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1) Chi ha fatto la griglia di valutazione stimolo/situazione?

Negli anni ’80 Scherer ha eleborato una griglia di valutazione dello


stimolo/situazione o SEC secondo una sequenza lineare progressiva distinta in
5 livelli: novità dello stimolo, piacevolezza/spiacevolezza dello stimolo,
rilevanza per gli scopi e bisogni dell’organismo, capacità di far fronte allo
stimolo, compatibilità con norme sociali e immagini di sé.

2) Chi ha ideato un modello che prevedeva i 3 livelli: SNA, LIMBICO e


CORTECCIA?
Teoria di Cannon-Bard ( o teoria centrale delle emozioni )

3) Chi ha introdotto lo stereotipo?


Walter Lippman

4) Chi ha sviluppato il cognitivismo?


Neisser viene considerato il fondatore

5) Chi ha teorizzato il movimento apparente?


Wertheimer

6) Circuito di Papez
Papez elabora una teoria detta a “due vie”;
la via corticale, nella quale viene coinvolta intensamente l’area visiva.
Quindi..vi è percezione conscia dell’evento osservato
la via sub-corticale, nella quale avviene un’eleborazione emotiva dell’evento
osservato. In questa via vengono anche attuati dei meccanismi di feedback (
dalla via sub-corticale a quella corticale ) che permettono una accurata
regolazione delle emozioni.
Papez per avvalorare la sua teoria ha definito il cosiddetto “Circuito di Papez”,
inteso come un asse formato da diverse aree del cervello che permettono di
elaborare gli stimoli emotivi ricorrendo anche a meccanismi di memoria.
All’interno di questo circuito si individuano il talamo anteriore e ipotalamo,
giro cincolato, corteccia e ippocampo.
7) Cos’è il fattore G?
Spearman ritiene che l’intelligenza sia costituita da un fattore g o generale,
che interviene in tutte le più diverse prestazioni cognitive ed un fattore s o
specifico di una particolare abilità cognitiva.

8) Cos’è la creatività?
Capacità di porre nuovi problemi o innovare oggetti o comportamenti per
rispondere ad esigenze nuove. CREATIVITA’=PENSIERO LATERALE

La creatività ha a che fare con la produzione di “prodotti nuovi e socialmente utili”.


Inoltre, la creatività dipende dalla capacità dell’individuo di interagire in maniera
flessibile con l’ambiente

- Quale autore ha parlato di condizionamento operante?


Skinner

- Quale autore sostiene che il linguaggio sia innato?


Chomsky

- Quale non è un test per diagnosticare il pensiero?

Tra le metodologie di indagine vi sono:

1) Il test proiettivo di Rorschach che permette una valutazione qualitativa del


pensiero;
2) La scala di Wais, fondamentale per l’indagine del funzionamento del pensiero
tipico di alcuni pazienti, ad esempio il pensiero dicotomico nei disturbi del
comportamento alimentare;
3) Test del pensiero creativo di Torrance, per individuare e misurare in modo
utile e funzionale le capacità creative di bambini, adolescenti e adulti, adatto a
valutare gli effetti differenziali di diversi programmi e metodi didattici.
4) -ETA’ SOMMINISTRAZIONE SCALA WAIS: DAI 16 ANNI IN POI
5) -FASCIA DI ETA’ DELLO STADIO FORMALE DI PIAGET: 12 anni in poi
6) -FASE CREATIVA : Esistono diverse definizioni. La possiamo riassumere in
attitudine comportamentale appropriata e cioè un processo cognitivo volto a
risolvere un problema. Definita anche come pensiero laterale
7) -FATTORE G INERENTE AD INTELLIGENZA :Fattore G ideato da spearman. Esso
è costituito da un insieme di fattori specifici per ogni attività cognitiva.
Spearman ha una concezione dell'intelligenza di tipo unitario.

8) -FATTORI PRIMARI INTELLIGENZA non l'ho trovata

9) -FONDATORE DELLA PSI NEI PROCESSI GOGNITIVI : Neiser


10) -FONOLOGIA è una componente del linguaggio e studia i fonemi ovvero
le più piccole particelle che producono una distinzione di significato.
11) - FORMAZIONE CIRCUITO DI PAPEZ

quale tra 4 opzioni non è una caratteristica della percezione per la gestalt

- QUALE TRA I SEGUENTI AUTORI HA INTRODOTTO IL TERMINE STEREOTIPO


NELLE SCIENZE SOCIALI: LIPPMANN

- QUALE TRA I SEGUENTI E’ L’AUTORE DELLA TEORIA DELLA SELEZIONE:


WASON

- QUALE TRA LE QUATTRO OPZIONI NON E’ UNA TEORIA DELLA GELSTALT?

- QUALE TRA LE SEGUENTI SCALE MISURA L’INTELLIGENZA NEGLI ADULTI: qua


credo possa essere la WAIS

- QUALE TRAI SEGUENTI AUTORI HA PROPOSTO LA TEORIA DELLA DOPPIA


CODIFICA: PAIVIO

- QUALI TRA I SEGUENTI AUTORI HA STUDIATO IL COMPITO DI SELEZIONE


-AUTORE DEL PENSIERO DIVERGENTE E CONVERGENTE Guilford
-AUTORE DELL’APPRENDIMENTO LATENTE Toleman
-AUTORE DELLA TEORIA CENTRALE DELLE EMOZIONI Cannon Bard
-AUTORE DELLA TEORIA DEI MODELLI MENTALI Lakoff (modelli cognitivi idealizzati)
-AUTORE DELLA TEORIA PERIFERICA DELLE EMOZIONI : James Lange
-AUTORE DELLE 4 MASSIME CONVERSAZIONALI: Grice
-AUTORE DISSOCIAZIONE
-AUTORE IMMAGINI MENTALI? Kosslyn

CHI E’ L’AUTORE DELLE MASSIME CONVERSAZIONALI

Grice

-CHI E’ L'AUTORE DELLA TEORIA DEL DOPPIO CODICE

Paivio

-CHI FU IL PRIMO A PARLARE DI EMOZIONI?

William James

-CHI FU LIL PRIMO A PARLARE DI CONDIZIONAMENTO CLASSICO?

Teorizzato dal fisiologo russo (1849-1936) Ivan Pavlov.

-CHI HA TEORIZZATO IL MOVIMENTO APPARENTE?

Wertheimer pubblica il suo esperimento sul movimento stroboscopico (o


movimento apparente.

-CHI HA CONIATO IL TERMINE AFFORDANCE:

Gibson

-CHI HA CONTRIBUITO ALLO SVILUPPO DEI PROCESSI COGNITIVI ?

Le teorie dei processi cognitivi hanno inizio con Wundt - strutturalismo


Ebbinghaus- metodo sperimentale.
Titchener Strutturalismo
James, Dewey e il funzionalismo:
Watson comportamentismo
Koch, Toleman e Hebb neocomportamentismo
Gestalt e Wertheimer Piaget e il costruttivismo

-CHI HA ELABORATO IL CONDIZIONAMENTO OPERANTE

Teorizzato dallo Psico-ingegnere Skinner

TEORIA PERIFERICA DELLE EMOZIONI: conosciuta come teoria di James Lange,


secondo cui ad ogni emozione corrisponde una distinta e specifica configurazione di
attivazioni neurofisiologiche. Questa teoria non è stata confutata scientificamente.

AUTOCONSAPEVOLEZZA* : integrazione tra metacognizione e metaemozione e


consente il monitoraggio costante dei propri sentimenti.

TEST DI STROOP: viene presentata una parola scritta in diversi colori e si richiede al
soggetto sottoposto all'esperimento di riportare il colore della parola scritta.
L'effetto STROOP dimostra ad esempio l'automaticità del processo di lettura: i
soggetti non riescono a limitare il loro compito al processando della caratteristica
rilevante (colore) rispetto a quella irrilevante (scritta)

ESPONENTE DELLA GESTALT: WERTHEIMER sostiene che ciò che tconta è la totalità
di un fenomeno, non le singole parti che lo compongono, quindi una percezione
complessa non èla somma della singole sensazioni, ma queste assumono valore
diverso a seconda del "tutto" che vanno a formare.

TEST DI INTELLIGENZA: nascono dall'esigenza di individuare coloro i quali avevano


un ritardo mentale per avviarli ad attivitàdidatfiche speciali. Esempi sono la
Stenford-binet e le scale Wechsler

TIPI DI ERRORI: nascono da giudizi alterati e sono:


- euristica della disponibilità: gli individui assumono che la numerosità degli eventi
evocati corrisponda alla frequenza con cui essi si sono verificati
- euristica della simulazione: consiste nel simulare un mondo possibile in cui
qualcosa avviene in maniera diversa rispetto alla realtà
- euristica della rappresentatività: i soggetti controllano quanto l'evento considerato
corrisponde all'idea che quell'evento rappresenta
- euristica di ancoraggio e aggiustamento: gli individui fanno una prima valutazione e
poi in seguito all'acquisizione di nuove informazioni viene formulata la valutazione
finale

1. L’autore del modello triarchico è Sternberg (1985)


il modello triarchico affronta l’analisi dell’intelligenza non da un punto di vista
strutturale mediante l’individuazione di fattori, bensì da un punto di vista
procedurale attraverso l’individuazione e l’analisi dei comportamenti.
Il modello triarchico è costituito da 3 subteorie in grado di spiegare modelli specifici
di comportamento intelligente umano:
1) Comportamento esperienziale intelligente
2) Comportamento contestuale intelligente
3) Comportamento componenziale intelligente
2. Autore dello stadio sensomotorio : Piaget. In particolare dobbiamo
distinguere quattro fasi dello sviluppo:
a) lo stadio sensomotorio,
b) lo stadio preoperatorio,
c) lo stadio operatorio concreto
d) lo stadio operatorio formale
Il primo stadio, cioè sensomotorio, Piaget lo distingue a sua volta in sei fasi evolutive
diverse, le prime tre sono caratterizzate dal miglioramento dei riflessi senza che
l’intelligenza sul mondo reale sia effettivamente sviluppata, e va dagli 8 ai 10 mesi di
vita. La quarta fase e la quinta, il bambino ha l’intenzionalità di utilizzare e
coordinare mezzi e fini e quindi presenta un tipo di intelligenza che va fino ai 18
mesi circa. Infine, nella terza fase, il bambino sviluppa l’utilizzo simbolico guidato dal
pensiero, come per esempio l’imitare i genitori o prendere degli oggetti per
indicarne altri.
3. Autore teoria innatista: Chomsky.
Egli si oppone alla tesi del comportamentismo che tratta il linguaggio come un
qualsiasi comportamento soggetto alle leggi dell’apprendimento e del
condizionamento mediante rinforzi e sostiene che il linguaggio è un sistema
generativo in cui si possono individuare elementi comuni a tutti i linguaggi e
strutture che possono riflettere meccanismi e principi cognitivi organizzativi innati.
4. BRAINSTORMING, una tecnica di creatività di gruppo per far emergere idee
volte alla risoluzione di un problema.
Un’altra definizione del pensiero lo definisce qualsiasi attività mentale che abbia dei
contenuti simbolici, che cioè si avvalga di rappresentazioni astratte e non sia per
necessità dipendente dai dati percettivi (quando si fanno dei ragionamenti, si cerca
di risolvere un problema, si riflette su un avvenimento passato oppure futuro, si
elaborano progetti ecc.)
5. BRUNER Il linguaggio è certamente la capacità cognitiva che più caratterizza la
specie umana e che permette almeno due importanti funzioni: quella
comunicativa e quella conoscitiva. Dato che queste ultime due funzioni sono
la base costituente l’attività di pensiero, il problema del rapporto tra
linguaggio e pensiero appare una delle questioni più dibattute della
psicologia.
Su questo complesso problema si possono considerare schematicamente 6 ipotesi:
1) Il pensiero è linguaggio–ipotesi comportamentista.
2) Il pensiero dipende dal linguaggio – ipotesi del relativismo linguistico di Whorf.
3) Il linguaggio dipende dal pensiero – ipotesi cognitivista di Piaget.
4) Linguaggio e pensiero sono originariamente indipendenti, successivamente si
integrano in un processo di reciproco potenziamento – ipotesi di Vygotksij.
5) Il linguaggio è pensiero – ipotesi di Bruner.
6) Linguaggio e pensiero sono costruiti socialmente, attraverso la comunicazione –
ipotesi di Shaffer
Bruner riprendendo il concetto di zona prossimale di sviluppo di Vygotskij ha
ipotizzato che il bambino acquisisca il linguaggio all’interno di questa zona, grazie
all’aiuto dell’adulto. Per cui, se è vero che esiste un LAD, allora deve esistere anche
un LASS (sistema di supporto per l’acquisizione della lingua) negli adulti, a
testimonianza del ruolo chiave dell’ambiente in cui è inserito il bambino, ai fini dello
sviluppo linguistico.

6. Principale ricercatore dei prodigi è Feldam (1986).


7. Autore dello stimulus evaluation check, SEC: Scherer (anni ’80) ha elaborato
una griglia di valutazione dello stimolo/della situazione, un sistema di
valutazione secondo una sequenza lineare progressiva distinta in 5 livelli:
1. novità dello stimolo
2. piacevolezza / spiacevolezza dello stimolo
3. rilevanza per gli scopi e bisogni dell’organismo
4. capacità di far fronte allo stimolo
5.compatibilità con norme sociali e immagini di sé
E’ un modello di tipo processuale costituito da fasi non rigide e fisse ma che
prevedono salti e rivalutazioni.

Autore metodi mentali: ………………..manca……………………..

-PENSIERO CONVERGENTE: il pensiero convergente è stato introdotto da Guilford, il


quale contrappone per l’appunto pensiero divergente cioè quel tipo di pensiero che
ha la caratteristica di scindere i fenomeni per cogliere alternative di significato e di
uso degli stessi concetti ed oggetti; e pensiero CONVERGENTE quel tipo di pensiero
che analizza e scopre gli elementi comuni e associabili fra loro nel portare verso una
sola direzione / soluzione. Il pensiero convergente viene attivato nelle situazioni che
permettono un’unica risposta pertinente. Il pensiero divergente (o creativo) è
attivato nelle situazioni che permettono più vie di uscita. Esso si caratterizza per i
seguenti aspetti: -Fluidità -Flessibilità -Originalità -Elaborazione -Valutazione
-pensiero produttivo e riproduttivo: La psicologia della Gestalt distingue dunque 2
tipi di pensiero: -
Pensiero riproduttivo: con il quale le conoscenze vengono utilizzate correttamente
ma senza essere creative;
pensiero produttivo : è quella forma di ragionamento che entra in azione ogni volta
che ci troviamo di fronte a una situazione problematica, possibile di soluzione, ma
tale da non presentare possibilità di soluzioni immediate e da non permettere
nemmeno l'impiego di schemi di comportamento abituali. Tale situazione, se risolta,
porta in genere a una nuova conoscenza. Su questa particolare forma di pensiero è
da vedere il contributo offerto dagli studi sulla psicologia animale compiuti da
Kohler (uno dei maggiori esponenti della psicologia della percezione). Equivale in
poche parole all’insight. L’insight si riferisce al modo di procedere non casuale o per
prove d’errore, che include una capacità di ristrutturare in maniera diversa e
creativa gli elementi presenti nell’ambiente in modo da risolvere un problema
altrimenti non risolvibile. Si deve ipotizzare la presenza di una rappresentazione
interna dell’ambiente esterno, e non un semplice legame fra stimolo e risposta.
-PRINCIPALE AUTORE COMPORTAMENTISTA: WATSON. Il suo approccio alla
psicologia riguarda fondamentalmente lo studio del comportamento. Watson pone
l’accento sul fatto che l’oggetto di studio della psicologia deve essere osservato da
tutti gli studiosi. Il comportamentismo descrive gli obiettivi in termini stimolo-
risposta escludendo a priori dal campo di studio i diversi fattori che non possono
essere quantificati e osservabili. Alla base della teoria comportamentista sta,
innanzitutto, la convinzione che il comportamento umano è ampiamente
condizionato dall’ambiente.
-PRINCIPALI TEORIE E STUDI SUI PRODIGI: I prodigi sono in grado di diventare
competenti in un determinato compito molto prima di quando ci si aspetterebbe
normalmente. Un ricercatore il cui lavoro ha esercitato una notevole influenza in
quest’area di studio è Feldam (1986). Feldam ha fatto notare che non vi è alcuna
garanzia che un individuo dotato di grande talento, sia pure un prodigio, alla fine
raggiunga il successo in una particolare area. Esistono alcune variabili che
influenzano il livello di sviluppo delle capacità di un bambino. Il primo livello è quello
del bambino. Un prodigio è un bambino che si specializza in una particolare forma
simbolica come, per esempio, la matematica o la musica. Al di là del livello
rappresentato dall’individuo stesso ci sono altri tre livelli, o frames. Questi frames
hanno una durata temporale maggiore di quella della vita dell’individuo e
corrispondono al dominio in cui si manifesta il talento del prodigio, al contesto
culturale e storico all’interno del quale questo stesso dominio trova espressione, e al
più ampio contesto evolutivo per questa particolare capacità. I potenziali prodigi
devono incontrare e padroneggiare un corpo specifico di conoscenze in un
particolare dominio come la matematica o la musica, per esempio. Un bambino può
diventare un prodigio in un certo dominio solo se le conoscenze specifiche a quel
dominio possono essere acquisite da un bambino. Il dominio della conoscenza si
sviluppa all’interno del contesto più generale della cultura e della storia. Un aspetto
molto importante a questo proposito è rappresentato dal fatto che la cultura a cui il
bambino appartiene può valutare positivamente, oppure no, la competenza che il
bambino esibisce. Feldman ha sostenuto che una porzione critica del supporto
culturale necessario ad un bambino prodigio venga fornita dalla famiglia. Un altro
contesto all’interno del quale un bambino prodigio si sviluppa è quello
dell’evoluzione. Feldman ha suggerito che i bambini prodigio possono essere
considerati come l’espressione di una naturale variazione delle capacità umane.
Alcune di queste variazioni spontanee vengono selezionate e ulteriormente
sviluppate dalla cultura in cui appaiono, mentre altre non trovano le condizioni che
permettono loro di svilupparsi.
-PRINCIPIO PROVE ED ERRORI THORNDIKE: Thorndike, studiando l’animale che viene
condizionato nella problem box, nota che questi utilizza un particolare tipo di
apprendimento che viene definito “per prove ed errori”quando l’animale cerca di
capire quale sia la leva che fa scendere il cibo non lo fa con cognizione di causa o con
ragionamento, bensì si muove casualmente fino a quando, in modo altrettanto
casuale, non preme la leva giusta. Colpendo più volte, casualmente, la leva giusta,
crea in seguito un’associazione comprendendo il valore di causa-effetto della leva-
discesa del cibo, e comincia così a premerla volontariamente;  Formula due leggi
sulle quali si basa il condizionamento operante - Legge dell’effetto: le azioni cui
consegue una ricompensa tendono ad essere ripetute, mentre le azioni cui consegue
una punizione o un effetto negativo tendono ad essere soppresse; - Legge
dell’esercizio: l’apprendimento è graduale e migliora con la ripetizione delle prove,
ovvero con l’esercizio. Comportamenti più spesso esercitati hanno maggiori
probabilità di essere impiegati in simili condizioni.
-PROCESSI TOPDOWN E BOTTM UP:
Bottom up: [dal basso verso l’alto] è una modalità di elaborazione “guidata dai dati
sensoriali ovvero dalle singole parti dello stimolo” Si usano, quindi i dati per predire
le strutture a livello più alto (le disparità retiniche per la struttura degli oggetti).
Top down: [dall’alto verso il basso] è una modalità di elaborazione “guidata dai
concetti”, cioè basata sulle rappresentazioni contenute in memoria. Si usano i
principi per predire i dettagli. Strutture degli oggetti per predire le disparità
retiniche.
La scelta delle modalità dipende in buona misura dal contesto in cui è inserito
l’oggetto percepito e dal grado di conoscenza dell’osservatore.
-QUA’E’ LA SCALA WECHSLER PER GLI ADULTI (WAIS) . È un test molto noto perché si
applica a partire dai 16 anni fino all’età senile. Le scale riescono a valutare aspetti
cognitivi come la memoria, il pensiero (inteso come la capacità mentale di
comprendere diversi fenomeni, come ragionare, riflettere, immaginare, ricordare o,
ancora, comunicare con gli altri o con sé stessi, la capacità di pianificazione e
l’esame della realtà. La scala WAIS è costituita da 11 sub-test differenti: 6 misurano
le abilità cognitive di natura prevalentemente verbale e gli altri 5 le abilità cognitive
di natura principalmente visiva, spaziale e manipolativa. I risultati delle prime sei
scale danno origine al Quoziente Intellettivo Verbale, i punteggi delle ultime cinque
confluiscono nel Quoziente Intellettivo di Performance. La media di questi due indici
è il Quoziente Intellettivo Totale. Le differenze individuali nel Quoziente Intellettivo
possono dipendere sia da differenze genetiche sia da variabili ambientali-culturali.

-Gardner quante intelligenze teorizzo’ e a quale approcciò appartiene la sua teoria?


Gardner è noto per la teoria delle intelligenze multiple. Egli teorizzo’ l’esistenza di 7
intelligenze (Linguistica, Logico-Matematica,Spaziale Musicale,Corporeo-
cinestesica,Intrapersonale, Interpersonale) ciascuna delle quali caratterizzata da una
precisa e peculiare forma di creatività, diversificata a seconda dell’ambito di
applicazione e del contesto in cui si attiva.

- Chi è l’autore della Teoria della percezione diretta? Gibson. Egli è a favore
dell’elaborazione bottom up. Inoltre la percezione sarebbe “diretta” grazie ad un
“ordine interno” dello stimolo, il quale fornisce la “disponibilità” al suo
riconoscimento, che viene definita da Gibson come affordance.

-Quali sono gli errori attentivi di Norman e Reason? Norman ha proposto una teoria,
chiamata schema di attivazione-produzione, per spiegare quelle che Reason ha
definito cadute di attenzione. Primo tipo di errore (Errori contestuali e di descrizione)
Secondo tipo di errore (Lapsus di caduta ed errori per mancanza di attivazione dello
schema appropriato). Terzo tipo di errore (Errore di anticipazione)

- Quale autore ha portato a conoscenza del grande pubblico il concetto di


Intelligenza Emotiva? Goleman. Egli supero’ il tradizionale approccio all’intelligenza
come QI ed arricchendolo con le intelligenze multiple descritte da Gardner, identifica
i 5 ambiti fondamentali di: Conoscenza delle proprie emozioni;Controllo delle proprie
emozioni; Motivazione di se stessi; Riconoscimento delle emozioni altrui; Gestione
delle relazioni. L’intelligenza emotiva dipende in misura maggiore dai centri che
controllano le emozioni nelle parti subcorticali e più primitive dell’encefalo. Per
raggiungere un buon livello di intelligenza emotiva: Conoscenza delle proprie
emozioni (autoconsapevolezza): ‐ Controllo emotivo: Motivazione di se stessi:
Riconoscimento delle emozioni altrui (empatia, sintonizzazione con l’altro);Gestione
delle relazioni; Sedare la collera; Alleviare l’ansia; Sollevare la tristezza

Quale autore ha studiato i modelli cognitivi idealizzati? Lakoff .Gli individui


dispongono di modelli cognitivi idealizzati che, non essendo del tutto adeguati per
descrivere il mondo reale, vengono di volta in volta modificati per adattarsi a
circostanze particolari.

-Quali sono i test delle funzioni esecutive?


Test per la valutazione dell’efficienza cognitiva globale (Montreal Cognitive
Assessment (MoCA) e Test di secondo livello: per le capacità attentive e le funzioni
esecutive (Matrici attentive)
Quale autore ha studiato il condizionamento classico? Pavlov. Il paradigma teorico
a cui appartiene Pavlov è detto: S-R

Sentimenti ed emozioni sono differenti? Per sentimento si intende uno stato d' animo
ovvero una condizione cognitivo - affettiva che dura più a lungo delle emozioni e che
presenta una minore incisività rispetto alle passioni.

Chi è l’ideatore del sentimento classico ?

 TOP-DOWN: dall’alto verso il basso, modalità di elaborazione guidata dai


concetti, cioè basata sulle rappresentazioni contenute in memoria
 BOTTOM-UP: dal basso verso l’alto, modalità di elaborazione guidata dai dati
sensoriali, ovvero dalle singole parti dello stimolo
 LE FASI DEL PROBLEM SOLVING: FASE I – IDENTIFICARE IL PROBLEMA /
OBIETTIVO (Osservativa); FASE II – TROVARE LE SOLUZIONI (Creativa); FASE III
– VALUTARE E PIANIFICARE (Critico-realistica); FASE IV – METTERE IN PRATICA
(Esecutiva)
 AFASIA SENSORIALE: Wernicke
 AUTORE CHE HA TEORIZZATO COMPITI DI SELEZIONE: Wason
 AUTORE CHE HA TEORIZZATO TEORIE SU STEREOTIPI E PREGIUDIZI: Lipmann
 CONDIZIONAMENTO OPERANTE: Skinner
 ABILITA’ PRIMARIE: Thurstone nel 1938 propose una teoria secondo la quale
l’intelligenza sarebbe caratterizzata da un certo numero di fattori dominanti,
detti abilità mentali primarie. Esse sono: a) Comprensione verbale b)
Fluenza verbale c) Ragionamento induttivo d) Visualizzazione spaziale e)
Abilità numerica f) Memoria e velocità percettiva
 ATKINSON domanda su BOTTOM-UP (non ho capito la domanda)

-L’ETA’ IN CUI SI SOMMINISTRA IL WISC = 7-16 anni.

-LAD di Chomsky = Chomsky riteneva l’apprendimento possibile grazie ad un


dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio il LAD (Language Acquisition
Device) contenente una grammatica universale, in tal modo i bambini
strutturerebbero il linguaggio in modo creativo (a seconda dell’ambiente in cui essi
si trovano) e non, dunque, tramite l’imitazione degli adulti;

-E’ STATO IL MAGGIOR ESPONENTE DELLA TEORIA INNATISTA = Tomkins

-LE MASSIME CONVERSAZIONALI DI GRICE = sono 4. Massima della quantità ,


suggerisce che i partecipanti alla conversazione cerchino di non dire più di quanto
sia necessario; Massima della qualità , suggerisce che gli interlocutori facciano
affermazioni vere; Massima della relazione, si riferisce al fatto che gli interlocutori
cerchino di essere pertinenti; Massima del modo, suggerisce che gli interlocutori
cerchino di essere chiari ed evitare le ambiguità .

-LINGUAGGIO SECONDO BRUNER = Bruner sostiene che, se esiste un LAD, deve


esistere anche un LASS (Sistema di supporto per l’acquisizione del linguaggio) che
consente l’apprendimento del linguaggio grazie all’aiuto di un adulto, a
testimonianza del ruolo chiave dell’ambiente ai fini dello sviluppo linguistico. Bruner
si è basato sul concetto di zona di apprendimento prossimale di Vygotskij;
-MAGGIOR ESPONENTE DEL COMPORTAMETISMO = Watson

-MODELLO TRIARCHICO DI STERNBERG = il modello triarchico è costituito da 3 sub


teorie in grado di spiegare modelli specifici di comportamento intelligente umano.
1) Comportamento esperienziale intelligente: un comportamento contestualmente
appropriato non è ugualmente intelligente in riferimento a tutti i punti sul
continuum di esperienza con quel comportamento o classe di comportamenti. 2)
Comportamento contestuale intelligente: adattamento all’ambiente in cui
attualmente si trova l’individuo, la selezione di un ambiente più vicino a livello
ottimale rispetto a quello in cui attualmente vive e modificare l’ambiente attuale
per renderlo più adatto alle proprie caratteristiche, interessi o valori. 3)
Comportamento componenziale intelligente: capacità di pianificare ciò che si deve
fare, di come farle ecc. questa sub teoria quindi specifica le strutture e i meccanismi
sottostanti al comportamento intelligente, ovvero agli specifici componenti della
sequenza del processo di elaborazione dell’informazione si articola in tre differenti
tipi di componenti:

a) metacomponenti, ovvero le capacità di controllo dell’esecuzione di altre


componenti, come i processi di pianificazione, di visione strategica, le capacità di
anticipazione e di previsione

b) componente esecutiva, cioè l’insieme dei processi coinvolti nell’esecuzione dei


compiti, come la capacità di eseguire i piani, di recuperare le informazioni ecc. Le
componenti esecutive sono coinvolte in tutti gli stati del processo di soluzione dei
compiti

c) processi si acquisizione delle conoscenze, ovvero la capacità di apprendimento di


nuove informazioni e del loro immagazzinamento e trattamento nella memoria
opera selezionando le informazioni in modo tale da isolare esclusivamente quelle
rilevanti per il compito e di favorire la conservazione in maniera tale da renderne
facile il recupero e l’utilizzo per compiti successivi. Secondo la teoria triarchica,
ciascuna delle componenti presenta tre aspetti misurabili:

I. durata, ossia il tempo richiesto per eseguire quella componente

II. difficoltà , ovvero la probabilità di commettere un qualche errore di esecuzione


III. probabilità di esecuzione, cioè la probabilità che in una data situazione quella
componente

venga eseguita.

-PAVLOC CONDIZIONAMENTO, SKINNER RINFORZO, THORNDIKE PROVE ERRORI,


KNOLR INSIGHT =

Pavlov condizionamento classico;

Skinner rinforzo Positivo, negativo, a rapporto;

Thorndike, studiando l’animale che viene condizionato nella problem box, nota che
questi utilizza un particolare tipo di apprendimento che viene definito “per prove ed
errori”, quando l’animale cerca di capire quale sia la leva che fa scendere il cibo non
lo fa con cognizione di causa o con ragionamento, bensì si muove casualmente fino a
quando, in modo altrettanto casuale, non preme la leva giusta. Colpendo più volte,
casualmente, la leva giusta, crea in seguito un’associazione comprendendo il valore
di causa-effetto della leva-discesa del cibo, e comincia così a premerla
volontariamente;

Formula due leggi sulle quali si basa il condizionamento operante

- Legge dell’effetto: le azioni cui consegue una ricompensa tendono ad essere


ripetute, mentre le

azioni cui consegue una punizione o un effetto negativo tendono ad essere


soppresse;

- Legge dell’esercizio: l’apprendimento è graduale e migliora con la ripetizione delle


prove, ovvero

con l’esercizio. Comportamenti più spesso esercitati hanno maggiori probabilità di


essere impiegati in simili condizioni;

Kohler scoprì che spesso gli animali, così come gli uomini, non interagiscono
con il loro ambiente solo per prove ed errori, ma anche seguendo una specie
di intuizione che egli chiamò insight, ovvero una ristrutturazione creativa del
campo percettivo-cognitivo che presuppone la capacità di collegare insieme,
in modo unitario, elementi distribuiti e considerati (sino ad allora) isolati

-COS’E’ LA SALIVAZIONE?

è una risposta incondizionata RI (salivazione) data in presenza di uno stimolo


incondizionato SI ( cibo)

-CRITICHE ALLA TEORIA DELL’INNATISMO DEL LINGUAGGIO

i costruttivisti hanno messo in discussione le teorie di Chomsky, sostenendo che sì


esiste una predisposizione al linguaggio, ma non si può trascurare l’importanza
dell’ambiente nello sviluppo linguistico. Per cui, se è vero che esiste un LAD
(dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio) , allora deve esistere anche un
LASS (sistema di supporto per l’acquisizione della lingua) negli adulti, a
testimonianza del ruolo chiave dell’ambiente in cui è inserito il bambino, ai fini dello
sviluppo linguistico

-DEFINIZIONE DELL’OBLIO-PENSIERO PRODUTTIVO E RIPRODUTTIVO

OBLIO:L’oblio è il mancato momentaneo recupero dell’informazione codificata o la


perdita definitiva dell’informazione.

Pensiero riproduttivo: con il quale le conoscenze vengono utilizzate correttamente


ma senza essere creative

Pensiero produttivo: che è in grado di “creare” una soluzione nuova e di modificare


la struttura, percettiva o cognitiva, di un problema particolarmente importante
quando ci troviamo in una situazione complessa che non presenta possibilità di
soluzione immediata e che non consente l’uso di schemi di comportamento già
sperimentati.

-DEFINIZIONE DI INTELLIGENZA EMOTIVA GOLEMAN ( presente medesima


domanda)

-DEFINIZIONE DI PREGIUDIZIO

indica un giudizio precedente all’esperienza, emesso in assenza di dati sufficienti, e


per questo considerato errato, anche se l’errore non è conseguenza necessaria della
mancanza di dati.

-DEFINIZONE INTELLIGENZA EMOTIVA DI GOLEMAN

Goleman definisce l’intelligenza emotiva come la capacità di riconoscere i nostri


sentimenti e quelli degli altri, per motivare noi stessi e per gestire adeguatamente le
emozioni in noi stessi e nelle relazioni con gli altri

-Di chi è la teoria interazionista:

L'interazionismo simbolico è un approccio teorico sviluppatosi negli Stati Uniti


d'America, che costituisce una prosecuzione in sociologia e psicologia del pensiero
pragmatista di William James. ( trovato su google, in quanto non trovato nei vari
pdf)

-DI CHI E’ LA TEORIA CENTRALE DELLE EMOZIONI: teoria di Cannon-Bard

DI CHI E’ LA TEORIA INTERAZIONISTA? domanda già presente nel mio primo file

L'interazionismo simbolico è un approccio teorico sviluppatosi negli Stati Uniti


d'America, che costituisce una prosecuzione in sociologia e psicologia del pensiero
pragmatista di William James. ( trovato su google, in quanto non trovato nei vari
pdf)

-DISSOCIAZIONE

-DISTRESS

Ogni forza/evento/situazione che induce un cambiamento è uno stressor. VIENE


DEFINITO Distress: Se il cambiamento è negativo/svantaggioso per il soggetto.

-ELABORAZIONE PREATTENTIVA TREISMAN

l’attenzione può essere divisa in 4 componenti:


Processamento/elaborazione pre-attentivo/a (studi di Treisman)
- Non sempre l’elaborazione degli stimoli (il processamento) richiede
l’impiego di risorse attentive. Tutto ciò che viene rilevato senza l’intervento
dell’attenzione è detto processamento preattentivo;
- Grazie all’elaborazione pre-attentiva vengono estratte caratteristiche
dell’oggetto (colore, profondità, forma, movimento) prima che ad esse venga
prestata la dovuta attenzione;
- Tale elaborazione viene definita anche pop-out (effetto emergente): le
caratteristiche di una configurazione emergono spontaneamente e si
impongono al nostro sistema visivo, ad es. immagini in movimento o con
contenuti sessuali;
- Il processamento pre-attentivo avviene in maniera molto rapida e non
risente del numero di distrattori presenti, ovvero del numero di stimoli simili
presenti nel nostro campo percettivo. -EMOZIONI E SENTIMENTI

LE EMOZIONI
sono processi cognitivi complessi e multifattoriali con cambiamenti somatici,
comportamentali, fisici, cognitivi, composti da valutazione della situazione,
attivazione dell’organismo, espressioni e manifestazioni delle risposte
emotive, prontezza e preparazione dell’azione. L’insieme delle emozioni è
l’esperienza emotiva. Interessati sono il sistema limbico (giro cingolato
corticale, ippocampo, amigdala, talamo anteriore, corteccia), s.n.a. e
corteccia.

Classificazione delle emozioni – Loewenstein e Lerner


Loewenstein e Lerner distinguono due grandi classi di emozioni:
Emozioni attese: che maturano col tempo;
Emozioni immediate: che si verificano nell’immediato, ulteriormente suddivisibili
in:
- Emozioni anticipatorie: dovute alla presenza fisica di uno stimolo ed elicitate dal
dilemma decisionale, ad es. ansia generata dal conflitto;
- Emozioni incidentali: svincolate dall’oggetto, fanno riferimento allo stato d’animo
della persona

Ipotesi del marcatore somatico – Damasio


Propose una concezione dell’organismo di tipo unitario, secondo la quale occorreva
prevedere la mentalizzazione del corpo e la somatizzazione della mente;
Ha postulato l’esistenza di interazioni funzionali fra stati corporei e processi
cognitivi di alto livello mediate dai marcatori somatici;
Le emozioni
- Sono concepite come reazioni corporee agli stimoli ambientali;
- Vengono catalogate come piacevoli o spiacevoli;
- Vengono inviate alla corteccia orbitofrontale dove vengono associate con altre
rappresentazioni che veicolano informazioni sul contesto ambientale;
In questo modo le reazioni emotive diventano dei marcatori somatici che possono
venire riattivati qualora l’organismo si trovi di fronte a situazioni simili a quelle che
hanno provocato la loro formazione;
Quando un marcatore somatico è negativo, funziona come un campanello d’allarme
che ci avverte che è meglio evitare quella decisione, mentre quando è positivo ci
incentiva verso quella determinata azione;
Egli distingue fra l’emozione e il sentimento (che consente la percezione
consapevole delle emozioni);
Attua una distinzione fra emozioni primarie (risposte innate, spontanee e
precodificate dell’organismo agli stimoli ambientaligioia, tristezza, collera, paura e
disgusto) e secondarie (connesse con l’apprendimento e con l’esperienza
personalecolpa, vergogna, orgoglio).

Teorie processi cognitivi


Whorf strutturalismo Atomo psichico introspezione
Titchner Li definisce strutturalisti
Ebbinghaus Apprendimento memo
James Funzionalismo Adattamento ambiente
Watson Comportamentismo S-R scatola nera condizionamento
Pavlov e Skinner
Gesell Maturazionismo
Wherteimer Gestalt
Piaget Costruttivismo Senso motorio: modificazione
riflessi
Reaz circo
primarie
Reaz circo 2arie
Coordinaz schemi
2ari
Reaz circo
terziaria
Invenz. mezzi
nuovi
Preoperazionale: egocentrismo,
rigidità pensiero
ragio semilogico
cogn. sociale
limitata
Operaz concrete
Operazioni formali

CIRCUITO DI PAPEZ: Papez elabora una teoria detta a due vie:1)corticale che
coinvolge l’aera visiva e grazie alla quale si ha una percezione conscia dell’evento
osservato; 2) via subcorticale in cui avviene l’elaborazione emotiva dell’evento
osservato in cui vengono attivati meccanismi che permettono una accurata
regolazione delle emozioni. Il circuito è formato da ippocampo talamo e corteccia, a
cui successivamente viene integrata anche l’amigdala.

COMPONENTI BIOLOGICHE DELLE EMOZIONI: Le strutture anatomiche che sono più


strettamente implicate nella comprensione e produzione di comportamenti emotivi
sono situate nel sistema limbico, formato da talamo, amigdala e ippocampo. In
generale possiamo dire che vi è una maggiore implicazione dell’emisfero sinistro
nell’integrazione di emozioni positive e dell’emisfero dentro per quelle negative.
Viene coinvolto anche il S.N.A. il quale ha il compito di attivare risposte di
sopravvivenza alle minacce.

INTELLIGENZA EMOTIVA: è la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli


altri, per gestirle adeguatamente in noi stessi e nelle relazioni con gli altri. Essa
dipende dai centri che controllano le emozioni nelle parti più primitive del cervello.

IL DOPPIO CODICE: Pavio sostiene l’esistenza di 2 sistemi distinti per codificare


l’informazione appresa: 1)IMAGES che viene attivato nell’esplorazione di scene o
immagini mentali 2) LOGOGENS coinvolto invece nella componente verbale. Questa
teoria prevede che i 2 sistemi siano interconnessi ciò ci consente di visualizzare gli
oggetti nominati e nominare gli oggetti che vediamo.
AREA DI BROCA: Broca grazie alle sue ricerche riuscì a formulare nel 1864 uno dei
principi più famosi relativi al linguaggio ossia che l’area deputata alla capacità di
esprimersi verbalmente si trova nell’emisfero sinistro, più precisamente nella parte
posteriore della terza circumvoluzione, il cui danno causa un’alterazione
nell’articolazione del linguaggio.

INSIGHT: l’insight è un’approccio alla risoluzione dei problemi definito “per prove ed
errori”. La soluzione corretta in questo caso si comprende all’improvviso come
conseguenza di una ristrutturazione cognitivo percettiva della situazione
problematica alla quale si determina una riorganizzazione delle componenti del
problema stesso.

MODELLO DI INTELLIGENZA DI STERNBERG: Sternberg propone il modello triadico


costituito da 2 subteorie in grado dispiegare il comportamento intelligente umano:
1)comportamento esperienziale umano secondo cui l’intelligenza si manifesta
meglio quando l’individuo deve affrontare un problema; 2)comportamento
contestuale umano che riguarda la capacità di adattarsi all’ambiente; 3)
comportamento componenziale umanoin cui vengono specificate le strutture e i
meccanismi sottostati il processo di elaborazione di un problema che a sua volta si
costituisce di 2 componenti: METACOMPONENTI(capacità di controllo
dell’esecuzione) COMPONENTE ESECUTIVE e PROCESSI DI ACQUISIZIONE DI NUOVE
COMPETENZE

ESPERTISE: riguarda i dominio della conoscenza di un determinato campo. Questo


dipende soprattutto dal livello dell’individuo, ma anche dal contesto culturale e
storicoall’interno del quale questo dominio trova espressione.
Domande:

Modello dell’intelligenza di Sternberg: Sternberg propone il modello triarchico e affronta l’analisi


dell’intelligenza non da un punto di vista strutturale mediante l’individuazione di fattori, ma da un
punto di vista procedurale, attraverso l’individuazione e l’analisi dei comportamenti. Individua 3 tipi
di comportamenti: 1. COMPORTAMENTO ESPERIENZALE INTELLIGENTE, basato sull’esperienza; 2.
COMPORTAMENTO CONTESTUALE INTELLIGENTE, basato sull’adattamento all’ambiente; 3.
COMPORTAMENTO COMPONENZIALE INTELLIGENTE, basato su 3 tipi di componenti che sono: 1.
METACOMPONENTI, ovvero il controllo di altre componenti; 2. COMPONENTE ESECUTIVA, ovvero i
processi coinvolti nell’esecuzione dei compiti; e 3. PROCESSI DI ACQUISIZIONE DELLE CONOSCENZE,
ovvero le capacità di apprendimento. Secondo la teoria triarchica, ciascuna delle componenti
presenta 3 aspetti misurabili, ovvero la durata, la difficoltà e la probabilità di esecuzione.
Intelligenza emotiva, cos’è e di cosa si compone: l’intelligenza emotiva è stata ampliamente
argomentata da Goleman, il quale la descrive individuando 5 importanti elementi: la capacità di
riconoscere le proprie emozioni; la capacità di gestire le emozioni; la motivazione di sé; la capacità
di riconoscere le emozioni altrui; la gestione delle relazioni. Le prime tre componenti (emozioni
proprie, capacità di gestione delle emozioni, motivazione di sé) fanno riferimento
all’autoconsapevolezza, mentre le restanti due (riconoscimento delle emozioni altrui, gestione delle
relazioni) sono legate alla vita sociale.

Teorie di Papez e LeDoux: La teoria di Papez, che si sviluppa direttamente da quella di Cannon-Bard,
cerca di dare una definizione più specifica della struttura e della funzione del sistema limbico. In
particolare Papez elabora una teoria detta “a due vie”. Troviamo, dunque, la via corticale e la via
sub-corticale. La prima è legata all’elaborazione cognitiva, in particolare in questa via viene coinvolta
in maniera intensa l’area visiva, e quindi si ha una percezione conscia dell’evento osservato. Mentre
la via sub-corticale è legata all’emozione emotiva. In questa via vengono anche attuati dei
meccanismi di feedback che permettono un’accurata regolazione delle emozioni. Inoltre Papez, per
confermare la sua teoria ha definito il cosidetto “Circuito di Papez”, che è l’insieme delle aree
cerebrali che elaborano gli stimoli emotivi. È un’asse formato da: talamo anteriore e ipotalamo, giro
cingolato, corteccia e ippocampo.
Mentre la Teoria di LeDoux, rappresenta un rafforzamento della teoria di Papez. Infatti, grazie ai
suoi studi ha individuato un’area del cervello che ricopre un ruolo centrale per quanto riguarda
l’elaborazione delle emozioni, in particolare della paura. Quest’area è l’amigdala, che viene
considerata la sede dell’elaborazione inconscia degli stimoli visivi che ci arrivano dall’esterno.
Modello cognitivo-attivazionale delle emozioni (o teoria bifattoriale): con la nascita del cognitivismo le
emozioni divennero il risultato dei processi cognitivi e non più risposte fisiologiche. Con questo si vennero a
creare una serie di revisioni delle ipotesi di James-Lang, tra cui troviamo l’ipotesi di Schachter. Schachter
sostiene una concezione psicologica delle emozioni attraverso la teoria cognitivo-attivazionale o teoria dei
due fattori. Secondo questo autore l’emozione è il risultato di due componenti distinte: 1. Componente di
attivazione fisiologica dell’organismo (arousal); 2. Componente cognitiva di percezione dello stato di
attivazione fisiologica. Inoltre, in questa teoria vengono individuate 2 modalità con cui un’emozione ha
origine: 1. Tipica (vita quotidiana), che è un processo rapido e quasi non consapevole, composto da:
valutazione della situazione, percezione, attivazione e attribuzione causale. 2. Arousal non spiegato, che è un
processo maggiormente consapevole e deliberato di attribuzione causale del proprio arousal a un
determinato evento.
Sensazione e percezione: I filosofi sono stati i primi a trattare la percezione e la considerano come
l’esperienza di avere consapevolezza riguardo qualcosa, mentre gli psicologi come l’elaborazione
dei dati sensoriali. La percezione è un processo psicologico automatico che favorisce
l’organizzazione coerente e la sintesi delle nostre sensazioni, dando senso ai dati raccolti dalla realtà.
Bisogna distinguere tra sensazione e percezione. La sensazione è l’insieme degli effetti del contatto
dei nostri recettori sensoriali con i segnali che provengono dall’esterno. Mentre la percezione è
l’organizzazione dei dati sensoriali, il prodotto finale di un processo di elaborazione mentale.
Gardner e la teoria delle intelligenze multiple: Gardner sostiene la presenza di diverse abilità
dell’intelligenza, ovvero linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporea-cinestetica,
personale e interpersonale. Secondo la teoria di Gardner, l’intelligenza è caratterizzata dalla
modularità. Egli ritiene che le diverse abilità intellettive si riferiscono a dei moduli costituiti da un
insieme di processi che lavorano indipendentemente e le diverse intelligenze sono governate da
attività in regioni diverse del cervello.
Pensiero produttivo e riproduttivo: La psicologia della Gestalt distingue due tipi di pensiero,
pensiero riproduttivo e pensiero produttivo. Con il primo, le conoscenze vengono utilizzate
correttamente ma senza essere creative. Mentre il pensiero produttivo è in grado di “creare” una
soluzione nuova e di modificare la struttura, percettiva o cognitiva, pre-esistente. Inoltre il pensiero
produttivo analizza il pensiero che consente di risolvere problemi.

Spiegazione di pensiero prevenuto, nevrotico e psicotico: Esistono diverse tipologie di pensiero,


tra cui troviamo il pensiero prevenuto, nevrotico e psicotico. Il pensiero prevenuto è costituito dalla
credenza e dall’oggetto della credenza, si esprime in stereotipi e pregiudizi; il pensiero nevrotico è
costituito dalla presenza massima di meccanismi difensivi primitivi e irrazionalità; infine, il pensiero
psicotico è costituito dalla deviazione del pensiero logico, deviazione così evidente da giustificare la
sua delimitazione al campo strettamente patologico.
Spiegare l’insight di kohler e spiegare l’esperimento: Spesso i problemi vengono affrontati con un
approccio chiamato “per prove ed errori” e in questo modo solo alcune volte gli individui riescono
a trovare la soluzione alla soluzione problematica. E una soluzione diversa a questo approccio è la
“soluzione di problemi per Insight” introdotto da Kohler. Esso si basa su un approccio creativo, sulla
capacità del solutore di cogliere nella situazione elementi nuovi e nuove relazioni tra gli elementi
del problema. La soluzione corretta, si comprende all’improvviso come conclusione di un pensiero
produttivo, senza ricorrere a strategie già utilizzate. ( Metcalfe e Wiebe hanno dimostrato
sperimentalmente l’esistenza di questa differenza, documentando come i problemi che richiedono una
soluzione creativa vengano risolti all’improvviso. Hanno valutato che i soggetti quando affrontano problemi
che possono essere risolti in maniera graduale, sono in grado di valutare i progressi che stanno svolgendo
verso la soluzione del compito. Altrettanto non riescono a fare quando sono posti di fronte a problemi che
potranno essere risolti solo con insight. Gli autori hanno inoltre studiato l’abilità degli individui a valutare le
loro capacità di soluzione dei problemi sulla base della stima delle conoscenze che ritengono di possedere
per affrontare con successo i problemi. Misurano cioè la sensazione di conoscenza. Osservarono che i
partecipanti erano molto accurati nel fornire stime in riferimento a problemi risolvibili senza insight, mentre
erano imprecisi nella valutazione di problemi per insight. Gli individui essendo consapevoli delle procedure
che possono essere utilizzate nei problemi che richiedono un processo di avvicinamento alla soluzione,
possono prevedere accuratamente se sono capaci o meno di risolvere i problemi sulla base delle conoscenze
possedute. Ciò non è possibile nei problemi la cui soluzione si manifesta all’improvviso.)
Pensiero in psicologia dei processi cognitivi: In psicologia dei processi cognitivi possiamo
contraddistinguere varie tipologie di pensiero tra i diversi autori. Secondo la Psicologia della Gestalt
il pensiero si distingue in pensiero riproduttivo e pensiero produttivo. Il primo è il pensiero con il
quale le conoscenze vengono utilizzate correttamente ma senza essere creative; mentre il pensiero
produttivo è in grado di “creare” una soluzione nuova e di modificare la struttura, percettiva o
cognitiva, pre-esistente. Guilford, invece, distingue pensiero divergente e pensiero convergente. Il
pensiero divergente è quel tipo di pensiero che ha la caratteristica di dividere i fenomeni per cogliere
alternative di significato e di uso degli stessi concetti ed oggetti; mentre il pensiero convergente è
quel tipo di pensiero che analizza e scopre gli elementi comuni e associabili fra loro nel portare verso
una sola direzione la soluzione. Un’altra tipo di distinzione è tra pensiero realistico e pensiero
autistico proposto da Blueler. Il pensiero realistico riguarda la capacità di essere in comunicazione
con sé stesso, con gli altri e con il mondo esterno; mentre il pensiero autistico è un tipo di pensiero
completamente egocentrico e caratterizzato dal completo o quasi completo distacco della realtà.
Infine, Freud fu il primo ad occuparsi del pensiero onirico, infatti, il sogno è una forma particolare di
pensiero in cui non ci sembra di pensare ma di vivere, accettando in buona fede delle allucinazioni.
Pensiero convergente e divergente: Guilford nel contesto del pensiero distingue tra pensiero
divergente e pensiero convergente. Il pensiero divergente è quel tipo di pensiero che ha la
caratteristica di dividere i fenomeni per cogliere alternative di significato e di uso degli stessi concetti
ed oggetti; mentre il pensiero convergente è quel tipo di pensiero che analizza e scopre gli elementi
comuni e associabili fra loro nel portare verso una sola direzione la soluzione.
I marcatori somatici: L’ipotesi del marcatore somatico estende la teoria di James-Lange sull’origine
somatica delle emozioni. Secondo Damasio le emozioni nascono dalla percezione dei mutamenti
degli stati corporei che costituiscono le reazioni primarie agli stimoli emotigeni. Queste reazioni
rimangono poi associate alle rappresentazioni degli stimoli stessi, diventandone marcatori somatici
che possono poi venire riattivati in presenza di situazioni simili a quelle che li hanno originati.
Quando un marcatore somatico è negativo, funziona come un campanello d’allarme, mentre
quando è positivo, ci incentiva.

Le componenti neurobiologiche delle emozioni: Le strutture anatomiche più strettamente


implicate nella produzione dei comportamenti emotivi sono situate nel sistema limbico. Esso è
costituito da un gruppo di strutture neurologiche situate tra il tronco encefalico e la corteccia
cerebrale. Oltre alle funzioni emotive, il sistema limbico è utile per molte altre attività cerebrali.
Infatti, ha un ruolo chiave nell’apprendimento e nella memoria. Poi troviamo l’amigdala che
rappresenta l’archivio della memoria emozionale del nostro cervello, definito anche come centro
neurale della paura. Lesioni all’amigdala provocano danni sulle abilità di riconoscere le espressioni
emozionali del volto, riportando deficit associati a paura, rabbia, tristezza e disgusto. Infine,
troviamo l’ipotalamo che è forse la parte più importante del sistema limbico. Esso funziona come
un anello di congiunzione tra il sistema nervoso e il sistema endocrino. Regolando dunque una
complessa attività ormonale, è anche strettamente legato alla manifestazione psicofisiologica delle
emozioni.
Approccio unitario e multiplo allo studio dell’intelligenza: Le teorie scientifiche dell’intelligenza ( o
teorie esplicite) distinguono due tipi di approcci: l’approccio unitario (di cui fanno parte le teorie
strutturaliste di tipo psicometrico e le teorie unitarie globali maturative, come la teoria di Piaget e
le teorie fattoriali di Spearman) e l’approccio multiplo (di cui fanno parte la teoria delle intelligenze
multiple di H. Gardner e la teoria Triarchica dell’intelligenza di R. Sternberg).

Per quanto riguarda le teorie dell’approccio unitario, Piaget identifica l’intelligenza come la capacità
crescente che ha la mente di ragionare su entità astratte e sull’adattamento. L’adattamento è la
modalità con cui ci “adattiamo” all’ambiente quando entriamo in contrasto con esso, e secondo
Piaget esso avviene attraverso due diversi atteggiamenti: 1. Lo sviluppo dell’individuo avviene
attraverso l’assimilazione di stimoli dall’ambiente; 2. Quando non assimiliamo, si verifica
l’accomodamento, e l’individuo modifica le sue strutture interne per adattarsi all’ambiente. Lo
sviluppo dell’intelligenza, secondo Piaget, corrisponde allo sviluppo della capacità di pensare
logicamente e procede da ciò che è concreto a ciò che è astratto.
Secondo, invece, Spearman l’intelligenza è un’entità unica, che dipende da un fattore generale
(detto fattore G) che riguarda tutte le prestazioni cognitive e da un insieme di fattori specifici (detti
fattore S) responsabili dell’esecuzione di una specifica abilità mentale che egli chiamò FATTORE X.
Mentre per le teorie dell’approccio multiplo troviamo la teoria delle intelligenze multiple di Gardner
che sostiene la presenza di diverse abilitò dell’intelligenza, ovvero: linguistica, musicale, logico-
matematica, spaziale, corporea-cinestetica, personale e interpersonale. E secondo la sua teoria
l’intelligenza è caratterizzata dalla modularità. Infatti, egli ritiene che le diverse abilità intellettive si
riferiscono a dei moduli costituiti da un insieme di processi che lavorano indipendentemente e le
diverse intelligenze sono governate da attività in regioni diverse del cervello. Infine troviamo il
modello triarchico proposto da Sternberg che affronta l’analisi dell’intelligenza non da un punto di
vista strutturale mediante l’individuazione di fattori, ma da un punto di vista procedurale, attraverso
l’individuazione e l’analisi dei comportamenti. Individua 3 tipi di comportamenti: 1.
COMPORTAMENTO ESPERIENZALE INTELLIGENTE, basato sull’esperienza; 2. COMPORTAMENTO
CONTESTUALE INTELLIGENTE, basato sull’adattamento all’ambiente; 3. COMPORTAMENTO
COMPONENZIALE INTELLIGENTE, basato su 3 tipi di componenti che sono: 1. METACOMPONENTI,
ovvero il controllo di altre componenti; 2. COMPONENTE ESECUTIVA, ovvero i processi coinvolti
nell’esecuzione dei compiti; e 3. PROCESSI DI ACQUISIZIONE DELLE CONOSCENZE, ovvero le capacità
di apprendimento. Secondo la teoria triarchica, ciascuna delle componenti presenta 3 aspetti
misurabili, ovvero la durata, la difficoltà e la probabilità di esecuzione.
La creatività: La creatività ha a che fare con la produzione di prodotti nuovi e socialmente utili. In
questo contesto troviamo varie teorie. Secondo la teoria associazionista l’apprendimento è
associazione tra le cose. Infatti, gli associazionisti credono che agli oggetti vengano associate
molteplici risposte le quali sono strutturate in maniera gerarchica. Queste risposte corrispondono
alle azioni che noi riteniamo possibili in relazione all’oggetto considerato.
Koestler ha proposto un altro meccanismo volto a spiegare il processo creativo. Ciò che spessi si
dimostra necessario è una relazione che era stata trascurata precedentemente, e il processo che ci
porta a percepire la connessione tra idee in precedenza prive di rapporti reciproci è stato chiamato
da Koestler bisociazione.
Secondo Maier, la creatività dipende dalla capacità dell’individuo di interagire in maniera flessibile
con l’ambiente. Se l’integrazione è rigida, inflessibile e stereotipata, allora si può dire che l’individuo
si comporta in maniera meno creativa di colui che dimostra una maggiore flessibilità.
Getzels, ha osservato che la capacità di scoprire problemi può essere fatto con tre dimensioni: il
modo in cui il problema viene formulato, il metodo usato per risolvere il problema e la soluzione
stessa.
Mackworth, invece, è stato il primo a distinguere tra capacità di risolvere un problema, la quale
dipende dalla scelta tra programmi o regole mentali già esistenti, e la capacità di scoprire un
problema, la quale ha a che fare con il riconoscimento del bisogno di un nuovo programma e
dipende dalla scelta tra quelli che sono i programmi esistenti e quelli che ci si aspetta siano i
programmi futuri.
Inoltre, in questo contesto troviamo la scala di valori di Allport, Vernon e Lindzey che è stata uno
dei test utilizzati per scoprire se gli individui creativi sono più o meno diversi. Questo test ha 6
categorie di valore: valore teoretico, economico, estetico, sociale, politico e religioso.
Mentre secondo Campbell, il pensiero creativo può essere inteso come una sorta di variazione cieca
ad un livello simbolico.
Infine, troviamo Simonton che ha sottolineato tre punti chiave, ovvero: le soluzioni creative ai
problemi richiedono un processo di variazione; le variazioni sono selezionate sulla base di un
insieme di criteri; e, infine, le variazioni che soddisfano i criteri vengono conservate.
La creatività: Koestler ha proposto un altro meccanismo volto a spiegare il processo creativo. Ciò
che spessi si dimostra necessario è una relazione che era stata trascurata precedentemente, e il
processo che ci porta a percepire la connessione tra idee in precedenza prive di rapporti reciproci è
stato chiamato da Koestler bisociazione.
In questo contesto troviamo anche il Brainstorming, che è il mezzo più efficace per stimolare
l’atteggiamento creativo. Consiste in sedute strutturate in cui si favorisce, per tutti i partecipanti, la
possibilità di lasciare il cervello libero di creare idee, immagini e collegamenti. Le regole del
brainstorming sono: che tutto è possibile; non valutare, non giudicare, non criticare, non analizzare;
non escludere niente; tutti sono uguali.
Infine, troviamo anche la Soluzione del problema per insight.
Intervista neuropsicologica: essa non può avere una forma rigida e fissa, è strutturata per aree di
approfondimento. Inoltre, se è possibile va effettuata attraverso il colloquio diretto con il paziente, e se è
necessario va eseguito un secondo colloquio. L’intervista va effettuata anche ad un familiare, poiché bisogna
tener conto anche di quello che dicono i parenti, ed è un momento essenziale alla valutazione
neuropsicologica. Nel corso dell’intervista neuropsicologica bisogna mettere il paziente in condizioni
confortevoli ed a proprio agio, bisogna ridurre al minimo i dettagli irrilevanti; ottenere un resoconto
dettagliato dei disturbi con le parole stesse del paziente; scendere nei dettagli riguardo a fattori specifici che
possono essere significativi; cercare di capire quello che il paziente vuole dire con le sue parole; bisogna
cercare di evitare ambiguità; e infine stare attenti a non suggerire al paziente sintomi o diagnosi. Lo scopo
dell’intervista neuropsicologica è quello di rilevare le motivazioni della valutazione o la storia personale, la
descrizione soggettiva dei disturbi cognitivi e iniziare a costruire una collaborazione.
Differenze tra la teoria psicoevoluzionistica e la teoria costruttivistica: Per quanto riguarda le teorie
psicoevoluzionistiche possiamo affermare che intorno agli anni 60 Tomkins riprende il pensiero di Charles
Darwin e conia una concezione psicoevoluzionista delle emozioni. Le emozioni sono strettamente associate
alla realizzazione di scopi universali, connessi alla sopravvivenza dell’individuo e della specie, come ad
esempio la fuga per la protezione di sé in relazione alla paura, l’accoppiarsi per la riproduzione in relazione
all’amore. I suoi allievi, Erkman e Izard, hanno dato particolare sviluppo a questa prospettiva teorica con la
tesi innatista dell’espressione facciale delle emozioni, che rafforza l’ipotesi dell’esistenza delle emozioni
primarie (gioia, collera, paura, disgusto, tristezza, sorpresa, disprezzo). Le altre emozioni sono considerate
miste o secondarie o complesse (miscela di diverse emozioni primarie discrete). Le teorie
psicoevoluzionistiche presuppongono una concezione categoriale delle emozioni, intese come categorie
distinte e separate. Nell'approccio psicoevoluzionistico, le emozioni primarie sono descritte come processi
neurofisiologici unitari e precodificati, geneticamente predeterminati, che non possono essere scomposti e
che non possono essere modificati una volta attivati. Sono totalità ben definite e categorie chiuse, non
ulteriormente analizzabili, fra loro separate. Secondo la concezione categoriale di Paul Ekman, per quanto
riguarda le emozioni primarie e fondamentali dell'uomo, le sei principali dimensioni emotive sono: rabbia,
disgusto, gioia, sorpresa, paura e tristezza. Egli sostiene che le espressioni facciali per queste sei dimensioni
sono universali, riconosciute da tutte le culture del mondo, da quelle più avanzate a quelle più arretrate,
comprese quelle non influenzate dal progresso. Esistono anche le emozioni secondarie che non sono così
facilmente identificabili come quelle primarie, come ad esempio la collera, la vergogna, il senso di colpa,
l'orgoglio, l'invidia; esse sono emozioni derivate che dipenderebbero maggiormente dalla cultura e
dall'apprendimento. Un altro studioso rappresentativo delle teorie psicoevoluzionistiche è Izard, il quale ha
proposto la teoria delle emozioni differenziali o discrete, secondo cui gli esseri umani possiedono un
repertorio pre-programmato di emozioni di base con un alto valore adattivo e funzionale alla sopravvivenza
della specie, indipendentemente dall'attività cognitiva. Ciò però non significa che la cultura non giochi
anch’essa un ruolo importante. Come largamente dimostrato da Paul Ekman esistono una serie di “display
rules”, regole di esibizione culturalmente apprese che prescrivono come manifestare le espressioni emotive
in base al contesto sociale: intensificandole, attenuandole, inibendole o mascherandole.

Teoria costruttivistica: Averill, Harrè e Mandler propongono una teoria costruttivistica secondo cui le
emozioni sono prodotti prevalentemente culturali e sociali. Sono più utili a regolare le interazioni che a
salvaguardare la sopravvivenza biologica dell'organismo come invece accade nella prospettiva psico-
evoluzionistica. Hanno origine dalle pratiche sociali e dalla condivisione di specifici sistemi di credenze e valori
per cui ogni cultura ha una sua caratterizzazione emotiva. Le emozioni sono sindromi rappresentati da ruoli
sociali transitori e in quanto disposizioni momentanee si manifestano secondo precise regole. Particolari tipi
di emozioni come gli script (assimilazione di valori e credenze, apprendimento delle regole delle emozioni),
orientano la cognizione, la condotta e la natura prescrittiva delle emozioni, che comprende un sistema
culturalmente prescritto di risposte e condotte adottate in un determinato contesto (determinismo
culturale). Pongono in rilievo le funzioni socioculturali delle emozioni, conferendo un significato funzionale
di un’emozione in riferimento al contesto socio-culturale. Il limite è che le emozioni sono riconducibili a
semplici abitudini sociali, negando loro il valore soggettivo nell'esperienza personale dell'individuo. Le
emozioni sono pertanto intesi come processi elaborati e multifattoriali, caratterizzati dalla valutazione della
situazione, dall'attivazione dell’organismo, dall'espressione e manifestazione delle risposte emotive, dalla
prontezza e preparazione all’azione. Per la loro elaborazione complessa è opportuno parlare di esperienza
emotiva. Particolare importanza assume in questo ambito il processo di valutazione dell'evento, ossia le
emozioni sono associate agli interessi dell'individuo in un processo di mediazione tra evento ed interessi.
Caratteristiche del linguaggio, citare almeno due autori: Il linguaggio è la capacità di utilizzare un
codice per esprimere i propri pensieri e comprenderli, per comunicare e rappresentare il mondo. Si
può affermare anche che insieme alla nascita del linguaggio si sono evolute nell’uomo aspetti
anatomici e cognitivi per la produzione e la comprensione. Il linguaggio è caratterizzato da differenti
componenti, ognuna di queste utile sia in caso di comprensione del linguaggio, sia in caso di
produzione di linguaggio. Le componenti del linguaggio sono: la fonetica (analizza e classifica i suoni
prodotti e percepiti dagli esseri umani dal punto di vista fisico) e fonologia (che studia il modo in cui
i suoni si comportano sistematicamente in una data lingua); la semantica (che studia il significato
delle parole); la morfologia (che studia la struttura della forma delle parole, esempio coniugazione
del verbo); la sintassi (che studia le regole che le parole seguono per formare le frasi di una lingua);
il lessico (che riguarda il vocabolario); la pragmatica (che studia la funzione comunicativa del
linguaggio e il modo in cui le persone usano il linguaggio nelle interazioni sociali); e infine le
metacomponenti (che sono le conoscenze che ognuno ha sulle varie componenti del linguaggio).
Inoltre, nel dibattito teorico sul linguaggio si sono contrapposte diverse teorie. Lo scontro principale
è tra le teorie empiriste e le teorie innatiste. Per quanto riguarda le teorie empiriste, tra cui quella
di Skinner, sostengono che il linguaggio si sviluppa a partire dagli stimoli che il bambino riceve fin
dalla sua prima infanzia. Quindi lo sviluppo dipende dalle associazioni stimolo-risposta rinforzate nel
tempo. Mentre per le teorie innatiste esse trovano, invece, come massimo esponente Chomsky, che
ipotizza l’esistenza di un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio, detto LAD (language
acquisition device). In pratica i bambini hanno un innato programma biologico con una grammatica
universale, e non apprendono il linguaggio dagli adulti per imitazione, ma lo cominciano a imparare
grazie a questo programma innato e lo strutturano in modo creativo a seconda dell’ambiente in cui
si trovano.
La valutazione neuropsicologica: La valutazione neuropsicologica consiste in un esame che fornisce
informazioni sul comportamento, la personalità, le capacità cognitive, le abilità apprese e il
potenziale riabilitativo di persone che hanno subito una lesione cerebrale. Il suo obiettivo è quello
di rilevare le manifestazioni comportamentali delle funzioni cerebrali, sia in pazienti sani che lesi. La
valutazione neuropsicologica può essere usata come strumento diagnostico e prognostico, per
pianificare l’assistenza e un progetto riabilitativo, in sede legale o assicurativa. L’esame tiene conto
di 3 dimensioni del comportamento, ovvero: la cognizione, le funzioni esecutive e le emozioni. Gli
strumenti della VNP sono: le interviste; l’osservazione; la valutazione clinica; e la somministrazione
di test standardizzati. Inoltre, l’esame neuropsicologico sarà preceduto da una preliminare
consultazione circa le condizioni mediche generali, le relazioni cliniche e i referti neuroradiologici
strumentali.
Lo stress e i suoi effetti sociali: Selye definisce lo stress come una risposta adattiva, utile e
necessaria messa a punto dall’evoluzione; una reazione che coinvolge tutto l’organismo, cioè tutte
le componenti necessarie ad attivare una risposta, che si attiva di fronte a situazioni valutate come
potenzialmente minacciose. In pratica lo stress è una reazione aspecifica dell’organismo ad alcune
sollecitazioni provenienti dall’esterno. Viene definito come sindrome generale di adattamento, e
rappresenta la capacità dell’organismo di adeguarsi alle pressioni ambientali, con l’obiettivo di
sopportarle e superarle. Ogni forza, evento e/o situazione che induce un cambiamento e uno stato
di stress viene detto stressor. Esistono due tipi di stressor: l’eustress, se il cambiamento è
positivo/vantaggioso per il soggetto; e il distress, se il cambiamento è negativo/svantaggioso per il
soggetto. Inoltre possiamo dire che il termine stress è entrato nel linguaggio psicologico intorno agli
anni 50, per indicare lo stato di tensione interna provato da individui esposti a situazioni negative
acute o prolungate. Per di più possiamo affermare che lo stress sarebbe all’origine delle malattie
coronariche e cardio-vascolari, delle ulcere allo stomaco, depressione nervosa ed altre patologie.
Oltre a ciò, in alcuni paesi lo stress può essere addirittura mortale. Infatti, è una malattia temibile,
provocata da esaurimento fisico e nervoso causato dal lavoro. Colpisce i lavoratori modello che
lavorano 24 ore su 24, eccessivamente coinvolti nei loro compiti, e che ad un certo punto
sprofondano nell’apatia fino addirittura, in alcuni casi, alla morte. Il prezzo pagato a causa dello
stress è molto alto; a partire dalle cure mediche, l’assenteismo sul lavoro e per il calo della
produttività. In realtà le figure professionali più stancanti e stressanti non sono i manager o gli
uomini d’affare come si sente spesso dire, ma quelle inserite in un ambiente rumoroso, ripetitivo
ed anche quei mestieri ad elevato coinvolgimento emotivo, come gli infermieri, gli insegnanti etc…
In riferimento a ciò possiamo parlare anche del burnout, che viene definito come sindrome da
esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e di ridotta realizzazione personale che insorge negli
individui che operano a contatto con altre persone. L’esaurimento emotivo rinvia al fatto che la
persona è “svuotata nervosamente”, cioè ha perso qualunque entusiasmo, non è più motivata dal
proprio lavoro. Esso è associato a fattori di tensione psicologica, di ansia e di fatica fisica. La
depersonalizzazione corrisponde a degli atteggiamenti negativi e cinici verso i clienti o i pazienti.
Mentre con la realizzazione personale ridotta, l’individuo valuta se stesso in modo negativo.
Teoria di Gibson: la teoria della percezione diretta di Gibson è una teoria che va a favore
dell’elaborazione bottom-up (dal basso verso l’alto), ovvero secondo questa elaborazione la
percezione parte dal dato sensoriale, che viene usato per creare un concetto. Secondo questa teoria
ogni stimolo possiede informazioni sensoriali sufficientemente specifiche da renderne possibile il
riconoscimento senza l’intervento dei processi cognitivi superiori. Non essendo, quindi, interessati
tali processi cognitivi, la percezione sarebbe “diretta” grazie ad un “ordine interno” dello stimolo.
L’ordine interno dà allo stimolo una diretta “disponibilità” al suo riconoscimento, che viene definita
da Gibson come “affordance”, che però non è costituita solo da caratteristiche fisiche dell’oggetto,
ma anche dallo stato psicologico e fisiologico dell’osservatore. Una delle principali critiche a questa
teoria è data dalla percezione delle illusioni ottiche, che non permettono una percezione di tipo
diretto, se non erronea e fuorviante. Tuttavia, Gibson si difende da questa critica sostenendo che le
illusioni ottiche sono un fenomeno quasi esclusivamente da laboratorio e che questa teoria funziona
solo in contesti naturali.
Top-down e bottom-up: sono due modalità di percezione che possono essere usate dal corpo
umano. Per l’elaborazione bottom-up (dal basso verso l’alto) la percezione parte dal dato sensoriale,
che viene usato per creare un concetto. Mentre per l’elaborazione top-down (dall’alto verso il
basso) la percezione parte da un concetto già appreso, che viene messo a confronto col dato
sensoriale che si è incontrato per categorizzarlo e riconoscerlo. La scelta della modalità può
dipendere dal contesto in cui è inserito l’oggetto percepito, dal grado di conoscenza dell’osservatore
e dalla teoria sulla percezione che si sceglie di seguire. Una teoria a favore dell’elaborazione bottom-
up è la teoria della percezione dirette di Gibson, secondo questa teoria ogni stimolo possiede
informazioni sensoriali sufficientemente specifiche da renderne possibile il riconoscimento senza
l’intervento dei processi cognitivi superiori. Non essendo, quindi, interessati tali processi cognitivi,
la percezione sarebbe “diretta” grazie ad un “ordine interno” dello stimolo. L’ordine interno dà allo
stimolo una diretta “disponibilità” al suo riconoscimento, che viene definita da Gibson come
“affordance”, che però non è costituita solo da caratteristiche fisiche dell’oggetto, ma anche dallo
stato psicologico e fisiologico dell’osservatore. Una delle principali critiche a questa teoria è data
dalla percezione delle illusioni ottiche, che non permettono una percezione di tipo diretto, se non
erronea e fuorviante. Tuttavia, Gibson si difende da questa critica sostenendo che le illusioni ottiche
sono un fenomeno quasi esclusivamente da laboratorio e che questa teoria funziona solo in contesti
naturali.

Mentre una teoria a favore del top-down è la teoria costruttivista. Questa teoria sostiene che poiché
non vediamo delle semplici configurazioni ma vediamo oggetti complessi, perché questo sia
possibile è sempre necessaria la migliore interpretazione da parte della nostra mente. Secondo
Gregori, tale interpretazione, definita controllo delle ipotesi, non può che avvenire con un approccio
top-down, grazie al quale costruiamo le nostre percezioni attraverso i nostri processi cognitivi.
Modello di Baddley della memoria: Secondo Baddley, attraverso la tecnica della ripetizione e del
chunking, (riunendo i singoli item in gruppi di ordine superiore) è possibile portare gli elementi legati
alla MBT in quella della MLT. La MBT p detta anche memoria di lavoro poiché è il magazzino di
memoria atto al ragionamento. Essa è costituita da 3 strutture principali: il loop articolatorio, che è
la struttura che si occupa dell’immagazzinamento dell’informazione uditiva e del linguaggio; il
taccuino visuospaziale, è la struttura che si occupa dell’immagazzinamento dell’informazione visiva
e spaziale; e dal sistema esecutivo centrale, che controlla l’intero processo di elaborazione delle
informazioni e regola l’abilità delle due strutture precedenti. È inoltre coinvolto nello svolgimento
di una molteplicità di compiti cognitivi superiori, come la pianificazione, il problem solving e il
decision making.
Problem solving: Il problem solving è l’insieme dei processi atti ad analizzare, affermare e risolvere
positivamente soluzioni problematiche. Va però precisato che il problem solving è solo una parte di
quello che è l’intero processo di risoluzione di un problema vero e proprio. Infatti, le fasi di
risoluzione di un problema sono il problem finding e il problem shaping o framing. Il problem finding,
che letteralmente significa “scoperta di un problema”, e rappresenta l’individuazione di una
soluzione problematica a partire proprio dalla decisione di fermarsi a pensare. Nell’ambito delle
ricerche cognitive sulla risoluzione dei problemi, si teorizza che la capacità di scoprire un problema
richieda sia apertura intellettuale ed intuizione che pensiero critico. Mentre il problem shaping o
framing, che significa “dare forma al problema” e “inquadrare il problema”, e quindi ha lo scopo di
delineare meglio e definire il problema per poterlo affrontare al meglio. Anche esso richiede
l’applicazione del pensiero critico. Inoltre, Polya ha messo a fuoco un processo per il problem solving
a 4 fasi: la prima riguarda l’identificazione del problema/obiettivo (e viene detta fase osservativa),
dove il solutore cerca di comprendere il problema raccogliendo tutte le informazioni possibili
(identificazione dell’ostacolo); la seconda fase riguarda il generare le soluzioni (e riguarda la fase
creativa), qui il solutore tenta di escogitare un piano che gli consenta di risolvere il problema; la
terza fase riguarda il valutare, scegliere e pianificare (fase critico-realistica), dove il solutore valuta
e simula la messa in atto del piano, cercando di capire cosa si può migliorare. La valutazione si
distingue in: valutazione di efficacia, valutazione di fattibilità e valutazione delle conseguenze
ecologiche; infine, l’ultima fase riguarda il mettere in pratica (fase esecutiva), qui viene presa una
decisione e il piano viene messo in atto. Inoltre, le principali insidie che pssono influire sulla nostra
capacità di risolvere i problemi sono: la mancanza di tempo; essere di fronte ad un problema che
peggiora velocemente; e l’incapacità di gestire le proprie emozioni.

Il brainstorming: è il mezzo più efficace per stimolare l’atteggiamento creativo. Consiste in sedute
strutturate in cui si favorisce, per tutti i partecipanti, la possibilità di lasciare il cervello libero di
creare idee, immagini e collegamenti. Del regole del brainstorming sono che tutto è possibile; non
valutare, non giudicare, non criticare, non analizzare; non escludere niente; e tutti sono uguali. Il
processo di brainstorming è suddiviso in 4 punti: bisogna creare una prima mappa libera, cioè
procurarsi una lavagna in cui tutti possano scrivere partecipando da un obbiettivo scritto
centralmente e diverse ramificazioni di soluzioni; poi bisogna creare delle mappe personali;
successivamente bisogna costruire una mappa comune integrata, che costituirebbe una revisione
della prima. In questa fase le idee sono organizzate secondo alcuni principi, ovvero:
dell’alternativa (si operano delle scelte tra idee incompatibili); della ramificazione (le idee si
sviluppano in altre sottoidee); dell’integrazione (le idee si combinano e si rinforzano tra loro ); e
dei collegamenti (le idee sono collegate tra loro da una sequenza o da altri fattori). Infine l’ultima
fase riguarda il trasformare le idee in soluzioni.
Ragionamento deduttivo e induttivo: Il pensiero è ritenuto come l’attività mentale per eccellenza,
che fa si che l’individuo possa elaborare e sviluppare le relazioni fra le informazioni codificate
precedentemente in memoria. L’informazione può essere una rappresentazione mentale di
esperienze passate, una particolare percezione del mondo o uno stato possibile del mondo. Queste
rappresentazioni rappresentano i contenuti del pensiero. Possiamo dire che una particolare
caratterizzazione del pensiero è quella di manifestarsi come capacità di ragionamento, e possiamo
distinguere due tipi di ragionamento, quello deduttivo (che va dal generale al particolare) e quello
induttivo (che va dal particolare al generale). Per quanto riguarda il ragionamento deduttivo si parte
da un insieme di assunzioni (cioè le premesse) cui devono seguire necessariamente determinate
conclusioni. La conclusione non aggiunge nuova informazione perché l’informazione è già presente
nelle premesse. In questo contesto è possibile ottenere conclusioni valide. La forma più semplice di
ragionamento deduttivo è il sillogismo, che è appunto una particolare forma di logica deduttiva in
cui due proposizioni sono combinate in maniera da produrre una proposizione finale. Inoltre,
troviamo anche il sillogismo condizionale che è una forma di ragionamento fondata su due
premesse, ovvero: un’asserzione condizionale (premessa maggiore); e l’affermazione o negazione
dell’antecedente o del conseguente (premessa minore). Per determinare se una conclusione tratta
da un argomento condizionale sia vera o meno bisogna ricorrere alla “tavola della verità”, che valuta
se un enunciato è valido o no a partire dai valori di verità contenuti nelle singole proposizioni
costituenti. Esistono 2 schemi di sillogismo condizionale, il modus ponens (in cui si ha
un’affermazione dell’antecedente, da cui inferisce l’affermazione del conseguente) e il modus
tollens (in cui si ha una negazione del conseguente, da cui si inferisce la negazione dell’antecedente).
Inoltre, ci sono 2 tipi di fallacia, ovvero: la fallacia della negazione dell’antecedente e la fallacia
dell’affermazione della conseguente. Mentre per quanto riguarda il ragionamento induttivo,
possiamo dire che ragionare in maniera induttiva non consente di provare che una conclusione o
un’ipotesi siano logicamente valide, tutt’al più un’ipotesi specifica può essere logicamente
confutata. In psicologia sono stati messi a punto vari compiti per capire i meccanismi alla base
dell’incapacità della gente di generare ipotesi che possano essere sottoposte a prove e di tentare di
falsificarle. Infatti, la tendenza errata è quella di confermare le ipotesi.
Spiegare il concetto di categorizzazione: La rappresentazione dei significati rappresenta la capacità
di creare concetti e di riunirli in categorie, ma la capacità di creare categorie e le loro caratteristiche
fanno parte di un’altra abilità cognitiva, cioè quella della categorizzazione. Gli studiosi più importanti
di questa abilità furono Bruner (che fu uno dei primi a sostenere che la nostra mente procedesse a
una riunione dei concetti in categorie) e Rosh (autore della differenziazione e dei due più importanti
principi delle categorie). Gleitman ha suggerito che tutte le categorie sono rappresentate
mentalmente in base a due meccanismi, ovvero: il nucleo concettuale, cioè l’insieme dei principi
necessari e sufficienti per la definizione di un concetto; e la funzione di identificazione, che permette
di classificare gli elementi in base agli attributi percettivi e funzionali e stabilire facilmente e
velocemente l’appartenenza categoriale di un concetto.
L’expertise: Secondo i risultati degli esperimenti di McCloskey, implicano che l’expertise non
dipende soltanto dall’acquisizione di nuove conoscenze. Quindi l’inesperienza non corrisponde
soltanto alla mancanza di conoscenze appropriate, ma anche alla presenza di credenze sbagliate.
Per acquisire il punto di vista corretto è necessario innanzitutto abbandonare il punto di vista
sbagliato. Infatti, i novizi non devono soltanto acquisire nuove conoscenze ma anche essere
consapevoli delle false credenze che posseggono.
Teoria del doppio codice (Paivio): Paivio ha proposto la teoria della doppia codifica (o del doppio
codice), ipotizzando l’esistenza di due sistemi simbolici interconnessi che codificano, organizzano,
trasformano, immagazzinano e recuperano le rappresentazioni. Questi due sistemi sono: le images,
che elabora le immagini non verbali e serve per selezionare o generare le immagini mentali. Questo
tipo di rappresentazione opera in maniera sincrona o in parallelo, perciò tutti i contenuti di
un’immagine sono disponibili nello stesso momento; e poi abbiamo le logones, che elabora le
informazioni di tipo linguistico e opera in maniera sequenziale. I due sistemi sono appunto
interconnessi, perché una descrizione verbale di un oggetto può generare un’immagine mentale e
viceversa.
Le emozioni e le principali teorie: Le emozioni sono processi cognitivi complessi e multifattoriali
con cambiamenti somatici, comportamentali, fisici, cognitivi, composti da valutazione della
situazione, attivazione dell’organismo, espressioni e manifestazioni delle risposte emotive,
prontezza e preparazione dell’azione. L’insieme delle emozioni è l’esperienza emotiva. Interessati
sono il sistema limbico (giro cingolato corticale, ippocampo, amigdala, talamo anteriore, corteccia),
s.n.a. e cortecia. Le principali teorie delle emozioni sono: la teoria periferica di James Lange, dove
l’aspetto centrale di questa teoria riguarda il fatto che gli individui manifestano le azioni fisiche a
eventi che si verificano nel mondo o nella mente, e solo quando acquistano consapevolezza dei
cambiamenti avvenuti nel corpo, a livello neurovegetativo del sistema nervoso periferico,
percepiscono un’emozione. James propone una radicazione biologica viscerale dell’emozione,
ovvero che ogni emozione corrisponde ad una distinta e specifica configurazione di attivazione
neurofisiologiche. Poi troviamo la teoria centrale delle emozioni di Cannon-Bard, che si basa su un
sistema a tre livelli, livello corticale, sistema limbico, sistema nervoso autonomo. Cannon concentrò
i suoi studi sulla reazione di emergenza, dettata dal talamo, centrale, scoprendo che con tali reazioni
a livello limbico, si attivano una serie di risposte neurofisiologiche a livello di sistema nervoso
autonomo, che compaiono simultaneamente: battito cardiaco accelerato, respirazione accelerata,
sudorazione, vasocostrizione gastroenterica e cutanea, incremento dei valori glicemici, diminuzione
della salivazione, dilatazione delle pupille, piloerezione. Da quest’ultima teoria si sviluppa la teoria
di Papez (circuito di papez), che propone una teoria a due vie, una via corticale, legata
all’elaborazione cognitiva, coinvolta l’area visiva con percezione conscia dell’evento e una Via
subcorticale, legata all’elaborazione emotiva. In questa via vengono anche attuati dei meccanismi
di feedback, che permettono una accurata regolazione delle emozioni. Il circuito è l’insieme delle
aree cerebrali che elaborano gli stimoli emotivi. È un asse formato da talamo anteriore, ipotalamo,
giro cingolato, corteccia, ippocampo. Mclean integra l’amigdala. Un rafforzamento della teoria di
Papez viene fatto tramite la Teoria di Lesdoux, Individua un’area del cervello che ha un ruolo
centrale nell’elaborazione, centralina delle emozioni, l’amigdala. Essa è considerata la sede
dell’elaborazione inconscia degli stimoli visivi che ci arrivano dall’esterno. Tale elaborazione avviene
in maniera istantanea e gioco un ruolo fondamentale nei processi decisionali e sulle reazioni
emotive.
Stereotipo e pregiudizio: L’utilizzo di stereotipi e pregiudizi riguardano soprattutto l’ostilità verso
gruppi etnici diversi o minoranze, causando spesso fenomeni di razzismo e discriminazione. Il
pregiudizio è un giudizio emesso in assenza di dati sufficienti, solitamente non si riferisce tanto a
dati o eventi, ma a specifici gruppi sociali e solitamente è sfavorevole. Mentre il termine stereotipo
è stato introdotto da Lippman, sostenendo che il nostro rapporto conoscitivo con la realtà esterna
non è mai diretto, ma sempre mediato dalle immagini mentali che ciascuno si forma. Queste sono
delle semplificazioni grossolane rigide, stabilite dalla nostra cultura. Lo stereotipo rappresenta il
nucleo cognitivo del pregiudizio, cioè l’insieme degli elementi di informazione in grado di sostenere
e riprodurre il pregiudizio. Gli stereotipi si differenziano in base al grado di condivisione sociale,
livello di generalizzazione e al grado di rigidità. Inoltre, possiamo dire che sono tre le questioni
intorno alle quali si discute quando si parla di stereotipo e pregiudizio, ovvero: il livello di specificità
dei concetti, cioè il fatto che essi possano essere usati per descrivere fenomeni diversi; nocciolo di
verità, ovvero l’errato giudizio è nell’esagerazione di alcuni tratti, ma effettivamente presenti nel
gruppo sociale; e infine, il complesso delle variabili di tipo sociale, storico, economico, politico alla
base della discriminazione delle ostilità. Le manifestazioni degli stereotipi e pregiudizi possono
essere: questione femminile, tali pregiudizi tendono a discriminare le donne rispetto agli uomini.
Ciò lo si può osservare da struttura dell'occupazione, pubblicità dove spesso le donne viene vista nel
ruolo di gestione della casa, famiglia o sollecitazioni erotica. Omosessualità e tossicodipendenza.
Tale pregiudizio deriva dal fatto che i comportamenti adottati vanno contro sia le norme sociali che
morali e religiose. Il fenomeno del AIDS ha contribuito ed aumentare tale pregiudizio, portando
anche alla sovrapposizione di due fenomeni.
Decision Making: Edwards definisce la decision making (la presa di decisione) come un processo
complesso che coinvolge diverse strutture cognitive, in cui l’individuo deve valutare e interpretare
gli eventi al fine di scegliere tra corsi di azione tra loro alternative. Le fasi del processo decisionale
sono otto, ovvero: definizione del problema; definizione degli obiettivi; raccolta delle informazioni;
valutazione delle informazioni; definizione delle alternative possibili; valutazione delle alternative
possibili; scelta delle alternative; e valutazione dei risultati. Le teorie sul decision making sono:
Teoria Della Scelta Razionale, Blume Easly si fonda sull'idea che ogni individuo è capace di
ordinare razionalmente le sue preferenze, essere perfettamente informato sullo stato del mondo
attuale e su tutti i possibili futuri stati, agire seguendo rigorosamente obiettivi di massimizzazione dei
benefici o minimizzare i costi.
Teoria Dell'utilità Attesa, Norman Morgeinstein Individua alla base della scelta razionale due
fondamentali principi, coerenza, è il sistema di preferenza del soggetto che può dirsi coerente se ha
una serie di norme che costituiscono gli assiomi della razionalità strumentale, massimizzazione,
riguarda le strategie del decisore, che sono razionali poiché volte ad ottenere il migliore risultato
possibile. Il risultato si misura in base all'utilità, un’immaginaria unità di misura che dà il nome alla
teoria.
Teoria Della Razionalità Limitata, Simon il decisore non ha a disposizione la gamma
completa di azioni possibili per un fine, ma solo un ventaglio ristretto di comportamenti e quali
ricorrere che gli deriva dall'esperienza, da convinzioni radicate e valori.
Teoria Della Razionalità Ecologica, Gigerenzer parla di razionalità ecologica, intendendo che la
mente nell’ effettuare stime, giudizi non si affida a formule matematiche, ma dà importanza ai
dati dell'ambiente
Ipotesi Dei Marcatori Somatici, Damasio ipotizza che le nostre scelte sono guidate da marcatori
Somatici che funzionano come un campanello di allarme avvertendoci di evitare quella decisione,
mentre quando è positivo ci incentiva a quell'azione.
Teoria Degli effetti Positivi, Isen e Mean hanno dimostrato che gli effetti positivi ci portano a
prendere decisioni in modo più accurato e veloce rispetto agli effetti negativi.
Psicolinguistica di Chomsky: la teoria psicolinguistica di Chomsky fa parte delle teorie innatiste. Essa
ipotizzava l’esistenza di un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio, detto LAD (language
acquisition device). In pratica i bambini hanno un innato programma biologico con una grammatica
universale, e non apprendono il linguaggio dagli adulti per imitazione, ma lo cominciano a imparare
grazie a questo programma innato e lo strutturano in modo creativo a seconda dell’ambiente in cui
si trovano. Distingue una struttura superficiale della lingua e una profonda. Inoltre, prevede due
tipologie di regole, le regole di struttura sintagmatica e le regole trasformazionali.
L’attenzione: L'attenzione è un processo in cui si opera una selezione di tutte le informazioni che
colpiscono in un dato istante i nostri sensi o i nostri ricordi, consentendo soltanto ad alcuni
di accedere ai successivi stati di lavorazione. i modelli dell'attenzione sono: Processamento
preattentivo (Treisner) l'elaborazione degli stimoli non sempre richiede l'Impiego di risorse
attentive, non risente di distrattori. Tutto ciò che viene rilevato senza l'intervento
dell'attenzione e detto stimolo preattentivo; l’Attenzione focalizzata, ci permette di localizzare
un singolo stimolo e rispetto ad altri. Gli elementi sono elaborati singolarmente, cioè in serie.
Essa è utile per riconoscere un oggetto, risente di distrattori, ma per percepirlo nella sua
interezza si devono attraversare due fasi: 1. fase identificazione della qualità primarie di tutti
gli oggetti presenti nel nostro campo visivo; 2. fase di integrazione delle caratteristiche. Poi
troviamo l'attenzione divisa è la capacità di dividere l'attenzione su più stimoli nello stesso
tempo detto anche multitasking; e infine abbiamo l'attenzione selettiva che serve per limitare
la quantità di informazioni da elaborare, proteggendo il sistema da sovraccarichi e
interferenze. Permettendo quindi il filtraggio spaziale degli stimoli. Esistono due tesi
sull'attenzione selettiva. la tesi della selezione precoce, la selezione avviene nei primi stadi
della percezione. La selezione tardiva, la selezione avviene a livello più centrale
1) STRUTTURALISMO
Lo strutturalismo nasce con Wund che nel 1879 fondò il primo laboratorio di psicologia a Lipsia.
Egli cerca di capire come gli stimoli provenienti dall’ambiente vengono trasmessi al cervello
diventando percezioni complesse. La particolarità di tale indagine è l’uso del metodo
scientifico. Esso consiste nel domandare ai soggetti di esprimere verbalmente le sensazioni
provate di fronte a uno stimolo misurabile e controllabile: questo è il metodo
dell’introspezione di Wund, che si riferisce all’esperienza pura e diretta. Lo studio si
riferisce alle sensazioni elementari, cioè quelle sensazioni uguali per tutti e che si formano
nella nostra mente dagli impulsi nervosi che si traducono dagli stimoli dell’ambiente
esterno. E da qui si parla della legge di Weber e di quella di Feckner di misurazione della
sensazione in base all’intensità di stimolo.
2) Funzionalismo
Da James A Dewey, con idee di Darwin su adattamento all’ambiente, si chiedono cosa siano i
processi mentali e li paragonano a quelli psichici in sviluppo nel bambino in contesto ambientale.
3) Comportamentismo
Watson mente scatola nera, osserviamo ciò che accade e studiamo psicologia del comportamento
manifesto, con riferimenti all’ apprendimento come esperienza ripetuta nel tempo di
condizionamento da Pavlov e Skinner
4) Neocomportamentismo
Componenti non osservabili agiscono sull’individuo, influenzano con variabili interne (Koch)
Toleman e Hebb comportamenti intenzionali e integrazione tra stimolo e risposta= s- o- r
5) Gestalt
Wertheimer pensiero produttivo, contro strutturalismo atomistico, con movimento stroboscopico,
apparente, cinematografia, percezione non oggettiva ma totalità dinamica + della somma delle
parti, Lewin interdipendenti, Gresel Kant, Freud, Korffe metodo bottom up, Harlow su scimmie,
creatività, Kohler insight.
6) Cognitivismo
Neisser fondatore della psicologia cognitiva, conosciamo per processi complessi cognitivi
interpretanti le info sensoriali. S/R riduzionistica per mente complessa. Per cui ha formulato la
teoria dell’analisi tramite sintesi, secondo cui la percezione sarebbe il risultato di una sequenza di
stadi:
a) Bottom-up: si ha una prima idea dello stimolo.
b) Top-down: si prendono in analisi concetti mentali già acquisiti.
c) Sintesi dei due processi.
Se la sintesi avviene la percezione è conclusa, e ritenuta positiva. In caso contrario bisogna
ipotizzare nuove rappresentazioni percettive fino a raggiungere la corrispondenza.
Il tempo di reazione dovuto all’atto dei processi cognitivi. Il limite della teoria è l’indeterminatezza
dei processi che avrebbero luogo nella fase di confronto/sintesi.

7) SENSAZIONE E PERCEZIONE
I filosofi considerano la percezione come l’esperienza di avere consapevolezza riguardo qualcosa,
mentre gli psicologi come l’elaborazione dei dati sensoriali. La percezione è un processo
psicologico automatico che favorisce l’organizzazione coerente e la sintesi delle nostre
sensazioni, dando senso ai dati raccolti dalla realtà. Bisogna distinguere tra sensazione e
percezione:
a) La sensazione è l’insieme degli effetti del contatto dei nostri recettori sensoriali con i
segnali che provengono dall’esterno. (legge di Weber e soglia differenziale; legge di
Fechner, variazione intens; stimolo e sensazione)
b) La percezione è l’organizzazione dei dati sensoriali, il prodotto finale di un processo di
elaborazione mentale.

8) BOTTOM-UP E TOP-DOWN
Esistono due modalità di percezione:
a. Bottom-up modalità di elaborazione guidata dai dati, cioè un’elaborazione che parte dai
dati sensoriali, quindi dalle singole parti dello stimolo.
b. Top-down elaborazione guidata dai concetti, cioè l’elaborazione parte da un concetto
già appreso che viene messo a confronto con il dato sensoriale che si è incontrato, per
categorizzarlo e riconoscerlo.
La scelta delle modalità sensoriali dipende dal contesto in cui è inserito l’oggetto percepito, dal
grado di conoscenza dell’osservatore, dalla teoria sulla percezione che si sceglie. La
teoria a favore della percezione bottom-up è quella di Gibson, quella top-down è la
teoria costruttivista di Gregori.

9) MODELLI TEORICI DELLA PERCEZIONE


A) Per la Gestalt (Wertheimer) il percepire è inteso come un aspetto olistico che
considera la scena a partire dal insieme delle parti, quindi essa considera che il tutto è
più della somma delle singole parti. Postula dei meccanismi innati detti principi
dell'organizzazione percettiva essi sono
a. vicinanza, gli elementi di uno stimolo visivo tra loro vicini sono visti come parti dello
stesso oggetto.
b. Somiglianza, si tende a unificare in uno stesso Oggetto gli oggetti che hanno
qualche somiglianza.
c. Movimento comune, gli oggetti che si muovono nella stessa direzione e velocità
sono visti come parti dello stesso oggetto.
d. Continuità, si uniscono diversi segmenti che formano linee continue.
e. Chiusura, un'unità percettiva viene vissuta come una zona chiusa e non aperta.
f. Simmetria, si tende a vedere le cose il più possibile equilibrate, armoniche e
simmetriche (come da teoria di Rubin)
g. Esperienze passate, la familiarità di un oggetto che abbiamo visto in passato
influisce nelle nostre esperienze.

B) Teoria della percezione di Gibson. Ogni stimolo possiede informazioni sensoriali


sufficientemente specifiche da rendere possibile il riconoscimento senza l'intervento di
processi cognitivi superiori. La percezione è diretta grazie a un ordine interno dello
stimolo. Tale ordine dà allo stimolo una diretta disponibilità al suo riconoscimento,
definito Affordance. Questa non è costituita solo da caratteristiche fisiche ma anche
dallo Stato fisiologico e psicologico dell'osservatore.

C) Teoria costruttivista. Sostiene che poiché non vediamo semplici configurazioni, ma


oggetti complessi, perché ciò sia possibile è necessario la migliore interpretazione da
parte della nostra mente. Secondo Gregori tale interpretazione, definita controllo delle
ipotesi, non può non avvenire con un approccio top-down, Grazie al quale costruiamo le
nostre percezioni attraverso i nostri processi cognitivi.

D) Teoria dell'analisi tramite sintesi di Neisser. La percezione segue un processo a tre stadi
1. primo stadio Bottom-up si ha una prima idea dello stimolo.
2. Secondo stadio top-down, si prendono in analisi i concetti mentali già acquisiti.
3. Sintesi dei due stadi precedenti.
Se la sintesi avviene la percezione è conclusa e ritenuta positiva, In caso contrario è
necessario ipotizzare nuove rappresentazioni percettive fino a raggiungere la
corrispondenza.

E) Teoria della percezione di Marr, prevede un livello di elaborazione bottom-up e uno


top-down. Secondo Marr per uno stimolo tridimensionale sono necessari tre livelli di
rappresentazione per avere una percezione completa.
1. schizzo primario bidimensionale 2D non è coinvolta la percezione cosciente, le
caratteristiche come forma e grandezza vengono accorpati.
2. Schizzo due dimensioni e mezzo lo stimolo comincia a delinearsi e lo schizzo
aggiunge indizi di profondità e orientamento. Tale percezione è concentrata sull'
osservatore.
3. Modello tridimensionale, si ottiene una rappresentazione tridimensionale dello
stimolo e dell'oggetto il 3D è integrato con conoscenza acquisite da esperienze
passate. La percezione è centrata sull'oggetto.

F) Teoria dei prototipi. Rosh Il confronto avviene tra stimolo esterno e prototipo interno. Il
prototipo è una rappresentazione astratta e una copia delle rappresentazioni esterne,
non coincide con l'oggetto, Ma ha alcune sue caratteristiche, le più frequenti. Senza
esperienza.

G) Teoria della comparazione tra sagome. Nella memoria sono archiviate un gran numero
di sagome. Quando ci troviamo in presenza di un oggetto ha luogo l'analisi di tutte le
sagome simili presenti in memoria e viene scelta la sagoma uguale a quella esterna e
lo stimolo viene riconosciuto.

H) Teoria delle caratteristiche o tratti. Il confronto avviene con alcune caratteristiche o tratti
salvati in memoria. Il riconoscimento avviene per tre stadi successivi.
1. la configurazione esterna è rilevata per come appare nella retina.
2. vengono selezionate alcune caratteristiche fisiche specifiche individuando presenza o
assenza di linee verticali, orizzontali, angoli, curve, presenti in memoria.
3. l'assemblaggio delle caratteristiche e dei tratti rilevati dà luogo al riconoscimento cognitivo.
4. il riconoscimento cognitivo è seguito dal riconoscimento visivo.

10) MODELLI DELL’ATTENZIONE- James


L'attenzione è un processo in cui si opera una selezione di tutte le informazioni che colpiscono in
un dato istante i nostri sensi o i nostri ricordi, consentendo soltanto ad alcuni di accedere ai
successivi stati di lavorazione. i modelli dell'attenzione sono
 Processamento preattentivo (Treisner) l'elaborazione degli stimoli non sempre richiede
l'Impiego di risorse attentive, non risente di distrattori. Tutto ciò che viene rilevato senza
l'intervento dell'attenzione e detto stimolo preattentivo.
 Attenzione focalizzata, ci permette di localizzare un singolo stimolo e rispetto ad altri. Gli
elementi sono elaborati singolarmente, cioè in serie. Essa è utile per riconoscere un
oggetto, risente di distrattori, ma per percepirlo nella sua interezza si devono attraversare
due fasi
a. fase identificazione della qualità primarie di tutti gli oggetti presenti nel nostro campo
visivo.
b. fase di integrazione delle caratteristiche.
 L'attenzione divisa è la capacità di dividere l'attenzione su più stimoli nello stesso
tempo detto anche multitasking.
 L'attenzione selettiva che serve per limitare la quantità di informazioni da elaborare,
proteggendo il sistema da sovraccarichi e interferenze. Permettendo quindi il filtraggio
spaziale degli stimoli. Esistono due tesi sull'attenzione selettiva. la tesi della selezione
precoce, la selezione avviene nei primi stadi della percezione. La selezione tardiva, la
selezione avviene a livello più centrale

effetto Stroop= parole nome colore, compatibilità spaziale, errori attentivi (Reason Norman)
=mistakes pianificazione, slips automatismi, e di tempo

11) APPRENDIMENTO= risorse attentive, rilevanza, strategie e condizioni emotive


L’apprendimento comprende tutte quelle modificazioni del comportamento che si basano
sull’esperienza. Quindi è un processo attivo che dipende da stimoli interni ed esterni.
Tuttavia, senza motivazione non vi è apprendimento. Esso però non coincide con la
memoria perché quest’ultima conserva le informazioni, mentre il primo ne acquisisce di
nuove.

CONDIZIONAMENTO CLASSICO E OPERANTE Il condizionamento classico nasce da uno


studio sui cani e sull’aumento di salivazione alla presenza di uno stimolo condizionato. Lo stimolo
prima neutro, durante il processo di condizionamento, viene presentato al cane assieme allo
stimolo incondizionato. In questo modo il riflesso di salivazione del cane diventa riflesso
condizionato, in quanto risponde allo stimolo condizionato in assenza dello stimolo incondizionato.

il condizionamento operante di Skinner approfondisce lo studio di Pavlov ma scopre che lo


stimolo condizionato può portare non solo un atteggiamento passivo, ma anche attivo. In
particolare, studia l'atteggiamento di un ratto che attraverso stimoli condizionati e rinforzi
impara a premere una leva per ottenere cibo all'interno della Skinner-box. L'operazione che
mette in atto è detta risposta operante, da cui condizionamento operante.
(legge DELL’ESERCIZIO E DELL’EFFETTO, contiguità temporale comportamento/rinforzo
determina tempi di acquisizione del condizionamento)
Toleman =apprendimento per mappe cognitive
Kohler= gestalt, INSIGHT non casuale ma creativo, scimpanzè e bastoncini

APPRENDIMENTO PER TENTATIVI ED ERRORI.


Thorndike il soggetto che viene condizionato utilizza un particolare tipo di apprendimento definito
per prove ed errore. L'animale quando cerca di capire quale sia la leva che fa scendere il
cibo, non lo fa con cognizione di causa o col ragionamento, ma prosegue a caso, si muove
fino a che casualmente non colpisce la leva giusta. A quel punto però, una volta che viene
colpita la leva, più volte casualmente, piano piano l'animale crea un'associazione che
comprende il valore causa-effetto della leva-discesa del cibo e comincia a premerla
volontariamente.
APPRENDIMENTO OSSERVATIVO sociale= IMPRINTING etologia cognitivismo
APPRENDIMENTO PER SOMIGLIANZA Bandura
APPRENDIMENTO IMPLICITO ED ESPLICITO
APPRENDIMENTO METACOGNITIVO
APPRENDIEMNTO DI TECNOLOGIE COMPLESSE= strumentale e dichiarativo

12) MEMORIA
La memoria è quel sistema cognitivo che serve a mantenere le informazioni nel tempo, per essere
riutilizzate per svolgere compiti specifici, è un meccanismo di immagazzinamento,
registrazione, mantenimento e recupero.
Fasi della memoria:
CODIFICA, RITENSIONE, RECUPERO, OBLIO
Ebbinghaus sviluppò una serie di tecniche volte ad analizzare i meccanismi di base della
memoria in situazioni di controllo. Traendo le seguenti conclusioni:
 Ipotesi del tempo totale di apprendimento, La quantità totale del materiale appreso
aumenta con il tempo impiegato nell'apprendimento.
 La pratica distributiva produce un risultato migliore della pratica massiva, le prestazioni
sono migliori se l'apprendimento è distribuito in più giorni piuttosto che concentrato.
 La curva di posizione seriale- primacy e recency
La memoria Inoltre si può classificare in base al tipo di rievocazione.
Rievocazione libera, si riferisce a tutte le situazioni in cui il soggetto tende a ricordare mediante
una ricerca in memoria l'informazione richiesta.
Le rievocazioni suggerita, il soggetto tende di ricordare le informazioni richiesta in presenza di
qualche suggerimento.
Riconoscimento, Il soggetto deve dire se un determinato stimolo corrisponde oppure no a uno
precedente memorizzato.
13) OBLIO
L'oblio è l'impossibilità o l'incapacità di recuperare una qualche informazione in memoria. Le
cause sono troppo tempo che intercorre tra il momento dell'acquisizione di un'informazione il
momento in cui tale informazione deve essere recuperata. Interferenza, due informazioni simili
entrano in contatto nella memoria e si confondono, rendendo meno accurato il ricordo di una
delle 2. I tipi di inferenza sono inferenza retroattiva, il materiale presente interferisce sul ricordo
del materiale passato. Inferenza Proattiva il materiale passato interferisce sull'acquisizione del
materiale presente.
Magazzini di memoria:
a- REGISTRO SENSORIALE O MEMORIA SENSORIALE
La memoria sensoriale e deputata alla registrazione delle informazioni sensoriale. Negli anni 60
Sperling fece per primo delle ricerche su questo tipo di memoria, studiando in particolare la
percezione visiva. Nei dedusse che esiste un magazzino dove l'informazione visiva persiste per un
certo periodo. Tale magazzino, ho memoria, è molto capiente. Con il passare del tempo le
informazioni iconica diventa sempre meno leggibile. Ciò che interessa dell'informazione viene
passata nella memoria a breve termine.
b- MEMORIA A BREVE TERMINE
Muller “ The magic number 7”, + o – 2, {per Buddley superabile con tecnica di chucking (riunione
di item in gr; di ordine superiore)} effetto primacy/recency, effetto fisico acustico, effetto di
frequenza.
Contiene la memoria di lavoro, con interni:
il LOOP ARTICOLATORIO (per mantenere info e sul linguaggio disturbato da 2° compito verbale) ,
il TACCUINO VISUOSPAZIALE (per info in immagini),
l’ESECUTIVO CENTRALE (per intero processo elaborazione info dei primi 2)
c- MEMORIA A LUNGO TERMINE
Costituita da memoria fattuale-esplicita, memoria procedurale-implicita, memoria semantica (con
priming semantico di attivazione in memoria di stimolo associato all’info per significato, latte/burro),
memoria episodica ( autobiografica da Tulving, prospettica, nel futuro)

14) AMNESIE
Un individuo che subisce un danno cerebrale manifesterà anche un deficit di memoria che nella
forma più grave si presenterà come sindrome amnestica. Tali deficit possono influenzare la
capacità percettive attentiva del paziente o ripercuotersi sullo stato emotivo e possono
anche essere responsabili di deficit di memoria secondaria. L'amnesia che si verifica
generalmente dopo un trauma viene detta post traumatico e può essere retrograda, quando
il paziente manifesta problemi a rievocare eventi immediatamente precedenti all'incidente e
anterograda, quando il paziente manifesta difficoltà a ricordare fatti relativi al periodo
immediatamente successivo all'evento traumatico.
Aumentare la capacità mnemonica con aiuti interni, ed esterni, quali mnemotecniche, favorire
procedure di codifica, strumenti, liste di parole.

15) RAPPRESENTAZIONI CONOSCITIVE


Le rappresentazioni sono le capacità di usare simboli, segni per raffigurazioni astratte di oggetti e
concetti nella nostra mente. Detta analogica perché mantiene caratteristiche distintive e relazioni
strutturali. Esse sono in base alla loro natura: esterne (pittoriche e linguistiche) e interne
{simboliche (proposizionali e analogiche) e distribuite}
Rappresentazione proporzionale, sono rappresentazioni astratte di oggetti o eventi, quindi non
contengono nè catturano le caratteristiche fisiche degli stimoli. Dette così perché utilizzano un
codice ben preciso detto calcolo dei precedenti, poiché vengono usati dei processi cognitivi di
dialogo per creare delle proporzioni per esplicare mentalmente dei concetti (predicato, soggetto,
oggetto).
Rappresentazioni procedurali, sono le rappresentazioni mentali delle procedure che
conosciamo. Secondo Shank e Abelson le conoscenze procedurali possono essere
rappresentate in una forma che consente di eseguire le azioni o i comportamenti in maniera
automatica. L'idea sviluppata è quella del copione, script cioè una sorta di schema che descrive in
termini generali come si fa qualcosa, una serie di azioni che va eseguita in quella forma, perché
corrisponde a uno schema sperimentato più volte. Per esempio, come si compra un oggetto.
Rappresentazione dei significati, sono le rappresentazioni della conoscenza semantica. La
rappresentazione dei significati ha come unità di base i concetti questi costituiscono la conoscenza
che permette agli individui di trattare differenti entità come appartenenti alla medesima categoria.
L'organizzazione gerarchica dei concetti è stata presentata da Collins e Quillian e
successivamente rivista da Rumelhart e Mclelland. Organizzazione sequenziale di Collins e
Quillian, i significati vengono rappresentati nella nostra mente in una struttura gerarchica e si
formano dei nodi concettuali, per esempio il concetto di uccello è legato all' informazioni di ali,
piume e include il concetto di canarino collegato all'informazione di giallo e canta. Per dimostrare
l'esistenza di questi nodi i due hanno creato un test con delle domande a diversi livelli di
implicazione per esempio il Canarino è un canarino livello 0. Il Canarino è un uccello livello 1. Il
Canarino è un animale livello 2. I tempi di risposta a queste domande aumentava
proporzionalmente all'aumentare del livello dimostrando la presenza della gerarchia.
Organizzazione parallela di Rumelhart e Mclelland, sostengono l'esistenza di nodi concettuali e
che la mente opera in modo parallelo. In questo modo la rete può rappresentare proprietà
emergenti Cioè che non sono caratteristiche dei singoli costituenti ma dell'insieme, per esempio
l'acqua è liquida, Ma le singole molecole non lo sono. Immagini mentali, sono una forma di
rappresentazione immaginata separatamente rispetto alle rappresentazioni proporzionali, sono
generate in modo analogo alle nostre percezioni ma con estensioni e risoluzioni limitate.
Rappresentazione spaziale e Orientamento nello spazio, gli individui possono rappresentarsi
degli spazi mentali e vi sono delle strategie che consentono loro di muoversi a loro interno. Tor=
ndike e Hayes-roth sostengono che per muoversi in queste rappresentazioni si usano due
tipologie di conoscenze spaziali, i route, capacità di creare percorsi specifici e i survey, capacità di
basarsi su relazioni globali tra indizi ambientali.

16) TEORIA DEL DOPPIO CODICE


Paivio postula l'esistenza di due sistemi simbolici, interconnessi che codificano, organizzano,
trasformano, immagazzinano e recuperano le rappresentazioni. Sono:
imagens, elabora le immagini non verbali e serve per selezionare o generare le immagini mentali.
Questo tipo di rappresentazione opera in maniera sincrona o in parallelo, perciò tutti i contenuti di
un’immagine sono disponibili nello stesso momento. Le logones, elabora le informazioni di tipo
linguistico e opera in maniera sequenziale. I due sistemi sono interconnessi, perché una
descrizione verbale di un oggetto può generare un'immagine mentale e viceversa

17) CATEGORIZZAZIONE
La categorizzazione è la capacità di ordinare, raggruppare, oggetti in classe per risolvere la
complessità per Bruner, si occupa di relazioni tra attributi e concetti.
Concetto disgiuntivo= oggetto con 1/ 2 classi di attributi
Concetto relazionale= tra attributi per determinare la classe di appartenenza
Glietmann ha suggerito che tutte le categorie sono rappresentate mentalmente in base a due
meccanismi il nucleo concettuale, l'insieme dei principi necessari e sufficienti per la definizione di
un concetto e la funzione di identificazione, permette di classificare gli elementi in base agli attributi
percettivi e funzionali e stabilire facilmente e velocemente l'appartenenza categoriale di un
concetto.
Per Barsalou una specifica categorizzazione è ad hoc, che vengono create specificamente per un
dato contesto e utilizzate in maniera occasionale. Rosch Ha individuato due principi, il principio
dell'economia cognitiva, è il tentativo di bilanciare due tendenze contrapposte della nostra mente,
la tendenza naturale del creare categorie dovrebbe portarci a ridurre la quantità di
informazioni, Tuttavia la capacità di categorizzare ci spinge verso la tendenza opposta a
massimizzare le informazioni tentando di acquisire il più possibile. Quindi bisogna bilanciare
queste due tendenze in modo da rendere stabile la categorizzazione. Principio della struttura del
mondo percepito, si riferisce al fatto che particolari combinazioni di attributi ricorrono nel mondo più
frequentemente di altre, infatti sebbene in forma ideale se un oggetto è nero è ugualmente
probabile che sia un quadrato o un cerchio, non è così nel mondo reale. Rosch definisce altre due
differenti categorie, differenziazione verticale, diversi livelli di gerarchia. differenziazione
orizzontale diversità di ambito a pari livello di gerarchia.

18) STEREOTIPI E PREGIUDIZI


L'utilizzo di stereotipi e pregiudizi riguarda soprattutto l'ostilità verso gruppi etnici diversi O
minoranze, causando spesso fenomeni di razzismo e discriminazione. Il pregiudizio è un giudizio
emesso in assenza di dati sufficienti, solitamente non si riferisce tanto a dati o eventi, ma a
specifici gruppi sociali e solitamente è sfavorevole.
Bacone= errori per idola mentis, lontano dalla vera conoscenza, idola tribus, per ricerca di
coerenza, uniformità, causa finale conformi a nostre speranze ed opinioni, idola specus del
singolo, restano in superficie, idola fori per consuetudine interpretativa del linguaggio, idola teatri
tradizioni o false teorie del passato.
Il termine stereotipo è stato introdotto da Lippman sostenendo che il nostro rapporto conoscitivo
con la realtà esterna non è mai diretto, ma sempre mediato dalle immagini mentali che ciascuno si
forma. Queste sono delle semplificazioni grossolane rigide, stabilite dalla nostra cultura. Lo
stereotipo rappresenta il nucleo cognitivo del pregiudizio, cioè l'insieme degli elementi di
informazione in grado di sostenere e riprodurre il pregiudizio. Gli stereotipi si differenziano in base
al grado di condivisione sociale, livello di generalizzazione e al grado di rigidità. Tre sono le
questioni intorno alle quali si discute quando si parla di stereotipo e pregiudizio. Livello di
specificità dei concetti, il fatto che essi possano essere usati per descrivere fenomeni diversi.
nocciolo di verità, l'errato giudizio è nell’esagerazione di alcuni tratti, ma effettivamente presenti nel
gruppo sociale. Complesso delle variabili di tipo sociale, storico, economico, politico alla base della
discriminazione delle ostilità. Le manifestazioni degli stereotipi e pregiudizi possono essere:
questione femminile, tali pregiudizi tendono a discriminare le donne rispetto agli uomini. Ciò lo si
può osservare da struttura dell'occupazione, pubblicità dove spesso le donne viene vista nel ruolo
di gestione della casa, famiglia o sollecitazioni erotica. Televisione, si sposta l'attenzione sul corpo.
Linguaggio, il maschile è usato per tutte le espressioni prive di genere. La donna è percepita come
emotiva, gentile, fragile. Pregiudizio etnico razziale, si è passato col tempo da razzismo esplicito A
quello implicito le nuove forme di razzismo sono razzismo simbolico, non è giusto che le
minoranze vengono aiutate nella competizione sociale. Pregiudizio avversivo= si tende a evitare il
contatto con il diverso. Pregiudizio differenzialista, politica di chiusura all'immigrazione. Caratteri
nazionali descrizione sommaria delle diverse nazionalità tale da orientare le aspettative nei loro
confronti. Tanti stereotipi noti sono tedeschi uguale rigidi conformisti amanti dell'ordine. Inglesi,
riservati controllati formali privi di calore. Italiani, fantasiosi simpatici orientati alla famiglia.
Francesi, narcisisti arroganti Libertini con senso estetico. Americani, informali, spontanei,
conformisti, competitivi. Antisemitismo, ostilità verso gli ebrei. Tale fenomeno ha ragione di tipo
economico politico psicologico e culturale. L'orrore di ciò che è successo non ha distrutto tale
pregiudizio perché si tende a sminuire lo sterminio, esistono ancora detti e luoghi comuni sugli
ebrei, il termine antisemiti sta è usato come offesa verso gli ebrei. Giovani e anziani. I giovani sono
considerati avventati, i responsabili, sognatori, superficiali, presuntuosi. Gli anziani rigidi, orientate
al passato, senza progetti, tendente al vittimismo. Tale condizione è particolare perché spesso
altre società considerano giovani anziani positivamente, vedendo i primi come la chiave del futuro
e secondi come depositari di cultura e saggezza. Disabilita fisica e mentale. I disabili fisici godono
a pieno di status di categoria protetta con gli svantaggi e vantaggi che ne derivano. I malati mentali
sono visti come un qualcosa di misterioso È inquietante con forte tendenza all'isolamento.
Omosessualità e tossicodipendenza. Tale pregiudizio deriva dal fatto che i comportamenti adottati
vanno contro sia le norme sociali che morali e religiose. Il fenomeno del AIDS ha contribuito ed
aumentare tale pregiudizio, portando anche alla sovrapposizione di due fenomeni.
Un modo per spiegare i pregiudizi è quello di vederli come espressione di una generica attività
verso ciò che non si conosce (differenza biologica e sociale). Si cerca quindi di valorizzare la
cooperazione tra gli individui, cercando di eliminare quello che è un pregiudizio tra due animali
della stessa specie. Secondo Allport il sistema cognitivo che ha necessità di ridurre e semplificare
la massa di informazioni di cui dispone è che lo strumento principale è il raggruppamento in
categorie, quindi la categorizzazione porta alla nascita dello stereotipo, poiché porta a dividere gli
uomini secondo le loro peculiarità, riconoscendo lì in un gruppo per quella caratteristica. Ciò che
porta alla creazione di stereotipi e pregiudizi è che la categoria non si forma più a partire da
attributi di basi dell'individuo, ma da attributi di secondaria importanza (interfenza).

19) PRINCIPALI AUTORI DEL LINGUAGGIO


TEORIA DI ELABORAZIONE
Linguaggio, processo cognitivo analogo alla categorizzazione, con caratteristiche di essere
arbitrario, dà significato a parole, combinatorio, associa significati di parole diverse per crearne
altri, con aspetto denotativo di concetto espresso – vocabolario-, e connotativo, affettivo. Con
doppia articolazione: fonemi, (unità base) fonologia e parole,(segni che rimandano a
significato) sintassi.
Per Skinner il linguaggio si sviluppa a partire dagli stimoli che il bambino riceve fin dalla sua
prima infanzia. Per Chomsky l'esistenza di un dispositivo innato per l'acquisizione del
linguaggio. I bambini hanno un innato programma biologico con una grammatica universale e
non apprendendo il linguaggio degli adulti per imitazione, ma lo cominciano a imparare Grazie
a questo programma è nato e lo strutturano in modo creativo a seconda dell'ambiente in cui si
trovano. Distingue una struttura superficiale della lingua è una profonda e Prevede due
tipologie di regole, le regole di struttura sintagmatica e le regole trasformazionali.
Bruner sostiene che se esiste una lad, deve esistere una laas, sistema di supporto per
l'acquisizione della lingua, a testimonianza del ruolo chiave dell'ambiente in cui è inserito il
bambino, ai fini dello sviluppo linguistico.
Merlsen e Tyler, teoria della coorte, l’ascolto di parole con uguale sequenza fonematica
genera con processi bottom up combinazioni a livello mentale e filtraggio di quelle non
consone tramite processi top down.
TEORIE DI PRODUZIONE:
Garrett nella produzione linguistica vi è una forte componente pianificatoria, operata a più
livelli. Livello nel messaggio, prima di parlare devo avere chiaro ciò che voglio dire. Livello
funzionale, pianifico le linee guida del discorso, l'articolazione del contenuto senza effettuare
una scelta specifica dei termini. Livello posizionale, seleziono le parole più idonea a esprimere
il messaggio e le declino in termini morfologici. Livello articolatorio fonetico, produco i suoni
linguistici adeguati. Dell individua quattro livelli: Semantico, pianificazione del messaggio del
linguaggio. Sintattico, pianificazione della struttura grammaticale. Morfologico, pianificazioni dei
morfemi da utilizzare. Fonologico, pianificazioni dei fonemi. Inoltre, da ricordare il lessico,
insieme di parole, pragmatica, concretezza con realtà sociale interattiva, meta componenti, per
la conoscenza esplicita di manipolare il linguaggio.
Grice Ha individuato 4 massime conversazionali. Massima della quantità, i partecipanti non
dicono di più di ciò che è necessario. Massima della qualità, gli interlocutori fanno affermazioni
vere. Massima della relazione, gli interlocutori cercano di essere pertinenti. Massima del modo,
gli interlocutori cercano di essere chiari ed evitare ambiguità.
TEORIE DI COMPRENSIONE
Petty e Cacioppo, la comunicazione può avere come obiettivo la Persuasione
dell'interlocutore, Cioè quello di ottenere la modificazione di un atteggiamento o
comportamento. La comunicazione persuasiva è stata studiata da Petty e Cacioppo, questi
ritengono che il cambiamento degli atteggiamenti coinvolge due diversi percorsi. Percorso
centrale, viene attivato quando l'elaborazione dell'informazione richiede un’elaborazione
accurata e un'analisi attenta delle argomentazioni contenute nel messaggio. Percorso
periferico, è attivato dallo scarso interesse che il destinatario ha per il messaggio e le sue
argomentazioni sono deboli.
Worff, universalismo e relativismo linguistico, per associazioni legate alla cultura di oggetti
denotati da parole con concezioni diverse a seconda delle comunità linguistiche.
Identificazioni di parole, comprensione di frasi, comunicazione persuasiva, linguaggio figurato e
frasi idiomatiche, comunicazione nei gr e mediata da pc, risoluzione dei conflitti

Info, comunic, segno, segnale, codice, linguaggio, lingua, simbolo, icona


AFASIE
Sensoriale di comprensione di Wernicke=1°circonvoluzione temporale snx.
Di conduzione Wernicke= fascicolo arcuato regione parietale inferiore
Articolatorio-produttiva di Broca= lesione posteriore 3°circonvoluzione frontale snx

20) PENSIERO E RAGIONAMENTO


Realtà molto vasta di processi mentali logico creativi prodotto da attività psichica dell’individuo
pensante, con funzione comunicativa e conoscitiva.
In psic comprende attenzione, memoria, ragionamento, simbolizzazione, immaginazione,
comunicatività interna con esterno, ipotizzazione, probl solv,. È attività mentale con contenuti
simbolici
Cherubini= pensando si individua il pensiero
Gentile= pensiero pensato e pensiero pensante (linguaggio in atto) Kant
Aristotele= sillogismo
Girotto= modus ponens è che la logica cambia la capacità di inferire le premesse. 2 modi di
pensiero: corretto, espresso da logica, empirico, in condizione di ordinarlo
Gestalt, Wertheimer= pensiero produttivo, non mnemonico, creativo e pensiero riproduttivo,
copia di passato
Kohler= insight, creatività attiva e produttiva di soluzioni alternative a problemi
Duncker problem solving
Guilford = pensiero divergente analizza fenomeni per cogliere alternative di significato,
convergente, analizza elementi comuni associabili verso 1 soluzione. Pensiero non finalizzato
e pensiero rivolto alla meta
Pensiero immaginativo, percettivo, realistico, associativo, affettivo.
Concetto = schema generale oltre la percezione, nelle categorie
Giudizio= valutazione tra 2 o+ percezioni, con affermazione o negazione
Ragionamento= passaggio da un giudizio all’altro, per deduzione o induzione, analogia o
somiglianza
Pensiero onirico da Freud
PENSIERO E LINGUAGGIO
1pensiero è linguaggio – comportamentisti
2pensiero dipende dal linguaggio- relativismo Worff
3 linguaggio dipende dal pensiero- cognitivismo Piaget
4linguaggio è pensiero – Bruner
5linguaggio e pensiero interdipendenti – Vygotsky
6linguaggio e pensiero costruiti socialmente con comunicazione – Sheriff

Strumenti per misurare legame linguaggio/ pensiero=


Test di fluenza verbale, test di generazione di frasi,
RAGIONAMENTO INDUTTIVO
Dal partic; al generale.
Non prova validità ma confutabilità della lingua, Wason= compito di selezione strategia per
soluzione di problemi con materiale astratto
E DEDUTTIVO
Dal generale al partic. Struttura + semplice, sillogismo= 2 premesse verso la conclusione.
Ragionamento deduttivo condizionale “se…allora”
Woodworth Sells, Effetto Atmosfera= diversi tipi di premesse generano predisposizione ad
accettare conclusione con uguale identificatore
Chapman e Chapman, errori di conversione
Errori logici in ragionamento condizionale 1°schema inferenziale modus ponens 2° modus tollens
negazione dell’antecedente
Braine Teoria della logica mentale= per inferenze deduttive usata regola astratta della logica

21) GIUDIZIO E DECISIONE


Le euristiche è un tipo di ricerca del metodo scientifico che si occupa di favorire l'accesso a nuovi
sviluppi teorici e che si affida all’intuito. Spesso gli individui fondono i propri giudizi su informazioni
imperfette o incomplete e perciò ricorrono a procedure pratiche ed economiche, dette euristiche,
che spesso espongono i decisori a errori di valutazione, ovvero distorsioni sistematiche dette bias.
Le euristiche di giudizio sono state descritte da Kahneman e Tversky e si dividono in euristica di
disponibilità, è una stima guida che si rifà agli eventi che ci vengono in mente, che sono
immagazzinati nella nostra memoria, quanto più saranno numerosi gli eventi ricordati tanto più la
stima sarà corretta; euristiche della simulazione la stima su un determinato evento viene effettuata
simulando tale evento e traendo le conclusioni dalla conseguenza dello stimolo; euristica di
rappresentatività si stima valutando il grado di similarità tra l'evento studiato e il processo che lo ha
generato o la categoria di riferimento, in pratica si effettua la stima basandosi sulle conseguenze
degli eventi simili; euristica ancoraggio e aggiustamento è una stima di seconda istanza, una
seconda valutazione o aggiustamento che viene modificata rispetto alla prima dopo l'ottenimento
di nuovo informazioni.

22) PROBLEM SOLVING E CREATIVITÀ


I problemi sono tutte quelle situazioni in cui qualche obiettivo deve essere raggiunto ma non si
conoscono i mezzi per farlo. I problemi possono essere di diverso tipo, ma raggruppabili in
categorie. Secondo il grado di definizione o precisione della struttura dei problemi. (ben definiti o
mal definiti), secondo il tipo di strategia utilizzabile per la loro soluzione (strategia
riproduttiva o strategia produttiva). Il problema però non coincide con l'ostacolo, perché il problema
è riconoscimento dell’ostacolo come tale che ci permette di iniziare a ragionare sulla soluzione.
Creatività= capacità di adattamento a risolvere problemi apportando soluzioni originali, innovati, o
usando le vecchie procedure con approccio diverso, inventando. Ostacoli alla creatività per fissità
funzionale la ripetizione continuata dello stesso processo di soluzione impedisce agli individui di
considerare percorsi alternativi, di adottare una strategia produttiva, i soggetti rimangono
fissati alle funzioni degli oggetti normalmente e naturalmente sperimentate e sono quindi incapaci
di vedere funzioni alternative, per impostazione personale.
Percorso di soluzione in 4 fasi di Paivio= a- comprensione e raccolta dati, b- pianificazione di
esperienze accettabili, c- attualizzare il piano, d- controllo a ritroso.
Newel e Simon spazio del problema= tutti gli stati con procedure fino a stato successivo con
1 algoritmo 2 strategie euristiche
Uso delle analogie con situazioni note per risolvere situazioni problematiche.
Creatività e innovazione: condotta inusuale ma appropriata., scelta del rilevante, innovazione del
vecchio Creatività come capacità di porre nuovi problemi o innovare oggetti o comportamenti per
rispondere a esigenze nuove.
Quando un problema viene risolto con un approccio creativo si parla di Insight, (Wertheimer e
Kohler) dove viene utilizzato un processo produttivo. Il mezzo più efficace per stimolare
l'atteggiamento creativo è il brainstorming.
I test usati per misurare la creatività sono il test del pensiero creativo gli individui devono risolvere
problemi in modi differenti, analizzandoli da diversi punti di vista. Le risposte vengono valutate
secondo qualità, originalità, importanza. Il test delle associazioni remote, un individuo è tanto più
creativo quanto più riesce a formare associazione tra tre aspetti apparentemente diversi tra loro. Si
valuta la facilità dell'associazione è la velocità con cui questa viene trovata per Torrence.
problem solving
Il è l'insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere
positivamente situazioni problematiche. Le fasi del problem solving sono:
1-identificare il problema, problem finding, il solutore cerca di comprendere il problema
raccogliendo tutte le informazioni possibili
2-trovare le soluzioni, problem shaping, il solutore tenta di escogitare un piano che gli consenta di
risolvere il problema. È il momento del brainstorming, che consiste in sedute strutturate in cui si
favorisce la possibilità di lasciare il cervello libero di creare idee, immagini e collegamenti. Le
regole sono tutto è possibile, non valutare, non giudicare, non criticare, non analizzare, non
escludere niente, tutti sono uguali.
3- valutare e pianificare, problem framing, il solutore valuta e stima la messa in atto del piano,
cercando di capire cosa si può migliorare.
La valutazione si distingue in valutazione di efficacia, valutazione di fattibilità, valutazione delle
conseguenze ecologiche; Viene presa una decisione e il piano viene messo in pratica

23) DECISION MAKING


Edwards definisce la decison making come un processo complesso che coinvolge diverse
strutture cognitive, in cui l'individuo deve valutare e interpretare gli eventi al fine di scegliere tra
corsi di azione tra loro alternative. Le fasi del processo decisionale sono otto
 Definizione del problema.
 Definizione degli obiettivi.
 Raccolta delle informazioni.
 Valutazione delle informazioni.
 Definizione delle alternative possibili.
 Valutazione delle alternative possibili.
 Scelta delle alternative.
 Valutazione dei risultati.
Le teorie sul decision making sono:
Teoria Della Scelta Razionale, Blume Easly si fonda sull'idea che ogni individuo è capace di
ordinare razionalmente le sue preferenze, essere perfettamente informato sullo stato del mondo
attuale e su tutti i possibili futuri stati, agire seguendo rigorosamente obiettivi di massimizzazione
dei benefici o minimizzare i costi.
Teoria Dell'utilità Attesa, Norman Morgeinstein Individua alla base della scelta razionale due
fondamentali principi, coerenza, è il sistema di preferenza del soggetto che può dirsi coerente se
ha una serie di norme che costituiscono gli assiomi della razionalità strumentale, massimizzazione,
riguarda le strategie del decisore, che sono razionali poiché volte ad ottenere il migliore risultato
possibile. Il risultato si misura in base all'utilità, un’immaginaria unità di misura che dà il nome alla
teoria.
Teoria Della Razionalità Limitata, Simon il decisore non ha a disposizione la gamma
completa di azioni possibili per un fine, ma solo un ventaglio ristretto di comportamenti e quali
ricorrere che gli deriva dall'esperienza, da convinzioni radicate e valori.
Teoria Della Razionalità Ecologica, Gigerenzer parla di razionalità ecologica, intendendo che la
mente nell’ effettuare stime, giudizi non si affida a formule matematiche, ma dà importanza ai
dati dell'ambiente
Ipotesi Dei Marcatori Somatici, Damasio ipotizza che le nostre scelte sono guidate da marcatori
Somatici che funzionano come un campanello di allarme avvertendoci di evitare quella decisione,
mentre quando è positivo ci incentiva a quell'azione.
Teoria Degli effetti Positivi, Isen e Mean hanno dimostrato che gli effetti positivi ci portano a
prendere decisioni in modo più accurato e veloce rispetto agli effetti negativi.

24) INTELLIGENZA
L’intelligenza è l’insieme della capacità cognitive, adattive e funzionali al raggiungimento di uno
scopo. È determinata da numerose abilità.
Nickerson, Perkins e Smith la riassumono in questo modo: classificazione degli insiemi,
modificare il comportamento adattandosi all’ambiente (apprendere), ragionare in maniera deduttiva
ed induttiva, sviluppare e usare modelli concettuali, comprendere.
Le teorie sull’intelligenza possono essere divise in due approcci: unitario ne fa parte la teoria di
Piaget sostiene che l’intelligenza è un adattamento biologico e costruisce strutture mentali che
servono a descrivere l’ambiente; è la modalità con cui ci adattiamo all’ambiente quando entriamo
in contrasto con esso; avviene secondo 2 atteggiamenti di sviluppo dell’individuo attraverso
l’assimilazione di stimoli dall’ambiente e l’accomodamento per cui l’individuo modifica le sue
strutture interne per adattarsi all’ambiente.
Teoria di Spearman l’intelligenza è un’entità unica che dipende da un fattore generale che
riguarda tutte le prestazioni cognitive e da un insieme di fattori specifici per ogni attività cognitiva.
In pratica in qualsiasi prestazione cognitiva intervengono due fattori: il fattore g ed il fattore s.
Delle teorie dell'approccio multiplo fanno parte la teoria di
Thurstone sostiene che l'intelligenza si racchiude in sette abilità: comprensione verbale, fluenza
verbale, capacità numerica, visualizzazione spaziale, memoria, ragionamento induttivo, velocità
percettiva.
Guilford costruttivista: 1 operazioni 2 prodotti (rappresentazioni), contenuti (specifici del problema)
Teoria di Gardner sostiene la presenza di diverse abilità dell'intelligenza, ovvero linguistica,
musicale, logico-matematica, spaziale, personale, corporeo-cinestetica, interpersonale.
Modello di Sternberg propone un modello triadico affrontando l'analisi dell'intelligenza dal punto
di vista procedurale, attraverso l'individuazione e l'analisi dei comportamenti (esperienziale
intelligente, contestuale intelligente, componenziale intelligente, basato su metacomponenti,
componente esecutiva, processi di acquisizione delle conoscenze. Inoltre, sostiene che
l'intelligenza usa tre tipi di processi, intelligenza analitica, intelligenza creativa, intelligenza pratica,
Teoria di Vygotskij i processi psichici più importanti hanno natura sociale, culturale e biologica, il
linguaggio è causa del pensiero
Bruner processi mentali dipendenti dal sociale.

INTELLIGENZA E CREATIVITÀ
Wiener studio del disegno infantile e illusione realistica
Gardner e studio dei prodigi
Bernstein e studio della musica
Branberger e sviluppo tacito esplicito di conoscenza della musica
Feldman talento e non prodigio
Koesler e bisociazione, attribuzione dei creativi di importanza al tralasciato precedentemente, per
rilevanza trascurata da altri

Tre test di intelligenza più usati vi sono


Binet-simon , misura il rapporto tra età cronologica e mentale,
Stanford Binet,
Test del quoziente intellettivo di Stern, misura l'intelligenza astratta e concreta
Test culture free, misura l'intelligenza senza considerare la cultura,
Wais- wechler adult intelligence scale fronteggiamento del mondo, memoria e fluidità verbale
wais-r si applica da 16 anni in poi, valuta diverse capacità cognitive come memoria, pensiero,
capacità di pianificazione, esame della realtà. Costituita da 11 subtest, 6 che misurano le abilità
cognitive di natura verbale e 5 di performance, natura visiva, spaziale e manipolativa. La media del
quoziente intellettivo verbale e del quoziente intellettivo di performance genera il quoziente
intellettivo totale.
Waisc for children 7-16
Wppsi- 3/7 anni prescholar

Vi sono tre tipi di intelligenze: cristallizzata, sono le conoscenze acquisite, incrementata fino ai 20
anni, continua a crescere in maniera graduale; fluida, la capacità di adattarsi a nuovi stimoli, si
sviluppa fino ai 30 anni per poi rimanere stabile fino a 60; emotiva,
Goleman arricchisce il concetto di intelligenza con 5 ambiti: Conoscenza delle proprie emozioni.
Controllo delle proprie emozioni. Motivazioni di se stessi. Riconoscimento delle emozioni altrui.
Gestione delle relazioni.

25) LE EMOZIONI

sono processi cognitivi complessi e multifattoriali con cambiamenti somatici, comportamentali,


fisici, cognitivi, composti da valutazione della situazione, attivazione dell’organismo, espressioni e
manifestazioni delle risposte emotive, prontezza e preparazione dell’azione. L’insieme delle
emozioni è l’esperienza emotiva. Interessati sono il sistema limbico (giro cingolato corticale,
ippocampo, amigdala, talamo anteriore, corteccia), s.n.a. e corteccia.

Le teorie delle emozioni sono:

1. Teoria periferica di James Lange, l’aspetto centrale della teoria riguarda il fatto che gli
individui manifestano le azioni fisiche a eventi che si verificano nel mondo o nella mente, e
solo quando acquistano consapevolezza dei cambiamenti avvenuti nel corpo, a livello
neurovegetativo del sistema nervoso periferico, percepiscono un’emozione. James
propone una radicazione biologica viscerale dell’emozione: ogni emozione corrisponde ad
una distinta e specifica configurazione di attivazione neurofisiologiche.
a-Ipotesi del feedback facciale, le espressioni facciali influenzano il processo emotivo. Vi
sono due versioni di tale teoria, una versione forte secondo cui le emozioni sono causate
dalle espressioni facciali e una versione debole secondo cui le espressioni facciali possono
amplificare la durata è l'intensità delle emozioni, secondo la teoria dell’auto-percezione di
Laird
b-Teoria vascolare dell’efferenza emotiva, la regolazione della respirazione può
influenzare in modo positivo o negativo i vari stati emotivi, per raffreddamento o
riscaldamento ipotalamico.
2. Teoria centrale delle emozioni di Cannon Bard, si basa su un sistema a tre livelli, livello
corticale, sistema limbico, sistema nervoso autonomo. Cannon concentrò i suoi studi sulla
reazione di emergenza, dettata dal talamo, centrale, scoprendo che con tali reazioni a
livello limbico, si attivano una serie di risposte neurofisiologiche a livello di sistema nervoso
autonomo, che compaiono simultaneamente: battito cardiaco accelerato, respirazione
accelerata, sudorazione, vasocostrizione gastroenterica e cutanea, incremento dei valori
glicemici, diminuzione della salivazione, dilatazione delle pupille, pilo erezione.
x- Circuito di Papez, proponi una teoria a due vie, una via corticale, legata all’elaborazione
cognitiva, coinvolta l’area visiva con percezione conscia dell’evento e una Via subcorticale,
legata all’elaborazione emotiva. In questa via vengono anche attuati dei meccanismi di
feedback, che permettono una accurata regolazione delle emozioni. Il circuito è l’insieme
delle aree cerebrali che elaborano gli stimoli emotivi. È un asse formato da talamo
anteriore, ipotalamo, giro cingolato, corteccia, ippocampo. Mclean integra l’amigdala
y-Teoria di Lesdoux, Individua un’area del cervello che ha un ruolo centrale
nell’elaborazione, centralina delle emozioni, l’amigdala. Essa è considerata la sede
dell’elaborazione inconscia degli stimoli visivi che ci arrivano dall’esterno. Tale
elaborazione avviene in maniera istantanea e gioco un ruolo fondamentale nei processi
decisionali e sulle reazioni emotive.
3. Ipotesi cognitivo-attivazionale di Schachter, sostiene che l’emozione è la risultante di due
componenti, componente di attivazione fisiologica dell’organismo e componente cognitiva
di percezione dello stato di attivazione fisiologico. Vengono individuate due modalità con
cui l’emozione ha origine, una tipica, processo rapido e quasi non consapevole, composto
da valutazione della situazione, percezione, attivazione, attribuzione causale. Arousal,
processo maggiormente consapevole e deliberato di attribuzione causale del proprio
arousal a un determinato evento. La mancanza di consapevolezza delle conseguenze di un
determinato farmaco o simili può portare a un’attribuzione erronea dell’arousal. L'individuo
è portato a spiegare l'emozione utilizzando arousal simili che ritrova nel contesto,
ricercando le cause di ciò che trova vicino.
A-Ipotesi dell’informazione preparatoria di Leventhal, di sconto tra due fatti particolari,
un’informazione corretta sui sintomi di una condizione di stress riduce l’incertezza e la
ambiguità che attenua la reazione d’ansia. La concentrazione sulle caratteristiche nocive di
uno stimolo doloroso favorisce una maggiore tollerabilità al dolore dispetto alla distrazione
delle stesse.
4. Teoria dell’appraisal, sottolinea il legame tra gli aspetti emotivi e cognitivi, sostenendo che
l’elaborazione cognitiva è sottesa a quella emotiva. L’appraisal al è un atto diretto è
immediato di conoscenza che Integra la percezione, del quale si può diventare consapevoli
solo a percorso concluso. Le emozioni dipendono dall’appraisal degli stimoli, situazioni.
L’insieme degli appaisal passati orienta e qualifica l’esperienza emotiva del soggetto. Le
emozioni possono essere definite come le risposte soggettive con un elevato grado di
flessibilità dell’individuo, soggette a processi intenzionali di regolazione.
5. Prospettiva funzionale,Teorie psicoevoluzionistiche, Thomkins, sostiene che le emozioni
sono strettamente associate alla realizzazione di scopi universali, connessi con la
sopravvivenza della specie dell’individuo. I suoi allievi Izard ed Ekman,hanno dato
particolare sviluppo a questa prospettiva teorica con la tesi delle espressioni facciali delle
emozioni, che sostiene l'esistenza di emozioni primarie (gioia, paura, collera, disgusto,
tristezza, sorpresa, disprezzo) e secondarie, miscela di queste.
6. Teoria costruttivista, Averiel, Harrè, Mandler sostiene che le emozioni sono prodotti
eminentemente sociali e culturali e non servono a salvaguardare la sopravvivenza
biologica, ma regolare le interazioni sociali. Le emozioni sono dette script e hanno una
natura prescrittiva.

26) VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA


Consiste in un esame che fornisce informazioni sul comportamento, la personalità, le capacità
cognitive, le abilità apprese, il potenziale riabilitativo di persone che hanno subito una lesione
cerebrale. L'obiettivo è rilevare le manifestazioni comportamentali delle funzioni cerebrali. La
valutazione neuropsicologica può essere usata come strumento diagnostico e prognostico, per
pianificare l'assistenza, per pianificare un progetto riabilitativo, in sede legale o assicurativa.
L'esame tiene conto di tre dimensioni del comportamento, la cognizione, le funzioni esecutive,
le emozioni. La motivazione è un'attività mentale. La consapevolezza è avere la coscienza di
qualcosa.
Gli STRUMENTI VNP sono
interviste, formale e informale anamnesi fisiologica, patologica e familiare
osservazione, diretta e indiretta
valutazione clinica, obiettiva e funzioni cognitive
somministrazione di test standardizzati.
Test di efficienza cognitiva globale: MoCA (attenzione, funzioni esecutive, memoria, linguaggio,
orientamento, calcolo) FAB, CDT
Test di II livello (capacità attentive ed esecutive) MATRICI ATTENTIVA (3 su cui controllare
numeri specifici in 45 sec con distrattori) SIMBOL DIGIT MODALITIES test
, TRAIL MAKING test, test di STROOP , test di FLUENZA FONEMICA, WCST (ragionamento
astratto cambio organizzativo, uso di feedback, 4 carte stimolo Colore, Forma , Numero)
Prove di trascodificazione DEscrizione della figura, generazione di LISTA DI PAROLE, CALCOLO
scritto
Test frontali: wcts, Toree di Londra, Fab, Tmt, test giudizi verbali
Test attentivi: Stroop colour world interface, matrici attentive, test des deux barrages, Tmt
Memoria a B; T: span cifre, test di ripetizione seriale, test di corsi, 15 parole di Rey, test figure
complesse di rey
Mem a L.T: test memoria di prosa, raccontino, apprendimento coppie di parole, e supraspan
verbale, test mem comportamentale, benton visual retention test
Visuospaziale discriminazione forme visive, street complexion test, test di giudizio di orientamento,
linguistiche : fluenza verb, fonem, seman, test dezi gettoni o token test, Aacken afasia test
prassiche: test aprassia ideomotoria, test orologio, figura complessa di Ray
intellettive: matrici progressive di Raven, wais-r

Gli esami neuropsicologici sono preceduti da una consulenza preliminare circa le condizioni
mediche generali, relazioni cliniche, referti neuroradiologici strumentali.
I principali STRUMENTI DIAGNOSTICI NEUROLOGICI sono
esami neurofisiologici (elettroencefalogramma, elettromiografia).
- Esami del liquido cefalorachidiano,
- esami neuroradiologici morfologici (RX torace, RX midollo spinale, TC cranio, RMN cranica,
mielografia, pneumoencefalografia).
- Esami neuroradiologici funzionali,( Angio rmn, scintigrafia cerebrale, angiografia cerebrale,
pet, ecodoppler ai vasi coronarici, RMN funzionale)
- . Esami bioptici (biopsia muscolare, celebrale e di nervo)

27) PSICOLOGIA COGNITIVA APPLICATA si occupa di conoscere e risolvere problemi


inerenti la pratica in ambito naturale outlab, da ergonomia e studio del contesto. Human
Computer Interaction e risposta dello strumento in 1- design di oggetti quotidiani 2-
ideazione e progettazione del pc 3- progettazione interfaccia (affordance, mapping,
feedback).

28) STRESS

Selye: risposta aspecifica con reazione di adattamento ad agente deformante, stressogeno, con 3
fasi 1) allarme ( surrrene, adrenalina, noradrenalina, glicocorticoidi) 2) resistenza (adattamento
delle risorse e strategie di fronteggiamento) 3) esaurimento (se non ritorno non adattazione e
patologia)
Delay introduce il concetto in psicologia

Lazarus risposta relativamente aspecifica con I valutazione e II graduale con coping, III
minacciosa

Interessato il sistema endocrino, l’ipotalamo, sistema simpatico e parasimpatico, sistema


immunitario, cardiovascolare, viscerale.

SALUTE E LAVORO

 Modello di adattamento persona/ambiente (compatibile)


 Modello di domanda/controllo di Karasek= esigenze / basso costo
 Modello sforzi/ricompense di Siegrist= squilibrio/stress (mancanza altern mercato;
accettazione strateg, sforzi per approvazione)
 Modello psicodinamico della salute= piacere o sofferenza per ciò che sviluppa equilibrio,
investimento concreto in cognitività, valutaz; sociale e prof. del lavoro, differenza
interindividuali (Skinner)

Cause organizzative di stress= conflitto di ruolo e ambiguità di ruolo

Prevenzione primaria= sulle origini

Secondaria sulle conseguenze e fronteggiamento

Terziaria= di riabilitazione e recupero

Interventi sull’individuo (rilassamento, vita sana, conoscenza del problema da Muchenbawn


con concettualizzazione delle cause, acquisizione competenze, applicazione concreta)

e sull’org.sana= equità, controllo tensioni, bisogni, coinvolgimento, condivisione info, comunic;


ascendente e discendente, obblighi reciproci
Abilità di Guiford = 120 divenute 150 Legge dei grandi numeri= bernoulli
Abilità mentali primarie= Visualizzazione spaziale Linguistica moderna = Chomsky
Afasia= Afasia sensoriale e afasia di conduzione Macrofattori che nella teoria di Guilford= Operazioni,
Affordance =Gibson prodotti e contenuti
Analisi tramite sintesi = Neisser Macrofattori di Guillford = operazioni, prodotti e contenuti
Apprendimento latente = tolman Marcatore somatico= damasio
Apprendimento per errori = Thorndike Massima della qualità studiata da Grice = Che gli
Apprendimento regole complesse = Reber interlocutori facciano affermazioni vere
Apprendimento sociale= Bandura Meccanismo della bisociazione = Koestler
Approccio multiplo= Gardner Memoria di lavoro= breve termine
Attenzione= focalizzazione e concentrazione Memoria episodica = memoria dichiar. Esp.
Categorie ad hoc=barsalou Memoria prospettica = mem episodica
Circuito di Papez= MClean integra Amigdala Moca= efficienza cognitiva globale
Circuito di Papez= talamo anteriore Modell prob. Di elaborazione: =Petty eCacioppo
Classificazione dei processi cognitivi =Neisser Modelli a Rete= collins e quilian
Compito di selezione = Wason Modelli cognitivi idealizzati= lakoff
Componente pianificat. Del linguaggio= Garret Modello doppio codice=due sistemi di memoria semantica
Comportamentismo= Watson Modello Stenberg= modello triarchico Componente
Condizionamento classico=Pavlov esecutiva
Condizionamento operante= skinner Modello trace = MC clelland e Elman
Conoscenza musicale innata = Bernstein Modello Trace= Caratteristiche fisiche, Fonemi e Parole.
Conoscenze spaziali= Route e Sourvey Modus ponens= prop. cond e affermaz antece.
Correlazioni illusorie = Chapman e Chapman Modus tallens = prop.con. E neg. della cons.
Costruttivismo= Guillford Movimento apparente= whetheimer
Danni dei circuiti fronte-subcorticali = Disinibizione Movimento stroboscopico= Wertheimer
comportamentale Neuro-imaging = corteccia front. E tempro Par.
Deduttivo =da generale a particolare Penfield = Wernicke
Deficit funzioni esecutive = danno frontale Pensiero produttivo =Wertheimer
Demenza primaria = Alzheimer Percezione visiva=Marr
Demenza secondaria = demenza vascolare Piaget = approccio unitario
Effetto atmosfera= woodworth e sells Pregiudizio razziale= Il razzismo simbolico
Effetto tipicità = Rosch Principio cooperazione: Grice
Elaborazione automatica = Neisser Principio di chiusura della Gestalt =Che tendiamo a vedere le
Elaborazione preattentiva = treisman forme come delimitate da un contorno continuo ed a
Emozioni sono attivate e regolate dal sistema nervoso ignorare le eventuali interruzioni di tale continuità
centrale Principio prove ed errori = kohler
Epstein = Sistema razionale e sistema esperienziale Problema delle quattro carte è un esempio= Ragionamento
Errori di conversione = Chapman e Chapman condizionale
Esempio torre Hanoi= euristica analisi mezzi fini Problemi possono essere suddivisi in due grandi categorie=
Estensione dei concetti = Sovraordinato, base e subordinato In funzione del grado di definizione e in funzione del tipo di
Euristica della rappresentatività = credenza legge dei piccoli strategia
numeri Profondità di codifica = Craik e Tulving
Euristica di ancoraggio= Una prima valutazione di un QI = EM/ECx100
determinato evento Quattro massime conversazionali= Grice
Euristica sull’esame a ritroso= newell e simon Ragionamento sillogistico= deduttivo
Euristiche di giudizio = kahneman e tversky Rappresentazione analogiche= esterne
Evento emotigeno= mod neurovegetativa sist nervoso Rappresentazioni proposizionali= Rappresentazioni astratte
periferico Registri di memoria=3
Fenomeno spiegato dalla doppia codifica= Effetto Ricerca scientifica = ragionamento induttivo
concretezza Ripetizione = due tipi, mantenimento ed elaborativa
Funzionalismo = James Scala di performance WAIS-R= 5 subtest
Funzioni esecutive = memoria di lavoro e attenzione Scala verbale WAIS-R = 6 subtest
Gestalt= wherheimer koffka e Kholer Scala WAIS-R = 11 subtest
Griglia valutaz. Stimolo\situaz= scherer Scala WISC = soggetti 7ai 16 anni
Illusione del triangolo =Kanizsa Scala WPPSI = soggetti dai 3 ai 7 anni
Immagini mentali = kosslyn Schema attivazione/prod= Norman
Induttivo = particolare a generale Script come schema= schank e abelson
Innatista = chomsky Sistema liMbIco = neocorteccia e amigdala
insight = Kholer Intuizione che comporta una ristrutturazione Somiglianza di famiglia = wittgenstein
del campo cognitivo Spazio del problema = newell e simon
Ipotesi informazione preparatoria = Leventhal Strategia di difesa dagli stereotipi= STRATEGIA DI FUSIONE
La soglia assoluta è: Il confine fra gli stimoli che vengono Teoria Apparisal = cognitivi + asp emotivi
recepiti dall'organismo e quelli che non vengono colti Teoria cognitivo- attivazionale delle emozioni = schachter
Le rappresentazioni analogiche= Rappresentazioni Teoria computazionale= Marr
simboliche
Teoria costruttivista le emozioni sono= Prodotti
eminentemente sociali e culturali
Teoria del doppio codice= Paivio
Teoria della Coorte= Marlsen e Tyler
Teoria della logica mentale = Braine
Teoria della percezione diretta=Gibson
Teoria della scelta razionale = blume e easly
Teoria di Cannon = centrale delle emozioni
Teoria di Gardner= APPROCCIO MULTIPLO
Teoria di Thurston= Abilità mentali primarie
Teoria Ekman = intensificazione attenuazione inibizione e
mascheramento
Teoria Ekman esp. Facciali = teoria neuro culturale
Teoria fattori dominanti di Thur= abilità mentali primarie
Teoria periferica delle emozioni = james
Teoria Spearman= approccio unitario (fattore G)
Teorie delle emozioni = Tomkins
Teorie intelligenza= approccio unitario e multip
Teorie senso comune = implicite
Test di Stanford - Binet
Test di stroop = processi attentivi
Tipi di intelligenza individuati da Gardner=7
Valutazione primaria e secondaria= Lazarus
VPN = funzioni esecutive
VPN = osservazione diretta e strutturata
VPN = strumento di prognosi e diagnosi

Problem solving ha 4 fasi: DUNKER


Fase 1 fase osservativa Definire l'obiettivo e analizzare gli
ostacoli
Fase 2 Brain storming (fase creativa)
Trasformare le idee in soluzioni
Fase 3:
Fase 4: esegue il piano e valuta i risultati
Massima della qualità studiata da Grice = Che gli
interlocutori facciano affermazioni vere
Afasia= Afasia sensoriale e afasia di conduzione
Modello Trace= Caratteristiche fisiche, Fonemi e Parole.
Teorie processi cognitivi
Whorf strutturalismo Atomo psichico introspezione
Titchner Li definisce strutturalisti
Ebbinghaus Apprendimento memo
James Funzionalismo Adattamento ambiente
Watson Comportamentismo S-R scatola nera condizionamento
Pavlov e Skinner
Gesell Maturazionismo
Wherteimer Gestalt
Piaget Costruttivismo Senso motorio: modificazione riflessi
Reaz circo primarie
Reaz circo 2arie
Coordinaz schemi 2ari
Reaz circo terziaria
Invenz. mezzi nuovi
Preoperazionale: egocentrismo,
rigidità pensiero
ragio semilogico
cogn. sociale limitata
Operaz concrete
Operazioni formali
Neisser Classificazione processi cognitivi
Percezione
Weber K DR/R Legge dulla soglia differenziale
Fechner S:clogR+C Sensazione
Gibson Teoria diretta percezione Affordance
Gregori Teoria costruttivista Top down
Neisser Teoria analisi tramite sintesi
Marr Percezione computazionale
Attenzione
Helmholz Componente spaziale attenzione Insieme a preattentiva, focalizzata,
selettiva, divisa
Shneider e Shiffrin Processi controllati : Conscio (seriale) TUTTI ALL’INIZIO
automatici : fuori da consapevolezza
Effetto SIMON Discriminazione non spaziale tra Compatibilità SR, posizione spaziale
due stimoli, tempo di reazione determina velocità
più veloce omolaterale
Reason e Norman Errori attentivi (3) schema di Mistakes (pianificazione contestuali,
attivazione produzione di descrizione),
Slips (azione: lapsis di cattura- Stroop,
errori per mancanza di attivazione
dello schema appropriato),
anticipazione (T sbagliato)
APPRENDIMENTO
Thorndike La legge dell’effetto Apprendimento per prove ed errori
(condizionam operante)
La legge dell’esercizio
Skinner Rinforzo Positivo, negativo, a rapporto
Bandura Modeling Osservazione ed imitazione
Bandura + Lorenz Apprendimento sociale, Per emulazione, imitazione
prima imprinting
Toleman Mappa cognitiva, APPRENDIMENTO LATENTE
rappresentazioni mentali del
mondo
Kohler Insight: procedimento ragionato Sbarra simpanze’
che dimostrava atteggiamento
creativo
MEMORIA
Ebbinghaus Ipotesi tempo totale
Distributiva
Curva di posizione seriale
Bartlett Scehmi cognitivi
Brainsford e Esperimento con schema: leggi brno e mostri img inerente ad
Jhonson alcuni prima ad altri dopo. Quelli
prima migliore performance
Anderson e Pichert prospettive
OBLIO Ebbinghaus Troppo tempo prima del recupero
McGeoch e McDonald Intergerenza, similarita percettiva
Interferenza retroattiva, proattiva
Rappresentazione oggetti
Collins e quillians Propagazione dell’attivazione Nodi concettuali in SERIE
Rumelhart e Mc Organizzazione gerarchica Rete ha proprietà emergenti non
Clelland parallela singoli costituenti ma insieme
Shank Abelson Rappresentazione conoscenze Come un copione, script
procedurali
Scheperd e Metzer Immagini menatli sono dinamiche e manipolabili
Thorndike e Hayes Rappresentazione spaziale e Route, percorsi specifici
roth orientamento nello spazio Survery, relazioni globali tra inizi
ambientali
Paivio Teoria doppio codice per Imagens parallelo, img non verbali
rappresentazione informazioni Logagens serie, info linguistivo
CATEGORIZZAZIONE
Bruner Se non usassimo categorie saremmo sopraffatti dagli stimoli
Rosch TEORIA DEL PROTOTIPO Esemplare più rappresentativo:
categorie
Gleitmen Categorie divise in due Nucleo concettuale: principi necessari
meccanismi per definizione di un concetto
Funzione di identificazione:
classificare elementi in base ad
attributi
Barsalou Categorie ad hoc occasionali
Rosch Principi categorie 1. Economia cognitiva: ridurre
info, massimizzare info
2. Struttura del mondo
percepito: particolari
combinazioni ricorrono più
frequentemente
Inoltre divide in
1. Differenziazione verticale
(superordinata, base
subordinata)
2. Differenziazione orizzontale
Reber Grammatiche artificiali Apprendimento regole complesse
Wittgenstein Membri di una categoria possono non avere stesse caratteristiche
Lakoff Modelli cognitivi idealizzati
STEREOPTIPI E PREGIUDIZI
Lippmann Stereoripo Img mentali della realtà
Allport Categorizzazioni dei pregiudizi + Color Blind USA
Dollard e miller Teoria della frustrazione Ostilità come forma di aggressione
aggressività verso un bersaglio sostitutivo
Adorno Ostilità preconcetta da personalità autoritaria
Rosentall e Effetto pigmalione
Jacobson
LINGUAGGIO
Skinner Teoria empirista Linguaggio da stimoli fin da bambino
CHOMSKY Teoria innatista LAD
Teoria dell’acquisizione del linguaggio:
struttura superficiale (suono)
Struttura profonda (signoficato)
- Regole di struttura sintagmica
- Regole trasformazionali
Bruner Teorie intermedie, costruttivisti LASS suppporto per acquisizione
Marlsen e Tyler Teoria della coorte per Prima parte di una parol
elaborazione linguaggio
McClelland e Modello TRACE Nodi che elaborano info di
Eimann caratteristiche fisiche, fonemi e parole
GARRET Teoria per produzione COMPONENTE PIANIFICATORIA
messaggio Livello del Messaggio
Livello Funzionale
Livello posizionale
Livello articolatorio
Dell Livello semantico
Sintattico
Molfologico
fonologico
WORF Relativismo linguistico Oggetti ed eventi denotati da una
parola dipendono da cultura
Petty e Cacioppo Persuasione modello della Percorso centrale (interesse, analisi
probabilità di elaborazione attenta)
Percorso periferico 8scrso interesse,
decisione presa automaticamente)
Grice Massime convenzionali Quantità, qulità, relazione, del modo
PENSIERO
Girotto Modo corretto di pensare espresso dalla logica
Cherubini È in maniera ampia tutta la psicologia e in maniera circoscritta sembra
non essere nulla di essa
Wertheimer Pensiero riproduttivo No selezione nuova
Pensiero produttivo Consente di risolvere problemi
Kohler Insight Soluione problemi coincide con la
ristrutturazione del campo cognitivo
Guilford Pensiero divergente Scinde fenomeni per cogliere
alternative
Pensiero convergente Elementi comuni ed associabili
Bleuler Pensiero realistico, autisico, quotidiano, logico, percettivo ,img,
associativo, affettivo, volitivo, onirico
Comportamentisti Pensiero è linguaggio
Whorf P dipende da L
Piaget L dipende da P Ipotesi cognitiva
Vygotskji Fino a 2 anni indipendenti poi si integrano
Bruner LèP
Shaffer LeP sono costruiti socialmente con comunicazione
RAGIONAMENTO
Woodworth e Sells Errore sillogismo EFFETTO ATMOSFERA
Chapmann e Errosi di conversione
Chapmann
Braine Teoria della logica mentali Tutti hanno schemi modus tollens e
ponend
Johnson Laird Teoria dei modelli mentali Rappresentazioni mentali
1.comprensione e rappresentazione
premesse
2.combinazione modelli mentali e
premesse
3. ricerca di controesempi
Wason Problema della tripletta Probelma generativo
Griffs e Newstead THOG 4 figure
Cheng e Holyoak Teoria degli schemi pragmatici Permesso e obbligo
Cosmides Teoria dei contratti sociali Avere qlc in cambio
GIUDIZIO
Kaneman e Tversrky Euristica di giudizio 1 di disponibilità o evocabilità
2.simulazione
3. rappresentatività
4. ancoraggio
Legge dei piccoli numeri 1971
Falk Bias egocentrico euristica 1
Polya Problem solving Faase osservativa (identifico prob)
Creativa (trovo soluzione)
Critico realistica (valuto e pianifico)
Esecutiva (metto in pratica: decision
making)
NEWELL E SIMON Spazio del problema Rappresentazione mentale del
problema
Metcalfe e Wiebe Problemi che richiedono soluzione creativa risolti all’improvviso
Luchins e Luchins Impostazione soggettiva può ostacolare risoluzione problemi
Dunker Fissità funzionale per insight
Torrance Test del pensiero creatico per Quantità, priginalità, importanza
creatività
Mednick e Mednick Test delle associazioni remote
Teorie decision making
Epstein Sistema razionale Rapido automatico
Sistema esperenziale Lento, dispendio risorse cognitive
Blume easley Teoria della scelta razionale Individuo capace di ordinare
preferenze
Informato su mondo attuale
Agire seguendo obiettivi
Von Neumann e Teoria utilità attesa Coerenza, massimizzazione
Morgernsern
Simon Teoria razionalità limitata Limiti computazionali: uso solo
comportamenti derivati da
esperienza, convinzioni radicate e
valori
Gigerenzer Teoria della razionalità ecologica ambiente
Zajonc L’importanza emozioni
Lowenstein e Lerner Classificazione emozioni 1. Attese
2. Immediate
Anticipatorie e incidentali
Isen e Mean Teoria degli affetti positivi
INTELLIGENZA
Teorie approccio unitario
Piaget Adattamento biologico Assimilazione dati ambiente e
accomodamento
Spearman Entità unica tramite analisi Fattore g, tutte le prestazioni
fattoriale cognitive
Fattore s
Teoria dell’approccio multiplo
Thurstone 7 abilità Comprensione verbale
Fluenza
Capacità numerica
Visualizzazione spaziale
Memoria, Ragionamento induttivo
Velocità percettiva
Guilford Struttura intelletto Operazioni
Prodotti
Contenuti
Da 120 a 150 nel 1982
Gardner Modularità 7 Linguistica
Musicale
Logico matematica
Spaziale
Sensoriale
Personale
Interpersonale
Sternberg Triarchico Comportamento esperenziale-intellig
Analisi comportamenti non creativa
procedurale Comportamento contestuale-
intelligenza pratica
Comportamento componenziale-
intelligenza analitica
Vygotsky Teoria intelligenza Linguaggio causa del pensiero
Galton Ereditarietà intelligenza
Goleman Intelligenza emotiva Conoscenza emozioni, consapevolezza
Controllo emozioni
Motivazione di sé: stato di flow
Riconoscimento emozioni altro
Intelligenza sociale empatia
Gestione relazioni: negoziazione,
legami personali- talento sociale
Winner Disegno
Berstein musica Pattern melodico innato
Gardner Ur-song No innato
Feldam Prodigio
Chase e simon Scacchi
McCkiskey e Kargon Rimuovere false credenze
Mumford e Creatività mezzi nuovi
Gustafson
Capacità di risolvere un
Mackworth problema e scoprire problema
EMOZIONI
James Lange Periferica Radicaz biologica
FACS
Teoria vascolare efferenza emotica
Damasio
Cannon Bard Centrale
Papez Circuito a due vie Corticale e subcorticale
Talamo, giro cingolato, corteccia
ippocampo
Mc Lean Amigdala
Le Doux
Shacter Cognitivo attivazionale Componente attivazione fisiologica
arousal
Componente cognitiva di percezione
dello stato di attivazione fisiologica
Emozione ha origine da modalità
tipica o arousan non spiegato
Leventhal Info corretta sui sintomi di una concentrazione su caratteristiche
condizione di stress, nocive di uno stimolo doloroso
Lazarus Valutazione cognitiva Primaria (pertinenza e congruenza)
Secondaria (problem focused coping,
emotion focused coping)
Sherer Griglia di valutazione stimolo Novità, piacevolezza, signoicatività,
coping
Tomkins Concezione psicoevoluzionistica
Ekman Case innata e carattere Espressione facciale
universale
Averill, Harrel Emozioni prodotti sociali e Script: natura prescrittiva
Mandler culturali
Cognitiva applicata
Nielsen HOME Hight performance, Often, Minimal,
Ease
Selye Stress Risposta adattativa
Person Modello adattamento persona ambiente
Karasek Modello domanda controllo
Siegrist Modello sforzi ricompense
MODULO 1
1) Il paradigma teorico a cui appartiene Pavlov è detto:

S-R

2) Quale tra i seguenti autori ha elaborato per primo una classificazione dei processi cognitivi?

Neisser

3) In quale anno nasce il primo laboratorio di psicologia sperimentale?

1879

4) Come viene chiamata la teoria della percezione di Gibson?

Teoria della percezione diretta

5) Come viene classificato il condizionamento studiato da Skinner?

Operante

6) Quale autore si è occupato del movimento apparente?

Wertheimer

7) Dove nasce la scuola della Gestalt?

Germania

8) Gli studi di Marr sono incentrati:

Sulla percezione visiva

9) L'illusione di Ponzo è?

Una distorsione

10) Quale tra i seguenti autori appartiene alla corrente del Funzionalismo?

James

11) La soglia differenziale è?

La minima differenza tra due stimoli che possa essere colta

12) Quando si parla di figure reversibili?

Quando si ha una situazione di instabilità e continua reversibilità del rapporto figura-sfondo

13) Cosa stabilisce il principio di chiusura studiato dalla Gestalt?

Che tendiamo a vedere le forme come delimitate da un contorno continuo ed a ignorare le


eventuali interruzioni di tale continuità
14) Cosa stabilisce il principio di somiglianza studiato dalla Gestalt?

Stabilisce che tendiamo a vedere elementi di uno stimolo fisicamente simili come parti dello stesso
oggetto e gli elementi diversi come parti di oggetti differenti

15) Quale autore elabora il concetto di Affordance?

Gibson

16) Cos'è la reazione psicofisica?

Relazione tra segnale fisico esterno e sensazione che esso provoca

17) Cosa si intende per elaborazione bottom-up?

Elaborazione guidata dai dati sensoriali

18) Dove nasce il primo laboratorio di psicologia sperimentale?

Lipsia

19) Quale autore ha studiato l'illusione ottica rappresentata da un triangolo?

Kanizsa

20) Cosa stabilisce il principio di vicinanza studiato dalla Gestalt?

Tendiamo a vedere elementi di uno stimolo vicini tra loro come parte di uno stesso oggetto

21) Come viene definita la teoria della percezione di Neisser?

Analisi tramite sintesi

22) Quali animali utilizza Pavlov nei suoi esperimenti?

Cani

23) Quale teoria sulla percezione viene definita teoria computazionale?

Marr

24) Quale tra le seguenti è un'illusione ottica?

Figure paradossali

25) Quale tra i seguenti autori ha studiato il movimento stroboscopico?

Wertheimer

26) Quale tra i seguenti rappresenta un limite dei nostri organi di senso?

Intensità dello stimolo

27) Cosa si intende per Trasduzione?


Un processo di modificazione di stato di un tipo energia in un altro

28) Quali sono gli autori di riferimento della psicologia della Gestalt?

Wertheimer, Koffka e Kholer

29) Cosa si intende per elaborazione top-down?

Elaborazione basata sulle rappresentazioni contenute in memoria

30) La soglia assoluta è:

Il confine fra gli stimoli che vengono recepiti dall'organismo e quelli che non vengono colti

MODULO 2
1) Cosa si intende per mappa cognitiva?

Rappresentazione mentale della meta e dello spazio che porta alla meta

2) Quale autore tra i seguenti ha studiato l'elaborazione preattentiva?

Treisman

3) L'apprendimento per prove ed errori è stato studiato da:

Thorndike

4) Cosa stabilisce la legge dell'esercizio?

Comportamenti più spesso esercitati hanno maggiori probabilità di essere impiegati in simili
condizioni

5) Cos'è la generalizzazione?

Un processo per cui le risposte condizionate vengono estese a tutta la gamma degli stimoli prossimi
allo stimolo condizionato

6) Quali autori hanno studiato la profondità di codifica?

Craik e Tulving

7) Cosa si intende per riflesso condizionato?

Uno stimolo neutro, presentato più volte in stretta contiguità temporale con uno stimolo in grado
di evocare una risposta riflessa, è in grado di generare una risposta riflessa simile

8) Il condizionamento classico è stato studiato da:

Pavlov

9) Il modello del doppio codice prevede:


Due sistemi di memoria semantica

10) Cos'è l'apprendimento?

Una modificazione relativamente stabile e duratura del comportamento a seguito di un'esperienza


di solito ripetuta più volte nel tempo.

11) La memoria episodica appartiene a quale sistema di memoria?

Memoria dichiarativa (esplicita)

12) Con Insight Kohler intende:

Intuizione che comporta una ristrutturazione del campo cognitivo

13) La memoria prospettica a quale sistema di memoria appartiene?

Memoria episodica

14) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'apprendimento latente?

Tolman

15) Quali sono le due principali caratteristiche che James individua nell'attenzione?

Focalizzazione e concentrazione

16) L'apprendimento sociale stabilisce che:

Si apprende anche osservando un modello e cercando di imitarlo

17) Quale tra i seguenti autori ha elaborato la teoria del doppio codice?

Paivio

18) Norman e Reason nello studio sulle cadute di attenzione, quanti tipi di errore individuano?

Tre

19) Quale tra i seguenti autori si è occupato dell'elaborazione automatica?

Neisser

20) L'attenzione selettiva:

Permette il filtraggio selezionando le caratteristiche rilevanti dello stimolo e ignorando quelle futili

21) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'apprendimento sociale?

Bandura

22) In cosa consiste il processo di codifica?

Processo costituito da un insieme di regole e azioni che convertono l'informazione proveniente dal
mondo esterno in una traccia che può essere conservata
23) Cosa si intende per amnesia anterograda?

Incapacità di ricordare eventi che accadono dopo che il danno si è verificato

24) Quale tra i seguenti autori si oppose al principio per prove ed errori?

Kohler

25) Secondo alcuni autori esistono due tipi di ripetizione, quali?

Ripetizione di mantenimento e ripetizione elaborativa

26) Quale tra i seguenti autori ha contribuito alla diffusione del Comportamentismo?

Watson

27) La memoria di lavoro appartiene al registro di memoria:

A breve termine

28) Come vengono definiti i modelli studiati da Collins e Quilian?

Modelli a rete

29) Quale autore ha proposto la teoria detta schema di attivazione-produzione?

Norman

30) Il modello di memoria proposto da Atkinson e Shiffrin comprende:

Tre registri di memoria

MODULO 3
1) Cosa si intende per concetto disgiuntivo?

In questo caso l'oggetto deve possedere una qualsiasi di due classi di attributi

2) Schank e Abelson hanno studiato il concetto di script in quanto:

Schema

3) Il modo di abbassare i pregiudizi dipende in gran parte dal tipo di spiegazione di quali tra questi
fenomeni?

spiegazione di tipo biologico

4) Quale autore ha studiato i modelli cognitivi idealizzati?

Lakoff

5) La stategia di assimilazione costituisce:


La tendenza del gruppo maggioritario ad inglobare quello minoritario

6) Quale tra i seguenti rappresenta uno dei principi che regolano l'uso che gli individui fanno dei concetti,
secondo la Rosch?

Principio dell'economia cognitiva

7) Secondo la Rosch gli individui preferiscono classificare inizialmente gli oggetti nei termini delle
categorie:

Base

8) Quale tra i seguenti autori si è occupato della nozione "somiglianza di famiglia"?

Wittgenstein

9) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'effetto tipicità?

Rosch

10) Secondo l'organizzazione gerarchica di Collins e Quilian le reti semantiche funzionano secondo quale
principio?

Principio di propagazione dell'attivazione

11) Quale tra i seguenti rappresenta uno degli ambiti nei quali riscontriamo stereotipi e pregiudizi di
genere?

Struttura dell'occupazione

12) Il significato etimologico del termine pregiudizio indica:

Un giudizio precedente all'esperienza

13) Tra le strategia di difesa dagli stereotipi, troviamo:

Strategia di fusione

14) Le rappresentazioni linguistiche sono:

Rappresentazioni esterne

15) Secondo Lippmann, gli stereotipi sono:

Immagini mentali, semplificazioni rigide e grossolane

16) La rappresentazione mentale è?

Qualcosa che sta per qualcos'altro

17) La Rosch descrive l'estensione dei concetti basandosi su tre livelli, quali?

Sovraordinato, base e subordinato

18) Quale tra le seguenti rappresenta una delle nuove forme di pregiudizio razziale?
Il razzismo simbolico

19) Quale tra i seguenti autori ha studiato le categorie ad Hoc?

Barsalou

20) Quale tra i seguenti rappresenta uno dei meccanismi con il quale gli stereotipi si autoriproducono?

Profezia che si auto adempie

21) Cosa caratterizza il pregiudizio avversivo?

L'individuo tende a evitare il contatto con i diversi

22) Secondo la Rosch i concetti sono organizzati in base a due dimensioni, quali?

Dimensione verticale e dimensione orizzontale

23) Quale tra i seguenti è considerato un fenomeno spiegato dalla doppia codifica?

Effetto concretezza

24) Le rappresentazioni proposizionali sono:

Rappresentazioni astratte che non contengono le caratteristiche fisiche di ciò che rappresentano

25) Le rappresentazioni analogiche sono:

Rappresentazioni simboliche

26) La dimensione orizzontale studiata dalla Rosch si riferisce a:

Possibilità di differenziare le categorie allo stesso livello di inclusione

27) Quale tra i seguenti autori si è occupato di apprendimento di regole complesse?

Reber

28) Thorndike e Hayes-roth sostengono che gli individui per muoversi nello spazio mentale utilizzano due
tipi di conoscenze spaziali, quali?

Route e Survey

29) Cosa si intende per accentuazione percettiva?

Tendenza a percepire gli oggetti inclusi nella stessa categoria come più simili tra loro di quanto
realmente siano

30) Quale tra i seguenti autori si è dedicato allo studio delle immagini mentali?

Kosslyn
MODULO 4
1) Quale autore ha studiato le quattro massime conversazionali?

Grice

2) Quale autore è considerato il padre della psicolinguistica moderna?

Chomsky

3) Il livello di articolazione dei fonemi è organizzato da:

Dalla fonologia

4) Quale tra i seguenti autori sottolinea la componente pianificatoria del linguaggio?

Garret

5) La massima della qualità studiata da Grice suggerisce:

Che gli interlocutori facciano affermazioni vere

6) La teoria di Chomsky appartiene al filone delle teorie:

Innatiste

7) Da quale autore sono state effettuate le prime ricerche tra struttura cerebrale e linguaggio?

Broca

8) Quale autore ha studiato il principio di cooperazione?

Grice

9) Cosa stabilisce il fenomeno detto percezione categoriale?

Chi ascolta discrimina meglio tra suoni appartenenti a categorie fonetiche differenti

10) Goldstein nei suoi studi giunse alla conclusione che:

I disturbi del linguaggio sono la conseguenza di un'alterazione di quasi tutte le aree cerebrali

11) Cosa studia la morfologia?

Studia la struttura della forma delle parole

12) Quali sono le due tradizioni all'interno delle quali sono stati condottii la maggior parte degli studi sul
linguaggio?

Tradizione psicolinguistica e tradizione relativa ai sistemi neurali/controllo motorio

13) Quali autori hanno studiato il modello della probabilità di elabrazione?

Petty e Cacioppo
14) Cosa studia la pragmatica?

Studia la funzione comunicativa del linguaggio

15) La pragmatica rappresenta:

Le relazioni tra linguaggio e situazioni

16) Quali autori hanno elaborato la teoria della Coorte?

Marlsen e Tyler

17) Il linguaggio umano presenta due livelli di articolazione, quali?

Fonemi e parole

18) Quali autori hanno elaborato il modello Trace?

Mc Clelland e Elman

19) C. Wernicke ha studiato due tipi di afasia, quali?

Afasia sensoriale e afasia di conduzione

20) Il modello Trace:

Sistema composto da nodi che elaborano le informazioni a tre livelli: Caratteristiche fisiche, Fonemi
e Parole

21) Gli studi di Penfield confermano le localizzazioni indicate dagli studi di quale altro autore?

Wernicke

22) Le parole funzione possono essere:

Articoli

23) L'afasia di Wernicke è caratterizzata da:

Disturbo della comprensione del linguaggio

24) Cosa stabilisce il principio d cooperazione?

necessità d parte del partecipante di dare il proprio contributo al momento opportuno


coerentemente con la situazione comunicazionale

25) Quali regioni cerebrali sono state studiate nella Neuroimaging?

Corteccia frontale e corteccia temporo-parietale

26) La grammatica è costituita da:

Semantica, sintassi e pragmatica


27) L'anatomia funzionale dell'elaborazione dei suoni linguistici comprende due circuiti di elaborazione,
quali sono?

Una via ventrale del lobo temporale e una via dorsale

28) La massima della relazione studiata da Grice suggerisce:

Che gli interlocutori cerchino di essere pertinenti

29) Le corde vocali sono costituite da:

Membrane laringee

30) Il tratto sopralaringeo ha la funzione di?

Cassa di risonanza

MODULO 5
1) Lo schema inferenziale modus tollens è caratterizzato da:

Proposizione condizionale e negazione della conseguente

2) Quale tipo di ragionamento utilizza la ricerca scientifica?

Ragionamento induttivo

3) Guilford individua due tipi di pensiero, quali?

Pensiero divergente e pensiero convergente

4) Quale tra i seguenti autori ha studiato il pensiero produttivo?

Wertheimer

5) Gli studi di Vygotksij concludono che:

Linguaggio e pensiero sono interdipendenti

6) Il problema delle quattro carte è un esempio di:

Ragionamento condizionale

7) Nel problema delle quattro carte ogni carta:

Ha da un lato un numero e dall'altro una lettera

8) Il ragionamento sillogistico è:

Una forma tipica di ragionamento deduttivo

9) Quale tra i seguenti è uno dei principali sostenitori dell teoria della logica mentale?
Braine

10) Quale tra i seguenti autori ha studiato il problem solving?

Duncker

11) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'insight?

Kohler

12) Nel ragionamento deduttivo:

Possiamo ottenere conclusioni valide

13) Quale tra i seguenti strumenti risulta utile per individuare il legame tra pensiero e linguaggio?

Test di fluenza verbale

14) La psicologia della Gestalt studia due tipi di pensiero, quali?

Pensiero riproduttivo e pensiero produttivo

15) Il pensiero convergente:

Analizza e scopre gli elementi comuni e associabili tra loro nel portare ad una possibile soluzione

16) Lo schema inferenziale modus ponens è caratterizzato da:

Dalla proposizione condizionale e dall'affermazione dell'antecedente

17) Nel ragionamento sillogistico le prime due proposizioni sono:

Le premesse

18) L'informazione nel pensiero può essere rappresentata da:

Esperienza passata

19) Il ragionamento induttivo:

Va dal particolare al generale

20) Il compito di selezione è un famoso problema proposto da:

Wason

21) Quali tra i seguenti autori hanno studiato gli errori di conversione?

Chapman e Chapman

22) Quali tra i seguenti autori hanno studiato l'effetto Atmosfera?

Woodworth e Sells

23) Distinguiamo due forme di ragionamento, quali sono?


Ragionamento induttivo e ragionamento deduttivo

24) Nel pensiero riproduttivo:

Le conoscenze vengono utilizzate correttamente senza essere creative

25) Il problema generativo è un tipo di problema nel quale:

I soggetti non ricevono passivamente le informazioni ma devono generare nuove informazioni per
la soluzione del problema

26) I sillogismi sono costituiti da:

Due premesse che conducono necessariamente ad una conclusione

27) L'ipotesi del relativismo linguistico di Whorf stabilisce:

Il pensiero dipende dal linguaggio

28) Quali sono i due processi fondamentali per la formazione di un concetto?

Astrazione e generalizzazione

29) L'ipotesi cognitivista di Piaget stabilisce:

Il linguaggio dipende dal pensiero

30) Secondo Girotto il pensiero è:

Un modo corretto di pensare espresso dalla logica

MODULO 6

1) Nella fase quattro del problem solving:

Si esegue il piano e si valutano i risultati

2) La tecnica del Brain storming viene utilizzata in quale fase del problem solving?

Nella fase due

3) Quali tra i seguenti autori hanno studiato il fenomeno delle correlazioni illusorie?

Chapman e Chapman

4) Epstein studia due sistemi con cui l'uomo valuta l'ambiente, quali sono?

Sistema razionale e sistema esperienziale

5) Quali tra i seguenti autori hanno elaborato la Teoria della scelta razionale?

Blume e Easly
6) Quale autore ha elaborato la famosa piramide dei bisogni?

Maslow

7) Alla base dei bisogni della piramide di Maslow cosa troviamo?

I bisogni fisiologici

8) La fase uno del problem solving è detta fase:

Osservativa

9) Nella fase uno del problem solving è importante:

Definire l'obiettivo e analizzare gli ostacoli

10) Nell'euristica della disponibilità, la disponibilità si riferisce a:

Alla facilità con la quale un item può venire in mente come l'etichetta di una certa esperienza.

11) Quali tra le seguenti rappresenta un'euristica individuata da Newell e Simon?

Euristica basata sull'esame a ritroso

12) La corteccia orbito-frontale sembrerebbe regolare gli affetti negativi, soprattutto la paura

vero

13) Danni dei circuiti fronto-subcorticali possono portare a:

Disinibizione comportamentale

14) L'euristica di ancoraggio si riferisce a:

Gli individui fanno una prima valutazione di un determinato evento

15) Il pensiero laterale rappresenta:

La capacità di guardare agli aspetti logici di un problema e contemporaneamente di affrontarli in


modo creativo e dinamico

16) Frazer riteneva he le pratiche magiche fossero regolate da due leggi, quali?

Legge della somiglianza e legge del contagio

17) Quale tra i seguenti autori ha scoperto il fenomeno chiamato legge dei grandi numeri?

Bernoulli

18) Quale tra i seguenti autori ha elaborato l'ipotesi del marcatore somatico?

Damasio

19) Quali autori hanno analizzato e descritto le euristiche di giudizio?


Kahneman e Tversky

20) I problemi possono essere suddivisi in due grandi categorie, quali sono?

In funzione del grado di definizione e in funzione del tipo di strategia

21) Il problem finding:

Comprende l'individuazione e la definizione di un problema

22) Quali tra i seguenti autori hanno coniato la nozione di Spazio del problema?

Newell e Simon

23) La fase due del problem solving è detta:

Fase creativa

24) La credenza nella legge dei piccoli numeri conduce gli individui a fare usa di quale euristica?

Euristica della rappresentatività

25) Quali tra le seguenti possono essere considerate insidie nella risoluzione di un problema?

Incapacità di gestire le proprie emozioni

26) I lobi frontali giocano un ruolo fondamentale nei processi decisionali

Vero

27) Il processo di soluzione dei problemi è costituito da quante fasi?

Quattro

28) Nel processo del brain storming bisogna:

Trasformare le idee in soluzioni

29) L'esempio della Torre di Hanoi si rifà all'euristica:

Euristica basata sull'analisi mezzi-fini

30) Cosa si intende per valutazione di fattibilità?

Esame critico delle possibilità di mettere in pratica le possibili soluzioni

Modulo 7
1) Secondo Galton L'intelligenza:

Ha una base ereditaria

2) Quali tra i seguenti fa parte dei cinque ambiti descritti da Goleman?


La gestione delle relazioni

3) Come si calcola il QI?

EM/ECx100

4) Quali tra i seguenti rappresenta uno dei differenti tipi di componenti nella teoria di Sternberg?

Componente esecutiva

5) Come viene definito il modello teorico elaborato da Sternberg?

Modello triarchico

6) Quanti sono gli ambiti specifici dell'intelligenza emotiva individuati da Goleman?

Cinque

7) Quale tra le sguenti rappresenta una delle abilità mentali primarie descritte da Thurston?

Visualizzazione spaziale

8) La scala verbale della WAIS-R è da quanti subtest è costituita?

Sei

9) La teoria di Spearman appartiene:

All'approccio unitario

10) La scala WPPSI può essere somministrata a soggetti:

dai 3 ai 7 anni

11) Quale autore ha portato a conoscenza del grande pubblico il concetto di Intelligenza Emotiva?

Goleman

12) Quanti sono gli stadi della teoria di Piaget?

Quattro

13) Come viene definito il fattore generale individuato da Spearman?

Fattore g

14) La teoria di Piaget appartiene all'approccio:

Unitario

15) La scala WISC può essere somministrata a soggetti di quale età?

7-16 anni

16) Quanti sono i tipi di intelligenza individuati da Gardner?


Sette

17) La scala WAIS-R è composta da:

11 subtest

18) Le due scale che costituiscono la WAIS-R sono:

Scala verbale e scala di performance

19) Come si chiama il test utilazzato da Binet?

Test Stenford-Binet

20) Il secondo stadio nella teroia di Piaget è detto:

Periodo pre-operazionale

21) La teoria di Guilford appartiene alla concezione:

Costruttivista

22) Quale tra i seguenti autori ha sostenuto l'esistenza di una conoscenza musicale innata?

Bernstein

23) Le abilità riassunte nella teoria di Guilford sono:

120 divenute in seguito 150

24) Quale tra i seguenti autori ha studiato il meccanismo della bisociazione?

Koestler

25) Nella teoria di Thurston come vengono definiti i fattori dominanti?

Abilità mentali primarie

26) Quali sono i tre macrofattori che nella teoria di Guilford?

Operazioni, prodotti e contenuti

27) La teoria di Gardner a quale approccio appartiene?

Multiplo

28) Le teorie scientifiche dell'intelligenza si suddividono in due approcci, quali?

Approccio unitario e approccio multiplo

29) Nella teoria di Goleman QI e IE:

Sono competenze separate ma spesso correlate

30) Le teorie del senso comune sono:


Teorie implicite

MODULO 8
1) La teoria di Ekman delle espressioni facciali è detta:

Teoria neuro-culturale

2) Ekman e Izard sono stati allievi di?

Tomkins

3) Quale tra i seguenti autori è considerato il capostipite delle teorie psicoevoluzioniste delle emozioni?

Tomkins

4) Cosa ribadisce l'ipotesi dell'universalità minima delle espressioni facciali?

I movimenti facciali sono connessi agli stati psicologici

5) Secondo la teoria costruttivista le emozioni sono:

Prodotti eminentemente sociali e culturali

6) Quae tra le seguenti regioni cerebrali è parte del circuito di Papez?

Talamo anteriore

7) Le emozioni primarie per Damasio sono:

Risposte spontanee, innate e precodificate

8) Quale tra le seguenti rappresenta una delle proposizioni dell'ipotesi dell'universalità delle espressioni
facciali?

Espressività dei movimenti facciali

9) L'ipotesi del feedback facciale presenta due versioni, quali?

Forte e Debole

10) Come viene definita la teoria di Cannon?

Teoria centrale delle emozioni

11) Nella teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni vi sono due modalità con cui un emozione ha
origine, quali sono?

Tipica ed Arousal non spiegato

12) Nella teoria di Cannon le emozioni sono attivate e regolate a livello del Sistema Nervoso:

Centrale
13) Quale tra le seguenti aree cerebrali non fa parte del sistema limbico?

Paleocorteccia

14) I nuclei del setto fanno parte del sistema limbico?

Si

15) Per Damasio le emozioni secondarie sono:

Connesse con l'apprendimento e con l'esperienza personle

16) Nei suoi studi sulla reazione d'emergenza Cannon pone in evidenza le funzioni dell'arousal:

Simpatico

17) La teoria costruttivista delle emozioni riprende la linea delle teorie psicoevoluzioniste?

Falso

18) Damasio propone un concezione dell'organismo di tipo:

Unitario

19) La teoria di Scherer è stata elaborata in quali anni?

Anni '80

20) Nella teoria di Ekman si individuano quattro regole di esibizione, quali sono?

Intensificazione, Attenuazione, Inibizione, Mascheramento

21) Quale tra le seguenti are cerebrali viene integrata da McLean nel crcuito di Papez?

Amigdala

22) Quale tra i seguenti autori ha elaborato l'ipotesi dell'informazione preparatoria?

Leventhal

23) Le teorie dell'appraisal sottolineano:

Il legame tra aspetti cognitivi e aspetti emotivi

24) Quale tra i seguenti autori rispetto al tipo di elaborazione dell'informazione distingue una valutazione
primaria e una valutazione secondaria?

Lazarus

25) Nella versione forte dell'ipotesi del feedback facciale le espressioi facciali:

Da sole sono sufficienti a generare l'emozione

26) Alcune ricerche sul ruolo degli emisferi cerbrali nelle emozioni dicono che l'emisfero destro sia
deputato ad identificare:
Emozioni a tonalità negativa

27) Quale tra i seguenti autori ha elaborato la grliglia di valutzione dello stimolo/situazione detta Sec?

Scherer

28) Per James l'evento emotigeno corrisponde:

Ad una modificazione neurovegetativa del sistema nervoso periferico

29) Quale tra i seguenti autori ha elaborato la teoria periferica delle emozioni?

James

30) Quale tra i seguenti autori ha elaborato le teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni?

Schachter

MODULO 9
1) Nell'acronimo HOME, Nielsen identifica:

Le quattro ragioni per cui un utente usa un'interfaccia piuttosto che un'altra

2) L'interfaccia è:

È il modo con cui si fa qualcosa con uno strumento

3) Cosa significa letteralmente il termine affordance?

Operazioni permesse

4) Quale tra i seguenti non è uno strumento per la VNP di base?

Valutazione clinica

5) Quali sono i due approcci utilizzazti dalla psicologia cognitiva?

Approccio basato sul metodo e pproccio basato sul problema

6) La valutazione neuropsicologica VNP può essere considerata uno strumento:

Prognostico

7) Cosa studia l'ergonomia?

Studia il lavoro dell'uomo tenendo conto dl contesto ambientale

8) Quali sono le tre dimensioni del comportmento di cui tiene conto la VNP?

Cognizione, funzioni esecutive, emozione e motivazione

9) Cosa si intende per HCI human computer interaction?


Studi sull'interazione uomo-calcolatore

10) Quale tra i seguenti rappresenta uno dei principali ambiti d'intervento della psicologia cognitiva?

Il design degli oggetti di uso quotidiano

11) L'intervista neuropsicologica:

È strutturata per aree di approfondimento

12) L'osservazione può essere:

Diretta strutturata

13) L'osservazione diretta informale riguarda:

Comportamenti emersi durante l'intervista e i test

14) La demenza vascolare è una demenza:

Secondaria

15) Tra le funzioni cognitive oggetto d'esame nella VNP troviamo:

Percezione dello spazio

16) Quali tra i seguenti processi cognitivi rientra nelle funzioni esecutive?

Attenzione

17) La demenza a corpi di Lewy fa parte delle demenze:

Primarie

18) Il MoCA, montreal cognitive assessment é un:

Test di valutazione dell'efficenza cognitiva globale

19) Quante sono le carte simbolo che costituiscono WCST?

Quattro

20) Quante sono le matrici che costituisono il test delle matrici Attentive?

Tre

21) Cosa misurano i test di secondo livello?

Capacità attentive e funzioni esecutive

22) il WCST Wisconsin card sorting test misura:

La flessibilità cognitiva

23) Quali tra i seguenti è un test utilizzato per l'esame neuropsicologico dell'afasia?
Descrizione orale della figura complessa

24) Secondo Selye lo stress è:

Una risposta aspecifca ad uno stressor

25) Secondo il modello di Lazarus lo stress è:

Una risposta relativamente aspecifica ad uno stressor

26) Il concetto di coping nel modello di di Lazarus viene introdotto durante:

La valutazione secondaria

27) Tra i principali modelli di stress lavorativo troviamo:

Il modello domanda-controllo

28) Il modello psicodinamico della salute è un approccio alla salute:

Psichica

29) Tra le cause organizzative responsabili di malessere fisico e psichico troviamo:

Conflitto di ruolo e ambiguità di ruolo

30) Tra gli interventi possibili in tema di prevenzione dello stress lavorativo troviamo:

Interventi centrati sull'individuo e interventi centrati sull'organizzazione


Il paradigma teorico a cui appartiene Pavlov è detto:
S-R

Quale tra i seguenti autori ha elaborato per primo una classificazione dei processi
cognitivi?
Neisser

In quale anno nasce il primo laboratorio di psicologia sperimentale?


1879

Come viene chiamata la teoria della percezione di Gibson?


Teoria della percezione diretta

Come viene classificato il condizionamento studiato da Skinner?


Operante

Quale autore si è occupato del movimento apparente?


Wertheimer

Dove nasce la scuola della Gestalt?


Germania

Gli studi di Marr sono incentrati:


Sulla percezione visiva

L'illusione di Ponzo è?
Una distorsione

Quale tra i seguenti autori appartiene alla corrente del Funzionalismo?


James

La soglia differenziale è?
La minima differenza tra due stimoli che possa essere colta

Quando si parla di figure reversibili?


Quando si ha una situazione di instabiltà e continua reversibilità del rapporto figura-sfondo

Cosa stabilisce il principio di chiusura studiato dalla Gestalt?


Che tendiamo a vedere le forme come delimitate da un contorno continuo ed a

Cosa stabilisce il principio di somiglianza studiato dalla Gestalt?


Stabilisce che tendiamo a vedere elementi di uno stimolo fisicamente simili come parti
dello stesso oggetto e gli elementi diversi come parti di oggetti differenti

Quale autore elabora il concetto di Affordance?


Gibson
Cos'è la reazione psicofisica?
Relazione tra segnale fisico esterno e sensazione che esso provoca

Cosa si intende per elaborazione bottom-up?


Elaborazione guidata dai dati sensoriali

Dove nasce il primo laboratorio di psicologia sperimentale?


Lipsia

Quale autore ha studiato l'illusione ottica rappresentata da un triangolo?


Kanizsa

Cosa stabilisce il principio di vicinanza studiato dalla Gestalt?


Tendiamo a vedere elementi di uno stimolo vicini tra loro come parte di uno stesso
oggetto

Come viene definita la teoria della percezine di Neisser?


Analisi tramite sintesi

Quali animali utilizza Pavlov nei suoi esperimenti?


Cani

Quale teoria sulla percezione viene definita teoria computazionale?


Marr

Quale tra le seguenti è un'illusione ottica?


Figure paradossali

Quale tra i seguenti autori ha studiato il movimento stroboscopico?


Wertheimer

Quale tra i seguenti rappresenta un limite dei nostri organi di senso?


Intensità dello stimolo

Cosa si intnde per Trasduzione?


Un processo di modificaione di stato di un tipo energia in un altro

Quali sono gli autori di riferimento della psicologia della Gestalt?


Wertheimer, Koffka e Kholer

Cosa si intende per elaborazione top-down?


Elaborazione basata sulle rappresentazioni contenue in memoria

La soglia assoluta è:
Il confine fra gli stimoli che vengono recepiti dall'organismo e quelli che non vengono
colti
Cosa si intende per mappa cognitiva?
Rappresentazione mentale della meta e dello spazio che porta alla meta

Quale autore tra i seguenti ha studiato l'elaborazione preattentiva?


Treisman

L'apprendimento per prove ed errori è stato studiato da:


Thorndike

Cosa stabilisce la legge dell'esercizio?


Comportamenti più spesso esercitati hanno maggiori probabilità di essere impiegati in
simili condizioni

Cos'è la generalizzazione?
Un processo per cui le risposte condizionate vengono estese a tutta la gamma degli
stimoli prossimi allo stimolo condizionato

Quali autori hanno studiato la profondità di codifica?


Craik e Tulving

Cosa si intende per riflesso condizionato?


Uno stimolo neutro, presentato più volte in stretta contiguità temporale con uno stimolo
in grado di evocare una risposta riflessa, è in grado di generare una risposta riflessa simile

Il condizionamento classico è stato studiato da:


Pavlov

Il modello del doppio codice prevede:


Due sistemi di memoria smantica

Cos'è l'apprendimento?
Una modificazione relativamente stabile e duratura del comportamento a seguito di
un'esperienza di solito ripetuta più volte nel tempo.

La memoria episodica appartiene a quale sistema di memoria?


Memoria dichiaraiva (esplicita)

Con Insight Kohler intende:


Intuizione che comporta una ristrutturazione del campo cognitivo

La memoria prospettica a quale sistema di memoria appartiene?


Memoria episodica

Quale tra i seguenti autori ha studiato l'apprendimento latente?


Tolman
Quali sono le due principali caratteristiche che James individua nell'attenzione?
Focalizzazione e concentrazione

L'apprendimento sociale stabilisce che:


Si apprende anche osservando un modello e cercando di imitarlo

Quale tra i seguenti autori ha elaborato la teoria del doppio codice?


Paivio

Norman e Reason nello studio sulle cadute di attenzione, quanti tipi di errore
individuano?
Tre

Quale tra i seguenti autori si è occupato dell'elaborazione automatica?


Neisser

L'attenzione selettiva:
Permette il filraggio selezionando le caratteristiche rilevanti dello stimolo e ignorando
quelle futili

Quale tra i seguenti autori ha studiato l'apprendimento sociale?


Bandura

In cosa consiste il processo di codifica?


Processo costituito da un insieme di regole e azioni che convertono l'informazione
proveniente dal mondo esterno in una traccia che può essere conservata

Cosa si intende per amnesia anterograda?


Incapacità di ricordare eventi che accadono dopo che il danno si è verificato

Quale tra i seguenti autori si oppose al principio per prove ed errori?


Kohler

Secondo alcuni autori esistono due tipi di ripetizione, quali?


Ripetizione di mantenimento e ripetizione elaborativa

Quale tra i seguenti autori ha contribuito alla diffusione del Comportamentismo?


Watson

La memoria di lavoro appartiene al registro di memoria:


A breve termine

Come vengono definiti i modelli studiati da Collins e Quilian?


Modello a rete

Quale autore ha proposto la teoria detta schema di attivazione-produzione?


Norman
Il modello di memoria proposto da Atkinson e Shiffrin comprende:
Tre registri di memoria

Cosa si intende per concetto disgiuntivo?


In questo caso l'oggetto deve possedere una qualsiasi di due classi di attributi

Schank e Abelson hanno studiato il concetto di script in quanto:


Schema

Il modo di abbassare i pregiudizi dipende in gran parte dal tipo di spiegazione di quali tra
questi fenomeni?
spiegazione di tipo biologico

Quale autore ha studiato i modelli cognitivi idealizzati?


Lakoff

La stategia di assimilazione costituisce:


La tendenza del gruppo maggioritario ad inglobare quello minoritario

Quale tra i seguenti rappresenta uno dei principi che regolano l'uso che gli individui fanno dei
concetti, secondo la Rosch?
Principio dell'economia cognitiva

Secondo la Rosch gli individui preferiscono classificare inizialmente gli oggetti nei termini delle
categorie:
Base

Quale tra i seguenti autori si è occupato della nozione "somiglianza di famiglia"?


Wittgenstein

Quale tra i seguenti autori ha studiato l'effetto tipicità?


Rosch

Secondo l'organizzazione gerarchica di Collins e Quilian le reti semantiche funzionano secondo


quale principio?
Principio di propagazione dell'attivazione

Quale tra i seguenti rappresenta uno degli ambiti nei quali riscontriamo sterotipi e pregiudizi di
genere?
Struttura dell'occupazione

Il significato etimologico del termine pregiudizio indica:


Un giudizio precedente all'esperienza
Tra le strategia di difesa dagli stereotipi, troviamo:
Strateia di fusione

Le rappresentazioni linguistiche sono:


Rappresentazioni esterne

Secondo Lippmann, gli stereotipi sono:


Immagini mentali, semplificazioni rigide e grossolane

La rappresentazione mentale è?
Qualcosa che sta per qualcos'altro

La Rosch descrive l'estensione dei concetti basandosi su tre livelli, quali?


Sovraordinato, base e subordinato

Quale tra le seguenti rappresenta una delle nuove forme di pregiudizio razziale?
Il razzismo simbolico

Quale tra i seguenti autori ha studiato le categorie ad Hoc?


Barsalou

Quale tra i seguenti rappresenta uno dei meccanismi con il quale gli stereotipi si
autoriproducono?
Profezia che si auto adempie

Cosa caratterizza il pregiudizio avversivo?


L'individuo tende a evitare il contatto con i diversi

Secondo la Rosch i concetti sono organizzati in base a due dimensioni, quali?


Dimensione verticale e dimensione orizzontale

Quale tra i seguenti è considerato un fenomeno spiegato dalla doppia codifica?


Effetto concretezza

Le rappresentazioni proposizionali sono:


Rappresentazioni astratte che non contengono le caratteristiche fisiche di ciò che rappresentano

Le rappresentazioni analogiche sono:


Rappresentazioni simboliche

La dimensione orizzontale studiata dalla Rosch si riferisce a:


Possibilità di differenziare le categorie allo stesso livello di inclusione
Quale tra i seguenti autori si è occupato di apprendimento di regole complesse?
Reber

Thorndike e Hayes-roth sostengono che gli individui per muoversi nello spazio mentale
utilizzano due tipi conoscenze spaziali, quali?
Route e Survey

Cosa si intende per accentuazione percettiva?


Tendenza a percepire gli oggetti inclusi nella stessa categoria come più simili tra loro di quanto
realmente siano

Quale autore ha studiato le quattro massime conversazionali?


Grice

Quale autore è considerato il padr della psicolinguistica moderna?


Chomsky

Il livello di articolazione dei fonemi è organizzato da:


Dalla fonologia

Quale tra i seguenti autori sottolinea la componente pianificatoria del linguaggio?


Garret

La massima della qualità studiata da Grice suggerisce:


Che gli interlocutori facciano affermazioni vere

La teoria di Chomsky appartiene al filone delle teorie:


Innatiste

Da quale autore sono state effettuate le prime ricerche tra struttura cerebrale e
linguaggio?
Broca

Quale autore ha studiato il principio di cooperazione?


Grice

Cosa stabilisce il fenomeno detto percezione categoriale?


Chi ascolta discrimina meglio tra suoni appartenenti a categorie fonetiche differenti

Goldstein nei suoi studi giunse alla conclusione che:


I disturbi del linguaggio sono la conseguenza di un'alterazione di quasi tutte le aree
cerebrali

Cosa studia la morfologia?


Studia la struttura della forma delle parole
Quali sono le due tradizioni all'interno delle quali sono stati condottii la maggior parte
degli studi sul linguaggio?
Tradizione psicolinguistica e tradizione relativa ai sistemi neurali/controllo motorio

Quali autori hanno studiato il modello della probabilità di elabrazione?


Petty e Cacioppo

Cosa studia la pragmatica?


Studia la funzione comunicativa del linguaggio

La pragmatica rappresenta:
Le relazioni tra linguaggio e situazioni

Quali autori hanno elaborato la teoria della Coorte?


Marlsen e Tyler

Il linguaggio umano presenta due livelli di articolazione, quali?


Fonemi e parole

Quali autori hanno elaborato il modello Trace?


Mc Clelland e Elman

C. Wernicke ha studiato due tipi di afasia, quali?


Afasia sensoriale e afasia di conduzione

Il modello Trace:
Sistema composto da nodi che elaborano le informazioni a tre livelli: Caratteristiche
fisiche, Fonemi e Parole

Gli studi di Penfield confermano le localizzazioni indicate dagli studi di quale altro autore?
Wernicke

Le parole funzione possono essere:


Articoli

L'afasia di Wernicke è caratterizzata da:


Disturbo della comprensione del linguaggio

Cosa stabilisce il pincipio d cooperazione?


necessità d parte del partecipante di dare il proprio contributo al momento opportuno
coerentemente con la situazione comunicazionale

Quali regioni cerebrali sono state studiate nella Neuroimaging?


Corteccia frontale e corteccia temporo-parietale
La grammatica è costituita da:
Semantica, sintassi e pragmatica

L'anatomia funzionale dell'elaborazione dei suoni linguistici comprende due circuiti di


elaborazione, quali sono?
Una via ventrale del lobo temporale e una via dorsale

La massima della relazione studiata da Grice suggerisce:


Che gli interlocutori cerchino di essere pertinenti

Le corde vocali sono costituite da:


Membrane laringee

Il tratto sopralaringeo ha la funzione di?


Cassa di risonanza

Quale tra i seguenti autori si è dedicato allo studio delle immagini mentali?
Kosslyn

Lo schema inferenziale modus tollens è caratterizzato da:


Proposizione condizionale e negazione della conseguente

Quale tipo di ragionamento utilizza la ricerca scientifica?


Ragionamento induttivo

Guilford individua due tipi di pensiero, quali?


Pensiero divergente e pensiero convergente

Quale tra i seuenti autori ha studiato il pensiero produttivo?


Wertheimer

Gli studi di Vygotksij concludono che:


Linguaggio e pensiero sono interdipendenti

Il problema delle quattro carte è un esempio di:


Ragionamento condizionale

Nel problema delle quattro carte ogni carta:


Ha da un lato un numero e dall'altro una lettera

Il ragionamento sillogistico è:
Una forma tipica di ragionamento deduttivo

Quale tra i seguenti è uno dei principali sostenitori dell teoria della logica mentale?
Braine
Quale tra i seguenti autori ha studiato il problem solving?
Duncker

Quale tra i seguenti autori ha studiato l'insight?


Kohler

Nel ragionamento deduttivo:


Possiamo ottenere conclusioni valide

Quale tra i seguenti strumenti risulta utile per individuare il legame tra pensiero e
linguaggio?
Test di fluenza verbale

La psicologia della Gestalt studia due tipi di pensiero, quali?


Pensiero riproduttivo e pensiero produttivo

Il pensiero convergente:
Analizza e scopre gli elementi comuni e associabili tra loro nel portare ad una possibile
soluzione

Lo schema inferenziale modus ponens è caratterizzato da:


Dalla proposizione condizionale e dall'affermazione dell'antecedente

Nel ragionamento sillogistico le prime due proposizioni sono:


Le premesse

L'informazione nel pensiero può essere rappresentata da:


Esperienza passata

Il ragionamento induttivo:
Va dal particolare al generale

Il compito di selezione è un famoso problema proposto da:


Wason

Quali tra i seguenti autori hanno studiato gli errori di conversione?


Chapman e Chapman

Quali tra i seguenti autori hano studiato l'effetto Atmosfera?


Woodworth e Sells

Distinguiamo due forme di ragionamento, quali sono?


Ragionamento induttivo e ragionamento deduttivo

24) Nel pensiero riproduttivo:


Le conoscnze vengono utilizzate correttamente senza essere creative
Il problema generativo è un tipo di problema nel quale:
I soggetti non ricevono passivamente le informazioni ma devono generare nuove
informazioni per la soluzione del problema

I sillogismi sono costituiti da:


Due premesse che conducono necessariamente ad una conclusione

L'ipotesi del relativismo linguistivo di Whorf stabilsce:


Il pensiero dipende dal linguaggio

Quali sono i due processi fondamentali per la formazione di un concetto?


Astrazione e generalizzazione

L'ipotesi cognitivista di Piaget stabilisce:


Il linguaggio dipende dal pensiero

Secondo Girotto il pensiero è:


Un modo corretto di pensare espresso dalla logica

Nella fase quattro del problem solving:


Si esegue il piano e si valutano i risultati

La tecnica del Brain storming viene utilizzata in quale fase del problem solving?
Nella fase due

Quali tra i seguenti autori hanno studiato il fenomeno delle correlazioni illusorie?
Chapman e Chapman

Epstein studia due sistemi con cui l'uomo valuta l'ambiente, quali sono?
Sistema razionale e sistema esperienziale

Quali tra i seguenti autori hanno elaborato la Teoria della scelta razionale?
Blume e Easly

Quale autore ha elaborato la famosa piramide dei bisogni?


Maslow

Alla base dei bisogni della piramide di Maslow cosa troviamo?


I bisogni fisiologici

La fase uno del problem solving è detta fase:


Osservativa

Nella fase uno del problem solving è importante:


Definire l'obiettivo e analizzare gli ostacoli
Nell'euristica della disponibilità, la disponibilità si riferisce a:
Alla facilità con la quale un item può venire in mente come l'etichetta di una certa
esperienza.

Quali tra le seguenti rappresenta un'euristica individuata da Newell e Simon?


Euristica basata sull'esame a ritroso

La corteccia orbito-frontale sembrebrebbe regolare gli affetti negativi, soprattutto la


paura
vero

Danni dei circuiti fronto-subcorticali possono portare a:


Disinibizione comportamentale

L'euristica di ancoraggio si riferisce a:


Gli individui fanno una prima valutazione di un determinato evento

Il pensiero laterale rappresenta:


La capacità di guardare agli aspetti logici di un problema e contemporaneamente di
affrontarli in modo creativo e dinamico

Frazer riteneva he le pratiche magiche fossero regolate da due leggi, quali?


Legge della somiglianza e legge del contagio

Quale tra i seguenti autori ha scoperto il fenomeno chiamato legge dei grandi numeri?
Bernoulli

Quale tra i segueti autori ha elaborato l'ipotesi del marcatore somatico?


Damasio

Quali autroi hanno analizzato e descritto le euristiche di giudizio?


Kahneman e Tversky

I problemi possono essere suddivisi in due grandi categorie, quali sono?


In funzione del grado di definizione e in funzione del tipo di strategia

Il problem finding:
Comprende l'individuazione e la definizione di un problema

Quali tra i seguenti autori hanno coniato la nozione di Spazio del problema?
Newell e Simon

La credenza nella legge dei piccoli numeri conduce gli individui a fare usa di quale
euristica?
Euristica della rappresentatività
Quali tra le seguenti possono essere considerate insidie nella risoluzione di un
problema?
Incapacità di gestire le proprie emozioni

I lobi frontali giocano un ruolo fondamentale nei processi decisionali


Vero

La fase due del problem solving è detta:


Fase creativa

Il processo di soluzione dei problemi è costituito da quante fasi?


Quattro

Nel processo del brain storming bisogna:


Trasformare le idee in soluzioni

L'esempio della Torre di Hanoi si rifà all'euristica:


Euristica basata sull'analisi mezzi-fini

Cosa si intende per valutazione di fattibilità?


Esame critico delle possibilità di mettere in pratica le possibili soluzioni

Secondo Galton L'intelligenza:


Ha una base ereditaria

Quali tra i seguenti fa parte dei cinque ambiti descritti da Goleman?


La gestione delle relazioni

Come si calcola il QI?


EM/ECx100

Quali tra i seguenti rappresenta uno dei differenti tipi di componenti nella teoria di
Sternberg?
Componente esecutiva

Come viene definito il modello teorico elaborato da Sternberg?


Modello triarchico

Quanti sono gli ambiti specifici dell'intelligenza emotiva individuati da Goleman?


Cinque

Quale tra le sguenti rappresenta una delle abilità mentali primarie descritte da Thurston?
Visualizzazione spaziale
La scala verbale della WAIS-R è da quanti subtest è costituita?
Sei

La teoria di Spearman appartiene:


All'approccio unitario

La scala WPPSI può essere somministrata a soggetti:


dai 3 ai 7 anni

Quale autore ha portato a conoscenza del grande pubblico il concetto di Intelligenza


Emotiva?
Goleman

Quanti sono gli stadi della teroria di Piaget?


Quattro

Come viene definito il fattore generale individuato da Spearman?


Fattore g

La teoria di Piaget appartiene all'approccio:


Unitario

La scala WISC può essere somministrata a soggetti di quale età?


7-16 anni

Quanti sono i tipi di intelligenza individuati da Gardner?


Sette

La scala WAIS-R è composta da:


11 subtest

Le due scale che costituiscono la WAIS-R sono:


Scala verbale e scala di performance

Come si chiama il test utilazzato da Binet?


Test Stenford-Binet

Il secondo stadio nella teroia di Piaget è detto:


Periodo pre-operazionale

La teoria di Guilford appartiene alla concezione:


Costruttivista

Quale tra i seguenti autori ha sostenuto l'esistenza di una conoscenza musicale innata?
Bernstein
Le abilità riassunte nella teoria di Guilford sono:
120 divenute in seguito 150

Quale tra i seguenti autori ha studiato il meccanismo della bisociazione?


Koestler

Nella teoria di Thurston come vengono definiti i fattori dominanti?


Abilità mentali primarie

Quali sono i tre macrofattori che nella teoria di Guilford?


Operazioni, prodotti e contenuti

La teoria di Gardner a quale approccio appartiene?


Multiplo

Le teorie scientifiche dell'intelligenza si suddividono in due approcci, quali?


Approccio unitario e approccio multiplo

Nella teoria di Goleman QI e IE:


Sono competenze separate ma spesso correlate

Le teorie del senso comune sono:


Teorie implicite

La teoria di Ekman delle espressioni facciali è detta:


Teoria neuro-culturale

Ekman e Izard sono stati allievi di?


Tomkins

Quale tra i seguenti autori è considerato il capostipite delle teorie psicoevoluzioniste delle
emozioni?
Tomkins

Cosa ribadisce l'ipotesi dell'universalità minima delle espressioni facciali?


iI movimenti facciali sono connessi agli stati psicologici

Secondo la teoria costruttivista le emozioni sono:


Prodotti eminentemente sociali e culturali

Quae tra le seguenti regioni cerebrali è parte del circuito di Papez?


Talamo anteriore
Le emozioni primarie per Damasio sono:
Risposte spontanee, innate e precodificate

Quale tra le seguenti rappresenta una delle proposizioni dell'ipotesi dell'universalità delle
espressioni facciali?
Espressività dei movimenti facciali

L'ipotesi del feedback facciale presenta due versioni, quali?


Forte e Debole

Come viene definita la teoria di Cannon?


Teoria centrale delle emozioni

Nella teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni vi sono due modalità con cui un emozione
ha origine, quali
sono?
Tipica ed Arousal non spiegato

Nella teoria di Cannon le emozioni sono attivate e regolate a livello del Sistema Nervoso:
Centrale

Quale tra le seguenti aree cerebrali non fa parte del sistema limbico?
Paleocorteccia

I nuclei del setto fanno parte del sistema limbico?


Si

Per Damasio le emozioni secondarie sono:


Connesse con l'apprendimento e con l'esperienza personle

Nei suoi studi sulla reazione d'emergenza Cannon pone in evidenza le funzioni dell'arousal:
Simpatico

La teoria costruttivista delle emozioni riprende la linea delle teorie psicoevoluzioniste?


Falso

Damasio propone un concezione dell'organismo di tipo:


Unitario

La teoria di Scherer è stata elaborata in quali anni?


Anni '80

Nella teoria di Ekman si individuano quattro regole di esibizione, quali sono?


Intensificazione, Attenuazione, Inibizione, Mascheramento
Quale tra le seguenti are cerebrali viene integrata da McLean nel crcuito di Papez?
Amigdala

Quale tra i seguenti autori ha elaborato l'ipotesi dell'informazione preparatoria?


Leventhal

Le teorie dell'appraisal sottolineano:


Il legame tra aspetti cognitivi e aspetti emotivi

Quale tra i seguenti autori rispetto al tipo di elaborazione dell'informazione distingue una
valutazione primaria e una valutazione secondaria?
Lazarus

Nella versione forte dell'ipotesi del feedback facciale le espressioi facciali:


Da sole sono sufficienti a generare l'emozione

Alcune ricerche sul ruolo degli emisferi cerbrali nelle emozioni dicono che l'emisfero destro sia
deputato identificare:
Emozioni a tonalità negativa

Quale tra i seguenti autori ha elaborato la grliglia di valutzione dello stimolo/situazione detta
Sec?
Scherer

Per James l'evento emotigeno corrisponde:


Ad una modificazione neurovegetativa del sistema nervoso periferico

Quale tra i seguenti autori ha elaborato la teoria periferica delle emozioni?


James

Quale tra i seguenti autori ha elaborato le teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni?


Schachter

Il pensiero convergente:
Analizza e scopre gli elementi comuni e associabili tra loro nel portare ad una possibile
soluzione

Quale tipo di ragionamento utilizza la ricerca scientifica?


Ragionamento induttivo

Guilford individua due tipi di pensiero, quali?


Pensiero divergente e pensiero convergente
Quale tra i seuenti autori ha studiato il pensiero produttivo?
Wertheimer

Il problema delle quattro carte è un esempio di:


Ragionamento condizionale

Gli studi di Vygotksij concludono che:


Linguaggio e pensiero sono interdipendenti

Nel problema delle quattro carte ogni carta:


Ha da un lato un numero e dall'altro una lettera

Il ragionamento sillogistico è:
Una forma tipica di ragionamento deduttivo

Quale tra i seguenti autori ha studiato il problem solving?


Duncker

Nel ragionamento deduttivo:


Possiamo ottenere conclusioni valide

Quale tra i seguenti strumenti risulta utile per individuare il legame tra pensiero e linguaggio?
Test di fluenza verbale

La psicologia della Gestalt studia due tipi di pensiero, quali?


Pensiero riproduttivo e pensiero produttivo

Quale tra i seguenti è uno dei principali sostenitori dell teoria della logica mentale?
Braine

Quale tra i seguenti autori ha studiato l'insight?


Kohler

Lo schema inferenziale modus tollens è caratterizzato da:


Proposizione condizionale e negazione della conseguente

Lo schema inferenziale modus ponens è caratterizzato da:


Dalla proposizione condizionale e dall'affermazione dell'antecedente

Nel ragionamento sillogistico le prime due proposizioni sono:


Le premesse
Il compito di selezione è un famoso problema proposto da:
Wason

Il ragionamento induttivo:
Va dal particolare al generale

L'informazione nel pensiero può essere rappresentata da:


Esperienza passata

Quali tra i seguenti autori hanno studiato gli errori di conversione?


Chapman e Chapman

Quali tra i seguenti autori hano studiato l'effetto Atmosfera?


Woodworth e Sells

Distinguiamo due forme di ragionamento, quali sono?


Ragionamento induttivo e ragionamento deduttivo

Nel pensiero riproduttivo:


Le conoscnze vengono utilizzate correttamente senza essere creative

I sillogismi sono costituiti da:


Due premesse che conducono necessariamente ad una conclusione

Il problema generativo è un tipo di problema nel quale:


I soggetti non ricevono passivamente le informazioni ma devono generare nuove informazioni
per la soluzione del problema

L'ipotesi del relativismo linguistivo di Whorf stabilsce:


Il pensiero dipende dal linguaggio

Quali sono i due processi fondamentali per la formazione di un concetto?


Astrazione e generalizzazione

L'ipotesi cognitivista di Piaget stabilisce:


Il linguaggio dipende dal pensiero

Secondo Girotto il pensiero è:


Un modo corretto di pensare espresso dalla logica
1) Cosa sono i processi cognitivi?

- Processi psicologici che regolano diverse capacità individuali

2) Il condizionamento classico è stato studiato da...

Pavlov

3) La relazione psicofisica è...

-Lo studio delle relazioni che si instaurano fra l'intensità dell'energia che colpisce gli organi di senso e
l'intensità dell'esperienza sensoriale del percipiente

4 )La soglia assoluta segna il confine tra...

-gli stimoli rilevato dal nostro organismo e quelli pur presenti ma non rilevati.

5) La teoria della percezione diretta è di...

-Gibson

6) il nostro sistema percettivo organizza le percezioni...

- nella maniera più semplice e simmetrica

7) Quali sono le due caratteristiche principali dell'attenzione secondo James?

-Focalizzazione e concentrazione.

8) Quanti sono gli studi sull'apprendimento?

Tre: Condizionamento classico, operante e apprendimento cognitivo.

9) Chi ha studiato l'apprendimento per insight?

-Kohler

10) Quanti tipi di ripetizione esistono?

-Di mantenimento ed elaborativa

11) Quali autori hanno studiato i modelli a rete?

Collins e Quillian

12) Cosa si intende per amnesia anterograda?

-È l'incapacità di ricordare eventi avvenuti dopo il trauma.

13)Le rappresentazioni mentali sono...


-Interne o esterne

14 ) Le rappresentazioni simboliche sono esterne o interne?

interne

15) le connessioni referenziali rendono possibile...

- immaginare oggetti nominati e nominare oggetti immaginati

16) Teoria di Rosch e Mervis (1975): i concetti sono organizzati secondo le dimensioni...

-verticale e orizzontale

17 ) Quante dimensioni ci sono nelle rappresentazioni delle conoscenze?

- Orizzontale e verticale.

18) Chi ha introdotto il termine “stereotipo” nelle scienze sociali?

- Il giornalista Walter Lippmann

19) Citare una delle spiegazioni di stereotipi e pregiudizi.

-Necessità psicologica di semplificare il mondo

20) Citare almeno una delle componenti del linguaggio

-Pragmatica

21) Chi è l'autore che ha effettuato le ricerche tra struttura cerebrale e linguaggio?

- Paul Broca

22) Quali sono le due differenti tradizioni nelle ricerche sul linguaggio?

- Psicolinguistica e di sistemi neurali/controllo motorio

23) Cosa si intende per fonema?

- È l'unità di base dell'emissione vocalica.

24) Chi è il pioniere della psicolinguistica?

- Chomsky

25) La comunicazione può avere come obiettivo la persuasione dell'interlocutore?.

- Sì
26) Il pensiero è un'attività mentale?

- Sì

27) Chi è l'autore che ha studiato il pensiero produttivo?

- Wertheimer

28) Il test di fluenza verbale misura il legame tra pensiero e linguaggio?

- Sì Esatto! Il test di fluenza verbale misura la capacita` di ricerca rapida di parole nel lessico interno e
indaga l’organizzazione delle funzioni cognitive del pensiero e del linguaggio.

29) Quali sono le due forme di ragionamento che conosciamo?

- Ragionamento deduttivo e induttivo

30) Chi ha studiato gli errori di conversione?

- Chapman

31) Chi ha proposto il compito di selezione?

- Wason

32) Chi ha studiato la legge dei grandi numeri?

- Jacob Bernoulli

33 )Quante sono le fasi nel processo di soluzione dei problemi?

- 4 FASI: 1. comprensione del problema 2. individuazione di un piano 3. messa in atto del piano 4.
controllo dei risultati

34) il Problem Finding è compreso nel problem solving?

-Sì, è compreso nel generale processo di risoluzione di un problema

35 ) Il brainstorming in quale fase si attua?

- Nella fase 2 di ricerca di soluzioni

36) Chi ha elaborato la piramide dei bisogni?

- Maslow

37) Chi ha elaborato la teoria della scelta razionale?

- Blume e Easly
38) Chi è il primo studioso delle teorie sull'intelligenza?

- Galton

39) Stenberg è l'autore del modello triarchico?

- Sì, è Stenberg

40) Il disegno del bambino è realistico?

- A differenza di quello artistico, cerca di esserlo

41) Chi è l'autore del pensiero creativo?

- Campbell

42) Chi è il primo studioso della misurazione dell'intelligenza?

- Stern

43) Chi è l'autore dell'intelligenza emotiva?

- Goleman

44) Citare almeno una teoria delle emozioni

- Teria dell'appraisal

45) Schahter è l'autore della teoria attivazionale delle emozioni?

- Sì

46) Chi è l'autore delle teorie psicoevoluzionistiche?

- Tomkins

47) Le emozioni a tonalità positiva sono dominate da quale emisfero?

- Emisfero sinistro

48) Le emozioni influenzano la soluzione dei problemi?

- Sì

49) Chi è l'esponente di spicco dello studio delle espressioni facciali?

- Tomskin

50) Quali sono i due approcci proncipali della psicologia cognitiva applicata?
- Approccio basato sul metodo e approccio basato sul problema

51) La VNP è solo uno strumento diagnostico?

- No, è utilizzabile in diverse aree

52) L'attenzione fa parte delle funzioni esecutive?

- Sì, ne fa parte

53) Cosa si intende per eustress?

-Stress che determina un cambiamento positivo per il soggetto

54) Citare un modello di stress lavorativo

- Modello dell'adattamento persona/ambiente

55) Citare una delle cause organizzative

-Controllo e partecipazione alle prese di decisione


1) Cosa sono i processi cognitivi?

- Processi psicologici che regolano diverse capacità individuali

2) Il condizionamento classico è stato studiato da...

Pavlov

3) La relazione psicofisica è...

-Lo studio delle relazioni che si instaurano fra l'intensità dell'energia che colpisce gli organi di senso e
l'intensità dell'esperienza sensoriale del percipiente

4 )La soglia assoluta segna il confine tra...

-gli stimoli rilevato dal nostro organismo e quelli pur presenti ma non rilevati.

5) La teoria della percezione diretta è di...

-Gibson

6) il nostro sistema percettivo organizza le percezioni...

- nella maniera più semplice e simmetrica

7) Quali sono le due caratteristiche principali dell'attenzione secondo James?

-Focalizzazione e concentrazione.

8) Quanti sono gli studi sull'apprendimento?

Tre: Condizionamento classico, operante e apprendimento cognitivo.

9) Chi ha studiato l'apprendimento per insight?

-Kohler

10) Quanti tipi di ripetizione esistono?

-Di mantenimento ed elaborativa

11) Quali autori hanno studiato i modelli a rete?

Collins e Quillian

12) Cosa si intende per amnesia anterograda?

-È l'incapacità di ricordare eventi avvenuti dopo il trauma.

13)Le rappresentazioni mentali sono...


-Interne o esterne

14 ) Le rappresentazioni simboliche sono esterne o interne?

interne

15) le connessioni referenziali rendono possibile...

- immaginare oggetti nominati e nominare oggetti immaginati

16) Teoria di Rosch e Mervis (1975): i concetti sono organizzati secondo le dimensioni...

-verticale e orizzontale

17 ) Quante dimensioni ci sono nelle rappresentazioni delle conoscenze?

- Orizzontale e verticale.

18) Chi ha introdotto il termine “stereotipo” nelle scienze sociali?

- Il giornalista Walter Lippmann

19) Citare una delle spiegazioni di stereotipi e pregiudizi.

-Necessità psicologica di semplificare il mondo

20) Citare almeno una delle componenti del linguaggio

-Pragmatica

21) Chi è l'autore che ha effettuato le ricerche tra struttura cerebrale e linguaggio?

- Paul Broca

22) Quali sono le due differenti tradizioni nelle ricerche sul linguaggio?

- Psicolinguistica e di sistemi neurali/controllo motorio

23) Cosa si intende per fonema?

- È l'unità di base dell'emissione vocalica.

24) Chi è il pioniere della psicolinguistica?

- Chomsky

25) La comunicazione può avere come obiettivo la persuasione dell'interlocutore?.

- Sì
26) Il pensiero è un'attività mentale?

- Sì

27) Chi è l'autore che ha studiato il pensiero produttivo?

- Wertheimer

28) Il test di fluenza verbale misura il legame tra pensiero e linguaggio?

- Sì Esatto! Il test di fluenza verbale misura la capacita` di ricerca rapida di parole nel lessico interno e
indaga l’organizzazione delle funzioni cognitive del pensiero e del linguaggio.

29) Quali sono le due forme di ragionamento che conosciamo?

- Ragionamento deduttivo e induttivo

30) Chi ha studiato gli errori di conversione?

- Chapman

31) Chi ha proposto il compito di selezione?

- Wason

32) Chi ha studiato la legge dei grandi numeri?

- Jacob Bernoulli

33 )Quante sono le fasi nel processo di soluzione dei problemi?

- 4 FASI: 1. comprensione del problema 2. individuazione di un piano 3. messa in atto del piano 4.
controllo dei risultati

34) il Problem Finding è compreso nel problem solving?

-Sì, è compreso nel generale processo di risoluzione di un problema

35 ) Il brainstorming in quale fase si attua?

- Nella fase 2 di ricerca di soluzioni

36) Chi ha elaborato la piramide dei bisogni?

- Maslow

37) Chi ha elaborato la teoria della scelta razionale?

- Blume e Easly
38) Chi è il primo studioso delle teorie sull'intelligenza?

- Galton

39) Stenberg è l'autore del modello triarchico?

- Sì, è Stenberg

40) Il disegno del bambino è realistico?

- A differenza di quello artistico, cerca di esserlo

41) Chi è l'autore del pensiero creativo?

- Campbell

42) Chi è il primo studioso della misurazione dell'intelligenza?

- Stern

43) Chi è l'autore dell'intelligenza emotiva?

- Goleman

44) Citare almeno una teoria delle emozioni

- Teria dell'appraisal

45) Schahter è l'autore della teoria attivazionale delle emozioni?

- Sì

46) Chi è l'autore delle teorie psicoevoluzionistiche?

- Tomkins

47) Le emozioni a tonalità positiva sono dominate da quale emisfero?

- Emisfero sinistro

48) Le emozioni influenzano la soluzione dei problemi?

- Sì

49) Chi è l'esponente di spicco dello studio delle espressioni facciali?

- Tomskin

50) Quali sono i due approcci proncipali della psicologia cognitiva applicata?
- Approccio basato sul metodo e approccio basato sul problema

51) La VNP è solo uno strumento diagnostico?

- No, è utilizzabile in diverse aree

52) L'attenzione fa parte delle funzioni esecutive?

- Sì, ne fa parte

53) Cosa si intende per eustress?

-Stress che determina un cambiamento positivo per il soggetto

54) Citare un modello di stress lavorativo

- Modello dell'adattamento persona/ambiente

55) Citare una delle cause organizzative

-Controllo e partecipazione alle prese di decisione


Modulo 1
1. Come viene chiamata la teoria della percezione di Gibson?
Teoria della percezione diretta

2. Come viene definita la teoria della percezine di Neisser?


Analisi tramite sintesi

3. La soglia differenziale è?
La minima differenza tra due stimoli che possa essere colta

4. Come viene classificato il condizionamento studiato da Skinner?


Operante

5. Cosa si intende per elaborazione bottom-up?


Elaborazione guidata dai dati sensoriali

6. Quale tra i seguenti autori appartiene alla corrente del Funzionalismo?


James

7. In quale anno nasce il primo laboratorio di psicologia sperimentale?


1879

8. Quale autore elabora il concetto di Affordance?


Gibson
9. Il paradigma teorico a cui appartiene Pavlov è detto:
S-R
10) Quale tra i seguenti autori ha elaborato per primo una classificazione dei processi cognitivi?
Neisser

11) Quale teoria sulla percezione viene definita teoria computazionale?


Marr

12) Cos'è la reazione psicofisica?


Relazione tra segnale fisico esterno e sensazione che esso provoca

13) Quale tra i seguenti autori ha studiato il movimento stroboscopico?


Wertheimer

14) Cosa si intende per elaborazione top-down?


Elaborazione basata sulle rappresentazioni contenue in memoria

15) Quando si parla di figure reversibili?


Quando si ha una situazione di instabilità e continua reversibilità del rapporto figura-sfondo

1
16) Quali animali utilizza Pavlov nei suoi esperimenti?
Cani

17) Dove nasce il primo laboratorio di psicologia sperimentale?


Lipsia

18) Dove nasce la scuola della Gestalt?


Germania
19) Cosa si intnde per Trasduzione?
Un processo di modificaione di stato di un tipo energia in un altro

20) Quali sono gli autori di riferimento della psicologia della Gestalt?

Wertheimer, Koffka e Kholer

21) Gli studi di Marr sono incentrati:

Sulla percezione visiva

22) L'illusione di Ponzo è?


Una distorsione

23) Cosa stabilisce il principio di somiglianza studiato dalla Gestalt?


Stabilisce che tendiamo a vedere elementi di uno stimolo fisicamente simili come parti dello stesso
oggetto e gli elementi diversi come parti di oggetti differenti

24) Cosa stabilisce il principio di vicinanza studiato dalla Gestalt?


Tendiamo a vedere elementi di uno stimolo vicini tra loro come parte di uno stesso oggetto

25) Cosa stabilisce il principio di chiusura studiato dalla Gestalt?


Che tendiamo a vedere le forme come delimitate da un contorno continuo ed a ignorare le eventuali
interruzioni di tale continuità

26) Quale tra le seguenti è un'illusione ottica?


Figure paradossali

27) Quale autore si è occupato del movimento apparente?

Wertheimer

28) La soglia assoluta è:


Il confine fra gli stimoli che vengono recepiti dall'organismo e quelli che non vengono colti

29) Quale tra i seguenti rappresenta un limite dei nostri organi di senso?
Intensità dello stimolo

30) Quale autore ha studiato l'illusione ottica rappresentata da un triangolo?


Kanizsa
2
Modulo 2
1. Quale autore tra i seguenti ha studiato l'elaborazione preattentiva?
Treisman

2) Quali sono le due principali caratteristiche che James individua nell'attenzione? Focalizzazione e
concentrazione

3) L'apprendimento per prove ed errori è stato studiato da:


Thorndike

4) Cos'è l'apprendimento?
Una modificazione relativamente stabile e duratura del comportamento a seguito di un'esperienza
di solito ripetuta più volte nel tempo.

5) L'attenzione selettiva:
Permette il filraggio selezionando le caratteristiche rilevanti dello stimolo e ignorando quelle futili

6) Quale tra i seguenti autori si è occupato dell'elaborazione automatica?


Neisser

7) Cos'è la generalizzazione?
Un processo per cui le risposte condizionate vengono estese a tutta la gamma degli stimoli prossimi
allo stimolo condizionato

8) Il condizionamento classico è stato studiato da:


Pavlov

9) Norman e Reason nello studio sulle cadute di attenzione, quanti tipi di errore individuano?
Tre

10) Cosa stabilisce la legge dell'esercizio?


Comportamenti più spesso esercitati hanno maggiori probabilità di essere impiegati in simili
condizioni

11) Cosa si intende per riflesso condizionato?


Uno stimolo neutro, presentato più volte in stretta contiguità temporale con uno stimolo in grado di
evocare una risposta riflessa, è in grado di generare una risposta riflessa simile

12) Quale autore ha proposto la teoria detta schema di attivazione-produzione? Norman

13) Quale tra i seguenti autori ha contribuito alla diffusione del Comportamentismo? Watson

14) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'apprendimento latente?


Tolman

15) Cosa si intende per mappa cognitiva?


Rappresentazione mentale della meta e dello spazio che porta alla meta

16) Quale tra i seguenti autori si oppose al principio per prove ed errori?
Kohler

3
17) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'apprendimento sociale?
Bandura

18) L'apprendimento sociale stabilisce che:


Si apprende anche osservando un modello e cercando di imitarlo

19) Con Insight Kohler intende:


Intuizione che comporta una ristrutturazione del campo cognitivo

20) Secondo alcuni autori esistono due tipi di ripetizione, quali?


Ripetizione di mantenimento e ripetizione elaborativa

21) In cosa consiste il processo di codifica?


Processo costituito da un insieme di regole e azioni che convertono l'informazione proveniente dal
mondo esterno in una traccia che può essere conservata

22) Quale tra i seguenti autori ha elaborato la teoria del doppio codice?
Paivio

23) Il modello del doppio codice prevede:


Due sistemi di memoria smantica

24) Quali autori hanno studiato la profondità di codifica?


Craik e Tulving
25) Come vengono definiti i modelli studiati da Collins e Quilian?
Modelli a rete

26) Il modello di memoria proposto da Atkinson e Shiffrin comprende:


Tre registri di memoria

27) La memoria episodica appartiene a quale sistema di memoria?


Memoria dichiaraiva (esplicita)

28) La memoria prospettica a quale sistema di memoria appartiene?


Memoria episodica

29) La memoria di lavoro appartiene al registro di memoria:


A breve termine

30) Cosa si intende per amnesia anterograda?


Incapacità di ricordare eventi che accadono dopo che il danno si è verificato

4
MOD. 3 -
1) Quale tra i seguenti autori si è dedicato allo studio delle immagini mentali?
Kosslyn

2) Cosa si intende per concetto disgiuntivo?


In questo caso l'oggetto deve possedere una qualsiasi di due classi di attributi

3) Quale tra i seguenti autori si è occupato della nozione "somiglianza di famiglia"?


Wittgenstein

4) Quale autore ha studiato i modelli cognitivi idealizzati?


Lakoff

5) Schank e Abelson hanno studiato il concetto di script in quanto:


Schema

6) Quale tra i seguenti autori ha studiato le categorie ad Hoc?


Barsalou

7) Quale tra i seguenti autori si è occupato di apprendimento di regole complesse?


Reber

8) La rappresentazione mentale è?
Qualcosa che sta per qualcos'altro

9) Quale tra i seguenti rappresenta uno dei principi che regolano l'uso che gli individui fanno dei
concetti, secondo la Rosch?
Principio dell'economia cognitiva

10) Le rappresentazioni analogiche sono:


Rappresentazioni simboliche

11) Le rappresentazioni linguistiche sono:


Rappresentazioni esterne

12) Le rappresentazioni proposizionali sono:


Rappresentazioni astratte che non contengono le caratteristiche fisiche di ciò che rappresentano

13) Secondo la Rosch i concetti sono organizzati in base a due dimensioni, quali?
Dimensione verticale e dimensione orizzontale

14) Quale tra i seguenti è considerato un fenomeno spiegato dalla doppia codifica?
Effetto concretezza

15) Thorndike e Hayes-roth sostengono che gli individui per muoversi nello spazio mentale utilizzano
due tipi di conoscenze spaziali, quali?
Route e Survey

16) La dimensione orizzontale studiata dalla Rosch si riferisce a:


Possibilità di differenziare le categorie allo stesso livello di inclusione

5
17) Secondo l'organizzazione gerarchica di Collins e Quilian le reti semantiche funzionano secondo
quale principio?
Principio di propagazione dell'attivazione

18) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'effetto tipicità?


Rosch

19) La Rosch desrive l'estensione dei concetti basandosi su tre livelli, quali?
Sovraordinato, base e subordinato

20) Secondo la Rosch gli individui preferiscono classificare inizialmente gli oggetti nei termini delle
categorie:
Base

21) Il significato etimologico del termine pregiudizio indica:


Un giudizio precedente all'esperienza

22) Secondo Lippmann, gli stereotipi sono:


Immagini mentali, semplificazioni rigide e grossolane

23) Quale tra le seguenti rappresenta una delle nuove forme di pregiudizio razziale?
Il razzismo simbolico

24) Quale tra i seguenti rappresenta uno degli ambiti nei quali riscontriamo sterotipi e pregiudizi di
genere?
Struttura dell'occupazione

25) Cosa si intende per accentuazione percettiva?


Tendenza a percepire gli oggetti inclusi nella stessa categoria come più simili tra loro di quanto
realmente siano

26) Cosa caratterizza il pregiudizio avversivo?


L'individuo tende a evitare il contatto con i diversi

27) Il modo di abbassare i pregiudizi dipende in gran parte dal tipo di spiegazione di quali tra questi
fenomeni?
spiegazione di tipo biologico

28) Quale tra i seguenti rappresenta uno dei meccanismi con il quale gli stereotipi si autoriproducono?
Profezia che si auto adempie

29) Tra le strategia di difesa dagli stereotipi, troviamo:


Strateia di fusione

30) La stategia di assimilazione costituisce:


La tendenza del gruppo maggioritario ad inglobare quello minoritario

RISULTATO: 90/90

6
Test Autovalutazione- Modulo 04

1) Il tratto sopralaringeo ha la funzione di?


Cassa di risonanza

2) Il linguaggio umano presenta due livelli di articolazione, quali?


Fonemi e parole

3) Quali regioni cerebrali sono state studiate nella Neuroimaging?


Corteccia frontale e corteccia temporo-parietale

4) C. Wernicke ha studiato due tipi di afasia, quali?


Afasia sensoriale e afasia di conduzione

5) L'anatomia funzionale dell'elaborazione dei suoni linguistici comprende due circuiti di elaborazione,
quali sono?
Una via ventrale del lobo temporale e una via dorsale

6) Da quale autore sono state effettuate le prime ricerche tra struttura cerebrale e linguaggio?
Broca

7) Il livello di articolazione dei fonemi è organizzato da:


Dalla fonologia

8) Gli studi di Penfield confermano le localizzazioni indicate dagli studi di quale altro autore?
Wernicke

9) Quali sono le due tradizioni all'interno delle quali sono stati condottii la maggior parte degli studi sul
linguaggio?
Tradizione psicolinguistica e tradizione relativa ai sistemi neurali/controllo motorio

10) Goldstein nei suoi studi giunse alla conclusione che:


I disturbi del linguaggio sono la conseguenza di un'alterazione di quasi tutte le aree cerebrali

11) L'afasia di Wernicke è caratterizzata da:


Disturbo della comprensione del linguaggio

12) Le corde vocali sono costituite da:


Membrane laringee

13) Quale autore è considerato il padr della psicolinguistica moderna?


Chomsky

14) La teoria di Chomsky appartiene al filone delle teorie:


Innatiste

15) Quali autori hanno elaborato la teoria della Coorte?


Marlsen e Tyler

16) La pragmatica rappresenta:


Le relazioni tra linguaggio e situazioni

7
17) La grammatica è costituita da:
Semantica, sintassi e pragmatica

18) Cosa stabilisce il fenomeno detto percezione categoriale?


Chi ascolta discrimina meglio tra suoni appartenenti a categorie fonetiche differenti

19) Il modello Trace:


Sistema composto da nodi che elaborano le informazioni a tre livelli: Caratteristiche fisiche, Fonemi e
Parole

20) Quali autori hanno elaborato il modello Trace?


Mc Clelland e Elman

21) Quale tra i seguenti autori sottolinea la componente pianificatoria del linguaggio?
Garret

22) Quali autori hanno studiato il modello della probabilità di elabrazione?


Petty e Cacioppo

23) Quale autore ha studiato il principio di cooperazione?


Grice

24) Le parole funzione possono essere:


Articoli

25) La massima della qualità studiata da Grice suggerisce:


Che gli interlocutori facciano affermazioni vere

26) La massima della relazione studiata da Grice suggerisce:


Che gli interlocutori cerchino di essere pertinenti

27) Quale autore ha studiato le quattro massime conversazionali?


Grice

28) Cosa studia la morfologia?


Studia la struttura della forma delle parole

29) Cosa stabilisce il pincipio d cooperazione?


necessità d parte del partecipante di dare il proprio contributo al momento opportuno coerentemente
con la situazione comunicazionale

30) Cosa studia la pragmatica?


Studia la funzione comunicativa del linguaggio

RISULTATO: 90/90

8
Test Autovalutazione- Modulo 05

1) La psicologia della Gestalt studia due tipi di pensiero, quali?


Pensiero riproduttivo e pensiero produttivo

2) Quali sono i due processi fondamentali per la formazione di un concetto?


Astrazione e generalizzazione

3) Guilford individua due tipi di pensiero, quali?


Pensiero divergente e pensiero convergente

4) Secondo Girotto il pensiero è:


Un modo corretto di pensare espresso dalla logica

5) L'informazione nel pensiero può essere rappresentata da:


Esperienza passata

6) L'ipotesi cognitivista di Piaget stabilisce:


Il linguaggio dipende dal pensiero

7) Quale tra i seguenti autori ha studiato l'insight?


Kohler

8) Quale tra i seguenti autori ha studiato il problem solving?


Duncker

9) Nel pensiero riproduttivo:


Le conoscnze vengono utilizzate correttamente senza essere creative

10) Quale tra i seuenti autori ha studiato il pensiero produttivo?


Wertheimer

11) L'ipotesi del relativismo linguistivo di Whorf stabilsce:
Il pensiero dipende dal linguaggio

12) Il pensiero convergente:


Analizza e scopre gli elementi comuni e associabili tra loro nel portare ad una possibile soluzione

13) Quale tra i seguenti strumenti risulta utile per individuare il legame tra pensiero e linguaggio?
Test di fluenza verbale

14) Gli studi di Vygotksij concludono che:


Linguaggio e pensiero sono interdipendenti

15) Il ragionamento sillogistico è:


Una forma tipica di ragionamento deduttivo

16) Nel ragionamento deduttivo:


Possiamo ottenere conclusioni valide

17) Il ragionamento induttivo:


Va dal particolare al generale

9
18) Distinguiamo due forme di ragionamento, quali sono?
Ragionamento induttivo e ragionamento deduttivo

19) I sillogismi sono costituiti da:


Due premesse che conducono necessariamente ad una conclusione

20) Quale tra i seguenti è uno dei principali sostenitori dell teoria della logica mentale?
Braine

21) Nel ragionamento sillogistico le prime due proposizioni sono:


Le premesse

22) Quali tra i seguenti autori hanno studiato gli errori di conversione?
Chapman e Chapman

23) Quali tra i seguenti autori hano studiato l'effetto Atmosfera?


Woodworth e Sells

24) Lo schema inferenziale modus ponens è caratterizzato da:


Dalla proposizione condizionale e dall'affermazione dell'antecedente

25) Il compito di selezione è un famoso problema proposto da:


Wason

26) Quale tipo di ragionamento utilizza la ricerca scientifica?


Ragionamento induttivo

27) Il problema generativo è un tipo di problema nel quale:


I soggetti non ricevono passivamente le informazioni ma devono generare nuove informazioni per la
soluzione del problema

28) Il problema delle quattro carte è un esempio di:


Ragionamento condizionale

29) Nel problema delle quattro carte ogni carta:


Ha da un lato un numero e dall'altro una lettera

30) Lo schema inferenziale modus tollens è caratterizzato da:


Proposizione condizionale e affermazione dell'antecedente

RISULTATO: 90/90

10
Test Autovalutazione- Modulo 06
1) Frazer riteneva he le pratiche magiche fossero regolate da due leggi, quali?
Legge della somiglianza e legge del contagio

2) Quali tra i seguenti autori hanno coniato la nozione di Spazio del problema?
Newell e Simon

3) Quale tra i seguenti autori ha scoperto il fenomeno chiamato legge dei grandi numeri?
Bernoulli

4) L'euristica di ancoraggio si riferisce a:


Gli individui fanno una prima valutazione di un determinato evento

5) L'esempio della Torre di Hanoi si rifà all'euristica:


Euristica basata sull'analisi mezzi-fini

6) Quali tra le seguenti rappresenta un'euristica individuata da Newell e Simon?


Euristica basata sull'esame a ritroso

7) Quali tra i seguenti autori hanno studiato il fenomeno delle correlazioni illusorie?
Chapman e Chapman

8) La credenza nella legge dei piccoli numeri conduce gli individui a fare usa di quale euristica?
Euristica della rappresentatività

9) Nell'euristica della disponibilità, la disponibilità si riferisce a:


Alla facilità con la quale un item può venire in mente come l'etichetta di una certa esperienza.

10) I problemi possono essere suddivisi in due grandi categorie, quali sono?
In funzione del grado di definizione e in funzione del tipo di strategia

11) Il processo di soluzione dei problemi è costituito da quante fasi?


Quattro

12) Il problem finding:


Comprende l'individuazione e la definizione di un problema

13) Il pensiero laterale rappresenta:


La capacità di guardare agli aspetti logici di un problema e contemporaneamente di affrontarli in modo
creativo e dinamico

14) La fase uno del problem solving è detta fase:


Osservativa

15) La fase due del problem solving è detta:


Fase creativa

16) La tecnica del Brain storming viene utilizzata in quale fase del problem solving?
Nella fase due

11
17) Nella fase uno del problem solving è importante:
Definire l'obiettivo e analizzare gli ostacoli

18) Nella fase quattro del problem solving:


Si esegue il piano e si valutano i risultati

19) Quali tra le seguenti possono essere considerate insidie nella risoluzione di un problema?
Incapacità di gestire le proprie emozioni

20) Nel processo del brain storming bisogna:


Trasformare le idee in soluzioni

21) Cosa si intende per valutazione di fattibilità?


Esame critico delle possibilità di mettere in pratica le possibili soluzioni

22) Quale autore ha elaborato la famosa piramide dei bisogni?


Maslow

23) Alla base dei bisogni della piramide di Maslow cosa troviamo?
I bisogni fisiologici

24) Quale tra i segueti autori ha elaborato l'ipotesi del marcatore somatico?
Damasio

25) Danni dei circuiti fronto-subcorticali possono portare a:


Disinibizione comportamentale

26) Epstein studia due sistemi con cui l'uomo valuta l'ambiente, quali sono?
Sistema razionale e sistema esperienziale

27) I lobi frontali giocano un ruolo fondamentale nei processi decisionali


Vero

28) Quali tra i seguenti autori hanno elaborato la Teoria della scelta razionale?
Blume e Easly

29) La corteccia orbito-frontale sembrebrebbe regolare gli affetti negativi, soprattutto la paura
vero

30) Quali autroi hanno analizzato e descritto le euristiche di giudizio?


Kahneman e Tversky

RISULTATO: 90/90

12
Test Autovalutazione- Modulo 07
1) Quanti sono i tipi di intelligenza individuati da Gardner?
Sette

2) Secondo Galton L'intelligenza:


Ha una base ereditaria

3) La teoria di Gardner a quale approccio appartiene?


Multiplo

4) Come viene definito il modello teorico elaborato da Sternberg?


Modello triarchico

5) La teoria di Piaget appartiene all'approccio:


Unitario

6) Nella teoria di Thurston come vengono definiti i fattori dominanti?


Abilità mentali primarie

7) Come viene definito il fattore generale individuato da Spearman?


Fattore g

8) Quale tra le sguenti rappresenta una delle abilità mentali primarie descritte da Thurston?
Visualizzazione spaziale

9) Le teorie del senso comune sono:


Teorie implicite

10) Quanti sono gli stadi della teroria di Piaget?


Quattro

11) La teoria di Guilford appartiene alla concezione:


Costruttivista

12) Quali tra i seguenti rappresenta uno dei differenti tipi di componenti nella teoria di Sternberg?
Componente esecutiva

13) Quale tra i seguenti autori ha sostenuto l'esistenza di una conoscenza musicale innata?
Bernstein

14) Come si calcola il QI?


EM/ECx100

15) La scala WISC può essere somministrata a soggetti di quale età?


7-16 anni

16) Come si chiama il test utilazzato da Binet?


Test Stenford-Binet

17) Quale tra i seguenti autori ha studiato il meccanismo della bisociazione?


Koestler

13
18) La scala WPPSI può essere somministrata a soggetti:
dai 3 ai 7 anni

19) Quanti sono gli ambiti specifici dell'intelligenza emotiva individuati da Goleman?
Cinque

20) Nella teoria di Goleman QI e IE:


Sono competenze separate ma spesso correlate

21) La scala verbale della WAIS-R è da quanti subtest è costituita?


Sei

22) La scala WAIS-R è composta da:


11 subtest

23) Le due scale che costituiscono la WAIS-R sono:


Scala verbale e scala di performance

24) Le teorie scientifiche dell'intelligenza si suddividono in due approcci, quali?


Approccio unitario e approccio multiplo

25) Quali tra i seguenti fa parte dei cinque ambiti descritti da Goleman?
La gestione delle relazioni

26) La teoria di Spearman appartiene:


All'approccio unitario

27) Il secondo stadio nella teroia di Piaget è detto:


Periodo pre-operazionale

8) Quali sono i tre macrofattori che nella teoria di Guilford?


Operazioni, prodotti e contenuti

29) Quale autore ha portato a conoscenza del grande pubblico il concetto di Intelligenza Emotiva?
Goleman

30) Le abilità riassunte nella teoria di Guilford sono:


120 divenute in seguito 150

RISULTATO: 90/90

14
Test Autovalutazione- Modulo 08
1) Quale tra i seguenti autori ha elaborato le teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni?
Schachter

2) Nella teoria di Cannon le emozioni sono attivate e regolate a livello del Sistema Nervoso:
Centrale

3) Quale tra i seguenti autori ha elaborato la teoria periferica delle emozioni?


James

4) Quale tra le seguenti are cerebrali viene integrata da McLean nel crcuito di Papez?
Amigdala

5) Per James l'evento emotigeno corrisponde:


Ad una modificazione neurovegetativa del sistema nervoso periferico

6) Le teorie dell'appraisal sottolineano:


Il legame tra aspetti cognitivi e aspetti emotivi

7) Quae tra le seguenti regioni cerebrali è parte del circuito di Papez?


Talamo anteriore

8) Le emozioni primarie per Damasio sono:


Risposte spontanee, innate e precodificate

9) Quale tra i seguenti autori ha elaborato l'ipotesi dell'informazione preparatoria?


Leventhal

10) Damasio propone un concezione dell'organismo di tipo:


Unitario

11) Come viene definita la teoria di Cannon?


Teoria centrale delle emozioni

12) Quale tra i seguenti autori rispetto al tipo di elaborazione dell'informazione distingue una
valutazione primaria e una valutazione secondaria?
Lazarus

13) Quale tra i seguenti autori ha elaborato la grliglia di valutzione dello stimolo/situazione detta Sec?
Scherer

14) Quale tra i seguenti autori è considerato il capostipite delle teorie psicoevoluzioniste delle emozioni?
Tomkins

15) La teoria costruttivista delle emozioni riprende la linea delle teorie psicoevoluzioniste?
Falso

16) Secondo la teoria costruttivista le emozioni sono:


Prodotti eminentemente sociali e culturali

15
17) Alcune ricerche sul ruolo degli emisferi cerbrali nelle emozioni dicono che l'emisfero destro sia
deputato ad identificare:
Emozioni a tonalità negativa

18) Quale tra le seguenti aree cerebrali non fa parte del sistema limbico?
Paleocorteccia

19) Quale tra le seguenti rappresenta una delle proposizioni dell'ipotesi dell'universalità delle
espressioni facciali?
Espressività dei movimenti facciali

20) Nella teoria di Ekman si individuano quattro regole di esibizione, quali sono?
Intensificazione, Attenuazione, Inibizione, Mascheramento

21) La teoria di Ekman delle espressioni facciali è detta:


Teoria neuro-culturale

22) L'ipotesi del feedback facciale presenta due versioni, quali?


Forte e Debole

23) Cosa ribadisce l'ipotesi dell'universalità minima delle espressioni facciali?


I movimenti facciali sono connessi agli stati psicologici

24) Per Damasio le emozioni secondarie sono:


Connesse con l'apprendimento e con l'esperienza personle

25) Nella versione forte dell'ipotesi del feedback facciale le espressioi facciali:
Da sole sono sufficienti a generare l'emozione

26) Nei suoi studi sulla reazione d'emergenza Cannon pone in evidenza le funzioni dell'arousal:
Simpatico

27) Nella teoria cognitivo-attivazionale delle emozioni vi sono due modalità con cui un emozione ha
origine, quali sono?
Tipica ed Arousal non spiegato

28) I nuclei del setto fanno parte del sistema limbico?


Si

29) Ekman e Izard sono stati allievi di?


Tomkins

30) La teoria di Scherer è stata elaborata in quali anni?


Anni '80

RISULTATO: 90/90

16
Test Autovalutazione- Modulo 09
Modulo 9 – ultima versione test – 15 test complessivi

1) Quali sono i due approcci adottati nella psicologia cognitiva applicata?


Approccio basato sul metodo e approccio basato sul problema

2) Cosa si intende per ergonomia?


Insieme delle leggi che legano le relazioni tra l’uomo e il suo ambiente di lavoro

3) La VNP valutazione neuropsicologica è:


entrambe le precedenti (strumento diagnostico e di prognosi)

4) quale tra le seguenti rientra nelle tre dimensioni del comportamento valutate dalla VNP?
funzioni esecutive

5) Quali tra i seguenti non risulta essere uno strumento della VNP?
terapia familiare

6) L’osservazione durante la VNP può essere?


diretta strutturata

7) La malattia di Alzheimer è:
una demenza primaria

8) La demenza vascolare è.
una demenza secondaria

9) quale tra i seguenti processi cognitivi non rientra nelle funzioni esecutive?
percezione

10) I deficit delle funzione esecutive riguardano pazienti con danno:


frontale

11) Il Moca cosa valuta?


efficienza cognitiva globale

12) Ci riferiamo ad uno stress positivo con il termine:


eustress

13) Il test di Stroop è utilizzato per valutare:


processi attentivi

14) secondo Selye lo stress è.


una risposta aspecifica ad uno stressor

15) quale tra le seguenti risulta essere una causa organizzativa di stress lavorativo?
entrambe le precedenti (conflitto di ruolo e ambiguità di ruolo – relazioni interpersonali)

17
04/10/2019

PSICOLOGIA DEI PROCESSI COGNITIVI

Note di questo documento:

Non si tratta di un riassunto.


Ho preso tutte le dispense e le ho unite ed integrate con quanto viene detto durante le videolezioni.
Tutto quanto è riportato nelle videolezioni, è scritto in blu.
Quanto, invece, è scritto in nero, è presente solo nelle dispense (ed è considerato dal professore
come “approfondimento”).
Di fatto, leggendo queste pagine si può evitare di ascoltare i video / vocali.

PS: alcuni argomenti nei video vengono trattati prima o dopo l’ordine in cui sono state studiate e
create le dispense…. E in un paio di occasioni i video si ripetono…. 😊

Spero sia uno strumento utile per tutti quelli che dovranno sostenere questo esame!

Buono studio!

Elena

1
I PROCESSI COGNITIVI
I Processi Cognitivi sono quei processi che regolano le abilità che gli individui mostrano nel percepire,
comprendere, ricordare le loro esperienze e, ancora, comunicare, produrre nuova conoscenza e
risolvere I problemi.
Lo studio dei processi cognitivi consente di descrivere e di comprendere scientificamente il
funzionamento della mente e di prevederne la manifestazione nei diversi compiti in cui i processi
mentali sono chiamati ad operare.
I principali stadi dell’elaborazione cognitiva possono essere così ordinati:
• Input ->Percezione: l’informazione catturata dagli organi di senso passa allo stadio della percezione, in
cui è fatta l’analisi del suo contenuto.
• Apprendimento e memoria: l’input viene registrato in modo da poterlo conservare.
• Recupero: in questo modo l’informazione può essere recuperata, anche senza una richiesta esplicita
dell’individuo.
• Pensiero: il recupero può costituire una parte del processo di pensiero per affrontare nuovi problemi.

Sviluppo dei processi cognitivi


I processi cognitivi sono quei processi che, a partire dall’attività della mente, ci fanno comprendere il
mondo esterno. Ma non solo. Sono quei processi che ci permettono di elaborare e trasformare le
informazioni che riceviamo dal mondo esterno in oggetti mentali, vale a dire in rappresentazioni.
È proprio a partire da queste constatazioni che la psicologia cognitiva si sviluppa, infatti cerca di
comprendere sia come avvengono tali processi, sia come sia possibile manipolare le informazioni che
riceviamo dall’ambiente.
Tuttavia, le varie ricerche e studi sui processi cognitivi sono in via di sviluppo vista la complessità della
mente umana.
Un filone di ricerca molto importante è senza dubbio l’intreccio che intercorre tra filosofia e scienze
cognitive, fatto di metodi simili, di critiche e, in alcuni casi, di collaborazione.
La filosofia fin dai suoi primi albori si occupa di sviluppare le teorie che hanno a che fare con la
spiegazione del mentale in tutte le sue diverse sfaccettature, di criticare i metodi troppo ristretti e di
identificare problemi che producono le scienze moderne. In quest’ottica, la filosofia è senza alcun
dubbio una risorsa peculiare per lo sviluppo dei processi cognitivi perché si occupa, come lo è per le
scienze cognitive, della percezione, memoria, attenzione, intelligenza, apprendimento, linguaggio,
relazione intrapersonali e interpersonali ecc.
Ciò, colloca, all’interno delle ricerche filosofiche, due filoni di ricerca molta importanti.
Il primo riguarda la filosofia del linguaggio mentre, il secondo, la filosofia delle scienze cognitive.
A tal proposito, la filosofia può svolgere un ruolo critico e positivo per le scienze cognitive.
Per quanto riguarda il primo filone, ciò che considera è l’analogia tra il pensiero e il linguaggio. Il
linguaggio ha avuto nell’ambito dello studio della mente, sempre un ruolo importante, se non di primo
piano, tant’è vero che è visto come un mezzo che esprime in modo dettagliato il pensiero umano.
Così, si comprende, che il linguaggio nell’ambito della ricerca antropologica contribuisce a risistemare
l’esperienza umana a partire dalla sua cultura. Da questa tesi si sviluppa il determinismo linguistico,
sostenitore di un relativismo linguistico, secondo il quale le diverse lingue si formano in base alle
diverse forme di pensiero. Questo particolare punto di vista, viene espresso nell’opera Linguaggio,
2
pensiero e realtà di Whorf: “analizziamo la natura secondo linee tracciate dalle nostre lingue. Le
categorie e i tipi che isoliamo dal mondo dei fenomeni non vengono scoperti perché colpiscono ogni
osservatore; ma, al contrario, il mondo si presenta come un flusso caleidoscopico di impressioni che
deve essere organizzato […]. Sezioniamo la natura, la organizziamo in concetti, le diamo determinati
significati, in larga misura perché siamo partecipi di un accordo per organizzarla in questo modo, un
accordo che vige in tutta la nostra comunità linguistica ed è codificato nelle configurazioni della nostra
lingua”.
Quindi per Whorf il linguaggio non è solo un mezzo che esprime i pensieri, ma costituisce l’esperienza
vitale a cui si riferisce.
Il secondo filone di ricerca filosofica, come abbiamo già detto, è la filosofia delle scienze cognitive che
tratta le concezioni empiriste e razionaliste della mente.
Il razionalismo prende le mosse non solo dal filosofo Descartes che considera la mente come una
struttura indifferenziata, intrinseca e con facoltà innate, ma anche da Chomsky secondo il quale la
mente è (sin dall’inizio, intrinsecamente, geneticamente) strutturata in facoltà psicologiche o “organi”.
Queste due correnti nonostante siano contrapposte hanno contribuito allo sviluppo propositivo delle
scienze cognitive; infatti, tra le tante teorie, quella che racchiude i due filoni in un minimo comune
denominatore è quella del mindreadind, vale a dire, la capacità che ha l’animale umano di
rappresentarsi gli stati mentali altrui.
La teoria della teoria, mossa da Alan Lesliè e Simon Baron-Choen, dice che gli esseri umani
comprendono gli atteggiamenti altrui in quanto hanno le caratteristiche per sviluppare una teoria della
mente, che ne colga intenzioni, credenze, sentimenti e comportamenti. Detto in modo diverso,
ognuno può indagare l’altro in base alla propria capacità di cogliere la propria mente. Da questa
concezione ne segue la possibilità di cogliere alcune patologie come, per esempio, l’autismo.
Alternativa alla teoria della teoria, invece, è la teoria della simulazione, i cui promotori sono i filosofi
Alvin Goldman e Robert Gordon. Essi considerano, a partire da questa teoria, che l’animale umano
coglie il comportamento e gli stati mentali altrui attraverso un meccanismo di replica o emulazione,
«ossia attraverso la loro simulazione».
Quindi, la filosofia non è solo una disciplina storica, ma, come abbiamo visto, contribuisce in modo
attivo e collaborando in molti casi con le teorie cognitiviste circa l’attività della mente.
Lo sviluppo dei processi cognitivi emerge fin dalla nascita del bambino umano. Quest’ultimo,infatti, è
l’unico mammifero ad essere completamente dipendente, circa la sua sopravvivenza, dalle cure
materne, in quanto, i suoi sistemi cognitivi non sono ancora del tutto sviluppati. Il piccolo alla nascita
non riesce a mettere a fuoco oggetti che distano più di 20 cm dai suoi occhi e a controllare i
movimenti del corpo. Tuttavia, col passare degli anni, sviluppa le capacità cognitive e tale progresso
ontogenetico è per gli scienziati la prova per comprendere e indagare il funzionamento della mente
umana.
Non possiamo non citare l’iniziatore dello sviluppo mentale Charles Darwin che, oltre al capolavoro
L’origine della specie, annotò nei suoi diari tutte le vicende di crescita che riguardavano i suoi figli a
partire dalle origini filogenetiche. Per il padre dell’evoluzionismo, il processo filogenetico dipendeva da
quello ontogenetico. (L'ontogenesi è l'insieme dei processi mediante i quali si compie lo sviluppo
biologico di un organismo vivente dalla cellula ovarica fecondata (zigote) all'embrione fino all'individuo
completo). Tale pratica darwiniana ha permesso il miglioramento delle procedure e pratiche
pedagogiste, mettendo in evidenza i processi di acquisizione delle abilità dei bambini. Ovviamente
l’osservazione dei bambini, non solo nelle scuole, ma in tutto il contesto sociale, è di notevole

3
importanza per comprendere l’attività mentale. Inoltre, ci sono diverse spiegazioni dello sviluppo
cognitivo, come per esempio, spiegazioni a livello psicologico, che indicano i limiti della capacità
individuali, linguistiche di memoria ecc. o a livello biologico che indicano i processi fisiologici delle aree
cerebrali.

Teorie dei processi cognitivi


Lo sviluppo delle teorie sui processi cognitivi ha inizio con Wundt che, a Lipsia, nel 1879, fonda il primo
laboratorio di psicologia sperimentale. Wundt cerca di capire come gli stimoli provenienti
dall’ambiente vengono trasmessi al cervello e diventano percezioni complesse. Inoltre, l’oggetto di
studio di tale autore sono le percezioni, il ruolo attivo e cosciente della mente, l’antropologia, la
psicologia animale ma, soprattutto, l’esperienza immediata di ogni individuo che gli si presenta in
modo fenomenico e diretto. Quindi la sua ricerca consiste nel domandare ai soggetti di esprimere le
sensazioni che provano di fronte ad uno stimolo misurabile e controllabile: questo è il metodo
dell’introspezione di Wundt; si riferisce all’esperienza pura e diretta.
Un altro autore di grande rilievo è Ebbinghaus, studioso sistematico dell’apprendimento e della
memoria attraverso il metodo sperimentale. Utilizzando sé stesso come soggetto per cinque anni, egli
cercò di studiare, ad esempio, la relazione fra quantità di materiale e tempo di apprendimento o la
relazione tra il passaggio del tempo e l’oblio. I suoi studi sulla memoria sono stati pubblicati nel suo
trattato sulla memoria nel 1885.
Negli stessi anni nasce il funzionalismo negli USA ad opera di W. James, sulla scia della teoria
darwiniana dell’evoluzionismo. Il funzionalismo si basa sul fatto che il comportamento degli esseri
umani è un processo di adattamento dell’organismo all’ambiente. Oltre ad essere un grande scrittore,
psicologo e anticonformista, James fonda ad Harvard un laboratorio di psicologia dove sviluppa sul
fronte metodologico il metodo comparativo che intende confrontare i processi psichici dell’adulto con
quelli dei bambini, dei malati e degli animali.
Pochi anni dopo, si assiste alla nascita del comportamentismo grazie a Watson. Il suo approccio alla
psicologia riguarda fondamentalmente lo studio del comportamento. Watson pone l’accento sul fatto
che l’oggetto di studio della psicologia deve essere osservato da tutti gli studiosi. Il
comportamentismo descrive gli obiettivi in termini stimolo-risposta escludendo a priori dal campo di
studio i diversi fattori che non possono essere quantificati e osservabili. Alla base della teoria
comportamentista sta, innanzitutto, la convinzione che il comportamento umano è ampiamente
condizionato dall’ambiente.
L’antecedente più immediato va visto in Pavlov, psicologo russo che, conducendo studi su dei cani,
capisce di poter condizionare gli animali e far emettere la risposta della salivazione non solo alla vista
dello stimolo (cibo) ma anche dopo uno stimolo completamente nuovo (detto stimolo condizionato,
mentre il cibo costituisce lo stimolo incondizionato), ad esempio un suono. Ciò veniva ottenuto
presentando al cane affamato il cibo subito dopo aver prodotto un certo suono e successivamente
presentando solo il suono. Si creava così un riflesso condizionato.
Un ulteriore contribuito che si attribuisce a Pavlov è quello di aver scoperto due processi nervosi, cioè
l’eccitamento e l’inibizione, utili per il funzionamento del sistema cerebrale. Dai processi di eccitazione
e inibitori, dipendono quattro tipi di sistemi nervosi genotipici che sono: sanguigni, collerici,
melanconici e flemmatici.
Altre due scoperte di Pavlov sono le nevrosi sperimentali che scaturiscono da un conflitto tra forze di
inibizione ed eccitazione, collocate in punti adiacenti sulla corteccia cerebrale e utili per conoscere il
4
comportamento umano, e il riflesso di orientamento, che indica la tendenza ad orientarsi verso nuovi
stimoli indipendentemente dal suo significato. Ma è anche vero che il riflesso di orientamento
scompare quando i riflessi condizionati, in parte regolati dal tipo di sistema nervoso, diventano più
forti.
Mentre gli studi comportamentisti di Pavlov riguardano il modello stimolo – risposta, lontano
dall’includere il ruolo attivo dell’essere vivente nel suo ambiente circostante, Skinner ci mostra come
può avvenire un tipo di apprendimento che abbia risposte nuove: una risposta può attivarsi senza che
ci sia uno stimolo, poiché tale risposta diventa subordinata alla possibilità di una ricompensa. È questo
il famoso condizionamento operante inventato da Skinner. Detto in modo diverso, l’apprendimento è
semplicemente il risultato di un condizionamento mediante rinforzo di una risposta scelta tra le tante.
L’esperimento più famoso del condizionamento è quello del ratto che viene posto nella Skinnerbox o
scatola nella quale preme accidentalmente una leva sporgente all’interno della scatola che, se toccata,
fa sì che arrivi del cibo al ratto. Dopo numerose prove, il ratto “impara” che se preme la leva potrà
sfamarsi. È avvenuto un condizionamento operante (cioè basato sull’operare, agire, modificare
l’ambiente al fine di raggiungere un certo risultato).
Per completare gli studi peculiari del comportamentismo, occorre evidenziare due connotati
principali, il primo riguarda l’utilizzo del metodo sperimentale e il secondo, invece, ha a che fare non
con ciò che avviene nella mente ma bensì nel comportamento che può essere osservabile e, dunque,
possibile di misurazione. Oltre al comportamentismo –dove lo sviluppo dipende dal processo di
apprendimento–, circa le prospettive teoriche sullo sviluppo cognitivo, dobbiamo ricordarci anche del
cosiddetto maturazionismo, del costruttitivismo, della psicologia della Gestalt e della psicoanalisi.
Il sostenitore più importante del maturazionismo è Arnold Gesell che considera, l’aspetto biologico-
genetico predeterminato, la base dello sviluppo cognitivo. Tant’è vero che il maturazionismo è
quell’approccio che regola la nascita di nuove attività e abilità con l’avanzare dell’età dell’individuo, ed
è anche indipendente dall’esercizio e dalla pratica, nonché influenzato dall’ereditarietà. Per quanto
concerne per il costruttivismo, invece, si sviluppa intorno agli anni ’60 grazie alla diffusione delle teorie
di Piaget e poggia la sua riflessione sull’individuo che costruisce la propria conoscenza attraverso
l’interazione che ha con l’ambiente. Da questa prospettiva, il pensiero dell’adulto si differenzia da
quello del bambino in modo qualitativo ed è anche caratterizzato da stadi universali e invarianti. Per la
teoria della Gestalt, termine che vuol dire forma o struttura organizzata, l’esperienza psicologica
dell’individuo si presenta come un qualcosa di unitario e non come qualcosa di distaccato e scomposto
come credevano gli psicologi di Lipsia. Per cui, la Gestalt usa un approccio di tipo fenomenologico,
studiando quindi, i fenomeni come li percepisce il sistema visivo degli individui. «Nel caso del
movimento stroboscopico a cui si riferiva l’articolo di Wertheimer, ad esempio, l’aspetto più rilevante
è costituito dal fatto che l’individuo vede una luce che si sposta da una lampadina ad un’altra e non
due lampadine che si accendono e spengono alternativamente con un intervallo di circa 60
millisecondi». Come sostiene Renzo Vianello nell’opera Psicologia dello sviluppo:“I gestaltisti hanno
condotto ricerche relativamente alla percezione, all’intelligenza […], alla memoria […], alla psicologia
genetica e comparata […], alla psicologia dinamica e sociale […]. Secondo gli psicologi della gestalt
l’obiettivo che si ponevano gli studiosi della scuola di Wundt e cioè quello di scoprire gli elementi
costitutivi dell’esperienza psicologica è non solo irraggiungibile, ma del tutto errato. L’esperienza
psicologica si presenta all’individuo come un tutto unico, una totalità che non può essere scomposta
in parti. […] La psicologia della Gestalt riprende una concezione già formulata a suo tempo da Kant
(1724-1804) e cioè che la mente umana non è una “tabula rasa” quando conosce, ma struttura
attivamente la realtà conosciuta secondo certe leggi sue tipiche. La convinzione che la conoscenza […]
sia dovuta ad un’opera attiva, costruttrice della mente, è alla base anche di altre teorie […] tra i quali
5
la teoria di Piaget e posizioni cognitiviste. Famosa è la frase “il tutto è più della somma delle parti” […]
cioè […] le proprietà del tutto non sono il risultato della somma delle proprietà delle sue parti e che le
singole parti assumono un significato diverso a seconda del contesto, il tutto, in cui sono inserite.”
Un altro influsso di notevole importanza per quanto riguardano le teorie dello sviluppo dei processi
cognitivi, è sicuramente quello svolto dall’attività psicoanalitica. Nei primi anni del 1900 le diverse
scuole psichiatriche cercano di studiare i problemi mentali delle persone a partire dalle lesioni
cerebrali ma, Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, si distacca dal metodo psichiatrico. Infatti, le
teorie di Freud sostengono: l’organismo come «simbolico e determinato dalla sua storia personale; il
cambiamento è l’esito dei conflitti interni; lo sviluppo è un cambiamento qualitativo e procede
secondo stadi; il metodo ottimale è l’osservazione col minimo di controllo e l’osservazione della
relazione osservatore-osservato». Detto in modo diverso, le teorie freudiane partono dalla tesi
che nella psicoanalisi il corpo dipende dalla parola e la psiche umana dal linguaggio.

CENNI STORICI
NASCITA DELLA PSICOLOGIA
La psicologia nasce ufficialmente nell’800 ma, ovviamente, non si può non fare riferimento a temi già
studiati in epoca più antica.
La concezione di Platone riporta il concetto di psiche diviso in 3 parti di Freud:
Il cocchiere di un carro, pienamente cosciente, che cercava di guidare le altre due parti, una
dipendente dai valori etici e razionali (cavallo bianco) e l’altra dagli impulsi (il cavallo nero). E’ il mito
del carro e dell’auriga, in cui possiamo trovare una somiglianza con quella che nei primi anni del ‘900
Freud fa tra IO, ES e Super Io.

Ricordiamo anche Ippocrate e Galeno che cercarono di trovare delle relazioni tra fenomeni fisici
dell’organismo e fenomeni psichici dell’individuo che, seppur scientificamente infondate, hanno
gettato le basi concettuali per lo sviluppo della psicofisiologia,

Si tratta di uno stretto legame tra la filosofia atomista greca e la teoria strutturalista di Wundt e
Tichner: psicologia come scienza naturale.

RIF.TO STUDIOSI RIFERIMENTI STORICI


1 Wundt ( 1879) 1° laboratorio di psicologia a Lipsia
2 Titchener Strtutturalismo arriva in USA
3 James e Dewey Funzionalismo
4 Watson (1913) Compostamentismo

Rif.to 1: In questo laboratorio si studiò come gli stimoli dell’ambiente esterno venissero trasmessi al
cervello e divenissero percezioni complesse. L’oggetto di studio per Wundt è l’esperienza immediata e
non l’esperienza mediata dalla fisica e dalle altre scienze naturali, cioè così come si presenta alla
coscienza del soggetto. L’esperienza viene studiata in modo diretto e fenomenico. La sua idea
innovativa era che la psicologia si potesse considerare una vera e propria scienza, un dominio di
conoscenze che applica un metodo di indagine chiaro e codificato, come è il metodo scientifico. Si
inizio, quindi, a studiare il modo in cui l’ambiente esterno, una volta tradotti in impulsi nervosi
trasmessi al cervello, divenissero sensazioni elementari e successivamente percezioni complesse. Per
interagire con il mondo esterno l’uomo deve attuare dei processi mentali.

6
Lo strutturalismo
Benché l’uomo si interessi di psicologia da alcuni secoli, il suo riconoscimento come scienza coincide
con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale ad opera di Wundt a Lipsia nel 1879.
Aveva raccolto un gruppo di ricercatori che studiavano principalmente la fisiologia degli organi di
senso e l’organizzazione del sistema nervoso. L’idea innovativa è che la psicologia può essere
considerata una vera e propria scienza: dominio di conoscenze che applica un metodo d’indagine
chiaro e codificato (metodo scientifico). Si iniziò a studiare il modo in cui gli stimoli dell’ambiente
esterno (visivi, acustici…) una volta tradotti in impulsi nervosi e, attraverso le vie sensoriali, trasmessi
al cervello divenissero sensazioni elementari e infine percezioni complesse. Per interagire con il
mondo esterno l’uomo deve attuare dei processi mentali.
Gli studiosi che collaboravano con Wundt erano convinti che le percezioni complesse, attraverso le
quali ci formiamo una rappresentazione del mondo, fossero un’elaborazione delle sensazioni
elementari frutto dell’esperienza immediata. Occorreva partire a studiare le sensazioni elementari, che
sono uguali per tutti. Il metodo utilizzato fu quello dell’introspezione cioè guardare all’interno della
propria mente. Consiste nel cogliere e riportare i processi mentali che hanno luogo durante la
presentazione di uno stimolo esterno. La raccolta dati avviene con il resoconto verbale. Era necessario
un addestramento che permettesse di riportare le sensazioni elementari conseguenti all’esperienza
immediata e non le percezioni complesse frutto dell’esperienza passata e dell’elaborazione di queste
sensazioni. Chi è addestrato è in grado di riconoscere le proprie sensazioni elementari immediate dal
significato e dalla funzione dell’oggetto a cui si riferiscono. Questo metodo doveva portare a
scomporre i processi psichici fino a raggiungere la loro parte più piccola e non ulteriormente
scomponibile, i cosiddetti “atomi psichici”. Tichener, definì questo approccio come strutturalista
perché aveva come oggetto di studio la struttura della mente.
Lo strutturalismo e il metodo dell’introspezione non erano destinati a durare a lungo, soprattutto a
casa del presupposto stesso su cui si basava il metodo della raccolta dei dati e cioè il resoconto
verbale delle proprie sensazioni.
1) Un resoconto verbale non potrà mai studiare la mente di bambini, malati mentali e animali
2) Non include l’attività inconscia che in parte è responsabile del comportamento umano
3) L’esperienza della sensazione elementare che una stimolazione sensoriale suscita è del tutto
personale. Lo strutturalismo così dovette lasciare il posto al funzionalismo.

Il funzionalismo
Nacque negli Stati Uniti ad opera di William James e John Dewey che sostenevano che il
comportamento umano deve essere considerato un processo di adattamento dell’organismo
all’ambiente, sulla scia della teoria evoluzionistica di Darwin. I processi mentali verrebbero messi in
atto per aiutare l’organismo a sopravvivere.
La psicologia diviene così una scienza biologica in quanto i processi mentali sono espressi dallo stesso
organismo che mette in atto gli altri processi biologici. Come gli arti (…) si sono evoluti adattandosi alla
mente allo stesso modo vale per la mente e i suoi processi mentali.
I funzionalisti si occupano anche di motivazione, pensiero e apprendimento sempre secondo
l’approccio evoluzionista.

7
Il comportamentismo
Nasce nel 1913 con la “rivoluzione comportamentista”, John Watson afferma che la psicologia deve
concentrarsi su un oggetto di studio determinato che possa essere osservato in maniera
intersoggettiva da tutti gli studiosi interessati. Tale oggetto di studio è il comportamento inteso come
l’insieme delle risposte muscolari e ghiandolari di un individuo ad un determinato stimolo. Scuola
dominante fino a metà degli anni ’60.
La mente viene vista come una scatola nera (black box) all’interno della quale non sappiamo e non
possiamo osservare cosa accade. La psicologia deve occuparsi solo di ciò che è manifesto e si può
misurare; quindi, l’unico oggetto di studio deve essere il comportamento manifesto.
Deve occuparsi solo delle leggi che determinano il comportamento e degli stimoli che provocano
risposte osservabili. L’organismo viene visto come una stazione intermedia tra gli stimoli in entrata e le
risposte in uscita. Viene anche definito “psicologia stimolo-risposta”.
Ma limitare l’oggetto di studio al comportamento osservabile e misurabile si dimostrò un approccio
sterile.
Si arrivò dunque ad un altro movimento.

Il neocomportamentismo
Il neocomportamentismo ammette l’esistenza di componenti psicologiche non manifeste che agiscono
e possono influenzare e modificare il comportamento. Toleman e Hebb avevano cominciato ad
elaborare concetti quali il “comportamento intenzionale” e “processi medianti” nell’integrazione e
organizzazione del comportamento Si ammette la presenza e l’azione di qualcosa tra stimolo e
risposta e da psicologia
Dal paradigma S -> R (stimolo risposta) si passa a S->O->R, dove O sta a indicare una qualche attività
non osservabile messa in atto dall’organismo.
Sarà il movimento che apre la strada al cognitivismo.

La psicologia della Gestalt


Parallelamente al comportamentismo americano nasce in Europa la psicologia della Gestalt, che
significa “forma organizzata”o “configurazione”. Si forma come reazione all’approccio atomistico dello
strutturalismo. La sua data di nascita è nel 1912 quando Wertheimer pubblica il suo esperimento sul
movimento stroboscopico (o movimento apparente). È alla base della cinematografia Il movimento
stroboscopico è un movimento fenomenico apparente indotto da stimoli statici presentati in
sequenza. La nostra percezione del mondo esterno non è una realtà oggettiva ma ciò che crediamo
essere il mondo esterno. Ciò che conta è la totalità di un fenomeno e non le singole parti che lo
compongono. L’ “intero” è qualcosa di diverso dalla semplice somma delle parti che lo compongono,
quindi una percezione complessa non è la somma delle singole sensazioni elementari, il tutto precede
le parti e le parti a loro volta assumono un valore diverso a seconda del “tutto” che vanno a formare.
Utilizzano il metodo fenomenologico che consiste in un’ osservazione del tipo bottom up dei fenomeni
e assume ciò che percepiamo sia soltanto ciò che appare durante l’osservazione.
Non riconoscono alcuna importanza all’esperienza passata.
Ci si basa solo su quello che è presente al momento.
Quando una figura è composta in un certo modo, la nostra mente la completa. Ci sono degli induttori.
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Gli studiosi principali della psicologia della Gestalt sono, oltre a Wertheimer, Koffka e Kohler, che
hanno studiato anche quello che è stato definito apprendimento per insight.

Il cognitivismo
Trova strada da comportamentismo/neo-comportamentismo ormai una presenza innegabile per
l’elaborazione delle informazioni e per la presa di decisione finalizzata alla risposta. Vede l’uomo come
un elaboratore attivo di informazioni, però, a capacità limitata. Neisser viene considerato in fondatore
quando nel 1967 pubblica il libro La psicologia cognitiva: “tutto quello che sappiamo della realtà è
stato mediato non solo dagli organi di senso ma da sistemi complessi che interpretano continuamente
l’informazione fornita dai sensi. Questi sistemi complessi, i processi cognitivi, non possono essere visti
dallo sperimentatore ma la loro funzione può essere comunque inferita. L’esperienza passata conta
molto. Codifica, interpretazione, memorizzazione degli stimoli non avvengono solo su ciò che si vede
ma anche confrontando con l’esperienza passata. Con il paradigma dei tempi di reazione, metteranno
a punto un metodo per misurare la durata e la complessità dei processi cognitivi messi in atto tra il
momento della presentazione dello stimolo e il momento dell’emissione della risposta motoria. Il
tempo di reazione è il tempo che intercorre tra presentazione dello stimolo e emissione risposte (inizio
esecuzione delle risposte). Indica i processi cognitivi messi in atto. Si distingue dal tempo di
movimento che include il compimento dell’azione.
Se il tempo impiegato per la reazione a uno stimolo è breve, implica che i processi cognitivi sono
semplici e poco numerosi.
Se il tempo di reazione è lungo implica che i processi cognitivi necessari sono numerosi e complessi.

Classificazione dei processi cognitivi


A differenza degli altri tipi di psicologia che abbiamo trattato, come per esempio la psicoanalisi o la
corrente comportamentista, la psicologia cognitiva non ha un fondatore perché non è una scuola,
bensì una critica al comportamentismo. La critica prende le mosse dal fatto che la mente non può
essere spiegata dallo stimolo – risposta perché è qualcosa di riduzionistico circa la complessità della
mente. A tal proposito, è Ulric Neisser che ha focalizzato per primo lo studio della psicologia cognitiva,
in modo sistematico nell’opera “Psicologia Cognitiva” pubblicato nel 1967. Nell’opera di Neisser, la
classificazione riguarda: la percezione, il linguaggio, il problem solving, la memoria, l’attenzione e il
ragionamento. Tuttavia, col passare del tempo, altri studi si sono accostati al pensiero di Neisser,
aggiungendo altri processi cognitivi, come le emozioni, la categorizzazione, l’intelligenza, il Decision
making e il social cognition. Quindi, l’oggetto di studio della psicologia cognitiva, si sposta dal
comportamento osservabile ai diversi procedimenti cerebrali, strutture e meccanismi mentali,
diventati una fonte innegabile di elaborazione delle informazioni. Tuttavia, l’uomo non solo è visto
come un elaboratore di informazioni che può decidere di attuare risposte analogamente agli stimoli
ricevuti, ma è anche visto come un elaboratore di informazioni a capacità limitata. Andiamo ora a
trattare un processo cognitivo che ha avuto profondi legami dal punto di vista filosofico e psicologico:
la PERCEZIONE.
I filosofi sono stati i primi a trattare la percezione, considerandola come l’esperienza di avere
consapevolezza riguardo qualcosa, mentre per gli psicologi, è solo l’elaborazione di dati sensoriali. La
percezione è un processo psicologico automatico che favorisce l’organizzazione coerente e la sintesi
delle nostre sensazioni dando senso ai dati raccolti dalla realtà. Quindi è un processo diretto che coglie
la complessità del mondo che ci circonda. Per Wertheimer percezione visiva, -che oltre ad essere
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sensibile alla luce riflessa da un oggetto (energia elettromagnetica) li trasforma in impulsi elettrici-,
significa «percepire oggetti nell’accezione fenomenica prima descritta e non variazioni di chiarezza o
di colore distribuite nello spazio». Le parole che usa Wertheimer sono: “Sto alla finestra e vedo una
casa, alberi, il cielo. Teoricamente potrei dire che ci sono 327 variazioni di chiarezza e di colore.
Percepisco realmente le “327” variazioni? No. Quello che vedo è il cielo, la casa e gli alberi. È
impossibile ottenere quel “327” in quanto tale.”
Per quanto riguarda l’organizzazione visiva, dopo una serie di esperimenti fenomenologici,
Wertheimer scopre: vicinanza, chiusura, buona continuità, somiglianza, convessità, simmetria, destino
comune, articolazione senza resti, pregnanza, esperienza passata e parallelismo. Dunque,
l’organizzazione visiva, dipende anche dalla teoria di Rubin che ha scoperto i fattori peculiari che
determinano cosa appare come sfondo e cosa appare come figura. Tali fattori sono: «inclusione,
grandezza relativa, orientamento, contrasto, simmetria, convessità e parallelismo». Sempre secondo
Rubin, non esiste sfondo senza figura e viceversa. La figura di RUBIN, (1921) è formata da aree nere e
bianche omogenee, contigue e poste sullo stesso piano. Tipicamente, si nota un vaso nero su uno
sfondo bianco. Tuttavia, quando gli indizi che sono presenti nella scena sono ambigui, incontriamo
molte difficoltà ad attribuire il significato sia alla figura che allo sfondo. Tale fenomeno viene
denominato figura reversibile, in quanto si ha un’inversione tra la figura e lo sfondo. Invece, quando
l’immagine non ha una condizione privilegiata sia per la figura che sfondo, si ha una situazione di
instabilità e reversibilità tra la figura e lo sfondo. Anche le figura bistabili hanno un ruolo importante
circa la percezione, infatti molte figure bistabili dipendono dall’impostazione soggettiva
dell’osservatore, che determina sulla base di uno spostamento dell’attenzione la secrezione figura-
sfondo.
È molto importante la distinzione tra percezione e sensazione. La sensazione riguarda tutti gli effetti
del contatto dei nostri recettori sensoriali con i segnali che provengono dall’esterno, mentre per
percezione intendiamo l’organizzazione dei dati sensoriali, vale a dire il prodotto finale di un processo
di elaborazione degli stimoli sensoriali nati dall’organismo. Questa distinzione viene considerata anche
dalla Camaoni e dalla Di Blasio nel seguente modo: “Quando parliamo di sensazione, ci riferiamo
all’effetto soggettivo e immediato provocato dagli stimoli sui diversi apparati dell’organismo deputati
a recepire gli stimoli olfattivi, gustativi, uditivi, visivi, ecc. Intendiamo, cioè, un processo attraverso cui
le informazioni dell’ambiente vengono recepite dai recettori sensoriali e trasmessi al cervello. Tra lo
stimolo fisico e la sensazione che consente di mettere in contatto la realtà esterna con quella interna
vi è una relazione sistematica. La percezione, invece, è un processo attivo e dinamico di elaborazione
degli stimoli sensoriali che procede attraverso l’analisi, la selezione, il coordinamento e la elaborazione
delle informazioni.”
Non meno importante sono i cenni storici della percezione che iniziano nel 1900 con lo strutturalismo.
Per lo strutturalismo (Wundt, Fechner, Ebbinghaus) la percezione è spiegata come la somma o
registrazione delle sensazioni elementari. Per la Gestalt, invece, il percepire è inteso come un aspetto
olistico che considera la scena a partire dall’insieme delle parti, infatti, come abbiamo già accennato
poc’anzi, la Gestalt considera che il tutto è più della somma delle singole parti. Nella teoria formulata
della Gestalt il nostro sistema nervosi, risponde in modo innato, a stimoli provenienti dall’ambiente
esterno. Tali meccanismi innati, definiti principi dell’organizzazione percettiva sono:
1) Vicinanza, cioè quando tendiamo a vedere gli elementi di uno stimolo visivo tra loro vicini come
parti dello stesso oggetto.
2) Somiglianza, quando tendiamo a unificare in uno stesso oggetto gli elementi che hanno qualche
tipo di somiglianza.
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3) Movimento comune, quando le parti del campo visivo si muovono nella stessa direzione e alla
stessa velocità, li vediamo come parti di uno stesso oggetto.
4) Continuità, quando diverse linee si intersecano, tendiamo ad unire i diversi segmenti per formare
linee continue e conla minima differenza di variazione.
5) Chiusura, in tal caso viene vissuta come un’unità percettiva una zona chiusa piuttosto che aperta.
6) Simmetria, il sistema percettivo produce percezioni il più possibile equilibrate, armoniche e
simmetriche.
7) Esperienza passata, è un fattore empirico proposta da Wertheimer, in cui la familiarità di oggetti di
cui abbiamo avuto esperienza influisce sulla segmentazione del campo visivo. Quando trattiamo la
percezione, non possiamo non trattare, la psicofisica, disciplina che studia la percezione dello stimolo
esterno e la sensazione che provoca. Essa si sviluppa grazie alle ricerche di Weber nel 1834. «La legge
di Weber, […] stabilisce che il valore della soglia differenziale, ovverosia la minima differenza tra due
stimoli che può essere colta, cresce linearmente al crescere dell’intensità dello stimolo o, in maniera
equivalente, che il rapporto tra la soglia differenziale […] e l’intensità dello stimolo standard è pari ad
una costante». Invece, per quanto concerne l’elaborazione dell’informazione del sistema visivo, dal
punto di vista neuronale, si parte dall’input ambientale (stimolo distale) dove l’occhio raccoglie
l’informazione dall’ambiente. L’informazione – luce, arriva all’occhio e da esso si forma un’immagine
sulla retina (trasduzione dell’energia luminosa) dove, elementi fotosensibili, convertono la luce in
impulsi grazie ai fotorecettori detti coni e ai bastoncelli. I coni e i bastoncelli sono importanti sia per la
visione diurna e notturna e sia perché inviano ai neuroni retinici gli impulsi elettrici. Successivamente,
generati gli impulsi elettrici nei recettori, tali impulsi viaggiano attraverso le fibre nervose, dopodiché
raggiungono il cervello (corteccia visiva posta nel lobo occipitale) e, in quest’ultimo, vengono elaborati
così da poterci far vedere l’oggetto. Tuttavia, per quanto riguarda il chiasma ottico, la metà destra del
campo visivo si proietta sulla metà sinistra di ogni retina. Infine, per quanto riguarda la struttura
dell’occhio e della corteccia occipitale, possiamo dire che il primo è formato dalla sclera che è la parte
bianca e protettiva dell’occhio, dalla cornea che consente il passaggio della luce all’interno dell’occhio,
dall’iride che definisce il colore degli occhi e «si apre e si chiude ad anello creando la pupilla, un foro al
centro dell’iride. […] Posteriormente all’iride è presente il cristallino, che è una lente biconvessa
formata da proteine trasparenti […] ed è fondamentale per mettere a fuoco […] la luce sulla retina».
All’interno della retina abbiamo la fovea, «è ciò che il sistema motorio oculare muove costantemente
[…] fino alla velocità di 900 gradi al secondo per analizzare i dettagli della realtà». La corteccia
occipitale, invece, è formata da aree visivi. L’area V1 «definisce il numero di neuroni responsabili
dell’elaborazione di uno stimolo di una data grandezza in funzione della posizione nel campo visivo».
L’area V2 è connessa con l’area V1, V2, V4 E V5; l’area V3 svolge il ruolo del movimento globale e
coerente; l’area V4 riceve informazioni dai blob che sono formazioni scure cilindriche che si succedono
e l’area V5, conosciuta come area visiva MT, riceve informazioni dall’area V2 e V3. Tuttavia, nella
corteccia visiva, troviamo la via dorsale e quella ventrale. La dorsale è utile per l’elaborazione dei
movimenti, mentre la via ventrale è importante per il riconoscimento degli oggetti.
All’interno del processo di percezione rientra la CATEGORIZZAZIONE: processo cognitivo cui assegna
un oggetto ad una determinata categoria; richiede processi cognitivi elevati come, per esempio, ciò
che sappiamo di un oggetto o le varie impressioni che abbiamo di esso. Detto in modo diverso è
l’identificazione delle cose, cioè dare il nome agli aggetti. Come sostiene Jerome S. Bruner la
categorizzazione ci permette di raggruppare gli oggetti o gli eventi in classi, per evitare così,
l’accumulo delle varie informazioni mentali. Infatti, nell’opera di Bruner, Austin e Goodnow, “A study
of thinking” del 1956, ogni evento che viene percepito, viene visto come il rappresentante di una
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categoria e dunque, come esemplare di un concetto. Sempre nell’opera si evince che molti concetti
possono essere costituiti da una coniugazione di attributi. Tuttavia, la categorizzazione ha a che fare
con l’apprendimento di regole complesse e cioè che il processo di acquisizione del linguaggio non
avviene attraverso l’educazione delle regole grammaticali, bensì, i bambini sono in grado di imparare
la lingua e le sue strutture grammaticali semplicemente ascoltando e, quindi, senza lo studio delle
relative strutture. Un altro autore importante di tale processo cognitivo è Eleanor Rosch che ha
studiato non solo la strutturazione dei colori, ma anche la natura dei concetti. Per Ludwig
Wittgenstein, invece, gli attributi di una categoria formano una complicata rete di caratteristiche che
si sovrappongono le une alle altre. Tale aspetto fa riferimento alla nozione di famiglia tra membri di un
concetto.
Analogo alla categorizzazione vi è uno dei principali processi cognitivi: il LINGUAGGIO. Il linguaggio è la
capacità di utilizzare un codice, per esprimere i propri pensieri e comprenderli, per comunicare e
rappresentare il mondo. Il linguaggio è un sistema arbitrario in cui è possibile ottenere un numero di
parole infinito, in quanto riorganizza elementi discreti in combinazioni particolari. L’arbitrarietà si
riferisce al dare significato alle parole, mentre la combinazione, all’infinito significato che può essere
previsto dai significati delle sue parti. Tuttavia, ogni società umana ha una lingua e l’aspetto analogo di
ogni società è che usano delle entità simboliche combinate tra loro per formare delle frasi. Le
componenti del linguaggio sono:
1) La fonetica: classifica e analizza i suoni;
2) la fonologia: studia i suoni delle lingue e le regole di come si combinano tra di loro;
3) morfologia: studia come le parole cambiano forma per esprimere situazioni contingenti;
4) semantica: è il contenuto delle parole, studia cioè, le parole, i discorsi e le frasi;
5) pragmatica: l’uso che si fa delle parole;
6) sintassi: sono le regole di combinazione delle parole che servono per formulare le frasi;
7) lessico: insieme delle parole di una lingua;
8) metacomponenti: le conoscenze o abilità che si ha nell’usare una lingua.
I diversi modelli del dibattito teorico sul linguaggio si sono contrapposte in differenti teorie. In
particolare, come abbiamo già avuto modo di vedere nei paragrafi precedenti, anche in questo ambito
si sono scontrati innatisti ed empiristi. Le teorie empiriste, tra cui quelle di Skinner, dicono che il
linguaggio si sviluppa a partire dagli stimoli ambientali che il bambino riceve fin dalla sua prima
infanzia. Quindi lo sviluppo dipende dall’associazione stimolo – risposta rinforzate nel tempo. Le teorie
innatiste, invece, troviamo come massimo esponente Noam Chomsky che «ipotizza l’esistenza di un
dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio (LAD, Language Acquisition Device). Si tratta di un
programma biologico per imparare a parlare che corrisponde ad una grammatica universale […] la
quale contiene la descrizione degli aspetti strutturali condivisi da tutte le lingue naturali». Secondo
Chomsky, il linguaggio non solo ha in comune elementi universali, ma è formato anche da regole di un
numero limitato che forma le combinazioni possibili delle parole. Tuttavia, il bambino, sempre
secondo l’autore delle teorie innatiste, non comprende il linguaggio per imitazione, bensì attraverso
un aspetto creativo che ha nell’usare le regole del linguaggio, infatti tale aspetto attivo e creativo pone
il linguaggio in una dimensione di indipendenza dall’intelligenza e dalle varie capacità comunicative.
Quindi il bambino possiede le regole in modo innato e le usa e svilupparle in modo creativo grazie
all’ambiente che attiva il processo di sviluppo linguistico. Oltre alle teorie innatiste ed empiriste
esistono altre teorie, tra cui: Le teorie intermedie proposte da Bruner che ipotizza un LASS (sistema di
supporto per l’acquisizione del linguaggio) che fa acquisire il linguaggio grazie all’aiuto di un adulto.
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Le teorie sulla elaborazione del linguaggio, riguardano studi che si riferiscono al fatto che chi ascolta
discrimina meglio i suoni appartenenti a categorie diverse piuttosto che a suoni che appartengono alla
stessa categoria. E le teorie sulla produzione del linguaggio che si rifanno al principio della
cooperazione di Paul Grice. Quest’ultimo parte dal principio che chi parla è intenzionato ad informare
l’ascoltatore e chi ascolta inferisce ciò che il parlante vuole dire. Tuttavia i suoi principi sono il principio
della quantità: chi parla è informato; principio della qualità: chi parla dice il vero; principio della
relazione: chi parla dice cose pertinenti alla conversazione e il principio della maniera: chi parla cerca
di essere il più chiaro possibile. Continuando nel quadro teorico non possiamo non trattare Garret, il
quale considera il linguaggio una componente pianificatoria. Tale costrutto si articola a più livelli:
1) livello del messaggio: occorre aver chiaro il significato generale del discorso;
2) livello funzionale: occorre pianificare l’articolazione del contenuto, come per esempio, la posizione
dei verbi e dei nomi;
3) livello posizionale: il messaggio deve essere espresso selezionando le parole più idonee e;
4) livello articolatorio/fonetico: produce i suoni linguistici più adeguati.
Per quanto riguarda i correlati neuronali del linguaggio, le prime ricerche sono state avviate dal
chirurgo francese Paul Broca. Broca ha scoperto nel 1961che la lesione nella zona posteriore della
terza circonvoluzione frontale dell’emisfero cerebrale sinistro, causa disturbi della pronuncia delle
parole, ma non della loro comprensione. C. Wernicke, invece, qualche anno più tardi, precisamente
nel 1874 ha scoperto che il disturbo della comprensione del linguaggio dipende dalla lesione
localizzata nella prima circonvoluzione temporale sinistra (parte posteriore del lobo temporale).
Tuttavia, per Wernike le funzioni più complesse della mente si sviluppano grazie alle interazioni delle
diverse aree cerebrali deputate alle aree motorie semplici e percettive. Ma non solo. Ha attribuito la
scelta delle parole all’area del lobo temporale che ha scoperto. Sempre dal punto di vista neurologico,
le cause dei deficit e i disturbi della mente li possiamo categorizzare nel modo che segue:
1) primarie: disturbi in assenza di danni cerebrali;
2) secondarie: alterazioni che sono la causa di altri disturbi come per esempio il disturbo mentale o i
danni cerebrali;
3) presenti dalla nascita;
4) acquisite: presenti dopo la nascita per danno cerebrale o trauma.
Infine, la compromissione dei disturbi del linguaggio riguardano diversi livelli:
1) compromissione ed espressione, come il deficit della produzione, comprensione del linguaggio;
2) livelli che riguardano il disturbo sulla forma, uso e contenuto;
3) focale, cioè la compromissione di un solo contenuto e diffuso quando riguarda la compromissione di
più domini.
Inoltre, i disturbi più diffusi del linguaggio sono:
1) Disturbo specifico di linguaggio,
2) disturbo del linguaggio in disturbo autistico,
3) disturbo del linguaggio in ritardo mentale, 4) disturbo del linguaggio in seguito a trauma cerebrale.
L’ATTENZIONE:
I primi studi significativi sull’attenzione si attribuiscono a W. James (1890).
A quante cose è possibile prestare attenzione nello stesso tempo?
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Qual è la relazione tra attenzione e percezione?
In che modo l’attenzione influenza la memoria?
Che cos’è l’inattenzione?
Relativamente all’attenzione James individua due caratteristiche principali:
1. focalizzazione: processo selettivo mediante il quale decidiamo quale stimolo, tra I tanti,
prendere in considerazione
2. concentrazione: la quantità di sforzo cognitivo richiesto per mantenere l’attenzione focalizzata
sullo stimolo
è un processo cognitivo che si basa sulla concentrazione selettiva di uno stimolo ambientale ignorando
gli altri. Attualmente viene definita come qualcosa di multidimensionale che comprende le
componenti intensive, come l’allerta e l’attenzione sostenuta, quelle selettive, come l’attenzione
selettiva e distribuita e il sistema si supervisione dell’attenzione (SAS). Quest’ultimo controlla e
coordina le operazioni mentali e ne sceglie una quando vanno in conflitto. Le ricerche sull’attenzione
risalgono alla fine del 1800 grazie alle teorie di Wundt, di Franciscus Donders (dovute allo studio della
velocità dei processi mentali), di Hermann von Elmholtz, William James e altri ancora. Prima di
approfondire qualche teoria o modello principale circa l’attenzione, occorre fare una piccola
precisazione su alcuni tipi di attenzione, come ad esempio, sull’attenzione selettiva, divisa, sostenuta e
spaziale. L’attenzione selettiva è semplicemente la focalizzazione ad uno stimolo nonostante c’è ne
siano altri ad interferire. Con attenzione divisa intendiamo, invece, gli aspetti attentivi che tutti noi
abbiamo quando prestiamo impegno a più cose contemporaneamente. Per attenzione sostenuta ci
riferiamo alla capacità di mantenere un livello attentivo nel tempo. Per quanto riguarda invece
l’attenzione spaziale è da notare il grande sforzo di Helmohltz, dimostrando che:
a) gli esseri umani possono spostare l’attenzione nello spazio in maniera indipendente dallo sguardo
b) che la qualità dell’analisi cui va incontro uno stimolo posto in un’area cui si sta prestando
attenzione è superiore rispetto a quella cui può andare incontro uno stimolo che si sta fissando ma cui
non si sta prestando attenzione». Quindi Helmholtz sottolinea l’importanza di un’attenzione che può
spostarsi nello spazio.
Nell’opera i “Princìpi di Psicologia” William James delinea alcuni punti fondamentali circa l’attenzione
e in che modo essa possa influenzare la memoria. Inoltre individua due aspetti dell’attenzione,
ovverosia la focalizzazione, intesa come processo che seleziona lo stimolo che decidiamo di
considerare rispetto ai tanti e la concentrazione, intesa come la quantità di uno sforzo cognitive che
serve per mantenere l’attenzione focalizzata sullo stimolo.
Anche Ulric Nesisser ha fatto presente alcune nozione sull’attenzione, infatti sostiene che possiamo
mantenere l’attenzione in modo automatico e che tale processo automatico si può eseguire senza
prestarvi attenzione.
Anne Treisman, invece, parla di elaborazione preattentiva, nel senso che non solo opera al di fuori
della nostro consapevolezza, ma estrae caratteristiche dell’oggetto come il colore, la profondità e la
forma, prima di prestargli la dovuta attenzione.
L’elaborazione degli stimoli (il cosidetto processamento) non sempre richiede l’impiego di risorse
attentive. Prima di essere in grado di prestare attenzione agli oggetti è necessario estrarre le loro
caratteristiche.
L’elaborazione preattentiva è un processo di estrazione delle caratteristiche, che sembra operare al di
fuori della consapevolezza. I processi preattentivi estraggono le caratteristiche come la forma, il
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colore, la profondità e il movimento degli eventi del mondo esterno.
L’elaborazione preattentiva delle singole caratteristiche di una configurazione viene anche detta pop
out (effetto che emerge); con questo si intende indicare le caratteristiche di una configurazione che
emergono spontaneamente e si impongono al nostro sistema visivo (immagini in movimento o
immagini che catturano particolarmente la nostra attenzione).
L’elaborazione preattentiva ci permette di individuare le caratteristiche salienti in maniera molto
rapida, mentre l’attenzione focalizzata inteviene per combinare insieme le diverse caratteristiche per
arrivare al riconoscimento dell’oggetto.
Per giungere a percepire un oggetto nella sua interezza, il nostro sistema percettivo dovrà passare
attraverso due distinte fasi:
1) identificazione delle qualità primarie di tutti gli oggetti presenti nel nostro campo percettivo
2) integrazione delle caratteristiche. Quest’ultima implica un’attività mentale seriale, dal
momento che vengono analizzati prima gli elementi che si trovano in una determinata
posizione spaziale, poi quelli in un’altra posizione, fino ad analizzare tutti gli stimoli.
L’attenzione ed elaborazione automatica: secondo Neisser alcuni processi sono in grado di acquisire
informazioni in maniera più o meno automatica.
Il processo automatico è altamente autonomo. E’ possibile, quindi, eseguirlo senza prestarvi
attenzione.
I processi controllati implicano, invece, attività in cui è necessario prestare attenzione affinché
vengano eseguite propriamente.
Almeno nelle fasi iniziali la gran parte dei processi che sottostanno ai nostri comportamenti sono,
all’inizio, controllati, mentre in seguito, con esercizio e pratica, possono diventare automatici e
vengono definiti automatizzati. Se le condizioni ambientali cambiano, e il compito improvvisamente si
complica, l’attività automatizzata deve essere riportata sotto il controllo dell’attenzione sottraendo le
risorse ad altri compiti intrapresi nel frattempo e tornano ad essere controllati.
Durante le fasi iniziali di apprendimento le attività sono rese possibili dall’attivo controllo attentivo e
sono poche le risorse residue che possono essere utilizzate per altri compiti.
Cadute di attenzione (errori attentivi)
Nella più generale classificazione dell’errore umano, proposta da Norman, figurano due diversi tipi di
errore:
1. Quando formuliamo in maniera inadeguata quello che è nostra intenzione realizzare. Gli errori
dovuti alla formulazione erronea delle intenzioni possono essere suddivisi in:
a. Sottoclasse 1: è costituita dagli errori contestuali che si verificano quando eseguiamo
un’azione che sarebbe opportuna in un contesto diverso in cui l’azione viene effetivamente
eseguita
b. Sottoclasse 2: è costituita dagli errori di descrizione, dovuti alla formulazione inadeguata
delle intenzioni, che si verifica quando non abbiamo una comprensione adeguata della
situazione in cui ci troviamo.
2. Quando attiviamo erroneamente uno schema. In questa categoria troviamo i lapsus di cattura,
i quali si verificano quando uno schema familiare cattura il comportamento, sostituendosi ad
uno schema familiare. Questo tipo di errori possono anche avere luogo nel caso di una
mancanza di attivazione dello schema appropriato.
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3. Quando uno schema appropriato viene eseguito nel momento sbagliato. In questa classe
troviamo anche gli errori di anticipazione.

La percezione subliminale
Per avere consapevolezza di una sensazione bisogna che l’intensità della sensazione raggiunga la
nostra soglia assoluta (che è l’intensità minima che lo stimolo deve avere per essere rilevato da uno
degli organi di senso nel 50% dei casi).
Con percezione subliminale intendiamo una classe di fenomeni in cui uno stimolo è in grado di
influenzare il comportamento, anche se è stato presentato troppo velocemente, oppure ad un livello
di intensità troppo basso, perché il soggetto sia in grado di identificarlo.
La percezione subliminale spesso ha a che fare con la semantica (studio del significato).
Due parole di significato simile sono dette semanticamente collegate.
La percezione subliminale ha rilevanza soprattutto nel settore pubblicitario e riguarda la stimolazione
sensoriale sotto soglia, della quale non si è consapevoli e può, più o meno, condizionare il nostro
comportamento.

Attenzione selettiva
Quando ci troviamo di fronte ad un numero elevato di stimoli, possiamo concentrare la nostra
attenzione su una specifica zona dello spazio dove si trova l’oggetto a cui siamo interessati.
L’attenzione selettiva permette il filtraggio, selezionanso le caratteristiche rilevanti dello stimolo,
ignorando quelle futili.
Il destino delle informazioni rilevanti dipende, in buona misura, dal momento in cui avviene la
selezione, cioè lo stadio in cui la selezione ha luogo.
Possiamo avere una:
a. Selezione precoce: che avviene nei primi stadi
b. Selezione tardiva: la selezione avviene nel livello più centrale.

Attenzione divisa
Capacità di controllare e dividere le risorse attentive tra più compiti, contemporaneamente. Per
eseguire simultaneamente due compiti gli individui dovrebbero alternare rapidamente la loro
attenzione nei loro confonti e prestare attenzine in maniera selettiva soltanto ad uno di essi alla
volta.
Questo punto di vista si contrappone all’ipotesi secondo cui è possibile prestare attenzione
contemporaneamente a più di una cosa per volta.

La MEMORIA. «La memoria implica sempre che sia trascorso del tempo. Di conseguenza gli esseri che
percepiscono il tempo, essi soli ricordano – e con la stessa facoltà con cui avvertono il tempo». Da
questa frase dello stagirita, possiamo comprendere che la memoria è quel sistema cognitivo che serve
a mantenere le informazioni nel tempo. Grazie ad essa conosciamo e possiamo manifestare le abilità
che apprendiamo nel corso dell’esperienza. Per quanto concerne la classificazione secondo i criteri
qualitativi, la memoria è dichiarativa, vale a dire esplicita che ha la facoltà di immagazzinare e
richiamare le informazioni con consapevolezza esprimibili con le parole, come gli episodi
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autobiografici o episodici, e la memoria non dichiarativa, cioè implicita e quindi non verbalizzata,
come l’andare in bicicletta o suonare il pianoforte. Quest’ultima è legata all’acquisizione di abilità, per
cui comprende abilità senso – motorie e cognitive che si apprendono con la ripetizione e la pratica.
Tuttavia la memoria si divide in memoria a lungo termine e memoria a breve termine. La prima
«conserva nel tempo ciò che deriva dall’esperienza e dai processi di apprendimento: episodi,
conoscenze e abilità». La seconda mantiene le informazioni giusto il tempo che servono, cioè in modo
limitato. Circa la memoria, infine, occorre evidenziare l’oblio e i vari disturbo relativi. L’oblio è il
mancato momentaneo recupero dell’informazione codificata o la perdita definitiva dell’informazione. I
disturbi sono considerati alterazioni qualitative e quantitative. Le qualitative sono la paramnesia che
modifica sia i ricordi che la localizzazione spazio – temporale come la confabulazione o il deja vu.
Quantitative: sono l’ipermnesia, cioè l’aumento di capacità mnestiche come l’ipermnesia permanente
o transitoria; l’ipoamnesia è una riduzione delle facoltà mnesiche dovuta all’invecchiamento cerebrale
o a patologie cerebrali; l’amnesia riduzione delle capacità di ricordare. Continuando con
la classificazione dei processi cognitivi, indubbiamente uno dei più complessi è l’EMOZIONE. Si tratta
un processo cognitivo che comporta cambiamenti fisici all’individuo, come per esempio rossore sulle
guance, la postura del corpo, la direzione dello sguardo, o la sudorazione. Quindi, le componenti
dell’emozione sono relative alle relazioni somatiche e fisiologiche, riguardanti aspetti facciali, vocali e
posturali. Gli aspetti principali delle emozioni sono:
1) Prospettiva-funzionale;
2) prospettiva-somatica,
3) prospettiva-cognitiva.
La prospettiva funzionale ha a che fare con la filogenesi, ovverosia le emozioni sono intese come
meccanicistiche ed evolutive. Detto in modo diverso, le emozioni creano comportamenti a partire da
concezioni possedute dai nostri predecessori. La prospettiva somatica prende avvio dal corpo, vale a
dire che senza di esso non possiamo avere emozioni. Una teoria a riguardo è quella di Williams James.
L’autore «è convinto che tutti gli animali possiedano un repertorio di tendenze reattive scatenate dalla
percezione di certi stimoli, e queste reazioni si siano evolute in quanto adattive». Inoltre, la sequenza
causale, tipica del senso comune – stimolo scatenante (ad esempio, la vista di un predatore →
emozione (paura) → risposta somatica (pulsazioni, sudorazione, tremito) – in base alla quale è
l’emozione a provocare la risposta somatica, viene ribaltata da James: la risposta del corpo seguirebbe
direttamente, la percezione dello stimolo, e l’emozione non sarebbe nient’altro che la percezione di
questi cambiamenti somatici. Quindi, la sequenza corretta sarebbe: stimolo → risposta somatica →
emozione. Di qui, le famose affermazioni di James (1884, p. 190): «non piangiamo perché ci sentiamo
tristi, ma ci sentiamo tristi perché piangiamo, non tremiamo perché abbiamo paura, ma abbiamo
paura perché tremiamo».
La prospettiva cognitiva, invece, ha origini molto antiche. Infatti, gli stoici consideravano le emozioni
come un tipo di valutazione o di giudizio. Tale prospettiva considera il fatto che le emozioni svolgono
un ruolo cognitivo, vale a dire che hanno la consapevolezza di comprendere che nell’emozione della
paura c’è un pericolo o l’offesa nella rabbia. Altre teorie della motivazioni sono quelle dell’appraisal.
Queste non solo danno importanza agli aspetti funzionali, motivazionali ed espressivi delle emozioni,
ma cercano anche di dare una risposta ai problemi irrisolti. Quindi l’appraisal è una «valutazione
cognitiva dell’oggetto percepito, relativa al suo carattere benefico o dannoso per il soggetto
percipiente».
Il PROBLEM SOLVING: È un processo cognitivo che serve a raggiungere una condizione desiderata
attraverso la risoluzione di problemi. Esso esiste quando c’è un ostacolo che impedisce la realizzazione
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di un obiettivo. Tuttavia, secondo Gaetano Kanizsa, il problema si ha «quando un essere vivente,
motivato a raggiungere una meta, non può farlo in modo automatica o meccanica, cioè mediante
un’attività istintiva o attraverso un comportamento appreso». La metodologia per la risoluzione dei
problemi riguarda l’identificazione del problema, l’obiettivo, inteso come ciò che viene ostacolato da
problemi od ostacoli, la generazione delle soluzioni, la valutazione, scelta e pianificazione. Intendendo
con quest’ultimo l’essere realisti e trovare i mezzi generando idee per risolvere il problema e la messa
in pratica cioè la volontà che si mette in pratica durante la risoluzione del problema.
Del problem solving non possiamo non evidenziare l’aspetto creativo che gioca un ruolo fondamentale
per risolvere il problema. Tale concezione viene definita circolarità del problem solving, cioè
l’abilità di mantenere attivo in canale creativo e di saperlo usare nel momento del bisogno. Anche la
ramificazione di tale processo mentale non è meno importante, infatti serve a spezzettare il problema
in tanti parti più semplici.
Analogo a quest’ultimo troviamo il DECISION MAKING che serve a saper decidere per risolvere i
problemi. È la base dell’autorealizzazione e del successo personale e professionale. Le fasi del
processo decisionale sono otto:
1)Definizione del problema
2)Definizione degli obiettivi
3)Raccolta delle informazione
4) Valutazione delle informazioni
5)Definizione delle alternative possibili
6)Valutazione delle alternative possibili
7)Scelta dell’alternativa
8)Valutazione dei risultati
A tal proposito, molto importanti sono le emozioni che hanno a che fare con i processi decisionali
perché sono alla base delle nostre scelte, facendoci decidere o valutare ogni situazione contingente.
Il decision making, prevede anche l’elaborazione di scelte di tipo razionale ed emotivo. Per quanto
concerne l’aspetto neurobiologico, invece, la scelta di decisione ha luogo nella corteccia frontale,
infatti una lesione nel lobo frontale causa deficit decisionali, disorganizzazione della personalità, apatia
o euforia e difficoltà nella pianificazione. L’autore di riferimento di questo processo cognitivo è
Antonio Damasio il quale ha elaborato l’ipotesi del marcatore somatico che sottolinea il risultato di
una decisione come ciò che attiva lo stato somatico che aiuta l’individuo a decidere su eventi
vantaggiosi. Detto in modo diverso è ciò che ci indica una sensazione a livello corporeo e che ci fa
capire come tramite la sensazione o emozione che proviamo quale decisione prendere tra quelle da
esaminare, proteggendosi così, da situazione svantaggiose. Quindi gli studi di Damasio hanno cercato
di cogliere il significato di come sia possibile vivere una vita felice, proprio come Aristotele ha cercato
di spigarci molti secoli prima, nell’Etica nicomachea, come vivere una vita degna di esser vissuta
attraverso l’acquisizione della sapienza, della virtù e del piacere. Il sistema cognitivo SOCIAL
COGNITION, o cognizione sociale è quell’attività che ci fa conoscere il mondo sociale. Tale processo
cognitivo ha la facoltà di elaborare le informazioni che provengono dall’ambiente. Al fine di
comprendere sé stessi e il mondocircostante. La condizione sociale dipende da due assunti, il primo è
che la realtà è già data e il secondo riguarda la percezione che abbiamo di tale realtà data
oggettivamente. Quindi è un processo interpersonale, riflessivo e intersoggettivo. In quest’ottica
dobbiamo, infine, ricordare considerando gli assunti sopradetti due modelli della cognizione sociale,

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vale a dire i processi top-down che si basano sull’esistenza di teorie e conoscenze presenti nella
memoria e che elaborano il mondo a partire dal soggetto, e il bottom-up che raccoglie le informazioni
che si percepiscono in ogni situazione dell’esperienza.
Le FUNZIONI ESECUTIVE: Il termine funzioni esecutive (FE) fa riferimento a funzioni corticali
superiori deputate alla pianificazione del comportamento umano. Le caratteristiche di tale processo,
infatti, sono: la pianificazione (organizzare e modificare un piano d’azione), il controllo inibitorio
(prima pensare e poi agire), la flessibilità cognitiva, la fluidità verbale e la memoria di lavoro. Inoltre le
(FE) modificano e monitorano il comportamento adeguandolo in base alle situazioni contestuali.
Tuttavia il compito delle funzioni esecutive è anche quello di analizzare le diverse cause degli
insuccessi che si hanno per pianificare un piano migliore per risolvere tutti i problemi posti in essere.
Continuando con la classificazione dei processi cognitivi, ci occupiamo ora dell’APPRENDIMENTO. È
molto importante dire che l’apprendimento non cammina insieme alla memoria, perché quest’ultima
garantisce che le informazioni vengono conservate, mentre l’apprendimento consente di acquistare
sempre nuove informazioni. Per apprendimento intendiamo tutte quelle modificazioni del
comportamento che si basano sull’esperienza. L’apprendimento quindi è un processo attivo che
dipende da stimoli interni ed esterni. Tuttavia se non c’è partecipazione attiva tra mondo interno ed
esterno e ancora, se non si hanno motivazioni, non ci può essere apprendimento. Per quanto
concerne i modelli dell’apprendimento, già abbiamo visto il comportamentismo, il
maturazionismo e il costruttivisto. Si deve ora analizzare il cognitivismo, tema che tratteremo ora
nell’affrontare l’intelligenza.

Che cos’è l’intelligenza?


Il cognitivismo o psicologia cognitiva nasce intorno al 1967. Essa ha come scopo lo studio dei processi
mentali attraverso i quali le informazioni che vengono acquisite dal sistema cognitivo,
successivamente devo essere elaborate, memorizzate e recuperate. Quindi, nel cognitivismo,
l’apprendimento avviene tramite i processi cerebrali e l’obiettivo è di spiegarci come facciamo tutti noi
a compiere le varie operazioni mentali. Tuttavia, la capacità della mente di progettare molte
informazioni, viene paragonata a quella di un computer che elabora le informazioni con un linguaggio
codificato. Inoltre, cerca anche di comprendere la mente a partire dalle relazioni che gli individui
hanno con l’ambiente esterno, vale a dire attraverso gli aspetti neurofisiologici.
L’aspetto centrale del cognitivismo come anche dei diversi processi cognitivi è l’intelligenza poiché
partecipa attivamente alle elaborazioni degli altri processi cognitivi. Infatti possiamo dire che
l’intelligenza sebbene sia anche singolare ed autonoma è costituita dall’insieme delle capacità
cognitive. Detto altrimenti è la capacità adattiva e funzionale al raggiungimento di uno scopo. Autori,
come Neisser, Wertheimer e Koheler sottolineano che l’intelligenza risistema le percezione o
informazioni problematiche e che quindi il comportamento intelligente non è soltanto di tipo
intuitivo, creativo e sintetico, bensì è anche logico-analitico. Abbiamo l’intelligenza creativa e
logica, la prima è la facoltà di immaginare un’alternativa ai possibili errori, la seconda invece, riguarda
l’aspetto astratto, cioè la capacità di divedere in modo schematico diversi fattori o eventi. Uno degli
autori principali della teoria dell’intelligenza è senza alcun dubbio Piaget. Per Piaget è un adattamento
biologico e costruisce strutture mentali che servono a descrivere l’ambiente. L’animale umano non
apprende in modo innato, ma è un attivo costruttore delle proprie intelligenze e conoscenze. Con tali
affermazioni, Piaget ci vuole dire che non intende accostare il suo pensiero alle teorie innatiste o
ambientaliste, ma propone una teoria organismica, i cui assunti di base sono:
a) lo sviluppo è comprensibile all’interno della storia evoluta delle specie, di cui l’organizzazione
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biologica e psicologica dell’uomo costituisce l’apice;
b) l’organismo è attivo e si modifica attraverso gli scambi con l’ambiente;
c) lo sviluppo consiste nella trasformazione di strutture che non sono innate, ma si costruiscono grazie
all’attività dell’individuo».
Infatti, se si confrontano l’intelligenza dell’adulto con quella del bambino si riscontrano molte
differenze, tuttavia il funzionamento rimane lo stesso. Le strutture mentali si modificano
continuamente in base all’assimilazione all’accomodamento. Per assimilazione Piaget intende «il
processo che permette l’acquisizione di nuovi dati di esperienza utilizzando schemi o strutture mentali
già possedute e per accomodamento il processo che permette di acquisire nuovi dati di esperienza
solo attraverso la modificazione, in senso adattivo, degli schemi mentali». Ora presentiamo le
peculiarità dello sviluppo dell’intelligenza di Piaget. In particolare dobbiamo distinguere quattro fasi
dello sviluppo:
a) lo stadio sensomotorio,
b) lo stadio preoperatorio,
c) lo stadio operatorio concreto
d) lo stadio operatorio formale
Il primo stadio, cioè sensomotorio, Piaget lo distingue a sua volta in sei fasi evolutive diverse, le prime
tre sono caratterizzate dal miglioramento dei riflessi senza che l’intelligenza sul mondo reale sia
effettivamente sviluppata, e va dagli 8 ai 10 mesi di vita. La quarta fase e la quinta, il bambino ha
l’intenzionalità di utilizzare e coordinare mezzi e fini e quindi presenta un tipo di intelligenza che va
fino ai 18 mesi circa. Infine, nella terza fase, il bambino sviluppa l’utilizzo simbolico guidato dal
pensiero, come per esempio l’imitare i genitori o prendere degli oggetti per indicarne altri. A seguire
abbiamo lo stadio preoperatorio che va dai 2 ai 6 anni. Tale per Piaget è la conquista della
rappresentazione. In bambino infatti inizia ad usare le parole, le azioni e simboli che raffigurano cose
diverse. Anche l’imitazione e il gioco è peculiare in questo stadio, infatti il bambino produce sia i suoni
che i gesti che percepisce da chi gli sta vicino. Per quanto concerne il gioco, invece, comprende che gli
oggetti sono diversi rispetto a sé stesso. Dunque nello stadio preoperatorio il «bambino si rappresenta
mentalmente gli oggetti e comincia a comprendere la loro classificazione in gruppi. Comincia a capire
che esistono i punti di vista degli altri. Compaiono i primi giochi di fantasia e una logica primitiva». Lo
stadio operatorio concreto va dai 6 ai 12 anni. In questo stadio il bambino ha acquisito nuove capacità
logiche dovute allo sviluppo mentale, come per esempio l’addizione e la sottrazione, tuttavia, a
differenza dello stadio precedente il bambino concepisce le nozioni di classe, relazione e quantità.
L’ultimo stadio è quello operatorio formale che va dai 12 anni in avanti dove il pensare implica
astrazioni, cioè cose che non esistono e che non sono ancora successe.
Altre teorie vanno condotte a C. Spearman che sostiene che l’intelligenza dipende da un fattore
generale che riguarda tutte le prestazioni cognitive o da un fattore/abilità specifica che riguarda solo
un’attività cognitiva, e a L. Thurstone che contrariamente a Spearman sostiene che l’intelligenza sia
racchiusa in 7 abilità:
1) Comprensione Verbale
2) Fluidità verbale
3) Capacità numerica
4) Visualizzazione spaziale
5) Memoria
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6) Ragionamento
7) Velocità percettiva
H. Gardner ha proposto la sua teoria sulle intelligenze multiple che asserisce diverse abilità
dell’intelligenza.
Le distingue in:
1)Linguistica
2)Musicale
3)Logico–Matematica
4)Spaziale
5)Corporea–cinestesica
6)Personale
7) Interpersonale
Per quanto concerne le ultime due, ovverosia l’intelligenza personale ed interpersonale, si basano
sulla gestione delle proprie emozioni da una parte e il riconoscimento delle emozioni altri e la gestione
dei rapport dall’altra.
R. Sternberg sostiene che l’intelligenza usa tre tipi di processi e sono: Analitica, creativa e pratica.
L’intelligenza analitica, analizza, confronta e valuta elementi diversi; l’intelligenza creativa è legata
all’intuizione ed è la capacità di applicazione, usare, utilizzare e affrontare situazioni nuove e
l’intelligenza pratica, infine, è la capacità di utilizzare strumenti e attuare procedure. Un ulteriore
contributo lo dobbiamo alla scuola russa e, in particolar modo, al pensiero creativo di L. S. Vygotsky. Il
nucleo della sua teoria è che i processi psichici più importanti hanno una natura sociale, culturale e
biologica. Quindi non condivide la posizione di Piaget dove il pensiero è causa del linguaggio e lo
sviluppo precede l’apprendimento. Per Vygotsky, invece, è il linguaggio ad essere causa del pensiero,
mentre l’insegnamento è antecedente allo sviluppo dell’individuo. Per dirlo in modo diverso, la genesi
dell’individuo è da ricercarsi non al suo interno, «ma in attività originariamente esterne, svolte in un
contesto interattivo. Tutti i processi psichici dell’uomo […] non si esauriscono in risposte a stimoli
provenienti dall’esterno, ma utilizzano elementi di mediazione (o strumenti-stimolo), che portano ad
un loro sviluppo non più naturale, ma storico-culturale (dato che questi strumenti-stimolo sono
utilizzati in un contesto interattivo, sociale». Anche J. Bruner sulla scia di Vygotsky sostiene che
l’intelligenza e i diversi processi mentali dipendono da un fondamento sociale. Tale fondamento
sociale viene chiamato dallo stesso autore contesto sociale che guida gli scopi del comportamento
umano.
I test per misurare l’intelligenza sono da sempre un argomento che hanno destato molto interesse
nell’ambito scientifico e in quello psicologico. Tuttavia, da un punto di vista pragmatico i risultati dei
test sono considerati molto utili perché contribuiscono a individuare i problemi psichici o di
apprendimento del bambino e di adattare l’insegnamento alle capacità del bambino. È molto
importante capire che dei test di personalità o psicologici non si deve abusare, in quanto il livello di
efficacia non è stabile, considerando i vari tipi di intelligenza e i limiti della ragione umana. Per cui è di
necessaria importanza creare dei test che cercano di risolvere un tipo specifico di problema. Uno dei
test più importanti a riguardo è il test di Simon – Binnet in grado di misurare l’intelligenza. Il test
misura il rapporto tra età cronologica e mentale, partendo dal presupposto che l’intelligenza non è un
costrutto originario, bensì multiplo, cioè formato da variabili diverse. L’idea di fondo del test è che un
bambino di 5 anni non può risolvere i problemi di un bambino che ha 8 anni. Inoltre, i processi mentali
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analizzati nel corso delle loro ricerche, di Binnet e Simon sono l’attenzione, la memoria e la logica.
Tuttavia altri test che misurano l’intelligenza sono il Q.I. di W. Stern. Il Q.I. misura l’intelligenza astratta
e concreta ma non quella creativa o le attitudini intellettive più specifiche. Pertanto sono stati ideati
nuovi test che misurano l’intelligenza senza considerare la cultura di una persona, detti culture-free
che non misurano le competenze linguistiche o logiche, ma mettono in egual moto alla prova le
competenze di memoria, di ragionamento e di osservazione. Un’ulteriore suddivisione delle funzioni
cognitive misurabili ai test riguarda l’intelligenza fluida e quella cristallizzata. Per intelligenza fluida si
intende la capacità di adattarsi a stimoli nuovi e si sviluppa fino ai 30 anni restando stabile fino ai 60,
mentre per intelligenza cristallizzata si intende l’ottimizzazione del patrimonio di conoscenze acquisite
e si incrementa fino ai 20 anni per poi crescere per tutta la vita in modo graduale. Tuttavia, un
ulteriore attività cerebrale, per esempio come quello di studiare, rende stabile l’intelligenza fluida
oltre i 40 anni. Infatti, in ambito neurobiologico, molti studi hanno dimostrato che i neuroni non fanno
altro che connettersi attraverso le sinapsi ad altri neuroni, incrementando così, l‘attività delle
connessioni neuronali. Infine, un altro tipo di test di intelligenza è quello di D. Wechsler,
detta Wechelers Adult Intelligence Scale (WAIS). È un test molto noto perché si applica a partire dai 16
anni fino all’età senile. Le scale riescono a valutare aspetti cognitivi come la memoria, il pensiero
(inteso come la capacità mentale di comprendere diversi fenomeni, come ragionare, riflettere,
immaginare, ricordare o, ancora, comunicare con gli altri o con sé stessi), la capacità di pianificazione e
l’esaminazione della realtà. Wechsler definisce l’intelligenza come un’entità globale, multideterminata
e multisfaccettata. Per cui, sempre secondo l’autore, vista la globalità dell’intelligenza, per cercare di
comprenderla servono un grande numero di test diversi che analizzano la stessa persona o le stesse
capacità cognitive.

SENSAZIONE E PERCEZIONE
La funzione degli organi di senso è registrare i cambiamenti che avvengono nell’ambiente e
trasmetterli al cervello. Per esempio il sistema visivo è sensibile alla luce riflessa da un oggetto
(energia elettromagnetica) e, quindi i diversi sistemi sensoriali devono tradurre tali stimoli in impulsi
nervosi.
Ogni senso comporta la Trasduzione ovvero un processo attraverso il quale i diversi stimoli fisici
recepiti dai singoli organi di senso (ognuno nel proprio linguaggio) vengono tradotti in stimoli nervosi,
ossia comprensibili dal cervello. La trasduzione è, quindi, una modificazione di stato, di un tipo di
energia presente nel mondo esterno (onde luminose o sonore, ad esempio) in segnali neuronali, un
altro tipo di energia. A questo punto possiamo provare la sensazione del fenomeno a cui abbiamo
assistito.
I sensi non devono rispondere solo alla stimolazione di una particolare forma di energia, ma devono
anche rispondere in modo differenziato alle variazioni di tale energia.
Ogni forma di energia può variare secondo due dimensioni: quantitativa e qualitativa.
Per tutti i sensi il processo di trasduzione avviene in modo tale che l’informazione relativa alla quantità
e alla qualità dell’energia si conserva nel pattern dei potenziali d’azione inviati al cervello
(codificazione).
La relazione fra segnale fisico esterno e sensazione che questo provoca, viene definita relazione
psicofisica, che mette in contatto variabili sia fisiche che psicologiche. Il rapporto tra il mondo degli
stimoli fisici e quello delle esperienze psicologiche da essi prodotte.
Nella fase di registrazione, i nostri organi di senso però sono vincolati da alcuni limiti

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a) Sono in grado di cogliere e registrare soltanto il tipo di energia al quale sono sensibili, alcuni stimoli
sono presenti nell’ambiente ma non possono essere avvertiti perché i nostri sistemi sensoriali non
sono in grado di rilevarli
b) Un secondo limite si riferisce all’intensità dello stimolo. Lo stimolo per poter essere registrato dagli
organi di senso deve essere sufficientemente intenso. La nostra sensibilità ha dei limiti al di sotto dei
quali lo stimolo non viene percepito, questo limite viene detto soglia assoluta. La soglia assoluta segna
il confine tra gli stimoli che vengono recepiti dall’organismo (stimoli sovraliminari) e gli stimoli che, pur
essendo presenti, non sono avvertiri dall’organismo (stimoli infraliminari).
La soglia assoluta è il livello minimo di intensità che uno stimolo deve avere per essere colto nel 50 %
dei casi. Gli stimoli di intensità superiore saranno recepiti sempre, mentre quelli di intensità inferiore
non saranno mai avvertiti. Gli stimoli di intensità uguale al limite saranno avvertiti una volta su due.
c) Un altro limite si riferisce alla capacità da parte di ogni singolo organo di cogliere una variazione di
intensità dello stimolo. La soglia differenziale è la differenza minima di intensità che due stimoli
devono avere per essere avvertita, nel 50%dei casi.

Legge di Weber
Nel 1834 Weber evidenziò che la soglia differenziale di ogni stimolo è una frazione costante
dell’intensità dello stimolo iniziale.
La differenza appena percepibile è una costante, che ha un valore specifico per ogni modalità
sensoriale (Costante di Weber) e che misura l’intensità di uno stimolo dicendoci di quanto esso deve
variare per essere percepito come diverso da un’altro.
La formula della Legge di Weber è S= k log I
Dove:
• S sta per sensazione
• K= costante specifica per modalità sensoriale
• Log= logaritmo
• I= intensità dello stimolo

Legge di Fechner
Nel 1860 Fechner legando il concetto di stimolo a quello di sensazione, cercò di verificare quanto varia
la sensazione (componente psicologica) al variare dell’intensità dello stimolo (componente fisica). La
sensazione è direttamente proporzionale al logaritmo dell’intensità dello stimolo
S= c logR+C
S è la sensazione
c è la costante di Weber
R è l’intensità dello stimolo
C è una costante di integrazione

I sensi sono il mezzo utilizzato dal cervello per ricevere informazioni riguardo l’ambiente esterno e
anche il nostro corpo.
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Possono esserci sensi generali, che coinvolgono tutto il corpo.
Possono esserci sensi di natura somatica (tatto, pressione, temperatura e il dolore).
I sensi speciali sono, invece, l’olfatto, il gusto, la vista, l’udito e l’equilibrio.
I nostri organi di senso si servono di recettori sensoriali che possono essere di vario tipo, come ad
esempio i meccanorecettori, dediti alla sensazione di compressione, piegamento, e stiramento; i
chemiorecettori (olfatto e gusto) si occupano delle sensazioni chimiche. Informano sula presenza di
determinate sostanze chimiche che entrano in contatto con il corpo e sono situati su tutta la
superficie del nostro corpo; i termorecettori (percezione della temperatura). Si attivano oltre I 30 °C
circa e aumentano la scarica neurale fino a 45°C circa.Al di sotto dei 30°C operano i frigocettori. I
fotorecettori (per la luce e la visione); i nocicettori (per il dolore) sono presenti nella parte superficiale
di molti tessuti del nostro coro. Sono, ad esempio, assenti nel cervello (ad esclusione delle meningi);
gli esterocettori per l’ambiente esterno.
I propriocettori servono per percepire le posizioni delle parti del corpo, per la loro direzione e la loro
velocità. Sono fondamentali per definire I confini corporei, esplorare gli oggetti, guidare i movimenti.
Sono situati nei muscoli scheletrici.

LA PERCEZIONE
Gli organi di senso rappresentano la base biologica della percezione. Nell’uomo, gli organi di senso
concludono la loro maturazione entro I primi 4-5 mesi di vita.
Può essere definita come l’elaborazione delle sensazioni elementari convogliate dagli organi di senso.
La sensazione viene raccolta dagli organi di senso e viene codificata organizzata e interpretata.
Le informazioni registrare dagli organi di senso vengono integrate attraverso il processo percettivo,
che a sua volta funziona in modo preprogrammato in base alle sue caratteristiche bologiche.
L’elaborazione permette di far uscire gli oggetti “strutturati” -> es: insieme caratteristiche (lunga,
nera, sottile…) = penna stilografica.
La percezione è, quindi, un complesso meccanismo, preposto alla raccolta ed elaborazione, in tempi
molto brevi, di una grande quantità di informazioni utili e/o necessarie al sistema cognitivo e a quello
motorio, per raggiungere i loro obiettivi, prima di tutto quello della sopravvivenza.
La percezione visiva ha come oggetto di studio l’esperienza percettiva, ovvero ciò che noi vediamo,
così come lo vediamo. Ciò che noi vediamo, così come lo vediamo, può essere chiamato fenomeno.
La percezione visiva studia l’organizzazione dello spazio percettivo, data una certa configurazione di
stimoli, limitata nel tempo e nello spazio.
Si può verificare l’assenza dll’oggetto fenomenico. Quello che percepiamo non esiste realmente sul
piano fisico. Oppure si può verificare una discrepanza tra oggetto fisico e oggetto fenomenico, ad
esempio nelle illusioni ottiche.
Per quanto riguarda il processo percettivo, distinguiamo 2 stadi:
1) Il primo stadio della percezione è quello dove hanno luogo i processi visivi primari che svolgono il
compito di individuare e descrivere le caratteristiche dello stimolo visivo lasciandone indeterminati il
significato, l’uso e la funzione. L’analisi e l’elaborazione delle caratteristiche fisiche permetterà di far
emergere l’oggetto strutturato. E’ lo stadio più studiato dalla psicologia della Gestalt.
2) Dello stadio secondario si è occupata principalmente la psicologia cognitiva: è appunto attraverso i
processi cognitivi che lo stimolo strutturato, attraverso il confronto con le conoscenze depositate in
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memoria, viene riconosciuto.

Elaborazione bottom up e top down


Bottom up: [dal basso verso l’alto] è una modalità di elaborazione “guidata dai dati sensoriali ovvero
dalle singole parti dello stimolo” Si usano, quindi i dati per predire le strutture a livello più alto (le
disparità retiniche per la struttura degli oggetti).
Top down: [dall’alto verso il basso] è una modalità di elaborazione “guidata dai concetti”, cioè basata
sulle rappresentazioni contenute in memoria. Si usano i principi per predire i dettagli. Strutture degli
oggetti per predire le disparità retiniche.
Riconosciamo un’automobile a partre dalle proprietà fisiche, oppure partendo dal concetto di
automobile?
La scelta delle modalità dipende in buona misura dal contesto in cui è inserito l’oggetto percepito e dal
grado di conoscenza dell’osservatore. Viene spontaneo chiedersi come sia possibile riconoscere un
oggetto senza accedere a una precedente informazione memorizzata.
Chi è a favore dell’elaborazione Bottom Up ammette che il processo finale, cioè la denominazione
dello stimolo percepito, può essere raggiunto solo attraverso un confronto tra l’input sensoriale e la
rappresentazione mentale dello stimolo.
La differenza fra le due modalità si limita al fatto che nell’elaborazione bottom up il processo di
confronto parte dal basso e procede fino a quando lo stimolo viene strutturato nella sua interezza e
può, quindi, essere verificata la corrispondenza con la rappresentazione interna dello stimolo.
Perché abbia luogo una percezione di devono avere 3 condizioni:
- Un pezzo di mondo che emetta o rifletta un qualche tipo di energia (stimolo distale)
- Un tipo di energia che può essere chimica, fisica, meccanica, che sia in grado di modificare gli
organi sensoriali (stimolo di senso)
- Un sistema di elaborazione che sia in grado di decodificare e interpretare le modifiche che
l’energia ha prodotto negli organi di senso, dando luogo al percetto.

La catena psicofisica
1. La luce che viene riflessa dall’oggetto arriva all’occhio dell’osservatore
2. Forma un’immagine sulla retina
3. Genera impulsi elettrici nei recettori
4. Gli impulsi nervosi viaggiano attraverso le fibre nervose
5. Raggiungono il cervello
6. Vengono elaborati
7. Il percettore vede l’oggetto

Le principali teorie sulla percezione


La teoria a favore dell’elaborazione Bottom Up è la teoria della percezione diretta di Gibson.
Ogni stimolo possiede informazioni sensoriali sufficientemente specifiche da renderne possibile il
riconoscimento senza l’intervento dei processi cognitivi superiori. Processi cognitivi quali la memoria
per accedere all’esperienza passata non sarebbero, quindi, necessari per riconoscere lo stimolo che
avrebbe già un proprio “ordine interno” che ne consentirebbe una percezione diretta. In questa teoria
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c’è il rifiuto della teoria cognitivista dell’elaborazione delle informazioni: le informazioni sono già
presenti nella stimolazione e possono essere colte direttamente. I sensi sono dei sistemi percettivi
diretti, con la funzione di cogliere le varianti strutturali disponibili nell’ambiente.
L’ordine interno, costituito dalla distribuzione spaziale e temporale dello stimolo, permette una diretta
“disponibilità” al suo riconoscimento. Gibson definisce questa “disponibilità” come affordance, che è
ciò che permette all’osservatore di estrarre le caratteristiche che definiscono l’uso e le finalità
dell’oggetto percepito. Le informazioni hanno senso per l’organismo che le coglie direttamente dalla
stimolazione, in quanto affordances presentate dall’ambiente, in relazione al valore evolutivo che
hanno per l’organismo.
L’affordance suggerita non si basa solo su caratteristiche fisiche possedute dall’oggetto ma anche sullo
stato psicologico e fisiologico dell’osservatore. Una delle critiche mosse a questa teoria è quella che si
riferisce alle illusioni ottiche, che dimostrerebbero che le sole caratteristiche dello stimolo non
permettono la sua corretta percezione. Gibson ha risposto che le illusioni ottiche sono un fenomeno
quasi esclusivamente da laboratorio, e non sono presenti in contesti naturali dove la percezione deve
essere studiata. Per questo la teoria viene anche definita “teoria ecologica” della percezione.
La teoria costruttivista è, invece, a favore dell’elaborazione di tipo Top Down. Dato che non vediamo
delle semplici configurazioni ma vediamo oggetti complessi, perché questo sia possibile è necessaria
un’attività di ricerca della migliore interpretazione possibile delle caratteristiche disponibili. Secondo
Gregori tale interpretazione definita “controllo delle ipotesi”non può che avvenire secondo un
approccio top down grazie al quale costruiamo le nostre percezioni attraverso i nostri processi
cognitivi.

Teoria dell’analisi tramite sintesi.


Teorizzata da Neisser si trova a metà strada tra teoria diretta di Gibson e teoria costruttivista proposta
da Gregory. La percezione è il risultato preliminare dello stimolo visivo tramite un processo
preattentivo e automatico in grado di fornire una rappresentazione dello stimolo visivo secondo un
processo di tipo Bottom Up.
Al secondo livello interviene uno spostamento volontario dell’attenzione sullo stimolo analizzato
preattivamente. In questo stadio nell’osservazione si forma una rappresentazione mentale dello
stimolo, basata su aspettative e esperienza passata, per poi metterla a confronto con la
rappresentazione preliminare effettuata nello stadio precedente.
Questo stadio è guidato da un processo Top Down.
Ciò che ha luogo nel terzo e ultimo stadio dipende dal risultato del confronto avvenuto nello stadio
precedente.
Per Neisser l’individuo possiede degli schemi cognitivi che lo orientano e lo guidano nell’esplorazione
percettiva (e selezione) degli stimoli, attraverso un meccanismo di assimilazione.
Nel caso in cui gli elementi ambientali siano incongruenti (o nuovi e sconosciuti) rispetto agli schemi
posseduti dal soggetto, gli schemi stessi verranno modificati (accomodati) in funzione dei feedback
ambientali.
Se il confronto è positivo allora la rappresentazione mentale dello stimolo ottenuta nel precedente
stadio viene considerata il risultato finale della percezione. Se le rappresentazioni non coincidono
allora il sistema dovrà ipotizzare nuove rappresentazioni percettive fino a raggiungere la
corrispondenza.

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Il limite di questa teoria deriva dall’indeterminatezza dei processi che avrebbero luogo nella fase di
confronto tra la rappresentazione preattentiva delle caratteristiche sensoriali e le rappresentazioni
delle conoscenze già presenti in memoria.

Il ciclo percezione-azione di Neisser.

La teoria della percezione di Marr


Prevede un livello di elaborazione di tipo bottom up e un livello più avanzato che si baserebbe su un
processo top down. Questa teoria può essere simulata su computer per questo viene definita anche
teoria “computazionale” della percezione.
La percezione inizia fin dall’immagine retinica dello stimolo che, attraverso stadi successivi, viene
trasformata in una rappresentazione sempre più articolata e complessa. In particolare, per uno
stimolo tridimensionale sarebbero necessari tre stadi per arrivare a una percezione completa:
Marr propone 4 livelli di rappresentazione, considerando il primo livello l’immagine stessa.
Poi abbiamo “schizzo primario bidimensionale 2D” dello stimolo visivo che percepisce l’occhio. Non è
coinvolta la percezione cosciente, le caratteristiche di forma e grandezza simili vengono
automaticamente accorpate.
Poi “schizzo a due dimensioni e mezzo 2 e 1/2D” che aggiungerebbe al primo stadio gli indizi di
profondità e orientamento. Lo stimolo comincia a delinearsi ma soltanto nelle sue parti
percettivamente visibili all’osservatore e, naturalmente, la rappresentazione cambia cambiando il
punto di osservazione.
Poi abbiamo il “Modello tridimensionale 3D” nel quale si ottiene la rappresentazione tridimensionale
dello stimolo e le relazioni spaziali tra le sue varie parti. Si forma la rappresentazione tridimensionale
dell’oggetto. La rappresentazione 2 e ½ D dello stadio precedente, viene integrata dalle conoscenze
acquisite dall’esperienza passata. Lo stimolo visivo diviene indipendente dal punto di osservazione e
per questo lo stadio viene definito percezione basata sugli oggetti.

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Come avviene il riconoscimento di oggetti
Come facciamo a riconoscere una lettera o una parola, nonostante le diverse forme nelle quali può
essere scritta?
Riconoscere una qualsiasi configurazione visiva significa effettuare un confronto tra gli stimoli in arrivo
e le informazioni immagazzinate in memoria.

Teoria della comparizione tra sagome


Nella memoria sono archiviate un numero enorme di sagome, cioè tutte le forme degli oggetti che
possiamo riconoscere. L’oggetto è la comparazione tra le sagome presenti in memoria e quelle
presenti nell’ambiente.
Quando ci troviamo in presenza di un oggetto ha luogo un’analisi di tutte le sagome simili contenute in
memoria e al termine dei confronti viene scelta la sagoma uguale a quella esterna che, una volta
trovata, da origine al riconoscimento dello stimolo.
La teoria della comparazione tra sagome può spiegare il riconoscimento di configurazioni molto
semplici e poco variabili, ma non può rendere conto del riconoscimento di configurazioni più mutevoli
e complesse.

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Teoria dei prototipi
Il confronto avviene tra stimolo esterno e prototipo interno che contiene le caratteristiche più
frequenti e più tipiche di un certo insieme di oggetti.
Il prototipo non ha le proprietà di una sagoma, me è una rappresentazione astratta della
configurazione; è una copia della rappresentazione esterna. Non deve essere identica, ma è sufficiente
che ne condivida alcune caratteristiche.
Siamo in grado di costruirci un prototipo anche nel caso in cui non abbiamo mai avuto esperienza
precedente della configurazione esattamente corrispondente al prototipo.
Non spiega sufficientemente il modo attraverso il quale i prototipi si formano nella nostra memoria e
la modalità secondo la quale sono archiviati in memoria.

Teoria delle caratteristiche o tratti


Il confronto non avviene tra l’intera configurazione esterna e le sagome o prototipi immagazzinati in
memoria, ma tra le caratteristiche possedute dallo stimolo esterno e le caratteristiche archiviate in
memoria. Il riconoscimento avviene attraverso stadi successivi.
1) La configurazione esterna è rilevata per come appare nella retina
2) La configurazione viene sezionata nelle sue caratteristiche specifiche individuando presenza o
assenza di linee verticali, orizzontali, oblique, angoli retti, acuti, ottusi, linee continue curve ecc.
3) L’assemblaggio delle caratteristiche rilevate nello stadio precedente da luogo a un riconoscimento
cognitivo
Il completamento amodale: la percezione costruisce la realtà di cui abbiamo esperienza.

Stadio della risposta finale. Gli stimoli visivi vengono riconosciuti comparando le caratteristiche che
contengono le caratteristiche immagazzinate in memoria. Vengono riconosciuti gli stimoli che
ottengono maggior numero di caratteristiche in comune con quelle contenute in memoria.
Questa teoria è supportata anche da evidenze empiriche che derivano da importanti studi sulla
neurofisiologia della visione. Ci sono cellule chiamate “rilevatori di tratti” in grado di rilevare tratti
come orientamento angoli ecc., scoperti da Hubel e Wiesel, che possono essere considerati il
substrato neurofisiologico su cui poggia la teoria del riconoscimento basato sul confronto di
carateristiche.

Realtà fisica e realtà percettiva


Nella teoria formulata dalla Gestalt, il sistema nervoso è predisposto a rispondere ai pattern degli
stmoli sensoriali, con meccanismi innati, che agiscono in base ad alcune regole fondamentali, definite
principi dell’organizzazione percettiva (vicinanza, somiglianza, chiusura, continuità, movimento
comune, simmetria, esperienza passata). Gestalt significa “insieme organizzato, configurazione
armonica e, secondo I fautori di questo approccio la vera unità fondamentale per lo studio della
percezione sta nella Gestalt dello stimolo sensoriale, non nei singoli elementi che lo compongono.
Questo processo di organizzazione intrinseca è regolato da alcuni fattori o leggi gestaltiche. Grazie a
questi fattori le parti di un campo percettivo vengono a costituire delle totalità coerenti e strutturate.
Il realismo ingenuo (che deriva da una teoria ingenua) definisce che ciò che non percepiamo non è
altro che una fotocopia dello stimolo, cioè della realtà fisica esterna. Gli stimoli sarebbero percepiti
cosi come essi sono, generando una completa coincidenza tra la realtà fisica esterna e la realtà
percettiva o fenomenica interna. Ciò che sbagliato.

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Realtà fisica e realtà concepita non coincidono
Si può avere un oggetto presente a livello fisico ma non a livello percettivo, cioè l’oggetto c’è ma non
lo vediamo. Tale discrepanza viene definita assenza dell’oggetto fenomenico. Il caso opposto è
rappresentato dalla presenza dell’oggetto fenomenico nonostante lo stimolo sia assente nella realtà
fisica. Tale discrepanza viene definita assenza dell’oggetto fisico (es. triangolo di Kanizsa)

Le illusioni ottiche
A volte i nostri processi percettivi, a causa di condizioni visive inadeguate, possono indurci in errore. La
tendenza a percepire i pattern vivisi e gli oggetti come insiemi organizzati è così forte che, in alcuni
casi, il sistema percettivo aggiunge elementi mancanti, creando delle vere illuzioni ottiche (percezione
falsa o distorta della realtà).
Le illusioni ottiche possono essere distinte in quattro differenti tipi di illusioni visive:
• Figure ambigue
• Figure paradossali (il nostro sguardo ripercorre un’immagine, come se andasse alla ricerca di
una soluzione, ma è uno sforzo vano, perché è impossibile trovare una soluzione)
• Figure fittizie (vedi figura sotto): i triangoli non sono fisicamente presenti, pur essendo
percettivamente colti. Si tratta di contorni anomali e illusori, generati dalla distribuzione e
dall’organizzazione degli elementi della stimolazione.

Come il triangolo di Kanizsa portano l’osservatore ad avere una percezione illusoria e, quindi, sbagliata
dello stimolo fisico.

• Distorsioni (illusione di Muller-lyer e illusione di Ponzo)


• Movimento apparente: grazie a Wertheimer si è saputo perché percepiamo immagini in
movimento quando guardiamo un film. Alternando il tempo di illuminazione tra due fonti
luminose vicine era possibile dare la sensazione di movimento.
I meccanismi delle illusioni percettive sono varie . Il più delle volte si tratta di errori o disfunzioni nei
meccanismi correttivi che il cervello mette in atto e che, di solito, hanno l’effetto di migliorare il
processo percettivo. Con il movimento apparente, abbiamo a che fare con situazioni esterne, che
vanno oltre I limiti delle capacità percettive del sistema nervoso.

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Percezione e orientamento
La lettura è una complessa attività in cui entra in gioco la percezione, delle singole lettere, delle
parole e delle frasi, ma la parte principale spetta alle funzioni superiori, in particolare al linguaggio.
Il testo è esplorato a scatti, come l’immagine.
In ogni fissazione si vede bene solo un piccolo tratto di riga (span percettivo).
La percezione del testo è discontinua (l’esplorazione è a salti), selettiva (non tutto il materiale di una
riga viene visto) e guidata dal cervello che si basa soprattutto sull’esigenza di acquisire significati.
Il cervello integra i dati frammentari raccolti nell’eplorazione del testo, basandosi essenzialmente sui
significati.
La nostra percezione non funziona in base alle leggi fisiche degli stimoli esterni. Una convincente
dimostrazione si trova nei compiti di ricerca di un elemento diverso all’interno di un insieme di
elementi uguale fra loro. La nostra percezione organizzata, in una struttura gerarchica all’interno
della quale alcune parti della configurazione operano da punti di confronto fra le altre parti.
Limitando l’osservazione alla caratteristica dell’orientamento, si può concludere che nella struttura
gerarchica del sistema percettivo il punto di riferimento è rappresentato dagli assi verticale e
orizzontale. È più facile giudicare un oggetto come orientato verticalmente o orizzontalmente
rispetto ad individuare un orientamento obliquo. Es delle lineette verticali in cui salta subito
all’occhio quella posta obliqua, mentre non è vero il caso contrario.

Processamento umano della percezione


Nel processamento delle informazioni, possiamo identificare almeno sei importanti unità che sono
attive mentre un individuo umano osserva un oggetto:
- Recettori sensoriali, registri sensoriali, memoria permanente, processi di riconoscimento di
configurazioni, attenzione e memoria di servizio.
- I recettori sensoriali nel processo visivo sono composti da milioni di cellile specializzate, che
rispondono per prime agli input ambientali. Essi rappresentano il primo gradino nel
processamento di tutte le immagini provenienti dal mondo esterno.
Sono molti i processi che devono essere condotti sugli stimoli ambientali per poterne derivare un
significato. Ogni processo richiede del tempo. Poichè l’ambiente può cambiare rapidamente e lo
stimolo può terminare prima del completamento del processo percettivo, può accadere che l’analisi
di molti stimoli termini a metà, prima che ne sia determinato il significato. In realtà noi siamo dotati
di sistemi che trattengono, per breve tempo, una rappresentazione abbastanza completa degli
stimoli e così l’analisi percettiva può essere condotta a termine.

Pattern recognition
Dire che la percezione implica la determinazione del significato degli stimoli significa che gli individui
abbiano un repertorio permanente di conoscenze sul loro mondo. E’ questo deposito che va
consultato per determinare il senso di un determinato evento. Tale componenente è la memoria
permanente. E’ improbabile che gi stimoli esistenti nel nostro ambiente abbiano esattamente la
stessa forma della conoscenza che possediamo del mondo e che abbiamo immagazzinato nella
memoria permanente.
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Entrano, allora, in giorco numerosi processi di riconoscimento di configurazioni (pattern recognition).
Le ricerche su questo tema indagano su come l’individuo riesce a determinare che un particolare
insieme di linee e angoli rappresenti la lettera A.
In particolare possiamo dire che il riconoscimento di configurazioni si occupa di come gli stimoli
ambientali sono identificati con qualcosa di già immagazzinato nella memoria dell’individuo.

Memoria di servizio
Il numero di stimolazioni ambientali ai quali l’individuo potrebbe prestare attenzione è illimitato. Ad
esempio, vi sono milioni di sfumature di colore, d’effetti di contrasto, di forme percepibili. Ma,
poichè l’individuo ha limitate capacità di processamento, allora, deve decidere come distribuirle tra i
vari compiti che potrebbe seguire. E’ questo il processo dell’attenzione.
Un aspetto cruciale della capacità di processare informazioni, risiede nella capacità dell’individuo di
porre in una memoria di servizio alcuni aspetti delle funzioni cognitive. Questo tipo di memoria è
definito consapevolezza. L’individuo diventa, così, capace di controllare o modificare alcuni
processamenti che sta compiendo. Quest’aspetto consente anche di pianificare o di generare delle
condizioni uniche d’informazioni in cui non si è mai imbattuto in precedenza.

Computer vision
La vista è il più importante sistema sensoriale dell’uomo, dal quale otteniamo il maggior numero di
informazioni sull’ambiente che ci circonda. Per poter costruire macchine artificiali capaci di eseguire
compiti adattativi complessi, in ambienti in continuo mutamento, bisogna dotarle di capacità visive. Il
nostro sistema visivo è molto complesso, anche se è completamente automatizzato.
L’azione del vedere non è soltanto una trasduzione di segnale, ma include anche un’interpretazione
dell'immagine.
Il processo presuppone:
• Estrazione di informazioni parziali che riguarda l’individuazione di tutti gli oggetti presenti
nell’immagine
• Determinazione delle posizioni spaziali degli oggetti e delle loro dimensioni
• Costruzione di una rappresentazione sintetica della scena a partire dall’immagine stessa.
I sistemi di visione artificiale
Il processo visivo, sia naturale che artificiale, gestisce una rilevante quantità di informazioni. Tali
informazioni sono codificate in una matrice bidimensionale (l’immagine che rappresenta le misure
della quantità di luce riflessa nell’occhio o, nel caso della telecamera, l’immagine di ogni oggetto
tridimensionale presente nella scena).
Questo lavoro di registrazione dell’occhio umano è svolto da più di 100 milioni di recettori, presenti
nelle due retine. Nel caso del sistema di visione artificiale, nella telecamera, il numero di elementi
recettori è cento volte inferiore rispetto all’occhio umano.
Tuttavia, dato che ogni punto dell’immagine è codificato con il numero di 8 cifre, la quantità di
informazioni presente in ogni immagine è veramente imponente. Per imitare l’occhio umano è
necessario che il sistema visivo artificiale si in grado di processare almeno alcune immagini al
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secondo.
La tridimensionalità
Per superare il problema di opere pittoriche realistiche gli artisti del Rinascimento inventarono un
modello prospettico di formazione dell’immagine, ancora oggi utilizzato come visione artificiale.
Secondo tale modello l’immagine di una scena tridimensionale, vista dall’angolazione
dell’osservatore, si ottiene come intersezione con un piano dei raggi luminosi congiungenti i punti
della scena con il punto di vista scelto.

L’articolazione figura-sfondo
L’organizzazione di tipo gerarchico del nostro sistema percettivo consente anche di “segmentare” il
flusso di informazioni che provengono dall’ambiente esterno in modo da isolare le singole
configurazioni che costituiscono i vari oggetti. Il sistema è in grado di percepire gli oggetti
mantenendone divisi i confini e le identità per consentire di fare confronti e individuare eventuali
uguaglianze o differenze. L’articolazione Figura-sfondo (Rubin) è un processo che viene sempre
eseguito dalla percezione dato che si può affermare che non può esistere figura senza uno sfondo. La
segmentazione del campo percettivo porta a organizzare l’attività sensoriale in modo da isolare
figure coerenti e dotate di significato. Parte di questa capacità dipende dall’esperienza passata, ma
alcuni processi di organizzazione percettiva sono invece considerati innati. I principali processi di
organizzazione percettiva sono quelli studiati dalla psicologia ella Gestalt.

I principi di organizzazione percettiva.


Secondo gli psicologi appartenenti alla scuola della Gestalt, la nostra attività percettiva viene
influenzata in maniera determinante da principi di raggruppamento percettivo presenti in ogni uomo
fin dal momento della nascita. La percezione si fonda su principi innati e nega l’esistenza o
l’importanza dell’esperienza. La capacità di raggruppare stimoli isolati in sottoinsieme e organizzarli
come figura è una tendenza naturale, innata e condivisa da tutti gli osservatori. I più importanti
principi di organizzazione percettiva proposti dai gestalisti sono:
a) Somiglianza: in un insieme di stimoli, un certo numero sono simili tra loro la percezione tenderà a
unificarli in un’unica figura. Tendiamo a vedere gli elementi di uno stimolo fisicamente simili come
parti dello stesso e gli elementi diversi come parti di oggetti differenti. Siamo in grado di distinguere
tra due oggetti diversi in base a differenze visive.
b) Vicinanza: a parità di altre condizioni, se all’interno di un certo numero di stimoli ve ne sono alcuni
vicini tra loro, questi verranno segregati a formare una figura unica e organizzata. Tendiamo a vedere
gli elementi di uno stimolo visivo tra loro vicini, come parti dello stesso oggetto e quelli distanti come
parti di oggetti differenti. Questo ci permette di separare un vasto insieme di elementi in un insieme
meno numeroso di oggetti.
c) Chiusura: gli elementi che tendono a formare una figura chiusa (o soltanto percettivamente chiusa)
vengono percepiti come un’unità organizzata a sé stante. Tendiamo a vedere le forme come
delimitate da un contorno continuo e ad ignorare le eventuali interruzioni di tale continuità. Questo
ci aiuta a percepire le forme come complete anche quando sono parzialmente nascoste da altri
oggetti.
d) Continuità o buona direzione: secondo questo principio viene data maggiore importanza e

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vengono percepite come continue linee le cui traiettorie sono simili rispetto a linee le cui traiettorie
sono opposte. La percezione si struttura in processi organizzati che permettono di far emergere la
figura come un insieme distinto dallo sfondo. In alcuni casi un osservatore può percepire una certa
parte di una configurazione come figura e un’altra parte come sfondo o viceversa. Questa facile
inversione figura-sfondo avviene per tutte quelle configurazioni in cui sia la figura che lo sfondo la
parte possono assumere forme strutturate e dotate di significato.
Quando varie linee si intersecano, tendiamo a riunire i segmenti in modo da formare linee il più
possibile continue, col minimo cambiamento di direzione. Questo ci permette di attribuire una certa
linea a un particolare oggetto quando due o più oggetti si sovrappongono.
e) Movimento comune: quando gli elementi di uno stimolo si muovono nella stessa direzione e alla
stessa velocità, tendiamo a vederli come parti di un unico oggetto. Questo ci aiuta a distinguere un
oggetto in movimento dallo sfondo.
f) Simmetria: il sistema percettivo cerca di produrre percezioni il più possibile eleganti: semplici,
ordinate, simmetriche, regolari e prevedibili. Il nostro sistema percettivo organizza gli stimoli nelle
forma più semplice possibile.
g) Esperienza passata: la segmentazione del campo aviene, a parità delle altre condizioni, anche in
funzione delle nostre esperienze passate, in modo che sarebbe favorita la costruzione di oggetti con i
quali abbiamo più familiarità, che abbiamo già visto, piuttosto che di forme sconosciute o poco
familiari. In un’accezione più moderata, i gestaltisti consideravano che l’esperienza passata non
influisse sui processi di base ma che influisse sull’orientare tali processi in particolari direzioni
rispetto ad altre.
È difficile percepire lo sfondo quando non è dotato di significato
È più facile percepire come figura la parte della configurazione che viene ad essere “inclusa-
circoscritta” (per es. fra due sagome)
È più facile percepire come figura la parte della configurazione che ha “area minore” (fattore
dell’area relativa”)
È più facile percepire come figura la parte della configurazione orientata secondo gli assi cartesiani
All’interno di una figura la segmentazione figura-sfondo non avviene in maniera casuale ma è guidata
da una serie di fattori che, di solito, appartengono alla figura e non allo sfondo.

L’ATTENZIONE
In ogni momento della nostra vita siamo bersagliati da una grande quantità di stimolazioni che
attraverso i sistemi sensoriali raggiungono il nostro cervello. Tenendo conto che le nostre capacità di
elaborazione sono a dimensione limitata, soltanto alcuni di questi stimoli vengono selezionati.
Occorre ipotizzare la presenza di un filtraggio delle informazioni non necessarie per l’attività che
stiamo svolgendo. Tale filtraggio viene messo in pratica dall’attenzione, o più precisamente dal
funzionamento delle varie componenti del sistema attentivo. L’attenzione può quindi essere definita
come quel processo che opera una selezione tra tutte le informazioni che in un dato istante
colpiscono i nostri sensi (informazioni esterne) e/o i nostri ricordi (informazioni interne) consentendo
soltanto ad alcune di accedere ai successivi stadi di elaborazione.
L’elaborazione preattentiva e focalizzata
L’elaborazione degli stimoli (il cosidetto processamento) non sempre richiede l’impiego di risorse

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attentive. Molti esperimenti hanno dimostrato che le caratteristiche di uno stimolo, come il colore
forma o movimento vengono rilevate senza l’intervento dell’attenzione. In questi casi possiamo
definire il processamento dello stimolo come preattentivo.
Il processamento preattentivo avviene in maniera molto rapida e non risente del numero di
distrattori presenti, ossia del numero di stimoli simili presenti nel nostro campo percettivo. Per
esempio il colore giallo sarà individuato in maniera preattentiva, mentre se viene chiesto di
individuare il triangolo giallo sarà necessario combinare le informazioni di colore e forma, pertanto
richiederebbe l’intervento dell’attenzione focalizzata.
L’attenzione focalizzata funziona analizzando ogni singolo stimolo presente nel campo percettivo fino
a combinare le due (o più) caratteristiche che lo definiscono. Il tempo necessario a questo processo
attentivo seriale, risente del numero di distrattori presenti e quindi aumenterebbe in proporzione al
numero di stimoli presenti
Questa funzione di abbinamento delle caratteristiche è più facilmente soggetta ad errori, chiamati
congiunzioni illusorie, soprattutto per via di cause ambientali (cattiva visibilità, rumore, durata breve
di esposizione…) oppure per via di variabili legate al nostro sistema di rilevamento e di elaborazione
(es. scarsa motivazione, stanchezza, altri compiti da svolgere contemporaneamente…)
Secondo Treisman e Schmidt questo tipo di errore è dovuto al fatto che le caratteristiche elementari
degli stimoli verrebbero rilevate contemporaneamente (cioè in parallelo) utilizzando una modalità
preattentiva, solo in un secondo momento sarebbero abbinate tra loro grazie all’intervento
dell’attenzione focallizzata che, in presenza di condizioni non ottimali, può generare delle
congiunzioni illusorie.
In un esperimento Treisman e Souther confermarono questa intuizione. Venivano mostrati dei pallini
n numero variabile (da 2 a 12) e si chiedeva di premere un pulsante per individuare l’eventuale
presenza di un trattino verticale e un altro pulsante nel caso nessuno dei pallini lo presentasse. In una
seconda condizione, ai soggetti veniva chiesto di premere il pulsante nel caso vi fossero pallini senza
il trattino. Quando il compito era di individuare la presenta del trattino, i tempi di reazione erano
molto più brevi e non risentivano del numero di distrattori. Nella seconda condizione invece il tempo
di reazione era molto più lento e dipendeva dal numero di elementi presenti. Nel primo caso quindi
gli elementi venivano elaborati secondo un processamento preattentivo e simultaneamente (in
parallelo) mentre nel secondo caso i singoli elementi che compongono i distrattori vengono abbinati
stimolo per stimolo, secondo un procedimento seriale L’elaborazione preattentiva delle singole
caratteristiche di una configurazione viene anche detta pop-out. Con Pop-out (effetto che emerge) si
intende il fenomeno in base al quale le caratteristiche di una configurazione emergono
spontaneamente e si impongono al nostro sistema visivo. Es: immagini sessuali o movimento.
L’orientamento delle linee può essere individuato da un’elaborazione preattentiva mentre
disposizione-combinazione delle linee necessita dell’intervento dell’attenzione focalizzata.
Il processamento preattentivo permette quindi di rilevare le caratteristiche più salienti in maniera
molto rapida, mentre l’attenzione focalizzata interviene per combinare insieme le diverse
caratteristiche per arrivare al riconoscimento dell’oggetto. Per giungere a percepire un oggetto nella
sua interezza, il nostro sistema percettivo deve passare attraverso due distinte fasi:
Identificazione delle qualità primarie di tutti gli oggetti presenti nel nostro campo percettivo
Integrazione delle caratteristiche
La seconda fase implica un’attività mentale seriale, dal momento che vengono analizzati prima gli

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elementi che si trovano in una data posizione spaziale, poi quelli in un’altra posizione e cosi via fino
ad analizzare tutti gli stimoli.
Processi automatici e controllati.
Scheneider e Shiffrin ipotizzarono l’esistenza di processi che avvengono sotto il controllo conscio e di
processi che invece non necessitano di nessun controllo
Processi controllati: avvengono sotto il controllo conscio, richiedono la presenza di risorse attentive,
vengono messi in atto uno dopo l’altro secondo una modalità seriale, hanno un tempo di esecuzione
lento
Processi automatici: avvengono al di fuori della consapevolezza e non richiedono l’impiego di risorse
attentive
Almeno nelle fasi iniziali la gran parte dei processi che sottostanno ai nostri comportamenti sono
all’inizio controllati mentre in seguito, con esercizio e pratica possono diventare automatici e
vengono cosi definiti automatizzati (inizialmente erano controllati) grazie a un processo di
automatizzazione (o proceduralizzazione).
Se le condizioni ambientali cambiano e il compito improvvisamente si complica, l’attività
automatizzata deve essere riportata sotto il controllo dell’attenzione sottraendo le risorse ad altri
compiti intrapresi nel frattempo e tornano ad essere controllati. Durante le fasi iniziali di
apprendimento le attività sono rese possibili dall’attivo controllo attentivo e sono poche le risorse
residue che possono essere utilizzate per altri compiti (es guida) Compatibilità spaziale S-R
Quando un compito richiede una risposta omolaterale allo stimolo la condizione viene definita
“compatibile”, mentre quando la risposta richiesta è controlaterale allo stimolo è definita
“incompatibile”. L’effetto di compatibilità indica che le risposte compatibili sono più veloci delle
risposte incompatibili. Il riconoscimento e la codifica spaziale della posizione dello stimolo è il primo
processo che deve essere messo in atto per poter eseguire il compito. La posizione dello stimolo è la
dimensione rilevante e la codifica di tale dimensione (stimolo a destra o a sinistra) è la condizione
necessaria per scegliere correttamente la risposta che deve essere fornita. Nella condizione
compatibile il processo di codifica non richiede alcuna traduzione dal codice dello stimolo al codice
della risposta Nella condizione incompatibile il codice spaziale dello stimolo non coincide con quello
della risposta ed è quindi necessaria una traduzione che causa un rallentamento dei tempi di
reazione Nell’effetto Simon, al soggetto viene richiesta una discriminazione non spaziale tra due
diversi stimoli e viene chiesto per esempio di rispondere alla comparsa di un quadrato premendo il
pulsante destro e alla comparsa di un cerchio con il sinistro. La principale differenza con la
compatibilità spaziale S-R e l’effetto Simon, è quindi la dimensione spaziale, dove nel primo caso è
rilevante mentre nel secondo no. I tempi di reazione sono più veloci quando la figura geometrica
collegata alla risposta destra viene presentata a destra dello schermo rispetto a quando gli
abbinamenti figura-risposta sono opposti Nel caso dell’esperimento Simon, i soggetti possono
rispondere correttamente comunque senza codificare la posizione spaziale dello stimolo nonostante
potrebbero impiegare più tempo Per ragioni legate ai movimenti dell’attenzione nello spazio, ogni
volta che vediamo un oggetto nel campo percettivo e orientiamo l’attenzione su quell’oggetto, in
maniera automatica ne codifichiamo anche la sua collocazione spaziale I movimenti dell’attenzione
sono collegati con i movimenti oculari
Gli errori attentivi
Nella più generale classificazione dell’errore umano proposta da Reason e Norman figurano due

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diversi tipi di errore:
1) Mistakes: errori che si commettono nello scegliere un obbiettivo o nell’identificare i mezzi di per
raggiungerlo. Penso che lo sciopero dei treni non riguardi la mia tratta e lo aspetto invano.
Avvengono nell’ambito dei processi controllati e intenzionali.
2) Slips: errori che si commettono nel mettere in atto quello che si intende fare per raggiungere un
obiettivo. Es: voglio raggiungere la scuola in macchina, arrivo al parcheggio e mi accorgo di aver
dimenticato le chiavi p Hanno praticamente sempre luogo nei processi automatici. Il modo più
efficace per prevenire questo tipo di errori è prevedere funzioni obbliganti cioè vincoli fisici che ci
impediscono di compiere questi errori

La percezione subliminale
Per avere consapevolezza di una sensazione, occorre che l’intensità della sensazione raggiunga la
nostra soglia assoluta che è l’intensità minima che uno stimolo deve avere per essere rilevato da uno
degli organi di senso nel 50% dei casi. Stimoli a livello della nostra soglia assoluta o soprasoglia sono
rilevati e ne abbiamo consapevolezza. La percezione subliminale ha un’importanza rilevante nel
campo pubblicitario e riguarda la stimolazione sensoriale sotto-soglia e della quale non si è
consapevoli e può, più o meno, condizionare il nostro comportamento. È un argomento tutt’oggi
controverso. Con il metodo del priming si è dimostrato che le persone possono essere influenzate
nelle loro valutazioni anche da stimoli che non arrivano a livello di consapevolezza. Il metodo del
priming consiste nel presentare una parola per un tempo così breve da non poter essere percepita in
maniera consapevole e dopo un breve intervallo di tempo presentare per un tempo più lungo una
parola dal significato ambiguo (per esempio rosa o pesca). Al soggetto viene chiesto di premere un
pulsante se significa un fiore o colore. I risultati dimostrano che i soggetti sono influenzati dalla
parola precedentemente mostrata sottosoglia che è semanticamente collegata a uno dei due
significati della parola in questione. L’elaborazione del significato di una parola può avere luogo
anche in assenza di consapevolezza e il significato elaborato può condizionare le nostre decisioni, o
almeno quelle relative a contesti ambigui. Ciò non deve farci concludere che l’elaborazione
inconsapevole di una parola possa indurci a mettere in atto un qualche tipo di comportamento,
specialmente se contrario al nostro sistema di valori e credenze

Attenzione selettiva
Quando ci troviamo di fronte a un numero elevato di stimoli possiamo concentrare la nostra
attenzione su una specifica zona dello spazio dove si trova l’oggetto a cui siamo interessati. Questa
capacità ci permette di elaborare in modo efficiente e dettagliato uno stimolo presente nel nostro
campo percettivo. L’uomo è un elaboratore di informazioni a capacità limitata e di conseguenza
l’attenzione selettiva può essere vista come uno strumento per limitare la quantità di informazioni
che deve essere elaborata proteggendo il sistema di elaborazione stesso da sovraccarichi e
interferenze L’attenzione selettiva quindi permette il filtraggio selezionando le caratteristiche
rilevanti dello stimolo (necessarie per svolgere correttamente il compito) e ignorare quelle futili. Il
destino delle informazioni rilevanti dipende in buona misura dal momento in cui avviene la selezione,
cioè lo stadio in cui la selezione ha luogo.
1) Selezione precoce: per i sostenitori di questa tesi, la selezione avviene nei primi stadi. Senza
l’impiego dell’attenzione selettiva il sistema di elaborazione è in grado di cogliere solo elementari
caratteristiche fisiche dell’oggetto e non sarebbe possibile il riconoscimento dello stimolo stesso
2) Selezione tardiva: la selezione avviene nel livello più centrale. Per l’elaborazione percettiva di
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tutte le caratteristiche dello stimolo non è richiesto l’impiego dell’attenzione selettiva che si
renderebbe necessaria solo dopo, in alcuni casi anche solo nel momento della selezione della
risposta.

Effetto stroop
È il fenomeno descritto da Stroop più di 80 anni fa che viene studiato attraverso la presentazione di
una parola scritta in diversi colori e si richiede al soggetto sottoposto all’esperimento di riportare il
colore in cui è scritta la parola. Quando il significato della parola descrive un colore il confronto tra le
due dimensioni dello stimolo può dar luogo a:
1) Configurazione congruente (parola rosso scritta in rosso)
2) Configurazione incongruente (parola verde scritta in rosso)
I tempi di reazione agli stimoli congruenti sono più veloci rispetto a quelli degli stimoli incongruenti
nonostante non sia richiesto di raggiungere lo stadio di elaborazione semantica dello stimolo.
Abbiamo quindi una caratteristica rilevante (colore) e una caratteristica irrilevante (significato)
L’effetto Stroop depone a una selezione di tipo tardivo, nonostante la completa irrilevanza per il
compito; l’elaborazione della parola viene eseguita fina all’attribuzione di senso. Dimostra, inoltre,
che la focalizzazione o meno dell’attenzione non ha differenziato il livello di elaborazione compiuto
dai soggetti sulle differenti caratteristiche degli stimoli.
Nel caso delle caratteristiche rilevanti il soggetto è consapevole di aver focalizzato l’attenzione,
mentre non lo è nel caso delle caratteristiche irrilevanti anche se non hanno raggiunto il livello di
coscienza.
Dimostra l’automaticità del processo di lettura (inevitabile a meno che non si sia analfabeti). I
soggetti non riescono a limitare il loro compito al processamento della sola caratteristica rilevante

Attenzione selettiva e cecità al cambiamento


Un fenomeno legato all’attenzione selettiva è la cecità al cambiamento, che dimostra il ruolo svolta
dall’attenzione focalizzata sulla rilevazione e l’analisi delle varie parti che compongono una scena.
Consiste nell’impossibilità di cogliere in maniera consapevole alcune microscopiche variazioni di una
scena nel caso in cui la variazione abbia luogo contemporaneamente ad altri elementi di disturbo.
Dimostra l’importanza dell’attenzione, in particolare di quella focalizzata sulle singole parti della scena

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per verificarne l’eventuale cambiamento. In mancanza di attenzione focalizzata i soggetti non
percepiscono il cambiamento delle singole parti della scena.

L’APPRENDIMENTO
È un tema che è stato largamente studiato dai comportamentisti. Nel corso degli anni però, ci si è resi
conto che i modelli proposti (condizionamento classico e operante) sono insufficienti e influenzati in
maniera determinante dalla scuola della psicologia all’interno della quale si erano sviluppati. Difatti
molti studi successivi evidenziano che la spiegazione dell’apprendimento basata esclusivamente sulle
associazioni tra input in entrata e risposta in uscita non rendeva conto degli apprendimenti più
complessi per i quali doveva necessariamente essere previsto l’intervento di alcune operazioni mentali
e, in secondo luogo, del fatto che anche limitandosi agli apprendimenti più semplici, un’attenta analisi
permette di mettere in luce la presenza di azioni mentali messe in atto tra il momento di presentazione
dell’input e il momento di emissione della risposta. Per questo motivo, successivamente, gli studi
prenderanno in esame tipi di apprendimento più complessi che prevedono l’intervento dei processi
mentali studiati dai cognitivisti.
L’apprendimento consiste nelle modificazioni che un organismo mette in atto nel corso dell’esistenza
per meglio adattarsi all’ambiente esterno.
E’ una modificazione relativamente duratura e stabile de comportamento, a seguito di una esperienza,
di solito ripetuta più volte nel tempo.
L’apprendimento va distinto dalle modificazioni del comportamento dovute a condotte istintive o
processi maturativi.
L’apprendimento comporta un vantaggio evolutivo, anche se implica un costo; la specie umana è in
grado di costruire il proprio apprendimento.
Non ci troviamo in presenza di un apprendimento ogni volta che osserviamo una risposta adattiva
dell’organismo all’ambiente, ma dobbiamo poter osservare quella data risposta in un momento
successivo a quello che l’ha provocata la prima volta. Ci troviamo, quindi, in presenza di un
apprendimento quando osserviamo un comportamento adattivo successivo a quello messo in atto in
concomitanza della prima esperienza.
Gli studi furono eseguiti prevalentemente sugli animali, poiché la scuola comportamentista supponeva
che i processi di apprendimento degli animali fossero analoghi a quelli dell’uomo Oggi sappiamo che
non è sempre cosi, ma alcune regole generali che sottendono le modalità di apprendimento possono
essere considerate comuni all’uomo e all’animale.
Ci sono 3 indirizzi tradizionali sullo studio dell’apprendimento:
1. Il condizionamento classico o Pavloviano
2. L’apprendimento strumentale o operante (i cui pionieri sono stati Thorndike e Skinner)
3. L’apprendimento cognitivo basato sulle ricerche della scuola della Gestalt
Il condizionamento classico
Teorizzato dal fisiologo russo (1849-1936) Ivan Pavlov. Ha svolto ricerche sulla fisiologia della
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digestione dimostrando come la presentazione del cibo aumentasse l’attività delle ghiandole salivari
ma non solo: anche in assenza di cibo e in presenza di stimoli presenti nel normale momento
dell’alimentazione, veniva provocata la salivazione. Questa deduzione fu fatta osservando il
comportamento dei cani, che anche alla semplice visione del camice bianco del uomo che solitamente
gli portava il cibo, cominciavano a salivare. Pavlov si rese conto che nell’animale si era stabilito un
riflesso condizionato tra uno stimolo e una risposta appresa, anche se in origine non vi erano
collegamenti.
Schematizzò la sua scoperta in 3 passaggi:

a) In un primo momento il cane si trova in presenza di uno stimolo incondizionato SI (cibo) che da
solo è in grado di provocare una risposta incondizionata RI (salivazione) grazie al legame
naturale che esiste fra SI e RI
b) A questo punto se lo stimolo incondizionato viene presentato insieme a uno stimolo neutro SN
(campanellino) si forma nell’animale un riflesso condizionato che permette, dopo un certo
numero di abbinamenti tra SI e SN, di trasformare lo stimolo neutro SN in stimolo condizionato
SC.
c) Quando lo stimolo SN si trasforma in stimolo SC, la sua presentazione isolata (senza cioè
l’abbinamento con SI ovvero con il cibo) è in grado di generare una risposta condizionata RC
(salivazione) simile alla risposta incondizionata RI emessa in precedenza.
Può essere, quindi, definito come un processo di apprendimento nel quale uno stimolo inizialmente
neutro, dopo ripetuti abbinamenti con un secondo stimolo in grado di produrre naturalmente la
risposta, viene associato a questo, diventando uno stimolo condizionato. È necessario che risposta
incondizionata RI e risposta condizionata RC siano uguali o simili.
Allo stesso modo sperimentò il condizionamento classico facendo un esperimento con una
campanella. Dopo un certo numero di volte in cui il cibo seguiva al suono della campanella, solo il
suono della campanella generava salivazione.
Mise in luce come uno stimolo che per sua natura non ha inizialmente alcun legame con una certa
risposta, può invece diventare saldamente connesso a quella risposta se ripetutamente presentato
insieme a un altro stimolo che naturalmente possiede un naturale legame con quella stessa risposta.
Fasi e caratteristiche del condizionamento classico
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In relazione alle caratteristiche temporali, il condizionamento classico può essere distinto in due fasi
principali e una aggiuntiva:
Fase di acquisizione: in cui lo stimolo incondizionato viene preceduto dallo stimolo neutro (es: cibo
preceduto dal suono della campanella) dopo un certo numero di abbinamenti, anche la sola
campanella è in grado di provocare la salivazione. Durante questa fase avviene il condizionamento
cioè lo stimolo neutro è diventato condizionato. Se a questo punto però la campanella viene
presentata sempre isolatamente, la risposta di salivazione diminuirà progressivamente fino a
scomparire.
Fase di estinzione: lo stimolo condizionato torna a essere neutro perdendo la capacità di generare la
risposta condizionata.
Fase di riacquisizione (o fase aggiuntiva): segue quella di estinzione e si ottiene ristabilendo
l’abbinamento tra stimolo condizionato (divenuto neutro) e lo stimolo incondizionato. Il tempo
necessario per condizionare la risposta è di gran lunga minore a quello necessario lungo la fase di
acquisizioni.
La velocità di apprendimento: è il tempo necessario all’insorgenza del condizionamento. Deriva da
fattori quali la quantità di cibo presentata, l’intensità di suono della campanella e soprattutto il
rapporto temporale tra SN e SI. Risultati ottimali si ottengono quando lo stimolo neutro precede di un
brevissimo intervallo di tempo (1-2 secondi) lo stimolo incondizionato (= condizionamento in avanti o
ritardato).
Il condizionamento simultaneo invece, cioè quando SN e SI vengono presentati insieme è di minor
efficacia. La velocità di apprendimento diviene ancora più lenta quando la relazione temporale si
inverte ed è SI a precedere di pochi secondi SN (viene presentato il cibo e poi fatto sentire il suono
della campanella). Questo tipo di abbinamento viene definito condizionamento retrogrado.
Se dopo un certo numero di tentativi con lo stimolo condizionato, si tralascia lo stimolo incondizionato,
può succedere che il comportamento appreso contiui per un po’ di tempo, ma poi scompaia o si
estingua.
La velocità con cui compare l’estinzione dipende dalla frequenza con cui il comportamento è stato
eseguito, dall’intensità dello stimolo incondizionato e da molti altri fattori.
Se le prove di estinzione sono sufficienti, la risposta appresa scomparirà completamente.
Se, però, si lasciava riposare il cane e poi lo si sottoponeva di nuovo al test, la risposta di salivazione
che era stata appresa, ricompariva. Questo recupero spontaneo segnala che una risposta estinta non
viene completamente sradicata. Evidentemente anche se il soggetto smette di rispondere, non
dimentica la risposta appresa.
Generalizzazione: una volta stabilito un riflesso condizionato tra uno stimolo e una risposta,
l’organismo tenderà a mettere in atto lo stesso comportamento anche in risposta a stimoli simili allo
stimolo condizionato.
Discriminazione: viene rinforzato solo lo stimolo SC e, al contrario, si cercheranno di eliminare gli
stimoli generalizzati (ovvero quelli simili). All’animale vengono presentati i vari stimoli simili allo
stimolo condizionato senza abbinarli allo stimolo incondizionato. Il risultato sarà l’estinzione del
condizionamento di quegli stimoli; lo stimolo condizionato SC invece, continuerà ad essere seguito
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dallo stimolo incondizionato in modo da condizionarne il condizionamento. L’inibizione della risposta
per stimoli simili.
Condizionamento di ordine superiore: il condizionamento può estendersi anche a stimoli
completamente diversi dallo stimolo condizionato a patto che questi vengano ripetutamente
presentati insieme ad esso. (es, oltre alla campanella, l’accensione di una luce) finora sono sempre
stati presi in esame stimoli incondizionati positivi.
Gli stimoli incondizionati negativi sono chiamati stimoli avversativi che si differenziano da quelli postivi
per:
Stabilire un condizionamento tra uno stimolo neutro SN e uno stimolo incondizionato negativo SI non
sono necessari molti abbinamenti ma spesso è sufficiente un singolo accoppiamento
Il condizionamento con uno stimolo incondizionato SI avversativo è molto più resistente all’estinzione
Sono più importanti circa il ruolo che essi ricoprono nell’apprendimento umano in generale e in
particolare per il condizionamento di origine superiore. (se per esempio vengo aggredito in un parco
all’una di notte da un uomo vestito con una tuta da giardiniere, proverò facilmente paura per parchi,
buio, tute da giardinieri ecc.…)
Lo stimolo incondizionato negativo (ovvero doloroso, fastidioso, stressante…) il condizionamento può
stabilirsi dopo una sola prova, perdura nel tempo è può facilmente generare condizionamenti di
ordine superiore.
I comportamentisti non si sono chiesti (per esempio) cosa ci sia nella mente nel cane che gli provoca
tali reazioni. Il condizionamento classico non è stato studiato solo sugli animali di laboratorio, alcuni
studiosi hanno sperimentato e verificato la validità anche fuori dal laboratorio testandone i principi
generali sugli esseri viventi. Nell’uomo si possono condizionare anche emozioni positive. Questo è
quello che cercano di fare quotidianamente le agenzie pubblicitarie, quando “abbinano” i prodotti che
devono essere venduti a stimoli incondizionati SI “naturalmente piacevoli” come per esempio belle
donne, paesaggi incantevoli.
Il condizionamento operante (apprendimento per prove ed errori)
Teorizzato dallo Psico-ingegnere Skinner (1938-1953). Riguarda i comportamenti che mirano a
produrre cambiamenti nell’ambiente, Il cambiamento classico invece mirava a condurre reazioni di
risposta adattivi a stimoli ambientali. Molte delle azioni che compiamo ogni giorno sono mirate a
ottenere un qualche effetto. Questi comportamenti sono definiti “strumentali” perché sono
paragonati a strumenti che permettono di raggiungere uno scopo e di produrre un cambiamento allo
stesso modo sono chiamati “risposte strumentali o operanti” perché cercando di indurre un effetto
desiderato sull’ambiente. Il condizionamento operante è un processo di apprendimento in cui le
conseguenze di una risposta influenzano le probabilità che sia nuovamente prodotta in futuro. Si basa
sulla legge dell’effetto di Thorndike che afferma che un’azione o un comportamento che provoca un
effetto positivo (piacevole, gratificante) ha più probabilità di ripetersi in futuro, mentre un
comportamento che abbiamo come conseguenza un effetto negativo (doloroso, frustrante) ha meno
probabilità di essere messo in atto di nuovo. Lo studioso ha tratto queste deduzioni studiando il
comportamento dei gatti all’interno di una “gabbia problema” da lui ideata.

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L’animale non veniva alimentato per un certo periodo così da provocare una sostenuta motivazione al
cibo, poi veniva messo in una gabbia e veniva posto del cibo all’esterno in modo che lo vedesse ma
non riuscisse a raggiungerlo. All’interno della gabbia vi erano leve, cordicelle, piattaforme e altri
oggetti che il gatto poteva mordere, spingere, graffiare…. Uno solo di questi meccanismi poteva
permettere di aprire la porta e di raggiungere il cibo.
Il comportamento dei gatti era apparentemente casuale e privo di precise finalità, definito “per prove
ed errori”.
Thorndike notò che le risposte non corrette tendono ad essere abbandonate dal soggetto; viceversa
quelle corrette ad essere ripetute (legge dell’effetto e dell’esercizio).
Legge dell’effetto: l’apprendimento dipende dalle conseguenze che il comportamento produce
Legge dell’esercizio: comportamenti esercitati più frequentemente hanno maggiori possibilità di
essere impiegati in condizioni simili.
Quando il gatto premeva casualmente la leva esatta ottenendo l’apertura della porta e la possibilità di
raggiungere il cibo, si creava un legame tra l’azione appena compiuta e l’effetto positivo raggiunto.
Quando il gatto veniva posto nuovamente nella gabbia, l’esperienza precedente faceva diminuire
significativamente il numero dei comportamenti “per prove ed errori” messi in atto e l’animale
arrivava molto più in fretta al comportamento corretto.
Il comportamento corretto viene messo in atto la prima volta in maniera del tutto casuale ma,
raggiungendo un effetto positivo, nelle successive occasioni diviene un comportamento molto più
frequente rispetto agli altri comportamenti casuali.
Riprendendo le ricerche di Thornidike, Skinner distinse tra comportamenti rispondenti e operanti.
Rispondente: comportamento che deriva da riflessi innati o appresi
Operante: comportamento che è emesso spontaneamente dall’organismo.
Questa legge rende conto di come le risposte corrette tengono ad essere ripetute mentre quelle
sbagliate tendono ad essere soppresse. L’esperienza ci permette di concentrare il nostro
comportamento sulle azioni corrette e di abbandonare quelle sbagliate e da questo ne consegue,
naturalmente, una progressiva diminuzione dei tempi di apprendimento. Nell’apparecchiatura ideata
da Skinner, invece, era inserita una leva azionando la quale si otteneva un preciso effetto, per esempio
la somministrazione di una piccola quantità di cibo. L’animale dopo aver effettuato l’azione e aver
beneficiato del suo effetto si trova ancora all’interno della condizione sperimentale e può continuare a
ripetere il comportamento che ha appena ottenuto un risultato positivo.

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Skinner Introdusse il concetto di rinforzo con cui si intende quel cambiamento ambientale (positivo)
che segue l’esecuzione di un comportamento operante. La conseguenza positiva di un’azione serve da
rinforzo per l’organismo e rende più probabile che quell’organismo ripeta in futuro quell’azione.
La contiguità temporale tra comportamento messo in atto e ottenimento del rinforzo determina i
tempi di acquisizione del condizionamento. La condizione ottimale si ha quando il rinforzo segue
immediatamente o fino a 5 secondo il comportamento messo in atto In condizionamento difficilmente
si stabilisce se l’intervallo si allunga
Tipi di rinforzo
Il rinforzo negativo e l’apprendimento di evitamento hanno un ruolo importante nel comportamento
umano
Un neonato piange perché ha fame, la mamma accorre e gli porta il cibo. Il bambino ha ricevuto un
rinforzo positivo: il cibo. La mamma un rinforzo negativo: il pianto del bimbo è cessato.
Positivo: consiste in una contingenza positiva (premio) volta ad aumentare la probabilità di emissione
della risposta sperimentata dallo sperimentatore
Negativo: consiste nell’eliminazione di uno stimolo che produce una risposta di evitamento, cioè una
risposta negativa (non una punizione!)
La punizione consiste in una contingenza negativa volta a diminuire la probabilità che quel
comportamento venga ripetuto. In pratica è la somministrazione di uno stimolo avversativo a seguito
di una data azione. Al contrario, il rinforzo negativo mira a far ripete l’azione svolta grazie alla
cessazione di uno stimolo doloroso.
Con programma di rinforzo si intende la diversa successione tra azione e rinforzo somministrato. I

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diversi programmi di rinforzo possono influenzare il tipo di condizionamento e in particolare possono
determinarne la durata più o meno lunga.
Distinguiamo anche i rinforzi in primari e secondari, continui e parziali:
Rinforzi primari: soddisfano i bisogni fondamentali (fame, sete, sonno, etc)
Rinforzi secondari: soddisfano bisogni non legati alla sopravvivenza, ma che tendono a modificare il
comportamento umano (denaro, lodi, approvazioni, etc.). Questi sono legati alla storia del soggetto e
la connotazione di rinforzo avviene in seguito.
Rinforzi continui: il rinforzo segue in maniera sistematica ogni comportamento corretto dell’organismo
(conduce al fenomeno dell’assuefazione)
Rinforzi parziali: il rinforzo viene fornito solo ogni tanto.
Anche nel condizionamento operante si può mirare all’estinzione del comportamento appreso. Nel
condizionamento operante, l’estinzione è la conseguenza della cessazione del rinforzo. Quando un
dato comportamento non è più seguito da un rinforzo positivo o negativo quel comportamento
gradualmente cesserà. Gli studi sul comportamento operante hanno dimostrato che il
comportamento che deve essere appreso può essere seguito dal rinforzo ogni volta che si manifesta
(rinforzo costante o continuo che è più rapido) oppure il rinforzo può essere presentato soltanto
saltuariamente. (rinforzo intermittente o parziale).
I principali tipi di rinforzo intermittente sono:
A rapporto fisso: il rinforzo viene dato dopo un numero prefissato di risposte. Il soggetto può essere
rinforzato ad esempio, dopo 5 o 10 pressioni della leva. Nel versante umano, il soggetto lavora
intensamente per un determinato periodo e può programmare dei momenti di riposo.
A rapporto variabile: il comportamento deve essere messo in atto un certo numero medio di volte
prima che venga dato il rinforzo. Il numero di volte che deve manifestarsi il comportamento varia
continuamente oscillando intorno a una media. Il rinforzo viene dato dopo un numero di risposte
variabile. Il soggetto non può fare previsioni. La risposta viene emessa continuativamente e i tempi di
riposo si riducono (gioco d’azzardo, lotteria, macchine da poker).
A intervallo fisso: dopo la risposta rinforzata deve trascorrere un intervallo di tempo fisso prima che
un’altra risposa possa essere rinforzata (rinforzo ogni tot. secondi, indipendentemente dall’attività del
soggetto). Il soggetto calibra le sue azioni sui tempi del rinforzo ( ad esempio, lo stipendio mensile)
A intervallo variabile: ogni rinforzo è separato dal successivo da un tempo variabile. L’intervallo varia
attorno ad un valore medio, ma la durata di ogni singolo intervallo è sconosciuta. Il soggetto non può
fare previsioni. L’apprendimento è più rapido e procede per progressione costante. Il soggetto
lavorerà di più e apprenderà di più (ad esempio gli elogi occasionali).
Il modellamento
Un animale poteva impiegare molto tempo prima di premere a caso la leva.
Skinner dava una ricompensa ogni volta che si avvicinava alla leva. Veniva rinforzata, quindi, la risposta
di avvicinamento, rendendola più probabile. L’animale capiva che quella era la risposta corretta.
Con modellamento si intende quel programma di condizionamento attraverso il quale non si attende

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che un dato comportamento insorga spontaneamente (come nei condizionamenti classici e operanti)
ma se ne favorisce l’esecuzione favorendo comportamenti progressivamente più simili al
comportamento che si vuole ottenere.
Spesso viene utilizzato per indurre dei comportamenti anormali rispetto a quelli della specie(nel caso
degli umani comportamenti contrari a un sistema di regole etiche, morali…) ma anche per accelerare
un comportamento naturale che aspettando il caso, impiegherebbe molto più tempo ad avvenire. Es:
per addestrare gli animali per il circo, occorre rinforzare ogni risposta di avvicinamento a quel
comportamento in modo da favorire ogni singola azione che va verso il comportamento che si vuole
ottenere.
Apprendimento e cognitivismo
Tolman ipotizzò che sia possibile apprendere anche in maniera latente. Si apprende anche senza
sforzi, per far fronte ad una situazione problematica, ma il comportamento non è esibito se non si ha
uno scopo da realizzare.
Il comportamento per Tolman è costituito da una serie di azioni, finalizzate ad uno scopo
(comportamento intenzionale).
Con mappa cognitiva Tolman intende la rappresentazione mentale della meta e dello spazio che porta
alla meta. La meta sarà raggiunta secondo il percorso più semplice e meno dispendioso (principio del
minimo sforzo).
Gli studi di Tolman rappresentano l’anello di congiunzione tra l’approccio comportamentista e
l’approccio cognitivista.
Per i cognitivisti tra la presentazione dello stimolo e l’emissione della risposta hanno origine delle
operazioni mentali che sono responsabili del comportamento messo in atto i comportamentisti invece
sostenevano che vi fosse un collegamento diretto tra stimolo e risposta di tipo automatico, la
prospettiva cognitivista ipotizza che l’apprendimento si basi sulle capacità dell’organismo di costruirsi
una rappresentazione mentale del mondo per poi operare su questa rappresentazione interna e non
sul mondo esterno.
Possono essere messe in atto delle strategie mentali tramite le quali l’organismo inizia a pianificare un
comportamento motorio che di per sé non rappresenta una vera e propria risposta ad uno stimolo ma
un primo passo di avvicinamento alla meta i Cognitivisti Sostengono che il modello comportamentista
dell’apprendimento può essere adeguato per comportamenti elementari, ma non per spiegare i
comportamenti più complessi L’anello di congiunzione fra i due approcci è individuato in Edward
Tolman e il suo concetto di rappresentazione mentale. Mise a punto degli esperimenti formati da
percorsi di labirinti che dovevano essere attraversati da ratti dimostrando che anche gruppi di ratti
che non avevano ottenuto il rinforzo, per ogni scelta corretta imparavano il percorso esatto, allo
stesso modo dei ratti che venivano regolarmente rinforzati. I ratti agivano sulla base di una
rappresentazione mentale interna dello spazio del labirinto, una mappa cognitiva che i ratti
consultavano e che favoriva un comportamento parsimonioso. La semplice esplorazione del labirinto
permette di apprendere. L’animale si forma una rappresentazione mentale del labirinto chiamata
mappa cognitiva (cioè una rappresentazione dell’ambiente esterno, all’interno della nostra mente).
L’apprendimento non è il risultato del legame tra stimolo risposta, ma ha luogo anche in assenza di
ricompensa. L’apprendimento latente avviene imparando il percorso corretto e diminuendo il numero
di errori. La mappa cognitiva guida il comportamento dell’animale.
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Tolman, in un altro esperimento, formò un labirinto a forma di croce in cui alla fine dello stesso
braccio veniva posto del cibo (il ratto veniva fatto partire dalla stessa posizione). Anche ponendo il
ratto nella posizione opposta rispetto a quella solita, ovvero nel braccio contrapposto, il ratto era in
grado di individuare subito il braccio corretto dove trovare il cibo. Il ratto si è formato una mappa
spaziale che gli ha permesso di orientarsi. Se cosi non fosse avrebbe imboccato la solita direzione e
non avrebbe trovato il cibo.
La mappa spaziale costruita vagando per il labirinto è stata utilizzata quando si è profilato uno scopo
da realizzare.
Il rinforzo è utile perché si manifesti un comportamento e non perché lo si apprenda.
La conoscenza appresa può rimanere latente in mancanza di motivazione specifica.

Apprendere i concetti
Si vengono a formare delle rappresentazioni formali dei concetti che devono essere appresi In alcuni
esperimenti questi animali hanno compreso:
I Ratti riconoscono il concetto di coppia
Gli Scimpanzè i concetti astratti rappresentati da oggetti di plastica che variano per forma, colore,
dimensioni, concetti astratti di uguale e diverso, concetto di causa.
I piccioni dimostrarono di riconoscere e beccare le immagini di alberi nonostante non avessero mai
visto quel particolare tipo di fotografia. Si sono formati una regola interna in grado di selezionare e
riconoscere una specifica categoria di stimoli il valore predittivo dello stimolo l’Insight. Il punto di
partenza è la constatazione che la risposta condizionata RC spesso differisce dalla risposta
incondizionata RI (o, meglio, ne differisce in una sua parte) Secondo l’interpretazione cognitivista,
questa differenza è dovuta al fatto che la relazione stimolo-risposta è mediata da una
rappresentazione interna dello stimolo incondizionato SI e tale rappresentazione interna assumerebbe
la forma di “aspettativa” dello stimolo stesso Es la salivazione è la risposta del cane all’”aspettativa del
cibo”. Rescorla sostiene che il condizionamento classico non può essere considerato un processo
meccanico in cui un organismo forma un’associazione tra due stimoli che si sono presentati insieme.
Un organismo sottoposto a un condizionamento, è un cercatore di informazioni che si serve dei
concetti già posseduti per dare forma a una rappresentazione del mondo che lo circonda. Un'altra
critica mossa all’approccio comportamentista si riferisce alle condizioni sperimentali troppo rigide,
dove l’animale non aveva modo di dimostrare comportamenti creativi e intelligenti

L’apprendimento secondo la teoria della Gestalt


Kohler si oppose al principio per prove ed errori.
L’apprendimento è l’esito di un processo intelligente. Presuppone la capacità di collegare insieme, in
modo unitario, elementi distribuiti e considerati (fino ad allora ) isolati.
Kohler studiò il comportamento di uno scimpanzè chiuso in una gabbia insieme a delle sbarre di varie
lunghezze, nessuna delle quali in grado di raggiungere il cibo posto al di fuori delle sbarre. Dopo essere
stato fermo per un po’ di tempo, lo scimpanzè combinò le aste per formane una più lunga e riuscire a
raggiungere il cibo. Definì questo modo di agire Insight.
Gli elementi del campo vengono connessi in modo unitario e all’improvviso, grazie ad un’intuizione, si
verifica l’insight. L’insight comporta una ristrutturazione del campo cognitivo.
Secondo una prospettiva Gestaltista, sugli elementi prima sconnessi avviene una chiusura.
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Gli elementi sono riorganizzati secondo una nuova configurazione mentale e questo da luogo
all’apprendimento.
L’insight si riferisce al modo di procedere non casuale o per prove d’errore, che include una capacità di
ristrutturare in maniera diversa e creativa gli elementi presenti nell’ambiente in modo da risolvere un
problema altrimenti non risolvibile. Si deve ipotizzare la presenza di una rappresentazione interna
dell’ambiente esterno, e non un semplice legame fra stimolo e risposta.
La metodologia e le condizioni sperimentali impiegate possono influenzare in maniera determinante i
risultati dell’apprendimento. Nel caso descritto le condizioni dell’esperimento permettono all’animale
di mettere in atto un comportamento (“intelligente”) che non è la banale conseguenza dello stimolo.

Apprendimento implicito ed esplicito


Gran parte delle informazioni viene appresa in maniera implicita e non in maniera esplicita. Si tratta di
attività apprese ma sulle quali le persone non sono in grado di spiegare in che modo le hanno apprese.
Apprendimento esplicito: processi attivi di apprendimento poiché gli individui attivano delle strategie
perlopiù consapevoli e volontarie; processi attivi volti all’individuazione e all’estrazione della struttura
di una qualche informazione presentata.
Apprendimento implicito: caratterizzato da processi passivi in cui gli individui, quando sono esposti a
un’informazione, acquisiscono conoscenza da quell’informazione semplicemente in virtù
dell’esposizione. L’organizzazione semantica del materiale ha un’influenza determinante sulla qualità
della prestazione, indipendentemente dal fatto che sia messa in atto come conseguenza delle
istruzioni fornite esplicitamente dallo sperimentatore o avvenga implicitamente per rendere più
efficiente il compito di apprendimento delle parole.

L’apprendimento di informazioni e la loro organizzazione nelle conoscenze già possedute sono favoriti
anche dai processi metacognitivi o metacognizione. Gli individui, in tutte le attività svolte nella vita di
tutti i giorni, fanno ricorso alla metacognizione che consente loro di apprendere con efficacia e di
manifestare intelligenza nello svolgere i vari compiti.
Con il termine metacognizione ci riferiamo a processi di pensiero superiore che svolgono la funzione di
controllo degli altri processi cognitivi coinvolti nell’apprendimento; spiegano come gli individui
possono meglio applicare le risorse cognitive necessarie nel controllo metacognitivo. La conoscenza di
tali processi è connessa con la conoscenza generale di come gli individui apprendono ed elaborano
l’informazione, ma anche la conoscenza che gli individui hanno dei propri processi di apprendimento.
La stessa conoscenza può svolgere una funzione metacognitiva ed essere utilizzata strategicamente
per programmare le attività di apprendimento o per raggiungere un certo risultato in un compito di
apprendimento e prevedibilità; i comportamentisti hanno quasi sempre impiegato gli animali nei loro
esperimenti; ciò ha avuto come conseguenza di circoscrivere il capo di indagine a condizioni più
semplici di quelle che si osservano nella vita reale il grado di semplicità o complessità.
La psicologia cognitiva ha così iniziato a occuparsi di apprendimenti associativi basati su relazioni
imperfette che accompagnano il tipo di apprendimento più frequente nell’uomo.
Sono importanti le credenze precedenti in colui che apprende. Tali credenze preesistenti (o pregiudizi)
sono così forti da influenzare ciò che viene appreso. L’apprendimento complesso implica altri processi
oltre alla semplice associazione tra stimoli e, dato che tali processi si basano su quelle credenze
preesistenti che appartengono alle conoscenze individuali, questi tipi di apprendimento sono una
diretta conferma dell’esistenza della componente cognitiva.
Alcuni esperimenti hanno dimostrato che giudizi e credenze preesistenti, spesso determinano la
valutazione finale. Le credenze preesistenti possono avere importanti conseguenze sull’educazione.

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Apprendimento sociale di Bandura (detto anche apprendimento di tipo imitativo)

Condivide l’approccio interpretativo generale della scuola cognitivista.


Si apprende anche osservando un modello e cercando di imitarlo.
L’apprendimento imitativo, perché sia efficace, richiede che siano attivi alcuni processi cognitivi:
a) Che si presti attenzione al modello
b) Che ci si rappresenti in memoria la sequenza di azioni che il modello compie
c) Che si sia in grado di riprodurre la sequenza a livello motorio (riprodzione motoria)
d) Che vi sia una certa autoconsapevolezza

Il rinforzo è necessario per l’esecuzione della risposta, più che per l’apprendimento. Il rinforzo crea
motivazione.
Se il modello riceve rinforzi positivi, questi avranno un effetto sull’apprendimento dell’osservatore che
vorrà compiere la stessa azione per essere ricompensato. I rinforzi diretti possono consolidare la
risposta.

Il più noto fra gli apprendimenti sociali è l’imprinting, studiato originariamente dagli etologi. Si tratta di
un comportamento tipico di varie specie di uccelli secondo il quale, allo schiudersi dell’uovo, il pulcino
inizia a seguire il primo oggetto semovente presente nel suo campo visivo. Si stabilisce in un intervallo
temporale ben preciso dopo la nascita (dalle 5 alle 25 ore nelle anatre) trascorso questo il
comportamento non ha più luogo. L’imprinting si può favorire anche verso un oggetto alternativo (non
la madre), addirittura oggetti inanimati basta che si muovano. L’imprinting non può essere equiparato
ad un apprendimento associativo, il tipo di “legame sociale” che sta alla base si fonda su meccanismi
genetici che prescindono dal semplice legame associativo tra lo stimolo e la risposta appresa.
Un altro tipo di apprendimento sociale, è l’apprendimento osservativo. Due sono i meccanismi
sottostanti a questo tipo di apprendimento:
L’emulazione: quando l’individuo riproduce in maniera stereotipata e meccanica il comportamento di
un “modello” senza comprenderne lo scopo o l’efficacia.
L’imitazione: la riproduzione del comportamento in maniera consapevole e mirata al raggiungimento
dello stesso scopo perseguito dal modello.
Secondo Bandura, è possibile acquisire un comportamento a seguito dell’osservazione di un
comportamento analogo compiuto da altri.
Non è, quindi, necessaria la presenza di un rinforzo diretto ma semplicemente il riconoscimento di una
somiglianza con il modello che sta mettendo in atto il comportamento.
La violenza televisiva può provocare un comportamento violento per imitazione? La pratica tv espone
adolescenti e preadolescenti ad un altissimo numero di atti violenti da parte degli spettatori.
Molti esperti hanno confermato che l’esposizione continua a scene di violenza televisiva rende più
probabile in futuro comportamenti violenti da parte degli spettatori. Apprendimento e tecnologie
complesse
Rinforzo negativo e positivo, sono concetti troppo schematici e riduttivi per essere applicati ad
apprendimenti complessi, come per quello delle tecnologie. I cognitivisti ipotizzano che l’organismo
non si limiti alla semplice acquisizione dell’informazione ma necessità di un’attiva ristrutturazione
dell’acquisizione dell’informazione da parte dell’individuo. Tale ristrutturazione è il risultato di
un’integrazione tra il nuovo stimolo e le conoscenze passate Per il cognitivismo l’apprendimento delle
tecnologie fa riferimento a un insieme di processi cognitivi di natura esplicita e implicita deducibili
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dalle azioni che vengono eseguite sul prodotto tecnologico. Si possono ipotizzare due tipi di
apprendimento (circa il web):
Strumentale: permette di apprendere la tecnologia vera e propria
Dichiarativo: relativo alle nozioni apprese tramite web. Per apprendere nuove informazioni dal web
occorre prima apprendere le modalità di navigazione Non basta comprendere come la tecnologia
funziona ma bisogna anche imparare ad usarla. Il web si differenza dagli altri strumenti multimediali
perché permette all’utente il controllo sul materiale presentato. L’utente può individuare, selezionare,
sottolineare informazioni tra centinaia di informazioni potenzialmente raggiungibili. Le informazioni
sono spesso elaborate in più canali sensoriali (visivo, uditivo…) e quindi le informazioni sono più ricche.
L’informazione può però risultare confusa e meno efficace del metodo tradizionale. Per certi aspetti
l’apprendimento della navigazione su web (o delle tecnologie) è simile al modello dei
comportamentisti: vengono utilizzate prove per errori o associazioni.
Una volta apprese le modalità di navigazione però, l’altissimo numero di informazioni e la
multisensorialità impone delle scelte che non possono essere attuate con dei metodi cosi banali.
Occorre attivare un processo di selezione, elaborazione e analisi delle informazioni da apprendere. Vi
sono differenze nell’impiego di percezione, attenzione e memoria.
SISTEMI E PROCESSI DI MEMORIA
Lo sviluppo della memoria è avvenuto insieme alle altre capacità cognitive, permettendo così agli
organismi umani animali di affrontare la complessità dell’ambiente.
La memoria può essere definita la struttura psichica che organizza l’aspetto temporale del
comportamento, che determina i legami per cui un evento attuale dipende da uno accaduto in
precedenza.
La memoria può essere definita, anche, come la capacità di mantenere le informazioni acquisite dal
sistema, per più o meno tempo, in modo da poterle avere a disposizione e utilizzare per lo svolgimento
dei compiti che si porranno in seguito all’individuo.
Gli studiosi hanno cercato di descrivere i meccanismi di base attraverso i quali gli individui
immagazzinano i dati che provengono dall’ambiente, li registrano, li mantengono e li recuperano per
essere utilizzati e di individuare i fattori ai quali possono essere imputati la perdita o il mancato
recupero di questi dati.
Lo studio della memoria è stato avviato dalla seconda metà del’800. Uno dei più importanti studiosi fu
Hermann Ebbinghaus, che sviluppò una serie di tecniche volte ad analizzare i meccanismi di base della
memoria in situazioni controllate, evitando variazioni nell’ambiente di apprendimento e gli effetti delle
differenze individuali riguardo al background di conoscenze. Sottopose se stesso a prove ripetute in
condizioni sperimentali altamente controllate utilizzando anche materiali neutri (es. trigrammi senza
senso YMV, KLM, PWO….). Misurò l’effetto della pratica sull’apprendimento, apprendendo liste di
trigrammi recitandole e registrando quante prove erano necessarie per riuscire a recitarle
perfettamente in due giorni di prove.
Ne trasse questi risultati:
Ipotesi del tempo totale di apprendimento: la quantità di materiale appreso aumenta linearmente con
il tempo impiegato nell’apprendimento
La pratica distributiva produce un risultato migliore della pratica massiva, cioè le prestazioni sono
migliori se l’apprendimento è distribuito in più giorni piuttosto che in modo concentrato
Descrisse il fenomeno “curva di posizione seriale” che si riferisce alla tendenza a ricordare più
frequentemente e accuratamente gli item collocati nella parte iniziale della lista e nella parte finale
rispetto agli elementi centrali. Nel primo caso si parla di effetto di primarietà (Primacy)e nel secondo
effetto di recenza (Recency).
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La complessità della memoria
La memoria non consiste in un singolo processo.
Le fasi della memoria sono:
1. Codifica (registrazione): nell’analogia con il computer questa fase corrisponderebbe
all’inserimento dei dati tramite la tastiera
2. Ritenzione: salvare I file sul dati sul disco fisso
3. Recupero: aprire I files e mostrarli sul monitor
4. Oblio (eventuale)

Codifica: processo consistente in un insieme di regole e operazioni che convertono l’informazione


proveniente dall’esterno in una traccia che può essere conservata. La ripetizione semplice non aiuta a
codificare e mnatenere informazioni nella memoria a lungo termine (reiterazione di mantenimento).
E’ più efficace ripetere l’informazione associandola a qualche forma di significato (reiterazione
elaborativa).
Particolarmente utili le associazioni con informazioni che:
- Riguardano noi stessi
- Attivano immagini visive
Il modo di funzionare della memoria si riferisce in un insieme complesso di processi in cui sono
coinvolte altre funzioni cognitive come l’attenzione, la percezione, il ragionamento, e tutte le abilità
cognitive che hanno a che fare con l’intelligenza e le emozioni.
Le informazioni che dobbiamo apprendere entrano nel sistema cognitivo attraverso sistemi di
codifica che possono essere intenzionali o incidentali.
Elaborazione intenzionale: quando, ad esempio, si devono fare delle commissioni e tenere a mente
l’elenco delle cose da fare… si può operare per suddivisione per categorie o per rappresentazione
sottoforma di immagine. Categorizzazione e formazione di immagini mentali sono due strategie di
codifica. Entrambe attivate in modo intenzionale e con il controllo dei processi attentivi.
Apprendimento incidentale: avviene in modo non volontario, non pianificato, secondo strategie
funzionali al ricordo. In questi casi l’efficacia della codifica dipende da quanto il materiale è stato
elaborato.
Mentre leggiamo un libro, prendiamo parte ad una conversazione o ammiriamo un paesaggio, parte
di quelle informazioni sensoriali entra nel deposito della memoria a lungo termine, dal quale, in
seguito, può essere richiamata.
Perché solo una parte, e non tutta l’informazione, viene codificata nella memoria a lungo termine?
La ripetizione aumenta la probabilità che una nuova informazione entri a far parte del deposito a
lungo termine. Ma non tutti i tipi di ripetizione ottengono lo stesso risultato. Secondo alcuni tipi di
ricercatori, esistono almeno 2 tipi di ripetizione:
1. Ripetizione di mantenimento: consiste nel ripetere più volte l’informazione senza pensare
realmente ad essa. Questo permete di mantenere l’informazione della Memoria a Breve termine,
ma non produce il trasferimento nella Memoria a Lungo termine.
2. Rielaborazione elaborativa: agisce sulla nuova informazione, creando un qualche tipo di
elaborazione, facendo delle associazioni, cercando di immaginarla o tentando di metterla in
relazione con altri elementi presenti nella MLT. La ripetizione elaborativa è, quindi, il modo in cui
l’informazione viene trasferita dal deposito a breve termine a quello a lungo termine.
Secondo gli studi di Craik e Tulving, un importante aspetto sulla profondità della codifica, e sul
conseguente miglioramento del ricordo, è la profondità di elaborazione. Con questo si individua quanto
il fuoco dell’elaborazione si sposti dagli aspetti percettivi superficiali dell’informazione a quelli
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concettuali.
I soggetti ricordano meglio in funzione della ricchezza della loro codifica.
Per quanto concerne il recupero dell’informazione, il vantaggio maggiore si ha quando, in fase di
codifica e in fase di recupero, si usa la stessa chiave strategica (teoria della specificità della codifica). Le
tracce mnestiche sono disposizioni o potenzialità. Diventano efficaci solo in certe occasioni: recupero.
Affinché ci sia recupero, deve essere presente un indizio che riattiva gli elementi da ricordare.
Per il recupero è importante la compatibilità tra le caratteristiche della traccia mnestica e le
caratteristiche dell’informazione fornita al recupero.
Il ricordare, oltre ad essere influenzato dal passato, da come abbiamo memorizzato, dipende anche
dal presente. Se il contesto in cui abbiamo codificato (imparato) si ripresenta, abbiamo una
facilitazione.
Quanto più contesto di codifica e contesto di recupero sono simili, tanto più il recupero è facilitato.
La codifica di un’informazione non è univoca, ma specifica rispetto al contesto in cui è collocata.

Modello del doppio codice (della doppia codifica)


Nella sua teoria Paivio (1971 – 1986) individua 2 sistemi di memoria sematica:
1. Sistema verbale: specializzato per trattare le informazioni di tipo linguistico
2. Sistema non verbale: qualificato per elaborare stimoli non linguistici. Opera, quindi, in compiti
come l’analisi di oggetti, di immagini e di scene.
Il modello prevede che i due sistemi dialoghino tra loro attraverso connessioni referenziali.
La critica più forte che si può muovere a questi modelli riguarda la ridondanza delle informazioni.

Le connessioni referenziali rendono possibili:


- Immaginare oggetti nominati
- Nominare oggetti immaginati

Le rappresentazioni delle immagini mentali operano in modo sincrono o in parallelo. Perciò, tutti I
costituenti di un’immagine sono disponibili nello stesso momento.
La teoria di Paiio prevede che nel sistema vi siano delle connessioni referenziali, che ci consentono di
visualizzare gli oggetti nominati e di nominare gli oggetti che vediamo.

La teoria della doppia codifica è stata cofermata da studi sulla memoria, che mostrano come la
rievocazione libera di parole concrete, sia migliore di quella delle parole astratte.
Organizzazione delle tracce mnestiche
Il mantenimento è influenzato dal tipo di elaborazione e l’organizzazione delle singole informazioni,
altra strategia per migliorare il ricordo.
Evidenze sperimentali dimostrano che il materiale organizzato è più facile da apprendere rispetto a
quello disorganizzato.
Le persone a cui è presentato il materiale dsorganizzato, tendono ad organizzarlo.
L’uso di strategie per organizzare il materiale, aumenta l’apprendimento.

Esistono alcune modalità di organizzazione del materiale che facilitano la codifica:


1. Chunking: gli items si ricordano meglio se in blocchi
2. Associazione delle informazioni a rime o ritmi
3. Mnemotecniche a carattere immaginativo

Importanza fondamentale ricopre il ruolo del contesto.


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Il principio della specificità della codifica ci ricorda che la traccia dell’evento e l’indizio devono essere
compatibili per il recupero migliore.
L’effetto del contesto ambientale conferma che le informazioni possono essere apprese nella
biblioteca dove studio, oppure a casa…
Effetto del contesto situazionale: sono gli elementi associati allo stimolo che non sono di natura
ambientale, ma che fanno parte del contesto: l’abbigliamento, il colore dei capelli, sono appresi in
modo unitario con i tratti della persona a cui si riferiscono.
E’ importante anche lo stato emotivo in cui ci si trova al momento dell’apprendimento.

Nell’elaborazione intensiva, l’apprendimento tiene conto anche dei fattori qualitativi, ossia quanto
riusciamo ad elaborare e apprendere in relazione al tempo e alla distribuzione del tempo che
dedichiamo al compito.
L’elaborazione distribuita nel tempo, invece, vede come l’apprendimento dipenda dal tempo e
dall’attenzione che dedico all’argomento e da quanto gli effetti della stanchezza incidono
sull’efficienza delle operazioni cognitive. Questo fenomeno è conosciuto come distribuzione della
pratica.

A conclusione del processo di elaborazione, l’informazione viene archiviata sotto forma di


rappresentazione mnestica o traccia mnestica.
Bisogna distinguere tra informazioni archiviate temporaneamente nella Memoria a breve termine
(MBT) e informazioni mantenute nella Memoria a lungo termine (MLT).

Secondo Collins e Quillian I concetti sono organizzati in una struttura gerarchica a rete, che rispetta
l’organizzazione logica di inclusione delle categorie (modelli a rete). Le caratteristiche (proprietà,
attibuti) associati ad un nodo, sono ereditate dai nodi ai livelli inferiori.
Nei modelli a rete I concetti sono organizzati in modo gerarchico:
• ogni membro è collegato ad un solo nodo sovraordinato
• ogni membro di categoria ha uguale status
• vige il principio di economia cognitiva: le proprietà sono codificate al livello più alto possibile
Quando un nodo concettuale viene attivato, l’attivazione si propaga agli altri nodi in funzione del
tempo e della vicinanca (propagazione dell’attivazione).

Paradigma del priming semantico


La resentazione di un dato stimolo attiva in memoria un gruppo di informazioni semanticamente
associate.
La presentazione della parola pane, rende veloce il processo dei concetti associati come burro, fame,
forno.

L’approccio di Ebbinghaus non sembra tenere conto della complessità della memoria e del ricordo
nella realtà di tutti i giorni. Gli individui sono esposti a stimoli complessi, organizzati e dotati di senso e
non devono limitarsi a imparare liste di item. Bartlett riteneva che la memoria fosse un processo attivo
sia quando le informazioni vengono acquisite sia quando devono essere recuperate. Validità ecologica
delle procedute sperimentali usate per descrivere la memorizzazione di brani, storie, scene. Utilizzò il
metodo delle riproduzioni in serie sia in forma grafica che linguistica. Utilizzò perlopiù di storie
popolari, definì lo schema ossia la struttura che organizza le conoscenze acquisite e guida il nostro
comportamento.

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Il ricordo
Una volta che l’informazione è stata immagazzinata è, in linea di principio, disponibile alla
rievocazione.
Ma non è sempre così semplice; a volte informazioni note non riusciamo a ricordarle.
In questo caso la traccia mnestica che è disponibile, non è accessibile in quel momento o in quella
situazione.
Informazione disponibile: quando è stata codificata e immagazzinata in memoria
Informazione accessibile: quando si trova nelle condizioni di attivazione sufficiente a permettere la
rievocazione
E’ evidente che se una traccia è accessibile è anche disponibile, ma non sempre è vero il contrario.
Quando ci serve un’informazione utilizziamo sempre una o più chiavi di accesso a quel ricordo. I
processi di recupero prendono sempre avvio da un indizio che fornisce le chiavi di accesso
all’informazione ricercata.
Per sapere se un indizio è appropriato, dobbiamo rifarci al concetto di specificità della codifica.
Una ricerca attiva delle informazioni contenute nella memoria, deve condividere alcuni aspetti con le
informazioni da ricordare o con uno dei contesti in cui l’informazione è stata appresa.

Modello della memoria di Atkinsin e Shriffin


Il loro modello prevede 3 registri di memoria:
- registro sensoriale (a brevissimo termine): l’informazione si può perdere per interferenza o
decadimento. Se mantenuto, può passare nel registro a breve termine.
- memoria a breve termine: anche in questo l’informazione si può perdere per interferenza o
decadimento. Se mantenuto, può passare nel registro a lungo termine.
- memoria a lungo termine: registro a capacità illimitata. Nonostante ciò alcune informazioni
possono andare perdute con il tempo.
Per quanto riguarda il deposito sensoriale, l’informazione entra per la prima volta nel sistema della
memoria attraverso un organo di senso e viene immagazzinata nel primo deposito deposito di
memoria sensoriale).

Gli schemi possono influenzare i processi di memoria favorendo la selezione e l’organizzazione delle
informazioni in entrata in una struttura sensata e in tal modo rendendo più accurata la rievocazione.
Bransford e Johnson utilizzarono la nozione di schema in un esperimento, in cui ai soggetti veniva
fatto leggere un brano, ad alcuni mostrando prima un’immagine inerente alla storia e ad altro
mostrandola dopo. Le esposizioni dei partecipanti che guardavano la figura del contesto appropriato
prima del brano, avevano dei risultati migliori e si ricordavano più cose rispetto agli altri riorganizzare
le informazioni disponibili quando devono essere rievocate. Gli esperimenti di Anderson e Pichert
dimostrarono che lo schema è responsabile del tipo di informazioni rievocato dai soggetti. I soggetti
ascoltavano lo stesso brano e veniva chiesto di ricordare le informazioni secondo un preciso punto di
vista (ladro, acquirente…). Allo scambio di ruoli erano in grado di rievocare informazioni che prima non
avevano assimilato e che sembravano essere state dimenticate nella prima rievocazione, il ricordo non
è una rieccitazione di tracce isolate, fisse e senza vita, ma una costruzione immaginaria costruita dalla
relazione del nostro atteggiamento verso un’intera massa di reazioni passate organizzate e verso
qualche dettaglio di rilievo che emerge sul resto, apparendo in forma di immagine sensoriale o in
forma verbale. Il ricordo non è quasi mai esatto.
La memoria può essere valutata in molti modi, principalmente in base alla modalità con cui viene
chiesto ai soggetti di recuperare l’informazione:
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rievocazione libera: si riferisce a tutte le situazioni in cui il soggetto tenta di ricordare, mediante una
ricerca in memoria, l’informazione richiesta
rievocazione suggerita: situazione in cui il soggetto tenta di ricordare l’informazione richiesta in
presenza di un qualche suggerimento, per esempio ricordare tutte le parole associate a un
determinato termine
riconoscimento: costituisce una modalità di ricordo in cui un soggetto deve dire se un determinato
stimolo corrisponde oppure no a uno precedentemente memorizzato oppure se all’interno di una lista
di stimoli vi è quello in precedenza memorizzato.
L’oblio è l’impossibilità o l’incapacità di recuperare una qualche informazione della memoria le cause
sono diverse:
tempo che intercorre tra un il momento dell’acquisizione di un’informazione e il momento in cui tale
informazione deve essere recuperata. Ebbinghaus calcolò quanto tempo impiegava a riapprendere le
liste a livello di accuratezza precedente e osservò che tanto maggiore era l’oblio tanto più numerose
dovevano essere le prove di studio per il riapprendimento delle liste. La quantità decrescente delle
prove per il riapprendimento costruiva la misura del risparmio per il riapprendimento, più
precisamente la percentuale di prove di studio richieste in meno per riapprendere perfettamente il
materiale rispetto a quello che era stato richiesto nella fase di apprendimento. Il passare del tempo
potrebbe essere responsabile del decadimento della traccia mnestica ovvero di una progressiva
erosione dell’informazione che è stata memorizzata
L’interferenza: McGeoch e McDonald sostengono che se due informazioni entrato in contatto tra loro
nella memoria possono rendere meno accurato il ricordo di una delle due e questo effetto è tanto più
forte quanto più le due informazioni sono simili tra loro si possono osservare due modalità di
inferenza:
L’interferenza retroattiva: fa riferimento all’effetto inferente del materiale appreso successivamente
sul materiale che è stato appreso precedentemente e deve essere rievocato
L’interferenza proattiva: fa riferimento all’effetto inferente del materiale appreso in precedenza sul
materiale appreso successivamente e che deve essere rievocato. L’effetto dell’interferenza può
spiegare alcuni degli errori commessi da individui in sede di giudizio quando devono rendere una
testimonianza. Il fenomeno dell’interferenza è presente anche in campo pubblicitario, quando si
inserisce un messaggio all’interno di un programma televisivo di contenuto simile, verificando
un’intrusione reciproca di elementi determinando una “miscela”, il cui effetto è di determinare un
ricordo povero dagli elementi del messaggio che sono simili a quelli del programma. I magazzini di
memoria Segnali fisici -> sistemi sensoriali -> trasformazione per tradurre in un unico messaggio
(impulso nervoso) i diversi linguaggi sensoriali -> registro sensoriale (memoria sensoriale) che
memorizza caratteristiche fisiche e sensoriali con cui lo stimolo si rappresenta (es. visiva) ->
attribuzione di significato -> memoria a breve termine (MBT) -> memoria a lungo termine (MLT)
“sistema di magazzini”, per sottolineare il fatto che l’informazione, entrando nel sistema cognitivo,
passa da un magazzino all’altro per poter essere mantenuta in un qualche modo come informazione
permanente in questo tragitto l’informazione può subire perdite parziali o totali i magazzini sono tre e
si distinguono per capacità (numero di info che possono contenere) e durata(per quanto tempo
permangono nel magazzino) :
memoria sensoriale: capacità grandissima e durata brevissima (meno di un secondo) se le informazioni
non vengono passate nella MBT vengono perse
memoria a breve termine (MBT): capacità limitata e durata di circa 20 secondi, anche se può essere
allungata utilizzando la tecnica della ripetizione se voglio che le info vengano assimilate della MLT
devo utilizzare alcune tecniche memoria a lungo termine (MLT): capacità grandissima e durata
lunghissima
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Memoria sensoriale
Deputato alla registrazione dell’informazione sensoriale e al suo interno si differenzia a seconda delle
modalità sensoriali con cui viene recepita l’info. Negli anni ’60 Sperling condusse delle ricerche volte a
esplorare il registro sensoriale della modalità visiva, che fu denominato memoria iconica. Si basa sulle
immagini recepite dall’organo della vista. Nel suo studio Sperling presentava a dei soggetti una
matrice alfanumerica per 50 ms e poi chiedeva loro di riportare quanti più elementi si ricordassero
(“resoconto totale”) in media i partecipanti si ricordavano quattro elementi. In un altro momento
utilizzò la tecnica del “resoconto parziale”. Egli chiedeva di rievocare gli elementi della riga segnalata
dall’emissione di un tono (di intensità diversa a seconda della riga) presentato dopo la scomparsa della
matrice. Con questa tecnica i soggetti riuscivano a rievocare gli elementi della linea indicata, ma
l’accuratezza dipendeva dall’intervallo tra la scomparsa della matrice e l’emissione del tono. Se il tono
viene emesso alla scomparsa della matrice i soggetti riportavano quasi la totalità corretta, mentre se
passava più di un secondo si ottengono gli stessi risultati del resoconto totale. Potenzialmente quindi i
soggetti erano in grado di ripetere tutti gli stimoli
Ne dedusse questi risultati:
Esiste un magazzino dove l’informazione visiva persiste per un certo periodo (meno di un sec)
Tale magazzino, o memoria iconica, è molto capiente
Con il passare del tempo l’informazione iconica diventa sempre meno leggibile. Ciò che
interessa dell’informazione viene passata alla MBT
Memoria a breve termine (Working Memory)
La memoria a breve termine è una memoria attiva, dove si elaborano I processi mentali coscienti.
Presenta 2 caratteristiche principali:
- Non può conservare molte informazioni contemporaneamente
- Le informazioni decadono nel giro di 15 – 20 secondi a meno che non si faccia qualcosa per
impedirne il decadimento
Se si presta particolare attenzione o se la si ripete, l’informazione verrà conservata per un tempo
indefinito.
Magazzino a capacità limitata e breve durata.
Studiata a seguito dell’articolo di Miller “The Magic Number Seven” (1956) dove lo studioso provò che
la capacità della MBT è di 7 item (+o- 2= da 5 a 9), indipendentemente dalle loro dimensioni.
La capacità della MBT è influenzata dalla capacità dei soggetti di raggruppare in pezzi, o ricodificare,
l’informazione in unità di livello superiore.
La capacità di costruire raggruppamenti consente di aumentare le capacità di contenimento
dell’informazione.
La MBT può migliorare se:
- È possibile la ripetizione
- Aumenta l’intervallo tra i messaggi
- Diminuisce la confusione tra i messaggi
- Si segmenta il messaggio
- Si minimizza l’informazione (conservare l’informazione riduce l’abilità nello svolgere altri
compiti)
- Si minimizzano le interferenze

L’efficacia dell’apprendimento e del recupero


L’efficacia dell’apprendimento dipende dalle risorse attentive a disposizione, dalla capacità di cogliere
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gli elementi rilevanti dell’informazione, dalla scelta della strategia, dalle condizioni emoive in cui
avviene l’apprendimento.
L’efficacia del recupero è legata alla capacità di cogliere indizi, di creare associazioni, di impiegare
strategie di recupero complementari a quelle utilizzate in fase di codifica e dalla situazione emotiva
del soggetto.

Effetto primacy: data una lista di parole, è più facile ricordarsi le prime parole presenti sulla lista.
Effetto recency: data una lista di parole, è più facile ricordarsi gli element più recenti.

Modello di Baddaley
Ipotizzo che il limite degli elementi presenti nella lista di parole possa essere superato se si ricorre alla
tecnica del chunking, cioè riunendo I singoli item in un unico gruppo, o in più gruppi detti chunks, di
ordine superiore.
La capacità della memoria a breve termine dipende dalla natura dell’informazione che deve essere
ricordata.
La durata dell’informazione nella memoria a breve termine e la possibilità che sia passata, poi, nel
registro di memoria permanente, dipende anche dalla possibilità dell’individuo di reiterare
l’informazione, ossia poterla ripetere a livello subvocalico.
Distraendo i soggetti e impedendo loro di ripetere l’informazione che si vuole ricordare, la
rievocazione del maeriale appreso risulta compromessa.
Baddaley considerò che la memoria a breve termine ha un ruolo centrale nella molteplicità di compiti
differenti: tutti i compiti cognitivi coinvolti nel ragionamento, nella soluzione di problemi, nella
comprensione e nell’apprendimento.
Per Baddaley abbiamo:
- Ciclo fonologico, preposto al mantenimento dell’informazione. Il ricordo immediato di una lista
di parole risulta disturbato dall’esecuzione di un secondo compito verbale (come, per esempio,
ripetere una sequenza senza senso di parole)
- Taccuino visuo-spaziale è preposto al mantenimento dell’informazione sottoforma di
immagine. L’abilità dei soggetti ad apprendere parole mediante l’immaginazione è ridotta se i
soggetti devono svolgere contemporaneamente un secondo compito in cui è impegnata la
modalità visiva, mentre non lo è se devono compiere un compito di tipo verbale.
- Sistema esecutivo centrale: è un meccanismo che provvede al controllo dell’intero processo di
elaborazione delle informazioni e regola l’attività dei due magazzini di memoria. E’ coinvolto in
una molteplicità di compiti cognitivi di ordine superiore (pianificazione di attività, rioluzione di
problemi e la presa di decisioni).

Rappresentazione schematica:

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Memoria a lungo termine
E’ l’ultimo componente del sistema sensoriale, quello che conserva tutte le informazioni che abbiamo
appreso, oltre alle regole per elaborarle.
È un magazzino in cui le informazioni assunte vengono mantenute in maniera permanente o, in ogni
caso, per un periodo molto lungo. Le informazioni immagazzinate possono essere di diversa natura.
I materiali nuovi devono essere codificati, strutturati ed interpretati per essere considerati.
Il recupero dell’informazione è un problema. Recuperare le informazioni dipende da come le si è
codificate.
Tanto immagazzinare,quanto richiamare informazioni, richiede tempo e fatica.
Quanto più un evento resta nella memoria a breve termine, tanto più saranno maggiori le possibilità
che passi nella memoria a lungo termine.
Quando ripetiamo un elemento di una informazione nuova, lo trasferiamo nella memoria a lungo
termine (memorizzazione).
Recuperare un’informazione dalla memoria a lungo termine, significa ritrasferirla nella memoria a
breve termine, dove possiamo affrontarla a livello cosciente.

E’ possibile differenziare la memoria in diversi sistemi specializzati:

Memoria fattuale: riguarda la descrizione di eventi o oggetti (ovvero le conoscenze su “che cosa è” un
determinato oggetto : Un tifone è, un computer è, le scarpe sono….)
Memoria procedurale: riguarda il modo in cui si fanno certe cose, ovvero le procedure alla base di ciò
che gli individui fanno con gli oggetti e per svolgere certi compiti. Si tratta di conoscenze tacite e
interiorizzate che l’individuo spesso non è in grado di descrivere verbalmente. Per esempio: andare in
bicicletta o guidare un’automobile.
Memoria semantica: riguarda l’immagazzinamento e il recupero di conoscenze che riguardano parole
e concetti, le loro proprietà, le relazioni reciproche.Informazioni che riguardano i concetti e le
categorie ma anche significati di simboli o relazioni logiche, per esempio: Acqua Ossigenata=H2O2; i
cani fanno parte della famiglia dei mammiferi. Fenomeno della “parola sulla punta della lingua” ossia
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l’incapacità di individuare l’informazione ricercata, nonostante si ha la certezza ce l’informazione
esista all’interno del nostro magazzino di memoria ma il recupero risulta momentaneamente bloccato,
ricavando però delle informazioni parziali
Memoria episodica: si riferisce alla molteplicità degli eventi, delle azioni, delle esperienze che ci
vedono in una qualche misura protagonisti.
Livelli di elaborazione. Il modello dei livelli di elaborazione è stato proposto da Craik e Lockhart e si
basa sull’idea che la maggiore o minore capacità di memorizzare l’informazione dipende dal grado o
dal livello in cui avviene l’elaborazione dell’informazione stessa e può essere rappresentato nel
seguente modo: Input -> elaborazione strutturale -> elaborazione fonologica-> elaborazione
semantica L’elaborazione di uno stimolo implica l’estrazione dell’informazione da una serie di livello di
profondità crescente di analisi e che a ogni nuovo livello la quantità di informazione estratta è sempre
maggiore. Ciò si riflette sulla memorizzazione dello stimolo Strutturale: es caratteri minuscoli o
minuscoli di scrittura; fonologica es se la parola fa rima con qualcosa; semantica: es significato nella
frase

Memoria autobiografica ed errori di memoria


Tulving ha proposto una definizione particolare di memoria episodica, ovvero di eventi specifici che
una persona può ricordare, eventi che, tipicamente, si riferiscono a momenti specifici della storia
personale dell’individuo. Questa forma particolare della MLT viene denominata “memoria
autobiografica”, ovvero una forma di particolare mantenimento di informazioni relative a fatti
personali che consentono di riconoscere familiari, amici, conoscenti.
La memoria autobiografica mantiene anche le informazioni relative a quello che un individuo ha
appreso a scuola (per esempio le voci lessicali, matematica, lettura…).
Le conoscenze relative alla memoria autobiografica possono andare perdute, pur mantenendo intatta
la memoria semantica. Per esempio uno affetto da amnesia post incidente, può distinguere molto
bene il tempo per mezzo di orologio e calendario, ma non è in grado di dire cosa dovrebbe fare il
giorno seguente.
La memoria autobiografica può andare perduta anche in maniera selettiva; possono essere
dimenticati eventi che sono stati esperiti dall’individuo nei primi anni di vita. In questo caso si parla di
“amnesia infantile”, che si manifesta come perdita di ricordi relativi alle esperienze fatte dagli individui
nei primi cinque anni di vita. Questa amnesia infantile viene spiegata nei termini dell’incapacità dei
bimbi più piccoli di codificare un evento in una modalità tale che costoro possano essere in seguito
consapevoli che quell’evento è stato esperito in precedenza.
Le memorie autobiografiche possono essere inaccurate in alcuni particolari, ma accurate per quanto
riguarda le conoscenze di base relative agli eventi ricordati. Spesso le memorie autobiografiche si
rivelano delle interpretazioni piuttosto che delle vere e proprie registrazioni di eventi.
Con Flash di memoria, si fa riferimento al fenomeno in cui i ricordi solitamente di eventi sorprendenti
e di grande impatto emotivo vengono conservati nel tempo, in modo quasi fotografico. Gli individui
sono in grado di dire il luogo in cui si trovavano quando si è verificato l’evento, quello che stavano
facendo e la persona che ha recato loro la notizia, il loro stato d’animo… informazioni che non
normale processo di memorizzazione andrebbero perse Errori nel recupero delle informazione ella
memoria a lungo termine costituiscono un fenomeno comune delle esperienze quotidiane,
soprattutto per via di introduzione di informazioni fuorvianti prima della rievocazione. Tali
informazioni, che danno origine alle “false memorie”, possono contaminare la memoria anche in
maniera del tutto involontaria Addirittura i risultati di uno studio, dimostrarono che una falsa evidenza
volta a sostenere l’incriminazione di una persona, può indurre la gente ad accettare la colpa di un
crimine che non ha commesso sviluppando dei ricordi a sostegno del proprio senso di colpa.
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Riguardano spesso eventi dell’infanzia. Le false memorie si formano in seguito al verificarsi
concomitante di una serie di fattori, per esempio pressioni sociale

Memoria prospettica
È costituita dalle informazioni che riguardano eventi, attività o azioni che devono essere fatte nel
futuro.
Se invece le informazioni riguardano il passato la memoria è definita retrospettiva.
La memoria prospettica implica di ricordare ciò che dobbiamo fare, ovvero la realizzazione di intenzioni
future.
I fallimenti della memoria prospettica sono di diversa natura:
- alcuni riguardano aspetti relazionali e possono essere fonti di imbarazzo o di conflitto per i
responsabili;
- possono coinvolgere l’efficienza lavorativa quando si verificano dimenticanze sul posto di
lavoro;
- possono riguardare il benessere delle persone con riflessi talvolta anche gravi sullo stato di
salute degli individui (per esempio dimenticarsi di prendere una medicina prescritta)

Perché dimentichiamo?
Sulle cause della perdita di informazione nella MLT si avanzano le seguenti ipotesi:

- mancato utilizzo di certi contenuti della memoria (teoria del disuso, decadimento della traccia)
- Impiego di strategie di recupero non congruenti con quelli con le quali è stata effettuata la
codifica
- Presenza di grande quantità di informazioni in memoria (teoria dell’interferenza)
- Condizioni emotive in cui è avvenuto l’apprendimento e /o avviene il recupero (blocco emotivo
/ rimozione)

I disturbi della memoria


I disturbi della memoria compaiono frequentemente nei casi di lesione cerebrale.
Einstein e McDaniel hanno esaminato le differenze tra due tipi di compiti in cui è coinvolta la memoria
prospettiva, un primo tipo su cui i compiti sono basati sul tempo (come ricordarsi di fare una
telefonata a una certa ora) e compiti basati sugli eventi (esempio ricordarsi di attivare l’allarme
quando si esce di casa). Problemi pratici relativi a come favorire la memoria prospettica. Si hanno
risultati più facilmente positivi quando, per esempio, si riesce a convertire un compito basato sul
tempo in compiti basati sull’evento (es. prendere un medicinale dopo il pasto). I problemi relativi alla
memoria prospettica possono essere di due tipi:
deficit quando si verifica l’incapacità totale a richiamare un’azione che si era stabilito di fare in un
preciso momento si possono manifestare degli errori nell’esecuzione di un’informazione, l’errore
tipico è l’absent minded che si manifesta quando è già scattata l’azione o si sta eseguendo l’azione
Amnesie
Un individuo che subisce un danno cerebrale (a causa di un trauma cranico, un infezione virale, un
ictus) manifesterà anche un deficit di memoria che nella forma più grave si presenta come sindrome
amnesica, deficit che va aldilà del normale disturbo di memoria. Tali deficit possono influenzare le
capacità percettive o attentive del paziente di percepire o ripercuotersi sullo stato emotivo.
Producono delle conseguenze sull’efficienza dell’apprendimento e sono responsabili di deficit di
memoria secondari (=che dipendono da problemi di diversa natura).
Con il termine di amnesia si indica la perdita della memoria.
60
L’amnesia si classifica prendendo come riferimento il momento in cui il danno cerebrale si è verificato.
Si parla di amnesia postraumatica quando il paziente ha difficoltà nel ricordare quanto egli fa nel
periodo di confusione. Chi ha subito il trauma dimostra confusione per quanto riguarda
l’orientamento spazio-temporale, ossia è incapace di ricordare il luogo fisico in cui si trova e ha
difficolta a collocare gli oggetti in una corretta dimensione temporale. Inoltre, presentano la tendenza
alla confabulazione, ovvero alla produzione verbale senza senso e al falso ricordo di avvenimenti e
fantasticherie.
Amnesia retrograda quando l’incapacità di ricordare riguarda gli eventi che sono accaduti prima del
danno cerebrale. Quando il paziente manifesta delle difficoltà a rievocare eventi immediatamente
precedenti all’incidente.
Il periodo interessato da questo tipo di amnesia dipende dalla gravità del trauma cranico e dal periodo
in cui è rimasto in coma il paziente. Alcuni processi interferiscono con il recupero dei vecchi ricordi.
Amnesia anterograda quando l’incapacità di ricordare riguarda eventi che accadono dopo che il danno
si è verificato. Quando il paziente manifesta difficoltà a ricordare fatti relativi al periodo
immediatamente successivo all’evento traumatico e ai nuovi apprendimenti.
Riguarda le difficoltà che il paziente incontra nel memorizzare i fatti correnti e i nuovi apprendimenti.

Come migliorare l’efficienza della memoria?


Gli individui possono aumentare l’efficienza della memoria o ridurre gli effetti dei limiti mnestici
facendo ricorso a:
Aiuti esterni, ovvero utilizzando degli strumenti. Per esempio utilizzano la registrazione di informazioni
su fogli di carta, computer ecc.
Aiuti interni, ossia su aiuti che si basano sul funzionamento dei principi cognitivi

Sono state individuate due grandi categorie di mnemotecniche:


1. Per facilitare l’organizzazione della memoria: sono volte a organizzare le informazioni in modo tale da
poterla ricordare più facilmente. Es: Metodo dei loci, che si basa sull’individuazione di un percorso
famigliare e nell’assegnare ai vari punti o luoghi del percorso un elemento da ricordare. Questo
metodo, come molti altri, si basa sulla capacità di immaginare dell’individuo Es2: Metodo delle parole
polo. Consiste nello stendere e apprendere una lista di parole in grado di evocare immagini e
associando a esse gli elementi da ricordare
2. Per facilitare la codifica delle informazioni: sono procedure che consento di generare rappresentazioni
facilmente memorizzabili.

RAPPRESENTAZIONE DELLE CONOSCENZE


Una rappresentazione mentale è qualcosa che sta per qualcos’altro. Qualsiasi rappresentazione può
essere concepita come un simbolo o come un segno che rappresenta un oggetto, un evento, un
comportamento, quando non sono presenti all’osservatore.
Quando la rappresentazione è a livello mentale, viene chiamata rappresentazione analogica, che
consente di mantenere e riprodurre nella mente le relazioni strutturali e le caratteristiche distintive di
ciò che viene rappresentato.
Il mondo esterno e le diverse situazioni possono essere rappresentati in forme simboliche, mediante
segni arbitrari e descrizioni.
Il dibattito sulla rappresentazione vede chi sostiene che questa possa essere:
Proposizionale
Immaginativa
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La ricerca, in questo ambito, ammette forme differenti di rappresentazioni mentali e tali forme
possono essere utilizzate in maniera selettiva a seconda dei compiti cognitivi di cui necessitano gli
individui.

Le rappresentazioni si possono distinguere in 2 macrocategorie:


- Esterne: costituite da rappresentazioni pittoriche e linguistiche
- Interne: simboliche (a loro volta divise tra analogiche – immagini o modelli mentali – e
proposizionali ) e distribuite
Un simbolo rappresenta un significato. E’ legato a questo significato attraverso da una
relazione convenzionale di riferimento. I simboli sono manipolabili al posto dei significati.
Le rappresentazioni analogiche riproducono le relazioni strutturali e le caratteristiche distintive
di ciò che viene rappresentato come se si trattasse di una riproduzione fisica (es. La fotografia
del gatto siamese)
Le rappresentazioni proposizionali sono rappresentazioni astratte che non contengono le
caratteristiche fisiche di ciò che rappresentano (es. Descrizione di un gatto siamese)
Le rappresentazioni distribuite: nessuna unità singola veicola la conoscenza rappresentata.
Ciascuna unità contribuisce contemporaneamente alla rappresentazione di diversi significati.
Le conoscenze procedurali si riferiscono a come si fanno le cose, come si utilizzano gli oggetti o
come si possono raggiungere gli obiettivi (sapere come si usa una bicicletta o sapere cos’è una
bicicletta). Le informazioni procedurali sono rappresentate sottoforma di regole di produzione.

Il concetto di script (copione) è stato elaborato da Schanl e Abelson nel 1977. E’ uno schema
che desrive, in termini generali, come si fa qualcosa. Quindi, una rappresentazione mentale di
una procedura mentale e stereotipata (andare dal parrucchiere, cambiare una gomma bucata).
Molte informazioni non sono esplicite nella rappresentazione schematica e devono essere
inferite (desunte, arguite).

Immagini mentali
Secondo Kosslyn le immagini mentali sono una rappresentazione fondamentale, separata dalle
rappresentazioni proposizionali.
Secondo Shepard e Metzler le immagini mentali sono dinamiche. Le immagini mentali possono
essere manipolate.
Quando la gente manipola le rappresentazioni mentali, si comporta in modo tale da replicare
l’interazione che, generalmente, ha con il mondo reale.
Le immagini mentali sono una fondamentale forma di rappresentazione immagazzinata
separatamente rispetto all’altra modalità di rappresentazione proposizionale; sono generate in
un formato analogo alle nostre percezioni, e per questo hanno estensioni e risoluzioni limitate.
Le immagini mentali sono un valido supporto per il riconoscimento e per sperimentare,
ulteriormente, eventi passati.

Rappresentazione spaziale
Gli individui possono rappresentarsi le relazioni spaziali e vi sono delle strategie che
consentono loro di muoversi all’interno di queste rappresentazioni mentali.
Thorndike e Hayes-Roth sostengono che gli individui, per muoversi nello spazio mentale,
individuano 2 tipi di conoscenze spaziali:
- Route: si riferisce ai percorsi specifici necessari per muoversi da un posto all’altro(ad esempio
le indicazioni stradali). Fa riferimento ai percorsi e agli ambienti nei quali ci si muove e, per lo
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più, si basa su informazioni di tipo verbale.
- Survey: basata su relazioni più globali tra indizi ambientali ed è caratterizzata da una
prospettiva dall’alto (andare dritto tenendo l’arena alle spalle). Privilegia riferimenti spaziali
globali e punti di orientamento fissi. Possono anche essere utilizzate rappresentazioni in
riferimento a informazioni relative a forma, colore, etc.

Rappresentazione dei significati in termini di concetti (categorie mentali)


La creazione di categorie ende equivalenti cose diverse, consente di raggruppare oggetti ed
eventi in classi e di rispondere ad essi in funzione della loro appartenenza ad una data classe
piuttosto che della loro unicità (Bruner, Goodnow, Austin).
La complessità ambientale ci ricorda che i colori percepibili sono 7 milioni, senza categorie
mentali in cui raggruppare i colori; non basterebbe tutta la vita per imparare i loro nomi.
Oggetti ed eventi nuovi sono riconosciuti perché vengono collocati in caegorie mentali già
esistenti nella nostra memoria.
L’organizzazione della memoria a lungo termine in categorie mentali si basa su 2 principi:
- Informatività: riconoscimento delle caratteristiche di esemplari diversi
- Economia cognitiva: riduzione delle differenze tra esemplari diversi

Secondo la teoria della Rosch e Mervis i concetti sono organizzati in base a 2 dimensioni principali:
- Dimensione verticale: gerarchica, riflette le relazioni di inclusione e si riferisce all’estensione di
una categoria:
o Categoria superordinata: animale domestico; categorie ampie perché comprendono le
altre, hanno pochi aggettivi perché gli esemplari al loro interno sono molto diversi
o Categoria di base: gatto / cane; hanno ampiezza intermedia, sono apprese per prime
dai bambini, presentano condivisione di caratteristiche e sono in equilibrio tra
informativa ed economia. Generalmente è la categoria più utile per la classificazione
degli oggetti. Universalmente le categorie base dovrebbero rappresentare la forma di
classificazione fondamentale nella percezione. Dovrebbero essere le categorie che I
bambini apprendono e usano per prime.
o Categoria subordinata: razza dell’animale; categorie molto ristrette, caratterizzate da
molti aggettivi perché le caratteristiche al loro interno sono molto simili
Secondo Collins e Quillian esiste una organizzazione gerarchica che sta alla base dei concetti.
Le reti semantiche funzionano secondo il principio della propagazione dell’attivazione. All’interno
della rete, le unità concettuali sono connesse.
La distanza tra unità esprime la forza della relazione semantica.
Unità concettuali vicine hanno una forte relazione semantica.
Unità concettuali lontane hanno una debole relazione semantica.
La percezione di uno stimolo attiva l’unità concettuale corrispondente; quell’attivazione si propaga
dal nodo iniziale e si espande costantemente, prima ai nodi fortemente legati al primo e
successivamente ai nodi più lontani. L’attivazione decresce mentre si propaga a nodi sempre più
lontani.

- Dimensione orizzontale: riflette le differenze tra categorie allo stesso livello. Fa riferimento alla
generalità di un concetto. Inoltre, distingue fra differenti concetti dotati della medesima
estensione. Le categorie mentali hanno una struttura interna graduata e contorni non ben
definiti.
Se analizziamo una striscia con tante sfumature di rosso, alcuni rossi saranno da noi considerati
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esemplari corretti del concetto “rosso”, cioè saranno più rappresentativi di altri.
Non tutti gli esemplari di una categoria hanno lo stesso grado di appartenenza categoriale.
Esistono elementi centrali che condividono molte caratteristiche
Elementi periferici che condividono poche caratteristiche
Se, ad esempio, parliamo di frutta, gli elementi più tipici e rappresentativi possono essere
l’arancia, la mela, la banana, ma difficilmente, in prima istanza, ci vengono in mente il cocco,
l’avocado, etc.

Secondo la teoria del prototipo della Rosch, la struttura delle categorie mentali rispecchia la struttura
del mondo fisico. Gli oggetti del mondo non sono costituiti da insiemi casuali di caratteristiche;
alcune combinazioni di caratteristiche ricorrono più frequentemente di altre.
I concetti sono rappresentati dai prototipi. Il prototipo è l’esemplare più rappresentativo di una
categoria, reale o ipotetica.
Il prototipo condivide molte caratteristiche con gli altri esemplari della categoria e poche
caratteristiche con esemplari di altre categorie.
E’ molto probabile che un animale dotato di ali sia anche dotato di piume e sappia volare.
Le categorie mentali, però, non sono definibili in base a liste di caratteristiche.
E’ possibile riconoscere che alcuni esemplari appartengano alla medesima famiglia, anche se non è
possibile individuare le caratteristiche che ne determinano l’appartenenza.
Alcuni esemplari riuniscono un maggio numero di tratti caratteristici, tanto da essere percepiti come
gli esemplari più tipici della famiglia.
In sintesi possiamo dire che:
1. Le categorie mentali rispecchiano la struttura del mondo fisico
2. Non tutti gli esemplari di una categoria sono dei buoni esemplari
3. L’appartenenza categoriale è graduale
4. Le categorie mentali sono sfumate (alcuni esemplari centrali tipici e altri esemplari periferici)
5. Alcuni esemplari possono appartenere a più categorie
6. Le categorie mentali sono definite da prototipi, non da insiemi fissi di caratteristiche
7. I prototipi sono esemplari rappresentativi perché condividono molte caratteristiche con numerosi
esemplari della stessa categoria
8. La quantità di caratteristiche condivise determina la tipicità degli esemplari e la loro somiglianza
di famiglia.

La Rosch, studiando le categorie dei colori, ha proposto 2 principi che regolano l’uso che gli individui
fanno dei concetti:
- Il principio dell’economia cognitiva, che si riferisce al tentativo di bilanciare due tendenze
contrapposte:
1. Di usare le categorie in modo da massimizzare la quantità di informazioni che esse ci
forniscono. Questo scopo può essere raggiunto usando quante più categorie è possibile.
Tanto più grande è il numero delle categorie, tanto maggiore è la possibilità di differenziare
eventi diversi. Una delle ragioni per avere delle categorie è quella di ridurre la quantità di
informazioni con cui dobbiamo avere a che fare. Benché sia desiderabile discriminare
eventi diversi, è sicuramente desiderabile raggruppare gli eventi sulla base delle loro
somiglianze reciproche, tanto da poter considerare eventi diversi come esemplari della
stessa classe.
- Il principio della struttura del mondo percepito, si riferisce al fatto che particolari combinazioni
di attributi, ricorrono nel mondo più frequentemente di altre. Gli attributi di colore, forma,
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numero sono ortogonali e cioè non correlati gli uni con gli altri. Se un oggetto è nero può anche
essere contemporaneamente un quadrato o un cerchio.

LA CATEGORIZZAZIONE
Bruner appartiene all’approccio classico: se dovessimo sfruttare appieno la nostra capacità di
registrare le differenze tra le cose e di rispondere ad esse in modo unico, ben presto saremmo
sopraffatti dalla complessità dell’ambiente circostante. Ma la creazione di categorie rende equivalenti
cose discernibilmente diverse, consente di raggruppare gli oggetti e gli eventi in classi e di rispondere
ad essi in funzione della loro appartenenza ad una data classe piuttosto che della loro unicità.
Tutti gli individui fanno uso di concetti. Raramente gli eventi vengono concepiti nella loro unicità.
Piuttosto, ciascun evento viene percepito come il rappresentante di una categoria.
Se un evento viene percepito come appartenente ad una categoria, quell’evento viene percepito
come un esemplare di un concetto.

Alcuni concetti (nell’approccio classico) possono essere costituiti semplicemente da una congiunzione
di attributi.
Alcuni concetti sono più complessi.
Per appartenere ad un concetto disgiuntivo l’oggetto deve possedere una qualsiasi di due classi di
attributi.
Per quanto riguarda i concetti relazionali, è la relazione tra gli attributi che determina la categoria di
appartenenza di un concetto.

Apprendimento di regole complesse


Reber e collaboratori, in una serie di esperimenti, hanno studiato il processo di apprendimento di
grammatiche artificiali.
Reber ha distinto tra:
- Apprendimento implicito
- Apprendimento esplicito

Il processo di acquisizione del linguaggio, non avviene per mezzo di un’educazione formale delle
regole grammaticali, ma l’apprendimento da parte dei bambini avviene senza sapere qual è questa
struttura, semplicemente ascoltando le frasi prodotte da chi ascoltano.

Natura dei concetti


Secondo Wittgenstein i membri di una categoria possono non avere in comune le stesse
caratteristiche. Gli attributi posseduti dai membri di una categoria costituiscono, invece, una
complicata rete di caratteristiche che si sovrappongono le une alle altre.
Questo aspetto rappresenta una parte di quello che si intende quando si fa riferimento alla nozione di
somiglianza di famiglia tra membri di un concetto.
I membri individuali di un concetto possono sfumare gli uni negli altri senza che il concetto medesimo
abbia confini precisi.

Barsalou: le categorie ad hoc


Le categorie ad hoc possono essere composte da membri che non hanno nessun attributo in comune
e possono non essere mai state pensate in precedenza.
Tali categorie sono create per servire agli scopi di una particolare circostanza.
Solitamente, quando gli individui vedono un oggetto, essi non pensano a tutte le categorie ad hoc alle
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quali l’oggetto potrebbe appartenenre. Secondo la Rosch gli individui preferiscono classificare
inizialmente gli oggetti nei termini delle categorie base.
La capacità di classificare gli oggetti in modi diversi, nei termini delle categorie base e delle categorie
ad hoc, potrebbe rappresentare un aspetto importante del pensiero creativo. La capacità di percepire
queste nuove organizzazioni può essere necessaria per risolvere nuovi problemi o per affrontare vecchi
problemi in modo diverso.

I modelli cognitivi idealizzati di Lakoff


Gli individui dispongono di modelli cognitivi idealizzati che vengono modificati per adattarsi a
circostanze particolari.
Tali modelli non sono del tutto adeguati per descrivere il mondo reale e, per questa ragione, i sistemi
concettuali vengono modificati per meglio adattarsi alle condizioni nelle quali gli individui vengono a
trovarsi.
I sistemi concettuali umani possiedono dimensioni culturali e storiche che non possono essere
ignorate.

STEREOTIPI E PREGIUDIZI
L’utilizzo di stereotipo e pregiudizio riguarda, generalmente l’ostilità verso i gruppi etnici diversi dal
proprio o verso minoranze di vario tipo. Assistiamo continuamente a fenomeni nei quali stereotipi e
pregiudizi assumono una valenza negativa più evidente, andandosi a legare a gravi fenomeni di
razzismo e discriminazione.

PREGIUDIZI E STEREOTIPI IN AZIONE


Siamo portati a pensare che nella società moderna, caratterizzata dalla prevalenza della razionalità
tecnologica e dall’accettazione dei valori dell’uguaglianza, i pregiudizi e gli stereotipi siano destinati a
perdere gradualmente importanza. Ma se osserviamo i recenti fenomeni migratori dal Terzo mondo
verso i paesi più industrializzati notiamo che essi si sono semplicemente trasformati da espliciti a
impliciti, nascosti o apparentemente ragionevoli.

Cos’è il pregiudizio
Il significato etimologico del termine pregiudizio indica un giudizio precedente all’esperienza, emesso in
assenza di dati sufficienti, e per questo considerato errato, anche se l’errore non è conseguenza
necessaria della mancanza di dati. Il pregiudizio si riferisce non tanto a fatti o eventi, quanto a specifici
gruppi sociali; è di solito sfavorevole, nel senso che l’errore di valutazione tende a penalizzare che non
a favorire l’oggetto del giudizio e spesso non si limita alle valutazioni rispetto all’oggetto, ma tende ad
orientare concretamente l’azione nei suoi confronti. Bacone fornì una classificazione degli errori o
illusioni dello spirito (idola mentis) che allontanano dalla vera conoscenza del mondo e che devono
essere eliminati affinché lo spirito possa predisporsi come tabula rasa alla scrittura della realtà: - gli
errori tipici del genere umano (idola tribus): il bisogno di coerenza e uniformità, la tendenza a
immaginare cause finali per gli eventi, il lasciarsi influenzare dai dati più evidenti, scegliere i dati che
confermano le nostre opinioni, lasciarsi guidare da emozioni, speranze, timori, ecc. - gli errori
caratteristici del singolo individuo (idola specus): alcuni restano alla superficie delle cose, altri le
approfondiscono, alcuni preferiscono il nuovi altri il vecchio, alcuni cercano le somiglianze altri le
differenze, ecc. - gli errori che discendono dalle consuetudini di interazione tra gli individui, in
particolare dal linguaggio (idola fori): le parole possono diventare impedimenti alla vera conoscenza -
gli errori che derivano dalla tradizione e dalle false teorie del passato (idola theatri): le tradizioni
hanno la tendenza a imporre le proprie spiegazioni e solo il metodo scientifico può soppiantarle.
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Cos’è lo stereotipo
Walter Lippmann ha introdotto il termine “stereotipo” nelle scienze sociali; il giornalista sostiene che il
rapporto conoscitivo con la realtà esterna non è diretto, bensì mediato dalle immagini mentali che
ciascuno si forma; tali immagini mentali hanno la caratteristica di essere delle semplificazioni spesso
grossolane e molto rigide, appunto gli stereotipi. Questo processo di semplificazione della realtà
avviene secondo modalità che sono stabilite culturalmente. Lo stereotipo rappresenta il nucleo
cognitivo del pregiudizio, ovvero l’insieme degli elementi di informazione in grado di sostenere e
riprodurre il pregiudizio.
Per capire le modalità concrete di funzionamento degli stereotipi sociali occorre tenere conto di
alcune variabili:
- il grado di condivisione sociale, ovvero la misura in cui una certa immagine negativa relativa a
un gruppo viene condivisa nell’ambito di una certa cultura
- il livello di generalizzazione, vale a dire il fatto di ritenere che le caratteristiche negative
attribuite al gruppo oggetto di stereotipo siano più o meno omogeneamente distribuite in quel gruppo
- il grado di rigidità degli stereotipi, se questi siano difficilmente mutabili in quanto
profondamente ancorati nella cultura o se siano facilmente eliminabili una volta individuate le cause.

Le diverse manifestazioni
Esistono tre questioni intorno alle quali si discute spesso quando si parla di stereotipi e pregiudizi:

- il livello di specificità di questi concetti, ovvero il fatto che essi possano essere usati per
descrivere fenomeni diversi, sia rispetto alla possibile distinzione tra i due processi (stereotipo o
pregiudizio), sia con riferimento ai diversi gruppi sociali cui essi si applicano (es. ebrei e immigrati)

- il nocciolo di verità di stereotipi e pregiudizi: si sostiene infatti che l’errore consista nel fatto di
esagerare alcuni tratti che però effettivamente caratterizzerebbero quei gruppi

- il complesso delle variabili di tipo sociale, economico, storico e politico che sono alla base della
discriminazione e dell’ostilità e il rapporto tra stereotipi e pregiudizi in quanto fenomeni psicoculturali.

La questione femminile
I pregiudizi e gli stereotipi di genere, tendono a penalizzare e discriminare le donne rispetto agli
uomini; sono ancora molto presenti, nonostante le battaglie per la parità dei sessi. La società
occidentale moderna può considerarsi come una società a predominanza maschile, basti osservare:
- la struttura dell’occupazione: la percentuale di donne occupate è più bassa di quella degli
uomini, e in particolare la loro presenza è marginale nelle posizioni di alta responsabilità; in compenso
su di esse grava la conduzione della famiglia secondo la classica divisione dei ruoli: all’uomo la
produzione e la competizione e alla donna la cura del focolare e la riproduzione della vita
- la pubblicità: la donna appare evidente nel ruolo di promotrice dei consumi familiari e di
sollecitazione erotica dei consumi tipicamente maschili. Nella televisione: per gli uomini è più
frequente il primo piano, che mette in risalto il volto e ciò che dice, per le donne il campo medio, che
sposta l’attenzione sull’intero corpo. Nel linguaggio: il genere maschile viene adoperato nelle
espressioni ambivalenti (fatta eccezione per i paesi di lingua anglosassone nei quali si usa
abitualmente la formula “he or she” e il suffisso “-person” piuttosto che “-man”). In altre culture
prevalgono usanze e codici diversi che penalizzano la donna negandole libertà, ruolo sociale e integrità
fisica (es. mutilazione degli organi sessuali). Un esempio è la condizione della donna nelle società
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islamiche, dove è evidente una condizione di sostanziale inferiorità e di subordinazione al proprio
uomo-padrone. Per quanto riguarda gli elementi costitutivi degli stereotipi, le donne sono percepite
come più emotive, gentili, sensibili, dipendenti, poco interessate alla tecnica, curate nell’aspetto,
naturalmente disposte alla cura. Questo tipo di immagine risulta spesso condiviso anche da gran parte
delle donne.

Il pregiudizio etnico-razziale
L’ambiente etnico-razziale è quello in cui stereotipi e pregiudizi sono più diffusi: secoli di oppressioni e
discriminazioni, tensione epocale tra nord e sud del mondo, flussi migratori, l’intera nostra cultura è
permeata di un senso di superiorità nei confronti delle culture ritenute arretrate e meno civili. Agli inizi
degli anni ’60 un quarto della popolazione degli Stati Uniti si pronunciava per la segregazione razziale
nelle scuole e il 60% dichiarava che non avrebbe votato per la Presidenza un candidato nero. Oggi
pochi assumono in maniera esplicita posizioni di intolleranza razziale. Anche nel linguaggio il termine
“nero”, che aveva sostituito “negro”, è considerato inopportuno e si preferisce la locuzione “afro
americano”. La situazione odierna è tutt’altro che ottimale, il processo di integrazione è di fatto fallito.
Si è verificato un passaggio dalla forma esplicita che sosteneva attivamente il razzismo a forme
moderne (implicite), occulte di esclusione e ostilità.
Nuove forme di pregiudizio/razzismo sono:
- il razzismo simbolico: se siamo tutti uguali e ciascuno deve avere ciò che si merita in relazione ai suoi
sforzi, non è giusto che gli appartenenti a minoranze vengano aiutati nella competizione sociale
- il pregiudizio aversivo: l’individuo tende semplicemente a evitare il contatto con i “diversi” limitando
le interazioni o adottando, nel corso delle interazioni, condotte tali da mantenere la distanza
- il pregiudizio differenzialista: per salvaguardare la ricchezza delle diversità è indispensabile che esse
restino separate; ciò si traduce in una politica di netta chiusura alle immigrazioni.
Ma la forma in assoluto più diffusa e difficile da controllare è la distorsione nella percezione e nella
valutazione: un tipico esempio è la sopravvalutazione della presenza delle minoranze nella criminalità.
In realtà il solo fatto di sentire il bisogno di rilevare e comunicare l’informazione sull’appartenenza
etnica delle persone è indice di un’ingiustificata sopravvalutazione di questo tratto. Paesi come l’Italia
stanno conoscendo negli ultimi anni una crescente immigrazione dal Terzo mondo e dall’Est europeo.
Dato il mutato clima culturale è poco probabile un’ostilità aperta, tali sentimenti sono combattuti in
nome dei valori dell’uguaglianza e di una certa disposizione soccorrevole di antica matrice cristiana.
Tuttavia si può notare una decisa sopravvalutazione del fenomeno dell’immigrazione, sia dal punto di
vista quantitativo, sia con riferimento alle difficoltà che essa può porre alla nostra struttura sociale. Si
riscontra inoltre una tendenza ad attribuire la condizione di degrado in cui vivono gli immigrati non a
difficoltà materiali ma a scelte personali; una tendenza a sopravvalutare il ruolo che essi svolgono in
attività criminali, in realtà preesistenti e nella maggioranza dei casi dirette da italiani.

I caratteri nazionali
La presenza degli stereotipi appare evidente in un’altra espressione del pregiudizio etnico: i caratteri
nazionali, ovvero descrizioni sommarie delle diverse nazionalità tali da orientare le aspettative nei loro
confronti. I contenuti di tali stereotipi sono noti:
- tedeschi: rigidi, ostinati, conformisti, deferenti verso l’autorità, amanti dell’ordine e dell’efficienza,
sensibili alle ragioni del collettivo più che dell’individuo
- inglesi: riservati, controllati, formali, dotati di senso pratico e di humor, privi di calore umano, attenti
alle regole, individualisti e competitivi
- italiani: fantasiosi, simpatici, orientati alla comunità particolare come la famiglia piuttosto che al
collettivo sociale, incostanti, superficiali, spontanei, sinceri, preoccupati delle apparenze
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- francesi: insofferenti all’autorità, narcisisti, arroganti, dotati di senso estetico, interessati alla
speculazione teorica più che all’esperienza, liberi nell’espressione delle emozioni
- americani: informali, spontanei, conformisti, subordinati, interessati ai valori dell’uguaglianza ma
anche molto competitivi
I contenuti degli stereotipi nazionali esprimono tendenze in una certa misura reali. Il problema è il
confine tra lo stereotipo come utile strumento di previsione e controllo e lo stereotipo quale
distorsione della conoscenza e ostacolo all’interazione.

L’antisemitismo
Una particolare tipologia di ostilità nei confronti di uno specifico gruppo sociale è quella contro gli
ebrei. Le caratteristiche del tutto peculiari di questa forma di pregiudizio, il suo intrecciarsi con i
processi storici e le orrende vicende della Shoà hanno marcato in maniera definitiva i rapporti tra
questo gruppo e il resto dei popoli. Nel corso dello sviluppo del fenomeno si può riconoscere una
continua interazione tra ragioni di tipo economico e politico e ragioni di tipo culturale e psicologico.
Una delle ragioni culturali dell’isolamento degli ebrei sta nel fatto che la loro precettistica religiosa si
estende ai più minuti aspetti della vita civile e dell’interazione, il che rende difficile una reale
integrazione con persone di religione diversa. Gli ebrei si autodefiniscono e sono definiti come gruppo
e si sono trovati a svolgere nell’ambito delle diverse società che li hanno accolti determinate funzioni
che hanno finito per rafforzare l’idea di gruppo distinto da specifici tratti. Com’è noto per molto
tempo le uniche attività ad essi consentite sono state il commercio e il prestito di denaro, attività
marginali e considerate di livello inferiore, ma che con il tempo hanno consentito loro di trovarsi in
una condizione di vantaggio. Da questo è derivato uno dei principali tratti dello stereotipo: l’amore per
il denaro che si traduce in avidità e speculazione. All’avidità si connette una generale tendenza alla
sopraffazione e al predominio sugli altri.
La forte identità collettiva è stata l’altro pilastro portante dello stereotipo negativo e dalla solidarietà
di gruppo sono stati fatti derivare altri tratti negativi come l’inaffidabilità politica, la naturale
propensione al tradimento e il rifiuto di partecipare alla difesa del paese di appartenenza.
A quest’insieme di tratti negativi si ancora un altro elemento ampiamente utilizzato per giustificare le
grandi persecuzioni: l’esistenza di un complotto universale che le diverse comunità ebraiche
sarebbero sempre sul punto di organizzare per impadronirsi del mondo intero. In appoggio a questi
tratti di contenuto prevalentemente sociale si è sviluppata la dimensione psicologia dello stereotipo
che comprende tratti come l’ostinazione, il pragmatismo e l’acutezza intellettiva e il vittimismo. Il
pregiudizio antisemitico non è stato distrutto dalla prova evidente degli orrori cui ha condotto, basti
pensare alle correnti revisioniste che tendono a sminuire la gravità di quanto è accaduto negli anni
dello sterminio, alla persistenza nel linguaggio, nei detti e nei luoghi comuni degli elementi dello
stereotipo, al riemergere della terminologia antisemita come offesa, ai gruppi di estrema destra che
recuperano i temi dell’antisemitismo e alle profanazioni di cimiteri ebraici e altri luoghi di culto. Le
marginalità sociali Oltre agli stereotipi e pregiudizi di grande impatto sociale, esistono molti altri
gruppi sociali rispetto ai quali questi vengono adottati, basti pensare alle appartenenze ideologico-
politiche o ai percorsi formativi e professionali. Alcuni di questi svolgono la funzione di anticipazione
della conoscenza sociale, altri hanno acquisito la valenza di vero e proprio pregiudizio negativo.

Giovani e anziani
In particolare ci si riferisce alle due fasce d’età opposte: giovani e anziani. I giovani sono considerati
avventati, irresponsabili, con poca voglia di impegnarsi, sognatori, generosi, conformisti, superficiali,
fantasiosi, coraggiosi, innovativi, con poca esperienza, presuntuosi, aperti e disponibili
all’apprendimento. Gli anziani sono considerati mentalmente rigidi, orientati al passato, senza progetti
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per il futuro, poco disponibili all’innovazione, ostinati, collerici, suscettibili, poco adattabili, tendenti al
vittimismo, esigenti e in continua ed eccessiva richiesta di assistenza.
Si tratta di una condizione molto diversa da quella che altre società assegnano agli anziani in quanto
depositari di saggezza e di cultura.
Agli anziani finisce per essere applicato lo status sociale di categoria protetta, persone poco abili, poco
adattate e di scarsa utilità alle quali si deve rispetto e assistenza.

La disabilità fisica e mentale


La disabilità fisica e quella mentale presentano una grande differenza.
I disabili fisici godono a pieno dello status di categoria protetta con i vantaggi e gli svantaggi che da
essa derivano. Tra questi ultimi proprio il fatto di essere percepiti come categoria: oltre che poco abili
per definizione, i disabili vengono visti come psicologicamente fragili, emotivi, volubili, irascibili,
inaffidabili, e nell’interazione con essi si tende a manifestare imbarazzo che esprime in realtà il disagio
dovuto alla loro stessa presenza.
Il caso della malattia mentale risulta ancora più complesso in quanto alla non corrispondenza agli
standard di efficienza si aggiunge il fatto che questo tipo di invalidità ha rappresentato da sempre
qualcosa di misterioso e inquietante. Pur avendo conquistato lo status di malato e dunque di persona
bisognosa di cure, la sua malattia rappresenta un richiamo alle dimensioni più nascoste della
personalità, evocando la potenza dell’irrazionalità e il prevalere degli istinti; ciò che mette in ansia è
l’idea di non controllabilità e non prevedibilità.

Omosessuali e tossicodipendenti
Sono presenti stereotipi e pregiudizi nei quali spesso l’intenzione egualitaria non è salvaguardata
neanche a livello di dichiarazione di principio.
La maggiore accettabilità di questo tipo di pregiudizi deriva dal fatto che i comportamenti a loro
attribuiti sono in contrasto non solo con norme sociali ma anche con valori morali e precetti religiosi.
Si può osservare una grande variabilità di atteggiamento nel tempo e nelle culture: nel mondo classico
l’omosessualità era considerata una manifestazione ordinaria della vita affettiva, in grado di esprimere
le forme più alte di relazione tra individui; in diverse società anche moderne l’alterazione volontaria
degli stati di coscienza per mezzo di sostanze psicoattive è pratica comune e tollerata.
Un’accentuazione della possibile pericolosità sociale, espressa nel passato in termini di corruzione
morale, ha oggi trovato un nuovo terreno nei rischi connessi con la diffusione dell’Aids, da alcuni
considerata come una “giusta punizione”. Da questo aspetto sono derivate le gravi conseguenze per la
diffusione del virus; infatti nei primi anni la maggior parte dei contagiati si ebbe tra gli omosessuali, il
che contribuì a far considerare il fenomeno come limitato a quella categoria. Dal momento che anche i
tossicodipendenti costituiscono una categoria a grande rischio di Aids, la diffusione di questa malattia
ha contribuito a una sorta di sovrapposizione delle valutazioni e degli stereotipi che riguardano le due
categorie.
Tratti di personalità considerati tipici di queste persone sono debolezza psicologica e scarsa maturità
personale.

LE SPIEGAZIONI
Solo attraverso una corretta conoscenza del funzionamento di stereotipi e pregiudizi è possibile
riconoscerli e contrastarli nel miglior modo possibile.

Classificazione delle diverse spiegazioni


Una modalità per orientarsi tra le diverse interpretazioni è quello di individuare alcuni criteri
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discriminanti:
- Ordinarietà o eccezionalità del pregiudizio, che vede opposte da un lato l’opinione che pregiudizi e
stereotipi si fondino su processi normali, tipici della natura umana e con i quali si deve imparare a
convivere, e dall’altro la convinzione che si tratti di fenomeni anormali che si sviluppano solo in
condizioni di patologia individuale o sociale e che devono quindi essere combattuti.
L’idea di naturalità nasce dalla constatazione della loro diffusione in tutti i tempi e luoghi e della
difficoltà di contrastarli; tuttavia la riconduzione a processi ordinari viene vista come se si ponesse
l’obiettivo di giustificarli, di considerarli inevitabili e di considerare normali anche le discriminazioni e
le oppressioni ad essi connessi.
Si oppone a questa concezione l’idea che gli stereotipi e i pregiudizi possano essere ridotti e controllati
proprio se ci si libera dalla convinzione che si tratti di qualcosa di caratteristico e inevitabile della
natura umana; il considerare questi processi eccezionali ottiene di circoscriverne la portata,
alimentando l’illusione che si tratti della responsabilità di pochi e di altri, fungendo da conforto per
quanti pensano a sé stessi come lontani dal profilo tipico di intollerante.
- Livello individuale o livello sociale di spiegazione dello stereotipo: da un lato si collocano le spiegazioni
che mettono l’accento sull’individuo, sui percorsi che possono averlo portato ad essere ciò che è, e in
tal modo vengono chiamati in causa la selezione naturale, i processi di funzionamento della mente, le
motivazioni, così che il problema del pregiudizio diventa quello di individuare e rieducare le persone
che ne sono più affette.
Dall’altro lato troviamo spiegazioni che spostano l’attenzione sulle interazioni tra gli esseri umani; si
collocano su questo versante le spiegazioni di tipo sociopolitico, fattori economici e i rapporti di
potere tra i gruppi sociali.

Le spiegazioni: Fondamento biologico dell’ostilità / Spiegazione evolutiva della cooperazione


Uno possibile modo per spiegare le basi ordinarie dei pregiudizi è quello di vederli come espressione
di una generica ostilità nei confronti di ciò che non si conosce, di diverso, tratto tipico di tutti gli
animali e risultato del processo di selezione naturale. Sarebbe, infatti, stata premiata dalla selezione
naturale la capacità di attacco o fuga nei confronti di essere viventi appartenenti a specie diversa. Con
lo stesso criterio si sarebbe sviluppato un istinto di aggressività nei confronti dei membri della stessa
specie. Ma dal momento che gli animali (e quindi gli uomini) non possono vivere in una perenne lotta
di tutti contro tutti, si sarebbe sviluppata la tendenza a vivere in armonia con un numero ristretto di
individui. Tale processo sarebbe tanto importante e tanto radicato nell’istinto che non si potrebbe fare
a meno di attivarlo, e sarebbe questa la ragione per cui capita spesso che in assenza di un nemico reale
si tende a crearsene uno in modo arbitrario.
Nell’ambito degli stessi orientamenti di studio che fanno riferimento alle basi biologiche del
comportamento umano si possono individuare spiegazioni che valorizzano al contrario, sempre con
riferimento alla selezione adattiva, la tendenza alla cooperazione e la disposizione positiva nei confronti
del diverso. Dalla selezione naturali si sarebbero sviluppati quindi due istinti apparentemente opposti:
quello di protezione e chiusura e quello di esplorazione e apertura. Il successo evolutivo dipenderebbe
dal loro corretto bilanciamento.

La necessità psicologica di semplificare il mondo


Le spiegazioni cognitive del pregiudizio sono molto più diffuse e fanno riferimento alle caratteristiche
proprie della mente umana, al modo in cui l’essere umano raccoglie ed elabora le informazioni del
mondo esterno.
Questo modo di vedere il pregiudizio ebbe inizio con l’opera dello psicologo Gordon Allport che
pubblicò il volume “La natura del pregiudizio”; uno dei primi capitoli si intitolava proprio “La normalità
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del pregiudizio”, volendo indicare che il fenomeno si fonda su un’esasperazione di processi
assolutamente ordinari. L’idea di base è che il sistema cognitivo ha la necessità di ridurre e
semplificare la massa di informazioni e che lo strumento principale è il raggruppamento in categorie.
Applicata al mondo sociale, la categorizzazione porta a vedere gli altri in base ai possibili criteri in cui
sono raggruppabili, attribuendo poi ai singoli individui le caratteristiche che definiscono l’intera
categoria.
La differenza sostanziale tra l’uso delle categorie come strumento ordinario di classificazione del
mondo e la loro utilizzazione distorta nel caso di pregiudizi e stereotipi sta nel motivo per cui un
determinato tratto entra a far parte della categoria. Nel caso di stereotipi e pregiudizi si verifica
un’estensione dei requisiti di base che definiscono la categoria a requisiti del tutto accessori (ad
esempio è ragionevole aspettarsi da un ingegnere che conosca la matematica e che abbia quindi una
mentalità di tipo pragmatico e razionale; diventa un elemento di stereotipo il fatto di considerare per
questo tale persona scostante e non generosa).

Le inferenze
Nel rapporto con le persone noi abbiamo la necessità di poter fare il più rapidamente possibile delle
previsioni. Altrimenti, infatti, prima di capire che l’interazione con una persona sarebbe per noi
pericolosa, dovremmo di fatto averci a che fare, e questo non sarebbe utile. Per questo attiviamo un
processo di inferenza che ci porta a prevedere la corrispondenza tra certi tratti immediatamente
rilevabili e certe più nascoste caratteristiche soggettive; questo può indurci in errore, ma nel
complesso funziona come mezzo di orientamento delle scelte.

Percezione di omogeneità delle categorie sociali


Un processo ordinario che viene spesso esasperato nel caso di stereotipi e pregiudizi è il fenomeno
definito di accentuazione percettiva che consiste nella tendenza a percepire gli oggetti che sono inclusi
in una stessa categoria come più simili tra loro di quanto siano nella realtà. Pensiamo ad esempio alla
difficoltà che si ha nel distinguere dal punto di vista fisico individui che appartengono a un gruppo
etnico molto diverso dal nostro come i giapponesi.
Nel caso di stereotipi e pregiudizi tale forzatura dell’omogeneità di gruppo si estende anche a tratti
psicologici.

Appartenenza sociale, relazione tra gruppi e immagine di sé


Alcune spiegazioni ritengono che stereotipi e pregiudizi siano il risultato di speciali processi psicologici
che si attivano nel rapporto tra l’individuo e il suo contesto sociale, e che porterebbero a una tensione
tra il gruppo di appartenenza (in-group) e gli alti gruppi (out- groups).
Il principale riguarda l’effetto dell’appartenenza sociale nella formazione dell’identità.
Si definisce identità l’idea che ognuno ha di sé stesso, sintesi della propria storia personale, delle
opinioni circa le proprie capacità, aspettative sul futuro e convinzioni riguardo il proprio posto nel
mondo.
Essa è il risultato di un continuo processo di confronto sociale che avviene non tanto con gli altri
individui presi singolarmente, quanto coi i raggruppamenti in categorie sociali.
L’individuo tende ad applicare anche ai gruppi cui appartiene le tecniche di miglioramento
dell’autostima che abitualmente usa per sé stesso, strategia che viene definita favoritismo di gruppo:
considerare in modo più positivo ciò che riguarda il proprio gruppo e in modo più sfavorevole ciò che
riguarda altri gruppi.
Il favoritismo per l’in-group è stato oggetto di numerosi esperimenti.
I coniugi Sherif effettuarono degli studi con ragazzi che frequentavano campi estivi: i partecipanti
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venivano divisi in gruppi in modo arbitrario, si usavano diversi accorgimenti per sottolineare la
divisione come, ad esempio, uno specifico colore. Questa semplice etichettatura era sufficiente ad
innescare una dinamica in-group/out-group, con evidenti atteggiamenti e comportamenti di ostilità
reciproca, creazione di simboli e codici in grado di rafforzare il senso di appartenenza e
sopravvalutazione dei risultati dei membri del proprio gruppo.
Un’altra nota serie di esperimenti è quella effettuata da Tajfel con i cosiddetti “gruppi minimali”: i
soggetti venivano divisi in modo arbitrario in due gruppi, e a ciascun soggetto veniva comunicata
l’appartenenza ma non la composizione del gruppo; a ciascuno era offerta la possibilità di decidere
con quale criterio andavano distribuite le risorse.
Tre strategie erano sottoposte a verifica: il massimo profitto comune, in modo che gli sperimentatori
elargissero la maggior quota possibile a tutti, il massimo profitto del gruppo di appartenenza e la
massima differenza tra il guadagno del proprio gruppo e quello dell’altro. Era la terza strategia a
prevalere: pur di tenere alta la differenza i soggetti erano disposti a compromettere non solo il
guadagno di tutti ma anche il guadagno possibile del proprio gruppo.
Altre ricerche hanno mostrato come la preferenza agisca in modo automatico, al di sotto del livello
della coscienza, orientando la percezione e la valutazione degli stimoli. In una di queste, ai soggetti
venivano presentate diverse parole positive o negative, e il loro compito consisteva nel decidere il più
rapidamente possibile di quale dei due tipi fossero. Prima di ciascuna parola veniva presentata per un
tempo brevissimo, non sufficiente al pieno riconoscimento un’altra parola che aveva a che fare con
appartenenze di gruppo (noi, nostro, essi, loro). Il tempo di decisione è più breve quando le parole
positive sono precedute da un pronome di in-group o quando parole negative sono precedute da un
pronome di out-group e più lungo nei casi inversi.

Appartenenza socioculturale e ostilità


Il cuore della spiegazione socioantropologica del favoritismo per il proprio gruppo è il nostro bisogno di
percepirci come parte di un insieme omogeneo di persone legate da scopi comuni, da una comune
visione del mondo, dagli stessi valori e dalla stessa concezione del bene e del male.
Sentirsi parte di una comunità significa dare e ricevere una costante conferma del proprio modello
culturale. Conseguenza di tutto ciò è la tendenza, pressoché universale, all’etnocentrismo: la propria
cultura di appartenenza considerata come il centro dell’universo, rispetto alla quale tutte le altre sono
considerate a priori come inferiori e potenzialmente pericolose, in quanto mettono in discussione
l’identità del gruppo e l’efficacia della sua visione del mondo. Una conseguenza dell’etnocentrismo è
“tirannia dei costumi”: vincolato alla propria cultura, l’individuo non può che comportarsi come essa
prescrive e pensare nel modo in cui il gruppo prevalentemente pensa.

La costruzione sociale del pregiudizio


Negli approcci che si definiscono costruzionisti la realtà è in qualche modo la sua rappresentazione: un
fatto è tale non per le sue caratteristiche intrinseche, ma perché qualcuno per scopi ben precisi e con
il consenso degli altri lo ha definito in quel modo.
Grande rilievo viene assegnato alle pratiche comunicative nelle quali stereotipi e pregiudizi prendono
forma.
La comunicazione è considerata non un semplice veicolo con il quale pregiudizi e stereotipi si
diffondono, ma bensì la loro sede propria e in definitiva la loro sostanza.
Due sedi vengono considerate cruciali: i mezzi di comunicazione di massa e la comunicazione
interpersonale quotidiana.

Cause eccezionali di stereotipi e pregiudizi


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Il pensiero che stereotipi e pregiudizi siano da ricondurre a caratteristiche e processi anormali
presenta il rischio di una facile de-responsabilizzazione: una volta che abbiamo collocato noi stessi
dalla parte della tolleranza, ci è possibile considerare le nostre manifestazioni di ostilità come
comportamenti dovuti a ragioni oggettivamente valide. È ciò che accade nel cosiddetto pregiudizio
ragionevole, che si esprime con la formula “io non sono razzista, ma…” seguita da considerazioni
negative nei confronti di minoranze. Le minoranze come capro espiatorio
Alcune spiegazioni di tipo psicoanalitico della tendenza al pregiudizio fanno riferimento a difficoltà di
tipo quasi patologico: l’ostilità nei confronti delle minoranze viene vista come un mezzo attraverso il
quale l’individuo risolve i propri conflitti interni. La più nota, la teoria della frustrazione-aggressività
(Università di Yale) considera l’ostilità come una forma di aggressione verso un bersaglio sostitutivo,
con la quale l’individuo scarica un eccesso di tensione psichica accumulatasi in seguito alle frustrazioni
che subisce nella vita quotidiana. Si verifica quella che in psicoanalisi si chiama dislocazione
dell’aggressività: essa si dirige verso un bersaglio nei confronti del quale l’aggressione sia più semplice
che svolge quindi la funzione di capro espiatorio. Un altro tipo di spiegazione chiama in causa il
processo psicologico della proiezione che consiste nell’attribuire ad altri pulsioni e caratteristiche che
non si possono accettare come parte della propria personalità.

La personalità autoritaria
Un altro tipo di interpretazione dei pregiudizi chiama in causa tratti che renderebbero alcune persone
più inclini di altre a giudicare in modo distorto e sulla base di un’ostilità preconcetta, coloro che sono
diversi da sé: la cosiddetta personalità autoritaria. Questa sindrome si caratterizza per piena fiducia
nei valori tradizionali, conformismo, immagine negativa dell’essere umano con tendenza a vedere
dovunque pericoli e minacce, atteggiamento sottomesso nei confronti dell’autorità, ostilità nei
confronti dei gruppi esterni, dei devianti e dei marginali, eccessiva preoccupazione per la dimensione
sessuale, marcata rigidità mentale e scarsa tolleranza per ogni tipo di ambiguità. L’individuo debole si
identifica con il potere e cerca protezione in ogni genere di certezza.

Condizioni di conflitto e di confronto


La teoria del conflitto reale è tra le spiegazioni che fanno riferimento alle particolarità della situazione
sociale, una delle più note teorie che mette in correlazione diretta la tendenza al pregiudizio con la
competizione per risorse limitate e con il conflitto degli scopi perseguiti. Ad esempio stereotipi e
pregiudizi sono più forti tra popolazioni che per motivi storici e geopolitici si trovano a competere per
le risorse materiali. L’importanza della situazione sociale si esprime nel concetto di deprivazione
relativa secondo cui ciascuno valuta la propria situazione di vita comparandola con almeno tre punti di
riferimento:
1) la propria situazione precedente
2) la propria situazione ideale
3) ciò che accade agli altri

Quando la deprivazione relativa diviene più ampia si genera un forte disagio che tende a scaricarsi in
un conflitto avente come obiettivo non solo il gruppo sociale che viene ritenuto antagonista ma anche
altri gruppi più deboli.

LE STRATEGIE DI DIFESA
Il modo di abbassare i pregiudizi dipende in gran parte dal tipo di spiegazione di questi fenomeni:
- spiegazione di tipo biologico: tutto lo sforzo sociale è indirizzato a contenere l’istinto
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- pregiudizio come prodotto di una personalità patologica: si cerca di individuare queste personalità e
rimuovere le cause prime della loro formazione tramite strumenti di rieducazione
- ruolo dell’identità sociale nella creazione dei pregiudizi: si punta a ridurre le esasperazioni della
conflittualità di gruppo
- ruolo centrale del conflitto e della competizione sociale: si mira ad una più equa distribuzione delle
risorse e ad una ridefinizione dei criteri di confronto sociale
- pregiudizio come risultato della costruzione collettiva dei significati nei processi di comunicazione:
l’impegno è indirizzato a rendere espliciti il meccanismo di produzione del pregiudizio in modo da
renderne consapevoli coloro che li usano. Le diverse spiegazioni e, dunque, anche le possibili strategie
che da esse derivano, non vanno intese come alternative, ma come complementari.

Riproduzione e modifica degli stereotipi


Uno degli aspetti distintivi degli stereotipi è la loro relativa rigidità, cioè il fatto che tendono a
rimanere invariati nel tempo e risultano difficilmente modificabili. Questa rigidità deriva dalla capacità
degli stereotipi di autoriprodursi attraverso diversi meccanismi; conoscerli è di grande utilità per la
programmazione degli interventi.

Tendenza alla conferma delle ipotesi


Non è possibile accostarci agli altri in maniera libera da ipotesi e aspettative, delle quali abbiamo
bisogno per poterci prefigurare il possibile svolgimento degli eventi. Queste ipotesi dovrebbero però
poi essere sottoposte a verifica nel corso dell’interazione, nel senso che l’individuo dovrebbe valutare
se le informazioni che provengono dall’effettivo svolgimento del rapporto smentiscono o confermano
le aspettative.
Senonché una volta formulata una certa ipotesi essa finisce per godere di consistenti vantaggi rispetto
alle alternative. Ciò avviene perché il processo di raccolta delle informazioni è condizionato dall’ipotesi
stessa: se ci aspettiamo che una persona abbia certe caratteristiche tendiamo a notare di più i
comportamenti coerenti con questa aspettativa. Per questo motivo un compito importante, negli
interventi miranti alla modifica degli stereotipi, è quello di fornire in anticipo uno schema di
interpretazione alternativo allo stereotipo stesso.

La profezia che si auto adempie


In alcune situazioni la riproduzione degli stereotipi avviene perché, interagendo con gli altri sulla base
delle proprie aspettative, si finisce per fare in modo che effettivamente essi rispondano a queste
aspettative, realizzando quello che viene definito il fenomeno della profezia che si auto adempie.
Le ricerche mostrano che un maggior effetto di autoadempimento si ha quando il soggetto bersaglio
ritiene di poter avere un qualche vantaggio dal suo adeguarsi alle aspettative, nell’opportunità di
compiacere il soggetto percipiete che di solito si trova in una situazione di maggiore potere sociale.
Uno degli ambiti in cui si è maggiormente studiato l’effetto di auto adempimento della profezia è
quello educativo, con particolare riferimento al rapporto tra aspettative degli insegnanti e rendimento
degli allievi. Le ricerche più note sono quelle condotte dagli psicologi Rosenthal e Jacobson, i quali
usarono per descrivere il fenomeno l’espressione effetto Pigmalione.
Un altro ambito in cui sono stati riscontrati i medesimi effetti è quello degli stereotipi di genere
sessuale. In molte ricerche si è potuto dimostrare che tanto gli uomini quanto le donne tendono a
comportarsi in maniera più conforme alle aspettative di ruolo sessuale quando si trovano a interagire
con persone che condividono in modo particolare quelle aspettative.
Dall’insieme delle ricerche derivano alcune indicazioni circa i fattori che possono esaltare o ridurre
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l’effetto di autoadempimento. Un fattore decisivo è la consapevolezza del possibile effetto delle
aspettative, in modo da esaminare i propri comportamenti e modificarli di conseguenza. Dal punto di
vista di coloro che invece sono oggetto di stereotipi e pregiudizi è essenziale la presa di coscienza delle
proprie caratteristiche personali, e dunque della probabile non corrispondenza di queste ai tratti dello
stereotipo. Tuttavia tutto questo dipende dal contesto e dal rapporto di potere tra i soggetti coinvolti.
Le ricerche mostrano che un maggiore effetto di autoadempimento si ha quando il soggetto bersaglio
ritiene di poter avere un qualche vantaggio dal suo adeguarsi alle aspettative, nell’opportunità di
compiacere il soggetto percipiente che di solito si trova in una situazione di maggior potere sociale.

Strategie per la convivenza


La relazione con il diverso è fondata anche su altre basi che sono di natura non mentale, bensì sociale
e culturale.
Un esempio evidente del condizionamento ideologico e culturale delle interpretazioni e delle direttive
di intervento si può trovare osservando le strategie di relazioni interetniche considerate di volta in
volta più rispondenti all’ideale di uguaglianza e valorizzazione della dignità dell’uomo:
- strategia di assimilazione: tendenza del gruppo maggioritario a inglobare quello minoritario, facendo
in modo che esso rinunci alla sua differenza; è stata una delle strategie comuni negli anni delle
immigrazioni negli Stati Uniti, il cosiddetto movimento di americanizzazione.
- strategia di fusione: mescolare le diversità in un ipotetico crogiuolo (melting pot) dal quale ci si
aspetta che fuoriesca una sintesi superiori, migliore dei singoli componenti di partenza
- strategia di pluralismo culturale: mirare a mantenere le differenze, valorizzando ciascuna di esse in
quanto possibile arricchimento del patrimonio culturale complessivo, il quale trae la sua forza dal
confronto e dalla pacifica coesistenza di culture diverse. È quest’ultima prospettiva che si può
considerare oggi come la più efficace e produttiva, rispondente ai valori della convivenza e della
dignità della persona umana. Tuttavia essa si presenta difficile da applicare per diversi motivi: essa
richiede la convinzione della validità di ciascuna posizione, un esercizio continuo di tolleranza nella vita
quotidiana e un grosso sforzo di tipo istituzionale per adeguare le strutture della società alle esigenze
delle diverse culture. Si pensi ad esempio alla necessità di assicurare a tutte le culture e religioni
un’adeguata rappresentanza nella scuola. La strategia presenta inoltre alcuni rischi: - pregiudizio
differenzialista: il rispetto della differenza può tramutarsi in rifiuto di contatti - relativismo spinto: in
nome della validità autonoma delle singole culture si rinuncia a porre alcuni valori come assoluti. Ciò
diventa un problema nel caso di valori fondamentali come il rispetto della vita, della libertà e della
dignità.

Progettare una buona interazione


Uno dei fenomeni che occorre tenere presente è quello relativo a ciò che accade quando due o più
gruppi entrano in contatto. La strategia di intervento più diffusa è quella di favorire il contatto tra i
diversi. Questa strategia si basa sulla convinzione che stereotipi e pregiudizi derivino da
un’insufficiente conoscenza dell’altro, il quale viene percepito erroneamente come troppo diverso da
sé. Sono basati su questa convinzione tutti gli interventi che puntano alla de- segregazione: rompere le
barriere sia giuridiche che culturali.

Tuttavia in alcuni casi il contatto ha avuto come esito non una diminuzione, ma addirittura un
aumento dell’ostilità reciproca.
Il contatto non è sufficiente, è necessario che esso avvenga in particolari condizioni:
- i soggetti devono disporre in anticipo di un quadro interpretativo, il quale deve essere il più possibile
realistico e non tendere a occultare le differenze, ma piuttosto a fornire spiegazioni alternative allo
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stereotipo
- l’interazione deve essere sufficientemente lunga e approfondita
- l’interazione deve essere soddisfacente, ovvero apportare elementi informativi positivi che rendano
gratificante il rapporto
- il rapporto con il diverso deve essere di tipo cooperativo, spesso solo con un impegno comune verso
uno scopo comune è possibile rendersi conto delle qualità reciproche
- i soggetti in interazione devono avere uno status simile, vale a dire che non devono esistere evidenti
disparità in termini di potere
- è fondamentale il supporto istituzionale e culturale: le esperienze di contatto non possono essere
degli episodi isolati, in quanto l’individuo lo vivrebbe come delle eccezioni rispetto a una norma che è
quella dell’esclusione Ignorare o rispettare le differenze? Occorre tenere conto della necessità di ogni
individuo di riconoscersi in un gruppo, ovvero del bisogno di identità sociale.
Una strategia molto comune negli Stati Uniti è la cosiddetta prospettiva colour-blind (cieca al colore)
che consiste nell’ignorare deliberatamente ogni differenza tra gli individui, trattando tutti esattamente
allo stesso modo a prescindere dalle appartenenze e dalla provenienza sociale. Questa strategia
presenta però alcune difficoltà: occorre ricordare che il confronto tra le diverse appartenenze non
avviene di solito su un piano di parità, la minoranza si trova quasi sempre in una posizione sociale
inferiore e il trattamento totalmente egualitario finisce per ratificare tale inferiorità, in quanto non
tiene conto della storia personale dei singoli. Inoltre questa strategia non tiene conto che l’individuo
ha di fatto bisogno di riconoscersi in un sistema di appartenenze, il quale implica una valorizzazione
positiva delle proprie radici e un confronto sistematico con gli altri.
Una soluzione migliore è quella di perseguire insieme sia l’obiettivo della pariteticità che quello del
rispetto della differenza.
Una strada può essere quella di individuare diverse dimensioni lungo le quali effettuare il confronto:
un gruppo è migliore in alcuni aspetti, mentre l’altro è migliore in altri aspetti che non entrano in
conflitto con i primi.
Il requisito primo è una disponibilità alla tolleranza.
Un vantaggio di questo tipo di strategia consiste nella più ampia generalizzabilità delle esperienze
positive. Infatti un problema che si verifica spesso è il fatto che si tende a circoscrivere l’esperienza
positiva, considerando le persone con cui si è interagito come delle eccezioni rispetto al loro gruppo,
lasciando così inalterato lo stereotipo negativo.

LE ORIGINI E IL FUNZIONAMENTO DEL LINGUAGGIO


Il linguaggio è la capacità di utilizzare un codice per esprimere, comprendere, comunicare e
rappresentare il mondo e le idee sul mondo attraverso un sistema convenzionale di segni arbitrati.
Un sistema combinatorio, discreto e arbitrario in cui è possibile ottenere un numero infinito di parole
e frasi complesse.
- Combinatorio indica che ognuna delle infinite combinazioni ha un significato diverso che può essere
previsto dai significati delle sue parti e dalle proprie regole e principi alla base del loro ordinamento
(proprietà costruttiva)
- Discreto indica il carattere digitale del linguaggio in cui il numero delle frasi o delle parole è infinito
perché è possibile riorganizzare gli elementi discreti in ordini e combinazioni particolari (produttività
linguistica)
- Arbitrario si riferisce all’arbitrarietà dell’attribuzione del significato alle parole

Le origini
Il linguaggio, dal momento della nascita, accompagna la vita di un essere umano in ogni suo istante,
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tanto nelle relazioni con gli altri, quanto nella dimensione della nostra interiorità. Da questo punto di
vista il linguaggio appare come un qualcosa di ovvio, di banale, di congenito, di intrinseco alla nostra
natura, come il nutrirsi o il respirare. Il linguaggio sembra essere un qualcosa che fa parte dell'essenza
stessa dell'essere umano. Se però volgiamo lo sguardo alla nostra storia evolutiva, ci accorgiamo che la
parola è una conquista abbastanza recente nella storia dell'umanità. Molto spesso si cade nell'errore
di credere che la cultura sia un prodotto della parola articolata, ma la cultura è molto più antica della
parola.
Il linguaggio, così come lo intendiamo oggi, quasi sicuramente si è sviluppato con la nostra specie,
Homo sapiens, e, molto probabilmente, in un momento già avanzato della nostra vita sul pianeta. Si
considera che il ramo evolutivo che ha portato alla comparsa di Homo sapiens si sia separato da quello
degli scimpanzé almeno sei milioni di anni fa; per un periodo di tempo che ci è difficile anche solo
concepire, nella vita dei nostri antenati il linguaggio, semplicemente, non esisteva. In principio non era
il verbo, ma il silenzio. Prima dell'emergenza della capacità linguistica, gli ominidi probabilmente
comunicavano con l'aiuto della gestualità. L'origine del linguaggio sembra risalire ad un periodo in cui
l'uomo aveva già perfezionato la stazione eretta e aveva liberato le mani dall'uso della locomozione,
mani che, tra le altre cose, servirono per arricchire il significato dei gesti combinati con suoni molto
rudimentali e che ancora non costituivano una forma di linguaggio. Molto probabilmente, in quel
periodo l'uomo disponeva già di capacità cognitive e corticali mature per il controllo dell'articolazione
e aveva già sviluppato quelle funzioni indispensabili per l'acquisizione e la memorizzazione di uno
strumento nuovo, ma altamente funzionale per la nostra sopravvivenza, che era la parola.
Nell'arco temporale compreso tra sei milioni di anni fa e l'emergenza delle prime forme di
comunicazione verbale, si sono sviluppate le caratteristiche anatomiche e cognitive necessarie al
linguaggio. Allo stato attuale delle conoscenze sembra però molto difficile poter stabilire esattamente
quando questa facoltà sia nata nell'uomo. Una via non certo più agevole ma che, se non altro, è
oggetto di studio di varie discipline, è quella che indaga da quale forma ancestrale abbia avuto origine
il linguaggio. Questo perché, una volta trovata l'origine, sarà più facile risalire alla nascita.
Uno dei grandi enigmi nella storia evolutiva dell'umanità è, infatti, come sia apparso il linguaggio.
Prima ancora di Charles Darwin e dello studio dell'evoluzione delle specie, la questione dell'origine del
linguaggio e del suo ruolo nel pensiero furono oggetto di indagine e riflessione a partire almeno dai
testi greci classici.
Fino al XIX secolo vi fu un proliferare di teorie riguardo alle possibili origini del linguaggio; una
speculazione che abbracciava tanto le discipline umanistiche quanto quelle scientifiche, finché, nel
1866, la Société de Linguistique di Parigi proibì, nel suo statuto, ogni discussione in materia. La ragione
di tale divieto va fatta probabilmente risalire al fatto che la maggior parte delle teorie proposte erano
pure supposizioni che non trovavano la minima verificabilità nell'evidenza empirica. A partire dalla
seconda metà del Novecento, l'interesse per la genesi del linguaggio rinasce, stimolato dai progressi
paralleli dell'antropologia e della linguistica. Oggi, grazie soprattutto alle conquiste della biologia, della
genetica e delle neuroscienze, siamo riusciti a fare luce su gran parte di ciò che, neanche due secoli fa,
appariva oscuro e impenetrabile.
Ci stiamo avvicinando, come mai prima, a comprendere come, quando e perché nella linea evolutiva
umana si sia sviluppato il linguaggio come oggi lo conosciamo.

Modelli interpretativi
Le difficoltà metodologiche che deve affrontare la ricerca sull'origine del linguaggio sono direttamente
condizionate, da un lato, dal dibattito teorico riguardo la natura biologica della capacità linguistica
umana, dal momento che non esiste, su questa tema, un consenso evidente. Dall'altro lato, qualunque
lavoro che si occupi dell'evoluzione del linguaggio deve pronunciarsi riguardo l'esistenza di entità
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prelinguistiche e linguistiche di cui non esistono evidenze materiali. Da ciò consegue che ogni
conclusione su questo fenomeno sia il risultato di affermazioni costruite a partire da deduzioni e
ipotesi comparative, spesso basate su dati archeologici o resti fossili non linguistici, la cui validità può
risultare, in molte occasioni, discutibile.
Un primo punto di controversia è rappresentato dal modello evolutivo che ha caratterizzato
l'emergenza del linguaggio. A riguardo sono stati proposti due modelli generali differenti. Le tesi
“discontinuiste” propongono un tipo di evoluzione a mosaico, distinguendo differenti componenti
costitutive del linguaggio (meccanismi auditivi, meccanismi cerebrali, meccanismi articolatori), il cui
sviluppo sarebbe avvenuto secondo vari gradi di continuità. Al contrario, i sostenitori delle tesi
“continuiste” optano per uno sviluppo unico e continuo del linguaggio.
Una seconda questione di grande rilevanza è costituita dal problema del tempo evolutivo che ha
marcato l'apparizione del linguaggio. Alcuni autori propongono una evoluzione graduale, risultato di
una serie di cambiamenti minori ma cumulativi, come conseguenza di un meccanismo selettivo che
opera su ogni componente del linguaggio.
Per altri, la natura stessa della grammatica universale, così come è stata descritta dal linguista
americano Noam Chomsky, impedirebbe l'esistenza di stadi intermedi tra una sintassi di tipo non
combinatorio e il linguaggio umano, motivo per cui il passaggio a quest'ultimo sarebbe stato unico.
Un'altra problematica particolarmente importante è quella che riguarda la natura del meccanismo
evolutivo che ha dato origine al linguaggio. Le tesi non gradualistiche sostengono che il linguaggio sia il
risultato di un exattamento, cioè il prodotto di un processo evolutivo differente, in cui un insieme di
caratteristiche dapprima scaturite in un contesto vengono impiegate successivamente in un altro per
soddisfare una funzione differente. In questo caso, il linguaggio sarebbe il risultato di una
riorganizzazione in chiave linguistica di aree cerebrali dapprima coinvolte nel controllo di sequenze di
movimenti.
In opposizione a questo modello si trovano coloro che sostengono che sia l'adattamento il
meccanismo evolutivo che meglio spiega l'apparizione del linguaggio. In conseguenza della sua
evoluzione adattativa, il linguaggio si rivelerebbe come una struttura eterogenea che si comporta
come un'unità funzionale, frutto della selezione naturale. Il vantaggio, dal punto di vista evolutivo, del
linguaggio come adattamento sarebbe la possibilità di «comunicare strutture proposizionali tramite un
canale che opera in modo sequenziale, facendo corrispondere significati a suoni pronunciabili e
recuperabili, cosa che permette all'essere umano di acquisire e scambiare informazioni, riguardo
l'ambiente esterno e il proprio stato interiore, e rispondere ai cambiamenti dell'ambiente senza
necessità di sviluppare nuovi caratteri adattativi mediante la mutazione e la selezione, un processo
evolutivo molto più lento».
Nella maggior parte dei casi, la scelta tra una o l'altra delle opzioni proposte per spiegare l'origine e lo
sviluppo del linguaggio umano dipende, in pratica, dall'impostazione linguistica teorica assunta dal
ricercatore nell'affrontare la discussione e non tanto dall'analisi delle evidenze empiriche di tipo
paleontologico o anatomico, la cui interpretazione non risulta quasi mai unanime.

Definizione e classificazione
Fino a 25 anni fa, le conoscenze sulle basi neurali del linguaggio derivavano principalmente dagli studi
di correlazione tra deficit e lesione nei pazienti colpiti da ictus, dai dati elettrofisiologici degli
elettroencefalogrammi e dalle registrazioni intracraniche durante gli interventi chirurgici.
Il modello classico di concepire la relazione tra cervello e linguaggio ha dominato gli ultimi 100 anni a
partire dagli studi di Broca (1861), Wernicke (1874) e Lichteim (1885).
Questo modello (Wernicke-Lichteim) che descrive una connessione tra la corteccia inferiore frontale
sinistra e la regione temporale posteriore mediante un fascicolo arcuato ha avuto negli anni una forte
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influenza nelle discussioni sui correlati neurali del linguaggio.
Attualmente lo sviluppo di nuove tecnologie di neuroimaging ha rivoluzionato le nostre conoscenze.
Il linguaggio è caratterizzato da differenti componenti e ognuna di queste può essere valutata in
comprensione e produzione:
- Fonetica e fonologia
- Semantica
- Morfologia
- Sintassi
- Lessico
- Pragmatica
- Metacomponenti.

La fonetica
Analizza e classifica i suoni prodotti e percepiti dagli esseri umani (i foni) nel loro aspetto fisico

La fonologia
Studia il modo in cui i suoni si comportano sistematicamente in una data lingua. L’unità linguistica
oggetto di studio è il fonema, cioè la più piccola particella nel linguaggio che produce distinzioni di
significato (es. rana/lana). Il sistema fonologico è l’insieme dei suoni di una data lingua e delle regole
che indicano come i suoni si combinano in quella lingua.

Morfologia
Studia la struttura della forma delle parole, cioè come le parole cambiano forma per esprimere
funzioni diverse (es. coniugazione per il verbo, declinazione per nome e aggettivo).

Sintassi
Studia le regole che governano il modo in cui le parole si compongono per formare le frasi di una
lingua. Le parole vengono combinate tra di loro in frasi attraverso delle regole specifiche di ogni
lingua. Le regole di combinazione delle parole costituiscono la sintassi della lingua.

Semantica
Studia i significati degli elementi del linguaggio (parole, frasi, discorsi).
Nomi, verbi, avverbi, aggettivi sono termini dotati di contenuto, che hanno almeno due tipi di
significato. Possiamo distinguere tra un significato denotativo e uno connotativo.
Il significato denotativo di una parola si riferisce al concetto che la parola esprime, ed è ben
rappresentato dalla definizione che ne viene data nel vocabolario.
Le parole hanno spesso molti significati che possono essere più o meno adeguati a seconda del
contesto in cui vengono usate le parole stesse.
Alcune parole sono relativamente libere da ambiguità, altre sono particolarmente ambigue (es.
generale, marcia). In genere, il contesto della conversazione ne chiarisce il significato appropriato.
Il significato connotativo si riferisce agli aspetti affettivo-emotivi legati alla parola. Es. la parola
comunista è positiva per alcuni e negativa per altri. Anche il significato connotativo può variare a
seconda del contesto.

Lessico (vocabolario)
L’insieme delle parole di una lingua. Può essere passivo (comprensione) o attivo (produzione).
Comprende probabilmente un magazzino delle forme uditive e uno delle forme visive delle parole.
80
La pragmatica
Studia la funzione comunicativa del linguaggio e il modo in cui le persone usano il linguaggio nelle
interazioni sociali. Ha forti connessioni con la semantica e con abilità extra-linguistiche quali le
competenze sociali, le abilità inferenziali, la teoria della mente.

Le metacomponenti
Le competenze metalinguistiche riguardano le varie componenti del linguaggio. Consistono in
conoscenze esplicite o abilità di manipolazione deliberata delle caratteristiche delle unità linguistiche.
La metafonologia (consapevolezza fonologica) consiste nella capacità di riconoscere, discriminare e
manipolare i suoni che compongono le parole. Particolarmente importante per l’apprendimento della
letto-scrittura.

Cenni storici
Le prime ricerche di correlazione tra struttura cerebrale e linguaggio sono state avviate dal chirurgo
francese Paul Broca. Broca (1861), in due soggetti che avevano perso la capacità di esprimersi
verbalmente ma non di esprimersi a gesti e che comprendevano quanto gli veniva detto, scoprì una
lesione distruttiva nella parte posteriore della terza circonvoluzione frontale dell’emisfero cerebrale
sinistro. Questa scoperta rappresentò la prima prova dell’esistenza, in quella zona della corteccia, di
un centro del linguaggio articolato. Il difetto funzionale fu denominato da Broca afemia, termine
sostituito successivamente da quello di afasia (afasia motoria o di Broca). In seguito Broca fu in grado
di osservare 8 casi analoghi, ciascuno dei quali presentava una lesione di quell'area. In tutti i casi la
lesione era presente nella metà sinistra del cervello. Questa scoperta condusse il chirurgo francese a
formulare, nel 1864, uno dei principi più famosi relativi alla funzione cerebrale: Parliamo con
l'emisfero sinistro!. Broca notò inoltre che tutti i pazienti con disturbi del linguaggio dovuti a lesioni
dell'emisfero sinistro erano destrimani e presentavano una paresi o una paralisi della mano destra. Le
ricerche di Broca stimolarono nuovi studi sulla localizzazione cerebrale, in particolare iniziarono ad
emergere le prime evidenze di correlazione tra aree cerebrali e comportamenti. Le successive ricerche
hanno progressivamente portato a una migliore definizione delle varianti di afasia e dei disturbi
correlati (agnosie, asimbolie), e a una descrizione particolareggiata dei corrispondenti focolai di
lesione.
In particolare, C. Wernicke (1874) portò avanti studi sull’afasia sensoriale e sull’afasia di conduzione.
L’afasia sensoriale secondo Wernicke era dovuta a un danno a livello di un’area localizzata nella prima
circonvoluzione temporale sinistra (parte posteriore del lobo temporale dove questo si unisce al lobo
parietale e a quello occipitale), a cui attribuì il significato di area uditiva del linguaggio; nella
descrizione dell’afasia di conduzione egli valorizzò l’importanza delle connessioni esistenti tra le
diverse aree implicate nella funzione del linguaggio e attribuì alla lesione di queste vie l’insorgenza di
un’afasia a corteccia cerebrale integra. L'afasia di Wernicke è caratterizzata da un disturbo della
comprensione del linguaggio e non della pronuncia delle parole (cioè un disturbo della recezione e non
della espressione). Mentre i pazienti di Broca capivano ma non riuscivano a parlare, quelli di Wernicke
parlavano ma non riuscivano a capire.

Wernicke creò una teoria del linguaggio unendo le due teorie più diffuse all’epoca sulle funzioni
cerebrali: quella dei frenologi (la corteccia è un mosaico di funzioni specifiche e anche gli attributi
mentali astratti sono localizzati in singole aree corticali altamente specializzate); quella dei campi
cerebrali associati (le funzioni mentali sono distribuite uniformemente nella corteccia cerebrale).
Wernicke fece uso sia dei suoi risultati che di quelli di Broca e di Fritsch e Hitzig per sostenere che
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soltanto le funzioni mentali di base, in rapporto con attività percettive e motrici semplici, sono
localizzate in aree corticali ben delimitate. Le singole aree deputate a queste funzioni semplici sono
poi variamente connesse fra di loro. Perciò, secondo questa teoria le funzioni cognitive più complesse
prendono origine dall'interazione delle diverse aree cerebrali deputate alle attività percettive e
motorie semplici e sono mediate dalle vie nervose che le connettono. Wernicke, inoltre, mise in luce il
concetto che una stessa funzione può venir elaborata sia in serie che in parallelo in diverse regioni
cerebrali, mentre i singoli componenti specifici della funzione vengono analizzati in sedi particolari.
Wernicke fu il primo a formulare l'idea di elaborazioni a livello cerebrale svolte sia in parallelo che in
serie e ipotizzò che l'espressione del linguaggio necessita l'intervento di zone sensitive e motrici distinte.
Egli, inoltre, formulò l'ipotesi che l'area di Broca controlli il programma motorio che coordina i
movimenti della bocca necessari per dare vita a un discorso coerente, compito per il quale l'area di
Broca sembra avere una localizzazione particolarmente adatta, essendo situata subito davanti
dell'area motoria che controlla la bocca, la lingua, il palato e le corde vocali. Wernicke attribuì la scelta
delle parole, e cioè la componente sensitiva del linguaggio, all'area del lobo temporale che aveva
scoperto. Anche quest'area è localizzata nella migliore posizione possibile, in quanto è circondata dalla
corteccia uditiva e da altre aree corticali (dette cortecce associative) che integrano informazioni visive
ed acustiche in percezioni complesse.
Secondo questo modello, le percezioni uditive e visive relative al linguaggio si formano nelle rispettive
aree sensitive e associative e convergono quindi nell'area di Wernicke, dove vengono riconosciute
come linguaggio scritto o parlato. Senza questo riconoscimento, la comprensione del linguaggio è
perduta. Avvenuto il riconoscimento, la rappresentazione nervosa è inviata dall'area di Wernicke a
quella di Broca dove viene trasformata da rappresentazione acustica (o visiva) in linguaggio parlato (o
scritto). Se questa trasformazione manca, la capacità di articolare il linguaggio è danneggiata.
Usando questo modello Wernicke predisse un altro tipo di afasia che fu scoperto in seguito.
Questo tipo di afasia è prodotto da una lesione completamente diversa da quella presente nelle afasie
di Broca e di Wernicke: le aree recettive e motrici del linguaggio sono indenni, ma sono lese le vie che
le connettono, viene interrotto cioè il fascicolo arcuato che decorre nella regione parietale inferiore.
La sindrome che ne deriva, chiamata in seguito afasia di conduzione, è caratterizzata dall'uso non
appropriato delle parole (parafasia). I pazienti affetti da parafasia non sono in grado di ripetere
semplici frasi anche se possono capire le parole che hanno ascoltato e letto. Essi parlano in modo non
corretto, dimenticando di usare alcune sillabe e introducendo suoni sbagliati nelle parole. Essi si
rendono conto dei propri errori ma non sono in grado di correggerli.
Alcuni anni dopo, Kurt Goldstein (1934) studiando le lesioni cerebrali dovute a traumi cranici concluse
che i disturbi del linguaggio non possono essere attribuiti esclusivamente a lesioni specifiche ma sono
la conseguenza di alterazioni di quasi tutte le aree corticali. Goldstein utilizzando un approccio olistico,
affermava che l'entità del danno corticale, indipendentemente dal sito della lesione, determina nel
paziente una regressione da un linguaggio altamente simbolico ad un'espressione verbale semplice e
automatica: da un linguaggio astratto a quello più concreto caratteristico delle afasie.
Sul finire degli anni '50 Wilder Penfield (1959) ebbe la possibilità di stimolare la corteccia di pazienti
svegli, nel corso di operazioni cerebrali eseguite in anestesia locale per la localizzazione di focolai
epilettici. Per assicurarsi che le manipolazioni chirurgiche non compromettessero le facoltà del
linguaggio del paziente, Penfield stimolava la corteccia per individuare le aree la cui stimolazione
determina alterazioni del linguaggio. Le sue osservazioni, basate su quanto riferivano i soggetti,
confermarono in pieno le localizzazioni indicate dagli studi di Wernicke. Il fatto che i disturbi possono
essere provocati, sia pure con diversa frequenza per le singole varietà, stimolando una qualsiasi delle
aree citate, ha suggerito a W. Penfield l’idea che queste regioni siano unite da collegamenti trans e
sottocorticali, che le fanno diventare funzionalmente un tutto unico.
82
Correlati neurali - La percezione del linguaggio e le oscillazioni corticali
Il riconoscimento del linguaggio richiede l’analisi più o meno continua degli input in unità discrete che
entrano in contatto con le informazioni immagazzinate che supportano l’elaborazione delle parole. In
aggiunta all’analisi è necessario uno stadio di decodifica nel quale l’impulso è trasformato in
rappresentazioni che supportano la computazione linguistica. Sia gli studi di anatomia funzionale sia
quelli di neurofisiologia hanno tentato di delineare l’infrastruttura del language-ready brain.
L’anatomia funzionale dell’elaborazione dei suoni linguistici comprende un sistema corticale
distribuito che include regioni lungo almeno due flussi (circuiti) di elaborazione (Hickok and Poeppel).
Una via ventrale del lobo temporale che media la mappatura dall’input sonoro al significato/parole.
Una via dorsale che incorpora i lobi frontali e parietali che favoriscono le trasformazioni sensomotorie
che sottostanno al mapping per creare l’output delle rappresentazioni.
Nuovi esperimenti hanno l’obiettivo di spiegare come siano supportati i processi di analisi e decodifica.
Gli aspetti differenti dei segnali (modulazione temporale lenta e veloce, composizione delle frequenze)
devono essere processati per il riconoscimento. Una serie di esperimenti neurofisiologici suggeriscono
quali siano le strutture alla base di queste analisi. Le oscillazioni neuronali a differenti frequenze (delta
1–3Hz, theta 4–8 Hz, basse gamma 30–50 Hz) possono fornire alcuni dei meccanismi sottostanti. In
particolare, per ottenere l’analisi di un segnale di input in una porzione gestibile, un livello
mascroscopico consiste nel far scorre e resettare le finestre temporali, implementato come fase di
chiusura delle attività delle basse frequenze e resetting delle oscillazioni intrinseche su scale di tempo
privilegiate.
Il resetting dell’attività neuronale fornisce costanti temporali (o finestre di integrazione temporale) per
l’analisi e decodifica dei segnali linguistici. Questi studi collegano in modo diretto le oscillazioni neurali
alla percezione dei suoni linguistici. I segnali acustici contengono alcuni tipi di “edge” (una
discontinuità acustica) che l’ascoltatore può utilizzare per “porzionare” il segnale ad appropriate
granularità temporali. Questi “edge” giocano probabilmente un ruolo causale nell’analisi percettiva dei
segnali uditivi complessi.

Neuroanatomia computazionale della produzione linguistica


La maggior parte delle ricerche sul linguaggio sono state condotte all’interno di due differenti
tradizioni:
una tradizione psicolinguistica che ricerca generalizzazioni a livello di fonemi, morfemi, e unità frasali
una tradizione relativa ai sistemi neurali/controllo motorio che si occupa prevalentemente delle forze
cinematiche, delle traiettorie del movimento e del controllo tramite feedback .
A dispetto degli obiettivi comuni per comprendere come il linguaggio venga prodotto c’è stata solo
una ridotta interazione tra queste aree di ricerca.
L’approccio psicolinguistico lavora a un livello di analisi più astratto amodale mentre quello del
controllo motorio/neuroscientifico esamina prevalentemente i processi di controllo articolatori di più
basso livello. Comunque un attento esame tra i due approcci rivela una sostanziale convergenza.
Ad esempio, la ricerca psicolinguistica ha evidenziato l’esistenza di un sistema di produzione del
linguaggio gerarchico, nel quale unità di pianificazione vanno dalle caratteristiche articolatorie, alle
parole, alle intonazioni e alle frasi. Gli approcci del controllo motorio hanno enfatizzato il ruolo dei
segnali efferenti dai comandi motori e degli internal forward models nel controllo e
nell’apprendimento motorio.
Un’ integrazione tra i due approcci ha prodotto un modello di produzione del linguaggio di tipo
gerarchico con controllo a feedback. L’architettura del modello è derivata dai modelli a feedback del
controllo motorio e incorpora i livelli di elaborazione identificati dalla ricerca psicolinguistica.
83
L’architettura di base prevede un controller motorio che genera predizioni sensoriali. La
comunicazione tra i sistemi sensoriali e motori è ottenuta tramite un sistema di traduzione audio-
motorio.
Il modello include due livelli gerarchici di control feedback, ciascuno con i propri feedback sensoriali
interni ed esterni.
Come nei modelli psicolinguistici, gli input al modello partono con l’attivazione di una
rappresentazione concettuale che a turno eccita una corrispondente rappresentazione della parola. Il
livello della parola proietta in parallelo ai versanti motorio e sensoriale dei più alti livelli corticali di
controllo a feedback. Questo loop a sua volta proietta anche in parallelo al livello più basso, ossia al
loop corteccia motoria-cervelletto- corteccia somatosensoriale.
Questo modello differisce dai precedenti modelli psicolinguistici e del controllo motorio in due aspetti.
- Primo, l’elaborazione fonologica è distribuita su due livelli organizzati gerarchicamente, implicanti un
circuito uditivo-motorio a livello più alto e un circuito somatosensoriale-motorio a livello più basso che
effettuano rispettivamente un’analisi a livello sillabico e fonemico.
- Secondo, una copia del segnale di efferenza è integrato nel processo di elaborazione motorio. I
correlati anatomici di questi circuiti sono derivati da ricerche di neuroimaging e da studi
neuropsicologici. Alcune delle assunzioni computazionali sono state dimostrate alle simulazioni al
computer.

Neuroimaging
Gli studi di neuroimaging hanno evidenziano il ruolo delle seguenti regioni cerebrali nella produzione e
comprensione del linguaggio: corteccia frontale, corteccia temporale e parietale.
Le regioni frontali inferiori incluse le aree di Broadmann 45, 46, e 47, mostrano attivazione durante
prove che coinvolgono l’elaborazione fonologica, le task di decisione semantica e l’elaborazione a
livello di frase e discorso. Queste stesse regioni sono coinvolte nella memoria a breve termine
(immagazzinamento e mantenimento).
Le regioni frontali superiore e media mostrano attivazione principalmente durante le prove di
decisione semantica (BA 6, 8, 9) e si è evidenziato un loro coinvolgimento anche durante task di
memoria semantica.
Inoltre, è frequente la loro attivazione in test che richiedono l’elaborazione delle informazioni
necessarie alla teoria della mente presenti in una storia.
L’area motoria supplemetaria (BA 6, 44) e l’area di Broca sono state implicate nella produzione verbale
e nella risposta motoria non verbale, nel mantenimento delle rappresentazioni fonologiche e nella
produzione delle sub-vocalizzazioni.
L’area di Broca appare anche coinvolta durante l’elaborazione sintattica come durante le task di
percezione musicale.
Nell’emisfero destro, la corteccia frontale inferiore è attiva durante l’elaborazione delle parole
astratte, l’elaborazione della frase e del discorso, nella detezione del contenuto emotivo del linguaggio
e nell’elaborazione fonologica.
La corteccia frontale superiore e media hanno mostrato attivazione durante prove di decisione
semantica e sono state implicate negli aspetti di integrazione dell’elaborazione del discorso.

Le regioni temporo-parietali
Il giro temporale superiore (BA 22) ha mostrato attivazione durante il processo di elaborazione uditiva
dei suoni linguistici, durante l’elaborazione semantica e sintattica (soprattutto le aree anteriori).
Il giro temporale medio (BA 21) è coinvolto nella elaborazione fonologica e semantica, mentre il polo
temporale (BA 38) mostra di attivarsi nell’elaborazione del discorso.
84
L’area di Wernicke (BA 40) e il giro sopramarginale mostrano di svolgere un ruolo nell’elaborazione
semantica e in alcuni aspetti dell’elaborazione fonologica, quali la traduzione di parole scritte in
rappresentazioni fonologiche.
Le regioni temporali postero-inferiori e il solco occipito-temporale (BA 42, 37) sono coinvolte
nell’elaborazione precoce delle parole insieme al giro angolare (BA 39/40), al giro fusiforme (BA 37), e
alle regioni laterali extrastriate (BA 18/19).
Le regioni parietali superiori (BA 7, 19) si attivano nella elaborazione del discorso, mentre il cervelletto
mostra di attivarsi nelle prove di denominazione e nelle decision tasks.
Nell’emisfero destro la maggior parte di queste regioni presenta la stessa attivazione che si verifica
nell’emisfero sinistro.
Le aree parietali superiori di destra si attivano durante l’elaborazione del discorso così come il lobo
temporale. Il giro temporale superiore di destra si attiva durante l’elaborazione precoce del
linguaggio, durante l’elaborazione di frasi difficili e nell’elaborazione del discorso.
Molte delle aree visive sono attivate bilateralmente nelle prime fasi dell’elaborazione delle parole. Le
regioni temporali destre sono anche associate all’elaborazione prosodica.
Il linguaggio non riveste semplicemente il ruolo di codice comunicativo attraverso cui avviene lo
scambio di informazioni; ovvero, il linguaggio non è solamente un mezzo, uno strumento di cui noi ci
serviamo per scambiarci informazioni e interagire con gli altri individui; o ancora, il linguaggio non sta
all'essere umano come le altre forme di comunicazione stanno agli altri animali.
Il linguaggio è l'essenza stessa della natura umana.
Il linguaggio è, innanzitutto, l'elemento fondamentale nella comprensione di che cos'è (e di cosa non
è) un essere umano.
L'uomo non preesiste al linguaggio, né filogeneticamente né ontologicamente.
Il linguaggio non è quindi un elemento estrinseco o accessorio dell'umano, né una caratteristica che si
aggiunge a una umanità preformata, che ne completerebbe l'intelligenza o ne potenzierebbe le
prestazioni, ma è la base stessa della possibilità di quell'intelligenza e di quelle prestazioni.
La definizione del linguaggio e l'individuazione delle sue caratteristiche costituiscono un oggetto di
studio problematico, poiché in ogni caso il linguaggio costituisce anche, e inevitabilmente, il mezzo
dell'oggetto di cui si parla e la riserva di concetti che servono per definirlo.

Terminologia
Molto spesso termini come comunicazione, linguaggio, lingua, vengono usati come sinonimi, il cui
significato può risultare confuso o sovrapposto. É utile, ai nostri scopi, distinguere i significati di alcuni
dei termini che verranno utilizzati:
Informazione – Consiste in una quantità significativa di dati (segnale), in grado di organizzare e attivare
una trasformazione entro un sistema instabile, risolvendone le tensioni. L'informazione è pertanto ciò
che è in grado di far cambiare fase a un sistema, individuandolo.
Comunicazione – Nella descrizione più semplice e classica, quella proposta dalla teoria
dell'informazione, la comunicazione è un processo in cui due individui scambiano informazioni: uno
dei due, detto emittente, produce un segnale che il secondo, detto ricevente, interpreta.
Questa descrizione, pur utile, tralascia un fatto fondamentale: l'informazione non lascia intatti gli
individui ma, per definizione, ne modifica lo stato, effettuando delle transizioni di fase. Per questa
ragione, è meglio pensare alla comunicazione come al processo in cui due sistemi scambiano
informazioni che ne modificano lo stato. Nel mondo vivente i segnali possono essere emessi e ricevuti
attraverso canali differenti: chimico, olfattivo, tattile, visivo, vocale.
Segno – Un segno è una qualsiasi entità che, per scopi comunicativi, indica / rappresenta / sta al posto
di un’altra entità.
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Codice comunicativo – Ogni segno appartiene a un codice, vale a dire un sistema che associa dei segni
a dei significati. Se il ricevente ignora il codice comunicativo utilizzato dall'emittente fra i due non sarà
possibile alcuna trasmissione di informazione.
Linguaggio – Il linguaggio è un codice comunicativo specifico, avente struttura doppiamente articolata,
che negli esseri umani viene implementato come lingua particolare. Nonostante la normale
associazione tra “linguaggio” e “linguaggio vocalico”, è opportuno precisare che né il linguaggio né le
lingue devono essere necessariamente vocaliche. La doppia articolazione può fondarsi anche su gesti,
caratteri scritti, bit, ecc.
Lingua – Qualsiasi realizzazione particolare del linguaggio generale. Realizzazioni storiche del
linguaggio umano sono tutte le lingue, ivi inclusi i dialetti, che si parlano nel mondo.
Forme della comunicazione. Segnali, icone, simboli

Per comunicare molti animali usano un complesso sistema di segnali, realizzato tramite l'associazione
di segni e significati entro un codice. Si pensi ad esempio alla danza delle api. Si tratta di un codice
dalla semantica complessa, inscritto in qualche modo nella biologia stessa delle api, che consente loro
di comunicare informazioni dettagliate riguardo alla distanza e all'orientamento delle fonti di cibo.
Nella danza c'è semantica (i segni sono associati a significati: la frequenza della danza sta per la
distanza, l'orientamento rispetto al sole sta per la direzione), ma non c'è associazione semantica: il
codice significativo è dato una volta per tutte, non è ampliabile né può essere mutato. Un altro
esempio sono i richiami delle vervet monkeys che dispongono di diversi segnali per indicare il tipo di
pericolo che le sta minacciando (il richiamo che indica “predatore dal basso” induce le scimmie a salire
sugli alberi, e così via).
Una differenza decisiva tra il linguaggio e i segnali utilizzati dagli animali è che i segnali si riferiscono
solamente a ciò che è presente nell'ambiente dell'animale. Le api danzano solo dopo essere ritornate
direttamente all'alveare quando hanno trovato il nettare. Le vervet monkeys segnalano con richiami
solo quando il pericolo è immediato.
Con l'aiuto del linguaggio invece è possibile comunicare cose che non sono “né qui né ora” e che
potrebbero anche non esistere. Segnali e simboli sono entrambi strumenti della comunicazione che
possono essere espressi in vari modi, per esempio con suoni o gesti. La differenza fondamentale è che
un simbolo si riferisce a una rappresentazione isolata, mentre un segnale rappresenta una percezione
o una sensazione. I segnali riguardano il mondo circostante, sono segni che si riferiscono a qualcosa
dell'ambiente in cui si vive: il fumo è un segnale che indica il fuoco; uno sparo è il segnale che indica ai
corridori l'inizio della gara. Il linguaggio simbolico invece riguarda spesso il nostro mondo interiore,
cioè le nostre immaginazioni, memorie, progetti e sogni (Gärdenfors, 2006). I segnali di una specie
animale sono grossomodo identici in tutti i membri della specie (eccetto le differenze di sesso e di
età). Gli animali non scelgono che suono emettere. Al contrario, un simbolo è una convenzione
arbitraria che bisogna imparare per poterla utilizzare come strumento comunicativo. L'arbitrarietà è
infatti uno dei caratteri fondamentali del linguaggio umano. Anche nella comunicazione di alcune
specie animali è presente l'arbitrarietà (vedi i richiami delle vervet monkeys) dal momento che
l'associazione tra segnali e significati può essere arbitraria (lo sparo e l'inizio della gara). Non è
nemmeno la complessità della grammatica o il problema di imparare un ampio sistema che rende il
linguaggio inaccessibile alle altre specie animali, ma il fatto che è simbolico (Deacon, 1997). Il mondo
interiore degli animali non è sufficientemente ricco per gestire la complessità di rappresentazioni
separate (isolate) a cui il linguaggio fa riferimento (Gärdenfors, 2006).
La funzione predominante del linguaggio è di comunicare ciò che non è né qui né ora. Un cane può
'dire': ho fame, ho sete, voglio uscire, mi piaci ecc. Ma non ha mezzi comunicativi che gli permettono
di 'dire': ieri avevo fame, e neanche: avrò fame se anche stanotte mi chiudi in casa, e sgranocchierò il
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tappeto. Allo stesso modo, il cane può 'dire': c'è un topo qui! Ma non può 'dire': c'è un topo nella
stanza accanto. […] Chiaramente, se vivi nel presente, per comunicare principalmente ciò che senti e
ciò che vuoi fare nell'immediato, i segnali biologici presenti in ogni specie sono sufficienti. Un
linguaggio è necessario solo per comunicare le tue rappresentazioni interne di ciò che potrebbe
essere, ciò che è stato e di quelle cose e avvenimenti che non sono presenti nel momento immediato
(Sjölander, 1993).
La filosofa Susanne Langer fa una chiara distinzione tra segnali e simboli:
Un termine usato come simbolo e non come segnale non suscita un'azione appropriata alla presenza
del suo oggetto. […] I simboli non sono sostituti dei loro oggetti, ma sono veicoli per la concezione
degli oggetti. Concepire una cosa o una situazione non è lo stesso di 'reagire in base a quella'
apertamente, o essere consapevoli della sua presenza. Parlando delle cose noi abbiamo concezioni di
quelle, non le cose stesse; e sono le concezioni, non le cose, che i simboli direttamente 'significano'. Il
comportamento in base alle concezioni è ciò che le parole normalmente suscitano: questo è il tipico
processo del pensiero (Langer, 1948).
Il linguaggio ci permette di parlare non solo di cose che sono remote in termini di spazio e di tempo,
ma anche di cose non collocate nello spazio e che non fanno riferimento ad avvenimenti determinati:
Il fatto che possiamo rendere comprensibile enunciati linguistici riguardo spazio e tempo, giusto e
sbagliato, Humpty Dumpty, e la radice quadrata di meno uno, dimostra incontrovertibilmente che il
linguaggio può trattare elementi che non hanno niente a che fare con 'stimoli osservabili' […] (Von
Glasersfeld, 1977).
Nella terminologia utilizzata da Gärdenfors (2006), l'icona è un segno che assomiglia alla
rappresentazione separata indicata dal segno. La silhouette di una donna sulla porta del bagno
femminile è un'icona per quelle persone a cui tale spazio è riservato. Una freccia bianca orientata a
destra su un cartello stradale di colore blu in Europa è un'icona per la direzione che bisogna seguire. A
differenza dei simboli, la scelta delle icone non è arbitraria, ma dipendente dalla somiglianza tra il
segno e ciò che indica.
In conclusione, un sistema comunicativo, per essere un linguaggio, deve essere costituito da simboli.
Ma questo non è sufficiente per arrivare al tipo di linguaggio che utilizzano gli esseri umani. Un altro
presupposto fondamentale è che gli interlocutori abbiano ben sviluppato un proprio mondo interiore
(Gärdenfors, 2006).

La doppia articolazione
Il linguaggio umano presenta 2 livelli di articolazione:
- Fonemi, cioè le unità base dell’emissione vocalica, come ad esempio A, U, R, F, che non
veicolano il significato (organizzato dalla Fonologia)
- Parole, che veicolano il significato (organizzato dalla Sintassi)
A partire da poche decine di elementi base di tipo fonetico, il linguaggio umano dispone così di una
produttività pressoché infinita. La ragione per cui il linguaggio umano accede a questa potenza
espressiva risiede nella disgiunzione del primo livello combinatorio, quello dei fonemi, dalla semantica;
questo fa sì che, quando si tratta di associare i segni ai significati, non si hanno più a disposizione
appena qualche decina di suoni diversi, ma decine di migliaia di suoni articolati diversi.
La prima articolazione del linguaggio umano è, dunque, quella dei fonemi, cioè delle unità che non
trasmettono significato.
I fonemi sono i suoni ammessi da una lingua specifica. Non tutte le lingue usano gli stessi fonemi e, nel
campo dei suoni producibili dall'apparato fonatorio umano, ciascuna lingua ne seleziona soltanto
alcuni.
Dopo la scelta dei suoni ammessi, viene fatta una seconda selezione, quella delle sequenze di suoni
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ammesse.
Ciascuna lingua lega i fonemi tra loro in base a precise regole morfologiche che consentono alcune
combinazioni, ne obbligano altre, e altre ancora vietano.
A partire da un numero estremamente limitato di suoni, in ogni lingua le regole di selezione e
combinazione dei fonemi permettono di formare decine di migliaia di parole.
Le parole, intese come segni che rimandano ad un significato, manifestano appieno l'arbitrarietà del
linguaggio: a parte le onomatopee (che tuttavia, come si sa, variano da lingua a lingua) niente lega una
specifica parola a uno specifico oggetto del mondo se non una convenzione condivisa fra i parlanti di
una lingua specifica.
La seconda articolazione del linguaggio umano è quella delle unità che trasmettono il significato,
ovvero delle parole. La sintassi è l'insieme delle strutture schematiche ricorsive per mezzo delle quali le
parole vengono combinate in proposizioni e le proposizioni in periodi. Essa costituisce il secondo
meccanismo moltiplicatore, quello che permette, a partire da un numero già alto di parole, di
comporre un numero pressoché infinito di enunciati.
Le regole della sintassi sono vincolanti e specifiche per ciascuna lingua. Così come le regole
fonologiche e morfologiche stabiliscono quali sequenze di fonemi/lettere sono accettabili entro una
specifica lingua, così le regole sintattiche stabiliscono quali sequenze di parole siano accettabili entro
quella lingua.
La sintassi è un altro componente specifico del linguaggio umano.
Nessun altro animale vivente, incluse le scimmie a cui si è provato a insegnare il linguaggio, è in grado
andare oltre le più semplici regole sintattiche. Un bambino di tre anni supera comunemente le abilità
sintattiche dello scimpanzé più esperto nell'uso del linguaggio dei segni.

Cervello e linguaggio
Nella competenza comunicativa globale (che non è fatta solo da sintassi e grammatica, ma anche di
intonazione, di affettività, di relazione, di espressioni, ecc.) il cervello si comporta come organo
unitario, gestendo quindi il compito complessivo della comunicazione con l'interezza delle sue
funzioni.
Nondimeno sembra che alcune aree cerebrali specializzate siano coinvolte nel processo di produzione
linguistica. Non è possibile tuttavia, spiegare il linguaggio solo con l'esistenza di queste aree, poiché
sembra che l'abilità linguistica sia strettamente intrecciata con altre funzioni del cervello. Questa è
collegata con funzioni cognitive, filogeneticamente più antiche, soprattutto la capacità di
programmare e di eseguire sequenze di azioni.
Quello che possiamo affermare con certezza è che la capacità linguistica coinvolge delle parti del
cervello normalmente localizzate nell'emisfero sinistro, ma che tuttavia è possibile trovare, in alcuni
mancini, anche nell'emisfero destro.
Si tratta di un complesso di aree corticali fisicamente vicine e in stretta connessione neurale, che
operano sia tra loro che con il resto dell'encefalo. Le due aree principali che partecipano al processo
linguistico sono quella di Broca e quella di Wernicke, in associazione con altre la cui funzione, però,
sembra essere meno specifica.
L'area di Broca si trova nel lobo frontale, nella porzione posteriore della terza circonvoluzione frontale
inferiore. Presiede all'articolazione vocalica e alla combinazione di fonemi in parole.
Nelle scimmie la porzione analoga alla nostra area di Broca presiede al controllo di alto livello dei
movimenti della bocca e della faccia. L'area di Wernicke si trova presso il solco laterale (scissura di
Silvio), ovvero la zona di contatto tra lobo temporale e lobo parietale; comprende la circonvoluzione
temporale superiore, che circonda la corteccia uditiva, e il lobulo parietale inferiore.
Presiede all'identificazione dei suoni verbali e, più in generale, alla comprensione del linguaggio.
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Queste due aree sono collegate tra loro per mezzo di fibre nervose che costituiscono il cosiddetto
“fascicolo arcuato” e che consentono il passaggio delle informazioni fondamentali per l'emissione di
un linguaggio chiaro e comprensibile.
Le frasi che si “formano” nell'area di Wernicke vengono, per così dire, trasmesse all'area di Broca per
mezzo di queste fibre. Qui si elabora la sequenza delle parole che viene a sua volta inviata alla
corteccia motoria per la pronuncia e il loro controllo.
La zona corticale che corrisponde all'area di Broca controlla, infatti, i muscoli della vocalizzazione, dei
movimenti delle labbra, della mandibola, della lingua, del palato molle, delle corde vocali, ossia di tutti
gli organi fondamentali per rendere comprensibile il linguaggio umano.
L'area di Broca, includendo i circuiti corticali e subcorticali che la collegano alle altre parti del cervello,
si presenta come un'area specializzata e funzionale che sembra essere una delle caratteristiche uniche
del cervello umano.
Come confermato dagli studi sull'afasia di Broca, l'area di Broca è molto vicina alle parti del cervello
che controllano direttamente i muscoli della faccia, delle mani e delle braccia, ed è in qualche modo
collegata a queste parti del cervello.

L'apparato vocale
Per l'articolazione linguistica le strutture neuronali di controllo non sono sufficienti: è necessario un
apparato fisico di produzione del linguaggio vocale. L'effettiva produzione materiale dei suoni è
affidata all'apparato composto dalla laringe, dalla faringe e dalla bocca. L'originaria funzione fisiologica
della laringe è quella di sfintere: serve a proteggere la trachea durante la deglutizione e a separare il
deposito d'aria polmonare dall'ambiente esterno. La laringe provoca generalmente la perdita di fluidità
nel parlare, alterazioni dell'articolazione vocale e l'incapacità di ricorrere a strutture sintattiche e
grammaticali corrette.
L'afasia di Broca provoca anche deficit motori: il parlato è esitante e distorto e il suo controllo
spontaneo è spesso assente.
Soprattutto, risulta molto danneggiata la capacità di coordinare le attività motorie. I soggetti affetti
dall'afasia di Broca hanno difficoltà nel pronunciare le consonanti occlusive (p, b, t, d, k, g) che
necessitano di una precisa coordinazione tra i movimenti della lingua o delle labbra e della laringe.
L'apparato fonatorio: non è completamente chiusa la fuoriuscita dell'area dai polmoni, per un
meccanismo di vibrazione delle membrane laringee. Si produce, quindi, un suono.
Le membrane laringee costituiscono, per l'appunto, le corde vocali; esse si aprono a seguito
dell'aumento di pressione nella colonna d'aria emessa dai polmoni e si richiudono per forza elastica. Il
tratto sopralaringeo (composto da faringe, bocca e naso) serve, ai fini fonatori, come cassa di
risonanza per i suoni emessi dalla laringe e, soprattutto, come meccanismo di articolazione.
La faringe era in origine un tratto del canale alimentare; per quanto riguarda le emissioni vocali, essa
funziona da prima cassa di risonanza e da primo meccanismo articolatorio: nel passaggio attraverso la
faringe il suono, proveniente dalla laringe, viene amplificato solo su certe frequenze.
La bocca, la cui funzione primaria è quella masticatoria, è un secondo risonatore, distinto e autonomo
rispetto alla faringe, e fa sì che l'apparato vocale umano funzioni come organo a due canne.
Il comportamento articolatorio combinato di faringe e bocca controlla l'emissione delle vocali; le
consonanti vengono, invece, prodotte dai movimenti occlusori della lingua e delle labbra.

LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE
Linguaggio: abilità appresa o innata?
Il linguaggio è una funzione che pervade la nostra attività mentale e molte delle attività cognitive,
come il pensiero, la soluzione di problemi, i giudizi.
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Gli psicologi cognitivi, riguardo al linguaggio, hanno concentrato il loro interesse sui meccanismi
cognitivi alla base dell’uso del linguaggio.
Nel dibattito teorico sul linguaggio si sono contrapposte diverse teorie. In particolare, così come era
avvenuto per la percezione, anche in questo ambito si sono scontrati empiristi e innatisti.

Teorie empiriste
Gli empiristi ritenevano che il linguaggio si sviluppa grazie agli stimoli ambientali che il bambino riceve.
In particolare, Skinner riteneva che l’apprendimento del linguaggio non fosse diverso da qualunque
altro tipo di apprendimento e che, di conseguenza, si sviluppasse per associazioni di stimoli e risposte
opportunamente rinforzate.

Teorie innatiste
Questa posizione fu fortemente criticata da Chomsky, a partire dagli anni 50, Chomsky al contrario
affermava che l’apprendimento linguistico non poteva avvenire secondo le modalità descritte da
Skinner, perché in questo caso avrebbe richiesto degli anni per potersi sviluppare.

Psicolinguistica
La psicolinguistica moderna, ovvero la disciplina che si occupa della descrizione dei processi cognitivi
coinvolti nell’uso del linguaggio, fonda l’elaborazione teorica e la ricerca empirica sul linguaggio
prendendo le mosse dal lavoro di N. Chomsky. Egli si oppone alla tesi del comportamentismo che
tratta il linguaggio come un qualsiasi comportamento soggetto alle leggi dell’apprendimento e del
condizionamento mediante rinforzi e sostiene che il linguaggio è un sistema generativo in cui si
possono individuare elementi comuni a tutti i linguaggi e strutture che possono riflettere meccanismi e
principi cognitivi organizzativi innati; questi principi organizzativi possono influenzare direttamente
l’acquisizione e la generazione del linguaggio.
Il principale argomento portato da Chomsky a favore della tesi innatista è che il linguaggio viene
appreso troppo rapidamente dai bambini perché si possa sostenere che costoro inizino
l’apprendimento dal nulla.
Gli argomenti contrari alla tesi comportamentista sono che l’approccio non può rendere conto della
capacità da parte dei bambini di produrre nuove espressione linguistiche che, in quanto nuove, non
possono essere state udite prima e rinforzate.
Inoltre Chomsky osservò che i genitori non ricompensano i bambini che producono espressioni
linguistiche grammaticali corrette, ma ricompensano i bambini che producono espressione vere anche
se grammaticalmente errate.
Sulla base di queste considerazioni, Chomsky propose, quindi, l’esistenza di un meccanismo innato in
grado di favorire l’acquisizione del linguaggio. Tale meccanismo è un dispositivo che contiene i principi
della grammatica universale, vale a dire i principi generali di tutte le lingue naturali che consentono ai
bambini di scoprire le strutture linguistiche corrette proprie della lingua della comunità linguistica di
appartenenza. L’esecuzione linguistica, ovvero la capacità effettiva di usare il linguaggio, dipende non
solo dalla competenza ma anche da molti altri fattori cognitivi, situazionali, socioculturali.
Negli studi di psicolinguistica riconosciamo
- La semantica: il significato delle parole
- La sintassi: l’insieme delle regole per combinare le parole
- La pragmatica: le relazioni tra il linguaggio e le situazioni
Semantica, sintassi e pragmatica, costituiscono la grammatica, cioè l’insieme di regole che i parlanti
usano implicitamente per capire e produrre le frasi della propria lingua.

90
Grammatica generativa-trasformazionale
La teoria chomskiana si sviluppa attorno a quattro nozioni principali:
- la struttura superficiale: fa riferimento alla sequenza di suoni che può essere segmentata in parole;
- la struttura profonda: forma sottostante alla prima e contiene le informazioni necessarie alla
trasmissione del significato;
- regole di struttura sintagmatica: sono quelle che consentono di trasformare un costituente frasale in
altri costituenti, come ad esempio la frase in costituenti più semplici come i sintagmi;
-le regole trasformazionali: sono quelle che consentono di trasformare una struttura in un’altra
struttura, come ad esempio la trasformazione della forma attiva di una frase nella sua forma passiva.
Chomsky sulla base di queste nozioni, ha sviluppato una grammatica trasformazionale in cui vengono
descritte le leggi che governano il modo in cui un dato messaggio linguistico può essere trasformato in
un altro. L’implicazione che deriva dalla grammatica generativa-trasformazionale è che l’analisi del
linguaggio si dovrebbe basare su un livello sintattico perché è il livello al quale l’analisi può rendere
conto della varietà delle forme linguistiche che possono essere rapidamente generate e,
corrispondentemente, che possono essere facili da comprendere. Questa implicazione rende conto
quindi del principio di correttezza grammaticale anche in una frase priva di senso.

Teorie intermedie
Tra questi due estremi, empirismo ed innatismo, esistono anche delle posizioni intermedie che si sono
andate affermandosi nel corso degli anni (es. costruttivismo, connessionismo).
Infatti approcci più recenti, sostengono che, sebbene non esista un vero e proprio LAD (dispositivo
innato per l’acquisizione del linguaggio), le stesse caratteristiche del cervello umano, in interazione
con l’ambiente, hanno permesso lo sviluppo linguistico.
In particolar modo a partire dagli anni ’70, i costruttivisti hanno messo in discussione le teorie di
Chomsky, sostenendo che sì esiste una predisposizione al linguaggio, ma non si può trascurare
l’importanza dell’ambiente nello sviluppo linguistico.
Nello specifico, Bruner riprendendo il concetto di zona prossimale di sviluppo di Vygotskij ha ipotizzato
che il bambino acquisisca il linguaggio all’interno di questa zona, grazie all’aiuto dell’adulto. Per cui, se
è vero che esiste un LAD, allora deve esistere anche un LASS (sistema di supporto per l’acquisizione
della lingua) negli adulti, a testimonianza del ruolo chiave dell’ambiente in cui è inserito il bambino, ai
fini dello sviluppo linguistico.
Pur restando valido l’esperimento di Brown e Hanlon (1970), studi successivi hanno evidenziato che le
madri tendono gradualmente ad innalzare il grado delle richieste fatte ai loro bambini. Per cui sì, in
una fase iniziale di acquisizione del linguaggio, viene accettato qualunque suono simile al nome di un
oggetto a cui ci si riferisce, ma la madre non fornisce solo un rinforzo generico, ripete anche il nome
corretto della parola. In seguito, la madre richiede al bambino di correggersi e di pronunciare
adeguatamente il termine in questione.
Inoltre, la posizione costruttivista considera il linguaggio non a se stante, ma come una parte di una
funzione più complessa come quella comunicativa che precede lo sviluppo linguistico. Secondo questa
impostazione gli aspetti pragmatici e comunicativi del linguaggio sarebbero centrali.

Teorie sulla elaborazione del linguaggio


Diversi autori sostengono che la percezione del linguaggio (suoni linguistici) sia un processo che ha
caratteristiche distinte dalla più generale percezione acustica. Nello specifico è stata individuata una
specializzazione dell’emisfero sinistro per i suoni linguistici. In particolare, la difficoltà è rappresentata
dalla capacità di individuare le parole nel flusso del linguaggio (segmentazione).
Studi effettuati attraverso lo spettrografo, mostrano che i pattern sonori di uno stesso fonema
91
tendono a modificarsi in funzione dei fonemi che precedono o seguono il fonema target (problema
della non invarianza).
Infine, è stato individuato un fenomeno noto come percezione categoriale; questo fenomeno si
riferisce al fatto che chi ascolta discrimina meglio tra suoni appartenenti a categorie fonetiche
differenti, piuttosto che tra suoni appartenenti alla stessa categoria.
A questo proposito, alcuni ricercatori pensano che la percezione linguistica costituisca uno specifico
modulo cerebrale.
Sebbene sia plausibile affermare che i meccanismi coinvolti nella percezione del linguaggio siano
probabilmente differenti da quelli necessari per la percezione acustica, tuttavia non esistono prove
dell’esistenza di un modulo specializzato nella percezione linguistica.
Nello studio del riconoscimento delle parole si è partiti da due modelli:
1. l’elaborazione delle parole proceda in modo seriale o sequenziale per cui esisterebbero, un
insieme di stadi fissi e costanti implicati nell’elaborazione linguistica. L’analisi del contesto linguistico
sarebbe successiva all’elaborazione della parola.
2. L’elaborazione linguistica implicherebbe il ricorso a diverse fonti di conoscenza che
interagiscono tra loro in modo flessibile. L’analisi del contesto linguistico avverrebbe durante
l’elaborazione della parola. Questo modello interattivo implicherebbe sia processi bottom up, legati
all’analisi della parola, che processi top down, legati alle aspettative del soggetto in rapporto
all’informazione derivante dal contesto linguistico. Questo secondo modello è attualmente il più
seguito dalle ricerche.
Da questo modello derivano due teorie:
1. La Teoria della Coorte
2. Il modello TRACE

La teoria della Coorte (Marlsen e Tyler)


Quando si ascolta la prima parte di una parola, tutte le parole che cominciano con quella sequenza di
suono (fonema), conosciute dall’ascoltatore, vengono attivate nella memoria a lungo termine (coorte
dell’inizio della parola). Successivamente si procede all’eliminazione di varie parole di questa coorte,
perché la sequenza sonora ascoltata non combacia con la parola (bottom-up) o perché la parola non si
inserisce adeguatamente nel contesto semantico (top-down), questo fino all’individuazione della
parola finale. Il limite del modello consiste nel troppo peso dato al primo fonema di una parola per cui
in seguito è stato rivisto, ipotizzando che vengono attivate tutte le parole non solo che iniziano con
quel fonema ma anche con quelli simili.

Il modello TRACE(McClelland e Elman)


Sottolinea l’importanza dell’integrazione di processi bottom-up e top-down. È un modello più
dettagliato rispetto al precedente. Il sistema è composto da nodi che elaborano le informazioni a tre
livelli:
-Caratteristiche fisiche
-Fonemi
-Parole
La presentazione di una parola determina l’attivazione del sistema che sarà massima nel momento in
cui la parola viene riconosciuta.

Teorie sulla produzione del linguaggio


La funzione principale del linguaggio è quella di comunicare qualcosa. In particolare noi parliamo per
trasmettere dei messaggi agli altri. La comunicazione sociale, però, prevede alcune regole
92
convenzionali.

Teoria di Garrett
Diversi autori hanno cercato di individuare quali sono i processi implicati nella produzione linguistica.
Secondo Garrett nella produzione linguistica vi è una forte componente pianificatoria, ciò significa che
tutti noi, generalmente, riflettiamo su ciò che intendiamo dire e organizziamo i nostri discorsi. Tale
pianificazione viene operata a più livelli:
1. livello del messaggio: devo aver chiaro significato globale del discorso, cioè cosa intendo
comunicare;
2. livello funzionale: a questo livello pianifico le linee guida del discorso, pianifico l’articolazione del
contenuto (posizione di nomi, verbi ecc.) senza effettuare una scelta specifica dei singoli termini da
utilizzare;
3. livello posizionale: seleziono le parole più idonee ad esprimere il messaggio e le “declino”
in termini morfologici;
4. livello articolatorio/fonetico: produco i suoni linguistici adeguati.
Sulla base della sua teoria, Garrett ha proposto alcune spiegazioni relative a comuni errori linguistici.
Infatti, l’analisi degli errori linguistici compiuti da persone normali permette di chiarire i meccanismi di
produzione linguistica. Uno di questi errori è il fenomeno della parola sulla punta della lingua, questo
può essere spiegato proprio dall’idea che noi in una prima fase elaboriamo il concetto che intendiamo
esprimere e solo successivamente scegliamo le parole che ci sembrano più adeguate. Nel fenomeno
della parola sulla punta della lingua, il soggetto sa cosa vuol dire, ma non trova la parola più idonea.
Altri errori sono quelli di scambio di parole, che si verificano a livello funzionale, cioè nel momento in
cui si stabilisce la posizione che devono avere le parole nella frase. Mentre, gli errori di scambio di
morfemi, es. “gli ho cantato la mostrina” anziché “gli ho mostrato la cantina”, si verificano a livello
posizionale.

Teoria di Dell
Gary S. Dell parte dallo stesso presupposto di Garrett, e cioè che la produzione linguistica implica una
attenta pianificazione. Anche Dell individua quattro livelli, in parte sovrapponibili a quelli di Garrett:
1. livello semantico: pianificazione del significato del messaggio;
2. livello sintattico: pianificazione della struttura grammaticale;
3. livello morfologico: pianificazione dei morfemi da utilizzare;
4. livello fonologico: pianificazione dei fonemi
Dell ritiene che nella formulazione del discorso, la scelta delle parole più idonee venga effettuata sulla
base di regole specifiche per ogni livello di pianificazione.

Universali e relativismo linguistico


In ogni lingua si possono individuare sequenze di suoni che corrispondono a nomi, verbi, colori,
forme… Fin dalla metà degli anni ’50 fu sviluppata una linea di ricerca empirica a sostegno dell’idea
che il linguaggio potesse avere una qualche influenza sul nostro modo di percepire e di
concettualizzare il mondo che ci circonda. In tale ottica, la teoria più famosa, formulata da Whorf,
sosteneva che oggetti ed eventi denotati da una parola sono concepiti in maniera differente a seconda
della cultura del parlante; la conseguenza logica di tale ipotesi è che la causa di queste diverse
modalità di vedere e di concepire la realtà può essere imputata al linguaggio e al suo uso presso le
differenti comunità linguistiche. Il modo in cui una situazione viene percepita dipende da come essa
viene descritta, cosicché si poteva concludere che le parole usate per descrivere gli oggetti potevano
influenzare il comportamento degli individui su quegli oggetti.
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Per rispondere a esigenze di adattamento all’ambiente, in certe lingue vi sono nomi differenti per
designare uno stesso oggetto o evento.
Il problema che emerge dall’analisi delle ricerche condotte da Whorf è di capire se le differenze
linguistiche corrispondano a delle differenze nella modalità di percepire e pensare la realtà oppure se
tutti gli individui condividano la stessa esperienza anche se la descrivono in modo differente.
La percezione e la denominazione dei colori costituisce un terreno sul quale furono condotte ricerche
fondamentali per lo studio degli universali linguistici e per falsificare le tesi whorfiane.
Le ricerche interculturale hanno messo in luce che vi sono poche lingue che dispongono di due parole
per denominare i colori, ovvero parole che fanno riferimento alla luce e al buio, mentre vi sono altre
lingue che dispongono da tre a dieci parole per denotare i colori fondamentali. La diversa disponibilità
di nomi in lingue differenti non influenza la capacità degli appartenenti ai due gruppi linguistici di
percepire i colori.

Identificazione delle parole


La facilità di identificazione delle parole è influenzata dalla frequenza con cui le parole sono utilizzate
in una determinata lingua, ma anche dalla loro pronunciabilità.
Un altro fattore che favorisce l’identificazione delle parole è il contesto in cui una parola è presentata:
l’effetto del contesto rende conto di un fenomeno noto come “effetto di superiorità della parola”.
Il contesto costituito da una parola ha un effetto facilitante sul riconoscimento della singola lettera. Le
parole possono essere identificate grazie alla possibilità che le informazioni necessarie per il
riconoscimento siano allocate in un sistema che costituisce una sorta di “vocabolario mentale”.

Comprensione di frasi
Comprendere una frase significa dare un senso a una sequenza di suoni.
A questo compito contribuiscono processi che coinvolgono principalmente conoscenze di tipo
sintattico e conoscenze di tipo semantico.
Un approccio di tipo sintattico all’esame dei processi di comprensione di una frase mette in luce
l’utilizzo di differenti strategie volte a segmentare la sequenza di suoni in unità o costituenti frasali, a
partire dai quali si potrà costruire la rappresentazione semantica.
Una delle strategie per la segmentazione è quella basata sull’identificazione delle “parole funzione”
ovvero le parole come articoli, preposizioni, pronomi, congiunzioni…
Le parole funzione, inoltre, aiutano l’ascoltatore a classificare le “parole contenuto” che normalmente
seguono la parola funzione.
Gli ascoltatori, inoltre, utilizzano conoscenze di tipo semantico per comprendere le frasi.
La comprensione di frasi può andare oltre il significato superficiale espresso dalla frase medesima, e
può talvolta portare l’ascoltatore a sovrainterpretare quanto viene espresso in maniera esplicita dalla
frase.

Comprensione di testi e di storie


La comprensione di testi consiste nell’integrazione dei significati estratti dalle singole proposizioni che
costituiscono il testo in un’unica idea o nucleo concettuale.
L’integrazione di idee è un compito tanto più complesso e difficile quanto più debole è la relazione
esistente tra le idee espresse dalle diverse proposizioni.
La diversa facilità con cui le idee nuove possono essere messe in relazione con idee espresse in
precedenza può essere provata manipolando l’ordine con cui le stesse frasi vengono presentate.
Una caratteristica essenziale del modello è che si assume che l’elaborazione iniziale del testo avvenga
nella memoria a breve termine che, a causa della sua capacità limitata, potrà mantenere solo una
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piccola porzione di preposizioni; per riuscire a trovare una corrispondenza tra le proposizioni il lettore
dovrà esplorare la memoria a lungo termine per poter trovare una corrispondenza. Questa ricerca è
denominata “ricerca per la reintegrazione” ed è una delle ragioni per cui spesso la lettura di un testo
può presentarsi difficoltosa.
Un caso particolare di comprensione di testi è la comprensione di storie. Queste, specialmente quelle
semplici, hanno generalmente una struttura definita: fiabe e novelle popolari, infatti, sono costituite
da uno scenario, dei personaggi, un tema, degli episodi che vengono più o meno sviluppati, una
conclusione e talvolta una morale. I testi possono essere compresi più facilmente se sono introdotti da
un titolo: la lettura del titolo, infatti, consente al lettore di farsi un’idea del contenuto, di costruirsi uno
schema che guida la comprensione.

Comunicazione e persuasione
La comunicazione può avere come obiettivo la persuasione dell’interlocutore, cioè quello di ottenere la
modificazione di un atteggiamento o di un comportamento particolare. In quest’ottica la forza
persuasiva dei messaggi si riferisce per lo più alla comunicazione di massa.
La comunicazione persuasiva è stata analizzata con diversi approcci teorici.
Uno dei più accreditati è quello che ha trovato un’elegante sistematizzazione nel “modello della
probabilità di elaborazione” dell’informazione ad opera di Petty e Cacioppo.
I due ricercatori ritengono che il cambiamento degli atteggiamenti, come effetto dell’azione
persuasiva di un messaggio, coinvolga due percorsi differenziati denominati “percorso centrale” e
“percorso periferico”.
Il percorso centrale viene attivato quando l’elaborazione dell’informazione richiede un’elaborazione
accurata e un’analisi attenta delle argomentazioni contenute nel messaggio.
Il percorso periferico, invece, è attivato dallo scarso interesse che il messaggio ha per il destinatario: si
tratta di un processo di elaborazione attivato quando il cambiamento di atteggiamento vede coinvolti
elementi non direttamente collegati con il tema principale del messaggio e argomentazioni deboli.
In base al modello di Petty e Cacioppo, quindi, gli individui esposti a un messaggio attiveranno più
probabilmente il percorso centrale piuttosto che il percorso periferico, quanto più essi ritengono che il
messaggio abbia una rilevanza personale e perciò siano motivati a un’elaborazione attenta dei suoi
contenuti.
Gli effetti persuasivi di un messaggio dipendono da una molteplicità di fattori quali la fonte che emette
il messaggio, il ricevente e il messaggio. Gli effetti dell’interazione di questi fattori sono modulati dal
contesto nel quali tali fattori interagiscono e sono stati studiati con teorie e paradigmi tipici della
psicologia sociale.

Conversazione e comunicazione interpersonale


Una conversazione è caratterizzata da almeno tre diverse fasi:
- inizio o apertura: in questa fase avviene in maniera reciproca l’identificazione e il riconoscimento e
vengono espresse le formule di saluto;
- sviluppo di uno o più argomenti sui quali vi sia un qualche interesse da parte dei partecipanti;
- insieme di espressioni che portano alla conclusione della conversazione.
Un aspetto centrale nella dinamica conversazionale riguarda l’avvicendamento dei turni.
Nell’interazione tra individui la comunicazione si basa ed è regolata da principi che consentono ai
partecipanti di comprendere ciò che intendono comunicarsi e di regolare la dinamica conversazionale.
La comprensione dei messaggi linguistici che vengono trasmessi dai parlanti nello scambio
conversazionale parte dall’interpretazione che essi possono assegnare ai messaggi stessi.
La conversazione, inoltre, per essere una comunicazione interpersonale efficiente, deve obbedire a un
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fondamentale “principio di cooperazione”, inteso come la necessità da parte del partecipante di dare il
proprio contributo al momento opportuno coerentemente con le richieste della situazione
comunicazionale.
Grice ha declinato questo principio in 4 massime conversazionali:
1) massima della quantità, suggerisce che i partecipanti alla conversazione cerchino di non dire più di
quanto sia necessario;
2) massima della qualità, suggerisce che gli interlocutori facciano affermazioni vere;
3) massima della relazione, si riferisce al fatto che gli interlocutori cerchino di essere pertinenti;
4) massima del modo, suggerisce che gli interlocutori cerchino di essere chiari ed evitare le ambiguità.
Sulla base della teoria di Grice è stato sviluppato un modello inferenziale applicato alla conversazione:
tale modello enfatizza il fatto che i partecipanti alla conversazione potranno sviluppare delle inferenze
che consentano loro di comprendere coerentemente quanto si dice se vengono rispettate le massime
griciane.

Linguaggio figurato ed espressioni idiomatiche


La comunicazione può essere interpretata a due livelli di significato:
- significato letterale di un’ espressione linguistica: significato che emerge dalla particolare
combinazione dei significati delle singole parole che compongono l’espressione;
- ricorso alle implicature, cioè quelle inferenze che consentono di andare oltre il significato veicolato
dal primo livello per poter identificare l’intenzione comunicativa del parlante.
Il linguaggio figurato si manifesta attraverso un’ampia gamma di espressioni linguistiche: la metafora.
Tra le forme di linguaggio si possono collocare le espressioni idiomatiche, vale a dire quelle forme
linguistiche con funzione metaforica ma con un significato unico e convenzionale.
La comprensione di un’espressione idiomatica è stata spiegata con diversi modelli psicolinguistici; uno
di questi suggerisce che gli individui iniziano a elaborare il significato letterale delle parole e tale
attivazione viene mantenuta fino al momento in cui la sequenza dei termini viene riconosciuta come
un’espressione idiomatica. Ciò significa, quindi, che un singolo processo consentirebbe di elaborare
l’espressione idiomatica e successivamente, soltanto al momento in cui l’espressione viene
riconosciuta come idiomatica, emerge il significato idiomatico.

Comunicazione nei gruppi


La comunicazione interpersonale è una delle modalità essenziali di costituzione dei gruppi e della loro
esistenza e attività.
La comunicazione tra i componenti dei gruppi, oltre a favorire il consolidamento della struttura
organizzativa e la distribuzione del potere tra i membri, è un potente strumento di influenza sociale di
singoli o di componenti del gruppo su altre componenti del gruppo medesimo.
L’influenza sociale all’interno dei gruppi può assumere due forme principali:
- influenza maggioritaria: ha come effetto quello di indurre negli individui condotte compiacenti o
conformistiche;
- influenza minoritaria: la propensione persuasiva della minoranza è tanto più forte quanto più i giudizi
espressi sono sostenuti da argomentazioni dotate di forza e di qualità.
La comunicazione interpersonale tra i membri di un gruppo favorisce l’emergere del fenomeno della
polarizzazione. Il fenomeno consiste nel fatto che i gruppi tendono a estremizzare le decisioni.

Comunicazione mediata da computer


Una particolare caratteristica dei sistemi di comunicazione asincrona è la tendenza a riportare in tutto
o in parte il messaggio cui si intende rispondere in modo da facilitare il ricevente nella comprensione
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della risposta. Solitamente le parti del messaggio riportate sono tenute separate con segni
convenzionali oppure sono intercalate dalle risposte coerenti con il contenuto della parte di messaggio
considerata. Altre caratteristiche tipiche del linguaggio on-line riguardano il ricorso a strategie
comunicazionali volte a compensare la mancanza di codici di comunicazione gestuale. Questa
modalità di comunicazione influenza la conversazione determinando un particolare registro linguistico
che sembra essere caratterizzato da un uso altamente economico del linguaggio nel tentativo di
emulare una normale conversazione faccia a faccia.

Comunicazione e risoluzione negoziata dei conflitti


La comunicazione è forse la forma più evoluta per la risoluzione dei conflitti interpersonali. La
risoluzione dei conflitti può avvenire secondo due principali linee di condotta: il compromesso o il
negoziato integrativo. La comunicazione ha un valore essenziale nel far emergere i reali interessi delle
parti soprattutto se il processo negoziale si è arenato e se il processo negoziale muove con difficoltà
verso una soluzione integrativa. In queste circostanze può essere utile il coinvolgimento di un
mediatore che aiuti le parti a costruire un clima di fiducia reciproca e a facilitare la comprensione dei
rispettivi interessi.

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PENSIERO E RAGIONAMENTO
Con il termine pensiero in psicologia si indica una realtà molto vasta, comprendente processi mentali
che non potrebbero essere tutti definiti come processi logici, razionali o ancor meno creativi, pur
essendo anch'essi prodotti dall’attività psichica dell'uomo inteso come essere pensante. Il pensiero è
ritenuto l'attività̀̀̀ mentale per eccellenza, una funzione mentale superiore (insieme ad altri due
processi cognitivi l'apprendimento e la memoria, nel senso che il loro funzionamento presuppone
che una parte dell'informazione in arrivo dall'ambiente o dall'organismo stesso sia già̀̀̀ stata elaborata
a livello percettivo, dopo essere passata attraverso i nostri organi di senso) fondamentale per l'essere
umano, e sulla quale da sempre la psicologia ha posto il suo interesse. In psicologia il termine
pensiero indica quella attività mentale che comprende una serie svariata di fenomeni quali
ragionamento, memoria, attenzione, immaginazione, capacità simbolica, ecc. e che permette inoltre
di essere in comunicazione con il mondo esterno, con sé stesso, con gli altri, di fare ipotesi sul mondo
e sul nostro modo di pensare, di risolvere problemi utilizzando, in funzione del contesto, le
conoscenze acquisite.

Psicologia del Pensiero


La Psicologia del pensiero, come affermano Vittorio Girotto e Paolo Legrenzi, «è una disciplina antica
e allo stesso tempo recente. Antica perché in ogni importante sistema filosofico della tradizione
occidentale troviamo un tentativo, più̀̀ o meno sofisticato, di spiegare come mai l’uomo sia in grado
di pensare. Recente perché la psicologia del pensiero, nell’ambito della psicologia
come disciplina scientifica, costituisce un settore che ha conosciuto solo da poco tempo forte
sviluppo».
La questione fondamentale ci pare quella di definire l’ambito proprio di questa recente disciplina
scientifica. Per precisare tale ambito, lo si dovrà distinguere da quello proprio della filosofia, in
generale, e della logica, in particolare. E tuttavia, ferme restando le necessarie distinzioni, non si
potrà non considerare il fatto, a nostro giudizio molto rilevante, che sempre del pensiero ci si occupa,
così che non si potrà evitare di fornire una qualche definizione di esso.
Paolo Cherubini, nel tentativo di fornire tale definizione, si riferisce a quanto affermato da G. C. Oden
in Concept, knowledge and thought: «Il pensiero, definito in maniera ampia, è tutta la psicologia;
definito in maniera più circoscritta, sembra non essere niente di essa». Ho riportato questa
definizione per la ragione che ci pare lasci intendere in modo esemplare, innanzi tutto, la difficoltà di
definire il pensiero e, di conseguenza, la difficoltà di definire il suo rapporto con la psicologia. Il
pensiero, infatti, è, al tempo stesso, il “definente” e il “definito”, così che il pensiero “definito” dalla
psicologia potrebbe apparire diverso dal pensiero “definito” dalla filosofia e dalla logica o, che è lo
stesso, il pensiero di cui si occupa la psicologia potrebbe non coincidere con quello di cui si occupano
filosofia e logica.
La questione, insomma, concerne il tema del “pensiero del pensiero”, che è uno dei problemi
fondamentali con cui l’uomo si è misurato allorché ha cominciato a riflettere e, in particolare, a
riflettere criticamente. In effetti, costituisce un dato di fatto che i campi in cui si è sviluppata la
ricerca in ordine al pensiero sono molteplici e diversi; tuttavia, è altresì innegabile la necessità di
postulare comunque una “scienza” che rivesta valore fondamentale, perché in grado di cogliere il
pensiero “in quanto tale”. Solo a muovere da questo attingimento è possibile lasciare emergere le
differenze e tracciare un discrimen tra gli ambiti disciplinari, fermo restando, però, che sempre del
pensiero si intende parlare e solo al pensiero ci si intende riferire.
Quanto detto conferma semplicemente che non si può evitare di pensare: per definire il pensiero,
insomma, si è già cominciato a pensare. Il pensiero, da questo punto di vista, risulta originario, poiché
solo pensando è possibile individuare le forme in cui esso si modula e si declina in ambiti teorici
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determinati. Non per niente, Girotto e Legrenzi, sempre nella Introduzione al loro volume Psicologia
del pensiero, fanno riferimento a Giovanni Gentile: «Prendendo a prestito da un filosofo italiano
(Giovanni Gentile) una celebre distinzione, possiamo dire che i “pensieri pensanti” si sono
cristallizzati in “pensieri pensati”».
La distinzione posta da Gentile, in effetti, è volta a mostrare non soltanto il valore originario del
pensiero, ma altresì l’impossibilità di oggettivarlo, se lo si intende nella sua forma più pura, e cioè
come la condizione in virtù della quale si pone ogni oggettivazione possibile. Il pensiero in quanto
pensante, questo dice Gentile, è irriducibile al pensiero in quanto pensato; dunque, in quanto
“pensante”, esso è inoggettivabile. Se viene oggettivato, viene ridotto a pensiero pensato e, come
tale, perde ciò che ne costituisce l’essenza. Questo ci pare un punto fondamentale: non dimenticare
mai che qualunque discorso venga svolto sul pensiero non esaurisce mai il pensiero che lo pone
come discorso. In questo senso, non può non intendersi un’emergenza del pensiero sul linguaggio.
Tale emergenza, tuttavia, non va intesa come un darsi di pensieri che non si sono ancora configurati
come linguaggio. I pensieri pensati sono già linguaggio; di contro, il pensiero pensante è il pensiero in
atto, la condizione incondizionata, come direbbe Kant, che pone la serie dei condizionati.

Ciò premesso, è possibile cercare di individuare il differente modo di concepire il pensiero da parte
della filosofia e della psicologia. Paolo Cherubini, ad esempio, nel definire «il pensiero in generale» fa
valere l’aspetto per il quale «le parole riferite al pensiero si usano quando nel vissuto soggettivo di
una persona “c’è qualcosa in più” rispetto a ciò che deriva dai processi sensoriali», così che è
possibile affermare che «la mente pensa nell’istante in cui si rendono disponibili a essa informazioni
che non possono trovare un immediato referente nell’attuale quadro di stimolazione percettiva;
queste informazioni, integrate a quelle sensoriali, possono guidare e causare l’azione». La definizione
offerta da Cherubini ci pare che, da un lato, mantenga un aspetto di continuità tra la concezione
filosofica del pensiero e la concezione psicologica di esso; dall’altro, evidenzi un aspetto di
discontinuità, legato alla centralità che il concetto di “informazione” riveste in ambito psicologico e,
segnatamente, nell’ambito della psicologia cognitiva. La continuità è sottolineata dallo stesso
Cherubini, il quale afferma di riferirsi direttamente alla concezione aristotelica, che individua due
modalità di conoscenza, l’esperienza sensoriale o percezione (aisthesis) e il pensiero (nous). «[ ]
mentre la percezione – aggiunge Cherubini – permette di accumulare informazioni particolari, legate
direttamente ai sensi, e coincidenti con la realtà (nel terzo libro sull’anima è scritto esplicitamente “la
percezione è sempre vera”), il pensiero si occupa di conoscenze “cognitive” (noetiche) relative a ciò
che è universale, e quindi della rappresentazione di tutto ciò che non è direttamente percepibile».
Nell’enunciato di Cherubini vi sono almeno due aspetti che meritano di venire adeguatamente
tematizzati. Il primo aspetto è l’assunto che fa della percezione qualcosa di indubitabilmente vero,
perché coincidente con la realtà stessa. Il secondo aspetto, invece, è legato al tema dell’universale,
che Cherubini fa coincidere con le conoscenze noetiche. A nostro giudizio, i due aspetti sono
fortemente vincolati per la ragione che in entrambi ci si occupa del problema gnoseologico
fondamentale, e cioè dell’individuare un fondamento sicuro dell’edificio del conoscere, un
fondamento che sia sicuro perché oggettivo. Ebbene, tale oggettività la si può trovare o nel “dato di
fatto”, ed è la posizione realista, o nella “universalità del pensiero”, e tale concezione finirà per
risolversi nella posizione logicista. Cercheremo di prendere in esame i due aspetti, distintamente ma
anche congiuntamente, stante il loro vincolo intrinseco.
Ora, come è noto, il realismo di Aristotele, cui Cherubini fa riferimento, è stato messo fortemente in
discussione tanto da pensatori illustri che lo hanno preceduto, come per esempio Parmenide e
Platone, quanto da altri che lo hanno seguito. Si potrebbe anzi dire che la storia del pensiero
filosofico nasce e si sviluppa come critica del dato di fatto e lo stesso Aristotele afferma che il
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pensiero non può non mettere in discussione l’oti (il “che”), la presenza fattuale, onde pervenire al
dioti (al “per-che”), alla ragione che sia in grado di legittimare il fatto: se il fatto fosse sufficiente a
legittimare se stesso, la domanda di ragione, dunque la filosofia, non sarebbe mai sorta.
Se, inoltre, consideriamo la discussione che si è sviluppata nell’ambito della epistemologia
contemporanea, da Popper e Hanson fino a Kuhn, Lakatos e Feyerabend, allora ci accorgiamo che
l’osservazione non è più intesa come lo strumento che consente di cogliere la realtà nel suo essere
puro, oggettivo, ma si è parlato di osservazione “carica di teoria”. Di più: si è parlato di “dogma
dell’immacolata osservazione” per bollare come ingenuo il realismo che assume il dato certificato dai
sensi come coincidente con la realtà, pensata come autonoma e autosufficiente, cioè appunto come
oggettiva e totalmente indipendente dal soggetto. Come se una tale realtà non fosse ancora pensata
come indipendente dal pensiero e dal soggetto.
La questione, insomma, consiste nel modo di intendere il cosiddetto “reale”: il realismo ingenuo lo
intende come assolutamente indipendente dal soggetto, come preesistente ad esso, se non che, poi,
ritiene che la percezione, che è un’attività soggettiva, possa pervenire a cogliere questa realtà, senza
eo ipso negarne l’indipendenza, senza cioè trasformarla inevitabilmente nell’atto del coglierla; di
contro, il realismo critico o sofisticato riconosce che ciò che vale come “reale” altro non è che
l’esperienza di un soggetto, cosicché al reale immane un vincolo intrinseco e innegabile che impone
lo si consideri sempre relativo ad un punto di vista e mai assolutamente indipendente dal soggetto.
Ciò, tuttavia, non significa risolvere l’oggetto nel soggetto, come vorrebbe l’idealismo assoluto, dal
momento che soggetto e oggetto sono esistenze correlative: l’oggetto è ob- iectum, gettato di fronte
al soggetto, in modo tale che, se venisse meno il soggetto, anche l’oggetto sparirebbe; il soggetto è
sub-iectum, gettato sotto l’oggetto, dunque in relazione intrinseca con quest’ultimo.
La stessa evidenza, per quanta oggettività le si voglia attribuire, risulta tale solo a muovere da
assunti, in ordine ai quali si configura un campo di presenze che risultano “evidenti” solo in
riferimento ad essi. Il nodo, non di meno, è fondamentale. L’esigenza del conoscere, quella che lo
pone in essere come conoscere, è innegabilmente pervenire all’oggettivo, al reale, al vero, il quale è
tale non in quanto relativo a presupposti o assunti, ma anzi perché indipendente da essi.
Sennonché, tale esigenza, evidenziata dallo stesso Bacone, che è stato l’autentico inventore della
scienza moderna, non trova mai un compimento fattuale e rimane un’esigenza ideale. La totale
expurgatio intellectus non si realizza mai e il soggetto, nel riferirsi all’esperienza, finisce sempre per
riferire l’esperienza al proprio sistema di riferimento, così che l’esito è che la modella, le dà una
forma.
Kant ha espresso in forma esemplare il ruolo costitutivo che ha il soggetto nel configurarsi
dell’esperienza e Popper, che dichiara di ripensare il “problema di Bacone”, ha affermato il primato
della teoria sull’osservazione, valorizzando il metodo deduttivo rispetto a quello induttivo. Tuttavia,
non è facile far valere fino in fondo tale consapevolezza, dal momento che si vorrebbe avere un
banco di prova per verificare o falsificare le teorie. Il problema è che l’esperienza non può essere un
banco di prova definitivo e non lo è non solo in ambito verificazionista, giacché le teorie non possono
mai venire dichiarate vere (“verificare” è da verum facere), ma neanche in ambito falsificazionista:
nonostante l’asimmetria logica tra verificazione e falsificazione (per verificare una teoria si
dovrebbero osservare tutti i fatti che la riguardano, per falsificarla ne basta uno soltanto), ricorrere
all’esperienza come banco di prova ripropone il problema della teoreticità dell’osservazione. E ciò
vale anche per la falsificazione, nonostante Popper se lo sia dimenticato.
Glielo hanno, però, ricordato i suoi stessi “allievi”: Kuhn, Lakatos e poi Feyerabend hanno evidenziato
come sia sufficiente un opportuno accorgimento teorico per rendere innocua un’osservazione che
inizialmente poteva apparire falsificante. Nel caso della teoria “tutti i cigni sono bianchi”, ad esempio,
qualora si incontrasse un cigno nero, come effettivamente è stato, risulta sufficiente affermare che
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non si tratta di un cigno, dal momento che il colore bianco delle piume viene assunto come tratto
determinante della categoria.
Si è cercato di riassumere, in forma cursoria, una discussione che va avanti da millenni, ma che si è
svolta in modo estremamente significativo nella seconda metà del Novecento, tra filosofi, filosofi
della scienza ed epistemologi. In effetti, a tale discussione hanno fornito un contributo assai rilevante
anche gli scienziati, in particolare i fisici. Si pensi, ad esempio, alla discussione aperta dalla teoria dei
quanti e dalla formulazione del principio di indeterminazione di Heisenberg, che sono state
interpretate, anche perché lo stesso Heisenberg lo ha affermato esplicitamente, come la piena
consapevolezza del ruolo che il soggetto osservante ha nella costituzione dell’oggetto osservato.
Sulla questione, offre un contributo illuminante l’opera di un grande fisico, Bernard D’Espagnat,
intitolata Alla ricerca del reale, nella quale l’impossibilità di assumere il “dato” in senso ingenuo viene
espressa in modo esemplare.
Tutta la psicologia del pensiero muove dall’assunto che si dia un modo corretto di pensare, espresso
dalla logica, e un modo empirico di pensare, che è il modo usato dalla maggior parte dei soggetti in
condizioni ordinarie. Scrive, a questo proposito, Vittorio Girotto: «Infatti, fino a non molti anni fa la
quasi totalità degli psicologi del ragionamento, ben lungi dal criticare l’uso dei problemi logici classici,
ha difeso una teoria che identificava il pensiero umano con la logica formale. I difensori di questa
teoria postulano che la mente delle persone, anche quelle che non hanno studiato la logica,
contenga un insieme di schemi di inferenza di tipo formale, cioè una sorta di logica mentale, che
permette di spiegare come vengono tratte le inferenze valide. Per esempio, le persone non esperte
di logica sono in grado di trarre l’inferenza valida del modus ponens perché applicano alle premesse
lo schema corrispondente, da loro inconsapevolmente conosciuto. Una spiegazione di questo tipo è
indubbiamente facile da accettare, dato il suo carattere intuitivo e la sua eleganza formale. Ci sono
però almeno due classi di fenomeni di cui non riesce a dare conto.
Da un lato, le persone traggono inferenze erronee da premesse che permetterebbero l’applicazione
di schemi di inferenza validi. Dall’altro lato, le inferenze che le persone traggono appaiono spesso
influenzate dal contenuto delle premesse. Per cercare di superare queste difficoltà, nel corso degli
ultimi due decenni sono state sviluppate alcune teorie alternative alla logica mentale. Secondo le più
importanti tra queste teorie, quelle dei modelli mentali, le persone comuni traggono inferenze valide
(come la conclusione del modus ponens), non sulla base
dell’applicazione di uno schema inferenziale, ma sulla base della costruzione e manipolazione di
rappresentazioni (o modelli) mentali del contenuto delle premesse».
In genere, parlando di psicologia del pensiero, oggi si tende a mettere a confronto le procedure
valide descritte dalla logica formale con le procedure ordinarie che i soggetti comuni mettono in atto
nelle condizioni in cui operano: «Tuttavia, obiettivo dello psicologo è soprattutto quello di analizzare
la fenomenologia del processo di pensiero: comprendere cioè come l’individuo ragioni nella vita
quotidiana e inserito nel proprio contesto, indagare quali siano le possibili spiegazioni di una
discrepanza tra pensiero razionale e pensiero reale. Non sempre, infatti, nei propri ragionamenti e
nelle proprie decisioni l’essere umano si rivela razionale, attenendosi a quanto prescritto dai sistemi
logici e formali».
Come si evince dal passo, la psicologia del pensiero muove dalla differenza tra “pensiero razionale” e
“pensiero reale”, progettando di fornire possibili spiegazioni alla “discrepanza” che non
infrequentemente si ravvisa tra di essi, sia in condizioni ordinarie sia in ambito sperimentale. Si dà,
dunque, per scontato che esista un “pensiero razionale”, cioè “universale”, che è poi quello descritto
dalla logica formale, e ci si limita ad osservare che non sempre gli uomini usano tale pensiero nel
corso della loro esistenza (o negli esperimenti svolti in laboratorio).

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Forse tale assunto deve adeguatamente venire discusso, nel senso del tematizzare l’autentica
universalità della logica formale. Il fatto che gli schemi logico- formali vengano detti “validi” indica,
per ciò stesso, che essi sono universali? Quando si parla di “universalità”, cosa propriamente si
intende?

L'obiettivo dello psicologo è l'analisi fenomenologica dei processi di pensiero, intesa come raccolta
delle forme di pensiero in tutte le sue possibili varietà, come studio delle strutture caratteristiche di
queste forme, per giungere ad isolare i fattori che intervengono a determinare le varie forme di
pensiero.
Gli studi più noti in questo campo sono stati effettuati dai teorici della Gestalt.
Wertheimer si proponeva di analizzare quali fossero le condizioni in cui si può giungere ad un atto di
intelligenza creativa, quel tipo di pensiero che ci permette di risolvere problemi e che l'Autore ha
definito produttivo.
Molto spesso nell'apprendimento, o nella ricerca di una soluzione, vengono seguiti metodi che
prevedono atti puramente mnemonici, dettati dall’applicazione passiva di regole già apprese;
Wertheimer vuole mostrare come si possa giungere a soluzioni e ad apprendimenti più generali e
profondamente radicati quando si adotta un’impostazione che osservi la situazione come una totalità
significante e non come un insieme di parti.
In questa prospettiva, anche gli errori dovrebbero acquistare carattere positivo.
Il pensiero che segue questo procedimento porta ad una ristrutturazione del campo, viene chiamato
produttivo ed è ben diverso da un procedimento mnemonico o appreso passivamente.
E’ il tipo di pensiero che ci permette di risolvere i problemi.
Sarà Kohler, poi, ad introdurre un concetto basilare per la psicologia del pensiero: quello di INSIGHT,
che prevede che la soluzione di un problema possa coincidere con la ristrutturazione del campo
cognitivo (ristrutturazione cognitiva+consapevolezza di una relazione).
I gestaltisti, inoltre, hanno indagato, con Duncker, il costrutto del problem solving: una delle variabili
fondamentali del pensiero, che si configura come la capacità di generare mentalmente delle
alternative rispetto alla risoluzione di un problema.
Gli Autori hanno identificato al suo interno le seguenti fasi:
- Fase preoperatoria / Fase di incubazione, che ha a che fare con il fatto che la persona può
continuare a pensare ai termini del problema anche quando non sta attivamente meditando su
quello
- Fase di insight, ossia di improvviso reperimento di una soluzione tramite intuizione
- Fase di verifica.
La psicologia della Gestalt distingue dunque 2 tipi di pensiero:
- Pensiero riproduttivo: con il quale le conoscenze vengono utilizzate correttamente ma senza
essere creative;
- Pensiero produttivo: che è in grado di “creare” una soluzione nuova e di modificare la
struttura, percettiva o cognitiva, di un problema particolarmente importante quando ci troviamo in
una situazione complessa che non presenta possibilità di soluzione immediata e che non consente
l’uso di schemi di comportamento già sperimentati.
Altri tipi di pensiero distinti dagli Autori sono:
- Il pensiero prevenuto, costituito dalla credenza e dall’oggetto della credenza. Si esprime in stereotipi
e pregiudizi.
- Il pensiero nevrotico, costituito dalla presenza massiva di meccanismi difensivi primitivi, distorsione
e restringimento del campo, irrazionalità, concezione dicotomica della vita eccetera.
- Il pensiero psicotico, deviazione del pensiero logico così evidente da giustificare la sua delimitazione
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al campo strettamente patologico.
Tra le metodologie di indagine, il Test proiettivo di Rorschach permette una valutazione qualitativa
del pensiero; in particolare, consente di individuare la presenza di inibizione del pensiero produttivo
causata da stati depressivi. Citiamo inoltre la scala WAIS, di fondamentale importanza per l’indagine
del funzionamento del pensiero tipico di alcuni pazienti, come ad esempio il pensiero dicotomico nei
disturbi del comportamento alimentare. Infine il Test del pensiero creativo di Torrance, per
individuare e misurare in modo utile e funzionale le capacità creative di bambini, adolescenti e adulti,
adatto a valutare gli effetti differenziali di diversi programmi e metodi didattici.
Per quanto riguarda i risvolti applicativi è molto importante, per lo psicologo, considerare le
componenti profonde ed emotive che possono sovrapporsi alle normali facoltà logiche di pensiero.
Lo sviluppo della Psicoterapia Cognitiva è legato alla necessità di fornire fondamento scientifico al
trattamento psicologico dei disturbi mentali ed emotivi. Il termine "cognitivo" fa riferimento in modo
particolare al rilievo dato alle modalità di pensiero, di conoscenza di sé e di sé con gli altri. La
Psicoterapia Cognitiva si prefigge due obiettivi principali: il primo è quello di definire il tipo di
pensiero che accompagna le emozioni negative (es. dolore, sconforto, paura). Il secondo consiste nel
cercare delle modalità alternative, più funzionali, di affrontare le situazioni problematiche. L'adozione
di modalità di pensiero più costruttive conduce a una modificazione dell'esperienza emozionale
dolorosa. Risvolti applicativi importanti riguardano inoltre il riconoscimento dei disturbi del pensiero:
per lo psicologo è fondamentale saper riconoscere e valutare disturbi di forma e contenuto delle idee
al fine di meglio comprendere le problematiche presentate dall’individuo. Tra questi citiamo, ad
esempio, la circostanzialità (si perde in dettagli, passando ad altri argomenti), l’inibizione (povertà di
idee, rallentamento del pensiero), la confabulazione (tentativo di mantenere un pensiero iniziato in
una direzione coerente, mentre le reali informazioni sono insufficienti all’assunto), idee dominanti,
deliri e così via. Inoltre citiamo il BRAINSTORMING, una tecnica di creatività di gruppo per far
emergere idee volte alla risoluzione di un problema.
Un’altra definizione del pensiero lo definisce qualsiasi attività mentale che abbia dei contenuti
simbolici, che cioè si avvalga di rappresentazioni astratte e non sia per necessità dipendente dai dati
percettivi (quando si fanno dei ragionamenti, si cerca di risolvere un problema, si riflette su un
avvenimento passato oppure futuro, si elaborano progetti ecc.). I contenuti simbolici del pensiero si
possono chiamare concetti. Se non pensassimo per concetti saremo sommersi dalla quantità di
informazioni. Il concetto è un modo che la nostra mente ha adottato per dare ordine alle
informazioni e per economizzare il tempo ed energia (su una persona nomina ad un'altra parola
"cavallo" l'interlocutore capisce subito, poiché nella sua mente si attivano tutte quelle informazioni
che sono ad essa collegate).
Una ulteriore differenziazione (introdotta da Guilford) è quella che vede contrapporsi:
- il pensiero divergente (quel tipo di pensiero che ha la caratteristica di scindere i fenomeni per
cogliere alternative di significato e di uso degli stessi concetti ed oggetti)
- il pensiero convergente (quel tipo di pensiero che analizza e scopre gli elementi comuni e
associabili fra loro nel portare verso una sola direzione / soluzione).
Un ulteriore distinzione è possibile tra
- pensiero realistico (cioè la capacità di essere in comunicazione con se stessi, con gli altri e col
mondo esterno)
- pensiero autistico (introdotta da Bleuler) e fa riferimento ad un tipo di pensiero
completamente egocentrico e caratterizzato dal completo o quasi completo distacco dalla
realtà).
Una distinzione che in letteratura è molto frequente è quella tra
- pensiero quotidiano (caratteristico delle moltissime situazioni problematiche della vita di ogni
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giorno, in cui le persone, senza compiere alcuno sforzo per essere logiche o scientifiche,
intendono ugualmente prendere posizione, arrivare ad una soluzione, che viene accettata
come valida anche se in realtà, dato il modo in cui è stata raggiunta, non presenta alcuna
garanzia di validità rispetto ad un'altra soluzione qualsiasi)
- pensiero logico (pensiero che nella costruzione di un ragionamento utilizza in ogni passaggio gli
strumenti forniti dalla logica dando giustificazione razionale del percorso concettuale seguito).
Riguardo al pensiero, gli psicologi si sono occupati per lo più di capire i meccanismi sottostanti alla
produzione di pensiero e di individuare i fattori responsabili degli errori di pensiero.
Il pensiero può essere definito come l’attività mentale in grado di elaborare e di sviluppare le
relazioni fra le informazioni codificate in precedenza nella memoria.
Il pensiero può assumere, però, forme differenti, sostanzialmente in due macrocategorie: la prima
include le forme di pensiero non finalizzato, ovvero quelle caratterizzate da associazioni libere,
attività oniriche…; la seconda invece include le diverse forme di pensiero rivolto a una meta, come il
ragionamento, i processi mentali volti alla soluzione di problemi e alla presa di decisione.
Il pensiero è la facoltà di conoscere e comprendere gli aspetti generali e universali delle cose, senza
dipendere immediatamente, e di volta in volta, dalle singole cose e dagli aspetti isolati con cui esse ci
appaiono. Si tratta cioè della capacità di cogliere il reale per "astrazione". Ad es. con la parola "mela"
possono essere comprese e identificate tutte le mele del mondo, anche se ogni mela può essere
diversa dall'altra. Inoltre col concetto di "mela" s'intende un vasto complesso di elementi
strettamente integrati: forma, colore, volume, peso, ecc.
Il pensiero è presente in ogni fenomeno cosciente: è l'attività che percepisce, elabora ricordi,
coordina immagini, astrae, compara, giudica, ragiona.
Abbiamo un pensiero percettivo che ci mette in contatto con gli avvenimenti che accadono in noi e
nel mondo esterno; un pensiero immaginativo che ci rappresenta i dati percepiti o evocati dal
passato; un pensiero associativo che stabilisce un certo ordine tra i vari fenomeni psichici; un
pensiero affettivo che elabora le manifestazioni della nostra affettività; un pensiero volitivo che
presiede ad ogni azione volontaria.
Il pensiero si eleva al di sopra del mondo delle percezioni per formare schemi generali che sono i
concetti; esso afferra relazioni e trasforma il materiale fornito dai ricettori sensoriali in un sistema di
giudizi, attraverso un processo di analisi e sintesi (ragionamenti).

La formazione dei concetti


Presupposto necessario alla formazione del ragionamento è il concetto, termine con cui ci si riferisce
ad un simbolo astratto e generale che racchiude tutte le caratteristiche più rilevanti, comuni a un
gruppo determinato di oggetti o eventi.
I concetti si formano perché il nostro pensiero separa nella realtà quello che è utile o essenziale da
ciò che è superfluo, ovvero le caratteristiche costanti da quelle variabili.
Noi riconosciamo e classifichiamo gli oggetti sulla base dei concetti.
Questo processo di schematizzazione dei dati percettivi rappresenta una grande economia di energia
e di pensiero. Se dovessimo affrontare ogni oggetto o situazione come se fossero unici e irripetibili,
saremmo sopraffatti dalla realtà.
I due processi fondamentali per giungere alla formazione di un concetto sono quindi l'astrazione e la
generalizzazione.
Il pensiero come giudizio.
Si parla di giudizio esplicito quando dalla percezione (che di per sé può anche costituire un giudizio
implicito) si passa ad una riflessione cosciente, espressa verbalmente o per iscritto o in maniera
gestuale.
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L'attività giudicativa consiste nel riunire due percezioni o due immagini o due concetti, stabilendo tra
loro un rapporto.
Giudicare significa congiungere due termini con una affermazione, o separarli con una negazione. Ad
es. il viso di una persona incontrata ci fa venire in mente quello di un'altra persona: questa
associazione per somiglianza, per diventare giudizio, richiede che il pensiero decida la verità o la
falsità dell'asserzione.
Il giudizio presume sempre una qualche certezza, o in positivo o in negativo.

Il pensiero come ragionamento


Quando da uno o più giudizi ricaviamo la validità di un altro giudizio (l'affermazione di un nuovo
rapporto), noi elaboriamo un ragionamento.
Stabilito un punto di partenza, si cerca di arrivare a un punto di arrivo.
Il giudizio di conclusione scaturisce dalle premesse, considerate come evidenti, e dai rapporti logici
con altri giudizi che si fanno nel corso del ragionamento. Il passaggio da un giudizio all'altro
costituisce il processo della ragione, che è appunto una serie coordinata di giudizi in un tutto
organico.
Dai dati particolari passiamo, con un procedimento induttivo, ai principi generali e dai principi
generali, con un procedimento deduttivo, passiamo alle conseguenze particolari; oppure procediamo
per somiglianze, ma il procedimento per analogia non è rigoroso.

Il pensiero nell'età evolutiva.


Il pensiero si struttura durante l'età evolutiva, in rapporto alla progressiva maturazione fisica e
psichica dell'individuo.

Nell'infanzia la vera attività intellettuale non è ancora comparsa: il pensiero è sorretto da uno
schematismo pre-logico, legato ai dati immediati della percezione. Il bambino inizia a ragionare con
la forma analogica, che risponde al primo bisogno di "prova", cioè con un procedimento di
verosimiglianza che va da un particolare a un altro particolare, detto "transduttivo" (aldilà della
deduzione). Questo pensiero difetta di analisi, è irreversibile, unidirezionale.

Il fanciullo invece confronta gli oggetti tra loro e ci ragiona sopra, nota le caratteristiche comuni e
differenti, intravede nuovi rapporti, pur nei limiti dell'immediato presente.

L'adolescente supera il ragionamento concreto del fanciullo, basato unicamente sulle azioni e sulla
realtà, e sconfina nel campo del pensiero puro, della logica formale (aritmetica, matematica,
geometria ecc.), dando così inizio al ragionamento ipotetico-deduttivo, svincolato da ogni
dipendenza dal reale.

Caratteristiche essenziali del pensiero logico


Un pensiero sensoriale è concreto, un pensiero intellettuale è astratto. La capacità di astrazione
permette di cogliere l'essenziale di un tutto, di analizzare il tutto nelle sue parti e di riunirle nell'unità
della sintesi. Un pensiero logico ha la capacità di riflettere sulle proprietà comuni delle cose, di
schematizzarle nella struttura del concetto e di ordinare i concetti in una serie gerarchica, secondo il
loro grado di astrazione. Solo attraverso il pensiero logico il soggetto si rende conto di sé e rende
conto di sé agli altri.

Da ricordare anche il pensiero intuitivo, che ci permette di cogliere la verità non col ragionamento,
105
ma con una specie di illuminazione interna, improvvisa, inconscia. Questo pensiero spesso lo si
ritrova (unito al pensiero logico) a capo di molte scoperte scientifiche, ma soprattutto nel campo
artistico e religioso.

Ovviamente l'articolazione del pensiero presuppone l'uso della parola, sia essa pensata, parlata,
scritta o espressa col linguaggio dei sordomuti. Senza il linguaggio che socializza i pensieri, non
sarebbe possibile pensare, come senza pensiero sarebbero impossibili il linguaggio interiore ed
esteriore. Il pensiero precede, anzi crea la parola, ma la parola, a sua volta, è creatrice di pensiero,
perché la parola creata torna al pensiero, lo precisa, lo arricchisce, lo sviluppa.

Il pensiero produttivo
Il pensiero produttivo è quella forma di ragionamento che entra in azione ogni volta che ci troviamo
di fronte a una situazione problematica, possibile di soluzione, ma tale da non presentare possibilità
di soluzioni immediate e da non permettere nemmeno l'impiego di schemi di comportamento
abituali. Tale situazione, se risolta, porta in genere a una nuova conoscenza.

Su questa particolare forma di pensiero è da vedere il contributo offerto dagli studi sulla psicologia
animale compiuti da Kohler (uno dei maggiori esponenti della psicologia della percezione).

Le sue numerose osservazioni possono essere ricondotte a questo schema: un animale è affamato e
quindi motivato a prendere cibo; questo non può essere raggiunto direttamente; per farlo l'animale
deve risolvere un piccolo problema (p.es. aggirare la gabbia, utilizzare delle cassette o dei bastoni). I
risultati mostrano che lo scimpanzé giunge alla soluzione mediante un'improvvisa riorganizzazione
del campo psicologico (ciò soprattutto avviene nel momento in cui, p.es., il bastone cambia di
significato e diviene da oggetto per giocare a strumento).

Normalmente le difficoltà che impediscono di ottenere la soluzione di un determinato problema


sono legate alla tendenza propria del pensiero umano a ricercare dei metodi risolutivi già
sperimentati per problemi analoghi.

A volte risulta difficile vedere altre proprietà o funzioni in un oggetto che è sempre stato utilizzato in
una determinata maniera (p.es. una bottiglia che in una situazione d'emergenza può anche essere
vista come "candeliere").

Quando questa fissità dovuta all'abitudine è tale da precludere con una certa forza la soluzione dei
problemi, si parla di rigidità mentale.

Tuttavia l'individuo, a differenza dell'animale, può distaccarsi dalla situazione, mettersi al di fuori
della presenza reale degli oggetti, al fine di cercare la giusta soluzione. In lui si realizza il
ragionamento che è reso possibile in quanto ha raggiunto il pensiero concettuale.

Il pensiero onirico
Freud è stato il primo ad occuparsi seriamente dei sogni in maniera del tutto nuova rispetto alle
teorie mediche precedenti. Egli riteneva che il sogno, come il lapsus, doveva essere considerato
come un fenomeno psichico finalizzato a soddisfare un desiderio inconscio attraverso
un'allucinazione visiva che assume il carattere di realtà.
Il sogno è una forma particolare di pensiero in cui non ci sembra di pensare bensì di vivere,
106
accettando in buona fede delle allucinazioni.
I pensieri vengono trasformati in immagini (per lo più visive): le rappresentazioni delle parole
vengono trasposte in rappresentazioni di cose concordanti, che divengono consce come percezione
sensoriale.
Nel sogno agisce la censura che maschera il materiale inconscio prima che possa accedere alla
coscienza sotto forma di sogno. Se il desiderio rimosso non ha una sufficiente copertura, il sogno è
regolarmente accompagnato da angoscia, che interrompe il sonno.
Il pensiero onirico segue una logica diversa dal pensiero vigile, creando contatti e legami e
coincidenze anche quando non esistono o sono irreali. Le scene visive che costituiscono il sogno
rappresentano il contenuto manifesto, dall'analisi del quale si può risalire al contenuto latente.

PENSIERO E LINGUAGGIO
Il linguaggio è certamente la capacità cognitiva che più caratterizza la specie umana e che permette
almeno due importanti funzioni: quella comunicativa e quella conoscitiva. Dato che queste ultime
due funzioni sono la base costituente l’attività di pensiero, il problema del rapporto tra linguaggio e
pensiero appare una delle questioni più dibattute della psicologia.
Su questo complesso problema si possono considerare schematicamente 6 ipotesi:
1) Il pensiero è linguaggio–ipotesi comportamentista.
2) Il pensiero dipende dal linguaggio – ipotesi del relativismo linguistico di Whorf.
3) Il linguaggio dipende dal pensiero – ipotesi cognitivista di Piaget.
4) Linguaggio e pensiero sono originariamente indipendenti, successivamente si integrano in un
processo di reciproco potenziamento – ipotesi di Vygotksij.
5) Il linguaggio è pensiero – ipotesi di Bruner.
6) Linguaggio e pensiero sono costruiti socialmente, attraverso la comunicazione – ipotesi di
Shaffer.
Le linee teoriche di riferimento sono quelle che intorno agli anni 70 hanno visto contrapposta la
visione di Piaget (il linguaggio dipende dal pensiero) a quella di Vygotskij (linguaggio e pensiero sono
in origine interdipendenti).
Secondo Piaget, lo sviluppo cognitivo precede sia logicamente che ontogeneticamente l’emergere del
linguaggio ed è autonomo rispetto ad esso, mentre lo sviluppo linguistico deriva e dipende dallo
sviluppo cognitivo. Questo si può osservare dal fatto che gli schemi di azione cognitivi (prendere,
fare) nel bambino si sviluppino prima delle competenze linguistiche.
La posizione di Piaget ha influenzato gli studi sul linguaggio portando a formulare la cosiddetta
“ipotesi cognitiva” e stimolando una serie di ricerche atte ad individuare i prerequisiti cognitivi per la
comparsa del linguaggio (Bloom).
Nonostante queste ricerche abbiano messo in luce come soltanto alcune abilità cognitive
caratteristiche dello sviluppo sensomotorio (imitazione, il gioco simbolico, ecc) ad 1 anno di età
correlano con la comparsa del linguaggio; non è stata, tuttavia, dimostrata la tesi della dipendenza
del linguaggio dal pensiero e conseguentemente la superiorità di quest’ultimo rispetto alla prima.
Vygotskij suggerì l’iniziale indipendenza del pensiero dal linguaggio: esempi di linguaggio non
concettuale sono il Babbling (lallazione prelinguistica del bambino, caratterizzata da coppie di vocali e
consonanti) e i suoni prodotti alla presenza di certi oggetti. Il linguaggio ed il pensiero si fondono,
secondo l’autore, all’età di 2 anni circa, in cui i bambini imparano che gli oggetti hanno un nome e,
quindi, utilizzano le parole come simboli. Successivamente diventano interdipendenti: il linguaggio
fornisce una spinta alla cognizione e viceversa.
Secondo Vygotskij, pensiero e linguaggio non si sovrappongono mai completamente, neanche negli
adulti. Egli attribuisce un ruolo importante all’interazione sociale nello sviluppo di tutte le funzioni
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mentali superiori (rispetto alla visione di Piaget): tutte le funzioni mentali compaiono come sociali,
richiedono, cioè, il supporto degli altri individui, ed in seguito diventano individuali grazie ad un
processo di interiorizzazione.
Perciò, mentre per Piaget il linguaggio egocentrico si riflette nell’incapacità del bambino di fare
proprio il punto di vista di un altro individuo e tende a sparire con il tempo, per Vygotskij, invece,
esso aiuta il bambino a dirigere le sue attività di soluzione dei problemi e con lo sviluppo evolve in
linguaggio interiore.

Metodi e strumenti
Strumenti utili per individuare legame tra pensiero e linguaggio sono:
- il test di fluenza verbale, in grado di dare una misura della capacità di ricerca rapida di parole nel
lessico interno e indaga l’organizzazione delle funzioni cognitive del pensiero e del linguaggio; spesso
questa prova è parte integrante del test dell’afasia (per pazienti lievi o di media gravità). La prova di
fluenza viene utilizzata per valutare il miglioramento dell’afasia in quanto il numero di parole
prodotte aumenta con il regredire del disturbo lessicale. Viene, inoltre, utilizzato come test frontale
per valutare la capacità del paziente di generare una strategia di ricerca appropriata.
- il test della generazione di frasi: cerca di dare una misura della capacità di far uso delle regole
grammaticali sintattiche per produrre una frase.

IL RAGIONAMENTO
Come abbiamo detto, una particolare caratterizzazione del pensiero è quella di manifestarsi come
capacità di ragionamento.
Secondo Gallotti, il ragionamento è un’attività che sottopone l’informazione data a delle
trasformazioni, così da poter giungere a delle conclusioni.
Vi sono tipicamente due forme di ragionamento:
- il ragionamento deduttivo: dal generale al particolare. Si parte da un insieme di assunzioni
(premesse) cui devono seguire necessariamente determinate conclusioni; la conclusione non
aggiunge nuova informazione perché l’informazione è già presente (anche se implicitamente)
nelle premesse. E’ possibile ottenere conclusioni valide. Ad esempio, nelle premesse diciamo:
“tutti gli animali sono mortali”. Il leone è un animale. La conclusione implicita è che il leone sia
mortale.
- il ragionamento induttivo: dal particolare al generale. Basato su dati dell’esperienza o
osservazioni che fungono da indizi. La conclusione aggiunge nuova informazione non presente
nelle premesse. Non è garantita la validità delle conclusioni raggiunte. Ad esempio: tutte le
pantere che ho visto sono nere. La conclusione è…quindi, tutte le pantere sono nere. Non è
garantita qui la validità delle conclusioniraggiunte.

Sillogismi ed errori di ragionamento deduttivo


La struttura di ragionamento sillogistico è la forma più semplice di ragionamento deduttivo. I
sillogismi sono una particolare forma di logica deduttiva in cui due proposizioni sono combinate in
maniera da produrre una proposizione finale.
I sillogismi sono costituiti da due premesse che conducono necessariamente ad una conclusione.
Il ragionamento categoriale è un ragionamento basato su sillogismi, perché le premesse del sillogismo
specificano le relazioni tra categorie.
Le proposizioni possono essere universali o particolari, affermative o negative.
La verità di un sillogismo deriva soltanto dal fatto che le conclusioni derivano dalle premesse.
Spesso è difficile separare il problema dalla validità di un sillogismo, dall’incongruenza tra il sillogismo
108
e le proprie credenze.
Conseguentemente può succedere che un sillogismo venga rigettato perché la sua conclusione non
viene considerata empiricamente vera.
Woodworth e Sells (effetto atmosfera) hanno avanzato l’ipotesi che differenti tipi di premesse creino
un’atmosfera che predispone i soggetti ad accettare una conclusione che contiene il medesimo
quantificatore.
Secondo Woodworth e Sells una premessa negativa crea un’atmosfera negativa, ma la cocnlcusione
non è necessariamente vera:
Alcuni A sono B; alcuni B sono C; quindi, alcuni A sono C
Nessun A è B, tutti i B sono C, quindi nessun A è C
I soggetti devono valutare se le conclusioni fornite sono valide. Gli errori dipendono dall’atmosfera
delle premesse.
Premesse entrambe universali, portano ad una conclusione universale.
Premesse entrambe particolari, portano ad una conclusione particolare.
Premessa negativa porta ad una conclusione negativa.
Premessa particolare porta ad una conclusione particolare.

Nelle prime ricerche condotte sul ragionamento veniva chiesto ai soggetti di giudicare se le
conclusioni proposte erano conclusioni valide.
I soggetti utilizzati in questi compiti facevano degli errori sistematici quando le permesse e le
conclusioni presentavano particolari caratteristiche: i giudizi sembravano influenzati da una sorta di
effetto atmosfera creato dal tipo di sillogismo proposto. Un altro errore comune è determinato
dall’interpretazione di proposizioni che contengono quantificatori, interpretazione che renderebbe
talvolta la conversione della relazione tra i termini, inaccettabile.

Gli effetti del contenuto sulla deduzione


I primi tentativi per spiegare come mai gli individui spesso falliscono nel concludere correttamente
un ragionamento sillogistico sono stati indirizzati all’esame del ruolo del contenuto delle proposizioni
alla base del ragionamento e in particolare del ruolo della conoscenza, della credibilità, della
concretezza delle premesse.
Nelle ricerche svolte si osserva che i soggetti accettano affermazioni come vere semplicemente per il
fatto che sono congruenti con le loro credenze.

Il ragionamento deduttivo condizionale


Sillogismo condizionale, modalità di ragionamento costituito anch’esso da una premessa maggiore e
una premessa minore, ma in questo caso nelle premesse non sono contenuti dei quantificatori come
nel caso dei sillogismi finora esaminati: nel sillogismo condizionale, infatti, la premessa maggiore ha
la forma di un enunciato condizionale del tipo “se.. allora ..”.
La premessa minore è un enunciato che può esprimere o la proposizione antecedente o la
proposizione conseguente; entrambi gli enunciati possono essere proposti o in forma affermativa o
in forma negativa. Per determinare se una conclusione tratta da un argomento condizionale è valida
occorre far ricorso alla “tavola di verità”, ovvero uno dei metodi usati dai logici per stabilire quali
sono gli argomenti validi: tale metodo indica lo stato di verità di un enunciato complesso a partire dai
valori di verità delle singole proposizioni costituenti.

Errori di conversione (Chapman e Chapman)


Molti errori di conversione dipendono dalla tendenza a sottoporre le premesse a conversioni illecite.
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Talvolta gli individui convertono poco saggiamente una premessa e accettano la conclusione erronea
che segue una tale conversione.
Tutti gli A sono C
Tutti i B sono C
Quindi tutti gli A sono C

Schemi di ragionamento condizionale ed errori logici


Nel ragionamento condizionale si possono utilizzare due schemi inferenziali validi, ovvero due
conclusioni che derivano necessariamente dalla relazione tra la premessa maggiore e la premessa
minore. Il primo schema inferenziale, detto “modus ponens”, è caratterizzato dalla proposizione
condizionale e dall’affermazione dell’antecedente. La conclusione che viene facilmente derivata
applicando questo schema consiste, dunque, nell’affermazione della conseguente. Il secondo schema
inferenziale, detto “modus tollens”, è caratterizzato dalla proposizione condizionale e dalla negazione
della conseguente.
La conclusione che si può derivare applicando questo schema consiste, dunque, nella negazione
dell’antecedente.
Quando si sviluppa un ragionamento condizionale si può incorrere in due fallacie.
La prima fallacia conosciuta come “negazione dell’antecedente” produce come errore tipico la
negazione della conseguente; la seconda cui si può incorrere è quella denominata “affermazione
della conseguente”.

La teoria della logica mentale


La teoria della logica mentale si basa sull’assunto che gli individui quando devono fare delle inferenze
deduttive utilizzano un insieme di regole molto astratte simili a quelle della logica.
Uno dei principali sostenitori di questa teoria, Braine, assume che tutti gli individui posseggono gli
schemi astratti, come lo schema modus ponens e lo schema modus tollens.
Si può, quindi, affermare che la capacità di ragionare è resa possibile da questa “competenza”
acquisita a seguito della maturazione cognitiva dell’individuo e che gli errori sono imputabili alle
difficoltà generate dall’inadeguata applicazione delle strategie volte al coordinamento della sequenza
di inferenze o a causa del fraintendimento delle premesse o a disattenzione, a causa dell’incapacità
di mantenere le informazioni rilevanti nella memoria di lavoro o errori fatti nell’applicazione degli
schemi inferenziali.
La teoria della logica mentale consente, quindi, di rendere conto di come certe inferenze sono più
facili di altre e come certi ragionamenti portano spesso a trarre conclusioni non valide.
Tale teoria propone che la difficoltà è determinata dal fatto che non esiste un singolo schema da
applicare così come nel caso del modus ponens, ma si deve applicare una serie di regole diverse per
trarre una conclusione; ciò espone l’individuo a commettere più frequentemente errori anche in
conseguenza del carico cognitivo cui è sottoposta la memoria di lavoro.

I modelli mentali e ragionamento sillogistico


La teoria dei modelli mentali è stata proposta da Johnson-Laird per rendere conto dei limiti delle
teorie logiciste. Gli individui costruiscono dei modelli mentali della situazione a cui si riferiscono e poi
traggono delle conclusioni a partire da questo modello mentale. Un insieme di premesse rende
possibile la costruzione di vari modelli mentali. Una conclusione viene accettata se è coerente con
tutti i modelli mentali che sono stati costruiti.
La teoria si basa sull’idea che il ragionamento si fonda sulla generazione di rappresentazioni mentali
110
o modelli del mondo.
Essenzialmente la teoria descrive un processo mentale che si sviluppa in 3 fasi:
- prima fase: comprensione delle premesse grazie alle conoscenze linguistiche e a tutte le conoscenze
rilevanti per tale compito;
- seconda fase: combinazione dei modelli delle premesse per ottenere una descrizione della
situazione che può essere definita da quelle premesse;
- terza fase: validazione ovvero ricerca di modelli alternativi che sono congruenti con le premesse, ma
in cui la conclusione candidata ad essere adottata è falsa; se ciò si verifica allora la conclusione è falsa
e deve essere ricercata e validata un’altra conclusione. Questa fase si conclude quando tutte le
potenziali conclusioni sono esaurite.
In due modelli mentali che condividono un termine è possibile combinarli in modi differenti per
ottenere possibili modelli mentali alternativi.
Se i modelli mentali possono essere combinati in un solo modo, sarà possibile ottenere un’unica
conclusione valida.
Se invece i modelli possono essere combinati in più di un modo, allora il processo di ragionamento
produrrà più di una possibile conclusione.
Due modelli mentali integrati conducono a conclusioni molto differenti tra loro.
I modelli mentali possono essere utilizzati anche per spiegare il ragionamento condizionale e per
rendere conto degli errori commessi.

Ragionamento lineare e modelli mentali di descrizioni spaziali


Ci sono problemi di ragionamento in cui le asserzioni forniscono informazioni relative alle relazioni
esistenti fra i termini. Questi problemi sono denominati “sillogismi lineari” o problemi a tre termini. In
questi casi si trae un’inferenza valida quando si riescono ad ordinare in maniera coerente gli elementi
del problema.
Le difficoltà nella risoluzione di un problema a tre termini può essere imputabile alla difficoltà nella
comprensione delle premesse e della domanda cui si deve rispondere.
Una modalità per risolvere problemi di questo tipo è quella di costruirsi una rappresentazione
unitaria dei termini e delle relazioni che compongono il problema, ovvero una rappresentazione
analogica che riproduce l’ordinamento degli elementi secondo la direzione verticale o orizzontale.
La costruzione di un modello mentale per rappresentarsi e ricordare descrizioni spaziali ha
un’efficacia maggiore della comprensione e della rappresentazione puramente proposizionale del
problema.

Il ragionamento induttivo
Ragionare in maniera induttiva non consente di provare che una conclusione o un’ipotesi siano
logicamente valide, tutt’al più un’ipotesi specifica può essere logicamente confutata. La ricerca
scientifica opera così.
In psicologia sono stati messi a punto vari compiti per capire i meccanismi alla base dell’incapacità
della gente di generare ipotesi che possano essere sottoposte a prova e di tentare di falsificarle.
La tendenza errata è,infatti, quella di confermare le ipotesi.
Il “compito di selezione” è un famoso problema, proposto da Wason, per studiare le strategie
utilizzate dagli individui per risolvere problemi di questa natura. La spiegazione più semplice di
questo errore sistematico è che gli individui incontrino difficoltà nell’utilizzare materiale astratto.
Gli effetti del materiale del contesto plausibile nel compito di selezione.
Mentre negli esperimenti di Wason il 10% circa dei soggetti riusciva a produrre la risposta corretta, in
un esperimento successivo condotto da Johnson-Lairs e Legrenzi, le risposte corrette salivano a oltre
111
l’80%. La facilità con cui i partecipanti riuscivano a svolgere il compito di ragionamento venne
spiegata con il fatto di aver utilizzato materiale concreto.

Generazione e falsificazione di ipotesi


Wason ideò un particolare paradigma in cui i soggetti devono generare le informazioni necessarie per
risolvere un problema volto a comprendere ulteriormente i processi sottostanti alla generazione e
alla falsificazione di ipotesi. In uno degli esperimenti eseguiti, Wason proponeva ai soggetti una
tripletta di numeri (2, 4, 6) e diceva loro che tale tripletta era stata generata in base a una regola che
era nota solo allo sperimentatore; la regola che aveva in mente era ‘sequenza di numeri crescenti’. Il
compito dei partecipanti era quello di indovinare quale fosse la regola con cui lo sperimentatore
aveva costruito la tripletta; i soggetti producevano esempi che erano tutti coerenti con la regola
corretta ed enunciavano ipotesi più specifiche rispetto a quella corretta. Il compito, per quanto possa
apparire semplice, nasconde un’insidia comunicazionale e cioè il fatto che la regola corretta viola
l’imperativo di Grice, vale a dire che non si deve dire né più né meno di quanto è necessario. Il
compito sarebbe facilmente risolto se i soggetti procedessero con una stretegia volta a falsificare le
ipotesi formulate.

Gli schemi pragmatici di ragionamento e la teoria dei contratti sociali


Alcuni ricercatori hanno proposto che la facilità con cui gli individui riescono a svolgere un compito di
selezione con materiale concreto dipenda dal fatto che possono essere utilizzate delle regole
pragmatiche che possono venire normalmente impiegate in due classi di situazioni. Cheng e Holyoak,
per primi, hanno proposto l’ipotesi che generalmente gli individui applicano il ragionamento
condizionale per scopi pragmatici in particolare o per aver il permesso di fare qualcosa oppure perché
devono aderire a un obbligo o accattare dei vincoli contrattuali. Nel primo caso, gli individui applicano
uno schema di permesso e cioè se qualcosa è vero allora si può fare qualcos’altro; nel secondo caso,
applicano uno schema di obbligo e cioè se qualcosa è vero allora si deve fare qualcos’altro. Gli schemi
pragmatici proposti da Cheng e Holyoak costituiscono delle rappresentazioni di regole astratte in
termini di “condizione-azione”, rappresentazioni che possono essere applicate in differenti domini.
Una prospettiva differente per rendere conto della facilitazione con cui i soggetti possono risolvere
problemi relativi al controllo di ipotesi è stata avanzata da Cosmides ed è nota come “teoria dei
contratti sociali”. Secondo la Cosmides gli individui intrattengono relazioni in cui possono ottenere
qualcosa in cambio di qualcos’altro, cioè concorrono a stabilire dei comportamenti grazie ai quali
possono ottenere vantaggi reciproci; quindi gli individui stipulano implicitamente dei contratti sociali
che definiscono i termini di questo compromesso. La struttura tipica del contratto sociale può essere
espressa dalla seguente regola: se un individuo riceve un beneficio allora deve sostenere un costo. Il
compito di selezione proposto da Wason può essere rappresentato come un contratto sociale: il
soggetto che deve risolvere il compito assume l’atteggiamento di chi deve smascherare il trasgressore
della regola.

GIUDIZIO E DECISIONE
Quando gli individui devono produrre delle stime o effettuare delle valutazioni, possono fare ricorso a
procedure formalizzate che consentono di svolgere i compiti di giudizio in maniera accurata. Tali
procedure richiedono informazioni precise e complete e un carico cognitivo che spesso l’individuo non
è in grado di sostenere. Molto spesso gli individui fondano i propri giudizi su informazioni imperfette o
incomplete e perciò ricorrono a procedure pratiche economiche, dette euristiche che spesso
espongono i decisori a errori di valutazione ovvero distorsioni sistematiche nei giudizi, dette bias.
Gli individui spesso si servono di euristiche, o espedienti, che possono produrre il risultato desiderato
112
in alcune situazioni, ma che possono anche risultare fuorvianti in altre situazioni.
Anche se alcune euristiche funzionano molto bene, talvolta esse rappresentano dei processi
inferenziali che si discostano dai principi del ragionamento corretto.
I soggetti spesso compiono degli errori di ragionamento a causa della tendenza alla conferma e del
bias di confronto. Sono stati scoperti circa 30 di questi biases cognitivi.
Se noi fossimo competenti e accurati nell’effettuare stime, non dovremmo esprimere giudizi molto
distanti da quelli che si possono ottenere applicando le leggi della probabilità o modelli come il
teorema bayesiano, messo a punto dal monaco olandese Thomas Bayes nel XVIII secolo, per
combinare informazioni differenti per giungere alla formulazione di stime accurate e formalmente
corrette.
Nel caso di O.J. Simpson, il penalista avrebbe potuto formulare un giudizio corretto se avesse applicato
il teorema, ovvero non studiando “le donne picchiate” ma “le donne picchiate e poi uccise da
qualcuno” concludendo che la maggior parte di queste veniva assassinata dal compagno.

Probabilità soggettiva
Jacob Bernouilli, intorno all’inizio del 1700, ha scoperto la legge dei grandi numeri. Uno dei
fraintendimenti che circondano tale legge ha a che fare con la sua relazione con quella che viene
comunemente chiamata legge delle medie.
La legge dei grandi numeri specifica quanto spesso un evento si verifica a lungo andare.

Le euristiche di giudizio
Spesso gli individui tendono a credere che un piccolo campione sia rappresentativo della popolazione
da cui è stato tratto. Questa credenza è stata chiamata legge dei piccoli numeri. La credenza in tale
legge conduce gli individui a fare uso della euristica della rappresentatività, ovvero a fare delle
inferenze assumendo che piccoli campioni siano simiili fra loro e siano anche simili alla popolazione da
cui sono stati tratti.
Sono state descritte e analizzate da Kahneman e Tversky negli anni ’70:
a) Euristica di disponibilità o evocabilità si basa sul normale funzionamento della mente e sulla
conoscenza implicita che gli individui hanno dell’attività mnestica (che riguarda la memoria). La
disponibilità si riferisce alla facilità con la quale un item può venire in mente come l’etichetta di una
certa esperienza. Ovviamente la disponibilità gioca un ruolo centrale nel modo in cui noi rievochiamo
le esperienze precedenti. Ci sono molte cose di cui abbiamo fatto esperienza che, però, non ci
vengono facilmente in mente.
Gli autori hanno studiato l’influenza della disponibilità sul giudizio. Dai loro esperimenti è emerso che
siamo portati a credere che le parole che vengono rievocate più facilmente, siano più frequenti. In
questo modo confondiamo la frequenza di rievocazione con la frequenza delle occorrenze di un
evento.
Gli individui spesso formulano le loro stime sul numero di casi o di esempi dell’evento che vengono
loro in mente, assumendo che la numerosità degli esempi evocati corrisponda alla frequenza con cui
quegli eventi si sono verificati. Quindi, quanto più numerosi saranno gli eventi ricordati, tanto più
saranno ritenuti probabili. In molti casi la distorsione è causata dalla salienza.
Se, per esempio, chiediamo se sia più probabile un incidente in macchina o in aereo, la maggior parte
dei soggetti risponderà in aereo, per via dell’impatto emotivo che coinvolge il disastro. In realtà gli
incidenti in macchina, oltre ad essere più frequenti, sono anche di gran lunga più probabili.
Anche la vicinanza temporale contribuisce a distorcere la probabilità o la frequenza con cui due eventi
possono verificarsi congiuntamente. Per esempio, molti ritengono che l’uso di droghe sia associato
alla criminalità per via della correlazione basata sui dati in memoria. Si tratta, invece, di correlazioni
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illusorie, come hanno dimostrato Chapman&Chapman: se l’individuo non riesce a riprodurre nessuno
scenario riterrà l’evento impossibile mentre riterrà l’evento quanto più probabile tanti più esempi
riuscirà a trovare in memoria. La disponibilità può anche essere ritenuta responsabile del fenomeno
delle correlazioni illusorie. Talvolta gli individui credono che eventi diversi si verifichino in
concomitanza gli uni con gli altri anche se, in realtà, questo non avviene.
Tversky e Kahneman hanno avanzato l’ipotesi che la disponibilità influenzi anche i giudizi riguadanti la
frequenza con cui eventi diversi si verificano contemporaneamente.
Shweder ha sottolinato il fatto che la correlazione non è un concetto intuitivo. Tali tipi di concetti sono
acquisiti con facilità, sono usati da quasi tutti gli adulti e non richiedono un’educazione formale per
essere acquisiti.
I concetti statistici, invece, vengono acquisiti senza istruzioni deliberate e senza la disponibilità di
apprendere.
b) Questo processo è anche alla base dell’operazione chiamata euristica della simulazione, che
consiste nel simulare un mondo possibile in cui qualcosa che in realtà è avvenuto non si sia realizzato
e nel trarre le conseguenze da questa costruzione fantastica. I controfattuali Fantastici sono il
prodotto della euristica della simulazione e spesso si rivolgono a situazioni impossibili.
c) Euristica di rappresentatività, ovvero valutando il grado si similarità tra l’evento che deve essere
stimato e il processo che l’ha generato o la categoria di riferimento.
Il giudizio distorto è causato dal fatto che i soggetti controllano quanto l’evento considerato (es: la
sequenza di lanci di una moneta) corrisponde all’idea che quell’evento rappresenta, in questo caso
dall’idea di caso o casualità che genera la sequenza considerata Quest’euristica viene utilizzata nel
ragionamento quotidiano in molte occasioni e produce effetti distorcenti quando si valutano eventi
congiunti invece di applicare una delle più elementari regole della teoria della probabilità com’è la
regola della congiunzione. La fallacia della congiunzione consiste nel ritenere che la probabilità di
occorrenza di un evento congiunto possa essere superiore alla probabilità di occorrenza degli eventi
costituenti. Es: “in spiaggia ci saranno più donne o più donne abbronzate?”
d) Euristica di ancoraggio e aggiustamento, dove gli individui formulano una prima
valutazione(ancoraggio) di un determinato fatto; poi in seguito all’acquisizione di nuove informazioni
vengono effettuate delle modificazioni più o meno consistenti e viene formulata la valutazione
definitiva. Il risultato di questo processo però è che il giudizio finale non è molto diverso da quello
iniziale.

Addestramento al ragionamento statistico


Nisbett e collaboratori hanno suggerito che, se è vero che i biases cognitivi regolano i processi di
ragionamento in molte situazioni, è vero anche che esistono, però, altre situazioni in cui gli individui
sono in grado di produrre la soluzione corretta. Inoltre, sostengono che la capacità di fare uso delle
corrette procedure di ragionamento dipende da:

1. Chiarezza dello spazio problematico: lo spazio problematico può essere compreso più
facilmente in alcuni casi che in altri. Gli errori si verificano nei casi in cui lo spazio problematico
viene compreso in maniera adeguata.
2. Comprensione dei processi casuali: alcune situazioni rendono più chiaro di altre l’operato del
caso. Non sempre gli individui si rendono conto della natura casuale dei fenomeni. Se gli
individui si rendono consapevoli che un processo è influenzato da fattori casuali, allora è più
probabile che facciano ricorso a procedure di ragionamento rigorose.
3. Prescrizioni culturali: gli individui ragionano in maniera conforme ai principi statistici se hanno
ricevuto un’educazione adeguata e se la loro cultura di appartenenza valuta in maniera
114
favorevole i processi di ragionamento di questo tipo.

Il pensiero magico
Frazer credeva che le pratiche magiche fossero regolate da 2 leggi:
- Legge della somiglianza: tale legge afferma che le cose simili si influenzano reciprocamente.
Cause ed effetti sono simili le une agli altri. Le pratiche magiche basate sulla legge della
somiglianza sono state denominate da Frazer magia omeopatica.
- Legge del contagio: tale legge afferma che le cose che sono state una volta in contatto le une
con le altre, continueranno in seguito ad esercitare un’influenza reciproca. Le pratiche basate
sulla legge del contagio, costituiscono la magia del contagio.

Coincidenze significative
Percepire una coincidenza come dotata di significato, per molti versi, è un’esperienza simile a quella
del pensiero magico. Una tale coincidenza si verifica quando degli eventi sembrano essere associati in
maniera significativa anche se si è verificato simultaneamente soltano per caso (cioè, non stanno in
una relazione casuale gli uni con gli altri).
Falk ha dimostrato che gli individui giudicano le coincidenze che li riguardano diversamente dal modo
in cui giudicano quelle che riguardano gli altri ed ha, inoltre, suggerito che una coincidenza è
sorprendente nella misura in cui è personale. Gli individui tendono a considerare le coincidenze
accadute nel loro passato come importanti e degne di essere ricordate. Questo fenomeno è stato
chiamato bias egocentrico.

La presa di decisione: l’approccio normativo e l’approccio descrittivo


La presa di decisione è considerata un compito in cui gli individui esprimono una preferenza tra
almeno due alternative.
Le alternative sono descritte da uno o più attributi.
Vi sono decisioni però che riguardano l’adozione di un solo corso di azione, di un’opzione singola,
come nel caso in cui la decisione debba far fronte a un caso imprevisto come una situazione critica
durante un volo o un incendio.
Le decisioni possono essere classificate secondo una serie di criteri.
1) In base all’incertezza associata agli esiti della scelta: vi sono decisioni prese in condizioni di incertezza
se gli esiti potranno verificarsi con una qualche probabilità e di certezza se gli esiti della decisione sono
sicuri.
2) Lunghezza del criterio decisionale e perciò si possono individuare decisioni prese in un unico atto e
decisioni conseguenti a una sequenza di operazioni.
3) Livello di coscienza al quale avviene il controllo del processo decisionale, che suddivide le decisioni
prese in automatico (se il controllo è sostanzialmente assente) oppure ponderate se il decisore ha il
totale controllo del processo. Gli studiosi si sono concentrati sulle decisioni sotto il controllo della
coscienza, indipendentemente dal grado di incertezza associata all’esito o dalla lunghezza. Lo studio
della decisione si ritiene sia iniziano nei primi del ‘700 grazie a Bernoulli, che voleva capire quanto gli
individui sono disposti a pagare per partecipare a un gioco familiare del lancio della moneta. Il gioco
continua finché esce testa e ogni volta che esce testa il premio viene raddoppiato. Ben poche sono le
persone disposte a investire somme enormi per giocare, anche se il valore atteso del gioco è infinito.

SOLUZIONE DI PROBLEMI E CREATIVITÀ


I problemi sono tutte quelle situazioni in cui un qualche obiettivo deve essere raggiunto ma non si
conoscono i mezzi con cui può essere raggiunto o la strategia che consenta di risolvere la situazione
115
problematica.
La struttura di un problema è determinata da costituenti che consentono di definire l’ambito di
riferimento della situazione problemica, il loro ruolo o la loro funzione all’interno della situazione,
dall’obiettivo o scopo che giustifica la soluzione, la strategia o procedura idonea per la soluzione che
dovrà essere individuata per raggiungere l’obiettivo.
La creatività è la capacità di adattarsi e inventare soluzioni.
I problemi possono essere di diversi tipi, ma sono raggruppabili in grandi categorie in funzione:
1) Del grado di definizione o di precisione della struttura dei problemi. In questo caso i problemi
possono essere:
a) Ben definiti: la struttura del problema si presenta in maniera precisa, sono chiaramente
individuabili i costituenti e l’obiettivo del problema. Es: espressione aritmetica
b) Mal definiti: il problema non presenta confini delineati e talvolta l’obiettivo non è ben
specificato
2) Del tipo di strategie: prevalentemente utilizzabile per la loro soluzione Che possono essere
raggruppati in:
a) Problemi che richiedono una strategia di soluzione riproduttiva: dove la procedura di
risoluzione è stata sperimentata o è familiare, quasi si dovesse applicare un comportamento
abitudinario
b) Problemi che richiedono una strategia produttiva: per la risoluzione si deve attuare una
procedura innovativa o del tutto nuova come risultato di un atto di creatività Es: soluzione di
un problema di geometria

Il processo di soluzione dei problemi


La soluzione dei problemi viene considerata come il risultato di un processo suddiviso da Polya in 4
fasi:
1) Comprensione del problema: il solutore cerca di comprendere il problema raccogliendo le
informazioni che il problema impone di acquisire
2) Individuazione di un piano: il solutore tenta di escogitare un piano che gli consenta di valutare se la
sua esperienza lo può aiutare a trovare una soluzione accettabile
3) Messa in atto del piano: il solutore tenta di mettere in atto in piano controllando tutti i passaggi che
il piano richiede
4) Controllo dei risultati: Il solutore applica una procedura di controllo a ritroso per vedere se il
risultato può essere raggiunto anche con un altro metodo e se le operazioni svolte sono tra loro
coerenti

Problema del tronco di piramide


Il problema consiste nel trovare il volume V di un tronco di piramide regolare, con un quadrato come
base. Altezza H. Lunghezza A di un lato della base superiore e B di un lato della base inferiore.
Si può riformulare il problema come: trovare il volume dell’intera piramide e sottrarre il volume della
parte superiore.

Rappresentazione dei problemi.


La soluzione dipende in larga misura dalla rappresentazione mentale del problema, ovvero dalla
capacità del sistema cognitivo di rappresentare la sua struttura. Per descrivere la struttura del
problema, Newell e Simon hanno coniato la nozione di struttura astratta, ossia lo spazio del problema,
che è costituito da tutti gli stati del problema, cominciando da quello iniziale, attraverso quelli
intermedi fino allo stato finale e dagli operatori, ovvero le procedure o le azioni che vengono applicate
116
per trasformare uno stato in quello successivo.
I problemi possono essere risolti principalmente con due metodi:
1) Applicazione di un algoritmo, che sono delle procedure che se applicate ricorsivamente, consentono
di risolvere correttamente il problema. Es: applicando la regola della moltiplicazione, posso risolvere
l’operazione 2x3
2) Strategia euristica. Le euristiche sono strategie generali di soluzione dei problemi e sono
indipendenti dal loro contenuto, possono cioè essere applicate a problemi di qualsiasi tipo, mentre
hanno come obiettivo soltanto la loro semplificazione. Le euristiche possono essere:
a) Euristica basata sull’analisi mezzi-fini: il problema cognitivamente troppo esteso viene
trasformato in una sequenza di sottoproblemi, ognuno dei quali con un sottoscopo. La
soluzione dei problemi implica la soluzione dei singoli sottoproblemi. Es: Torre di Hanoi. Tre
dischi di grandezza crescente infilati in un piolo A, devono essere spostati attraverso un terzo
piolo C in modo che sia rispettato l’ordine crescente, utilizzando un secondo piolo B come
passaggio intermedio. Il vincolo è che un disco non deve mai essere di dimensione superiore a
quello che vi sta sotto.
b) Euristica basata sull’esame a ritroso: consente di risolvere il problema a partire dal risultato
ritenuto corretto e risalendo, passo dopo passo, allo stato iniziale del problema per controllare
la correttezza della procedura. Es: labirinti aggrovigliati che si trovano sulle riviste di enigmi
c) Euristiche basate sulla semplificazione: consiste nel produrre una rappresentazione
semplificata del compito e tentare una simulazione della soluzione per provarne l’efficienza.
Es: recuperare un aquilone su un albero; per farlo posso ricondurlo a un problema geometrico.

Risolvere i problemi per Insight


Spesso i problemi vengono affrontati con un approccio chiamato per prove ed errori. In questo modo,
solo alcune volte gli individui riescono a trovare la soluzione alla soluzione problemica, mentre altre
volte le procedure riconducibili a questa strategia si dimostrano cieche, ossia senza via d’uscita.
Ci sono situazioni problemiche che possono essere risolte con un approccio creativo, grazie al quale la
soluzione emerge in virtù delle capacità del solutore di cogliere nella situazione elementi nuovi e
nuove relazioni tra gli elementi del problema, relazioni nuove e differenti rispetto a quelle prese in
considerazione precedentemente.
La soluzione creativa (ristrutturazione del campo cognitivo) è opposta alla solzione per “prove ed
errori”.
La soluzione dei problemi per insight si basa su questo tipo di approccio: la soluzione corretta si
comprende all’improvviso come conclusione un processo di pensiero produttivo, senza ricorrere a
strategie già sperimentate in passato e che si sono dimostrate inadatte per la situazione attuale.
Lo studioso Wertheimer della Gestalt, propose che la soluzione produttiva emerge nel momento in cui
l’individuo coglie delle relazioni nuove tra i costituenti della situazione problemica, relazioni che in
origine non risultavano evidenti.
L’insight si manifesta come conseguenza di una ristrutturazione cognitivo-percettiva della situazione
problemica alla quale si determina una riorganizzazione profonda e unitaria dei costituenti.
È stato provato che i problemi che richiedono soluzioni creative vengono risolti all’improvviso, mentre
nei problemi in cui si applicano strategie di tipo riproduttivo la strategia viene raggiunta gradualmente.
Metcalfe e Wiebe hanno dimostrato sperimentalmente l’esistenza di questa differenza,
documentando come i problemi che richiedono una soluzione creativa vengano risolti all’improvviso.
Hanno valutato che i soggetti quando affrontano problemi che possono essere risolti in maniera
graduale, sono in grado di valutare i progressi che stanno svolgendo verso la soluzione del compito.
Altrettanto non riescono a fare quando sono posti di fronte a problemi che potranno essere risolti solo
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con insight.
Gli autori hanno inoltre studiato l’abilità degli individui a valutare le loro capacità di soluzione dei
problemi sulla base della stima delle conoscenze che ritengono di possedere per affrontare con
successo i problemi. Misurano cioè la sensazione di conoscenza. Osservarono che i partecipanti erano
molto accurati nel fornire stime in riferimento a problemi risolvibili senza insight, mentre erano
imprecisi nella valutazione di problemi per insight. Gli individui essendo consapevoli delle procedure
che possono essere utilizzate nei problemi che richiedono un processo di avvicinamento alla
soluzione, possono prevedere accuratamente se sono capaci o meno di risolvere i problemi sulla base
delle conoscenze possedute. Ciò non è possibile nei problemi la cui soluzione si manifesta
all’improvviso.

Gli ostacoli nelle soluzioni creative


La soluzione di problemi creativa mediante insight, può essere ostacolata dall’azione di fattori
tipicamente cognitivi.
Due tra i più importanti sono:
a) Impostazione soggettiva (einstellung), i cui effetti derivano dal fatto che la ripetizione di un
particolare processo di soluzione impedisce agli individui di considerare percorsi alternativi.
Luchins&Luchins identificano che l’esperienza precedente limita l’abilità degli individui a sviluppare
procedure di soluzione generali, in grado cioè di comprendere situazioni problemiche fra loro simili.
Einstellung, dicono, crea uno stato mentale attivo in maniera meccanica, un atteggiamento cieco nei
confronti dei problemi; non si analizza il problema in base alle sue caratteristiche ma si è guidati
dall’applicazione meccanica di un metodo sperimentale. Es: esperimento di Bartlet del famoso
problema di “donald+gerald=robert”. In questo caso, il “transfer negativo” ossia l’abitudine ad
applicare i tipici algoritmi aritmetici nel calcolo delle addizioni e sottrazioni determina l’insuccesso.
b) Fissità funzionale che impedisce agli individui di adottare una strategia produttiva.
Duncker spiega che questi ostacoli impediscono di impiegare soluzioni produttive perché gli individui
restano fissati alle funzioni degli oggetti normalmente e naturalmente sperimentate. Sono, quindi,
incapaci di vedere funzioni alterative negli elementi costitutivi della situazione problemica. Es: La
candela, la puntina e la scatola, dove i soggetti sono incapaci di vedere la scatola come supporto
invece che come contenitore. Vincoli retorici nella soluzione di un problema: una delle difficoltà
consiste nei vincoli interpretativi imposti dalla microstruttura del discorso, ovvero dall’interpretazione
del problema suggerita dalla presenza di singoli termini verbali o espressioni oppure sotto il profilo
della macrostruttura, ossia l’ordine del discorso al punto di vista psicoretorico.

L’uso dell’analogia nella soluzione


Uno dei modi per risolvere i problemi è quello di usare una fonte nota come guida per sviluppare una
soluzione per la situazione problemica nuova, analoga alla situazione nota. Affinché ciò si possa
realizzare, l’analogia deve essere riconosciuta come rilevante per il problema che si sta considerando e
deve essere poi modificata per la situazione particolare. Il ricorso all’analogia come procedura di
risoluzione, richiede che il solutore individui una corrispondenza strutturale tra due situazioni
problemiche, anche differenti sul piano del contenuto, per poter effettuare un transfer positivo della
procedura di soluzione dalla situazione in cui è stata applicata con successo alla nuova situazione
problemica. Il solutore deve poter effettuare una comparazione tra due informazioni strutturali
estratte dalle due situazioni problemiche.
L'analogia e soluzione dei problemi è basata sul trasferimento positivo: soluzioni già apprese possono
essere applicate a problemi nuovi. E’ necessario che:
1) Le soluzioni già apprese devono essere oggettivamente applicabili alla nuova situazione
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2) L’analogia deve essere riconosciuta come rilevante per il problema che si sta considerando
3) Deve essere modificata per la situazione paticolare

Risorse: raggi sufficientemente potenti


Vincoli: impossibilità di somministrare raggi ad alta intensità da una sola direzione Possibilità di
soluzione: somministrare raggi a bassa intensità da più direzioni Esito: il tumore è distrutto dai raggi
convergenti sulla massa

Solutori esperti
Le ragioni che differenziano individui esperti, ovviamente più abili, da quelli meno abili non si
esauriscono nelle abilità innate. Probabilmente un fattore caratterizzante risiede nella capacità di
selezionare sulla base dell’esperienza le strategie più efficaci sia nella rappresentazione del compito,
sia nell’organizzazione degli elementi costitutivi del problema. Gli esperti possiedono un ricco
repertorio di configurazioni organizzate.

Creatività e innovazione
La nozione di creatività è difficile da definire, possiamo distingue:
a) Creatività come attitudine del tutto particolare che si concretizza in un prodotto o un esito di
una condotta caratterizzati dall’essere inusuali e appropriati. In questo senso la creatività è una qualità
che caratterizza in grado differente gli umani.
b) Creatività come processo cognitivo volto a risolvere un problema in maniera inusuale ma
appropriata. Il pensiero creativo è un processo scandito da diversi stadi e cioè l’identificazione del
problema, la capacità di selezionare ciò che è rilevante per il problema e trovare il modo per risolverlo.
c) La creatività si può manifestare come capacità di porre nuovi problemi (capacità di inventare
qualcosa di nuovo) o di innovare oggetti o comportamenti per rispondere a esigenze
nuove(modificare alcuni aspetti di prodotti già esistenti per migliorarne l’efficienza).
La creatività caratterizza in diversa misura gli individui ed è pertanto misurabile.
Torrance per misurarla propone un test dove gli individui devono risolvere problemi in modi differenti,
analizzandoli da diversi punti di vista. Le risposte vengono valutate da un punto di vista quantitativo
(numero di risposte), originalità (quanto sono comuni quelle risposte), importanza (registrando il
grado di utilità).
Mednick&Mednick invece propongono il test delle associazioni remote, ossia quanto più un individuo
è creativo quanto più riesce a formare associazioni tra tre aspetti apparentemente diversi tra loro: per
esempio tra fiume nota sangue. Il tasso di creatività in questo caso è inversamente proporzionale alla
facilità e velocità con cui le associazioni remote vengono prodotte. La velocità di associazione infatti
dipende dal numero di associazioni disponibili, pertanto indica il numero di associazioni fra le quali
selezionare una risposta. I problemi possono essere risolti “per prove ed errori”; con l’insight e le
strategie euristiche, ricorrendo all’uso della analogia (che consente di trasferire a un nuovo problema
la soluzione sperimentata in una situazione strutturalmente simile)

PROBLEM SOLVING
Il problem solving (locuzione inglese che può essere tradotta in italiano come risoluzione di un
problema) è un'attività del pensiero messa in atto per raggiungere una condizione desiderata a partire
da una condizione data.
Il problem solving indica, più propriamente, l'insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e
risolvere positivamente situazioni problematiche.
Va precisato che il problem solving è solo una parte di quello che è l'intero processo di risoluzione di
119
un problema vero e proprio: quest'ultimo comprende anche i processi cosiddetti di problem finding e
problem shaping.
Il termine problem finding, che letteralmente significa “scoperta di un problema”, indica una parte del
processo mentale che porta alla risoluzione di un problema. Il problem finding è quella fase che
comprende l’individuazione e la definizione di una situazione problematica a partire proprio dalla
decisione di fermarsi a pensare. Nell'ambito delle ricerche cognitive sulla risoluzione dei problemi, si
teorizza che la capacità di scoprire un problema richieda sia apertura intellettuale ed intuizione, che
pensiero critico.
Nel contesto dei processi formali di soluzione dei problemi, le espressioni inglesi problem shaping o
problem framing (letteralmente dare forma al problema e inquadrare il problema) si riferiscono a una
componente dell'attività di risoluzione dei problemi il cui scopo è quello di delineare e meglio definire
un problema, formulato in termini troppo vaghi per poter essere efficacemente affrontato e risolto.
Il problem shaping, come per il problem finding, richiede l'applicazione del pensiero critico.
Definire un problema in funzione del disagio sperimentato non aiuta molto a capire in che cosa
consiste e come lo si possa affrontare. Per capire la natura del problema dobbiamo scoprire cosa c’è
dietro al disagio, quali sono la struttura ed il significato della difficoltà che stiamo incontrando.
UN PROBLEMA ESISTE QUANDO C’E’ UN OSTACOLO AL RAGGIUNGIMENTO DI UN OBIETTIVO.
Ma dobbiamo distinguere il concetto di problema da quello di ostacolo.
Per PROBLEMA si intende il riconoscimento di un’impasse, di una interruzione del nostro cammino,
con la conseguenza di dover pensare a fare qualcosa di nuovo, di generare delle soluzioni che ci
consentano di continuare il nostro percorso verso i nostri obiettivi.
Quando ci rendiamo conto di avere un problema ci stiamo trovando di fronte alla necessità di
cambiare qualcosa nel nostro modo di vedere e nel nostro comportamento, se vogliamo raggiungere I
nostri obiettivi.
Quando abbiamo un problema, la prima cosa da fare è definire con cura i nostri obiettivi.
OBIETTIVO = stato al quale consapevolmente aspiriamo, a partire dal nostro stato attuale.
PROBLEMA = condizione in cui ciò che stiamo facendo, le nostre azioni abituali, o le nostre conoscenze
non sono sufficienti per raggiungere i nostri obiettivi; da ciò risulta uno stato di disagio e
l’identificazione di ostacoli nel nostro cammino.
OSTACOLO = insieme degli impedimenti a procedere come di consueto o secondo le nostre
conoscenze ed esperienze, in direzione di un obiettivo.
SOLUZIONE = insieme dei cambiamenti nel nostro stato mentale e nei nostri comportamenti che ci
consentono di raggiungere il nostro obiettivo.

IL PROBLEM SOLVING
Possiamo suddividerlo in 4 FASI:
1) IDENTIFICARE IL PROBLEMA / OBIETTIVO
2) GENERARE SOLUZIONI
3) VALUTARE / SCEGLIERE / PIANIFICARE
4) METTERE IN PRATICA
Vi sono delle situazioni in cui è necessario procedere all’inverso, una sorta di problem solving invertito:
in tal caso esistono esistono solo poche soluzioni possibili ad un problema (es. Crisi coniugale in cui
bisogna decidere solo se separarsi o rimanere insieme. In tal caso partendo dalle uniche soluzioni
possibili e analizzando gli sviluppi conseguenti sarà possibile esplorare i propri sentimenti e prevedere
le conseguenze delle proprie decisioni). Si risale dalle soluzioni agli obiettivi attraverso il decision
making.
Il problem solving è circolare nel senso che termina con una verifica del piano e, quindi, con un
120
confronto tra obiettivi e risultati.
Ciò che è interessante è che la circolarità del Problem Solving non solo comporta la verifica dei
risultati, ma, eventualmente anche la possibilità di modificare gli obiettivi e, quindi, di trovare nuove
soluzioni, in un processo di affinamento progressivo.

Il pensiero laterale
È l’abilità di tenere acceso il nostro canale creativo e di saperlo utilizzare al momento opportuno.
Capacità di guardare agli aspetti logici di un problema e contemporaneamente di affrontarli in modo
creativo e dinamico.
Non sempre la creatività si realizza al momento opportuno.
Il Brain Storming è il mezzo più efficace per stimolare l’atteggiamento creativo.
Il Problem Solving è un processo ramificato. Ogni problema corrisponde ad un obiettivo ed ogni
obiettivo può essere scomposto in una serie di sotto-obiettivi di vario ordine e grado.
La ramificazione del problem solving è, talvolta, un modo per uscire da situazioni difficili imparando a
spezzettare il problema principale in problemi quanto più semplici possibili. In questo modo, lontano
dall’essere una complicazione, la ramificazione può costituire una soluzione.
(Esempio):
NOSTRO OBIETTIVO: fondare un’associazione per cani abbandonati.
PROBLEMA: non sapere se questo tipo di attività sia compatibile con le leggi del nostro Paese.
NUOVO PROBLEM SOLVING il cui obiettivo è di informarsi su alcuni aspetti legali relativi al nostro
obiettivo principale.
SOLUZIONE: chiedere informazioni ad un avvocato competente.
Giunti a questa fase ci accorgiamo che non sappiamo come trovare un bravo avvocato. Il piano
d’azione di questo sotto-problema ci obbliga a sua volta ad un nuovo problem solving il cui obiettivo è
trovare un buon avvocato.
La ramificazione è talvolta un modo per uscire da situazioni situazioni difficili imparando a spezzettare
il problema principale in problemi quanto più semplici possibili.

Le fasi del problem solving:


FASE I – IDENTIFICARE IL PROBLEMA / OBIETTIVO (fase osservativa), nella quale dobbiamo:
a) Definire l’obiettivo
b) Analizzare gli ostacoli
Tale fase presuppone un atteggiamento osservativo o conoscitivo. Non si tratta di conoscenza logico-
scientifica, ma di avere accesso alla nostra vita più profonda: si tratta di riconoscere ed accettare i
nostri bisogni più autentici, le nostre esigenze, le nostre paure.

FASE II – TROVARE LE SOLUZIONI (fase creativa). E’ composta da 2 sottofasi:


a) Generare le idee (Brain Storming)
b) Trasformare le idee
Tale fase presuppone un atteggiamento di piena libertà di pensiero, di abbandono delle proprie
intuizioni, visioni, sensazioni ed emozioni. In questa fase è importante lasciare la mente libera di
collegare elementi apparentemente tra loro lontani, avere accesso alle nostre risorse e formulare
quelle ipotesi apparentemente poco realistiche.

FASE III – VALUTARE E PIANIFICARE (fase critico-realistica):


a) Valutare efficacia, fattibilità e conseguenze
b) Scegliere la soluzione
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c) Pianificare (chi, che cosa, quando, come e con quali risorse)
Tale fase ha lo scopo di produrre dei veri e propri piano d’azione dettagliati. Quando le idee diventano
progetti è importante valutare il loro grado di realismo.

FASE IV – METTERE IN PRATICA (fase esecutiva):


a) Eseguire il Piano
b) Valutare i risultati
Tale fase ha lo scopo di rendere effettivo il piano. Presuppone un atteggiamento mentale operativo,
pratico, esecutivo.

La FASE I del problem solving - IDENTIFICARE IL PROBLEMA / OBIETTIVO (fase osservativa)

Caratteristiche degli obiettivi ben formati:


1- OBIETTIVI POSITIVI
Spesso formuliamo i nostri obiettivi in questo modo: “non voglio stressarmi al lavoro".
Dire di non volere una cosa può essere un buon modo di cominciare, ma non aiuta molto a definire
cosa vogliamo ottenere al posto di ciò che non vogliamo.
Inoltre, concentrarsi esclusivamente sugli aspetti negativi di un problema, induce a bloccarsi e a non
trovare le soluzioni.

2- OBIETTIVI BEN SPECIFICATI E VERIFICABILI


Come facciamo a sapere se abbiamo raggiunto il nostro obiettivo?
Obiettivi come “voglio migliorare la mia autostima”, pur essendo positivi, non ci aiutano molto a
capire se abbiamo raggiunto o meno il nostro obiettivo.
Sarebbe meglio dire “voglio sentirmi a mio agio quando parlo in assemblea e voglio esprimere
tranquillamente la mia opinione” (SPECIFICARE GLI OBIETTIVI IN MODO DA RENDERLI VERIFICABILI).

3- OBIETTIVI PERSEGUIBILI DIRETTAMENTE


Quando ci poniamo un obiettivo è importante tenere presente che non possiamo disporre delle altre
persone nello stesso modo in cui disponiamo di noi stessi.
Il comportamento di una persona dipende dalle sue convinzioni, dai suoi valori.
Quello che noi possiamo fare è, al massimo, favorire le sue decisioni per aiutarla a perseguire
l’obiettivo.
È per questo che un obiettivo ben formato deve poter essere perseguibile direttamente da noi stessi.
Se invece desideriamo che siano altre persone a cambiare, dobbiamo chiederci cosa possiamo fare noi
per favorire quel comportamento, oppure se possiamo individuare degli obiettivi condivisi che
implichino il nostro obiettivo.

4- OBIETTIVI ECOLOGICI
Quando ci si pongono degli obiettivi bisogna sempre chiedersi: “Chi o che cosa potrebbe essere
influenzato dal raggiungimento di questo obiettivo?” “Quali conseguenze possono derivare da queste
influenze"?

IDENTIFICAZIONE DEGLI OSTACOLI - AFFRONTARE GLI OSTACOLI


Una definizione troppo generica dell’ostacolo non consente di valutare appieno il suo impatto nella
genesi del problema. Al contrario, una definizione dettagliata consente di effettuare una valutazione
molto più accurata del problema e delle possibili soluzioni.
122
Es. non è sufficiente dire: “se parlo in pubblico divento ansioso”… ma “Quando divento ansioso? Poco
prima di parlare? Mentre parlo? Cosa sento esattamente? A che cosa penso prima, durante e
dopo?...”
Esistono diverse tipologie di ostacoli che generano diverse azioni:
RIMUOVERE UN OSTACOLO. Quando l’ostacolo è considerato un inutile fardello occorre rimuoverlo
(un pelo nell’occhio va rimosso senza indugio).
AGGIRARE UN OSTACOLO. Ci sono tipi di ostacoli che vanno semplicemente ignorati, in quanto la
soluzione è altrove (se il nostro lavoro non ci fa guadagnare abbastanza, è inutile pensare di affrontare
la situazione eliminandolo. Piuttosto, dobbiamo trovare un altro lavoro in alternativa o in aggiunta al
primo).
UTILIZZARE UN OSTACOLO. L’ostacolo può diventare una risorsa da utilizzare. Una certa condizione
può rappresentare un ostacolo da un certo punto di vista, ma un vantaggio rispetto ad altri punti di
vista (una piccola azienda è svantaggiata sul piano delle risorse economiche da dedicare a investimenti
e promozione, ma è avvantaggiata sul piano della rapidità delle decisioni).

La FASE 2 del problem solving: Trovare soluzioni (fase creativa)


È il cuore del Problem Solving. In essa sono inclusi aspetti fortemente creativi ed intuitivi, ma anche
una buona capacità di organizzare le idee.

GENERARE IDEE
In questa fase è importante liberarsi, anche momentaneamente, da vincoli, preconcetti, convinzioni
del tipo “non ce la farò mai”.
Occorre disporsi in una condizione d’animo efficace per ricercare la soluzione.

GENERARE IDEE – IL BRAIN STORMING


Consiste in sedute strutturate in cui si favorisce, per tutti i partecipanti, la possibilità di lasciare il
cervello libero di creare idee, immagini, collegamenti. La generazione di idee da parte di alcuni stimola
la generazione di idee da parte di altri.
È opportuno iniziare la ricerca di soluzioni con il Brain Storming in quanto, prima di tutto, è necessario
creare idee; a tale processo può seguire l’analisi delle soluzioni , quindi, un atteggiamento critico.

LE REGOLE DEL BRAIN STORMING


TUTTO È POSSIBILE. Durante il Brain Storming è importante assumere l’atteggiamento mentale di
assenza di limiti.
NON VALUTARE, NON GIUDICARE, NON CRITICARE, NON ANALIZZARE. Si deve imporre il divieto ai
partecipanti alla riunione di esprimere qualsiasi giudizio
NON ESCLUDERE NIENTE. Nel Brain Storming non bisogna eliminare nessuna idea in quanto a volte
anche gli spunti più strampalati possono suggerire idee risolutive.
TUTTI SONO UGUALI. Chi partecipa al Brain Storming è uguale agli altri indipendentemente dal suo
ruolo, dal suo status sociale, etc.
IL PROCESSO DEL BRAIN STORMING
1) Creare una prima mappa libera
Procurarsi una lavagna o un grande foglio che possa essere visto da tutti. Scrivere al centro l’obiettivo
e circoscriverlo; a questo punto far partire dal centro alcuni rami su cui scrivere le idee.
2) Creare delle mappe personali.
È importante che i membri del gruppo possano non solo influenzare o lasciarsi influenzare, ma anche
seguire i loro propri pensieri.
123
È utile quindi lavorare sia sulla mappa mentale comune che su tante mappe personali.
3) Costruire una mappa comune integrata
Questa seconda mappa è una revisione della prima. In questa fase le idee sono organizzate secondo i
seguenti principi:
- DELL’ALTERNATIVA. Si operano delle scelte tra idee incompatibili.
- DELLA RAMIFICAZIONE. Le idee si sviluppano in altre idee e sottoidee.
- DELL’INTEGRAZIONE. Le idee si combinano e si rinforzano tra loro.
- DEI COLLEGAMENTI. Le idee sono collegate tra loro da una sequenza o da altri fattori.
4) Trasformare le idee in soluzioni
La differenza tra idee e soluzioni è che le prime sono visioni molto generali, le seconde invece sono dei
veri e propri abbozzi di progetti. Il Brain Storming non consiste soltanto nella generazione di idee, ma
anche nella loro organizzazione e sviluppo. Le idee non sono tutte uguali; alcune sono alternative alle
altre, altre sono più generali, altre ancora sono collegate tra loro da alcuni parametri, ecc.;
l’evidenziazione dei rapporti tra le idee comporta organizzazione delle idee.
Una buona organizzazione delle idee comporta sviluppo delle idee. Scopo dello sviluppo delle idee è
generazione delle soluzioni possibili..

La FASE 3 del problem solving: VALUTARE E PIANIFICARE (fase critico-realistica)


A questo punto del Problem Solving abbiamo un certo numero di soluzioni organizzate ed integrate.
Ora bisogna scegliere.
La scelta della soluzione è uno degli aspetti più delicati del Problem Solving.
Quando si lavora in gruppo, infatti, è opportuno evitare che alcune persone difendano per partito
preso alcune soluzioni, solo perché sono state da loro proposte.
Inoltre, alcuni preconcetti, problemi relazionali, etc., possono interferire con il lavoro del Problem
Solving.
La prima regola per evitare questo tipo di interferenze consiste nel valutare le idee e non le persone
che le hanno espresse.

VALUTAZIONE DI EFFICACIA
La domanda fondamentale è: “se mettiamo in pratica la soluzione, quante possibilità vi sono che
l’obiettivo venga raggiunto?"
Per effettuare una buona valutazione di efficacia bisogna essere molto critici.
Alcune domande che ci possono aiutare sono:
“Quali sono i punti deboli delle soluzioni?”
“Ci sono esempi precedenti di efficacia delle soluzioni, a cui fare riferimento?”
"Quali sono gli effetti di un eventuale insuccesso?”

VALUTAZIONE DI FATTIBILITA’
È l’esame critico delle possibilità di mettere effettivamente in pratica delle idee o soluzioni. Essa
implica la domanda “È possibile mettere in pratica questa soluzione?”.
Bisogna chiedersi se esistono le risorse necessarie per applicare la soluzione.
Alcune domande che ci possono aiutare sono:
“C’è il tempo sufficiente?”
“Ci sono le persone capaci di fare questo?”
“Abbiamo il denaro?”
“Conosciamo le persone giuste?”

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VALUTAZIONE DELLE CONSEGUENZE ECOLOGICHE
Riguarda gli effetti delle soluzioni sull’intero sistema in cui ci troviamo immersi.
Essa riguarda la domanda “Cosa accadrebbe a noi e a tutto ciò che ci circonda se mettessimo in
pratica questa soluzione?”

SCEGLIERE LA SOLUZIONE
La scelta di una soluzione richiede un processo decisionale.
In realtà non esiste una “tecnica” per prendere decisioni. Tuttavia possiamo aiutare la nostra naturale
capacità decisionale con alcuni strumenti molto semplici.
-possiamo dare un punteggio da 1 a 100 a ciascuna soluzione relativamente a ciascuna area di
valutazione (efficacia, fattibilità, conseguenze ecologiche);
-oppure, semplicemente, dobbiamo ricorrere al nostro istinto, alla nostra “pancia”.

PIANIFICARE
Un piano d’azione è una serie di compiti che devono essere svolti da qualcuno.
Una buona pianificazione deve rispondere a queste domande:
-Chi?
-Che cosa?
-Quando?
-Con che mezzi?
Bisogna quindi identificare: compiti, risorse, processi

PIANIFICARE COMPITI
I compiti sono gli obiettivi parziali di cui si compone la strategia solutiva adottata in uno specifico
Problem Solving (es. ottenere un prestito, realizzare delle brochure, ecc.).
I compiti devono essere stabiliti con precisione.

PIANIFICARE RISORSE
Le risorse sono i mezzi necessari per la realizzazione dei compiti (es. denaro, strumenti, persone, ecc.)
Per identificare le risorse occorre fare una lista, dalla quale si evidenzieranno sia quelle in nostro
possesso, sia quelle da acquisire.
Per quanto riguarda le risorse umane, è importante stabilire con precisione chi dovrà eseguire i diversi
compiti.

PIANIFICARE PROCESSI
I processi, quindi I compiti di cui si compongono le soluzioni, sono degli eventi che si realizzano nel
tempo. Nello stabilire i compiti è importante tener conto di eventuali scadenze e, quindi, è necessario
definire i tempi di esecuzione previsti.
Inoltre, il tempo è importante anche in termini di concatenazione relativa di compiti e azioni.

Alcuni compiti o azioni devono essere svolti necessariamente prima o dopo; altri possono essere svolti
contemporaneamente; altri ancora solo se si verificano determinate condizioni.

La FASE 4 del problem solving: METTERE IN PRATICA (fase esecutiva):


Mettere in pratica significa agire e, quindi, confrontarsi con la realtà che ci circonda (un piano d’azione
non può tenere conto di tutte le piccole e grandi variabili, coincidenze, di tutti i cambiamenti che sono
sopravvenuti nel momento in cui effettivamente agiremo).
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Inoltre, mettere in pratica significa confrontarsi anche con la “propria realtà” (chi esegue il piano
potrebbe stancarsi, sentirsi annoiato, sopraffatto).
Le nostre reazioni all’esecuzione del piano costituiscono una variabile tanto più importante quanto più
grande è il nostro impegno nel piano d’azione.
Mettere in pratica un piano non è soltanto un processo esecutivo.

DAL PIANO ALL’AGENDA


In questa fase siamo proiettati nell’azione. Lo stato mentale più adatto è quello pratico,
La fase dell’azione è il regno del dettaglio.
In un piano può essere sufficiente dire “Tizio va a Roma ad incontrare Caio”.
Nell’azione invece, Tizio deve prendere appuntamento con Caio, scegliere un treno o un aereo con
orari adeguati, comprare il biglietto, preparare le valigie e così via.
Inoltre, un piano di gruppo coinvolge molte persone nell’esecuzione dei compiti. Dunque, un piano
generale si dispiega in tante pianificazioni dettagliate per ciascuna persona coinvolta.
La pianificazione dettagliata di ciascun componente del gruppo d’azione è la sua agenda.
Un es. di come compilare un’agenda personale.
-dividere un foglio in 3 colonne
-nella prima colonna annotare i compiti
-nella seconda colonna, a fianco di ciascun compito, annotare le azioni che devono essere compiute
-nella terza colonna annotare i referenti di ciascuna azione
-notare se vi sono altre azioni che abbiano lo stesso luogo o lo stesso referente
-provare a stabilire il tempo per ciascuna azione, avendo cura di accostare gli orari.

VERIFICA DEL PIANO


Una volta che tutti i membri del gruppo hanno eseguito le azioni e svolto i compiti, occorre verificare
che si realizzi l’obiettivo.
La verifica è un passaggio molto delicato in quanto costituisce un’occasione per aggiustare il tiro.

LE INSIDIE NEL PROBLEM SOLVING


Le insidie principali che possono influire sulla nostra capacità di risolvere i problemi sono:
- Mancanza di tempo
- Essere di fronte ad un problema che peggiora velocemente
- Incapacità di gestire le proprie emozioni

Decision Making
Edwards definisce la presa di decisione o decision making come un processo complesso che coinvolge
diverse strutture cognitive in cui l’individuo deve valutare ed interpretare gli eventi, al fine di scegliere
tra corsi di azione tra loro alternativi.
Quando si prende una decisione, la persona deve considerare diverse visioni e apportare delle
valutazioni, quindi deve scartare diverse opzioniprima di giungere a quella considerata la migliore e la
più valida.
Decidere significa, quindi, effettuare una scalta tra due o più alternative, in vista di un obiettivo.
Le decisioni vengono prese in base alle necessità e ai bisogni del soggetto, considerati fondamentali
per una equilibrata condizione sociale e psicologica.
Con decision making intendiamo le funzioni esecutive connesse alla capacità decisionale e all’abilità
nel modulare la percezione della ricomprensa e della punizione, al fine di effettuare scelte
vantaggiose.
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INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SOLUZIONE DI PROBLEMI
Se un calcolatore viene programmato in modo tale che il suo operato non sia distinguibile da quello di
un soggetto umano, allora il programma del calcolatore costituisce un modello adeguato delle
prestazioni umane. Questi programmi costituiscono degli esempi di Intelligenza Artificiale.
Polya, nel libro How to solve it, ha descritto il metodo euristico nei seguenti termini: le euristiche sono
delle utili procedure di soluzione; sono degli espedienti che consentono di arrivare rapidamente alla
soluzione nel seguente modo:
Capire il problema; Formulare un piano; Eseguire il piano;
Esaminare la soluzione ottenuta.
Lo sviluppo delle procedure euristiche è anche lo scopo di coloro che si occupano di intelligenza
artificiale.

ESEMPIO DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE (AI)


GO-Moku è un gioco simile al tris, dove è necessario allineare cinque X oppure cinque O.
Se volessimo scrivere un programma che ci permettesse di giocare GO-Moku, dovrebbe avere alcune
caratteristiche:
-Una struttura di dati che Polya definisce anche comprensione del problema;

-Una funzione di valutazione che formula un piano, esegue il piano, esamina la soluzione ottenuta. Lo
spazio problemico è la rappresentazione di tutti gli stati potenzialmente raggiungibili in una data
situazione problemica e include lo stato iniziale del problema, lo stato meta e le operazioni per
passare da uno stato all’altro.
Lo spazio di ricerca è l’insieme di tutte le mosse che effettivamente vengono prese in esame durante il
processo di ricerca della soluzione. L’aumento vertiginoso delle alternative che devono essere prese in
considerazione nello spazio di ricerca viene definito esplosione combinatoria.
Invece di valutare tutte le alternative possibili, è necessario trovare un metodo euristico che consenta
di scoprire la via migliore attraverso lo spazio problemico.

GPS: GENERAL PROBLEM SOLVER


GPS, di Newell e Simon, è uno dei programmi per calcolatore meglio conosciuti per compiere ricerca
euristica.
Rompicapo della torre di Hanoi: tre anelli (uno grande, uno medio, uno piccolo) devono essere
sistemati su due pioli. Può essere spostato un solo anello per volta e un anello non può essere
sistemato su un anello più piccolo.
Il GPS fa uso di regole di produzione, ossia di regole costituite da una condizione e da un’azione.
Affinché il processo di soluzione possa procedere è necessario individuare una serie di sottoscopi. Le
coppie di condizioni-azioni vengono usate per risolvere il rompicapo di Hanoi, ma non consentono di
giungere direttamente alla soluzione, ma di formulare dei sottoscopi.

Protocolli verbali nello studio della soluzione dei problemi


Parlando di bisogni, non si può non nominare la piramide dei bisogni di Abraham Maslow, psicologo
statunitense. Nel 1954 pubblica il suo libro “Motivazione e personalità”, da cui nasce la sua teoria dei
bisogni.
La specialità della teoria sta nel fatto che risiede in una piramide chiamata “Piramide dei bisogni”:
Nell’individuo esistono tendenze diverse, traenti origine da bisogni di differente natura, che si è pronti
a soddisfare. Tali bisogni non sono isolati e a sé stanti, ma si dispongono in una gerarchia di dominanza
e di importanza, che prende il nome di piramide.
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Alla base, ci sono tutti i bisogni fisiologici, essenziali per la nostra sopravvivenza fisica nell’ambiente
circostante: il respiro, l’alimentazione, il sesso, il sonno, l’omeostasi (la tendenza naturale al
raggiungimento di una relativa stabilità).
Prima di soddisfare i bisogni più alti nella scala, l’individuo tende a soddisfare quelli più bassi, ovvero
quelli più importanti per la sua sopravvivenza.
Per quello che riguarda i bisogni più alti degli individui essi tendono a variare molto nel tempo. Ogni
persona compie un suo percorso di maturazione e sviluppo motivazionale all’interno del quale le mete
e gli obiettivi di livello alto possono subire grandi modificazioni.
Inoltre, un successo tende spesso a essere dimenticato e, il vecchio obiettivo, tende a essere sostituito
da uno più grande e ambizioso.
Mentre i bisogni fondamentali per la sopravvivenza una volta soddisfatti tendono a non ripresentarsi,
almeno per un periodo di tempo, i bisogni sociali e relazionali tendono a innescare nuove e più
ambiziose mete da raggiungere.
I bisogni nella piramide si dispongono e differenziano come segue:
– I bisogni fisiologici: sono i tipici bisogni di sopravvivenza (fame, sete, desiderio sessuale…). Secondo
Maslow ogni bisogno primario serve da canale e da stimolatore per qualsiasi altro bisogno.
Nella scala delle priorità i bisogni fisiologici sono i primi a dovere essere soddisfatti in quanto alla base
di tali bisogni vi è l’istinto di autoconservazione, il più potente e universale drive dei comportamenti sia
negli uomini che negli animali.
Se in un individuo non trova soddisfazione di nessun bisogno, sentirà la pressione dei bisogni fisiologici
come unica e prioritaria. Solo nel momento in cui i bisogni fisiologici sono soddisfatti con regolarità,
allora ci sarà lo spazio per prendere in considerazione le altre necessità, quelle di livello più alto.
- I bisogni di sicurezza: i bisogni di appartenenza, stabilità, protezione e dipendenza, che giocano un
ruolo fondamentale soprattutto nel periodo evolutivo, insorgono nel momento in cui i bisogni primari
sono stati soddisfatti (sicurezza fisica, di occupazione, morale, familiare, di salute, di propietà)
Anche questi bisogni danno forma ad alcuni comportamenti tipici, soprattutto di carattere sociale. La
stessa organizzazione sociale che ogni comunità si dà a seconda della propria cultura, è un modo di
rendere stabile e sicuro il percorso di crescita dell’individuo.
- I bisogni di affetto / appartenenza: questa categoria di bisogni è fondamentalmente di natura sociale
e rappresenta l’aspirazione di ognuno di noi a essere un elemento della comunità sociale apprezzato e
benvoluto (amicizia, affetto familiare, intimità sessuale). Più in generale, il bisogno d’affetto riguarda
l’aspirazione ad avere amici, ad avere una vita affettiva e relazionale soddisfacente, ad avere dei
colleghi dai quali essere accettato e con i quali avere scambi e confronti.
– Il bisogno di stima: anche questa categoria di aspirazioni è essenzialmente rivolta alla sfera sociale e
ha come obiettivo quello di essere percepito dalla comunità sociale come un membro valido, affidabile
e degno di considerazione (autostima, autocontrollo, realizzazione, rispetto reciproco). Spesso le
autovalutazioni o la percezione delle valutazioni possono differire grandemente rispetto al loro reale
valore. Molte persone possono sentirsi molto valide al di là dei loro meriti e riconoscimenti reali,
mentre altre possono soffrire di forti sentimenti di inferiorità e disistima anche se l’ambiente sociale
ha un atteggiamento globalmente positivo nei loro confronti.
- Il bisogno di autorealizzazione: si tratta di un’aspirazione individuale a essere ciò che si vuole essere, a
diventare ciò che si vuole diventare, a sfruttare a pieno le nostre facoltà mentali, intellettive e fisiche
in modo da percepire che le proprie aspirazioni sono congruenti e consone con i propri pensieri e con
le proprie azioni (Moralità, creatività, spontaneità, problem solving, accettazione, assenza di
pregiudizi). Non tutte le persone nelle nostre società riescono a soddisfare tutte e a pieno le loro
potenzialità, infatti l’insoddisfazione sia sul lavoro che nei rapporti sociali e di coppia è un fenomeno
molto diffuso.
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L’autorealizzazione richiede caratteristiche di personalità, oltre che competenze sociali e capacità
tecniche, molto particolari e raffinate.
Secondo Maslow le caratteristiche di personalità che una persona deve avere per raggiungere questo
importante obiettivo sono: realismo, accettazione di sé, spontaneità, inclinazione a concentrarsi sui
problemi piuttosto che su di sé, autonomia e indipendenza, capacità di intimità, apprezzamento delle
cose e delle persone, capacità di avere esperienze profonde, capacità di avere rapporti umani positivi,
democrazia, identificazione con l’essere umano come totalità, capacità di tenere distinti i mezzi dagli
scopi, senso dell’ironia, creatività, originalità.
I lobi frontali sono fondamentali nei processi decisionali.
Un esempio è quello di un avvenimento accatudo allo zoo di Chicago. Gbinti Jua, una gorilla femmina e
madre, vede improvvisamente piovere dal cielo uno strano “gorillino”: è un bambino di 3 anni che si è
sporto dal parapetto dei visitatori ed è precipitato giù. Binti Jua non esita. Da madre, raccoglie il
cucciolo umano ferito, lo culla, lo sorregge, difendendolo dagli altri gorilla. Quando essi cercano di
avvicinarsi minacciosi, Binti Jua non esita: in quattro balzi sulle rocce finte della sua gabbia, raggiunge
la porta di ferro dalla quale entrano gli inservienti e consegna il bambino ferito ai soccorritori.

Circuiti fronto – subcorticali


E’ il sistema preposto all’organizzazione dei rapporti cervello – comportamento.
La corteccia frontale funziona da sistema esecutivo esperto del cervello ed attraverso l’assimilazione e
la fusione dei processi percettivi, volitivi, cognitivi ed emotivi, modula e forma personalità e
comportamento.
Quando la corteccia è danneggiat, il risultato può essere:
- Deficit decisionale
- Disorganizzazione della personalità e funzionamento emotivo
- Anomalie nell’attenzione e concentrazione
- Difficoltà nella pianificazione e nell’inizializzazione delle azioni
- Apatia o euforia
- Disinibizione comportamentale
- Riduzione delle abilità motorie e del controllo dei pensieri, parole e azioni

Funzioni della corteccia orbitofrontale


- Regolazione degli affetti: la corteccia orbitofrontale sembra regolare gli affetti negativi,
soprattutto la paura
- Comportamento morale: lesioni nella corteccia orbitofrontale disgregano il comportamento
morale e di giudizio
- Processi cognitivi: quando la corteccia orbitofrontale è compromessa, l’inizializzazione delle
risposte alternative è danneggiata probabilmente perché l’associazione tra una risposta
corretta ed il suo valore di ricompensa è alterata.
- Meccanismi di ricompensa: la funzione della corteccia orbitofrontale è creare un’associazione
tra comportamento e ricompensa
- Impulsi motivazionali ed emotivi: attraverso il sistema limbico la corteccia orbitofrontale rende
possibile che le emozioni vengano rappresentate come idee e che le idee stimolino le emozioni

Il modello sperimentale per lo studio delle funzioni esecutive, in particolare del decision making,
fornisce i presupposti per l’ipotesi localizzatoria del deficit di questa funzione, rappresentata
dall’indagine neuropsicologica dei pazienti neurologici, con specifiche lesioni ventro mediali della
corteccia orbitofrontale.
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Soggetti con lesioni bilaterali della corteccia prefrontale, ventro – mediale, sviluppano uno scadimento
importante della loro capacità decisionale in ambito sociale e personale, nonostante le funzioni
intellettive, normalmente, siano preservate. Questi soggetti mostrano una sorta di miopia per il
futuro, nel senso che sembrano incuranti delle conseguenze future delle loro azioni, perché quidati
solamente dalle prospettive immediate delle loro decisioni.

Decidere vuol dire scegliere tyra le alternative individuate dal soggetto in una determinata situazione;
momento culminante di un complesso processo di analisi dei problemi e delle possibili soluzioni.
Vuol dire anche decidere l’abilità di sapersi orientare nelle situazioni di incertezza, attuando schemi di
comportamento che diano una risposta soddisfacente ai propri bisogni.
Il saper decidere è una competenza fondamentale per l’individuo, base del successo personale e
professionale, e strumento fondamentale di crescita e realizzazione.
Possiamo distinguere le decisioni calde, che l’individuo rende in maniera più istintiva, dove le emozioni
la fanno da padrone (decisioni prese in un momento di rabbia, o di affetto positivo).
Per quanto riguarda, invece, il decision making nel comportamento patologico, nel disturbo di attacchi
di panico, il soggetto è un soggetto che tende a fare una scelta che lo porti ad evitare una situazione
ansiogena (come ad esempio scegliere di prendere un aereo, riferito al volo; oppure decision making
nel disturbo ossessivo compulsivo, dove è necessario resistere nel mettere in atto quel tipo di
comportamento ossessivo, ad esempio lavarsi le mani coninuamente.
Il decision making può subentrare nel GAP, cioè disturbo da gioco patologico, dove il soggetto deve
scegliere se rischiare o meno.
E’ importante ipotizzare il ruolo specifico giocato dalla componente emotiva, nei contesti ricchi di
ambiguità, ad esempio nei pazienti con disturbo ossessivo compulsivo dove la presenza di deficit è in
relazione con l’attivazione somatica e la compromissione delle abilità decisionali nelle situazioni in cui
vincite e perdite e loro percentuali non sono esplicitate.

Teorie sul decision making


Lo studio della decisione umana, per quanto possa sembrare un ambito di interesse prettamente
psicologico, è stato per anni l’oggetto di altre discipline, ancor prima che la psicologia contemporanea,
con gli strumenti del metodo scientifico che solo negli ultimi decenni sono stati messi a punto, potesse
occuparsene. La scienza della decisione affonda infatti le sue radici nelle discipline economico-
matematiche degli anni ’50, che avevano l’obiettivo di proporre modelli di scelta ottimali da seguire,
per rispondere ad un’esigenza di massima razionalità ed efficienza nel calcolo dei costi e dei benefici.
Questo corpus di teorie e studi, a cui si da il nome di teoria della scelta razionale (Blume ed Easley,
2008), ha costituito il principale punto di riferimento fino agli anni ’70. Esso si fondava sull