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Una domanda che troviamo in filosofia è come facciamo a

riconoscere le istanze differenti di una cosa dato che tutto

ad un unico genere?

Prendete per un istante i cani che dimostrano la loro caninità.

Indipendentemente da quanto io conosca scientificamente il


composto genetico di un cane, ho il senso di che cosa sia

la caninità, e quando la vedo


la posso riconoscere.

Quando vedo un Chihuahua,


lo riconosco come un cane.

Quando vedo un Alano,


lo riconosco come un cane.

I Chihuahua e gli Alani sono molto diversi,


ma comunque li riconosco entrambi come cani.

Come?

Andiamo a considerare le nostre opzioni.

Nella comprensione platonica, c'è un'unica espressione


veritiera di ogni categoria, che egli chiama forma.

La forma esiste a parte della materia in una specie


di realtà eterea.

Tutto quanto in questo mondo soltanto partecipa,


condivide soltanto, a quelle forme immateriali.

Quando ci domandano come facciamo a riconoscere come cani


sia il Chihuahua e sia l'Alano,

Platone potrebbe rispondere qualcosa del genere: "Entrambi


partecipano della forma eterna della caninità,

ma possiamo ricordare quella forma quando incontriamo


la loro ombra nel mondo sottostante".

Ora questa visione estrema la possiamo chiamare


realismo radicale.

Gli universali come la caninità, in questo caso,


esistono in se stessi a parte di questo mondo.

Prima di giungere ad Aristotele e san Tommaso d'Aquino,


descriviamo l'altra finalità dello

spettro, una posizione chiamata nominalismo, associate con


un frate francescano del XIV secolo

di nome Guglielmo di Occam.

In breve, e badate, che questa è una grossa semplificazione,


i nominalisti sostengono che niente che sia reale possa connettere

il Chihuahua e l'Alano. Essi non


condividono una natura comune.
Come convenzione noi riferiamo ad entrambi attraverso il medesimo
nome generico per organizzare il nostro discorso.

Per Occam all'altro fine dello spettro,


gli universali esistono soltanto in modo logico.

In mezzo a questi due posizioni troviamo quella


di Aristotele e di san Tommaso d'Aquino.

San Tommaso pensava che gli universali esistono,


ma che essi esistono prima nelle stesse cose.

La forma è quella che semplicemente permette una cosa ad


essere ciò che è, gli da una figura ed una unità

intelligibile.

Un cane è composto dalla forma e materia,


grazie alla forma del cane, gli permette di essere cane

e di organizzarsi e ad animarsi di conseguenza.

Ora, queste forme esistono anche nelle nostre menti.

Quando afferriamo un cane, noi estrapoliamo una forma


intenzionale o concettuale

del cane nelle nostre menti.

Non è che la nostra mente diventi cane (in senso stretto,


esso rimane nella mente), ma piuttosto

attraverso l'interazione con il cane formulo un


concetto di caninità, la quale ora serve come

quella lente attraverso la quale io incontro


altri cani.

Al contrario di Platone, san Tommaso insiste che


gli universali sono prima nelle stesse cose.

Al contrario di Occam, le connessioni reali esistono


in mezzo alle cose che sono genericamente simili, e che

possiamo conoscere e nominare.

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