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Domenica I° Di Quaresima B - 2006 Morolo SM

Esordio: C’e un film dal títolo “Artigli”, dove l'attore principale é un costruttore di
ponti in Africa, quando vedi che tutti gli operai e lavoratori fuggono per paura dei leoni, e che
rimaneva un ultimo leone che aveva ammazzato l'ultimo uomo che era rimasto con lui, esce a
cercarlo finche non lo uccide.

Quando era la sua ora, l'ora indicata per il Padre, Gesù uscì a cercare il Diavolo che,
come dice S. Pietro va "girando intorno come leone ruggente cercando chi divorare." Ora
Gesù, prima di cominciare la sua vita pubblica, la sua vita di predicazione della Buona
Notizia, esce a cacciare al tentatore nella sua propria astuzia. Il Diavolo volle intrappolare
Gesù ma cadde nella sua propria trappola. Alla fine, ció che abbiamo letto oggi nel Vangelo,
succede in modo definitivo in quello che potremmo chiamare il "combattimento finale della
croce", dove Gesù vince il Diavolo nella sua propria trappola: cioè, Adamo fu vinto
nell'albero del Paradiso; Gesù, il Nuovo Adamo, vince il nemico nell'albero della croce.

Gesù comincia il suo ministero pubblico essendo spinto dallo Spirito Santo al
deserto, per essere tentato, cioè, si dirige volontariamente verso el combattimento; va a
lottare. Questo è quello che ci suggerisce il tempo di Quaresima: che andiamo a lottare,
ancora di più noi, battezzati, che siamo stati anche in qualche modo spinti dallo Spirito per
essere santi; cioè, per essere tentati. È come se ci dicesse: Se vuoi essere santo, preparati
per la lotta! Una lotta senza tregua, senza riposo. Dove non posso dire: "non gioco più". Non
posso dire al nemico: "aspetta fuori che vado a Messa e dopo mi segui tentando"; non posso
dire al diavolo: "non mi attaccare, aspettiamo cosa risolve l'ONU." Questo lo sa ognuno di
noi, abbiamo esperienza del duro combattimento che si scatenó il giorno che abbiamo detto
dentro del nostro cuore: "Sì, Signore, voglio essere il tuo discepolo, voglio essere un buon
cristiano, voglio seguirti senza paure né debolezze; voglio essere santo." Quel giorno gli
abbiamo detto, quindi: "Signore, voglio essere come te, tentato."

Sant’ Ignazio, durante la sua convalescenza a Loyola, quando si convertì e si decise


a seguire Cristo, si dice che il Diavolo scatenó tutta la furia infernale in un potente raggio
che spaccò la torre della casa di Loyola. Ancora si può vedere la spaccatura nella parete di
pietra.

1) Quindi; prima conclusione di oggi: la vita dell'uomo sulla terra é milizia, come
dice il santo Giobbe. Michele di Unamuno parla dell'Agonia del Cristianesimo. Il cristiano è
sempre un agonista, nel senso più stretto della parola; in greco, agoné, significa lotta.
(Così, per esempio, colui che agonizza, è uno che lotta tra la vita e la morte). Il cristiano è
uno che é sempre nella lotta: è protagonista(é a favore, pro) o antagonista(é in contro, é
rivale), ma é sempre in agonia. Quanto più vale questo per noi che usciamo oggi, come
Cristo al deserto, alla ricerca di combattimento?

Lottare è un privilegio più che un tormento. Anni fa, l'uomo che non era adatto per
la guerra, era un uomo disgraziato. Lottando, Dio ci permette saldare il debito dei nostri
peccati; dimostrare che siamo capaci di servirlo, anche nei momenti più difficili. Lottando,
Dio ci permette di guadagnare il cielo, non come se fosse soltanto un regalo, ma come una
ricompensa, un premio per la nostra lotta. Ecco perché Dio ci tolse il peccato originale
mediante il Battesimo, ma non quello che i teologi chiamano i “fomes peccati”, cioè , le ferite
del peccato originale, l’inclinazione della concupiscenza, e ci la lasciò “ad agonem”, per la
lotta. Infatti, Gesù c'insegnò a chiedere: non ci indurre in tentazione, ma non a chiedere di

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non essere tentati. È come se dicessimo: "Signore, fa che siamo degni di essere provati, ma
dacci la tua forza per vincere".

Per questo motivo diceva Pascal che la più crudele guerra che Dio può fare agli
uomini in questa vita, è lasciarli senza quella guerra che venne a portare (“non sono
venuto a portare la pace, bensì la spada”).

2) Seconda conclusione di oggi: non dobbiamo spaventarci, se ci vediamo


disturbati dalle tentazioni. Sarebbe piú dannoso non averli. Il Santo curato d' Ars diceva:
"Questa è la tentazione più spaventosa di tutte: non essere tentato. Il fatto di essere tentati è
il segno più sicuro che camminiamo verso la salvezza", Diceva Don Quisciotte:
"¡abbaiano, Sancho, segno che cavalchiamo!

La stessa cosa dice San Gregorio: "Se non sperimentate nessuna tentazione, è perché i
demoni sono vostri amici, vostri pastori e vostre guide; mentre vi lasciano trascorrere
tranquillamente la vostra povera vita, alla fine dei vostri giorni vi trascineranno negli abissi.”

Per questo motivo, quánto degni di compassione saremmo se non fossimo tentatti per
il demonio!. Ma il Diavolo attacca più a coloro che prendono sul serio la salvezza; a
coloro che lottano per essere perfetti. Ad esempio, negli scacchi, si tenta di attaccare in primo
luogo il fante che sta per fare Dama, e dopo coloro che stanno lontano. Il demonio non si
preccupa di quelli che non avanzano o di quali che retrocedono, ma per quelli che aspirano
a raggiungere la Dama della santità.

3) Dunque, terza e ultima conclusione di oggi: le tentazioni sono molto utili; per
questo motivo Dio li permette:

a)Per umiliarci, per farci conoscere la miseria della nostra natura. C'è una sproporzione tanto
grande tra la forza della tentazione e la nostra(il Diavolo, é un angelo). Per questa coscienza
della propria debolezza disse S. Agostino: “non c'è peccato che non sia capace di
commettere.” Ma quando sono debole, allora sono forte(San Paolo). La migliore maniera di
affrontare la tentazione è essendo coscienti della nostra debolezza, ricorrendo a Dio: O Dio,
vieni a salvarmi; Signore vieni presto en mio aiuto. Essere sempre pecore. Esse non si
difendono, ma chiamano il Buon Pastore. Se pensiamo di poterci affidare solo alle nostre
forze, cadiamo! San Felippo Neri, quando era fortemente tentato, implorava: “mio Dio,
sostenetemi fortemente con la tua mano, sapete già che sono un traditore, conoscete già
quanto sono cattivo: se mi abbandonate un solo momento, temo farvi tradimento”.

b)Per fortificarci nella virtù, poiché ci spingono a realizzare sforzi ed atti di resistenza al
male, ed a pregare. Santa Teresina diceva: “Ho rinnovato più atti di fede, di un anno a questa
parte che in tutto l’arco della mia vita”. Atti di fede; ma anche atti di caritá: San Benedetto,
per esempio, inspirato anche dallo Spirito Santo e condotto al suo deserto del Sacro Specco di
Subiaco per praticare una vita di preghiera e penitenza che sarebbe stata presa come modello
per la vita monastica nei secoli succesivi , ebbe forti tentazioni contro la purezza, cosí forti
che quasi stette per abbandonare quella vita, e per vincere quella tentazione si lanciò nudo
sulle spine da un rosale che ancora si conserva in Subiaco. E, che cosa dire delle lotte che
ebbe con Satana? È famosa la Croce di S. Benedetto, dove é scritto: ¡Vade Retro, Satana!
¡Bevi il tuo proprio veleno!

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Un esempio ancora più attuale, l ‘abbiamo nel caso del Santo Padre Pio di
Pietrelcina che, di lotte contro il diavolo, ne sapeva molto. Egli diceva che se sapessimo i
meriti che otteniamo ogni volta che vinciamo una tentazione, diremmo a Gesù: ' Signore,
inviaci tentazioni’.

Allora, padre, dobbiamo uscire a cercare il diavolo, dobbiamo esporsci alla tentazione?
No! In nessun modo! Perché quello sarebbe tentare Dio stesso che è quello che Gesù
risponde al diavolo: non tenterai al Signore tuo Dio; sarebbe come forzare Dio che venga in
mio aiuto. No, non dobbiamo andare alla ricerca delle tentazioni. Se facciamo bene le cose, le
tentazioni verranno da sole, perché il diavolo vorrà vincerci. A meno che Dio stesso c'ispiri
uscire a cercare al mondo, come fece con San Simone, “Il Matto”, ma quello è più di
ammirare che da imitare. San Simone Il Matto, dopo 30 anni di vita monastica, vide che Dio
gli chiedeva uscire al mondo per prendersi gioco di lui, facendosi passare per pazzo. Così,
quando tutti ridessero di lui, in realtà, sarebbe egli che riderebbe del mondo. E faceva cose da
pazzi, come, per esempio, tirare fuori a portare a spasso un cane morto, l'andava trascinando
per le strade; o andava anche alle taverne dove stavano gli uomini che bevevano, e si metteva
a bere con essi, e quando erano tutti ubriachi, faceva un brindisi: “che cosa succede se adesso
vi sorprende la morte? ¡Andreste tutti all'inferno! Brindo affinché questo non succeda!” E gli
uomini cambiavano vita.

¿Ché dobbiamo fare, allora? Quello che fece Gesù:

Di fronte alla tentazione, dobbiamo essere attenti, vegliare e pregare. Dio mio, vieni
presto in mio aiuto; non ci indurre in tentazione; líberaci dal male; ora soprattutto, in questo
tempo di Quaresima, fare digiuno, e saper ricorrere alla Parola di Dio, perché “non di solo
pane vive l’ uomo, ma di ogni parola che esce della bocca di Dio”.

E soprattutto, dobbiamo avere una grande fiducia nel Signore: ti basta la mia
grazia, disse Gesù a San Paolo che si lamentava perché aveva il pungiglione della carne. per
questo motivo, non dobbiamo temere, perché mille tentazioni non fanno un peccato, al
contrario, dobbiamo essere allegri nella tribolazione, perché così condividiamo i patimenti di
Cristo che per primo fu tentato. Egli vinse già, ed ora vuole che vinciamo noi, affinché
possiamo dire come San Paolo: Ho combattuto il buon combattimento; sono arrivato alla
meta della corsa, ho conservato la fede; ora mi aspetta la corona della giustizia che in quel
giorno mi consegnerà il Signore, il giusto Giudice (2 Tim 4, 7) . ¡Cosí sia!

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