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SCIENZE DELLA TERRA

Anno scolastico 2012-2013


Classe I

1
Programma concordato 1° anno:
Conoscenze/contenuti
Analisi tabelle e grafici (pag. 11-12):
• media, percentuale
• composizione tabella
• lettura di diagrammi cartesiani, istogrammi e aerogrammi

Definizione di materia e trasformazione dell’energia:


• ciclo della materia (pag. 16-17)
• ciclo dell’acqua (pag. 15-16)
• ciclo delle rocce (pag. 37)
• tipi di energia e trasformazioni (pag. 3-8)

Fenomeni e rischi naturali della Terra (pag. 41-43):


• terremoti e vulcani (pag. 43-56)

Sistema Terra e interazioni tra le sue componenti (pag. 13-17, 39-40):


• Litosfera
• Biosfera

Cenni sulla Biosfera (pag. 18-20)

Componenti della Litosfera (pag. 21-37):


• Rocce ignee, sedimentarie e metamorfiche
• Dolomia/suolo (pag. 29)

Ambiente e territorio (pag. 57-58)


• Ambiente trentino (rocce)

Analisi di materiale scientifico e verifica della veridicità delle informazioni (pag. 9-12)

• Raccolta materiale e verifica dello stesso

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L’energia e le sue trasformazioni

1. Cos’è la materia?
La materia è tutto ciò che sta attorno a noi e perciò viene a contatto con i nostri sensi:
nella fisica classica è tutto ciò che ha un volume (cioè occupa uno spazio) e una
massa (cioè una quantità di materia). Nella fisica moderna materia è tutto ciò che ha o
può acquistare energia.

2. Cos’è l’energia?
L’energia è la capacità di compiere un lavoro. Chi compie il lavoro può essere una
sostanza, il nostro corpo umano oppure i corpi degli oggetti solidi che ci circondano o
un sistema.

3. Qual è l’unità di misura dell’energia?


L’unità di misura dell’energia è il Joule.

4. Quali tipi di energia ci sono?

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5. L’energia si trasforma?
Si, una delle caratteristiche dell’energia è la capacità di trasformarsi assumendo forme
diverse.

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6. L’energia si conserva?
Si, l’energia si conserva. Durante la trasformazione della figura l’energia non è
scomparsa ma è passata da una forma all’altra: potenziale, cinetica, elastica, termica.
In ogni punto l’energia totale della pallina è sempre costante. Il principio di
conservazione dell’energia afferma: “In un sistema isolato la quantità di energia
rimane costante pur variando le componenti durante una trasformazione.” In maniera
più semplice si può esprimere così: “L’energia non si crea e non si distrugge ma si
trasforma mantenendo costante la sua quantità complessiva”

In qualsiasi trasformazione però una parte di energia si disperde nell’ambiente sotto


forma di energia termica che non può più essere utilizzata.

7. Cosa sono le fonti energetiche?


Tutto ciò che può produrre energia si chiama “fonte energetica”. Ad esempio:
- la maggior parte dell’energia esistente sulla Terra ha come fonte energetica il Sole
che fornisce energia luminosa ed energia termica;
- il magma presente sotto la crosta terrestre è la fonte del calore che caratterizza

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l’energia geotermica;
- l’energia del mare ha come fonte il flusso e riflusso della marea;
- l’energia nucleare ha come fonte la scissione del nucleo degli atomi radioattivi.

8. Come si dividono le fonti energetiche?


Le fonti energetiche si dividono in:
non rinnovabili:
- carbone, petrolio, metano (questi combustibili fossili liberano sotto forma di energia
termica l’energia solare catturata milioni di anni fa)
- uranio (questo elemento radioattivo viene utilizzato sfruttando la capacità del suo
nucleo di produrre radiazioni in determinate condizioni, si chiama perciò energia
nucleare)
rinnovabili: sole, vento, acqua, calore terrestre, biomassa

NB: la biomassa è l’insieme di prodotti che derivano da organismi animali e vegetali


perciò anche tutti i rifiuti urbani e agricoli: in queste sostanze si è accumulata l’energia
del Sole che può venire sfruttata mediante combustione o tecniche di altri tipi (ad
esempio sfruttando la fermentazione causata da alcuni tipi di batteri anaerobi si ottiene
il biogas, una miscela costituita per il 70% da metano)

9. Quali caratteristiche hanno le fonti non rinnovabili?


Sono materie prime relativamente facili da ricavare dal sottosuolo, ma sono esauribili
e inquinanti.

10.Quali caratteristiche hanno le fonti rinnovabili?


Sono fonti che sono inesauribili e non inquinanti, ancora poco sfruttate dall’uomo. Su
di esse si fa affidamento per sostituire le fonti tradizionali.

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11.Da dove si potrà anche ricavare energia nel futuro?
L’energia del futuro verrà dalla fusione nucleare: essa è una reazione che gli
scienziati tentano di realizzare in laboratorio e dalla quale si pensa sia possibile
ricavare energia pulita e sicura.

12.In che cosa consiste questa reazione?


Questa reazione, che avviene in natura nel Sole e nelle altre stelle, è detta reazione
termonucleare: consiste nella fusione di due nuclei di deuterio (un particolare tipo di
idrogeno con il nucleo costituito da un protone e un neutrone) da cui si ottiene elio,
con produzione di calore. Infatti la somma delle masse dei due nuclei di deuterio è
uguale a 4 mentre la massa del nucleo di elio ottenuta dalla fusione risulta essere
leggermente inferiore (circa 3,975). La massa mancante, anche se infinitesima si
trasforma in una grande quantità di energia.

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Metodo scientifico
Come osservare la realtà
scoprire i legami tra i suoi complessi aspetti (leggi)
per potermi muovere in essa in modo adeguato
1. Quale metodo è necessario utilizzare per conoscere un oggetto o fenomeno?
Per conoscere un oggetto o fenomeno, il metodo dipende dall’oggetto che si vuole
conoscere. L’uomo ha a disposizioni molti metodi per conoscere; per conoscere gli
oggetti e i fenomeni fisici, il metodo adatto è quello scientifico.

2. Qual è il primo passo per indagare su un oggetto, un essere vivente, un ambiente, un


fenomeno secondo il metodo scientifico?
Il primo passo da compiere è una osservazione attenta e precisa per raccogliere dati
utili.

3. Dopo aver raccolto i dati, in base alle conoscenze già in atto e ai confronti con oggetti
o fenomeni simili a quello che si sta esaminando, cosa si può fare?
Posso formulare un’ipotesi cioè una possibile spiegazione dell’oggetto o del fenomeno
che richiede una conferma o no eseguendo un esperimento.

4. Cos’è un esperimento?
Un esperimento è il mezzo per accertare la validità di un’ipotesi: durante
l’esperimento si fanno misure e si raccolgono dati che possono essere rappresentati in
schemi, tabelle, grafici.

5. Se l’esperimento dimostra che l’ipotesi è vera, cosa si può fare?


Si possono comunicare i risultati e formulare una legge che regola il fenomeno
studiato.

6. Se l’esperimento dimostra che l’ipotesi è falsa, cosa si può fare?


E’ necessario formulare una nuova ipotesi.

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7. Cosa significa osservare?
L’osservazione è utilizzare sia la vista che tutti i sensi per conoscere l’oggetto o il
fenomeno. E’ molto importante un’analisi qualitativa ma da sola non è accompagnata
da dati precisi.

8. Per ottenere dati precisi sull’oggetto o il fenomeno che cosa devo fare?
Per ottenere dati precisi sull’oggetto o il fenomeno occorre misurare, cioè fare
un’analisi quantitativa. Occorre fare il confronto fra le dimensioni e le varie qualità
dell’oggetto o del fenomeno e confrontarle con un’unità di misura come riferimento
(esempio: il metro, il °C…)
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9. Dopo aver fatto un’analisi qualitativa (osservazione) e un’analisi quantitativa
(misurazione), cosa può essere utile?
Può essere utile schematizzare le osservazioni e i dati raccolti in rappresentazioni
grafiche o grafici.

10.Quali sono le rappresentazioni grafiche più utilizzate?


Le rappresentazioni grafiche più utilizzate sono
- gli areogrammi circolari
- gli istogrammi
- i diagrammi cartesiani

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11.Cosa deve essere riportato in un grafico?
In un grafico devono essere riportate tutte le informazioni per una lettura precisa e
corretta quali:
- il titolo del fenomeno che rappresentano
- le unità di misura utilizzate
- eventualmente i valori rappresentati
- i titoli degli assi (nel caso di istogrammi e diagrammi cartesiani)
- una eventuale legenda (indicazioni per una adeguata lettura)

12.Come le conoscenze in scienze della terra espresse in dati e tabelle possono essere utili
alla vita dell’uomo e della società?
Le conoscenze in scienze della terra possono essere utili:
- per proteggere le popolazioni nei confronti di eventi catastrofici quali frane,
inondazioni, terremoti, tifoni, uragani o eruzioni vulcaniche. In Italia, paese in cui
sono alti il rischio idrogeologico, il rischio sismico e il rischio vulcanico, il servizio di
Protezione Civile si occupa della previsione, delle prevenzione dei danni e del
controllo di tali fenomeni
- prevedere le condizioni metereologiche, sicuramente utili nella vita quotidiana delle
persone, ma necessarie nel campo della navigazione, dell’aviazione civile e militare;
inoltre prevedere i cambiamenti climatici per aiutare gli uomini di oggi ad operare
scelte tali da non arrecare danni o comunque svantaggiare gli uomini di domani
- cercare nuove risorse minerarie ed energetiche a sostegno dello sviluppo economico
e tecnologico della società con particolare attenzione all’ambiente e alle risorse
energetiche rinnovabili
- rendere più sicure le costruzioni attraverso indagini preliminari atte a rilevare le
caratteristiche dei terreni e delle rocce che dovranno ospitare le fondamenta delle
opere di ingegneria (case, fabbriche, ponti, gallerie…).

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Sistema terra e interazioni fra le sue componenti
1. Perché il nostro pianeta – la Terra – è unico?
Il nostro pianeta Terra è unico nel Sistema Solare perché – oltre all’atmosfera e le
rocce che sono componenti naturali tipiche anche di altri pianeti – possiede anche
acqua e vita: ecco perché gli studiosi parlano di “sistema Terra”. La parola sistema
indica infatti un insieme di elementi interdipendenti tra i quali si stabiliscono relazioni.

2. Cosa indica il termine idrosfera?


E’ la sfera di acqua formata da tutti i serbatoi idrici presenti sulla terra: oceani, fiumi,
acque sotterranee, laghi, ghiacciai. La sua mancanza renderebbe impossibile il
manifestarsi della vita.

3. Cosa indica il termine atmosfera?


E’ il guscio di gas che avvolge la Terra. Determina le condizioni ideali per lo sviluppo
della vita su di essa.

4. Cosa indica il termine litosfera?


E’ la sfera di roccia costituita dall’insieme di tutti i materiali solidi che formano le
terre emerse e i fondali oceanici. Sulla sua superficie vive gran parte degli esseri
viventi che da essa traggono le sostanze minerali necessarie per la sopravvivenza.

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Impareremo che, rispetto alla struttura della terra, la litosfera è costituita dalla crosta
terrestre e dalla parte più alta del mantello fino a una profondità di circa 100 Km.

5. Cosa indica il termine biosfera?


E’ la sfera di vita, ossia l’insieme delle forme di vita presenti in vari ambienti terrestri.
La biosfera è in relazione con le altre sfere perché si interseca con esse: sia perché
aria, acqua e suolo rappresentano i luoghi che ospitano i viventi, sia perché scambia
con questi materiali ed energia.

6. Come sono in relazione le quattro sfere?


Le quattro sfere hanno diverse relazioni tra di loro. Per esempio:
- atmosfera e litosfera sono collegate dal ciclo dell’acqua;
- la litosfera è continuamente modellata dall’azione dell’atmosfera e dell’idrosfera;
- anche il ciclo di alcuni elementi come carbonio, azoto e fosforo mostrano le relazioni
di interdipendenza tra le quattro sfere.

7. Cos’è il geosistema?
E’ l’insieme delle sfere non viventi: idrosfera, atmosfera, litosfera.

8. Cos’è il biosistema?
E’ l’insieme di tutti i viventi.

9. Per concludere cos’è dunque il sistema Terra?


E’ il risultato di un delicato equilibrio che nasce dalle relazioni reciproche che si
stabiliscono tra geosistema e biosistema.

10.Rispetto allo spazio che la circonda la Terra che tipo di sistema è?


Rispetto allo spazio che la circonda la Terra viene considerato un sistema chiuso, cioè
che scambia con l’esterno solo energia ma non materia.

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I cicli della materia

1. Cosa sono i cicli della materia?


I cicli della materia sono lo spostamento della materia da un’ambiente all’altro con
una serie di trasformazioni che hanno andamento ciclico. Lo spostamento in questi
cicli si svolge per effetto dell’energia soprattutto di origine solare.

2. Quali sono i principali cicli della materia?


I principali cicli della materia sono:
- il ciclo dell’acqua (o idrologico)
- il ciclo delle rocce (o litogenetico) – che vedremo nel capitolo delle rocce
- il ciclo del carbonio
- il ciclo dell’azoto
- il ciclo del fosforo

3. Quali sono i vari passaggi del ciclo dell’acqua?

a. Dall’oceano un parte di acqua passa nell’atmosfera per evaporazione.


Nell’atmosfera l’acqua è presente come vapore acqueo, cioè completamente
disciolta, o come piccole goccioline leggere sospese (nuvole).
b. La condensazione del vapore e delle goccioline d’acqua fa riprecipitare l’acqua
atmosferica in mare. La maggior parte del ciclo dell’acqua avviene in questo
modo: come scambio continuo fra mari e atmosfera.
c. L’acqua atmosferica può esser trasportata facilmente anche sulla terraferma per
opera dei venti. In questo caso le precipitazioni vanno ad alimentare i vari
serbatoi delle acque continentali: ghiacciai, laghi, falde del sottosuolo, corsi
d’acqua.
d. Nei primi tre serbatoi, l’acqua può rimanere per lungo tempo e lentamente
venire restituita al mare o all’atmosfera per evaporazione.
e. Una volta inalveata nei corsi d’acqua superficiali viene velocemente riportata in
mare.
f. Per alimentare le riserve sotterranee, l’acqua si infiltra nel terreno dove si
muove molto lentamente attraverso le porosità delle rocce e del suolo.
g. Anche nel sottosuolo l’acqua scorre lentamente verso il mare.
h. Più della metà delle acque di precipitazione, viene intercettata dagli organismi,
soprattutto i vegetali che se ne servono per il loro processi biologici. Gli

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organismi a loro volta restituiscono l’acqua all’esterno con la traspirazione e la
sudorazione.

NB1: Per rendersi conto dell’importanza della traspirazione vegetale basti pensare che
un ettaro di bosco di abeti arriva a traspirare in un anno fino a tre milioni di litri di
acqua.
NB2: L’energia necessaria per tenere in moto il ciclo dell’acqua è data dal calore
solare (che provoca l’evaporazione) e dalla forza di gravità, che riporta l’acqua al
livello del mare.

4. Quali sono i vari passaggi del ciclo del carbonio?

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5. Quali sono i vari passaggi del ciclo dell’azoto?

6. Quali sono i vari passaggi del ciclo del fosforo?

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Approfondimenti sulla biosfera
1. Da quali fattori è condizionata la distribuzione degli organismi viventi?
La distribuzione degli organismi viventi è condizionata da:
- fattori abiotici: non viventi come ad esempio la temperatura, la quantità di acqua e di
luce in un luogo
- fattori biotici: cioè le relazioni che si stabiliscono tra gli organismi

2. Di che tipo sono le relazioni che si stabiliscono tra gli organismi viventi?
Le relazioni che si stabiliscono tra gli organismi viventi sono soprattutto di tipo
alimentare.

3. In base a questo come sono chiamate le piante?


Le piante sono chiamate organismi produttori perché prelevano sostanze inorganiche
dal terreno e dall’atmosfera e le utilizzano per fabbricare sostanze organiche utili per
la loro crescita e cibo indispensabile per gli altri organismi viventi.

4. E gli altri organismi viventi come sono chiamati?


Sono chiamati:
- consumatori primari: gli animali erbivori che mangiano e assimilano le sostanze
fabbricate dai produttori
- consumatori secondari: gli animali carnivori che vivono divorando consumatori
primari e così via
- decompositori: organismi di piccole dimensioni che si nutrono dei resti vegetali e
animali: essi demoliscono le sostanze organiche riducendole nuovamente a sostanze
inorganiche.

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5. Come si chiama la sequenza alimentare che va dai produttori ai consumatori per poi
tornare ai produttori?
La sequenza alimentare che va dai produttori ai consumatori per poi tornare ai
produttori attraverso l’azione dei decompositori, si chiama catena alimentare.

6. Grazie a questa fitta rete di rapporti la biosfera si è evoluta nel corso di milioni di anni.
L’attività dell’uomo, cosa rischia di provocare se non tiene conto di questi rapporti?
L’attività dell’uomo rischia di rompere i delicati equilibri del sistema. Questo
- sia con uno sfruttamento eccessivo delle risorse geochimiche
- sia con il riversare nel sistema grandi quantità di sostanze o forme di energia
dannose (cioè inquinanti)
Infatti le sostanze immesse dall’uomo si dividono in:
- biodegradabili: cioè possono essere trasformate in sostanze inoffensive dai
decompositori
- non biodegradabili: che invece non possono essere trasformate dai decompositori e
si accumulano nell’ambiente

7. Cos’è l’ecologia?
L’ecologia è la scienza che studia i rapporti degli organismi viventi tra loro e con
l’ambiente inteso come l’insieme delle condizioni fisiche, chimiche e biologiche in cui
si svolge la loro vita.

8. L’ecologia stimola l’uomo a progettare che cosa?


L’ecologia stimola l’uomo a essere teso sempre di più a progettare uno sviluppo utile
per la vita umana e nello stesso tempo in grado di rispettare gli intrinseci equilibri
della natura.

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Tabella degli organismi viventi del suolo (= la parte più superficiale della crosta terrestre)
distinti per dimensione

9. In questo senso perché è importante riciclare?


Poiché gli organismi decompositori con la loro azione trasformano la materia organica
contenuta negli escrementi, nei resti alimentari e nelle carcasse degli organismi morti
ottenendo energia necessaria per vivere e consentendo la riutilizzazione dei sali
minerali è come se chiudessero la catena alimentare. Anche riciclare le sostanze da
parte dell’uomo permetterebbe di “chiudere il cerchio”, riducendo l’accumulo dei
rifiuti e limitando il consumo di materie prime.

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Approfondimenti sulla litosfera
1. Quali sono i materiali che costituiscono la litosfera?
I materiali che costituiscono la litosfera sono le rocce, formate a loro volta dall’unione
di più minerali.

2. Cosa sono i minerali?


Sono sostanze omogenee che presentano una struttura particolare detta cristallina.

3. Quanti tipi di minerali esistono sulla Terra?


Sulla Terra esistono oltre 2000 tipi di minerali formati da pochi elementi chimici
combinati tra loro in modo diverso. Alcuni minerali come l’oro, l’argento, il diamante,
lo zolfo sono invece formati da elementi puri: si chiamano elementi nativi.

4. Quali sono i minerali più abbondanti sulla Terra?


I minerali più abbondanti sono i silicati che rappresentano il 92% del totale di quelli
presenti sulla crosta terrestre.

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5. Quali tipi di struttura hanno i minerali?
I minerali sono omogenei, cioè presentano uguali caratteristiche e composizione in
ogni punto. I loro atomi di solito sono disposti in modo estremamente ordinato e
formano le strutture cristalline che in certi casi sono visibili a occhio nudo. La
struttura del cristallo dipende dal modo in cui sono legati i singoli atomi che lo
compongono. Ad esempio i cristalli del sale da cucina sono di forma cubica e tale
forma dipende dalla disposizione degli atomi di cloro e sodio presenti nel minerale.

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6. Ci sono minerali con struttura diversa da quella cristallina?
Sì, vi sono minerali in cui gli atomi sono disposti in modo disordinato. Si parla allora
di struttura amorfa. Una caratteristica di questo tipo di minerali è che quando si
fratturano mostrano una superficie concoide simile al vetro.

7. Come sono fatte le rocce?


Le rocce sono fatte nella maggior parte dall’unione di più minerali.
- Le rocce formate da un solo minerale sono chiamate rocce semplici (es. il marmo
bianco).
- Le rocce formate da più di un minerale sono chiamate rocce composte (es. granito).

8. Come vengono classificate le rocce?


La classificazione delle rocce si basa soprattutto sulla loro origine (il tipo di minerale
di cui sono formate si utilizza per effettuare classificazioni più particolari all’interno
dei singoli gruppi). In base alla loro origine le rocce vengono classificate in:
- rocce magmatiche (o ignee)
- rocce sedimentarie
- rocce metamorfiche

Rocce magmatiche

9. Da dove originano le rocce magmatiche (o ignee)?


Si originano dalla solidificazione del magma, miscela di minerali e gas proveniente
dalle parti profonde della Terra. Esso man mano che risale si raffredda e si solidifica.
Se raggiunge la superficie, il raffreddamento avviene in modo brusco e si formano
rocce effusive. Se non raggiunge la superficie, il raffreddamento è più lento e si
formano rocce intrusive. La dimensione dei cristalli dipende dalle condizioni in cui si
formano le rocce. Se la formazione avviene in un tempo lungo si hanno strutture
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cristalline con cristalli di grandi dimensioni; diversamente si hanno strutture
microcristalline (ovvero cristalli di piccole dimensioni) o rocce amorfe cioè senza
cristalli.

10.Come si formano le rocce effusive?


Si formano in seguito a eruzioni vulcaniche: il magma con temperature intorno ai
1200 °C viene a contatto con l’aria la cui temperatura è nettamente inferiore: ciò
causa un improvviso raffreddamento e quindi si hanno rocce con struttura amorfa,
microcristallina o porfirica.

11.Che esempi abbiamo di roccia effusiva con struttura amorfa?


Un esempio di roccia effusiva con struttura amorfa è l’ossidiana che non contiene al
suo interno cristalli e, spezzandola, presenta una caratteristica frattura (frattura
concoide simile al vetro).
Un’altra roccia di questo tipo è la pomice. Essa ha origine da magmi molto ricchi di
gas, che a causa dell’improvviso raffreddamento, non riescono a fuoriuscire. In tal
modo si formano delle piccole cavità che le conferiscono una densità talmente bassa
da riuscire a galleggiare nell’acqua: la pomice somiglia a una schiuma solidificata.

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12.Che esempio abbiamo di roccia effusiva con struttura microcristallina?
Una roccia con struttura microcristallina è il basalto che presenta al suo interno dei
cristalli molto piccoli, visibili solo al microscopio. Questa roccia ha un colore nerastro,
è molto comune sulle pendici dei vulcani ed è la più diffusa tra le rocce effusive.

13.Che esempio abbiamo di roccia effusiva porfirica?


Una roccia con struttura porfirica è il porfido. Questa roccia presenta una matrice a
struttura microcristallina o vetrosa nella quale sono immersi dei cristalli di piccole
dimensioni ma visibili a occhio nudo. Le rocce di questo tipo hanno cristalli di
dimensioni maggiori perché solidificano in prossimità della superficie e non
direttamente all’esterno come le altre.

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14.Come si formano le rocce intrusive?
Le rocce intrusive si formano all’interno della crosta terrestre: hanno un
raffreddamento molto lento. I cristalli raggiungono dimensioni maggiori rispetto a
quelli presenti nelle rocce effusive e diventano tanto più grandi quanto più è lento il
raffreddamento. Hanno una struttura granulare e presentano cristalli visibili a occhio
nudo. Le rocce intrusive, pur formandosi all’interno della crosta terrestre, con il tempo
possono raggiungere la superficie ed è quindi possibile osservarle e studiarle.

15.Che esempio abbiamo di roccia intrusiva?


Un esempio caratteristico è il granito.

Rocce sedimentarie

16.Da dove originano le rocce sedimentarie?


Originano dalla sedimentazione e dalla successiva cementazione di materiali
inorganici o di resti di organismi. Altre possono formarsi per evaporazione dell’acqua
o per azione di organismi viventi. Così ci saranno:
- rocce clastiche
- rocce organogene
- rocce di origine chimica

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17.Come si formano le rocce clastiche?
Le rocce clastiche si formano in seguito al deposito e alla cementazione di materiale
proveniente da erosione di altre rocce. I materiali che derivano dall’erosione vengono
trasportati dall’acqua e alla fine si depositano principalmente su fondali marini o
lacustri. All’inizio questi materiali sono incoerenti cioè non saldati l’uno con l’altro:
con il passar del tempo l’acqua che circola fra essi deposita dei sali fra le varie
particelle e le salda. Questi sali oltre a cementare le particelle possono reagire con
esse. Tale processo è chiamato diagenesi. Un aspetto che caratterizza questo tipo di
rocce è quello di presentare stratificazioni aventi spessore, composizione e colorazione
diversi. Ciò dipende dal fatto che i materiali depositati in tempi successivi possono
essere di natura diversa.

18.Come vengono a loro volta distinte le rocce clastiche?


Le rocce clastiche vengono suddivise in:
- conglomerati: le particelle hanno dimensioni superiori a 2 mm.
- arenarie: le particelle hanno dimensioni comprese tra 2 mm e 0,063 mm.
- siltiti: le particelle hanno dimensioni comprese tra 0,063 mm e 0,004 mm.
- argilliti: le particelle hanno dimensioni minori di 0,004 mm.
A questo gruppo appartengono le rocce piroclastiche che si originano dalla
sedimentazione dei materiali fuoriusciti dai vulcani nel corso delle attività esplosive
che precedono le eruzioni. Un esempio è il tufo, materiale usato anche nelle
costruzioni.

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19.Come si formano le rocce organogene?
Le rocce organogene sono formate dai resti di organismi viventi o da materiali prodotti
nel corso della loro vita.
I resti possono essere presenti in quantità variabili anche in altri tipi di rocce
sedimentarie e sono chiamati fossili.
Anche nelle rocce organogene la cementazione avviene mediante il processo di
diagenesi.

20.Come vengono a loro volta distinte le rocce organogene?


Le rocce organogene vengono distinte in base alla composizione della matrice e al tipo
di organismi dai quali hanno avuto origine in:
- calcari organogeni: rocce fatte di carbonato di calcio che derivano soprattutto
dall’accumulo di conchiglie o dalla presenza di coralli

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- dolomie: rocce fatte di carbonato di calcio e magnesio derivanti principalmente da
coralli. Le Dolomiti sono formate da questo tipo di rocce

- selci: rocce silicee derivanti dai gusci di protozoi e dagli scheletri di spugne. Sono
incluse entro strati calcarei.

- carboni fossili: contengono carbonio che deriva dai resti di piante e alghe

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21.Come si formano le rocce di origine chimica?
Le rocce di origine chimica si formano in seguito alla precipitazione dei sali contenuti
nell’acqua a causa dell’evaporazione. I fenomeni di precipitazione dei sali possono
verificarsi in natura quando ad esempio un mare resta chiuso o viene a cessare
l’apporto di acqua: l’acqua evapora e si formano depositi dei vari minerali.

22.Quali esempi abbiamo di rocce di origine chimica?


- i depositi di zolfo, di sale e di gesso presenti in Italia
- stalattiti e stalagmiti delle grotte
- travertino

Rocce metamorfiche

23.Come si formano le rocce metamorfiche?


Le rocce metamorfiche si formano dalla trasformazione di altri tipi di rocce. Queste
trasformazioni sono causate da un aumento di temperatura, di pressione o di entrambe
e avvengono senza che si verifichi la fusione delle rocce stesse.

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24.Che caratteristiche hanno le rocce metamorfiche?
In alcuni casi presentano una struttura omogenea con i cristalli orientati in modo
casuale come avviene nel caso del marmo. Talvolta invece sono presenti delle
stratificazioni chiamate scistosità. La stratificazione è il risultato della pressione a cui
sono state sottoposte le rocce di partenza: in questo caso i cristalli sono disposti su
piani paralleli tra loro ma perpendicolari rispetto alla direzione in cui si esercita la
pressione.

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Le rocce con le scistosità si dividono facilmente in lastre: di questo tipo è per esempio
l’ardesia con la quale si costruiscono le lavagne o in certe zone i tetti delle case.

Nelle rocce metamorfiche sono del tutto assenti i fossili perché le trasformazioni che
esse subiscono portano alla completa distruzione dei resti eventualmente presenti.

25.Ci sono vari tipi di metamorfismo?


Sì, il metamorfismo di contatto, di frizione e regionale. E ciascuno ottiene una roccia
di tipo diverso.

26.A cosa è dovuto il metamorfismo di contatto?


Il metamorfismo di contatto è dovuto all’azione della temperatura senza che ci sia un
significativo aumento di pressione. Questa forma è caratteristica delle rocce che si
trovano a contatto del magma che risale verso la superficie. I minerali presenti nelle
rocce, sottoposti a una temperatura più elevata, cristallizzano in un modo diverso,
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possono reagire tra loro e formare nuovi minerali. Un esempio di roccia che si ottiene
come risultato del metamorfismo di contatto è il marmo.

27.A cosa è dovuto il metamorfismo di frizione?


Il metamorfismo di frizione è dovuto principalmente ad un aumento di pressione.
Questa condizione si verifica nelle zone superficiali della crosta terrestre nelle quali si
hanno dei movimenti di masse rocciose le une contro le altre. La forte pressione a cui
sono sottoposte le rocce causa la frantumazione dei materiali contenuti al loro interno
e la comparsa di nuovi.

28.A cosa è dovuto il metamorfismo regionale?


Il metamorfismo regionale è dovuto al contemporaneo aumento di pressione e
temperatura. Questa forma di metamorfismo è la più diffusa e interessa le rocce che si
trovano nelle parti più profonde della crosta terrestre. La pressione e la temperatura
aumentano col crescere della profondità così il grado di trasformazione delle rocce
diventa più accentuato man mano che ci si sposta verso le parti più interne della
crosta. Così partendo da uno stesso tipo di roccia se ne ottengono altre con gradi di
metamorfismo crescenti.

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Per esempio le argilliti e le arenarie si trasformano in filladi se il metamorfismo è
leggero, in scisti se il metamorfismo è maggiore e in gneiss se il metamorfismo è del
massimo grado.

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Schema riassuntivo:

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29.Come descriviamo sinteticamente il ciclo delle rocce?
Per descrivere sinteticamente il ciclo delle rocce possiamo partire dal magma, ossia da
rocce allo stato fuso in quanto provenienti da zone profonde della Terra, dove le
temperature sono molto elevate: risalendo verso la superficie il magma si raffredda
dando origine a rocce magmatiche (o rocce ignee), che nel corso del tempo finiscono
per essere alterate o disgregate dall’erosione: il trasporto e il deposito dei detriti
derivati da questo processo dà origine alle rocce sedimentarie. Queste ultime possono
essere coinvolte anche in un altro processo di trasformazione che, trascinandole in
profondità ed esponendole di nuovo a pressioni e temperature elevate, le trasforma in
rocce metamorfiche. Dal metamorfismo, se spinto al massimo grado, possono nascere
nuovi magmi.

Il ciclo litogenetico non è chiuso, ma aperto sia a nuovi apporti magmatici provenienti
dalle profondità della litosfera, sia a possibili apporti da parte dell’atmosfera,
dell’idrosfera e perfino della biosfera.

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La struttura della Terra

1. Da quanti strati è formata la Terra?


Attraverso lo studio gli scienziati hanno potuto ricostruire che il nostro pianeta è
formato da 3 strati concentrici di composizione chimica e spessore diversi: crosta,
mantello e nucleo.
(Conoscendo le caratteristiche delle onde sismiche emesse da un terremoto si
ricavano informazioni sui materiali che compongono l’interno terrestre. Lo studio
delle onde sismiche ha permesso di individuare per esempio l’astenosfera: infatti al
suo interno le onde sismiche si propagano a velocità più bassa che nelle zone
sottostanti e sovrastanti )

2. Quali sono le caratteristiche della crosta?


La crosta è estremamente sottile, è composta da rocce costituite da silicati. Si
differenzia in:
- crosta oceanica al di sotto degli oceani (il suo spessore è di 6-8 Km sotto gli oceani)
- crosta continentale al di sotto dei continenti (30-40 Km sotto i continenti).
E’ separata dal mantello da una superficie detta discontinuità di Mohorovicic o di
Moho.

3. Quali sono le caratteristiche del mantello?


Il mantello si estende dalla Moho fino ad una profondità di 2900 Km. E’ formato da
rocce magmatiche ultrabasiche contenenti silicati di ferro e magnesio. La sua parte più
superficiale è rigida e, insieme alla crosta, forma la litosfera . Subito sotto si trova
l’astenosfera che in parte è fusa. Infine la mesosfera che è del tutto rigida. Il mantello
è separato dal sottostante nucleo da una superficie chiamata discontinuità di
Gutenberg.

4. Quali sono le caratteristiche del nucleo?


Il nucleo si estende dalla discontinuità di Gutenberg fino al centro della Terra, cioè a
6371 Km di profondità. E’ formato da materiale ferroso e nickel (più pesanti di quelli
del mantello). Viene suddiviso in nucleo esterno liquido e nucleo interno solido
separati tra loro dalla superficie di Lehmann. Il nucleo interno è solido perché,
nonostante le elevate temperature, l’elevata pressione impedisce ai materiali di
fondere.

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5. Cos’è la litosfera?
La crosta e la parte più alta del mantello costituiscono lo strato di rocce rigido
chiamato litosfera (dal greco lythos = pietra) che giunge fino a una profondità di circa
100 Km.

6. Cos’è l’astenosfera?
E’ una fascia del mantello compresa tra 100 e 200 Km. di profondità in cui le rocce
sono allo stato fuso (qui le condizioni di temperatura e pressione fanno sì che le rocce
siano vicine al punto di fusione) non si comporta come un solido ma come un fluido
(o liquido) molto viscoso.

7. Cos’è la mesosfera?
E’ la restante parte del mantello, rigida, al di sotto dell’astenosfera.

NB: il punto di fusione di una sostanza è la temperatura alla quale avviene il passaggio
dallo stato solido a quello liquido. Tale valore di temperatura dipende dal tipo di
sostanza e dalla pressione a cui essa è sottoposta. Generalmente all’aumentare della
pressione il punto di fusione aumenta. Ciò accade perché l’aumento di pressione
ostacola la fusione in quanto quasi tutte le sostanze occupano un volume maggiore allo
stato liquido che allo stato solido.

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Fenomeni e rischi naturali della Terra
La deriva dei continenti

1. Cos’è la teoria della deriva dei continenti?


E’ la teoria secondo A. Wegener (1880-1930) per la quale i continenti non si
mantengono sempre nella stessa posizione ma subiscono continui spostamenti. 230
milioni di anni fa sarebbe esistito un unico continente (chiamato Pangea) circondato
da un oceano. In seguito all’interno di questo continente, si sarebbero create delle
fratture e le singole parti si sarebbero spostate e gli spostamenti sono ancora in atto.

2. Quali sono le prove di questa teoria?


Una delle prove è la forma dei continenti: alcuni infatti sembrano combaciare. Inoltre
sono state ritrovate rocce dello stesso tipo e fossili della stessa specie in zone
attualmente molto distanti fra loro. Immaginando di accostare i continenti, si osserva
che queste zone risulterebbero a suo tempo in contiguità.

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3. Quali sono le cause della deriva dei continenti?
Poiché sotto la litosfera solida, c’è l’astenosfera parzialmente fusa, questo favorisce il
formarsi di moti convettivi simili a quelli presenti in una pentola d’acqua posta su una
fonte di calore ma molto più lenti. Questi movimenti avvengono in tempi lunghissimi
ma sono talmente imponenti da causare lo spostamento sia delle parti in cui è
suddivisa la litosfera, sia dei continenti che si trovano al di sopra di essa. Tali parti
vengono chiamate placche (comprendono tutto lo spessore della litosfera, cioè la
crosta più la parte superiore del mantello).

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4. Come si muovono le placche fra di loro?
Quando le placche si scontrano l’una con l’altra, si dice che hanno margini
convergenti.
Quando le placche si allontanano l’una dall’altra, si dice che hanno margini divergenti.
Quando le placche scorrono una di fianco all’altra, si dice che hanno margini
trascorrenti.

5. Come sono anche chiamati i margini e perché?


I margini convergenti sono chiamati anche margini distruttivi perché scontrandosi
causano la distruzione di vaste porzioni di litosfera che sprofonda nel mantello (tale
fenomeno di sprofondamento viene chiamato subduzione)
I margini divergenti sono chiamati anche margini costruttivi, perché il loro
allontanamento causa la formazione di nuove porzioni di litosfera (ad esempio
possono dare origine a nuovi oceani al centro dei quali si sollevano le dorsali medio-
oceaniche, rilievi sottomarini che in alcuni casi possono raggiungere la superficie).
I margini trascorrenti sono chiamati anche margini conservativi perché non creano né
distruggono litosfera. Le due placche scorrono l’una a fianco dell’altra in versi
opposti.

I terremoti

6. Cos’è un terremoto?
Un terremoto (o sisma) è un movimento della superficie della Terra rapido e spesso
con effetti distruttivi. E’ generato da fratture nelle rocce che si verificano entro i primi
720 Km di profondità.

7. Cos’è l’epicentro di un terremoto?


Il punto in cui si verifica la frattura si chiama ipocentro; quello che si trova sulla

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superficie perpendicolare ad esso si chiama epicentro: all’epicentro gli effetti del
terremoto sono più intensi e distruttivi.

8. Da che cosa sono causate le fratture che danno origine ai terremoti?


Sono causate da movimenti che avvengono nella litosfera e che sono generati a loro
volta dai moti convettivi del mantello. Le rocce, sollecitate da queste imponenti spinte,
accumulano nel tempo delle tensioni. Quando queste tensioni superano un certo limite,
si genera una frattura e ha origine un terremoto.

9. Cosa si origina da questa frattura?


Da questa frattura si originano le onde sismiche che si propagano sia verso l’interno
della Terra che verso la sua superficie.

10.Dove sono più frequenti i terremoti?


I terremoti sono più frequenti ai confini delle placche. In queste zone infatti si hanno
scontri, scorrimenti e sprofondamenti e quindi c’è maggior tensione.

11.In Italia c’è una certa attività sismica?


L’Italia si trova in una zona di confine tra la placca africana e quella euro-asiatica.
Incastrate tra queste placche, ce ne sono altre di dimensioni minori. Questa particolare
situazione determina un’intensa attività sismica che è particolarmente elevata nelle
regioni del Nordest, nell’Umbria, nel Lazio, in Campania, Calabria e Sicilia.
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12.Come vengono registrate le onde sismiche?
Le onde sismiche vengono registrate dai sismografi, strumenti capaci di rilevare anche
i più lievi spostamenti della superficie terrestre.

13.Cos’è la magnitudo di un terremoto?


L’energia che si libera in un terremoto deriva da quella che si era accumulata nelle
rocce. Questa energia non può essere misurata direttamente e viene quindi misurata
utilizzando una grandezza, chiamata magnitudo, i cui valori sono riportati sulla scala
Richter. La magnitudo si ricava tenendo conto dell’ampiezza dell’oscillazione
registrata sui sismografie della distanza del sismografo dall’epicentro. L’ampiezza
infatti diminuisce man mano che ci si allontana dall’epicentro.

14.Come viene misurata l’intensità dei terremoti?


L’intensità dei terremoti viene misurata in base agli effetti che essi generano nel luogo
in cui viene effettuata l’osservazione. La scala di misura utilizzata in Europa e
America è la scala Mercalli. Essa è suddivisa in 12 gradi.

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I vulcani
1. Se c’è dunque un’energia geotermica, come viene disperso il calore terrestre?
Il calore terrestre viene disperso all’esterno in vari modi: per esempio per lenta
conduzione attraverso le rocce per cui ogni metro quadro di superficie terrestre emette
circa 1,2 calorie al minuto. Il modo più rapido e spettacolare è però la dispersione
attraverso il trasporto di liquidi caldi dall’interno all’esterno: questo fenomeno viene
chiamato vulcano.

2. Cosa sono i magmi?


Sono miscele di minerali fusi e gas che si formano in profondità (tra 20 e 100 km) tra
le parti basse della crosta terrestre e l’astenosfera.

3. Quanti tipi di magma si distinguono?


Si distinguono 2 tipi di magmi:
- i magmi basici cioè poveri di silice: hanno temperature intorno a 1000 -1200 °C e
sono molto fluidi
- i magmi acidi ricchi di silice: hanno temperatura intorno agli 800 °C e sono meno
fluidi, cioè scorrono con difficoltà.

4. Cosa può succedere al magma?


Se rimane intrappolato dentro la crosta terrestre si raffredda lentamente dando origine
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a rocce ignee intrusive.
Se il magma risale e trabocca attraverso una frattura della crosta terrestre sulla
superficie terrestre, prende il nome di lava: nasce così un vulcano.

5. Cos’è un vulcano?
E’ una frattura della crosta terrestre da cui fuoriesce la lava.

6. Quando un vulcano è attivo?


E’ attivo quando produce un’eruzione: cioè una violenta emissione di lava, gas e
frammenti di roccia. Un’eruzione può consistere in un singolo getto di materiali o in
più getti separati da intervalli di inattività. Può durare da poche ore a giorni, mesi o
addirittura anni alternando fasi attive e inattive.

7. Quali sono le fasi di attività di un vulcano?


L’attività di un vulcano ha diverse fasi: la fase esplosiva (cioè la nascita del vulcano)
a cui segue la fase effusiva (un periodo di tempo più o meno lungo) e la fase post-
vulcanica in cui le manifestazioni vulcaniche si riducono progressivamente fino ad
estinguersi.

8. Cosa succede durante la fase esplosiva?


Durante la fase esplosiva, l’attività del vulcano è caratterizzata dall’emissione di una
grande quantità di gas. Nei gas vulcanici troviamo vapore acqueo, anidride carbonica,
anidride solforosa, ossido di carbonio, composti dell’azoto, del cloro e del fluoro. Le
esplosioni sono accompagnate da emissione di lava e di una grande quantità di
frammenti solidi di ogni forma e dimensione, i piroclasti, che possono essere porzioni
di lava che diventa solida a contatto con l’atmosfera distinti in base alle dimensioni in:
bombe vulcaniche (superiori ai 64 mm), lapilli (tra 2 mm e 64 mm), cenere (inferiore
ai 2mm – vera e propria lava polverizzata).

9. Cosa succede nella fase effusiva?


La fase effusiva di un vulcano è caratterizzata da eruzioni più o meno frequenti: è la
composizione della lava a determinare il tipo di eruzione, il tipo di materiale emesso e
la forma dell’edificio vulcanico.
Lave a composizione acida producono eruzioni di tipo esplosivo con emissione di
grandi quantità di ceneri, gas e brandelli di lava.
Lave a composizione basica, cioè povere di silice, danno eruzioni di tipo effusivo
caratterizzate da emissioni relativamente tranquille di lava.

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10.Quanti tipi di eruzioni esistono?
In natura esistono diversi tipi di eruzione come evidenziano le figure sotto e la tabella
a fianco:

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11.Cos’è l’edificio vulcanico?
E’ la parte superficiale del vulcano, che viene costruita eruzione dopo eruzione dalla
lava.

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12.Quali sono le altre parti del vulcano?

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13.In base alla forma dell’edificio, quali tipi di vulcano si distinguono?

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14.Dove si osservano soprattutto i vulcani della Terra?
La stragrande maggioranza dei vulcani risulta allineato lungo i bordi dell’Oceano
Pacifico: i vulcanologi chiamano questa disposizione cintura di fuoco del Pacifico.
Un altro allineamento dei vulcani è posto al centro degli oceani: sono vulcani
sottomarini posti lungo l’asse delle dorsali oceaniche. Nei vulcani del Pacifico il
magma è prevalentemente acido, viscoso e ricco di gas e le eruzioni sono di tipo
esplosivo. Nei vulcani lungo le dorsali oceaniche, le eruzioni sono di tipo effusivo e il
magma è di tipo basico. Due minori allineamenti di vulcani si trovano nel Mar
Mediterraneo (dalla Sicilia alla Turchia) e in Africa orientale (dal Mar Rosso al
Mozambico).

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15.Quali sono i principali vulcani italiani?
Quasi tutti i vulcani mediterranei attivi sono concentrati sul territorio italiano.

16.Tra i vulcani più facilmente “abbordabili” ci sono quelli ad attività prevalentemente


effusiva (come l’Etna) e ad attività debolmente esplosiva (come Stromboli). Gli altri
vulcani importanti presenti in Italia sono il Vesuvio e Vulcano.

17.Cosa succede quando un vulcano si spegne?


Nel periodo in cui un vulcano si sta spegnendo (spesso dopo una vita di centinaia di
migliaia di anni), si possono osservare fenomeni di modesta entità chiamati fenomeni
vulcanici secondari:
- fumarole: emissioni di vapore acqueo spesso mescolato con anidride carbonica e
zolfo
- solfatare: quando i composti di zolfo sono presenti in grande quantità
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- mofeta: quando invece l’emissione gassosa è formata prevalentemente di anidride
carbonica - Campania
- geyser: getti di acqua bollente ricca di minerali e di vapore surriscaldato emessi a
intermittenza con grande regolarità dalle profondità della crosta – presenti soprattutto
negli Stati Uniti
- soffioni: emissioni continue di vapore acqueo (potenzialmente utilizzabili come fonti
di energia geotermica – Toscana)

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Ambiente trentino (Dolomia e altre rocce)

Le Torri del Latemar


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Le Dolomiti sono state dichiarate il 13 maggio 2010 “Patrimonio dell’umanità” da parte
dell’UNESCO

In Alta Val dei Mocheni troviamo la catena dei Lagorai: queste montagne sono più scure
rispetto alle Dolomiti e sono composte di porfido. Il porfido è sfruttato nelle cave per i tipici
“cubetti di porfido” usati nella pavimentazione delle strade ed un tempo anche per i tetti
delle case.

Cima d’Asta , nel Tesino è invece composta di granito.

Rocce metamorfiche in Valsugana, Val di Non e Sole

Rocce magmatiche in Val di Cembra, Fassa e Fiemme

Nella maggior parte del Trentino troviamo rocce sedimentarie e solo in queste
troviamo i fossili

300 M.A. in Trentino c’era una grande attività vulcanica. Il magma formerà Cima
D’Asta e uscirà da fratture in Val di Cembra. Il Trentino è una grande pianura: la
piattaforma porfirica Atesina

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Bibliografia
AA.VV., Enciclopedia Tascabile, Mondadori

Di Stefano, M., Pederzoli, S., Pizzirani, A., Una introduzione allo studio del pianeta,
Italo Bovolenta editore

Fedrizzi, E., Scienze della Terra, Minerva Scuola

Letizia, A., Lezioni di scienze per l’istruzione e la formazione professionale, Hoepli

Negrino, B., Rondano, D., Esplorare le Scienze, Ed. Il Capitello

Porzio, E., Porzio, O., Corso di Scienze della Terra, Ed. Markes

Torri, M., Arcipelago natura: A – Il pianeta Terra, Principato

Torri, M., Arcipelago natura: B –le trasformazioni della Terra, Principato

Zanoli, S., Immagini e percorsi di scienze della Terra, Le Monnier Scuola

Zanoli, S., Terra! Un pianeta da esplorare, Le Monnier Scuola

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