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7/9/2018 Nazionale, venti talenti per il futuro azzurro:

Patrick Cutrone, 20 anni. Lapresse

Una convocazione non fa certo una carriera. Specie se arriva quando la tua carta d’identità è tarata
su numeri relativamente bassi. Vero però che il calcio italiano possiede una gamma di talenti
(https://www.gazzetta.it/Calcio/Nazionale/04-09-2018/mancini-ci-vorra-tempo-pazienza-ma-
torneremo-protagonisti-290728872088.shtml) che disegnano un arcobaleno di speranza per il
presente e il futuro. Abbiamo provato a raccoglierli dentro il recinto di coloro che sono nati dal 1°
gennaio 1997 in poi, dei prospetti Under 21. Consci che il futuro è un libro impossibile da leggere in
anticipo.

COPERTINA - Abbiamo scelto di partire da 4 elementi: Federico Chiesa, Patrick Cutrone, Sandro
Tonali e Pietro Pellegri. I primi due (nati nel 1997 e 1998) frequentano la sala da ballo principale con
Fiorentina e Milan. Federico è il simbolo dei Viola, Patrick del pragmatismo in area. Sandro è
entrato nel cono di luce da poco tempo. Il Brescia, in B, gli ruota intorno. Ora non deve perdere
l’equilibrio lui, quello interiore. Regista nei piedi — ieri ha lasciato il ritiro dell’U21 a causa del
persistere di precedenti problemi —, andrà valutato in campi ancor più competitivi e nel frattempo
supportato per diventare un perno della Nazionale. Una crescita da cui dovranno passare tutti coloro
che abbiamo menzionato e che menzioneremo. Per evitare di disperdere illuminati talenti
trasformandoli in illusioni. Il quarto nome è Pellegri, al Monaco da gennaio. Il Principato come rocca
da cui partire alla conquista del calcio: un gol in Ligue 1 intanto, il primo passo.

https://www.gazzetta.it/Calcio/Nazionale/05-09-2018/nazionale-italia-venti-talenti-futuro-azzurro-ecco-chi-sono-290746266885.shtml 1/2
7/9/2018 Nazionale, venti talenti per il futuro azzurro:
POCHI ITALIANI - Javier Zanetti ieri ha detto che (https://www.gazzetta.it/Calcio/04-09-
2018/serie-a-zanetti-replica-mancini-pochi-italiani-giochi-chi-piu-bravo-290726341859.shtml)
«deve essere premiato il talento, in sostanza gioca chi è più bravo». Il suo punto di vista sul dibattito
dei pochi italiani in campo nei primi 270’ di questa A si infila nella discussione aperta dal c.t.
Roberto Mancini pochi giorni fa: «Gli italiani giocano poco, mai così pochi come quest’anno.
Dobbiamo inventarci qualcosa». Non è il caso di Gigio Donnarumma che si è infilato nella porta del
Milan da tempo, alla faccia del suo anno di nascita (1999) e considerarlo un giovanotto è dura anche
se le prestazioni non sempre sono state ineccepibili (e qui torna il discorso del supporto). Con Gigio
si allena Plizzari (2000) e poi ci sono Audero (1997, Sampdoria, proprietà Juve) e Meret (1997,
Napoli). In provincia stanno crescendo un paio di terzini interessanti: Depaoli (Chievo) e Pezzella
(Udinese). Al centro della difesa si erge Romagna del Cagliari e Varnier dell’Atalanta. Quest’ultimo,
subito bloccato per infortunio, è arrivato dal Cittadella in estate. In difesa esistono altri esempi:
Bastoni (1999, Parma, scuola Atalanta, proprietà Inter), Bettella (2000, scuola Inter, proprietà
Atalanta), Adjapong (1998, Sassuolo), Dimarco (1997, Parma, proprietà Inter).

PANORAMICA - A centrocampo non serve essere archeologi per trovare Nicolò Barella del Cagliari
(1997) o Rolando Mandragora (1997) dell’Udinese. Semmai ha destato curiosità il dito indice di
Mancini puntato su Nicolò Zaniolo (1999), mezz’ala della Roma — l’anno scorso con la Primavera
dell’Inter 14 gol — che deve ancora esordire in Serie A. Ci sono poi Cassata (1997, Frosinone,
proprietà Sassuolo), Locatelli (1998, Sassuolo), Pessina (1997, Atalanta). In attacco abbondiamo:
Kean (2000, Juve), Favilli (1997, Genoa, proprietà Juve), Orsolini (1997, Bologna, proprietà Juve),
Salcedo (2001, Inter), Pinamonti (1999, Frosinone, proprietà Inter). Senza scordare la B, dove
accanto a Tonali ci sono ragazzi come Vido (1997, punta del Perugia, proprietà Atalanta), Filippo
Ranocchia (2001, centrocampista del Perugia, omonimo dell’interista Andrea), Luca Ravanelli (1997,
centrale del Padova, proprietà Sassuolo). Il talento c’è: facciamoli giocare senza pressione.

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