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“La nascita della tragedia dallo spirito della musica” fu pubblicata per la prima volta nel

Gennaio 1872. L’autore, il giovane professore di filologia classica dell’Università di Basilea,


Friedrich Nietzsche iniziò la stesura dell’opera nel 1869, che terminò alla fine del 1871. Il
lavoro per questo progetto impegnò gli studi del giovane filologo per oltre dieci anni e
coinvolse anche alcuni precedenti brevi saggi dedicati a diversi temi sull’antichità classica,
ricordiamo: “Il dramma musicale greco”, “La visione dionisiaca del mondo”, “Socrate e la
tragedia”. La struttura definitiva del libro consta di: una Prefazione in cui Nietzsche dedica
l’intera trattazione al suo caro e stimato amico, il grande compositore Richard Wagner;
venticinque capitoli nessuno dei quali recante alcun titolo; il Tentativo di autocritica,
successivamente inserito, che costituisce una sorta di introduzione stilata con “il senno di
poi”.

Ai fini della seguente trattazione è comunque opportuno introdurre tre punti fondamentali per
la comprensione del testo. In primo luogo, esamineremo la visione del mondo nietzscheana,
dunque il predominio della dimensione estetica su quella morale. Successivamente si
accennerà ai centrali e ostici temi della creazione artistica e delle condizioni mediante cui
sussiste lo sviluppo dell’arte. Infine si presenteranno i tratti caratteristici dei due termini
fondamentali che costituiscono il filo conduttore dell’intera opera: l’apollineo e il dionisiaco.

La prima opera di Nice è un'opera filologica. La prima opera filosofica di nice è in realtà
un'opera di filologia. Opera nella quale nice manifesta ancora una volta tutto il suo interesse
giovanile per il mondo antico, classico, greco. Ed è un'opera per la quale Nice rilegge in modo
originale, assolutamente originale, il mondo greco. è un'interpretazione del mondo greco nuova,
originale, che non ha di fatti precedenti nel mondo accaddemico. e tale originalità in parte gli costa
anche la fine di ogni possibile carriera accademica perchè quest'opera non trova il riscontro del
mondo universitario istituzionale, dunque un'opera intellettualmente provocatoria. ovviamente non
è un'opera solo di