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Esame 13 Luglio 2018, risposte

Psicologia dei gruppi (Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma)

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Modulo 1 – introduzione alla psicologia dei Gruppi

Etimologia del termine gruppo (provenzale GROP o germanico KROPPE) = nodo, matassa, intreccio fitto e
inestricabile; spazio intermedio tra individuale e sociale, dimensione multi personale (in cui da una parte
emerge condivisione e coesione, dall’altra diversità e competizione); idea di circolarità (superamento della
logica lineare)

Il concetto di gruppo è difficilmente pensabile. L’impensabilità per Kaes è evidente in quanto vi è la


generale tendenza a definire le relazioni sociali in termini di relazioni intersoggettive e non di gruppo.

Gruppo come pòlis = spazio di confronto plurale, multi direzionale, pluridimensionale.

Lewin, gruppo come “campo gruppale” =

Bion = distinzione tra gruppo di base e gruppo di lavoro

Pratt = medico internista, pioniere delle terapie di gruppo con pz tubercolosi

Burrow = psicoanalista americano (30-40), primo ad utilizzare interventi psicoterapeutici sul gruppo.

Il gruppo e la massa nel modello freudiano

Freud non ha approfondito in modo specifico il concetto di gruppo; pur tuttavia nelle sue elaborazioni
teroriche si trovano riferimenti a riguardo.

Nella concezione freudiana, modello psicoanalitico, vi è dicotomia tra individuo e gruppo.


L’individuo ha priorità ontologica rispetto al gruppo.
Il sociale entra nella vita dell’individuo a partire dal terzo/quinto anno con il complesso di edipo il cui esito
porterà alla costituzione del Super – Io e il soggetto interiorizzarà regole e norme sociali.
Vedremo poi in Freud un ripensamento, in quanto egli stesso nel 1921 (nel testo Psicologia delle masse e
analisi dell’Io) affermerà che non è pox separare l’individuo dal sociale, dal gruppo. Con questo suo lavoro
getterà le basi per gli sviluppi più recenti del modello psicoanalitico relazionale.
I testi in cui lui approfondisce il tema del sociale (società, massa, gruppo) sono Totem e Tabù; Psicologia
delle masse e analisi dell’Io e Il disagio della civiltà.

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Modulo 2. IL GRUPPO E LA SOCIETA’: GRUPPI SOCIALI E FAMIGLIA

2.1. CARATTERISTICHE DEL GRUPPO FAMILIARE: LA FAMIGLIA COME GRUPPO PRIMARIO

L a teoria familiare strutturale di Salvador Minuchin

Minuchin elabora la teoria strutturale familiare (Famiglie e terapia della famiglia, 1976) ed è considerato il
padre fondatore della psicoterapia familiare.
Il sistema famiglia è definito come l’invisibile insieme di richieste funzionali che determina i modi in cui i
comonenti della famiglia interagiscono.
La famiglia è un sistema socio-culturale aperto, che si autogoverna, in costante trasformazione e con
propri confini sia interni che esterni. È un fattore significativo del processo evolutivo, un laboratorio entro
cui ciascun membro costruisce il senso di identità.

Il senso di identità si fonda su due elementi:


1) senso di appartenenza ( si forma da bambino con l’appropriazione dei modelli transazionali della
struttura familiare)
; 2) senso di differenziazione e di individualità (con la partecipazione in diversi contesti familiari ed extra
familiari, grazie a cui riesce a sperimentare nuove modalità relazionali in momenti evolutivi diversi e con
persone differenti dal proprio contesto di appartenenza). In questo processo di differenziazione la famiglia
può porsi come promotore di sviluppo oppure inibitore di sviluppo.

Il buon funzionamento della famiglia da cosa è garantito? Dalle caratteristiche di complementarietà; le


caratteristiche individuali diventano funzionali al sistema.

I comportamenti dei membri si basano su Modelli Transazionali retti da regole universali e regole
specifiche di ogni famiglia. I modelli permangono nel tempo e sono oggetto di reciproco adattamento e di
efficienza funzionale.
È importante per la famiglia abbia una sufficiente gamma di modelli transazionali alternativi in grado di
permettere di fronteggiare i cambiamenti sia interni che esterni.
La famiglia è una struttura costituita da due dimensioni strutturali:
- confini tra sottosistemi (regole che definiscono ciascun sottosistema) e
- gerarchia generazionale (regole più o meno esplicite che stabiliscono i diversi livelli di potere)
La famiglia è composta da sottosistemi delimitati da confini (regole, chi e come partecipa a quel
det.sistema) con specifici ruoli e funzioni. Sottosistema coppia di partner; coppia dei genitori; fratelli.
I confini devono essere: chiari, distinti, flessibili.
La chiarezza dei confini è un parametro fondamentale per la valutazione del funzionamento della famiglia.
I confini possono essere collovati in un continuum: rigidi, chiari, diffusi
Ciascun sottosistema sviluppa le sue capacità se afferma la propria libertà nei confronti dell’interferenza di
altri sottosistemi.

Famiglia funzionale: confini chiari che permettono ai membri di esercitare le proprie funzioni senza subire
interferenze, e al tempo stesso di entrare in contatto l’uno con l’altro.
Famiglia disimpegnata: confini rigidi e impenetrabili, minimi legami emotivi, scarse gerarchie, forti
connessioni con l’esterno. I membri sembrano essere reciprocamente autonomi. Si tratta di una falsa
indipendenza perché l’individuo in realtà non ha avuto mododi sperimentare la dipendenza come elemento
indispensabile per maturare un senso di autonomia personale. Può essere utilizzato il sintomo come
modalità per informare la famiglia del proprio malessere.
Quando nel sistema avvengono situazioni che richiedono un cambiamento, la famiglia reagisce in maniera
disfunzionale: non risponde completamente nonostante sia necessario.
Famiglia invischiata: , confini interni fragili, confini esterni poco permeabili, estrema intensità emotiva,
componenti si presentano intrusivi e poco rispettosi dell’originalità del singolo, microcosmo in cui rifugiarsi.

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Quando nel sistema avvengono situazioni che richiedono un cambiamento, la famiglia reagisce in maniera
disfunzionale: eccessiva velocità e intensità.
Esempio di famiglia invischiata è quella psicosomatica, caratterizzata da 4 modelli di interazione
disfunzionale:
- Invischiamento (intrusioni nei pensieri, sentimenti, azioni, comunicazione degli altri. Non c’è
autonomia e ciò compromette lo sviluppo dei processi di autonomizzazione, individuazione)
- Iperprotettività: preoccupazione, sollecitudine, interesse reciproco marcato specie per gli aspetti
del benessere fisico (anoressia. Tale preoccupazione ha la funzione di nascondere ogni altro
problema troppo doloroso e difficile da affrontare)
- Evitamento del conflitto: tendendenza dei membri ad evitare il conflitto. Spesso uno dei membri
(spesso il pz sintomatico)richiama su di sé l’attenzione. Il conflitto in questo modo rimane coperto.
- Rigidità: ripetizione delle stesse regole di relazione. Difficoltà ad accettare processi di
trasformazione. Tendenza a tutelare equilibrio cristallizzato. Caratteristica è l’inibizione
dell’espressioni delle emozioni, specie quelle legate ad eventi troppo dolorosi. Ognuno è
immobilizzato nella propria posizione, irrigidito nel proprio ruolo.

Dinamiche all’interno dei gruppi familiari: la relazione triadica

La relazione triadica è l’unità di osservazione di base dei gruppi familiari.


L’idea di triangolarità è coerente con l’idea di complessita e circolarità causale.
La famiglia infatti è intesa come sistema circolare di causazione reciproca, non esiste un inizio e una fine,
una causa e un effetto, ma un insieme di influenze reciproche tra variabili.

Il contributo di BOWEN:
Egli introduce il concetto teorico di triangolo. Secondo questa prospettiva la famiglia è formata da una
serie di triangoli interconnessi. Solo osservando i triangoli presenti sarà possibile comprendere appieno la
soggettività dei suoi componenti.
Triangolazione: meccanismo che si viene a formare tra due persone che non riescono ad affrontare una
situazione conflittuale, o coinvolte da un alto livello di ansia e coinvolgono un terzo elemento.
Entro un certo limite è un processo naturale e funzionale. Se persiste, resta stabile e duraturo compromette
il funzionamento psicologico del triangolato e diventa una forza opposta alla differenziazione e
individuazione del sé. Bowen afferma l’importanza della de triangolazione come capacità di restare nel
triangolo senza farsi triangolare.
Esempio: diade coniugale che utilizza il figlio per deviare la propria conflittualità.

Contributo di Minuchin
Triangolazione come esito della deviazione di un conflitto da un sottosistema ad un altro, reso possibile
grazie alla presenza di una disfunzione di confini e gerarchie generazionali.
Formula il concetto di Triade Rigida in cui il confine tra sottosistema genitoriale e figlio è dffuso, mentre il
confine nella triade genitori-figlio è rigido.
Tre tipologie:
- Coalizione genitore-figlio, unione di due persone a danno di un terzo. A differenza dell’alleanza qui
si assiste ad una coalizione disfunzionale ai danni di un terzo;
- Triangolazione è una coalizione instabile in cui un genitore esige che il figlio parteggi per lui contro
l’altro. L’altro genitore vive la presa di posizione come tradimento. Il figlio resta paralizzato
- Deviazione: i genitori spostano il loro conflitto sul figlio. Può assumere la forma di attacco, oppure
di appoggio.

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Contributo di HALEY
Mette in evidenze come nelle famiglie con un membro sintomatico, sia frequente una particolare struttura
triadica definita dall’autore triangolo perverso o coalizione intergenerazionale che presenta le seguenti
caratteristiche:
- Una delle persone del triangolo appartiene ad una generazione diversa;
- La coalizione si forma tra persone appartenenti a generazioni diverse; azione congiunta mirata
contro un terzo
- La coalizione è negata e dissimulata a livelo metacomunicazionale

In questo tipo di coalizione si assite ad una spaccatura della barriera intergenerazionale, con perversione e
confusione dei ruoli. L’autorità del genitore bersaglio viene ad essere minata. La comparsa di un
comportamento sintomatico può rappresentare in taluni casi un tentativo estremo di non scegliere.

Il contributo del gruppo di Milano:


nell’osservare le famiglie con un membro sintomatico ha evidenziato la presenza di due dinamiche
triangolari disfunzionali:
- Imbroglio
- Istigazione
Entrambe caratterizzate dal coinvolgimento del pz nella relazione della coppia genitoriale e del suo
coalizzarsi con un genitore contro l’altro.
Sia l’istigazione che l’imbroglio sono due componenti obbligate nei giochi psicotici. I giochi (organizzazione
relazionale tra i membri della famiglia) sono presenti anche nelle famiglie funzionali. In quelle disfunzionali i
giochi però sono sporchi.

Imbroglio:
un genitore coinvolge e strumentalizza il figlio, nell’ambito della sua occulta contesa connil coniuge. Il
genitore ostenta come privilegiata la relazione con il figlio, che di fatto non è tale. Il rapporto diadico
privilegiato non è realmente autentico

istigazione:
rimanda ad una dimensione diadica lineare-causale. L’uno induce l’altro a tenere un dato comportamento
contro un terzo. Il membro della triade viene spinto in modo sotterraneo a diventare il braccio armato di un
altro, salvo vedersi negare l’alleanza quando il gioco emerge alla luce. Il senso di tradimento è alla base
della comparsa della sintomatologia

il triangolo vome evento normativo: il triangolo primario


Due autrici (fivaz corboz) indicano che nel modello psicodinamico la triangolazione rimanda all’esperienza
edipica soggettiva del bambino di essere escluso; nel modello sistemico fa riferimento al processo
problematico in cui il ambino viene preso nella relazione conflittuale.
Loro invece propongono il concetto di triangolazione normativa in cui i genitori si coalizzano in favore del
bambino, sabilendo una leadership parentale collaborativa, che ne favorisca lo sviluppo psicosociale.
Vi è una competenza interattiva triadica innata, un triangolo primario madre-padre-bambino che lega
reciprocamente. Le interazioni a livello di triangolo primario incidono profondamente sullo sviluppo
psicosociale del bambino e ovviamente nelle dinamiche del sistema familiare nel suo complesso.
Strumento di assessment capace di indagare e analizzare le dinamiche del gruppo primario LTP: uno dei due
gioca col bambino; inversione; tutti insieme; la coppia interagisce senza coinvolgere il bambino. Si indaga la
regolazione affettiva, condivisione, responsività empatica.
Per raggiungere lo scopo triadico, assolvere tre funzioni: partecipazione, organizzazione, focalizzazione.
Una buona struttura che funziona presenta una forte alleanza coniugale e parentale; una che non funzione
presenta una forte coalizione intergenerazionale.

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2.2. CARATTERISTICHE DEI GRUPPI SOCIALI


Definizione di gruppo di MERTON in base a tre criteri:
- Interazione secondo norme e regole
- Percezione di essere membri del gruppo
- Essere riconosciuti da altri come membri del gruppo
MAISONENUVE i gruppi sociali non si basano sull’interazione ma sull’identificazione sociale. I gruppi sociali
preesistono all’individuo e si basano sulla memoria collettiva.
TURNER gruppo sociale come aggregato di due o più individui che condividono un’identificazione sociale e
si percepiscono come membri sella stessa categoria sociale.
Il gruppo da una parte come luogo in cui a livello individuale il singolo cerca supporto e sostegno dagli altri;
e nello stesso tempo come luogo in cui vi è una difesa dai sentimenti di ansia e paura nel contatto con chi è
estraneo e diverso. Luogo di soddisfacimento di bisogni di sicurezza e affiliazione, sviluppo e affermazione
della propria identità; luogo altresì di momento di regressione, rinuncia alla propria autonomia di giudizio e
acquisizione passiva di comportamenti.
Studi nel campo della psicologia affermano che l’identificazione con il gruppo porta a categorizzare il
proprio gruppo (ingroup) differenziandolo da altri (outgroup).

LEWIN parla di gruppo attraverso la teoria del campo che identifica il gruppo come soggetto sociale. Lidea
centrale è che è un fenomeno a sé stante. Unità non riconducibile alle singole particelle che lo
compongono, qualcosa di più della somma delle singole parti. Totalità dinamica, in reciproca interazione e
interdipendenza. Il cambiamento di una parte implica il cambiamento di tutte le parti. Ciò che lega è
l’interdipendenza e non la somiglianza. È dinamica cioè in continuo mutamento e trasformazione.

Sviluppo delle norme nel gruppo


Il proccesso di normalizzazione = ogni gruppo si costruisce e sviluppa attraverso norme che regolano i
rapporti tra i membri.
Per SHERIF il processo di normalizzazione emerge quando il gruppo è in presenza di un compito non
precedentemente affrontato. Gli individui esercitano gli uni sugli altri una reciproca influenza che porta ad
accordarsi su una norma comune. Questo processo ha luogo in situazioni di incertezza e omsicurezza im cui
mancano precisi e strutturati punti di riferimento.
Sherif in un esperimento del campo estivo evidenzia come l’appartenenza ad un gruppo (ingroup) e il
conflitto con l’esterno (outgroup) è sono avvertiti in termini cognitivi, valutativi ed emozionali. Ritenendo
che il conflitto tra gruppi si viene a determinare per ragioni oggettive, legate al conflitto di interessi
FERGUSON e KELLEY sostengono invece che gruppi appena costituiti e non sottoposti a situazioni
conflittuali sviluppino Bias Reciproci e netto Favoritismo Ingroup.
TAJFEL sviluppa il concetto di Identità Sociale sulla base dei fenomeni di favoritismo ingroup e
discriminazione poutgroup. L’identità sociale consiste nel definirsi sia dal punto di vista emozionale che
valutativo come membro di un gruppo. Ciò determina la categorizzazione sociale che di per sé provoca un
comportamento intergruppi che discrimina ‘altro favorendo il proprio.

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MODULO 3 – SETTING E PARAMETRI DEL GRUPPO


Il setting è l’insieme di tutti gli aspetti pratici e teorici che rappresentano la cornice del gruppo. I parametri
ci servono per definire la tipologia di gruppo.
Set(ting) campo mentale condiviso.
Il gruppo è costituitoo da soggetti in relazione e interrelazione fra loro.
In ambito clinico sono stati proposti dei parametri che definiscono il tipo di gruppo. Rappresentano una
descrizione approfondita e dettagliata delle variabili che intervengono nella fondazione e nel processo e
definiscono diversi tipi di gruppo: classici di lunga durata, monosintomatici, in medicina, in comunità case
famiglia, bambini, adolescenti, di formazione/supervisione, con copie, dipendenze patologiche….
I parametri descrivono:
- Obiettivi
- Domanda/committenza
- Utenza
- Vari aspetti del setting
- Farmaci
- Inquadramento teorico/tecnico della fase di fondazione
- Processualità di gruppo
- Conduzione e interventi
- Dimensione istituzionale
- Corporeità
Il setting di gruppo
Setting intendiamo tutti i fattori attinentia l terapeuta (obiettivi, modello operativo, formazione…)
Set(ting) tutto ciò che contribuisce alla formazione del campo gruppale o con-transferale

Diversi aspetti del setting:


- Numero partecipanti
- Regole ingresso/uscita: gruppi semi aperti(slow open), gruppi chiusi
- Tempo del percorsp stabilita/non stabilita
- Luogo fisico
- Durata e frequenza incontri
- Campo mentale su cui si fonda il lavoro (ad es.formazione del conduttore)
- Pagamento
Spazio e tempo del gruppo.
Spazio del gruppo evoca la figura del cerchio, distingue ciò che è dentro da ciò che è fuori, senso di
appartenenza del gruppo dalla differenziazione verso ciò che non è del gruppo. Lo spazio è insieme luogo
fisico, affettivo ed emotivo. In gruppo il soggetto può accedereal proprio spazio interno profondo e
proiettarlo nello spazio contenitivo del gruppo. Questa funzione è definita da CORRAO funzione Y.
Il tempo rimanda alla figura della spirale, andamento circolare progressivo e regressivo allo stesso tempo.

Fondazione del gruppo


DI MARIA, LO VERSO il gruppo nasce ancor prima del suo avvio nell’immaginazione di chi lo crea (ter.cond.)
e di chi ne fa parte. Questa pre-concezione è fondamentale alla tenuta del gruppo nelle fasi iniziali.
La rete di relazioni e comunicazioni che si svilupperanno in seguito determinerà una struttura via via più
solida, ed è in questa seconda fase che il gruppo sarà in grado di ri-costruire, riattualizzare eventi passati e
inconsi, e sarà pox avviare i processi di identificazioni.
La fondazione del gruppo può essere pensata in termini di fusione-individuazione. Fase iniziale in cui
l’individuo è amalgamato in un tutto indifferenziato e attraversato da angosce di perdita della propria
identità individuale. Fase in cui c’è un recupero della dimensione soggettiva che porta a vivere il legame di
gruppo in termini più mauri. Ed è in questa fase che si raggiunge il senso di appartenenza al gruppo.

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Il corpo nel gruppo


La dimensione corporale nel gruppo acquista una valenza centrale. Ci si osserva reciprocamente, postura,
linguaggio non verbale, aspetti umorali. Nel gruppo anche il corpo comunica. Il gruppo è rappresentato
come un guscio, utero materno. Altro aspetto che caratterizza la dimensione corpore è il dialogo tra

componente narcisistica e le identificazioni, ricordando che la consapevolezza di essere nel mondo passa
per la consapevolezza dell’esserci come corpo.

Tipologie di gruppo LO VERSO


GRUPPO DI TERAPIA ANALITICA (standard, oggettuale)
- Obiettivi: trasformazione del self, maturaione strutture psichiche, comprensione/distanziamento dalla
gruppalità interna; separazione/individuazione; rapporto io-noi il più pox autentico, soggettivazione,
aprtura di dialogo interno con le matrici familiari. Tempi lunghi, adeguata formazione.
- Domanda: individuale o di servizio. Colloqui preliminari, valutazione rispetto all’inserimento in uno
specifico gruppo, attenzione alla preparazione all’ingresso
- Tipo di utenza: in grado di formulare una domanda e condividere un progetto
- n.partecipanti: 4-8
- luogo di lavoro: pubblicoc privatp
- cadenze sedute : una due a sett. (1.30) o due sedute consecutive
- setting e matrice di gruppo
- fondamentale fase preliminare e di inizio, di fondazione e costruzione del set(ting) gruppale. Creazione
progressiva di una matrice dinamica. Posizione a cerchio
- pagamento: diretto nel privatp, indiretto nel pubblico
- farmaci: uso gestito da psichiatri esterni al gruppo. L’elaborazione dei vissuti psichici e degli aspetti
simbolici legati all’assunzione dei farmaci fa parte del lavoro clinico
Durata: almeno 3 anni
- Fondazione: variabile, deve tendere ad un assetto stabile. Il lavoro di fondazione è centrale poiché
da essa dipende il futuro del gruppo. In un’epoca di comunicazione on line in tempo reale, di
disidentità, di crisi di valori è difficile accettare rapporti stabili e profondi.
- Processualità del gruppo: interazioni visibili-invisibili (inconsce). Riportare nel gruppo ed
accadimenti esterni che implicano supportività da parte del gruppo stesso. Con studi neuro
scientifici ed etnopicoterapici è evidente che il fattore terapeutico più rilevante è la relazione.
- Corpo: centrale in ogni tipo di gruppo perché è il luogo dove la relazione vive e agisce. L’intervento
psicoterapeutico è sostanzialmente psicosomatico.
- Aspetti istituzionali: considerare che anche le rappresentazioni psico sociali che i pz e il loro mondo
hanno dell’analista è un fattore istituzionale
- Conduttore: adeguata formaione
- Conduzione: relativa direttività specie dopo la fase di fondazione; facilitazione del processo
gruppale; centratura del lavoro sull’asse circolare individuo interazione-gruppo. Mantenimento dell
responsabilità terapeutica. Oscillazione tra processo gruppale qui ed ora e
comprensione/trasformazione dell agruppalità interna
- Tipo di interventi: attivazione comunicazione e processo gruppale, stimolazione capacità associativa
ed auto-etero introspettiva del gruppo e dei singoli, centratura sul qui ed ora e sul lì ed lallora.
Attenzione prevalente al rapporto tra dinamiche intrapsichiche ed intergruppo.

GRUPPI A TEMPO LIMITATO E/O MONOSINTOMATICI


- Obiettivi: maggiore attenzione alle problematiche legate al sintomo, alla relazione mente-corpo,
alla fusionalità/identificazione con la matrice familiare, decentramento sintomatico inizialmente
necessario, attenzione ai risvolti interpersonali e sociali legati al sintomo, difficoltà relazionali qui ed
ora e nella vita quotidiana;
- domanda: individuale, familiare, invio da parte di altre strutture sociali e sanitarie

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- tipo di utenza: prevalente presenza femminile nei gruppi con disturbo del comportamento
alimentare, maschile nelle tossicodip. E nelle dip.patologiche
- partecipanti: 4-10
- luogo: centro specializzato privato sociale o pubblico, strutture cliniche
- cadenze sedute: 1.30 una due volte a sett, o due consecutive
- set(ting) e matrice di gruppo: creazione progressiva di una matrice interpersonale; maggiore
attenzione alle problematiche terapeutiche, all’emergere psicosomatico, alla presenza della
famiglia, allo specifico sintomatico alla strutturazione cognitiva e rituale di esso. Il rispecchiamento
sintomatico è utile e fondatico, deve evolvere per consentire l’approfondimento psicologico. Senza
questa evoluzione trasformativa, che è responsabilità del terapeuta, si corre il rischio di cronicizzare
e stabilizzare il sintomo presente in gruppo non strettamente psicoterapici ma supportavi, di auto-
aiuto, consultazione ecc.
- pagamento: diretto nel caso di lavoro privato. Indiretto nei servizi.
- Farmaci è gestito da psichiatri esterni al gruppo. Elaborazione dei vissuti psichici e degli aspetti
simbolici legati all’assunzione dei farmaci fa parte del lavoro clinico. Essi possono assumere un
carattere di contenitore delle problematiche psichiche.
- Durata del lavoro: a volte medio-lunga
- Fondazione del gruppo: molta attenzione vista la frequente fragilità, ambivalenza e diffidenza di
questa tipologia di utenti e la loro iniziale difficoltà a con-dividere un setting. Si basa inizialmente
sul legame dei pz con l’analista, condivisione dei sintomi, è necessario pensare la famiglia (reale e
interna) in maniera attenta. Evitare interpretazioni analitiche in questa fase, va incoraggiata la
costruzione e tenuta del legame. Importante la costruzione dei confini del gruppo, chiarificazione di
obiettivi, comunicazione autentiva del fatto che il gruppo effettua una presa in carico dei problemi
e che essi possono essere affrontati.
- Processualità: comunicazioni visibili-invisibili non pensabili e non dicibili a sé e all’altro. In questo
tipo di gruppo maggiore attenzione alla famiglia, alla sua storia, al campo psichico, ai segreti e ai
bisogni, attenzione all’incontro interpersonale.
- Corpo: il corpo in tutti i suoi aspetti sessuali, narcisistici, simbolici, relazionali, biologici è centrale, a
esso va posta la massima attenzione psicodinamica e biologica. Il rapporto corpo-relazione-
mentalizzazione fondamentale in tutte le problematiche che coinvolgono la fisicità
- Aspetti istituzionali: particolare attenzione posta alla rappresentazione che la realtà curante
propone di sé all’utenza
- Conduttore: attenzione alla situazine sintomatica e alla “famiglia”. Può esserci la collaborazione dei
medici curanti.
- Conduzione: relativa direttività sopratt.dopo la fondazione e facilitazione del processo gruppale e
della sua funzionalità terapeutica, centratura sull’asse circolare individuo interazione-gruppo.
Oscillazione fra processo gruppale qui ed ora e comprensione/trasformazione della gruppalità
interna. Supportività all’avvio del processo comunicativo e al suo allargamento oltre il sintomo
- Tipo di interventi: attivazione comunicazione e processo gruppale, stimolazione capacità associativa
ed auto-etera introspettiva del gruppo e dei singoli, centratura sul qui ed ora e sul lì ed allora.
Calibrare pero il tutto rispetto alla specificità dei gruppi. Maggiore attenzione alle dinamiche
interpersonali interne/esterne e minore attenzione all’inizio alle dimensioni inconsce, conoscitive
- Formazione conduttori: training gruppo analitico, studio terico clinico, terapia personale analitica di
gruppo e individuale. Capacità di fondare un setting clinico-gruppale, buona consapevolezza delle
dinamiche familiari.
- Integrazioni: trattamenti integrati, attenzionatii rischi di che la coesione indentificatoria sintomatica
ha nel lungo periodo se non viene superata. Il terapeuta consente iil superamento reale della
sintomatologia.

GRUPPO DI MEDICINA GENERALE


- Obiettivi: accompagnamento alle cure sanitarie ed integrazione di esse con interventi gruppali che
aiutino le difese psichice e quindi fisiche(immunitarie). Consentre una più serena adesione ai
trattamenti sanitari, aiutare pz e familiari ad essere meno soli e affrontare situazioni angoscianti.

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- Domanda: solitamente da parte di operatori ospedalieri. Va istruita la domanda con pz, familiari e
operatori sanitari.
- Utenza: pz di medicina negli specifici settori di malattia
- Numero: variabile dal piccolo (4-5) ad un gruppo mediano (25)
- Luogo di lavoro: realtà ospedaliere
- Cadenze sedutr: una due volte a sett (1:30) o due sedute consecutive
- Set(ting) strutturato e stabile dopo le fasi di fondazione. Se nuovo sono fondamentali la fase
preliminare e di inizio, di fondazione e costruzione del set(ting). Maggiore attenzione alla patologia
organica, modi di vivere la malattia, sulle dinamiche pz-familiare
- Pagamento: diretto nel caso del privato, indiretto nei servizi. Spesso è un servizio offerto da
strutture all’avanguardia.
- Farmaci; aspetto centrale della cura medica. Qui il farmaco assume un aspetto più normale
- Durata lavoro: variabile
- Fondazione va condivisa e co costruita con i referenti sanitari.
- Processualità: il ruolo fondativo del ter.è importante per aiutare i pz a comprendere il senso e
l’utilità del gruppo. Dopo le prime sedute dai pz che per la prima volta si sentono ascoltati. Il
buonismo demagogico di pseudo interventi psicoterapici può essere controproducente. Hanno
bisogno di una condivisione profonda dei reali timori della situazione che è realmente quella che è.
Il terap.gestisce e condivide interiormente le angosce ciò ha un rilevante effetto terapeutico
contenitivo ma anche trasformativo del modo di vivere la malattia e di guardare ai pensieri
mortiferi.
- Presenza del corpo: grandemente importante. Il lavoro parte dall’esperienza del corpo malato
affidato alle cure mediche. Spesso produce dolore, si teme che muoia. Legato al rimpianto
pensando alla giovinezza, alla collera e/o alla forza.
- Aspetti istituzionali: pz seguiti all’interno di istituzioni. Raramente si svolge nel privato
- Conduttore: richiedono un lavoro molto forte e approfondito con sé stessi anche se non hanno un
carattere principalmente analitico-interpretativo. È necessario che il terapeuta accolga le angosce.
Per lui è necessario esserci (essere con) e non solo im modo estetico-fenomenico o
comportamentale o interpretativo. Questa con- divisione è insieme alla comunicazione uno dei
maggiori fattori terapeutici
- Conduzione: relativa direttivita
- Mantenimento della responsabilità terapeutica. Lavoro sul singolo attraverso il gruppo
- Tipo di interventi: attivazione della comunicazione, processo gruppale, interpretazioni
prevalentem.collegabili al vissuto di malattia, stimolazione della capacita associativa ed auto-etero
introspettiva del gruppo e dei singoli, centratura sul qui ed ora e sul lì ed allora, sul non idcibile a sé
e all’altro. Attenzione prevalente al rapporto tra dinamiche intrapsichiche ed infragruppo, tra
dimensioni comunicative inconsce e relazionali.
- Formazione conduttori: training gruppo analitico
- Integrazioni:

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MODULO 4. I GRUPPI IN AMBITO CLINICO: IL MODELLO GRUPPOANALITICO

Le origini del modello gruppo analitico: Foulkes


La gruppo analisi si fonda su presupposti psicoanalitici e sociologici. Foulkes (1947) è stato il fondatore del
modello gruppo analitico. Ha avuto l’intuizione di integrare aspetti della psicoanalisi freudiana con aspetti
della teoria sociologica di Elias.
In questo modello:
- La società precede l’individuo, ogni individuo nasce e cresce all’interno di una rete di relazioni
sociali che lo attraversano
- L’individuo costruisce il suo/i oggetto/i interni attraverso l’interiorizzazione delle relazioni che
caratterizzano l’ambiente in cui nasce e cresce
Precise concettualizzazioni:
- Uomo come animale sociale in cui la spinta primaria è l’appartenenza. Precursore in tal senso della
psicoanalisi relazionale e delle teorie dell’attaccamento.
- Secondo Freud è l’interno a precedere lesterno; l’intrapsichico viene prima e agisce l’interpsichico,
cioè la sfera relazionale e sociale. Folkes appoggiandosi alle teorie di Elias inverte il rapporto tra
questi due termini: è il sociale(l’esterno) che viene prima e struttura l’interno, cioè l’intrapsichico.
La gruppo analisi ribalta la concezione classica psicoanalitica. Il carattere e la personalità di un
individuo saranno improntati dal gruppo in cui è inserito. Esiste una versione più radicale e
innovativa del pensiero foulkesianoche considera questi due termini come interdipendenti, e al
rapporto individuo gruppi è quello di pensare ad un cerchio, mancando un elemento mancherebbe
anche l’altro.
Il sociale agisce sulla formazione della psiche del bambino sin dalle più precoci fasi della vita e non
in un momento successivo come sosteneva Freud. Pertanto Io, Es, Super Io sorgono da una matrice
comune. Afferma che l’Es è acculturato, elementi culturali contribuiscono a determinare l’insieme
di spinte pulsionali. Il sociale dunque permea l’essenza più interna della personalità, si verrebbe a
strutturare un inconscio sociale costituito dall’addensarsi delle comunicazioni sociali interiorizzate
dal bambino nel corso dello sviluppo.
- I fenomeni vanno visti rapportandoli ad un contesto maggiore. Come l’individuo non esiste in senso
assoluto, ha senso solo in relazione con gli altri; così l gruppo non esiste in assoluto se non in
relazione con altri gruppi.
- La menteè concepita come Mente Relazionale, nata per soddisfare il bisogno di comunicare
dell’uomo. I gruppi sono reti di comunicazioni in cui gli individui rappresentano i nodi in cui le
diverse linee di comunicazione si intersecano.
Il concetto gruppo analitico di matrice rappresenta il concetto di comunicazione all’interno dei gruppi. La
matrice è la rete di comunicazione e di rapporti in un dato gruppo, la rete di tutti i processi mentali
individuali, il mezzo psicologico in cui gli individui comunicano, si incontrano e interagiscono; è la
configurazione che la comunicazione assume in un gruppo ad un dato momento.
Matrice di base: presupposto della comunicazione di un det.gruppo etnico (gestualità tipica)
Matrice personale: esperienza interiorizzara dell’individuo a partire dal suo far parte del gruppo;
matrce dinamica: si costituisce all’interno del gruppo

la clinica gruppo analitica:


il disturbo nevrotico è il risultato dell’interazione diù persone che contribuiscono alla sua comparsa e
mantenimento. Lo scompenso nevrotico è il punto di rottura di una serie di processi relazionali che
coinvolgono attivamente lomte persone. Questa visione psicopatologica rimanda ad una concezione
dell’individuo come punto nodale di una rete.
Cerchio

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L’individuo può essere osservato sia attraverso redi sincroniche qui ed ora, che diaconiche lì ed allora delle
generazioni precedenti. La psicopatologia sia attraverso una dimensione verticale, trans generazionale
(forma di eredità culturale), o secondo una dimensione orizzontale, attuale.
La gruppo analisi è una forma di terapia che si attua attraverso il gruppo. Insieme di persone (5-8) che si
incontrano per analizzare i propri sintomu, modi di agire. Il compito del conduttore è fondamentale nella
composizione del gruppo, nelle fasi iniziali. Il g.nasce prima nella mente del cond. Anche l’inserimento di
nuovi pz segue un iter simile. Nella fase di fondazione il cond.dovrà lavorare alla formazione di una matrice
di gruppo, quella rete inconscia di comunicazioni che significherà tutti gli avvenimenti di quel gruppo. Si
determina una cultura interpretativa, un’atmosfera di analisi del transfert da parte dell’intero gruppo.
In linea con elaborazioni psicoanalitiche e psicodinamiche, afferma il concetto di rispecchiamento

Gli sviluppi nella psicoanalisi


Di Maria Lo Verso definiscono il gruppo in ambito psicodinamico come un’organizzazione mentale, un
operatore psichico, sentimento di appartenenza, un complesso reticolo di interrelazioni fra persone da
osservare da un punto di vista cognitivo e fenomenologico.
Si fonda su 4 concetti:
- RELAZIONE: aspetti consapevoli e visibili del comunicare e quelli inconsci, trasferali e invisibili
- CIRCOLARITA: qls evento che accada in gruppo coinvolge direttam/indirett. tutti
- TRASFORMAZIONE: spinta al cambiamento che implicit/esplicit. Il gruppo agisce sull’individuo
- MOLTEPLICITA: pluralità di soggetti che innesca il confronto, identificazioni e differenze
Il gruppo come Oggetto di Conoscenza, di eventi mentali ; come Strumento di Osservazione (focalizzare
attenzione tra matrice personale e matrice dinamica). Un incontro che è qualcosa di antico-identico-
ripetuto e nuovo-diverso-creato.
È proprio questo elemento di creatività che caratterizza la differenza tra gruppo analisi e psicoanalisi. Nella
visione individualistica lo scambio improntato sul transfert dei vissuti e alla proiezione del mondo interno
sull’altro. Dimensione prevalentemente orientata al passato, la parola trasformativa è quella dell’analista.
Il gruppo invece può indurre il cambiamento attraverso il superamento di quei legami interiori e ripetitivi
della propria storia, poiché la pox creativa della relazione in gruppo è amplificata e nasce dall’incontro tra
matrice personale e matrice dinamica.

Gruppi interni e universi relazionali In Italia Diego Napolitani


La riflessione parte dal concetto di Individualità Psicologica che va distinta dal concetto di Individualità
biologica quest’ultima si qualifica per la sua unicità (corredo genetico e antigeni di istocompatibilità)
L’individualità psicologica è costitutivamente opposta in quanto esito di un insieme di processi di
Identificazione. L’individuo si sviluppo solo grazie alla sua disponibilità ad Apprendere i modi relazionali che
il proprio ambiente insegna.
Napolitani individua nel processo creativo un elemento di rottura dell’identificazione e di affermazione di
un’identità autonoma.
L’esperienza individuale secondo l’autore può definirsi attraverso tre vertici concettuali:
1) Identità dell’uomo si caratterizza per la sua culturalità cioè interiorizzazioni di aspetti relazionali che
connotano l’ambiente in cui il bambino nasce e cresce. Quindi relazioni interiorizzate
(identificazioni) che costituiscono la gruppalità interna

L’idea di un individuo costituito da gruppi interni trova continuità nella tecnica terapeutica di gruppo,
capace di riattivare l’insieme di costellazioni relazionali interiorizzate dal singolo che solo in gruppo possono
emergere e venire proiettate.
L’epserienza umana è possibile pensarla attraverso tre universi relazionali:
UNIVERSO P, sistema proto mentale (si rifà alle concezioni di Bion secondo cui l’individuo si trova immerso
in un tessuto precoscenziale; il Sé il non Sé, interno e esterno sono inestricabilmente intrecciati insieme.
Rimanda a ciò che Bion definisce mentalità di gruppo, quell’insieme di stati collettivi che in dato momento
caratterizza il clima del gruppo. Quando la mentalità di gruppo prevale si ha secondo Bion una totale
perdita dell’identità individuale. Bion ha distinto tre mentalità di gruppo: Accoppiamento; Dipendenza;

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Attacco E Fuga) Nell’universo P attraverso l’Accoppiamento è pox emergere un primo riconoscimento


intersoggettuale, di una prima dipendena che si concretizza in un perdersi nel Noi.
UNIVERSO SIMBOLICO S è il registro dell’immaginario, del potere desiderante. Durante il percorso evolutivo
è un registro legato alla mancanza, il riconoscimento della necessità che ha degli altri per la sua
sopravvivenza.. la disobbedienza del figlio consiste sostanzialmente nel non asumere come proprio il
sapere del genitore, nell’aprirsi ad un sapere soggettivo. Trasgredire significa passare olte, andare al di là
dei limiti marcari deal desiderio del genitore, acquisire autonomia, costruirsi un NOMOS personale.
L’universo S si articola intorno alla dinamica del potere, l’individuo nella sua sovranità immaginaria e
dall’Altro col suo potere influenzante.
UNIVERSO RELAZIONALE R l’individuo che si muove nel mondo con piena consapevolezza, corporea, storica,
della sua esistenza. Individuo portatore di una sua identità. Il registro relazionale segna l’approdo ad una
modalità di vita che non è più sopravvivenziale ma esistenziale.

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MODULO 5 – I GRUPPI IN AMBITPO CLINICO: IL MODELLO PSICOANALITICO

Il contributo di Bion, maggiore esponente della scuola delle relazioni oggettuali. Il suo pensiero si poggia e
articola nella contrapposizione tra i gruppi in assetto di lavoro e mentalità primitiva. Concetti ripresi da altri
autori come Neri.
Originariamente prende spunto dal contributo di McDougall che concepisce il gruppo come aspetto
degradante dell’individualità, che rende l’individuo brutale, irragionevole, impulsivo; ma al tempo stesso è
solo alla partecipazione ai gruppi che un soggetto può diventare umano. Ciò avviene grazie alla pox di
costituire gruppi organizzati. L’organizzazione rende il gruppo un aiutp e annulla le tendenze degradanti.
Bion recupera questa idea attraverso i concetti di Gruppo di Lavoro e prevede come lo stare i n gruppo
impica una fase di apprendimento; e Mentalità Primitiva tendenza coinvolgente ad agire impulsivamente.
Più il gruppo funziona come mentalità primitiva più lo spazio per l’individuo è limitato. In queste circostanze
il g.funziona come totalità.
Secondo Bion la mentalità primitiva è sostenuta da tre fantasie denominate Basic Assumptions, assunti di
base:
- Assunto di base della Coppia, in cui due partecipanti sono impegnati in una discussione intensa e
difficilmente descrivibile, il gruppo rimane in silenzio e questa relazione a due sembra connotata
da aspetti di sessualità, il gruppo si raccoglie intorno all’idea che dall’incontro tra i due nascerà il
Messia; quanto vige la speranza che questi riescano a risolvere i problemi attuali degli altri membri
attraverso un intervento sovrannatuale o di tipo divino
- Assunto di base di Dipendenza, proiettare sulla figura del conduttore il bisogno di avere un leader
onnipotente. Le caratteristiche del gruppo che si trova in questo gruppo sono l’immaturità delle
relazioni individuali, la paura è l’emozione prevalente, ogni membro è costantemente in procinto di
fuggire
- Assunto di base Attacco-fuga (o lotta-fuga), il gruppo vive sotto la costante minaccia di un nemico
esterno contro cui difenderso. Bion descrive in termini paranoici la mentalità che caratterizza il
gruppo. Il capo riconosciuto sarà ascoltato solo quando pone richiese percepite come occasioni di
attacco-fuga
Bion utilizza il parametro della valenza per indicare la disposizione dell’individuo ad entrare in
combinazione col gruppo nel determinare gli assunti di base e nell’agire secondo essi. Nessun individuo aha
valenza pari a zero.

Il modello psicoanalitico di gruppo oggi. Il contributo di Neri e Correale


Secondo Neri il conduttore drante la seduta deve tenere presente 4 elementi:
- Livello individuale, paragona ogni individuo ad un elemento di un orchesta, il cui suono deve essere
chiaramente percettibile
- Livello interpersonale richiama il concetto di relazione trans ferale (riedizione di antiche relazioni
che vengono rivissute nella relazione con il g.ter con qls altro membro del gruppo) e il concetto di
Risonanza(cogliere gli aspetti del vissuto della persona che parla, ma anche identificandosi,
modificandolo cambiarlo perché va a toccare le corde influenzate dal proprip vissuto)
- Il livello del rapporto tra persone e gruppo, a livello comunicativo il discorso di gruppo può fluire in
continuità, come fosse un unico indistinto discorso attraverso una catena associativa che attraversa
i partecipanti; oppure a stella attraverso relazioni a due a due
- Livello trans personale, che attraversa le persone senza che queste lo riconoscano, costituito da
Atmosfera di gruppo= il complesso di emozioni; e il Medium, il mezzo attraverso cui si comunica
(anche l’assenza lo è)
-
IL processo di gruppo Neri

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- Fase iniziale: Stadio gruppale nascente – illusione, aspettativa illusoria che serve da collante, per
stare insieme anche quando non vi è ancora la capacità di stare in rapporto. Senso di de-
personalizzazione e de-individualizzazione; stadio della Comunità tra Fratelli, il gruppo si costituisce
come soggetto collettivo. I membri utilizzano il noi per riferirsi a sé stessi. Il leader è meno
idealizzaro, diminiìuiscono i vissuti di dipendenza, si sviluppano sentimenti tra i membri, i membri si
percepiscono come detentori di un diritto sul gruppo, ciascun menìmbro può vantare ed esercitare
questo diritto. Attraverso questo passaggio il gruppo costituisce uno spazio Noi_Voi che ANZIEU
definisce efficacemente come noi-pelle. Il gruppo come involucro che tiene insieme gli individui.

CORREALE si rifà al concetto di campo mentale introdotto da BARANGER nell’ambito psicoanalitico duale
per sottolineare il coinvolgimento attivo dello psicoanalista nella costruzione del campo mentale durante la
vicenda psicoanalitica. Non la semplice sommatoria dei due protagonisti, ma qlc di più.
Correale riprende questo concetto estendendolo al gruppo e alla dimensione istituzionale e distingue il
CAMPO ATTUALE (hic et nunc) e CAMPO STORICO (deposito di relazioni affettive). Il campo è una situazione
fluida in movimento che condiziona gli individui che vi partecipano.
Pensiero di gruppo: condizione del pensare insieme. secondo CORRAO è una modalità attraverso cui il
gruppo si struttura in quanto tale attraverso due funzioni:
- funzione Gamma, cioè di creare un ambiente accogliente che fa sentire un individuo subito meglio
- funzione di Ponte individuo-gruppo, possibilità che il gruppo ha di offrirsi quale pensiero per il
singolo. In alcuni casi il singolo non sente di voler esprimere i propri pensieri perché non pronto alla
condivisione. In questi casi può capitare che ascoltando il fluire del discorso l’individuo può trovare
una connessione tra quanto viene discusso in gruppo e ciò che lui sta pensando.
- Funzione Madre Sensibile in gruppo la parola puà essere ascoltata e accolta, offrendo la pox ai
partecipanti di essere contenuti
Elementi distruttivi, forze antiterapeutiche che NITSUN definisce antigruppo:
- Costituzione di un capro espiatorio interno od esterno
- Cultura del non detto: i membri trasgrediscono la norma di raccontare ciò che succede, ciò mina la
fiducia e determina uno spazio mentale distruttivo per il gruppo
- Mancanza di transizione tra vecchi e nuovi schemi.

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MODULO 6 – IL MODELLO INTERPERSONALE( del qui ed ora ) DELL’ATTACCAMENTO DI GRUPPO

Metodologia di conduzione e organizzazione estremamente utilizzata. Si riallaccia alla psicoanalisi


relazionale e interpersonale di Sullivan. Yalom ha sviluppato in ambito gruppale questo modello. L’uomo è
un essere sociale e le relazione sono un aspetto decisivo. Anche il modello psicoanalitico pensa questo.
La relazione può essere una risorsa grazie alla quale migliorare il proprio stile di vita.
È un modello che si basa sull’apprendimento interpersonale. Significare le esperienze in modo tale che
provochino meno sofferenza.
Obiettivi: migliorare la consapevolezza, insight, cambiamento dei modelli relazionali sia interni che esterni il
gruppo grazie all’apprendimento interpersonale che è reciproco all’interno della dimensione standardizzata
del setting.
Yalom in accordo con Sullivan sostiene che l’individuo ha la tendenza ha deformare le proprie percezioni
degli altri e della realtà interpersonale; in questo senso parla di Distorsioni Paratattiche (spesso la relazione
non si basa su attributi reali dell’altra persone ma sulla base di fantasie, in analogia al processo di transfert).
Tale dinamica si può esplicare sia verso il terapeuta (tranfert verticale) sia verso membro/i del gruppo
(transfert orizzontale)
L’APPRENDIMENTO DI GRUPPO all’interno di uno specifico setting dentro cui si sviluppano le relazioni
porta alla guarigione. Ciò avviene attraverso il confronto tra le modalità distorte vissute attraverso la
componente tran ferale nel gruppo e la possibilità di confrontare queste modalità con ciò che proviene
dall’altro. Attraverso il confronto il soggetto può avere consapevolezza, inisght, con la finalità di cambiare il
proprio stile relazionale.
I fattori relazionali di YALOM risultano dall’esperienza clinica interdipendenti, nessuno di essi funziona
separatamente. Ogni gruppo segue una strada personale; ogni pz può trarre beneficio da raggruma menti
di fattori diversi:
- Infusione di speranza: la speranza è la base su cui possono agire altri fattori
- Universalità: spesso i pz hanno la convinzione di essere gli unici portatori di sofferenza psichica. Nel
gruppo può essere smentita ricavando sollievo dalla comunanza e somiglianza delle problematiche.
- Informazione: contempla l’istruzione didattica, nozioni che il ter.fornisce ai pz sulle dinamiche,
funzionamento del gruppo, processo psicot.m anche i suggerimenti offerti dal ter.e altri membri.
Permette di superare quel senso di spaesamento dei primi incontri
- Altruismo : beneficio che l’individuo trae nel fornire aiuto a qualcuno e rendersi conto dei propri
mezzi. Favorisce vicinanza, conforto, sostegno
- Ricapitolazione correttiva del gruppo primario familiare: abbiamo già accennato quando abbiamo
parlato di transfert laterale. Il gruppo vissuto come famiglia. Il terapeuta può fungere da figura
genitoriale autoritaria e gli altri membri come fratelli. Il gruppo diviene il luogo in cui si attualizzano
le modalità relazionali che vivono con le persone più intime con la possibilità di asservarle, valutarle
e migliorare le risorse relazionali. Il gruppo favorisce un clima contenitivo, protettivo, trasformativo.
- Socializzazione: rendere più adattive e consapevoli le capacità di stare in relazione grazie al
feedback immediato degli altri membri. Nel corso del tempo si acquisiscono metodi per la
risoluzione dei conflitti, capacità di tollerare la frustrazone, di non esprimere giudizi impulsivi e
sviluppare una maturità affettiva, che facilita la possibilità di esprimere un’adeguata empatia
- Comportamento imitativo: il gruppo può fungere da modello per il pz , e sperimentandosi in una
realtà contenitiva e protettiva può trovare nuove consapevolezze dando vita ad una spirale
adattiva.
- Apprendimento interpersonale: in accordo con Sullivan ritiene che l’uomo ha la tendenza a
deformare le proprie percezioni degli altri e della realtà interpersonale. Tale dinamica si può
esplicare sia nelle relazioni con il terap.(transfert verticale) sia con altri membri del

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gruppo(transfert laterale). Il fattore dell’apprendimento interpersonale si configura come uno dei


principali fattori di cambiamento perché il gruppo diventa luogo di aut osservazione in cui il pz
riproponr i modelli interpersonali disfunzionali , attraverso il feedback degli altri membri e
l’autosservazione, favorisce la consapevolezza del proprio modo di stare in relazione con gli altri e
l’impatto che questo modo ha sugli altri.
- Coesione: rappresenta il parallelo dell’alleanza terapeutica nella relazione psicoterapeutica duale.
Condizione necessaria per una terapia efficace. Insieme di tutte le forze che agiscono su tutti i
membri o come la forza di attrazione che il gruppo esercita sul singolo membro. Stretta relazione
con il senso di appartenenza. Intensifica lo sviluppo degli altri fattori terapeutici
- Catarsi: pox di rivelare fatti intimi e personali, libertà di esprimersi in un clima di accoglienza e
accettazione sviluppa i legami di sostegno e coesione
- Fattori esistenziali: si rifà alla filosofia esistenziale. Individuo gettato nel mondo. Non esiste più Dio
e i valori. Responsabilità affidata all’uomo di diventare sé stesso sapendo che dietro c’è il nulla, la
mancanza di speranza (Kierkegaard). Senso di solitudine e sofferenza costitutivi dell’uomo.
Risolvere questa condizione, seppur in maniera non definitiva, attraverso la condivisione dell’altro.
Queste tematiche emergono nel gruppo e trovano in esso un luogo di ascolto empatico.

La ricerca del processo psicoterapeutico permette di monitorare l’andamento del gruppo e di pensare alle
sue dinamiche sia dopo la seduta, si aprima che il gruppo si riunisca.
BION il comportamento risulta il risultato di un compromesso tra le esigenze del gruppo di lavoro e le
pulsioni inconsce. Questo compromesso determina la cultura del gruppo.
Le ricerche empiriche dimostrano che il formato gruppo permette l’attivazione di meccanismi di
cambiamento unici e trasformativi che non si attivano nei setting duali. Le molteplicità di esperienze umane
offrono all’individuo l’opportunità di imparare con e dalle altre persone.

TEORIA DELL’ATTACCAMENTO IN GRUPPO


Questa teoria nasce e si sviuppa a partire dagli studi di BOWLBY che traendo spunto dall’etologia ha
studiato la relazione del bambino con un altro significativo (caregiver) formalizzando i Modello Operativi
Interni (MOI). Ciò che avviene durante l’attaccamento, dal I al III anno, determina in età adulta lo sviluppo
di modelli rappresentazionali di sé stesso che agiscono per assimilare la realtà. Il sistema di attaccamento è
specie specifico e si attiva in una situazione di pericolo, stress, la reazione del argive determina la sicurezza
o meno della relazione di attaccamento.
I bambini hanno relazioni significative anche con altri familiari. Si formano nell’evoluzione del bambino una
moltitudine di figure di attaccamento, che in età adulta servono alla costituzione dei gruppi coesi. Bowlby
sosteneva che l’attaccamento ad altri significativi è di cruciale importanza dalla nascita alla tomba.

HAZAN E SHAVER i primi a studiare l’attaccamento adulto. Individuano tre tipologie:


- Sicuro, nella relazione non temono di essere rifiutati o abbandonati
- Ansioso, oscillano tra il desiderio di sentirsi vicini e la paura di essere feriti o rifiutati
- Evitante, tendono a definirsi autonomi e indipendenti, percepiscono gli altri come inaffidabili,
estranei, si tende ad evitare l’intimità e la vicinanza
Le ricerche dimostrano che è possibile lo strutturarsi di nuovi legami di attaccamento in età adulta.
BYNG HALL l’attaccamento gioca un ruolo importante all’interno dei processi di cambiamento all’interno di
una terapia familiare. La famiglia necessita di sviluppare un attaccamento sicuro con il proprio terapeuta.

Tutte le persone si lasciano guidare dai propri modelli operativi interni nelle relazioni interpersonali. I
membri del gruppo spesso percepiscono le interazioni gruppali sulla base delle primarie esperienze
interpersonali con gli altri significativi

TEORIA DELL’IDENTITA’ SOCIALE e DELL’AUTOCATEGORIZZAZIONE (SMITH, MURPHY e COATS) anche


all’interno dei gruppi sociali si formano processi identificativi e questi sono discriminanti rispetto alla
comprensione dei pensieri, sentimenti, comportamenti sociali. Sostengono che l’attaccamento di gruppo si
sviluppa secondo due dimensioni: individui attaccamento ansioso si sentono incompresi e preoccupati e

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cercano di piacere al gruppo per sentirsi accolti e inseriti; individui con alto attaccamento evitante non
considerano la vicinanza al gruppo come necessaria tendono ad evitarla.
LArappresentazione basata sull’esperienza con uno specifico gruppo influenza le interazioni e i sentimenti
non solo di quel gruppo ma di tutte le altre esperienze con altre tipologie di gruppo.

La teoria dell’attaccamento è utile per comprendere le differenze individuali nel gruppo. È enfatizzato il
costrutto della coesione. Il concetto di attaccamento di gruppo mostra come lo stile di attaccamento nelle
relazioni intime contribuisca alla formazione di uno stile di attaccamento di gruppo iniseme alla coesione.
Un alto grado di coesione attiva una dimensione di attaccamento di gruppo sicuro.
I soggetti evitanti non sembrano sbire l’influenza della coesione e della vicinanza in gruppo.
Il trattamento di gruppo basato sull’attaccamento ha come obiettivo quello di fornire una base sicura per
cui è pox vivere una nuova esperienza ripartiva, e le emozioni pox essere esplorate, gestite, comprese.

Studio di JOHNSON gruppo orientato sul processo e sul qui ed ora delle relazioni tra i partecipanti.
Destinatari matricole di un college. Obiettivo favorire la relazione tra i partecipanti e l’integrazione delle
matricole. Lo studio dimostra come l’assetto gruppale attivo e strutturato promuova una maggiore
coesione, apprendimento interpersonale e guarigione. Il gruppo luogo elettivo in cui emergono i pattern di
relazioni familiari disfunzionali e dolorose e può favorire un ambiente di cura e supporto per sviluppare
nuobe modalità.
MARMAROSH la Teoria NEOTENICA sostiene che l’essere umano non può sopravvivere senza la presenza di
un gruppo. La terapia di gruppo crea un ambiente sicuro in cui i membri hanno la pox di esprimere le
proprie percezioni ed emozioni su un altro o sul gruppo, spesso influenzati dalle proprie esperienze
precedenti. I feedback interpersonali, l’insight, l’empatia e la compassione reciproca favoriscono
un’esperienza emotiva correttiva, con la consapevolezza di avere sempre il gruppo come base sicura su cui
fare affidamento.
In un assetto multi personale si attivano più MOI rispetto alla comprensione di sé, dell’altro e del gruppo;
questi MOI sia ttivano con i rispettivi MOI di altri membri dando vita ad un incontro intersoggettivo di
esperienze interiorizzate, pattern relazionali e soprattutto questi si rimodulano a partire da tale nuova
esperienza che diventera essa stessa un futuro modello di comprensione e definizione dell’esperienza
gruppale e affermare che la terapia sia mutativa e ripartiva di quelle parti del sé sofferenti ed
emotivamente danneggiate

MODULO 7 – GRUPPI IN AMBITO CLINICO : IL MODELLO DELLA PSICOLOGIA DEL SE’


Fa capo al pensiero di KOHUT .
Il concetto fondamentale da cui partire è la TEORIA DEL DOPPIO ASSE. Le premesse partono dal concetto di
relazione d’oggetto tipica del modello psicoanalitico classico; il gruppo di terapia secondo tale prospettiva è
il luogo in cui si attivano relazioni d’oggetto d’amore e di odio sia verticalmente che lateralmente. Queste
relazioni presuppongono l’esistenza di un oggetto separato verso cui dirigere gli investimenti di natura
pulsionale.
Dal punto di vista dello sviluppo evolutivo swcondo Kohut esistono sopratt.nei primi anni di vita relazioni
intrattenute con oggetti non separati dal Sé, che lui definisce Oggetti Sé.
Afferma al contrario di Freud, che i bisogni narcisistici permangono per tutta la vita parallelamente
all’amore oggettuale. Sviluppa la teoria del doppio asse: la libido oggettuale investe oggetti veri, separati
dal sé e conduce all’amore oggettuale; la libido narcisistica investe oggetti sperimentati come estensione
del sé e conduce all’amore di sé detto narcisismo. È fondamentale che i bisogni narcisistici arcaici
(narcisismo onnipotente)si evolvano in bisogni narcisistici più maturi (narcisismo realistico).
KOHUT definisce i genitori oggetti sé che svolgono tre funzioni: oggetto sé speculare (appagamento del sé
grandioso e onnipotente del bambino); imago parentale idealizzata (appagamento del bisogno di un
modello ideale a cui conformarsi); oggetto sé gemellare (attraverso cui il bambino appaga il bisogno di
sentirsi simile ad un altro sufficientemente amato e amabile).

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L’oggetto sé speculare, l’imago parentale idealizzata e lìoggetto sé gemellare conducono ad un


accrescimento sano del sé. Successivamente grazie alla internalizzazione trasmutante il bambino
conseguirà una propria autonomia rispetto all’assenza dell’oggetto sé; questo processo svincola il sé dagli
oggetti sé ma non completamente. Anche in età adulta si avrà bisogno di mantenere relazioni con oggetti
sé, mostrando l’esigenza di rispecchiamento degli altri o di una relazione con altri significativi.
Concetti chiave del sé arcaico utili a comprendere dinamiche di gruppo. L’esibizionismo e la grandiosità
infantili diventeranno funzioni dell’Io adulto connessa con l’orgoglio e la soddisfazione per il
raggiungimento di obiettivi. Arresti di questo processo porteranno alla continua ricerca di qualcuno capace
di fornire rispecchiamento alla grandiosità dell’individuo. Nel transfert l’altro non sarà un oggetto separato
ma un oggetto sé che avrà la funzione di rispecchiare la grandiosità- altre forme arcaiche sono
rappresentate da fantasie di fusione e gemellarità, questa fantasia richiama l’assunto di base
dell’accoppiamento di BION.

TERAPIA DI GRUPPO NELLA PROSPETTIVA DELLA PSICOLOGIA DEL SE’


STONE ritiene che il leader del gruppo possa essere considerato come oggetto sé, con la funzione di
mantenere la coesione individuale confermando la grandiosità arcaica del sé. In linea con il pensiero di
Kohut il gruppo può essere pensato parallelamente come oggetto libidico, e come oggetto narcisistico
(idealizzazione, bisogno di rispecchiamento, relazioni gemellari). In alcuni momenti il leader sembra
supplire alle parti mancanti del sé dell’individuo e funziona come oggetto sé piuttosto che come oggetto
separato. Ciò appare utile nella comprensione dei comportamenti manifestati da soggetti con disturbi
narcisistici che tendono a monopolizzare il gruppo e a rifiutare l’aiyto che da esso proviene.
Il gruppo come oggetto in senso psicoanalitico, assimilabile ad un oggetto interno.
Gruppo come soggetto, come insieme come agente
Gruppo come oggetto sé, dimensione sovra individuale del discorso di gruppo. Come oggetto sé il gruppo
attiverà tranfert di tipo idealizzante e speculare

TRANSFERT NARCISISTICO DI GRUPPO


Transfert idealizzante , l’individuo proietta parti del sé primitive grandiose nell’oggetto. L’altro non è vissuto
come oggetto esterno ma come parte del sé. Il transfert idealizzante è collegato all’oggetto sé arcaico
imago parentale idealizzata ha a che vedere con la sfera ideale (genitore perftto); transfert speculare, il pz
rivive con il conduttore il suo bisogno nfantile di un oggetto che lo accetti e lo confermi pienamente.
Secondo Stone il conduttore deve permettere lo sviluppo dei transfert narcisistici, riconoscendo il desiderio
di risposte di rispecchiamento accettando la loro idealizzazione, ma sarà aiutato dal gruppo che è una sorta
di arena accogliente. Nelle fasi iniziali la figura del t.attiva i bisogni di fantasia e idealizzazione.
Imparare a riconoscere questi tipi di tranfert e riconoscere i bisogni che stanno dietro(idealizzazione e
rispecchiamento) che non sono stati colmati, con la finalità di riconoscerli e impararli a gestirli.

FASI DI SVILUPPO DEL GRUPPO


I diversi tipi di transfert si alternano lungo il corso della terapia. In ogni fase vi è un transfert predominante
L’ingresso in un gruppo ter.attiva modelli interni appresi nella propria storia familiare. In ciascuna
situazione gli individui consap.eincosap.stabiliscono quanto parteciperanno al gruppo e quanto rimarranno
a distanza
L’inizio di un gruppo è caratterizzato da ansie legate al rivelare parti di sé a degli estranei e al al dover
entrare con loro in una relazione intima, paura di rinunciare ad una parte di sé per appartenere al gruppo.
I membri tendono a gestire questa ansia rivolgendosi al terapeuta come potente e idealizzato e ciò fornirà
sicurezza e salvezza. Questo processo rappresenta una regressione ai bisogni arcaici dell’oggetto sé.
Generalmente accade in modo inconscio quando il conduttore non si presta ad essere idealizzato i membri
possono rivolgersi ad altri oggetti sé. In questa fase di avvio si assiste all’esperienza dell’oggetto sé
gemellare, ggli individui ricercano comunanza con altri per sentirsi meno isolati.

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In questa fase i pz devono sentirsii sempre rispettati e sicuri.. il terapeuta definisce la struttura iniziale,
indicando confini tra il gruppo e mondo esterno, stabilire norme. Il clinico doppio focus: sforzi di
cambiamento e crescita degli individui e loro tendenza a ripetere vecchi schemi.

Seconda fase si presenta quando membri del gruppo sente di essere stato ignorato franìinteso, disprezzato
proprio mentre cresceva la coesione. Le dinamiche di protesta pox provenire da un deficit della struttura
del Sé e affonda le sue radici in antiche esperienze di mancato rispecchiamento e idealizzazione durante
l’infanzia. La funzione principale del ter.è contenere e validare la rabbia e l’oppositività, comprensione
empatica sarà decisiva nel bilanciare gli stati negativi. Sulle caratteristiche possedute da altri membri e dal
conduttore (oggetto sé gemellare) impareranno ad ascoltare e gestire queste istanze.

Terza fase si verifica quando il gruppo ha lavorato in modo sofìddisfacente. I membri possiedono
un’immagine interna del gruppo e degli altri membri, gradualmente si rinforza la capacità dell’io di
maneggiare le offese narcisistiche. I membri sono in grado di empatizzare. Un nuovo sé più stabile. I vari
membri hanno internalizzato il sé indivisuale e sé di gruppo

Fase finale: gestione del dolore narcisistico legato alla perdita e alla separazione

IL SE’ DEL GRUPPO


KOHUT concetto di gruppo self
Può essere considerato come una parte del sé individuale, quella parte che contiene ideali, obiettivi,
familiari, ambientali e culturali. Esso si riferisce ad un attaccamento al gruppo e non agli individui

IL SE’ DEL GRUPPO COME PROGETTO


Concepito come un progetto nel quale gli individuii si identificano con gli ideali e obiettivi del gruppo stesso.
Il progetto richiama lo scopo dello stare insieme. Il sé del gruppo è la struttura conscia e inconscia che dà
corpo al progetto del gruppo. Il progetto contiene allo stesso tempo parti razionali e motivazioni inconsce.

MODELLO 8 – IL PROCESSO DI GRUPPO


Lo studio sul processo di gruppo è un elemento innovativo che integra aspetti sia teorici che empirici
Negli ultimi anni si sono sviluppati modelli ateorici partenda da dati empirici.
Strumenti e modelli che servono per leggere il gruppo.
Il processo di gruppo è inteso come insieme di eventi e dinamiche che portano il gruppo da uno stato A ad
uno stato B (obiettivo di guarigione).
Burlingame, strauss e Makeenze hanno elaborato un modello che tenta di illustrare le diverse componenti
del format di gruppo e le loro influenze reciproche teoricamente ed empiricamente collegate al buon esito.
Ci sono cinque grandi aree che influenzano l’esito positivo di un trattamento:
1. Teoria del cambiamento formale
2. la Teoria dei principi del Processo del Piccolo gruppo
3. conduttore o leader
4. paziente
5. fattori strutturali del gruppo
nella ricerca sul processo del piccolo gruppo, vengono introdotti i concetti di struttura e di processo descritti
come l’anatomia del gruppo.

La struttura del gruppo (anatomia) è data da


- struttura emergente (sviluppo di gruppo, sottogruppi, norme)
- struttura imposta(preparazione, fondazione iniziale di gruppo, composizione)

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La fisiologia del gruppo (processi di gruppo – fisiologia) è data da:


- processi fondativi psicologici e sociali (cratteristica e stile del leader, performance, teoria
dell’identità sociale)
- processi emercenti (fattori terapeutici, feedback interpersonale, auto svelamento, coesione, clima)

MODELLO A TRE FATTORI DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA


Aspetto innovativo di questo modello è che si è visto che i tre aspetti della relazione (coesione, alleanza,
clima) nel momento in cui li andiamo a valutare vediamo che sono correlati tra di loro. Sono tre aspetti
differenti o simili?. Domanda che si è posta Jhonson. Lei piuttosto che differenziare clima, coesione,
alleanza ha differenziato:
- aspetto di legame (visione tripartita)
- aspetto legato ai compiti e obiettivi
- aspetti negativi del clima

STRUMENTI DI MONITORAGGIO DEL CLIMA


Il paragrafo sul processo della CORE R si è fondato sul modello empiricamente sviluppato da Jhonson, che
afferma che ci sono tre componenti principali del processo terapeutico:
- legame relazionale positivo nel gruppo
- relazioni di lavoro positivo
- fattori relazionali negativi
vengono raccomandate le seguenti misure :
GQ (come i membri del gruppo percepiscono la relazione terapeutica) tre sottoscale;
WAI (alleanza) sottoscala compiti, legame, obiettivi;
ES empatia;
GCQ , il clima attraverso 3 sottoscale (coinvolgimento, conflittuale, evitante);
TFI per valutare i fattori terapeutici coesione ;
CTS legame di base tra pz e terapeuta, tre sottoscale: qualità positive, compatibilità personale;
insoddisfazione del terapeuta

Modulo 9. La ricerca in psicoterapia di gruppo.

Nella pratica clinica degli ultimi anni il gruppo è sempre più utilizzato come strumento di cura, soprattutto
nei servizi pubblici. Recenti studi hanno dimostrato l’efficacia delle terapie di gruppo con differenti tipologie
di pazienti. Più limitate, all’interno del vasto panorama empirico, che attesta l’efficacia delle terapie di
gruppo, sono le evidenze empiriche relative a una sottocategoria: le psicoterapie di gruppo psico-
dinamicamente orientate, ovvero psicoterapie di gruppo a lungo periodo. È altresì utile sottolineare come
gli effetti benefici della psicoterapia a lungo periodo siano maggiormente persistenti rispetto a quelli
derivanti dal breve periodo. La limitata presenza di ricerche sulle terapie di gruppo è legata non solo alla
grande varietà dei modelli gruppali, ma anche a una serie di difficoltà metodologiche che si incontrano nello
strutturare disegni di ricerca capaci di tenere conto della complessità delle variabili in esame. A queste
difficoltà si aggiunge la storica diffidenza dei clinici nei confronti di ricerche ritenute minacciose nei
confronti dell’intimità: non il colloquio singolo bensì il gruppo e in gruppo. Oggi, tuttavia, assistiamo a un
crescente interesse per i gruppi psico-dinamici, anche a lungo termine, per il loro uso vantaggioso,
soprattutto nell’ambito di interventi in Comunità Terapeutiche. Una domanda che sorge, lavorando in
gruppo, è la seguente: quanto la mia risposta a una scala (sintomatica o sulla alleanza terapeutica) può

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essere considerata indipendente, cioè non influenzata dall’aver condiviso una esperienza con altri? I
membri di gruppo possono reciprocamente influenzare i propri comportamenti tramite l’imitazione e il
rispecchiamento; i membri di un gruppo condividono lo stesso terapeuta che ha una influenza importante.
Un gruppo molto coeso può far sentire i membri molto vicini l’uno all’altro, supportandosi reciprocamente.
Le osservazioni che si raccolgono per ogni singolo paziente – dunque – non possono considerarsi
indipendenti. A livello metodologico esiste un indice di correlazione intraclasse (ICC) che misura l’ampiezza
della dipendenza nelle osservazioni rilevate nei membri di uno stesso gruppo. È fondamentale valutare
l’ICC, altrimenti non si capisce l’efficacia della terapia di gruppo psico-dinamica. Potremmo quindi chiederci
come possiamo muoverci verso modalità più scientifiche e attendibili per determinare l’efficacia ed
effectiveness dei gruppi. Valutare l’efficacia e l’effetiveness del lavoro di gruppo, basandosi sul tipo di
disturbo, è uno dei modi più semplici per valutare la ricerca sui gruppi:

 Disturbi dell’umore. Molti modelli di trattamento sembrano produrre risultati attendibili per la
terapia di gruppo per la depressione. Il che – però – non vuol dire che la terapia di gruppo sia
nettamente superiore, in quanto a benefici prodotti. Abbiamo così raccomandato come sia
necessaria una ricerca più approfondita e ampia. Nonostante tutto, disponiamo di un ampio
supporto empirico sull’effectiveness ed efficacia della terapia di gruppo, tale da raccomandarla
come protocollo di trattamento per i disturbi dell’umore.
 Disturbi da attacchi di panico/agorafobici. In questo caso, la terapia di gruppo risulta essere quasi
l’unica utilizzabili per la grande efficienza ed efficacia dimostrata.
 Disturbi ossessivo-compulsivi. Per questo disturbo, sembra che – studi degli anni ’90 – dimostrino
come terapia individuale o di gruppo comporti gli stessi risultati. Dunque, urge un approfondimento
in merito.
 Fobia sociale. In questo caso il protocollo cognitivo-comportamentale è il dominante.
 Bulimia nervosa. Anche in questo caso il trattamento di gruppo, risulta adeguato.

Negli anni ’80, l’Associazione Americana di Psicoterapia di Gruppo (AGPA) ha sponsorizzato lo sviluppo e
la diffusione di una Core-Battery, un insieme di strumenti per aiutare i clinici nella valutazione degli
interventi terapeutici di gruppo. La Core-Battery originale fornì un metodo obiettivo ed empiricamente
supportato per valutare il gruppo e il progresso dei singoli membri. La task force iniziale prevedeva anche la
creazione di una banca dati per monitorare lo sviluppo della ricerca stessa. La Core-Battery si imbatté in
risultati misti, in quanto non fu mai pienamente accolta dai membri clinici dell’GPA, anche e soprattutto per
i costi dei test. Il deposito di dati – inoltre – non fu mai realizzato, contribuendo ulteriormente al successo
parziale della Core. Dunque, dopo il parziale successo della Core-Battery, nel 2003 si passò a una
rivisitazione della stessa, che diede vita a una ‘CORE-R’. Quali sono gli obiettivi della CORE-R? iniziare un
gruppo e preparare i membri del gruppo; valutare gli esiti terapeutici del membro del gruppo; monitorare i
processi a livello del gruppo.

La preparazione dei pazienti per i gruppi è spesso trascurata, ma è un passo importante nel processo della
terapia di gruppo. La CORE-R suggerisce delle modalità, come descrizioni verbali della terapia di gruppo,
aventi lo scopo di accrescere la comprensione dei benefici e dell’efficacia della terapia gruppale di un
paziente che sta entrando in un gruppo.

Le misure di esito consentono ai terapeuti di arricchire il proprio giudizio clinico sul cambiamento ottenuto
dal paziente con una valutazione formalizzata, ed espandono il quadro clinico del paziente che formula il
terapeuta. Le valutazioni di esito possono anche essere utilizzate per ottenere informazioni qualitative
riguardo il progresso compiuto dal paziente. Uno degli strumenti per la valutazione dell’esito del gruppo
che la ‘CORE-R’ consiglia è l’Outcome Questionnaire – 45 (OQ-45). L’OQ – 45 è uno strumento che misura i

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livelli di malessere sintomatico – ad esempio ‘mi sento disperato riguardo il futuro’ -, di funzionamento
interpersonale – ad esempio ‘mi sento sola’ – e per la partecipazione nel ruolo sociale. La somministrazione
di questa misura richiede dai 5 ai 7 minuti. Il punteggio totale varia da 0 a 180, con i punteggi più alti che
indicano una maggiore patologia.

Strumenti per la valutazione di esito:

L’OQ – 45 può essere facilmente calcolato a mano in circa 3-5 minuti. Per i terapeuti che vogliono avere
una valutazione più completa dell’esito del trattamento, la task force della CORE-R suggerisce quattro
misure di esito addizionali:

 Misura malessere interpersonale di 32 items sul malessere interpersonale attuale, sviluppata per
valutare i problemi nelle interazioni interpersonali.
 Misura della autostima del paziente di 10 items. Misura il valore globale attribuito a se stessi e
l’autoaccettazione.
 Misura di 7 items sull’esperienza del paziente in terapia di gruppo. Questa scala valuta i sentimenti
generali del paziente riguardo il gruppo, sentimenti di stabilità o instabilità, la capacità di spiegare i
problemi di fronte al gruppo.
 Misura di esito della psicoterapia individualizzata, basata sulla descrizione del paziente riguardo
problemi e difficoltà per i quali è stato richiesto un trattamento.

L’utilizzo delle 4 scale addizionali, insieme all’0Q – 45, fornirà ai clinici una valutazione completa dei
benefici terapeutici di un paziente e delle esperienze in psicoterapia di gruppo.

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