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9/9/2018 Il computer pensa con la memoria: ecco cosa è il memory-driven computing - Il Sole 24 ORE

ECONOMIA DIGITALE

Il computer pensa con la memoria:


ecco cosa è il memory-driven
computing
–di Antonio Dini 20 luglio 2018

Apparecchi intelligenti che filtrano i big data con l'intelligenza artificiale


e alimentano le aziende grandi e medie con dati di qualità. Computer
che sconfiggono la legge di Moore (ormai in agonia) e innovano con un
nuovo paradigma, il Memory-Driven Computing, ottenuto sfruttando
l'esperienza degli Hewlett Packard Labs e di HPE Pointnext. Ma anche
la soluzione di software defined Wlan, la rete senza fili estesa pensata da
Aruba Networks per accelerare la creazione e gestione di filiali e punti
vendita,

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È una HPE tutta nuova, molto più aggressiva. La società che ha ereditato
la parte B2B delle attività di Hewlett Packard, splitatta il primo
novembre del 2015, messa in mano all'italo-argentino Antonio Neri,
focalizzata sul piano di risanamento interno ma senza smettere di
andare sul mercato con una strategia globale. «Stiamo semplificando e
cambiando le cose internamente – dice a Nova24 Neri – ma soprattutto
non ci dimentichiamo del nostro mercato e dei nostri partner».

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La californiana Aruba Networks, comprata da HP nel 2015 poco prima


dello split, ha una funzione chiave: fornisce gli access point e i router di
rete che permettono agli uffici e alle postazioni avanzate della rete
aziendale, il cosiddetto “edge”, di diventare più flessibili e gestibili in
maniera semplificata. Ma è anche il cuore dell'Intelligent Edge, un
sistema per raccogliere quel 70% dei dati che vanno persi nelle miriadi
di attività digitali dei nostri apparecchi e altrimenti ingestibili, filtrarli
con un sistema di AI, e inviare ai server cloud dell'azienda informazioni
intelligenti che possono essere capite e utilizzate per pensare nuovi
prodotti, organizzare attività, reinventare il business con l'Industria 4.0.
«È uno strumento potentissimo che richiede competenze ma permette
di innovare davvero», dice Neri.

Ma non c'è solo questo. Gli HP Labs, una leggenda trentennale nella
Silicon Valley, stanno lavorando da un decennio a The Machine, un
progetto che prosegue spedito per reinventare il paradigma di calcolo
prima dell'arrivo del Quantum Computing (che ancora, dice HPE,
richiederà almeno un decennio). Si tratta del Memory-Driven
Computing: un calcolatore in cui la memoria di lavoro (Ram) è enorme,
nell'ordine dei terabyte. Tutto, programmi, archivio dati ed elaborazioni,
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sono caricati in memoria e girano velocissimi, grazie a una architettura


basata sui fotoni anziché gli elettroni. Lo scopo è gestire la mole quasi
infinita di dati generata dalla Internet of Things e applicare machine
learning in maniera rapida e reattiva.

È una soluzione intermedia, ancora sperimentale, interlocutoria, che


permette però di far crescere le prestazioni dei server nonostante la
legge di Moore non stia più procedendo, e, grazie all'aiuto della parte di
servizi gestiti HPE Pointnext, la nuova divisione interna che si occupa
dei servizi per la digital transformation dei clienti.

Ma che impatto ha tutta questa potenza di fuoco sulla vita delle aziende
di medie dimensioni? Il calzaturificio Carmens ha cinquant'anni di
storia: da Galzignano Terme in provincia di Padova produce milioni di
scarpe conto terzi per marchi di tutto il mondo e, da due anni a questa
parte, ha aperto il suo marchio ed è passata al fronte B2C, con Italia ed
Europa e piani di espansione nel resto del mondo, ma attività di
eCommerce planetaria già avviata. «Siamo arrivati all'industria 4.0 già
da anni – Dice a Nova24 Bruno Somaglino, Cio dell'azienda – però
adesso, con il nuovo fronte B2C, stiamo reinventando tutti i processi
interni, tenendo ovviamente in piedi quelli che portano a casa il grosso
del fatturato con il B2B. Tutti i nuovi strumenti di supporto al
cambiamento sono ovviamente di tipo informatico; sia per l'analisi
organizzativa che per la creazione dei nuovi tools c'è tanto lavoro. Il
ruolo del Cio in questo è fondamentale perché deve essere sempre
aggiornato sulle nuove tecnologie e farsi portatore nel nostro caso verso
la proprietà di cose e idee nuove: deve giocare un ruolo strategico. La
proprietà deve essere libera di potersi occupare di altro sapendo che c'è
in azienda una figura aggiornata e propositiva».

La grande innovazione? Arriva un pezzo alla volta con partner di fiducia


conosciuti e presenti sul territorio. Non è prudenza, ma un modo di
operare e navigare con consapevolezza e alla velocità opportuna attorno
ai temi com Big data, Internet delle cose, etichette smart,
digitalizzazione. «L'azienda non smette di reinventarsi, ma deve seguire
la sua vocazione», ovvero far crescere una cultura dell'innovazione in
maniera critica e consapevole.

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Come funziona

Il Memory Driven computing ha la potenzialità di garantire un vero e


proprio salto prestazionale dal momento che mette la memoria, non il
processore, al centro dell'architettura, dunque incrementando la scala
della capacità computazionale ottenibile.

HPE arriverà a portare questa tecnologia in tutta la sua offerta, dai


server a tutto quanto occorre ai datacenter di domani, così da garantire
piattaforme avanzate in grado di trarre valore dal paradigma dell'IoT.

The Machine è nato come progetto di ricerca con l'obiettivo di


migliorare la velocità, l'efficienza e la performance computazionale
e finora ha portato notevoli innovazioni nell'ambito della fotonica, delle
memorie non-volatili, delle architetture di sistema.

Ora, con questo prototipo, HPE è in grado di dimostrare che il Memory


Driven Computing non solo è possibile a livello teorico, ma è una realtà

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