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Il taoismo

Da Zhuangzi a Laozi
(IV-III sec.a.C.)
La scuola (daojia )
Soltanto in epoca Han, nel II sec. a. C.,
viene coniato questo termine che
racchiude gli insegnamenti dei 2 grandi
maestri. Inizialmente si riteneva che Laozi
fosse contemporaneo di Confucio,
mentre Zhuangzi sarebbe vissuto nel
IV secolo; ma nuovi studi hanno capovolto
i termini: il testo del Laozi è posteriore di
quasi un secolo al Zhuangzi. Entrambi
sono originari di Chu.
Il Dao di Zhuangzi
E’ il corso naturale delle cose, a cui
bisogna adeguarsi e abbandonarsi.
L’uomo è l’unica creatura che ha la
presunzione di voler imporre la propria
volontà e sovrapporsi ad esso con le sue
parole e le sue azioni. Bisogna invece
disporsi ed ascoltare la lieve melodia della
natura e della vita
Il dao come realtà totale
Il Dao è quindi la suprema e intima unità
delle cose, della natura in tutti i suoi
aspetti, è la realtà in sé, ed è anche i
molteplici elementi che la compongono.
Ecco perché la cosa più naturale che
l’uomo possa fare è lasciarsi andare ad
esso, mentre invece si affida al linguaggio
che non è naturale.
La relatività del tempo e dello
spazio
Attraverso aforismi e paradossi, i maestri
evidenziano l’impossibilità di criteri di
riferimento stabili e validi per tutti (lontano-
vicino, alto-basso sono concetti relativi al
giudizio di chi parla) e quindi sia i limiti di
tempo che di spazio dipendono dal
linguaggio, che è inaffidabile.
L’impossibilità della conoscenza
Se ciò che si chiama conoscenza è un
dato relativo all’orizzonte di ognuno (come
nell’immagine del grande volatile e della
quaglia o della rana nel pozzo) allora essa
appare ridicola e inutile, in quanto ognuno
resta confinato ed ancorato ad una sua
idea particolare e non arriva a
comprendere la realtà ultima e molteplice
del dao.
Inutilità del linguaggio
In aperta contrapposizione e polemica con le
tendenze dell’epoca, Zhuangzi va ancora oltre,
affermando che il linguaggio è inutile perché non
può dirci nulla della realtà ma si limita ad
apporre etichette (i nomi, ming ) avendo la
pretesa di designare l’essere stesso delle cose,
(le realtà, shi ) ed essendo invece un modo
arbitrario di “sezionare” la realtà. L’unico
strumento che l’uomo pensa di avere in più degli
altri esseri non serve a nulla.
Conoscere zhi
Il linguaggio non è in grado dunque di conoscere
né di descrivere la realtà: quindi non si può
affermare di conoscere qualcosa di
universalmente vero, né di sapere che validità
ha la nostra conoscenza. Spesso anche
Confucio è oggetto dell’ironia di Zhuangzi per le
sue affermazioni.
E’ illusorio affermare qualcosa, in quanto è
possibile simultaneamente affermarne il
contrario
È o non è (shi fei )
Durante l’epoca degli Stati combattenti,
erano molto diffuse le discussioni
epistemologiche che contrapponevano i
vari pensatori: Zhuangzi sceglie di negare
tutto ciò. Il saggio è colui che non si lascia
intrappolare dal linguaggio che lo pone di
fronte al principio del terzo escluso (una
cosa è o non è) e rifiuta del tutto questo
tipo di meccanismo
E’ importante il senso
Non è il linguaggio in quanto tale ad
essere importante, ma il senso.
“la ragion d’essere delle parole è il senso,
una volta afferrato il senso, si dimenticano
le parole. Dove troverò l’uomo che sappia
dimenticare le parole per scambiare con
lui due parole?” Zhuangzi, 26
Nuotare come un pesce e
Apprendere il dao
Zhuangzi rifiuta il concetto
dell’apprendimento di Confucio in favore
dell’abilità manuale, perché non si può
apprendere il dao a parole né trasmetterlo,
mentre la mano sa quello che fa con
certezza, non avendo bisogno di
spiegarlo. (metafora del cuoco)
Sogno o realtà?
Un giorno Zhuangzi sognò di essere una
farfalla; era felice di essere una farfalla: quale
piacere, quale libertà! Aveva dimenticato di
essere Zhou. Improvvisamente si risveglio e
si ritrovò con stupore nella pelle di Zhou. Ora
non sapeva più se era Zhou ad aver sognato
di essere una farfalla, o se era una farfalla ad
aver sognato di essere Zhou.
(Zhuangzi 2, 53-54)
Ovvero non vi è modo di sapere se sia realtà
o sogno, se si tratti di conoscenza o
ignoranza
Wei e wuwei
Per wei Zhuangzi intende “l’agire umano
che forza la natura”, mentre wuwei è
l’opposto, ovvero seguire il dao senza
cercare di sovrapporvi la propria volontà.
Tutto ciò che rientra nel concetto di ego è
periferico, mentre il centro risiede nel
lasciarsi andare alla corrente del Cielo e
del dao.
Umanità e dao: l’uomo vero
(zhenren )
Il santo per Zhuangzi è colui che resta
unito al dao in modo tale che non vi è
distinzione tra lui e il Cielo. Non ha più
desideri, incertezze, conflitti, mancanze,
ma vive in totale pienezza cosmica.
L’umanità nel senso confuciano è dunque
un ostacolo al raggiungimento di questo
livello superiore.
Shenyou : viaggio dello spirito
Il qi , l’energia ed essenza vitale
L’energia vitale deve essere assottigliata
ed allenata il più possibile per agevolare il
processo di fusione con il dao. Da qui gli
esercizi di respirazione e motori (come il
Taijiquan) e le tecniche per conservare e
purificare questo flusso spirituale.
Il Classico della Via e della Virtù
(Daodejing )
Nota anche con il titolo di Laozi (certo uno
pseudonimo), l’opera è diversa in quanto
struttura: una poesia ritmata e rimata,
piuttosto criptica. La ricerca forse di una
forma che corrispondesse alla difficoltà
dell’argomento da trattare.
Non-agire
La risposta sia alla morale confuciana che
all’attivismo di Mozi è non agire perché la
forza si ritorce sempre contro se stessa.
“Il santo, non agendo, nulla distrugge, non
impadronendosi di nulla, non ha nulla da
perdere”
La metafora dell’acqua
L’acqua, che apparentemente è il materiale più
umile, debole, ha la meglio sui materiali più
solidi.
“l’acqua, benefica a tutti, di nulla è rivale, … è
alla Via assai vicina. Niente al mondo è più
debole e cedevole dell’acqua ma per intaccare
ciò che è duro e forte niente la supera. […] che
la debolezza vince la forza e la mollezza vince la
durezza, non v’è nessuno sotto il Cielo a non
saperlo benché nessuno lo sappia mettere in
pratica.”
Dall’acqua allo yin
l’acqua è associata allo yin e all’elemento
femminile, che il taoismo preferisce a
quello maschile, privilegiato dal
confucianesimo. Il Dao stesso è definito
come “la madre dei diecimila esseri”.
Valore politico del non-agire
“Lascia perdere la promozione dei più capaci, e
il popolo cesserà di contendere, non dar valore
alle cose rare, e il popolo cesserà di rubare, non
mostrargli ciò che induce alla cupidigia, e il
popolo avrà il cuore in pace. Così si esprime il
governo del Santo: svuotare i cuori e riempire i
ventri, indebolire la volontà e rafforzare le ossa,
precludere sempre al popolo sapere e desiderio,
fare in modo che gli scaltri non osino far nulla,
agire tramite il non-agire e tutto sarà nell’ordine.”
La politica per Zhuangzi e Laozi
Mentre Zhuangzi nega esplicitamente
l’opportunità per il saggio di dedicarsi alla
vita sociale e politica, Laozi invece
sottolinea come il non-agire sia
ottimamente applicabile anche al governo
del paese, stabilendo un’identità tra il
“governare se stessi e governare il Paese”
(zhishen zhiguo )
Ritornare all’origine
Il neonato è un termine che Laozi adopera di
frequente per indicare la pienezza e la purezza
del qi , quindi non ha niente a che vedere con
l’innocenza ma con l’origine perduta, ovvero con
il Dao. Esso non può essere nominato, non può
essere descritto, non può essere trasmesso, ma
può essere intimamente compreso solo
abbandonandosi ad esso e procedendo a
ritroso, decrescendo, fino al non-agire e al nulla,
al contrario dunque dell’apprendimento
confuciano.