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STORIA DELLE RELIGIONI

Lezione 1° (18/2/18):
La definizione del vocabolo religione non è singola ma altresì molteplice, una delle
più condivise interpretazioni del vocabolo soprariportato è “credenza del singolo in
una entità soprannaturale” , solo che la concezione di natura non è condiviso da
tutto il genere umano e lo stesso vale per il concetto di entità. Il significato della
parola religione varia in base al contesto culturale, esistono per esempio
determinate popolazioni che non riescono a dividere la concezione di natura
dall’entità soprannaturali, considerando quest’ultimi due concetti inseparabili.

Non è necessario per alcune religioni possedere una divinità centrale, in altri casi
invece quest’ultima condizione è indispensabile (come succede per il Cristianesimo,
l’Ebraismo e l’Islam). Quest’ultime religioni che ho elencato posseggono, oltre la
centralità di un’unica divinità, altri elementi comuni quali una specifica dottrina e un
culto ma altresì differiscono per altri elementi. Per alcune religioni non vi sono
insegnamenti morali, la natura stessa è la loro entità soprannaturale.

La disciplina universitaria di “Storia delle Religioni” nasce a fine 800 (quando in


passato era necessario conoscere determinate religioni solo al fine di combatterle). I
filosofi dell’antica Grecia si sono per primi domandati come sono nate le credenze
religiose, e ciò ha portato ad un ragionamento critico (trattare un determinato
argomento tramite differenziazione ed analisi) e ad una critica (significato negativo)
per quanto riguardava la concezione antropomorfa degli dei greci. Lo storico delle
religioni non compie uno studio confessionale (esprimere giudizi verso ciò che si
studia filtrando attraverso la propria visone religiosa) ma uno studio non
confessionale. Nel periodo dell’illuminismo è partito uno studio delle religioni senza
adesione e rifiuto di quest’ultima ma tramite studio oggettivo. La religione cattolica
gin Italia viene studiata in tutte le scuole non universitarie a causa degli accordi tra
Stato Italiano e il Vaticano chiamati “Patti Lateranensi Riformati”, comunque per gli
italiani (sia credenti che atei) è importante studiare la religione cattolica poiché è
parte integrante della nostra cultura. Il Cristianesimo appena nato nel II secolo d.C.
prese parte dei vecchi paganesimi e li interiorizzò (prese elementi che potevano
essere utili a questa nuova religione appena nata) ed allo stesso tempo demonizzò le
gli dei pagani, per fare un esempio un bambino di quell’epoca che nasce in Grecia
crescerà secondo i dettami della religione cristiana ma seguirà ed apprenderà la
cultura del suo paese (cultura della Grecia antica) solo che considererà i vecchi dei
pagani (es. Zeus, Ade ecc.) come diavoli. Tutto cambia con la fine del XVIII° secolo
quando Gian Battista Vico iniziò a sostenere che l’origine comune delle religioni
fosse la fantasia umana, ed è sempre in questo periodo che i primi illuministi
dividono le religioni fondamentalmente in due categorie:

-religione rivelataappartengono a questa categoria quelle credenze nelle quali le


divinità si sono rivelate all’uomo e a causa di quest’ultimo avvenimento esse
(religioni) sono considerate più affidabili.

-religione naturaleogni essere umano cerca la sua concezione di divinità in


elementi naturali (es. sole, fulmine ecc.) e quindi si arriva a molteplici credenze.

La storia delle religioni è la trattazione delle storie delle singole religioni (ma
quest’ultimo non è l’oggetto del corso universitario), quest’ultima disciplina ha come
oggetto i fatti religiosi ovvero peculiarità delle religioni che in passato si definivano
come oggetto autonomo (religione) e metodo diverso autonomo (comparazione). Il
vocabolo religione è etimologicamente derivato dal latino “religio” , ma quest’ultimo
termine da cosa deriva ? Esistono tre possibili motivazioni:

1) Secondo Cicerone il termine religione deriva dal verbo “relegere” (raccogliere)


ovvero scegliere di nuovo (la ripetizione è conferita dal prefisso re-), la
religione romana era fortemente ritualizzata e derivava (secondo le credenze
del tempo) l’equilibrio dell’universo da un patto tra uomini e dei detto “pax
deorum”, se gli uomini eseguivano determinati rituali da compiere
puntualmente e meticolosamente nel mondo si mantenevano equilibrio ed
ordine (pax romana)
2) Può essere derivata da un altro verbo latino ovvero “rilegare”,
legame/rapporto/relazione tra uomo e dei, questa definizione sembra più
giusta all’uomo moderno a causa dell’influenza del Cristianesimo (la quale si
basa sul rapporto uomo e Dio)
3) Può essere derivato dal verbo “relinquere” che tradotto sarebbe
lasciare/lasciare fuori, poiché in ambito religioso bisogna tenere fuori il
profano (ovvero ciò che religioso non è) dal sacro, “profanum “ significa
proprio stare fuori dal tempio

Tra queste tre etimologie si ritiene più giusta la prima. Queste tre etimologie
spiegano caratteristiche fondanti di gran parte delle religioni ovvero scrupolosità
nei rituali, legami fra uomo e divinità e separazione netta tra ciò che è sacro e ciò
che non lo è. Il metodo di studio della disciplina di storia delle religioni è
comparativo, ma a quest’ultimo non si riesce a dare una definizione univoca, per
fare un esempio di comparazione: il sacrificio è importante per il mondo greco-
romano, per il mondo ebraico e nell’America pre-colombiana; questi riti tra loro
si somigliano e ciò lo sappiamo poiché vengono comparati ma a quale scopo si
compie la comparazione, per quale motivo sia i greci che i Maya compivano
sacrifici rituali. Il problema del metodo comparativo per la storia delle religioni è
che esso non è l’unico utilizzabile e lo scopo della comparazione non è sempre
chiaro. La storia delle religioni è una disciplina storica e si differenzia dalle altre
scienze delle religioni (es. psicologia religiosa, sociologia religiosa, antropologia
religiosa ecc.) le quali studiano senza punto di vista storico. La teologia studia la
religione con punto di vista confessionale quindi non è parte di storia delle
religioni.

Lezione 2° (19/2/18)
La storia delle religioni nasce quando all’interno di una società si paragona la
propria religione ad un’altra di un’altra società. La suddetta materia diviene una
vera e propria disciplina scientifica solo dalla seconda metà del XIX° secolo grazie
allo studioso tedesco Friederich Max Mueller (1823-1900). Egli era uno studioso
di linguistica, di natali tedeschi, e al tempo si era diffuso il concetto di “linguistica
comparata”, ovvero si paragonavano varie lingue per vedere cosa quest’ultime
avessero in comune creando famiglie linguistiche (es. famiglia linguistica
indoeuropea). Le lingue di una famiglia linguistica portano caratteristiche tra loro
simili, il che fa pensare ad un ceppo linguistico originario comune. Lo stesso
discorso si spostò dal linguaggio alle civiltà proponendo per quest’ultimo
argomento lo stesso ragionamento; Max Mueller si interessava molto ai Veda
(testi sacri induisti) poiché (essendo filologo) lavorava ad un’edizione critica degli
stessi testi sacri, dato che al tempo esistevano varie edizioni e versioni dei Veda
egli ne ricercava una versione comune ed originaria. Il filologo dai diversi testi
confrontati tra loro tenta di costruire una versione genuina e possibilmente
originaria. Max Mueller cercò i vari testi dei Veda nelle biblioteche di Oxford in
Inghilterra, ma quando gli terminarono i fondi per rimanere su suolo britannico
egli si rivolge all’ambasciatore prussiano il quale decide di acconsentire un
finanziamento dato che anche lui era interessato al medesimo argomento di
studio. I fondi gli vengono forniti dalla compagnia delle indie orientali, la quale al
tempo gestiva i commerci con le colonie ed essa era interessata a conoscere la
storia e la cultura dei territori controllati. Ma a differenza dei suoi finanziatori
sopracitati Mueller non aveva scopi coloniali nelle sue ricerche, continuerà i suoi
studi e diventerà professore in Inghilterra; egli poi ispirato al metodo della
linguistica comparata tenta una comparazione delle varie religioni
concentrandosi sui nomi degli dei e sui miti. Egli si concentrò sul concetto
“nomina numina” (nomi degli dei), poiché secondo lui i nomi degli dei erano
riferiti a determinati oggetti e cose; le conclusioni dei suoi studi vennero
giudicate errate in gran parte. Per fare un esempio egli prende il nome del padre
degli dei in varie culture:

-Zeus

-Tyr

-Dyaus Pitar

La radice comune di questi dei è il fatto che essi sono legati alla luce, alle stelle e
agli astri (comune natura luminosa), la loro natura astrale è ciò che li accomuna.
Il secondo concetto che Mueller osserva è “mitologia come malattia del
linguaggio”, secondo lo studioso tedesco all’origine dei miti vi sono origini
linguistiche poiché un esempio di uomo primitivo percepisce fenomeni
esperienziali come derivati da cause divine, es:

solescalda, illumina, acceca dio

Mueller ebbe come limite per la sua ricerca il fatto di essersi concentrato su una
comparazione di culture con resoconti scritti (non guardò le culture orali) e di
origine indoeuropea. Per superare questi limiti bisognava unire alla prospettiva
linguistica di Mueller la prospettiva antropologica, poiché al tempo (2°metà
ottocento) nasceva l’antropologia britannica classica. Tylor, uno dei primi
antropologi, portò una prospettiva evoluzionistica sostenendo che il cammino
dell’umanità segna delle fasi per evolversi (quest’ultime uguali per tutte le culture);
quindi seguendo questa linea guida si arrivava a concepire che ogni religione
derivava da un’unica originaria. La forma d religione originaria risalirebbe a quella
degli uomini preistorici di cui al tempo si sapeva poco o niente, e a causa di ciò si
andava a considerare i primitivi del passato (uomini della preistoria) fossero uguali
agli “uomini primitivi moderni” (ovvero gli abitanti extra euro-nordamericani che
popolavano le colonie), ma quando si notò che era impossibile nominare primitivi le
popolazioni non occidentali senza progresso (popolazioni appena citate) le si iniziò a
chiamare popolazioni senza scrittura. Tylor tentò di ricostruire la forma di religione
originaria dei popoli preistorici, egli formulò una prima tesi sull’animismo, ovvero
che ogni cosa che circonda l’essere umano (animali, oggetti inanimati, vegetazione
…) abbia un’anima. Queste credenze animistiche deriverebbero secondo Tylor
dall’esperienze della morte (che ogni essere vivente farà) e del sonno, poiché
l’essere umano nota che durante il sonno qualcosa vivifica il corpo e nella morte il
corpo rimane invariato ma qualcosa se ne va, questa è l’anima. Dopo l’animismo
secondo Tylor si passa al politeismo identificando anime importanti e poi si arriva al
monoteismo. La linea evoluzionistica religiosa tracciata da Tylor è possibile secondo
quest’ultimo grazie al concetto di sopravvivenza di elementi di religioni precedenti a
quelle attuali in una determinata società, per esempio i santi del Cristianesimo
secondo Tylor non sarebbero altro che la sopravvivenza di un passato politeista. Le
sopravvivenze per Tylor sono fondamentali per indagare le forme di religione che
vennero prima, es. elementi nella religione politeista dell’antica Grecia che cozzano
e si contraddiconodopo il rito del sacrificio del bue (per gli antichi greci) una parte
di esso veniva bruciato poiché si supponeva che gli dei venissero appagati dall’odore
della carcassa bruciataidentificazione degli dei quasi come entità vicine se non
simili al fumosopravvivenza di una precedente religione animistica.

Animismopoliteismomonoteismo

L’ossessione per le origini è tipico di quest’epoca dell’antropologia, ma nel caso di


Tylor l’animismo da lui sintetizzato verrà presto soppiantato da una forma di
religione pre-animista teorizzata da Robert Marett. Quest’ultimo studia le
popolazioni della Melanesia e identifica il concetto del “mana” come energia diffusa
ed indifferenziata che permea ogni cosa della nostra esperienza. Il mana non è ne
un’energia buona ne cattiva, si differenzia quando entra in contatto con qualsivoglia
cosa questa teoria venne molto sostenuta al tempo da Marett poiché Londra si
elettrificò ed egli identificava nell’energia elettrica un “mana”, dato che essa
(elettricità) si differenzia e si identifica solo quando entrà in contatto con qualcosa.

Pre-animismoanimismopoliteismomonoteismo

Il concetto del mana della teoria pre-animista di Marett è stato universalizzato da


quest’ultimo come chiave interpretativa generale, ma ben presto arrivò un’altra
teoria a soppiantare quella appena sintetizzata ovvero il totemismo.
Dall’ambito culturale dei nativi americani, i quali erano divisi in gruppi familiari
dotati di un antenato comune (società totemiche), quest’ultimo antenato totemico
non è umano ma è identificabile come un animale o una pianta. In ogni gruppo
totemico vigono delle regole importanti che tutti devono rispettare:

1) Non uccidere o mangiare l’animale o pianta simbolo del clan di appartenenza


2) Non unirsi in matrimonio all’interno del proprio gruppo totemico (solo
esogamia permessa, endogamia vietata)
Totemismopre-animismoanimismopoliteismomonoteismo

Questa è la religione originaria secondo i totemisti (sostenitori di queste teorie)


poiché vi è assenza di divinità e l’antenato originario è rappresentato da un
totem, ovvero un simbolo o una rappresentazione dell’esperienza nel mondo
sensibile. Queste teorie sono sia ben accette che non dai vari studiosi di storia
delle religioni.

William Robertson Smith (1846-1944) fu uno studioso del Cristianesimo che si


soffermò anche sull’Ebraismo (da lui considerato l’antenato della religione
cristiana), egli si concentrò sull’origine di quest’ultima religione andando ad
osservare il rito del sacrificio degli agnelli al tempio di Gerusalemme durante la
pasqua ebraica (in voga fino al 70 d.C., anno in cui il tempio venne distrutto e mai
più ricostruito). Secondo Smith il punto cardine dell’ebraismo è il sacrificio
rituale, ma di quest’ultima usanza qual è l’origine ? (dato che nella Bibbia non vi
era citata la causa). Smith usò il metodo comparativo e andò a cercare
documentazioni cristiane che parlavano di popolazioni nomadi originarie
dell’area dove nacque la religione ebraica, le quali consideravano sacre le figure
del cammello e del dromedario (essenziali per muoversi in zone desertiche, per
sopravvivere e per i commerci), secondo Smith quest’ultimi due animali erano i
simboli totemici di queste popolazioni. Queste comunità di persone una volta
all’anno sacrificavano uno di questi animali totemici e ne mangiavano le carni al
fine di rafforzare la coesione sociale. Smith effettuando la comparazione tra
questi sacrifici e quello ebraico, sostenne che la religione ebraica possedeva
origini totemiche.
Lezione 3° (20/2/18)
L’antropologo James Frazer (1854-1941) aderì per una parte della sua vita al
totemismo fino a rinnegarlo dal punto di vista religioso (ricordiamo che il
totemismo era anche un’ipotetica struttura sociale di popolazioni delle colonie) e
andando a sostenere che essa (totemismo) fosse appunto integrabile come
teoria di divisione sociale. Frazer iniziò a sostenere che fosse stata la magia la
vera origine della religione, per poi giungere a quest’ultima e poi arrivare infine
alla scienza come punto di arrivo.

Linea di Frazer: magiaqualsivoglia religionescienza (tappa finale non ancora


raggiunta dall’uomo né ai tempi dello studioso e né ai giorni nostri)

L’opera più famosa di Frazer scritta in 25 anni e divisa in 12 volumi e poi ridotta in
2, intitolata “Il Ramo D’oro”, ivi egli spiega un antico rituale della Roma antica .
Questo rituale si svolgeva ad Ariccia vicino al lago di Nemi, in un tempio dedicato
a Diana posto vicino ad un bosco sacro, il sacerdote del tempio era uno schiavo
fuggitivo chiamato “re del bosco”. Questo schiavo rimaneva in tale carica fino a
quando non veniva sfidato a duello e ucciso da un altro schiavo fuggitivo,
quest’ultimo sfidante doveva arrivare alla contesa recando un ramo d’oro.
Questo rituale era in uso in età imperiale e viene spiegato attraverso la
comparazione da Frazer con due concetti chiave:

1)la magia, vista quasi sempre nei secoli come un misto di superstizioni ed
assurdità, a cui viene attribuita una logica da Tylor che la considerava una
pseudo-scienza; la novità del sopracitato antropologo era molto condivisa da
Frazer il quale sostenne che ogni tipo di magia è “simpatica” (dal greco
sympatheia ovvero simsimili/phatosemozioni), quest’ultima si divide in due
tipi1)magia omeopatica che presuppone che il simile produca il simile (omeos
dal greco=simile), es. bambola vodoo/2)magia contagiosa (contagium=contatto)
è una magia fondata sul presupposto che due cose che sono state in contatto in
passato rimangano sempre in questa condizione, es. per fare un filtro d’amore
occorre una ciocca di capelli della persona che si vuole far innamorare.

2)Dying god (dio morente), nell’800 inizia lo studio del folklore (ovvero misto di
credenze popolari ) in Germania, la quale al tempo era un paese diviso ma con
tendenze unificatrici motivate queste da comune cultura (tradizioni popolari) e
lingua comune. In questo periodo i fratelli Grimm raccolgono le varie favole
tedesche e vi costruiscono su questa base un vocabolario proprio, ma allo stesso
tempo un altro studioso del tempo Mannhardt invia vari questionari nelle
parrocchie di alcuni villaggi tedeschi per indagare e condurre una ricerca
folkloristica e nel fare ciò egli si concentra soprattutto sul rito della mietitura del
grano in terre tedesche, poiché tale attività era soggetta ad un particolare rituale
(tagliare ai lati del campo finchè al centro di esso non rimane che una sola corone
di grano, nella posizione di quest’ultima l’anno dopo si inizierà a piantare un
nuovo raccolto) questo rito simboleggiava il ciclo morte-rinascita. Mannhardt
ispirato dalle idee animiste di Tylor identifica uno spirito del grano nella cultura
popolare tedesca che muore e rinasce periodicamente. Frazer colpito dalle teorie
di Mannhardt si ricollega ad altri miti di altre culture dove è presente un Dio
collegato ad un ciclo di morte-rinascita:

-Osiride, antichi egizi

-Dioniso, antichi greci

- Attis e Adone, due umani soggetti a morte-rinascita presenti in miti di origini


orientali

Secondo Frazer queste entità sono accomunate dal concetto morte-rinascita


poiché esprimono la realtà della natura e il suo ciclico percorso.

Tornando al rito del tempio di Diana ad Ariccia, secondo Frazer la figura del “re
del bosco” affonda le sue origini nella figura arcaica di un qualche dio del bosco,
saltando determinati passaggi, egli ne fa il “re della Quercia”. Il rapporto tra il re
del bosco e Diana, a cui i boschi sono consacrati, è di tipo ierogamico
(ierogamiamatrimonio sacro tra sacerdote e dea); per Frazer interviene
l’elemento della magia nel matrimonio sacro tra dea e sacerdote poiché questo
rapporto serve a conferire fertilità al bosco vicino. Questo sistema magico
funziona fino a quando si mantiene la fecondità dell’unione (ovvero fino a
quando si mantiene la potenza sessuale nel sacerdote, il quale la perde man
mano invecchiando), quindi il duello rituale serve a dare continuità alla potenza
sessuale della figura del sacerdote (sposo della dea). Il ramo d’oro dello sfidante
secondo Frazer è il vischio, ovvero una pianta parassita che cresce sui rami delle
querce (secondo alcune credenze studiate da Mannhardt il vischio è il cuore della
quercia, e la forza che lo sfidante trae dallo strappare il cuore del suddetto albero
gli permette di battere il vecchio re). Il dio che muore e rinasce ebbe molto
successo poiché rispecchiava il legame dio-natura con l’uomo; questo concetto si
avvicina anche alla questione di Gesù Cristo poiché nel vangelo si cita un seme
che muore e rinasce e così facendo si legava il Cristianesimo (considerato
provvisto di valori incomparabili) a religioni pagane antiche. Il monoteismo
comunque secondo Frazer è destinato a tramontare in favore della scienza.

DIGRESSIONE SUL DIO MORENTE: tra le divinità che Frazer considerò simili
(per le questioni soprariportate) in realtà prevalevano le differenze; non tutte le
divinità prese in considerazione dallo studioso hanno a che fare con la terra; non
tutte sono dei ma anzi eroi (Adone e Attis) e questi non sono caratterizzati da
immortalità (tipica degli dei); Frazer estenderebbe alle antiche religioni pagane il
modello del Cristianesimo. Molti studiosi negarono l’universalizzazione forzata di
Frazer del concetto del dio morente e anzi di tale concezione andarono a
sostenerne una diversificazione culturale. Venne proposta una nuova versione
detta del “dio in vicenda” teorizzata da Ugo Bianchi, quest’ultimo si ispirò alla
dualistica concezione greca delle divinità:

-religione olimpicacentralità della religione greca, 12 dei estremamente


distanti dagli esseri umani (questa distanza si evince da mortalità
umana/immortalità divina e eterna infelicità umana/eterna felicità divina)

-religione mistericamodello diverso da quello olimpico, maggiore vicinanza tra


dei e uomini (es. eleusi), un uomo può ambire ad una felicità divina sia prima che
dopo la morte; gli dei provano emozioni simili agli umani e addirittura possono
morire (es. Dioniso); il vicino rapporto tra dei e uomini è dato nel campo
misterico dalla rappresentazioni frontali nei vasi di queste divinità (a differenza
degli dei olimpici i quali non incrociavano lo sguardo con l’essere umano
osservante il vaso e per tale motivo essi erano rappresentati di profilo) in modo
che scambino lo sguardo con gli uomini.

Bianchi sostiene che il “dio in vicenda” non è necessariamente un dio che muore,
non è necessariamente maschile la divinità (es. Demetra soffre come un’umana
per la perdita della figlia, non è necessariamente legata alla natura.

(credo fine della digressione)

Adolf Jensen fu un antropologo che studiò una popolazione della Nuova Guinea,
la cui economia si fondava sulla coltivazione basica (non vi è grano o cereali) di
tuberi come patate dolci; tra queste popolazioni (soprattutto dell’Indonesia) è
diffuso un mito su una dea chiamata Hainuwele: in queste società uomini e
donne devono fare doni importanti agli dei per avere il favore di quest’ultimi,
una donna Hainuwele ha la capacità di defecare oro (che offre come dono agli
dei) e per tale motivazione le altre donne, mosse da invidia, la uccidono e ne
fanno a pezzi il corpo e lo seppelliscono. Dalle molteplici tombe della donna
nascono patate dolci; in queste civiltà pre-cerealicole le persone credevano in
divinità chiamate “dema”, le quali vengono uccise al fine di rendere fertile la
terra. Le teorie di Frazer sono in ambito agricolo (conoscenza della coltivazione
dei cereali) mentre quelle di Jensen in ambito pre-agricolo; i concetti esposti da
quest’ultimo vennero criticati da Sabbatucci il quale sosteneva che lo studioso
tedesco fosse mosso da mentalità preimpostata cristiana e che il concetto dei
Dema da egli trattato non fosse altro che un sinonimo di mana.

Lezione 4° (25/2/18)
Le forme pionieristiche di storia delle religioni uniscono filologia comparata e
antropologia classica per studiare non le civiltà orali ma i testi delle civiltà con
tradizione scritta dell’antichità, quali per esempio: romana, greca, indiana…
Quest’ultimo modello, fondato sulla comparazione e che guarda a tutte le civiltà
usando i vari concetti antropologici e di matrice evoluzionistica, va in crisi a fine
ottocento e inizio novecento a causa di varie ragioni:

1) L’unitarietà del concetto di primitivo usato dai primi studiosi di storia delle
religioni e dai primi antropologiprimitivo dell’Australia=primitivo
dell’America del nord=primitivo d’Africa=primitivo della preistoria
(considerare gli abitanti delle colonie/primitivi di oggi uguali per cultura,
tradizione, progresso ai primitivi della preistoria) è il primo ad andare in crisi a
causa di uno studioso di geografia Friederich Ratzel. I primitivi devono
differire localmente (differenza luogo di provenienza di un primitivo
dell’Australia rispetto ad un primitivo dell’Africa) o cronologicamente (perché
hanno avuto uno sviluppo, un cambiamento o un’evoluzione nel corso del
tempo), ma come si fa a dimostrare una tale affermazione se non si conosce la
storia delle popolazioni che stiamo osservando, quest’ultime erano
considerate prive di passato e ferme in un immobile presente dato che non
possedevano documentazione scritta. Ratzel creò un metodo per effettuare
differenziazioni tra questi popoli attraverso l’osservazione dei manufatti e
oggetti di queste società, egli osservò vari oggetti (es. archi, capanni, vasi ecc.)
provenienti da alcuni villaggi africani e notando come questi manufatti
differissero il geografo creò delle cartine dove riportava il luogo di
provenienza di codesti oggetti raggruppandoli tra loro, ad esempio in una
determinata area corrisponde un particolare arco associato con una
particolare capanna e vasellame, in questo modo egli identificò delle aree
culturali diverse tra loro. Le aree culturali identificate avranno sia differenze
ma anche somiglianze l’un l’altra (es. diverso vasellame in due popoli che
possiedono lo stesso arco), da quest’ultima condizione si giunge a concepire
un ipotetica origine di queste aree culturali: provenienza da un’unica area
culturale (e conseguente separazione) oppure una di queste popolazioni era
dominante sull’altra (fino a quando non si sono separate). Quest’ultima
condizione che Ratzel individua è molto importante non solo perché
differenzia popolazioni prima considerate tutte uguali tra loro dagli
occidentali, ma anche perché egli attribuisce una cronologia e quindi una
storia a questi popoli (e sfata quindi la concezione occidentale dell’immobile
presente a cui sono soggette queste popolazioni). Grazie alle scoperte di
Ratzel nasce in quel periodo una corrente dell’antropologia (al tempo questa
disciplina molto legata a Storia delle religioni) che prende il nome di scuola
“dei cicli-culturali” o “storico culturale” (dal greco antico ciclointeso
spazialmente come area). I rappresentanti di questa scuola di pensiero
abbracciano le tesi del “diffusionismo” ovvero considerare i tratti somiglianti
di due popolazioni come segno di passaggio dall’una all’altra, per fare un
esempio nel mondo greco antico, nel mondo ebraico e nel mondo babilonese
è diffuso il “mito del diluvio” e questo fatto il diffusionista risponde che vi è
stato un passaggio da una civiltà all’altra di questo mito tramite commerci e
altre forme di contatto, i problemi giungono però quando si osserva che
uguale mito era conosciuto dalle popolazioni del meso-america come i maya.
Per risolvere quest’ultima stranezza il diffusionista potrebbe supporre che vi è
stato in epoca molto remota un contatto tra popolazioni euro-asiatiche con
popolazioni dell’America del sud grazie a determinati passaggi naturali
(diversa conformazione strutturale della terra in passato) oppure lo stesso
sostenitore del diffusionismo oserebbe dire che è stato un avveni mento
puramente casuale.
2) La teoria evoluzionistica tanto sostenuta dai primi antropologi quale Tylor
(quest’ultimo può esserne riconosciuto come fondatore), inizia ad andare in
crisi quando il missionario scozzese Andrew Lang (1844-1912) ad inizio
novecento si reca nel sud-est dell’Australia. In questo luogo il religioso compie
delle osservazioni di tipo etnologico sulla popolazione al tempo considerata la
più primitiva ovvero gli Aborigeni Australiani, essendo una popolazione
considerata tanto retrograda Lang si aspettava di trovare un culto animista
(seguendo le idee di Tylor) ma anzi egli invece trovo degli adoratori di un
essere supremo considerato padre e creatore di ogni cosa (tipico dio
monoteista). Lang pubblicò un’opera tempo dopo dove venivano riportate le
sue scoperte e smentendo di conseguenza le teorie di Tylor, il quale si difese
(Lang e Tylor sono contemporanei) sostenendo che la popolazione studiata
dal missionario avesse già subito in passato le influenze da altri occidentali.
Lang smentì Tylor sostenendo che il passaggio di missionari occidentali
precedentemente vi era stato ma non aveva in alcun modo intaccato o
influenzato le credenze di queste popolazioni poiché esse erano di carattere
misterico ed iniziatico. Lang moralmente vinse la disputa con Tylor e andò a
sostenere che anche i primitivi da lui osservati potessero giungere all’idea
monoteista attraverso l’esercizio della ragione (quest’ultima utilizzabile da
ogni essere umano), le teorie del missionario comunque ebbero un impatto
abbastanza neutro poiché solamente in questa popolazione aborigena
australiana si verificò questo tipo di monoteismo. Wilhelm Schmidt fu un
discepolo di Lang (anch’egli molto religioso come il suo maestro) e per tutta la
vita si dedicò a difendere le teorie del suo insegnante, e ispirato da queste
idee il religioso tedesco creò una sua teoria chiamata “monoteismo
primordiale”. Schmidt sosteneva che la forma più antica di religione per ogni
popolazione umana fosse il monoteismo, e per dimostrare questa idea egli
scrisse un libro diviso in 12 volumi nel quale aveva selezionato determinate
società primitive più antiche (non poteva ricercare, sia per mancanza di
tempo e sia per mancanza di fonti scritte all’epoca, tutte le civiltà considerate
primitive e così ne scelse alcune viste come le più indicative per il suo punto di
vista) grazie anche ai membri della scuola di “cicli-culturali”. Egli identifica in
queste civiltà discutibilmente etnologicamente più antiche delle divinità
monoteiste e (come il suo maestro) si chiede come questi popoli siano arrivati
a concepire credenze monoteiste, Schmidt risponde a questa domanda
(diversamente da Lang) sostenendo che Dio (cristiano) si fosse rivelato a
queste popolazioni ma quest’ultima affermazione è smentita dai fatti poiché
non si trova monoteismo cristiano quando si osservano etnologicamente
questi popoli. Schmidt allora giustificò l’assenza di simil-cristianesimo in
queste civiltà sostenendo che vi fosse stata una devoluzione delle società
prese in considerazione che sono decadute a causa del peccato originale e
hanno sviluppati animismi, politeismi ecc. Le idee dello studioso tedesco
contribuirono a minare le fondamenta dell’evoluzionismo e vennero ben
accettate dal mondo cattolico, portando il Vaticano a fondare il museo
etnologico vaticano (nel quale le teorie di Schmidt hanno molta presa). Le
idee di Schmidt vennero aspramente criticate dai sociologi francesi i quali gli
rimproverarono di aver usato categorie spiritualiste filosofico ottocentesche
in maniera etnocentrica (anche se al tempo il termine etnocentrismo non
esisteva ancora) per interpretare delle civiltà in cui lo spiritualismo non esiste.
Una seconda critica alle teorie del prete tedesco viene dallo studioso italiano
Raffaele Pettazzoni (padre della disciplina di Storia delle Religioni in Italia) il
quale attacca Schmidt poiché quest’ultimo ha unificato la concezione di Dio
unico con il concetto di essere supremo, queste due figure sono prettamente
diverse poiché la categoria a cui appartiene il secondo ovvero gli esseri
supremi sono in realtà personificazioni del cielo. La concezione di elementi
naturali personificati come divinità venne studiata da Gian Battista Vico, il
quale sosteneva che gli uomini primitivi spaventati e non comprendenti i
fenomeni naturali personificano quest’ultimi e gli attribuiscono varie
caratteristiche. Quindi secondo Pettazzoni gli esseri supremi studiati dal
tedesco nascono in egual modo a come pensava Vico (quindi niente origine
divina ma umana). Sempre secondo Pettazzoni gli esseri supremi nelle
religioni dipendono dall’economia (sistema di sussistenza) presente nelle
singole culture come per esempio:
-società pre-agricole di caccia e raccoltaessere supremo è il “signore degli
animali”, divinità protettrice del bosco, della foresta e della caccia
-società agricoleessere supremo di sesso femminile che è la terra madre
-società dedite all’allevamentoessere supremo è un dio del cielo e della
pioggia (dalle precipitazioni e dalla situazione climatica dipendono i pascoli)
Secondo Pettazzoni il dio monoteista deriva come concezione dalle società
dedite all’allevamento.
Lezione 5° (26/2/19)
Un’altra critica che Pettazzoni rivolge alle teorie di Schmidt è inerente ad una
diversa concezione della nascita del monoteismo, lo studioso italiano sostiene
che non vi sia un passaggio da politeismo a monoteismo per evoluzione ma
per rivoluzione, ovvero una rottura radicale promossa da un determinato
personaggio che rompa l’ordine vigente per augurarne uno nuovo
monoteista, per fare un esempio:
-Islam e Muhammad, quest’ultimo distrusse il politeismo dell’antica penisola
araba e creò il monoteismo musulmano
-Cristianesimo e Gesù Cristo, quest’ultimo crea un nuovo monoteismo sulla
base di un altro preesistente ovvero l’ebraismo; esercitò invece un ruolo
rivoluzionario (sempre del Cristianesimo stiamo parlando) nel mondo
politeista romano, nel quale la figura rivoluzionaria viene identificata in San
Paolo (quest’ultimo chiamato l’apostolo dei gentili che significa apostolo dei
non ebrei)
-Ebraismo e Mosè, egli si impone sui politeismi nell’area palestinese
-Zoroastrismo e Zoroastro, il quale ne è il fondatore nella zona persiana
Per Pettazzoni è questo il monoteismo, ovvero non un’evoluzione da un
politeismo ne una forma primordiale originaria ma una rivoluzione proposta
da un personaggio di particolare importanza.
Un terzo elemento che mette in crisi le teorie evoluzioniste è la nascita
dell’antropologia sociale e del funzionalismo quando Bronislaw Manilowski
(1884-1942) sostenne che l’uomo ha dei bisogni basilari (mangiare, essere
protetto…) che soddisfaceva attraverso la cultura.
Funzionalismola cultura funziona come risposta a determinate esigenze
Quando però le strutture culturali diventano autonome e pongono bisogni di
funzionamento:
-imperativi integraties. arte
-imperativi derivatieconomia, politica e simili
Ogni civiltà è come una macchina dove ogni parte ha il suo uso e il suo
compito, quest’ultima considerazione distrugge uno degli elementi chiave
nello studio delle religioni in ambito evoluzionistico, ovvero le
“sopravvivenze”, ogni elemento è in una cultura poiché ha una sua funzione
propria e non è dovuta la sua presenza a causa di motivazioni antecedenti.
DIGRESSIONE SUL MONOTEISMO: La parola monoteismo deriva dal greco
monos=uno e theos=dio, ma in greco la parola monos vuol dire “uno solo” e
invece per indicare “uno di tanti” si usa la parola “eis”, da quest’ultima parola
deriva l’enoteismo. Quest’ultimo termine sta ad indicare la volontà di adorare
un dio preferibilmente rispetto ad altri.
Adorazioneculto rivolto agli dei, un dio si adora
Venerazioneculto rivolto ad entità non divine ma superiori rispetto agli
esseri umani, per esempio i santi o la madonna
Al giorno d’oggi il monoteismo è diviso in due tipi:
-monoteismo esclusivistaovvero monoteismo che esclude la presenza di
altri dei (un solo dio, gli altri sono falsi), ciò avviene con l’imposizione del
Cristianesimo
-monoteismo inclusivista per questo tipo di monoteismo tutti gli dei sono
uno solo, si può trovare questa credenza in filosofie della tarda antichità (di
matrice platonica) dove vi è un “Uno” e tutti gli dei non sono altro che
emanazioni o trasposizioni di questo dio che è unico, quest’ultimo
monoteismo lo possiamo ritrovare anche nel sub continente indiano dove
vige l’induismo che è un dichiarato politeismo (vishnuismo, shivaismo…) che
però si richiamano tutti ad un’unica entità (ovvero Brahaman).
Il monoteismo esclusivista ha attratto molto l’interesse degli studiosi
soprattutto per le sue origini, secondo molti il monoteismo esclusivista più
antico è quello ebraico ma esso da cosa deriva, esistono due tipi di ipotesi,
quelle “ab extra”(l’origine del monoteismo ebraico arriva dall’esterno di
quest’ultimo) e quelle “ab intra”(contrario di ab extra):
1- Tesi ab extraFreud sostenne la tesi che l’origine del monoteismo ebraico
fosse da ricercare in Egitto, scrisse anche un libro in merito all’argomento,
e al giorno d’oggi il più grande sostenitore della teoria freudiana è lo
studioso tedesco J. Assman, in Egitto nel 1300 a.C. vi fu una parentesi
monoteista con il faraone Amenofi IV che promosse il culto di un unico dio
ovvero Aton quest’ultimo è una divinità solare privo di mitologia e con un
unico tempio senza statua rappresentativa (il sole lo rappresentava); ci fu
in questo periodo una riforma monoteista con un politeismo preesistente
e allo stesso tempo gli ebrei (al tempo molto presenti in Egitto) avrebbero
recepito le innovative idee monoteiste egizie e le avrebbero portate con
Mosè nella terra promessa. Assman sostiene che Mosè sia un uomo della
memoria (la cui figura è tramandata culturalmente) ma non della storia (la
cui veridicità storica è discutibile) mentre Akhenaton (nome da faraone di
Amenofi IV per onorare il dio Aton) sia un uomo della storia ma non della
memoria poiché gli succedette Tutankhamon (il quale restaura il vecchio
culto politeista prendendo il nome del padre degli dei Amon). Alcuni
studiosi non sostengono queste teorie poiché si suppone che la rivoluzione
religiosa di Amenofi fosse stata una mossa politica volta a diminuire il
potere della classe sacerdotale, al tempo molto potente e in contrasto con
la famiglia del faraone.
2- Tesi ab extragli ebrei sono stati ispirati per la loro religione dallo
zoroastrismo o mazdeismo (dio supremoAhura Mazda), quest’ultimo
culto religioso non si riesce bene a collocare cronologicamente poiché non
si sa bene quando Zoroastro (il fondatore del credo) sia esistito anche se gli
storici sostengono che egli sia vissuto tra il XVII secolo a.C. e il IX secolo
a.C. Lo zoroastrismo come testo sacro ha l’Avesta formulato
definitivamente nel IV secolo a.C. , l’idea di partenza è che sia sempre
esistito un Spirito Creatore ovvero Ahura Mazda il quale da se stesso fa
derivare due spiriti gemelli, “lo spirito del bene” e “lo spirito del male”, la
novità di un culto religioso come questo nel mondo antico è data dal
fondamento etico della contrapposizione tra bene e male quando di solito
vi era di moda ai tempi per i vari culti la contrapposizione tra puro ed
impuro. Per lo zoroastrismo la lotta tra i due spiriti sarebbe durata in
eterno se non fosse stato per lo “spirito del bene” il quale crea l’universo
in modo che la lotta sia limitata temporaneamente e spazialmente, alla
fine del mondo la battaglia terminerà e il bene vincerà e gli uomini
risorgeranno (sia nell’anima che nel corpo) creando un nuovo ordine
perfetto. Secondo lo zoroastrismo la materia è positiva mentre lo spirito
può essere soggetto a corruzione; la pluralità dei principi provenienti da un
unico principio ovvero Ahura Mazda e da quest’ultimo secondo alcuni gli
ebrei sono stati influenzati, ma i problemi di quest’ultima teoria sono
1)indeterminatezza zoroastriana, non si sa chi abbia influenzato chi
(poiché ebraismo e zoroastrismo sono nati più o meno
contemporaneamente)
2)non è detto che lo zoroastrismo sia un monoteismo a causa della
dualità dello spirito supremo, ma anzi sia un dualismo (poiché i principi
della realtà sono 2, ovvero bene e male)
3- tesi ab intra il monoteismo esclusivista ebraico è nato a causa di uno
sviluppo interno della civiltà ebraica, si suppone infatti che nel territorio
palestinese nell’antichità vi fossero diverse società con diversi dei tribali in
un contesto enoteista (è scritto nella Bibbia come Javhè sia il dio più
potente degli altri); il passaggio da enoteismo a monoteismo avviene
durante il regno di Giosia (640-609 a.C.) il quale sosteneva il principio
un’unica terra d’Israele (unificazione territoriale) ed un unico dio
(unificazione religiosa), e in questo periodo che vengono distrutti i templi
di altre religioni e uccisi i sacerdoti e viene imposto il deuteronomio
(ovvero un libro della Bibbia, la cui traduzione è seconda legge).
Il dualismo teorizzato da Ugo Bianchi (dio in vicenda) sostiene che il mondo
divino sia ordinato da due principi opposti diviso in:
1) Dualismo radicale, compresenza di due principi eterni ed opposti,
deriva da questa visione il Manicheismo come movimento religioso nel
III secolo d.C. da Mani che predica una vita dedita all’eliminazione di
elementi negativi e alla coltivazione di elementi positivi (forte
opposizione luce e tenebre, ogni cosa a che fare con il corpo è da
considerarsi negativo mentre con lo spirito invece positivo)
2) Dualismo mitigato, un esempio ne è lo zoroastrismo che è meno
estremo del manicheismo
Una seconda distinzione del dualismo che Bianchi fa è:
1)dualismo dialettico, in eterno permarranno due principi opposti
2)dualismo escatologico, (“Ta eschata”, dal grecole cose ultime) alla
fine dei tempi uno dei due principi in opposizione prevarrà sull’altro
Una terza distinzione del dualismo che Ugo Bianchi compie è:
1) Dualismo pro cosmico, valore positivo attribuito alla materia (al
cosmo, realtà materiale)
2) Dualismo anticosmico, bisogno di distaccarsi dalla materia poiché
considerata il male

Lezione 6° (27/2/19)
La psicologia delle religioni nasce come disciplina in concomitanza con la fondazione
della psicoanalisi da parte di Sigmund Freud (1856-1939) il quale seguì nel corso
della sua vita due fasi di pensiero:

1)prima del 1910, considerazione della religione come marginale e ricollegando


quest’ultima a determinati processi psichiciA)egli stabilisce due analogie tra sogno
e mito, l’analogia formale è data dal fatto che entrambi rappresentano una
deformazione della realtà tramite determinati meccanismi psichici (quali
dispersione, sovradeterminazione e drammatizzazione); analogia contenutistica
poiché sogno e mito hanno alla base complessi psichici come il Complesso di Edipo
(drammatizzazione di carattere psichico). B)Freud avvicina esperienze religiose a
forme di sofferenza psichica, egli fa esempi (tratti da casi veri) ovvero la paranoia
che fa scaturire “il delirio di persecuzione”, chi soffre di quest’ultimo disagio
manifesta l’ossessione di essere seguito e sorvegliato in continuazione (ma è una
sensazione interna che il sofferente proietta all’esterno) e secondo Freud questo
disturbo ossessivo è un meccanismo che agisce nell’uomo religioso (qualcosa ci
osserva e perseguita, il dio onnisciente) al fine che ci si autoregoli nella vita
quotidiana; un altro disturbo che agisce in campo religioso è la nevrosi ossessiva
(impulso irresistibile a compiere atti indesiderati) ovvero rituali quotidiani religiosi
che le persone attuano ma questo disagio è insito in ogni essere umano (religioso o
meno) quando si compiono azioni quotidiane considerate ripetitive e obbligatorie,
poiché ogni persona possiede desideri inconsci che non riesce a sfogare appieno nel
mondo reale (il desiderio è frenato dallo stesso subconscio) e per questo motivo
compie altre azioni al fine di poter dare libero sfogo al suo desiderio ma non
riuscendovi completamente allora lo ripete.

-dopo il 1910, in quest’anno Freud pubblica il libro “un ricordo d’infanzia di


Leonardo da Vinci” dove lo psicanalista tenta di spiegare l’omosessualità del pittore,
e sempre in questo libro Sigmund tenta di spiegare come sia nata la religione
attraverso l’analisi di un bambino che compare in un quadro del Da Vinci, l’infante
rappresentato è mentalmente e fisicamente debole e completamente dipendente
dai genitori, a causa di ciò egli è certo dell’appagamento dei suoi desideri. Quando
l’essere umano durante la sua vita attraversa dei momenti di crisi regredisce alla
mentalità infantile e ricerca la figura dei genitori nelle divinità (regressione umana e
proiezione aiuto genitoriale nel divino). Questo tema della proiezione e regressione
è ripreso da Freud quando nel 1927 pubblica “l’avvenire di un’illusione” dove
espone il bisogno dell’uomo di essere consolato da una figura paterna trasposta in
una qualche divinità, secondo lo studioso questa illusione un giorno cesserà quando
la scienza risolverà ogni cosa ignota nelle quali le credenze religiose proliferano
(palese mentalità positivista che caratterizza Freud). Quando Freud parla di religione
si concentra sulla figura paterna che la divinità rappresenterebbe questo perché egli
proviene da una famiglia ebrea (religione ebraicaDio Padre).

Dopo il 1910 Freud applica le sue idee allo studio delle culture osservando le civiltà
etnologiche nel libro “totem e tabù” e la civiltà ebraica. Nel libro appena citato il
soggetto principale è il “Complesso di Edipo” (digressione su questo disagio al fondo,
se vuoi un consiglio prima di continuare leggi la digressione). Il processo del
complesso di Edipo secondo Freud è universalmente attraversato da ogni essere
umano di ogni civiltà, il mito di Edipo consiste nel medesimo eroe che uccide il padre
e ne sposa la madre (avendo da questa anche dei figli) e lo studioso vuole riapplicare
tutto ciò a livello sociale poiché raccontando il suddetto mito egli teorizza come
nascano l’umanità, le società e la religione. Freud però si affaccia su un ampio
mercato di storia delle religioni (animismo, pre animismo, totemismo ecc.) e
secondo la teoria più vicina alle sue idee è il totemismo a causa dei divieti di
endogamia e omicidio dell’animale totemico, ma questa forma di religione
corrisponde alla fase post-edipica del bambino.

Totemismosuperamento complesso di Edipo

Freud per indagare la fase edipica delle civiltà si richiama a:

-Darwin, da quest’ultimo lo studioso riprende la teoria dell’orda primordiale (o


primitiva)

-Robertson-Smith, da quest’ultimo riprende l’omicidio totemico del dromedario

La più antica forma di società umana (secondo Freud, il quale ammette le incertezze
delle sue teorie) è caratterizzata dall’orda primitiva in cui vi è una società familiare
dove il padre monopolizza le donne del gruppo vietandone l’uso ai figli e
quest’ultimi gelosi uccidono il genitore con conseguente senso di colpa interno e
allora gli eredi fanno a pezzi il cadavere del padre e lo mangiano per assimilarne la
forza e lo spirito. Con quest’azione cannibalica i figli mediante introiezione (qualcosa
di esterno diventa una realtà psichica) si identificano nella figura paterna, e a causa
di questi processi mentali e fisici i precetti e i divieti del padre (evitare di unirsi alle
donne del gruppo di appartenenza) vengono introiettati ai discendenti e così
facendo si arriva alla fase totemica del gruppo sociale.

Secondo Freud il bambino neonato possiede il “narcisismo primario”, ovvero un


rapporto di autosufficienza dove ogni suo bisogno viene “magicamente” (secondo
l’infante) soddisfatto, mentre il “narcisismo secondario” è il narcisista che ognuno
trova nell’esperienza comune.

Le teorie di Freud inerenti alla nascita di civiltà e religioni vennero da lui stesso
universalizzate ma vennero anche molto criticate da:

-Padre Schmidt (monoteismo primordiale) ha chiamato queste teorie “storie


dell’orrore” e pone il problema allo psicoanalista dell’assenza di tracce e fonti
storiche di tutto ciò, ma naturalmente Freud aveva già ammesso questa sua
mancanza
-Bronislaw Manilowski sostenne che l’idea di Freud non fosse possibile
universalizzarla dato che in alcune civiltà, come i trobriandesi da lui studiati, non vi è
lo stesso modello di famiglia dell’occidente (nei trobriandesi il ruolo sociale del
padre è assunto dallo zio materno); all’antropologo rispose lo psicoanalista Roheim
il quale sostenne che nella civiltà trobriandese potrebbe essere avvenuto ciò che ha
teorizzato Freud semplicemente con lo zio materno al posto del padre biologico.

Freud nel 1939 (anno della sua morte) pubblica “l’uomo Mosè e la religione
monoteista” dove sostiene che Mosè non fosse un ebreo ma un egiziano che
praticava il culto di Aton, egli convertì gli ebrei al suddetto credo e durante la
passeggiata nel deserto essi uccisero il separatore di mari ripetendo il rito
precedentemente spiegato (evitando probabilmente la parte del cannibalismo).
A causa del senso di colpa per tale atto il popolo ebraico si identifica con Mosè
integrando il suo monoteismo, quando poi essi arrivarono alla terra promessa
incontrarono una popolazione che venerava un dio dei vulcani chiamato Javhè, gli
ebrei integrarono nel loro culto questa divinità et-voilà ecco che è nato l’ebraismo,
naturalmente questo stesso modello Freud lo usò per spiegare la nascita del
Cristianesimo. Queste teorie di Freud introdussero l’importanza della dimensione
inconscia, delle cose non dette di ogni cultura e civiltà, gli studiosi successivi
terranno poi conto di tutto ciò.

DIGRESSIONE SUL COMPLESSO DI EDIPO: il bambino piccolo è dotato di libido


(essenza di ogni energia psichica) e i desideri che nascono dall’inconscio sono sia
sessuali che aggressivi, poi successivamente Freud sosterrà che anche quest’ultimi
sono in realtà di natura sessuale. La libido (desiderio sessuale) è indirizzata verso il
sesso oppostoda 1 a 18 mesi la zona erogena del neonato è la bocca (fase orale
poiché egli prova piacere nel mangiare)da 18 a 36 mesi la zona erogena del
neonato diventa l’ano (fase anale poiché egli prova piacere nel controllo degli
sfinterida 3 a 6 anni vi è la fase genitale dove il bambino ha come zona erogena gli
organi genitali (fase genitale). In quest’ultima fase il bambino rivolge le attenzioni
alla madre e con essa vorrebbe un rapporto esclusivo per questo motivo nasce
anche in questo momento il desiderio infantile dell’uccisione del padre. Queste due
azioni di valenza religiosa e magica però sono puramente immaginarie e soprattutto
l’atto del patricidio (immaginario) provoca nell’infante un senso di colpa e una
frustrazione, a partire da questo momento il bambino assumerà i comportamenti
del padre e sopprimerà i suoi istinti sessuali per poi riprenderli nell’adolescenza.
Lezione 7° (4/3/19)
La disciplina di storia della religione venne influenzata non solo dalla psicoanalisi ma
anche dalla psicologia analitica sostenuta dallo svizzero Carl Gustaf Jung (1875-
1961). L’interesse religioso permeava le opere di quest’ultimo studioso, egli era un
allievo di Freud e si distaccherà dal suo maestro a causa di due principali
motivazioni:

1)Jung ritiene che la psiche (mente) comporti due sfere già distinte da Freud:

-coscienzala quale racchiude i contenuti della psiche che sono attualmente


presenti nella nostra mente- e conosciuti dall’individuo

-inconscio i contenuti di questa zona della mente sono nascosti e rimossi, essi
vengono fuori seguendo certe dinamiche quali per esempio il sogno (non possono
essere richiamati a nostro piacimento)

Per ora non vi sono distinzioni tra maestro e allievo (Jung e Freud), le differenze si
notano quando lo svizzero (Jung) teorizza una divisione dell’inconscio in due:

-inconscio personale uguale a quello teorizzato da Freud, esso è il prodotto delle


esperienze del singolo

-inconscio collettivoriguarda ogni essere umano, indipendentemente dalle


esperienze personali, esso è ereditario e comune a tutti

2)I processi che avvengono all’interno della psiche sono dovuti all’energia aggressiva
o sessuale per Freud, e sempre secondo quest’ultimo impieghiamo questo tipo di
energia per condurre attività culturali o simili grazie ad una purificazione della stessa
energia (l’energia si sublima). Per Jung l’energia che mobilita le esperienze e attività
psichiche è indifferenziata, cioè non è né aggressiva né sessuale né di alcun genere o
segno dato che come l’elettricità (anch’essa indifferenziata) si nota una
differenziazione solo quando essa attua lo scopo per cui è stata prodotta.

A causa di questi due punti di distacco, i due studiosi si sono allontanati uno
dall’altro e Jung ha fondato una sua propria disciplina che era la psicologia analitica.

Secondo Jung l’inconscio collettivo è costituito da “archetipi” (da


archè=origine/typos=tipo o stampo) ovvero modelli esemplari originali di immagini
(non sono idee o concetti, poiché non sono nulla di razionale), le quali non nascono
solo dall’esperienza individuale già presenti nella psiche sin dalla nascita, comuni a
chiunque ed ereditari. Per arrivare a questa conclusione egli studia e analizza sogni
di schiavi provenienti dall’Africa e vede che i temi e i soggetti dei sogni di questi
disgraziati sono simili ad uno zurighese occidentali dei suoi tempi, la loro
somiglianza di motivi onirici deriva dalla presenza di archetipi nella sua mente.

Jung divide gli archetipi in due categorie:

-archetipi in sé o per sémodelli di rappresentazione estremamente astratti,


contenuto rappresentativo molto limitato (distinzione aristotelica tra potenza e
atto=il seme ha la potenza di diventare la pianta=seme è la pianta in potenza;
mentre l’attuazione è il passaggio dal seme alla piantaallora l’archetipo in sé e per
sé è l’immagine in potenza)

-archetipi attualizzati o immagini archetipiche immagine vera e propria,


attualizzazione dell’immagine in potenza

Al concetto di archetipo si sovrappone il concetto di simbolo il quale può avere


molteplici significati in varie discipline ma per Jung esso (simbolo) va distinto dal
segno che è (in ambito psicologico) un oggetto che esprime una realtà psichica (per
fare un esempio che Freud cita nelle sue opere giovanili ovvero quello del bambino
che manifesta paura del cane poiché questo animale gli ricorda il padre, seguendo il
concetto del complesso di Edipo il bambino come meccanismo di difesa sposta la
paura nei riguardi della figura paterna verso il cane; per Jung il cane è il segno del
padre). Il segno diventa conoscibile solo quando si capisce a quale realtà psichica è
attribuito (sogno=insieme di segni/trovare significato di ogni segno=trovare realtà
psichica a cui è attribuito ogni segno). Il simbolo è un oggetto che esprime una realtà
psichica non completamente conoscibile, etimologicamente simbolo deriva dal
greco “symballo” il quale a sua volta deriva da:

-“syn”=con

-“ballo”=a che fare con l’idea del raccogliere

Allora simbolo significa “raccogliere insieme” o “unire”, mentre il contrario di


symballo è “diaballo” che significa separare (diaballo fa derivare etimologicamente
la parola diavolo, ovvero colui che separa e disunisce)

Il simbolo unisce delle realtà che razionalmente risultano separate ed eterogenee, il


pensiero razionale (o pensiero critico, “crysis”=dividere, separare) procede
attraverso la divisione e distinzione della realtà mentre il pensiero simbolico
recupera l’elemento di completezza andato perduto a causa della distinzione
razionale. L’inconscio è la zona della psiche dei sentimenti e pensieri rimossi e quindi
rasenta una realtà non del tutto conoscibile, i segni permettono di capire e delineare
approssimativamente il contenuto dell’inconscio personale mentre il simbolo
permette di dare uno sguardo all’inconscio collettivo e indagare quest’ultimo.

I simboli sono degli archetipi attualizzati.

Jung vuole capire cosa accade all’interno degli individui nel corso della vita (processo
di sviluppo individuale) e per questo introduce il “processo di
individuazione”(=processo di sviluppo individuale), quest’ultimo è il percorso di
autorealizzazione individuale che avviene attraverso una serie di tappe (diviso
essenzialmente tra la prima e la seconda parte della vita)

1) Adattamento all’ambiente e alla società che ci circonda, ci si conforma al


proprio ruolo sessuale (che la società impone) per esempio, facendo ciò
l’uomo crea la sua personalità e quest’ultimo concetto è legato al termine
“persona” (che deriva dal latino) e corrisponde alla parola greca “prosopon”
che significa viso o volto ma anche maschera; la nostra personalità nasce dal
nostro sforzo di adattarci alla realtà e alle esigenze imposte dalla società,
quindi via di mezzo tra nostro essere e ciò che la società vuole da noi
2) Per potersi realizzare bisogna eliminare la maschera e riacquisire ciò a cui
abbiamo rinunciato nella prima parte della vita e per fare ciò bisogna
recuperare delle realtà che si erano eliminate nella prima tappa;1 la prima
realtà che viene ripresa è quella “dell’ombra” ovvero il simbolo (secondo
Jung) dei nostri contenuti rimossi nell’inconscio per costruire la nostra
persona/maschera (lato oscuro rimosso) e lo studioso svizzero riprende
racconti ottocenteschi nei quali l’uomo vende al diavolo la propria ombra al
fine di ottenere qualcosa di favorevole ma senza l’ombra l’essere umano non
può sopravvivere (non si può rinnegare ciò che siamo);2 la seconda realtà
che viene riesumata è quella inerente agli aspetti dell’altro sesso (messi da
parte per acquisire l’identità sessuale in modo da conformarsi alla società) e
quindi l’uomo deve recuperare “l’anima” ovvero la sua parte femminile
sacrificata mentre la donna deve recuperare “l’animus”, il concetto del
“simbolo unificante” prima citato servono a mettere insieme aspetti opposti
ed incompatibili (ombra + animus o anima)
3) Per conseguire l’individuazione bisogna identificare la figura del “vecchio
saggio” identificabile con lo spirito e della “grande madre” assimilabile alla
materia, questi due sono facce della stessa realtà (per Jung) e attraverso la
figura maschile e femminile soprariportati vengono riunificati
4) Conseguimento della totalità, piena realizzazione che consiste nel
raggiungimento del sé (etimologia junghianaraggiungimento della totalità e
maggiore apertura della nostra personalità, deriva dal tedesco selbst), questa
tappa finale è simboleggiato secondo Jung in primis dall’alchimia (pre-chimica,
chimica conosce composizione della materia in modo corretto mentre alchimia è
la maniera sbagliata di tentare di conoscere la composizione della materia)
poiché quest’ultima secondo Jung descrive un processo non solo di ordine fisico
ma anche di ordine simbolico ovvero la trasmutazione della materia (per
esempio da elementi di poco valore all’oro), l’alchimia è lo studio di simboli che
rappresentano le fasi attraversate dall’esperienza umana per acquisire la totalità
del sé. Un secondo modo per rappresentare il sé è il “mandala” ovvero un tipo di
immagine dell’apparato simbolico del buddismo tibetano ripreso anche in culture
non buddiste (come l’induismo), uno dei principali elementi dei mandala è la
struttura centrata (data dalla apparato circolare) e l’elemento del quadrato che si
lega al cerchio. Il mandala è stato studiato da un famoso studioso italiano
Giuseppe Tucci che ha scritto un libro su questi tipi di immagine (mandala) dove li
definisce degli psico-cosmo-grammi: (a) ovvero un disegno rappresentante
principalmente un cosmo (dal greco “cosmos”=ordine, universo ordinato) e
l’ordinamento dell’universo può essere dato dal valore simbolico del numero 4
(forma quadrata) o dalla centralità attribuita ad esso; (b) la componente “psico”
è data dal suo valore psicologico poiché spesso aiuta i monaci tibetani per la
meditazione; qui si mette in evidenza in quest’ultima caratteristica il microcosmo
(uomo) che è in relazione col macrocosmo (universo). I mandala sono spesso
composti da elementi fragili o facilmente distruttibili (non permanenti) poiché
per i monaci tibetani cosmo e psiche sono impermanenti, esso (mandala) può
anche esprimere una realtà intermedia tra uomo e cosmo quando è reso sotto
forma di architettura. Secondo Jung il mandala è un’espressione della totalità del
sé (quest’ultima data dal numero quattro) e questa tematica è stata applicata
dallo svizzero anche alle religioni, soprattutto ai vari Cristianesimi caratterizzati
dalla mentalità trinitaria (padre, figlio e spirito santo) e quindi secondo Jung nella
fede cristiana per raggiungere la totalità (data dal quattro) manca qualcosa per
esempio la figura della Madonna ovvero l’elemento femminile. Il riconoscimento
dell’importanza di questo elemento femminile secondo Jung è stato dato quando
ai suoi tempi venne dichiarata “l’assunzione della Madonna al cielo” per i
cattolici; la totalità del cosmo nel divino cristiano può essere dato
dall’importanza da attribuire all’elemento del male che il cristianesimo ha
rimosso.

Le prospettive di Jung sono state molto utili alla disciplina di storia delle religioni a
causa della simbologia di determinati elementi sacri di varie religioni che rispondono
ad uno stesso archetipo (es. albero sacro presente in varie credenze). Alcuni
archetipi sono insiti sin dalla nascita nella mente umana mentre altri archetipi sono
derivati dalla singola esperienza personale.

Lezione 8° (5/3/19)
Il carnevale è una festa, ma cosa è quest’ultima ? Festa deriva dal latino “festus
dies” che significa giorno fasto (da distinguere da giorno nefasto), è composta dalla
radice indoeuropea “dhes-“ e da questa deriva il termine dio”theos” e da ciò si
deduce che originariamente la parola festa è legata al sacro. In Grecia Antica
nell’opera di Platone (così si credeva in passato ma poi si è scoperto che l’autore
non è il filosofo bensì un anonimo) “Definizioni” festa significa “tempo sacro
regolato da leggi”:

-Tempo nella civiltà greca antica la festa è legata al tempo in primis con valore
quantitativo (es. ore, minuti, settimane ecc.) e valore qualitativo (densità), per fare
un esempio di quest’ultimo valore le vacanze paiono durare poco mentre la coda
alle poste sembra eterna. All’interno del calendario la divisione temporale
quantitativa si affianca quella qualitativa (es. i giorni della settimana in Italia
derivano dagli dei romani mentre la domenica deriva dalla traduzione latina “giorno
del signore”, e quest’ultimo è considerato festivo mentre gli altri sono feriali ma
ferie significa feste poiché ogni giorno è dedicato ad un santo mentre il settimo
giorno è dedicato a Dio). All’interno del calendario i giorni hanno densità diverse e le
feste segnano maggiore densità nel calendario. Il secondo elemento per cui le feste
sono legate al tempo è perché quest’ultime simboleggiano la rottura temporanea
col quotidiano.

-Sacro la festa è legata al sacro poiché essa simboleggia una rottura di livello con
l’ordinario ed un accesso ad un’altra dimensione; nel mondo antico uscire dal
quotidiano significava entrare in una dimensione retta e governata dagli dei (es. al
giorno d’oggi la forma più comune per uscire dal quotidiano è bere sia
moderatamente che eccessivamente in modo da elevarsi rispetto a ciò che si è
normalmente), esistono vari modi per uscire dal sé ordinario e nel mondo antico
quest’ultima condizione era creduta mettersi in contatto con gli dei
(temporaneamentetempo sacro)

-Regolazione da leggiogni festa è regolamentata dai suoi rituali (nonostante si


pensi alla festa come uscita dalle regole) poiché l’entrata in un altro universo
sregolato e caotico a causa dell’uscita dall’ordinario è possibile solo se vi è una
garanzia in modo da limitare gli eccessi (il troppo caos è male) pur essendo consci
della temporaneità di ogni festa, la regolamentazione delimita i comportamenti che
si possono assumere quando si esce dalla realtà per motivazioni festive.

La festa legata al tempo, al sacro e alla regolamentazione rituale non comprende ciò
che è tipico (almeno al giorno d’oggi) di ogni festività ovvero il divertimento, anche
al giorno d’oggi esistono feste che non comprendono alcun elemento divertente
come ad esempio “il giorno dei morti” anche se quest’ultima ricorrenza presenta le
caratteristiche tipiche delle festività prima riportate. Una caratteristica delle feste
(sia al giorno d’oggi che per gli antichi greci) è l’intensificazione delle relazioni
sociali, quest’ultima peculiarità spiega l’importanza del giorno dei morti poiché con i
defunti i vivi rinnovano il legame nonostante si viva in una società che ripudia la
concezione della morte.

Psicologicamente durante ogni festa vi è la sensazione di arricchimento


dell’esperienza comune (arricchimento di senso). Queste caratteristiche sono tipiche
delle feste antiche e al giorno d’oggi ognuna di queste peculiarità permane tranne
l’elemento del sacro (che viene meno).

Il carnevale è una festa cristiana poiché necessita dell’esistenza di un calendario


cristiano e poiché è l’ultimo periodo di condotta sregolata prima della Quaresima, il
suo culmine lo raggiunge il martedì grasso (suo ultimo giorno). La parola carnevale
etimologicamente ha molteplici origini:

-“caro levare “ ovvero togliere la carne, a partire dal primo giorno di quaresima ci si
astiene dal mangiare carne o addirittura si digiuna per il mercoledì delle ceneri e il
venerdì santo

-“carne levamen” ovvero piacere della carne, su questa il carnevale si concentra


-“carrus navalis” ovvero carro a forma barca, il far sfilare carri carnevaleschi è una
tradizione antica e nella Grecia antica un carro a forma di barca dedicato a Dioniso
sfilava per le città

Gli studi sul carnevale hanno subito un’evoluzione a causa di uno studioso di
letteratura italiana Mihail Bachtin il quale dedicò la sua attenzione nel corso dei suoi
studi ad un’opera di uno scrittore francese Rabelais ovvero “Gargantua e
Pantagruel”, in quest’opera di carattere satirico il carnevale cristiano nel medioevo è
collegato ad alcune feste pagane quali per esempio i Saturnali romani, quest’ultima
era una festa dedicata al dio Saturno che rappresentava l’inizio dell’anno nuovo e la
festa a lui dedicata era molto trasgressiva come per esempio gli schiavi mangiavano
insieme ai padroni (si superano le barriere sociali che dividono gli uomini) e durante
la commensalità (condizione significativa) i padroni venivano insultati dagli schiavi e
tra questi si invoca un “re del caos”. Secondo Bachtin i saturnali che davano
inversione simbolica erano origine del carnevale medievale, il russo distingue due
tipi di rituale:

-rituali di ineguaglianza, i quali sottolineavano la diversità sociale tra varie persone


come ad esempio l’incoronazione di un re

-rituali di uguaglianza, sospensione simbolica delle gerarchie

Il carnevale corrisponde a quest’ultimo rituale poiché si capovolgono i registri sociali


vigenti, un esempio è l’uso di linguaggio scurrile e scatologico (inerente agli
escrementi) comportamenti disinibiti sia sessuali che alimentari e vi erano varie
caratteristiche politiche come ad esempio l’elezione di un re della festa(buffone del
carnevale). Il motivo di ciò è dato dall’allentamento dei legami sociali per il loro
rinnovamento, ovvero dare valvole di sfogo alla società affinchè non risenta della
pressione eccessiva data dai legami sociali gerarchici. Le feste di inversione servono
a mettere in crisi l’ordine vigente al fine di rinnovarlo (quindi di mantenerlo fino alla
successiva festa di inversione) con una valvola di sfogo, l’ordine naturalmente può
esplodere a volte come successe nella cittadina francese di Romans durante il
carnevale del 1580 quando la disuguaglianza sociale molto opprimente ha fatto si
che scoppiasse una rivolta durante la festività (poi naturalmente il tutto fu sedato e
tutto tornò alla normalità).

Le teorie di Bachtin vennero criticate perché:

-la mancanza di tracce storiche che attestino la continuità tra saturnali e carnevale
-la festa romana detta saturnali secondo altri studiosi corrispondeva al capodanno

Il mascheramento tipico del carnevale garantisce una sospensione simbolica dei


rapporti sociali poiché la maschera muta l’identità del portatore.

Il carnevale attuale ha una minore carica trasgressiva a causa della secolarizzazione


religiosa della società contemporanea, la festa si mantiene in forma attenuata
riguardando oramai i bambini, non più tutta la società però vi è ancora significativo
l’elemento del rinnovamento.

Lezione 9° (11/3/19)
La sociologia delle religioni si è sviluppata in tempi contemporanei nell’area
geografica francese e tedesca, e oggi parleremo della Francia. La Francia era la culla
delle teorie positiviste (il positivismo sosteneva che solo la razionalità scientifica
potesse essere applicata in ogni campo) e il maggior esponente del positivismo era
Auguste Comte (considerato dai più un precursore della sociologia mentre da altri
come il fondatore della sociologia) il quale fu uno dei primi studiosi ad utilizzare
nella disciplina di storia delle religioni il concetto di “sacro”, quest’ultimo era
considerato dallo studioso come una forza che garantisse la coesione sociale del
gruppo. Egli per descrivere quest’ultima “forza” non voleva usare il termine religione
poiché ad un francese del tempo (e dei giorni nostri) faceva pensare al
Cristianesimo, il concetto del “sacro” verrà ripreso ed utilizzato dal fondatore della
sociologia (riconosciuto tale all’unanimità) ovvero Emile Durkheim. Quest’ultimo
scrisse il libro “Le forme elementari della vita religiosa” nel quale egli tenta di far
capire cosa si intenda per religione attraverso una sua definizione egli immagina
una società primitiva composta da uomini senza coesione sociale (nella condizione
di homo homini lupus) e ognuno portatore di diversi valori, l’unica via di uscita da
questa situazione è la rinuncia di ognuno ad una parte dei propri valori ma nessuno
vuole rinunciare a qualcosa in favore di altri pari e perciò si effettua la rinuncia in
favore di un qualcosa sovraordinato ai pari ovvero quella che Durkheim chiama la
“volontà collettiva della società”. Quest’ultima (volontà collettiva) si esprime
attraverso simboli, e le religioni sono composte da sistemi simbolici i quali
esprimono la volontà sociale collettiva (per Durkheim l’elemento fondante delle
religioni è il “sacro”, come lo intendeva Comte). Durkheim fa come Freud e cerca la
forma originaria di religione scegliendo nell’ampio mercato a disposizione e
seleziona (come Freud) il totemismo, poiché l’animale totemico è il simbolo della
coesione sociale del gruppo, e per fare un esempio nell’800 si era soliti identificare
le nazioni con animali (es. Inghilterra=Leone/Russia=Orso/Francia=Gallo).

Durkheim tenta di dare una definizione di religione andando a sostenere che non
fosse “una relazione tra uomini e dei” (quest’ultima era una delle più quotate
definizioni di religioni), poiché in determinati credi religiosi non vi è il divino al
centro di tutto, per fare un esempio il buddismo aspira alla liberazione e salvezza
senza l’aiuto degli dei (sminuito il rapporto umano/divino). Il fondatore della
sociologia definisce la religione come “opposizione del sacro al profano”, due sfere
diverse della realtà dove il concetto di sacro rasenta la volontà sociale
precedentemente citata. La 1° definizione di religione di Durkheim è:” la religione è
un insieme di pratiche e credenze relative a cose sacre”. La 2° definizione di
religione di Durkheim è:” insieme di credenze e pratiche che riuniscono coloro che vi
aderiscono in un’unica comunità morale detta Chiesa”. La posizione del francese
ebbe successo per gran parte del XX secolo, ma nello stesso periodo sempre in
Francia Lucien Levy Bruhl iniziò a sostenere un’altra idea in merito alla religione.
Uno dei presupposti dell’antropologia classica è che i meccanismi mentali umani
siano universalmente uguali e che ogni mentalità religiosa sia riconducibile ad una
precisa logica, quest’ultima convinzione (della logica) non è accettata da Levy Bruhl il
quale sostiene che la mentalità primitiva sia guidata da meccanismi “pre-logici” o
“legge della partecipazione”, la mentalità logica funziona grazie alla distinzione
mentre quella pre-logica funziona per partecipazione, ovvero ogni elemento della
realtà ha dei legami con altri e Levy Bruhl vede la realtà come una rete che se
toccata in un punto reagisce in un altro punto (risonanza) anche se molto lontano,
una forza che fa da tramite e che lo studioso chiama “mistico”. La legge che basa la
mentalità pre-logica è detta di partecipazione mistica (es. modo di pensare dove le
relazioni non sono quelle apparenti); la teoria della mentalità pre logica ebbe molto
successo per capire concetti come magia e superstizioni ma comunque essa
rasentava delle imperfezioni. Dopo la morte di Levy Bruhl vennero pubblicati dei
suoi appunti nei quali si vedeva come nel corso del tempo egli avesse abbandonato
la sua teoria andando a sostenere che in realtà mentalità logica e pre logica
convivano ed è falso sostenere che una preceda l’altra.

Da Durkheim iniziano vari studi di sociologia delle religioni ed uno dei massimi
esponenti di questa disciplina lo divenne Marcel Mauss (nipote dello stesso
Durkheim) il quale si concentrò su diverse tematiche religiose come ad esempio il
sacrificioetimologicamente deriva dal latino “sacrum facere” ovvero “rendere
sacro”, nel mondo romano il sacrificio consiste nel prendere un oggetto e
nell’offrirlo alla divinità, questa offerta può essere cruenta (dal latino
“cruor”=sanguinario) o incruenta (nel mondo romano ci si priva di un bene e lo si
offre al divino); mentre nel mondo cristiano il concetto di sacrificio è ereditato dalla
concezione ebraica di tale rito (sacrificio agnelli al tempio di Gerusalemme) ma nella
tradizione cristiana questo rituale passa da reale ad avere una valenza metaforica, e
ciò avviene grazie al concetto di sacrificio di Cristo (ripetuto durante la messa in
maniera metaforica), il sacrificio consiste nell’offerta della propri anima a Dio
attraverso la rinuncia di qualsivoglia cosa in vista di un bene superiore. Dal 1600 il
concetto di sacrificio ha iniziato a perdere la propria valenza religiosa in favore di un
significato più laico (es. soldato che si sacrifica per la patria). Vi è poi un altro
sviluppo del sacrificio ma in campo semantico poiché continua a permanere la
rinuncia di qualcosa ma senza l’ambizione di qualcosa di superiore. Esistono varie
teorie in merito al sacrificio, alle sue origini e alle sue caratteristiche:

-La teoria del sacrificio più antica è quella di Tylor il quale ritenne che l’uomo nella
fase animistica donasse delle cose per lui importanti agli spiriti (questi influenzabili
positivamente attraverso doni), questo sacrificio è inteso come “do ut des” e quindi
esso è visto come un rapporto di scambio, poi vi è un’evoluzione (sempre secondo
Tylor) ed esso diventa omaggio ed infine diventa abnegazione o rinuncia; questa
teoria è stata molto criticata a causa della prospettiva di base evoluzionistica e
anche a causa del fatto che Tylor considerasse molto importante la proprietà degli
oggetti che venivano sacrificati o ceduti (egli non teneva conto del dono primiziale,
che ora analizzeremo)

-Wilhelm Schmidt teorizzò una forma di sacrificio detto primiziale che consiste nel
sacrificio delle primizie del raccolto agli dei al fine di ringraziarli per il raccolto
ottenuto grazie alla loro intercessione (sparita la visione del “do ut des” poiché gli
dei non hanno bisogno di nulla, essi hanno dato all’uomo ciò di cui aveva
bisognosacrificio diventa ringraziamento)

-Robertson-Smith vede invece il sacrificio come un’occasione di comunione volta a


rinsaldare la coesione sociale del gruppo di appartenenza (concetto del sacrificio
totemico).

Marcel Mauss scrisse un saggio verso la fine dell’800 con il collega ed amico Hubert
inerente alla struttura tipo del sacrificio, poiché essi criticarono molto coloro che si
concentrarono sulle origini del sacrificio e di quest’ultimo nella loro opera
descrivono alcune componenti quali :

(un contadino ebreo porta un agnello al tempio di Gerusalemme affinché lo


sacrifichino)

1-il sacrificante è quello che subisce gli effetti del sacrificiocontadino

2-chi pratica fisicamente il sacrificio è il sacrificatoresacerdoti

3-l’oggetto del sacrificio è ciò che si vuole ottenere attraverso il sacrificioil


contadino vuole ottenere la benevolenza di Dio

4-la vittima sacrificale è ciò che viene sacrificatoagnello

Il sacrificio per Hubert e Mauss è il passaggio dal mondo ordinario al mondo sacro
(riprendendo la concezione di sacro di Durkheim), il quale è una realtà pericolosa a
cui bisogna accedere periodicamente, ma come si fa ad accedere e ad uscire da tale
luogo senza lesionarsi? Si fa uso della vittima sacrificale la quale fa da mediatrice per
il sacrificatore (permettendogli di entrare ed uscire dalla zona sacra), questa
mediatrice/mediatore diventa essa/o stessa sacra/a.

Rituale di entrata/uscita dalla zona sacraleesempio nel contesto cristiano del


“nome del padre” . Mauss ed Hubert riprendono anche il concetto del Mana per
indicare il sacro poiché vedono quest’ultimo come dell’energia.

La teoria del sacrificio di Durkheim (scritta negli anni 20 del 900) parte dal paradosso
che gli dei pur non avendo bisogno di niente vengono continuamente fatti loro
sacrifici perché: società (entità superiore)si basa sugli individui che la
compongonoi quali devono rinunciare al soddisfacimento dei propri impulsi e
istinti per vivere in società e avere ordine e sicurezza

Dei(entità superiore)bisogno degli adoratoribisogno del


sacrificio come riconoscimento della loro esistenza.

Lezione 10° (12/3/19)


Il sacro è l’espressione, un simbolo della società. Il sacro è la società impostatizzata.
Se il sacro non è altro che l’espressione della società non è vero che il sacro non ha
bisogno degli uomini, anzi, gli dei hanno proprio bisogno del culto. Nella
Mesopotamia questo è chiaro perché le divinità vivevano grazie al culto che gli
uomini esercitavano su di loro.

Durkheim cerca di rispondere ancora ai problemi delle origini del sacrificio e non
adotta le teorie innovative di individuazione delle strutture del sacrificio come
fecero precedentemente Hubert - Mauss.

Mauss studiò anche il dono in un saggio del 1924, quest’ultimo è un concetto che
c’entra con il sacrificio. Egli sosteneva che il dono fosse un tema in origine parte
degli studi sulla storia dell’economia( al giorno d’oggi antropologia economica), la
tesi di questa disciplina si basava sul concetto che la forma più antica di scambio
economico consistesse dal baratto, poi alla vendita con scambio di denaro e in terzo
luogo altre forme economiche più sofisticate (fino al Bitcoin). Mauss ritenne che la
forma più antica di scambio economico non fosse il baratto ma il dono, innovando
così la tesi tradizionale. In particolare egli fece riferimento a forme di scambio
particolarmente arcaiche citandone essenzialmente due:

1-La prima si trova nella Melanesia, nelle isole Trobriand (oggetto di studio sul
campo di Malinowski), in queste isole si trova il tipo di scambio Kula che consiste
nello scambio di 2 tipi di oggetti: bracciali di conchiglie, che vengono scambiati da
ovest a est tra isole, e collane di madreperla, che vengono scambiati da est a ovest. I
viaggi tra isole comportano lo scambio di queste due entità, gli oggetti hanno un
nome e devono essere per forza scambiati e non conservati. Questo comporta tutta
una serie di spostamenti e interazioni che promuovono scambi di carattere sociale e
coesione tra popolazioni, si associano quindi motivi economici e scambi di tipo
familiare (trovare moglie tra gruppi di individui). Non sembra avere importanza
questo tipo di scambio ma è fondamentale per il mantenimento della società
Trobriandese. Mauss si chiede cosa fa da motore a questo scambio e si risponde con
il concetto di Hau, parola che viene dai Maori e indica qualche cosa come l’anima
degli oggetti che somiglia per certi versi alla nozione di mana. Questa nozione di
anima spiega il fatto che gli oggetti scambiati abbiano un’anima, non sono semplici
materiali inerti, ma hanno delle virtù intrinseche che se gli oggetti non vengono
scambiati è male. Questa anima dell’oggetto è permeabile per chi la scambia,
l’anima dell’Hau ha qualche cosa di chi lo regala (così come non si riciclano i regali
perché hanno qualcosa di una persona cara). Questa quindi è la prima forma di
scambio studiata da Mauss.
2-La seconda forma è il Potlach, nei nativi americani e canadesi, nel quale gruppi
opposti si ritrovano a consumare ricchezze in occasione di banchetti, questo non è
sufficiente alle volte e si arriva a distruggere dei beni. Lo scopo è quello di definire le
gerarchie sociali, queste si ridefiniscono durante il Potlach in base a chi è in grado di
sprecare più ricchezza. Sono forme relativamente strane ma che hanno riscontri
anche nelle nostre abitudini, come nei momenti di festa o nei matrimoni nei quali
alcune persone spendono più di quanto legittimamente potrebbero spendere per il
“fare bella figura”. Ci sono una serie di elementi che Mauss evidenzia. Il primo è
quello dell’obbligo di dare, il dono è un obbligo sociale che è imposto. Il secondo è
l’obbligo di ricevere, chi rifiuta il dono manifesta la paura di non essere in grado di
competere, sono quindi costretto ad accettarlo per mettere in movimento la logica
del ricambio, vorrebbe anche dire rifiutarsi svolgere una pratica socialmente
imposta e necessaria. Terzo è l’obbligo di ricambiare, donando qualcosa in più dal
30% al 100% in più a quanto ricevuto, il modo di dimostrare di avere una posizione
più alta è di donare di più. Il sociologi del “Collegio di Sociologia” hanno studiato
Mauss e hanno evidenziato il concetto di dépense come caratteristica fondamentale
delle religioni per quanto riguarda l’atto rituale. Le religioni non rispondono alla
logica dell’utile e del razionale e se ci limitassimo a queste logiche non capiremmo il
senso dei riti religiosi. La ragione ultima che fa sì che questi scambi abbiano luogo è
che c’è sempre una virtù, un’anima delle cose che interagisce con lo scambio.

Cosa c’entra questo con il sacrificio? Perché i rapporti non sono solo tra dei e uomini
ma anche tra uomini e cose e dei. Come si fa a creare questo rapporto reciproco tra
uomini e dei? Si fa attraverso il medium delle cose come precedentemente
analizzate.

Una critica importante è venuta da Lévi-Strauss che ha criticato l’utilizzo dell’Hau


nelle teorie di Mauss poichè secondo lui, non c’è bisogno di riconoscere l’Hau
(l’interesse della prospettiva di Mauss è quello di aver esplicitato la logica irrazionale
dietro lo scambio) e non serve introdurre necessariamente la concezione dell’anima
delle cose che rimanda alla tradizione antropologica superata dell’animismo, è
sufficiente comprendere dinamiche e meccanismi, non i contenuti, è un passo non
necessario. Sempre secondo Levy-Strauss è essenziale riconoscere l’importanza dei
rapporti di scambio per delineare le strutture sociali.
Come venne visto il sacrificio nella seconda metà del ‘900? La domanda che si
posero gli studiosi è se fosse possibile quindi trovare un concetto unico di sacrificio
che comprendesse ogni sacrificio esistente?

Una prima risposta è stata data dallo studioso italiano Angelo Brelich, il quale ha
sostenuto che l’errore delle teorie classiche è stato quello di unire ogni sacrificio
sotto un’unica forma ma secondo lui ci sono varie forme di sacrificio con
caratteristiche diverse = non sarebbe possibile unificare tutti i sacrifici sotto una sola
teoria.

Una seconda risposta viene da Valerio Valeri, il quale sosteneva che è possibile
nonostante tutto unire tutte le forme di sacrificio sotto un unico modello ma con un
concetto-definizione molto generico che consiste nel considerare sacrificio il fatto di
rimuovere un oggetto della sfera dell’uso umano distruggendolo (togliendo la vita)
allo scopo di ottenere benefici.

Come si pone al giorno d’oggi il concetto di sacrificio?

Non si cercano teorie omnicomprensive ma si tende a teorizzare caratteristiche


singole dei sacrifici, il primo aspetto che abbiamo analizzato è lo scambio sulla base
delle teorie di Mauss, poi vi sono:

-Secondo aspetto che viene oggi messo in evidenza è la violenza del sacrificio (la
rimozione dell’oggetto è spesso violenta) come l’uccisione dell’animale, in merito a
questo concetto esistono due teorie:

1-La prima teoria che spiega questo elemento di violenza è proposta da Walter
Burkert, il quale ha ritenuto che il sacrificio nasca dai rituali dei cacciatori del
paleolitico, il cacciatore è colui che vive uccidendo un animale, quindi l’uccidere
l’animale è un’azione che è fondamentale all’esistenza ma secondo Burkert esiste un
momento di disagio nella soppressione dell’animale, il cosiddetto “trauma
sacrificale”, a questo senso di disagio seguirebbe secondo lui la rinuncia di una parte
della caccia a favore degli dei per alleviare il disagio dell’uccisione. Una volta che la
civiltà evolverebbe ad agricoltura il “trauma sacrificale” resterebbe vivo tra gli
uomini, c’è anche lì una ritrosia nei confronti dell’uccisione.

La teoria venne aspramente criticata a causa di fattori quali:

a)(di carattere logico) nelle popolazioni di cacciatori l’offerta di animali avviene


soltanto dopo che è stata compiuta la caccia, dopo che la violenza è stato inferta
mentre sarebbe più ovvio, logicamente, che il sacrificio tamponasse il disagio prima
che esso si presenti.

b)(più premiante) per Burkert il passaggio del disagio da popolazioni cacciatrici e


popolazioni agricole è incontaminato, non muterebbe, mentre in realtà le evidenze
mostrano il contrario, è nel mondo agricolo che si alimenta una familiarità tra uomo
e animale rispetto al mondo cacciatore che ha necessità di un vero e proprio scarico
di disagio. Nel rito delle Bufonie, nel mondo romano, si uccide un bue e si cerca il
colpevole, che non viene trovato e pertanto la colpa viene affidata al coltello. Il rito
serve metaforicamente a risolvere il problema del disagio. Altro esempio, nel rituale
del sacrificio si spruzzava d’acqua la testa del bovino per fargli dire di sì con la testa
per dare l’impressione che lui approvasse il sacrificio inflitto su di lui. Questo
evidenzia che il disagio sacrificale è più presente nelle società cacciatrici.

2-La seconda teoria è sostenuta dal filosofo francese Réné Girard, dice che gli
uomini vivono in gruppo e all’interno di esso si stabilisce subito ciò che lui chiama il
desiderio mimetico, ossia la tendenza di imitare gli altri e volere ciò che vogliono gli
altri. Si attua così una forma di concorrenza, di rivalità che dà luogo alla violenza,
quindi la violenza è una conseguenza necessaria e naturale del vivere sociale. La
violenza tuttavia mette in crisi e in pericolo l’ordine. La società deve controllare
questa carica di violenza per preservare se stessa, però non può sopprimere la
violenza, le società quindi gestiscono la violenza canalizzandola su un gruppo
marginale il cosiddetto capro espiatorio. Il “giorno dell’espiazione” è un rito che
rappresenta questa tendenza, qui vengono presi due capri e tra questi due se ne
estrae a sorte uno, quest’ultimo viene sacrificato e si usa il suo sangue per purificare
il tempio, lavando in qualche modo i peccati commessi. Il sacerdote posa le mani sul
capro e viene effettuata una confessione dei peccati di Israele, il capro si fa quindi
portatore di tutti i peccati della comunità, a questo punto il capro viene lasciato nel
deserto oppure viene buttato giù da una rupe. Il capro espia i peccati di cui si è fatto
portatore morendo. Questa idea di usare un animale per farne il portatore dei
peccati si trova anche in altre religioni.

Il capro espiatorio scompare con il cristianesimo perché ne prende il ruolo Gesù,


quest’ultimo canalizza su di sé tutta la violenza della società rendendo inutile il
capro, egli appunto nella Bibbia viene chiamato “L’agnello di Dio che toglie i peccati
del mondo”.
-Terzo aspetto, è quello del consumo della carne sacrificale che si accompagna ad un
interesse fortissimo nei confronti dell’alimentazione con la sua portata simbolica, il
modo in cui “dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”, si insiste molto recentemente il
valore simbolico delle abitudini alimentari delle società, le abitudini quindi
preludono al sacrificio. Nell’antica Grecia, per esempio, ci si poteva cibarsi di animali
sacrificati, non c’è un macellaio che dispensava sempre carne. Perché? La differenza
tra le due pratiche è che una parte dell’animale sacrificato fosse donato agli dei,
bruciandolo (fumo consumato dagli dei) o donando le pelli ai sacerdoti che lo
rivendevano a favore del tempio. Il senso? E’ quello di istituire una forma di
commensalità tra uomini e dei, simbolicamente gli uomini mangerebbero insieme
agli dei, si mettono in contatto con gli dei. La controprova è che c’erano degli animali
che venivano integralmente donati agli dei, come l’olocausto olo=integrale,
causto=bruciare.

Viene anche confermata dal fatto che in Grecia gli uomini gli dei e gli animali erano
divisi e non comunicanti. Il sacrificio servirebbe quindi a confermare questa
distinzione= gli animali mangiano carne cruda o vegetali, gli uomini mangiano carne
cotta e gli dei non mangiano ma ricevono i fumi della carne. Quindi, questo ordine
cosmico viene confermato da questi codici ci consumo alimentare.

-Quarto aspetto del sacrificio studiato oggi è quello che concerne le componenti
psicologiche del sacrificio, le quali possono essere esplicate attraverso il mito di
Policrate personaggio storico tiranno di Samo, collegato ad una leggenda.
Policrate era un personaggio fortunatissimo, aveva accumulato una quantità
enorme di ricchezze più ne accumulava più ne arrivavano. Aveva come amico un
faraone egiziano che gli riferisce che tutta questa ricchezza avrebbe potuto attrarre
l’adirazione degli dei e quindi avrebbe dovuto compensare queste ricchezze con un
sacrificio, quindi, prende un anello preziosissimo e lo getta nel mare. A questo punto
l’anello viene mangiato da un pesce enorme, che viene pescato e donato a Policrate
che ritrova l’anello. A questo punto il faraone si spaventa e scioglie l’alleanza con lui
e in seguito ad una guerra il re fortunato viene sconfitto. Qualche psicologo crea
l’idea del complesso di Policrate, idea che serve a evidenziare che il sacrificio serve a
rimettere le cose in ordine, riconoscere che noi dobbiamo essere umili davanti agli
dei e quindi dobbiamo compensare la nostra fortuna al fine di non incorrere nella
loro rabbia o nella sfortuna.

Lezione 11° (13/3/19)


La sociologia della religione si diffuse molto non solo in Francia ma anche in
Germania, nell’area culturale francese vi era interesse per problemi teorici generali
e concezione collettiva generale della religiosità mentre in area culturale tedesca
invece si insiste sul primato del singolo individuo nelle religioni. Nell’area tedesca vi
sono dei padri fondatori della disciplina di sociologia delle religioni che sono Marx
ed Engels (ovvero i padri del Marxismo); Marx si concentrò principalmente su tre
funzioni che egli attribuiva alle religioni:

1- Funzione consolatoria della religione, ovvero per mantenere lo sfruttamento


della classe operaia quest’ultima mantiene l’illusione di una giustizia e premio
nell’aldilà (religionioppio dei popoli)
2- Funzione di pulizia di coscienza degli sfruttatori, quest’ultimi si sentono
caritatevoli nel fare l’elemosina
3- Funzione giustificazionista dell’ordine sociale facendo credere che esso sia
voluto da Dio

Marx ed Engels si interessano limitatamente alla questione religiosa, più che


altro usano quest’ultima per un raffronto con le teorie marxiste.

Marx ritiene che la religione non sia autonoma (ovvero non è fine a se stessa) ma
anzi è un pretesto od un prodotto secondario dell’ordine sociale ed economico
vigente. Questo concetto si sviluppò in seguito al delineamento del concetto di
“struttura”(società ed economia) e “sovrastruttura”(religione), i dati
sovrastrutturali sono una derivazione dei dati strutturali.

StrutturaSovrastruttura/società-economiareligione

A questa prospettiva si affianca quella di Engels, il quale osserva i dati storici e


con interesse guarda al Cristianesimo primitivo (delle origini), ovvero quello
descritto nei vangeli e negli atti degli apostoli, nella società cristiana primitiva
mostrata in queste opere vi è comunismo dei beni in contraddizione con il
capitalismo ottocentesco. Questo Cristianesimo è formato ed è nato per mano di
proletari, è sovversivo ed escatologico; esso vedeva la società del tempo come
provvisoria in vista di una prossima fine dei tempi che porterà alla nascita di una
società giusta. Questi tratti originari del Cristianesimo vengono meno con la
venuta di Costantino il quale rende la neonata religione come religione degli
imperatori(istituzionalizzazione della religione fa si che se ne servano i potenti
per raggiunger i loro fini), costoro la useranno per giustificare il loro potere;
secondo Engel il Cristianesimo ora divenuto conservatore mantiene ancora
caratteri rivoluzionari e li si possono notare dalla nascita delle varie sette eretiche
medievali in Europa (come i catari e i dolciniani) e dalla riforma protestante
(anche se quest’ultima era considerata di origine borghese da Engel).

Il rappresentante della sociologia di area tedesca è Max Weber (1864-1920), egli


si occupa di singoli aspetti delle religioni da cui derivò 3 concezioni principali
(ancora attuali):

1- Carisma, prima di Weber questo termine era usato soprattutto in ambiente


religioso poiché presente nelle lettere di Paolo dove viene spiegato che la
suddetta parola deriva dal greco “Charis” e significa “grazia di Dio”; il
significato religioso del termine è “capacità che Dio ci ha affidato al fine che
venga usata bene e coltivata (riprendere la storia dei “talenti e tre figli”)
mentre lo studioso tedesco gli affida il significato ancora in uso oggi ovvero
“insieme di capacità e talenti (quasi miracolistiche) socialmente riconosciuti
da attribuire e tipici di grandi personaggi storici sia positivi che negativi. Il
carisma può venire meno e diventare fragile quando diventa istituzione;
Weber identifica vari tipi di carisma.
2- Ideal-tipo o tipo ideale, concetto puramente strumentale che permette la
costruzione di realtà storiche e realtà sociali, ciò si basa su osservazioni
empiriche, esso è molto provvisorio e vive finché possiede un valore
euristico. Il concetto di ideal-tipo permette a Weber di studiare il capitalismo
e l’artigianato (quest’ultimo è esso stesso un ideal-tipo).
3- Etica economica delle religioni, secondo Weber la religione è strettamente
connessa all’economia, sono le credenze e le dottrine religiose che causano
conseguenze di carattere economico, egli applica questa teoria al tema del
capitalismo e dell’induismo. L’induismo (insieme di credenze praticate in India) è
una parola nata in età moderna in ambito islamico poiché sono i turchi
musulmani che chiamano “Hindù” gli indiani non islamici (che non si
convertono), quando gli inglesi colonizzano la penisola indiana chiamano (per
mancanze lessicali) Hinduismo le religioni nate su suolo indiano e questo termine
da allora fino ai tempi moderni è stato recepito e acquisito dagli indiani; Max
Weber si concentra su questo concetto per la divisione in caste tipica della
società indiana e questa divisione chiusa è giustificata religiosamente. All’alba dei
tempi vi era “Purusa” un uomo primordiale o antropocosmo, ovvero un essere
primordiale dal cui sacrificio deriva la divisione castale chiusa indianaegli venne
sacrificato e smembrato, dalla bocca derivarono i bramani, dalle braccia
derivarono i nobili e i guerrieri, dalle cosce derivarono mercanti ed artigiani, dai
piedi derivarono i servitori. Fuori da queste caste vi sono gli intoccabili.
L’economia indiana è immobile a causa della chiusura castale che inibisce la
mobilità sociale, a causa del principio della reincarnazione indiana è giustificata
questa condizioneogni uomo aspira alla morte di reincarnarsi in un uomo di
una classe superiore ma ciò avviene solo se si avrà una vita retta e giusta (si esce
da sto ciclo del cazzo solo reincarnandosi nell’apice delle classi sociali ovvero i
Bramani e morendo dopo una retta vita in questa condizione, alla morte
smetterò di reincarnarmi e raggiungerò il Nirvana). Il Capitalismo è un
meccanismo sociale che con denaro produce denaro, l’origine di ciò secondo
Weber è da ricercarsi tra 1500 e 1600 in ambiente europeo protestante calvinista
poiché in quest’ultima dottrina vi sono concetti religiosi che portano all’ideale
capitalista come la “predestinazione”, ovvero la credenza che salvezza o
dannazione siano già stati decisi per ogni uomo da Dio, ma egli benedice coloro
che sono destinati a salvarsi e si può notare questa benedizione dal successo
economico che ogni uomo potrà avere, e si è stimola ti a perseguire perciò
questa strada. Si può percorrere questa via attraverso l’ascetismo intra-mondano
(rinuncia del superfluo vivendo all’interno della società, a differenza
dell’ascetismo extra-mondano a cui i monaci cattolici si dedicavano e che
risultava molto più semplice vivendo fuori dalla società) che comportava la
rinuncia al superfluo e al reinvestimento di ciò che si aveva risparmiato, al fine di
tentare il successo economico e vedere se Dio aveva concesso la propria
benevolenza (e in modo così da notare anche se si era salvi o meno). Questo
ascetismo intra-mondano porta al disincanto del mondo poiché ogni cosa vissuta
e vista attraverso l’esperienza sensibile viene vista in maniera utilitaria (e si cerca
da essa il modo di ottenere denaro), il concetto del disincanto del mondo è un
antenato della secolarizzazione (ovvero la perdita del sacro e dell’importanza
della religione). Weber era però speranzoso sul fatto che ci sarebbe poi stato un
reincanto del mondo (credeva che il disincanto del mondo fosse qualcosa di
passeggero) ma poi il capitalismo si staccherà dalle sue radici religiose e finirà per
riprodurre se stesso.

Lezione 12° (18/3/19)


L’ideal-tipo introdotto da Weber è uno strumento che permette di definire realtà
empiriche, egli lo utilizzò per definire varie situazioni esperienziali (es. capitalismo,
artigianato). Max Troeltsch (sociologo delle religioni di area tedesca) sviluppò vari
ideal-tipi per la disciplina di storia delle religioni:

-“Chiesa”, è un’istituzione (questo ideal-tipo venne ispirato allo studioso tedesco dal
concetto delle “Chiese Storiche”) che possiede tre caratteristiche fondanti quali1)
si appartiene per nascita poiché si nasce in un gruppo con una determinata
direzione religiosa/2) essa compie un compromesso con una società poiché con
quest’ultima negozia i suoi spazi/3)essa deve convertire più individui possibili
poiché solo in questo modo può ampliarsi

-“Setta”, è un’istituzione che si stacca dalla Chiesa, vi si aderisce per scelta e si


oppone alla società in cui vive

-“Mistica”, (solitamente è un termine molto usato dalla storia delle religioni, è un


atteggiamento religioso che mira ad una comunione con la divinità) per Troeltsch
essa è l’interiorizzazione delle regole religiose per un possesso più intimo e
personale che prevale sulle pratiche e sui riti.

Troeltsch applica i suoi idel-tipi sopraelencati ad esempi dei suoi tempi:

-“Chiesa”, chiesa protestante (e calvinista) e cattolica che rasentano le


caratteristiche soprariportate dello stesso ideal-tipo

-“Setta”, protestantesimo di Lutero (delle origini) a cui un gruppo di eletti vi aderì


all’inizio per opporsi alla società vigente all’epoca, ma man mano che viene meno
questo sentimento di opposizione all’ordine vigente la neo religione di origine
settaria si istituzionalizza, trasformazione settachiesa (stesso problema che si
verifica nella questione del carisma per Weber)

-“Mistica”, esemplificato come concetto con il protestantesimo dell’epoca di


Troeltsche (inizio novecento) dove non si badava all’apparato liturgico ma alla
concezione interiore della fede (ognuno vive diversamente la fede)

All’inizio del novecento approdano nel campo di storia delle religioni due nuove
teorie basate sull’importanza dell’irrazionale che mandano in crisi le concezioni
positiviste che avevano permeato tutto il ottocento.

La prima nuova prospettiva che inizia a calcare le scene è quella di Rudolf Otto il
quale è l’autore del libro del 1917 “il sacro” dove viene analizzata la figura del sacro
non sulla base della visione sociologica francese (punto di vista di Durkheim) ma
seguendo il romanticismo tedesco (le cose della natura sono manifestazioni di sacro
e divino) e seguendo la tradizione indiana. Egli era un grande esperto di India antica
e di Induismo, ed è proprio attraverso questi studi che egli scova il concetto del
“Brahaman” ovvero energia spirituale intangibile che permea l’universo, il
Brahaman è una realtà spirituale che va oltre gli stessi dei e li permea allo stesso
tempo. Un terzo sentiero percorso da Otto per arrivare al concetto di “sacro” è
attraverso il concetto di “Mistica” di Troeltsche (Otto vede il concetto di “Mistica”
come un approccio esperienziale e personale al divino) che è un’esperienza
spirituale individuale ed intima senza la necessità di mediazione alcuna che
permette all’essere umano un immediato contatto con la divinità (questo processo
di Mistica si ripete in maniera analoga in tutte le religioni). Nel libro sul sacro Otto
definisce quest’ultimo sostenendo che esso sia “totalmente altro” (o “totale
alterità”) ovvero una realtà inconoscibile all’essere umano sia per esperienza fisica
che esperienza intellettuale. Per Otto non ci si può avvicinare al concetto di sacro
neanche con l’esercizio della ragione, per il tedesco il “Sacro” è inoggetivabile
ovvero non può essere oggetto dei nostri pensieri. Il sacro è anche misterioso e Otto
per definirlo inventa un nuovo vocabolo ovvero “numinoso” (dal latino “numi” che
significa dei), per parlare del “Sacro” ogni uomo deve parlare della sua “esperienza
religiosa” la quale possiede tre caratteristiche:

1-“Mysterium Fascinans” lato affascinante dell’esperienza religiosa, per ogni


religione il proprio dio è amore, che ama e viene amato dai fedeli

2-“Mysterium Tremendum”lato oscuro del Sacro, qualcosa di cattivo e pauroso


che rende intoccabile ogni dio

3-“Augustum”realtà solenne del “Sacro”, il termine deriva dal latino e significa “è


degno di lode”, ci si inchina e si venera un dio né cattivo né buono ma solamente
solenne.

Queste tre caratteristiche per Otto derivano dall’esperienza del Sacro che abbiamo
ma non dal Sacro stesso, i mediatori tra la realtà sensibile e la realtà sacrale sono i
simboli o gli “ideogrammi”. In questa opinione a differenza di Durkheim non sono
presenti elementi inerenti alla collettività e alla sociologia.

La seconda prospettiva basata sull’irrazionale che emerge in questo periodo è quella


di Wilhelm Dilthey, (il positivismo ha come dogma la conoscenza di ogni cosa sia
raggiungibile applicando il modello delle scienze naturali, la sociologia nasce nel
tentativo di applicare le scienze naturali alle scienze umane) il quale spezza il
modello scientifico del positivismo sostenendo che esistono due tipi di scienze
ovvero:

-“scienze della natura” che aspirano a conoscere il loro oggetto, conoscenza esterna
all’osservatore ed oggettiva che mira a determinare i rapporti causa-effetto di eventi
(il termine utilizzato dallo studioso è “Eklaren “ che significa chiarire, esplicitare,
capire le cause di un evento dall’interno; la parola tedesca contiene al suo interno la
radice della parola “chiaro”)

-“scienze dello spirito” che mirano a comprendere il nostro io interno (il termine
usato è “Versteben” ovvero comprendere, quest’ultimo verbo significa “prendere
con noi”), si comprende qualcosa quando la si rivive e ne si fa di conseguenza
esperienza. Erlebenrivivere, per esempio non si può comprendere cosa sia e cosa
comporta la preghiera finchè non ne si fa esperienza.

Erlebnisnon si può parlare di un’esperienza altrui se non la proviamo


anche noi, per esempio un astemio non potrà mai parlare del lavoro
dell’assaggiatore di vini proprio perché il primo evita l’esperienza del secondo.

Sulla base delle teorie precedentemente citate si impongono dopo la prima guerra
mondiale nuove idee di interpretazione religiosa, nascono principalmente tre scuole
di pensiero che sono quella fenomenologica, storicista e strutturalista.

La scuola fenomenologica è la fenomenologia della religione, (definizione generica


di fenomenologia della religione) cioè ogni tipo di studio nelle religioni che procede
classificando. Questa scuola ha una sorta di padre fondatore (definizione specifica di
fenomenologia della religione) ovvero Rudolf Otto il quale ha trasposto in questa
linea di pensiero la varietà dell’esperienza e della concezione del sacro e
l’importanza dei simboli; un altro importante padre di questa scuola è Wilhelm
Dilthey insieme all’olandese Gerardo van der Lieuw il quale scrisse il libro
“fenomenologia della religione”. Un altro importante elemento di questa scuola di
pensiero è lo studioso rumeno Mircea Eliade (1907-1986), egli è nato in Romania ma
ha vissuto molto in India (dove è entrato molto in sintonia con la filosofia del luogo)
e si è avvicinato in gioventù a correnti di destra rumene, dopo la fine della seconda
guerra mondiale visse in Francia per molto tempo (dove pubblicherà molte sue
opere) e nel 1950 iniziò ad insegnare a Chicago. Le sue opere più famose sono
“Storia della Religione” e “Mito dell’eterno Ritorno” entrambe pubblicate nel 1949.
Egli sostiene che l’oggetto delle religioni siano principalmente le “ierofanie” che
significa sacro (da Hieros) e “manifestare” (da Fania), le religioni secondo Eliade
sono fatte di “manifestazioni del sacro” ma quest’ultimo (“sacro”) è inteso dallo
studioso rumeno come lo intende Otto (con l’aggiunta di qualche sfumatura di
Durkheim), il sacro si manifesta nei simboli e questi sono essi stessi le ierofanie.
Attraverso i simboli nella realtà sensibile ci si avvicina ad un’altra realtà, essi
(simboli) manifestano il sacro ma allo stesso tempo lo tengono nascostosvelano
ciò che continua a rimanere velato. Lo scopo dello studioso di religioni è di
interpretare i simboli delle varie religioni paragonandoli tra loro e cercando cosa
possono avere in comune, e si tenta di cercare un significato generale ed universale
dietro quei simboli, questo metodo Eliade lo chiamerà “Ermeneutica Generale”.
Ermeneutica è sinonimo di interpretazione, e quest’ultima (interpretazione)
secondo Eliade non è mai finita poiché possono venire fuori continuamente nuovi
significati di uno stesso simbolo. Un altro concetto studiato da Eliade è quello di
“Homo Religiosus”, ovvero nell’uomo esiste una tensione religiosa fondamentale
poiché la religione non è una fase dello sviluppo della coscienza umanal’uomo è
strutturalmente religioso, esso è imperfetto e tenta di completarsi perciò aspira a
qualcosa che lo completi ovvero la religione e questa concezione significa che non
esistono perfetti atei poiché tutti aspiriamo a completarci e perfezionarci, non farlo
significherebbe andare contro la natura umana. Il concetto di archetipo di Jung
ritorna in Eliade (il quale etimologicamente lo mantiene uguale a Jung) che sostiene
che gli Archetipi sono strutture simboliche comuni agli esseri umani (es.”albero
sacro” comune a molte civiltà come i Maya, i norreni e i mesopotamici).

Lezione 13° (19/3/19)


Come leggere il libro di Spineto

Lezione 14° (20/3/19)


La prima tematica trattata da Eliade è quella della “Metafisica Arcaica”, ovvero
secondo lo studioso romeno esistono alcune civiltà arcaiche (tutte le civiltà senza
scrittura e alcune con scrittura) hanno elementi in comune come appunto
l’argomento sopracitato (metafisica arcaica). La metafisica è un concetto filosofico
che Eliade considera come concezione del mondo e dell’Essere (essa è chiamata
arcaica in riferimento alle suddette civiltà); essa è caratterizzata da due elementi:
1- La concezione della natura come un insieme di simboli (ovvero oggetti della
natura che assumono carattere simbolico e diventano ierofanie), per fare un
esempio l’acqua è un elemento valorizzato in campo sacrale da molte civiltà
arcaiche dotate di comuni simbolismiacqua è purificazioneè somma
universale della virtualità, ovvero secondo alcune cosmologie ebraiche (“Dio
aleggia sulle acque) ed indiane un’acqua primordiale ha creato l’universo
poiché essa indica una realtà pre-formale (essa indica una realtà precedente
alle forme, precedente a come sono nella nostra realtà ordinaria), mito del
diluvio diffuso in molte società dove l’acqua purifica e permette alla realtà di
rinnovarsi. Il simbolismo legato alla terra che quasi universalmente è legata a
simbologia femminile (fertilitàmadre terra) mentre la luna sempre è indicata
come femminile a causa dei cicli di rivoluzione a cui è sottoposta che fanno un
parallelismo con il ciclo mestruale femminile (una volta al mese come il ciclo
lunare). La montagna sacra è un simbolismo inerente a come è strutturato
l’universo e mette in collegamento ascensionale cielo e terra (credenza arcaica
dell’universo diviso in più piani). L’albero sacro simboleggia o fecondità o
fertilità (per i sempreverde) o collegamento ascensionale tra mondo
sotterraneo, mondo terreno e cielo. L’uomo della metafisica arcaica vive in un
mondo fatto di simboli (ovvero realtà naturali che non significano solo ciò che
rappresentano, per fare un esempio un albero sacronon è solo un albero) e
questo vale per la strutturazione dello spazio anche perché secondo Eliade la
primitiva società umana tenta di organizzare lo spazio che lo circonda o
stabilendo un orientamento con la distinzione dei quattro punti cardinali
oppure trovando un centro in modo da creare distinzione spaziale attraverso la
sacralizzazione (stabilendo cosa è sacro e cosa no), come succede secondo
Eliade per le popolazioni sedentarie della Mesopotamia dove vi era la
concezione delle città-stato come città-tempio (il centro della città è costituito
dal tempio il quale può essere situato o su una altura o avere forma piramidale
riferimento al simbolismo arcaico del collegamento cielo-terra).
Diversamente per le popolazioni nomadi nella costruzione spaziale è più
difficile l’attribuzione di sacro, Eliade rileva negli “Achilpa” (popolazione
nomade australiana) la mobilità e temporaneità del luogo sacro dato dal fatto
che esso (sacralità di un luogo) è dato da un “palo sacro” (riferimento
simbolismo arcaico “albero sacro”avvicinamento cielo-terra) che l’intero
gruppo trasporta da un luogo all’altro, e quando vi è l’insediamento in nuovo
territorio da parte del gruppo il palo viene piantato al centro
dell’accampamento conferendo così sacralità alla loro temporanea casa ma
allo stesso tempo dando loro un sistema per orientarsi, naturalmente il palo è
soggetto a deterioramento e quando si rovina definitivamente non viene
sostituito ed il gruppo sociale si disgrega (questa separazione del gruppo
potrebbe essere anche dovuta ad un fattore di sovrappopolazione).
2- Stabilire una particolare concezione del tempo, come ad esempio il tempo
ciclico tipico delle società arcaiche ed in questa visione ogni evento o simile
non viene considerato mai completamente nuovo (se viene attuato per la
prima volta) ma anzi viene ritenuto una ripetizione di qualcosa che già è
avvenuto. Esistono due distinte dell’idea del tempo ciclico ovvero:
a) gli eventi si ripetono sempre uguali

b) il tempo è diviso a cicli (ripetizione uguale della divisione temporale ma non


ripetizione uguale degli eventi che si svolgono in questi cicli temporali) e quando un
ciclo si esaurisce ne inizia un altro, questa idea è diffusa nella religione induista.

Il tempo mitico è un’altra visione del tempo ciclico, per fare un esempio se io
coltivo la terra non sono innovatore perché non faccio qualcosa di nuovo ma in
realtà ripeto ciò che hanno fatto i miei antenati prima di me, il primo che ha
coltivato la terra è stato un mio antenato mitico originario in un tempo delle origini
oppure è stato un eroe innovatore e civilizzatore che in tempi mitici è stato istruito
dagli dei su determinati argomenti e ora deve insegnare ciò che ha imparato con le
divinità agli esseri umani. Il tempo in cui si svolge il mito è qualitativamente diverso
rispetto al nostro tempo storico, questo tempo originario è detto “illud tempus” che
per dire qualcosa è successo in quel periodo si dice è successo in “illo tempore” ,
quest’ultimo è il tempo delle origini dove sono iniziate tutte quelle azioni che
ripetiamo nel tempo storico nostro. La verità è al di fuori della dimensione
cronologica (tutto ciò che ha valore ed è degno di essere ricordato è situato nel
tempo mitico non storico), questa dinamica delle società arcaiche si spezza a causa
dell’avvento dell’Ebraismo e del Cristianesimo. L’ebraismo è la prima civiltà che
valorizza la storia attraverso la Bibbia che racconta la storia del popolo d’Israele e
Dio interviene nella storiaesso fa un patto con il suo popolo, questi adoreranno il
suo culto monoteista e rispetteranno i suoi comandamenti ed in cambio Egli li
proteggerà (ritenendoli un popolo eletto)e se il suo popolo rispetterà o meno i
patti Egli li favorirà o sfavorirà dal punto di vista sociale, economico e politicoDio
interviene nella storia e la valorizza. Questa valorizzazione storica è portata avanti
dal Cristianesimo nel quale Dio si fa uomo con Gesù e quest’ultimo è
contestualizzato con data di nascita e morte ed agisce nell’ambito culturale del suo
tempo, ed Eliade sostiene che la storia una volta valorizzata dall’intervento divino
riesca a diventare autonoma e riesce a staccarsi dall’influenza religiosa.

Questa concezione temporale ebbe successo ma fu anche soggetta ad un mucchio di


critiche:

1) Secondo Sabbatucci non è stato l’Ebraismo ad introdurre la valorizzazione


della storia nella cultura occidentale ma anzi sono stati gli Antichi Egizi in quali
volevano rispondere ai problemi di successione dei faraoni e per far ciò
introducono l’elemento dinastico ed è solo menzionando la dinastia che si
scandisce il divenire storico della società egizia, secondo lo studioso italiano
gli ebrei vennero ispirati dagli egiziani a causa dei contatti che ebbero con
loro.
2) Secondo alcuni studiosi le società arcaiche sono tutte quelle non legate ad un
monotesimo (Zoroastrismo, Islamismo, Ebraismo ecc.) ma se si crea questo
minestrone di civiltà allora si ottengono dei risultati storicamente non valodi
(guarda gli appunti di Lollo).

Una seconda tematica (leggi la digressione sullo sciamanismo al fondo della


lezione) trattata da Eliade è quella inerente allo Sciamanismo, di quest’ultimo egli
ha scritto un libro nel 1951 che è stato innovatore poiché prima le teorie
sciamaniche erano trattate dalla psichiatria la quale considera la “nevrosi artica”
una trasformazione culturale dello sciamanismo. Secondo Eliade lo sciamanismo
è la prima forma religione (ed elemento centrale della religiosità arcaica) e su
questo culto (sciamanico) egli ha distinto delle forme di rito di iniziazione:

1) “quest” è lo stesso iniziato che si sottopone volontariamente alle prove al fine


di conseguire nuove abilità
2) “call” è l’iniziazione a cui non ci si può sottrarre, vocazione

Secondo Eliade l’iniziazione sciamanica è di tipo “call” poiché lo sciamano non si


sottoporrebbe a prove così orribili

Una terza tematica che Eliade introdusse è quello dell’iniziazione, quest’ultimo


argomento è stato trattato per la prima volta dallo antropologo olandese Van
Gennepp nella sua famosa opera “riti di passaggio” (spesso questi vengono usati
come sinonimi dei riti d’iniziazione e viceversa) e questi sono dei riti che segnano
gruppo sociale, questi riti sono divisi in tre momenti:
1)separazione, i membri di una società accomunati da una specifica motivazione
vengono separati dal proprio gruppo sociale

2)margine, affrontare prove (cruente e sanguinarie) per effettuare il vero e


proprio passaggio dallo status precedente a quello successivo

3)aggregazione, ritorno in società con uno status diverso e riconosciuto dal


proprio gruppo

Questa divisione è stata definitivamente accettata al giorno d’oggi, ma vennero


fatte delle critiche da parte di Turner inerente alla terminologia usata (egli usò
per esempio preliminari/liminari/postliminari dove liminare deriva dal latino
“limen” che significa confine) e altre critiche vennero mosse per quanto
riguardava la divisione tripartita dell’avvenimento che alcuni studiosi
consideravano troppo esemplificativa.

Eliade di questi riti si interessò particolarmente alla fase di margine nella quale
secondo lui avveniva una morte simbolica dello status precedente dell’individuo
ed una rinascita in un nuovo status.

DIGRESSIONE SULLO SCIAMANISMO: lo sciamanismo è un concetto che ha che


fare con la figura dello sciamano (il quale significa “colui che sa”), il punto di
origine di questa dottrina è l’Asia centrale e la Siberia e da questi due luoghi esso
si è diffuso verso oriente (Corea e Giappone) e verso occidente (Lapponia) ed ha
influenzato il buddismo e l’islamismo. Esso è diventato un concetto chiave
universale, lo si studia dal punto di vista storico e dal punto di vista
dell’applicabilità ad altri ambiti. Il fenomeno dello sciamanismo riguarda un
contesto culturale in cui vigono due caratteristiche:

1)continuità in natura di uomini ed animali, che si concretizza nella supposta


capacità dello sciamano di trasmutare in animale

2)vi è l’idea di una natura animata da qualcosa di spirituale e il mondo dove


viviamo come popolato da più spiriti e più anime (il singolo è visto come
composto da più anime), lo sciamano può mettersi in contatto e maneggiare
queste anime e spiriti, questa capacità gli è conferita dallo spirito “Adiutore”
(spirito di aiuto) di origine animale che lo sciamano possiede, egli (sciamano) può
esercitare vari ruoli all’interno della società come quello di guaritore che va a
cercare nel malato quale anima del paziente sta male o si è staccata dallo stesso
malato (in questo caso lo sciamano la va a cercare staccando la sua anima dal
corpo). Egli può interagire con queste anime, può praticare divinazione
prevedendo il futuro o conoscendo fatti sconosciuti alle persone comuni (ciò gli
viene riferito dagli spiriti), egli può anche avere ruolo di psicopompo ovvero fare
da tramite tra aldilà e aldiqua oppure accompagnare anime nell’oltretomba, e
può avere funzione sacerdotale e può espletare tutte queste funzioni attraverso
la trance sciamanica ovvero il distacco volontario e controllato della propria
anima dal corpo e quest’ultima azione è permessa grazie a strumenti quali la
musica molto ritmata o la consumazione di sostanze psicotrope. Egli può
compiere queste azioni grazie a ciò che ha imparato durante la sua iniziazione la
quale può essere stata molto violenta ed impegnativa.

Lezione 15° (25/3/19)


Un’altra tematica trattata da Eliade è quella inerente al “sacrificio di fondazione”,
per spiegarlo bisogna prima conoscere il mito di “Mastro Manole” (il mastro era un
impiego in passato che mischiava impresario edile, muratore ed architetto) il quale è
un motivo molto presente nel folklore dei Balcani in diverse forme. Mastro Manole è
un capo mastro impegnato nella costruzione di una cattedrale (esistente che si trova
al giorno d’oggi nell’attuale Romania) che durante ogni notte crolla, così Manole ha
un sogno dove gli viene garantito da Dio che la struttura rimarrà solida solo se il
giorno dopo egli murerà viva nella stessa costruzione la prima persona che
incontrerà, l’unico problema è che ogni giorno gli si presenta sempre per prima al
mastro costruttore sua moglie incinta, ma lo sventurato vuole evitare di sacrificare
lei così implora Dio che tenta di ritardare l’arrivo della consorte del poveraccio, solo
che quest’ultima supera ogni ostacolo divino e arriva come ogni giorno per prima,
quel giorno per lei sarà l’ultimo dato che appena vista Manole la murerà viva e la
cattedrale fino ai giorni nostri ha solidità. Questi particolari tipi di miti sono presenti
in molte altre zone in forma similare, Eliade interpreta questo racconto
abbandonando ogni possibile tema folkloristico e dedicandosi ad un argomento più
ampio che è “il sacrificio di fondazione”, ovvero per garantire la durabilità di
qualsivoglia cosa è necessario rinunciare a qualcosa di molto importante, il sacrificio
di questo tipo nel mito soprariportato serve a conferire un’anima alla cattedrale (la
quale essendone sprovvista prima continuava a crollare) togliendola alla consorte
(giovane e piena di potenzialità) dello sventurato, e più a quest’ultimo costerà il
sacrificio (più è caro per lui il sacrificato) più sarà duratura la cattedrale. Per fondare,
per dare solidità a qualcosa sia dal cosmo che dalla cattedrale si ha bisogno del
sacrificio di fondazione, il quale possiede una caratteristica qualitativa diversa
rispetto agli altri perché esso è a livello cosmico, è un soggetto del mito mentre gli
altri sacrifici sono solo degli eventi a carattere rituale.

La scuola storicista (citata nella lezione 12°) si sviluppa principalmente in Italia, il


fondatore della scuola storicista nella penisola italiana è il fondatore nel medesimo
luogo della disciplina di Storia delle Religioni ovvero Raffaele Pettazzoni(1883-1959).
La scuola fenomenologica si basava sulla manifestazione del sacro attraverso i
fenomeni religiosi (fenomeno deriva dal greco e significa “qualcosa che si
manifesta”); la scuola storicista considera importanti i fatti religiosi (fatto deriva dal
latino “factum” che è participio passato di “facere” che significa fare ) ovvero azioni
compiute dall’uomo, le prospettive storiciste appunto valorizzano quest’ultimo
come costruttore di religioni. Lo storicista studia i fatti religiosi studiandoli su due
linee di considerazione ovvero:

-linea causa-effetto

-linea della società in cui un fatto si pone

Lo storicismo ha l’idea dell’autonomia del fatto religioso il quale possiede peculiarità


diverse rispetto ad altri fatti. Pettazzoni trattò di due altri grandi temi inerenti a
storia delle religioni :

1)critiche al monoteismo primordiale (tesi nascita monoteistica per uomo


rivoluzionario) riportate nelle prime lezioni

2)il tema del mito, di quest’ultimo lo studioso italiano introduce la questione della
sua veridicità e per far ciò si riferisce ad un paio di miti di Pownee (nativi americani)
di lingua caddo, questa popolazione racconta una storia (usata dallo stesso
Pettazzoni come metafora per distinguere cosa è mito e cosa no): vi è un coyote che
sfida un personaggio di valore sacrale nella società Pownee a chi racconta più storie,
il vincitore della competizione è il coyote (personaggio ingannatore nella mitologia
Pownee) poiché esso racconta molte falsità in contrapposizione all’unica verità
professata dall’avversario (verità singola, falsità molteplice), i miti sono le storie vere
raccontate da quest’ultimo. I miti per Pettazzoni non possono essere raccontati da
tutti e sempre (sono le caratteristiche formali del mito che fanno si che solo alcuni
possano raccontare dei miti e durante un momento preciso), ci devono essere delle
norme; i miti sono storie vere che raccontano l’origine della società. Stabiliti cosa
sono i miti questi risultano veri se sono ritenuti tali dalla società che li narra, il
criterio di veridicità del mito comporta conseguenze per esempio possono esserci
popolazioni che non credono in un determinato mito e lo considereranno falso,
popolazioni che credono in un determinato mito ma poi smettono di credervi e
facendo ciò essi svaluteranno lo stesso mito; questione della relatività storica dei
miti. Per Pettazzoni un mito che viene degradato poiché ritenuto falso diventerà
favola. Questa concezione del mito è innovativa rispetto alla considerazione della
scuola fenomenologica che considera veri i miti poiché tali; mentre per la corrente
di pensiero storicista un mito risulterà falso a colui che non appartiene alla società
che l’ha prodotto.

I protagonisti di miti si dividono in varie categorie:


1)Trickster, tipo di personaggio reso celebre dallo studioso tedesco Paul Radin
intorno al 1960, esso è un personaggio ingannatore che tenta di imbrogliare e
turlupinare l’avversario , è abbastanza ridicolo e non gli riescono mai le azioni che
vuole compiere, esso viene utilizzato molto nei miti dei nativi americani ma lo si può
trovare anche nella mitologia greca nei miti inerenti ad Hermes e Prometeo. Nei casi
dei nativi americani questi personaggi si trovano nei miti inerenti alla creazione, il
Dio Creatore vuole creare qualcosa di perfettoma la realtà è una creazione
imperfetta e ciò è dovuto all’interferenza di un Trickster, quest’ultimo è spesso
impersonato da un coyote. Questa concezione del Trickster è stata criticata
dall’italiano Sabbattucci il quale sostenne che il coyote potesse essere inteso come
un nome di una persona o di un personaggio mitico oppure potrebbe essere la
personificazione dell’animale ; quindi l’identità del Trickster è indeterminata ed ha a
che fare con qualcosa di non perfetto ma questa imperfezione ha che fare col tempo
delle origini che è considerato imperfetto da Sabbatucci, il personaggio del Trickster
causa imperfezione ma egli agisce nel tempo delle origini e quest’ultimo rimane
imperfetto finchè rimane aperto (finché è nel divenire) ma poi si chiude, quindi ogni
personaggio che appare nei miti (nel tempo delle origini) è un possibile Trickster.
Levi Strauss ritenne invece che la caratteristica principale della mente umana fosse
organizzare la realtà così come fanno le religioni (es. leggi alimentari religiose), ma il
coyote va contro natura e porta il caos (coyote=elemento caotico) poiché
l’ordinamento mentale della realtà che ci circonda è strutturato in modo da
classificare erbivori quegli animali che non cacciano ne mangiano carne mentre i
carnivori mangiano la carne degli animali da loro cacciati, il coyote non viene
rappresentato da nessuna di queste due categorie e per questo è considerato un
animale caotico dato che non rispetta l’ordine naturale.
2)Essere Creatore, ovvero colui che crea dal nulla (per l’Ebraismo ed il Cristiane
simo) o che mette in ordine la materia già presente però in quest’ultimo caso esso è
chiamato Demiurgo. Gli esseri creatori di qualsiasi cultura o tradizione appena
finiscono il loro lavoro di creazione diventano “Deus Otiosus” ovvero che non fanno
più nulla, un esempio di questa categoria è rappresentato da Urano (dio del cielo
nella mitologia greca) il quale ai tempi della creazione si unisce a Gea la madre terra
e da questa unione nascono delle mostruosità (titani) ed esseri celestiali (dei
maggiori e minori), dopo varie vicende egli (Urano) diventa ozioso poiché perde il
suo compito di creatore venendo castrato, suo figlio Zeus poi farà da supplente alla
sfera della realtà prima gestita da suo padre. Ogni dio creatore in culti politeisti
dopo aver portato a termine il suo compito ovvero la creazione (l’universo costruito
è eterno) nonostante l’essenzialità delle sue gesta passate diventa inutile ed è per
questo che non viene mai adorato. Per quanto riguarda il dio creatore dei culti
monoteisti quali Islam, Ebraismo e Cristianesimo viene continuamente adorato a
causa del fatto che non vi sono surrogati o altre divinità da adorare.

3)il “primo uomo”, il suo attributo principale è la generatività poiché da egli partirà il
genere umano (es. Adamo).

4)”l’eroe culturale o civilizzatore” che insegna all’umanità diverse nozioni di


sopravvivenza su questo terra, es. insegna caccia, agricoltura ecc.

5)”antenato mitico”, punto di riferimento e generatore di un determinato gruppo


familiare

6)”essere Dema”, Hainuwele, riprendi le prime lezioni.

DIGRESSIONE SUL MITO: Il concetto di mito si sviluppa piano in storia delle religioni
ma è generalmente considerato “un racconto che riguarda l’origine della realtà”, il
mito ha una funzione fondante, quest’idea ha diverse componenti teorizzate da
diversi autori:

1)Malinowsky che studiò le isole Trobriand (Melanesia) ed in quest’ultimo luogo e


nella popolazione locale egli individuò tre diversi tipi di racconti che sonoil
racconto per puro divertimento/il racconto inerente a personaggi realmente
esistiti/il racconto considerato sacro. Queste ultime tre categorie sono assimilabili
alle categorie occidentalifavole/leggende/miti. Egli nei suoi scritti riporta due miti
molto famosi nelle isole Trobriand in modo da far capire cosa rappresentino in quel
luogo e cosa servono:
a)l’umanità all’inizio si trovava sotto terra, poi essa uscì attraverso buche del terreno
(grotte e simili), le uscite avvengono in coppie (maschio e femmina, rigorosamente
fratello e sorella), il fratello custodisce la sorella ma è quest’ultima è la parte
centrale della famiglia, poi escono 4 coppie di persone accompagnata ogni coppia da
uno degli animali tra maiale, cane, iguana e coccodrillo. Il cane ed il maiale iniziano a
scorazzare per la terra ma il primo (cane) mangia un frutto sudicio ad un certo punto
che lo rende inferiore e sottoposto al secondo (maiale), e da questo momento il
suino diventa l’animale dominante sulle isole Trobriand. Questo è un mito che ha
come temi centrali l’origine dell’umanità e della fondazione dei quattro clan
principali del luogo (rappresentati dai 4 animali sopracitati), del quartetto di animali
l’iguana ed il coccodrillo scompaiono subito poiché considerati poco importanti, il
centro del mito è l’origine della lotta del clan del cane con il clan del maiale il quale è
dominante, il mito delinea le gerarchie sociali trobriandesi. Il mito poi delinea la
struttura di lignaggio sottolineando l’importanza della sorella che da continuità e da
cui si è originato il clan (società matrilineare). Il mito delinea l’importanza sociale
all’interno della famiglia tipo trobriandese della figura del fratello in relazione con la
sorella.

b)il mito dell’origine della morte, in un villaggio vi sono nonna, madre e figlia che si
spostano un giorno vicino ad uno specchio di acqua, in questa pozza acquitrinosa la
nonna vi entra e si toglie la pelle che getta in acqua e di colpo ella (nonna)
ringiovanisce ma non viene riconosciuta dalla nipote, allora a causa di ciò la nonna si
rimette la pelle vecchia e torna dalla nipote condannandola alla mortalità dato che
l’aveva mancata di rispetto non riconoscendola. Esplicitata in questo mito la
credenza dei trobriandesi che le creature che vivono sotto terra (quali ad esempio i
serpenti siano soggetti ad immortalità a causa della continua muta della pelle).

Da questi miti che Malinowsky riporta nei suoi scritti si capisce come essi siano
fondanti di credenze e caratteristiche della società trobriandese.

2)Marcel Mauss scrisse un articolo inerente al tema del tempo in rapporto col mito,
egli è stato il primo ad insistere sul fatto che il tempo del mito sia qualitativamente
diverso rispetto al tempo attuale. Mauss ha introdotto il tempo del mito ed ha
introdotto il tema (poi sviluppato da Eliade) del “tempo delle origini”.
Lezione 16° (26/3/19)
Il secondo studioso italiano che si inserisce nell’ambito storicista della disciplina di
storia delle religioni è Angelo Brelich (1913-1977) il quale ha cercato di dare
fondamento teorico alle idee di Pettazzoni. Egli (Brelich) da il suo contributo nel
definire il concetto di religione ed il concetto di comparazione. Il primo problema a
cui si dedicò è definire la religione come vocabolo nelle civiltà dove non esiste, egli
per risolvere questo problema attua un esperimento mentale ovvero egli immagina
degli indigeni della Nuova Guinea che costruiscono una canoa la costruzione
dell’oggetto non ha alcuna valenza religiosa ma la decorazione che i nativi attuano
nel disegnare coccodrilli su di essa ha fondamento logico ? Certo che no, il simbolo
del coccodrillo apportato sulle barche ha una funzione di buon auspicio per la pesca,
allora l’atto di disegnare il rettile troppo cresciuto secondo lo studioso italiano
rientra nell’ambito religioso, l’azione sopra spiegata (decorazione imbarcazione)
Brelich la definisce “concetto residuale della religione” ed è residuale poiché può
essere applicato dove non vi è religione, quest’ultima secondo lo studioso italiano è
presente dove viene compiuta un’azione la cui motivazione non rientra nell’ambito
della logica razionale. Brelich propone una seconda definizione di religione ovvero
per capire cosa contraddistingue una credenza religiosa di quest’ultima egli ne
analizza alcune peculiarità:

1-esseri sovrumani, quest’ultimo termine (sovrumani) è preferito dallo studioso


italiano, la credenza in queste entità è dovuta alla loro identificazione (“re della
foresta” o “signore degli animali” per delle società di cacciatori-raccoglitori) in modo
da poterle pregare, compiere riti in nome loro. La loro esistenza serve a tenere sotto
controllo le sfere della realtà in cui gli esseri umani non possono esercitare
controllo, così facendo non cambia nulla dal punto di vista pratico (se prima di
credere in una determinata entità sovrumana correvo il rischio di essere ucciso
durante la caccia, ora che ho queste credenze il pericolo rimane sempre intatto e
presente) ma vi è un ordinamento mentale della realtà da parte dei credenti e una
sicurezza derivata dal credere di avere il favore delle entità che governano le varie
sfere della realtà dato che a loro vengono fatti riti e preghiere. Nelle religioni
politeiste la realtà viene divisa in settori i quali hanno ognuno una figura di
riferimento, mentre nei monoteismi vi è un’unica figura che gestisce tutti i settori
della realtà.
2)mito, egli si colloca nella linea interpretativa che considera i miti come fondanti
della realtà, esso (mito) non spiega la realtà poiché spiegare=chiarire ed essi non
chiariscono nulla (obscurius per obscurium, ovvero si risponde a qualcosa di non
conoscibile quindi oscuro con un altro concetto avvolto in una quasi uguale
oscurità); il mito fonda la realtà dandole un senso ed un significato ma non esercita
funzione consolatrice (il mito trobriandese dell’origine della morte spiega la nascita
di qualcosa di inspiegabile come la morte ma non consola da essa).

3)rito, egli studia il rito di passaggio e teorizza che sia il tentativo da parte dell’essere
umano di sottrarre alla natura un evento biologico e naturale (come ad esempio la
maturità sessuale) trasformandolo in un evento culturale, il controllo sotto cui
vengono tenuti questi avvenimenti oggetti di riti è solo simbolico (come la
concezione dell’essere sovrumano). Per Brelich la funzione delle religioni è
esercitare un controllo su eventi che normalmente sfuggirebbero al controllo umano
(in quest’ultimo caso sarebbero realtà senza senso) e per far ciò l’uomo introduce
questi avvenimenti in un sistema simbolico (conferisce loro un senso), credendo così
di poterli controllare.

La funzione delle credenze religiose per Brelich è esercitare un controllo (simbolico)


su realtà che sfuggirebbero al controllo umano se non venissero introdotte in un
sistema di simboli che conferirà loro un significato.

Brelich si occupa anche del tema del metodo di comparazione, ma il metodo che è
più diffuso al suo tempo e che lui conosce bene è quello fenomenologico, i
fenomenologi comparano realtà diverse per vedere cosa hanno in comune e
spiegare queste somiglianze; ma allo studioso storicista non interessano le
somiglianze dei fatti storici bensì le peculiarità (diversità) di quest’ultimi. Adolfo
Omedeo (allievo di Benedetto Croce)sosteneva che in storia non vi fosse nulla da
comparare poiché le diversità di contesti storici rende impossibile la comparazione,
egli sosteneva che quest’ultima (comparazione) fosse la negazione della storia.
Brelich salva la comparazione sostenendo che se ogni contesto storico è composto
da fatti peculiari questa peculiarità è possibile da assegnare solo se i fatti vengono
tra loro comparati (come possiamo dire che un battesimo cristiano del IV secolo sia
diverso dal battesimo del XII secolo se non li compariamo e mettiamo in evidenza le
differenze), questa idea è detta comparativismo differenziale o differenziamento.
Ma si possono comparare con questo metodo solo cose tra loro somiglianti, poiché
la comparazione differenziale deve partire dal riconoscimento delle somiglianze in
modo da esaltare le diversità, per esempio:

-possiamo comparare un tipo di sacrificio con un altro tipo di sacrificio

-non possiamo comparare un sacrificio con un mito delle origini

Questa comparazione Brelich la usa per definire i riti di passaggio, questi secondo lo
studioso italiano sono diffusi in ogni cultura e civiltà ma ciò non è dovuto a
motivazioni archetipiche di origine Junghiana, anzi la presenza della concezione del
rito di passaggio è giustificata dalle idee diffusionistiche. Secondo il Diffusionismo
l’umanità è nata in un unico luogo sul pianeta e poi si è espansa in vari luoghi, prima
di questa separazione però vi è stata la creazione di una cultura con norme, regole e
tradizioni, ed è proprio in questo momento che è nato “il rito di passaggio”, poi a
causa della separazione del gruppo umano originario vi è stata la diffusione della
concezione di rito di passaggio nelle varie popolazioni del mondo. Brelich giustifica
tutte le idee da lui trattate solo su base storica senza andare al di là di queste.

I principali studiosi storicisti italiani sono tre: Pettazzoni, Brelich e De Martino (1908-
1965), quest’ultimo è stato allievo di Benedetto Croce e Pettazzoni. De Martino ha
condotto i suoi studi nel periodo culturale italiano in cui era dominante la figura di
Croce che era molto ostile alle discipline di storia delle religioni e antropologia
culturale, questa ostilità era legata alla concezione dello studioso che la base delle
attività culturali fosse “lo spirito umano” il quale è diviso in più forme d’azione:

-forma teoretica, ovvero forma conoscitiva

-forma pratica inerente all’azione umana

Le forme teoretiche (ovvero la conoscenza) sono di due tipi:

1)”estetica” che fa giudicare ogni cosa (detto in maniera molto esemplificativa) o


bella o brutta

2)”logica” che giudicare ogni cosa o vera o false

Le forme pratiche si dividono in due tipi ovvero:

1)”economia”, giudica le cose considerando il principio dell’utile

2)”etica”, giudica le cose considerando principi come bene e male


Secondo Croce il funzionamento dell’uomo inerente alla realtà si basa su questi
quattro aspetti, in questa struttura della mente umana non vi è una sfera dedicata al
carattere religioso, la religione seguendo la concezione di Croce si potrebbe dividere
nelle sue sfere della mente, per esempio essa (religione) può essere ritrovata nelle
normative etiche (comandamenti o simili), normative estetiche (mitiracconti
belli), normative logiche (la teologia descrive la strutturazione della realtà). Per
questo motivo Croce si oppone allo studio della religione come materia a sé stante,
ma egli si oppone anche al riconoscimento dell’antropologia culturale come
disciplina poiché secondo lui (Croce) lo spirito umano agisce in ogni essere umano
senza guardare la differenza culturale, ma le sue categorie erano valide per un uomo
occidentale del suo tempo e se vi era l’esistenza di culture (extra-occidentali) che
non facevano rientrare le sue categorie allora egli non le considerava culture, perciò
egli riteneva inutile l’antropologia culturale poiché i suoi componenti studiavano
culture di popoli che non avevano culture (sempre secondo lui).

De Martino era un allievo di Croce che però considerava il valore dell’antropologia


culturale ed esterna questa sua convinzione nella sua opera molto discussa “mondo
magico” dove egli sostiene che le categorie umane di Croce sono valide per gli
occidentali ma non per altre popolazioni che posseggono altre categorie di
definizione, ovvero in altre culture la concezione degli eventi paranormali e normali
della realtà variano o sono considerate in altra maniera, la percezione della realtà è
relativa in base alla civiltà che la percepisce, in base alla civiltà di riferimento. Croce
non era per niente d’accordo su queste idee e le contestò molto, ed è proprio in
questo momento che De Martino abbandona gli studi antropologici ed inizia ad
interessarsi di Marxismo grazie ad autori come Gramsci, grazie a quest’ultimo egli
negli anni 50 inizia a dedicarsi allo studio delle “religione popolare”, questa tematica
già studiata da Gramsci il quale sosteneva l’esistenza su un territorio qualsiasi di una
“cultura egemone”(accettata da tutta la popolazione e diffusa su tutto il territorio) e
di una “cultura popolare” (repressa dai rappresentanti dello stato e diffusa
marginalmente), per esempio l’occidente di quei tempi respingeva e reprimeva le
culture extra-occidentali (popolazioni orali). Questa cultura popolare De Martino la
identifica nel sud-Italia e in questo luogo egli conduce studi su diversi temi:

1)il tema del “lamento funebre”, nel mondo antico greco-romano veniva vista la
morte come un’esperienza umana così terribile da tenere fuori dalla vita comune (i
funerali venivano fatti di notte al fine di evitare di disturbare i benevoli dei che
agiscono di giorno; i sacrifici agli dei dell’oltretomba senza condivisione commensale
con loro dell’animale sacrificato) e non vi era in quel periodo la concezione di una
vita dopo la morte poiché dopo questa il defunto continuava a vivere socialmente
nel ricordo di coloro che lo rimembreranno, durante il funerale l’elaborazione del
lutto da parte dei presenti si basava su effettuare (anche da professionisti pagati
apposta) vari lamenti funebri sulla salma del morto a volte aggiungendo anche
l’azione di strapparsi i capelli per il dolore, quindi facendo arrivare la celebrazione
del funerale a livelli parossistici; al contrario per il Cristianesimo la vita terrena
umana era considerata insignificante rispetto alla vita eterna dopo la morte,
l’elaborazione del lutto in questo contesto durante la celebrazione funebre avveniva
cercando di aiutare metaforicamente (attraverso le preghiere) il morto a raggiunger
l’aldilà. De Martino osserva in Basilicata che i lamenti funebri sono riusciti a
permanere come elaborazione del lutto durante la celebrazione funebre, il
Cristianesimo è la cultura egemone e nelle sue “pieghe” vi si è insediato un residuo
di cultura popolare (le cui radici affondano in radici antichissime) non accettata da
altre regioni italiane che non posseggono questa tradizione.

2)Tarantismo, osservato da De Martino in Puglia, vi sono in quest’ultimo luogo


durante la festa si San Paolo la celebrazione delle “tarantolate” ovvero donne morse
dalle tarantole le quali secondo la credenza del luogo provocano spasmi e dolore, in
realtà le tarantole pugliesi non provocano questo effetto poiché è puramente le
quali fingono di avere questi sintomi, è solo un’esibizione quasi parossistica) ed è
causa di turismo. Questa festività ha origine nell’antichità come valvola di sfogo al
fine di mettere in luce la figura femminile considerata in passato come socialmente
irrilevante ed invisibile.

De Martino scrisse un libro pubblicato postumo dal titolo “La Fine del Mondo” nel
quale lo studioso distingue dei concetti come:

-“la fine di un mondo” che è la credenza nella fine dell’universo attuale considerato
imperfetto e immeritevole, e dopo vi sarà la rinascita di un rinnovato universo.

-“la fine del mondo”, credenza di origine psicopatologica generata da nevrosi che
portava alla credenza poco felice che sarebbe arrivata la fine del mondo senza la
conseguente rinascita e rinnovamento di quest’ultimo.

Lezione 17° (1/4/19)


Il primo concetto di De Martino che svilupperemo oggi è inerente alla sua
concezione di religione, quest’ultima per lui si fonda sulla concezione di de-
storificazione (neologismo creato dallo studioso italiano), la situazione esistenziale
dell’uomo è basata sulla “presenza”(tratto dal concetto di “esserci”) ovvero la
propria identità individuale, esso è il percepire noi stessi nel corso della nostra vita e
questa “presenza” è precaria e pericolosa e rischia continuamente di venire meno a
causa della morte. Il rischio di venir meno a livello collettivo è quando una società
rischia di disgregarsi (a causa di qualsivoglia motivo) mentre a livello personale sono
i grandi momenti di passato di ogni vita umana. Il risultato di questo processo per
coloro che seguono questa mentalità è l’angoscia, ed a causa di quest’ultima l’uomo
usa strumenti culturali per combatterla. La religione è uno di questi strumenti
culturali, ciò che mette in crisi la nostra presenza è il divenire storico (siamo soggetti
alla morte) e per eliminare il nostro ruolo storico dobbiamo attuare la de-
storificazione, i due elementi de-storificanti secondo De Martino sono due:

1)rito, esso de-storifica poiché la storia è il regno dell’irripetibile e dell’irrevocabile


mentre il rito è ripetitivo, per fare un esempio attraverso il rito della confessione
cristiana si verifica la revoca dei peccati commessi non considerando più quest’ultimi
come realmente avvenuti anche se non è così praticamente

2)mito, inteso come un evento esemplare che si colloca nel tempo delle origini,
quest’ultimo è qualitativamente diverso dal tempo storico (“illud tempus” di Eliade);
mitizzare un evento storico significa toglierlo dal quotidiano ed inserirlo dove il
divenire temporale non si verifica.

Il secondo concetto sviluppato da De Martino che tratteremo oggi è


“l’etnocentrismo critico”, la visione etnocentrista si basa sull’uso di strumenti di
studio di origine della propria cultura (solitamente di origine occidentale) per
studiare realtà altre (non concernenti la cultura dello studioso); i fenomenologi
sostengono che esistano dei concetti con valenza universale (ad esempio concetto di
“sacro”) mentre i sostenitori del relativismo sostengono che ogni cultura possa
essere studiata solo da coloro che posseggono le categorie mentali di quella cultura
e ciò porta all’impossibilità di compiere degli studi (entrambi sono discorsi molto
estremi dove da una parte si nega l’esistenza del concetto di etnocentrismo mentre
dall’altra si accetta quest’ultima concezione ma si riconosce l’impossibilità di
condurre ricerca). Queste sono le due teorie predominanti ai tempi di De Martino,
egli quindi teorizza l’etnocentrismo critico ovvero la visione che quando si studi
qualsivoglia cosa vi è sempre il peso dell’etnocentrismo che ci accompagna (non si
può evitare di essere etnocentrici, esso è come un’ombra che ci segue), ci si può
liberare di questo peso attraverso la consapevolezza del nostro etnocentrismo,
questa consapevolezza è storica poiché l’etnocentrismo critico presenta la critica
storica, i concetti che usiamo per interpretare culture altre hanno una storia e
quest’ultima è occidentale, quando si conosce la storia dei concetti che usiamo noi
la possiamo anche neutralizzare, per fare un esempio essa (consapevolezza) è come
un bugiardino di un medicinale che ci permette di evitare gli effetti collaterali di un
farmaco (etnocentrismo) quando usiamo questo. Questo concetto di etnocentrismo
critico dopo un po’ è tramontato a causa della troppa carica negativa che il termine
etnocentrico ha assunto negli anni anzi il termine in parte sostitutivo che gira da
anni invece è “awarenness”(consapevolezza) che in realtà è un modo per indicare
l’etnocentrismo critico rivisitato (senza la visione imbarazzante dell’etnocentrismo
dei tempi precedenti).

Ugo Bianchi introdusse nuovi modi per interpretare il problema terminologico del
suo tempo, egli sostenne che i modi per interpretare i concetti (dualismo,
monoteismo, politeismo, ecc.) del suo tempo erano fondamentalmente due:

1-autonomo, concetto universale che si applica uguale a tutte le culture

2-eteronomo, concetto valido e capibile solo dai componenti delle culture di


riferimento

Egli per risolvere il problema introdusse il concetto di “analogia” che descrive


somiglianze e differenze nelle varie concezioni trattate, è una via di mezzo delle due
visioni soprariportate .

La corrente strutturalista di storia delle religioni ebbe due famosi rappresentanti, il


primo che tratteremo è Levy-Strauss (1908-2009) il quale non fu uno storico delle
religioni, egli sin da giovane si dedicò ad una ricerca sul campo in Brasile e nel 1941
fugge a New York a causa delle leggi razziali vigenti in Europa , arrivando nel nuovo
mondo egli entrò in contatto con la disciplina della linguistica. Quest’ultima
disciplina ebbe come figura di riferimento De Saussure il quale pose l’accento su
come funzioni la lingua, lo svizzero sostiene che essa si basi su fatti linguistici divisi in
due categorie:

1-“lingua”(dal francese “langue”), qualcosa di collettivo che nessuno sceglie ma in


cui ci si ritrova immersi sin dalla nascita
2-“parola”(dal francese “parole”), intenzionale, individuale e cosciente, parola così
come si intende normalmente.

La linguistica generale su cui tratta De Saussure è la scienza della “langue” la quale


(langue) secondo lui è un sistema di segni, quest’ultimi (segni) sono l’unione dei due
elementi significato (concetto, idea, pensiero che il segno veicola) e significante
(suono della parola, aspetto materiale del segno). Esiste anche un terzo termine
ovvero referente che è l’oggetto esterno a cui il segno si riferisce, per fare un
esempio con la giraffa:

-idea dell’animale giraffasignificato

-suono emesso dal pronunciare la parola giraffasignificante

-giraffa in carne ed ossareferente

Da queste tematiche di De Saussure è stata sviluppata la linguistica successiva che


studia i significanti, i due maggiori rappresentanti di questa disciplina sono gli
studiosi di origine russa Troubetzkay e Jakobson i quali sostengono che l’apparato
fonatorio umano possa produrre infiniti suoni ed ogni lingua seleziona una parte di
questi suoni e li organizza gli uni in rapporto agli altri, essi studiano le unità minime
con le quali le lingue costituiscono i loro sistemi di suoni ovvero “i fonemi” (questi
non sono suoni ma insiemi di suoni) e quest’ultimi da soli non hanno senso e
secondo i russi le lingue nascono come strutture di fonemi. Levy-Strauss incontrò
questi due russi e conobbe le loro teorie e decise di applicare all’antropologia
queste idee di carattere linguistico, egli sosteneva che per studiare qualsivoglia cosa
si dovessero ricercare gli elementi basilari delle tematiche antropologiche e studiare
queste anche la struttura di queste unità elementari dell’antropologia.

Levy- Strauss applica ciò in due ambiti:

1-ambito dei rapporti di parentela, applicando le sue teorie a questa ricerca


dell’unità elementare della parentela si riesce a spiegare ordinatamente i rapporti di
parentela di civiltà extra-europee considerati caotici dagli occidentali.

2-ambito del mito, egli si occupa di quest’ultimo poiché esso sembra qualcosa di
disordinato e caotico; per ordinare il mito egli individua l’unità minima del mito
ovvero il “mitema” (rapporto fra elementi, un soggetto che compie un’azione),
quest’ultimi (mitemi) si organizzano in una struttura. Levy-Strauss sostiene che per
interpretare un mito si debbano studiare tutte le sue varianti (non si devono solo
guardare le versioni più antiche) persino quelle contemporanee e si devono
considerare i precedenti e le conseguenze del mito, per fare un esempio (che egli
riporta in un articolo):

ciclo tebanoCadmo fondatore di Tebe è un eroe con una sorella chiamata Europa,
quest’ultima è talmente tanto bella che Zeus la rapisceCadmo ricerca la sorella e
durante questo suo ricercare egli fonda Tebe (egli è un eroe fondatore)ma nei
pressi della città vi è un drago che sorveglia una sorgente di acquaCadmo uccide il
drago e libera la sorgente (egli è un eroe civilizzatore), allora Atena consiglia all’eroe
di seminare i denti di drago e da questa semina nascono gli “sparti” (semi-nati) che
si combattono ed uccidono a vicenda ed i sopravvissuti saranno i progenitori delle
famiglie nobili di TebeLaio è il re di Tebe e padre di Edipo, quest’ultimo (in
seguito ad una profezia che lo vede da grande uccidere il padre e sposare la madre)
viene abbandonato dal padre dopo che questi gli ha menomato i piediEdipo
sopravvive e viene cresciuto da dei contadini, durante un viaggio verso Tebe egli ha
un litigio con un conducente di un altro carro e lo uccide (questi era suo
padre)arrivato a Tebe Edipo sconfigge il mostro degli indovinelli la Sfinge e per
ricompensa sposa la vedova del re (sua madre), ciò avvenne ed egli ebbe molti figli
(quattro, di cui due gemelli), ma dopo lo scoppio della pestilenza in città l’oracolo
predice che essa cesserà quando Laio sarà vendicato Edipo scopre la verità sulle
sue origini e scappa dalla città, e per questo i suoi figli Eteocle e Polinice (i gemelli) si
contendono il trono decidendo che a turno avrebbero regnato un anno ciascuno,
inizia Eteoclegiunto alla fine dell’anno Eteocle non rispetta i patti e per questo
Polinice raduna un esercito di stranieri e dichiara guerra a Tebe (i famosi sette
contro Tebe), nella battaglia i fratelli periscono entrambi lo zio (ormai divenuto re)
dei due decide che Polinice non venga seppellito ma anzi rimanga preda delle bestie
feroci (entrambi i fratelli sbagliano poiché Eteocle non rispetta i patti ma è Polinice
che commette lo sbaglio più grande ovvero consegnare Tebe agli stranieri)
Antigone sorella dei due seppellisce Polinice e per questa azione ella viene
condannata a morte venendo gettata in una fossa.

Levy-Strauss individua i mitemi ovvero: Cadmo cerca la sorella, Gli sparti si


sterminano a vicenda e Cadmo uccide il drago (e molti altri); individuiamo le unità
alla base del mito e sistemiamoli in ordine cronologico (come fatto sopra) oppure in
ordine di somiglianza ovvero secondo le analogie strutturali (cerca “tabella Edipo
Levy-Strauss”).
Lezione 18° (2/4/19)
Per analizzare il mito di Edipo Levy-Strauss divide nella tabella i mitemi (soggetto che
compie un’azione), questi possono essere messi in ordine cronologico (se leggiamo
lo schema da sinistra a destra, riga per riga); ma vi è anche un altro tipo di ordine
(non cronologico) che si basa sulla somiglianza dei mitemi per esempio:

1)nella prima colonna i mitemi si basano su azioni con legame familiare (Edipo sposa
la madre, Cadmo cerca Europa, Antigone seppellisce il fratello Polinice) il quale
viene enfatizzato

2)nella seconda colonna i mitemi i rapporti familiari vengono sottostimati (gli sparti
si uccidono tra loro pur essendo fratelli, Edipo uccide il padre, Eteocle e Polinice si
uccidono a vicenda), le prime due colonne sono in opposizione

3)nella terza colonna Cadmo uccide il drago mentre Edipo uccide la sfinge, queste
creature secondo Levy-Strauss sono mostri “ctoni” (che riguarda la terra) ovvero essi
rappresentano la madre terra poiché nell’Antica Grecia è forte la concezione della
propria autoctonia, quindi uccidere il mostro terrestre significa negare la propria
derivazione dalla terra

4)la quarta colonna riporta i tre nomi dei protagonisti imparentati tra loro
(CadmoLaioEdipo), ognuno di questi nomi significa difetti di deambulazione e
questo difetto nel camminare per Levy-Strauss porta gli uomini a cadere a Terra,
questa colonna implica che della terra non ci si può staccare e quindi va in
contrapposizione e quindi si va in contrapposizione con la terza colonna. (Edipocol
piede gonfio/Laiosbilenco/Cadmozoppo)

Sistemati in quest’ordine il mito si ottiene la struttura non evidente del mito, questa
strutturazione significa che il mito può essere diviso in coppie di opposti. Nella realtà
razionale dove ci troviamo non convivono gli opposti (la realtà viene ordinata nel
senso che si individuano le opposizioni ma queste non convivono, per fare un
esempio o si è autoctoni o non lo si è), il mito per Levy-Strauss tiene insieme realtà
contradditorie e contrastanti. Per l’antropologo il mito di Edipo serviva agli antichi
greci a capire che ogni uomo nasce dalla terra (autoctonia) e nasce anche da genitori
umani, il mito tiene insieme queste due realtà opposte tra loro ma comunque valide
e significative (per Levy-Strauss il mito è una ricostruzione della realtà che permette
di tenere insieme esperienze tra loro contraddittorie ma valide che devono trovare
spazio). Levy-Strauss continuò ad occuparsi di miti scrivendo un libro diviso in
quattro volumi dal titolo “Mythologiques”, in quest’opera egli raccoglie molti miti di
nativi americani e compie la stessa operazione sopra riportata (divisione e
strutturazione dei mitemi) costruendo coppie di mitemi opposti in ognuno di questi
miti, può effettuare questa difficilissima operazione grazie a strumenti derivatigli da
scienze matematiche, all’interno di questo libro l’autore abbandona il termine
mitema (ma fa persistere il concetto di unità minima del mito). Levy-Strauss parte
dal presupposto che la realtà visibile sia caotica ma dietro questa realtà vi è un
ordine invisibile, quest’ordine è universale poiché funziona con meccanismi
universali conseguenza di uno spirito umano (egli utilizza il termine “esprit” che
tradotto significa solo spirito, ma in francese significa anche mente) che funziona
sempre allo stesso modo. Egli ritiene che la mente umana funzioni ovunque allo
stesso modo, la parola mito (di origine occidentale) per lui può essere usata per
indicare realtà extra occidentali, le realtà del mondo possono essere messe in ordine
grazie ad una logica binaria attraverso l’opposizione, la realtà è strutturata dalla
mente umana distinguendo le cose ed individuando le opposizioni (distinzione-
opposizione) che la compongono. Ma è l’uomo che proietta la logica binaria sulla
realtà ? Uno dei presupposti di Levy-Strauss è l’omologia tra struttura della mente
umana e struttura della realtà, per lui non sono due cose diverse e separate, per lui
mente e realtà hanno una comune logica di funzionamento ovvero quello che Levy-
Strauss chiama “legalità profonda del reale”cioè la realtà ha una serie di profonde
leggi per cui funziona sia che sia la realtà mentale che la realtà naturale, omologia
fra struttura inconscia della mente e natura. Le conseguenze filosofiche di queste
teorie sono:

1)la prospettiva di Levy-Strauss è anti-umanistica, poiché in questa visione non c’è


spazio per la creatività dell’uomo

2)questa visione è anti-storicista, lo storicismo si fonda sull’idea che ogni fatto


storico sia nuovo rispetto ai precedenti, ma secondo l’antropologo i fatti storici si
inquadrano su una struttura generale della realtà e danno limiti all’originalità dei
fatti, la storia si interessa di espressioni coscienti ma a lui interessa la struttura
inconscia (invariante strutturale), a lui interessavano le società etnologiche dette
“fredde” dove non si dava importanza alla variazione storica e per questo smise di
interessarsi ai miti degli antichi greci poiché in essi si dava troppa importanza alla
variante storica. I miti delle americhe appartengono a società fredde ed è per questo
che egli se ne interessa. Il metodo di Levy-Strauss è molto personale, esso (metodo)
mira a dare valore primario alle strutture inconsce e quest’ultime dopo lo studioso
furono oggetto di studio. Venne creata una corrente di pensiero detta “antropologia
storica” la quale è un’antropologia strutturale legata alla storia, diventa un
orientamento aggiuntivo nell’osservazione e studio delle strutture divenendo
compatibili con indagini di ordine storica.

Uno storico delle religioni appartenente alla corrente strutturalista è George


Dùmezil (1898-1986) di origine francese egli riprende il dossier indoeuropeo (gruppo
di teorie su civiltà indoeuropee) e ritiene che dietro le varie religioni indoeuropee vi
sia una struttura (comune a tutte le civiltà di origine indoeuropea) da lui chiamata
“Trifunzionalismo” ovvero in ogni credenza religiosa vi è la divisione del cosmo in tre
parti, questa divisione corrisponde alla divisione sociale tripartita del mondo:

1)funzione della sovranità, divisa in sovranità giuridica e sovranità sacerdotale


poiché vi può essere un re che governa laicamente o religiosamente (re e sacerdote
nel mondo antico sono la stessa cosa)

2)funzione guerresca, si occupa della protezione interna e conquista esterna

3)funzione produttiva, rientrano a che fare quelle attività che hanno a che fare con
la produzione (artigianato, agricoltura e commercio)

Sono tre funzioni sociali e secondo Dumèzil la struttura culturale riflette la struttura
sociale (teoria del rispecchiamento); ma nelle ultime sue opere l’autore francese
sostiene una trifunzionale unica, quest’ultima riguarda sia la società che tutte le
altre forme culturali alla pari, la società non è più primaria rispetto alle forme
culturali. Per fare un esempio di Trifunzionalismo unico prendiamo la società
romana arcaica la quale possedeva una religione che ruotava attorno ad una triade
di dei arcaici:

1)IuppiterGiovedio sovranofunzione della sovranità

2)Martedio della guerrafunzione guerresca

3)Quirinusdio dei quiriti i quali sono un raggruppamento della società romana, ma


a Roma vi è una festa dedicata al dio Quirino il quale è il dio che presiede alla
coltivazione del farrofunzione produttiva

La teoria di Dumèzil è una forma di strutturalismo che ricerca le strutture inconsce di


una società derivate dalla religione. Questa forma di strutturalismo è molto più
storica di Levy-Strauss e non è universale poiché vale solo in ambito indoeuropeo.
Ma queste teorie sono state criticate perché:

-in alcune popolazioni indoeuropee questa divisione non è valida (per esempio per i
greci non valeva)

-le tre categorie del trifunzionalismo sono talmente generiche che è molto facile
ritrovarle nelle altre civiltà anche in quelle non indoeuropee, per fare un esempio
con le festività civili nordamericane quali “giorno del ringraziamento”(ringraziare dio
per il primo raccolto dei padri pellegrinifunzione produttiva), “festa del 4
luglio”(esaltare la vittoria morale e pratica sugli inglesifunzione sovrana),
“memorial day”(festa dei morti americani in guerrafunzione guerresca)

- secondo alcuni studiosi, a parte la somiglianza linguistica non si può individuare


una somiglianza culturale indoeuropea.

La pasqua è una festa prima di origine ebraica e poi cristiana, essa viene raccontata
per la prima volta nell’Antico Testamento nel libro “Esodo” dove viene narrata la
condizione di schiavitù in cui versano gli ebrei in Egitto, Mosè chiede al faraone di far
uscire gli ebrei nel deserto per festeggiare una festività, inutile dire che il signore
dell’Egitto nega l’autorizzazione e allora Dio manda le 10 piaghe, e la più cruenta è
l’ultima dove vi è la morte di tutti i primogeniti maschi non ebrei, i figli degli ebrei
vengono risparmiati poiché era stata diffusa l’istruzione di uccidere un capretto e
decorare gli stipiti delle porte delle case (delle famiglie giudee) con il loro sangue
(gesto apotropaico, ovvero che serve ad allontanare i malanni e le influenze
malevole), poi si dovrà arrostire la carne dell’animale sacrificato e mangiarla con
erbe amare e pane azimo, e si dovrà compiere questa azione vestiti da viaggio.
Questo è un pasto frugale prima di partire verso il deserto, il popolo eletto esce
dall’Egitto dopo che il faraone inorridisce per l’ultima piaga ed una volta usciti Dio
riferisce a Mosè:” Questo giorno sarà per voi un memoriale e lo celebrerete come
festa del signore di generazione in generazione come un rito perenne”. La pasqua è
la commemorazione sempiterna di questo evento, la si festeggia con il sacrificio
dell’agnello (fino al 70 d.C. al tempio di Gerusalemme). La pasqua però non è una
festa nuova poiché Mosè chiede al faraone di andare nel deserto per celebrare una
festività già presente (pasqua vecchia), si può ricostruire questa festività attraverso
degli indizi:

-gli ebrei sono un popolo di pastori di greggi


-in questo periodo primaverile vi è il parto dei greggi, prima di partire per i pascoli
estivi

-è un momento molto delicato per gli ovini, così viene compiuto un sacrificio
primiziale dei primogeniti degli animali al fine di scacciare il pericolo che il parto
vada male

Ma la questione del consumare (oltre all’agnello) anche erbe amare e pane azimo
(pane non lievitato) fa capire che gli ebrei fossero anche un popolo di coltivatori
cerealicoli e che volevano simboleggiare con questo rito il passaggio dal vecchio
raccolto a quello nuovo. Questa è la pasqua antica di un popolo di pastori nomadi
che poi diventano agricoltori cerealicoli sedentari con la conseguente
trasformazione della festività, per poi giungere alla pasqua di oggi che simboleggia il
momento storico in cui gli ebrei sono usciti dal deserto passando per il Mar Rosso.
Quindi vi è il processo di storicizzazione, pasqua significa “passaggio” poiché si passa
da un momento storico ad un altro ma significa anche che è avvenuto il passaggio di
Dio tra gli uomini e li ha liberati dal dominio egiziano. Nel 70 d.C. il tempio di
Gerusalemme (dove venivano sacrificati gli agnelli pasquali pubblicamente) viene
distrutto dai romani ed inizia la diaspora ebraica, questo evento segna anche il
passaggio della pasqua da festività pubblica a privata, e il capofamiglia durante la
celebrazione dice:” Oggi siamo qui, il prossimo anno nella terra promessa”.

La metamorfosi cristiana della pasqua è dovuta al fatto che Gesù muore


contemporaneamente alla celebrazione sacrificale ebraica pasquale, questa però è
una visione tipologica (typoi=modello) dove si assimila la morte del “figlio di Dio”
alla celebrazione pasquale e vi è l’assimilazione della visione di egli come l’agnello
pasquale, ma a differenza del capretto il “Salvatore” risorge e preannuncia la
liberazione degli uomini dalla schiavitù della morte (assimilazione della liberazione
degli ebrei da parte di Dio).