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USARE SPILLI IN MAGIA (RIFERIMENTI E TESTI)

Ago (e spillo) - Accenni, Simbologia, Leggende e Usi

In ambito esoterico, aghi e spilli non hanno affatto buona fama, e allo stesso tempo sono uno di quegli

oggetti che non mancano mai nell’armamentario stregonesco.

Nei sogni, vedere un ago è presagio negativo. Può rappresentare il sentirsi in preda a sensazioni

depressive come una sensazione di pericolo, una ferita sentimentale, gelosia o rivalità con qualcuno.

Tanto peggio se nel sogno si è punti.

Cambia il significato nel caso in cui, sempre nel sogno, l’ago è usato per cucire: è indizio della volontà

di risolvere un conflitto, interiore e esterno.

Sognare di iniettare qualcosa tramite l’ago sta ad indicare la necessità di recuperare qualcosa,

specialmente forza fisica, energia psicologica, ecc.

Passando ad un discorso più ritualistico, spesso e volentieri aghi e spilli sono collegati alla magia nera

o comunque a scopo malefico – e non proprio a torto. Da sempre sono riconosciuti come oggetti a cui

si ricorre per rituali di questo tipo, basti pensare, prima tra tutte, alla classica bambolina rappresentante

la vittima designata trafitta di spilloni. Nell’Hoodoo c’è un particolare rituale che consiste nel trafiggere

una lingua animale di spilli (tradizionalmente nove) per mettere a tacere le dicerie – o meglio, per far

tacere chi fa circolare certe dicerie.

Molto conosciuti anche i rituali d’amore di magia rossa per attirare un amante, in cui quasi sempre si

impiegano spilli o aghi, per cucire insieme due stoffe o sigillare due simboli a testimone di coloro che

sono coinvolti nella fattura.

Spesso sono uno degli ingredienti principali di un maleficio. Il ramo di fatture che implica l’uso di oggetti

appuntiti è detto “per Infissione”, e si declina in vari modi. Chi di voi ha un minimo di conoscenza

dell’argomento, avrà sicuramente visto, sentito o letto di agglomerati fatti di parti fisiche delle vittime

avvolte in stoffe e trafitte con aghi, per poi essere nascosti in luoghi che la vittima frequenta spesso.

Nonostante la loro cattiva fama, questi oggetti sono usati per scopi positivi, specialmente nei rituali di

magia cosiddetta “bianca”. Pensiamo alle Bottiglie delle Streghe a tutti gli oggetti ad esse assimilabili,

dove l’ago diventa simbolo di dissoluzione di qualsiasi tentativo di fare del male, un po’ come gli aculei
di un cactus. Inoltre, specialmente nelle correnti di Wicca Eclettica e di New Age c’è stata una

modificazione di malefici per trasformarli in rituali a scopo benefico; prendo ad esempio il rito Hoodoo

della lingua trafitta di cui ho parlato qui sopra, di cui esistono varianti il cui scopo sarebbe diventato

quello di liberarsi dalle negatività provocate dai pettegolezzi e da questo tipo di cose. Alcune

controfatture atte a sciogliere malefici per infissione consistono nel trafiggere un testimone e poi nel

toglierli, simboleggiando appunto lo scacciare delle negatività.

Accenni

AGO dal latino “acus”, con radice indoeuropea “ac” atta ad indicare la natura pungente di qualcosa.

Seppure si tratti di un oggetto tanto umile e semplice, nel corso del tempo i suoi usi e i suoi significati

sono stati così tanti da perdercisi.

Ma andiamo per ordine.

L'ago più semplice si può ricavare da una spina di agave, tagliando la spina terminale della foglia solo

parzialmente, in modo che le rimangano attaccate alcune fibre; primi aghi di cui si ha notizia erano

realizzati in osso o legno. da cui si capisce quanto la loro invenzione vada persa nel tempo.

Successivamente costruiti in bronzo, gli aghi moderni d'acciaio furono introdotti in Europa dagli Arabi e

nel 1370 si fabbricavano a Norimberga. Dello spillo, suo diretto parente, se ne trovano tracce già nel

600 a.C.

Simbologia

Dare una descrizione generale del ruolo simbolico che ha avuto l’ago nel corso del tempo è difficile;
dipende tutto da come la si guarda, come in molte altre cose.

In Oriente è sempre stato un simbolo rinomato dell’unione dello Yin e dello Yang, in cui chiaramente

l’occhiello rappresenta l’uno e la punta l’altro. Addirittura, secondo la leggenda, usato nei primi cinque

giorni dell’anno, un ago poteva ferire l’occhio del Buddha.

In Occidente invece i significati tendono a cambiare a seconda dei contesti. Nell’ambito mitologico

rimane per lo più un elemento positivo, attributo di diverse Divinità e entità leggendarie, in quanto

strumento indispensabile per cucire – e come ben sappiamo il cucito è un’attività estremamente
rinomata, per lo più femminile, che si ricollega all’azione del fato e della vera e propria tessitura delle

fila del destino. In molte tradizioni, il menarca di una ragazza simboleggia il suo essere pronta ad

entrare nel mondo delle donne, perciò ad imparare anche le arti ad esso connesse, filare tra le prime.

E’ noto che fino alla fine dell’Ottocento e inizi del Novecento le ragazze usassero il filo rosso in analogia

col sangue mestruale. E da altrettanto tempo in età puberale le fanciulle imparavano a ricamare “le

cifre” su un imparaticcio, per poi cominciare il lungo lavoro del corredo.

Nelle tradizioni popolari sono presenti le superstizioni più disparate. Pare che se mentre si cuce si

rompe un ago, sia presagio di un cambiamento positivo in arrivo. Se ne cade uno, va pulito e messo e

da parte, poiché sarebbe un amuleto propizio per le entrate di denaro, che si può anche regalare a un

amico che ha difficoltà economiche. Sarebbe l’unico caso in cui si può regalare un ago; diversamente

porterebbe inimicizia tra chi fa il dono e chi lo riceve. Per evitare ciò, sembrerebbe basti ricambiare il

dono con una moneta, o pungendo il donatore, per scacciare scaramanticamente gli effetti nefasti.

Se si trova un vecchio ago, va pulito fino a farlo tornare lucido come nuovo – in questo modo lo si ha

appena trasformato in un talismano che ci aiuterà a fare buoni investimenti o a far fruttare talenti rimasti

accantonati e ignorati. Nel caso non si tratti di un ago ma di uno spillo, se cade va raccolto solo dopo

aver espresso un desiderio. Se dovesse succedere di perderlo, ci si troverebbe di fronte ad un presagio

di cattivo auspicio. Secondo altre tradizioni, invece, gli aghi che cadono non vanno mai raccolti, per non

attirare la sfortuna.

Esiste anche l’usanza di buttare spilli nelle fontane, al posto delle monete, per far esaudire un

desiderio.

Se ci spostiamo in ambito stregonesco l’accezione viene completamente ribaltata, diventando uno

strumento di uso per lo più maligno, come vedremo più avanti.

Leggende

Moltissime sono le leggende collegate a spilli e aghi, soprattutto per quanto riguarda le fiabe

tradizionali. Impossibile non ricordare Aurora, che maledetta dopo essersi punta con un ago da cucito

(o, a seconda delle versioni, con il fuso di un arcolaio) cade in preda ad un coma, divenendo la Bella

Addormentata nel Bosco - a sua volta metafora del menarca femminile, portando nella vita della donna
la ciclicità che la fa scendere metaforicamente nel "Mondo di Sotto" durante le mestruazioni.

Esistono anche racconti decisamente meno archetipi sugli aghi. Quello che segue è di H.C.Andersen.

C'era una volta un ago da rammendo, così delicato da credersi un ago da ricamo. "State attente a dove

mi tenete!" disse l'ago da rammendo alle dita, che lo tiravano fuori dalla scatola. "Non mi perdete! Se

cado sul pavimento, non sarete più capaci di ritrovarmi, tanto sono sottile." "Questa poi!" dissero le dita

e lo afferrarono per la vita. "Guardate: io arrivo col seguito!" esclamò l'ago da rammendo, tirando dopo

di sé un lungo filo, che però non aveva il nodo. Le dita guidarono l'ago fino nella pantofola della cuoca

dove la tomaia si era rotta e doveva essere ricucita. "È un lavoro volgare!" gridò l'ago da rammendo. "Io

non riuscirò mai a passarci! mi spezzo! mi spezzo!" e difatti si spezzò. "Non l'avevo forse detto?" disse

l'ago "sono troppo sottile!" Adesso non servirà più a niente, pensarono le dita, ma lo tennero comunque

tra loro, perché la cuoca vi sciolse sopra della ceralacca e lo infilò sulla sua sciarpa. "Ecco, adesso

sono una spilla da cravatta!" esclamò l'ago da rammendo. "Lo sapevo che avrei ottenuto degli onori,

quando si è qualcuno si diventa importanti!" e intanto rideva tra sé, perché naturalmente non si può

vedere un ago da rammendo che ride. Stava tutto fiero come se andasse in carrozza, e guardava da tutte le
parti. "Posso avere l'onore di chiederVi se siete d'oro?" chiese poi allo spillo, che era il suo

vicino. "Avete un ottimo aspetto e poi la testa è proprio Vostra! ma è così piccola! Dovete cercare di

farla crescere, perché non è certo da tutti avere della ceralacca all'estremità!" e così l'ago da

rammendo si drizzò fiero, ma subito cadde dalla sciarpa nel lavandino, proprio mentre la cuoca faceva

scorrere l'acqua. "Adesso si viaggia" esclamò l'ago da rammendo "purché non mi smarrisca!" E invece

si smarrì. "Sono troppo sottile per questo mondo!" commentò l'ago quando si trovò nel rigagnolo. "Però

ho la coscienza di quello che sono, e ciò è una soddisfazione!" e si tenne ben dritto senza perdere il

buon umore. Sopra di lui passavano cose di ogni genere: schegge di legno, pagliuzze, pezzetti di

giornale. "Guarda come navigano!" disse l'ago da rammendo. "Non sanno che sotto c'è qualcosa che

punge! Io pungo! E rimango qui. Ecco, ora arriva un legnetto; crede che al mondo non ci sia altro che

legnetto, cioè lui stesso; ora passa una pagliuzza, e come si rigira! Non pensare troppo a te stessa

potresti andare contro il selciato! Là galleggia un giornale! ormai è dimenticato quello che ci sta scritto

sopra, ma ciò nonostante lui si gonfia tutto. Io me ne sto qui tranquillo. So quello che sono e tale

resterò."
Un giorno si fermò vicino a lui qualcosa che luccicava in modo splendido, e l'ago da rammendo lo

credette un diamante, ma in realtà era un coccio di bottiglia; comunque, dato che luccicava, l'ago da

rammendo si presentò come spilla da cravatta. "Lei non è un diamante?" "Sì qualcosa di simile!" e così

entrambi credettero di essere preziosi e cominciarono a parlare della arroganza del mondo. "Io abitavo

nella scatola di una ragazza" raccontò l'ago da rammendo "e la ragazza faceva la cuoca; aveva in ogni

mano cinque dita, ma non ho mai conosciuto nessuno che fosse più presuntuoso di loro; e pensare che

il loro compito era quello di tenermi, tirarmi fuori dalla scatola e ripormi di nuovo." "Erano lucenti?"

domandò il coccio di bottiglia. "Lucenti?" esclamò l'ago "no! no! erano solo superbi! erano cinque

fratelli, tutti dita per nascita, stavano dritti e uniti tra loro, sebbene fossero di diversa lunghezza. Il più

esterno di loro, il pollice, era basso e grasso, era fuori dalla fila e aveva un'unica frattura sulla schiena,

perciò si poteva piegare solo una volta. Ciò nonostante egli sosteneva che un uomo, perdendolo, non

era più idoneo al servizio militare. L'indice si ficcava nel dolce e nell'amaro, indicava il sole e la luna, e

faceva pressione quando si scriveva. Il medio guardava gli altri dall'alto in basso, l'anulare aveva un

anello d'oro in vita e il mignolo non faceva nulla e se ne vantava. Era pura spavalderia e nient'altro; così

io caddi nel lavandino." "E ora siamo qui a luccicare" commentò il pezzo di vetro. In quel mentre arrivò

molta acqua nel rigagnolo che straripò dai due lati e si portò via il pezzo di vetro. "Ecco è stato

promosso!" disse l'ago da rammendo. "Io resto qui, sono troppo sottile, ma ne vado fiero, e la fierezza è

rispettabile" e si tenne dritto meditando a lungo. "Quasi credo di essere nato da un raggio di sole, tanto

sono sottile! Mi sembra anche che il sole mi cerchi sempre sotto l'acqua. Purtroppo sono così sottile

che mia madre non riesce a ritrovarmi; se avessi ancora il mio vecchio occhio, che si è spezzato, credo

che potrei piangere. No, forse non lo farei, piangere non è una cosa fine!"

Un giorno dei monelli si misero a giocare nel rigagnolo e vi trovarono vecchi chiodi, monetine e cose

simili. Erano tutte porcherie, ma per loro era un divertimento. "Ah!" esclamò uno di loro, quando si

punse con l'ago da rammendo "guarda che tipo!" "Io non sono un tipo! Sono una signorina" replicò

l'ago, ma nessuno lo udì. La ceralacca si era staccata e lui era diventato tutto nero, ma il nero

assottiglia e quindi lui credette di essere ancora più sottile di prima. "Arriva un guscio d'uovo" gridarono

i ragazzi e subito infilzarono l'ago nel guscio. "Pareti bianche e io sono tutto nero!" disse l'ago "mi sta

proprio bene; così adesso mi noteranno! Purché non mi venga mal di mare, perché altrimenti mi
spezzo." Ma non gli venne mal di mare e neppure si spezzò. "È un bene avere lo stomaco d'acciaio

contro il mal di mare e poi bisogna sempre ricordare che si vale più di un uomo! Ora il male è passato!

Quanto più uno è sottile, tanto meglio resiste." "Crac" fece il guscio d'uovo, perché un carro pesante gli

passò sopra. "Oh, come preme!" gridò l'ago da rammendo "ora mi viene il mal di mare! ora mi spezzo!

mi spezzo!" ma non si spezzò, sebbene gli fosse passato sopra un carro pesante; si ritrovò disteso per

terra e lì potrà anche rimanere!