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Da quando si legge lo Shemà nella sera? "Dall’ora nella quale i sacerdoti


si raccolgono per mangiare la loro offerta (terumà)", sacerdoti che sono
stati resi impuri e si immersero (nel bagno purificatorio rituale), e (il)
(piccolo?) sole ha fatto arrivare la sera e ha fatto arrivare loro per
mangiare la terumà.[secondo il rav Adìn Èven Israel (Steinsaltz) il
sacerdote è impuro per via della perdita seminale anormale o dalla lebbra
biblica, cioè lesioni cutanee.]
‫ א‬rimando 1 di En Mishpàt Ner Mizzvà (L'occhio accorto al giudizio è la
candela del comandamento) dalla Mishnà "‫א‬Dall'ora nella quale i
sacerdoti (fino a fine frase)" Maimonide cap. 1 da Halakhòt Q.eriàt
Sh.emà halakhà 9 [Quale è il tempo di lettura dello Shemà nella notte? Il
suo comandamento è dall'ora de(l'inizio de)l'uscita delle stelle fino alla
mezza notte. E se ha oltrepassato (questo tempo) e ha ritardato e ha letto
fino a che non è salita la colonna dell'alba (il salire dell'alba), è uscito dal
suo obbligo che non dissero (i saggi) fino a(la) mezza(notte) se non per
allontanar uomo dalla violazione; Grande Libro di Comandamenti (Sèfer
Mizzvòt Gadòl), obblighi, 18]; Tur veShulkhàn Arùkh, Òrakh Khajìm, segno
235, parte 1.
Fino alla fine della prima veglia. Un terzo della notte, come che è (evinto)
dall’interpretazione nella Ghemarà (pagina 3a). E da lì (prima parte della
notte) in avanti il tempo (necessario per adempiere all'obbligo di lettura)
è passato, che non è (la prima veglia) un segno (riferimento) al tempo del
giacere proveniente da una proposta diversa di lettura, e non leggiamoci
in esso “nel tuo giacere”. E da prima (della prima veglia, cioè prima del
tramonto) anche così non è il tempo del giacere. Quindi colui leggente
prima (della prima parte della notte) dunque, non uscirà dall’obbligo (di
leggere lo Shemà). Se è così, perché lo si legge in sinagoga? Al fine di stare
in preghiera da dentro (in una situazione di) parole di Torà, così è
insegnato nella baraità in Berachòt (del Talmud) Gerolosomitano. E quindi
vi è obbligo su di noi di leggerlo dall’imbrunirsi. E con la lettura della
prima porzione (dello Shemà) che un uomo legge sul suo letto – è uscito
(d’obbligo).
‫ ב ג‬rimando 2 di En Mishpàt Ner Mizzvà dalla Mishnà "‫"ב‬Fino a(la)
mezza(notte)" e "‫"ג‬Fino a che salirà la colonna dell'alba"" Maimonide e
Sèfer Mizzvòt Gadòl lì (stessi passi citati nel rimando 1) e Tur veShulkhàn
Arùkh lì (negli stessi passi del rimando 1 ma) parte 3.
Fino a che salirà la colonna dell’alba (affermando) che tutta la notte è
chiamata tempo del giacere.
Bruciatura di grassi e di membra sacrificî di cui il loro sangue è stato
lanciato in giornata.
‫ ד‬rimando 3 di En Mishpàt Ner Mizzvà dalla Mishnà "‫"ד‬bruciatura di
grassi e di membra: il loro comandamento è fino a che salirà la colonna
dell'alba"" Maimonide cap. 4 da Hal.akhòt Maasè Qorbanòt halakhà 2;
Sèfer Mizzvòt Gadòl, obblighi (123) [183].
Il loro comandamento farli salire (sull’altare) tutta la notte {poiché a
causa della numerosità dei tanti tipi di sacrificî, non sono stati fatti salire
tutti i grassi e le membra} e non sono invalidati nel pernottare (durante il
trascorrere della notte) fino a che salirà la colonna dell’alba ed essi (grassi
e membra) sono giù dall’altare, che è scritto (infatti) “e (il Mio sacrificio di
Pesakh) non pernotterà (passerà la notte) (fino) al mattino” (Esodo
34:25).
grassi di tutti (i tipi di) sacrificî.
membra dell’olocausto.
e tutti i (sacrificî) da mangiare per un giorno solo come (quello della)
purificazione dal peccato e (quello della) colpa e (il sacrificio de) le pecore
(della festa della) Pausa (cioè, Sheminì Azzèret),ed l’oblazione (offerta di
farina) e (il sacrificio di) Ringraziamento.
il loro comandamento il tempo per mangiarli.
‫ה‬rimando 4 di En Mishpàt Ner Mizzvà dalla Mishnà "‫ה‬e tutti i (sacrificî)
da mangiare per un giorno solo: il loro comandamento è fino a che salirà
la colonna dell'alba" Maimonide cap. 10 (da) lì, halakhà 8; [Sèfer Mizzvà
Gadòl lì].
fino a che salirà la colonna dell’alba e questo li porta ad essere “avanzo
(cioè resto)” che è scritto (infatti) per (il sacrificio del) Ringraziamento
“non adagerà (prendendo) da essa (cioè, dalla carne di questo sacrificio)
fino a (al crepuscolo del) mattino” (Levitico 7:15) e tutte quante queste
cose sono imparate dal (sacrificio di) Ringraziamento.
Se è così perché i saggî hanno detto: “fino a(la) mezza(notte)” per la
lettura dello Shemà e per il mangiare cose sacre.
Per allontanare l’uomo dal peccato e proibirono di mangiarli prima del
loro tempo, affinché non si venga a mangiarli dopo la colonna dell’alba e
prenderà su di sé stesso (la punizione del) taglio ed è così nella lettura
dello Shemà - per metter fretta all’uomo, che non dirà: “ho ancora un
momento”, e così facendo salirà la colonna dell’alba e gli sarà passato il
tempo. E la bruciatura dei grassi che è detto (nella Mishnà) -qui i saggî
non dissero affatto per questo “fino a(la) mezza(notte)”-, e non stringeva
a loro qui bensì (stava loro a cuore) far sapere che ogni cosa che è solita
(che è condotta) nella notte è adeguata (permessa, kashèr) tutta la notte.
E così anche (infatti) abbiamo imparato nel secondo capitolo di Meghillà
(il trattato) (pagina 20b): “tutta la notte è permesso (kashèr) la raccolta
dello omer (il covone d’orzo) {nella notte seguente il primo giorno di
Pesakh} e {mangiare della} bruciatura di grassi e membra (del giorno
precedente}.
[da Tosafòt di Zevakhìm 57: discorso iniziante (con) per allontanare]
Ghemarà {Secondo il tannà} dove sta (la fonte) che (fa sì che nella
Mishnà) ha tramandato “Da quando?” da dove -sta- si fa risalire che
secondo il tannà vi è per ciò l’obbligo della lettura dello Shemà, (poi)chè
(infatti) iniziò qui a domandare del tempo della lettura.
Sta nella Lettura (la Torà Scritta) e lì (il tannà) imparò l’obbligo della
lettura.
E se vuoi dirò questo che il tannà impara (che si dice) - le sere in principio
- proviene dalla creazione del mondo.
‫ ו‬rimando 5 di En Mishpàt Ner Mizzvà dalla Mishnà "‫"ו‬nella mattina
benedice due (volte) prima della (lettura dello Shemà) e una (volta) dopo
di essa, nella sera benedice due (volte) prima di essa e due (volte) dopo di
essa"" Maimonide cap. 1 da Hal.akhòt Q.eriàt Sh.emà, halakhà 5; Sèfer
Mizzvòt Gadòl, obblighi, 19; Tur veShulkàn Arùkh, Òrakh Khajìm, segn. 58
e nel segn. 236, part. 1.
E dopo il tanna (insegna) del (servizio) mattutino da quando si legge lo
Shemà nel (servizio) mattutino.
Dall'ora de(l'inizio de)l'uscita delle stelle il momento è la fine del
tramonto del sole come che (il tannà) insegna di seguito (colonna bet).
‫ז‬rimando 6 di En Mishpàt Ner Mizzvà dalla Mishnà "il tramonto del
(suo?) sole non gli impedisce (al sacerdote) di mangiare della terumà e la
sua espiazione {, che avverrà la mattina seguente tramite l'offerta del
sacrificio espiatorio} non gli impedisce di mangiare della terumà"
Maimonide, cap. 7 da Hal.akhòt Terumòt, h.alakhà 2; [Sèfer Mizzvòt
Gadòl, divieti, 257].
2b
{Forse "uvà hashèmesh" [cioè: viene o tramonta il sole] indica} la
venuta della luce (del giorno) (poi)chè il sole illuminerà e nell'ottavo
giorno e l'uomo stesso sarà purificato con il portare i suo sacrificî (di
espiazione, da presentare la mattina) e dopo mangerà.
"Se è così" che questo versetto "vetahèr" {"e purificherà"} significa è un
imperativo (al sacerdote di andare a purificarsi), (quindi) il versetto
direbbe "vejithàr" {"e ha purificato" che invece disambigua, potendosi
riferire solo all'uomo, cioè il sacerdote, e non al giorno}, cosa (sta a
significare quindi) "vetahèr" {"e purificherà"}?
[Tosafót: "Se è così, il versetto direbbe "vejithàr {"e ha purificato"}"
nonostante che in alcuni passi della Scrittura "vetahèr" – lì non ci sia per
errore, ma è qui che ci sarebbe per errore – doveva scrivere "vejithàr".]
"{Il sole è tramontato e il giorno} si è purificato" (l'ultima parola)
significa "è passato", il sole si è volto (altrove) rispetto al mondo (al
pianeta terra).
dalla baraità che tramanda di seguito in ascolto di queste cose
‫"<ב‬dall'ora in cui i sacerdoti si raccolgono per mangiare la loro offerta
(terumà)" e una prova evidente per (comprendere quando si verifica
l'azione ora descritta da) questa affermazione è (l'inizio de)l'uscita delle
stelle >, ascolta da ciò: "la loro espiazione {, che avverrà la mattina
seguente tramite l'offerta del sacrificio espiatorio} non impedisce loro {di
mangiare della loro terumà", nella notte ad essa precedente}.
‫ ב‬commento del Bet Khadàsh (nel commento di) Rabbènu Shelomò
Izzhhaqì (cioè, Rashì) (nel suo) discorso iniziante (con) "dalla baraità
eccetera" in cui i sacerdoti hanno diritto di mangiare della loro terumà,
segno per questa affermazione (per comprendere quando l'azione
contenuta in essa si verifica: (l'inizio dell') uscita (delle stelle).
Da che il povero che non ha una candela da accendere nel suo pasto.
La fine (di questa ultima baraità) certamente si separa dalla nostra
Mishnà la quale (fine) tramanda (il tannà) qui "fino a(l') ora in cui sta per
liberarsi (essendo) nella situazione del pasto", e questo non è come (le
parole di) Rab.bì Eliezèr e né come (dicono) i nostri rabbini (cioè, i saggî) e
né come (dice) Rabbàn Gamlièl. Che (quindi, qua, il tannà) interpreta "e
nel tuo giacere" )cioè "ushokhbekhà") inizio del tempo di giacere, e nella
nostra Mishnà abbiamo imparato (tramandando) {che al massimo è} "fino
alla fine della prima veglia".
(Al) povero e (al) sacerdote: (al) povero: tutte le notti e (al) sacerdote:
(quando è) impuro per mangiare della terumà.
{(Al) povero e (al) sacerdote:} questa misura (temporale) è una (sola)
(l'inizio de)l'uscita delle stelle.
Nelle sere (precedenti) de(i) sabati si affrettano (ad andare) al pasto, che
tutto (è?sia?) pronto.
{E nonostante} che non ci sia una prova evidente (nella Scrittura) per
questa affermazione che il giorno (si) finisce ne(l'inizio de)l'uscita delle
stelle un'allusione mnemonica (ricordo) vi è qui.
{e sono essi che} quando si fa buio (scende la tenebra) {cioè dal
tramonto} e fanno {continuano a fare} (il) lavoro dal tramonto del sole
(khamà) fino a(l'inizio de)l'uscita delle stelle. {Quindi non è che è
possibile dedurre che (l'inizio de)l'uscita delle stelle sia l'inizio della notte,
potrebbe essere stato il tramonto, e potrebbe esser stato che si fossero
protratti a lavorare fino a(l'inizio de)l'uscita delle stelle}.
e si apprestano e si alzano presto, prima del giorno, che significa: un
giorno non c'erano (per lavorare) fino al sorgere del sole (hanèz
hakhamà), ed essi si apprestarono ad alzarsi dal salire dell'alba (alòt
hashàkhar, cioè amùd hashàkhar). Che erano (quindi temporalmente
lontani dal salire dell'alba, qualcosa) come una distanza di cinque miglia (il
tempo di percorrenza di 4,815 o massimo 5,73 chilometri a piedi, cioè
un'ora e mezza o massimo due ore) {cioè quindi l'esatta distanza
temporale che intercorre tra la colonna dell'alba e il sorgere del sole,
quindi non è che è possibile dedurre che il salire dell'alba sia l'inizio del
giorno, protebbe essere stato il sorgere del sole, e potrebbe esser stato
che si fossero apprestati ad alzarsi sin dal salire dell'alba} (Pesakhím 93b).
vieni ascolta: "e avevamo la notte una squadra di guardia" da che ha
detto *"e il giorno un lavoro"*, nel caso in cui questo passi (intercorra) dal
salire dell'alba fino a(l'inizio de)l'uscita delle stelle, è il giorno. E un
allusione mnemonica (ricordo) per questa affermazione vi è qui {segnata
da asterischi} che (quindi) ogni momento di lavoro la Scrittura (lo) chiama
"giorno".
Ti è saltato in mente (è salita [alla mente] la tua conoscenza) [che] (per)
la maggioranza degli uomini (cioè, la gente) *[[‫א‬è (come)) per i) poveri,
come per dire: (per) gli uomini (cioè, la gente) nelle sere (precedenti) de(i)
sabati e (per) i poveri nei giorni profani (cioè, non santi) - questa misura
(temporale) è una (sola).
‫] *]א‬commento del Gaòn Rabbènu Eliyahu (cioè, il Gaòn di Vilna, il Gra)
(nel commento di) Rabbènu Shelomò Izzhhaqì (cioè, Rashì) (nel suo)
discorso iniziante (con) "Ti è saltato in mente (è salita [alla mente] la tua
conoscenza)". "è (come) )per i) poveri". Per dirti che (i poveri) non sono
(la maggioranza degli uomini (cioè, la gente), cioè per i poveri non è come
per la maggioranza degli uomini).
Dall'ora in cui il giorno è diventato santo nelle sere (precedenti) de(i)
sabati che è tra i soli (cioè, il sole e le altre stelle, almeno un'altra o
almeno altre due, non di più) (è) un periodo dubbio di giorno, un periodo
dubbio di notte, e nell'ora in cui vi è un periodo dubbio (di questi detti,
cioè, un periodo incerto, in cui al contempo sembra che sia notte e che sia
giorno a causa del cielo visibile dal tramonto fino a(l'inizio de)l'uscita delle
stelle), è diventato santo il giorno proveniente da(l) periodo dubbio.
Dall'ora in cui i sacerdoti si immergono (nel bagno purificatorio rituale)
che è prima de(il lasso temporale) tra i soli (cioè al tramonto), (proprio)
affinché sia a loro (l'immergersi) prima de(il lasso temporale) tra i soli (e a
quel punto) fa' arrivare la sera sole {in quanto non si possono immergere
all'inizio della notte per mangiare all'inizio della notte, si deduce che
debbano immergersi prima della notte, di giorno, persino nel termine
ultimo del giorno, cioè il tempo tra i soli} e così sarà detto in "con cosa si
accende (cioè, ‫[( )""במה מדליקין‬Shabbàt] pagina 35a) che il tempo
dell'immersione (nel bagno purificatorio rituale) è prima de(il lasso
temporale) tra i soli di poco.
E forse non è che (i) sacerdoti da quando è giorno essi si immergono?
Rabbì Jehudà per (secondo) il suo pensiero (lett. sapore), poi(chè) ha
detto -"(il lasso temporale) tra i soli è (il tempo necessario) affinché (un
uomo percorri a piedi) una distanza di mezzo miglio (0,4815 o massimo
0,573 chilometri, cioè 9 minuti o massimo 12 minuti)", (lo definisce
terminante) prima de(l'inizio de)l'uscita delle stelle-, (e così, il lasso
temporale) tra i soli è definito (lett. chiamato) {definizione sua: 9 o 12
min. prima de(l'inizio de)l'uscita delle stelle} e c'erano dubbio. Il (tuo, di
Rabbì Jehudà) andare all'immersione da prima così (definito, tramite la
definizione)– da quando è giorno e non è (il) tempo di giacere {quindi non
è adatto alla lettura dello Shemà serale}. E di seguito Rabbì Meìr spiega
cosa gli ha risposto (lett. ha fatto tornare).
{R.av Akhài, e ci sono quelli che dicono (credendo che sia) dal punto di
vista di R.av Akha, dice: "dall'ora in cui gli uomini (cioè, la gente)} si
raccolgono per sedersi (per mangiare il pasto serale) ci sono (quelli) che
dicono nei giorni profani (cioè, non santi) e ci sono (quelli) che dicono. Ad
ogni modo (la misura [temporale] ricavata) è tarda (per tutti loro).
E quale di queste (due) è (la misura [temporale] (più) tarda? (Per tutti
loro) è (quella) che è (riferita al) povero o (quella) che è (riferita al)
sacerdote.
Così spieghiamo [per quanto capiamo] se con l'aiuto del cielo è (la
misura [temporale]) che è (riferita al) povero precedente a (quella in
accordo con) Rabbì Khanina che è (come) (quella in accordo con) Rabbì
Eliezèr. (Il lasso temporale) tra i soli è (quello) che è (in accordo con)
Rabbì Jehudà è (il tempo di percorrenza di una) distanza di mezzo miglio
(cioè 9 minuti o massimo 12 minuti) prima de(l'inizio de)l'uscita delle
stelle e (la durata del lasso temporale tra i soli) che è (in accordo con)
Rabbì Josè è come un batter d'occhio (lett. pausa d'occhio) prima
de(l'inizio de)l'uscita delle stelle e (quella di) Rabbì Meìr è come (quella di)
Rabbì Josè che pensa in accordo con lui e poiché (il tempo di) colui che si
immerge -da prima così (stabilito)- è contiguo alla scesa della tenebra
{quando si fa buio, cioè, dal tramonto) e leggiamo il tempo di giacere in
ciò.
3a
(Vi è) una contraddizione (lett. difficoltà) (proveniente dalle parole) di
Rabbì Meìr contro (quelle) di Rabbì Meìr sopra ha detto "dall'ora in cui
gli uomini (cioè, la gente) si raccolgono per mangiare del loro pane nelle
sere (precedenti) de(i) sabati e questa è una misura (temporale) tarda da
(quella) de(l')sacerdote. E così ha detto "dall'ora dell'immersione" che è
prima de(l lasso temporale) tra i soli.
(Vi è) una contraddizione (proveniente dalle parole) di R.abbì Eliezèr
della baraità contro (quelle) di Rabbì Eliezèr (stesso) della nostra Mishnà.
e se vorrai dirò "l'inizio {cioè, la prima frase} della nostra Mishnà.
non è (di) R.abbì Eliezèr e questo che (tannà) tramanda (come) "parole di
R.abbì Eliezèr" sono la fine del tempo (della lettura dello Shemà serale),
che (infatti) ha detto "fino alla fine della prima veglia", e si separano i
nostri rabbini (cioè, i saggî) su questo, e dicono (infatti) "fino a(la)
mezza(notte)". Che (infatti) Rabbì Eliezèr interpreta "ushokhbekhà (cioè,
nel tuo giacere)" (come) il tempo di inizio di giacere, quando gli uomini
(cioè, la gente) vanno a giacere, quest'(uno) è precedente e quest'(altro) è
tardo. E i nostri rabbini (infatti) interpretano (come) tutto il tempo di
giacere, che è tutta la notte, bensì fecero una siepe per la cosa e dissero
(infatti) "fino a(la) mezza(notte)". E R.abbàn G.amlièl non ha quella siepe
{di protezione}.
Cosa pensa eccetera (quale) tempo definito era per lui da dire {sull'inizio
della lettura dello Shemà serale}(?).
Se pensa che (infatti) i tannà si separano in seguito su questa cosa, c'è chi
è che ha detto "(di) 3 veglie è la notte {veglie, traduce qui mishmaròt, non
ashmuròt, come nella Mihnà}. Nelle veglie di servizio degli angeli e del
loro canto è divisa (la notte) per tre parti, una prima (parte) a un coro
uno, una seconda a un altro coro, una terza a un terzo coro; e c'è chi ha
detto "(di) quattro veglie è la notte".
e questo ci fa capire quando ti ha dato il segno della lettura (dello Shemà)
nella "fine della veglia" e non ti ha spiegato (lì nella Mishnà, dandoti) un
segno chiaro (per riconoscerla), ti ha insegnato che c'è conoscenza per
ogni uomo (per tutta la gente) sulla cosa, se com'è che c'è nel cielo (lett.
estensione celeste).
ruggirà, un ruggire ruggirà" ecco 3 {volte, ruggisce, quindi da qui le tre "
veglie, sono 2 volte, ma una è considerata duplice, perché è rafforzativo,
come si può evincere per esempio, anche dal versetto di Lamentazioni 1:2
“un piangere piangerà” commentato da Rashì “due pianti per due
distruzioni”; è un ruggire di dolore per la distruzione del Tempio e l’esilio
connesso in qualche modo alla notte e ai segni delle veglie, atti di giustizia
necessari per portare alla correzione, e adirato per l’impossibilità di usare
.la sua grande misericordia per dare tutto ciò}
e una moglie conversa (lett. racconta) con suo marito già (la notte) è
arrivata vicino al giorno e gli uomini (cioè, la gente) che svegliano dal loro
sonno e quelli che giacciono insieme conversano (lett. raccontano) l'un
l'altro.
(Per) cosa ha calcolato questi segni che ha dato per le veglie della Terra,
dove erano dati, all’inizio delle veglie o alla loro fine?
È l’inizio della notte l’uscita delle stelle.
e mi fece da guardia e mi attese. Come “non dirà un uomo al suo amico:
“fammi la guardia a lato de(la presenza di) un servizio (cioè, un culto)
qualunque di dei (cioè, idoli)”” {commentato da Rashì come “attendimi”}
(Sanhedrìn pagina 63b). E in Baba Qama nel capitolo ‫( החובל‬pagina 90b)
“le fece da guardia sulla soglia del cortile” {commentato come “l’attese”}.
E così “e suo padre era a guardia della cosa {commentato come attese ed
osservava fedeltà } (Genesi 37[:11]), “e osserva la fedeltà” (Isaia 26[:2])
{commentato come attendeva ed era di guardia, osservando la sua
fedeltà a HaQadòsh Barùkh Hu, è citato a sua volta “e osserverà HaShèm
tuo d-o [le promesse de]il patto” versetto della terza porzione dello
Shemà, Deuteronomio 7:12, inoltre il verso di Isaia sopracitato è
commentato dallo Steinsaltz con Sanhedrìn 110b che afferma che codesto
versetto “shomèr emunim” è da leggere “sheomèr amèn (cioè, “che dice
amèn” ed è aggiunto che “da questo momento si aprono i cancelli de
HaOlàm Habà (cioè, il mondo prossimo) {il significato è che l’atto
compiuto dal Profeta Elia, di aspettare che un uomo finisca di pregare, in
particolar modo una preghiera per la ricostruzione del Tempio, cioè
l’Amidà, (nella narrazione è probabilmente dovuta a causa del dolore
scaturito dalla vista di una rovina), significa dire amèn, non soltanto alla
preghiera appena citata ma a tutti i comandamenti, osservando fedeltà a
haQ.B.H. e inoltre significa affermare che D-o è Re Fedele, e che quindi,
farà sì che ci sia di nuovo il tempio, portando redenzione (gheulà), come
da richiesto nella preghiera per riavere il tempio, e farà sì che le Sue
promesse del patto siano mantenute. Interpretazione dovuta al fatto che
il profeta Elia, sia ricordato in bene, spiega la Torà del Messia, essendone
un preannunciatore, e dal fatto che in ebraico ‘el Melkh Neeman (cioè D-
o è Re Fedele) è sigla di “ ’amen” come riportato per questo versetto da
Shabbàt 119b}.
preghiera breve ([la preghiera] havinènu) e di seguito spiega per essa nel
cap. della preghiera dell'alba (Berachòt pagina 29a) {invece di entrare
nella rovina aumentando il tuo dolore per la distruzione del Tempio, e
sottoponendoti a vari rischi, avresti dovuto pregare nella via, nonostante i
passanti, la preghiera suddetta, sintesi dell’Amidà, in modo da avere una
concentrazione e un’intenzione migliore rispetto ad aver detto l’Amidà
intera nella via, poiché essendo il tempo necessario per dirla più breve,
non avresti avuto tanto da preoccuparti dei passanti}.
"Felice è il re che lo lodano a casa sua così" felice ogni momento che
c'era questa lode nel Tempio.
a causa di sospetto che non si dica "una prostituta gli si è prostituita lì".
e a causa della caduta che (infatti) il muro della rovina è instabile ed egli è
esposto a un rischio, affinché non cada il muro su di lui.
e fanne fuoriuscire (come conseguenza) a ciò come per dire "perché a
noi (sono state dette) 3 cause per una cosa una (lett. 1)? Ecco è
abbastanza con una {sola causa} di esse. Se no, viene a insegnarti che ci
sono ore che non hanno questa causa e bisogna mantenere
(l'insegnamento) per quest'(altra).
3b
Proibito raccontare davanti a lui (parole di Torà), che (però d'altronde,
essendo che) tutti sono costretti a raccontare di essi, e il morto tace ed
era a lui (riferito, il versetto) "il deridente il morto, maledice il suo
Creatore (lett. Colui che lo ha fatto)" {conseguenza vuole si raccontino
cose mondane che riguardano sì il morto} (Proverbi 17[: 5]).
ma parole mondane nelle quali non c'è una cattiva nomea per colui che
non sente (cioè, per il morto) non sono a noi (comprese) in ciò.
dalla luce serale dall'inizio della notte.
"Nel passaggio (alla sera), nella sera del giorno" con il farsi sera del
giorno è chiamato "nel passaggio (alla sera).
così disse è letto (dalla Scrittura) che è [proprio] mezza notte {infatti, se si
apprestò alzandosi nel passaggio (alla sera), era solito alzarsi in seguito;
Rashì risponde affermativamente così a "E Davide nel mezzo della notte
era in piedi?", la quale domanda pone in dubbio il versetto sopracitato di
Salmi 119:62 "a mezzanotte mi alzerò per ringraziarti per il mio giudizio di
Tua giustizia" in quanto apparentemente contraddetto da un altro salmo,
il 119:47 "mi sono apprestato alzandomi nel passaggio (alla sera) e ho
pianto}.
"da sempre la mezzanotte non è passata su di me in sonno" che prima
dunque era in piedi {significa che prima della mezzanotte era nel sonno,
negando così l'affermazione "dalla luce serale era in piedi"; è un prima
che si presume di poco anteriore alla mezza notte, significando che non è
lo stesso prima dell'apprestarsi nel passaggio (alla sera), trattato nel verso
"mi sono apprestato alzandomi nel passaggio (alla sera) e ho pianto"}.
sonnecchiante come un cavallo è occupato in Torà quando sonnecchia,
come questo cavallo che non si addormenta in realtà, bensì sonnecchia
ed è sveglio sempre {qui Rashì spiega che il fatto che sonnecchiasse non
contraddice l'affermazione seguente che lo vede occupato nello studio di
Torà}.
in canti e in lodi e così chiarisce questo versetto "per ringraziarti" e fino
alla fine del verso.
dell'indomani nel giorno di domani del loro accamparsi lì.
Così spieghiamo [per quanto capiamo] se è così, (è da) scrivere "dal
passaggio (alla sera) e fino al passaggio (alla sera)" o "dalla sera e fino
alla sera" bensì ha detto Rav Ashì: " ci sono due passaggi [cioè, ci sono
due significati per la medesima parola, la qual è "passaggio"].