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Kurt Lewin

è stato uno psicologo tedesco, pioniere della psicologia sociale. Fu tra i sostenitori della psicologia della
Gestalt, da cui recepì l'idea che la nostra esperienza non è costituita da un insieme di elementi puntiformi che
si associano, ma da percezioni strutturate di oggetti e/o reti di relazioni, e che solo in questo campo di
relazioni trovano il loro significato, e fu tra i primi ricercatori a studiare le dinamiche dei gruppi e lo
sviluppo delle organizzazioni.

Cenni biografici

Lewin (Mogilno, 9 settembre 1890 – Newtonville, 12 febbraio 1947) Nacque nel villaggio di Mogilno (oggi
in Polonia), nella Prussia del Kaiser Guglielmo II. La famiglia era di origine ebraica, erano commercianti. En
1905, la famiglia si trasferisce a Berlino, dove studia all’università di Filosofia delle scienze e psicologia
nell'università di Berlino.Prima di poter discutere la sua tesi, Lewin fu chiamato al fronte, condividendo il
destino di molti ebrei tedeschi, prima chiamati a combattere per la patria tedesca, e poi da questa sacrificati.
Durante questo periodo il giovane Kurt Lewin produsse un breve saggio in cui, anticipando il concetto di
"campo", che sarà poi cardine della sua psicologia, descrisse come la percezione dei luoghi e dei paesaggi
cambiasse, nella mente dei soldati, a seconda della vicinanza o della distanza dal fronte. Tornato a Berlino,
insegna nell’Università di Berlino dal 1926, dove abbraccia la filosofia della Gestalt di Köhler, Kurt Koffka
e Max Wertheimer.
Gestalt: conduce le prime ricerche nel campo della ps della percezione: i fenomeni percettivi non procedono
per addizione di singole sensazioni elementari ma si organizzano secondo forme totali, ciò che si percepisce
è innanzitutto una forma (no la somma degli elementi). Le ricerche si inscrivono in questa prospettiva
gestaltica anche se entro un ambito più vicino alla prassi sociale: quello della ps della volontà e dell’attività.
Personalità carismatica e intraprendente attiva sperimentazioni e ricerche inerenti a problemi pratici;
circondato da studenti e collaboratori in un clima informale e di entusiasmo, ottenendo fama internazionale.
Con la presa del potere di Hitler, si trova costretto ad emigrare, nel 1934 Lewin emigrò negli USA (da ebreo
e socialista, emigrò a causa del nazismo), dove fu accolto prima dalla Cornell University, e più tardi (1935),
all'Università dello Stato dello Iowa dove resta fino al 1944 e continua l’attività di ricerca su tematiche
sociali con studenti e colleghi per la soluzione di problemi concreti legati alla guerra e alla democrazia. Le
ricerche esperimentali sui climi sociali, iniziate nel 1937, sono una testimonianza delle inquietudini e
interrogativi dell’anteguerra: la democrazia può sopravvivere di fronte al fascismo? i risultati che trova sono
incoraggianti per la scoperta che i comportamenti democratici non sono né un fatto di personalità né di
cultura nazionale, bensì un processo che trae origini da una strutturazione complessiva del campo, e in
particolare di uno stile di leadership. I lavori sul campo che intraprende saranno stimoli per pensare e
progettare le modalità di intervento.
Nel 1943 muore la madre in un campo di concentramento (Germania).
L’attività di Lewin si spande con sempre maggiori richieste di intervento, lasciata l’università nel 1945 fonda
il Research Centre for Group Dynamics, che egli diresse fino alla morte, nel 1947. Notevole fu poi la sua
collaborazione con l'amica Margaret Mead, assieme alla quale, ed unitamente ad un team multidisciplinare
che conteneva anche un medico ed un economista, lavorò per conto del Governo degli Stati Uniti a quello
che sarebbe poi rimasto come il suo più importante lavoro, quello sul mutamento delle abitudini alimentari
delle famiglie (in modo da rendere tali abitudini più adatte alla economia di guerra cui il paese si trovava
costretto), da cui deriva la sua famosa teoria del cambiamento. Questa teoria ha una notevole e immediata
valenza pratica, e incontrerà presto un’importante domanda sociale

Il pensiero

Teoria del Campo


http://www.psicologia.unina2.it/allegati/docenti/sergi/sergi_secondaparte.pdf
Lewin sposta l’attenzione dalla ricerca di laboratorio alla possibilità di istituire gruppi non solo per studiarli
ma anche per intervenire nella realtà sociale. Per questo:
1. deve superare la concezione della ps come scienza classificatoria, qualsiasi comportamento sociale
o individuale/ fen. culturale/abitudini dovrebbero essere visti come “prodotto di certe
condizioni o forze che si sostengono reciprocamente o si oppongono tra loro…la condotta
effettiva di un gruppo dipende dal livello in cui queste forze conflittuali raggiungono uno stato di
equilibrio”.
2. l’analisi e osservazione vanno compiute con strumentazione teorica e concettuale adeguata per
evidenziare i rapporti che si costituiscono in una data situazione, per questi motivi elabora la
teoria del campo, che riprende criteri dalla fisica: ogni fatto deve essere considerato come qualcosa
che si verifica in un campo, cioè come una parte di un insieme coesistente e reciprocamente
interdipendenti.

Lewin è ricordato anche per i concetti espressi nella "teoria del campo", generalmente sintetizzata con la
formula: C = f (P, A) in cui si mette in risalto che il comportamento (C) di un individuo è una funzione
regolata da fattori interdipendenti costituiti dalla sua personalità (P), dall'ambiente (A) che lo circonda.
Persona, ambiente sono considerati come un insieme interconnesso che va a formare lo spazio vitale di ogni
soggetto. Per comprendere o prevedere il comportamento, dice Lewin, la personalità e il suo ambiente
devono essere considerati come un'unica costellazione.

La teoria del campo è una teoria di matrice Gestalt, dove inizialmente le attenzioni erano rivolte verso i
processi percettivi, mentre Kurt Lewin li estende fino ai processi sociali e di gruppo. La teoria del campo
sostiene che la percezione di un campo di fiori d'estate varia in base all'individuo che lo osserva. Infatti la
teoria sostiene anche che la percezione dell'ambiente circostante e degli stimoli che ci fornisce, varia in base
all'individuo, allo stato d'animo e alla situazione in quel determinato momento.
Il campo è anche inteso quale metodo psicologico per analizzare fenomeni sociali visti nella loro
interdipendenza. L’interdipendenza che caratterizza il campo non è solamente tra gli elementi ma tra
ciascun elemento e al totalità.
L'esistenza appunto di questo spazio psicologico dove sono presenti dei comportamenti (C) che sono
funzione degli spazi di vita delle persone (S) formati dalle persone (P) e dagli ambienti (A), C=f(PA).
Le situazioni psicologiche vengono analizzate e valutate in relazione al contesto di riferimento, dove ci sono
delle forza rappresentabili graficamente, che sono in grado di agevolare od ostruire il costituirsi di certi
modello di comportamento e di condotta.
Importante per la teoria del campo è appunto il luogo in cui il bambino si sviluppa, in quanto attraverso
l'ambiente sarà in grado di sviluppare dei valori, delle norme, e anche delle resistenze.
Lewin suggerisce il campo quale oggetto di osservazione, ciò che è analizzato sono i fenomeni che si
producono nel campo, comprendendo anche le perturbazioni indotte dall’osservatore.
Per ciò Lewin non tanto importante e innovativo per le idee, quanto piuttosto per una differente valutazione
della realtà e una conseguente diversa rappresentazione di essa in rapporto con la scienza.

GRUPPO X LEWIN
Lewin riconosce al gruppo un’importanza fondamentale per lo sviluppo e l’esistenza del soggetto, il
gruppo(famiglia) è il luogo nel quale l’individuo si forma, trova un termine di confronto e un punto di
riferimento, sviluppa valori, sperimenta delle limitazioni e delle resistenza
Gruppo definito in termini di interdipendenza tra le parti, dove la totalità è più della somma degli
elementi e diverso dai singoli elementi che lo compongono. La teoria del campo afferma l'esistenza di
forze contrastanti all'interno dei gruppi sociali. Queste forze tendono verso un equilibrio quasi
stazionario, che caratterizzano il gruppo ad un certo stile di vita.
Gruppo come totalità dinamica dotato di particolari proprietà distinte da quelle degli elementi che lo
costituiscono e caratterizzato dall’interdipendenza dai suoi membri
slide “il gruppo è qc di più….
Interdipendenza: come sistema di forze che vincola i membri fra loro e forze che vincolano i membri al
gruppo in quanto tale; quindi il gruppo come campo psicologico è un complesso di elementi interdipendenti,
quali, altre le persone, gli obiettivi, le regole, le funzione e le posizioni dei membri
Totalità dinamica: il gruppo come entità che possiede una sua realtà e unità specifica, come qc di diverso
dai singoli individui che lo compongono.
Mutevole: emerge una visione del gruppo come qc di mutevole, non una dimensione statica, fissa ma un
processo di sviluppo in un divenire sconosciuto, in quanto gli eventi/risultati parziali influenzano proprio il
suo divenire.
Equilibrio quasi stazionario: i gruppi sono caratterizzati da un tendenza all’eq. che non è un eq. statico ma
dinamico, “quasi stazionario”: risultante da un insieme di forze e tensioni contrastanti che determinano lo
stabilirsi a un certo livello della vita del gruppo, quindi questo eq. se consegue dall’insieme della interazioni
all’interno del gruppo e che è influenzato anche da un insieme più ampio, ossia dove il gruppo è inserito,
quale la cultura di appartenenza, i riferimenti sociali, cioè il contesto sociale.
Il concetto di eq, come risultante della scontro tra forze che premono in direzioni opposte, porta al
tema del cambiamento sociale: (che legheranno la ricerca scientifica sul gruppo al tema del cambiamento
individuale e socio-organizzativo) 1° conseguenza la tendenza all'equilibrio gruppale costituisce una
resistenza quando si vuole effettuare un cambiamento anche se razionalmente condiviso dai singoli membri ;
2° conseguenza:le situazioni in cui è più facile cambiare un comportamento sono quelle di confronto di
gruppo, rispetto che con il singolo individuo; le situazioni di interazioni collettiva creano un maggior grado
di coinvolgimento sociale e un maggior consolidamento delle decisioni prese.
Teoria del cambiamento
abitudine alimentare: Lewin chiamato per influenzare il cambiamento delle abitudini alimentari, consumo di
frattaglie. 6 gruppi (3 partecipano a lezione, info circa gli aspetti nutrizionali dell’alimento, vantaggio
economico, modalità di cottura, le altri 3 gruppi invece partecipano a discussioni di gruppo, le massaie
esprimono liberamente le opinioni e esperienze circa l’avversione al consumo, al termine si forniva le stesse
info dato ai gruppi delle lezioni. Risultato: gruppo lezione il 3% dichiara disposto a provare l’alimento,
gruppo di discussione 32%. CONCLUSIONE: x cambiare gli atteggiamenti, anziché insegnare qualcosa è
più efficace far riflettere sulle resistenze al cambiamento
La Resistenza al cambiamento testimonia l’appartenenza del singolo al gruppo; secondo Lewin la
resistenza al cambiamento è funzione della relazione tra campo individuale e campo di gruppo.
Il cambiamento può prodursi in tre momenti: il disgelo della norma, lo spostamento verso un nuovo
livello e il congelamento della norma e un nuovo livello come effetto di una decisione in gruppo. La
decisione, come impegno preso in gruppo, ha un effetto fissatore in quanto lega la motivazione
all’azione ed ha per questo un ruolo consolidante.

ACTION RESEARCH

Il periodo della guerra, porta nelle scienze sociali uno sconvolgimento sia nei rapporti tra ricerca e domanda
sociale, sia negli scambi interdisciplinari, in questo contesto Lewin inaugura un’area scientifico-
professionale nuova che chiama (ed è il concetto di base di Lewin) ricerca - azione, esso identifica una
sequenza epistemologica composta da pianificazione dell'azione e verifica dei suoi possibili effetti. Tale
sequenza, sviluppandosi nel tempo secondo un movimento a spirale, caratterizza il percorso scientifico.
La pianificazione dell’azione si articola in tre momenti: formulazione dell’azione, esecuzione
dell’azione pianificata, ricognizione del nuovo campo modificato dall’azione. Questa ricognizione
assolve più funzioni: valutare gli effetti dell’azione, determinare il passo successivo, modificare, se
necessario, il piano di insieme.
Lo stesso concetto indica anche un'impostazione che qualifica "ogni progetto razionale di azione nel sociale"
da parte di singoli e di organizzazioni, e che si traduce per chi partecipa a un intervento collettivo in
un'integrazione di azione, formazione e ricerca.
Dal punto di vista puramente scientifico e anche dal punto di vista sociale, sono necessari "occhi e orecchi
sociali nei punti nevralgici e all'interno degli organismi di azione sociale". Tuttavia a differenza dei
fisici, che dispongono di strumenti esterni per percepire i fenomeni (a costo talvolta di alterarli), gli
osservatori sociali devono essi stessi essere formati a una percezione sociale attiva, perché si occupano di un
campo di fenomeni che non possono essere studiati senza interagire con essi.
Compare già qui una delle ambiguità inscritte nel concetto: il termine azione indica un momento della
sequenza sperimentale, ma anche e forse ancor di più, il coinvolgimento del ricercatore e dei suoi colleghi
nel campo sociale, il loro impegno nel processo, il fatto che essi partecipino alla risoluzione dei problemi
sociali e non soltanto ai problemi di conoscenza.
DEFINIZIONE: attività di ricerca condotta al di fuori di un laboratorio universitario, in un contesto di vita,
collegata ai problemi di azione e pertanto orientata da valori. Il ricercatore, che non si considera esterno e
distanziato dall’oggetto di ricerca, attraverso l’analisi di ciò che accade e si sviluppa nelle relazioni con e tra
gli attori all’interno della ricerca stessa, può accedere alla realtà (psicologica, sociale, gruppale, istituzionale)
che si propone di meglio comprendere.
La ricerca –azione segna una rottura con la concezione classica del lavoro scientifico e nei rapporti tra
conoscenza scientifica e società, perche coniuga volutamente la ricerca e l’azione, ma soprattutto perché
definisce le relazione reciproche in termini non funzionali o utilitaristici. Si differenzia quindi della ricerca
applicata, che pone il ricercatore in una posizione di superiorità scientifica da cui può fornire agli attori
riferimenti per elaborare strategie, stabilire delle valutazioni o definire diagnosi, fare delle previsioni..
D’altronde, contrariamente alle concezioni positiviste della scienza per le quali il sapere è un oggetto in sé, le
conoscenze assunte in una prospettiva ri riecerca-azione sono intrinsecamente legate alle condizioni di
CONTESTO in cui si formano e che danno loro senso.
Secondo Lewin stesso, la ricerca-azione è sia un metodo di ricerca teorico-sperimentale, sia una ricerca
sull'efficacia relativa di diverse forme d'azione, sia una ricerca diagnostica per preparare una strategia
d'azione, sia un'occasione di diffondere, promuovere o democratizzare il processo scientifico attraverso una
formazione di vari attori sociali ancorata alla prassi, associandoli a precisi momenti del processo di ricerca.

questa nuova integrazione interdisciplinare non trova facile accoglienza nelle università e si configura
allora la necessità di creare delle istituzioni diverse basate su questa nuova visione del lavoro sociale,
nasce cosi il Research Center for Group Dynamics.
NASCE UNA PROFESSIONALITà SUI GRUPPI, che si fonda sulla complessità e reciprocità di rapporto
tra individuo e gruppo, sulla scoperta di fenomeni capaci di influenzare la storia di un gruppo e i
comportamenti dei suoi membri in direzioni anche indipendenti dai motivi razionali e dal compito che
giustifica la relazione.

LA EREDITA DI LEWIN: nel 1947 Bradford crea il National Training Laboratory (NTL), lo
strumento più significativo delle attività di formazione svolte è il training group, che risponde a una
domanda individuale di formazione e di evoluzione personale. Ogni seminario è concepito come
un’esperienza (sentire) di gruppo, in cui si istituisce un contesto di formazione attiva che permette l’analisi
hic et nunc dei comportamenti e dei vissuti del gruppo e l’avvio di un processo evolutivo. La situazione di
questo gruppo (gruppo di base o gr. di evoluzione) è caratterizzata dall’assenza di un compito preciso e di
rapporti precedenti tra i partecipanti, dell’eterogeneità di età, sesso, professione, dalla consegna di avere
scambi verbali in piena libertà, dalla volontarietà della partecipazione, dal numeor elevato di riunioni entro
un periodo di tempo relativamente breve, con questo si delinea anche un nuovo ruolo dello psicosociologo,
nella versione più clinica il monitore, el leader, l’animatore, il conduttore è coinvolto a sua volta
nell’esperienza: abbandona volutamente la posizione di osservatore esterno al gruppo per cercare nel proprio
vissuto, nel proprio modo di percepire gli avvenimenti, le persone, le relazioni ecc, i sentimenti espressi nei
suoi confronti, gli elementi che potranno permettergi di aiutare i partecipanti ad analizzare la vita
psicologica, il funzionamento del gruppo, i significati dell’esperienza.
si cerca con questa tecnica di migliorare la sensibilità dell’individuo verso gli altri, di approfondire la
consapevolezza dei sentimenti e delle reazioni, nonchè dell’influenza esercitata e delle relazioni
interpersonali e di gruppo. Non è un gruppo strutturato, la sua struttura è continuamente esaminata dai
membri, che osservano il processo sociale di gruppo e le interazioni che si verificano, concentrandosi sulla
partecipazione dei sentimenti relativi al comportamento sociale.
I T-group vivono molte varianti e ispirerà altri metodi.
In Lewin sono presenti alcuni concetti chiavi che troveranno ulteriore sviluppo in tutta una serie di scuole e
autori, ad esempio la Scuola dello sviluppo Organizzativo (OD), scuola che si occupa di un certo di tipo di
analisi delle organizzazioni, ossia riesce a conciliare le esigenze produttive con quelle di realizzazione delle
potenzialità individuali in una visione ottimistica dei rapporti tra individuo, gruppo e organizzazione
deprivati della loro drammatica strutturale.
La eredità di L è anche molto presente nel campo della ps. sociale sperimentale: lavori di Allport, Heider,
Toldman

(per diapo 6, 7, 8 di Silvio)


La psicologia della Gestalt (dove la parola tedesca Gestalt significa forma, schema, rappresentazione), detta
anche psicologia della forma, è una corrente psicologica riguardante la percezione e l'esperienza che nacque
e si sviluppò agli inizi del XX secolo in Germania (nel periodo tra gli anni '10 e gli anni '30), per poi
proseguire la sua articolazione negli USA, dove i suoi principali esponenti si erano trasferiti nel periodo delle
persecuzioni naziste.
Fondatori della psicologia della Gestalt sono di solito considerati Kurt Koffka, Wolfgang Köhler e Max
Wertheimer che sono stati certamente i principali promotori e teorizzatori scientifici di questa corrente di
ricerca in Psicologia. I loro studi psicologici si focalizzarono soprattutto sugli aspetti percettivi e del
ragionamento/problem-solving. La Gestalt contribuì a sviluppare le indagini sull'apprendimento, sulla
memoria, sul pensiero, sulla psicologia sociale.[4]
L'idea portante dei fondatori della psicologia della Gestalt, che il tutto fosse diverso dalla somma delle
singole parti, in qualche modo si opponeva al modello dello strutturalismo, diffusosi dalla fine
dell'Ottocento, ed ai suoi principi fondamentali, quali l'elementarismo. E da qui la famosa massima: " Il tutto
è più della somma delle singole parti".
Le teorie della Gestalt, si rivelarono altamente innovative, in quanto rintracciarono le basi del
comportamento, nel modo in cui viene percepita la realtà, anziché per quella che è realmente; quindi il primo
pilastro della teoria della Gestalt fu costruito sullo studio dei processi percettivi e in una percezione
immediata del mondo fenomenico.
Il modello teorico della Gestalt riguardante il pensiero si oppose a quello comportamentista, secondo il quale
gli animali risolvevano le problematiche con un criterio costituito da tentativi ed errori, proponendo invece
un criterio di spiegazione formato dal pensiero, dalla comprensione e dalla intuizione.

Elementi teorici

Per la psicologia della Gestalt non è giusto dividere l'esperienza umana nelle sue componenti elementari e
occorre invece considerare l'intero come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti:
"L'insieme è più della somma delle sue parti" (posizione del molarismo epistemologico o emergentismo) allo
stesso modo in cui le caratteristiche di una società non corrispondono a quelle degli individui che la
costituiscono. Quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato di una
complessa organizzazione che guida anche i nostri processi di pensiero. La stessa percezione non è preceduta
dalla sensazione ma è un processo immediato - influenzato dalle passate esperienze solo in quanto queste
sono lo sfondo dell'esperienza attuale - che deriva dalla Gestalt, come combinazione delle diverse
componenti di un'esperienza reale-attuale. La capacità di percepire un oggetto quindi deve essere rintracciata
in una organizzazione presieduta dal sistema nervoso e non ad una banale immagine focalizzata dalla
retina.[4]
Per comprendere il mondo circostante si tende a identificarvi forme secondo schemi che ci sembrano adatti -
scelti per imitazione, apprendimento e condivisione - e attraverso simili processi si organizzano sia la
percezione che il pensiero e la sensazione; ciò avviene di solito del tutto inconsapevolmente.
Con particolare riferimento alle percezioni visive, le regole principali di organizzazione dei dati percepiti
sono:
1. buona forma (la struttura percepita è sempre la più semplice);
2. prossimità (gli elementi sono raggruppati in funzione delle distanze);
3. somiglianza (tendenza a raggruppare gli elementi simili);
4. buona continuità (tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo);
5. destino comune (se gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento
coerente);
6. figura-sfondo (tutte le parti di una zona si possono interpretare sia come oggetto sia come sfondo);
7. movimento indotto (uno schema di riferimento formato da alcune strutture che consente la percezione degli
oggetti);
8. pregnanza (nel caso gli stimoli siano ambigui, la percezione sarà buona in base alle informazioni prese dalla
retina).
Queste regole sono utili per spiegare diverse illusioni ottiche (Il cubo di Necker, Il triangolo di Kanizsa,