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Baudelaire, le donne, la religione

Uno dei temi che fa da fulcro alla poesia di Baudelaire è quello dell'amore, che
significa anche gusto per la vita, fascino per la bellezza, sogno di un altrove
dove l'esistenza possa trascorrere serena e carica di promesse, ma anche fascino di
ogni tipo di trasgressione e sessualità distorta.[2]

Nel 1852, anno in cui pubblicò il suo studio sull'opera di Poe, Baudelaire tentò di
sedurre Madame Sabatier, musa di vari artisti e sua amante più tardi, che ispirò
alcune delle poesie più belle de Le Fleurs du mal e che rappresenta,
nell'immaginario del poeta, il polo dell'amore sublime e mistico, corrispondente
alla ricerca del Bello ideale (amore platonico-romantico). Jeanne Duval, che pure
assistette e con cui convisse fino alla fine, invece occupa il polo dell'amore
carnale-sessuale, che può essere affascinante e diabolico, ma anche nettamente
sadico e mortifero, e in quanto tale corrisponde al richiamo del baratro e
dell'autodistruzione.[2]

Cenotafio a Baudelaire, Cimitero di Montparnasse


Tutto ciò che Baudelaire ha scritto sulla donna è dominato da un desiderio di
purezza impossibile e dalla volontà di non sottrarsi alla denuncia anche brutale
della cruda verità. Secondo lui una delle fantasie "ridicole" di cui si era
macchiata l'epoca in cui gli era toccato di vivere era stata quella di abolire le
tracce del peccato originale. Il peccato che l'uomo vive non può essere abolito, è
legato al piacere e al rimorso. Il piacere, fratello del disgusto, invade la
coscienza di chi ha incontrato il male. Baudelaire vive costantemente tra
religione, misoteismo e irreligiosità[58][59]; Dio è talvolta buono, a cui si
rivolge pregando, talvolta è invece inesistente[58], un persecutore[60], o perfino
un tiranno che ride del dolore umano e di suo Figlio:

«...Come un tiranno satollo di carne e di vini, / s’addormenta al dolce brusio


delle nostre orrende bestemmie. (...)
- Ah! Gesù, ricordati dell'Orto degli Ulivi! / Nella tua ingenuità pregavi in
ginocchio
colui che nel suo cielo rideva al rumore dei chiodi / che ignobili carnefici
piantavano nella tue carni vive.
(...) - Quanto a me, uscirò certo volentieri / da un mondo in cui l'azione non è
sorella del sogno;
possa io usare la spada e di spada perire! / San Pietro ha rinnegato Gesù... Ha
fatto bene!»

(Il rinnegamento di san Pietro, sezione V, "Rivolta", I fiori del male)


La donna, simbolo del peccato e dell'amore, diventa, per il demone della
contraddizione da cui egli è torturato, oggetto di culto e di esecrazione.
L'adorazione della donna si confonde con un'ossessiva forma di misoginia.[61][62]
Questo atteggiamento di avversione o repulsione per la donna ha una ragione ora
tragica ora satirica. La donna è vicina alla natura, cioè abominevole; è sempre
volgare e quindi l'opposto del dandy, meraviglioso simbolo di lotta estetica alla
natura; essa è un vampiro amato e odiato, che viene poeticamente elevato e
violentato con crudezza.[63]

Apollonie Sabatier, bohémienne e amante di Baudelaire, ritratta da Vidal.


Fa orrore a Baudelaire perché legata ai propri bisogni; se ha sete beve, se ha fame
mangia; ella, secondo il poeta, non sa separare l'anima dal corpo. Baudelaire
riconosce nell'eterna Venere (sia celeste che terrena), nella sua convinzione di
capriccio, d'isterismo, d'immaginazione), tra repulsione e attrazione, un demone e
una delle forme più seducenti del diavolo, della cui esistenza è ben convinto.[63]

Egli si meravigliava che alle donne fosse permesso di entrare nelle chiese. "Di che
cosa possono parlare - si domandava con una punta di sarcasmo - con Dio?".[62]

Per ribadire la ferma opposizione dei due sessi, che si guardano come nemici e che
il caso, cioè l'amore, rende complici, Baudelaire sostiene che «amare le donne
intelligenti sia un piacere da pederasti»[64]: dovremmo amare le donne quanto più
esse le sentiamo diverse da noi.[64]

L'atto dell'amore somiglia a una tortura, o a un'operazione chirurgica che deve


essere fatta per sentirsi meglio.[61]; ed è un delitto in cui non si può fare a
meno del complice: l'inferno, il diavolo, il peccato quale fonte di piacere e di
dolore, oppure l'amore che si allontana sempre di più dalla semplicità e dal
candore della natura, senza che vi sia nessuna volontà di cancellare le macchie
depositate dal male e averne alcuna consolazione.[2]