, fagli dal Nord
ovest verso sud est. Mar rosso – Mozambico. Da est arriva il clima arido. Habitat diversi. Bipedismo come
adattamento alla corsa. Scendere dagli alberi diventa un pericolo. Bipedismo per essere in alto e avvistare prima i
predatori. Con la mani libere si riescono a fare cose e a creare oggetti, fabbricare utensili, primo accenno di cultura.
Parecchi reperti di 9/10 milioni di anni fa, da qui abbiamo poco. Poi dai 4 milioni i reperti ossei impongono un
camminamenti verticale, ma conservava ancora capacità di arrampicamento sugli alberi. Gli unici schiacciati
lateralmente e non frontalmente, come gli animali. L’importanza dell’alimentazione. Scimpanzé vegetariani: quando
scompare la verdura si adatta, inizialmente con insetti o piccoli animali. 2 o 4 milioni di anni fa compare l’uomo
Abilis, che usava le mani per scheggiare la pietra in modo sistematico con un progetto mentale. Con l’abilità manuale
troviamo lo sviluppo della corteccia celebrale. È più grande l’area del cervello che controlla la mano di quella che
controlla gli arti insieme. Homo Erectus meno di 2 milioni di anni fa, esce dall’Africa, prestanza fisica, capacità
cranica elevata, perfeziona la scheggiatura, costruisce strutture d’abitato, usa e controlla il fuoco. Nel loro lobo
parietale si elaborano risposte complesse, aree associative. Vi è il suo sviluppo poi altre due aree deputate al
linguaggio. Nello scimpanzé non ci sono.
IV Linguaggio articolato, comporta capacità del simbolismo e dell’astrazione. Cultura: espressione di psichismo:
sviluppar mentalmente capacità. Gli animali anche ma non creativo o astrattivo. Psichismo umano: consapevolezza
spazio-temporale, percezione del tempo non solo come memoria del passato (che hanno anche gli animali). Ma anche

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come previsione e programmazione del tempo. Produzione di utensili. L’uomo è in grado di pensare di modificarli per
esigenze d’uso. Ominizzazione: conquista di caratteristiche biologiche. Umanizzazione: sviluppo di prerogative
dell’uomo, dotato di capacità psichiche, culturali. È dalla cultura che si osserva l’umanizzazione. Rapporti
consapevoli e personali. Evoluzione biologica veloce, culturale lenta. Homo sapiens, da qui si dà il via alla vera
evoluzione psichica. Lui 43-34 milioni di anni fa. Balzo in avanti o rivoluzione paleolitica. Capacità cognitive inedite,
comportamenti sociali complessi. Collaborazione invece di competizione. Linguaggio articolato, elaborazione di
concetti astratti. Prima manifestazioni artistiche (rupestri). Forse è stato grazie al linguaggio più complesso che ha
dato il via al balzo in avanti, ma non è sicuro. Biodiversità umana e individualità personale. A specie umana è molto
polimorfica. A livello somatico, biochimico e genetico. Profilo genetico individuale. La varietà del volto è maggiore a
qualsiasi altra parte del corpo, soprattutto il triangolo occhi, naso e bocca. Le caratteristiche delle altre parti del corpo
sono tra loro correlate, mentre quelle del volto lo sono molto meno e sono imprevedibili. La diversità facciale
potrebbe essere un’evoluzione atta al riconoscimento facciale per migliorare le relazioni. Il volto è anche la parte con
cui si manifesta la nostra individualità interiore e ci mette in relazione con gli altri. Riconoscimento facilitato tra
persone della stessa etnia. È un’abilità acquisita in maniera precoce dai neonati, forse dopo poche ore. C’è un’area del
cervello specifica per il riconoscimento del volto diverso per quello del riconoscimento degli oggetti. Identità vocale:
cavità nasali e faringe diverse i ognuno che cambiano la voce. Voci uniche e riconoscibili. Storia biografica, ecologica
e culturale delle popolazioni di Homo Sapiens: dalle origini Africane (forse 300 o 100 mila anni fa) all’Olocene (10
mila anni fa). Ricostruzione su base storico-naturalistica delle prime popolazioni di Homo Sapiens e della loro
evoluzione socio-ecologica. Oggetto dello studio sono le unità popolazionali umane realtà evolutive dotate di coesione
interna, in condizioni di inserimento geografico, riproduttivo e linguistico culturale, che interagiscono in modo
unitario con l’ambiente e con altre unità popolazionali umane. Esse rappresentano un sistema sociale. Si evolvono
come sistemi complessi adattivi. I sistemi sociali sarebbero caratterizzati da un ciclo in cui si alternerebbero le fasi di
crescita – equilibrio – riorganizzazione. Nello spazio, ad ognuna delle quattro fasi potrebbero corrispondere le fasi di
diffusione, stabilità, contrazione e frammentazione delle unità di popolazione umana. Dissoluzione: certi individui di
un gruppo se ne vanno e formano altro gruppo, frammentazione. La colonizzazione dell’uomo è partita dall’Africa,
poi se ne è andato per problemi relazionali, disponibilità e riduzione di risorse, misotropia ambientale (ma non ha
potuto diffondersi in ogni direzione, ma il territorio non era uguale in tutte le direzioni), diversa differenza nel tipo e
nella quantità di risorse che trovava nel percorso. Quando l’uomo si assediava, poi si spostava per le risorse, che
raggiungono un valore critico quando con la caccia e la raccolta spendono più energia di quelle che cacciano, trovano
e mangiano. Analisi fatte in base a dati antropologici e paleoantropologici e con concetti di ecologia e biogeografia
delle caratteristiche ecologiche e socio culturali delle prime popolazioni umane di cacciatori – raccoglitori di Homo
Sapiens e della dinamica. L’origine di Homo Sapiens. Modello originato in Africa (per quanto ne sappiamo).
Evoluzione multiregionale, ipotesi del 1946 di Weidenreich, che sviluppò un modello gradualista che fa riferimento al
darwinismo. Multiregionale di Thorne e Wolpoff, evoluzione tramite impulso evolutivo.
V Questa ipotesi va in crisi con prove riconducibili ad un unico evento africano. Modello “Out of Africa”, seconda
fuoriuscita dell’uomo dall’Africa. Rapporti tra uomo dell’Africa e rapporti con altri uomini europei e asiatici. Questa
trova più conferme. Problema della fine degli uomini Erectus e di Neanderthal che si sono scontrati con le comunità
moderne africane. Ipotesi che l’uomo moderno abbia ucciso i Neanderthal, hanno convissuto per 10%15 mila anni.-
estinzione lenta. Uomo di Neanderthal ha arti corti, busto lungo, tarchiato, testa grande, cranio piatto. L’uomo
moderno ha cranio alto e tondo, sviluppo di aree celebrali diverse, alto, longilineo, busto corto e arti lunghi. L’uomo di
Neanderthal ha le caratteristiche di un uomo vissuto in climi freddi. Estinzione perché la forma specializzata non si
adatta, quella plastica si. Lo sterminio dell’uomo di Neanderthal da parte dell’uomo moderno è approssimativa perché
non si sono trovati così tanti scheletri vicini, o altri fattori che potessero presumere uno sterminio di massa. Gli uomini
di Neanderthal vengono spinti nelle zone più periferiche dagli uomini moderni. L’uomo di Neanderthal non è morto
perché specializzato, sarebbe accaduto in seguito ad un cambio drastico del clima, altrimenti la sua specializzazione
non sarebbe stata influenzata. L’uomo moderno ha una superiorità culturale da ricercarsi nello sviluppo di strategie di
sopravvivenza rispetto all’uomo di Neanderthal, questo grazie al diverso sviluppo celebrale. L’uomo moderno ha
spinto l’uomo di Neanderthal in aree meno ospitali e periferiche, e quindi non riuscivano più a trovare provviste e si
sono estinti. L’uomo moderno africano potrebbe aver portato con sé verso l’Europa delle malattie che per lui non
erano letali ma per gli altri si. Tra la specie di uomo di Neanderthal e quella Moderna potevano avvenire incroci, nel
Vicino Oriente sono stati trovati scheletri con caratteri di entrambe le specie insieme. La prole di queste erano o sterili
o ipofertili. Queste teorie hanno basi ideologiche. Multiregionale e Uniregionale . La
Multiregionale è darwinismo puro. Prevede evoluzione progressiva, il gradualismo filetico, con piccole
trasformazioni. Microevoluzione: piccole trasformazioni, questo dà via al politipismo. Non dà prove convincenti
all’idea di nuove speci, non spiega il passaggio tra uomo di Neanderthal e uomo Moderno, perché si parla di salti
evolutivi. Quella Uniregionale fa riferimento al neodarwinismo che si origina dalla teoria degli equilibri discontinui.
Equilibri discontinui punteggiati: l’evoluzione non è lenta e progressiva. Radiazioni. Fa riferimento a questo tipo,
prevede fasi di stasi evolutiva e altre di grande esplosione evolutiva, non possiamo fare a meno delle mutazioni. Il

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fattore che ha dato il via potrebbe essere il fattore radiazioni, ma ci sono mille teorie. Sia la teoria Multiregionale sia la
Uniregionale non considerano qualcosa che oggi sta venendo fuori. Il darwinismo ha escluso la possibilità che
l’ambiente abbia influito sull’evoluzione, è l’ambiente che sceglie e scarta le mutazioni. Lamark sosteneva l’eredità
dei caratteri acquisiti tramite l’ambiente (esempio giraffe). Tendenza al recupero delle idee di Lamark. L’ambiente ha
sicuramente influito. Epigenetica: studio delle relazioni dell’ambiente che esercita sul DNA inducendo dei
cambiamenti epigenetici che non cambiano le basi ma le strutture del DNA che le fanno cambiare funzione. Per
almeno alcune generazioni queste modificazioni si trasmettono. L’uomo sapiens è il prodotto di radiazioni adattive.
L’espansione di Homo Sapiens. Uomo ha la termoregolazione (omeoterma) anche stenoterma nel senso che si adatta
si, ma in modo stretto, modesta. Nato in Africa si è abituato a quello. L’uomo è euriterma da 40 sopra 0 a 40 sotto 0,
in seguito grazie al microclima che si è creato. Uomo vagile, capace di muoversi (le piante sono invece sessili).
Vagilità: capace di diffondersi nello spazio in base al potere di dispersione si attivo (camminata o auto) sia passivo
(farsi portare dalle correnti in acqua). L’uomo ha vagilità ormai solo attiva. La crosta terrestre non è omogenea, ma
l’uomo muovendosi ha incontrato delle barriere: discontinuità naturale / ambientale ad alta efficacia nell’impedire
l’espansione di essere viventi. In epoca preistorica era efficace, ma con il passare del tempo perde le sue qualità.
L’uomo sapiens ha conquistato la possibilità di passare le barriere e ha iniziato a diffondersi a macchia d’olio. Primo
passo dall’Africa all’Europa, si è diffuso in alcune aree/vie per colpa delle barriere = Misotropia ambientale. Non
tutte le popolazioni si sono comportate uguali, in base alle aree più o meno popolate, cioè al bisogno di spazio.
L’uomo ha avuto bisogno di spazio nelle aree con clima ospitale, e ancora oggi è così. L’alta montagna è sfavorevole,
forse dopo il Neolitico ci è arrivato l’uomo. Lahr & Foleg, modello a eliopensione multiple, dispersione dell’uomo
dall’Africa all’Asia, 45-50 mila anni fa. Qui il mare era più basso e loro passavano dalla costa. Klein da Africa con
un’unica migrazione nel Vicino Oriente 50-45 mila anni fa. (Levantine route). Forse hanno ragione entrambi. Periodo
freddo, sulle cose vi era un clima più mite e vi era il pesce. Punto di partenza del flusso ad Abdur, antico di 125 mila
anni, quindi il flusso è forse partito prima. 50-40 mila anni fa arrivano in Nuova Guinea, Australia. Altro flusso in
Egitto, Anatolia, Vicino Oriente, Europa, Asia Centrale. Popolazioni siberiane arrivarono al Nord America (almeno
120 mila anni fa) e alla fine tuta l’America fino alla Patagonia, questo grazie all’abbassamento del livello del mare.
Contemporaneamente raggiunsero anche le isole del pacifico, e la colonizzazione fu completata.

Ecologia umana: sviluppo sociale e sistemi naturali – G. Marten


I. Una panoramica generale
Organizzazione del libro: Verrà spiegato come funzionano e interagiscono i sistemi ecologici e sociali, intesi come
sistemi adattativi complessi.
Che cos’è l’ecologia umana? L’ecologia è la scienza delle relazioni fra gli organismi viventi e il loro ambiente.
L’ecologia umana invece si occupa delle relazioni fra gli esseri umani e il loro ambiente. Un ecosistema è costituito da
tutto ciò che si trova in una specifica area. Le componenti viventi sono la sua comunità biologica. Il sistema sociale si
riferisce alla popolazione, nonché alla psicologia e organizzazione sociale che ne caratterizzano il comportamento.
Quello di “sistema sociale” è un concetto basilare dell’ecologia umana, perché le attività antropiche che hanno un
impatto sugli ecosistemi sono fortemente influenzate dal tipo di società. Anche i sistemi sociali possono avere una
scala variabile. L’ecosistema fornisce servizi al sistema sociale attraverso lussi di materia. Tali servizi ecosistemici
comprendono l’acqua, i combustibili, gli alimenti, i materiali. Qualsiasi oggetto materiale contiene energia, nonché
l’informazione. Essa può fluire dai sistemi ecologici ai sistemi sociali. La materia, l’energia e l’informazione si
spostano anche in senso inverso come risultato delle attività umane; o l’uomo influenza gli ecosistemi usando le
risorse come l’acqua; o dopo averli usati, l’uomo restituisce agli ecosistemi i materiali sotto forma di rifiuti; o l’uomo
modifica e riorganizza gli ecosistemi naturali per crearne di nuovi o per meglio soddisfare i suoi bisogni. Le
coltivazioni di piante, la loro disposizione nel terreno, l’alterazione della comunità biologica e la trasformazione
chimica del suolo non implicano solo un trasferimento di materia, ma un trasferimento di informazione.
Interazioni sistema sociale-ecosistema: l’esempio della pesca. L’ecologia umana analizza le conseguenze delle attività
umane in termini di catene di effetti attraverso l’ecosistema e il sistema sociale umano. La pesca influenza
l’ecosistema, che a sua volta induce un cambiamento nel sistema sociale.
Combustibili e deforestazione in India: La popolazione indiana ha tagliato per anni alberi per farne combustibile
domestico. Questo non era un problema fino all’avvento dell’incremento demografico. Molte foreste sono scomparse.
Si incoraggiarono i bambini a cercare qualsiasi cosa potesse essere bruciata. Questo ha incrementato il valore dei
giovani e incoraggiato le coppie a fare bambini. L’esito è una crescita della popolazione che richiede un aumento della
domanda di combustibile. Usare sterco animale per le necessità domestiche significa ridurne la quantità destinata ai
concimi per l’agricoltura, con diminuzione della produzione alimentare. L’esito è la malnutrizione e il peggioramento

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delle condizioni di salute delle persone. I generatori di biogas costituiscono una tecnologia che può migliorare la
situazione. Sono grandi serbatoi in cui vengono immessi rifiuti umani, escrementi animali e residui vegetali. I
processi producono gas metano, che può essere impiegato come combustibile per cucinare e i residui possono essere
usati come fertilizzanti per l’agricoltura. In questo modo il circolo vizioso legato alla carenza di combustibile e alla
deforestazione verrebbe spezzato. Sviluppo
sostenibile: La malattia di Minamata è una conseguenza non intenzionale. Il mercurio era utilizzato per processi
industriali. In Giappone si scaricavano scorie al mercurio nelle acque costiere. La componente batterica negli scarichi
trasformava il mercurio in un agente ancora più tossico, il metilmercurio. Risalendo la catena alimentare si verificava
un trend crescente. Nessuno si accorse che ne pesce la concentrazione di mercurio era salita di oltre un milione di
volte. Durante gli anni ’50 una malattia uccise più di 1000 persone, i superstiti riportarono problemi neurologici o
gravi deformazioni. Dopo alcuni anni il governo vietò lo smaltimento industriale del mercurio nell’ambiente. Ci
vollero circa 50 anni prima che il pesce della regione di Minamata potesse tornare ad essere consumato senza
problemi. Quando i territori dei bacini idrografici vengono privati delle loro foreste, il suolo perde la capacità di
trattenere l’acqua. Le precipitazioni invadono i terreni, provocando inondazioni durante la stagione delle piogge e
minor disponibilità di acqua durante la stagione secca. Lo sviluppo sostenibile può essere definito come la possibilità
di soddisfare le necessità attuali senza pregiudicare quella delle generazioni future di fare altrettanto. Mantenere gli
ecosistemi in buona salute. Gli ecosistemi danneggiati che perdono la capacità di soddisfare i bisogni umani primari
pregiudicano ogni possibilità di sviluppo economico e giustizia sociale. Intensità sulle pressioni sugli
ecosistemi: alcuni tipi di risorse sono non rinnovabili, altri invece sono rinnovabili. Gli esseri umani usano queste
risorse e le restituiscono agli ecosistemi in forma di rifiuti. Via via la consapevolezza ambientale è cresciuta, si sono
innescati alcuni cambiamenti del sistema sociale. Il livello di consumi delle nazioni ricche è enormemente più elevato
di quello delle nazioni povere. La pressione sugli ecosistemi esercitata da questa popolazione va molto oltre i confini
del proprio territorio. II. Popolazioni e
sistemi a feedback
Perché i problemi ambientali spesso si manifestano all’improvviso? Il feedback è l’effetto che un cambiamento i una
componente di un sistema ecologico o sociale produce su quella stessa componente. Il feedback negativo fornisce
stabilità. Il feedback positivo determina cambiamento, ed è responsabile dell’emergenza di problemi ambientali e di
molte altre alterazioni relative al mondo che ci circonda. Il feedback positivo spinge le popolazioni a crescere quando
si verifica un surplus di risorse, e come il feedback negativo tenda a contenere le popolazioni di ogni specie
nell’ambito dei limiti dell’ecosistema.
La crescita esponenziale della popolazione: Il giacinto d’acqua può arrivare a coprire un corpo d’acqua tanto da
impedirne la navigazione. Nell’esempio abbiamo un lago di 10 chilometri di diametro e decidiamo di introdurre un
giacinto d’acqua. Dopo un mese, da questa prima pianta se ne formeranno due, dopo un altro mese quattro e così via.
Dopo due anni il giacinto d’acqua si sarà moltiplicato raggiungendo 17 milioni di individui, ma nessuno ci farà caso
perché coprirebbero solo lo 0,2% della superfice del lago. Dopo altri sei mesi però avremmo un miliardo di giacinti,
che copriranno il 13% del lago. Le piante ancora non sono sufficienti per ostacolare la navigazione. Alcune persone
saranno preoccupate, ma altre no. Con un raddoppio delle piante di giacinto ogni mese. Il lago si troverà ricoperto
dopo tre mesi. Il giacinto acquatico è diventato un problema in molto luoghi. Il rapido popolamento del lago da parte
della pianta è paragonabile alla crescita della popolazione umana. Nessuno sa quale sia l’entità della popolazione
umana che il pianeta può effettivamente sopportare.

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