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Non è un caso che nella città di Fortaleza, in Brasile, si terrà il prossimo novembre un congresso

internazionale sull’autrice de L’amica geniale. (Tutta la sua opera è pubblicata da Edizioni e/o
ndr) Fin dal titolo Elena Ferrante, um olhar subalterno -“uno sguardo subalterno” – risulta
evidente la dimensione politica dell’operazione, che intende analizzare i libri della Ferrante dalla
specola della subalternità, geografica e culturale. A promuovere l’evento è il programma Pgp-
letras dell’Universidade federal do Ceará, una delle maggiori università pubbliche del Paese
sudamericano. L’iniziativa riunirà ricercatori locali, così come studiosi italiani, quali Andrea
Mazzucchi e Matteo Palumbo dell’Università di Napoli Federico II, tutti interessati a mettere a
fuoco di opere come L’amore molesto o I giorni dell’abbandono la dimensione meridionale.
L’aggettivo richiede una precisazione. Il convegno, infatti, sposterà il baricentro critico a
occidente del Mediterraneo. E meridione, sotto la linea dell’Equatore, non significa Sud d’Italia,
ma Sud del mondo.

È proprio sulla base di tale concezione “globale” del meridione che i testi della Ferrante vengono
letti e interpretati nel Brasile attuale delle rivendicazioni femministe, dell’impennata dei conflitti
di genere, delle nuove modalità di lotta di classe. È facile, insomma, immedesimarsi in
personaggi relegati alla subalternità in un Paese nel quale violenza e ingiustizia sono una piaga
costante. Anche perché si tratta di punti di vista – quello, ad esempio, di Delia ne L’amore
molesto o quello di Olga de I giorni dell’abbandono –