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Mélanges de l'Ecole française de

Rome. Moyen-Age

L'onomastica femminile nel ducato di Napoli : l'esempio di Maria


Matteo Villani

Riassunto
Matteo Villani, L'onomastica femminile nel ducato di Napoli : l'esempio di Maria, p. 641-651.

Un'indagine sul patrimonio onomastico in uso nella Napoli ducale può illustrare un aspetto non marginale del particolarismo
napoletano nell'Alto Medioevo. Tanto più è interessante l'indagine, anche a fini comparativi, per i nomi propri femminili, data
l'alta presenza di donne nelle carte napoletane d'età ducale, superiore a quella che si ha in molti altri fondi coevi.
Lo spoglio della documentazione, evidenziando il carattere cristiano e greco-latino dell'onomastica femminile napoletana, chiusa
all'influenza germanica, ha rivelato l'ampia prevalenza di pochi nomi, tra cui, soprattutto, Maria (27-30% del totale). Questo
nome è présente anche in altre aree all'epoca, soprattutto nelle zone rimaste legate a Bisanzio, ma non raggiunge mai i livelli
napoletani. La fortuna del nome a Napoli trova forse una spiegazione nel culto, intorno al IX secolo, di s. Maria Egiziaca, culto a
carattere penitenziale che, ponendo Napoli come un ponte tra Oriente e Occidente, può aver trovato buona diffusione nella città,
dove erano note numerose forme di devozione legate all'intercessione dei santi in favore dei peccatori.

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Villani Matteo. L'onomastica femminile nel ducato di Napoli : l'esempio di Maria. In: Mélanges de l'Ecole française de Rome.
Moyen-Age, tome 106, n°2. 1994. pp. 641-651;

doi : 10.3406/mefr.1994.3393

http://www.persee.fr/doc/mefr_1123-9883_1994_num_106_2_3393

Document généré le 12/06/2016


MATTEO VILLANI

L'ONOMASTICA FEMMINILE NEL DUCATO


DI NAPOLI : L'ESEMPIO DI MARIA *

Un aspetto non marginale del particolarismo napoletano nell'Alto


Medioevo riguarda le caratteristiche peculiari dell'onomastica cittadina,
rilevabili attraverso la superstite documentazione edita. Il problema non è
del tutto nuovo. Infatti le prime osservazioni di antroponimia napoletana
ai tempi del ducato, intorno alla precoce diffusione dei cognomi, di cui ci
occuperemo solo marginalmente, risalgono al 1845, ad opera dei curatori
dei Regii Neapolitani archivi monumenta1. Ma ci sembra che non sia fuor di
luogo anche un discorso sui nomi propri, che pure avevano caratteristiche
particolari, come può osservare chiunque abbia in mente la
documentazione napoletana, dove si vedono ben altri nomi rispetto a quelli diffusi a
Salerno, Capua e Benevento (si pensi solo ai nomi presenti nelle cronotassi
dei duchi napoletani e dei principi longobardi). Solo recentemente questi
problemi sono stati affrontati dal punto di vista storico in un breve articolo
di Stefano Palmieri sull'influenza gotica a Napoli2. L'argomento non è di
poco peso, riguardando il difficile e delicato rapporto tra onomastica e
reminiscenze di insediamenti etnici, ma esula dal tema di questo
contributo, che cerca invece di porre le basi di un discorso sull'onomastica
femminile3.

* Una prima stesura di questa comunicazione è stata letta al seminario su //


particolarismo della Napoli ducale il 6 dicembre 1993 presso l'École française de
Rome. Si ringraziano i proff. Jacques Dalarun e Jean-Marie Martin per gli utili
suggerimenti e per aver ospitato la versione definitiva del testo in questo numero dei
MEFRM.
1 Regii Neapolitani archivi monumenta edita et illustrata, 6 vol., Napoli, 1845-61
(d'ora in poi RNAM), qui voi. I, p. 20. Ma sui cognomi napoletani ci riserviamo di
approfondire il discorso in uno studio successivo.
2 S. Palmieri, Reminiscenze gotiche nelle fonti napoletane d'età ducale, in Koi-
nonia, 6, 1982, p. 61-72, che osserva come nomi di tradizione gotica (Aligerno,
Teodorico) siano presenti nelle carte napoletane ancora nei secoli X-XI.
3 Sui problemi riguardanti l'antroponimia femminile v. ora Genèse médiévale
de l'anthroponymie moderne, a cura di M. Bourin e P. Chareille, II/2, Tours, 1992.

MEFRM - 106 - 1994 - 2, p. 641-651.


642 ΜΑΤΓΕΟ VILLANI

Infatti l'onomastica femminile può essere ben studiata nelle carte


napoletane, più che nella documentazione di altre aree della Campania ο
dell'Italia medioevali, essendo molto alto il numero delle donne che
incontriamo nei documenti privati della Napoli ducale. Ciò dipende da una serie
di fattori ben noti. Di questi bisogna in primo luogo considerare la concen-
trazione di monasteri femminili nella città4, ma non si devono dimenticare
alcune particolarità giuridico-sociali della zona. In proposito non
pensiamo soltanto alla maggiore capacità giuridica della donna secondo il
diritto romano, vigente a Napoli5, ma anche al carattere consortile della
proprietà fondiaria nel ducato6. Ciò comportava che nelle transazioni
riguardanti i fondi cointestati fossero presenti, insieme ai loro mariti e
parenti, tutte le donne delle famiglie coinvolte nell'azione giuridica.
Pertanto, partecipando le donne napoletane alla gestione del patrimonio
fondiario, vendendo, comprando ο prendendo a livello terra insieme ai loro
mariti e parenti, è possibile condurre une ricerca ben documentata. Inoltre
i risultati napoletani, comparati con la situazione di altre aree, possono
fornire lumi sulle costanti di lungo periodo dell'onomastica femminile, qui
verificabili per il carattere conservativo di alcuni aspetti della società
napoletana, poco sensibile a influssi esterni. Infatti molti nomi di persona
cittadini si rifanno a modelli tardo-antichi, come, d'altro canto, la terminologia,
altrettanto conservativa, delle cariche amministrative e politiche che
reggevano le sorti del ducato, egemonizzato dalla militia Neapolitana1 .
Partiamo intanto da una prima schedatura, che comprende i nomi
femminili registrati nei Regesta Neapolitana, raccolti da Bartolommeo

4 Per questo e altri caratteri originali della vita religiosa nella Napoli ducale v.
sempre N. Cilento, La Chiesa di Napoli nell'alto medioevo, in Storia di Napoli, II,
Napoli, 1969, p. 641-735, qui p. 648 sg.
5 Al fattore giuridico è data molta importanza in A. Guillou, L'Italia bizantina
dalla caduta di Ravenna all'arrivo dei Normanni, in Storia d'Italia, diretta da
G. Galasso, III, Torino, 1983, p. 3-128, qui p. 94-6, ma cfr., per un'area simile a
Napoli, P. Delogu, // ducato di Gaeta dal IX all'XI secolo. Istituzioni e società, in
Stona del Mezzogiorno, II, Napoli, 1988, p. 189-236, qui p. 213.
6 G. Cassandro, // ducato bizantino, in Storia di Napoli, II, cit., p. 1-408, qui
p. 234. Un esempio di gruppo consortile, a Casapicta, che divide i suoi beni col
monastero dei SS. Sergio e Bacco, è in RNAM, II, n. 63, p. 27 sg., a. 952. V. anche le
indicazioni di confine designate con un cognome, come clausuria de UH Spicarelli ο
terra de UH Colaflammoli in RNAM, III, p. 75, a. 988 ο la menzione degli heredum de
UH medici in RNAM, IV, n. 310, p. 125, a. 1019.
7 Cassandro, op. cit., p. 191 sg. e C. Russo Mailler, // ducato di Napoli, in
Storia del Mezzogiorno, II, cit., p. 341-405, qui p. 343. Tuttavia l'egemonia della
militia, formata principalmente da proprietari terrieri, non esclude che nella città vi
fosse anche una certa mobilità sociale (Cassandro, op. cit., p. 235 sg.).
L'ONOMASTICA FEMMINILE NEL DUCATO DI NAPOLI 643

Capasso nei suoi Monumenta ad Neapolitani ducatus historiam pertinentia& ,


affiancata dallo spoglio delle carte edite integralmente, ma purtroppo
senza indici, nei Regii Neapolitani archivi monumenta9, già comunque rege-
state dal Capasso. Da quanto appare nei regesti capassiani, vediamo che, in
una documentazione che copre più di due secoli (912-1139) con 681 carte, il
nome di Maria è di gran lunga il più diffuso tra i nomi femminili. Tra le
338 donne che compaiono negli indici del Capasso, che raccolgono
logicamente solo i nomi citati nei regesti, ma non tutti quelli presenti nei
documenti, il nome di Maria è attestato ben 93 volte (cioè copre il 27,5% della
documentazione). Maria è seguita da Anna (43 attestazioni, pari al 12,7%),
Drosu (26 attestazioni, pari al 7,6%), Theodonanda, che compare 21 volte,
pari al 6,2%, cui seguono Euphimia ed Eupraxia (15 volte cadauna,
equivalenti al 4,4%). In tutto questi sei nomi coprono il 50,2% del campione.
Risultati abbastanza simili si ottengono dallo spoglio delle carte edite
integralmente nei RNAM. Esse sono utili per allargare il margine di copertura
della nostra ricerca, che così si estende anche a personaggi non citati dai
regesti di Capasso, come i confinanti e tutti i componenti dei gruppi
consortili, ma pongono problemi di omogeneità statistica. Infatti i RNAM
offrono documentazione più numerosa per il secolo X che per il periodo
successivo, meno noto in assoluto e, comunque, conosciuto soprattutto
attraverso fondi, come quello di S. Gregorio Armeno, di cui non
disponiamo dell'edizione integrale10. Ad ogni modo, nelle carte edite nei RNAM,

8 Questi regesti di tutte le carte private napoletane allora note, redatti


utilizzando per lo più le stesse parole dei documenti, rappresentano ancora oggi la quasi
totalità della documentazione disponibile sulla Napoli ducale. Tra le poche fonti
aggiuntesi a queste sono da segnalare quelle risultanti dagli studi sull'archivio di
S. Gregorio Armeno di J. Mazzoleni, Le pergamene del monastero di S. Gregorio
Armeno, Napoli, 1973; R. Pilone, // diplomatico di S. Gregorio Armeno conservato
nell'Archivio di Stato di Napoli, in Campania sacra, 19, 1988, p. 3-55, 190-309 (in
volume, Napoli, 1989), che ha in corso di stampa l'edizione di altri documenti di
questo monastero. V. anche le considerazioni sulle fonti in F. Luzzati Laganà, Le
firme greche nei documenti del Ducato di Napoli, in Studi medievali, 23, 1982,
p. 729-52.
9 Op. cit. a η. 1.
10 Infatti, dividendo in trentenni il periodo 900-1139 (ma in realtà sono coperti i
soli anni dal 912 al 1130), vediamo che nei RNAM incontriamo 10 donne dal 900 al
929; 102 dal 930 al 959; 164 dal 960 al 989; 84 dal 990 al 1019; 62 dal 1020 al 1049; 46
dal 1050 al 1079; 41 dal 1080 al 1109 e 53 dal 1110 al 1139, per un totale di 562.
Tuttavia, anche considerando la totalità dei documenti regestati da Capasso neìì'op. cit.
a n. 8, il periodo 930-1049 resta il più documentato con 468 carte su 681. Ma v., per
l'epoca tarda del ducato e per i decenni successivi, gli studi su S. Gregorio Armeno
cit. a η. 8.

MEFRM 1994, 2 43
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dove sono citate 562 donne, Maria prevale ancor di più col 30% (169 unità).
Seguono Anna (10,8%, 61 unità); Drosu (8,3%, 47 unità); Maru (6,7%, 38
unità); Eupraxia (5,1%, 29 unità); Theodonanda (4,4%, 25 unità); Gemma
(3,3%, 19 unità) e Eufemia (3%, 17 unità)11.
Partendo da questi dati, già si possono fissare alcune caratteristiche
dell'onomastica femminile napoletana. Il primo, ben noto, elemento da
osservare è il carattere latino e greco dei nomi, con preferenza per quelli a
connotazione cristiana. Ben pochi sono i nomi d'origine germanica
presenti nel campione e non sono mai ampiamente diffusi. Anzi essi in genere
rappresentano casi isolati e spesso ben caratterizzati dal punto di vista
etnico, in modo molto più diretto dei nomi d'origine greca. Infatti nomi
come Eufemia, Eupraxia ο Theoctisti, diffusi anche nel ceto medio-basso
dei censuari12, si possono spiegare con le mode grecizzanti attestate a
Napoli anche in altri campi13. Invece la maggior parte dei nomi germanici
appartengono a donne d'origine nobile, imparentate con le famiglie
longobarde dei principati confinanti14, o, al contrario, a persone di condizione
servile, famulas a Saracenos comparatas, come si dice di una Wiseltruda
nel 92815. In parte dalla scarsa presenza di nomi germanici deriva inoltre la
ristrettezza del patrimonio onomastico d'uso comune, limitato a non più di
dieci nomi, che ha favorito la diffusione di soprannomi ο doppi nomi tra le
donne, per evitare le omonimie16, mentre tra gli uomini si è precocemente
diffuso il cognome familiare, spesso d'origine professionale ο derivato da
soprannomiτ 17
Ma quanto abbiamo detto sopra si inserisce nelle caratteristiche
generali del ducato napoletano e non suscita sorprese. Invece merita una parti-

11 1 risultati completi dello spoglio sono in appendice.


12 V., ad esempio, Eupraxia, moglie di un ortolano, in RNAM, I, n. 22, a. 935.
13 Luzzati Laganà, op. cit.
14 V., ad es., Capasso, Monumenta, cit., II/1, n. 626 (Gaitelgrima, contessa di
Pozzuoli); Inmilgla, moglie di Landolfo, duchessa di Gaeta, che operò a Napoli nel
1115, cit. in RNAM, VI, n. 561, sulla quale ν. Μ. Schipa, Storia del ducato Napolitano,
Napoli, 1895 [estr. da Archivio storico per le provincie napoletane, 17, 1892; 18, 1893 e
19, 1894], p. 356; Truda, contessa di Avella (Capasso, Monumenta, cit., Π/1, η. 657,
a. 1132); Radimperga, super nomine Disula, f. q. domini Petri Langubardi, in RNAM,
II, n. 63, a. 952.
15 RNAM, I, n. 13, p. 44. Gli editori hanno trascritto Uviseltruda, ma preferiamo
restituire la w germanica.
16 Militu cui super nomen Rotunda {RNAM, I, n. 5, p. 20, a. 916); v. anche la
Radimperga di cui an. 14 e Maria que Marenda clammatur (RNAM, IV, n. 286, p. 57,
a. 1012). Un'altra Maria, con lo stesso soprannome, in RNAM, IV, n. 323, p. 170,
a. 1022.
17 Schipa, op. cit., p. 304; Cassandro, op. cit., p. 203 e 236.
L'ONOMASTICA FEMMINILE NEL DUCATO DI NAPOLI 645

colare attenzione la diffusione del nome della Madre di Dio. Esso


raggiunge, come abbiamo detto, livelli del 27-30% tra tutti gli strati sociali,
che vanno dalla Maria, serva presso Noia nel 703 18, alle badesse di S. Gre-
gorio Armeno e di S. Patrizia del X-XI secolo19, e questa prevalenza non
sembra conoscere soste nel periodo coperto dalle fonti20. Inoltre il nome di
Maria pone l'occasione per discutere sulla distribuzione di questo nome
nell'Alto Medioevo, studiata forse meno della diffusione dell'onomastica
germanica21. Infatti generalmente l'attenzione sul nome di Maria è dedicata
alla sua diffusione dal XIII secolo in poi, dovuta alla predicazione mariana
tardomedievale, grazie alla quale ancora oggi Maria è il nome femminile
più diffuso22, ma si bada meno ai secoli precedenti. Inoltre pensiamo che
una diffusione tardomedievale del nome sia più ammissibile per l'Europa
continentale (Francia e Germania)23 che non per l'Italia, dove ci sembra
che resista maggiormente un certo sviluppo dell'onomastica mariana
avutosi nei primi secoli del cristianesimo24. Alcuni sondaggi tra le fonti
documentarie coeve alle carte napoletane ci fanno pensare che Maria resista in

18 Maria Catapalwnbum in RNAM, I, n. 1, riedito in Codice diplomatico


longobardo, V, Le chartae dei ducati di Spoleto e di Benevento, a cura di H. Zielinski, Roma,
1986 (FSI, 66), p. 343-8, qui p. 348.
19 Capasso, Monumenta, cit., II/1, n. 279, a. 993, per S. Gregorio Armeno, e
RNAM, V, p. 26, a. 1065, per S. Patrizia. Per quest'ultimo documento v. anche
A. Facchiano, Monasteri femminili e nobiltà a Napoli tra medioevo ed età moderna. Il
necrologio di S. Patrizia, sec. XII-XVI, Altavilla Silentina, 1992, p. 19.
20 Una divisione per trentenni dei dati ottenuti dai RNAM da le seguenti cifre
riguardo alla percentuale di Marie : 900-929 (20%); 930-959 (34,3%); 960-989
(23,7%); 990-1019 (25%); 1020-1049 (32,2%); 1050-1079 (50%); 1080-1109 (43,9%);
1110-1139 (20,7%). Ma sulla disomogeneità quantitativa dei RNAM nelle singole
scansioni cronologiche v. n. 10.
21 M. G. Arcamone, Antroponimia tra tardo antico e alto medioevo, in La cultura
in Italia fra tardo antico e alto medioevo. Atti del Convegno tenuto a Roma dal 12 al 16
novembre 1979, 1, Roma, 1981, p. 225-40, qui p. 233. Per una zona vicina a Napoli v.
E. Morlicchio, Antroponimia longobarda a Salerno nel IX secolo : i nomi del Codex
diplomaticus Cavensis, Napoli, 1985.
22 Nella percentuale del 12% (E. De Felice, Dizionario dei nomi italiani. Origine,
etimologia, storia, diffusione e frequenze di oltre 18.000 nomi, Milano, 1986, p. 251-2).
23 Leonard, Marie, Jean et les autres. Les prénoms en Limousin depuis un
millénaire, Paris, 1984, p. 31 e 54-5. Maria è ancora assente a Blois nel 1334, nonostante
quattro intitolazioni mariane tra le chiese della zona (J.-P. Sauvage, Formes anthro-
ponymiques féminines à Blois d'après une liste d'habitants de 1334, in Genèse
médiévale, cit. a n. 3, p. 45-66, qui p. 58).
24 1. Kajanto. Onomastic studies in the early Christian inscriptions of Rome and
Carthage, Helsinki, 1963, p. 95 e 123. Accenna alla connotazione cristiana, ancor più
che ebraica, del nome anche H. Solin, Juden und Syrer im westlichen Teil der
römischen Welt. Eine etnisch- demographische Studie mit besonderer Berücksichtigung der
646 MATTEO VILLANI

misura inversamente proporzionale alla germanizzazione della società.


Quindi esso risulta attestato in minor misura nel Nord Italia, dove,
comunque, è un nome abbastanza noto (dall'I al 5% dei nomi femminili),
soprattutto tra i bassi ceti25. Raggiunge livelli superiori al 10% a Ravenna, a
Roma e nel Lazio26, del 16% a Gaeta27 e del 6% ad Amalfi (ad Amalfi Anna,
Drosu e Theodonanda hanno maggior peso)28. A Bari, considerando anche i
composti Kiramaria e Kalomaria, superiamo il 10%, e così anche a Troia e

sprachlichen Zustände, in Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, hrg. von
H. Temporini und W. Haase, XXLX/2, Berlino, 1983, p. 587-789, qui p. 641-2.
25 / placiti del Regnum Italiae, a cura di C. Manaresi, I, Roma, 1955 (FSI, 92) = 1
Maria su 38 donne (2,6%); Gli atti privati milanesi e comaschi del secolo XI, a cura di
C. Manaresi e C. Santoro, I-II, Milano, 1933-50 = 2 su 155 (1,2%); F. Gabotto, Le più
antiche carte dell'Archivio capitolare di Asti, Pinerolo, 1904 = 3 su 58 (5,1%). Nel
Codice diplomatico longobardo, I-III si incontra, per tutto il Centro-Nord, una sola
Maria (v. vol. III/2, Indici, a cura di T. Kölzer, Roma, 1984), serva a Lucca, su 187
donne (0,5%). Considerando che anche le Marie individuate negli altri fondi sopra
citati non sembrano di elevata condizione sociale, non stupisce che il nome sia
assente in altre raccolte, meno ricche di informazioni sui ceti medio-bassi [ad es., /
diplomi di Berengario I, a cura di L. Schiaparelli, Roma, 1903 (FSI, 35); Codice
diplomatico del monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII, a cura di
C. Cipolla e G. Buzzi, Roma, 1918; / diplomi di Guido e Lamberto, a cura di L.
Schiaparelli, Roma, 1906]. Il nome è assente anche nello spoglio condotto in G. Bettini
Biagini, Onomastica di carte pisane dal 1095 al 1119, Bari, 1968, mentre sembra
diffuso in un breve elenco liturgico di modenesi, forse di non elevata condizione
sociale, del 980, che attesta 6 Marie su 42 donne = 14,2% (F. Violi, Storia di parole e
di nomi propri modenesi, Modena, 1982, p. 113). Tuttavia quest'ultimo dato sembra
troppo isolato dal contesto generale.
26 Per Ravenna e la Pentapoli, Breviarium ecclesie Ravennatis (Codice Bavaro),
secoli VII-X, a cura di G. Rabotti, Roma, 1985, con 22 Marie su 200 donne (11%). Su
questa fonte v. anche S. Lazard, Studio onomastico del «Brevianum», in Ricerche e
studi sul «Breviarium Ecclesiae Ravennatis» (Codice Bavaro), Roma, 1985, p. 33-61,
in part. p. 34-45. Per Roma e il Lazio, E. Carusi, Cartario di S. Maria in Campo
Marzio (986-1199), Roma, 1948 = 11 su 106 (10,3%); Carte del monastero dei
SS. Cosma e Damiano in Mica Aurea, I, a cura di P. Fedele, ristampa a cura di
P. Pavan, Roma, 1981 = 9 su 70 (12,8%); II Regesto sublacense del secolo XI, a cura di
L. Allodi e G. Levi, Roma, 1985 = 9 su 137 (8,3%); Le carte di S. Erasmo di Veroli
(937-1199), a cura di S. Mottironi, Roma, 1958 = 45 su 229 (19,6%). Il dato di Veroli,
molto alto, può essere dovuto a influenze della spiritualità cassinese (v. più sotto).
Invece a Farfa, area a cavallo tra Roma e il ducato spoletino, il nome è meno
rappresentato [Chronicon Farfense, a cura di U. Balzani, Roma, 1903 = 14 Marie su 671
donne (2%)].
27 Codex Diplomaticus Cajetanus, I, Montecassino 1887, ristampa anast. 1969
(Tabularium Casinense, I) attesta, per il periodo 787-1053, 29 Marie su 174 donne
(16,6%).
28 Codice diplomatico amalfitano, a cura di R. Filangieri di Candida, I, Napoli,
1917 attesta, dal 907 al 1200, 18 Marie su 293 donne (6,1%), contro 28 Anne (9,5%),
L'ONOMASTICA FEMMINILE NEL DUCATO DI NAPOLI 647

nelle pergamene greche meridionali29. Infatti Maria sembra un nome


diffuso nell'Italia meridionale, dove, anche nelle zone governate dai principi
longobardi, è attestato tra il 4 e il 10%30. Questi fugaci confronti hanno
l'inevitabile limite della disomogeneità dei fondi esaminati, soprattutto
riguardo alla ineguale frequenza in essi dei nomi femminili, ma ci indicano
che, pur nell'innegabile persistenza di un sostrato antico e cristiano
rappresentato da Maria, nessun posto sembra raggiungere i livelli di Napoli.
Pertanto quali possono essere i motivi di questa fortuna del nome
mariano nel ducato napoletano e, in genere, quali erano i motivi che,
nell'Alto Medioevo, stabilivano la fortuna di un nome rispetto agli altri?
Cominciamo col dire che non crediamo a una prevalenza di un nome su un
altro nel periodo che ci interessa in base alla frequenza delle chiese
intitolate al santo omonimo (in questo caso alla Theotokos), appartenendo
questo legame col patrono ad epoche a noi vicine. Per esempio Januarius
(Gennaro) è un nome quasi assente nella Napoli ducale, nonostante il culto
tributato al Santo31 e, quindi, non stabilirei un rapporto del genere tra il
nome di Maria e le fondazioni mariane, frequenti non solo a Napoli. Altret-

30 Drosu (10,2%) e 27 Theodonande (9,2%). Questi nomi sono molto diffusi anche a
Napoli, ma Amalfi sembra essere più influenzata dall'onomastica germanica.
29 Sommando i nomi femminili presenti in Codice diplomatico barese, I, IV e V,
Bari, 1897, 1900 e 1902, Maria e i suoi composti sono attestati 17 volte su 148 (11,4%).
Per Troia, Codice diplomatico pugliese, XXI, a cura di J.-M. Martin, Bari, 1976, dove
abbiamo 12 Marie su 86 donne (13,8%). Per la documentazione greca meridionale v.
F. Trincherà, Syllabus graecarum membranarum, Napoli, 1865 (11 Marie su 83
donne = 13,2%).
30 Chronicon Vulturnense, a cura di V. Federici, Roma, 1925-38 ■= 5 Marie su 116
donne (4,3%); Codex diplomaticus Cavensis, I, Milano-Napoli-Pisa, 1873, che attesta
5 Marie su 101 donne (4,9%) per gli anni 792-960. Invece in Codice diplomatico Vergi-
niano, a cura di P. M. Tropeano, I, Montevergine, 1977 abbiamo, per il periodo 947-
1102, 5 Marie su 48 donne (10,4%), ma il campione sembra troppo esiguo.
Comunque una percentuale del 10% per il nome di Maria si ha anche in due fonti
obituarie meridionali tre-cinquecentesche, precisamente nel necrologio di
S. Patrizia di Napoli (Facchiano, op. cit. - 168 su 1750, cioè il 9,6%) e nel necrologio
di Montevergine (M. Villani, Monachesimo e mondo dei laici nel Mezzogiorno
medievale. Il Necrologio di Montevergine, Altavilla Silentina, 1990 = 124 su 1114, cioè
1*11,1%). Ulteriori ricerche su questo tipo di fonti potrebbero verificare il grado di
diffusione del nome nel Basso Medioevo.
31 Sul culto di s. Gennaro in età ducale basti qui rinviare a D. Ambrasi, Gennaro,
vescovo di Benevento e compagni, santi, martiri, in Bibliotheca sanctorum, VI, Roma,
1965, coli. 135-51, in part. 138-9. Gennaro ci sembra usato più come cognome,
piuttosto che come nome (Capasso, Monumenta, cit., II/2, p. 273). Per la discrepanza tra
onomastica e intitolazioni delle chiese v. l'esempio di Blois cit. an. 23. Sul culto del
santo patrono, in generale, v. P. Golinelli, Culto dei santi e vita cittadina a Reggio
Emilia (secoli IX-XII), Modena, 1980; Id., Indiscreta sanctitas. Studi sui rapporti tra
648 MATTEO VILLANI

tanto, in un discorso specifico su Napoli, sembra azzardato limitarci ad


affermare che le aree di maggior sviluppo dell'onomastica mariana siano
state influenzate da un maggior interesse teologico-liturgico della Chiesa
orientale alla figura di Maria32, bastando invece a spiegare la persistenza
dei nomi cristiani antichi la suaccennata poca concorrenza dei nomi
germanici. Si potrebbe invece pensare a motivi meno istituzionali, che
investono piuttosto elementi di devozione personale, sviluppatisi, nel caso di
Maria, a Napoli più che altrove.
In questo campo l'elemento indiziario, costituito dall'indagine
onomastica, ha bisogno di più sicuri punti di riferimento, ma forse è possibile
dare una spiegazione plausibile del problema. Qui entra di nuovo in gioco
la ben nota presenza del monachesimo femminile a Napoli, che può aver
favorito un certo tipo di devozione alla Theotokos33. Ma il rapporto tra il
mondo laico e le monache non si deve intendere come un'imitazione da
parte delle laiche dei nomi delle monache, dato che non troviamo
differenze tra l'onomastica laica e quella delle monache e non sembra che
queste usassero cambiare nome entrando in monastero, come pure
facevano i loro confratelli34. E nemmeno bisogna intendere il rapporto tra
monachesimo e nome di Maria come una diretta relazione causa-effetto,
perché non autorizza a crederlo il confronto con altre zone, come Roma,
Ravenna e Amalfi, simili, ma non identiche, a Napoli nell'onomastica e, nel
caso di Ravenna, deboli nello sviluppo del monachesimo femminile35.

culti, poteri e società nel pieno medioevo, Roma, 1988; A. M. Orselli, II santo patrono
cittadino fra tardo antico e alto medioevo, in La cultura in Italia, cit., II, p. 771-84.
32 V. in proposito gli articoli di A. Raes e G. M. Roschini nella voce Maria della
Bibliotheca sanctorum, Vili, Roma, 1966, coli. 877-89 e 889-933. V. anche M. Guar-
ducci, Maria nette epigrafi paleocristiane di Roma, in Marianum, 25, 1963, p. 248-61 e
cfir. D. Mallardo, // calendario marmoreo di Napoli, Roma, 1947, che attribuisce
molta importanza alle influenze greche nel culto mariano a Napoli.
33 Ciò è tanto più vero se consideriamo che probabilmente nei monasteri
femminili napoletani la devozione era più alta che in cenobi di altre aree meridionali
[G. Vitolo, // monachesimo latino nell'Italia meridionale (sec. XI-XII), in Benedic-
tina, 35, 1988, p. 543-53, qui p. 549].
34 Benedictum humilem monachum qui in laicatum Bonito appellabam (RNAM,
II, n. 99, p. 103, a. 962); Macarium monachum qui laicus Marino qui supranomen
Sillicto chmatur (RNAM, II, n. 116, p. 141, a. 965). V. anche RNAM, II, n. 119, p. 146,
a. 966. Un elenco di monache di S. Marcellino, in cui compaiono 3 Marie, 2 Anne,
una Maru, una Theoctisti e una Teodora, è in RNAM, III, n. 197, p. 41, a. 983.
35 V., per i monasteri romani, Monasticon Italiae, I, Cesena, 1981; per i numerosi
monasteri femminili amalfitani, L. H. Cottineau, Répertoire topo^bïbliographique
des abbayes et prieurés, Mâcon, 1936, p. 77-8; per la più rada presenza del
monachesimo femminile a Ravenna, Cottineau, op. cit., p. 2411-6 e A. Veronese, Monasteri
femminili in Italia settentrionale nell'alto medioevo. Confronto con i monasteri mas-
L'ONOMASTICA FEMMINILE NEL DUCATO DI NAPOLI 649

Quindi è più facile pensare a un concorso di cause che non si esaurisce


nella sola presenza delle monache. Forse a Napoli il nome di Maria, già
noto e diffuso dall'età antica, ha trovato un più ampio terreno di coltura
nell'attenzione che, anche in ambienti monastici, si dava a modelli di virtù
legati a questo nome.
Una chiave di spiegazione può essere la diffusione a Napoli e a Roma
della leggenda di s. Maria Egiziaca, la prostituta illuminata dalla Madre di
Dio e indotta a pentirsi e mutar vita. È noto che la Vita greca di questa
Santa fu tradotta in latino nella seconda metà del IX secolo da un certo
Paolo, diacono della Chiesa napoletana, che la dedicò a Carlo il Calvo36.
Forse la particolare forza penitenziale della storia, che, tra le prime,
celebra le virtù salvifiche della Vergine, che intercede presso Dio a favore
dei peccatori, può essere una ipotetica e parziale spiegazione della maggior
fortuna a Napoli del nome mariano. Naturalmente la scarsissima
documentazione napoletana dei secoli VIII-IX, utilizzabile per la ricerca
onomastica, ci impedisce di andare troppo oltre la formulazione dell'ipotesi,
ma quest'ultima ci fa individuare l'humus culturale che ha favorito un
certo tipo di devozione e di sensibilità. Infatti la citata traduzione della
Vita, opera del diacono Paolo, che pur esula dai modelli stilistici dei
traduttori agiografici napoletani ed ebbe particolare diffusione in Francia37, si
inserisce in un contesto ben determinato e riguarda una santa ben nota
altrimenti a Napoli, come testimonia il culto tributatole nel calendario
marmoreo, coevo alla traduzione38. Contemporaneamente compare una
seconda versione della Vita, a Roma, ad opera di Anastasio Bibliotecario, e
più tardi abbiamo una rielaborazione popolareggiante d'ambiente cassi-
nese, più adatta alla predicazione. Tutto ciò pone l'interesse per s. Maria
Egiziaca nell'ambito delle relazioni tra Roma, Montecassino, Napoli e
l'Oriente, di cui è stata ben evidenziata l'importanza a livello liturgico e,
generalmente, culturale39. A questo stesso ambiente è probabilmente

chili attraverso un tentativo di analisi «statistica», in Benedictina, 34, 1987,


p. 355-416, qui p. 373.
36 J.-M. Sauget, Maria Egiziaca, santa, in Bibliotheca sanctorum, Vili, cit., coll.
981-91 e M. Fuiano, La cultura a Napoli nell'alto medioevo, Napoli, 1961, p. 131-52. V.
anche N. Cilento, La cultura e gli inizi dello studio, in Storia di Napoli, II, cit.,
p. 523-640, qui p. 552.
37 P. Chiesa, Le traduzioni dal greco : l'evoluzione della scuola napoletana nel X
secolo, in Mittellateinisches Jahrbuch, 24-5, 1989-90, p. 67-86, qui p. 71-2.
38Mallardo, op. cit., p. 22, 149-50, 186; H. Delehaye, Hagiographie
napolitaine, in Analecta Bollandiana, 57, 1939, p. 5-64; 59, 1941, p. 3-33, qui 57, 1939, p. 39.
39 Fuiano, op. cit., p. 149-52. V. anche le considerazioni su Veroli, dove vediamo
un'altra percentuale di Marie, a n. 26.
650 ΜΑΤΓΕΟ VILLANI

dovuto il fatto che elementi della Vita dell'Egiziaca siano confluiti, sempre
alla fine del IX secolo, nella Vita eremitica beatae Marìae Magdalenae, prima
biografia latina della pia donna di Magdala, scritta sicuramente nel
Mezzogiorno40. Da tutti questi elementi si evince una capacità di circolazione del
tema penitenziale, insito nella storia della peccatrice egiziana, ben più
ampio di quanto farebbero pensare la dedica a un re transalpino della
traduzione di Paolo ο la mancanza di una chiesa intitolata a Maria Egiziaca
nella Napoli ducale41. Anzi Napoli può essere stata un fertile terreno di
coltura del tema dell'intercessione in favore del peccatore, che ricorda altre
forme di devozione diffusa, come le frequenti menzioni nelle carte di dip-
tycha ο necrologi42 delle chiese e dei monasteri cittadini. Pertanto poteva
nascere interesse per una leggenda che, collegando, come è stato detto dal
Fuiano, Oriente e Occidente43, preannuncia la fortuna del culto mariano
nei secoli a venire.

Matteo Villani

40 V. Saxer, Le culte de Marie Madeleine en Occident des origines à la fin du


moyen âge, Auxerre-Parigi, 1959, p. 126; Id., Maria Maddalena, santa, in Bibliotheca
sanctorum, VIII, cit., coll. 1078-104, qui coll. 1092 e 1079-90, per un affresco delDil
secolo della Maddalena a S. Angelo in Formis. La dipendenza cronologica della
leggenda meridionale della Maddalena da quella dell'Egiziaca ci fa attribuire maggiore
importanza, ai fini del nostro studio, alla seconda. Ad ogni modo il culto della
Maddalena è attestato con sicurezza a Napoli solo nel 1324, pur non essendo ignoto, in
aree vicine alla città fin dal XIII sec. (Saxer, Le culte, cit., p. 262 e carte dopo
p. 182).
41 Infatti un titolo dedicato all'Egiziaca è assente in Capasso, Topografia detta
città di Napoli nell'XL secolo, Napoli, 1895; Id., Monumenta, cit. La chiesa napoletana
che ancora oggi porta il nome della santa fu fondata nel Trecento dalla regina
Sancha, moglie di re Roberto (C. Celano, Notizie del bello, dell'antico e del curioso
della città di Napoli, per cura di G. B. Chiarini, III, Napoli, 1870, p. 825; Acta
sanctorum aprìlis, I, Anversa, 1675, p. 72).
42 G. Vitolo, Istituzioni ecclesiastiche e vita religiosa dei laici nel Mezzogiorno
medievale. Il codice della confraternita di S. Maria di Montefusco, Roma, 1982, p. 8.
43 Fuiano, op. cit., p. 131.
APPENDICE

NOMI FEMMINILI REGISTRATI NEI RNAM


(Sono state considerate le sole carte rogate nel ducato di Napoli)

Maria : 169 (30%) Cicira : 1 (0,1%)


Anna : 61 (10,8%) Dilecta : 1 (0,1%)
Drosu : 47 (8,3%) Divitia : 1 (0,1%)
Maru : 38 (6,7%) Drosula: 1 (0,1%)
Eupraxia : 29 (5,1%) Eusebia : 1 (0,1%)
Theodonanda : 25 (4,4%) Fengitu : 1 (0,1%)
Gemma : 19 (3,3%) Fimia : 1 (0,1%)
Euphimia : 17 (3%) Formosa : 1 (0,1%)
Pitru : 15 (2,6%) Gaitelgrima : 1 (0,1%)
Sillicta : 15 (2,6%) Galda : 1 (0,1%)
Marocta : 8 (1,4%) Grisa : 1 (0,1%)
Bona : 7 (1,2%) Helisabeth : 1 (0,1%)
Gregoria : 6 (1%) Inmilgla : 1 (0,1%)
Marenda : 6 (1%) Iohanna : 1 (0,1%)
Theodora : 6 (1%) Iohaquinta : 1 (0,1%)
Orania : 4 (0,7%) Itta : 1 (0,1%)
Theoctisti : 4 (0,7%) Kali : 1 (0,1%)
Lucia : 3 (0,5%) Landelgrima : 1 (0,1%)
Megalu : 3 (0,5%) Limpiasa : 1 (0,1%)
Rosa : 3 (0,5%) Mariola : 1 (0,1%)
Rotunda : 3 (0,5%) Militu : 1 (0,1%)
Theodoti : 3 (0,5%) Mira : 1 (0,1%)
Trocta : 3 (0,5%) Monastria : 1 (0,1%)
Barbarla : 2 (0,3%) Musanda : 1 (0,1%)
Fasana : 2 (0,3%) Muscata : 1 (0,1%)
Grima : 2 (0,3%) Muscu : 1 (0,1%)
Matrona : 2 (0,3%) Natalia : 1 (0,1%)
Munda : 2 (0,3%) Perocta : 1 (0,1%)
Ruta : 2 (0,3%) Purpura : 1 (0,1%)
Aberanda : 1 (0,1%) Radimperga : 1 (0,1%)
Aligerna : 1 (0,1%) Reglusina : 1 (0,1%)
Aloara : 1 (0,1%) Rimigna : 1 (0,1%)
Altruda : 1 (0,1%) Rodelgrima : 1 (0,1%)
Amalphitana : 1 (0,1%) Saxa : 1 (0,1%)
Anata : 1 (0,1%) Sica : 1 (0,1%)
Arniperga : 1 (0,1%) Sicelgarda : 1 (0,1%)
Aurigemma : 1 (0,1%) Sicelgayta : 1 (0,1%)
Benefacta : 1 (0,1%) Stephania : 1 (0,1%)
Bisantia : 1 (0,1%) Tanda : 1 (0,1%)
Blactu : 1 (0,1%) Theopisti : 1 (0,1%)
Bonelgisa : 1 (0,1%) Walperga : 1 (0,1%)
Christina : 1 (0,1%) Wiseltruda : 1 (0,1%)
Xenia : 1 (0,1%)