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Cristo rivelatore e vincitore di Satana

Cristologia e demonologia nei vangeli

1. Introduzione

Nel vangelo si descrive lo scontro tra satana e Cristo, con la conseguente


vittoria di Cristo su satana. Si tratta di un elemento costitutivo dell’opera e della
missione di Gesù, il cui fine è la salvezza dell’uomo peccatore per riconciliarlo con
il Padre e renderlo suo figlio adottivo. Lo dichiara esplicitamente il testo sacro:
“Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea,
dopo il battesimo predicato da Giovanni, cioè come Dio consacrò in Spirito Santo
e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che
stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,37-38). Al fatto
poi si accompagna la parola, la stessa persona di Gesù, che rivela la malignità di
satana e la vince. Lo afferma ancora una volta la Scrittura: “ Ora il Figlio di Dio è
apparso per distruggere le opere del diavolo” (1 Gv 3,8).
Nell’analizzare il conflitto tra i due contendenti, si vede bene la superiorità
di Gesù, la sua ferma volontà di combattere il nemico e il risultato della sua vittoria
indiscussa, mentre si manifesta la furiosa opposizione di satana con i suoi numerosi
attacchi contro Cristo. Da qui consegue che una visione adeguata e corretta del
demonio può essere formata e concepita all’interno del mistero di Cristo e della sua
opera redentrice. Se invece satana viene avulso e distaccato da tale contesto
soteriologico, acquista una configurazione disordinata, perché o viene esaltato in
modo eccessivo ottenendo un potere che non gli compete oppure viene rigettato e
considerato inesistente e inefficace. I due atteggiamenti sono errati. L’esatta
concezione del diavolo si ottiene solo se rapportata e interpretata alla luce del
Verbo incarnato e redentore.

2. Le tentazioni messianiche all’inizio della missione

Matteo, Marco e Luca riportano il racconto delle tentazioni. Proprio


all’inizio della sua vita pubblica, Gesù fu condotto nel deserto dallo Spirito e ivi fu
tentato da satana. I racconti non si fermano sui particolari, ma vogliono dimostrare
la fermezza di Gesù, la sua disponibilità totale a seguire un messianismo conforme
alla volontà di Dio, di senso totalmente opposto alle prospettive umane.
La narrazione di Marco è molto breve ed essenziale, ma non per questo
meno significativa. Marco situa le tentazioni subito dopo il battesimo e prima della
predicazione in Galilea. Esse sono collegate al battesimo, in quanto confermano la
potenza dello Spirito di Dio che agisce in Cristo; insieme sono connesse alla
predicazione perché costituiscono come la garanzia e il fondamento della verità e
validità del messaggio. Ciò che Cristo annuncia lo ha già realizzato, anticipando la
vittoria sul male e l’avvento del regno di Dio. Vi sono segnalate alcune
connotazioni rilevanti. Fra queste si notifica che Cristo è più potente di Giovanni
Battista perché possiede lo Spirito di Dio. Il Battista lo aveva affermato; ora nella
tentazione Gesù dimostra effettivamente di essere forte, perché non soccombe alle
insidie.
Il deserto nella mentalità biblica indica il luogo della vicinanza e
dell’intimità con Dio (cf. Os 2,16), delle dolce confidenze e dell’abbandono.
Marco stesso avverte che in un posto solitario Gesù si ritira spesso per pregare (cf.
1,35.45; 6,31). Il deserto però rappresenta soprattutto il luogo della prova e della
sofferenza (cf. Dt 8,2s). Esso ricorda i quaranta anni trascorsi da Israele
nell’isolamento: un’epoca di stenti, di ostacoli e di purificazione.
Proprio in questo ambiente, così ricco di risonanze bibliche, il diavolo mette
alla prova Gesù, una prova che sembra abbracciare tutto il periodo dei quaranta
giorni. Satana non riesce a piegare la volontà di Cristo, il Figlio prediletto e l’uomo
giusto, il quale resta decisamente sottomesso al disegno del Padre e in piena
comunione con lui. Marco non intende tanto descrivere le tentazioni, la qualità o il
numero, quanto sottolineare lo stato di fiduciosa sopportazione da parte di Gesù e
la sua opposizione al maligno.
Gesù, infine, vive in comunione con animali selvaggi, mentre gli angeli lo
servono. Ciò probabilmente allude all’evento escatologico (cf. Is 11,6s; 65,25): con
Cristo inizia la restaurazione dell’armonia nell’universo e tutto viene rinnovato
nella pace primitiva dell’Eden; ormai è giunto il tempo ultimo della salvezza. Il
servizio degli angeli indica ugualmente la condizione di amicizia con Dio e con i
suoi ministri.
Matteo, come anche Luca , descrive il contenuto delle tentazioni. Satana si
avvicina a Cristo chiamandolo “Figlio di Dio”, il nome che ha ricevuto nel
battesimo, mettendo in crisi propriamente la sua condizione filiale: “Se sei Figlio
di Dio…”. Insinua così il dubbio e perciò fa balenare l’esigenza che Gesù lo
dimostri in modo strepitoso, contrario al piano proposto dal Padre.
La tentazione tende ad allontanare Gesù da Dio, proponendo un modo di
realizzare l’opera salvifica in contrapposizione alla prospettiva divina. Sono
dunque tentazioni messianiche perché riguardano la salvezza e il modo di attuarla:
quello proposto dal Padre, che addita la strada segnata dal servo sofferente, o
quello prospettato dagli uomini, fondato sulla strategia della potenza. Gesù deve
scegliere: o rimanere in sintonia con la volontà divina o puntare
sull’autoesaltazione, con la conseguenza di vanificare il disegno salvifico. Satana
presenta a Cristo diversi modi alternativi di realizzare la salvezza messianica, che
si richiamano alle tradizioni e alle attese di Israele. Egli vorrebbe deviare la sua
volontà verso un messianismo terreno e glorioso, ma, diversamente da Israele,
dimostratosi ripetutamente infedele, Gesù resta forte e saldo al progetto del Padre.

3. L’attività esorcistica costantemente esercitata

Nei sinottici la lotta tra Gesù e satana si manifesta anche nei racconti di
numerosi esorcismi, presi singolarmente o riportati nei sommari.
Gli esorcismi si diversificano da altri miracoli di guarigioni fisiche, perché
presentano caratteristiche proprie, anche se non è sempre facile determinare con
precisione quando si tratta di malattia o di possessione diabolica. Tuttavia è
innegabile che alcuni brani dei vangeli riportano degli esorcismi, in cui Gesù
compie vere liberazioni in persone possedute dal demonio. Tra di essi sono da
ricordare l’indemoniato di Gerasa (Mc 5,1-20); il fanciullo guarito da Gesù dopo
l’incapacità dei discepoli (Mc 9,14-29 par.); la guarigione dell’uomo posseduto
dallo spirito immondo a Cafarnao (Mc 1,21-28 e Lc 4,33-37); la figlia della donna
sirofenicia (Mc 7,24-30 e Mt 15,21-28); il muto indemoniato (Mt 9,32-34 e Lc
11,14).
La prima caratteristica che contraddistingue un esorcismo sta nel fatto che
esso esplica i suoi effetti benefici contro la possessione di un uomo, il quale, sotto
le grinfie del demonio, perde la sua facoltà personale di decisione, compiendo
azioni strane, orribili.
La seconda caratteristica è indicata dall’atteggiamento di Gesù che non
considera come avversario l’ossesso, ma il demonio in persona. Ciò si capisce dal
fatto che il diavolo e Gesù manifestano ambedue una scienza particolare: il
demonio riconosce Gesù e ha paura di essere sopraffatto da lui: “dicendo: «Che
vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di
Dio!» (Mc 1,24); Gesù lo riconosce e lo minaccia, ordinandogli di uscire
dall’uomo e di non tornarvi più: E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da
lui!» (Mc 1,25). Il diavolo chiama per “nome” Gesù Nazzareno, il Santo di Dio
(Mc 1,24); Gesù chiede il “nome “ a uno spirito immondo, che risponde: “Mi
chiamo Legione, perché siamo in molti” (Mc 5,9). Si tratta di un rapporto fra due
persone in conflitto. Il demonio perciò assume il valore di un essere personale, non
di una potenza anonima o simbolica.
La terza caratteristica, indicatrice che non si tratta di un semplice uomo,
bensì di un demonio, è la dimensione cosmica dello scontro, che evoca la battaglia
apocalittica di Dio con i nemici d’Israele (cf. Is 59,17). Le conseguenze si fanno
sentire fin sulla natura, come nel branco di porci che si getta nel mare (Mc 5,13); o
ancora, quando Gesù rivela che il demonio va in giro cercando un luogo ove
riposare. L’esorcismo non è rivolto a una specie di “super-malattia” ma al diavolo,
dal quale l’uomo deve essere liberato.
I sinottici attestano che i demoni conoscono l’identità di Gesù. In particolare
Marco riferisce che essi dicono esplicitamente di sapere chi è Gesù, gridandolo con
forza (Mc 1,23s; 3,11); affermano di avere questa conoscenza: “Io so chi tu sei: il
Santo di Dio” (Mc 1,24); dicono che è “il Figlio di Dio” (Mc 3,11) e “il Figlio
dell’Altissimo” (Mc 5,7). Il loro sapere non è contraddetto da Gesù, ma
riconosciuto valido: “Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti
demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano” (Mc
1,34; cf. 3,12)  e confermato da altri passi in cui l’identità di Gesù è indicata con
gli stessi termini (cf. Mc 1,11; 9,7; 15,39). Dunque la conoscenza dei demoni si
riferisce all’aspetto decisivo della persona di Gesù, alla sua relazione con Dio.
Tuttavia Gesù proibisce loro di parlare (Mc 1,34; 3,11). Tale proibizione non è
diretta contro il contenuto di ciò che dicono, ma contro il modo di manifestarlo,
poiché la vera conoscenza di Gesù comporta anche la sua sequela e l’accettazione
della sua persona e della sua opera salvifica. Proprio su quest’ultimo punto i
demoni restano al di fuori dell’autentico rapporto con Cristo e perciò non possono
essere validi strumenti per una veritiera testimonianza su di lui.
Le accanite diatribe mosse dai nemici sono segnalate di frequente da Marco
e per Cristo diventano nuove tentazioni, come si denota dal verbo “tentare” o
“mettere alla prova” in Mc 8,11: “Vennero i farisei… per metterlo alla prova”;
10,2: “Avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono”; 12,15:
“Egli conoscendo la loro ipocrisia, disse: perché mi tentate?”. Lungo il corso
dell’esistenza storica di Gesù si ripete la situazione iniziale quando, tentato nel
deserto, “stava con le fiere e gli angeli lo servivano”. Queste parole, illuminate dai
passi veterotestamentari (cf. Sal 91,11-13; Gb 5,22-23), proiettano su Gesù la
figura di un uomo che spera in Dio, dell’uomo giusto, che ha posto il suo rifugio e
la sua forza nel Signore. Proprio lui, il protetto da Dio, riesce a conservare, in
mezzo alle accuse e alle polemiche più accese, la saggezza e la luce di provenienza
divina.
In Luca è presente il tema della caduta di satana dal cielo, come si vede
dalle parole di Gesù: “Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore” (Lc
10,18). La frase probabilmente si riferisce al fatto che con Gesù satana non ha più
potere di fare il male, poiché l’opera di Cristo segnala definitivamente la vittoria su
di lui. Come viene evidenziato dal versetto precedente, in cui i discepoli affermano
che “i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome” (Lc 10,17). Il nome di Gesù
costituisce la forza che fa precipitare nell’annientamento il potere di satana.

4. Il persistente contrasto tra Gesù e Satana


 La grande disputa sul potere esorcistico di Gesù, in cui i farisei lo accusano
di cacciare i demoni nel nome di Beelzebul, si trova inserita in Matteo in un
contesto concernente il rapporto tra le opere di Gesù e la sua identità, che può
essere accolta o rifiutata (Mt 11.12). Il Maestro invita i discepoli di Giovanni a
riconoscere le sue opere messianiche; si rivela come il Figlio di Dio che manifesta
pienamente il Padre; dice di essere più grande del tempio e signore del sabato; è
identificato con il servo del Signore predetto da Isaia; si definisce superiore a
Giona e a Salomone. Di fronte a queste esplicite dichiarazioni si nota dall’insieme
che esse non sono accettate; anzi si giunge a vedere nell’opera esorcistica di Gesù,
che viene dallo Spirito di Dio, l’azione dello spirito di satana. Si professa la più
grande menzogna e la più infamante delle accuse, che confonde lo spirito liberatore
di Gesù con lo spirito del principe dei demoni. Nei farisei si mostra di nuovo lo
spirito di satana che sta esattamente all’opposto di quello di Gesù e che costituisce
la bestemmia imperdonabile contro lo Spirito Santo: “Ora, se Satana scaccia
Satana, è diviso in se stesso; come dunque il suo regno potrà restare in piedi? E se
io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li
scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Ma, se io scaccio i demòni per
mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio” (Mt 12,26-28).
Nel momento centrale del vangelo, quando Gesù ormai si dirige verso
Gerusalemme per consumare l’esodo al Padre, chiede ai discepoli di manifestare la
loro conoscenza su di lui. Pietro fa la professione di fede proclamandolo quale
Messia e Figlio di Dio (Mt 16,16). Una solenne rivelazione intorno al mistero di
Cristo. Ma, subito dopo, al primo annuncio della passione, morte e risurrezione, lo
stesso Pietro esprime uno spirito diverso, rifiutando di accettare il messianismo del
servo sofferente. In Pietro Gesù rivede Satana, che gli pone contro una mentalità
umana opposta alla sapiente volontà del Padre e lo allontana con forza: “Lungi da
me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli
uomini” (Mt 16,23). Di nuovo la contrapposizione tra i due spiriti.
Nel momento culminate della passione e morte di Gesù, Luca in particolare
vede all’opera satana. Egli introduce il racconto della passione con queste parole:
“Satana entrò in Giuda detto Iscariota, che era nel numero dei discepoli. Ed egli
andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di
consegnarlo nelle loro mani” (Lc 22,2-4). Anche la grande prova subita dai
discepoli è interpretata quale intervento di satana che li vaglia come il grano,
secondo quanto attestano le parole del Signore: “Simone, Simone, ecco satana vi
ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga
meno la tua fede” (Lc 22,31). Nuovamente all’arresto nell’orto degli ulivi Gesù
vede l’ora dei nemici, “l’impero delle tenebre” (Lc 22,53). Luca aveva
preannunciato questa manifestazione di Satana, all’inizio, dopo la tentazione nel
deserto, dicendo che “il diavolo si allontanò da lui per tornare al tempo fissato” (Lc
4,13). Sulla croce si ha di nuovo lo scontro tra Cristo, che testimonia la sua totale
disponibilità alla volontà del Padre e all’amore verso gli uomini, e satana, che
mostra il suo accanimento contro di lui e i discepoli.
All’inizio, durante, nel mezzo e al termine della sua missione, Gesù si trova
di fronte il nemico che lo contrasta, lo accusa di falsità e falsamente lo combatte.
Questo nemico assume i lineamenti di un essere contro Cristo, anti-Cristo, nel
senso che si oppone e rifiuta totalmente la sua verità, la sua parola, il suo amore,
tutto il suo essere. In tal modo satana si mostra come colui che sta agli antipodi di
Cristo, possiede uno spirito del tutto contrario a lui e compie azioni antitetiche alle
sue. Ne segue che la rivelazione di Cristo corrisponde anche alla manifestazione di
satana; il “misterium salutis” illumina il “misterium iniquitatis”; davanti al Figlio
di Dio il maligno resta per sempre e totalmente smascherato. Inoltre la missione di
Gesù si concentra nella sconfitta di satana, in modo che là dove giunge la sua opera
si constata l’estromissione e la demolizione dell’azione demoniaca.

5. La disfatta totale di Satana sulla croce

Forse più marcatamente dei sinottici, il Vangelo di Giovanni mette in


evidenza il contrasto radicale tra il diavolo e Cristo. Lo si vede soprattutto in
riferimento alla morte di Gesù, che per Giovanni costituisce l’apice della
esaltazione di Cristo, della rivelazione piena della sua gloria e della gloria del
Padre. Proprio in quest’ora suprema dell’attuazione dell’opera del Verbo incarnato
si fa avanti la presenza del diavolo che viene chiaramente svelato secondo un
triplice delineamento: l’omicida, il menzognero, il principe di questo mondo.
Accanto al Cristo esaltato si mostra, in antitesi, il suo più accanito nemico, non in
modo diretto, come nel racconto sinottico delle tentazioni, ma per mezzo di alcune
categorie di persone che possono essere individuate nei giudei, nella folla, in Giuda
il traditore.
Al cap. 8,31-59, Giovanni descrive la feroce conflittualità con i giudei, i
quali, schiavi del peccato quale negazione di Cristo, pur essendo discendenti di
Abramo, non sono disponibili a conoscere la verità e non possono raggiungere la
libertà. La verità portata da Cristo consiste nella rivelazione del suo essere Figlio in
perfetta comunione con il Padre, abitando per sempre nella casa paterna, mentre lo
schiavo ne resta fuori. Ora i giudei non vogliono entrare nella casa, perché non
accettano la nuova filiazione divina manifestata in Cristo; restano legati al loro
padre vero, il diavolo, che li rende tuttora schiavi del peccato, cioè
nell’atteggiamento interiore di opposizione e di rifiuto a Cristo Figlio di Dio. In
ragione di questa chiusura spirituale, essi sono pronti a uccidere Gesù, a
distruggerlo nella sua realtà filiale e nella sua parola di verità.
Si tratta di due spiriti a confronto: quello del diavolo, che si manifesta nei
giudei, e quello di Cristo, che si rivela Figlio del Padre. Da questo confronto si
delinea la figura del diavolo come “omicida fin da principio”, “privo di verità” e
“infedele alla verità”; anzi “menzognero”, dicendo il falso per sua natura, è “padre
della menzogna”. Sono delle pennellate precise che svelano pienamente la
controfigura negativa del diavolo quale essere contro la vita, contro la verità,
contro la fedeltà, caratteristiche queste che appartengono al Figlio nel suo amore
verso il Padre. Il diavolo opera il contrario del Figlio, in quanto questi genera gli
uomini alla vita filiale, mentre quello li genera soltanto alla menzogna. Una
menzogna così radicale che conduce ad accusare Cristo di avere un demonio: “Non
è stato forse Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge!
Perché cercate di uccidermi?». Rispose la folla: «Sei indemoniato! Chi cerca di
ucciderti?” (Gv 7,19-20). Si tratta di un capovolgimento della verità e di una
confusione del demoniaco con il divino, espressione massima dello spirito di
falsificazione e di desacralizzazione.
Dopo l’ingresso messianico a Gerusalemme, Gesù annuncia che “è giunta
l’ora che sia glorificato il Figlio dell’Uomo” (Gv 12,23), per mezzo
dell’annientamento della morte, come il chicco di grano, che cade per terra e
marcisce. In quel momento giunge la voce del cielo che conferma le parole di
Gesù, in quanto assicura che “è stato glorificato e di nuovo sarà glorificato”. Di
fronte a questa autorevole manifestazione divina, si pone il principe di questo
mondo che Gesù smaschera nella sua impotenza e sconfitta, perché “ora è il
giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori” (Gv
12,31). Gesù raggiunge la sua gloria in pienezza con la vittoria sul diavolo. In
questo caso la disfatta del menzognero sta a testimoniare l’avvenuta glorificazione
totale di Gesù.
Il principe di questo mondo, pur non avendo alcun potere reale contro Cristo,
tuttavia tenta di avventarsi contro di lui, proprio nel momento supremo della morte:
“Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me
non può nulla” (Gv 14,30). Ma di fatto l’esaltazione di Cristo coincide con il
disfacimento di satana. La massima rivelazione della gloria di Gesù, attuatasi con
la crocifissione, svela l’estrema falsità del principe di questo mondo, perché sono
due poli in totale antitesi. Sulla croce la luce del Figlio immolato per amore
rischiara completamente la profondità della stoltezza e dell’empietà di satana.
Nel medesimo contesto dell’ultima ora di Gesù, intesa questa volta come
massima espressione di amore, ritorna la presenza del maligno nella persona di
Giuda il traditore. “Prima della festa di pasqua, sapendo che era giunta l’ora di
passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li
amò fino alla fine” (Gv 13,1). Nell’intimità del cenacolo, assieme ai discepoli che
erano suoi, perché scelti da lui e a lui affidati dal Padre, Gesù rivela il suo amore
immenso, che riversa anche su Giuda. Dall’altro versante “il diavolo aveva messo
in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo” (Gv 13,2). Di nuovo il
contrasto di due spiriti del tutto contrari: la generosità dell’amore di Cristo e il
tradimento dell’amore inoculato da satana in Giuda.
Gesù compie il gesto servizievole di lavare i piedi ai discepoli, per mostrare,
ancora una volta, che li ama fino alla fine, fino a diventare loro servo, anche verso
colui che lo tradisce, cercando di purificare il suo cuore. Poco dopo Gesù fa un
altro gesto di amore, quello di intingere il boccone nel piatto e consegnarlo a
Giuda. È segno di profonda comunione la condivisione della stessa mensa e dello
stesso cibo. Ma di fronte si trova il rifiuto dell’amore: “E allora dopo quel boccone,
satana entrò in lui” (Gv 13,27), cioè in Giuda. Ora si manifesta in senso pieno lo
spirito contrario all’amore, lo spirito dell’odio e dell’egoismo, che conduce nelle
tenebre e alla morte.

6. Conclusione

Satana dunque è l’antagonista di Cristo, il suo avversario. In questo egli si


manifesta nella sua non verità, non amore, non figlio; insieme mostra la sua
volontà di diffondere e causare la medesima negatività tra gli uomini,
indirizzandoli verso il non amore e la non verità; cioè egli è generatore di
menzogna, di egoismo e di morte. Di fronte a lui, Gesù si pone in fermo e chiaro
atteggiamento di opposizione e di condanna, senza lasciarsi in alcun modo
abbindolare o condizionare, per svolgere fino in fondo la sua missione di salvezza
per l’umanità, in docile ossequio alla superiore volontà paterna. Proprio a causa di
questa sua intrepida resistenza contro le potenze maligne, egli diventa la roccia
sulla quale esse si infrangono e si disintegrano. Precisamente nella morte di Gesù
si compie il giudizio contro satana, in quanto Gesù diventa il punto di attrazione e
di illuminazione per tutti gli uomini, strappando al principe di questo mondo il suo
fascino. Se Cristo accetta di essere messo alla prova da lui, lo fa per testimoniare al
mondo il suo amore e la sua obbedienza al Padre (Gv 14,30-31), perché la sua
vittoria sia manifesta a tutti e il Padre sia glorificato (Gv 17,1).
Egli, rivelatore di Dio all’uomo, ha portato la sua luce di verità su questo
campo che tocca il mistero del male nel mondo; ha assunto ciò che conteneva
elementi veritieri, portandoli però al loro pieno significato e mondandoli dalle
scorie estranee. In questo senso Gesù è colui che annuncia e testimonia la buona
novella, cioè la verità anche su satana e i demoni.
Si deve dire che la demonologia non può essere distaccata dalla cristologia e
assumere una propria autonomia. Essa va inserita, a pieno titolo, nell’economia
salvifica e solo in tale contesto trova il posto che le compete e insieme la sua
autentica configurazione. La luce del mistero di Cristo rivela e sconfigge le tenebre
di satana.

Don Renzo Lavatori