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2019

di Harry Caine

Intelligenza emotiva

Come gestire le proprie emozioni

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Avere a che fare con le proprie emozioni e con quelle altrui


non è cosa da poco. Gli stati interiori che proviamo, spesso
sono incongruenti con il resto della nostra vita e ci portano a
vivere al di fuori di ciò che consideriamo il «normale svolgersi
del quotidiano».

Le emozioni rappresentano però anche il “sale della vita”,


senza di loro saremmo degli automi. Certo, bisogna saperle
riconoscere, gestirle e utilizzare nel miglior modo possibile.
Oggi sappiamo quanto sia importante sviluppare la nostra
intelligenza emotiva. Attraverso di essa non solo possiamo
vivere dei buoni rapporti interpersonali e con piena
soddisfazione ma possiamo gustarci il quotidiano senza dover
essere in balia dei nostri stati interiori. In questo e-book voglio
fare qualche riflessione e dare qualche consiglio su come
sviluppare la propria intelligenza emotiva.

Se vogliamo usare bene il nostro cervello diventando più


consapevoli di ciò che proviamo e di come poi possiamo
affrontare le situazioni e i rapporti con i nostri simili, dobbiamo
chiederci prima di tutto che cosa stiamo provando in ogni
situazione. Sapere se quello che stiamo sentendo è rabbia o
frustrazione, invidia o impotenza è importante e utile.

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La successiva domanda che può esserci ancor più utile è


chiederci come mai proviamo certe emozioni.
Questi interrogativi sono essenziali perché gettano luce su ciò
che consideriamo come successo o fallimento. Come mai sono
incazzato? Come mai mi sento apatico? Come mai non mi
sento all’altezza? Questi quesiti ci spingono a far chiarezza sul
perché alcune emozioni hanno tanto potere su di noi e ci
schiacciano, facendoci agire nel nostro peggior interesse.

Foto di Gino Crescioli

La natura dei nostri problemi determina la qualità delle nostre


vite. Il chiedersi come mai consideriamo il successo o il
fallimento in un certo modo equivale a poter poi decidere di

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cambiare convinzioni e di conseguenza emozioni. Lo capirai


meglio nelle pagine seguenti.
Le nostre convinzioni sono legate ai nostri valori. Tutti e due
sono alla base di tutto ciò che facciamo. Ne consegue che: se
quello a cui diamo valore non ci è utile, se scegliamo male
quello che consideriamo un fallimento e un successo, allora
tutto ciò che si basa su quei valori e cioè pensieri, emozioni e
sentimenti quotidiani ci scombussoleranno.

La maggior parte delle persone è del tutto incapace di


rispondere ai come mai, e ciò le impedisce di raggiungere una
conoscenza più profonda dei propri valori, delle proprie
convinzioni e, in definitiva, delle proprie emozioni.

Nella storia del pensiero umano le emozioni hanno spesso


ricoperto un ruolo secondario, se non addirittura ostile. I
filosofi infatti hanno sempre distinto tra ragione ed emozioni,
relegando la “sfera emotiva” a una dimensione che pone
l’uomo allo stesso livello degli animali.
Alcuni filosofi, però, hanno attribuito alle emozioni un ruolo
diverso. Per esempio, Aristotele affermava che è proprio
attraverso la gestione razionale delle emozioni, cioè attraverso
il controllo da parte della ragione della nostra risposta a stimoli

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esterni, che l’uomo può diventare un “animale razionale


sociale”. Aristotele aveva ragione è proprio così.
A partire dall’Ottocento le emozioni hanno cominciato ad
essere studiate e analizzate scientificamente, ma è solo alla
fine del secolo scorso che è stato riconosciuto loro un ruolo
fondamentale all’interno delle discipline umane.
Si è sviluppato, negli ultimi decenni, un atteggiamento
culturale e scientifico più rispettoso e favorevole verso le
emozioni, eliminando definitivamente l’idea di considerarle
materiale di scarto o fattore di disturbo rispetto al
funzionamento delle attività “superiori” della mente.
Finalmente oggi hanno un ruolo importante per lo sviluppo e la
crescita dell’individuo tanto da coniare il termine di intelligenza
emotiva. I più recenti studi affermano che l’intelligenza
emotiva rappresenta il fattore più importante nel percorso di
vita di una persona, molto di più, addirittura, del quoziente
Intellettivo (QI).

Questo, tuttavia, non significa che le emozioni abbiano sempre


e comunque una valenza positiva: esse vanno riconosciute e
gestite, altrimenti il rischio è che prendano il sopravvento.
Emozioni come la rabbia e la paura possono, infatti, offuscare
la nostra mente e dare luogo a situazioni in cui gli stimoli

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esterni provocano reazioni immediate e istintive, spesso


incontrollate perché la mente smette di ragionare con lucidità.
Ecco, dunque, che la razionalità umana può essere sopraffatta
e “catturata” dalle emozioni che prendono il controllo del
nostro agire; questo è esattamente il motivo per cui sono
sempre state viste con sospetto e colpevolizzate.
Tuttavia, le emozioni possono – anzi devono – essere
controllate: infatti noi non siamo responsabili dei nostri
sentimenti, ma abbiamo piena responsabilità del modo in cui
decidiamo di esprimerli.

Il nostro cervello per natura è programmato per lasciare che le


emozioni prendano il sopravvento. Questo fa sì che ognuno di
noi sperimenti le cose emotivamente prima che razionalmente.
Solo il 36% individui però è capace di identificare le proprie
emozioni. Impariamo molte cose nella vita, abbiamo molte
competenze ma la nostra difficoltà maggiore è la capacità di
gestire le emozioni.
Generalmente le persone credono che le emozioni siano la
risposta ad un evento esterno cioè, in buona sostanza, che
l’emozione sia una reazione inevitabile ed automatica a
qualcosa che viene dall’esterno. In parte è vero ma bisogna
capire bene cosa questo vuol dire.

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Foto di Ryan McGuire

C’è un bel tramonto ed io provo un’emozione di gioia, di


felicità. Una persona litiga con me e mi offende ed io provo
un’emozione di rabbia, di frustrazione, di irritazione. Proprio
perché arrivano quasi in tempo reale la maggior parte delle
persone crede di non poterle gestire e controllare. Basta
guardare animali e bambini per capire come funzionano.
Crescendo, tuttavia, e sviluppando la nostra intelligenza
emotiva possiamo essere noi a gestire la maggior parte degli
stati emotivi.

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Cerco di essere ancora più chiaro. In realtà le emozioni


sembrano automatiche ma non lo sono veramente. Sono la
risposta ad un evento esterno ma rappresentano il passaggio
finale di un’esperienza interiore. Quando accade qualcosa
all’esterno, il nostro cervello riceve dei segnali che vengono
elaborati e confrontati con la nostra memoria, con i nostri
modelli e schemi mentali e solo dopo (questo avviene in
millisecondi) nasce un’emozione.

Le emozioni quindi sono dei segnali che ci fanno comprendere


come stiamo percependo una determinata situazione in
funzione di ciò che abbiamo cablato nel nostro cervello.
Qui entra in campo l’intelligenza emotiva perché essa ci
consente di poter prendere consapevolezza delle emozioni che
proviamo e di poter controllare di conseguenza i nostri stati
emozionali. Vi è anche una parte dell’intelligenza emotiva,
chiamiamola sociale, che ci permette attraverso l’empatia di
riconoscere le emozioni che le altre persone stanno provando e
attraverso la gestione dei rapporti il poter vivere meglio le
relazioni con gli altri.

Non considerate mai sbagliate le vostre emozioni, l’idea di


provare qualcosa di sbagliato distrugge la comunicazione con

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voi stessi e con gli altri. Di fronte ad ogni emozione possiamo


chiederci tre cose: la prima è quella di comprendere di che
emozione si tratta; la seconda è quella di comprendere quali
schemi e quali convinzioni si nascondono dietro a
quell’emozione, cioè in buona sostanza cosa sto credendo per
provare questa emozione; la terza è che cosa posso imparare
da questa esperienza emotiva.

Meyer classifica le persone in 3 diverse categorie a seconda del


modo in cui percepiscono e gestiscono i propri stati emozionali.

Gli auto consapevoli.


Consapevoli dei propri stati d’animo del momento, hanno una
chiara visione delle proprie emozioni che può rafforzare gli
aspetti della loro personalità. Si tratta di individui autonomi e
sicuri dei propri limiti, che godono di buona salute psicologica e
tendono a vedere la vita da una prospettiva positiva. Sono
individui che riescono a liberarsi dello stato d’animo negativo
prima degli altri.

I sopraffatti.
Si tratta di persone sommerse dalle proprie emozioni e
incapaci di sfuggire loro. Essendo dei tipi volubili e non

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pienamente consapevoli dei propri sentimenti, questi individui


si perdono in esse invece di considerarle con distacco.
Rendendosi conto di non avere alcun controllo sulla propria
vita emotiva costoro fanno poco per sfuggire agli stati d’animo
negativi. Si sentono spesso sopraffatti e incapaci di controllare
le proprie emozioni.

I rassegnati.
Sebbene queste persone abbiano spesso idee chiare sui propri
sentimenti, tendono ad accettarli senza cercare di modificarli.
In questa categoria rientrano 2 tipi di soggetti: quelli che
solitamente hanno stati d’animo positivi e perciò sono
scarsamente motivati a modificarli; e quelli che nonostante
siano chiaramente consapevoli dei propri stati d’animo che
spesso sono negativi, gli accettano assumendo un
atteggiamento passivo. Nonostante la sofferenza sono
rassegnati alla propria disperazione.

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Foto di Murtaza Ali

Chiarito queste cose possiamo andare a vedere nel particolare


gli aspetti dell’intelligenza emotiva. Come ho detto prima essa
può essere divisa in due settori, quello personale è quello
sociale. La parte personale è composta
dall’autoconsapevolezza e dall’autocontrollo mentre quella
sociale è composta dall’empatia e dall’abilità di gestire i
rapporti.
Vediamole brevemente in linea generale:

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L’autoconsapevolezza.

È la capacità di comprendere subito che emozioni stiamo


provando. Questo è importante per dare un significato, un
senso, a ciò che stiamo provando e al contesto che stiamo
vivendo in quel momento. Sembrerebbe un’operazione
semplice ma in realtà non lo è.
Non lo è per due motivi: perché per individuare l’emozione
dobbiamo rallentare e poi perché spesso non conosciamo
affatto la differenza tra le varie emozioni (siamo abituati a
vivere tendenzialmente sempre le solite cinque o sei emozioni)
e quindi confondiamo magari l’irritazione con la rabbia o
addirittura non sappiamo proprio distinguere la differenza tra
la vergogna e la frustrazione.

All’inizio, questa operazione è abbastanza complessa; l’unico


modo è quello di allenarci a distinguere le varie differenze tra
le emozioni e anche di soffermarci a riflettere a quali stati
interiori corrisponde quella data emozione. Non dobbiamo fare
un lavoro di grande profondità nel nostro inconscio ma tuttavia
dobbiamo capire quali convinzioni e schemi sono presenti nel
nostro cervello e agiscono dietro l’emozione stessa.

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Gli individui che riescono ad essere consapevoli delle proprie


emozioni, mostrano la capacità di comprendere e di sapere
quali sono le cose che li fanno star bene, che li motivano, che
gli procurano soddisfazioni e, quali invece sono le persone e le
situazioni che provocano una reazione ben precisa spesso
negativa.
Nel lavoro, avere consapevolezza delle proprie emozioni è
molto importante perché ci consente di capire quali sono le
opportunità da cogliere e quelle da rifiutare, di gestire al
meglio le nostre energie e soprattutto di impedire ad alcuni
stati emozionali di ostacolarci.

L’autocontrollo.

È la capacità di usare la consapevolezza delle proprie emozioni


per rimanere flessibili e indirizzare i nostri comportamenti in
modi costruttivi, evitando che le emozioni prendano il
sopravvento. Avete mai visto cosa succede quando una
persona è completamente in balia del proprio stato emotivo?
Perde completamente il controllo persino sul corpo; sbatte o
inciampa in qualche tavolo o sedia, rovescia magari il
contenuto di una tazzina o di un bicchiere, comincia a

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muoversi concitatamente o in maniera confusa, suda, cambia il


colore del volto.
Controllare le proprie emozioni non vuol dire diventare degli
individui senza emozioni, freddi e calcolatori. Lo stato emotivo
è solo una reazione e come tale può essere indirizzato e
modulato. L’emozione si sviluppa nella parte limbica del
cervello, in quello che viene spiritosamente chiamato lo
“scimpanzé”. È utile quando, per esempio attraverso la paura,
ci spinge a metterci in salvo in qualche situazione di pericolo
ma non è per niente utile quando dobbiamo scegliere la
maggior parte delle risposte nella vita quotidiana.

Ora vediamo le due caratteristiche dell’intelligenza emotiva che


riguardano la parte sociale, cioè i rapporti con gli altri.

L’empatia o coscienza sociale.

È rappresentata dalla capacità di riconoscere le emozioni degli


altri e di comprendere ciò che sta accadendo dentro di loro. È
una abilità generalmente molto più presente nel femminile
perché più sensibile a percepire gli stati emotivi e psicologici
delle altre persone. Le donne sono dotate di quella sensibilità
che spesso manca gli uomini. Rappresenta la capacità di

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avvicinarci agli altri attraverso le emozioni. Questo ci può


essere utile sia per avere delle buone relazioni sia per capire
che cosa sta accadendo intorno a noi. Per costruire
quest’abilità devi essere molto attento a come si muovono le
persone, a ciò che dicono. Ascolto e osservazione sono le
principali caratteristiche che ti consentono di allenarti in questa
abilità.

Gestione dei rapporti.

È la capacità di usare le nostre emozioni e quelle degli altri per


gestire al meglio i rapporti interpersonali. Ciò consente di
comunicare al meglio in maniera chiara ed efficace e anche di
risolvere quei conflitti che possono crearsi in una relazione. La
gestione dei rapporti rappresenta una delle sfide maggiori nel
cercare di gestire lo stress quotidiano che viviamo. Più del 70%
dello stress che le persone sopportano giornalmente è derivato
dai rapporti che hanno con le altre persone. L’ambiente di
lavoro è quello che ci costringe ad affrontare le situazioni più
impegnative da questo punto di vista. Tendiamo a vivere
abbastanza passivamente i conflitti sul lavoro, evitando le
situazioni piuttosto che affrontandole in modo diretto e quindi
costruttivo.

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Ecco alcuni consigli per ogni settore su come allenarsi per


sviluppare l’intelligenza (abbonandoti potrai accedere al mio
audio corso sull’intelligenza emotiva).

Foto di Ryan McGuire

Autoconsapevolezza.

1 - Smettere di considerare buone o cattive le nostre emozioni.

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Per abitudine siamo abituati ad etichettare tutto in buono o


cattivo, giusto o sbagliato, e questo vale anche per le emozioni
che proviamo. Ma giudicare le emozioni non ha molto senso,
soprattutto per quel che riguarda l’emozioni che noi chiamiamo
negative. Certamente provare rabbia per molte ore della
giornata non fa bene ma in alcuni casi, come di fronte ad una
malattia, può rappresentare uno stimolo alla guarigione della
persona che può cominciare proprio da un’emozione di rabbia.
L’invidia potrebbe essere considerata un’emozione negativa ma
se provare invidia serve ad innescare un processo di
motivazione nell’ impegnarsi a raggiungere dei risultati, allora
come possiamo dire che rappresenti un fattore totalmente
negativo.
Comprendere perché viviamo una determinata emozione ma
giudicarla buona o cattiva, giusta o sbagliata e cosa totalmente
diversa. Esprimere un giudizio sull’opportunità di provare una
certa emozione non fa altro che farti accumulare altre emozioni
e blocca l’emozione stessa. L’unica cosa che ci serve è
comprendere il messaggio che ci trasmette e osservare se è
utile alla nostra vita. I più grandi capolavori della letteratura,
del cinema e dell’arte in generale sono stati concepiti durante
stati emotivi di tristezza, di rabbia, di frustrazione.

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2 – Non negare il proprio disagio.

Una delle difficoltà nel prendere consapevolezza delle proprie


emozioni è quella di vederci per ciò che siamo. Evitare questo
disagio e questa sofferenza ci impedisce di avere il pieno
controllo su noi stessi e nello stesso momento ci fa ignorare ciò
di cui abbiamo bisogno per cambiare. Non dobbiamo cercare di
evitare una determinata emozione ma anzi quando arriva
dobbiamo andarle incontro, dobbiamo viverla. Dobbiamo farla
nostra per poi poterla adoperare in modo costruttivo. Ignorare
i propri sentimenti, soprattutto quando sono negativi, non li fa
sparire ma anzi li aiuta a riemergere proprio quando non te lo
aspetti. Il pensare con arroganza che certe cose siano prive di
importanza per noi, il detestarci perché tendiamo a provare
una determinata emozione, il non riconoscere l’importanza di
chiedere scusa quando è necessario e soprattutto il cercare di
distrarci subito dopo aver provato qualche emozione che non ci
piace, sono tutti i comportamenti che ci fanno del male. Solo
guardando in faccia i nostri atteggiamenti emotivi senza paura
di commettere errori ci aiuta a formare un bagaglio di
esperienze e di osservazioni in grado, nel tempo, di cambiare i
nostri atteggiamenti.

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3 -Imparare a percepire fisicamente le nostre emozioni.

Ogni emozione innesca delle sensazioni corporee. Dall’aumento


del battito cardiaco, all’accelerazione del respiro, dalla morsa
allo stomaco, al rossore del viso, dall’eccessiva sudorazione
delle mani, alla secchezza delle fauci. Quando stai vivendo
un’emozione forte prova a chiudere gli occhi ed a percepire il
battito cardiaco, fai attenzione ai muscoli delle braccia, a quelli
delle gambe, delle spalle, di tutta la schiena. Poi pensa a due
eventi, uno positivo e uno negativo che hai vissuto nel passato
attraverso delle emozioni forti. Cerca di riviverli mentalmente
provando le stesse emozioni e osservando i cambiamenti fisici
del tuo corpo. Fai la stessa cosa per entrambi gli eventi e
comincerai ad osservare le differenze fisiche causate dalle
emozioni provate sia durante l’esperienza positiva che in quella
negativa. L’obiettivo è quello di cominciare a riconoscere
sempre più velocemente le reazioni fisiche associate alle nostre
emozioni, vedrai che con il tempo riuscirai anche a
comprendere attraverso il corpo che emozione sta per arrivare.

Autocontrollo.

1 - respirare in modo corretto.

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La gran parte di noi, durante la giornata, non respira in modo


corretto. Il nostro respiro è piuttosto superficiale, breve. Non
respirando in modo completo non introduciamo la giusta
quantità di ossigeno e questo comporta dei problemi. Il
cervello poco ossigenato è un cervello con poca memoria,
pensieri confusi, sbalzi di umore, ansia, mancanza di energia.
Quando ci troviamo di fronte a situazioni di eccessivo stress o
di eccessiva emotività dobbiamo fermarci e concentrarci sulla
nostra respirazione. Dobbiamo attivare una respirazione più
profonda, il che vuol dire cominciare a riempire bene pancia e
polmoni inspirando con il naso ed espirando con la bocca.
Senza fare nessuna pausa tra le due azioni. Questo ti
consentirà di sentirti più rilassato e calmo. Una semplice
respirazione profonda è l’inizio di un buon autocontrollo
emotivo.

2 - Contare fino a 10.

Quando ti senti veramente in balia di un’esplosione emotiva


comincia a respirare profondamente e contando fai 10 respiri.
Questo ti porterà in una situazione di calma e di rilassamento
che ti permetterà di vedere la situazione con più serenità e ti

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permetterà di guadagnare tempo nel valutare e ridisegnare


tutto il contesto, evitando di essere danneggiato dalle emozioni
nocive. Alcune volte non riuscirai ad arrivare fino a 10 ma non
importa, con l’allenamento diventerà una sana abitudine.

3 -Prendere tempo.

Tempo e pazienza sono due alleati importanti nelle situazioni


emotive difficili. Quando devi affrontare dei momenti
impegnativi darti un po’ di tempo per poter assimilare gli
eventi, addolcire il malessere ed avere più chiarezza, è la cosa
più giusta da fare. Il tempo permette di vedere le cose con più
distacco e quindi di avere più controllo su emozioni e
situazioni.

Empatia.

1 – Osservare il linguaggio del corpo.

È importante saper leggere il linguaggio del corpo. Movimenti,


gesti, espressioni dicono più di tante parole. Gli occhi e le
espressioni facciali sono gli indicatori migliori, spesso ci dicono
se una persona è affidabile, sincera, attenta. Occhi che si

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muovono velocemente e ammiccano spesso racchiudono


qualche inganno. Le persone che hanno degli occhi rilassati ma
attenti ci dicono di una persona serena e leale. Anche il sorriso
dice molte cose, può essere naturale oppure forzato. Se manca
l’increspatura agli angoli degli occhi probabilmente quel sorriso
è falso. Le spalle sono curve o erette? Le gambe, le braccia
sono rilassate o mostrano inquietudine? Il corpo comunica
continuamente e non mente mai.

2 – Praticare l’arte dell’ascolto.

L’ascolto è una qualità molto importante. Pensiamo di essere


dei buoni ascoltatori ma in realtà non è vero, ascoltiamo con
superficialità, siamo molto distratti e andiamo di fretta.
Ascoltare non vuol dire solo sentire le parole che l’altra
persona pronuncia ma anche osservare il tono e l’enfasi del
nostro interlocutore. Quando qualcuno ti parla smetti subito di
fare ciò che stai facendo e concentrati solo sulle parole
dell’altro. Spesso interveniamo prima ancora che l’altra persona
abbia finito oppure, abbiamo fretta di intervenire. Sono due
atteggiamenti molto negativi in una relazione.

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3 – Allenarsi andando al cinema e guardando dei film.

I film rappresentano uno dei migliori allenamenti per rinforzare


l’intelligenza emotiva e in particolare l’empatia. I personaggi
nei film sono in grado di evocare una serie infinita di emozioni
che, se visti con sufficiente distacco, ti permetteranno di
imparare molto. Situazioni, interazioni, rapporti e conflitti tra i
vari personaggi possono essere illuminanti, senza dimenticare
il linguaggio non verbale del corpo.

La gestione dei rapporti.

1 – Essere aperti e curiosi.

Essere aperti in termini di gestione dei rapporti significa


condividere con gli altri alcune cose di noi stessi. Possiamo
servirci del nostro autocontrollo per stabilire con chi, che cosa
e in quale maniera farlo ma è fuor di dubbio che aprirsi è di
grande aiuto. Quando le persone non ci conoscono è più facile
che accadano dei malintesi, dei fraintendimenti. Aprirsi però è
solo una parte del nostro compito, l’altra parte è quella di
dimostrare interesse anche per la storia dell’altra persona.

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In altre parole devi essere curioso, di una curiosità non fine a


se stessa ma con il preciso obiettivo di utilizzarla per far
crescere la relazione e mettere tutti a proprio agio. Ricorda di
avere sempre un atteggiamento curioso ma non critico e di
fare le domande giuste al momento opportuno. Il tuo
interessamento verso l’altro sarà molto apprezzato e darà
ancora più valore a quel rapporto.

2 – Investire molto sulla comunicazione.

Senza dubbio saper comunicare molto bene ciò che pensiamo


e ciò che sentiamo è fondamentale in un rapporto. Pensa a
come gli altri vivono il tuo naturale modo di comunicare. Sei
diretto, indiretto, serio, rilassato, divertente, discreto,
controllato, loquace, intenso, freddo, curioso, invadente?
Prendi un foglio e dividilo in due parti. A sinistra inserisci tutti i
punti di forza della tua comunicazione o quello che le altre
persone apprezzano di te. A destra invece metti tutti i punti
deboli o le cose che di solito creano confusione, problemi o
strane reazioni. Una volta terminata la lista prendi tre punti di
forza che puoi sfruttare per migliorare la tua comunicazione. E
poi scegline tre negativi che vuoi eliminare, minimizzare,
correggere.

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3 – Costruire la fiducia.

Una pubblicità tanti anni fa diceva: “La fiducia è una cosa


seria…”. Nei rapporti la fiducia è un elemento costruttivo. È
necessario diverso tempo per consolidarla ma pochi minuti per
perderla. Come si costruisce la fiducia in un rapporto?
Attraverso una comunicazione aperta e sincera, la disponibilità
a condividere, l’affidabilità nel mantenere gli impegni presi, la
lealtà nei comportamenti. Alcune volte dovremmo esporci, non
necessariamente in toto e non con tutti quelli con cui abbiamo
un rapporto. Meglio individuare quali sono i rapporti che hanno
bisogno di ulteriore fiducia e usare la nostra
auto - consapevolezza per capire che cosa manca per costruire
maggiore fiducia. Dobbiamo usare più empatia nel chiedere
agli altri se il rapporto gode o meno di buona fiducia. Questa
richiesta ci permetterà di farci apprezzare per l’interesse che
dimostriamo verso la relazione e quindi contribuirà a creare un
clima di maggior fiducia e coesione.

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Considerazioni finali.

Un bel po’ di gente non va mai troppo a fondo sull’ importanza


che riveste l’autoconsapevolezza del proprio sentire. Se
riuscissero ad andare più in profondità e a vedere i valori e le
convinzioni sottostanti che li guidano, si accorgerebbero di
quanto di solito le loro analisi tendono ad evitare di assumersi
la responsabilità delle proprie emozioni e di conseguenza del
proprio agire.
Vogliono essere ricchi, belli, vincenti, ma non si chiedono come
mai vogliono esserlo. La loro infelicità nel non riuscire ad
essere o ad avere ciò desiderano, non è determinata da
qualche particolare convinzione ma piuttosto dal fatto che non
guidano una Ferrari o non vestono Prada.
Molti dei consigli dei cosiddetti esperti o gurù mirano a far star
bene le persone nel breve termine, mentre i veri problemi non
vengono mai risolti.
Auto esaminarsi in maniera onesta è difficile. Implica dare
risposta a domande semplici che possono procurarci molto
disagio. Più senti che l’emozione legata alla risposta ti dà
malessere e più comprendi dove sta il problema vero.
Certo, tutti possono dire di dare importanza all’onestà o alla
vera amicizia ma poi ti danno le spalle e sparlano di te quando

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gli fa comodo. Quando gli chiedi perché si comportano così


tendono a trovare un modo per incolpare gli altri, e così
facendo evitano sempre di più i problemi invece di risolverli.
Le emozioni possono essere importanti per mettere in luce
quei valori e quelle convinzioni nocive e distruttive che
abbiamo.
L’intelligenza emotiva è la capacità di vedere, attraverso il
nostro sentire, come stiamo considerando il mondo e noi
stessi. Il significato che attribuiamo alle cose è quello che fa
sempre la differenza.
Passaparola.

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