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Adorazione eucaristica

Canto: Vieni e seguimi

Lascia che il mondo vada per la sua strada.


Lascia che l'
Uomo ritorni alla sua casa.
Lascia che la gente accumuli la sua fortuna ma tu,
Tu vieni e seguimi, tu, vieni lascia che la barca in mare spieghi la vela,
Lascia che trovi affetto chi segue il cuore,
Lascia che dall'
Albero cadano i frutti maturi.
Ma tu, tu vieni e seguimi, tu vieni e seguimi.
E sarai luce per gli uomini e sarai sale della terra e nel mondo deserto aprirai una strada nuova.
E per questa strada, và, và,
E non voltarti indietro, và
E non voltarti indietro.

Quanta tristezza si prova quando ci si accorge che un giovane o una giovane stanno costruendo la vita sul
vuoto: si ha l’impressione struggente di vedere una perla coperta di fango e, pertanto, incapace di riflettere
i bagliori meravigliosi della luce che la circonda. Quanta gioia invece si avverte quando si incontra un
giovane o una giovane accesi da un sì: è bella, meravigliosamente bella la vita consegnata a un sogno, a un
ideale, a un progetto, a un sì di autentico amore! Ma chi può accendere d’amore la vita? Chi può illuminare
il diamante che custodiamo tutti nel cuore?

Uno solo ha detto (perché solo lui poteva dirlo!): “Io sono la luce del mondo!” (Gv 8,12). Bisogna ripartire
da lui: da Gesù! Dobbiamo ritornare ad annunciare lui, dobbiamo riproporre con la forza della
testimonianza la bellezza di averlo conosciuto, di averlo seguito, di averlo accolto nella casa del cuore. È
necessaria un’ondata di entusiasmo che faccia bruciare tanta paglia inutile di attivismo mondano per
ritornare a fissare lo sguardo su Cristo. Tutto il resto lo può dare chiunque: c’è invece bisogno urgente di
qualcuno che gridi con la vita la necessità di Dio, la vicinanza di Dio, la follia d’amore di Dio: c’è bisogno di
qualcuno che lasci tutto perché sia chiaro a tutti chi è che dà luce e gioia alla vita: è Gesù e soltanto Gesù!

Angelo Comastri

io sono creato per fare e per essere qualcuno


per cui nessun altro è creato.
Io occupo un posto mio
nei consigli di Dio, nel mondo di Dio:
un posto da nessun altro occupato.
Poco importa che io sia ricco, povero
disprezzato o stimato dagli uomini:
Dio mi conosce e mi chiama per nome.
Egli mi ha affidato un lavoro
che non ha affidato a nessun altro.
Io ho la mia missione.
In qualche modo sono necessario ai suoi intenti
tanto necessario al posto mio
quanto un arcangelo al suo.
Egli non ha creato me inutilmente.
Io farò del bene, farò il suo lavoro.
Sarò un angelo di pace
un predicatore della verità
nel posto che egli mi ha assegnato
anche senza che io lo sappia,
purcé io segua i suoi comandamenti
e lo serva nella mia vocazione.

Parlando di Gesù, san Paolo scrive: «e ha dato se stesso per me» (Gal 2, 20). Ognuno di noi può
ripetere quanto dice l’Apostolo: per me.
Mio Gesù, se sei morto per me, per me, come posso dubitare della tua misericordia? E se a quella
posso credere con la fede che m’insegna che un Dio è morto per me, come posso non rischiare ogni
cosa per contraccambiare questo amore?
Per me. Ecco la formula che annulla la solitudine dei più soli, che divinizza ogni povero uomo
svalutato dal mondo intero, che riempie ogni cuore fino al limite e lo fa traboccare su chi non sa o
non rammenta il lieto Annunzio.
Per me. Per me, Gesù, tutti quei dolori? Per me quel grido?
Oh! Tu certo non lascerai perdere la mia e tante povere anime, ma tutto farai se non altro… perché
troppo ti siamo costati.
Tu mi hai generato al Cielo come mia madre alla terra. Tu pensi sempre e solo a me come a ciascun
altro.
Tu mi dai il coraggio della mia vita cristiana più che se avessi l’universo intero alle spalle che mi
spinge. Per me. Sì, per me.

Ed allora, Signore, lascia che ti dica anch’io, soprattutto per gli anni che mi rimangono: per Te».