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19 ottobre 2006

LEGGE FINANZIARIA 2007


I COMMENTI E LE PROPOSTE DI ALTROCONSUMO
PER RIPORTARE IL CITTADINO-CONSUMATORE AL CENTRO
DELL’AGENDA POLITICO-ECONOMICA

Il Consiglio dei Ministri del 29 settembre ha varato la Finanziaria


per il 2007 che, articolata nel relativo disegno di legge e in un decreto
legge collegato, prevede una correzione dei conti pari a 33,4 miliardi di
Euro, (successivamente ritoccati a 34,7) di cui 18,6 miliardi
(successivamente ritoccati a 19,5) destinati allo sviluppo.
In occasione dell’avvio della lunga discussione parlamentare che
accompagnerà l’approvazione definitiva della manovra, Altroconsumo,
associazione indipendente di consumatori 1 , si rivolge al Governo e al
Parlamento per esprimere le proprie proposte correttive in primo luogo
circa una delle linee caratterizzanti l’intera manovra: il rinnovato
taglio dei trasferimenti agli Enti locali.
Commentiamo poi alcune misure presenti in Finanziaria che
toccano direttamente gli interessi dei consumatori ed altre di cui
sarebbe auspicabile un inserimento.
Non possiamo tralasciare, inoltre, di esprimere un particolare
desiderata rispetto ad un capitolo la cui completa assenza nel testo
attuale appare preoccupante: c’è ancora tempo e spazio a nostro avviso
per anticipare nel corpo della Finanziaria o, meglio ancora, in un apposito
decreto collegato, un pacchetto di riforme strutturali che, inserendosi
nel solco delle misure di liberalizzazione adottate con il c.d. Decreto
Bersani, riporti il cittadino-consumatore al centro dell’agenda
politico-economica del Governo e, al contempo, possa controbilanciare
quel rigore presente in Finanziaria necessario a riallineare i conti pubblici

1
Altroconsumo, associazione di consumatori più rappresentativa del Paese, ha oltre 300.000 soci in tutta Italia ed è
unico membro BEUC (Bureau Européen des Unions de Consommateurs).

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entro i vincoli europei con interventi di modernizzazione del Paese


all’insegna del rilancio dello sviluppo e della concorrenza.
Per quanto riguarda, infine, il sistema fiscale ribadiamo la nostra
proposta per una riforma radicale che consideri come base imponibile il
reddito disponibile di tutta la famiglia e non del singolo contribuente.

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1) I tagli dei trasferimenti agli Enti locali: dove sta


l’interesse dei consumatori ?

Gli ulteriori tagli dei trasferimenti agli Enti locali previsti nella
manovra di quest’anno rischiano di produrre effetti negativi su servizi
essenziali ed inderogabili per i cittadini/consumatori come quello delle
scuole materne, del trasporto pubblico locale, della pulizia delle città etc.
L’eventualità, d’altra parte, che Comuni e Regioni si avvalgano dello
strumento dell’addizionale IRPEF o di tasse di scopo per fare quadrare i
propri bilanci finirebbe, invece, per eliminare ogni vantaggio in favore dei
meno abbienti derivante dalle nuove aliquote IRPEF e per peggiorare
ulteriormente la situazione di aggravio fiscale a carico del c.d. “ceto
medio”.

► Cosa propone Altroconsumo


I tagli agli Enti locali erano presenti anche nella Finanziaria dello
scorso anno e la posizione di Altroconsumo in merito non cambia: non
si può andare avanti in questo modo perché dal reiterato braccio di
ferro tra Governo ed Enti locali a farne le spese è sempre e
comunque ogni anno il consumatore che paga in termini di servizi
peggiori o di maggiore carico fiscale i costi di una cattiva
amministrazione. Appare ormai improcrastinabile una riforma
strutturale che introduca forti elementi di produttività ed
efficacia nella pubblica amministrazione e nel pubblico impiego a
livello locale (ma anche a livello centrale). In tal senso il controllo
e gli eventuali futuri tagli ai bilanci degli Enti locali dovrebbero
poter avvenire sulla base di indicatori di efficienza (qualità della
spesa e dei servizi erogati). Non è detto, infatti, che un Comune con
i bilanci in equilibrio sia automaticamente migliore, dal punto di vista

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del cittadino-consumatore, di uno che ha, invece, i conti in rosso. Da


qui la necessità di un sistema di monitoraggio della spesa ad oggi
sostanzialmente inesistente e di sanzioni, in caso di mancato
rispetto delle regole di bilancio, che non si traducano però solo
in un'automatica penalizzazione dei cittadini.

2) Misure presenti in Finanziaria che toccano


direttamente gli interessi dei consumatori ed altre di cui
sarebbe auspicabile un inserimento

2.1 - Ticket sanitari sull’assistenza specialistica ambulatoriale e


per le prestazioni erogate in regime di pronto soccorso
Ove lo scopo della misura sui ticket per i servizi di pronto soccorso
fosse stato quello di “incentivare” un uso responsabile del pronto soccorso
saremmo stati sicuramente d’accordo. Il testo della Finanziaria prevede,
tuttavia, che chi risulta avere un codice bianco (grado di urgenza basso)
paghi meno (28 Euro) di chi, invece, risulta avere un codice verde (41
Euro). La misura, quindi, è palesemente intesa a recuperare le spese
sostenute per le prestazioni erogate (maggiori, per il codice verde che,
oltre alla visita medica, prevede esami di diagnostica) e non a instillare
virtuosità negli utenti.
Anche in merito al ticket sull’assistenza specialistica ambulatoriale
il testo della Finanziaria appare alquanto ambiguo. Se con il pagamento di
una quota fissa pari a 10 Euro a ricetta si vuole introdurre un ticket
aggiuntivo a quello che già si paga sulle prestazioni ambulatoriali, non
possiamo che essere contrari.

► Cosa propone Altroconsumo


Entrambe le misure debbono in ogni caso essere riformulate in modo
più chiaro al fine di non lasciare adito ad interpretazioni
discordanti. Nel primo caso, riteniamo che indirizzare i
consumatori ad un uso responsabile del pronto soccorso sia
importante, ma purtroppo la misura così come concepita non
sembra essere finalizzata a tale obiettivo. Nel secondo caso
potrebbe avere un senso introdurre un ticket solo per la
prenotazione di una prestazione specialistica ambulatoriale. I 10
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Euro dovrebbero essere poi detratti dall’importo complessivo del


ticket. Questo ridurrebbe il numero di persone che prenota visite
ed esami strumentali specialistici e poi non si presenta al momento
dell’appuntamento.

2.2 - Ticket sanitari nelle Regioni che sforano i tetti di spesa


dei farmaci
La disposizione è diretta in realtà a disciplinare l’accesso delle
Regioni che hanno sforato il tetto del 13% per la spesa farmaceutica
convenzionata alle somme vincolate al raggiungimento degli specifici
obiettivi di contenimento della spesa farmaceutica per gli anni 2005 e
2006. Nella pratica, tuttavia, questo si traduce nell’introduzione di un
ticket sui farmaci (o di un suo adeguamento) laddove le Regioni non lo
abbiano già introdotto in precedenza.

► Cosa propone Altroconsumo


L’accesso ai fondi vincolati per il rispetto dei tetti di spesa
farmaceutica e la conseguente introduzione dei ticket sui farmaci
debbono essere consentiti solo alle Regioni che hanno
effettivamente monitorato l’andamento delle prescrizioni, e sono
intervenute con provvedimenti sanzionatori nei confronti dei
medici che hanno effettuato prescrizioni in misura superiore al
livello appropriato, come previsto dalla Legge n. 405 del 2001.
Altrimenti si rischia che siano, come al solito, i cittadini a pagare
per le colpe o le incapacità degli amministratori. Inoltre, al fine di
indurre comportamenti prescrittivi più neutri rispetto ai possibili
condizionamenti del mercato, ai medici deve essere fatto obbligo
di prescrivere in base al principio attivo.

2.3 - Percorsi diagnostico-terapeutici (Linee Guida)


Al fine di assicurare un uso appropriato delle risorse destinate al
Sistema Sanitario Nazionale, la disposizione è diretta a stabilire il
termine del 31 marzo 2007 per la definizione dei percorsi diagnostico-
terapeutici ai quali i medici prescrittori conformano le proprie autonome
decisioni tecniche. Le Linee Guida sono un elenco di “che cosa deve” e “che
cosa non deve fare” l’operatore sanitario con un paziente che presenti una

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determinata patologia ad un determinato stadio di gravità, elenco stilato


sulla base dei migliori risultati provenienti dalla ricerca biomedica.
Le Linee Guida dovrebbero servire, dunque, al cittadino per avere la
garanzia che con una certa patologia avrà diritto alle stesse cure e agli
stessi strumenti diagnostici, ovunque si trovi sul territorio italiano.

► Cosa propone Altroconsumo


Con questa Finanziaria si definisce chi deve stilare le Linee Guida,
ma non si aggiunge molto di più. Appare utile ricordare che, da sole,
le Linee Guida non bastano, devono essere affiancate da
condizioni organizzative del Sistema Sanitario Nazionale che
permettano l’applicazione delle raccomandazioni contenute nelle
Linee Guida stesse.

2.4 - Proroga agevolazioni per ristrutturazioni edilizie


Apprezziamo che in Finanziaria compaia di nuovo la proroga delle
agevolazioni fiscali che prevedono la detrazione del 36% delle spese
sostenute per le ristrutturazioni di immobili. Dall’anno della sua
introduzione (1998) tale misura, infatti, ha portato notevoli vantaggi
fiscali per le famiglie, ha contribuito alla messa a norma di impianti
vetusti nell’ottica anche di un incentivo al risparmio energetico e ha
favorito l’emersione di lavoro sommerso in un settore in cui l’evasione
fiscale è molto elevata.

► Cosa propone Altroconsumo


Chiediamo che la misura sia confermata in quanto utile sia ai
cittadini sia al Fisco. Il conseguente incremento dell’imponibile IVA
potrebbe peraltro portare il provvedimento a reggersi da solo,
grazie al saldo positivo per l’Erario.

2.5 - Detrazione per acquisto di elettrodomestici ad alta


efficienza, per pannelli solari ed isolamento termico
Si tratta di misure da tempo attese e lungamente richieste da
Altroconsumo nell’ottica del rilancio dei consumi e del sostegno alla
politica del risparmio energetico. Nel primo caso, tuttavia, appare
auspicabile che il provvedimento venga esteso anche ad altri
elettrodomestici ad alta efficienza e non solo per i frigoriferi e le caldaie
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a condensazione, nel secondo caso, invece, accogliamo con particolare


favore il fatto che la detrazione sia allargata anche alle spese per
interventi di isolamento per pareti e infissi, di cui avevamo sottolineato
più volte l'importanza.

► Cosa propone Altroconsumo


Apprezziamo questi provvedimenti che speriamo possano
costituire un primo piccolo passo in avanti verso un’effettiva
politica dell’efficienza energetica.

2.6 - Esenzione bollo per auto meno inquinanti e c.d. superbollo


per i SUV

Appare apprezzabile lo sforzo fatto dal Governo per trasformare


tale tassa in una sorta di “pollution charge”. Ci sembra però che la misura
presenti troppe lacune ed incongruenze. Occorre, infatti, considerare, in
primo luogo, che le automobili Euro 4, in condizioni realistiche, (motore
freddo, in coda, etc.) dopo un certo numero di km inquinano poco meno
delle Euro 2 e 3, e, in ogni caso, non possono essere considerate
automobili a basso impatto ambientale tanto da incentivarne l’acquisto. Il
c.d. superbollo per i SUV, per come strutturato, appare poi un vero e
proprio errore di valutazione da parte del Governo. Dopo tanti dibattiti,
infatti, alla fine molti dei più noti e diffusi Sport Utility Vehicles (ovvero
i SUV) non pagheranno il superbollo.

► Cosa propone Altroconsumo


La misura va corretta, eliminandone le evidenti incongruenze. A
nostro avviso, andrebbero aggiunti anche altri provvedimenti
sicuramente più significativi in termini di impulso ad una mobilità
sostenibile. Per promuovere, ad esempio, l’utilizzo dei mezzi di
trasporto pubblico al fine della riduzione dell’inquinamento e del
congestionamento del traffico, sarebbe utile rendere in parte
detraibili i costi sostenuti dai contribuenti per biglietti e
abbonamenti a treni bus e metropolitane per spostamenti legati
a motivi di lavoro e/o studio.

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Analisi di costo ► i dati ISTAT indicano che i pendolari che


utilizzano mezzi di trasporto pubblico per recarsi sul luogo di lavoro
sono circa 1 milione e mezzo. Fissando un limite massimo di spesa
per il trasporto pubblico di 500 euro annui su cui si recupererebbe il
19%, il costo a carico dello stato sarebbe di 143 milioni di Euro.

2.7 Aumento delle accise sul gasolio


La componente fiscale sul prezzo del carburante è costituita
attualmente da una quota fissa per litro, le accise, e dall’IVA che viene
calcolata proporzionalmente sul prezzo industriale più le accise. Il gettito
fiscale complessivo cresce dunque inevitabilmente al crescere del prezzo
industriale. Sulla base di tale considerazione è da tempo che chiediamo al
Governo (prima a quello precedente e poi a quello attualmente in carica) di
rivedere il meccanismo di tassazione, riducendo le accise e l’IVA, per
arginare l’effetto dell’incremento continuo del costo del greggio che si
riversa su quello al dettaglio dei carburanti. Valutiamo, quindi, molto
negativamente la misura inserita in Finanziaria che aumenta, al contrario,
le accise sul gasolio. Ove tale misura, peraltro, fosse rivolta ad
incentivare l’utilizzo di automobili meno inquinanti non si comprenderebbe
per quale motivo non siano state specularmente ridotte le accise sulla
benzina.

► Cosa propone Altroconsumo


Chiediamo che questa misura sia eliminata dalla Finanziaria e che
sia, invece, finalmente approvata per tutti i carburanti
l’esclusione delle accise dalla base imponibile dell’IVA. Tale
intervento fiscale garantirebbe un meccanismo automatico di
contenimento del prezzo finale e produrrebbe effetti consistenti e
permanenti. L'eliminazione della doppia imposizione fiscale (nel
senso di tasse calcolate su altre tasse) risponde tra l’altro a criteri
di evidente equità fiscale. Un altro possibile intervento è la
riduzione delle accise in misura da contenere il corrispondente
aumento di gettito fiscale maturatosi negli ultimi anni. Per fare,
infine, fronte ad eventuali ulteriori aumenti del prezzo
industriale, la misura fiscale sulle accise dovrebbe prevedere una
sterilizzazione dell’IVA. In tal senso, si dovrebbe stabilire che
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qualora il prezzo industriale salisse oltre il valore-soglia X (ad


esempio il prezzo attuale), l’IVA dovrebbe essere calcolata solo sul
valore-soglia X.

2.8 - Tariffe autostradali


Altroconsumo ha sempre puntualmente contestato in questi anni la
carenza di sinallagma tra i pochi investimenti effettivamente attuati dalle
società autostradali ed i continui aumenti dei pedaggi. Allo stesso modo
non abbiamo mancato di dimostrare più recentemente il nostro
apprezzamento per la volontà espressa da parte del Ministero delle
Infrastrutture di fare finalmente luce sulla mala gestione delle
concessioni in questo settore e sulla assoluta assenza di vigilanza e
controllo del rispetto delle clausole contrattuali da parte dei
concessionari.
Per questi stessi motivi salutiamo ora favorevolmente la misura
introdotta nel decreto collegato alla Finanziaria che rivede in senso più
equo la struttura e le modalità di aggiornamento delle tariffe
autostradali. Ci sembra anche opportuno precisare, d’altra parte, che se è
vero che i concessionari autostradali sono stati resi campioni finanziari
grazie ad una regolazione pubblica inadeguata e, per questo, ci troviamo
ora di fronte a società così artificialmente appetibili sul mercato,
sarebbe oltremodo controproducente affiancare ad una giusta battaglia
per la tutela degli interessi dei consumatori per la modernizzazione,
sicurezza e qualità delle infrastrutture autostradali quella invece
strumentalmente rivolta alla tutela della c.d. “italianità” nel caso
Autostrade-Abertis.

► Cosa propone Altroconsumo


Chiediamo che la misura introdotta nel Decreto collegato alla
Finanziaria sia confermata. Considerato che il settore in oggetto è
contraddistinto dalla presenza di un monopolio naturale l’auspicio è che in
un contesto di liberalizzazione il Governo decida finalmente di affidare
il ruolo di regolatore del mercato ad una Autorità indipendente che
dovrebbe essere appositamente costituita per monitorare e far
effettivamente rispettare quanto previsto nelle concessioni perché sia
tutelato nel migliore dei modi l’interesse generale. Per quanto riguarda,

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invece, il passato, ove dalla verifica in corso presso il Ministero


scaturisse l’evidenza di palesi inadempimenti contrattuali da parte dei
concessionari riteniamo altresì che, sempre a tutela dell’interesse
generale, il Governo dovrebbe agire in autotutela contro tali società.

2.9 - Diritto d’Autore


E’ stata inserita in Finanziaria una ennesima modifica alla Legge sul
diritto d’autore intesa a fare corrispondere ai soggetti che realizzano,
con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste
o giornali un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli
sono tratti. La misura del compenso e le modalità di riscossione saranno
poi determinate sulla base di appositi accordi con le associazioni delle
categorie interessate.

► Cosa propone Altroconsumo


Non si sentiva sinceramente la necessità di questo nuovo balzello
sul diritto d’autore. Chiediamo, pertanto, l’eliminazione di tale
misura dalla Finanziaria. Sempre in tema di diritto d’autore
chiediamo, invece, che siano inserite in Finanziaria modifiche
sostanziali all’attuale sistema impositivo in materia di Equo
Compenso. Appare del tutto evidente, infatti, che data la
progressiva implementazione dei sistemi di Digital Rights
Management, che rendono impossibile de facto per il consumatore
medio effettuare una copia privata in presenza di protezioni
tecnologiche, risulta vieppiù inaccettabile la tendenza a moltiplicare
a danno dei consumatori le ipotesi di compenso sui vari supporti e ad
accrescerne spropositatamente l’importo.

2.10 – Detraibilità canoni di locazione


Come è noto, per i soggetti che versano un mutuo per l’acquisto
dell’abitazione principale, è prevista la detraibilità del 19% degli interessi
versati, entro il limite massimo di spesa di 3.615,20 Euro. Riteniamo
necessario equiparare il versamento delle rate di canone di locazione a
quelle di mutuo. Questo permetterebbe un recupero della spesa anche per
i locatari che vengono discriminati ingiustamente rispetto a coloro che
stipulano un contratto di mutuo. Inoltre incentiverebbe l’emersione degli
affitti non registrati.
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Analisi di costo ► il dato ISTAT del 2001, indica che il 19,6% delle
famiglie paga un canone di locazione per l’abitazione principale. Su
un totale di circa 22 milioni di famiglie, quelle in affitto sono quindi
4 milioni e 300 mila. Stimando l’ammontare della spesa detraibile nel
limite attuale previsto per la detrazione degli interessi sul mutuo, il
costo per lo Stato è di circa 3 miliardi di euro.

2.11 - Detraibilità Latte artificiale

Attualmente non è prevista la detrazione per questo alimento.


Fermo restando il nostro favore per l’allattamento al seno che andrebbe
maggiormente incentivato attraverso adeguate campagne informative ed
iniziative a supporto delle neo-mamme resta il fatto che, in alcuni casi, il
latte artificiale può a tutti gli effetti essere considerato indispensabile
per l’impossibilità di nutrire altrimenti il neonato che ne necessita.
Pertanto, chiediamo l’allargamento al latte artificiale della detrazione
prevista per le spese sanitarie, introducendo l’obbligo di prescrizione
medica senza indicare la marca consigliata di prodotto (per evitare il
fenomeno delle “sponsorizzazioni” da parte dei medici). In questo modo la
contribuente potrebbe detrarre la spesa sostenuta per alimentare il
figlio con le stesse modalità attualmente previste per i farmaci di fascia
C (totale carico del malato) allargando la detraibilità anche in caso di
acquisto del prodotto non in farmacia, tramite l’esibizione dello scontrino,
giustificante la spesa, allegato alla prescrizione suddetta.

Analisi di costo ► mediamente nascono 600 mila bambini all’anno,


di questi circa il 40% utilizzano il latte artificiale, soglia riducibile
in base alle reali necessità. Ipotizzando una soglia massima di spesa
detraibile di 1.000 Euro annui a bambino al 25%. Il costo per lo
Stato è di 60 milioni di euro.

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3) Un pacchetto di riforme strutturali che riporti il


cittadino-consumatore al centro dell’agenda politico-
economica del Governo

Dopo le misure di liberalizzazione introdotte quest’estate con il c.d.


Decreto Bersani, è con una certa delusione che ci è toccato constatare
come nel testo della Finanziaria non appaia alcun intervento strutturale
che interpreti, sul solco già tracciato, la tutela del cittadino-consumatore
in chiave di vantaggio competitivo e di modernizzazione per il sistema
Paese. Riteniamo ci sia ancora tempo e spazio per anticipare nel corpo
della Finanziaria o, meglio ancora in un apposito decreto collegato, un
pacchetto di riforme strutturali che confermino l’attenzione del Governo
per il cittadino-consumatore riportandolo al centro dell’agenda politico-
economica e, a tale scopo, indichiamo di seguito tre interventi che
riteniamo prioritari.

3.1 - Liberalizzazione del trasporto pubblico locale


I risultati emersi da una nostra recentissima indagine confermano la
scarsa soddisfazione dell’utenza circa il trasporto pubblico locale in
Italia. L’inchiesta svolta in sei città (Milano, Genova, Bologna, Roma,
Napoli e Catania) rivela un grave scontento degli utenti per quanto
riguarda, in particolare, la puntualità dei mezzi pubblici, la copertura
del territorio e la loro frequenza, così come per quanto concerne il
comfort, la pulizia e la sicurezza.
E’ anche alla luce di tali esiti che chiediamo al Governo di
procedere seriamente sulla strada delle liberalizzazioni in questo
settore. Gli Enti locali ai quali quasi dieci anni fa sono state trasferite le
competenze in materia di trasporto pubblico locale hanno infatti
dimostrato finora di non essere in grado di tutelare adeguatamente gli
interessi dei cittadini-consumatori con il risultato che sono state
pochissime le gare per l’affidamento dei servizi e, in sostanza, non c'è
stata alcuna vera privatizzazione di aziende municipalizzate sempre
meno efficienti e sempre più costose.
Riteniamo che solo una effettiva apertura del mercato possa essere
la leva che permetta di scardinare finalmente quel coacervo di interessi

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clientelari che grava sull’efficienza delle aziende di trasporto pubblico


locale e di risolvere così le gravi problematiche da noi rilevate.

► Cosa propone Altroconsumo


E’ in tale ottica che sollecitiamo l’avvio di una riforma che si snodi
sui seguenti punti:
a) Informare i cittadini sui costi nascosti del servizio pubblico
locale, di quanto questo pesi cioè sulle loro tasche non solo quando
pagano il biglietto del tram ma anche e soprattutto quali
contribuenti del fisco a livello nazionale e locale;
b) I meccanismi di sussidio pubblico che risulteranno comunque
necessari anche dopo l’avvio di una concreta liberalizzazione
dovranno poi, a nostro avviso, essere strettamente parametrati sulle
performance delle aziende eroganti i servizi di trasporto da
misurare in termini di soddisfazione dell’utenza ad opera di enti
terzi e in modo che sia consentito agli stessi utenti, anche in forma
associata, la partecipazione alle inerenti procedure di valutazione e
di definizione degli standard qualitativi.
c) Come è confermato da varie fonti autorevoli, il costo operativo
del trasporto pubblico locale risulta essere in Italia di gran lunga
superiore alla media degli altri Paesi membri dell’Unione Europea.
Grazie al minore esborso di risorse pubbliche che deriverà dalle
liberalizzazioni in questo settore, potranno essere quindi più
agevolmente trovate le somme da destinate in favore della
mobilità sostenibile, per
► far circolare più mezzi pubblici a basse emissioni inquinanti,
► finanziare più investimenti nelle reti metropolitane,
► fornire adeguati rimborsi alle aziende per la vendita di biglietti
a prezzo ridotto ad alcune categorie svantaggiate di utenti.

3.2 - Vigilanza e controllo nel settore tlc e televisivo - riforma


dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Il riassetto del Gruppo Telecom ha occupato recentemente le prima
pagine dei giornali ma, sia sui media sia nei dibattiti intervenuti alla
Camera e al Senato, non ci sembra si sia approfondita una questione,
invece, fondamentale: in che modo si intenda tutelare gli interessi dei

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cittadini-utenti nel nuovo scenario che si sta determinando nel


settore delle telecomunicazioni dopo l’annunciata ristrutturazione del
Gruppo Telecom Italia.
Auspichiamo che il Governo colga l’opportunità dello scorporo
societario della rete fissa – già da noi sollecitato e autorevolmente
proposto anche dall’ex Presidente dell’Antitrust Tesauro - come fatto
nuovo e da valorizzare. Avere da una parte una società che gestisce la
rete e dall'altra una comune società commerciale, tra loro
completamente separate, potrebbe finalmente garantire le condizioni
di base per una reale concorrenza nel mercato delle
telecomunicazioni, con evidenti conseguenze positive a favore dei
consumatori. Bisognerà però verificare che tale separazione non rimanga
solo sulla carta rivelandosi fittizia: perché questo sia possibile, e per
evitare che Telecom Italia mantenga di fatto il controllo di leve
utilizzabili in modo anticompetitivo, occorre fare in modo che l’Autorità
che regolamenta il settore sia più autorevole ed efficiente, e sia
dotata degli strumenti per svolgere effettivamente il proprio compito.
Che l’AGCOM sia stata in questi anni completamente assente per
quanto riguarda la vigilanza e il controllo è un dato di fatto sotto gli occhi
di tutti. In tale ottica il rafforzamento delle sanzioni a disposizione
dell’Autorità previsto in Finanziaria appare indubbiamente un segnale
di attenzione alla problematica da parte del Governo ma risulterà
purtroppo inutile in assenza di una riforma radicale della governance
dell’Autorità stessa.
Questo risulta vero e di estrema attualità anche per quanto
riguarda il settore televisivo in merito al quale non abbiamo mancato di
apprezzare le misure proposte dal disegno di legge Gentiloni
recentissimamente approvato dal Consiglio dei Ministri volte ad
aumentare e diversificare l’offerta televisiva, ad evitare la
cristallizzazione del duopolio anche dopo l’avvio del digitale e a
combattere l’overload pubblicitario. La nuova legge non potrà però a
nostro avviso produrre gli effetti sperati se non accompagnata da una
riforma dell’Autorità che è tenuta a vigilare su di essa: sempre l’AGCOM.

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► Cosa propone Altroconsumo


Chiediamo che la misura che rafforza le sanzioni a disposizione
dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sia accompagnata da
una radicale riforma della legge istitutiva di quest’ultima in modo tale
che ne sia maggiormente garantita l’indipendenza da poteri politici ed
economici e che, quale conseguenza, il Consiglio dell’Autorità possa
rispondere più adeguatamente al proprio mandato di garanzia
nell’interesse generale, a tutela dei cittadini-consumatori e per un
controllo efficiente del mercato.

3.3 - Class actions


Il sistema dei diritti sta attraversando una stagione critica per i
consumatori, che, loro malgrado, trovano sempre più nella giustizia un
servizio con costi elevati e tempi lunghissimi, caratterizzato da profonde
disparità nel garantire a tutti un effettivo diritto di accesso. Appare,
dunque, necessario delineare con un approccio realistico i possibili
interventi per superare la tradizionale contrapposizione tra garanzie ed
efficienza, concentrandosi su questioni di primaria importanza. Tra
queste vi è sicuramente la necessità di nuovi strumenti processuali che
siano in grado di assicurare un’adeguata tutela agli interessi collettivi dei
consumatori: le azioni collettive risarcitorie o class action. La storia
recente ci insegna che, in una economia di mercato avanzato come la
nostra, le attività d’impresa possono causare pregiudizi ai diritti di una
moltitudine di consumatori, ad esempio le pratiche anticoncorrenziali
possono determinare prezzi finali più elevati, la messa in circolazione di
un prodotto difettoso o nocivo può mettere a rischio la salute dei
consumatori, l’applicazione generalizzata di condizioni contrattuali illecite
da parte di banche, assicurazioni, o operatori telefonici può pregiudicare
gli interessi di correntisti, assicurati e utenti, per non parlare, infine, dei
recenti scandali finanziari (Parmalat, Cirio, Argentina) che hanno
coinvolto centinaia di miglia di piccoli risparmiatori. In tutti questi casi il
ricorso ad azioni giudiziarie individuali si rivela il più delle volte
inadeguato: il costo della causa è spesso troppo elevato e, quindi, il gioco
non vale la candela. Peraltro, se è vero che i danni sono spesso moderati,
ove computati individualmente, essi hanno, invece, una portata economica
rilevante se considerati dal punto di vista dell’impresa che ha commesso

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l’illecito. Ecco, allora, che l’introduzione delle class action consentirebbe


da una parte il ristoro con metodi più efficaci dei danni subiti dai
singoli consumatori e, dall’altra, impedirebbe alle imprese che si sono
comportate in maniera scorretta di poter godere di un “sovra-
profitto” derivante dalle violazioni commesse. In tal senso le class
actions diverrebbero un concreto strumento di garanzia del corretto
comportamento delle imprese azionabile da parte dei consumatori in
chiave di private enforcement.

► Cosa propone Altroconsumo


Abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro apprezzamento per la
solerte presentazione dei vari disegni di legge sulle azioni collettive
anche in questa legislatura e sull’apertura significativa del Governo
per tale strumento processuale ma c’è ora bisogno di fare un
passo in avanti anticipando in Finanziaria, o meglio in un apposito
decreto collegato, l’approvazione definitiva della legge sulle class
actions. Circa il tema delicato della legittimazione attiva, sul quale i
disegni di legge depositati adottano soluzioni differenziate, teniamo
a precisare che non vi è alcuna preclusione da parte nostra al
superamento della “esclusiva” talora prevista a favore delle
associazioni di consumatori e, pertanto, all’ampliamento della
legittimazione processuale in modo da garantire una più ampia
utilizzabilità del nuovo strumento di tutela, anche direttamente da
parte di singoli consumatori o gruppi di consumatori, con contestuale
necessario ampliamento dei poteri di verifica preliminare da parte
del Giudice sui requisiti di ammissibilità dell’azione collettiva.

4) L’operazione di riequilibrio/redistribuzione del reddito

L’operazione di riequilibrio/redistribuzione dei redditi realizzata


attraverso il combinato disposto delle nuove aliquote e scaglioni IRPEF,
delle nuove detrazioni per familiari a carico e della nuova struttura degli
assegni familiari, teoricamente rivolta a favorire i cittadini meno
abbienti, appare apprezzabile nei suoi intenti ma, stante l’elevata
percentuale di evasione fiscale ancora presente nel nostro Paese (30 – 40

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%), rischia di rivelarsi una misura che danneggia, invece, sensibilmente il


c.d. “ceto medio” e, in particolare, quei lavoratori dipendenti che più degli
altri hanno scontato in questi ultimi anni la perdita di potere d'acquisto, e
lo spostamento di ricchezza, che ha caratterizzato la fase post-Euro.

► Cosa propone Altroconsumo


Più volte abbiamo evidenziato negli ultimi anni ai Governi che si sono
succeduti alla guida del Paese l’anomalia del sistema fiscale in base
alla quale due famiglie identiche per reddito e composizione pagano
le imposte in misura diversa a seconda che il reddito sia prodotto da
una o due persone, con penalizzazione delle famiglie monoreddito.
Per risolvere questa distorsione occorre mettere mano ad una
riforma radicale del sistema fiscale, che consideri come base
imponibile il reddito disponibile di tutta la famiglia e non del
singolo contribuente. Ove questo non risulti subito possibile,
chiediamo che siano aumentate in ogni caso nell’attuale manovra
finanziaria l’importo delle detrazioni per familiari a carico e
degli assegni familiari in favore dei redditi superiori a 40.000
Euro lordi, soglia oltre la quale, con le nuove aliquote IRPEF, ci sarà
un aggravio del prelievo fiscale.

Analisi di costo ► il costo per lo Stato ammonterebbe a un


ulteriore miliardo di Euro per detrazioni per familiari a carico e
assegni familiari.

Chiediamo altresì che, per aiutare le fasce più deboli e, in


particolare i c.d. incapienti, ovvero coloro che hanno un reddito
talmente basso da non poter godere delle agevolazioni fiscali, sia
introdotta l’imposta negativa.

Analisi di costo ► le stime della Commissione d’indagine


sull’esclusione sociale (ex Ministero del Welfare) indicano che il 13%
dei contribuenti risulta incapiente. Pertanto quasi 4 milioni di
persone non usufruiscono delle agevolazioni cui hanno diritto.
Ipotizzando di restituire sotto forma di imposta negativa al

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massimo 500 euro a contribuente, il costo massimo per lo Stato


sarebbe di circa 2 miliardi di euro.

Prerequisito essenziale ed imprescindibile per operare qualsivoglia


equa redistribuzione del reddito rimane, ad ogni modo, quello di
combattere seriamente l’evasione fiscale con misure concrete ed
efficaci. Per questo motivo riteniamo che alle misure già introdotte
recentemente a questo scopo con il c.d. Decreto Bersani se ne
debba aggiungere una ulteriore consistente nel dare la possibilità ai
contribuenti di detrarre in parte i compensi corrisposti ai
professionisti, agli artigiani e ai lavoratori autonomi.

Analisi di costo ► su 30 milioni di contribuenti, ipotizzando che


il 20% utilizzi prestazioni professionali fatturate, con una soglia
massima di spesa di 1.000 euro annui, come quella fissata per le
agenzie immobiliari, detraibili al 19%, il costo per lo Stato
ammonterebbe ad un miliardo e 140 mila Euro.

Infine, una nota tecnica: la rimodulazione dell’IRPEF comporta una


ulteriore complicazione dei sistemi di calcolo delle imposte. Troppo
spesso lo Statuto del Contribuente (legge n. 212 del 2000) viene
espressamente derogato o palesemente violato dalla normativa
fiscale con la conseguenza che dalla data della sua approvazione è
rimasto pressoché lettera morta e il legislatore ha continuato: a
emanare norme retroattive in violazione dell’articolo 3 dello
Statuto; a imporre metodi di versamento delle imposte e redazione
dei documenti fiscali sempre più complessi violando l’articolo 6
comma 3 dello Stauto; a richiedere documenti e informazioni al
contribuente, tramite l’amministrazione finanziaria, nonostante
questa o altre amministrazioni pubbliche ne fossero già in possesso,
contravvenendo a quanto stabilito all’articolo 6 comma 4 dello
Statuto. Chiediamo quindi l’elevazione dello Statuto del
Contribuente a rango di norma Costituzionale.

Milano, 19 ottobre 2006

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