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DOMENICA XXIX A 2005 Morolo

Gesù ci insegna quello che è giusto, cioè quello che dobbiamo rendere a ognuno, a Cesare
quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Lui stesso, pur essendo Dio e che non doveva
rendere nulla a nessuno, ha voluto farlo, ed è andato oltre.

1.Gesù non doveva rendere nulla a nessuno.

Non deve rendere assolutamente nulla a nessuno come Dio, Seconda Persona della
Santissima Trinità. A Lui la potenza e la gloria! Non può rendere se stesso quello che è di se stesso.

Quanto gli essattori della tassa del Tempio a Cafarnao si avvicinarono a Pietro per chiedere
che Gesù pagassi, Pietro rispose di sì. Ma Gesù lo prevenne, dicendo: Che cosa ti pare, Simone, i re
di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?-Rispose Pietro:
Dagli estranei. E Gesù: quindi i figli sono essenti. Ma perché non si scandalizzino, va’ al mare,
getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta
d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te. (Mt 17, 25-27)

Gesù è il Figlio del Re, e tutto è suo, non deve pagare nulla.

Come Uomo, sì deve rendere a Dio quello che è di Dio, e così Gesù adempiva sempre la
legge, e andava al Tempio e lodava e benediva Dio.

Ma come Uomo, non doveva rendere nulla a Cesare, perchè Gesù è il Capo di tutto il Creato,
e il Re dei re, e per questo i Magi si postrarono davanti a Lui, e gli offrirono oro, incenso e mirra: A
Lui la potenza e la gloria!

Per questo mandò due dei suoi discepoli a prendere l’asino per il suo ingresso trionfale a
Gerusalemme la Domenica delle Palme: troverete un’asina legata e con essa un puledro.
Scioglieteli e conduceteli a me. Se qualcuno vi dirà qualche cosa, risponderete: il Signore ne ha
bisogno, ma li rimanderà subito. (Mt 21, 3)

2.Però ha voluto farlo, perché era conveniente affinché noi imparassimo ad essere giusti.

Aveva ragione il Battista di non voler battezzare Gesù: come battezzare al Figlio di Dio
Incarnato, Colui che non ha ne la minima ombra di peccato? La risposta di Gesù è grande: Lascia
fare per ora, poichè conviene che così adempiamo ogni giustizia.

E ha voluto sottomettersi all’autorità di Giuseppe e Maria (pure quà ha voluto rendere Dio
cio chè è di Dio e ai genitori cio chè è di loro-obbedienza, il rispetto, la pietà e l’aiuto-,

e lavorare per guadagnarsi il pane col proprio sudore, la fatica, la fame, la sete, il dolore...

la morte, e morte di croce.... poteva salvarci in un altro modo. Ma la morte non ha preso
quello che gli apparteneva, quello che era suo, cioè, la corruzione. Gesù non l’ha esperimentata!

Lui senza peccato, non doveva farlo per Lui, ma era il Capo di tutti, e lo ha fatto per tutti
noi. Gesù è nobile, va oltre, da sempre di più, in abbondanza

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“E che cosa è essere un nobile? E qualcosa che si sente e non si dice. È un uomo di cuore.
Un uomo che ha qualcosa per sé e per gli altri. Sono i nati per mandare. Sono quelli capaci di
castigarsi e castigare. Sono quelli che nella sua condotta hanno messo uno stile. Sono quelli che non
chiedono libertà, ma gerarchia. Sono quelli che si impongono delle leggi e gli compiono.... Sono
quelli che sentono l’onore come la vita. Coloro che perché si possiedono possono donarsi. Sono
quelli che sanno in ogni istante le cose per le quali si deve morire. Sono quelli capaci di dare delle
cose che nessuno obbliga, e astenersi di quelle che nessuno proibisce...”

Un vero principe, uno che è giusto, che fa più di quello che è giusto, ma allo stesso tempo,
non deve nulla a nessuno, non è tributario, bensì veritiero.

Gesù ci ha insegnato la via che conduce a Dio. E noi, come rendiamo a Dio cio ché è di Dio?
Siamo di Dio. Riscattati, comprati con il Suo Sangue. Abbiamo in noi la sua immagine e la sua
iscrizione. La Messa, la Domenica.

Ma se vogliamo dare “di piú”, come Gesù, se vogliamo essere nobili, preghiamo di più, e
consideriamo gli altri come superiori, e serviamo i più piccoli...

A Lui l’onore, la potenza, e la gloria, per tutti i secoli dei secoli. Amen.