Sei sulla pagina 1di 8

Dovevo andare a un incontro che riguardava una

questione delicata.

Sapevo di avere ragione e da giorni progettavo

pensieri e parole da srotolare là.

La ragione arma.
Sentire di avere ragione ci arma, e ci fa scegliere il

principio rispetto alle persone, l'astrazione invece


che la concretezza.

La mattina dell'incontro è successo che ho pregato

con una particolare gioia. Disarmata e


abbandonata nella fiducia piena al Gohonzon.

Felice di quell'attimo. E di quello seguente e di


quello ancora dopo, in una galoppata tanto serena
da togliere il respiro.

Poi sono andata all'incontro. Tutto era come avevo


immaginato, il luogo, la disposizione al tavolo. I

discorsi e i convenevoli. Solo io ero diversa. Dicevo

cose che non avevo pensato, la mia voce usciva


da me e diceva non quello che era ragionevole

dire, ma altro. Diceva non la strategia scelta e

costruita nei giorni precedenti ma semplicemente le

cose giuste. Dicevo le cose giuste. Me ne sono


accorta dalla gioia che provavo e dalla reazione di

chi avevo davanti.

La parte migliore di me, la mia nona coscienza

aveva letto correttamente la realtà, non si era fatta

imprigionare nei vicoli stretti e viziati di "mossa e


contromossa". Aveva creato un imprevisto. Aveva
scombinato il quadro, facendo cadere ogni trincea,
ogni resistenza e lì, disarmati, stavamo vincendo
tutti. Questo mi piacerebbe far succedere sempre
di fronte al Gohonzon: andare disarmata, sincera

e fiduciosa. Resa incondizionata e unilaterale alla

realtà della Legge dell'universo.


Il Buddismo una strada nella quale il
mi indica

disarmo non una sconfitta, non è


è mai

l'umiliazione del vinto e il sorriso del vincitore, ma

una scelta di libertà, un modo differente di vedere


sé in relazione agli altri, alle altre. Il disarmo
interiore non è la condizione debole di chi si

arrende. Èuna forza attiva. Ha bisogno di una


decisione profonda e di un profondo agire. E
nasce da una visione corretta della realtà. Una
visione non dominata dalla mente né toccata dal
karma.
Cosa può vedere uno yorkshire che entra in un
prato d'erba non tagliato rispetto a un alano? Il

piccoletto entra in una foresta. L'alano, invece,

passeggerà su un prato. Il prato è la stessa realtà


per entrambi ma ciascuno ha esperienza di quella
realtà a partire dal proprio karma.

Un gatto, al buio, può vedere un mare di cose che

noi non possiamo percepire. Così come i cavalli

che hanno un campo visivo di

trecentocinquantasette gradi e vedono anche

dietro le proprie orecchie. Un cane conosce,

riconosce e ricorda la realtà attraverso l'olfatto e


quando annusa un angolo sta leggendo tutto di
quell'angolo: cosa c'è, chi c'è, chi c'è stato.

Noi, proprio come gli animali, siamo capaci di

guardare solo quello che i nostri sensi ci

permettono di vedere, di conoscere, di ricordare.

Quella è la realtà per noi. Ci sembra vero solo


quello che le emozioni, le paure, ipensieri e le

esperienze vissute fino a quel momento ci fanno


vedere della realtà.

La realtà allora è solo soggettiva, tutta individuale,


determinata dallo stato d'animo del momento e
dalla nostra storia. Ed esistono tante possibili realtà
quante il karma di ognuno consente di vederne.

Tutte vere, tutte degne, tutte coerenti.

E allora come orientarsi?


Mi ricordo di quando ho imparato le lettere. Èstato

mio nonno a insegnarmele, svelandomi cosa c'era

scritto nelle targhe delle macchine. Fi, Pi, Lu, To.

Capivo, con enorme sorpresa, che due lettere,

combinandosi, potevano dare luogo a tanti suoni


diversi. E,sorpresa ancor più grossa, quei suoni
corrispondevano a nomi di città e quelle lettere

potevano svelarti da dove veniva una macchina.

Più tardi, andando a scuola, ho imparato a leggere.

Parole, frasi, poi discorsi interi. Quante cose


potevo trovare nei libri: pirati, giardini, fantasmi,
mamme, milioni di cose e paesaggi che

rimanevano lì dentro, tutti pigiati, anche quando

andavo a dormire. Era bello sapere che li potevo

ritrovare la mattina dopo. La lettura era la scoperta


magica dell'allargamento della realtà, era un
accesso fantastico ed emozionante a un modo di
vivere e sentire più grande di me. Saper leggere mi

dava forza, allargava e orientava il mio sguardo.


Come si può imparare a leggere la realtà in un
modo che ci renda capaci di interpretare il senso
delle cose che accadono e non le apparenze?

Esiste una realtà oggettiva?

E come metterla in relazione con la "mia" realtà?

Leggere la realtà dal punto di vista buddista

accade mentre si prega.


Quando recito Nam-myoho-renge-kyo, la realtà

oggettiva e la mia personale realtà si fondono. Il

Buddismo chiama questo principio kyochi myogo.


Esiste una realtà oggettiva che comprende tutto
ed è la natura di Budda presente in tutti i fenomeni

(kyo); dentro ognuno di noi esiste la possibilità di

tirare fuori la saggezza (chi) che è la capacità


soggettiva di intuire questa verità.

Mi illumino ogni volta che faccio esperienza di

questa unione. Che io ne sia consapevole o meno.


Ogni volta che vado, disarmata, di fronte al

Gohonzon ed espongo la mia visione della realtà

un fatto che mi fa
Buddità. Allora di
soffrire, o che semplicemente non capisco, riuscirò

a sentire il senso profondo senza fermarmi alla


superficie. Senza il condizionamento sottile e
invadente dei miei pensieri, delle mie paure e delle

esperienze vissutefino a quel momento. Libera. In

collegamento con la parte migliore di me che sa


scegliere e pensare da Budda.
La preghiera è un gesto che necessitadi questa
decisione profonda, e pregare è un gesto molto
più forte di qualunque violenza.

La violenza è la risposta all'incapacità di leggere la


realtà. La violenza è il distacco dalla realtà. Riesco

a essere violenta solo se non sento e non capisco.

Mi armo mentre misuro la distanza dalla realtà

profonda delle cose e seguo la corrente

superficiale rancore o della


della rabbia, del

vendetta. Mi armo se so già cosa troverò in quella


situazione. Immagino cosa mi dirai e prevengo la

tua risposta. Immagino cosa farai e, come in una


danza già scritta, agisco per impedirtelo. Non è

consapevole, accade.

Niente pistole o mitragliette ma sentimenti

dolorosamente ottusi e solide, le parole, come


schiaffi o pallottole. Abitudini che diventano
convinzioni inamovibili e allora sì che si diventa
vecchi.

Noi viviamo convinti che il nostro sia il metro del

mondo. Quello che io vedo è giusto. Tu sbagli. Io

so più di te. Io ho fede, tu no. E poi il pregiudizio, la

disattenzione, la superficialità. Che brutta bestia la

superficialità, la negligenza. Una persona


negligente è già morta, dice il nostro maestro.

Invece la realtà, che è sempre in trasformazione e


sempre in relazione, va riempita di cura.
Pensare di essere meglio, di capire di più, di avere
ragione e che avere ragione basti per giustificare

lo scontro, per desiderare il mio trionfo e la tua

sconfitta. Questo sì che è armarsi. Le risposte

automatiche, la leggerezza, la mancanza di ascolto

autentico e di cura perché chi mi è intorno possa


esprimere sé. «Non me ne hai dato modo». «Non

riesco a esprimermi». Me lo sono sentita dire più

di una volta da qualcuno che da me si è sentito

giudicato, non compreso, schiacciato. Voglio

imparare a fare attenzione, e lo imparo pregando.

Dietro ogni cosa, ogni fenomeno, si nasconde un


mondo di nessi e di relazioni.

Siamo tutti, yorkshire o alani, dentro l'impresa


bella di intenderci e stabilire relazioni creative e di

valore, senza schemi prefatti o strade già tracciate.


Le azioni libere dal karma si imprimono su una
lastra di solo presente, che non ricorda e quindi

ogni volta sente possibile il cambiamento.

Il disarmo è una lotta quotidiana contro la sfiducia,


l'ingratitudine, la disattenzione e la superficialità. È

un esercizio continuo a percepire la realtà come


manifestazione di Myoho-renge-kyo, a sentire,

nelle persone che incontriamo, la natura di Budda,


a individuare i tratti belli anche di chi mi irrita e mi

ha offeso. Per riuscirci devo pulire i miei sensi.

Allora sì che succede qualcosa, e l'Illuminazione,

che sembra esperienza così astratta e lontana,

diventa un aspetto concretissimo della mia vita,


una vittoria che illumina, a me e a chi mi sta

intorno, il tratto di strada che ho davanti.

Potrebbero piacerti anche