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URANIA

PERIODICO QUATTORDICINALE – N. 251 – 12 MARZO 1961 – 7467 URA

a cura di GIORGIO MONICELLI

I FIGLI DELLA FOLLIA


(PRIMA EDIZIONE)

TITOLO ORIGINALE: THE ODIOUS ONES – © 1959 BY JERRY SOHL – TRADUZIONE


DALL'AMERICANO DI MARIO GALLI – COPERTINA DI KAREL THOLE – © ARNOLDO
MONDADORI EDITORE 1961 – STAMPATO IN ITALIA – PRINTED IN ITALY –
OFFICINE GRAFICHE VERONESI DELL'EDITORE ARNOLDO MONDADORI

J erry Sohl, autore fra i più ingegnosi, ha elaborato, questa volta, una storia da
brivido, tanto più allucinante in quanto potrebbe veramente accadere. Non è
insolito che ex compagni di scuola mantengano l’abitudine di ritrovarsi una volta
all’anno per una cena. Questa consuetudine riunisce una volta di più a Los An-
geles sette amici laureatisi nel 1942. Sette uomini riusciti nella vita. Due avvo-
cati, un neurologo, uno studioso, un uomo d’affari, un funzionario governativo.
Sono tutti soddisfatti di sé e del posto che hanno saputo conquistarsi nella società.
A qualcuno il successo ha dato maggior ricchezza che ad altri, ma ognuno di quei
sette uomini si può concedere un’esistenza piacevole. Quelli sposati, lo sono feli-
cemente. Gli altri si consolano da bravi scapoli. Poi uno di loro si uccide. Un
gesto che non è da lui. Ed entro poche settimane, un secondo suicidio sconvolge
il piccolo gruppo di amici. Due morti talmente inspiegabili da suscitare l’interesse
della Polizia. Quando uno dei cinque rimasti sta per arrivare alla soluzione del ma -
cabro mistero, muore a sua volta. E l’incubo attanaglia i quattro superstiti finché…

Editore: ARNOLDO MONDADORI - Direttore responsabile: ENZO PAGLIARA - Pubblicazione regi-


strata presso il Tribunale di Milano n. 3688 del 5 marzo 1955 - Redazione e amministra-
zione: ARNOLDO MONDADORI EDITORE, via Bianca di Savoia 20, Milano.

URANIA, March 12, 1961 - URANIA is published every other week by Arnoldo Monda-
dori Editore, via Bianca di Savoia 20, Milan, Italy. Second-class postage paid at New York,
N.Y. Subscription $ 7,60 a year in USA and Canada. Number 251.
I FIGLI DELLA FOLLIA
I

N on appena entrato vidi


che tutti i membri del
Club Quarantadue erano
presenti. Ne fui compiaciuto e lo
bar che avevo allestito nella sala
delle conferenze, accanto alla
sala da pranzo. Ordinai due gin e
tonic; la bevanda che io e Anne
dissi ad Anne. La ragazza si limi- eravamo soliti prendere.
tò a stringermi il braccio e a – Salve, presidente – esclamò
guardarsi attorno. Sapevo che Jake Hardy girandosi verso di
doveva sentirsi un po' a disagio. noi, con l'aria di essere grande-
Quella era la prima volta che mente sorpreso di vedermi. –
partecipava a una riunione di ex- Sono contento che tu sia potuto
allievi. venire. – Con un ampio sorriso
E non volevo che fosse l'ulti- mostrò i suoi bianchi denti da ca-
ma. Così la guidai verso il grup- vallo e strizzò l'occhio ad Anne.
po raccolto attorno al piccolo Essere presidente di un grup-

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po di sette uomini laureati al – Sono felice di vederti, amico.
Dorchester College nel 1942 non – Poi salutò Anne con un cenno
è certo un grande merito, tutta- della testa, e io feci le presenta-
via Jake si divertiva a chiamarmi zioni.
“presidente” anche se nessuno La fronte di Ernst era bagnata
aveva mai chiamato lui in quel di sudore, ma questo era norma-
modo quando aveva ricoperto la le. Nonostante il suo aspetto,
stessa carica. Ernst Mollinauer era una specie
– Jake, voglio presentarti Anne di dinamo umana. Piccolo e
Whiting. Jake Hardy, un uomo grasso, lavorava sodo, e condu-
molto importante a San Benuto. ceva una vita intensa. E ne gioi-
– L'hai detto, presidente – dis- va.
se Hardy, sorridendo ad Anne, e – Ernst è uno dei più grossi
accarezzandosi i baffi con una rappresentanti di automobili che
mano mentre con l'altra faceva esista a Los Angeles – spiegai
tintinnare il ghiaccio nel bicchie- ad Anne. E avrei potuto dire an-
re ormai quasi vuoto. – Potete che che forse era l'uomo più ric-
dire che laggiù tutti dipendono co presente in quella sala. Ave-
da me, signorina Whiting. va ereditato l'industria dal pa-
– Tutti quelli che bevono, al- dre, e il recente sviluppo del
meno – dissi, scherzando. mercato di macchine straniere
Jake rise divertito, e forse un non lo aveva certo fatto più po-
po' troppo, alla mia uscita, per vero.
cui aggiunsi: – È l'ispettore mu- – Vi piacciono quelle piccole
nicipale alle acque potabili. automobili? – chiese ad Anne.
– Ah, hai rovinato tutto! – Se avete una Renault Dau-
Rise ancora, ma la luce bril- phine d'occasione, la voglio
lante gli era scomparsa dagli oc- prendere.
chi. – Ascoltate quello che dice
– Perché? – osservò Anne. – Io questa ragazza! – esclamò com-
penso che il vostro debba essere piaciuto, voltandosi verso di me.
un lavoro molto importante, si- – Ma dove la tenevi nascosta?
gnor Hardy. – Non in una Renault Dauphi-
Subito, lo notai con piacere, gli ne, te lo posso assicurare.
occhi di Jake tornarono a illumi- – È una bella macchinetta. Non
narsi. l'hai mai presa in considerazione,
Poi sentii una mano abbattersi Phil?
come un martello sulla mia – Gli affari non vanno molto
schiena. Sapevo chi fosse prima bene, Ernst.
di udire la voce rauca esclamare: – Ehi!
– Phil, vecchio mio. Un'altra voce e un'altra faccia.
Poi comparve il volto rosso di Appartenevano a Poley McGowan,
Ernst Mollinauer. Il nuovo arri- mio compagno di sventura, seb-
vato tese la mano per stringere la bene fosse più fortunato di me co-
mia. me avvocato. Aveva avuto i quat-

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trini per aprire un grosso studio come se avessi vinto la mia pri-
legale. Io ero partito da zero. Ma ma causa. – Ecco Herb Lincoln –
non mi lagnavo. Io dovevo bada- aggiunsi. – La signora accanto è
re solo a me stesso; Poley McGo- la moglie. Si chiama Sophie.
wan doveva guardarsi da tre Anne guardò nella direzione
soci. che avevo indicata.
– Come stai, Phil? – È più alto di te, ma meno af-
Accese una sigaretta infilata fascinante.
nell'anello d'oro di un bocchino Nessuno avrebbe potuto chia-
di ebano. mare il dottor Herbert Lincoln
– Le vuole comperare una affascinante. Aveva una faccia da
Dauphine – annunciò Ernst. falco, folte sopracciglia e lo
– Davvero? – Poley sollevò di sguardo più intenso che non mi
scatto le sopracciglia bianche e fosse mai capitato di vedere. Era
sorrise. – Non ti posso biasima- un neurologo molto richiesto sia
re. a Los Angeles che a San Franci-
Feci le presentazioni. sco, e mi sarebbe spiaciuto se
– Ho assunto i casi che Baxter, non avesse partecipato al dicias-
Baxter, Stamper e McGowan non settesimo raduno annuale del
vogliono esaminare. Club Quarantadue.
– Non gli credete, signorina – Il più giovane è lui, però.
Whiting – disse Poley amabil- – Sembra abbia dieci anni più
mente. – È in gamba. Uno di que- di te.
sti giorni lo faremo nostro socio. – Per la verità ha solo pochi
Poley era sempre stato molto mesi meno di me. Era il più gio-
gentile. A Dorchester veniva pre- vane di tutta la classe. Compirà
so a esempio in ogni cosa, e i ca- trentasette anni in autunno.
pelli bianchi gli facevano quasi Poi le dissi la sua professio-
da marchio di fabbrica. Occhi az- ne.
zurri, corporatura atletica, era – Immaginavo che fosse qual-
stato un ottimo terzino nella cosa del genere. Scommetto che è
squadra di Dorchester. Doveva molto bravo.
aver impressionato Anne. Ma – Il migliore che ci sia.
tutti venivano colpiti da Poley Nessuno mi avrebbe mai colto
McGowan. a parlare con mezzi termini dei
Anne ed io ci allontanammo laureati di Dorchester. Ma forse
dal bar per andarci a sedere su non ero sempre obiettivo.
delle poltrone pieghevoli dispo- Anne si volse verso di me, e
ste a un lato della sala. sono sicuro che non era il gin a
– Vuoi sapere una cosa? – disse farla parlare in quel modo.
Anne ad un tratto. – E tu sei il miglior avvocato
– Quale? che ci sia – disse.
– Sei il più giovane e più affa- Appoggiò per un attimo la te-
scinante uomo che ci sia in sala. sta alla mia spalla e mi strinse il
– Bene! – esclamai, compiaciuto braccio.

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– Migliore di questo Poley Mc- – Questo signore – disse ad
Gowan, lo scommetto. Anne – è Clifford Ellis. Lui…
– Be', lui ha avuto i soldi per – Ti stai comportando in ma-
cominciare. Ora però è uno degli niera sbagliata, Phil – osservò El-
avvocati di maggior successo. lis. – Devi fare all'inverso. Prima
– Non quanto lo sarai tu uno di il nome della ragazza, sciocco. A
questi giorni. Dorchester, alle lezioni della si-
Quando mi chinai per fissarla gnorina Potter, non hai imparato
negli occhi, per un attimo dimen- a comportarti? Qual è il vostro
ticai ogni altra cosa. I suoi occhi nome, mia cara?
azzurri erano pieni di ammira- – Anne Whiting. C'era vera-
zione per me. mente un corso di galateo, laggiù.
– Ti amo, Anne. Cliff rise.
Abbassò gli occhi e mi diede – Se c'era, io non l'ho frequen-
un piccolo colpo sulla mano. tato.
– Ne sono convinta. – Clifford Ellis – continuai –
In quel momento Clifford Ellis cerca sempre di vivere quello che
con un bicchiere in mano, si scrive. Avrai notato, per esem-
staccò dal bar e con la sua abi- pio…
tuale smorfia ironica si avvicinò – Ellis? – esclamò Anne a un
a noi. tratto. – Certo, conosco i vostri li-
– Altro anno, altra riunione. bri. – Poi si rivolse a me. – Non
Cercate di spiegarmi perché ven- mi hai mai detto che era nella tua
go a questi dannati convegni. classe.
– Siedi – dissi, avvicinando Mi strinsi nelle spalle.
una poltrona per lui. – Se non ti – Non me lo hai mai domanda-
piacciono, non vedo perché tu ci to.
venga. – C'è differenza, sebbene non
Sedette. cambi niente – disse Cliff. – Ma
– Oh, penso che sia semplice- ora tutto diventa improvvisa-
mente per vedere se qualcuno ha mente sopportabile. Un perso-
perso più capelli di me. O per os- naggio importante è in mezzo a
servare quanto siamo invecchiati noi. Non volete per caso un auto-
tutti. Penso di poter scrivere un grafo, o chiedermi dove prendo
libro su questo argomento. Anno le mie idee?
per anno, la storia del declino di – Non credo. E dal momento
sette giovani uomini, che invec- che Anne sembra conoscere il tuo
chiano, e che riempiono i loro lavoro, probabilmente si starà
anni con idiozie simili a questa domandando come fai a tirar
fino al giorno della fine, il giorno fuori simili porcherie. Ma è trop-
della grande conquista. – Bevve po educata per domandarlo.
il bourbon d'un fiato. – Temo – Tu mi uccidi – rispose Cliff,
però che nessuno lo comprereb- ridendo. – Un affronto simile! Tu
be. La gente preferisce la falsità, non conosci il mio valore artisti-
l'adulazione, la speranza. co. – Continuò, in tono dramma-

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tico: – È per questo, Philip De- – Non credo.
Moss, che io ti sfido a duello Mi guardai attorno, e dopo
per l'alba di domani. La mia averlo scorto seduto in un angolo
arma saranno i libri. La tua le della sala accanto alla moglie, lo
ingiurie. indicai ad Anne.
Anne rise. – Com'è magro! – esclamò lei. –
– Siete sempre così? Ha l'aspetto di un asceta. E que-
– Con qualche altro bicchiere gli occhiali!
potrei ancora migliorare. Almeno – Glenn è il tipo dello studio-
credo. Dipende dai punti di vi- so. Ha sempre avuto quell'a-
sta. spetto, e non è cambiato molto
– Odia respirare – dissi. – Non dai tempi della scuola. È tran-
è evidente? quillo, riservato e assorto. È un
– Io odio l'umanità. Odio il mio dirigente della North American
lavoro. Odio vivere. – Si passò Encyclopedia a Los Angeles. E
una mano sui corti capelli biondi. tutti i suoi interessi, per quello
La durezza dei suoi occhi e della che so, sono sua moglie e i la-
bocca davano forza a tutto quel vori di ricerca. A scuola era tra
che diceva. – Infatti – continuò – i primi.
per continuare a vivere ho biso- – Ha l'aspetto che m'immagino
gno immediatamente di un altro debba avere uno scienziato paz-
bicchiere. Se non fosse perché zo. E quella è sua moglie?
sono così traballante vi doman- – Si chiama Lula.
derei se desiderate qualcosa. – Ha l'aria esotica.
Quindi non lo faccio. – Alquanto nervosa e volubile,
– Bene! – disse Anne, quando stando a ciò che dice Glenn. Io
si fu allontanato. non li conosco molto bene. Lei
– Un po' opprimente, vero? Era passa da un hobby all'altro: bal-
il problema della scuola. Ottene- letti, disegno di moda, corsi di
va voti scadenti, e la condotta era ginnastica, pittura e poesia. Pen-
ancora peggiore. Non credo ci sia so che lui la lasci troppo a casa. –
stata regola che non abbia infran- Sorrisi ad Anne. – Non ti lascerò
ta. mai a casa. Starò con te il più
– I sette di questa sera, non possibile.
sono tutti quelli che si sono di- Anne stava ancora pensando ai
plomati nel quarantadue, vero? Klock.
– Direi di no. Penso siano stati – Non hanno bambini?
oltre un centinaio. Glenn Klock, – No.
il segretario di quest'anno, ce lo Il programma e i discorsi erano
potrebbe dire esattamente. Que- come i programmi e i discorsi di
sti sette vivono per combinazio- ogni anno. Poley McGowan,
ne vicini a Los Angeles. quando gli diedi la parola, fece
– Hai nominato Glenn Klock. l'accenno introduttivo riepilogan-
Non mi sembra di averlo cono- do la storia della nostra classe.
sciuto, vero? Lodò tutti quanti, disse che era-

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vamo stati degli studenti esem- Quella sera però non aveva fatto
plari, e raccontò alcuni episodi scherzi a nessuno. Forse stava
che lui ricordava e che noi non maturando. Vicino ai quarant'an-
avevamo mai udito prima di al- ni la cosa era quasi logica. Tutta-
lora. Poi disse che eravamo sulla via mi sarebbe piaciuto che fosse
strada per diventare uomini im- uscito con qualche sua trovata.
portanti, che eravamo ancora Una qualsiasi.
giovani, e che il nostro lavoro Anche Ellis non contribuiva al-
migliore doveva ancora essere l'allegria della serata. Stava ri-
fatto. dendo, ma non in modo sano.
Aveva accontentato tutti quan- C'era qualcosa di demoniaco in
ti, e quando finì di parlare fu ap- quella risata. Mi domandai che
plaudito con calore. genere di uomo si nascondesse
Tuttavia, in un certo senso, veramente dietro quella superfi-
Clifford Ellis mi aveva offuscato cie di fanfarone.
la gioia di udire quelle parole, Alcuni altri parlarono breve-
nel suo precedente discorso sul mente. Herb Lincoln espose alcu-
declino di sette grandi uomini ne teorie neurologiche, e in parti-
occupati a riempire gli anni di colare parlò di alcuni esperimen-
idiozie fino, come aveva detto?, ti fatti nella cura del cervello nei
al giorno della fine, il giorno del- casi di epilessia. Ernst Molli-
la grande conquista. Mi guardai nauer raccontò alcune battute
attorno. Tutti sembravano abba- sulle macchine utilitarie e la gen-
stanza felici. Ellen McGowan si te grassa, ma erano battute prive
congratulava sorridente con il di colore. Con Anne Whiting al
marito. I Klock si erano immersi mio fianco quella gente non mi
in animata conversazione. Ernst sembrava affatto divertente.
Mollinauer e sua moglie, Rose, Glenn Klock si lanciò in un la-
applaudivano fissandosi felici. I borioso e complicato rapporto ri-
Lincoln, per quanto in modo più guardante gli altri allievi del no-
posato, mostravano la loro gioia. stro corso; matrimoni, professio-
Jake Hardy aveva lo sguardo vi- ni, opere compiute. Era un rias-
treo. Non aveva quasi toccato la sunto di ciò che noi tutti aveva-
cena e forse aveva bevuto un po' mo già letto sul Bollettino di
troppo. Ma questo gli era abitua- Dorchester. A metà resoconto mi
le. Però non aveva l'aria dello sentii costretto a interrompere
scontento. Probabilmente avreb- per chiedere che fosse più conci-
be poi raccontato agli amici di so. Allora Glenn terminò il suo
San Benuto di aver trascorso una discorso con altre poche parole, e
serata magnifica. E forse si stava si mise a sedere, impacciato.
veramente divertendo. Strano Aveva preso il suo incarico con
quel Jake Hardy. Sempre burlone. molta serietà, ed ero sicuro che
Rimaneva serio fino alla fine dello non gli fosse mai passata per
scherzo, poi scoppiava in una ri- la mente l'idea che noi non si
sata più sonora di ogni altra. desiderasse un resoconto tanto

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dettagliato. Glenn era fatto così. erano stati rovinati da aspre pa-
Jake Hardy cercò di animare la role quasi al momento della fine.
conversazione con qualche battu- Non volevo che una cosa simile
ta, ma non ebbe successo, allora si ripetesse, così cercai senza dar-
Cliff Ellis ci propinò la sua abi- lo a vedere, di accelerare la con-
tuale tirata contro l'umanità, la clusione dell'incontro.
morale e la menzogna. Ma si ca- Stavo saldando il conto del ri-
piva che non era sincero. storante, quando Poley McGo-
– Non mi piace quell'uomo – wan si avvicinò a noi.
mi sussurrò Anne, quando Cliff – Phil, ti voglio parlare di una
ebbe finito di parlare. cosa – disse in tono grave.
– Credo che lui non piaccia – Spara, Poley.
neanche a se stesso, Anne. Si guardò attorno.
Ripensando a quel momento – Non qui, Phil.
non mi sembra di ricordare che – Ci sono diverse sale – dissi,
ci fosse una particolare atmosfera fissando Anne e domandandomi
di paura, di odio o di morte. Tut- se potevo lasciarla sola, per alcu-
ti sembravamo esseri normali, in- ni minuti. – Potremmo…
tenti alle occupazioni di questo – È molto importante, Phil, ma
mondo, e ad aumentare la nostra anche Anne può ascoltare. Senti-
forza con il passare degli anni. te, perché non andiamo a casa
Certo nessuno poteva sembrare mia?
anormale, e niente di quello che – Be' – dissi. Il volto di Anne
fu detto o fatto quella notte, po- era indifferente. Sembrava la-
teva far prevedere gli orrori che sciasse a me ogni decisione.
seguirono. Cosa poteva esserci di Quando tornai a girarmi verso
più innocente e di più innocuo di Poley vidi Ellen McGowan che ci
un incontro di ex allievi, legati sorrideva da un angolo della
dal sottile filo di aver frequentato sala. – È piuttosto tardi, Poley, e
un unico istituto? Tuttavia fu la strada è lunga.
proprio questo tenue legame ad – Solo trentacinque minuti. Ve-
accomunarci in uno strano desti- nite. Non te ne pentirai.
no di morte. Accettai. Con riluttanza, anche
se provavo una certa curiosità.
Si era fatto molto tardi quan- La casa di Poley gli si addice-
do, con i brindisi di rito, si bev- va. Era come lui: grande, ele-
vero gli ultimi bicchieri di whi- gante, importante. Dalla Multi-
sky. Io ero stanco e felice. Anne flora Drive, di Bel Air, si stacca-
era stata meravigliosa, e tutti si va un viale ricoperto di ghiaia
erano congratulati con me per la che conduceva, snodandosi in
mia fortunata scelta. Ma ora, da- mezzo ad alberi e cespugli, allo
to che ero ancora in tempo, vole- spiazzo di parcheggio di fronte
vo allontanarmi dalla festa. Ri- all'edificio. Il viale era illumina-
cordavo un paio di convegni an- to, come ogni altra via della città,
nuali degli anni precedenti, che tuttavia non dava l'idea di una

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illuminazione eccessiva. La casa angolo, piante. Quelle erano affi-
era di pietra. Massiccia ma non date a Ellen. La disposizione dei
opprimente, anche per la presen- locali era tale per cui, a volte, riu-
za di molte finestre e vetrate. La sciva difficile stabilire se ci si tro-
porta d'ingresso era l'unica vera vava nell'interno o all'esterno
porta dell'edificio, tutte le altre dell'edificio.
erano pannelli scorrevoli, simili a – Sono contenta che abbiate de-
quelli delle case giapponesi. Tut- ciso di venire – disse Ellen Mc-
te le volte che ero entrato nella Gowan guidandoci verso il sog-
casa di McGowan avevo provato giorno in cui si vedeva brillare la
la sensazione di dovermi togliere fiamma del camino. – Poley desi-
le scarpe. derava tanto parlarvi.
Anche i pavimenti erano di Alcuni istanti dopo Poley ci
pietra, ma non erano freddi. Ve- raggiunse portando del gin e to-
nivano riscaldati con pannelli ra- nic.
dianti. Poley gioiva nel racconta- – So che questo viaggetto not-
re come fosse riuscito a catturare turno ti può aver contrariato,
il caldo del giorno per la notte, e d'altra parte un'occasione simile
il fresco della notte per il giorno non mi sarebbe più capitata per
facendo scorrere per tutte le ven- molto tempo.
tiquattro ore del giorno dell'aria Prese una sigaretta dalla scato-
sotto la superficie del pavimen- la e dopo averla infilata nel boc-
to. E tappeti dappertutto. Soffici. chino l'accese con serietà. Poi
La prima volta che ci ero passato guardò Ellen e sorrise.
sopra quasi avevo perso l'equili- – Hai un grande alleato in El-
brio per l'impressione di spro- len, Phil. Non può capire perché
fondare. Poley si era divertito la nostra Società non ti prenda
molto. come socio. Dice che sarebbe di
L'ala sud della casa era formata enorme vantaggio. E io penso
da un'unica vetrata che si affac- che abbia ragione.
ciava sul superbo spettacolo di Ellen McGowan sorrise. Aveva
Westwood e del mare, per non dir un anno o due meno di Poley,
altro del paesaggio che si godeva occhi scuri e caldi, capelli neri.
dalla sala da tè, con una piscina Era molto fine ed elegante; di
tutt'altro che piccola e la spiag- una eleganza personale. Era al-
gia contro cui le onde battevano quanto più piccola di suo marito,
incessantemente. Tutto era mo- e si moveva con disinvoltura e in
derno. Il grande camino entro cui modo molto femminile. E, come
si sarebbe potuto passeggiare, la avevo potuto capire nelle mie vi-
cucina elettrica, la sala da pran- site precedenti, era anche molto
zo da cui Poley poteva control- intelligente.
lare le luci, la musica, e la tem- – Non è stata una mia idea,
peratura, con la semplice pres- Phil – disse. – Poley mi chiede
sione di alcuni pulsanti posti sot- sempre quello che io penso di
to il ripiano del tavolo. E in ogni questa o di quella persona, e

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quando ha accennato a te, gli è e sapevo che anche Anne era feli-
sembrata la miglior idea del ce di essere venuta. Era come se
mondo. fossimo tutti amici da anni.
– Che ne dici, Phil? – mi do- Quattro amici per la pelle.
mandò Poley. Poi la serata si concluse, e i
Non avevo mai considerato McGowan ci accompagnarono
una possibilità simile e lo dissi. alla macchina. Poley mi strinse la
– È una proposta alla quale mano mentre sua moglie conti-
devo pensare seriamente, Poley. nuava a chiacchierare con Anne.
Non so neppure se sono tagliato Quella notte mi aveva portato
per un simile lavoro. delle buone prospettive, e mi
– È vero, noi svolgiamo un la- sentivo felice.
voro particolare, ma non credo – Mi piacciono – disse Anne,
che ti riuscirebbe sgradevole. La stringendomisi accanto mentre
mole degli incarichi che ci ven- percorrevamo la Multiflora Dri-
gono affidati comincia a essere ve. – È gente vera, felice.
gigantesca, e non vogliamo ve- – Hanno tre bambini. Lo sapevi?
nirne soffocati. Non si può assu- – Sì, Ellen mi ha detto che i
mere un novellino. Non si può bambini hanno una piccola casa
correre un rischio simile. È bene loro in cui giocare, accanto alla
che questo qualcuno sia una per- piscina. Patricia, Terry e… come
sona che noi si conosca, una per- si chiama il più giovane?
sona pratica. – Alzò gli occhi e – Clarence. È un diavoletto.
mi fissò. – Questo significa an- Anne sospirò.
che il tuo nome sulla porta – ag- – Sono proprio fortunati. Una
giunse. casa come quella, e tre bambini.
– Baxter, Baxter, Stamper, Mc- – Poley è stato fortunato a tro-
Gowan e DeMoss. Una bella vare una ragazza come Ellen –
compagnia. Sulla mia porta c'è dissi. Poi fermai la macchina, e
solo il mio nome. strinsi Anne fra le braccia. – E
– Lo so, Phil. voglio dirti che anch'io sono for-
– Oh, so già quello che vuoi tunato ad avere trovato te, cara.
dire, Poley. Il prestigio e tutte le – Stavo pensando la stessa cosa
altre cose. Non lo nego. Forse – disse, quando le permisi di par-
devo ancora crescere. Forse non lare. Poi rise: – Detto così però ha
sono ancora pronto. un altro significato. Io volevo
– Sei pronto, Phil. Tu non lo dire…
sai, ma io ti stavo osservando. Tornai a baciarla. Sapevo quel-
Avrei già voluto parlarti prima. lo che voleva dire.
– È un'offerta che mi tenta. Quando riprendemmo il viag-
– Pensaci. gio cominciai a pensare che forse
– D'accordo. Poley non era l'unico ad essere
Poi la conversazione divenne fortunato. Anche Philip DeMoss
generale. La tensione era scom- sembrava godere di una discreta
parsa. Mi sentivo a mio agio fortuna.

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Per quello che avvenne in segui- nelle acque del mare vestito di
to, io fui più fortunato di Poley. tutto punto.
Una settimana dopo io ero an- I giornali avevano trovato un
cora vivo. Poley no. testimonio. Uno di quegli sfac-
cendati curiosi che siedono tutto
il giorno lungo la riva del mare,
II per discutere di tutto ciò che ac-
cade sotto il sole.

C ome presidente del gruppo


degli ex-allievi, fu mio l'in-
carico di fare le condoglianze alla
– È stato come in quel film con
Fredric March – aveva detto il si-
gnor Harvey Sellington ai gior-
signora McGowan e di comuni- nalisti. – Quell'uomo si è messo
care la notizia a quelli del grup- ad avanzare nell'acqua come se
po che non erano a conoscenza desiderasse morire. Senza alcuna
della morte di Poley. Tutti accol- esitazione. Tutti lo stavamo guar-
sero la notizia con incredulità, dando e quando l'acqua gli giun-
profondamente colpiti. In certi se alla cintola, e le onde comin-
momenti io stesso non potevo ciarono a trascinarlo, cominciam-
quasi credere all'annuncio che mo tutti a gridare, a chiamarlo.
stavo comunicando. Tutti ricor- Ma non ci sentì, credo. Comun-
davano il contegno brillante che que non si girò mai. Continuò ad
Poley aveva tenuto durante la avanzare finché non scomparve.
cena, il suo ottimismo, la sua po- Anne fu terribilmente sconvolta.
sizione, la ricchezza, il futuro. E – Perché l'ha fatto, Phil? Per-
tutti affermarono che non avreb- ché?
bero mai potuto immaginare che – Non lo so – le dissi, al telefo-
covasse il suicidio. no.
Io pensavo alla sua casa, ai me- – Era un uomo così… così pie-
ravigliosi paesaggi che la circon- no di fiducia. Così sicuro di sé. E
davano, alla piscina, alla bella aveva una meravigliosa famiglia.
moglie, e ai tre bambini. Pensavo Quei tre bambini… Deve essere
al suo lavoro, alle sue speranze stata una cosa terribile per sua
per il futuro, all'offerta che mi moglie.
aveva fatta. – Certo. Ho avuto l'incarico di
Quel gesto non era da Poley. andare da lei.
Non quadrava con lui, con la sua – Se c'è qualcosa che posso
mentalità. Continuai a ripeterme- fare, Phil…
lo, più e più volte. Non c'era – Certo, Anne. Te lo farò sape-
dubbio però che il suo corpo ri- re.
trovato nelle acque di fronte al-
l'Ocean Park Pier fosse il suo. Lo spiazzo di fronte alla casa
La signora McGowan lo aveva dei McGowan era pieno di mac-
identificato. Ma ciò che rendeva chine e io mi chiesi chi potesse-
ancor più doloroso il fatto, era ro essere i visitatori. Mi aspetta-
che Poley era stato visto entrare vo naturalmente di trovare del-

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la gente: parenti, amici, soci. fossi accorto che la mia presenza
Tuttavia avevo sperato di non le era di troppo grande dolore,
incontrare persone di mia cono- avrei sempre potuto abbreviare
scenza. Così fui molto sorpreso la visita.
di vedere Sophie Lincoln. Si stac- Ellen McGowan ed Herb Lin-
cò dal gruppo di signore sedute coln erano nella sala della piog-
in un angolo del soggiorno, e gia, una delle idee di Poley. Era
venne verso di me. una stanza piena di piante tropi-
– Herb si era domandato se sa- cali, ricoperta da un tetto di vetro
reste venuto – disse. Sophie era su cui, al comando di un pulsan-
alta quasi quanto suo marito, e te, si poteva fare cadere una
per apparire leggermente più pioggia artificiale. Io trovavo che
piccola camminava con le spalle soggiornare in quella stanza po-
un po' curve. Normalmente, in teva essere riposante o eccitante
contrasto con le fredde maniere a seconda delle occasioni. Ora
professionali del marito, era irre- però non pioveva né in maniera
quieta e capricciosa. In quel mo- naturale né artificiale. E ne fui
mento però aveva un aspetto contento.
molto serio, e sembrava cercasse Ellen ed Herb erano seduti su
di farmi capire che sarebbe stato due poltrone a sdraio. Mi videro
meglio se non fossi venuto. subito.
– È con Ellen, ora – mi disse. – Herb si alzò. I suoi modi non
È stato un colpo terribile. erano né scortesi né amichevoli.
– Non ne dubito. Poley era tut- Guardò Ellen, per osservare la
ta la sua vita. sua reazione, e io feci altrettanto.
– Se siete venuto per vederla, – Phil – mormorò. Aveva gli
sarebbe meglio che non lo face- occhi arrossati e il volto estrema-
ste, Phil. So quello che proverei mente pallido. Cercò di sorride-
in un caso simile. re, ma senza successo. – Venite
– Devo vederla, Poley e io era- avanti – disse allora, tendendomi
vamo molto amici. Non me lo la mano – mettetevi a sedere.
potrebbe mai perdonare. Avvicinai una delle poltrone.
Scosse le spalle. – Non potete immaginare
– Herb sapeva che avreste agi- quanto ne sia addolorato, Ellen –
to così. – Si volse e tornò verso dissi.
il gruppo da cui si era allonta- Poi diedi un'occhiata a Herb,
nata. ma i suoi occhi erano impassibili.
Rimasi un attimo soprappen- E quando fece l'atto di tornare a
siero. Non riuscivo a capire quale sedere, Ellen gli disse: – Volete
differenza ci fosse fra me e Lin- lasciarci soli per un attimo,
coln. Poi decisi che avevo diritto Herb?
quanto loro di rimanere in quel La guardò incerto.
luogo. Forse Ellen desiderava ve- – Certamente, Ellen – rispose,
dermi e forse avrei potuto esserle infine, e uscì dalla stanza senza
di aiuto. D'altra parte se mi dir altro.

13
Allora Ellen si volse verso di – Come è potuto accadere?
me. I suoi occhi non erano più Scosse la testa senza aprire gli
soltanto tristi come pochi istanti occhi.
prima. Si poteva leggere in essi – Non lo so – rispose. E qualco-
una grande curiosità. sa nel modo con cui aveva parla-
– Vorrei chiederti una cosa, to, qualcosa nel modo in cui si
Phil – e mi tese nuovamente la era mossa, mi fece desiderare che
mano. mi guardasse.
Gliela strinsi, e l'assicurai che – Poley non era un tipo d'uo-
avrei risposto se avessi potuto. mo che decidesse a un tratto di
Dalla pressione delle sue dita po- entrare nell'oceano, Ellen. – Ri-
tei capire che quella domanda masi un attimo in silenzio.
doveva essere terribilmente im- – Io pensavo che fosse il più
portante. fortunato, il più felice uomo che
– Perché l'ha fatto? conoscessi.
Rimasi scosso. Si era aspettata Invece della reazione che mi
che io potessi rispondere a que- ero aspettato, Ellen si lasciò sfug-
sto? Lei certo doveva saperlo me- gire un grido, che forse aveva
glio di me. cercato di tener soffocato. Portò
– Io… non so, Ellen. Pensavo le mani al volto e si piegò in
che lo sapessi tu. Io so solo che è avanti per singhiozzare. Mi alzai
stata una cosa improvvisa e che e le posi una mano sulla spalla,
non mi sarei mai aspettata. ma fu come se non fossi lì accan-
– Non è venuto da te? – chiese, to a lei.
con gli occhi lucenti. In quel momento una donna
– Venuto da me? che non conoscevo comparve sul-
– Non è venuto? Non ti ha tele- la soglia, e dietro di lei Herb Lin-
fonato? coln mi fece cenno di uscire. La
– No. Non l'ho più visto né donna, lo potei capire, era un'in-
sentito dalla sera della nostra fermiera che Herb aveva fatto ap-
riunione. positamente venire. Poi quando la
Sembrò sollevata, e io non riu- porta si chiuse alle mie spalle,
scii a capirne il motivo. Si lasciò Herb rimase a fissarmi coi suoi
cadere contro lo schienale e chiu- occhi neri, in un modo tale che mi
se gli occhi. aspettai domandasse: “Perché lo
– Povero Poley – mormorò. – hai fatto, Phil?”.
Povero Poley. – Ti ha domandato se è venuto
Restammo in silenzio. Io non a trovarti – chiese invece.
sapevo che cosa dire. Desiderai – Sì – risposi, sorpreso. – Me lo
che cadesse la pioggia. Sarebbe ha chiesto. Anche a te?
stata una distrazione. L'assenza Herb annuì.
di ogni rumore rendeva fragile – Ti è sembrato che questa,
quel silenzio. Un silenzio penoso per lei, fosse una domanda im-
da rompere. portante? – chiese ancora, soc-
Ma io avevo qualcosa da dire. chiudendo leggermente gli occhi.

14
– E non ti è forse sembrata una sapere che suo marito era stato
domanda strana? da noi?
– Sì. Certo, Herb. Un momento. La prima do-
Sospirò e si passò le dita sulla manda era stata: “Perché lo ha
fronte. Lo avevo visto in quell'at- fatto”?. E aveva allontanato Herb
teggiamento diverse volte, e qua- per domandarmelo. Non capivo
si sempre quando stava pensan- la stranezza di quel modo d'agi-
do a un problema molto serio, o re. Perché, accidenti, avrebbe do-
quando stava cercando di ricor- vuto domandare a me una cosa
dare qualcosa. simile? Era molto tesa, le sue
– C'è qualcosa di strano in tut- mani erano rigide nelle mie
to questo, Phil. Qualcosa di più quando aveva fatto la domanda,
dell'uomo che decide di annega- poi, quando avevo risposto che
re nell'oceano. Ho avuto contatti non sapevo, era sembrata felice.
con gente in preda a tensione. Ho E di sollievo le era stata anche la
dovuto annunciare a una moglie notizia che Poley non era venuto
che non c'era più speranza di sal- a trovarmi. Non erano reazioni
vezza per il marito, e mi sono normali.
trovato di fronte a molte diffe- Herb non era il solo ad avere
renti reazioni. Tuttavia c'è qual- contatti con la gente. Anch'io,
cosa di particolare in quella di nei miei anni di professione le-
Ellen McGowan. – Era come se gale, avevo conosciuto molte
stesse parlando con se stesso. Il persone. Di ogni genere. Gente
suo sguardo era lontano, perso delusa, furiosa, depressa, vendi-
nel ricordo di episodi che io non cativa. Esseri tutti pieni di ranco-
conoscevo. Inoltre – continuò – re. No. Herb non era solo nelle
non è tanto quello che ha detto, sue esperienze con gli esseri
quanto il modo con cui lo ha det- umani. Anch'io avevo avuto la
to. mia parte.
Il dispiacere per aver detto Comunque aveva ragione. C'e-
qualcosa che aveva maggior- ra qualcosa di strano nella rea-
mente addolorato Ellen stava zione di Ellen McGowan.
lentamente passando, e ora co- – È come se stesse cercando
minciavo a capire il significato di attribuirsi la colpa – disse
delle parole di Herb. Perché Herb.
sembrava così importante per Secondo me non era così. Mi
Ellen sapere se Poley era venu- sembrava piuttosto che Ellen Mc-
to a trovarmi o meno? Perché Gowan stesse cercando di na-
aveva avuto quello sguardo così scondere qualcosa, e lo dissi a
lucente e pieno di curiosità? Herb. Lui scosse le spalle, e co-
Inoltre, non capivo che differen- minciammo a camminare per l'a-
za ci sarebbe stata. Cosa poteva trio.
significare il fatto che lui ci Una delle porte di fronte a noi
avesse fatto visita? Quale con- si aprì, e nel riquadro compar-
forto sarebbe stato per Ellen ve la testa di Clarence McGo-

15
wan. Aveva gli stessi grandi oc- Gli passai una mano sulla te-
chi della madre, e come ci vide li sta.
spalancò con grande interesse. – Sono Philip DeMoss. Questo
Era il più giovane dei McGowan, è il dottor Lincoln.
circa otto anni. – Piacere. Ho già conosciuto il
– Salve – disse, sorridendo. dottore.
Rispondemmo al saluto fer- Immaginai che dovesse essere
mandoci accanto al bambino. Io leggermente più anziana di El-
guardai nella stanza dalla quale len. Però avevano gli stessi occhi,
era uscito. Accanto agli altri due le stesse labbra, e la medesima
figli dei McGowan, Patricia, di maniera di muoversi.
undici anni, e Terry, il secondo- – Non volevamo disturbare.
genito, sedeva una donna che Ciao, Patricia.
non conoscevo. Ma aveva lo stes- – Buongiorno, signor DeMoss.
so volto di Ellen, e immaginai – La voce della bambina era sen-
che fosse sua sorella. za tono, il suo volto molto palli-
– Vieni dentro, Clarence – dis- do. E non aveva sollevato lo
se la donna dal divano su cui era sguardo verso di me. Anche El-
seduta. len non lo aveva fatto.
Avevo visto Clarence altre vol- – Eravate amico di Poley. Un
te, e capii che il piccolo mi aveva collega avvocato.
riconosciuto. Forse però non ri- Dissi di sì.
cordava il mio nome. Glielo dis- – Ellen mi ha parlato di voi.
si. Per alcuni istanti regnò tra noi
– Sono Philip DeMoss. un impaccio che non aveva ra-
– Io mi chiamo Clarence. Vole- gione di essere. Pensai che fosse
te venire dentro? Zia Betty ci sta dovuto alla riluttanza di Patricia
leggendo una storia. – Spalancò nel venire avanti. Poi dal divano
la porta per farci passare, mentre giunse un gemito, e tutti ci gi-
io con Herb si restava un attimo rammo verso Terry.
indecisi. Il ragazzo si lamentava, e muo-
La donna si alzò dal divano, e veva le labbra e le mani.
Terry, che sonnecchiava appog- – No – disse a bassa voce. –
giato alla sua spalla, scivolò pian No, papà. Ti prego.
piano finché si trovò disteso. Si Herb e io ci avvicinammo, e
agitò un poco, poi cadde profon- Betty ci seguì. Ritta accanto a lui,
damente addormentato. Patricia Patricia fissava il fratello con gli
lo guardò un attimo, quindi si occhi spalancati.
alzò. Terry continuava a gemere.
– Sono Betty Lathrop – si pre- – Non mi venire vicino, papà.
sentò zia Betty, venendoci incon- No. NO! – Poi si mise a gridare. –
tro. Ti odio. Ti odio!
– Lui è Phil – disse Clarence, Rabbrividii. Quel grido era
come se questo potesse spiegare alto e acuto. E mi parve di udir-
tutto. lo attraversare l'anticamera, fi-

16
no a raggiungere la sala in cui El- – Forse. Ho detto che non so
len si trovava. esattamente. E ho paura che non
Herb si chinò e scosse il ragaz- riusciremo mai a saperlo.
zo. Terry si svegliò con gli occhi Eravamo fuori dalla casa. La
pieni di terrore, e guardò per la gente continuava a entrare e a
stanza alla ricerca dell'oggetto uscire. Glenn Klock era venuto
del suo incubo. Betty Lathrop gli ed era subito ripartito. Ernst
sedette subito accanto, e Terry Mollinauer invece c'era ancora. E
nascose il volto sulla sua spalla, mi sembrò di vedere Frank e
mettendosi a singhiozzare dispe- Sam Baxter, due soci di Poley.
ratamente. Poi altri ancora che io non cono-
Ellen McGowan entrò di corsa scevo.
nella stanza, e allontanata Betty Herb e io ci avviammo lungo il
cominciò ad accarezzargli i ca- viale che conduceva alla piscina,
pelli. senza dire una parola. Forse
– Non è niente, Terry. Non è avremmo fatto bene ad andarce-
niente. ne, ma eravamo trattenuti dal
Patricia era rimasta in dispar- dolore che regnava in quella
te, e osservando la sua espres- casa, e anche dalla stranezza di
sione mi dissi che sarebbe sve- quel dolore.
nuta da un momento all'altro. – Un uomo – disse Herb –
Clarence si era attaccato a zia nella sua casa può mostrare un
Betty. Poi altri entrarono nella volto differente da quello che
stanza. tutti gli conoscono. Può darsi
che noi non si conoscesse affatto
– Cosa pensi che sia stato? – Poley.
domandai più tardi a Herb. Stavo per dire che per quanto
Scosse le spalle. l'osservazione fosse vera non
– Un sogno. pensavo che quello fosse il caso
– I sogni possono avere un si- di Poley, quando, girando attor-
gnificato. Prova a domandarlo a no alla piscina, ci trovammo di
qualsiasi altro psicanalista. fronte a un uomo che ci osserva-
– Pensi che questo ne avesse va ghignando. Sul tavolo, di
uno? fronte a sé, teneva una mezza
– Non so, Herb. E tu? bottiglia di vino.
– Anch'io non so cosa dire. Co- – Venite avanti, signori. Venite
nosco i cervelli come l'architetto avanti – disse. Ovvio che fosse
conosce i suoi palazzi, come un ubriaco, e che quella non doveva
radiotecnico i circuiti. E so che in essere la prima bottiglia della
essi si può nascondere qualcosa. giornata. – Venite avanti, e beve-
A volte queste cose si manifesta- te qualcosa con me.
no con un attacco epilettico. A Lo riconobbi. Era Davenport, il
volte con un sogno. giardiniere di Poley. Misi una
– Credi che sia accaduta una mano sul braccio di Herb, per-
cosa simile? ché sapevo che la presenza di

17
quell'ubriaco gli sarebbe parsa ripiano andando a rompersi per
un oltraggio, e gli dissi chi era. terra.
– Questo non è posto per voi – Davenport si mise a singhioz-
esclamò Herb. – Nelle vostre zare.
condizioni siete una vergogna Cercammo di farci spiegare
per la signora McGowan. Fareste quello che aveva voluto dire, ma
bene ad andarvene prima che tutto quello che riuscimmo a ca-
qualcuno vi veda. pire fu che in Poley McGowan
Davenport ci guardò di traver- era avvenuto uno strano cambia-
so. mento di personalità. E mentre
– Io penso – disse cupo – che vi sapevo che Herb cominciava a
stiate domandando perché il si- pensare in termini di psichiatria,
gnor McGowan è morto. la mia mente andò alle storie di
– Sappiamo perché è morto – possessione di esseri umani da
risposi. – Ora, perché non fate parte di altri esseri.
quello che vi ha detto il dottor Poco dopo tutti e due eravamo
Lincoln? Se volete bere, fareste d'accordo nel ritenere privi di va-
meglio andare a casa. lore i borbottii di un ubriaco.
– Oh, no, voi non potete sapere Ma non avremmo potuto sba-
perché è morto. No di certo, non gliarci maggiormente.
lo sapete. Così, voi siete dottore,
eh? Ma anche voi non potete sa-
perlo. Io invece so perché è mor- III
to.
– Supponiamo – disse Herb –
che vi chieda di dirci perché è
morto, allora.
I l giorno seguente cercai di
scacciare tutti quei pensieri
dalla mia mente e di concentrar-
– Perché io l'ho ucciso – escla- mi sul lavoro. E ci riuscii. Per
mò Davenport. Era un uomo di un'ora. Vidi gente, fissai appun-
circa sessant'anni, magro, coi ca- tamenti, provai anche a fare alcu-
pelli bianchi. Si chinò sulla tavo- ne telefonate. Poi tutto tornò a
la guardandoci di traverso. filtrare attraverso le barriere che
– Cosa vi fa pensare di averlo avevo cercato di erigere. La si-
ucciso? – chiesi. gnorina Selma Livingston mi an-
– Non ero gentile con lui, ecco nunciò che ero chiamato al tele-
perché – rispose, guardando il fono.
terreno. – Non ero gentile per Era Anne, e le fissai un ap-
niente. – Sollevò la testa, e soc- puntamento per colazione. Dis-
chiuse gli occhi. – Era il migliore se che la mia voce era strana,
amico che io abbia mai avuto, e e mi chiese se c'era qualcosa
l'ho umiliato. Non sono più stato che mi turbava. La rassicurai,
gentile con lui da quando… da e dissi che avrei spiegato tutto
quando è cambiato. non appena ci fossimo incon-
Lasciò cadere la testa sul ta- trati. Passai il resto della mat-
volo, e la bottiglia scivolò dal tinata a oziare e ad annulla-

18
re gli impegni presi per il pome- cosa lei avesse desiderato, e le
riggio. Non era un atteggiamento chiesi di quale promessa si tratta-
saggio, e non mi avrebbe portato va.
profitto, ma era ciò che sentivo di – Voglio che tu mi dica le cose
fare. che scoprirai.
– Sono preoccupata per te, Phil
– disse Anne, dopo aver dato le Gli uffici della Baxter, Baxter,
ordinazioni al cameriere. – Non Stamper e McGowan, a Beverly
sembri più tu. Non dovresti per- Hills, erano stati arredati senza
mettere che gli avvenimenti ti economia. Tappeti in cui si spro-
abbattano in quella maniera. È fondava fino alla caviglia. Ma-
per la morte di Poley, vero? gnifiche ragazze, segretarie e im-
– Sì, ma non è per la morte in piegate che avrebbero fatto ver-
sé, per quanto mi addolori: ci gognare Selma Livingston, e che
sono diverse cose che non hanno sarebbero state adatte in ogni
senso. – Le raccontai di Ellen, luogo tranne che in un ufficio
delle domande che mi aveva fat- d'avvocato dove si doveva dare
te, del sogno di Terry McGowan, un aiuto efficiente. Quelle ragaz-
delle idee di Herb, di Davenport ze distraevano troppo. Le pareti
ubriaco e delle sue autocalunnie. erano tutte rivestite di legno. I
– Penso di essere debitore verso portacenere erano in bronzo
Poley, e di dover scoprire la veri- massiccio. In ogni particolare era
tà. evidente la ricchezza. Però vi
– Non mi vorrai dire che non si erano anche un distacco e una
è gettato in mare! freddezza che mi mettevano a di-
– Non so. Oh, penso che lo ab- sagio. Io avevo sempre lavorato
bia fatto. Ma “perché” lo ha fat- con la convinzione di dover offri-
to? re qualcosa ai miei clienti, e ave-
– Phil, ogni giorno degli esseri vo fatto del mio ufficio un luogo
umani si uccidono, e i parenti semplice e accogliente. E avevo
e… e gli amici come te, rimango- pregato Selma di essere cordiale
no a domandarsi perché lo abbia- e servizievole. Questo luogo in-
no fatto. – Vedendo la mia vece diceva: siate brevi (noi sia-
espressione continuò subito: – mo molto occupati), meglio che
Oh, so quello che vuoi dire. Va abbiate molti soldi (ne avrete bi-
bene. Ci sono troppe… come dite sogno), siete importante abba-
voi avvocati… prove evidenti. – stanza? (noi lo siamo molto).
Sorrise con comprensione, e mi Avevo visto quell'ufficio altre
strinse una mano. – Sono con te, volte. Tuttavia non avevo mai
Phil. Se credi che ci sia un motivo espressa la mia opinione perché
per indagare, io sono con te. So Poley faceva parte di quel com-
quello che provavi per Poley. plesso. Ora che lui era scompar-
Però voglio tu mi faccia una pro- so, potevo essere onesto con me
messa. stesso senza timore di offendere
Dissi che avrei fatto qualunque un amico.

19
Dovetti aspettare mezz'ora pri- tetevi a sedere. Posso offrire
ma di essere ammesso alla pre- qualcosa da bere?
senza di Sam… scusatemi, Sa- – No, grazie Sam. Non vorrei
muel Baxter. Frank Baxter non però che voi rinunciaste per me.
era in città ed Edwin Stamper, – Oh, no, ragazzo mio. È trop-
l'altro socio, si trovava alla Fed- po presto. – Girò attorno alla
eral Savings and Loan, in fondo scrivania e si mise a sedere nella
a quella stessa strada. I proprie- enorme poltrona inclinabile, as-
tari di Beverly Hills richiedeva- sumendo un aspetto che mi ri-
no una persona come Edwin cordava quello di un giudice. –
Stamper per occuparsi dei loro Poley mi disse che vi aveva fat-
affari. La segretaria di Sam Bax- to uno proposta. – Il colpo di
ter era elegante e giovane… Ele- tosse che lo interruppe, capitò a
gante perché era stata dotata proposito. – Non so fino a che
dalla natura di tutte ottime cose, punto avesse sviluppato la sua
e giovane, perché arrossì quando idea.
si accorse che non le potevo stac- – Non sono venuto a parlare di
care gli occhi di dosso. Forse in- questo, Sam.
nocente sarebbe stata una parola – È stata una tragedia. Ci ha
più adatta. O forse inesperta. sconvolti tutti. – Rimase un atti-
Certo scriveva a macchina con mo in silenzio, come assorto nel
grande difficoltà. Mi chiesi quali dolore, poi riprese a parlare con
capacità avesse, oltre quelle evi- circospezione. – Di cosa siete ve-
denti, per stare in quell'ufficio. nuto a parlare, Phil?
Da come lavorava, pareva che – Di Poley.
quello fosse il suo primo giorno – Di Poley? – Sollevò le soprac-
passato in un ufficio. Poi cessai ciglia, lasciandomi capire che lo
di pensare a lei quando mi disse avevo colto di sorpresa. Non che
che il signor Baxter poteva rice- questo fosse in qualche modo si-
vermi. gnificativo. – Cosa volete sapere
Samuel Baxter era il più vec- di Poley? – domandò alla fine,
chio dei soci. Era grosso sotto abbassando le sopracciglia e fis-
ogni aspetto, e aveva il paio d'oc- sandomi con sospetto.
chi più astuti che io non avessi – Per la verità, niente di specia-
mai visto. Mi fece l'onore di al- le – lo rassicurai. – Volevo solo
zarsi dalla sua gigantesca scriva- sapere come ha trascorso i suoi
nia e di venirmi incontro per ultimi giorni di vita. Era un buon
stringermi la mano. Indossava amico. E sto cercando di immagi-
un abito a righe sottili, e una cra- nare perché abbia fatto quello
vatta classica. che ha fatto.
Una cosa veramente impressio- – Anche noi, Phil, ce lo siamo
nante. domandati. Era un uomo felice.
– Felice di vedervi, Phil – A volte pensavo perfino che fos-
disse, scuotendo con energia la se poco posato al nostro confron-
mia mano. – Venite avanti e met- to. Non era molto riservato, se mi

20
potete capire. Era l'ultima perso- sentiva bene e che avrebbe prefe-
na… ma credo che anche voi rito rimanere a casa.
pensiate la stessa cosa. – È stato proprio un suo desi-
– Sì. – Estrassi la mia pipa e derio?
Sam mi volle fare assaggiare una – Sì. Il fattorino dell'ufficio gli
sua speciale mistura. Non era portava ogni giorno la posta a
cattiva. – Ciò che vorrei vera- casa, e lui mandava le registra-
mente sapere, Sam, è questo: Po- zioni delle lettere che Elizabeth
ley non aveva mai manifestato avrebbe dovuto trascrivere a
qualche sintomo… qualsiasi cosa macchina. Non credo che il lavo-
che possa gettare una luce sulla ro d'ufficio ne abbia sofferto, e a
sua morte? giudicare dalla mole di lavoro
Mi parve alquanto imbarazza- che ha potuto svolgere, non cre-
to. do che fosse malato in modo se-
– Mi spiace, Phil, ma non posso rio. In casa ha… aveva… una li-
rispondere. breria ben fornita di testi di leg-
– Non potete rispondere? Cosa ge. Quasi come quella che abbia-
significa? mo in ufficio.
– Ecco, io non lo vedevo da cir- – Non avete trovato strano il
ca una settimana. fatto che abbia voluto lavorare a
– Oh, eravate via. Non eravate casa?
venuto in ufficio, immagino. – Non in modo particolare. Per
Bene, c'erano Frank, o Edwin? dire la verità lo ammiravo. An-
Sam si agitò sulla poltrona. ch'io a volte ho pensato di farlo,
– No, Phil. Non ero via. Le cose ma non ne ho mai avuto il corag-
non stanno così. gio. – Tornò a sorridere. – Inol-
– Cos'è successo allora? tre, Ruth non me lo avrebbe per-
Sam si strinse la fronte con le messo. Sconvolgerei le sue abitu-
dita con un gesto che non gli a- dini se dovessi restare a casa fuo-
vevo mai visto fare prima di allo- ri orario.
ra. Le dichiarazioni di Sam cam-
– Phil, per tutta la settimana biavano tutto. A parte ciò che
Poley non è venuto in ufficio. aveva detto Davenport, si poteva
– Non è venuto? – Questo pensare che Poley avesse avuto
chiudeva l’argomento. – Ma do- un'ultima settimana di vita molto
ve diavolo è stato? normale. C'era però qualcosa
– Non vedo il motivo di tacere, d'altro. Non poteva essere rima-
Phil. È rimasto a casa. Per quello sto a casa per tutto il tempo. El-
che so non è uscito dalla sua por- len mi aveva chiesto se Poley era
ta per tutta la settimana. venuto a trovarmi. E la stessa do-
Dovetti guardarlo in modo manda era stata fatta a Herb.
molto strano, perché subito ri- Quindi era rimasto a casa, ma
prese a parlare. non una settimana filata.
– Oh, via, Phil. Cosa può pro- Cominciai a pensare che tipo
vare questo? Disse che non si di uomo poteva essere stato Po-

21
ley tra le mura di casa, e in che questa ultima settimana, oltre al
modo, se un cambiamento c'era fatto che sia stato a casa, non
stato, di che cambiamento si era avete notato qualcosa di partico-
trattato. A questo punto, lo con- larmente strano nel suo compor-
fesso, tornai con il pensiero ai tamento.
posseduti. Comunque non avrei Ci mettemmo a sedere ed Eli-
potuto fare domande sull'argo- zabeth cominciò a pensare a
mento a Ellen. Non subito, alme- quello che le avevo chiesto. Ave-
no. Però avrei potuto interrogare va occhi meravigliosi, grandi,
Davenport. scuri, punteggiati di luci azzurre.
– So che Poley ha telefonato E onesti. Le labbra erano tumide
parecchie volte a Elizabeth – sta- e rosse. Le mani sottili.
va dicendo Sam – per cambiare – Non mi sembra che nel suo
qualcosa nelle lettere che le ave- comportamento ci sia stato qual-
va dettate. Credo che sia in uffi- cosa di insolito – disse con voce
cio. Se pensate che vi possa esse- ben modulata. – Qualcuno ave-
re di qualche aiuto, potete parla- va messo in giro la voce che
re con lei. avesse il vaiolo o una malattia
Dissi che lo avrei fatto volen- del genere. – Arrossì leggermen-
tieri, e Sam s'informò al citofono te. – Chiacchiere d’ufficio, si ca-
se Elizabeth Potter era nell'ufficio pisce. Non so altro, signor De-
di Poley. Moss.
Percorsi un corridoio che sem- – Non sapete il motivo per cui
brava lungo quanto l'isolato di una sia rimasto a casa?
casa, e alla fine trovai Elizabeth. – Era ammalato.
Era nell'ufficio accanto a quello di – Gli avete parlato al telefono?
Poley, e si alzò appena entrai. – Sì. C'erano alcune cose nelle
– Siete il signor DeMoss? – mi lettere che aveva dettato che io
domandò. non riuscivo a capire… aveva la
– Sì. – Avevo fatto visita a Po- cattiva abitudine di voler dire
ley in diverse occasioni, e, per troppo in una sola volta. Però
quanto potevo ricordare, quel- aveva detto di telefonargli se ci
l'ufficio era differente da quello fosse stato qualcosa di poco chia-
che gli avevo visto l'ultima volta. ro. Così l'ho fatto.
Anche la segretaria era diversa. – E vi sembrava normale?
Per quanti sforzi facessi non mi – Non proprio normale. Voglio
riuscì di ricordare il nome di dire che sembrava preoccupato.
quella che avevo conosciuta. Eli- – Per che cosa?
zabeth era femminile al cento per – Non so.
cento. Doveva essere una delle – Capisco. Volete dire che sem-
regole della società. brava depresso?
– Il signor McGowan era un – Be'… forse. Sembrava più
mio amico – dissi – e sono convin- stanco, direi. Annoiato anche. È
to che non fosse tipo da uccider- difficile capire sfumature del ge-
si. Sarei curioso di sapere se in nere al telefono. Ma non avrei

22
mai pensato che dovesse fare ciò interessamento si sarebbe risolto
che ha fatto. in semplice curiosità. Ma se ci
– Quando è stata l'ultima volta fosse stato qualcosa di più però,
che gli avete parlato? allora sarebbe valsa la pena di in-
– Il venerdì prima che si… vo- teressarsene.
levo dire, il venerdì precedente Era stata Ellen a spingere Po-
la sua morte. ley al suicidio? Cosa avrei po-
– Due giorni prima che anne- tuto fare in questo caso? Odiar-
gasse. Come vi è sembrato quel la. Solo che non la ritenevo ca-
giorno? pace di un'azione simile. No, do-
– Pareva stesse bene. Meglio veva esserci qualche altro moti-
del solito. Mi annunciò che lune- vo. Ero sicuro che anche Herb
dì sarebbe ritornato in ufficio. – era del mio parere. Però, per
Abbassò gli occhi e si fissò le quanti sforzi facessi, nonostante
mani. – Scherzò su di un mio ve- una specie di intuito che mi
stito rosso. Disse che avrei dovu- spingeva a pensare che doveva
to mettere quello, perché rende- esserci qualcosa di più, non mi
va allegro tutto l'ufficio. riuscì di immaginare cosa po-
Lo capivo perfettamente. tesse essere.
– Però lunedì non si fece vede- Avrei voluto parlare con qual-
re – dissi, cercando di non pensa- cuno. Con una persona posata e
re al vestito rosso. competente. Così fermai la mac-
– No. Mi mandò come al solito china per telefonare a Glenn
i nastri registrati e io tentai di Klock. Come uomo dedito alle
chiamarlo al telefono. Ma nessu- ricerche era abituato a pondera-
no rispose. Fino al giorno se- re i fatti senza lasciarsi traspor-
guente non seppi ciò che era ac- tare dai sentimentalismi. Ma
caduto. non era in ufficio. Avrei potuto
andare a San Benuto per vedere
Girai in macchina per Los An- Clifford Ellis. Forse lo avrei in-
geles cercando di dimenticare terrotto mentre era intento a
l'intera faccenda. Avevo una vita scrivere uno dei suoi romanzi di
mia da vivere, un buon lavoro grande successo, e sarei stato
che mi dava delle soddisfazioni. maledetto. Una prospettiva che
Naturalmente, dedicare una gior- non mi garbava. A San Benuto
nata a Poley non mi avrebbe por- c'era anche Jake Hardy. Avrei
tato danno, però sapevo che se potuto andare da lui. Ma tutto
mi fossi lasciato trascinare a vo- sommato pensai che non mi sa-
ler ricostruire gli ultimi giorni rebbe stato di grande aiuto. Era
della vita di Poley, sarebbe di- cordiale e brillante, ma trattava
ventata una ossessione. E con ogni problema in modo superfi-
quale risultato? Se si fosse trat- ciale. Insieme avremmo finito
tato semplicemente del caso di col ricordare i giorni gloriosi di
un uomo che aveva deciso di Dorchester, e raccontare storie
mettere fine ai suoi giorni, il mio piccanti.

23
Tornai in macchina, e a un cer- rò penso che Anne lo sia. Sbaglio
to momento mi trovai nelle vici- forse, Phil?
nanze del salone di macchine – Da zero a cento chilometri in
straniere di Ernst Mollinauer. diciannove secondi – disse Ernst.
Non avevo pensato a lui. Ora – Vuoi provarla, Phil?
però mi dissi che sarebbe stato – Finitela. Non ho i soldi né il
interessante avere uno scambio desiderio di cambiare macchina.
di idee con lui. Vendeva solo Giro ancora con la mia vecchia
macchine, certo. Ma era intelli- Chevvy.
gente, acuto, e profondo conosci- – Allora dovresti comprare una
tore delle cose di questo mondo. di quelle enormi mostruosità cro-
Parcheggiai e feci il mio in- mate che fanno a Detroit – disse
gresso nel salone. Immediata- Cliff.
mente un giovane dall'aspetto Ernst fece alcuni passi indietro
molto cordiale si staccò da un e prese a studiarmi. – Vedo di
gruppo di altri giovanotti dall'a- fronte a me un uomo fatto per se-
spetto molto cordiale, e mi ven- dere al volante di una Devin Por-
ne incontro con un ampio sorri- sche.
so. Però avevo visto Ernst che – Una bomba urlante – esclamò
parlava con una persona accanto Cliff. – Non vedo Phil in quella
a una piccola macchina e feci un macchina. È troppo coscienzioso,
cenno al giovane. Poi, con mia troppo devoto alle cause. In bre-
sorpresa, mi accorsi che la perso- ve, è un ragazzo troppo per bene,
na a colloquio con Ernst era Cliff vero Phil?
Ellis. – La famosa attrazione che
– Ehi! – esclamò Ernst nel più lega fra loro persone completa-
cordiale dei modi, tendendo la mente differenti – dissi. – Forse
mano. è per questo che tu mi piaci,
– Guarda, guarda – disse Cliff, Cliff.
senza muoversi dal punto in cui – No, signor DeMoss. Tu mi
si trovava. – È venuto a compera- tolleri soltanto perché siamo vec-
re la Dauphine per quella sua chi compagni di scuola. È un cor-
amica. Non so come tu sia riusci- done ombelicale che non riusci-
to a convincerlo, Ernst. remo mai a rompere.
Ernst rise. – Che brutti discorsi in un po-
– Peccato che al momento ne meriggio così bello – protestò
sia sprovvisto. È una vettura che Ernst, togliendo di tasca un faz-
si vende bene. – Indicò la mac- zoletto e asciugandosi la fronte
china accanto a Cliff. – Mai presa perennemente sudata. – Propon-
in considerazione una Rapier, go una tregua. Io non cercherò di
Phil? Questa è una Sunbeam Ra- vendere macchine, e tu Cliff met-
pier. Due carburatori, centotren- ti da parte il tuo sarcasmo. – Sor-
ta chilometri all'ora. rise. – Sono contento che tu sia
– Phil non è il tipo da alta ve- venuto qui, Phil.
locità – osservò Cliff. – Pe- Anche Cliff sorrise.

24
– Stavamo parlando di Poley – to ingannato nel peggiore dei
continuò Ernst, scuotendo la te- modi. Puoi capire adesso? – Sor-
sta. – Non mi piace quando acca- rise amaramente. – Forse questo
dono queste cose. può spiegare alcune cose. Capi-
Avrei voluto parlare con Ernst rete, per esempio, che non posso
di questo argomento, ma mi trat- raccontare a tutti una cosa simi-
tenni. le.
– Non credo che qualcos'altro Ernst scosse la testa.
mi abbia mai colpito così profon- – Se fossi stato tu Cliff, a get-
damente – mi limitai a risponde- tarti nell'oceano, avrei potuto ca-
re. pire. Sarebbe stata una specie di
– Era un'ottima persona – mor- protesta. Ho ragione? Ma Poley!
morò Cliff – Una delle migliori. Lui non aveva motivo di prote-
Ma chi può mai sapere – aggiun- stare.
se scuotendo le spalle. – Forse sta Cliff si passò una mano tra i
meglio adesso. capelli.
– Non parlare così! – esclamò – Credo di no. Conosco le per-
Ernst. – Poley aveva tutto ciò che sone, almeno, credo di conoscer-
un uomo può desiderare. Un ot- le. Si pensa che gli scrittori sap-
timo lavoro, la moglie, i bambini, piano capire la gente. Io però
una casa. avevo mal giudicato Poley.
– Tu sei troppo innamorato – Non ha per caso telefonato a
della vita, Ernst. Non hai bisogno qualcuno di voi la settimana
d'altro che guardare a te stesso scorsa? – domandai. – Non vi è
per fare questa affermazione. venuto a trovare?
– Penso che per te invece non Mi fissarono stupiti.
sia così – osservai. – A me non ha telefonato – ri-
– Io sopporto – disse Cliff sem- spose Cliff alla fine. – Per quello
plicemente. – La vita è piena di che ricordo, almeno. E non l'ho
difficoltà e di amarezze. visto. In tutta la settimana non
– Non gioisci mai della vita? – mi sono mai allontanato da San
chiese Ernst. Benuto.
– L'unica gioia è quella di pen- Ernst aveva corrugato la fron-
sare raramente al passato. Tutto te.
il resto è per gli uomini da po- – È strano. Al primo momento
co. non ci avevo pensato. Poley mi
– Non sei mai stato innamora- aveva telefonato perché voleva
to? comperare una macchina. Un'al-
– Innamorato? Lo sono sem- tra. Una piccola, per Ellen. Gli
pre. avevo proposto una Borgward
– Credo che tu non conosca Isabella o una Volvo. Sono due
neppure il significato di questa macchine veloci. Lui pensava in-
parola – dissi. vece a una Fiat.
– Oh, sì, lo conosco, Phil. – Quando è stato? – chiesi.
Vuoi sapere una cosa? Sono sta- – Più di una settimana fa. La

25
settimana scorsa avevo chiamato ammise Cliff, scuotendo la testa.
Poley in ufficio ma non c'era e – Ma forse soffriva di esaurimen-
non mi vollero dire dove si tro- to nervoso o qualcosa del genere.
vava. Così lo chiamai a casa. È Doveva pur aver qualcosa. Per-
stato mercoledì, credo. ché si sarebbe gettato in mare se
Cliff era molto interessato. no?
– Gli hai parlato? – Certo – borbottò Ernst fis-
– Certo. – Si passò il fazzolet- sando lo sguardo oltre i vetri del
to sulla fronte. – Ed è molto negozio. – Sarebbe potuto capi-
strano. Non mi sembrava affatto tare a chiunque di noi. Sono fe-
Poley. nomeni che non si potranno mai
– Come ti sembrava? spiegare con esattezza. Uno sta
– Oh, non saprei dire. Disse benissimo, e il giorno dopo…
che in quel momento non pote- poof!
va parlare. Gli chiesi quando Parlammo ancora per qualche
avrei potuto ritelefonare e lui ri- minuto di cose più piacevoli, poi
spose che non sapeva. Aveva risalii in macchina e mi diressi
una voce strana. Gli chiesi allora verso la casa dei McGowan. Non
se si sentiva bene. Mi assicurò volevo incontrare Ellen, tuttavia
che era semplicemente molto oc- speravo di trovare un Davenport
cupato e che si sarebbe fatto sobrio.
vivo non appena tutto fosse fini-
to. Fui fortunato. Stava potando
– Quando tutto fosse finito? – una siepe molto distante dalla
Era un nuovo elemento, questo. casa.
– Sì. Mi è sembrato agitato, Come gli fui vicino mi salutò
perciò non gli chiesi cosa volesse con un cenno della testa.
dire. Dissi che per me andava – Signor DeMoss.
bene, e decisi di lasciare a Poley – Davenport.
tutto il tempo che gli fosse stato Chiuse le cesoie, e mi fissò.
necessario. – Chiedo scusa per il mio com-
– Doveva avere qualche preoc- portamento dell'altro giorno –
cupazione – disse Cliff. – Jake disse. – Stavo molto male. Ora è
Hardy mi aveva telefonato per passato.
parlarmi di Poley e per dirmi che Non pensavo che si sarebbe ri-
la sera della nostra riunione lo cordato.
aveva trovato diverso dal solito. – È stata colpa dello shock.
Forse aveva ragione. – Certo. Una terribile disgra-
– Non c'era niente di diverso in zia.
lui, Cliff – protestò Ernst. – Sono Estrassi la pipa e indugiai nel
pronto a giurare che non era af- caricarla pensando alla miglior
fatto cambiato. domanda da fare. Alla fine mi
– Anch'io penso così – affer- parve di averla trovata.
mai. – Sentite, Davenport, nella set-
– Forse avete ragione voi – timana che il signor McGowan ha

26
trascorso a casa, avete per caso Un povero vecchio impaurito,
notato in lui un comportamento che non avrebbe dovuto correre
particolare? in quella maniera.
Non avevo mai visto in nes- Una settimana dopo Ernst Mol-
sun uomo un mutamento così linauer era morto, e io dimenticai
repentino. Il suo volto sbiancò completamente Davenport.
di colpo, le mani cominciarono
a tremargli e gli occhi sembra-
vano uscirgli dalle orbite. Era IV
un uomo impaurito. Si passò di-
verse volte la lingua sulle labbra
aride.
– Vi prego, signor DeMoss,
A ccadde il sabato sera, quan-
do io e Anne eravamo usciti
per parlare di quegli argomenti
non fatemi queste domande! – che generalmente animano le
balbettò. conversazioni delle persone in-
– Perché no? namorate: stabilire quale dovrà
Strinse le labbra. essere il grande giorno, e decide-
– Non voglio parlare di questo re se fare o meno una cerimonia
argomento. sontuosa. I genitori di Anne era-
– Ma perché? – insistetti. no persone discretamente agiate,
– Non posso, signor DeMoss. di Pasadena. Suo padre aveva un
Non posso. Non chiedetemelo. negozio di gioielliere dove Anne
– È stata una cosa così orribile? lavorava quando se ne presenta-
Agite come se fosse così. va la necessità, e quando le pro-
Rimase un attimo in silenzio, spettai la possibilità di una ceri-
poi mi voltò la schiena e riprese a monia modesta, Anne manifestò
potare la siepe. qualche dubbio sul consenso di
Feci alcuni passi e tornai a por- suo padre e di sua madre.
tarmi di fronte a lui. – Dato che mi sposi per i soldi
– Sentite, Davenport, se c'è sta- faresti meglio ad accontentarli! –
to qualcosa di strano… esclamò.
Lasciò cadere la cesoia e prese Stava scherzando, naturalmen-
a indietreggiare. te, e io amavo i suoi genitori tan-
– Non posso. Ve l'ho già det- to da fare quello che avessero vo-
to. Andatevene. Ho promesso luto. Mio padre e mia madre abi-
alla signora McGowan che non tavano a Van Nuys, e da lungo
avrei parlato. E non lo dirò a tempo si erano rassegnati a con-
nessuno. Neppure a voi. Ora an- siderarmi un eterno scapolo.
date! Qualsiasi cosa avessi deciso ri-
Quando vide che non mi muo- guardo a un matrimonio li avreb-
vevo, la sua faccia tradì ancora be resi felici.
maggiormente, se possibile, il Parlammo di dove saremmo
terrore che lo dominava. Poi mi andati a vivere, del tipo di casa
voltò decisamente le spalle e co- che avremmo avuto. Parlammo di
minciò a correre verso la casa. bambini, e di quali nomi dar loro.

27
Anne parlò di ciò che avrebbe – Tuttavia non mi posso to-
desiderato per la casa, e io le par- gliere dalla testa il pensiero di
lai di come sarebbe stato il mio Davenport. Era terrorizzato, An-
studio. ne.
– Sarà il “mio” studio – dissi – Chi non sarebbe stato terro-
con sottinteso. – Bellissimo. For- rizzato di fronte a un uomo scon-
se ci farò costruire anche il cami- volto come doveva essere Poley?
no. Probabilmente non sapeva di
– Non importa – disse Anne. – cosa si trattava. Un uomo norma-
Lo invaderò. le, attento e tranquillo, che im-
– Chiuderò la porta. Un uomo provvisamente si rivela tutto dif-
deve avere un posto in cui poter- ferente! Davenport forse non si è
si rifugiare. reso conto della causa del cam-
– Imparerò a forzare le serratu- biamento.
re. – Perché allora Ellen gli avreb-
– Be' – dissi, sospirando – forse be raccomandato di non parlarne
non ci saranno serrature. Le bar- con nessuno?
riere non mi piacciono. – È naturale, caro. Era orgo-
– Così va meglio. Metteremo gliosa di suo marito. E non ha
una pelle d'orso di fronte al ca- voluto che altri venissero a sape-
mino. Io ti porterò il caffè. re.
Continuammo a girare senza Non mi sembrava una risposta
meta e a parlare di queste cose. logica.
Era bello pensare al futuro, e io – Forse hai ragione – dissi
sapevo che sarebbe stato meravi- però.
glioso con Anne al fianco. Poi, – Anche i ragazzi probabil-
esaurito l'argomento, tornammo mente hanno provato la stessa
ai discorsi correnti. Anne disse di impressione. Essere accanto a
essere felice che non avessi sco- una persona sofferente di una si-
perto cose sconvolgenti nella mile crisi non deve essere certo
morte di Poley McGowan. un'esperienza piacevole.
– Naturalmente vorrei che tu Fui pronto a convenire.
fossi soddisfatto – disse alla Solo che quella sera tardi venni
fine. – E invece so che non lo a sapere di Mollinauer.
sei. Però credo che dipenda solo
dal fatto che eri molto amico di Avevo accompagnato Anne a
Poley. casa, e dopo essere tornato nel
– Forse è così. mio appartamento di Glendale
– Deve essersi trattato di un mi stavo preparando qualcosa da
semplice caso di lavoro eccessivo bere quando il telefono suonò.
con conseguente cedimento dei Era Herb Lincoln.
nervi. Poley non si era più recato – Ernst Mollinauer è morto –
in ufficio perché i nervi gli si sta- disse.
vano spezzando e lui non voleva – Morto? – ripetei, stupito. An-
farlo capire. cora non riuscivo ad afferrare la

28
realtà. Era un fatto che mi pareva – Che ne è dei bambini?
illogico. – I bambini?
– Si è gettato, o è stato getta- – Kelly e Karen. Sono piccoli,
to, poco fa, dalla finestra della non vanno ancora a scuola. Non
sua camera da letto che si trova saranno stati lasciati soli nell'ap-
al terzo piano. Per caso mi tro- partamento, vero?
vavo all'ospedale, quando lo – Non so, Phil – rispose Herb
hanno portato là. È giunto cada- dopo un attimo di silenzio. – È
vere. meglio che mi informi.
– Herb – dissi mentre la notizia Ci salutammo e gli raccoman-
si trasferiva lentamente dalle mie dai di ritelefonarmi. Poi mi misi
orecchie al cervello – chi avrebbe a sedere con il bicchiere tra le
potuto uccidere Ernst Molli- mani. Ernst Mollinauer si era get-
nauer? tato dalla finestra. Che differenza
– Sua moglie, forse. c'era dal gettarsi in mare? Tutti e
– Rose? – Non lo potevo crede- due avevano raggiunto il mede-
re. – No, Herb. Non Rose. Erano simo scopo.
troppo uniti, troppo felici. E che azione poco probabile sia
Mi parve di vederlo stringersi per Poley che per Ernst! Due per-
nelle spalle. sone dalle quali non ci si sarebbe
– In quel momento era nella mai aspettati un gesto simile.
camera da letto. La polizia pensa Due uomini che avevano rag-
che avrebbe potuto farlo. Era nel- giunto il pieno successo, tutti e
la camera da cui Ernst si è getta- due con famiglia, un buon lavo-
to! Erano entrambi in pigiama. ro, amici, soci. Alla distanza di
Sembra che abbiano avuto una due settimane uno dall'altro.
discussione o qualcosa di simile. Rabbrividii, e cominciai a pensa-
Così dice la polizia. Ho pensato re ai diavoli e alle streghe. La si-
di dovertelo comunicare. Brutta tuazione era troppo strana per-
faccenda, vero? ché potesse venire spiegata in
– L'hanno arrestata? maniera logica. Con la psichia-
– No. È qui. Non vuol parlare. tria, per esempio. Non dubitai
Uno shock. neppure per un attimo che quelle
– Povera Rose! due morti dovevano essere le-
– Alla polizia ha detto che Ern- gate a qualcosa di soprannatu-
st si è gettato, che non è stata lei rale.
a spingerlo. Poi è sopravvenuto Poi mi colpì un altro pensiero
lo shock. L'ho visitata poco fa. strano. Tutti e due si erano lau-
Non sta affatto bene. reati a Dorchester nel 1942. E for-
Lasciai sfuggire un sospiro. se erano le due persone che ave-
– Prima Poley, e ora Ernst. vano ottenuto maggiore succes-
– Ammetto che è molto strano so, se si considerava la posizione
– disse Herb, freddamente. che si erano fatta. Ed entrambi
All'improvviso mi venne un poco portati a un gesto simile…
pensiero. come tutti noi del resto.

29
La mia mente cominciò a la- dall'ufficio se dicessi il mio pen-
vorare con frenesia. Mi alzai per siero.
preparare un altro bicchiere nel – So che è fantastico – disse
tentativo di frenare quel lavorio, Anne – ma anch'io, come te,
ma non servì. Pensai allora di penso che non sia una semplice
telefonare ad Anne, ma sarei coincidenza. Sii prudente, Phil –
solo riuscito a impedire anche a continuò dopo un attimo di si-
lei di dormire. E gli altri compa- lenzio. – Ricorda che ti amo.
gni di scuola avrebbero appreso Non voglio che ti succeda qual-
la notizia dai giornali del matti- cosa di male.
no. – Stai tranquilla. Non mi butte-
Poco dopo mi ritelefonò Herb. rò da nessun ponte.
Fu conciso, e sembrava che aves- Le dissi ancora di non aver
se premura. Aveva saputo che i paura, e l’assicurai che le avrei
figli dei Mollinauer si trovavano fatto immediatamente sapere tut-
dalla nonna a Pacomia, e che era- to quello che avessi scoperto. Poi
no là da una settimana circa. Os- ci salutammo.
servai che era molto strano, ma Subito il telefono suonò. Era
Herb rispose che non aveva tem- Glenn Klock.
po di chiacchierare e interruppe – Phil, mentre facevo colazione
la comunicazione. ho sentito di Ernst alla radio. È
Bevvi un altro bicchiere e alla vero?
fine andai a dormire. – Mi spiace Glenn, sì.
– Lula non vuole che esca di
Mi svegliai il mattino seguen- casa. Dice che c'è una cospirazio-
te con una ridda di campanelli ne per eliminare ogni membro
di allarme che mi squillavano del Club Quarantadue.
nel cervello. Alla luce del giorno – Non credo, Glenn. Nessuno
mi parve ancor più chiaro che insidia i soci del Club. Fanno tut-
doveva esserci un legame tra la to da soli. Poley si è gettato in
morte di Poley e quella di Mol- mare, Ernst è caduto o si è lancia-
linauer. Telefonai a Selma e le to dalla finestra.
dissi che per quel giorno non – Rose era nella stanza, Phil.
sarei andato in ufficio. Le avrei Ma non può essere stata lei.
telefonato. Poi mi misi in comu- – No. Credo proprio di no,
nicazione con Anne e le raccon- Glenn.
tai di Ernst. Ne fu terrorizzata, e – Ma perché Ernst ha fatto una
mi pregò di non occuparmi del- cosa simile?
la faccenda. – Dimmi perché Poley l'ha fat-
– Vai alla polizia – disse. – La- to, e ti potrò dire perché Ernst si
scia che siano loro a fare le inda- è tolta la vita.
gini, Phil. – Non so cosa tu stia pensan-
– La polizia è già al corrente. do, Phil – rispose dopo una bre-
D'altra parte, cosa potrei rac- ve pausa. – Due su sette di noi
contare? Mi getterebbero fuori sono scomparsi. Non posso cre-

30
derci! Che incontro sarà il nostro, – Certamente. – Si passò una
il prossimo anno? mano tremante tra i capelli. – Se-
– Molto tenebroso, se nessuno dete, prego. Poco fa sono stati
di noi sopravvive. qui quelli della polizia. È un
– Phil, non penserai veramen- brutto affare. Che razza di do-
te… mande hanno fatto!
– No, Glenn. Non lo credo. – Fanno semplicemente il loro
Però ritengo che si debba indaga- dovere – dissi con gentilezza. –
re. Io farò tutto quello che è nelle Penso che vi abbiano fatto do-
mie possibilità. Se scopro qualco- mande su Rose Mollinauer.
sa te lo farò sapere. – Hanno cercato di farmi dire
che Ernst e Rose non andavano
Mi recai per prima cosa al ne- d'accordo. – La sua espressione
gozio di Mollinauer. I giovani divenne amara. – Due persone
dall'aspetto molto cordiale erano gentili come loro. Nessuno pote-
adunati in un angolo del salone e va andare d'accordo più di Ernst
quasi non mi videro entrare. Non e Rose. Nessuno. Anch'io e mia
li potevo biasimare. Dovevano moglie non ci riusciamo fino a
essere molto scossi. quel punto! Come hanno potuto
Entrai nell'ufficio che si apriva pensare… – S'interruppe e scosse
sul fondo del negozio e fui rice- la testa. – Proprio non riesco a
vuto da una ragazza dagli occhi capire. – Fece una pausa, poi: –
arrossati. Disse che Stanley Bur- Vi spiacerebbe chiudere la porta?
meister si sarebbe occupato quel – disse a un tratto. Vedendo che
giorno delle cose d'ufficio. Il si- lo osservavo stupito, aggiunse: –
gnor Burmeister era un assisten- Vi prego.
te, ma ora che il signor Molli- Chiusi lentamente la porta e
nauer… non appena il battente fu acco-
Gli occhi della ragazza torna- stato lui aprì un cassetto ed
rono a riempirsi di lacrime, poi estrasse una bottiglia di whisky
lei m'accennò l'ufficio accanto. con due bicchieri.
Stanley Burmeister avrebbe – Volete bere con me?
potuto essere il fratello di Molli- Pensai che avrei potuto accet-
nauer. Era alto e robusto, con la tare un bicchiere senza danno, e
faccia rosea. Stava fissando il pa- che unirmi a lui lo avrebbe fatto
vimento con occhi vuoti. Per pri- sentire meno colpevole. Così lo
ma cosa vide i miei piedi, poi sol- lasciai versare.
levò lo sguardo fino a fissarmi. E – Non vi ho già visto? – chie-
si alzò. se a un tratto, fissandomi per la
– Buon giorno – disse, cercan- prima volta attentamente. – Sie-
do di sorridere. te già stato qui… Siete venuto
– Mi chiamo Philip DeMoss. l'altro giorno per parlare con
Conoscevo il signor Mollinauer Ernst!
abbastanza bene. E vorrei farvi – Eravamo accanto alla Sun-
alcune domande. beam Rapier.

31
– Certo. Ora ricordo. – Sorrise. – Il suo cane gli si avvicinò e
– Cerco di non dimenticare mai prese ad abbaiare. Si sarebbe
una fisionomia. Ernst era abilissi- detto che volesse mordere il pa-
mo in questo. Io tento. Ernst era drone, o che questi gli stesse per
un uomo meraviglioso. Si lavora- sferrare un calcio. Ma Ernst non
va bene con lui. Devo tutto a lui. avrebbe mai fatto una cosa simi-
E ora non c'è più. Non mi sembra le. Amava i cani. E anche i gatti.
possibile. – Per un attimo Burmeister rima-
– Vi capisco. – Finii il mio bic- se con gli occhi persi nel vuoto,
chiere. – Sentite, so che vi potrà come se stesse rivedendo in un
sembrare strano, ma vorrei sape- film gli avvenimenti di quel
re se nell'ultima settimana Ernst giorno. – Poi Ernst risalì in mac-
si è comportato in maniera nor- china. Pensammo che avesse
male. avuto paura, e che stesse aspet-
– Anche quelli della polizia me tando che il cane si allontanasse.
l'hanno chiesto – disse sospiran- Invece mise in moto la macchina
do. – Ma per tutta la settimana e uscì. Fu l'ultima volta che lo
Ernst non è stato in negozio. vidi.
– Non è venuto? – Telefonò qualche volta?
– No. E questo non era natura- – Oh, certo. Tutti i giorni, e
le. Ernst è sempre stato il primo diverse volte al giorno. Voleva
ad arrivare e l'ultimo a uscire. dei rapporti su questo o su
Nell'ultima settimana invece non quello. E noi gli telefonammo
si è fatto vedere. parecchie volte. Stava bene. Dis-
I campanelli di allarme che se che voleva prendersi un pic-
avevano cominciato a suonare colo riposo, e ci scherzò sopra.
quando mi ero svegliato si fecero Poi, ieri notte, è accaduto il fat-
più squillanti. Gli avvenimenti to.
che avevano preceduto questa – Ne avete parlato alla polizia?
seconda morte stavano seguendo – Ho detto soltanto che aveva-
la stessa linea di quelli che ave- mo visto Ernst uscire martedì
vano portato al suicidio di Poley mattina con la macchina. Non
McGowan! parlai del cane. – Sembrò legger-
– L'ultima volta che lo vidi fu mente imbarazzato. – Non so
martedì – continuò Burmeister. – perché ne abbia parlato adesso.
Ero appena arrivato e stavo par- Burmeister si versò un altro
lando con i ragazzi per dare nuo- bicchiere, ma io questa volta ri-
ve istruzioni quando vidi Ernst fiutai. Avevo altre cose da fare.
salire sulla sua Zephyr. Rimase – Ditemi, sapete per caso dove
seduto a lungo e noi ci stavamo vive la madre del signor Molli-
domandando perché non mettes- nauer? Mi sembra che stia a Pa-
se in moto, quando riaprì la por- comia.
tiera e tornò a scendere. Allora – Sì. – Aprì un cassetto e pre-
accadde. se un'agenda di indirizzi. – Ec-
– Cosa? co. Signora Loretta Bailey. Abi-

32
ta nella Amboy Avenue. – Mi cena hai trovato Poley molto
diede il numero, e si lasciò anda- cambiato.
re pesantemente contro lo schie- – Pensi di no, presidente?
nale della poltrona. – Penso che – Mi sembrava normale. Qual è
finirò la bottiglia. Siete sicuro di la tua opinione su Ernst Molli-
non volerne un altro po'? nauer? Pensi che anche lui fosse
Rifiutai, aggiunsi che capivo diverso?
quello che doveva provare, e – Oh, accidenti no! Ernst era
quando uscii richiusi la porta alle come sempre.
mie spalle. Parlammo ancora per qualche
Un uomo ha il diritto di bere minuto. Poi mi diressi verso Pa-
tranquillo, in certi giorni. comia. La signora Bailey abitava
in una casa moderna di tipo fat-
Prima di andare a Pacomia te- toria in mezzo ad altre case dello
lefonai a Selma. Mi disse che Jake stesso stile. Era una donna ma-
Hardy mi aveva chiamato da San gra, sulla cinquantina, dai capelli
Benuto e che desiderava parlar- di un bianco metallico. Il volto
mi. mostrava chiaramente che era
– Presidente – esclamò Hardy, stata duramente colpita dalla di-
non appena fummo in comuni- sgrazia.
cazione – cos'è questa storia di In un primo momento non vol-
Ernst? – Non mi sembrava lui e le lasciarmi entrare. Disse che
per un attimo mi domandai per- aveva già detto tutto quello che
ché. Poi capii. Doveva essere sapeva alla polizia, e che se ero
ubriaco. Be', in fondo era lui il un giornalista stavo perdendo il
capo della sua società, e doveva mio tempo. Alla fine riuscii a
sapere quello che poteva fare. convincerla che ero amico di Ern-
Gli dissi quello che sapevo. I fat- st, e mi lasciò entrare.
ti erano avvenuti proprio come – So quello che volete sapere
avevano comunicato alla radio. – disse. – Volete che vi dica se
E lui, a un tratto, affermò che Rose aveva litigato con Ernst.
Rose non poteva aver fatto una La risposta è: no. – Si mise a se-
cosa simile. dere in una poltrona, e io mi ac-
– Cosa può significare tutto comodai sul divano. Potevo sen-
questo, presidente? – chiese alla tire le voci dei bambini che gio-
fine. cavano in qualche parte della
Quel “presidente” mi fece an- casa.
dare lievemente sulle furie, ma – Perché allora Rose ha porta-
non avevo voglia di litigare. to qui i bambini, signora Bai-
– Non so, Jake. Se scopro qual- ley?
cosa te la farò sapere. – Ernst stava male, ecco tutto.
– Il Club si sta sfasciando – os- Rose disse che sarebbe stato op-
servò lui, cupo. portuno che mi occupassi dei
– Pare proprio così. Ho senti- bambini per un po' di giorni.
to dire che la sera della nostra – Vi disse di cosa soffriva?

33
– Era semplicemente molto non posso neppure parlarle, dirle
nervoso. che stanno bene. Perché fanno
Teneva gli occhi bassi, e non così? Rose non ha nessuna colpa!
riuscii a capire se stava nascon- Conosco mia figlia. Non dovreb-
dendomi qualcosa. bero tenerla in quel posto. Non
– Avete idea del perché Ernst è… matta. – Chinò la testa e co-
abbia fatto quello che ha fatto? minciò a singhiozzare. Feci del
– No. Non so, signor… come mio meglio per consolarla, ma
avete detto di chiamarvi? quando uscii da quella casa la
– DeMoss. Philip DeMoss. Ern- donna stava ancora piangendo.
st e io eravamo dello stesso Club Sulla via del ritorno mi fermai
di allievi. Ci siamo diplomati al per telefonare a Selma. Mi comu-
Dorchester College nello stesso nicò che Herb Lincoln aveva tele-
anno. fonato lasciando detto di chia-
– Oh. marlo immediatamente. Gli tele-
– Eravamo molto amici. – Le fonai subito.
parlai di Poley e del parallelo che – Phil – disse con voce tutta
esisteva tra le due morti. professionale – voglio che tu
– Non sapevo questo – disse, venga subito all'ospedale. Sono
fissandosi le mani. – Vi dirò una emersi nuovi fatti, e penso che si
cosa che non ho detto a nessun debba lavorare insieme.
altro. – Cos'è accaduto, Herb?
– Quale? – Quel giardiniere… Daven-
– Rose aveva paura di Ernst. port, non era così ubriaco come si
– Paura? Perché? pensava. – Immediatamente i
– Non lo so. Ernst era un uomo miei pensieri tornarono a turbi-
molto fine. Fine ed educato. Era nare. – Tutto quello che ti posso
buono. Non sono riuscita a farmi dire adesso è che si tratta di una
dire da Rose perché ne avesse cosa immensamente strana.
paura. – Bene, Herb. Sarò lì tra poco.
– Allora secondo voi Rose agi- – Inoltre – aggiunse lui – due
va in modo strano. È così? teste saranno più al sicuro di una.
– Sì. – Prese un fazzoletto e si Queste parole mi fecero rabbri-
asciugò gli occhi. – Rose non era vidire.
più lei. Non so perché. Non ha
voluto dirmelo. Ora è in ospeda-
le e non vogliono che la si vada a V
trovare. È terribile.
– Vi capisco, signora Bailey.
Conosco Rose e so che sta attra-
versando un momento terribile.
A lla porta domandai del dot-
tor Lincoln. La ragazza
chiese il mio nome, e appena lo
– Perché non la lasciano anda- ebbi pronunciato mi disse che
re? Ho detto che avrebbe potuto ero aspettato nell'ufficio dell'am-
venire a stare con me. Avrà de- ministratore.
siderio di vedere i bambini. E Quando entrai, Herb era in pie-

34
di accanto a un'ampia finestra, e – Dopo, Phil. Dimmi quello che
stava osservando le macchine hai fatto tu.
parcheggiate nella strada. Si vol- Gli raccontai tutto. Cominciai
se e subito vidi un Herb Lincoln dalla telefonata che avevo fatto
differente. Il suo volto di falco ad Anne, e del colloquio che ave-
era teso, le labbra strette una vo avuto subito dopo per telefo-
contro l'altra, gli occhi decisi no con Glenn Klock.
quasi rabbiosi. – Poi sono uscito per andare al
– Chiudi la porta. negozio di Mollinauer.
Era un ordine. Normalmente Herb assentì lentamente.
una frase detta in un tono simile – Penso che tu abbia saputo
mi avrebbe fatto montare la mo- che non si era più fatto vedere da
sca al naso, ma compresi che in martedì.
quel momento Herb non era del – Sì. Tu come fai a saperlo?
suo solito umore. Sembrava fosse – Non ha importanza. Vai
stato mortalmente offeso. Tornai avanti.
sui miei passi e chiusi la porta, Gli dissi quello che avevo sa-
poi, senza aspettare il suo invito, puto da Burmeister, compreso il
mi misi a sedere. particolare del cane, e Herb sem-
Herb rimase a fissarmi in si- brò molto interessato a quell'epi-
lenzio. Io avrei voluto dire qual- sodio. Quasi sorrise. Poi gli par-
cosa, una cosa qualsiasi, perché lai della visita che avevo fatta
i suoi occhi sembravano voler- alla suocera di Ernst.
mi ipnotizzare, e cominciai ad – Ah, dimenticavo. Jake Hardy
agitarmi. Poi mi calmai e rima- mi ha telefonato e io l'ho richia-
si in attesa. Non avevo la mini- mato.
ma idea di cosa bollisse in pen- – Cos'aveva da dire?
tola. – Non molto. Disse che Ernst
– Ti ho cercato per due ore – gli era sembrato normale la sera
disse alla fine. – La tua segretaria della nostra riunione, mentre
mi ha detto che forse non saresti non poteva dire altrettanto di Po-
andato in ufficio. ley.
– Le ho telefonato. Mi ha detto Herb volle conoscere ogni par-
che mi avevi cercato. ticolare, così gli raccontai del col-
– Cosa stavi facendo? loquio avuto con Cliff ed Ernst, e
– Due del nostro gruppo sono del viaggio che avevo fatto subi-
scomparsi – risposi. – Penso che to dopo per interrogare Daven-
sia più di una semplice coinci- port.
denza. Quindi ho cercato di sco- – Quel Davenport! – esclamai,
prire la verità. scuotendo la testa. – Non sono
– Fino a che punto sei arriva- riuscito a strappargli una parola.
to? Si agitò terribilmente quando gli
– Herb – esclamai piuttosto ri- chiesi come si era comportato Po-
sentito – hai detto che avevi ley durante la settimana trascor-
qualcosa da dire. sa a casa.

35
– Lo so. Ellen McGowan gli mo entrambi tipi da guardare in
aveva raccomandato di non dire faccia la realtà. E so quanto gran-
niente. de sia il tuo interesse per questa
Lo guardai fisso. faccenda.
– Mi pare che anche tu abbia – Non si tratta solo di interes-
fatto qualche piccola indagine, se, Herb. Sono preoccupato.
vero? Questo fatto di sentirsi estra-
– Poco fa ho parlato con Ellen, nei…
al telefono. Agitò una mano per farmi ta-
Presi la pipa e cominciai a cere.
riempirla. – Capirai fra poco. – Si appog-
– Hai detto che avevi qualcosa giò allo schienale e tornò a fissar-
da riferire. Ora tocca a te. mi. – Quello che sto per dirti è
Si mise a sedere sulla poltrona una violazione del segreto pro-
dietro la scrivania e incrociò le fessionale di medico. Non fare
mani. commenti. Voglio solo la tua opi-
– Quando due uomini a posto nione. Sono contento di poter
scompaiono nella maniera di Po- avere fiducia in te, e penso che tu
ley ed Ernst, non può trattarsi di mi possa essere di aiuto. Special-
una semplice coincidenza, come mente se dovesse risultare che
hai detto tu. – Rimase in silenzio Poley ed Ernst sono morti nello
con gli occhi fiammeggianti. – stesso modo.
Sono stati uccisi, Phil. – Circondati dalla paura?
– Uccisi? – ero sbigottito. Ma – E dall'odio.
cosa stai dicendo? Si sono suici- Mi sentii ridicolo, perché lui
dati… tutti e due. era andato molto più avanti di
– Sono stati spinti a farlo, Phil me.
– ribatté Herb, lentamente, in – E questa confusione… da
tono cupo. cosa può essere stata causata?
– Spinti? – chiesi, più stupito – Da un misterioso “quid” che
che mai. può appartenere a questo mondo
– Sì. Spinti al suicidio da una come a un altro. – Sorrise amara-
confusione di paura e di odio. – mente. – Mi sembra di essere
Fissò gli occhi in un punto lonta- uscito di senno dicendo cose
no. – Si sono trovati improvvisa- come questa, ma credimi, c'è una
mente estranei all'umanità. ragione.
Non riuscii a dire niente. La Il mio cuore aveva accelerato i
teoria di Herb era troppo vicina battiti. Che cosa aveva scoperto
alla folle idea che mi ero formata, Herb?
sapendo che era una pazzia. – Ho parlato con Rose Molli-
Herb si protese sul ripiano del- nauer, Phil. Le ho parlato a lun-
la scrivania, e prese a fissarmi. go. Nelle sue condizioni non
– Phil, io ti stimo. Penso che avrebbe potuto, perciò mi sono
tu abbia la testa ben salda sul- deciso a interrogarla mentre era
le spalle. Sono convinto che sia- sotto l'effetto di un narcotico.

36
Ero sicuro che fosse importante – Che cosa stava facendo?
interrogarla, e riuscii a farlo sen- – Niente. Assolutamente nien-
za troppe difficoltà. te. Era in piedi in mezzo alla
– Cos'ha detto? stanza, e fissava i bambini con la
Batté un pugno sul tavolo e si bocca spalancata. Stavano gri-
alzò. dando con le testine nascoste sot-
– La cosa più pazza che io ab- to i cuscini.
bia mai udita. – Si avvicinò alla – Perché?
finestra, e fissò lo sguardo oltre i – In un primo tempo, Rose si
vetri. Se in quel momento non preoccupò solo dei bambini, e
avessi avuto la pipa tra i denti mi non si accorse del marito. Li pre-
sarei mangiato le dita. se fra le braccia e cercò di cal-
– Devi ascoltarmi con molta marli, ma senza risultato. Poi si
attenzione – riprese Herb. – Rose volse e vide Ernst.
disse che martedì mattina Ernst – Cos'aveva di terribile?
si alzò come al solito. Dormono – Niente. Stava in piedi in mez-
in un letto matrimoniale. Subito zo alla stanza, con espressione
si alzò anche lei e si diresse ver- addolorata. Ecco tutto. Ed era
so la cucina. Fino a questo punto immobile.
niente di strano. Normalmente Mi passai una mano tra i capel-
Ernst si fermava per dare un'oc- li. La pipa si era spenta, ma non
chiata nella camera dei bambini. me ne preoccupai. Non riuscivo
Questo avveniva dopo che si era a capire, e lo dissi.
lavato e vestito, e prima di se- Herb mi stava fissando. Aveva
dersi a tavola per la colazione. uno sguardo strano. Mi resi con-
Quella mattina lo sentì muover- to che stava rivivendo la scena.
si, sentì il rumore dell'acqua, gli – Fu allora – continuò – che
disse anche qualcosa e lui rispo- Rose per la prima volta, percepì
se. Poi lo udì uscire dal bagno, la sensazione. Una terribile pau-
rivestirsi e uscire dalla stanza ra. Ernst era come sempre. Nella
per raggiungerla in cucina. A maniera più assoluta. Tuttavia,
questo punto dalla camera dei come si misero a sedere sul letto
bambini le giunsero quei rumori accanto ai bambini, Rose provò
che fanno appunto i bambini un gran terrore per lui. Un terro-
quando si svegliano. Sono molto re cieco. E si mise a gridare, gli
piccoli. disse di andare lontano, di uscire
– Già. Meno di sei anni. dalla stanza.
– Il fatto successivo di cui Rose – Ma cosa gli era successo,
si rese conto fu che i piccoli sta- Herb?
vano piangendo, come se stesse – Non so. – Sospirò e mosse
loro accadendo qualcosa di terri- alcuni passi verso la scrivania. –
bile. Pensò che fossero caduti, e Questo fu soltanto l'inizio. Rose
corse nella loro stanza. – Herb si lo vide uscire dalla stanza, po-
interruppe per fissarmi. – C'era vero Ernst, con uno sguardo
Ernst. smarrito e addolorato. Poi lo

37
udì muoversi nell'anticamera e raggiunse la loro camera da letto
uscire dalla porta d'ingresso. e chiuse la porta. Dopo non fu
Dopo pochi minuti il suo cuore così terribile… la paura voglio
cessò di battere furiosamente, e il dire. Si parlarono attraverso la
sudore freddo scomparve. Rima- porta. Rose pensò fosse lei a star
se a lungo seduta sul letto accan- male, ma tutte le volte che tentò
to ai bambini, cercando di capire di entrare nella stanza si accorse
quello che poteva essere accadu- di non poterlo fare. Ernst le disse
to. Hai capito esattamente? che si sentiva perfettamente nor-
– Sì. Pensi che… male.
– Abbia detto la verità? – Mi – Era lei allora? No, non può
fulminò con una occhiata. – So che essere. Anche gli altri reagivano,
ha detto la verità, Phil. Anch'io ho i bambini, il cane…
provato ciò che lei sentiva. – No, era Ernst. Ma lui non si
– Vuoi dire la paura? sentiva affatto diverso dal soli-
– Qualcosa di simile. Per me è to.
stata più ripugnanza. Ma lascia – Capisco. Così Rose prese i
che continui. Ernst Mollinauer è bambini e li portò da sua madre.
ora un uomo confuso. Esce di – Mi ha detto che era stato
casa e sale sulla macchina che Ernst a suggerirlo. Durante tutto
tiene nel garage. E va al lavoro. il viaggio verso Pacomia cercò
Per strada può essere che abbia di immaginare cosa fosse acca-
avuto ancora una o due di quelle duto, ma non riuscì a trovare
esperienze che aveva appena una risposta plausibile. Al ritor-
vissuto. Giunge al negozio, e no vide che Ernst aveva man-
quando smonta dalla macchina il giato la sua colazione e che era
suo cane comincia ad abbaiare tornato a barricarsi in camera.
contro di lui. Capisci ora, Phil? Vissero così per diversi giorni.
Capisci l'orrore che deve aver Quando Ernst si recava la sera
provato? nella stanza dei bambini per dor-
– Tutti avevano paura di lui? mire di traverso sui loro piccoli
– Esattamente. Così non si fer- letti, lei si rifugiava in bagno
mò al salone. Risalì in macchina finché lui non si era chiuso nella
e tornò a casa. Rose, quando camera. Non riusciva a liberarsi
sentì dei passi che si avvicinava- da quella sensazione di ansietà
no, sperò che fosse lui. Si sentiva che aleggiava nella casa se non
colpevole per il modo in cui si quando si recava nei negozi a
era comportata e voleva parlar- fare le compere. Dormì nel suo
gli. Poi, come la porta si aprì, ri- letto, parlarono attraverso le por-
provò quella inspiegabile sensa- te e gli preparò i pasti. Pensava-
zione, quella paura, quell'avver- no che il tempo avrebbe fatto
sione. E fu presa da un panico tornare tutto alla normalità, di
indescrivibile. Indietreggiò e si qualunque cosa si trattasse. Ma
mise le mani sulla bocca per co- ogni mattino la situazione si ri-
stringersi a non gridare. Ernst peteva… Ernst si preparava per

38
andare al lavoro, tutto sembrava specialmente al mattino, lei usci-
normale, e poi si accorgeva a un va per le compere. E ogni volta
tratto che Rose provava la mede- doveva vincere il desiderio di
sima paura. non tornare. Devono essere stati
Riempii la pipa, e Herb rima- dei momenti terribili.
se alcuni istanti in silenzio. Pen- “L'altra notte stava dormendo,
sai al terribile cambiamento av- quando udì Ernst avvicinarsi
venuto tra due persone che si alla porta. E questa è la parte
volevano bene, al fatto che cer- più terribile, Phil. Tu certo ricor-
cassero di evitarsi in un piccolo di che Ernst amava sua moglie, e
appartamento, all'angoscia e al potrai comprendere quanto gli
dolore di Rose, alla confusione e pesasse quella situazione, come
forse al panico di Ernst al pen- marito oltre che come individuo.
siero di non poter più incontrar- Forse non riuscì più a resistere.
si con la gente. Ernst era soprat- A ogni modo Rose disse che lui
tutto un uomo di cuore. Amava entrò nella camera e che la prese
sua moglie e i bambini, ma an- tra le braccia. Le parlò del suo
che, come aveva detto Stanley amore e disse che non poteva
Burmeister, i cani e i gatti. Do- starle lontano. Quella vicinanza
veva essere stato terribile per però non fece altro che aumenta-
lui. re in Rose la repulsione. Lei cer-
– Così – dissi – la scorsa notte cò di vincersi, ma tutto fu inuti-
non ha saputo più resistere e si è le. Urlò. Non avrebbe potuto far-
buttato dalla finestra della came- ne a meno.
ra da letto. “Ernst rimase alcuni istanti a
– Non esattamente – rispose fissarla. Poi lanciò un grido e si
Herb. – Con il passare dei giorni diresse di corsa verso la finestra.
Ernst aveva cominciato a consi- Ruppe i vetri e scavalcò il davan-
derare la situazione in modo più zale. Il resto lo sai”.
razionale. Rose voleva consultare Herb rimase a lungo in silenzio
un dottore, ma Ernst aveva affer- lasciando che pensassi a quello
mato che nessun medico avrebbe che mi aveva raccontato. Avevo
sopportato la sua vicinanza, che le mani fredde. La stanza era
nessun essere vivente avrebbe fredda. Per un attimo giunsi a
potuto resistergli accanto. Le fece odiare Herb per avermi racconta-
promettere di non sottometterlo to quella storia che offuscava
a una prova simile e di non far l'immagine che mi ero fatto di
conoscere a nessuno il suo stato. Ernst e di Rose. Una vita di felici-
Vissero una settimana nella spe- tà cancellata dagli avvenimenti
ranza che tutto sarebbe finito, di pochi giorni.
così, improvvisamente come era Questo se si doveva credere a
cominciato. Cercarono anche di Rose. Ma naturalmente, bisogna-
condurre una vita normale. Lui va crederle. Se si doveva prestar
rispondeva al telefono, Rose si fede a Herb, allora. Sollevai lo
affaccendava nella casa. A volte, sguardo. Herb mi stava fissando.

39
– Altre prove?
– Sì. Due uomini, certi Colin
Faraday e John Smithers, erano
l'altra notte di servizio all'ospe-
dale. Furono chiamati dalla poli-
zia sul luogo della disgrazia. E
quando giunsero osservarono un
fatto curioso. Invece della solita
folla, attorno all'uomo ferito vi
era un ampio cerchio di vuoto. I
più vicini erano almeno a sei
metri dall'uomo disteso a terra.
Occhi freddi, professionali. Riso- E quelli della polizia non si era-
luti. Il suo solito sguardo. no neppure dati la pena di co-
– So che ti stai chiedendo se prirlo con un lenzuolo. Nessuno
ho detto la verità. Puoi anche degli agenti seppe spiegare il
non crederci. Io stesso fatico a perché, e tutti si diedero la colpa
farlo. Se non ci fossero diverse l'un l'altro. Nessuno, tuttavia,
altre prove forse non crederei af- fece caso al fatto che tutti era-
fatto. no stati presi da una violenta

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antipatia per l'uomo moribondo. si, sono tornato all'obitorio. E
“Faraday e Smithers erano abi- questa volta non ho più provato
tuati a scene di questo genere, il senso di ripugnanza.
tuttavia dovettero fare uno sfor- “Penso che Poley abbia passato
zo per mettere Ernst sulla letti- gli stessi momenti. Penso che
ga. A questo punto io posso par- questo sia il motivo per cui non
lare delle due differenti reazioni. ha più voluto andare in ufficio. E
Faraday provava paura, Smi- questo è il motivo per cui si è
thers odio. È un punto molto im- gettato in mare”.
portante, Phil. Nella folla, questo – Hai detto di aver parlato con
però è solo una mia ipotesi, do- Ellen. Cosa ti ha detto?
vevano ugualmente trovarsi le – Ci aspetta alle… – si inter-
due diverse reazioni: una di ruppe per guardare l'orologio
paura, l'altra di odio. Ho parlato che aveva al polso. – Alle tre e un
con Faraday e con Smithers, quarto. Ora sono le tre.
Phil. Ho parlato con loro perché
Ernst era mio amico. Sono riusci-
to a scoprire queste due diverse VI
reazioni perché anche Faraday e
Smithers hanno simpatia per me
e mi hanno raccontato ciò che
non avrebbero mai riferito a nes-
E llen McGowan si era ristabi-
lita bene dall'ultima volta
che l'avevamo vista. Era tornata
suno. Anche loro, come Rose, normale, bella e femminile, e i
non riuscirono a spiegare perché suoi occhi erano caldi e senza
avessero provato quelle sensa- preoccupazioni. L'unica traccia
zioni. del suo recente dolore erano
“E c'è dell'altro, Phil. Poiché un'ombra scura sotto gli occhi e
Ernst arrivò in ospedale già mor- il colorito pallido. Naturalmente
to, venne subito portato all'obito- non la si sarebbe potuta definire
rio. Volli vedere che cosa avrei spensierata e allegra, ma neppu-
provato di fronte a lui, se anch'io re depressa.
avessi avuto qualche reazione. – Sono contenta che abbiate
Così chiesi di vedere Ernst Molli- potuto venire – disse guidandoci
nauer…” verso la sala di soggiorno. – Sia-
– E allora? mo in casa soli e possiamo parla-
– Quando lo vidi provai ripu- re. Son curiosa di ascoltare quel
gnanza. che avete da dire, dottor Lincoln.
– Ripugnanza per Ernst Molli- – Poi si rivolse a me. – Il dottor
nauer? – questo non riuscivo Lincoln mi ha detto che hai con-
proprio a capirlo. dotto un'inchiesta per scoprire
– Non una sensazione forte, tut- ciò che ha spinto Poley al suici-
tavia potevo sentirla. Ripugnan- dio, Phil. Te ne sono molto grata
za. Non odio. Anche l'assistente e voglio ascoltare tutto ciò che
se ne accorse. Ora ascolta questo. hai scoperto.
Poco fa, prima che tu arrivas- – Ti ringrazio Ellen.

41
– Non sono mai stato il dottor spiaggia e avevamo pranzato a
Lincoln per voi o per Poley – dis- Davenport Landing. Lì ci sono
se Herb. – Voglio che mi chia- piccole insenature, e ai bambini
miate Herb. Mi sentirei a disagio piace quel posto. Poi tornammo a
altrimenti. casa e passammo una serata tran-
– Va bene, Herb – disse lei, sor- quilla… Oh, venne qualcuno a
ridendo. Ci fece cenno di sedere trovarci, ma a parte questo la
e chiese se volevamo bere qual- sera fu calma.
cosa. Herb rifiutò, e anch'io, no- – Ricordate chi è venuto, Ellen?
tando che desiderava iniziare su- – domandò Herb.
bito la conversazione, feci altret- – Non ricordo. I giorni si sono
tanto. confusi nella mia mente. Ricordo
– Mi avete detto che esiste un che Poley sembrava felice. Io di
parallelo con la morte di Ernst. certo lo ero. Non era mai stato
– Sì. così allegro, mai così divertente
Herb parlò di quel che era ac- con i bambini, mai così pieno di
caduto a Ernst e raccontò, con attenzioni per me.
qualche dettaglio in meno, ciò – Cominciò il mattino seguente
che aveva saputo da Rose. Men- allora – disse Herb. Voleva allon-
tre parlava vidi il volto di Ellen tanarla dai ricordi di quell'ultima
divenire ancora più pallido. sera.
Quando Herb ebbe finito Ellen si – Sì, venne in cucina. E io fui
alzò e disse che voleva bere qual- terrorizzata ancor prima di girar-
cosa. Herb allora suggerì di pre- mi verso di lui.
parare due bicchieri, e mi guar- – Prima di vederlo?
dò. Dissi di prepararne tre. – Sì. Non sapevo cosa mi stes-
– Quello che voglio sapere – se accadendo. A tutta prima
disse Herb quando fummo nuo- pensai di essere sul punto di
vamente riuniti – è se i due casi svenire. Il cuore batteva con vio-
sono veramente simili. Poley si è lenza e le orecchie cominciarono
comportato come Ernst? E voi, a ronzare assordanti. Poi quella
avete provato le stesse sensazioni strana sensazione aumentò. Era
di Rose? paura, e desiderai fuggire. Mi
Ellen rimase a lungo con gli oc- volsi, e in quel momento vidi
chi fissi sul bicchiere. Capii che Poley. Si stava avvicinando per
stava ricordando tutti gli avveni- chiedere cosa mi sentissi. – Si
menti, e che cercava le parole per morse il labbro e gli occhi le si
raccontare senza dover provare riempirono di lacrime. – Avevo
troppo dolore. Ma non doveva giurato di non parlarne mai a
esserci modo. nessuno.
– Non c'è una gran differenza. – Dovete parlare, Ellen. È im-
Cominciò lunedì subito dopo portante. Qualcosa non va e noi
pranzo. Avevamo passato, una dobbiamo sapere cos'è.
meravigliosa domenica, Poley, io, – Sì, lo capisco – sospirò, e si
e i bambini. Eravamo andati alla volse verso di me. – Davenport

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mi ha detto delle domande che denti nel braccio e Poley lanciò
gli avete fatto. Non potevo im- un grido di dolore.
maginare quali fossero i vostri – Terry doveva sentirsi come
sospetti, e speravo che nessuno un animale in preda alla paura
scoprisse mai la verità. Fino a – dissi. – Anche se atterriti, al-
oggi poi ho creduto si fosse trat- cuni roditori… – Ma chiusi la
tato di una specie di malattia ca- bocca.
pitata a noi, e non volevo che si Non credo che Ellen abbia ca-
risapesse. Avevo raccomandato a pito quello che stavo per dire.
Davenport, che era stato presente – Poley – continuò Ellen – cer-
agli avvenimenti, di non dire mai cò di liberarsi di Terry, e nella
niente a nessuno. lotta, non potete immaginare
– Non ha voluto dirmi una sola quanto sia stata spaventosa, Ter-
parola – la rassicurai. ry cadde a terra. In quel momen-
– È un buon uomo, leale. – to Patricia e Clarence entrarono
Prese un fazzoletto dalla tasca e in cucina. E come videro quello
si asciugò gli occhi. – È accaduto che stava accadendo, comincia-
esattamente ciò che è successo a rono a gridare con quanto fiato
Rose. Poley non poteva capire la avevano in gola. Una cosa terri-
mia paura, la mia ripugnanza. Io bile. Poi entrò Davenport. Non
stessa non la potevo capire. Tut- dimenticherò mai lo sguardo di
te le volte che si avvicinava, mi ripugnanza che comparve nei
mettevo a gridare. Era una cosa suoi occhi. Era uno sguardo che
spaventosa, e che non avrei vo- non gli conoscevo. Non credo
luto fare. Poley se ne era reso che Davenport abbia mai avuto
conto e disse che avrebbe chia- un solo pensiero cattivo nella
mato il medico, ma prima che sua vita. Naturalmente non cre-
potesse uscire dalla cucina, Ter- do che neanche Poley ne abbia
ry fece il suo ingresso. Disse: mai avuti. Né i bambini… Che
“Cosa c'è per colazione, mam- ne pensate di tutto questo, dot-
ma?”. Poi guardò suo padre. Fu tor… Herb?
spaventoso. – Non so proprio – rispose
– Anche lui fu preso dalla pau- Herb. – Cosa accadde poi?
ra? – chiese Herb. – Poley uscì di casa, prese la
– No. Non ebbe paura. I suoi macchina e si allontanò. Non so
occhi divennero come quelli di dove sia andato né cosa abbia
un animale in agguato, digrignò fatto. Io chiamai il medico perché
i denti, poi si lanciò contro il i bambini erano sconvolti, ma
padre per colpirlo con tutte le feci promettere loro di non dir
sue forze. Poley quasi cadde a niente di quanto era accaduto.
terra, tanto fu violento l'attacco. Raccontammo di aver passato un
Sollevò un braccio per difender- brutto periodo e il medico consi-
si, e così facendo lo mise alla gliò dei tranquillanti per me e
portata dei denti di Terry. – El- una medicina per i bambini. Do-
len rabbrividì. – Terry affondò i po circa un'ora i piccoli si sen-

43
tivano meglio, così pensai di Io e Poley non sapevamo più
mandarli a scuola. Non sapevo come comportarci. I tranquillanti
quando Poley sarebbe tornato a mi calmavano un poco, ma non
casa. riducevano la sensazione quan-
– Non è neppure andato in uf- do Poley mi era vicino. Al
ficio, vero? terzo… no, fu il quarto giorno,
– No. Lo cercarono e io dissi giovedì, Poley cominciò a bere.
che non stava bene, sperando Voi sapete che non provava sof-
che lui non ci andasse più tar- ferenze fisiche. C'era solo quel-
di. l'orribile effetto sugli altri. Co-
– Non vi siete confidata col minciò a bere, e io non cercai di
dottore? – domandò Herb. impedirglielo. Con un po' di al-
– No. – Scosse la testa. – cool in corpo la sua mente mini-
Avevo cercato un modo adatto mizzò la situazione e pensò di
per dirlo, la maniera per farmi poter andare in ufficio. Era il ve-
capire, ma non ci ero riuscita. nerdì. Tornò indietro abbattuto e
Pensai che stessimo perdendo riprese a bere con maggior rab-
tutti la ragione. – Poi aggiunse bia. Disse che si era fermato per
con amarezza: – Povera Rose. prendere un giornale e che ave-
Forse il trovarsi in un piccolo va creato degli incidenti. Sembra
appartamento come il suo deve che un tale abbia cercato di pic-
essere stato ancora peggio. Se chiarlo, e che un altro fosse fug-
non altro noi potevamo uscire gito pieno di orrore, rischiando
in giardino. Stavamo bene se di farsi travolgere da una mac-
non ci si trovava vicini a Poley, china.
ma a una distanza di sei o sette “L'essere uscito quel giorno
metri ci accadeva sempre qual- ebbe nuove conseguenze in lui.
cosa di terribile. Povero Poley! Non si preoccupò minimamente
Trascorse ore disteso al sole in della fine settimana. Bevve e
giardino cercando di darsi una bevve senza pensare a quello che
spiegazione. Fece dei bagni nel- poteva fare, ridotto in un simile
la piscina, ma non cambiò nien- stato. La domenica sembrò giun-
te. Non so come abbia potuto to a una decisione. Uscì di casa
portare avanti il lavoro dell'uffi- ubriaco. Lo potete immaginare…
cio. Poley ubriaco! Negli ultimi gior-
– Tutto continuò allo stesso ni nessuno di noi gli era stato vi-
modo fino al momento in cui de- cino. Non sapevo dove volesse
cise di finirla, vero? andare, ma avevo paura. Pensai
– No. Portai i bambini in che volesse andare da qualche
un'ala della casa e continuai a amico, ed ebbi paura di ciò che
dar loro quella medicina rosa poteva accadere. Lui sembrava
che il dottore ci aveva lasciata. non preoccuparsi delle sue con-
Quando non erano a scuola dor- dizioni”.
mivano la maggior parte del tem- – Dove andò?
po. Ero contenta lo facessero. – Non sono riuscita a saper-

44
lo. Forse fece una lunga passeg- zio di un motore, forse quello del
giata. frigorifero. Tutto il resto era si-
– Non ebbe incidenti? lenzioso e immobile. Poco tempo
– No. Ecco… be', tornò a ca- prima in quella casa aveva re-
sa felice. Era passato tutto! Nes- gnato l'odio, e la paura, proprio
suno lo odiava più, noi com- come nell'appartamento di Molli-
presi. nauer.
– Stava di nuovo bene? – do- – Vi ho detto come si sono
mandai. Questa era una contrad- svolti i fatti – disse Ellen, nel mo-
dizione. mento in cui stavo per parlare. –
Ellen sorrise, amaramente. Voi siete dottore, Herb, un buon
– Sì, Oh, non aveva un bell'a- dottore. Cercate di spiegarmi ciò
spetto quando tornò a casa, ma… che è accaduto!
quell'orribile atmosfera che lo Herb si alzò per avvicinarsi
aveva circondato per giorni e alla grande finestra, e si mise a
giorni, era scomparsa. Aveva la fissare il prato e i vialetti che cir-
barba lunga, ed era tutto in di- condavano la piscina. Rimase as-
sordine. Sembrava un mendican- sorto alcuni minuti poi tornò ver-
te. Ma non me ne importò. Tutto so di noi.
era passato, potevo ancora amar- – Ho una teoria, ma per poterla
lo. Tenne gli abiti sgualciti che capire è necessario che sappiate
aveva indosso, e volle bere per la qualcosa sulla fisiologia della
felicità. Anch'io, lo confesso, bev- paura e della rabbia.
vi molto. Non potete immaginare Portò una mano al mento e si
cosa significhi riavere il proprio concentrò corrugando la fronte.
uomo! Ora aveva davvero l'aspetto di
– Ma è stato lunedì che… – co- un medico importante, e io ero
minciò Herb. fiero di lui. Fiero che avesse ri-
– Sì. Si alzò, e rivivemmo esat- chiesto il mio aiuto, anche se fino
tamente gli stessi momenti che a quel momento non avevo fatto
avevamo penato il lunedì prece- gran che. Comunque ero con lui,
dente. Quell'atmosfera era ritor- e ardevo dal desiderio di giunge-
nata. Vidi la sua sorpresa, il di- re alla teoria finale per poter par-
sappunto, la rabbia, il dolore. tecipare poi all'azione. Herb non
Non potevo neppure dirgli che lo faceva mai niente senza uno sco-
amavo, perché c'era qualcosa che po. Sapevo che le sue teorie
me lo faceva odiare. avrebbero portato alla soluzione,
– Così – disse Herb – quella è all'azione, alla vittoria.
stata l'ultima goccia. – Nel vostro caso, Ellen, la cor-
– Sì. Non ha più trovato la for- teccia del vostro cervello è stata
za di sopportare quel terribile in qualche modo stimolata per
pensiero. percepire una minaccia. Non
Nel soggiorno le ombre si sta- sono preparato per spiegare con
vano allungando e da qualche esattezza come sia avvenuto.
angolo della casa ci giunse il ron- Posso dire che la corteccia, così

45
eccitata, manda uno stimolo at- sangue era molto più facilmente
traverso le diramazioni del si- coagulabile. – Continuò a cam-
stema nervoso fino alla ghian- minare in silenzio. – Questo è il
dola adrenale. – Si arrestò per quadro. L'intero quadro. La ra-
fissare Ellen. – Nel vostro caso, gione degli effetti.
in quello di Rose, le ghiandole – Benissimo, Herb – interrup-
secernono l'ormone. La vostra pi. – Questi sono gli effetti. Ri-
respirazione diviene più profon- cordo di aver letto una spiega-
da, il cuore accelera la pulsazio- zione simile sui libri di testo. Il
ne, e la pressione del sangue au- problema ora è questo: cosa li
menta. ha causati in Ellen, in Rose, in
– Ero spaventata, è questo che Faraday, in Smithers, nel cane e
volete dire? in tutti gli esseri con cui Poley
– Sì. Il vostro sangue si spo- ed Ernst sono venuti a contat-
stava dallo stomaco e dagli in- to?
testini verso il cuore, il sistema – No – rispose Herb. – Il pro-
nervoso e i muscoli. Nel canale blema non è tanto cosa abbia
di alimentazione cessava ogni causato questi effetti. Anch'io,
processo. Lo zucchero veniva sebbene con intensità minore, li
liberato dalle riserve del fegato, ho subiti quando mi sono trova-
la milza si contraeva e scarica- to accanto al corpo di Ernst. Il
va il suo contenuto di corpu- problema è “perché” sono stati
scoli. causati, e perché da Poley e da
“Eravate spaventata, Ellen, Ernst.
messa in una situazione di stimo- – Avete qualche teoria a questo
li che generava la paura. Ma non riguardo? – chiese Ellen.
era la stessa cosa per Terry. In lui – Molto vaga. In questi giorni,
gli stimoli generavano collera. La dietro le porte sbarrate di certi
reazione fisiologica nei due casi è laboratori, si fanno ricerche su
quasi identica. E questo è impor- vari tipi di gas che attaccano i
tante. Ci mette sulla via degli nervi. Né Rose, né voi Ellen,
umori”. avete sentito odori particolari.
Herb si tirò per un attimo il Questo potrebbe far pensare a
labbro inferiore. Poi, mentre le tipi di gas mortali che già cono-
ombre della stanza diventavano sciamo e che attaccano appunto i
sempre più scure, riprese a cam- nervi. Inodori e incolori. Però c'è
minare. qualcosa che non quadra. Nel
– L'adrenalina liberata coope- nostro caso non è danneggiato
rava con gli impulsi del siste- chi è colpito, ma chi gli sta ac-
ma nervoso e richiedeva alle ri- canto. Un gas che agisce sui ner-
serve del fegato una maggior vi, il G-gas produce un effetto si-
quantità di glucosio da immette- mile. Quindi ci troviamo in pre-
re nel sangue. Mandato in gran- senza a una sostanza simile a
de quantità al cuore, al cervel- questo gas… In qualche modo,
lo, alle membra, questo stesso attraverso stimoli, il corpo del

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colpito ne produce in quantità, chiese Ellen alla fine. – Pensate
ma ne rimane immune. Però il che sia stato provocato delibera-
gas che conosciamo attacca sem- tamente?
plicemente la corteccia cerebrale, – Volete dire se penso che
e dà una sensazione di paura, o qualcuno possa essere responsa-
di collera, localizzata in quel bile? La mia risposta è: non lo
punto. so. Oggi ci sono sparsi nel mon-
– Ma come può il corpo di un do troppo vapori, radiazioni,
colpito, come dite voi, produrre nuove sostanze chimiche. Trop-
questo gas? – volle sapere Ellen. pe cose che non possiamo ancora
– Forse attraverso le ghiandole capire, e che non sono ancora
sudorifere. Forse con batteri. For- state analizzate. Chi può dirlo?
se attraverso esalazioni. Non mi sembra ragionevole che
Volli azzardare una opinione. qualcuno abbia voluto fare degli
– Questo significa che Poley ed esperimenti su Poley, a sua insa-
Ernst devono essere venuti in puta per di più, sino a portarlo
contatto con qualcosa che produ- al suicidio. Né tanto meno che
ceva questo gas. abbia voluto ripetere lo stesso
– Esatto, Phil. In qualche modo esperimento su Ernst. Preferisco
erano stati stimolati. Ma come? È pensare in termini di catalisi,
una domanda importante. E qualcosa di accidentale. Forse
un'altra cosa. Se essi avessero sa- anche a qualcosa di extraterre-
puto cosa li stimolava e in che stre.
modo, avremmo potuto trovare – Ma se si trattasse di perso-
un antidoto. Le iniezioni intra- ne – continuò Ellen – chi po-
muscolari di solfato di atropina trebbe essere stato? Chi avrebbe
sono un antidoto contro il gas dei potuto desiderare un orrore si-
nervi. Così quelle di pyridine al- mile?
doxime methiodide. Tuttavia so – Io spero – disse Herb – che
perfettamente, senza bisogno di non si debba mai rispondere a
prove, che in questo caso non questa domanda. – Guardò l'oro-
avrebbero ottenuto nessun effet- logio. – Sono le cinque passate.
to, perché non si presentavano le Suggerisco di telefonare agli altri
stesse reazioni. – Picchiò con rab- del gruppo per metterli al cor-
bia un pugno contro l'altra mano. rente delle nostre deduzioni. Può
– Se solo conoscessi l'origine del- darsi che tutti noi si sia alla base
lo stimolo! di questa faccenda, e penso che
Restammo in silenzio per qual- sia meglio stare in guardia. Inol-
che minuto. Ciascuno di noi si tre dovremmo avvisare anche la
chiedeva come mai Ernst e Poley polizia.
fossero diventati trasportatori di
quella “cosa”, mentre altre perso- Chiamai Glenn Klock. Pensò
ne, nella stessa casa, ne erano ri- che fossi ubriaco e durai fatica
maste immuni. a convincerlo che si trattava del-
– Ditemi una cosa, Herb – la verità. Poi Herb telefonò a

47
Clifford Ellis, e anche lui si di- mitò soltanto a fare qualche do-
mostrò piuttosto scettico. Poi, manda ogni tanto. I suoi occhi
dato che anche Jake Hardy abita- azzurri avevano un'espressione
va a San Benuto, Cliff si incaricò stanca. Guardava me ed Herb,
di informarlo. ma sembrava che vedesse anche
– Se si trattasse di qualcuno dove non guardava. Mi resi subi-
del nostro gruppo – dissi, quan- to conto che dietro quegli occhi
do ebbe finito di telefonare – po- doveva esserci un cervello molto
trebbero essere Glenn, Cliff o acuto, e che in quel momento sta-
Jake. va soppesando ogni elemento
Herb sogghignò. Non lo faceva per collocarlo nella giusta scala
spesso. analitica. Era un tipo robusto,
– È un grosso “se”. Però di- dalle spalle quadrate, e aveva i
mentichi una cosa. capelli bianchi come Poley.
– Quale? Quando Herb ebbe finito, Gre-
– Potremmo essere tu o io. Non ver si rivolse a me, e mi chiese
ti è venuto in mente? quale fosse la mia parte in quella
Confessai di non averci pensa- storia. Gli spiegai chi ero. Subito
to. Di una cosa però ero sicuro. dopo accese una sigaretta e rima-
Non ero stato io. Rimanevano se in silenzio, con gli occhi fissi
Glenn, Cliff, Jake ed Herb. Poi mi nel vuoto.
colpì un pensiero. Se si trattava Alla fine sorrise e si rivolse a
di uno di noi, chi poteva cono- Herb.
scere cose come il gas dei nervi, – Tutto ciò che avete detto po-
la corteccia cerebrale e il sistema trebbe essere vero, dottor Lin-
nervoso? coln – disse. – So infatti che una
Solo Herb Lincoln. E forse parte è pura verità. Mi riferisco
Glenn Klock. al fatto che gli agenti non hanno
Che loro fossero responsabili ricoperto il corpo del signor
mi sembrava però fuori questio- Mollinauer. Però dovete ammet-
ne. Mi sarebbe stato più facile tere che la vostra spiegazione è
credere a un marziano sceso con incredibile.
un disco volante. Ridicolo! Tutta – Non credete che possa essere
la questione era ridicola. O fanta- accaduto quel che vi ho detto? –
stica. Forse era il termine più domandò Herb con calma.
adatto. – Dottor Lincoln – rispose
Grever – come fisico, come chi-
rurgo e come amico delle perso-
VII ne coinvolte, voi avete goduto
di vantaggi che la polizia non ha.

I l Comandante Andrev Grever


si dimostrò molto paziente.
Ascoltò Herb Lincoln dall'inizio
Avete potuto parlare con la si-
gnora McGowan e sapere da lei
particolari che a noi non avreb-
alla fine senza dare segni di ap- be detto. E vi è stato possibile
provazione o di biasimo. Si li- strappare la signora Mollinauer

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dallo stato di shock in cui si tro- eravamo tutti riuniti, e che solo
vava per farla parlare. recentemente ha avuto effetto. I
– Non credete che queste si- batteri agiscono in questa manie-
gnore ci abbiano veramente detto ra. Forse altri di noi sono stati
ciò che abbiamo riferito? – do- contagiati, e uno di questi giorni
mandai a mia volta. ciò che ci ha colpiti potrebbe ri-
– Naturalmente credo che velarsi ancora.
quelle dichiarazioni siano state Grever sorrise.
fatte. Io voglio dire solo che voi – Però siete venuti da me per-
non siete della polizia – rispose, ché pensate che debba trattarsi di
muovendo la mano in gesto di “qualcuno” piuttosto che di
ammonimento verso di noi. – “qualcosa”.
Non offendetevi. Io non sono né – È una possibilità – concesse
dottore né avvocato. Ma se voi Herb.
due foste stati ufficiali di poli- – Ed è anche l'unico lato da cui
zia, tutto sarebbe stato diverso. la polizia più affrontare la que-
Ciò che voi avete trovato, ora stione, il lato della fragilità uma-
dovrà essere esaminato e prova- na. Il mondo sfortunatamente ne
to dalla polizia. Tutto quello che è pieno. Ora, ritenete possibile
posso fare è accettare le vostre che qualcuno all'esterno, un vec-
parole, e incominciare nuove in- chio compagno di scuola per
dagini. esempio, possa aver improvvisa-
Grever si alzò e cominciò a mente cominciato a odiare il vo-
camminare avanti e indietro. Era stro gruppo?
molto più alto di Herb, che era – Se c'è, non so di chi si possa
già di una discreta statura. trattare.
– Voi dottore avete detto di – La vostra organizzazione ha
non sapere come queste perso- dei fondi?
ne siano state colpite. Avete – No certo. Pochi dollari.
qualche idea del perché, o me- Spiegai come ogni anno ciascu-
glio ancora, chi sia il responsa- no pagasse la sua parte la sera
bile? della cena.
Herb si accigliò. – Non ci sono quote d'iscrizio-
– Non abbiamo ragione di cre- ne né altre cose del genere – con-
dere che si sia trattato di una clusi.
persona. Per quello che sappia- Grever fece cenno di aver com-
mo gli avvenimenti potrebbero preso.
essere stati causati… be', dicia- – Voi di Los Angeles, e quelli
mo dalle macchie solari. Il fatto di San Benuto non siete però
che due membri del Club Qua- che una piccola parte dei lau-
rantadue sono morti forse può reati a Dorchester nel quaranta-
far nascere l'idea che si debba ri- due.
cercare un colpevole. Però po- – Sì.
trebbe trattarsi di qualcosa pre- – E non ci sono in gioco grosse
sente nell'aria la sera in cui somme di denaro.

49
– No. Tranne forse quelle che – È stato il dottor Lincoln a
dovranno pagare le assicurazioni scoprire ciò che abbiamo saputo
per Poley e Ernst – disse Herb. – – osservai. – Nessun colpevole
Dovrebbero essere somme piut- sarebbe venuto alla polizia per
tosto forti. Andranno di certo alle metterla sulle sue tracce.
vedove e ai bambini. – A meno che non si tratti di
Grever si volse verso di me. uno psicopatico. Voi parlate di
– E voi, signor DeMoss. Avete colpevole. Però anche le uccisio-
qualche idea? ni a volte sono accidentali: un'ar-
– Niente, nel modo più assolu- ma lasciata in giro, un veleno di-
to – confessai. – Non vedo chi menticato in qualche posto. Al
avrebbe potuto trarre vantaggio primo momento possono sem-
da un'azione del genere. Spero si brare assassinii, ma in effetti non
scopra che si era trattato di un lo sono.
virus, di un batterio, delle mac- – Be', forse non possiamo par-
chie solari, o di piccoli uomini lare di premeditazione – ribatté
verdi. Mi rifiuto di pensare che Herb – tuttavia non so a cos'altro
qualcuno del Club Quaranta- pensare. Sono sicuro che la si-
due… gnora McGowan e la signora
– Naturalmente – interruppe Mollinauer non si volevano libe-
Grever, secco, tornando alla sua rare dei loro mariti. Perché
sedia. – Nel vostro gruppo siete avrebbero dovuto farlo? E d'altra
rimasti in cinque. Pensate per parte la teoria dell'incidente non
caso, con tutta la vostra immagi- mi convince appieno. – Sollevò la
nazione, che uno degli altri possa mano e strinse la fronte con le
essere l'artefice di ciò che è acca- dita. – Non so più cosa pensare.
duto? Ho bisogno solo di una buona
Herb scosse la testa. dormita.
– Non vedo chi. Dovrebbe trat- – Abbiamo telefonato agli altri
tarsi di qualcuno con una parti- del gruppo – dissi. – Abbiamo
colare pratica nel campo chimico. pensato che fosse meglio metterli
Phil, qui presente, è un avvocato, in guardia.
Jake Hardy è direttore di un ac- – Probabilmente li avete spa-
quedotto, Clifford Ellis scrive li- ventati a morte – borbottò Gre-
bri, e Glenn Klock dirige una ver.
casa editrice che stampa un’enci- – È stato molto difficile convin-
clopedia. cerli.
Grever fissò Herb negli occhi. – Non so se sia stata una cosa
– Voi, dottore, avete una parti- ben fatta. Se c'è premeditazione,
colare conoscenza di questo cam- e se uno di loro è il colpevole,
po. dovete averlo messo in guardia.
– Sì – rispose Herb, lentamen- Ora sa che altri sono al corrente.
te. – Penso di averla. Tutto quello Tutti staranno con gli occhi aper-
che posso dire è che non farei ti.
mai una cosa simile. – Con gli occhi aperti? – Ero

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divertito. – Per guardarsi da co- intera riunione, se lo voleva. Se
sa? gli deste da bere a sufficienza
Grever non rispose. non rinuncerebbe a far scherzi
– Come sono gli altri… questo da oggi fino al giorno del Giudi-
Klock, per esempio? Avete detto zio.
che lavora per un'enciclopedia. – Poley McGowan ed Ernst
È un tipo che serba rancore? Mollinauer erano uomini che
Sempre di cattivo umore? Potete avevano avuto successo, nelle
definirlo un tipo di questo gene- faccende materiali almeno – ri-
re? batté Grever cocciuto. – La gelo-
Risi. sia potrebbe essere un motivo.
– Non certo Glenn Klock. È Ma voi conoscete il vostro uomo.
troppo studioso, appartato, preso Cosa mi dite di Clifford Ellis? Mi
dai suoi pensieri. No, non po- sembra di aver letto qualcosa di
trebbe essere Klock. suo. Non è uno scrittore?
– Non siatene troppo sicuro, – Scrive un'infinità di libri – ri-
signor DeMoss. È dai tipi trop- sposi. – Per lo più polemici.
po riservati che ci si deve guar- – Particolari tendenze politi-
dare. che?
Glenn Klock non avrebbe fatto – Non credo. Penso che provi
male a una mosca – dissi con rab- gusto a scalciare. Parla sempre
bia. di come tutto sia orribile, di
– Siete voi che lo conoscete – quanto tutto migliore se tutti
rispose Grever stringendosi nel- fossimo morti. Lo dice per fare
le spalle. – Cosa potete dirmi effetto.
su… – guardò i nomi che aveva – Ah, è così? – Grever era inte-
scritto su di un foglio. – Jake ressato. – Forse ha deciso di por-
Hardy? tare a compimento la sua idea, e
– Jake? – il volto dell'amico mi ha iniziato con quelli del vostro
si affacciò alla mente. – Beve Club.
molto, è un uomo pratico e aper- – Penso che Ellis sia del tutto
to. Non credo che abbia le attitu- innocuo – disse Herb. – Se chie-
dini per commettere un'azione dete la mia opinione vi direi che
simile. Non è stato di certo il mi- parla troppo. Se potesse uccidere
glior studente che l'istituto di qualcuno con un libro, allora for-
Dorchester abbia avuto. se lo farebbe. Non credo però che
– Forse era geloso di voi. sia capace di una azione vera e
– Per i titoli di studio che ab- propria, scoperta.
biamo conseguito? – Se si può parlare di azione
– No, per ciò che avete fatto scoperta – obiettò Grever.
nella vita.
– Jake Hardy non è il tipo ge- Parlammo ancora. Discutemmo
loso – disse Herb. – È un burlo- di ogni possibilità, sotto ogni pun-
ne, un uomo che dà manate sulle to di vista. Quando finimmo, Herb
spalle. Poteva dar vita a una e io eravamo disfatti. Grever

51
stesso non aveva un aspetto che stesso Philip DeMoss. Tornò con
si potesse definire riposato. La- un pacco di incartamenti da te-
sciai Herb di fronte a casa sua, e nermi occupato una settimana. Li
raggiunsi subito il mio apparta- depose sulla scrivania e ritornò
mento. Era troppo tardi per tele- al suo lavoro.
fonare a Selma, anche a casa. Pre- Pranzai con Anne. Non sapevo
parai qualcosa da bere e ripresi a cosa dirle, e non avrei voluto rac-
pensare a tutti gli avvenimenti. contarle tutto. Ma Anne Whiting
Poi andai a letto. aveva uno strano modo di far le
Il mattino mi svegliai rinfresca- domande, e prima ancora che io
to e pieno di ottimismo. Herb e me ne fossi reso conto, lei sapeva
io avevamo fatto la cosa giusta. l’intera storia.
Avevamo scoperto qualcosa, ed – È spaventoso! – disse. – Orri-
era stata riferita a chi di compe- bile! Come possa una persona
tenza: la polizia. Forse era un fare una cosa simile, non lo posso
senso di liberazione quello che proprio comprendere.
stavo provando, ma ero felice – Non sappiamo se è stato
che la responsabilità non fosse qualcuno. Non si è scoperto mol-
più mia, e che investigatori con to.
esperienza se ne stessero ora oc- – Se ci fosse stata una sola vitti-
cupando. ma, se fosse accaduto solamente
– Bene – disse Selma quando a Poley o a Ernst, allora potresti
mi vide, con un sorriso che vole- dire così. Ma quando capita a
va significare: “Siete tornato al due persone, allora ci deve essere
lavoro, finalmente”. Selma Li- dell'altro.
vingston era con me da molti – Pensi che sia stato fatto deli-
anni e poteva permettersi cose beratamente e con premeditazio-
del genere. ne?
– Sapevo di aver lasciato l'uffi- – Da parte di uno o più indivi-
cio in buone mani – ribattei. dui rimasti sconosciuti. È così
– Grazie. Avete un bell’aspet- che si dice, vero?
to. Significa che vi siete scarica- – Sì, se fosse la verità. Ma ti ri-
to il peso del mondo dalle spal- peto, non sappiamo se è questa
le. la verità. Penso ancora che si
– Si vedeva? possa trattare delle macchie sola-
– A mille chilometri di distan- ri.
za. Anne tacque, pensosa. Era
– Ora sono ritornato. Possiamo molto bella. Aveva gli occhi di
cominciare il lavoro. Cosa c’è di un tono di azzurro che mi piace-
nuovo? va. Mi piaceva il modo con cui
Si girò per andare nel piccolo pettinava i capelli, e i riflessi che
ufficio accanto. A volte pensa- mandavano mi rendevano com-
vo che era molto più coscien- pletamente vulnerabile. Di fronte
ziosa per gli affari di Philip a lei mi sentivo di burro, e le
DeMoss, Avvocato, che non lo avrei dato qualsiasi cosa. Ora

52
non volevo vederla turbata da è stato tutto premeditato, e se ve-
quei problemi. Avrei voluto che ramente è possibile che qualcuno
niente la turbasse, mai. sia colpevole.
Aveva corrugato le sopracci- – Naturale che è stato qualcu-
glia e si mordeva il labbro infe- no!
riore. – Oh! Vi spiacerebbe, signorina
– Non cercare di scoprire come Whiting, di dire alla Corte come
può essere successo – dissi allo- siete arrivata a questa conclusio-
ra. – La polizia se ne sta occu- ne?
pando. Io me ne sono lavato le – Oh, non fare lo spiritoso. –
mani. Non è né un lavoro mio Raccolse il cucchiaio e cominciò a
né tuo. mangiare il gelato che si era fatta
– Vuoi dire che ti sei ritira- servire come dessert.
to? – domandò, piuttosto sor- – Va bene. Non farò lo spirito-
presa. so. Ora dimmi come fai a saper-
– Voglio dire che non ho più lo.
tempo da dedicare a questa fac- – Intuizione.
cenda. Dopo tutto sono un avvo- – Intuizione? – Mi misi a ride-
cato, non un poliziotto privato o re. – Non convincerebbe mai una
un agente di polizia. Corte.
– Phil, come puoi parlare così? – Non essere così sicuro, Philip
Poley ed Ernst non significavano DeMoss. L'intuizione di una don-
niente per te? na può essere molto importante.
– Naturalmente contavano Non conosce limiti. E non conce-
molto, ma se uno di loro avesse de obiezioni. Prendi mia madre,
avuto l'appendicite, non sarei per esempio.
stato di certo io a operarlo. – Hai una madre in gamba,
– È diverso! – protestò lei. – Anne.
Chi può conoscere i membri del – Ricordi i “Piccoli Misteri”?
Club Quarantadue meglio di te o Davano il quadro del delitto, rac-
di Herb? contavano com'era avvenuto, di-
– Ma che altro potremmo fare cevano quali erano gli indizi, e
io o Herb? – chiesi, mezzo arrab- tracciavano un profilo delle per-
biato. sone con i movimenti che aveva-
– Pensare – rispose. – Pensare no fatto prima, durante e dopo il
molto. delitto.
– Ho pensato così intensamen- – Certo che li ricordo.
te a questo caso da intorpidire il – Bene, mia madre era un ful-
cervello. mine. Scopriva chi era l'assassino
– Non hai pensato abbastanza, anche senza indizi prima che la
ecco il guaio. Se lo avessi fatto, a storia fosse finita.
quest'ora conosceresti chi è il col- – Una donna veramente abile.
pevole. – E quando le si chiedeva co-
– Se è stato un membro del me aveva fatto, indovinava sem-
Club – risposi stancamente – se pre, rispondeva sempre di non

53
saperlo. Lo aveva capito, e basta. – Jake Hardy, Clifford Ellis e io
Intuizione. non dobbiamo avere paura. Non
Mi arresi. abbiamo bambini. Non siamo
– D'accordo, Anne. Cosa ti dice neppure sposati.
ora la tua intuizione? Se sei la fi- – È proprio per questo che non
glia di tua madre dovresti essere ti voglio sposare – ribatté Anne,
capace di spiegare tutto. acida. – Parli del celibato come di
– Oh, non so la risposta. Però una cosa che va conservata gelo-
sento che qualcuno è colpevole. samente.
Qualcuno del vostro Club. Non – È solo per tenere Lula lonta-
so chi. Forse la mia intuizione mi na. Una volta sposati e con una
potrà aiutare più tardi. casa piena di bambini, Lula
– Già. Però non si può mettere Klock ci girerebbe attorno per
qualcuno in gabbia per una sem- fare su di me i suoi incantesimi, e
plice intuizione. io morrei.
– No. Ma può impedire che lui – Non sei affatto divertente,
compia altri gesti del genere. Phil. Non si potrebbe cambiar di-
– Lui, Anne? scorso?
– Naturalmente. Pensi che po- Fui subito d'accordo. Parlam-
trebbe essere stata una donna? mo di argomenti più piacevoli, e
– Che ne dici di Lula, la moglie nel momento in cui si uscì dal
di Glenn Klock? Sono sposati, ristorante eravamo al punto di
non so da quanto, e non hanno partenza. Vale a dire che la ba-
bambini. ciai. Poi lei si allontanò per fare
– Lo so – rispose Anne. – Ho alcune compere e io tornai in
parlato con lei la sera della cena, ufficio, sotto la frusta del mio
e mi disse del desiderio di Glenn vecchio negriero, Selma Living-
di avere dei bambini. Però non ti ston.
capisco.
– Senti questo. Del Club Qua- A metà pomeriggio esplose la
rantadue, i due uomini che ave- bomba.
vano più bambini sono morti. Herb Lincoln mi chiamò al te-
Lula poteva invidiare le loro mo- lefono. Sembrava distratto e mi
gli per i figli che avevano avuto e chiese se c'era qualcosa di nuovo.
che lei non poteva avere. Così Gli parlai delle intuizioni di
potrebbe essersi vendicata ucci- Anne, e lui rise.
dendo i loro mariti. – Be', potrebbe anche avere ra-
– Herb Lincoln ha un bambino gione.
e finora non gli è accaduto nien- – Cosa ti fa pensare una cosa
te. simile?
– Dalle tempo. A Lula piace la- – Perché questa volta è capitata
sciar trascorrere una settimana a me.
tra un delitto e l'altro. – Vuoi dire che sei stato colpi-
– A volte ti odio! – esclamò to? – Sentii un sudore freddo
Anne. uscirmi da tutti i pori.

54
– Da questa mattina – rispose calma. Prima di muoverci in
calmo. – Non c'è niente di cui es- una precisa direzione, dobbiamo
sere spaventati. Ho chiamato il sapere di cosa si tratta, e in che
Comandante Grever e l'ho infor- modo si sviluppa. Per ora ho
mato. È accaduto esattamente fatto un piccolo esperimento per
come a Poley e a Ernst. Solo che scoprire a che distanza si esten-
io non mi lascio abbattere. de quest'atmosfera che mi cir-
– Come ti senti? conda e quali sono gli elementi
– Bene. Ma sono conscio di che la ostacolano, quali il legno,
questa atmosfera che mi circon- l'acciaio e così via. Sono cose
da. Avresti dovuto veder Sophie che normalmente si fanno in
quando mi sono presentato in analisi.
cucina per la colazione. Mi ha – Come pensi di poterle porta-
guardato come io fossi Franken- re a termine?
stein. – Non ti preoccupare per que-
– Non fare imprudenze, Herb. sto. Penso di riuscire, e ti terrò
Ti raggiungo immediatamente. informato.
– No, Phil. Posso benissimo – Hai detto che è cominciato al
fare da solo. momento della colazione, Herb.
– Ma, Herb… Forse è stato qualcosa in ciò che
– No – disse, secco. – Voglio hai mangiato.
esaminare questa situazione sot- – No, è stato prima di colazio-
to l'aspetto clinico. ne. Penso che sia cominciata nel
– Non fare niente che ti possa momento in cui sono uscito dal
portare alla disperazione, Herb. bagno. Ieri sera dopo aver parla-
Promettilo. to con il Comandante Grever mi
– Sophie mi ha detto le stesse ero completamente dimenticato
cose. Ora capisce. Dio sa quanto di aver promesso a Jasper e a So-
abbiamo parlato di questo. Ma è phie che li avrei portati fuori a
una cosa molto strana. Dice di cena. Così sono uscito di nuovo,
sentire il desiderio di scagliarmi con loro. Quando siamo tornati
degli oggetti addosso. E Jasper, Sophie ha messo il bambino a let-
povero bambino, non può capire to, poi abbiamo chiacchierato per
ciò che sta accadendo. Mi ha fis- circa un'ora.
sato e ha lanciato un urlo che – Dove sono adesso Sophie e il
avresti potuto sentire a un isolato bambino?
di distanza. – Sono andati a Santa Barbara.
– Cosa vuoi fare, Herb? – Per A casa della madre di Sophie. Mi
il sudore il telefono mi stava sci- ha telefonato poco fa. È stata la
volando di mano. Portai il mi- sola cosa da fare. Sarebbe stato
crofono nell'altra e dopo aver penoso per lei vivere accanto a
asciugato la mano bagnata sui me.
pantaloni lo ripresi da quella – Herb, ti raggiungo.
parte. – No. Non devi farlo – suppli-
– Telefonate, per mantenere la cò. – Questo è lavoro per uno

55
scienziato. Non mi potresti esse- che provato gli antidoti per il gas
re utile. Inoltre, non resisteresti dei nervi. Hanno un leggero ef-
vicino a me. Proveresti odio o fetto.
paura. Il Comandante Grever ha – Come fai a sapere che non è
perfettamente capito. Vuole che ancora scomparsa?
mi metta in contatto con lui non – C'è un cane. Appartiene ai si-
appena avrò determinato la cau- gnori del piano di sopra e lo ten-
sa. Non so quanto tempo mi sarà gono nel cortile dietro la casa.
necessario. Tutte le volte che esco comincia a
– Herb, ti prego, c'è qualcosa guaire e abbaiare. Ecco come fac-
che io posso fare? cio a saperlo.
– Niente, Phil. Come ho detto – Ma ne puoi essere certo? Co-
mi manterrò in contatto. nosci quel cane?
– Sii prudente, Herb. Ti racco- – È un vecchio animale tran-
mando, sii prudente. quillo. A mala pena muove un
– Voglio vivere per lo meno muscolo alla volta. Mi conosce
quanto te, Phil. Non aver paura. perché diverse volte mi sono fer-
Trenta ore più tardi il dottor mato ad accarezzarlo. Inoltre ho
Herbert Lincoln era morto. incontrato una donna che abita al
piano di sotto. Eravamo a circa
cinque metri di distanza, ma non
VIII appena mi vide lasciò cadere la
cesta dei rifiuti che aveva in

S eppi della morte di Herb


mezz'ora dopo che era avve-
nuta. Dopo la sua chiamata ave-
mano e corse a rinchiudersi in
casa. Non so cos'abbia pensato,
non mi interessa. Personalmente
vo passato tutto il pomeriggio a so che essere circondati da que-
chiedermi se dovevo violare la sta atmosfera è terribile. Sono fe-
promessa e recarmi comunque lice solo che quella donna non mi
da lui. Alla fine mi convinsi che abbia scaraventato addosso la ce-
forse aveva ragione. sta dei rifiuti.
Quando tornai a casa volli – Devi trovare di cosa si tratta,
però telefonargli. Impiegò molto Herb.
a rispondere. – Lo dici a me? Non sono mai
– Oh, sei tu, Phil – sentii dire stato vicino a un paziente quanto
alla fine. – Vorrei che tu e il Co- lo sono in questo momento. Ma
mandante Grever non vi preoc- lo scoprirò. Qualsiasi cosa sia
cupaste tanto. Sto ancora lavo- questa atmosfera di odio e di
rando. paura che mi segue in qualsiasi
– Hai trovato cos'è? luogo vada, dentro la casa o fuo-
– No. E non può essere neutra- ri, lo scoprirò. Sembra che io tra-
lizzata. Questo l'ho potuto accer- spiri quest'atmosfera… o in for-
tare. Ho provato con tutto. Col ma di radiazione, o di vapore, o
sapone, profumi, con varie pa- in qualche altra maniera che fino-
stiglie prese via orale. Ho an- ra non mi è riuscito di scoprire.

56
So che non sono influenzato da cuno con me. Ora senti. Se acca-
qualcosa che si trova nella casa de qualcosa te lo farò subito sa-
perché l'effetto è altrettanto forte pere. Sarai in casa questa sera?
fuori. Personalmente penso a Dissi che avevo un appunta-
qualche batterio. Ma è solo una mento con Anne, ma che sarei ri-
congettura. Ora voglio mangiare masto a casa se lo desiderava.
qualcosa. Forse l'assimilazione – No, esci pure. Però, proprio
dei cibi può ridurre gli effetti. per non trascurare niente, chiudi
Non userò niente di quello che è bene. E non telefonare quando
conservato nel frigorifero. Ho or- rientri. Potrei essere già a dormi-
dinato di portarmi una cena da- re. Chiamami domani mattina.
vanti alla porta, e ho lasciato i Forse avrò scoperto qualcosa.
soldi in una busta. Ho una fame Andai con Anne a ballare.
da lupo, Phil. Non ne avevo voglia, e come al
– Ne sono certo. Perché non solito, non potei mantenere il se-
vuoi che ti porti qualcosa? greto.
– No. Mi arrangerò. – Cosa ti succede, Phil?
– Comunque non mi piace sa- – Niente – risposi, ben sapendo
perti… che da quel momento stavo per
– Credi che a me piaccia? Ora perdere la battaglia.
voglio dirti una cosa. Una delle – È una bugia. Eri molto diver-
nostre finestre è stata forzata. so a mezzogiorno. – Si staccò da
Grever voleva mandare qualcu- me e mi prese per un braccio. –
no per rilevare le impronte, però Andiamo a sedere. Mi devi dire
l'ho convinto ad aspettare finché qualcosa.
non abbia scoperto qualcosa. Come ho già detto, se fossi
Penso che l'altra notte, quando stato con qualcun altro, non
io, Sophie e Jasper eravamo fuori avrei detto niente. Con Anne in-
a cena, qualcuno sia entrato in vece era impossibile tacere. E
casa. Che abbia però a che fare parlai.
con quello che mi è capitato non – E tu stai qui seduto mentre
è del tutto certo. Però non manca Herb si trova solo nel suo appar-
nulla, abbiamo controllato con tamento? – I suoi occhi mandaro-
cura. E questo è molto strano. no un lampo. – Mi vergogno di
– E se qualcuno avesse invece te.
messo qualcosa? Si verrebbe così Quasi mi misi a ridere. Una
a scartare le macchie solari e i specie di crisi isterica. Mi ci volle
piccoli uomini verdi. tutta la sera per convincerla che
– A meno che gli uomini verdi Herb si sarebbe trovato bene an-
non siano degli abili scassinato- che senza di me. Però lei conti-
ri. nuò a insistere, e mentre si torna-
– Herb, vorrei che tu non fossi va a casa dovetti fermarmi per
solo. telefonare a Herb.
– Io sono felice di esserlo. Non Mi rispose irritato. Disse che
potrei pensare se ci fosse qual- stava dormendo.

57
Solo allora, Anne si persuase a poi ho pensato che non avresti
rientrare. Anche quando ci fum- voluto.
mo separati sentii che lei avrebbe – Certo che voglio, Herb.
voluto che io facessi qualcosa. – No. Potremmo ucciderci l'un
Avrei voluto anch'io poter fare l'altro.
qualcosa. – Ma cosa stai dicendo!
– Stai attento. – Era l'ultima – No, è pericoloso. Senti, chia-
raccomandazione che mi aveva mami più tardi. – E aveva inter-
fatta. rotta la comunicazione.
E io fui attento. Entrai in casa Ritelefonai più tardi. Ma non
lentamente, e accesi tutte le luci. ottenni risposta. Allora chiamai
Poi controllai le finestre, e alla Grever. Mi disse di aver parlato
fine guardai in ogni angolo. Fui poco prima con Herb e di aver
certo che niente era stato nasco- saputo che in quel momento era
sto nelle stanze, e niente portato occupato in una prova che l'a-
via. vrebbe tenuto fuori di casa per
Mi sentivo impazzire. Dormii un certo periodo.
un sonno agitato. – È stata una pazzia – disse
Grever – voler uscire nelle sue
Il giorno seguente cercai di condizioni.
svolgere il mio lavoro nel miglio- – Herb è fatto così.
re dei modi, ma mi accorsi, da – Ha detto che sarebbe uscito
come Selma mi osservava, di es- in automobile. Spero che non si
sere piuttosto distratto. Conti- arrischi a smontare. – Poi, dopo
nuavo a pensare a Herb Lincoln. un attimo: – E che tenga i fine-
Cosa stava facendo? Perché non strini chiusi!
mi telefonava? Io gli avevo tele- Chiamai diverse volte, ma sen-
fonato diverse volte, ma non ero za mai ottenere risposta. Un atti-
riuscito a ottenere che brevi ri- mo prima di lasciare l'ufficio vol-
sposte. li fare un ultimo tentativo, e fi-
– Ti posso dire questo – aveva nalmente udii la voce di Herb.
detto una volta – al mattino è – Ho fatto dei progressi – disse
molto peggio. Comunque, per il subito. – Ho anche scoperto di
momento puoi scegliere: radia- cosa si tratta. – Sembrava piutto-
zione, miasma, raggio, macchia sto compiaciuto.
solare, nebbia, aroma, vapore, – Cos'è?
spruzzo, iniezione. – Un vapore. Può essere rin-
– Non capisco perché tu non chiuso sia in una casa come in
voglia uscire di casa, Herb. Fuori una macchina. L'ho scoperto ese-
da quelle mura forse ti passa. Po- guendo alcune semplicissime
ley ed Ernst si erano rintanati. prove. Fintanto che rimanevo in
Forse è appunto questo il loro er- macchina ero al sicuro, ma non
rore. appena ne uscivo per fare gli
– Ci ho pensato. Volevo anche esperimenti rischiavo ogni volta
chiederti di venirmi a trovare, la vita. È un vapore veramente

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mortale per il colpito nell'effetto la risposta. So già abbastanza e
che ha sugli altri. Non puoi ave- non mi voglio esporre troppo.
re un'idea di quanto sia terribi- Probabilmente domani mattina
le. starò bene. Allora saprai tutto.
– Hai scoperto come si genera – Herb, ascolta…
questo vapore? – Ho premura, Phil. Devo tele-
– Sì. fonare a Grever e poi devo anda-
– Be', come? – domandai dopo re all'ospedale. Parla con Grever
un attimo di pausa. se vuoi. Ci vediamo.
– Non te lo voglio dire ora,
Phil. Prima devo parlare con Tornai a casa, ma continuai a
Grever, poi ti potrò dire tutto. pensare a Herb. Poi Anne mi te-
Ora mi devo medicare. Inoltre, lefonò e uscimmo a cena. Natu-
sono affamato. ralmente le dissi quello a cui sta-
– Cosa devi fare? vo pensando, e da quel momento
– Medicarmi. Ho avuto un pic- le persone col pensiero fisso a
colo incidente. Oh, non mi serve quello che Herb stava facendo
altro che un po' di disinfettante e furono due. Alla fine non resi-
qualche benda. Poi ho bisogno stetti più.
anche di fare un bagno. – Andiamo all'ospedale – dis-
Non mi piaceva quella sua reti- si. – Non mi piace rimaner qui a
cenza. Comunque aveva ragione. fare congetture. Forse non po-
Grever doveva essere il primo a tremo entrare nel laboratorio in
sapere. cui sta facendo le sue ricerche,
– Cosa posso fare, Herb? ma, se non altro, gli potremo
– Niente, grazie. Fra un po' parlare attraverso la porta, o al
devo andare in ospedale. Voglio citofono, o in qualche altra ma-
scoprire la composizione di quel niera.
vapore. Una volta saputo questo, Anne fu subito d'accordo.
forse mi sarà possibile trovare un – Ho una strana sensazione –
antidoto. Tutti dovremo avere un disse. – E non mi piace.
antidoto a portata di mano. – Che sensazione? – Ma prima
Come ti ho detto, quel vapore è che lei potesse rispondere anch'io
molto potente. – Rimase un atti- mi resi conto di qualcosa. Lo si
mo in silenzio. – Ti posso dire può chiamare presentimento, o
ancora questo, Phil – riprese. – allarme psichico. Lei la chiamava
Credo che agisca attraverso gli intuizione.
enzimi e le glandole sudorifere. – C'è qualcosa che non va.
Viene assorbito dal corpo che Uscimmo immediatamente e ci
provvede alla secrezione. Un avviammo verso l'ospedale. Herb
processo veramente interessante. non era ancora arrivato. Un'in-
– Comunque vorrei poterti es- fermiera, Maria Morrisey, ci dis-
sere di aiuto. se che lo stava aspettando da
– Puoi aiutarmi rimanendo se- oltre un'ora. Lei aveva prepara-
duto dove ti trovi. Presto avrò to il laboratorio come le era

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stato chiesto di fare, ma lui non menticato che eravamo in mac-
era arrivato. china. Sollevai la testa. Vidi le
Ci dirigemmo di corsa verso macchine che correvano lungo
il suo appartamento. Ma Herb la strada, e vidi le luci del ne-
non era in casa. Suonammo ri- gozio. Anne aveva ragione.
petute volte. Nessun segno di Quello non era il momento di
vita. lasciarsi andare. Cosa mi era
– Oh, Phil! – gridò Anne. – Gli accaduto?
è successo qualcosa! – Scusa – dissi – ma è stato più
– Spero che non sia così. forte di me. Ora è passato.
Il telefono più vicino si trovava – Ti capisco.
in un negozio a due isolati di di- – Tre di noi morti.
stanza. Chiamai Grever. – Non pensare a questo.
– Il dottor Lincoln è morto – – No! – esclamai, cominciando
disse semplicemente. – È stato a riprendermi. – Questo è il mo-
ucciso circa un'ora fa da un certo mento in cui ci dobbiamo pensa-
Homer Petry mentre si recava al- re. Siamo rimasti in quattro. E
l'ospedale. Sarebbe bene che ve- dobbiamo cercare di restare in
niste da me. vita.
Uscii barcollando dalla cabina – Hai bisogno di bere qualco-
telefonica. I piedi mi sembrava- sa.
no diventati di piombo. Davanti Anne mi consigliava a volte
ai miei occhi era apparso im- una cosa del genere, e allora capii
provvisamente il volto freddo e come dovevo essere sconvolto.
impassibile di Herb. Non ebbi – No Anne. Non ne ho voglia.
bisogno di dirlo ad Anne. Bor- – Mi raddrizzai sul sedile. – Ora
bottai qualcosa e insieme uscim- devo andare da Grever.
mo dal negozio. Parlare mi sem- Dissi ad Anne di prendere un
brava che avrebbe reso più dolo- taxi, ma naturalmente fu come se
roso quel momento. Raggiunsi avessi detto a un braccio destro
come inebetito la macchina e mi di separarsi dal sinistro. Così
misi seduto al posto di guida. Anne venne con me.
Herb se n'è andato, pensai. Herb Grever era piuttosto scosso, era
se n'è andato. Se n'è andato. E evidentissimo. Quasi quanto me.
lasciai cadere la testa contro lo Aveva lo sguardo preoccupato e
schienale. Il cerchio si stava le labbra piegate con amarezza.
stringendo. Tutti eravamo con- Gli presentai Anne, ma lui si li-
dannati. Uno a uno tutti doveva- mitò a fare un piccolo cenno del-
mo morire. Era solo questione di la testa.
tempo. – È tutta colpa mia – disse
– Phil – supplicò Anne, scuo- non appena ci trovammo nella
tendomi – non è il momento di stanza in cui eravamo stati as-
lasciarsi abbattere. sieme a Herb la volta precedente.
Avevo dimenticato che Anne – Gli avevo detto di essere pru-
era con me. E avevo anche di- dente, gli avevo detto di non agi-

60
re di sua iniziativa, ma era così laboratorio. Per un uomo logico
deciso su quello che doveva fare come il dottor Lincoln, è stata
che non ha voluto ascoltarmi. una follia tentare il destino due
Avrei dovuto mandare qualcuno. volte nello stesso giorno.
– Si volse verso di me. – Ma era – Forse ha pensato che le per-
così sicuro di se stesso! sone sarebbero fuggite di fronte
– Herb agiva sempre così. Co- a lui. Si deve essere dimenticato
m'è successo? della seconda reazione, quella di
– Era uscito di casa per andare odio.
all'ospedale, cosa alquanto arri- Grever fece un cenno di con-
schiata… anche se nel pomerig- ferma.
gio era già uscito per fare un suo – Dev'essere stato così. Ecco
folle esperimento. Non sono riu- cosa l'ha ucciso: odio, vino e Ho-
scito a sapere cos'abbia fatto. Co- mer Petry.
munque, era così occupato nelle – Chi è Homer Petry? – chiese
sue ricerche, da scordarsi di Anne.
guardare l'indicatore della benzi- – Un ubriacone. Ce ne sono mi-
na. È rimasto senza, e allora co- lioni qui a Los Angeles. Homer
s'ha fatto? È sceso di macchina e normalmente è innocuo. Ha fatto
si è avviato a piedi verso l'ospe- la sua parte, ma ormai era acqua
dale. La cosa più insensata che passata, di cui eravamo al cor-
avrebbe potuto fare! In quel mo- rente solo noi della polizia.
mento ha segnato la sua fine. Adesso era migliorato. Da un
– Era uscito dalla macchina paio d'anni, Homer non aveva
oggi pomeriggio? dato più fastidi.
– Sì. Me ne avrebbe parlato – Dov'è accaduto? – chiesi.
dopo aver fatto alcuni controlli in – A circa tre isolati dall'ospe-
dale. Homer stava seduto con Lincoln è assolutamente irricono-
tre amici sui gradini di una scibile.
vecchia casa in rovina in cui ha Anne rabbrividì e girò la te-
abitato in questi ultimi dieci sta.
anni. Il dottor Lincoln doveva – Mi spiace – si scusò Gre-
passar loro di fronte. Homer dice ver.
di averlo visto. Sembrava pro- – Herb era sposato… – dissi.
fondamente immerso nei suoi – Ho già parlato con la moglie.
pensieri, teneva gli occhi fissi – Povera Sophie! – mormorò
sul marciapiede e stringeva un Anne.
pacco sotto il braccio. Cammi- – Homer è all’ospedale – conti-
nava veloce. Poi, quando arrivò nuò Grever. – È convinto di es-
vicino a loro, gli amici di Ho- sere impazzito, e giura che non
mer cominciarono a tremare. Lui toccherà mai più una goccia di
no, e si chiese perché mai gli vino. Io so che non ha colpa del
altri si comportassero in quella suo atto, ma dal nostro punto di
maniera. Avevano bevuto tutto vista non possiamo far altro che
il giorno e non avrebbero dovu- tenerlo in carcere, e portarlo al
to agire così. Poi anche Homer processo. Vorrei solo che un fat-
subì quella strana influenza. Lo to simile non si ripetesse – con-
raggiunse come… per usare le cluse cupo.
stesse parole di Homer, gli – Avete detto che il dottor Lin-
sembrò di provare quello che coln aveva con sé un pacco. Lo
prova un toro quando vede il avete voi?
rosso. Era seduto tranquillo con – No. E non so cosa ne sia ac-
la bottiglia tra le mani, e l'atti- caduto. C'erano dei vetri sparsi
mo seguente sentiva che il dot- tutto attorno, la maggior parte
tor Lincoln era qualcuno da odia- cocci di bottiglia. Ma può darsi
re intensamente. Tutte le cose che alcuni cocci appartengano a
che Homer aveva odiate nella un altro recipiente. Stiamo cer-
sua vita si erano trasferite in un cando di stabilirlo. Di quale uti-
attimo nel dottor Lincoln. Scese lità poi ci sarà il saperlo, non lo
di corsa i pochi gradini e comin- posso immaginare. Comunque
ciò a colpire il dottore con la bot- stiamo facendo accurate ricerche
tiglia. nella zona. Può darsi che il pac-
Grever si interruppe e scosse la co sia finito in qualche angolo
testa. dall'altra parte della strada o
– Un solo colpo sarebbe basta- sotto qualche gradino. Inoltre,
to. Il primo probabilmente lo qualcuno può averlo raccolto. In
aveva già ucciso. Ma Homer ave- questo caso verremmo a saperlo
va perso la ragione. Anche quan- in tutt'altro modo. Mi potete ca-
do Lincoln era ormai a terra, lui pire.
continuo a colpirlo. – Capisco benissimo. E tremo,
Guardò un attimo Anne, poi si se è vero, per l'uomo che l'ha rac-
volse verso di me. – Il dottor colto.

62
Grever sospirò. ta, ma non aveva voluto usare
– Vi ho voluto qui perché voi della sua autorità.
avevate fatto delle ricerche con il – Verranno – aveva detto. –
dottor Lincoln. Tengono alla loro vita. E sono
– È solo un modo di dire. anche curiosi. Se qualcuno non
Herb era un tipo chiuso. Mi dis- dovesse venire, solo allora met-
se che voleva prima parlare con terò in moto il mio ingranag-
voi, poi mi avrebbe detto ciò che gio.
aveva scoperto. Dal suo tono Solo verso le undici il telefoni-
però si capiva che era già a buon sta di San Benuto riuscì a trovare
punto. Jake Hardy. E io dovetti impiega-
– Mi spiace. Speravo sapeste re parecchio per convincerlo a la-
qualcosa di più. E pensare che sciare gli amici coi quali si trova-
tutto è successo per qualche litro va, e venire da me. Ma alla fine si
di benzina. decise. E sperai che il disappunto
– Una cosa così da poco… – gli passasse prima di giungere in
mormorò Anne. città.
– Sì. – Grever accese una siga- Clifford Ellis non era a casa,
retta e ne soffiò il fumo verso la ma venni a sapere dalla sua ca-
lampada appesa al soffitto. – Si- meriera che stava trascorrendo la
gnor DeMoss, voglio incontrarmi serata a Los Angeles. Dopo qual-
con i soci rimasti del Club Qua- che insistenza mi disse un nome,
rantadue. Philomena Wren. Era un nome
Quando mi diede l'incarico uf- qualsiasi, e qui entrò in azione
ficiale di riunirli, dissi che sarei Grever. I suoi uomini identifica-
stato felice di farlo. rono questa Philomena Wren,
Grever guardò l'orologio. – un'attrice di secondo piano della
Penso che sia meglio chiamarli televisione, e scoprirono il suo
immediatamente – suggerì. – Di- indirizzo. Da lei trovammo Ellis.
te loro che è questione di vita o Prese il mio invito come un gros-
di morte. Dite che tralascino tut- so scherzo, ma alla fine promise
to e che ci raggiungano a casa di venire anche se gli sarebbe oc-
vostra senza perdere tempo. De- corsa più di un'ora.
vono fare presto, se non voglia- Con i Klock fu molto più facile.
mo che qualcun altro muoia. Erano in casa a vedere la televi-
sione, e furono i primi ad arriva-
re. Sapevano già di Herb Lincoln.
IX Avevano appresa la notizia dal
telegiornale.

E ra quasi mezzanotte quando


ci trovammo finalmente riu-
niti con i Klock, Clifford Ellis
Glenn Klock era pallido, ner-
voso e stupefatto mentre lo pre-
sentavo a Grever e gli porgevo
e Jake Hardy nel mio apparta- un bicchiere. Rimase immobile
mento. Grever avrebbe potuto ot- in mezzo alla sala con gli occhi
tenere che facessero più in fret- fissi su Grever. Anche Lula lo

63
guardò imbarazzata, poi si avvi- – Ma, Lula, loro sono stati col-
cinò al divano per mettersi a se- piti anche rimanendo in casa.
dere accanto ad Anne. Le chiesi – Siete molto preoccupata,
se desiderava bere qualcosa. vero, signora Klock? – chiese al-
– No, Phil – mormorò con voce lora Grever.
che a malapena si poteva udire – – Sì. Non posso più frequenta-
voglio mantenere il cervello luci- re le mie lezioni, non posso nep-
do. – Spostò lo sguardo su Glenn pure studiare. Continua a pen-
che stava ancora fissando Gre- sare, a chiedermi… – rabbrividì,
ver. Non avevo mai visto Lula in e io vidi le lacrime spuntarle ne-
quello stato. Normalmente rima- gli occhi. Glenn si avvicinò al
neva in piedi per muoversi e divano e le si mise seduto ac-
chiacchierare di qualsiasi cosa canto.
con i presenti, dall'arte bizantina – Ti preoccupi troppo – le dis-
alla differenziazione delle cellu- se. – Ti preoccupi come una
le, e beveva un bicchiere dopo mezza dozzina di persone insie-
l'altro. me.
– Come andrà a finire? – chiese – Almeno ti fossi laureato nel
Glenn a bassa voce girandosi quarantatré! – esclamò lei in tono
verso di me. – Ora è stata la volta di rimpianto.
di Herb Lincoln. Ma chi può es- Glenn sorrise.
sere quel pazzo, Phil? E perché è – Magari anche nel quarantuno.
toccata a noi? – Qualsiasi anno, ma non quel-
– Chi dice che si tratti di un lo!
uomo? – chiese Grever con cal- Grever si chinò in avanti.
ma. – E chi dice che sia il vostro – Il signor DeMoss mi ha detto
gruppo a essere stato preso di che fate delle ricerche per una so-
mira? cietà editrice di una enciclopedia,
Glenn tornò a fissarlo. Ora ave- signor Klock.
va ritrovato il controllo di se – È vero. La North American
stesso e parlò con maggiore tran- Encyclopedia.
quillità. – Qual è precisamente il vostro
– Io… mi pare evidente. Non incarico?
vi sembra? – Oh, assegno lavori di ricerca
– No – rispose Grever. su differenti materie… avrete vi-
– Sono preoccupata per Glenn sto degli articoli firmati con il
– disse Lula. – Vorrei che rima- nome, o con i nomi di diversi col-
nesse a casa fino a quando tutto laboratori. Alcune voci le tratto
sarà finito. Ma non mi vuole io stesso. – Socchiuse gli occhi e
ascoltare. fissò Grever. – C'è qualche ragio-
– È una pretesa ridicola, Lula – ne particolare per cui lo volete
rispose Glenn – e tu lo sai. sapere?
– Non è affatto ridicola. Finirai – Sì. Mi stavo chiedendo se
come Ernst, come Poley, ed le vostre ricerche non vi aves-
Herb. sero per caso portato nel cam-

64
po della psicologia o in quello di ricerche che non sono fatte per
qualche scienza affine. me. Ma è una cosa che capita a
Grever, pensai, non era stupi- molti di noi.
do. Mi cominciava a piacere. – Avete fatto delle ricerche? –
– Capisco – rispose Glenn sen- chiese Grever.
za batter ciglio – ecco perché sie- – Ricerche? – Glenn rise. – Ma
te qui. Per scoprire da noi qual- è il mio lavoro.
cosa sulle morti dei nostri amici. – Voglio dire ricerche di labo-
Be', io ho fatto alcune ricerche ratorio… esperimenti con ele-
nel campo cui avete accennato. menti chimici.
Non ho fatto però prove di labo- – No. Mi sembra di averlo già
ratorio. Solo lavoro giornalistico. detto. Però non nego che a volte
– Sorrise debolmente. – Spero vorrei poterle fare. Non è un se-
che questo non sia una delusione greto. Quando frequentavo il col-
per voi. legio desideravo iniziare la car-
– Chi ha scritto articoli sul gas riera del chimico, poi lavorare
dei nervi o sul G-gas? per un'enciclopedia mi sembrò
– Non ricordo che siano stati attraente.
scritti articoli al riguardo. Penso – Sareste allora un chimico
che l'argomento sia incluso nel- mancato?
le voci generali che trattano i – Be', non direi questo. Potrei
gas di guerra e la guerra chimi- considerarmi un mancato mate-
ca. matico, o mancato fisico, quanto
– Chi li ha scritti? chimico. E allo stesso modo po-
– Non ricordo. A volte si chie- trei dire, ora che viviamo nell'e-
deva la collaborazione dell'eser- ra dello spazio, di essere un
cito, e i generali ci mettevano a mancato tecnico elettronico. Co-
disposizione degli specialisti. munque faccio una vita interes-
Naturalmente non si poteva sa- sante, e posso dire di essere
pere tutto, anche per la natura soddisfatto.
segreta di certi argomenti. A vol- Ci fu un attimo di pausa e Lula
te invece ci si rivolgeva a docenti ne approfittò per parlare.
di università o a persone che ave- – Credete veramente che
vano svolto particolari ricerche Glenn abbia qualcosa a che fare
in quel campo. con quelle morti? È questo il mo-
– Capisco. tivo per cui gli fate tante doman-
– Il lavoro di Glenn è snervan- de?
te – disse Lula. – Lui vorrebbe – Non so proprio cosa pensa-
ottenere informazioni precise, re, signora Klock – rispose Gre-
ma a volte è una cosa impossibi- ver onestamente – Tre uomini
le… sono morti. Penso che qualcosa
– Lascia che parli io, cara – li abbia uccisi. Io voglio sape-
disse Glenn sorridendo. – Lula re cosa, come, perché, e chi,
vuol dire che sono troppo pre- se si tratta di una persona. Più
ciso. Questo mi porta a volte a informazioni posso ottenere, più

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facile mi sarà decidere quello che ca gli dei decidano, è inesorabile.
devo fare. Come moglie di un ri- Tutte le lacrime di questo mondo
cercatore, voi dovreste capire la non potrebbero cancellare quello
mia logica. che è stato scritto. Spero di non
– Penso che abbiate ragione – sembrarvi troppo pagano. – Rise
disse Lula. – Ma Glenn non ha e cercò una sedia. – Come state
niente a che fare con tutto que- Anne? Lula?
sto. Ve lo posso assicurare. – Mi spiace di non riuscire a
– Ha ragione – soggiunse trovarvi divertente in questo mo-
Glenn. – Non ne avrei avuto mento – disse Anne freddamente.
semplicemente il tempo. – E vi rendete ogni giorno più
– Voglio sperare che sia pro- antipatico – aggiunse Lula.
prio così – concluse Grever. – È una cosa naturale per noi
Clifford Ellis arrivò subito do- dell'Eliseo.
po. – Smettila! – brontolò Glenn.
– Bene, bene! – esclamò, por- Poi si rivolse a Grever. – Scusate-
gendomi il soprabito – siamo tut- lo, Cliff recita sempre i suoi libri
ti presenti. Sembra una vecchia prima di scriverli. Lui non è af-
riunione di famiglia. – Sorrise. – fatto così.
Hai pensato di combinare un al- – È vero – disse Cliff. – Sono
tro incontro tra noi mentre anco- perfettamente innocuo. – Spostò
ra abbiamo qualche quattrino, lo sguardo verso di noi e ci fis-
vero Phil? sò uno a uno. – Potrei chiedere
– Non è uno scherzo, Cliff – a cosa servirebbe dire quello che
dissi. Poi lo presentai al Coman- provo per quello che è accadu-
dante Grever. to? Se lo volete sapere, ci sono
Cliff gli sorrise e tese la ma- stati dei momenti in cui pensa-
no. vo che Herb Lincoln fosse una
– Felice di conoscervi, Coman- persona troppo consacrata…
dante. – Poi si volse verso di consacrata a Herb Lincoln, ecco.
me. – Non mi hai detto che ci Ci sono stati dei momenti poi in
sarebbe stato il capo della poli- cui mi sono chiesto se ciò pote-
zia. Mi aspettavo un vecchio va essere uno svantaggio, o una
agente o al massimo un sergen- imprudenza. Faceva bene il cuo-
te. re di Herb a battere più per la
Grever sorrise. sua professione che per l'uma-
– Avete sentito del dottor Lin- nità? Poi guardavo a me stesso
coln, vero signor Ellis? e mi dicevo cose ancora peggio-
– Sentito di lui? ri. – Gli misi in mano un bic-
– Che è morto. chiere e Cliff rimase a fissar-
– Certamente. lo. – Lo rimpiango, non pensa-
– Non mi sembrate molto scos- te che non sia così, se è que-
so. sto che volevate sapere. Per tut-
– Io non mi lamento mai con ti i suoi errori, lo rimpiango
il destino. Qualsiasi cosa ironi- maledettamente. – Bevve il bic-

66
chiere d'un fiato, e noi tutti ri- Grever si strinse nelle spalle.
manemmo con gli occhi fissi su – Un nichilista, un pensatore
di lui. Io non l'avevo mai visto negativo, forse. Questo almeno
spogliato di quel cinismo che in- avete voluto farmi credere.
dossava come un'armatura, e mi Ammiravo l'autocontrollo di
chiesi se in quel momento lo Grever. Sedeva sulla poltrona e
stavo vedendo quale realmente aveva l'aspetto dell'uomo in ri-
era. poso. Ma gli occhi erano svegli e
Grever ruppe alla fine il silen- scrutavano Clifford Ellis profon-
zio. damente.
– Mi sembra, signor Ellis, che In quel momento suonò il cam-
voi pensiate che gli esseri umani panello, e io mi alzai per andare
siano migliori da morti. ad aprire a Jake Hardy. Entrò
Cliff lo fissò con gli occhi scin- come una furia, con il volto rosso
tillanti. Era ritornato il vecchio di collera.
Cliff. – Cos'è, Phil, questa storia su
– Le mie parole sottintendeva- Herb? – mi domandò. Poi si vol-
no qualcosa di simile? se verso i presenti.
– Non è forse vero? – Hai una radio sulla macchina
– La morte è preferibile alla – rispose Cliff. – Non l'hai ascol-
vita? Mi sembra una questione tata?
discutibile. In particolare dal mo- – No.
mento che il mondo può sceglie- – Be', il dottore non è più fra
re tra una lenta morte provocata noi.
dalle radiazioni e quella rapida – Che io possa essere dannato!
dello scoppio atomico. – esclamò Jake muovendo alcuni
– Pochi anni fa, forse. Ora sem- passi nella stanza. – È toccata a
bra ci sia qualche speranza per lui, vero? – Ci guardò uno a uno,
l'umanità. poi rimase con gli occhi fissi su
– Non c'è mai troppa speranza. Grever.
– Parlate come uno studente – Sono il Comandante Grever –
che non ha ancora raggiunta la disse il poliziotto alzandosi. –
maturità – borbottò Grever. Voi dovete essere Jake Hardy.
– Quello è il solo periodo di – Sì, sì. – Con gli occhi anneb-
onestà della nostra vita. Poi si biati tornò a guardarsi attorno. –
entra nella follia dell'età adulta. Gesù, siamo rimasti solo in quat-
– Piantala, Cliff – esclamò tro.
Glenn. – Tutti sappiamo che sei – Gli ultimi dei dieci piccoli ne-
un intellettuale. E lo abbiamo ac- gretti – commentò Cliff.
cettato. Ora lasciaci continuare. Jake si volse verso di me.
– Al contrario, Glenn – rispose – Vorrei qualcosa da bere, pre-
Cliff con un sorriso. – Il Coman- sidente – disse. – Fallo doppio.
dante Grever non lo sapeva. Ora Dio sa quanto ne ho bisogno.
sa che io sono un distruttore di Si lasciò cadere sull'unica pol-
idoli. Vero, Comandante? trona rimasta libera.

67
– Quello che ci stiamo doman- ra non sapete è che la stessa cosa
dando – disse Cliff – è chi sarà il è capitata a Herb.
prossimo. Anche tu sei compre- Cliff si girò di scatto verso di
so, Jake. Prima che tu suonassi il me.
campanello avevo proposto co- – Finiscila di scherzare, Phil. È
me candidato il Comandante stato ucciso a colpi di bottiglia da
Grever. Che ne pensi? un ubriacone di nome Peters, o
Jake lo fissò. Sembrava non ca- qualcosa di simile. Accidenti, sei
pire. Non lo avevo mai visto in stato tu a dirmelo.
quello stato. L'alcool e la notizia – Infatti. Quello che non ti ho
della morte di Herb sembravano detto è che aveva contratto lo
essere stati troppo forti per lui. stesso… chiamiamolo disturbo
Jake era appena di qualche anno finché non potremo dargli un
più anziano di tutti noi, aveva nome più appropriato, che aveva
circa quarantacinque anni, ma in colpito Poley ed Ernst. Quando è
quel momento aveva l’aspetto di stato ucciso stava cercando di
un vecchio. scoprire di cosa si trattava.
Decisi di interrompere lo Jake scosse la testa.
scherzo. – Non capisco – disse.
– Piantala Cliff. Abbiamo cose – Cosa, Jake?
più importanti da fare. – Dici che aveva contratto lo
– Quali, ad esempio? stesso disturbo, ma lui non si è
– Fare in modo di essere anco- ucciso.
ra vivi il prossimo anno in que- – È la verità, signor Hardy –
sto periodo. disse Grever. – Era diretto in
– Pensi che potremmo non es- macchina verso l'ospedale quan-
serlo? – chiese Jake. do finì la benzina. Allora fu co-
– Dobbiamo guardare in faccia stretto a uscire, e venne ucciso.
il pericolo – risposi. – Voglio che Stava andando ad analizzare la
tu sappia di cosa si tratta. sostanza alla quale lui attribuiva
– Oh, certo, siamo in pericolo – la sua condizione.
esclamò Cliff. – Obesità, atrofia e Glenn si passò una mano sulla
avidità. Sono tre pericoli. Dob- fronte.
biamo guardarli in faccia. Esami- – Mi spiace – disse – ma conti-
niamoli uno a uno cominciando nuo a non capire. Phil, per telefo-
dall'obesità. no ieri mi avevi detto che la gen-
– Cliff! – gridai. – Vuoi stare te poteva provare paura oppure
zitto, per favore? odio. Non mi avevi detto del de-
– Scusa. Dimenticavo che sei il siderio di uccidere.
presidente. Spiegai come più che di pau-
Lo fissai con uno sguardo geli- ra di trattasse di terrore, e
do, poi ripresi a parlare. come quell'odio potesse essere
– Ora, sappiamo perfettamente accanito. Raccontai come Terry
quello che è accaduto a Poley e McGowan avesse assalito suo
a Ernst. Quello che forse anco- padre, e come un uomo si fosse

68
avventato su Herb mentre stava è che lo stare in guardia è già
per portare a termine quelle ri- una difesa. Ora che conoscete
cerche che tanto ci interessava- l'aspetto del nemico non dovete
no. averne paura. Se vi dovesse ac-
– Herb disse che si trattava di cadere avvisate gli altri, avvisa-
una “atmosfera”. Un'atmosfera te me, ma non muovetevi di
di paura e di odio. Noi possia- casa. In casa vostra sarete al si-
mo solo immaginare quali do- curo. I vapori possono essere
vessero essere le emozioni ge- confinati. Io darò l'incarico a
nerate nelle persone che veniva- qualche persona esperta e cer-
no a contatto con questa atmo- cheremo di trovare un rimedio
sfera. Disse che era un vapore efficace.
liberato dal corpo… un gas dei Jake scosse la testa. I bicchieri
nervi che provocava quelle rea- bevuti lo avevano scosso.
zioni. – Non c'è ragione perché qual-
– In un certo senso – disse Gre- cuno abbia fatto questo ai mem-
ver – è qualcosa di simile a una bri del Club Quarantadue.
droga, un narcotico. Un narcotico – Cose come questa non hanno
non ha gli identici effetti su tutte mai una ragione – rispose Gre-
le persone. Gli effetti dipendono ver.
dalla struttura basilare della per- – L'avrebbe, se potessimo capi-
sonalità del soggetto. Rende vio- re – disse Cliff. – Ogni cosa
lente certe persone, e ne addor- avrebbe senso, sapendo. Anche
menta altre. la vita.
Poi quasi tutti si misero a Dissi che non potevamo essere
parlare, ed entrammo nel pieno certi che si fosse votato lo stermi-
di una discussione. Grever fu nio del Club Quarantadue. Noi
superbo. Non smise un attimo però avremmo fatto meglio a
di studiare i presenti, e fece a pensarlo.
tutti delle domande senza la- – Io vorrei non esserne con-
sciar capire quanto poco inge- taminato – disse Cliff con un
nue fossero. Io servii altri liquo- sogghigno. – La gente mi odia
ri, e tutti ci rilassammo un poco già.
i nervi. – È vero – ammise Glenn. – Nel
Lula si tolse le scarpe, Jake per- tuo caso sarebbe perfettamente
se il suo sguardo smarrito, e Cliff inutile.
divenne più umano. – Toccato – rispose Cliff. – Pen-
– Bene. Cosa dovremmo fare? – sate che mi sia naturale l'atmo-
chiese Jake a un tratto. – Ora sap- sfera che mi circonda?
piamo di cosa si tratta. Come ci si Questa frase ci fece tornare ai
potrebbe proteggere da questa… discorsi seri. Si parlò di quello
piaga? che si sapeva sul gas, o qualsia-
Grever ammise di non averne si altra cosa fosse, di quale fos-
la minima idea. se la distanza che poteva rag-
– Tutto quello che posso dire giungere, e ci meravigliò il fat-

69
to che non potesse oltrepassare i non ne deve avere la capacità. Se
battenti di una porta. tuttavia dovessi fare un nome,
– Dato che Herb ha detto trat- farei quello di Jake Hardy. Per-
tarsi di una “sostanza”, deve es- ché beve in quella maniera? Ci
sere qualcosa di tridimensionale deve essere una ragione.
– osservò Glenn. – Dico questo – Oh, c'è anche Lula – disse
per poter scartare l'idea delle Anne. – Prova risentimento verso
macchie solari e quella delle quelli sposati del gruppo che
onde di una stella lontana. hanno figli.
– Qualsiasi cosa fosse, Herb – È vero?
pensava che potesse venire ana- – No. Anne sta solo esponen-
lizzata – dissi. do quello che era stato un mio
– Qualcosa del frigorifero – pensiero. L'altro giorno le stavo
suggerì Lula. – Non ci sono forse spiegando per ipotesi come voi
dei gas nelle spirali? sareste potuto arrivare a una
– Colpisce solamente gli uomi- conclusione simile. Per la verità
ni – osservò Cliff. – Mi sembra non credo che Lula provasse ri-
una scortesia. sentimento verso Poley, Ernst o
Herb.
Si finì di parlare che era l'una – Sembrava piuttosto sconvol-
passata. E quando tutti furono ta. Nel nostro caso non c'è niente
andati, Grever, Anne e io ci ri- che escluda trattarsi di una don-
mettemmo a sedere guardandoci na.
irritati. Non era andata molto – Allora – esclamò Anne – ci
bene. Sembrava ridicolo pensare sono anch'io.
che una di quelle persone potes- – Li hai incontrati per la prima
se essere colpevole, e che volesse volta la sera della cena. Devi es-
continuare con gli altri. serti costruita un'abbondanza di
– Non so proprio cosa pensare motivi.
– disse Grever cupo. – Quell'Ellis – Se sono io – continuò Anne –
non è molto gradevole, ma an- voglio lasciarti per ultimo.
ch'io non penso che farebbe una Grever mi lanciò un'occhiata.
cosa del genere. – È vero. C'è sempre Philip De-
– Sembra che Clifford Ellis Moss.
gioisca a fare l'iconoclasta – disse – E speriamo ci sia per sempre
Anne. – Per lui, la peggior cosa al – dissi.
mondo è il sentimento in pubbli- – Siete stato voi? – mi doman-
co. Privatamente io credo che ab- dò lui.
bia dei sentimenti. Anch'io non – Parlate seriamente?
penso che sia capace di una cosa – Forse. Prendo in considera-
simile. zione tutte le possibilità. – Sorri-
– Be' – dissi – rimangono Jake se ad Anne. – Vi posso accompa-
Hardy e Glenn Klock. gnare a casa ora che vi ho allon-
– Il signor Klock non mi sem- tanato da quello che potrebbe es-
bra il tipo, e il signor Hardy sere vostro marito?

70
Ancora una volta ebbi un terri- Era vero, pensai con amarezza.
bile mal di testa. Rimasi seduto a Ma in quel momento ero ormai
pensare per circa un'altra ora. alzato e i ricordi della sera prece-
Ma, come al solito, non risolsi dente cominciarono a farsi strada
niente. Andai a letto. Avrei do- nella mia mente. E subito fui sve-
vuto restarci anche tutto il giorno glio.
seguente. Mentre facevo i movimenti au-
Fu il giorno più terribile della tomatici di ogni mattina, lavar-
mia vita. mi, radermi, indossare i vestiti,
movimenti che non richiedevano
concentrazione, cominciai a pen-
X sare ai discorsi della sera prece-
dente, alternandoli con il pensie-

I l giorno più terribile della mia


vita cominciò con una inno-
cenza ingannevole. Dormii mol-
ro di ciò che mi attendeva in uf-
ficio. Selma non mi avrebbe mai
perdonato il modo trascurato
to più di quanto non avessi in- con cui trattavo gli affari in quei
tenzione di fare, il che diede im- giorni. Anch'io non potevo per-
mediatamente una sensazione di donarmelo. Ma se c'era una ri-
normalità. Poi, quando l'occhiata sposta alle morti misteriose,
all'orologio mi disse che non sa- qualcuno doveva trovarla. Non
rebbe stato possibile dormire an- riuscivo a lasciare tutto il compi-
cora, feci appello a quel poco to a Grever.
che era rimasto della mia forza Tornai a pensare a Jake Hardy
di volontà e scesi dal letto. Que- (Grever era propenso a crederlo
sto per me è sempre il momento colpevole), ai Klock (certo Glenn
più scabroso della giornata; è il era il tipo tranquillo e sottomes-
momento in cui combatto il desi- so, ma Grever non aveva forse
derio di tornare fra le lenzuola, e detto che ci si doveva guardare
mandare all'inferno il mondo in- dai tipi di studiosi?), e Clifford
tero, e in cui cerco di radunare le Ellis (per quanto sarcastici si pos-
forze per affrontare la giornata. sa essere, si vorrebbe il male de-
Naturalmente riesco sempre a gli amici?). Poi c'era Lula, forse
vincere, la parte combattiva di lei aveva un motivo, e Anne (no,
me inevitabilmente riesce a scac- assolutamente no, Anne non po-
ciare dal pensiero le delizie del teva essere). E cosa dire della si-
sonno. gnora Mollinauer, della signora
“Un giorno” pensai quella Poley e della signora Lincoln?
mattina, “riuscirai a volgere le Non avevamo pensato a loro. Po-
spalle alle necessità della vita e tevano essere colpevoli quanto
ritornare a letto. Ma non potrai Lula. Non era impossibile. Im-
mai farlo se ora non ti lanci nella probabile forse, ma non impossi-
lotta”. Poi pensai: “Ma non è for- bile.
se quello che tu ripeti ogni gior- Poi mi presi in giro. Supposi
no?”. che un uomo fosse ucciso da un

71
frammento di meteora precipita- No, non aveva detto niente a
to dal cielo. Poteva venire colpito questo proposito. Lui era più in-
mentre camminava in mezzo a teressato all'aspetto scientifico
una strada, e venir passato da del problema. Cos'era? Forse ap-
parte a parte. Forse avrebbe con- punto un frammento di meteora?
tinuato ad avanzare vacillando “Calma” mi dissi, mentre da-
per circa mezzo isolato. Forse vanti allo specchio annodavo la
prima di morire si sarebbe anco- cravatta. “Di questo passo, la
ra trascinato steso a terra. La po- prossima possibilità cui penserai
lizia si sarebbe messa in moto. Il sarà di nuovo quella dei piccoli
foro che aveva trapassato quel- mostri verdi con pistole a raggi e
l'uomo, chiamiamolo Joe Smith, dio sa cos'altro. Dimentica i
poteva essere identico a quello di frammenti di meteora”.
una calibro 38. Sarebbe stato un Mi accorsi di aver impiegato
delitto mai risolto. O forse qual- parecchio a prepararmi e di non
cuno sarebbe stato condannato, aver più tempo per la colazione.
magari un tale passato per caso Pazienza, avrei preso qualcosa al
di lì e che qualche ora prima ave- bar. Misi il soprabito e uscii dal-
va sparato con la sua rivoltella la porta posteriore per raggiun-
contro qualcosa, un topo, per gere la macchina. Entrando in
esempio. garage mi accorsi di fissare lo
E a compiere il misfatto era sguardo sul radiatore della
stata invece una piccola meteori- Chevvy. Non vi erano fori pro-
te. dotti da frammenti di meteora
“Non sarebbe fantastico?” mi calibro 38. Provai un senso di
domandai. sollievo. Salii in macchina e pre-
“Incredibile” risposi. sto mi trovai in mezzo al traffico
Poi pensai. Frammenti di me- di Los Angeles.
teore possono benissimo cadere Dato che ero uscito di casa un
sulla Terra. Ricordavo di aver vi- po' prima del solito, non avevo
sto la fotografia del radiatore di perso tempo a mangiare, trovai il
una macchina perforato da un posteggio accanto al mio ufficio
frammento di meteora che aveva quasi deserto. Spinsi la macchina
lasciato un foro del tutto simile a in uno spazio libero verso il fon-
quello che avrebbe prodotto un do. Avrebbe evitato un gran nu-
proiettile da 38. Così almeno di- mero di colpi sui paraurti. Mi
ceva il giornale. sentii soddisfatto, e considerai
Poteva anche essere, mi dissi, l'opportunità di uscire ogni mat-
che noi cercassimo qualcosa o tina con un certo anticipo. Gus, il
qualcuno dove non c’era assolu- custode del posteggio, non era
tamente niente da cercare. Però visibile da nessuna parte. Forse
Herb, prima di morire, aveva era in qualche bar a prendere un
detto di aver svelato il mistero. caffè. Comunque, conosceva la
Ma, un momento, aveva accenna- mia macchina, e non avrei avuto
to all'esistenza di un colpevole? difficoltà.

72
M'incamminai verso il “Pento- Adesso io.
la di Rame”. Dove avessero pe- Sì. Ora era toccata a un certo
scato il nome di quel locale non avvocato di nome Philip DeMoss,
l'avevo mai capito, dato che pen- un giovane avvocato normalmen-
tole di rame non se ne vedeva te occupato nel suo lavoro.
da nessuna parte. Neppure di- A giudicare dall'aspetto del-
pinte. l'uomo che mi si stava avvicinan-
Fui piacevolmente sorpreso di do, non avrei avuto molto tempo.
trovare il locale affollato. E co- Sarei morto prima di aver avuto
minciai a pregustare la colazione il tempo di fare qualche esperien-
che avrei ordinata. Era bello esse- za.
re vivi. I frammenti di meteora e Dovevo allontanarmi dal loca-
la paura erano cose ormai quasi le. Aprii la porta, uscii nella stra-
dimenticate. da e subito richiusi la porta alle
Ma non appena ebbi chiusa la mie spalle. Poi cominciai a cam-
porta alle mie spalle i tre uomini minare lungo la strada illumina-
che erano in piedi vicino all'in- ta dal sole. Non di corsa. Con
gresso si girarono di scatto verso passo leggero. Aspettavo di udi-
di me. re il rumore della porta del “Pen-
tola di Rame” che si apriva. Solo
Mai avevo visto sul volto di allora avrei cominciato a fuggire.
essere umano il terrore che si di- Volevo risparmiare il fiato. Però
pinse sul volto del cameriere. la porta non venne aperta.
Lasciò cadere la tazzina che Il mio cervello cominciò a la-
stringeva in mano e mi fissò con vorare freneticamente per trova-
gli occhi sbarrati, pallido in vol- re una soluzione. Dovevo rag-
to. giungere il mio appartamento.
Uno degli altri contorse la fac- Grever aveva detto di non usci-
cia per la rabbia. Continuava a re. Lui avrebbe mandato qualcu-
masticare il cibo che aveva porta- no a sorvegliare la casa, e un
to alla bocca ma gli occhi mi fis- esperto che potesse studiare il
savano pieni di odio. E cominciò fenomeno. Una persona in grado
ad avanzare verso di me con il di trovare una risposta al proble-
passo della persona che si prepa- ma. Così aveva detto. Ma io ero
ra a lottare, con le braccia penzo- uscito di casa. Cosa potevo fare?
loni lungo i fianchi. “Tornare a casa, stupido” mi
Avrei voluto restare per assi- dissi.
stere alla fine della scena, ma su- Poi subito mi venne in mente
bito il campanello d'allarme co- che per prima cosa avrei dovuto
minciò a squillare nel cervello. mettermi in contatto con Grever.
L'avevo. Certo, certo, dovevo mettermi in
Qualunque cosa fosse, io l'ave- contatto con lui. Ma come fare?
vo. Non potevo certo raggiungere gli
Prima Poley, poi Ernst, poi uffici della polizia. Lungo la
Herb. strada avrei potuto incontrare

73
qualcuno intenzionato a colpirmi della casa. Mi fermai un attimo.
con una bottiglia di vino. E al po- Non c'era nessuno, così ap-
sto di polizia non sarei stato cer- profittai per recuperare fiato.
to accolto in maniera diversa da Non si udivano né sirene, né ru-
come era avvenuto al bar. Se la more di folla. E nessuno aveva
moglie di Poley non poteva stare imboccato il passaggio dopo di
vicino al marito, come potevo me.
aspettarmi considerazione da Ero stato fortunato. Mi resi
persone che non mi conosceva- conto però che avrei dovuto sta-
no? re molto attento se volevo rag-
“Prendi la macchina”. Ecco, giungere la macchina. Un altro
certo. L'avevo messa al posteg- paio di grida femminili e mi sa-
gio. Dovevo raggiungerla, corre- rebbe stato impossibile allonta-
re a casa e rimanervi rinchiuso. narmi.
Forse avrei potuto fare quello Quando ebbi ricuperato il fia-
che anche Herb aveva fatto. Co- to cercai di immaginare da che
minciare uno studio logico della parte potesse essere il posteggio.
situazione e scoprire cosa fosse. Avrebbe dovuto trovarsi in
Se c'era riuscito Herb, perché non mezzo alle case che avevo alle
avrei potuto fare altrettanto? spalle. Ma gli edifici erano fitti
Girai attorno all'isolato. Diver- uno accanto all'altro, e si vede-
se volte passai accanto a persone vano solo retri di negozi. Decisi
che reagivano violentemente. di tornare nella direzione da cui
Una giovane donna, molto cari- ero venuto seguendo il vialetto
na, si fermò alcuni passi di fronte che si allungava parallelo alla
a me e portando le mani alla boc- strada che avevo percorsa prima
ca si lasciò sfuggire il grido più di imboccare il vicolo. Comin-
agghiacciante che avessi mai udi- ciai a camminare lentamente.
to. Avevo fame. E i nervi erano tesi
Allora cominciai a correre. L'e- allo spasimo. Non potevo imma-
co di quel grido continuava a ri- ginare quando avrei incontrato
suonarmi nelle orecchie. Los An- nuovamente un passante e mi
geles in pieno giorno. Un uomo chiedevo se questi avrebbe pro-
che corre. Una ragazza che grida. vato paura o odio.
Ho detto che correvo? Pratica- Ero circa a trenta metri dalla
mente volavo. Se mi fossi ferma- fine del viale. Potevo vedere le
to, se avessi permesso che la gen- macchine che correvano nella
te mi circondasse, non potevo strada principale, e dato che an-
immaginare cosa sarebbe acca- davano tutte nella stessa direzio-
duto. O meglio, potevo immagi- ne immaginai dovesse essere una
narlo benissimo ma non ci vole- strada a senso unico. Ma non riu-
vo pensare. scii a ricordare quale strada fos-
C'era uno stretto passaggio tra se.
due palazzi. L'imboccai, e di cor- Fu allora che vidi il cane. O
sa raggiunsi la parte posteriore fu il cane che vide me. Stava

74
passando nella via principale, la che saliva. Quello che volevo
sentì la mia presenza e si fer- era una scala di discesa.
mò all'imbocco del vialetto. Poi Una delle porte si aprì. Ne
udii un latrato, e vidi il cane uscì una ragazza bionda. Come
lanciarsi a tutta velocità verso mi vide cominciò a gridare. Ri-
di me. manemmo immobili un attimo.
Cominciai a correre, ma l'ani- Io a fissarla, lei a gridare. Avrei
male mi fu addosso prima che dovuto ricominciare a correre,
potessi andare molto lontano. Mi ma qualcosa dentro di me mi
azzannò una gamba, ma era tan- disse che avrei avuto delle diffi-
ta la violenza della corsa che coltà se avessi lasciato quella ra-
perse la presa e cadde a terra. gazza in quel luogo. Così credo
Ma subito, con una frenesia di di aver agito d'istinto. Alzai il
gambe in movimento, tornò ad pugno e la colpii duramente al
avventarsi e mi afferrò alla cavi- volto. Ebbe per un attimo una
glia. Io non rimasi a guardare. espressione di stupore, poi di
Girai attorno lo sguardo, e vista smarrimento. E alla fine cadde a
una porta mi diressi a quella terra svenuta.
volta, trascinando il cane. Cercai Sollevai il corpo della ragazza
di entrare ma l'animale non mol- e lo spinsi nella stanza da cui era
lava la presa. Allora mi dissi che uscita, poi richiusi la porta.
quello non era il momento di Qualcuno stava salendo, e in
usare le buone maniere. Con il tutta la casa si sentiva una strana
piede libero colpii il cane alla agitazione. La bionda aveva un
mascella. buon paio di polmoni e il grido
E chiusi la porta. Fuori, il cane che aveva lanciato cominciava a
guaiva di rabbia e di dolore. Mi preoccuparmi. Ricordai la scala
fermai un attimo per riprendere che saliva, e d'un balzo la rag-
fiato. Una rapida ispezione mi giunsi. Al terzo piano trovai un
mostrò un paio di pantaloni a corridoio simile a quello del pia-
brandelli, però non vedevo san- no di sotto, solo che su un lato si
gue. Potevo ritenermi fortunato. apriva una fila di finestre. Sem-
Poi mi guardai attorno. Gradini. bravano spalancate sul vuoto.
Cominciai a salire. Non potevo Quando però le ebbi raggiunte
uscire dalla porta per cui ero en- vidi che poco sotto il davanzale
trato, il cane poteva essersi appo- si stendeva il tetto a terrazzo del-
stato lì vicino. Ma dov'era il po- la casa accanto. E, dato che non
steggio? E cosa stavo facendo vi erano altre scale da salire,
ora? Cosa sarebbe accaduto se aprii una delle finestre e mi la-
avessi incontrato qualcuno? sciai cadere sul tetto.
Mi trovai al primo piano. Un Mi sentivo come un delinquen-
corridoio voltava bruscamente a te braccato. Non avrei dovuto
destra. Lo percorsi passando da- colpire la bionda. Era stato uno
vanti a diverse porte, e alla fine sbaglio. Questo mi diceva la mia
mi trovai ai piedi di un'altra sca- mente di avvocato. Ed ero piena-

75
mente d'accordo. Però poteva es- gio. Ma dov'era? Cercai di rico-
sersi trattato di legittima difesa. struire tutta la strada che avevo
Ma era meglio smettere di pensa- percorsa. Era mai possibile che
re a quello che avevo fatto. Il una persona potesse trovarsi così
problema era come uscire da disorientata per aver abbandona-
quella situazione. Mi avvicinai al to una strada conosciuta?
davanzale verso il fronte della Cani. Cercai di tenermi lonta-
casa, e osservai il traffico norma- no. Passai di fronte a diversi ne-
le che si svolgeva sotto di me. gozi. Fortunatamente, in quell'o-
Non volli guardare dalla parte ra del mattino la strada era quasi
del vicolo. Il cane poteva ancora deserta.
essere appostato accanto alla Vidi un tale che stava lavando
porta. il vetro della vetrina. Non volli
Vidi una botola al centro del correre rischi e attraversai di
terrazzo. Mi avvicinai e cercai di corsa la strada provocando uno
sollevarla. Si mosse, ma non vol- stridore di freni. L'uomo mi
le aprirsi. In quel momento udii guardò curiosamente. Ma io con-
alcune voci, e nel riquadro della tinuai a camminare. Non c'era
finestra dalla quale ero appena nessuno su quel lato della stra-
saltato comparve la figura di un da.
uomo. Alle sue spalle la bionda Un telefono… Se solo mi fosse
mi stava indicando con mano tre- stato possibile mettermi in contat-
mante. Allora diedi uno strattone to con Grever! Avrebbe potuto
con tutte le forze. E la botola si mandarmi una macchina e la-
aprì. sciarla a mia disposizione con il
Comparve una scala di legno. motore acceso. Avrebbe capito. Io
Cominciai a scendere, e nello avrei potuto raggiungere il mio
stesso istante tornai a chiedermi appartamento. Più tardi lo avrei
dove diavolo potesse essere il ringraziato e lui avrebbe potuto
posteggio. Nel corridoio del pia- mandare qualcuno a ritirare la
no si aprì una porta e un uomo macchina. Ecco quello che dovevo
mi fissò. Aveva un'espressione fare. Mi serviva un gettone.
atterrita. Ne fui felice, se così si Cercai in tasca. Neppure uno.
può dire, perché anch'io ero nel- In quel momento vidi due per-
la sua stessa condizione. Chiuse sone che, discutendo animata-
la porta di scatto, e io ne appro- mente, mi venivano incontro.
fittai per scendere le scale di cor- Bene, mi dissi, ora sapevo come
sa finché non mi ritrovai nella dovevo fare. Attraversai rapido
strada. la strada. Ma ecco comparire al-
Le macchine correvano veloci, l'angolo due ragazzi con un cane
molto più veloci di quello che dall'aspetto del tutto innocuo. Mi
non fosse sembrato dal tetto. C'e- voltai. Un uomo stava venendo
ra il sole, e la strada era deserta. verso di me.
Cominciai a camminare. Volevo a Alla mia sinistra vidi uno dei
tutti i costi raggiungere il posteg- passaggi che si aprivano in mez-

76
zo alle case. Subito lo imboccai picai su per il muro per sfuggire
sperando di non incontrare nes- al cane. Devo essere stato molto
suno. Ma era scritto che non do- veloce, perché non persi altri
vesse essere così. All'estremità pezzi di pantalone. In un solo
del vicolo andai a urtare contro tempo piombai nel locale al qua-
un tipo molto grasso intento a la- le apparteneva la finestra.
vorare accanto a una porta. Caddi a terra con un tonfo.
Il grassone mi fissò. Poi raccol- Non sapevo dove mi trovassi, ma
se da terra un pesante secchiello il luogo era tranquillo e fresco.
e cominciò a farlo roteare nell'a- Un luogo pieno di pace.
ria. Indietreggiai. Ma lui mi ten- Ricordo d'aver pensato che era
ne dietro. Aveva gli occhi iniet- un bel posto. Poi svenni.
tati di sangue, e si capiva che
aveva desiderio di uccidere. Il
secchiello, penso fosse pieno di XI
vernice, andò a urtare con un
tonfo contro la parete della casa
e sfuggì di mano ai mio aggres-
sore.
D a qualche parte gocciolava
dell'acqua. Se fosse stato un
rumore regolare probabilmente
Allora cercai di tenerlo lonta- mi avrebbe cullato e basta, ma
no, e con un pugno lo colpii alla l'irregolarità di quel suono mi
spalla. Ma mi fu subito addosso. portò alla realtà e mi fece capire
Il suo pugno mi colpì alla ma- che qualcosa non andava. Che
scella. Caddi a terra e vidi il non ero nel mio letto, ad esem-
grassone che con un grido si sta- pio. Poi i pensieri si fecero più
va lanciando su di me. Allungai lucidi. Non era il mio letto! Anzi,
un piede per farlo inciampare, e quello non era affatto un letto!
il mio nemico cadde, urtando la Mi svegliai completamente e
testa contro la mia. cominciai a massaggiarmi i mu-
La mente mi si offuscò. Ricor- scoli indolenziti. Girai lo sguardo
do di essermi alzato con fatica. Il attorno, e nell'oscurità potei di-
sangue mi copriva gli occhi, e stinguere il rettangolo grigio del-
non potevo vedere. Ma potevo la finestra.
sentire. Mi giunse alle orecchie il Ero caduto in quella finestra.
latrato furioso di un cane, e gi- Be', non esattamente. Mi ero lan-
randomi vidi confusamente la ciato attraverso la finestra per
massa del grassone ancora steso sfuggire all'assalto del cane.
a terra e qualcosa di marrone che La mascella mi doleva. Ricor-
si avvicinava velocemente dal dai il secchiello. Poi mi chiesi se
fondo del vicolo. il grassone fosse ancora nel vico-
Non so come feci a vederla, lo come lo avevo lasciato. E io,
ma scorsi una finestra che si dov'ero caduto? Quello non era
apriva a poca altezza dalla stra- pavimento.
da. Ricordo come mi afferrai a Tastai attorno. Cartoni. Ero ca-
quel davanzale, come mi arram- duto su una pila di grosse sca-

77
tole. Lentamente cominciai a netrarmi nella carne. Alla fine
muovermi, e con cautela scesi, riuscii a liberarmi, ma mi ero
una scatola dopo l'altra, finché guadagnato una infinità di graffi
mi trovai sul pavimento. Solo al- alle mani, al collo e alla faccia.
lora mi ricordai dei cerini che Avevo gettato il gatto distante
avevo in tasca. ma alla luce della luna lo vidi
Ne accesi uno, e il locale si illu- inarcare la schiena e tornare ad
minò debolmente. Un magazzino avventarsi su di me.
pieno di casse di birra. Io mi tro- Allora mi misi a correre. Non
vavo accanto a una porta. Sul avevo mai pensato che i gatti po-
fondo del locale vidi un lavandi- tessero essere così veloci. Rimase
no. Mi accorsi di aver sete. Subi- per un pezzo alle mie calcagna e
to però mi resi conto che qualcu- fui costretto a colpirlo duramen-
no avrebbe potuto udire il rumo- te, con calci, per potermi libera-
re dell'acqua che scorreva. Una re. Poi ripresi a correre come il
birra allora, anche calda! Qualcu- vento. Passai di fronte a negozi
no aveva provvidenzialmente at- illuminati, accanto a macchine,
taccato alla parete un apribotti- accanto a gente che si era messa
glie, così ne aprii e ne bevvi una. a gridare. Poi imboccai un'altra
Era buona. Ne bevvi un'altra. strada. Era deserta e oscura.
Due bottiglie di birra in una gior- Continuai a correre. Correre!
nata non era molto. Ma mi senti- Correre! E non vidi l'ostacolo
vo bene. Tornai ad arrampicarmi contro cui andai a battere la te-
sulla catasta di casse per uscire sta.
dalla finestra da cui ero entrato. Quando mi svegliai la luna era
In un attimo di umorismo pensai scomparsa. Ero tutto indolenzito
che avrei dovuto tener presente e la testa mi girava. Questa volta
quel posto. Per venire a prendere ripresi conoscenza molto più len-
di tanto in tanto qualche cassa di tamente. Non potevo vedere con
birra. molta chiarezza, tuttavia mi al-
Fui molto stupito di scorgere zai, e vacillando cominciai a
la luna, mi venne la curiosità di camminare. Ero pronto a morire.
sapere che ora fosse. Ma in Vidi un cane. Ma sembrò non ac-
quella penombra non mi riuscì corgersi di me. Era un cane buo-
di distinguere le lancette con no. Il migliore dei cani. Raggiun-
esattezza. Potevano essere sia le si una strada illuminata e la im-
dieci e dieci come le due meno boccai. Non mi importava che
dieci. strada fosse.
E raggiunsi il posteggio.
Rimasi immobile come uno Vidi la mia macchina, l'unica,
stupido in mezzo al vicolo quan- nel luogo dove l'avevo lasciata.
do una sagoma scura uscì dall'o- Non avevo mai visto altro al
scurità e mi si avventò al collo. mondo con tanto piacere. La rag-
Cercai di scuotermi l'animale di giunsi vacillando, aprii la portie-
dosso ma sentii le sue unghie pe- ra e montai. Per la prima vol-

78
ta, dopo quante ore?, io mi senti- sa, non riuscivo a capire perché
vo salvo. Salvo! Amavo la mia non lo facesse. Che fosse stato
macchina. Era meravigliosa. Una tutto un incubo?
fortezza. La più bella, scassata Ma Gus non si mosse. Rimane-
macchina di questo mondo. va accanto alla macchina, compo-
Con dita tremanti cominciai a sto nella sua uniforme. Non era
cercare le chiavi nelle varie ta- impaurito. E non era in preda
sche. Ma, cosa molto divertente, alla collera.
sebbene avessi molte tasche, non – Gus – riuscii a biascicare – ti
trovai niente in nessuna. Erano voglio un gran bene.
completamente vuote. – Signor DeMoss, come vi sen-
Ricordo che mi venne voglia di tite?
piangere. Malconcio, abbattuto, – Non gridare – dissi portan-
solo nella mia adorata macchina, domi le mani alla testa.
prigioniero in essa. Prigioniero – Ma io non sto gridando, si-
nel mio castello. gnor DeMoss.
“Ma sono salvo” mi dissi men- Era giorno. Che giorno era?
tre mi lasciavo cadere sui cuscini Che ora? Spostai il braccio per
per dormire. “Sono salvo”. guardar l'orologio. Era scompar-
so. Cos'era accaduto al mio oro-
La voce venne da molto distan- logio? Osservai meglio e notai la
te. Era come se mi parlasse dal- pelle leggermente più chiara nel
l'altra parte dell'oceano attraver- punto che era stato coperto dal
so uno dei primi cavi telefonici. cinturino.
La voce mi diceva: “Signor De- – Signor DeMoss, dovete aver
Moss. Signor DeMoss! Svegliate- passato una nottataccia!
vi!”. Allontanai dalla spalla la Per qualche ragione quelle pa-
mano che mi stava scuotendo. role mi fecero ridere. E avrei con-
Volevo dormire. Ma la mano era tinuato a ridere in quel modo
insistente. E la voce pure. Non se isterico se il riso non mi avesse
ne sarebbero mai andate? fatto dolere il capo. Guardai l'uo-
– Signor DeMoss! mo che mi stava accanto. Era ve-
Dovevo guardare chi era. Mi ramente preoccupato.
mossi borbottando. Alla fine riu- – Lascia che te lo ripeta, Gus.
scii ad afferrarmi a qualcosa e mi Ti voglio bene.
sollevai. Poi aprii gli occhi. La – Non vi è ancora passata, ve-
luce del giorno mi colpì violente- ro?
mente. – No, è passata. Che ora è?
Vidi Gus, il custode del posteg- – Le sei e qualcosa. Sono venu-
gio, accanto alla porta aperta del- to al posteggio e vi ho visto. Ave-
la macchina. Aspettai che gridas- te passato qui tutta la notte?
se con orrore o che cercasse di – Penso di sì. – Perché cercar di
colpirmi con qualche chiave ingle- dargli una spiegazione?
se, e francamente, ricordando la – Siete in grado di guidare?
terribile notte che avevo trascor- – Certo. – Mi sarebbe costato

79
un grande sforzo, ma mi sentivo – Soprattutto con i cani e con i
in grado di guidare. Solo che gatti.
non avevo le chiavi. Niente oro- – Perché non andate a casa con
logio, niente chiavi, niente porta- un taxi? – chiese Gus. – Vi ac-
foglio, niente di niente. Tranne i compagnerei io, ma non posso
vestiti che indossavo, ed erano abbandonare il posteggio.
ridotti a brandelli. – Posso gui- Dissi che non avevo un soldo
dare – dissi – ma non ho le chia- in tasca, e lui mi porse dieci dol-
vi. lari.
– Accidenti che notte – disse – So che me li renderete – dis-
Gus scuotendo la testa. – Non se. Poi sorrise. – A ogni modo mi
penso di aver mai visto nessuno rimane la vostra macchina.
nel vostro stato. Siete sicuro di Non credo che l'autista del taxi
non aver le chiavi? mi avrebbe portato a casa se non
– Sì. – Con la lingua mi accorsi avesse visto i dieci dollari che
di aver perso un dente, e mi do- avevo in mano. Poi, durante tut-
mandai come poteva essere acca- to il percorso continuò a fissarmi
duto. attraverso lo specchietto. Però
– Gus, mi puoi portare una taz- non disse una parola.
za di caffè? M'incamminai verso la porta.
– Certo, signor DeMoss. Aspet- Non mi importava del mio aspet-
tate qui. Ah, se fossi in voi chiu- to. Ero felice di essere tornato a
derei la porta della macchina. casa. Sapevo che avrei avuto an-
cora qualche difficoltà dal mo-
Feci come aveva consigliato. mento che avevo perso la chiave,
Gus fu di ritorno con due tazze ma quello non mi parve un pro-
di cartone nel giro di pochi mi- blema insormontabile. Cercai
nuti. Il caffè era caldo, e mi Hoskins, il portiere, e gli permisi
scottò le dita e le labbra. Ma era di fissarmi per un attimo con gli
buono. Potei sentire la forza che occhi spalancati.
mi stava tornando nei muscoli e – Ho perso la chiave – dissi alla
nei nervi. Poi volli guardarmi fine.
nello specchietto della macchina. – Vi hanno cercato, signor De-
Non avevo certo un bell'aspetto. Moss.
Sulla guancia spiccava un gros- Chi? Grever probabilmente.
so livido, la faccia era tutta rico- – Ieri sera ho lasciato entrare la
perta di graffi, e avevo un ma- signorina – riprese il portiere. –
gnifico occhio nero. Le mani Non siete rientrato?
sembravano quelle di un carbo- – La signorina?
naio. – Certo. Apriremo con la mia
– C'è tutto il sedile sporco di chiave. Forse è ancora qui.
sangue. Vi siete per caso picchia- C'era. Anne stava dormendo
to con qualcuno? sdraiata sul divano. Il più bel
Cercai di sorridere. Ma i graffi quadro che avessi mai visto. Ho-
sul volto mi fecero male. skins fece l'atto di entrare, ma

80
io scossi la testa e richiusi la por- – Il vestito è lacero.
ta, escludendolo. Non m'impor- – L'unica cosa intatta di me è la
tava di quello che avrebbe potuto mia psiche.
pensare. Mi aiutò a togliere il soprabi-
Lo scatto della porta che si ri- to.
chiudeva svegliò Anne. Aprì gli – Devi cambiarti, devi farti un
occhi e mi fissò. Poi balzò a sede- bagno.
re e spalancò gli occhi. – Certo, però prima voglio ri-
– Phil! – Poi me la trovai fra le cuperare un po' di forze. Non
braccia. – Oh, Phil! Cosa ti è suc- mangio dall'altro ieri sera.
cesso? – Oh, Phil! – Si galvanizzò nel-
Il dolore che mi procurava il l'azione. Dimenticò completamen-
suo abbraccio era grande, ma il te il mio aspetto, mi accompagnò
mio amore per lei era più grande in cucina e insistette che le rac-
ancora. contassi ciò che era accaduto
– Calma, cara – dissi scostan- mentre lei avrebbe preparato la
dola dolcemente. colazione. Era bello sedere in cu-
– Sei ferito! cina con Anne che si affaccendava
– Ferito, ma non vinto – dissi tra i fornelli, e io, per non lasciarla
scherzando. più a lungo nel dubbio, le raccon-
tai ogni cosa. Ogni tanto la senti- Quarantadue che gli telefonava-
vo esclamare: “Oh, caro” e “Ma no ogni ora per avere notizie. Poi
è terribile!” e diverse volte mi disse che ci avrebbe subito rag-
venne vicino per stringermi la giunti con un medico. Queste
testa tra le mani. Anne era una cose Anne me le comunicò attra-
ragazza meravigliosa. Se ne verso la porta del bagno.
avessi avuto qualche dubbio, Ero molto conciato ma pensai
cosa che non era, quella mattina di non aver alcun osso rotto.
sarebbe stato completamente Uscii dal bagno con bende, gar-
cancellato. za, cerotti e disinfettante. E Anne
Poi, mentre mangiavo, mi rac- mi medicò tutte le ferite.
contò che Grever aveva cercato – Qualcuno ti deve aver dato
di mettersi in contatto con me, e dei calci – disse, osservando il li-
che le aveva telefonato quando vido che avevo accanto alla boc-
aveva saputo da Selma che non ca.
ero andato in ufficio. – Devo essere stato colpito
– Era terribilmente preoccupa- mentre ero svenuto. Ho perso
to. E io pure. Così ieri sera sono anche un dente. E non ho più
venuta qui per aspettarti. E Gre- nemmeno l'orologio.
ver ha continuato a telefonare. – Povero caro – disse avvici-
Mi disse che la polizia aveva nandosi.
cominciato a cercarmi e che Avevo sperato che lo facesse.
Glenn Klock, Clifford Ellis, e Jake La colazione mi aveva ridato for-
Hardy avevano iniziato delle in- za, e potei stringerla fra le brac-
dagini per conto loro. Poi im- cia.
provvisamente si interruppe. – Hai la barba lunga.
– Se ne sei stato colpito, ora – Ora mi rado.
però non hai più niente. – Gli oc- – Non ti preoccupare per me.
chi le si illuminarono. – È già Inoltre con tutti quei graffi ti sarà
qualcosa. molto difficile.
– È tutto – dissi. – Non potrei – Riacquisterò almeno un
essere qui se ancora ne fossi col- aspetto da uomo civile. Non mi
pito. sembro io in questo stato. E ora
– So che deve essere stata una sta per venire Grever.
cosa orribile. Cosa pensi che sia – E il dottore.
stato? – Non ne ho bisogno.
Le dissi che non ne avevo la – Non puoi dirlo, Phil. Sei stato
più pallida idea, poi cominciam- ferito piuttosto seriamente.
mo a fare delle congetture. Ma La baciai. Poi dissi che sarei
non si venne a capo di nulla. stato subito di ritorno, e rientrai
in bagno. Non fu molto facile ra-
Mentre facevo il bagno Anne dere la barba. Probabilmente
chiamò Grever. Questi le disse avrei fatto molto più in fretta con
che si sarebbe messo in contatto un rasoio elettrico. Ma alla fine
con gli altri membri del Club ci riuscii, e il mio aspetto mi-

82
gliorò sensibilmente. La lozione quello che gli altri dovevano pro-
dopo-barba entrò nei graffi e nel- vare per me, e per alcuni istanti
le ferite, e il mio volto rimase me ne diedi la colpa. Non avrei
contorto in una smorfia di dolore potuto continuare così. Assoluta-
finché tutto lentamente non pas- mente non avrei potuto.
sò. Ero tutto coperto di sudore, e Provavo quello che Poley dove-
avrei fatto volentieri un altro ba- va aver provato. E anche Ernst.
gno. Ma tutto passò. Il buon senso
Ero completamente imprepara- mi disse che niente mi sarebbe
to a quello che accadde quando accaduto fintanto che fossi rima-
entrai nel soggiorno per mostrare sto in casa. E fui di nuovo Philip
ad Anne come fosse migliorato il DeMoss.
mio aspetto. Mi avvicinai alla finestra. In
Si alzò dalla poltrona e mi fis- strada Anne stava parlando con
sò. Portò le mani alla gola e agitò due persone. Uno doveva essere
le labbra. Era terrorizzata. Grever, c'era una macchina della
– No, Phil! Phil! – gridò quan- polizia accanto, l'altro probabil-
do feci un passo verso di lei. Poi, mente era il dottore. Sì, era il dot-
con gli occhi sbarrati, cominciò a tore. Stringeva una valigetta nera
retrocedere verso la porta d'in- tra le mani.
gresso. – Ti prego! Stai fermo, Anne stava parlando e faceva
Phil! – Soffocando un grido aprì dei gesti. Grever annuì poi solle-
il battente. Poi la porta si richiuse vò lo sguardo verso la finestra.
alle sue spalle. Non sapevo se mi avesse visto,
comunque feci un gesto di salu-
to. E Grever rispose. Poi, con mia
XII sorpresa, vidi lui e il dottore sali-
re in macchina e allontanarsi.

A ncora. Poche ore prima ne


ero libero. Avevo parlato
con Gus, e lui non aveva notato
Non riuscivo a capire. Anne ri-
mase alcuni istanti con gli occhi
fissi sulla macchina che si allon-
altro che il mio aspetto malcon- tanava poi tornò verso l'edificio.
cio. E Anne era stata qui, aveva- Sperai che non salisse, ma poco
mo parlato, e lei aveva preparato dopo la sentii fermarsi dietro la
la colazione. Ora la “cosa” era porta.
tornata. E con tutta la forza, a – Phil?
giudicare dalla reazione di Anne. – Sì. Dov'è andato Grever?
Ebbi paura. E divenne terrore – Gli ho detto che stavi bene
quando ripensai ai terribili mo- ma che improvvisamente hai
menti trascorsi la notte preceden- avuto una ricaduta. Posso entra-
te, la corsa folle, l'attacco del gras- re?
sone, dei cani, dei gatti. Il cuo- – No. È meglio che tu stia fuo-
re cominciò a battere con violen- ri. La porta impedisce che la mia
za e mi accorsi di sudare copio- atmosfera ti raggiunga. Dov'è an-
samente. Ora sapevo esattamente dato Grever?

83
– A un telefono in fondo alla cosa. Ho pensato che fosse me-
strada. glio telefonare. Pensate di aver
– Oh! bisogno della protezione della
Una pausa. Mi chiesi cosa stes- polizia?
se facendo Anne. – Il mio più grande nemico
– Stai bene, Phil? – mi doman- sono io stesso.
dò dopo qualche istante. – Dovete stare tranquillo e non
– Sto bene. Ma è la cosa più uscire.
maledetta che mi sia mai capita- – Dopo ciò che ho passato la
ta. notte scorsa, siatene certo.
Improvvisamente desiderai fu- – Bene.
mare. Ma anche la pipa era scom- Poi volle sapere quello che era
parsa. Be', ne avevo delle altre. accaduto. Non trascurai nessun
– Vado a prendere una pipa – dettaglio, ma mentre parlavo mi
dissi. – Con la pipa riesco a pen- sembrò che fossero eccessivi.
sare meglio. Tutti quei fatti potevano essere
– Sii prudente – raccomandò accaduti veramente? Mi chiesi se
Anne. – È chiusa la porta di ser- mi avrebbe creduto.
vizio? – Lasciate che afferri bene –
– La lascio sempre chiusa. Do- disse, quando ebbi finito. – Que-
vrebbe esserlo ancora. sta mattina, fino a pochi minuti
– Non far entrare nessuno. fa, voi stavate bene. Esatto?
Grever vuole che non entri nes- ~ Esatto.
suno. – Quindi, gli effetti devono
– Bene. – Tornai nella camera svanire durante la giornata.
da letto e presi una delle mie – Sì. Herb aveva pensato a una
vecchie pipe. La riempii di tabac- simile possibilità.
co e l’accesi. Avrei dovuto telefo- – La signorina Whiting non ha
nare a Selma, pensai. Guardai al notato niente di strano?
polso. Niente orologio, natural- – Solo i graffi e i lividi.
mente. Allora guardai l'orologio – Ha detto che eravate uno
sul tavolino. Quasi le otto e mez- spettacolo. – Rimase in silenzio. –
zo. Tra qualche minuto sarebbe Avete fatto un bagno?
stata in ufficio. – Certo.
Il quel momento il telefono – Dopo stavate ancora bene?
squillò. Era Grever. – Sì, stavo bene.
– Come vi sentite? – chiese. – Quindi siete ritornato nella
– Come il crollo dell'Hesperus. stanza da bagno? – La voce di
– Il crollo di che? Grever aveva un tono legger-
– Non ha importanza. Oh, mi mente agitato e io me ne chiesi il
sento bene, considerando che di- perché.
verse persone, senza parlare dei Poi cominciai a capire.
cani e dei gatti, hanno cercato di – Sì, sono tornato in bagno.
farmi a pezzi. – E avete fatto la barba? – chie-
– Anne mi ha raccontato qual- se Grever esultante.

84
– Sì. Capisco quello che vole- so il corpo produceva qualcosa
te dire. Potrebbe essere il sapo- che scatenava negli altri reazioni
ne… violente.
– Usate il rasoio di sicurez- – Siete ancora in linea?
za? Dovevo essere rimasto zitto
– … e la lozione dopo-barba. per parecchio tempo.
– Ecco cos'è, DeMoss. La lozio- – Sì. Stavo pensando.
ne. – Avete capito?
– La lozione? Perché non il sa- – Sì.
pone? – Avete usato la lozione! Ora
– Perché – disse Grever – alcu- vi dico quello che dovete fare.
ni frammenti di vetro raccolti nel Voglio che avvolgiate la botti-
luogo in cui venne ucciso il dot- glia nei giornali, parecchi gior-
tor Lincoln appartenevano a una nali, e che me la gettiate quando
bottiglia di lozione. sarò sotto la vostra finestra. Cer-
– Capisco. – Ora tutto mi sem- cherò di prenderla al volo, co-
brava semplice, in modo addirit- munque non voglio che si rom-
tura ridicolo. Poley McGowan, pa nel caso che mi sfuggisse.
Ernst Mollinauer ed Herb Lin- Una volta ero un ottimo gioca-
coln … tutti usavano una lozione tore alla palla, ma è una cosa di
dopo-barba. Ecco come erano molti anni fa, e non voglio cor-
stati contagiati. Ecco perché i fi- rere rischi.
gli e le mogli erano rimasti im- – Volete fare analizzare il liqui-
muni. Si radevano tutte le matti- do, vero?
ne… e ogni mattina si ripeteva la – Sì. Il dottor Lincoln stava per
solita storia. farlo. Ora tocca a me.
Ricordai il colloquio che avevo Avevo pensato a qualcos'altro.
avuto con Ellen McGowan. Poley – Sentite – dissi – ci sono tre
aveva cominciato a bere e aveva altre bottiglie di lozioni. Potre-
perso ogni interesse alla vita. Poi ste andare a prendere anche
aveva avuto alcune ore di tran- quelle.
quillità. Ma tutto era ricomincia- Grever fischiò.
to quando era tornato a radersi. – Me n'ero dimenticato. No –
Herb aveva visto giusto. Qualsia- continuò dopo una breve pausa
si cosa fosse doveva trovarsi nel- – è meglio che io le lasci dove
la bottiglia. Quando veniva co- si trovano. È un rischio, lo so,
sparsa sulla faccia penetrava sot- ma non voglio andarle a pren-
to la pelle e produceva un vapore dere.
o qualcosa di simile che si tra- – Speriamo che nessuno le usi.
sformava in un'atmosfera di pau- – Speriamo.
ra, o di odio. – Un'altra cosa.
Avevo letto come gli animali – Sì?
possono annusare la paura. E ave- – Chi può aver cambiato il con-
vo sentito dei soldati parlare di tenuto delle bottiglie?
“odore della paura”. In questo ca- – Domanda interessante. Forse

85
siete stato voi – rispose Grever, – Non posso credere che uno
ridendo. di loro abbia fatto questo.
– Se mi aveste visto questa not- – Oggi la mia intuizione è mol-
te non lo pensereste. E se ora mi to forte.
venite a trovare vi passerà ogni – Secondo te, chi è il colpevole?
sospetto. – Jake Hardy.
Dopo la telefonata tornai ad – Hardy? Per amor del cielo,
accendere la pipa e mi avvicinai Anne, non può essere.
alla porta. – Perché no?
– Anne, sei ancora lì? Non lo sapevo.
– Sì. E se mi potessi dividere – È impossibile, ecco tutto – ri-
– l'altra parte di me stessa sa- sposi. – Si può sapere perché hai
rebbe di fronte all'ingresso di pensato a lui?
servizio. – Te l'ho già detto. Intuizione.
– Cosa stai facendo? Sei in pie- Non si può dare una spiegazione
di? alle intuizioni. Ricordi?
– No. Mi sono seduta per terra Un sassolino colpì i vetri della
e ho tolto le scarpe. finestra, e io andai ad aprire.
– Devi essere carina. Grever stava guardando verso
– Mi piace sentirtelo dire. l'alto.
– Ultimamente ti ho mai detto – L'avete preparato?
che ti amo? – Stavo parlando con Anne.
– È più di un giorno che non lo Aspettate un minuto.
sento dire. Mi ami? Andai in bagno e presi la botti-
– Alla follia. glia di lozione. Aveva un aspetto
– Magnifico. Anch'io provo la innocente. Un liquido verde che
stessa cosa per te. Hai parlato dondolava mollemente all'inter-
con Grever? no. In cucina avvolsi la bottiglia
– Sì. Sarà qui fra poco. in parecchi giornali e misi il tutto
– Davvero? Pensa che io non in una scatola di cartone. Poi tor-
sia capace di sorvegliare la por- nai alla finestra e lanciai il pac-
ta? chetto a Grever. Lui lo raccolse al
Le dissi perché stava tornan- volo con grande abilità.
do. – Niente male, vero? – gridò.
– Ormai che i buoi sono fuggiti – Potete giocare nella naziona-
– brontolò lei. le – risposi. – Fatemi sapere quel-
– Ma non è troppo tardi. Ci lo che trovate.
sono ancora Ellis, Hardy e Klock. – Certo – promise mentre si av-
E forse altre persone ancora. Chi viava verso la macchina.
può sapere?
– No, ne rimangono due. Tornai da Anne. Era bello par-
– Due? lare con lei, e dimenticai comple-
– Clifford Ellis, Jake Hardy o tamente di telefonare a Selma. Fu
Glenn Klock… uno di loro è il Selma a chiamare. Non era ar-
colpevole. Ne rimangono due. rabbiata, sarebbe stato assurdo

86
che lo fosse, e parlò con una voce cosa è stato aggiunto nella botti-
più calda di quella che le cono- glia, deve essere avvenuto tra
scevo. mercoledì mattina e giovedì mat-
– Sono contenta che stiate bene tina.
– disse. – Io… ieri ero molto pre- – Mi sembra logico. Però nes-
occupata. Cercavo di lavorare, suno si è introdotto nel mio ap-
ma non potevo fare a meno di partamento, come invece è avve-
chiedermi… be', il Comandante nuto in quello di Lincoln.
Grever… – udii un sospiro e non – Sei sicuro?
potei fare a meno di stupirmi per – Le uniche vie attraverso cui
la sincerità di quell'ansia. Avrei potrebbero essere passati sono la
voluto dirle qualcosa di carino, porta di servizio e la finestra po-
ma pensando ad Anne dietro la steriore.
porta non riuscii a trovare le pa- – Ma non mi segui?
role. – In qualsiasi posto. Dove an-
– Non verrò questa mattina – diamo?
dissi alla fine. – Non… non mi – Oh, finiscila di fare lo scioc-
sento troppo bene. Ho avuto una co! Chi ha alterato la tua lozione
nottataccia. è entrato mercoledì sera dalla
Cercò di sapere cos'era accadu- porta principale.
to, ma io le dissi che le avrei rac- Certo! Grever, i Klock, Ellis e
contato tutto lunedì mattina Hardy, oltre ad Anne e a me, era-
quando sarei ritornato in ufficio. no tutti entrati dalla porta princi-
Dissi che l'ufficio non poteva es- pale. Uno di loro era andato in
sere in mani migliori e che avevo bagno e aveva messo qualcosa
completa fiducia in lei. Sembrò nella bottiglia. Ma tutti erano an-
felice di interrompere la conver- dati nel bagno.
sazione a questo punto, e io subi- – Phil?
to pensai di aumentarle lo sti- – Stavo pensando. Qualcuno è
pendio. In fondo lo meritava. stato di certo. Ma chi?
– Mercoledì – disse Anne non In quel momento il telefono
appena fui di nuovo dietro la tornò a squillare. Era Grever.
porta – ti sei fatta la barba, ve- – Mi è venuta in mente una
ro? cosa – disse. – Non parlate asso-
– Naturalmente. Sono grande lutamente della lozione. Il crimi-
ormai, non ricordi? nale non deve sapere che siamo
– Voglio dire in casa. Hai in possesso di questa preziosa in-
usato la stessa bottiglia di lozio- formazione. Possiamo usarla a
ne? nostro vantaggio nel momento e
– Sì. – Non potevo ricordarlo nel luogo adatti.
con esattezza, ma dovevo averla – Ne ho parlato con Anne.
usata. – E sono stato bene. Ma – Sarebbe stato meglio non far-
ieri mattina è cominciata la rea- lo.
zione. – Non lo dirà a nessuno, ne ga-
– Sì – disse Anne. – Se qual- rantisco.

87
– Raccomandateglielo. Ancora – Jake. Jake Hardy.
una cosa. Non era la sua solita voce.
– Sì? Qualcosa non andava. Sembrava
– Nel caso vi possa interessa- che faticasse a parlare.
re, ho richiesto un volontario e – Ti ringrazio per aver organiz-
uno dei nostri agenti si è passa- zato la squadra che è andata alla
to un po' di quella lozione sulla mia ricerca – dissi io.
faccia. Ma lui tornò a ripetere:
– Poveraccio. – Phil?
– È una cosa terribile, proprio – C'è qualcosa che non va? Co-
come è stata descritta. Il volonta- s'è, Jake?
rio si chiama Tinwood, Archie Udii ancora il respiro affanno-
Tinwood. È chiuso in una stanza so.
con delle riviste e dei giornali da – Ho tentato di telefonare a
leggere, adesso. Dice che domani Cliff. Ma non era in casa. – Così
tenterà nuovamente. Ora abbia- mi sembrò di capire, dato che
mo diverse cose da fare. Voi in- parlava con voce piuttosto confu-
tanto restate tranquillo. sa. – Allora ho pensato a te. Gre-
Riferii ad Anne, e lei mi assicu- ver ha detto di rimanere in con-
rò di essere calmissima. tatto.
– Non mi ero mai accorta di – Rimanere in contatto?
quanto potesse essere triste un – Ho preso la malattia. Sono
corridoio. Solo pareti, porte, e stato contagiato, Phil.
soffitto. Neanche una finestra. – Contagiato? – ripetei stupito.
– Sei ancora seduta? – Quando?
– Sì. E comincio a essere stan- – Non so.
ca. Se avessi un cuscino mi potrei – Come fai a esserne sicuro?
sdraiare. – Quando sono sceso dalla
– Preferirei che tu entrassi in macchina per andare in ufficio.
casa. Io posso spostarmi in cu- Allora ho capito subito di essere
cina o in camera da letto. For- contagiato. – Ora la sua voce
se non sarà così terribile. E tu sembrava più controllata. – Ra-
potresti rispondere alle telefo- gazzi che conoscevo da anni…
nate. avresti dovuto vedere le loro fac-
– È brutto essere qua fuori. ce, Phil.
Il telefono squillò prima che – Lo so. – Lo stava raccontando
potessimo decidere qualcosa. a me.
– Pronto? – Ho fatto per ritornare alla
Silenzio. Potevo udire solo un macchina, ma mi sono dovuto
respiro pesante. picchiare con Andy… È il mio as-
– Pronto – dissi ancora, un po' sistente. Credo che mi avrebbe
seccato. – Non mi piacciono gli ucciso se non lo avessi messo
scherzi telefonici. fuori combattimento. Poi sono ri-
– Phil? tornato a casa. Grever aveva det-
– Sì. Chi parla? to di non muoversi di casa.

88
– Esatto. Non ti muovere, Ja- che tu non esci, vero? Faremmo
ke. la fine degli altri, se mettessimo
– Cosa devo fare ora, Phil? piede fuori di casa.
Non posso stare qua. Devo tor- – Proprio così, Jake. Ci terremo
nare in ufficio. Voglio sapere in contatto. D'accordo?
come sta Andy. – Bene, Phil. Ma è una cosa che
– Non puoi telefonare? Non non mi piace.
puoi curare gli affari per mezzo Dopo la telefonata tornai da
del telefono? Anne.
– Penso di sì – disse lui dopo – Cancella uno dei sospettati.
un attimo di pausa. – Sono scon- – Chi?
volto. Non mi era mai capitata – Jake Hardy. È la nuova vitti-
una cosa simile. È terribile. ma.
– Lo so. Anch'io ieri ho passato – Qualcuno è andato a trovar-
gli stessi momenti. lo, allora. Quindi non rimangono
– Hai passato gli stessi mo- che Glenn e Cliff.
menti? Vuoi dire che anche tu… – Esatto. Ora aprirò la porta
Stai bene adesso? poi andrò in cucina. Se riuscirai a
– No. Ce l'ho ancora, Jake. Ma resistere in questa stanza io ti po-
non mi accadrà niente finché re- trò parlare dalla cucina. Mi è ve-
sterò nell'appartamento. – Stavo nuta un'idea.
per dirgli della lozione dopo-bar-
ba quando mi ricordai ciò che
Grever aveva raccomandato. XIII
Hardy avrebbe potuto telefonare
a Clifford Ellis o a Glenn Klock, e
divulgare la notizia.
E uno di loro “doveva” essere
L a mia idea era molto sempli-
ce. La esposi ad Anne non
appena lei si fu accomodata nella
colpevole. sala di soggiorno. A un certo mo-
– Ho una bottiglia di whisky – mento la sentii aprire la finestra,
disse Hardy – penso che la scole- e quando le chiesi cosa stesse fa-
rò fino all'ultima goccia. cendo mi rispose che mancava
– Non ti sarà di nessun aiuto. l'aria. Io però sapevo il vero mo-
Meno male che non avevo par- tivo. Confinati in un apparta-
lato della lozione! Se si fosse mento così piccolo i vapori di
ubriacato avrebbe potuto divul- odio e di paura dovevano averla
gare la notizia ai quattro venti. raggiunta. Io non potevo sapere
– Fortunatamente sappiamo di che forza avessero, comunque
cosa si tratta… voglio dire che si l'ammirai per non avermene par-
tratta di stare uniti. Tu mi capisci lato.
vero? – Quasi stavo per lasciarmi – Anne – dissi – ora sappiamo
sfuggire la notizia. – Non ti muo- che i colpevoli possono essere o
vere di casa. Telefonerò io a Gre- Cliff o Glenn.
ver. – Non includi più Lula nell'e-
– Grazie. Non uscirò certo. An- lenco?

89
– Lula? Sai benissimo che non – Puoi tentare, ma non mi sem-
l'ho mai considerata colpevole. bra sensato. Inoltre, supponi che
– Be', dopo che la mia intuizio- Glenn decida di applicarsi la lo-
ne mi ha tradita in questo modo, zione. Verrebbe circondato da
non so più cosa pensare. Ero cer- quella atmosfera, sarebbe costret-
ta che si trattasse di Jake Hardy. to a rimanere in casa, e Lula po-
Ora non posso pensare a Cliff o a trebbe perdere la ragione. Nessu-
Glenn. no dei due ti vorrebbe più parla-
Mi versai un po' di caffè e le re.
chiesi se ne volesse una tazzina. – È un rischio che devo corre-
Non ne voleva. re.
– Voglio sentire la tua idea – – Infine supponi che andando
disse. da Cliff questi si cosparga il vol-
– Si tratta di questo. Supponia- to di lozione e che prenda il con-
mo di farci consegnare da Gre- tagio. A che punto saresti?
ver la bottiglia di lozione. Io la – Be'… – Certo era troppo chie-
porto a Glenn. Dico di aver tro- dere a due amici di fare questo.
vato una nuova lozione e lo pre- Specialmente se fosse poi risulta-
go di provarla. Poi gli mostro la to che nessuno dei due era colpe-
bottiglia. Se lui trova una scusa vole.
per rifiutare, allora è il colpevo- – C'è un'altra cosa – riprese
le. Anne. – Non sai se Grever ti ri-
– Capisco. E se Glenn non ha consegnerà la lozione.
sospetti, allora proveresti con – Posso chiedergliela.
Cliff. Esatto? – Voleva farla analizzare, ve-
– Esatto. – Mi sembrava molto ro?
logico. – Andrei a San Benuto. – Così ha detto.
Tutto quello che mi occorre è di – Allora probabilmente non ne
vedere Cliff rifiutarsi di provare sarà rimasta una goccia.
la lozione. – Bene – dissi – forse non ce ne
Anne rimase a lungo in silen- sarà più. Comunque la mia idea
zio. era buona.
– Sei ancora lì, Anne? – Non ti arrabbiare, Phil. In
– Sì. fondo, la tua idea era buona.
– Cosa ne pensi della mia – Grazie per la concessione.
idea? – No, veramente. È buona.
– Non mi piace molto. – Comunque non si può attua-
Ci rimasi male. re.
– Cos'è che non va? – Phil, si può fare in un altro
– Prima di tutto, Phil, non ti modo. Non è necessario che tu
sembra sciocco, presentarsi in abbia quella lozione.
casa di qualcuno e pregarlo di – Ah, no!
provare una lozione dopo-barba? – No. Ti basta una bottiglia
– Cercherei di farlo apparire identica. La puoi comperare in
logico. qualsiasi profumeria. Ti presen-

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ti a Glenn, e se lui esita, allora è il che ragione avrebbero loro di ac-
colpevole. Lo stesso puoi fare cettare?
con Clifford Ellis. – Stai attraversando un mo-
– Certo – borbottai. Il caffè era mento difficile, e così loro. Mi
amaro. – Certo, potrei fare così. – sembra naturale volersi allonta-
Perché non ci avevo pensato da nare dalla città durante i giorni
solo? di fine settimana. Per sfuggire a
– Un’altra cosa – riprese Anne. tutto. Sono sicura che i Klock ac-
– Il momento per fare quella pro- cetteranno. Non so Ellis. Ma riu-
va è scelto male. sciremo a convincerlo.
Non dissi niente. Stavo pen- Feci un cenno di assenso come
sando all'idea di Anne e lasciai se Anne fosse con me e potesse
che continuasse a parlare. vederlo.
– Io mi insospettirei in ogni – Mi sembra ragionevole. Ma
caso, se qualcuno venisse da me Jake Hardy? Non posso pensare
per pregarmi di provare qualco- che ogni mattina, dopo essersi
sa. Specialmente con la situazio- fatta la barba, torni a circondar-
ne di questi giorni. Non pensi si di quella atmosfera solo per-
che troverebbero strano vederti ché io non l'ho messo sull'avvi-
comparire improvvisamente in so.
casa loro con una proposta del – Grever ha detto di non par-
genere? larne con nessuno.
– Credo proprio che tu abbia – Questo però è stato prima
ragione. che si sapesse di Jake. Non credo
– Deve accadere per caso. In che Grever si sarebbe arrabbiato
modo del tutto logico. Non ot- se io glielo avessi detto, data la
terresti nulla comportandoti in circostanza. Ad ogni modo vor-
maniera inadeguata. E poi do- rei che anche Jake fosse presente
vresti essere sicuro che Glenn è alla riunione. Ne potremmo aver
in casa quando decidi di andare bisogno. I colpevoli possono di-
da lui. Lo stesso vale per Clif- ventare pericolosi quando ven-
ford Ellis. Io ho un'idea miglio- gono messi con le spalle al
re. muro.
– Sentiamo – dissi. – Forse hai ragione. Comun-
– I miei genitori hanno una vil- que, prima di invitarli, bisogna
la sul Lago Arrowhead. Oggi è studiare ogni particolare.
giovedì. Perché non invitare Ellis – Hai ragione – ammisi, tor-
e i Klock in villa per la fine-setti- nando ad annuire con la testa.
mana? Domenica mattina potre- Parlammo per un po' della
sti cominciare a parlare del do- strategia che sarebbe stato me-
po-barba e ancor prima della co- glio adottare. La cosa avrebbe
lazione potresti aver ottenuto la dovuto apparire come un'allegra
risposta che cerchi. riunione di amici in una villa di
– Non so – dissi, scettico. – montagna. Amici che volevano
Che ragione avrei di invitarli? E sfuggire ai loro problemi.

91
Inventammo una storia per so dire che età avessero. Cre-
spiegare come avevo trascorso il do però che fossero molto gio-
giorno precedente. Mi ero recato vani.
in volo a San Francisco, e al ritor- – Dov'è successo?
no ero stato coinvolto in una lite – Dove? – Cercai di guadagna-
da strada. re tempo. Dov'era accaduto? Non
– Non mi piace molto – com- avevo pensato che mi chiedesse-
mentò Anne – ma forse proprio ro questi particolari.
per questo può essere più con- – Sì. È stato a Los Angeles?
vincente. – Uh–huh.
– Tra gli ospiti uno saprà la ve- – In che punto della città?
rità – dissi. – Il colpevole saprà – Be'… sai dov'è il mio ufficio?
che non sono capitato per caso, Lì accanto c'è il posteggio in cui
in una lite. metto la macchina. È… è accadu-
Il suono del telefono quasi mi to nella strada accanto. Ho senti-
fece balzare dalla sedia su cui ero to che avevate organizzato una
seduto. Avevamo svolto tutta la squadra di ricerche.
conversazione a bassa voce e lo – Non abbiamo fatto molto. Ci
squillo mi sembrò più acuto del siamo limitati a cercare nei luo-
solito. ghi più ovvi. Avevamo lasciato
Come avevamo stabilito in pre- Anne a casa tua. Avrebbe dovuto
cedenza, Anne uscì e io risposi al avvisarci non appena tu fossi ri-
telefono. tornato. Poi questa mattina ci ha
Era Glenn. telefonato Grever. Hai visto
– Ehi! – disse. – Stai bene? Anne?
– Certo. Cosa credevi? – Sì. Mi spiace che vi siate pre-
– Ieri sera ti abbiamo cercato. si tanto fastidio. Avrei dovuto
Cos'è successo? avvisare qualcuno.
Gli raccontai la storiella della – È strano che tu non l'abbia
mia partenza per San Francisco detto alla tua segretaria. Sai che
e del mio ritorno di giovedì era preoccupata quanto noi?
sera, con conseguente partita a – Sì. Povera Selma. È stata una
pugni. dimenticanza imperdonabile.
– È stata la cosa più antipatica – Un viaggio d'affari?
che mi sia mai capitata. Prima – Sì, Glenn.
che la lite fosse finita, tutti si ac- – Ti avrei chiamato prima, ma
canivano contro di me. ho avuto parecchio da fare. Gre-
– Niente affatto piacevole – ver mi ha telefonato questa mat-
convenne Glenn. – Erano ragaz- tina presto. Sai che anche lui ti
zi? Certe volte i giovanissimi stava cercando?
commettono azioni spaventose. – Sì. – Risi. Sembrò una risata
Tossii per aver tempo di pen- quasi naturale. – Me ne ha dette
sare. di tutti i colori.
– Era… era buio, e tutto è ac- – Abbiamo tutti i nervi tesi.
caduto così in fretta. Non pos- Io divido il mio tempo tra il

92
pensiero di quelli di noi che sono – Certo. Perché non ti sei ucci-
scomparsi e il lavoro d'ufficio. so?
Ieri ci hai veramente spaventati. – Perché avrei dovuto farlo?
Abbiamo pensato che forse eri la – Via! Nessuno prende il con-
nuova vittima. Lula ne era con- tagio o quello che è, e scompare
vinta. dal cuore della città nel modo
– Davvero? con cui hai fatto senza che gli ac-
– Sì. Era veramente sconvolta. cada qualcosa di terribile.
– A proposito, Glenn – dissi – Cosa ti fa pensare che io ab-
con tono abbastanza naturale – bia preso il contagio?
ora che parli di Lula mi viene – Non è così?
un'idea. – E gli parlai della fine- – No.
settimana alla villa sul Lake Ar- – Bene. – Ma sembrò sorpreso.
rowhead. Ma lui rimase alquanto – Abbiamo pianto per niente, al-
dubbioso. lora. A ogni modo penso che mi
– Non sono sicuro se Lula ab- faccia piacere sentire la tua voce.
bia voglia di lasciare la casa. Cosa ti è successo?
– È per svagarci un po' – dissi. Gli raccontai del viaggio a San
– Per allontanarci da tutti i nostri Francisco e del pugilato in mezzo
guai. alla strada. Ma mi interruppe
– Glielo chiederò. prima che potessi finire.
– Va bene, puoi finirla. Non
Di più non potevo fare. Pochi me la dai a intendere, amico.
minuti dopo però Glenn tornò a Non sono così ingenuo. Sei di-
telefonare, e mi disse che a Lula spensato dal confessarti, se non
sembrava un'idea magnifica. Do- vuoi farlo. C'è di mezzo una
vetti faticare un poco per farmi donna? A ogni modo non ha im-
spiegare da Anne, dietro la por- portanza.
ta, la strada per arrivare alla vil- – Non ci credi?
la, ma alla fine gli potei essere – La tua storia non la credereb-
preciso. Disse che sarebbe partito be nemmeno un idiota. La pros-
al pomeriggio e che sarebbe arri- sima volta facci sapere quando
vato al lago verso le due. Fui su- vorrai scomparire per un giorno
bito d'accordo. Ora dovevo invi- o due. Ci hai preoccupati.
tare Cliff. – D'accordo, Cliff. Come spe-
Telefonai a San Benuto. Cliff ciale favore te lo farò sapere
non sembrò molto lieto di sentire con un certo anticipo. Ora, se-
la mia voce. riamente, vorrei dirti una cosa.
– Pensavo che ti avrebbero rac- – E gli parlai del Lake Arro-
colto sul fondo di qualche burro- whead.
ne o qualcosa di simile – disse. – – Perché mi inviti? – chiese. –
Avresti dato una possibilità di Nessuno desidera la mia presen-
carriera ai giovani avvocati. Per- za. Io sono un insabbiatore di fe-
ché hai cambiato idea? ste, non lo sai?
– Cambiato idea? – Questa non è una festa. Puoi

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essere te stesso. Tutti ti conosco- zione con lui, ma deve essere sta-
no e nessuno prenderà sul serio to quando si stava recando in uf-
il tuo modo di agire. ficio.
Sospirò. Gli dissi che stavo per parlare
– Ecco il guaio con quelli del a Jake della lozione, e Grever
Club Quarantadue. Tutti mi co- osservò che non sarebbe stata
noscono troppo bene. Chi ci sa- una cattiva idea. Forse avrebbe
rà? potuto salvargli la vita. Poi dis-
– I Klock, Jake, Anne e io. se che mi avrebbe telefonato
– D'accordo – disse. Io gli spie- non appena avesse saputo qual-
gai la strada per raggiungere la cosa dallo sceriffo. Io chiesi se
villa e l'ora in cui ci saremmo tro- potevo essere di aiuto, ma Gre-
vati. ver assicurò che era meglio la-
– Niente di nuovo sul conta- sciare la faccenda nelle mani
gio? – chiese Cliff alla fine. dello sceriffo.
– Niente che io sappia. – Certe volte i dilettanti imbro-
– Forse è tutto finito. Lo spero gliano tutto – concluse.
almeno. Non gli dissi niente della mia
Poi mi misi in contatto con idea. Forse avrei potuto essere
Jake Hardy. Ma il telefono conti- di aiuto. O forse lui aveva ra-
nuò a suonare inutilmente. Non gione. Ma ormai la trappola era
potevo credere che non fosse in stata collocata e non volevo ri-
casa, ma dopo averlo chiamato nunciare. Ero ansioso di vedere
una seconda volta mi dovetti chi dei due uomini ci sarebbe
convincere che non c'era. cascato.
– Jake è uscito di casa – dissi
ad Anne, attraverso la porta. –
L'ho chiamato, ma non rispon- XIV
de.
– Non avrebbe dovuto farlo.
– Lo dici a me? Non sa quello
che gli può capitare. Ora starà
I o non sono una persona che
ama stare in casa, e ciò, ag-
giunto al fatto di dover rimanere
correndo, inseguito da persone relegato in una stanza mentre
infuriate, cani e gatti. E Dio solo Anne si trovava in quella accan-
sa dove si trova. to, diede alla situazione un
– Avvisa Grever. Avevi pro- aspetto di irrealtà.
messo a Jake di farlo. Ma ci si abituò presto, e quan-
Telefonai. Grever parve piutto- do alla fine riuscimmo a smette-
sto seccato che non lo avessi re di pensare alla natura bizzar-
chiamato prima. ra di quel giorno, fummo anche
– Avrei potuto incaricare lo felici.
sceriffo della zona di tenerlo Ci facemmo portare il pranzo
d'occhio. Ora forse è troppo da un ristorante. Anne ritirò i
tardi. Questa mattina avevo cer- piatti alla porta e li depose sul
cato di mettermi in comunica- tavolo, poi uscì per permetter-

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mi di prendere i miei. Alla sera to alla loro, e come sempre mi
ripetemmo il rito, e prima che la vergognai della mia vecchia
giornata fosse interamente tra- Chevvy. Ma il sorriso di Anne mi
scorsa avevamo imparato a muo- fece dimenticare tutto.
verci nelle stanze come le pedine – Di nuovo normale! – esclamò
su una scacchiera. Anne quando ci sciogliemmo
Mi venne sonno molto presto. dall'abbraccio. – Sia ringraziato il
Anne se ne accorse e si congedò. cielo.
Rimanemmo d'accordo che sarei
andato da lei il mattino seguen- Poco dopo eravamo ancora in
te. macchina. Alla prima cabina te-
L'ultima cosa che feci quel lefonica dell'autostrada mi fer-
giorno fu di telefonare a Grever. mai per telefonare a Grever. Mi
Mi dissero che non era in servi- dissero che non era in ufficio,
zio. Riappesi, deluso. Mi ero perciò decisi di chiamarlo più
messo in testa che Grever doves- tardi.
se lavorare ventiquattro ore al Era una giornata meravigliosa.
giorno. Be', avrei ritelefonato il Il cielo, azzurro, era solcato solo
giorno dopo. Sperai solo che gli dalla scia bianca di alcuni reatto-
agenti dello sceriffo avessero tro- ri. L'atmosfera limpidissima ci
vato Jake Hardy prima che gli permetteva di vedere a grande
fosse capitato qualcosa di grave. distanza. Gli alberi erano verdi,
Caddi addormentato non ap- la strada lucente e pulita. La
pena la testa toccò il guanciale morte sembrava lontana, e a
e mi svegliai solo alle otto del stento potevo credere che anda-
mattino seguente. Feci la doc- vamo a un appuntamento con un
cia, mi rasai, preparai la cola- uomo che aveva causato la morte
zione, uscii di casa e montai in di tre nostri amici. Poi pensai a
macchina prima di aver pensato Jake, e mi chiesi se fosse ancora
a Jake. Ora era troppo tardi per vivo. Forse Grever era fuori uffi-
telefonare, perciò diressi la cio perché lo sceriffo lo aveva in-
macchina verso Pasadena. A formato che avevano trovato
metà strada mi venne il dubbio Jake. Avrei avuto una piccola
che forse poteva trattarsi di sorpresa per Grever la domenica
qualcos'altro oltre la lozione… mattina. Gli avrei consegnato il
Quella mattina mi ero rasato, e colpevole e le prove. Poi tutto sa-
non avevo avuto contatti con rebbe finito, e i superstiti avreb-
altre persone. Fermai la macchi- bero potuto riprendere la loro
na per comperare un giornale. vita normale.
Il giornalaio prese i soldi quasi – Mi sembri preoccupato – dis-
senza guardarmi. Sospirai di se Anne.
sollievo. – Non preoccupato. Stavo solo
Anne mi stava aspettando sot- pensando.
to il portico della casa dei Whi- – Non vorrei darti una doccia
ting. Portai la macchina accan- fredda – continuò lei – ma mi

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sto chiedendo se non sarebbe struzione a due piani. A quello
stato meglio invitare anche Gre- superiore si trovavano le camere
ver. da letto, con ampie finestre che si
– Ora è troppo tardi. aprivano sulla visione di un fiu-
Rimase a lungo in silenzio. me di montagna. Aveva un
– Sai cosa spero, Phil? aspetto rustico, ma l'interno era
– Cosa? moderno. Non riuscivo a capire
– Che nessuno di loro sia col- perché i Whiting non vi abitasse-
pevole. ro.
– Anch'io lo spero. Però questo – I miei genitori hanno vissuto
ci porterebbe al punto di parten- qui per un anno – spiegò Anne –
za. – Rimasi un attimo in silen- ma sentivano la nostalgia della
zio. – Qualcuno deve aver pur vita di città. Si sentivano soli.
messo qualcosa nelle bottiglie di Ora ci vengono di tanto in tanto.
lozione. E non è stato certo un Volevano venire questa fine setti-
marziano. mana, ma li ho pregati di non
– Vorrei che fosse così, invece. farlo.
Dopo tutto, nonostante il suo – Cos'hanno detto?
sarcasmo, Cliff mi piace. E – Mi hanno guardato di traver-
Glenn Klock, sembra a posto, in- so, ed è stato tutto.
nocuo, così timoroso di tutto. – Devono avere una grande fi-
Lui e Lula. Le si spezzerebbe il ducia in me.
cuore se risultasse che è colpevo- Anne sorrise.
le. – Hanno fiducia in me, Phil.
Scossi la testa. – Oh!
– Ancora non riesco a immagi- Impiegammo tutta la mattina
nare chi potrebbe averlo fatto. per mettere in ordine e far puli-
Non credo che Cliff conosca una zia. Verso mezzogiorno ci recam-
sola nozione di chimica. E Glenn, mo in città per far compere: vive-
non credo nemmeno che sappia ri e soprattutto la bottiglia di lo-
cos'è l'odio. Tutto il suo tempo lo zione. All'una e mezzo eravamo
dedica all'enciclopedia. pronti.
– C'è sempre Lula – disse I Klock furono i primi ad arri-
Anne. – Non voglio parlar male vare, e subito si innamorarono
del mio sesso, e l'assassinio è più del luogo. Glenn mi prese in di-
un'azione da uomo, ma mi sem- sparte per dirmi che ero fortuna-
bra che lei sia sempre in cerca di to a sposare Anne Whiting.
qualcosa di nuovo. Forse, senza – Un posto come questo, Phil –
che nessuno ne sia mai venuto a mi disse – è una fortuna.
conoscenza, si è specializzata in Risposi che avrei sposato
tossici. Anne, non la villa. Poi gli dissi
– Ancora l'intuizione? anche che quella era la prima
– No. Stavo solo pensando. volta che venivo in quel posto.
La villa dei Whiting sorgeva in – Se io fossi in te ci verrei
mezzo agli alberi. Era una co- tutte le settimane. Potrei fare

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del bel lavoro. Niente traffico, ventura, ciò che stavo per fare mi
niente interruzioni. Forse anche sembrava meno riprovevole.
niente televisione – aggiunse, Sono sicuro che i Klock e Clif-
guardandosi attorno. ford Ellis andarono a dormire
Non ci avevo ancora pensato, senza alcun sospetto. Augurai la
comunque non c'era televisione. buona notte ad Anne, e andai a
– Potrei parlare alla signora coricarmi. Ma non ero tranquillo.
Whiting. Forse è disposta a ven- Solo il pensiero che tutto sarebbe
derla. finito mi permise alla fine di
– Allora aspetta almeno dieci prendere sonno.
anni – rispose sorridendo. –
Quando i signori Klock avranno Mi svegliai alle prime luci
qualche soldo da parte. dell'alba. Accesi la pipa e rimasi
Tutto era normale e naturale. E a osservare il giorno che sorge-
proprio per questo c'era qualcosa va.
che rendeva inquieti. Poi udii dei passi, e Anne bus-
Poco dopo giunse Cliff con la sò alla mia porta. Era già vestita
sua Corvette. e dalla sua faccia compresi che
– Ehi! – esclamò, guardandosi doveva aver passata una notte
attorno. – Ho sempre sognato un agitata.
posto come questo. Qui sì che – Vado a fare un po' di rumo-
potrei scrivere. re in cucina – disse. – Questo
– Con una bionda appesa alle li farà alzare. Chi sarà il pri-
spalle? – chiesi. mo?
– Credo che tu sia uno di quelli – Glenn. – Le mani mi trema-
che hanno idee sbagliate sul la- vano e lei se ne accorse.
voro di uno scrittore – ribatté lui. – Anche per te è stata una not-
– Dove credi che prenda le mie te terribile, vero? – Poi uscì e
ispirazioni? scese al piano di sotto. Poco
Si continuò in quel modo. dopo si udì il rumore delle pen-
Una allegra riunione di amici. Si tole.
bevve un poco, ma non molto, e Feci la doccia e la barba. Poi
verso sera preparammo la cena. presi la bottiglia della lozione e
Poi ci mettemmo attorno al ca- me ne passai alcune gocce sulla
mino a osservare la fiamma. faccia. Forse, pensai, era successo
Tutto era tranquillo, riposante. qualcosa. Forse la bottiglia che
Anche Cliff era meno sarcastico stringevo tra le mani non era più
del solito. Ed era terribile che quella che avevo comperato, e
nel giro di poche ore uno di lo- non appena fossi uscito dalla
ro si dovesse rivelare colpevo- stanza tutti avrebbero cominciato
le. Mi odiavo per quello che sta- a gridare. Era un pensiero orribi-
vo per fare, ma nello stesso le. Sentii un brivido percorrermi
tempo non avrei mai potuto di- la schiena. No, non poteva esse-
menticare la notte passata nel vi- re.
colo. E ripensando alla mia av- Mi vestii e infilai la bottiglia

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nella tasca della vestaglia. Poi la stanza. Ma avevo una guerra
andai a bussare alla porta dei civile nella mente. Mi ripugnava
Klock. agire in quel modo con Glenn,
– Un momento – gridò Lula. Si ma dovevo.
sentirono dei passi affrettati poi – Senti – dissi, come se l'idea
lei venne ad aprire. mi fosse venuta in quel momen-
– Salve! – dissi. E per un atti- to. – Non hai mai provato questa
mo, con la bottiglia della lozione lozione dopo-barba?
che mi bruciava nella tasca, non Gli porsi la bottiglia.
trovai altro da dire. – Sono con- – Provala pure.
tento che siate svegli. La colazio- La prese in mano come si fos-
ne sarà pronta fra poco. se trattato di dinamite, ma fu
Lula sorrise e spalancò la por- quello che fece in seguito che
ta. contò.
– Vieni dentro, Phil. Ci siamo Osservò la bottiglia, tolse il
appena alzati. Cosa c'è per cola- tappo, e ne fece cadere alcune
zione? gocce sulla mano per sentire il
Entrai, e vidi Glenn che usciva profumo. Lula non ci fece nessun
dalla stanza da bagno. caso. Poi Glenn si passò la mano
– Non lo so – risposi. – La sulla faccia.
cuoca è affaccendata al piano di – Niente male – disse. – È la
sotto. Non avete sentito il rumo- marca che usi di solito?
re? – Sì – risposi – la mia marca
– Sì, abbiamo sentito – rispose abituale.
Lula. – Voi uomini e le vostre lozio-
Avrei dovuto sentirmi bene, ni! – esclamò Lula. – Siete peg-
ma i muscoli della schiena erano gio delle donne e dei loro profu-
così tesi che mi dolevano. Avevo mi.
le mani sudate. Le labbra erano Sospirai profondamente e mi
aride e dovetti inumidirle. misi a sedere sul letto.
Lula mi fissò. – Ci deve essere qualcosa che
– Qualcosa che non va, Phil? non va – disse Lula fissandomi
– No, assolutamente. È una attentamente. – Cos'è, Phil?
giornata meravigliosa, siamo in – Così – dissi – deve essere
campagna, e sta per esserci servi- Cliff.
ta una succulenta colazione. – Cosa? – chiese Glenn allac-
Cosa dovrei avere? ciando l'ultimo bottone. Aveva
– Continuo a pensare che sei un chiuso la bottiglia e l'aveva lan-
uomo fortunato – disse Glenn, ciata sul letto.
mentre si abbottonava la camicia. Raccontai tutto. Quando ebbi
– Anche Lula è d'accordo. Tutti e finito, Lula aveva il volto pallido
due pensiamo che Anne è una ra- ed era molto scossa. Si era lascia-
gazza meravigliosa. ta cadere su di una poltrona e mi
– Lo è – dissi con sincerità. stava fissando allucinata. Poi si
Dovevo farlo ora o uscire dal- rivolse a Glenn.

98
– Voglio tornare a casa. – L'al- di cucina – disse Anne. Poi mi
legria era completamente scom- guardò, sperando di capire cosa
parsa, e si capiva che aveva pau- fosse successo. – Dice – continuò
ra. – che alle sue ragazze dà sempre
– Pensi veramente che sia consigli per la colazione.
Cliff? – chiese Glenn. – È una strategia per tenerle
– Chi altri potrebbe essere? sottomesse – spiegò Cliff. – Na-
– Proverai con la bottiglia? turalmente lo posso fare solo con
– Devo farlo. le ragazze che desiderano essere
Glenn si rivolse a Lula. dominate. – Improvvisamente mi
– Dobbiamo scendere, Lula. fissò. – Non hai un aspetto molto
Dobbiamo vedere come va a fini- bello, Phil.
re. – Penso proprio di no. Non ho
– Non voglio – esclamò lei. – dormito bene.
Non voglio sentirne più parlare. – Perché?
Pensavo di allontanarmi da tutti – A causa di questa – risposi,
gli incubi. Ed ecco che sono ritor- porgendogli la bottiglia. Come
nati. nel caso di Glenn, lui la prese in
– Sono i nervi – spiegò Glenn. mano e la osservò. Poi la depose
– È un brutto periodo per Lula. sul tavolo.
Tutta questa faccenda l'ha scon- – Non capisco la battuta umo-
volta. ristica – disse, fissandomi.
– A chi lo dici. Perché non ri- – Provala – dissi. – È solo la
manete in camera? Io proverò mia lozione dopo-barba. Penso
con Cliff. Non è necessario che che ti piacerà.
siate presenti. Tornò a fissare attentamente la
– Forse è meglio fare così, Phil bottiglia.
– convenne Glenn. – Non è la mia marca.
Uscii dalla stanza, richiusi la – Provala – dissi, secco, avvici-
porta alle mie spalle, e mi avviai nandomi.
lungo il corridoio. La camera di – Provarla? E perché diavolo
Cliff era aperta. E il letto fatto. dovrei farlo? Te l'ho detto, non è
Rimasi stupito, e mi chiesi se la mia marca.
Cliff avesse dormito in quel letto. – Provala per me, allora – disse
Poi dal piano di sotto mi giunse- Anne. – Phil vuole avere diversi
ro delle voci. Erano quelle di pareri sulla lozione.
Anne e di Cliff. – Non sono una cavia – ribatté
Scesi. La bottiglia ancora una Cliff accendendo un'altra sigaret-
volta era nella mia tasca. ta. – Non mi piace la gente che
Cliff si trovava in cucina con mi vuol fare provare qualcosa a
Anne, e stava fumando una siga- tutti i costi.
retta. – Sembri di cattivo umore que-
– Buon giorno – salutò. sta mattina – dissi, prendendo la
– Buon giorno. bottiglia. – Perché?
– Cliff mi stava dando consigli – Che tono pungente! – osser-

99
vò Cliff. – C'è qualcosa che non mente a una creatura di un altro
va, ma non so cosa possa essere. mondo.
– Mi fissò mentre svitavo il tappo Alla fine fu servita la colazio-
della bottiglia – Cosa stai facen- ne, e tutto ritornò alla normalità.
do, ora? Anche Lula si era ripresa e si era
Mossi rapidamente la mano fa- unita a noi. In un primo momen-
cendogli cadere il liquido sulla to Glenn e Cliff si sentirono un
faccia. Ma Cliff non si mosse. Ri- po' offesi, poi Anne riuscì a far
mase immobile a fissarmi. capire come eravamo arrivati alla
– Phil DeMoss – disse alla fine, nostra conclusione, e dovettero
con tutto il volto coperto di goc- convenire anche loro che quella
ce – sei per caso impazzito? – pareva essere la sola soluzione
Annusò l'aria. – Se ti può essere logica.
di consolazione ti dirò che non – Non ci rimane che continuare
metterei questa lozione da pochi a dare la caccia all'arcobaleno –
soldi nemmeno per scommessa. disse Cliff.
– Prese il fazzoletto e cominciò – Le vittime sono state scelte
ad asciugarsi la faccia, fissando tra i membri del Club Quaranta-
la camicia e i pantaloni. – Guar- due – osservò Glenn. – È questo
da cos'hai fatto! Quella tua male- che mi sembra strano.
detta lozione da tutte le parti. È – Tutti i giorni ci sono dei sui-
la maniera di iniziare una gior- cidi – disse Anne. – Forse la mag-
nata? gior parte è stata causata dallo
Di scatto si alzò in piedi e mi stesso motivo.
strappò la bottiglia dalle mani. Cliff scosse la testa.
Poi cominciò a versarmene il – Non ne sono convinto. Io
contenuto sulla testa. L'improv- continuo a pensare che il Club,
visa reazione mi divertì, e comin- quello che ne è rimasto, sia il ber-
ciai a ridere. Poi rise anche Anne. saglio principale.
E alla fine ci trovammo tutti e tre – Ma perché? – gridò Lula. –
uniti nella risata. Perché?
– Accidenti! – esclamò Cliff. – – Mi sono logorato il cervello
Mi sembra troppo presto per i per cercare di indovinarlo – dis-
giochi di società. – Poi prese si. – Se si fosse trattato di un
un'altra sigaretta. – Inoltre non normale caso di assassinio, la
mi è sembrato molto divertente. polizia avrebbe avuto il compito
Ci deve essere stato un motivo di cercare il cattivo. Solo che
che ancora non riesco a capire. nessuno di noi era cattivo. Tutti
Cos'è? ottime persone. E non si trattava
Glielo dissi. di un assassinio. La lozione
– Dovrei darti un pugno sul spingeva la vittima a togliersi la
naso per aver sospettato di me – vita.
protestò quando ebbi finito. – Jake Hardy è stato l'ultimo –
– Be' – osservò allora Anne – disse Glenn. – Mi chiedo chi sarà
non ci resta che pensare vera- il prossimo.

100
– Sì, Jake mi aveva telefonato – Dovrebbe sapere che non si
per informarmi. Grever però mi tratta di una persona del Club.
aveva raccomandato di non par- – Certo – ammisi. – Sarà felice
lare a nessuno della lozione. Se di saperlo. E potrà dirci se hanno
lo avessi fatto, Jake potrebbe es- trovato un antidoto.
sere con noi. Ora probabilmente – Speriamolo – disse Lula. –
è morto. Sto vivendo nel terrore.
– Dovremmo andare alla sua Dopo colazione feci la telefona-
ricerca, invece di rimanere qui a ta. Grever era in ufficio, e non fu
parlare – disse Cliff. affatto felice di sapere dove era-
– Povero Jake. vamo.
– Perché non telefonare a Gre- – Avreste dovuto rimanere in
ver? – suggerì Anne. – Forse lo città – borbottò. – Sarebbe potuto
hanno trovato. accadere qualcosa.
Quel mattino non avevo anco- – Mi spiace – risposi. – Non ci
ra pensato a Jake. Ero stato trop- abbiamo pensato.
po occupato nel mio esperimen- – Comunque sapevo dove era-
to. vate. Mi sono fatto dare il nume-
– Dovremmo anche informarlo di ro telefonico dalla signora Whi-
Glenn e di Cliff – continuò Anne. ting circa due ore fa. Volevo chia-
mare io, ma non c'era premura. – Sì, in ufficio, e in ottima salu-
Non sono ancora riusciti ad ana- te. E pieno di vita. Non vi dice
lizzare la lozione, però continua- niente tutto questo?
no a lavorarci attorno. – Volete dire che non era…
Gli dissi quello che io e Anne – Esatto. Il signor Hardy è ri-
avevamo fatto. E Grever brontolò masto alquanto stupito nell'ap-
qualcosa di irripetibile. prendere che era stato dato
– Spero che non sia stato un come scomparso o vittima di
grosso errore – disse poi. qualche cosa. Perciò non deve
– Non lo è stato. Loro non sono essere stato Jake Hardy a telefo-
colpevoli. Sarei pronto a scom- nare.
mettere la vita. – Era lui. È lui il colpevo-
– Bene, se è vero il caso è risol- le!
to. – Credete? Io non ne sono trop-
– Risolto? – Ero stupito. po sicuro.
– Certo. Se invece di girare per – Avreste dovuto arrestarlo.
tutta la regione con una botti- – Arrestarlo? – Grever scoppiò
glietta di lozione in tasca foste ri- in una risata. – Non è una cosa
masto in contatto con me, vi così semplice. Inoltre San Benu-
avrei potuto risparmiare tempo e to è fuori dalla mia giurisdizio-
fatica. ne. Dovrei chiedere il permesso
– Non capisco. alle autorità della contea. Co-
– Ricordate di avermi detto di munque dovrei avere prove pre-
aver ricevuto una telefonata da cise.
Jake Hardy? Avete detto che era – È l'unico rimasto.
circondato da quell'atmosfera e – Il gioco delle eliminazioni
che aveva abbandonato la casa. che avete fatto può soddisfare
– Certo. Lo avete trovato? voi, signor DeMoss. Per me e lo
– Sì. sceriffo ci vuole qualcosa di
– Era ancora vivo? più.
– Vivissimo. Subito dopo la vo-
stra telefonata mi sono messo in
contatto con lo sceriffo. E lui ha XV
mandato alcuni uomini alla casa
di Jake.
– Non avrebbe dovuto farlo. Q quello
uando riappesi il ricevitore
fu l'unico suono che
Jake non era in casa. si udì nella stanza. Mi girai per
– Esatto. Volete sapere dove lo osservare i miei compagni. Anne
hanno trovato? era in piedi accanto al camino,
– Dove? con gli occhi pieni di domande.
– Al suo ufficio. Cliff mi stava scrutando dalla
– In ufficio? – Perché Jake ave- poltrona dove era seduto. E an-
va fatto una simile sciocchezza che i Klock, seduti su di un di-
sotto l'influenza di quella “cosa” vano uno accanto all'altro, mi
così terribile? stavano fissando. Glenn sembra-

102
va serbarmi ancora un poco di za con uomini di quel tipo. Sa-
rancore, e nello stesso tempo ap- rebbe un piacere, considerando
pariva confuso, Lula invece era quello che ha fatto.
stata presa ancora dalla paura. Lo fissai.
Non ci fu bisogno di dire nien- – Non è una strega da mettere
te. Avevano potuto indovinare il al rogo.
colloquio dalle mie risposte. E se – Se volete il mio parere… ma
pensavano quello che pensavo è meglio di no, potrei dire parole
io, allora dovevano sapere chi troppo forti.
era il colpevole, l'uomo che ave- – Non siamo più nel Medio
va spinto alla morte tre persone. Evo – osservai.
E dovevano pensare anche che – E viviamo soggiogati dalle
non potevamo fare niente. Se nostre stesse leggi – ribatté Cliff.
Grever aveva le mani legate, cosa – Dai per scontate troppe cose,
avremmo potuto fare noi? Cliff – dissi.
– Dunque è stato Jake? – disse – Davvero? E cosa, Phil?
Glenn. Lula gli si strinse accan- – La sua colpevolezza.
to. – Lo stai per caso difenden-
– Così sembra – dissi. do?
Cliff imprecò. Ma nessuno ci – Per arrestare Jake – risposi –
fece caso. occorre provare che ha introdotto
– Perché Grever non lo può ar- qualcosa nelle tre bottiglie di lo-
restare? – chiese Anne. – Se è il zione, senza contare la mia, nella
colpevole perché deve rimanere casa di Poley McGowan, in quel-
libero? Bisogna pensare a tutti gli la di Ernst Mollinauer e in quella
orrori che ha commesso. di Herb Lincoln. Per introdursi
– È facile dirlo, Anne – risposi nella casa di McGowan, di Molli-
staccandomi dal telefono e an- nauer, e nella mia, si è limitato a
dando a sedere. semplici visite. Ma in quella di
– Cosa vuoi dire con “è facile Herb Lincoln si è introdotto con
dirlo”? – chiese Cliff. la forza. Uno dei vetri delle fine-
– Non abbiamo le prove che sia stre era stato rotto. Penso che
lui. Grever abbia mandato qualcuno
– Andiamo, Phil! Deve essere a rilevare le impronte digitali.
lui. Chi altri rimane? Non so però se ha ottenuto qual-
– Nessun altro, credo. che risultato.
– Tu sei avvocato. Cosa consi- “Inoltre bisognerebbe provare
gli? che Jake sapeva quali sarebbero
– Potrebbe venire fermato e stati gli effetti del nuovo ingre-
trattenuto per ventiquattro o diente introdotto nelle bottigliet-
quarantotto ore. Ma che utilità se te, che in lui c'era l'intenzione di
ne avrebbe? portare le vittime al suicidio, o
– Se fossi Grever – disse Cliff, esporle a un continuo pericolo.
cupo – gli strapperei la confes- Quale imputazione si potrebbe
sione. So essere sadico abbastan- fare a Jake anche presumendo di

103
aver provato tutti questi fatti? La perto qualcosa sarei stato porta-
lozione in sé non è pericolosa. Co- to a fargli delle confidenze, a
noscendone gli effetti basta non metterlo in guardia. Grever
esporsi a un pericolo o non la- però mi aveva raccomandato di
sciarsi prendere dallo sconforto. non raccontare quello che ave-
– Magnifico, avvocato DeMoss vamo scoperto. E così ho fatto.
– disse Cliff, acido, battendo le Jake si deve essere imbaldanzi-
mani. – State dicendo che una to, e avrà pensato che il giorno
persona non ha bisogno di usare dopo sarei tornato a usare la lo-
la lozione. Se non se ne fa uso, zione. Fintanto che non si cono-
non c'è pericolo. sceva la causa avrei sempre po-
– Sfortunatamente è la verità – tuto finire i miei giorni come
dissi. – Jake ha delle possibilità Poley, Ernst o Herb. Ci contava.
di sfuggire alla condanna. E probabilmente si è messo a
– Con un avvocato come te, ridere quando gli ho raccoman-
senz'altro – commentò Cliff. dato di restare in casa. Si è
– Assumerai la sua difesa, messo a ridere ed è andato in
Phil? – chiese Glenn. ufficio.
– No. No, certo, dopo quello – Hai ragione – approvò Cliff.
che è accaduto. Però conosco de- – Se veramente avesse avuto il
gli avvocati che sarebbero felici contagio mi avrebbe telefonato.
di difenderlo. Mi chiama sempre, per qualsiasi
– Quante discussioni – escla- cosa. – Appoggiò la sigaretta al
mò Anne. – Non sappiamo nean- portacenere. – Jake vive solo. I
che se Jake è colpevole. Potreb- tubi dell'acquedotto sono la sola
be essere innocente come tutti cosa che ha nella vita.
noi. – Non riesco a immaginarlo
– No, Anne. Non lo credo. Lui mentre compie un'azione simile.
mi ha telefonato. E ricordo quan- – disse Glenn. – Pochi minuti fa
to è rimasto sorpreso di udire ero sicuro che Jake dovesse esse-
la mia voce. Deve aver altera- re colpevole. Ora non so.
to il contenuto della bottiglietta – Perché? – chiesi.
il mercoledì sera, e ha telefona- Glenn mi fissò.
to per vedere se ero tornato a – Questa mattina eri assoluta-
casa dopo che Grever e voi mi mente certo che il colpevole fossi
avete cercato inutilmente. Non io o Cliff.
c'è da meravigliarsi che mi ab- – Non lo nego – dissi, impac-
bia parlato in quello strano ciato.
modo. Trovarmi in casa deve es- – Forse non è stato Jake a tele-
sere stata una sorpresa. Così ha fonarti – osservò Lula.
inventato la storia di essere la – Era lui. Conosco la sua vo-
nuova vittima. La sua dichiara- ce.
zione mi avrebbe confuso le idee, – Piccole menti, piccole chiac-
lui diventava un mio compagno chiere – sentenziò Cliff, accenden-
di sventura, e se io avevo sco- do un'altra sigaretta. – Come al

104
solito io sono l'unico ad avere lisi dell'acqua. Se non mi sbaglio
buon senso. però, mi è sembrato che quel la-
– E cosa dice il tuo gigantesco boratorio fosse più attrezzato del
cervello? – chiesi, uniformando- necessario per semplici analisi
mi al suo tono. dell'acqua. È un particolare che
Si strinse nelle spalle. mi aveva colpito subito. Ora so
– Non è la mole del cervello che lui è il nostro uomo. So che
che conta, Phil. È il modo con cui Jake passava tutti i sabati e le do-
lo si usa. meniche in laboratorio. Non ho
– Quando cominciate a pensa- mai capito perché, ma ora so an-
re? – chiese Lula. che questo. È passando là le sue
– Non ce n'è bisogno. Ho già fi- domeniche che ha potuto uccide-
nito. re Poley, Ernst ed Herb.
– Be', cosa consigli? – chiesi, – Perché avrebbe dovuto desi-
esasperato. derare un orrore simile? – chiese
– Provare la bottiglia di lozione Anne. – Avete detto di conoscer-
su Jake Hardy come hai fatto con lo molto bene. Diteci allora il
noi. Semplice, no? perché.
Restammo tutti con gli occhi Cliff scosse la testa.
fissi su di lui, ciascuno intento – Questo non lo posso sapere.
a cercare un punto debole in Tutto quello che posso dire è che
quella proposta. Ma fui costret- improvvisamente ho cominciato
to ad ammettere che non ce n'e- a odiare Jake. Ho sempre saputo
rano. che aveva una mente ristretta.
– Cliff ha ragione – disse Anne Ma l'ho sempre accettato per
alla fine. – Può essere la prova quello che era. Ora non lo accetto
conclusiva. più. Non posso accettarlo perché
Anche Glenn approvò. Lula ri- non posso dimenticare Poley,
mase in silenzio. Ernst ed Herb. Erano le tre mi-
– Sentite – disse allora Cliff – gliori persone di questo mondo.
io conosco Jake molto meglio di – Mi fissò. – E se tu avessi perso
voi. Oggi è domenica, e so che la vita in quel vicolo, direi lo
si trova all'acquedotto. Non ci stesso di te.
sarà nessun altro. – Gli occhi gli Rimanemmo in silenzio per un
si illuminarono. – In questi ulti- attimo.
mi minuti ho pensato a tutta la – Sarà bene che io vada a San
faccenda, e penso di aver trova- Benuto con la bottiglia di lozione
to la risposta. Chi poteva aver – dissi alla fine.
tempo per fare degli esperimen- – Meglio andare tutti insieme –
ti su quel genere di cose? Solo propose Cliff. – Voglio assistere
Jake. Sono stato all'acquedotto al finale.
diverse volte. E ho visto il labo- Ci alzammo per prepararci a
ratorio chimico. Naturalmente, partire.
in un acquedotto il laboratorio è Tutti eccetto Lula.
indispensabile, per le varie ana- – Non voglio venire – disse

105
con un filo di voce, torcendosi le – Perché? – chiesi, come se non
mani. lo sapessi.
Glenn le si avvicinò. – Lula ha detto di non voler
– Non voglio venire – continuò violenza. Anch'io la penso come
a ripetere lei. – Non voglio più lei. Ma ho paura che ci sarà vio-
sentirne parlare. Non voglio ve- lenza.
dere Jake. Voglio solo andare a – Impossibile – dissi, con una
casa. convinzione che non sentivo af-
– Phil e Cliff possono aver bi- fatto. – Cinque contro uno. Tre
sogno di aiuto – disse allora contro uno, parlando solo degli
Glenn stringendole la mano. – uomini. Non credo che ci sarà bi-
Non posso lasciarli andare da sogno di violenza.
soli. Forse Jake può diventare – Se ti presenti a lui con la bot-
violento. Non si può mai dire tiglia… – poi si interruppe.
cosa può succedere. – Ci presentiamo con la botti-
– È proprio per questo – disse glia. Io gliela verso addosso e lui
Lula. – Violenza. Non voglio al- reagisce. O è colpevole o non lo
tre violenze. Perché non lo fate è.
arrestare? Perché volete fare voi – Se è colpevole si sentirà con
quello che spetta alla polizia? – le spalle al muro. Un uomo di-
Si rifugiò fra le braccia del mari- sperato è sempre pericoloso.
to. – Lasciali andare, Glenn. Non – Noi non siamo la polizia,
voglio che tu vada assieme a Anne. Naturalmente possiamo
loro. arrestare una persona, però non
Glenn si staccò dall'abbraccio. penso che saranno necessari i
– Devo andare, Lula. Devo far- mezzi forti.
lo per Poley, per Ernst e per – Cosa vuoi fare?
Herb. Non capisci? – Farlo parlare. Convincerlo
– Va bene, Glenn. D'accordo. che deve consegnarsi alla polizia.
Ecco tutto.
Dopo cinque minuti le nostre Per lungo tempo Anne rimase
tre macchine filavano verso San in silenzio, con gli occhi fissi fuo-
Benuto. Dato che la mia era la ri dal finestrino.
più vecchia e la più lenta fui la- – Ad ogni modo continuo ad
sciato in testa, con Anne. Dietro aver paura – disse alla fine.
veniva la macchina con Lula e A pochi chilometri da San Be-
Glenn, e dietro a tutti Cliff, nella nuto Glenn mi sorpassò, e fece
sua Corvette. Mi rincresceva non cenno di fermare. Poi venne vici-
poter trascorrere quella magnifi- no alla mia macchina, e subito
ca giornata nella villa dei Whi- fummo raggiunti da Cliff.
ting. Ma ci sarebbero stati altri – Phil, devo portare Lula a
giorni. Giorni senza pericoli. Di casa. È sul punto di svenire. Non
normalità. vuole che io mi incontri con Ja-
– Non mi vergogno a dirlo – ke.
disse Anne – ma ho paura. Era una brutta faccenda ma non

106
si poteva fare diversamente. Non rando attorno a qualcosa che po-
potevo chiedergli di rompere sava sul banco.
l'armonia coniugale. Jake udì i nostri passi e si vol-
– Sì, è meglio che tu vada a tò.
casa, Glenn – gli dissi. – Che mi venga un accidente! –
– Non vorrei. So che potete esclamò, piacevolmente sorpre-
aver bisogno di aiuto. Ma Lula è so.
impaurita a morte. Anche il ragazzo si volse verso
Cliff gli mise una mano sulla di noi, e ci guardò con occhi osti-
spalla. li.
– Vai a casa, Glenn. Potremo – Che mi venga un accidente! –
far da soli. – Sembrava molto ripeté Jake facendo qualche passo
ottimista. Anch'io avrei voluto avanti. – Dopo tutti questi anni,
essere come lui. – Ti telefonere- finalmente qualcuno mi viene a
mo non appena tutto sarà fini- trovare. Venite avanti, sedete.
to. Anche il ragazzo si avvicinò.
– Comunque non vorrei la- Tutto quello che avevo pensato
sciarvi soli – mormorò ancora lui di dire non potevo dirlo col bam-
fissando il terreno. bino attorno. Guardai il tavolo di
– Vai – dissi allora. – Lula ha lavoro, e vidi una pistola ad ac-
bisogno di te più di noi. qua. Una grossa pistola di plasti-
– Bene. – Guardò Cliff e me, – ca trasparente, e tutto attorno de-
Siate prudenti. gli attrezzi, e un tubetto che sem-
brava quello di un solvente.
San Benuto è una graziosa cit- Jake seguì il mio sguardo e rac-
tadina che sorge in mezzo alle colse la pistola.
montagne della California. L'ac- – Questo è Ernie Bush – disse.
quedotto era stato costruito nella – Un mio amico. Chi altri ti
parte vecchia, a est, e per rag- avrebbe potuto aggiustare la pi-
giungerlo dovemmo attraversare stola? Vero, Ernie?
quasi tutta la città. Ernie sorrise, ma si vedeva che
Ci fermammo di fronte al pa- era seccato con noi per aver in-
lazzo degli uffici pubblici, ma la terrotto il lavoro.
porta era chiusa. Naturale, consi- – Questi sono amici miei – con-
derato che era domenica. Giram- tinuò Jake. – Ora però è meglio
mo attorno all'isolato e arrivam- che tu vada. Continueremo il la-
mo alla porta posteriore. Era voro più tardi.
aperta. – Non è ancora finito? – chiese
Una bicicletta era appoggiata il bambino.
alla parete e dall'interno giunge- – Non ancora. Ora vai. Te la
vano alcune voci. darò più tardi. Questa sera, for-
Entrammo. Jake Hardy stava se.
chino su di un tavolo da lavoro, Ernie Bush ci guardò, poi uscì
e accanto a lui c'era un ragazzo a prendere la bicicletta.
di circa dieci anni. Stava lavo- – Bene, presidente – disse Ja-

107
ke. – Signorina Whiting, Cliff, – Così siete stati voi a mandare
prendete una sedia. gli agenti! – Si alzò in piedi. –
– Non vogliamo sederci, Jake – Siete stati voi?
risposi. – Vorremmo parlare di – È stato Grever. Gli ho tele-
qualcosa, e preferiremmo farlo fonato dopo che tu avevi telefo-
restando in piedi. nato a me, e lui ha pensato di
– Certo. Parla pure. – Si legge- avvisare lo sceriffo di questa
va una certa sorpresa nei suoi oc- città.
chi. Forse era autentica e forse – Ti ho telefonato? – chiese lui
no. Comunque c'era. – Di cosa si stupito. – E quando?
tratta? – L'altro ieri – gridai. – Non
– Siamo venuti per parlare di dirmi che non sei stato tu.
quello che hai fatto a Poley, a – Ma io non ti ho mai chiama-
Ernst e a Herb – dissi d'un fiato, to, Phil!
raccogliendo tutto il mio corag- – Mi hai telefonato perché tu,
gio. – Siamo venuti per parlare di Glenn e Cliff, avevate passato la
come hai portato al suicidio i pri- sera precedente a cercarmi. Vole-
mi due, e fatto in modo che il ter- vi sapere se ero ancora tra i vivi.
zo venisse ucciso in mezzo a una E sei stato sorpreso di scoprire
strada. che c'ero ancora.
Jake rimase immobile con gli – Ti sbagli di grosso, Phil. Io
occhi spalancati. Poi si lasciò ca- non ti ho mai telefonato.
dere su uno sgabello accanto al – Sì, invece! E mi hai detto che
banco. anche tu avevi preso il contagio.
– Pensate che io abbia qualcosa Io ti ho consigliato di rimanere in
a che fare con tutto questo? – casa. Tu allora mi hai pregato di
chiese alla fine. avvisare Grever.
– Jake – intervenne Cliff – tu – Phil, ti sbagli. Non ho niente
hai “tutto” a che fare. Hai il tem- a che fare con tutto questo. – Si
po, hai il laboratorio. Perché non rivolse a Cliff. – Cliff, penso che
parli? tu mi sia amico. Credi a quello
Jake scosse la testa. che Phil sta dicendo?
– Non so quello che vogliate – Mi sembra molto possibile –
dire. rispose Cliff.
– E allora dite voi la verità – in- Jake guardò verso la porta.
calzò Anne. – Dov'è Glenn? Dovrebbe esse-
– Signorina Whiting, anche voi re con voi. Lui mi crederebbe.
pensate che io sia responsabile di Qualcuno deve credermi. Vi sba-
tutto quello che è successo? gliate!
– Jake, tu hai detto di aver pre- Pensai di aver aspettato abba-
so la stessa “malattia” di Poley stanza. Misi la mano in tasca, e
ed Ernst – dissi io. – E quando ne tolsi la bottiglietta di lozio-
sono venuti gli agenti ti hanno ne.
trovato al lavoro. Non sarebbe – Ecco – dissi porgendogliela.
stato possibile. Jake la prese in mano.

108
XVI – Un trucco, vero? – disse, la-
sciando cadere le braccia.

S e ci fosse stato qualche dub-


bio sulla colpevolezza di
Jake, sarebbe completamente
– Sì. Non è la bottiglia che tu
hai alterato.
– Perché l'hai fatto, Jake? – do-
svanito osservando la sua espres- mandò Cliff. – Accidenti, perché?
sione. Non aveva più occhi per Jake sollevò gli occhi. Occhi
noi. Fissava la bottiglia. I baffi rassegnati, privi di sfida, privi di
sembravano diventati improvvi- speranza.
samente neri, ma era un effetto – È stato uno scherzo.
dovuto al pallore del suo volto. – Uno scherzo! – esclamò Cliff.
Posò la bottiglia sul banco ac- – Sei pazzo. Uno scherzo che è
canto alla pistola. Poi si mise a costato la vita a Poley, a Ernst, e
sedere e tornò a fissarci. E cercò a Herb?
di sorridere. – L'ho saputo solo dopo che
– Grazie – disse. – Non mi non era uno scherzo.
aspettavo regali. Dio solo poteva sapere quali
– Non è un regalo – spiegai av- incubi l'avevano tormentato nelle
vicinandomi al banco per racco- ultime settimane.
gliere la bottiglia. – Hai sempre amato gli scherzi
Jake mi fissò, e io lentamente – mormorai – ma questa volta hai
cominciai a svitare il tappo. passato il limite.
– Ecco, mettine un po' sul pal- Jake si fissò le mani, poi rac-
mo della mano – dissi, tendendo colse la pistola di plastica e co-
la bottiglia. minciò a giocherellare con quel-
– No. – Scattò in piedi e indie- la.
treggiò di alcuni passi. – Non – Avevo pensato che poteva es-
credo di averne bisogno. sere un magnifico scherzo. Ne
– Perché no, Jake? – Tornai ad avevo ideato parecchi. Come que-
avvicinarmi, e lui a retrocedere. – sta pistola ad acqua che ho fatto
É solo la lozione che avevo nella per Ernie. Spruzzava la sorella.
mia stanza da bagno. Non vuoi Ed era molto divertente sentire
provarla? quello che poi mi raccontava.
– Io… io non uso quelle lozio- – Parlaci del divertimento che
ni. hai provato nell'alterare le botti-
– Qualche goccia soltanto. glie di lozione – scattò Cliff. –
Di scatto mossi il braccio e lan- Così anche noi potremo ridere.
ciai un po' di liquido nella sua – Ora lo so che non è una cosa
direzione. divertente – disse Jake con tri-
Con un grido Jake si chinò. Ma stezza. – Stavo facendo alcuni
alcune gocce gli erano cadute sul esperimenti di laboratorio, e un
volto. Subito alzò le mani per giorno mi è capitato di versarmi
asciugarsi, ma improvvisamente una sostanza sulle mani. Quan-
si fermò per fissarci. do Ernie venne a trovarmi si
Noi lo stavamo guardando. spaventò a morte. Allora volli

109
provare su altre persone. C'è una ché è trascorso un certo perio-
ragazza con noi, una contabile… do.
– Parli della Enright? – chiese Spense la sigaretta, e stanco di
Cliff. rigirare tra le mani la pistola la
– Sì. Dimenticavo che la cono- depose sul banco.
sci. Diluii la soluzione e fingendo – Non mi sarei mai aspettato
una inavvertenza gliene versai che diventasse una cosa così ter-
alcune gocce addosso. La signori- ribile. Sapevo che qualcosa sa-
na Enright parla sempre con rebbe successo, ma non immagi-
qualcuno, e ha sempre qualcosa navo che avrebbe ucciso qualcu-
di nuovo da dire. Però quel gior- no. Aspettai, ma per una settima-
no nessuno la volle ascoltare. E na non accadde niente. Poi venni
lei non ne seppe mai il motivo. a sapere che Poley si era gettato
Naturalmente su di lei versai una in mare. In un primo momento
sostanza molto diluita. non collegai la sua morte alla lo-
– Così hai pensato di aumenta- zione. Pensai che si era suicidato,
re la forza di quella che hai usato come tanti altri, e basta. Poi, len-
per Poley. Esatto? tamente, mi resi conto di quello
– L'ho fatto per uno scherzo! che avevo fatto.
Credimi, Cliff. Anche a Poley pia- – Scommetto che ti è dispiaciu-
ceva parlare. E così Ernst. Erano to molto – disse Cliff. – E scom-
persone molto importanti. Così metto che hai anche riso.
ho pensato che sarebbe stato di- – Ti prego. Non ho mai pensa-
vertente farli diventare improvvi- to che fosse divertente.
samente impopolari. Far loro ve- – Continua – dissi.
dere le cose dal lato opposto. – Potevi riprendere la bottiglia
– Così sei andato da loro e hai che avevi lasciato nel bagno di
versato la soluzione nelle botti- Ernst – osservò Cliff. – Perché
glie. non l'hai fatto?
– Era il solo modo per essere – Non ci ho pensato. Quando
certi che se la sarebbero cospar- ho capito, ho pensato solo a quel-
sa sulla pelle. Poley aveva mez- lo che avevo fatto a Poley. E mi
za bottiglia di lozione. Sono an- sono ubriacato.
dato da lui una domenica sera. – Bella soluzione – commentò
Poi ho messo la soluzione nella Cliff. – Tutti erano sconvolti, e
bottiglia di Ernst. Ne aveva due tu… ubriaco.
in bagno. Una quasi vuota e una – Quando mi ricordai della
piena. Non volevo che risultasse bottiglia di Ernst non seppi cosa
troppo forte, così ho messo le fare. Se avessi parlato con qual-
gocce nella bottiglia ancora pie- cuno sarei stato ritenuto respon-
na. sabile della morte di Poley.
– A tutti e due nella stessa – Hai pensato più a te stesso
sera? che non a Ernst – disse Cliff, sen-
– Sì. Ernst ha finito prima la za pietà. – È questo che vuoi
bottiglia già iniziata. Ecco per- dire?

110
– No. Ero terrorizzato. Non po- – Io non avrei potuto fare nien-
tevo confidarmi con nessuno. te – gridò Jake. – Vi assicuro, ho
– Scommetto che sei tornato a pensato di ritornare in quella
ubriacarti. casa. Ma non avrei potuto pre-
– Sì. Bevvi finché non riuscii a sentarmi a lui o a Rose. Avrei fat-
dimenticare tutto. Poi lessi che to nascere dei sospetti.
Ernst… era morto. – Jake – dissi allora – cosa mi
– Si è buttato dalla finestra del- dici di Herb Lincoln?
la sua camera da letto! – disse – Questa è la parte peggiore,
Cliff. – È come se l'avessi spinto Phil. La peggiore. Avevo scoper-
tu! to che Herb stava facendo delle

111
indagini, e che era quasi giunto les, e dell'ufficio dello sceriffo?
alla soluzione. Dovevo sbaraz- – No – protestò Jake, debol-
zarmi di lui. Non potevo permet- mente. – Sapevo che un giorno
tere che scoprisse la verità. Sarei sarebbe finita così. Sapevo che
stato accusato come un comune qualcuno sarebbe venuto a dirmi
criminale. ciò che mi state dicendo voi. Ora
– Così, ti sei introdotto nella è finita.
sua casa. – Non ancora. Devi venire al-
– Sì. E ho messo la soluzione l'ufficio dello sceriffo e ripetere
nella bottiglia. tutto a lui. Poi forse ti porte-
– Come sapevi che stava per ranno a Los Angeles per farti
scoprire la verità? ripetere la storia di fronte a
– Gli avevo telefonato diverse Grever.
volte. E durante una delle con- – Va bene. Farò ciò che vorrete.
versazioni mi aveva accusato di Sono contento che sia finita. Ora
essere il colpevole. Disse che se devo telefonare ad Andy. Qual-
non gli dicevo di cosa di tratta- cuno deve rimanere all'acquedot-
va mi avrebbe consegnato alla to. Sarà una seccatura per Andy,
polizia. Io risposi che era paz- ma dovrà venire.
zo… Cos'altro avrei potuto Si alzò lentamente ed entrò
fare? nella stanza accanto. Udimmo il
– Non ha mai pensato che tu rumore del quadrante del telefo-
fossi colpevole – ribattei. – Non no, poi la voce di Jake che parla-
ne ha mai accennato a nessuno. va con Andy.
– È stato ucciso mentre stava
andando all'ospedale per fare l'a- Presi la pipa dalla tasca, e Cliff,
nalisi della soluzione – disse con mani tremanti, si accese una
Cliff. – Se tu avessi parlato, sa- sigaretta.
rebbe vivo. – Sembra che tutto sia finito –
– Poi è toccato a me – dis- sospirò.
si. – Sei stato spietato con lui –
Jake sospirò. dissi, premendo il tabacco nel
– Sì. Ho alterato la tua soluzio- fornello.
ne la sera in cui ci siamo trovati a Anne mi tirò per una manica e
casa tua. Anche tu eri troppo vi- mi indicò il banco di lavoro. Ma
cino alla verità. non capii subito.
– Diventava sempre più diffici- – La pistola ad acqua – disse
le, vero? – disse Cliff. – Prima lei. – Non c'è più.
Poley, ed è stata la cosa più dura. – L'avrà messa in tasca – osser-
Poi Ernst, ed è stato già più faci- vò Cliff.
le. Poi Herb, e alla fine Phil. – No. C'è qualcosa che non mi
Quando ti saresti liberato anche piace. Intuizione – aggiunse, te-
di noi? E quando ti saresti libe- nendo gli occhi fissi alla porta da
rato di Grever, dell'intero Dipar- cui Jake era uscito.
timento di polizia di Los Ange- Ora non si udiva più parlare.

112
Dopo un attimo di silenzio Jake il coraggio di Cliff, ma avevo an-
comparve sulla soglia. Sorrideva, che una paura terribile. Lui non
e stringeva la pistola ad acqua sapeva…
nella mano. – Cliff! – gridò Anne, muoven-
– La pistola di Ernie – disse do un passo in avanti per fermar-
con calma. – Una piccola cosa lo.
inoffensiva, vero? Solo che ora è Il sorriso di Jake si trasformò in
riempita con la soluzione. Con- ghigno. Vedemmo il dito preme-
centrata, non diluita. Questa pi- re il grilletto. E di scatto balzam-
stola spara ad oltre trenta metri. mo di lato.
Lo so perché io e Ernie abbiamo Ma dalla pistola non uscì alcu-
fatto delle prove. Ma a me non no spruzzo. Non dalla canna, per
sarà necessario sparare tanto lon- lo meno. Un liquido giallastro
tano. Siete così vicini. uscì invece dalla parte posterio-
Cliff non aveva paura. Così re, nel punto che doveva essere
sembrava, almeno. Io pensai che stato aggiustato col solvente, e
non avrei mai voluto essere ba- colpì Jake in piena faccia.
gnato da quella soluzione. Dilui- Per un attimo rimase immobi-
ta era già terribile. Concentrata le. Il liquido gli colava dalla fron-
doveva essere qualcosa cui era te sugli occhi, sul naso e sulle
meglio non pensare. guance. La pistola gli cadde di
– Dammi la pistola, Jake – or- mano. Nello stesso tempo il loca-
dinò Cliff, facendo un passo in le si riempì di un odore che ci
avanti. – Non ci guadagni niente, prese alla gola.
a peggiorare le cose. Con un urlo inumano Jake si
– Stai fermo – minacciò Jake. – lanciò verso la porta e uscì all'a-
Pensate che sia facile per me far- perto.
lo, ma vi sbagliate. Credetemi. Il vapore che si era sparso nella
Però sarà divertente vedere quel- stanza mi tolse le forze e caddi a
lo che vi accade. Forse vi uccide- terra. Con disperazione comin-
rete fra voi. ciai a strisciare verso il rettango-
– Sei pazzo – disse Cliff. lo di luce che vedevo confusa-
– È autodifesa, Cliff. Non fare- mente in fondo alla stanza.
sti altrettanto? Dopo alcuni minuti, finalmen-
– Ma non puoi farlo – dissi, con te, superai la porta. Respirai pro-
una calma che non avevo affatto. fondamente e mi abbandonai sul
– C'è Glenn. Lui sa tutto, e con terreno. Ero salvo. Non ricorda-
ogni probabilità ha già telefonato vo altro. Solo i terribili momenti
a Grever. appena trascorsi. Quando ebbi
– Fermerò Glenn. E anche Lula. trovato la forza per alzare la testa
E Grever. vidi Anne che stava singhiozzan-
– Non lo farai – disse Cliff, av- do seduta a terra. Cliff, sdraiato
vicinandosi a Jake – perché ora ti sulla schiena, stava respirando
prendo la pistola. profondamente. Aveva gli occhi
Ero pieno di ammirazione per fissi al cielo, e agitava le lab-

113
bra. Ma non ne usciva alcun suo- disse allora Cliff. – E voi aiuta-
no. teci. Poco fa Jake è uscito di
– Anne – mormorai, non appe- corsa dalla stanza. È in perico-
na fui in grado di parlare. – Anne! lo.
La ragazza si voltò verso di Spiegò qualcosa di quello che
me. era successo. Non molto, ma su-
– Oh, Phil – disse. Poi riprese a bito Andy si diresse di corsa ver-
piangere. so la diga.
Cercai di alzarmi, ma tutto co- Allora capii perché non aveva-
minciò a vacillare. Allora mi por- mo udito a lungo le grida di
tai accanto a lei strisciando. La Jake.
presi fra le braccia, e la lasciai Raggiungemmo la sponda. An-
singhiozzare sulla mia spalla. ne non era venuta con noi. Subito
Cliff si voltò dalla nostra parte scorgemmo Jake supino in mez-
e ci osservò. Aveva gli occhi zo all'acqua. Immobile. Una riga
spenti, poi lentamente comincia- rossa gli attraversava il collo nel
rono a riprendere espressione. punto maggiormente colpito dal-
– Dio, Phil! È stato terribile. la sua soluzione.
Poco dopo tentò di alzarsi e ci Improvvisamente odiai Jake
riuscì. Hardy. Odiai l'acqua. E desiderai
In quel momento un uomo ros- distruggere qualcosa. Ma tutti
so di capelli voltò l'angolo dell'e- dovevamo aver avuto la stessa
dificio e arrivò quasi vicino a noi sensazione, perché come un sol
senza vederci. Poi si fermò di uomo ci girammo per tornare
scatto e ci fissò. verso l'edificio.
– Voi siete Andy? – doman- – È caduto in acqua – dissi, per
dai. rispondere all'occhiata interroga-
– Andy Gerling. Sì. E voi chi tiva di Anne.
siete? – Povero Jake!
Come potevo spiegargli quello – Povero Poley, povero Ernst, e
che era accaduto? povero Herb, vorrai dire!
– Dov'è Jake? – Guardò verso – Penso che non avrebbero mai
la porta, e fece un passo in quella capito Jake.
direzione. – Ma forse avrebbero perdona-
– È meglio che non entriate – to. Erano fatti così.
dissi. – Inoltre… – Sospirai. Dopo Mi strinse la mano.
essermi alzato, aiutai Anne a – Anche tu sei fatto come lo-
mettersi in piedi. ro.
Ora gli occhi di Andy si erano Cominciavo a sentirmi meglio.
fatti sospettosi. In ogni senso.
– Chi siete? Cosa state facen- E mi sembrò di essere appena
do? uscito da una lunga galleria
– È meglio cercare Jake – oscura.

FINE
il paleontologo della nostra era sco-
prire sui nostri antenati più remoti
tutto quello che ci occorre sapere. In-
vece di poter disporre di scheletri in-
teri e di numerosi reperti fossili, dob-
biamo generalmente accontentarci
d’un frammento di cranio o d’una
mezza mandibola con un paio di den-
ti, quando ci sono. Così che il quadro
che possiamo farci dello sviluppo e
dell’evoluzione della specie umane è
complesso e troppo immaginoso.
A rendere la situazione ancora più
complicata, si sospetta che il genere
umano abbia subito una notevole
quantità di variazioni e di mutazioni
lungo tutta la durata della sua vita
sulla terra, sì che gli «anelli» che
connettono una forma umana alla

D al punto di vista di un paleon-


tologo, si potrebbe dire a volte
che è un vero peccato che l’uomo
successiva e più evoluta, solitamente
mancano. E si è costretti a… sup-
porre, intuire, sospettare, ipotizzare,
sia un animale intelligente. Sin dai tutte cose che con la serietà e certez-
primordi della sua specie, egli si è za scientifica hanno ben poco a che
condotto in maniera troppo intelli- fare.
gente per commettere gli errori di Per un certo periodo di tempo
molti altri animali, precipitando, per l’antropologia parve avere identifi-
esempio, in provvidenziali pozzi di cato i vari passaggi evolutivi del-
pece o asfalto e altre trappole messe l’uomo sulla terra con una certa
dalla Natura le quali avrebbero potu- chiarezza; ma l’intera storia dello
to conservarlo per i suoi più lontani studio di cui la scienza ha fatto og-
discendenti. Il fatto è che grazie al getto l’animale uomo indica che il
suo cervello l’uomo ha saputo in- momento in cui abbiamo scoperto
ventare tutta una serie di strumenti, una pista semplice e piana da segui-
che hanno permesso ai suoi più lon- re, nuovi fatti sono saltati fuori a
tani posteri di ricostruire largamente mostrare che la pista da seguire non
il suo modo di vivere; ma ben poco i era né semplice né piana. Avevamo
posteri hanno potuto sapere della finalmente stabilito, per esempio, il
sua forma autentica e delle sue vere fatto che una delle forme umane più
dimensioni. Perché le sue ossa sono primitive – a meno che non si trat-
andate sempre distrutte con la mas- tasse d’una deviazione – che noi
sima facilità. Inoltre, mentre l’uomo avevamo battezzato come Uomo di
sembra essersi diffuso fin dalle epo- Neanderthal era scomparsa negli
che più primitive della sua esistenza stessi anni in cui l’uomo moderno
un po’ su quasi tutto il globo, non faceva la sua comparsa sul pianeta.
sembra essere mai stato una specie Ma in seguito abbiamo scoperto le
molto numerosa… prove che nell’Asia Minore l’uomo
Tutto ciò rende molto difficile per di Neanderthal non solo sopravvis-

116
se alla comparsa dell’uomo moder-
no, ma in realtà si abituò a vivere
con lui, seguendolo nelle sue migra-
zioni e occupando le caverne che il
suo più evoluto discendente aveva
appena abbandonato. Qual era il
nesso tra lo scimmiesco e primitivo
uomo di Neanderthal e il suo evolu-
to, spirituale, artistico successore,
l’alto e pensoso e metafisico Cro-
Magnon, che con le sue pitture ave-
va trasformato le pareti delle sue
grotte in templi d’arte meravigliosa?
Che potevano avere in comune quel-
le due creature che sembravano se-
parate l’una dall’altra da abissi di
tempo valutabili in centinaia di mi-
gliaia di anni? L’uomo non discende
naturalmente dalla scimmia, come
per molto tempo si è creduto, ma
piuttosto tanto l’uomo quanto la
scimmia (o per lo meno le scimmie
antropomorfe) debbono avere avuto
un antenato comune, dal quale cep-
po si diramarono indipendentemente
l’uno dall’altra.
La creatura umanoide più antica
sembra essere stata il Pitecantropo
eretto, che aveva come compagno e
affine un altro ominide che viveva
entro i confini della Cina attuale, il
Sinantropo. Con una massa cerebra-
le relativamente modesta, sviluppo
mandibolare accentuato, due dita di
fronte convessa quest’ominide rap-
presentava già un accentuato distac-
co dallo scimmiesco Neanderthal.
La creatura che, eretta, si aggirava
per le steppe della futura Cina era
già nettamente umana. Doveva avere
già una forma estremamente rozza
di linguaggio e cominciava a lavo-
rare le selci per poter meglio caccia-
re. E il suo immediato discendente
era già il Cromagnon, un uomo con
una capacità cerebrale lievemente
superiore a quella di molti di noi.
Siamo intorno al 50° millennio avan-

117
ti Cristo. Non dimentichiamo, co- stipite di tutti i primati antropomor-
munque, che questo quadro è d’una fi. L’altra teoria, seguita da una mi-
semplicità sospetta. Molti oggi dubi- noranza di scienziati, e capeggiata
tano che le cose siano andate real- da un illustre antropologo inglese,
mente così; e si sospetta che il bel convinto che l’uomo, come uomo,
gigante biondo alto due metri, d’in- deve essere di gran lunga più antico
telligenza superiore, con una così di quanto noi stessi si possa credere
chiara vocazione di pittore, sia scom- e certissimamente non poteva di-
parso, assorbito da altre razze mo- scendere da un animaletto arborico-
derne, così come si sospetta che noi, lo, dato che le sue mani non corri-
uomini moderni, non si sia nemme- spondevano a quelle che era lecito
no discendenti di Neanderthal, ramo aspettarsi. Secondo questa teoria,
secondario dell’albero dell’Uomo, l’uomo s’era staccato come ramo se-
estintosi perché non così vitale come parato dal tronco degli antropomorfi
si dimostrò essere il ramo principa- una decina di milioni di anni fa e le
le, da cui noi deriviamo. scimmie superiori rappresentavano
Ma dietro tutta questa teoria si tro- semplicemente un caso di evoluzio-
va una profonda controversia scienti- ne parallela. La maggior parte degli
fica. C’erano due differenti conce- scienziati attribuiva all’uomo non
zioni dell’origine dell’uomo. Secon- più d’un milione d’anni d’esistenza.
do una, l’uomo sarebbe originaria- Nuovi tipi d’uomo erano frattanto
mente disceso attraverso una lunga scoperti, o almeno un frammento di
storia da una creatura dagli occhi cranio e un osso venivano ogni tanto
enormi, chiari, spettrali, arboricola, alla luce, a colmare gli spazi vuoti
non più grande d’un gattino, capo- del quadro, ma senza cambiarlo
molto. Fu così che venne al mondo
il Plesiantropo, che risale probabil-
mente a un milione di anni fa e del
quale era stato ritrovato un cranio
quasi completo; molto primitivo. Il
Plesiantropo è tuttavia già inconfon-
dibilmente umano.
Ma in epoca più vicina le cose
hanno cominciato a complicarsi ul-
teriormente e noi abbiamo comin-
ciato a sentirci sempre più indecisi
sull’intera creazione dell’uomo. La
maggior parte degli antichi teschi
era stata trovata in Asia. Ora dal
Sud Africa ci venne l’Australopite-
co, che esso pure sembra risalire a
un milione d’anni fa e avere comin-
ciato a fabbricare strumenti e a co-
noscere l’uso del fuoco. Scoperta
che ha fatto pensare possibile che
anche i nostri primitivi antenati fos-
sero molto più progrediti di quanto
credessimo.

118
È venuta poi la scoperta del Pro- quanto si fosse in un primo tempo
consul, una creatura più piccola, con creduto. Hurzeler pertanto giungeva
alcune caratteristiche inconfondibil- alla conclusione che l’oreopiteco
mente scimmiesche, risalente a più era un autentico umanoide, che, di-
di dieci milioni d’anni or sono. Que- retto antenato dell’uomo, aveva vis-
sta scoperta ha portato a una contro- suto fra le calde savane della To-
versia sulla possibilità che l’arcaico scana settentrionale, almeno dieci
Proconsul usasse il fuoco. Ma col milioni di anni fa. Ciò faceva retro-
tempo si è giunti alla conclusione cedere l’uomo ancor più lontano
che prove evidenti dimostravano nel tempo dello scimmiesco Pro-
come il fuoco fosse stato usato in vi- consul e implicava che forme uma-
cinanza delle sue ossa. Proconsul sa- ne erano comparse sulla Terra mol-
rebbe stato dunque il capostipite del- to prima di quanto si fosse potuto
le attuali scimmie antropoidi. immaginare.
Ma il peggio doveva ancora veni- Questo remoto antenato dell’uo-
re. Parte d’uno scheletro e d’una mo non sembra essere stato di for-
mascella era stata scoperta fin dal me particolarmente umane. Aveva
1872 in una miniera di lignite dell’I- la mandibola stretta e lunga, era di
talia centro-settentrionale. Gli strati capacità cranica limitata e di statu-
geologici intorno al luogo del reper- ra piuttosto bassa. Ogni altro ante-
to indicavano la rispettabile età di nato dell’uomo avrebbe ancor oggi
10 milioni di anni. Il fossile era stato molte probabilità di attraversare
provvisoriamente classificato come Piazza del Duomo, a Milano, o Piaz-
un ominide particolarmente scim- za S. Pietro, a Roma, purché abbi-
miesco, quindi la scoperta fu rapida- gliato da uomo normale e con tanto
mente dimenticata dal mondo intero.
Dato lo stato delle conoscenze an-
tropologiche in quel tempo, anche
un milione di anni era un periodo di
tempo straordinariamente arretrato
per qualunque creatura che potesse
dirsi umana. Ma nel 1956 una parti-
colare riunione di antropologi fu
convocata per udire una relazione
ufficiale del professor Johannes
Hurzeler, curatore del Museo di Sto-
ria Naturale di Basilea. Hurzeler stu-
diava quei resti fossili da vent’anni
ed era giunto ad alcune conclusioni
impressionanti.
In base a gran coppia di elementi
probanti trovati da Hurzeler, la crea-
tura, finalmente battezzata Oreopi-
teco, o Ominide di Montagna, rive-
lava caratteri molto più umani di
di cappello, senza attirare l’attenzio- essere leggendario teme l’uomo e sa
ne o essere riconosciuto. Ma l’Oreo- rimanere nascosto nelle zone più
piteco non potrebbe passare inosser- inaccessibili della grande catena
vato. montuosa, a quote che sono, per noi,
Le dichiarazioni di Hurzeler han- al limite della respirabilità. Se l’uo-
no dato vita a una polemica antropo- mo delle nevi esiste, deve trattarsi di
logica che non si è ancora placata e qualche specie di antropoide avvez-
che continua. Sembra che l’Oreopi- zatosi da tempi immemorabili alle
teco debba dare ancora molto filo da condizioni di vita che predominano
torcere agli indagatori dell’uomo e dai cinquemila metri d’altezza in su.
delle sue origini. Ma c’è proprio chi sostiene la tesi
L’uomo, dunque, secondo la teo- d’una specie d’uomo molto primiti-
ria oggi dominante fra gli scienziati, va, costretta ad arretrare davanti alla
sarebbe un animale che staccatosi da marcia dei suoi più evoluti cugini.
altri rami del grande albero della Potrebbe anche essere affine all’O-
vita 10 milioni di anni fa avrebbe reopiteco… Insomma, chi vivrà ve-
poi continuato a svilupparsi secondo drà, ammesso che ci sia qualcosa da
una propria e indipendente linea vedere.
evolutiva, in quanto rende accettabi- Una delle più fantasiose teorie sul
li tutte le variazioni che sembrano più remoto passato dell’uomo, rite-
essere affiorate nei vari tipi d’uomo nuta fino ad epoca recente assurda e
primitivo, il quale, cominciando a impossibile, è tornata in favore da
evolvere i primi, rozzi strumenti un qualche tempo della scienza, essen-
milione di anni fa avrebbe avuto 9 dosi scoperte nuove basi di probabi-
milioni di anni per evolversi fino a lità. Ogni raccolta di antichi miti e
questo punto. leggende sembra sottintendere l’idea
La realtà è che noi ancora non che ci siano stati degli esseri gigan-
sappiamo nulla di preciso e molti teschi nel passato dell’uomo. Indivi-
scienziati sono ancora favorevoli a dui alti non meno di tre metri sareb-
considerare l’Oreopiteco niente più bero vissuti per un certo periodo di
d’una scimmia oggi scomparsa. tempo, prima che la Natura, abban-
C’è poi chi parla con rinnovato donato il suo tentativo di arrivare a
entusiasmo della possibilità di «fos- un tipo selezionato di gigante, ritor-
sili viventi». Un fossile vivente sa- nasse a favorire la nascita di creatu-
rebbe, per esempio, lo yeh-ti, o re di media statura.
abominevole uomo delle nevi, che Qualche anno prima dello scoppio
trascinerebbe la sua precaria esi- della II Guerra Mondiale furono
stenza sugli impraticabili altipiani scoperti residui fossili di quelli che
dell’Ymalaya. Sembrano esservi al- sembravano essere stati veri e pro-
cune possibilità che una creatura pri giganti umani. Ed erano resti
del genere esista, sebbene non ci fossili di più che un individuo! Seb-
sia ancora nessuno che sia in grado bene non sia stato possibile rico-
di descriverla con un minimo di struire un solo scheletro completo
precisione. Si è parlato d’un essere di questi giganti, crani e mascelle
coperto di pelo rossiccio, bipede, di erano quasi completi, a paragone di
forme approssimativamente umane, altri reperti, e la prova da essi for-
agile e in grado di emettere suoni nita risultava essere quella che un
articolati. Timido e scaltro, questo archeologo definirebbe eccellente.

120
Due dei fossili venivano da Giava e losso sembra che fosse imparentato
un terzo era stato scoperto in Cina: sotto certi riguardi con quel nostro,
fatto che rivelava come la creatura e più antico, antenato, il Pitecantro-
gigantesca fosse diffusa o che in po, del quale sarebbe stato contem-
quella vasta regione che va dalla poraneo. Sembrano esistere possibi-
Cina a Giava predominassero un lità che i due cugini, l’uomo gigan-
tempo condizioni favorevoli allo svi- tesco e quello di dimensioni nor-
luppo di esseri umani giganteschi. mali, esistessero contemporaneamen-
Il fossile rinvenuto in Cina fu bat- te.
tezzato Gigantropo e le parti di Un’altra ipotesi fu che la combi-
scheletro ritrovate furono classifica- nazione d’un clima eccezionalmen-
te come umane. Calcoli approssima- te rigido con altre sconosciute con-
tivi fissavano la sua altezza da m. dizioni meteorologiche avesse co-
3,5 a m. 5! stretto il Gigantropo a svilupparsi
Meno certezza esiste in merito ai oltre il normale. Si è infatti osser-
campioni giavanesi, uno dei quali vato che molti degli animali co-
s’ebbe il nome di Pithecanthropus stretti a vivere in climi particolar-
robustus e l’altro di Meganthropus; mente rigidi si adattano a queste
quest’ultimo aveva le dimensioni d’un condizioni avverse accrescendo le
gorilla eccezionalmente sviluppato e proprie dimensioni, forse in ottem-
a quanto si poteva giudicare dotato peranza dell’antica norma che la
d’una muscolatura straordinaria. superficie irradiante calore della
Poi, cosa bizzarra, un altro cam- pelle si accresce molto più lenta-
pione di Megantropo è stato scoper- mente di quanto non faccia la mas-
to in Africa e questa volta il fram- sa totale dell’individuo. Tuttavia la
mento di cranio conteneva maggiori risposta non è esauriente, dato che
particolarità. La mascella era enor- numerose altre specie viventi sem-
me e rivelava sporgenze ossee le brano trovare adattamenti all’am-
quali sembravano indicare che la biente troppo freddo i quali non esi-
creatura doveva essere stata fornita gono aumento di dimensioni.
di muscoli masticatori di forza im- Pertanto non possiamo ancora es-
pressionante. sere molto precisi quanto a vere di-
Questa scoperta indusse molti mensioni del Gigantropo, ma è un
scienziati a concludere che il Me- fatto che un individuo del genere ap-
gantropo non doveva essere stato parirebbe come un autentico gigante
necessariamente molto più alto d’un a un uomo contemporaneo. Anche
normale uomo moderno, ma doveva se fosse non più alto d’un paio di
comporsi di individui dotati d’una metri e mezzo e con masse muscola-
mascella straordinariamente svilup- ri in proporzione, apparirebbe mo-
pata. Fu definito addirittura come un struosamente immenso all’uomo
autentico spaccanoci vivente, un es- d’oggi. Non c’è dubbio, ad ogni
sere la cui dieta consisteva precipua- modo, che fra i numerosi tentativi
mente di noci, che le sue formidabili della Natura per giungere all’uomo
mascelle spaccavano con estrema fa- attuale figura anche quello del gi-
cilità. gantismo: tentativo che ovviamente
Anche se questa ipotesi corrispon- non ebbe successo.
de a verità, resta sempre da spiega-
re il Gigantropo cinese. Questo co- G. M.

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COSE PIOVUTE DAL CIELO
La scienza non ha ancora saputo dare si alzò e uscì a vedere. Il cielo era limpi-
una risposta ai blocchi di ghiaccio che da do, faceva un gran freddo, ma non più
tempi immemorabili cadono improvvisa- freddo del vento che spazzava la brughie-
mente, a ciel sereno, in una zona molto ra e s’insinuava fra i panni di Latham.
ristretta della superficie terrestre. Da Non trovando nulla d’insolito, il pastore
dove vengono, questi blocchi di ghiaccio, decise che il suo cane doveva avere abba-
e perché? iato solo per fargli sapere che si trovava
Tralasciando le notizie relative a even- come al solito a guardia del gregge.
ti del genere della più remota antichità e Ma quando venne il mattino, Latham
che, per quanto riguarda quelli del secolo trovò una sorpresa che lo aspettava. Il
scorso, hanno avuto in Charles Fort il più suo cane stava ancora abbaiando furiosa-
spericolato e scrupoloso annotatore, ne mente, questa volta nel campo a una cin-
citeremo alcuni tra i più spettacolari av- quantina di metri dalla casa colonica.
venuti nell’ultimo decennio. Quando Latham giunse sul posto, trovò
Le aride brughiere che si estendono una delle sue pecore stesa a terra, morta,
lungo il Canale di Bristol, in Inghilterra, con un profondo squarcio che le attra-
sono note soprattutto per i loro numero- versava diagonalmente le spalle e parte
si greggi di pecore e per la lana pregiata del collo, come se fosse stata colpita da
che esse forniscono. Ma la notte del 10 un colpo d’ascia. Accanto al corpo della
novembre 1950 qualcosa di nuovo si ag- pecora era un blocco di ghiaccio che La-
giunse agli annali di quella landa tran- tham poi accertò pesare quattordici lib-
quilla, spazzata dal vento. bre, poco meno di sette chili, un blocco di
Più volte nel corso di quella notte l’al- ghiaccio caduto con una tale velocità da
levatore Edward Latham udì il suo cane incunearsi nel terreno a una profondità
da pastore, un magnifico collie, abbaiare di venti centimetri.
furiosamente. Il collie solitamente si met- Latham ebbe in seguito a dichiarare
teva ad abbaiare in quel modo solo quan- alle autorità: «Quella pecora era stata
do qualcosa veniva a mancare. Latham uccisa come se fosse stata fulminata da

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una saetta! Intorno al campo e lungo la in alto, e un istante dopo un blocco di
strada che lo costeggia trovai quella mat- ghiaccio di quasi 60 centimetri di diame-
tina altri blocchi di ghiaccio, durissimo e tro e dal peso di 25 kg. venne ad abbat-
chiaro, in maggioranza larghi come vas- tersi sul suolo a due o tre passi da dove
soi di portata, ma in alcuni casi anche più l’uomo si trovava. Groff chiamò a gran
grossi. Non ne avevo mai visto di simili». voce la moglie, che uscì di casa per rag-
Dopo accurate indagini, il Ministero giungerlo, e mentre i due coniugi stavano
dell’Aviazione britannico dovette am- guardando perplessi il pezzo di ghiaccio
mettere di non sapere cosa dire. Il ghiac- caduto dal cielo sereno, un altro pezzo di
cio non era caduto da aerei in volo sulla ghiaccio, lievemente più piccolo, arrivò
zona e nemmeno a causa di temporali, e, sibilando a frantumarsi sul terreno.
cosa strana, il Ministero aggiunse: «Le Telefonarono allo sceriffo, che telefo-
condizioni non inducono a pensare che nò all’Air Force, che telefonò a un meteo-
trattasi di normale fenomeno meteorolo- rologo, il quale spiegò come quel ghiac-
gico…». cio, detto ghiaccio naturale, era stato tra-
La commozione per questo incidente sportato dal jet stream, il grande fiume
non s’era ancora calmata del tutto quan- d’aria che fascia l’intero globo a un’altez-
do il fenomeno si ripeté, il 24 novembre za media di qualche migliaio di Km. viag-
1950. Non pioveva, non faceva troppo giando a una velocità di circa cinquecen-
freddo, il cielo era limpido e non tirava to chilometri all’ora da ovest a est. Ma la
vento. Nelle prime ore della notte, un teoria del ghiaccio naturale scagliato dal
blocco di ghiaccio, un cubo di 33 centi- fiume d’aria dovette essere abbandonata,
metri, piombò improvvisamente dal cie- per la semplice ragione che esso non po-
lo, penetrò nel tetto di un garage, a Wald- teva trasportare blocchi di ghiaccio so-
sworth presso Londra, e fece un tale fra- spesi a mezz’aria, per forte che potesse
casso che la guardia notturna chiamò la essere la corrente.
polizia, allegando lo scoppio d’una bom- I pezzi di ghiaccio di Edward Groff ar-
ba. Anche questa volta, le indagini rigo- rivarono sibilando nel suo campo il 30
rosamente scientifiche del Ministero non luglio 1957; il 14 agosto altro ghiaccio,
furono in grado di risolvere il rompicapo. ma in blocchi enormi, questa volta, piov-
Non si creda che queste inesplicabili ve a Gowen City, Pennsylvania, e l’8 set-
cadute di ghiaccio siano una peculiarità tembre ’58 una colonna di ghiaccio sfon-
delle isole britanniche. In Italia, nel feb- dò rombando il tetto di un magazzino al
braio o marzo del 1960, in una mattina n. 510 della North Third Street di Che-
tepida e limpida una località dell’Abruzzo ster, Pennsylvania. Come negli altri casi,
fu ripetutamente bombardata, sotto un anche questa volta non fu possibile tro-
sole splendido, da grossi blocchi di ghiac- vare una spiegazione che fosse scientifi-
cio che non provocarono danni per un camente soddisfacente.
mero caso. Ma la più strana di tutte è stata forse
Verso la metà d’aprile del 1958 un l’esperienza vissuta da un italo-america-
vero e proprio diluvio di ghiaccio si rove- no. Domenico Bacigalupo, e da sua mo-
sciò nella corte della fattoria appartenen- glie, domiciliati al 336 di Greystone Road,
te ai coniugi Leo Kozlowski, a Napa, Cali- Old Bridge, New Jersey, la notte del 2 set-
fornia; grossi, taglienti pezzi di ghiaccio, tembre 1958. I due coniugi stavano guar-
con un diametro che andava da cinque a dando la TV nella sala da soggiorno,
trenta centimetri. Alcuni di essi per la quando il signor Bacigalupo si alzò per
violenza dell’impatto sprofondarono per andare in cucina a scaldarsi una tazza di
una buona metà della loro lunghezza nel caffè. Era appena ritornato in salotto e
terreno. Nessun aereo sorvolava in quel stava per riprendere il suo posto davanti
momento la zona… al televisore, quando udì un fragore as-
C’è poi la notevole esperienza fatta da sordante: un blocco di ghiaccio piovuto
Edwin Groff, un agricoltore di Reading, dal cielo aveva aperto un foro largo un
Pennsylvania, il quale mentre stava lavo- metro nel tetto e successivamente nel
rando in campagna udì improvvisamente soffitto della cucina.
un acuto sibilo crescere d’intensità, bene Come tutti i precedenti il fenomeno

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sfidò qualunque spiegazione plausibile. ne che aveva il proprio ufficio nello stes-
Ma non solo ghiaccio cade a volte inopi- so viale, ma di fronte al mercato di mac-
natamente dal cielo… chine usate, raccontò alle autorità d’ave-
Per esempio, il 22 dicembre 1955 Wil- re udito un rombo così forte da sembrare
liam Shannon e George Brinsmaid, due il- una cannonata, tanto che lui aveva lascia-
lustratori di professione, si recavano al to la sua scrivania per correre fuori a ve-
lavoro presso la RCA di Alexandria, Virgi- dere. Ma era ancora sulla porta del suo
nia, nella macchina di Brinsmaid. Stava- ufficio quando qualcosa colpì con inaudi-
no percorrendo la magnifica autostrada ta violenza il tetto della villetta a un sol
del Mt. Vernon quando, come entrambi piano. «Voltomi a guardare verso il cielo»
riferirono, «ad un tratto ci fu un boato disse Roscoe, «vidi il sole scintillare su
spaventevole, mentre si apriva uno squar- dei blocchi di qualcosa che sembrava
cio nel parabrezza». Quel ch’è più, c’era piombare da un’altezza di sei o settecen-
un grosso pesce gelato, lungo un venti- to metri. Roteavano e giravano nell’aria
cinque centimetri sul pavimento della come una specie di cascata».
vettura. Il pesce era venuto giù come una I meteorologi prontamente parlarono
bomba, a una velocità e con una forza di blocchi di ghiaccio caduti da un aereo;
terrificante da chi sa quali altezze, dato ma le autorità dell’aviazione respinsero
che aveva praticamente distrutto un pa- la loro spiegazione, asserendo ch’era im-
rabrezza di notevole spessore. possibile che del ghiaccio si formasse sul-
Non c’erano automobili in quel tratto le ali di un aeroplano in quantità così
di strada, e non c’erano aerei in cielo; ma massicce, e che del resto nessun aereo al
solo il misterioso pesce congelato, il pa- mondo avrebbe potuto gettare tanto
rabrezza inservibile e due uomini piutto- ghiaccio nello stesso posto per due minu-
sto scossi, che invertita la rotta se ne tor- ti consecutivi.
narono dritti difilato a casa. Ma il ghiaccio era là, piovuto dal cielo,
Essendoci sempre stato insegnato che anche se gli aerei non c’erano.
il cielo non contiene pesci, freschi o con- Centinaia di libbre di carne fresca
gelati che siano, esitiamo ad accettare piovvero inopinatamente dal cielo sulla
come verosimile il fatto accaduto ai due tenuta di un certo Hudson, nella cittadina
disegnatori della Virginia. Così come esi- di Los Nietos, in California, il 9 agosto
tiamo a prestar fede all’episodio dei 1869. La carne era a strisce non più gran-
grossi frammenti di ghiaccio che il 4 lu- di della mano d’uomo. Era in buono stato
glio 1953 si abbatterono su alcune auto- di conservazione quando toccò il suolo,
mobili ferme nell’American Avenue di ma dopo pochi minuti cominciò a impu-
Long Beach, California. Le macchine furo- tridire. Furono notate delle specie di se-
no notevolmente danneggiate da questi tole nere e sottili, su un orlo delle strisce,
grossi blocchi che piovvero fischiando da ma non fu possibile dare una spiegazione
un cielo intensamente azzurro. logica al fatto sbalorditivo.
Al numero 1480 dell’American Avenue Qualche anno dopo, il 3 marzo 1876,
è situato un campo di macchine usate. Un nella Bath County, Kentucky, ci fu una
addetto alla compra-vendita di quelle pioggia di quella che alcuni investigatori
macchine – certo H. A. Boyd – raccontò accorsi da un istituto universitario di Le-
più tardi a un cronista del Los Angeles xington descrissero come «una mezza va-
Examiner: «Avevo appena finito di lavare gonata di carne fresca, tagliata in strisce
una macchina e mi ero allontanato d’una sottili, molte delle quali ancora sanguino-
quindicina di metri quando udii come lente. La carne coprì una striscia di terre-
una serie di acuti sibili sopra di me. Alzai no larga 15 metri e lunga un centinaio».
la testa e vidi che l’aria era tutto un turbi- Testimoni oculari l’avevano vista venir giù
nio di grossi blocchi scintillanti. Un se- dal cielo, turbinando… Da quel vuoto cielo
condo dopo, una colonna di ghiaccio che che sembra contenere tante strane cose:
doveva avere le dimensioni di un uomo si come sassi, pezzi di roccia, di ferro, blocchi
abbatteva sulla parte anteriore della di ghiaccio, carne sanguinolenta e a volte
macchina, mettendone a nudo il motore». anche pesci e ranocchi. La scienza, non
Charles Roscoe, un ex pilota d’aviazio- potendo spiegare questi fenomeni, tace.

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