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Deontologia Forense 2019

Danovi, Ordinamento forense e deontologico, Giuffrè + aggiornamenti 2019


Autore dei riassunti: Avv. Davide Tutino

Ultimi aggiornamenti:

- D.L. del 10/01/2019 - Misure urgenti e indifferibili per il rinnovo dei consigli
degli ordini circondariali forensi
- Cassazione civile, SS.UU., sentenza 20/12/2018 n° 32781
- D.M. n. 133/2018
- D.LGS 101/2018, in attuazione del GDPR
- Sentenza del 25 maggio 2018, n. 58 – CNF
- D.M. 8-3-2018, n. 37, che ha modificato il precedente D.M. 10-3-2014, n. 55 in
materia di compensi
- Comunicato 13 aprile 2018, pubblicato nella G.U. 13 aprile 2018, n. 86 del Consiglio
nazionale forense nella seduta amministrativa del 23 febbraio 2018
- D.M. 9-2-2018, n. 17 sui corsi di formazione per l’accesso alla professione di
avvocato;
- Cassazione civile, sez. un., sentenza 10 luglio 2017, n. 16993
- Legge n. 113/2017

CAPITOLO 1 ➺ L’ordinamento Forense in generale


1. L’ordine forense
2. Il Consiglio dell’ordine circondariale
2.1. Elezioni  Legge 12 luglio 2017, n. 113
2.2. Gli organi del Consiglio
2.3. Compiti del Consiglio dell’Ordine
3. Il Consiglio nazionale forense
4. Il Collegio dei revisori
5. La Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense.
6. Il congresso nazionale forense.

CAPITOLO 2 ➺ La tenuta degli albi


1. L’iscrizione all’albo
2. Albi, registri ed elenchi.
3. I requisiti per l’iscrizione.
4. L’esercizio in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente.
5. Il procedimento per l’iscrizione.
6. Le incompatibilità.
7. La cancellazione dall’albo.

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CAPITOLO 3 ➺ La Formazione e gli esami.
1. Il tirocinio forense.
2. L’esame di abilitazione alla professione di avvocato.
3. La formazione continua.

CAPITOLO 4 ➺ I soggetti.
1. I praticanti.
2. Gli avvocati.
3. I difensori d’ufficio e il patrocinio a spese dello Stato.
4. Gli avvocati in Cassazione.
5. Gli avvocati dipendenti di enti pubblici, i professori, i giuristi d’impresa.
6. Le associazioni professionali

CAPITOLO 5 ➺ L’Attività professionale e il compenso.


1. L’attività professionale.
2. Il mandato professionale.
3. La procura alle liti.
4. La polizza assicurativa.
5. Compenso e tariffe.
6. La pattuizione del compenso e i parametri.
7. Il GDPR e l’Avvocato.

CAPITOLO 6 ➺ La deontologia.
1. La deontologia.
2. Il Codice Deontologico forense.
3. Le sanzioni.
4. I principi generali (Titolo I)
5. I rapporti con il cliente e con la parte assistita (Titolo II).
6. I rapporti con i colleghi (Titolo III).
7. I doveri dell’avvocato nel processo (Titolo IV).
8. I rapporti con terzi e controparti (Titolo V).
9. I rapporti con le Istituzioni forensi (Titolo VI).

CAPITOLO 7 ➺ Il procedimento disciplinare.


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PREMESSA – RIFORMA art. 20 codice deontologico.

1. Il Consiglio distrettuale di disciplina (C.d.d.)


2. Il procedimento disciplinare.
3. Le sanzioni disciplinari
4. La sospensione cautelare
5. L’esecuzione delle sanzioni
6. La sospensione e la riapertura del procedimento
7. L’impugnazione davanti al Consiglio Nazionale Forense
8. L’impugnazione davanti alle sezioni unite della Cassazione

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CAPITOLO 1 ➺ L’ordinamento Forense in generale


Il Codice Civile stabilisce che per esercitare una professione, è necessaria l’iscrizione in appositi
albi o elenchi.
Inoltre  l’accertamento dei requisiti per l’iscrizione e il potere disciplinare sugli iscritti, spetta
agli organi professionali.
La professione forense, dopo una serie di norme che si sono susseguite negli anni, è stata modificata
in ultimo con la L. n. 247/2012, definita appunto, la legge professionale forense.

1. L’ordine forense

Il legislatore ha espressamente stabilito che gli iscritti negli albi degli avvocati, costituiscono
l’ordine forense.
A sua volta, l’ordine forense, si articola nei Consigli degli ordini circondariali e nel Consiglio
nazionale forense.

2. Il Consiglio dell’ordine circondariale

L’ordine circondariale è costituito presso ogni Tribunale, da tutti gli avvocati che hanno domicilio
professionale e sono iscritti nel circondario.
Il Consiglio ha sede presso il Tribunale.

2.1. Elezioni
La disciplina delle elezioni del CDO è stata recentemente modificata dalla Legge 12 luglio 2017, n.
113.
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Gli iscritti, eleggono i componenti del Consiglio dell’Ordine in numero variabile, in dipendenza
cioè, dal numero degli iscritti.
Le elezioni si svolgono nel mese di gennaio, successivo alla scadenza del Consiglio secondo alcuni
principi:

- Il voto è segreto;
- Equilibrio tra i generi, e cioè il genere meno rappresentato deve ottenere almeno 1/3 dei
consiglieri eletti;
- Non hanno diritto di voto gli avvocati sospesi;
- Possono essere eletti gli iscritti che hanno diritto di voto e non abbiano riportato nei 5 anni
precedenti, una sanzione disciplinare esecutiva più grave dell’avvertimento;
- I consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati. La ricandidatura è possibile
solo quando sia trascorso un numero di anni uguale agli anni nei quali si è svolto il
precedente mandato.
o Tuttavia, ai fini del rispetto del divieto di rieleggibilità non si tiene conto dei
mandati di durata inferiore ai due anni.
o Sul punto, la Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Cassazione civile,
SS.UU., sentenza 20/12/2018 n° 32781) ha precisato che il doppio mandato nei
Consigli degli ordini circondariali forensi, esplicitamente vietato dalle Leggi n. 247
del 2012 e n. 113 del 2017, è operativo pure verso chi abbia già svolto l'incarico in
epoca anteriore rispetto all'entrata in vigore delle citate disposizioni.
o Sul punto, il Governo è intervenuto in data 10/01/2019, con un Decreto Legge
interpretativo, chiarendo che ai fini del citato divieto si deve tener conto anche dei
mandati iniziati prima dell’entrata in vigore della legge 31 dicembre 2012, n.
247.
- L’intero Consiglio decade se cessa dalla carica oltre la metà dei suoi componenti
- L’art 4. della legge 113/17 prevede che ciascun elettore possa esprimere un numero di voti
non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere.
o Il limite risulta invalicabile, anche se le candidature appartengono ad entrambi i
generi, e viene chiarito con l’allegazione di una tabella apposita alla legge in
questione.
La Legge 113/17 ha inoltre, espressamente previsto all’art.8, la sola possibilità di presentazione di
candidature individuali e non più di lista.
Di fatto, con le candidature individuali, è stato rievocato il principio fissato nell’ordinanza
n. 26/2002 dalla Corte Costituzionale.
L’aggregazione dei candidati in una eventuale lista, ha, quindi, solo finalità di propaganda elettorale
e non ha efficacia effettiva sul voto.
Il Consiglio dell’ordine dura in carica per 4 anni.
Contro i risultati delle elezioni, ciascun avvocato può proporre reclamo al C.N.F. entro 10 giorni
dalla proclamazione, non sospendendone, tuttavia, l’insediamento del nuovo Consiglio.

2.2. Gli organi del Consiglio


I membri del Consiglio, nominano con la maggioranza dei voti :

- Il presidente
- Il segretario
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- Il tesoriere.

Il presidente del Consiglio dell’Ordine, rappresenta il Consiglio di cui convoca e presiede


l’assemblea.
 In caso di assenza o impedimento, il presidente è sostituito dal vice presidente o dal
componente più anziano d’età.
L’assemblea è valida solo se vi partecipano la maggioranza dei membri.
Invece, la deliberazione del Consiglio è valida solo se è adottata dalla maggioranza dei voti dei
consiglieri presenti.
A tutela dell’imparzialità e soprattutto per evitare abusi, è stato specificamente previsto che ai
componenti del Consiglio dell’ordine non possono essere conferiti incarichi giudiziari dai
magistrati per il tempo in cui durano in carica.
E’ previsto altresì dalla legge sulla professione forense, che presso ogni Consiglio dell’Ordine è
costituito:
1) Il collegio dei revisori, con compiti specifici sulla gestione patrimoniale del Consiglio
2) Il Comitato pari opportunità
3) Lo sportello per il cittadino
4) L’osservatorio locale
Inoltre il CDO provvede ad eleggere i componenti del Consiglio Distrettuale di Disciplina, che è
l’organo competente ad istruire e definire i procedimenti disciplinari contro gli avvocati.

2.3. Compiti del Consiglio dell’Ordine


Innanzitutto l’ordine circondariale, rappresenta l’avvocatura a livello locale.
Per quanto riguarda i mezzi che il Consiglio deve adottare per il raggiungimento degli obiettivi la
legge, professionale forense stabilisce che il Consiglio:
 Interviene attraverso propri regolamenti
 Provvede ad istituire ed organizzare :
o la scuola forense per il tirocinio
o corsi per le specializzazioni
o eventi per la formazione continua
o camere arbitrali e di conciliazione

I compiti più importanti del Consiglio sono:


1) la tenuta degli albi e dei registri degli avvocati
2) il controllo della continuità, effettività, abitualità e prevalenza dell’esercizio
professionale
3) elegge i componenti del Consiglio distrettuale di disciplina
4) la liquidazione dei compensi
Inoltre, i Consigli dell’ordine debbono favorire la negoziazione assistita e cioè, l’accordo con cui
gli avvocati di parti contrapposte, esprimono la volontà di comporre la lite.

3. Il Consiglio nazionale forense

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Il CNF è un organo giurisdizionale speciale ed esercita un potere dello Stato. E’ costituito presso
il Ministero della giustizia ed è formato dai componenti eletti in ciascun distretto di corte di appello.
I componenti del CNF, durano in carica per 4 anni e non possono essere rieletti consecutivamente
per più di due volte.
Possono essere eletti solo gli avvocati iscritti all’albo speciale per il patrocinio avanti le
giurisdizioni superiori, e anche per il CNF, vige l’ineleggibilità per coloro i quali abbiano riportato
nei 5 anni precedenti una sanzione disciplinare più grave dell’avvertimento.
Le sue principali funzioni sono:
1) Si pronuncia sui reclami avverso i procedimenti disciplinari e in materia di albi, elenchi,
registri e rilascio di certificato di compiuta pratica;
2) Si pronuncia sui ricorsi relativi alle elezioni dei Consigli dell’ordine;
3) Risolve i conflitti di competenza tra ordini circondariali;
4) Provvede all’emanazione e all’aggiornamento del codice deontologico
5) Provvede con regolamento a regolare il proprio funzionamento e quello degli organi
circondariali;
6) Cura della tenuta e dell’aggiornamento dell’albo speciale per il patrocinio avanti le
giurisdizioni superiori, dell’elenco nazionale degli avvocati e dei difensori d’ufficio;
7) Convoca il Congresso Nazionale
Sono organi del CNF e formano il consiglio di presidenza, il presidente, 2 vice presidenti, il
segretario e il tesoriere.
Per la validità delle deliberazioni occorre la presenza di almeno ¼ dei componenti. In caso di
parità di voto, prevale il voto del presidente.
Il CNF ha istituito l’Osservatorio permanente sull’esercizio della giurisdizione, il cui scopo è quello
di raccogliere dati ed elaborare proposte per una più efficiente amministrazione della giustizia.

4. Il Collegio dei revisori

Presso ogni consiglio dell'ordine è costituito il collegio dei revisori dei conti, nominato dal
presidente del tribunale.
Il collegio dei revisori è composto da tre membri effettivi ed un supplente nominati dal presidente
del tribunale e scelti tra gli avvocati iscritti al registro dei revisori contabili.
Per gli ordini con meno di tremilacinquecento iscritti la funzione è svolta da un revisore unico.
I revisori durano in carica quattro anni e possono essere confermati per non più di due volte
consecutive.
Per il Consiglio Nazionale forense, il controllo contabile è svolto da un collegio di tre revisori dei
conti nominato dal primo presidente della Cassazione.

5. La Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense.

La Cassa forense è l'ente previdenziale italiano, presso cui debbono essere obbligatoriamente
assicurati tutti gli avvocati italiani che esercitano la professione con carattere di continuità.
La Cassa forense è sottoposta alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Organi della Cassa sono:

 Il presidente
 Il comitato dei delegati

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 Il consiglio di amministrazione
 La giunta esecutiva
 Collegio dei sindaci.
I principi su cui si basa la previdenza forense sono:
(1) L’iscrizione obbligatoria per tutti gli avvocati che esercitano l’attività
(2) La proporzionalità della contribuzione
(3) Il principio solidaristico
(4) Autonomia nella organizzazione previdenziale

6. Il congresso nazionale forense.

Il Congresso Nazionale Forense è la massima assise dell'avvocatura italiana ed ha il compito di


trattare e formulare proposte sui temi della giustizia e della tutela dei diritti fondamentali dei
cittadini, nonché le questioni che riguardano la professione forense.
Il Congresso è infatti l'assise in cui confluiscono attraverso un processo elettorale, mediante la
votazione di delegati in tutti i fori, le istituzioni ed associazioni forensi e i singoli avvocati: durante
il congresso vi è il confronto pubblico dell'avvocatura su tutti i temi più importanti della giustizia e
della professione.
Il Congresso è convocato dal Consiglio Nazionale Forense almeno ogni tre anni. La sua istituzione
è riconosciuta con legge dello Stato e fonda la legittimazione democratica delle scelte
dell'Avvocatura ivi rappresentata. È infatti previsto dall'art.39 della legge 247/2012.

CAPITOLO 2 ➺ La tenuta degli albi

1. L’iscrizione all’albo

L’iscrizione ad un albo circondariale è condizione per l’esercizio della professione di avvocato.


L’uso del titolo di avvocato spetta esclusivamente a coloro che siano o siano stati iscritti ad un albo
circondariale, nonché agli avvocati dello Stato.
L’albo è costituito presso ogni Tribunale.
La mancanza di iscrizione determina:
 Sotto il profilo penale: l’imputazione per esercizio abusivo della professione e di
usurpazione di titolo
 Sotto il profilo civile: la nullità del contratto per mancanza di causa e l’obbligo conseguente
di risarcire il danno

2. Albi, registri ed elenchi.

All’interno di ciascun Consiglio dell’ordine circondariale è tenuto ed aggiornato l’albo ordinario


degli avvocati.
E’ poi prevista una sezione speciale dell’albo per gli avvocati stabiliti e per le società tra avvocati.
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Vi è ancora, un albo speciale per il patrocinio avanti le giurisdizioni superiori.
Oltre all’albo, viene tenuto ed aggiornato il registro dei praticanti e quello dei praticanti abilitati
al patrocinio sostitutivo.
Sono infine previsti numerosi elenchi, quali ad es. l’elenco speciale degli avvocati dipendenti da
enti pubblici o l’elenco speciale dei docenti e ricercatori.
Come già detto, la tenuta e l’aggiornamento di tutti gli albi, compete ai Consigli dell’Ordine e tutti i
dati sono trasmessi al CNF entro il mese di marzo di ogni anno.

3. I requisiti per l’iscrizione.

Per iscriversi nell’albo degli avvocati è necessario:


a) Essere cittadino italiano o di Stato appartenente all’U.E.
b) Avere superato l’esame di abilitazione;
c) Avere il domicilio professionale nel circondario del Tribunale ove ha sede il Consiglio
dell’ordine
d) Godere del pieno esercizio dei diritti civili
e) Non trovarsi in una delle condizioni di incompatibilità;
f) Non essere sottoposto a esecuzione di pene detentive, misure cautelari o interdittive;
g) Non aver riportato condanne per determinati reati, quali ad es. reati associativi, falsa
testimonianza ecc.
h) Essere di condotta irreprensibile.

4. L’esercizio in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente.

Così come stabilito dalla L. 247/2012, il Governo ha provveduto ad emanare con Decreto del
Ministero della Giustizia del 25 febbraio 2016, n. 47, il regolamento recante disposizioni per
l'accertamento dell'esercizio della professione forense.
Il regolamento, detta le condizioni affinché l'esercizio della professione forense possa considerarsi
effettiva e continuativa.
Infatti la professione di avvocato è esercitata in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente
quando l'avvocato soddisfi sei condizioni, ovvero:
1. abbia partita IVA;
2. abbia uso di locali, anche in condivisione;
3. tratti almeno cinque affari ogni anno;
4. abbia una PEC;
5. abbia assolto l'obbligo di aggiornamento professionale;
6. ed infine abbia una polizza assicurativa.
Detti requisiti devono tutti sussistere congiuntamente, salve le esenzioni previste dalla legge.
La professione esercitata in modo non effettivo, continuativo, abituale e prevalente comporta la
cancellazione dall'albo.
L'avvocato cancellato dall'albo, può, in determinati casi, iscriversi nuovamente qualora dimostri di
avere acquisito i predetti requisiti.
Il decreto ha previsto dei giustificati motivi, che sono in grado di evitare la cancellazione
dall'albo professionale dell'avvocato che non eserciti la professione in modo abituale e continuativo
, ovvero i casi di malattia, gravidanza o assistenza di congiunti non autosufficienti.

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5. Il procedimento per l’iscrizione.

La domanda di iscrizione è rivolta al Consiglio dell’ordine del luogo ove il richiedente intende
stabilire il proprio domicilio professionale.
La domanda deve essere corredata da tutti i documenti comprovanti il possesso dei requisiti richiesti per
l’iscrizione.
Il Consiglio, deve deliberare entro 30 giorni.
Sul diniego del Consiglio, l’interessato può proporre impugnativa al CNF entro 20 giorni dalla notifica.
Possono essere altresì iscritti di diritto all’albo degli avvocati, i magistrati ordinari, militari, amministrativi o
contabili o gli avvocati dello Stato nonché i professori universitari di ruolo, dopo 5 anni di insegnamento di
materie giuridiche.

6. Le incompatibilità.

La legge professionale forense prevede, a tutela della professionalità dell’avvocato, varie ipotesi di
incompatibilità.
a- L’esercizio di altra attività di lavoro autonomo;
La legge si limita a precisare che è incompatibile qualsiasi altra attività di lavoro autonomo, svolta
continuamente e professionalmente, escluse quelle di carattere scientifico, letterario, artistico e
culturale.
b- L’attività commerciale:
È fatto espresso divieto all’avvocato di esercitare qualsiasi attività di impresa commerciale svolta in
nome proprio o in nome o per conto altrui.
Sul punto, una recente pronuncia del CNF (sentenza 3 maggio 2016, n. 112), ha stabilito che il
comportamento dell’avvocato che abbia svolto attività di intermediazione immobiliare, anche se
limitata ad una singola operazione,
integra illecito disciplinare, in quanto lesivo del dovere di indipendenza.
c- L’assunzione di cariche societarie:
C’è incompatibilità con la qualità di socio illimitatamente responsabile o di amministratore di
società di persone, aventi quale finalità l’esercizio di attività di impresa commerciale, in
qualunque forma costituita.
L’avvocato è incompatibile altresì con la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di
società di capitali.
E’ stata tuttavia accolta la distinzione tra presidente con poteri gestori e presidente con soli poteri
rappresentativi, ed è stato prescritto che l’incompatibilità non sussiste allorchè il professionista
abbia funzioni di mera rappresentanza.
Non c’è incompatibilità invece, se l’oggetto dell’attività societaria, sia limitato esclusivamente
all’amministrazione di beni personali o familiari e per le società a capitale interamente pubblico.
d- L’attività subordinata:
La legge pone 3 eccezioni che riguardano:

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1) Coloro che svolgono insegnamento o ricerca in materie giuridiche all’università, nelle
scuole secondarie pubbliche o private parificate o negli enti di ricerca;
2) I docenti e ricercatori universitari a tempo pieno
3) I dipendenti degli enti pubblici
Vi sono altresì alcune incompatibilità, dette funzionali, che non permettono l’esercizio dell’attività
professionale, come ad es. per le più alte cariche dello Stato, membri del CSM e della Corte
Costituzionale.
Si precisa che nella legge professionale forense non è stata accolta l’idea di sospendere anche gli
avvocati eletti al Parlamento.
E’ anche prevista la possibilità di richiedere la sospensione volontaria dall’albo.
Vi sono altre ipotesi di incompatibilità funzionale, come ad es. per i GOP (giudici onorari e giudici
di pace), o per i membri del consiglio dell’ordine che ad es. non possono accettare incarichi da parte
dei magistrati del circondario.

7. La cancellazione dall’albo.

La cancellazione dall’albo viene pronunciata dal Consiglio dell’Ordine.


Può essere pronunciata:
 Su richiesta dell’interessato
 D’ufficio o
 Su richiesta del procuratore generale
La cancellazione, viene disposta :
1) Se è venuto a mancare uno dei requisiti prescritti dalla legge;
2) Se l’iscritto non ha prestato l’impegno solenne entro 60 giorni dalla notificazione del
provvedimento di iscrizione;
3) Quando viene accertata la mancanza del requisito dell’esercizio effettivo, continuativo,
abituale e prevalente della professione.
Prima di procedere alla cancellazione, il Consiglio è tenuto ad invitare l’iscritto a presentare
osservazioni entro 30 giorni e deve procedere all’audizione quando questi ne faccia richiesta.
Contro la decisione del CDO che dispone la cancellazione, l’interessato può ricorrere al C.N.F.
entro 60 giorni.
Avverso la decisione del Consiglio nazionale forense, è ammesso ricorso per cassazione, che deve
essere proposto entro 30 giorni dalla notifica della decisione.

CAPITOLO 3 ➺ La Formazione e gli esami.

1. Il tirocinio forense.

I laureati in giurisprudenza per essere ammessi a sostenere l’esame di avvocato, hanno l’onere di
svolgere il tirocinio forense.
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Il tirocinio è finalizzato a far conseguire al praticante, le capacità necessarie per l’esercizio della
professione di avvocato, rispettando i principi etici e le regole deontologiche.
I requisiti per essere iscritti nel registro dei praticanti , sono analoghi a quelli previsti per gli
avvocati, ad eccezione del requisito della subordinazione:

 Il tirocinio infatti, può essere svolto anche contestualmente ad attività di lavoro


subordinato purché con modalità ed orari che non pregiudicano lo svolgimento.
Il tirocinio ha una durata di 18 mesi e deve essere svolto in forma continuativa.
Il tirocinio può essere svolto:
(1) Presso un avvocato con anzianità di iscrizione all’albo non inferiore a cinque anni
(2) Presso l’Avvocatura dello Stato
(3) Presso professionisti in altro Stato dell’Unione europea (massimo 6 mesi)
(4) Durante l’ultimo anno di laurea in giurisprudenza (massimo 6 mesi)
(5) Presso le scuole di specializzazione  il diploma conseguito è valutato per un periodo di 1
anno.
Oltre alla pratica, la legge richiede altresì, la frequenza di corsi di formazione per un periodo non
inferiore a 18 mesi.
- Il D.M. 9-2-2018, n. 17, ha espressamente previsto che il praticante dovrà frequentare i
corsi organizzati da Consigli dell’Ordine, Associazioni Forensi o altri enti accreditati aventi
una durata minima di 160 ore e in 18 mesi. La frequenza ai suddetti corsi è obbligatoria, e
sono previste due verifiche intermedie e una finale. Il mancato superamento della verifica
finale impedisce il rilascio del certificato di compiuto tirocinio, con conseguente
ripetizione dell’ultimo ciclo semestrale di formazione e della relativa verifica.

 Tuttavia, il decreto del Ministero della Giustizia n. 133/2018 pubblicato in G.U. il 5


dicembre 2018, ha stabilito che tali corsi di formazione, saranno obbligatori dal 31
marzo 2020

E’ fatto divieto all’avvocato di avere più di 3 praticanti contemporaneamente.


Il praticante deve essere retribuito dopo il primo semestre.
Effettuati tutti gli adempimenti previsti dalla legge professionale forense, il praticante ha diritto di
ottenere il certificato di compiuto tirocinio dal Consiglio dell’ordine presso il quale il periodo è
stato compiuto.
Il praticante, ottenuto il certificato, può sostenere l’esame di abilitazione.
Superato l’esame, l’avvocato può essere iscritto nell’albo presso il Tribunale nel cui circondario
l’interessato ha fissato il proprio domicilio professionale.

2. L’esame di abilitazione alla professione di avvocato.

Il Ministro della Giustizia nomina la Commissione di esame che ha sede presso il Ministero, e una
sottocommissione presso ogni Corte di Appello.
Successivamente, il Ministro nomina ulteriori sottocommissioni per gruppi fino a 300 candidati.
L’esame di abilitazione si articola in 3 prove scritte e in una prova orale.
Le prove scritte sono svolte sui temi formulati dal Ministro della giustizia e hanno per oggetto:
a- La redazione di un parere motivato, da scegliere tra due questioni in materia regolata dal
codice civile
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b- La redazione di un parere motivato, da scegliere tra due questioni in materia regolata dal
codice penale
c- La redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto
processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato, tra il diritto privato, il
diritto penale e il diritto amministrativo.
Le prove scritte, per disposizione legislativa, si devono svolgere con il solo ausilio dei testi di legge
senza commenti e citazioni giurisprudenziali.
Alla prova orale sono ammessi i candidati che abbiano conseguito nelle tre prove un punteggio
complessivo di 90 punti. Non sono ammesse insufficienze nelle singole prove scritte.
La prova orale, invece, ha luogo nella stessa sede della prova scritta e consiste:
1) Nella illustrazione della prova scritta
2) Nella dimostrazione della conoscenza delle seguenti materie obbligatorie:
a. Ordinamento e deontologia forensi
b. Diritto civile
c. Diritto penale
d. Diritto processuale civile
e. Diritto processuale penale
f. 2 materie a scelta del candidato tra : diritto costituzionale, amministrativo, lavoro,
commerciale, comunitario, internazionale privato, tributario, ecclesiastico,
ordinamento giudiziario e penitenziario
Sono considerati idonei, i candidati che ricevono un punteggio non inferiore a 30 punti per
ciascuna prova. Non sono ammesse insufficienze.
La commissione d’esame, rilascia un certificato, per l’iscrizione nell’albo degli avvocati.

3. La formazione continua.

L’avvocato ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza


professionale.
Sono sospesi da tale obbligo di formazione continua:

- Gli avvocati sospesi dall’esercizio professionale.


- Gli avvocati dopo 25 anni di iscrizione all’albo o dopo il compimento del sessantesimo
anno di età.
- Componenti di organi con funzioni legislative e componenti del Parlamento europeo
- Docenti e ricercatori confermati delle Università in materie giuridiche.

Fra le cause di esenzione dall’obbligo di formazione continua, il CNF ha incluso anche


l’adempimento ai doveri genitoriali, anche a favore del padre (Consiglio Nazionale Forense,
sentenza del 25 maggio 2018, n. 58).

 tale esenzione deve essere preventivamente richiesta dall’avvocato, così da permettere al


COA competente di valutarne la fondatezza e l’incidenza sulle possibilità di formazione
dell’avvocato stesso.
Ogni iscritto ha diritto di scegliere le attività formative che ritiene più utili per la sua formazione.

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Nell’ambito di un triennio, l’iscritto deve conseguire almeno 60 crediti formativi, almeno 15 per
ogni anno, di cui 9 nelle materie obbligatorie dell’ordinamento, previdenza e deontologia forense (
3 per ogni anno).

CAPITOLO 4 ➺ I soggetti.

1. I praticanti.

I laureati in giurisprudenza, possono essere iscritti, a domanda, nel registro dei praticanti
avvocati.
Trascorsi 6 mesi di pratica, il praticante può chiedere di esercitare attività professionale in
sostituzione dell’avvocato presso il quale svolge la pratica.
Prima della riforma del 2012, al praticante abilitato al patrocinio , era riconosciuta un’attività
autonoma, anche al di fuori dello studio dell’avvocato di riferimento.
Il praticante abilitato deve assumere l’impegno solenne previsto per gli avvocati e deve essere
prestato avanti il Consiglio dell’Ordine.
Il patrocinio sostitutivo, si svolge sotto il controllo e la responsabilità dell’avvocato e può durare
al massimo 5 anni.

2. Gli avvocati.

L’avvocato è un libero professionista, che in libertà, autonomia e indipendenza, svolge le


attività professionali previste dalla legge.
L’avvocato ha la funzione di garantire al cittadino, l’effettività della tutela dei diritti.
Inoltre, l’avvocato, nell’esercizio della sua attività, è soggetto alla legge e alle regole
deontologiche.
La professione di avvocato è fondata sull’autonomia e sull’indipendenza dell’azione
professionale e del giudizio intellettuale.
La professione deve essere esercitata con indipendenza, lealtà, probità, dignità, decoro, diligenza
e competenza, tenendo conto del rilievo sociale della difesa e rispettando i principi della corretta e
leale concorrenza.
Per essere iscritti all’albo degli avvocati, occorre la prova della sussistenza dei requisiti previsti
per legge:
a) essere cittadino italiano o di Stato appartenente all’Unione europea, salvo quanto previsto
dalla legge per gli stranieri cittadini di uno Stato non appartenente all’Unione europea;
b) avere superato l’esame di abilitazione;
c) avere il domicilio professionale nel circondario del tribunale ove ha sede il consiglio
dell’ordine;
d) godere del pieno esercizio dei diritti civili;
e) non trovarsi in una delle condizioni di incompatibilità di cui all’articolo 18 della legge
professionale forense;
f) non essere sottoposto ad esecuzione di pene detentive, di misure cautelari o interdittive;

13
g) non avere riportato condanne per taluni reati espressamente indicati dalla legge
professionale forense;
h) essere di condotta irreprensibile secondo i canoni previsti dal codice deontologico
forense.
Gli avvocati devono assumere l’impegno solenne, in pubblica seduta, dinnanzi al Consiglio
dell’ordine, di osservare i propri doveri.
L’uso del titolo di avvocato spetta a tutti gli avvocati iscritti o che sono stati iscritti, sospesi e
cancellati, purché non per indegnità.
L’avvocato radiato, non ha diritto di conservare il titolo.

3. I difensori d’ufficio e il patrocinio a spese dello Stato.

Se il professionista è iscritto nell’elenco dei difensori d’ufficio, questi ha l’obbligo di prestare la


difesa d’ufficio.
Il legislatore, con una serie di norme, ha assicurato al cittadino, professionalità e competenza ,
attraverso una serie di obblighi che riguardano la permanenza nelle liste dei difensori d’ufficio.
Per quanto concerne il patrocinio a spese dello Stato, occorre precisare che ne hanno diritto:
1. i cittadini italiani
2. gli stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale al momento del sorgere del
rapporto o del fatto oggetto del processo da instaurare
3. gli apolidi
4. gli enti o associazioni che non perseguano fini di lucro e non esercitino attività economica.
titolari di un reddito annuo imponibile, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a
euro 11.528,41.
Se l'interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei
redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l'istante.

4. Gli avvocati in Cassazione.

L’avvocato può iscriversi all’albo speciale per esercitare avanti la Cassazione e le altre giurisdizioni
superiori in due casi:
1) quando sia iscritto nell’albo ordinario da almeno 5 anni, e abbia superato un apposito esame
2) quando sia iscritto nell’albo ordinario da almeno 8 anni, e successivamente abbia
lodevolmente e proficuamente frequentato la Scuola superiore dell’avvocatura, istituita e
disciplinata con regolamento del C.N.F.

5. Gli avvocati dipendenti di enti pubblici, i professori, i giuristi d’impresa.

Fanno eccezione al regime delle incompatibilità previsto per gli avvocati:


1- Gli avvocati di uffici legali interni di enti pubblici
2- I professori universitari e di istituti secondari statali.

14
Per quanto concerne la categoria degli avvocati di uffici legali interni di enti pubblici, occorre
precisare che:

- Deve trattarsi esclusivamente di un ente pubblico, anche se trasformato in persona giuridica


di diritto privato ma con partecipazione pubblica prevalente.
- L’ufficio legale deve essere stato costituito stabilmente con delibera
- Nel contratto di lavoro deve essere assicurato all’avvocato, piena autonomia e
indipendenza di giudizio tecnico e intellettuale e un trattamento economico adeguato in
funzione alla professionale svolta
Gli avvocati dipendenti di enti pubblici vengono iscritti nell’elenco speciale annesso all’albo e
sono comunque sottoposti al potere disciplinare del Consiglio dell’ordine.
Cessato il rapporto con la P.A., gli avvocati vengono cancellati d’ufficio dall’elenco, salva la
possibilità di iscrizione all’albo ordinario.
I professori universitari (e di istituti secondari statali), possono essere iscritti all’albo degli
avvocati dopo 5 anni di insegnamento di materie giuridiche.
I professori che hanno optato per il tempo pieno  possono esercitare l’attività nei limiti consentiti
dall’ordinamento universitario e devono essere iscritti nell’elenco speciale annesso all’albo.
Invece, i professori che hanno optato per il tempo definito  possono svolgere regolarmente le loro
attività.
Secondo il Consiglio Nazionale Forense, i ricercatori, sono da considerare docenti universitari a
tempo pieno.
I giuristi d’impresa, invece, essendo legati ad un rapporto di lavoro di subordinazione, non
possono essere iscritti in alcun albo.

6. Le associazioni professionali

La legge professionale forense ha permesso di costituire associazioni professionali e associazioni


multidisciplinari, già peraltro previsto anche dalla previgente legge di stabilità del 2011.
In particolare, sono state individuate le categorie di liberi professionisti che possono partecipare alle
associazioni tra avvocati.
Difatti, il D.M. Giustizia 4 febbraio 2016, n. 23, ha previsto che i liberi professionisti non iscritti
nell'albo forense possono partecipare ad una associazione multidisciplinare, ma devono
appartenere a determinate categorie organizzate in ordini e collegi professionali, come ad es:

- ordine dei dottori agronomi e dottori forestali;


- ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori;
- ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili;
- ordine degli ingegneri;

ed altri, specificamente previsti dal D.M. 23/2016 cui si rinvia.


Per le associazioni di avvocati, la legge professionale forense stabilisce le seguenti regole:

 la partecipazione all’associazione, non può in alcun modo pregiudicare l’autonomia, la


libertà e l’indipendenza intellettuale e di giudizio dell’avvocato. Ratio l’incarico è
conferito in via personale;
 possono fare parte delle associazioni solo gli iscritti all’albo;
 la sede dell’associazione è nel circondario ove è il centro principale degli affari
 gli associati devono avere il domicilio professionale nella sede dell’associazione
 l’avvocato può essere associato ad una sola associazione
15
 le associazioni non possono essere assoggettate alle procedure fallimentari e concorsuali.

CAPITOLO 5 ➺ L’Attività professionale e il compenso.

1. L’attività professionale.

E’ attività di competenza esclusiva dell’avvocato  l’assistenza, la rappresentanza e la difesa


nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali, fatti salvi, i casi
espressamente previsti dalla legge.

L’avvocato tuttavia, così come espressamente stabilito dalla legge professionale forense, esercita
anche attività di consulenza legale e di assistenza stragiudiziale.

Quando si instaura un rapporto professionale è possibile distinguere il cliente dalla parte assistita:
- Il cliente è colui che conferisce il mandato ed è dunque tenuto al pagamento del compenso
- la parte assistita invece, è colui che rilascia la procura alle liti e viene assistito in giudizio.
Esempio: Se l’avvocato difende in giudizio l’amministratore di una società:
 parte assistita è l’amministratore
 il cliente invece, è la società che provvede al pagamento del legale.

2. Il mandato professionale.

Il rapporto tra cliente ed avvocato, si istaura attraverso il mandato professionale.


Tale mandato può assumere diverse denominazioni:
a) Contratto di prestazione d’opera professionale
b) Contratto d’opera intellettuale
c) Contratto di clientela
d) Patrocinio
e) Rapporto di difesa
f) Contratto di assistenza e/o di rappresentanza.
L’incarico può assumere sia la forma scritta che orale.

Il legale può farsi coadiuvare da collaboratori, ma rimane ferma la sua responsabilità verso i
clienti.

L’avvocato può esercitare l’incarico professionale anche a titolo gratuito e a proprio favore,
quando la persona abbia la qualità necessaria per esercitare l’ufficio del difensore.

Ciò non accade tuttavia, quando l’avvocato è sottoposto a procedimento penale.


 In tal senso, deve nominare necessariamente un legale di sua fiducia, altrimenti gliene verrà
nominato uno d’ufficio.

16
L’avvocato può sempre recedere dal mandato, ma con le dovute cautele necessarie ad evitare
pregiudizi al cliente.

L’avvocato deve altresì comunicare al cliente gli estremi della propria polizza assicurativa.

3. La procura alle liti.

Se l’incarico ha ad oggetto un’attività in ambito giudiziale, il cliente deve rilasciare all’avvocato


uno specifico mandato nella forma della procura alle liti.

La procura può essere generale o speciale, e deve essere conferita mediante atto pubblico o
scrittura privata autenticata dallo stesso difensore.

La procura speciale può essere apposta in calce o a margine dell’atto e deve essere certificata dal
difensore.

La procura è in calce quando è materialmente congiunta all’atto cui si riferisce.

Il difensore può compiere tutti gli atti del processo nel nome della parte, salvo quelli che importino
disposizione del diritto controverso, e cioè quella situazione che legittima le parti a stare in giudizio
sia nelle vesti di attore che di convenuto.

Il difensore può rinunciare in qualunque momento al mandato, tuttavia la revoca e la rinuncia


non hanno effetti nei confronti dell’altra parte finché non sia avvenuta la sostituzione del difensore.

N.B.  Non occorre una procura alle liti quando la parte sia solo assistita, e dunque non
rappresentata, da un avvocato.

4. La polizza assicurativa.

Il professionista, come già detto, è tenuto a stipulare una polizza assicurativa per la responsabilità
civile nonché contro gli infortuni derivanti a se e ai propri collaboratori anche per l’attività svolta
al di fuori dello studio.

5. Compenso e tariffe.

Fino al 2006, il compenso per le prestazioni professionali degli avvocati  era stabilito dai criteri
previsti dall’art. 2223 c.c., e dalle varie leggi esistenti, che prevedevano:
a) la pattuizione tra le parti
b) il ricorso alle tariffe
c) il richiamo degli usi
d) la determinazione del giudice
e) il divieto del patto quota lite e
f) l’inderogabilità dei minimi tariffari.

17
Nel 2006, il legislatore ha abrogato la norma che disponeva l’inderogabilità dei minimi tariffari,
ma ha ripristinato il patto quota lite tra il cliente e il professionista.

Il patto di quota lite è un contratto tra il cliente e il proprio avvocato con cui si concorda di
quantificare il compenso professionale del legale in proporzione agli obiettivi che si vuole
raggiungere. Di solito l’accordo tra professionista e cliente calcola il compenso in percentuale
rispetto al valore del bene controverso.

Nel 2012, è stato abrogato anche il riferimento alle tariffe.

Il legislatore ha stabilito dunque, che, in mancanza di pattuizione, o nel caso in cui si debba
procedere alla
liquidazione delle spese a carico della parte soccombente, il giudice è tenuto a fare riferimento a
parametri, stabiliti dal Ministro della giustizia, sulla base dei quali vengono formulate le relative
tabelle.
 I parametri ad oggi in vigore, sono determinati dal D.M. 8-3-2018, n. 37, che ha
modificato il precedente D.M. 10-3-2014, n. 55 in materia di compensi.

6. La pattuizione del compenso e i parametri.

La legge professionale forense, stabilisce che il compenso spettante al professionista, è di regola,


pattuito per iscritto all’atto del conferimento dell’incarico professionale.

La pattuizione può essere a tempo, in misura forfettaria, in base al valore dell’affare ecc…

Però è vietato il patto quota lite nella misura in cui si stabilisce che l’avvocato percepisca come
compenso una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa.
 Dunque l’avvocato e il cliente possono pattuire una determinata somma ex ante, ma non
possono stabilire che il professionista debba percepire, a titolo di compenso, una quota del
bene per cui è stato affidato l’incarico.
Se il compenso non è stato pattuito, il giudice adito, deve fare riferimento ai parametri che sono
stabiliti ogni 2 anni con decreto ministeriale.

Il compenso, è liquidato dal giudice, per fasi che comprendono:


1) fase studio
2) fase introduttiva
3) fase istruttoria
4) fase decisionale.

Inoltre, la legge impone all’avvocato di assicurare il patrocinio in favore dei non abbienti.

La relativa istanza, va presentata, per le cause civili, al Consiglio dell’ordine degli avvocati
costituito presso il Tribunale competente a conoscere la controversia, e per le cause penali,
dinnanzi al giudice in cui è pendente il procedimento.

7. Il GDPR e l’Avvocato

18
Il Decreto Legislativo 101/2018, che ha attuato il Regolamento UE 2016/679 relativo alla
protezione dei dati personali, si riferisce anche gli studi legali, indipendentemente dalla loro
dimensione, dalla struttura e dall’area di attività.

I dati ai quali l’avvocato nell’esercizio delle sue funzioni ha accesso sono particolarmente sensibili.
Essi possono infatti riguardare infatti:
a) la salute,
b) l’orientamento religioso politico o sessuale,
c) dati giudiziari,
d) situazione familiare,
e) dati di minori etc,

Motivo per il quale, il trattamento di tali dati, è connesso al rapporto di fiducia che lega l'avvocato
al suo cliente e al rispetto degli obblighi deontologici, primo fra tutti l’obbligo di garantire il segreto
professionale.

Difatti, la divulgazione, anche accidentale di tali dati potrebbe ledere i diritti e la libertà delle
persone coinvolte.
 l’avvocato dovrà pertanto avere una cura particolare nel proteggere tali dati,
conformandosi alle previsioni normative che regolano la materia.

Dunque, la protezione dei dati personali del cliente, oltre ad essere essenziale per garantire il
segreto professionale, rappresenta un fattore di trasparenza e confidenzialità nel rapporto.

La parte assistita, dovrà dunque essere informata dal proprio difensore, sulle modalità del
trattamento dei dati personali. In particolare, a titolo esemplificativo, la parte assistita dovrà
essere informata su:
a) L'identità e i dettagli di contatto del titolare del trattamento (l’avvocato o l’associazione
b) professionale);
c) i dettagli di contatto del responsabile o dei responsabili della protezione dei dati, qualora
d) nominati;
e) Le finalità del trattamento
f) destinatari di dati (subappaltatori, ufficiali giudiziari, ecc.);
g) la durata di conservazione dei dati;
h) i diritti che gli interessati possono esercitare;
i) il diritto di revocare il consenso, se questo è la base giuridica del trattamento;

Tale informativa, a tutela della parte assistita, deve essere scritta in un linguaggio chiaro e
semplice.
 Può essere data anche nel corpo dell’accordo contrattuale con l’avvocato
 Può essere resa anche in formato elettronico
 o comunicata via email

Nel caso di inottemperanza delle disposizioni dettate dal D.lgs 101/2018, in attuazione del GDPR,
sono previste delle sanzioni comminate dall’Autorità Garante per la protezione dei Dati personali.
A titolo esemplificativo, il Garante può:
⚫ rivolgere avvertimenti;
⚫ ammonire l’avvocato, l’associazione o la società professionale;
⚫ limitare temporaneamente o permanentemente un trattamento;
⚫ ordinare la rettifica, limitazione o cancellazione dei dati
19
⚫ comminare una sanzione amministrativa di importo compreso tra i 10 ed i 20 milioni di euro,
ovvero, in caso di grandi studi internazionali di importo compreso tra il 2% ed il 4% del fatturato
mondiale.

CAPITOLO 6 ➺ La deontologia.

1. La deontologia.

La deontologia è il complesso delle regole di condotta che devono essere rispettate nell’attività
professionale.

La nuova legge professionale dispone espressamente che la violazione di alcuni obblighi,


costituisce illecito disciplinare.

2. Il Codice Deontologico forense.

Il Codice è diviso in 7 titoli e 73 articoli.


Specificamente:
I – Principi generali
II – Rapporti con il cliente e con la parte assistita
III – Rapporti con i colleghi
IV – Doveri dell’avvocato nel processo
V – Rapporti con terzi e controparti
VI – Rapporti con le Istituzioni forensi
VII – Disposizione finale.

Il Codice, indica per ogni singolo dovere e relativa violazione, una specifica sanzione, fatta
eccezione per i principi generali enunciati negli artt. 1-19.
Questa struttura del codice è stata attribuita in omaggio al disposto di legge ovvero al principio
penalistico nulla poena sine lege.

3. Le sanzioni.

La sanzione deve essere adeguata e proporzionata alla violazione deontologica commessa.

La sanzione dunque, deve essere commisurata:


1. alla gravità del fatto,
2. al grado della colpa,
3. all’eventuale sussistenza del dolo e alla intensità di quest’ultimo,
4. al comportamento dell’incolpato, precedente e successivo al fatto, avuto riguardo alle
circostanze, soggettive e oggettive, nel cui contesto è avvenuta la violazione.

20
Si deve altresì tenere conto del pregiudizio eventualmente subito dalla parte assistita e dal
cliente, della compromissione dell’immagine della professione forense, della vita professionale,
dei precedenti disciplinari.

La sanzione è unica, anche quando siano contestati più addebiti nell’ambito del medesimo
procedimento.

Il CNF (sentenza del 19 marzo 2018, n. 9/2018) ha recentemente precisato che l’accertamento della
responsabilità disciplinare, al pari di quella penale, deve fondarsi su prove certe dell’illecito
contestato.
 In particolare, si legge in Sentenza, in tema di compensi richiesti dall’avvocato e quindi la
loro sproporzione, per accertare la rilevanza deontologica, è necessario considerare la
complessiva attività svolta dal difensore, anche a prescindere dalla specifica causale per
cui sono stati richiesti i compensi.

4. I principi generali (Titolo I)

Tutte le norme deontologiche, si applicano a tutti gli avvocati, anche a quelli stranieri, ai praticanti,
alle società tra avvocati.

I principi generali si possono così schematizzare.

A) Funzione dell’avvocato e doveri fondamentali

L’avvocato deve esercitare la propria attività in piena libertà, autonomia e indipendenza, per
tutelare i diritti e gli interessi della persona.

In particolare, l’avvocato deve esercitare l’attività professionale con indipendenza, lealtà,


correttezza, probità, dignità, decoro, diligenza e competenza, tenendo conto del rilievo sociale
della difesa e rispettando i principi della corretta e leale concorrenza.

Emblematica la posizione del CNF, che ad esempio, su un recentissimo caso, (sentenza del 6
novembre 2017) ha chiarito che viola i doveri di dignità e decoro il professionista che, con richieste
contenenti elementi di pressione psicologica e/o di minaccia, richieda ad un terzo di provvedere al
pagamento di un debito altrui, peraltro a pena di denuncia all’autorità giudiziaria.

- Nel caso di specie, all’ufficiale giudiziario – recatosi presso la sua abitazione per eseguire
un pignoramento mobiliare sui beni della figlia – il padre dichiarava che la figlia stessa si
fosse trasferita altrove. Il professionista scriveva quindi al predetto terzo, invitandolo a
pagare il debito della figlia di cui sarebbe divenuto debitore ope legis per aver dichiarato
all’ufficiale giudiziario fatti contrari alle risultanze anagrafiche, rappresentandogli che -in
mancanza- sarebbe stato denunciato per il reato di cui all’art. 495 c.p. In applicazione del
principio di cui in massima, il CNF ha ritenuto congrua la sanzione disciplinare della
censura.

B) Fatti non professionali

I fatti riguardanti la vita privata, devono essere valutati disciplinarmente.

21
Questo perché le azioni compiute dall’avvocato, incidono nella dignità dell’avvocato e
nell’immagine della classe forense.

C) Fiducia e fedeltà

Grande importanza riveste la fiducia con il cliente.


Tant’è che la violazione di questo dovere, costituisce anche un reato penale , il patrocinio
infedele.

L’avvocato in realtà è tenuto ad una sorta di doppia fedeltà:


1) fedeltà verso la parte assistita e
2) fedeltà e osservanza delle norme dell’ordinamento.

D) Doveri di professionalità

All’avvocato sono imposti molteplici doveri che assicurano la professionalità, ovvero la qualità
della prestazione.

Tra questi si possono considerare:


I. Dovere di competenza  cioè l’avvocato deve essere in grado di svolgere l’incarico
conferito dalla parte assistita
II. Dovere di aggiornamento professionale  L’avvocato è obbligato di seguire un
programma formativo dettagliato e di comunicare annualmente al Consiglio dell’Ordine
competente il raggiungimento dei crediti formativi previsti
III. Dovere di diligenza  obbliga l’avvocato ad assicurare un livello adeguato di
professionalità

E) Dovere di segretezza e riservatezza

F) Doveri di adempimenti fiscali, previdenziali, assicurativi e contributivi

G) Informazione e pubblicità

E’ consentita all’avvocato, l’informazione sulla propria attività professionale, anche a mezzo


internet.
Le informazioni diffuse dal professionista però, devono essere trasparenti, veritiere, corrette, non
ingannevoli e non comparative.

5. I rapporti con il cliente e con la parte assistita (Titolo II).

Il rapporto con la parte assistita si basa sulla fiducia.

All’avvocato deve essere assicurata l’autonomia nel rapporto.


 L’avvocato deve svolgere l’attività professionale che gli è richiesta, ma senza assecondare
iniziative giudiziarie fantasiose o pretestuose o strumentali o illecite del cliente.

I principi che devono essere rispettati dal professionista nell’espletamento dell’incarico, sono
indicati nel titolo II del codice deontologico, e specificamente:

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Rapporto di fiducia

 L’avvocato deve accertare l’identità del cliente e della parte assistita


 Non deve consigliare azioni inutilmente gravose
 Non deve accettare incarichi finalizzati a operazioni illecite
 Non deve suggerire comportamenti o negozi fraudolenti o nulli

Conflitto di interessi

L’avvocato deve astenersi dal prestare attività professionale, quando questa determini un conflitto
di interessi tra i propri assistiti.

Adempimento del mandato

L’avvocato deve adempiere agli obblighi inerenti all’incarico con la specifica competenza
richiesta.
Nel caso in cui occorra, il professionista può suggerire di integrare la difesa con altro collega.

Informazioni alla parte assistita

L’avvocato deve informare il cliente della caratteristica e dell’importanza della controversia,


precisando:
(1) le ipotesi di soluzione,
(2) il prevedibile costo

L’avvocato, inoltre, ai sensi del novellato art. 27 comma 3 del codice deontologico 1, all’atto del
conferimento dell’incarico, deve informare chiaramente la parte assistita della possibilità di
avvalersi del procedimento di negoziazione assistita e, per iscritto, della possibilità di avvalersi
del procedimento di mediazione.
- deve altresì informarla dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario, pure previsti dalla
legge

Il professionista deve altresì informare la parte assistita del patrocinio a spese dello Stato e degli
estremi della polizza assicurativa.

Segreto professionale

La violazione del segreto costituisce sia illecito disciplinare che reato.


L’avvocato non è tenuto al segreto quando :
- Vi sia una controversia tra avvocato e la parte assistita
- Si tratti di una condotta delittuosa futura che il professionista potrebbe evitare

 Quindi , se la parte assistita dichiara all’avvocato che intende commettere un reato, questi
può rivelarlo per impedire l’evento.

Ratio  nella comparazione degli interessi tra la tutela del segreto e la difesa della persona, deve
prevalere quest’ultima e l’avvocato è quindi svincolato dal segreto.

1
Comunicato 13 aprile 2018, pubblicato nella G.U. 13 aprile 2018, n. 86 del Consiglio nazionale
forense nella seduta amministrativa del 23 febbraio 2018
23
Compenso e pagamento

L’avvocato deve chiedere il compenso nelle forme previste dalla legge.

Come già detto precedentemente, sono vietati i patti con i quali l’avvocato percepisca come
compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa.

Inoltre, l’avvocato può agire in giudizio nei confronti del cliente, ovviamente rinunciando agli
incarichi in corso.

Gestione del denaro e compensazione

L’avvocato deve gestire con diligenza il denaro ricevuto, trattenendolo per il tempo strettamente
necessario.

L’avvocato può trattenere le somme ricevute in 4 tassative condizioni:


1. A rimborso delle spese sostenute, dandone avviso al cliente
2. A titolo di pagamento del proprio compenso, quando vi sia il consenso della parte assistita
3. Quando si tratti di somme liquidate in sentenza a carico della controparte e l’avvocato non
le abbia ancora ricevute dalla parte assistita
4. Quando l’avvocato abbia già formulato una richiesta di pagamento espressamente
accettata dalla parte assistita.

Restituzione documenti

L’avvocato è obbligato a restituire senza ritardo alla parte assistita la documentazione ricevuta,
quando questi ne faccia richiesta.

Informazione e pubblicità.

L’avvocato, come già ribadito nei principi generali, può fornire informazioni sulla propria
attività, ma deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza, riservatezza e
non può in alcun modo dare informazioni comparative con altri professionisti.

L’avvocato può utilizzare il titolo accademico di professore, solo se sia o sia stato docente
universitario di materie giuridiche.

Non sono consentite invece, forme di accaparramento.


 Il professionista quindi non può acquisire clientela a mezzo di agenzie o procacciatori o
con modi non conformi a correttezza e decoro.

Attività senza titolo:

Oltre ad essere un reato, l’uso di un titolo professionale non conseguito, costituisce un illecito
disciplinare.

6. I rapporti con i colleghi (Titolo III).

Rapporto di colleganza:

24
L’avvocato deve dare comunicazione al collega della volontà di promuovere un’azione
giudiziaria nei suoi confronti, salvo che tale avviso possa pregiudicare il diritto da tutelare.

L’avvocato non può registrare una conversazione telefonica con il collega, o di riferire in
giudizio il contenuto di colloqui riservati.

Notizie riguardanti il collega:

E’ fatto divieto di esprimere apprezzamenti denigratori sull’attività professionale di un collega,


né possono essere utilizzate notizie relative alla sua persona.

Rapporti con la controparte assistita da collega.

E’ fatto divieto per l’avvocato di mettersi in contatto con la controparte che sia assistita da un
altro collega.

Divieto di impugnare la transazione.

L’avvocato che ha raggiunto con il collega avversario un accordo transattivo, deve astenersi dal
proporne impugnazione.

Sostituzione di colleghi nell’attività di difesa.

Il nuovo avvocato nominato, dovrà informare il precedente legale dell’avvenuta sostituzione, e


dovrà adoperarsi perché siano pagate al precedente collega le prestazioni svolte.
 Chiaramente il pagamento non è da considerarsi un obbligo tout court, intesa come
condizione necessaria per espletare il nuovo incarico, in quanto il dovere di difesa prevale su
ogni altra considerazione.

Rapporti con collaboratori e praticanti.

L’avvocato è tenuto verso i praticanti ad assicurare la effettività e favorire la proficuità della


pratica forense al fine di consentire una adeguata formazione.

Dunque è previsto un reciproco impegno:


- Da un lato, l’avvocato deve consentire al praticante di acquisire una adeguata formazione
- Dall’altro, il praticante deve migliorare la propria preparazione, acquisendo conoscenze
utili per poter svolgere sempre con maggiore autonomia, le pratiche affidate dal dominus.

L’avvocato è tenuto anche a dare al praticante un idoneo ambiente di lavoro e un compenso


adeguato.

Ai collaboratori invece, deve essere consentito di migliorare la preparazione professionale, senza


alcun impedimento alla loro crescita formativa.

7. I doveri dell’avvocato nel processo (Titolo IV).

I doveri dell’avvocato nel processo, possono essere schematizzati in 3 gruppi di regole:

(1) I doveri dell’avvocato nel processo


25
(2) L’avvocato con particolari funzioni
(3) I rapporti dell’avvocato con vari soggetti.

(1) Doveri dell’avvocato nel processo.

I doveri che l’avvocato è tenuto a rispettare nell’ambito del processo sono molteplici:
1) dovere di difesa
- Tale dovere, deve salvaguardare, per quanto possibile il rapporto di colleganza.
- Così l’avvocato, deve opporsi alle richieste processuali avversarie quando esse siano
irrituali o ingiustificate o comportino un pregiudizio per la parte assistita e deve
collaborare con gli altri difensori in ordine alle scelte da compiere, sempre nell’interesse
della parte assistita.
2) dovere di dare istruzioni e informazioni al collega
3) divieto di produrre la corrispondenza
4) dovere di verità
5) se l’avvocato è nominato difensore d’ufficio nel processo penale, deve comunicare all’assistito
che ha facoltà di scegliere un difensore di fiducia, nonché informarlo sui compensi.
6) L’avvocato che assiste il minore nei procedimenti civili, ne effettua l’ascolto, ma con il
consenso degli esercenti la patria potestà e preferibilmente con l’ausilio di esperti.
7) l’avvocato ha diritto di astenersi dal partecipare alle udienze ed ad altre attività giudiziarie,
così come riconosciuto dalla Corte Costituzionale.
- E’ previsto difatti, a tutela del diritto di sciopero, che l’avvocato che eserciti il proprio diritto
di non aderire all’astensione, deve informare tempestivamente gli altri difensori
costituiti.
8) Divieto di uso di espressioni offensive e sconvenienti.

(2) L’avvocato con particolari funzioni.

Nell’ambito del processo, l’avvocato deve astenersi dal deporre come persona informata sui fatti o
come testimone, su circostanze apprese nell’esercizio della propria attività professionale.
 Ciò allo scopo di salvaguardare il dovere di riservatezza e segretezza.

L’avvocato chiamato a svolgere le funzioni di GOP (Giudice onorario di Pace), deve rispettare tutti
gli obblighi inerenti a tali funzioni e le norme sulle incompatibilità.

L’avvocato che abbia assunto la funzione di arbitro, deve rispettare i doveri di indipendenza e
imparzialità e agire con probità e correttezza.
 L’avvocato non può assumere la funzione di arbitro quando abbia in corso o abbia avuto
negli ultimi 2 anni, rapporti professionali con una delle parti o vi siano motivi di
ricusazione.

L’avvocato non può assumere la funzione di mediatore in difetto di adeguata competenza.


 Non può assumere la funzione di mediatore se abbia in corso o abbia avuto negli ultimi 2
anni, un rapporto professionale con una delle parti.

(3) I rapporti dell’avvocato con vari soggetti.

Rapporti con i testimoni.

L’avvocato deve evitare di intrattenersi con i testimoni sulle circostanze oggetto del
procedimento con forzature o suggestioni dirette a conseguire deposizioni compiacenti.
26
Resta tuttavia salva, la facoltà di investigazione prevista nei tempi e nei modi dal codice di
procedura penale.

Rapporti con i magistrati.

Il rapporto con i magistrati deve essere improntato nel rispetto reciproco e nell’interesse della
giustizia.

L’avvocato non può interloquire con il giudice in merito al procedimento in corso, senza la
presenza del legale avversario, né deve approfittare di eventuali rapporti di amicizia o di
familiarità per ottenere favori e/o preferenze.

Rapporti con organi di informazione.

L’avvocato nei rapporti con la stampa non deve fornire notizie coperte dal segreto di indagine,
né spendere il nome dei propri clienti, né enfatizzare la propria capacità professionale, né sollecitare
articoli o interviste o convocare conferenze stampa, fatte salve le esigenze di difesa.

8. I rapporti con terzi e controparti (Titolo V).


E’ previsto che l’avvocato debba tenere, nei confronti dei terzi, un comportamento sempre
corretto e rispettoso.

Nei confronti della controparte, vi sono regole più dettagliate, dato il necessario confronto anche
processuale che si instaura con la stessa.

Difatti:
- L’avvocato può intimare alla controparte particolari adempimenti, con l’avvertenza che in
caso di inadempimento potranno essere avviate determinate azioni giudiziarie. Tuttavia, tale
intimazione non è più lecita, e si trasforma in minaccia, e quindi come tale sanzionabile
disciplinarmente, quando l’avvocato avanzi richieste o pretese esorbitanti o sproporzionate
ovvero utilizzi termini impropri.
- Le iniziative giudiziali che si intendono proporre nei confronti della controparte, devono
corrispondere ad effettive ragioni di tutela della parte assistita, e non devono essere
inutilmente onerose o vessatorie.
- L’avvocato, non deve chiedere il compenso alla controparte, salvo che vi sia diversa
pattuizione o sia intervenuta la definizione della lite.
- L’avvocato non può invitare direttamente la controparte nel proprio studio, ma deve
precisare che la stessa può essere accompagnata da un legale di fiducia.
- L’avvocato può agire nei confronti di una parte già assistita in precedenza (ex cliente),
quando sia trascorso almeno un biennio dalla cessazione del rapporto professionale e
l’oggetto del nuovo incarico sia estraneo a quello espletato in precedenza.
- E’ vietata l’assunzione di un incarico nei confronti di un coniuge, quando l’avvocato abbia
in precedenza assistito entrambi i coniugi in controversie familiari.

9. I rapporti con le Istituzioni forensi (Titolo VI).

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L’avvocato che partecipi quale candidato o sostenitore di candidati, alle elezioni per gli organi
forensi, deve comportarsi con correttezza ed evitando forme di pubblicità e iniziative non consone
alla dignità delle funzioni.

CAPITOLO 7 ➺ Il procedimento disciplinare.

PREMESSA – RIFORMA art. 20 codice deontologico.

Con la modifica operata dal CNF con il Comunicato 13 aprile 2018, pubblicato nella G.U. 13 aprile
2018, n. 86, è stato previsto che tutte le violazioni dei doveri e delle regole di condotta indicate in
linea generale negli articoli da 1 a 19 del codice deontologico costituiscono illeciti disciplinari ai
sensi dell’art. 51, comma 1, L. 31 dicembre 2012 n° 247.

Tali violazioni, se sono riconducibili alle ipotesi tipizzate, comportano l’applicazione delle
sanzioni espressamente previste.

Se non sono riconducibili, comportano l’applicazione delle sanzioni previste dagli articoli 52 e
53 della legge professionale, da determinarsi sulla base dei criteri previsti dallo stesso codice, e
specificamente agli articoli 21 e 22.

1. Il Consiglio distrettuale di disciplina (C.d.d.)

Il potere disciplinare appartiene al Consiglio distrettuale di disciplina.


Il C.d.d. è composto da membri eletti secondo il regolamento del C.N.F…
Il numero complessivo dei componenti del Cdd è di un terzo della somma dei componenti dei
Consigli dell’ordine del distretto.
Il Cdd opera in sezioni composte da 5 titolari e 3 supplenti.
Nella sezione giudicante non vi possono essere membri appartenenti all’ordine a cui è iscritto
l’incolpato.

2. Il procedimento disciplinare.

Il procedimento si articola in varie fasi:


(1) una fase preliminare
(2) la formulazione del capo di incolpazione e la citazione a giudizio
(3) il dibattimento e la decisione.

(1) La fase preliminare


Comprende la notizia dell’illecito e un istruttoria pre-procedimentale e inizia con la
presentazione di un esposto o di una qualsiasi segnalazione nei confronti di un iscritto.
Acquisita la notizia dell’illecito disciplinare il Consiglio dell’Ordine:
- ne da comunicazione all’iscritto
- lo invita a presentare le sue deduzioni entro venti giorni,
- trasmette gli atti al consiglio distrettuale di disciplina.

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La comunicazione all’iscritto e l’invio degli atti interrompe il termine prescrizionale fissato in
anni 6.
L’eventuale rinuncia non implica l’estinzione del procedimento.

Ricevuti gli atti il Presidente del C.d.d:


a) Iscrive il procedimento in un registro riservato, designa la commissione e nomina il
consigliere istruttore responsabile nel procedimento.
b) Richiede l’archiviazione se il ricorso è manifestatamente infondato.
* Secondo quanto stabilito dalle SS.UU. (Cassazione civile, sez. un., sentenza 10 luglio
2017, n. 16993), anche il COA può impugnare il provvedimento di archiviazione*.

Il consigliere istruttore nominato:


- provvede agli accertamenti istruttori nel termine di mesi sei dall’iscrizione della notizia
dell’illecito disciplinare,
- invita l’incolpato a fornire osservazioni scritte entro trenta giorni
- Al termine della fase pre-procedimentale propone al C.d.d la richiesta motivata di
archiviazione o di approvazione del capo di incolpazione.

(2) La formulazione del capo di incolpazione e la citazione a giudizio

(a) La formulazione del capo di incolpazione, con la relativa comunicazione all’incolpato,


rappresenta l’apertura del procedimento disciplinare.
Il capo di incolpazione deve contenere:
- I principi generali violati,
- I fatti specifici che vengono addebitati con riferimento alle circostanze di tempo e di luogo,
- Le disposizioni del codice deontologico che si ipotizzano violate.

(b) La citazione in giudizio viene disposta dal C.d.d. decorso il termine per il compimento
degli atti difensivi e se non ritiene di disporre l’archiviazione.
Deve essere notificata, all’incolpato e al Pubblico Ministero, trenta giorni liberi prima
della data di comparizione.
Deve contenere:
- Generalità dell’incolpato,
- L'enunciazione chiara e precisa degli addebiti con l’indicazione delle norme violate,
- Il luogo, il giorno e l’ora della comparizione. L’avvertimento che l’incolpato può essere
assistito da un difensore e che potrà procedersi al giudizio, in sua assenza, in caso mancata
comparizione non dovuta a legittimo impedimento,
- L’avviso che l’incolpato ha diritto a produrre documenti e indicare testimoni entro sette
giorni prima della data fissata per il dibattimento,
- L’elenco dei testimoni che il Consiglio distrettuale di disciplina intende ascoltare;
- La data e la sottoscrizione del presidente e del segretario.

(3) il dibattimento e la decisione


Durante la fase del dibattimento l’incolpato ha il diritto di:
- Produrre documenti
- Interrogare i testimoni
- Rendere dichiarazioni più opportune
- Avere la parola per ultimo
Il PM può partecipare al dibattimento e assumere conclusioni.
Chiusa la discussione il Consiglio emette la Decisione che può essere:
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- Proscioglimento
- Richiamo Verbale => non ha carattere di sanzione disciplinare e viene applicato per
infrazioni lievi e scusabili
- Irrogazione di sanzione=> avvertimento, censura, sospensione, radiazione.

La motivazione del provvedimento deve essere depositata nel termine di giorni trenta dalla
lettura del dispositivo, o comunque entro sessanta giorni nel caso di decisioni complesse.

Per quanto non specificatamente previsto si applicano le norme del codice di procedura penale
se compatibili.

3. Le sanzioni disciplinari

Stabilite dagli articoli 52 e 53 della legge professionale sono:


a) L’avvertimento: viene dato quando il fatto contestato non è grave e consiste
nell’informare l’incolpato della contrarietà della sua condotta alle norme deontologiche.
L’incolpato viene contestualmente invitato ad astenersi dal compiere altre infrazioni,
b) La censura: consiste nel biasimo formale,
c) La sospensione: consiste nell’esclusione temporanea dall’esercizio della professione
o del praticantato (dai due mesi a cinque anni) e si applica per infrazioni e responsabilità
gravi,
d) La radiazione: consiste nell’esclusione definitiva dall’albo, elenco o registro e
impedisce l’esercizio della professione. Viene inflitta per violazioni molto gravi che
rendono incompatibile la permanenza dell’incolpato nell’albo. Il soggetto radiato perde
anche il titolo di avvocato.

La sanzione deve essere unica anche con una pluralità di addebiti e può essere temperata da
attenuanti o aumentata da aggravanti.

4. La sospensione cautelare

E’ un rimedio eccezionale viene applicato, senza una formale apertura del procedimento
disciplinare, per l’urgenza di provvedere sulla base delle gravità delle imputazioni penali della
pericolosità della permanenza dell’incolpato nell’albo.

Il provvedimento è immediatamente esecutivo dalla data di notifica all’incolpato, ma non piò


essere irrogata per un periodo superiore ad un anno.

La sospensione cautelare può essere deliberata dal C.d.d. previa audizione dell’incolpato nei
seguenti casi espressamente previsti:
- Quando vi siano state misure cautelari detentive o interdittive non impugnate o
confermate in appello;
- Quando vi sia la pena accessoria della sospensione dall’esercizio della professione
- Quando siano state applicate misure di sicurezza detentive,
- Quando vi è condanna in primo grado per particolari reati, se commessi nell’esercizio
della professione o del tirocinio
- Quando vi è condanna a pena detentiva non inferiore a tre anni.

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La sospensione preventiva perde efficacia se nel termine di sei mesi dalla sua irrogazione il C.d.d.:
- Non deliberi il provvedimento sanzionatorio,
- Deliberi di non esservi luogo a provvedimento sanzionatorio,
- Disponga l’irrogazione dell’avvertimento o della censura

Può essere, inoltre, revocata o modificata su istanza di parte o d’ufficio.


Impugnazione: contro la sospensione cautelare è ammesso ricorso, entro il termine di venti giorni
dall’avvenuta notifica, avanti al C.N.F.

5. L’esecuzione delle sanzioni

La decisione del C.d.d. non è esecutiva se viene impugnata entro 30 giorni dal deposito della
sentenza le sospensioni e le radiazioni decorrono dalla scadenza del termine per l’impugnazione.

La decisione del C.N.F. è invece esecutiva  le sospensioni e le radiazioni decorrono dal giorno
successivo della notifica del C.N.F. all’incolpato.

Nel caso di sospensioni, radiazioni e sospensione cautelare viene data notizia anche a tutti gli uffici
giudiziari e ai Consigli dell’ordine del distretto, nonché a tutti gli iscritti agli albi e registri tenuti
dal Consiglio dell’ordine.

Radiazione: è possibile la reiscrizione dopo tale sanzione purchè siano trascorsi 5 anni dal
provvedimento di radiazione ma non oltre un anno successivo alla scadenza di tale termine.

6. La sospensione e la riapertura del procedimento

Sospensione: Il procedimento disciplinare può essere sospeso, per non più di 2 anni, qualora vi è
pendenza di un procedimento penale a carico dell’incolpato che abbia ad oggetto i medesimi fatti, e
vi sia necessità di atti e notizie appartenenti al procedimento penale.

Riapertura del procedimento: se è intervenuto un provvedimento definitivo, il procedimento


disciplinare può essere riaperto:
(a) Quando sia stata inflitta una sanzione disciplinare e l’autorità giudiziaria abbia, invece,
emesso una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste o l’incolpato non lo ha
commesso deve essere pronunciato il proscioglimento anche in sede disciplinare

(b) Quando vi sia stato il proscioglimento in sede disciplinare e invece l’autorità giudiziaria
abbia emesso una sentenza di condanna per reato non colposo su fatti rilevanti non valutati
disciplinarmente i fatti posso essere riproposti ma vengono valutati liberamente.

Competenza: è affidata al C.d.d. che ha emesso la decisione ma sezione diversa.


Termine: il termine per la riapertura del giudizio disciplinare, in caso di condanna, è di anni 2.

7. L’impugnazione davanti al Consiglio Nazionale Forense

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Le decisioni del C.d.d. possono essere impugnate entro 30 giorni dal deposito della sentenza
davanti ad una apposita sezione del C.N.F.

Legittimati ad impugnare sono:


- L’incolpato, se viene affermata la sua responsabilità,
- Il Consiglio dell’Ordine, il procuratore della Repubblica e il procuratore generale contro
ogni decisione.

Il COA può impugnare anche i provvedimenti di archiviazione.

Sul punto, le SS.UU. (Cassazione civile, sez. un., sentenza 10 luglio 2017, n. 16993) hanno stabilito
che avverso i provvedimenti del Consiglio distrettuale di disciplina e per ogni decisione, ivi
compresa l'archiviazione, è ammesso ricorso da parte del Consiglio dell'ordine presso cui
l'avvocato è iscritto avanti ad apposita sezione disciplinare del Consiglio nazionale forense.

Il ricorso dell’incolpato:
- Deve contenere l’indicazione specifica dei motivi su cui si fonda
- Deve essere notificato al PM e al Procuratore generale presso la Corte D’Appello.

 I provvedimenti hanno natura di sentenza


 Le udienze sono pubbliche
 Le decisioni sono notificate entro 30 giorni all’interessato e al PM e comunicate al
Consiglio dell’Ordine

 Parti necessarie del giudizio sono:


- Il procuratore della Repubblica
- Il procuratore generale
- Il Consiglio dell’Ordine

Il procedimento di impugnazione:

a) Gli atti vengono trasmessi alla segreteria del Consiglio Nazionale Forense
b) Il presidente del Consiglio nazionale forense nomina il relatore e fissa la data della seduta
per la discussione del ricorso
c) All’udienza stabilita, il consigliere incaricato svolge la relazione, l’incolpato può esporre le
proprie deduzioni e il PM svolge le sue conclusioni.

Le decisioni del C.N.F. sono pronunciate “in nome del popolo italiano” e
devono contenere:
- L’indicazione dell’oggetto del ricorso,
- Le deduzioni del ricorrente,
- Le conclusioni del PM,
- I motivi sui quali si fondano,
- Il dispositivo,
- L’indicazione del giorno, mese ed anno in cui sono pronunciate,
- La sottoscrizione del presidente e del segretario

 Sono pubblicate mediante deposito nella segreteria del Consiglio


 Sono esecutive dal giorno successivo a quelle della notifica all’incolpato L’esecuzione
può essere sospesa soltanto dalle sezioni unite della Cassazione su istanza del ricorrente
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 Vige il divieto di reformatio in peius.

8. L’impugnazione davanti alle sezioni unite della Cassazione

Le decisioni del C.N.F. possono essere impugnate entro trenta giorni (termine perentorio) dalla
notificazione dinnanzi alle sezioni unite della Cassazione per:
- Incompetenza,
- Eccesso di potere,
- Violazione di legge

Legittimati all’impugnazione sono:


- L’incolpato,
- Il PM
- Il procuratore generale presso la Cassazione
- Il Consiglio dell’ordine

Procedimento di impugnazione

1) L’impugnazione avviene mediante ricorso che deve contenere:


a) l’esposizione dei fatti e dei motivi sui quali si fonda,
b) l’elezione di domicilio in Roma,
 deve essere notificato a cura del ricorrente e per mezzo dell’ufficiale giudiziario alle altre parti
interessate entro 30 giorni dalla notifica della decisione.
 deve essere presentato, nei 15 giorni successivi alla notificazione (termine perentorio) presso
la cancelleria della Corte di cassazione insieme alla copia della decisione impugnata notificata al
ricorrente.
2) Pervenuti gli atti il primo presidente fissa l’udienza in cui deve essere discusso il ricorso,
nomina il relatore e dispone la comunicazione degli atti al PM.
3) L’interessato all’udienza è ammesso ad esporre le sue difese personalmente o a mezzo
legale munito di mandato speciale.

 Il ricorso non sospende l’esecuzione del provvedimento impugnato salvo sospensione ad


opera delle sezioni unite e previa istanza dell’interessato.
 Il ricorso deve essere deciso nel termine ordinatorio di 90 giorni.
 Nel caso in cui le sezioni unite dispongano l’annullamento con rinvio il C.N.F. deve
conformarsi alle statuizioni delle Sezioni Unite sul punto di diritto in cui si sono
pronunciate.

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